SOSTANZE ESTINGUENTI ESTINTORI E IMPIANTI FISSI

SOSTANZE ESTINGUENTI ESTINTORI E IMPIANTI FISSI
MINISTERO DELL’INTERNO
DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO
DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE
DIREZIONE CENTRALE PER LA FORMAZIONE
SOSTANZE ESTINGUENTI
ESTINTORI E IMPIANTI FISSI
CORSO DI FORMAZIONE A VIGILE PERMANENTE
Ministero dell’Interno
Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Direzione Centrale per la Formazione
Area I – Coordinamento e Sviluppo della Formazione
Revisione a cura di:
Mirko Canestri - Daniele Mercuri
Versione 1.0 - Dicembre 2010
File: Sostanze estinguenti estintori e impianti fissi rev0 - reperibilità D.C.F. Roma
Riservato alla circolazione interna ad uso esclusivamente didattico
“Quando un uomo siede un'ora in
compagnia di una bella ragazza,
sembra sia passato un minuto. Ma
fatelo sedere su una stufa per un
minuto e gli sembrerà più lungo di
qualsiasi ora. Questa è la relatività”
Albert Einstein
INDICE
1
INTRODUZIONE ........................................................................................................... 1
2
LA COMBUSTIONE E LE SOSTANZE ESTINGUENTI ......................................... 2
2.1
La Combustione ..................................................................................................................... 2
2.2
Classificazione degli incendi ................................................................................................. 4
2.3
Azioni delle sostanze estinguenti........................................................................................... 5
2.4
Sostanze estinguenti............................................................................................................... 7
2.4.1
Acqua ............................................................................................................................. 9
2.4.2
Schiuma........................................................................................................................ 15
2.4.3
Polvere ......................................................................................................................... 24
2.4.4
Anidride carbonica....................................................................................................... 28
2.4.5
Idrocarburi alogenati .................................................................................................... 31
2.4.6
Ulteriori estinguenti ..................................................................................................... 35
2.4.7
Tabella esemplificativa degli agenti estinguenti da usare in vari tipi di incendi ......... 37
2.5
3
Test di autovalutazione n.1 .................................................................................................. 38
ESTINTORI ................................................................................................................... 44
3.1
Classificazione degli estintori .............................................................................................. 45
3.1.1
Estintore ad acqua ........................................................................................................ 45
3.1.2
Estintore idrico a schiuma............................................................................................ 46
3.1.3
Estintore a polvere ....................................................................................................... 47
3.1.4
Estintore ad anidride carbonica.................................................................................... 48
3.1.5
Estintore ad idrocarburi alogenati ................................................................................ 49
3.2
Dispositivi di sicurezza ........................................................................................................ 51
3.3
Contrassegni distintivi dell’estintore ................................................................................... 54
3.3.1
3.4
Capacità estinguente e focolai di prova ....................................................................... 55
Manutenzione degli estintori................................................................................................ 58
3.4.1
Sorveglianza................................................................................................................. 59
3.4.2
Controllo ...................................................................................................................... 59
3.4.3
Revisione...................................................................................................................... 60
3.4.4
Collaudo....................................................................................................................... 61
3.4.5
Cartellino di Controllo e Manutenzione....................................................................... 62
3.5
Differenze sostanziali tra estintori portatili e carrellati........................................................ 63
3.6
Tecnica d’impiego degli estintori portatili........................................................................... 64
3.7
Test di autovalutazione n.2 .................................................................................................. 68
4
IMPIANTI FISSI ANTINCENDIO ............................................................................. 74
4.1
Generalità ............................................................................................................................. 74
4.2
Impianti fissi ad acqua ......................................................................................................... 76
4.2.1
Rete idrica antincendio................................................................................................. 77
4.2.2
Impianti automatici fissi a pioggia - sprinkler ............................................................. 94
4.2.3
Impianti fissi a diluvio ............................................................................................... 105
4.2.4
Impianti fissi ad acqua water - mist ........................................................................... 106
4.3
Impianti fissi a Schiuma..................................................................................................... 107
4.3.1
Impianti a bassa e media espansione.......................................................................... 108
4.3.2
Impianti ad alta espansione ........................................................................................ 109
4.4
Impianti fissi a Polvere ...................................................................................................... 110
4.5
Impianti fissi ad Anidride Carbonica ................................................................................. 111
4.6
Impianti fissi a Clean Agent............................................................................................... 114
4.7
Impianti fissi ad AEROSOL .............................................................................................. 115
4.8
Test di autovalutazione n.3 ................................................................................................ 116
1
INTRODUZIONE
Gli incendi da sempre hanno rappresentato, per le attività umane, un fattore di rischio sia
direttamente, per l’azione delle fiamme e del calore, sia indirettamente, a seguito di
esplosioni, crolli, sviluppo di gas tossici ecc..
Affinché avvenga un incendio è necessario che siano presenti tre elementi fondamentali
rappresentati normalmente nel “triangolo del fuoco”.
In particolare deve necessariamente essere presente una sostanza combustibile (solido,
liquido i gas combustibile), un comburente (generalmente l’ossigeno contenuto nell’aria) e
una adeguata temperatura per l’innesco (che da l’avvio ad una reazione chimica detta di
combustione).
Se non sono presenti uno o più dei tre elementi della combustione sopra indicati, questa non
può avvenire e se l'incendio è già in atto si determina l'estinzione della reazione di
combustione.
L’obbiettivo del presente testo, strutturato su tre sezioni principali, è quello
di fornire, al soccorritore, gli strumenti e le conoscenze necessarie per la
scelta dell’adeguato agente estinguente in funzione della tipologia di
sostanza combustibile che alimenta l’incendio.
L’allievo, inoltre, al termine del corso sarà in grado di riconoscere le principali tipologie di
estintore, portatile o carrellato, e di impianto fisso antincendio.
In particolare, per gli estintori, sarà in grado di valutare le caratteristiche di funzionamento di
ogni estintore e scegliere il più idoneo per le varie classi di fuoco.
Per quanto riguarda invece gli impianti fissi antincendio, l’allievo sarà in grado di
riconoscere i principali tipi di impianto, le relative modalità di funzionamento.
Nel testo sono stati inoltre inseriti, alla fine di ogni capitolo, dei test di autovalutazione come
ausilio all’apprendimento e alla comprensione del testo focalizzando l’attenzione sulle
principali informazioni degli argomenti trattati.
1
2
LA COMBUSTIONE E LE SOSTANZE ESTINGUENTI
Prima di procedere alla illustrazione delle sostanze estinguenti, dei mezzi portatili e degli
impianti fissi di estinzione degli incendi è necessario richiamare l’attenzione su alcuni dei
principi base della combustione.
2.1 La Combustione
La combustione è una reazione chimica nella quale un combustibile, sostanza ossidabile,
reagisce con un comburente, sostanza ossidante, liberando energia, in genere sotto forma
di calore.
Affinché la reazione di combustione abbia luogo, oltre alla presenza di un combustibile e di
un comburente, è necessaria una adeguata sorgente di calore (fonte di innesco: fiamme,
scintille, corpi arroventati) che dia la necessaria energia per l’avvio dell’ “incendio”.
• combustibile
• comburente
• temperatura adeguata
L’energia fornita per l’avvio della reazione chimica di combustione deve essere superiore
all’energia di attivazione, che è correlata sia al materiale combustibile, sia alla pezzatura
con cui tale materiale è disponibile.
Il concetto di energia di attivazione è illustrato nella figura che segue: la sfera non può
precipitare dal livello superiore a quello inferiore liberando l'energia potenziale se prima non
supera la barriera di attivazione.
2
L’energia di attivazione può essere influenzata dalla presenza di sostanze che possono
comportarsi come catalizzatori o inibitori.
In particolare un catalizzatore fa procedere la reazione più velocemente perché fornisce un
percorso alternativo in cui la barriera di attivazione è più bassa (curva b), al contrario,
l’inibitore rallenta la reazione perché innalza la barriera stessa (curva c).
La presenza combinata del combustibile, del comburente e di una adeguata temperatura
(innesco), viene generalmente rappresentata nel triangolo del fuoco. Solo la contemporanea
presenza di questi tre elementi da luogo al fenomeno dell’incendio, e di conseguenza al
mancare di almeno uno di essi l’incendio si spegne.
Quindi per ottenere lo spegnimento dell’incendio si può ricorrere a tre sistemi:
x esaurimento del combustibile: allontanamento o separazione della
sostanza combustibile dal focolaio d’incendio;
x soffocamento: separazione del comburente dal combustibile o
riduzione della concentrazione di comburente in aria;
x
raffreddamento: sottrazione di calore fino ad ottenere una
temperatura inferiore a quella necessaria al mantenimento
della combustione;
Normalmente per lo spegnimento di un incendio si utilizza una combinazione delle
operazioni di esaurimento del combustibile, di soffocamento e di raffreddamento.
3
2.2 Classificazione degli incendi
Gli incendi si classificano in relazione allo stato fisico dei materiali combustibili.
In particolare gli incendi, o i fuochi, secondo la Norma UNI EN 2:2005, vengono distinti in
cinque classi, secondo lo stato fisico dei materiali combustibili.
classe A
incendi di materiali solidi con formazione di braci (carta,
cartoni, libri, legna, segatura, trucioli, stoffa, filati, carboni,
bitumi grezzi, paglia, fuliggine, torba, carbonella, celluloide,
pellicole cinematografiche di sicurezza, materie plastiche, zolfo
solido, …)
classe B
incendi di liquidi infiammabili e solidi che possono liquefare
(petrolio, vernici, nafta, benzina, alcool, olii pesanti, etere
solforico, glicerina, gomme liquide, resine, fenoli, zolfo liquido,
trementina, …)
In funzione della temperatura di infiammabilità i liquidi combustibili
vengono raggruppati in tre categorie:
• categoria A: liquidi aventi temperatura di infiammabilità inferiore a 21°C
• categoria B: liquidi aventi temperatura di infiammabilità compresa tra
21°C e 65°C
• categoria C: liquidi aventi temperatura di infiammabilità oltre 65° e fino a
125°C
classe C
incendi di gas infiammabili (metano, propano, g.p.l., cloro, gas
illuminante, acetilene, idrogeno, cloruro di metile, ….)
classe D
incendi di metalli combustibili e sostanze chimiche contenenti
ossigeno comburente (magnesio, potassio, fosforo, sodio, titanio,
alluminio, electron (Al-Mg), carburi, nitrati, clorati, perclorati,
perossidi ….).
classe F
incendi che interessano sostanze usate nella cottura (oli e grassi
vegetali o animali)
Classe introdotta con la norma EN2 del 2005
La classificazione degli incendi consente l’identificazione della classe di rischio
dell’incendio a cui corrisponde una precisa azione operativa antincendio ovvero
un’opportuna scelta del tipo di estinguente.
4
Un’altra categoria di incendi, non ricadente nei suddetti punti, tiene conto delle particolari
caratteristiche degli incendi di natura elettrica nelle apparecchiature in tensione, un tempo
definita «classe E» - termine oggi inusuale.
Rientrano in questa categoria gli incendi di trasformatori, armadi elettrici, quadri, interruttori,
cavi, ed in generale utilizzatori in tensione.
2.3 Azioni delle sostanze estinguenti
Quasi tutte le sostanze estinguenti intervengono nel processo di combustione mediante azioni
di tipo fisico: azione di soffocamento o di raffreddamento; successivamente si sono
sviluppati agenti estinguenti che si basano essenzialmente su azioni di tipo chimico:
inibizione chimica o anticatalisi.
Gli agenti estinguenti possono comunque dare luogo ad uno o più di tali effetti anche
contemporaneamente aumentando di conseguenza l’efficacia estinguente stesso.
Con riferimento alle tipologie di azione degli agenti estinguenti, possono essere individuate
quattro modalità.
1. Raffreddamento: L’azione consiste nella sottrazione di calore
dalla combustione, fino a ricondurre il combustibile a
temperatura inferiore a quella di “accensione” (per evitare
riaccensioni spontanee successive) e, se possibile, al di sotto
della temperatura di infiammabilità.
In particolare l’efficacia di questo effetto è data dal rapporto fra
la quantità di calore prodotta dalla combustione e quella che si
riesce ad asportare con l’estinguente
2. Separazione: consiste nell’eliminare il contatto tra
combustibile e comburente, oppure, nel rimuovere il
combustibile dalla zona di combustione. Ciò può essere ottenuto
mediante intercettazione del flusso di un combustibile liquido o
gassoso che fluisce in una condotta; mediante rimozione di
materiale combustibile solido non ancora coinvolto
nell’incendio; mediante l’utilizzo di schiuma antincendio, teli
antifiamma, acqua ecc.
5
3. Soffocamento: Vuol dire portare la percentuale di ossigeno al di
sotto di quella minima capace di sostenere una combustione
(oltre il limite superiore di infiammabilità).
L’effetto di soffocamento è realizzabile impedendo l’apporto di
ossigeno alla combustione eliminando quindi una delle condizioni
indispensabili per il mantenimento della combustione stessa.
L’azione di soffocamento può anche avvenire per diluizione del
comburente, cioè riducendo il tenore di ossigeno presente
nell’atmosfera circostante l’incendio immettendo nell’ambiente
un gas “estraneo” Anidride carbonica (CO2), azoto (N2).
4. Inibizione: alcune sostanze inibitrici, aumentando l’energia
di attivazione, ostacolano il propagarsi della reazione
chimica (polveri, idrocarburi alogenati).
L’azione consiste in un intervento a livello chimico, sulla
reazione di ossidazione veloce “combustione”, in modo da
ritardare o bloccare il processo.
Quest’ultima azione estinguente può essere vista come l’azione di un catalizzatore negativo.
6
2.4 Sostanze estinguenti
Le misure di protezione attiva contro gli incendi si basano
sull'impiego di una serie di sostanze capaci di interrompere la
combustione.
La sostanza usata, il tipo di intervento e le modalità di impiego
devono essere commisurate alla natura dei prodotti che hanno preso
fuoco e all’entità dell'incendio.
Importante è la conoscenza della possibilità o meno di utilizzo
dell’estinguente su attrezzature sotto tensione;
Occorre pertanto conoscere le caratteristiche delle sostanze
estinguenti per ottenere dalla protezione attiva risultati
sempre e comunque positivi, ricordando che scelte
sbagliate possono portare ad amplificare l'entità
dell'incidente.
Alcune delle sostanze oggi usate sono vecchie quanto
l'uomo; altre sono di più recente scoperta e rappresentano il
risultato delle continue ricerche effettuate per disporre di
mezzi e sistemi sempre più efficaci nella lotta contro gli
incendi.
Tali ricerche sono tanto più necessarie quanto più le
moderne tecniche e lavorazioni portano a concentrare in
zone ristrette sempre maggiori quantità di prodotti
pericolosi o facilmente combustibili.
Le sostanze estinguenti normalmente utilizzate sono:
• ACQUA
• SCHIUMA
• POLVERI
• ANIDRIDE CARBONICA
• IDROCARBURI ALOGENATI
7
CLASSE DI
FUOCO
DESCRIZIONE
legno, cartone, carta,
plastica, pvc, tessuti,
moquette, etc.
benzina,
petrolio,
gasolio, lubrificanti, oli,
alcool, solventi, etc.
metano,
gpl,
gas
naturale, etc.
1°
2°
3°
4°
Estinguente
Estinguente
Estinguente
Estinguente
A
Solidi
Acqua
Polvere
Idrocarburi
alogenati
Schiuma
B
Liquidi
Schiuma
Polvere
Idrocarburi
alogenati
Anidride
carbonica
C
Gas
Polvere
Idrocarburi
alogenati
Anidride
carbonica
Acqua
nebulizzata
Estinguenti in ordine di efficacia per ciascuna classe di fuoco
Azione estinguente
Estinguente
Effetti sull’uomo
Separazione
Soffocamento
Raffreddame
nto
Acqua
Schiuma
Polvere
irritazione occhi e vie
respiratorie
Anidride
carbonica
Congelamento
Idrocarburi
alogenati
possibile formazione
di sostanze tossiche
per decomposizione
AZIONE ESTINGUENTE : BUONA MEDIOCRE NULLA
effettivo contributo all’estinzione usualmente riscontrato per ciascun estinguente
8
Inibizione
chimica
2.4.1 Acqua
L’acqua è da sempre l’estinguente più largamente usato per la
facile reperibilità, per il costo decisamente basso, la semplicità
di impiego e la non tossicità.
La sua azione è insostituibile per il controllo dell'incendio e la
protezione esterna di fabbricati, serbatoi o impianti adiacenti ad
un incendio in atto.
2.4.1.1 Azione estinguente
Le caratteristiche che determinano la capacità estinguente dell’acqua sono legate,
principalmente, all’azione di raffreddamento e soffocamento delle sostanze coinvolte
nell'incendio.
Infatti, l'acqua lanciata sulle sostanze che bruciano si riscalda e
successivamente vaporizza; di conseguenza sottrae il calore che si
produce nella combustione, portando la temperatura delle sostanze
coinvolte nell’incendio al di sotto del rispettivo punto di infiammabilità.
Oltre all’azione di raffreddamento, l'acqua esplica anche un'azione di
soffocamento dell'atmosfera presente; infatti, quando l'acqua vaporizza
aumenta di circa 1700 volte il suo volume iniziale e, quindi, determina lo
spostamento dell'aria e dei vapori infiammabili nella zona adiacente
l'incendio.
Oltre alle principali azioni di spegnimento dell’acqua, che avvengono per raffreddamento e
soffocamento, si hanno anche i seguenti effetti che contribuiscono all’estinzione di un
incendio. In particolare:
x diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua in modo da renderle non
adatte alla combustione;
x rottura , per azione meccanica, del contatto tra combustibile e comburente effettuata
dal getto d’acqua.
9
2.4.1.2 Modalità di utilizzo e campi d’impiego
L'acqua può essere lanciata sull'area che brucia con un getto pieno o con un getto frazionato.
Nel primo caso può essere utilizzata per incendi di classe A (solidi
combustibili) con il vantaggio, rispetto al getto frazionato, di poter avere
maggiori gittate che possono risolvere problemi dì accessibilità dovuti
all'irraggiamento termico o a fattori costruttivi.
L'acqua come getto pieno non può essere usata per incendi di classe B
(liquidi infiammabili, solubili e non in acqua) né tanto meno può essere
lanciata contro parti elettriche in tensione.
In ogni caso, l'acqua deve essere erogata sul combustibile in fiamme in modo da
raffreddarne la più ampia superficie possibile.
Quando possibile, al fine di incrementare la capacità estinguente dell’acqua, anziché getti di
pieni è meglio utilizzare getti di acqua frazionata o nebulizzata, in modo da ripartire la
quantità di acqua impiegata su una superficie maggiore, aumentandone così il potere di
raffreddamento e quello di soffocamento conseguente alla formazione di vapore.
