Emily Fausciana Tesi

Emily Fausciana Tesi
ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
DOTTORATO DI RICERCA IN
IBERISTICA
Ciclo XXIII
Settore Concorsuale di afferenza: 10/I1
Settore Scientifico disciplinare: L/LIN05
LA PRODUZIONE DRAMMATICA
DEI FRATELLI FIGUEROA Y CÓRDOBA,
CON EDIZIONE CRITICA DI
MENTIR Y MUDARSE A UN TIEMPO
Presentata da: Emily Fausciana
Coordinatore Dottorato
Relatore
Prof. Roberto Vecchi
Prof.Alessandro Cassol
Esame finale anno 2012
INDICE
Prima parte: I fratelli Figueroa y Córdoba
1. Breve profilo biografico dei fratelli Figueroa
2. La produzione drammatica
2.2 Le colaboradas
2.2.1
2.2.2
2.2.3
2.2.4
2.2.5
2.2.6
A cada paso un peligro
La dama capitán
Leoncio y Montano
La más heroica fineza y fortunas de Isabela
Pobreza, amor y fortuna
Rendirse a la obligación
2.3 Le comedias scritte individualmente
2.3.1
2.3.2
2.3.3
2.3.4
2.3.5
La hija del mesonero
La lealtad en las injurias
La sirena de Tinacria
Todo es enredos amor
Muchos aciertos de un yerro
2.4 La scrittura en colaboración
Seconda Parte: Repertorio bibliografico
1. Premessa
1.1
1.2
Chiave delle biblioteche citate
Chiave dei cataloghi citati
2. Repertorio
2.1
2.2
Manoscritti
Edizioni antiche
Terza parte: Mentir y Mudarse a un tiempo
1. Studio intoduttivo
1.1
1.2
1.3
Riassunto
I personaggi
Fonti e commedie affini
2. Edizione critica di Mentir y mudarse a un tiempo
2.1 I testimoni dell’opera
2.1.1 Il manoscritto Ma
2.1.2 Il manoscritto Mb
2.1.3 La princeps (P)
2.1.4 La suelta M
2.1.5 La suelta Se
2.1.6 La suelta Sl
2.1.7 La suelta Sa
2.1.8 La suelta X
2.2 La ricostruzione dello stemma codicum
2.3 Schema metrico
2.4 Criteri di edizione
2.5 Mentir y mudarse a un tiempo
2.6 Registro delle varianti
Bibliografia
Prima parte:
I fratelli Figueroa y Córdoba
1. Breve profilo biografico dei fratelli Figueroa
Diego e José de Figueroa y Córdoba rappresentano un caso peculiare nel teatro del
Siglo de Oro: furono, infatti, due fratelli che sebbene abbiano lavorato anche
individualmente, scrissero la maggior parte delle commedie collaborando tra di loro.
Questi due drammaturghi, che fanno parte di una folta schiera di autori di secondo
ordine, attivi essenzialmente nella seconda metà del XVII secolo e pressoché sconosciuti
ai giorni nostri, raramente hanno meritato il giusto interesse da parte della critica. In
questo primo capitolo si cercherà di offrire un primo approccio alle figure e alla
produzione dei due fratelli, fornendo alcuni dati essenziali sulle loro vite e
concentrandosi sull’analisi del loro corpus, facendo poi un breve accenno alla loro
tecnica di composizione in collaborazione.
Le notizie che possediamo sulla vita dei fratelli Figueroa sono piuttosto scarse ed è
significativo che la più completa fonte di informazioni a riguardo sia tutt’ora un articolo
di Emilio Cotarelo y Mori degli inizi del ‘900.
Discendente dalla illustre famiglia dei Lasso della Vega, figlio del malagueño Gómez
de Figueroa – cavaliere di Calatrava – e della sivigliana Ana de Francia, Diego nacque a
Siviglia probabilmente nel 1619. La famiglia dovette poi trasferirsi a Madrid dove nacque
José, intorno al 1629.
Diego si sposò due volte, «ambas con señora ya viuda», secondo quanto segnala
Cotarelo. Sulla prima moglie non c’è accordo tra le fonti. Méndez Bejarano sostiene che
«estuvo casado con doña Francisca de Salazar, de quien vivió separado, según consta en
E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba», Boletín de la
Real Academia Española, IV (1919), pp. 149-91.
Cotarelo sostiene di aver trovato il certificato di battesimo nella parrocchia di San Lorenzo a Siviglia; Cfr. ivi,
p. 152.
In una nota genealogica, presentata per la richiesta dell’abito di Calatrava nel 1649, risulta che «nació en
Madrid y fue bautizado en la parroquia de San Martín». Dato che tutti i testimoni delle pruebas affermano che José
aveva allora 20 anni, possiamo dedurre così la data di nascita. Cfr. Expedientillo 10426, conservato nell’Archivo
Histórico Nacional di Madrid.
E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles... », cit., p. 157.
el protocolo, año 1623, del escribano Diego Ruiz Tapia». Secondo Cotarelo, invece, si
sposò in prime nozze nel 1644 con Luisa Osorio, contessa di Villalba, da cui non ebbe
figli. La seconda volta, nel 1655, con doña Agustina de Aponte y Mendoza, señora de
los Salmeroncillos. Da questo matrimonio nacquero Ana Francisca de Córdoba e Juan de
Figueroa y Lasso de la Vega.
Entrambi i fratelli ottennero il titolo di cavaliere: Diego entrò a far parte dell’Ordine
di Alcántara nel 1640, mentre José ricevette l’Abito di Calatrava nel 1649.
Non abbiamo notizie dei loro studi, anche se certamente «los habrán tenido, supuesto
el rumbo que dieron a su vida y por ser ambos segundones de su casa». Cotarelo
suppone, infatti, che probabilmente studiarono a Salamanca, adducendo come prova
alcuni passaggi di commedie come Todo es enredos amor, La hija del mesonero e A
cada paso un peligro, in cui i drammaturghi mostrano una conoscenza particolare della
città e della sua vita universitaria.
I fratelli Figueroa furono molto presenti nella vita letteraria dell’epoca. Nel 1652 José
partecipa con un sonetto alla corona funebre ordinata in memoria di Martín Suárez de
Alarcón, giovane ufficiale morto durante un’assalto della città di Barcellona contro i
francesi. Nel 1654 entrambi i fratelli prendono parte all’Accademia poetica presieduta da
Melchor de Fonseca y Almeida, il quale pubblicò successivamente un estratto dei
componimenti presentati in un volume dal titolo Jardín de Apolo. José partecipò con
delle cedulillas e alcune coplas de pie quebrado, mentre Diego con delle décimas.
José doveva essere più incline rispetto al fratello maggiore a comporre versi di
circostanza, poiché lo troviamo citato con maggior frequenza nei certami dell’epoca. Nel
1658 partecipa alla justa poetica organizzata dall’Università di Alcalá de Henares in
M. Méndez Bejarano, Diccionario de escritores, maestros, oradores naturales de Sevilla y su actual provincia,
Sevilla, 1922-25, vol. I, p. 210.
E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles... », cit., p. 157-159.
Ivi, p. 153.
Corona sepulcral. Elogios en la muerte de Don Martín Suarez de Alarcón [...] Matriti, 1652. All’elogio
funebre parteciparono in tutto 102 poeti tra i quali figurano anche Calderón, Diamante, Zabaleta e Avellaneda.
Jardín de Apolo, Academia celebrada por diferentes ingenios. Recogida por don Melchor de Fonseca y
Almeida [...], Madrid, Julián de Paredes, 1655.
onore della nascita del principe Felipe Próspero, concorrendo con «unas endebles
quintillas, glosa de una perversa redondilla dada como pie forzado para todos».
Troviamo ancora i due fratelli in un altro certame convocato nel 1660 dal convento
della Victoria di Madrid per festeggiare la collocazione della famosa immagine de
Nuestra Señora de la Soledad, opera di Gaspar Becerra, nella nuova cappella. Diego
ottenne il primo premio con una glosa, raccolta dal segretario Tomás de Oña nel volume
Fenix de los ingenios. Sebbene non sia stato pubblicato nel volume alcun componimento
di José, sappiamo che partecipò alla competizione poiché il fiscale, Francisco de
Avellaneda, lo incluse nel suo vejamen in cui si legge: «Don José de Figueroa es el más
florido de España […] ¿quién le puede negar la gracia de las flores? Sus sainetes son de
Santa Cruz y sus comedias de Aranjuez, por ser todas de placer».
Nel 1672, in occasione dei festeggiamenti per la canonizzazione di San Francisco de
Borja, il Colegio Imperial de la Compañía de Jesús di Madrid organizza un certame
poetico a cui prende parte José con alcune quintillas «premiadas supernumerariamente»
di stile «verdaderamente jocoso y aun familiar».
Non si conosce la data di morte dei due fratelli. Segnaliamo in ultimo che l’editore
Domingo de Palacio y Villegas dedicó a Diego Figueroa, in qualità di patrono, le due
parti di Rasgos del ocio, collezione di entremeses pubblicata a Madrid nel 1661 e 1664.
E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles... », cit., p. 164.
Fenix de los ingenios […], Madrid, Diego Díaz de la Carrera, 1664.
I componimenti presentati nell’Accademia vennero pubblicati nel volume: Días sagrados, y geniales
celebrados en la canonización de San Francisco de Borja [...], Madrid, Francisco Nieto, 1672.
Ivi, f. 205r.
E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles... », cit., p. 168.
Rasgos del ocio, en diferentes bailes, entremeses y loas. De diversos autores [...]. Il volume contiene una breve
loa di Diego Figueroa, senza titolo, che venne rappresentata nel Buen Retiro in una delle funzioni reali dalla
compagnia di Antonio Escamilla.
2. La produzione drammatica
In questa parte del presente studio, cercheremo di offrire un panorama delle opere
scritte dai fratelli Figueroa, dando di ciascuna una sinossi e un rapido inquadramento
all’interno dei generi tipici del teatro aureo, e segnalando gli eventuali problemi di
attribuzione.
Se dovessimo valutare nell’insieme la produzione drammatica dei fratelli Figueroa y
Córdoba dovremmo ammettere che uno dei difetti più evidenti è forse la scarsa
originalità. È questa, peraltro, una considerazione da estendere a gran parte del teatro
della seconda metà del XVII secolo, ormai entrato in un progressivo processo di declino.
Come si potrà vedere nella breve analisi del corpus fornita, Diego e José, sia nella
collaborazione che nella scrittura individuale, fecero un uso reiterato di tutti quei
recursos tipici del genere della commedia de enredo o di capa y espada: casas con dos
puertas, dame tapadas, mujeres vestidas de hombre, duelli, equivoci, confusione di
personaggi e identità finte si ripropongono costantemente nelle loro piezas, elementi
combinati di volta in volta per creare una formula che doveva assicurare il successo ai
nostri drammaturghi. Purtroppo, a parte sporadiche notizie desunte da documenti
dell’epoca, non possediamo molte informazioni sulle rappresentazioni secentesche di
commedie dei Figueroa che ci permettano di conoscere quanto i due fratelli fossero
apprezzati tra i contemporanei. Sappiamo, tuttavia, che nel corso del Settecento alcune
delle loro piezas, come Todo es enredos amor e Mentir y mudarse a un tiempo venivano
messe in scena con una certa frequenza.
Ancora nel XIX secolo, Diego e José godevano di una buona considerazione critica.
Pobreza, amor y fortuna, venne scelta da Eugenio de Ochoa per entrare a far parte del
suo Tesoro del teatro español. La stessa commedia, insieme a Mentir y mudarse a un
tiempo, appare in uno dei volumi della Biblioteca de Autores Españoles diretta da
Cfr. ANDIOC, René – COULON, Mireille, Cartelera teatral madrileña del siglo XVIII (1708-1808), Toulouse,
Presses Universitaires du Mirail, 1996.
Mesonero Romanos. Delle due piezas selezionate dice lo studioso: «ciertamente notables
y merecen el honor de ocupar un puesto distinguido en el teatro de segundo órden [...];
en ambas brilla una ingeniosa intriga, unos caracteres delicados y un estilo fácil y ameno,
esmaltado a veces con chistes muy oportunos».
Nello studio sui Figueroa più volte citato, Cotarelo valuta molto positivamente il
lavoro dei due autori, lodandone ripetutamente la tecnica drammatica, il linguaggio e
l’abilità poetica, e aggiungendo infine:
Tienen, además, una cualidad que pocos de los autores de su tiempo, si se
exceptúa Moreto, poseen en grado tan eminente, y es un buen humor sano, una
alegría discreta y fina que subyugan dulcemente el ánimo del lector, obligándole a
dejar con pena la compañía de tan simpáticos autores al acabarse la obra.
Alla luce di queste considerazioni, mi pare ingiustificato lo scarso interesse dedicato a
questi due drammaturghi dalla critica moderna, che li ha condannati a un quasi totale
oblio. Il presente lavoro, che non pretende essere esaustivo, vuole essere un primo
avvicinamento alla produzione drammatica dei fratelli Figueroa, una produzione che si
rivela, sebbene non nella sua totalità, degna di nota e meritevole, in molti casi, di una
maggiore attenzione. Segnaliamo, a tal proposito, che il direttore della Compañía
Nacional de Teatro Clásico Eduardo Vasco ha scelto, per la stagione teatrale 2011-2012,
proprio un testo di Diego Figueroa, Todo es enredos amor, per un allestimento messo in
scena dalla Joven Compañía, riscuotendo un ottimo successo di critica e pubblico. Un
passo significativo verso una auspicabile rivalutazione dei nostri drammaturghi.
OCHOA, Eugenio de, Tesoro del teatro español, desde su origen hasta nuestros días, Parigi, Baudry, 1838, t.
V, p. 194-224.
MESONERO ROMANOS, Ramón de, Dramáticos posteriores a Lope de Vega, tomo I, Biblioteca de Autores
Españoles, vol. 47, Madrid, Rivadeneyra, 1858, p. XXX.
COTARELO Y MORI, Emilio, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba, cit.,
p. 191.
2.1 Le colaboradas
2.1.1 A cada paso un peligro
È una tipica commedia de enredo che si svolge a Salamanca, principalmente in una
parte disabitata della casa adiacente a quella in cui vivono la protagonista doña Ana e la
cugina María, sotto la tutela del padre della prima, don Lope. La possibilità di entrare e
uscire e di spostarsi tra una casa è l’altra attraverso una porta interna che mette in comunicazione le due abitazioni, la rende l’ambientazione perfetta per l’intrigo e la serie di
equivoci che costituiscono il nucleo della pieza.
All’inizio della commedia veniamo a sapere che don Lope ha organizzato il matrimonio tra la figlia Ana e don Juan de Moncada, un giovane di Siviglia. La ragazza non approva l’unione decisa dal padre, che la sposa contro il suo volere, e traccia un ritratto
comico del suo pretendente, che ha potuto vedere solo in un ritratto, insieme alla criada
Inés: «Jesús, ¡qué hombre tan grosero, | y qué rostro tan vulgar! Aún no me acierta a
mirar | con ojos de caballero». Ana è in realtà innamorata del giovane don Gaspar, che ha
da poco conosciuto e che è riuscito a scalfire la sua corazza di donna «tan altiva y rigorosa» che non ha mai ricambiato i sentimenti dei sui pretendenti. La cugina María è invece da tempo innamorata di don Francisco de Zuñiga. Entrambe le dame non hanno ancora confidato l’una all’altra i rispettivi amori, e nessuna delle due è, perciò, a conoscenza
del galán dell’altra.
Don Gaspar e don Francisco si incontrano in una strada di Salamanca in una tipica situazione da capa y espada; don Gaspar accorre in aiuto del giovane sconosciuto che sta
affrontando in uno scontro con le spade alcuni uomini a causa di un diverbio per il gioco.
Quando uno degli uomini rimane ferito, don Gaspar e don Francisco, dopo essersi giurati
amicizia e riconoscenza, fuggono per evitare che la giustizia li trovi e, senza dire all’altro
dove stiano andando, cercano entrambi rifugio in casa della rispettiva dama, finendo
quindi entrambi a casa di don Lope.
A cada paso un peligro, Madrid, Antonio Sanz, 1746, p. 5.
Sia Ana che María, in momenti diversi e senza mai vedersi, accolgono la richiesta di
aiuto dei propri amanti, ed entrambe pensano che il posto migliore in cui nasconderli
dalla giustizia sia proprio la casa vuota adiacente a quella in cui vivono e a cui si può
accedere attraverso una porta che si apre su entrambe le case. Dapprima Doña Ana conduce don Gaspar, accompagnato dal suo fedele criado Panyagua, nella casa disabitata.
Rimasti soli, galán e gracioso sentono entrare qualcuno poco dopo: altri non è che don
Francisco, che doña María a fatto nascondere nella stessa stanza in attesa di un momento
più tranquillo per potergli parlare. L’oscurità della casa in cui si trovano ora i due galán,
impedisce che si possano vedere e riconoscere.
Il primo equivoco che darà inizio a una serie di intrecci alla base di tutto l’enredo avviene poco dopo, quando doña Ana entra nella stanza scura dove sono nascosti entrambi
i galán e credendo di trovarsi davanti don Gaspar e ignorando che qualcun’altro si trovi
nella stanza, parla invece con don Francisco. Don Gaspar, che ascolta la conversazione
di nascosto e riconosce la voce dell’amata, crede che doña Ana stia nascondendo un altro uomo. La situazione si complica ulteriormente quando doña María entra nella stanza
e rivolgendosi a don Gaspar, convinta in realtà di parlare con don Francisco, gli rivela il
sospetto che la cugina Ana stia corteggiando un galán. La confusione che si è venuta a
creare scatena inevitabilmente la gelosia di don Gaspar, che si convince della cattiva fede
della dama quando, sentendo arrivare il padre don Lope, capisce che Ana sta consegnando la chiave della porta di uscita della casa a don Francisco, che può così uscire dalla
casa indisturbato.
Uscito allo scoperto, don Gaspar, accusa apertamente doña Ana di aver nascosto un
uomo nella stanza. Ana difende con forza il suo onore, sostenendo fermamente la sua
innocenza in quanto donna incapace di tali frivolezze e riconfermando il suo amore per
don Gaspar.
Poco dopo, quando don Lope, sentendo delle voci provenire dalla casa che lui crede
vuota, entra nella stanza con una luce e la spada sguainata, Ana nasconde rapidamente
don Gaspar in un’altra camera. Nello stesso momento, don Francisco, che nel frattempo
Ibid.
era uscito dalla casa attraverso la porta principale che dà sulla strada grazie alla chiave
consegnatagli erroneamente da Ana, rientra nella stanza embozado dal suo mantello, ma
non appena vede don Lope esce di nuovo, scatenando i sospetti del padre che vede minacciato l’onore della sua casa a causa della figlia, colpevole di aver fatto entrare un pretendente di nascosto. Ana cerca di convincere il padre della sua innocenza, sostenendo di
non aver mai visto quell’uomo, ma don Lope decide che, nonostante la figlia sia già
promessa in matrimonio, per ripristinare l’onore macchiato, decide di scoprire l’identità
dell’intruso per poi concordare il matrimonio del misterioso galán con la figlia. Alla fine
della prima jornada, tutti gli elementi dell’intreccio sono così ben disposti: un galán geloso, una dama che deve sostenere e dimostrare la propria innocenza, un padre che tenta
di ristabilire l’onore minacciato attraverso il matrimonio. Il gioco di equivoci messo in
atto procederà e si complicherà nel corso della commedia, mantenendo vivo l’interesse
del pubblico fino all’desenlace finale.
Le scene di gelosia, fraintendimenti, entrate e uscite agevolate da repentini spegnimenti di luci si ripetono e moltiplicano nel prosieguo della commedia. Nella seconda jornada, doña Ana, ritorna nella stanza dove aveva lasciato nascosto don Gaspar la sera
precedente per ribadire nuovamente all’amato la sua innocenza. Li sorprende l’arrivo di
don Lope e per uscire indenni dalla situazione, l’astuzia della criada viene in loro aiuto:
Inés presenta Gaspar come don Pedro de Arce, un signore interessato ad affittare la casa
disabitata, accompagnato dalla sorella, in realtà doña Ana che si è abilmente coperta il
viso per non essere riconosciuta. Con questo stratagemma riescono a togliersi
d’impaccio e ad uscire di scena senza destare i sospetti di don Lope.
Poco dopo doña María offre nuovamente rifugio a don Francisco nella casa disabitata,
in attesa che la situazione con la giustizia si appiani. Non appena Francisco si trova nella
stanza, entrano don Gaspar y Panyagua; i due galán si scontrano nell’oscurità e, non
riconoscendosi, sguainano le spade. Insospettito dai rumori, arriva don Lope con una
luce e, mentre don Francisco riesce ad uscire dalla stanza, tratto in salvo da doña María,
don Gaspar rimane bloccato e viene sorpreso da don Lope mentre parla con doña Ana,
giunta poco prima per avvisare l’amato del pericolo. Quando don Lope riconosce don
Gaspar, che pensa essere don Pedro de Arce, signore di buona casata, nel tentativo di
ristabilire il suo onore e quello della figlia, gli propone di sposare doña Ana, convinto che
il galán si trovasse lì proprio per corteggiare la figlia, e dirimere così la questione evitando uno scontro diretto.
Don Gaspar è indeciso sul da farsi, poiché da un lato, l’essersi nuovamente scontrato
con uno sconosciuto nella casa ha ridestato i sui sospetti sulla fedeltà di doña Ana, e sposarsi «con una sospecha tan clara | ni lo permite el honor, | ni lo consiente la fama»;
dall’altro non accettare la proposta di matrimonio lascerebbe la dama in una situazione
disonorevole, così come accettare la proposta e poi venir meno alla promessa in un secondo momento sarebbe un comportamento assai poco nobile. L’esitazione di don Gaspar fa adirare don Lope e la situazione si converte in un aperto duello di spade, da cui
don Gaspar riesce abilmente a sfuggire grazie a un provvidenziale spegnimento di luci di
Panyagua.
La serie di inganni ed equivoci giunge al suo culmine all’inizio della terza jornada,
quando don Gaspar escogita un inganno per provare definitivamente la fedeltà e onestà
di doña Ana. Costringe Panyagua a travestirsi da galán e impersonare don Juan, il promesso sposo di Ana giunto per le nozze da Siviglia, mentre Gaspar si travestirà a sua
volta da criado e lo accompagnerà nella messa in scena. Questo stratagemma da origine
a un divertente intermezzo in cui il gracioso, nelle vesti di un nobile cavaliere corteggia
doña Ana – la quale è al corrente dell’inganno – ostentando un linguaggio ridicolmente
culto, e ottenendo un effetto marcatamente comico.
L’arrivo del vero don Juan rompe l’inganno e riporta la situazione alla normalità e
all’atteso desenlace e lieto fine: le identità vengono svelate e gli equivoci scoperti e le
due coppie possono convolare a felici nozze, mentre al povero don Juan viene offerta la
mano della sorella di don Francisco.
A cada paso un peligro è forse una delle prime commedie scritte dai Figueroa, l’unica
dell’intero corpus a non essere mai stata pubblicata in un volume delle Escogidas.
L’opera è stata tramandata da due soli testimoni: una suelta del 1754 pubblicata a
Madrid da Antonio Sanz e un’altra edita dagli Orga a Valencia nel 1776. Entrambi gli
Ivi, p. 21.
esemplari attribuiscono la suelta a un ingenio. Ciò nonostante, la commedia è
tradizionalmente considerata frutto della collaborazione dei sue fratelli; su questo punto
concordano, perlatro, tutti i principali cataloghi antichi, ovvero Fajardo, Medel, García
de la Huerta, La Barrera, che listano la pieza a nome dei Figueroa. Nel già citato studio,
Cotarelo ritiene, invece, che si tratti dell’opera di un solo autore «por la unidad de estilo,
clase y versificación», e in particolare di Diego, poiché, sostiene lo studioso, nella
commedia si fa riferimento, come fatto recente, alla battaglia di Fuenterrabía, avvenuta
nel settembre del 1638, anno in cui José doveva avere solo nove anni e quindi era
certamente troppo giovane per scrivere anche in collaborazione con il fratello. Ancora
secondo Cotarelo, la commedia presenta una trama frammentata, poiché affianca
all’enredo principale l’episodio del gracioso travestito da galán, episodio che potrebbe
essere totalmente svincolato dal resto della trama. Questo rivelerebbe, per Cotarelo,
«inexperiencia y juvenil atropellamiento en planear y conducir el asunto»: un’ulteriore
prova della possibile datazione e dell’immaturità del suo giovane autore.
Quanto alla data di composizione possiamo concordare con Cotarelo nello stabilire
come terminus a quo l’anno 1638 a causa del riferimento a Fuenterrabía che ritroviamo
nel testo della commedia: «Esta dama | fue hija de don García, | aquel capitán de fama |
que murió en Fuenterrabía». Ci pare corretta l’intuizione di Cotarelo in tal senso:
«recordar este suceso muestra que era reciente cuando el poeta escribía, porque no
mucho después ocurrieron otros importantes, como la batalla de Rocroy (1643), a que
referirse con aquel objetom pues en ella murieron muchos buenos españoles y alguno
[...] pariente del mismo don Diego».
Segnaliamo che ancora secondo Cotarelo, l’opera risale probablilmente al 1640 o
1641, anni in cui era ancora viva la disputa sul culteranisimo, in quanto questo tipo di
linguaggio viene parodiato e messo in ridicolo nel già citato episodio in cui il gracioso
interpreta il falso don Juan. A continuazione ne offriamo un esempio :
E E. Cotarelo y Mori, «Dramáticos españoles... », cit., p. 170.
Ibid.
A cada paso un peligro, Madrid, Antonio Sanz, 1754, p. 18.
E. Cotarelo y Mori, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba, cit., p. 170.
PANYAGUA
MARÍA
ANA
La magestad
de su délfica belleza
crepúsculos de deidad
tiene, angeleando los rayos
de vuestra eclíptica faz,
cuyos preludios de fuego
llevan candor inmortal
¡Ay, prima, que me habla culto!
Respondo sin claridad.
Mi prima y yo nos cedemos
en entes de potestad
las que en centellas de amor
en un título cendal
destilan sin alambique
la brasa canicular.
La pieza è stata attribuita anche a Zárate nel 1660, anno della prima rappresenzazione
di cui abbiamo notizia.
A cada paso un peligro, cit., p. 28.
Cfr. VAREY, John – SHERGOLD, John, Comedias en Madrid: 1603-1709. Repertorio y studio bibliográfico.
Fuentes para la historia del teatro en España, IX, London, Tamesis, 1989 p. 48.
2.1.2 La dama capitán
La commedia è stata pubblicata per la prima volta nella Parte 24 delle Escogidas
(1666)
Venne rappresentata a Palazzo il 20 settembre 1661 dalla compagnia di Antonio Escamilla, con la figlia Manuela nel ruolo principale.
Presenta alcuni punti in comune con La monja alférez di Montalbán anche se l’eroina
dei Figueroa non è ancora una suora. Le due commedie influenzarono La fille capitaine
di Montfleury.
Doña Elvira e la sua criada Lucía lasciano la casa in abiti maschili. Elvira esprime le
sue idee sull’uguaglianza tra donne e uomini nel coraggio, spiegando che questo è il motivo che l’ha spinta a travestirsi da uomo, prendendo il nome di don Lope de Avendaño,
mentre Lucía si farà chiamare Martín. Elvira ha intenzione di andare al porto di San Sebastián e lì di unirsi all’esercito del Conte de Fuentes che sta per partire per le Fiandre.
Lungo la strada verso il porto, Lope e Martín si imbattono in tre banditi che li vogliono derubare. Dopo averli sconfitti, giungono in una locanda dove Elvira ha una disputa
con il Sargento Palomo per una dama, la figlia del proprietario.
Sulla spiaggia di San Sebastián, Lope e Fernando – che ignorano di essere fratelli –
stanno per sfidarsi per un’altra dama, ma non appena incrociano le spade si riempiono di
ammirazione per il valore reciproco. La contesa viene interrotta e risolta dall’arrivo del
Conte de Fuentes che condanna Lope al «trato de cuerdas» per insubordinazione, avendo
egli sfidato a duello un suo superiore, don Fernando. Lope mostra il suo coraggio quando, imperterrito anche di fronte alla prospettiva di tale brutale punizione, discute con il
Conte finché non riceve il suo perdono.
Uno dei problemi che incontra Elvira, come spesso succede a molte dame vestite da
uomo in commedie di questo tipo, è che come Lope risulta essere un giovane molto attraente, e ogni volta che conquista una dama, ha per lo meno un altro rivale. Per la figlia
del locandiere, il Sargento Palomo, per la dama sulla spiaggia, il fratello don Fernando. Il
climax giunge quando, giunti gli Spagnoli nelle Fiandre, Madama Blanca, una bella e
ricca dama che sia Fernando che il Barone di Brisac amano e desiderano sposare, è irre-
sistibilmente attratta dal giovane Lope non appena lo vede, mentre Julia, la criada di
Blanca, ignora le attenzioni del Sargento Palomo perché invaghitasi di Martín.
L’eroina prova tutto il suo valore nell’assalto della città di Cambray, ottenendo la
stima e l’ammirazione del Conte che le concede addirittura il prestigioso titolo di
cavaliere dell’Ordine di Santiago. In questo modo provoca l’invidia di Fernando, invidia
che si trasforma in aspra competizione quando si innamora del giovane soldato madama
Blanca, la dama corteggiata proprio da Fernando. Tra le altre dimostrazioni di valore e
coraggio, Lope cattura una spia nemica, e il Conte, che vuole ricompensare il giovane
rendendolo felice e ricco allo stesso tempo, gli propone di sposare Blanca, impegnandosi
a fare egli stesso da intermediario, provvedendo a tutto il necessario. Lope ovviamente
cerca di dissuadere il Conte, ma senza successo.
Alla fine della commedia, poiché il conte vuole celebrare il matrimonio al più presto,
Lope sorprende tutti confessando di essere in realtà una donna. Scoperto il
travestimento, Elvira cede al fratello l’abito di Santiago e la mano di Blanca. La
protagonista rappresenta una donna sicura del proprio valore, del proprio ingegno e delle
proprie capacità fisiche, capace di lanciarsi in corteggiamenti amorosi come un vero
galán e di agire sempre seguendo il suo alto concetto di onore.
2.2.3 Leoncio y Montano
All’inizio della commedia il Duca di Albania è felicemente sposato con Margarita, figlia del re di Grecia, e sta per nascere il loro primo figlio. Mentre il Duca è via in guerra,
il Conde Ricardo cerca di sedurre la Duchessa e infuriato perché lei lo rifiuta, decide di
calunniarla e riesce a insinuare il dubbio del tradimento nella mente del Duca attraverso
una lettera anonima. Il Duca, con una scusa, manda la moglie in viaggio alla corte del
padre e ordina a Laurencio, suo consigliere, di scortarla, mentre segretamente gli ordina
di ucciderla. Laurencio, convinto dell’innocenza della donna, decide che non la ucciderà.
Poco dopo aver lasciato la corte del marito, Margarita dà alla luce un figlio nei boschi.
Laurencio la lascia mentre va a chiedere aiuto ad alcuni contadini, e durante la sua assen-
za, Margarita partorisce un altro bambino. Laurencio torna in tempo per vedere che uno
dei bambini viene portato via da una leonessa e corre per cercare di salvare il neonato,
ma scopre che la bestia non ha intenzione di ferirlo. Avendo perso di vista la Duchessa,
Laurencio perde la speranza di poterla ritrovare. Dà il nome di Leoncio al bambino rapito e lo cresce nella caverna dei leoni. Intanto Margarita, che ora si fa chiamare Silvia,
cresce l’altro figlio, di nome Montano, nel villaggio dei contadini che erano accorsi in
suo aiuto al momento del parto. Montano è ormai un giovane e si è innamorato della
contadina Clavela.
I villanos sanno che c’è un selvaggio nei boschi intorno al villaggio e lo chiamano «el
monstruo». Un giorno Leoncio incontra casualmente Clavela e si innamora subito di lei. I
due rivali, non sapendo si essere in realtà fratelli, si scontrano in duello per l’amore della
ragazza, ma non possono fare a meno di stupirsi del coraggio e valore dell’altro e finiscono per diventare amici.
Il duca e altri membri della corte giungono al villaggio in cerca della bestia selvaggia
di cui hanno sentito parlare. Non appena vede Silvia, il Duca prova una immediata attrazione verso di lei perché le ricorda la moglie Margarita, che lui crede morta. Così anche
Ricardo sente la tentazione di sedurla per lo stesso motivo. Servendosi di uno dei contadini del villaggio, Gilote, il Conde si introduce in casa di Silvia, ma proprio quando è sul
punto di entrare nella sua stanza per attentare al suo onore, il Duca, Leoncio e Montano
lo fermano e ferito a morte, Ricardo confessa la calunnia inventata ai danni della Duchessa e muore. Laurencio entra in scena e racconta al Duca la sua parte delle storia; il Duca
e Margarita di riconciliano e con l’agnizione finale di Leoncio la commedia si chiude
felicemente con la riunione della famiglia e la rinuncia di Montano dell’amore di Clavela
in favore del fratello ritrovato.
La commedia richiama alcune piezas precedenti appartenenti al filone tematico del
salvaje. Sebbene non si possa dire che i Figueroa copino servilmente, in quanto
apportano cambiamenti e sequenze di propria invenzione, sono certamente ravvisabili
nell’opera echi di altri testi teatrali, tra i quali, come evidenzia Fausta Antonucci, sono
sicuramente da citare El nacimiento de Ursón y Valentín e El hijo de los leones di Lope
de Vega.
2.2.4 La más heroica fineza y fortunas de Isabela
Pubblicata per la prima volta nella Parte 33 (1670), è l’unica commedia in cui i fratelli
collaborano con un altro autore, Matos Fragoso. Cotarelo dubita che i Figueroa abbiano
effettivamente contribuito alla scrittura dell’opera dato che esiste un manoscritto della
commedia autografo di Matos Fragoso e firmato dallo stesso alla fine di ogni giornata.
Medel lista il titolo La más heroica fineza, e il sottotitoli Fortunas de Isabela, come due
commedie differenti e attribuisce entrambe a Matos. Altre autorità come Méndez Bejarano inseriscono la commedia tra quelle dei Figueroa. Secondo La Barrera, Matos potrebbe aver firmato i tre atti semplicemente come una formalità prima di sottoporre il lavoro
alla censura. In ogni caso la tradizione a stampa è unanime nell’attribuire la commedia ai
tre autori.
La commedia presenta come protagonista un personaggio femminile che non si lascia
sopraffare dagli eventi avversi, ma lotta risolutamente per creare la propria fortuna. La
commedia si apre con la disperazione della protagonista Isabela che, dopo essere stata
sedotta da Carlos con una vana promessa di matrimonio, viene abbandonata dal suo
amato, il quale si rifiuta di mantenere la parola data. Per aver ucciso un uomo in duello,
Carlos viene incarcerato; successivamente, durante un tentativo di fuga per mare, la nave
su cui viaggia viene assaltata dai mori e, catturato, viene portato ad Algeri come
prigioniero.
Qui Celima, la figlia del re e amata da Fatimán, si innamora del giovane al quale,
paradossalmente, il nobile moro chiede aiuto nella conquista della donna, promettendogli
in cambio la libertà. Nel frattempo Carlos appare pentito del suo comportamento e
Si veda a tal proposito il lavoro di ANTONUCCI, Fausta, El salvaje en la Comedia del Siglo de Oro. Historia
de un tema de Lope a Calderón, Pamplona - Toulouse, Anejos de RILCE - L.E.S.O., 1995, in particolare le pagine
299-303, in cui Antonucci analizza in dettaglio la commedia dei Figueroa confrontandola con gli altri testi.
realmente innamorato di Isabela, la quale, determinata nonostante tutto a riprendersi
l’amato, cerca con ogni mezzo di recuperare il denaro necessario per il riscatto di Carlos:
prima riducendosi a chiedere l’elemosina, poi intraprendendo la «más heroica fineza» e
arrivando addirittura a vendersi come schiava a don Fernando, di lei segretamente
innamorato. Quando Fernando viene a conoscenza dell’intera vicenda di Carlos e Isabela,
decide di prestare aiuto alla ragazza e insieme partono per Algeri dove, grazie al suo
intervento, Carlos viene strappato dalla vendetta di Fatimán, geloso dell’amore di Celima
per il prigioniero spagnolo, e imbarcato su una nave pronta per riportarlo in patria.
2.2.5 Pobreza amor y fortuna
Una dama tapada tesse le fila della trama di una colaborada tra le più note dei fratelli
Figueroa: Pobreza, amor y fortuna (Parte 13, 1660). Don Diego, pur appartenendo ad
una ricca famiglia, vive in estrema povertà poiché, essendo il secondogenito, non ha
ereditato nulla della fortuna familiare. Tutte le ricchezze sono andate, invece, al fratello
maggiore Enrique che, nonostante l’agiatezza, si rifiuta di concedergli qualsiasi tipo di
aiuto. Diego è confuso tra l’amore per la bella Leonarda e la riconoscenza per una
misteriosa dama velada la quale, essendo al corrente della sua condizione, gli invia
gioielli e denaro in dono.
Leonarda, che è in realtà la misteriosa dama, è innamorata di Diego, ma essendo stata
corteggiata come tapada, si trova nella paradossale situazione di essere gelosa di stessa.
Nel tentativo di scoprire i veri sentimenti di Diego, Leonarda organizza un incontro tra il
galán e la dama tapada a casa della cugina Clara. Qui la confusione raggiunge il suo
apice, al punto che Diego si convince che la dama misteriosa sia Clara, a cui dichiara il
suo amore, mentre Leonarda, la quale è rimasta tutto il tempo in ascolto al paño, si
scopre beffata dalle sue stesse astuzie.
E. Cotarelo y Mori, Dramáticos..., cit., p.188-189.
Uscendo allo scoperto, Leonarda decide di sorvolare sul fatto che Diego abbia
corteggiato una sconosciuta e, svelando la sua vera identità, gli concede la propria mano
rendendolo un uomo ricco. Enrique, caduto nel frattempo in disgrazia per debiti di gioco,
si pente del trattamento riservato al fratello e, sposandosi con Clara, trova l’amore,
riacquista la sua ricchezza e l’affetto del fratello minore disposto a perdonarlo. Leonarda,
dunque, si rivela il perno attorno cui ruota tutta la struttura drammatica, la vera artefice
non solo del proprio destino ma anche di quello degli altri personaggi.
2.2.6 Rendirse a la obligación
Si tratta di una commedia di tipo di tipo palatino ambientata in Bretagna, e che vede
intrecciarsi le vicende di due coppie. La commedia è di scarso interesse e poco originale.
Ha molto in comune con El favor agradecido di Lope. Il principe travestito da giardiniere era ormai una figura familiare da quando don Duardos aveva corteggiato l’Infanta nel
giardino nella commedia di Gil Vicente.
Federico, Duca di Calabria, vede un ritratto di Margarita, Duchessa di Bretagna, e si
innamora immediatamente della donna nel dipinto. Quando arriva in Bretagna, nella speranza di ottenere il suo amore, scopre che la dama sta per sposare Enrique, il fratello del
re di Francia. Federico cerca perciò, prima di uccidere il suo rivale in un torneo, ma nonostante riesca a ferirlo, Enrique si riprende pochi giorni dopo. Dopo il torneo, Federico
si nasconde tra le rovine di una castello fino al giorno del matrimonio, quando, indossando una maschera, si unisce ai festeggiamenti, riesce a coinvolgere Enrique in un combattimento e infine gli inferte una colpo mortale. Nella confusione che segue l’assassinio,
Federico riesce a fuggire senza essere riconosciuto. La Duchessa vedova giura vendetta
e promette che concederà la sua mano a chiunque vendicherà la morte del marito uccidendo il misterioso assassino.
Travestito da giardiniere e lavorando nei giardini del palazzo dove si è ritirata Margarita, Federico, facendo tutto quanto gli è possibile per divertire e allietare il dolore della
dama amata, ottiene gradualmente la sua confidenza e, nonostante lei non lo ammetterebbe neppure a se stessa, anche il suo cuore.
Nel frattempo don Carlos, Duca di Burgundia, è giunto in Bretagna fingendosi un
ambasciatore inviato dallo stesso Duca, ovvero se stesso, portando una proposta di matrimonio per Margarita. Vedendo la freddezza con cui la dama accoglie la sua proposta,
decide di rapirla e di portarla via con sé nel suo paese. Una notte, mentre Margarita passeggia nei giardini del palazzo, Carlos cerca di catturarla con l’aiuto di alcuni suoi uomini, ma Federico accorre in suo aiuto e da solo riesce a mettere in fuga gli aggressori,
cosa di cui Margarita rimane piacevolmente impressionata.
Carlos parte per la Burgundia, per tornare con un esercito e muovere guerra alla Bretagna. Quando l’esercito del Duca giunge sulle coste della Bretagna, Margarita conduce i
suoi soldati contro gli invasori, come un’altra dama capitán, con scarsa fortuna, visto
che la sua armata viene sconfitta. Margarita è sul punto di rifugiarsi nei boschi per sfuggire al vittorioso Carlos, quando il trionfo delle truppe nemiche si trasforma in sconfitta
grazie all’arrivo di forze inviate dal padre di Federico, il re di Calabria. Margarita è così
debitrice nei confronti di Federico per la seconda volta.
E’ giunto il momento di svelare la verità. Federico rivela la sua reale identità e confessa di essere l’uomo che ha ucciso Enrique. Margarita dichiara che deve «rendirse a la
obligación» e accetta di sposare non l’uomo che ha vendicato la morte del marito, ma
dello stesso uomo che l’ha causata.
Federico è stato aiutato nelle sue avventure da don Fernando, un giovane spagnolo
che casualmente si era rifugiato nello stesso castello in rovina durante una tempesta e lì
aveva incontrato Federico. Fernando era stato coinvolto in uno scontro di strada a Madrid. Una notte, mentre camminava vicino a una reja, udì la voce di una donna chiamare
il suo nome. Ma avvicinatosi alla finestra, venne attaccato da degli sconosciuti da cui
riesce a sfuggire solo dopo uno scontro con le spade in cui morì uno degli assalitori. Fernando dovette perciò lasciare il paese.
Nonostante Fernando non ne sia a conoscenza, doña Juana, la dama che lo aveva
chiamato dalla sua finestra quella sventurata notte, è stata a lungo innamorata di lui e
l’uomo che Fernando aveva finito per uccidere era suo fratello. Poiché lo scandalo nato
dalla vicenda stava rovinando la reputazione di Juana, la fanciulla cerca ora di riguadagnare il suo buon nome e la felicità ottenendo il matrimonio con Fernando. Pertanto anche Juana si trova ora in Bretagna, indossando abiti mascolini e facendosi chiamare don
Juan, ed è riuscita ad ottenere il permesso di Margarita di alloggiare presso la sua corte.
Nel corso della commedia Juana riesce a conquistare l’amore di Fernando e così la coppia si sposerà alla fine della commedia.
2.3 Le commedia scritte individualmente
2.3.1 La hija del mesonero
La hija del mesonero – pubblicata per la prima volta nella Parte 14 delle Escogidas
(1660) – è una pieza ispirata a La ilustre fregona di Cervantes, opera del solo Diego. È
un’altra caratteristica commedia de enredo in cui si intrecciano gli amori di tre galanes e
due dame. Don Diego e don Juan decidono di abbandonare gli studi e di lasciare
Salamanca, mettendosi in viaggio sotto falsa identità. Nel loro peregrinare arrivano a
Toledo, dove don Lope cerca di conquistare la ricca doña Leonor solo per interesse,
mentre è realmente innamorato di Costanza, figlia di un locandiere, la quale, tuttavia,
rifiuta la sua corte. Giunti in città, don Diego e don Juan alloggiano al Mesón del
Sevillano dove vive Costanza, presentandosi rispettivamente con i nomi di Tomás e
Lope. Don Juan si innamora di Costanza non appena la vede e sembra essere ricambiato,
mentre Don Diego rimane colpito dalla bellezza di Leonor e si prefigge di conquistarla;
entrambi perciò saranno rivali in amore di don Lope. Si verificano i consueti
fraintendimenti tipici del genere: Costanza si ingelosisce mal interpretando una
conversazione in cui don Juan sembrerebbe corteggiare la criada di Leonor, quando in
realtà sta solo cercando di aiutare l’amico nella conquista della sua dama; a sua volta don
Juan accusa Costanza di essergli infedele, avendola sorpresa mentre stringeva la mano al
padre di don Lope, e non sapendo che la ragazza stava semplicemente promettendogli di
ignorare le avances del figlio, le cui intenzioni non sono onorevoli. Non mancano, poi,
scene notturne con confusione di personaggi, confessioni d’amore a dame alla reja, duelli
d’onore interrotti più volte dall’arrivo della giustizia che mantengono vivo l’interesse del
pubblico fino al desenlace: le identità dei due galán vengono svelate e si scopre che
Costanza è in realtà la sorella di don Diego. L’agnizione finale a sorpresa rende possibile
l’unione tra don Juan e la ragazza, Diego sposerà Leonor, mentre il povero don Lope,
rimasto solo, paga le conseguenze del proprio doppio gioco amoroso.
È questa, certamente, una delle migliori commedie del corpus dei Figueroa, che risalta
per l’ottima tecnica drammatica con cui è composta. Gli equivoci che si verificano nel
corso dell’opera sono verosimili, le scene sono sapientemente costruite e ben
concatenate e i personaggi credibili e delineati con abilità. Non è un caso che sia una
della piezas generalmente più lodate dalla critica.
2.3.2 La lealtad en las injurias
La lealtad en las injurias (Parte 19, 1663), opera del solo Diego, è una commedia di
capa y espada di scarsa originalità ambientata a Firenze, dove don Diego e Blanca
devono tenere nascosti i propri sentimenti poiché il Duca è innamorato della ragazza.
Alla vicenda della coppia principale si intrecciano le sorti degli amanti Celia e Carlos,
fratello di Blanca che difende costantemente a spada tratta l’onore della dama. Commedia ambientata a Firenze, la maggior parte delle scene si svolge nel giardino tra due case
o nelle strade della città. Don Diego e doña Blanca sono innamorati, ma devono nascondere i loro sentimenti poiché il duca Federico è a sua volta innamorato di Blanca.
L’enredo non è molto originale. Blanca e la cugina Celia vivono in due case vicine comunicanti attraverso un giardino tra le due case.
Diego confessa al suo criado, il gracioso Clarete che, poiché è convinto che Blanca si
concederà al Duca, sta pensando di partire per le Fiandre per servire in battaglia il re di
Spagna. Tuttavia, quando scopre che il Duca si trova una notte nel giardino di Blanca, è
pronto a lottare per la donna che ama; sfida il suo rivale ed escogita di adescarlo fuori dal
cancello del giardino e di sfuggirgli ad un angolo della strada, riuscendo così a farlo uscire dal giardino di Blanca senza ricorrere a uno scontro con le spade.
Il giorno seguente, Diego si incontra con Blanca in strada e la riconosce nonostante la
dama sia velada. Poiché crede che lei lo abbia tradito – non sapendo che la criada di Inés
ha dato le chiavi del giardino al Duca senza il consenso della sua padrona – vuole che lei
sia infelice come lui e, fingendo di non averla riconosciuta, la corteggia rivolgendosi a lei
con il nome di Laura. Così Blanca, come Isabel in Mentir y mudarse e Leonarda in Pobreza amor y fortuna, finisce per diventare gelosa di se stessa.
C’è, poi una seconda coppia di giovani amanti le cui sorti si intrecciano con quelle
della coppia principale di dama e galán; tuttavia in questa commedia Celia e Carlos, il
fratello di Blanca, si amano a vicenda e perciò non causano a Blanca e Carlos gli stessi
problemi che creano Ludovico e Laura in Vencerse es mayor valor. Carlos e Celia hanno
comunque la loro parte nella confusione generale, dato che le due ragazze, e Carlos, si
aggirano per le strade tapadas e embozados così da non poter essere identificati.
Durante la notte Carlos arriva alla finestra della sua amata Celia e allo stesso tempo
sta di guardia alla finestra della sorella Blanca per impedire che un uomo corteggi la sorella alla sua reja.
Nell’ultima scena, dato che don Pedro e Carlos vogliono risolvere le loro divergenze
con le spade, e Carlos è ancora in attesa di duellare con Diego, l’arrivo del Duca porta
una tregua temporanea. Celia si appella a lui per riconciliare le parti e così tutto è spiegato con la soddisfazione di tutti, tranne il Duca. Carlos decide di sposare Celia, e concede
la mano della sorella a Diego. Il duca così ha portato Blanga tra le braccia di Diego. Preferendo essere paziente, si dice che deve fare buon uso della sua autorità e rinunciare
all’amore di Blanca.
Ritroviamo tutti i recursos tipici del genere: dame tapadas, galanes embozados,
confusione dei personaggi, equivoci, gelosie generali e duelli conducono al classico finale
felice con la rassegnazione del Duca e il matrimonio delle due coppie.
2.3.3 La Sirena de Tinacria
Isamenia è la figlia del Duca di Tinacria (Trinacra). Quando muoiono i genitori della
ragazza, suo zio, desideroso di usurpare il trono, ordina di mettere a morte la bambina di
due anni, ma il Conte Alberto, membro della corte, avendo pena della bambina chiese al
suo servo Arnesto di portarla su un’isola deserta non lontano dalla Tinacria, dove sarebbe stata in salvo dai piani dello zio. Qui la bambina è cresciuta e diventata una bellissima
donna.
All’inizio della commedia la vediamo seduta su delle rocce cantando. Si sente la regina delle montagne e sogna del mondo che giace al di là di questo posto desolato. Avviene un naufragio al largo delle coste dell’isola e un giovane uomo viene portato a riva
dalle onde. Ismenia si innamora seduta stante del giovane, il primo essere di sesso maschile che vede nella sua vita. Il naufrago è Federico, figlio del conte di Barcellona. Presentandosi a Ismenia le dice di chiamarsi Lisardo.
Lo stesso giorno, proprio come se i viaggiatori venissero richiamati verso l’isola da
questa sirena, Ludovico, un giovane generale della Tinacria, approda sull’isola. Cattura
con la forza Federico e Ismenia innamorandosi al primo sguardo della bella prigioniera.
Da qui in avanti la commedia si sviluppa come una pieza di corte. Giunti in Tinacria,
Federico si presenta alla Duchessa come Lisardo, Conte di Urgel.
La figlia dell’usurpatore del trono, Matilde, che ha ereditato la corona del regno, è da
tempo consumata dalla melanconia poiché è innamorata di un uomo che ha visto nei suoi
sogni. Ora è piacevolmente sorpresa di scoprire che Lisardo è proprio quel giovane che
ha sognato.
Ismenia trova difficile abituarsi al nuovo modo di vivere. E’ troppo orgogliosa per
obbedire alla Duchessa Matilde come lei desidererebbe, non è abituata a vestiti raffinati
che si usano a corte – avendo trascorso la sua vita coperta di pelli sull’isola – e trova gli
strumenti usati dalle donne per assottigliare la vita e le scarpe indossate dalle dame estremamente scomode. Chiunque gli dispiaccia, lei lo minaccia di buttarlo fuori dalla finestra. Ciò nonostante, Ismenia si adatta gradualmente alla vita di corte e si trasforma in
una dama, acquisendo modi gentili ed educati, anche se occasionalmente sembra ritornare a precedenti modi selvaggi.
