Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di

Facoltà di Ingegneria
Corso di Studi in Ingegneria Informatica
tesi di laurea
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il
Tracciamento Sicuro di Oggetti
Anno Accademico 2008/09
relatore
Ch.mo prof. Domenico Cotroneo
correlatore
Ch.mo prof. Marcello Cinque
candidato
Gerardo Daniele Saracino
matr. 534/1280
A Giulia, il mio dolce panzerotto
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Indice
Introduzione
Capitolo 1 - Applicazioni di Tracciamento e Tecnologia RFID
1.1 Tracciamento in Real Time
1.2 Tracciamento con Codici a Barre ed RFID
1.2.1 Tracciamento con l'utilizzo dei Codici a Barre
1.2.2 Tracciamento mediante Tecnologia RFID
1.3 L'infrastruttura per il Tracciamento dell'Auto-ID Center
1.3.1 Lo Standard EPC
1.3.2 La struttura di rete di EPC Global
1.4 La Tecnologia RFID
1.4.1 I TAG
1.4.2 I Reader
1.4.3 Frequenze per la comunicazione tra TAG e Reader
1.4.4 Classificazione dei TAG per Frequenze e Tecnologie
1.4.5 Classificazione dei TAG per Standard e Applicazioni
1.4.6 NFC
1.5 Sicurezza nei sistemi RFID
1.5.1 Tipologie di minacce
1.5.2 Crittografia per i sistemi RFID
Capitolo 2 - Progettazione di un Sistema di Tracciamento Sicuro
2.1 Struttura Generale del Sistema
2.2 Inserimento del Percorso sul TAG e Problemi di Sicurezza
2.2.1 Inserimento sul TAG del Percorso dell'Oggetto
2.2.2 Rilevazione dell'Alterazione delle Informazioni sul TAG
2.2.3 Cancellazione e Clonazione dei Dati sul TAG
2.2.4 Considerazioni sulle Scelte Adoperate
2.3 Casi d'Uso
2.4 Diagrammi delle Classi
2.5 Scenari d'Utilizzo
Capitolo 3 - Un Sistema per il Tracciamento Sicuro delle Merci
3.1 Cosa Vogliamo Realizzare
3.2 Tecnologie Adottate e Strumenti di Sviluppo
3.3 Realizzazione del Sistema
3.3.1 I Dati Necessari al Tracciamento
3.3.2 Diagramma dei Casi d'Uso
3.3.3 Diagrammi delle Classi
3.4 Scenari d'Utilizzo
Conclusioni e Sviluppi Futuri
Appendice A - Tecnologia NFC
A.1 Comunicazione tra dispositivi NFC
A.2 Standard
A.3 NDEF – NFC Data Exchange Format
A.3.1 Messaggi NDEF
A.3.2 Record NDEF
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A.3.3 Record Chunks
A.4 NFC Record Type Definition
A.4.1 NFC Forum well-known type
A.4.2 NFC Forum external type
A.5 NFC Text Record Type Definition
A.6 NFC URI Record Type Definition
A.7 NFC Smart Poster Record Type Definition
A.7.1 URI Record
A.7.2 Title Record
A.7.3 Raccomanded Action Record
A.7.4 Icon Record
A.7.5 Size Record
A.7.6 Type Record
A.7.7 Esempi di Smart Poster Record
Appendice B - La Crittografia
B.1 La crittografia simmetrica
B.1.1 Il Cifrato di Cesare
B.1.2 Il Cifrario di Leon Battista Alberti
B.1.3 Il codice di Vigènere
B.1.4 Il cifrario a trasposizione per colonne
B.1.5 La macchina Enigma
B.1.6 Il DES
B.1.7 L'algoritmo IDEA
B.2 La crittografia asimmetrica
B.2.1 L'RSA
B.3 Sistemi crittografici ibridi
B.4 Funzioni di hash
B.5 La firma digitale
Appendice C - Java Me, JSR 257 e Boucy Castle Cryptography API
C.1 La piattaforma Java 2 Micro Edition
C.1.1 Configuration
C.1.2 Profile
C.1.3 Il CLDC
C.1.4 Il MIDP
C.2 Le Midlet
C.2.1 Struttura di una MIDlet
C.2.2 Ciclo di vita di una MIDlet
C.2.3 Esempio di MIDlet
C.3 Le Contactless Communication API
C.4 Le Bouncy Castle Cryptography API
Bibliografia
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Introduzione
Tracciamento rappresenta il termine utilizzato per indicare, specie nel settore della
logistica, il processo tramite il quale risulta possibile determinare il percorso seguito da
uno o più oggetti in transito da un luogo d'origine verso una destinazione ed,
eventualmente, le informazioni inerenti lo stato degli oggetti in questione durante lo
spostamento. A supporto di suddetto processo intervengono un insieme di tecnologie che,
in base alle loro caratteristiche, permettono di operare differenti modalità di tracciamento.
Le tecnologie presenti oggigiorno, infatti, permettono di operare il tracciamento di un
oggetto fondamentalmente seguendo due approcci differenti:
– il primo consiste nel monitorare in maniera costante la posizione dell'oggetto lungo
il percorso, quindi, in una sorta di modalità Real Time
– il secondo prevede invece la registrazione dell'arrivo e della partenza dell'oggetto
nel momento in cui quest'ultimo giunge in una delle tappe in cui il percorso da
seguire si articola
Quello di cui noi ci occuperemo nel corso di questo lavoro sarà quello di delineare
l'architettura di un sistema di tracciamento che opera sfruttando il secondo approccio. La
possibilità di operare il tracciamento oggetti secondo una siffatta modalità comporta però
la necessità di avere un modo per identificare, possibilmente in maniera automatica, gli
oggetti nel momento in cui giungono in una delle suddette tappe.
Negli ultimi anni è stato possibile assistere ad una crescente diffusione dei sistemi per
l'identificazione automatica nel settore terziario al fine di identificare oggetti, animali e
persone. Fino ad oggi il sistema per l'identificazione automatica più diffuso è stato il
codice a barre che ha portato, dal momento della sua invenzione, ad una vera e propria
rivoluzione nel campo dell'identificazione automatica. Il suo principio di funzionamento,
semplice ma allo stesso tempo ingegnoso, si basa sulla presenza di una serie di elementi
grafici a contrasto elevato su di un etichetta in modo da poter essere letti tramite un
sensore a scansione e successivamente decodificati consentendo quindi di ricavare
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
informazioni. Evidenti limitazioni quali ad esempio l'impossibilità di inserire informazioni
aggiuntive sull'etichetta, oltre al codice identificativo rappresentato dal codice a barre,
hanno però spinto i tecnici alla ricerca di soluzioni più sofisticate. Ecco quindi comparire
nel 1973, in un brevetto statunitense di Mario Cardullo (U.S. Patent 3713148), il primo
antenato dell'RFID.
L'RFID rappresenta una tecnologia per l'identificazione automatica che sfrutta le onde
radio per leggere e scrivere informazioni su apposite etichette intelligenti denominate
TAG. La possibilità di interagire con le etichette senza contatto fisico unita alla maggiore
quantità di informazioni che queste ultime sono in grado di immagazzinare hanno aperto le
porte a nuovi scenari per l'impiego dei sistemi di identificazione automatica. Particolare
rilevanza assumono proprio le capacità di memoria dei TAG. Infatti, mentre in un sistema
di identificazione basato sulla tecnologia dei codici a barre risulta infatti unicamente
possibile dedurre dall'etichetta un codice identificativo, con l'RFID risulta invece possibile
immagazzinare direttamente nell'etichetta i dati inerenti la natura dell'oggetto da
identificare.
Le nuove possibilità offerte dalla tecnologia RFID ci permettono quindi di operare il
tracciamento oggetti secondo modalità non ipotizzabili in precedenza. Infatti, al giorno
d'oggi, il tracciamento oggetti con RFID viene realizzato utilizzando
– TAG a sola lettura sui quali è unicamente presente un numero di serie che permette
di identificare univocamente il TAG a livello globale
– una cosiddetta Unità di Tracciamento o Tracker ovvero un entità che mantiene le
informazioni riguardanti il percorso degli oggetti di cui viene tenuta traccia
Quindi, ogni volta che un oggetto giunge in una delle tappe nelle quali il percorso si
articola il Tracker viene aggiornato con le informazioni riguardanti la posizione attuale
dell'oggetto in questione. Sulla base di queste ipotesi, ogniqualvolta ci si trova in presenza
di un oggetto e si desidera ottenere le informazioni riguardanti il percorso intrapreso prima
di giungere nella sua posizione attuale si deve
1. acquisire il numero di serie caratteristico del TAG attaccato all'oggetto mediante
l'utilizzo di un lettore RFID
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
2. interrogare il Tracker, fornendo il numero di serie precedentemente acquisito, il
quale potrà quindi comunicare le informazioni di interesse
La memoria con cui sono equipaggiati i moderni TAG unita alla possibilità di poter
effettuare scritture multiple ci offrono però la possibilità di individuare la provenienza di
un oggetto seguendo un approccio differente: immagazzinare direttamente sul TAG le
informazioni sul percorso in modo fa fornire a chiunque sia dotato di un apposito
dispositivo di ottenere le informazioni riguardanti la provenienza di un oggetto effettuando
semplicemente un operazione di lettura del TAG. In questo modo, ogni volta che un
oggetto giunge in una nuova tappa, le informazioni sul percorso non vengono più
aggiornate su quello che in precedenza abbiamo chiamato Tracker ma direttamente sul
TAG. Una simile soluzione non è però immune da problemi legati, in particolar modo,
all'impiego di TAG scrivibili. La possibilità, infatti, di poter effettuare sul TAG oltre alle
operazioni di lettura anche quelle di scrittura ci pone nelle condizioni di affrontare
problemi relativi alla manomissibilità delle informazioni, ossia, relativi al cosiddetto
problema del TAG Tampering.
Un potente alleato che, se non in grado di prevenire l'alterazione dei dati sui TAG, ci
permette quantomeno di rilevare le eventuali alterazioni è rappresentato dalle moderne
tecniche crittografiche ed in particolare dalla crittografia asimmetrica. Basandoci su queste
tecniche, abbiamo dunque sviluppato un algoritmo che, mediante la scrittura di determinati
valori sul TAG, è in grado di garantire, qualora non ci sia stata contraffazione, che
l'oggetto tracciato sia effettivamente passato attraverso la catena di tappe dichiarate sul
TAG.
Una classe di dispositivi mobili di prossima generazione in grado di permettere sia la
lettura di determinati tipi di TAG che l'esecuzione di algoritmi crittografici, indispensabili
al controllo della coerenza dei dati sul TAG, è rappresentata dai telefoni cellulari che
integrano al loro interno le tecnologie NFC e Java ME. Le funzionalità offerte dalla
tecnologia NFC, la quale può essere considerata una parente prossima dell'RFID, ci hanno,
infatti, permesso di realizzare le operazioni di lettura e scrittura del TAG necessarie per il
recupero e l'aggiornamento dei dati relativi al percorso dell'oggetto al quale abbiamo
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
supposto il TAG fosse attaccato.
Sulla base di tutte queste premesse abbiamo organizzato la nostra tesi in
– un Primo Capitolo nel quale viene offerta una breve panoramica su come, al giorno
d'oggi, viene realizzato il tracciamento oggetti, con particolare riferimento al
tracciamento con RFID
– un Secondo Capitolo nel quale vengono invece esaminate le problematiche
riguardanti la progettazione di un sistema di tracciamento basato su tecnologia RFID
seguendo l'approccio descritto in precedenza
– un Terzo Capitolo dove vengono descritti gli aspetti inerenti l'implementazione di
un sistema di tracciamento merci basato sui concetti esaminati nel precedente
capitolo
– una serie di appendici nelle quali vengono descritti gli strumenti dei quali abbiamo
dovuto appropriarci per ragionare su quanto discusso nei precedenti capitoli, oltre
che per l'implementazione del software
Un ultima nota di merito riguarda le API crittografiche Bouncy Castle tramite le quali è
stato possibile implementare l'algoritmo per il check dei valori sul TAG.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Capitolo 1
Applicazioni di Tracciamento e Tecnologia RFID
Il termine tracciamento, specie nel settore della logistica, viene utilizzato per indicare il
processo tramite il quale risulta possibile determinare il percorso seguito da uno o più
oggetti in transito da un luogo d'origine verso una destinazione. In maniera più rigorosa
diremo che il processo di tracciamento di un oggetto consiste nel
– determinarne la posizione geografica corrente
– ricostruirne il percorso compiuto fino alla posizione corrente
– ottenere informazioni inerenti lo stato presente e passato dell'oggetto da tracciare
A supporto di suddetto processo intervengono un insieme di tecnologie che, in base alle
loro caratteristiche, permettono di operare differenti modalità di tracciamento. Le
tecnologie presenti oggigiorno, infatti, permettono di operare il tracciamento di un oggetto
fondamentalmente seguendo due approcci differenti:
– il primo consiste nel monitorare in maniera costante la posizione dell'oggetto lungo
il percorso, quindi, in una sorta di modalità Real Time
– il secondo prevede invece la registrazione dell'arrivo e della partenza dell'oggetto
nel momento in cui quest'ultimo giunge in una delle tappe in cui il percorso da
seguire si articola
Fatte queste premesse, siamo ora in grado di esaminare le modalità con cui le tecnologie
per l'identificazione automatica ci vengono in contro per realizzare operazioni di
tracciamento oggetti.
1.1 Tracciamento in Real Time
Il tracciamento in Real Time viene oggigiorno realizzato sfruttando la tecnologia GPS
(Global Positioning System) tramite la quale è possibile determinare la posizione degli
oggetti tracciati ovunque essi si trovino ed in qualunque momento. Infatti, il GPS
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
rappresenta un Sistema Satellitare Globale di Navigazione ossia un sistema che sfrutta una
rete di satelliti artificiali in orbita intorno al pianeta per determinare la posizione del
Transponder, costituito in questo caso da un dispositivo con integrato un ricevitore GPS.
Per essere più precisi, esistono fondamentalmente due classi di dispositivi che sfruttano la
tecnologia GPS per permettere il tracciamento oggetti in modalità Real Time: i Data
Pushers e i Data Pullers.
I Data Pushers rappresentano dispositivi che inviano, ad intervalli regolari, le informazioni
riguardanti la loro posizione all'Unità di Tracciamento. Si tratta di dispositivi composti da
un ricevitore GPS ed una sorta di telefono cellulare il cui compito è quello di inviare
all'Unità di Tracciamento, tramite ad esempio messaggi SMS, le informazioni riguardanti
la posizione corrente.
Data Pullers i quali, al contrario dei Data Pushers, sono sempre accesi e rispondono alle
interrogazioni solo su richiesta da parte del Tracker. Questa classe di dispositivi trova
impiego nei casi in cui si renda necessario conoscere soltanto occasionalmente la
posizione degli oggetti ai quali vengono attaccati. Infatti, è possibile impiegare questo
genere di dispositivi per il tracciamento della posizione di beni soggetti a furto come le
auto.
1.2 Tracciamento con Codici a Barre ed RFID
Le tecnologie dei codici a barre e quella RFID consentono entrambe di operare il
tracciamento di un oggetto seguendo un approccio che prevede la registrazione dell'arrivo
e della partenza dell'oggetto nel momento in cui quest'ultimo giunge in una delle tappe in
cui il percorso da seguire si articola. È possibile immaginare una tappa come un punto
intermedio all'interno del percorso che l'oggetto da tracciare compie dal suo punto
d'origine fino alla destinazione. Il motivo per cui il tracciamento viene operato in un simile
scenario è da ricercarsi nella natura stessa dei codici a barre e dell'RFID le quali
rappresentano entrambe tecnologie per l'identificazione automatica. L'Identificazione
Automatica rappresenta il generico termine che consente di classificare un insieme di
tecnologie per l'identificazione degli oggetti tramite l'ausilio delle macchine. Mediante
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
queste tecnologie, risulta possibile catturare informazioni sugli oggetti ed inviarle ad un
sistema di elaborazione, rappresentato nel nostro caso dall'Unità di Tracciamento, in
maniera automatica cioè senza che nessuno si occupi di inserire manualmente le
informazioni nel sistema di elaborazione. Lo scopo con cui sono stati concepite queste
tecnologie è quello di incrementare l'efficienza e ridurre gli errori dovuti all'intervento
umano nell'inserimento dei dati nei sistemi di elaborazione. La lettura dell'elemento
transponder viene realizzata tramite l'ausilio di appositi dispositivi lettori che a loro volta
si interfacciano con l'unità di tracciamento vera e propria.
Interazione tra Tracker, Lettore e Transponder
1.2.1 Tracciamento con l'utilizzo dei Codici a Barre
I codici a barre sono un insieme di elementi grafici a contrasto elevato disposti in modo da
poter essere letti da un apposito lettore e decodificati per restituire l'informazione
contenuta che consiste generalmente in un codice identificativo. I maggiori svantaggi
nell'utilizzo di questa tecnologia risiedono nella necessità che l'etichetta, sulla quale è
stampato il codice a barre vero e proprio, risulti visibile.
Esempio di Codice a Barre
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
1.2.2 Tracciamento mediante Tecnologia RFID
L'RFID (Radio Frequency Identification) rappresenta una tecnologia per l'identificazione,
attraverso trasmissioni a radiofrequenza, di oggetti, animali e persone. L'identificazione
avviene mediante l'utilizzo di apposite etichette RFID denominate anche TAG in grado di
trattenere informazioni sugli oggetti a cui sono associate. Alla fine del capitolo
esamineremo più nel dettaglio questa tecnologia ma per ora ci basta sapere che esistono
diversi metodi per identificare gli oggetti tramite l'RFID ma il più comune è quello di
inserire all'interno del TAG un numero di serie che identifica univocamente l'oggetto a cui
il TAG è associato. Suddetto numero di serie, una volta acquisito dal lettore, può essere
quindi inviato all'Unità di Tracciamento.
Struttura di un etichetta RFID Passiva
L'identificazione degli oggetti attraverso trasmissioni a radiofrequenza porta con se diversi
vantaggi rispetto a quella con i codici a barre. Riportiamo di seguito nella seguente tabella
un sunto dei maggiori vantaggi a cui porta l'utilizzo della tecnologia RFID rispetto a quella
dei codici a barre.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
CODICI A BARRE
RFID
Necessità che il lettore veda il codice da Per la lettura del TAG non è necessaria
leggere
alcuna visibilità
Il lettore può leggere un solo codice alla Il Reader è in grado di effettuare più
volta
letture simultaneamente
Per la lettura di una serie di etichette La lettura simultanea di una serie di
viene impiegato un certo tempo
TAG impiega pressappoco lo stesso
tempo necessario alla lettura di uno
solo
Le etichette devono rimanere pulite e La lettura avviene anche in presenza di
non devono deformarsi
materiali ricoprenti il TAG
1.3 L'infrastruttura per il Tracciamento dell'Auto-ID Center
L'Auto-Id Center è un progetto di ricerca diretto e coordinato dal MIT (Massachusetts
Institute of Technology), in collaborazione con altri cinque noti centri accademici a livello
mondiale (Cambridge, Adelaide, Keio, Fudan, S. Gallen) e sponsorizzato da numerose e
prestigiose multinazionali nei più svariati settori come Gillette, Coca-Cola, Wal-Mart,
Johnson & Johnson, Carrefour, Tesco, Pepsi, Protect & Gamble, UPS, Kraft, Philips
Morris oltre che organismi come Ean International, Uniform Code Council e da svariati
fornitori di tecnologia quali Philips Semiconductor, Siemens, Symbol, Intermec, Alien,
Zebra, Avery, SAP, IBM, Matrics, Sun Microsystems. Il progetto costituisce una joint
venture tra mondo accademico e industriale finalizzato allo studio e allo sviluppo di nuovi
standard per le tecnologie RFID e l'utilizzo dei TAG per l'identificazione univoca, su scala
mondiale, dei singoli oggetti, facilitando gli scambi commerciali, lo scambio delle
informazioni e le operazioni di gestione delle merci nella filiera produttiva e distributiva,
la cosiddetta supply chain.
Il 31 Ottobre 2003 l'Auto-Id Center termina ufficialmente la sua missione consegnando in
gestione i nuovi standard (EPC, ONS, Savant, PML ecc.) e i risultati delle ricerche
effettuate a EPC Global, un nuovo ente no-profit costituito da EAN International e UCC, e
presieduto da un collegio di quindici membri, per la maggior parte rappresentanti scelti tra
i più importanti sponsor del progetto Auto Id Center, il quale invece continua la sua opera
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
di ricerca accademica sulle tecnologie RFID sotto il nuovo nome di Auto-Id Labs.
1.3.1 Lo Standard EPC
Scopo primario dell'Auto-Id Center era la definizione di un nuovo standard di codifica,
adottabile su scala mondiale, per qualsiasi prodotto o contenitore, basato sulla codifica di
un TAG RFID da apporre su dì esso. Tale nuovo standard è costituito dal codice EPC,
l'Electronic Product Code, del quale esistono due versioni: la versione short a 64 bit e la
standard a 96 bit. Suddetto standard prevede uno schema di codifica internazionale che
permette di identificare univocamente un singolo prodotto, l'item, oppure un contenitore,
l'SKU ovvero Stock Keeping Unit, distinguendolo da qualsiasi altro esemplare uguale
presente sul mercato. Di seguito illustriamo, mediante un esempio, la struttura di un EPC a
96 bit.
EPC a 96 bit
Header (8 bit)
EPC Manager (28
bit)
Object Class (24
bit)
Serial Number (36
bit)
21
203D2A9
16E8B8
719BAE03C
Struttura di un codice EPC a 96 bit
Possiamo notare come in suddetto EPC siano presenti diversi campi:
– Header il quale descrive la struttura che segue ed il tipo di EPC
– EPC Manager il quale rappresenta un codice univoco ed identificativo del
produttore del prodotto sul quale è applicato il TAG
– Object Class ovvero un codice univoco ed identificativo di una certa tipologia di
oggetti
– Serial Number ossia il numero di serie del particolare oggetto
Il principale elemento di novità rispetto agli attuali schemi adottati da organismi quali
l'UCC, Uniform Code Council, o il suo corrispettivo europeo EAN, European Article
Numbering, è la presenza del numero seriale, in aggiunta al codice del produttore, l'EPC
Manager, e del prodotto stesso, l'Object Class.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Questo elemento di novità, che deriva dalle maggiori possibilità tecnologiche rispetto al
codice a barre offerte dalla codifica in chip di memoria, permetterà, al contrario di oggi, di
distinguere ad esempio due bottiglie identiche di Cola Cola da 33 cl, potendo risalire
facilmente a luogo, data e lotto di produzione, locazione attuale, e a molte altre
informazioni utili.
Poiché lo standard EPC prevede di identificare unicamente ogni singolo articolo , il che
significa l'apposizione di un TAG ad ogni oggetto esistente, è evidente che ciò implica la
produzione e l'utilizzo di miliardi di TAG negli anni a venire, il che è economicamente
pensabile soltanto qualora il costo dei TAG si riduca ad una soglia di accessibilità
economica paragonabile a quella di una normale etichetta con codice a barre, soglia che
per il momento è stata valutata in 5 centesimi di dollaro contro gli attuali 25 centesimi e
più necessari all'acquisto di un TAG RFID con limitate capacità di memoria. Risulta
quindi evidente che in tale situazione è necessario contenere al massimo il costo del TAG
per permettere l'adozione su larga scala del codice EPC e la conseguente riduzione dei
prezzi dei TAG. Per fare ciò, essendo il costo del TAG direttamente proporzionale alla
quantità di memoria, è particolarmente importante memorizzare nel chip solo
l'informazione strettamente necessaria a identificare l'oggetto, potendo memorizzare
qualsiasi ulteriore informazione ad esso associata in un database. Per tale motivo, nel
periodo transitorio, l'Auto-Id Center ha proposto e previsto un EPC ridotto a 64 bit, più
che sufficiente per le attuali esigenze, per contenere il costo dei TAG e innescare più
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
velocemente il fenomeno della riduzione dei prezzi su larga scala.