L'acqua finemente suddivisa in goccioline, infatti, aumenta la propria superficie e pertanto ha
la possibilità di assorbire calore passando più facilmente allo stato di vapore.
(Il diametro ottimale delle gocce per l'estinzione dell'incendio è compreso, indicativamente,
nel campo tra 0,5 e 1,5 mm)
Getto pieno
10
Getto frazionato
Il getto pieno garantisce, di contro, gittate maggiori.
I getti di acqua pieni, conservando una forte massa e quindi
una violenza d'urto notevole, risultano dannosi se impiegati
direttamente su attrezzature ed impianti in quanto possono
determinarne il deterioramento o la rottura. Inoltre il getto
pieno aumenta la quota d’acqua residua non coinvolta dagli
effetti termici e pertanto incrementa della quota dispersa nel
dilavamento.
Nel caso di incendi di liquidi infiammabili in serbatoio o in recipienti a cielo aperto, l’acqua
utilizzata per il raffreddamento può affondare nel prodotto combustibile usualmente più
leggero.
SOSTANZA CON
DENSITA’ RELATIVA
MINORE DI 1
ACQUA
Tale circostanza può comportare l’innalzamento del livello liquido nel serbatoio con la
pericolosa tracimazione del combustibile infiammato, ma anche creare i presupposti per il
surriscaldamento dell’acqua affondata la cui possibile, quanto improvvisa ebollizione, può
comportare violente dispersioni infiammate del prodotto combustibile su tutta l’area
circostante.
Meglio quindi, anche se da usarsi con cautela, l'impiego di un getto d'acqua frazionato,
sempre nei limiti imposti dalla necessità di evitare la fuoriuscita del combustibile e danni
conseguenti.
11
2.4.1.3 Dove non utilizzare
L'acqua non deve essere impiegata quando si è in presenza di:
a) apparecchiature elettriche sotto tensione;
b) sostanze reagenti in modo pericoloso con l'acqua quali: carburo di calcio che produce
acetilene; sodio e potassio che liberano idrogeno; carbonio, magnesio, zinco,
alluminio che ad alte temperature sviluppano con l'acqua gas infiammabili;
c) sostanze quali: cloro, fluoro, ecc. che con l'acqua reagiscono dando luogo a sostanze
corrosive;
d) sostanze come l'acido solforico, l'anidride acetica ecc. che a contatto con l'acqua
sviluppano calore emettendo composti corrosivi;
e) incendi di sostanze tossiche quali: cianuri alcalini che possono essere dispersi
nell’acqua;
f) carbone rovente (infatti, il vapore d'acqua reagisce con esso sviluppando idrogeno ed
ossido di carbonio con la creazione di situazioni molto pericolose);
g) apparecchiature o documenti che possono essere danneggiati dal contatto con l’acqua.
Inoltre, l'acqua è molto pericolosa se viene usata negli incendi di oli minerali che possono
formare delle zone calde con temperature superiori a 100 °C; l'evaporazione improvvisa
dell'acqua gettata su queste zone può portare ad un'estensione dell'incendio per i conseguenti
schizzi di olio o per eventuali tracimazioni.
E’ necessario evitare che l'acqua possa gelare per non provocare la rottura delle tubazioni e
parti dell’impianto da essa alimentate (impianti fissi antincendio, ecc.)
12
Approfondimento
Per comprendere il meccanismo con cui l'acqua riesce ad estinguere gli incendi è necessario
fare alcune considerazione di carattere termodinamico. Per riscaldare la quantità di materia
G (Kg) di una data sostanza dalla temperatura to alla temperatura t1, occorre la quantità di
calore:
Q = G . C(t1 - t0)
dove:
Q = quantità di calore (Kcal)
G = peso della sostanza che si riscalda (Kg)
C = calore specifico, cioè la quantità di calore necessaria per aumentare di 1 grado
centigrado la temperatura di 1 Kg di sostanza.
Il calore specifico dell'acqua può essere assunto pressoché costante e pari ad 1. Ciò
significa che se si riscalda 1 Kg d'acqua di 1 °C, esso necessita, in media, di 1 Kcal.
Quindi, 1 Kg d'acqua di estinzione, che, ipotizziamo, si trovi alla temperatura ambiente di
10°C, abbisogna per il suo riscaldamento fino alla temperatura di ebollizione 100 °C di una
quantità di calore pari a 90 Kcal. Per la vaporizzazione completa di 1 Kg di acqua a 100 °C
è inoltre necessario l’apporto di una quantità di calore pari a 540 Kcal; partendo quindi da
1 Kg di acqua a 10 °C per la sua vaporizzazione completa avremo bisogno di:
90 + 540 = 630 Kcal
che corrisponde, ricordando che 1Kcal è pari a 4186 Joule, a 2,6 milioni di Joule.
Da queste semplici considerazioni si può capire la potenzialità che ha un litro di acqua di
assorbire calore.
Il vapore prodotto, inoltre, come detto in precedenza, occupa un volume 1700 volte
superiore, a pressione atmosferica, al volume iniziale dell'acqua (1 litro di acqua produce
circa 1700 litri di vapore), così come si evince dal rapporto dei pesi specifici, a pressione
atmosferica, dell’acqua a 10 °C e del vapore a 100 °C.
Questo aumento di volume determina lo spostamento dell'ossigeno dell'aria che si trova in
vicinanza delle merci che bruciano con conseguente soffocamento dell’incendio.
13
Le considerazioni sopra espresse trovano espressione grafica nel diagramma che segue:
ASSORBIMENTO DI CALORE DELL'ACQUA ALLA PRESSIONE DI 760 mm DI
MERCURIO
Ritornando alla pratica antincendio, se ipotizziamo di avere un getto d’acqua pieno con una
portata di 300 litri al minuto, questo potrebbe assorbire una quantità di calore
orientativamente pari a circa 189.000 Kcal al minuto (300 l/min x 630 Kcal/I). Tale valore,
del tutto teorico, è ottenuto ipotizzando la completa evaporazione di tutta la quantità di
acqua utilizzata, ipotesi difficilmente realizzabile nella pratica.
Infatti, nella reale applicazione dell’acqua sull’incendio ritroviamo una differenza tra la
quantità d’acqua che effettivamente opera l’azione estinguente (ad esempio, quella che
effettivamente evapora) e quella erogata dalle attrezzature antincendio; si deve cioè
considerare l’efficienza dell’applicazione dell’acqua, definibile come rapporto tra la portata
vaporizzata e la portata erogata
X = Q vaporizzata / Q erogata
Il coefficiente di efficienza X sopra introdotto assume, per i sistemi comunemente utilizzati,
valori di qualche punto percento; la quantità d’acqua applicata sull’incendio è pertanto
notevolmente superiore alla quantità effettivamente necessaria all’estinzione.
Per la determinazione della quantità di calore asportato dall’acqua utilizzata con getto
frazionato si utilizzano formule più complesse, nelle quali l’assorbimento di calore è legato
alla superficie idrica esposta (funzione della quantità di acqua e del diametro medio delle
gocce) e ad un coefficiente di trasmissione di calore, funzione di più parametri fisici.
14
2.4.2 Schiuma
Per lo spegnimento di particolari tipi di
incendio, ed in particolare quando la
sostanza combustibile è liquida ed ha un
peso specifico inferiore a quello
dell’acqua (incendi di idrocarburi), non si
può utilizzare direttamente l’acqua come
sostanza estinguente. In questi casi è
necessario
utilizzare
l’acqua
con
l’aggiunta di sostanze particolari (liquido schiumogeno) e di un gas.
L’agente estinguente così ottenuto è noto come schiuma antincendio e risulta essere più
leggera della soluzione acquosa da cui deriva e di tutti i liquidi combustibili, pertanto
galleggia sulla loro superficie formando una coltre continua, impermeabile ai vapori, che
separa il combustibile dal comburente.
Le schiume antincendio sono aggregati complessi e instabili costituite da bolle di gas,
racchiuse da pellicole liquide, che si ottengono dall'emulsione di un gas con una soluzione
d'acqua e liquido schiumogeno.
Le schiume, in funzione della tipologia di gas e del modo con cui questo viene combinato
con l’acqua e la sostanza schiumogena, si dividono in due categorie principali:
x schiume chimiche
il gas, generalmente anidride carbonica, è prodotto da una reazione chimica tra due
sostanze mescolate insieme (solfato di alluminio e bicarbonato di sodio)
x schiume meccaniche
il gas, generalmente aria, viene emulsionata meccanicamente con la soluzione
schiumogena.
Comunque, grazie al loro basso costo e la maggiore facilità di preparazione, le schiume
meccaniche sono oggi quelle più largamente usate.
15
A queste due principali categorie, per i fuochi di classe A, recentemente si sono aggiunte le
schiume bagnanti, ottenute addizionando agli schiumogeni sostanze tensioattive, analoghe a
quelle costituenti i ben noti detergenti sintetici.
Le sostanze tensioattive usate conferiscono alla schiuma elevati poteri resistenti; assorbenti;
rafreddanti; adesivi.
Queste schiume sono fortemente instabili al forte calore e servono soprattutto a protezione
indiretta dei beni esposti al fuoco.
Una buona schiuma deve presentare le seguenti proprietà:
x peso specifico compreso tra 0.12 e 0.17 kg/dm3;
x peso specifico inferiore a quello dei liquidi in cui viene versata;
x insolubilità in questi liquidi;
x peso tale da non essere portata verso l'alto dallo sviluppo dei gas di combustione;
x assenza di tossicità e corrosività;
x buona omogeneità;
x possibilità di mantenere incorporata l'acqua in emulsione;
x buona stabilità anche ad alta temperatura;
x capacità di dilagare rapidamente e nello stesso tempo di aderire alle pareti verticali;
x pH compreso 6 e 7.5 a 21 °C.
16
2.4.2.1 Azione estinguente
Le caratteristiche che determinano la capacità estinguente della schiuma sono legate,
principalmente ai seguenti principi:
x Soffocamento: stendendosi sul pelo libero del liquido o
sulle superfici dei solidi, impediscono all'aria di
raggiungere i vapori infiammabili, esercitando così
un'azione di soffocamento dell’incendio;
x raffreddamento e diluizione: per effetto dell'evaporazione dell'acqua contenuta nelle
bolle;
x separazione: rimuove e blocca i vapori combustibili, prodotti dal liquido, dalla zona
di combustione.
2.4.2.2 Modalità di utilizzo e campi d’impiego
Le schiume sono adatte allo spegnimento ed al controllo di fuochi di Classe A,
pur vantando un più ottimale impiego in fuochi di Classe B.
Il getto di schiuma erogato dall'apparecchiatura che la produce, deve essere
possibilmente diretto sulla parete verticale sovrastante la superficie incendiata,
in modo che, colando su di essa si adagi sul liquido infiammato (applicazione
indiretta o dolce); in questo modo si evita il rimescolamento con il liquido
combustibile (applicazione diretta o per caduta) ed una conseguente più lenta
azione di soffocamento.
La schiuma rappresenta, quindi, l'unico mezzo sicuro per lo spegnimento di incendi di classe
B, soprattutto nel caso di incendi di grandi quantità di combustibili liquidi, quando la
superficie incendiata è molto vasta; infatti, adagiandosi sul liquido infiammato e
17
ricoprendone gradatamente la superficie, soffoca il fuoco e resta a copertura impedendo la
riaccensione dei combustibile.
Per ottenere uno spegnimento rapido e definitivo è necessaria un'erogazione della schiuma di
portata tre o quattro volte superiore alla portata critica (quantità minima di soluzione
schiumogena espressa in litri per metro quadrato di fuoco e per minuto, richiesta per
l’estinzione di un incendio di date caratteristiche).
La portata critica varia a seconda:
x della natura del liquido da proteggere;
x del sistema di applicazione della schiuma (ad esempio versata oppure applicata a
getto);
x dello spessore dello strato del carburante.
18
2.4.2.3 Dove non utilizzare
Per ovvi motivi, le schiume non sono indicate per lo spegnimento dei seguenti tipi di
incendi:
x di classe C;
x di classe D;
x in presenza di apparecchiature elettriche sotto tensione;
x di liquidi combustibili riscaldati al di sopra della temperatura di ebollizione
dell'acqua.
2.4.2.4 Proprietà fondamentali delle schiume
Le proprietà fondamentali delle schiume antincendio sono le seguenti:
Concentrazione
Per concentrazione di una soluzione schiumogena si intende il rapporto tra il volume Vs di
liquido schiumogeno adoperato e il volume totale Vt della miscela (acqua + liquido
schiumogeno). Generalmente la concentrazione assume valori compresi tra l'1% e il 6%.
Tempo di drenaggio o dimezzamento
Rappresenta il tempo necessario affinché un quantitativo iniziale di schiuma, riduca il suo
volume di una certa quantità. II fenomeno del drenaggio è dovuto alla gravità.
Le quantità determinate nelle norme specifiche sono, in genere, relative al 25% ed al 50% del
volume iniziale, e definiscono il Tempo di drenaggio del 25% ed il Tempo di drenaggio del
50%.
19
Rapporto di espansione (r.e.)
Il rapporto di espansione di una schiuma è dato dal rapporto tra il volume di schiuma
ottenuto ed il volume iniziale di soluzione (acqua più liquido schiumogeno) utilizzato. In
relazione ad esso, le schiume vengono classificate nelle norme specifiche come segue:
x schiume
a
bassa
espansione:
quando
presentano un rapporto in volume tra miscela
concentrata e schiuma prodotta non maggiore
di 20
x schiume ad media espansione: quando presentano
un rapporto in volume tra miscela concentrata e
schiuma prodotta maggiore di 20 ma non maggiore
di 200
x schiume ad alta espansione: quando presentano un
rapporto in volume tra miscela concentrata e schiuma
prodotta maggiore di 200
Le schiume a bassa e a media espansione agiscono con azione superficiale ricoprendo e
isolando il combustibile in fiamme con strati di spessore di alcuni centimetri per le prime e di
30 ÷ 50 cm per le seconde.
20
Le schiume ad alta espansione esercitano invece un'azione volumetrica riempiendo
totalmente lo spazio da proteggere. Proprio per questa loro caratteristica tali schiume possono
essere vantaggiosamente utilizzate a scopo preventivo per saturare ambienti, ove si teme la
raccolta di vapori nocivi od esplosivi.
In entrambi i casi abbiamo una tipica azione di soffocamento e per la presenza di acqua un
effetto secondario di raffreddamento.
Fluidità
Sta ad indicare la capacità di una schiuma a dilagare e a richiudersi.
La scorrevolezza aumenta col diminuire del rapporto di espansione e cresce all'aumentare
delle dimensioni delle bolle.
Stabilità
Si distinguono quattro tipi di stabilità di una schiuma e precisamente:
x
x
x
x
stabilità al drenaggio
stabilità al calore
stabilità agli inquinanti
stabilità a rotture meccaniche del manto
21
2.4.2.5 Compatibilità con altri agenti estinguenti
Esprime la capacità della schiuma a conservare le sue caratteristiche anche in presenza di
altri agenti estinguenti.
Le caratteristiche, le prestazioni e i metodi di prova dei liquidi schiumogeni sono indicati
nelle norme tecniche dell’UNI e/o del CEN.
In tali norme, oltre ai dati relativi alle modalità di prova previste, sono riportati i “Termini e
definizioni” da utilizzarsi per individuare la natura e le prerogative dei liquidi schiumogeni
considerati.
Ad esempio, è utile riportare le definizioni seguenti:
x Liquido schiumogeno antincendio
Aggregato di bolle piene d’aria ottenuto da una soluzione schiumogena utilizzata per
la lotta contro l’incendio.
x Liquido schiumogeno concentrato
Liquido che diluito in acqua forma la soluzione schiumogena.
x Soluzione schiumogena
Liquido schiumogeno più acqua secondo le percentuali viste in precedenza.
2.4.2.6 Tipologie di schiume
Per ottenere le schiume meccaniche attualmente sono disponibili sul mercato sei tipi
fondamentali di liquidi schiumogeni:
a) proteinici: abitualmente impiegati in soluzione al 6%, sono consigliati su incendi di
idrocarburi e per ottenere risultati apprezzabili è necessario che vengano erogati per
scorrimento. E’ invece sconsigliata la loro applicazione su sostanze polari (acetone,
alcoli, aldeidi, chetoni, eteri, ecc.);
b) sintetici: abitualmente impiegati in soluzione al 3 ÷ 4% e talvolta anche al 6%, sono
molto versatili, con alcune loro tipologie si ottengono eccellenti risultati nella
preparazione di coltri di schiuma protettive (piste di atterraggio per aerei in
emergenza) o per bloccare l'evaporazione di liquidi nocivi (es. ammoniaca liquida);
c) fluoroproteinici: questi schiumogeni presentano un'alta capacità estinguente su
idrocarburi in tutte le situazioni, anche quelle termicamente più impegnative (es.
incendi di esano, prodotto molto diffuso nei grandi complessi petroliferi).
22
Nei confronti delle sostanze polari dimostrano una buona estinguibilità soprattutto su
incendi di metanolo, acrilonitrile, ecc., ma in generale non possono competere con i
prodotti "alcolresistenti";
d) schiumogeni per alcoli o "alcolfoam" (A.F) o “alcol-resistenti" (A.R.): impiegati
in soluzione al 6%, hanno notevole capacità estinguente su sostanze polari se
applicati per versamento dolce; su idrocarburi hanno una discreto comportamento
estinguente che diviene limitato se il prodotto viene applicato per caduta. La schiuma
presenta una certa rigidità che ne riduce lo scorrimento;
e) filmanti (o Fluorosintetici o AFFF): impiegati in soluzione al 3% o al 6%, secondo
lo standard di fabbricazione. Costituiscono l’estinguente ad azione più rapida sugli
incendi di idrocarburi. L’impiego tipico è perciò quello degli incendi in aeroporto e di
altri casi analoghi di spargimenti di elevata estensione su superfici piane anche
ingombre. Non presentano invece la necessarie stabilità per poter essere impiegati su
sostanze polari. Questi schiumogeni, per le loro alta tensioattività in soluzione,
possono meglio degli altri essere impiegati in normali impianti sprinkler ad acqua o
altri nebulizzatori senza aspirazione di aria;
f) universali: impiegati in soluzione a circa il 6% su sostanze polari e al 3-4% su
idrocarburi, rappresentano la più efficace e recente realizzazione fra le schiume
antincendi, per capacità estinguente e per forte versatilità quali l'estinzione di
idrocarburi leggerissimi, l'impiego a media espansione con impianti sprinkler, ecc.
