Krauskopf I miti tebani 2000

Krauskopf I miti tebani 2000
Originalveröffentlichung in: Presenza e funzione della città di Tebe nella cultura greca,
Atti del Convegno Internazionale Urbino 7-9.7.1997, Pisa - Roma 2000, S. 291-315
I MITI TEBANI NELL'ICONOGRAFIA
DI ALTRE REGIONI GRECHE::"
INGRID KRAUSKOPF
Chi ascolta questo titolo si doman derà come mai abbiamo circoscritto
la nostra analisi alle rappresentazioni del mito tebano al di fuori di Tebe, ed
escluso invece da essa quelle immagini prodotte localmente, che potrebbero
illustrare i modi in cui la città rappresentava se stessa attraverso il suo passato
mitico. L a risposta è semplice: dell'arte tebana, tanto di ciò che in Tebe stessa
era visibile come di ciò che lì era prodotto, si è conservato troppo poco. Tebe,
già ai tempi di Pausania, è una città popolata solo a tratti, con templi e luoghi
ormai deserti, che le guide indicano ai turisti quale teatro di famosi eventi
mitici 1 .
L 'arte figurativa beotica ci ha restituito pochissime rappresentazioni di
miti tebani: per gli artisti locali essi non costituirono, evidentemente, gli
spunti narrativi prediletti. L a sola opera d'arte raffigurante un mito, menzio­
nata da Pausania nella sua descrizione di Tebe, è un fregio con scene delle
imprese di Eracle 2 . Nelle rare scene mitologiche della ceramica beotica, a
figure sia nere che rosse 3 , e sui vasi cabirici4, gli unici vasi che hanno certa­
* Abbreviazioni utilizzate
J. D . BEAZL EY, Attìc Red-f igure Vase-Painters I­III, O x f o r d 1963.
Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicele I­VIII, Zùrich­Mùnchen 1981­97.
Di solito viene citato il n u m e r o del catalogo degli articoli: Amphiaraos 7*. L '
asterisco indica una illustrazione nel volume delle tavole; u n cerchietto una
illustrazione nel testo; p. rinvia alle pagine delle introduzioni o dei commentarii.
K. SCHEFOL D ­ E JUNG, Die Gottersage in der klassischen und hellenistischen
Kunst,
SCHEFO L D 1 9 8 1
Miinchen 1981.
K.' SCHEFOLD ­ F. JUNG, Die Sagen von den Argonauten, von Theben und Troja in der
SCHEFOL D 1 9 8 9
klassischen und hellenistischen Kunst, M ù n c h e n 1989.
K. SCHEFOL D, Gotter- und Heldensagen in der Friih- und Hocharchaischen
Kunst,
SCHEFOL D 1 9 9 3
M ù n c h e n 1993.
1
Paus. 9, 7, 6; 9, 8, 4­9; 9, 12, 4; 9, 16, 1­9; 9, 18, 6.
2
Paus. 9, 11, 6. In un f r o n t o n e di età tardo­ellenistica del Kabirion erano forse rappresentati
i Sette contro Tebe: P WOL TERS ­ G. BRUNS, Das Kabirenheiligtum
bei Theben I, Berlin 1940, pp. 15
s., 33 n. 11, tav. 4, 1; Lex. Icon. Myth. Class. {LIMC) VII, Septem 57.
3
Per la ceramica a figure nere: K. KIL INSKI II, Boeotian Black Figure Vase Painting of the Archaic
Period, Mainz 1990, pp. 45­51 (a p. 51 una possibile rappresentazione di Edipo e la Sfinge, per cui
cfr. anche LIMC VI, Oidipous 73 e I. KRAUSKOPF, in Edipo. Il teatro greco e la cultura europea. Atti
del C o n v e g n o Internazionale di U r b i n o (15­19 n o v e m b r e 1982), a cura di B. GENTIL I e R.
PRETAGOSTINI, Roma 1986, p. 328, fig. 2. Per la ceramica a figure rosse: R. L UL L IES, Ath. Mitt. 65,
1940, pp. 1­27; A. D . URE, Am. Journ. Archaeol. 62, 1958, pp. 389­395: P. PEL AGATTI, Boll, d'arte
BEAZL EY^V2
LIMC
92,
1995,
4
pp.
33­48.
WOL TERS­BRUNS, op. cit. p p . 9 5 ­ 1 2 2 ; K . BRAUN ­ T h . E . HAEVERNICK, Das
Theben IV. Bemalte
Keramik
und Glas, Berlin 1981, pp. 5­68.
Kabirenheiligtum
bei
292
Ingrid
Krauskopf
mente una relazione diretta con Tebe, C a d m o è raffigurato solo una volta 5
(fig. 1) ed altrettanto isolata è la scena di un duello davanti alle mura di una
città (resa, del resto, in m o d o tanto generico da rendere impossibile u n a
precisa i d e n t i f i c a z i o n e ) 6 . Unica, ancora, la rappresentazione, su u n vaso
beotico più antico, del funerale di A t t e o n e 7 . Il giudizio di Paride, ad esem­
pio, risulta, in confronto a queste scene tebane, un tema molto più frequen­
temente rappresentato 8 .
Essendo quindi venuti m e n o i presupposti per u n o studio che avesse
origine da Tebe, abbiamo cercato un'altra prospettiva e guardato a Tebe dal­
Pesterno, cioè attraverso le immagini di argomento "tebano" prodotte da altri
greci; una scelta obbligata, ma che si è rivelata, alla prova dei fatti, molto più
feconda.
La storia mitica di Tebe si configura, più di quella di qualsiasi altra città
greca, come un susseguirsi di catastrofi. La Tebe narrata dalla tragedia attica
merita certo l'epiteto di "anti­city", proposto da Froma I. Zeitlin 9 . Ma è una
tale tendenza individuabile anche nel campo delle arti figurative?
N e l VI sec. ­ prima n o n possediamo alcuna raffigurazione certa della
saga t e b a n a 1 0 ­ sono rappresentati soprattutto gli antefatti dell'impresa dei
Sette contro Tebe, singoli episodi che hanno per protagonisti alcuni degli eroi
partecipanti alla spedizione, senza alcun riferimento diretto alla città. Il tema
preferito è la partenza di Anfiarao; la scena è realizzata in m o d o compiuto sul
cratere corinzio detto appunto di Anfiarao 1 1 e, in m o d o verosimilmente
analogo, sull'arca di Cipselo, descritta dettagliatamente da Pausania 1 2 . Sem­
pre agli antefatti dell'impresa dei Sette si riferisce l'episodio dell'arrivo di
Polinice e Tideo nel palazzo di Adrasto, su u n cratere calcidese del t e r z o
5
Nello stile caricaturale dei vasi cabirici: WOLTERS­BRUNS, op. cit. p. 100, K. 22, tav. 27; F.
VIAN, Les origines de Thèbes. Cadmo s et les Spartes, Paris 1963, tav. 4; LIMC V, Kadmos I 20*.
Datazione: 420­400 a. C. circa.
6
Sempre su un vaso cabirico, u n o skypho s: WOLTERS­BRUNS, o p. cit. p. 112 M 34, tav. 37, 4;
BRAUN­HAEVERNICK, op. cit. p. 65 n. 365, cfr. anche p. 27. Datazione: secondo quarto del IV sec. a.C.
