Diagnostica per immagini & Oncologia

E enti
Salute
SPECIALE
Settimanale - Anno 6 N° 41
Lunedì 8 luglio 2013
Si cura meglio
dove si fa ricerca
www.ieo.it
Info e Prenotazioni 02 57 489.001
Spedizione con tariffa
Posta Target Magazine
conv. naz./304/2008
del 01-06-2008
IEO Istituto Europeo di Oncologia - Via Ripamonti, 435 - 20141 Milano
IRCCS Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
Attività editoriale a cura de Il Sole 24 ORE Business Media
■ RICERCA / In corso studi che mirano a un maggiore contenimento delle radiazioni emesse dagli strumenti diagnostici
La frontiera tecnologica del settore è la sostenibilità
© SYDA PRODUCTIONS - FOTOLIA.COM
Ne abbiamo parlato con il dottor Eugenio Picano, direttore dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa
DIAGNOSTICA PER IMMAGINI
& ONCOLOGIA
S
ono molti e tutti importanti i risultati della ricerca
nel settore della Diagnostica
per immagini: dalla migliore
risoluzione delle rappresentazioni allo sviluppo di metodologie e possibilità analitiche del tutto nuove. Oggi
molte tecniche coesistono e
virtuosamente competono in
un’incessante corsa alla diagnosi perfetta. È un grande
traguardo, che sta cambiando
sia l’approccio alla medicina
sia la cultura dei pazienti e dei
medici che, in maniera più
ampia e consapevole, sanno
di poter prevenire un gran
numero di patologie.
Ma del grande progresso
tecnologico non è corretto abusare, per questioni di
costi (economici, biologici
e ambientali) e soprattutto
di sicurezza. “Anche se gli
strumenti moderni emettono quantità 10-15 volte inferiori di radiazioni ionizzanti
rispetto a quelli di 5 anni fa,
abusare della diagnostica per
immagini può essere pericoloso nel medio e lungo periodo - avverte il dottor Eugenio
Picano, direttore dell’Istituto
di Fisiologia clinica del Cnr di
Pisa -. Attualmente vi è un uso
spropositato di prestazioni
superflue che, oltre a penalizzare aree assistenziali critiche
per la salute (i cui costi non
sono più sostenibili dal Sistema sanitario), è fonte potenziale di danni non ancora del
tutto noti a livello epidemiologico. Occorre dunque limitare il numero di esami e, dal
punto di vista della ricerca,
orientarsi verso la maggiore
sostenibilità delle metodiche.
Queste necessità sono etiche,
economiche e culturali”.
L’obiettivo dei ricercatori,
dunque, è quello di trovare il
modo di cambiare la cultura
dello spreco e di innalzare la
protezione degli operatori e
dei pazienti attraverso l’infor-
matica, la scienza e la tecnologia. I progressi dovuti agli
studi in corso permettono
di ipotizzare un futuro realmente più sostenibile: la Tomografia computerizzata, per
esempio, consente di osservare l’anatomia coronarica senza cateteri, oggi anche con dosi radiologiche drasticamente
ridotte rispetto a pochissimi
anni fa (da 1.000 a poco più di
100 radiografie del torace). La
Medicina nucleare si avventura sempre di più nel campo dell’imaging metabolico,
molecolare e cellulare, dove è
nascosto il segreto della diagnosi precoce per molte malattie, dall’Alzheimer all’infarto. A sua volta, l’ecografia
diventa sempre più versatile e
miniaturizzata, tanto che oggi
è disponibile con apparecchi
tascabili delle dimensioni di
un telefonino che consentono
diagnosi salvavita (dall’infarto all’edema polmonare).
In elettrofisiologia, infine, si
stanno sviluppando tecniche
che non prevedono l’uso di
raggi.
Radiazioni ionizzanti sotto osservazione
È
in corso uno studio dell’Istituto di Fisiologia clinica del
Cnr (Ifc) con la Società italiana di Cardiologia invasiva:
si tratta del monitoraggio biomolecolare di 500 cardiologi
interventisti altamente esposti a dosi cospicue di radiazioni
ionizzanti. Ifc sta portando avanti anche un progetto con
Regione Toscana (finanziato dai fondi regionali per lo sviluppo industriale) chiamato Dante: Difesa dalle radiazioni
mediche con nuovi elementi tessili basati su materiali nanostrutturati.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
2 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ PREVENZIONE / Al via il Programma annuale di attività 2013 del Ccm
Come ridurre l’incidenza delle malattie
F
resco di approvazione con
decreto del ministero della Salute, negli ultimi giorni
di giugno, è il Programma
annuale di attività 2013 del
Ccm, il Centro nazionale per
la prevenzione e il controllo
delle malattie. Un programma per il quale lo Stato ha
previsto per il 2013 un finanziamento di poco più di
19 milioni. Tra quarti di tali
fondi, 12,650 milioni sono
destinati a sostenere la parte progettuale delegata alle
Regioni, il restante un terzo
(6,351 milioni) alle cosiddette
azioni centrali.
Al fine di sostenere le Regioni nell’attuazione del Pnp, il
Piano nazionale prevenzione, si è ritenuto opportuno
riconfermare la struttura dei
programmi dei due precedenti anni, individuando oltre
alla sorveglianza epidemiologica innovativa, quali aree
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DIN NEWSLETTER
Settimanale - Anno 6 - Numero 41
Lunedì 8 luglio 2013
Direttore responsabile: Mattia Losi
di intervento la prevenzione
universale, la medicina predittiva, la prevenzione nella
popolazione a rischio, la prevenzione delle complicanze e
recidive di malattie.
All’ambito dei progetti strategici di interesse nazionale
afferiscono progetti trasversali e di sistema di supporto
alle Regioni, coerenti con la
mission del Centro nazionale per la prevenzione, ma
non direttamente riferibili al
Pnp o a Guadagnare salute.
In questo capitolo, per il 2013
sono previsti strategie innovative per l’implementazione
della donazione del sangue,
cellule, tessuti ed organi e del
trapianto di organi; modelli
di intervento per le emergenze in sanità pubblica; nuovi
modelli organizzativi per la
gestione dell’assistenza primaria e specialistica del paziente complesso.
Attività editoriale a cura de: Agente:
Viola Matteo
Tel.: 02 30223218
matteo.viola@ilsole24ore.com
Sede operativa:
Via Carlo Pisacane, 1
20016 Pero - Milano
Registrazione Tribunale
di Milano numero 208
del 21 marzo 2005
Cinque, invece, gli ambiti
dell’area riservata al sostegno
alle Regioni per l’implementazione del Pnp e di Guadagnare in salute. Ciascuno di
tali ambiti è costituito da più
linee progettuali.
La sorveglianza epidemiologica innovativa prevede azioni di sistema volte ad individuare applicazioni di metodi
e strumenti di valutazione di
impatto e rispondenza a criteri e parametri di appropriatezza ai fini dell’individuazione delle priorità di intervento.
La prevenzione universale si
esplica secondo quattro direttrici: stili di vita, ambienti
di vita, ambienti di lavoro e
malattie infettive. Appartengono alla prevenzione delle
malattie attraverso gli stili di
vita quegli interventi intersettoriali capaci di un approccio
globale a fattori di rischio e ai
determinanti di salute modi-
Stampatori:
ll Sole 24 Ore S.p.A.
Via Busto Arsizio, 36
20151 Milano;
Il Sole 24 Ore S.p.A.
Via Tiburtina Valeria;
Km 68,7 - 67061 Carsoli (Aq);
Società Editrice Arena S.p.A.
- Via Torricelli,14
37060 Caselle
di Sommacampagna - (Vr);
Stampa Quotidiana S.r.l.
Via Galileo Galilei, 280/A
40059 Località Fossatone Medicina - (Bo);
Centro Stampa Editoriale
S.r.l. - Via Del Lavoro, 18
36040 Grisignano
di Zocco - (Vi);
Centro Stampa Quotidiani
S.p.A. - Via dell’Industria, 52
25030 Erbusco - (Bs);
■ DISPOSITIVI SANITARI / L’idea di Genny Mobility per la mobilità
ficabili. La prevenzione universale negli ambienti di vita
prevede una linea progettuale
legata al rischio sanitario in
aree a forte pressione ambientale e una per la comunicazione sui possibili rischi dei
campi elettromagnetici e per
la sensibilizzazione all’uso
responsabile dei telefoni cellulari, soprattutto in relazione
all’uso da parte dei bambini.
Per quanto riguarda la prevenzione negli ambienti di
lavoro, si punta a prevenire
infortuni e malattie professionali in edilizia e agricoltura e
a modelli di intervento per la
valutazione e la gestione dello
stress lavoro-correlato.
Infine, la prevenzione universale riguardante le malattie
infettive punta ad aumentare
il tasso di copertura vaccinale
e ad un’identificazione precoce delle infezioni emergenti e
riemergenti.
Per quanto concerne la medicina predittiva, l’obiettivo
2013 è l’applicazione di markers biologici riconosciuti
utili all’assistenza sanitaria,
mentre per quanto riguarda
la prevenzione della popolazione a rischio si prevedono,
tra l’altro, modelli di percor-
© auremar - Fotolia.com
Stanziati 19 milioni per varie attività di controllo e per la medicina predittiva
so di diagnosi precoce delle
malattie rene-cardio-respiratorie e dei disturbi della
comunicazione. Previsto il
sostegno anche per la definizione di modelli di gestione
del paziente con patologia
oncologica.
Non da ultimo, un capitolo
del Programma di prevenzione 2013 riguarda la prevenzione delle complicanze
e delle recidive di malattia,
con la gestione del paziente
complesso. L’obiettivo è approfondire la conoscenza e
la ricognizione dei modelli
organizzativi per la gestione
dei pazienti con demenza e
diffusione/promozione delle
buone pratiche operative.
Il Ccm è nato nel 2004 come
organismo di coordinamento
tra le istituzioni sanitarie centrali e quelle regionali per le
attività di sorveglianza e prevenzione oltre che di risposta
alle emergenze.
■ ANZIANI / Le linee guida dell’Oms per una buona deambulazione
Hi-tech e design per essere autonomi Moderato esercizio per muoversi meglio
L’innovativa sedia a rotelle dell’azienda è venduta in 10 paesi
Sufficienti 150 minuti alla settimana per preservare l’equilibrio
L
L’
Paolo Badano
con il modello
Genny Urban 2.0
possibili per chi usa una sedia a
rotelle”. Genny non solo è in grado di abbattere qualsiasi barriera
architettonica, ma ha anche il
pregio di introdurre il concetto
di design nel mondo della disabilità. Ad oggi, tutto ciò che è costruito per i portatori di handicap si basa esclusivamente sulla
funzionalità, spesso tralasciando
l’aspetto estetico. Il design ha invece la grande capacità di creare
integrazione. La vera innovazione è dunque la stretta sinergia
tra design e disabilità che, per
la prima volta, rende Genny un
prodotto ammirato e invidiabile anche da parte di chi non ha
problemi a camminare. Infatti,
la sua estetica accattivante, associata ad una tecnologia d’avanguardia, spostano l’attenzione
dal problema di mobilità all’eccezionalità dell’oggetto stesso.
“Girando per le città, mi capita
spesso che ragazzini mi fermino,
chiedendomi di provarla - afferma Badano -. E questo è il primo
passo verso l’integrazione reale,
perché vedono Genny e non si
accorgono della mia disabilità”.
Oggi Genny è commercializzata
in dieci paesi europei mentre, in
Italia - dove non è venduta nei
canali tradizionali di ortopedia sono stati aperti 2 Genny Point
a Milano e a Savona, ai quali
seguirà presto quello di Roma.
“Inoltre l’Inail ha di recente classificato Genny come un ausilio
medicale che viene fornito a titolo gratuito a chi ne ha i requisiti;
questo è un grande successo che
pone l’Italia all’avanguardia nelle
tecnologie dedicate alla mobilità
per disabili”, conclude Badano.
Per ulteriori informazioni:
www.gennymobility.com/italy
organismo umano non
è nato per l’inattività: il
movimento gli è connaturato
e una regolare attività fisica,
anche di intensità moderata,
contribuisce a migliorare tutti
gli aspetti della qualità della vita. Anche per gli anziani l’esercizio fisico è particolarmente
utile. Il movimento quotidiano,
infatti, indicano le fonti accreditate, ritarda l’invecchiamento. Secondo l’Oms agli anziani
sono sufficienti 150 minuti alla
settimana di attività moderata,
con attività orientate all’equilibrio per prevenire le cadute e
quindi andare incontro anche
a problemi di deambulazione.
Nel 2010 l’Oms ha tentato di
dare indicazioni chiare valide
per tutti, stabilendo la quantità minima di attività fisica per
ogni gruppo d’età. Per gli anziani, se non fossero possibili
i 150 minuti alla settimana di
attività moderata, l’Organizzazione mondiale della sanità
suggerisce comunque di fare
attività fisica tre volte alla settimana adottando uno stile di
vita attivo adeguato alle proprie
condizioni.
Nel caso ci si trovi però nelle
© Alexander Raths - Fotolia.com
a mobilità è tutto. A dirlo è
Paolo Badano, inventore e
utilizzatore di “Genny”, un nuovo mezzo per vivere la mobilità
che ha restituito autonomia e libertà di movimento a molte persone con impedimenti motori.
“Chiamarla sedia a rotelle sarebbe riduttivo - afferma Badano infatti, anche nel nome ho cercato di allontanarmi il più possibile
dal concetto di disabilità”.
Del resto, le differenze con una
normale sedia a rotelle sono
abissali. Genny ha solo due ruote parallele che affrontano senza
problemi la pavimentazione
urbana, ma anche terreni difficili quali sabbia, neve o sterrato.
Utilizza una base auto-bilanciante che elimina la necessità di
azionare leve di comando quali
acceleratore e freno e permette
di muoversi con estrema naturalezza spostando soltanto parte
del busto in avanti per avanzare, e indietro per rallentare e
frenare. Un semplice manubrio
garantisce poi la rotazione del
mezzo senza l’obbligo dell’uso
specifico delle mani, lasciandole
totalmente libere. “È così possibile tenere per mano la propria
fidanzata, portare a spasso il
cane o aprire l’ombrello quando
piove - continua Badano -. Gesti
che sembrano normali, ma im-
condizioni che le difficoltà di
deambulazione rendono impossibili gli spostamenti senza l’aiuto permanente di un
accompagnatore è possibile
ottenere l’indennità di accompagnamento che spetta per
l’appunto agli invalidi civili.
Tale indennità spetta agli invalidi civili totali di qualsiasi età
che si trovino nella condizione
descritta, ma per gli ultrasessantacinquenni si richiede la
condizione che essi abbiano
difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della
loro età.
Per usufruire del diritto alla
libera circolazione e sosta con
l’auto, in deroga ai divieti, le
persone con capacità di deambulazione
sensibilmente
ridotta devono munirsi di
contrassegno speciale, valido
cinque anni su tutto il territorio nazionale. Non è necessario
il riconoscimento di invalido
civile, m solo la certificazione
relativa all’impedimento fisico
del richiedente. Il contrassegno
consente la circolazione e la
sosta dei veicoli, allo specifico
servizio delle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta, purché non
costituisca grave intralcio al
traffico.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
La platea segue
i lavori durante
la I Conferenza
nazionale
dell’oncologia
clinica
■ AIOM / L’impegno dell’Associazione per l’omogeneizzazione dell’attività sul territorio dimostra che la spesa oncologica non grava sulla sanità
Basta ritardi, ora tocca alla politica
L’accorato appello del presidente Aiom che richiama l’attenzione sull’importanza delle reti oncologiche
U
na commissione per
definire i criteri minimi delle reti oncologiche. È
l’organismo che ha costituito
di recente l’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia
medica, presieduta dal professor Stefano Cascinu e che
rappresenta l’aspetto più visibile di un impegno importante che l’Associazione si è
assunta affinché sia vera la
tensione al miglioramento e
all’omogeneizzazione dell’attività assistenziale sul territorio nazionale.