Schema riepilogativo
23
2.4.3 Polvere
Le polveri estinguenti sono miscugli di particelle solide finemente suddivise costituite da sali
organici o da altre sostanze naturali o sintetiche adatte ad essere scaricate direttamente sugli
incendi, mediante l’impiego di gas propellenti in pressione attraverso appositi erogatori.
Le polveri disponibili sono numerose, alcune universali e altre specifiche. Le più diffuse
sono quelle a base di bicarbonato di sodio, o bicarbonato di potassio, o solfato di ammonio,
o fosfato di ammonio con additivi vari che ne migliorano l'attitudine all'immagazzinamento,
la fluidità, l'idrorepellenza ed in alcuni casi la compatibilità con le schiume.
Fosfato d’ammonio
I componenti usati nelle polveri sono rappresentati come non tossici; tuttavia la scarica di
grandi quantità di polvere può causare difficoltà di respirazione durante e immediatamente
dopo l’erogazione. Inoltre i granelli di polvere si depositano sulle parti umide del corpo
recando particolare fastidio agli occhi.
Grazie al loro potere riflettente proteggono gli operatori dall’irraggiamento termico, ma
possono presentare alcuni inconvenienti nell’impiego per la loro opacità e, come sopra
indicato, per le difficoltà di respirazione che insorgono nelle zone in cui sono scaricate.
24
2.4.3.1 Azione estinguente
Il meccanismo che determina l’estinzione di un incendio, da parte delle polveri, è una
combinazione di diversi effetti che esplicati contemporaneamente determinano l’inibizione
del processo di combustione; in particolare espletano il loro effetto estinguente per:
x soffocamento: dovuto all’azione di copertura o stratificazione che effettua la polvere;
questa, depositandosi sulle parti incendiate e su quelle incombuste, isola praticamente
il materiale incendiato dal comburente e rende inattaccabile il materiale non
combusto.
In certe polveri, inoltre, dalla reazione chimica fra le sostanze di cui sono composte
ed il focolaio di incendio si sviluppa anidride carbonica che esplica una azione di
soffocamento sostituendosi all'ossigeno presente nell'aria;
x raffreddamento: dovuto all’abbassamento della temperatura del combustibile al di
sotto della temperatura di accensione, sia per effetto del raffreddamento dovuto per
assorbimento di calore da parte dell'agente estinguente sia per effetto della predetta
reazione chimica;
x catalisi negativa: per effetto delle alte temperature raggiunte nell’incendio si ha una
decomposizione delle stesse con conseguente azione anticatalitica. Le sostanze
contenute nelle polveri interagiscono con i radicali liberi H+ e OH- formando
strutture molecolari stabili, con conseguente rottura della catena di reazione e blocco
definitivo dell'incendio.
Quanto sopra, giustifica la grande efficacia e l’elevata velocità di
azione delle polveri, particolarmente se rapportate alla limitata
quantità di sostanza necessaria per ottenere l’estinzione.
25
2.4.3.2 Modalità di utilizzo e campi d’impiego
Le proprietà delle polveri chimiche per fuochi di classe A, B e C sono descritte da una norma
europea recepita: la UNI EN 615.
Le polveri chimiche sono uno degli estinguenti con maggior versatilità di
impiego; infatti possono essere usate su fuochi che coinvolgono combustibili
di varia natura come il legno, la carta, fino ai metalli alcalini quali il magnesio.
Per ogni tipo di combustibile è comunque necessario applicare il tipo di
polvere in grado di espletare al meglio la funzione estinguente.
In particolare, le polveri “polivalenti” (a base di fosfati monoamminici) sono
adatte per fuochi di classe A, B e C, mentre per i fuochi di classe D, devono
essere utilizzate polveri speciali (a base di cloruro di sodio).
Le polveri a base di fosfato monoammonico sotto l’azione del calore si
decompongono lasciando un residuo (crosta) che impedisce il contatto con
l’ossigeno prevenendo nuove riaccensioni.
Notevole è la proprietà delle polveri di essere efficaci su impianti elettrici in tensione, anche
ad elevati valori, ad eccezione di alcuni tipi polivalenti per Classi A B-C, che possono essere
impiegati sino a valori di tensione di 1000 V (Quadri a Bassa Tensione). Tale limitazione
deve essere comunicata a mezzo di adeguate etichette informative.
Si noti che la durata dell’effetto estinguente delle polveri può essere limitato: incendi
apparentemente spenti possono dar origine a nuove accensioni se non vi è stato un sufficiente
raffreddamento a causa di braci che possono rimanere sotto le polveri.
26
2.4.3.3 Dove non utilizzare
Sono controindicate nei casi in cui siano coinvolte sostanze che reagiscono pericolosamente
con la polvere come i cianuri alcalini; sono sconsigliate negli ambienti aperti o quando
sono coinvolte apparecchiature molto delicate, poiché la polvere potrebbe danneggiarle.
L’utilizzo di polveri su apparecchiature elettriche o elettroniche delicate non risulta
consigliato in quanto l’estinguente danneggerebbe gravemente l’apparecchiatura; meglio
usare “estinguenti puliti”.
L'uso delle polveri richiede, ad intervento ultimato, una pulizia accurata delle parti coinvolte
dalla "nuvola", pertanto in presenza di apparecchiature di particolare complessità e
delicatezza se ne sconsiglia l'uso.
È necessario prestare attenzione ad eventuali inalazioni perché pur non essendo tossico, può
comunque causare fenomeni di irritazione alle vie respiratorie o, in casi estremi, persino
asfissia.
27
2.4.4 AnidrideCarbonica
L’anidride carbonica è una sostanza composta da carbonio ed ossigeno con formula chimica
CO2.
L’anidride carbonica è un gas inerte capace di ridurre con la sua presenza la concentrazione
dell'ossigeno dell'aria al di sotto dei limite oltre il quale non avviene la combustione.
I sistemi di protezione contro gli incendi basati su gas inerti, fra cui figurano anche azoto,
argon e miscele di questi con l’anidride carbonica, trovano la loro più vasta applicazione
nella difesa di ambienti chiusi.
L’anidride carbonica a pressione atmosferica ed a temperatura ambiente è un gas incolore,
insapore, non comburente, non combustibile, non tossico, non corrosivo ed inoltre ha la
proprietà di essere inerte, per cui, normalmente, non reagisce chimicamente con altre
sostanze.
Inoltre, sempre a temperatura e pressione ambiente, è un gas più pesante dell'aria (densità
relativa rispetto all’aria circa 1,5 vote), perfettamente dielettrico e non lascia residui (è
definito un “Estinguente PULITO”).
Come precedentemente detto nei riguardi dell'uomo non è tossico,
ma se a seguito di una scarica riduce il contenuto dell'ossigeno
dell'aria sotto il valore dei 15 % in volume, che è considerato il
limite inferiore ammesso per la vita, provoca disturbi fisici, dalla
perdita di conoscenza alla morte per asfissia.
Pertanto l’accesso in ambienti chiusi ove sia stata scaricata
anidride carbonica richiede l'impiego di autorespiratori, a meno
che non si sia provveduto ad effettuare una preventiva
ventilazione, avendo presente che l'anidride carbonica tende a
stratificarsi a terra.
Normalmente l'anidride carbonica viene conservata sotto
pressione e liquefatta. Al momento dell'utilizzazione si
espande e vaporizza con conseguente brusco raffreddamento
che può provocare la formazione di una fase solida e quindi una
limitazione di visibilità nell'ambiente. Inoltre, a causa del
brusco raffreddamento, è necessario fare molta attenzione a su
dove indirizzare il getto al fine di evitare ustioni da
congelamento della pelle e shock termici su attrezzature e
recipienti metallici in pressione.
28
Dopo l'espansione, a causa del suo peso specifico superiore rispetto a quello dell’aria, il gas
tende a stratificare in basso.
Tale stratificazione genera gradi di saturazione differenziati a tutto il vantaggio degli strati
inferiori, mentre quelli superiori risultano meno protetti e quindi più soggetti a fenomeni di
riaccensione qualora persistano condizioni di presenza di combustibile e di innesco.
Anche negli strati inferiori la distribuzione potrebbe non essere uniforme a causa di eventuali
ostacoli o barriere che si oppongono ad una sufficiente distribuzione del gas; pertanto
l’efficacia della difesa con anidride carbonica è strettamente legata alla struttura e alla
disposizione interna degli ambienti da proteggere.
2.4.4.1 Azione estinguente
L’anidride carbonica espleta l’azione di estinzione per:
x Raffreddamento: nel passaggio dallo stato liquido allo stato vapore assorbe calore
dall’esterno abbassando la temperatura del combustibile al disotto della temperatura
di accensione;
x Soffocamento: sostituendosi al comburente riduce la percentuale di ossigeno nell’aria
al di sotto dei limiti necessari alla combustione (circa il 18%)
29
2.4.4.2 Modalità di utilizzo e campi d’impiego
L’anidride carbonica è utilizzata principalmente per focolai di classe B e C e per l'estinzione
di incendi su apparecchiature elettriche sotto tensione.
Questo
tipo
di
estinguente
è
inoltre
particolarmente indicata per l’estinzione di
prodotti pregiati come documenti, quadri,
oggetti d’arte ecc. che possono essere
danneggiati dall’impiego di altre sostanze
estinguenti.
L’anidride carbonica è utilizzata sia come mezzo di estinzione negli estintori
portatili e carrellati che come mezzo estinguente per impianti fissi (di cui
parleremo nei prossimi capitoli della dispensa).
2.4.4.3 Dove non utilizzare
Non può essere usata come estinguente su sostanze chimiche contenenti ossigeno (es.
cellulosa), su metalli reattivi quali: sodio, potassio, magnesio, titanio, zirconio, su idruri
metallici di arsenio, fosforo, cianuri alcalini ecc. in quanto reagisce chimicamente con esse
liberando gas e vapori nocivi (alcuni metalli combustibili reagiscono producendo monossido
di carbonio, mentre i cianuri alcalini reagiscono formando acido cloridrico).
Non può essere usata, inoltre, su oggetti surriscaldati dal fuoco
o che non sopportano rapidi sbalzi di temperatura, in quanto la
rapida escursione termica dovuta al raffreddamento, può
comportare probabili incrinature o fratture (Shock Termico).
Per la stessa capacità di raffreddamento del CO2 in fase di espansione, è necessario prestare
molta attenzione ad eventuali contatti di parti del corpo umano con recipienti appena
scaricati, in quanto possono causare Ustioni da Congelamento.
30
2.4.5 Idrocarburialogenati
Gli idrocarburi alogenati, noti comunemente con il termine Halon, sono sostanze
estinguenti ormai in disuso e vietati ai sensi delle norme vigenti.
Quantunque caratterizzati da una notevole rapidità di estinzione, la loro produzione dal 1°
gennaio 1994 è cessata in quanto giudicati lesivi dell’ozono stratosferico e dannosi
all’ambiente.
La terminologia “Halon” deriva da Hologenated Hidrocarbon” trattandosi di composti
costituiti da idrocarburi nella cui molecola gli atomi di idrogeno sono stati sostituiti con
altrettanti di alogeni.
La nomenclatura Halon ed il relativo sistema di numerazione identifica la composizione di
un idrocarburo alogenato mediante un numero di 4 cifre che rappresenta, nell'ordine, il
numero di atomi di carbonio, fluoro, cloro, bromo contenuti nella molecola.
Una quinta cifra è per lo iodio.
Ad esempio la formula strutturale del l'Halon 1301 è costituita da 1 atomo di carbonio, 3 di
fluoro, 0 di cloro, 1 di bromo e 0 di iodio.
I primi agenti estinguenti utilizzati furono il bromuro di metile (CH3Br), il tetracloruro di
carbonio (CCl4) ed il clorobromometano (CH2ClBr) .
Questi agenti estinguenti sono stati soppiantati per motivi di efficacia e minor tossicità da:
(Halon 1301)
x bromotrifluorometano
(CBrF3)
x bromoclorodifluorometano (CBrCI F2) (Halon 1211)
(Halon 2402)
x dibromotetrafluoroetano
(C2Br2F4)
In sostituzione degli halons, venivano impiegati gli idroclorofluorocarburi (HCFC) anche se
molto meno efficaci. Attualmente è consentito l’uso degli idrofluorocarbri (HFC), dei
perfluorocarburi (PFC) e in alcuni settori particolari degli Halon 1301 e 1211 (vedi nota 1).
Anche se questi agenti estinguenti sono, comunque, ormai in disuso, di seguito per
completezza di trattazione verranno descritte le loro caratteristiche e i principi di azione.
Gli idrocarburi alogenati sono composti derivati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di
idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cloro, bromo fluoro o
iodio; queste sostanze sono caratterizzate da eccellenti proprietà estinguenti.
Vengono conservati allo stato liquido, sono facilmente vaporizzabili, non lasciano residui,
sono dielettrici, non corrosivi, inalterabili e presentano punti di congelamento molto bassi.
Caratterizzati da una temperatura di ebollizione molto bassa, gli Halon esercitano la loro
azione estinguente soprattutto per azione catalitica sulla combustione rallentandone la
velocità.
31
All’azione catalitica va aggiunto un effetto di soffocamento che si ottiene quando i vapori
degli Halon, in virtù della loro notevole densità, spostano l’atmosfera comburente prossima
al focolaio d’incendio.
Infine l’assorbimento di calore degli idrocarburi alogenati può abbassare la temperatura
d’accensione.
Allo stato di vapore sono più pesanti dell'aria.
Riguardo al grado di tossicità degli idrocarburi alogenati è bene distinguere la tossicità
propria dei prodotto tal quale da quella dei prodotti di decomposizione (ad es. acido
fluoridrico o acido bromidrico gassosi) che si formano nella fase di estinzione quando
l'idrocarburo alogenato, al contatto con la fiamma raggiunge la temperatura di 400÷500°C.
Pertanto negli idrocarburi alogenati si riscontra una “tossicità a freddo" dovuta ad eventuali
perdite dai serbatoi o al momento di travaso degli stessi, il pericolo maggiore di
intossicazione si riscontra quando tali perdite avvengono in locali confinati e per esposizione
ai vapori per oltre 15'.
Gli idrocarburi alogenati, avendo densità maggiore dell'aria, stratificano sul pavimento.
L’elevata tensione di vapore favorisce, attraverso una rapida diffusione, la costituzione di una
concentrazione omogenea all'interno di un locale.
Queste sostanze hanno effetti narcotici sull'uomo ed agiscono sul sistema nervoso centrale
quando vengono inalati, tali effetti, rapidamente reversibili al cessare dell'esposizione,
dipendono dalla concentrazione inalata e dal tempo di esposizione.
La “tossicità a caldo” si manifesta in un ambiente chiuso a seguito di una scarica allorché
l’estinguente si decompone per effetto del calore dando origine a radicali attivi che bloccano
la propagazione della combustione. Il grado di decomposizione dipende dal tempo di
intervento e dalla temperatura raggiunta.
E’ stato dimostrato che gli halon ed in particolare i composti a base di bromo quali i 1211,
1301, 2402, sono i principali responsabili della riduzione della fascia di ozono
stratosferico che, come è noto, esercita una azione protettiva nei confronti degli strati più
interni dell’atmosfera filtrando le radiazioni ultraviolette provenienti dal sole.
Per far fronte al divieto di uso di tali prodotti, l’industria del settore ha realizzato dei nuovi
estinguenti sostitutivi degli halon definiti “clean-agent” che sono sostanze impoverite dei
componenti alogeni più pericolosi per l’ozono stratosferico.
32
Nella scelta fra clean-agent devono essere considerati anche parametri ambientali, quali
l’ODP (potenziale di distruzione dell’ozono), l’ALT (tempo di permanenza nell’atmosfera
terrestre) e il GWP (contributo all’incremento dell’effetto serra).
E’ consentito l’utilizzo di idroclorofluorocarburi (HCFC) solo nel caso in cui abbiano valori
massimi di GWP, ALT e ODP rispettivamente 4000, 42 anni e 0,065.
Nota 1: In Italia produzione, consumo, importazione, esportazione, detenzione e commercializzazione delle
sostanze che riducono lo strato di ozono sono disciplinati dalla legge 28 dicembre 1993 n.549, modificata con
legge del 16 giugno 1997 n.179.
In particolare, a decorrere dal 31 dicembre 2008, è cessata la produzione, commercializzazione, importazione
ed esportazione delle sostanze indicate nelle tabelle A e B della L.549/1993, fatte salve alcune sostanze
utilizzate prevalentemente nell’industria sanitaria e farmaceutica.
Le sostanze incriminate nelle citate tabelle corrispondono ad alcuni tipi di idrocarburi completamente
alogenati contenenti fluoro, cloro e bromo (Halon) e taluni idrocarburi parzialmente alogenati della serie
HCFC e HBFC.
Analoga limitazione non scatterà invece per i per fluorocarburi (PFC) e gli idrofluorocarburi (HFC) ai sensi
della L. 31 luglio 2002 n.179, sul divieto d’uso di queste sostanze a partire dal 31 dicembre 2008,
relativamente al settore antincendio.
Quest’ultima disposizione va ad inserirsi con quanto riportato all’art.5 comma2 del D.M. 3 ottobre 2001 che
vieta dal 31 dicembre 2008 l’uso nei sistemi di protezione antincendio e negli estintori di
idroclorofluorocarburi (HCFC), diversi dall’Halon 1301 e dall’Halon 1211 a cui non si applica il divieto negli
usi critici consentiti di cui all’allegato VII della Decisione della Commissione 2003/160/CE che di seguito si
elencano:
Usi critici di halon
Uso dell'halon 1301:
x negli aerei per la protezione dei compartimenti dell'equipaggio, della gondola motore, degli scomparti
merci, degli scomparti per il carico secco (dry bay) e per l'inertizzazione dei serbatoi,
x in veicoli militari terrestri e in navi da guerra per la protezione degli spazi occupati dal personale e dei
compartimenti motore,
x per l'inertizzazione di spazi occupati in cui potrebbe verificarsi la fuoruscita di liquidi e/o gas
infiammabili, nel settore militare, petrolifero, del gas e petrolchimico e nelle navi mercantili esistenti,
x per l'inertizzazione dei centri di comunicazione e di comando esistenti, con presenza di personale, delle
forze armate o altri, indispensabili per la sicurezza del paese,
x per l'inertizzazione di spazi in cui possa esservi il rischio di dispersione di sostanze radioattive,
x nel tunnel sotto la Manica e nei relativi impianti e materiale rotabile.