7
Pisside a figure nere databile al 470 a.C. circa, Atene, M u s e o Nazionale, inv. 3554: L.
SéCHAN, Etudes sur la tragèdie grecque, Paris 1926, p. 137 s., fig. 42; LIMC I, Aktaion 121*.
8
KILINSKI, o p. cit. p. 50 tav. 17, 1­2 = LIMC VII, Paridis Iudicium 29*. 30*; LULLIES, art. cit.
p. 13 nn. 2­3, tav. 11; WOLTERS­BRUNS, o p. cit. p. 109 M 18, tav. 37, 2.3; p. 117 tav. 28,1= LIMC
VII, Paridis Iudicium 109. 110*. Si ha, in generale, l'impressione che la ceramica beotica, con
eccezione dei vasi cabirici, segua i modelli attici anche nella scelta dei temi: su u n vaso beotico
compare persino un mito puramente attico come quello di Borea e Orizia: URE, art. cit. p. 389, tav.
102, 3­4.
9
T h e b e s , Theater of Self and Society', in J . P. EUBEN (ed.), Greek Tragedy and Po liticai The
o ry,
Berkeley 1986, p. 116 ss.; 'Staging Dionysos', in Masks o f Dio nyso s, a cura di TH. H . CARPENTER e
CH. A. FARAONE, Ithaca­London 1993, p. 149.
Per le eventuali rappresentazioni della partenza di Anfiarao nel V I I s e c , cfr. LIMC I,
Amphiaraos 71. 77 e p. 706.
11
Berlin, Staatl. Mus. Antikensammlung (ora perduto): LIMC I, Amphiaraos 7 * = SCHEFOLD
1993, p. 282, fig. 300. Per ulteriori rappresentazioni dello stesso soggetto, I. KRAUSKOPF, in Tainia.
Festschrift fiir Ro land Hampe, Mainz 1980, pp. 105­116. Per la partenza di altri dei Sette: LIMC
VII, p. 735 s. v. 'Septem'.
12
Paus. 5, 17, 7­8.
/ miti
tebani
nell'iconogr afia
di altr e r egioni gr eche
293
r
qua to del VI sec. 1 3 , e la lite tr a Anfiar ao e Licur go, r e di Nemea, r isolta
dall'inter vento di Ad r asto, su u n o Schildband da Olimpia e sul t r o n o di
Amyklai 1 4 . Solo due scene desc r ivono avvenimenti che hanno avuto luogo
nella città: la lotta fratricida di Eteocle e Polinice, sulla già menzionata arca
di Cipselo 1 5 , per quasi un secolo la sola rappresentazione conservata di que­
sta scena così importante, e l'omicidio di I smene, compiuto da Tideo per
ordine di Atena, in presenza dell'amante di questa, Periklymenos, che, invece
di difenderla, fugge via. L'episodio è descritto su due anfore, corinzia l'una
(fig. 2), attica l'altra, entrambe del secondo quarto del VI s e c , ed è il solo che
potrebbe gettare una luce negativa sulla città beotica, considerando il rilievo
che in essa è dato all'azione codarda di Periklymenos 1 6 .
Sempre nel secondo quarto del secolo, periodo che vede u n fiorire di
scene di miti tebani nell'arte figurativa, appare la prima rappresentazione
dell'episodio che maggiore fortuna incontrerà nei secoli a venire: l'uccisione
dei Niobidi 1 7 ; esso sarà rappresentato in maniera ininterrotta, dal V sec. a.C.
al I I ­I I I sec. d . C , come uno dei grandi esempi di hybr is e nemesis, sfida agli
dei e loro conseguente vendetta. I l messaggio che tale episodio mitico inten­
deva trasmettere deve essere stato lo stesso anche nel periodo più antico.
Sulle anfore attiche di tipo "tirrenico" che ci hanno restituito le più antiche
scene dei Niobidi (fig. 3), appare, anche per la prima volta, quasi quale tema
parallelo al n o s t r o , l'uccisione di T i t y o s 1 8 , un altro esempio di punizione
della hybr is: l'episodio dei N i o b i d i è perciò da interpretare in questa sola
prospettiva, e Tebe, in esso, rappresenta solo il teatro dell'azione. Negli
anni a ridosso della metà del VI sec. fa rapida apparizione un altro tema, la
m o r t e di A t t e o n e 1 9 (fig. 4) che diventerà f r e q u e n t e , al pari di quello dei
13
Copenaghen, N a t . Mus. V i l i 496: LIMC I , Adrastos V'=LIMC
V i l i , Tydeus 7; K.
SCHEFOLD, Gótter- und Heldensagen der Griechen in der spàtarchaischen Kunst, Miinchen 1978, p. 181,
figg. 240 e 241.
14
Paus. 3, 18, 12; per lo Schildband (secondo quarto del V I sec): LIMC I , Amphiaraos 33°
= LIMC VII , Septem 21*°= SCHEFOLD 1993, p. 285, figg. 305 e 306. Altre rappresentazioni dello
stesso episodio nella ceramica laconica e calcidese: LIMC VII , Septem 22*, 23; SCHEFOLD, op. cit.
p. 183, fig. 244; R. BLATTER, Archdol. Anz. 1983, pp. 17­22.
15
Paus. 5, 19, 6.
16
F r a m m e n t i di u n o sk yphos attico dall'acropoli di A t e n e e di u n ' a n f o r a tardo­corinzia
(Louvre E 640): LIMC V, I smene I 4*. 3*; E. SI MON, Die griechische Vase, Miinchen 1976, tav. XI V
29; R. HAMPE, Antik e Kunst 18, 1975, p. 11, tav. 1, 5. 6; SCHEFOLD 1993, p. 285 s., fig. 307.
17
Per le rappresentazioni del mito LIMC V
I , pp. 914­929, cfr. Niobidai (W GEOMI NY). Le
tre scene più antiche su vasi attici: Niobidai 1. 2*. 3 ?; SCHEFOLD 1993, p. 203, fig. 204.
18
LIMC V
I , Niobidai 3 = LIMC VIII , Tityos 3*. 4 = LIMC II , Apollon 1066, altri vasi
attici contemporanei: Tityos 2 = Apollon 1067*; Tityos 16. 32*; cfr. SCHEFOLD 1993, p. 203 s.,
figg. 205 e 206.
19
La più antica rappresentazione su una k ylix attica: SCHEFOLD 1993, p. 204, fig. 208 = P.
JACOBSTHAL, Aktaions Tod', Marburger Jahrb. f . KunsPwissenschaft 5, 1929, p. 2, fig. 2 = LIMC I ,
Aktaion 1 (corr. l'illustrazione nel testo non si riferisce ad Aktaion 1 bensì ad Aktaion 2). Fine VI
­ inizi V s e c : LIMC I , Aktaion 2­5. 33 a; JACOBSTHAL, art. cit. figg. 3­5; per i periodi seguenti, oltre
l'articolo in LIMC: JACOBSTHAL, art. cit.; F. WI LLEMSEN, Jahrbuch DAI 71, 1956, pp. 29­58; A.
KOSSATZ­DEI SMANN, Dramen des Aischylos auf westgriechischen Vasen, Mainz 1978, pp. 142­165, taw.
27­32; SCHEFOLD 1981, pp. 137­146.
