La precisione emotiva I i tr

La precisione emotiva I i tr
Incontri
Patrick Woodroffe
La precisione emotiva
Un nostro incontro a Roma con uno dei più importanti lighting designer della
scena mondiale, il professionista che ha vestito con disciplina e rigore al tempo
stesso alcuni fra i più grandi artisti della scena musicale
A cura di Massimo M. Villa – Redazione
le forme
del progetto
Il lighting designer Patrick Woodroffe
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Il lighting designer inglese Patrick Woodroffe
cresce fra Singapore e la Germania e inizia alla metà degli anni ’70 la sua carriera nell’ambito delle band del rock and roll europeo.
Nel 1980 opera negli Stati Uniti con artisti
come Cher, Donna Summer, Rod Stewart,
Earth Wind & Fire, curando lo storico concerto degli Abba al Budokan di Tokyo. Gli
anni ’80 sono gli anni delle collaborazioni
con quasi tutti i più importanti nomi della
scena pop e rock, come Police, Take That,
Peter Gabriel, Elton John, Roger Waters,
Freddie Mercury, Stevie Wonder, Genesis e
Bee Gees. In quegli stessi anni inizia anche
la sua collaborazione tutt’ora in essere come
lighting designer e show director con i Rolling Stones e l’attività di Woodroffe inizia ad
allargarsi all’opera lirica – illumina ad esempio il Trovatore diretto da Robert Carsen, al
Festival di Bregenz - ed al balletto, oltre che
all’illuminazione per eventi, come il Festival
del Cinema di Cannes. Oltre ad un intensa
attività per il teatro, fra la fine degli anni
’90 e nel corso degli anni 2000 si sviluppa
anche l’attività di Woodroffe come lighting
designer per installazioni di luce temporanea,
illuminazione architetturale e outdoor, come
quelle realizzate per il River Cafè a Londra,
o per i Giardini di Buckingham Palace per
il concerto dedicato al Giubileo della Regina (2002). Nel 2000 illumina il Light Clock
per il Millennium Dome, mentre nel 2009
si occupa del lightscape per l’illuminazione
dinamica delle facciate della Somerset House sempre a Londra. Nell’ambito del lavoro
per il cinema e per la televisione, fra i suoi
lavori è da ricordare la collaborazione con
il Cirque du Soleil (“Quidam” e “Alegria”)
per la trasposizione cinematografica dei due
spettacoli, e nel 2009 la collaborazione con
il regista Kenny Ortega per “High School
Musical 3” e per il film dedicato all’ultimo
tour incompiuto di Michael Jackson, “This is
it”. Nel 2012 Woodroffe realizza con la regia
“Illuminando Le Star”, Roma.
La sala dell’Auditorium Antonianum attrezzata
per il seminario di Woodroffe da Clay Paky
in una delle fasi iniziali dell’incontro
Olimpiadi 2012, Londra.
Un momento della cerimonia di
apertura dei Giochi (cortesia photo:
Pawel Kopczynski – Reuters)
televisiva di Danny Boyle le cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici 2012
di Londra, utilizzando fra le altre tecnologie
anche 80.000 schermi LED concepiti come
un unico schermo video gigante, a ribadire
come la linea di confine fra luce e video sia
ormai abbastanza ristretta...
L’occasione dell’incontro ci è stata offerta
dal seminario di illuminazione scenografica
e conferenza di Woodroffe “Illuminando le
Star” che Clay Paky ha organizzato a Roma
presso l’Auditorium Antonianum – e che ha
visto fra i media partner anche la nostra rivista – dove il lighting designer inglese ha potuto incontrare e raccontare in modo approfondito e completo la propria metodologia
di lavoro ad un numeroso pubblico formato
da lighting designer, progettisti, direttori della
fotografia, architetti, tecnici luci, progettisti
e studenti.
L’approccio nei confronti degli artisti con
i quali hai lavorato mi sembra sia sempre stato molto sartoriale, simile cioè a
quello degli stilisti nel fashion design,
con un’idea di precisione emotiva che la
luce deve in qualche modo sempre avere.