Uso dell'halon 1211:
x in veicoli militari terrestri e in navi da guerra per la protezione degli spazi occupati dal personale e dei
compartimenti motore,
x negli estintori a mano e nelle apparecchiature antincendio fisse per i motori per l'uso a bordo degli aerei,
x negli aerei per la protezione dei compartimenti dell'equipaggio, della gondola motore, degli scomparti
merci e degli scomparti per il carico secco (dry bay),
x negli estintori indispensabili per la sicurezza delle persone, utilizzati dai vigili del fuoco,
x negli estintori utilizzati da militari e polizia sulle persone."
33
2.4.5.1 Azione estinguente
La loro azione estinguente si esplica per:
x catalisi negativa: gli alogeni interagendo con i radicali liberi li sottraggono al
processo di reazione di combustione provocando il blocco della catena di reazione;
x soffocamento: tramite i vapori di idrocarburi alogenati che si sostituiscono al
comburente, viene impedito il contatto tra combustibile e comburente determinando
l’estinzione;
x raffreddamento: gli idrocarburi alogenati, assorbendo calore nel passaggio dallo
stato liquido allo stato di vapore, riducono la temperatura del combustibile al di sotto
della temperatura di accensione.
2.4.5.2 Modalità di utilizzo e campi d’impiego
L’estinzione è influenzata dalla loro caratteristica di diffondersi rapidamente
nell'atmosfera e quindi di penetrare all'interno di eventuali ostacoli.
Presentano, inoltre, una elevata dielettricità che ne consente l'utilizzo su
apparecchiature elettriche sotto tensione.
Sono indicati principalmente per l’estinzione di focolai di classe B e C.
Sono invece poco efficaci sui focolai di classe A e addirittura controindicati
negli incendi di metalli.
34
2.4.6 Ulterioriestinguenti
Come è stato accennato nel precedente paragrafo, il pericolo per l’ozono stratosferico ha
comportato la limitazione dell’uso degli HALON e di altri idrocarburi alogenati la cui
dispersione in atmosfera comporta un elevato rischio ambientale.
Per far fronte a tale limitazione le ricerche si sono indirizzate anche verso sistemi di
ottimizzazione dell’applicazione di sostanze estinguenti note quali:
x acqua nebulizzata: realizzabile sia con mezzi fissi che con attrezzature mobili
mediante l’erogazione con alta pressione; sono allo studio condizioni esatte di
erogazione sia con acqua allo stato puro che con acqua additivata; l’uso di particolari
additivi ne aumentano l’efficienza e conseguentemente l’autonomia di intervento
delle squadre di soccorso;
x water mist: tecnica di erogazione di acqua additivata ad alta pressione; la finalità
primaria è aumentare l’efficienza di estinzione con forti riduzioni di acqua di
dilavamento e di risorse idriche necessarie; tale tecnologia è applicabile agli impianti
fissi di estinzione;
x twin agents: tecnica già in uso da diverso tempo che tende a garantire l’efficacia
propria della schiuma mediante l’azione simultanea della polvere chimica sulle
fiamme sia durante la fase di “attacco” che durante quella di mantenimento contro
l’inevitabile deterioramento termico. Utilizzata negli ambiti aeroportuali mediante
carrelli bibombola per schiuma e polvere.
La ricerca di alternative si è spinta fino alla valutazione di sostanze diverse dalle tradizionali
quali gli AEROSOL che sono estinguenti di natura pirotecnica.
Il prodotto primo sviluppante aerosol estinguente è il nitrato di potassio.
La distinzione tra i vari aerosol estinguenti esistenti è fondata sulla differente miscelazione
del “prodotto primo” con altre sostanze di ausilio.
Queste sostanze che caratterizzano le modalità di sviluppo e di azione, possono, se eccessive,
produrre composti tossici.
L’azione estinguente avviene principalmente per anticatalisi dei sali di potassio e carbonati,
ma può svilupparsi anche un’azione di soffocamento a seconda delle modalità di produzione
dell’aerosol.
L’uso mediante mezzi portatili è stato verificato con esito negativo a causa del forte ed
inevitabile disturbo delle correnti convettive calde.
35
L’unico utilizzo oggi ipotizzabile è mediante impianti fissi a riempimento totale
dell’ambiente da proteggere.
Gli effettivi aspetti tossici sono ancora allo studio ma si pensa che, oltre ad una certa tossicità
dei componenti ausiliari, sia presente una tossicità di tipo fisico (possibile ingombro con
eventuale irritazione degli alveoli polmonari) ed una tossicità di tipo chimico legata allo
scioglimento nel sangue delle piccolissime particelle di sali di potassio.
L’indubbia capacità estinguente, riscontrata con sperimentazioni puntuali, è oggi ancora allo
studio per regolamentarne l’effettiva utilizzazione e installazione dei manufatti
commercializzabili.
Per il momento sembra escluso l’uso in aree normalmente occupate.
36
2.4.7 Tabellaesemplificativadegliagentiestinguentidausareinvaritipidi
incendi
37
2.5 Testdiautovalutazionen.1
Domanda n.1
Ponendo in contatto un combustibile, ad esempio benzina, e un comburente, ad esempio
l’ossigeno contenuto nell’aria, perché non si genera una reazione di combustione?
Cosa manca?
Domanda n.2
Perché per accendere un fuoco, avendo a disposizione un solo fiammifero, cerco pezzi di
legno piccoli piuttosto che dei pezzi grandi?
Domanda n.3
Come si chiama l’energia necessaria affinché una reazione di combustione abbia inizio?
Esiste un modo per abbassarla?
E se invece volessi ostacolare il processo di reazione cosa potrei fare?
Domanda n.4
Per ottenere lo spegnimento di un incendio su quali elementi del triangolo del fuoco posso
agire?
38
Domanda n.5
Gli incendi si classificano in relazione allo stato fisico dei materiali. Inserire la classe di
fuoco ai pittogrammi di seguito riportati disposti in ordine sparso.
Domanda n.6
Le sostanze estinguenti intervengono nel processo di combustione mediante azioni di tipo
fisico e chimico.
Elencare di seguito quali sono.
Azione fisica
................................
................................
................................
Azione chimica
..................................
..................................
..................................
Domanda n.7
Con quali meccanismi interviene l’azione di raffreddamento sull’estinzione di un incendio?
.....................................................................................................................................................
.....................................................................................................................................................
E quella dell’inibizione delle sostanze inibitrici?
.....................................................................................................................................................
.....................................................................................................................................................
Domanda n.8
Quali sono le principali sostanze estinguenti?
Possono essere indistintamente utilizzate su ogni tipologia di classe d’incendio? Perché?
39
Domanda n.9
Indicare, per ogni sostanza di seguito elencata, quali sono le principali azioni estinguenti.
Acqua
Schiuma
Polvere
CO2
Idr. alogenati
Domanda n.10
Indicare per quali classi di fuoco, le sostanza estinguente di seguito elencata, sono più
efficaci per l’estinzione.
Acqua
Schiuma
Polvere
CO2
Idr. alogenati
Domanda n.11
Se devo estinguere l’incendio di un idrocarburo all’interno di un serbatoio quale sostanze
estinguente è più idonea ed efficace?
Domanda n.12
Nell’uso dell’acqua, come agente estinguente, è preferibile utilizzare
un getto pieno o un getto frazionato per estinguere un incendio?
Quale azione viene influenzata dal tipo di getto?
40
Domanda n.13
L’uso di acqua su particolari sostanze è vietato a causa di reazioni chimiche pericolose.
Elencare di seguito , per tipologia di sostanza, i prodotti di reazione con l’acqua:
Carburo di calcio:………………………..
Sodio e potassio:………………………
Carbonio, magnesio.:………………..
Cloro, fluoro:……………………..
Domanda n.14
Cosa succede se verso dell’acqua dentro un contenitore con olio che frigge?
Perché? Qual è il fenomeno?
Domanda n.15
Quali sono le principali proprietà che una buona schiuma deve avere?
Riportarne almeno quattro:
-…………………………………………
-…………………………………..........
-…………………………………………
-…………………………………..........
Domanda n.16
Può essere usata tranquillamente una schiuma in presenza di apparecchiature elettriche sotto
tensione? Perché?
Domanda n.17
Si può utilizzare una schiuma per l’estinzione di incendi di metalli combustibili?
Perché?
Domanda n.18
Cosa si intende per tempo di drenaggio di una schiuma?
41
Domanda n.19
Le schiume sono classificate, in funzione del rapporto di espansione, in tre categorie: bassa,
media e alta espansione.
Riportare di seguito, per ogni classe, il rapporto tra il volume di liquido schiumogeno e il
volume della schiuma prodotta. Indicare inoltre i campi di impiego.
Bassa:…………………………………………………………………………………………...
Media:…………………………………………………………………………………………..
Alta:……………………………………………………………………………………………
Domanda n.20
Indicare, per ognuna delle seguenti tipologie di schiume meccaniche, i campi d’impiego:
Schiumogeni proteinici:……………………………………………………………………..
Schiumogeni sintetici:......…………………………………………………………………..
Schiumogeni fluoroproteinici:………………………………………………………………..
Schiumogeni per alcoli:..……………………………………………………………………..
Schiumogeni filmanti:………………………………………………………………………..
Schiumogeni universali:……………………………………………………………………..
Domanda n.21
Quali sono le principali azioni estinguenti della polvere?
Generalmente per quali classi di fuoco vengono impiegate?
Domanda n.22
Le polveri possono essere tranquillamente utilizzate per l’estinzione di impianti elettrici sotto
tensione?
Possono essere utilizzate per fuochi di classe “D”?
42
Domanda n.23
Quali sono le principali azioni estinguenti dell’anidride carbonica?
Su quali classi di fuoco è più efficacemente utilizzabile?
Posso utilizzarla senza precauzioni per estinguere un incendio di una bombola di gpl lambita
dalle fiamme?
Domanda n.24
Perché l’halon è particolarmente efficace nell’estinzione degli incendi?
Su cosa agisce?
Domanda n.25
Oltre all’acqua, la schiuma, la polvere, l’anidride carbonica, l’halon quali altre sostanze
estinguenti esistono?
Voto
_____ / 100
43
3
ESTINTORI
Gli estintori sono mezzi mobili di estinzione, da usare per un pronto intervento su principi
d'incendio.
In particolare, un estintore è un apparecchio contenente un agente estinguente che può essere
proiettato e diretto su un fuoco grazie alla pressione di un propellente gassoso. La pressione
può essere fornita da una compressione preliminare permanente, da una reazione chimica o
dalla liberazione di un gas ausiliario.
L’agente estinguente è il complesso dei prodotti contenuti nell’estintore, la cui azione
provoca l’estinzione del focolaio. Si intende per carica d’un estintore la massa o il volume
dell’agente estinguente contenuto all’interno dell’estintore.
Dal punto di vista quantitativo, la carica degli apparecchi a base di acqua si esprime in
volume (litri) e quella degli altri apparecchi in massa (chilogrammi).
In relazione al peso complessivo dell’estintore, si possono distinguere, due tipologie:
x ESTINTORE PORTATILE: estintore concepito per essere
portato e utilizzato a mano e che, pronto all'uso, ha una
massa minore o uguale a 20 kg (D.M. del 07.01.2005).
Il suddetto parametro nasce dal fatto che l’estintore portatile è
concepito per essere portato e utilizzato a mano da un singolo
operatore. Un eccessivo peso dell’estintore comporterebbe
naturalmente difficoltà operative nell’azione di estinzione.
x ESTINTORE CARRELLATO: estintore trasportato su ruote di
massa totale maggiore di 20 kg e contenente estinguente fino
a 150 kg (D.M. del 06.03.92).
Hanno le medesime caratteristiche funzionali degli estintori
portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso,
presentano una minore praticità d’uso e maneggevolezza
connessa allo spostamento del carrello di supporto.
La loro scelta può essere dettata dalla necessità di disporre di
una maggiore capacità estinguente e sono comunque da
considerarsi integrativi di quelli portatili.
44
3.1 Classificazione degli estintori
Gli estintori, in relazione all’agente estinguente in essi contenuto, si suddividono in:
x estintori ad acqua
x estintori a schiuma
x estintori a polvere
x estintori ad anidride carbonica (CO2)
x estintori ad idrocarburi alogenati (non più in uso in quanto dannosi per l’ozono)
3.1.1 Estintoreadacqua
L'estintore ad acqua è stato probabilmente il primo mezzo portatile di spegnimento creato per
i principi d'incendio.
Negli ultimi anni in Italia questo tipo di estinguente è stato gradualmente abbandonato a
favore di altre sostanze estinguenti (es. polveri); tuttavia le problematiche ecologiche hanno
stimolato ultimamente ricerche e studi su estintori ad acqua miscelata con sostanze filmanti e
additivi particolari che agiscono per lo spegnimento sia per raffreddamento che per
soffocamento.
In particolare ha cominciato a riscuotere un certo
interesse l’erogazione nebulizzata mediante particolari
ugelli posti sulla lancia.
L'estintore ad acqua è costituito da un serbatoio
contenente acqua per il 90% circa, mentre il resto del volume è composto da filmanti e
additivi. In questo tipo di estintore la pressurizzazione è di tipo permanente.
Il sistema di erogazione prevede appunto appositi meccanismi che permettono la fuoriuscita
dell'acqua con getto nebulizzato al fine di produrre un maggior scambio termico e un
maggiore assorbimento di calore.
In alcuni paesi europei questi estintori hanno anche superato la prova dielettrica ottenendo
pertanto l'approvazione di tipo.
In Italia ne è vietato l'uso su apparecchiature elettriche.
45
3.1.2 EstintoreidricoaSchiuma
Gli estintori a schiuma vengono impiegati per lo spegnimento dei fuochi di classe A e B.
La particolarità del liquido schiumogeno, nello spegnimento del fuoco, è quella del
soffocamento, che avviene per effetto “filmante” (uno strato di schiuma-film che si espande
sul fuoco).
Gli estintori a schiuma, in funzione di come viene prodotto l’agente estinguente, possono
essere di due tipi:
x Estintori a schiuma meccanica;
x Estintori a schiuma chimica.
Estintore a schiuma meccanica
E' un estintore contenente liquidi schiumogeni, miscelati in
acqua che presenta come particolare tecnico costruttivo, una
lancia di scarica munita di fori per aspirare l'aria necessaria
per l'espansione della schiuma.
La fuoriuscita dell'agente estinguente avviene per mezzo di un
propellente gassoso. Il gas può essere o permanentemente
compresso all’interno della bombola o fornito da apposita
bombolina di pressurizzazione.
Il liquido uscendo velocemente viene trasformato in schiuma,
per effetto Venturi, grazie all’aspirazione dell’aria che avviene
dai fori presenti sulla lancia.
Estintore idrico a schiuma chimica
L'estintore idrico a schiuma chimica sfrutta la
reazione di due sostanze, solfato di alluminio e
bicarbonato di sodio, che, mescolate al momento
dell'impiego, producono una reazione chimica con
sviluppo di CO2 (anidride carbonica), necessaria alla
fuoriuscita del prodotto.
46
3.1.3 Estintoreapolvere
E' un estintore contenente polvere chimica estinguente composta da
varie sostanze chimiche miscelate tra loro con aggiunta di additivi
per migliorarne le qualità di fluidità e idrorepellenza.
Le polveri possono essere idonee ad incendi di classe:
x ABC - polvere polivalente valida per lo spegnimento di più
tipi di fuoco (legno, carta, carbone, liquidi e gas
infiammabili), realizzata generalmente da solfato e fosfato di
ammonio, solfato di bario, etc.
x BC - specifica per incendi di liquidi e gas infiammabili,
costituiti principalmente da bicarbonato di sodio.
La polvere, contenuta all’interno del serbatoio, viene espulsa a
mezzo di un gas propellente.
In base alle caratteristiche di funzionamento il propellente può trovarsi direttamente a
contatto con la polvere (estintori pressurizzati) o all’interno di una bombola che può essere
collocata internamente o esternamente al serbatoio.
Estintore pressurizzato
L’estintore è costituito da un recipiente
contenente la carica e da un gruppo valvola
con la necessaria apparecchiatura per il
lancio della polvere (tubo pescante,
manichetta).
L’estinguente
contenuto
nell’estintore è pressurizzato con azoto a
circa 12-15 bar; un manometro posto a monte
del gruppo valvola serve al controllo della
pressione. Il gas di pressurizzazione è
contenuto nel serbatoio stesso della polvere
che
quindi
risulta
permanentemente
pressurizzato.
Questi estintori vengono usati per la maggior
parte in installazioni civili e dove non sono
richieste particolari qualità costruttive. Gli
estintori di capacità superiore ai 100, 250 kg
hanno quasi sempre la bombola esterna di
pressurizzazione con azoto.
7
3
9
2
10
4
6
5
8
1
11
13
12
47
Estintore con bombola
Il contenitore della polvere è normalmente a pressione
atmosferica. Il gas di pressurizzazione, solitamente CO2,
è contenuto in una bombolina alloggiata all’interno del
contenitore di polvere e viene erogato nel contenitore
della polvere solamente al momento dell’uso. I vantaggi
di questo sistema si identificano principalmente nel fatto
che la polvere, in condizioni normali, non è soggetta alla
pressione del gas e quindi si evitano fenomeni di
impaccamento; inoltre, essendo il serbatoio polvere a
pressione atmosferica, sono facilitate le operazioni di
manutenzione. Per contro, non è possibile controllare lo
stato di carica della bombolina.
In entrambi i tipi l’espulsione della polvere viene
controllata da una valvola di flusso posta sulla testa
dell’estintore.
3.1.4 Estintoreadanidridecarbonica
E' un estintore in cui l’agente estinguente è CO2. In funzione
della temperatura ambiente l’anidride carbonica, contenuta
all’interno della bombola, può trovarsi allo stato liquido o
compresso in quanto la temperatura critica del CO2 è di circa
31°C.
Strutturalmente questo tipo di estintore è diverso dagli altri in
quanto costituito da una bombola in acciaio realizzata in unico
pezzo di spessore adeguato alle pressioni interne, gruppo
valvolare con attacco conico e senza foro per attacco manometro
ne valvolino per controllo pressioni.
E' idoneo per spegnimenti di fuochi di classe B e C; essendo un
gas inerte e dielettrico la normativa di prevenzione incendi ne
prescrive l'installazione in prossimità dei quadri elettrici.
Al momento dell'azionamento, l'anidride carbonica contenuta nel corpo dell'estintore, spinta
dalla pressione propria interna, pari a circa 55/60 bar ( a 20°C), raggiunge il cono
diffusore dal quale, attraverso il passaggio obbligato in un filtro frangigetto, si espande con
una temperatura di circa -79 °C sotto forma di: "neve carbonica o ghiaccio secco".
48
Il gas circonda i corpi infiammati e spegne prima per raffreddamento e poi per soffocamento
abbassando la concentrazione di ossigeno.