1.3.2 La struttura di rete di EPC Global
L'approccio individuato dall'Auto-Id Center è quello di creare una infrastruttura software
di collegamento tra gli oggetti fisici identificati tramite il codice EPC, e le informazioni
che li descrivono, memorizzate su database pubblici, creando un sistema globale basato su
standard aperti, e utilizzando la tecnologia di Internet per rendere accessibile in ogni
momento,
e
in
ogni
luogo,
le
informazioni
su
qualsiasi
prodotto.
I componenti essenziali dell'architettura EPC Global sono:
– il codice EPC memorizzato sul TAG
– il Reader per la lettura del TAG
– il Savant ovvero un middleware che si occupa di trattare opportunamente i dati
ricevuti dai lettori, di interagire con le applicazioni aziendali legacy, di gestione
della supply chain e con altri Savant
– un server ONS, Object Name Service, preposto a restituire l'indirizzo di un server
pubblico contenente le informazioni sul prodotto. Possiamo immaginare che svolga
un ruolo analogo a quello dei server DNS
– Un server PML pubblico che memorizza tutti i dati del prodotto in un apposito
linguaggio PML, Pysical Markup Language, basato sullo standard XML
I lettori, posti ad esempio sulle porte di entrata / uscita delle merci, nei camion, negli
scaffali dei punti vendita, acquisiscono simultaneamente i numerosi codici EPC dai
prodotti che si trovano nel proprio raggio d'azione, gestendo opportunamente, tramite
appositi protocolli di trasmissione, le possibili collisioni tra i lettori stessi e tra i TAG, e le
possibili mancate letture.
Il flusso di codici risultante viene inviato a un apposito software di gestione, il Savant, che
si occupa di trattare opportunamente i dati scartando le doppie letture, e prendendo le
necessarie decisioni su quali dati passare ai software ai quali è collegato. Un Savant
recupera e abbina ai codici le informazioni sui prodotti interrogando opportunamente un
server PML, individuato tramite il sistema ONS.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
La funzione di Savant nel sistema è particolarmente critica in quanto si occupa della
gestione della comunicazione con i lettori, della ricezione e del trattamento dei dati, evita
il sovraccarico della rete mantenendo un database locale real-time basato su eventi
(RIED), e assume tutte le decisioni su come trattare i dati in base un modello di gestione
TMS (Task Management System) programmabile dall'utente.
Lo standard di Savant è stato concepito sulla base di un'architettura gerarchica distribuita,
quindi esisteranno differenti software Savant dislocati nei magazzini, nei centri di
distribuzione, nelle fabbriche, nei punti vendita, e persino nei camion e nei cargo, in
pratica ovunque siano installati dei lettori RFID.
I vari Savant, come già accennato in precedenza, dialogano tra loro. Ad esempio, il Savant
in un magazzino può informare il Savant del centro di distribuzione che un certo prodotto
scarseggia, quindi deve essere spedito al più presto. Quindi il Savant del centro di
distribuzione può rispondere comunicando che sarà inviata una spedizione di una certa
quantità del prodotto a un certa data e una certa ora.
Per recuperare i dati sul prodotto identificato da un codice EPC, il Savant interroga un
server ONS posto sulla rete locale o su Internet per recuperare l'indirizzo di un server
PML che contiene le informazioni sul prodotto specifico, similmente al meccanismo DNS
oggi utilizzato in Internet per risolvere un nome di host in un indirizzo IP.
I dati sui prodotti sono memorizzati in appositi server pubblici mantenuti dai produttori dei
prodotti, utilizzando un linguaggio chiamato PML (Pysical Markup Language) e basato
sul noto standard XML. Questi dati possono essere di vario genere ovvero
– di tipo costante
– dinamici
– di tipo variabile
I dati di tipo costante potranno ad esempio essere la descrizione del prodotto, le date di
confezionamento e di scadenza, composizione ad altro ancora. I dati di tipo variabile
potranno riguardare invece ad esempio la temperatura di un macchinario mentre infine
quelli di tipo variabile saranno invece quelli inerenti la posizione dell'oggetto all'interno
della supply chain.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
1.4 La Tecnologia RFID
L'RFID (Radio Frequency Identification) rappresenta una tecnologia per l'identificazione,
attraverso trasmissioni a radiofrequenza, di oggetti, animali e persone. L'identificazione
avviene mediante l'utilizzo di apposite etichette RFID denominate anche TAG o
Transponder in grado di trattenere informazioni sugli oggetti a cui sono associate e ad
opera di particolari dispositivi, denominati Reader, in grado di leggere le informazioni che
i TAG sono in grado di fornire. Esistono diversi metodi per identificare gli oggetti tramite
l'RFID ma il più comune è quello di inserire all'interno del TAG un numero di serie che
identifica univocamente l'oggetto a cui il TAG è associato. Suddetto numero di serie, una
volta acquisito dal Reader, può essere quindi inviato ad un sistema di elaborazione che se
ne servirà per compiere le elaborazioni utili alla particolare logica applicativa.
Riassumendo in maniera formale quanto abbiamo appena detto, un sistema per
l'identificazione automatica basato su tecnologia RFID si può considerare strutturato in tre
componenti fondamentali:
– TAG che memorizza le informazioni sull'oggetto a cui è associato. Come vedremo
più avanti ne esistono di diversi tipi ma si presentano sempre dotati di un chip e di
un antenna.
– Reader ossia il dispositivo in grado di leggere ed eventualmente anche scrivere le
informazioni in un TAG.
– Sistema di Elaborazione, connesso al Reader, in grado di ricavare, a partire da i
codici presenti nei TAG, le informazioni utili alla particolare logica applicativa.
Infatti la quantità di memoria con cui sono equipaggiati i TAG può essere modesta e
tale da contenere unicamente un codice identificativo univoco. Il Sistema di
Elaborazione utilizza quindi questo codice identificativo come chiave di ricerca in
una base dati per ricavare le informazioni utili all'elaborazione. Risulta importante
notare che, quello che noi qui abbiamo chiamato genericamente Sistema di
Elaborazione, coincide, nell'ambito di un sistema di tracciamento con l'Unità di
Tracciamento.
19
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Interazione tra TAG, Reader e Sistema di Elaborazione
1.4.1 I TAG
I TAG rappresentano il cuore della tecnologia RFID. Si tratta di dispositivi che, a seconda
dell'oggetto di cui devono fornire identificazione, possono assumere dimensioni diverse ed
implementare funzionalità diverse. Quindi il TAG, nel caso si voglia identificare un
prodotto da banco di un supermercato assumerà forma di etichetta adesiva, nel caso si
voglia identificare una persona potrà ad esempio essere integrato in un portachiavi e cosi
via. La possibilità di leggere informazioni dai TAG è solo una delle tante offerte da questa
tecnologia infatti particolari TAG possono presentare particolari caratteristiche. Possono
dunque
– essere read only ossia fornire unicamente la funzionalità di lettura
– essere write once quindi dare la possibilità di inserire al loro interno informazioni
una sola volta
– essere write many quindi avere possibilità di scritture multiple
– implementare meccanismi anti-collision, indispensabili affinché un Reader sia in
grado di effettuare la lettura simultanea di più TAG
– implementare tecniche di security and encryption tramite le quali la
comunicazione col Reader può avvenire in forma cifrata
Oltre che in base alle caratteristiche che presentano, i TAG possono essere classificati a
seconda delle modalità di gestione delle fonti energetiche. La capacità che queste etichette
intelligenti hanno di trasmettere informazioni al Reader presuppone infatti l'esistenza di
una fonte energetica in grado di alimentare i circuiti trasmettitori.
I TAG possono pertanto essere distinti in
– Passivi quando non sono dotati di un sistema autonomo di alimentazione. L'energia
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
necessaria alla trasmissione delle informazioni viene ricavata dal segnale
proveniente dal Reader.
– Semi-passivi dotati di una batteria interna necessaria soltanto per l'alimentazione di
apparati ausiliari quali ad esempio sensori interni. La trasmissione dati avviene con
le medesime modalità con cui avviene nei TAG passivi.
– Attivi dotati di batteria, incorporano al loro interno un ricevitore ed un trasmettitore,
esattamente come i Reader.
I TAG Passivi rappresentano una tipologia di dispositivi caratterizzata dalle dimensioni
che possono essere ridotte anche in maniera estrema e tali da permetterne l'integrazione
anche in oggetti di piccole dimensioni quali etichette adesive, carte di credito, bottoni,
banconote, biglietti dell'autobus, ecc.. Come spiegato in precedenza sono caratterizzati
dall'assenza di un sistema di alimentazione autonomo, quindi di una batteria interna, ed
usano il segnale emesso dal Reader per ricavare l'energia necessaria sia ad alimentare la
circuiteria interna che a trasmettere. In particolare l'energia proveniente dal segnale
esterno, raccolta dall'antenna, viene raddrizzata e portata in un condensatore che funge da
batteria consentendo quindi di effettuare la trasmissione. La potenza ricavabile da un
segnale esterno è però molto bassa da cui conseguono distanze operative modeste (al
massimo di qualche metro). Inoltre le capacità di memoria di questa tipologia di TAG è in
genere modesta (è ridotta a pochi Kbyte che servono a memorizzare un codice
identificatore dell'oggetto associato e poche altre informazioni aggiuntive). Tuttavia quelle
che da un lato possono rappresentare delle limitazioni contribuiscono d'altro canto ad
abbassare i costi di produzione di questi dispositivi permettendone quindi la diffusione.
Riguardo alla struttura interna un TAG RFID Passivo si presenta costituito da un Antenna
ed un Chip. L'antenna in genere stampata e realizzata di materiale conduttore ha il compito
di trasdurre il campo elettromagnetico captato in segnale elettrico e viceversa mentre
all'interno del chip sono integrate tutte le funzioni indispensabili al funzionamento del
TAG. In particolare all'interno di quest'ultimo vengono implementate
– Alimentazione atta a rendere funzionante il dispositivo, si occupa di convertire in
continua l'energia proveniente dall'antenna e di accumularla in un condensatore che
21
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
svolge poi il ruolo di batteria
– Logica di Controllo tramite la quale vengono coordinate le operazioni di accesso
alla memoria
– Memoria costituita generalmente da una EEPROM ed in grado di immagazzinare al
limite qualche Kbyte
Di seguito viene riportato uno schema che illustra l'interazione tra le diverse componenti
di un TAG Passivo.
Schema di un TAG Passivo
Esattamente come i TAG passivi, quelli Semi-passivi sfruttano il segnale proveniente dal
Reader per effettuare la trasmissione ma a differenza di questi ultimi integrano una batteria
indispensabile ad alimentare i circuiti necessari allo svolgimento di operazioni peculiari
del particolare dispositivo. La presenza di un'alimentazione indipendente consente a
questo genere di dispositivi di svolgere operazioni più complesse rispetto ai loro colleghi
completamente passivi, di gestire quantità di memoria più elevate e di effettuare su
quest'ultima sia operazioni di lettura che di scritture multiple. Inoltre risulta possibile
montare su di essi sensori ambientali, di posizione ed altro ancora. Tuttavia le modalità
con cui vengono trasmesse le informazioni ne limitano ancora una volta le distanze
operative che comunque risultano superiori a quelle dei TAG Passivi, essendo, in questo
caso, il segnale del Reader necessario unicamente alla trasmissione dati e non
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
all'alimentazione del TAG. Infine proprio la batteria con i suoi costi e la sua durata
costituisce il principale punto critico di questi dispositivi. Per ovviare a questi problemi
alcuni TAG restano infatti in una sorta di stato di stand by fin quando non vengono
risvegliati da un Reader tramite un segnale. Riportiamo di seguito un possibile schema
rappresentativo del funzionamento di un TAG Semi-passivo.
Schema di un TAG Semi-passivo
TAG RFID Semi-passivo
I TAG Attivi, esattamente come i TAG Semi-passivi, incorporano una batteria
indispensabile allo svolgimento delle particolari funzioni per cui sono stati concepiti. La
marcia in più di questo tipo di TAG risiede però nella presenza di un vero e proprio
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
ricetrasmettitore che consente il raggiungimento di distanze in trasmissione maggiori
(possono arrivare anche a qualche Chilometro).
Schema di un TAG Attivo
TAG RFID Attivo
Infine proponiamo, di seguito in tabella, un confronto tra i diversi tipi di TAG di cui
abbiamo poc'anzi parlato con lo scopo di mettere in evidenza quelli che sono i vantaggi e
gli svantaggi nell'impiego di ciascuna tipologia.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
VANTAGGI
PASSIVI
•
•
Durata elevata
Dimensioni
contenute
•
Basso costo
•
Meccanicamente
flessibili
SEMI-PASSIVI •
•
ATTIVI
•
•
•
SVANTAGGI
•
•
In grado di
•
controllare
sensori
Distanze
operative
maggiori rispetto •
ai TAG RFID
Passivi
Distanza
operativa
superiore a
quella degli altri
TAG
In grado di
controllare
sensori
OSSERVAZIONI
Distanza
•
operativa limitata
a 4-5 metri
Emissioni Radio
controllate
rigorosamente
•
da
regolamentazioni
locali
Rappresenta la
tipologia
maggiormente
utilizzata di TAG
RFID
Bande: LF, HF e
UHF
Costi più elevati •
causati dalla
presenza della
batteria e dei
sensori
Problemi di
affidabilità legati
al ciclo di vita
•
limitato della
•
batteria
Utilizzati
principalmente in
sistemi in tempo
reale per
rintracciare
materiali di alto
valore
Bande: UHF
•
Usati nella
logistica per il
tracciamento di
container su treni
e camion
Bande: UHF
Non rientrano
nelle rigorose
normative per i
TAG Passivi
1.4.2 I Reader
Il Reader, denominato anche Interrogator o Controller se separato dalla sua antenna,
rappresenta il componente, di un sistema RFID, che consente la lettura delle informazioni
detenute dal TAG.
I Reader per TAG Attivi sono dei ricetrasmettitori controllati che possono sfruttare diverse
tecniche di radiofrequenza. Un discorso a parte va invece fatto riguardo ai Reader per
TAG Passivi e Semi-passivi. Infatti in questo caso deve essere emesso un segnale in
25
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
radiofrequenza particolare tale da fornire al TAG anche l'energia per trasmettere.
Un ultima distinzione riguarda quella tra Reader fissi, come quelli montati nelle uscite dei
magazzini di distribuzione prodotti (denominati Gate Reader), e Reader portatili, simili,
come forma, ai lettori di codici a barre.
1.4.3 Frequenze per la comunicazione tra TAG e Reader
Le frequenze di comunicazione tra TAG e Reader sono scelte in funzione dell'applicazione
prevista e, al fine di evitare interferenze nei segnali radio, controllate dagli organismi
internazionali e locali di standardizzazione.
Sulla base dell'applicazione prevista frequenze più o meno alte sono scelte a seconda
– delle distanze alle quali si vuol far avvenire la comunicazione
– della velocità di trasferimento dati
– delle dimensioni che si vuole abbia l'antenna ed, in generale, il TAG
Per piccole distanze vengono spesso utilizzati sistemi a TAG Passivi che operano in bassa
frequenza. Viceversa TAG Attivi, i quali lavorano a frequenze più elevate, sono impiegati
quando si vogliono coprire distanze maggiori. Inoltre al crescere della frequenza operativa
si ha un aumento della velocità di trasferimento dati ed una diminuzione delle dimensioni
dell'antenna.
Gli standard che regolamentano le frequenze in uso dai sistemi RFID variano nei vari
paesi. Risulta comunque possibile distinguere i seguenti range di frequenze più
comunemente usati:
– LF (Low Frequencies) ed in particolare la sottobanda 120÷145 KHz
– HF (High Frequencies) ed in particolare la sottobanda centrata sui 13,56 MHz
– UHF (Ultra High Frequencies) ed in particolare le sottobande 865÷870 Mhz in uso
in Europa e 902÷928 Mhz in USA
– SHF (Super High Frequencies) ed in particolare la sottobanda centrata sui 2,4GHz
1.4.4 Classificazione dei TAG per Frequenze e Tecnologie
Servendoci di quanto appreso fin ora andremo a fornire una descrizione di varie tipologie
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
di TAG in relazione alle bande di frequenza per la comunicazione avendo cura di mettere
in evidenza le tecnologie impiegate. Distingueremo pertanto
– TAG INDUTTIVI LF
– TAG INDUTTIVI HF
– TAG ELETTROMAGNETICI UHF
– TAG ELETTROMAGNETICI SHF
I TAG operanti nella banda LF costituiscono una tipologia di TAG, generalmente passivi,
nei quali l'accoppiamento col Reader avviene per via induttiva (Inductive Coupling) e
sono caratterizzati dalla velocità di trasmissione dati relativamente bassa (può scendere in
alcuni casi fino a 200 bit/s), dalle basse distanze operative (massimo mezzo metro) e
dall'impossibilità, in molti casi, di effettuare letture multiple. La banda di frequenza nella
quale operano conferisce loro la capacità di trasmettere anche in presenza di liquidi e
metalli. Va inoltre notato che all'interno della banda LF le frequenze portanti per lo più in
uso sono
– 125,5 KHz nel settore dell'automazione industriale
– 134,2 KHz per la tracciabilità animale
TAG LF Induttivo da iniettare per via sottocutanea
Anche i TAG operanti in banda HF sono generalmente passivi ed esattamente come i TAG
LF, sfruttano l'accoppiamento induttivo. Inoltre, presentano la più ampia diffusione a
livello mondiale, dovuta soprattutto alla banda in cui operano, libera da vincoli normativi.
Molto spesso implementano meccanismi anticollisione, il che si traduce nella possibilità,
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
del Reader, di effettuare letture multiple. Inoltre presentano memorie con capacità che
vanno dal Kilobyte fino ad arrivare al Megabyte con possibilità sia di lettura che di
scrittura. La velocità di trasmissione dati è bassa ma comunque superiore a quella dei TAG
LF (si aggira intorno ai 25Kbit/s) mentre la distanza operativa arriva intorno al metro.
Transponder di questo tipo vengono spesso impiegati nella produzione delle Smart Card
Contactless, le cosiddette carte elettroniche senza contatto.
Struttura di una Smart Card Contactless
I TAG UHF, invece, sfruttano l'accoppiamento elettromagnetico e sono in genere attivi.
La presenza di un vero e proprio apparato ricetrasmettitore con cui sono equipaggiati
questi dispositivi si traduce in distanze operative più elevate e velocità di trasmissione dati
maggiori rispetto a quelle di altri TAG visti fin ora. L'alimentazione autonoma inoltre
consente loro di integrare memorie dalla capacità più ampia e con possibilità sia di lettura
che scrittura. Tuttavia circostanze di ordine sia normativo che tecnico ne hanno fin ora
rallentato la diffusione. Le normative per le gestione dei segnali radio su banda UHF, che
risulta di per se già affollata, infatti variano da paese a paese. C'è da notare infine che a
queste frequenze la trasmissione diventa difficoltosa in presenza di liquidi e metalli.
Infine, i TAG SHF sono molto simili, data la loro alta frequenza operativa, ai TAG UHF e
si scontrano quindi con problematiche dello stesso ordine. Possiamo notare infine che la
banda sulla quale agiscono consente una consistente diminuzione delle dimensioni
dell'antenna.
La seguente tabella illustra le differenze tra i vari TAG descritti fin ora.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
TAG LF
Bande di
frequenza
120÷145KHz
Accoppiamento Induttivo
TAG HF
TAG UHF
TAG SHF
Centrata su
13,56MHz
865÷870MHz
in EU
902÷928MHz
in USA
Centrata su
2,4GHz
Induttivo
Elettromagneti Elettromagneti
co
co
Passivi
Quasi sempre Sia Passivi
passivi
che Attivi
Sia Passivi
che Attivi
Tipicamente
< 0,5m
Intorno a 1m
Tipicamente
2÷5m
Tipicamente
1÷3m
Sia R/O che
Capacità di
Lettura/Scrittura R/W
Sia R/O che
R/W
Tipicamente
R/W ma
anche R/O
Sia R/O che
R/W
La più Bassa
Bassa
Media
Alta
Capacità di
lettura in
presenza di
liquidi e/o
metalli
La Migliore
Media
Bassa
Molto Bassa
Applicazioni
tipiche
Controllo
accessi,
tracciamento
animali,
immobilizzazio
ne veicoli
Smart cards,
controllo
accessi,
tracciamento
di prodotti e
oggetti inclusi
bagagli
(tranne in
USA), librerie,
videostore,
ecc..
Tracciamento
di pallets e
contenitori,
sistemi di
pedaggio
elettronico,
gestione
bagagli (USA)
Supply chain
management,
sistemi di
pedaggio
elettronico
Alimentazione
Distanza
Operativa
Velocità di
Trasferimento
Dati
1.4.5 Classificazione dei TAG per Standard e Applicazioni
Proponiamo di seguito la descrizione di settori applicativi nei quali vengono utilizzati
dispositivi basati su RFID avendo cura di mettere in evidenza gli standard adoperati.
I transponder per l'identificazione di animali aderiscono a tre standard che prevedono
29
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
frequenze operative al di sotto dei 135KHz. Questi standard sono ISO 11784, ISO 11785
ed ISO 14223. Era previsto inizialmente un blocco di 64 bit necessario a contenere
unicamente un identificatore ma successivamente con l'introduzione dell'ISO 14223,
l'ultimo introdotto, si è provveduto a definire blocchi di dati riscrivibili o protetti da
scrittura.
L'insieme degli standard inerenti il settore della logistica sono definiti da due differenti
organismi: ISO ed EPCglobal. In particolare gli standard ISO sono per lo più orientati alla
definizione delle interfacce radio mentre quelli EPCglobal riguardano anche i settori
applicativi. La serie di standard 18000, proposta ISO, definisce i meccanismi
anticollisione, l'interfaccia radio ed i protocolli di comunicazione a differenti bande di
frequenza per una serie di TAG destinati alla logistica e all'identificazione di oggetti.
Suddetti standard sono suddivisi per parti ed in particolare
– Parte 1 che provvede a definire l'architettura di riferimento
– Parti da 2 a 7 la quale definisce caratteristiche peculiari di sistemi operanti a
frequenze differenti ed in particolare
 Parte 2, definisce TAG operanti a frequenza inferiori ai 135 KHz
 Parte 3 nella quale sono definite due sottoparti: 3-1 e 3-2. Le due sottoparti
definiscono le caratteristiche di sistemi operanti intorno ai 13,56MHz ed in
particolare la seconda quelli con velocità di trasferimento dati più alta
 Parte 4, definizione di sistemi con banda intorno ai 2,45GHz ed in dettaglio
TAG a modo 1, passivi ed in backscatter e a modo 2, attivi e con alto data
rate
 Parte 6, sistemi passivi con TAG in backscatter sui 900MHz
 Parte 7 nella quale è definito un sistema RFID a lungo raggio con TAG
attivi nella banda dei 433MHz
EPCglobal, invece, oltre agli standard strettamente inerenti i livelli applicativi, ha definito
standard riguardanti diverse tipologie di TAG:
– Classe 0 – Generation 1, operanti a 900MHz, passivi ed a sola lettura, attualmente
non più utilizzati. Il blocco dati a bordo di questi TAG è costituito da un codice
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
identificatore (denominato EPC) definito in sede di fabbricazione e non alterabile.
Nella classe 0 è inoltre definita una particolare tipologia di TAG denominati EAS
(Electronic Article Surveillance) i quali non sono dotati neanche di un identificatore
ma consentono la loro rilevazione una volta nei pressi del Reader.
– Classe 1 – Generation 1, con portante a 13,56 o 900MHz, passivi e con possibilità
di un unica scrittura. Sono, come quelli definiti nella precedente classe, considerati
obsoleti.