E’ un’interpretazione corretta?
“Per capire questo bisogna soltanto partire
dal capire che questo è il migliore lavoro al
mondo. La cosa veramente importante per
me è quella di interpretare una musica, un
concerto, un’opera, uno spettacolo teatrale, una festa “attraverso” la luce, questo
per me è il concetto fondamentale, l’interpretazione attraverso le luci e quindi - in
risposta alla domanda – bisogna dire che
alcune discipline sono molto rigide, come
l’opera o gli spettacoli teatrali, mentre la
musica è molto più soggettiva, e permette
molta più flessibilità..”.
Il rapporto fra tecnologia e creatività è
uno dei temi chiave dell’attività di Woodroffe come lighting designer, e questo rapporto deve modularsi attraverso la sistematica
adozione di un metodo di lavoro che vuole
un mix di disciplina, professionalità e corretto utilizzo delle tecnologie: la creatività per
Woodroffe rappresenta quindi il momento
nel quale tutta la propria progettualità viene
messa alla prova. “…In ogni progetto nel
quale lavoro il design si basa su due elementi
diversi. Il primo ha a che vedere con aspetti
pratici quali il budget, il gruppo di lavoro, i
tempi per le prove, la scelta delle tecnologie..
tutto questo fa parte del processo creativo,
anche se è business in un certo senso; ma è
le forme
del progetto
La forma della luce
L’impressione che si ha conoscendo Woodroffe
è quella di trovarsi di fronte ad un professionista molto attento, che sfrutta le possibilità
offerte dalla tecnologia ponendo una grandissima attenzione alle fasi della progettazione del lavoro e alle opportunità specifiche
proprie all’utilizzo della luce dinamica: l’obiettivo sembra essere sempre quello della
massima precisione e di un’elegante ricerca
formale nell’emissione luminosa; il colore appare controllato e non è mai eccessivo.
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Incontri
Nel corso dell’incontro,
Woodroffe ha parlato a
lungo anche del lavoro
sviluppato per l’ultimo
tour “This is it” di
Michael Jackson
(cortesia: Clay Paky)
designer inglese sente come essenziale ai fini
di una piena realizzazione del proprio lavoro
è stata riportata da Woodroffe nel racconto del diario di lavoro con Michael Jackson
per “This is it!”, dove – a fronte delle manifestazioni di discontinuità e fragilità e alle
insicurezze di questo grandissimo artista – il
lighting designer abbia sempre ricordato al
regista e a tutto il gruppo di lavoro la necessità di comprendere il lavoro emotivo di un
artista come Michael, per il quale “..la vita
è magia”.
il secondo tempo del progetto, quando cioè
si inizia a provare, dove si ha a che fare con
l’aspetto veramente creativo, quando si rappresenta per davvero il disegno con la luce...
In quel momento resto sempre in contatto
con la tecnologia, e la tengo in considerazione, anche se do sempre ai miei programmatori, alle persone che lavorano con me delle
responsabilità, cercando in questo modo di
dare loro spazio, e insieme di capire quali sono i prodotti innovativi da utilizzare...”.
le forme
del progetto
“La vita è magia”
In un lavoro corale di grande respiro, dove c’è
la necessità di seguire e coordinare il movi-
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mento di un numero elevato di persone – come è stato ad esempio per la diretta televisiva
realizzata per le Olimpiadi di Londra 2012
– diventa così fondamentale rendere efficace
al massimo il livello di interazione e comunicazione con i diversi collaboratori e programmatori coinvolti nella realizzazione pratica del
designo luci. “Credo che tutto stia nel capire
le persone e quelle che sono le loro paure e i
loro desideri: è sempre positivo incoraggiare
le persone, dal regista al programmatore che
cerca di trasmetterti il suo lavoro migliore o
l’artista stesso che è molto insicuro e al quale
bisogna dare forza..”. E una testimonianza di
questa attenzione e vicinanza che il lighting
Architettura: attenzione all’uso del
colore
Nell’attività di Woodroffe rivolta all’illuminazione architetturale c’è la visione del colore
come materia che serve a mettere in scena lo
“splendore formale” dello spazio.
