modulo c4 - IC camaiore 3

modulo c4 - IC camaiore 3
CORSO di FORMAZIONE dei LAVORATORI
ai sensi dell’art.37 dell’Accordo Stato Regioni del 21.12.2011
TERZO INCONTRO
Geom. Andrea Corradini - Ing. Valentina Giorgieri
MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEL CORSO
Modulo A – 4 ore: INTRODUZIONE E PARTE GENERALE
(Accordo Stato Regioni, D.Lgs. 81/2008, Figure della Sicurezza)
Modulo B – 4 ore: PARTE SPECIFICA
(I Rischi Normati: rischio luoghi di lavoro, rischio microclimatico,
rischio rumore, etc…)
Modulo C – 4 ore: PARTE SPECIFICA
(Rischio Incendio, Gestione dell’Emergenza, Procedure di Esodo,
Procedure Organizzative per il Pronto Soccorso, il P.E.E.)
IL RISCHIO INCENDIO
IL RISCHIO INCENDIO
LA COMBUSTIONE
La combustione è una particolare reazione CHIMICA detta esotermica, perché
produce calore, che si sviluppa con l’ossigeno dell’aria e che, oltre che dar
sviluppo di calore, è caratterizzata dall’emissione di radiazioni luminose o
fiamme.
La reazione tipica che sta alla base dei fenomeni d’incendio è sempre e solo la
combustione.
La velocità di combustione è influenzata da molti fattori fra i quali la
composizione chimica, la concentrazione, lo stato fisico delle sostanze in
combustione.
Questo fenomeno si realizza quando si dispone di: un combustibile, di un
comburente e di un innesco (si parla di energia di attivazione della
combustione).
IL RISCHIO INCENDIO
IL TRIANGOLO DEL FUOCO
Le condizioni suddette, in pratica, si concretizzano
nella presenza contemporanea di:
- un combustibile
- un comburente (generalmente l’ossigeno
dell’aria)
- un innesco (che è una sorgente di calore,
dotata di energia sufficiente e temperatura
superiore a quella di accensione).
IL RISCHIO INCENDIO
COMBUSTIBILI
In prima approssimazione, proprio in base alla loro velocità di
combustione, è possibile caratterizzare le sostanze: si può parlare
così di sostanze genericamente combustibili (con bassa velocità di
combustione), infiammabili (con media velocità) e sostanze esplosive
(con alta ed altissima velocità).
Tuttavia, essendo la velocità un parametro di difficile confronto e
difficilmente significativo per i non addetti, normalmente si ricorre a
parametri più facilmente individuabili quali: il calore di combustione,
la temperatura di combustione, la temperatura di innesco (ignizione).
IL RISCHIO INCENDIO
CALORE DI COMBUSTIONE
E’ il calore liberato nel corso della reazione di combustione (detta
anche ossidazione esotermica irreversibile). L’unità di misura della
quantità di calore sono la piccola e la grande caloria:
- Cal (caloria)
- Kcal (chilocaloria)
TEMPERATURA DI COMBUSTIONE
E’ la temperatura massima che si raggiunge nella combustione di una
sostanza
IL RISCHIO INCENDIO
TEMPERATURA DI IGNIZIONE O AUTOACCENSIONE
E’ la temperatura minima alla quale deve essere portata una sostanza
combustibile perché la sua combustione si inneschi e si auto sostenga senza
ulteriori apporti di calore.
Detto fattore è in diretta relazione con la velocità della reazione di combustione.
Si riportano alcuni valori della temperatura di ignizione:
Olio minerale pesante 350 °C
Benzina
260 °C
Fosforo giallo
30 °C
Queste temperature, per come è stata definita la temperatura di ignizione, dicono
che, in assenza di fiamma o scintilla, occorre riscaldare le dette sostanze alle
temperature indicate perché prendano fuoco.
IL RISCHIO INCENDIO
PUNTO DI INFIAMMABILITA’
Per i combustibili liquidi è importante conoscere, oltre che la
temperatura di ignizione, anche un altro fattore chiamato “punto
di infiammabilità” (in inglese “flash point”).
Lo stesso si definisce come la più bassa temperatura alla quale il
liquido emette, sopra la superficie liquida, vapori che con
l’ossigeno dell’aria possono dare miscele infiammabili mediante un
innesco esterno.