– Classe 1 – Generation 2, a 900MHz, passivi e scrivibili una sola volta, ampliano le
caratteristiche definite per le precedenti classi.
Le carte elettroniche senza contatto sono particolari tipi di transponder che operano in
banda HF. Rappresentano un evoluzione delle comuni smart card definite mediante le
specifiche ISO/IEC 7810. L'ISO, in particolare, definisce tre standard per questo tipo di
dispositivi:
– Close-coupled cards, definite nell'ISO/IEC 10536, sono dispositivi che operano a
distanza dal Reader inferiore ad 1 cm. Si tratta di dispositivi per cui si sta
gradualmente interesse data la diffusione che stanno avendo quelli descritti di
seguito
– Proximity cards, nell'ISO/IEC 14443, che operano a distanza dal Reader inferiore a
10 cm. Inoltre sono dotate di microprocessore, quindi presentano una logica di
controllo molto evoluta. Esistono due tipi di smart card contactless definite dallo
standard che differiscono per la modulazione utilizzata: Tipo A e Tipo B. Le prime
quattro parti dello standard descrivono le caratteristiche fisiche, il tipo di
modulazione (tipo A o B), l'inizializzazione e l'anticollisione ed infine il protocollo
di trasmissione. I protocolli di trasmissione più utilizzati sono due ed entrambi di
tipo proprietario: il MIFARE di Philips o il FeliCa sviluppato da Sony.
– Vicinity Cards, descritte dall'ISO/IEC 15693, sono in grado di operare a distanze
pari al metro e mezzo. Presentano una logica di controllo più semplice di quella
implementata nelle precedenti vengono generalmente impiegate in applicazioni
come il controllo degli accessi. Lo standard descrive in particolare l'interfaccia
31
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
radio, il meccanismo di anticollisione ed il protocollo di trasmissione.
1.4.6 NFC
Si tratta di una tecnologia per la connettività in radiofrequenza con distanza operativa
inferiore ai 10cm, banda intorno ai 13,56MHz e con velocità di trasferimento dati che
possono raggiungere i 424Kbit/s. L'NFC rappresenta una tecnologia compatibile con gli
standard ISO 18092, ISO 14443 e ISO 15693 e nasce a mezzo di un iniziativa di gruppi
industriali per creare un ponte tra terminali mobili di larga diffusione e tecnologie
contactless. In particolar modo, come abbiamo già avuto modo di vedere, gli standard ISO
14443 e 15693 definiscono le specifiche rispettivamente inerenti le proximity e le vicinity
cards mentre l'ISO 18092, denominato anche protocollo NFCIP-1, definisce una modalità
operativa peculiare dei dispositivi che implementano NFC. Infatti ciò che contraddistingue
l'NFC dall'RFID, nella quale il TAG è unicamente in grado di rispondere alle richieste del
Reader, è il fatto che la comunicazione può avvenire come in un sistema peer to peer nel
quale ciascuna delle entità coinvolte ha la possibilità di decidere quali informazioni
richiedere alla sua controparte. In particolare quando un dispositivo NFC, l'Initiator,
intende iniziare una transazione verso il suo corrispondente, il Target, lo interroga
esattamente come avviene in un comune sistema RFID nel quale è il Reader ad interrogare
il TAG. Da questo punto in poi, però, la comunicazione può continuare sia in modalità
Attivo-Passivo che Attivo-Attivo.
EPC ed NFC rappresentano tecnologie che devono le loro differenze ai differenti scopi per
cui sono state concepite infatti mentre NFC rappresenta un approccio per l'integrazione
degli standard delle smartcard all'interno di dispositivi mobili di largo consumo EPC nasce
dall'esigenza di gestire in maniera efficiente le unità logistiche all'interno della supply
chain. Nonostante queste differenze, però, entrambe le tecnologie si propongono come
obbiettivo quello di recuperare informazioni circa gli oggetti sui quali è stato apposto un
TAG RFID. Quindi introducendo nei dispositivi mobili con tecnologia NFC la
compatibilità con l'EPC si potrebbe ad esempio consentire ai possessori di suddetti
dispositivi di accedere alla rete EPC semplicemente avvicinando il dispositivo all'oggetto
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
munito di TAG EPC. Tuttavia, al momento, questo non sembra auspicabile dato che le due
tecnologie sono tra di loro incompatibili infatti mentre i TAG compatibili con NFC
operano in banda HF e sfruttano l'accoppiamento induttivo, i TAG compatibili con EPC
attualmente in uso, quelli di Classe 1 – Generation 2, operano invece in banda UHF e si
basano sull'accoppiamento elettromagnetico anche se è in previsione la definizione di uno
standard per TAG EPC del tipo Classe 1 – Generation 2 operanti in banda HF. In
particolare se lo standard emergente per i TAG EPC in banda HF sarà costruito sulla base
delle specifiche ISO 15693 si potrebbe, tramite un semplice aggiornamento del firmware,
rendere compatibili i dispositivi mobili NFC con questa nuova tipologia di TAG.
1.5 Sicurezza nei sistemi RFID
Come tutte le tecnologie dell'informazione anche l'RFID non è rimasto a lungo immune
dalle tecniche fraudolente per l'acquisizione e l'alterazione delle informazioni. La ricerca
di soluzioni atte a prevenire la messa in pratica di suddette tecniche richiede come punto di
partenza una definizione rigorosa delle tipologie di attacco, denominate Threath, che è
possibile mettere in pratica sui sistemi RFID.
Quello che faremo in questo paragrafo sarà di spiegare brevemente le più diffuse tipologie
di attacco che risulta possibile mettere in pratica sui sistemi RFID strizzando, in particolar
modo, l'occhio a quelle che mirano all'alterazione diretta dei dati presenti sul TAG
(Attacchi di tipo TAG Tampering). Ci occuperemo successivamente di spiegare in che
modo le moderne tecniche di crittografia possono venirci in contro ed aiutarci al fine di
combattere suddetto tipo di minacce.
1.5.1 Tipologie di minacce
Riportiamo quindi nella seguente tabella un elenco delle principali tipologie di attacchi a
cui sono suscettibili i sistemi RFID.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Principali modelli di Threat
Denominazione generale
Modalità di attacco
Sniffing
Intercettazioni (Eavesdropping)
Letture non autorizzate dei TAG
TAG Tampering
Data spoofing
Data Corruption
Data modification
Data insertion
Man in the middle attack
Malware
Denial o service
In linea del tutto generale, è possibile definire lo sniffing come l'attività di intercettazione
dei dati in transito attraverso un canale di comunicazione. Nel nostro caso, essendo lo
scambio dei dati tra TAG e Reader rappresentato da una comunicazione in radiofrequenza,
risulta evidente la possibilità di mettere in pratica minacce di questo tipo. Minacce di
questo tipo possono essere attuate tramite l'utilizzo di un ricevitore e di un antenna durante
la comunicazione tra il TAG ed il Reader. La soluzione ad un simile problema consisterà
innanzitutto quindi nell'impedire l'intercettazione della comunicazione da parte di un terzo
estraneo. Un secondo aspetto da tenere in considerazione è rappresentato dalla decodifica,
da parte dell'estraneo, delle informazioni ad intercettazione avvenuta. Mentre, per quanto
riguarda il primo problema non è possibile dare una risposta univoca per quanto riguarda il
secondo possiamo intervenire mediante tutta una serie di note tecniche di cifratura al fine
di rendere sicuro il canale di comunicazione.
Gli attacchi di tipo Data Spoofing mirano generalmente alla modifica dei dati in transito
durante la comunicazione tra TAG e Reader. A seconda delle intenzioni dell'estraneo che
mette in pratica l'attacco è possibile parlare di
– Data Corruption, attacco nel quale l'aggressore tenta di modificare i dati in transito
in modo che vengano ricevuti alterati. L'alterazione però, è intesa solamente come
disturbo della comunicazione, non essendo l'aggressore in grado di interpretare i dati
ed alterarli in modo da farli apparire coerenti
34
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– Data Modification con la quale, come nel caso precedente, l'aggressore cerca di
alterare i dati in transito ma con lo scopo che una volta ricevuti vengano ritenuto
validi
– Data Insertion nel quale l'estraneo introduce messaggi apparentemente corretti tra i
dati scambiati tra TAG e Reader. La messa in pratica di un simile intervento
richiede però che gli intervalli con i quali vengono scambiati i messaggi tra i due
apparati siano sufficientemente lunghi e tali da permettere l'iniezione dei dati
estranei
– Man in the Middle Attack nel quale i due apparati coinvolti nella comunicazione,
il TAG ed il Reader, vengono ingannati da un terzo estraneo e coinvolti in una
conversazione a tre. In particolare, nel corso di quest'attacco il TAG e il Reader non
comunicano direttamente tra di loro ma con l'intruso che utilizza i dati provenienti
dagli altri due apparati al fine di renderli incoscienti dell'intrusione
Il termine TAG Tampering fa riferimento ad una tipologia di attacco che mira
all'alterazione diretta dei dati presenti sul TAG. A differenza delle tipologie di attacco
viste fin ora, nelle quali veniva messa in pratica l'alterazione della comunicazione tra TAG
e Reader, il TAG Tampering viene generalmente messo in pratica tramite l'ausilio di
Reader portatili tramite i quali alterare direttamente i dati sul TAG. La possibilità di
eseguire suddetto tipo di attacchi è strettamente legata alla tipologia di protezione con cui
le informazioni vengono scritte sul TAG. Il TAG Tampering è infatti favorito sia nel caso
in cui non venga implementata alcuna forma di autenticazione per l'accesso in scrittura al
TAG (ad esempio tramite password), sia nel caso in cui le informazioni sul TAG vengano
riportate in chiaro. Le opportune limitazioni nell'accesso al TAG unite all'applicazione di
opportuni strumenti crittografici costituiscono i mezzi per contrastare efficacemente
questo tipo di minacce.
1.5.2 Crittografia per i sistemi RFID
L'obbiettivo principale dell'applicazione di strumenti crittografici nei sistemi RFID è
quello di proteggere dalla manomissione i dati memorizzati sul TAG. Premettiamo subito
35
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
che, specie per i TAG economici, quelli passivi e destinati alla grande distribuzione, è
necessario trovare modi sostenibili per utilizzare gli strumenti di crittografia. Infatti
l'utilizzo di tecniche crittografiche efficaci richiederebbe una potenza di calcolo nei chip
dei TAG che non è disponibile nei modelli più economici. Pertanto le tecniche più robuste
che risulta possibile utilizzare sono quelle che non richiedono elevate capacità di calcolo
sul TAG ma solamente sul Reader.
Più formalmente possiamo dire che, tramite l'utilizzo della crittografia, vogliamo evitare
che soggetti non autorizzati possano
– alterare i dati presenti sul TAG
– ottenere l'accesso per leggere i dati sul TAG
– clonare il TAG
Con lo scopo di impedire che i dati memorizzati sul TAG possano essere alterati o
quantomeno per consentire una validazione dei dati presenti sul TAG vengono utilizzati
strumenti come la firma digitale. Ci occuperemo di spiegare in maniera dettagliata in cosa
consiste la firma digitale in appendice ma per ora ci basti sapere che tramite questo
strumento risulta possibile verificare che i dati non siano stati alterati.
Con il fine di proteggere invece il TAG da eventuali letture non autorizzate ed impedire, di
conseguenza, che il TAG possa essere clonato vengono impiegate tecniche, tramite le
quali, il Reader effettua un autenticazione nei confronti del TAG prima di procedere con la
lettura. Vengono prevalentemente impiegate due modalità con cui è possibile effettuare
l'autenticazione:
– Mutual Symmetrical Keys
– Derived Keys
La Mutual Symmetrical Keys è una tecnica di autenticazione descritta dallo standard ISO
9798-2 che prevede che le due controparti coinvolte nella comunicazione, il TAG e il
Reader, verifichino reciprocamente la conoscenza di una chiave segreta. Questo protocollo
prevede che il Reader, denominato in questo contesto Claimant, invii al TAG, il Verifier,
un messaggio contenente un valore pseudocasuale. Il TAG, da parte sua, risponde con un
messaggio che dipende dal valore contenuto nel messaggio ricevuto precedentemente e
36
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
dalla chiave segreta condivisa. Una volta avvenuta suddetta fase di autenticazione la
comunicazione può iniziare in forma cifrata, sfruttando la chiave condivisa di cui le
controparti sono a conoscenza.
La modalità di autenticazione Derived Keys permette di derivare una chiave caratteristica
di ogni coppia di apparati che entrano in comunicazione. Suddetta chiave viene in genere
ricavata a partire dal numero di serie di uno dei sue apparati, il TAG o il Reader, che si
suppone sia unico a livello mondiale e da un valore segreto, condiviso dalle due entità. In
questa modalità il Reader richiede al TAG il suo numero di serie e attraverso quest'ultimo
e il valore segreto condiviso genera una chiave per cifrare la comunicazione.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Capitolo 2
Progettazione di un Sistema di Tracciamento Sicuro
Dopo aver offerto, nel precedente capitolo, una panoramica su come, sfruttando alcune
delle tecnologie per l'identificazione automatica disponibili oggigiorno, risulti possibile
realizzare operazioni di tracciamento oggetti e su come in particolare la tecnologia RFID
possa essere sfruttata per realizzare suddetta operazione procederemo ora con la
definizione dell'architettura generale di un sistema per il tracciamento sicuro di oggetti.
Mentre, come già spiegato nel precedente capitolo, il termine tracciamento identifica il
generico processo finalizzato al raggiungimento di obbiettivi quali
– ottenere informazioni circa il luogo in cui si trova un determinato oggetto
– ottenere informazioni circa il percorso intrapreso dall'oggetto da tracciare prima di
giungere nella sua posizione attuale
– ottenere informazioni inerenti lo stato presente e passato dell'oggetto in questione
noi focalizzeremo l'attenzione sullo sviluppo di un sistema che permetta di raggiungere
soltanto i primi due dei tre obbiettivi sopra citati operando, quindi, unicamente il
tracciamento della posizione di un oggetto. L'architettura di suddetto sistema sarà basata
sull'impiego della tecnologia RFID come mezzo per identificare gli oggetti di cui tener
traccia. Il nostro lavoro però non si fermerà qui, infatti, ci occuperemo di proporre delle
soluzioni a quelli che sono i problemi di sicurezza che l'impiego di suddetta tecnologia
introduce.
2.1 Struttura Generale del Sistema
Come spiegato nel precedente capitolo, l'impiego dell'RFID per applicazioni di
tracciamento permette di operare seguendo un approccio che prevede la registrazione
dell'arrivo e della partenza dell'oggetto nel momento in cui quest'ultimo giunge in una
delle tappe in cui il percorso da seguire si articola. Suddetto percorso, dunque, può
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
considerarsi strutturato come mostrato di seguito.
Il percorso di un Oggetto in un Sistema di Tracciamento basato su RFID
Le informazioni inerenti il tragitto compiuto dall'oggetto e quindi le informazioni sulle
diverse tappe attraverso le quali l'oggetto è passato sono mantenute dall'Unità di
Tracciamento o Tracker. Quindi, se opportunamente interrogato, il Tracker è in grado di
fornire agli interessati suddette informazioni. Ogni volta che un oggetto giunge in una
determinata tappa le informazioni mantenute dal Tracker, inerenti le tappe attraverso le
quali l'oggetto è passato, vengono aggiornate.
Affinché il Tracker sia in grado di determinare il luogo in cui un determinato oggetto si
trova in un certo momento deve essere in grado innanzitutto di identificare la specifica
tappa del percorso. A ciascuna tappa, quindi, sarà associato un identificatore univoco che
chiameremo d'ora in poi ID_TAPPA il quale viene generato dal Tracker all'atto della
procedura di registrazione della tappa.
L'identificazione automatica di un oggetto in ciascuna tappa avviene invece tramite la
lettura di un identificatore univoco dell'oggetto memorizzato sul TAG il cui valore viene
stabilito dal Tracker all'atto della richiesta di tracciamento la quale avviene nella tappa
iniziale del percorso, quella che nel precedente schema è stata identificata come l'origine
dell'oggetto.
Denoteremo
d'ora
in
l'identificatore
dell'oggetto
con
il
termine
ID_OGGETTO. Va detto che il valore di suddetto identificatore univoco dell'oggetto,
l'ID_OGGETTO, può essere determinato dal Tracker
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– nel caso vengano impiegati TAG a sola lettura, acquisendo semplicemente il numero
seriale già presente sul TAG
– nel caso di utilizzo di TAG riscrivibili, generandone magari uno ad hoc
In maniera più rigorosa, le informazioni riguardanti le tappe in cui il percorso di un
oggetto può articolarsi e quelle relative alle tappe percorse da un oggetto vengono gestite
dal Tracker tramite la consultazione di due tabelle che d'ora in avanti chiameremo
rispettivamente Tabella Tappe e Tabella Oggetti.
Tabella Tappe
ID_TAPPA 1
Informazioni per l'identificazione della
tappa in questione
...
...
ID_TAPPA N
...
Tabella Oggetti
ID_OGGETTO 1
ID_TAPPA 1
ID_TAPPA 2
…
ID_TAPPA N
…
…
ID_OGGETTO M
...
Tipico esempio di un sistema di tracciamento basato su di un architettura simile a quella
che abbiamo illustrato è rappresentato dai sistemi di tracciamento dei corrieri espresso.
Proprio come nell'architettura che abbiamo iniziato a delineare nei sistemi di tracciamento
dei corrieri, infatti, la merce compie un percorso, dal suo luogo di provenienza fino a
giungere a destinazione, che si articola in una serie di magazzini intermedi, quelle che
abbiamo fin ora identificato come le tappe del percorso. Anche in questo caso ogni volta
che la merce spedita giunge in uno dei suddetti magazzini viene informata l'Unità di
Tracciamento. Tutto questo si traduce nella possibilità che ci viene fornita dai corrieri di
monitorare la posizione delle spedizioni da noi effettuate tipicamente tramite un
interfaccia web.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
2.2 Inserimento del Percorso sul TAG e Problemi di Sicurezza
Come è stato già accennato nell'introduzione di questa tesi, il nostro scopo è quello di
sfruttare la memoria con cui sono equipaggiati i moderni TAG unitamente alla possibilità
di poter effettuare scritture multiple al fine di riuscire ad operare il tracciamento oggetti
seguendo un approccio differente: immagazzinare direttamente sul TAG le informazioni
sul percorso.
2.2.1 Inserimento sul TAG del Percorso dell'Oggetto
Operando secondo un simile approccio, ogni volta che un oggetto giunge in una nuova
tappa, le informazioni sul percorso non vengono più aggiornate solamente sul Tracker, al
fine di consentire un monitoraggio da remoto della posizione e del percorso seguito, ma
anche sul TAG. Quindi sul TAG deve essere inserita una tabella simile alla seguente nella
quale viene aggiunto un campo ID_TAPPA ogni volta che l'oggetto di cui viene tenuta
traccia dal Tracker giunge in una nuova tappa.
ID_OGGETTO
ID_TAPPA 1
…
ID_TAPPA N
Va detto, inoltre, che un simile approccio permette di rilevare, senza che sia necessario
consultare il Tracker, il percorso compiuto dall'oggetto di interesse effettuando
semplicemente la lettura del TAG ed eliminando, quindi, l'onere da parte del Tracker di
fornire le informazioni sul percorso compiuto dall'oggetto. Tuttavia, come abbiamo avuto
modo di vedere in precedenza, i dati presenti sul TAG possono essere facilmente alterati.
Occorre, perciò, introdurre un modo per rilevare anche in questo caso l'eventuale
manomissione delle informazioni sul TAG.
2.2.2 Rilevazione dell'Alterazione delle Informazioni sul TAG
Una soluzione può essere quella di inserire all'interno del TAG un ulteriore campo che
consenta di rilevare le eventuali manomissioni e a cui d'ora in poi faremo riferimento
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
come al VALORE_DI_CHECK. Sul TAG dovranno essere quindi inseriti i dati presenti
nella seguente tabella.
ID_OGGETTO
ID_TAPPA 1
...
ID_TAPPA N
VALORE_DI_CHECK
Il metodo da noi scelto per il calcolo del VALORE_DI_CHECK si basa sull'utilizzo della
crittografia asimmetrica. In particolare a ciascuna delle tappe nelle quali può articolarsi il
percorso che un oggetto compie viene associata una coppia di chiavi: una chiave pubblica,
una cui copia viene detenuta dall'Unità di Tracciamento ed una chiave privata, la cui
conoscenza è riservata agli operatori della specifica tappa. L'elenco delle chiavi pubbliche
associate alle rispettive tappe può essere può essere gestita dal Tracker tramite una
variante di quella che in precedenza abbiamo chiamato Tabella Tappe la quale assumerà
una forma simile alla seguente.
Tabella Tappe
ID_TAPPA 1
PUBLIC_KEY 1
Informazioni
l'identificazione
tappa in questione
...
...
...
ID_TAPPA N
PUBLIC_KEY N
...
per
della
Fatta questa premessa siamo finalmente in grado di descrivere in che modo avviene la
creazione e l'aggiornamento del VALORE_DI_CHECK. Abbiamo precedentemente detto
che il Tracker, nel momento in cui gli viene inoltrata la richiesta di tracciamento di un
oggetto, quando quest'ultimo si trova nel suo luogo d'origine, risponde generando un
ID_OGGETTO e comunicandolo alla tappa dalla quale è partita la richiesta. In suddetta
tappa si provvederà ad inserirlo sul TAG, unitamente all'ID_TAPPA della tappa in
questione, da attaccare all'oggetto. Sempre presso la tappa dalla quale è partita la richiesta
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
di tracciamento viene generato il VALORE_DI_CHECK. Questo valore sarà inizialmente
costituito dalla cifratura, mediante la chiave privata associata alla tappa in questione,
dell'ID_OGGETTO. La procedura di aggiornamento del VALORE_DI_CHECK risulta
del tutto analoga a quella della sua creazione. Quando infatti l'oggetto giunge nella
successiva tappa del percorso, dopo aver informato il Tracker dell'arrivo dell'oggetto, il
VALORE_DI_CHECK viene determinato come la cifratura, mediante la chiave privata
associata alla tappa attuale, del VALORE_DI_CHECK presente in precedenza sul TAG.
Lo stesso discorso può ripetersi per quanto riguarda le tappe successive. In maniera più
formale il processo di creazione e aggiornamento del VALORE_DI_CHECK può essere
illustrato dal seguente algoritmo:
1. Nella prima tappa, il luogo d'origine dell'oggetto, il VALORE_DI_CHECK viene
determinato come la cifratura, mediante la chiave privata della prima tappa,
dell'ID_OGGETTO
2. Nella seconda tappa il VALORE_DI_CHECK viene determinato come la cifratura,
mediante la chiave privata della seconda tappa, del VALORE_DI_CHECK già
presente sul TAG
3. Nella terza tappa il VALORE_DI_CHECK viene determinato come la cifratura,
mediante la chiave privata della terza tappa, del VALORE_DI_CHECK già presente
sul TAG
4. …
5. …
In base a quanto detto, quindi, l'algoritmo per il controllo dell'autenticità delle
informazioni sul TAG si articolerà nei seguenti passaggi:
1. Viene recuperata presso il Tracker la PUBLIC_KEY corrispondente all'n-esima
tappa identificata sul TAG con ID_TAPPA N
2. Viene decifrato il VALORE_DI_CHECK con la PUBLIC_KEY ottenuta al passo
precedente ottenendo un valore che chiameremo VALORE_DI_CHECK N-1
3. Viene recuperata presso il Tracker la PUBLIC_KEY corrispondente all'(n-1)-esima
tappa identificata sul TAG con ID_TAPPA N-1
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
4. Viene decifrato il VALORE_DI_CHECK N-1 con la PUBLIC_KEY ottenuta al
passo precedente ottenendo un valore che chiameremo VALORE_DI_CHECK N-2
..