294
Ingrid
Krauskopf
Niobidi, solo dalla fine del secolo. Esso è da valutare, a n o s t r o avviso, in
maniera del t u t t o analoga a quello: anche qui nulla fa supporre una tendenza
anti­tebana.
Il fondatore stesso della città, C a d m o , n o n assume mai connotazione
negativa: nella rappresentazione più antica egli appare sul t r o n o di Amyklai,
durante le sue nozze con Armonia, attorniato dagli dei recanti i doni nuzia­
li 2 0 ; qualche tempo dopo, intorno al 500, è ritratto in compagnia della sposa
su un carro trainato da un leone e un cinghiale 21 (fig. 5). A partire dal 470
ca. l'eroe è raffigurato nella lotta contro il drago 2 2 , aiutato dalla dea Atena
(fig. 6), che, da semplice figura protettrice diventa, via via, attrice della vicen­
da, colta perfino nell'atto di consigliare a C a d m o la strategia di lotta 2 3 .
Anche Edipo viene rappresentato in maniera positiva: nella ceramica
attica, come in alcuni vasi arcaici provenienti da diverse regioni della Grecia,
egli appare, quasi esclusivamente, nel ruolo di vincitore della Sfinge 24 (fig. 7).
Il tragico destino, insito nel personaggio, n o n costituisce tema per alcuna
raffigurazione 2 5 . Gli altri episodi della sua vita compaiono assai di rado nella
ceramografia attica del V s e c : una sola scena lo vede bambino, p o r t a t o a
C o r i n t o dal pastore E u f o r b o , ed un'altra raffigura l'omicidio di Laio 2 6 .
Ma, diversamente da Edipo, il popolo tebano svolge, nella vicenda della
Sfinge, un ruolo piuttosto inglorioso. I vani sforzi dei tebani di risolvere il
quesito sono spesso stigmatizzati sui vasi attici del tardo VI e della prima
metà del V sec. 2 7 . H o creduto, in un primo momento, che questa predilezio­
ne per il tema della riunione dei tebani davanti al mostro, fosse da ricollegare
ad un gusto per la rappresentazione di cittadini in assemblea, ben compren­
sibile in un periodo in cui la democrazia ateniese compiva i suoi primi pas­
si 28 . Ma, ad una analisi più attenta, mi è parso evidente che ciò che in quelle
scene si voleva evidenziare era piuttosto la perplessità e la paura dei tebani:
gli atteggiamenti dei convenuti risultano talvolta quasi ridicoli, come se il
20
Paus. 3, 18, 12.
LIMC V, Kadmos 44­45* = LIMC IV, H a r m o n i a 9*­10*; K. SCHAUENBURG,
Gy
m nasiu
m
64, 1957, pp. 210­230; VIAN, op. cit. (a. 5), tav. 1.
22
Vasi attici a figure rosse: LIMC V, Kadmos 13­19a; cfr. inoltre A. COLLINGE, Antike
Kunst
21
3 1 , 1 9 8 8 , p p . 9 ­ 1 7 , tav. 3 , 1. 2 . 4 ; V I A N op.
23
cit.
t a w . 2 , 1; 3 .
LIMC V, Kadmos 7»­9»; VIAN, op. cit. taw. 2, 2; 5­7.
24
Vasi attici: LIMC VII, O i d i p o u s 10*­14*; 1 9 M 0 * ; 22*­24; 39*; 42 !; '­45*; 49*; 50*; 52­
56; 75*­77*; J .­M. MORET, Oedipe, la Sphinx et les Thébains, Genève 1984, pp. 49­91, taw. 38­55.
25
C o n una possibile eccezione: un cratere a volute (Ferrara, Mus. N a z . Arch. inv. 42685) in
cui sarebbe raffigurato Edipo, re, e Tiresia (LIMC VII, O i d i p o u s 82; E. SIMON, Das Satyrspiel
Sphinx des Aischylos, Heidelberg 1981, pp. 12­14, taw. 1­2; SCHEFOLD 1989, p. 61 s., fig. 42).
26
Edipo bambino: anfora (Parigi, Cab. Méd. inv. 372), LIMC VII, Oidipous 3*; MORET, op.
cit. tav. 1, 1; SCHEFOLD 1989, p. 59, fig. 39. Uccisione di Laio: LIMC VI, Laios 3; MORET, op. cit.
tav. 1, 3; cfr anche KRAUSKOPF, art. cit. (n. 3), p. 333, fig. 9.
27
MORET, op. cit. pp. 33­46; LIMC VII, Oidipous 48.
28
LIMC VII, p. 11 (s. v. ' O i d i p o u s ' ) .
/ m iti
tebani
nell'iconografia
di altre regioni greche
295
pittore fosse mosso da malignità sottile, p i u t t o s t o che da compatimento 2 9
(figg. 8-9). Lo stesso sentimento anima anche un altro episodio "tebano", di
cui si è già detto, che, dopo un'assenza di più di m e z z o secolo, riappare
proprio in questo momento: l'omicidio di I smene ad opera di Tideo, in cui
assume particolare rilievo la fuga codarda di Periklymenos 3 0 (fig. 11).
Sempre in questi stessi anni compare un nuovo tema dalla saga dei Sette
contro Tebe: la partenza per la battaglia 3 1 . La scena non è sempre chiaramente
identificabile, perché la rappresentazione dei guerrieri è p i u t t o s t o generica,
ma, almeno in qualche caso, siamo certi dell'interpretazione (fig. 12). Sulla
coppa del pittore di Kleophrades 3 2 , dall'acropoli di Atene, è il complesso
delle scene raffigurate a farci certi della lettura: nel tondo interno trova posto
il duello tra Eteocle e Polinice (fig. 15), sui due lati esterni compaiono i sette
guerrieri, ritratti nel m o m e n t o di indossare le armi (fig. 13), e la partenza di
Anfiarao (fig. 14), resa secondo uno schema figurativo di epoca arcaica, con
l'eroe che sale sul carro (più tardi egli verrà rappresentato solo nel m o m e n t o
di affidare al figlio Alcmeone l'incarico di vendicare il tradimento di Enfile) 3 3 .
Nella scena della vestizione dei guerrieri, al di là del loro numero, sette, è un
elemento, soprattutto, che palesa il riferimento alla saga tebana: il guerriero
che si taglia una ciocca di capelli 3 4 . I n Eschilo infatti si dice che gli eroi
29
Q u e s t o risulta abbastanza chiaro nella kylix di Makron (Louvre G 266) (figg. 8­9) con la
Sfinge piccolissima e i Tebani in fuga, colti dal panico, Beazley, ARV1 p. 461, 32; MORET, op. cit.
p. 169 n. 31, tav. 18, ca. 480 a.C.
Nella coppa di Makron è leggibile la parodia del motivo, notissimo, dell'inseguimento amo­
roso: fanciulle e giovanetti, compagni degli inseguiti, si rifugiano presso il padre, cfr., ad esempio,
Peleus ­ Thetis: Kylix Munchen 2619 (BEAZLEY, ARV2 p. 146, 2, Pittore di Epeleios), (qui fig. 10);
cfr. inoltre: D. BUI TRON­OLI VER, Douris, Mainz 1995, taw. 97, 134; Boreas­Oreithya: J. BOARDMAN,
Athenian Red-figure Vases of the Archaic Perìod, London 1975, fig. 341; Eos­Kephalos: CVA Bologna
I V (I t. 27), tav. 56, 4; BUI TRON­OLI VER, op. cit. tav. 114, LIMC III , Eos 198, 199, 205; ulteriori
confronti: S. KAEMPF ­ DI MI TRI ADOU, Die Lieb e der Gotter in der attischen Kunst des 5. Jh. v. Chr.,
(Antike Kunst 11), Bern 1979, passim e gli articoli correspondenti nel LIMC: Boreas, Eos, Peleus.