La distanza utile del getto dell'anidride carbonica è molto limitata (non più di 2 metri).
Il serbatoio dell'estintore ad anidride carbonica deve essere collaudato ogni 10 anni secondo
le disposizioni del Ministero dei Trasporti e della Navigazione.
L’ogiva dei vecchi estintori ha la caratteristica colorazione grigia mentre nei nuovi estintori
le attuali norme prevedono l’ogiva di colore rosso.
3.1.5 Estintoreadidrocarburialogenati
È ormai in disuso anche se in alcuni particolari settori possono
essere ancora in uso.
In sostituzione degli halons, come già visto, e solo per particolari
applicazioni, venivano impiegati gli idroclorofluorocarburi anche se
molto meno efficaci.
L’uso di quest’ultimo estinguente però è stato possibile fino al
31/12/2008.
Anche se questa tipologia di estintori è caduta in disuso, per
completezza di trattazione, verranno di seguito descritte le
caratteristiche principali.
La struttura e i particolari tecnico-costruttivi degli estintori ad
idrocarburi alogenati sono simile a quelli a polvere.
Per lo spegnimento di fuochi di classe A, B e C venivano impiegati gli halon 1211 e 2402.
49
La particolarità del prodotto alogenato, nello spegnimento del fuoco, è quella di operare una
catalisi negativa inibendo la reazione chimica di combustione oltre a determinare anche, con
l’evaporazione, una sottrazione di ossigeno che produce un efficace azione di soffocamento.
50
3.2 Dispositivi di sicurezza
I dispositivi di sicurezza degli estintori sono generalmente collocati in prossimità degli
organi di azionamento, situati sulla parte superiore dell’estintore.
In particolare, tutti gli estintori sono muniti di una valvola di sicurezza che interviene nel
momento in cui la sovrappressione che si può sviluppare all’interno degli estintori, per cause
legate alla temperatura, superano i limiti indicati:
-
da 17 a 20 MPa (circa 170-200 atm) per estintori a CO2;
-
tutti gli altri estintori per un valore massimo 2,4 Mpa (circa 24 atm).
Particolare di gruppo valvolare di estintore a polvere
Valvola di sicurezza per estintori (escluso estintore a CO2)
Come si può notare la valvola è costituita da un dado ghiera forata al
centro, una molla a spirale tarata, ed un tappo di gomma.
L’azionamento e l’apertura della valvola avviene quando la pressione
interna dell’estintore, sul tappo di gomma, supera la forza contraria
della molla permettendo al gas di fuoriuscire attraverso le spirali della
stessa e dal foro sulla ghiera.
51
Valvola di sicurezza per estintori a CO2
La valvola di sicurezza degli estintori a CO2 è costituito da un dischetto
metallico sottilissimo che è investito dalla pressione su una piccolissima
superficie, che si perforerà nel momento in cui la sovrappressione supera la
forza di taratura del dischetto, perforando lo stesso e procurando la
completa scarica dell’agente estinguente contenuto. La fuoriuscita del gas
avviene attraverso i fori predisposti sul bordo del dado di chiusura.
Dispositivo di controllo della pressione indipendente dal manometro
Questo dispositivo è presente solamente negli estintori a pressione permanente si
tratta di un sistema di controllo della pressione dell’estintore indipendente dal
manometro, è installato sul gruppo valvolare ed è costituito da una valvola di
ritegno che all’interno alloggia un pistoncino trattenuto da una molla, il quale nel
momento in cui si inserisce un manometro si ritrae permettendo la pressione di
affluire nel manometro e quindi di dare l’esatta indicazione dello stato di carica.
Questo tipo di dispositivo può essere alloggiato anche nella sede del manometro
dell’estintore.
Il manometro
Alloggia sul gruppo valvolare degli estintori a pressione
permanente, sul quadrante dello stesso devono essere riportate le
seguenti indicazioni:
x una indicazione del punto zero;
x una zona di colore verde (campo di utilizzo) relativa alle
pressioni (P) comprese da P -20°C e P 60°C, oppure nel
caso di estintori a base di acqua +5°C a +60°C;
x due zone di colore rosso al di fuori della zona verde suddetta;
x l’indicazione del valore della pressione a 20°C è obbligatoria;
x la lunghezza del campo di lettura deve essere all’incirca uguale a 1,5 volte la
lunghezza tra 0 e P 60°C.
L’indicatore rappresenta, approssimativamente, lo stato di pressione dell’estintore.
Nel tempo si verificano continui movimenti dell’ago dovuti alle condizioni ambientali
esterne (caldo – freddo).
Questo dispositivo non è presente negli estintori a CO2.
52
Dispositivo per evitare funzionamenti accidentali
Gli organi d’azionamento dell’estintore devono essere muniti di una
sicura che ne eviti un funzionamento accidentale.
La sicura in genere è un dispositivo che blocca la valvola di azionamento,
spesso si tratta di un occhiello metallico bloccato da una sagola in plastica
o da un sigillo di piombo.
La spina di sicurezza in metallo (a) è inserita nella leva di intercettazione
per bloccarne il movimento, alla sua estremità viene introdotto un sigillo
di sicurezza (b) che ne impedisce la fuoriuscita casuale.
53
3.3 Contrassegni distintivi dell’estintore
Sull’estintore deve essere apposta un etichetta che deve riportare le seguenti informazioni in
sequenza:
Prima parte:
x la parola “ estintore”;
x la carica nominale;
x il tipo di agente estinguente;
x le classi di incendio sulle quali l’estintore
può essere utilizzato;
x la capacità di estinzione.
Parte seconda:
x le istruzioni per l’uso che devono
contenere uno o più pittogrammi che
indichino le modalità di utilizzo
dell’estintore;
x i pittogrammi delle classi di fuochi
Parte terza:
x le avvertenze di pericolo;
x limitazioni d’uso o pericoli associati in
particolare a tossicità e rischio elettrico
Parte quarta:
x istruzioni per la ricarica dopo il funzionamento;
x istruzioni per la verifica periodica;
x la definizione dell’agente estinguente e, in particolare, la definizione e la percentuale
x
x
x
x
x
degli additivi per gli agenti a base d’acqua;
se pertinente, la definizione del gas propellente;
il numero di riferimento relativo all’omologazione dell’estintore;
il campo di temperatura di esercizio;
un’avvertenza contro il rischio di congelamento per gli estintori a base d’acqua;
un riferimento alla norma europea EN 3-7:2004
Parte quinta:
nome e indirizzo del costruttore e/o del fornitore dell’estintore;
Inoltre sull’estintore portatile deve essere indicato l’anno di fabbricazione.
54
3.3.1 Capacitàestinguenteefocolaidiprova
La capacità estinguente di un estintore riportata in etichetta è stabilita in base a focolai
convenzionali che è in grado di estinguere a seguito di prova di omologazione. In particolare:
Classe A
Per fuochi di classe A la prova viene effettuata su una catasta standardizzata di
legna identificando diverse classi di estinzione
55
Classe B
Per fuochi di classe B la prova viene effettuata su un volume di liquido entro
specifico fusto e la prova è ritenuta valida quando su tre ripetizioni di
spegnimento (con estintore carico) almeno due sono favorevoli.
L’altezza dei due livelli acqua/benzina (1/3 acqua – 2/3
benzina) è sempre di 32 mm entro fusto di differente
diametro.
La tabella di classificazione per i fuochi di classe B è data da :
56
Classe C
Per fuochi di classe C la prova viene effettuata con bombole di gas G.P.L. da
25 kg unite in parallelo da un tubo collettore.
Con bombole aperte e alla temperatura di 20° C il gas è incendiato.
L’attacco del focolare d’incendio è effettuato a criterio dell’operatore.
La capacità estinguente è identificata per la sola classe, senza definizione numerica.
Alcuni estintori possono riportare nella parte quarta dell’etichetta la dicitura
“utilizzabile su fuochi di classe F secondo specifiche tecniche appositamente
indicate.
I fuochi di classe F sono realizzati per certificare gli estintori “principalmente a
schiuma” da utilizzare su focolari di olio da cottura.
Analoga circostanza può presentarsi per fuochi di classe D non regolamentati
dal D.M. 7/01/2005.
57
3.4 Manutenzione degli estintori
Gli estintori, come anche tutti i dispositivi e le attrezzature antincendio, devono essere
mantenuti in efficienza e controllati nel rispetto di quanto previsto dalle disposizioni
legislative e dai regolamenti vigenti.
In particolare le attività di manutenzione devono essere eseguite nel rispetto delle
disposizioni legislative e regolamenti vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli
organismi di normalizzazione nazionali o europei o in assenza di dette norme delle istruzioni
fornite dal produttore come previsto dal D.M. n° 64 del 10/03/1998 all’articolo 4.
Secondo il D.lgs. 81/2008 allegato IV art. 4.1.3, i mezzi di estinzione degli incendi, in
particolare gli estintori portatili, devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno
una volta ogni sei mesi da personale esperto.
Normativa UNI 9994:2003 da delle chiare indicazioni sulle attività di manutenzione degli
estintori che devono essere effettuate. In particolare indica metodi e fasi che vanno oltre il
semplice controllo semestrale previsto dal D.lgs. 81/2008 allegato IV art. 4.1.3.
Fasi della manutenzione
1. Sorveglianza (art. 5.1 norma UNI 9994:2003)
2. Controllo (art. 5.2 norma UNI 9994:2003)
3. Revisione (art. 5.3 norma UNI 9994:2003)
4. Collaudo (art. 5.4 norma UNI 9994:2003)
58
3.4.1 Sorveglianza
Consiste nella esecuzione, da parte di personale interno all’azienda, di alcuni
accertamenti:
x l’estintore sia presente e segnalato con apposito cartello;
x l’estintore sia chiaramente visibile, immediatamente utilizzabile e l’accesso allo
stesso sia libero da ostacoli;
x l’estintore non sia manomesso;
x i contrassegni distintivi siano esposti a vista e siano ben leggibili;
x l’indicatore di pressione (se presente) indichi un valore di pressione compreso
all’interno del campo verde;
x l’estintore non presenti anomalie (ugelli ostruiti, perdite, tracce di corrosione,
sconnessioni, etc.);
x l’estintore sia esente da danni alle strutture di supporto ed alla maniglia di trasporto;
se carrellato abbia le ruote funzionanti;
x il cartellino di manutenzione sia presente sull’apparecchio e compilato correttamente.
Tutte le eventuali anomalie riscontrate devono essere subito segnalate alle figure
appositamente incaricate per una tempestiva eliminazione.
3.4.2 Controllo
Consiste nella esecuzione, da parte di PERSONALE
ESTERNO SPECIALIZZATO E RICONOSCIUTO e
con FREQUENZA SEMESTRALE, di una verifica
dell’efficienza dell’estintore tramite una serie di
accertamenti tecnici specifici a seconda del tipo di
estintore.
Il controllo deve essere effettuato sia attraverso
operazioni previste nella sorveglianza e sia con una
verifica fisica della consistenza dell’estintore e dei suoi
componenti. Deve essere effettuato l’accertamento
delle condizioni interne di pressurizzazione mediante, a
seconda del caso, verifica della pressione indicata
(pressurizzati permanentemente esclusi quelli a
biossido di carbonio) oppure pesatura (a biossido di
carbonio - CO2).
Deve essere firmato e datato un cartellino.
59
3.4.3 Revisione
Consiste nella esecuzione, da parte di PERSONALE ESTERNO SPECIALIZZATO E
RICONOSCIUTO di una serie di accertamenti ed interventi per verificare e rendere
perfettamente efficiente l’estintore.
Tra questi interventi (tutti elencati all’art. 5.3 delle norme UNI 9994:2003) è inclusa la
ricarica e/o sostituzione dell’agente estinguente presente nell’estintore (polvere chimica,
C02, schiuma, etc.).
In particolare gli estintori devono essere verificati sia esternamente che internamente,
comprese le eventuali ostruzioni nei tubi flessibili, nel pescante e negli ugelli liberandoli
eventualmente anche da eventuali incrostazioni, nonché verificare la taratura dei dispositivi
di sicurezza.
In fase di revisione i ricambi devono far conservare all’estintore la conformità al prototipo
omologato ed essere garantiti all’utilizzatore a cura del manutentore.
L’agente estinguente utilizzato deve essere conforme sia a quello previsto per il prototipo
omologato e sia alla regola dell’arte applicabile.
Gli estintori devono comunque essere ricaricati anche quando siano usati parzialmente o
totalmente scaricati.
In caso di subentro a diverso manutentore, il nuovo manutentore ha diritto di procedere alla
“revisione” indipendentemente dalla periodicità precedentemente stabilita.
Deve essere firmato e datato un cartellino (vedi di seguito “cartellino manutenzione”).
La frequenza della revisione e, quindi, della ricarica e/o sostituzione dell’agente estinguente
dipende dalla tipologia dell’estintore e parte dalla prima data di carica. In particolare:
x estintori a polvere chimica: 36 mesi = 3 anni
x estintori a CO2 : 60 mesi = 5 anni
x estintori a schiuma: 18 mesi
60
3.4.4 Collaudo
Consiste in una misura di prevenzione atta a verificare, da parte di PERSONALE ESTERNO
SPECIALIZZATO E RICONOSCIUTO, la stabilità dell’involucro tramite prova idraulica
verificando che lo stesso non subisca deformazioni.
La periodicità del collaudo è:
x estintori a CO2: frequenza stabilita dalla legislazione vigente in materia di gas
compressi e liquefatti, attualmente 10 anni;
x altri estintori non conformi alla Direttiva 97/23/CE (cioè non marcati CE): 6 anni;
x altri estintori conformi alla Direttiva 97/23/CE (cioè marcati CE); 12 anni.
La data di collaudo e la pressione di prova devono essere riportate sull’estintore in modo ben
leggibile, indelebile e duraturo
TABELLA RIEPILOGATIVA
61
3.4.5 CartellinodiControlloeManutenzione
Il cartellino può essere strutturato in modo da poter essere utilizzato per più interventi e per
più anni, sullo stesso devono essere obbligatoriamente riportati:
x numero di matricola o altri estremi identificativi dell’estintore;
x ragione sociale e indirizzo completo e altri estremi di identificazione del manutentore;
x massa lorda dell’estintore;
x carica effettiva;
x tipo di fase effettuata;
x data dell’ultimo intervento effettuato (mese/anno formato mm/aa);
x firma leggibile o punzone identificativo del manutentore.
62
3.5 Differenze sostanziali tra estintori portatili e carrellati
63
3.6 Tecnica d’impiego degli estintori portatili
Le regole generali per l’utilizzo degli estintori portatili contro un incendio sono le seguenti:
x Scegliere il tipo adatto alla classe di fuoco riscontrata ;
x Tenere conto delle condizioni ambientali, sfruttando la direzione del vento;
x Togliere la sicura tirando l'anello vicino all'impugnatura;
x Impugnare l'erogatore ed avvicinarsi al fuoco dirigendo il getto alla base delle fiamme
portarsi ad una giusta distanza dal fuoco (circa 3 m);
x In caso di spegnimento con più estintori gli operatori devono stare attenti a non
ostacolarsi e a non investirsi con i getti.
Nel caso di fuochi di classe A è bene operare una breve erogazione per ridurre le dimensioni
delle fiamme (1 ÷ 2 sec) poi, controllata la correttezza della direzione data al getto, scaricare
tutto l’estintore successivamente sulle fiamme già inibite.
Su liquidi contenuti in recipienti (fuochi di classe B), nel caso di azione con schiuma, il getto
deve essere diretto contro la parete interna della vasca sul lato opposto di chi opera, mentre,
nel caso di azione con gli altri estinguenti, inizialmente il getto deve essere diretto sulla parte
più vicina a chi opera schiacciando la fiamma verso la parte più lontana (opposta).
Per un corretto uso dell’estintore, e per evitare usi impropri e pericolosi, ci si deve attenere
scrupolosamente alle indicazioni riportate per legge sull'etichetta.
Avvertenze d’uso
- Verificare se l'estintore può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione.
- Ricordarsi che alcuni estinguenti possono creare problemi di incompatibilità con
particolari sostanze reattive.
- Alcuni agenti estinguenti possono causare irritazioni agli occhi e alla pelle, alle vie
respiratorie se utilizzati in ambienti chiusi.
- Gli estintori a CO2 in fase di erogazione possono creare energia statica quindi è da
evitare l'uso in presenza di atmosfere esplosive, dirigere il getto in modo improprio,
può comportare alle persone colpite ustioni da congelamento.
Nell'estinzione di qualsiasi tipo di incendio è molto importante che il tempo di intervento sia
il più breve possibile e siano soddisfatte le seguenti condizioni:
- i mezzi di estinzione siano in perfetta efficienza;
- i mezzi di estinzione sia ubicati in zone facilmente accessibili e sicure;
64
-
l'intervento sia effettuato quando il focolare ha ancora dimensioni e caratteristiche
-
tipiche di un principio di incendio;
l'operatore sia adeguatamente addestrato.
In conclusione, qualunque sia l'estintore e contro qualunque fuoco l'intervento sia
diretto, è necessario attenersi alle seguenti regole:
9 Ogni estintore va utilizzato in conformità alla propria tipologia e tecnologia di
costruzione e in conformità all’estinguente in esso contenuto.
9 Prendere visione e rispettare le istruzioni d'uso dell'estintore
9 Verificare lo stato di carica dell’estintore mediante lettura del
manometro (per gli estintori a CO2 si può valutare solo il
peso).
9 Prima di avvicinarsi al fuoco togliere la spina di sicurezza e avere la garanzia del
buon funzionamento.
65
9 Operare a giusta distanza per
colpire il fuoco, alla base della
fiamma, con un getto efficace
posizionandosi sopravvento.
Questa distanza può variare a
seconda della lunghezza del getto
consentita
dall'estintore
compresa tra i 3 e i 10 m - ed in
relazione al calore irraggiato
dall'incendio
9 Non usare l’estintore inutilmente ma, a seconda dei casi, con l‘orientamento più
opportuno
9 Non dirigere mai il getto contro le persone, anche se avvolte dalle fiamme in quanto
l'azione delle sostanze estinguenti su parti ustionate potrebbe provocare conseguenze
peggiori delle ustioni.
9 Tutti gli estintori impiegati devono risultare adeguati al tipo di fuoco, anche se non
necessariamente uguali fra loro in quanto ad agente estinguente: anzi l'azione
coordinata di due agenti estinguenti diversi può risultare molto valida.
66
9 Non indirizzare il getto dell’estinguente al centro della vasca: può provocare
proiezione di liquido e vapori propagando l’incendio e causare ustioni
9 Un incendio di grandi dimensioni non va mai spento da una sola persona, ma bisogna
utilizzare più estintori, attaccando le fiamme contemporaneamente da più parti.