Quando di nascosto, ascolta una conversazione tra Federico e Matilde in cui il giovane corteggia la duchessa, Ismenia inventa una serie di scuse diplomatiche per interrompere il loro incontro, fino a che Matilde perde la pazienza e le ordina di lasciare la stanza.
Ismenia è così arrabbiata che si prepara a scontrarsi con la duchessa. Matilde chiama le
sue guardie, ma Federico e Alberto riescono a convincere Ismenia a scusarsi tornando
così nel favore di Matilde.
Federico è diviso tra amore e avidità. E’ venuto in Tinacra sperando di sposare la duchessa, e crede che avrebbe potuto essere felice con lei se solo non avesse mai incontrato
Ismenia, verso cui prova un grande sentimento. Cerca ripetutamente di reprimere i suoi
sentimenti e di sposarsi per convenienza, ma quando vede Ismenia si dimentica della propria risoluzione.
Enrique, il figlio del re di Napoli, si trova a Palermo fingendosi un ambasciatore di se
stesso che deve portare una proposta di matrimonio per la duchessa che tuttavia Matilde
rifiuta. Quando Enrique, indignato per il rifiuto fa ritorno nella Tinacria con il proprio
esercito, Matilde si mette al comando delle sue truppe per cacciare gli invasori. Come in
Rendirse, viene battuta e mentre sta per fuggire tra i boschi, giungono le forze di Federico in suo aiuto. Federico batte Enrique in duello, ma gli risparmia la vita.
Finalmente Federico dichiara la sua identità e annuncia che intende sposare la duchessa. In quello stesso momento, quando Matilde sembra aver ottenuto la sua felicità, Alberto, che ha parlato con Arnesto all’arrivo di Ismenia in Tinacria, racconta la storia della piccola Aurora, erede al trono di Tinacra, messa in salvo dalla morte certa a cui era
stata condannata dallo zio usurpatore, portata sull’isola da Arnesto e infine dichiarando
che la duchessa Aurora è proprio Ismenia. La prova è un rubino che la bambina aveva
quando venne portata via e che Ismenia ha indossato sin da allora. Inoltre, poiché Federico è venuto in Tinacria per sposarne la duchessa, Ismenia deve ora concedergli la mano
in matrimonio. Matilde, che nel corso della commedia ha continuamente minacciato Ismenia di punirla severamente affinché le mostrasse rispetto, che si è rifiutata di ascoltare
Alberto quando le consigliava di accettare la proposta di Enrique e quando cercava di
dissuaderla dal mettersi al comando delle sue truppe, ora riconosce di buon grado la cugina come legittima erede di Tinacria, permette ad Alberto di decidere come la giovane
coppia debba sposarsi e concede la mano ad Enrique, che nel frattempo ha svelato al sua
reale identità.
2.3.4 Todo es enredos amor
Anche in Todo es enredos amor (Parte 37, 1672) – scritta dal solo Diego –
ritroviamo una personaggio femminile centrale che determina, con le sue azioni, lo
svolgimento dell’intera commedia. La scena di apertura ci ricorda quella della Dama capitán. Doña Elena, vestita da studente e la sua criada Juana – che interpreta il suo gorrón – camminano per le vie di Salamanca, scortate dal vecchio servitore Ortiz. Elena
spiega a Juana il motivo per cui hanno lasciato la casa a Madrid per recarsi a Salamanca
in abiti maschili: mentre il padre era ancora vivo Elena si innamorò di una giovane che
viveva vicino alla sua casa, ma poiché suo padre non le permetteva nemmeno di lasciare
la sua casa per timore del disonore, il giovane don Félix non ebbe mai l’occasione di notarla. Morto il padre e in possesso di una buona fortuna economica, ora che Félix si trova
a Salamanca per studiare legge all’università, Elena ha deciso di conquistarlo diventando
prima suo amico come uomo.
La prima cosa da fare è trovare alloggio a Salamanca vicino al Félix, che alloggia nella
casa de las conchas di Salamanca. Elena si presenta come don Lope de Mendoza per
affittare delle camere e la padrona, doña Paula, perde la testa subito la testa per il bel
giovane, concedendogli di avere un appartamento sullo stesso piano di quello affittato da
Félix.
Da qui in avanti, Elena ricorrerà a ogni genere di trucco per farsi strada nella conquista di Félix. Il primo ostacolo che incontra è la scoperta che il galán è interessato alla
bella e ricca doña Manuela che vive con il padre, Doctor Contreras, al secondo piano di
una casa adiacente a quella dove alloggiano gli studenti.
Elena scopre che c’è una porta che conduce dalla sua stanza al piano terra della casa
di Manuela. Dato che l’intero piano è disabitato, Elena incarica Ortiz di affittarlo, così da
poter avere sotto controllo e sfruttare a suo piacimento il collegamento tra i due edifici.
Le due case sono pertanto comunicanti sul retro, perciò nel tempo che impiega Félix per
uscire da una delle porte principali e girare attorno agli edifici, è sufficiente perché Elena
passi dalla porta posteriore comunicante, si cambi d’abito e sia pronta per incontrare il
galán quando rientra nell’altra casa attraverso l’altro ingresso principale.
Dato che Elena ha portato con sé una gran quantità di abiti, trasforma il suo alloggio
in uno spogliatoio da cui escono diversi personaggi che interpretano ruoli differenti.
L’abilità recitativa della dama è di poco superiore a quella della criada Juana, visto che,
mentre le interpretazioni di Elena a volte destano dei sospetti, Juana riesce sempre a travestirsi e mutare personalità con una abilità che la rende impossibile da riconoscere.
Poco dopo che Elena si è sistemata nei suoi alloggi, la criada di Manuela, Lucía entra
nella casa in cerca di Félix, che lei non ha mai visto. Elena le dice di essere proprio il
galán che sta cercando e così intercetta una lettera d’amore che Manuela ha scritto per il
giovane.
Sentendo da Lucía che Manuela sta cercando una cameriera, Elena trova il modo di
entrare in casa della rivale e screditare ai suoi occhi don Félix. Indossando abiti da donna
di servizio, si presenta da Manuela accompagnata da Juana che si camuffa da donna anziana. Mentre Manuela pone delle domande a Damiana, come si fa chiamare ora Elena,
Juana inizia a insinuare nella mente della dama la presunta cattiva reputazione di Félix,
raccontando dei suoi numerosi amori che, a quanto dice, tutti in città conoscono. Una
volta assunta, Damiana-Elena, fingendo di comportarsi come una serva leale, completa il
quadro aggiungendo nuove avventure del giovane dongiovanni.
Facendo avanti e indietro dalla porta comunicante, l’infaticabile eroina riesce a diventare amica del vicino di stanza Félix come don Lope in una casa, e contemporaneamente
a conquistarlo con la sua bellezza come Damiana nell’altra. Félix è diviso tra la bellezza
dell’umile serva e dal benessere della dama della sua stessa classe.
Una notte Manuela va a far visita a Félix nella sua stanza, con l’intento di chiedergli
spiegazioni delle varie avventure amorose di cui ha sentito parlare. Mentre sono insieme,
irrompe nella stanza Juana, riccamente vestita e con il viso coperto, montando una sceneggiata di gelosia perché Félix, che lei dice essere il suo amante, si trova con un’altra
donna. Più tardi, la stessa Juana, ora in veste di studente, bussa alla porta di Manuela
implorandola di nasconderlo dalla giustizia che lo cerca perché ha ucciso un uomo in una
contesa. Damiana conduce lo studente in una stanza prendendogli mantello e cappello.
Nel frattempo Félix giunge alla casa in cerca dell’uomo che ha visto entrare. In quel
momento Elena-Lope esce dal suo nascondiglio avvolta nel mantello e, confessando a
Félix che è innaorato di Manuela, lo prega di lasciarlo andare. Félix sembra sollevato
poiché non ama realmente la dama traditrice.
Elena si prepara per l’ultimo atto della sua commedia. Come Lope dice a Félix che
sua cugina Elena sta arrivando da Madrid. Non appena Félix vede la vera Elena vestita
da dama, si innamora subito di lei. Continuano gli andirivieni della ragazza: esce da una
porta come Elena e riappare da un’altra come Lope. Alla fine della commedia, gli “attori” vengono smascherati e ovviamente Félix chiede la mano di Elena, che finalmente ottiene quanto ha faticosamente cercato di conquistare.
Todo es enedos amor presenta alcuni problemi di attribuzione. Nel volume delle
Escogidas viene indicato come autore della commedia Diego Figueroa, tuttavia le varie
edizioni sueltas successive, che risalgono al Settecento, non concordano sulla paternità
della pieza, attribuendola in alcuni casi a Diego, in altri ad Agustín Moreto. Segnaliamo
inoltre che un libraio di Madrid pubblicò, intorno agli anni settanta del XVIII secolo, una
nuova edizione delle tre parti delle commedie di Moreto, utilizzando varie sueltas di
diversa provenienza. In particolare ci interessa il terzo volume che, uscito con il titolo di
«Verdadera tercera parte de las comedias de don Agustín Moreto», non contiene
neppure le stesse commedie presenti nella Tercera Parte autentica, probabilmente perché
il libraio, non essendo in possesso degli esemplari necessari ad approntare il volume, ne
incluse altri differenti che aveva a sua disposizione; tra questi figura una delle sueltas di
Todo es enredos amor attribuita a Moreto. La questione, come si può vedere, è
complessa. Sottolineamo che la critica si è generalmente orientata a considerare più
probabile l’attribuzione di Todo es enredos amor a Diego Figueroa.
2.3.5 Muchos acietos de un yerro
Muchos aciertos de un yerro (Parte 22, 1655), l’unica commedia scritta
individualmente da José, apporta ben poche novità rispetto alle piezas precedenti.
Ancora un’ambientazione palatina, questa volta siamo a Barcellona, e ancora una coppia
di giovani amanti Leonor e Ricardo, la cui serenità è ostacolata dal Conte – intenzionato
a sedurre la protagonista – e da un’altra coppia di personaggi, Diana e Marcelo a loro
volta innamorati della dama e del galán principali. La commedia segue essenzialmente lo
stesso schema di La lealtad en las injurias e Vencerse es mayor valor. Secondo
Cotarelo «es comedia de mucho enredo, pero no por eso más original ni de acción más
movida». Gli episodi sono in genere mal costruiti e la trama in alcuni punti si complica a
tal punto che si perde il filo della vicenda. È, a mio avviso, la commedia meno riuscita e
di più scarso interesse all’interno della produzione dei Figueroa.
Cotarelo tratta estesamente dei problemi di attribuzione della commedia nel già citato saggio sui fratelli
Figueroa. Cfr. COTARELO Y MORI, Emilio, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y
Córdoba, cit., p. 183-185.
COTARELO Y MORI, Emilio, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba, cit.,
p. 179.
2.4 La scrittura en colaboración
Come si è visto, Diego e José Figueroa praticarono in maniera assidua la scrittura de
consuno. Di tutto il corpus, che consta di un totale di tredici commedie, ben nove sono
colaboradas dai due fratelli.
La collaborazione tra più drammaturghi nella stesura di piezas è un fenomeno
peculiare del teatro spagnolo del Siglo de Oro e ascrivibile soprattutto alla seconda metà
del secolo XVII. Come segnala Roberta Alviti, il soggetto delle commedie scritte in
collaborazione generalmente non è originale. Si tratta, nella maggior parte dei casi di
riscritture di opere teatrali precedenti, o di piezas che trattano di fatti o personaggi
storici e contemporanei conosciuti, di ispirazione biblica, o ancora – ed è forse questo il
caso più diffuso – di tema agiografico. In ogni caso, sottolinea ancora Alviti, i
drammaturghi partivano generalmente da una materia narrativa già conosciuta che, in
quanto tale, facilitava notevolmente il lavoro di progettazione della commedia da
produrre in collaborazione.
La comedia de capa y espada, invece, è un genere ben poco presente all’interno del
corpus delle colaboradas, proprio perché le caratteristiche intrinseche di questo tipo di
opera, basato su meccanismi ripetuti e tuttavia organizzati in maniera differente di volta
in volta, e quindi priva di uno schema prefissato da seguire, fanno della commedia di
enredo un genere difficilmente applicabile alla scrittura in collaborazione. Mi pare perciò
interessante rilevare come il caso dei fratelli Figueroa si discosti sensibilmente dalla
norma generale, in quanto, come si è potuto vedere, il loro corpus rientra nella sua
totalità proprio in questo genere, o nelle sue varianti, mentre non praticarono mai la
tanto diffusa comedia de santos, o altri sottogeneri più ricorrenti tra i drammaturghi
collaboratori. Inoltre è da sottolineare che, seppur applicando i classici clichés reiterati e
ormai consolidati nel teatro aureo, riescono tuttavia a creare opere certamente non
innovative, ma ben strutturate e coerenti dal punto di vista drammatico. Già Cotarelo
evidenziava che i due fratelli «sólo elogios merecen en cuanto a la regularidad y acierto
en disponer la trama y conducirla lógicamente a su fin; en lo oportuno de los episodios y
lo rápido y feliz de los desenlaces».
Tale coesione strutturale induce, a mio avviso, a pensare che la composizione in
collaborazione delle commedie dovesse avvenire in maniera diacronica e che, pertanto, i
due drammaturghi, lavorando a stretto contatto, si avvicendassero nella stesura dei
frammenti di rispettiva competenza. Questa ipotesi sembra essere confermata dallo
studio che Roberta Alviti conduce sul manoscritto di Mentir y mudarse a un tiempo,
probabilmente autografo, sebbene manchino documenti olografi degli autori che ne
possano dare una prova certa. L’analisi del manoscritto basata sull’alternarsi delle grafie
testimonierebbe, secondo la studiosa, che l’opera venne composta in successione: «la
fisionomia del testo e una concatenazione così calibrata delle parti dimostra
inequivocabilmente che la redazione di Mentir y mudarse avvenne in fasi successive e
che la collaborazione tra i due autori […] fu continua». Alviti segnala, inoltre, che gli
emendamenti presenti nel manoscritto sono scritti con la grafia degli autori delle
rispettive sezioni di testo, pertanto è da ipotizzare che nessuno dei collaboratori
rivedesse le parti scritte dagli altri drammaturghi. Questa considerazione sarebbe
un’ulteriore prova del metodo compositivo in successione: «evidentemente il testo,
scritto di volta in volta da un autore diverso, veniva progressivamente discusso e riletto
con i collaboratori; pertanto non vi era necessità, per chi subentrava nella scrittura, di
leggere le parti precedenti».
L’impossibilità di riconoscere le grafie dei due drammaturghi non permette, tuttavia,
di stabilire quali parti della commedia siano da attribuire a Diego o a José e,
evidentemente, questa considerazione è da estendere a tutte le piezas in cui i fratelli
ALVITI, Roberta, I manoscritti autografi delle commedie del Siglo de Oro scritte in collaborazione. Catalogo
e studio, intr. Fausta Antonucci, Firenze, Alinea Editrice, 2006, p. 18-19.
COTARELO Y MORI, Emilio, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba, cit.,
p. 190.
ALVITI, Roberta, I manoscritti autografi delle commedie del Siglo de Oro scritte in collaborazione. Catalogo
e studio, cit., p. 104.
Ibidem.
Ibidem.
collaborarono. Pur con tali premesse, è forse possibile condurre alcune riflessioni a
questo proposito, prendendo in esame le commedie composte individualmente.
La hija del mesonero e Todo es enredos amor, scritte da Diego, sono sicuramente tra
le migliori piezas del corpus, come spesso è stato evidenziato dalla critica; entrambe
presentano una struttura teatrale impeccabile e personaggi ben costruiti, e sono prova
dell’abilità drammatica del suo autore, capace di costruire con agilità l’enredo
sostenendolo fino al desenlace. Ancora di Diego è La Sirena de Tinacria, caso peculiare
all’interno della produzione dei Figueroa, in quanto presenta la figura della dama
cresciuta come un selvaggio e che deve gradualmente abituarsi al mondo civile e alla vita
di corte, nonché numerosi frammenti musicali che corrispondono a varie canzoni intonate
da Ismenia e dal coro; entrambi elementi, questi, che non ritroviamo in nessun’altra
commedia. Forse la meno interessante tra le piezas di Diego è La lealtad de las injurias,
ben poco originale anche se regolarmente pianificata e sviluppata. È, in ogni caso,
certamente superiore rispetto a Muchos aciertos de un yerro, l’unica commedia scritta
dal solo José e che, come si è visto, ricorda molto quella del fratello, oltre che la
colaborada Vencerse es mayor valor. Dell’opera di José dice Cotarelo: «el desarrollo del
asunto está medianamente conducido; abundan los monólogos y relaciones difusas; hay
situaciones dramáticas, pero mal preparadas y mal resueltas».
Da questo seppur superficiale confronto, possiamo dedurre che Diego fosse il
drammaturgo più talentuoso tra i due fratelli. Visti i risultati ottenuti nelle commedie
composte singolarmente, forse non è azzardato ipotizzare che fosse proprio lui a
occuparsi dell’ideazione del soggetto e della progettazione generale dell’opera,
alternandosi poi al fratello minore nella vera e propria stesura delle singole scene. In
effetti mi pare significativo il fatto che José si sia cimentato una sola volta nella scrittura
individuale, con risultati mediocri e probabilmente traendo spunto dalla commedia di
Diego, o dalla collaborazione con lo stesso fratello.
COTARELO Y MORI, Emilio, Dramáticos españoles del siglo XVII: los hermanos Figueroa y Córdoba, cit.,
p. 179.
Seconda parte:
Repertorio bibliografico
1. Premessa
Il presente repertorio è stato compilato attraverso la consultazione di cataloghi,
cartacei e on-line, delle principali biblioteche con fondi di teatro antico spagnolo.
In questa sede mi occupo esclusivamente del “teatro maggiore” dei fratelli Figueroa,
escludendo, quindi, la produzione breve.
Le opere sono elencate in ordine alfabetico, mentre le varie edizioni seguono un
ordine cronologico, fatta eccezione per le sueltas non datate che vengono inserite in
fondo. Ogni descrizione bibliografica è seguita dall’elenco delle biblioteche in cui è
conservato l’esemplare, con le relative segnature.
1.1. Chiave delle biblioteche citate
Per brevità, nel repertorio, le biblioteche che conservano gli esemplari descritti si indicano con delle sigle che sciolgo di seguito.
ACL
AHC
ARS
AMZ
BA
BC
BCAN
BCLM
BCS
BGN
BJK
BL
BIT
BMA
BMM
BMP
BMR
BMT
BMV
BNE
BNF
BNP
BPB
= Biblioteca dell’Accademia dei Lincei, Roma
= Arxiu Històric, Cervera
= Bibliothèque de l’Arsenal, Paris
= Biblioteca del Archivo Municipal, Zaragoza
= Biblioteca de Andalucía, Granada
= Biblioteca de Catalunya, Barcelona
= Bibliothèque Carré d’Art, Nîmes
= Biblioteca de Castilla-La Mancha, Toledo
= Biblioteca Capitular y Colombina, Sevilla
= Biblioteca General de Navarra, Pamplona
= Biblioteka Jagiellońska, Kraków
= British Library, London
= Biblioteca del Institut del Teatre, Barcelona
= Biblioteca Pública Municipal, Alcalá de Henares
= Bibliothèque Municipale de Montpellier, Montpellier
= Biblioteca Menéndez y Pelayo, Santander
= Bibliothèque Municipale, Rouen
= Bibliothèque Municipale, Toulouse
= Bibliothèque Municipale, Versailles
= Biblioteca Nacional de España, Madrid
= Bibliothèque Nationale de France, Paris
= Biblioteca Nacional de Portugal, Lisboa
= Biblioteca Provincial, Bilbao
BPL
BPT
BRB
BSB
CAC
CAM
COR
CSIC
DPZ
DU
HS
HU
LL
LU
MM
MPR
MTA
MU
= Boston Public Library, Boston (Ma.)
= Biblioteca Pública, Tarragona
= Bibliothèque Royale de Belgique, Bruxelles
= Bayerische Staatsbibliothek, München
= Biblioteca Pública del Estado, Cáceres
= University Library, Cambridge
= Biblioteca Pública del Estado, Córdoba
= Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Madrid
= Biblioteca de la Diputación Provincial, Zaragoza
= Duke University, Durham (N.C.)
= Hispanic Society of America, New York (N.Y.)
= Harvard University, Cambridge (Ma.)
= London Library, London
= Liverpool University, Liverpool
= Biblioteca Municipal, Madrid
= Biblioteca del Palacio Real, Madrid
= Museo Nacional del Teatro, Almagro
= John Rylands University Library, University of Manchester,
Manchester
MV
= Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia
NB
= Biblioteca Nazionale Braidense, Milano
NCF
= Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze
NWU
= Northwestern University, Evanston (Il.)
NYPL
= New York Public Library, New York (N.Y.)
OCL
= Oberlin College Library, Oberlin (Oh.)
ONB
= Österreichische National Bibliothek, Wien
OSU
= Ohio State University, Columbus (Oh.)
OXU
= Oxford University, Oxford
PAL
= Biblioteca Palatina, Parma
PM
= Biblioteca Pública del Estado, Palma de Mallorca
RACAB = Reial Acadèmia de Ciències i Arts, Barcelona
RAE
= Real Academia Española, Madrid
RAH
= Real Academia de la Historia, Madrid
RGP
= Real Gran Peña, Madrid
SBB
= Staatsbibliothek Berlin – Preussische Kulturbesitz, Berlin
SCL
= Smith College Library, Northampton (Ma.)
SDV
= Seminario Diocesano (Facultad de Teología), Vitoria – Gasteiz
SUBG
= Niedersächsische Staats- und Universitätsbibliothek, Göttingen
SUBH
= Staats- und Universitätsbibliothek, Hamburg
TXU
= University of Texas, Austin (Tx.)
UB
= Universitat de Barcelona, Barcelona
UBF
= Universitätsbibliothek, Freiburg im Breisgau
UCB
= University of California, Berkeley (Ca.)
UCLM = Universidad de Castilla-La Mancha, Ciudad Real
UGR
= Biblioteca Universitaria, Granada
UI
ULBD
ULT
UMI
UMN
UNC
UOV
UP
UPC
UPM
USA
USBK
USC
USE
UT
UVA
UZA
VAT
VBM
WEC
WSU
YU
= University of Illinois, Urbana-Champaign (Il.)
= Universitäts- und Landesbibliothek, Düsseldorf
= Universidad de La Laguna, Santa Cruz de Tenerife
= University of Michigan, Ann Arbor (Mich.)
= University of Minnesota, Minneapolis (Mn.)
= University of North Carolina, Chapel Hill (N.C.)
= Universidad de Oviedo, Oviedo
= University of Pennsylvania, Philadelphia (Penn.)
= Universidad Pontificia de Comillas, Cantoblanco
= Universidad Politécnica, Madrid
= Biblioteca Universitaria, Salamanca
= Universitätsbibliothek, Köln
= Biblioteca da Universidade, Santiago de Compostela
= Biblioteca Universitaria, Sevilla
= The University Library, Toronto
= Biblioteca Universitaria, Valencia
= Biblioteca Universitaria, Zaragoza
= Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma
= Biblioteca Municipal, Valencia
= Wellesley College, Wellesley (Ma.)
= Wayne State University, Detroit (Mi.)
= Yale University, New Haven (Ct.)
1.2 Chiave dei repertori citati
Nella sezione delle edizioni a stampa antiche, alla fine di ogni voce, fornisco dei
rimandi a repertori del teatr del Siglo de Oro e a cataloghi specifici di biblioteche o di
particolari fondi. Questi riferimenti bibliografici vengono forniti attraverso delle sigle che
sciolgo di seguito.
Almagro = Ubaldo Cerezo Rubio – Rafel González Cañal, Catálogo de comedias sueltas
del Museo Nacional del Teatro de Almagro, Madrid, Centro de Documentación
Teatral – Instituto Nacional de las Artes Escénicas y la Música – Ministerio de
Cultura – Universidad de Castilla-La Mancha, 1994.
Barcelona = Ana Vázquez Estévez, Impresos dramáticos españoles de los siglos XVI y
XVII en las Bibliotecas de Barcelona. La transmisión teatral impresa, Kassel,
Reichenberger, 1995, 3 vols.
BLH = José Simón Díaz, Bibliografía de la Literatura Hispánica, Madrid, CSIC –
Instituto Miguel de Cervantes, 1960-1984.
BMP = Germán Vega García-Luengos – Rosa Fernández Lara – Andrés del Rey
Sayagués, Ediciones de teatro español en la Biblioteca de Menéndez Pelayo
(hasta 1833), Kassel, Reichenberger, 2001, 4 vols.
Cambridge = Alastair John Charles Bainton, Comedias sueltas in Cambridge University
Library. A descriptive catalogue, Cambridge, The University Library, 1977.
Entrambasaguas = Rafael González Cañal – Ubaldo Cerezo Rubio, Catálogo de
comedias sueltas del fondo Entrambasaguas, Kassel, Reichenberger, 1998.
Estense = Valeriano Soave, Il fondo antico spagnolo della biblioteca Estense di
Modena, Kassel, Reichenberger, 1985.
Freiburg = Edwin Stark, Die Sammlung Spanischer comedias in der
Universitatsbibliothek Freiburg, Kassel, Reichenberger, 2003.
Hispanic = Szilvia Szmuk, A descriptive catalogue of a collection of Comedias sueltas
in The Hispanic Society of America, Ann Arbor (Mich.), University Microfilms
International, 1985, 2 vols.
Institut = Margarita Vázquez Estévez, Comedias sueltas sin pie de imprenta del
«Institut del teatre» en Barcelona. Respuesta al Anexo «Comedias sueltas
impresas en Valencia según Faxardo» del RIEIPI, T. I, Kassel, Reichenberger,
1987.
London = Karl Curtis Gregg, An Index to the Spanish Theater Collection in the London
Library, Charlottesville (Va.), Biblioteca Siglo de Oro, 1984.
Manuscritos Institut = María del Carmen Simon Palmer, “Manuscritos dramáticos del
siglo de Oro de la Biblioteca del Instituto del Teatro de Barcelona”, Cuadernos
Bibliográficos, XXXIV, Madrid, CSIC, 1977.
Municipal = Mercedes Agulló y Cobo, «La colección de teatro de la Biblioteca
Municipal de Madrid», Revista de literatura, 35 (1969) – 38 (1970); Revista de
la Biblioteca, Archivo y Museo del Ayuntamiento de Madrid, 1-2 (1977) – 11-12
(1982); La colección de teatro de la Biblioteca Municipal de Madrid, Madrid,
[Ayuntamiento de Madrid-Biblioteca Histórica Municipal], 1995.
BHM. Fondo Mesonero Romanos = Ubaldo Cerezo Rubio, Rafael González Cañal,
Catálogo de Teatro de la Biblioteca Histórica de Madrid. Fondo Mesonero
Romanos, Madrid, Dirección General de Archivos, Museos y Bibliotecas, 2009.
NYPL = Hannah E. Bergman – Szilvia Szmuk, A catalogue of Comedias sueltas in the
New York Public Library, London, Grant & Cutler, 1980-1981, 2 vols.
North Carolina = William McKnight (with the collaboration of Mabel Barrett Jones), A
catalogue of «Comedias sueltas» in the Library of the University of North
Carolina, Chapel Hill (N.C.), University of North Carolina Library, 1965.
Oberlin = Paul Patrick Rogers, The Spanish drama collection in the Oberlin College
Library. A descriptive catalogue, Oberlin (Oh.), The Oberlin Printing Company,
1940.
Ohio = Víctor Arizpe, The Spanish drama collection at the Ohio State University
Library. A descriptive catalogue, Kassel, Reichenberger, 1989.
Orga = Jaime Moll, «La serie numerada de comedias de la imprenta de los Orga»,
Revista de Archivos, Bibliotecas y Museos, 75 (1968-1972), pp. 365-456.
Palau = Antonio Palau y Dulcet, Manual del librero hispanoamericano, 28, voll., 19481977.
Palacio = Karl Curtis Gregg, An Index to the Teatro Español collection in the Biblioteca
de Palacio, Charlottesville (Va.), Biblioteca Siglo de Oro, 1987.
RAE = Jaime Moll, «Catálogo de Comedias sueltas conservadas en la Biblioteca de la
Real Academia Española», Boletín de la Real Academia Española, 44:171
(1964), pp. 113-168; 44:172 (1964), pp. 309-360; 44:173 (1964), pp. 541-556;
45:174-175 (1965), pp. 203-235; 46:177 (1966), pp. 125-158.
12L.H.PER.00685 Edizione in volume: Madrid, Real Academia Española, 1966.
Repertorio = Repertorio bibliografico delle opere di interesse ispanistico (spagnolo e
portoghese) pubblicate prima dell’anno 1801 in possesso delle biblioteche
veneziane, a cura di Maria Camilla Bianchini, Giovanni Battista De Cesare,
Donatella Ferro e Carlos Romero, Venezia, CNR (Gruppo di Studi
d’Ispanistica), 1970.
Santiago = Carmela Otero Tuñez, Más libros y folletos de la Universidad
Compostelana, Santiago de Compostela, 1982-1984, 2 vols.
Sevillanos = Francisco Aguilar Piñal, Impresos sevillanos del siglo XVII. Adiciones a
«Tipografía hispalense», Madrid, CSIC, 1974.
Short Title BL = Short Title Catalogue of the 18th century spanish books...
Smith = Víctor Arizpe, The “Teatro Antiguo Español” collection at Smith College
Library. A descriptive catalogue, Kassel, Reichenberger, 1996.
Texas = Mildred Vinson Boyer, The Texas collection of comedias sueltas: a descriptive
bibliography, with a foreword by Paul Patrick Rogers, Boston (Mass.), G.K.
Hall & Co., 1978.
Toledo = Juan Aantonio Méndez Aparicio, Catálogo de las obras de teatro impresas de
los siglos XVI-XVIII de la Biblioteca Pública del Estado en Toledo, Madrid,
Ministerio de Cultura, Dirección General del Libro y Bibliotecas, Centro de
Coordinación Bibliotecaria, 1991.
Toronto = Julius A. Molinaro – Jack H. Parker – Evelyn Rugg, A bibliography of
Comedias Sueltas in the University of Toronto Library, Toronto, University of
Toronto Press, 1959.
Valladolid = Germán Vega García-Luengos, «Impresos teatrales vallisoletanos del siglo
XVIII. Ciento treinta adiciones al Catálogo de Alcocer», Boletín de la Biblioteca
Menéndez y Pelayo, 46 (1990), pp. 271-294; 47 (1991), pp. 310-365.
Wayne = Benjamin B. Ashcom, A descriptive catalogue of the Spanish Comedias sueltas
in the Wayne State University Library and the private library of Professor B.B.
Ashcom, Detroit (Mich.), Wayne State University Libraries, 1965.
Wilson = Alastair John Charles Bainton, The Edward M. Wilson collection of comedias
sueltas in Cambridge University library. A descriptive catalogue, Kassel,
Reichenberger, 1987.
2. Repertorio
2.2 Edizioni antiche
1. A cada paso un peligro, Madrid, Antonio Sanz, 1754
*N. 2. Fol. I | COMEDIA FAMOSA. | A CADA PASSO | UN PELIGRO. | DE
UN INGENIO DE ESTA CORTE. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 4; colonne
separate da ornamenti floreali] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Don Juan, y Floro. | Juan. E2STO Don Lope me eſcrive | en eſta carta. |
Flor. Acertada | eleccion, ſeñor, ha sido | en caſarte con Doña Ana | […] | la
palabra. | Pany. Dando fin ::- | Todos. A la Comedia, que ha ſido | ſu titulo
verdadero: | A cada paſſo un peligro. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos en | Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, en la Plazuela | de la calle de la Paz. Año de 1754. *
Collazione: A-D4, E2; 1-36 pp.
Testatine: A cada paſſo un peligro. // De un Ingenio de eſta Corte. [est a 23]
Richiami: A4v Pany. // B4v y // C4v lo // D4v Pany.
Esemplari: BL [T.1733.(1.)]; BMP [290 (inserito in un t. collettizio)]; BNE
[U/9239]; BNF [YG- 355 (3)]; LL [P 925-6]; RAE [41-IV-53(2)]; SBB [4" Xk
1238-no2; Xk 1481]; UBF [E 1032, n-39]; UVA [BH T/0109(04)]; WSU [CV
53].
Repertori: BLH, 1852; BMP, 3; Freiburg, 1; London, 1; RAE, 1; Short Title BL,
F142; Wayne, 4.
2. A cada paso un peligro, Valencia, Orga, 1776.
N. 206. Pag. I | COMEDIA FAMOSA. | A CADA PASSO | UN PELIGRO. | DE
UN INGENIO. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate asterischi] | [fascia ornamentale Orga] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Don Juan de Moncada, y Floro. | Juan. E2Sto Don Lope me eſcribe | en
eſta carta. | Floro. Acertada | eleccion, ſeñor, ha ſido | en caſarte con Doña Ana |
[…] | la palabra. | Pan. Dando fin::- | Todos. A la Comedia, que ha ſido | ſu titulo
verdadero: | A cada paſſo un peligro. |
FIN. | Con Licencia, en VALENCIA, en la Imprenta de Joſeph, | y Thomàs de
Orga, Calle de la Cruz Nueva, junto al | Real Colegio de Corpus Chriſti, en donde
ſe hallarà | eſta, y otras de diferentes Titulos. | Año 1776.
Collazione: A-D4, E2; 1-36 pp.
Testatine: A cada paſſo un peligro. // De un Ingenio.
Richiami: A4v Pan. // B4v y // C4v ò // D4v perEsemplari: BHM [FMR 6,10 (inserito in un t. collettizio); C 18774 (inserito in un
t. collettizio: “Comedias antiguas”, tomo 14. Il colophon è coperto da una
banderilla e al di sotto si intravede il colophon originale di Valencia, Orga. Sulla
banderilla è stampato un altro colophon: «Se hallará ésta con un surtido de
Comedias antiguas y modernas, Trage- | dias y Saynetes en la Librería de
Gonzalez, calle de Atocha, | frente de la Casa de los Gremios.»; Tea 1-83-21,a
(nell’ultima p., in fondo, manoscritto: «Aprovada Madrid 17 de Agosto de
1810», Firma?)]; BL [11726.f.1.; 11728.i.2.(7.)]; BMP [32.255 (presenta note
manoscritte. En el encabezamiento: “D. Diego y D. Juan de Figueroa y
Córdoba”); 33.776 (a p. 1, manoscritto: “Salamanca”)]; BNE [T/3271; T/20564;
T/5534711 (manca A1); T/5534228; T/5529411]; BNF [8- YG PIECE- 268]; CAM
[Hisp.5.76.11(10)]; LL [P967-1 (Alla fine: Madrid, Librería de Manuel
González. Stesso numero e data dell’edizione Orga)]; NYPL [NPL p.v. 496];
SUBG [8 P DRAM II, 82:5 (18)]; YU [He35 6 17].
Repertori: BHM. Fondo Mesonero Romanos, 20; BLH, 1853; BMP, 4;
Cambridge, 1; London, 2; NYPL, 1; Palau, 91486; Short Title BL, F143.
3. La dama capitán, Escogidas XXIV, 1666.
COMEDIA FAMOSA. | LA DAMA CAPITAN. | DE LOS FIGVEROAS. |
Personas que hablan en ella. | [DP: 2] |
Salen doña Eluira, y Lucia, vestidas de hom | bre, que han de ſer D. Lope, y
Martin. | d. Lop. Piſa quedo. | Mart. Apenas toco | la tierra, al ayre veloz | aun no
perturba mi voz. | d. Lop. Vente tras mi poco a poco, | […] | d. Lop. Y aqui el
Capitan muger, | Senado, para ſeruiros, | da fin, ſi os agrada; dadle | a ſu Autor
por premio vn vitor. |
Collazione: H5-K8, L4r; 61-84r ff.
Testatine: La Dama Capitan. // De los Figueroas.
Richiami: H8v El // I8v que // K8v toda
[all’interno di]:
PARTE VEINTE Y QVATRO DE | COMEDIAS | NVEVAS Y ESCOGIDAS
DE LOS | MEjORES INGENIOS DE ESPAñA. | DEDICADAS | A LA
SEÑORA DOÑA GVIOMAR MARIA | Egas Venegas de Cordova. | Año
(scudo) 1666 | CON PRIVILEGIO. | [Linea tipografica (- - - - -620 - - - - )] | En
Madrid, Por Mateo Fernandez de E∫pino∫a Arteaga. | A co∫ta de Iuan de San
Vicente, Mercader de Libros. Vende∫e en ∫u ca∫a, | enfrente de San Felipe. |
[¶1v] in bianco; ¶2r-v Dedicatioria; [¶3r] Aprobación, Padre Martín del Río
(Madrid, 8 de mayo de 1665) // Licencia, Pedro Palacio, por mandado di Lic.
García del Velasco (Madrid, 15 de mayo de 1665) // Aprobación, di Pedro
Calderón de la Barca (Madrid, 11 de mayo de 1665); [¶3v] Suma del privilegio,
Luis Vázquez de Vargas (10 de febrero de 1666) // Fe de s, Lic. Carlos Murcia
de la Llana (Madrid, 20 de julio de 1666) // Suma de la tasa, Luis Vázquez de
Vargas (28 de julio de 1666); [¶4r] Tabla de las comedias.
[contiene]:
El monstruo de la fortuna, de tres ingenios, f. 1; La virgen de la Salceda,
Agustín Moreto, f. 41; La dama capitán, de los Figueroas, f. 61; También tiene
el sol menguante, de tres ingenios, f. 84; Lo que puede amor y celos, de un
ingenio, f. 107; Los amantes de Verona, Cristóbal de Rozas, f. 126; El soldado
más herido, y vivo después de muerto, Pedro de Esténoz y Losada, f. 144; El
maestro de Alejandro, Fernando de Zárate, f. 175; San Pedro de Arbues,
Fernando de la Torre, fol. 196; Sólo el piadoso es mi hijo, Juan de Matos
Fragoso, Sebastián de Villaviciosa e Francisco de Avellaneda, f. 217; La Rosa de
Alejandría, la más nueva, Pedro Rosete, f. 237.
Esemplari: BCLM [1-872(10)]; BIT [57862; 61119; 59106 (Titoli di questa
Parte conservati: La Virgen de la Salceda, Lo que puede amor y celos, San
Pedro de Arbues. Rilegati con altre commedie, sueltas o desglosadas]; BL
[11725.c.3.]; BNE [R/22677 (Deteriorato. Mancano la portada, 1 f. dei prelim. e
i ff. 185-186, sostituiti da ff. mss.); TI/16<24> (Ultimi ff. deteriorati);
TI/146<15> (contiene solo Los amantes de Verona)]; SBB [Xk 1787].
Repertori: Barcelona, 155; BLH, 1854.
4. La dama capitán, Madrid, Antonio Sanz, 1740.
[dx] N. 8. COMEDIA FAMOSA. | LA DAMA | CAPITAN. | DE DON DIEGO,
Y DON JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3] | [linea tipografica] |
JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elvira, y Lucìa veſtidas de | hombre, que han de ſer Don Lope, y |
Martin. | Lope. P2Iſa quedo. Mart. Apenas toco | la tierra: al ayre velòz | aun no
perturba mi voz. | Lop. Vente tras mì poco à poco, | […] | Lop. Y aqui el Capitan
Muger, | Senado, para ſerviros, | dà fin, ſi os agrada, dadle | à ſu Autor por
premio un vitor. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes | Titulos en Madrid en la
Imprenta de Antonio | Sanz, en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1740.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate.
Testatine: ―
Richiami: A4v con- // B4v ſin // C4v que
Esemplari: BSB [4 P.o.hisp. 61]; PAL [CC IV.28033 18 (in vol. miscellaneo)];
SBB [Xk 1293-9]; UOV [CGP-73 (6) (Rilegato con altre commedie in un vol.
fattizio)].
Repertori: BLH, 1855.
5. La dama capitán, Madrid, Antonio Sanz, 1748.
* N. 148. COMEDIA FAMOSA. | LA DAMA | CAPITAN. | DE DON DIEGO,
Y DON JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3;. colonne separate da
ornamenti floreali] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elvira, y Lucìa veſtidas de | hombre, que han de ſer Don Lope, | y
Martin. | Lope. P2Iſa quedo. Mart. Apenas toco | la tierra: al ayre velòz | aun no
perturba mi voz. | Lope. Vente tras mì poco à poco, | […] | Lop. Y aqui el
Capitan Muger, | Senado, para ſerviros, | dà fin, ſi os agrada, dadle | à ſu Autor
por premio un vitor. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titu- | los en Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, | en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1748.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate.
Testatine: ―
Richiami: A4v con- // B4v ſin // C4v que
Esemplari: Ateneo mecantil de Valencia [PA 102/467(68)]; BHM [C/18865
(incluso in un t. collettizio); C/18764 (incluso in un t. collettizio: “Comedias
antiguas”, tomo 4)]; BIT [45316; 60508; 33765]; BL [1342.e.9.(3.)];
Bibliothèque Méjanes AIX-EN-PROVENCE [P 1111 Pécoul]; BMP
[31.170]; BNE [T/129; T/19367; T/553261; T/553243; T/5532525]; BNF [YG393]; Biblioteca pública del estado, Ávila [PA 102/467(68) Inclusa in un t.
fattizio]; CAM [Hisp. 5.76.18(10)]; HS [HSA 411/71 v.17 n.11]; NWU
[Spanish Plays no.4031]; SCL [vol. 12 PQ6225T4]; UI [863 F47OD1748]; UMI
[PQ 6217 .A2 C65 no.148]; UNAV [FA.foll 005.112]; UNC [TA 17,4; CTAE
10,11]; USC [RSE. MISC 3-4 (El lugar en que constaba el año ha sido
guillotinado)]; UOV [P-22(10)]; UP [SC75 A100 Pam v.5]; USE [A
250/124(17)]; Université de Toulouse-Le Mirail [Res ME 84-17]; UVA [BH
T/0077(01)]; WEC [862.08 C73, v.10]; WSU [CV 6; CV 25].
Repertori: BLH, 1856, BMP, 1090; Cambridge, 200; Hispanic, 1241; North
Carolina, 501-501a; Santiago, 789; Short Title BL, F144; Smith, 245; Wayne,
123.
6. La dama capitán, Madrid 1751.
BL [11728.c.53.; 11728.i.2.(6.)]
7. La dama capitán, Barcelona, Carlos Sapera, 1770.
Num. 134. | COMEDIA FAMOSA. | LA DAMA | CAPITAN. | DE DON
DIEGO, Y DON JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 2; colonne separate da filete)] |
JORNADA PRIMERA. |
[centrato] Salen Doña Elvira, y Lucia, veſtidas de hombre, | que han de ſer Don
Lope, y Martin. | Lop. PIſa quedo. Mart. Apenas toco | la tierra, al ayre velóz |
aun no perturba mi voz | Lop. Vente tras mi poco à poco, | […] | Lop. Y aqui el
Capitan Murió, | Senado, para ſerviros; | dá fin, ſi os agrada, dadle | à ſu Autor
por premio un vitor. |
FIN. | Con Licencia. BARCELONA: En la Imprenta de CARLOS SAPERA. |
Año 1770.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: La Dama Capitan. // De D. Diego y D. Joseph de Figueroa. & c.
Richiami: A4v en // B4v Solo // C4v que // D4v Lop.
Esemplari: BHM [MR 577,7 (incluso en un t. fattizio)]; LL [P 985-7]; UNC
[TAB 20,9];
Repertori: BLH, 1857; BHM. Fondo Mesonero Romanos, 102; London, 362;
North Carolina, 502.
8. La dama capitán, Salamanca, Francisco García Onorato y San Miguel
Plieg. 4 y 1 2 Num. 17. | LA GRAN COMEDIA | LA DAMA | CAPITAN. | DE
D. DIEGO, Y D. JOSEPH DE FIGUEROA, Y CORDOVA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3] |
***JORNADA PRIMERA *** | Salen D. Elvira, y Lucia, veſtidas de | hombre,
que han de ſer D. Lope, | y Martin. | Lope. P2Iſa quedo. | Mart. Apenas toco | la
tierra, al ayre veloz, | aun no perturba mi voz. | Lop. Vente tràs mi poco à poco, |
[…] | Lop. Y aqui el Capitan Muger, | Senado, para ſerviros, dà fin, ſi os agrada,
dadle | à ſu Author por premio un vitor. |
FIN. | Impreſſa en Salamanca, en la Imprenta de Franciſco Garcia Onorato y
San Miguèl, | Impreſſor Titular de dicha Nobiliſsima Ciudad, donde ſe vende
eſta Comedia, y otras | muchas de diverſos titulos, à quatro quartos cada vna; y
à razon de quatro reales y | medio de vellon la dozena: y aſsimiſmo ſe venden
Entremeſes, Hiſtorias, Romances | Eſtampas, y Libros, todo à buen precio. Vive
en la calle de Libreros, | junto à la Vniverſidad.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate (i quaderni C e D presentano un
carattere più piccolo)
Testatine: LA GRAN COMEDIA [COMEDIA. B4V] // LA DAMA CAPITAN.
Richiami: A4v què // B4v que // C4v Lop. // D4v ſino
Esemplari: BHM [Tea 1-202-25]; SBB [Xk 1383-no2].
Repertori: BLH, 1858.
9. La dama capitán, Sevilla, Imprenta Real
Num. 127. | LA DAMA CAPITAN. | COMEDIA | FAMOSA, | DE DON
DIEGO, Y DON JOSEPH DE FIGVEROA Y CORDOBA. |
Pisa quedo. Mart. Apenas toco | […] | à su Author por premio un victor.
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la imprenta Real, casa | del Correo Viejo.
Collazione: A-D4, 32 pp.
(Rules under 3 cols dp and betw cols of text. Decor at J-1. Smaller type, pp. 1732. Heading uses several different founts in author line.
Esemplari: National Library of Scotland [NE.879.c.6[6(3)]]; NYPL [p.v. 794];
SUBH [A/12384: 6 i]; UMN [862F469 OD]; USE [A 039(308)/194(01) (incluso
in un vol. fattizio)]; WEC [862.08 C731].
Repertori: NYPL, 311.
10. La dama capitán
[dx] Num. 205. | COMEDIA FAMOSA, | LA DAMA | CAPITAN. | DE D.
DIEGO, Y D. JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3] |
*** JORNADA PRIMERA. *** | Salen D. Elvira, y Lucia, veſtidas de | hombre,
que han de ſer D. Lope, | y Martin. | Lope. P2Iſsa quedo. | Mart. Apenas toco | la
tierra, al ayre veloz, | aun no perturba mi voz. | Lop. Vente tràs mi poco à poco, |
[…] | Lop. Y aqui el Capitan Muger, | Senado, para ſerviros, | dà fin, ſi os agrada,
dadle | à ſu Autor por premio vn vitor.|
FIN. (a destra e sin. disegno floreale)|
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate (i quaderni C e D presentano un
carattere più piccolo)
Testatine: Comedia famoſa, [famoſa. A4v, B4v, C2v, D2v // La Dama Capitan.
Reclamos: A4v què // B4v que // C4v Lop. // D4v ſino
Esemplari: BIT [n° 58897]; BNE [T/2696]; BNF [8- YG- 1405 (4)]; LL [P
1121-22]; Universitat de Girona. Biblioteca diocesana del seminari de
Girona [834/509(2)].
Repertori: BLH, 1860; Institut, 97; London, 361.
11. La dama capitán
COMEDIA FAMOSA, | LA DAMA CAPITAN, | De D. Diego, y D. Ioseph de
Figueroa y Cordova. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGVIENTES. |
d. Lop. P2Iſa quedo. | Mart. Apenas toco | […] | dà fin, ſi os agrada dadle | à ſu
Autor por premio vn vitor. |
FIN. |
Collazione: A-D4, E2
Esemplari: BIT [n° 57013].
Repertori: Institut, 95.
12. La dama capitán
COMEDIA FAMOSA, | LA DAMA CAPITAN, | De D. Diego, y Don Ioſeph de
Figueroa y Cordova. |
Perſonas que hablan en ella. |
d. Lop. Piſa quedo. Mart. Apenas toco | la tierra, al ayre veloz | […] dà fin, ſi os
agrada, dadle | à ſu Autor por premio vn vitor. |
FIN. |
Collazione: A-D4, E2
Esemplari: BIT [n° 57336]; Universitat de Girona. Biblioteca diocesana del
seminari de Girona [834/509].
Repertori: Institut, 96.
13. La hija del mesonero, Escogidas XIV, 1661.
COMEDIA FAMOSA, | LA HIJA DEL MESONERO; | FIESTA QVE SE
REPRESENTO | a ſus Mageſtades en Palacio. | De Don Diego de Figueroa y
Cordova.|
Perſonas que hablan en ella. | [DP: 3] |
Salen el Capellan, Don Diego, y D. Iuan,| y Friſon de etudiantes en caſa, | con
capas de color. | Cap. Si eſtudias anſi, medrados | ſaldreis del curſo los dos. | D.
Iu. No ſe puede mas por Dios. | D. Die Atentos, y deſvelados, | […] | d. Lop.
Confieſſo que lo merezco. | Friſ. Y aqui da fin a ſu hiſtoria | la hija de Meſonero, |
dadle vn vitor de limoſna. |
Collazione: X-Y8, Z6r; 161-182r ff.
Testatine: La hija del Meſonero. [Hija 161v, 163v, 169v, 170v, 173v, 175v,
176v, 178v,] // De Don Diego de Figueroa y Cordoua. [Cordaua. 172r, 177r,
180r]
Richiami: X8v d. Iu. // Y8v d. Iu.
[all’interno di]:
PEN SIL DE APOLO, | EN DOZE COMEDIAS | NVEVAS DE LOS
MEIORES | INGENIOS DE ESPAñA. | PARTE CATORZE. | DEDICADO AL
EXCENTISSIMO SeñOR D. BALTASAR DE | Rojas Pantoja, Señor de las
Baronias de Segur, y de Pierola, Cavallero de la | Orden de Santiago, de el
Con∫ejo de Guerra de ∫u Mage∫tad, y ∫u | Mae∫tre de Campo General del Exercito
del | Reyno de Galicia. | Año (scudo) 1661 | CON PRIVILEGIO. | [linea
tipografica] | EN MADRID: Por Domingo Garcia y Morràs. | A co∫ta de
Domingo Palacio y Villegas, Mercader de Libros, | en ∫u ca∫a, frontero de Santo
Tomas. |
[¶1v] in bianco; ¶2r-[¶3r] Dedicatoria, Juan de Matos Fragoso (Madrid, 14
diciembre 1660); [¶3v] Censura, Padre Maestro Fray Gabriel Gómez de Losada
(Madrid, 12 de julio de 1660) // Licencia, Juan Martínez Ávila, por mandado del
Lic. Alonso de las Ribas y Valdés (Madrid, 12 de julio de 1660) // Aprobación,
Fray Ignacio González (30 de Julio de 1660); [¶4r] Suma de la tasa, Luis
Vázquez de Vargas (Madrid, 10 de diciembre de 1660) // Fe de s, Lic. Carlos
Murcia de la Llana (Madrid, 4 de diciembre de 1660) // Suma del privilegio; [¶4r]
Tabla de las comedias.