“Il problema delle reti oncologiche è stato affrontato nel
precedente piano oncologico
nazionale - spiega il presidente -, ma è rimasto lettera
morta”. Perciò l’Associazione
ribadisce la sua volontà e
disponibilità a “collaborare
con il ministero della salute
al fine di arrivare a definire
regole che possano essere
seguite da tutte le Regioni,
cui spetta l’organizzazione
sanitaria, per dotarsi di reti
oncologiche omogenee in
tutto il territorio nazionale.
Sono strumenti che consentono una vera integrazione
fra le varie discipline per la
cura dei tumori - sottolinea
- e dunque anche per agire
sui costi”.
Il presidente Cascinu è severo nel leggere la situazione
attuale, nell’evidenziare ciò
che l’Associazione ha fat-
Un budget per l’oncologia
In Europa vale 124 miliardi di euro l’anno, e in
Italia? L’Aiom promuove uno studio ad hoc
“S
erve un budget annuale da assegnare all’oncologia per far
fronte alle difficoltà create dalla spending review”. È la forte
sollecitazione che ha lanciato di recente l’Aiom, insieme a Airo
e Sico, durante la I Conferenza nazionale dell’oncologia clinica
svoltasi a Roma. Alla domanda quanto costa in Italia curare una
persona colpita da cancro non è possibile rispondere in termini
certi, hanno evidenziato le tre principali società scientifiche, perché “manca ancora una stima delle risorse assorbite dalla malattia, indispensabile per poter redigere un budget annuale da assegnare all’oncologia”, spiega il presidente Aiom, Stefano Cascinu.
Per questo, prosegue, l’Aiom “ha promosso uno studio al fine di
analizzare la spesa farmaceutica oncologica negli ultimi tre anni
in Italia e nelle singole Regioni”.
Tutt’altra situazione a livello europeo, ricorda Cascinu. Si sa, infatti, che il costo del cancro nell’Unione europea è pari a 124 miliardi di euro l’anno. Solo il 36% è dovuto però a farmaci, ricoveri
e interventi chirurgici. Il restante 44% è da ricondurre alla mancata produttività dei malati e il 20% a quella dei loro familiari.
“Il nostro studio sulla spesa farmaceutica - prosegue - è un’iniziativa indispensabile per definire l’entità del budget nazionale
per l’oncologia e per capire come le nuove terapie possano essere
introdotte bilanciando l’aggravio finanziario con i risparmi legati
anche all’impiego di farmaci generici e biosimilari. In questo modo - conclude il presidente Aiom - potremo offrire alle istituzioni
uno strumento per distribuire meglio i fondi”.
I 5 big killer nel 2012 sono stati il tumore del polmone (34.500
decessi), del colon retto (quasi 20 mila), del seno (13 mila), dello
stomaco (11 mila) e della prostata (7.900).
to e ciò che si attende dalle
istituzioni. “Abbiamo fornito una serie di strumenti
epidemiologici, come i numeri del cancro - elenca -;
organizzativi, come il Libro
bianco dell’oncologia; di appropriatezza, come indicano
le Linee guida”. Ora, però,
“chiediamo che la politica
fornisca la cornice e le regole
entro cui le reti oncologiche
debbano essere costituite.
Non possiamo più tollerare
ulteriori ritardi e, soprattutto, qualità così diverse
nell’assistenza ai malati”.
Aiom, che si prepara al Congresso di Milano in cui saranno celebrati anche i suoi
40 anni, è categorica nel sostenere che “vi sono sprechi
che pregiudicano fortemente
la qualità delle cure. Basti
pensare che se la media italiana di spesa pro capite è
di 138 euro, vi sono Regioni
che ne spendono 440. Un divario - precisa - cui non corrisponde un miglior livello
di assistenza ma solo uno
sperpero di denaro pubblico”. È dunque lì che occorre
intervenire e i criteri minimi
per la costituzione delle reti
oncologiche regionali vanno
in questa direzione.
Professor Stefano Cascinu, presidente dell’Aiom
Farmaci biosimilari: i seminari Aiom
Molti li usano, ma pochi li conoscono in maniera completa: serve
informare correttamente sulla efficacia e sicurezza per i pazienti
“I
tagli dei fondi al sistema sanitario pesano sulla qualità delle cure. I farmaci
biosimilari sono una risorsa, ma attenzione ai rischi”. È quanto emerge dall’indagine
che ha realizzato l’Aiom tra i suoi associati
(hanno partecipato in 508) a inizio anno,
con l’obiettivo di “verificare il livello di consapevolezza degli oncologi sui biosimilari
- spiega il presidente dell’Associazione, Stefano Cascinu -. Promuovere informazione
e cultura rappresenta l’azione più importante che una società scientifica come la
nostra deve intraprendere su un tema così
delicato”, anche in previsione dell’arrivo nei
prossimi anni dei biosimilari di anticorpi
monoclonali in oncologia, una nuova generazione di farmaci che possono porre interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza per
i pazienti.
L’indagine ha evidenziato che il 92% degli
oncologi italiani utilizza farmaci biotecnologici, ma solo il 24% dà una definizione
corretta dei biosimilari, farmaci simili ma
non uguali agli originali biotech.
3
L’Aiom, sottolinea il Cascinu, “è convinta che, se risparmi ci devono essere, devono provenire da profonde
riforme strutturali”.
Costruire reti oncologiche
forti, organizzate ed efficienti appartiene proprio alle
riforme strutturali. Nella
recente Conferenza dell’oncologia clinica organizzata
insieme ad Airo e Sico, ricorda il presidente, al centro dell’attenzione oltre ai
progressi terapeutici ci sono
stati “questi aspetti organizzativi che hanno un’influenza enorme sulle possibilità di
cura dei pazienti”.
Passa anche da questa riorganizzazione, quindi, la
possibilità di continuare a
garantire la sostenibilità del
sistema e l’accesso ai nuovi
farmaci. Pur comprendendo la necessità del contenimento dei costi e “su questo
saremo sempre disponibili,
soprattutto garantendo elevati livelli di appropriatezza”,
Aiom infatti non è disponibile ad accettare “l’ipocrisia
di porre la spesa farmaceutica oncologica come l’origine
dei mali”. E a sostegno della
propria posizione porta dati. “Le uscite per i farmaci
antitumorali sono rimaste
sostanzialmente
stabiliti
negli ultimi anni”, afferma
Cascinu, passando da 1,390
miliardi di euro nel 2008 a
1,550 miliardi nel 2010, con
una diminuzione nel 2011
a 1,530 miliardi. “Poiché la
spesa sanitaria complessiva è
di 110 miliardi - commenta
il presidente Aiom - è evidente che questo non è il
problema”.
Secondo Aiom, “esistono invece problemi legati ad Aifa
e alle Regioni che hanno
comportato ritardi, spesso
inaccettabili, nella disponibilità di nuovi farmaci per
molti pazienti rispetto ad altri Stati europei”.
Quale, dunque, la via per
garantire a tutti l’avanguardia farmacologia contemperandola con la necessità
oggettiva di contenimento
della spesa? “Conosciamo
l’impatto epidemiologico e
la spesa degli anni precedenti - argomenta Cascinu -. Noi
riteniamo che, coniugando
innovazione - cioè nuovi farmaci - e introduzione nella
pratica clinica di generici e
biosimilari, si possa avere
un costo stabile negli anni,
come del resto già avviene”.
A fronte di queste evidenze, l’Aiom da aprile 2013 ha organizzato un vero e proprio
tour di sensibilizzazione su questi temi, con
nove seminari in altrettante regioni: Lazio, Sicilia, Campania, Veneto, Piemonte,
Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Lombardia. “Vogliamo fornire ai clinici gli strumenti adatti per aiutarli nella pratica quotidiana - continua il presidente -. Infatti, i
biosimilari di anticorpi monoclonali sono
prodotti più complessi rispetto a quelli attualmente disponibili, come le eritropoietine e gli ormoni della crescita”. Perciò anche
per questi prodotti, sostiene Aiom, deve essere previsto “un uso appropriato e attento
dello strumento della notifica di eventuali
reazioni avverse. Gli oncologi sono pronti a
fare la loro parte, ma serve una legge che
regoli la materia”.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
4 Diagnostica per immagini & Oncologia
Q SIRM / La Società italiana di Radiologia medica è stata fondata esattamente un secolo fa nella biblioteca dell’Ospedale Maggiore di Milano
Basta una “lastra” per diagnosi precise e corrette
Le attuali immagini radiologiche digitali identificano con sicurezza le patologie di ossa e tessuti circostanti
F
orse non fu un caso che il
primo esame radiologico
eseguito da Wilhelm Conrad
Roetgen, inventore dei raggi
X a scopo medicale, il 22 dicembre del 1895 sia stato la
radiografia della mano sinistra
di sua moglie Anna. Comunque era un “segno” di come
sarebbe stato per la gran parte
il “futuro” della radiologia per
divenire poi, con termine più
moderno e universale, diagnostica per immagini.
Infatti ancora oggi - e ne è
passato di tempo! -, se si presenta una patologia a livello
osseo o articolare, sia esso di
natura traumatica, infiammatoria, degenerativa o tumorale, il primo pensiero corre
all’esecuzione di una “lastra”
(termine ormai desueto, in
quanto si riferisce alla produzione di immagini su supporto
di vetro, oggi sostituito dalla
corretta definizione di esame
radiografico), come elemento
indispensabile per avere una
diagnosi precisa e corretta
delle varie patologie che coinvolgono l’apparato muscoloscheletrico.
Anche a costo di apparire un
Il professor
Carlo Faletti,
presidente
Sirm
po’ datati o fuori moda, possiamo affermare che tale tipologia di indagine mantiene
inalterata la sua funzione e affidabilità, in quanto a prescindere dal “falso” problema delle
radiazioni pericolose ( lo sono
quelle inutili!), effettivamente con l’esame radiografico in
ambito scheletrico siamo in
grado di rispondere, talvolta
in modo definitivo, al quesito clinico o dare una risposta
esauriente alla causa che ha
prodotto sul paziente una sintomatologia.
Non solo, ma l’esame radiografico si segue per controllare l’evoluzione di una frattura
sino alla sua guarigione o gli
esiti di un intervento eseguito
sulle risultanze del primo esame. Certamente tra il primo
esame della mano e la qualità
delle recenti tecniche di acquisizione di un esame radiografico è passato - non inavvertito
- un secolo e mezzo. Quindi
le attuali immagini radiologiche, ottenute con modalità
digitale rappresentano quanto
di meglio è possibile avere in
termini di dettaglio morfologico e sensibilità diagnostica,
non solo sulle strutture scheletriche, ma anche sui tessuti
Il professor
Carlo
Masciocchi,
socio Sirm
e ordinario
di Radiologia
al dipartimento
di Medicina
sperimentale –
Università
degli studi
de L’Aquila
che circondano l’osso, affinando quindi e migliorando
al massimo l’affidabilità della
metodica. L’acquisizione digitale, ottenuta cioè con il supporto informatico, consente
di archiviare per un tempo
indefinito tali immagini, conservandole a disposizione
del paziente e degli operatori
sanitari. In tal modo è anche
possibile costituire un vero e
proprio archivio, contribuendo alla costruzione della “storia” sanitaria di chi ha effettuato tali esami unitamente alle
altre più recenti metodologie
diagnostiche, senza rischi di
smarrimenti o deterioramenti.
Inoltre tali immagini possono
essere inviate a distanza contribuendo a una più facile consultazione anche da remoto.
Sicuramente, sempre usufruendo dei raggi X, la Tac o
meglio la tomografia computerizzata ha rappresentato
una evidente evoluzione sia
in termini topografici (possibilità di rappresentare e studiare le strutture scheletriche
e muscolo-tendinee nei vari
piani dello spazio) che morfologici (visione di dettaglio
della struttura scheletrica e
rappresentazione con o senza
mezzo di contrasto iniettato
sia per via venosa che intraarticolare delle più fini strutture non solo ossee, di profili
e trabecolature, ma anche di
tessuti molli, muscoli, tendini
e strutture fibrocartilaginee e
legamentose).
Oggi la Tac, grazie anche
all’avvento della risonanza
magnetica, ha subito un “ridimensionamento” o meglio
una più corretta e precisa
collocazione nei protocolli di
studio, rappresentando una
metodica di completamento
sia in senso di dettaglio (per
esempio nello studio di fratture ossee o articolari), sia a
livello di studio dei rapporti
di determinate strutture come
le neoformazioni ossee e dei
tessuti molli rispetto ai vasi e
ai nervi. La progressiva evoluzione delle macchine Tac ha
consentito di ridurre notevolmente i tempi di esame grazie
alla cosidetta tecnica spirale e
più recentemente anche una
sensibile riduzione della dose
di radiazioni prodotte, oggi
riconducibile a quella di un
esame radiologico.
Di conseguenza, l’esecuzione
di esami Tac in ambito muscolo-scheletrico, seppur ridotta
come indicazione, mantiene
una sua collocazione nei protocolli diagnostici a completamento dell’esame radiologico
o di altre metodiche.
Una vera “rivoluzione” è stata
rappresentata dall’utilizzo degli esami ecografici per le valutazioni muscolari e tendinee.
Q NEOLOGICA / Fondata nel 2002, si è subito specializzata in ambiente Dicom
■ RICERCA & PRODOTTI / Esaote introduce l’eXP technology
Verso le immagini senza barriere
Innovazione nella risonanza magnetica
Anche tablet e smartphone per vedere le immagini diagnostiche La tecnologia è studiata per migliorare la resa qualitativa delle
immagini e la produttività delle Rm dedicate
D
opo l’avvento delle
tecnologie digitali nel
mondo della diagnostica per
immagini, il tradizionale
flusso di distribuzione delle
immagini diagnostiche ha
per anni previsto l’acquisizione da parte del dispositivo elettro-medicale (Tac,
Rm, Ecografo...), la memorizzazione in un archivio
digitale posto normalmente
all’interno del reparto, e la
distribuzione delle immagini stesse verso workstation
diagnostiche di refertazione,
anch’esse interne al reparto.
La necessità di offrire al paziente servizi di imaging
sempre più efficienti e accurati, la disponibilità di
infrastrutture di rete globalmente più performanti,
e infine le numerose innovazioni tecnologiche degli
ultimi anni nell’ambito dei
dispositivi portatili (come
tablet e smartphone) stanno
rendendo questo modello di
distribuzione eccessivamente limitativo.
In particolare, sta emergendo la necessità di un accesso più “ubiquitario” alle
immagini diagnostiche, che
devono essere disponibili in
qualsiasi momento, con gli
opportuni controlli di accesso, anche al di fuori dei confini del reparto e della stessa
struttura sanitaria, abilitando così servizi di tele-consulto, tele-refertazione, second opinion e condivisione
con vari fini, nonché una
migliore e più immediata comunicazione con il paziente,
senza la necessità di trasferire supporti di memorizzazione tradizionali.