9 Quando si affronta un incendio in più persone mai operare in posizione contrapposta,
ma fianco a fianco con una angolazione max di 90°.
67
3.7 Test di autovalutazione n.2
Domanda n.1
Che differenza c’è tra un estintore portatile e un estintore carrellato?
Domanda n.2
Elencare, in relazione dell’agente estinguente, le varie tipologie di estintore.
-……………………………
-……………………………
-…………………………. -………………………….
-…………………………. -………………………….
Domanda n.3
L’uso dell’estintore ad acqua cosa contiene? Soltanto acqua?
Per migliorare gli effetti di soffocamento e raffreddamento dell’incendio l’estinguente come
viene erogato?
68
Domanda n.4
Cosa differenzia, dal punto di vista del funzionamento, un estintore a schiuma meccanica da
uno a schiuma chimica?
Domanda n.5
Su quali classi di fuoco possono essere efficacemente utilizzati gli estintori a schiuma?
La schiuma meccanica si differenzia da quella chimica per l’efficacia sui vari tipi di
focolaio?
Domanda n.6
Come funziona un estintore a polvere pressurizzato?
A che pressione si trova generalmente il propellente all’interno della bombola?
Domanda n.7
Cos’è e a cosa serve il pescante in un estintore?
Esistono degli estintori privi di pescante?
Domanda n.8
Quali sono le principali differenze tra un estintore pressurizzato e un estintore con bombola?
Quali sono i vantaggi di un estintore con bombola rispetto a uno pressurizzato?
Domanda n.9
Quali sono le differenze sostanziali dell’estintore ad anidride carbonica dagli altri tipi di
estintori?
In questo tipo di estintore il quantitativo di carica di estinguente come viene misurata? Da un
manometro?
69
Domanda n.10
Perché la bombola di un estintore a CO2 e strutturalmente diversa dalle bombole degli altri
estintori?
Domanda n.11
In quali contesti e per quali classi di fuoco può essere utilizzato un estintore a CO2?
Domanda n.12
Gli estintori ad halon possono essere ancora trovati in commercio?
A livello costruttivo si differenziano dagli altri tipi di estintori?
Domanda n.13
Quali sono i principali dispositivi di sicurezza negli estintori?
Dove sono collocati?
Domanda n.14
A cosa serve e dove è posizionato il manometro sugli estintori?
Tutte le tipologie di estintore ne hanno uno?
70
Domanda n.15
Cosa manca nella seguente etichetta che deve essere presente su gli estintori?
Domanda n.16
Cosa si intende con la dicitura “focolare tipo”?
Cosa indica la sigla “34A - 233B - C” riportata sull’etichetta dell’estintore?
Domanda n.17
Quali sono le quattro fasi della manutenzione di un estintore?
-……………………..
-……………………..
-……………………..
-……………………..
Domanda n.18
Il controllo di un estintore può essere effettuato da personale privo di particolari abilitazioni?
71
Domanda n.19
Ogni quanto tempo deve essere effettuata la revisione di un estintore?
Polvere:…………………...
CO2 :…………………...
Schiuma :…………………...
E il collaudo?
Domanda n.20
In cosa consiste il collaudo di un estintore?
Domanda n.21
Cos’è un cartellino di controllo manutenzione?
A cosa serve e quali sono le principali indicazioni su di esso riportate?
Domanda n.22
Per un efficace estinzione dell’incendio il getto della sostanza estinguente dove deve essere
indirizzato?
72
Domanda n.23
Per estinguere un incendio, se non si tiene conto della direzione del vento, a cosa si va in
contro?
Domanda n.24
Quali sono gli effetti che si possono generare indirizzando il getto dell’estinguente al centro
di un recipiente contenente un liquido in fiamme?
Domanda n.25
Quando si affronta un incendio in più persone si può operare in posizione contrapposta?
Come è bene disporsi?
Voto
_____ / 100
73
4
IMPIANTI FISSI ANTINCENDIO
4.1 Generalità
La protezione attiva contro gli incendi si basa essenzialmente sull'azione di spegnimento
esercitata dagli impianti fissi antincendio che erogano sostanze estinguenti in grado di
controllare o far cessare la combustione.
L'azione estinguente di dette sostanze risulta particolarmente efficace quando sono utilizzate
a mezzo di apparecchiature fisse capaci di sfruttare, al meglio, le caratteristiche chimicofisiche dell’agente estinguente.
Prima di iniziare una breve trattazione sulle singole tipologie costruttive degli impianti fissi
antincendio comunemente usati nella pratica antincendio, è utile tentare una classificazione
di detti impianti.
Una prima classificazione, che prende a riferimento il sistema di attivazione
dell’impianto, individua due tipologie:
x Impianto ad intervento automatico
x Impianto ad intervento manuale
Intervento automatico
Gli impianti con attivazione di tipo automatico, di regola asserviti a dispositivi rivelatori di
incendio, presentano, rispetto ai manuali, una maggiore sicurezza e tempestività di
intervento, essendo svincolati dal fattore umano.
Di contro, i sistemi di tipo automatico, per la loro particolare configurazione, richiedono uno
studio preliminare particolarmente attento e una costante manutenzione al fine di evitare
falsi allarmi ed inutili partenze dell'impianto.
Intervento manuale
Gli impianti con attivazione di tipo manuale, che presentano una maggiore semplicità
esecutiva ed una minore richiesta di manutenzione, necessitano della presenza di personale
addestrato in grado di azionare o di utilizzare i vari comandi dell'impianto o le sue
attrezzature componenti.
74
Una seconda modalità di classificazione degli impianti prende a riferimento la sostanza
estinguente erogata; si individuano così le seguenti principali tipologie di impianti
antincendio:
x impianti fissi ad acqua
x impianti fissi a schiuma
x impianti fissi a polvere
x impianti fissi ad anidride carbonica (CO2)
x impianti fissi a clean agent
Nei prossimi paragrafi verranno descritte le principali caratteristiche costruttive, le
prestazioni richieste e le normative di riferimento, al momento applicabili, per ciascuna di
queste tipologie di impianto antincendio.
75
4.2 Impianti fissi ad acqua
Gli impianti fissi antincendio che utilizzano l’acqua come agente estinguente, comprendono
le seguenti tipologie di impianto:
x Rete idrica antincendio (Rete idranti)
x Impianti automatici fissi a pioggia – Sprinkler
x Impianti fissi ad acqua nebulizzata
Presupposto fondamentale per la realizzazione di questi tipi di impianto è la disponibilità di
acqua in misura e distribuzione temporale tale da soddisfare le richieste fissate dal progetto
dell’impianto.
76
4.2.1 Reteidricaantincendio
La rete idrica antincendio, nota anche come “rete di idranti”, è un sistema di tubazioni fisse
in pressione per l'alimentazione idrica, sulle quali sono derivati uno o più idranti antincendio
(D.M. 30.11.83 "Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi").
Le reti idranti sono installate allo scopo di fornire acqua in quantità adeguata per combattere
l’incendio di maggiore entità ragionevolmente prevedibile nell’area da proteggere.
La legislazione e la normativa tecnica applicabile, al momento, per la progettazione,
installazione, collaudo e manutenzione dell’impianto si riassume come segue (tab. 8):
x Decreto Legislativo 81/08: prescrive le misure per la tutela della salute e della
sicurezza nei luoghi di lavoro;
x Decreto Ministeriale 10/03/1998 N 64: fissa i criteri generali di sicurezza antincendio
e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro;
x Decreto Ministeriale 22-1-2008 n. 37: è la norma relativa alla sicurezza degli impianti
negli edifici e si applica anche agli impianti di protezione antincendio;
x DPR 380 del 6 Giugno 2001: testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari
in materia edilizia;
x Norma UNI 10779:2007: “Impianti di estinzione incendi - Reti di idranti Progettazione, installazione ed esercizio”;
x Norma UNI EN 671/3:2009: fornisce le raccomandazioni relative alla manutenzione
dei naspi antincendio con tubazioni semirigide ed idranti a muro con tubazioni
flessibili.
77
Legislazione
Progettazione
Installazione
Collaudo
Normativa
Tecnica:
- D.Lgs. 81/08
- D.M. 10-3-98 N°64
- D.M. 37/08
- D.P.R. 380 /01
- UNI 10779:2007
Legislazione:
Manutenzione
- D.Lgs. 81/08
- DM 10-3-98 N°64
(art.4)
Normativa
Tecnica:
- UNIEN 671/3
- UNI 10779
Legislazione e normativa di riferimento
Inoltre, in applicazione del DPR n 246 del 21/4/93 di Recepimento della Direttiva Prodotti da
Costruzione, tutti i prodotti componenti la rete di idranti devono essere marcati CE.
Per la progettazione, l’installazione e l’utilizzo delle reti di idranti si seguono le indicazioni
contenute nella norma tecnica emanata dall’Ente di normazione Italiano UNI 10779, che
specifica i requisiti costruttivi e prestazionali minimi da soddisfare, in assenza di specifiche
disposizioni legislative, per gli impianti idrici antincendio permanentemente in pressione,
destinati all’alimentazione di idranti e naspi.
La norma comprende le sezioni relative alla progettazione del sistema, alla scelta dei
materiali e dei componenti, alla loro installazione, al collaudo ed, infine, all’esercizio dello
steso impianto.
La rete idranti, così come illustrato dalla norma UNI 10779, si compone delle seguenti parti
caratteristiche:
x
x
x
x
x
Alimentazione idrica;
Rete di tubazioni;
Valvole di intercettazione;
Gruppo di attacco per autopompa;
Apparecchi di erogazione.
Diamo ora una sintetica illustrazione delle singole parti della rete di idranti, rinviando, per gli
approfondimenti, alla lettura della norma UNI.
78
4.2.1.1 Alimentazioni idriche
La rete di idranti antincendio deve prevedere un'alimentazione idrica in grado di assicurare,
all’impianto antincendio, le richieste caratteristiche di affidabilità e di sicurezza.
L’alimentazione idrica deve assicurare, come minimo e con continuità, la portata e la
pressione richiesta dall’impianto, nonché garantire i tempi di erogazione fissati.
Le caratteristiche sopra descritte sono riportate in una parte specificatamente, destinata alle
alimentazioni idriche, della norma UNI EN 12845:2009 dal titolo “Impianti fissi di
estinzione incendi – Sistemi automatici sprinkler. Progettazione, installazione e
manutenzione”.
La norma UNI EN, oltre a descrivere le caratteristiche che un’alimentazione idrica deve
avere, definisce anche tutte le possibili tipologie e le caratteristiche costruttive delle
alimentazioni idriche ammesse.
In particolare, le alimentazioni idriche previste dalla norma sono:
a) acquedotto ,anche con pompe di surpressione;
b) serbatoi di accumulo, nelle seguenti tipologie:
x serbatoio o vasca collegato a pompe;
x serbatoio a gravità;
x riserva
c) sorgenti inesauribili
d) serbatoi a pressione
Le alimentazioni idriche, in funzione delle caratteristiche costruttive e prestazionali minime
richieste, vengono classificate anche nel seguente modo:
x Alimentazioni idriche singole, comprendono:
-
un acquedotto;
un acquedotto con una o più pompe di surpressione (dispositivo atto ad aumentare
la pressione fornita dall’alimentazione)
-
idrica qualora questa non sia sufficiente alle richieste;
un serbatoio a pressione;
79
-
un serbatoio a gravità;
-
un serbatoio di accumulo con una o più pompe;
una sorgente inesauribile con una o più pompe.
x Alimentazioni idriche singole superiori: sono le alimentazioni idriche singole in
grado di fornire un elevato grado di affidabilità. Queste possono comprendere:
-
-
un acquedotto alimentato da entrambe le estremità, in conformità aspecifiche
condizioni;
un serbatoio a gravità senza pompa di surpressione oppure un serbatoio di
accumulo con due o più pompe dove il serbatoio soddisfa specifiche
condizioni;
una sorgente inesauribile con due o più pompe.
x Alimentazioni idriche doppie: si compongono di due alimentazioni singole,
indipendenti una dall’altra.
x
80
Alimentazioni idriche combinate: sono delle alimentazioni idriche singole superiori
o doppie, progettate per alimentare più di un impianto fisso antincendio, in grado di
soddisfare le condizioni indicate dalla norma.
4.2.1.2 Rete di tubazioni, valvole di intercettazione e gruppo di attacco autopompa
A valle della sezione alimentazione troviamo la rete di tubazioni che trasporta l’agente
estinguente acqua all’interno dell’attività, fino ai punti di erogazione.
La norma UNI prescrive, nel dettaglio, che la rete di tubazioni deve essere permanentemente
in pressione, ad uso esclusivo antincendio e preferibilmente del tipo chiuso ad anello al fine
di avere, per ogni punto della rete, due direzioni da cui far giungere l'acqua.
Per quanto riguarda le caratteristiche costruttive e dimensionali delle tubazioni da utilizzare
per la rete di idranti, la norma prescrive, per queste, la conformità alla specifica normativa
tecnica di riferimento.
Le tubazioni di distribuzione possono essere installate fuori terra o interrate.
In particolare, nelle installazioni fuori terra, le tubazioni devono essere esclusivamente
metalliche, installate a vista o in spazi nascosti comunque accessibili. Nelle installazioni
interrate sono invece consentite tubazioni anche di tipo non metallico, purché conformi alla
specifica normativa di riferimento, realizzate con materiale idoneo in relazione alle
caratteristiche di resistenza meccanica e di resistenza alla corrosione richieste
dall’installazione specifica.
Lungo la rete di tubazioni sono poi installate, in posizione facilmente accessibile e segnalata,
le valvole di intercettazione che devono essere bloccate, mediante apposito dispositivo, nella
posizione di normale funzionamento.
La norma UNI prescrive, da ultimo, per la rete di tubazioni, la presenza di almeno un attacco
di mandata per autopompa per l’immissione di acqua in condizioni di emergenza, da
installare in posizione facilmente accessibile e segnalata.
81
La segnalazione, secondo la UNI 10779, deve essere effettuata mediante cartelli o iscrizioni
recanti la dicitura di seguito rappresentata.
Il dispositivo costituente l’attacco per autopompa deve comprendere almeno:
x uno o più attacchi di immissione con diametro non minore di DN 70 protetti contro
x
x
x
x
l’ingresso di corpi estranei nel sistema a mezzo di tappo maschio;
valvola di sicurezza tarata a 1,2 MPa, per sfogare l’eventuale eccesso di pressione
dell’autopompa;
valvola di non ritorno o altro dispositivo atto ad evitare fuoriuscita d’acqua
dall’impianto in pressione;
valvola di intercettazione, normalmente aperta, che consenta l’intervento di
manutenzione sui componenti senza vuotare l’impianto;
nel caso di possibilità di gelo, eventuale dispositivo di drenaggio.
GRUPPO ATTACCO AUTOPOMPA
N.B.: Per verificarne il corretto montaggio, con valvola di intercettazione aperta,
verificare che con l’apertura delle valvole di attacco dn 70 fuoriesca l’acqua.
82
4.2.1.3 Apparecchi di erogazione
Nelle reti di idranti troviamo, come ultimo elemento componente dell’impianto, gli
apparecchi di erogazione per il prelevamento dell'acqua in pressione dalla rete di
alimentazione.
Gli attacchi normalizzati, comunemente utilizzati negli apparecchi di erogazione, sono del
tipo UNI 45 e UNI 70.
La norma UNI 10779 prevede l’utilizzo di quattro diverse tipologie di apparecchi di
erogazione:
Idrante a muro
Naspo a muro
Idrante soprasuolo
Idrante sottosuolo
Idranti a muro
Gli idranti a muro sono composti essenzialmente da una cassetta, con un portello di
protezione, dal supporto della tubazione flessibile, da una valvola manuale di intercettazione,
e da una tubazione flessibile completa di raccordi e di lancia erogatrice. Tutti questi
componenti devono essere, permanentemente collegati alla valvola di intercettazione.
Gli idranti a muro, in corretto funzionamento, costituiscono un efficiente mezzo di estinzione
incendi erogando un getto d’acqua continuo, immediatamente disponibile.
L’idrante a muro può essere installato nei seguenti modi riportati in figura.
83
Le tubazioni flessibili antincendio installate nelle cassette degli idranti a muro devono avere
le seguenti caratteristiche:
- diametro DN 45;
-
lunghezza non superiore ai 20 m, tranne nei casi in cui, per alcune applicazioni
specifiche, i regolamenti permettono lunghezze superiori.
La lancia erogatrice installata negli idranti a muro deve permettere la regolazione del getto
realizzando:
-
la chiusura getto;
il getto frazionato;
il getto pieno.
Naspo a muro
Il naspo a muro è un'apparecchiatura antincendio composta da una bobina con alimentazione
idrica assiale, una valvola d’intercettazione, una tubazione semirigida, una lancia erogatrice
e, quando richiesto, una guida di scorrimento per la tubazione.
I naspi antincendio possono essere del tipo:
84
-
manuale (apparecchiatura dotata di valvola di intercettazione manuale);
automatico (apparecchiatura dotata di valvola automatica di intercettazione, con
apertura completa dopo non più di 3 giri completi della bobina);
-
fisso (naspo che può ruotare su un solo piano);
naspo orientabile (naspo che può ruotare su più piani e montato su: braccio snodabile
giunto orientabile - portello cernierato).
Idrante soprasuolo
Gli idranti soprasuolo o a colonna sono quelli comunemente visibili nei parcheggi, all'esterno
dei condomini oppure nelle aree industriali.
Hanno maggiore accessibilità degli analoghi sistemati sottosuolo e sono collocati ad una
distanza tra 5 e 10 m dal perimetro del fabbricato a seconda della sua altezza e ad una
distanza mutua di massimo 60 m (specificatamente indicato nella Norma di sistema UNI
10779), in funzione del loro raggio d'azione.
Per ciascun idrante deve essere prevista, in prossimità dell’idrante o in una postazione
facilmente accessibile e segnalata in modo adeguato, una cassetta per contenere almeno uno
spezzone di lunghezza unificata di tubazione flessibile DN 70 completa di raccordi unificati e
lancia di erogazione e con i dispositivi di attacco e di manovra indispensabili all’utilizzo
dell’idrante.
Gli idranti soprasuolo sono dotati di punto prefissato di
rottura che permette la separazione della parte superiore
dalla parte inferiore dell'idrante a seguito di un urto
accidentale, senza causare la fuoriuscita dell'acqua con
conseguente riduzione della pressione della rete
antincendio e possibilità di allagamenti.
85
La costruzione è regolata dalla norma EN 14384 e per
essi vige l'obbligo della marcatura CE, essendo
dispositivi che ricadono sotto direttiva 89/106/CEE
“Prodotti da Costruzione”.