[Contiene]:
No puede ser, Agustín Moreto, f. 1; Leoncio y Montano, de Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 23v; El delinquente sin culpa y bastardo de Aragón, Juan
de Matos Fragoso, f. 45; Mentir y mudarse a un tiempo, Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 67; Poco aprovechan avisos cuando hay mala
inclinación, Juan de Matos Fragoso, f. 87v; El valiente Campuzano, Fernando de
Zárate, f. 108v; El principe villano, Luis Belmonte Bermúdez, f. 126v; Las canas
en el papel y dudoso en la venganza, Pedro Calderón, f. 143; La hija del
mesonero, de Diego de Figueroa y Córdoba, h. 161; La fuerza de la verdad,
doctor Francisco de Malaspina, f. 182; El galan de su muger, Juan de Matos
Fragoso, f. 201v; La mayor victoria de Constantino Magno, Ambrosio Arce de
los Reyes, f. 222v.
Esemplari: BCLM [M-0004(5); 1-890(5); 1-905(5)]; BIT [58460-64 (Esemplare
guillotinado. Mancano la portada, i preliminari e ff. 1-87r, 108v-160v. La portada
e l’indice sono riprodotti in un secondo f. in bianco, manoscritti. Titoli delle
comedias che contiene questo esemplare: Poco aprovechan avisos cuando hay
mala inclinación, La hija del mesonero, La fuerza de la verdad, El galán de su
mujer, La mayor vitoria de Costantino Magno); 58465-76; 58473; 60538;
58461]; BL [11725.b.14.]; BNE [R/22667 (Deteriorati alcuni ff. e la portada.
Mancano ff. 159 e 221; f. 143 non appartiene a questa ed.; f. 222 è duplicato);
R/23815(9) (Contiene solo: El galán de su mujer. Rilegato con altre opere);
Ti/16<14> (Manca f. 222); Ti/119<14> (Deteriorato); Ti/146<9> (Contiene solo:
La fuerza de la verdad e La mayor victoria de Constantino Magno)]; LL [P
991-2]; Médiathèque centrale d'agglomération Emile Zola. Montpellier
[34165 Fonds ancien]; SBB [Xk 1753]; UOV [1-905(5) (Contiene solo: La
mayor victoria de Constantino Magno; 1-890(5) (Contiene solo: La fuerza de la
verdad)]; UVA [BH Y-33/100].
Repertori: Barcelona, 146-147; BLH, 1863; London, 668.
14. La hija del mesonero, Madrid, Antonio Sanz, 1746
N. 144. | COMEDIA FAMOSA. | LA HIJA | DEL MESONERO, O LA
ILUSTRE FREGONA, | DE DON DIEGO DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
[dx] N. 144. | COMEDIA FAMOSA. | LA HIJA | DEL MESONERO. | FIESTA
QUE SE REPRESENTÒ | à ſus Mageſtades en Palacio. | DE DON DIEGO DE
FIGUEROA Y CORDOVA. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da gruppi di asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen el Capellan, Don Diego, Don Juan, | y Friſon de Eſtudiantes en caſa, | con
capas de color. | Cap. S2I eſtudiais aſsi, medrados | ſaldreis del curſo los dos. |
Juan. No ſe puede mas, por Dios. | Dieg. Atentos, y deſvelados, | […] | Lop.
Confieſſo que lo merezco! | Friſ. Y aqui dà fin à su Hiſtoria | la Hija del
Meſonero, | darle un victor de limoſna. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos en | Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, en la Plazuela | de la Calle de la Paz. Año de 1746.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate // 32 págs sin numerar
Testatine: La Hija del Meſonero. // De Don Diego de Figueroa y Cordova.
[Figueroa, B1r, C3r, E1r]
Richiami: A4v cria- // B4v el // C4v la // D4v pues
Esemplari: BHM [FMR 50]; BNF [YG- 336 (2)]; UVA [BH T/0104(04)]; BMP
[33.656]; BL [11728.i.2.(4.)]; BNF [8- YG PIECE- 651]; LL [P 916-5 (come
BHM); P 985-4]; MPR [VIII-17136-11]; MTA [FA 10 COM]; MV [DRAMM.
3908. 004]; PAL [CC IV.28033 18 (in vol. miscellaneo)]; WSU [CV 29]
Repertori: BHM. Fondo Mesonero Romanos, 174; BMP, 2000; London, 669
(come BHM)-670 (come BMP); Palacio, 136 (come BMP); Palau, 91485;
Short Title BL, F138; Wayne, 248.
15. La lealtad en las injurias, Escogidas XIX, 1663,
COMEDIA | FAMOSA | LA LEALTAD EN LAS INIVRIAS. | De Don Diego
de Figueroa Y Cordova. |
[DP: 3] |
Salen Don Diego, y Clarete.| d. Die. Necio, ſiempre han de matarme | tus
diſparates, haziendo, | que mi paciencia ſe apure? | Clar. Pues baraxar, y
juguemos | […] | viua vueſtra Alteza Fenix | a las edades futuras. | Blan. Y aqui la
Comedia acaba, | perdonad ſus faltas muchas. |
Collazione: S-T8, V1; 137-153 ff.
Testatine: La lealtad en las injurias. [De don Diego de Figueroa y Cordoua.
140v, 142v] // De Don Diego de Figueroa y Cordoua. [La lealtad en las injurias.
139r, 141r]
Richiami: S8v va- // T8v no
[all’interno di]:
PARTE DIEZ Y NVEVE DE | COMEDIAS | NVEVAS, Y ESCOGIDAS DE
LOS | MEIORES INGENIOS DE | ESPAñA. | DEDICADAS AL SEÑOR DON
FRANCISCO LOPEZ | de Zuñiga la Cerda y Tobar, Marques de Baydes, Conde
de Pedro∫a, Marques | de Huelamo, ∫eñor de las nueue Villas del E∫tado de
Zuñiga y Tobar, | Cauallero del Orden de Santiago, &c. | [scudo] | CON
PRIVILEGIO. | [linea tipografica] | EN MADRID, Por Pablo de Val. Año de
1663. | A co∫ta de Domingo Palacio y Villegas, Mercader de Libros. Vende∫e en |
∫u ca∫a, frontero de Santo Tomas. |
[¶1v] in bianco; ¶2 Dedicatoria, Domingo Palacio y Villegas; [¶3r] Aprobación,
Fray Plácido de Aguilar (Madrid, 21 de octubre de 1662); [¶3v] Censura, Padre
Maestro Fray Gabriel Gómez de Losada (Madrid, 18 de octubre de 1662) //
Licencia, Pedro Palacio, por mandado del Lic. Garcia de Velasco (Madrid, 18 de
octubre de 1662); [¶4r] Suma de la tasa, Luis Vázquez de Vargas (Madrid, 7 de
marzo de 1663) // Fe de s, Lic. Carlos Murcia de la Llana, (Madrid, 6 de marzo
de 1663) // Suma del privilegio; [¶4v] Tabla de las comedias.
[contiene]:
El alcázar del secreto, Antonio Solís f. 1; Travesuras de Pantoja, Agustín
Moreto, f. 1 [nuova foliazione]; San Froilán, de un ingenio, f. 17; El caballero,
Agustín Moreto, f. 30; El rey don Sebastián, Francisco de Villegas, f. 61; En el
sueño está la muerte, Gerónimo Guedeja Quiroga, f. 78; Los siete durmientes,
Agustín Moreto, f. 98; Los dos filósofos de Grecia, Fernando de Zárate, f. 116;
La lealtad en las injurias, Diego de Figueroa y Córdoba, f. 137; La Reina en
el Buen Retiro, Antonio Martínez, f. 154; Mudarse por mejorarse, Fernando de
Zárate, f. 173; Celos aun del aire matan, de Pedro Calderón [non consta
nell’indice], f. 193.
Esemplari: BC [R(8)8°-342]; BCLM [1-864(6)]; BIT [60539; 61315 (Si
conservano solo: La lealtad en las injurias e Mudarse por mejorarse,
desglosadas e rilegate con altre edizioni di sueltas)]; BL [11725.b.19.]; BNE
[VE/13397 (Contiene solo Mudarse por mejorarse e l’ultima pagina della
comedia La Reina en el Buen Retiro); R/22672; R/238155 (Contiene solo La
lealtad en las injurias. Rilegato con altre opere); Ti/119<19> (Mancano la
portada, i preliminari e ff. 77-193); U/103911 (Contiene solo: La Reina en el
Buen Retiro, Mudarse por mejorarse, El caballero e El rey don Sebastián.
Rilegati con altre opere. Il volume contiene la portada corrispondente alla Parte
XII.); U/115114 (Contiene solo: Travesuras de Pantoja. Rilegato con altre
opere)]; Médiathèque centrale d'agglomération Emile Zola. Montpellier
[34170 Fonds ancien]; UB [S.XVII-00794 (Mancano la portada e l’ultimo f.)];
University of Glasgow [Sp Coll Scarfe 395.i.a]; UVA [BH Y-33/103; BH
T/0069(11); BH T/0118(08)].
Repertori: BLH, 1864; Barcelona, 151
16. Leoncio y Montano, Escogidas XIV, 1660.
COMEDIA FAMOSA | DE LEONCIO, Y MONTANO | De D. Diego, y D.
Ioſeph de Figueroa, y Cordoua. |
PERSONAS. | [DP: 2] |
Salen el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond. Dexadme todos. | Criad. I.
Señor, | mira que en Palacio eſtàs, | y que deſcompuesto vàs. | Vaſe vno. | Cria. 2.
Graue triſteza! | […] | Mont. Y con tu licencia, Lauro, | le dè la mano a Clauela. |
Leonc. Y aqui la comedia acaba, | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN. |
Collazione: C7v-E8, F4; 23v-44v ff.
Testatine: Leoncio, y Montano. [Montano, 25v, 26v, 28v, 29v, 32v, 34v, 39v,
41v, 42v, 44v] // De D. Diego, y D. Ioſeph de Figueroa y Cordoua.[Figueroa, y
Cordoua. 32r, 42r]
Richiami: C8v Enig // D8v de // E8v Clau.
[all’interno di]:
PEN SIL DE APOLO, | EN DOZE COMEDIAS | NVEVAS DE LOS
MEIORES | INGENIOS DE ESPAñA. | PARTE CATORZE. | DEDICADO AL
EXCENTISSIMO SeñOR D. BALTASAR DE | Rojas Pantoja, Señor de las
Baronias de Segur, y de Pierola, Cavallero de la | Orden de Santiago, de el
Con∫ejo de Guerra de ∫u Mage∫tad, y ∫u | Mae∫tre de Campo General del Exercito
del | Reyno de Galicia. | Año (scudo) 1661 | CON PRIVILEGIO. | [linea
tipografica] | EN MADRID: Por Domingo Garcia y Morràs. | A co∫ta de
Domingo Palacio y Villegas, Mercader de Libros, | en ∫u ca∫a, frontero de Santo
Tomas. |
[¶1v] in bianco; ¶2r-[¶3r] Dedicatoria, Juan de Matos Fragoso (Madrid, 14
diciembre 1660); [¶3v] Censura, Padre Maestro Fray Gabriel Gómez de Losada
(Madrid, 12 de julio de 1660) // Licencia, Juan Martínez Ávila, por mandado del
Lic. Alonso de las Ribas y Valdés (Madrid, 12 de julio de 1660) // Aprobación,
Fray Ignacio González (30 de Julio de 1660); [¶4r] Suma de la tasa, Luis
Vázquez de Vargas (Madrid, 10 de diciembre de 1660) // Fe de s, Lic. Carlos
Murcia de la Llana (Madrid, 4 de diciembre de 1660) // Suma del privilegio; [¶4r]
Tabla de las comedias.
[Contiene]:
No puede ser, Agustín Moreto, f. 1; Leoncio y Montano, de Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 23v; El delinquente sin culpa y bastardo de Aragón,
Juan de Matos Fragoso, f. 45; Mentir y mudarse a un tiempo, Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 67; Poco aprovechan avisos cuando hay mala
inclinación, Juan de Matos Fragoso, f. 87v; El valiente Campuzano, Fernando de
Zárate, f. 108v; El principe villano, Luis Belmonte Bermúdez, f. 126v; Las canas
en el papel y dudoso en la venganza, Pedro Calderón, f. 143; La hija del
mesonero, de Diego de Figueroa y Córdoba, h. 161; La fuerza de la verdad,
doctor Francisco de Malaspina, f. 182; El galan de su muger, Juan de Matos
Fragoso, f. 201v; La mayor victoria de Constantino Magno, Ambrosio Arce de
los Reyes, f. 222v.
Esemplari: BCLM [M-0004(5); 1-890(5); 1-905(5)]; BIT [58460-64 (Esemplare
guillotinado. Mancano la portada, i preliminari e ff. 1-87r, 108v-160v. La portada
e l’indice sono riprodotti in un secondo f. in bianco, manoscritti. Titoli delle
comedias che contiene questo esemplare: Poco aprovechan avisos cuando hay
mala inclinación, La hija del mesonero, La fuerza de la verdad, El galán de su
mujer, La mayor vitoria de Costantino Magno); 58465-76; 58466]; BL
[11725.b.14.]; BNE [R/22667 (Deteriorati alcuni ff. e la portada. Mancano ff.
159 e 221; f. 143 non appartiene a questa ed.; f. 222 è duplicato); R/23815(9)
(Contiene solo: El galán de su mujer. Rilegato con altre opere); Ti/16<14>
(Manca f. 222); Ti/119<14> (Deteriorato); Ti/146<9> (Contiene solo: La fuerza
de la verdad e La mayor victoria de Constantino Magno)]; LL [P 991-2];
Médiathèque centrale d'agglomération Emile Zola. Montpellier [34165
Fonds ancien]; SBB [Xk 1753]; UOV [1-905(5) Contiene solo: La mayor
victoria de Constantino Magno; 1-890(5) (Contiene solo: La fuerza de la
verdad)]; UVA [BH Y-33/100].
Repertori: Barcelona, 146-147; BLH, 1863; London, 668.
17. Leoncio y Montano, Madrid, Sanz, 1746.
COMEDIA FAMOSA. [dx] N. 269. | LEONCIO, | Y MONTANO. | DE DON
DIEGO, Y DON JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond. D2Exadme todos. Criad. Señor, |
mira que en Palacio eſtàs, | y que deſcompuesto vàs. vaſe. | Criad. Grave triſteza!
Cond. Ay amor! | […] | Mont. Y con tu licencia, Leoncio | le dè la mano à
Clavela. | Leonc. Y aqui la Comedia acaba, | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos en | Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, en la Plazuela | de la Calle de la Paz. Año de 1746.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate.
Testatine: Leoncio, y Montano. // De D. Diego, y D. Joſeph de Figueroa y
Cordova.
Richiami: A4v mi // B4v pa- // C4v què
Esemplari: BHM [C/18770 (incluso in un t. collettizio: “Comedias antiguas”,
tomo 10); Tea 1-41-11, a1-a2-a3 (3 esemplari contenuti nel mismo legajo. a1 e
a2 presentano alcune note manoscritte a inchiostro, sembrano appunti per messa
in scena. a3=esemplare deteriorato, della prima pagina manca la metá inferiore
sostituita da un foglio manoscritto incollato; sul foglio di guardia, reparto
manoscritto, dice “Repartimiento de este año de 1769”, elenco personaggi con
nome interprete al lato; presenta molte note manoscritte a inchiostro; sembra una
copia usata per rappresentazione)]; BIT [45572; 30188; 39776]; BL
[1342.e.9.(1.); 11728.i.2.(9.)]; BNE [T/758; T/15010/12; T/55326/16]; BNF
[YG- 442]; CAM [7743. c. 19 (2)]; HS [HSA 411/71 v. 17 n. 12]; LL [P 941-5;
P 985-8]; OSU [PQ 6390 F5 L4]; PAL [CC IV.28033 18 (in vol. miscellaneo)];
RAE [41-IV-68(1)]; SBB [Xk 1500; Xk 1486]; SBUG [8 P DRAM II, 129];
SCL [vol. 23 PQ6225 T4]; UBF [E 1032, n-39]; UNAV [FA.foll 005.097]; UP
[SC75 A100 Pam v.2]; UT [-]; UVA [BH A-110-072(13)]; WSU [CV 3].
Repertori: BLH, 1866; Cambridge, 442; Freiburg, 651; Hispanic, 252; London,
750-750a; Ohio, 191; RAE, 607; Short Title BL, F145; Smith, 483; Toronto,
357b; Wayne, 279a.
18. Leoncio y Montano, Salamanca, Imprenta Santa Cruz.
[dx] Num. I03 | COMEDIA FAMOSA. | LEONCIO, | Y MONTANO. | DE
DON DIEGO, Y DON JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOVA. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond. D2Exadme todos. Criad. Señor, |
mira que en Palacio eſtàs, | y que deſcompueſto vàs. vaſe. | Criad. Grave triſteza!
Cond. Ay amor! | […] | Mont. Y con tu licencia, Leoncio | le dè la mano à
Clavela. | Leonc. Y aqui la Comedia acaba, | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes titulos, en Salamanca, | en la
Imprenta de la Santa Cruz; aſsimiſmo, Autos, Entremeſes, | Hiſtorias, y todo
genero de Copleria. | Calle de la Rua.
Collazione: A-D4; [1]-32 pp.
Testatine: Leoncio, y Montano. // De D. Diego, y D. Joſeph de Figueroa y
Cordova. [Figueroa y, 9, 23, 27, 31; Cordov. 21]
Richiami: A4v mi // B4v pa- // C4v que (i.e. què)
Esemplari: BHM [Tea 1-41-11,b (presenta alcune annotazioni manoscritte a
inchiostro)]; BMP [305 (Sello de la imprenta de la Santa Cruz in A1r. Están
cortados algunos pies de p. Incluido en un t. colecticio)]; BNE [T/88;
T/15010/10]; BNF [8- YG PIECE- 720]; CSIC [RES/7076(12)]; UMN
[862F469 OL]; UNC [TAB 20,10]; WEC [862.08 C73 v.10].
Repertori: BLH, 1868; BMP, 2277; North Carolina, 1018.
19. Leoncio y Montano, Sevilla, Imprenta Real.
Num. 223. | LEONCIO, Y MONTANO. | COMEDIA | FAMOSA, | DE DOS
INGENIOS DE ESTA CORTE. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes | [DP: 3] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA.|
Sale el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond. Dexadme todos. Criad. Señor, |
mira que en Palacio eſtàs, | y que deſcompueſto vàs. vaſe. | Cria. Grave triſteza! |
Cond. Hai, amor! | Mont. Y con tu licencia, Lauro, | le dé la mano á Clavela. |
Leonc. Y aqui la Comedia acaba | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la IMPRENTA REAL, Caſa | del Correo
Viejo.
Collazione: A-D4, [1]-32 pp. (testo su 2 col. Da pag. 17 carattere più piccolo. P.
32 su 3 col.)
Testatine: Leoncio, y Montano, // de dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v Mar- // B4v O // C4v Ea,
Esemplari: BNE [T/55326/36]; University of Glasgow [Sp Coll Scarfe 399.i.a];
SBUG [8 P DRAM II, 82].
20. Leoncio y Montano, Sevilla, Joseph Padrino.
Num. 209. | COMEDIA FAMOSA. | LEONCIO, | Y MONTANO. | DE D.
DIEGO, Y D. JOSEPH DE FIGVEROA Y CORDOBA. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP:3] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA. |
Salen el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond. Dexadme todos. Criad. Señor, |
mira que en Palacio estás | y que deſcompueſto vás. vaſe| Criad. Grave triſteza!
Cond. Ay amor! | […] | Mont. Y con tu licencia, Lauro, | le dé la mano á Clavela.
| Leonc. Y aqui la Comedia acaba | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la Imprenta de JOSEPH PADRINO, Mercader
| de Libros, en calle de Genova.
Collazione: A-C4, D2, [1]-28 pp. (testo su 2 cols. / pp. 6-7 e 26-28 su 3 cols.)
Testatine: Leoncio, y Montano. // De dos Ingenios.
Richiami: A4v Laureno. (i.e. Laurene.) // B4v Leone. // C4v por
Esemplari: BHM [C/18862 (incluso in un t. collettizio)]; BIT [60512; 44563];
Istituto Cervantes-Biblioteca di Roma [FA 860-2 FIG]; NWU [Spanish Plays
no.4032]; NYPL [p.v. 266]; RAE [41-V-43(12)]; UP [PQ6412.M9 B7 1770z];
UT [2 sueltas -]; UVA [BH T/0082(03)]; WEC [862.08 C731]; WSU [CV 30].
Repertori: BLH, 1867; NYPL, 656; RAE, 606; Toronto, 357-357a; Wayne, 279b.
21. Leoncio y Montano
[dx] Num. 223 | COMEDIA FAMOSA. | LEONCIO, Y MONTANO. | DE DOS
INGENIOS DE ESTA CORTE. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] |
JORNADA PRIMERA. | Salen el Conde Ricardo, y dos criados. | Cond.
Dexadme todos. Cria. Señor, | mira que en Palacio eſtàs, | y que deſcompueſto
vàs. Vaſ. | Cria. Grave triſteza! Cond. Ay amor! | […] | Mont. Y con tu licencia,
Lauro, | le dè la mano à Clavela. | Leon. Y aqui la comedia acaba, | perdonad las
faltas nueſtras. | FIN.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate (carattere più piccolo: D1v-D4r).
Testatine: Leoncio, y Montano. [Mantano. A2v, B2v] // De dos Ingenios de eſta
Corte.
Richiami: A4v Duq. (i.e. Du.) // B4v O // C4v Què (i.e. Que) // D4v tuyo
Esemplari: BNE [T/696].
Repertori: BLH, 1869
22. La más heroica fineza y fortunas de Isabela, Escogidas XXXIII, 1670.
LA GRAN COMEDIA, | LA MAS HEROYCA FINEZA, | Y FORTVNAS DE
ISABELA, | DE DON IVAN DE MATOS FRAGOSO, Y | Don Diego, y Don
Ioseph de Cordoba y Figueroa.|
PERSONAS QVE HABLAN EN ELLA | [DP: 4] |
IORNADA PRIMERA. | Sale Don Carlos, y Isabela, honeſta- | mente vestida. |
Car. Dexame, Iſabel. Iſab. Señor, | aqueſta es la fé jurada? | detente. C. Ya eſtàs
canſada, | eſſo es apurar mi amor, | […] la tierra, y el mar. Mar. Y aqui | le dàn fin
a la Comedia | las fortunas de Iſabel, | dadle vn vitor al Poeta. |
FIN.
Collazione: Cc4v-Ee8, Ff2r; pp. 408-410, 371 (i.e. 411), 412-451
Testatine: La mas dichosa fineza, [heroyca fineza, 418, 422, 428, 432, 436, 438,
444, 446, 450] // De tres Ingenios.
Richiami: Cc8v en // Dd8v re- // Ee8v la
[all’interno di]:
PARTE TREINTA Y TRES | DE COMEDIAS | NVEVAS, NVNCA IMPRES- |
SAS, ESCOGIDAS DE LOS MEjORES | INGENIOS DE ESPAñA. |
DEDICADA | AL DOCTOR DON IVAN GONZALEZ | de Zaragoça, Cura, y
Beneficiado de la Villa de Gauia, | Secretario del Ilu∫tri∫simo Señor Don Diego
de E∫- | colano, del Con∫ejo de ∫u Mage∫tad, y Arço- | bi∫po de Granada, &c. |
Año 1670. | Con licencia en Madrid, Por Io∫eph Fernandez de Buendia. | [linea
tipografica] | Aco∫ta de Iuan Matin Merinero, Mercader de Libros. Vende∫e en ∫u
ca∫a | en la Puerta del Sol. |
[¶1v] in bianco; ¶2 dedicatoria, Juan Martín Merinero; [¶3r] Aprobación, doct.
Estéban de Aguilar Gotar y Zúñiga (Madrid, 6 de marzo de 1669) // Licencia,
Juan de Ribera Muñoz, por mandado del doct. Diego Sanz de Alayza (Madrid,
10 de marzo de 1669); [¶3v] Aprobación, Juan de Zabaleta (Madrid, 26 de marzo
de 1666); [¶4r] Suma de licencia, Pedro Hurtiz de Ipiña (Madrid, 31 de marzo de
1666) // Suma de la tasa (Madrid, 21 de noviembre de 1669) // Fe de s, Lic.
Francisco Forero de Torres (Madrid, 20 de noviembre de 1669); [¶4v] Tabla de
las comedias.
[contiene]:
El sabio en su retiro, Juan de Matos Fragoso, f. 1; Cuerdos hay que parecen
locos, Juan de Zabaleta, f. 43, La romera de Santiago, Tirso de Molina, f. 87;
Las niñeces de Roldán, José Rojo e Francisco de Villegas, f. 116; Vida y muerte
de la monja de Portugal, Mira de Amescua, f. 165; El voto de Santiago, y
batalla de Clavijo, Rodrigo de Herrera, f. 201; Pérdida y restauración de la
Bahia de todos Santos, Juan Antonio Correa, f. 233; El casamiento con celos, y
rey don Pedro de Aragón, Bartolomé de Anciso, f. 268; Mateo Vizconde, Juan de
Ayala, f. 307; El más dichoso prodigio, de un ingenio, f. 240; El fénix de
Alemania. Vida y muerte de santa Cristina, Juan de Matos Fragoso, f. 378; La
más heroica fineza y fortunas de Isabela, Juan de Matos Fragoso, Diego y José
de Figueroa, f. 408.
Esemplari: BCLM [M-0004(8); 1-900(8); 1-900(9); 1-905(8)]; BIT [58636
(Esemplare incompleto. Mancano la portada, i preliminari e la prima comedia. La
más heroica fineza è incompleta. Contiene la commedia Acertar pensando errar,
con segnatura propria priva di foliazione); 58647; 61050]; BL [11725.c.12.];
BMP [(883)]; BNE [R/22686; Ti/16 <33>; R/31021 (solo portada corrisponde a
la ed., il contenuto appartiene alla Parte XX); Ti/146<24> (Contiene solo: La
Romera de Santiago, Vida y muerte de la monja de Portugal e La más heroica
fineza y fortunas de Isabela)]; Univesity of Glasgow [Sp Coll Scarfe 457.i.a].
Repertori: Barcelona, 163; BMP, 2695; BLH, 1870.
23.
Mentir y mudarse a un tiempo, Escogidas XIV, 1661
FAMOSA | COMEDIA | MENTIR, Y MVDARSE | à vn tiempo. | Fieſta que ſe
repreſentò a ſus Mageſtades en el Buen Retiro. | DE DON DIEGO, Y DON
IOSEPH DE | Figueroa y Cordoua. |
PERSONAS. | [DP: 3] |
Salen D. Diego, y Moſcon de camino. | d. Die. Gracias a Dios que llegamos. |
Moſc. Quatro mil gracias le doy | d. Die. Rendido Moſcon eſtoy. | Moſc. Deſde
Olmedo caminamos | […] | Moſc. Y aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo a Don
Diego | le viene bien; pues que ſupo | mentir, y mudarſe a vn tiempo.
FIN.
Collazione: I3-K8, L7r; 67-87r ff.
Testatine: Mentir, y mudarſe a vn tiempo. [Mudarſe 67v, 71v, 79v, 81v] // De D.
Diego, y D. Ioseph de Figueroa y Cordoua. [Figueroa, y Cordoua. 69r, 77r, 79r,
87r]; [De Don Diego, y Don Ioseph de Figueroa, y Cordoua. 70r, 80r, 86r]
Richiami: I8v her- // K8v In.
[all’interno di]:
PEN SIL DE APOLO, | EN DOZE COMEDIAS | NVEVAS DE LOS
MEIORES | INGENIOS DE ESPAñA. | PARTE CATORZE. | DEDICADO AL
EXCENTISSIMO SeñOR D. BALTASAR DE | Rojas Pantoja, Señor de las
Baronias de Segur, y de Pierola, Cavallero de la | Orden de Santiago, de el
Con∫ejo de Guerra de ∫u Mage∫tad, y ∫u | Mae∫tre de Campo General del Exercito
del | Reyno de Galicia. | Año (scudo) 1661 | CON PRIVILEGIO. | [linea
tipografica] | EN MADRID: Por Domingo Garcia y Morràs. | A co∫ta de
Domingo Palacio y Villegas, Mercader de Libros, | en ∫u ca∫a, frontero de Santo
Tomas. |
[¶1v] in bianco; ¶2r-[¶3r] Dedicatoria, Juan de Matos Fragoso (Madrid, 14
diciembre 1660); [¶3v] Censura, Padre Maestro Fray Gabriel Gómez de Losada
(Madrid, 12 de julio de 1660) // Licencia, Juan Martínez Ávila, por mandado del
Lic. Alonso de las Ribas y Valdés (Madrid, 12 de julio de 1660) // Aprobación,
Fray Ignacio González (30 de Julio de 1660); [¶4r] Suma de la tasa, Luis
Vázquez de Vargas (Madrid, 10 de diciembre de 1660) // Fe de s, Lic. Carlos
Murcia de la Llana (Madrid, 4 de diciembre de 1660) // Suma del privilegio; [¶4r]
Tabla de las comedias.
[Contiene]:
No puede ser, Agustín Moreto, f. 1; Leoncio y Montano, de Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 23v; El delinquente sin culpa y bastardo de Aragón, Juan
de Matos Fragoso, f. 45; Mentir y mudarse a un tiempo, Diego y José de
Figueroa y Córdoba, f. 67; Poco aprovechan avisos cuando hay mala
inclinación, Juan de Matos Fragoso, f. 87v; El valiente Campuzano, Fernando de
Zárate, f. 108v; El principe villano, Luis Belmonte Bermúdez, f. 126v; Las canas
en el papel y dudoso en la venganza, Pedro Calderón, f. 143; La hija del
mesonero, de Diego de Figueroa y Córdoba, h. 161; La fuerza de la verdad,
doctor Francisco de Malaspina, f. 182; El galan de su muger, Juan de Matos
Fragoso, f. 201v; La mayor victoria de Constantino Magno, Ambrosio Arce de
los Reyes, f. 222v.
Esemplari: BCLM [M-0004(5); 1-890(5); 1-905(5)]; BIT [58460-64 (Esemplare
guillotinado. Mancano la portada, i preliminari e ff. 1-87r, 108v-160v. La portada
e l’indice sono riprodotti in un secondo f. in bianco, manoscritti. Titoli delle
comedias che contiene questo esemplare: Poco aprovechan avisos cuando hay
mala inclinación, La hija del mesonero, La fuerza de la verdad, El galán de su
mujer, La mayor vitoria de Costantino Magno); 58465-76; 58468]; BL
[11725.b.14.]; BNE [R/22667 (Deteriorati alcuni ff. e la portada. Mancano ff.
159 e 221; f. 143 non appartiene a questa ed.; f. 222 è duplicato); R/23815(9)
(Contiene solo: El galán de su mujer. Rilegato con altre opere); Ti/16<14>
(Manca f. 222); Ti/119<14> (Deteriorato); Ti/146<9> (Contiene solo: La fuerza
de la verdad e La mayor victoria de Constantino Magno)]; LL [P 991-2];
Médiathèque centrale d'agglomération Emile Zola. Montpellier [34165
Fonds ancien]; SBB [Xk 1753]; UOV [1-905(5) Contiene solo: La mayor
victoria de Constantino Magno; 1-890(5) (Contiene solo: La fuerza de la
verdad)]; UVA [BH Y-33/100].
Repertori: Barcelona, 146-147; BLH, 1863; London, 668.
24. Mentir y mudarse a un tiempo, Madrid, Sanz, 1746.
*N. 225. Fol. I | COMEDIA FAMOSA. | MENTIR, Y MUDARSE | A UN
TIEMPO, | EL MENTIROSO EN LA CORTE. | De Don Diego, y Don Joſeph
de Figueròa y Cordova. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4; colonne separate da
asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Sale Don Diego, y Moſcon de camino. | Dieg. G2Racias à Dios, que llegamos. |
Moſc. Quatro mil gracias le doy. | Dieg. Rendido, Moſcon, estoy. | Moſc. Deſde
Olmedo caminamos | […] | Moſc. Y aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo à Don
Diego | le vino bien, pues que ſupo | Mentir, y mudarſe à un tiempo. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titu- | los en Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, | en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1746.
Collazione: A-D4, E2; 1-36 pp.
Testatine: Mentir, y mudarſe à un tiempo. // De Don Diego, y Don Joſeph de
Figueròa.
Richiami: A4v Inès. // B4v quie- // C4v ocha- // D4v EchaEsemplari: BHM [Tea 1-44-14, a1-a2-a3 (esemplari con alcune note manoscritte
a inchiostro per la messa in scena. Sul foglio di guardia di a2 si legge «con esta
comedia se empezó el año de 1813». Foglio di guardia di a3, sul retto c’è uno
schema con l’ambientazione di ogni scena delle 3 jornadas (tipo: Selva, calle,
salon…); sul verso c’è il reparto con nomi degli interpreti. In basso: «Año de
1804»); C/18860 (incluso in un t. collettizio); C/18770 (incluso in un t.
collettizio, “Comedias antiguas”, tomo 10)]; BIT [39607; 60517; 62546]; BL
[1342.e.9.(2.); 11728.i.2.(10.)]; BMP [306 (incluso in un t. collettizio)]; BNE
[T/2674; T/15010/8; T/55325/13; T/55323/25]; BNF [8- YG PIECE- 797]; BSB
[4 P.o.hisp. 34 q]; CAM [Hisp.5.76.18(16)]; HS [HSA 411/71 v.17 n.13]; LL [P
941-6; P 985-9]; NWU [Spanish Plays no.4033]; NYPL [p.v. 203]; SBB [Xk
2100-249,8; Xk 1500; Xk 1362-no14]; SCL [vol. 27 PQ6225 T4]; UBF [(E
1032, n-39]; UCB [PQ6217.A2 T32 1746, v.5:8]; UNC [TA 17,5]; UP [SC75
A100 Pam v.2]; USE [A 250/128(03) Incluso in un t. fattizio]; UOV [P-22(9); P-
48(9); CGP-53(9) LOS 3 EJEMPLARES Enc. con otras obras. Forman un v.
facticio]; UVA [BH T/0081(16)]; WEC [862.08 C73, v.10]; WSU [CV 31].
Repertori: BLH, 1872; BMP, 2815; Cambridge, 542; Freiburg, 791; Hispanic,
299; London, 908-908a; Municipal, 723; North Carolina, 1193; NYPL, 778;
Short Title BL, F146; Smith, 562; Wayne, 342.
25. Mentir y mudarse a un tiempo, Sevilla, Viuda de Francisco de Leefdael.
[dx] Num. 265. | MENTIR, Y MVDARSE | A VN TIEMPO. | COMEDIA |
FAMOSA, | De Don Diego, y D. Joseph de Figueroa, y Cordoba. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 4] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA.|
Sale D. Diego, y Moſcon de camino. | Die. Gracias a Dios, que llegamos. | Moſc.
Quatro mil gracias le doy. | Die. Rendido, Moſcon, estoy. | Moſc. Desde Olmedo
caminamos | […] | Moſc. Y aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo a Don Diego | le
viene bien; pues que ſupo, | Mentir, y Mudarſe à un tiempo |
FIN. | Con licencia, en Sevilla por la VIVDA DE FRAN | CISCO DE
LEEFDAEL, en Caſa del | Correo Viejo.
Collazione: A-D4; [1]-32 pp.
Testatine: MENTIR, Y MVDARSE A VN TIEMPO, [TIEMPO 2; 10; 16; 18; 24;
26; 32] // DE D. DIEGO, Y D. JOSEPH DE FIGVEROA. [FIGVEROA 5; 13;
17; 29; 31]
Richiami: A4v pues // B4v Ine, (i.e. Ine.) // C4v fueſEsemplari: BA [ANT-XVIII-600]; BMV [Morel-Fatio E 423]; BNE [T/20534;
T/5096 (in fondo alla prima pagina scritto a mano: en M.d en la lonj/ga? de
Comedias a la puerta del sol – in entrambi gli esemplari)]; BNF [YG- 336 (3)];
NYPL [p.v. 794]; UCB [PQ6217.A2 C644 no. 8, 13]; UMI [PQ 6217 .A2 C65
no.265]; UMN [862F469 OM].
Repertori: BLH, 1874; NYPL, 777; Palau, 91489.
26. Mentir y mudarse a un tiempo, Sevilla, Imprenta del Correo Viejo.
[dx] Num. 265. | MENTIR, Y MVDARSE A VN TIEMPO, | Y MENTIROSO
EN LA CORTE. | COMEDIA | FAMOSA, | De D. Diego, y D. Joseph de
Figueroa y Cordoba. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 4] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA. (Ai lati di jornada primera 2 rettangolini ornamentali) |
Sale Don Diego, y Moſcon de camino. | Dieg. Gracias à Dios, que llegamos. |
Moſc. Quatro mil gracias le doi. | Dieg. Rendido, Moſcon, estoi. | Moſc. Deſde
Olmedo caminamos | […] | Moſc. Y aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo a Don
Diego | le viene bien; pues que ſupo, | Mentir, y mudarſe a un tiempo. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la Imprenta del | Correo Viejo, frente del |
Buen Suceſſo.
Collazione: A4-D4; [1]-32 pp. (testo su due colonne separate da una linea
tratteggiata verticale; da p. 9 il carattere si rimpicciolisce)
Testatine: Mentir, y mudarſe à un tiempo, [tiempo. 6; mudar ſe 12] // de dos
Ingenios.
Richiami: A4v eſ- // B4v que // C4v mi
Esemplari: Santander. Biblioteca Central de Cantabria / Biblioteca Pública del
Estado
[XVIII 873(6) -- Deteriorado por la acción de bibliófagos-- Enc. perg. -- Enc.
con otras obras de teatro, forman un vol. facticio]; BHM [Tea 1-44-14,b
(esemplare con alcune note mss. Alla fine, sotto il colophon «Aprobada. Madrid
21 de Septiembre de 1810. Firma»); FMR 51]; BNE [T/5684]; OSU [PQ6390 F5
M4]; PAL [CC IV.28033 32 (in vol. miscellaneo)]; SBUG [8 P DRAM II, 82];
RAE [41-IV-66(4)]; USE [A 039(308)/197(16)] .
Repertori: BHM. Fondo Mesonero Romanos, 224; Municipal, 723a; Ohio, 245;
RAE, 752.
27. Mentir y mudarse a un tiempo, Salamanca, Francisco García Honorato y San
Miguel.
NVM. 12 | LA GRAN COMEDIA, | [due adorni tipografici] MENTIR Y
MUDARSE [due adorni tipografici] | [adorno tipografico] A UN TIEMPO.
[adorno tipografico] | FIESTA QVE SE REPRESENTÒ A SVS | Mageſtades en
el Buen Retiro. | De Don Diego, y Don Joſeph de Figueroa y Cordova. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] |
[manecilla] JORNADA PRIMERA. [manecilla] | Sale Don Diego, y Moſcòn de
camino. | Dieg. Gracias à Dios, que llegamos. | Moſc. Quatro mil gracias le doy. |
Dieg. Rendido, Moſcon, eſtoy. | Moſc. Deſde Olmedo caminamos | […] | Moſc. Y
aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo à Don Diego | le viene bien; pues que ſupo, |
Mentir, y mudarſe à vn tiempo. |
FIN. | Impreſſa en Salamanca, en la Imprenta de Franciſco Gar- | cia Onorato y
San Miguèl, Impreſſor Titular de dicha | Nobiliſsima Ciudad, donde ſe vende eſta
Comedia, y | otras muchas diverſas; y aſsimiſmo varios Entremeſes, | Hiſtorias, y
Eſtampas. Vive en la Calle de Libreros, | junto à la Univerſidad.
Collazione: A-E4; 40 pp. non numerate
Testatine: Mentir, y mudarſe à un tiempo. [Mentir y E3v] // De Don Diego, y
Don Joſeph de Figueroa y Cordova. [De D. Diego, y D. Joſeph A2r, C2r, C4r,
D4r, E2r; y Cordova A3r; De D. Diego, y D. Joſeph de Figueroa. A4r, B4r;
Figueroa, y Cordova. B3r, C1r; y Don Ioſeph D1r, D3r, E1r; De don Diego, y don
Joſeph E3r, E4r]
Richiami: A4v per- // B4v Don // C4v mue- // D4v acuEjemplares: BHM [MR 576,13 (incluso in un t. collettizio)].
Repertori: BHM. Fondo Mesonero Romanos, 223.
28. Mentir y mudarse a un tiempo
[dx] Num. 175. | COMEDIA FAMOSA. | MENTIR, Y MVDARSE | A VN
TIEMPO. | Fieſta que ſe repreſentò à ſus Mageſtades en el | Buen Retiro. | De
Don Diego, y D. Ioseph de Figueroa y Cordova. |
PERSONAS QVE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] | JORNADA PRIMERA. |
Sale D. Diego, y Moſcon de camino. | Die Gracias à Dios, que llegamos. | Moſc
Quatro mil gracias le doy. | Die Rendido, Moſscon, estoy. | Moſc Deſde Olmedo
caminamos | […] | Mosc. Y aqui la Comedia acaba, | cuyo titulo à Don Diego | le
viene bien; pues que ſupo, | Mentir, y mudarſe à vn tiempo.|
FIN.
Collazione: A-D4, E4r; 39 pp. non numerate (carattere più piccolo B2v, B3r, C2v,
C3r, D2v, D3r)
Testatine: Mentir, y mudarſe à vn tiempo. // De Don Diego, y Don Joseph de
Figueroa, y Cordova. [Don Diego y Don A4r]; [Figueroa y Cordova. D3r]; [De
D. Diego, y D. Joseph de Figueroa y Cordova. C2r; C4r; D1r; D2r; E3r]; [De D.
Diego, y D. Joseph de Figueroa, y Cordova. B1r; C1r; D4r; E2r]; [Mentir, y
mudarſe à vn tiempo. C3r]
Richiami: A4v per- // B4v Don // C4vmue- // D4v que
Esemplari:
BNE
[T/6354];
BNF
[8-YG-1405(10)];
[R.G.Lett.Est.IV.313(int.11)]; WEC [862.08 C731].
VAT
Repertori: BLH, 1875.
29. Muchos aciertos de un yerro, Escogidas XXII, 1665
COMEDIA FAMOSA. | MVCHOS ACIERTOS DE VN YERRO, | DE DON
IOSEPH DE FIGVEROA. |
PERSONAS. | [DP: 3] | IORNADA PRIMERA. |
Salen el Conde, Ricardo, Iuana. | Iua. Vueſtra Alteza puede entrar, | que ya le
aguarda Leonor. | Con Mucho te deuo. Iua. Señor, ſolo te deſeo agradar. | […] |
Todos. Todos tus eſclauos ſomos. | Iam. Y aqui, Senado diſcreto, | nacen, y
tienen oy fin | muchos accerto de vn yerro. |
Collazione: Bb4v-Dd8, Ee1v; ff. 196v, 167 (i.e. 197), 198-217v.
Testatine: Comedia famoſa. Muchos aciertos de vn yerro. // De Don Ioſeph de
Figueroa.
Richiami: Bb8v De // Cc8v ſu // Dd8v pa[all’interno di]:
PARTE VEINTE Y DOS | [D]E COMEDIAS | NVEVAS, ESCOGIDAS DE |
LOS MEjORES INGENIOS | DE ESPAÑA. | DIRIGIDAS | A DON
FRANCISCO DE HERRERA | Enriquez Niño de Guzman, Cauallero de la
Orden | de Alcantara, Señor de la Villa de Alcubillete, Gen- | til-hombre de la
Boca de ∫u Mage∫tad, y ∫u | Corregidor de la Coronada Villa | de Madrid. | Año
(scudo) 1665 | CON PRIVILEGIO, En Madrid. Por Andres Garcia de la Igle∫ia.
| A costa de Iuan Martin Merinero, Mercader de Libros. Vende∫e en ∫u | ca∫a en la
Puerta del Sol. |
[¶1v] in bianco; ¶2 Dedicatoria, Juan Martín Merinero ¶3r Tabla de las comedias;
[¶3v] Suma del privilegio // Fe de s, Lic. Carlos Murcia de la Llana (Madrid, 6 de
noviembre de 1665) // Suma de la tasa; [¶4r] Censura, doctor Estéban de Aguilar
y Zúñiga (Madrid, 15 de junio de 1665) // Licencia, Juan de Ribera Muñoz, por
mandado di García de Velasco (Madrid, 15 de junio de 1665) [¶4v]- ¶¶-¶¶2:
Aprobación, Maestro Fray Tomás de Avellaneda (8 de julio de 1665).
[contiene]:
Los españoles en Chile, Francisco González de Bustos, f. 1; Elegir al enemigo,
Agustín de Salazar y Torres, f. 23; El arca de Noé, Antonio Martínez, Pedro
Rosete e Gerónimo Cáncer, f.; La luna de la sagra, santa Juana de la Cruz,
Francisco Bernardo de Quirós, f. 62; Lavar sin sangre una ofensa, Román
Montero de Espinosa, f. 82; Los dos monarcas de Europa, Bartolomé de Salazar
y Luna, f. 106; La corte en el valle, Francisco de Avellaneda, Juan de Matos
Fragoso e Sebastián de Villaviciosa, f. 124; Amar y no agradecer, Francisco
Salgado, f. 139; Santa Olalla de Mérida, Francisco González de Bustos, f. 158;
Merecer de la fortuna, ensalzamientos dichosos, Diego de Vera y José de
Ribera, f. 179; Muchos aciertos de un hierro, José de Figueroa, f. 196; Antes
que todo es mi amigo, Fernando de Zárate, f. 217.
Esemplari: Oviedo. Biblioteca de Asturias "Ramón Pérez de Ayala"/Biblioteca
Pública del Estado [Ast R C 50-18 -- Enc. tela -- Contiene únicamente: Comedia
famosa, Los españoles en Chile]; BHM [C 46974 (Mancano la portada e i
preliminari. Primi 2 ff. della prima comedia manoscritti)]; BIT [58524 (Mancano
2 ff. dei preliminari che contengono parte dell’aprobación)]; BL [11725.c.1.];
BNE [R/22675 (Deteriorato); Ti/16<22>; Ti/119<22>; Ti/146<13> (Contiene
solo: La Corte en el valle, Amar y no agradecer, Santa Olalla de Mérida,
Merecer de la fortuna e Muchos aciertos de un yerro); U/10328 (Contiene solo:
Lavar sin sangre una ofensa. Comedia inclusa in un vol. collettizio); U/10392
(Contiene solo: Amar y no agradecer. Comedia inclusa in un vol. collettizio);
U/11511(11) (Contiene solo: Merecer de la fortuna, Muchos aciertos de un
yerro e Antes que todo es mi amigo. Rilegati con altre opere)]; LL [P 914-11];
SBB [Xk 1781]; UVA [BH Y-33/105].
Repertori: Barcelona, 153; BLH, 1918; London, 951.
30. Muchos aciertos de un yerro
MVCHOS ACIERTOS DE VN YERRO. | COMEDIA FAMOSA. | DE DON
IOSEPH DE FIGVEROA. |
Perſonas que hablan en ella. | [DP: 3] | IORNADA PRIMERA. |
Salen el Conde, y Ricardo y Iuana. | Iu. Vueſtra Alteza puede entrar, | que ya le
aguarda Leonor. | Co. Mucho te deuo. Iu. Señor, | ſolo te deſeo agradar. | […] |
Todos. Todos sus eſclauos somos. | Ia. Y aqui, Senado diſcreto, | nacen, y tienen
oy fin | muchos aciertos de vn yerro. | FIN. |
Collazione: A-E4, F2r [D3 (i.e. D2)]; [1]-43 pp. (non constano 12, 13, 20 e 33); 0
(i.e. 10), 1 (i.e. 11), 1 (i.e. 14), 24 (i.e. 15); foliazione manoscritta a inchiostro ff.
193-215 (saltato 205).
Testatine: Muchos aciertos de vn Yerro. [Muchos Agrauios 4; Aciertos 6, 10, 12,
20, 22, 28, 30, 36, 38, 40, 42; un 20, 40, 42; yerro. 8, 14, 18, 24, 32] // De Don
Joſeph de Figueroa. [De D. 7; Figueroa 11, 17, 19, 27; Figueroa, 13, 41;
Figuero. 15, 21]
Richiami: A4v Dia. (i.e. Di) // B4v ſi // C4v [non consta] (i.e. ſu) // D4v Ia. (i.e.
Iam.) // E4v aun (i.e. aun-)
Esemplari: BNE [T/5532316; T/5532520]; BMP [32.738 (Portada riprodotta in
V.2926)]; UBF [Bd. 46. (E 1032, n-46)]; BIT [n° 57364].
Repertori: BMP, 2926; Freiburg, 822; Institut, 99.
31. Pobreza, amor y fortuna, Escogidas XIII, 1660
LA GRAN COMEDIA | POBREZA, AMOR, Y FORTVNA. | De D. Diego, y D.
Ioſeph de Figueroa y Cordoua. |
Personas que hablan en ella. | [DP: 2] |
Sale don Diego veſtido pobremente y Ca- | tarro, ſiguiendo a Leonarda, y a Ines,
| que vienen tapadas. | Leon. Tapate, Ines, que no quiero, | que nos conozcan
aqui, | vienen ſiguiendonos? ſi. In. Si. | Leon. Pues aguarda cauallero: | […] | Cat.
Y aqui la comedia acaba, | donde de vn pobre ſe ha viſto. | amor, pobreza, y
fortuna, | perdonad los yerros mios. |
Collazione: A-B8, C5r; pp. 1-41
Testatine: La gran Comedia, Pobreza, Amor, y Fortuna, [Fortuna. 4, 8, 16, 20,
24, 28, 32, 34, 36, 40] // De don Diego, y don Ioſeph de Figueroa y Cordoua.
[de Don Diego, y Don Ioſeph de Figueroa y Cordaua. 5; de Don Diego, y Don
Ioſeph 7; de don Diego, 9, 15, 19, 21, 23, 29, 35, 37; de don Diego, y don Ioſeph
de Figueroa y Cordaua. 13, 17, 25, 41]
Richiami: A8v In. // B8v con
[all’interno di]:
DE LOS MEjORES | EL MejOR, LIBRO NVEVO DE | COMEDIAS VARIAS,
NVUNCA IMPRESSAS, | compue∫tas por los mejores Ingenios de E∫paña. |
PARTE TREZE. | Cuyos Titulos ∫e hallaràn en la hoja ∫iguiente. | DEDICADO A
MATIAS ANTONIO GOMEZ DEL RIBERO | Contador de ∫u Mage∫tad, y de la
Iunta de Galeras. | 64. | (scudo) | CON PRIVILEGIO | [linea tipografica] | En
Madrid, por Mateo Fernandez, Impre∫∫or del Rey N. S. Año 1660. | A co∫ta de
Franci∫co Serrano de Figueroa, Familiar, y Notario del Santo | Oficio,
Mercader de Libros, En la calle Mayor, frente de ∫an Felipe. |
[1v] Tabla de las comedias; [2r] in bianco; [2v] Suma del privilegio // s, Lic.
Carlos Murcia de la Llana (Madrid, 8 de marzo de 1660) // Suma de la tasa,
Gerónimo Moreno (Madrid, 11 de marzo de 1660); [3r] Aprobación, Benito
Remigio Noydens, de los Clerigos Menores, (12 de noviembre de 1659) //
Licencia, Juan Alvárez de Llamas, por mandado di Alonso de las Rivas (Madrid,
18 de noviembre de 1659); [3v] Aprobación, Antonio de Solís (Madrid, 9 de
diciembre de 1659); [4] Dedicatoria, Francisco Serrano de Figueroa.