…
..
…
n. Viene decifrato il VALORE_CIFRATO 1 con la PUBLIC_KEY ottenuta al passo
precedente ottenendo un certo valore. Se suddetto valore corrisponde
all'ID_OGGETTO dichiarato sul TAG allora le informazioni inerenti il percorso
compiuto dall'oggetto, dichiarate mediante la sequenza di ID_TAPPA presenti sul
TAG, non sono state alterate
2.2.3 Cancellazione e Clonazione dei Dati sul TAG
La ricerca di soluzioni ai problemi relativi alla possibilità di cancellare e di alterare i dati
sul TAG ha dato esito negativo viste le premesse con cui è stato ideato il sistema di
tracciamento. Più in particolare, la cancellazione dei dati risulta essere un problema
intrinsecamente legato all'utilizzo di TAG scrivibili, ipotesi fondamentale nell'architettura
del sistema di tracciamento da noi ideato. Tuttavia, dato che il nostro scopo è quello di
rilevare la manomissione delle informazioni relative al percorso di un oggetto, questo ci è
sembrato un problema di secondaria importanza.
Un discorso differente merita invece quello riguardante la possibilità di clonare i TAG.
Infatti, poiché lo scopo con cui abbiamo deciso di immagazzinare direttamente sul TAG le
informazioni sul percorso dell'oggetto è fondamentalmente quello di dare la possibilità a
chiunque abbia a disposizione un dispositivo in grado di effettuare la lettura del TAG di
effettuare un controllo sull'origine dell'oggetto in questione, si rende necessario trovare
una soluzione a suddetto problema. Una soluzione a suddetto problema può essere quella
di impiegare come ID_OGGETTO il numero di serie di cui ogni TAG è dotato il cui
valore, scritto nel momento della fabbricazione dello stesso, non può essere alterato
tramite l'impiego di alcun tipo di dispositivo. Dopo quanto detto, non risulta più necessario
generare un apposito ID_OGGETTO per identificare l'oggetto e, pertanto, sul TAG risulta
necessario scrivere unicamente i valori indicati nella seguente tabella.
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ID_TAPPA 1
...
ID_TAPPA N
VALORE_DI_CHECK
2.2.4 Considerazioni sulle Scelte Adoperate
Il VALORE_DI_CHECK, per come abbiamo scelto di determinarlo, in maniera simile ad
una firma digitale
– permette di verificare che le informazioni presenti sul TAG non siano state alterate,
dunque, che non siano stati alterati l'ID_OGGETTO e l'elenco dei campi del tipo
ID_TAPPA
– permette di verificare che ciascun campo del tipo ID_TAPPA sia stato aggiunto
proprio in corrispondenza dell'arrivo dell'oggetto presso la tappa a cui è associato
quel determinato ID_TAPPA
– impedisce che si possa negare che un certo ID_TAPPA sia stato aggiunto proprio in
corrispondenza dell'arrivo dell'oggetto presso la tappa a cui è associato quel
determinato ID_TAPPA
ma oltre a ciò garantisce anche che la sequenza degli ID_TAPPA riportati sul TAG sia
quella con cui è stato effettivamente aggiornato il VALORE_DI_CHECK, in altri termini
che la sequenza delle tappe attraverso le quali l'oggetto è passato corrisponde esattamente
a quella riportata sul TAG.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
2.3 Casi d'Uso
In base a quanto visto finora risulta possibile riassumere le funzionalità del sistema nel
seguente diagramma dei casi d'uso.
Diagramma dei Casi d'Uso
Ora, di seguito, la descrizione di ciascuno dei casi d'uso presenti nel precedente
diagramma.
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Caso d'uso:
Registra Tappa
Scopo:
Registrare presso il Tracker una certa tappa in modo che gli sia consentito
l'aggiornamento del percorso compiuto dagli oggetti
Iniziatore:
Operatore Tracker
Descrizione: 1. L'operatore richiede al Tracker di effettuare la registrazione di una
nuova tappa
2. Il Tracker risponde richiedendo all'operatore di inserire la
PUBLIC_KEY precedentemente fornitagli da un operatore della tappa
3. L'operatore fornisce al sistema la PUBLIC_KEY richiesta
4. Il Tracker genera un identificativo univoco per la tappa di cui è stata
fatta richiesta di registrazione, l'ID_TAPPA, e lo associa alla
PUBLIC_KEY precedentemente fornita creando un un nuovo record da
inserire nella Tabella Tappe
5. Il Tracker conclude la procedura di registrazione restituendo
all'operatore l'ID_TAPPA precedentemente creato. L'operatore del
Tracker si occuperà di comunicare in un secondo momento ad un
operatore della tappa appena registrata l'ID_TAPPA
Caso d'uso:
Elimina Tappa
Scopo:
Eliminare la registrazione di una determinata tappa dal Tracker
Iniziatore:
Operatore Tracker
Descrizione: 1. L'operatore richiede al Tracker di iniziare la procedura di eliminazione
della registrazione di una certa tappa
2. Il sistema risponde richiedendo l'inserimento dell'ID_TAPPA
corrispondente alla tappa di cui eliminare la registrazione
3. L'operatore fornisce l'ID_TAPPA richiesto
4. Il sistema effettua una ricerca all'interno della Tabella Tappe
utilizzando come chiave di ricerca l'ID_TAPPA fornitogli
dall'operatore. Se la ricerca ha esito positivo allora il sistema procede
con l'eliminazione del record, all'interno della Tabella Tappe, in cui
compare l'ID_TAPPA fornito dall'operatore del Tracker
5. Il sistema invia una notifica all'operatore del Tracker circa il successo o
l'insuccesso dell'operazione
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Caso d'uso:
Traccia Nuovo Oggetto
Scopo:
Generare le informazioni per il tracciamento di un nuovo oggetto che
andranno memorizzate sul TAG e presso il Tracker
Iniziatore:
Operatore Tappa
Descrizione: 1. L'operatore della tappa acquisisce il numero di serie univoco del TAG
tramite il dispositivo con cui è equipaggiato
2. L'operatore della tappa contatta il Tracker comunicandogli di iniziare il
processo di tracciamento di un nuovo oggetto, identificato da un
ID_OGGETTO con valore pari a quello del numero di serie del TAG
3. L'operatore della tappa, tramite un dispositivo con cui è equipaggiato,
genera le informazioni da scrivere sul TAG. Suddette informazioni
saranno costituite, più in particolare, dalla sequenza costituita
dall'ID_TAPPA e dalla cifratura, mediante la chiave privata associata
alla tappa, dell'ID_OGGETTO, ossia, quello che abbiamo chiamato
VALORE_DI_CHECK
Caso d'uso:
Verifica Percorso
Scopo:
Verificare l'autenticità del percorso compiuto dall'oggetto in transito e
dichiarato sul TAG
Iniziatore:
Operatore Tappa
Descrizione: 1. L'operatore della tappa, tramite il dispositivo di cui è dotato, effettua la
lettura delle informazioni presenti sul TAG (Caso d'Uso Leggi TAG)
2. L'operatore intraprende una ricerca delle PUBLIC_KEY associate agli
ID_TAPPA dichiarati sul TAG presso il Tracker. Se non risulta
possibile reperire anche una sola delle PUBLIC_KEY richieste allora si
considerano compromesse le informazioni presenti sul TAG
3. L'operatore della tappa, mediante il dispositivo di cui è dotato e tramite
le PUBLIC_KEY reperite presso il Tracker, veridica la validità del
VALORE_DI_CHECK acquisito in precedenza dal TAG. Se suddetto
controllo da esito negativo allora si considerano compromesse le
informazioni presenti sul TAG
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Caso d'uso:
Aggiorna Percorso
Scopo:
Aggiornare le informazioni circa il percorso compiuto dall'oggetto
Iniziatore:
Operatore Tappa
Descrizione: 1. L'operatore della tappa verifica l'autenticità delle informazioni presenti
sul TAG (Caso d'Uso Verifica Percorso)
2. Viene aggiornato, presso il Tracker, il percorso compiuto dall'oggetto
in questione mediante l'aggiunta dell'ID_TAPPA della tappa in cui si
trova al momento l'oggetto all'elenco degli ID_TAPPA associati
all'ID_OGGETTO
3. Viene generato il nuovo VALORE_DI_CHECK, costituito dalla
cifratura, mediante la chiave privata della tappa, del
VALORE_DI_CHECK precedentemente riportato sul TAG
4. Si procede con l'aggiornamento dei valori sul TAG (Caso d'Uso Scrivi
TAG)
Caso d'uso:
Leggi TAG
Scopo:
Acquisire le informazioni inerenti l'oggetto presenti sul TAG
Iniziatore:
Operatore Tappa
Descrizione: Vengono acquisiti dal TAG l'elenco degli ID_TAPPA ed il
VALORE_DI_CHECK per il controllo dell'autenticità del percorso
dichiarato sul TAG
Caso d'uso:
Scrivi TAG
Scopo:
Inserire sul TAG le informazioni per l'identificazione dell'oggetto e quelle
riguardanti il percorso da esso compiuto
Iniziatore:
Operatore Tappa
Descrizione: Vengono scritti sul
VALORE_DI_CHECK
TAG
l'elenco
degli
ID_TAPPA
Caso d'uso:
Interrompi Tracciamento Oggetto
Scopo:
Interrompere il processo di tracciamento di un determinato oggetto
Iniziatore:
Operatore Tappa
ed
il
Descrizione: Viene informato il Tracker della volontà di voler interrompere il
tracciamento dell'oggetto in questione. A seconda dei casi si potrà inoltre
scegliere se eliminare anche le informazioni presenti sul TAG oppure
lasciarle inalterate per consentire anche successivamente di verificare la
provenienza dell'oggetto
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
2.4 Diagrammi delle Classi
Come abbiamo già avuto modo di capire da quanto detto fin ora, un sistema di
tracciamento basato su tecnologia RFID si presenterà come un sistema strutturato
fondamentalmente in due parti:
– Un Unità di Tracciamento, altrimenti denominata Tracker, il cui compito è quello di
tener traccia della posizione e dello stato degli oggetti
– Una componente Client, in grado di interfacciarsi sia con il lettore RFID che con
l'Unità di Tracciamento
Nel corso di questo capitolo ci siamo proposti di delineare l'architettura di un sistema di
tracciamento utile unicamente al monitoraggio della posizione di un oggetto senza cioè
preoccuparci di tener traccia di eventuali informazioni riguardanti l'evoluzione dello stato
dell'oggetto durante i suoi spostamenti. Di seguito riportiamo i diagrammi delle classi in
UML di quelle che sono le due componenti del sistema di cui abbiamo poco fa fatto parola
nei quali non si troverà traccia, quindi, di strutture utili al tracciamento dello stato
dell'oggetto.
Diagramma delle Classi dell'Unità di Tracciamento
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Diagramma delle Classi del Client
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
2.5 Scenari d'Utilizzo
Ora che abbiamo delineato tutte le componenti del nostro sistema di tracciamento siamo
dunque in grado di mostrarne alcuni scenari d'utilizzo. Cominceremo illustrando in che
modo le varie entità del nostro sistema si scambiano messaggi al fine di dare inizio al
processo di tracciamento di un nuovo oggetto. Questo è illustrato di seguito attraverso un
diagramma di sequenza.
Illustriamo ora l'interazione tra le entità del sistema durante il controllo dell'autenticità del
percorso compiuto da un oggetto tracciato. Suddetto controllo si articolerà innanzitutto nel
controllo della coerenza dei valori presenti sul TAG sfruttando quello che abbiamo
chiamato VALORE_DI_CHECK. Successivamente, nel caso in cui la precedente
operazione si concluda con esito positivo, si provvederà a confrontare il percorso
dichiarato sul TAG con quello dichiarato invece dal Tracker con lo scopo di assicurarci
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
che non ci siano state manomissioni su quest'ultimo.
Una volta che è stato dato inizio al processo di tracciamento di un oggetto si rende
necessario aggiornare le informazioni relative alla sua posizione ogniqualvolta giunge in
una nuova tappa. Il processo di aggiornamento della posizione di un oggetto sia presso il
Tracker che sul TAG attaccato all'oggetto stesso è illustrato invece nel seguente
diagramma di sequenza.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Capitolo 3
Un Sistema per il Tracciamento Sicuro delle Merci
Nel precedente capitolo abbiamo delineato quelle che sono le linee guida per lo sviluppo
di un sistema di tracciamento oggetti basato su tecnologia RFID strizzando in particolar
modo l'occhio ai problemi di sicurezza che si pongono nello sviluppo di un simile sistema.
Ci proponiamo, invece, in questo capitolo di illustrare il modo in cui i concetti esposti fino
ad ora possono essere messi in pratica per l'implementazione di un prototipo di
applicazione per il tracciamento merci.
3.1 Cosa Vogliamo Realizzare
Si vuole tracciare una certa merce lungo un tragitto che la porta dal suo luogo d'origine
fino alla destinazione. Il tragitto che la merce compie si articola, in particolare, in una serie
di magazzini secondo lo schema riportato di seguito il quale non rappresenta altro che una
specializzazione di uno schema equivalente già illustrato nel capitolo precedente.
Il percorso di una Spedizione in un Sistema di Tracciamento basato su RFID
Le informazioni inerenti il tragitto compiuto dalla merce fino ad un certo istante e quindi
le informazioni sui diversi magazzini attraverso i quali la merce è passata sono inserite sia
in un TAG applicato alla merce sia su quella che abbiamo chiamato fino ad ora Unità di
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Tracciamento. Ogni volta che la merce giunge in un magazzino uno dei magazzinieri
aggiorna, tramite un apposito dispositivo con il quale è equipaggiato, con le informazioni
circa il magazzino nella quale la merce si trova sia il TAG che l'Unità di Tracciamento. La
suddetta operazione deve però avvenire previo controllo dell'autenticità delle informazioni
già presenti nel TAG. Più in particolare deve essere effettuato un controllo del percorso
compiuto dalla merce prima di giungere nel magazzino corrente verificando che le
informazioni inerenti i magazzini attraverso i quali la merce è passata in precedenza non
siano state contraffatte.
3.2 Tecnologie Adottate e Strumenti di Sviluppo
Dovendo memorizzare su TAG sia le informazioni per l'identificazione che quelle per il
tracciamento del percorso di un oggetto si rende necessario innanzitutto un dispositivo che
sia in grado di effettuare la lettura e la scrittura dei TAG RFID. Purtroppo non avendo a
disposizione strumenti di questo genere abbiamo deciso di utilizzare come dispositivo
lettore un telefono cellulare con integrata la tecnologia NFC la quale, come per l'RFID, ci
permette di realizzare operazioni di identificazione in radiofrequenza degli oggetti a cui
siamo interessati tramite la lettura dei TAG ad essi attaccati e per i cui dettagli si rimanda
in appendice. Altro requisito indispensabile per lo sviluppo del nostro prototipo di
applicazione di tracciamento merci è che ci venga fornita la possibilità di scrivere un
applicazione in grado di essere eseguita da un siffatto dispositivo, tramite la quale
andremo ad interagire con le funzionalità offerte dalla tecnologia NFC ed andremo ad
eseguire tutte le altre operazioni che l'operatore del magazzino necessita di compiere. La
nostra scelta è ricaduta quindi sul telefono cellulare Nokia 6212 classic il quale ci mette a
disposizione
– tecnologia NFC e più in particolare la possibilità di interagire con TAG di tipo NFC
Forum Type 1, NFC Forum Type 2, NFC Forum Type 3, NFC Forum Type 4,
Innovision Jewel, Mifare 1K e 4K
– un ambiente Java ME per lo sviluppo e l'esecuzione di applicazioni basato su MIDP
2.1 (JSR 118) e CLDC 1.1 (JSR 139)
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– le Contactless Communication API per Java (JSR 257) le quali consentono alle
applicazioni Java in esecuzione sul dispositivo di interagire con Codici a Barre e
TAG RFID
Non avendo fisicamente a disposizione il dispositivo in questione ci siamo avvalsi
dell'emulatore integrato nel Nokia 6212 NFC SDK, il kit di sviluppo che la Nokia mette a
disposizione per lo sviluppo ed il testing delle applicazioni sul Nokia 6212 classic.
L'emulatore del Nokia 6212 classic
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Il Nokia NFC Manager
Abbiamo parlato, nel precedente capitolo, della necessità di adottare un modo per
verificare l'eventuale manomissione delle informazioni sul TAG ed abbiamo visto come
gli strumenti che la crittografia moderna ci mette a disposizione rappresentano un valido
alleato. Ci siamo quindi serviti di questo tipo di strumenti nell'implementazione
dell'applicazione da integrare sul dispositivo mobile da noi scelto. Più in particolare per la
realizzazione delle operazioni crittografiche sul dispositivo è stata effettuata tramite le API
crittografiche Bouncy Castle per i cui dettagli si rimanda in appendice.
Per quanto riguarda lo sviluppo dell'Unità di Tracciamento ci siamo invece avvalsi della
piattaforma Java SE la quale mette a disposizione un insieme di API che raccolgono una
gran quantità di componenti disponibili per scrivere applicazioni di qualsiasi genere oltre a
fornire quello che rappresenta forse il più famigerato dei vantaggi offerti da questa
piattaforma di sviluppo ossia la possibilità di poter eseguire il codice compilato, il
cosiddetto bytecode, su qualsiasi piattaforma hardware sulla quale sia disponibile un
implementazione della Java Virtual Machine.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
3.3 Realizzazione del Sistema
Daremo ora uno sguardo a quelli che sono i dettagli relativi all'implementazione del
sistema che ci siamo proposti di realizzare e soprattutto alla maniera con cui sono stati
ripresi i concetti relativi all'architettura di un generico sistema di tracciamento esposti nel
precedente capitolo per la realizzazione dello scopo che qui ora ci proponiamo di
raggiungere.
3.3.1 I Dati Necessari al Tracciamento
I concetti esposti nel precedente capitolo possono considerarsi tutti validi ed applicabili al
caso di nostro interesse. Le uniche variazioni che qui andremo a proporre prevedono
unicamente cambiamenti nella terminologia utilizzata. Denoteremo pertanto gli
identificatori tramite i quali verranno identificati rispettivamente la merce in spedizione e
il magazzino attraverso il quale la merce transita con ID_SPEDIZIONE, il cui valore sarà
pari al numero di serie del TAG, e ID_MAGAZZINO. L'Unità di Tracciamento, che nel
contesto in cui operiamo sarebbe più opportuno chiamare Tracker Spedizioni, gestisce le
informazioni riguardanti le spedizioni tracciate e l'elenco dei magazzini attraverso due
tabelle: la Tabella Spedizioni e la Tabella Magazzini.
Tabella Spedizioni
ID_SPEDIZIONE 1
ID_MAGAZZINO 1
ID_MAGAZZINO 2
…
ID_MAGAZZINO N
…
…
ID_SPEDIZIONE M
...
Tabella Magazzini
ID_MAGAZZINO 1
Informazioni per l'identificazione dello
specifico magazzino
...
...
ID_MAGAZZINO N
...
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Da quello che abbiamo fin ora detto risulta facile intuire che l'insieme dei valori che
andranno scritti sul TAG da apporre alla merce in transito sarà quello presente nella
seguente tabella nella quale il campo VALORE_DI_CHECK sarà determinato mediante lo
stesso algoritmo illustrato nel capitolo precedente.
ID_MAGAZZINO 1
...
ID_MAGAZZINO N
VALORE_DI_CHECK
3.3.2 Diagramma dei Casi d'Uso
Le funzionalità che il sistema dovrà in definitiva esporre possono essere illustrate
schematicamente dal seguente diagramma dei casi d'uso.
Diagramma dei Casi d'Uso
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
3.3.3 Diagrammi delle Classi
Presentiamo, a questo punto, i diagrammi delle classi rispettivamente del Tracker
Spedizioni e dell'applicazione che andremo ad installare sul cellulare Nokia 6212 classic.
Un occhio attento noterà senz'altro che i seguenti diagrammi non rappresentano altro che
una specializzazione di quelli già presentati nel capitolo precedente.
Diagramma delle Classi del Tracker Spedizioni
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Diagramma delle Classi del Client
3.4 Scenari d'Utilizzo
Concluderemo la descrizione del nostro sistema di tracciamento mostrando, tramite
l'ausilio di alcuni screenshot, in che modo il sistema per la rilevazione delle alterazioni
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delle informazioni sul TAG opera nella pratica. Prima di fare ciò però mostriamo in che
modo l'applicazione, una volta installata sul Nokia 6212, permette di interagire con il TAG
e con il Tracker Spedizioni per svolgere le operazioni di tracciamento di una spedizione.
Iniziamo col mostrare in che modo avviene l'inizio del tracciamento di una certa merce
che ipotizziamo si trovi inizialmente in un certo magazzino per il quale è stata
precedentemente effettuata la procedura di registrazione presso il Tracker Spedizioni.
L'applicazione sul dispositivo mobile è stata opportunamente preimpostata con i parametri
necessari al suo funzionamento: l'ID_MAGAZZINO del magazzino nel quale si ipotizza si
stia operando e la chiave privata associata a suddetto magazzino.
Come possiamo vedere il Tracker Spedizioni è in
esecuzione
Anche l'applicazione sul nostro Nokia 6212 è in
esecuzione
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Quando viene selezionata la voce Nuova Spedizione
viene richiesto all'utente di avvicinare il dispositivo al
TAG
Il dispositivo notifica all'utente che la spedizione è stata
creata con successo
Dopo la creazione della nuova spedizione è possibile
notare le informazioni che sono state scritte sul TAG
Le altre operazioni che l'applicazione rende disponibili possono essere compiute con la
stessa facilità con cui è stata effettuata la creazione di una nuova spedizione. Vediamo ora
in che modo si comporta il nostro dispositivo quando viene messa in atto una
contraffazione sul TAG.
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Possiamo notare come sul TAG sono presenti tutte le informazioni riguardanti il tragitto della merce al quale è
attaccato
Il controllo va a buon fine quindi la spedizione non sembra essere stata contraffatta
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Operiamo un alterazione dei byte evidenziati in figura
Possiamo vedere come l'alterazione precedentemente operata viene rilevata non appena viene effettuato un
controllo del TAG
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Conclusioni e Sviluppi Futuri
Il sistema da noi concepito inizialmente con lo scopo di permettere un tracciamento
oggetti basato esclusivamente sull'utilizzo della tecnologia RFID non ha purtroppo dato i
risultati sperati. Infatti, i problemi di sicurezza, ed in particolare il TAG Tampering, che si
presentano nell'impiego di un simile approccio al tracciamento ci hanno impedito di ideare
un architettura nella quale si potesse fare a meno di accedere all'entità Tracker per il
recupero di informazioni, rappresentate nel nostro caso dalle chiavi pubbliche associate
alle tappe del percorso. L'impiego di meccanismi di caching delle chiavi pubbliche dal lato
di chi effettua il controllo del TAG risulterebbe, quindi, molto utile per limitate il numero
di accessi al Tracker.
L'impiego di un simile sistema nell'ambito di un processo di tracciamento di filiera è
altresì da escludersi. Il verificarsi di mancate letture già con l'impiego dei tipici sistemi di
tracciamento con RFID, quelli nei quali viene effettuata la semplice lettura del numero di
serie del TAG, ci fa infatti pensare a quello che potrebbe accadere mettendo in atto una
comunicazione complessa come quella che avviene nel sistema da noi ideato.
