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Quesito
1 Il GPL è un gas avente densità rispetto all’aria inferiore a 0,8.
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I gas non possiedono forma e volume proprio ma assumono quelli del recipiente che li
contiene.
I gas in funzione delle modalità di stoccaggio possono essere classificati come segue:
gas compressi, gas liquefatti, gas refrigerati, gas disciolti.
Un gas più pesante dell'aria quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare
ed a permanere nella parte bassa dell’ambiente ovvero a penetrare in cunicoli o aperture
praticate a livello del piano di calpestio.
Ai fini della loro pratica utilizzazione i gas sono sempre conservati in contenitori che ne
impediscono la fuoriuscita, sino al momento della loro utilizzazione.
A parità di volume del recipiente un gas liquefatto può essere conservato in quantità
notevolmente superiore che se soltanto compresso.
Il metano è un gas leggero, cioè avente densità rispetto all’aria inferiore a 0,8 e, quando
liberato in ambiente chiuso, tende a stratificare verso l’alto.
In funzione della loro densità rispetto all'aria i gas possono essere classificati come
segue: gas leggero, gas pesante.
Per bruciare in presenza d’innesco un liquido infiammabile deve trovarsi a una
temperatura superiore alla sua temperatura di infiammabilità.
Nei liquidi infiammabili la combustione avviene quando tra il pelo libero del liquido e
l'atmosfera che lo sovrasta i vapori del liquido miscelati con l’ossigeno dell’aria si
trovano in concentrazioni comprese nel campo d'infiammabilità.
I liquidi di categoria A sono quelli che hanno una temperatura di infiammabilità
inferiore a 21°C.
In un liquido infiammabile tanto più è bassa la temperatura d’infiammabilità tanto prima
si ha la possibilità che si formino vapori in quantità tale da essere incendiati.
I liquidi infiammabili di categoria C sono quelli che hanno una temperatura
d’infiammabilità compresa tra 21°C e 65°C.
I liquidi infiammabili si dividono in tre categorie: A, B e C.
La combustione delle sostanze solide è influenzata dalla pezzatura e forma del
materiale.
Il legno, materia solida combustibile per eccellenza, può bruciare con fiamma più o
meno viva od addirittura senza fiamma o carbonizzare a seconda delle condizioni in cui
avviene la combustione.
I materiali combustibili solidi compatti se in pezzatura sufficientemente grande si
accendono facilmente anche a temperature basse.
Un elemento che influenza la combustione dei solidi è la quantità di umidità in essi
contenuta.
Il legno allo stato di segatura è estremamente pericoloso e, allorchè disperso in aria, può
addirittura dar luogo ad esplosioni.
Risposta
esatta
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Il processo di combustione delle sostanze solide porta alla formazione di braci che sono
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costituite dai prodotti della combustione dei residui carboniosi della combustione stessa.
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Il grado di porosità del materiale non è uno dei parametri che influenza la combustione
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Tanto più un pezzo di legno è piccolo tanto più facilmente può essere portato alla
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22 temperatura di accensione con sorgenti di calore di piccola energia.
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21 delle sostanze solide.
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Tra i parametri che influenzano la combustione delle sostanze solide detenute all'aperto
c’è anche la condizione meteorologica atmosferica.
Il fosgene (COCl2) è un gas tossico che si può sviluppare durante la combustione di
materiali che contengono il cloro, come per esempio alcune materie plastiche.
I principali effetti dell’incendio sull’uomo sono: insufficienza di ossigeno, azione
tossica dei fumi, riduzione della visibilità, azione termica.
L’ossido di carbonio (CO) sviluppato negli incendi risulta pericoloso perchè tossico del
sangue .
Il calore è dannoso per l’uomo potendo causare la disidratazione dei tessuti, difficoltà o
blocco della respirazione e scottature.
Le misure di prevenzione hanno come obiettivo la riduzione del rischio.
Gli ambienti in cui sono previste lavorazioni con fiamme libere non occorre che siano
accuratamente controllati.
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatrici, devono essere tenuti puliti
con frequenza adeguata per evitare l’accumulo di grassi o polveri.
Le prese di corrente multiple devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti
degli impianti.
I portacenere devono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente
combustibili ed il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.
I rifiuti non devono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di esodo o
dove possono entrare in contatto con sorgenti d’ignizione.
Il personale che manipola sostanze infiammabili o chimiche pericolose deve essere
adeguatamente addestrato sulle circostanze che possono incrementare il rischio
d’incendio.
Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da personale ed ogni
area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza preavviso, devono essere tenute libere
da materiali combustibili non essenziali.
I materiali combustibili possono essere depositati nelle vicinanze di luoghi dove si
effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma.
Realizzando gli impianti elettrici a regola d’arte si consegue lo scopo di ridurre le
possibilità d’incendio.
La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture impedisce che su tali
apparecchiature possa verificarsi l’accumulo di cariche elettrostatiche prodottesi per
motivi di svariata natura.
La ventilazione naturale od artificiale di un ambiente dove possono accumularsi gas o
vapori infiammabili facilita l'insorgere di un incendio.
L’adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla risulta indispensabile qualora negli
ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o vapori infiammabili.
Al fine di prevenire un incendio gli impianti di distribuzione di sostanze infiammabili
vengono dotati di dispositivi di sicurezza di vario genere.
La segnaletica di sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell’ambiente di
lavoro, è una delle misure di protezione .
Le misure di prevenzione incendi sono finalizzate alla riduzione della probabilità di
accadimento di un incendio.
La temperatura d’infiammabilità è la temperatura minima alla quale i liquidi
combustibili emettono vapori in quantità tali da incendiarsi in caso d’innesco.
Durante il flash-over la temperatura dell'ambiente aumenta velocemente.
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Viene indicata come "fase di incendio generalizzato" quella situazione in cui il
materiale partecipa nella sua totalità alla combustione.
L’esplosione è il risultato di una rapida espansione di gas dovuta ad una reazione
chimica di combustione.
La temperatura di accensione o di autoaccensione è la temperatura alla quale la miscela
combustibili-comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza
ulteriore apporto di calore o di energia dall’esterno.
Il limite inferiore di infiammabilità è la più bassa concentrazione in volume di vapore
della miscela al di sotto della quale non si ha accensione in presenza d’innesco per
carenza di combustibile.
I limiti di infiammabilità individuano il campo di infiammabilità all’interno del quale si
ha, in caso d’innesco, l’accensione e la propagazione della fiamma nella miscela.
L’aria teorica di combustione è la quantità d’aria necessaria per raggiungere la
combustione completa di tutti i materiali combustibili.
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Nell’evoluzione dell’incendio si possono individuare quattro fasi caratteristiche: fase
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d’ignizione, fase di propagazione, incendio generalizzato, estinzione e raffreddamento.
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La fase di propagazione di un incendio è caratterizzata anche dalla riduzione della
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53 visibilità a causa dei fumi della combustione.
Per ottenere lo spegnimento dell’incendio si deve ricorrere a uno o più dei seguenti
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54 sistemi: esaurimento del combustibile, soffocamento, raffreddamento.
Per ciò che riguarda la sostanza comburente, un incendio, nella quasi totalità dei casi,
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55 viene alimentato dall’ossigeno naturalmente contenuto nell’aria.
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Si definisce come soffocamento, ai fini dello spegnimento dell’incendio,
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l’allontanamento o la separazione della sostanza combustibile dal focolaio d’incendio.
Per lo spegnimento di un incendio normalmente si utilizza una combinazione delle
operazioni di esaurimento del combustibile, di soffocamento e di raffreddamento.
Si definisce come raffreddamento, ai fini dello spegnimento di un incendio, la
sottrazione di calore fino ad ottenere una temperatura inferiore a quella necessaria al
mantenimento della combustione.
Le condizioni necessarie per avere una combustione sono: presenza del combustibile,
presenza del comburente e presenza di una sorgente di calore.
La combustione può avvenire anche senza sviluppo di fiamme superficiali.
La separazione del comburente dal combustibile o la riduzione della concentrazione di
comburente in aria viene definita come soffocamento ai fini dello spegnimento di un
incendio.
A seguito dell'incendio si sviluppano gas di combustione, fiamme, fumo e calore.
L’ossido di carbonio (CO) è un gas tossico.
I gas di combustione sono quei prodotti della combustione che rimangono allo stato
gassoso anche quando raggiungono raffreddandosi la temperatura ambiente di
riferimento di 15°C.
La produzione dei gas di combustione dipende dal tipo di combustibile, dalla
percentuale di ossigeno presente e dalla temperatura raggiunta nell’incendio.
Il calore non è la causa principale della propagazione degli incendi.
Le misure "di protezione" servono a ridurre le conseguenze dell’incendio.
I presidi antincendio sono degli strumenti di protezione attiva.
Le misure di protezione passiva vengono studiate in fase di progetto.
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70 La rete idrica antincendio è un impianto che rientra nelle misure di protezione attiva.
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La progettazione degli impianti tecnici di protezione attiva comprende l’addestramento
delle squadre antincendio.
La protezione passiva è l’insieme delle misure di protezione che non richiedono l’azione
di un uomo o l’azionamento di un impianto.
Le misure di protezione attiva sono quelle finalizzate alla precoce rilevazione
dell’incendio, alla segnalazione e all’azione di spegnimento dello stesso.
La protezione attiva è l’insieme delle misure che non richiedono l’azione di un uomo o
l’azionamento di un impianto.
Le misure di protezione passiva sono quelle che hanno come obiettivo la limitazione
degli effetti dell’incendio .
Maggiore è il carico d’incendio maggiori saranno le conseguenze dell'incendio.
L’ordine e la pulizia riducono la probabilità dell’insorgenza dell’incendio.
In caso d’incendio, se l’azienda è dotata di una squadra di pronto intervento interna non
serve chiamare i VVF.
Il rispetto di procedure operative dettagliate sull’ambiente di lavoro riduce il rischio di
infortunio e migliora la gestione dell’emergenza.
Gli interventi di manutenzione su impianti e macchine sono misure di prevenzione
incendi.
Le disposizioni sulla sicurezza sono facoltative.
In caso d’incendio è utile evacuare immediatamente il fumo ed il calore dal locale.
In caso d’incendio si può utilizzare qualsiasi tipo di estintore.
Per ogni dispositivo di sicurezza la verifica della funzionalità deve essere effettuata ogni
sei mesi.
Sull’incendio di un serbatoio di benzina bisogna utilizzare la schiuma.
Il centralino deve disporre di tutti i numeri telefonici d’emergenza unitamente ai recapiti
dei dirigenti, capi squadra, lavoratori, etc.
L’attività di informazione e formazione deve essere il più capillare possibile a tutti i
livelli funzionali aziendali.
La combustione è una reazione chimica che produce anche gas.
Un incendio può essere spento per raffreddamento .
L’incendio di classe B è un incendio di metalli combustibili.
L’attrito è una sorgente di innesco.
La temperatura di infiammabilità è il valore più elevato di temperatura che è possibile
raggiungere in un liquido infiammabile.
Il metano è un gas più pesante dell'aria..
Il CO è un gas inodore e incolore.
La CO2 è un gas tossico e non asfissiante.
La realizzazione degli impianti elettrici a regola d’arte è una misura di prevenzione.
L’informazione e la formazione dei lavoratori è una misura di prevenzione..
Gli estintori e gli idranti sono misure di protezione attiva.
L’illuminazione di sicurezza è una misura di protezione passiva.
Bisogna sempre tentare lo spegnimento di un incendio con i mezzi portatili. .
L’addestramento del personale è una componente importante della pianificazione di
emergenza.
Dopo l’utilizzo di un estintore a CO2 è necessario areare il locale.
La squadra antincendio aziendale deve essere a conoscenza dei luoghi a rischio
specifico presenti.
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104 I vapori di benzina sono definiti comburenti.
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Il soffocamento è la sottrazione di calore fino ad ottenere una temperatura inferiore a
quella necessaria a mantenere la combustione.
La schiuma non è una sostanza estinguente.
La CO2 è un gas di combustione.
Il fosgene è un gas a bassa tossicità.
La verifica degli estintori viene fatta ogni 12 mesi.
Gli estintori e gli idranti non sono misure di protezione attiva.
La compartimentazione è una misura di protezione passiva.
La dicitura REI 60 su di un elemento indica che quell’elemento conserva la stabilità, la
tenuta e l’isolamento termico per almento 60 minuti.
La reazione al fuoco di un matriale rappresenta il suo grado di partecipazione al fuoco.
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114 La CO2 che fuoriesce da un estintore può provocare ustioni da freddo.
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Uno degli obiettivi di un piano di emergenza è consentire l’evacuazione delle persone.
Un buon piano di emergenza è l’insieme di poche, semplici ed essenziali azioni
comportamentali.
Per estinguere un incendio con un estintore è opportuno indirizzare il getto di
estinguente alla sommità della fiamma .
In un incendio di gas da una tubazione è opportuno intercettarne la perdita piuttosto che
tentare lo spegnimento.
Gli impianti idrici antincendio non vanno tenuti privi d’acqua per evitare allagamenti o
il congelamento dell’acqua.
Le squadre antincendio aziendale possono non essere a conoscenza dei luoghi a rischio
specifico presenti.
Le schede di sicurezza delle sostanze pericolose presenti all’interno dell’azienda devono
essere tenute a disposizione dei lavoratori.
Sull’incendio di una pozza di benzina bisogna utilizzare l' acqua a getto pieno.
I liquidi infiammabili sono classificati in base alla temperatura di infiammabilità nelle
categorie A-B-C.
Le conseguenze dell'incendio vengono ridotte attuando le misure di protezione.
La verifica degli estintori deve essere fatta ogni 6 mesi.
Gli idranti sono del tipo UNI 45 E UNI 70.
Per un efficace intervento un idrante UNI 45 deve avere caratteristiche idrauliche pari
almeno a: portata = 120 l/min e pressione = 2 bar al bocchello.
Un materiale che appartiene alla classe 5 di reazione al fuoco è detto ignifugo.
Un estintore di classe 21A 89BC non estingue un fuoco di materiale legnoso .
La rete a naspi è una particolare rete idrica antincendio.
Un impianto di spegnimento automatico ad acqua a secco è caratterizzato dal fatto che
tutto l’impianto è permanentemente riempito di acqua.
I segnali di salvataggio sono rappresentanti su cartelli aventi lo sfondo di colore verde e
le figure di colore bianco.
E’ opportuno che nella pianificazione di emergenza siano coinvolti soltanto alcuni
lavoratori e cioè i cosiddetti "freddi e tranquilli".
Per l’utilizzo di un idrante UNI 70 è sufficiente un solo operatore.
Lo spegnimento di un incendio con due operatori deve essere effettuato posizionandosi
in modo da formare un angolo di 180°.
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La compartimentazione di un edificio è la suddivisione del suo spazio interno in spazi
più piccoli per mezzo di strutture resistenti al fuoco.
La resistenza al fuoco può definirsi come l’attitudine di un elemento strutturale a
conservare la stabilità, la tenuta e l’isolamento termico.
Con il simbolo REI 45 si identifica un elemento costruttivo che deve conservare la
stabilità, la tenuta e l’isolamento termico per una temperatura di 45°C.
Nella sigla REI il simbolo E identifica la tenuta di un elemento costruttivo, che è
l’attitudine dell’elemento a non lasciar passare nè produrre, se sottoposto all’azione del
fuoco su un lato, fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto al fuoco.
Per una completa ed efficace compartimentazione i muri tagliafuoco è bene che abbiano
delle aperture prive di serramenti.
Si possono trovare in commercio dei serramenti (porte) che hanno una resistenza al
fuoco REI predeterminata.
Il rischio è la probabilità che si verifichino eventi che producono danni.
La sicurezza è l’attività finalizzata a rendere minimi i rischi.
La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell’incolumità delle persone ed
alla tutela dei beni e dell’ambiente.
L’attuazione di tutte le misure per ridurre il rischio mediante la riduzione della sola
frequenza di accadimento viene comunemente chiamata "prevenzione".
Il rischio di ogni evento incidentale risulta definito da due fattori: frequenza di
accadimento e la gravità delle conseguenze.
Una possibile causa d’incendio è lasciare le apparecchiature elettriche sotto tensione
anche quando non utilizzate.
Si parla di autocombustione quando senza alcun apporto dall’esterno (innesco), una
sostanza combustibile si accende a seguito di una reazione di ossidazione, inizialmente
lenta, con successivo graduale aumento della temperatura.
Le possibili modalità d'innesco possono essere suddivise in quattro categorie:
accensione diretta, accensione indiretta, attrito, autocombustione.
Si parla di attrito quando il calore è prodotto dallo sfregamento di due materiali.
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Si ha l’accensione diretta quando una fiamma, una scintilla o altro materiale
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incandescente entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
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152 Gli idrocarburi alogenati sono sostanze combustibili usate nell’industria.
153 Uno dei meccanismi di estinzione della polvere chimica è il soffocamento.
154 L’uso delle schiume è controindicato sugli incendi di liquidi infiammabili.
L’uso di impianti di estinzione ad idrocarburi alogenati è vietato nei locali contenenti
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155 apparecchiature elettriche.
156 La schiuma è un agente estinguente che agisce per soffocamento e raffreddamento.
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I prodotti della decomposizione delle polveri separano il combustibile dal comburente,
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raffreddano il combustibile incendiato e inibiscono il processo della combustione.
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L’acqua quale agente estinguente è consigliato per incendi di apparecchiature elettriche. V F
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L’azione estinguente delle schiume avviene per separazione del combustibile dal
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159 comburente e quindi per soffocamento.
L’utilizzo degli idrocarburi alogenati è stato recentemente limitato da disposizioni
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160 legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico.
161 Il pericolo è una fonte di possibile danno fisico alle persone.
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162 I fuochi di classe B sono quelli di materiali solidi.
163 I fuochi di classe C sono quelli di gas infiammabili.
164 La distinzione in classi di un incendio avviene tramite un numero: 1, 2, 3 e 4.
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Qualora si intenda evitare di danneggiare il materiale sul quale viene erogata la sostanza
estinguente è da preferire l’uso di estintori a polvere rispetto a quello ad anidride
carbonica
Il principale vantaggio dell’uso di un getto d’acqua frazionato rispetto al getto pieno è la
maggiore capacità di raffreddamento
La lancia innestata sulla tubazione serve anche per indirizzare il getto dell’acqua
Un impianto automatico di estinzione a secco ha le proprie tubazioni riempite di
ghiaccio secco
La lancia serve anche a trasformare l’energia di pressione posseduta dall’acqua in
velocità.
L’autorespiratore viene indossato prima di entrare nella zona a rischio.
La resistenza al fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può migliorare
rivestendolo con intonaco di cemento-vermiculite.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è vietato usare i normali ascensori.
La combustione avviene ogni qualvolta si ha contatto tra un combustibile e un
comburente.
La bassa temperatura di infiammabilità aumenta la pericolosità di un liquido
infiammabile.
La temperatura di infiammabilità è la massima temperatura che si può raggiungere
durante la combustione.
La resistenza al fuoco di una struttura si esprime in minuti.
Le strutture che presentano la migliore resistenza al fuoco sono quelle realizzate in
acciaio.
Fra i principali provvedimenti di prevenzione incendi vi è quello di evitare l’uso di
fiamme libere.
Il controllo dei rivelatori di fumo deve essere annotato su apposito registro.
In assenza del comburente è possibile che avvenga una combustione.
La classe d’incendio del tipo A corrisponde al combustibile solido.
I getti d’acqua sono efficaci quando non sono diretti contro le fiamme ma contro le
sostanze combustibili da cui le fiamme si sprigionano.
Gli idrocarburi alogenati sono estinguenti che agiscono principalmente per inibizione
della combustione.
Gli incendi di classe E vengono spenti con idrocarburi alogenati.
I combustibili possono presentarsi sia allo stato solido che liquido che gassoso.
La prevenzione incendi comprende misure tendenti a ridurre la probabilità
dell’insorgere di un incendio e misure tendenti a limitarne le conseguenze.
Una miscela combustibile-comburente, allo stato gassoso, è sempre infiammabile,
indipendentemente dalla percentuale di combustibile presente nella miscela stessa.
L’uso della schiuma è controindicato negli incendi di classe C D E .
Il raffreddamento rappresenta l’unica azione estinguente possibile in caso di incendio.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare le scale
esterne.
L’estintore è un mezzo di primo intervento adatto allo spegnimento dei principi
d’incendio.
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L’agente estinguente contenuto in un estintore fuoriesce per l'azione della pressione
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192 interna o di un propellente.
193 Un estintore portatile può pesare Kg 30 .
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Esistono estintori a polvere, ad acqua, ad anidride carbonica, ad idrocarburi alogenati.
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La manutenzione periodica è prevista solo per gli estintori . Per idranti, luci di
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emergenza, rivelatori di fumo basta un controllo una tantum senza particolari scadenze.
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Sull’etichettatura dell’estintore è indicato il tipo di focolare per il quale può essere
utilizzato.
Gli estintori possono essere installati a 2 m di altezza dal pavimento.
È corretto aprire l’acqua prima che sia stata srotolata la manichetta.
Sono misure di protezione passiva le luci di emergenza, gli idranti, e gli evacuatori di
fumo.
Sono misure di protezione attiva quelle che hanno bisogno per attivarsi di energia e/o
dell’intervento dell’uomo.
Una combustione di vapori infiammabili può propagarsi a velocità elevata causando una
esplosione.
Perché si verifichi una combustione è necessaria la presenza di un combustile, di
ossigeno (aria) e di una sorgente di ignizione.
Gli idrocarburi alogenati sono adatti per estinguere un incendio di cataste di legna
all’aperto.
La CO2 estingue per soffocamento e raffreddamento.
Per realizzare una compartimentazione si possono usare elementi resistenti al fuoco.
Un impianto automatico di estinzione incendi ad acqua frazionata è un valido impianto
di protezione nel caso di incendi di classe A.
I fuochi di gas sono di classe G e si estinguono con schiuma.
Il calore si trasmette per conduzione, convezione e irraggiamento.
Gli ugelli degli impianti a pioggia (sprinkler) si rompono e lasciano uscire l’acqua
quando viene raggiunta una certa temperatura.
Gli idrocarburi alogenati se riscaldati possono sviluppare sostanze tossiche.
In assenza del comburente è possibile che avvenga una combustione.
Il controllo degli evacuatori di fumo e calore deve essere annotato su un apposito
registro.
Negli estintori il gas inerte propellente può essere l’aria.
I sistemi di protezione contro l’incendio possono essere attivi o passivi.
Al di sopra del limite superiore di infiammabilità la combustione è possibile.
Un estintore ad anidride carbonica è efficace all’aperto in presenza di forte
ventilazione.
Il metano essendo più leggero dell’aria si disperde verso l’alto.
Un impianto di rilevazione incendi può essere collegato ad un impianto di spegnimento
automatico.
Il rilevatore di fumo a ionizzazione è sensibile al calore.
Alcuni rilevatori di incendio sono sensibili al calore emanato dal fuoco.
Un combustibile a temperatura superiore a quella di accensione brucia se a contatto con
aria.
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223 L’acqua è adatta ad estinguere combustibili di classe A.
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Per individuare una perdita da una bombola di gas infiammabile si usa una miscela di
acqua saponata.
La schiuma è idonea a spegnere incendi di classe B.
Al di sopra della temperatura di autoaccensione è necessaria una scintilla per dare inizio
alla combustione.
Il comburente più comune è l’idrogeno.
Per l’evacuazione celere di un edificio civile o industriale, in caso di incendio la squadra
indirizzerà le persone verso gli ascensori.
Gli estintori a polvere non hanno bisogno di un sistema di pressurizzazione.
Il CO è pericoloso perché fortemente irritante.
Sono misure di protezione passiva quelle che hanno bisogno per attivarsi di energia e/o
dell’intervento umano.
Gli idrocarburi alogenati non sono adatti per estinguere un incendio di cataste di legna
all’aperto.
L'incendio di un trasformatore ad olio sotto tensione è opportuno estinguerlo con la
schiuma.
Un impianto di spegnimento a diluvio prevede l’allagamento completo con almeno 10
cm d’acqua del locale protetto.
Le polveri antincendio sono un miscuglio di talco e polvere di ferro.
Fra i composti delle polveri vi possono essere solfato di ammonio e bicarbonato di
sodio.
Per spegnere un incendio di apparecchiature elettriche sotto tensione il mezzo più
idoneo è l’acqua.
Un impianto automatico fisso di estinzione serve esclusivamente a dare l’allarme.
Il maniglione antipanico serve a bloccare un’uscita di sicurezza.
La classe d’incendio del tipo A corrisponde al combustibile solido.
Gli idranti stradali sono derivati dall’acquedotto.
È possibile depositare temporaneamente materiale sul percorso di una via d’esodo.
Il vapore acqueo è uno dei prodotti di una combustione completa.
L’incendio è una reazione chimica.
Perchè avvenga un incendio devono esserci contemporaneamente i seguenti elementi: il
comburente, il combustibile e un opportuna temperatura.
Il combustibile è una sostanza in grado di bruciare.
Il combustibile è sempre solido.
Un combustibile può essere solido, liquido, o gassoso.
Un combustibile può essere esclusivamente gassoso.
Un combustibile può essere soltanto solido o liquido.
Il combustibile solido prima di ardere deve essere riscaldato fino a diventare di colore
rosso.
Il combustibile solido prima di ardere deve distillare, per effetto del calore, vapori
infiammabili.
Il combustibile solido prima di ardere deve essere ridotto a piccoli pezzi.
Il comburente è la sostanza che permette al combustibile di bruciare.
Gli elementi che costituiscono il triangolo del fuoco sono: il combustibile e la
temperatura.
Gli elementi che costituiscono il triangolo del fuoco sono: il combustibile, il
comburente e la temperatura.
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Per l’estinzione degli incendi si adotta il seguente principio: spegnere sempre con acqua
o sabbia.
Per l’estinzione degli incendi si adotta il seguente principio: attendere che le fiamme si
abbassino e usare l'acqua.
Le sostanze comunemente utilizzate per spegnere un incendio sono: acqua, sabbia,
polvere chimica, anidride carbonica(CO2), schiuma, idrocarburi alogenati.
L’acqua può essere utilizzata per spegnere qualsiasi tipo d’incendio.
L’acqua non deve essere utilizzata per spegnere incendi che interessano