NeoLogica (www.neologica.
it) risponde a queste necessità emergenti proponendo
RemotEye Suite, una soluzione di visualizzazione
Dicom
web-based, multi-piattaforma,
multi-dispositivo,
pronta per installazioni di tipo
cloud. Abbinata
con il server Pacs
NeoLogica, oppure con un
qualsiasi server Pacs pre-esistente, RemotEye Suite offre
un efficiente accesso (anche
remoto) alle immagini, e
un’esperienza di visualizzazione omogenea e avanzata
su comuni pc basati su sistemi operativi Windows, Mac
OS X, Linux, nonché su dispositivi portatili Apple iOS
oppure Android, abbattendo
qualsiasi barriera tecnologica e geografica alla distribuzione delle immagini medicali.
S
na moderna. Con la
in dalla nascita delnuova tecnologia eXP
la prima risonanza
siamo in grado di promagnetica
dedicata
durre macchine che
(1993), la sfida dei
offrono immagini di
progettisti di Esaote è
altissima qualità, un
stata quella di produruso più efficiente del
re Rm di piccole ditempo e una migliore
mensioni, semplici da
gestione dei costi - afutilizzare e a basso imferma Carlos Alonso,
patto ambientale (basda pochi mesi ammisi consumi energetici),
nistratore delegato e
ma con perfomance di
ceo del Gruppo Esaote
ottimo livello. Oggi,
-. Noi siamo molto ora 20 anni di distanza, Carlos Alonso, amministratore delegato
gogliosi di questi imgrazie ai costanti in- e ceo del Gruppo Esaote
portanti avanzamenti
vestimenti in ricerca e
che sono il risultato
sviluppo, l’immissione
sul mercato della eXP tech- questa tecnologia è simile a del nostro impegno in Rinology corona gli sforzi pro- quello prodotto dal “paral- cerca e Sviluppo e della confusi dall’azienda: le Rm che lel imaging”, utilizzato nei tinua collaborazione con la
avranno a bordo la eXP tech- sistemi Rm supercondutti- comunità medico-scientifinology, avranno perfomance vi, anche se ovviamente il ca”.
paragonabili con quelle dei principio di funzionamento Esaote, che opera da oltre
trent’anni nel settore della
sistemi Rm supercondutti- è diverso.
vi. La eXP Technology è la I risultati derivanti dall’ap- diagnostica a immagini (in
combinazione di un metodo plicazione della eXP Tech- particolare ultrasuoni, risoinnovativo di acquisizione nology consentono di ridur- nanza magnetica dedicata e
dati, abbinato a un sistema re i tempi di esecuzione delle information technology per
di calcolo di ultima gene- sequenze fino al 40% e/o di la sanità) sta rafforzando la
razione, basato sull’utilizzo incrementare notevolmente sua presenza sui mercati internazionali, dove il Grupdei potenti graphic proces- la risoluzione spaziale.
sing units (Gpu), tecnologia “Esaote sta facendo grandi po ha registrato nel 2012
quest’ultima usata anche nei investimenti per poter sod- un incremento del 7% e ha
supercomputer.
disfare le richieste sempre l’obiettivo di crescere ulteL’effetto dell’applicazione di più tecniche della medici- riormente.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
5
■ AIOM / L’Associazione italiana di oncologia medica promuove l’appropriatezza delle metodologie di prevenzione e diagnosi, a vantaggio dei pazienti e del sistema sanitario
Le linee guida in oncologia per ridurre le spese
Sono 27 le patologie tumorali descritte. L’ultima edizione nel 2012, è previsto un aggiornamento anche nel corso del 2013
O
Quando la cura funziona?
Nuove metodologie per la valutazione dell’effetto
dei farmaci personalizzati nella cura dei tumori
I
7% sulla complessiva, poco
s’è fatto per utilizzare al meglio l’imaging, il che significa
sostanzialmente adoperarla
quando veramente serve”.
Dottor Carmine
Pinto, segretario
di Aiom,
Associazione
italiana di
oncologia medica
Vi sono degli strumenti, come per esempio la Pet o la
Rm, che “effettivamente in
molti casi danno delle informazioni utili in più sul tumore da indagare - prosegue
il medico -, ma in altri questi
esami vengono utilizzati in
maniera assolutamente non
appropriata”.
Altra questione altrettanto
importante riguarda “l’appropriatezza degli esami da
eseguire in fase di follow up”
(nelle Linee guida dettagliati
in particolare gli esami di follow up per i tumori a mammella, colon-retto, polmone
e prostata), poiché costruire
percorsi adeguati e corretti
“oltre a dare un’assistenza
puntuale significa ottimizzare le risorse a disposizione.
Un approccio logicamente
necessario, ancor di più in un
Paese dove attualmente sono
2,5 milioni gli italiani che
sono usciti dalla malattia e
che debbono rispondere solo
a un percorso di controllo e
La cura più appropriata, per tutti i pazienti
La tecnologia è importante, ma alla base di un sistema funzionale c’è
l’organizzazione diagnostico-terapeutica delle reti oncologiche attive sul territorio
L’
oncologia medica negli ultimi anni
ha potuto contare su passi in avanti
significativi della tecnologia per la diagnostica per immagini. In particolare Tc,
Rm e Pet oggi consentono di utilizzare
nuovi e diversi marcatori, radioisotopi
e mezzi di contrasto organo-specifici che
“ci permettono di vedere bene ogni organo e di capire prima e meglio la sua
condizione”, afferma il dottor Carmine
Pinto.
Pur sottolineando l’importanza della tecnologia, l’Aiom oggi continua però a mettere l’accento sulla necessità di attivare
adeguati percorsi diagnostico-terapeutici
per offrire ai paziente le terapie più adeguate ed efficaci e insieme per una gestione
razionale delle risorse disponibili. “Dobbiamo ricordare che a essere importante
non è solo la macchina di ultima generazione, poiché attorno ad essa deve operare personale adeguato, e in ogni caso in
ambito oncologico l’alta tecnologia serve
solo in parte dei casi di patologia neoplastica”, sottolinea l’oncologo Pinto. Se
quindi la tecnologia è strategica, “essenziale è l’organizzazione diagnostico-terapeutica all’interno di reti oncologiche costruite a secondo delle caratteristiche del
territorio e delle singole patologie. Ciò
che è fondamentale - puntualizza Pinto
- è dare a tutti la possibilità di accesso
ai percorsi di cura più adeguati. Questa
è la vera scommessa, non l’avere un gran
monitoraggio”. L’Aiom, con
la sua attività e con il suo
poderoso lavoro scientifico
“sta dando delle indicazioni
di appropriatezza in tutte le
fasi della malattia oncologia,
da quella iniziale al follow
up - con tutte le indicazioni
anche sulla fase della terapia
e con gli indicatori per valutare le risposte del paziente
alla stessa -, sia in termini di
efficacia che di miglioramento dei percorsi diagnosticoterapeutici”.
L’associazione non si limita
alla stesura e all’implementazione delle linee guida,
ma fa parallelamente “molta
formazione” e in questi anni
“c’è stata una notevole crescita dell’oncologia medica”
sui fronti che coinvolgono le
linee guida. Le quali hanno
contribuito a mettere in evidenza anche alcune palesi incongruenze presenti sul territorio italiano.
Le linee guida attualmente riguardano i tumori di
numero di strumentazioni in un’area limitata”.
Non c’è un modello di rete oncologica
predefinito o quello che funziona meglio,
prosegue l’esponente dell’Aiom, “ogni realtà
deve trovare la sua dimensione. Tuttavia,
quello che è certo è che il risparmio vero lo
si ha in quest’impostazione sanitaria, ovvero nel facilitare il percorso d’accesso alla
cura e nel fare in modo che questa sia da
subito appropriata e di qualità”.
“Occorre quindi razionalizzare e non
razionare le risorse, considerando popolazione e territorio”, nel caso della Pet il
segretario Aiom si sbilancia, anche se a
puro titolo esemplificativo, ricordando
che a Bologna sono in funzione presso il
Policlinico S.Orsola-Malpighi tre Pet che
servono la città e la Provincia (con un
bacino di circa 800mila abitanti) e un
rilevante afflusso extra-regionale, senza
generare liste di attesa, senza soffrire di
sottoutilizzo e permettendo inoltre importanti programmi di ricerca.
farmaci personalizzati per combattere i tumori sono sempre
più realtà e a questa positiva e nuova dimensione “necessariamente corrisponde una variazione dei criteri di valutazione
dell’efficacia del farmaco”, spiega il dottor Carmine Pinto, segretario dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica.
Una nuova frontiera della ricerca e della ricerca applicata alla
clinica è proprio quella di individuare tali criteri di valutazione
“e, soprattutto, di validarli”, evidenzia l’esperto.
“Con l’utilizzo dei farmaci tradizionali il criterio primo per la
valutazione del loro effetto sulla neoplasia era la dimensione
della stessa definiti dai criteri Recist, ovvero il suo ridimensionamento - prosegue -. I nuovi farmaci biologici invece modificano la massa tumorale, poiché agiscono sulle caratteristiche e quindi anche sulla densità della lesione. Si assiste cioè a
uno spegnimento del tumore e in questo scenario è importante
giungere anche a una valutazione precoce della risposta alla
terapia”.
Rispetto a questa emergente problematica, oggi a disposizione dell’oncologia medica ci sono strumenti come la Pet che in
alcuni contesti possono permettere valutazioni precoci della risposta, ma anche nuovi criteri di valutazione della stessa come
ad esempio i criteri di Choi utilizzati per la valutazione della
risposta a Imatinib nei Gist, i tumori stromale gastrointestinali.
“I prossimi traguardi in questo delicato settore dell’oncologia sottolinea Pinto - dovranno consentire di definire la validità di
nuovi criteri di valutazione della risposta dopo l’impiego di farmaci mirati su bersagli cellulari anche in altre forme tumorali,
come ad esempio nei tumori del polmone e del rene”.
Giungere a tale definizione “rappresenta un passo avanti centrale nella terapia personalizzata dei tumori, nella quale tutto
si basa su marcatori molecolari che diventano bersagli per un
preciso farmaco”. L’utilizzo di farmaci personalizzati oggi è di
circa il 25% nel caso di tumore al polmone, del 60% in quello
del colon e del 20% in quello della mammella e dello stomaco.
mammella, esofago, stomaco,
colon-retto, fegato, pancreas,
polmone, rene, vescica, testicolo, ovaio, della esta e del
collo. Inoltre neoplasie cerebrali, melanoma, sarcomi dei
tessuti molli e Gist, linfomi,
mieloma e tumori dell’anziano. Il documento si occupa
anche del trattamento delle
metastasi ossee, del tromboembolismo venoso nei pa-
zienti con tumori solidi, della terapia antiemetica, della
gestione della tossicità ematopoietica in oncologia, del
trattamento e della prevenzione della cachessia neoplastica, della terapia del dolore,
della prevenzione della fertilità, dell’assistenza psicosociale
dei malati oncologici e dei
moduli di programmazione
del follow up.
© Tyler Olson - Fotolia.com
© sonap - Fotolia.com
biettivo: arrivare a una
diagnostica per immagini in ambito oncologico che
sia espressione di un giusto
rapporto tra costo ed efficacia, diffondendo su larga scala
un uso appropriato dell’imaging, che significa seguire una
giusta sequenza di esami.
È la mission che l’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica presieduta dal
professor Stefano Cascinu, si
è data con l’elaborazione delle
Linee guida in oncologia, un
lavoro di oltre 1.200 pagine
che dettaglia l’appropriatezza
nella stadiazione e nella terapia per 27 patologie tumorali.
La prima edizione risale a 15
anni fa, l’ultima al 2012 e per
quest’autunno è previsto l’aggiornamento.
“La diagnostica per immagini in ambito oncologico
ha una voce di spesa molto
elevata - spiega il segretario
di Aiom, il dottor Carmine
Pinto -. Mentre però a livello
statale molto si è insistito per
l’appropriatezza della spesa
farmaceutica, che per altro a
livello regionale incide per il
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
6 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ DIGITALIZZAZIONE / Cartella clinica elettronica (Cce) e sistemi di archiviazione e trasmissione delle immagini diagnostiche digitali per una sanità più efficiente
Cartella clinica elettronica: un vero sistema informatico
La Cce definita in un documento dell’Associazione italiana Sistemi informativi e dell’Associazione per la Sicurezza informatica
S
liana Sistemi informativi in
sanità, e l’Associazione per la
Sicurezza informatica hanno
dedicato il documento “Cartella clinica elettronica ospedaliera, indicazioni per un
progetto sostenibile”. Un poderoso lavoro che è giunto in
concomitanza con il decreto
semplificazione e sviluppo
(5/2012) convertito con la
legge 35/2012 che ha intro-
dotto la gestione digitale
delle pratiche cliniche dando
il via al processo di dematerializzazione della sanità
pubblica e privata (strutture
accreditate). È nata così la
Cce, cartella clinica elettronica, unità fondamentale del
sistema di gestione e archiviazione dei fascicoli sanitari
e del sistema sanitario.
Il tema della cartella clinica
© beerkoff - Fotolia.com
anità e nuove tecnologie
informatiche sono oramai un binomio indissolubile, come dimostrano l’attivazione della cartella clinica
digitale e i Pacs, sistemi di
archiviazione e trasmissione
delle immagini diagnostiche
digitali.
Alla cartella clinica digitale
sul finire dell’anno scorso
l’Anorc, l’Associazione ita-
elettronica ospedaliera, vi
si legge in premessa, riveste
oggi un’importanza rilevante in quanto rappresenta una
concreta possibilità di qualificare i livelli di servizio erogati dalle aziende sanitarie
in un’ottica di razionalizzazione dei processi organizzativi e delle risorse a essi
connessi.
La Cce è lo strumento per
la gestione organica e strutturata dei dati riferiti alla
storia clinica di un paziente
in regime di ricovero o ambulatoriale. Le sue funzioni
principali, riprendendo gli
standard di Joint Commission International, sono
quelle di supportare la pianificazione e la valutazione
delle cure, costituire l’evidenza documentale dell’appropriatezza delle stesse,
essere lo strumento di comunicazione volto a facilitare l’integrazione operativa
tra i professionisti sanitari e
costituire una fonte dati per
studi scientifici e ricerche
cliniche. La Cce è pertanto
un sistema informatico che
contiene tutte le informazioni necessarie per la gestione
di un processo diagnostico-
terapeutico-assistenziale. Lo
strumento elettronico oggi
è in grado di assolvere tutti
i compiti formalmente definiti per la cartella clinica
cartacea, ma è necessario
che lo faccia in modo diverso, ovvero. secondo la logica
di una efficace ed efficiente
gestione elettronica del dato.
La Cce, cioè, non può essere
pensata come una mera digitalizzazione di quella cartacea, poiché ciò non consente
di valorizzare il potenziale in
termini di gestione integrata
delle informazioni, tempestività, automazione, semplificazione offerte dall’ergonomia dello strumento digitale.
Il recente sviluppo delle apparecchiature diagnostiche
è stato in gran parte legato all’evoluzione della loro
componente informatica e a
questo fenomeno sono collegati i Pacs, ovvero i sistemi
di archiviazione e trasmissione di immagini diagnostiche in formato digitale. L’architettura del Pacs è basata
su una rete in grado di connettere le apparecchiature di
acquisizione delle immagini,
le stazioni di visualizzazione
e l’archivio digitale. Un al-
tro requisito fondamentale
richiesto al Pacs riguarda
la necessità dei radiologi di
trovare e visualizzare gli studi in fretta, in modo da evitare inutili perdite di tempo.
Lo strumento principale per
questo scopo è la worklist.
La prima conferenza internazionale con oggetto i Pacs
si è tenuta in California nel
1982, mentre meeting per lo
sviluppo dei Pacs in Europa
si sono cominciati a tenere
dal 1984. Da allora a oggi
si sono sviluppati differenti
modelli di Pacs e differenti
progetti di ricerca.