Gli idranti sono costituiti fondamentalmente da un
corpo in ghisa, un dispositivo di manovra di forma
pentagonale (il cosiddetto cappellotto).
Per azionare questo tipo di idranti, occorrono delle
chiavi normalizzate, dette "chiavi di manovra" che
agiscono sul dispositivo di manovra e quindi sulla
valvola di intercettazione, aprendola o chiudendola.
Gli idranti soprasuolo sono dotati, in funzione del diametro della flangia per l’innesto alla
rete idrica, di attacchi di uscita di DN 70 e DN 100, o combinazioni di essi, secondo lo
schema che segue:
Flangia di attacco
Numero di attacchi UNI 810
DN
A1 = DN 70
A2 = DN 100
80
2
-
2
1
2
-
2
1
3
1
2
-
Posizioni
100
150
Configurazioni ammissibili degli attacchi di uscita secondo la norma UNI 14384
86
In commercio, e nelle varie installazioni, è possibile trovare una più ampia gamma di idranti.
Per i modelli non rientranti nella tabella sopra riportata, l’utilizzo deve essere valutato e
verificato caso per caso in funzione della specifica applicazione.
Flangia di attacco
DN
Tipo e numero di attacchi
50
2 sbocchi UNI 45
50
2 sbocchi UNI 45 attacco motopompa UNI 70
70
2 sbocchi UNI 70 o 2 sbocchi UNI 45
70
2 sbocchi UNI 70 attacco motopompa UNI 100
80
2 sbocchi UNI 70
80
2 sbocchi UNI 70 attacco motopompa UNI 100
100
2 sbocchi UNI 70
100
2 sbocchi UNI 70 attacco motopompa UNI 100
150
2 sbocchi UNI 70
150
2 sbocchi UNI 70 attacco motopompa UNI 100
Idrante sottosuolo
Gli idranti sottosuolo sono dei particolari tipi di idranti che
vengono installati sotto il livello del terreno, sono dotati di un
dispositivo antigelo e i pozzetti che contengono questi tipi di
idranti hanno la forma di ellisse e riportano la dicitura "idrante".
Come per gli idranti soprasuolo, anche quelli sottosuolo sono
collocati ad una distanza consigliata tra 5 e 10 m dal perimetro
del fabbricato a seconda della sua altezza e ad una distanza
mutua di massimo 60 m in funzione del loro raggio d'azione.
La realizzazione è disciplinata dalla norma UNI EN 14339, devono essere marcati "CE" con
l'obbligo di utilizzare il cosiddetto "collo di cigno" per il collegamento delle manichette e
della lancia di erogazione.
L'apertura e chiusura della valvola avviene, come per gli idranti sopra suolo, a mezzo
apposita chiave con dimensioni unificate.
87
Gli idranti sottosuolo sono costituiti fondamentalmente da un corpo in ghisa, un dispositivo
di manovra di forma pentagonale, uno scarico antigelo, una flangia di connessione
all'impianto di distribuzione e un attacco, minimo DN 70 max DN 100, per il collegamento
del collo di cigno.
88
4.2.1.4 Progettazione, collaudo ed esercizio della rete
Nella norma UNI 10779 sono indicati i principi fondamentali da seguire per la progettazione,
il collaudo e l’esercizio dell’impianto.
Di seguito verranno descritte, in maniera sintetica, le principali caratteristiche realizzative di
un impianto e le attività previste nella fase di collaudo ed esercizio.
Caratteristiche progettuali
Le principali caratteristiche e i principi fondamentali di funzionamento possono essere
riassunti in:
™ Classificazione delle aree dell’attività da proteggere (tre livelli di pericolosità) in base
al loro contenuto ed alla probabilità di sviluppo di un incendio.
Livello 1
Aree nelle quali la quantità e/o la combustibilità dei materiali presenti
sono basse e che presentano comunque basso pericolo di incendio in
termini di probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e
possibilità di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza.
Rientrano in tale classe tutte le attività di lavorazione di materiali
prevalentemente incombustibili ed alcune delle attività di tipo
residenziale, di ufficio, ecc., a basso carico d’incendio.
Livello 2
Aree nelle quali c’è una presenza non trascurabile di materiali
combustibili e che presentano un moderato pericolo di incendio come
probabilità d’innesco, velocità di propagazione di un incendio e
possibilità di controllo dell’incendio stesso da parte delle squadre di
emergenza. Rientrano in tale classe tutte le attività di lavorazione in
genere che non presentano accumuli particolari di merci combustibili e
nelle quali sia trascurabile la presenza di sostanze infiammabili.
Livello 3
Sono le aree nelle quali c’è una notevole presenza di materiali
combustibili e che presentano un alto pericolo di incendio in termini di
probabilità d’innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità
di controllo dell’incendio da parte delle squadre di emergenza. Rientrano
in questa categoria le aree adibite a magazzinaggio intensivo, le aree
dove sono presenti materie plastiche espanse, liquidi infiammabili, le aree
dove si lavorano o depositano merci ad alto pericolo d’incendio quali
cascami, prodotti vernicianti, prodotti elastomerici, ecc.
89
™ Indicazione, per ciascun livello di pericolosità, in funzione della tipologia di
apparecchiatura installata, della portata da erogare (idranti a muro 120 l/min - naspi
35/60 l/min – idrante a colonna 300 l/min) e della relativa pressione di erogazione
(variabile da 0,2 a 0,4 MPa, in relazione all’apparecchio), delle contemporaneità di
erogazione e della durata di erogazione minima richiesta.
La tabella che segue riassume le prestazioni richieste per ciascun livello di
pericolosità della norma.
™ Definizione di due tipologie di protezione, denominate rispettivamente:
-
protezione interna;
protezione esterna;
Per protezione interna s'intende la protezione contro l'incendio ottenuta mediante gli
idranti a muro di DN 45 o naspi di DN 25, installati in modo da consentire il primo
intervento sull'incendio da distanza ravvicinata e tali da essere utilizzabili dalle
persone che operano all'interno dell'attività. La protezione interna può essere
realizzata anche con apparecchi posti all’esterno del fabbricato.
90
Per protezione esterna s'intende la protezione contro l'incendio che si ottiene
mediante idranti a colonna soprasuolo e/o sottosuolo con la relativa attrezzatura di
corredo, installati in modo da consentire la lotta contro l'incendio quando le
dimensioni dell'incendio stesso non consentono di operare da vicino; la protezione
esterna è destinata ad essere utilizzata da personale addestrato.
™ Definizione, per le varie tipologie di apparecchi installati, delle seguenti specifiche
modalità di installazione:
-
Gli idranti a muro ed i naspi devono essere posizionati in modo che ogni parte
dell'attività protetta sia raggiungibile con il getto d'acqua di almeno un
idrante/naspo (ogni punto dell’area protetta può distare da essi al massimo 20
m o 30 m per i naspi);
-
Gli idranti e/o i naspi devono essere installati in posizione ben visibile e
facilmente raggiungibile;
-
Gli idranti soprasuolo e sottosuolo devono essere installati ad una distanza tra
loro massima di 60 m. All'esterno degli edifici è raccomandato l’uso di idranti
a colonna soprasuolo, installati in modo che risultino in posizione sicura
anche durante un incendio. In relazione all'altezza del fabbricato da proteggere
gli idranti devono essere distanziati dalle pareti perimetrali dei fabbricati
stessi; in linea di principio è raccomandata una distanza tra 5 m e 10 m.
91
Verifiche in fase di collaudo
Per la fase di collaudo della rete la norma prevede le seguenti verifiche:
x accertamento della rispondenza della installazione al progetto esecutivo presentato;
x verifica della conformità dei componenti utilizzati alle disposizioni normative
richiamate dalla stessa norma;
x verifica della posa in opera “a regola d’arte”;
x esecuzione delle seguenti prove/verifiche specifiche:
- del esame generale dell’intero impianto comprese le alimentazioni;
- prova idrostatica delle tubazioni ad una pressione di almeno 1,5 volte la pressione
di esercizio dell’impianto con un minimo di 1,4 MPa per 2 h;
- collaudo delle alimentazioni;
- verifica regolare flusso nei collettori di alimentazione, aprendo completamente un
idrante/naspo terminale per ogni ramo principale della rete a servizio di due o più
idranti/naspi;
- verifica delle prestazioni di progetto con riferimento alle portate e pressioni
minime da garantire, alla contemporaneità delle erogazioni, e alla durata delle
alimentazioni.
Verifiche in fase di esercizio
In una specifica sezione della norma sono poi indicate le attività necessarie a garantire, nel
tempo, il corretto esercizio della rete, con l’indicazione delle operazioni, di seguito indicate,
che l’utente deve eseguire, avvalendosi anche di terzi:
x sorveglianza: consiste nella verifica delle apparecchiature quanto ad integrità,
completezza dell’equipaggiamento e possibilità di accesso, nei periodi che
intercorrono fra due manutenzioni periodiche;
92
x manutenzione: consiste nell’esecuzione delle seguenti operazioni, sulle attrezzature
della rete idranti, distinte per tipologia di componente installato:
- naspi ed idranti a muro - La manutenzione deve essere svolta con la frequenza
prevista dalle disposizioni normative e comunque almeno due volte l’anno, in
conformità alla UNI EN 671-3 ed alle istruzioni contenute nel manuale d’uso che
deve essere predisposto dal fornitore dell’impianto.
Tutte le tubazioni flessibili e semirigide, sia relative ad idranti e naspi sia a corredo
di idranti soprasuolo e sottosuolo, devono essere verificate annualmente
sottoponendole alla pressione di rete per verificarne l’integrità. Le tubazioni non
perfettamente integre devono essere sostituite o almeno collaudate alla pressione di
1,2 MPa.
In ogni caso ogni 5 anni deve essere eseguita la prova idraulica delle tubazioni
flessibili e semirigide.
- attacchi autopompa - La manutenzione deve prevedere, con cadenza semestrale,
almeno la verifica della manovrabilità delle valvole, con completa chiusura ed
apertura delle stesse ed accertamento della tenuta della valvola di ritegno. Al
termine delle operazioni assicurarsi che la valvola principale di intercettazione sia
in posizione aperta.
- idranti soprasuolo e sottosuolo - le operazioni di manutenzione devono includere
almeno:
- verifica della manovrabilità della valvola principale mediante completa
apertura e chiusura;
- verifica della facilità di apertura dei tappi;
- verifica del sistema di drenaggio antigelo, ove previsto;
- verifica ed eventuale ripristino della segnalazione degli idranti sottosuolo;
- verifica del corredo di ciascun idrante.
L’utente deve anche provvedere a far eseguire, durante il periodo di “vita” dell’impianto, una
verifica dello stesso atta ad accertarne la funzionalità e la conformità alla norma. La
frequenza di tale verifica deve essere conforme alle disposizioni legislative e comunque ogni
qual volta modifiche all’attività o eventi straordinari la rendano necessaria.
93
4.2.2 Impiantiautomaticifissiapioggiasprinkler
Gli impianti “Sprinkler” sono, tra i sistemi di protezione automatica contro
l’incendio, i più antichi e consolidati per quanto riguarda le caratteristiche di
realizzazione e le modalità di estinzione dell’incendio.
Le caratteristiche principali di questa tipologia di impianto le possiamo
riassumere come segue:
x Sistema combinato fra rilevazione e spegnimento dell’incendio;
x Grande affidabilità di funzionamento;
x Efficacia nella stragrande maggioranza dei casi con fallimento legato soprattutto a
mancato funzionamento o ad errata progettazione e/o installazione;
x Relativa economicità di installazione.
Gli impianti automatici fissi a pioggia sono sistemi
a comando completamente automatico costituiti da
reti di tubazioni installate al soffitto dei locali
protetti, sulle quali sono montati gli erogatori fissi o
sprinkler.
Un sistema automatico sprinkler, ha lo scopo di rilevare la presenza di un incendio e di
tenere sotto controllo le fiamme in modo che l’estinzione possa essere completata con altri
mezzi o di estinguere l’incendio, nel suo stadio iniziale, con l’acqua dallo stesso erogata.
La rete di tubazione interna al locale
protetto, ha origine dalla stazione di
controllo, elemento caratteristico di questa
tipologia di impianto, che è installata in un
apposito ambiente, che comprende una
valvola di controllo e allarme, una valvola
di intercettazione e tutte le valvole e gli
accessori a corredo, per il controllo
dell’impianto sprinkler propriamente detto.
94
Legenda:
1 Erogatore sprinkler
2 Alzata
3 Punto di riferimento
4 Collettore di distribuzione
5 Tubo di raccordo
6 Collettore principale
7 Stazione di controllo
8 Montante
9 Diramazioni
10 Discesa
Impianto Sprinkler
Stazione di controllo
A monte della stazione di controllo troviamo il sistema di tubazioni che collega l’impianto
sprinkler alla sua alimentazione idrica.
Per le caratteristiche delle alimentazioni idriche a sevizio di questa tipologia di impianto si
rimanda a quanto già detto nel corrispondente paragrafo relativo alla rete di idranti.
95
Esempio di impianto automatico a pioggia alimentato da acquedotto e da un serbatoio a pressione
Principio di funzionamento
In presenza di incendio, l’innalzamento della temperatura a soffitto dell'ambiente determina
per gli sprinkler posti sopra la zona incendiata il raggiungimento, nel tempo, della
temperatura propria di taratura, con la conseguente rottura degli elementi
termosensibili di cui gli sprinkler sono dotati e la successiva erogazione di acqua frazionata
sulla zona dell’incendio, che continuerà per il tempo previsto dal progettista.
Andamento della temperatura in un locale a seguito d’incendio
96
Gli sprinklers si aprono, indipendentemente l'uno dall'altro, solo sull’area interessata
dall’incendio.
Per il ripristino della funzionalità dell'impianto si dovranno sostituire gli sprinkler intervenuti
durante l’incendio.
Scarica di un impianto sprinkler
Tipi d’impianto
In funzione delle esigenze e delle caratteristiche dei locali da proteggere gli impianti
sprinkler possono essere di vari tipi, in particolare:
x Ad umido: tutto l’impianto è permanentemente riempito di acqua in pressione: è il
sistema più rapido e si può adottare nei locali in cui non esiste rischio di gelo.
x A secco: la parte d’impianto non protetta, o che si sviluppa in ambienti soggetti a
gelo, è riempita di aria in pressione: al momento dell’intervento una valvola provvede
al riempimento delle colonne con acqua.
x Alternativi: funzionano come impianti a secco nei mesi freddi e ad umido nei mesi
caldi.
x A pre-allarme: sono dotati di dispositivo che differisce la scarica per dar modo di
escludere i falsi - allarmi.
97
Tra i vari campi di impiego di questa tipologia di impianto ricordiamo i magazzini di
deposito in genere, le autorimesse, le navi, i magazzini di vendita ecc..
4.2.2.1 Gli erogatori sprinkler
Come già accennato precedentemente, un erogatore (sprinkler) è una valvola automatica a
funzionamento termico che, aprendosi, distribuisce acqua frazionata, a scopo di estinzione,
su una determinata area.
E' costituito da un corpo dotato di orifizio di scarico chiuso ermeticamente dall'assemblaggio
di una guarnizione metallica mantenuta in posizione mediante un sistema articolato saldato
(sprinkler a fusibile) o con un bulbo di vetro (sprinkler a bulbo) e da una filettatura per
l'avvitamento sulla tubazione di alimentazione idrica.
Sprinkler a fusibile
Sprinkler a bulbo
L’erogazione dell’acqua, ovvero l’entrata in funzione dell’impianto, è determinata dalla
rottura dell’ampolla o del fusibile di chiusura a seguito del raggiungimento di una
determinata temperatura all’interno dell’ambiente.
La temperatura di funzionamento dell’impianto varia tra 55 e 343°C. Le diverse temperature
di taratura sono individuate sulle testine erogatrici a mezzo di codici colore come di seguito
riportate nella tabella.
98
Temperature nominali di funzionamento e codici colore
Gli erogatori sprinkler, per impianti di tipo tradizionale, devono essere conformi alla norma
UNI EN 12259-1: 2007 “Componenti per sistemi a sprinkler e a spruzzo d’acqua –
sprinklers”, che prevede le seguenti tipologie di erogatori:
4.2.2.2 Tipologie di erogatori sprinkler e di installazioni
In relazione alla forma dello scarico d’acqua gli erogatori si distinguono in:
x Sprinkler di tipo convenzionale: Sprinkler che fornisce uno scarico d’acqua in forma
sferica;
x Sprinkler spray: Sprinkler che fornisce, verso il basso, uno scarico d’acqua a forma
paraboloide.
99
In relazione alla direzione del getto:
x Sprinkler orizzontale: Sprinkler in cui l’ugello dirige l’acqua in direzione orizzontale;
x Sprinkler pendente (pendent): Sprinkler in cui l’ugello dirige l’acqua verso il basso;
x Sprinkler verso l’alto (upright): Sprinkler in cui l’ugello dirige l’acqua verso l’alto.
Devono essere utilizzati sprinkler del tipo rivolti verso l’alto (upright) negli impianti a secco,
alternativi e a preazione, eccetto quando vengono impiegati sprinkler del tipo a secco
pendente (dry pendent).
In relazione alla posizione di montaggio:
x Sprinkler nascosto: Sprinkler incassato con una piastra di copertura che si apre
quando viene applicato il calore;
x Sprinkler incassato: Sprinkler in cui tutto o parte dell’elemento termosensibile si
trova sopra la superficie del soffitto;
x Sprinkler di tipo a soffitto (o a filo): Sprinkler pendente da installare in parte sopra,
ma con l’elemento termosensibile sotto la superficie inferiore del soffitto;
100
x Sprinkler di tipo laterale a parete: Sprinkler che fornisce verso l’esterno uno scarico
d’acqua a forma semi paraboloide.
Sprinkler incassato
Sprinkler nascosto
Sprinkler laterale a parete
4.2.2.3 Normativa tecnica degli sprinkler
La legislazione e la normativa tecnica applicabile, al momento, per la progettazione,
installazione, collaudo e manutenzione dell’impianto si può sintetizzare come segue:
Progettazione
Installazione
Collaudo
Manutenzione
Legislazione
Normativa Tecnica:
- D.Lgs. 81/08
- D.M. 10-3-98 N°64
- D.M. 37/08
- D.P.R. 380 /01
- UNI 12845:2009
- UNI-EN 12259-1:2007
- NFPA 13
- NFPA 15
Legislazione:
Normativa Tecnica:
- D.Lgs. 81/08
- DM 10-3-98 N°64
(art.4)
- UNIEN 12845 :2009
- NFPA 25
Legislazione e normativa di riferimento
101
I parametri fondamentali per la progettazione dell’impianto, come previsto dalla norma
UNI 12845, è operata in termini di Densità di scarica e di Area operativa.