apparecchiature elettriche in tensione.
L’acqua è efficace soprattutto su fuochi di classe A (materiale solido combustibile).
Alcune polveri estinguenti sono efficaci su tutti i tipi di fuochi
Le polveri estinguenti non sono irritanti per le vie respiratorie.
Le polveri estinguenti non danneggiano le apparecchiature delicate.
L’anidride carbonica (CO2) è un gas che esce dalla bombola a temperatura ambiente.
L’anidride carbonica (CO2) è efficace su fuochi che interessano le apparecchiature
elettriche
L’anidride carbonica (CO2) normalmente è solida.
Gli estintori portatili pesano almeno 50 Kg.
Gli estintori portatili devono essere utilizzati da almeno due persone
contemporaneamente.
L’estintore deve essere ubicato in posizione facilmente raggiungibile.
L’estintore deve essere verificato ogni otto mesi
Affinchè l’uso dell’estintore sia efficace indirizzare il getto verso la base del focolaio.
Affinchè l’uso dell’estintore sia efficace porsi contro vento.
Affinchè l’uso dell’estintore sia efficace indirizzare il getto sulla sommità delle
fiamme.
Sull’ estintore di tipo approvato devono essere riportate le date delle revisioni
effettuate.
L’impianto idrico antincendio è costituito da: alimentazione, rete idrica e idranti o
bocche da incendio.
L’impianto idrico antincendio è costituito da: estintori portatili e carrellati.
Gli idranti interni UNI45 devono essere posti in posizione tale che il getto possa
raggiungere ogni punto del fabbricato.
Gli idranti interni UNI45 devono essere posti in posizione tale che il getto possa
raggiungere soltanto le aree a maggior rischio d’incendio.
I gas che si sprigionano a seguito di un incendio dipendono principalmente dalla
composizione chimica dei combustibili.
Una sostanza si dice tossica quando la sua azione è tale da compromettere le funzioni o
l’esistenza di un organismo.
Una sostanza si dice tossica quando allo stato liquido emette vapori infiammabili.
Il fumo è causa di propagazione dell’incendio.
Il fumo è un prodotto della combustione che determina la diminuzione della
temperatura.
L’autorespiratore protegge dal calore.
L’autorespiratore protegge dai gas di combustione.
In prevenzione incendi le misure protettive riducono le occasioni d’incendio.
In prevenzione incendi le misure protettive contengono le conseguenze dell'incendio.
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In prevenzione incendi le misure protettive riducono le occasioni di incendio e
contengono le conseguenze.
I prodotti del processo di combustione sono: fiamma ,calore, gas caldi, fumi.
L’incendio di norma viene suddiviso in due fasi: a) Fase iniziale o ignizione;b) Fase
finale o estinzione.
I fumi di un incendio sono formati da piccolissime particelle solide (aerosol) e liquide
(nebbie o vapori condensati).
I liquidi infiammabili di categoria A hanno il punto di infiammabilità compreso tra
21°C e 65°C.
Il metano ha una densità rispetto all’aria superiore a 0,8.
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Gli impianti di spegnimento automatico possono essere sia ad "umido" che a "secco" . V F
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Caratteristica fondamentale della rete idrica antincendio è quella di dare la massima
affidabilità in ogni momento.
Il combustibile, il comburente e l'innesco fanno parte del triangolo del fuoco .
Mancando uno degli elementi del triangolo del fuoco, si ha sempre l'incendio.
L'odore caratteristico dell'ossido di carbonio è simile all'odore di zolfo.
L'odore caratteristico dell'acido cianidrico è di mandorle amare.
L'ossido di carbonio è un gas inodore.
Il potere calorifico di un materiale rappresenta il calore sviluppato dall'unità di peso di
quel materiale nel processo di combustione.
La reazione al fuoco è il grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco
cui è sottoposto in condizioni specifiche di prova.
La temperatura d'accensione è la minima temperatura necessaria per iniziare
spontaneamente e mantenere la combustione.
Si intende per temperatura di infiammabilità la temperatura minima necessaria per
iniziare spontaneamente e mantenere la combustione.
Si intende per temperatura di infiammabilità la temperatura minima alla quale un
liquido sviluppa vapori che formano con l'aria una miscela infiammabile.
Si intende per temperatura di infiammabilità la quantità di combustibile nell'aria
necessario per la propagazione della fiamma.
I prodotti della combustione sono calore, gas di combustione, fumo.
I prodotti della combustione sono perossidi organici, idrocarburi.
I prodotti della combustione sono il metano ed il propano.
Qualsiasi tipo di estinguente può essere usato su ogni tipo di incendio.
Qualche volta l'acqua può essere usata per spegnere un impianto elettrico sotto tensione
che sta bruciando.
In caso d'incendio l'energia elettrica deve essere sempre staccata.
E' opportuno capovolgere un estintore durante l'opera di spegnimento quando le fiamme
sono paricolarmente alte e vi sono liquidi infiammabili.
Utilizzando contemporaneamente due' estintori per ottenere la massima efficacia
occorre agire ponendosi in modo da formare un angolo massimo di 90 gradi.
Utilizzando contemporaneamente due estintori per ottenere la massima efficacia
occorre disporsi uno di fronte all'altro.
Utilizzando contemporaneamente più' estintori per ottenere la massima efficacia
occorre agire in modo da far giungere l'estinguente sulla parte alta delle fiamme.
L'impianto Sprinkler è un tipo di estintore portatile.
E' chiamato Sprinkler un impianto antincendio a pioggia.
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321 L'impianto sprinkler è un impianto antincendio con estinguente chiamato Sprinkler.
322 La benzina è il comburente e l'aria è il combustibile.
323 La benzina è il combustibile e l'aria è il comburente.
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I parametri di pericolosità delle sostanze infiammabili sono il limite inferiore di
infiammabilità, limite superiore di infiammabilità, temperatura di autoaccensione, V F
324 energia minima di innesco.
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I parametri di pericolosità delle sostanze infiammabili sono peso specifico, e viscosità.
La tossicità è la capacità della sostanza di arrecare danni all'organismo umano quando
viene assorbita mediante inalazione ingestione o contatto cutaneo.
La tossicità è l'attitudine della sostanza a decomporsi in modo esplosivo.
Gli incendi vengono distinti in 7 classi.
Gli incendi vengono distinti in 4 classi.
Gli incendi vengono distinti in 5 classi e 3 sottogruppi.
Negli estintori il gas inerte propellente può essere l'anidride carbonica.
Negli estintori il gas inerte propellente può essere l'azoto.
Negli estintori il gas inerte propellente è l'aria compressa.
E' detta temperatura di infiammabilità la temperatura minima alla quale un determinato
liquido infiammabile emette vapori che in miscela con l'aria possono accendersi a
seguito di innesco.
Gli impianti elettrici devono essere progettati ed eseguiti a regola d'arte, per evitare che
gli stessi possono costituire fonte d'incendio.
Gli impianti elettrici devono essere progettati ed eseguiti a regola d'arte: per evitare che
gli stessi possono costituire fonte d'incendio bisogna innalzare la temperatura
dell'ambiente.
I naspi antincendio devono essere posizionati vicino al telefono.
Viene indicata come "fase di incendio generalizzato" quella situazione in cui il
materiale combustibile partecipa nella sua totalità alla combustione con valore della
temperatura generalmente alto.
Il " flash over " è una fase dell'incendio in cui la temperatura diminuisce.
Il " flash over " è una fase dell'incendio in cui la temperatura cresce in tempi brevissimi
fino a valori molto alti.
Il " flash over " è l'istante di tempo in cui l'incendio dalla fase di espansione passa ad
incendio generalizzato.
Un impianto automatico fisso di estinzione esclude inizialmente la necessità di
intervento umano.
Un impianto automatico fisso di estinzione serve esclusivamente a dare l'allarme.
Un impianto automatico fisso di estinzione garantisce certamente la completa estinzione
dell'incendio.
In uno stabilimento la rete antincendio è realizzata per essere utilizzata da parte di
addetti alla sicurezza interna dello stabilimento.
In uno stabilimento la rete antincendio è realizzata per essere utilizzata dai visitatori.
Le polveri di carbone in sospensione nell'aria sono esplosive.
Le polveri di carbone in sospensione nell'aria non sono esplosive.
Gli erogatori a schiuma sono adatti ad estinguere incendi di liquidi infiammabili
(benzine,petrolio,etc.).
Gli erogatori a schiuma sono adatti ad estinguere incendi di apparati elettrici in
funzione.
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I più comuni tipi di rilevatori di incendio sfruttano una delle seguenti manifestazioni
caratteristiche del fenomeno della combustione: calore, luce, fumo, gas.
I più comuni tipi di rilevatori di incendio sfruttano una delle seguenti manifestazioni
caratteristiche del fenomeno della combustione: acqua, vapor d'acqua.
La resistenza al fuoco (R) delle strutture, è la capacità di mantenere, tra l'altro, inalterate
le caratteristiche di isolamento acustico.
Uno dei principali provvedimenti di protezione passiva consiste nella
compartimentazione.
Uno dei principali provvedimenti di protezione passiva consiste nel divieto di fumare.
Uno dei principali provvedimenti di protezione passiva consiste nell'evitare l'uso di
fiamme libere.
La prevenzione incendi ha lo scopo di rendere più eleganti gli edifici.
La prevenzione incendi ha lo scopo di ridurre la probabilità che l'incendio si manifesti
e/o si propaghi.
La reazione al fuoco di un materiale è riferita ai materiali di arredamento (moquettes,
tendaggi).
I rilevatori automatici di incendio vengono normalmente posizionati in alto perchè non
si vedano.
I rilevatori automatici di incendio vengono normalmente posizionati in alto perchè
economicamente conveniente.
I rilevatori automatici di incendio vengono normalmente posizionati in alto perchè i
prodotti della combustione vanno verso l'alto.
La capacità estinguente degli idrocarburi alogenati dipende dalla loro tossicità.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano le distanze di sicurezza interne.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano gli estintori.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano le scale a prova di fumo.
Tra gli elementi di protezione attiva si annovera la compartizione.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano le scale protette.
Tra gli elementi di protezione attiva si annovera l'addestramento antincendio del
personale dipendente.
Tra gli elementi di protezione attiva si annovera la ventilazione naturale.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano gli impianti di spegnimento
automatico.
Tra gli elementi di protezione attiva si annoverano le uscite di sicurezza.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano gli impianti di allarme acustico.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano le luci di sicurezza.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano le separazioni tra i reparti di
lavorazione.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano gli impianti sprinkler.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano le vie d'esodo.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano gli estintori.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare le scale
protette.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare gli
idranti.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare gli
ascensori.
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In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare gli
estintori.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare i
montacarichi.
In caso di incendio in edifici civili o industriali è fatto divieto assoluto di usare le scale
esterne.
La produzione di calore è una manifestazione caratteristica dell'incendio.
Alcuni tipi di rilevatori di incendio sfruttano, per il loro funzionamento manifestazioni
caratteristiche della combustione come la luce.
Le ringhiere delle scale devono essere capaci di sopportare una temperatura superiore a
100° per almeno 30 minuti primi.
Le ringhiere delle scale devono essere capaci di sopportare la spinta della folla.
Un incendio si può propagare da un edificio ad un altro adiacente a causa di presenza di
umidità.
Una adeguata ventilazione serve a sottrarre calore all'ambiente e ritardare la fase di flash
over.
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Una adeguata ventilazione serve a sottrarre calore all'ambiente e ritardare l'evacuazione. V F
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Le classi di reazione al fuoco dei materiali sono determinate con prove di laboratorio.
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393 Le classi di reazione al fuoco dei materiali sono determinate con un esame visivo.
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La funzione dei muri tagliafuoco è di impedire la trasmissione del fuoco da una parte
all'altra della struttura.
La funzione dei muri tagliafuoco è di contenere e proteggere gli impianti elettrici.
In un ambiente, per ridurre i danni provocati da un'esplosione, si realizzano adatte
superfici il cui scopo è cedere per dare sfogo alle elevate pressioni prodotte
dall'esplosione.
0, 1, 2 sono numeri che corrispondono a classi di reazione al fuoco.
0, 1, 2 sono numeri che corrispondono a classi di resistenza al fuoco.
L' anidride solforosa può essere un prodotto della combustione.
Il vapore acqueo può essere un prodotto della combustione.
La resistenza al fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può migliorare
rivestendolo con malta di vermiculite - gesso.
La resistenza al fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può migliorare
rivestendolo coi seguenti materiali: intonaco di cemento - vermiculite.
La resistenza al fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può migliorare
rivestendolo con alluminio anodizzato.
Per resistenza al fuoco delle strutture portanti si intende una proprietà della struttura
che, esposta al fuoco, seguita ad assolvere la funzione statica cui è normalmente
destinata.
Soltanto le sostanze liquide e gassose sono combustibili.
I comburenti sono sostanze che non partecipano alla combustione.
Ogni sostanza infiammabile ha il proprio campo di infiammabilità .
Le polveri di alcune sostanze possono essere esplosive.
L'attività di prevenzione incendi si articola in prevenzione e protezione.
Uno degli obiettivi principali del Piano di Emergenza è la definizione delle procedure di
evacuazione delle persone.
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Uno degli obiettivi principali del Piano di Emergenza è la riduzione della frequenza di
accadimento dell'incendio.
Uno degli obiettivi principali del Piano di Emergenza è l'individuazione della reazione
al fuoco dei materiali.
In caso di principio d'incendio si deve tentare lo spegnimento con qualsiasi mezzo e ad
ogni costo.
In caso di principio d'incendio si deve tentare di iniziare lo spegnimento con mezzi
portatili.
Le procedure da adottare nelle chiamate di soccorso sono fornire indirizzo e numero di
telefono, tipo di emergenza in corso, persone coinvolte, reparto coinvolto, stadio
dell'evento e notizie sui materiali coinvolti e sul percorso stradale da seguire.
Occorre dare collaborazione ai VV.F in caso di intervento solo se l'evento è di grosse
dimensioni.
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Occorre dare collaborazione ai VV.F in caso di intervento sempre, perchè la conoscenza
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dei luoghi e l'esperienza lavorativa consente un migliore svolgimento dell'intervento.
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In caso d'incendio è possibile usare l'ascensore solo se il capo ufficio dice che lo stesso è
funzionante.
In caso d'incendio è possibile usare l'ascensore solo quando l'incendio ha coinvolto il
piano interrato e non si è ancora propagato ai piani alti dell'edificio.
In caso d'incendio mai e per nessun motivo è possibile usare l'ascensore.
Se si deve attraversare in un'emergenza un ambiente invaso dal fumo è preferibile
camminare chinati e respirare tramite un fazzoletto preferibilmente bagnato.
E' preferibile affrontare un incendio con estintori portatili solo se si tratta di un fuoco di
classe "A".
E' preferibile affrontare un incendio con estintori portatili quando le dimensioni del
focolaio sono tali da poter essere fronteggiate con tali mezzi.
Le misure di protezione passiva sono adottate per prevenire l'insorgere dell'incendio.
Le misure di protezione passiva sono adottate per limitare i danni dell'incendio.
L'elemento costruttivo che, a seguito di una predeterminata sollecitazione termica
mantiene la sola stabilità per un'ora, si identifica con il simbolo: R 60.
L'elemento costruttivo che, a seguito di una predeterminata sollecitazione termica
mantiene la sola stabilità per un'ora, si identifica con il simbolo: R30.
Il numero e le dimensioni delle uscite di sicurezza sono proporzionali al numero di
persone presenti nei locali.
Il numero e le dimensioni delle uscite di sicurezza sono proporzionali al numero di
addetti alla sicurezza.
Il numero e le dimensioni delle uscite di sicurezza sono proporzionali al numero di
estintori previsti dalla normativa in materia.
La segnaletica di sicurezza deve indicare fra l'altro la posizione degli estintori.
La segnaletica di sicurezza deve indicare fra l'altro i muri tagliafuoco.
La segnaletica di sicurezza deve indicare fra l'altro la posizione degli evacuatori di fumo
e calore.
In mancanza di energia elettrica l'illuminazione di sicurezza garantisce il proseguimento
dell'attività lavorativa.
In mancanza di energia elettrica l'illuminazione di sicurezza garantisce la sufficiente
illuminazione delle vie di esodo.
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Per spegnere l'incendio di un quadro elettrico in tensione si deve usare l'acqua a getto
pieno in mancanza di estintori.
In una manichetta a corredo dell'idrante i raccordi sono un raccordo maschio e un
raccordo femmina.
In una manichetta a corredo dell'idrante i raccordi sono dello stesso tipo .
In una manichetta a corredo dell'idrante i raccordi sono a scelta della ditta fornitrice.
E' opportuno, prima di avvicinarsi all'incendio, provare l'estintore perchè potrebbe
essere non utilizzabile.
E' opportuno, prima di avvicinarsi all'incendio, non provare l'estintore perchè andrebbe
sprecato parte dell'agente estinguente.
Nel caso di un uso contemporaneo di due estintori, gli operatori devono disporsi uno di
fronte all'altro per intervenire meglio sull'incendio.
Nel caso di un uso contemporaneo di due estintori, gli operatori devono disporsi
tenendo un angolo rispetto al fuoco non superiore a 90°.
Nel caso di un uso contemporaneo di due estintori, gli operatori devono disporsi nella
posizione che capita.
Per ridurre una tubazione da 70 mm a 45 mm basta incastrare la tubazione piccola in
quella più grossa.
Per ridurre una tubazione da 70 mm a 45 mm si può usare un ripartitore o divisore.
Ridurre una tubazione da 70 mm a 45 mm non è mai possibile.
Lo scopo principale di un piano di emergenza è la corretta gestione degli eventi
incidentali qualora si verifichino.
Lo scopo principale di un piano di emergenza è annotare il numero di eventi che si
verificano in un'azienda.
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Lo scopo principale di un piano di emergenza è evitare che un incidente possa accadere. V F
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Quando si scopre un incendio occorre comportarsi secondo le procedure stabilite dal
piano di emergenza.
Il combustibile è l'aria necessaria alla combustione.
Il combustibile è una sostanza solida, liquida o gassosa che brucia.
Il punto d'infiammabilità è la temperatura massima raggiunta dal prodotto durante la
fase di massimo incendio.
La combustione delle sostanze solide è influenzata dalla pezzatura e forma del
materiale.
Gli incendi di classe A sono incendi di materiali liquidi.
Gli incendi di classe A sono incendi di materiali solidi.
Gli incendi di classe A sono incendi di gas.
Nella fase d'incendio generalizzato lo spegnimento è facile.
Nella fase d'incendio generalizzato lo spegnimento è agevole.
Nella fase d'incendio generalizzato lo spegnimento è difficile.
Una temperatura di circa 50°C sul corpo umano non provoca danni.
Durante un incendio si sviluppano gas tossici e inquinanti.
L'ossido di carbonio (CO) è presente quando scarseggia il comburente (ossigeno).
L'estinzione di un incendio si può ottenere per ventilazione.
L'estinzione di un incendio si può ottenere per soffocamento.
L'estinzione di un incendio si può ottenere per spostamento dei combustibili.
Un estintore è un apparecchio contenente un agente estinguente.
Un estintore è un apparecchio che contiene un liquido infiammabile.
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470 Un estintore è un apparecchio che contiene un agente comburente.
471 La scelta di un estintore va fatta in base alla marca ed al colore.
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La richiesta telefonica di intervento dei soccorsi esterni deve essere dettagliata e calma. V F
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La scelta di un estintore va fatta in base al tipo di incendio ipotizzabile nel locale da
472 proteggere.
473 L'estintore va usato avendo cura che l'operatore si trovi sopravvento.
474 L'estintore va usato avendo cura che l'operatore si trovi sottovento.
L'estintore va usato avendo cura che l'operatore si trovi a circa 20 metri dalle fiamme.
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476 La schiuma è un agente estinguente costituito da acqua e aria.
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S' inizia l' opera di estinzione di un incendio con la garanzia di avere almeno un
estintore di tipo carrellato.
S' inizia l' opera di estinzione di un incendio con la garanzia di avere una via di fuga
sicura alle proprie spalle.
Gli impianti di rilevazione automatica d'incendio consentono il la misura esatta della
temperatura dei locali.
Gli impianti di rilevazione automatica d'incendio consentono tempi di intervento brevi.
Gli evacuatori di fumo e calore consentono, fra l'altro, di agevolare lo sfollamento delle
persone.
Gli evacuatori di fumo e calore consentono, fra l'altro, di evitare che le fiamme
emettano fumo.
Gli evacuatori di fumo e calore consentono, fra l'altro, di ritardare il momento di flash over (incendio generalizzato).
I "naspi" sono speciali idranti più piccoli e maneggevoli dei normali.
I "naspi" sono speciali idranti più ingombranti dei normali, ma con maggior portata.
La ventilazione di locali a rischio di incendio è utile.
La ventilazione di locali a rischio di incendio è dannosa.
Ad ogni presa di corrente deve essere collegata solo un'utenza di carico adeguato.
Il piano d'emergenza deve essere molto semplice.
Il piano d'emergenza deve essere complesso e dettagliato.
La richiesta telefonica di intervento dei soccorsi esterni deve essere breve e concitata.
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493 Gli estintori sono mezzi di estinzione fissi.
494 Gli estintori sono mezzi di estinzione mobili.
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Un estintore di classe BC è in grado di spegnere un principio di incendio di combustibili
solidi.
Un estintore di classe BC è in grado di spegnere un principio di incendio di liquidi e gas
combustibili.
Un estintore di classe BC è in grado di spegnere un principio di incendio di combustibili
solidi e gas infiammabili.
Gli idranti sono mezzi di estinzione di tipo mobile.
Gli idranti sono mezzi di estinzione di tipo fisso.
Gli idranti stradali sono derivati da automezzo antincendio.
Gli idranti stradali sono derivati da un corso d'acqua (fiume,torrente).
Gli idranti stradali sono derivati dall'acquedotto del centro abitato.
In caso di incendio bisogna telefonare al numero telefonico 118.
In caso di incendio bisogna telefonare al numero telefonico 115.
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Le vie di esodo devono essere prive di ostacoli.
Le vie di esodo devono essere poco visibili.
Le vie di esodo devono essere di altezza minore di 2 metri..
La segnaletica che indica le uscite di sicurezza è di colore rosso.
La segnaletica che indica le uscite di sicurezza è di colore azzurro.
La segnaletica che indica le uscite di sicurezza è di colore verde.
Per evitare che la combustione si verifichi spontaneamente (senza innesco) la
temperatura dell'ambiente va mantenuta al di sotto della temperatura di accensione.
L'acqua è un buon estinguente in quanto sottrae calore all'incendio.
L'acqua è un buon estinguente in quanto può essere utilizzata su tutti i materiali.
Se un liquido si trova ad una temperatura superiore alla propria temperatura di
infiammabilità emette dei vapori in quantità tale da formare con l’aria una miscela che
si accende in presenza di un innesco.
Il campo di infiammabilità di un gas è sempre delimitato dal limite superiore e limite
inferiore di infiammabilità.
Gli estintori e gli idranti devono risultare ubicati in posizione segnalata con appositi
cartelli e risultare costantemente fruibili.
Gli estintori e gli idranti devono risultare bene nascosti per evitare il rischio di furti e
danneggiamenti.
Una rete di idranti UNI 45 deve essere mantenuta costantemente sotto pressione.
Le uscite di sicurezza, visto che non sono normalmente utilizzate, possono rimanere,
durante l’esercizio dell’attività, chiuse a chiave.
La temperatura alla quale è conservata una sostanza combustibile solida condiziona la
facilita’ di innesco di un incendio.
Le benzine hanno una temperatura di infiammabilità superiore a 21°C
Le benzine hanno una temperatura di infiammabilità minore di 21°C
I gas con densità relativa all’aria maggiore di 0,8 sono da considerarsi gas pesanti.
Il carico d’incendio di un locale si calcola sommando i quantitativi dei combustibili
presenti in quel locale.
L’intervento della squadra antincendio e’ finalizzato ad estinguere gli incendi in
sostituzione dei Vigili del fuoco .
L’intervento della squadra antincendio e’ finalizzato ad estinguere gli incendi che si
trovano nella fase iniziale.
L’obbligo di segnalare eventuali pericoli nell’attività vige per tutti i dipendenti dell'unità
lavorativa.
L’obbligo di segnalare eventuali pericoli nell’attività vige esclusivamente per i
componenti del Servizio di prevenzione e protezione antincendio.
La squadra antincendio non ha tra i propri compiti quello di assicurare il rispetto delle
condizioni e limitazioni di esercizio.
La squadra antincendio ha tra i propri compiti quello di assicurare il rispetto delle
condizioni e limitazioni di esercizio.
I comburenti sono sostanze che non partecipano alla combustione.
I comburenti sono sostanze che partecipano alla combustione.
Durante un incendio all'interno di un edificio di notevole altezza e con presenza di
molte persone la squadra antincendio, ai fini della loro evacuazione, indirizzerà le stesse
verso scale a prova di fumo ove esistano.
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Durante un incendio all'interno di un edificio di notevole altezza e con presenza di
molte persone la squadra antincendio ai fini della loro evacuazione dovrà indirizzare le
stesse verso gli ascensori.
In caso di incendio in edifici civili o industriali si possono usare gli ascensori
antincendio.
Fra i principali provvedimenti di prevenzione incendi vi è quello di evitare l'uso di
fiamme libere.
Tra gli elementi di protezione passiva si annoverano le scale a prova di fumo.
Il vapore acqueo è uno dei prodotti della combustione.
Durante l'evacuazione dal posto di lavoro si può tornare indietro per riprendere gli
oggetti dimenticati.
Durante l'evacuazione dal posto di lavoro non si può tornare indietro per riprendere gli
oggetti dimenticati.
Il raffreddamento rappresenta l'unica azione estinguente possibile in caso d'incendio.
Il raffreddamento non rappresenta l'unica azione estinguente possibile in caso
d'incendio.
Il getto di un estintore raggiunge i 20 metri.
Il getto di un estintore non raggiunge i 20 metri.
Generalmente un estintore ad anidride carbonica è efficace soprattutto all'aperto e in
presenza di forte ventilazione.
Generalmente un estintore ad anidride carbonica non è efficace all'aperto e in presenza
di forte ventilazione.
La combustione avviene ogni qualvolta si crea una miscela tra due materiali
combustibili.
L'autorespiratore è un dispositivo di protezione attiva.
Un impianto di rilevazione automatica non può azionare un impianto di spegnimento
automatico.
Un impianto di rilevazione automatica può azionare un impianto di spegnimento
automatico.
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Corso per Addetti Antincendio Test di autovalutazione - Quesiti vero/fals o
Quesito
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Risposta Risposta
utente
esatta
Si definisce gas compresso:
A) un gas conservato ad una pressione maggiore della pressione atmosferica;
B) un gas liquefatto a temperatura ambiente mediante compressione;
C) un gas conservato a una pressione minore della pressione atmosferica.
I liquidi infiammabili sono classificati:
A) in base alla densità;
B) in base alla temperatura di infiammabilità;
C) in base al colore.
L'ossido di carbonio (CO) ha le seguenti caratteristiche:
A) colore bianco e odore di mandorle amare;
B) irritante per le vie respiratorie;
C) incolore ed inodore.
Durante un incendio si possono avere difficoltà respiratorie a causa :
A) della riduzione del tasso di azoto nell'aria;