[contiene]:
Pobreza, amor y fortuna, de los Fiugueroa, p. 1; El conde de Saldaña, segunda
parte, Álvaro Cubillo de Aragón, p. 42; Triunfos de amor y fortuna, Antonio de
Solís, p. 73 (Loa y entremeses que se representaron con esta comedia a sus
Magestades en el Coliseo del Buen Retiro, año de 1658: Entremés del Niño
Cavallero, Entremés del salta en banco, Entremés y sainete con que dió fin la
fiesta); Fuego de Dios en el querer bien, Pedro Calderón, p. 143; Julián y
Basilisa, Antonio de Huerta, Pedro Rosete e Gerónimo de Cáncer, p. 189; Los
tres afectos de amor, piedad, desmayo y valor, Pedro Calderón, p. 230; El José
de las mujeres, Pedro Calderón, p. 275; Cegar para ver mejor, Ambrosio de
Arce, p. 312; Los bandos de Vizcaya, Pedro Rosete, p. 351; El amante más
cruel, la amistad ya difunta, Gonzalo de Ulloa y Sandoval, p. 385; No hay reinar
como vivir, Mira de Amescua, p. 438; A igual agravio no hay duelo, Ambrosio
de Cuenca, f. 470.
Esemplari: BCLM [M-0293(1); 1-866(4); 1-886(1)]; BIT [58845]; BL
[11725.b.13.]; BNE [R/22666; R/2381510 (Contiene solo: No hay reinar como
vivir e A igual agravio no hay duelo. Rilegati con altre opere); Ti/16<13>
(Mancano pp. 361 e 362); Ti/119<13>; Ti/146<8> (Contiene solo: Pobreza,
amor y fortuna; prime e ultime pp. manoscritte); U/10391(4) (Contiene solo: Los
tres afectos de amor, piedad, desmayo y valor. Rilegato con altre opere. Il
volume contiene la portada corrispondenete alla Parte XII); U/10393 (Contiene
solo: Los bandos de Vizcaya. Inclusa in un vol. collettizio); U/10394 (Contiene
solo: Pobreza, amor y fortuna e Segunda parte del Conde de Saldaña. Incluse in
un vol. collettizio); U/1151116 (Contiene solo: Fuego de Dios en el querer bien.
Rilegato con altre opere)]; SBB [Xk 1750-no.1; ]; UMI [PQ 6217 .A2 D4
1660].
Repertori: Barcelona, 145; BLH, 1877.
32. Pobreza, amor y fortuna, Valencia, Orga, 1782
N. 262. Pag. I | COMEDIA FAMOSA. | POBREZA, | AMOR, Y FORTUNA. |
DE D. DIEGO, Y D. JOSEPH DE FIGUEROA. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Sale Don Diego pobremente veſtido, y Ca- | tarro ſiguiendo à Leonarda, y à
Inès, | que ſalen tapadas. | Leon. T2Apate, Inès, que no quiero | que nos
conozcan aqui: | vienen ſigiuendonos? Inès. Sì. | Leon. Pues aguarda: Cavallero, |
[…] | Catar. Y aqui la Comedia acaba, | donde de un pobre ſe ha viſto, | Pobreza,
amor, y fortuna, | perdonad los yerros mios. |
FIN. | Con Licencia, en VALENCIA, en la Imprenta de Joseph, | y Thomàs de
Orga, Calle de la Cruz Nueva, junto | al Real colegio de Corpus Chriſti, en donde
ſe | hallarà eſta, y otras de diferentes | Titulos. Año 1782.
Collazione: A-D4, [E1]; 1-34 pp.
Testatine: Pobreza, amor, y fortuna. // De dos Ingenios.
Richiami: A4v mi- // B4v no // C4v Dieg. // D4vdeEsemplari: BHM [C/18864,33 (incluso in un t. collettizio)]; BIT [57501;
60522]; BL [1342.e.9.(4.)]; BNE [T/15010/9]; BNF [8- YG PIECE- 885; 8YG- 1307 (23); 8- YG PIECE- 885 (esemplare incompleto)]; CAM
[7743.c.19(3); Hisp.5.76.14(8)]; HS [HSA 411/71 v.17 n.14]; LL [P 941-7];
UCB [PQ6217.A2 T32 1746, v.6:4]; UMI [PQ 6217 .A2 C65 no.262];UNC
[CTAE 21,12]; USE [A 250/143(14) Enc. junto con otras obras, formando un
vol. facticio]; UT [2 sueltas-]; UVA [BH T/0043(13)]; WSU [CV 33; CV 43].
Repertori: BLH, 1878; Cambridge, 659; Hispanic, 360; London, 1151; North
Carolina, 1453; Short Title BL, F148; Toronto, 526; Wayne, 423b.
33. Pobreza, amor y fortuna, Sevilla, Imprenta Real
[dx] Num. 207. | POBREZA, AMOR, Y FORTVNA. | COMEDIA | FAMOSA, |
De Don Diego, y Don Joſeph de Figueroa y Cordoba. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA. |
Sale Don Diego pobremente veſtido y Catar- | ro ſiguiendo à Leonarda, y à Inès,
que | vienen tapadas. | Leon. Tapate, Inès, que no quiero | que nos conozcan
aqui: | vienen ſiguiendonos? Inès. Si. | Leon. Pues aguarda: Caballero, | […] |
Cat. Y aqui la Comedia acaba, | donde de un pobre ſe ha viſto, | Amor, Pobreza,
y Fortuna, | perdonad los yerros mios.|
FIN. | Con Licencia: En Sevilla, en la Imprenta Real, | Caſa del Correo Viejo. |
Collazione: A-D4; pp. [1]-32 (pp. 25-32 carattere più piccolo)
Testatine: Pobreza, Amor, y Fortuna, // de dos Ingenios.
Richiami: A4v quiero // B4v Luis. // C4v y
Esemplari: BHM [C/18770 (incluso in un t. collettizio: “Comedias antiguas”,
tomo 10)]; BL [11728.c.51.; 11728.i.2.(11.)]; BMP [33.688 (note manoscritte
nell’encabezamiento: “Valencia”; alla fine: “Muy buena=”)]; BNE [T/724]; BNF
[8- YG- 1395 (2)]; MTA [FA 10 COM]; RAE [41-IV-66(5)]; SBB [Xk 2100249,9; Xk 1489; 1451-no9]; SUBH [A/12384: 1; A/12384: 5]; UNC [TAB
20,11]; UOV [P-33(3) Enc. con otras obras forman un v. facticio]; WSU [CV 2].
Repertori: BLH, 1881; BMP, 3441; North Carolina, 1452; RAE, 909; Short Title
BL, F147; Wayne, 423a.
34. Pobreza, amor y fortuna, Sevilla, Francisco Leefdael
Num. 207. | POBREZA, AMOR, Y FORTVNA. | COMEDIA | FAMOSA, | De
Don Diego, y Don Joſeph de Figueroa, y Cordova. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 2] | [linea] | JORNADA PRIMERA.|
Sale Don Diego pobremente veſtido, y Ca- | tarro ſiguiendo à Leonarda, y à
Inès, | que vienen tapadas. | Leon. Tapate, Inès, que no quiero | que nos
conozcan aqui: | […] | Pobreza, Amor, y Fortuna, | perdonad los yerros mios. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, por FRANCISCO DE LEEFDAEL, |en la Caſa
del Correo Viejo.
Collazione: A-D4; [1]-32 pp.
Testatine: POBREZA, AMOR, Y FORTVNA // DE DOS INGENIOS. [S. 3: DE
TRES INGENIOS. S. 8, 10, 16, 18, 24, 28]
Richiami: A4v Leo // B4v d. Enr. // C4v anEsemplari: PAL [CC IV.28033 39 (in vol. miscellaneo)]; UBF [(E 1032, n-39)].
Repertori: Freiburg, 985; Palau, 91490.
35. Pobreza, amor y fortuna
POBREZA, AMOR, Y FORTVNA, | COMEDIA FAMOSA. | De Don Diego, Y
Don Joſeph de Figueroa | y Cordova. |
PERSONAS. | [DP: 2] |
Sale don Diego pobremente veſtido, y Cata- | rro ſiguiendo à Leonarda, y à Ines,
que | vienen tapadas. | Leon. Tapate, Inès, que no quiero | que nos conozcan
aqui, | vienen ſiguiendonos? Ines. Si. | Leon. Pues aguarda: Cavallero, | […] | Cat.
Y aqui la comedia acaba, | donde de vn pobre ſe ha viſto, | amor, pobreza, y
fortuna, | perdonad los yerros mios. |
FIN.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate
Testatine: Pobreza, Amor, y Fortuna, [Fortuna. A2v; B2v; C3v; D2v] // De D.
Diego, y D. Joſeph de Figueroa, y Cordova. [Figuero y A2r; B1r; C4r; D2r]
Richiami: A4v Leo. // B4v d. Enr. // C4v andaEsemplari: BNE [T/5532317 (foliazione aggiunta a inchistro manoscritta: ff. 123138)]; RAE [41-IV-70(10)].
Repertori: BLH, 1879?; RAE, 908.
36. Pobreza, amor y fortuna
Num. 195. | Comedia Famosa. | POBREZA, AMOR, | Y FORTUNA. | De D.
Diego, Y D. Joseph De Figueroa y Cordoba. |
Tapate, Inés que no quiero | […] | perdonad los yerros mios. |
Collazione: A-D; [1]-28 pp.
Esemplari: LL [P 985-10]; OXU [(Vet.) 38654 d.2 (1)].
Repertori: London, 1150.
37. Pobreza, amor y fortuna, Sevilla, José Padrino
[dx] Num. 195. | POBREZA, AMOR, | Y FORTUNA. | DE D. DIEGO, Y D.
JOSEPH DE FIGUEROA Y CORDOBA. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea tipografica]| - JORNADA
PRIMERA. - |
Sale Don Diego pobremente vesſtido, [ends] que vienen tapadas | Leon. Tapate,
Inés, que no quiero | que nos conozcan aqui: | […] | Amor, Pobreza, y Fortuna, |
perdonad los yerros mios. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la Imprenta de JOSEPH PADRINO, Mercader
de Libros, | en la calle de Genova. |
Collazione: A-C4, D2; [1]-28 pp. (testo su 3 cols. In A3v, A4r, D1r, D2v)
Testatine: Pobreza, Amor, y Fortuna, // De dos Ingenios.
Richiami: A4v Inès. // B4v que // C4v yá
Esemplari: BMV [Morel-Fatio D 570]; BNF [YG- 336 (4)]; MTA [MT/4399;
FA 10 COM - t. XVII, n°3 (Notas: En el margen superior izquierdo de la primera
pág. Se lee a tinta y con letra manuscrita: “Duplicada”. Sobre el núm. de la
comedia aparece otro núm. En letra manuscrita: “262”. El texto de las págs 1-5,
25 y 28 aparece dispuesto a tres columnas en lugar de a dos)]; NWU [Spanish
Plays no.4034]; RAE [41-V-56(7)]; SBB [Xk 1500]; SCL [vol. 33 PQ 6225
T4].
Repertori: Almagro, 162; BLH, 1880; Palau, 91490 (in nota); RAE, 910; Smith,
673.
38. Rendirse a la obligación, Escogidas XXXIV, 1670
LA GRAN COMEDIA, | RENDIRSE A LA OBLIGACION | De D. Diego, y D.
Ioſeph de Cordoua y Figueroa, Caualle- | ros de la Orden de Alcantara, y
Calatraua. |
PERSONAS QVE HABLAN EN ELLA | [DP: 4] | IORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro Don | Carlos. | D. Fern. Ata en eſſos verdes
troncos | los cauallos, y buſquemos | donde ampararnos, Chichon, de la
tempeſtad. | Salen Don Carlos, y Chichon. | Chich. Reniego | […] | Iuan. Tuya
soy. | Mar. El Duque Carlos | libre a ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, perdonad ſus muchas faltas- | FIN.
Collazione: C2v-D8, E7r; 36, 38 (i.e. 37), 38-77 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion, [Obligacion. 50, 66, 68, 70; obligacion, 38;
obligacion. 40; a la Obligacion. 42, 48, 56, 58, 64, 72] // De dos Ingenios deſta
Corte. [de dos 38 (in realtà 37)]
Richiami: C8v mi // D8v quien
[all’interno di]:
PARTE TREINTA Y QVATRO DE | COMEDIAS | NVEVAS, ESCRITAS
POR LOS MEjORES | INGENIOS DE ESPAÑA. | AL EXCELENTISSIMO
SEÑOR DON FRANCISCO | Eu∫ebio del Sacro Romano Imperio, Conde de
Peting, Cauallero | del in∫igne Orden del Toy∫on de Oro, Embaxador | de
Alemania, &c. | Año (scudo) 1670 | CON LICENCIA. En Madrid, por Io∫eph
Fernandez de Buendia. | [linea tipografica] | Aco∫ta de Manuel Melendez,
Mercader de libros. Vende∫e en su ca∫a en la Puer- | ta del Sol, a la e∫quina de
la calle de los Cofreros. |
[1v] in bianco; [2-3r] Dedicatoria, Manuel Meléndez; [3v] Aprobación, Padre
Martín del Río, de los Clérigos Menores (12 de junio de 1669) // Licencia, Pedro
Palacio, por mandado de Lic. Francisco Forteza (Madrid, 13 de junio de 1669) //
Aprobación, Juan de Zabaleta (Madrid, 1 de junio de 1669); [4r] Suma de la
licencia // Suma de la tasa, Pedro Hurtíz de Ipiña (Madrid, 29 de marzo de
1670) // Fe de s, Lic. Francisco Forero de Torres (Madrid, 2 de marso de 1670);
[4v] Tabla de las comedias.
[contiene]:
El lazo, banda y retrato, Gil Enríquez, p. 1; Rendirse a la obligación, José y
Diego de Figueroa, p. 36; El santo Cristo de Cabrilla, Agustín Moreto, p. 77;
Pocos bastan si son buenos, y crisol de la lealtad, Juan de Matos Fragoso, p.
170; Verse y tenerse por muertos, Manuel Freire de Andrade, p. 170; El
disparate creido, Juan de Zabaleta, p. 212; La vanganza en el empeño, Juan de
Matos Fragoso, p. 240; La Virgen de la Aurrora, Agustín Moreto y Gerónimo de
Cáncer, p. 282; El galán secreto, Mira de Mecua???, p. 318; Lo que le toca al
valor, y príncipe de Orange, Mira de Amescua, p 351; Amor de razón vencido,
de un ingenio, p. 383; El azote de su patria, Agustín Moreto, p. 405.
Esemplari: BCLM [M-0298(3); M-0298(6); 1-863(3); 1-863(6); 1-899(8); 1902(7)]; BIT [58649 (Esemplare incompleto, mancano le comedias: Rendirse a
la obligación, Verse y tenerse por muerto, El disparate creido, Lo que le toca al
valor y principe de Orange)]; BL [11725.c.13.]; BNE [R/22687; TI/16<34>;
R/11775 (Contiene solo: Pocos bastan si son buenos); Ti/146<25> (Contiene
solo: El disparate creído e El galán secreto)]; SBB [Xk 1293-10; Xk 1816no.21].
Repertorios: Barcelona, 164; BLH, 1884.
39. Rendirse a la obligación, Madrid, Antonio Sanz, 1729
[dx] Num. 50. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. |
De D. Diego, y D. Joſeph de Cordova y Figueròa, Cava- | lleros de la Orden de
Alcantara, y Calatrava. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro D. Fernando. | Fern. A2TA en eſſos verdes troncos
| los cavallos, y buſquèmos | donde ampararnos, Chichon, | de la tempeſtad. |
Salen Don Fernando, y Chichon. | Chich. Reniego | […] | Juana. Tuya ſoy. |
Duqueſ. El Duque Carlos | libre à ſus Eſtados vaya. | Federic. Y aqui acaba la
Comedia, | [perdonad] ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes | Titulos, en Madrid en la
Imprenta de Antonio | Sanz, en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1729.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v mi- // B4v Duq. // C4v que // D4v venEsemplari: BNE [T/14710].
Repertori: BLH, 1886.
40. Rendirse a la obligación, Madrid, Antonio Sanz, 1737
N.um. 50. | COMEDIA FAMOSA | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. | De
Don Diego, y Don Joseph de Cordova y Figueroa,| Cavalleros de la Orden de
Alcantara, | y Calatrava. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 4] |[linea
tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro Don Fernando. | Fern. A2TA en eſſos verdes
troncos | los cavallos, y buſquèmos | donde ampararnos, Chichon, | Salen Don
Fernando, y Chichon. | de la tempeſtad. Chichon. Reniego | […] | Juana. Tuya
ſoy. | Duqueſ. El Duque Carlos | libre à ſus Eſtados vaya. | Federic. Y aqui acaba
la Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràse esta Comedia y otras de diferentes | Titulos, en Madrid en la
Imprenta de Antonio | Sanz, en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1737.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v mirad // B4v Duqueſ. // C4v que // D4v venEsemplari: MTA [FA 10 COM - t. XIX, n°2]; BHM [Tea1-60-16,a (esemplare
con note mss-vd file cataloghi consultati)]
Repertori: Almagro, 163; Municipal, 992.
41. Rendirse a la obligación, Madrid, Antonio Sanz, 1743
[dx] Num. 34. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. |
De Don Diego, y Don Joſeph de Cordova y Figueroa, | Cavalleros de la Orden
de Alcantara, | y Calatrava. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 4] | [linea
tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro Don Fernando. | Fern. A2TA en eſſos verdes
troncos | los cavallos, y buſquèmos | donde ampararnos, Chichon, | Salen Don
Fernando, y Chichon. | de la tempeſtad. Chich. Reniego | […] | Juana. Tuya ſoy.
| Duqueſ. El Duque Carlos | libre à ſus Eſtados vaya. | Feder. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos en | Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, en la Plazuela | de la calle de la Paz. Año de 1743.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte. (molte
pagine tagliate in alto, i tit. non si leggono)
Richiami: A4v mirad // B4v Duqueſ. // C4v que // D4v venEsemplari: BNE [T/14988/23]; PAL [CC IV.28033 18 (in volume miscellaneo)];
University of Glasgow [Sp Coll Scarfe 666.i.a].
Repertori: BLH, 1887.
42. Rendirse a la obligación, Antonio Sanz, 1750
Num. 247
Cabecera : "Comedia famosa"
Primer verso del diálogo : "Ata en estos verdes troncos"
Verso final del diálogo : "perdonad sus muchas faltas"
[48]p.
Sign.: A-E>4<, E>2<.
Texto a dos col.
Esemplari: BA [ANT-XVIII-447(10)]; MTA [FA 10 COM].
43. Rendirse a la obligación, Madrid, Antonio Sanz, 1760
*N. 246. Fol. I. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. |
De Don Diego, y Don Joseph de Cordova y Figueroa, | Cavalleros de la Orden
de Alcantara, | y Calatrava. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4; colonne separate da linee
verticali] | [lineatipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro Don | Fernando. | Fern. A2TA en eſſos verdes
troncos | los cavallos, y buſquemos | donde ampararnos, Chichon, Salen. | de la
tempeſtad. Chic. Reniego | […] | Juana. Tuya ſoy. | Duqueſ. El Duque Carlos |
libre à ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la Comedia, | perdonad ſus muchas
faltas. |
FIN. | Hallaràse eſta Comedia, y otras de diferentes Titu- | los en Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, | en la Plazuela de la calle de la Paz. | Año de 1760.
Collazione: A-D4, E2; 1-36 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v mi- // B4v Duqueſ. // C4v que // D4v venEsemplari : BL [11728.i.2.(12.)]; BNE [T/15010/5]; BNF [8- YG PIECE984];NYPL [p.v. 204]; USC [RSE.PAP.VAR 14-22].
Repertori: BLH, 1888; NYPL, 996; Short Title BL, F150.
44. Rendirse a la obligación, Barcelona, Sapera, 1764
[dx] Num. 109. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE A LA OBLIGACION. |
DE DON DIEGO Y DON JOSEPH DE CORDOBA | y Figueroa, Cavallero de
la Orden de Alcantara, | y Calatraba. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 2; colonne separate da una linea
verticale] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dentro Don Fernando (centrato, sotto jorn prim) | Fern.
A2Ta de eſſos verdes troncos, | los cavallos, y buſquemos | donde ampararnos,
Chichon, | de la tempeſtad. | Salen don Fernando y Chi chon. | Chic. Reniego |
[…] | Juana. Tuya ſoy. | Marg. El Duque Carlos | libre á ſus Eſtados vaya. | Fed.
Y aqui acaba la Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Con licencia. BARCELONA: En la Imprenta de CARLOS SAPERA, |
Año 1764. | Vendeſe en ſu Caſa, calle de la Libreria; y en la de Franciſco Suriá,
calle de la Paja.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: Rendirse á la obligacion. [De dos Ingenios de esta Corte. C2v, C4v] //
De dos Ingenios de esta Corte. [Rendirse á la obligacion. C1r, C3r]
Richiami: A4v y // B4v mi // C4v Marg. // D4v ſe
Esemplari: Olot. Biblioteca Marià Vayreda [Óxido -- Encuadernado en la
colección factícia "Teatro del s. XVIII" (núm. 2) – 3036] BNE [T/55320/30];
DPZ [F. A. 7(11)]; OXU [(Vet.) 38654 d.2 (1)];UNC [PQ6390.F5 R3 1764];
USE [A 250/132(09) -- Ejemp. afectado por oxidación y manchas foxing -- Enc.
pasta española con hierros dorados en lomo --Enc. junto con otras obras,
formando un vol. facticio].
45.
Rendirse a la obligación, Valencia, Agustín Laborda, 1773
N. 3. | Comedia Famosa. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. | De Don Diego,
y Don joseph de Cordova y Figueroa, | Cavalleros de la Orden de Alcantara, | y
Calatrava. |
ATA en essos verdes troncos | […] | prdonad sus muchas faltas. |
Valencia: Agustín Laborda, 1773
Collazione: A-E; 36 pp.
Ejemplares: BL [T.1953.(20.)]; LL [P 961-14].
Repertori: London, 1249.
46. Rendirse a la obligación, Valencia, Hermanos de Orga, 1774 (DESCRITTO DA
CAT. Cambridge)
N. I9I. Pag. I | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. |
DE D. DIEGO, Y D. JOSEPH DE CORDOVA. |
HABLAN… | [Orga DP] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad, y dice dentro Don | Fernando: | Fern. A2TA en eſſos verdes
troncos | los cavallos, y buſquemos | […] | Todos. Y aqui acaba la Comedia |
perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Con licencia: en Valencia, en la Imprenta de Joſeph, y Thomàs de Orga,
Calle de | la Cruz Nueva, donde ſe hallarà eſta, y otras de diferentes Titulos. Año
1774.
Collazione: A-D4, X1??; 34 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios.
Richiami: A4v Fed. // B4v iMarg. // C4v ya
Esemplari: BIT [73213]; CAM [Hisp. 5. 76. 10 (15)]; NYPL [D-10 7706]; TXU
[-]; UNC [TA 17,6]; WSU [CV 50]; YU [He35 6 3].
Repertori: BLH, 1889; Cambridge, 711; North Carolina, 1570; NYPL, 997;
Texas, 53.2.2; Wayne, 468a.
47. Rendirse a la obligación, Libreria de Quiroga, 1795
COMEDIA. | RENDIRSE | A LA | OBLIGACION. | DE DON DIEGO Y DON
JOSEPH DE CORDOVA. |
PERSONAS. | [DP: 2] |
JORNADA PRIMERA. | Selva, ruido de tempestad, y dice den- | tro Don
Fernando. | Fern. Ata en esos verdes troncos | los caballos, y busquemos | donde
ampararnos, Chichon, salen. | de la tempestad. Chic. Reniego | […] | Juana Tuya
soy. Marg. El Duque Cárlos | libre á sus estados vaya. | Tod. Y aquí acaba la
Comedia, | perdonad sus muchas faltas. |
(centrato) Año de 1795. | (sx) Se hallará en la Librería de Quiroga, calle de la
Concepcion Geróni- | ma, junto á Barrio Nuevo; en la misma se hallan todas las
Co- | medias y Tragedias modernas, Comedias antiguas, Autos Sacra- |
mentales, y al Nacimiento, Saynetes, Entremeses y Tonadillas, | y por docenas á
precios moderados.
Collazione: A-D4, E2; 1-36 pp.
Testatine: Rendirse á la Obligacion. // De dos Ingenios. [de dos 3, 17, 33; Dos
Ingenios. 7]
Richiami: A4v SOS (i.e. sos) // B4v Be- // C4v pur- // D4v lá (i.e. la)
Esemplari: BHM [C 18859 (incluso in un t. collettizio); MR 577,9 (incluso in un
t. collettizio)]; BIT [60524; 33909; 39608]; BL [1342.e.8.(15.)]; BNE
[T/14805/16]; NWU [Spanish Plays no.4035]; UOV [P-15(3) Índice ms. de las
obras del vol. facticio --Encuadernado con otras obras forman un vol. facticio];
SCL [vol. 36 PQ6225 T4].
Repertori: BHM. Fondo Mesonero Romanos, 313; BLH, 1890; Short Title BL,
F151; Smith, 735.
48. Rendirse a la obligación, Madrid, Juan Sanz
COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. | De Don Diego, y
Don Joſeph de Cordova, y Figuerra, Cavalleros de la Orden | de Alcantara, y
Calatrava. |
PERSONAS QVE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] |
JORNADA PRIMERA. | Ruido de tempeſtad, y dentro Don | Fernando. | D. Fer.
Ata en eſſos verdes troncos | los cavallos, y buſquemos | donde ampararnos
Chichon, de la tempeſtad. | Sale Don Fernando, y Chichon. | Chich. Reniego, |
[…] | Juan. Tuya ſoy. | Marg. El Duque Carlos, | libre à tus Eſtados vaya. | Fed.
Y aqui acaba la Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràſe en la Calle de la Paz, en la Imprenta | de Juan Sanz.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. [Obligacion, B1v] // De dos Ingenios de eſta
Corte.
Richiami: A4v mirad // B4v Duq. // C4v que //D4v venEsemplari: BNE [T/12686]; BSB [4 P.o.hisp. 34 q] .
Repertori: BLH, 1894.
49. Rendirse a la obligación, Barcelona, Francisco Suriá y Burgada
[dx] Num. 109. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE A LA OBLIGACION. |
DE DON DIEGO Y DON JOSEPH DE CORDOBA | y Figueroa, Caballeros de
la Orden de Alcantara y Calatrava. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 2] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempestad, y dentro Don Fernando | Fern. A2TA de esos verdes
troncos | los caballos, y busquemos | donde ampararnos, Chichon, | de la
tempestad. | Salen don Fernando y Chichon. | Chic. Reniego | […] | Juan. Tuya
soy. | Marg. El Duque Carlos | libre á sus Estados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad sus muchas faltas. |
FIN. | Con licencia. Barcelona: Por Francisco Suriá y Burgada, Impresor, | calle
de la Paja. | A costas de la Compañia.
Collazione: A-D4, E2, 36 pp. non numerate
Testatine: Rendirse á la obligacion. // De dos Ingenios de esta Corte. [Ingenio
C2r; Ingenio s D2r]
Richiami: A4v guar- // B4v aplau- // C4v Marg. // D4v la
Esemplari: Ávila. Biblioteca Pública del Estado en Avila [PA 102/467(66) -Falto de enc. y port. -- Enc. junto con otras obras formando un vol. facticio];
BMP [307 (incluso in un t. collettizio)]; BIT [44931]; BNE [T/15010/6;
U/8713]; HS [HSA 411/71 v.17 n.15]; LL [P 941-3]; RAE [41-V-60 (10)]; SBB
[Xk 1500; Xk 1383-no.1]; TXU [862/F469r/17-]; UB [07 XVIII-5097-2]; UNC
[862/F475r]; USE [A 039(308)/192(03)]; UOV [IFESXVIII – Y]; UP [SC65
F4693 690r 1750; PQ6390.F5 R46 1750]; UVA [BH T/0054(09)]; WEC
[862.08 C731]; WSU [CV 35; CV 53]; Biblioteca Nazionale Vittorio
Emanuele III Napoli [LP seconda sala 08. 5. 12 (17].
Repertori: BLH, 1892; BMP, 3725; Hispanic, 394; London, 1248; North
Carolina, 1569; Palau, 91491 (in nota); RAE, 1000; Texas, 53.2.1; Wayne, 468b.
50. Rendirse a la obligación, Salamanca, Imprenta Santa Cruz
RENDIRSE A LA OBLIGACION. | COMEDIA | FAMOSA, | DE D. DIEGO, Y
D. JOSEPH DE CORDOVA, Y FIGUEROA, | Cavalleros de la Orden de
Alcantara, y Calatrava. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea di separzione decorativa,
disegno floreale] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de Tempeſtad, y dentro | D. Fernando. | D. Fer. A2Ta de eſſos verdes
troncos | los Caballos, y buſquemos | donde ampararnos, Chichon, | de la
tempeſtad. | Salen D. Fernando, y Chichon. | Chic. Reniego | […] | Jua. Tuya
ſoi. | Marg. El Duque Carlos | libre à ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | [linea tipografica] | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes titulos, en
Sala- | manca en la Imprenta de la Santa Cruz: aſsimismo, Hiſtorias, | Romances,
y Eſtampas. Calle de la Rua.
Collazione: A-D4, E2; [1]-36 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. [Obligacion, 12, 26] // De dos Ingenios de
eſta Corte.
Richiami: A4v mi- // B4v trai- //C4v vine // D4v de
Esemplari: BCLM [M-0305(19); 1-2709(19)]; BHM [Tea 1-60-16, b2
(esemplare con alcune note mss.-vd file cataloghi consultati)]; BIT [57724
(manca la prima pag.)]; BNE [T/11663]; BPT [1-2554 (XVIII]; UBF [E 1032,
n-47]; UCLM [encuadernado con otros ejemplares E 9639 (II)].
Repertori: Freiburg, 1063; Municipal, 992a; Toledo, 359.
51. Rendirse a la obligación, Salamanca, Impr de la Santa Cruz
RENDIRSE A LA OBLIGACION. | COMEDIA | FAMOSA, | DE DON
DIEGO, Y DON JOSEPH DE CORDOVA, Y FIGVEROA, | Cavalleros de la
Orden de Alcantara, y Calatrava. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [[DP: 3; colonne separate da linee
verticali] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Ruido de Tempeſtad, y dentro | Don Fernando. | D. Fern. A2Ta de eſſos verdes
troncos | los Caballos, y buſquèmos | donde ampararnos, Chichon, | de la
tempeſtad. | Salen Don Fernando, y Chichon. | Chic. Reniego | […] | Jua. Tuya
ſoi. | Marg. El Duque Carlos | libre à ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | [linea tipografica] | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos,
en Salamanca | en la Imprenta de la Santa Cruz. Calle de la Rua.
Collazione: A-D4, E2; [1]-36 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. [Obligacion 4] // De dos Ingenios de la
Corte.
Richiami: A4v mi- // B4v trai- // C4v vine (in realtà è viene) // D4v de
Esemplari: BCLM [M-0305(19); 1-2709(19)]; BHM [Tea 1-60-16,b1
(esemplare con alcune note mss. Sul foglio di guardia: retto schema degli
ambienti delle scene di ogni jornada; verso reparto con interpreti, in alto «Año de
86»)]; BIT [57724 (manca la prima pag.)]; BNE [T/15010/7; T/14807/3]; BPT
[1-2554 (XVIII)] UCLM [E-9639, n°2].
Repertori: BLH, 1891; Entrambasaguas, 196; Palau, 61919; Toledo, 359.
52.
Rendirse a la obligación, Sevilla, Imprenta Real
Num. 16. | RENDIRSE A LA OBLIGACION. | COMEDIA | FAMOSA, | DE
DON DIEGO, Y DON JOSEPH DE CORDOVA, | y Figueroa, Caballeros del
Orden de Alcantara y Calatrava. |
Ata en esso verdes troncos | […] | perdonad sus muchas faltas. |
FIN. | CON LICENCIA: | En Sevilla, en la Imprenta Real, | Casa del Correo
Viejo.
Collazione: A-D4, 32 pp.
(Rules under 4 cols dp and betw cols of text; decor at J-1 and J-2. Smaller type
pp. 9-32. rh: T/de dos Ingenios de la Corte.)
Esemplari: NYPL [p.v. 794]; SUBH [A/12384: 6].
Repertori: NYPL, 995.
53. Rendirse a la obligacion, Sevilla, Joseph Padrino
Num. 117. | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA | OBLIGACION. | DE
DON DIEGO, Y DON JOSEPH DE CORDOBA Y | Figueroa, Caballeros del
Orden de Alcantara, y Calatrava. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad y dentro Don Fernando. | D. Fern. Ata de eſſos verdes
troncos | los Caballos, y buſquemos | donde ampararnos, Chichon, | de la
tempeſtad. | Sale Don Fernando y Chichon. | Chic. Reniego | […] | Juan Tuya
ſoi. | Marg El Duque Carlos | libre â ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | Con licencia: En Sevilla, en la Imprenta de JOSEPH PADRINO, Mercader
| de Libros, en la calle de Genova.
Collazione: A-D4; [1]-32 pp.
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v dice, // B4v en // C4v Sale
Esemplari: BNE [T/55320/29]; HU [*71-1519]; OSU [PQ6390 F5 R4]; UI [863
F47OR17-].
Repertori: Ohio, 335.
54.
Rendirse a la obligación, Sevilla, Francisco de Hermosilla
RENDIRSE A LA OBLIGACION. | COMEDIA FAMOSA, | DE DON DIEGO,
Y DON JOSEPH DE CORDOVA | y Figueroa, Cavalleros de la Orden de
Alcantara, y Calatrava. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 4] | [encerrado en orla entre cruces y
paréntesis:] JORNADA PRIMERA. |
Ruido de tempeſtad y dentro Don Fernando. | D. Fern. Ata en eſtos verdes
troncos | los cavallos, y buſquemos | […] | Fed. Y aqui acaba la Comedia. |
perdonad ſus muchas faltas. |
Con licencia: En Sevilla, en la Imprenta de Franciſco de Hermosilla, a coſta | de
Joseph Antonio de Hermosilla, Mercader de Libros, en calle | de Genova, donde
ſe hallaràn otras diferentes, cor- | regidas fielmente por ſus Originales.
Collazione: A-D4, E2; pp. [1]-36 (a 2 col. Separadas por banda)
Testatine: Rendirſe à la obligacion. [Obligacio.n E2v] // De dos Ingenios de eſta
Corte.
Richiami: A4v mi- // B4v tray- // C4v vine (i.e. viene) // D4v de
Esemplari: BMP [33.144].
Repertori: BMP, 3726.
55. Rendirse a la obligación, Sevilla, Nicolás Vazquez
N4m. 49. [sic] (a destra) | COMEDIA FAMOSA. | RENDIRSE | A LA |
OBLIGACION. | DE DON DIEGO, Y DON JOSEPH DE CORDOBA Y |
Figueroa, Caballeros del Orden de Alcantara, y Calatrava. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] |
§ JORNADA PRIMERA. § |
Ruida de tempe∫tad, y dentro | Don Fernando. | D. Fern. Ata de e∫∫os verdes
troncos | los caballos, y bu∫quemos | […] | Juan. Tuya ſoi. | Marg El Duque
Carlos | libre á ſus eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la Comedia, | perdonad ſus
muchas faltas. |
FIN. | [linea tipografica] | Con licencia: En Sevilla, por Manuèl Nicolàs Vazquez,
en calle | de Genova, donde ſe hallarà eſta, y otra muchas, corregidas | por ſus
legitimo originales; y todo genero de ſurtido | de Entremeſes, Relaciones, y
Romances.
Collazione: A-D4 [C (i.e. B[1]); D2 (i.e. C2)]; [1]-32 pp. [p. 24 e 31 testo a 3 cols.]
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. [Obligaciou. (n rovesciata) 20] // De dos
Ingenios de la Corte.
Richiami: A4v aqueſ- // B4v Nar- // C4v que
Esemplari: BNE [T/55321/25]; CAM [Hisp.5.76.28(7)].
Repertori: Cambridge, 710.
56. Rendirse a la obligación
[dx] Num. 88. | LA GRAN COMEDIA | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. |
De Don Diego, y Don Joſeph de Cordova y Figueroa, Cavalleros de la Orden |
de Alcantara, y Calatrava. |
PERSONAS QVE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] |
**JORNADA PRIMERA. ** A destra e sin di “jorn. Prim.” 2 asterischi per lato)
| Ruido de tempeſtad, y dentro Don | Fernando. | D. Fern. Ata en eſſos verdes
troncos | los cavallos, y buſquemos | donde ampararnos, Chichon, | de la
tempeſtad. | Salen Don Fernando, y Chichon. | Chich. Reniego | […] | Iua. Tuya
ſoy. | Mar. El Duque Carlos, | libre à ſus Eſtados vaya. | Fed. Y aqui acaba la
Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN.
Collazione: A-E4; 40 pp. non numerate
Testatine: Rendirſe à la Obligacion. // De dos Ingenios de eſta Corte.
Richiami: A4v Chi. // B4v Aman- // C4v muy // D4v en
Esemplari: BNE [T/10874 (foliazione manoscritta: 1-20 ff.)]; UB [07 XVIII325-9]; LU [SPEC Y72.3.145(11)].
Repertori: BLH, 1893
57. Rendirse a la obligación
Num. 88. | COMEDIA FAMOSA, | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. | De
Don Diego, y Don Joseph de Cordova y Figueroa, Cavalleros de la Orden | de
Alcantara, y Calatrava. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. |
D. Fer. A2Ta en eſſos verdes troncos | los cavallos, y buſquemos | […] | Fed. Y
aqui acaba la Comedia, | perdonad ſus muchas faltas. |
FIN. | (Adornos a ambos lados de FIN)
Collazione: A-D4, E2
Esemplari: BIT [57104 (esemplare rilegato con altri in un vol. en cuyo lomo
aparece: “Comedias sueltas rarísimas”)].
Repertori: Institut, 98.
58. Rendirse a la obligación (DESCRITTO DA CAT. LONDON LIBRARY)
Comedia Famosa. | RENDIRSE | A LA OBLIGACION. | De Don Diego, y Don
Joseph de Cordova y Figueroa, Cavalleros de la Orden de Alcantara, y Calatrava.
|
Ata en essos verdes troncos | […] | perdonad dud muchas faltas. |
Collazione: A-E, (36 pp.)
Esemplari: LL [P 985-11].
Repertori: London, 1247.
59. Rendirse a la obligación
RENDIRSE A LA OBLIGACION. La gran comedia. Diego y Joseph de
Cordova, y Figueroa.
Ata en essos verdes troncos
perodnad sus muchas faltas
N.p., n.d., A-D, [28 pp.]
Esemplari: UT [-]
Repertori: BLH, 1895; Toronto, 579.
60. Rendirse a la obligación
RENDIRSE A LA OBLIGACION. La gran comedia. Diego y Joseph de
Cordova, y Figueroa.
ATa en essos verdes troncos
perodnad sus muchas faltas
N.p., Juan Piferrer, 1716, A-A10, Pag. I-40
Esemplari: BIT [58797; 59081]; UT [?].
Repertorio: BLH, 1885; Palau, 91491; Toronto, 579ª.
61. Relación Rendirse a la obligación
Edizione che contiene solo la lunga relacíon della I jornada di Federico da:
Y2O, generoso Español | (aunque este traje grosero | me encubre) soy Federico |
hijo del rey Clodoveo |
Fino a :
de perder á Margarita, | y en mi corazon á un tiempo | cesará el tropél confuso |
de ira, amor, invidia, y zelos. |
Con licencia: En Córdoba en la Imprenta de Don Rafael Garcia | Rodriguez, Calle
de la Librería.
Esemplari: BIT
[1609/4455.(4.)].
[78026];
BNE
[VE/1195/28;
VE/1373/23];
BL
Repertori: BLH, 1905; Palau, 91492.
62. La Sirena de Tinacria, Escogidas XLIV, 1678
COMEDIA FAMOSA, | LA SIRENA DE TINACRIA, | DE DON DIEGO DE
CORDOVA Y FIGVE- | roa, Cavallero del Abito de Alcantara. |
Hablan en ella las perſonas ſiguientes. | [DP: 2] | IORNADA PRIMERA. |
Apareceſe Iſmenia beſtida de pieles con arco, y fle- | chas ſobre vn monte
cantando. | Iſm. Sobre eſtas altas rocas, | exemplo de firmeza, | que ha tanto que
coronan | la verde frente deſta altiva ſierra. | […] | Eſta es mi mano. Iſm. Y aqui |
la Sirena de Tinacria | dà fin, y ſu Autor os pide | perdoneis ſus muchas faltas. |
Collazione: Aa-Bb8, Cc6v; pp. 369-390, 139 (i.e. 391), 392-394, 383 (i.e. 395),
396-412.
Testatine: La sirena de Tinacria. [Tinacria, 374, 388, 390, 398, 402, 404, 406,
410]; [Tinacria 408] // De Don Diego de Cordoua y Figueroa.[Cordova 373,
375, 383, 387, [139], 403, 407]
Richiami: Aa8v co // Bb8v Iſm.
[all’interno di]:
PARTE QVARENTA Y QVATRO | DE COMEDIAS |NVEVAS, NVUNCA
IMPRESSAS, | ESCOGIDAS DE LOS MEjORES | INGENIOS DE ESPAñA. |
DEDICADA | AL SeñOR D. GASPAR MARQVEZ DE PRADO, CAVALLERO |
DE LA Orden de Calatraua, Rector que fue de la Vniuer∫idad de Salamanca, | y
Colegial en el Mayor de S. Bartolomè de dicha Vniuersidad, &c. | Año (scudo)
1678 | Con Priuilegio en Madrid: Por Roque Rico de Miranda. | [linea
tipografica] | Aco∫ta de Iuan Merinero, Mercader de Libros. Vende∫e | en ∫u ca∫a
en la Puerta del Sol. |
[¶1v] in bianco; ¶2 dedicatoria, Juan Martín Merinero; [¶3r] Aprobación,
Francisco de Avellaneda (Madrid, 11 de agosto de 1677) // Licencia, firmata
Lucas de Cavañas, por mandado de Lic. Rico (Madrid, 18 de agosto de 1677);
[¶3v] Suma de la tasa, Diego de Urueña Navamuel (Madrid, 29 de abril de 1678
// Fe de s, Lic. José Marín (Madrid, 20 de abril de 1678); [¶4r] Aprobación,
Pedro Francisco Lanini Sagredo (Madrid, 10 de agosto de 1677) // Suma del
privilegio, Diego de Ureña Navamuel (20 de febrero de 1668); [¶4v] Tabla de las
comedias.
[contiene]:
Quien habla más obra menos, Fernando de Zárate, p. 1; El apostol de la
Salamanca, Felipe Sicardo, p. 33; Dejar un reino por otro, y mártires de
Madrid, Géronimo de Cáncer, Sebastián de Villaviciosa y Agustín Moreto, p. 72;
Cinco venganzas en una, Juan de Ayala, p. 100; Santa Pelagia, Fernando de
Zárate, p. 160; La confesión con el demonio, Francisco de la Torre, p. 197; La
palabra vengada, Fernando de Zárate, p. 243; El engaño de unos zelos, Román
Montero de Espinosa, p. 283; La prudencia en el castigo, Francisco de Rojas, p.
324; La sirena de Tinacria, Diego de Figueroa y Córdoba, p. 369; Las Lises
de Francia, Mira de Amescua, p. 413; El sordo y el montañés, Melchor
Fernández de Leon, p. 455.
Esemplari: Madrid. Universidad Complutense, Biblioteca Histórica Marqués de
Valdecilla [BH FLL Foll.5(1) -- Paginación impresa tachada, ms.: h. 156-177. La
p. 283 pegada a la primera p. de otra obra (p. 401). Encuadernado con: La
desgracia venturosa de Don Fernando Zarate. Olim.: FLL Foll. Ant. 3/34(1) -- R.
i25919994]; BCLM [M-0298(7); 1-863(7) Contiene unicamente "Las lises de
Francia ... " -- Indice ms. al comienzo del vol.; 1-864(11) Contiene únicamente
"Quien habla mas obra menos ... " -- Indice ms. al comienzo del vol.; 1-864(12)
"La palabra vengada ... " - Falto de la p. sustitutida por ms. - Indice ms. al
comienzo del vol.; 1-885(6) Contiene únicamente "El engaño de vnos celos ... " - Indice ms. al comienzo del vol.; 1-891(1) --Contiene únicamente: "El Apostol
de Salamanca ..." -- Contiene un índice ms. con las obras del vol. y otro con las
de Felipe Sicardo; 1-898(1)]; BIT [58720]; BL [1342.e.8.(16.)]; BMP [(564)];
BNE [R/22697; TI/16<44>; TI/119<44>; TI/146<35> (Contiene solo: El
apóstol de Salamanca, Cinco venganzas en una, La palabra vengada, El engaño
de unos celos e La prudencia en el castigo); 8/201652 (Contiene solo: La sirena
de Tinacria)]; SBB [Xk 1845-no.10]; University of Glasgow [Sp Coll Scarfe
715.i.a]; UOV [CGII-0353].
Repertori: Barcelona, 175; BLH, 1896; BMP, 4001.
63. La Sirena de Tinacria, Madrid, Antonio Sanz, 1737
Num. I09. | COMEDIA FAMOSA. | LA SIRENA DE TINACRIA. | DE
D.DIEGO DE CORDOVA Y FIGUEROA, | Cavallero del Avito de Alcantara. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da adorni | [filete] | JORNADA PRIMERA. |
Apareceſe Iſmenia veſtida de pieles con arco, y fle- | chas ſobre un monte,
cantando. | Iſmen. SObre eſtas altas rocas, | exemplo de firmeza, | […] | dà fin, y
ſu Autor os pide | perdoneis ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes | Titulos, en Madrid en la
Imprenta de Antonio | Sanz, calle de la Paz. Año de I737.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate
Testatine: La Sirena de Tinacria. // De Don Diego de Cordova y Figueròa.
Richiami: A4v que // B4v que // C4v reſ- // D4v no
Esemplari: BMP [33.657]; NWU [Spanish Plays no.4036];
[VET.SPAN.II.B.188]; PAL [CC IV.28033 18 (in vol. miscellaneo)].
OXU
Repertori: BMP, 4002.
64. La Sirena de Tinacria, Madrid, Antonio Sanz, 1751
*N. 181 | COMEDIA FAMOSA. | LA SIRENA | DE TINACRIA | DE D.
DIEGO DE CORDOVA Y FIGUEROA, | Cavallero del Habito de Alcantara. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3] | [linea tipografica] |
JORNADA PRIMERA. |
Apareceſe Iſmenia veſtida de pieles con ar- | co, y flechas ſobre un monte,
cantando. | Iſmen. S2Obre evtas altas rocas, | exemplo de firmeza, | […] | dà fin, y
ſu Autor os pide | perdoneis ſus muchas faltas. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Titulos en | Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, en la Plazuela | de la calle de la Paz | Año de 1751.
Collazione: A-D4, E2;??
Testatine: La Sirena de Tinacria. | De Don Diego de Cordova y Figueròa.
[Figueroa. A4r, B1r, C1r, C3r, C4r, D2r, D3r, E1r]
Esemplari: BL [11728.i.2.(5.)]; MPR [VIII-17145-11]; SBB [Xk 1491]; SUBG
[8 P DRAM II, 82:5 (19)]; UBF [E 1032, n-15]; WSU [CV 2; CV 36].
Repertori: Freiburg, 1153; Palacio, 272; Short Title BL, F139; Wayne, 504b.
65. La sirena de Tinacria, Barcelona, Tomás Piferrer, 1771
[dx] Num. 173 | COMEDIA FAMOSA. | LA SIRENA DE TINACRIA. | DE D.
DIEGO DE CORDOBA Y FIGUEROA, | Caballero del Habito de Alcántara. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3] | JORNADA
PRIMERA. |
Apareceſe Iſmenia veſtida de pieles, y con arco, y flechas ſobre un monte
cantando. | Iſm. S2Obre eſtas altas Rocas, | exemplo de firmeza, | que ha tanto
que coronan | la verde frente deſta altiva ſierra. | […] | Eſta es mi mano. | Iſm. Y
aqui | la Sirena de Tinacria | dà fin, y ſu Author os pide | perdoneis ſus muchas
faltas. |
FIN. | Con Licencia. BARCELONA: En la Imprenta de THOMAS PIFERRER |
Impreſor del Rey nueſtro Señor, Plaza del Angel. Año 1771. | A Coſta de la
Compañia.
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate.
Testatine: La Sirena de Tinacria. // De Don Diego de Cordoba.
Richiami: A4v Alb. // B4v Que // C4v Iſm. // D4v Sale
Esemplari: BNE [T/12725].
Repertori: BLH, 1897.
66. La sirena de Tinacria, Valencia, Hermanos de Orga, 1781
Num. 248. Pag. I | COMEDIA FAMOSA. | LA SIRENA | DE TINACRIA. | DE
D. DIEGO DE CORDOVA Y FIGUEROA. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3. Colonne
separate da asterischi] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Aparece Iſmenia veſtida de pieles con ar- | co, y flechas ſobre un monte. | Iſmen.
S2Obre eſtas altas rocas, | exemplo de firmeza, | que ha tanto que coronan | la
verde frente de eſta altiva ſierra: | […] | Eſta es mi mano. Daſela. | Iſmen. Y aqui |
la Sirena de Tinacria | dà fin, y ſu Autor os pide | perdoneis ſus muchas faltas. |
FIN. | Con Licencia, en VALENCIA, en la Imprenta de Joſeph, | y Thomàs de
Orga, Calle de la Cruz Nueva, junto | al Real Colegio de Corpus Chriſti, en donde
ſe | hallarà eſta, y otras de diferentes | Titulos. Año 1781. |
Collazione: A-D4, E2; pp. 1-36
Testatine: La Sirena de Tinacria. // De Don Diego de Cordova y Figueròa.
Richiami: A4v pi- // B4v nada // C4v ſa- // D4v EſEsemplari: BA [ANT-XVIII-441(6); signatura complementaria MIC-D-419]; BL
[1342.e.8.(16.)]; BMP [31.194]; BNE [T/15031/4; U/9292]; CAM
[7743.c.19(1)]; HU [Span 5167.2.35]; OSU [PQ6390 F5 S5]; OXU
[VET.SPAN.II.B.189]; SBB [4" Xk 1246-no.8; Xk 1500]; SUBH [A 1945/133];
TXU [2 sueltas 862/F469s/1781]; UB [07 XVIII-5097-3]; UCB [PQ6217.A2
T32 1746, v.7:4]; UNAV [FA.foll 005.360]; UMI [PQ 6390 .F5 S5 1781]; UNC
[TAB 20,12]; USE [A 039(308)/197(08); A 250/120(07) Los 2 Enc. junto con
otras obras, formando un vol. facticio]; Université de Toulouse-Le Mirail [Res
ME 84-22]; UT [-]; WEC [862.08 C73, v.10]; WSU [CV 43]; YU [He77 27].
Repertori: BLH, 1898; BMP, 4003; Cambridge, 761; North Carolina, 1676;
Ohio, 366; Short Title BL, F140; Texas, 53.3-53.3a; Toronto, 625; Wayne, 504a.