Un sistema Pacs moderno
è di solito composto da una
parte di archiviazione, utilizzata per gestire dati e immagini, e una di visualizzazione, che presenta l’immagine
diagnostica su speciali monitor ad altissima risoluzione, sui quali è possibile effettuare diagnosi.
I Pacs più all’avanguardia oggi consentono anche l’elaborazione dell’immagine, come
per esempio le ricostruzioni
in 3D. Una parte fondamentale del sistema si occupa del
colloquio con gli altri attori
del flusso radiologico.
Primi nel risultato, costanti nel metodo.
(BSBOUJSF SJTVMUBUJ QSFDJTJ F JOEJTDVUJCJMJ
TJHOJöDB EBSF GPOEBNFOUP TPMJEP BMMB
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Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
■ INDRA / Tecnologie digitali nella gestione della sanità pubblica e privata: dalla realtà virtuale al 3D
L’It fa bene ai pazienti e fa risparmiare
I sistemi Indra sono utilizzati in oltre 5.600 centri sanitari e ospedali di tutto il mondo
L’
information technology
migliora tutti i processi sanitari: dalle diagnosi alle
terapie, all’organizzazione del
lavoro e porta a sensibili risparmi sia nel pubblico che nel
privato. E ancora: piattaforme
elettroniche gestiscono cartelle
cliniche, tengono traccia delle
terapie. Applicazioni di realtà
virtuale hanno già dato risposte importanti nella cura delle
lesioni del midollo osseo (se
ne parla nel riquadro in questo
servizio) mentre le prescrizioni
elettroniche hanno consentito
risparmi importanti e la gestione integrata delle pratiche e dei
e ospedali di tutto il mondo.
Tra le diverse applicazioni sviluppate da Indra fa riflettere
che un’applicazione come Receta XXI, un sistema elettronico di gestione dei farmaci e di
prescrizioni (che garantisce una
iMaging, la soluzione
avanzata d’immagine
digitale di Indra facilita
l’accesso in tempo
reale agli esami
medici e l’integrazione
automatica nella storia
clinica del paziente
Toyra, lo strumento di riabilitazione di Indra progettato per
le persone con lesioni del midollo spinale integra le terapie
mediche alla realtà virtuale
copertura del 94% della popolazione della Regione Spagnola
che ne utilizza la soluzione,
con 3.570 farmacie collegate e
con 2 milioni di prescrizioni al
mese gestite) abbia portato a un
saving di costi di 46 milioni di
euro e alla riduzione di oltre il
20% delle visite dai medici di
base. Sul fronte delle terapie,
invece, il sistema Yhonos che
integra Digital Medical Image
e telemedicina è ritenuto una
best practice in campo internazionale. L’innovazione digitale,
insomma, funziona. E in Italia,
afferma Andrea Sabatini, resp.
commerciale Health di Indra
7
in Italia, l’innovazione digitale
della sanità darebbe risultati
ancora più efficaci, ma, al di
là delle risorse economiche, a
rallentarne in alcuni casi l’introduzione influiscono anche
motivi organizzativi e culturali
e che quindi, afferma Sabatini,
renderebbe necessaria un attività di IT change management
che accompagni l’intervento
tecnologico nelle strutture sanitarie: una combinazione tra
tecnologie innovative e affiancamento alle organizzazioni
già adottato con successo nelle
esperienze internazionali di Indra nella Sanità.
Teleriabilitazione e città più tecnologiche con la realtà virtuale e il 3D
referti anche
tra ospedali
di continenti
diversi. Tra le
best practice,
per esempio,
spiccano i risultati ottenuti
da Indra (indracompany.
com), multinazionale specializzata nella tecnologia e nella
consulenza in Europa e in America Latina, in piena espansione
in altre nazioni emergenti e dal
2011 presente anche in Italia.
Oltre 33 milioni di persone nei
quattro continenti si avvalgono delle soluzioni e dei sistemi
sviluppati da Indra nel campo
sanitario. Le sue architetture
informatiche sono utilizzate da
più di 100.000 professionisti
in più di 5.600 centri sanitari
T
ra le soluzioni più innovative per il settore
sanitario presentate da Indra allo scorso
Forum Pa, che si è svolto a Roma dal 28 al 30
maggio scorso, spiccano Toyra e Imaging.
Toyra è uno strumento di riabilitazione per lesioni del midollo spinale. Integra le terapie mediche
alla realtà virtuale e alla cattura del movimento
per lo sviluppo personalizzato di esercizi interattivi di terapia. Parte dal motion capture per
elaborare l’informazione clinicamente rilevante
sullo stato e l’evoluzione del processo riabilitativo.
L’analisi dei risultati aiuta l’elaborazione di studi
e protocolli clinici, fornendo una base scientifica
per il miglioramento continuo del processo riabilitativo.
È utilizzato all’Hospital Nacional de Parapléjicos, a Toledo (Spagna).
iMaging, invece, riunisce la gamma completa di
prodotti di diagnostica per immagini. La soluzione dà accesso in tempo reale agli esami medici
integrandoli automaticamente nella storia clini-
ca del paziente, permettendo la consultazione da
qualsiasi centro e risparmiando tempo e risorse.
Fornisce anche una rete d’immagini mediche integrate, che consente la diagnosi tra professionisti
e la diagnostica a distanza. Così né il paziente né
i medici devono viaggiare. Il Servizio Sanitario
di Castilla-La Mancha e il Regno del Bahrain
sono alcuni dei più importanti riferimenti della
multinazionale in questo settore.
Invece, sul fronte delle città intelligenti (le cosiddette smart city) Indra ha presentato il progetto
pilota IndraRed, la soluzione di mobilità per la
gestione di attivi e flotte. Tra altre cose, l’applicazione consente la visualizzazione in dispositivi
mobili e tablet di cartografia e reti in 3D, sia online che off-line, e il monitoraggio, localizzazione e pianificazione di un complesso di veicoli con
informazione in tempo reale. Inoltre i visitatori
hanno potuto provare in loco le utilità di realtà
aumentata applicate alla manutenzione delle reti di distribuzione sotterranee.
■ ASSOBIOMEDICA / La federazione di Confindustria rappresenta le imprese fornitrici di dispositivi medici
Il ruolo della tecnologia nel rinnovamento del Ssn
Obiettivo: intervenire sull’efficienza dei processi e il miglioramento dei percorsi di diagnosi e cura del sistema
e apparecchiature elettromedicali, e in modo particolare quelle per imaging, che
consentono cioè di evidenziare e analizzare le strutture
corporee, hanno avuto un
impatto radicale sul modo di
diagnosticare e curare il cancro. Assobiomedica, la federazione di Confindustria che
rappresenta le imprese fornitrici di dispositivi medici, e
che è articolata in cinque associazioni, una delle quali an-
Dispositivi integrati per l’oncologia
N
ella pratica clinica e nella ricerca oncologica sono indispensabili le informazioni fornite dalle procedure di
imaging. Negli ultimi decenni grazie alla collaborazione tra
oncologi, radiologi, specialisti di medicina nucleare e ricercatori dell’industria sono state scoperte tecniche rivoluzionarie, come la Pet (tomografia a emissione di positroni), che
hanno permesso di individuare piccoli tumori e metastasi,
non visibili con altre tecniche, rilevandone anche la loro attività metabolica per la diagnosi, la classificazione del tumore,
la valutazione della sua aggressività e per determinare la risposta del tumore al trattamento.
La modalità combinata di imaging, che integra soluzioni ad
alta risoluzione anatomica, come la Tomografia computerizzata (Tc) e la Risonanza magnetica (Rm) con sistemi di
imaging molecolare quali Pet e Spect per la localizzazione
anatomica dei processi fisiologici e la visualizzazione della
struttura del tumore, hanno rivoluzionato la gestione clinica
dei pazienti oncologici. Questa multimodalità di imaging
migliora decisamente la capacità di caratterizzare le lesioni
oncologiche e influenza la scelta del trattamento e la gestione
del paziente.
novera le principali aziende
produttrici di apparecchiature elettromedicali, è convinta
che l’innovazione del settore
abbia un ruolo molto importante nel migliorare la qualità
di vita delle persone.
“Ci siamo posti come obiettivo la valorizzazione del ruolo delle tecnologie - afferma
Emilio Gianni, presidente
dell’Associazione Elettromedicali di Assobiomedica sottolineandone la centralità
nella moderna medicina. È
importante che i nostri interlocutori siano sensibili all’innovazione e colgano il valore,
anche economico, di un investimento in tecnologia. Molto
spesso, infatti, adottare una
nuova tecnologia significa
ridurre i tempi di attesa per
analisi e risultati, aumentare
la capacità di diagnosi con
notevoli risparmi nell’ospedalizzazione e per la cura dei
pazienti.
Intendiamo affermare innanzitutto l’appropriatezza nella
scelta e nell’utilizzo della tecnologia quale mezzo primario per la razionalizzazione
delle risorse in alternativa ai
tagli lineari. Ci sono meno
risorse? Allora spendiamo
meglio e puntiamo all’appropriatezza delle scelte. In
questo senso è importante
lavorare insieme alle società
scientifiche, come abbiamo
fatto con Sirm (Società italiana di Radiologia medica),
per trovare soluzioni alle sfide che la contingenza economica sta ponendo sul sistema
sanitario”.
L’impegno di Assobiomedica
nel settore elettromedicale è
quello di dare valore e completezza alle informazioni di
uso clinico e al tempo stesso
maggiore efficienza economica per la sostenibilità del
sistema sanitario, ponendo
sempre al centro il benessere
e la sicurezza del paziente.
“Non vogliamo essere solo
fornitori di tecnologia e di
innovazione fine a se stessa
© Minerva Studio - Fotolia.com
L
Emilio Gianni, presidente
dell’Associazione
Elettromedicali
di Assobiomedica
- conclude il presidente Gianni -. Vogliamo intervenire
sull’efficienza dei processi, sul
miglioramento dei percorsi
di diagnosi e cura del sistema.
Per esempio in campo radiologico, le nuove tecnologie
consentono di ridurre la dose
di radiazione assorbita, con
evidenti benefici per i pazienti (in particolare per quelli
più vulnerabili come bambini, anziani e persone con malattie croniche) e garantiscono sistemi più produttivi che
permettono di ammortizzare
i costi in tempi più rapidi. Il
problema è che in Italia non
vi è nessun incentivo all’adozione dell’innovazione e non
sempre si adottano politiche
di acquisto appropriate e volte a recepire il valore delle
nuove tecnologie, cosa che
avviene in altri Paesi europei”.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
8 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ MASMEC / Al suo interno, Masmec Biomed progetta e realizza dispositivi per i settori del biomedicale e del biotech
Sirio, guida virtuale per biopsie e non solo
È un sistema innovativo di navigazione che riduce le radiazioni e la durata dell’intervento
F
orte di una esperienza ultratrentennale nel campo
della meccatronica e della robotica applicata all’automotive,
Masmec ha da tempo convogliato le proprie competenze e
le conoscenze di alta tecnologia
acquisite nell’ambito della ricerca al segmento medicale, la
cui evoluzione è sempre più legata a innovazioni di tipo strumentale. È nata così, da qualche anno, Masmec Biomed,
una business unit che progetta
e realizza dispositivi per i setto-
ri del biomedicale e del biotech
che, entro la fine di giugno,
avrà una sede produttiva ad
hoc. A fianco della progettazione di strumenti nell’ambito della diagnostica biomolecolare
- quali workstation robotizzate
che permettono di effettuare
analisi molecolari del Dna in
maniera automatica con il conseguente abbattimento dell’errore umano -, fiore all’occhiello
dell’azienda è oggi Sirio, un
sistema di navigazione basato
sulla realtà virtuale che facili-
ta gli interventi di biopsia o di
chirurgia mini-invasiva.
“Lo strumento permette di guidare in maniera estremamente
precisa il medico o l’operatore
che deve inserire un tool operatorio - normalmente un ago
- all’interno del corpo per eseguire una biopsia o, nel caso di
una lesione tumorale, per eliminare il tessuto malato”, spiega Pietro Larizza, responsabile
della Ricerca e Sviluppo di Masmec. “È un sistema innovativo
perché permette di eseguire
L’immagine
di un
intervento
con il sistema
Sirio
l’intervento in realtà virtuale:
tutta la scena viene infatti riproposta su un monitor dove si
identifica la traiettoria che l’ago
deve seguire”.
In passato l’operatore era costretto a eseguire numerose
scansioni tomografiche per poter controllare, passo dopo passo, la giusta traiettoria di penetrazione dell’ago. L’alternanza
della fase di ispezione e di infissione dell’ago non solo rendeva lunga e complessa l’intera
procedura per l’individuazione
e il raggiungimento del bersaglio, ma sottoponeva anche il
paziente a una grande quantità
di radiazioni. Sirio impiega invece un sistema computerizzato che consente di individuare
immediatamente la corretta
traiettoria di infissione dello
strumento operatorio sulla
base della ricostruzione tridimensionale del distretto di interesse, elaborata a partire dalle
scansioni Tac iniziali.
“Si ottiene così una rappresentazione virtuale in 3D sia degli
organi e degli eventuali noduli
presenti, sia degli strumenti operatori” spiega Larizza.
“Poi, con un sistema di tracking
basato su raggi infrarossi, è
possibile seguire la traiettoria
Qui sopra, un’immagine di Sirio
dell’ago e visualizzare sullo
schermo cosa sta succedendo
istante per istante”.
In questo modo, non solo si
diminuisce la quantità di radiazioni a cui viene sottoposto
il paziente, ma si riduce anche
di oltre il 40 % la durata dell’intervento. Primo campo di applicazione dello strumento è
certamente quello diagnostico,
finalizzato alla prevenzione dei
tumori. Rispetto ad altri metodi tradizionali, Sirio è molto
preciso e permette di effettuare
biopsie su lesioni anche molto
piccole, di 5-6 millimetri, con
la conseguente possibilità di intervenire in anticipo ed evitare
una crescita ulteriore del nodulo. Può, però, essere utilizzato
anche in ambito terapeutico e
interventistico, come nel caso
della termoablazione - una tecnologia a radiofrequenza che
permette, sempre attraverso
l’utilizzo di un ago, di innalzare
la temperatura localmente fino
a portare alla morte le cellule
malate - o della crioablazione.
Non da meno, viene impiegato
nell’ambito della vertebroplastica, laddove è possibile andare a iniettare dei cementi particolari all’interno delle vertebre
effettuando la ricostruzione
delle stesse. Anche in questo
caso, è di estrema importanza
la precisione dell’ago utilizzato
per iniettare il cemento nella
lesione vertebrale.
“Il sistema è stato interamente
realizzato a Bari da un pool di
ricercatori e ingegneri”, afferma
Larizza. “Oggi è già in uso in
diversi importanti ospedali e,
dato che in Italia sono sempre
più numerosi i radiologi che effettuano procedure interventistiche mini-invasive, prevediamo una sua rapida diffusione”.
Non da ultimo, Sirio comincia a essere conosciuto anche
all’estero, dove molte cliniche
all’avanguardia hanno dimostrato un forte interesse nei
confronti di questo innovativo
sistema.
■ ANT ITALIA / Dal 1985 ha assistito in modo gratuito oltre 93.000 persone
■ LINKVERSE E INFOCERT/ Il progetto realizzato ad Asolo
Per una “buona vita”... sempre
La dematerializzazione dell’Ulss8
La Fondazione si prende cura a domicilio dei malati oncologici
Ottimizzate le strutture esistenti e il flusso del lavoro
I
L
l momento del rientro a casa per un malato oncologico con una prognosi delicata
è una fase difficile e spesso
di grande disorientamento
per il paziente e la famiglia.