L'unico vantaggio che ci viene in mente di citare è rappresentato dalla possibilità che
chiunque sia dotato di un dispositivo in grado di leggere il TAG ha di controllare
direttamente le informazioni riguardanti le tappe del percorso dell'oggetto esaminato senza
che queste ultime vengano fornite da un terzo estraneo, il Tracker. Grazie infatti alla
tecnica con cui viene determinato il VALORE_DI_CHECK chiunque esegue un controllo
sul TAG può essere certo che le informazioni riguardanti ciascuna delle tappe dichiarate è
stata inserita proprio in corrispondenza del passaggio dell'oggetto presso quella
determinata tappa e che l'ordine con le quali le tappe sono indicate sul TAG corrisponde
esattamente a quello con cui si è spostato l'oggetto attraverso il suo percorso. Queste
osservazioni restano, tuttavia, valide unicamente nell'ipotesi in cui sia possibile
considerare il Tracker un entità fidata, cioè in grado di fornire le autentiche chiavi
pubbliche associate alle tappe identificate dalla sequenza degli ID_TAPPA dichiarata sul
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TAG. Un idea che porterebbe alla risoluzione simultanea del problema della mancanza di
affidabilità del Tracker, per quanto riguarda l'autenticità delle chiavi pubbliche distribuite
e del problema delle perdite nello scambio dati tra TAG e Reader sarebbe quella di
spostare sul Tracker l'elenco degli ID_TAPPA ed il VALORE_DI_CHECK e di impiegare
in sostituzione delle semplici chiavi pubbliche dei certificati digitali emessi da una vera e
propria autorità di certificazione.
Un ultima nota riguarda invece l'implementazione del sistema di tracciamento merci che
abbiamo messo in piedi per mettere in pratica i concetti di cui tratta questa tesi. In suddetta
implementazione non ci è stato possibile lavorare sugli aspetti riguardanti la sua
robustezza ed, in particolar modo, sui meccanismi che regolano lo scambio dati tra
l'applicazione
che gira sul dispositivo mobile ed il Tracker. Non sono stati, infatti,
eseguiti test sufficientemente approfonditi su come il sistema potrebbe reagire ad
interruzioni nella comunicazione tra le suddette due componenti ed in particolare sulle
incoerenze che si potrebbero venire a creare in queste circostanze nei dati riguardanti il
percorso degli oggetti memorizzati sul TAG e sul Tracker. Si potrebbe, quindi, continuare
a lavorare implementando meccanismi per il recupero degli errori che potrebbero
verificarsi in tali circostanze.
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Appendice A
Tecnologia NFC
L'NFC rappresenta una tecnologia per la connettività a corto raggio derivante dalla
combinazione delle carte elettroniche senza contatto con altre tecnologie RFID. La
promozione della standardizzazione e dell'implementazione dell'NFC avviene ad opera di
un associazione di gruppi industriali, l'NFC Forum, di cui fanno ad oggi parte Sony,
Philips, Samsung, Nokia, Visa, Mastercard e molti altri. La caratteristica distintiva di
questa tecnologia è rappresentata dalle modalità con cui avviene la comunicazione tra
dispositivi NFC compatibili. Al contrario di quanto avviene con i sistemi RFID, nei quali i
TAG si limitano semplicemente a rispondere alle richieste del Reader, le entità coinvolte
in una comunicazione NFC possono assumere anche pari dignità. Infatti un dispositivo
NFC compatibile può funzionare secondo diverse modalità operative:
– Modalità Reader/Writer nella quale un dispositivo NFC si comporta esattamente
come un Reader RFID con capacità quindi di leggere e scrivere in formazioni nei
TAG NFC compatibili
– Modalità Card Emulation nella quale invece un dispositivo NFC emula il
comportamento di una Smart Card Contactless di tipo Proximity Card secondo
l'ISO/IEC 14443. In questa modalità di funzionamento un Reader non è in grado di
distinguere il dispositivo NFC da una ordinaria Proximity Card
– Modalità Peer to Peer standardizzata nell'ISO/IEC 18092 che consente lo scambio
dati tra due dispositivi NFC in una forma bidirezionale. Questa modalità operativa si
differenzia quindi dalle precedenti due in quanto consente a due dispositivi NFC di
avere pari dignità nella comunicazione
Oltre alle modalità con cui dispositivi NFC possono comunicare tra di loro la tecnologia
NFC si presenta caratterizzata da
– una banda intorno ai 13,56 Mhz
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– una distanza operativa di, al limite, 10cm
– velocità di trasmissione dati che può essere di 106Kbps, 212Kbps oppure 424Kbps
A.1 Comunicazione tra dispositivi NFC
Come già accennato in precedenza obbiettivo dell'NFC è quello di abbattere le differenze
tra TAG e Reader. Inoltre i dispositivi operanti in modalità TAG, e che rispondono dunque
alle interrogazioni della loro controparte, possono farlo sia in modalità operativa attiva,
generando la potenza necessaria alla trasmissione, che in modalità passiva, cosi come
fanno i TAG passivi. Il ruolo che svolge il dispositivo che inizia la comunicazione è
denominato in particolare Initiator mentre quello giocato dal dispositivo interrogato è
quello di Target. Quindi quando un Initiator intende iniziare una comunicazione col Target
gli invia un messaggio, denominato nel gergo NFC message. Come conseguenza il Target,
ricevuto il message, risponde tramite una opportuna risposta denominata invece reply.
Ruoli dei dispositivi NFC
In accordo al ruolo che ciascun dispositivo svolge nella comunicazione risulta ovvio che
non tutte le modalità operative sono possibili come evidenziato nella seguente tabella
MODALITA
OPERATIVA
RUOLO
Initiator
Target
Attiva
Possibile
Possibile
Passiva
Non Possibile
Possibile
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A.2 Standard
Gli standard per i protocolli di comunicazione NFC presentano direttive analoghe in ISO,
ECMA e parzialmente anche in ETSI. I principali sono
– NFCIP-1 che descrive l’interfaccia radio, l’inizializzazione, l’anticollisione, un
formato di trama e un protocollo di scambio dati a blocchi con gestione degli errori.
Vengono definiti sia un modo di comunicazione Attivo che uno Passivo. Infine gli
standard ETSI TS 102.190, ISO/IEC 18092 ed ECMA 340 definiscono, in maniera
identica, l'NFCIP-1
– NFCIP-2 il quale descrive un meccanismo di selezione tra differenti modi di
comunicazione. Tramite suddetto meccanismo risulta possibile che gli stessi
dispositivi possano comunicare sia secondo le modalità NFCIP-1 sia come
Proximity Card ISO/IEC 14443. Viene quindi definita la modalità con cui un
apparato NFCIP-2 compliant possa realizzare la comunicazione in una delle
modalità descritte dai sopracitati standard. Gli standard ISO/IEC 21481 ed ECMA
352 descrivono in modo identico NFCIP-2. Si prevede inoltre la possibilità, in un
prossimo futuro, di far comunicare i dispositivi NFC con altri dispositivi RFID
operanti nella banda dei 13,56MHz come ad esempio i TAG passivi che vengono
associati ai prodotti in vendita nei grandi magazzini
– NFC–WI che regola lo scambio dati, attraverso un interfaccia wired, tra dispositivo
NFC e front-end dell’apparato che lo ospita che può essere un telefonino, un
obliteratrice, un parchimetro e cosi via. Le specifiche includono i cavi di segnale, i
segnali binari, i diagrammi di stato del protocollo e la codifica dei bit per tre diversi
data rates. Gli standard ISO/IEC DIS 28361 ed ECMA 373 definiscono, in modo
identico, l'NFC-WI
Esistono tuttavia parti dell'NFC non descritte dalle direttive ISO ed ECMA. Queste parti
sono comunque definite da specifiche emanate dall'NFC Forum e riguardano
prevalentemente i formati dei dati:
– NFC Smart Poster Record Type Definition Technical Specification nel quale è
definito il modo di inserire dati ricevuti dall’esterno come URL, SMS, numeri di
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
telefono in un dispositivo NFC, nonché quello di trasferirli ad altro dispositivo.
Definisce inoltre un formato di dati, lo Smart Poster Record Type Definition, utile in
applicazioni in cui le informazioni sono associate agli oggetti
– NFC Data Exchange Format Technical Specification tramite cui viene descritto
un formato, l'NDEF, per lo scambio dati tra dispositivi NFC. Contiene le regole per
costruire un messaggio NDEF e definisce il meccanismo di incapsulamento dei dati
all’interno dei messaggi
– NFC Record Type Definition Technical Specification che specifica i formati
standard RTD per i messaggi NDEF, scambiati fra i dispositivi, al fine di assicurare
l’interoperabilità della tecnologia
– NFC Text RTD Technical Specification che definisce la struttura delle
informazioni per i dati dei testi, che possono essere usati per la descrizione di altri
oggetti presenti all’interno del dispositivo. Il Text RTD può essere definito come un
semplice campo di testo che aggiunge metadati a oggetti, come ad esempio gli URI
– NFC URI RTD Technical Specification nel quale è definita la struttura dei record
atta a contenere gli URI. Questi descrivono risorse Internet che possono essere lette
dagli NFC. Vengono inoltre definite le informazioni necessarie a trasportare una
URI da un dispositivo NFC all’altro. L’URI RTD inoltre fornisce il modo per
immagazzinare le URI dentro altri elementi NFC, come ad esempio gli Smart
Posters
A.3 NDEF – NFC Data Exchange Format
Le specifiche NDEF descrivono un formato per l'incapsulamento dei dati all'interno di un
singolo messaggio denominato appunto messaggio NDEF. Ciascun messaggio NDEF si
compone di uno o più record NDEF, ciascuno contenente una certa quantità di dati,
denominata in questo contesto PAYLOAD, che non può superare la massima dimensione
di 232-1 byte. Quando il PAYLOAD ha una dimensione superiore a quella che un record
può incorporare si ricorre al partizionamento del PAYLOAD. Le varie parti del
PAYLOAD partizionato vengono dunque immagazzinate il altrettanti record NDEF che
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in questo particolare contesto prendono il nome di chunked record.
La generazione dei messaggi NDEF avviene ad opera di un opportuno generatore NDEF il
quale si occupa di inserire in uno o più record i dati sotto forma di PAYLOAD e
successivamente
di
generare
il
messaggio
integrandovi
all'interno
i
record
precedentemente costruiti. Fatto questo il messaggio è pronto per essere trasmesso verso
un altro dispositivo NFC. Il messaggio, una volta giunto a destinazione, viene processato
da un parser che si occupa di estrarre il PAYLOAD dai record all'interno del messaggio ed
inviare i dati, eventualmente ricostruiti da un PAYLOAD partizionato, alla opportuna
applicazione utente. La specifica applicazione a cui inviare i dati viene individuata tramite
un opportuno campo ID presente nei record.
Trasmissione in un sistema NFC
A.3.1 Messaggi NDEF
Come già detto ciascun messaggio NDEF si compone di uno o più record NDEF il cui
ruolo è quello di contenere il PAYLOAD. Come vedremo più avanti a ciascun record nel
messaggio sono associati una serie di flag ed in particolare, per quel che interessa a noi
ora, sono associati due particolari flag: MB (Message Begin) ed ME (Message End). Il
primo record presente nel messaggio ha sempre settato il flag MB mentre l'ultimo ha
settato il flag ME. Se un record ha entrambi i flag MB ed ME settati risulta evidentemente
l'unico presente nel messaggio. Esiste inoltre la possibilità per un record NDEF di
contenere un messaggio NDEF inglobandolo come PAYLOAD e realizzando cosi il
cosiddetto nesting dei messaggi.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
NDEF Message
Record 1
MB=1, ME=0
Record 2
MB=0, ME=0
…..
Record n
MB=0, ME=1
Rappresentazione di un messaggio NDEF
A.3.2 Record NDEF
Un record NDEF, come abbiamo già detto, rappresenta il contenitore del PAYLOAD
all'interno del messaggio NDEF. Più in dettaglio si presenta costituito da un HEADER e
dal PAYLOAD. L'HEADER è a sua volta strutturato in una serie di flag e campi
indispensabili al parser per la gestione del PAYLOAD. Il PAYLOAD, come più volte
detto, rappresenta invece il carico dati. La struttura di un record NDEF può essere
rappresentata come di seguito.
NDEF Record
7
6
5
4
3
MB
ME
CF
SR
IL
TYPE_LENGTH
2
1
0
Bit
TNF
PAYLOAD_LENGTH 3
H
e
PAYLOAD_LENGTH 2
a
PAYLOAD_LENGTH 1
d
PAYLOAD_LENGTH 0
e
ID_LENGTH
r
TYPE
ID
P
a
y
PAYLOAD
l
o
a
d
74
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
I flag all'interno di un record NDEF sono i seguenti:
– MB, Message Begin, se settato indica che il record corrente rappresenta il primo
record all'interno del messaggio NDEF
– ME, Message End, che se settato indica che il record corrente rappresenta l'ultimo
record presente nel messaggio
– CF, Chunk Flag, se impostato ad uno indica che il record corrente è un initial record
chunk oppure un middle record chunk
– SR ossia Short Record indica o meno se il record corrente ha il campo
PAYLOAD_LENGTH costituito da un singolo byte. Questa caratteristica dei record
NDEF si rivela molto utile nel caso di PAYLOAD di piccole dimensioni in cui non
sono necessari quattro byte per codificare la lunghezza del PAYLOAD
– IL indica, se settato, la presenza del campo ID_LENGTH. Se impostato a zero allora
nel record non sono presenti i campi ID_LENGTH e ID
I campi presenti all'interno di un record sono invece i seguenti
– TNF ovvero Type Name Format indica la struttura del valore impostato nel campo
TYPE. Il campo è costituito da 3 bit e l'insieme dei possibili valori è indicato nella
seguente tabella
Valore
TNF
0x00
Vuoto
0x01
NFC Forum well-known type
0x02
Media-Type definito nell'RFC
2046
0x03
URI Assoluto definito nell'RFC
3986
0x04
NFC Forum external type
0x05
Sconosciuto
Note
TYPE_LENGTH, ID_LENGTH,
e PAYLOAD_LENGTH devono
essere impostati a zero e TYPE,
ID e PAYLOAD vengono omessi
dal record
TYPE_LENGTH deve essere
impostato a zero ed il campo
TYPE non è presente
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0x06
Unchanged ossia invariato
rispetto al precedente record
chunk
0x07
Riservato ad usi futuri
TYPE_LENGTH deve essere
impostato a zero ed il campo
TYPE non è presente
– TYPE_LENGTH è un campo a 8 bit il cui scopo è di indicare la lunghezza in byte
del campo TYPE
– ID_LENGTH con lunghezza di 1 byte, identifica la lunghezza in byte del campo ID
ed è presente soltanto se il flag IL è settato. Se il suo valore è zero allora il campo
ID non è presente
– PAYLOAD_LENGTH che indica la lunghezza in byte del PAYLOAD nel record.
Se il flag SR è settato questo campo ha dimensione di un byte altrimenti di quattro
byte. Inoltre se assume valore zero allora non è presente alcun PAYLOAD. Il valore
massimo che può assumere è di 232-1 che corrisponde alla massima dimensione che
può avere il PAYLOAD nel record
– TYPE con dimensione di 1 byte, serve ad indicare il tipo del PAYLOAD. La
struttura e la codifica di questo campo sono in relazione con il valore impostato nel
campo TNF
– ID formato da 8 bit, è un identificatore che si presenta nella forma di un riferimento
URI, assoluto o relativo, come dalle specifiche RFC 3986. Il suo scopo è quello di
fornire un identificativo del PAYLOAD presente nel record. Nel caso si presenti in
forma di URI relativo la corretta gestione del riferimento è a carico dell'applicazione
utente in quanto le specifiche NDEF non definiscono in alcun modo meccanismi per
la definizione di URI base per gli URI relativi. Nel caso di PAYLOAD partizionati
questo campo è presente soltanto nell'initial record chunk. C'è da dire infine che
dell'unicità dell'ID si occupa il generatore del messaggio
A.3.3 Record Chunks
A volte può capitare che il PAYLOAD abbia dimensioni troppo grandi per essere
contenuto in un singolo record. In questi casi si fa ricorso al partizionamento del
PAYLOAD tramite il quale i dati da inserire in un messaggio vengono suddivisi in parti di
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
dimensioni tali da essere contenute in un record. Un record contenente una parte del
PAYLOAD viene in questo caso denominato record chunk. Inoltre ciascun messaggio può
contenere uno o più PAYLOAD partizionati. L'inserimento in un messaggio di un
PAYLOAD partizionato viene realizzato
1. con l'inserimento della prima parte del PAYLOAD partizionato in un particolare
record chunk denominato initial record chunk. L'initial record chunk è
caratterizzato dal fatto che presenta il flag CF (Chunk Flag) settato. Inoltre i campi
ID e TYPE vengono utilizzati per memorizzare l'identificatore ed il tipo dell'intero
PAYLOAD partizionato mentre il campo PAYLOAD_LENGHT viene impiegato
per identificare unicamente la dimensione dei dati contenuti nel record corrente e
non dell'intero PAYLOAD
2. con l'inserimento delle parti successive del PAYLOAD partizionato, fatta eccezione
per l'ultima, in altrettanti record denominati middle record chunk anch'essi con flag
CF settati. I campi TYPE_LENGTH e IL vengono impostati a zero, il campo TNF
(Type Name Format) con il valore 0x06 (Unchanged) ed infine il campo
PAYLOAD_LENGHT con la dimensione dei dati nel middle record chunk corrente
3. inserendo infine l'ultima parte del PAYLOAD partizionato nel cosiddetto
terminating record chunk avente flag CF impostato a zero. I campi TNF,
TYPE_LENGHT, IL e PAYLOAD_LENGHT vengono impostati con gli stessi
criteri usati nei middle record chunk
NDEF Message
RECORD SINGOLO
Record 1
MB=1, ME=0,
CF=0
RECORD CHUNKS
Record 2
MB=0,
ME=0,
CF=1
Record 3
MB=0,
ME=0,
CF=1
…..
RECORD SINGOLO
Record n-1
Record n
MB=0,
MB=0, ME=1,
ME=0,
CF=0
CF=0
Messaggio NDEF con payload partizionato
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
A.4 NFC Record Type Definition
Come abbiamo già avuto modo di vedere all'interno di ogni record NDEF è presente un
particolare campo, il campo TYPE, che ha lo scopo di identificare il tipo, denominato
record type name, del PAYLOAD. Esistono diversi formati con cui è possibile indicare il
tipo del PAYLOAD, denominati type name format, ed il particolare formato utilizzato è
codificato all'interno del campo TNF. I formati che possono essere indicati nel TNF sono
NFC Forum well-known type, Media-type, URI assoluto, NFC Forum external type.
Possono inoltre essere indicati altri valori quali il tipo sconosciuto, invariato (nel caso di
middle record chunk e terminating record chunk) e vuoto.
A.4.1 NFC Forum well-known type
Rappresenta un formato breve per la descrizione del tipo del PAYLOAD. Viene usato
quando non esistono URI o Media-type disponibili per indicare il tipo del PAYLOAD.
Essendo inoltre un formato breve per la descrizione del tipo viene usato quando
limitazioni di spazio impongono nomi di tipo molto brevi. L'uso del formato NFC Forum
well-known type viene indicato impostando il campo TNF all'interno del record al valore
0x01. Inoltre il particolare tipo NFC Forum well-known type è rappresentato da un URN
(Uniform Resource Name) come da specifiche RFC 2141. L'URN per l'NFC Forum wellknown type presenta come Namespace Identifier “nfc” e il Namespace Specific String è
sempre preceduto dal suffisso “wtk:”. All'interno del campo TYPE questo tipo viene però
rappresentato
sotto forma di URI relativo, come descritto nell'RFC 3986, da cui la
definizione di formato breve. Quindi ad esempio l'URN “urn:nfc:wtk:miotipo” viene
codificato all'interno del record NDEF come “miotipo”. Infine risulta importante
distinguere tra NFC Forum Local Type, indicato sempre con l'iniziale del tipo minuscola,
ed NFC Forum Global Type, con l'iniziale maiuscola. Lo scopo dell'NFC Forum Local
Type è di identificare esclusivamente il tipo del PAYLOAD presente nel record corrente
mentre quello dell'NFC Forum Global Type è di identificare il record type name di tutti
quei record nei quali non è stato specificato il tipo.
78
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
A.4.2 NFC Forum external type
L'NFC Forum external type nasce dall'esigenza di organizzazioni esterne all'NFC Forum
di avere uno spazio per i nomi di tipo specifico per le loro esigenze. L'utilizzo di questo
formato per i record type name viene indicato settando il campo TNF al valore 0x04.
Come nel caso degli NFC Forum well-known type anche qui il tipo è rappresentato da un
URN dotato di Namespace Identifier pari a “nfc” ma con Namespace Specific String
preceduto dal suffisso “ext”. La parte restante del NSS è costituito dal nome di dominio
dell'organizzazione che ha definito il il tipo più il nome del tipo vero e proprio. Tuttavia
all'interno del record il nome del tipo viene indicato omettendo il NID ed il suffisso “ext”
del NSS. Ad esempio il tipo “urn:nfc:ext:miaorganizzazione.com:miotipo” viene indicato
nel campo TYPE come “miaorganizzazione.com:miotipo”.
A.5 NFC Text Record Type Definition
I record di testo altro non sono che record in cui il PAYLOAD è rappresentato da un tipo
NFC Forum well-known type. Il tipo del PAYLOAD per questi record è più precisamente
indicato con “T” la cui codifica binaria NFC è 0x54. I record di testo sono stati concepiti
con lo scopo di contenere al loro interno del testo semplice infatti la struttura del tipo è
unicamente orientata a fornire informazioni sulla codifica del testo, UTF-8 o UTF-16, e
sulla lingua in cui il testo è scritto. Il PAYLOAD in questi record si presenta strutturato
come di seguito.
Offset in byte
Lunghezza in byte
Contenuto
0
1
Status byte
1
n
Codice lingua ISO/IANA
n+1
m
Testo codificato in UTF-8
oppure UTF-16
Denominati quindi
l
la lunghezza complessiva del PAYLOAD in byte
n
la lunghezza del codice lingua in byte
la lunghezza del testo codificato m in byte è pari a m = l - n -1
79
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Lo status byte contiene informazioni ausiliarie necessarie all'interpretazione del testo
codificato ed in particolare un bit necessario ad individuare la codifica del testo (UTF-8
oppure UTF-16) e 6 bit necessari ad indicare un codice identificativo della lingua
utilizzata per il testo in accordo con l'RFC 3066. Il codice lingua si presenta composto da
cinque o due caratteri a seconda che venga indicata o meno la variante della lingua. Se si
vuole ad esempio specificare che il testo è in lingua inglese viene usata la sigla a due
caratteri “en” composta da due caratteri mentre se si vuole indicare che il testo è in lingua
inglese con variante statunitense si può far ricorso alla sigla “en-US” composta invece da
cinque caratteri. Riportiamo di seguito un illustrazione della struttura dello status byte
Bit (0 è il bit meno significativo)
Contenuto
7
Si presenta pari a 0 se il testo è
codificato in UTF-8, 1 se in UTF-16
6
Deve essere pari a 0
5...0
Lunghezza in byte del codice lingua
Per chiarezza nei riguardi di quanto detto fin ora mostriamo un esempio di come la frase in
lingua inglese inglese “Hello, world!” viene rappresentata in un record di testo attraverso
una codifica UTF-8.
80
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NDEF Text Record
Offset in
byte
Lunghezza
in byte
0
1
1
1
Contenuto
SR=1, IL=0, TNF=0x01
(il valore del TNF indica che il tipo del PAYLOAD è H
e
un NFC Forum well-known type)
a
TYPE_LENGTH=0x01
(infatti il nome del tipo, “T”, ha lunghezza pari ad
un byte)
d
r
e
2
1
PAYLOAD_LENGTH=0x10
3
1
TYPE="T"
4
1
STATUS_BYTE=0x02
(infatti la codifica è in UTF-8 e il codice lingua è di
due caratteri)
P
a
y
5
2
CODICE_LINGUA="en"
l
7
13
Codifica in UTF-8 di "Hello, world!"
o
a
d
A.6 NFC URI Record Type Definition
I record URI sono particolari tipi di record NDEF in cui il tipo del PAYLOAD è un NFC
Forum well-known type. Più in particolare il tipo del PAYLOAD viene indicato con “U”
avente codifica binaria NFC pari a 0x55. Scopo di questi tipi di record è la
rappresentazione degli URI (Uniform Resource Identifier). La struttura del PAYLOAD di
un record URI è illustrata di seguito.