67. La sirena de Tinacria, Sevilla, Imprenta Real
[dx] Num. 146. | LA SIRENA DE TINACRIA. | COMEDIA | FAMOSA, | DE
D. DIEGO DE CORDOBA Y FIGVEROA, | Caballero del Habito de Alcantara.
|
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea tipografica] |JORNADA
PRIMERA. |
Apareceſe Iſmenia veſtida de pieles, y con arco, y flechas ſobre un monte
cantando. | Iſm. Sobre eſtas altas Rocas, | exemplo de firmeza, | que ha tanto que
coronan | la verde frente deſta altiva ſierra. | […] | Eſta es mi mano. | Iſm. Y aqui |
la Sirena de TInacria | dá fin, y ſu Author os pide | perdoneis las muchas faltas. |
FIN. | [linea tipografica] | Con licencia: En Sevilla, en la IMPREN- | TA REAL,
Caſa del Correo | Viejo.
Collazione: A4-D1 (mancano D2 e D3), D4; pp. [1]-26 (mancano 27-30), 31-32
Testatine: La Sirena de Tinacria, // de Don Diego de Cordoba. [de D. 5, 23]
Richiami: A4v con // B4v en // C4v mis
Esemplari: BNE [T/7546]; Biblioteca Diocesana del Seminari de Girona
[834/511]; SBB [Xk 1293-8]; UCB [PQ6217.A2 C644 no. 8, 13]; UMI [PQ
6390 .F5 S5]; Valencia, Játiva, colegiata de Santa María, Biblioteca Histórica
[XVIII/393(11)].
Repertori: BLH, 1900.
68. La sirena de Tinacria, Sevilla Joseph Padrino
SYRENA DE TINACRIA, LA. Comedia famosa. Num. 66. Diego de Cordoba y
Figueroa.
Sobre estas altas Rocas,
perdoneis las muchas faltas.
Sevilla.-Joseph Padrino.-(S. a.).-[I]-32 pág.
Esemplari: BIT [59080]; BNF [8- YG PIECE- 1035]; RAE [-]; MV [C 110C
324]; UVA [BH T/0112(07)].
Repertori: BLH, 1899; RAE, 1074.
69. Todo es enredos amor, Escogidas XXXVII, 1671
COMEDIA FAMOSA | Todo es enredos amor. | DE D. DIEGO DE CORDOVA,
Y FIGVEROA, | Cauallero de la Orden de Alcantara. |
Perſonas que hablan en ella. | [DP: 4] |
Salen Doña Elena de eſtudiante galan, y | Iuana de gorron gracioſo, y Ortiz, |
eſcudero vejete. | d. Ele. Anda Iuana. Iu. Ya te ſigo. | d. Ele. Venid Ortiz. | Ort.
Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tos, la gota, y la piedra, | […] |
los fauores que me hazeis: | y aqui, Senado diſcreto, | todo es Enredos Amor, | dà
fin, perdonad ſus yerros. |
Collazione: Q6v-Q8, R-S8, T2r; [246]-279, 380 (i.e. 280), 281-285 pp.
Testatine: Todo es Enredos Amor. [Aomor 250; Amor 254, 264, 278] // De D.
Diego de Cordoua y Figueroa. [Cordoua, y Figueroa. 247, 251, 259, 281;
Cordona, y Figueroa. 275(u rovesciata)]
Richiami: Q8v y // R8v quan- // S8v tam[all’interno di]:
PARTE TREINTA Y SIETE DE | COMEDIAS | MVEVAS ESCRITAS POR
LOS | mejores Ingenios de E∫paña. | DEDICADAS | A DON IACINTO DE
ROMARATE | y Varona, &c. | Año (scudo) 1671 | [linea tipografica] Con
licencia, en Madrid: Por Melchor Alegre. | Aco∫ta de Domingo Palacio y
Villegas, Mercader de Libros. Vende∫e | en ∫u ca∫a enfrente del Colegio de S.
Tomàs. |
[1v] in bianco; [2] Dedicatoria, Juan de Matos Fragoso (Madrid, 22 de diciembre
de 1670); [3r] Aprobación, Maestro Fray Gabriel Gómez de Losada // Licencia,
Juan Bautista Sanz Bravo, por mandado del doct. Francisco Forteza (Madrid, 2
de Diciembre de 1670); [3v] Aprobación del Doctor Diego Pellicer Abarca
(Madrid, 10 de diciembre de 1670); [4r] Suma de la licencia, Luis Vázquez de
Vargas (Madrid, 15 de diciembre de 1670) // Fe de s, Lic. Francisco Forero de
Torres (Madrid, 4 de enero de 1671) // Suma de la tasa (Madrid, 8 de enero de
1670); [4v] Tabla de las comedias.
[contiene]:
Un bobo hace ciento, Antonio de Solís, p. 1; Riesgos, amor y amistad, Juan
Vélez de Guevara, p. 45; Satisfacer callando, Agustín Moreto, p. 83; El nuevo
mundo en Castilla, Juan de Matos Fragoso, p. 83; Los prodigios de la vara, y
Capitán de Israel, Mira de Amescua, p. 153; El amor hace discretos, de un
ingenio, p. 204; Todo es enredos amor, Diego de Córdoba y Figueroa, p. 246;
Poder y amor compitiendo, Juan de la Calle, p. 285; La gitanilla de Madrid,
Antonio de Solís, p. 320; Escarramán. Comedia burlesca. Agustín Moreto, p.
357; El mejor casamentero, Juan de Matos Fragoso, p. 369; La desgracia
venturosa, Fernando de Zárate, p. 401.
Esemplari: Madrid. Universidad Complutense, Biblioteca Histórica Marqués
de Valdecilla [BH FLL 9451 -- Ejemplar incompleto, contiene sólo las p. 83-204
-- R. i25842353; BH FLL Foll.5(2) -- Contiene sólamente las p. 401-438, que
contienen la comedia La desgracia venturosa de Don Fernando de Zarate.
Paginación impresa tachada, ms.: h. 177-195. La p. 401 pegada a la última p. de
otra obra. Enc. con: La palabra vengada de Don Fernando Zarate. Olim. : FLL
Foll. Ant. 3/34(2) -- R. i25919933]; BIT [Si conservano solo: Riesgos amor y
amistad, Satisfacer callando, El nuevo mundo en Castilla, Los prodigios de la
vara y Capitán Israel, Poder y amor compitiendo, El amor compitiendo, El
mejor casamiento, Escarramán, La desgracia venturosa. Cada comedia con su
signatura. Encuadernados con comedias sueltas, unas veces y con desglosadas,
otras)]; BL [11725.c.16.]; BMP [32.815 (desglosada)]; BNE [R/22690
(Portada deteriorata); Ti/16<37>; Ti/119<37>; Ti/146<28> (Contiene solo:
Satisfacer callando)]; SBB [Xk 1825]; UVA [BH Y-33/111; BH T/0106(12)].
Repertori: Barcelona, 167; BLH, 1901; BMP, 4172.
70. Todo es enredos amor, Madrid, Antonio Sanz, 1751
COMEDIA FAMOSA. *N. 262 | TODO ES ENREDOS | AMOR, | Y
DIABLOS SON LAS MUGERES. | DE DON DIEGO DE CORDOVA Y
FIGUEROA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3; colonne separate da ornamenti
floreali] | [linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elena de Eſtudiante galàn, y | Juana de Gorron Gracioſo, y Ortiz |
Eſcudero Vejete. | Elena. A2Nda, Juana. | Juana. Ya te sigo. | Elen. Vèn, Ortiz.
Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs, la gota, y la piedra, |
[…] | los favores que me haceis. | Y aqui, Senado diſcreto, | Todo es Enredos
Amor, | dà fin, perdonad ſus yerros. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes Ti- | tulos en Madrid en la
Imprenta de Antonio Sanz, | en la Plazuela de la Calle de la Paz. | Año de 1751. *
Collazione: A-D4, E2; 36 pp. non numerate.
Testatine: Todo es Enredos Amor. // De Don Diego de Cordova y Figueroa.
Richiami: A4v de // B4v y // C4v Elen. // D4v Elen.
Esemplari: BHM [Tea 1-147-1, a1-a2 (esemplari con note mss.); C/18876,4
(Sulla copertina manoscritto a inchiostro «Todo es enrendos amor y diablos son
las mugeres de D Agustin Moreto»; sotto a matita –grafia moderna- «Esta
produccion es como se cita de Cordoba y Figueroa, pues la de Moreto se titula
solo “Todo es enredos amor.” (ojo con la nota)»)]; BL [11728.i.2.(6.);
1178.c.53.]; BNE [T/12737; T/14813/5; T/55346/5; T/55320/33; T/55320/32;
T/55320/31]; BNF [8- YG PIECE- 1075; YG- 349 (10); YG- 533]; LL [P 9856]; UMN [862F469 OT]; University of Glasgow [Sp Coll Scarfe 607.i.a]; RAE
[41-IV-66(6)]; SBB [Xk 1491; Xk 1398-no.12; Xk 1500]; WEC [862.08 C73,
v.10]; WSU [CV 3]; Biblioteca Diocesana del Seminari de Girona [834/508]
Repertori: BLH, 1902; London, 1385; Short Title BL, F141; RAE, 1120; Wayne,
522.
71. Diablos son las mujeres, Madrid, Antonio Sanz, 1741
[dx] Num. 5. | COMEDIA FAMOSA. | DIABLOS SON | LAS MUGERES. | DE
DON JUAN DE FIGUEROA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3; colonne separate da adorni] |
[linea tipografica] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elena de Eſtudiante galàn, | Juana de gorron gracioſo, y Ortiz, |
eſcudero vejete. | Elen. A2NDA, Juana. | Juan. Yá te ſigo. | Elen. Venid, Ortiz. |
Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs, la gota, y la piedra, |
[…] | los favores que me haceis: | Y aqui, ſenado diſcreto, | los Diablos ſon las
Mugeres | dà fin, perdonad ſus yerros. |
FIN. | Hallaràſe eſta Comedia, y otras de diferentes | Titulos, en la Imprenta de
Antonio Sanz, | calle de la Paz. Año de 1741.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate.
Testatine: Diablos ſon las Mugeres. // De Don Juan de Figueroa. [(solamente)
De Figueroa. A3r; De Don Juan Figueroa. A4r]
Richiami: A4v à // B4v (ella // C4v que
Esemplari: BNE [T/2664; T/20674] UVA [BH T/0111(02)].
Repertori: BLH, 1861.
72. Diablos son las mujeres
COMEDIA FAMOSA. N. 94. | DIABLOS SON LAS MUGERES. | DE
FIGUEROA. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 5] |
JORNADA PRIMERA. | Salen D. Elena de Eſtudiante galan, y | Juana de
gorron gracioſo, y Ortiz, | eſcudero vejete. | Ele. A2Ada Juana. Jua. Ya te ſigo. |
Ele. Venid Ortiz. | Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs, la
gota, y la piedra, | […] | los favores que me hazeis. | Y aqui, Senado diſcreto, | los
diablos ſon las Mugeres, | dà fin, perdonad ſus yerros. | FIN.
Collazione: A-D4; [1]-8, [9], 10-16 ff.
Testatine: DIABLOS SON LAS MUGERES. // DE FIGUEROA.
Richiami: A4v Man. // B4v de // C4v mas
Esemplari: BNE [T/2665]; HU [*71-1517; *71-1690].
Repertori: BLH, 1862.
73. Todo es enredos amor
[dx] Num. 332. | COMEDIA FAMOSA, | TODO ES ENREDOS | AMOR, | DE
DON AGVSTIN MORETO. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da adorni] |
JORNADA PRIMERA. | Salen Doña Elena de Eſtudiante galàn, | y Juana de
Gorron gracioſo, y Ortiz | Eſcudero vejete. | D. Ele. Anda, Juana. Jua. Yà te
ſigo. | Ele. Vèn, Ortiz. Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs,
la gota, y la piedra, | […] | los favores que me hazeiss | Y aqui, Senado diſcreto, |
todo es Enredos Amor, | dà fin; perdonad ſus yerros. |
FIN.
Collazione: A-D4, E2; hs. [1]-18 (ff. 2, 6, 9, 14-15, 18v carattere più piccolo)
Testatine: Todo es Enredos Amor. // De Don Aguſtin Moreto.
Richiami: A4v vo (inizia con vos) // B4v y // C4v lo // D4v lo
Esemplari: BHM [Tea 1-147-1, c1-c2 (esemplari con alcune note mss.)]; BNE
[T/12832; T/14999/10];??? BNF [8- YG- 1397 (3); 8- RE- 6520]; CAM [F167.
c. 8. 8(7)]; CSIC [RES/6753(2)]; NYPL [NPL p.v. 383]; ¿?SUBG [8 P DRAM
II, 82:9 (13)];??questa?USC [25384].
Repertori: NYPL, 1112; Wilson, 1123.
[Stessa suelta all’interno di]:
VERDADERA | TERCERA PARTE | DE LAS | COMEDIAS | DE DON
AGVSTIN | MORETO. | Año de )(o)( )(o)( 1676. | CON LICENCIA, | [linea di
separazione composta da tratti orizzontali] | En Valencia, en la Imprenta de Beni| to Macè, junto al Colegio del | Señor Patriarca. | [linea di separazione composta
da tratti orizzontali] | Acoſta de Franciſco Duarte, | Mercader de Libros. Vendeſe
| en ſu caſa. |
[1v] in bianco; [2-3r] Aprobación, Tomás López de los Ríos (Valencia, 20 de
febrero de 1676); [3v] in bianco; [4r] TITVLOS DE LAS | Comedias que ay en
eſta terce- | ra Parte de Don Aguſtin | Moreto.; [5v] in bianco.
[contiene]:
1. Yo por vos, y vos por otro. – 2. Las travesuras de Pantoja. – 3. La ocasión
hace al ladrón. – 4. Como se vengan los nobles. – 5. Sin honra no hay valentía.
– 6. En el mayor imposible nadie pierda la esperanza. – 7. Todo es enredos
amor. – 8. El Marqués del Cigarral. – 9. Los jueces de Castilla. – 10. El
defensor de su agravio. – 11. Nuestra Señora de la Aurora. – 12. La confusión
de un jardín.
Esemplari: BCLM [M-0308(3); 1-2136]; BIT [59162-73; 59186 (esemplare
duplicato, ma incompleto)]; BNE [T/6885 V.3; T/55277/2 (mancano la portada
e i preliminari; contiene solo la tabla]; BNF [YG- 252 (7)]; PAL [CC III.28050
3]; UVA [BH T/0110(11)].
Repertori: Barcelona, 123.
74. Todo es enredos amor
[dx] Num. 332. | COMEDIA FAMOSA. | TODO ES ENREDOS | AMOR. | DE
DON AGUSTIN MORETO. |
HABLAN EN ELLA LAS PERSONAS SIGUIENTES. | [DP: 3; colonne
separate da adorni] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elena de Eſtudiante galan, | y Jua- | na de Gorron gracioſo, y Ortiz
Eſ- | cudero vejete. | D. Ele. A2Nda, Juana. | Jua. Ya te ſigo. |D. Ele. Ven, Ortiz.
Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs, la gota, y la piedra, |
[…] | los favores que me hazeis. | Y aqui, Senado diſcreto, | todo es Enredos
Amor, | dà fin; perdonad ſus yerros. |
FIN.
Collazione: A-D4, E2; [1]-18 ff. (ff. 1-2, 5-6, 9-10, 13-14, 17-18, carattere più
piccolo)
Testatine: Todo es Enredos Amor. // De Don Aguſtin Moreto.
Richiami: A4v he- // B4v pues // C4v no // D4v gra
Esemplari: OSU [PQ 6446 A2 1825, vol II]; ?? NYPL [K-10 724 Part 3]; SUBG
[8 P DRAM II, 82:9 (13)]; USC [25384].
Repertori: Ohio, Part. II, 95; NYPL, 1111.
[Stessa suelta all’interno di]
VERDADERA | TERCERA PARTE | DE LAS COMEDIAS | DE DON
AGVSTIN. | MORETO. | [scudo] | CON LICENCIA. | [linea di separazione
composta da tratti orizz.] | En Valencia, en la Imprenta de Benito Macè, junto al |
Colegio del Señor Patriarcha. Año de 1703. | Acoſta de Vicente Cabrera,
Mercader de Libros. |
[1v] in bianco; [2-3r] Aprobación, Tomás López de los Ríos (Valencia, 20 de
febrero de 1676); [3v] in bianco; [4r] «TITVLOS DE LAS | Comedias que ay en
eſta tercera Parte de Don Aguſtin Moreto.»
Come edizione precedente (1676)
Esemplari: Università complutense madrid, biblioteca historica [BH FLL
29499 (vd Rebiun)]; BEM [A 20 P (8)]; BNE [TI/108]; BNF [YG- 255 (7)]; LL
[P 906-16]; UMI [PQ 6416 .A2 1703]; UP [868 M815B 1703; 868 M815B
1703b].
Repertori: London, 1382, Estense, p. 122.
75. Todo es enredos amor, y diablos son las mujeres, Barcelona, Francisco Suriá y
Burgada
[dx] Num. 233. | COMEDIA FAMOSA. | TODO ES ENREDOS AMOR, | Y
DIABLOS SON LAS MUGERES. | DE DON AGUSTIN MORETO. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 4] | JORNADA PRIMERA. |
Salen Doña Elena de Estudiante galan, Juana de gorron gracioso, | y Ortiz de
Escudero vejete .| Elen. Anda, Juana. | Juan. Ya te sigo. | Elen. Vén, Ortiz. Ort.
Aunque me aprieta | el achaque de la hijada, | la tòs, la gota y la piedra, | […] | los
favores, que me haceis. | Y aqui, Senado discreto, | todo es enredos amor | da fin,
perdonad sus yerros. |
FIN. | Con licencia. Barcelona: Por Francisco Suriá y Burgada, Impresor. | A
costas de la Compañia.
Collazione: A-D4; 32 pp. non numerate.
Testatine: Todo es enredos amor. // De Don Agustin Moreto.
Richiami: A4v cor- // B4v dis- // C4v en
Esemplari: BHM [Tea 1-147-1, b1 y b2 (esemplari con note mss.); C/18766
(incluso in un t. collettizio: “Comedias antiguas”, tomo 6. Contiene solo
comedias di Moreto)]; BL [1342.e.13.(32.) (FORSE??ha solo 12 hs.)]; BMP
[209 (están cortados los pies de pág. Incluso in un t. colettizio); 2.844 (incluso in
una Tercera parte de comedias de Moreto fattizia)]; BMV [Morel-Fatio E 423
(233)]; BNE [T/14999/11; T/14796/5; T/14799/4; T/6229; T/55285/7]; LL [P
913-8]; NYPL [NPL p.v. 631V]; OXU [(Vet.) 38654 d.3 (1);
BUTLER.CLARKE.W.21/14]; RAE [41-V-66(14)]; SCL [vol. 40 PQ 6225 T4];
TXU [862/F469t/17-]; UBF [E 1032, n-24]; UMI [PQ 6390 .F5 R4; PQ 6416
.T64 1700z]; UMN [862F469 OR]; University of Southampton [PQ 6217
(A297)];University of Glasgow [Sp Coll Scarfe Add. q43]; UOV [P-26-22];
USE [A 039(308)/189(01) Enc en vol facticio] Biblioteca Nazionale Vittorio
Emanuele II, Napoli [L.P. seconda sala 08. 5. 08(15].
Repertori: BLH, 1903; BMP, 4174; Freiburg, 1196; London, 1384; NYPL, 1115;
RAE, 1121; Short Title BL, M664; Smith, 816; Texas, 53.4.
76. Todo es enredos amor, y diablos son las mujeres, Sevilla, José Padrino
[dx] Num. 233. | COMEDIA FAMOSA. | TODO ES ENREDOS | AMOR, | Y
DIABLOS SON | LAS MUGERES. | DE DON AVGVSTIN MORETO. |
Hablan en ella las Perſonas ſiguientes. | [DP: 4] | [linea tipografica] | JORNADA
PRIMERA. |
Salen Doña Elena de Eſtudiante galan, | y Juana de Gorron gracioſo, y Ortiz, |
de Eſcudero vejece. [sic] | Doña Elen. Anda, Juana. | Juana. Ya te ſigo. | Elen.
Ven, Ortiz. Ort. Aunque me aprieta | el achaque de la ijada, | la tós, la gota, y la
piedra, | […] | los favores, que me haceis. | Y aqui, Senado diſcreto, | todo es
Enredos Amor | dá fin, perdonad ſus yerros. |
FIN. | NOTA. Eſta Comedia eſtá corregida por ſu legitimo Original. | Con
licencia: En Sevilla, en la Imprenta de JOSEPH PADRINO, Mercader | de
Libros, en calle de Genova.
Collazione: A-D4; [1]-32 pp.
Testatine: Todos es Enredos Amor. [Amoe. 2] // De Don Auguſtin Moreto.
Richiami: A4v lo // B4v por- // C4v ſupueſ-
Esemplari: BNE [T/12601]; LL [P 951-6]; MTA [FA 10 COM; MT/4473-t.
XXI, n°4]; MV [C 110C 029 005] NYPL [NPL p.v. 781]; UNC [CTAE 8,2];
UOV [P-42(1) -- Índice ms. del vol. factcio -- Encuadernado con otras obras
forman un vol. facticio]; UT [-].
Repertori: Almagro, 161; London, 1383; North Carolina, 1755; NYPL, 1114;
Toronto, 649.
77.
Todo es enredos amor, Sevilla, Viuda de Francisco
TODO ES ENREDOS AMOR, Y DIABLOS SON LAS MVGERES. Num.
39… Comedia famosa, de Don Avgvstin Moreto [?].
[Sevilla, Viuda de Francisco Leefdael, n.d.] A-D2, pp [1]-32
-Anda, Juana. Iua. Ya te sigo. | […] | dà fin, perdonad sus yerr os [sic]
Esemplari: BL [11728.e.40.]; HU [*71-1652]; NYPL [NPL p.v. 790]; PAL [CC
IV.28033 85 (in vol. miscellaneo)]; UNC [TAB 30,5].
Repertori: North Carlina, 1754; NYPL, 1113; Short Title BL, M663.
78. Vencerse es mayor valor, Escogidas XI, 1659
COMEDIA FAMOSA. | VENCERSE ES MAYOR | VALOR. | DE DON
PEDRO CALDERON. |
PERSONAS. | [DP: 3] |
Salen Carlos de camino muy galan, | y Golilla. | Car. Ataſte en aqueſſe prado |
las poſtas? Gol. Ya las atè, | y con freno las dexè, | porque tengan vn bocado. |
[…] | Lud. Perdì a Blanca. | Laur. Buena quedo | ſin Carlos, amor paciencia. |
Car. Y aqui la comedia acaba, | perdonàd las faltas nueſtras. |
Collazione: P3v-R8, S1v; 115v- 137v ff.
Testatine: Comedia famoſa, Vencerſe es mayor Valor. // De Don Pedro
Calderon.[de 116r, 118r]
Richiami: P8v Blan. // Q8v dime // R8v Golilla
[all’interno di]:
COMEDIAS | NVEVAS |ESCOGIDAS DE LOS | MEjORES INGENIOS | DE
ESPAÑA. | ONZENA PARTE. | Al ∫eñor don Iuan Feloaga, Cauallero de la
Orden de Santiago, hijo mayor | del ∫eñor don Franci∫co de Feloaga, Cauallero
de la Orden de Alcantara | del Con∫ejo de ∫u Mage∫tad en el Real de Ca∫tilla. |
Año (scudo) 1659. | Plie. 59. (ancora ai lati dello stesso scudo) | CON
PRIVILEGIO EN MADRID. Por Gregorio Rodriguez. | A co∫ta de Iuan de S.
Vicente Mercader de libros, vende∫e en ∫u ca∫a enfrente de S. Felipe. |
[*1v] in bianco; *2 dedicatoria, Juan de S. Vicente; [*3r] Licencia, Juan de Ávila,
por mandado del Lic. Ribas (Madrid, 5 de mayo de 1658) // Aprobación,
Geronimo Pardo, de los clérigos menores (6 de mayo de 1658); [*3v]
Aprobación, Andrés de Baeza (Madrid, 8 de junio de 1658); [*4r] Suma del
privilegio (Madrid, 1 de agosto de 1658) // Fe de s, Lic. Carlos Murcia de la
Llana (Madrid, 1 de octubre de 1658) // Suma de la tasa, Diego de Cañizares y
Arteaga (Madrid, 3 de octubre de 1658); [*4v] Tabla de las comedias.
[contiene]:
El honrador de su padre, Juan Bautista Diamante, f. 1; Del valor contra fortuna,
Aandrés de Baeza, f. 17; Hacer remedio el dolor, Agustín Moreto y Gerónimo
Cáncer, f. 36; El robo de las sabinas, Juan Cuello y Arias, f. 54; El loco en la
penitencia, y tirano más impropio, de un ingenio, f. 77; Contra su suerte
ninguno, Gerónimo Malo de Molina, f. 95; Vencerse es mayor valor, de los
Figueroa (aunque está dentro de don Pedro Calderón se erró al escribirlo), f. 115;
El más ilustre francescán?? Bernardo, Agustín Moreto, f. 137; El escandalo de
Grecia contra las santas imágenes, Pedro Calderón, f. 159; No se pierden las
finezas, Andrés de Baeza, f. 177; La silla de san Pedro, Antonio Martínez, f.
196; La más constante mujer, de tres ingenios, f. 215.
Esemplari: BCLM [1-884(5)]; BL [11725.b.11.]; BNE [TI/119<11>; R/22664
(Manca la portada); R/238154 (Contiene solo: Vencerse es mayor valor. Rilegato
con altre opere); TI/16<11> (Manca la dedicatoria. Preliminari male
encuadernados); U/103916 (Contiene solo: El honrador de su padre, El valor
contra fortuna e Hacer remedio el dolor. Rilegati con altre opere. Il volume
possiede la portada corrispondente alla Parte XII); U/1151112 (Contiene solo: La
más constante mujer. Rilegato con altre opere)].
Repertori: ―
79. Vencerse es mayor valor
Num. 297. | LA GRAN COMEDIA, | VENCERSE ES MAYOR | VALOR. | DE
VN INGENIO DE ESTA CORTE. |
PERSONAS QUE HABLAN EN ELLA. | [DP: 3] | (a sinistra sopra colonna di
testo) JORNADA PRIMERA. |
Salen Carlos de camino muy galan, y | Golilla. | Carl. A2Taſte en aqueſſe prado |
las poſtas? Gol. Ya las atè, | y con freno las dexè | porque tengan vn bocado. |
[…] | Lud. Perdi à Blanca. | Laur. Buena quedo | ſin Carlos: amor paciencia. |
Carl. Y aqui la Comedia acaba, | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN.
Collazione: A-E4; 40 pp. non numerate
Testatine: Vencerſe es Mayor Valor, [Valor. A3v, A4v, B4v, C1v, C4v, D3v, D4v,
E2v; Valor E4v] // De vn Ingenio de eſta Corte. [deſta A3r, A4r, B2r, B4r, C2r,
C4r, D2r, D4v, E1v, E2v, E3v, E4v]
Richiami: A4v y // B4v tan // C4v Apar- // D4v Car. (i.e. Carl.)
Esemplari: BNE [T/55298/28]; PAL [CC IV.28033 24.6]; SBB [Xk 1012];
UNC [TAB 20,13].
Repertori: North Carolina, 1842.
80. Vencerse es mayor valor
VENCERSE ES MAYOR VALOR. | COMEDIA | FAMOSA, | DE DON
PEDRO CALDERON. |
Hablan en ella las perſosnas ſiguientes. | [DP: 3] | [linea ornamentale fiori] |
JORNADA PRIMERA. |
Sale Carlos de camino muy galan y Golilla. | Car. Ataſte en aqueſſe prado | las
poſtas? Gol. Ya las até, | y con freno las dexè, | porque tengan vn bocado | […] |
Lud. Perdi à Blanca. Laur. Buena quedo | ſin Carlos, amor paciencia. | Car. Y
aqui la comedia acaba, | perdonad las faltas nueſtras. |
FIN
Collazione: A-D4r; 35 pp. non numerate
Testatine: Vencerſe es mayor valor. [valor, A2v, B1v, C4v; Venſerſe A2v, B1v,
C4v; Vencerſe, es A3v, C3v; valo B4v] // de Don Pedro Calderon. [De tres
ingenios. A4r, B3r; De B4r, C1r, C4r, D1r, D2r]
Richiami: A4v Blan. // B4v Car. // C4v Sale
Esemplari: BNE [T/55308/15].
Terza parte:
Mentir y mudarse a un tiempo
2.4 Criteri di edizione
Normalizzo secondo l’uso moderno maiuscole, accenti, punteggiatura e divisione delle parole, sciogliendo le abbreviazioni tachigrafiche nell’indicazione dei personaggi e di
alcune parole (come «nuestro» per «nro», «vuecelencia» per «vxa»).
Modernizzo la grafia, ma rispetto la fonetica dell’epoca. Regolarizzo i nessi consonantici colti («victoria» per «vitoria», «doctrina» per «dotrina», mentre rispetto le oscillazioni del timbro delle vocali («eligir» per «elegir», «guerneció» per « guarnició ») e le
antiche forme contratte come «deste» o «dél».
Normalizzo l’uso di q-, elimino i casi di –ss- e –rr-, regolarizzo l’uso di «x», «g» e «j»
quando indicano il fonema /x/ e l’alternanza z/ç o quella u/b/v.
Segnalo gli apartes tra parentesi tonde precedute dall’indicazione Ap nei casi in cui
appaiano in Ma. Al fine di una migliore restitutio e di una lettura più agevole, ho ritenuto opportuno sopperire alla carenza di tali indicazioni. In questi casi indico gli interventi
preceduti dall’indicazione Ap e tra parentesi quadre.
L’annotazione si limita a chiarire alcuni passaggi del testo poco chiari, a dare indicazioni sulla localizzazione di alcune città e qualche dato su eventi storici nominati. Si
spiegano alcuni termini ed espressioni che rendono difficoltosa la comprensione facendo
ricorso essenzialmente a due dizionari: il Tesoro di Sebastián de Covarrubias e il Diccionario de Autoridades (indicati in nota con rispettivamente con le sigle COV e AUT).
2.5 Mentir y mudarse a un tiempo
COMEDIA FAMOSA,
MENTIR Y MUDARSE A UN TIEMPO
PERSONAS
DIEGO, galán
DOÑA ISABEL, dama
DON LUIS, galán
DOÑA JUANA, dama
DON JUAN, galán
INÉS, criada
DON PEDRO, viejo
LUISA, criada
FABIO, criado
DOS MOZOS DE SILLA
MOSCÓN, gracioso
PRIMERA JORNADA
Salen don Diego y Moscón de camino.
DON DIEGO
Gracias a Dios que llegamos.
MOSCÓN
Cuatro mil gracias le doy.
DON DIEGO
Rendido, Moscón, estoy.
MOSCÓN
Desde Olmedo caminamos
veinticinco leguas fieras
mal hubiese el majadero
que fue el inventor primero
de postas y de carreras.
Ya estás en Madrid. En fin,
¿no dirás con que intención
despediste al postillón
tu cuartago y mi rocín
donde, según mi estima,
angosto, seco y buido
parece que hemos corrido
yo debajo y el encima,
y misterioso y pausado
vienes por el parque agora
subiendo hacia la Priora?
DON DIEGO
Ya al sitio habemos llegado
del Prado nuevo, a quien riega
sus apacibles distritos
la fuente de Leganitos.
MOSCÓN
La fama, que es andariega,
piadosa y caritativa,
le aplaude por varios modos
aunque su alabanza a todos
se les hace cuesta arriba.
DON DIEGO
MOSCÓN
Agora decirte intento
mi pensamiento que ha estado
oculto.
Nunca a un barbado
5
10
15
20
25
30
le digas tu pensamiento.
DON DIEGO
Oye.
Hablan aparte. Sale don Juan solo.
DON JUAN
A este sitio he venido
por ver mi cuidado en él
si la divina Isabel
con su pie le ha florecido,
que como en tiernos primores
le pisen sus plantas bellas,
logrará el Prado en estrellas
el imperio de sus flores.
35
40
Ve a don Diego.
Mas ¿no es don Diego de Luna
él que miro?
DON DIEGO
U yo me engaño
u éste es don Juan de Avendaño.
Llegan los dos.
DON JUAN
¡Don Diego!
DON DIEGO
Ya la fortuna
en sus brazos me recibe,
pues habiendoos encontrado,
mis dichas ha asegurado.
DON JUAN
Y ya en ellos apercibe
mi amistad la confianza
con que a deciros me obligo
que soy vuestro fiel amigo.
DON DIEGO
Nunca dudó mi esperanza
vuestra fe porque en mi pecho
tenéis el mismo lugar.
MOSCÓN
Yo también te he de abrazar.
DON JUAN
Moscón, muy hombre te has hecho.
45
50
55
MOSCÓN
Después sabrás cosas grandes.
DON JUAN
Desde que a Flandes partistis,
sola una vez me escribistis.
MOSCÓN
No hubo más lugar en Flandes
que en aprender el lenguaje
del país y el que la guerra
en sus términos encierra,
llamando al hurtar pillaje,
a la presa contradique,
a la manteca buturo,
a la almena casa muro,
a los lugares Mastrique,
Bulburque, Brujas, Dunquerque
Lobaina, Ostende, Malinas,
a las montañas colinas,
a las tapias ornaberque.
Y en fin para con destreza
beber cerveza sin daños,
que son menester diez años
para entrar en la cerveza,
nos ofuscamos de modo
que en aquesto consumimos
el tiempo que allá estuvimos,
y aún no lo aprendimos todo.
DON JUAN
¿Aún te dura el buen humor?
MOSCÓN
Sí, señor, que desta suerte
doy tres higas a la muerte
y me río del dotor,
que el que vive sin ninguna
pena, ambición, ni querellas,
se burla de las estrellas
y gobierna a la fortuna.
DON JUAN
Bien dices, que el que en su estado
ni envidiado, ni envidioso,
vive contento, es dichoso.
Mas dejando aquesto a un lado,
saber la ocasión pretendo
que tan presto de la guerra
de Flandes así os destierra.
60
65
70
75
80
85
90
95
DON DIEGO
DON JUAN
DON DIEGO
DON JUAN
DON DIEGO
Escuchalda.
Ya os atiendo.
Bien os acordáis, don Juan,
de aquel venturoso tiempo
en que nuestras amistades,
con un nudo tan estrecho,
vincularon el cariño
que redujo nuestro afecto
a una voluntad, dos vidas,
dos motivos a un intento,
a un pecho dos corazones,
y dos almas a un deseo.
Ya os acordaréis también
de aquel lance en que mi acero
– que las más veces se forman
del acaso los empeños –
hirió aquel hombre en el Prado,
porque arrogante y soberbio
quiso apartarme de un coche,
donde feriaba el intento
de ver el rostro a una dama,
a un aparente cortejo,
que, sin saberlo, el cariño
lo suele afectar el ruego.
Ya todo el suceso supe
y que en ese tiempo mesmo,
por huir de la justicia
que buscaba con desvelo
al agresor, os partistis,
habrá dos años y medio,
sin gusto de vuestro padre,
que nunca supo este empeño,
a Flandes.
Oid agora
lo que falta del suceso.
Embarcado en un navío,
monstruo de dos elementos,
que el aire rompe hacia fuera
y el agua corta hacia dentro,
surqué del mar los cristales
100
105
110
115
120
125
130
y llegué a Flandes, a tiempo
que el rey de Francia en persona,
abrasando y destruyendo
el fértil país de Henao,
con un campo en que se vieron,
llenos de plumas y galas,
treinta mil soldados viejos,
puso sitio a Valencianes,
plaza donde obró el diseño,
al fortificar sus muros,
tan militares aciertos
que se adelantó en el arte
la ejecución al intento.
Llegó la nueva a Bruselas
del sitio, y aquel mancebo
generoso, aquel prodigio
de la guerra, cuyo esfuerzo
en inmortales archivos
vincula la fama al tiempo,
el señor don Juan, en fin,
que solo su nombre excelso
puede epilogar sus glorias
coronista de si mesmo,
viendo que aquella provincia
se aventuraba perdiendo
la plaza, juntó sus tropas
y ya arrestado al empeño
de socorrerla en persona,
haciendo lisonja el riesgo,
salió a campaña. Y fiando
de aquella facción el peso
al de Conde y Carazena,
capitanes a quien dieron
tan repetidos laureles
la fama, el valor, y el tiempo,
formó el campo en militares
escuadrones, dividiendo
el ejercito en tres trozos
y encargó el uno... Mas esto
ya os lo habrá dicho la fama
y juntamente aquel pliego
que escribí, dandoos aviso,
don Juan, del mayor suceso,
que los armas de Filipo,
sol de España y Señor nuestro,
135
140
145
150
155
160
165
170
175
en esta edad han tenido,
donde iguales se excedieron,
sin deber nada a la dicha,
el valor con el ingenio.
Basta saber que el contrario
campo, derrotado al fiero
choque de nuestros leones,
sus escuadrones desechos,
retirado el rey de Francia
de su gente, prisioneros
dos generales, entradas
sus trincheras, y en efeto
ganada su artillería,
tiendas, bagaje, y pertrechos
de guerra, quedó la plaza
socorrida y en eternos
bronces el nombre esculpido
de los tres, pues los tres fueron
los primeros al peligro.
Dígalo el humor sangriento
que vertieron sus heridas,
purpureo heroico trofeo
que rubricó sus vitorias
en los anales del tiempo.
Esto supuesto, dejando
¿el quel? famoso suceso
de la siguiente campaña
ya le sabréis, no os lo cuento,
el socorro de Cambray,
digo en fin que un estranjero
capitán italiano,
como siempre han sido opuestos
a la nación española,
dijo, arrogante y soberbio,
que a su nación se debía
la gloria, el laurel, y el premio
de aquella facción. Yo entonces,
tocándome ya el empeño
por mi patria, le respondo:
de vuestra nación confieso
que en la militar escuela
ha sido siempre un espejo
donde se mira el valor,
y que con bizarro aliento
ha obrado en esta ocasión.
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Pero con España fueron
ociosas las competencias
cuando tan vivos ejemplos
ya de antiguas tradiciones,
y ya de acasos modernos,
le dan el laurel sagrado,
por primera, en el manejo
de las armas. Replicome,
y ya encendido en su pecho
el odio, y en mí la ira,
llegamos a los aceros
de las palabras, si bien,
más dichoso mi ardimiento
que su arrogancia, le hizo
medir de una punta el suelo.
Murió en fin, y aquella noche,
fiando a su manto negro
mi vida, por desusadas
sendas y rumbos inciertos,
llegué al mar a tiempo que
daba las velas al viento
un navío para España.
Embarqueme y su elemento,
blandamente favorable,
sin oposición del tiempo,
nos condujo a la Coruña.
Parto a Madrid donde llego
a tiempo que la fortuna
me avisa, don Juan, al veros,
que ya acabaron mis ansias,
mis disgustos, mis empeños,
mis dudas y mis pesares,
pues todo cesa teniendo
de mi parte la fineza
de un amigo verdadero.
DON JUAN
DON DIEGO
Vos seais muy bien venido;
que ya en vuestra partria el riesgo
de aquese lance es ninguno.
Y porque el señor don Pedro
tenga tan alegres nuevas,
con vuestra licencia quiero
adelantarme.
Esperad,
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265
que por agora no intento
ir en casa de mi padre
hasta averiguar primero
con que semblante recibe
mis travesuras, supuesto
que por ellas, sin su gusto,
me partí a Flandes y vuelvo
también sin su gusto agora.
Y ansí unos días pretendo
estar oculto, entretanto
que solicito algún medio
para volver a su gracia
mi obediencia.
DON JUAN
DON DIEGO
DON JUAN
Pues don Diego,
si no vais a vuestra casa
fuera agravio manifiesto
no serviros de la mía;
en ella estaréis el tiempo
que gustaredes.
Amigo,
yo de vuestro noble pecho
aquese favor admito
porque brevemente espero
no cansaros.
(Ap Vive Dios,
que ofrecí de cumplimiento
mi casa, y él la [ha] acetado,
y hospedarle será yerro,
teniendo en ella una hermana
moza y por casar. Mas esto
remediarlo determino.)
Puesto que honráis mis deseos,
favoreciendo mi casa,
iré a prevenirla luego.
Y por escusar el lance
de que nadie os vea, siendo
tan conocido en Madrid,
y sepa el señor don Pedro
vuestra venida, podéis
retiraros, y en lo espeso
del parque aguardar la noche
mientras yo a buscaros vuelvo
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para llevaros conmigo.
DON DIEGO
Ya fuera, don Juan, exceso
costaros tanto cuidado.
¿Donde vivís?
DON JUAN
No está lejos:
en la calle del Reloj,
casas de don Luis Pacheco;
como entráis, a mano izquierda
a tres casas.
DON DIEGO
Al momento
que anochezca, iré a buscaros.
DON JUAN
pues allá, amigo, os espero.
DON DIEGO
Id con Dios.
DON JUAN
El cielo os guarde.
([Ap] Pondré su cuarto tan lejos
de doña Juana, mi hermana,
que cumpla, advertido y cuerdo,
a un tiempo con su decoro
y la amistad de don Diego.)
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Vase don Juan.
MOSCÓN
Dicha fue hallar a don Juan
en ocasión que podemos
estar en su casa ocultos.
DON DIEGO
Es mi amigo verdadero
desde nuestra edad primera
cuando, como sabes, ciegos
en la juventud y el ocio,
no dispensó nuestro aliento
ni los empeños de Marte,
ni las delicias de Venus.
MOSCÓN
Ya me acuerdo, señor mío,
de ese tiempo, y ya me acuerdo
de que tú, por influencia
de algún planeta mañero
y de algún astro gran turco,
325
330
335
que influyó en tu nacimiento,
naciste tan derretido,
tan antojadizo y tierno,
que cuantas ves tantas quieres,
sin reparar tus deseos
en edad, talle, ni cara,
tanto que te vi muy tierno
enamorar a una zurda
y otra vez, aún más fue esto,
a cierta dueña pasante
de sesenta, punto menos,
que castigó tu mal gusto
pidiéndote casamiento.
DON DIEGO
MOSCÓN
DON DIEGO
Moscón, esa propiedad,
aún más que por vituperio,
la tengo por alabanza,
pues burlando los estremos
de amor y su tiranía,
doy a mi cuidado un medio
donde la comodidad
nunca aventura el sosiego.
Y di, ¿cómo has de salvarme
− perdona si reprehendo
tus descuidos − la faltilla
de mentir con tal exceso
que una verdad en tu boca,
siquiera de cumplimiento,
jamás se escuchó? Hasta el nombre
mudas sin venir a pelo
con cuantas mujeres hablas;
yo te vi en tres galanteos
que a un tiempo tuviste en Flandes,
llamarte don Blas, don Mendo
y don Ramiro.
Moscón,
contar con destreza un cuento
y usar una fullería
en la ocasión el ingenio,
es discreción.
Dentro doña Isabel.
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DOÑA ISABEL
MOSCÓN
DON DIEGO
MOSCÓN
Para, para.
Que en el cristal lisonjero,
que aquesta fuente tributa,
pues está solo este puesto,
quiero divertirme un rato.
375
Mujeres son.
Ya lo veo.
Ya se apean y a este sitio
llegan.
Salen doña Isabel y Inés con mantos.
DOÑA ISABEL
¡Qué apacible y fresco
está el prado nuevo, Inés!
INÉS
Aquí divertir podemos
lo que falta de la tarde,
que don Luis, tu hermano, eterno
pues en todas partes se halla,
divertido con el juego,
no viene hasta muy de noche.
DOÑA ISABEL
¿No le dijiste al cochero
que se fuese?
INÉS
Sí, señora,
que fuera notable yerro,
siendo el coche conocido,
detenerle aquÍ, viviendo
las dos tan cerca.
DON DIEGO
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390
¿Qué dices
de aquel talle?
MOSCÓN
DON DIEGO
Que te veo,
mi don Diego, con impulsos
de llegar y poner cerco
a aquella plaza.
Por Dios,
que su donaire me ha muerto.
¡Qué airosa mujer, Moscón!
395
MOSCÓN
¿No lo dije yo? Apostemos
que ya te mueres por ella.
DON DIEGO
¿Qué quieres? No soy de hielo,
ni de bronce.
MOSCÓN
Llega a hablarla,
pues la soledad y el tiempo
te brindan con la ocasión.
400
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Llegan los dos.
DOÑA ISABEL
Tápate, Inés, que no quiero
que nos conozcan.
MOSCÓN
([Ap] Señores
atención, que aquesto mesmo
hará mi amo con todas
las que aquí fueren viniendo.)
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
Bello enigma, que el nublado
de ese manto ha oscurecido
para hechizo del sentido,
para riesgo del cuidado,
en vano habéis ocultado
lo que en mi fe se asegura,
que como el alma es tan pura,
y al veros me dejó en calma,
ya por los ojos del alma
contemplo vuestra hermosura.
Ese embarazo grosero,
que densa nube os oculta,
al paso que os dificulta
os descubre lisonjero,
que como el sol…
Caballero,
elegante, culto y sabio
que haciéndole al alma agravio,
muy falso y muy satisfecho,
fiáis la razón del pecho
de la erudición del labio.
Id con Dios y ese conceto
del alba, el sol, y el nublado,
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430
que traéis bien estudiado,
guardad para otro sujeto
que aquí de ningun efeto
os ha de ser la porfía.
DON DIEGO
Culpa obedecer sería
aunque arriesgue el enojaros,
que ofenderos por amaros
no estraga la cortesía.
Yo os adoro desde el punto
que os vi, tan muerto...
435
440
DOÑA ISABEL
Esperad,
que se me hace novedad
que me requiebre un difunto.
DON DIEGO
Divino, hermoso trasunto
del sol…
DOÑA ISABEL
Dejad las quimeras,
que ese planeta, en esferas
de luz brillando reflejos,
de aqui está agora muy lejos.
DON DIEGO
¡Qué así os burléis de las veras
de mi amor!
DOÑA ISABEL
Luego inducido
de tan repetido encanto,
como por brújula el manto
en vuestra fe ha introducido,
¿me amáis constante y rendido?
455
Así es, porque sin miraros
sean indicios más claros
de afectos tan verdaderos
adoraros para veros,
que veros para adoraros.
460
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
Amor firme nunca emprende
fantasías, que el perfeto
amor crece en el objeto.
DON DIEGO
Amor en lo que aprehende
se forma, y tal vez enciende
445
450
465
su llama sin elección.
DOÑA ISABEL
DON DIEGO
Amor que funda en razón
su desvelo y su fineza,
como vive en la firmeza,
no cabe en una ilusión.
Luego ese afecto ha nacido
de un antojo que ha formado
la ocasión sin el cuidado.
En el alma he discurrido
vuestra hermosura: ella ha sido
quien revela [reveló] al pensamiento
su perfección.
DOÑA ISABEL
¿Y si atento
os pasáis desde esa idea
a verme y me halláis muy fea?
DON DIEGO
Vuestro raro entendimiento
amara...
DOÑA ISABEL
Ya confesáis
ser engaño el que emprendéis,
pues ignoráis lo que veis
y no ves [veis?] lo que ignoráis.
MOSCÓN
Y vos, madama, ¿no habláis
a un soldado que ha venido
de Flandes, muy derretido,
sólo a veros?
INÉS
No traigo, mas darte quiero...
INÉS
¿Qué?
480
485
Un consejo.
INÉS
Solo pido
doblones.
MOSCÓN
475
¿Trae dinero?
MOSCÓN
MOSCÓN
470
Si ese metal
te inclina, apacible y blando,
490
niña, ya estoy acabando
la piedra filosofal.
DON DIEGO
Mi fe os adora inmortal
y dudarlo es ofenderme,
¿cuándo al sol pude atreverme?
DOÑA ISABEL
Porque vuestra fe me asombre,
decid quién sois. Sepa el nombre
de quien me quiere sin verme
tan fino, amante y galán.
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
¿Pérez de Guzmán?
No, reina. ([Ap] ¡Por San Millán,
que no puede irse a la mano
en mentir!)
INÉS
([A doña Isabel] ¿Benito? Es llano
que el hombre no es caballero,
así se llama el cochero
de casa. Pero, ¡tu hermano
señora!)
DOÑA ISABEL
([Ap] ¡Válgame el Cielo!)
Quedad con Dios, porque es fuerza
ausentarme, cavallero.
DON DIEGO
Sivirviendoos iré.
DOÑA ISABEL
500
Negarlo fuera delito:
yo me llamo don Benito
Pérez.
MOSCÓN
INÉS
495
505
510
([Ap] ¡Que llega!)
No es posible, antes os pido
que aquí os quedéis, y si intenta
aquel hidalgo seguirme
Salen don Luis y Fabio.
le detengáis, que se arriesga
en ello mi honor y vida.
515
DON DIEGO
Ansí lo haré.
DOÑA ISABEL
([A Inés] Pues tan cerca
está nuestra casa, Inés,
podemos entrar en ella
por la puerta del jardín.)
520
Vanse las damas.
DON LUIS
Vive Dios, que mi sospecha
se aumenta con el recato
de las tapadas, que al verlas
mi hermana, doña Isabel,
me ha parecido una dellas.
Seguirelas.
525
Va a entrarse.
DON DIEGO
Ya es preciso
detenerle, ansí lo ordena
mi industria.
530
Detiénele don Diego.
Señor don Lope
de Lara, escuchad.
DON LUIS
Advierta
vuestro engaño que no soy
el que pensáis.
DON DIEGO
Por las señas
535
me engañé.
MOSCÓN
Volved, no vi
cosa que así le parezca.
DON LUIS
Quedad con Dios, caballero.
DON DIEGO
Esperad.
DON LUIS
Voy tan de priesa,
que no puedo.
DON DIEGO
Sólo os pido
540
que me digáis…
DON LUIS
¿Hay tal tema?
Ya es necedad la porfía.
DON DIEGO
No merece tan grosera
respuesta mi cortesía.
DON LUIS
Palabras tan descompuestas
sabrá castigar mi acero.
MOSCÓN
Esto ha parado en pendencia.
545
Riñen.
DON DIEGO
Yo cumplí mi obligación.
MOSCÓN
¡A ellos, que son badeas!
Éntranse riñendo. Dice dentro Fabio, y Moscón.
FABIO
Muerto soy.
MOSCÓN
Ansí se ahorra
que lo haga el dotor.
550
Salen don Diego y Moscón con las espadas desnudas.
¿Que tenga
esta mano tan pesada?
Dentro la justicia.
JUSTICIA
Dad a la calle la vuelta
y seguildes.
MOSCÓN
Vive Dios,
que la justicia nos cerca.
DON DIEGO
¿Qué haremos?
MOSCÓN
Ésta es la calle
de Leganitos, y en ella
no hay templo que nos oculte.
555
DON DIEGO
Ya es de noche, la primera
casa nos sirva de amparo.
560
Ha de haber a un rincón del tablado, a mano izquierda, una
puerta con ramas como de jardín. Encuentra Moscón con ella y
la halla abierta.
MOSCÓN
Aguarda, señor, espera,
que aquí una puerta he encontrado
abierta y según las señas
de las ramas que la adornan,
es de algún jardín.
DON DIEGO
Pues entra,
y ella ampare nuestras vidas.
565
Éntranse por la puerta y cierrala. Salen doña Isabel y Inés con
una luz que pone en un bufete que ha de haber a un lado.
DOÑA ISABEL
¡Ay Inés, yo vengo muerta!
¿Si nos conoció mi hermano?
INÉS
No lo sé. Mas di, ¿qué intentas?
Saca doña Isabel una llave y señala una puerta que ha de haber
en el medio del vestuario con su cerradura.