Mancano i riferimenti e le
certezze dell’ospedale e anche
la gestione della quotidianità
può diventare estremamente
complicata. Nata a Bologna
nel 1978 per iniziativa dell’oncologo Franco Pannuti, la
Fondazione Ant Italia onlus
si prende cura dei sofferenti
di tumore nella fase avanzata
della malattia, nelle loro case,
tra le cose e gli affetti di sempre, portando il conforto di
un supporto specialistico con
uno standard pari a quello
ospedaliero. Il tutto in maniera completamente gratuita.
Ant fonda il proprio operato
sul concetto di “eubiosia” (dal
greco antico, eu/bene-bios/
vita) ovvero “buona vita, vita in dignità” sino all’ultimo
respiro. In 9 diverse regioni
italiane circa 3.800 persone
vengono assistite ogni giorno a domicilio dalle 20 équi-
Un intervento domiciliare di un medico ANT
pe di operatori sanitari Ant:
medici, infermieri, psicologi
e specialisti. Sono complessivamente 421 i professionisti
che lavorano per Ant, cui si
affiancano migliaia di volontari impegnati nella logistica
e nella raccolta fondi. Dal
1985 Ant ha assistito in modo
completamente gratuito oltre
93.000 persone. Il supporto
fornito affronta ogni genere
di problema - diagnostico,
terapeutico, infermieristico,
psicologico e sociale - nell’ottica del benessere globale. La
Fondazione Ant raccoglie
circa 20 milioni di euro l’anno e solo il 17% dei proventi
proviene dal pubblico, per
lo più da convenzioni con le
Asl. Prendendo come riferimento il 2012, finanzia la
maggior parte delle proprie
attività grazie alle erogazioni di privati cittadini e alle
manifestazioni di raccolta
fondi organizzate (56%), al
contributo del 5x1000 (11%)
a lasciti e donazioni (12%),
alla gestione immobiliare e finanziaria (3%) e al contributo
di banche e fondazioni (1%).
Ant è la decima onlus nella
graduatoria nazionale su oltre
30.000 aventi diritto nel medesimo ambito.
a Ulss8 di Asolo, due presidi ospedalieri per un totale
di 650 posti letto, 2.500 dipendenti e un bacino d’utenza di
250mila abitanti in 30 comuni,
è un’importante dimostrazione
di applicazione della sanità digitale in ambito italiano ed europeo, con standard di qualità
per i servizi agli assistiti.
“Si è arrivati a questo grazie
al continuo impegno nell’innovazione, dei processi e delle
tecnologie e alla collaborazione
dei partner - spiega Paolo Barichello, direttore dei Sistemi
informativi presso la Ulss8 - .
E sempre con l’obiettivo di
garantire qualità ed efficacia
nell’erogazione dei servizi al
cittadino. Abbiamo portato
avanti con successo un processo di dematerializzazione che
continuerà secondo l’agenda
digitale della Regione Veneto
e verso la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico
Regionale (FSEr)”.
A rendere possibile la dematerializzazione della Ulss8 di
Asolo ha contribuito InfoCert.
È leader a livello europeo per
i processi di conservazione
sostitutiva dei documenti a
norma di legge e per i servizi
di posta elettronica certificata, nonché prima certification
L’ospedale San Valentino di Montebelluna, che fa parte delle
strutture ospedaliere dell’Ulss8
authority in Italia per la firma
digitale, in partnership con
Linkverse. “La collaborazione
con InfoCert - continua Barichello - è iniziata con il servizio
di conservazione sostitutiva al
quale possono fare riferimento anche le altre aziende sanitarie della Regione Veneto.
InfoCert, insieme a Linkverse,
gestisce i flussi documentali
clinici e amministrativi secondo standard che ne consentono l’interoperabilità con più
sistemi, e i documenti sono
conservati in modalità sostitutiva presso i propri datacenter.
InfoCert si fa carico degli oneri
e delle procedure di sicurezza,
apposizione di firme digitali e
marche temporali previsti dal-
la normativa di riferimento”.
In tempi di spending review
tutto questo può contribuire.
“La sanità digitale di fatto può
aiutare i cittadini a risparmiare
cercando di migliorare la qualità e la raggiungibilità dei servizi. Un modo produttivo, che
l’Ulss8 sta perseguendo con
Arsenàl.it nel progetto europeo
Sustains, per far fronte a una
quotidianità fatta di procedure
complesse, mancato accesso
alle informazioni, inefficace
condivisione e limitata disponibilità dei documenti”. Tutto
ciò è affrontabile attribuendo
valore legale al documento
digitale senza passare obbligatoriamente per il documento
cartaceo.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
9
■ IMS / La società costituita da professionisti radiologi è attiva dal 2001 e si ripropone di dare impulso ai servizi di teleradiologia dislocati fuori dalla struttura ospedaliera
Il radiologo remoto 24 ore su 24, referti a distanza
Il cambiamento dei vecchi schemi organizzativi è la chiave per avere un servizio migliore, sempre disponibile e più accurato
S
arà operativo in autunno il
progetto di teleradiologia
già testato di Ims (Imaging
Medical Service), società di
professionisti radiologi attiva
dal 2001 che, grazie alle importanti innovazioni tecnologiche e alla modernizzazione
dell’organizzazione dei servizi
sanitari, si pone oggi come
cinghia di trasmissione tra la
produzione di immagini per la
diagnostica e la teleradiologia
per la refertazione.
“La radiologia è uno dei settori della medicina che più ha
beneficiato dell’innovazione
tecnologica, ma nelle strutture sanitarie a tale innovazione
non è corrisposta una rivisitazione
dell’organizzazione
dei servizi, che pure sarebbe
Il fulcro della novità
tecnologica applicata
alla radiologia è la
digitalizzazione delle
immagini
possibile”, spiega il dottor
Claudio Bonfioli, uno dei soci
fondatori di Ims. “Il fulcro della novità tecnologica applicata
alla radiologia - prosegue - è la
digitalizzazione delle immagini, un processo che consente
di visualizzarle su schermo e
di trasferirle ovunque in tempo reale”.
È proprio da questi presupposti che può svilupparsi la teleradiologia cui Ims ha deciso
di dare impulso. “Oggi nelle
strutture sanitarie si esegue
l’esame e lo si invia a chi lo deve leggere, che magari si trova
nella stanza attigua. Potrebbe però essere inviato anche
a 100 chilometri di distanza.
Non cambierebbe nulla se a
leggerlo vi sono degli specialisti”, afferma Bonfioli. Nella
visione Ims quindi, il servizio
di radiologia oggi si può strutturare con “un numero minimo di medici radiologi nella
struttura ospedaliera per il
controllo del paziente e la corretta esecuzione dell’esame, e
con centri deputati alla esecuzione dei referti dove si trovano radiologi versati nei diversi
settori specialistici -Tc Body,
Neuro-radiologia, Radiologia
muscolo-scheletrica - e dun-
Il flusso
OSPEDALE
ESAMI –
MEDICO DI GUARDIA
RADIOLOGIA
IMMAGINE
IMMAGINE +
REFERTO PIATTAFORMA
UTENTI
La risposta
Creare un centro servizi in cui centralizzare
le competenze medico radiologiche e fornire servizi
in remoto alle Aziende Ospedaliere
IMMAGINE
IMMAGINE +
REFERTO
PIATTAFORMA
que in grado anche di alzare
il livello qualitativo di lettura”.
Una visione che la società di
professionisti sta per rendere
operativa, innovando così la
tipologia di servizio che sta
fornendo sin dalla sua costituzione a ospedali, ambulatori
o strutture private convenzionate lombarde. “Gestiamo
attraverso contratti di servizio
la radiologia di queste strut-
ture - racconta Bonfioli - con
team di operatori che sono
organizzati come squadre
ospedaliere, anche se più flessibili, pronte a rispondere alle
reali necessità degli ambienti
in cui si trovano a operare”.
Questo modello, costruito dai
fondatori di Ims (tutti medici
radiologi con carriere professionali giunte ormai ai vertici
nelle strutture sanitarie pubbliche e private) ispirandosi
a esperienze attive negli Stati
Uniti, ora si evolverà nel senso
della teleradiologia. “Non ha
molto senso oggi che vi sia un
rapporto di dipendenza tra radiologo e ospedale”, considera
Bonfioli, ben sapendo che il
suo ragionamento può trovare
resistenze. “La tecnologia ci
offre nuove opportunità e noi
non possiamo non coglierle
rimanendo ancorati a schemi
organizzativi forse oggi obsoleti”, aggiunge.
Le novità tecnologiche hanno
cambiato nel tempo anche il
ruolo del radiologo nel momento dell’emergenza. Una
volta il suo coinvolgimento
era solo parziale mentre oggi è una figura professionale
sempre più coinvolta e indispensabile dal momento che le
apparecchiature per la diagnostica per immagini attualmente disponibili consentono, per
esempio in caso di politrauma,
di acquisire immagini in tempi rapidissimi e con modalità
sempre più raffinate. “Attualmente la disponibilità della
figura del radiologo nell’arco
delle 24h è gestita con l’istituto della ‘pronta disponibilità’,
peraltro ormai inadeguato
rispetto alle esigenze”, fa il
punto Bonfioli. La battaglia
del Sindacato e della Società di
Radiologia è per l’istituzione
della ‘guardia radiologica’ nei
Pronto Soccorso. Un obiettivo
che deve fare però i conti con
le ristrettezze economiche che
gravano sul Servizio Sanitario.
La prospettiva, secondo Bonfioli e Ims, è che anche questa
gestione dell’emergenza sia
fatta dal radiologo in remoto.
I centri di teleradiologia cioè,
dovrebbero funzionare sulle
24 ore, di modo che nel caso di
emergenza l’esame, una volta
eseguito, possa sempre essere
visualizzato e interpretato immediatamente anche a distanza. Insomma, conclude il medico, “si creerebbe una guardia
medica radiologica attiva 24
ore su 24”.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
10 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ IL PUNTO / Nel quaderno n°12 del ministero della Salute si riafferma anche l’importante ruolo clinico del radiologo interventista
L’evoluzione della radiologia vascolare e interventistica
Sempre più diffuso l’ecocolordoppler, mentre migliorano Tc e Rm, che consentono esami soft in pochi minuti
L
a Radiologia vascolare è
la branca della diagnostica per immagini che studia le
alterazioni dei vasi sanguigni
dimostrati, fino agli Anni 80,
quasi esclusivamente con esami angiografici relativamente
cruenti, che comportavano
l’iniezione diretta (di solito
dell’arteria femorale all’inguine) e il cateterismo selettivo
dei vasi (arteriografie, coronarografie, flebografie).
Negli ultimi venti anni abbiamo assistito a un’incredibile
evoluzione tecnologica della diagnostica per immagini
delle malattie vascolari con
la sempre maggiore diffusione dell’ecocolordoppler, ma
soprattutto il miglioramento
delle apparecchiature Tc e Rm,
che ci consentono di riconoscere i vasi, con la sola iniezione endovenosa del mezzo
di contrasto, con un esame
che dura da pochi minuti (angio Tc) a circa mezz’ora (angio Rm). Questo consente di
programmare e pianificare
l’intervento terapeutico più
appropriato in ogni malattia
vascolare, delle quali l’aterosclerosi è di gran lunga la più
diffusa, anche per il costante
aumento della vita media della
popolazione.
I danni vascolari dell’aterosclerosi sono essenzialmente di
due tipi: la dilatazione (aneurisma) che può esitare nella
con il confezionamento di un
by-pass e consente di eseguire,
anche ambulatorialmente, i
controlli degli interventi senza
ricorrere alla più invasiva coronarografia.
Anche
negli
aneurismi
dell’aorta toracica o addominale l’angio-Tc permette di
stabilire l’indicazione all’intervento chirurgico tradizionale
o al trattamento endovascolare, calcolando preventivamente le misure precise della
protesi che si inserisce dalle
arterie femorali, senza “aprire”
il torace o l’addome (fig. 1).
Oggi possiamo concludere che
nella quasi totalità dei distretti vascolari, il primo esame
diagnostico rimane l’ecocolordoppler, ma una corretta
pianificazione terapeutica non
Fig. 3 - Vertebroplastica di 6 vertebre (l’ultima toracica
e le 5 lombari). Gli aghi posizionati nei corpi vertebrali (A),
il controllo radiografico immediatamente dopo l’iniezione
del cemento (B) e il controllo a distanza (C) mediante
ricostruzione Tc in 3D
rottura del vaso con conseguente emorragia irrefrenabile o il restringimento (stenosi)
che culmina nell’occlusione, la
quale comporta la devascolarizzazione del territorio a valle
con sintomi diversi a seconda
della sede colpita: l’infarto cardiaco o cerebrale, l’arteriopatia
ischemica degli arti inferiori...
Da qualche anno con l’angioTc si riescono a visualizzare
anche le arterie più piccole,
come le coronarie, nella quasi
totalità dei pazienti, cosicché
la coronaro-Tc permette di
stabilire preventivamente se
programmare l’intervento cardiologico con angioplastica e
stenting o cardiochirurgico
Il professor
Giovanni Simonetti,
professore ordinario
di Radiologia
e direttore
del Dipartimento
di Diagnostica
per immagini,
Imaging molecolare,
Radioterapia
e Radiologia
Interventistica
Fondazione
Policlinico
Tor Vergata di Roma
Il professor
Giovanni
Gandini,
professore
ordinario
di Radiologia
e direttore del
dipartimento di
Diagnostica per
immagini
e Radioterapia
Ao Città
della Salute
e della Scienza
di Torino
può essere programmata senza una precisa dimostrazione
del letto vascolare mediante
angio Tc o angio Rm.
Per quanto riguarda il cuore,
invece, la più invasiva coronarografia dovrebbe essere effettuata in prima istanza solamente in urgenza o comunque
nei pazienti con un alto rischio
di avere una malattia stenosante, perché in questi casi si
procede nella stessa seduta
all’angioplastica e all’eventuale
inserimento di uno o più stent.
In elezione e comunque in tutti gli altri casi (e sono la gran
parte) di rischio medio o basso (e qualcuno ipotizza anche
nello screening della malattia
tumori del fegato, ma anche
del polmone o del rene nei
pazienti nei quali l’intervento
chirurgico tradizionale non è
proponibile.
Infine l’Interventistica extravascolare comprende il drenaggio percutaneo Eco o Tc
guidato delle cisti, dei versamenti pleurici e degli ascessi;
la perfusione intrarticolare
eco guidata di farmaci (come
l’acido ialuronico) e l’interventistica della colonna vertebrale rappresentata soprattutto
dalla vertebroplastica (oltre
che da discectomie, cifoplastiche...) con la quale si trattano
fratture dei corpi vertebrali,
anche multiple, iniettando direttamente del cemento con
scomparsa della sintomatologia dolorosa in oltre l’80% dei
casi (fig. 3).
I più corposi capitoli dell’Interventistica extravascolare
sono l’Interventistica dell’ap-
Fig. 1 - La Tc con ricostruzione 3D (A) dimostra un voluminoso aneurisma dell’arco
dell’aorta toracica (freccia), trattato per via endovascolare facendo risalire dall’inguine
un’endoprotesi (B) con completa esclusione della sacca aneurismatica, come
ben dimostrato dal controllo Tc a 6 mesi (C)
coronarica) è indicato eseguire preventivamente la coronaro-Tc, che permette soprattutto di riconoscere nel 100% dei
casi i pazienti con coronarie
non patologiche nei quali non
si deve intervenire (fig. 2).