Offset in byte
Lunghezza in byte
Contenuto
0
1
Codice identificativo URI
1
n
Campo URI
Detta quindi l la lunghezza complessiva del PAYLOAD in byte è possibile calcolare la
lunghezza del Campo URI n in byte come n = l - 1
81
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Il codice identificativo URI ha lo scopo di codificare il campo protocollo presente
all'interno di un URI cosi da ridurre il più possibile la dimensione complessiva dell'URI da
rappresentare. Il campo URI invece serve a contenere la parte di un URI che esclude il
campo protocollo. Volendo quindi includere un URL del tipo “http://www.ingegneriainformatica.unina.it” in un record URI basta indicare nel Codice identificativo URI il
codice corrispondente a “http://www.” e nel Campo URI la codifica in UTF-8 della parte
rimanente dell'URL ovvero “ingegneria-informatica.unina.it”. L'insieme dei valori che può
assumere il Codice Identificativo URI in relazione all'insieme dei possibili protocolli è
riportato nella tabella di seguito.
Valore decimale
Valore esadecimale
Protocollo
0
0x00
Nessuno
1
0x01
http://www.
2
0x02
https://www.
3
0x03
http://
4
0x04
https://www.
5
0x05
tel:
6
0x06
mailto:
7
0x07
ftp://anonymous:anonymous@
8
0x08
ftp://ftp.
9
0x09
ftps://
10
0x0A
sftp://
11
0x0B
smb://
12
0x0C
nfs://
13
0x0D
ftp://
14
0x0E
dav://
15
0x0F
news:
16
0x10
telnet://
17
0x11
imap:
18
0x12
rtsp://
19
0x13
urn:
20
0x14
pop:
82
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
21
0x15
sip:
22
0x16
sips:
23
0x17
tftp:
24
0x18
btspp://
25
0x19
btl2cap://
26
0x1A
btgoep://
27
0x1B
tcpobex://
28
0x1C
irdaobex://
29
0x1D
file://
30
0x1E
urn:epc:id:
31
0x1F
urn:epc:tag:
32
0x20
urn:epc:pat:
33
0x21
urn:epc:raw:
34
0x22
urn:epc:
35
0x23
urn:nfc:
36…255
0x24..0xFF
RFU ossia trattati come per 0x00
Da notare che ogniqualvolta che nel campo Codice Identificativo URI compaiono i valori
esadecimali 0x00 e uno di quelli compresi nell'intervallo 0x24 e 0xFF il Codice
Identificativo URI viene trascurato. Infatti in questo caso si suppone che l'URI da
rappresentare sia completamente specificato nel Campo URI.
Facciamo a questo punto un esempio per riassumere quanto detto fin ora supponendo di
voler definire un record URI contenente l'URL “http://www.nfc.com”. Il record in
questione si presenta come di seguito.
83
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
NDEF URI Record
Offset in
byte
Lunghezza
in byte
Contenuto
0
1
1
1
2
1
3
1
4
1
URI_Identifier_Code=0x01
5
7
Codifica in UTF-8 di "nfc.com"
SR=1, IL=0, TNF=0x01
H
(il valore del TNF indica che il tipo del PAYLOAD è e
un NFC Forum well-known type)
a
TYPE_LENGTH=0x01
d
(infatti “U” ha lunghezza pari ad un byte)
e
PAYLOAD_LENGTH=0x08
r
TYPE="U"
P
a
y
l
o
a
d
A.7 NFC Smart Poster Record Type Definition
L'idea alla base degli Smart Poster Record è quella che un dispositivo NFC può
memorizzare informazioni su se stesso esattamente come fanno i TAG. In questo modo
quando un dispositivo NFC tocca il dispositivo TAG in questione risulta in grado di
leggere suddette informazioni. Gli Smart Poster Record sono anche in grado di
memorizzare informazioni circa le azioni che un dispositivo NFC che legge il dispositivo
TAG deve intraprendere una volta effettuata la lettura.
Gli Smart Poster Record comunque non sono altro che dei particolari tipi di record in cui il
PAYLOAD è di un tipo NFC Forum well-known type identificato dalla sigla "Sp" la cui
codifica binaria NFC è 0x53, 0x70. Più in dettaglio il PAYLOAD si presenta, in questi
record, come un messaggio NDEF costituito da uno o più record NDEF. I tipi di record
NDEF all'interno del PAYLOAD degli Smart Poster Record sono tutti degli NFC Forum
well-known type ed in particolare Title Record, URI Record, Action Record, Icon Record
84
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
e Type Record.
A.7.1 URI Record
Rappresentano la base degli Smart Poster Record infatti tutti gli altri eventuali record
presenti nel PAYLOAD fungono semplicemente da metadati per questo record. Risulta
importante capire che ci può essere un solo record URI all'interno del PAYLOAD.
A.7.2 Title Record
Si tratta di un istanza del tipo NFC Text Record e la sua presenza nel PAYLOAD è
opzionale. Inoltre possono essere presenti più di uno di questi record ognuno dei quali
contiene testo in una lingua differente. Risulta comunque consentita la presenza di un solo
Title Record per ogni lingua.
A.7.3 Raccomanded Action Record
Questo particolare record descrive in che modo dovrebbe essere trattato il servizio che il
TAG NFC mette a disposizione. Ad esempio potrebbe contenere una direttiva avente lo
scopo di indicare al dispositivo NFC lettore di aprire in un browser l'URI indicato nel
record URI. La sua presenza resta comunque opzionale infatti se non presente il
dispositivo NFC lettore può autonomamente decidere quale azione intraprendere mentre la
sua presenza rappresenta null'altro che un suggerimento per il dispositivo NFC lettore. Il
campo d'azione di questo tipo di record è di tipo locale infatti il tipo del suo PAYLOAD è
rappresentato da un NFC Forum Local Type
identificato dalla sigla "act" e con
rappresentazione binaria NFC 0x61, 0x63, 0x74. Infine notiamo che il PAYLOAD in
questi record è rappresentato da un solo byte che può assumere uno dei valori elencati
nella seguente tabella.
Valore
Azione Corrispondente
0x00
Intraprendi l'azione
0x01
Salva
0x02
Apri per la modifica
0x03...0xFF
RFU
85
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Il valore 0x00 indica di intraprendere un azione che a seconda dei casi può essere l'invio di
un messaggio SMS, l'avvio di un browser, l'avvio di un telefonata. Il valore 0x01
suggerisce a seconda dei casi di effettuare il salvataggio di un SMS, di inserire un numero
telefonico in un elenco contatti, ecc. Il valore 0x02 suggerisce invece di intraprendere un
azione corrispondente alla modifica della risorsa indicata nel record URI quindi ad
esempio la modifica di un numero di telefono o quella di un SMS. Infine l'insieme dei
valori che vanno da 0x03 a 0xFF non indicano nessuna azione specifica e vengono
pertanto ignorati.
A.7.4 Icon Record
Si tratta di un record opzionale il cui scopo è quello di contenere immagini corrispondenti
a diversi tipi MIME. In uno Smart Poster Record possono essere contenuti più di un Icon
Record ciascuno dei quali ingloba un immagine in un formato diverso. Tramite questo
record viene data la possibilità al dispositivo lettore di selezionare e dunque visualizzare
una sola di queste immagini in base alle proprie possibilità di visualizzazione.
A.7.5 Size Record
Si tratta anche in questo caso di un record opzionale. Il suo scopo è quello di identificare
la dimensione dell'oggetto referenziato dal record URI e quindi di informare
preventivamente il lettore NFC su cosa aspettarsi all'apertura dell'URI. Il PAYLOAD in
questi record è di un tipo NFC Forum Local Type identificato con "s" ed è composto da
quattro byte.
Byte 0
Byte 1
Byte 2
Byte 3
Struttura del PAYLOAD di un Size Record
A.7.6 Type Record
Record opzionale il cui PAYLOAD è costituito da una stringa codificata in UTF-8. Il suo
scopo è quello di descrivere il tipo dell'oggetto referenziato in un record URI. Infine il
PAYLOAD è di un tipo NFC Forum Local Type ed in particolare quello identificato dalla
stringa "t".
86
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
A.7.7 Esempi di Smart Poster Record
Chiariamo quanto detto fin ora con degli esempi di Smart Poster Record. Il primo riguarda
la rappresentazione di uno Smart Poster Record contenente un semplice record URI in cui
è contenuto l'indirizzo web "http://www.nfc-forum.org"
NDEF Smart Poster Type Record
Offset in
byte
Lunghezz
a in byte
Contenuto
0
1
MB=1, ME=1, SR=1, IL=0, TNF=0x01
(il valore del TNF indica che il tipo del
PAYLOAD è un NFC Forum well-known type)
1
2
1
1
H
TYPE_LENGTH=0x02
(infatti "Sp" ha lunghezza pari a due byte)
e
PAYLOAD_LENGTH=0x12
(la lunghezza dei dati dello Smart Poster
Record è pari a 18 byte)
d
a
e
r
3
2
TYPE="Sp"
5
1
MB=1, ME=1, SR=1, TNF=0x01
6
1
TYPE_LENGTH=0x01
7
1
PAYLOAD_LENGTH=0xE
(0xE equivale a 14 byte)
I
R
e
8
1
TYPE="U"
9
1
URI_Identifier_Code=0x01
(0x01 corrisponde al protocollo "http://www.")
10
13
Codifica in UTF-8 di "nfc-forum.org"
U
R
P
a
y
c
o
r
l
o
a
d
d
Di seguito un altro esempio di record Smart Poster Type in cui questa volta sono presenti
un record URI, contenente l'indirizzo web "http://www.nfc-forum.org", ed uno di tipo
Action nel quale è suggerito di aprire l'URI con un browser.
87
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
NDEF Smart Poster Type Record
Offset in
byte
Lunghezz
a in byte
Contenuto
0
1
MB=1, ME=1, SR=1, IL=0, TNF=0x01
(il valore del TNF indica che il tipo del
PAYLOAD è un NFC Forum well-known type)
1
2
1
1
H
e
TYPE_LENGTH=0x02
(infatti "Sp" ha lunghezza pari a due byte)
a
PAYLOAD_LENGTH=0x12
(la lunghezza dei dati dello Smart Poster
Record è pari a 18 byte)
d
e
r
3
2
TYPE=0x53
(0x53 è la codifica binaria NFC di "Sp")
5
1
MB=1, ME=0, SR=1, TNF=0x01
U
6
1
TYPE_LENGTH=0x01
R
7
1
PAYLOAD_LENGTH=0xE
(0xE equivale a 14 byte)
I
8
1
TYPE="U"
9
1
URI_Identifier_Code=0x01
(0x01 corrisponde al protocollo "http://www.")
R
e
c
10
13
Codifica in UTF-8 di "nfc-forum.org"
11
1
MB=0, ME=1, SR=1, TNF=0x01
A
12
1
TYPE_LENGTH=0x03
c
13
1
PAYLOAD_LENGTH=0x01
t
14
3
TYPE="act"
i
17
1
0x00
o
P
a
y
l
o
a
d
n
R
e
c
88
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Appendice B
La Crittografia
La crittografia rappresenta l'arte di progettare algoritmi, denominati in questo caso cifrari
o in inglese cypher, tramite la quale risulta possibile trasformare il testo di un messaggio,
denominato testo in chiaro, rendendolo incomprensibile a tutti tranne al suo destinatario.
Oltre che ad opera dell'algoritmo di cifratura, il cifrario, la cifratura avviene per mezzo di
un ulteriore parametro: la chiave di cifratura. La decifratura di un messaggio cifrato da
parte del destinatario viene invece realizzata ad opera di un algoritmo simile a quello
utilizzato dal mittente per cifrare il messaggio e di un parametro denominato chiave di
decifratura che a seconda dell'algoritmo utilizzato per cifrare il messaggio può coincidere
o meno con la chiave di cifratura. La sicurezza di un sistema di crittografia risiede
esclusivamente nella segretezza della chiave di decifratura e non dell'algoritmo che è
opportuno far conoscere alla pubblica analisi, in modo che se ne possano scoprire
eventuali punti deboli in tempo.
La crittografia ha origini molto antiche: gli ebrei utilizzavano un cifrario denominato
atbash, gli spartani avevano un loro particolare sistema di comunicazione dei messaggi
segreti denominato scitala e viene attribuita a Gaio Giulio Cesare l'invenzione del
cosiddetto Cifrario di Cesare con il quale ogni lettera del messaggio veniva sostituita con
un altra, più avanti di un certo numero di posizioni. Inoltre nel 1466 Leon Battista Alberti
pubblicò un suo libro in cui descriveva i principali metodi di cifratura conosciuti all'epoca
e introduceva una nuova tecnica inventata personalmente che consisteva in una
sostituzione simile a quella di Cesare con sostituzione periodica della chiave.
E' possibile considerare un cifrario come una funzione che si serve di due parametri per
generare il testo cifrato: il testo in chiaro e la chiave di cifratura. In maniera assolutamente
simile è possibile vedere un algoritmo per la decifratura ossia come una funzione che
opera sulla base del testo cifrato e della chiave di decifratura al fine di restituire il testo in
89
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
chiaro. Le operazioni di cifratura e decifratura possono dunque essere riassunte come
segue:
Mc = C( M, EncKey )
M = D( Mc, DecKey )
dove C
rappresenta l'algoritmo di cifratura
D
rappresenta l'algoritmo di decifratura
M
è il messaggio da cifrare
Mc
è il messaggio cifrato
EncKey
è la chiave di cifratura
DecKey
è la chiave per la cifratura
La lunghezza della chiave utilizzata è uno dei fattori più importanti per la segretezza del
testo evitando infatti che possa essere decifrato per tentativi. Infatti provare tutte le
possibili combinazioni di caratteri che potrebbero formare una chiave è un problema che
gli analisti definiscono a complessità computazionale esponenziale dato che l'aggiunta
anche di un solo carattere alla chiave aumenta in modo vertiginoso il numero di possibili
combinazioni che possono essere ottenute.
Gli scopi con cui viene utilizzata la crittografia sono essenzialmente di
1. garantire la riservatezza del messaggio in modo che soltanto il destinatario sia in
grado di estrarre dal testo cifrato il testo in chiaro
2. garantire l'integrità del messaggio consentendo quindi al destinatario di verificare
che il messaggio pervenutogli non sia stato alterato
3. consentire l'autentificazione del mittente ossia consentire al destinatario di
identificare il mittente e verificare che il presunto mittente abbia realmente inviato il
messaggio
4. garantire la non ripudiazione di un messaggio da parte del mittente in modo da
impedire al mittente di negare di avere spedito il messaggio
90
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
B.1 La crittografia simmetrica
Le tecniche di crittografia di tipo simmetrico si basano su algoritmi che operano la
cifratura e la decifratura servendosi di un unica chiave. La riservatezza delle informazioni
contenute in un messaggio è quindi legata alla riservatezza di suddetta chiave di cui
devono essere a conoscenza unicamente il mittente ed il destinatario del messaggio. La
tutela della riservatezza della chiave rappresenta quindi il motivo per cui nella crittografia
simmetrica la chiave, condivisa tra mittente e destinatario, viene denominata chiave
privata. Riassumendo, la cifratura e la decifratura mediante algoritmi a crittografia
simmetrica possono essere illustrate come di seguito.
Mc = C( M, PrivKey )
M = D( Mc, PrivKey )
dove C
rappresenta l'algoritmo di cifratura
D
rappresenta l'algoritmo di decifratura
M
è il messaggio da cifrare
Mc
è il messaggio cifrato
PrivKey
è la chiave privata per la cifratura e la decifratura
B.1.1 Il Cifrato di Cesare
Tramite questa tecnica ogni lettera nel messaggio viene sostituita con un altra, più avanti
nell'ordine alfabetico di un certo numero di posizioni. In questo caso il numero di
posizioni successive alla lettera da sostituire rappresenta la chiave di cifratura.
Supponendo quindi di voler effettuare la cifratura del seguente messaggio, composto con
le lettere dell'alfabeto anglosassone
MIO MESSAGGIO
diventa, scegliendo una chiave di cifratura pari a 3
PNR PHVVDJJLT
Ovviamente affinché il messaggio possa essere successivamente letto è necessario che il
91
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
ricevente abbia a disposizione la chiave per la decifratura che risulta essere la stessa
utilizzata per cifrare il messaggio. Questa volta però anziché sostituire ogni lettera con
quella più avanti di un numero di posizioni pari alla chiave si deve sostituire con la lettera
più indietro del numero di posizioni pari alla chiave.
Una variante su suddetto cifrario è quella di avere ogni lettera del testo in chiaro sostituita
con qualche altra lettera in modo autonomo e senza una legge fissa. Un sistema di questo
tipo è detto a sostituzione monoalfabetica e la chiave è rappresentata dalla stringa
composta dal numero di lettere di cui si compone l'alfabeto con cui è composto il
messaggio. Tramite questo metodo ed adoperando la seguente chiave
QAZWSXEDCRFVTGBYHNUJMIKOLP
ogni lettera di cui si compone un messaggio viene sostituita adoperando la corrispondenza
evidenziata dalla seguente tabella
A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Q A Z W S X E D C R F V T G B Y H N U J M I
K O L P
In questo modo scegliendo la precedente chiave è possibile cifrare il seguente messaggio
MIO MESSAGGIO
ottenendo
TCB TSUUQEECB
Anche in questo caso, come nel Cifrato di Cesare, il destinatario del messaggio deve
essere in possesso della stessa chiave utilizzata per la cifratura per riuscire a decifrare il
testo ricevuto.
B.1.2 Il Cifrario di Leon Battista Alberti
Si tratta di una tecnica di cifratura molto simile a quella adottata da Cesare ma in questo
caso vengono adottate chiavi differenti per cifrare le differenti parole che compongono il
92
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
messaggio. Ad esempio il messaggio
MIO MESSAGGIO
viene cifrato, adottando la chiave costituita dalla coppia (3, 4), nel seguente modo
PNR QIWWEKKMS
In questo modo il messaggio può essere decifrato sostituendo ogni lettera della prima
parola con la lettera che la precede di 3 posizioni nell'ordine alfabetico e ad ogni lettera
della seconda con la lettera che la precede di 4 posizioni.
B.1.3 Il codice di Vigènere
Il codice di Vigenère si basa un'operazione che viene chiamata sostituzione polialfabetica,
molto più sicura di una semplice sostituzione monoalfabetica. Il Vigenère propose l'uso
della tavola quadrata, composta da alfabeti ordinati spostati di una lettera. La tavola è
composta dalla lista decifrante scritta orizzontalmente in testa mentre le liste cifranti sono
solo le 25 sottostanti ciascuna individuata dalla loro prima lettera che fa parte della chiave
per cifrare e decifrare. La tavola si presenta come di seguito:
A B C D E F G H I
B C D E F G H I
C D E F G H I
D E F G H I
E F G H I
F G H I
G H I
H I
I
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
J
J K
J K L
J K L M
93
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
Q R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
T U V W X Y Z A B C D E F G H I
U V W X Y Z A B C D E F G H I
V W X Y Z A B C D E F G H I
W X Y Z A B C D E F G H I
X Y Z A B C D E F G H I
Y Z A B C D E F G H I
Z A B C D E F G H I
J K L M N
J K L M N O
J K L M N O P
J K L M N O P Q
J K L M N O P Q R
J K L M N O P Q R S
J K L M N O P Q R S T
J K L M N O P Q R S T U
J K L M N O P Q R S T U V
J K L M N O P Q R S T U V W
J K L M N O P Q R S T U V W X
J K L M N O P Q R S T U V W X Y
La cifratura di un certo messaggio viene praticata scegliendo innanzitutto la chiave di
cifratura composta da una sequenza di lettere ad esempio GERRY. Fatto questo è
necessario estrarre dalla precedente tabella oltre alla prima riga quelle righe le cui iniziali
corrispondono alle lettere di cui si compone la chiave quindi nel nostro caso
A B C D E F G H I
G H I
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D E F
E F G H I
J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z A B C D
R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
J K L M N O P Q
R S T U V W X Y Z A B C D E F G H I
J K L M N O P Q
Y Z A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S T U V W X
Giunti a questo punto andremo a sovrapporre il messaggio da cifrare con una ripetizione
della chiave come mostrato nel seguente esempio
MIO MESSAGGIO
GER RYGERRYGE
e successivamente rimpiazzare ogni lettera del messaggio con la corrispondente cifrata
nell'incrocio tra la colonna individuata dalla lettera del messaggio (quelle della prima riga)
e la linea individuata dalla lettera chiave. Il messaggio oggetto d'esempio verrà quindi
94
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
cifrato come segue
MIO MESSAGGIO
SMF DCYWRXEOS
La forza di questo cifrato sta nel fatto che il numero di chiavi è enorme quindi gli attacchi
praticati ad esempio provando tutte le possibili combinazioni non sono praticabili. Per
quasi trecento anni rimase infatti inviolato ma poi cadde di fronte all'analisi del colonnello
prussiano Friedrich Kasiski, che nel 1863 pubblicò un libro che conteneva un metodo di
decrittazione della tavola di Vigenère e del suo cifrario polialfabetico con chiave ripetuta.
B.1.4 Il cifrario a trasposizione per colonne
I cifrari visti fino a questo momento conservano l'ordine dei simboli in chiaro e si limitano
a trasformarli in modo più o meno complesso. Il cifrario a trasposizione per colonne si
basa invece su una tecnica chiamata trasposizione, in cui le lettere dell'alfabeto non
vengono trasformate ma semplicemente ordinate secondo determinati criteri. In questo
cifrario lo scopo della chiave è numerare le colonne di una tabella che contiene il testo in
chiaro scritto orizzontalmente per righe della lunghezza della chiave. Il testo cifrato deve
invece essere letto per colonne, seguendo l'ordine alfabetico proposto dalla chiave.
Illustriamo questa tecnica supponendo di voler cifrare il messaggio
MIO MESSAGGIO
sfruttando la chiave
KEY
Procederemo quindi alla cifratura del nostro messaggio utilizzando una tabella in cui la
prima riga è composta dalle lettere della chiave e le successive dalle lettere componenti il
messaggio da cifrare. Nel nostro caso suddetta tabella si presenta come segue
95
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
K
E
Y
M
I
O
M
E
S
S
A
G
G
I
O
Il risultato della cifratura sarà dato dalla lettura delle colonne della precedente tabella,
seguendo l'ordine alfabetico delle lettere che compongono la chiave che nel nostro caso è
EKY. Il risultato della cifratura sarà quindi
IEAIMMSGOSGO
La decifratura del messaggio cifrato può essere invece realizzata creando una nuova
tabella il cui, come nel caso precedente, la prima riga è composta dalle lettere di cui è
formata la chiave ed il numero di colonne è determinato dalla lunghezza del messaggio
cifrato. Si procede quindi a riempiendo la tabella per colonne con il messaggio cifrato e
leggendo infine le righe successive alla prima.
B.1.5 La macchina Enigma
L'ultimo passo prima della così detta crittografia moderna è costituito dalla costruzione
dalla macchina elettromeccanica tedesca ENIGMA usata nella seconda guerra mondiale.