B) della riduzione del tasso di ossigeno nell'aria;
C) della presenza di idrogeno nell'aria.
La probabilità che possa verificarsi un incendio aumenta:
A) con la quantità di materiali combustibili;
B) con la presenza di sorgenti di innesco;
C) con la quantità di liquidi infiammabili.
Perché avvenga la combustione sono necessari:
A) combustibile, inerte, comburente;
B) combustibile innesco, inerte;
C) combustibile, innesco, comburente.
La mortalità per incendio nella maggioranza dei casi è da attribuire :
A) alla inalazione dei gas di combustione;
B) alle ustioni;
C) al crollo degli edifici.
Nel caso di un dardo di fuoco originato da una fuga di gas da una tubazione o da una flangia
si procede immediatamente:
A) all'intercettazione della fuga di gas ;
B) allo spegnimento con acqua;
C) allo spegnimento con schiuma
La classe antincendio di un edificio esprime:
A) la temperatura massima raggiungibile in un determinato incendio;
B) il tempo massimo per il quale le strutture mantengono la propria capacità portante;
C) l'altezza antincendio dell'edificio.
La resistenza a fuoco di una struttura si esprime in :
A) minuti;
B) Calorie;
C) °C
Con la sigla REI 120 si indica:
A) la reazione a fuoco di un elemento di finitura;
B) la capacità estinguente di una sostanza;
C) la resistenza a fuoco di un elemento strutturale.
Sull'etichetta di un estintore di tipo approvato devono essere riportati i seguenti dati:
A) soltanto il quantitativo dell'agente estinguente;
B) soltanto la pressione di stoccaggio dell'agente estinguente o del propellente;
C) il tipo di agente estinguente, le modalità di utilizzo e le avverten ze.
Gli idranti esterni UNI 70 devono essere posizionati:
A) a ridosso dei muri perimetrali degli edifici;
B) in posizione nascosta e non segnalata;
C) in posizione sufficientemente distante dall'edificio (5 - 20 m).
Il flash over è:
A) l'istante di innesco dell'incendio;
B) l'istante di estinzione dell'incendio;
C) l'istante di propagazione generalizzata dell'incendio.
La resistenza al fuoco è:
A) la capacità di un elemento strutturale o costruttivo di conservare per un determinato periodo di
tempo la stabilità, la tenuta e l'isolamento termico specificati in una prova standard;
B) la temperatura massima raggiunta dall'elemento di un'opera durante un incendio;
C) il calore sviluppato durante un incendio.
Un cartello circolare rosso secondo il D.Lgs. n. 81/08 segnala :
A) un divieto;
B) un avvertimento;
C) una situazione di salvataggio e di soccorso.
Un cartello triangolare giallo secondo il D.Lgs. n. 81/08 segnala:
A) un pericolo;
B) un avvertimento;
C) una situazione di salvataggio e di soccorso.
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Corso per Addetti Antincendio Test di autovalutazione - Quesiti vero/fals o
Quesito
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Risposta Risposta
utente
esatta
Un cartello circolare azzurro secondo il D.Lgs. n. 81/08 segnala:
A) un pericolo;
B) un avvertimento;
C) una prescrizione
Le vie di fuga vengono segnalate:
A) con cartelli di colore rosso;
B) con cartelli di colore verde;
C) con cartelli di colore azzurro.
Gli estintori ad idrocarburi alogenati agiscono principalmente per :
A) raffreddamento;
B) inibizione della reazione di combustione;
C) soffocamento.
Per diminuire il pericolo d'incendio in un locale adibito allo stoccaggio di liquidi infiammabili
si può:
A) aumentare la temperatura del locale;
B) dotare il locale di aperture di ventilazione naturale;
C) aumentare la pressione dell'aria nel locale.
Immagazzinando combustibili che sviluppano vapori più pesanti dell'aria il pericolo è
maggiore:
A) in locali sotterranei;
B) in locali al piano terra;
C) in locali sopraelevati.
I tessuti di lana si possono classificare come:
A) infiammabili;
B) combustibili;
C) non combustibili
Le vie di accesso e/o di fuga devono a prirsi preferibilmente:
A) su anfratti;
B) su piazze o luoghi aperti;
C) su autorimesse
Le uscite di sicurezza dei locali devono avere ampiezza multipla di moduli da :
A) 45 cm
B) 60 cm
C) 50 cm
Di norma la lunghezza del percorso di esodo deve essere non superiore a :
A) 100 m;
B) 30 m;
C) 5 m
Delle seguenti coppie di grandezze fisiche quella che compare nel diagramma che descrive
l'andamento di un incendio è:
A) temperatura - tempo;
B) tempo - pressione;
C) temperatura - pressione.
Un impianto automatico di estinzione assolve alla funzione di:
A) spegnimento dell'incendio;
B) inertizza zione preventiva dell'ambiente;
C) segnalazione acustica dell'incendio
Per la protezione da un incendio di un centro di calcolo è preferibile usare :
A) polvere;
B) idrocarburi alogenati;
C) acqua
Un impianto di estinzione ad acqua frazionata è un valido impianto per la protezione da
incendi:
A) di classe A;
B) di classe B;
C) di classe E
Per la protezione da incendio di un apparecchio elettrico è preferibile usare:
A) un impianto sprinkler;
B) un impianto ad acqua frazionata;
C) polvere
Una rete antincendio con naspi è un impianto :
A) manuale
B) automatico;
C) semiautomatico
Le tubaziani dell'impianto idrico antincendio sono colorate:
A) in rosso
B) in verde;
C) in bianco.
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Corso per Addetti Antincendio Test di autovalutazione - Quesiti vero/fals o
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Risposta Risposta
utente
esatta
Una schiuma può essere:
A) a bassa, media o alta tossicità;
B) a bassa, media o alta resistenza al calore;
C) a bassa, media o alta espansione.
La ventilazione naturale dei locali può essere ottenuta:
A) con le testine sprinkler;
B) con i ventilatori;
C) con le finestre.
La resistenza a fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può migliorare :
A) ri vestendolo con cartone pressato;
B) rivestendolo con vernici intumescenti;
C) rivestendolo con polistirolo espanso.
In un compartimento di classe 120 di resistenza a fuoco una porta deve a vere resistenza a
fuoco pari a:
A) la metà di quella della struttura attraversata;
B) il doppio di quella della struttura attraversata;
C) uguale a quella della struttura attraversata.
La compartimentazione di un edificio mediante muri e solai tagliafuoco viene detta :
A) a blocchi;
B) a tenuta stagna;
C) orizzontale e verticale.
Un ambiente chiuso e limitato può essere inertizzato utilizzando:
A) ossigeno;
B) anidride carbonica;
C) azoto
In un ambiente con presenza di gas o va pori più pesanti dell'aria le aperture di ventilazione
devono essere disposte:
A) sul tetto;
B) a filo pavimento;
C) a filo soffitto.
Una delle procedure standard contenute nel Piano di Emergenza deve riguardare:
A) lo spegnimento dell'incendio generalizzato;
B) la chiamata dei Vigili del Fuoco;
C) la decontaminazione dell'ambiente.
Il comportamento che tutti i dipendenti di una attività a rischio devono seguire in caso di
allarme è:
A) mantenere la calma ed attenersi a quanto stabilito dal piano di emergenza;
B) non uscire dall'edificio fino a quando non si mette sotto controllo l'incendio;
C) non uscire dall'edificio fino a quando non arrivano i Vigili del Fuoco.
Durante la chiamata ai servizi di s occorso si devono fornire le seguenti informazioni:
A) soltanto il numero di feriti coinvolti;
B) soltanto il numero di dipendenti dell'azienda;
C) l'indirizzo, il numero di telefono, il tipo di emergenza in corso, il reparto coinvolto, le persone
coinvolte, lo stadio dell'evento e il percorso da seguire per raggiungere il luogo dell'emergenza.
L'ordine di e vacuazione di un edificio può essere dato:
A) da chiunque avvista una situazione di pericolo;
B) soltanto dai Vigili del Fuoco;
C) dal responsabile della struttura dopo avere valutato l'esistenza dell'effettivo pericolo.
Gli elementi che caratterizzano la resistenza a fuoco di una porta tagliafuoco sono:
A) stabilità, tenuta, isolamento termico;
B) stabilità, spessore, isolamento termico;
C) stabilità, spessore, reazione al fuoco.
Le vie di esodo sono una misura di:
A) prote zione attiva;
B) prevenzione;
C) protezione passiva.
L'impianto di rilevazione automatica ha lo scopo di:
A) controllare le varie fasi dell'incendio;
B) prevenire l'incendio;
C) rivelare precocemente l'incendio.
Gli i mpianti sprinkler a diluvio sono dotati di:
A) testine erogatrici con elemento termosensibile (ampollina in vetro con liquido colorato);
B) testine rotanti;
C) testine erogatrici sempre aperte.
Durante l'uso di un estintore è preferibile indirizzare l'agente estinguente :
A) sempre mello stesso punto;
B) muovendo l'estintore a ventaglio;
C) muovendo l'estintore dall'alto verso il basso.
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Corso per Addetti Antincendio Test di autovalutazione - Quesiti vero/fals o
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esatta
Il migliore agente estinguente utilizzabile per un incendio di liquidi infiammabili è :
A) l'acqua nebulizzata;
B) la schiuma;
C) l'anidride carbonica.
Gli idranti esterni sono di colore:
A) rosso;
B) scelto dalla ditta fornitrice;
C) scelto dal datore di lavoro.
Durante lo stendimento di una tubazione il raccordo maschio va sempre portato:
A) in direzione dell'incendio;
B) in direzione della risorsa idrica;
C) come capita.
L'acqua come agente estinguente è consigliata per incendi di:
A) sostanze quali sodio e potassio;
B) combustibili solidi;
C) apparecchiature elettriche in tensione.
L'ogiva delle bombole contenenti ossigeno è colorata in:
A) bianco;
B) nero;
C) arancione.
La schiuma è un materiale:
A) ossidante;
B) combustibile;
C) estinguente.
La sabbia è una sostanza la cui principale azione estinguente è:
A) il raffreddamento;
B) il soffocamento;
C) l'azione chimica.
L'autonomia di un impianto di illuminazione di emergenza deve essere non inferiore a:
A) 24 ore;
B) 10 min;
C) 1 - 2 ore
Una bassa temperatura di infiammabilità indica che una sostanza:
A) emette fumi;
B) reagisce con le altre sostanze;
C) è facilmente infiammabile in presenza di innesco.
La maschera a filtro si può usare in ambiente con presenza di ossigenonon inferiore :
A) al 6%;
B) al 12%;
C) al 17%.
Gli autorespiratori a ciclo aperto dispongono di bombole contenenti :
A) ossigeno puro;
B) aria compressa;
C) aria ed ossigeno.
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Corso per Addetti Antincendio Test di autovalutazione - Quesiti vero/fals o
Soluzioni
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Corso per i lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta
antincendio, evacuazione dei luoghi di lavoro e gestione delle emergenze
(Art. 37 comma 9 del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81)
Ing. Mauro Malizia
Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno
(Aggiornamento dicembre 2010)
INTRODUZIONE
Cenni sul D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto
2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).
Il D.Lgs n. 81/08 come modificato dal D.Lgs n. 106/09 (Nuovo testo unico
in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), garantendo l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale, si prefigge la valutazione, la riduzione e il controllo dei rischi per la salute e per la sicurezza dei lavoratori negli ambienti di lavoro, mediante
un’azione combinata di vari soggetti per ognuno dei quali prevede obblighi e
sanzioni.
Più specificatamente il D.Lgs. 81/08 prescrive l’adozione di tutte le misure necessarie per evitare l’insorgenza di un incendio e limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi, anche mediante la preventiva designazione dei lavoratori
incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio,
di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e, comunque di gestione dell’emergenza, i quali devono
essere adeguatamente formati.
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I soggetti del Decreto Legislativo n. 81/08
Lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o
senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli
addetti ai servizi domestici e familiari.
Datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque,
il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto
esercita i poteri decisionali e di spesa.
Azienda: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato;
Dirigente: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa;
Preposto: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa;
Responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’art. 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde,
per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
Addetto al servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei
requisiti professionali di cui all’art. 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l);
Medico competente: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali
di cui all’art. 38, che collabora, secondo quanto previsto all’art. 29, co. 1, con il datore di lavoro
ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza
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sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al decreto;
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro;
Servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e
mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori;
Valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e
sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di
causare danni;
Rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;
Unità produttiva: stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o
all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale;
Formazione: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri
soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili
alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in
azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi;
Informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro;
Addestramento: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l’uso
corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro.
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Obblighi e Sanzioni per i lavoratori previsti dal D.Lgs n. 81/2008:
Articolo 20 - Obblighi dei lavoratori
1. Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo
di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai
mezzi forniti dal datore di lavoro.
2. I lavoratori devono in particolare:
a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della
salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai
preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i
mezzi di trasporto e, nonché i dispositivi di sicurezza;
d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze
dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione
di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza,
nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) …;
f) non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di
controllo;
g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza
ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal decreto o comunque disposti dal medico competente.
Articolo 59 - Sanzioni per i lavoratori
1. I lavoratori sono puniti: a) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro
per la violazione dell’articolo 20, comma 2, lett. b), c), d), e), f), g), h) e i);
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Cenni sulla classificazione delle attività
1) Attività a rischio di incendio elevato
In caso di incendio possono determinare danni gravi alle persone, per l'elevato numero di
persone, anche impedite nella loro mobilità, nonché a causa della conformazione degli
ambienti di lavoro tale da comportare difficoltà in caso di evacuazione.
Elenco di attività a rischio di incendio elevato (a titolo esemplificativo e non esaustivo):
-
attività a rischio di incidente rilevante;
fabbriche e depositi di esplosivi;
centrali termoelettriche;
impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili;
impianti e laboratori nucleari;
depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie superiore a 20.000 mq.;
attività commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 10.000 m2;
scali aeroportuali, staz. ferroviarie con sup. al chiuso aperta al pubblico, > 5.000 m2, metropolitane;
alberghi con oltre 200 posti letto;
ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
scuole di ogni ordine e grado con oltre 1000 persone presenti;
uffici con oltre 1000 dipendenti;
cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi.
2) Attività a rischio di incendio medio
Luoghi di lavoro di cui al DM 16/2/1982, con esclusione delle attività di cui al punto 1.
3) Attività a rischio di incendio basso
Attività non ricomprese nei punti 1 e 2, per le quali si può ritenere che i fattori di rischio,
che possono determinare l’insorgere di un incendio e le conseguenze, siano limitati.
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Attestato di idoneità tecnica
Si riporta l'elenco (previsto dall'allegato X al DM 10/3/1998) dei luoghi di lavoro ove si
svolgono attività per le quali, ai sensi dell'art. 6, co. 3 del DM 10/3/1998, è previsto
che i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, conseguano, oltre l'attestato di frequenza, anche l'attestato di idoneità tecnica di cui all'art. 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609:
-
-
attività a rischio di incidente rilevante;
fabbriche e depositi di esplosivi;
centrali termoelettriche;
impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili;
impianti e laboratori nucleari;
depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie superiore a 10.000 mq;
attività commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 5.000 mq;
aeroporti, stazioni ferroviarie con superficie, al chiuso, aperta al pubblico, sup. a 5.000 mq,
metropolitane;
alberghi con oltre 100 posti letto;
ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
scuole di ogni ordine e grado con oltre 300 persone presenti;
uffici con oltre 500 dipendenti;
locali di spettacolo e trattenimento con capienza superiore a 100 posti;
edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti alla vigilanza dello Stato ai sensi del R.D. 7/11/1942
n. 1564, adibiti a musei, gallerie, collezioni, biblioteche, archivi, con superficie aperta a pubblico
superiore a 1000 m2
cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi.
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Premessa
Il manuale da cui sono tratte le presentazioni trae origine dalle dispense distribuite nell'aprile 1997
dall'allora Servizio Tecnico Centrale (ufficio centrale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco), e dalla
documentazione multimediale fornita nell'ambito della convenzione tra il Ministero dell'Istruzione e il
Ministero dell'Interno per la formazione degli addetti antincendio negli istituti di istruzione.
Tali dispense, pur mantenendo lo schema e gli argomenti originari, sono state ampiamente modificate
ed integrate anche per tener conto dei numerosi aggiornamenti normativi che si sono succeduti nel
tempo.
Si è fatto riferimento al D.Lgs n. 81/08 come modificato dal D.Lgs 3 agosto 2009 n. 106 (Nuovo
testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), che ha sostituito tra
gli altri il D.lgs 626/94 e il D.lgs 493/96, ai nuovi decreti sulla resistenza al fuoco che recepiscono le
norme europee e che hanno sostituito la vecchia circolare n. 91/61, (DM 9/3/2007 "Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco" e DM 16/2/2007 "Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di
opere da costruzione"), ai decreti sulla reazione al fuoco dei materiali (DM 10/3/2005 modificato dal
DM 25/10/2007 "Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per
le quali e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio"; e DM 15/3/2005 "Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo"); al DM sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37 (che ha sostituito la legge n. 46/90), Norma UNI EN 2:2005 "Classificazione dei fuochi", UNI EN 3/7:2008 "Estintori di incendio portatili", ecc.
È possibile scaricare il file delle presentazioni dal sito del Comando Provinciale VV.F. di Ascoli Piceno,
http://www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascoliPiceno sezione 'Servizi al cittadino' - 'Formazione D.Lgs.81/2008'
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Termini e definizioni generali relativi all’incendio
Pericolo: fonte di possibile danno fisico alle persone.
Rischio: probabilità che si verifichino eventi che producono danni fisici
alla salute.
Sicurezza: L’attività finalizzata a rendere minimi i rischi.
Combustione: Reazione chimica sufficientemente rapida di una sostanza combustibile con l’ossigeno accompagnata da sviluppo di calore,
fiamma, di gas fumo e luce.
Incendio: Combustione sufficientemente rapida e non controllata che
si sviluppa senza limitazioni nello spazio e nel tempo.
Fiamma: Combustione di gas con emissione di luce.
Combustibile: Sostanza solida, liquida o gassosa nella cui composizione molecolare sono presenti elementi quali il carbonio, l’idrogeno, lo
zolfo, ecc.
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Programma del Corso per addetto antincendio in attività a rischio di incendio ELEVATO (16 ore)
ARGOMENTO
DURATA
1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI
-
principi della combustione
le principali cause d'incendio in relazione allo specifico ambiente di lavoro
le sostanze estinguenti
i rischi alle persone ed all'ambiente
specifiche misure di prevenzione incendi
accorgimenti comportamentali per prevenire gli incendi
l’importanza del controllo degli ambienti di lavoro
l’importanza delle verifiche e delle manutenzioni sui presidi antincendio
4 ore
2) LA PROTEZIONE ANTINCENDIO
-
misure di protezione passiva
vie di esodo, compartimentazioni, distanziamenti
attrezzature ed impianti di estinzione
sistemi di allarme
segnaletica di sicurezza
impianti elettrici di sicurezza
illuminazione di sicurezza
4 ore
3) PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
-
procedure da adottare quando si scopre un incendio
procedure da adottare in caso di allarme
modalità di evacuazione
modalità di chiamata dei servizi di soccorso
collaborazione con i vigili del fuoco in caso di intervento
esemplificazione di una situazione di emergenza e modalità procedurali-operative
4 ore
4) ESERCITAZIONI PRATICHE
- presa visione e chiarimenti sulle principali attrezzature ed impianti di spegnimento
- presa visione delle attrezzature di protezione individuale (maschere, autorespiratore, tute, etc.)
- esercitazioni sull’uso delle attrezzature di spegnimento e di protezione individuale
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4 ore
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Programma del Corso per addetto antincendio in attività a rischio di incendio MEDIO (8 ore)
ARGOMENTO
DURATA
1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI
-
principi sulla combustione e l’incendio
le sostanze estinguenti
triangolo della combustione
le principali cause di un incendio
rischi alle persone in caso di incendio
principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi
2 ore
2) LA PROTEZIONE ANTINCENDIO E LE PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO
DI INCENDIO
-
le principali misure di protezione contro gli incendi
vie di esodo
procedure da adottare quando si scopre un incendio o in caso di allarme
procedure per l’evacuazione
rapporti con i vigili del fuoco
attrezzature ed impianti di estinzione
sistemi di allarme
segnaletica di sicurezza
illuminazione di emergenza
3 ore
3) ESERCITAZIONI PRATICHE
- presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione più diffusi
- presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di protezione individuale
- esercitazioni sull’uso degli estintori portatili e modalità di utilizzo di naspi ed idranti
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3 ore
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Programma del Corso per addetto antincendio in attività a rischio di incendio BASSO (4 ore)
ARGOMENTO
DURATA
1) L'INCENDIO E LA PREVENZIONE
-
principi della combustione
prodotti della combustione
sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio
effetti dell’incendio sull’uomo
divieti e limitazioni di esercizio
misure comportamentali
2) PROTEZIONE ANTINCENDI E PROCEDURE DA ADOTTARE
IN CASO DI INCENDIO
- principali misure di protezione antincendi
- evacuazione in caso di incendio
- chiamata dei soccorsi
3) ESERCITAZIONI PRATICHE
- presa visione e chiarimenti sugli estintori portatili
- esercitazioni sull’uso degli estintori portatili
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1 ora
1 ora
2 ore
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CAPITOLO 1
L’INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI
L’Incendio
Definizione: rapida ossidazione di materiali con notevole sviluppo di calore, fiamme,
fumo e gas caldi.
Effetti dell'incendio:
 Emanazione di energia sotto forma di
luce e calore
 Trasformazione dei combustibili in altri elementi (prodotti di combustione)
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La combustione
La combustione è una reazione chimica
sufficientemente rapida di una sostanza
combustibile con un comburente che da
luogo allo sviluppo di calore, fiamma, gas,
fumo e luce.
Avviene per ossidazione degli atomi di carbonio (C) e di idrogeno
(H) presenti nelle sostanze combustibili. Ad esempio, nella combustione dei combustibili più comuni (legno, carbone, carta,
idrocarburi, ecc.), costituiti in gran parte da carbonio e idrogeno,
l’ossigeno dell’aria reagisce con l’idrogeno (formando acqua
(H2O) sotto forma di vapore) e con il carbonio (formando anidride carbonica (CO2), ossido di carbonio (CO), fumi ecc.)
Può avvenire con o senza sviluppo di
fiamme superficiali.
La combustione senza fiamma superficiale si verifica generalmente quando la sostanza combustibile non è più in grado di sviluppare particelle volatili.
Solitamente il comburente è l’ossigeno contenuto nell’aria,
ma sono possibili incendi di sostanze che contengono nella loro molecola un quantità di ossigeno sufficiente
a determinare una combustione, quali ad esempio gli esplosivi e la celluloide.
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Condizioni necessarie per la combustione:
 presenza del combustibile
 presenza del comburente
 presenza di una sorgente di calore
Nota: Composizione dell'aria: Azoto (N2): 78,08%;
Ossigeno (O2): 20,95%; Argon (Ar): 0,934%; altri
gas: 0,036%
Combustibile: sostanza
bruciare.
in
grado
di
I materiali combustibili possono essere allo stato solido,
liquido o gassoso.
Comburente: sostanza che consente e
favorisce la combustione; il più importante è
l'ossigeno dell'aria ed è quello maggiormente reperibile
in natura
Calore: forma di energia che si manifesta con l'innalzamento della
temperatura. Un combustibile brucia quando viene a trovarsi ad una temperatura tale
che, avvicinando l'innesco, inizia la combustione.
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Combustibili solidi, liquidi e gassosi (approfondimento)
Combustibili solidi
I più comuni sono il legno e i prodotti similari (es. carta, cartone, canapa, cotone, iuta, vegetali, ecc.).
Normalmente necessitano di una prolungata esposizione al calore prima di dar vita alla combustione e
sono in grado di bruciare con fiamma viva o senza fiamma, nonché di carbonizzarsi.
Grande importanza riveste la pezzatura in cui il materiale si trova, infatti tanto più è suddiviso finemente più è alta la sua combustibilità. Estremizzando, le polveri fluttuanti nell'aria come segatura, farine, fibre tessili vegetali possono provocare, qualora innescate da un arco elettrico o da un comune
accendino, rapidissime combustioni con effetti addirittura esplosivi.
Trovano molta diffusione negli ambienti ricettivi e nelle scuole anche le materie plastiche (nylon, pvc,
polistirolo, bachelite, ecc.) usate spesso negli arredi; questi materiali bruciando provocano fumi scuri e
molto densi, nocivi e in qualche caso tossici.
Combustibili liquidi
Presentano il più alto potere calorifico e vengono impiegati sia nei motori a combustione interna, negli
impianti di riscaldamento e in vari prodotti utilizzati per la pulizia.
I più comuni sono la benzina, il gasolio, gli alcoli, gli oli combustibili. L'indice della maggiore o minore
combustibilità di un liquido è fornito dalla temperatura di infiammabilità. Per questo è utile conoscere il
significato di questi valori, per scegliere i prodotti detergenti meno pericolosi dal punto di vista della
temperatura di infiammabilità.
Combustibili gassosi
Sono generalmente conservati all'interno di recipienti atti ad impedirne la dispersione incontrollata
nell'ambiente. Lo stoccaggio può essere eseguito con diverse modalità dando luogo a gas compressi
(conservati sotto pressione allo stato gassoso alla temperatura ambiente) e gas liquefatti (conservati
alla temperatura ambiente in parte allo stato liquido ed in parte allo stato di vapore sotto una pressione relativamente bassa).
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Sostanze comburenti (approfondimento)
Un gas comburente partecipa alla combustione, la attiva e la mantiene anche in assenza di aria.
Il più noto e diffuso comburente è l'ossigeno (O2).
Altri comburenti a base d'ossigeno sono il protossido di azoto (N2O), il biossido di azoto (NO2), l'ossido
di azoto (NO). Nella categoria dei comburenti rientrano anche gli alogeni (fluoro e cloro) e quindi le
sostanze capaci di liberarli.
I gas comburenti sono ordinariamente conservati compressi liquefatti.
L'ossigeno è una sostanza molto pericolosa in quanto nelle atmosfere sovraossigenate esiste un
altissimo rischio di incendio. Il rischio diventa elevato a concentrazioni di O2 superiori al 30%.
Nelle atmosfere sovraossigenate, in caso di presenza di gas infiammabile:

Il campo di infiammabilità si allarga poiché cresce il L.S.
il L.S del metano passa dal 15% al 61%

Aumenta la velocità di propagazione dell’incendio
nel metano si passa da 0,4 m/s a circa 40 m/s

Diminuisce l’energia minima di innesco
nel metano si passa da 0,3 mj a 0,003 mj (circa 100 volte inferiore)

Aumenta la temperatura teorica di combustione
nel metano da 2000 °C fino a 3000 °C

Si abbassa la temperatura di autoaccensione
Quasi tutte le sostanze sono combustibili in ossigeno puro, pertanto un aumento di concentrazione di
ossigeno può cambiare la classificazione di una sostanza da non infiammabile ad infiammabile.
In atmosfere ricche di ossigeno il corpo umano brucia vigorosamente.
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Triangolo del fuoco
La combustione può essere rappresentata schematicamente da un
triangolo i cui lati sono costituiti dai
3 elementi necessari:
 Combustibile
 Comburente
 Sorgente di calore
Solo la contemporanea presenza
di questi 3 elementi da luogo al fenomeno dell’incendio.
Al mancare di almeno uno di essi
l’incendio si spegne.
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Sistemi per ottenere lo spegnimento dell’incendio:
Esaurimento del combustibile:
allontanamento o separazione della
sostanza combustibile dal focolaio
d’incendio;
Soffocamento:
separazione del comburente dal
combustibile o riduzione della concentrazione di comburente in aria;
Raffreddamento:
sottrazione di calore fino ad ottenere
una temperatura inferiore a quella
necessaria al mantenimento della
combustione.
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Azione Chimica:
Oltre i 3 sistemi visti in precedenza,
esiste anche l'azione chimica di
estinzione dell'incendio (azione anticatalitica o catalisi negativa).
Sono sostanze che inibiscono il processo della combustione (es.
halon, polveri).
Gli estinguenti chimici si combinano con i prodotti volatili che si sprigionano dal combustibile, rendendo questi ultimi inadatti alla combustione,
bloccando la reazione chimica della combustione.
Normalmente per lo spegnimento di un incendio si utilizza una combinazione delle operazioni di esaurimento del combustibile, di soffocamento, di raffreddamento e di azione chimica.
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Gli elementi che caratterizzano la combustione
Un incendio si caratterizza per tipo di
combustibile e per il tipo di sorgente
d’innesco (nella quasi totalità dei casi il comburente è
nell’aria).
l’ossigeno
naturalmente
contenuto
Comburente:
Ossigeno dell'aria
Tipi di Combustibile:
Solidi, liquidi, gas, metalli
Tipi di Sorgente d’innesco:
Accensione diretta, accensione indiretta, attrito, autocombustione o riscaldamento spontaneo
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La classificazione dei fuochi
Norma europea UNI EN 2:2005 "Classificazione dei fuochi"
Gli incendi vengono distinti in 5 classi, secondo le caratteristiche dei materiali combustibili, in accordo con la norma UNI EN
2:2005.
classe A Fuochi da materiali solidi
generalmente di natura organica, la cui combustione
avviene normalmente con formazione di braci.
classe B Fuochi da liquidi o da solidi liquefattibili
classe C Fuochi da gas
classe D Fuochi da metalli
classe F Fuochi che interessano mezzi di
cottura (oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di
cottura.
Le originarie 4 classi sono diventate 5 con l'aggiornamento
della norma UNI EN 2:2005 che ha introdotto la classe F.
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La norma UNI EN 2:2005 suddivide 5 classi di fuoco in relazione al tipo di combustibile.
Non definisce una classe per i fuochi con un rischio dovuto
all'elettricità.
Questa classificazione è utile in modo particolare nel settore
della lotta contro l'incendio mediante estintori.
La classificazione degli incendi è tutt’altro che accademica, in
quanto essa consente l’identificazione della classe di rischio
d’incendio a cui corrisponde:
 una precisa azione operativa antincendio
 un’opportuna scelta del tipo di estinguente.
Non tutte le sostanze estinguenti possono essere impiegate indistintamente su tutti i tipi di incendio.
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Fuochi da materiali solidi
Classe
quali: legname carboni, carta, tessuti, trucioli, pelli, gomma e
A
derivati la cui combustione genera braci
La combustione può presentarsi in 2 forme:
 combustione viva con fiamme
 combustione lenta senza fiamme, ma
con formazione di brace incandescente.
L'acqua, la schiuma e la polvere sono le sostanze estinguenti più comunemente utilizzate.
In genere l'agente estinguente migliore è
l'acqua, che agisce per raffreddamento.
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Fuochi da liquidi
Classe
idrocarburi, benzine, alcoli, solventi, oli minerali, grassi,
B
eteri
Gli estinguenti più comunemente utilizzati sono costituiti da schiuma, polvere e CO2.
L'agente estinguente migliore è la schiuma
che agisce per soffocamento.
È controindicato l'uso di acqua a getto pieno
(può essere utilizzata acqua con getto frazionato o nebulizzato).
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Classe Fuochi da gas:
C
metano, G.P.L., idrogeno, acetilene, butano, propano.
L'intervento principale contro tali incendi è
quello di bloccare il flusso di gas chiudendo la
valvola di intercettazione o otturando la
falla.
Esiste il rischio di esplosione se un incendio
di gas viene estinto prima di intercettare il gas.
L'acqua è consigliata solo a getto frazionato o
nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole
coinvolte.
Sono utilizzabili le polveri polivalenti.
Il riferimento all’idoneità di un estintore all’uso contro fuochi da gas (classe C) è a discrezione del costruttore, ma si applica solo agli estintori a polvere che hanno ottenuto una valutazione di classe B o classe A e classe B (norma UNI EN 3-7:2008).
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Fuochi da metalli
Classe
alluminio, magnesio, sodio, potasD
sio
Nessuno
degli
estinguenti
normalmente
utilizzati per gli incendi di classe A e B è
idoneo per incendi di metalli che bruciano
(alluminio, magnesio, potassio, sodio).
In tali incendi occorre utilizzare delle polveri
speciali
ed
operare
con
personale
particolarmente addestrato.
Sono particolarmente difficili da estinguere data la loro altissima temperatura.
Nei fuochi coinvolgenti alluminio e magnesio si
utilizza la polvere al cloruro di sodio.
Gli altri agenti estinguenti (compresa l'acqua) sono da evitare in quanto
possono causare reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni.
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Classe D: Norma UNI EN 3-7:2008 (approfondimento)
L’idoneità degli estintori all’uso ai fuochi di classe D (fuochi da metalli
infiammabili) non rientra nel campo di applicazione della norma
UNI EN 3-7 in relazione ai focolari di prova.
Tuttavia, gli estintori per i quali è dichiarata l’idoneità alla classe D sono
coperti, sotto ogni altro aspetto, dai requisiti della norma per gli estintori a polvere.
L’estinzione di un fuoco da metallo presenta tali peculiarità (in termini di caratteristiche e forma del metallo, configurazione dell’incendio
ecc.) da non permettere la definizione di un fuoco rappresentativo ai fini delle prove.
L’efficacia degli estintori contro gli incendi di classe D deve essere stabilita caso per caso.
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Fuochi che interessano mezzi di cotClasse
tura
F
Olio da cucina e grassi vegetali o animali
Recentemente introdotta dalla norma UNI EN 2:2005.
È riferita ai fuochi di oli combustibili di natura
vegetale e/o animale quali quelli usati nelle cucine, in apparecchi di cottura.
La formula chimica degli oli minerali (idrocarburi fuochi di classe B) si distingue da quella degli oli
vegetali e/o animali.
Gli estinguenti per classe F spengono per azione
chimica, effettuando una catalisi negativa per la
reazione chimica di combustione.
L'utilizzo di estintori a polvere e di estintori a CO2 contro fuochi di
classe F è considerato pericoloso.
Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008 e non
devono essere marcati con il pittogramma di classe "F".
Tutti gli estintori idonei per l'uso su fuochi di classe F devono essere conformi ai requisiti della prova
dielettrica del punto 9 della norma UNI EN 3-7:2008.
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Ex Classe E
La norma UNI EN 2:2005 non comprende i fuochi di "Impianti ed attrezzature elettriche sotto tensione" (vecchia classe E) in quanto, gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sono riconducibili alle classi A o B.
Gli estinguenti specifici per questi incendi sono le
polveri dielettriche e la CO2, mentre non devono
essere usati acqua e schiuma.
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Ex Classe E (approfondimento)
Per stabilire se l'estintore può essere utilizzato su apparecchiature sotto
tensione deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla
norma UNI EN 3-7:2008.
Tale prova non è richiesta per gli estintori a CO2 in quanto l'anidride carbonica non è conduttrice di elettricità, ne è richiesta per quegli
estintori per i quali non viene chiesto l'impiego per parti elettriche sotto
tensione.
Tutti gli estintori idonei per l'uso su fuochi di classe F devono essere
conformi ai requisiti della prova dielettrica.
Gli estintori portatili che non sono sottoposti a prova dielettrica, o non
soddisfano tali requisiti, devono riportare la seguente avvertenza:
"AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto
tensione"
Gli estintori portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base
d'acqua conformi alla norma UNI EN 3-7:2008, devono riportare l'indicazione della loro idoneità all'uso su apparecchiature elettriche sotto
tensione, per esempio: "adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro".
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Le sorgenti d’innesco
Possono essere suddivise in 4 categorie:
 Accensione diretta
 Accensione indiretta
 Attrito
 Autocombustione o riscaldamento spontaneo
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Accensione diretta
Quando una fiamma, una scintilla o
altro materiale incandescente entra in
contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
Esempi: operazioni di taglio e saldatura, fiammiferi e mozziconi di sigaretta, lampade e resistenze elettriche,
stufe elettriche, scariche elettrostatiche.
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Accensione indiretta
Il calore d’innesco avviene nelle forme
della convezione, conduzione e irraggiamento termico.
Esempi: correnti di aria calda generate
da un incendio e diffuse attraverso un
vano scala o altri collegamenti verticali; propagazione di calore attraverso
elementi metallici strutturali degli edifici.
Le 3 forme di propagazione del calore:
Convezione, Conduzione, Irraggiamento
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Attrito
Il calore è prodotto dallo sfregamento di due materiali.
Esempi: malfunzionamento di
parti meccaniche rotanti quali
cuscinetti, motori; urti; rottura
violenta di materiali metallici.
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Autocombustione o riscaldamento spontaneo
Il calore viene prodotto dallo
stesso combustibile come ad
esempio lenti processi di ossidazione, reazione chimiche, decomposizioni esotermiche in assenza d’aria,
azione biologica.
Esempi: cumuli di carbone, stracci o
segatura imbevuti di olio di lino,
polveri di ferro o nichel, fermentazione di vegetali.
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Prodotti della combustione
Sono suddivisibili in 4 categorie:
 Gas di combustione
 Fiamme
 Fumo
 Calore
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Gas di combustione
Rimangono allo stato gassoso alla temperatura ambiente di riferimento di 15 °C.
La produzione di tali gas in un incendio
dipende:
-
dal tipo di combustibile;
-
dalla percentuale di ossigeno;
-
dalla temperatura raggiunta.
Nella maggioranza dei casi, la mortalità
per
incendio
è
da
attribuire
all’inalazione di questi gas che producono danni biologici per anossia o per
tossicità.
Gas tossici (T) o molto tossici (T+): in caso
di inalazione in piccole o piccolissime quantità,
possono essere letali oppure provocare lesioni
acute o croniche
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Fiamme
Sono costituite dall’emissione di luce dovuta alla combustione di gas.
Nell’incendio di combustibili gassosi è possibile valutare
approssimativamente il valore raggiunto dalla temperatura di combustione dal colore della fiamma:
Colore della fiamma
Temp. (°C)
Rosso nascente
Rosso scuro
Rosso ciliegia
Giallo scuro
Giallo chiaro
Bianco
Bianco abbagliante
525
700
900
1100
1200
1300
1500
Scala cromatica delle temperature nella combustione dei gas
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Fumi
L'elemento più caratteristico dell'incendio, ne identifica la presenza anche da
grandi distanze.
Sono formati da piccolissime particelle solide (aerosol), liquide (nebbie o vapori condensati).
Le particelle solide sono sostanze incombuste e ceneri che si formano quando
la combustione avviene in carenza di ossigeno e vengono trascinate dai gas
caldi. Rendono il fumo di colore scuro. Impediscono la visibilità ostacolando
l’attività dei soccorritori e
l’esodo delle persone.
Le
particelle
liquide
(nebbie o vapori condensati)
sono costituite da vapor
d’acqua che al di sotto dei
100 °C condensa dando
luogo a fumo di color
bianco.
Particelle solide (fumo di colore scuro)
Particelle liquide (fumo di colore chiaro)
Nota: Quantità del fumo prodotto da un combustibile: legno 17 m³/kg; benzina 38 m³/kg; alcool etilico 25 m³/kg
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Calore
È la causa principale
della propagazione degli incendi.
Provoca l’aumento della
temperatura di tutti i materiali e i corpi esposti,
provocandone il danneggiamento fino
alla distruzione.
Il calore è dannoso per l'uomo potendo causare:
 disidratazione dei tessuti,
 difficoltà o blocco della respirazione,
 scottature.
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I parametri fisici della combustione
La combustione è caratterizzata da numerosi parametri fisici e chimici, i principali
dei quali sono i seguenti:
 Temperatura di accensione
 Temperatura teorica di combustione
 Aria teorica di combustione
 Potere calorifico
 Temperatura di infiammabilità
 Limiti di infiammabilità e di esplodibilità
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Temperatura di accensione o di autoaccensione (°C)
La minima temperatura alla quale la miscela combustibile - comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza ulteriore apporto di calore o di energia dall’esterno.
Sostanze
Acetone
Benzina
Gasolio
Idrogeno
alcool metilico
Temperatura
di accensione
(°C) valori indicativi
540
250
220
560
455
Sostanze
carta
legno
gomma sintetica
metano
Temperatura
di accensione
(°C) valori indicativi
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230
220-250
300
537
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Temperatura teorica di combustione (°C)
Il più elevato valore di temperatura che è possibile raggiungere nei
prodotti di combustione di una sostanza
Sostanze
idrogeno
metano
petrolio
propano
Temperatura
di combustione
(°C teorici)
2205
2050
1800
2230
Temperatura delle fiamme: valori indicativi a seconda del tipo di combustibile
-
Combustibili solidi: da 500 a 800 °C
Combustibili liquidi: da 1300 a 1600 °C
Combustibili gassosi: da 1600 a 3000 °C
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Aria teorica di combustione (m3)
Quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione completa del materiale combustibile.
Aria teorica
Aria teorica
Sostanze
di combustione Sostanze di combustione
(Nm3/Kg)
(Nm3/Kg)
legno
5
polietilene
12,2
carbone
8
propano
13
benzina
12
idrogeno
28,5
alcool etilico
7,5
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Potere calorifico (MJ/Kg o MJ/mc o Kcal/Kg )
Quantità di calore prodotta dalla
combustione completa dell’unità di
massa o di volume; si definisce:
Potere calorifico superiore (P.C.S.)
Si considera anche il calore di condensazione del vapore d’acqua prodotto
(calore latente di vaporizzazione);
Potere calorifico inferiore (P.C.I.)
Non si considera il calore di evaporazione del vapore acqueo.
Sostanze
legno (*)
carbone
carta, cartone
benzina
alcool etilico
polietilene
propano
idrogeno
(*)
Potere
Potere
calorifico calorifico
inferiore inferiore
(MJ/Kg) (KCal/Kg)
17,5
4192
30
7170
20
4780
45
10755
30
7170
40
9560
46
10994
120
28680
1 MJ = 0,057 Kg di legna equivalente
In genere nella prevenzione incendi viene considerato il potere calorifico
inferiore.
Unità di misura dell'energia:
La caloria è definita come la quantità di calore necessaria ad elevare da 14,5 a 15,5 °C la temperatura della massa di un grammo
di acqua distillata a livello del mare, a pressione di 1 atm; equivale
a 4,184 Joule.
Formule di conversione:
1 cal = 4,184 J
1 J = 0,239 cal  1 MJ = 239 Kcal
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Carico di Incendio (MJ o Kcal)
(approfondimento):
Potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali.
(q = ∑ gi ⋅ Hi ⋅ mi ⋅ ψi )
Convenzionalmente 1 MJ è assunto pari a 0,057 Kg di legna equivalente.
(ossia 1 kgleq viene assunto pari a 17.5 MJ , o più precisamente 1/0,057= 17,54 MJ).
1 MJ = 239 Kcal  1 kgleq= 239 x 17,54 = 4192 Kcal/Kg.
(cioè è come considerare un legno standard con un potere calorifico di circa
4192 Kcal/Kg invece che 4400 Kcal/Kg della vecchia Circolare n. 91/61).
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Temperatura di infiammabilità (°C)
Temperatura minima alla quale i liquidi infiammabili o combustibili emettono vapori in
quantità tali da incendiarsi in caso di innesco.
I liquidi sono in equilibrio con i propri vapori che si
sviluppano sulla superficie di separazione tra pelo
libero del liquido e aria.
La combustione avviene quando, in corrispondenza della superficie i vapori dei liquidi, miscelandosi
con l’ossigeno dell’aria sono innescati.
Sostanze
Temperatura di infiammabilità (°C)
gasolio
65
acetone
-18
benzina
-20
alcool metilico
11
alcool etilico
13
toluolo
4
olio lubrificante
149
kerosene
37
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Limiti di infiammabilità (% in volume)
Individuano il campo di infiammabilità
all’interno del quale si ha, in caso d’innesco,
l’accensione e la propagazione della fiamma.
 Limite inferiore di infiammabilità:
la più bassa concentrazione in volume di
vapore della miscela al di sotto della
quale non si ha accensione in presenza
di innesco per carenza di combustibile;
 Limite superiore di infiammabilità:
la più alta concentrazione in volume di
vapore della miscela al di sopra della
quale non si ha accensione in presenza
di innesco per eccesso di combustibile.
Campo di infiammabilità (% in volume)
SOSTANZE
limite in- limite suferiore
periore
acetone
2,5
13
ammoniaca
15
18
benzina
1
6,5
gasolio
0,6
6,5
idrogeno
4
75,6
metano
5
15
G.P.L.
2
9
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Limiti di esplodibilità
(% in volume)
Limite inferiore di esplodibilità
La più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale non si ha esplosione in presenza di innesco
Limite superiore di esplodibilità
La più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di
sopra della quale non si ha esplosione in presenza di innesco
Sono posizionati all’interno
campo di infiammabilità.
del
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Combustione delle sostanze solide, liquide e gassose
La combustione delle sostanze solide
L’accensione di un combustibile solido rappresenta la fase di superamento di un processo di degradazione del materiale superficiale, della sua evaporazione (pirolisi) e combinazione con l’ossigeno circostante e quindi, in presenza di innesco, dell’instaurarsi di una reazione esotermica capace di autosostenersi.
Parametri che caratterizzano la combustione delle sostanze solide:
 Pezzatura e forma
combustione);
 Porosità
(pezzature di piccola taglia e forme irregolari favoriscono la
(la maggiore porosità favorisce la combustione);
 Elementi che compongono la sostanza
favorisce la combustione);
 Umidità
(la presenza di elementi combustibili
(la maggiore umidità non favorisce la combustione);
 Ventilazione
(la maggiore ventilazione favorisce la combustione).
Inoltre il processo di combustione delle sostanze solide porta alla formazione di
braci che sono costituite dai prodotti della combustione dei residui carboniosi
della combustione stessa.
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La combustione dei liquidi infiammabili
I liquidi sono in equilibrio con i propri
vapori che si sviluppano a seconda delle
condizioni di pressione e temperatura
sulla superficie di separazione tra pelo
libero del liquido e l'aria.
Nei liquidi infiammabili la combustione
avviene quando, in corrispondenza della
suddetta superficie, i vapori dei liquidi,
miscelandosi con l’ossigeno dell’aria in
concentrazioni comprese nel campo di
infiammabilità, sono innescati.
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Classificazione dei liquidi infiammabili
Per bruciare in presenza di innesco
un liquido infiammabile deve passare dallo stato liquido allo stato vapore.
L’indice della maggiore o minore combustibilità è fornito dalla temperatura di infiammabilità:
Categoria A:
punto di infiammabilità < 21°C
Categoria B:
punto d’infiammabilità compreso tra
21°C e 65°C
SOSTANZE
gasolio
acetone
benzina
alcool metilico
alcool etilico
toluolo
olio lubrificante
kerosene
petrolio greggio
Temperatura di
infiammabilità (°C)
Categoria
65
-18
-20
11
13
4
149
37
20
C
A
A
A
A
A
C
B
A
Categoria C:
punto d’infiammabilità > 65°C
compreso tra 65°C e 125°C
superiore a 125°C
(oli combustibili)
(oli lubrificanti)
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La combustione dei gas infiammabili
Nelle applicazioni civili ed industriali i
gas, compresi quelli infiammabili, sono
contenuti in recipienti (serbatoi, bombole, ecc.) atti ad impedirne la dispersione incontrollata nell’ambiente.
I gas possono essere classificati in funzione delle loro:

Caratteristiche fisiche (densità)

Modalità di conservazione.
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Densità di un gas o vapore:
Rapporto tra il peso della sostanza allo stato di
gas o vapore e quello di un ugual volume di
aria a pressione e temperatura ambiente.
Fornisce informazioni sulla propagazione dei
gas o vapori dopo l'emissione accidentale.
In questo caso intendiamo la densità relativa,
cioè il rapporto tra la densità della sostanza in
esame e quella di una sostanza presa come riferimento, per una data temperatura e pressione,
che nel caso dei gas o vapori è rappresentata
dall'aria.
GAS
Acetilene
Ammoniaca
Cloro
Gasolio
Idrogeno
Metano
Idrogeno
solforato
GPL
Ossido di
carbonio
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Densità
0,90
0,59
1,47
3,4
0,07
0,55
1,19
1,9
0,97
densità di alcuni gas
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Classificazione in base alle caratteristiche fisiche (densità)
Gas Leggero
Gas avente densità rispetto all’aria inferiore a 0,8
(metano, idrogeno, ecc.)
Un gas leggero quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare verso l’alto.
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Gas Pesante
Gas avente densità rispetto all’aria superiore a 0,8
(G.P.L., acetilene, etc.)
Un gas pesante quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare ed a permanere nella parte bassa dell’ambiente o a penetrare in
cunicoli o aperture presenti a livello del piano di calpestio.
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Classificazione in base alle modalità di conservazione
Gas Compresso
Gas che vengono conservati allo stato gassoso ad una pressione superiore a quella atmosferica in appositi recipienti (bombole) o trasportati
attraverso tubazioni.
La pressione di compressione può variare da poche centinaia millimetri
di colonna d’acqua (rete di distribuzione gas metano per utenze civili) a
qualche centinaio di atmosfere
(bombole di gas metano e di aria
compressa)
GAS
Serbatoi di metano compresso
metano
idrogeno
gas nobili
ossigeno
aria
CO2 (gas)
Pressione di
stoccaggio
(bar) valori
indicativi
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300
250
250
250
250
20
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Gas Liquefatto
Gas che per le sue caratteristiche chimico-fisiche
può essere liquefatto a temperatura ambiente mediante compressione (GPL, butano, propano, ammoniaca, cloro).
Il vantaggio consiste nella possibilità di detenere
grossi quantitativi di prodotto in spazi contenuti:
Un litro di gas liquefatto può sviluppare nel passaggio di fase fino a 800 litri di gas.
I contenitori debbono garantire una parte del volume geometrico sempre libera dal liquido per
GAS
consentire allo stesso l’equilibrio con la pro- LIQUEFATTO
pria fase vapore; pertanto è prescritto un
limite massimo di riempimento dei conteni- ammoniaca
cloro
tori detto grado di riempimento.
butano
propano
GPL
CO2
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Grado di riempimento
(kg/dm3)
0,53
1,25
0,51
0,42
0,43-0,47
0,75
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Gas Refrigerato
Gas che possono essere conservati in fase liquida mediante refrigerazione alla temperatura di equilibrio liquido-vapore con livelli di pressione estremamente modesti, assimilabili alla pressione atmosferica.
Es. Ossigeno liquido: temperatura di liquefazione -182.97 °C (T=90.18 K)
Azoto liquido: temperatura di liquefazione -195.82 °C (T=77.35 K)
Approfondimento
La temperatura più bassa che teoricamente si
può ottenere rappresenta lo "zero assoluto" ,
0 K (gradi Kelvin) e corrisponde a –273,15 °C
(–459,67 °F)
Serbatoi di ossigeno liquido
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Gas Disciolto
Gas che sono conservati in fase gassosa disciolti
entro un liquido ad una determinata pressione
(ad es.: acetilene disciolto in acetone, anidride
carbonica disciolta in acqua gassata - acqua minerale).
Saldatura portatile ossigeno
acetilene
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Sostanze estinguenti in relazione al tipo di incendio
L’estinzione dell’incendio si ottiene per raffreddamento, sottrazione del
combustibile, soffocamento e azione chimica.
Tabella “Azioni per estinzione in base all'effettivo contributo usualmente riscontrato per
ciascun estinguente”
Tali azioni possono essere ottenute singolarmente
o contemporaneamente mediante l’uso delle sostanze estinguenti, scelte in funzione della natura
del combustibile e delle dimensioni del fuoco.
Tabella “Estinguenti in ordine di efficacia per
ciascuna classe di fuoco”
È fondamentale conoscere le proprietà e le modalità d’uso delle principali sostanze estinguenti, in modo da valutarne anche l’efficacia in relazione alla specifica classe di fuoco.