Risulta evidente che quanto più basso è il punto di infiammabilità
di un liquido infiammabile, più grave è il pericolo di incendio che il
liquido stesso presenta.
IL RISCHIO INCENDIO
CLASSIFICAZIONE DEGLI INNESCHI
Gli inneschi possono essere classificati come segue:
FIAMME
Lampade scoperte, accendisigari e fiammiferi, fiamme libere e di
saldatura, pareti calde (caldaie o altro).
SCINTILLE
Elettricità statica, corti circuiti ed archi elettrici, fulmini, scintille da attrezzi
ed utensili, impianti d’illuminazione difettosi.
MATERIALI CALDI
Materiali incandescenti, ceneri roventi, parti di macchine surriscaldate,
combustione spontanea.
IL RISCHIO INCENDIO
CLASSI DI INFIAMMABILITA’ DEI LIQUIDI
In tutte le legislazioni di prevenzione incendi e di
sicurezza in uso presso i vari Paesi, i liquidi
infiammabili sono divisi in più classi, ognuna delle
quali è caratterizzata da una temperatura massima del
punto di infiammabilità.
IL RISCHIO INCENDIO
In Italia si segue la seguente classificazione:
LIQUIDI DI CATEGORIA “A”: quelli che hanno punto
d’infiammabilità inferiore ai 21 °C
LIQUIDI DI CATEGORIA “B”: quelli che hanno punto
d’infiammabilità compreso fra 21 e 65 °C
LIQUIDI DI CATEGORIA “C”: quelli che hanno punto
d’infiammabilità compreso fra 65 e 125 °C
IL RISCHIO INCENDIO
La maggior parte di queste sorgenti di ignizione può
essere controllata stabilendo opportune norme interne
di sicurezza ed instaurando una rigorosa disciplina del
personale, installando apparecchiature elettriche a
tenuta di gas e vapori, distanziando opportunamente i
luoghi ed i locali dove possono esistere, sia pure
momentaneamente, sorgenti di ignizione.
IL RISCHIO INCENDIO
Una delle sorgenti di innesco meno conosciute e
quindi più subdole, è l’elettricità statica, che può
causare gravi disgrazie ed è una delle sorgenti di
ignizione di più difficile controllo; sono pochissime
le operazioni nelle quali non è presente.
L’elettricità statica si genera per attrito e
scivolamento di materiali isolanti, pulegge, cinghie,
o per passaggio di solidi, liquidi o gas ad alta
velocità, attraverso strette aperture o condotte.
IL RISCHIO INCENDIO
Il singolare fenomeno è avvertito dalle persone che calzano
scarpe con suole di gomma: in tal caso si caricano di elettricità
statica nei loro movimenti e possono dar luogo a scintille
avvicinandosi ad oggetti metallici messi a terra.
L’indossare tessuti di fibra sintetica può aggravare in maniera
allarmante la formazione di elettricità statica sulle persone.
La possibilità che si generino scintille causate dall’elettricità
statica aumenta se l’aria ambiente presenta un’umidità inferiore
al 50%.
IL RISCHIO INCENDIO
COMBUSTIONE DEI SISTEMI GASSOSI
LIMITI DI INFIAMMABILITA’
Quando sia il comburente che il combustibile sono dei
gas, una volta che in un sol punto di essi sono raggiunte
le condizioni necessarie e sufficienti per la combustione,
questa si propaga a tutto il sistema con una rapidità tale
che, nella maggior parte dei casi, è preclusa ogni
possibilità di attivo intervento.
In tal caso si parla di fenomeni di:
deflagrazione o peggio ancora di esplosione.
IL RISCHIO INCENDIO
QUANDO SI VERIFICANO ?
Quando la proporzione fra combustibile (gas) e comburente (aria) è compresa fra due
limiti ben precisi; in tali casi si creano quelle condizioni limite che permettono, come si
è detto, l’esplosione.
LIMITI
I limiti sono espressi sotto forma di percentuale (di gas rispetto all’aria).
Si conoscono e si definiscono due limiti di infiammabilità per ogni gas o vapore
combustibile e precisamente il limite inferiore ed il limite superiore, che
rispettivamente corrispondono alla più bassa e alla più alta concentrazione in volume
del gas combustibile nella miscela al di sotto e al di sopra della quale non è più
possibile che l’ignizione iniziata in un punto di essa possa propagarsi a tutta la miscela
presente.