Essa era composta da ruote con i caratteri incisi sul bordo, e con contatti elettrici in
corrispondenza delle lettere in entrambi i lati. Il testo in chiaro, digitato su una tastiera,
veniva riprodotto utilizzando i caratteri della prima ruota, la quale a sua volta costruiva un
nuovo alfabeto utilizzando i caratteri della seconda, e poi della terza, e cosi' via. Tutte le
ruote, e potevano essere parecchie, venivano "scalate", in modo che la sostituzione delle
lettere fosse ogni volta diversa. La chiave consisteva nel settaggio iniziale delle ruote, che
potevano essere posizionate in una quantità di posizioni diverse tanto alta quante più erano
le ruote utilizzate. Questo meccanismo è facile da costruire via software e abbastanza
sicuro, può tuttavia essere infranto. Fu brillantemente attaccato dal matematico polacco
Marin Rejewsky che con il suo lavoro permise di decifrare numerosi messaggi militari
96
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
tedeschi, un fattore che probabilmente contribuì alla vittoria finale degli alleati.
B.1.6 Il DES
Il DES (Data Encryption Standard) rappresenta un cifrario inizialmente sviluppato
dall'IBM e successivamente modificato dalla National Security Agency (NSA). Fu
adottato dal governo statunitense nel 1977 ufficialmente per la protezione di dati riservati
ma non classificati come segreti militari o di stato e che tuttora è usato da tutte le agenzie
federali, fatta eccezione per quegli atti che richiedevano un livello più alto di sicurezza.
Il DES è un codice cifrato a blocchi. La chiave usata per cifrare è un blocco di 64 bit
suddivisa in 8 sottoblocchi di 8 bit ciascuno. L'ultimo bit di ogni sottoblocco è di controllo
quindi i bit che costituiscono effettivamente la chiave sono 56. Il testo da cifrare viene
suddiviso in blocchi di 64 bit ciascuno e vengono cifrati uno dopo l'altro in successione
con uguale procedimento. Se un blocco non raggiunge la lunghezza desiderata di 64 bit si
utilizza un procedimento detto pad, che può essere implementato in diversi modi: un
metodo aggiunge zeri fino alla lunghezza stabilita mentre un altro, se i dati sono binari,
integra il blocco con bit che sono l'opposto degli ultimi bit del messaggio. Nel caso di dati
ASCII si usano invece byte generati in modo casuale specificando nell'ultimo byte il
carattere ASCII corrispondente al numero di byte aggiunti. Infine un'ultima tecnica, in
parte equivalente alla precedente, usa sempre bit casuali ma fornisce, negli ultimi tre bit, il
numero di byte originali, cioè quelli che costituiscono il messaggio senza riempimento.
Giunto a questo punto l'algoritmo si articola come di seguito
1. viene innanzitutto cambiata la posizione di ciascun blocco di testo di 64 bit. Viene
dunque alterato l'ordine originale dei blocchi di 64 bit che compongono il testo in
chiaro
2. ciascun blocco di 64 bit viene a sua volta suddiviso in due blocchi da 32 bit
ciascuno
3. per ciascuno dei blocchi di 32 bit vengono effettuati 16 passaggi i quali si articolano
in una serie di sostituzioni e trasposizioni in base a delle sottochiavi ricavate a
partire dalla chiave originale
97
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
4. terminati i 16 passaggi di cui sopra i due blocchi di 32 bit, il cui contenuto è stato
alterato, vengono riuniti
Più in dettaglio ciascuno dei 16 passaggi, tramite i quali vengono alterati i blocchi di 64 bit
di cui si compone il messaggio, può essere a sua volta illustrato come segue. Indicati con
T(i)
il risultato dell'i-esimo passaggio
S(i)
il blocco di 32 bit sinistro all'i-esimo passaggio
D(i)
il blocco di 32 bit destro durante l'i-esimo passaggio
KEY(i)
la sottochiave utilizzata nell'i-esimo passaggio
AND
l'operazione di and logico bit a bit
XOR
l'operazione di or esclusivo bit a bit
avremo
1. T(i) = S(i) AND D(i)
2. S(i) = D(i-1)
3. D(i) = S(i-1) XOR f( D(i-1), KEY(i) )
Occupiamoci adesso di studiare in che modo opera la funzione f() che compare nell'ultimo
dei precedenti tre passaggi. La funzione opera tramite i seguenti passaggi
1. il blocco D(i-1) viene espanso da 32 bit a 48 ossia E[ D(i-1) ]
2. viene calcolato E[ D(i-1) ] XOR K(i)
3. quanto ottenuto al precedente passaggio ossia un blocco di 48 bit viene suddiviso in
8 blocchi di 6 bit ciascuno che indicheremo con D(1), D(2), …, D(8)
4. ciascun blocco B(i) viene posto in ingresso ad una funzione che indicheremo con
Z la quale restituisce stringhe di 4 bit ossia Z[ B(i) ]. La funzione Z opera nel
seguente modo: preleva da ogni matrice fissata S-Box (Substitution Box) i 4 bit del
nuovo blocchetto S(i) = Z[ B(i) ] posizionati in base alle righe e colonne
specificate dai 6 bit del corrispondente B(i)
5. gli 8 blocchetti S(1), S(2), …, S(8) vengono concatenati e poi scambiati di
posto ottenendo alla fine P[ S(1),S(2), …, S(8)] = f[ D(i-1),
KEY(i) ]
Infine non ci resta altro che esaminare in che modo vengono calcolate le sottochiavi K(i)
98
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
utilizzate dalla funzione f per il calcolo di f[ D(i-1), KEY(i) ]. Come detto in
precedenza la chiave per la cifratura e la decifratura è una stringa di 64 bit con 8 bit di
controllo che vengono ignorati durante le operazioni di cifratura e decifratura. La chiave si
presenta quindi effettivamente costituita da
56 bit che vengono suddivisi in due
sottoblocchi di 28 bit, che denotiamo con S(0) e D(0). Dopodiché per 16 volte i
sottoblocchi vengono spostati a sinistra ottenendo S(1), D(1), S(2), D(2), …,
S(16), D(16). Quindi al primo passo l'algoritmo utilizzerà la sottochiave KEY(1) =
P[ S(1) AND D(1) ] dove abbiamo indicato con P una trasposizione (lo scambio di
posto), al secondo KEY(2) = P[ S(2) AND D(2)] ed infine al sedicesimo
KEY(16) = P[ S(16) AND D(16) ]. In questo modo tutte le operazioni effettuate
producono sottochiavi K(i) di 48 bit.
La decifratura avviene in maniera pressoché identica all'operazione di cifratura con la
differenza differenza che le sottochiavi utilizzate in ogni passo sono diverse. In particolare
al primo passo viene utilizzata K(16) = P[ L(16) AND L(16) ], al secondo
K(15) = P[ L(15) AND L(15) ] e cosi via.
Il DES fu considerato un algoritmo di cifratura sicuro fino al 17 Luglio 1998 quando la
Electronic Frontier Foundation diffuse un comunicato stampa nel il quale annunciava la
possibilità di cracking dell'algoritmo DES.
B.1.7 L'algoritmo IDEA
IDEA (International Data Encryption Algorithm) nasce nel 1991 in Svizzera sotto il nome
di IPES (Improved Proposed Encryption Standard) ad opera di famosi ricercatori: Xuejja
Lai e James L. Massey. Esattamente come il DES è un codice cifrato a blocchi di 64 bit da
cui differisce per il fatto che la chiave è di 128 bit, caratteristica che dovrebbe eliminare
qualsiasi possibilità di riuscita di ricerca della chiave procedendo per tentativi, poiché
l'insieme delle possibili chiavi è di 2^128. La cifratura con IDEA comporta una divisione
del blocco di 64 bit del testo in chiaro in 4 sottoblocchi di 16 bit. Ogni sottoblocco subisce
8 passi in cui sono coinvolte 52 sottochiavi diverse a 16 bit ottenute dalla chiave a 128 bit.
Più in dettaglio viene adottato il seguente procedimento al fine di generare le sottochiavi:
99
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
1. la chiave a 128 bit viene suddivisa in 8 blocchi di 16 bit che costituiscono le prime 8
sottochiavi
2. le cifre della chiave a 128 sono spostate di 25 bit a sinistra in modo da generare una
nuova combinazione, il cui raggruppamento ad 8 bit fornisce le prossime 8
sottochiavi
3. il passaggio precedente viene ripetuto fin quando non sono state generate tutte le 52
sottochiavi
Ogni passo comporta calcoli abbastanza semplici come XOR, addizione e moltiplicazioni
in modulo 16 (significa che i risultati non possono superare i 16 bit quindi quelli eccedenti
vengono scartati). Durante gli 8 passi il secondo e il terzo blocco si scambiano di posto
mentre all'ultimo passo i 4 sottoblocchi vengono concatenati per produrre un blocco di
testo cifrato a 64 bit.
La decodifica è identica eccetto il fatto che le sottochiavi sono ottenute in maniera diversa
dalla chiave principale a 128.
IDEA è al momento il cifrario a chiave segreta più utilizzato quanto riguarda i software
commerciali di crittografia vista la sua velocità di codifica e decodifica e la sua elevata
sicurezza.
B.2 La crittografia asimmetrica
Le tecniche di cifratura esaminate fino ad ora utilizzano un unica chiave sia per
l'operazione di cifratura che di decifratura. Un simile sistema comporta problemi legati
alla riservatezza della chiave utilizzata la cui conoscenza deve essere dominio esclusivo
del mittente e del ricevente del messaggio. Ad esempio un primo problema che si presenta
è rappresentato dallo scambio della chiave tra mittente e ricevente che deve avvenire
tramite un canale di comunicazione sicuro. Risulta ostico trovare una soluzione ad un
simile problema nel momento in cui si vuole effettuare uno scambio di messaggi su lunghe
distanze. Ecco quindi che nel 1975 Whitfield Diffie e Martin Hellman idearono un sistema
per la cifratura e decifratura dei messaggi denominato asimmetrico. Diffie ed Hellman
pensarono ad un sistema basato sull'uso di due chiavi generate in modo che sia impossibile
100
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
ricavarne una dall'altra. Le due chiavi vengono chiamate pubblica e privata: la prima serve
per cifrare e la seconda per decifrare. Una persona che deve comunicare con un'altra
persona non deve far altro che cifrare il messaggio con la chiave pubblica del destinatario
il quale una volta ricevuto il messaggio non deve fare altro che decifrarlo con la chiave
segreta personale. Utilizzando un simile sistema ogni persona possiede una coppia di
chiavi: quella pubblica può essere tranquillamente distribuita e resa di pubblico dominio
perché consente solo di cifrare il messaggio mentre quella privata deve essere conosciuta
solo da una persona.
B.2.1 L'RSA
Una prima implementazione delle tecniche di crittografia asimmetrica fu sviluppata nel
1978 da Ronald Rivest, Adi Shamir e Leonard Adleman che realizzarono una procedura di
calcolo che prese il nome di algoritmo RSA.
L'algoritmo RSA si basa su un procedimento che, sfruttando i numeri primi, risulta
estremamente improbabile attaccare. Dati due numeri primi è molto facile stabilire il loro
prodotto mentre risulta molto più difficile determinare, a partire da un determinato
numero, quali numeri primi hanno prodotto quel risultato dopo essere stati moltiplicati tra
loro. La complessità delle operazioni necessarie a determinare la chiave privata partendo
dalla chiave pubblica risulta pertanto troppo elevata per essere messa effettivamente in
pratica. La procedura che illustra l'algoritmo si articola nei seguenti passi:
1. partendo da due numeri primi, p e q, viene calcolato il loro prodotto n = p*q
2. calcolo del valore z
= (p-1)*(q-1)
3. scelta di un intero d tale che d che sia primo rispetto a z, il che significa che i due
numeri non devono avere fattori primi in comune
4. ricerca di un numero e tale che e*d mod z = 1, cioè che il resto della divisione
tra e*d e z sia 1
5. suddivisione del messaggio in chiaro in blocchi costituiti da k bit, dove k è il più
grande intero che soddisfa la disequazione 2^k < n
6. per ciascun blocco di k bit che chiameremo m si procede con la cifratura calcolando
101
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Mc = m^e mod n mentre la decifratura avviene calcolando Mc^d mod n
Dal procedimento esposto di sopra si evince che per cifrare un messaggio in chiaro è
necessario conoscere e ed n che sono quindi parte costituente della chiave pubblica
mentre per decifrare il testo cifrato è necessario conoscere d ed n che sono invece parte
della chiave privata.
B.3 Sistemi crittografici ibridi
Nonostante i sistemi crittografici asimmetrici riescano a garantire la riservatezza nello
scambio dei messaggi risultano estremamente lenti, a differenza dei sistemi simmetrici, sia
nella fase di cifratura dei messaggi che nella decifratura. Risulta pertanto oneroso riuscire
a mettere in piedi una comunicazione cifrata basata su di un sistema a cifratura
asimmetrico. Sono stati quindi ideati sistemi per lo scambio sicuro di messaggi che
sfruttano in maniera combinata le tecniche di cifratura simmetrica ed asimmetrica. In un
simile sistema un algoritmo asimmetrico, quale l'RSA, viene utilizzato unicamente per lo
scambio della chiave privata tra le due controparti tra le quali deve avvenire la
comunicazione. Successivamente la cifratura dei messaggi avviene invece sfruttando un
algoritmo di cifratura simmetrico quale ad esempio il DES oppure l'IDEA. Possiamo
riassumere, denominate A e B le entità tra le quali deve avvenire lo scambio di messaggi,
come segue
1. A utilizza la chiave pubblica di B per cifrare la chiave di sessione ed invia il
risultato dell'operazione a B
2. B utilizza la sua chiave privata per decifrare quanto ricevuto da A ed ottenendo la
chiave di sessione
3. da questo momento in poi le controparti coinvolte possono scambiarsi messaggi,
cifrati con un algoritmo simmetrico, in maniera sicura
B.4 Funzioni di hash
Una funzione di hash è una funzione non invertibile il cui scopo è quello di convertire un
testo di lunghezza arbitraria, ad esempio il testo di un messaggio, in una stringa di
102
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
lunghezza fissa e relativamente limitata. La stringa ottenuta può essere considerata come
una sorta di impronta digitale del testo in chiaro e viene detta valore di hash, checksum
crittografico o message digest. Non essendoci una corrispondenza biunivoca tra il valore
di hash e il testo in base al quale il valore di hash è stato calcolato e dato che l'insieme dei
testi possibili ha cardinalità maggiore di quella dell'insieme degli hash possibili, per il
principio dei cassetti ad almeno un hash corrisponderanno più testi possibili. Quando, a
partire da due testi differenti, viene prodotto lo stesso hash, si parla di collisione e la
qualità di una funzione di hash è misurata direttamente in base alla difficoltà
nell'individuare due testi che generino una collisione. Le funzioni di hash possono essere
utilizzate con diversi scopi quali ad esempio
1. la verifica dell'integrità di un messaggio trasmesso
2. generazione di una firma digitale
La verifica dell'integrità di un messaggio viene realizzata dal lato trasmettitore inviando
assieme al messaggio il checksum crittografico, calcolato in base al messaggio da inviare,
e dal lato ricevitore calcolando il checksum crittografico del messaggio ricevuto e
confrontandolo successivamente con quello spedito dal trasmettitore assieme al
messaggio.
Importantissimo, come vedremo in seguito, risulta il contributo che gli algoritmi di hash
forniscono del processo di generazione della firma digitale. Le funzioni di hash, infatti,
permettono la rapida creazione della firma anche per file di grosse dimensioni.
Risulterebbe infatti computazionalmente sconveniente generare una firma, tramite
l'esecuzione quindi di algoritmi di cifratura asimmetrici, sulla base di una grande mole di
dati mentre molto più conveniente è invece generare una firma sulla base del checksum
crittografico, calcolato sulla base del messaggio che si intende cifrare.
Tra gli algoritmi di hash ricordiamo l'MD2, l'MD4 e l'MD5, considerati oramai insicuri
essendo stati trovati metodi per generare collisioni in tempi relativamente brevi, ed i
moderni SHA-1 e SHA-2.
103
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
B.5 La firma digitale
Fino ad ora, tramite la descrizione di vari algoritmi di cifratura, abbiamo centrato
l'attenzione sulla ricerca di metodi che consentissero all'utente di preservare la riservatezza
del messaggio. A volte però non sussiste la necessità di cifrare un intero messaggio ma si
desidera semplicemente avere un modo per riuscire a stabilire l'identità dell'autore del
messaggio stesso. A questo proposito ci viene in contro la firma digitale tramite la quale
siamo tranquillamente in grado di risolvere i problemi relativi
1. all'integrità del messaggio
2. all'autentificazione del mittente del messaggio
3. all'impossibilità del mittente di un messaggio di ripudiare quanto da lui firmato
La firma digitale si basa sull'utilizzo combinato di algoritmi di cifratura asimmetrici e
delle cosiddette funzioni di hash. Come visto nel paragrafo dedicato alla crittografia
asimmetrica, la chiave privata di un certo utente è la sola in grado di poter decifrare
correttamente i dati cifrati con la chiave pubblica di quell'utente. In suddetto paragrafo non
abbiamo però detto che un testo cifrato con una certa chiave privata può essere decifrato
con la chiave pubblica associata. Proprio quest'ultimo rappresenta il principio su cui si
basa la firma digitale. In maniera più rigorosa il processo di creazione di una firma digitale
si articola nei seguenti passi:
1. si ricava, tramite l'ausilio di un algoritmo di hash (come l'MD5 oppure l'SHA-1) che
deve essere reso noto al destinatario del documento, il message digest relativo al
documento da firmare
2. si procede col cifrare, tramite un algoritmo crittografico asimmetrico (ad esempio
l'RSA o il DSA) da rendere noto anch'esso al destinatario, con la chiave privata del
mittente il message digest ottenuto al passo precedente ottenendo quindi la firma
digitale relativa al documento da firmare.
Il documento unitamente alla firma digitale, calcolata come spiegato di sopra, rappresenta
un documento firmato digitalmente che può essere letto da chiunque in quanto composto
da testo in chiaro ma non modificato poiché la sua alterazione verrebbe evidenziata dalla
firma digitale ad esso allegata. In particolare il destinatario del documento può controllare
104
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
che il documento ricevuto non sia stato alterato
1. decifrando la firma allegata al documento con la chiave pubblica del mittente
ottenendo quindi un message digest corrispondente presumibilmente al documento
ricevuto
2. calcolando localmente il message digest relativo al documento e confrontandolo poi
con quello ricavato al passo precedente. Se i due coincidono è possibile concludere
che il documento non è stato, con una probabilità molto alta, alterato in quanto
l'algoritmo di hash è fatto in modo da minimizzare la probabilità che da testi diversi
si giunga allo stesso message digest.
105
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Appendice C
Java Me, JSR 257 e Boucy Castle Cryptography API
Più che un linguaggio di programmazione Java rappresenta una vera e propria piattaforma
per lo sviluppo di software. Ideata da James Goslin ed altri dipendenti della Sun
Microsystems questa piattaforma ha come obbiettivo la possibilità di creare applicazioni in
grado di essere eseguite su dispositivi dalle caratteristiche hardware anche moto differenti
tra loro. Java si presenta pertanto composta da un linguaggio di programmazione, una
Java Virtual Machine ed un insieme di API e tool per lo sviluppo delle applicazioni. Una
particolare rilevanza assume la Java Virtual Machine, in breve JVM, lo strumento tramite
il quale viene resa possibile non solo la semplice portabilità del codice ma la portabilità di
intere applicazioni. Infatti dal codice sorgente Java, tramite un processo di compilazione,
viene generato il cosiddetto bytecode il quale potrà successivamente essere eseguito da
una qualsiasi implementazione della JVM, secondo le specifiche rilasciate in un
documento denominato Java Virtual Machine Specification, la quale si occuperà di
tradurre le istruzioni specificate nel bytecode in chiamate al sistema operativo sottostante.
Nell'ambito del nostro studio risulta importante affrontare un discorso relativo ai
dispositivi elettronici con risorse hardware limitate come cellulari e PDA. Infatti le
limitazioni in termini di risorse di questi dispositivi impongono la definizione di ambienti
di sviluppo ed esecuzione delle applicazioni differenti da quelli che si potrebbero
utilizzare invece per sistemi dotati di elevate capacità di elaborazione. A tal scopo è stata
dunque concepita la piattaforma Java 2 Micro Edition, in breve J2ME.
C.1 La piattaforma Java 2 Micro Edition
La piattaforma J2ME si presenta come un ambiente per lo sviluppo, il deploy e
l'esecuzione di applicazioni Java in dispositivi dotati di risorse limitate. La definizione di
un simile ambiente significa definire
106
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– una JVM in grado di eseguire bytecode sul dispositivo nella quale è installata
– un insieme di API che permettano di sfruttare le caratteristiche del dispositivo
– un insieme di tool per lo sviluppo e il deploy delle applicazioni
La definizione di un suddetto ambiente comporta però problemi legati alle diversità e
limitazioni dei dispositivi in commercio. Nasce pertanto l'esigenza di definire un modo per
classificare i dispositivi non in base al loro utilizzo ma in base alle loro caratteristiche.
Sono stati definiti a questo scopo i concetti di Configuration e Profile.
C.1.1 Configuration
Una Configuration è una descrizione completa di un Java Runtime per una categoria di
dispositivi dotati di caratteristiche hardware simili. Essa si può considerare costituita da
– una JVM per l'esecuzione del bytecode
– un insieme di classi standard
– un insieme di classi per l'interfacciamento col sistema operativo al fine di sfruttare le
caratteristiche peculiari del dispositivo
Mediante la definizione di una Configuration è possibile quindi specificare quali sono le
operazioni minime che una JVM può eseguire e quali sono le API, presentate sotto forma
di classi, disponibili per lo sviluppo delle applicazioni. Attualmente per la piattaforma
J2ME sono definite due Configuration: il Connected Device Configuration (CDC) e il
Connected Limited Device Configuration (CLDC). Le specifiche relative al CDC e al
CLDC sono definite in documenti denominati Java Specification Request, in breve JSR. In
particolare le specifiche del CDC, giunte oramai alla versione 1.0, sono definite nel JSR
36 mentre quelle inerenti il CLDC, giunte alla versione 1.1, sono definite nel JSR 139.
In particolare le specifiche della CDC riguardano dispositivi con caratteristiche hardware
quali
– CPU a 32 bit
– Almeno 512K di memoria ROM
– Almeno 256K di memoria RAM
– Alimentazione teoricamente illimitata
107
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– Connettività continua verso un qualche tipo di rete
– Capacità di gestione di un implementazione completa della JVM come dalle
specifiche del Java Virtual Machine Specification 2nd Edition
– Interfaccia grafica di vario genere se non addirittura assente
Le specifiche della CLDC riguardano invece dispositivi dotati di
– CPU a 16 o 32 bit
– Alimentazione a batterie
– Almeno 192K di memoria complessiva
– Connettività limitata
– Interfaccia grafica di vario tipo se non addirittura assente
A questa categoria di dispositivi appartengono dispositivi come PDA e telefoni cellulari.
C.1.2 Profile
Mentre una Configuration consente di classificare un dispositivo in base alle
caratteristiche hardware un Profile consente una classificazione dei dispositivi in base alle
funzionalità che questi offrono. Un Profile si presenta quindi costituito da un insieme di
API, che si poggiano su di una determinata Configuration, in grado di sfruttare le
particolari caratteristiche del dispositivo. I Profile attualmente disponibili per la CDC sono
– il Foundation Profile
– il Personal Basis Profile
– il Personal Profile
mentre attualmente l'unico Profile disponibile per la CLDC è il Mobile Information
Device Profile, in breve MIDP. Di seguito ci occuperemo del MIDP le cui specifiche,
giunte alla versione 2.1, sono definite nel JSR 118.
In base a quanto detto finora, saremo in grado di fornire una
rappresentazione
dell'architettura della J2ME come nella figura di seguito.