Ma anche in t u t t e le altre numerose rappresentazioni dell'assemblea, i Tebani appaiono
sempre perplessi e sbalorditi (per le molte raffigurazioni di questo soggetto cfr., ad esempio,
MORET, op. cit. taw. 17, 1; 22, 2; 26, 2), oppure in corsa, come ad una gara sportiva, ad es. MORET,
op. cit. tav. 14, 1 e 3.
30
Skyphos, Berlin Antikensammlung, inv. 1970, 9: LIMC V, I smene I 5; H a m p e , art. cit. (n.
16), p. 10 ss. tav. 1, 2; SCHEFOLD 1989, p. 77. La stessa scena, diversamente rappresentata, senza
Periklymenos, in una kylix a f o n d o bianco (Louvre G 109): LIMC V, I smene I 6*; SCHEFOLD 1989,
p. 76, fig. 58. L'interpretazione della scena come omicidio di I smene è stata proposta, per la prima
volta, da A. WAI BLI NGER, Rev. arch. 1972 (Etudes offertes à Pierre Devamb ez I ), pp. 233­238, figg. 1­4.
31
M . TI VERI OS, 'Sieben gegen T h e b e n ' , Ath. Mitt. 96, 1981, pp. 145­161, t a w . 43­47; J.
BOARDMAN, ' T h e Seven go t o War', in Kotinos. Festschrift fiir Erika Simon, M a i n z 1992, pp. 167­
170; LIMC V
II , Septem 24­38 e c o m m e n t a r i o p. 744.
32
BEAZLEY, ARV1
1 9 2 , 1 0 5 ; TI VERI OS, art.
cit. p . 1 4 8 , t a v . 4 5 , 2 ; BOARDMAN, art.
cit. p . 1 6 8 n . 2 ;
SCHEFOLD 1989, p. 71 s., figg. 51­53; LIMC I , Adrastos 10 = Amphiaraos 73; I V Eteokles 7*; VI I
Septem 25*.
33
LIMC I , A m p h i a r a o s 24*­26*; 73a*; G. SCHWARZ, Oesterreich. Jahreshefte 57, 1986/87,
pp. 45­52, figg. 7­9; 12­14; SCHEFOLD 1989, p. 72 s. fig. 54; p. 63, fig. 43.
34
Per questo motivo cfr. J. K. ANDERSON, Am. Journ. Archaeol. 75, 1971, p. 191 s.; N .
KUNI SCH, 'Parthenopaios', Antike Kunst 17, 1974, pp. 39­41, tav. 8; P. BRUSCHETTI , in Studi di
antichità in onore di G. Maetzke I , Roma 1984, pp. 151­159; LIMC V i l i , Suppl. Parthenopaios T'\
11­13 e c o m m e n t a r i o
( K . ZI MMERMANN).
Ingrid
296
Krauskop
f
fissarono jivrU-ieìa al carro di Adrasto, il solo di loro che farà ritorno; che si
tratti di una ciocca di capelli lo precisa u n o scolio 3 5 . Le scene dei sette
guerrieri che indossano le armi cominciano intorno al 490, vale a dire molto
prima della tragedia di Eschilo, ed è pertanto evidente che l'episodio è già
entrato nell'epos.
Questa serie di scene, l'infruttuosa riunione dei Tebani davanti alla Sfin­
ge, l'uccisione di Ismene, i sette guerrieri che si apprestano alla lotta, potreb­
be essere ispirata, più o meno chiaramente, ad un sentimento anti­tebano: i
tebani perplessi e spaventati e, di contro, gli eroi coraggiosi, impavidi nono­
stante i presagi fatali che, periti in battaglia, troveranno comunque vendetta
ad opera dei figli. Questi porteranno a compimento l'impresa espugnando la
città. U n tale sentimento anti­tebano è ben comprensibile nell'Atene dei
decenni intorno al 500 e nella prima metà del V sec. quando, in seguito
all'atteggiamento tenuto da Tebe durante le guerre persiane, dovevano essersi
acuiti i contrasti con la città beotica, già verificatisi alla fine del VI sec. U n o
skypbos, databile al 460 circa 3 6 , dimostra come le scene di argomento tebano
create in questo preciso m o m e n t o storico si possano prestare ad un'interpre­
tazione politica in chiave anti­tebana. Sul vaso è ritratta una giovane donna,
Salamis, secondo l'iscrizione, in piedi di f r o n t e ad un'altra figura femminile
più alta, con specchio e kalathos, di cui non si è conservato il nome, ma che,
in qualche modo, dovrebbe impersonare Atene (f ig. 16). Sulla parte opposta
del vaso è raffigurata Tebe mentre fugge dinanzi ad una dea con scettro, forse
D e m e t r a di Eleusi (f ig. 17). L'interpretazione potrebbe essere la seguente:
Tebe, al contrario di Salamis, n o n vuole avere contatti con le divinità attiche,
ma anzi fugge e le teme.
Un'analoga tendenza anti­tebana si potrebbe cogliere in alcuni m o n u ­
menti pubblici concepiti in quel preciso m o m e n t o storico, innanzi t u t t o i
gruppi statuari dei Sette e degli Epigoni, eretti a Delfi dagli Argivi all'indo­
mani della battaglia di Oinoe, in cui, alleati degli ateniesi, essi avevano scon­
f i t t o i Lacedemoni 3 7 . I nomi degli artisti autori del gruppo dei Sette, citato
da Pausania, H y p a t o d o r o s e Aristogeiton, sono effettivamente conservati su
un f r a m m e n t o di base di un'altra offerta votiva 38 : sulla base di questa firma
e della presunta data della battaglia di O i n o e si è fissata l'erezione alla metà
del V sec. Pausania ritiene, inoltre, che anche il gruppo degli Epigoni sia stato
dedicato nella stessa occasione, ma di ciò n o n si dichiara certo.
35
Eschilo, Septem 49­51.
Vicino al pittore di Lewis: SCHEFOLD 1989, p. 86, figg. 68­69; LIMC VII, Salamis 2*.
Paus. 10, 10, 3­4. La stessa battaglia, altrimenti sconosciuta, era rappresentata anche nella
Stoa Poikile ad Atene: Paus. 1, 15, 1. Per questo affresco cfr. T. HòLSCHER, Griechische
Historienbilder
des 5. und 4. Jhs. v. Ch., Wiirzburg 1973, pp. 68­70, con bibliografia; E. D . FRANCIS ­ M . VICKERS,
Ann. Brit. School Atbens 80, 1985, pp. 99­109 e Ant. Class. 54, 1985, pp. 105­115 (con tesi, a mio
avviso, non convincenti); D . CASTRIOTA, Myth, Ethos and Actuality. O
ff iciai Art in Fif th-Century
B.C.
Athens, M adison 1992, p. 78 s. Per il gruppo statuario: LIMC VII, Septem 1 con bibliografia, C .