La Radiologia interventistica
è una disciplina relativamente giovane, diffusa dagli anni
‘80 che, utilizzando apparecchiature di diagnostica per
immagini (sale angiografiche,
ecografi, Tc) e uno strumentario di aghi e cateteri di derivazione dalla radiologia vascolare consente di ottenere a “cielo
coperto” risultati sovrapponibili o migliori della chirurgia
tradizionale con una minore
mortalità e morbilità.
L’evoluzione delle apparecchiature di imaging ecografiche, Tc e delle sale angiografiche (che oggi hanno tutte le
caratteristiche strutturali di
una sala operatoria), ma anche dello strumentario (aghi,
cateteri, stent...) hanno comportato un ulteriore miglioramento dei risultati clinici e un
ampliamento delle indicazioni, tanto che nel Quaderno n°
12 del ministero della Salute si
riportano i “Criteri di appropriatezze clinica, strutturale e
tecnologica di Radiologia interventistica”. Qui si riafferma
l’importante ruolo clinico del
radiologo, cui affidare anche
la gestione diretta o indiretta
di letti di degenza o almeno di
Dh. È impossibile riassumere in poche righe l’evoluzione
della Radiologia interventistica, ma ci limitiamo a citare i
quattro grandi capitoli: la diagnostica invasiva (biopsie...),
l’interventistica vascolare, oncologica ed extravascolare.
Nelle ago-biopsie ricordiamo
solo che oggi raggiungiamo
con precisione qualsiasi lesione grazie alla guida dell’ecografia o della Tc e, in casi
selezionati, anche della Rm,
utilizzando aghi amagnetici.
Nell’interventistica vascolare abbiamo già ricordato il
trattamento degli aneurismi
dell’aorta, nonché l’angioplastica e lo stenting oggi utilizzati nel trattamento di molte
patologie steno-ostruttive in
tutti i distretti, cui dobbiamo
in particolare ottimi risultati
nel trattamento delle stenosi
delle arterie carotidi e degli
arti inferiori.
Anche nell’altro capitolo
dell’interventistica vascolare
rappresentato dalle embolizzazioni, oggi disponiamo di
materiali sempre più perfor-
manti in grado di occludere
i vasi sanguinanti iniettando
sofisticati embolizzanti attraverso cateteri di dimensioni
sempre più ridotte (1 mm di
diametro).
Nell’Interventistica oncologica, l’ecografia, ma soprattutto
la Tc e la Rm ci consentono di
identificare tumori sempre più
piccoli, che non di rado possono essere trattati con interventi radiologici sia endovascolari
di
chemioembolizzazione
(con iniezione diretta del farmaco nel tumore) utilizzata
soprattutto nel trattamento
dei tumori epatici, sia con
puntura diretta e termoablazione Eco o Tc guidata (radiofrequenza o microonde),
usate pure nel trattamento dei
Fig. 4 - Stenosi benigna cicatriziale post-chirurgica della
confluenza delle vie biliari di destra e di sinistra (frecce)
dimostrata con la colangiografia Rm (A) e la colangiografia
trans epatica (B), dilatata con cateteri a palloncino (C) fino
al quadro finale prima della rimozione dei cateteri di
drenaggio con ripristino del normale calibro delle vie biliari (D).
Fig. 2 - Ricostruzione in 3D
di coronarie normali con
“effetto di trasparenza” (A)
e sottrazione del cuore (B)
parato urinario con le nefrostomie percutanee, l’ureteroplastica, lo stenting ureterale
e l’interventistica biliare caratterizzata da interventi sia
palliativi di stenting, in pazienti con tumori inoperabili
che infiltrano le vie biliari
causando ittero, sia terapeutici in molte patologie benigne
come la calcolosi e le stenosi
cicatriziali. Nel trattamento
di queste ultime si sono raggiunti eccellenti risultati anche grazie al miglioramento
dell’imaging preventivo, rappresentato soprattutto dalla
colangio-Rm (fig. 4). Infatti
nella Radiologia interventistica extravascolare, l’evoluzione delle metodiche di
imaging consente di pianificare preoperatoriamente con
precisione l’intervento radiologico semplificandolo.
Molti altri sarebbero gli atti
di Radiologia interventistica
da ricordare, come la semplice disostruzione in corso di
isterosalpingografia delle tube
di Falloppio, spesso risolutive
nel trattamento dell’infertilità
femminile da fattore tubarico.
In conclusione la Vascolare e
l’Interventistica, che non esistevano fino agli Anni 60-70,
sono i due settori della Radiologia che forse più hanno
beneficiato dell’entusiasmante
evoluzione delle tecnologie e
dello strumentario degli ultimi lustri.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
11
■ REGIONE LOMBARDIA / Nel 2006 promuove la Rol, incaricando della sua attuazione l’Irccs Istituto Tumori
Un nuovo modello per la cura del tumore
La Rete Oncologia Lombarda permette alta qualità assistenziale e contenimento dei costi della Sanità
I
l cancro è una malattia cronica ampiamente diffusa.
Nel 2008, dati a misura indicavano 7,5 milioni di morti in
tutto il mondo.
Ciò che, da un lato, significa
un maggiore successo delle
terapie, e dall’altro ne mette
in discussione la sostenibilità economica, è la cosiddetta
prevalenza, cioè le persone
che hanno avuto la malattia e
convivono con essa.
In Lombardia la prevalenza nel 2010 è stata di circa
220mila persone, un numero
raddoppiato in 20 anni.
La Regione Lombardia nel
2006 promuove la costituzione di una rete integrata
di servizi sanitari e sociali,
con un ruolo chiave nell’assistenza ai malati di tumore,
e individua nell’Irccs Istituto Tumori l’ente attuatore di
questa realtà. Nasce la Rete
Oncologica Lombarda (Rol)
che permette la condivisione
di informazioni cliniche e la
comunicazione tra i medici e
le strutture sanitarie che operano in campo oncologico.
“Lavorando sullo scambio
di informazioni - afferma il
dottor Marco Pierotti, direttore scientifico dell’Istituto
Tumori di Milano e responsabile scientifico della rete Rol -,
vogliamo creare una community di medici e ricercatori,
presupposto per dare risposte
positive al trend negativo di
questo settore. Abbiamo creato gruppi di lavoro che revisionano periodicamente lo
stato dell’arte dell’oncologia,
definendone e mantenendo-
ne aggiornate le linee guida
diagnostico-terapeutiche e di
follow up per tutti i tumori
solidi.
Le linee guida vengono poi
calate nella realtà operativa
del singolo ospedale, del territorio specifico.
Si è arrivati alla definizione
di un documento strutturato, il Rol Doc, che con-
Presto una molecola italiana per l’oncologia
tiene tutte le informazioni
cliniche essenziali per ogni
singolo paziente e per ogni
fase della sua malattia oncologica. Con un’azienda
di informatica stiamo mettendo a punto un sistema
di intelligenza artificiale
in grado di leggere anche
i campi testuali e non solo
quelli codificati nei Rol Doc
e trarne informazioni utili
all’appropriatezza della cura
che è stata definita”.
L’informazione può diventare
conoscenza e quindi valore
reale. Rol è indirizzata a re-
alizzare un data base di dati
clinici per ogni paziente e
un’infrastruttura (Biobanca),
dove si possa conservare tutto il materiale biologico da
interrogare. I due data base
interagiranno tra di loro diventando fondamentali per la
definizione di approcci terapeutici adeguati.
“Pensiamo a come l’oncologia
sia stata rivoluzionata con la
scoperta del genoma e delle
terapie target - dice Pierotti
-, che possono costare fino a
30 volte di più della chemioterapia. Dunque non fornire
L’
Italia è al 4° posto nella produzione di lavori scientifici, mentre è oltre al 30° nel produrre brevetti di
beni e servizi in campo biomedico. Molto spesso le spin off
universitarie e di centri di ricerca arrivano sul mercato
con prodotti di cui non si avverte la necessità.
Obiettivo della Rol è anche creare una forte interazione
tra il mondo della ricerca e quello clinico.
Per questo ha deciso di coinvolgere i player che fanno ricerca sul cancro, come per esempio Istituto Mario Negri,
Fondazione Filarete, Ifom, IIT.
La Regione Lombardia, su questa spinta, attraverso la
Rol ha finanziato molti studi clinici indipendenti con
investimenti più contestualizzati. Ha anche lanciato un
bando per integrare le idee della ricerca accademica con
le potenzialità di sviluppo dei farmaci del Nerviano Medical Sciences, per realizzare una molecola attiva per uso
oncologico.
La sede milanese dell’Istituto nazionale per lo studio e la
cura dei tumori
■ LINKVERSE E ESAOTE / In Friuli Venezia Giulia, la Sanità punta su innovazione e tecnologia. Obiettivo: spendere meno e meglio
Niente più “lastre” in casa e negli ospedali
In alternativa, il paziente riceverà un cd/dvd con le immagini e il referto firmato, entrambi digitali
I
n Friuli Venezia Giulia
la sanità punta dritta su
innovazione e tecnologia. È
alle fasi conclusive il progetto finanziato dalla Regione
per la realizzazione di un sistema Pacs regionale e multidisciplinare (radiologico,
cardiologico e di medicina
nucleare) dalle caratteristiche fortemente innovative
sia sul piano tecnologico che
su quello organizzativo e dei
processi produttivi in ambito diagnostico.
Di recente sono stati portati a regime i sistemi Pacs
aziendali (tradotto in italiano “Sistema di archiviazione
e comunicazione di immagini”) presso una ventina di
strutture sanitarie, di cui 13
sono ospedali anche di grandi dimensioni, come l’Azienda ospedaliero universitaria
di Udine, e di alta complessità organizzativa/logistica,
come l’Azienda ospedaliera
di Pordenone con i suoi 3
presidi. Significa che sono
stati completamente integrati in un impianto regionale
in grado di garantire, nel rispetto della privacy, un sistema di archiviazione di medio periodo (almeno 5 anni)
dei referti e delle immagine
diagnostiche prodotti dai
Pacs aziendali, nonché un
sistema di conservazione legale sostitutiva.
Ma quale la portata dell’iniziativa? L’obiettivo della
completa digitalizzazione del
percorso diagnostico per bioimmagini è stato raggiunto,
a seguito dell’aggiudicazione
delle relative gare centralizzate di acquisizione, con
l’attivazione di due contratti
quinquennali, rispettivamente con la Esaote di Genova e
la Linkverse di Roma.
A parlarne nei dettagli è
Gianni Cortiula, direttore della Direzione centrale
salute, integrazione socio-
sanitaria e politiche sociali della Regione autonoma
Friuli Venezia Giulia, che
dice: “Con la ditta Esaote
di Genova è stato attivato il
contratto per la fornitura di
sistemi Pacs aziendali multidisciplinari, per un totale
di più di 220 postazioni di
visualizzazione e di refertazione diagnostica, con una
capacità di archiviazione
complessiva di più di 100
TeraByte, che consentono di
archiviare ‘in locale’ circa un
anno e mezzo di attività (la
fornitura Esaote si completa
con un servizio di assistenza
tecnica h24). Invece, con la
ditta Linkverse di Roma il
contratto è per la fornitura
Sistema di
masterizzazione e
stampa CD
Patient
Workstation di refertazione
del servizio di masterizzazione di cd/dvd per i pazienti ambulatoriali esterni.
In pratica negli ospedali
si sono creati dei punti di
concentrazione logistica e
organizzativa dei processi
di produzione “automatizzata” di cd e dvd, basati su
sistemi di masterizzazione
configurati per garantire
adeguati livelli di continuità
di servizio, sia con soluzioni
tecnologiche ridondate sia
attraverso lo specifico software di gestione”. Entrambe
le forniture risultano profondamente integrate con
la piattaforma dei sistemi
informativi ospedalieri e di
reparto, realizzati e gestiti
dalla software house regionale Insiel.
Insomma, con i sistemi
Pacs aziendali entrano negli
ospedali importanti innovazioni che porteranno tante
novità e vantaggi nel modo
di lavorare. “Le attese - continua il direttore - sono di
riduzione dei tempi dell’intero flusso di lavoro, grazie
alla migliore gestione delle
immagini e alla possibilità
di confronto con precedenti
esami, con evidenti benefici
sul processo di refertazione.
Riguardano poi la riduzione
Marco Pierotti, direttore
scientifico dell’Istituto
Tumori di Milano,
responsabile scientifico
rete Rol
la terapia appropriata non
vuol dire solo fare un danno,
ma anche sprecare risorse. La
rete Rol consentirà anche di
interagire con le case farmaceutiche per lo sviluppo di
nuovi farmaci”.
Grazie al “reparto virtuale” anche se una persona è ricoverata in un ospedale periferico, ha
la certezza di ricevere un’offerta assistenziale identica a quella dei centri più importanti. In
più è possibile ipotizzare, per
esempio, un’equipe chirurgica
mobile che vada in strutture
all’avanguardia ma senza l’expertise sufficiente. Attualmente in Italia esistono 6 reti più o
meno consolidate che dovrebbero allacciarsi al più presto
alla rete delle reti “Alleanza
contro il cancro”.
dei tempi per la consegna ai
pazienti ambulatoriali esterni dei referti e delle relative
immagini. Si attendono vantaggi pure per la distribuzione digitale delle bioimmagini più rapida e capillare”.
Non mancano i riscontri
sotto un profilo economico: ne deriva una prospettiva di sostanziale risparmio
sulla fornitura di pellicole
radiografiche e sulla gestione degli archivi radiologici.
“Il risparmio atteso supera
l’ammontare dei costi emergenti indotti dalla gestione e
sviluppo dell’intero sistema
Pacs regionale e dalla gestione dei sistemi di masterizzazione cd/dvd”, dice Cortiula.
Ma il Pacs ha ricadute significative anche a livello di
singolo cittadino, poiché il
paziente esterno non riceve
più i bustoni “gialli” con le
radiografie, bensì semplicemente una busta con un cd/
dvd, in cui sono state copiate
le immagini digitali e il referto firmato digitalmente.
Insomma, evidenti i vantaggi logistici nella conservazione domestica. “In un
periodo di forti iniziative di
razionalizzazione in tutti gli
ambiti della spesa pubblica e
in particolare nel settore della sanità - conclude il direttore - risalta ancora di più un
intervento di notevole innovazione come quello avviato
in Friuli Venezia Giulia con
il Pacs regionale”. E l’esperienza può dunque tradursi
in uno slogan: investire per
spendere meno e meglio.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
12 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ SIRM / Ultrasuoni, tomografia computerizzata, risonanza magnetica e medicina nucleare
Innovativa come antibiotici e anestesia
È la diagnostica per immagini, decisiva nella prevenzione e nell’identificazione dei tumori
U
na delle più prestigiose
riviste in ambito scientifico internazionale, il New
England Journal of Medicine,
ha definito qualche anno fa la
diagnostica per immagini “uno
dei più importanti sviluppi della medicina”, assimilabile alla
scoperta dell’anestesia e degli
antibiotici.
Poter “osservare” direttamente
all’interno del corpo umano
secondo prospettive e “ottiche” differenti, ha permesso di
“ricercare” e “vedere” le varie
patologie, grazie a un ampio
ventaglio di tecniche e metodologie. Nel passato, quando
gli strumenti d’investigazione del corpo umano erano
limitati alla radiologia tradizionale (Rx), lo studio delle
malattie neoplastiche e la relativa stadiazione spesso trovava
nell’esplorazione chirurgica la
maggiore accuratezza.