Densità di scarica
Per densità di scarica si intende la densità minima di scarica, espressa in litri di acqua al
minuto per metro quadro di superficie, per la quale l’impianto sprinkler viene progettato.
Questa, è pari alla portata totale, in litri al minuto, erogata da un gruppo di quattro sprinkler
che sono il più possibile adiacenti fra loro, divisa per l’area, in metri quadrati, coperta dagli
stessi sprinkler.
Area operativa
Per area operativa si intende la massima superficie sulla quale si assume entrino in funzione
gli erogatori sprinkler in caso di incendio (questo parametro può essere inteso come indice
della severità del massimo incendio atteso nell’area da proteggere).
Ai fini della progettazione dell’impianto, la norma UNIEN12845 classifica gli edifici e le
aree da proteggere, in relazione al carico di incendio dell’attività e al tipo di utilizzo della
stessa, in livelli di pericolo così distinti:
x Pericolo Lieve (LH);
x Pericolo Ordinario (OH);
x Pericolo Alto (HH), suddiviso in HHP (processo) e HHS (deposito).
In relazione alla classe dell’attività da proteggere, la norma indica i relativi valori della
densità di scarica, dell’area operativa di progetto e della massima area di copertura per gli
sprinkler.
102
4.2.2.4 Altre tipologie di impianti sprinkler
Oltre alla tipologia di impianto sprinkler tradizionale fin ora visto, che funziona sul criterio di
densità di scarica/area operativa, esistono altre tipologie di impianto riconducibili
essenzialmente alla normativa americana NFPA e, solo in parte, anche a normative Europee
evolute.
Questi impianti, che hanno caratteristiche e applicazioni sostanzialmente diverse sia fra loro
che con l’impianto sprinkler tradizionale, sono noti come:
x
Impianti sprinkler Large Drop: destinato essenzialmente alla protezione dei
depositi con l’obiettivo di raggiungere la soppressione dell’incendio e non il solo
controllo dello stesso. Le testine erogatrici sono solo del tipo “upright” ovvero
rivolte verso l’alto e la loro temperatura di intervento è analoga a quella degli
sprinkler classici;
x
Impianti sprinkler ESFR: sistemi destinati, in modo deciso, alla estinzione
dell’incendio e non al solo suo controllo. Per conseguire l’ambizioso obiettivo si
utilizzano appositi erogatori sprinkler caratterizzati da un intervento il più
possibile veloce e da portate erogate sull’incendio particolarmente significative
(fino a 500 l/min per testina). Anche questa tipologia di impianto, come i Large
Drop, sono destinati essenzialmente alla protezione di depositi. Gli erogatori ESFR
sono di solito di tipo pendent, con elemento a fusibile a risposta rapida, con
dimensioni sensibilmente superiori a quelle di tipo standard.
103
x
Impianti sprinkler per aree residenziali: destinati alla protezione di aree civili che
sono caratterizzate da una particolare distribuzione del materiale combustibile, in
genere distribuito anche lungo il perimetro dell’ambiente da proteggere (tendaggi,
mobili ecc.), e dalla presenza di un numero di persone che è superiore a quanto
comunemente avviene nelle aree di tipo produttivo, alle quali si vuole garantire, in
caso di incendio, la salvezza. Le testine impiegate sono del tipo a risposta veloce
con caratteristiche di erogazione particolari e destinate ad essere installate non solo
al centro del locale, ma anche lungo le pareti dell’ambiente, in posizione sia
verticale sia soprattutto orizzontale, con un getto idrico che assume forma e
distribuzione che ben si prestano alla protezione delle aree civili.
104
4.2.3 Impiantifissiadiluvio
Gli impianti a diluvio erogano l’agente estinguente simultaneamente sull’intera area
protetta con lo scopo di:
x
Estinzione dell’incendio;
x
Protezione all’esposizione dell’incendio;
x
Prevenzione degli incendi e delle esplosioni.
L’impianto è costituito da una rete di tubazioni, di regola vuote, sulle quali sono installati
gli ugelli, di tipo aperto, che erogano sullo spazio protetto, o sulla singola apparecchiatura,
una predefinita quantità di acqua. L’impianto comprende, inoltre, un gruppo di controllo che
governa l’ingresso dell’acqua nelle tubazioni e un sistema di comando costituito, in genere,
da un complesso di rivelatori di incendio oppure da un comando di tipo manuale.
Questa tipologia di impianto è utilizzata soprattutto nei sistemi di raffreddamento di impianti
di processo o di serbatoi esterni. Altre applicazioni sono la protezione di specifiche
apparecchiature. Le portate erogate dall’impianto variano, in relazione al tipo di protezione
da realizzare,da 2 a 20 l/min/mq.
105
4.2.4 Impiantifissiadacquawatermist
Gli impianti fissi ad acqua “water mist” sono impianti di estinzione che si basano sull'utilizzo
di acqua pressurizzata, con pressione variabile da 20 a 200 bar, rilasciata da appositi
erogatori che nebulizzano le gocce.
Le finissime gocce prodotte, una volta gettate sull’incendio, si trasformano molto
rapidamente in vapore acqueo creando, in questo modo, varie azioni contemporanee utili
all’estinzione dell’incendio.
Le principali azioni estinguenti prodotte da questo sistema sono:
x veloce e importante sottrazione di calore;
x rarefazione dell'ossigeno dovuto al rapido cambio di stato dell'acqua (il
cambiamento di stato, liquidovapore, determina un incremento di volume pari
acirca 1700 volte il volume iniziale);
x creazione di una barriera fredda all'irradiazione del calore verso l'esterno
dell'incendio.
Tali azioni permettono di avere un’estinzione quasi immediata dell'incendio con quantitativi
d'acqua di gran lunga inferiori ai sistemi tradizionali ad acqua.
106
4.3 Impianti fissi a Schiuma
Gli impianti a schiuma meccanica sono concettualmente simili a quelli ad umido e
differiscono per la presenza di un serbatoio di schiumogeno e di idonei sistemi di produzione
e scarico della schiuma (versatori).
Questa tipologia di impianto utilizza quindi, come agente estinguente, la schiuma.
Come già affrontato nei precedenti capitoli di sostanze estinguenti, per ottenere la schiuma
servono due distinte operazioni che si realizzano in specifiche sezioni dell’impianto. In
particolare:
x preparazione della soluzione acqua-schiumogeno che può avvenire in una apposita
stazione di pompaggio oppure direttamente nei generatori di schiuma;
x preparazione della schiuma mediante l'aggiunta del componente aria nella soluzione
schiumogena. La schiuma può essere ottenuta mediante lance a schiuma, generatori di
schiuma o cannoni lancia a schiuma.
In funzione del grado di espansione della schiuma utilizzata, gli impianti possono essere
distinti in:
x impianti a bassa e media espansione;
x impianti ad alta espansione.
107
4.3.1 Impiantiabassaemediaespansione
Gli impianti a bassa e media espansione, sono adatti in particolar modo per la protezione
contro gli incendi di raffinerie, impianti chimici in genere, serbatoi di stoccaggio liquidi
infiammabili, nonché impianti aeroportuali, banchine per l'attracco delle petroliere, ecc. in
quanto la schiuma prodotta esplica un’azione superficiale capace di ricoprire ed isolare, dal
contatto con l'aria, i materiali che bruciano.
Impianto fisso a schiuma in stoccaggi di prodotti petroliferi
Sempre nel settore delle protezioni utilizzate per gli incendi di tipo superficiale ricordiamo
anche l'impiego di cannoni a comando manuale o automatico utilizzati per la protezione
delle banchine dei porti, dei bacini di contenimento ecc..
Cannoni lanciaschiuma
108
4.3.2 Impiantiadaltaespansione
Gli impianti ad alta espansione, sono adatti per saturare l'intero spazio chiuso in cui sono
contenuti i materiali da proteggere.
E' una tipologia di impianto usata in particolar modo per l’estinzione di incendi in magazzini,
in depositi e comunque in locali dove sia possibile stabilire le quantità di sostanza
estinguente necessaria a combattere l'eventuale incendio.
Gli impianti a schiuma ad alta espansione sono utilizzati per la saturazione totale
dell'ambiente protetto e presentano i seguenti vantaggi:
x protezione, delle zone non investite direttamente dall'incendio, dal calore trasmesso
dall’incendio per irraggiamento;
x possibilità di riempire il locale in modo volumetrico, riempiendo cioè tutti gli
interstizi, i corridoi ecc..
Generatore di schiuma ad alta espansione
109
4.4 Impianti fissi a Polvere
Gli impianti fissi a polvere si compongono di uno o più serbatoi di stoccaggio della polvere,
dotati di un sistema di pressurizzazione (generalmente con azoto), in grado di erogare la
polvere attraverso le opportune linee di erogazione.
La polvere viene distribuita da specifici ugelli nei punti di intervento.
Il sistema può essere azionato da un sistema di rilevazione d’incendio o attivato
manualmente.
Dal punto di vista dell'intervento, questi impianti si dividono in due tipologie:
-
a saturazione totale: scarica la polvere nella parte alta dell’ambiente protetto che deve
essere completamente chiuso, in modo da poter saturare l’intero volume e coprire, nel
contempo, l'intera superficie a pavimento;
-
a saturazione localizzata: scarica la polvere e il gas propellente direttamente sugli
apparecchi e sui materiali da proteggere situati in spazi totalmente o parzialmente
aperti.
Gli impianti fissi a polvere trovano largo impiego negli incendi di classe B, quali ad esempio
quelli che coinvolgono le pompe di trasferimento di liquidi infiammabili.
110
4.5 Impianti fissi ad Anidride Carbonica
L’azione estinguente dell'anidride carbonica si basa essenzialmente sulla diluizione
dell'ossigeno presente nell'ambiente, oltre che sull'azione di raffreddamento provocato
dall'espansione e successiva evaporazione di questa sostanza nel momento in cui viene
erogata.
Analogamente a quanto visto nei paragrafi precedenti, gli impianti fissi a CO2 si
compongono di una sezione di stoccaggio, distribuzione ed erogazione della sostanza
estinguente e di una sezione di rilevazione incendio e di comando ad intervento manuale o
automatico.
L'anidride carbonica utilizzata in questi impianti viene conservata allo stato liquido nelle
apposite bombole o serbatoi.
Secondo le modalità di conservazione del gas estinguente, gli impianti a CO2 si dividono in:
-
ad alta pressione;
-
a bassa pressione.
Relativamente alle modalità di intervento gli impianti si classificano invece in:
-
a saturazione totale:
-
a saturazione localizzata.
Gli impianti ad alta pressione prevedono lo stoccaggio della CO2 liquida in apposite
bombole, di capacità 30 - 45 kg, con pressione di circa 50 bar. Le bombole sono riempite di
liquido per circa 3/4 del volume, lasciando così, alla fase del vapore, la restante parte del
volume libero utilizzato per eventuali compensazioni di dilatazioni del liquido.
Gli impianti a bassa pressione consentono di disporre di quantitativi più elevati di anidride
carbonica rispetto a quanto permesso dal sistema di stoccaggio con bombole ad alta
pressione, il cui numero non può essere eccessivamente elevato per non complicare il sistema
di controllo e di scarica.
111
Gli impianti a saturazione totale diffondono la CO2 gassosa nell'ambiente chiuso da
proteggere in modo da realizzare, nel locale, un'atmosfera capace di impedire ulteriormente
la combustione.
La scarica della CO2 deve avvenire in tempi molto ridotti onde raggiungere la completa
saturazione in pochi minuti.
Gli impianti a saturazione localizzata sono caratterizzati dalla scarica rapidissima di una
grande quantità di CO2 in uno spazio non completamente chiuso in modo da raggiungere, in
quella zona, la saturazione prima che il gas estinguente si diffonda, diluendosi, nell'ambiente
circostante.
Gli impianti di CO2 sono adatti per impianti produzione vernici e verniciature, installazioni
elettriche, macchine tessili ecc.
La principale limitazione per la realizzazione di questa tipologia di impianto è legata alla
pericolosità, per l’uomo, dell’agente estinguente CO2.
Infatti, con le concentrazioni utilizzate per l’estinzione, l’aria dell’ambiente protetto diviene,
per gli occupanti, irrespirabile per ridotta concentrazione di ossigeno.
112
Impianti fissi ad anidride carbonica
113
4.6 Impianti fissi a Clean Agent
Con il divieto di utilizzo degli halons, molte industrie nazionali ed internazionali si sono
dedicate allo studio di nuovi agenti estinguenti sostitutivi, i cosiddetti “Clean Agent”.
Il meccanismo di estinzione dei clean agents è riconducibile alle seguenti principali processi:
x per via fisica, tramite diluizione dell’ossigeno e conseguente soffocamento;
x per reazione chimica, con decomposizione dell’agente estinguente e conseguente
formazione di radicali liberi che catturano l’ossigeno.
Questo sistema è utilizzato principalmente per le seguenti installazioni:
x ced (centri elaborazione dati);
x trasformatori, quadri elettrici;
x biblioteche, musei, ecc
Le caratteristiche impiantistiche sono strettamente correlate all’agente estinguente gassoso
prescelto.
Anche questa tipologia di impianto si compone delle seguenti sezioni fondamentali:
x stoccaggio ed alimentazione;
x tubazioni di distribuzione;
x erogatori;
x sistemi di rivelazione a comando
di
intervento
manuale
o
automatico.
114
4.7 Impianti fissi ad AEROSOL
Gli aerosol, che sono costituiti da miscele di gas inerti e sali di metalli alcalini (potassio),
esplicano la loro azione estinguente interferendo con la reazione di combustione, per
inibizione chimica sulla superficie del solido, accompagnata da un’azione di soffocamento
da parte del gas inerte.
La fase solida, che rappresenta circa il 40% in massa dell’aerosol, consiste di particelle
finissime che offrono una notevole superficie di contatto per adsorbire i radicali liberi,
inibendo la combustione.
Nell’aerosol, come gas inerti, si utilizzano principalmente l’azoto, l’anidride carbonica e il
vapore d’acqua.
Elemento principale dell’impianto sono i generatori di aerosol che generano, mediante un
processo chimico interno, una polvere finissima che viene successivamente erogata e diffusa
nell’ambiente protetto.
Gli aerosol si impiegano su tutti gli incendi, tranne quelli di classe D (metalli combustibili),
e sono particolarmente efficaci sugli incendi di liquidi.
Le principali incompatibilità sono:
x i metalli reattivi, come magnesio o alluminio;
x sostanze piroforiche, quali il fosforo bianco;
x prodotti ossidanti, come clorato o nitrato di sodio;
x prodotti che contengano direttamente nella loro molecola ossigeno sufficiente alla
combustione, come ad esempio il nitrato di cellulosa.
Gli impianti fissi ad aerosol possono essere del tipo a protezione localizzata o del tipo a
saturazione totale dell’ambiente.
Un tipico impianto ad aerosol è costituito da un sistema di rilevazione incendio e da una serie
di generatori di aerosol asserviti all’impianto di rilevazione mediante una logica specifica di
controllo e allarme.
115
4.8 Test di autovalutazione n.3
Domanda n.1
Cosa si intende per attivazione automatica e manuale di un impianto fisso di estinzione
incendi?
Domanda n.2
Elencare, in relazione dell’agente estinguente, le varie tipologie di impianto fisso di
estinzione:
-……………………………
-…………………………. -………………………….
-……………………………
-………………………….
Domanda n.3
Quali sono i tre tipi di impianto fisso che sfruttano l’acqua come sostanza estinguente?
-……………………………
116
-…………………………. -………………………….
Domanda n.4
Nella seguente elencazione dei componenti di una rete idranti cosa manca?
x
x
x
x
Alimentazione idrica;
Rete di tubazioni;
Valvole di intercettazione;
Apparecchi di erogazione.
Domanda n.5
Cosa distingue un’alimentazione idrica di tipo singolo da una di tipo singolo superiore?
Cos’è invece una alimentazione di tipo doppia?
Domanda n.6
Come funziona un estintore a polvere pressurizzato?
A che pressione si trova generalmente il propellente all’interno della bombola?
Domanda n.7
Qual è la funzione del gruppo attacco autopompa?
Domanda n.8
117
Indicare i nomi dei seguenti apparecchi di erogazone:
………………..
………………..
………………..
………………..
Domanda n.9
A che distanze dagli edifici vengono installati gli idranti sottosuolo e soprasuolo?
A cosa servono?
Domanda n.10
Cosa deve contenere una cassetta posta in adiacenza di un idrante soprasuolo o sottosuolo?
Domanda n.11
Un idrante soprasuolo che ha una flangia di attacco all’alimentazione del tipo DN70 e due
sbocchi del tipo DN45 è ammesso dalla norma UNI 14384?
Domanda n.12
Cosa si intende per “collo di cigno” e a cosa serve?
Domanda n.13
L’attività di manutenzione di un naspo, che deve essere riportata su apposito cartellino, ogni
quanto tempo deve essere effettuata?
118
Domanda n.14
Un impianto sprinkler è un impianto di tipo manuale?
Quali sono i principali componenti dell’impianto?
Domanda n.15
Gli sprinklers si aprono, indipendentemente l'uno dall'altro, solo sull’area interessata
dall’incendio?
In che modo si attiva attivato?
Domanda n.16
Cosa si intende e dove può essere impiegato un impianto sprinkler a secco?
Le testine erogatrici di questo tipo di impianto possono essere del tipo “pendent”? Perché?
Domanda n.17
Cosa indica il colore dell’elemento termosensibile di un erogatore sprinkler?
Domanda n.18
Un impianto sprinkler a pioggia ha come obbiettivo quello di controllare l’incendio.
Qual è invece l’obbiettivo di un impianto a diluvio?
Quali sono le principali caratteristiche?
Domanda n.19
119
In quali contesti viene impiegato un impianto fisso a schiuma a bassa - media espansione?
Domanda n.20
In quali contesti viene impiegato un impianto fisso a schiuma ad alta espansione?
In che modo vengono impiegati?
Domanda n.21
Cos’è un cartellino di controllo manutenzione?
A cosa serve e quali sono le principali indicazioni su di esso riportate?
Domanda n.22
In quali contesti vengono impiegati gli impianti fissi a polvere?
Domanda n.23
In che contesti vengono impiegati gli impianti fissi ad anidride carbonica?
Quali sono i pericoli legati al funzionamento di questa tipologia di impianto?
Domanda n.24
Qual è il meccanismo di estinzione di un impianto a “clean agents”?
In quali contesti vengono principalmente utilizzati?
Domanda n.25
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In cosa consiste un impianto fisso ad “aerosol”?
Con quali sostanze sono incompatibili?
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