V A ™ , Monumenti
voti
f s de Delphes, Roma 1991, pp. 139­148.
38
E. BOURGUET, Fouilles de Delphes III 1, Paris 1929, p. 388 n. 574.
36
37
r>
/ miti
tebani
nell'iconogra
f ia
di altre regioni greche
297
Tra tutti gli spunti di riflessione emersi dall'ampia letteratura sui due
complessi statuari di Delfi v orrei, in questa sede, discuterne brev emente solo
due. J.-F. Bommelaer si è recentemente pronunciato in favore della contem­
poraneità dei due gruppi statuari, che andrebbero collocati, a suo avviso, su
una sola base, precisamente su quella ritenuta pertinente al solo gruppo degli
Epigoni, un piedistallo troppo grande per ospitare un solo gruppo statuario 3 9 .
La proposta, che chiarisce parecchi problemi inerenti alla sistemazione del­
l'arredo statuario nel primo settore della "via sacra", lascia tuttavia insoluta
la questione del perché Pausania abbia descritto i due complessi separa­
tamente. I l secondo aspetto rilevante ai fini della nostra indagine è la moti­
vazione che sottende alla scelta del tema dei Sette in un m o n u m e n t o celebran­
te una vittoria su Sparta. La saga dei Sette si adatta bene, in via generale, a
connotare scontri interni tra Greci; la guerra troiana è, al contario, designata
a simbolizzare lo scontro greci­barbari. U n a latente componente anti­tebana
del gruppo dei Sette, i valorosi eroi che avevano invano combattuto davanti
a Tebe, e dei loro figli, che espugnarono infine la città, sarebbe perciò ben
comprensibile in una generale tendenza anti­tebana, seguita alle vicende delle
guerre persiane.
Ma l'interpretazione n o n può, come sempre, considerarsi univoca. Gli
Argivi avevano eretto gruppi dei Sette e degli Epigoni (non databili) anche
nella loro città 4 0 , in cui già alla metà del VI sec. esisteva un heroon fipócov
TWV èv ©rjPceic41 : l'impresa dei Sette e dei loro figli era vista ad Argo sem­
plicemente come parte di un glorioso passato mitico 4 2 . Perché, allora, cercare
una c o m p o n e n t e anti­tebana nel m o n u m e n t o di Delfi?
U n riferimento all'atteggiamento filo­persiano tenuto dai tebani durante
la guerra sarebbe, al contrario, ben comprensibile negli affreschi del tempio
di Atena Areia a Plataiai, finanziati dai Plateesi con la loro quota del bottino
delle guerre persiane 4 3 . Pausania, che descrive gli affreschi, pare collocare in
una stessa scena A ò p à a x o u KCù Apyevcov f| n p o t é p a a i p a x e i a ed Euryganeia,
afflitta per la morte dei figli e, sul lato opposto, Odisseo dopo l'omicidio dei
Proci. Ma il tema della sconfitta dei Sette davanti a Tebe n o n contiene, da
solo, alcunché di anti­tebano. I l Castriota, perciò, basandosi sulle due scene
rappresentate su un cratere da Spina, appartenente al gruppo del pittore dei
Niobidi 4 4 (f igg. 18-19), propone di inserire nella serie anche una scena con i
39
I n Polydipsion Argos. Bull. Corr. Hell. Suppl. 22, 1992, pp. 265­293; Guide de Delphes. Le
site, Paris 1991, p. 113 s. n. 112.
40
BOMMELAER, art. cit. pp. 265­274; LIMC VII , Septem 2, con ulteriore bibliografia.
41
A. PARI ENTE, in Polydipsion Argos (vd. n. 39), pp. 195­216, taw. 34­36.
42
Per l'interpretazione argiva del mito dei Sette e degli Epigoni: PARI ENTE, art. cit. pp. 218­225.
43
Paus. 9, 4, 2; 9, 5, 11. I l quadro è discusso dettagliatamente da B. VON FREYTAG GEN.
LoERrNGHOFF, Das Giebelrelief von Telamon (Rom. Mitt. Erganzungsheft 27), Mainz 1986, pp. 56­
57, con ampia bibliografia, cfr. anche LIMC V
II , Septem 3 e TI VERI OS, art. cit. (n. 31), p. 152 s.
44
T 579, cratere del pittore di Bologna 279 (BEAZLEY, ARV2 p. 612, 1; E. SI MON, Am. Journ.
Archaeol.
6 7 , 1 9 6 3 , p p . 5 4 ­ 5 6 , tav. 10; TI VERI OS, op. cit.
( n . 3 1 ) , p . 1 5 3 , tav. 4 6 , 1; SCHEFOLD
p. 79, fig. 60; CASTRI OTA, op, cit. pp. 67­70, fig. 7a­b; LIMC
Epigonoi 3*).
1989,
VII , Septem 40*; 56* = LIMC III ,
298
Ingrid
r
K auskopf
vincitori veri, gli Epigoni, il che mi sembra p o c o probabile 4 5 . Ma un parti­
colare del mito, messo in rilievo dal Castriota, si rivela di estrema importanza
in una lettura anti­tebana: il ruolo svolto dagli ateniesi nella sepoltura dei
caduti davanti a Tebe; negate dai tebani le esequie sarebbero state ottenute
solo grazie all'intervento ateniese. All'epoca della realizzazione delle pitture
il tema doveva essere estremamente attuale, dal m o m e n t o che venne utilizza­
to, da parte ateniese, come argomento politico 4 6 , già nel corso delle guerre
persiane. In questa prospettiva una rappresentazione dei Sette potrebbe allu­
dere, dal p u n t o di vista attico, al ruolo determinante avuto da Atene nella
questione della sepoltura degli eroi. U n a tale associazione p o t r e b b e essere
stata presente ai ceramografi attici che raffiguravano i Sette nell'atto di pren­
dere le armi 4 7 , ma n o n mi sembra una possibilità di interpretazione valida,
in assoluto, per l'affresco del tempio di Atena Areia. Esso è infatti parte di
un ciclo decorativo e va, in quanto tale, considerato sempre in relazione alle
altre scene rappresentate. Proporrei, piuttosto, di considerare gli episodi dei
Sette a Tebe e dei Proci come un ciclo dedicato alla punizione dei delitti
contro il diritto umano e divino: i Proci infrangono le leggi di ospitalità, i
Sette provocano, con la loro hybr is, la vendetta degli dei. I persiani e i loro
alleati si sarebbero macchiati della stessa colpa e pertanto avrebbero, come i
Sette, meritato la punizione divina 4 8 . Ma anche questa interpretazione incon­
trerebbe difficoltà, perché l'associazione Sette­persiani, nel peccato di hybr is,
avrebbe potuto, al tempo, risultare una presa di posizione anti­argiva, certa­
mente n o n progettata.
Il problema si risolve, se si tiene presente che n o n si può costringere ogni
mito in una interpretazione politica, anche se i miti spesso vengono adoperati
dalle poleis ad argomentazione politica. N o n esiste u n o schema fisso per una
interpretazione del mito. Determinanti, in questo processo, sono il contesto
e il m o d o in cui la scena viene rappresentata. C h i scelse come tema narrativo
il fallimento dei Sette quale punizione della hybr is n o n dovette, necessaria­
mente, nutrire sentimenti anti­argivi. Similmente n o n ogni raffigurazione di
u n mito di empietà e conseguente punizione svoltosi a Tebe, per esempio il
45
L a lettura del CASTRIOTA (op. cit. a n. 37, pp. 65­73, cfr. anche E. THOMAS, Mythos und
Geschichte, Kòln 1976, p. 74), n o n tiene infatti c o n t o dell'esplicita espressione di Pausania: li
n p o t é p a aTpaxeìa.