108
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Architettura della piattaforma Java 2 Micro Edition
C.1.3 Il CLDC
Abbiamo visto in precedenza quali sono i requisiti hardware minimi che i dispositivi che
implementano le CLDC devono avere. Si tratta di dispositivi elettronici di largo consumo
come PDA e telefoni cellulari dotati di capacità di elaborazione esigua. Pertanto il Java
Runtime disponibile per questo genere di dispositivi non può essere paragonato a quello
messo a disposizione invece dai dispositivi che implementano le specifiche della CDC. Ad
esempio CDC prevede che un dispositivo che la implementa abbia la capacità di gestire un
implementazione completa della JVM. Al contrario la CLDC prevede la definizione di una
versione semplificata della JVM, denominata invece KVM. Un discorso analogo può
essere fatto per quanto riguarda le API messe a disposizione dal CLDC le quali sono
costituite da un sottoinsieme di quelle disponibili invece per il CDC. Una Configuration
quale il CLDC si può dunque considerare costruita a partire dal CDC tramite
l'eliminazione di tutte quelle caratteristiche non necessarie oppure la cui implementazione
richiederebbe la presenza di risorse che non sono invece presenti. Un discorso analogo
può essere fatto riguardo la Configuration CDC, ricavata invece dalla piattaforma Java 2
Standard Edition. La relazione tra J2SE, CDC e CLDC è messa in evidenza dalla seguente
figura in cui viene mostrato come il CDC sia definita come un sottoinsieme della J2SE con
l'aggiunta di alcune estensioni. La CLDC può essere vista invece come un semplice
sottoinsieme della CDC.
109
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Relazione tra J2SE, CDC e CLDC
Per quanto riguarda le API messe a disposizione da questa Configuration possiamo
distinguerle in due gruppi: classi ereditate dalla J2SE e classi specifiche della CLDC. Le
classi ereditate dalla J2SE sono raccolte nei package
– java.lang
– java.lang.ref
– java.util
– java.io
mentre le classi esplicitamente create per la CLDC sono raggruppate nel package
– java.microedition.io
C.1.4 Il MIDP
Il MIDP, nell'implementazione descritta nel JSR 118, descrive un architettura ed un
insieme di API per lo sviluppo di applicazioni in un ambiente per dispositivi definiti MID,
Mobile Information Device. Le specifiche del MIDP riguardano principalmente aspetti
legati a
– Delivery delle applicazioni e tecnologie per il billing delle stesse
– Gestione del ciclo di vita delle applicazioni
– Modello di firma delle applicazioni e definizione dei domini di sicurezza
– MIDlet Push Registration per la realizzazione di servizi di Push
– Gestione del Networking
110
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– Gestione della persistenza
– Gestione di contenuti multimediali
– Supporto alla realizzazione di interfacce grafiche
L'architettura di un sistema che soddisfa le specifiche dell MIDP è schematizzata di
seguito
Applicazioni MIDP
Applicazioni Specifiche
dell'OEM
API Specifiche dell'OEM
Applicazioni Native
MIDP
CLDC
Sistema Operativo
Mobile Information Device
Architettura di un sistema con MIDP
Il MIDP descrive un insieme di API per lo sviluppo di applicazioni che prendono il nome
di Midlet. L'insieme delle API che il MIDP descrive rappresenta un estensione di quello
definito dal CLDC sul quale si poggia. Al programmatore di applicazioni basate sul MIDP
vengono quindi rese disponibili sia le API descritte dal CLDC che quelle esplicitamente
definite dal MIDP.
Relazione tra API del Profile MIDPe quelle
Le API del MIDP si presentano inoltre costituite da un insieme di classi raggruppate nei
package
– java.lang
– java.lang.ref
111
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
– java.util
– java.io
– javax.microedition.io
– javax.microedition.midlet
– javax.microedition.lcdui
– javax.microedition.game
– javax.microedition.media
– javax.microedition.media.control
– javax.microedition.rms
– javax.microedition.pki
C.2 Le Midlet
Come già detto in precedenza un applicazione basata sul Profile MIDP è denominata
Midlet. Una o più Midlet, all'interno di un archivio sotto forma di file .jar, compongono
quella che viene denominata Midlet Suite. A supporto della Midlet Suite viene in genere
fornito un file denominato Java Application Descriptor, in breve JAD, il cui scopo è
quello di fornire informazioni relative alla Midlet Suite. All'interno del JAD, più in
particolare, sono presenti tutta una serie di informazioni che possono essere classificate
come
– Required
– Optional
– Custom
Riportiamo di seguito in tabella quelle che sono le informazioni di tipo Required.
Informazioni di tipo Required
MIDlet-Name
Descrizione
Il nome che identifica la Midlet Suite
MIDlet-Version
Versione della Midlet Suite
MIDlet-Vendor
Identificatore del rivenditore della Midlet
Suite
MIDlet-Jar-Size
Indica la dimensione in byte del file .jar
112
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
MIDlet-Jar-URL
Rappresenta l'URL che identifica il .jar
MicroEdition-Configuration
Identifiica quale dev'essere la
Configuration supportata dal dispositivo
per poter eseguire le applicazioni nella
Midlet Suite
MicroEdition-Profile
Profile che il dispositivo deve
supportare per eseguire le applicazioni
nella Midlet Suite
Riportiamo anche l'elenco delle possibili informazioni di tipo Optional che possono essere
inserite nel JAD.
Informazioni di tipo Optional
Descrizione
MIDlet-Description
Rappresenta una descrizione testuale
delle funzionalità dell'applicazione
MIDlet-Icon
È il percorso di un file immagine che
rappresenta la Midlet Suite
relativamente al file .jar che la contiene
MIDlet-Info-URL
URL identificativo di informazioni
aggiuntive relative alla Midlet Suite
MIDlet-Data-Size
Permette di specificare la quantità
minima di byte che la Midlet Suite
richiede per il RMS il cui valore di
default è zero
MIDlet-Install-Notify
Rappresenta un URL a cui il dispositivo
può notificare l'avvenuta installazione di
una Midlet Suite
MIDlet-Delete-Confirm
Rappresenta un URL a cui il dispositivo
può notificare l'avvenuta accettazione di
un operazione di cancellazione di una
Midlet Suite
MIDlet-Delete-Notify
Rappresenta un URL a cui il dispositivo
può notificare l'avvenuta cancellazione
di una Midlet Suite
Per motivi di spazio non ci occuperemo delle informazioni di tipo Custom ma passeremo
direttamente all'esame della struttura di un applicazione Midlet.
113
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
C.2.1 Struttura di una MIDlet
Una applicazione Midlet non rappresenta altro che un istanza di un estensione della classe
astratta MIDlet, definita nel package javax.microedition.midlet. La classe MIDlet prevede
infatti la presenza di tre metodi astratti e con visibilità protected che una classe derivata
deve implementare:
– protected void startApp()
– protected void pauseApp()
– protected void destroyApp(boolean unconditional) throws
MIDletStateChangeException
Tutti e tre i metodi sopra citati sono coinvolti, come vedremo in seguito, nel ciclo di vita di
una Midlet. Inoltre anche il costruttore si presenta con visibilità protected. Infine è da
notare che una classe che estende la classe MIDlet deve implementare al più il solo
costruttore di default in quanto rappresenta il primo contatto con l'AMS.
C.2.2 Ciclo di vita di una MIDlet
Un dispositivo che soddisfa le specifiche del MIDP deve necessariamente implementare
un applicazione che viene identificata in maniera indifferente con i termini di Application
Management Software (AMS) oppure Java Application Manager. Compito fondamentale
dell'AMS è quello di gestire il ciclo di vita di un applicazione Midlet. Una Midlet infatti
può trovarsi in diversi stati in relazione alla sua esecuzione che sono
– Active nel quale una Midlet è in esecuzione nell'ambiente di esecuzione Java
– Paused nel quale la Midlet è in uno stato di sospensione ed ha liberato risorse
eventualmente acquisite in precedenza
– Destroyed quando la Midlet ha terminato la sua esecuzione ed ha liberato tutte le
risorse
Una Midlet si trova nello stato di Active quando l'AMS ne ha autorizzato l'esecuzione
creando un istanza della classe che la descrive ed invocando successivamente il metodo
startApp() il quale contiene tutte le istruzioni necessarie alla Midlet per acquisire le risorse
necessarie alla sua esecuzione.
114
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Quando una Midlet si trova nello stato di Paused significa che la sua esecuzione è stata
interrotta per una precisa volontà dell'utente oppure a causa di una decisione dell'AMS.
Questo è lo stato in cui si trova l'applicazione immediatamente dopo la creazione di un
istanza della classe che la descrive. Nel caso in cui non venga sollevata nessuna eccezione
durante l'esecuzione del codice nel costruttore di default, l'AMS, con l'invocazione del
metodo startApp(), porta l'applicazione nello stato di Active. Esistono tuttavia altri motivi
per cui una Midlet può trovarsi in stato di Paused ad esempio per iniziativa dell'AMS
oppure dell'utente che utilizza l'applicazione. Nel primo caso ad esempio ciò può avvenire
a seguito dell'arrivo di una telefonata. L'AMS sospenderà quindi l'esecuzione per
permettere all'utente di rispondere. Al termine della telefonata sarà lo stesso AMS a
provvedere al ripristino dell'applicazione precedentemente messa in pausa. Il meccanismo
in base al quale viene notificato alla Midlet di entrare in stato di Paused si basa sulla
presenza del metodo pauseApp() che contiene tutte le istruzioni necessarie affinché la
Midlet liberi le risorse impegnate nel corso della propria esecuzione. Quindi quando
l'AMS decide di mettere in pausa una Midlet lo fa invocando su di essa il metodo
pauseApp(). È tuttavia possibile che la richiesta di ingresso nello stato di Paused avvenga
ad opera della Midlet stessa. Questo avviene mediante l'invocazione, all'interno della
Midlet, del metodo statico notifyPaused(). Risulta importante sottolineare che
l'invocazione di questo metodo per notificare all'AMS che la Midlet è in stato di Paused
non implica una successiva chiamata da parte dell'AMS del metodo pauseApp(). Sarà
quindi compito della Midlet liberare tutte le risorse impegnate priva di invocare il metodo
notifyPaused().
Infine avremo che una Midlet si trova nello stato di Destroyed quando ha rilasciato tutte le
risorse ed ha terminato la sua esecuzione. Come nel caso del passaggio allo stato di
Paused, ci sono due possibili motivi per cui una Midlet può entrare nello stato di
Destroyed: per una decisione dell'AMS oppure per volontà della stessa Midlet. L'AMS
richiede alla Midlet il passaggio allo stato di Destroyed invocando sull'applicazione stessa
il metodo destroyApp(boolean unconditional). Quando il valore del parametro booleano è
true ed il metodo viene eseguito senza sollevare eccezioni l'applicazione viene terminata
115
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
regolarmente. Quando invece il valore del parametro è false allora la Midlet può esprimere
o meno un consenso alla sua terminazione tramite il sollevamento di un eccezione del tipo
MIDletStateChangeExcception definita nel package javax.microedition.midlet. Infatti se il
parametro booleano assume valore false ed il metodo destroyApp(boolean unconditional)
solleva un eccezione di tipo MIDletStateChangeExcception l'AMS può eventualmente
decidere di rimandare la terminazione dell'applicazione. Infine, come già accennato, la
richiesta di passaggio allo stato Destroyed può anche arrivare dalla Midlet. Questo avviene
mediante invocazione, all'interno del corpo del programma, del metodo notifyDestroyed().
In quest'ultimo caso sarà responsabilità dell'applicazione deallocare le risorse impegnate in
precedenza.
Transizioni di stato in una Midlet
116
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
C.2.3 Esempio di MIDlet
Vediamo ora un esempio di quanto detto fin ora. Di seguito possiamo vedere il codice
dell'applicazione che abbiamo chiamato HelloWorldMIDlet.
import javax.microedition.lcdui.*;
import javax.microedition.midlet.*;
public class HelloWorldMIDlet extends MIDlet implements
CommandListener {
public HelloWorldMIDlet() {}
protected void destroyApp( boolean arg0 ) throws
MIDletStateChangeException {}
protected void pauseApp() {}
protected void startApp() throws MIDletStateChangeException {
Form displayable = new Form( MIDLET_TITLE );
Command exitCommand = new Command( EXIT_LABEL,
Command.EXIT, 1 );
displayable.addCommand( exitCommand );
displayable.setCommandListener( this );
Display.getDisplay( this ).setCurrent( displayable );
}
public void commandAction( Command arg0, Displayable arg1 ) {
if ( EXIT_LABEL.equals( arg0.getLabel() ) ) {
try { destroyApp( true ); }
catch ( MIDletStateChangeException e ) {
e.printStackTrace();
}
notifyDestroyed();
}
}
private final String MIDLET_TITLE = "HelloWorldMIDlet";
private final String EXIT_LABEL = "Esci";
}
Possiamo invece ora vedere il contenuto del Java Application Descriptor
MIDlet-1: HelloWorldMIDlet,,HelloWorldMIDlet
MIDlet-Jar-Size: 1424
MIDlet-Jar-URL: HelloWorldMIDlet.jar
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
MIDlet-Name: HelloWorldMIDlet MIDlet Suite
MIDlet-Vendor: Gerardo Saracino
MIDlet-Version: 1.0.0
MicroEdition-Configuration: CLDC-1.1
MicroEdition-Profile: MIDP-2.0
Infine ecco come si presenta la nostra Midlet in esecuzione all'interno di un emulatore
Midlet in esecuzione all'interno di un emulatore
C.3 Le Contactless Communication API
Le API definite nel JSR 257 (Java Specificaiton Request 257), denominate Contactless
Communication API, costituiscono un insieme di API per l'accesso ai TAG RFID e i
codici a barre. Oltre alle classi e alle interfacce per l'accesso ai generici TAG RFID,
vengono inoltre definite apposite strutture per interagire con i TAG contenenti dati
formattati secondo le specifiche dell'NFC Forum, con le smart card compatibili con lo
118
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
standard ISO 14443 e con i codici a barre. Le strutture sopra citate sono strutturate in
cinque package:
– javax.microedition.contactless nel quale vengono definite una serie di
classi ed interfacce comuni a tutti i tipi di Target supportati dalle API
– javax.microedition.contactless.ndef per lo scambio dati con i TAG
con dati formattati secondo le specifiche NFC Forum
– javax.microedition.contactless.rf per la comunicazione con i
generici TAG RFID
– javax.microedition.contactless.sc per la comunicazione con le smart
card definite dalla specifiche ISO 14443
– javax.microedition.contactless.visual per la lettura dei codici a
barre
La compatibilità con le Contactless Communication API prevede che tutte le parti
descritte dalle specifiche vengano incluse nell'implementazione ma viene lasciata la libertà
di
non
implementare
alcune
funzionalità.
In
particolare
risulta
opzionale
l'implementazione degli ultimi quattro package della lista di cui sopra mentre
l'implementazione del primo, il javax.microedition.contactless, risulta obbligatoria. Poiché
il tempo disponibile per ultimare questa tesi non è sufficiente per una trattazione
dettagliata di tutte le funzionalità offerte dall'insieme completo delle API ci limiteremo ad
illustrare unicamente quelle offerte da suddetto package.
Come già detto in precedenza in questo package vengono definite le funzionalità comuni a
tutti i tipi di Target supportati. L'entry point per l'utilizzo di queste API è rappresentato
dalla rilevazione del TAG, funzionalità che viene messa a disposizione proprio in questo
package. Viene, in particolare, fornito un meccanismo per cui risulta possibile, alle
applicazioni che ne fanno richiesta, di ricevere notifica nel momento in cui viene rilevato
un nuovo target. L'insieme delle interfacce e delle classi che compongono il package è
illustrato tramite le tabelle mostrate di seguito. Per una descrizione più esaustiva di
ciascuno degli elementi del package si rimanda alla documentazione Java fornita con le
API.
119
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Sommario delle Interfacce
TagConnection
Rappresenta l'interfaccia che tutte le
connessioni
necessarie
alla
comunicazione con i target supportati
dalle API devono estendere
TargetListener
Fornisce un meccanismo per il quale
risulta possibile alle applicazioni di
ricevere notifica nel momento in cui
avviene la rilevazione di un nuovo target
da parte del dispositivo
TargetProperties
Raccoglie le proprietà comuni a tutti i
tipi di target supportati dalle API
TransactionListener
Fornisce all'applicazione notifica circa
l'attività del Secure Element quando il
dispositivo si trova in modalità Card
Emulation
120
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Sommario delle Classi
DiscoveryManager
Fornisce i meccanismi per la rilevazione
di TAG RFID
TargetType
Raccoglie le definizioni di tutti i tipi di
target supportati
Sommario delle Eccezioni
ContactlessException
Rappresenta l'eccezione che viene
lanciata quando avviene un tentativo di
operare un operazione non supportata
Diamo invece di seguito, tramite un diagramma, una panoramica delle relazioni che
intercorrono tra gli elementi che compongono il package e che abbiamo precedentemente
accennato.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Un applicazione che intende registrarsi presso il DiscoveryManager per ricevere notifica
nel momento in cui avviene la rilevazione di un target deve necessariamente implementare
l'interfaccia TargetListener. Suddetta registrazione avviene richiamando su di un istanza di
DiscoveryManager il metodo addTargetListener(TargetListener listener, TargetType
targetType) nel quale risulta necessario specificare l'istanza della classe alla quale si
intende far ricevere notifica della rilevazione ed il tipo di target per il quale si desidera sia
inviata
la
notifica.
L'oggetto
che
implementa
TargetListener
deve
fornire
l'implementazione del metodo targetDetected(TargetProperties[] properties) il quale
122
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
viene richiamato nel momento in cui avviene la su citata rilevazione. Tramite il parametro
properties di suddetto metodo di rende possibile l'accesso a tutte le proprietà riguardanti
l'insieme dei target rilevati, compresi quelli necessari a stabilire una comunicazione e ad
effettuare, quindi, le operazioni di lettura ed, eventualmente, scrittura col target. Quanto
detto fino ad ora può essere illustrato tramite il seguente frammento di codice estratto da
una MIDlet nel quale viene interrogato il DiscoveryManager per richiedere l'elenco dei
tipi di target supportati dalla specifica implementazione delle API. Viene successivamente
inoltrata richiesta di registrazione ad un istanza di DiscoveryManager per la ricezione
della notifica di rilevazione di ciascuno di suddetti tipi di target.
import javax.microedition.contactless.*;
import javax.microedition.midlet.MIDlet;
import javax.microedition.midlet.MIDletStateChangeException;
public class TargetListenerDemo extends MIDlet implements TargetListener
{
protected void startApp() throws MIDletStateChangeException {
// Ottiene un elenco dei Targer supportati
TargetType[] supportedTargetTypes =
DiscoveryManager.getSupportedTargetTypes();
// Ottiene un istanza di DiscoveryManager
DiscoveryManager dm = DiscoveryManager.getInstance();
for( int i = 0; i < supportedTargetTypes.length; i ++ )
try {
// Imposta l'ascoltatore per il tipo di target
dm.addTargetListener( this,
supportedTargetTypes[ i ] );
} catch (IllegalStateException e) {
/*
* L'eccezione non viene mai sollevata in quanto
* la richiesta di registrazione per la notifica
* della rilevazione avviene una sola volta per
* ogni tipo di target supportato
*/
} catch (ContactlessException e) {
/*
* L'eccezione non viene mai sollevata poichè
* facciamo richiesta di ricevere notifica di
* rilevazione dei target che sappiamo essere
* supportati
*/
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
}
}
public void targetDetected(TargetProperties[] arg0) {
/*
* Per ciascuno dei target rilevati stampa a video i nomi dei
* tipi a cui corrisponde
*/
for( int i = 0; i < arg0.length; i ++ ) {
System.out.print( "Rilevato target di tipo " );
int n =
+ " " );
arg0[ i ].getTargetTypes().length;
for( int k = 0; k < n; k ++ )
System.out.print(
arg0[ i ].getTargetTypes()[ k ].toString()
System.out.println();
}
}
}
C.4 Le Bouncy Castle Cryptography API
Bouncy Castle rappresenta il nome di un progetto nato per lo sviluppo di un insieme di
API per la realizzazione di operazioni crittografiche nei linguaggi di programmazione Java
e C#. Anche in questo caso la mancanza di tempo ci impedisce di fare un esame
dettagliato di tutte le operazioni che è possibile compiere tramite queste API. Ci
limiteremo, infatti, a mostrare alcune delle funzionalità riguardanti la crittografia
asimmetrica ed in particolare quelle relative alla creazione di una coppia di chiavi, alla
cifratura e quelle per la generazione della firma digitale.
Illustriamo innanzitutto, tramite il seguente frammento di codice, il processo di creazione
di una coppia di chiavi con particolare riferimento all'algoritmo RSA.
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
SecureRandom sr = new SecureRandom();
BigInteger pubExp = new BigInteger("10001", 16);
RSAKeyGenerationParameters RSAKeyGenPara =
new RSAKeyGenerationParameters(pubExp, sr, 1024, 80);
RSAKeyPairGenerator RSAKeyPairGen = new RSAKeyPairGenerator();
RSAKeyPairGen.init(RSAKeyGenPara);
AsymmetricCipherKeyPair keyPair = RSAKeyPairGen.generateKeyPair();
RSAPrivateCrtKeyParameters RSAprivKey =
(RSAPrivateCrtKeyParameters) keyPair.getPrivate();
RSAKeyParameters RSApubKey =
(RSAKeyParameters) keyPair.getPublic();
Infine, mostriamo in che modo avviene, sempre tramite l'impiego dell'algoritmo RSA, la
cifratura e la decifratura di un blocco di byte.
// Creazione di un array di byte da cifrare
long l = System.currentTimeMillis();
byte[] plainText = Long.toString( l ).getBytes();
// Cifratura
RSAEngine rsaEngine = new RSAEngine();
rsaEngine.init( true, RSAprivKey );
byte[] testoCifrato =
rsaEngine.processBlock( plainText, 0, plainText.length );
// Decifratura
rsaEngine.init( false, RSApubKey );
byte[] plainText2 =
rsaEngine.processBlock( testoCifrato, 0, testoCifrato.length );
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Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
Bibliografia
[1]
P. Talone, G. Russo – 2008 – “RFId Fondamenti di una tecnologia silenziosamente
pervasiva”
[2]
D. Hunt, A. Puglia, M. Puglia – 2007 – “RFID A Guide to Radio Frequency
Identification”
[3]
Speciale RFID
http://www.ibiesse.it
[4]
M. Zinato – Introduzione alla crittografia
http://sicurezza.html.it/guide/lezione/2378/introduzione-alla-crittografia
[5]
M. Altese – 2006 – Nozioni base sulla sicurezza in Java
http://java.html.it/articoli/leggi/1696/nozioni-base-sulla-sicurezza-in-java
[6]
U. Salsi – Crittografia
http://www.icosaedro.it/crittografia
[7]
M. Yuan – Data security in mobile Java applications
http://www.javaworld.com/javaworld/jw-12-2002/jw-1220-wireless.html?page=7
[8]
The Legion of the Bouncy Castle – Bouncy Castle 1.43 API Specification
http://www.bouncycastle.org
[9]
G. Madlmayr – 2008 – NFC: Touch is the new click
http://blogs.forum.nokia.com/blog/gerald-madlmayrs-forum-nokia-blog
[10] C. Enrique Ortiz – 2008 – An Introduction to Near-Field Communication and the
Contactless Communication API
http://java.sun.com/developer/technicalArticles/javame/nfc
[11] NFC Forum – 2006 – NFC Data Exchange Format, NFC Record Type Definition,
NFC Text RTD Technical Specification, NFC URI RTD Technical Specification, NFC
Smart Poster RTD Technical Specification
http://www.nfc-forum.org
126
Progetto e Sviluppo di un Sistema per il Tracciamento Sicuro di Oggetti
[12] M. Carli – 2006 – MIDP 2.0 Book
http://www.massimocarli.it/site
[13] JSR 257 Expert Group – Contactless Communication API
http://jcp.org/aboutJava/communityprocess/final/jsr257
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