DOÑA ISABEL
INÉS
Abre esa puerta, que quiero,
por si aquí mi hermano llega,
que me halle con doña Juana,
nuestra vecina, que en esas
casas, que a la vuelta caen,
y son acesorias destas,
vive con don Juan, su hermano,
de Avendaño. Y desta puerta,
que a entrambas casas divide,
tenemos llave maestra
las dos, por ser muy amigas
y visitarnos por ella
los más dias. Pues con esto
desmentiré su sospecha.
Bien dices, pero antes quiero
cerrar, señora, la puerta
del jardín, que con el susto,
570
575
580
585
con el ahogo y la priesa,
la dejé abierta.
Al ir a entrarse Inés, salen don Diego y Moscón con las espadas
desnudas.
DON DIEGO
MOSCÓN
Si os mueve
una desdicha que ciega,
por cumplir mi obligación,
me formó la contingencia,
([Ap] ¡qué peregrina hermosura!)
permitid que oculto pueda
librarme de la justicia
que me sigue a toda priesa,
siendo vuestra casa asilo
de mi vida, aunque en la esfera
de vuestros ojos divinos
está mi prisión más cierta
que en su violencia. ([A Moscón] Moscón,
¿has visto mujer tan bella?
¡Perdido estoy! ¿Qué, qué dices?)
([A don Diego] ¿Agora enamoras?) Reinas,
si acaso tenéis de nones
en casa alguna despensa,
sótano, esconce, rincón,
desván, tejado, escalera,
cueva, aljibe, pozo, noria,
caballeriza, o bodega,
escondednos y libradnos
de la justicia. No sea
que llegue aquí en nuestra busca
y que, estando en la presencia
del sol, nos ponga a la sombra.
DOÑA ISABEL
Sosegaos, y nada tema
vuestro recelo. ([A Inés] ¿No es este
don Benito? Yo estoy muerta.)
INÉS
([A doña Isabel] Sí señora.)
DOÑA ISABEL
([Ap] ¡Qué desdicha!
Sin duda fue la pendencia
con mi hermano.) Caballero,
ya en mi obligación es deuda,
590
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620
pues os valéis de mi casa,
ampararos. A esa pieza
os retirad, que yo ofrezco,
si aquí la justicia llega,
libraros.
DON DIEGO
Agradecido,
señora, a tanta fineza,
pondré el alma a vuestros pies,
bien que advertiros es fuerza
que viene en vuestras piedades
disfrazada una violencia,
que al darme vida me mata.
MOSCÓN
Señores, que se requiebra
todo.
DOÑA ISABEL
¿Vos habéis perdido
la memoria en la pendencia?
(Ap Bueno es decirme tapada
lo mismo que descubierta.
Mudable es sobre llamarse
don Benito.)
625
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635
Dentro don Luis.
DON LUIS
Inés, Marcela,
Beltrán, ¡traed unas luces!
DOÑA ISABEL
Mi hermano, ¡ay de mí! Esa puerta
abre, Inés. Vos, caballero,
retiraos.
INÉS
([A doña Isabel] ¿Pues cómo intentas
en casa de doña Juana
esconderle?)
DOÑA ISABEL
([A Inés] Ansí no arriesga
el lance mi prevención,
pues cuando mi hermano venga
receloso y quiera ver
toda la casa, la ajena
no ha de registrar.)
INÉS
([A Isabel] Bien dices.)
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650
¡Aprisa!
DON DIEGO
Ved que se queda
con vos el alma.
MOSCÓN
Él la trae
guisada a la portuguesa.
Éntranse los dos por la puerta que está en medio del vestuario.
Cierrala Inés con llave y sale don Luis.
DON LUIS
DOÑA ISABEL
Isabel. (Ap Fortuna ha sido
que de peligro no sea
la herida de Fabio.)
Hermano.
DON LUIS
([Ap] Disumular mi sospecha
conviene agora.) ¿Qué has hecho
esta tarde?
DOÑA ISABEL
En la tarea
del cañamazo ocupada,
y con doña Juana bella,
mi vecina, de visita
he estado.
INÉS
655
Y yo con las medias
de pelo, que para ti
estoy haciendo, en conciencia
que a puro menear las manos
las abujas y la seda
y el punto, tengo mayor
que esta casa la cabeza.
DON LUIS
([Ap] Vana mi sospecha ha sido.)
INÉS
Y aunque me riñas es fuerza
decirte, señor, que es cosa
terrible que así nos tengas
encerradas todo el año,
sin ver Prado, ni comedia,
ni fiesta alguna de cuantas
la grande Madrid celebra,
teniendo una hermana aquí
660
665
670
675
tan virtuosa y atenta,
que es un ejemplar su vida
del recato y la prudencia.
DON LUIS
DOÑA ISABEL
DON LUIS
Inés, esas estaciones
en mujeres de la esfera
de doña Isabel, mi hermana,
fueran indecentes muestras
de liviandad, y que al vulgo
dieran bastante materia
para mo[u]rmurarlo. Y más
cuando por horas espera
doña Isabel a su esposo,
don Diego de Luna y Leiva,
caballero noble y rico,
que sirve el rey en las guerras
de Flandes, a quien don Pedro,
su padre, en cartas diversas,
ha avisado los conciertos
y sólo espera que venga
para efetuarlos.
([Ap] Eso
es lo que más me atormenta,
pues me caso sin mi gusto.)
Inés, mi hermano lo acierta,
porque las nobles mujeres
siempre están con más decencia
en su casa que en el Prado.
Y dejando esta materias,
tu rostro, hermano, me ha dicho
que traes alguna tristeza.
¿Qué tienes don Luis?
No es cosa
que importe. Cierta sospecha
que ya llegó a desengaño
me ocasionó una pendencia
en el Prado nuevo, donde
una herida, aunque pequeña,
dieron a Fabio. Y la causa
fueron dos tapadas y necias,
que por misterio o por burla
se encubrieron de manera
de mí, que quise seguirlas.
680
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715
DOÑA ISABEL
¡Qué aquestos lances sucedan!
Miren las malas mujeres
si sucediera por ellas
una desdicha.
INÉS
Por cierto
que es un bobo el que se empeña
por dos mujercillas ruines.
DON LUIS
Y aún esa, Inés, es mi tema,
que la honrada asista en casa.
INÉS
Aún bien, que las dos apenas
vemos el sol.
720
725
[Vase.]
DON LUIS
DOÑA ISABEL
Ven hermana.
(Ap ¿Quién de mi altivez creyera
que me haya picado el ver
que dos a un tiempo festeja
en mí don Benito? Amor,
¡notables son tus quimeras!)
730
Vanse y salen don Diego y Moscón como a escuras.
MOSCÓN
Según se tarda esta dama
parece que no se acuerda
de que nos tiene en el [l]imbo.
DON DIEGO
¡Ay moscón! Jamás quisiera
salir de aquí mi cuidado.
MOSCÓN
¿Luego la quieres de veras?
DON DIEGO
¿Eso preguntas? La adoro.
MOSCÓN
Pues ¿cómo tan presto dejas
a la tapada del Prado?
DON DIEGO
Necio, ¿puedo yo quererla
si no la he visto?
735
740
MOSCÓN
DON DIEGO
MOSCÓN
Don Diego,
como ripio no desechas
de amor, y en tu condición
lo mismo es una que ochenta,
juzgué que a entrambas querías.
Ya en mí esa costumbre cesa,
sóla esta hermosura adoro.
¡Qué bizarra, qué discreta,
nos libró de la justicia!
Desde hoy protesto que sea
imán de mis pensamientos,
sin que otro cuidado pueda
introducirse en el alma.
Si faltara a esta promesa
me mate amor con sus iras.
Si durare la protesta
más tiempo que el que tardares
en ver otra, quiero, en pena
de ser incrédulo, ser
calvo, zurdo, y ser poeta,
que es peor que serlo todo.
DON DIEGO
Aguarda, Moscón, espera,
que una luz, según parece,
hacia esta parte se acerca.
MOSCÓN
¡Albricias! Sin duda vienen
a sacarnos de tinieblas.
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765
Retíranse a un lado donde está un bufete, y salen doña Juana y
Luisa con una luz.
DOÑA JUANA
Pon, Luisa, en ese bufete
esa luz y mientras venga
don Juan, mi hermano, podrás
aderezar esta pieza
para el huesped que esta noche
ha de venir.
770
LUISA
Que obedezca
es preciso. Mas ¿qué veo?
775
Velos a los dos.
¡Dos hombres señora!
DOÑA JUANA
DON DIEGO
DOÑA JUANA
DON DIEGO
Apenas
muevo los labios. [A ellos] Pues ¿cómo
vos? ¿Cuándo desta manera
entrastis? ¡Hola, criados!
Suspended la voz, que fuera
desaire en vuestra hermosura
valeros de otra violencia
para matarme, y teniendo
propias armas con que puedan
triunfar de mi vuestros ojos,
fuera ociosa diligencia
que con un rendido uséis,
señora, de armas ajenas.
780
785
(Ap ¡Cielos!, este caballero
¿no es el que vive en mi idea,
desde que por mí en el Prado
dio castigo a la soberbia
de aquel hombre que a mi coche,
con resolución grosera,
se llegó a reconocerme?)
Decid ¿cómo en esta pieza
habéis entrado? Que el pecho,
al veros aquí, no acierta
con el susto.
790
Sosegaos,
y la púrpura sangrienta
que usurpó el miedo volved
al rostro. La contingencia
de un accidente dispuso
que yo un disgusto tuviera
en el Prado nuevo; y siendo
allí el retirarme fuerza
de la justicia, encontré
a caso la puerta abierta
de un jardín. Entré y llegué
a una sala donde empeña
a una dama mi peligro,
para que librase en ella
mi amparo, y ella piadosa
800
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me mandó entrar a esta pieza
por esa puerta.
DOÑA JUANA
(Ap Sin duda
que doña Isabel intenta
librarle de la justicia
por mi casa, y fue muy necia
resolución, si mi hermano,
que ha poco que salió fuera,
le hallase aquí.) Caballero,
esta casa no es la mesma
de esa dama que decís,
y pudiera, más atenta
y advertida, sanear
vuestro riesgo sin mi ofensa,
pues mi honor… Pero no es tiempo
agora de que en mi queja
se aumente vuestro peligro.
A este caballero lleva,
Luisa, y mirando primero
si hay en la calle quien pueda
encontrarle/estorbarle, le pondrás
en salvo.
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825
830
DON DIEGO
A las plantas vuestras
postrado, ya he satisfecho
de esta obligación la deuda,
pues vos me dais una vida
y os dejo el alma por ella.
835
MOSCÓN
¿El alma? ¿Has perdido el juicio?
Si en tantas partes la empeñas,
¿cómo has de poder quitarla?
840
Sale don Juan.
DON JUAN
Vana fue mi diligencia,
no pude hallar a don Diego
en el parque.
DOÑA JUANA
([Ap] Yo estoy muerta,
¡mi hermano!)
845
[Repara don Juan en don Diego.]
DON JUAN
([Ap] Mas ya ha venido,
que no bastó mi cautela
a embarazar que no viese
a doña Juana.)
DOÑA JUANA
(A don Juan, turbada y aparte Si piensas,
hermano, que yo he tenido
850
culpa agora…)
DON JUAN
([A doña Juana] Bien pudieras
estarte en tu cuarto.) Vos
vengáis muy en hora buena,
don Diego, a honrar esta casa,
que ya con el alma espera
servir a tan noble huesped.
DOÑA JUANA
DON DIEGO
(Ap ¿Hay tan estraña novela?
Aqueste es el caballero
que don Juan, mi hermano, hospeda.
Alma, ¡volved a vivir!)
(Ap La casa sin duda es esta
de don Juan. ¿Hay tal suceso?
Proseguir su engaño es fuerza.)
Nunca dudó mi amistad
iguales correspondencias
de vuestro pecho; y ansí,
apenas la noche negra
eclipsó al sol, cuando vine
a esta casa por las señas
que me disteis en el Prado,
llamé, don Juan, a esa puerta,
y estas señoras me abrieron.
MOSCÓN
(Ap Aquesta es la vez primera
que ha mentido en su provecho.)
DOÑA JUANA
(Ap Parece que se concierta
su voz con mi turbación.)
Si hermano, desta manera
sucedió.
846 did: Inserisco la didascalia prendendola da P
855
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DON DIEGO
Perdón os pido,
señora, de que grosera
mi atención no os conociese.
DOÑA JUANA
Yerro que tan presto enmienda
la cortesía, no es yerro.
(Ap ¡Ay don Diego, si me vieras
el pecho!)
DON JUAN
Vamos amigo,
descansaréis.
880
[Vase.]
DON DIEGO
¡Qué belleza!
[Vase.]
DOÑA JUANA
¡Qué buen talle!
[Vase.]
LUISA
¡Qué lacayo
tan jarifo!
MOSCÓN
¡Qué sirvienta
tan meliflua! Adiós Aldonza.
LUISA
Adiós Cosme.
[Vase.]
MOSCÓN
Adiós Quiteria.
[Vase.]
885
SEGUNDA JORNADA
Salen don Diego y Moscón.
DON DIEGO
Estraño suceso ha sido
el que anoche nos pasó.
MOSCÓN
Aún lo estoy dudando yo.
DON DIEGO
¿Quién, dime, hubiera creído
que por el falso postigo
de aquel jardín, sin pensar
fuesemos los dos a dar
a la casa de mi amigo?
MOSCÓN
Notable desgracia fuera
a ser la disculpa vana.
DON DIEGO
Por doña Juana, su hermana,
más que por mí lo sintiera,
mas como no tuve culpa,
y don Juan señas me dio
de su casa, nos valió
a entrambos esta disculpa
MOSCÓN
Y di, ¿no te has informado
de aquella dama primera
del jardín? ¿Sabes quién era?
DON DIEGO
Al descuido de un criado
me informé y como lo allana
el cuidado que en mi ves,
supe que esa dama es
de don Luis Pacheco hermana
y que se llama, Moscón,
doña Isabel.
MOSCÓN
Luego infiero
que con esa, al retortero,
tres damas, don Diego, son
las que trais.
DON DIEGO
No estés cansado,
¿tres damas?
890
895
900
905
910
915
MOSCÓN
(60)
DON DIEGO
MOSCÓN
DON DIEGO
Es cosa llana:
doña Isabel, doña Juana,
y la tapada del Prado.
Si acaso mi pecho fiel
de las tres una eligiera,
presumo, Moscón, que fuera
la hermosa doña Isabel,
mas burlando ese cuidado,
vive ufano mi sosiego.
Y no me dirás, don Diego,
¿por qué a la dama del Prado
la dijiste muy severo,
por mentir así un poquito,
que te llamabas Benito,
que es nombre de despensero?
Como allí no me importó,
a su vista lisonjero
decir mi nombre, el primero
dije que se me ofreció;
esa es maña vieja ya
del cuidado, si lo miras.
MOSCÓN
Y dime, ¿cuántas mentiras
has dicho de ayer acá?
DON DIEGO
¡Calla loco!
MOSCÓN
Tú al desgaire
las echas, que es bendición.
DON DIEGO
Dichas a buen tiempo son
agudezas de buen aire.
MOSCÓN
¿Sabes en qué he reparado?
Que son santas tus promesas,
porque la verdad confiesas,
pero no la has comulgado.
DON DIEGO
Por loco y simple te dejo.
MOSCÓN
Ya parece que llegamos.
920
925
930
935
940
945
950
DON DIEGO
Aguárdate, que ya estamos
en la calle del Espejo.
MOSCÓN
En ella tu padre vive.
Di, ¿no le quieres hablar?
DON DIEGO
(61)
Tú solo agora has de entrar,
que he de ver como recibe
mi venida, pues infiero
de su mala condición,
que dure la indignación.
En este portal te espero
de enfrente y con lo que hubiere,
pues vas de todo instruido,
me avisarás advertido.
955
960
Vase don Diego.
MOSCÓN
Venga ello como viniere.
Ahora bien, va de cautela.
Yo en efeto soy un loco,
miento mucho y medro poco,
porque estoy en buena escuela.
Éntrome, pues, de rondón;
salir el viejo previene
que el coche a la puerta tiene.
Ten buen ánimo Moscón,
porque eres hijo de buenos
y según agora están
las cosas, poco te harán
treinta palos, más o menos.
965
970
975
Sale don Pedro viejo y un criado.
DON PEDRO
¿Miraste la lista toda
de Flandes?
CRIADO
Letra por letra
la miré y no tienes carta.
DON PEDRO
(Ap ¡Denme los Cielos paciencia!
que habiéndole escrito a Diego
que luego al punto se venga,
porque de su casamiento
980
hechos los conciertos quedan
985
Vase el criado.
con doña Isabel Pacheco,
que ha de ser su esposa bella,
siquiera por darme gusto,
no haya tenido respuesta.
¿Qué querrá de mi este mozo?)
990
Ve a Moscón.
¿No es Moscón?
MOSCÓN
Él me mosquea.
Dame a besar esas plantas.
DON PEDRO
Moscón, ¿qué venida es esta?
¿Dónde queda vuestro amo?
MOSCÓN
(62)
Quedará de aquí dos leguas
justas y cabales, menos
lo que viene andando de ellas,
junto a las Rozas quedaba.
DON PEDRO
¿Viene bueno?
MOSCÓN
(Una jaqueca)Unas viruelas
trai en el tobillo izquierdo.
DON PEDRO
MOSCÓN
(Ap El corazón me revienta
en el pecho de alegría
de ver que con salud venga.
Sin duda que recibió
mi carta, y con diligencia,
sin responderme, se vino.)
Moscón.
995
1000
1005
Señor.
DON PEDRO
Bien pudiera
Diego haberse adelantado.
MOSCÓN
Si de tu casa hizo ausencia
por travesuras de mozo,
1010
¿no es justo, señor, que tema
tu indignación?
DON PEDRO
MOSCÓN
No me espanto.
¿En fin los dos en Bruselas
asisitistis?
Si señor.
DON PEDRO
¿Y en su militar escuela
era bien visto mi hijo?
MOSCÓN
Sí señor. Sólo una tuerta
dio en mirarle de mal ojo.
DON PEDRO
¡Necio, yo te hablo de veras!
MOSCÓN
Pues si un mismo caso piden
la pregunta y la respuesta,
hablando de veras digo
que en valor, en gentileza,
en cortesía, en agrado,
y en entendimiento muestra
que hay muy pocos que le igualen
y ninguno que le exceda.
DON PEDRO
Notable gusto me has dado,
que bien a el alma le suenan
estos nobles atributos.
Toma por las buenas nuevas
1015
1020
1025
1030
Dale una sortija
esta sortija. Mas dime,
entre esas partes que cuentas
de Diego, ¿no tiene alguna
que afear las otras pueda?
Que nadie nace perfecto.
MOSCÓN
DON PEDRO
MOSCÓN
Esa es muy larga materia
que contar.
Di, por tu vida.
(Ap ¡Ah sortija, lo que aprietas!)
1035
Tiene una faltilla.
DON PEDRO
Acaba.
MOSCÓN
Unas mentirillas echa
que es para alabar a Dios.
DON PEDRO
Como sin perjuicio sean,
no es gran falta, porque en fin
el tiempo todo lo enmienda
y en la Corte perderá,
con la sangre que le alienta,
ese defecto.
MOSCÓN
1040
1045
No es fácil.
DON PEDRO
Mucho tarda.
MOSCÓN
Aquí me espera,
que presto vendré con él.
1050
Vase Moscón.
DON PEDRO
¡Válgame Dios lo que pesa
de un hijo el amor! Confieso
que en los años que me cercan
no he tenido mejor día.
En fin con su esposa bella
se sosegará este mozo.
Él bueno a mis ojos venga,
que las mudanzas de estado
todas las costumbres truecan.
1055
Sale don Diego, y Moscón.
DON DIEGO
Dame, señor, esos pies.
DON PEDRO
Hijo, bien venido seas.
Levanta, dame los brazos.
¿Cómo vienes?
DON DIEGO
La respuesta
no te doy, porque quien vuelve
en tu gracia a tu obediencia,
padre y señor, es preciso
1060
1065
que con gusto y salud venga.
DON PEDRO
(64)
No me harto de mirarte,
de verte me maravillo.
¡Válgate Dios por diaguillo!
Quiero otra vez abrazarte,
¡Bravo mozo, gran soldado!
DON DIEGO
Ser tu hijo es el blasón
que me dio alguna opinión.
DON PEDRO
Ya Moscón me lo ha contado,
y sé que todo es ansí.
Discreto en venirte fuiste.
Ven acá, ¿no recebiste
un pliego que te escribí?
DON DIEGO
No señor.
DON PEDRO
Pues ya me llama,
hijo mío, este cuidado.
Sabe que te he concertado
a casar con una dama
rica y hermosa.
DON DIEGO
1070
1075
1080
(Ap ¡Ah cruel
fortuna!)
DON PEDRO
¿Qué estáis dudando?
DON DIEGO
(Ap Eso es imposible cuando
adoro a doña Isabel.)
DON PEDRO
¿Qué respondes?
DON DIEGO
(Ap ¡Pena fiera!)
(A Moscón ¿Qué he de hacer para escusar
este lance?)
MOSCÓN
(Ap Imaginar
una mentira soltera.
Casado, para su humor,
es bueno.)
DON PEDRO
¿Qué estáis diciendo?
1085
1090
DON DIEGO
Yo señor…
MOSCÓN
([Ap] Vamos mintiendo.)
DON PEDRO
¿Hay tan estraño rigor?
¿Hablarme estáis rehusando?
DON DIEGO
(Ap Mi industria me ha de valer.
¡Cielos, aquesto ha de ser!)
MOSCÓN
(Ap ¡Ah Dios, ya la va fraguando!)
DON DIEGO
Sabe, señor…
DON PEDRO
DON DIEGO
¡Qué cansado!
1100
Que casarme…
DON PEDRO
DON DIEGO
1095
A eso venís.
No es posible.
DON PEDRO(65)
¿Qué decís?
¿Por qué?
DON DIEGO
DON PEDRO
DON DIEGO
Porque soy casado.
¿Eso a decir se atrevió
vuestra lengua? ¡Sobre mí
caiga el Cielo!
1105
(Turbado ) Yo, si aquí…
MOSCÓN
(Ap ¡Qué presto se la embocó!)
DON PEDRO
¿Sin mi orden? ¡Loco atrevido,
aquesta vejez me dais!
DON DIEGO
Señor, si no me escucháis…
DON PEDRO
¿Qué disculpa, inadvertido,
podéis darme en tal acción?
¡Vos casado a mi disgusto!
1110
DON DIEGO
Escúchame, y si no es justo
castígueme tu atención.
MOSCÓN
(Ap No van malas sus marañas)
DON DIEGO
(Ap ¡Amor, ayuda mi intento!)
MOSCÓN
(Ap Escúchenle, que este cuento
ha de ser juego de cañas.)
DON DIEGO
Don Fernando de Mendoza,
que es en empresas tan grandes
maestre de campo en Flandes,
y este honroso puesto goza
por su sangre y su valor,
fue mi amigo verdadero;
el apellido ya infiero
que te habrá dicho, señor,
su sangre. Este tal tenía
una hija tan hermosa,
tan honesta y virtuosa,
(Ap ¡amor, mis intentos guía!),
que siendo del sol afrenta,
comparación es obscura,
tiene sobre su hermosura
seis mil ducados de renta.
Estas partes singulares,
y la amistad de los dos,
dieron lugar…
MOSCÓN
(Ap ¡Vive Dios,
que miente por los ijares!)
DON DIEGO (66)
A que a doña Luisa bella
viese un día.
MOSCÓN
1115
1120
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1135
1140
(Ap Bueno va…)
DON DIEGO
Quedé al verla, claro está,
perdiendo el juicio por ella.
MOSCÓN
(Ap Él miente de calidad
y lo relata de modo
que con ser mentira todo,
pienso, por Dios, que es verdad.)
1145
DON PEDRO
De aquesa acción no me quejo,
que hoy no se hallan en verdad
gran renta y gran calidad.
MOSCÓN
(Ap La mosca le picó al viejo.)
DON DIEGO
Digo, pues…
DON PEDRO
Deci[d] señor.
DON DIEGO
Que amante la festejé,
suspiré, gemí, lloré.
DON PEDRO
Primer jornada de amor.
DON DIEGO
En fin, para no cansarte,
pasados, a lo que creo,
dos años de galanteo,
una noche, escucha aparte,
dándola mano de esposo
más afable a mi porfía,
ella acabó de ser mía,
y yo empecé a ser dichoso.
Mira tú, en tan ciego abismo,
si a alguna dama sirvieras
tan rica y noble, ¿qué hicieras?
DON PEDRO
Digo que hiciera lo mismo.
Ahora disculparte quiero
si es verdad lo que has contado.
MOSCÓN
Ello está bien sentenciado
a pagar de mi dinero.
DON PEDRO
¿Casado en resolución
estáis?
MOSCÓN
Y por más consuelo
su amor ha premiado el Cielo
con fruto de bendición.
DON DIEGO
MOSCÓN
1150
([Ap] ¡Calla loco!)
([Ap]Aunque lacayo,
1155
1160
1165
1170
1175
nadie conmigo se meta.)
Tiene un diaguito de teta
que habla más que un papagayo.
DON PEDRO
DON DIEGO
¿Hijo tenéis? ¿Qué recela
vuestro miedo?
1180
¡Necio estás!
MOSCÓN
Un año tiene, no más,
y va por su pie a la escuela.
DON PEDRO
Ahora señor la prudencia
se mida con el consejo.
Vos en fin estáis casado,
esto no tiene remedio.
(Ap Encubrirle determino
en esta ocasión a Diego
de doña Isabel el nombre,
que es cuerda atención, pues veo
que no puede ser su esposo.
Hablaré a don Luis Pacheco
esta tarde y le diré
que este mozo poco atento
no quiere tomar estado,
y que está en Flandes, supuesto
que ha de volver por su esposa,
que aunque lo sienta, yo quedo
disculpado en esta parte.)
Moscón, trai la ropa luego,
y vos hijo no salgáis
de casa, hasta que yo cuerdo
desenoje a vuestra esposa,
digo a la que había de serlo,
sino estaos en vuestro cuarto,
que tiene muy nobles deudos
esta dama y es preciso
que han de sentirlo en estremo.
Quedaos aquí que yo voy,
pues es día de correo
a escibir a vuestra esposa
a Flandes.
Hace que se va y vuelve
1185
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1195
1200
1205
1210
MOSCÓN
DON PEDRO
DON DIEGO
¡Mamola el viejo!
Así, que no me acordaba,
de mi edad notable yerro,
¿cómo decís que se llama?
1215
Doña Luisa.
DON PEDRO
Ya lo veo,
¿de qué?
MOSCÓN
(Ap Si se le ha olvidado
dimos con todo en el suelo.)
DON DIEGO
Doña Luisa digo... (Ap del
sobrenombre no me acuerdo
que antes le puse.)
DON PEDRO
DON DIEGO
1220
Acabad.
(Ap Mas quizá no cairá en ello.
Diré, pues él no se acuerda,
el que se ofrezca primero.)
Doña Luisa de Guzmán.
1225
Hace que se va don Pedro y vuelve.
DON PEDRO
MOSCÓN
Si la memoria revuelvo
de Mendoza me dijistis,
no Guzmán.
([Ap] Pescote.)
DON DIEGO
(Ap ¡Cielos!
¡Qué le diré?)
MOSCÓN
DON DIEGO
([Ap] Otra mentira.)
(Ap Mas válgame aquí el ingenio.)
También se llama Guzmán,
porque su abuelo materno,
don Antonio de Guzmán,
por quien tiene de derecho
el mayorazgo, dejó
clausula en su testamento
1230
1235
de que se llame Guzmán
quien le posea, y por esto
doña Luisa, mi mujer,
como le está poseyendo,
es Mendoza por su padre,
pero Guzmán por su abuelo.
DON PEDRO
1240
De todo voy informado.
Adiós.
Vase don Pedro.
MOSCÓN
De risa reviento.
DON DIEGO
¿Qué dices desto Moscón?
MOSCÓN
Que de los diez mandamientos
que debemos guardar, eres
en el otavo un portento.
Dime, hombre del diablo, ¿dónde
hallaste en tan breve tiempo
tantas mentiras? Parece
que se te metió en el cuerpo
toda una legión de sastres.
DON DIEGO
Moscón, más que mil imperios
quiero mi libre albedrío.
Con mi estado estoy contento
fuera de que, como sabes,
a doña Isabel pretendo
y a doña Juana, si bien
más rendido aquí el afecto,
mariposa de sus luces,
en doña Isabel me quemo
y en su llama sacrifico,
víctimas, mis pensamientos.
MOSCÓN
Está bien. Mas di, señor,
¿has de seguir el precepto
de tu padre que te manda
no salir de casa?
DON DIEGO
Bueno
era eso en mi condición.
Deja que se vaya, y luego
1245
1250
1255
1260
1265
1270
saldremos los dos.
MOSCÓN
DON DIEGO
¿Qué intentas?
Ver esta tarde pretendo
a doña Isabel divina
con color de que la debo
la vida y desta manera
cumplo allí con dos afectos,
pues logrando lo amoroso
queda garboso lo atento.
MOSCÓN
Inesilla me ha pedido
un manto, y aquí le llevo
para dársele, porque
la tal Inés es mi dueño.
DON DIEGO
Vamos. (Ap Amor, deidad eres,
hoy a tu piedad me entrego.)
MOSCÓN
1275
1280
1285
Amor, por amor de Dios,
que nos saques de embusteros.
Vanse. Salen don Juan y Inés. Don Juan con un papel.
DON JUAN
Aquesto has de hacer por mí.
INÉS
Es imposible don Juan.
DON JUAN
Mis esperanzas están
libradas, Inés, en ti.
Adoro a doña Isabel
y pues su hermano está fuera,
y hallo esta ocasión, quisiera
que le des este papel.
INÉS
([Ap] Hablarla don Juan procura,
que yo lo estoy rehusando
porque ha de matarme.)
DON JUAN
¿Cuándo
no fue ingrata la hermosura?
¿En qué ofendo su decoro?
Pues la sirvo tan secreto
que sólo sabe el respeto
1290
1295
1300
que a doña Isabel adoro.
INÉS
Mira, yo aquesta embajada
hiciera esta vez por ti,
pero te aborrezco.
DON JUAN
1305
¿A mí?
INÉS
No me hallo de ti pagada.
DON JUAN
Dices bien.
INÉS
(Ap Un descuidillo
da lumbre en mil ocasiones.)
DON JUAN
Toma, Inés, esos doblones
que van en este bolsillo.
INÉS
Aunque aquí me los ofrezcas
no haré tal.
DON JUAN
Éste no es pago
de mi amor, que aquesto hago
porque tú no me aborrezcas.
INÉS
Ahora bien, tomarle quiero,
pues tan cortés se me ofrece.
¡Jesús, y qué bien parece
el modo con el dinero!
DON JUAN
Dime, ¿qué hace tu señora?
INÉS
Quedaba en el tocador.
DON JUAN
Lince logrará el amor
desperdicios del aurora.
INÉS
Si la vieras: va a el estrado,
a media luz su hermosura,
la gala sin compostura,
y el aliño sin cuidado.
Tiene para los sentidos,
que están de mirarla yertos,
unos rigores despiertos
entre unos ojos dormidos.
1310
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1325
1330
El pelo, que sin decoro
se esparce inquieto y se humilla
de verla sin gargantilla,
hace mil estremos de oro.
Labios de coral y grana,
lisonja hermosa del viento,
y el alba libra en su aliento
perfumes a la mañana.
Si te renuevo la herida,
venza al cui[da]do la duda,
ésta es la verdad desnuda,
mira tú que hará vestida.
DON JUAN
¡Ay, Inés! ¡Qué necia estás
en la duda que me ofreces!
Pues cuando más la encareces
el amor me finge más.
¡Loco estoy! ¡Yo estoy perdido!
¿Sabrás decirla mi amor?
INÉS
Dame el papel. Mas señor,
gente a esta parte he sentido.
DON JUAN
Pues Inés, por esta puerta
que hace a mi cuarto, vendré
esta noche y la tendré,
porque lo sepas, abierta,
y a deshora del papel
la respuesta me darás.
INÉS
Don Juan, ¿a qué hora vendrás?
DON JUAN
([Ap] ¡Ay, bellísima Isabel!)
Entre las doce y la una.
INÉS
Bien está.
DON JUAN
Noche serena,
¡o duélete de mi pena,
o haz dichosa mi fortuna!
1335
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1345
1350
1355
1360
Vase don Juan, [arrímase Inés a un lado]. Salen don Luis y
doña Isabel.
DON LUIS
¿En fin doña Juana viene
a verte?
DOÑA ISABEL
Como es mi amiga,
sin prevención esta tarde
quiere hacerme una visita.
DON LUIS
Pues, lo que yo te suplico,
¡ay, doña Juana divina!,
es que tú, hermana, galante
la regales y la sirvas;
y aunque en tus escaparates
no faltarán bujerías
de gusto que puedas darla,
que éstas entre las amigas
son cortesanas llanezas,
quiero que por cuenta mía
corra, hermana, su cortejo.
En el coche a toda prisa,
de la calle mayor, quiero
traerte unas niñerías
que la des, pues dos razones
a darte gusto me obligan:
es la primera saber
que eres, hermana, entendida,
y la otra que a mi costa
hagas la galantería.
DOÑA ISABEL
¡Ay, hermano, ya te entiendo!
Tú has ganado, y solicitas
darme barato. (Ap Yo quiero
hacerme desentendida.)
DON LUIS
¡Qué mal, Isabel, entiendes
del amor las fullerías!
Nunca he estado más perdido.
DOÑA ISABEL
Pues di, ¿qué razón te obliga,
habiendo perdido tanto,
a este empeño?
DON LUIS
Escucha.
DOÑA ISABEL
DON LUIS
Dila.
Suele un tahur acabar
1365
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1395
de perder cuanto tenía,
menos algún resto que
de picado no le estima.
Impaciente se levanta,
y alzando acaso la vista,
le suele dar de barato
al primero que le mira.
Quien recibe el beneficio,
al que se le hace se inclina,
que aun al viso de un despecho
luce una galantería.
Esto mismo me sucede:
vi a doña Juana divina,
entreguela toda el alma,
barajó el amor mi dicha,
hablela, perdí la suerte
porque no era suerte mía.
Dejome, hermana, picado
y entre finezas perdidas,
no me ganó la memoria,
que es lo que más me fatiga.
Mas ¿cuándo en un desdichado
se halla memoria perdida?
Doña Juana, hermosa, es
la que me dejó sin vida,
yo quien la perdí a sus ojos,
y tú eres la que nos miras.
El último resto que
en la memoria se cifra
te doy, hermana, abrasado,
para que tú, agradecida,
esta memoria le acuerdes
y de tu parte le digas
que mi amor… Pero tú eres,
Isabel, muy entendida,
yo un hombre muy infelice,
doña Juana muy esquiva.
Tú te hallas de mí obligada,
consulta contigo misma,
viéndome morir de amante,
lo que es justo que le digas.
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Vase.
DOÑA ISABEL
Discreto mi hermano ansí,
1440
cuando a doña Juana adora,
se ha declarado.
[Llega Inés a doña Isabel.]
INÉS
Señora.
DOÑA ISABEL
Inés, ¿tú estabas aqui?
INÉS
De tu semblante colijo
que estás triste.
DOÑA ISABEL
¿Triste? No,
¡pluviera al cielo! Mintió
si el semblante te lo dijo.
INÉS
Si es porque tarda don Diego,
el que tu esposo será,
presto de Flandes vendrá.
DOÑA ISABEL
Necia estás. (Ap ¡Ay, amor ciego!
Al cielo, ¡ay de mí!, pluviera,
porque mi amor se lograra,
que ni de Flandes llegara,
ni a ser mi esposo viniera.
Don Benito, ¡yo estoy muerta!,
tapada me habló en el Prado,
y anoche aquí su cuidado
me exageró descubierta.
Amor, decidmelo vos,
¿cómo he podido rendirme
a un hombre tan poco firme
que enamora a un tiempo a dos?)
1445
1450
1455
1460
Salen don Diego y Moscón
DON DIEGO
Turbado a vuestra presencia
llega mi agradecimiento,
tan ciego que el sufrimiento
no aguardó vuestra licencia.
Perdonad mi inadvertencia,
aunque grosero haya sido,
v. 1442 did Inserisco la didascalia prendendola da P
1465
pues cuando vengo rendido
a arrojarme a vuestros pies,
dora en mí lo descortés
la seña de agradecido.
La vida os debo, y si aquí
no buscara esta ocasión
faltara a mi obligación
por vos, por ella, y por mí:
por vos, porque siendo ansí
que os la debo, os agraviara
si el beneficio olvidara;
por ella, porque se ve
segura; y por mí, porque
esta dicha mal lograra.
Yo os adoro tan constante
al riesgo de mereceros,
que en el peligro de veros...
DOÑA ISABEL
INÉS
1480
1485
Señora.
(Ap ¡Ah, tirano!
¡Qué mal su engaño concierta!)
INÉS
¿Qué quieres?
DOÑA ISABEL
Desde esa puerta
mira si viene mi hermano.
INÉS
Así lo haré.
DOÑA ISABEL
(Ap Deste encanto
salga esta vez mi pasión.)
INÉS
1475
No paséis más adelante.
([Ap] ¿Hay hombre más inconstante?
Ya el sufrimiento es en vano.)
Inés.
DOÑA ISABEL
MOSCÓN
1470
Inesilla.
¿Qué hay Moscón?
MOSCÓN
Mira que te traigo el manto.
INÉS
¿De puntas?
1490
1495
MOSCÓN
No hay para tanto,
la premática lo enseña.
INÉS
¿Bien tejido?
MOSCÓN
Es una peña.
INÉS
¿De gloria?
MOSCÓN
No te alborote.
Es un manto de anascote,
porque tú has de dar en dueña.
1500
Vase Inés.
DOÑA ISABEL
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
Ya estamos solos. Decidme,
caballero, ¿qué habéis visto
en mí? ¿Qué seña? ¿Qué amago
de liviandad, de cariño?
¿Para qué atrevido, loco,
osado, y desvanecido
queráis intentar…?
Señora,
si adoraros es delito,
si os ofende un rendimiento,
si una atención ha podido
irritaros, culpa fue
de vuestros ojos divinos,
porque aborrecer, y amar,
es pensión del albedrío.
Necio fuera el que al miraros
no se rendiera a el hechizo
de vuestra rara hermosura,
de vuestro ingenio divino;
si es ansí, cerralde a todos
los ojos y los oídos.
Yo os adoro con la pena
de no ser correspondido
y pues apetezco el riesgo,
me hallo bien con el peligro.
Venid acá. Supongamos,
(Ap bien desta suerte lo finjo,)
1505
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que me amáis y os correspondo,
que aun supuesto es desvarío,
decid, ¿fuera entonces bueno
que llegase a mis oídos
que amabais en otra parte?
1530
MOSCÓN
(Ap Ella sabe, ¡vive Cristo!
Señor ¿de qué pie cojeas?)
1535
DOÑA ISABEL
¿Qué decís?
DON DIEGO
Señora, digo
que os engañaban, por Dios.
DOÑA ISABEL
Mirad que quien me lo dijo
es persona que lo sabe.
MOSCÓN
(Ap Mucho aprieta este testigo.)
DOÑA ISABEL
Ayer en el Prado nuevo,
muy amante y muy rendido,
¿no hablastis a una tapada?
MOSCÓN
([Ap] El demonio se lo ha dicho.)
DOÑA ISABEL
¿Qué respondéis? ¿Esto es cierto?
DON DIEGO
No niego que en ese sitio
hablé ayer tarde a esa dama,
y más que amor, fue capricho
llegar a hablarla. Tapada
estuvo y, si verdad digo,
era muy vana afectada.
MOSCÓN
DOÑA ISABEL
([Ap] Ayudarle determino.)
No he visto mujer tan fea.
Yo le vi, por un resquicio
del manto, la cara y era
una sierpe, un basilisco,
flaca [cancellato “vieja”], un poco desvaída,
un ojo tuerto, otro bizco,
con tres varas de pescuezo,
y media vara de hocico.
(Ap ¡Buena me ponen los dos!)
1540
1545
1550
1555
1560
Engaño habéis padecido,
que esa dama es muy hermosa,
muy rica y su nombre mismo
es doña Juana de Rojas,
muy mi amiga, y que me dijo,
si bien me acuerdo, que vos
os llamabais don Benito
Pérez, que a hablarla llegastis,
y que tuvo vuestro brío
una pendencia por ella.
Decid, señor don Benito,
¿son aquestas buenas señas?
¿Es verdad?
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
DON DIEGO
Verdad ha sido.
(Ap ¿Quién creerá que me está mal,
y que me huelgue de oirlo?
Agora entro yo.) Pues ¿cómo
ciego, loco, inadvertido,
cuando estáis en otra parte
empeñado, osáis indigno
poner los ojos en mí?
¡Viven los cielos divinos!
Que mi desprecio…
Señora,
si yo a esa dama no he visto,
¿cómo he de tenerla amor?
Advertid que fue fingido
cuanto a esa mujer le dije.
Mi amor, mi fe, mi albedrío
sólo están viviendo a cuenta
de vuestros ojos divinos.
DOÑA ISABEL
Luego ¿no pudiera ser
también ese amor fingido?
DON DIEGO
No pudiera.
DOÑA ISABEL
1565
1570
1575
1580
1585
1590
Sí pudiera.
Sale doña Juana por la puerta
DOÑA JUANA
¡Amiga! (Ap Pero, ¿qué miro?)
1595
DON DIEGO
(Ap ¡Cielos, doña Juana es ésta!)
DOÑA JUANA
(Ap ¿Don Diego aquí? Mal reprimo
mi pesar.)
DOÑA ISABEL
Amiga mía,
mil siglos me han parecido
los instantes que has tardado.
DOÑA JUANA
Esa fineza te estimo.
MOSCÓN
([Ap] ¡Fuego de Dios, qué ojos echa!)
DOÑA ISABEL
Este caballero vino,
amiga, a darme las gracias
de que tú parte has tenido,
pues le libramos entrambas
anoche de aquel peligro
de la justicia.
DOÑA JUANA
DON DIEGO
1600
1605
(Ap ¡Ah traidor!)
A vuestras plantas rendido,
esta obligación confieso.
1610
Sale Inés aprisa.
INÉS
Señora.
DOÑA ISABEL
¿Qué ha sucedido
Inés?
INÉS
MOSCÓN
DON DIEGO
Don Pedro de Luna,
en aqueste instante mismo,
por tu hermano ha preguntado,
y habiéndole respondido
que no está en casa, del coche
se apea agora, y me ha dicho
te quiere besar las manos.
1615
(Ap a don Diego Esto es peor, ¡vive Cristo!
¡Tu padre, señor!)
Señoras,
1620
(Ap ¿a quién habrá sucedido
tal lance?), este caballero
me importa, (Ap ¡yo estoy perdido!),
que no me vea, y ansí
a esta pieza me retiro.
Perdonad, por Dios.
INÉS
MOSCÓN
1625
¡Que llega!
¡Aprisa, cuerpo de Cristo!
Escóndense. Sale don Pedro viejo.
DON PEDRO
DOÑA ISABEL
Aunque sé que no ha venido
el señor don Luis, señora,
lograr he querido agora
esta ocasión advertido,
si bien de alguna criada
error, o descuido, fue
que no entrara a saber que
estáis tan bien ocupada.
Y así aquesta inadvertencia
vos enmendarla podéis,
suplicandoos que me deis,
para volverme, licencia.
Salir de cualquier empeño
sabéis galante y airoso.
Aquí no le hay, pues ocioso
es poner tasa a su dueño;
vos lo sois de aquesta casa
y yo el descuido sintiera,
pues iros sin verme fuera
hacer mi fortuna escasa,
que aunque en doña Juana atento
reparastis, y cortés,
es muy mi amiga y no es
visita de cumplimiento.
DON PEDRO
Perdonadme vos, señora.
DOÑA JUANA
Vuestra atención no prosiga,
por vos, por mí y por mi amiga,
soy muy vuestra servidora.
1630
1635
1640
1645
1650
1655
DOÑA ISABEL
Sentaos pues.
DON PEDRO
Pues lo mandáis,
fuera necia la porfía.
Siéntase.
Y también es grosería
preguntaros cómo estáis,
que aunque es usada opinión
ser con las deidades, siento
muy vulgar el cumplimiento,
cortesana la atención.
Mas dejando aquestas cosas,
si el amor da su consejo,
¿qué dirá de ver a un viejo
entre damas tan hermosas?
DOÑA ISABEL
DON PEDRO
DOÑA ISABEL
Si esos son vuestros reparos,
de las dos podéis creer
que os han de favorecer.
1660
1665
1670
Permitid que regalaros
intente, porque dirán,
viéndome favorecido,
que viejo y escaso han sido
malas partes de galán.
Decid qué queréis las dos,
que he de empeñarme esta vez,
y al cabo de mi vejez
he de quedar bien, por Dios.
1675
Galante sois. Mas, mi hermano…
1680
Sale don Luis, y don Juan, y levántanse.
DON LUIS
Perdonad señor don Pedro,
que agora sé que aquí estáis.
DON PEDRO
Mil años os guarde el cielo.
DON LUIS
¿Mandáis algo?
DON PEDRO
Dos palabras
a hablaros aparte vengo,
1685
que nos importan a entrambos.
DON LUIS
DON PEDRO
DOÑA ISABEL
Dadme licencia, que quiero
llegar a hablar a mi hermana
en cierto negocio, y luego
seré con vos. A esa pieza
os entrad.
1690
Allí os espero.
(Ap ¡Cielos! Hacia donde está
don Benito va don Pedro.
¡Muerta estoy!)
Sale don Diego, y Moscón al paño y pónense los cuatro a
hablar a espaldas.
DON DIEGO
DON PEDRO
DON DIEGO
Si se habrá ido
mi padre... Pero ¿qué veo?
¡Aquí está!
Que a esto me obligue...
Mas, ¿qué es lo que miro? Diego,
¿vos aquí? ¡Rabio de enojo!
¿Hay tan grande atrevimiento?
Cuando os mandé que de casa
no salieseis ¿desatento
no me obedecéis?
1695
1700
Señor…
DOÑA ISABEL
(Ap Con él dio, ¡válgame el Cielo!
Pero yo lo enmendaré.)
MOSCÓN
([A don Diego] Dile una mentira presto.)
DON PEDRO
¿Qué me respondéis?
DON DIEGO
Señor,
en este cuarto postrero
desta casa, sé que vive
un caballero flamenco
llamado Guillermo Estroci,
para quien yo traigo un pliego
de mucha importancia.
1705
1710
MOSCÓN
DON DIEGO
([Ap] Miente.)
Vine a buscarle y por yerro,
pensando que era su cuarto,
pude entrarme en éste a tiempo
que avisaron que venías,
y por saber el precepto
que me has puesto, me escondí.
DON PEDRO
([Ap] Él no sabe lo que arriesgo
si aquí le ven.)
DON DIEGO
Mas si tú
me haces espaldas, bien puedo
salir por aquesa puerta
que hace al cuarto…
DON PEDRO
DON DIEGO
DON PEDRO
DON DIEGO
1715
1720
Acabad presto.
De un amigo.
Pues salid.
([Ap] Aguardar aquí pretendo
a que se vaya mi padre.)
1725
Sale y éntrase en la puerta de doña Juana.
MOSCÓN
([Ap] Los rostros acá volvieron,
ya no es posible salir.
Yo por las costas me quedo.)
DON PEDRO
Señor don Luis, pues estáis
ocupado, yo no quiero
estorbar, y así otro día…
DON LUIS
Estando aquí, fuera yerro
no hablaros.
DOÑA ISABEL
Pues, doña Juana
entrémonos allá dentro
y te llevaré al jardín.
DON PEDRO
Acompañaros pretendo.
1730
1735
Va don Pedro acompañándolas. Quédase doña Isabel la
postrera, y dícele a don Pedro, mientras doña Juana y don Luis
hablan aparte.
DOÑA ISABEL
([Ap] Perdóneme doña Juana,
que mi honor es lo primero.)
Señor don Pedro, porque
no penséis de mí que puedo
ser culpada en este lance,
sabed que ese caballero
que aquí hallastis escondido,
siendo yo ignorante desto,
es un don Benito Pérez
que trata su casamiento
con doña Juana, mi amiga.
Esto de paso os advierto,
porque imaginéis de mí
que culpa ninguna tengo.
1740
1745
1750
Vase doña Isabel.
DON PEDRO
DON LUIS
DON PEDRO
(Ap ¡Cielos, qué escucho! ¿Mi hijo
don Benito Pérez? ¿Siendo
casado en Flandes, se casa
en Madrid? ¿Hay más enredos?
¡Este mozo ha de matarme!
Mas disimular pretendo
hasta averiguarlo todo.)
1755
Ya estamos, señor don Pedro,
solos, y si es que don Juan
os estorba…
1760
A lo que vengo
es negocio que no importa
que le oiga ese caballero.
Señor don Luis, los discursos
humanos están sujetos,
o la inconstante fortuna,
o a lo variable del tiempo.
Más de lo posible nadie
puede hacer, esto os advierto,
o bien para la disculpa,
o bien para el sufrimiento.
1765
1770
Confieso que os di palabra
de que fuese mi hijo Diego
esposo de vuestra hermana.
DON JUAN
(Ap ¿Qué es esto que escucho? ¡Cielos!)
DON PEDRO
Y que obligado a sus partes,
gala, hermosura y ingenio,
y virtud, que aquesta es
la que más estima el cuerdo,
me empeñé en esto con vos;
bien mirado pude hacerlo,
que a un padre, señor don Luis,
debe un hijo estar sujeto.
Pero él, habiéndole escrito
en diferentes correos,
y en avisos, desta dicha
que le aguarda, poco atento,
más que mucho, si estas canas
de su condición nacieron,
faltando a ser hijo mío,
a la obediencia y respeto
que debe un hijo a su padre,
atrevido, loco y necio,
responde que su albedrío
es libre, y que está sirviendo
en Flandes para adquirir,
por su persona y sus hechos,
méritos para su casa,
y que aunque está conociendo
esta dicha, que él es mozo
y que no se alistan presto,
en la campaña de Marte,
las delicias de Imeneo.
Esto siempre ha respondido,
y yo a suplicaros vengo
me perdonéis si he faltado
a esta palabra, advirtiendo
que ha de quitarme la vida
este mozo loco y ciego,
pues ni la razón le obliga,
ni le convence el respeto.
Y creed, señor don Luis,
que tanto en el alma siento
esta falta, que a tenerle en
1775
1780
1785
1790
1795
1800
1805
1810
Madrid fuera el primero,
¡vive Dios!, que castigara
tan bárbaro atrevimiento.
DON JUAN
DON LUIS
(Ap Aunque sé que él ha venido,
pues en mi cuarto le tengo,
ayudaré a aqueste engaño,
que es doña Isabel mi dueño
y puesto que él no la admite,
a ser yo el dichoso vengo.)
Digo, señor, que es ansí:
en Flandes está sirviendo,
y de allá me lo han escrito.
Vive Dios, que a conocerlo,
y a estar aquí, yo le diera
a entender que es desatento
quien vuelve el rostro a una dicha
que no mereció.
DON PEDRO
Teneos,
que aquesa es otra materia.
DON LUIS
Digo que no es caballero
quien obra tan mal.
DON PEDRO
1815
1820
1825
1830
Mi hijo
no os oye agora.