46
Prima della battaglia di Plataiai, E r o d o t o 9, 27. L e altre f o n t i che riferiscono dell'uso
politico di questo mito da parte ateniese sono in CASTRIOTA, op. cit. p. 66 s.; THOMAS, op. cit. p. 111
n. 2 5 7 .
47
Cfr. n. 3 1 .
48
In questa linea di interpretazione già WEL CKER (Hall. Lit. Zeit. 1836, p. 205) e C . ROBERT
(Die Mar athonschlacht in der Stoa Poikile (18 Hallisches Winckelmannsprogramm), Halle 1895, p.
65); cfr. anche W. GAUER, Weihgeschenke aus den Per ser kr iegen (Ist. Miti. 2), Ttibingen 1968, p. 98 s.
Il motivo della punizione della hybr is sarebbe alla base delle raffigurazioni, su vasi attici della metà
del V seca. C , di un'altra scena dalla guerra tebana: il cannibalismo di Tideo con la conseguente
perdita dell'immortalità, destinata all'eroe da Atena (J. D . BEAZL EY, Jour n. Hell. Stud. 67, 1947,
pp. 1­7, figg. 1­2; LIMO II, Athanasia 1°; 2*; SCHEFOL D 1989, p. 80 s., fig. 61).
/ miti
tebani
nell'ico no grafia
di altre regio ni greche
299
mito di Niobe, p u ò essere stigmatizzato come anti­tebano. È t u t t o ciò che
rende difficoltosa la lettura dei miti in chiave politica. Anche le scene sopra
menzionate, su vasi attici del tardo VI e della prima metà del V sec, non si
p o s s o n o interpretare singolarmente: soltanto il loro insieme p u ò costituire
l'espressione di una tendenza anti­tebana, che, comunque, se mai dimostrabile,
n o n f u certo dominante nel Kerameiko s di Atene. Eroi tebani come C a d m o
ed Edipo venivano rappresentati nello stesso periodo in m o d o del t u t t o
positivo, quali trionfatori sulla Sfinge e sul drago. Le catastrofi tebane, argo­
mento prediletto delle tragedie, non costituivano, ancora, un tema per le arti
figurative.
U n personaggio potrebbe costituire però un'eccezione a quanto finora
argomentato, Penteo, che da solo, a prescindere cioè dal contesto in cui la
scena è inserita, sembra rivestire un ruolo anti­tebano. La città di Tebe è
coinvolta nella vana lotta di questi contro Dioniso, così come nel destino
di Edipo e dei suoi figli. Lo s m e m b r a m e n t o di Penteo compare nell'arte
attica, descritto in toni eccezionalmente cruenti 4 9 (figg. 20-21), c o n t e m p o ­
raneamente alle scene "anti­tebane" di cui si è già detto. M a nello stesso
p e r i o d o vengono rappresentate, per la prima volta, anche M enadi colte da
un'estasi impetuosa, che n o n alludono certo alle tebane precipitate nella
follia dionisiaca, ma raffigurano, semplicemente, il thiaso s del dio 5 0 . La saga
di Penteo si inserisce, dunque, nel cambiamento dell' iconografia dionisiaca,
avvenuto nel periodo tardo­arcaico, e non deve essere interpretata, necessa­
riamente in chiave anti­tebana. D o p o il 480 le scene con Penteo scompaio­
no, mentre, generalmente, le raffigurazioni del thiaso s bacchico a t t e n u a n o
la loro crudezza e le M enadi a s s u m o n o pose più m i s u r a t e 5 1 . Nell'ultimo
t e r z o del V sec. il thiaso s ritorna all'antica sfrenatezza: si rappresentano
squartamenti di capretti o giovani caprioli e la punizione degli avversari di
D i o n i s o 5 2 ; mai più, però, l'episodio dello s m e m b r a m e n t o di Penteo darà
luogo a scene crudeli come quelle di inizio V sec. 5 3 . N o n vorrei addentrar­
49
In vasi a figure rosse databili tra il 520 e il 480 a.C. (LIMC VII, Pentheus 39*­44*)
M enadi che sorreggono parti del corpo di Penteo.
50
Cfr., ad es., E. SIM ON, Die griechische Vase, M u n c h e n 1976, taw. 120­124; 145; X X X V I ;
169; LIMC V i l i Suppl. M ainades 7*; 8*; 9; 36*­39*; cfr. anche ìbìd. p. 797 s. e M . W. EDM UNDS,
Jour n. Hell. Stud. 80, 1960, pp. 78­87.
51
Cfr., ad es.; LIMC III, Dionysos 350*; 351*. LIMC III, M arsyas I 1*; LIMC V i l i , p. 798
s. v. 'M ainades'; J. BOARDM AN, Athenian Red-figur ed Vases. The Classical Per iod, London 1989, figg. 71;
151, 1
52
Cfr., ad es. LIMC III, Dionysos 335, LIMC V i l i , suppl. M ainades 13*; 28*; 30*; 33*;
40*; 71 *; 72* e p. 799; BOARDM AN, op. cit. fig. 332 (la follia di Licurgo?) = LIMC VII, Pentheus
65* e 68*, dove però, a mio avviso, non è raffigurato Penteo.
53
O r a è raffigurata solo Agave, la madre, con la testa del figlio {LIMC VII, Pentheus 44*­
49*). La scena con le M enadi che esibiscono le membra di Penteo compare eccezionalmente su un
cratere falisco a figure rosse (Penteo 66*). Sui vasi apuli la morte di Penteo è rappresentata attraverso
la scena in cui due M enadi, armate di tirso e spada, attaccano lo sventurato {LIMC VII, Pentheus
6*­16*); sui vasi attici le due M enadi lo afferrano per braccia e gambe (Pentheus 24*­25*).
Ingrid
300
Krauskopf
mi, al momento, nella spiegazione di questo alternarsi di atteggiamenti, ma
è certo che le scene tebane del mito di Dioniso, la saga di Penteo, e gli altri
episodi dell'infanzia e della giovinezza di Dioniso, trascorse a Tebe, n o n
sono mai state temi centrali nelle centinaia di scene dionisiache dipinte sui
vasi attici. Semele non viene mai raffigurata e Ino, balia di Dioniso, c o m ­
pare su u n o solo dei vasi finora noti, ùn'hydria del pittore H e r m o n a x ,
realizzata intorno al 460, in cui Hermes, nel palazzo di Athamas, è in atto
di affidarle il piccolo D i o n i s o 5 4 .