Oggi l’impiego degli ultrasuoni
(Us), della tomografia computerizzata (Tc), della risonanza
magnetica (Rm) e della medicina nucleare (Mn) permette
agli ammalati oncologici di
combattere la propria battaglia
contro la patologia in modo
completo, dalla sua identificazione fino al follow-up. Nel
contempo, consente alla popolazione di affrontare le problematiche della prevenzione
oncologica con l’utilizzo di un
imaging per nulla o poco inva-
Il professor A.
Rotondo, past
president Società
Italiana Radiologia
medica (Sirm),
professore
ordinario Med36 e
direttore
del Dipartimento di
Diagnostica
per immagini, II
Università di Napoli
sivo e sempre più affidabile. La
lotta contro il cancro si articola
su più fronti: prevenzione, diagnosi precoce, identificazione
e stadiazione, in ciascuno dei
quali la diagnostica per immagini è il pivot centrale, permettendo inoltre di attuare in relazione allo stadio della malattia
anche terapie assistite dalle
stesse metodologie, molte delle
quali “mini-invasive”.
Nel campo del follow-up, la
diagnostica per immagini
svolge un ruolo fondamentale
sia per la ricerca e l’identificazione precoce di ripresa della
malattia dopo chirurgia e/o
trattamento medico, sia per
la valutazione della risposta
alla terapia e al monitoraggio
degli effetti dei trattamenti terapeutici. Identificare una neoplasia in stadio “preclinico”
permette di porre in atto strategie terapeutiche più efficaci e
sicuramente meno invalidanti,
Figura 1: nodulo polmonare identificato in maniera
incidentale in corso di esame di screening in paziente
a elevato rischio di neoplasia polmonare
Il professor A. D’Errico Gallipoli, presidente
sezione di Diagnostica per immagini
in Oncologia della Sirm e direttore
del dipartimento di Diagnostica
per immagini dell’Istituto tumori di Napoli
ria, contribuendo alla riduzione della mortalità per alcune
neoplasie. Si è osservato infatti
che la selezione di categorie di
pazienti a elevato rischio, da
sottoporre a controlli ripetuti
nel tempo con dosi accettabili
di radiazioni, aumenta gli effetti positivi derivanti da una
diagnosi precoce e quindi la
“curabilità” delle neoplasie.
La diagnosi e la definizione
di stadio di malattia rappresentano altri due compiti fondamentali della diagnostica
per immagini in oncologia.
L’identificazione di alterazioni morfologiche basata sulla
semeiotica classica, integrate
da tecniche di Radiologia interventistica (Ri) (in grado di
campionare tessuti sospetti con
imaging mirato), talvolta anche
con l’ausilio della robotica, permette la caratterizzazione delle
neoplasie.
Tutte le metodiche di studio
attualmente in uso, dall’ecografia associata alla valutazione
Doppler con e senza mezzo di
contrasto, la Tc e la Rm si sono
avvalse del progresso dell’ingegneria informatica e biomedica
diventando così sempre più
performanti. I nuovi scanner
ibridi, che integrano valutazio-
Figura 3:
trattamento di
tumore renale
mediante
ablazione
percutanea mirata
con tecnologia
a “microonde”
effettuato
mediante guida
con tomografia
computerizzata
motivo per il quale, la ricerca
di un tumore allo stato iniziale, silente e asintomatico, ha
aperto, nell’ambito della prevenzione secondaria, gli scenari degli screening oncologici
basati sulla diagnostica per immagini. Lo screening del cancro
della mammella, per esempio,
affidato alla mammografia e
alla ecografia, oggi è una realtà clinica consolidata, che ha
consentito di ridurre notevolmente la percentuale di tumori
della mammella “difficilmente
curabili”, permettendo di identificare la neoplasia quando
essa è completamente asintomatica. Le apparecchiature
attualmente in uso, grazie al
costante sviluppo dei sistemi di
rilevazione delle immagini e al-
Figura 2:
scansione Pet-Tc
per la stadiazione
di una lesione
neoplastica
polmonare
la loro digitalizzazione, ha permesso di raggiungere risultati
eccellenti anche con una netta
riduzione della dose di radiazioni erogate. La tomosintesi,
che “taglia” a fettine di spessori
sottili le mammelle, ha incrementato la capacità della detection e della caratterizzazione
delle lesioni, analogamente a
quanto avviene oggi con tecniche ecografiche speciali, quali
l’elastosonografia, che aggiunge
alla valutazione morfologica
ecografica la possibilità della
definizione strutturale delle
lesioni.
Anche le neoplasie polmonari in fase preclinica possono
avvalersi della diagnostica per
immagini (fig.1), così come il
tumore del colon con la colonscopia virtuale Tc. Si può dire,
quindi, che gli screening con
imaging rappresentano strumenti di prevenzione seconda-
ni metaboliche, quali la tomografia a emissione di positroni,
e morfologiche ottenute con
tomografia
computerizzata
(Pet-Tc, Fig.2), o morfologiche
e multiparametriche ottenute
con risonanza magnetica (PetRm) forniscono anche dati
biologico-funzionali prima impensabili, offrendo nuove prospettive nell’ambito dell’imaging molecolare con ricaduta
positiva nella gestione delle terapie, permettendo un’azione
sempre più mirata alla malattia
con risparmio dei tessuti sani.
A tutti è noto che esistono tecniche di Radiologia interventistica che permettono di trattare
o controllare malattie neoplastiche, specie di tipo metastatico. Attualmente, tecnologie
quali gli “ultrasuoni focalizzati” sotto guida Rm si affacciano
al panorama della diagnostica
per immagini “terapeutica”.
Figura 4:
trattamento
di chemosaturazione
epatica con
esclusione
del fegato dalla
circolazione
sistemica e
infusione selettiva
di farmaco
chemioterapico
Tali tecniche che oggi consentono la terapia mirata di alcune patologie quali i fibromi
dell’utero o le metastasi ossee,
potranno estendere il loro impiego al trattamento di alcuni
tumori maligni, grazie alla possibilità di liberare (con l’ausilio
dell’imaging ecografico) nella
sede del tumore uno specifico
“farmaco chemioterapico” contenuto in complessi molecolari
in grado di essere “frantumati”
termicamente solo dove necessario, riducendo così l’impatto
sistemico e di conseguenza gli
effetti collaterali.
Ippocrate di Kos, quasi 2000
anni, fa suggeriva che “le malattie che le medicine non
curano, le cura il ferro; quelle
che il ferro non cura, le cura il
fuoco; quelle che il fuoco non
cura, queste bisogna ritenerle
incurabili”. Possiamo sommariamente affermare che, la Radiologia interventistica dopo i
farmaci e la chirurgia, ha colto
in pieno tale messaggio, integrandolo con il concetto di terapia mirata e selettiva, offrendo così numerose alternative
a quei pazienti oncologici che,
per l’elevato rischio in corso di
chirurgia maggiore, sarebbero
etichettati intrattabili. Si sono
così sviluppate tecnologie ablative quali la crio-ablazione, la
radiofrequenza o le microonde
(fig.3), presidi terapeutici basati su alterazioni meccaniche
indotte che, attraverso modificazioni della temperatura,
permettono il trattamento locale di vari tumori con obiettivi
sia curativi sia palliativi. Altro
ambito in costante sviluppo è
quello delle terapie vascolari
percutanee, che permettono
con l’utilizzo di uno “strumentario” miniaturizzato di raggiungere i vasi che afferiscono
selettivamente al tumore da
trattare per poi somministrare farmaci chemioterapici o
radiofarmaci (terapia radiometabolica interstiziale) in
maniera selettiva o, altrimenti,
chiudere gli stessi vasi che nutrono la neoplasia.
Nell’ambito applicativo di tale
tecniche emerge la possibilità
di isolare alcuni organi dalla
circolazione sistemica, grazie
all’ausilio della circolazione
extracorporea (è il caso del
fegato), per poterli trattare in
maniera selettiva con dosaggi
di farmaci chemioterapici altrimenti intollerabili per gli effetti
collaterali sistemici (chemiosaturazione - fig.4). Ma la Radiologia interventistica non si
ferma qui: l’impiego di tecnologie quali l’elettroporazione, già
oggi, permette di fluidificare le
membrane cellulari tumorali
per tempi definiti, aprendo dei
varchi d’ingresso temporanei
e selettivi ai farmaci chemioterapici, e migliorandone così
il profilo d’azione. Possiamo
affermare con certezza, quindi, che la lotta al cancro, pur
essendo basata su molti tipi di
trattamenti medici e chirurgici,
ha visto nell’applicazione della
diagnostica per immagini in
oncologia tali e tanti progressi
da identificarla non solo quale
metodologia diagnostica ineludibile, ma anche terapeutica
concretizzatasi attraverso la
diagnosi tempestiva, gli screening efficaci e le attuali terapie
mirate, e ridefinendo così la
visione globale del cancro e del
suo trattamento.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
13
■ ESAMI / Tomografia computerizzata e risonanza magnetica, sempre più accurate e meno invasive, grazie ai progressi tecnologici e ai nuovi sistemi terapeutici
Neuroradiologia su misura per ciascun paziente
Pro e contro delle principali metodiche per la diagnosi e la terapia delle patologie che interessano il sistema nervoso centrale
L
a Neuroradiologia è una
disciplina dedita allo studio, alla diagnosi e alla terapia
delle patologie interessanti il
sistema nervoso centrale.
Sono presenti ad oggi sul
territorio nazionale 67 Unità
operative complesse ospedaliere di Neuroradiologia e
10 cattedre universitarie che
rappresentano l’espressione
dell’elevato livello di perfezionamento e specializzazione
di una disciplina che richiede
non solo alta tecnologia ma
anche un continuo aggiornamento e dialogo clinico con
tutta l’area delle scienze neurologiche.
Anche in neuroradiologia
possiamo considerare esami
di primo livello, a basso costo e facilmente disponibili
sul territorio (come la radiografia diretta o la Tomografia
Computerizzata), ed esami di
secondo livello più sofisticati,
dedicati ad approfondire un
determinato quesito/sospetto
clinico (come la Rm, angioRm, Tc e Rm di perfusione,
spettroscopia ed Rm funzionale). Bisogna tuttavia tener
presente che la Rm per la sua
maggiore sensibilità e anche
Dott. Fabio
Triulzi, direttore
della Uoc di
Neuroradiologia
della Fondazione
Irccs Ca’ Granda
Ospedale
Maggiore
Policlinico di
Milano
e presidente
della
Associazione
Italiana di
Neuroradiologia
Ainr
Dott. Mario Muto, direttore della Uoc di Neuroradiologia
della Ao Cardarelli di Napoli e presidente della sezione
Neuroradiologia della Sirm
disponibilità sul territorio è
divenuta nel corso degli anni
anch’essa una metodica di primo livello in alcune patologie.
La tomografia computerizzata (Tc) è una metodica diagnostica ampiamente diffusa
sul territorio nazionale, di
rapida esecuzione che utilizza radiazioni ionizzanti. Essa
permette un ottimo studio
dell’ osso con un buon compromesso in termini di risoluzione di contrasto e spazialità
Dilatazione aneurismatica della estremità distale
della art. basilare prima (in alto) e dopo (in basso) il
trattamento endovascolare di embolizzazione con spirali,
con sua esclusione dal circolo
per lo studio del tessuto nervoso cerebrale.
Per la sua rapidità di esecuzione e affidabilita diagnostica, la Tc è utilizzata soprattutto nella diagnostica di
urgenza/emergenza, o come
screening di primo livello nella diagnostica delle malattie
del sistema nervoso (cranio,
rachide), per esempio in caso
di ictus, emorragia cerebrale,
malformazioni, tumori, ernia
del disco, o traumi craniovertebrali). e nel politraumatizzato.
I vantaggi della Tc sono
l’ampia disponibilità di apparecchiature sul territorio
nazionale, che rende l’esame
prontamente disponibile, la
durata breve dell’esame, e
l’attendibilità dei risultati degli esami eseguiti in urgenza/emergenza. Inoltre, la Tc
è ben tollerata dai pazienti
claustrofobici (al contrario
della risonanza magnetica)
e può essere eseguita dai pazienti portatori di pacemaker
o con corpi estranei metallici.
Gli svantaggi della Tc consistono nella esposizione a
radiazioni ionizzanti (anche
se la dose radiante è ulteriormente ridotta grazie agli attuali sviluppi tecnici), e nella
risoluzione di contrasto tessutale inferiore rispetto alla Rm.
Nell’utilizzo del mezzo di
contrasto le reazioni allergiche possono verificarsi in casi
molto rari e una eventuale nota allergia deve essere segnalata dal paziente al medico
radiologo prima della esecuzione del mezzo di contrasto.
La risonanza magnetica (Rm)
è una metodica diagnostica
che non utilizza le radiazioni
ionizzanti come la Tc bensì
campi magnetici e radiofrequenze.
La non esposizione alle radiazioni ionizzanti rappresenta
la principale caratteristica di
questa metodica e per tale motivo è utilizzata come metodo
di screening nella ricerca di
alcune patologie cerebrali come per esempio per la ricerca
delle cause di una epilessia, di
neoplasie o patologia vascolare cerebrale in caso di cefalea,
nel sospetto clinico di una patologia demielinizzante come
la sclerosi a placche o di ernia
discale in caso di lombalgia.
Il limite della metodica è la
compatibilita del paziente a
sottoporsi a questo tipo di
esame: infatti pazienti claustrofobici, o portatori di pacemaker, pompa di insulina,
valvole cardiache artificiali o
altri impianti, scheggie metalliche , protesi metalliche non
compatibili, clip , schegge di
metallo negli occhi, non possono assolutamente sottoporsi a un esame Rm.
Si sono sviluppati negli ultimi anni, software di alta tecnologia Rm che fanno parte
del bagaglio culturale del
neuroradiologo nella pratica
quotidiana, quali lo studio
con diffusione e perfusione,
studio di spettroscopia Rm,
studi funzionali.
Lo studio di spettroscopia
Rm consiste nell’individuare
specifici metaboliti rilasciati
o presenti nelle cellule nervose in quantità alterate a seconda dell’agente patologico.
La loro individuazione è di
ausilio nella caratterizzazione
di un tessuto patologico.
Per angiografia Rm (angioRm) si intende uno studio di
Rm dedicato alla valutazione
dei vasi intra o extra cranici
Scansione
Sagittale di Rm
fetale
o midollari. Il piu delle volte
non richiede la somministrazione di mdc utilizzando
sequenze particolari di Rm
particolarmente sensibili ai
movimenti di piccole particelle, come il sangue circolante nei vasi, rendendo possibile
la identificazione di aneurismi anche di 2-3 mm-di diametro.
Per Rm funzionale (fRm) si
intende uno studio avanzato
atto a individuare specifiche
aree corticali cerebrali mediante la loro volontaria o
involontaria attivazione da
parte del paziente.
Tale procedura viene eseguita, per esempio, prima di
operazioni neurochirurgiche
di rimozione di tumori situati vicino ad aree del cervello
funzionalmente importanti
(per esempio per il movimento) da cui devono essere ben
separate durante l’operazione
onde evitare deficit neurologici permanenti.
L’angiografia cerebrale è una
una metodica diagnostica e
terapeutica di III livello a cui
si ricorre dopo aver eseguito
altri accertamenti diagnostici.
È una metodica invasiva che
utilizza radiazioni ionizzanti
e mezzo di contrasto, e preve-
de la cateterizzazione selettiva o superselettiva di un vaso
arterioso o venoso cerebrale
o spinale, mediante generalmente puntura della arteria o
vena femorale. È ancora oggi
considerata la migliore tecnica disponibile nella diagnosi
della patologia malformativa
vascolare cerebrale e spinale
nonostante i progressi tecnologici della Tc o Rm.