Importante è la conoscenza della possibilità o meno di utilizzo dell'estinguente su attrezzature elettriche sotto tensione.
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Sostanze estinguenti normalmente utilizzate:
 Acqua
 Schiuma
 Polveri
 Gas inerti
 Idrocarburi alogenati (HALON)
 Agenti estinguenti alternativi all’halon
Nota:
Alcune delle sostanze utilizzate oggi sono state sempre usate in passato, mentre altre sono di più recente scoperta e rappresentano il risultato delle continue ricerche effettuate
per disporre di mezzi e sistemi sempre più efficaci nella lotta contro gli incendi.
Tali ricerche sono tanto più necessarie quanto più le moderne tecniche e lavorazioni portano a concentrare in zone ristrette sempre maggiori quantità di prodotti pericolosi o facilmente combustibili.
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Azioni per estinzione in base all'effettivo contributo
usualmente riscontrato per ciascun estinguente
Estinguente
1° azione
Polvere
chimica
CO2
Schiuma
Halon
Acqua
(*)
Classi
apparecchi in
2° azione
3° azione
di
tensione (*)
fuoco
raffreddamense senza
soffocamento
ABC
to
simbolo
raffreddamensoffocamento
to
raffreddamensoffocamento
to
raffreddamenchimica
soffocamento
to
raffreddamensoffocamento
to
BC
SI
AB
NO
ABC
se senza
simbolo
AB
NO
si fa riferimento al simbolo di
divieto all'uso su apparecchiature sotto tensione
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Estinguenti in ordine di efficacia per ciascuna classe di fuoco
1° estinguente
2° estinguente
3°
estinguente
4° estinguente
Legno, cartone,
carta, plastica,
pvc, tessuti,
moquette
acqua
polvere
halon
schiuma
Benzina, petrolio,
gasolio, lubrificanti, oli,
alcol, solventi
schiuma
polvere
halon
CO2
Metano, g.p.l.,
gas naturale
polvere
halon
CO2
acqua nebulizzata
Descrizione
Classe di
fuoco
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ACQUA
È la sostanza estinguente principale per la
facilità con cui può essere reperita a basso costo.
Azione estinguente:
 Raffreddamento
(abbassamento
della temperatura) del combustibile;
 Soffocamento
per
sostituzione
dell’ossigeno con il vapore acqueo;
 Diluizione di sostanze infiammabili
solubili in acqua fino a renderle non più
tali;
 Imbevimento dei combustibili solidi.
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Utilizzo dell'acqua
L’acqua è consigliata per incendi di combustibili solidi (classe A), con
esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con
l’acqua liberano idrogeno, e carburi che invece liberano acetilene.
In alcuni paesi europei questi estintori sono sottoposti alla prova dielettrica, con esito positivo, ottenendo pertanto l'approvazione di tipo.
Per stabilire se un estintore a base d'acqua può essere utilizzato su apparecchiature sotto
tensione, deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 37:2008
In Italia non viene consentito l'uso su apparecchiature
elettriche, in questo caso è obbligatorio riportare l'avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA
non utilizzare su apparecchiature elettriche
sotto tensione”.
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SCHIUMA
Costituita da una soluzione in acqua
di un liquido schiumogeno, che per
effetto della pressione di un gas fuoriesce
dall’estintore
e
passa
all’interno di una lancia dove si mescola con aria e forma la schiuma.
L’azione estinguente avviene per
Soffocamento (separazione del combustibile dal comburente) e per
raffreddamento in minima parte.
Sono impiegate normalmente per incendi di liquidi infiammabili (classe B).
Non è utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D.
È obbligatorio riportare l'avvertenza nella parte terza
dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”
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Schiume ad alta, media e bassa espansione
In base al rapporto tra il volume della schiuma
prodotta
e
la
soluzione
acquaschiumogeno d’origine, le schiume si distinguono in:
 Alta espansione
1:500 -
1:1000
 Media espansione
1:30
-
1:200
 Bassa espansione
1:6
-
1:12
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Tipi di liquidi schiumogeni
(da impiegare in relazione al tipo di combustibile):
Liquidi schiumogeni fluoro-proteinici
Formati da una base proteinica addizionata con composti fluorurati.
Adatti alla formazione di schiume a bassa espansione, hanno un effetto rapido e molto efficace su incendi di prodotti petroliferi.
Liquidi schiumogeni sintetici
Formati da miscele di tensioattivi.
Adatti alla formazione di tutti i tipi di schiume e garantiscono una lunga conservabilità nel
tempo, sono molto efficaci per azione di soffocamento su grandi superfici e volumi.
Liquidi schiumogeni fluoro-sintetici (AFFF - Acqueous Film Forming Foam)
Formati da composti fluorurati.
Adatti alla formazione di schiume a bassa e media espansione che hanno la caratteristica
di scorrere rapidamente sulla superficie del liquido incendiato. L’impiego degli schiumogeni AFFF realizza una più efficace azione estinguente in quanto consente lo spegnimento in
tempi più rapidi con una minore portata di soluzione schiumogena per metro quadrato di
superficie incendiata.
Liquidi schiumogeni per alcoli
Formati da una base proteinica additivata con metalli organici. Sono adatti alla formazione di schiume a bassa espansione e sono molto efficaci su incendi di alcoli, esteri, chetoni, eteri, aldeidi, acidi, fenoli, ecc.
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POLVERI
Sono costituite da particelle solide finissime a base di
bicarbonato di sodio, potassio, fosfati e sali organici.
L’azione estinguente delle polveri è prodotta dalla loro decomposizione
per effetto delle alte temperature, che dà luogo ad effetti chimici sulla
fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di CO2 e vapore
d’acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri separano il combustibile dal comburente, raffreddano il combustibile e inibiscono il
processo della combustione.
L'azione esercitata nello
spegnimento è di tipo chimico (inibizione del materiale
incombusto tramite catalisi negativa), di raf-
freddamento e di soffocamento.
Possono essere utilizzate su apparecchiature elettriche in tensione.
Possono danneggiare apparecchiature
e macchinari (essendo costituite da particelle solide
finissime)
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Utilizzo del’estintore a polvere
L’estintore a polvere può essere utilizzato su:
 fuochi di classe A, B, C
 fuochi di classe D (solo con polveri speciali).
 quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
Gli estintori a polvere devono riportare l'indicazione della loro idoneità
all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio:
"adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino
a 1000 v ad una distanza di un metro"
L'utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008
e non devono essere marcati con il pittogramma di classe "F".
Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti
della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la
stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze
pericolose dall’operatore.
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GAS INERTI
È utilizzata principalmente l'Anidride carbonica (CO2) e
in minor misura l'azoto.
Utilizzati principalmente in ambienti chiusi.
La loro presenza nell’aria riduce la concentrazione del
comburente fino ad impedire la combustione.
L’anidride carbonica:
 non è tossica;
 è più pesante dell’aria;
 è dielettrica (non conduce elettricità);
 è normalmente conservato come gas liquefatto;
 produce, differentemente dall’azoto, anche un’azione
estinguente per raffreddamento dovuta all’assorbimento di calore
generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa.
I gas inerti possono essere utilizzati su apparecchiature elettriche in tensione.
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Sostanza
AZOTO CO2
(% in volume)
32,4
acetone
45,2
38,5
alcool etilico 49,6
34,3
47,1
benzolo
72,1
76,4
idrogeno
31,0
42,8
metano
32,4
45,6
propano
31,9
45,2
benzina
percentuali in volume di CO2 e di azoto
necessarie per inertizzare l’atmosfera
in modo da renderla incapace di alimentare la combustione di alcune sostanze infiammabili.
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IDROCARBURI ALOGENATI
Detti anche HALON (HALogenated - hydrocarbON), sono
formati da idrocarburi saturi
in cui gli atomi di idrogeno sono
stati parzialmente o totalmente
sostituiti con atomi di cromo,
bromo o fluoro.
L’azione estinguente avviene con l’interruzione chimica della reazione di combustione (catalisi negativa).
Sono efficaci su incendi in ambienti chiusi
scarsamente ventilati e l’azione estinguente
non danneggia i materiali.
Tuttavia, alcuni HALON per effetto delle alte
temperature dell’incendio si decompongono
producendo gas tossici.
Il loro utilizzo è stato abolito da disposizioni legislative
emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico (D.M. Ambiente 3/10/2001 Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon).
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AGENTI ESTINGUENTI ALTERNATIVI ALL’HALON
Gli agenti sostitutivi degli halon impiegati attualmente sono "ecocompatibili" (clean agent), e generalmente
combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio
di una minore capacità estinguente
rispetto agli halon.
Esistono sul mercato prodotti inertizzanti e prodotti che agiscono per azione anticatalitica.
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Agenti sostitutivi degli halon
trattati nello standard NFPA 2001 (edizione 1994)
(1)
(2)
(3)
(4)
Sigla
Nome della molecola
Formula bruta
Nome commerciale (1)
FC-3-1-10
Perfluorobutano
C4F10
CEA-410 (2)
HBFC-22B1
Bromodifluorometano
CHF2Br
è l'Halon 1201
HCFC Blend A Diclorotrifluoroetano
HCFC-123 (4,75%)
Clorodifluorometano
HCFC.22 (82%)
Clorotetrafluoroetano
HCFC-124 (9,5%)
Isopropenil-1-metilcicloesene
(3,75%)
CHCl2CF3
NAF S-III
HCFC-124
Clorotetrafluoroetano
CHClFCF3
FE-241
HFC-125
Pentafluoroetano
CHF2CF3
FE-25
HFC-227ea
Eptafluoropropano
CF3CHFCF3
FM-200 (4)
HFC-23
Trifluorometano
CHF3
PF-23 oppure
FE-13
IG-541
Azoto (52%)
Argon (40%)
Anidride carbonica (8%)
N2
Ar
CO2
INERGEN
CHClF2
CHClFCF3
(3)
Il nome commerciale è stato aggiunto rilevandolo dalle informazioni pubblicitarie e dalla letteratura.
Esiste anche il CEA-614 (perfluoroesano) ma non è trattato nella NFPA 2001.
La formula bruta non è riportata nello standard.
Nei dati tecnici del FM-200 pubblicati dal distributore italiano è erroneamente indicato CF3CHFCH3
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I rischi alle persone e all’ambiente
Dinamica dell’incendio
Nell’evoluzione dell’incendio si possono individuare 4 fasi:
 Fase di ignizione
 Fase di propagazione
 Incendio generalizzato (FLASH OVER)
 Estinzione e raffreddamento
Le fasi sono evidenziate nel diagramma che descrive l'andamento delle
temperature di un incendio nel tempo (curva Temperatura – tempo).
La probabilità di intervenire con successo su un principio di incendio è molto alta nella fase di ignizione, nella quale le temperature sono ancora basse. Per
questo è importante che gli addetti antincendio siano ben addestrati
all'intervento tempestivo, attraverso un buon piano di emergenza e che i mezzi
di estinzione siano a portata di mano e segnalati.
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L' INCENDIO REALE
 Fase di ignizione
 Fase di propagazione
 Fase di Incendio generalizzato (flash-over)
 Fase di Estinzione e raffreddamento
TEMPERATURA
(flash-over)
TEMPO
ignizione
propagazione
incendio
generalizzato
estinzione
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Fase di ignizione:
-
-
-
-
-
Infiammabilità del combustibile;
Possibilità di propagazione
della fiamma;
Grado di partecipazione al
fuoco del combustibile;
Geometria e volume degli
ambienti;
Possibilità di dissipazione
del calore nel combustibile;
-
Ventilazione dell’ambiente;
-
Caratteristiche superficiali del combustibile;
-
Distribuzione nel volume del combustibile, punti di contatto.
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Fase di propagazione:
-
-
-
-
-
Produzione dei gas tossici e
corrosivi;
Riduzione di visibilità a causa dei fumi di combustione;
Aumento della partecipazione alla combustione dei
combustibili solidi e liquidi;
Aumento rapido delle temperature;
Aumento dell’energia di irraggiamento.
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Fase di Incendio generalizzato (flash-over):
-
-
-
-
Brusco
incremento
temperatura;
della
Crescita esponenziale della
velocità di combustione;
Forte aumento di emissioni
di gas e di particelle incandescenti, che si espandono e
vengono trasportate in senso
orizzontale e soprattutto in
senso ascensionale; si formano zone di turbolenze visibili;
I combustibili vicini al focolaio si autoaccendono, quelli più lontani si
riscaldano e raggiungono la loro temperatura di combustione con produzione di gas di distillazione infiammabili.
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Fase di Estinzione e raffreddamento
-
-
L’incendio ha terminato di
interessare tutto il materiale combustibile.
Inizia la fase di decremento
delle
temperature
all’interno del locale a causa del progressivo diminuzione dell’apporto termico
residuo e della dissipazione
di calore attraverso i fumi e
di fenomeni di conduzione
termica.
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Approfondimento: L'incendio convenzionale
Curva nominale standard (ISO 834) per incendio convenzionale:
θg = 20 + 345 log10 (8 · t +1) [˚C]
θg è la temperatura media dei gas di combustione espressa in ˚C
t è il tempo espresso in minuti.
Curva nominale degli idrocarburi incendi di quantità rilevanti di idrocarburi o altre sostanze equivalenti:
θg = 1080 (1 – 0,325 · e-0,167 t - 0,675 · e-2,5t) + 20 [˚C]
Curva nominale esterna: Incendi sviluppatisi all’interno del compartimento, ma che coinvolgono strutture poste
all’esterno:
θg = 660 (1 – 0,687 · e-0,32 t - 0,313 · e-3,8t) + 20 [˚C]
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Principali effetti dell’incendio sull’uomo
 Anossia (a causa della riduzione del tasso di ossigeno nell’aria)
 Azione tossica dei fumi
 Riduzione della visibilità
 Azione termica
Causati dai prodotti della combustione:
 Gas
 Fiamma
 Calore
 Fumo
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GAS DI COMBUSTIONE
ossido di carbonio
(CO)
anidride carbonica
(CO2)
idrogeno solforato
(H2S)
anidride solforosa
(SO2)
ammoniaca
(NH3)
acido cianidrico
(HCN)
acido cloridrico
(HCl)
perossido d’azoto
(NO2)
aldeide acrilica
(CH2CHCHO)
fosgene
(COCl2)
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OSSIDO DI CARBONIO (CO)
L’ossido (o monossido) di carbonio si sviluppa in incendi covanti in
ambienti chiusi ed in carenza di ossigeno.
È il più pericoloso tra i tossici del sangue sia per l'elevato livello di
tossicità, sia per i notevoli quantitativi generalmente sviluppati.
Caratteristiche: incolore, inodore, non irritante
Meccanismo d’azione: Il CO viene assorbito per via polmonare; attraverso la
parete alveolare passa nel sangue per combinazione con l’emoglobina dei globuli rossi formando la carbossi-emoglobina, bloccando i legami che la stessa ha
con l’ossigeno che in condizioni normali forma l’ossiemoglobina.
Il CO determina un legame preferenziale con l’emoglobina, in quanto l’affinità di
legame tra il CO e l’emoglobina è di circa 220 volte superiore a quella tra
l’emoglobina e l’ossigeno.
Sintomatologia: cefalea, nausea, vomito, palpitazioni, astenia, tremori muscolari.
Se si sommano gli effetti del CO sull’organismo umano con
quelli conseguenti ad una situazione di stress, panico e condizioni termiche avverse, i massimi tempi di esposizione
sopportabili dall’uomo in un incendio reale sono quelli indicati in tabella.
Concentrazione di CO
(ppm)
500
1000
2500
5000
10000
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Tempo max
di esposizione (sec)
240
120
48
24
12
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ANIDRIDE CARBONICA (CO2)
L’anidride carbonica non è un gas tossico.
È un gas asfissiante in quanto, pur non essendo tossico per l'uomo, si sostituisce all’ossigeno dell’aria.
Quando determina una diminuzione dell'ossigeno a
valori inferiori al 17 % in volume, produce asfissia.
CO2: O=C=O
Inoltre è un gas che accelera e stimola il ritmo respiratorio; con una
percentuale del 2% di CO2 in aria la velocità e la profondità del respiro
aumentano del 50% rispetto alle normali condizioni.
Con una percentuale del 3% l’aumento è del 100%, cioè raddoppia.
Nota: La deficienza di ossigeno e/o l'eccesso di CO2 possono condurre alla perdita di conoscenza e alla morte per asfissia. Quando la concentrazione dell'ossigeno scende intorno al 15% l'attività muscolare diminuisce, si ha difficoltà nei movimenti. Quando la
concentrazione dell'ossigeno è tra il 10 e il 15% l'uomo è ancora cosciente, anche se, e
non necessariamente se ne rende conto, commette valutazioni errate. A concentrazioni di
ossigeno tra il 6 e il 10% si ha collasso. Sotto il 6% cessa la respirazione e la morte
per asfissia ha luogo nel giro di circa 6 minuti.
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ACIDO CIANIDRICO (HCN)
L’acido cianidrico si sviluppa in modesta quantità in incendi
ordinari attraverso combustioni incomplete (carenza di ossigeno) di lana, seta, resine acriliche, uretaniche e poliammidiche.
Possiede un odore caratteristico di mandorle amare.
Meccanismo d’azione: È un aggressivo chimico che interrompe la catena respiratoria a livello cellulare generando grave sofferenza funzionale nei tessuti ad alto fabbisogno di ossigeno, quali il cuore e il sistema
nervoso centrale.
Vie di penetrazione: inalatoria, cutanea, digerente.
I cianuri dell’acido cianidrico a contatto con l’acidità gastrica presente
nello stomaco vengono idrolizzati bloccando la respirazione cellulare con
la conseguente morte della cellula per anossia.
Sintomatologia: iperpnea (fame d’aria), aumento degli atti respiratori,
colore della cute rosso, cefalea, ipersalivazione, bradicardia, ipertensione.
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FOSGENE (COCl2)
Il fosgene è un gas tossico che si sviluppa durante le combustioni di materiali che contengono il cloro, come per
esempio alcune materie plastiche.
Esso diventa particolarmente pericoloso in ambienti chiusi.
Meccanismo d’azione: Il fosgene a contatto con l’acqua o con
l’umidità si scinde in anidride carbonica e acido cloridrico che è estremamente pericoloso in quanto intensamente caustico e capace di raggiungere le vie respiratorie.
Sintomatologia: irritazione (occhi, naso, e gola), lacrimazione, secchezza della bocca, costrizione toracica, vomito, mal di testa.
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EFFETTI DEL CALORE
Il calore è dannoso per l’uomo per la disidratazione dei tessuti, difficoltà o blocco della respirazione e scottature.
Una temperatura dell’aria di circa 150 °C è la massima
sopportabile sulla pelle per brevissimo tempo, a condizione che l’aria sia sufficientemente secca.
Tale valore si abbassa se l’aria è umida, come negli incendi.
Una temperatura di circa 60 °C è da ritenere la massima
respirabile per breve tempo.
Ustioni:
L’irraggiamento
genera
ustioni ustioni di I grado superficiali
facilmente guaribili
sull’organismo umano che possono
essere classificate a seconda della lo- ustioni di II grado formazione di bolle e vescicole
consultazione struttura sanitaria
ro profondità in ustioni di I, II e III
profonde
grado.
ustioni di III grado
urgente ospedalizzazione
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Oltre alle lesioni alla superficie cutanea, l'ustione può comportare altre
gravi patologie che interessano organi vitali:
 Intossicazioni, dovute all'inalazione di ossido di carbonio, vapori o
gas bollenti che possono provocare una compromissione delle vie
aeree fino al tessuto polmonare;
 Infezioni, provocate dall'assenza di protezione esercitata dalla pelle
contro l'ingresso di microrganismi;
 Insufficienza renale, per l'eccessivo sforzo a cui è sottoposto il
rene per riassorbire i detriti metabolici provenienti dai tessuti distrutti.
Il primo soccorso ad un individuo ustionato consiste innanzitutto nell'allontanarlo dalla sorgente dell'ustione e nello spegnere o eliminare immediatamente indumenti ancora infiammati o eventualmente imbrattati
da sostanze chimiche causa di causticazione.
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Nel caso di ustioni da fuoco:
1. Soffocare con coperte o altro mezzo le fiamme che avvolgono il soggetto
Effettuare una valutazione primaria: nel caso di incoscienza e assenza di respiro iniziare
2.
le manovre di BLS
3. Raffreddare per non più di un minuto la zona ustionata
4. Coprire le lesioni con garze sterili o con teli asciutti (mai umidi o bagnati)
Nelle ustioni da agenti chimici:
1. Rimuovere l'agente con attenzione
2. Togliere all'infortunato gli abiti intrisi
3. Lavare le parti colpite con acqua abbondante e per un tempo prolungato, evitando che
l'agente chimico si sparga sulle zone del corpo non interessate dall'ustione
4.
Nel caso siano interessati gli occhi, aprire le palpebre dell'infortunato (ma senza forzare) e sciacquare a lungo
Le ustioni: Cosa non fare
1. Non sfilare gli abiti bruciati che aderiscono alla superficie corporea
2. Non coprire le lesioni con pezze bagnate
3. Non usare mai ghiaccio o pomate sulle lesioni
4. Non forare o aprire per nessun motivo le vesciche provocate da ustioni di 2° grado
5. Non stimolare il vomito nei soggetti intossicati
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Il trasporto dell'ustionato va effettuato rapidamente e,
possibilmente, direttamente presso un centro specializzato o presso un centro di rianimazione quando le ustioni
sono estese.
Se questi presidi distano più di un'ora dal luogo dell'incidente sarebbe
preferibile comunque rivolgersi al più vicino Pronto Soccorso. Infatti il
rischio più grave in un soggetto ustionato è la disidratazione ed il conseguente stato di shock da diminuzione dei liquidi corporei che la superficie cutanea ustionata disperde in grande quantità.
Effetti dell'irraggiamento (metodo di Eisemberg)
Energia
Effetti sull'uomo
(KW/mq)
40
1% di probabilità di sopravvivenza
26
innesco incendi di materiale infiammabile
19
50% di probabilità di sopravvivenza
danni per operatori con indumenti di prote5.0
zione esposti per lungo tempo
2.0
scottature di 2° grado
1.8
scottature di 1° grado
limite di sicurezza per persone vestite espo1.4
ste per lungo tempo
(irraggiamento solare estivo alle nostre lati(1.0)
tudini)
Effetti dell’incendio sui materiali da costruzione
Valori di
Danni che si
irraggiamento
possono verificare
(kW/mq)
60
Strutture in calcestruzzo
40
Strutture in acciaio
Ignizione del legno
33
entro un minuto
Danneggiamento di
12,6
serbatoi metallici
Danneggiamento
11,7
cavi elettrici
Fonte: Software SIGEM-SIMMA
Ministero dell'Interno - C.N.VV.F.
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ESPLOSIONE
Rapida espansione di gas, dovuta ad una reazione chimica
di combustione, avente come effetto la produzione di calore, un'onda d'urto ed un picco di pressione.
L'esplosione è detta:
 Deflagrazione quando la reazione si
propaga alla miscela infiammabile
non ancora bruciata con una velocità
minore di quella del suono;
 Detonazione se la reazione procede
nella miscela con velocità superiore
a quella del suono.
Gli effetti distruttivi delle detonazioni sono maggiori rispetto a quelli
delle deflagrazioni.
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Un’esplosione può aver luogo quando
gas, vapori o anche polveri infiammabili (es. segatura di legno, farina,
ecc.), entro il loro campo di esplosività,
vengono innescati da una fonte di innesco di sufficiente energia.
In particolare in un ambiente chiuso saturo di gas, vapori o polveri l’aumento
della temperatura dovuto al processo di
combustione sviluppa un aumento di pressione che può arrivare fino
ad 8 volte la pressione iniziale.
Il modo migliore di proteggersi dalle esplosioni sta nel prevenire la
formazione di miscele infiammabili nel luogo ove si lavora, in quanto è estremamente difficoltoso disporre di misure che fronteggiano gli
effetti delle esplosioni come è invece possibile fare con gli incendi.
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Cenni sugli Esplosivi (approfondimento)
Gli esplosivi sono sostanze che contengono nella loro
molecola un quantità di ossigeno sufficiente a determinare una combustione (a differenza dei combustibili
"tradizionali" in cui il comburente necessario per la
combustione è costituito dall’ossigeno contenuto nell'aria).
Gli esplosivi sono soggetti alle disposizioni del TULPS
"Testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza" (R.D. 18 giugno 1931, n. 773), e in base all'art. 82 del "Regolamento per l'esecuzione del TULPS" (R.D. 6 maggio 1940, n. 635),
1^
2^
3^
4^
5^
1
2
Cat.
Cat.
Cat.
Cat.
Cat.
-
sono classificati in 5 categorie:
Polveri (1) e prodotti affini negli effetti esplodenti;
Dinamiti (2) e prodotti affini negli effetti esplodenti;
Detonanti (3) e prodotti affini negli effetti esplodenti;
Artifici (4) e prodotti affini negli effetti esplodenti;
Munizioni di sicurezza (5) e giocattoli pirici
I cat.: "Esplosivi deflagranti" (lenti); velocità di detonazione ≃ 100-1000 m/s (polvere nera, polveri senza fumo, cartucce cariche per fucili, ecc.)
II cat.: "Esplosivi detonanti secondari"; (dinamiti, tritolo (velocità di detonazione ≃ 7000 m/s), slurries, pulverulenti, AN/FO,
micce detonanti con esplosivo ≤15 gr/m, ecc.)
3
III cat.: "Esplosivi detonanti primari" o da innesco; (detonatori, micce detonanti con esplosivo >15 gr/m, ecc.)
4
IV cat.: Artifici, fuochi artificiali, razzi da segnalazione, ecc.)
5
V cat.: Micce a lenta combustione, bossoli innescati per cartucce, giocattoli pirici, ecc.)
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Prevenzione Incendi
La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell’incolumità
delle persone ed alla tutela dei beni e dell’ambiente, mediante il conseguimento degli obiettivi primari.
L’opera deve essere concepita e costruita in modo che, in caso di incendio sia garantita (Requisito essenziale n. 2 della Direttiva Europea 89/106/CEE
"materiali da costruzione"):
1. La stabilità delle strutture portanti per un tempo utile ad assicurare il soccorso agli occupanti.
2. La limitata produzione di fuoco e fumi all'interno delle opere
3. La limitata propagazione del fuoco alle opere vicine.
4. La possibilità che gli occupanti lascino l'opera indenni o che gli
stessi siano soccorsi in altro modo.
5. La possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di
sicurezza.
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Il rischio di ogni evento incidentale (l'incendio nel nostro caso) risulta
definito da 2 fattori:

La Frequenza, cioè la probabilità che
l'evento si verifichi in un determinato
intervallo di tempo.

La Magnitudo, cioè l'entità delle possibili perdite e dei danni conseguenti al
verificarsi dell'evento.
da cui ne deriva la definizione di
Rischio = Frequenza x Magnitudo
Dalla formula appare evidente che quanto
più si riduce la frequenza, la magnitudo, o
entrambe, tanto più si ridurrà il rischio.
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Approfondimento
La formula (R = F x M) viene graficamente
riportata nel diagramma in cui appare evidente quale sia lo scopo nell'adottare le
misure di prevenzione e protezione.
Ridurre il rischio R significa passare dalla
curva R1 alla curva R2
In particolare agendo sulla "Prevenzione" diminuisce la "Frequenza" (percorso A  C), mentre agendo sulla "Protezione" diminuisce la "Magnitudo" (percorso A  B).
In entrambi i casi, (o solamente con la prevenzione o solamente con la
protezione), conseguiamo l'obiettivo di ridurre il "Rischio", ma l'azione
più corretta è quella di agire contemporaneamente con l'adozione di
misure sia di "Prevenzione" che di "Protezione".
Dal punto di vista matematico il Rischio è rappresentato (in maniera
molto schematica e tralasciando altri fattori), da una funzione chiamata
"Iperbole" rappresentata sugli assi Frequenza-Magnitudo)
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Il controllo e la gestione del rischio
Nel diagramma è rappresentata la
possibilità di controllare e gestire
un rischio di incendio inaccettabile
attraverso l’adozione di misure di
tipo Preventivo o Protettivo.
 L'attuazione delle misure per ridurre il rischio mediante la riduzione della frequenza viene chiamata "prevenzione",
 L'attuazione delle misure tese
alla riduzione della magnitudo viene chiamata "protezione".
Le misure di Protezione possono essere di tipo attivo o passivo, a
seconda che richiedano o meno un intervento di un operatore o di un
impianto per essere attivate.
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LA SICUREZZA EQUIVALENTE
Le azioni Preventive e Protettive non devono essere considerate alternative ma complementari tra loro.
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Le specifiche misure di prevenzione
Principali misure di prevenzione:
(finalizzate alla riduzione della probabilità di accadimento)
 Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte. (Norme CEI)
 Collegamento elettrico a terra di impianti, strutture, serbatoi ecc.
 Installazione di impianti parafulmine.
 Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e di utilizzazione delle sostanze infiammabili.
 Ventilazione dei locali.
 Utilizzazione di materiali incombustibili.
 Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla.
 Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti
nell’ambiente di lavoro.
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Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte
Gli incendi dovuti a cause elettriche ammontano a circa il 30% della totalità di tali sinistri.
 Misura di prevenzione molto importante.
 Mira alla realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte (D.M. sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, norme
CEI) (il DM n. 37/08 ha sostituito la
legge 46/90).
 Consegue lo scopo di ridurre le probabilità d'incendio, evitando
che l’impianto elettrico costituisca causa d’innesco.
 Molto numerosa è la casistica delle anomalie degli impianti elettrici le
quali possono causare principi d'incendio:
corti circuiti, conduttori flessibili danneggiati, contatti lenti, surriscaldamenti
dei cavi o dei motori, guaine discontinue, mancanza di protezioni, sottodimensionamento degli impianti, apparecchiature di regolazione mal funzionanti, ecc.
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Collegamento elettrico a terra
La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture
impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi
l'accumulo di cariche elettrostatiche prodottesi per
motivi di svariata natura (strofinio, correnti vaganti ecc.).
La mancata dissipazione di tali cariche potrebbe causare il
verificarsi di scariche elettriche anche di notevole energia le quali potrebbero costituire innesco di eventuali incendi specie in quegli ambienti in cui esiste la possibilità di
formazione di miscele di gas o vapori infiammabili.
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Installazione di impianti parafulmine
Le scariche atmosferiche costituiscono anch'esse una delle principali cause d'incendio.
Specialmente nelle zone ad alta attività ceraunica è necessario realizzare impianti di
protezione contro le scariche atmosferiche
(parafulmine o "gabbia di Faraday").
Essi creano una via preferenziale per la
scarica del fulmine a terra evitando che esso possa colpire gli edifici o le strutture che
si vogliono proteggere.
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Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e degli utilizzatori di sostanze infiammabili
Al fine di prevenire un incendio gli
impianti di distribuzione di sostanze
infiammabili vengono dotati di dispositivi di sicurezza quali ad
esempio:
termostati; pressostati; interruttori
di massimo livello, termocoppie per
il controllo di bruciatori, dispositivi
di allarme, sistemi di saturazione e
sistemi di inertizzazione, ecc.
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Ventilazione dei locali
Sotto l'aspetto preventivo, la ventilazione
naturale o artificiale di un ambiente dove
possono accumularsi gas o vapori infiammabili evita che in tale ambiente
possano verificarsi concentrazioni al
di sopra del limite inferiore del campo
d'infiammabilità.
Nel dimensionare e posizionare le aperture o gli impianti di ventilazione necessario
tenere conto sia della quantità che della
densità dei gas o vapori infiammabili che possono essere presenti.
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Impiego di strutture e materiali incombustibili
Quanto più ridotta la quantità di strutture o materiali combustibili presente in un ambiente tanto minori sono le probabilità che possa verificarsi un incendio.
Pertanto potendo scegliere tra l'uso di diversi materiali dovrà sicuramente essere data la preferenza a quelli che, pur garantendo analoghi
risultati dal punto di vista della funzionalità e del processo produttivo,
presentino caratteristiche di incombustibilità.
Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla
Tali provvedimenti risultano di indispensabile adozione qualora negli
ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o
vapori infiammabili.
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Accorgimenti comportamentali per prevenire gli incendi
L’obiettivo principale dell’adozione di misure precauzionali di esercizio è
quello di permettere, attraverso una corretta gestione, di non aumentare il livello di rischio reso a sua volta accettabile attraverso misure di
prevenzione e di protezione.
Le misure precauzionali di esercizio si realizzano attraverso:
 Analisi delle cause di incendio più comuni
 Informazione e Formazione antincendi
 Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature
 Manutenzione ordinaria e straordinaria
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Analisi delle cause di incendio più comuni
Il personale deve adeguare i comportamenti ponendo particolare attenzione a:
 Deposito e utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili
 Utilizzo di fonti di calore
 Impianti ed attrezzature elettriche
 Il fumo e l'utilizzo di portacenere
 Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili
 Aree non frequentate
 Misure contro gli incendi dolosi
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Deposito e utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili
Ove possibile, il quantitativo dei materiali
infiammabili o facilmente combustibili limitato a quello strettamente necessario e
tenuto lontano dalle vie di esodo.
I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali o aree.
Ove possibile, sostituire le sostanze infiammabili con altre meno pericolose.
Il deposito di materiali infiammabili deve
essere realizzato in luogo isolato o locale
separato tramite strutture e porte resistenti al fuoco.
I lavoratori che manipolano sostanze infiammabili o chimiche pericolose
devono essere adeguatamente addestrati.
I lavoratori devono essere anche a conoscenza delle proprietà delle
sostanze e delle circostanze che possono incrementare il rischio di incendio (schede di sicurezza).
I materiali di pulizia combustibili devono essere tenuti in appositi ripostigli o locali.
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Utilizzo di fonti di calore
Cause più comuni di incendio
Impiego e detenzione delle bombole di
gas utilizzate negli apparecchi di riscaldamento (anche quelle vuote);
Deposito di materiali combustibili sopra o in vicinanza degli apparecchi di
riscaldamento;
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Cause più comuni di incendio
Utilizzo di apparecchi in ambienti non idonei (presenza di infiammabili, alto carico di incendio etc.);
Utilizzo di apparecchi in mancanza di
adeguata ventilazione degli ambienti
(norme UNI-CIG);
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe,
molatrici, devono essere puliti con frequenza
per evitare l'accumulo di grassi o polveri.
Gli ambienti in cui sono previste lavorazioni con fiamme libere devono essere
accuratamente controllati.
I luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma, devono
essere tenuti liberi da materiali combustibili, tenendo presente il rischio legato
alle eventuali scintille.
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Impianti ed attrezzature elettriche
Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle
attrezzature e degli impianti elettrici e in modo da essere in grado da riconoscere difetti.
Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli impianti.
In
caso
di
alimentazione
provvisoria
di
un’apparecchiatura elettrica, il cavo elettrico deve
avere la lunghezza strettamente necessaria e posizionato in modo da evitare danneggiamenti.
Le riparazioni elettriche devono essere effettuate
da personale competente e qualificato.
Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore
e possono essere causa di incendio.
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Il fumo e l'utilizzo di portacenere
Occorre identificare le aree dove il fumo delle sigarette può costituire pericolo di incendio e disporne il
divieto, in quanto la mancanza di disposizioni a riguardo è una delle principali cause di incendi.
Nelle aree ove sarà consentito fumare, occorre
mettere a disposizione idonei portacenere che
dovranno essere svuotati regolarmente.
I portacenere non debbono essere svuotati in
recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, nè il loro
contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.
Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali facilmente combustibili od infiammabili.
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Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili
I rifiuti non debbono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di esodo (corridoi, scale, disimpegni) o dove possono entrare in contatto con sorgenti di ignizione.
L'accumulo di scarti di lavorazione
deve essere evitato ed ogni scarto o
rifiuto deve essere rimosso giornalmente e depositato in un’area idonea fuori dell'edificio.
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Aree non frequentate
Le aree che normalmente non
sono frequentate da personale
(scantinati, locali deposito) ed
ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza preavviso, devono essere tenute libere da materiali combustibili
non essenziali.
Devono essere adottate precauzioni per proteggere tali aree
contro l'accesso di persone non
autorizzate.
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Misure contro gli incendi dolosi
Scarse misure di sicurezza e
mancanza di controlli possono
consentire accessi non autorizzati
nel luogo di lavoro, comprese le
aree esterne, e ciò può costituire
causa di incendi dolosi.
Occorre prevedere adeguate misure di controllo sugli accessi
ed assicurarsi che i materiali
combustibili depositati all'esterno
non mettano a rischio il luogo di
lavoro.
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Informazione e formazione antincendi
È obbligo del datore di lavoro fornire ai lavoratori un’adeguata informazione e formazione (Art. 36 e 37 del D.lgs n. 81/08) al riguardo di:
a) Rischi legati all'attività dell'impresa in generale ed alle specifiche mansioni svolte;
b) Misure di prevenzione e di protezione incendi adottate in
azienda con particolare riferimento: ubicazione dei presidi antincendi; ubica-
zione delle vie di uscita; modalità di apertura delle porte delle uscite; l'importanza di tenere chiuse le porte resistenti al fuoco; i motivi per cui non devono essere utilizzati gli ascensori per l'evacuazione in caso di incendio;
c) Procedure da adottare in caso di incendio
(primo soccorso, la lotta an-
tincendio, l’evacuazione) ed in particolare: azioni da attuare quando si scopre un
incendio; come azionare un allarme; azione da attuare quando si sente un
allarme; procedure di evacuazione fino al punto di raccolta in luogo sicuro;
modalità di chiamata dei Vigili del Fuoco.
d) I nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di
prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione delle emergenze
e pronto soccorso;
e) Il nominativo del responsabile e degli addetti del servizio di
prevenzione e protezione.
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Controllo degli ambienti di lavoro
È opportuno che vengano effettuati regolari verifiche (con cadenza
predeterminata) nei luoghi di lavoro finalizzati ad accertare il mantenimento delle misure di sicurezza antincendio.
In proposito è opportuno predisporre idonee liste di controllo.
Potranno essere incaricati singoli lavoratori oppure lavoratori addetti
alla prevenzione incendi.
I lavoratori devono ricevere adeguate istruzioni in merito alle operazioni da attuare prima che il luogo di lavoro sia abbandonato, al
termine dell'orario di lavoro, affinché lo stesso sia lasciato in condizioni di sicurezza.
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-
-
-
-
TABELLA DEI CONTROLLI DI SICUREZZA DA EFFETTUARE
PERIODICAMENTE
Le vie di uscita quali passaggi, corridoi, scale, devono essere
controllate per assicurare che siano libere da ostruzioni e pericoli;
Le porte sulle vie di uscita devono essere controllate per assicurare
che si aprano facilmente.
Le porte resistenti al fuoco devono essere controllate per assicurarsi che non sussistano danneggiamenti e che chiudano regolarmente.
Le apparecchiature elettriche che non devono restare in servizio
vanno messe fuori tensione
-
Le fiamme libere devono essere spente
-
I rifiuti e gli scarti combustibili devono essere rimossi
-
I materiali infiammabili devono essere depositati in luoghi sicuri
-
o lasciate in condizioni di sicurezza
Il luogo di lavoro deve essere assicurato contro gli accessi incontrollati
I lavoratori devono segnalare agli addetti alla prevenzione incendi ogni situazione di potenziale pericolo di cui vengano a conoscenza.
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Verifiche e manutenzione sui presidi antincendio
Manutenzione ordinaria e straordinaria
Occorre SORVEGLIANZA ma anche CONTROLLO PERIODICO
cioè MANUTENZIONE (ORDINARIA e STRAORDINARIA)
Devono essere oggetto di regolari verifiche i seguenti impianti:
 Impianti per l'estinzione degli Incendi
 Impianti per la rilevazione e l'allarme in caso di Incendio
 Impianti elettrici
 Impianti di distribuzione ed utilizzo del gas
 Impianti a rischio specifico (montacarichi, centrali termiche, cucine, ecc.)
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Devono essere mantenute in efficienza ed essere oggetto di regolari
verifiche tutti gli impianti e le misure antincendio previste:
-
per garantire il sicuro utilizzo delle vie di uscita;
relative alla illuminazione di sicurezza;
per l'estinzione degli incendi;
per la rivelazione e l'allarme in caso di incendio.
Il datore di lavoro è responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza delle attrezzature ed impianti, in particolare di quelli di protezione antincendio.
Il datore di lavoro deve individuare gli addetti ed attuare la sorveglianza, il controllo e la manutenzione, alle scopo di rilevare e
rimuovere qualunque causa, deficienza, danno od impedimento che
possa pregiudicare il corretto funzionamento ed uso di apparecchiature o dei presidi antincendio.
L'attività di controllo periodica e la manutenzione deve essere eseguita
da personale competente e qualificato, e gli inconvenienti riscontrati
vanno registrati e comunicati ai responsabili.
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CAPITOLO 2
LA PROTEZIONE ANTINCENDIO
Insieme delle misure finalizzate alla riduzione
dei danni, agendo sulla Magnitudo. Si suddividono in misure di protezione attiva o
passiva in relazione alla necessità o meno
dell’intervento
di
un
operatore
o
dell’azionamento di un impianto.
Protezione PASSIVA
(NON c'è il bisogno di un INTERVENTO)
Protezione ATTIVA
(c'è il bisogno di un INTERVENTO)
La protezione attiva presuppone l'intervento
che può avvenire con o senza l'azione umana.
L'uso degli estintori o dell'impianto ad idranti presuppone l'intervento umano, mentre l'azionamento di
un impianto automatico (es. impianto sprinkler) non presuppone tale l'intervento.
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La protezione passiva
Non richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto.
Obiettivo: limitazione degli effetti dell’incendio nello spazio e nel
tempo (es.: garantire l’incolumità dei lavoratori - limitare gli effetti nocivi dei prodotti
della combustione - contenere i danni a strutture , macchinari , beni).
 Barriere antincendio:
- isolamento;
- distanze di sicurezza
- muri tagliafuoco.
esterne ed interne;
 Strutture con resistenza al fuoco
commisurata ai carichi d’incendio;
 Materiali classificati alla reazione al
fuoco;
 Sistemi di ventilazione;
 Sistema di vie d’uscita commisurate
al massimo affollamento ipotizzabile;
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La protezione attiva
Misure di protezione che richiedono
l’azione di un uomo o l’azionamento di un
impianto, finalizzate alla precoce rilevazione dell’incendio, alla segnalazione
e all’azione di spegnimento.
 Estintori
 Rete idrica antincendio
 Impianti di rivelazione automatica
d’incendio
 Impianti di spegnimento automatici
 Dispositivi di segnalazione e d’allarme
 Evacuatori di fumo e calore
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Misure di protezione passiva
Isolamento dell'edificio: Distanze di sicurezza
Interposizione di spazi scoperti con lo scopo
di
impedire
la
propagazione
dell’incendio principalmente per trasmissione di energia termica raggiante.
 Distanze di sicurezza interne
proteggono elementi appartenenti
ad uno stesso complesso.
 Distanze di sicurezza esterne
proteggono elementi esterni al complesso.
 Distanza di protezione
distanza misurata orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di un’attività e la recinzione (ove prescritta) o il confine dell’area.
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− La determinazione delle distanze di sicurezza si basa sulle determinazioni dell’energia termica irraggiata in un incendio, secondo modelli di calcolo che
forniscono dati molto orientativi.
− Nelle
normative antincendio
vengono introdotti valori prestabiliti ricavati empiricamente da dati ottenuti dalle misurazioni
dell’energia raggiante effettuata in occasione di incendi reali e in incendi sperimentali.
− Separare una struttura ricorrendo alla sola adozione di distanze di sicurezza comporta l’utilizzo di grandi spazi che dovranno essere lasciati vuoti e costituire di per se una misura poco conveniente di realizzazione di una barriera antincendio da un punto di vista economico.
− Pertanto la protezione passiva si realizza anche mediante la realizzazione di elementi si separazione strutturale del tipo “tagliafuoco”.
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Muri tagliafuoco
Elementi di separazione capaci di impedire la propagazione di un incendio
tra area adiacenti.
Le barriere antincendio realizzate mediante interposizione di elementi strutturali hanno la funzione di impedire la propagazione degli incendi sia lineare (barriere locali) che tridimensionale (barriere
totali) nell’interno di un edificio, nonché,
in alcuni casi, quella di consentire la riduzione delle distanze di sicurezza.
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Resistenza al fuoco e compartimentazione
La resistenza al fuoco rappresenta il
comportamento al fuoco degli elementi che
hanno funzioni portanti o separanti.
Numericamente rappresenta l’intervallo
di tempo, espresso in minuti, di esposizione dell’elemento strutturale ad un incendio, durante il quale l’elemento costruttivo considerato conserva i requisiti progettuali di stabilità meccanica, tenuta ai
prodotti della combustione, e di isolamento
termico.
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La resistenza al fuoco può definirsi come l’attitudine di un elemento da
costruzione (componente o struttura) a conservare:
Stabilità
Tenuta
Isolamento
termico
R
attitudine di un prodotto
o di un elemento costruttivo a conservare la resistenza meccanica sotto
l'azione del fuoco.
E
(Étanchéité au feu) attitudine di un prodotto o di
un elemento costruttivo a
non lasciar passare nè
produrre, se sottoposto
all'azione del fuoco su un
lato, fiamme, vapori o
gas caldi sul lato non
esposto al fuoco.
I
attitudine di un prodotto
o di un elemento costruttivo a ridurre, entro un
dato limite, la trasmissione del calore.
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con il simbolo REI si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità, la tenuta e
l’isolamento termico;
con il simbolo RE si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità e la tenuta;
con il simbolo R si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità;
con il simbolo EI si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la tenuta e l’isolamento termico;
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Gli elementi costruttivi vengono classificati da un numero che esprime i minuti per i quali conservano le caratteristiche suindicate in funzione delle lettere R, E o I, come di seguito indicato per alcuni casi:
R 45
RE 45
REI 45
EI 45
R 60
RE 60
REI 60
EI 60
R 120
RE 120
REI 120
EI 120
La classe del compartimento esprime, in minuti, la durata minima di resistenza al fuoco da richiedere alla struttura o all’elemento costruttivo
in essi contenuto.
Le classi sono le seguenti:
Classe
15 - 20 - 30 - 45 - 60 - 90 - 120 - 180 - 240 - 360
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Compartimentazione
Il compartimento antincendio
è una parte di edificio delimitata
da elementi costruttivi (muri,
solai, porte, ecc.) di resistenza
al fuoco predeterminata e organizzato per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi.
Di norma gli edifici vengono
suddivisi in compartimenti, anche costituiti da più piani, di superficie non eccedente quella indicata nelle varie norme specifiche.
Nello stabilire la superficie massima di un compartimento si tiene conto
di vari parametri: carico d’incendio, caratteristiche di infiammabilità
dei materiali, destinazione dei locali, affollamento, lunghezza delle vie
di esodo, modalità di stoccaggio dei materiali, lavorazioni, ubicazione e
accessibilità, altezza dei locali e del fabbricato, presenza di piani interrati, impianti antincendio (es. sprinkler), EFC, ecc.
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SCALA PROTETTA
Scala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso diretto da ogni
piano, con porte di resistenza al fuoco REI
predeterminata dotate di congegno di autochiusura.
Le porte delle scale devono essere mantenute
chiuse o libere di chiudersi se comandate da
dispositivo automatico (elettromagnete).
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SCALA A PROVA DI FUMO INTERNA
Scala in vano costituente compartimento antincendio avente
accesso, per ogni piano, da filtro a prova di fumo.
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FILTRO A PROVA DI FUMO
Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata
e comunque almeno 60 minuti, dotato di 2 o più porte munite di congegno di autochiusura almeno REI 60 (EI 60), ed aerato:
Direttamente all’esterno con
aperture libere di superficie
di almeno 1 m2;
Camino di ventilazione sfociante sopra la copertura
dell’edificio di sezione almeno
0.10 m2;
Sistema di sovrapressione ad
almeno 0.3 mbar anche in
condizioni di emergenza.
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LUOGO SICURO
DM 10/3/98: Luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro dagli effetti di un incendio.
D.Lgs n. 81/08: Luogo nel quale le persone sono da
considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza
Si tratta di definizioni diverse, meno rigide
rispetto
a
quella
riportata
nel
DM
30/11/1983 "Termini, definizioni generali e
simboli grafici di prevenzione incendi"
Luogo sicuro:
 Spazio scoperto o
 Compartimento antincendio separato da altri compartimenti mediante: spazio scoperto o filtri a prova di fumo.
avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero
di persone (luogo sicuro statico), o a consentirne il movimento ordinato (luogo
sicuro dinamico).
Nelle norme specifiche ove si fa esplicito riferimento al "luogo sicuro", occorre attenersi
alla definizione riportata nel DM 30/11/1983. Nelle attività non normate, qualora si ritenga di applicare il DM 10/3/98 per analogia anche alle attività soggette a controllo VV.F.,
un luogo sicuro può essere considerato un compartimento antincendio adiacente rispetto
ad un altro, dotato di vie d'uscita.
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Resistenza al fuoco delle porte e degli elementi di chiusura
Per una completa ed efficace compartimentazione i muri tagliafuoco non
dovrebbero avere aperture, ma è ovvio che in un ambiente di lavoro è
necessario assicurare un’agevole comunicazione tra tutti gli ambienti
destinati, anche se a diversa destinazione d’uso.
Pertanto è inevitabile realizzare le comunicazioni e dotarle di elementi
di chiusura aventi le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco del muro.
Tali elementi di chiusura si
possono distinguere in:
 Porte incernierate
 Porte scorrevoli
 Porte a ghigliottina
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Porte incernierate
Porte munite di sistemi di chiusura automatica
(quali fusibili, cavetti e contrappesi o sistemi idraulici o
a molla), che in caso d’incendio fanno chiudere il
serramento;
Porte scorrevoli
Porte sospese ad una guida
inclinata di pochi gradi rispetto al piano orizzontale
mediante ruote fissate al
pannello. Normalmente stanno in posizione aperta trattenute da un contrappeso e da un cavo in cui è inserito un fusibile che in
caso d’incendio si fonde liberando il contrappeso e
permettendo alla porta di chiudersi;
Porte a ghigliottina
Porte installate secondo un principio analogo alle porte scorrevoli, con
la differenza che il pannello viene mantenuto sospeso sopra l’apertura e
le guide sono verticali.
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Protezione delle strutture
Per la protezione delle strutture, in
particolare le strutture metalliche, alcuni particolari rivestimenti
tra i quali vernici intumescenti,
conseguono una vera e propria
azione protettiva delle strutture
sulle quali sono applicate, realizzando un grado di resistenza al
fuoco.
Questi elementi protettivi sono
ininfiammabili, possiedono capacità
isolanti al calore, nonché hanno la
particolarità di rigonfiarsi, schiumando, generando così uno strato isolante, quando sono investite dalla fiamma o alta temperatura.
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Normativa sulla Resistenza al fuoco (approfondimento):
Per oltre 45 anni, la circolare n. 91 del 14/9/1961 ha costituito l’unico strumento progettuale in grado di affrontare il tema connesso alla resistenza al fuoco delle costruzioni.
La circolare n. 91/61 è stata abrogata e sostituita dai nuovi decreti che recepiscono le
norme europee: il D.M. 9 marzo 2007 "Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco" e il D.M. 16
febbraio 2007 "Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di
opere da costruzione", entrati in vigore il 25 settembre 2007.
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Reazione al fuoco dei materiali
Rappresenta il comportamento al fuoco
del materiale che per effetto della sua
decomposizione alimenta un fuoco al
quale è esposto, partecipando così
all’incendio.
Assume rilevanza per i materiali di rivestimento e arredo, delle pannellature,
dei controsoffitti, delle decorazioni e simili, e si estende anche agli articoli di
arredamento, ai tendaggi e ai tessuti
in genere.
La determinazione viene effettuata su basi sperimentali, mediante prove
su campioni in laboratorio (non esistono metodi di calcolo e modelli matematici).
In relazione a tali prove i materiali sono assegnati alle classi:
0-1-2-3-4-5
con l’aumentare della loro partecipazione alla combustione, a partire da
quelli di classe 0 che risultano non combustibili.
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La reazione al fuoco (segue)
Specifiche norme di prevenzione
incendi (es. locali di pubblico
spettacolo,
alberghi,
scuole,
ospedali, ecc.) prescrivono per
alcuni ambienti in funzione della
destinazione d’uso l’uso di materiali con una determinata classe
di reazione al fuoco.
I laboratori del Dipartimento dei
Vigili del Fuoco ed altri laboratori
privati riconosciuti, rilasciano a
seguito di prove sperimentali un
certificato di prova, nel quale si certifica la classe di reazione al fuoco
del campione di materiale sottoposto ad esame.
La reazione al fuoco di un materiale può essere migliorata mediante
trattamento con apposite vernici o altri rivestimenti, che ne ritarda
l’innesco dell’incendio, riducendo inoltre la velocità di propagazione della fiamma e i fenomeni di post-combustione.
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Normativa sulla Reazione al fuoco (approfondimento):
La vecchia normativa italiana basata sulle classi da 0 a 5, è stata recentemente aggiornata, per i prodotti da costruzione, con il nuovo sistema
di classificazione europeo che ha introdotto un sistema di classificazione
più complesso, che parte dalla classe A1 (materiali non combustibili,
equivalente alla classe 0), classificando i prodotti combustibili con le
Classi A2 - B - C - D - E - F con l’aumentare della loro partecipazione
alla combustione. I decreti attualmente in vigore sono:
DM 10/3/2005 modificato dal DM 25/10/2007 "Classi di reazione al
fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali
e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio";
DM 15/3/2005 "Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche
di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo".
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Vie di esodo (sistemi di vie d’uscita)
Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che
occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro.
La lunghezza massima del sistema di vie di uscita è stabilita dalle
norme (definizione riportata sul DM 30/11/83).
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Porte delle uscite di sicurezza
Le porte delle uscite di sicurezza devono aprirsi nel
senso dell’esodo a semplice spinta, e quando
aperte non devono ostruire passaggi, corridoi e pianerottoli.
Le porte che danno sulle scale
devono aprirsi sul pianerottolo senza ridurne la larghezza e non direttamente sulle
rampe.
Le porte di tipo scorrevole
con azionamento automatico sono utilizzabili come uscite di sicurezza, se le stesse
possono essere aperte a spinta verso l'esterno
(con dispositivo appositamente segnalato) e restare in posizione di apertura in assenza di alimentazione elettrica.
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Il problema dell’esodo delle persone in caso di incendio è di enorme importanza,
particolarmente in luoghi come Alberghi,
Ospedali, Centri Commerciali, Locali
di pubblico spettacolo, Scuole, ecc.,
dove generalmente è presente un grande
affollamento di persone dall'età variabile,
con presenza, talvolta anche notevole, di
persone disabili.
Inoltre, nella gestione delle emergenze, per “sicurezza delle persone
disabili” ci si riferisce ad un campo molto ampio della sicurezza che riguarda non solo coloro che mostrano in modo più o meno evidente difficoltà motorie sensoriali o cognitive, ma anche le persone anziane, i bambini, le donne in stato di gravidanza, le persone con arti
fratturati, le persone che soffrono di patologie molto diverse tra
loro, come l'asma, i problemi cardiaci ecc.
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Elementi fondamentali nella progettazione del sistema di vie d’uscita:
- Dimensionamento e geometria;
- Sistemi di protezione attiva e
passiva;
- Sistemi di identificazione
(segnaletica, illuminazione di sicurezza)
Il dimensionamento delle vie d’uscita
dovrà tenere conto:
 del massimo affollamento ipotizzabile nell’edificio
(prodotto tra densità di affollamento [persone al mq] e superficie degli ambienti soggetti ad affollamento di persone [mq])
 della capacità d’esodo dell’edificio
(numero di uscite, larghezza delle uscite, livello delle uscite rispetto al piano
di riferimento)
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Vie d’uscita - esempio
Affollamento: 0,4 pers/m2;
Capacità di deflusso: 50 per locali a quota compresa
tra ±1 m rispetto al piano di riferimento (n. persone che
possono uscire attraverso un modulo di 60 cm);
Larghezza almeno 2 moduli (1,20 m);
Modulo 1 = 60 cm
Es. per un locale di Superficie = 800 m2  320 persone  occorrono 7 moduli
(es. 2 uscite da 1,20 m e una da 1,80 m)
Altri criteri da rispettare:
Altezza dei percorsi ≥ 2 m; larghezza misurata nel punto più stretto, deducendo
l’ingombro di elementi sporgenti con esclusione degli estintori e non considerando quelli
posti ad un’altezza > 2 m ed i corrimano con sporgenza ≤ 8 cm; almeno 2 uscite per piano, ubicate in posizione ragionevolmente contrapposta; larghezza totale
delle vie di uscita all'aperto calcolata sommando il
massimo affollamento di 2 piani consecutivi con maggiore affollamento; prevedere almeno uno spazio calmo ad ogni piano ove hanno accesso disabili; tenere
sgombre le vie di uscita; uso di pavimenti e gradini
non sdrucciolevoli; divieto di installare specchi lungo i
percorsi d’esodo e di segnalare eventuali superfici trasparenti.
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Scala di sicurezza esterna
Scala totalmente esterna rispetto al fabbricato;
La scala deve essere munita di parapetto regolamentare e realizzata secondo i seguenti criteri:
i materiali devono essere incombustibili; la parete
esterna dell’edificio, compresi gli eventuali infissi,
per una larghezza pari alla proiezione della scala,
incrementata di 2,5 m per ogni lato, deve essere
almeno REI/EI 60.
In alternativa la scala deve distaccarsi di 2,5 m
dalle pareti dell’edificio e collegarsi alle porte di
piano tramite passerelle protette con setti laterali
REI/EI 60, a tutta altezza.
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Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81
ALLEGATO IV – Art. 1.6 Porte e portoni
Locali con pericolo di esplosione o specifici rischi d’incendio con più di 5
lavoratori
1 porta da 1,20 mt ogni 5 lavoratori che si apra nel verso dell'esodo
Locali in genere
fino a 25 lavoratori
1 porta da 0,80 mt
tra 26 e 50 lavoratori
1 porta da 1,20 mt che si apra nel verso dell'esodo
tra 51 e 100 lavoratori 1 porta da 0,80 mt
1 porta da 1,20 mt che si aprano entrambe nel verso dell'esodo
con più di 100 lavoratori in aggiunta alle porte previste come sopra, una porta che si
apra nel verso dell'esodo da 1,20 mt per ogni 50 lavoratori o frazione
compresa tra 10 e 50 da calcolarsi limitatamente all’eccedenza rispetto a
100. In tal caso il numero complessivo delle porte può anche essere minore, purché la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.
La tolleranza ammessa è pari al 5% in meno, per le porte per le quali è prevista una larghezza min. 1,20 m, al 2%
in meno, per le porte per le quali è prevista una larghezza min. 0,80 m.
L’altezza delle uscite di emergenza non deve essere inferiore a 2,00 m; non è consentita tolleranza sulle altezze
delle uscite di emergenza.
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I sistemi di ventilazione
Aperture (porte, finestre, etc.) e prese d'aria proveniente dall'esterno,
inserite in una struttura edilizia atte ad assicurare una ventilazione
naturale dei vari ambienti della struttura stessa.
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Misure di protezione attiva
Attrezzature ed impianti di estinzione degli incendi
Estintori
Gli estintori rappresentano i mezzi di primo intervento più impiegati
per spegnere i principi di incendio.
Non sono efficaci se l'incendio si trova in una fase più avanzata.
Vengono suddivisi, in relazione al loro peso complessivo, in:
estintori portatili
estintori carrellati
massa complessiva
inferiore o uguale a 20 kg
massa superiore a 20 kg con sostanza estinguente fino a 150 kg
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Gli estintori portatili
Vengono classificati in base alla loro capacità estinguente.
Classe
Classe
Classe
Classe
Classe
A
B
C
D
F
fuochi
fuochi
fuochi
fuochi
fuochi
di solidi con formazione di brace
di liquidi
di gas
di metalli
che interessano mezzi di cottura
L’estintore è scelto in base al tipo di incendio ipotizzabile.
Sull'estintore è riportata un’etichetta (marcatura) di
colore contrastante con lo sfondo, suddivisa in 5 parti,
con le istruzioni e le condizioni di utilizzo.
Sono indicate le classi dei fuochi ed i focolai convenzionali che è in grado di estinguere (esempio: 34A
233BC).
Per norma il colore del corpo deve essere rosso RAL 3000
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Gli estintori carrellati
Hanno le stesse caratteristiche degli estintori portatili ma, a causa delle
maggiori dimensioni e peso, una minore praticità d’uso e manegevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto.
Hanno una maggiore capacità estinguente e sono da considerarsi integrativi di quelli portatili.
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Tipologie di estintori in relazione alla sostanza estinguente
 ad acqua, ormai in disuso
 a schiuma, adatto per liquidi infiammabili
 a polvere, adatto per liquidi infiammabili
ed apparecchi elettrici
 ad anidride carbonica (CO2), idoneo per
apparecchi elettrici
 ad idrocarburi alogenati (halon e sostanze alternative), adatto per motori di macchinari
 ad agente pulito
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Tipologie di estintori in relazione alla cariche nominali
Estintori portatili
Estintori carrellati
Tipo
Carica
Tipo
Carica
Polvere
kg: 1, 2, 3, 4, 6, 9, 12
Polvere
kg: 30, 50, 100, 150
CO2
kg: 2, 5
CO2
kg: 18, 27, 54
Halon
kg: 1, 2, 4, 6
Halon
kg: 30, 50
Acqua
lt: 2, 3, 6, 9
Acqua
lt: 50, 10, 150
Schiuma
lt: 2, 3, 6, 9
Schiuma
lt: 50, 100, 150
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ESTINTORI A POLVERE
La polvere antincendio è composta da varie sostanze chimiche
miscelate tra loro con aggiunta di additivi per migliorarne le
qualità di fluidità e idrorepellenza.
Le polveri possono essere di tipo:
 ABC polveri polivalenti valide per lo spegnimento di
più tipi di fuoco (legno carta liquidi e gas infiammabili),
realizzate generalmente da solfato e fosfato di ammonio,
solfato di bario, ecc.
 BC polveri specifiche per incendi di liquidi e gas costituite
principalmente da bicarbonato di sodio
L'azione estinguente è di tipo chimico (inibizione del materiale
incombusto tramite catalisi negativa), di soffocamento e di
raffreddamento.
La fuoriuscita della polvere avviene mediante una pressione interna che può essere fornita da una compressione preliminare (azoto) o dalla liberazione di un gas ausiliario (CO2) contenuto in una bombolina (interna od
esterna).
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Utilizzo dell’estintore a polvere
L’estintore a polvere può essere utilizzato su:
− fuochi di classe A, B, C
− fuochi di classe D (solo con polveri speciali).
− quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
Gli estintori a polvere devono riportare l'indicazione della loro idoneità
all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio:
"adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino
a 1000 v ad una distanza di un metro"
Le polveri essendo costituite da particelle solide finissime, possono
danneggiare le apparecchiature e macchinari.
L'utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma
di classe "F".
Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai
prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze pericolose dall’operatore.
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ESTINTORE A CO2 (Anidride Carbonica)
L'estintore contiene CO2 compresso e liquefatto.
È strutturalmente diverso dagli altri in quanto costituito
da una bombola in acciaio realizzata in un unico pezzo
di spessore adeguato alle pressioni interne, gruppo
valvolare con attacco conico e senza foro per attacco
manometro né valvolino per controllo pressioni.
Si distingue dagli altri estintori anche per le colorazioni
dell'ogiva (grigio chiaro, anche se non obbligatorio) e
dal diffusore di forma tronco-conica.
È presente una valvola di sicurezza che interviene quando la pressione interna dell’estintore supera i 170 bar,
facendo cedere un apposito dischetto metallico.
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Al momento dell'azionamento la CO2, spinta dalla pressione interna
(55/60 bar a 20° C), raggiunge il cono diffusore dove, uscendo
all’aperto, una parte evapora istantaneamente provocando un brusco
abbassamento di temperatura (-79°C) tale da solidificare l’altra parte
in una massa gelida e leggera sotto forma di piccole particelle denominate “neve carbonica” o “ghiaccio secco”.
Per la forte evaporazione del gas ha una gittata limitata;
È necessario avvicinarsi il più possibile al focolaio, utilizzando dispositivi
di protezione individuale. La distanza del getto è non oltre 2 metri.
La CO2 che fuoriesce da un estintore può provocare ustioni da freddo.
Il dispositivo di scarica è composto da un tubo ad alta pressione collegato ad un cono diffusore realizzato in materiale sintetico PVC (resistente agli shok termici) con la presenza di un impugnatura, per evitare all’operatore eventuali ustioni da freddo.
Il gas circonda i corpi infiammati, abbassa la concentrazione di ossigeno
e spegne per soffocamento e raffreddamento.
Il serbatoio dell'estintore ad anidride carbonica deve essere sottoposto
a collaudo ogni 5 anni.
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Utilizzo del’estintore a CO2
L’estintore a CO2 può essere utilizzato su:
− fuochi di classe B, C
− quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
Devono riportare l'indicazione della loro idoneità all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro".
L'utilizzo di estintori a CO2 contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea
UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di
classe "F".
L’estintore a CO2 non è adatto sui focolai di classe A, in quanto il
gas produce solo un abbassamento momentaneo della temperatura
senza l’inibizione delle braci prodotte dall’incendio e quindi dopo la scarica si reinnescherebbe nuovamente l’incendio.
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ESTINTORE A SCHIUMA
È costituito da un serbatoio in lamiera d’acciaio la cui
carica è composta da liquido schiumogeno diluito
in acqua in percentuale dal 3 al 10%.
La pressurizzazione dell’estintore può essere permanentemente o può avvenire al momento
dell’uso, grazie ad una bambolina di CO2 posta sotto
l’orifizio di riempimento dell’estintore che nel caso di
necessità sarà liberata attraverso la sua perforazione
da un percussore posto sul gruppo valvolare.
L’estintore a schiuma è utilizzabile sui focolai di classe A-B.
Il dispositivo di erogazione dell’estinguente è composto da
un tubo al cui termine è collegata un lancetta in materiale anticorrosione, alla
cui base vi sono dei fori di ingresso aria. All’azionamento dell’estintore ed alla
contemporanea uscita della soluzione di liquido schiumogeno, dai forellini posti
alla base dalla lancia entrerà aria per effetto venturi che miscelandosi al liquido in passaggio produrrà la schiuma che sarà diretta sul principio
d’incendio.
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La SCHIUMA come agente estinguente
La schiuma è un agente estinguente
costituito da una soluzione in acqua
di un liquido schiumogeno, che per
effetto della pressione di un gas
fuoriesce dall’estintore e passa
all’interno di una lancia dove si mescola con aria e forma la schiuma.
L’azione estinguente avviene per
Soffocamento (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento in minima parte.
Sono impiegate per incendi di liquidi infiammabili (classe B)
Non utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D.
È obbligatorio quindi riportare l'avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”.
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Tipo di incendio
FUOCHI DI SOLIDI
Tipo di estintore
CO2
SI
(Effetto
scarso)
Polvere
SI
Schiuma
SI
(Effetto scarso)
Halon
NO
FUOCHI DI LIQUIDI
SI
SI
SI
SI
FUOCHI DI GAS
SI
SI
NO
SI
FUOCHI DI METALLI
NO
NO
NO
APPARECCHI ELETTRICI
SI
NO
SI
SI
(Polveri
speciali)
SI
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Determinazione del numero degli estintori da installare
Il numero risulta determinato solo in alcuni norme specifiche
ospedali, alberghi, locali di pubblico spettacolo, autorimesse ecc.).
(scuole,
Negli altri casi si deve eseguire il criterio di disporre questi mezzi di primo intervento in modo che siano prontamente disponibili ed utilizzabili.
In linea di massima la posizione deve
essere scelta privilegiando la facilità di
accesso, la visibilità e la possibilità che almeno uno di questi possa essere raggiunto con un percorso non superiore a 15 m circa.
La distanza tra gruppi di estintori deve essere circa 30 m.
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Posizionamento degli estintori
Debbono essere indicati con l’apposita segnaletica di sicurezza, in
modo da essere individuati immediatamente, preferibilmente vicino alle
scale od agli accessi.
Estintori, di tipo idoneo, devono essere posti in vicinanza di
rischi speciali (quadri elettrici, cucine, impianti per la produzione di
calore a combustibile solido, liquido o gassoso ecc.).
Gli estintori dovranno essere
posizionati
alle
pareti,
mediante idonei attacchi
che ne consentano il facile
sganciamento o poggiati a
terra con idonei dispositivi
(piantane porta
asta e cartello).
estintore
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con
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Criteri generali per la gestione dell'emergenza: D.M. 10/3/1998
Estintori portatili e carrellati
La scelta è determinata in funzione della classe di incendio e del livello
di rischio del luogo di lavoro.
Criteri per il numero e la capacità estinguente degli estintori portatili
(vedi tabella), per gli incendi di classe A e B:
- numero dei piani (non meno di un estintore a piano);
- superficie in pianta;
- specifico pericolo di incendio (classe di incendio);
- distanza da percorrere per utilizzare un estintore (≤ 30 m).
Tipo di
estintore
13A 89BC
21A 113BC
34A 144BC
55A 233BC
Superficie protetta da un estintore
Rischio Basso Rischio Medio Rischio Elevato
100 m2
150 m2
100 m2
200 m2
150 m2
100 m2
250 m2
200 m2
200 m2
Per quanto attiene gli estintori carrellati, la scelta del loro tipo e numero deve essere fatta
in funzione della classe di incendio, livello di rischio e del personale addetto al loro uso.
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Rete idrica antincendio
Può essere collegata direttamente, o a mezzo di vasca di disgiunzione,
all’acquedotto cittadino.
La presenza della riserva idrica è necessaria se l’acquedotto non garantisce continuità di erogazione e
sufficiente pressione.
In tal caso le caratteristiche
idrauliche richieste agli erogatori
(idranti UNI 45 oppure UNI
70) vengono assicurate in termini di portata e pressione dalla
capacità della riserva idrica e
dal gruppo di pompaggio.
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Idrante a muro
Apparecchiatura antincendio composta
essenzialmente da:
− cassetta, o da un portello di protezione,
− supporto della tubazione,
− valvola manuale di intercettazione,
− tubazione flessibile completa di
raccordi,
− lancia erogatrice
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Idrante a colonna soprasuolo
Apparecchiatura antincendio, permanentemente collegata a
una rete di alimentazione idrica, costituita da una valvola alloggiata nella porzione interrata dell’apparecchio, manovrata
attraverso un albero verticale che ruota nel corpo cilindrico,
nel quale sono anche ricavati uno o più attacchi con filettatura
unificata.
Per ciascun idrante deve essere prevista almeno una dotazione di una lunghezza unificata di tubazione flessibile, completa di raccordi e lancia di erogazione.
Queste dotazioni devono essere ubicate in prossimità
degli idranti, in apposite cassette di contenimento, o
conservate in una o più postazioni accessibili in sicurezza anche in caso d'incendio ed adeguatamente
individuate da idonea segnaletica.
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Idrante sottosuolo
Apparecchiatura antincendio, permanentemente collegata a una rete di alimentazione idrica, costituita da
una valvola provvista di un attacco unificato ed alloggiato in una custodia con chiusino installato a piano di
calpestio.
La posizione degli idranti sottosuolo deve
essere adeguatamente indicata; devono
inoltre porsi in atto misure per evitare che
ne sia ostacolato l'utilizzo.
Dotazioni in cassetta di contenimento individuate da idonea segnaletica.
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Naspi
Apparecchiatura antincendio costituita da una
bobina mobile su cui è avvolta una tubazione semirigida collegata ad una estremità
con una lancia erogatrice.
Per l'impiego anche da parte di personale
non addestrato, è un'alternativa agli idranti
soprattutto per le attività a minor rischio.
I naspi hanno prestazioni inferiori rispetto
agli idranti e in alcune attività a basso rischio
possono essere collegati direttamente
alla rete idrica sanitaria.
Dispongono di tubazioni in gomma avvolte su tamburi girevoli e sono
provviste di lance da 25 mm con getto regolabile (pieno o frazionato)
con portata di 50 lt/min e pressione 1,5 bar.
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Attacchi di mandata per autopompa
È un dispositivo, collegato alla rete di idranti, per mezzo del quale può
essere immessa acqua nella rete di idranti in condizioni di emergenza.
Ha un diametro DN 70.
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Caratteristiche della rete idrica antincendi
La rete idrica antincendi deve, a garanzia di affidabilità e funzionalità, rispettare i seguenti criteri progettuali:
 Indipendenza della rete da altre utilizzazioni.
 Dotazione di valvole di sezionamento.
 Disponibilità di riserva idrica e di costanza di pressione.
 Ridondanza del gruppo pompe.
 Disposizione della rete ad anello.
 Protezione della rete dall’azione del gelo e della corrosione.
 Caratteristiche idrauliche pressione - portata
(es. 50 % degli idranti
UNI 45 in fase di erogazione con portata di 120 lt/min e pressione residua di 2 bar al
bocchello).
 Idranti (a muro, a colonna, sottosuolo o naspi) collegati con tubazioni
flessibili a lance erogatrici che consentono, per numero ed ubicazione, la copertura protettiva dell’intera attività.
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Posizionamento di idranti a muro e naspi
 Devono essere posizionati in modo che ogni parte dell'attività sia
raggiungibile con il getto d'acqua di almeno un idrante/naspo.
 In generale è ammissibile considerare che il getto d'acqua abbia
una lunghezza di riferimento di 5 m.
 Il posizionamento degli idranti a muro e dei naspi deve essere eseguito considerando ogni compartimento in modo indipendente.
 Gli idranti e/o i naspi devono essere installati in posizione ben visibile e facilmente raggiungibile.
 Preferibilmente posizionati in prossimità di uscite di emergenza o vie di esodo, in posizione tale da non ostacolare l'esodo.
 Le caratteristiche della rete idranti sono fissate dalla norma UNI
10779.
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UNI 10779: Dimensionamento degli impianti: Apparecchi considerati contemporaneamente operativi
Livello
area di rischio
Protezione interna
3)4)
Protezione
Esterna 4)
Durata
1
2 idranti1) con 120 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 2 Bar oppure
4 naspi1) con 35 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 2 Bar
Generalmente non
prevista
≥ 30 min
2
3 idranti1) con 120 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 2 Bar oppure
4 naspi1) con 60 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 3 Bar
4 attacchi1) DN 70 con
300 l/min cadauno e
pressione residua non
minore di 3 Bar
≥ 60 min
31)
4 idranti1) con 120 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 2 Bar oppure
6 naspi1) con 60 l/min cadauno e pressione
residua non minore di 3 Bar
6 attacchi1)2) DN 70
con 300 l/min cadauno e pressione residua
non minore di 4 Bar
≥ 120
min
1) Oppure tutti gli apparecchi installati se inferiori al numero indicato.
2) In presenza di impianti automatici di spegnimento il numero di bocche DN 70 può essere limitato a 4 e la durata a 90
min.
3) Negli edifici a più piani, per compartimenti > 4000 mq, il numero di idranti/naspi contemporaneamente operativi deve
essere raddoppiato
4) Le prestazioni idrauliche richieste, si riferiscono a ciascun apparecchio in funzionamento contemporaneo con il numero
di apparecchi previsti in tabella. Si deve considerare il contemporaneo funzionamento solo di una tipologia di protezione (interna o esterna).
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Impianti di spegnimento automatici
Possono classificarsi in base all'estinguente utilizzato:

Impianti ad acqua Sprinkler (ad umido, a secco, alternativi, a preallarme, a diluvio etc.);

Impianti a schiuma;

Impianti ad anidride carbonica;

Impianti ad halon;

Impianti a polvere.
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Impianto automatico di estinzione ad acqua Sprinkler
 Fonte
di
alimentazione
(acquedotto,
serbatoi, vasca, serbatoio in pressione);
 Pompe di mandata;
 Centralina valvolata di controllo e allarme;
 Condotte montanti principali;
 Rete di condotte secondarie;
 Serie di testine erogatrici (sprinkler).
L’erogazione di acqua può essere comandata da un
impianto di rilevazione incendi, oppure essere provocata direttamente dalla apertura delle teste erogatrici: per fusione di un elemento metallico o per
rottura, a determinate temperature, di un elemento
termosensibile a bulbo che consente in tal modo la
fuoriuscita d’acqua.
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Tipi d’impianto Sprinkler
- Ad umido: tutto l’impianto è permanentemente riempito di acqua in
pressione: è il sistema più rapido e si può adottare nei locali in cui non esiste rischio di gelo.
- A secco:
la parte d’impianto non protetta, o sviluppantesi in ambienti soggetti a gelo, è riempita di aria in pressione: al
momento dell’intervento una valvola provvede al riempimento delle colonne con acqua.
- Alternativi: funzionano come impianti a secco nei mesi freddi e ad
umido nei mesi caldi.
- A pre-allarme: sono dotati di dispositivo che differisce la scarica per
escludere i falsi allarmi.
- A diluvio: impianti con sprinklers aperti alimentati da valvole ad
apertura rapida in grado di fornire rapidamente grosse
portate.
La progettazione, installazione e manutenzione dei sistemi automatici a sprinkler sono fissati dalla norma UNI EN 12845.
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Impianti a schiuma
Gli impianti a schiuma sono concettualmente simili agli sprinkler ad umido e differiscono per la presenza
di un serbatoio di
schiumogeno e di idonei sistemi di produzione e scarico della
schiuma (versatori).
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Impianti a anidride carbonica, ad halon, a polvere
Gli impianti ad anidride carbonica, ad
halon, a polvere hanno portata limitata
dalla capacità geometrica della riserva
(batteria di bombole, serbatoi).
Gli impianti a polvere, non essendo
l’estinguente un fluido, non sono in genere costituiti da condotte, ma da teste singole autoalimentate da un serbatoio incorporato di modeste capacità.
La pressurizzazione è sempre ottenuta
mediante un gas inerte (azoto, anidride
carbonica).
Le concentrazioni di CO2 necessarie per lo spegnimento non
permettono la sopravvivenza delle persone, per cui l'installazione di questi impianti in locali con presenza di persone impone l'adozione di adeguate procedure di sfollamento.
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Sistemi di rivelazione, segnalazione e allarme incendio
La funzione di un sistema di rivelazione incendio è di rivelare un incendio nel minor tempo possibile e di fornire segnalazioni ed indicazioni.
La funzione di un sistema di allarme incendio è quella di fornire segnalazioni ottiche e/o acustiche agli occupanti di un edificio.
Le funzioni di rivelazione incendio e allarme incendio possono essere
combinate in un unico sistema.
L'incendio può essere "scoperto" da un rivelatore (automaticamente) o
dall'uomo (manualmente):
Sistemi fissi automatici di rivelazione d’incendio, che
hanno la funzione di rivelare e segnalare un incendio nel
minore tempo possibile.
Sistemi fissi di segnalazione manuale, che permettono
una segnalazione, nel caso l’incendio sia rilevato
dall’uomo
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Tali impianti rientrano quindi tra i provvedimenti di protezione attiva e sono finalizzati alla rivelazione tempestiva
del processo di combustione prima che
questo degeneri nella fase di incendio
generalizzato.
Dal diagramma si deduce che è fondamentale riuscire ad avere un tempo
d’intervento possibilmente inferiore al
tempo di prima propagazione, ossia intervenire prima che si sia verificato il
“flash over".
Siamo infatti ancora nel campo delle
temperature
relativamente
basse,
l’incendio non si è ancora esteso e quindi è più facile lo spegnimento ed i danni
sono ancora contenuti.
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Dalle figure precedenti si può vedere che l’entità dei danni, se non si interviene prima, ha un incremento notevole non appena si verifica il
“flash over”.
La norma di riferimento è la UNI 9795 “Sistemi fissi automatici di
rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme d'incendio”,
che rimanda a disposizioni contenute in altre pubblicazioni, in particolare alla serie delle norme UNI EN 54 “Sistemi di rivelazione e di segnalazione d'incendio”.
Un impianto di rivelazione automatica consente:
 di favorire un tempestivo esodo delle persone, degli animali,
sgombero dei beni;
 di attivare i piani di intervento;
 di attivare i sistemi di protezione contro l’incendio (manuali e/o
automatici di spegnimento).
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Rivelatori d’incendio
Classificazione in base al fenomeno chimico-fisico rilevato:
 rivelatore di calore sensibile
all'aumento della temperatura.
 rivelatore di fumo (a ionizzazione
o ottici) sensibile alle particelle dei
prodotti della combustione e/o pirolisi sospesi nell'atmosfera (aerosol).
 rivelatore di gas: Rivelatore sensibile ai prodotti gassosi della
combustione
e/o
della
decomposizione termica.
 rivelatore di fiamme sensibile alla radiazione emessa dalle fiamme
di un incendio.
 rivelatore multi-criterio: sensibile a più di un fenomeno causato
dall'incendio.
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Classificazione in base al metodo di rivelazione:
statico
da l'allarme quando l'entità del fenomeno misurato supera un
certo valore per un periodo di tempo determinato
differenziale da l'allarme quando la differenza (normalmente piccola) tra
i livelli del fenomeno misurato in 2 o più punti supera un
certo valore per un periodo di tempo determinato
velocimetrico da l'allarme quando la velocità di variazione nel tempo
del fenomeno misurato supera un certo valore per un
periodo di tempo determinato
Classificazione in base al tipo di configurazione:
puntiforme Rivelatore che risponde al fenomeno sorvegliato in prossimità di un punto fisso
lineare Rivelatore che risponde al fenomeno sorvegliato in
prossimità di una linea continua
multi-punto: Rivelatore che risponde al fenomeno sorvegliato in prossimità di un certo numero di punti fissi
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Rilevatori e rivelatori d'incendio
Un "rivelatore automatico d’incendio”
è un dispositivo installato nella zona da
sorvegliare che è in grado di misurare:
-
-
come variano nel tempo grandezze tipiche della combustione;
la velocità della loro variazione;
la somma di tali variazioni nel tempo.
Inoltre trasmette un segnale d’allarme in
un luogo opportuno quando il valore della
grandezza tipica misurata supera un valore prefissato (soglia).
“L’impianto di rivelazione” è un insieme di apparecchiature fisse per rilevare e segnalare un principio
d’incendio.
Lo scopo è quello di segnalare tempestivamente ogni principio
d’incendio, evitando i falsi allarmi, in modo che possano essere messe
in atto le misure necessarie per circoscrivere e spegnere l’incendio.
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Differenza tra Rilevazione e Rivelazione: (approfondimento)
Rilevazione: è la misura di una grandezza tipica legata ad un fenomeno fisico provocato da un incendio.
Rivelazione: Avvenuta la rilevazione “la notizia” che si sta sviluppando
l’incendio viene comunicata (rivelata) al “sistema” (uomo o dispositivo
automatico) demandato ad intervenire.
Si tratta tuttavia di definizioni non ufficiali, in quanto i due vocaboli
vengono spesso utilizzati in vari testi, come sinonimi.
In diverse regole tecniche vengono utilizzati i due termini indifferentemente (es. nei DM 20/5/1992: musei, DM 26/8/1992: scuole, DM
18/03/1996: impianti sportivi, DM 22/2/2006: uffici).
Nelle norme tecniche si fa riferimento al termine "rivelazione" e
laddove è riportato il termine "rilevazione" deve intendersi "rivelazione".
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Componenti dei sistemi automatici di rivelazione
Un impianto rilevazione automatica
d’incendio deve comprendere i seguenti componenti
essenziali
(UNI 9795):





Rilevatori d’incendio;
Centrale di controllo e segnalazione;
Dispositivi d’allarme incendio;
Punti di segnalazione manuale (comandi di attivazione);
Apparecchiatura di alimentazione.
Vi possono essere impianti che hanno altri componenti (considerati non essenziali), in più rispetto a quelli elencati:
-
Dispositivo di trasmissione dell'allarme incendio
Stazione di ricevimento dell'allarme incendio
Comando del sistema automatico antincendio
Sistema automatico antincendio
Dispositivo di trasmissione dei segnali di guasto
Stazione di ricevimento dei segnali di guasto
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La centrale di controllo e segnalazione garantisce l’alimentazione elettrica (continua e stabilizzata ) di tutti gli elementi dell’impianto ed è di
solito collegata anche ad una “sorgente di energia alternativa” (batterie,
gruppo elettrogeno, gruppo statico ecc.) che garantisce il funzionamento anche in caso di mancanza di energia
elettrica della rete.
Avvenuto l’incendio, l’allarme può essere
 locale oppure
 trasmesso a distanza.
L’intervento può essere di due tipi:
 manuale (azionamento di un estintore o

di un idrante, intervento squadre VV.F.)
automatico (movimentazione di elementi di compartimentazione e/o aerazione, azionamento di impianti di spegnimento automatico, d’inertizzazione, predisposizione di un piano esodo).
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È opportuno quindi perseguire soluzioni
equilibrate
che
prevedono
un
grado
d’automazione compatibile con le soluzioni
tecnologiche già ampiamente collaudate affidando all’uomo il compito di effettuare i
controlli che si rendessero necessari.
Tali tipi d’impianti trovano valide applicazioni
in presenza di:
- Depositi intensivi;
- Depositi di materiali e/o sostanze ad elevato calore specifico;
- Ambienti con elevato carico d’incendio, non compartimentabili;
- Ambienti destinati ad impianti tecnici difficilmente accessibili e controllabili (cunicoli, cavedii, intercapedini al di sopra di controsoffitti
ecc.).
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Disposizione e suddivisione in zone degli impianti manuali
Un impianto di segnalazione manuale, prevede una suddivisione in zone
dell'ambiente da sorvegliare, di superficie ≤ 1600 m2.
In ciascuna zona deve essere installato un numero di punti di segnalazione manuale tale che almeno
uno possa essere raggiunto da ogni
parte della zona stessa con un percorso non maggiore di 40 m.
I punti di segnalazione manuale devono essere almeno due per zona.
Devono essere installati in posizione chiaramente visibile e facilmente
accessibile, ad un'altezza compresa tra 1 m e 1,4 m.
Nel caso di punto sottovetro, deve essere disponibile un martelletto
per la rottura del vetro.
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Segnaletica di sicurezza
D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81
TITOLO V – SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO
Il titolo V del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 e gli allegati da Allegato XXIV a Allegato XXXII stabiliscono le
prescrizioni per la segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro nei settori di attività privati o
pubblici rientranti nel campo di applicazione del decreto. (Il D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 ha sostituito,
per quanto concerne la segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro, il D.Lgs 14 agosto 1996, n. 493).
Definizioni
(Art. 162)
Segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro:
una segnaletica
che, riferita ad un oggetto, ad un’attività o ad una situazione determinata, fornisce
un’indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro,
o che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico,
una comunicazione verbale o un segnale gestuale;
Segnale di divieto:
rere o causare un pericolo;
un segnale che vieta un comportamento che potrebbe far cor-
Segnale di avvertimento:
un segnale che avverte di un rischio o pericolo;
Segnale di prescrizione:
un segnale che prescrive un determinato comporta-
mento;
Segnale di salvataggio o di soccorso:
un segnale che fornisce indicazioni
relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio;
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Obblighi del datore di lavoro (Art. 163)
Il datore di lavoro deve predisporre la segnaletica di sicurezza, conformemente
alle prescrizioni di cui agli allegati da ALLEGATO XXIV a ALLEGATO XXXII,
quando risultano rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva.
Informazione e formazione (Art. 164)
Il datore di lavoro provvede affinché:
 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e i lavoratori siano informati
di tutte le misure da adottare riguardo alla segnaletica di sicurezza;
 i lavoratori ricevano una formazione adeguata, in particolare sotto forma di
istruzioni precise.
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D.Lgs n. 81/08 Allegato XXV - Prescrizioni generali per i cartelli segnaletici

Caratteristiche intrinseche
Forma e colori sono definiti in funzione dell'impiego (cartelli di divieto, avvertimento,
prescrizione, salvataggio e per le attrezzature antincendio).



I pittogrammi devono essere semplici, e possono differire leggermente, purché il
significato sia equivalente e non equivoco.
I cartelli devono essere costituiti di materiale resistente (urti, intemperie, aggressioni ambientali).
Le dimensioni e le proprietà dei cartelli devono garantire una buona visibilità e
comprensione.
Per le dimensioni si raccomanda di osservare la formula: A > L2/2000, ove A rappresenta la superficie del cartello
espressa in m2 ed L la distanza, misurata in metri, alla quale il cartello deve essere ancora riconoscibile. La formula
applicabile fino ad una distanza di circa 50 metri.




Per le caratteristiche cromatiche e fotometriche dei materiali si rinvia alla normativa di
buona tecnica dell'UNI.
Condizioni d'impiego
I cartelli vanno sistemati tenendo conto di eventuali ostacoli, ad un'altezza e in una posizione appropriata, all'ingresso alla zona interessata in caso di rischio generico o nelle immediate adiacenze di un rischio specifico o dell'oggetto che s'intende segnalare e in un posto bene illuminato e facilmente accessibile e visibile.
In caso di cattiva illuminazione naturale utilizzare colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale.
Il cartello va rimosso quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la presenza.
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CARTELLI DI DIVIETO
- Forma rotonda
- Pittogramma nero su
fondo bianco; bordo e
banda (verso il basso da sinistra
a destra lungo il simbolo, con
un’inclinazione di 45°) rossi (il
rosso deve coprire almeno il 35%
della superficie del cartello).
Vieta un comportamento
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CARTELLI DI AVVERTIMENTO
- Forma triangolare
- Pittogramma nero su
fondo giallo, bordo
nero (il giallo deve coprire
almeno il 50% della superficie
del cartello).
Avverte di un pericolo
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CARTELLI DI PRESCRIZIONE
- Forma rotonda
- Pittogramma
bianco su fondo
azzurro
(l’azzurro
deve coprire almeno il
50% della superficie del
cartello).
Prescrive un comportamento
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CARTELLI DI SALVATAGGIO
- Forma quadrata o rettangolare
- Pittogramma bianco su
fondo verde (il verde deve
coprire almeno il 50% della superficie del cartello).
Fornisce indicazioni
(es. sulle uscite di sicurezza)
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CARTELLI PER LE ATTREZZATURE ANTINCENDIO
- Forma quadrata o rettangolare
- Pittogramma bianco su fondo rosso
della superficie del cartello).
(il rosso deve coprire almeno il 50%
Fornisce indicazioni
(su attrezzature antincendio)
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Illuminazione di sicurezza
L’illuminazione di sicurezza, come definita dalla Norma
UNI EN 1838, fa parte del sistema più generale
dell’illuminazione di emergenza.
Mentre l’illuminazione di riserva ha la funzione di consentire il proseguimento dell’attività lavorativa, l’impianto di illuminazione
di sicurezza deve
fornire, in caso di
mancata
erogazione
della fornitura principale
della
energia
elettrica e quindi di
luce
artificiale,
un’illuminazione sufficiente a permettere di
evacuare in sicurezza
i locali (intensità minima di illuminazione
5 lux).
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Devono essere illuminate le uscite di sicurezza, le vie di esodo, e tutte quelle parti
che è necessario percorrere per raggiungere
un’uscita verso luogo sicuro.
L’Impianto deve essere alimentato da
un’adeguata fonte di energia quali batterie
in tampone o batterie di accumulatori
con dispositivo per la ricarica automatica (con
autonomia variabile da 30 minuti a 3 ore, a secondo del tipo di
oppure da apposito ed
idoneo gruppo elettrogeno.
attività e delle circostanze)
L’intervento deve avvenire in automatico, in
caso di mancanza della fornitura principale dell’energia elettrica, entro
5 secondi circa (se si tratta di gruppi elettrogeni il tempo può raggiungere i 15 secondi).
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Evacuatori di fumo e di calore
Tali sistemi di protezione attiva sono di frequente utilizzati in combinazione con impianti
di rivelazione e sono basati sullo sfruttamento del movimento verso l’alto delle masse di
gas caldi generate dall’incendio che, a mezzo
di aperture sulla copertura, vengono evacuate all’esterno.
Gli EFC devono essere installati, per quanto possibile, in modo omogeneo nei singoli compartimenti, a soffitto in ragione, ad esempio, di
uno ogni 200 m2 (su coperture piane o con pendenza minore del 20
%) come previsto dalla regola tecnica di progettazione costituita dalla norma UNI - VVF 9494
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Gli evacuatori di fumo e calore (EFC) consentono di:





Agevolare lo sfollamento delle persone e l’azione dei soccorritori grazie alla maggiore probabilità che i locali restino liberi da fumo almeno fino ad un’altezza da terra tale
da non compromettere la
possibilità di movimento.
Agevolare l’intervento dei
soccorritori rendendone più
rapida ed efficace l’opera.
Proteggere le strutture e
le merci contro l’azione del
fumo e dei gas caldi, riducendo il rischio e di collasso
delle strutture portanti.
Ritardare
o
evitare
l’incendio a pieno sviluppo “flash over”.
Ridurre i danni provocati
dai gas di combustione o da
eventuali sostanze tossiche e
corrosive
originate
dall’incendio.
S
senza EFC
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con EFC
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La ventilazione dei locali può essere ottenuta con vari sistemi:
Lucernari a soffitto
possono essere ad apertura comandata dello sportello o ad apertura per rottura
del vetro, che deve essere allora del tipo semplice
Ventilatori statici continui
la ventilazione in questo caso avviene attraverso delle fessure laterali continue.
L’ingresso dell’acqua è impedito da schermi e cappucci opportunamente disposti. In
taluni casi questo tipo è dotato di chiusura costituita da una serie di sportelli con
cerniera centrale o laterale, la cui apertura in caso d’incendio avviene automaticamente per la rottura
di un fusibile
Sfoghi di fumo e di calore
il loro funzionamento è in genere automatico a mezzo di fusibili od altri
congegni. La loro apertura può essere anche manuale.
È preferibile avere il maggior numero possibile di sfoghi, al fine di ottenere
che il sistema di ventilazione entri in funzione il più presto possibile in
quanto la distanza tra l’eventuale incendio e lo sfogo sia la più piccola possibile
Aperture a shed
si possono prestare ad ottenere dei risultati soddisfacenti, se vengono predisposti degli sportelli di adeguate dimensioni ad apertura automatica o manuale
Superfici vetrate normali
vetri semplici che si rompono sotto l’effetto del calore; può essere consentito a condizione che sia evitata la caduta dei pezzi di vetro per rottura accidentale mediante rete metallica di protezione
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CAPITOLO 3
PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
Il piano di emergenza in caso di incendio
 Piano di emergenza;
 Procedure da adottare quando si
scopre un incendio;
 Procedure da adottare in caso di
allarme;
 Piano di evacuazione;
 Procedure di chiamata dei servizi di soccorso;
 Collaborazione con i Vigili del
Fuoco in caso di intervento;
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Il piano di emergenza
Nel piano di emergenza sono contenute le
informazioni-chiave da mettere in atto per
i primi momenti secondo i seguenti obiettivi principali:
 Salvaguardia ed evacuazione
persone (obiettivo primario);
delle
 Messa in sicurezza degli impianti;
 Confinamento dell’incendio;
 Protezione dei beni e delle attrezzature;
 Tentare l’estinzione dell’incendio.
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Il piano di emergenza
In caso di emergenza è fondamentale affrontare i primi momenti,
nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.
Un buon piano di emergenza è l’insieme di poche, semplici ed essenziali azioni comportamentali.
Scopo
Consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzati,
determinando una o più sequenze di azioni
che sono ritenute le più idonee.
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Obiettivi
Analisi: individuare i peri-
coli e analizzare i rischi presenti nell'attività lavorativa;
Struttura: raccogliere in un
documento organico quelle informazioni che non è possibile
ottenere facilmente durante
l’emergenza;
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Linee guida
Procedure comportamentali che rappresentano le migliori azioni da intraprendere in
emergenza.
(Procedure Operative Standard)
In mancanza di appropriate procedure
un incidente diventa
caotico,
causando
confusione
ed
incomprensione.
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Verifica
Il Piano di Emergenza deve individuare
persone o gruppi - chiave, dei quali
descrivere le azioni da intraprendere e
quelle da non fare.
Deve tener conto anche della presenza
di eventuali clienti, i visitatori, i dipendenti di altre società di manutenzione
ecc.
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Il Gestore dell’Emergenza
Nel Piano di Emergenza deve essere
individuato il Gestore Aziendale
dell’Emergenza (Datore di lavoro o
suo delegato) al quale vanno delegati
poteri decisionali e la possibilità di
prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei
modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.
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Azioni
Le azioni devono essere correlate alla
effettiva capacità delle persone di
svolgere determinate operazioni.
Il piano di emergenza va strutturato tenendo
conto che in condizioni di stress e di panico le
persone tendono a perdere la lucidità.
Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi
complicati.
È necessario effettuare esercitazioni pratiche e
addestramento.
In emergenza le azioni che riescono
meglio sono le azioni che abbiamo saputo rendere più “automatiche” (tenuto conto di stress e panico in un’emergenza).
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Procedure da adottare in caso di incendio
 Dare l'allarme al Gestore Aziendale
dell'Emergenze;
 Dare l’allarme al 115 dei Vigili del Fuoco;
 Valutare la possibilità di estinguere
l’incendio con i mezzi a disposizione;
 Iniziare l’opera di estinzione solo con la
garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di
altre persone;
 Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.;
 Chiudere le porte per limitare la propagazione del fumo e
dell’incendio;
 Accertarsi che l’edificio venga evacuato;
 Se non si riesce a controllare l’incendio in poco tempo, portarsi
all’esterno dell’edificio e dare adeguate indicazioni ai Vigili del Fuoco.
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Procedure da adottare in caso di allarme
 Mantenere la calma (in tal senso la conoscenza delle procedure è importante, così come l’addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza
con le operazioni da intraprendere);
 Evitare di trasmettere il panico;
 Prestare assistenza a chi si trova in difficoltà;
 Attenersi al piano di emergenza;
 Allontanarsi secondo le procedure;
 Non rientrare nell’edificio fino a quando non
vengono ripristinate le condizioni di normalità;
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Modalità di evacuazione (Il piano di evacuazione)
L’obiettivo principale del piano di
emergenza è la salvaguardia delle
persone e la loro evacuazione.
Il piano di evacuazione è un “piano nel
piano”.
Esplicita tutte le misure adottate e tutti i comportamenti da attuare per garantire la completa evacuazione dell’edificio di tutti i presenti.
Il piano di evacuazione deve prevedere
di far uscire dal fabbricato tutti gli
occupanti utilizzando le normali vie di
esodo, senza pensare di impiegare soluzioni non
ortodosse.
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Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso
È importante la corretta attivazione delle squadre di soccorso.
Deve essere individuata la persona (ed un suo sostituto) incaricata di
diramare l’allarme.
Schema di richiesta di soccorso (dati essenziali):
 Indirizzo e numero di telefono;
 Tipo di emergenza;
 Persone coinvolte/feriti;
 Reparto coinvolto;
 Stadio dell’evento
(in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.);
 Altre indicazioni particolari
distanza, ecc.);
(materiali coinvolti, necessità di fermare mezzi a
 Indicazioni sul percorso
(Nei casi di non agevole individuazione del sito, come ad esempio zone rurali o contrade senza numero civico, può essere utile tenere a
disposizione le coordinate GPS del luogo o predisporre una pagina fax che indica i percorsi per raggiungere l’Azienda).
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Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento
Dopo aver gestito i primi momenti
dell’emergenza secondo le poche basilari operazioni che prevede il piano di
emergenza, al momento dell’arrivo
dei Vigili del Fuoco la gestione
dell'emergenza passa a loro.
Il modo migliore per collaborare con i
Vigili del Fuoco è quello di mettere a
disposizione la conoscenza dei luoghi.
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Esemplificazione di una situazione di emergenza
I passi per la strutturazione di un piano
di emergenza possono essere schematizzati come segue:
1. Raccolta di informazioni e dati;
2. Predisposizione delle griglie “evoluzione dell’evento/persone coinvolte/azioni”;
3. Realizzazione delle schede procedurali/comportamentali delle diverse
figure;
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Valutazione del rischio
È una fase molto importante.
Nel documento di valutazione dei
rischi sono raccolte tutte le informazioni che permettono di strutturare il
processo
di
pianificazione
dell’emergenza.
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Pianificazione
Nella pianificazione di emergenza deve
essere coinvolto tutto il personale
dell’azienda.
Quanto più le persone coinvolte “fanno
proprio” il piano di emergenza, tanto più
questo avrà possibilità di successo.
Tra i vari eventi possibili evidenziati dalla
valutazione dei rischi, occorre stabilire
quali presentano i maggiori rischi ed iniziare a pianificare delle procedure di
emergenza.
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Si può partire schematizzando una griglia, dove vengono indicati:
 il tipo di evento incidentale
 il reparto interessato
 la sequenza temporale di azioni da
intraprendere
 le persone/gruppi coinvolti
 i compiti che ogni singola persona/gruppo deve portare a termine.
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Dopo aver identificato ed elencato le persone/gruppi interessati dall’emergenza, si
inizia a tracciare un’evoluzione dell’evento
“fotografando” queste persone nei diversi
momenti e si descrivono brevemente “per
titoli” le attività/operazioni che stanno
svolgendo.
Schematizzando in questo modo, ci si può
rendere conto se qualcuno è “sovraccaricato” di compiti.
È possibile determinare le interazioni tra le
diverse figure per rendersi conto se il piano
è realizzabile in quel modo.
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Dopo la schematizzazione, si passa alla
realizzazione delle schede delle singole
persone/gruppi.
Nelle singole schede riassuntive si possono effettuare descrizioni più dettagliate
dei compiti della singola figura o gruppo.
Ogni scheda va classificata, numerata,
datata e ufficializzata con la firma dei
Responsabili.
Queste schede possono essere anche di
dimensioni tascabili plastificate, oppure
appese nei punti dove prestano servizio
le persone interessate.
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La scheda di ogni persona/gruppo deve essere veramente "una
scheda".
Non può esistere una valida gestione
dell'emergenza se il personale deve perdere parecchio tempo per lo studio di un manuale di procedure ultra-particolareggiato.
Per un’evoluzione favorevole dell’evento
incidentale occorre che ciascuno esegua
quelle poche fondamentali operazioni,
nella giusta sequenza, coordinate con gli
altri.
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Sperimentazione
Non si può pretendere che fin dalla prima
stesura il piano di emergenza sia un documento perfetto.
È bene iniziare fin da subito il processo di
pianificazione.
Man mano si applicheranno le nuove parti
del piano che vengono sviluppate.
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Addestramento periodico e Aggiornamento
Una procedura, per quanto sia scritta con
precisione e semplicità, rischia di risultare
completamente inefficace se le persone che devono metterla in atto non si
addestrano periodicamente.
L’addestramento periodico è uno dei punti chiave nella preparazione alla gestione di un’emergenza, e consente di ottenere anche dei risultati
correlati come la verifica e controllo delle attrezzature.
È consigliabile prevedere la prova delle procedure di emergenza
almeno 2 volte l’anno.
Allo scopo di raffinare le procedure, oltre agli aggiornamenti a scadenza prefissata (in occasione di cambiamenti di processo, introduzione di
nuovi macchinari e comunque in linea di massima, annuale) è opportuno
aggiornare il piano di emergenza anche a seguito di ogni fase di addestramento.
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CAPITOLO 4
ESERCITAZIONI PRATICHE
Principali attrezzature ed impianti di spegnimento
Estintori portatili d’incendio
Una delle attrezzature antincendio più diffuse ed utilizzate per intervenire sui principi
di incendio.
Sono particolarmente preziosi per la prontezza di impiego e l’efficacia.
Nei piccoli incendi ed in caso di primo intervento può essere sufficiente l’utilizzo di uno o al massimo due estintori.
Per incendi più gravi l’utilizzo degli estintori può essere utile per rallentare la propagazione delle fiamme, in attesa dell’utilizzo di mezzi antincendio più potenti che hanno tempi di approntamento più lunghi.
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IDENTIFICAZIONE DEGLI ESTINTORI PORTATILI
Colore
Il colore del corpo deve essere rosso RAL 3000, come specificato nel
Farbregister RAL-841-GL.
Marcatura
La marcatura sull’estintore deve essere di colore
contrastante con lo sfondo, e deve essere suddivisa
in 5 parti.
Per le parti 1, 2, 3 e 5 deve essere contenuta nella
stessa etichetta o nella stessa cornice.
L’etichetta (o cornice) deve essere in una posizione
tale da poter essere letta chiaramente quando
l’estintore si trova sul supporto.
La marcatura richiesta per la parte 4 può trovarsi anche in altra posizione sull’estintore.
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Parti della Marcatura
1. Parola "ESTINTORE", Tipo, Carica nominale, Classe di spegnimento
2. Istruzioni per l’uso, Pittogrammi
3. Pericoli, Avvertenze
4. Istruzioni, Informazioni, Raccomandazioni, Approvazione
5. Dati identificativi del costrut-
tore e/o fornitore
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Parte 1 deve contenere le seguenti informazioni in sequenza:
- le parole "ESTINTORE D’INCENDIO", o "ESTINTORE" più l’agente, o
"ESTINTORE D’INCENDIO" più l’agente;
- il tipo di agente estinguente e la carica nominale;
- la classe o le classi di spegnimento dell’estintore.
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Parte 2 deve contenere le seguenti informazioni:
- Istruzioni per l’uso che devono comprendere uno o più pittogrammi, ognuno con una spiegazione.
Il testo delle istruzioni per l’uso deve essere nella lingua del paese di utilizzo; le diverse azioni da eseguire sono mostrate l’una dopo l’altra, dall’alto al basso. I pittogrammi si trovano tutti nella stessa posizione rispetto ai relativi testi e la direzione dei movimenti da eseguire è indicata da frecce.
I pittogrammi rappresentanti i tipi di incendio.
I pittogrammi di classe A e B sono utilizzati solo quando la marcatura indica la classe di spegnimento corrispondente. Il pittogramma di classe C è applicato solo sugli estintori a polvere con marcatura
indicante l’idoneità alla classe C. I pittogrammi sono disposti orizzontalmente su una singola riga, sotto
le istruzioni per l’uso. I pittogrammi che rappresentano i tipi di incendio sono inseriti in caselle
quadrate con il lato di almeno 20 mm per gli estintori fino a 3 kg o 3 l, e di almeno 25 mm per gli
estintori con carica maggiore di 3 kg o 3 l. Sull’angolo di ciascun pittogramma, deve essere presente
un quadrato contenente una lettera. Gli estintori idonei alla classe D non devono essere marcati
come idonei per altre classi di incendio.
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Parte 3 deve contenere informazioni relative a eventuali limitazioni
d’uso o pericoli, in particolare associati a tossicità e rischio elettrico.
Esempi di pericoli o avvertenze:
"NON ESPORSI AI FUMI E AI GAS"
"DOPO L'UTILIZZAZIONE IN LOCALI CHIUSI AERARE"
Gli estintori d’incendio portatili che utilizzano acqua o schiuma e non
sono sottoposti a prova, o non soddisfano i requisiti di tale punto, devono riportare la seguente avvertenza: "AVVERTENZA: non utilizzare
su apparecchiature elettriche sotto tensione".
Gli estintori d’incendio portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori
a base d’acqua conformi ai requisiti, devono riportare l’indicazione della
loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per
esempio: "adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 V a una distanza di 1 m".
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Parte 4 deve contenere almeno:
- istruzioni per la ricarica dopo il
funzionamento;
- istruzioni per la verifica periodica
e per l’uso solo di prodotti e parti di ricambio conformi al modello
stabilito per la ricarica e la manutenzione;
- la definizione dell’agente estinguente e, in particolare, la definizione e
la percentuale degli additivi per gli agenti a base d’acqua;
- se pertinente, la definizione del gas propellente;
- il numero o il riferimento relativo all’approvazione dell’estintore;
- la definizione del modello del costruttore;
- il campo di temperature d’esercizio;
- un’avvertenza contro il rischio di congelamento per gli estintori a base
d’acqua;
- un riferimento alla norma europea EN 3
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Parte 5 deve contenere:
- nome e indirizzo del costruttore e/o del fornitore dell’estintore
d’incendio portatile;
Inoltre, sull’estintore portatile deve essere indicato l’anno di fabbricazione
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CAPACITÀ DI SPEGNIMENTO (UNI EN 3-7:2008)
La capacità di spegnimento deve essere sottoposta a prova in conformità alla norma UNI EN 3-7:2008.
Prima di eseguire le prove, gli estintori a polvere devono essere sottoposti al procedimento di compattazione.
Un estintore d'incendio portatile soddisfa i requisiti relativi alla capacità
di spegnimento quando è in grado di estinguere 2 focolari di prova
su una serie di 3. Una serie di prove è completa dopo che è stata eseguita su 3 focolari, o quando i primi 2 focolari sono stati entrambi estinti o entrambi non estinti. Ciascuna serie di prove deve essere completata prima di iniziare la successiva. Non vi è limite al numero di serie che
possono essere eseguite sullo stesso tipo di estintore d'incendio portatile senza modifiche, ma una serie deve comprendere focolari consecutivi
e i relativi risultati non devono essere ignorati.
Se solo un focolare di prova di una serie di 3 è estinto, tale risultato
positivo può essere utilizzato una sola volta come risultato iniziale della
serie successiva di focolari di prova per lo stesso modello di estintore a
una classe inferiore di capacità estinguente.
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Capacità estinguente – Classe A
Per i fuochi di classe A il focolare tipo è costituito da una catasta di
tronchetti a sezione quadrata di lato
39 ± 2 mm, in legno di pinus silvestris con contenuto di umidità compreso tra 10% e il 15% in peso, posta su un telaio metallico.
La disposizione dei travetti è tale da
formare una catasta di queste dimensioni:
Il fronte ha dimensioni fisse di 440
mm (5 travetti distanti 61 mm) alla
base e 546 mm (14 travetti sovrapposti) di altezza.
Vista frontale (identica per tutti i focolari)
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Capacità estinguente – Classe A
La capacità estinguente di
classe A deve essere determinata in conformità al
punto I.2 della norma
UNI EN 3-7:2008.
La lunghezza della catasta è data dalla lunghezza dei travetti il
cui valore in decimetri
coincide di volta in volta con il numero seguito dalla lettera A che
designa il focolare tipo
(es. 13A)
n. travi: 13
lunghezza del focolare: 13 dm
Vista laterale (variabile: es. 13A)
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Focolare tipo 55A
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Focolari di prova classe A
Ciascun focolare di prova è designato da un numero di una serie, (serie di Fibonacci) ciascun
termine della quale è uguale alla somma dei 2
precedenti, cioè questa serie è equivalente ad una
progressione geometrica avente ragione di circa
1,618. I focolari 27 A e 43 A rappresentano il prodotto del termine precedente per √1,62
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Classificazione della capacità estinguente, durata minima del
funzionamento e cariche nominali per estintori a polvere
Classificazione della
capacità estinguente
5A
8A
13A
21A
27A
34A
43A
55A
Durata minima del
funzionamento s
6
6
9
9
9
12
15
15
Cariche nominali
ammesse kg
1
1, 2
1, 2, 3, 4
1, 2, 3, 4, 6
1, 2, 3, 4, 6, 9
1, 2, 3, 4, 6, 9
1, 2, 3, 4, 6, 9, 12
1, 2, 3, 4, 6, 9, 12
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Capacità estinguente – Classe B
La capacità estinguente di classe B
deve essere determinata in conformità al punto I.2 della norma UNI EN 37:2008.
Per i fuochi di classe B i focolari
tipo sono realizzati da recipienti
metallici cilindrici in acciaio.
I recipienti sono riempiti con un
rapporto 1/3 acqua, 2/3 benzina.
La quantità di liquido contenuta è
tale che l'altezza di acqua è di 1
cm e l'altezza di benzina è di 2
cm.
Ogni focolare è distinto da un numero, che rappresenta il volume in
litri del recipiente, seguito dalla lettera B (es. 89B)
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Focolari di prova classe B
Designazione
del focolare di
prova
Volume di liquido
(1/3 di acqua + 2/3
di combustibile)
21 B
34 B
55 B
(70 B)
89 B
(113 B)
144 B
(183 B)
233 B
21
34
55
70
89
113
144
183
233
Dimensioni del recipiente
Diametro interno
Profondità Spessore
±5
di parete
al bordo mm
920 ± 10
150
2,0
1 170 ± 10
150
2,5
1 480 ± 15
150
2,5
1 670 ± 15
150
2,5
1 890 ± 20
200
2,5
2 130 ± 20
200
2,5
2 400 ± 25
200
2,5
2 710 ± 25
200
2,5
3 000 ± 30
200
2,5
Area approssimata m2
0,66
1,07
1,73
2,20
2,80
3,55
4,52
5,75
7,32
Nota - Ciascun focolare di prova è designato da un numero di una serie (serie di Fibonacci),
ciascun termine della quale è uguale alla somma dei 2 precedenti, cioè questa serie è equivalente ad una progressione geometrica avente ragione di circa 1,62. I focolari 70 B, 113 B e 183
B rappresentano il prodotto del termine precedente per √1,62
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Capacità estinguente – Classe F
Gli estintori possono anche avere una valutazione di classe A e/o una valutazione di classe B.
Apparecchiatura
La prova contro incendi di olio da cucina deve essere realizzata utilizzando una vaschetta di acciaio che simula
una friggitrice.
La vaschetta del focolare di prova 5F, costituita da una lamiera d'acciaio, spessa (2,0 ± 0,25) mm e profonda (170 ± 10) mm è montato su
una struttura di supporto.
La vaschetta del focolare di prova 25F, 40F e 75F è costituita da una
lamiera d'acciaio, spessa (2,0 ± 0,25) mm e profonda (250 ± 10) mm.
Deve essere utilizzato puro olio vegetale commestibile, con una
temperatura di auto accensione compresa tra 330 °C e 380 °C.
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Capacità estinguente - Classe F
Apparecchiatura della prova di spegnimento : 5F
1 Diametro della vasca
2 Spessore nominale della parete
3 Lastra per uniformare il riscaldamento del combustibile
4 Bruciatore
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Apparecchiatura della prova di spegnimento : 25F, 40F e 75F
1 Vaschetta di supporto
bruciatore a gas (in alternativa può essere utilizzato un fornello elettrico)
2 Lastre per il contenimento
delle fiamme del bruciatore a gas (per evitare l'accensione pilotata)
3 Distanza dal pavimento
X Lunghezza interna
(vedere prospetto)
Y Larghezza interna
(vedere prospetto)
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Prospetto
Capacità estinguente durata minima del funzionamento e cariche nominali per estintori con capacità estinguente di classe F
Volume dell'olio
Capacità
da cucina nel foestinguente
colare di prova (l)
5F
5 (+1 -0)
25F
25 (+1 -0)
40F
40 (+1 -0)
75F
75 (+1 -0)
Apparecchiatura
di prova (mm)
Cariche nominali
ammesse (l)
Vedere figura
Vedere figura
X=578 Y=289
Vedere figura
X=600 Y=450
Vedere figura
X=1000 Y=500
2, 3
Durata minima
del funzionamento (s)
6
2, 3, 6
9
2, 3, 6, 9
12
2, 3, 6, 9
15
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Focolare classe C
Sono realizzati con 2 bombole di gas propano, ciascuna di 25 kg, allo stato liquefatto, aventi valvole con
diametro Ø 7 mm, unite in parallelo ad un tubo collettore aventi valvole con diametro interno di ≅ 25 mm.
Un diaframma di 7 mm. di diametro è fissato all’uscita
della valvola a chiusura rapida ed è seguito da un tubo
di m. 2 di lunghezza e di 22 mm di diametro.
Il gas viene incendiato dopo aver aperto la valvola a chiusura rapida
all’uscita del tubo; non è richiesto alcun tempo di combustione libera.
Nel caso di estintori di carica > 3 kg il focolare tipo deve essere spento
almeno due volte con lo stesso estintore.
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Regole generali per l'utilizzo degli estintori
Qualunque sia l’estintore e contro
qualunque fuoco l’intervento sia
diretto è necessario attenersi alle istruzioni d’uso, verificando
che l’estinguente sia adatto al tipo di fuoco.
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Togliere la spina di sicurezza
Premere a fondo la leva impugnando la maniglia di sostegno
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Azionare l’estintore alla giusta distanza
dalla
fiamma
per
colpire il focolare con
la massima efficacia
del
getto,
compatibilmente
con
l’intensità del calore
della fiamma.
La distanza può variare a
seconda della lunghezza
del getto, tra 3 e 10
metri. All’aperto è necessario operare a una
distanza ridotta, in presenza di vento.
Operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero
essere gli sviluppi dell’incendio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme.
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Dirigere il getto
della
sostanza
estinguente
alla
base delle fiamme.
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Agire in progressione
iniziando a dirigere il
getto sulle fiamme più
vicine per poi proseguire verso quelle più distanti.
Non attraversare con
il getto le fiamme,
nell’intento di aggredire
il focolaio più esteso,
ma agire progressivamente,
cercando
di
spegnere le fiamme più
vicine per aprirsi la
strada per un’azione in
profondità.
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Durante l’erogazione
muovere leggermente
a
ventaglio
l’estintore.
Può essere utile con
alcune sostanze estinguenti a polvere per
poter avanzare in profondità e aggredire da
vicino il fuoco.
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Pagina 257 di 283
Non sprecare inutilmente sostanza estinguente,
soprattutto
con piccoli estintori.
Adottare, se consentito
dal tipo di estintore,
un’erogazione intermittente.
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In incendi di liquidi, operare in modo
che il getto non causi proiezione
del liquido che brucia al di fuori del
recipiente; ciò potrebbe causare la
propagazione dell’incendio.
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Operare sempre sopra vento
rispetto al focolare.
Nel caso di incendio all’aperto
in presenza di vento, operare
sopra vento rispetto al fuoco,
in modo che il getto di estinguente venga spinto verso la
fiamma anziché essere deviato
o disperso.
Sopra vento = in direzione del vento
Sottovento = in direzione contraria del vento
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Intervento contemporaneo con due o più estintori
L’azione coordinata dei 2 estintori risulta in vari casi la più valida.
Si può avanzare in un’unica direzione mantenendo gli estintori affiancati a debita distanza.
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Si può anche agire da diverse
angolazioni.
In tal caso si deve operare da
posizioni che formino un angolo massimo di 90° in modo
tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del
materiale che brucia contro gli
altri operatori.
Attenzione a non dirigere il getto
contro le persone, anche se avvolte
dalle fiamme in quanto l’azione delle sostanze estinguenti sul corpo
umano specialmente su parti ustionate, potrebbe provocare conseguenze peggiori delle ustioni; in
questo caso ricorrere all’acqua oppure avvolgere la persona con coperte o indumenti.
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Indossare i mezzi di
protezione
individuale prescritti (DPI)
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Non impiegare ascensori o altri mezzi meccanici per recarsi o
scappare dal luogo dell’incendio.
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Procedere verso il focolaio di incendio assumendo una posizione
il più bassa possibile per sfuggire
all’azione nociva dei fumi.
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Prima
di
abbandonare
il
luogo
dell’incendio verificare che il focolaio
sia effettivamente spento e sia esclusa
la possibilità di una riaccensione.
Accertarsi che focolai nascosti o braci
non siano capaci di reinnestarlo ed assicurarsi che non siano presenti gas o
vapori tossici o asfissianti.
Abbandonare il luogo dell’incendio,
in particolare se al chiuso, non appena possibile.
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Pagina 266 di 283
Controllare che le strutture
portanti non siano lesionate.
Per incendi di grosse proporzioni queste verifiche devono
essere fatte da personale qualificato.
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Spegnendo la fiamma di gas
con estintore è necessario erogare il getto in modo che la sostanza estinguente segua la
stessa direzione della fiamma.
Non tagliare trasversalmente e
non colpire di fronte la fiamma.
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Tubazioni ed accessori degli impianti idrici antincendio
Tubi di mandata ∅ 45 e 70 mm (loro impiego)
Avvolti in doppio
Avvolti in semplice
La distesa (stendimento) della manichetta deve avvenire con tubazione avvolta in doppio, per non creare una serie di spirali che strozzando il tubo non permettono il passaggio dell'acqua.
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Nella distesa delle tubazioni, il raccordo maschio deve essere
diretto verso l'incendio.
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Ripartitore 70/45 a 3 vie
Questo componente è utile:
 per la formazione di un secondo getto;
 per il prolungamento della tubazione senza intervenire sull'idrante;
 per il comodo scarico della colonna d'acqua in una tubazione montante al termine del servizio.
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Attrezzature di protezione individuale
MASCHERE ANTIGAS
Utili per la protezione degli organi della respirazione in ambienti contaminati da gas o vapori
nocivi.
Provvedono, a mezzo di filtri di tipo adatto al
tossico o gruppo di tossici dai quali occorre difendersi, a depurare l'aria inspirata trattenendo
gli agenti nocivi o trasformandoli in sostanze
non dannose all'organismo umano.
È costituita di 2 parti collegabili fra loro:
 Maschera propriamente detta, che copre tutto il viso;
 Filtro, contenente le sostanze atte alla depurazione dell'aria.
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Limitazioni nell’impiego della maschera antigas
 L’aria purificata attraverso il filtro deve essere respirabile, ossia
contenere non meno del 17% di ossigeno.
 La concentrazione dell'agente inquinante non deve essere
superiore al 2% in quanto i filtri non sono idonei a neutralizzare
tale quantità.
 Ogni filtro è specifico per un solo agente (ad es. ossido di carbonio) o per una classe di agenti (ad es. vapori organici).
La maschera antigas non è un dispositivo di protezione universale
che possa essere usato indiscriminatamente per la difesa da qualsiasi agente inquinante.
La protezione a filtro è possibile solo quando si conosca esattamente
la natura dell'inquinante e si disponga del filtro idoneo.
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Filtri antigas
Servono a trattenere, per azione fisica o chimica, i gas o vapori nocivi dell'aria inalata.
Meccanismo di azione:
 Assorbimento: è normalmente compiuto da materiali che hanno la capacità di trattenere le sostanze
nocive, assorbendole. L'assorbente più comunemente
usato è il carbone attivo, che presenta una porosità
elevatissima, ottenuto mediante la carbonizzazione di sostanze vegetali e la loro successiva attivazione.
 Reazione chimica: nei casi in cui il carbone attivo è insufficiente, si
usano composti chimici in grado di reagire con il tossico da filtrare,
neutralizzandolo o trasformandolo in prodotti di reazione gassosi non
tossici o almeno tollerabili all'organismo umano. Sono prodotti chimici in
forma granulare (alcali, ossidi metallici, ecc.) o di composti chimici supportati da materiali vari come carboni attivi, pomice e gel di silice o carboni attivi impregnati.
 Catalisi: un particolare sistema che viene riservato normalmente ai
filtri destinati alla protezione da ossido di carbonio.
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Tipi di filtri antigas
I filtri individuali antigas possono essere raggruppati in 3 tipi:
 monovalenti, proteggono da un solo gas nocivo;
 polivalenti, proteggono da più gas nocivi;
 universali, proteggono da qualsiasi gas nocivo.
Esistono anche filtri con avvisatore olfattivo che produce un odore caratteristico poco prima dell'esaurimento del filtro stesso.
I vari tipi di filtri, a seconda dei tossici, sono suddivisi in serie contraddistinte da una lettera (A, B, ecc.) e da una determinata colorazione
dell'involucro.
Se occorre assicurare oltre alla protezione da gas o
vapori, anche quella da polveri ed aerosol, il filtro
viene contrassegnato da 2 lettere, quella relativa al gas
o vapore (A,B, ecc..) e una f minuscola (Af, Bf, ecc.), e
la colorazione dell'involucro è attraversata da una fascia o anello bianco.
Bisogna tener presente che non esiste un’unificazione in materia; pertanto è opportuno,
al fine di evitare pericolosi errori, individuare il filtro anche dalla scritta figurante sull'involucro ed indicante l'agente o la classe di agenti per cui il filtro stesso è efficace.
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I maggiori produttori italiani hanno adottato le lettere e le colorazioni proposte
dalla Norma DIN 3181 riportata nella tabella seguente:
TOSSICI
SERIE
COLORE
VAPORI ORGANICI
A
Marrone
Vapori organici + aerosol
Af
Marrone con fascia bianca
GAS O VAPORI ACIDI
INORGANICI E ALOGENI
B
Grigio
Gas o vapori acidi inorganici e alogeni + aerosol
Bf
Grigio con fascia bianca
OSSIDO DI CARBONIO
CO
Alluminio con fascia nera
Ossido di carbonio + aerosol
COf
Alluminio con fascia nera e
bianca
ANIDRIDE SOLFOROSA
E
Giallo
Anidride solforosa + aerosol
Ef
Giallo con fascia bianca
ACIDO CIANIDRICO
G
Azzurro
Acido cianidrico + aerosol
Gf
Azzurro con fascia bianca
VAPORI DI MERCURIO
Hf
Nero con fascia bianca
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AMMONIACA
K
Verde
Ammoniaca + aerosol
Kf
Verde con fascia bianca
IDROGENO SOLFORATO
(acido solfidrico)
L
Giallo - Rosso
Idrogeno solforato + aerosol
Lf
Giallo - rosso con fascia bianca
IDROGENO ARSENICALE
(arsina)
IDROGENO FOSFORATO
(fosfina)
O
Grigio - Rosso
idrogeno arsenicale + aerosol
Of
Grigio - Rosso con fascia
bianca
FUMI E GAS D’INCENDIO
(escluso ossido di carbonio
Vf
Bianco - rosso
UNIVERSALE
U
Rosso con fascia bianca
idrogeno fosforato + aerosol
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Durata dei filtri
L'efficienza protettiva di un filtro cessa dopo un certo
tempo d'uso, che dipende da vari fattori, tra cui:
-
la concentrazione del tossico nell'aria
la capacità del filtro
il regime respiratorio dell'utente
le condizioni ambientali (umidità, pressione, temperatura ecc.)
Risulta difficile stabilire esattamente la durata di un filtro.
L'esaurimento del filtro è avvertibile attraverso l'olfatto o altri sensi, oltre che per una certa difficoltà di respirazione dovuta alla graduale saturazione; parte dei gas o vapori tossici possiede un odore particolare o
produce effetti caratteristici (lacrimazione, tosse, ecc.) percepibili prima
che la concentrazione del tossico diventi pericolosa per l'organismo.
Conservazione dei filtri
Vanno conservati in luogo fresco ed asciutto, chiusi come forniti.
I filtri possono subire una notevole o totale diminuzione dell'efficienza
se impiegati anche una sola volta o se sono stati dissigillati e aperti.
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Modalità d'impiego della maschera antigas
La maschera deve essere indossata
senza filtro avvitato al facciale, secondo la seguente procedura:
 Appoggiare la mentoniera al mento;
 Indossare il facciale in modo che
aderisca perfettamente al viso;
 Tendere i tiranti superiori, facendoli
passare sopra il capo, e sistemarli
sulla nuca;
 Agire immediatamente su tutti i cinghiaggi;
 Chiudere ermeticamente col palmo della mano la sede di avvitamento per il filtro;
 Aspirare profondamente: non si dovrà avvertire infiltrazione d'aria;
 Una volta tolto il filtro dalla borsa-custodia, controllare che il tappo di
gomma al fondello ed il coperchio metallico al bocchello siano impegnati nella loro sede. Togliere i tappi ed applicare il filtro al bocchettone, avvitando a fondo.
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AUTORESPIRATORI
Apparecchi di respirazione costituiti da
un’unità funzionale autonoma, portata
dall'operatore che può quindi muoversi
con completa libertà di movimenti.
È un mezzo protettivo più sicuro:
isola
completamente
l'operatore
dall'esterno.
Necessità di impiego:
 Ambiente povero o privo di ossigeno;
 Tasso d'inquinamento atmosferico elevato;
 Non si conosce la natura dell'inquinante;
 In tutti i casi in cui è dubbia l'efficacia dei dispositivi filtranti.
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Autorespiratori a ciclo aperto a riserva d'aria
L'aria espirata viene dispersa all’esterno attraverso la valvola di scarico.
L’aria proveniente dalla bombola passa attraverso un
riduttore di pressione (1° stadio), che ne riduce la
pressione da 150÷200 atm a 6÷8 atm;
Poi l'aria raggiunge il riduttore del
2° stadio (posto all’interno della
maschera facciale in prossimità del
sistema erogatore), che permette una seconda ridu-
zione ad una pressione respirabile (poco più di 1
atm)
Quando l'operatore inspira, si crea una pressione negativa (depressione) che favorisce l'ingresso dell'aria attivando la valvola di immissione.
In fase di espirazione la valvola di immissione si chiude e si aprono
quelle di esalazione.
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Modalità di funzionamento:
 A domanda: l'afflusso d'aria sarà proporzionale alla richiesta, permettendo di risparmiare aria e quindi di aver maggior autonomia;
 In sovrapressione: l'aria affluirà in quantità maggiore, creando nel
vano maschera una sovrapressione di circa 2,5 mbar che provvede
ad un’ulteriore protezione da eventuali infiltrazioni di tossico
dalla maschera, possibili per una non perfetta aderenza al viso della
stessa.
Gli attuali autorespiratori hanno la possibilità di funzionare a domanda o in sovrapressione, con manovra automatica o manuale, ad esempio mediante la semplice
rotazione di un volantino posto sull’erogatore.
In entrambi i casi la massima portata di aria è di
300÷400 lt/min.
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Autonomia
L'autonomia è proporzionale al volume della riserva d'aria, e quindi alle
dimensioni della bombola.
Tenendo conto che per un lavoro medio un operatore addestrato
consuma circa 30 litri d'aria al minuto, conoscendo il volume delle
bombole è possibili valutarne l'autonomia dell’apparecchio.
(Bisogna però tener conto che in condizioni di stress o durante l’esecuzione di lavori pesanti l’organismo consuma più ossigeno)
Esempio:
Volume bombola = 7 lt
Pressione
= 200 atm
Autonomia
= 7 x 200 : 30 ≈ 45 minuti
Quando la pressione all’interno della bombola scende sotto le 50 atm
circa, un sistema d'allarme acustico (fischio) avverte che la bombola
è prossima all'esaurimento dell'aria e quindi l'operatore dovrà abbandonare l’intervento.
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