La tragedia di Euripide, le Bac c anti, non può essere ritenuta la causa della
reviviscenza del motivo di thiasoi estatici nell'arte figurativa ateniese dello
scorcio del V sec. C e r t o però che proprio a quest'opera e ad altre tragedie
attiche si ispirarono, invece, artigiani italioti e sicelioti che, a partire dal 400
a . C , e sempre più frequentemente nel corso del IV s e c , produssero vasi di
soggetto tebano. In tali scene, ispirate probabilmente a rappresentazioni te­
atrali, ritroviamo tutti gli episodi del mito tebano ignorati dagli artisti
ateniesi: Edipo nel m o m e n t o in cui scopre la tremenda verità sulla sua origi­
ne 5 5 , Edipo a Colono 56 (fig. 24), Antigone al cospetto di Creonte 5 7 (fig. 25),
Tiresia con Edipo o Creonte 5 8 , la morte di Archemoro con Hypsipyle 5 9 , Laio
che rapisce Crisippo 6 0 , la punizione di Dirce 61 (fig. 26), l'inconsolabile Niobe 6 2
(fig. 27), Alcmene sul rogo 6 3 , Eracle che nella sua pazzia uccide i figli 6 4 , e,
54
J . H . OAKLEY, Antike
Kunst
2 5 , 1 9 8 2 , p p . 4 4 ­ 4 7 , tav. 8; SCHEFOLD 1 9 8 1 , p . 3 7 , f i g . 3 1 ; c f r .
anche LIMC III, D i o n y s o s 678. In t u t t e le altre scene su ceramica attica il piccolo D i o n i s o è
affidato alle cure delle ninfe di N y s a e del Papposileno: SCHEFOLD 1981, p. 35, fig. 28; LIMC III,
D i o n y s o s 682­683*; 686*; 691*; 697°­703*; A.
and Ic onographic
Studies
in Honour
KOSSATZ ­ DEISMANN, i n EUMOUSIA,
of A. Cambitoglou,
c
Cerami
Sydney 1990, p. 205 s.
55
C r a t e r e siceliota a figure rosse, Siracusa, M u s . Reg. 66557: A . D . TRENDALL ­ T. B. L.
WEBSTER, Illustrations
of Greek Drama, L o n d o n 1971, p p . 66­69; SCHEFOLD 1989, p. 67, fig. 47;
LIMC V I I , O i d i p o u s 83*.
56
Cratere a calice apulo, Melbourne, Geddes Coli. LIMC V, Ismene I 2*'; A. D . TRENDALL,
Red-figured Vases of South Italy and Sic ily. A Handbook,
L o n d o n 1989, p. 88, fig. 200.
57
TRENDALL ­ WEBSTER, op. c it. p . 6 5 ; SCHEFOLD 1 9 8 9 , p . 8 5 s., f i g . 6 7 ; LIMC
I, A n t i g o n e
12*;
14*­16.
58
O i n o c h o e apula, p i t t o r e di D a r e i o s , Basel BS 473: M. SCHMIDT, in Praestant
interna.
Fests
c hrift fiir U. Hausmann,
T u b i n g e n 1982, pp. 236­243, tav. 53, 1­2; SCHEFOLD 1989, p. 66, fig.
46; LIMC VII, O i d i p o u s 84*.
59
LIMC
E . SIMON, Arc hào l.
Anz.
1 9 7 9 , p p . 3 4 ­ 3 8 , f i g g . 2 ­ 5 ; TRENDALL ­ WEBSTER, o p. cit.
pp.
90­91;
(a: 1 9 ) , p p .
75­88,
II, A r c h e m o r o s 2*; 8*­10*.
60
61
62
TRENDALL ­ WEBSTER, o p. cit. p. 83 s. con figg.; LIMC III, C h r y s i p p o s I l*­5.
TRENDALL ­ WEBSTER, o p. cit. p. 82 s. LIMC III, D i r k e 4­6*.
TRENDALL ­ WEBSTER, o p. cit. p . 5 8 , c o n f i g . ; KOSSATZ­DEIRMANN, o p. cit.
t a w . 9­12; LIMC
63
VI, N i o b e
10*­20*.
TRENDALL ­ WEBSTER, o p. cit. p . 7 6 s.; SCHEFOLD 1 9 8 1 , p . 2 3 3 , f i g g . 3 2 5 ­ 3 2 6 : LIMC
&*i­Z.fef¥Ì«
- « « f c w f ; ••'
I, A l k m e n e
i • <>•••'
64
Cratere pestano di Asteas (Madrid, Mus. Arq. 11094), LIMC I, A l k m e n e 18*= LIMC IV,
Herakles 1684; K. SCHEFOLD ­ F. JUNG, Die Urko nige, Perseus, Bellero pho n, Herakles und Theseus in der
klassischen und hellenistischen Kunst, Miinchen 1988, p. 135, fig. 162; A . D . TRENDALL, The Redfigured Vases o f Paestum (British School at R o m e ) , H e r t f o r d 1987, p. 84 n. 127, tav. 46.
I miti
tebani
nell'iconografia
di altre regioni greche
301
ancora una volta, tutt i i temi accennati nel V s e c , Penteo 6 5 (figg. 22-23), i
Ni obi di 6 6 ed A t t e o n e 6 7 , i Sette 6 8 .
Col passare del tempo i temi della letteratura e dell'arte fi gurati va fi ni scono
con i l coi nci dere. Tebe cessa di essere bersagli o di propaganda poli ti ca e vi ene
fi nalmente rappresentata, anche nell'arte fi gurati va, come sempli ce teatro di
mi ti che catastrofi . Nell'arte elleni sti ca i l repertori o fi gurati vo comprende, quasi
esclusi vamente, i mi ti soggetto di opere letterari e: Edi po, Ant i gone, i Sette,
Di rce e i N i ob i d i 6 9 ; solo l'epi sodi o di Atteone che sorprende Artemi de al
bagno è mediato da una fonte diversa 70 . Sono tutti temi che ritroviamo nell'ar­
te romana; qui non rispondono più, evidentemente, ad un interesse reale per
la città di Tebe, ma derivano unicamente dal patrimonio letterario e, in misura
minore, dal repertorio figurativo.
65
Cfr. n. 53.
K. SICHTERMANN, Grìechische Vasen in Unterìtalien aus der Sammlung Jatta in Ruvo, Tubingen
1966, taw. 123­124; A. D. TRENDALL ­ A. CAMBITO GLO U, The Red-figured Vases of Apulia II, O x f o r d
1982' p. 865 n. 24, tav. 324. 2; p. 925 n. 91, tav. 361. LIMC VI, Niobidai 10 e 11.
67
K. SCHAUENBURG, A k t a i o n in der unteritalischen Vasenmalerei', Jahrb. Deut. Arch. Inst. 84,
1969, pp. 29­46; KO SSATZ­DEIEMANN, op. cit. (n. 19), pp. 142­165, taw. 27­32; LIMC I, Aktaion
44*­51a; 83b*; 88*; 1 1 0 M 1 2 * .
68
LIMC VII, Septem 34; 41*­42*.
69
Per le rappresentazioni di temi menzionati nell'arte ellenistica e per ulteriori raffigurazioni
fuori della ceramica italiota vd. i correspondenti articoli del LIMC, O idipous, Antigone, Septem,
Dirke, Niobidai, e U . SINN, Die homerischen Bec
k er (Ath. Mitt. 7), Berlin 1979, pp. 106­109
(Athamas, O edipus, Phoenissae, A n t i o p e ) , 115­116 (Septem).
70
L' episodio di Artemide sorpresa al bagno è narrato, per la prima volta, da Callimaco. Le
traduzioni nell'arte figurativa finora conosciute s o n o t u t t e di epoca romana (LIMC I, Aktaion
90­119 bis),'ma si p u ò supporre 1' esistenza di precedenti nelP arte ellenistica, vd. p. es. P. BLO ME,
Antik e Kunst 20, 1977, pp. 43­53.