DON LUIS
Estáis viejo,
y a no atender a esas canas…
DON PEDRO
Aunque nieve os parecieron,
congelados de la sangre
son rayos que aborta el pecho,
y ¡vive Dios!, que mi hijo
os puede enseñar a serlo.
DON JUAN
Teneos don Luis.
DON LUIS
Apartad,
que ha de castigar mi acero
esta arrogancia.
DON PEDRO
¡Dejalde!
1835
1840
Sacan las espadas y riñen
Bríos reservados tengo
para defender mi honor.
1845
Sale don Diego y saca la espada.
DON DIEGO
Si no me ha engañado el eco,
ruido de espadas… ¿Qué miro?
¡Con mi padre es el empeño!
¡A vuestro lado, señor!
DON LUIS
¿Cómo os entráis, caballero,
de aquesta suerte en mi casa?
DON DIEGO
A ninguno he satisfecho
con el acero en la mano.
DON LUIS
¿Qué miro? ¡Viven los cielos,
que ha de morir!
DON JUAN
DON LUIS
Mirad que este caballero
es el que riñó conmigo
ayer en el Prado nuevo,
y dio a Fabio aquella herida.
¿No hay ajuste?
DON LUIS
No le aceto.
¡Muera a mis iras!
DON JUAN
1855
Apartad.
DON JUAN
DON DIEGO
1850
1860
No es fácil.
Ya es diferente este duelo,
pues estamos dos a dos,
y yo con quien vengo vengo.
Riñen. Asoma Moscón la cabeza por el paño.
MOSCÓN
Yo salgo a ver esta fiesta.
1. dentro
¡Echad la puerta en el suelo!
1865
2. [dentro]
¡Abran aquí a la justicia!
Salen doña Isabel y doña Juana.
DOÑA ISABEL
¡Hermano!
DOÑA JUANA
DOÑA ISABEL
¡Hermano!
Teneos,
y advertid que la justicia
al ruido de los aceros
ha llegado, y a esa puerta
llama aprisa.
DON LUIS
Pues ¿qué haremos?
[DON JUAN
Yo lo diré, pues aquí]
no ha habido lance, ni empeño
de honor que a ninguno importe,
[a don Diego] vos con el señor don Pedro,
por esa puerta que cae
a mi cuarto, podéis luego
salir sin que nadie os vea.
Pues vos entraos allá dentro
con mi hermana y con la vuestra,
que yo a detener me quedo
la justicia.
Bien decís.
En otra ocasión pretendo
vengarme.
En cualquiera parte
sabré yo satisfaceros.
Señores, juego de cañas
es ver encerrado aquesto.
Amor, tu piedad invoco.
DON LUIS
DON JUAN
DON LUIS
DON DIEGO
MOSCÓN
DOÑA JUANA
Vase.
DOÑA ISABEL
Amor, ayuda mi intento.
Vase.
1874: Inserisco il verso prendendolo da P per regolarità metrica.
1870
1875
1880
1885
1890
DON LUIS
Yo vengaré mis agravios.
Vase.
DON JUAN
DON PEDRO
Yo lograré mis deseos.
Vase.
Reñiré a Diego, mi hijo.
Vase.
DON DIEGO
Bien salí de tanto empeño.
1895
Vase.
1895: in tutti gli esemplari a stampa alla fine della seconda jornada vengono aggiunti i seguenti versi: [Moscón
Cielos, pues que yo también | encerrado aquí me quedo | y no hay remedio a mis ansias, | buenas noches caballeros.]
TERCERA JORNADA
Sale Moscón como a escuras tentando.
MOSCÓN
Después que se ha recogido
la casa, y yo me he quedado
a mi pesar encerrado,
hablar a Inés no he podido,
pues si el tal don Luis me viera
escondido aquí, en rigor
juzgue el piadoso letor
del modo que me pusiera.
Yo en fin, viendo sosegada
la casa, voy a inquirir
si hallo por donde salir,
como quien no dice nada.
Hago cuenta que un amigo,
muy enojado y severo,
dice: Moscón, ahora quiero
entrar a cuentas contigo;
diga usté, ¿por qué se inclina
a servir a un caballero
que sobre ser embustero,
pues le dejó aquí, es gallina?
Yo respondo: soy leal,
y si mi amo, en conclusión,
no me paga la ración
también yo le sirvo mal.
Replícame: es mal mirado,
y de su amo no creyera
que hablara de esa manera.
Yo respondo: soy criado.
Él, la cólera en un tris,
dice, arrugando la frente:
sois un pícaro insolente.
Aquí es preciso un mentís:
miente, digo, que Moscón
ser hombre de bien es llano.
¡Dios nos libre! Alza la mano
y cáscame un bofetón.
Yo le digo con tonillo
que a mi furia corresponde:
hombre, ¿qué has hecho? Y responde:
darle soga a ese carrillo.
1900
1905
1910
1915
1920
1925
1930
1935
Saco la sierpe buida,
doy cuatro pasos atrás,
llégome quedito, y ¡zas!,
tírole la zambullida.
Meten paz, a nadie hablo,
uno me ase, más me irrito:
ven aquí, porque poquito
sucediera una del diablo.
Pero hacia esta parte suena
ruido. ¿A escuras? Bueno va,
alguna dueña será
que a estas horas anda en pena.
1940
1945
Sale Inés tentando.
INÉS
Pues todos se han recogido
y se ha llegado la hora
que don Juan dijo, yo agora
vengo a saber si ha venido,
para darle del papel
la respuesta mi cuidado,
que aunque yo no se le he dado
a mi ama doña Isabel,
a don Juan, por mil razones,
engañarle determino,
que él, por aqueste camino,
irá escupiendo doblones.
1950
1955
Hace ruido Moscón en una silla.
Mas, ¡ay Dios! ¿Quién va? ¿Quién es?
MOSCÓN
(Ap De mala mis palos van.)
INÉS
Quiero llegarme. ¿Es don Juan?
MOSCÓN
(Ap Aquesta es la voz de Inés.
¡Ay ingrata! ¿Los ademanes
son estos de que me adoras?
Tú vestida, y a estas horas,
¿andas buscando don Juanes?
Mas tú me la pagarás.)
INÉS
¿Es don Juan? Confusa estoy.
1960
1965
MOSCÓN
([Ap] Fingiré la voz.) Yo soy.
INÉS
Albricias pido.
MOSCÓN
¿No más?
¿Qué hay Inés?
INÉS
1970
Que mi señora
leyó el papel.
MOSCÓN
Adelante,
¿hay otra cosa?
INÉS
Y constante
me dio a entender que te adora.
Buenas tus fortunas van,
que la agradas te prometo.
MOSCÓN
No hace mucho, que en efeto
soy muy discreto y galán.
INÉS
Don Juan, en mi vida vi
tan cortesano papel.
MOSCÓN
Mucha cosa, la Isabel
perderá el juicio por mí.
INÉS
Estoy tan agradecida
a los doblones, señor,
que me diste, que mi amor…
MOSCÓN
Aguárdate por tu vida.
(Ap ¿Doblones? Si no me engaño,
ellos serán de Moscón,
ciégala tú Sant Anton.)
¿Cuántos te di? ¡Caso estraño!
INÉS
Venticinco.
MOSCÓN
¡Acción grosera!
¡Por Dios, que anduve civil!
Mas no te dé pena, mil
traigo en esta falt[r]iquera;
rica he de hacerte esta noche,
cien doblones te he de dar.
1975
1980
1985
1990
1995
INÉS
(Ap Él me los da, no hay que hablar,
de aquesta vez ando en coche.)
MOSCÓN
¿Trais los venticinco?
INÉS
Sí,
aquí en la bolsa los tengo.
MOSCÓN
Pues llenartela prevengo,
dámela acá.
2000
Dale la bolsa Inés.
INÉS
MOSCÓN
Vesla ahí;
no te empeñes, bueno está.
(Ap ¿Qué es esto que por mí pasa?)
Calla Inés, y mete en casa
la dicha que Dios te da.
Mil escudos no son hartos
a tantas obligaciones.
(Ap En lugar de los doblones
la bolsa lleno de cuartos.)
Toma Inés.
INÉS
Eres amable,
pero tantos no me des.
MOSCÓN
Señores, ¿que quiera Inés
hacerme a mí miserable?
INÉS
Con tanto oro, ¿qué he de hacer?
MOSCÓN
Aqueso no te alborote,
guárdalo para tu dote
que yo te he de hacer mujer.
INÉS
De ti voy muy obligada.
MOSCÓN
Ya nos veremos los dos.
INÉS
Pues adiós don Juan.
MOSCÓN
Adiós,
2005
2010
2015
2020
usté va bien despachada.
Vase Inés.
Ven aquí ustedes porque
a veces ha sido buena
la obscuridad, pues me voy
haciendo de oro con ella.
¡Ah, vil Inés! ¿Tú, doblones
de contrabando en mi ausencia?
Sólo un escrúpulo tengo,
y es que Inés seis reales lleva
de calderilla en la bolsa,
con que va a mi costa llena,
y no sé, por Dios, si son
ochavos los que me deja.
Ahora digo que es maldita
la obscuridad, ¿quién tuviera
un candil de garabato?
2025
2030
2035
Sale don Juan como a escuras.
DON JUAN
MOSCÓN
Pues ya la noche hace treguas
con el sueño, y a esta hora
Inés dijo que me espera,
vengo a saber del papel
el suceso.
2040
Pasos suenan,
o estoy borracho.
Encuéntranse los dos.
DON JUAN
¿Es Inés?
MOSCÓN
(Ap ¿Quién en la calle estuviera?)
DON JUAN
¿No responde?
MOSCÓN
(Ap Éste es don Juan
que vuelve por la respuesta.
Quiero engañarle en falsete.)
Yo soy.
DON JUAN
¡Ay, Inés! ¿Qué nuevas
2045
das a mi amor? ¿Tu señora
leyó el papel? ¿A mis penas
ofrece alguna esperanza?
¿Acaso es mi muerte cierta,
o mi vida? Habla, ¡por Dios!
2050
MOSCÓN
Señor mío, albricias vengan,
la mejor nueva del mundo
te traigo.
2055
DON JUAN
Dila, ¿qué esperas?
¡Acaba, Inés!
MOSCÓN
Mi señora,
si no me mienten las señas,
está perdiendo su juicio
por ti.
DON JUAN
¿Qué dices? Espera,
¿eso hace doña Isabel?
MOSCÓN
La pobre señora queda
desmayada por tu causa.
DON JUAN
Inés mía, ¡deja, deja
que te abrace!
MOSCÓN
2060
2065
No es posible.
DON JUAN
¿Por qué?
MOSCÓN
Porque soy doncella
y vengo en paños menores.
DON JUAN
Pues toma aquesta cadena.
MOSCÓN
Mira si trais otra cosa.
DON JUAN
Y agora, Inés, vete apriesa
a socorrer a tu ama,
que yo pagaré esta deuda
algún día. Adiós.
Vase don Juan.
2070
MOSCÓN
Señores,
¿habrá alguno que esto crea?
Yo cadena, yo doblones,
cuando esperé que me dieran
cien palos. El buen don Juan
¡qué lindo despacho lleva!
Yo apuesto que desde aquí
va el pobre a sacar libreas
para casarse mañana.
¡Vive Dios, que con la puerta
no encuentro! Mejor será
aguardar a que amanezca.
Pasearme quiero un poquito
porque el sueño no me venza,
que dicen que los paseos
hacen las horas pequeñas.
Ahora bien, señor Moscón,
¿qué haremos desta cadena?
¿Llevarla al contraste? Sí,
aunque la hechura se pierda.
Parece que estoy inquieto,
¡qué poco el rico sosiega!
Acabóse, desta vez
compro casa y pongo renta.
Pero los rayos del sol
por esta ventana entran
que, como es verano, acaso
debió de quedarse abierta.
Yo me escurro, pues la luz
me guía. Allí está la puerta,
doy con mi cuerpo en la calle.
2075
2080
2085
2090
2095
2100
Sale doña Isabel.
DOÑA ISABEL
MOSCÓN
DOÑA ISABEL
MOSCÓN
¡Qué poco el pecho sosiega
con un cuidado! Mas, ¡cielos!
¿Qué miro?
2105
¡Hémosla hecho buena!
Cielos, ¿no es éste criado
de don Benito? ¿Hay más penas?
¿Qué hacéis aquí? ¡Hablad!
Señora,
2110
ayer tarde en esa pieza
mi amo y yo nos escondimos.
DOÑA ISABEL
Ya lo sé.
MOSCÓN
Pues usté sepa
que mi amo pudo salir,
y yo me quedé en tinieblas
esta noche por las costas.
DOÑA ISABEL
(Ap ¡Ay de mí! Sacarle es fuerza
porque no le vea mi hermano.)
Idos.
MOSCÓN
Que me place, reina.
¿Hay más azares?
2115
Al irse Moscón, sale don Luis.
DON LUIS
Hermana.
MOSCÓN
(Ap Adiós, soltose la presa.)
DOÑA ISABEL
(Ap Mi hermano, ¡sin alma estoy!)
DON LUIS
Mas ¿quién es?
MOSCÓN
(Ap Requiem eternam.
El manto que traigo a Inés
me valga aquí.)
DOÑA ISABEL
(Ap Yo estoy muerta.)
DON LUIS
¿No habláis hidalgo?
MOSCÓN
Señor,
aunque el estrañarme es fuerza,
yo soy oficial del sastre
de casa.
DOÑA ISABEL
DON LUIS
MOSCÓN
2120
2125
(Ap ¡Qué bien lo enmienda!)
¿Y a qué venís?
A traer
2130
este manto y, por más señas,
es para esta mi señora.
DOÑA ISABEL
Sí hermano, yo que viniera
le mandé, y es oficial,
(Ap ayude amor mi cautela),
de Juan de Vergara, el sastre
de casa.
MOSCÓN
(Ap Anduvo discreta,
pues ya sé como se llama.)
DON LUIS
Si no me engañan las señas,
con vos y con otro hidalgo,
antiyer, una pendencia
en el Prado nuevo tuve,
y vuestros trajes sospechas
me dan de ser forasteros.
MOSCÓN
2135
2140
(Ap Si don Diego aquí estuviera
él mintiera por entrambos.)
Es verdad que de la guerra
vine antiyer, pero antes
fui aprendiz, y mi conciencia
no era para ser soldado.
Quise volverme a mi tierra
y queriendo profesar
religión más recoleta,
hice voto de ser sastre.
2145
DON LUIS
Vos lo afirmáis de manera
que os creo. Dejad el manto
y idos.
2155
MOSCÓN
(Ap Disparate fuera.)
No está acabado. (Ap Al don Luis
le he de pescar su moneda.)
Juan de Vergara, señor,
me dijo que te dijera
que le invíes del dinero
que le debes, algo a cuenta,
porque está muy alcanzado.
DON LUIS
Siempre este hombre me atormenta
por dineros. No los tengo.
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2160
2165
MOSCÓN
Yo de ninguna manera
puedo volverme sin ellos.
DON LUIS
Cansado sois ¿hay tal tema?
Llevadle estos ocho escudos
porque agora estoy de priesa,
y decilde que mañana
puede venir por la resta.
MOSCÓN
¡Vivas mil años! (Ap Señores,
¡qué bien engañados quedan!
Y yo me voy a mi casa
con doblones y cadena.)
2170
2175
Vase Moscón.
DON LUIS
DOÑA ISABEL
DON LUIS
Hermana, quédate a Dios,
que tengo una diligencia
que hacer.
Pues, don Luis, no tardes.
2180
Aprisa daré la vuelta.
Vase don Luis.
DOÑA ISABEL
De estraño susto he salido.
¿A quién suceder pudiera
este lance? ¡Muerta estuve!
Sale doña Juana por su puerta.
DOÑA JUANA
¿Qué novedad es aquesta?
¿Tú vestida tan temprano?
DOÑA ISABEL
Aqueso mismo pudiera
preguntarte, amiga, yo.
DOÑA JUANA
Fácil será la respuesta,
pues a estas horas a hablarte
me trai, amiga, una pena
y estar de ti muy quejosa.
DOÑA ISABEL
¿Quejosa?
2185
2190
DOÑA JUANA
Sí. Bien te acuerdas
de aquel hombre que antenoche
libraste por esa puerta
de mi cuarto.
DOÑA ISABEL
Aqueso hice
porque don Luis no le viera.
DOÑA JUANA
También yo tenía ese riesgo,
pues tengo hermano. Esta queja
es la que fundo de ti
y tú sacarla pudieras,
si quieres hacer por mí,
Isabel, una fineza.
DOÑA ISABEL
DOÑA JUANA
DOÑA ISABEL
¿Qué puedes pedirme tú
que dificultoso sea
en mi amistad?
Siempre fuiste
mi amiga muy verdadera.
Sabrás que a este caballero
de quien hablamos, en deuda
le estoy desde que en el Prado…
Pero ésta es larga materia
de contar y que a ti, amiga,
no te hace al caso el saberla.
Sólo digo que me importa
hablarle, y aunque pudiera
verle en mi casa, ya ves
el peligro a que se empeña
mi honor si le ve mi hermano.
Y así amiga, yo quisiera
fuese en tu jardín, pues tú
nada en este lance arriesgas,
sabiendo las pocas veces
que don Luis, tu hermano, entra
en él, y aunque venga acaso,
teniendo una falsa puerta
el jardín, que hace a la calle,
podrá salirse por ella.
(Ap ¡Cielos, qué escucho! ¿También
a doña Juana festeja
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don Benito? Desta suerte
apuraré mi sospecha.)
Amigas somos las dos,
y así doña Juana bella,
fiarte puedes de mí.
¿Es amor el que te fuerza
a hablar a este caballero?
DOÑA JUANA
¿A quién mejor lo dijera
que a ti? No es sino mostrarme
agradecida y atenta
a una obligación. ¿Por qué
lo preguntas?
DOÑA ISABEL
No me pesa
de hallarte tan libre el alma,
(Ap ¡ah, ingrata! ¿Quién te creyera?),
porque mi hermano te mira.
DOÑA JUANA
¡Ay, amiga! Esas materias
no las tratamos nosotras,
y así responde mi lengua,
que tengo hermano y que estoy
a su obediencia sujeta.
Y dejando aquesto a un lado,
¿qué me respondes?
DOÑA ISABEL
Que sea
como gustares, amiga.
DOÑA JUANA
Pues ya con esa licencia,
voy a escribirle un papel
en que le diré que venga
a las diez en punto a hablarme,
y una criada las señas
le dará de tu jardín,
para que errarle no pueda.
Quédate a Diós, que esta noche
vendré a verte.
Vase doña Juana.
DOÑA ISABEL
Norabuena,
de todo quedo avisada.
No es mala ocasión aquesta
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de apurar de don Benito
el engaño. A toda priesa
quiero escribirle un papel,
pues no conoce mi letra,
en nombre de la tapada,
y pues sé que a las diez queda
de llamarle doña Juana,
pondré que a las ocho venga
para hablar antes con él,
sin que conocerme pueda,
y desta suerte sabré
en cual de las tres se emplea
su amor. Y porque el jardín
no conozca, haré que tenga
una silla prevenida
Inés, y que él venga en ella
rodeando algunas calles,
porque confuso no sepa...
Pero mejor el suceso
lo dirá que yo. ¡Cautelas,
ayudadme! Y hasta tanto
que desengañarme pueda
de a cuál de las tres se inclina,
denme los cielos paciencia.
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Vase. Sale don Diego.
DON DIEGO
¿A quién habrá sucedido
lo que por mí está pasando?
En la casa de Isabel
anoche quedó encerrado
Moscón, y si allí le encuentra,
¡ay de mí!, don Luis su hermano,
sin culpa mía se arriesga
su decoro y su recato.
Toda la noche en la calle
ha asistido mi cuidado
vigilante, y no ha salido;
y ansí a la calle, entretanto
que salgo de aquesta duda,
vuelvo otra vez a esperarlo.
Amor, pues doña Isabel
es el dueño que idolatro,
perdóneme la tapada
y doña Juana, hoy consagro
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a tu piedad este empeño.
Sale don Pedro.
DON PEDRO
¡Diego!
DON DIEGO
([Ap] Buen sermón aguardo
de mi padre.)
DON PEDRO
([Ap] Aqueste mozo,
loco, ciego y temerario,
ha de quitarme la vida,
pues demás de haberle hallado
contra mi precepto en casa
de doña Isabel, son tantos
sus enredos que el juicio
me apretan.)
DON DIEGO
([Ap]Yo estoy turbado.)
¿Qué mandáis?
DON PEDRO
Venid acá.
¿Sabéis quién sois?
DON DIEGO
No he dudado,
señor, que soy vuestro hijo,
y que con esto soy cuanto
puedo ser.
DON PEDRO
No lo parece,
pues obrando lo contrario
que mi sangre y mi consejo
os informan, no dais paso
que en descrédito no sea
de vuestra opinión, cobrando
fama de –¡con qué verguenza
lo digo!– de hombre tan vario
y mentiroso, que sois
la nota, el objeto, el blanco
y la fábula del pueblo,
que es un público teatro
del hombre, donde en balanza
igual se representaron,
de las acciones humanas,
la calumnia, u el aplauso.
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¿Vos os llamáis don Benito
Pérez? Y ¿siendo casado
en Flandes con doña Luisa
de Mendoza, estáis tratando
de casaros en Madrid?
Estilo tan torpe y bajo
no os lo enseñó vuestra sangre.
¿Dos veces queréis casaros
sin enviudar? Yo presumo,
Diego, que ni sois cristiano,
ni caballero.
DON DIEGO
([Ap] ¡Qué escucho!
¡Vive Dios!, que aquel borracho
de Moscón, aquel infame,
a mi padre le ha contado.
mis sucesos.)
DON PEDRO
Declaradme,
antes que sea éste caso
de inquisición, lo que en esto
hubiere.
DON DIEGO
Por Dios, que estraño,
señor, de vuestra prudencia
que le deis crédito a tantos
enredos. ¿Yo don Benito
Pérez? ¿Yo en Madrid me caso?
¡Jesús, qué necias quimeras!
DON PEDRO
DON DIEGO
Aunque todo fuese engaño,
(Ap bien pudo ser que Isabel,
por su honor y su recato,
lo fingiese), por lo menos
cuando os encontré encerrado
en casa de aquella dama,
fue mentira el disculparos
con decir que allí os entrastis
por yerro, buscando acaso
a un caballero flamenco;
pues de todo me he informado
y sé que ninguno vive
en ella.
Aqueso está llano,
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porque don Guillermo Estroci
ha poco que se ha mudado
al barrio de la Merced,
y ayer le di los despachos
que de Flandes le he traído;
por más señas, que a su cuarto
se entra por un corredor,
pasando primero un patio
y una escalera, que tiene
un esconce a aquesta mano.
DON PEDRO
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2380
Vos lo pintáis de manera
que os lo creo.
Sale un criado.
CRIADO
DON PEDRO
Don Fernando
de Andrada, tu grande amigo,
te está en el coche esperando.
Yo le avisé que esta tarde
viniese a llevarme al Prado.
Ahora bien, Diego, de vos,
siendo como sois casado,
ruindad ninguna he temido
y que enmendaréis aguardo
la otra faltilla; mas esto
se ha de tratar más despacio.
Quedad con Dios.
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Vanse don Pedro y el criado.
DON DIEGO
¡Vive el cielo!
Que ha de pagarme este enfado
el bergante de Moscón.
2395
Sale Moscón.
MOSCÓN
Gracias a Dios que te hallo,
señor mío.
DON DIEGO
Pues, infame,
después que me ocasionaron
tus embustes, con mi padre,
un disgusto tan pesado,
2400
¿te pones en mi presencia?
¡Vive Dios!
Dale.
MOSCÓN
¡Deten la mano!
DON DIEGO
¡Pícaro chismoso!
MOSCÓN
¿Hay tal?
Cuando dos mil cosas traigo
que decirte, ¿así me tratas?
¿Yo a tu padre?
DON DIEGO
MOSCÓN
DON DIEGO
2405
¡Sí, villano!
Por no perder la costumbre
de mentir, me ha levantado
este falso testimonio.
Señor, yo…
2410
Agradece,
pícaro, que no te mato...
Sale Inés tapada con un papel.
MOSCÓN
DON DIEGO
Él está loco.
...a esta dama.
MOSCÓN
Ya le ha venido a mi amo
lo que ha menester.
DON DIEGO
¿A quién
buscáis dama bella?
MOSCÓN
Andallo,
mas que la enamora a tiento.
(A ella) Descubrid la faz, sepamos
que moneda corre dentro
del talego de ese manto.
DON DIEGO
¡Quita, necio! Descubrios,
que hacer prisionero el garbo
y el donaire es tiranía,
2415
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si no es que en ese nublado
disfrazáis piadosa al sol,
por no cegar con sus rayos.
MOSCÓN
2425
Si fuese alguna buscona,
está muy bien empleado
el concepto. Mas ¿qué es esto?
Sale Luisa tapada con otro papel. Cogen en medio a los dos.
¡A pares vienen los diablos
a tentar a mi don Diego!
Él tiene ripio a la mano.
(A ellas) Reinas mías, ¿a quién digo?
¿No responden? Si son trasgos
con guardainfante, ¿son mudas?
2430
2435
Hacen señas que sí.
¿Sí? Pues váyanse a el estanco
del Solimán. Mas pregunto:
¿búscanme a mí, o a mi amo?
Hacen señas que a don Diego.
DON DIEGO
¿A mí decís? ¿Qué mandáis?
Aunque el misterio no alcanzo
de tanto silencio, ¿dos
papeles me dais cerrados,
y os vais sin llevar respuesta?
2440
Danle los dos papeles y vanse.
MOSCÓN
DON DIEGO
¡Oid! ¡Esperad!
Volaron.
¡Vive Cristo, que son brujas!
Abre y lee.
Leo y abro.
2445
Lee un papel.
Lee: Si fías de mi obligación mi agradecimiento, al anochecer os espera una silla en la
Puerta de la Encarnación donde, porque importa a mi recato, os llevarán a parte que yo
salga deste empeño, y vos cobréis la memoria perdida.
La tapada del Prado nuevo.
MOSCÓN
¿Qué piensas hacer?
DON DIEGO
Moscón,
acudir al señalado
puesto, y servir a esta dama.
MOSCÓN
¿Y si aqueste fuese engaño?
DON DIEGO
En mi valor fuera injuria
mirar en recelos vanos.
MOSCÓN
¿Sabes quién es la tapada?
DON DIEGO
Doña Isabel me ha contado
que se llama doña Juana
de Rojas.
MOSCÓN
2450
2455
Vamos al caso,
abre el segundo papel
y lo que dice veamos.
Lee DON DIEGO: Por escusar a mi hermano una sospecha, no os sup[li]co me veáis en mi
casa. En la de una amiga espera mi queja tomar satisfación de vuestro olvido, y para esto
os buscará esta noche a las nueve una criada en la Puente de Leganitos.
MOSCÓN
¿No firma?
DON DIEGO
No.
MOSCÓN
¿Quién será
esta dama?
DON DIEGO
Yo he juzgado
que es, si no mienten las señas,
doña Juana de Avendaño.
MOSCÓN
¿Piensas ir a verla?
DON DIEGO
Sí,
que en esto no hay embarazo,
siendo distintas las horas,
y no es de pechos hidalgos
faltar a la cortesía.
MOSCÓN
¿Y doña Isabel?
2460
2465
DON DIEGO
Es llano
que la adoro.
MOSCÓN
DON DIEGO
Pues don Diego,
¿cómo empeñas tu cuidado
en otra parte?
Moscón,
ya en este lance no hallo
como escusarme, y en él
a doña Isabel no agravio,
pues sin intención la ofendo.
MOSCÓN
Aunque me lo diga un santo,
no lo he de creer de ti.
DON DIEGO
Discurres como hombre bajo,
que en este duelo de amor,
cuando me siento obligado
de dos mujeres tan nobles,
del pundonor fuera agravio
negarme a lo agradecido,
faltando a lo cortesano.
Y ansí perdone Isabel,
pues en esta acción no hallo
que deje de ser amante,
por dejar de ser ingrato.
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2485
Vanse. Salen doña Isabel y Inés.
INÉS
DOÑA ISABEL
Esto que digo ha pasado:
dile, señora, el papel
y sin la respuesta dél,
como tú me lo has mandado,
sin ser conocida, vengo
volando.
Aqueso importó
a mi decoro, pues yo
de aquesta suerte prevengo
traerle aquí recatado,
para averiguar ansí,
Inés, si me quiere a mí
o a la tapada del Prado;
2490
2495
2500
pues aunque una misma he sido,
permiten, Inés, los cielos
que yo de mí tenga celos.
INÉS
DOÑA ISABEL
INÉS
Ya todo está prevenido:
la silla en la Encarnación
queda esperando, y la puerta
está del jardín abierta.
Fue cuerda resolución
que no sepa donde viene,
y entienda que le ha llamado
la tapada que en el Prado
le habló.
Muy bien lo previene
tu ingenio, pero yo infiero,
callarlo fuera delito
señora, que el don Benito
es grandísimo embustero,
porque otro papel le dio
Luisa cuando yo llegué,
y aunque disfrazada fue,
pude conocerla.
DOÑA ISABEL
Yo
todo lo he trazado a fin
de averiguar mis desvelos,
sus engaños, y mis celos.
INÉS
Ya quedas en el jardín.
Dios te dé muy buena mano
y, con bien, a tu hermosura
saque de aquesta aventura.
DOÑA ISABEL
Retírate, y si mi hermano
viniere…
INÉS
Ya lo he entendido,
vendré al istante a avisarte.
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2530
Vase Inés. Salen dos mozos con una silla, don Diego dentro,
Moscón detrás a rebozado. Ponen la silla a un lado.
1.
Domingo, en aquesta parte,
según nos han prevenido,
hemos de dejar la silla.
2.
Quita los palos.
1.
2.
Ya lo hago.
Y vamos a echar un trago
a la ermita de Inesilla.
2535
Vanse los mozos.
MOSCÓN
Siguiendo vengo a mi amo
para ver en lo que paran
estos sucesos. Parece,
si la noche no me engaña,
que éste es de doña Isabel
el jardín; su puerta falsa
es ésta, u yo estoy borracho.
2540
Retírase a un lado Moscón. Sale don Diego de la silla.
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
Aquí sin duda me aguarda
la tapada, y por las señas
de las flores y las ramas,
que apenas la noche obscura
dispensa entre sombras pardas,
éste es jardín.
Ya ha venido.
Amor, tu industria me valga.
2545
2550
Llegase a él.
¿Es don Benito?
DON DIEGO
Yo soy,
y porque un error no haga
grosero el afecto mío,
decid si sois la tapada
del Prado.
DOÑA ISABEL
Hablad sin recelo,
la misma soy.
2555
DON DIEGO
Nunca el alma
pudo engañar mis sentidos.
DOÑA ISABEL
Teneisme tan olvidada,
([Ap] figiré la voz), que dudo,
aun siendo yo la que os llama,
que hayáis acertado a verme.
DON DIEGO
Sólo puede una ignorancia
disculpar ese descuido,
pues si no sé vuestra casa,
ni quién sois, aunque os adoro,
¿cómo pudieron mis ansias
solicitarme esta dicha?
DOÑA ISABEL
¿Luego me queréis?
DON DIEGO
El alba
no es tan amante del sol,
y menos enamorada
la clicie vive en sus rayos
y muere, que mi esperanza
para amaros.
DOÑA ISABEL
DON DIEGO
Deteneos,
y esos requiebros de nácar,
que sin alma los pronuncia
el aire de las palabras,
a doña Isabel Pacheco
guardad, que deidad tan rara,
¡ay ingrato!, no ha merecido
correspondencias tan falsas.
Señora, (Ap ¡viven los cielos!,
que sabe cuanto me pasa
con Isabel), ¿qué decís?
¿Hay quimera tan estraña?
¿Yo a doña Isabel Pacheco
galanteo? Aquesa dama
jamás la he visto ni hablado
y esta vez sóla, jurara
que oí su nombre.
DOÑA ISABEL
¿Que nunca
la habéis visto?
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2585
DON DIEGO
Cosa es llana
que nunca la vi, ni hablé
en mi vida.
DOÑA ISABEL
Pues no falta
quien diga que cierta noche,
por su jardín y su casa,
os libró de la justicia.
DON DIEGO
2590
2595
([Ap] Esto está peor que estaba,
todo lo sabe.) Señora...
Sale doña Juana.
DOÑA JUANA
Aquí me trae mi esperanza
por ver si vino don Diego.
Va llegando.
DOÑA ISABEL
Pasos siento. Entre esas ramas
os retirad, mientras vuelvo
a averiguar si son falsas
estas noticias.
2600
Retírase don Diego y llega doña Juana.
DOÑA JUANA
Amiga,
doña Isabel.
DOÑA ISABEL
DOÑA JUANA
DOÑA ISABEL
Doña Juana,
ya vino aquel caballero.
Llega a hablarle, confiada
en mi amistad.
Pues amiga,
porque más decente vaya,
que la ocasión y la noche
son del pundonor contrarias,
tú has de acompañarme.
Yo
iré como tu criada.
(Ap Eso es lo que yo deseo
para averiguar mis ansias
2605
2610
estos engaños.)
Llegan a don Diego.
DON DIEGO
Ya vuelve.
DOÑA JUANA
Nunca creí que llegara
vuestro olvido a esta fineza,
y estaba desconfiada
de satisfación mi duda.
DON DIEGO
Siempre, hermosa doña Juana,
([Ap] así me dijo Isabel
que se llama la tapada),
os mereció mi cuidado
que dieseis crédito a tantas
ansias, como desde el punto
que os vi ha padecido el alma;
bien sabéis vos que os adoro.
DOÑA JUANA
¡Vivid, perdida esperanza!
DOÑA ISABEL
(Ap ¿Hay hombre más embustero?
¿A un tiempo quiere tres damas?
Corrida estoy de quererle,
¡ah, traidor!)
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2630
Salen don Luis y don Juan.
DON JUAN
Con vuestra hermana
está doña Juana y vengo,
por ser ya tarde, a llevarla.
DON LUIS
Que estaban en el jardín
me dijeron las criadas.
DOÑA JUANA
Ya desengañada quedo,
mis sospechas fueron vanas,
y agradecida conozco
vuestras finezas hidalgas.
DON DIEGO
Bien os merece mi amor,
señora, esa confianza.
D. LUIS-D. JUAN
([Ap] ¡Qué escucho!)
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2640
DON DIEGO
Y rendido y ciego
mi vida ofrezco a esas plantas.
DON LUIS
Un hombre está en el jardín,
¿a qué aguarda mi venganza?
2645
Llegan don Juan y don Luis a don Diego.
¿Quién va?
DON JUAN
¿Quién es?
D. ISABEL-D. JUANA
¡Ay de mí!
¡Mi hermano!
MOSCÓN
¡Santa Susana!
El diablo me hizo curioso,
pero esta silla me valga...
2650
Métese Moscón en la silla.
DON DIEGO
¿Hay lance más apretado?
DON LUIS
¿No responden?
DON DIEGO
¡Mis palabras
son de acero!
Sacan los dos las espadas y riñen a tiento, y las damas están
siempre detrás de don Diego.
DOÑA ISABEL
DON DIEGO
DOÑA JUANA
(A don Diego) Caballero,
si antes que todo es la dama,
procurad ganar la puerta
y vuestro amparo me valga,
que es mi hermano el que procura,
con mi muerte, su venganza.
2655
Seguidme.
¡Valedme, cielos!
Encuentra don Diego la puerta del jardín y echa las damas
por delante.
DON DIEGO
Aquesta es la puerta, entrambas
venid conmigo. Ninguno,
con malicia o ignorancia,
podrá decir de mi brío
que vuelve al riesgo la espalda,
cuando me llama el empeño
de un honor y de una dama.
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Vanse don Diego y las damas, y encuéntranse riñendo don Luis
y don Juan.
D. LUIS-D. JUAN
¡Muere a mis manos! ¿Qué veo?
Salen Inés y Fabio con luces.
DON LUIS
DON JUAN
¡Ah, ingrata! ¡Ah, traidora! ¡Ah, falsa!
Don Juan, ¿no visteis un hombre
que en este sitio – mis ansias
apenas hablar me dejan –
estaba agora?
¡Ah, tirana
de mi honor! Hablemos claro,
igual es nuestra desgracia,
don Luis. Aquí estaba un hombre,
y también nuestras hermanas
estaban en el jardín.
Una ha de ser la venganza,
puesto que es una la ofensa
2670
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DON LUIS
Bien decís. No quede rama
que agora... Mas ¡vive el cielo!,
que abierta la puerta falsa
está del jardín, y el hombre
no parece. ¡Ah, vil hermana!
2680
DON JUAN
¿Aquí una silla de manos?
Misterios son que no alcanza
mi discurso.
2685
DON LUIS
Ved si en ella
hay alguno que de tantas
dudas nos saque.
Abren la silla baja los con Moscón poco a poco reboza.
MOSCÓN
Señores,
descubriose la maraña.
DON JUAN
¡Diga quién es!
MOSCÓN
Señor mío,
soy un pobre que llevaban
al hospital, y esta silla
es del refugio.
DON JUAN
De chanza
responde, ¡viven los cielos!
2690
2695
Al irle don Juan a dar, se descubre Moscón.
DON LUIS
Detened, don Juan, la espada.
¿No es el sastre...
MOSCÓN
Soy un puerco.
DON LUIS
...que trujo aquesta mañana
el manto a doña Isabel?
MOSCÓN
Faltaba en él una cama.
DON LUIS
No temáis.
MOSCÓN
Y por estar
enfermo de mal de ijada,
la vengo a pedir en silla.
DON LUIS
¿En silla?
MOSCÓN
Sí, que en albarda
fuera venir indecente,
señor mío, a vuestra casa.
DON JUAN
Don Luis – perdone mi amor –
aunque os encubrí, por causas
que importaron, que don Diego
de Luna en Madrid estaba,
sabed que es el caballero
de la pendencia pasada,
2700
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y aqueste hombre su criado.
MOSCÓN
Arrójese con la carga,
¡pobre Moscón!
DON LUIS
Pues villano,
¿cómo, atrevido, me engañas
con enredos o quimeras?
MOSCÓN
Eso de mentir es maña
que en la escuela de mi amo
lo aprenderá una calandria.
DON LUIS
Tú has de decir cuanto sabes
deste lance, u esta daga
te hará hablar por muchas bocas.
MOSCÓN
Esa cortesía basta
para obligarme. Mi amo...
DON LUIS
¡Acaba, dilo!
MOSCÓN
Se llama
don Diego de Luna, aunque
le confirmó una tapada
en el Prado, habrá tres días,
y es don Benito, su gracia.
Iten, venimos de Flandes
los dos por una impensada
desgracia que allá tuvimos.
Iten, entrambos sin tasa
mentimos y enamoramos.
Iten, don Diego dilata
el casarse porque tiene,
desde que llegó, tres damas
en cierne, y de todas tres
es doña Isabel, tu hermana,
la sultana.
DON LUIS
¡Calla, aleve!
¡No pronuncies tal infamia
contra mi honor!
MOSCÓN
Señor mío,
yo no he de infermar mi alma
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2730
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2740
mintiendo, que aunque soy sastre
tengo la conciencia sana.
Esta es la verdad de ¿veras?.
DON LUIS
DON JUAN
¡Ah, fiera Isabel! ¡Ah, ingrata
hermana! Pero no es tiempo
de embarazar mi venganza
con mi queja. ¡Vive el cielo!,
que he de lavar esta mancha
con la sangre fementida
de don Diego, y que su casa
ha de volver en cenizas
este incendio que me abrasa.
Seguidme don Juan.
Amigo,
a todo trance mi espada
hallaréis a vuestro lado,
¡qué mucho, cuando me llaman
celos y honor!
DON LUIS
Tú, villano,
porque a dar cuenta no vayas
de mi intento, ven conmigo.
¡Camina, infame!
MOSCÓN
Él me agarra,
corchetico es el don Luis.
DON LUIS
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2760
2765
Honor, tu indulto me valga
para que en las aras tuyas
sacrifique mi venganza.
Vanse. Salen don Diego, doña Isabel y doña Juana, como a
escuras.
DON DIEGO
Ya estáis en parte, señora,
donde asegurar podéis
el recelo que tenéis.
Sosegad un poco agora
el susto, puesto que ha sido,
en lance tan importuno,
tal mi suerte, que ninguno
hasta aquí nos ha seguido.
En mi casa estáis, creed
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2775
que os defenderá mi espada
a vos, y a vuestra criada.
DOÑA ISABEL
Yo agradezco esa merced
y mi temor, satisfecho
de ver vuestras atenciones,
libra mis obligaciones
al valor de vuestro pecho.
Más soy de lo que pensáis,
y pues no me conocéis,
ni aun mi nombre no sabéis...
DON DIEGO
¡Por Dios!, que engañada estáis.
DOÑA ISABEL
¿Vos sabéis mi nombre?
DON DIEGO
Sí,
salió vuestra industria vana,
sé que os llamáis doña Juana.
DOÑA JUANA
130
2780
2785
2790
(Ap Aquesto dice por mí,
no hay que dudar; él me adora,
bien lo explica su cuidado.)
DON DIEGO
Pero una luz he mirado
que hacia aquí viene. Señora,
en aquesta pieza luego
os entrad, que no quisiera
que nadie de casa os viera.
DOÑA ISABEL
Bien decís.
DON DIEGO
2795
Pues entraos.
Escóndelas a las dos y sale don Pedro viejo, y un criado con
una luz.
DON PEDRO
Diego.
DON DIEGO
Señor.
DON PEDRO
(Ap ¡En iras me abraso!)
¿Qué hacéis aquí?
DON DIEGO
Agora vengo
2800
y hallé esta cuadra sin luz.
DON PEDRO
(Ap Ya no basta el sufrimiento.)
Venid acá. ¿Vos casado
sois en Flandes? ¿Es bien hecho
engañar a vuestro padre?
¡Vive Dios de un embustero,
mentiroso, vil y indigno
de la sangre que os dio el Cielo,
que os he de quitar la vida!
DON DIEGO
¿Quién os dijo, (Ap ¡yo estoy muerto!),
que no soy casado?
DON PEDRO
Yo,
infame, que agora vengo,
(Ap ¡ciego de cólera estoy!),
de hablar con un caballero
amigo mío, y que estuvo
con vos en Flandes a un tiempo,
el cual, ¡ay de mí!, me ha dicho
que es mentira y embeleco
cuanto decís. A quien yo
pregunté, advertido y cuerdo,
si conoció a doña Luisa
de Mendoza, o por lo menos,
a don Fernando su padre,
y él, admirado y suspenso,
me respondió que era engaño,
y que os venistis huyendo,
por una muerte, de Flandes.
DON DIEGO
DON DIEGO
2805
2810
2815
2820
2825
(Ap Esto no tiene remedio.
Cogiome todos los pasos,
y pues finezas le debo
a la tapada, y está
por mi culpa en este empeño,
y es rica y noble, pagarle
esta obligación pretendo
dándola mano de esposo.
Decirle a mi padre quiero
que ella es la dama de Flandes.)
2830
¿Estáis pensando otro enredo
que decirme? Pues no es fácil
2840
2835
que os lo crea.
DON DIEGO
DON PEDRO
Antes me quejo
de vos, porque a vuestro hijo
tengáis en tal mal concepto.
¿Cómo en Flandes ha de estar
mi esposa, si agora vengo
de recibirla y llegó
en aqueste instante mesmo?
¿Doña Luisa?
DON DIEGO
DON PEDRO
Sí, señor.
¿Dónde está?
DON DIEGO
DON PEDRO
2845
En este aposento.
2850
¿Y eso es verdad?
DON DIEGO
¿Quién lo duda?
DON PEDRO
Pues llamalda. ¡El juicio pierdo!
Llégase don Diego a la puerta donde están, y salen las dos.
DON DIEGO
Bien podéis salir, señora.
Ahora salen.
Aquí está. (Ap Pero, ¿qué veo?
Doña Isabel es, ¡por Dios!,
y doña Juana. Esto es hecho.
Muerto estoy.)
DOÑA ISABEL
(Ap ¡Ay de mí triste!
¡En esta casa mi suegro!)
DON PEDRO
Seáis señoras... (Ap ¡Qué miro!
¡Muda estatua soy de hielo!)
(A don Diego) ¿Adónde está doña Luisa?
DON DIEGO (Turbado)Señor...
DON PEDRO
(Ap Mas aquí pretendo
2855
2860
disimular.) Advertid,
hijo, que es engaño el vuestro,
porque esta dama que veis
es doña Isabel Pacheco,
la que ha de ser vuestra esposa.
DOÑA JUANA
Hay mucho que hacer en eso,
porque primero soy yo,
y a mí me quiere don Diego.
DOÑA ISABEL
(Ap ¡Albricias amor! ¿Qué escucho?
¿Éste es el novio que espero?)
DON DIEGO
(Ap ¿Doña Isabel, cielos, era
la que me daban por dueño?)
DOÑA ISABEL
Amiga, cansaste en vano.
DOÑA JUANA
¿Cómo en vano? ¡Bueno es eso!
DON PEDRO
Entendámonos señoras...
2865
2870
2875
DON LUIS (dentro) ¡Echad la puerta en el suelo!
Salen don Luis, don Juan y Moscón.
Mas, ¿qué miro? ¡Ah, vil hermana!
Hoy satisfacer intento
con tu sangre mi venganza.
DON JUAN
2880
¡Muere, tirana!
LAS DOS
¿Qué veo?
¡Mi hermano!
LOS DOS
DON DIEGO
¡Mueran!
No es fácil,
que soy yo quien las defiendo.
Riñen.
DON PEDRO
Esperad señor don Luis,
que para todo habrá medio.
2885
DON LUIS 134
Para quedar bien los dos,
por imposible lo tengo.
DON PEDRO
Señor don Luis, escuchadme:
como, advertido y atento,
dé a vuestra hermana la mano
de esposo ¿tendrá este duelo
fin?
DON LUIS
DON PEDRO
¿En eso ponéis duda?
Pues hijo, dale al momento
la mano a doña Isabel.
DON DIEGO
Eso es lo que yo deseo.
Tu esclavo soy, dueño mío.
DON JUAN
Esparad señor don Diego,
porque antes que se la deis,
vengar mi agravio pretendo.
Vos me sacastis de casa
a mi hermana, y desatento,
faltando a la ley de amigo,
me ofendéis; y en este empeño,
ayroso queda don Luis,
y yo desairado quedo.
Y así a mi hermana le dad
la mano aquí, o de no hacerlo,
os responderá el valor
con la lengua del acero.
DON DIEGO
DOÑA ISABEL
2890
Señor don Juan, esperad.
Vuestro amigo verdadero
fui siempre, y os aseguro
que culpa ninguna tengo
en que esté aquí vuestra hermana,
y estoy, por Dios, tan suspenso
de hallarla aquí como vos,
pues sin culpa mía...
Eso
a mí el decirlo me toca.
Yo hablé esta noche a don Diego
en nombre de una tapada,
pero después el suceso
2895
2900
2905
2910
2915
2920
sabréis despacio. Mi amiga
no ha tenido culpa en esto,
porque estando en el jardín,
entrastis los dos a tiempo
que conmigo doña Juana
en él estaba, y temiendo
las dos vuestra indignación...
DON LUIS
No digas más, ya hallé medio
para quedar bien los dos.
DON JUAN
Pues ¿cómo es posible?
DON LUIS
Siendo
yo esposo de vuestra hermana,
que pues estoy satisfecho,
vos también podéis estarlo.
DOÑA JUANA
(Ap Esto no tiene remedio,
mi amor muera y mi honor viva.)
DON JUAN
Yo soy el dichoso en eso.
(Ap Paciencia amor, porque ya
sólo de mi honor me acuerdo.)
MOSCÓN
Y aquí la comedia acaba,
cuyo título a don Diego
le viene bien, pues que supo
mentir y mudarse a un tiempo.
2925
2930
2935
2940
2.6 Registro delle varianti
did. iniziale
Salen don Diego y Moscón de camino] Sale... M Se Sl Sa X; Salen
Moscón y don Diego de camino Mb
5
veinticinco] veinte y cinco Mb P M Se Sl Sa X
6
majadero] caballero Mb
13-16
om Mb PMSeSlSaX
18
agora] ahora MSeSlX
26
le aplaude] la aplaude Mb
29
agora] ahora MSeSlSaX
33
did Hablan aparte. Sale don Juan solo] Hablan aparte y sale don Juan Mb;
Hablan aparte don Diego y Moscón y sale por un lado don Juan
PMSeSlSaX
39
el Prado] el campo Mb
40
did Ve a don Diego] om Mb PMSeSlSaX
42
did om] Míranse PMSeSlSaX
42-43
U…u] O…o Mb PMSeSlSaX
43
did Llegan los dos] om Mb PMSeSlSaX
58
partistis] partisteis PM SeSlSaX
59
sola] sólo Mb
escribistis] escribisteis PM SeSlSaX
62
el que] el de SeSl
66
buturo] butyro PSeSlSaX
67
casamuro] casamero SaX
69
Dunquerque] Deunquerque Mb
70
Ostende] Ostendi PSaX
Malinas] Malimas SeSlSaX
72
ornaberque] onaberque MSeSlSaX
76
cerveza] cabeza M
79
allá] allí MSeSlSaX
80
aún no] auno Mb
84
dotor] doctor MSeSlSaX
85
ninguna] alguna Mb
87
se burla] y se burla SaX
90
envidioso] invidioso Se
96
escuchalda] escuchadla MSeSlSaX
99
nuestras amistades] nuestros corazones Mb PMSeSlSaX
111
hirió aquel] hirió a aquel PMSeSlSa
118
lo suele] le suele Mb PMSeSlSaX
120
mesmo] mismo SlSaX
122
que buscaba] que os buscaba Mb
123
partistis] partistes P; partisteis MSeSlSaX
127
agora] ahora MSeSl
141
Valencianes] Valencianas SeSlSaX
142
diseño] ingenio Mb
158
aventuraba] aventura SaX
177
los armas] las armas Mb PMSeSlSaX
183
basta] besta X
187
Francia] Fracia X
190
en efeto] en efecto MSeSl
201
vitorias] victorias MSeSl
204
el quel] aquel Mb PMSeSlSaX
206
no os lo] no lo MSeSl
213
se debía] le debía M
214
laurel] lauro Mb PMSeSlSaX
222-223
om PMSeSlSaX
228
ya de acasos] ya acasos de M
229
le dan] le da MseSl
238
medir de una] medir una MSeSlSaX
241
desusadas] deusadas Sa
257
fineza] fieneza P
258
de un amigo verdadero] de amigo tan verdadero PMSeSlSaX
261
aquese] aqueste MSeSlSaX
266
agora] ahora MSeSlSaX
273
agora] ahora Mb MSeSlSaX
274
ansí] así Mb PMSeSlSaX
275
entretanto] hasta tanto Mb
276
solicito] solicita MSe
289
la [ha] acetado] la ha acetado PM; la ha aceptado SeSlSaX
291
en ella una hermana] una hermana en ella Mb
295
did om] A él P(did al v. 294); MSeSlSaX
300
y sepa] ni sepa Mb PMSeSlSaX
301
podéis] podréis Mb
315-320
om Mb
316
om ] Ap PMSeSlSaX
320
did Vase don Juan] Vase Mb PMSeSlSaX
324
es mi amigo] es amigo MSeSlSaX
325-356
om Mb
334
mañero] moñero M
335
y de] u de X
337
derretido] divertido M
348
pidiéndote casamiento] pidiéndote en casamiento MSeSlSa
357
Y di, ¿cómo has] Y dime has Se; Y de mi has Sl
360
tal exceso] tanto exceso Mb
363
jamás se escuchó] no oigo jamás Mb; jamás la escucho PMSeSlSaX
367
que a un tiempo] que un tiempo Mb
375
aquesta] aquesa Mb
380
did Salen doña] Sale doña PMSlSaX
384
eterno] entiendo M
384-387
om Mb
402
hielo] yerro M
403
hablarla] hablarlas PSaX
405
did Llegan los dos] Llegan los dos y ellas se tapan (did al v. 410) Mb; did
al v. 410) PMSeSlSaX
411
egnima] enigma Mb PMSeSlSaX
412
oscurecido] obscurecido PMSeSlSaX
418
y al veros] y el veros Mb
424
os] so M
descubre] descubro Se
431
conceto] concepto Mb MSeSlSaX
433
traéis] traes M
435
efeto] efecto MSeSl
442
vi, tan muerto] vi y tan muerto MSeSl
444
difunto] defunto SeSl
445
trasunto] trasumpto MSeSl
449
de aquí] que aquí Se
agora] ahora MSeSl
450
burléis] burláis P
461-484
om Mb
462
perfeto] perfecto PMSeSlSaX
465
enciende] se enciende MSeSl
476
revela] reveló PMSeSlSaX
484
ves] veis PMSeSlSaX
488
trae] tray PSlSaX
504
attr. Inés M
507
Benito] Bonito X
510
[a doña Isabel] ] a doña Isabel Mb (si riferisce a tutta la battuta di Inés)
514
Sirviendoos] Sirviendos Se
517
did Salen don Luis y Fabio] om Mb PMSeSlSaX
520
ansí] así Mb PMSeSlSaX
520
om] aparte a Inés Mb
523
did Vanse las damas] Vanse y sale don Luis y Fabio Mb; Vanse doña
Isabel y Inés por una puerta, y por otra salen don Luis y Fabio criado
PSaX; Vanse doña Isabel e Inés por una puerta, y por otra salen don Luis
y Fabio criado MSeSl
526
con el recato] con mi recato SeSl
529
me ha parecido una dellas] me pareció la una de ellas Mb
530
did Va a entrarse] om Mb; Detiénele PMSeSlSaX
531
ansí] así Mb PMSeSlX
532
did Detiénele don Diego] Deteniéndole y él queriéndose ir Mb (did al v.