Grazie allo sviluppo di nuovi
sistemi terapeutici endovascolari, l’esame angiografico
digitale non è unicamente
diagnostico ma può essere in
molti casi anche terapeutico;
è infatti sempre più accettato
il ruolo curativo del neuroradiologo per esempio nel caso
di trattamento endovascolare
mini-invasivo di un aneurisma cerebrale rotto o non rotto, o di una malformazione
vascolare cerebrale (embolizzazione).
Utilizzando ancora una volta
la apparecchiatura angiografica digitale è possibile eseguire il trattamento percutaneo
mini-invasivo delle fratture
vertebrali secondario a crollo
porotico, metastatico o angiomatoso mediante iniezione
di materiale inerte (cemento)
nel corpo vertebrale fratturato
sotto controllo radiologico, o
ancora eseguire il trattamento percutaneo mini-invasivo
delle ernie discali.
Un ambito della Neuroradiologia in rapido sviluppo
in questi ultimi anni è quello
dello studio del sistema nervoso centrale nel bambino.
Le metodiche neuro radiologiche e in particolare la Rm
sono oggi utilizzate non solo
nello studio del neonato e
del bambino, ma addirittura
nel feto (Rm fetale), grazie
ad esse è possibile ottenere
informazioni sullo sviluppo
normale o patologico dell’encefalo fetale a partire dalla
19-20ma settimana di gestazione.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
14 Diagnostica per immagini & Oncologia
■ IEO / Partito a settembre Cosmos II, uno screening su fumatori per la diagnosi precoce del cancro al polmone. Ben 37mila i casi diagnosticati all’anno in Italia
Tumore, prima lo trovi, meglio lo curi. Ecco il da farsi
Aperta a 10mila volontari, associa alla Tac a basse dosi un esame del sangue per lo studio del nuovo marker tumorale: il miRna
L
a diagnosi precoce è lo
strumento più efficace
nella lotta al cancro. Lo dimostra la storica inversione
di tendenza nella mortalità
grazie a prevenzione e diagnosi a partire dagli anni
‘90 quando questa pratica
ha preso piede. Un caso emblematico è il tumore del
polmone: il big killer per
frequenza e aggressività,
potrebbe essere quasi sconfitto già oggi, se ci fossero
adeguati programmi di screening.
Lorenzo Spaggiari, direttore
della divisione di Chirurgia
toracica dell’Istituto europeo di Oncologia, afferma
“Attualmente, senza diagnosi precoce, più del 70% dei
37mila nuovi casi di tumore polmonare diagnosticati
ogni anno in Italia, viene
scoperto quando la malattia
è già in fase avanzata, spesso
inoperabile e con una percentuale di guarigione troppo bassa.
Con lo screening possiamo
rovesciare questi numeri:
oltre l’80% dei pazienti può
essere operato con un intervento conservativo e una
percentuale di sopravviven-
Il prof. Lorenzo Spaggiari
Bastano dieci secondi e l’esame è fatto
Come partecipare al programma di diagnosi precoce Cosmos II
S
II prof. Umberto Veronesi
za del 70% dopo 5 - 10 anni
di controlli”.
Questo è il senso dello studio
Cosmos (Continuos observation of smoking subjects),
promosso dall’Istituto europeo di Oncologia (Ieo) e
sostenuto dalla Fondazione
Umberto Veronesi, che si rivolge ai fumatori: i soggetti
più esposti al rischio di malattia. Basti pensare che la
sigaretta, da sola, è responsabile dell’85-90% di tutti i
tumori polmonari.
Dopo lo studio pilota iniziato nel 2000, Cosmos decolla
nel 2004 e rappresenta uno
dei più ampi studi monocentrici in Europa. Da settembre scorso è stata avviata
la seconda fase, Cosmos II:
aperta a 10mila volontari,
associa alla Tac a basse dosi
anche un esame del sangue
per lo studio di un nuovo
marker tumorale, il miRna.
Massimo Bellomi, direttore
della divisione di Radiologia
dello Ieo, dichiara: “la Tac a
basse dosi, di fatto, ha aperto la strada allo screening del
tumore polmonare e oggi
è l’unico strumento che ha
scientificamente dimostrato
la sua efficacia nella diagnosi precoce di questa malattia. Può infatti rilevare la
presenza di un nodulo pol-
ul sito www.10secondi.it (tanto dura la
Tac spirale), ci sono tutte le informazioni
sul progetto, le indicazioni utili per chi vuole
partecipare oltre a dati e consigli pratici per
dire addio al tabacco.
Lo studio si rivolge a tutti i fumatori o ex fumatori, che abbiano compiuto 55 anni di età
e fumato almeno 20 sigarette al giorno per un
periodo minimo di 30 anni.
Ogni partecipante è sottoposto gratuitamente per cinque anni ai due esami più avanzati
oggi disponibili per diagnosticare per tempo
questo tumore: la Tac spirale a basso dosaggio
e la ricerca nel sangue, attraverso un semplice prelievo, dei miRna, marcatori biologici di
malattia. Inoltre, se ancora fumatore, gli verrà offerto un aiuto psicologico per smettere di
fumare.
Coordinato dall’Istituto europeo di Oncologia
di Milano, Cosmos II si svolge, oltre che nel
capoluogo lombardo, in altre sei città italiane:
Firenze, Roma, Pescara, L’Aquila, Palermo e
Potenza.
Per prendere appuntamento in uno dei sette
centri italiani in cui si svolge lo studio basta
chiamare il numero unico di prenotazione:
02/64107700.
Milano
Istituto europeo di Oncologia – Ieo
Sesto Fiorentino
Centro Oncologico Fiorentino
Roma
Ospedale San Camillo Forlanini
L’Aquila – Teramo
Cattedra Uocc di Chirurgia Toracica,
Università dell’Aquila
Ospedale Giuseppe Mazzini di Teramo
Pescara
Ospedale Civile Spirito Santo di Pescara
Palermo
Ismett
Potenza
Azienda Ospedaliera San Carlo
Rionero in Vulture
Centro di Riferimento Oncologico della
Basilicata
L’équipe
di Chirurgia
toracica
dello Ieo
I numeri delle guarigioni
Così il 72% guarisce. Altrimenti, si scende al 16%
D
opo lo studio pilota iniziato nel 2000, la prima
fase di Cosmos è stata avviata
nel 2004. Di fatto è uno dei
più ampi studi monocentrici
in Europa, con 5.200 volontari
fumatori seguiti per 10 anni.
In questo periodo di osservazione, Cosmos ha individuato
297 tumori. Grazie alla diagnosi precoce, l’81% di questi
è stato scoperto ancora in fase
I o II, vale a dire a uno stadio
ancora iniziale. Senza screening il 73% dei tumori viene
scoperto quando è già in fase
Un’immagine esterna dello Ieo
III o IV. Per i partecipanti allo
studio, il tasso di guarigione,
a cinque anni dalla diagnosi è
stato del 72%. Senza diagnosi
precoce, arriva al 16%.
Nella nuova fase di Cosmos,
iniziata a settembre 2012,
verranno reclutati 10mila
fumatori: per la prima volta
nella storia della medicina i
progressi della diagnostica per
immagini e della biologia molecolare, e le loro applicazioni
in oncologia, possono rendere
il tumore del polmone un nemico meno temibile.
monare con una frequenza 7
volte maggiore rispetto alla
radiografia del torace, senza usare mezzi di contrasto,
in 10 secondi al massimo, e
con una dose di radiazioni
inferiore a quella che si assorbe durante un volo aereo
Milano-New York”.
Ma c’è di più. I nuovi strumenti oggi a disposizione
permettono di associare la
Tac spirale a basso dosaggio - efficace nella scoperta
di noduli polmonari nell’ordine dei millimetri - a un
esame del sangue specifico
che indica la presenza di
molecole (miRna, marker
tumorali) indicative della presenza del tumore. “I
miRna, vale a dire i micro
Rna circolanti nel sangue,
sono la novità di Cosmos II
e rappresentano un‘area di
ricerca molto promettente”,
spiega Pier Paolo Di Fiore,
direttore del programma di
Medicina molecolare.
“Si tratta di molecole che
le nostre cellule producono abitualmente. Abbiamo,
però, scoperto che le cellule
tumorali ne producono in
quantità maggiori. Per questa ragione, il dosaggio di
miRna nel sangue può indicare la presenza di tumore
polmonare in fase iniziale,
come hanno dimostrato i
nostri studi più recenti. Attualmente sappiamo che
il dosaggio dei miRna ha
praticamente la stessa accuratezza della Tac a basso dosaggio. Tuttavia, dobbiamo
essere prudenti perché il numero di casi analizzati con
il test miRna non è elevato
come quelli effettuati con
la Tac, e quindi il marcatore deve essere considerato
ancora in fase sperimentale.
Un obiettivo preciso di Cosmos II è appunto paragonare i due test”.
Se lo studio confermerà i risultati finora ottenuti, il test
dei miRna sarà introdotto
nella pratica clinica, affiancando la Tac a basso dosaggio e permettendo percorsi
di screening personalizzati
in base al livello di rischio
individuale. Peraltro, la
semplicità delle modalità
del test e dell’organizzazione necessaria (i campioni di
sangue possono essere raccolti da qualsiasi centro prelievi e poi inviati a un‘unica
centrale che dispone della
tecnologia necessaria per
l’esame molecolare) ne fanno un ottimo candidato per
lo screening.
Il traguardo è ambizioso,
rivela Giulia Veronesi, direttore dell’Unità di ricerca,
diagnosi precoce e prevenzione del tumore polmonare
dello Ieo: “vorremmo abbattere la mortalità per tumori
polmonari entro 10 o 15 anni tramite la validazione e la
diffusione di un modello di
screening per la popolazione.
Gli studi internazionali hanno già dimostrato che la Tac
a basse dosi riduce la mortalità per cancro del polmone
fino al 20%. Vogliamo quindi far capire ai forti fumatori
che la diagnosi precoce può
salvare la loro vita”. Partecipando allo studio Cosmos,
10mila persone hanno già
ora l’opportunità di farlo.
Il professor Umberto Veronesi, direttore scientifico
dell’Istituto Europeo di Oncologia dichiara in proposito: “noi medici e ricercatori
pensiamo che il tumore polmonare potrà fare sempre
meno vittime e crediamo
nella possibilità di proteggere la salute dei fumatori.
Ora chiediamo ai fumatori
di credere in noi, aderendo
al nostro studio”.
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013
Diagnostica per immagini & Oncologia
■ SICP / Diverse le iniziative messe in atto dalla Società italiana di cure palliative
15
■ AMICI DI BRUGG / L’Associazione Odontoiatri e Odontotecnici
Vale per tutti il diritto a non soffrire La svolta tecnologica a Rimini
La Disciplina apre all’inserimento di questi medici nel pubblico
Moderna radiologia, 3D e Cad-Cam verso nuovi traguardi
S
“A
otto la spinta di vari provvedimenti normativi negli
ultimi anni, le cure palliative
si stanno diffondendo in Italia sia nella forma di cure di
fine vita (ultimi mesi o settimane), sia in quella di cure
simultanee (ultimo anno di
vita). È importante segnalare che le cure palliative si
stanno lentamente estendendo anche alle patologie non
oncologiche, mantenendo i
classici obiettivi di controllo
delle sofferenze fisiche e di
supporto ai bisogni globali
(psicologici, sociali e spirituali) dei malato terminale
e dei loro cari. Il censimento
condotto dalla Società italiana di cure palliative ha rilevato la presenza di 207 hospice
attivi, mentre l’indagine Age.
Na.S del 2013 ha mappato
193 équipe dedicate di cure
palliative domiciliari. Il progressivo recepimento da parte
di varie regioni (Lombardia,
Piemonte, Emilia-Romagna,
Toscana, Calabria, Abruzzo)
dell’Atto di intesa Stato-Regioni del 25 luglio 2012 è la
premessa per una diffusione
omogenea dei criteri di accreditamento e degli standard
di cura, prevenendo inique
differenze nelle cure dovute
Luciano Orsi,
direttore della
Rivista italiana
di cure palliative
alla regionalizzazione dei vari sistemi sanitari. La recente
istituzione della Disciplina
“Cure palliative” sancisce una
definizione certa della figura del medico palliativista,
aprendo la possibilità di un
suo inserimento stabile nelle
strutture sanitarie pubbliche;
questo rappresenta un’ulteriore garanzia di sviluppo
dei servizi di cure palliative.
La stesura da parte della Società italiana di cure palliative
dei core curriculum di varie
figure professionali (medici,
infermieri, psicologi, fisio-
terapisti) e l’istituzione dei
master universitari di cure
palliative sono altri importanti tasselli per garantire
una formazione di qualità
al personale operante nelle
reti locali di cure palliative.
La recente istituzione di un
tavolo presso la conferenza
Stato-Regioni per la definizione delle tariffe con cui
finanziare i servizi offerti
dalle Unità di cure palliative
domiciliari e dagli hospice
rappresenta per tutti i cittadini un’ulteriore rassicurazione
sul diritto di non soffrire.
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nche se quest’anno il Congresso
si è concentrato sulla compatibilità degli
elementi di estetica
e funzione nella formulazione dei piani
di trattamento dei pazienti, non abbiamo
dimenticato le novità
tecnologiche
legate
all’imaging, come la
radiologia e il 3D e,
per quanto riguarda la
produzione protesica,
il sistema Cad-Cam”.
Esordisce con queste
parole Nicola Perrini,
presidente degli Amici
di Brugg, l’Associazione degli Odontoiatri
e Odontotecnici di la- Nicola Perrini, presidente
boratorio, descrivendo degli Amici di Brugg
l’evento forse più importante del settore, il
Congresso di Rimini svoltosi in un comparto tradizionaldal 23 al 25 maggio scorsi: mente portato alla manualità
circa 1.500 gli iscritti ai lavo- come quello dell’odontoiatria,
ri e oltre 10mila gli operatori infatti, la tecnologia per impresenti. Non a caso una del- magini ha fatto passi da gile relazioni più importanti, gante. “Alle nuove tecnologie
quella di Roberto Cocchetto, - prosegue Perrini - abbiamo
mostrava le caratteristiche dei dedicato il programma del
nuovi apparecchi a tre dimen- prossimo anno, infatti il nosioni che negli studi stanno stro intervento sul paziente
introducendo i vantaggi della con le nuove tecnologie viemoderna radiologia. Anche ne facilitato consentendoci
traguardi di eccellenza
altrimenti insperabili”.
Già il corso precongressuale dedicato al
“provvisorio” prevedeva ampi riferimenti
alle nuove tecnologie;
anche gli odontotecnici hanno proposto
innovativi interventi
protesici informaticamente assistiti, infine
la diretta televisiva 3D
con lo studio di Stefano
Valbonesi (in collaborazione con Roberto
Bonfiglioli) ha mostrato un intervento
chirurgico orale con
una qualità di dettaglio
sorprendente. L’informatica è sempre più
presente nel laboratorio dell’odontotecnico:
scanner 3D, fresatori a
controllo numerico, software
Cad e Cam; le nuove tecnologie informatiche stanno
radicalmente cambiando non
solo la tecnica di lavorazione, ma anche la dimensione
e l’organizzazione del laboratorio, sempre più imprenditoriale. La professione è a un
punto di svolta, e volontà e
capacità di aggiornarsi sono
ormai indispensabili.
16 Diagnostica per immagini & Oncologia
Eventi
Lunedì 8 luglio 2013