66
Ingrid
302
Krauskopf
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Fig. 1 -
,
Skyphos cabirico, Berlino, Staatl. Mus. Antikenabteilung 3284: C a d m o nella
lotta contro il d rago, 420-400 a. C. Foto Mus. N e g . 2559.
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Fig. 2 -
A n f o r a tard o-corinzia, Parigi, Louvre E 640: Tid eo uccid e Ismene, mentre
Periclimeno fugge via, ca. 560 a. C . F o t o Giraud on.
/ miti tebani nell'iconografia di altre regioni greche
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Fig. 3 -
Anfora attica d el gruppo "tirrenico", Amburgo, Museum fur Kunst und Gewerbe
1960. I: Apollon uccid e i Niobid i, ca. 560 a. C . Foto Mus. N e g . 14640f.
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Fig. 4 -
Lekythos attica a figure nere,
Atene, Mus. Naz. 488 (CC883),
morte d i Atteone, inizio V sec.
a. C . F o t o D A I A t h e n N e g .
N M 3019.
Ingrid
304
Krauskopf
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Fig. 5 -
Anfo ra attica a figure nere, Parigi, Lo uvre C a 1961: C a d m o e Armonia sul carro
trainato da un leo ne e un cinghiale, inizio V sec. a. C . F o t o Mus.
/ miti
tebani
nell'iconografia
di altre
regioni
greche
305
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Cratere a calice attico a figure rosse, N e w York, Metr. Mus. 1907.286.66 Rogers
Fund 1907: Atena, Cadmo, ch e attacca il drago con una pietra, la personificazione
o di Tebe o della fonte, e Ares, ca. 450-440 a. C . F o t o Mus. N e g . 96505.
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Fig. 7 -
Kylix attica a figure rosse, Vatican o, Mus. Greg. Etr. 16541: Edipo e la Sfin ge,
ca. 470-460 a. C . F o t o Alin ari 35802.
/ miti tebani nell'iconografia di altre regioni greche
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Figg. 8 e 9 - Kyl ix attica a figure rosse, Parigi, Louvre G 266. I tebani impauriti
davanti al l a Sfinge, in fuga come l e fanciul l e nel l a scena fig. 10, ca. 480
a. C . F o t o M u s .
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Fi . 1 0 - Kylix attica a fig ure
rosse, Monaco, Mus.
Antiker Kleinkunst
2619 A: leNereidiin
fug a, m e n t r e Peleo
attacca Tetide, ca. 510
a. C . Da: A. F u r t wang ler - F. Hauser
- K. Reichhold, Griechische Vasenmalerei
ser. I l i ( M ù n c h e n
1932) tav. 155.
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Fig. 11 • Skyphos attico a
figure
rosse,
Berlino, Staatl.
Mus. Antikenab­
t e i l u n g 1970.9:
Tideo uccide Is­
mene, mentre
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fugge, ca. 480 a.
C. Foto Mus.
( U te Jung).
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Fig. 12
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H y d r i a attica a
figure
rosse,
Gerusalemme,
Coli. Borowski: I
Sette in atto di
indossare le armi;
il guerriero, che si
taglia una ciocca di
capelli, è definito
da una iscrizione
come
Parthe­
nopaios, ca. 470/
60 a. C . F o t o
Widmer.
/ miti tebani nell'iconografia di altre regioni greche
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13-15 - Kylix a ttica a figure rosse,
Atene, Mus. Na z., Acr. 336:
il f r a t r i c i d i o di Eteocle e
Polinice (fig. 15), la pa rtenza
di Anfiarao (fig. 14) e i Sette
in a tto di indossa re le a rmi
(fig. 13), ca . 490/80 a . C .
Da : B. Gra ef - E. La nglotz,
Die a ntiken Va sen von der
A k r o p o l i s zu A t h e n I I
(Berlin 1933) ta w. 24-25.
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Figg. 16 e 17 - Skyphos attico a figur e r osse, Coli. pr iv. Svizzer a: Tebe, che fugge (fig. 17)
e Salamis, che accetta (fig. 16) le divinità attiche, ca. 460 a. C. Da: Schefold
1989, figg. 68-69.
/ miti tebani nell'iconografia di altre regioni greche
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Figg. 18 e 19 - C r a t e r e a volute, attico a figure rosse, Ferrara, Mus. N a z . 3031: la
battaglia davanti a Tebe, con Anfiarao sprofondato sotto terra (fig. 18)
e gli Epigoni e i Sette come supplices implorando la sepoltura dei caduti?
(fig. 19), ca. 450-440 a. C. F o t o H i r m e r 571.0020 (fig. 18) e da K.
Jeppesen, BTEOKAEOTS S T M B A S I S , Acta Jutlandica XL: 3 (Kobenhavn
1968) fig.-22a (dis. P elizzola).
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Fig. 20
Fra mmenti di
uno psykter a
figure rosse
(Euphronios),
Boston, M u seum of Fine
Arts 10. 221
a : la morte di
P e n t e o , ca .
520-510 a . C.
Foto Mus.
Neg. 2436.
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Fig. 21 - Hydria a ttica a figure rosse, Berlino, Sta a tl. Mus. Antikena bteilung 1966, 18:
Aga ve e le donne teba ne con le membra di Penteo, ca . 500 a . C . Foto Mus.
(Isolde Luckert).
/ miti tebani nell'iconografia di altre regioni greche
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Fig. 22 - Cratere a campana, apulo a f igure rosse, Lecce, Mus. Arch. 638: le Bakchai
scorgono Penteo nascosto sull'albero, 2. quarto IV sec. a. C . F o t o D A I R o m
62.1218.
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Fig. 23 - C o p p a apula a figure rosse , Londra, Brit. Mus. F133: le Bakchai attaccano
P e nt e o trave stito, 2 quarto IV se c. a. C. F o t o Mus. Ne g. L X X X I I I C (35).
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Fig. 24 - Crate re a calice , apulo a figure
rosse , Me lbourne , Ge dde s Coli.
A5:8: Edipo a Colono con A n ­
tigone ed Ismene, Polinice (d.) e
Creonte (s.), metà IV sec. a. C.
Da: Chr. Aellen, A la recherche
de l'ordre cosmique (Kilchberg/
Zùrich 1994) tav. 36 no. 29.
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Fig. 25 ­ C r a t e r e a calice s i c e l i o t a a
f i g u r e rosse, Berlino, Staatl.
Mus. Antikenabteilung F 3296:
D i r c e t r a s c i n a t a dal t o r o e
Lynkeus minacciato da Anfione
e Zeto, ca. 390­380 a. C . F o t o
Mus. (Jutta T ietz­Glasgow).
/ miti
tebani
nell'iconografia
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di altre regioni greche
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Fig. 26 - Nestoris luc ana a figure rosse, Londra, Brit. Mus. F 175: Antigone al c ospetto
di Creonte, c a. 380 a. C. Foto Mus.
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Fig. 27 - Anfora apula a figure rosse, Taranto, Mus. Naz. I. G. 8935: Niobe in lutto sulla
tomba dei figli, a sinistra suo padre Tantalo, c a. 340 a. C. Foto DAI Rom Inst.
Neg. 72.34.
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