Hai realizzato progetti importanti anche
nel campo dell’illuminazione architetturale, come la Somerset House a Londra
piuttosto che il lavoro per il Millennium
Dome...Osservando questi progetti ho
avuto la sensazione che tu abbia lavorato dando alla luce dinamica un’immagine molto materica, molto viva...Quindi
la mia prima curiosità è: quale di questi
Londra, Somerset
House (2009)
(courtesy: MDG)
Il lighting design per il tour dei
Take That (2009)
(courtesy: Dave Hogan)
fantastica a livello di effetti, ma poi a ben
guardare non si riesce a vedere la persona..”.
Gli elementi della scena luminosa
L’esercitazione interattiva dal vero con la
realizzazione di una sequenza luci, costruendo la scena luminosa dal vivo partendo da un
pezzo dei Negramaro - utilizzando i diversi
apparecchi messi a disposizione da Clay Paky
per l’occasione, fra cui i nuovi Sharpy – si
è rilevata una davvero utile e interessante
operazione di progettazione in diretta, che
ha concluso i lavori della giornata di Roma e
che ha permesso di approfondire altri aspetti
relativi alla metodologia di lavoro, per quanto
riguarda i processi del lighting design: un tipo
di attività che oggi non può più prescindere
dall’utilizzo dei testamobile, come ci ha anche ribadito Patrick.
Qual è stata l’innovazione tecnica nella tua esperienza di progettista che ha
contribuito in modo più determinante
a cambiare il tuo lavoro e conseguentemente a ciò cosa ha contribuito a cambiare più di tutto la nostra percezione
di fruitori/spettatori?
“Penso che da entrambi i punti di vista si
tratti della luce mobile, subito seguita dalla
semplicità del controllo, però questo secondo aspetto la gente non lo può capire
perché non lo vede. Ritengo che un grosso
passo avanti sarebbe proprio nel migliorare
i sistemi di controllo, ovvero la nostra possibilità di interagire in tempo reale con gli
scenari per modificarli...”.
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le forme
del progetto
progetti ti ha coinvolto di più, e poi come conseguenza di questa domanda,
vorrei sapere come vedi il futuro della
scena luminosa urbana che sempre più
usa la luce colorata per rappresentare e
per comunicare…
“Penso che sia bellissimo il modo in cui l’illuminazione può essere creata, soprattutto
a livello di colori, però credo che sia anche
molto pericolosa. Perché un edificio è una
struttura molto solida, permanente e quando
vai a metterci colore sopra è un po’ come
mettere il trucco su una donna. A me piace
essere concreto e credo che nei Majestic Garden io abbia fatto un’operazione “colore”
corretta illuminando la facciata solo con il
colore bianco. Ieri camminavo lungo le strade di Trastevere, davvero carine anche per la
loro illuminazione con le lanterne, però poi
entrando nei negozi e nei ristoranti ti trovi di
fronte a insegne colorate tipo “Aperto”…
veramente orribili! Quindi sono più che convinto che dovrebbe esserci una regolamentazione. A San Paolo del Brasile due anni fa
hanno ad esempio tolto tutti i cartelloni per
le strade e questo è sicuramente qualcosa di
straordinario. Bisogna controllare quanto viene fatto con le luci – Hong Kong è qualcosa
di terribile!..E’ vero, alla fine tutto è soggettivo, tuttavia io cerco di dare una disciplina,
che si traduce ad esempio nell’utilizzo di solo
due colori a un tempo, o nella possibilità di
poter vedere sempre al meglio il performer,
perché va detto che molti degli spettacoli
moderni presentano un’illuminazione magari
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Was this manual useful for you? yes no
Thank you for your participation!

* Your assessment is very important for improving the work of artificial intelligence, which forms the content of this project

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