533); om PMSeSlSaX
547
did Riñen] Riñen los cuatro Mb (did al v. 546); did al v. 546 PMSeSlSaX
549
did Éntranse riñendo. Dice dentro Fabio y Moscón] Métenlos ¿? y dice
dentro Fabio Mb; Éntranse riñendo todos y dicen dentro PMSeSlSaX
550
ansí] así Mb PMSeSlSaX
551
dotor] doctor MSeSlSaX
did Salen don Diego y Moscón con las espadas desnudas] Ahora salen
don Diego y Moscón Mb; Ahora salen don Diego y Moscón con las
espadas desnudas P; Sale don Diego y Moscón con las espadas desnudas
MSlXSa
551-552
battuta attribuita a don Diego M
552
did Dentro la justicia] come interlocutore Dentro justicia Mb; come
interlocutore Dentro 1 P; Entran M (come interlocutore Dentro); come
interlocutore Dentro SeSlSaX
554
y seguildes] y seguildos Mb; y seguidlos PSaX; seguidlos MSeSl
Vive] Mas vive Se
554-555
attr. don Diego Mb PMSeSlSaX
556
attr. Moscón Mb PMSeSlSaX
556-560
attr. don Diego Mb PMSeSlSaX
558
oculte] oculta Sa
560
casa nos sirva] nos sirva SeSl
did Ha de haber a un rincón del tablado, a mano izquierda, una puerta con
ramas como de jardín. Encuentra Moscón con ella y la halla abierta]
Andando a tiento topa Moscón una puerta como de jardín Mb; Va
tentando Moscón, y al lado del tablado ha de haber una puerta como de
jardín, abierta PMSeSlSaX
562
puerta he encontrado] puerta encontrado Mb
566
did Éntranse por la puerta y cierrala. Salen doña Isabel y Inés con una luz
que pone en un bufete que ha de haber a un lado] Éntranse por la puerta
del jardín y salen por otra Isabel Inés con otras basquiñas Mb; Éntranse
por ella y salen doña Isabel con diferente saya y Inés PSaX; Éntranse por
ella y sale doña Isabel con diferente saya e Inés MSeSl;
569
did Saca doña Isabel una llave y señala una puerta que ha de haber en el
medio del vestuario con su cerradura] om Mb; Saca doña Isabel una llave
y señala a otra puerta grande que ha de haber en medio del tablado
PMSeSlSaX
574-582
om Mb
582
esto] este SaX
584
Bien dices] Dices bien Mb PMSeSlSaX
588
did Al ir a entrarse Inés, salen don Diego y Moscón con las espadas
desnudas] Salen do Diego y Moscón Mb; Al entrarse Inés, salen don
Diego y Moscón con las espadas desnudas PMSlSaX; Al entrarse Inés,
salen don Diego y Moscón con con las espadas desnudas Se
592
om] A Moscón Mb; Ap PMSeSlSaX
593-600
Mb sono inseriti più avanti, dopo la battuta di Moscón tra i vv. 614 e
615.
595
priesa] prisa X
600-602
om Mb (la prima metà del v. 600 è mantenuta: que en su violencia…)
601
has visto] has vista Se
tan bella] más bella PMSeSlSaX
602
¿Qué, qué dices?] ¿qué me dices? MSeSl; ¿qué dices? SaX
603
Agora] ahora MSeSlSaX
604
tenéis] tienen Mb PMSeSlSaX
616
om] A Inés PMSeSlSaX
618
om] Ap PMSeSlSaX
642
vos caballero] caballero MSeSlSaX
643
[A doña Isabel]] Aparte a doña Isabel Mb
645
ansí] así Mb PMSeSlSaX
650
did om] A ellos Mb
651
¡Aprisa!] apriesa MSeSlSa
652
Él la trae] Él la tray P; Esa trae M; Ella está Se
653
did Éntranse los dos por la puerta que está en medio del vestuario.
Ciérrala Inés con llave y sale don Luis] Éntranse y sale don Luis, y sacan
luz Mb; Mételos Luisa por la puerta de enmedio y ciérrala, y sale don Luis
PMSlSaX; Mételos Inés por la puerta de enmedio y ciérrala, y sale don
Luis Se
654
Isabel] Hermana PMSeSlSaX
657
om] Ap MbPMSeSlSaX
658
agora] ahora MSeSlSaX
667
abujas] agujas MbMSeSl
670
om] Ap MbPMSeSlSaX
Vana mi sospecha] Vano mi recelo PMSeSlSaX
678-681
om Mb
681
prudencia] modestia PMSeSlSaX
682
Inés, esas] Esas M; Inés, estas SeSl
688
mormurarlo] murmurarlo PSeSl; murmurarse M
698
efetuarlos] efectuarlos MSeSlSa
om] Ap MbPMSeSa
700
me caso sin mi gusto] sin mi gusto me caso Mb
705
esta] este Se
706
me ha dicho] me dice Mb
709
importe] importa Mb
710
llegó] llega MSeSlSaX
712
donde] adonde MSeSlSaX
715
tapadas y necias] tapadas necias Mb PMSeSlSaX
716
misterio o] recato o PX; recato y MSeSlSa
728
did om] Vase MbP
729
Ap] om MbPMSeSlSaX
730
que me haya] que no me haya SeSlSaX
733
did Vanse y sale don Diego y Moscón como a escuras] Vanse y sale a
escuras don Diego y Moscón Mb; Vanse y salen don Diego y Moscón
como a escuras P; Vanse y sale don Diego y Moscón como a obscuras M;
Vanse. Salen don Diego y Moscón como a obscuras SeSl; Vanse, salen
don Diego y Moscón como a escuras Sa; Vanse. Salen don Diego y
Moscón X
736
[l]imbo] limbo Mb PMSeSlSaX
757
faltara] faltare Mb
757-758
om PMSeSlSaX
760
tardares] tardaros SlX
767
parte] puerta MSeSlSa
769
sacarnos] sacarme MSeSlSaX
did Retíranse a un lado donde está un bufete, y salen doña Juana y Luisa
con una luz] Salen doña Juana y Luisa con luz Mb; Apártanse los dos a un
lado, y salen doña Juana y Luisa con una luz PMSeSlSaX
773
esta] esa MbPMSeSlSa
776
¿qué veo?] ¿qué es esto? MbPMSeSlSaX
did Velos a los dos] Les bada Mb (al v. 776); Velos PMSeSlSaX
778
los labios] las plantas Mb
did A ellos] om MbPMSeSlSaX
780
entrastis] entrasteis PMSeSlSaX
783
otra violencia] otras violencias MSeSl
784
matarme] matar Mb
785
propias] proprias MSeSl; propas Sa
786
triunfar] triuniar Sa
787
ociosa] fociosa Sa
816
Ap] om MSeSlSaX
822
did om] A él PMSeSlSaX
823
om M
829
agora] ahora MbMSeSl
en mi queja] mi queja MSeSlSaX
830
se aumente] aumente MSeSl
834
encontrarle/estorbarle] estorbarlo MbPMSeSlSaX
840
¿Has perdido el juicio?] Hombre del demonio PMSeSlX
842
quitarla] sacarla MbM
844
pude] puedo MSeSlSaX
845
om] Ap PMSeSlSaX
846
did om] Repara don Juan en don Diego MbPMSeSlSaX
om] Ap MbM
849
A don Juan, turbada y aparte] A don Juan, aparte y turbada Mb; A don
Juan turbada PMSeSlX; A don Juan turbado Sa
851
agora] ahora MSeSlSaX
852
did om] A él M
856
huesped] huespede SaX
857
Ap] om MSeSl
860
vivir] morir SeSlSaX
861
Ap] om SeSlSaX
es esta] esta P
864
did om] A don Juan PMSeSlSaX
866
ansí] así MbPMSeSlSaX
868
al sol] el sol MSeSlSaX
870
disteis] distis Mb
872
estas] esas PMSeSlSaX
873
Ap] om PMSeSlSaX
873-874
om Mb
878
did om] A doña Juana PMSeSlSaX
883
Ap] om Mb
884
el pecho] el alma Mb PMSeSlSaX
Vamos] Venid MbPMSeSlSaX
did om] A don Diego PMSeSlSaX
885
did om] Vase; Mb;Yéndose PMSeSl
did om] Vase Mb M
886
did om] Vase Mb
battuta di Luisa] Battuta di Inés PXSa
lacayo] lacallo Mb
889
battuta di Luisa] Battuta di Inés PXSa
902-905
om Mb
912
esa] esta Mb MSeSlSaX
916
esa] esta Mb PMSeSlSaX
918
trais] traéis P; traes MSeSlSaX
926
ese] este MSeSa
930
la dijiste] le dijiste Mb SeSlSa
938-945
om Mb
938
esa] esta PMSeSlSaX
949
pero no la has comulgado] y nunca la has encontrado M
950
loco y simple] loco y y simple Sa
956
agora] ahora MSeSlSaX
957
pues] pero M
960
dure] aún dure Mb PMSlSaX; aún dura Se
964
did Vase don Diego] Vase Mb MSeSl
967
efeto] efecto MSeSlSa
970
did om] Entra por una puerta y sale por otra Mb
975
agora] ahora MSeSlSaX
977
did Sale don Pedro viejo y un criado] Arrímase Moscón a un lado y salen
don Pedro viejo y un criado PMSlSaX; ... y sale... Se
981
Ap] om Mb PMSeSlSaX
985
did Vase el criado] Vase (al v. 980) Mb PMSeSlSaX
990
did Ve a Moscón] Repara en él (al v. 991) PMSeSlSaX
999
Unas viruelas] Una jaqueca Mb PMSeSlSaX
1000
trai] trae Mb PMSeSlSaX
1001
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1014
asististis] asististeis PMSeSlSaX
1030
estos nobles atributos] estas nobles propiedades Mb PMSeSlSaX
1031
Dale una sortija] did al v. 1032 P
1033
esas partes] estas prendas P; estas plantas SeSlSaX
1036
perfecto] perfeto P
1037
Esa] Esta SeSl
1038
que contar] de contar Mb PMSeSlSaX
1039
Ap] om Mb PMSeSlSaX
¡Ah sortija lo] ¡Ah sortija y lo Mb
1040
Acaba] Cuál Mb PMSeSlSaX
1048
defecto] defeto P
did om] Ap Mb
1059
did Sale don Diego y Moscón] Salen don Diego y Moscón PSe
1064
vuelve] viene PMSeSlSaX
1070
Válgate] Válgame MSeSl
por diaguillo] por Dieguillo Sa; por Diagillo X
1071
quiero otra vez] otra vez quiero Mb
1075
lo ha contado] la ha contado MSeSl
1076
ansí] así Mb MSeSlSaX
1078
recebiste] recibiste MSeSlSaX
1083
a casar] de casar Mb PMSeSlSaX
1085
estáis] estás M
1086
Eso] Esto Mb
1088
respondes] respondéis Mb
1090
Ap] om Mb MSeSlSaX
1092
humor] honor SeSl
1093
estáis] estás PMSeSlSaX
1094
did om] A su amo PMSeSlSaX
1096
estáis] estás MSeSl
1097
Ap] om MSeSlSaX
1098
Cielos] Cielo SeSl
1107
Ap] om PMSeSlSaX
1112
tal acción] esta acción Mb PMSeSlSaX
1114
Escúchame] Escuchadme M
1116
Ap] om Mb
1117
Ap] om Mb
1118
Ap] om Mb
Escúchenle] Escúchale SeSlSa
1126
ya infiero] yo infiero MSeSl
1131
Ap] om Mb
1132
siendo] sindo Se
1133
obscura] oscura Mb
1141
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1144
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1147
pienso, por Dios, que es verdad] lo he tenido por verdad Mb
1151
Ap] om Mb PMSeSlX
1152
digo] gigo Mb
1154
gemí] gimi Sa
1161
más afable a mi porfía] más humana mi porfía M; más y más a mi porfía
SeSl; más a mi porfía SaX
1164
tan ciego] tu ciego M
1165
si a alguna] si alguna Mb PMSeSlSaX
1166
rica y noble] noble y rica Mb PMSeSlSaX
1173
did om] A don Pedro PMSeSlSaX
1175
Calla] Quita Mb
1178
diaguito] Dieguito MSl
1189
v. ripetuto due volte Mb
1191-1192
om Mb
1191
que es cuerda] que cuerda Se
Pues veo] supuesto PMSeSlSaX
1201
trai] trae PMSeSlSaX
1217
did om] Turbado Mb PMSeSlSaX
1220
Ap] om Mb MSeSl
1223
Ap] om Mb
cairá] caerá MSeSl
1226
did om] A don Pedro P; A Pedro MSeSlSaX
did Hace que se va don Pedro y vuelve] Vase y vuelve desde la puerta
con la mano en la frente Mb; Hace que se va y vuelve MSeSlSaX
1228
dijistis] dijistes P; dijisteis MSeSlSaX
1229
om] Mb
Ap] om PMSeSlSaX
1230
om] Ap Mb P
1231
Ap] om PMSeSlSaX
1232
did om] Al viejo Mb
1233
materno] paterno PSeSlSaX
1234
don Antonio] don Berenguer Mb
1245
Vase don Pedro] Vase Mb MSeSl
1249
otavo] octavo PMSeSlSaX
1253
se te metió] te se metió X
1260
aquí] allí Mb
1264
en su llama] en la llama SaX
1284
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1287
did Vanse. Salen don Juan y Inés. Don Juan con un papel] Vanse y salen
don Juan y Inés Mb; Vanse. Salen don Juan con un papel en la mano, y
Inés PSaX; Vanse y sale don Juan con un papel en la mano, y Inés MSl;
Vanse y sale don Juan con ua ( ) papel en la mano, e Inés Se
1292-1295
om Mb
1298
de matarme] de tarme Mb
1300-1303
om Mb
1308
Ap] om Mb
1316
did om] Toma el bolsillo (al v. 1319?) Mb; Ahora le toma PSaX; Tómale
MSeSl
1322
el amor] mi amor M; tu amor SeSl
1323
del] de la MSeSlSaX
1324-1347
om Mb
1324
a el] al PMSlSaX
1335
estremos] extremos SeSl
1340
renuevo] renueve M
1341
cuido ] cuidado PMSeSlSaX
1342
esta] esa Sl
1346
cuando] cuanto PMSeSlSaX
1348
yo estoy] y estoy MSeSl
1350
did om] Dale don Juan un papel Mb; Dale el papel PSaX; Toma el papel
MSeSl
1352
esta] esa Mb PMSeSlSaX
1359
om] Ap P
1363
did Vase don Juan. Salen don Luis y doña Isabel] Vase don Juan y sale
don Luis, y doña Isabel Mb; Vase don Juan, arrímase Inés a un lado, y
salen don Luis y doña Isabel P; Vase don Juan y arrímase... M; Vase don
Juan y arrímase... y sale... SeSl; Vanse don Juan, arrímase... y salen... SaX
1365
es mi amiga] es amiga PMSeSlSaX
1373
bujerías] chucherías MSeSlSaX
1376
llanezas] finezas MSeSl
1382
razones] rozones Se
1392
Qué mal, Isabel, entiendes] Ay Isabel, qué mal sabes Mb
1393
las fullerías] sofisterías MSeSl
1394
más] tan Mb
1404
le] lo Mb MSeSl
1405
le] allí Mb
1406
el beneficio] un beneficio MSeSl
1408
que aun al viso] porque al viso PMSlSaX; porque al aviso Se
1415
porque no era suerte] porque era suerte PMSlX; porque era la suerte Se
1424
perdí] perdió MSeSl; perdía SaX
1426
resto] rasgo Se; recelo SlSaX
1430-1431
om Mb
1431
de tu parte] de mi parte PMSeSlSaX
1432
que mi amor] la digas Mb
1434
infelice] infeliz Mb
1439
le] la Mb
1440
ansí] así MSeSlSaX
1441
cuando] quaudo Sl; quondo Sa
1442
did om] Llega Inés a doña Isabel PSaX; Llega Inés MSeSl
1445
om] Ap P
1446
pluviera al cielo] pluviera el cielo P; pluguiera al cielo Mb MSeSa;
plugiera al cielo Sl; pluguiera el cielo X
1451
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1452
pluviera] pluguiera Mb MSe
1456-1463
om Mb
1460
decidmelo] dicidmelo Sa
1463
did Salen don Diego y Moscón] Sele... Mb
1473
la seña] las señas M; la enseña SlSaX
1474-1483
om Mb
1478
ansí] así MSeSlSa
1483
mal lograra] malograra MSeSl
1488
om] Ap PMSeSlSaX
1490
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1494
Ap] om Mb
1502
es un] que es un MSeSl
1503
did al v. 1502 MSeSl
1517
albedrío] abedrío Se
1518-1527
om Mb
1519
rendiera] rindiera PMSeSlSaX
a el] al PMSaX; el SeSl
1522
ansí] así MSeSlSa
cerralde] cerradle PMSeSlX
1524
yo os adoro] que yo os adoro SeSl
con la pena] con pena SeSl
1529
Ap] om Mb MSeSl
1530
amáis] améis MSeSlSaX
1533
llegase] llegara Mb
1535
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1536
de qué pie cojeas] del pie que cojeas MSeSl
1538
engañaban] engañaron Mb; engañaran Sl
1539-1540
om Mb
1541
Ap] om Mb PMSeSlSaX
Mucho aprieta este testigo] el demonio se lo ha dicho Mb (invertiti i vv.
1541 e 1545)
1544
hablastis] hablaste P; hablasteis MSeSlSaX
1545
El demonio se lo ha dicho] Mucho aprieta este testigo Mb (invertiti i vv.
1541 e 1545)
1548
a esa] una Mb; a una PMSeSlSaX
1551
estuvo] estaba Mb PMSeSlSaX
1553
om] Ap PMSeSlSaX
1554
did om] a ella Mb PMSeSlSaX
1555
le vi] la vi MSeSlSaX
1558
flaca] vieja Mb PMSeSlSaX
1566+
de aquesta suerte lo finjo | el nombre de la tapada Mb)
1570
que a hablarla] que hablarla Mb X
llegastis] llegasteis Mb PMSeSlSaX
1572
ella] ello Mb
1577
huelgue] huelgo PMSeSlSaX
1578
agora] ahora PMSeSlSaX
1588
le dije] la dije M; le dijo Sl
1593
ese] este Se
1594
did Sale doña Juana por la puerta] Al porfiar los dos sale doña Juana por
la puerta de en medio Mb; Sale doña Juana por la puerta de en medio del
tablado PMSeSl; Salen... SaX
1595
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1596
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1596+
entre puertas te han cojido | de esta vez te dejan calvo Mb)
1597
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1601
esa] esta P
te estimo] os estimo Sa
1602
did om] A don Diego Mb
1604
las gracias] las las gracias P
1608
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1610
esta] esa M
did Sale Inés aprisa] Sale doña Inés asustada Mb; Sale Inés muy aprisa P;
Sale Inés muy de prisa Mse; Sale Inés muy de priesa Sl; Sale Inés muy
apriesa SaX
1617
agora] ahora MSeSlSaX
1619
did Aparte a don Diego] Aparte Mb
1621
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1623
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1624
ansí] así Mb PMSeSlSaX
1627
did Escóndense. Sale don Pedro viejo] Escóndese los dos en el paño
juntos a la puerta de en medio y sale don Pedro viejo Mb; Escóndense los
dos a un lado, y sale don Pedro viejo PM; Escóndanse los dos a un lado, y
sale don Pedro viejo SeSlSaX
1630
agora] ahora MSeSl
1634
saber que] saber SlSaX
1637
enmendarla] emendarla SeSl
1649
reparastis] reparasteis Mb PMSeSlSaX
1653
atención] atencio Se
1657
did Siéntase] Siéntanse (al v. 1656)P; did al v. 1656 MSeSlSaX
1661
ser con las deidades, siento] ser siento con las deidades M
1676
Decid] Mirad Mb PMSeSlSaX
1679
he de quedar] he quedar Sa
1680
did Sale don Luis y don Juan y levántanse] Levántanse, y sale don Luis y
don Juan Mb; Levántanse, y salen don Luis y don Juan PMSeSlSaX
1682
agora] ahora MSeSeSl
1690
esa] esta PX
1691
os] vos M
did om] Va don Pedo hacia donde está escondido don Diego, y don Luis
y don Juan se ponen a habla con doña Isabel y con doña Juana a un lado
del tablado, de suerte que los dos estén de espaldas a la parte donde está
escondido don Diego y las damas de cara Mb
1692
Ap] om PMSeSlSaX
está] están SaX
1694
did Sale don Diego y Moscón al paño y pónense los cuatro a hablar a
espaldas] Salen al paño don Diego y Moscón Mb; Pónense don Luis y don
Juan a hablar a un lado del tablado con doña Isabel y doña Juana, y están
ellos de espaldas hacia donde está escondido don Diego, y don Pedro va a
entrar a tiempo que salen al paño don Diego y Moscón PMSeSlSaX
1697
qué es lo que miro] qué miro MSeSl
did om] Ve al hijo Mb; Vele PMSeSlSaX
1704
enmendaré] emendaré SeSl
1705
did om] a don Diego Mb
1709
caballero] caballoro Sl
1712
om] Ap Mb
1714
que era] que ra P
1719
om] Ap Mb PMSeSlSaX
1722
aquesa] aquesta MSeSl
1724
Pues] Pus Se
1724
did om] Hácele espaldas don Pedro y don Diego se entra por la puerta de
en medio, y dice estos dos versos Mb; Hácele espaldas don Pedro a don
Diego, y éntranse por la puerta de en medio en diciendo estos dos versos
que se siguen, y al seguirle Moscón, vuelve la cara don Luis, y vuélvese a
meter donde estaba P; Uguale a P tranne estos versos MSeSlSaX
1726
did Sale y éntrase en la puerta de doña Juana] Agora se entra, y al querer
salir Moscón. vuelve la cara don Luis, y Moscón se vuelve a esconder
donde estaba sin que le vean Mb; Ahora se entra PMSeSlSaX
1729
did om] Vuélvese Moscón a esconder donde donde estaba, y don Pedro
se va a don Luis Mb
1737
did Va don Pedro acompañándolas. Quédase doña Isabel la postrera, y
dícele a don Pedro, mientras doña Juana y don Luis hablan aparte] Don
Luis y don Juan se entran acompañando a sus hermanas, quédase doña
Isabel la postrera y detiene a don Pedro junto al paño, y dícele aprisa Mb;
Éntranse don Luis y don Juan acompañando a doña Juana, quédase la
postrera doña Isabel y al entrar dícele a don Pedro PMSeSlSaX
1738
om] Ap Mb PMSeSlSaX
1743
ese] este PMSeSlX
1744
aquí hallastis] hallasteis aquí Mb PMSeSlSaX
1745
desto] dello P; de ello MSeSlSaX
1751
did Vase doña Isabel] Entra Mb MSeSlSaX; Éntrase P
1752
Ap] om Mb PMSeSlSaX
1758
did om] Salen don Luis y don Juan Mb PMSeSlSaX
1760
solos] todos SlSaX
1763
le oiga] lo oiga Sa
ese] este MSeSl
1775
Ap] om PMSeSlSaX
1777
hermosura y ingenio] hermosura ingenio MSeSl
1784
pero él, habiéndole escrito] mas el haberle yo escrito Mb
1793
loco y necio] loco necio MSeSlSaX
1800
mozo] modo SeSlSaX
1812
creed] cree SeSl
1820
ayudaré a aqueste] ayudaré aqueste Mb MSeSlSaX
1824
señor] don Luis Mb PMSeSlSaX
ansí] así MSeSlSaX
1826
allá] allí MSeSlSaX
1832
aquesa] aquesta MSeSlX
1834
tan] tal Sl
1835
no os oye] nos oye Sa
agora] ahora MSeSlSaX
1836
atender] mirar PMSeSlSaX
1838
congelados] congeladas PMSeSlSaX
1842-1844
DON JUAN Teneos don Luis. | DON LUIS Apartad, | ...] Battuta
interamente di don Juan (salta don Luis) Sa
1844
dejalde] dejadle MSeSlSaX
did Sacan las espadas y riñen] om Mb PMSeSlSaX
1846
did Sale don Diego y saca la espada] Sacan las espadas y riñen
mediándolos don Juan y sale por la puerta de en medio don Diego y saca
la espada y pónese al lado de su padre Mb; Riñen y sale don Diego por la
puerta de en medio, y pónese al lado de su padre PMSeSlSaX
1861
aceto] acepto MSlSaX
1865
did Riñen. Asoma Moscón la cabeza por el paño] Pónese don Juan al lado
de don Luis y riñen los cuatro y asoma Moscón la cabeza por el paño
donde esté escondido Mb; Pónese don Juan al lado de don Luis, riñen los
cuatro, y asoma Moscón la cabeza al paño PMSlSaX; tutto uguale tranne
a el lado Se
1867
en el cielo] en el suelo Mb
1868
attr. 1. Mb PMSeSlSaX
did Salen doña Isabel y doña Juana] Salen doña Isabel y doña Juana
alborotadas Mb
1873
llama] llaman MSeSlSaX
aprisa] apriesa MSeSl
1874
om] DON JUAN Yo lo diré pues aquí PMSeSlSaX
1877
did om] A don Diego PMSeSlSaX
1878
cae] cai Mb
1879
podéis luego] podéis PMSlSaX; podéis presto Se
1895+
om] seguono la battuta di Moscón altri 4 vv. Mb PMSeSlSaX
1895
did Sale Moscón como a escuras tentando] Sale Moscón a escuras Mb;
Sale Moscón como a escuras PSaX; Sale Moscón como a obscuras MSeSl
1899
hablar] a hablar Sa
1902
letor] lector MSeSlSaX
1904
Yo en fin, viendo sosegada] Viendo en fin ya sosegada PMSeSlsaX
1911
a cuenta] en cuenta Mb
1912
usté] usted Mb MSeSlSaX
1914
sobre] sabe M
1915
le dejó] le de dejó X
1920
Replícame] Replicome PMSeSlSaX
1932
tonillo] tontillo SeSlSaX
1936
buida] buñida Se
1945
a escuras] a obscuras MSeSl
1947
anda] andan SlSaX
did Sale Inés tentando] Sale Inés a escuras Mb; Sale Inés como a escuras
PSaX; Sale Inés como a obscuras MseSl
1948
recogido] escogido Sl
1950
agora] ahora MSeSlSaX
1959
did Hace ruido Moscón en una silla] Hace ruisdo Moscón como que
tropieza Mb; Tropieza Moscón (did. al v. 1960) PMSeSlSaX
1961
Ap] om PMSeSlSaX
palos] pasos MSeSlSaX
1964
Ay] Ah Mb PMSeSlSaX
1968
la pagarás] lo pagarás PSeSlSaX
1970
did om] A él P; A ella MSeSlSaX
1978
efeto] efecto MseSl
1981
cortesano] bien escrito Mb
1983
perderá] pondera Sl
1985
los doblones] los dos doblones SeSl
1987
Aguárdate por tu vida] perderá por ti la vida attr. Inés) M; Estoy tan
agradecida SeSl
1990
Sant Anton] San Anton Mb PMSeSlSaX
1992
venticinco] veinte y cinco Mb Mb PMSeSlSaX
1995
faltiquera] faldriquera Mb; faltriquera PMSeSl; fraldiquera SaX
2000
trais] traes Mb PMSeSlSaX
venticinco] veinte y cinco Mb PMSeSlSaX
2001
aquí en la bolsa] en esta bolsa Mb
2003
did Dale la bolsa Inés] Dale la bolsa y saca Moscón los doblones y le echa
ochavos, conforme lo dicen los versos Mb; Dale Inés la bolsa PMSeSlSaX
2005
Ap] om Mb
2011
did om] Hácelo así PMSeSlSaX
2012
did om] Dásela Mb; Dale la bolsa a Inés PMSeSlSaX
2023
usté] usted MSeSlSa; vusted X
did Vase Inés] did al v. 2022 P; Vase (did al v. 2022) Mb MSeSlSaX
2026
obscuridad] oscuridad Mb
2028
tú doblones] tus doblones SaX
2038
obscuridad] oscuridad Mb
did Sale don Juan como a escuras] Sale don Juan por la puerta de en
medio tentando obscuridad] oscuridad Mb; Sale don Juan como a
obscuras MSeSl
2041
dijo] dice PMSeSlSaX
2045
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2046
responde] respondes Sa
2048
falsete] falfete Sl
2049
did om] En tiple Mb; A él en tiple PMSeSlSaX
2069
did om] Dale una cadena Mb PMSeSlSaX
2070
trais] traes Mb PMSeSlSaX
2071
agora] ahora MSeSlSaX
apriesa] aprisa SaX
2073
esta] esa MseSl
2074
did Vase don Juan] Vase Mb
2093
aunque] que P
2095
rico] riesgo SeSlSaX
2102
Yo me escurro] yo escurro SaX
2104
did Sale doña Isabel] Va entrarse y sale al encuentro doña Isabel Mb; Al
irse sale doña Isabel PMSeSlSaX
2105
pecho] cielo Sl
2113
usté] usted Mb PM; vusted SeSlSaX
2115
en tinieblas] entre puertas Mb
2117
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2120
did Al irse Moscón, sale don Luis] Va entrarse y sale don Luis Mb
2122
Ap] om Mb
2125
Ap] om PMSeSaX
2128
del sastre] de sastre Se
2129
Ap] om MSeSlSaX
enmienda] emienda SeSl
2135
Ap] om MSeSlSaX
2137
Ap] om PMSeSlSaX
2139
engañan] mienten Mb PMSeSlSaX
2141
antiyer] anteayer MSeSl
2144
me dan] daban Mb PMSeSlSaX
2148
antiyer] anteayer MSeSl
2155
afirmáis] decis Mb; pintáis PMSeSlSaX
2157
y idos] e idos MSeSl
2158
al don Luis] a don Luis Se
2162
invíes] envíes Mb PMSeSlSaX
2166
los tengo] lo tengo Sa
2170
llevadle] llevalde Mb P
estos] esos Mb PMSeSlSaX
2171
agora] ahora MSeSlSaX
2172
decilde] decidle MSeSlSaX
2174
años] om P
Ap] om PMSeSlSaX
2177
did Vase Moscón] Vase Mb P
2181
aprisa] apriesa MSeSl
did Vase don Luis] Vase Mb P
2184
did Sale doña Juana por su puerta] Sale doña Juana Mb; Sale por la
puerta de en medio doña Juana PMSeSlSaX
2191
trai] trae Mb PMSeSlSaX
2192
estar] estoy MSeSlSaX
2200
fundo] tengo Mb PMSeSlSaX
2201
sacarla] sanearla Mb PMSeSlX; tenerla Sa
2227
por] con PSlX
2228
¡Cielos, qué escucho!] ¡Qué escucho, cielos! Mb; ¡Qué es lo que escucho!
PMSeSlSaX
2231
apuraré] he de apurar Mb PMSeSlSaX
2236
este] ese Mb
2243
Ap] om Mb
2250
Y] Pero Mb PMSeSlSaX
aquesto a un lado] esto a parte Mb; esto a un lado PMSeSlSaX
2261
did Vase doña Juana] Vase Mb P
2265
priesa] prisa SaX
2266
quiero escribirle] voy a escribirle Mb PMSeSlSaX
2285
desengañarme] satisfacerme PMSeSlSaX
2287
did Vase. Sale don Diego] Vase y sale don Diego Mb; Vase y sale don
Diego solo P; Vase. Sale don Diego solo MSeSlSaX
2289
por mí] a mí me MSeSlSaX
2295
decoro] opinión Mb MSeSlSaX
2299
y ansí] y ahora Mb PMSeSlSaX
2300
aquesta duda] aquestas dudas Mb PMSeSlSaX
2301
esperarlo] buscarlo Mb PMSeSlSaX
2307
om] Ap Mb PMSeSlSaX
2308-2316
om (metà versi: de mi padre... venid acá) PMSeSlSaX
om] Ap Mb
2315
me apretan] me apuran Mb
om] Ap Mb
2316
¿Qué mandáis?] Sin mi estoy Mb
2320
parece] parecéis M; pareces Se
2321-2322
om PMSeSlSaX
2321
obrando] usando Mb
2323
os informan] vive Dios que PMSeSlSaX
2333
igual] gual M
2334
de las acciones humanas] del sujeto de los hombres PMSeSlSaX
2335
u el] o el Mb PMSeSlSaX
2346
om] Ap Mb PMSeSlSaX
2356
enredos] embustes Mb PMSeSlSaX
2359
Aunque] Cuando Mb PMSeSlSaX
2366
entrastis] entrasteis PMSeSlSaX
2372
Guillermo] Guillelmo Sa
2379
un patio] el patio M; al patio SeSl
2382
pintáis] decis Mb
2385
did om] Vase Mb
2391
enmendaréis] emendaréis SeSl
2393
despacio] de espacio PSeSlSaX
2394
quedad] quedaos Mb PMSeSlSaX
Did Vanse don Pedro y el criado] Vase Mb PMSeSlSaX
2403
did Dale] Dale de patadas Mb; om MSeSl
2405-2406
om PMSeSlSaX
2410
este falso testimonio] un testimonio Mb PMSeSlSaX
2411
Señor, yo] om Mb PMSeSlSaX
2412
Sale Inés tapada con un papel] Sale Luisa con un papel en la mano y
tapada por la puerta izquierda Mb; did al v. 2413 PMSeSlSaX
2418
A ella] om Mb PMSeSlSaX
2429
el concepto] al concepto SlSaX
did Sale Luisa tapada con otro papel. Cogen en medio a los dos] Sale Inés
por la puerta derecha tapada con otro papel Mb; Sale Luisa por otra
parte, tapada y con otro papel, cogen entre las dos a don Diego en medio
PMSeSlSaX
2430
pares] partes X
2433
A ellas] om Mb PMSeSlSaX
Reinas mías, ¿a quién digo? ] ¿A quién digo? Reinas mías PMSeSlSaX
2434
responden] respondes Mb
2436
a el] al Mb PMSeSlSaX
2443
did Danle los dos papeles y vanse] Danle las dos dos papeles a don Diego,
hacen una reverencia y vanse (al v. 2441) PMSeSlSaX
2446
did Lee un papel] om Mb PMSeSlSaX
2447
Lee] Lee don Diego PMSeSlSaX
Texto de la carta: importa a mi recato] importa mi recato M
2458
Texto de la carta: por escusar] evitar Mb
sup co ?] suplico Mb PMSeSlSaX
satisfación] satisfacción PMSe
os buscará esta noche a las nueve una criada] os espera una criada a las
diez Mb; os buscará una criada a las diez PMSeSlSaX
la puente] la fuente M
2459
firma] firmó MSeSl
será] sería PMSeSlSaX
2460
Yo he juzgado] Yo he pensado Mb P; Ya he pensado MSeSlSaX
2461
si no mienten] según dicen PMSeSlSaX
2466-2467
om PMSeSlSaX
2471
en otra parte] en tantas partes Mb PMSeSlSaX
2472
este lance] esta ocasión Mb PMSeSlX
2473
en él] en ella Mb PMSeSlSaX
2474
Isabel no agravio] Isabel agravio SlX
2478-2488
om Mb
2485
ansí] así PMSeSlSaX
perdone] perdona PSeSlSaX
2486
pues] porque PMSeSlSaX
2488
Vanse. Salen doña Isabel y Inés] Vanse y sale... Mb; Vanse y salen... P; ...
e Inés MSeSl
2494
Aqueso] Aquesto MSe
2498
ansí] así Mb MSeSlSaX
2506
esperando] aguardando PMSeSlSaX
2513
tu ingenio] tu industria Mb PMSeSlSaX
2514
callarlo fuera delito] que ocultarlo es gran delito MSeSl
2529
lo he entendido] te entendido Mb; te he entendido PMSeSlSaX
2530
al istante] al momento Mb; volando PMSeSlX
did Vase Inés. Salen dos mozos con una silla, don Diego dentro, Moscón
detrás a rebozado. Ponen la silla a un lado] Vase Inés y parece una silla de
manos a la puerta del jardín y salen dos mozos de silla y Moscón detrás,
sin que lo vean rebozado Mb; Por la puerta del jardín han de poner
abocada una silla de manos, y dentro ha de estar don Diego, y dicen
dentro dos mozos de silla PSaX; Vase. Ponen a la puerta abocada una
silla de manos y dentro ha de estar don Diego, y dicen dentro dos mozos
de silla M; (senza Vase, resto uguale a M) SeSl
2536
Inesilla] Juanilla Mb PMSeSlSaX
did Vanse los mozos] Vanse los dos Mb; Sale Moscón rebozado
PMSlSaX; Sale Moscón embozado Se
2539
estos] esos P
2540
la noche] la vista Mb
2543
u yo] o yo Mb PMSeSlSaX
did Retírase a un lado Moscón. Sale don Diego de la silla] Sale de la silla
don Diego Mb; Arrímase a un lado Moscón y sale... PSaX; Arrímase
Moscón a un lado y sale de la silla don Diego MSeSl
2550
did Llégase a él] om Mb PMSeSlSaX
2551
Es] Sois Mb PMSeSlSaX
Yo soy] Sí soy Mb PMSeSlSaX
2553
afecto] afeto PX
2562
puede] pudo Mb
una] mi Mb PMSeSlSaX
2563
ese] este PMSeSlSaX
2567
esta] esa MseSlSaX
2575
los pronuncia] las pronunica Sl
2579
¡ay ingrato!] ¡a traidos! Mb; ¡a ingratos! PMSeSlSaX
2581-2586
vv tagliati e sostituiti da: yo señora, ¿qué decis? | ¿Os burláis? A aquesa
dama Mb
2581
Señora] ¡Qué escucho! PMSeSlSaX
Ap] om PSaX
2584
tan] más PMSeSlSaX
estraña] extraña Sl
2588
solo] sola Mb
2591
la vi, ni hablé] la hablé, ni vi PSaX
2594
amparándoos de su casa] por su jardín y su casa Mb
2596
om] Ap PMSeSlSaX
2599
vino] viene Mb PMSeSlSaX
did Va llegando] om Mb PMSeSlSaX
2601
vuelvo] voy PMSeSlSaX
2603
did Retírase don Diego y llega doña Juana] Retírase don Diego y doña
Isabel va adonde está doña Juana Mb; Apártase un poco don Diego, y
doña Isabel llega donde está doña Juana, y encuéntranse PMSaX;
Apártese... SeSl
2613
Ap] om PSeSlX
2614
para averiguar] porque averiguen PMSeSlSaX
2615
did Llegan a don Diego] Doña Juana delante y detrás doña Isabel van
hacia donde está don Diego Mb; Llégase doña Juana a don Diego, y doña
Isabel detrás de doña Juana PMSeSlSaX
2618-2619
om PMSeSlSaX
2621
om] Ap PMSeSlSaX
2623
mereció] merece SeSlSaX
2627
om M
2628
om PMSeSlSaX
om] Ap Mb
2629
battuta attribuita a doña Isabel] battuta di doña Juana PMSeSlSaX
2630
quiere] quieres MSeSlSaX
2632
did Salen don Luis y don Juan] Sale... Mb PMSlSaX
2637
Ya desengañada quedo] Yo estoy de vos satisfecha Mb PMSeSlSaX
did om] alto Mb; A don Diego PMSeSlSaX
2641-2642
om Mb
2641
did om] alto P; En voz alta MSeSlSaX
2643
attr. don Luis y don Juan insieme] solo don Juan Mb; solo don Luis
PMSeSlSaX
Y rendido] Rendido Mb
2644
mi vida ofrezco] humilde estoy Mb
2646
did Llegan don Juan y don Luis a don Diego] om Mb; Sacan las espadas
don Luis y don Juan PMSeSlSaX
2647
DON LUIS (segue verso precedente) ¿Quién va? | DON JUAN ¿Quién es?]
LOS DOS ¿Quién va? ¿Quién es? Mb
DOÑA ISABEL-DOÑA JUANA] LAS DOS Mb PMSeSlSaX
2650
did Métese Moscón en la silla] Métese en la silla Mb; Métese en la silla de
manos (did al v. 2649) PSaX; Escóndese M; om SeSl
2651
DON DIEGO ¿Hay lance más apretado?] DOÑA ISABEL Sin alma estoy |
DOÑA JUANA yo estoy muerta Mb; DOÑA ISABEL Fuerte lance DOÑA
JUANA Grave empeño PMSeSlSaX
2652
responden] responde Mb PMSeSlSaX
did om] Riñen a tiento PMSeSlSaX
2653
did Sacan los dos las espadas y riñen a tiento, y las damas están siempre
detrás de don Diego] Riñen a tiento y las damas detrás de don Diego Mb;
Las mujeres han de estar detrás de don Diego, y doña Isabel va llevando a
don Diego hacia la puerta del jardín y le dice P; Las mujeres han de estar
detrás de don Diego, y doña Isabel va llevando a don Diego hacia la
puerta del jardín MSeSlX; Las damas...(= X) Sa
did A don Diego] om Mb PMSeSlSaX
2656
me] nos Mb
2659
Seguidme] Guiadme vos Mb; Seguidme las dos PMSeSlSaX
DOÑA JUANA ¡Valedme cielos!] DOÑA ISABEL Yo lo haré Mb; DOÑA
JUANA Ay cielos PMSeSlSaX
did Encuentra don Diego la puerta del jardín y echa las damas por
delante] Échalas don Diego por delante y en diciendo los versos que se
siguen se va y riñen don Juan y don Luis Mb; Échalas delante por la
puerta del jardín, y dice don Diego desde el paño (did al v. 2661)
PMSeSlSaX
2666
did Vanse don Diego y las damas, y encuéntranse riñendo don Luis y don
Juan] Vase Mb; Vase con ellas por la puerta del jardín, y don Luis y don
Juan se encuentran riñendo, a tiempo que sale un criado con una hacha
PMSeSlX; .... un hacha Sa
2667
D. LUIS-D.JUAN ¡Muere a mis manos! ¿Qué veo?] DON LUIS Muera a mis
manos FABIO ¿Qué es esto?LOS DOS ¡Muera a mis manos! CRIADO ¿Qué
es esto? PSaX; LOS DOS ¡Muere a mis manos! CRIADO ¿Qué es esto?
MSeSl
did Salen Inés y Fabio con luces] Sale Fabio con luces Mb; om
PMSeSlSaX
om] Ap PMSeSlSaX
2668
ingrata] fiera PMSeSlSaX
2669
visteis] vistis Mb
2672
agora] ahora MSeSlSaX
2681
agora] ahora MSeSl
2687
discurso] cuidado Mb PMSeSlSaX
2689
did Abren la silla baja los con Moscón poco a poco reboza] Abren la silla
y vese Moscón rebozado Mb; Abre la silla don Juan, y descúbrese
Moscón rebozado PMSeSlSaX
2691
DON JUAN ¡Diga quién es!] DON JUAN ¿Quién va? DON LUIS ¿Quién es?
Mb; DON LUIS ¿Quién va? ¿Quién es? PSeSlSaX; DON LUIS ¿Quién va?
DON JUAN ¿Quién es? M
2695
did Al irle don Juan a dar, se descubre Moscón] Vale a dar y
desarebózase Moscón y sale de la silla Mb; Vale a dar, y descúbrese
Moscón PMSeSlSaX
2698
trujo] trajo PMSlSaX; le trajo Se
aquesta] esta MSeSl
2700
cama] camba SeSa
2701
No temáis] no os turbéis Mb
2703
la vengo a pedir] Lo vine a trer Mb; le vengo a traer PMSeSlSaX
2707
amor] honor Mb
2713
hombre su criado] hombre es su criado PMSeSlSaX
2714
arrójese] arrojose Mb PMSeSlSaX
2715
villano] infame Mb PMSeSlSaX
2717
o] y Mb PMSeSlSaX
2721
did om] Saca la daga PSeSlSaX; Saca la espada M
2722
u] o Mb PMSeSlSaX
daga] espada M
2723
hará hablar por] hará por Mb
muchas bocas] mucha bocas Sl
2729
en] con Mb
2731
Iten] Item MSeSl
2734
Iten] Item MSeSl
2736
Iten] Item MSeSl
2743-2751
om (nb solo metà v. mi honor… vive el cielo) PMSeSlSaX
2747
de veras] del caso Mb
2748
¡Ah fiera Isabel! ¡Ah ingrata] ¡Ah fiera, ah traidora hermana! Mb
2749
hermana] Ay ingrata Mb
2755
cenizas] ceniza MSeSlSaX
2760
om] Ap Mb PMSeSlSaX
llaman] llama SeSl
2763
de mi intento] del suceso Mb PMSeSlSaX
2766
Battuta attribuita a don Luis] Battuta attribuita a don Juan MSlSa;
Battuta attribuita a doña Juana? Se; X
indulto] industria MSeSlSaX
2768
did Vanse. Salen don Diego, doña Isabel y doña Juana, como a escuras]
Vanse y sale don Diego, doña Juana y doña Isabel a escuras Mb; Vanse
llevando agarrado a Moscón, y salen don Diego y doña Isabel y doña
Juana, como a escuras PSaX; Vanse llevando agarrado a Moscón, y salen
don Diego, doña Isabel y doña Juna, como a obscuras MSeSl
2771
el recelo] del recelo M
2772
agora] ahora MSeSlSaX
2774
en lance] el lance SeSlSaX
2779
y a vuestra] y vuestra Sa
2780
merced] mis Mb
2787
sabéis] sabréis M
2791
llamáis] llomáis M
2792
Ap] om Mb
2797
aquesta] aquesa Mb PMSeSlSaX
2800
did Escóndelas a las dos y sale don Pedro viejo, y un criado con una luz]
Vanse y sale don Pedro con luz Mb; Escóndelas a las dos y sale don
Pedro, y un criado con una luz PSe; Escóndelas a las dos y salen don
Pedro y un criado con una luz M; Escóndelas a las dos. Sale don Pedro y
un criado con una luz SlSaX
2801
Ap] om Mb PSeSlSaX
2802
agora] ahora MSeSlSaX
2803
esta cuadra] este cuarto MSeSlSaX
2804
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2808
de un embustero] por embustero M; hijo embustero Se
2809
y indigno] e indigno MSeSl
2812
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2814
agora] ahora MSeSlSaX
2815
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2828
venistis] venisteis PMSeSlSaX
2837
dándola] dándole Mb PSeSlSaX
2840
Estáis] Estás MSeSl
2846
agora] ahora MSeSlSaX
2847
recibirla] recebirla Mb
2851
eso] esto SeSlSaX
2852
llamalda] llamadla MSeSlSaX
did Llégase don Diego a la puerta donde están, y salen las dos] Saca don
Diego a las dos Mb; Salen doña Isabel y doña Juana (al v. 2853)
PMSeSlSaX
2853
podéis] podes Se
did Ahora salen] om Mb; Repara en ellas (al v. 2854) PMSlSaX
2854
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2855
¡por Dios!] por cierto M
2857
Ap] om Mb
¡Ay de mí triste!] ¿Qué es lo que miro? PMSeSlSaX
2858
mi suegro] don Pedro Mb
2859
señoras] señora Mb PSeSlSaX
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2862
did Turbado] om Mb PMSeSlSaX
Ap] om Mb
2865
veis] ves MSeSlX
2871-2874
om Mb
2871
Ap] om MSeSlSaX
2873
Ap] om M
2876
bueno es eso] bueno eso Se
2877
Entendámonos] entedamonos SeSl
señoras] señora SeSl
did Salen don Luis, don Juan y Moscón] Dice don Luis el primer verso
dentro y luego sale y don Juan y Moscón Mb
2878
Battuta attribuita a don Luis] Battuta attribuita a Don Juan MSeSlSaX
did Salen don Luis, don Juan y Moscón] Ahora salen don Luis, y don
Juan y Moscón, y sacan los dos las espadas P; Salen don Luis, y don Juan
y Moscón, y sacan los dos las espadas MSaX; Salen don Luis, don Juan y
Moscón, y sacan los dos las espadas SeSl
2880
Hoy] Y Mb; ai P
2881
mi venganza] aqueste agravio Mb PMSeSlSaX
2882
Battuta attribuita a DON JUAN] Battuta attribuita a DON LUIS M
LAS DOS ¿Qué veo?] attr. ISABEL Mb
2884
soy yo] yo soy MSeSlSaX
las defiendo] la defiendo SeSlSaX
did Riñen] om Mb; al v. 2883 PMSeSlSaX
2887-2888
Battuta di don Luis] Battuta di don Juan PMSeSlSaX
2889
Battuta di DON PEDRO] Battuta di DON DIEGO Mb
2890
como advertido y atento] como y advertido y cuerdo Mb
2894-2901
om Mb
2901
sacastis] sacasteis PMSeSlSaX
2911
esperad] escuchadme Mb PMSeSlSaX
2916
y estoy por Dios] antes estoy Mb
2923
despacio] de espacio PMSeSlSaX
2926
entrastis] entrasteis PMSeSlSaX
2928
temiendo] teniendo S1
2934
pues estoy] pues yo estoy Mb PMSeSlSaX
2936
Battuta di doña Juana] battuta di don Diego SeSlSaX
Ap] om Mb PMSeSlSaX
2938
Yo soy el dichoso en eso] Yo soy el dichoso, ya MSeSlSaX
2939
om MSeSlSaX
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