L’ignizione di queste miscele è possibile solo quando la loro composizione è compresa
nei limiti di infiammabilità.
IL RISCHIO INCENDIO
DEFINIZIONE DELLE CLASSI DI INCENDIO
In base al tipo di combustibile
sono state definite le seguenti classi:
CLASSE A
fuochi di materiali solidi, generalmente di natura organica, la
cui combustione avviene con produzione di braci
LEGNO – CARBONE – CARTA – TESSILI – GOMMA - PLASTICHE
IL RISCHIO INCENDIO
DEFINIZIONE DELLE CLASSI DI INCENDIO
In base al tipo di combustibile
sono state definite le seguenti classi:
CLASSE B
fuochi di liquidi o di solidi che si possono liquefare
BENZINA – GASOLIO – KEROSENE - SOLVENTI INFIAMMABILI
IL RISCHIO INCENDIO
DEFINIZIONE DELLE CLASSI DI INCENDIO
In base al tipo di combustibile
sono state definite le seguenti classi:
CLASSE C
fuochi di gas infiammabili
METANO – ACETILENE – GPL - CLORURO DI VINILE - AMMONIACA
IL RISCHIO INCENDIO
DEFINIZIONE DELLE CLASSI DI INCENDIO
In base al tipo di combustibile
sono state definite le seguenti classi:
CLASSE D
fuochi di metalli e di sostanze chimiche contenenti
ossigeno comburente
SODIO-POTASSIO – MAGNESIO – ALLUMINIO – PEROSSIDI
NITRATI CLORATI - PERCLORATI
IL RISCHIO INCENDIO
DEFINIZIONE DELLE CLASSI DI INCENDIO
In base al tipo di combustibile
sono state definite le seguenti classi:
CLASSE E
Incendi di apparecchiature elettriche
TRASFORMATORI - ARMADI ELETTRICI – QUADRI - INTERRUTTORI
CAVI
IL RISCHIO INCENDIO
INTERVENTI DI PREVENZIONE
MISURE TECNICHE
impianti e depositi
sicuri
manutenzione
impianti
adeguata protezione
scariche atmosferiche
MISURE ORGANIZZATIVE PROCEDURALI COMUNICATIVE
ridurre al minimo le sostanze pericolose
ordine e pulizia
procedure di sicurezza per l’impiego di
fiamme libere
sorveglianza sul comportamento degli
operai
formazione interna e addestramento
IL RISCHIO INCENDIO
INTERVENTI DI PROTEZIONE
PROTEZIONE PASSIVA
PROTEZIONE ATTIVA
Corretta ubicazione
dell’attività
Realizzazione di impianti di rilevazione incendi
automatica
Rispetto di distanze di
sicurezza
Realizzazione di impianti di allarme
Elementi strutturali resistenti
al fuoco
Idonea areazione dei locali
Corretta realizzazione delle
vie di esodo
Adozione di materiali in base
alla reazione al fuoco
Realizzazione di impianti di controllo e scarico di
fumi
Realizzazione di impianti di spegnimento fissi
Realizzazione di impianti di illuminazione di
emergenza
Formazione del personale
Adozione di idonei mezzi di estinzione
IL RISCHIO INCENDIO
RESISTENZA AL FUOCO
"Attitudine di un elemento da costruzione (componente o struttura) a conservare secondo un programma termico prestabilito e per un tempo determinato - in tutto o
in parte: la stabilità "R", la tenuta "E", l'isolamento termico "I", così definiti:
- stabilità: attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza
meccanica sotto l'azione del fuoco;
- tenuta: attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare nè produrre
se sottoposto all'azione del fuoco su un lato fiamme, vapori o gas caldi sul lato non
esposto;
- isolamento termico: attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un
dato limite, la trasmissione del calore".
IL RISCHIO INCENDIO
Pertanto:
- con il simbolo "REI" si identifica un elemento costruttivo che deve
conservare, per un tempo determinato, la stabilità, la tenuta e l'isolamento
termico;
- con il simbolo "RE" si identifica un elemento costruttivo che deve
conservare, per un tempo determinato, la stabilità e la tenuta;
-con il simbolo "R" si identifica un elemento costruttivo che deve conservare,
per un tempo determinato, la stabilità.
In relazione ai requisiti dimostrati, gli elementi strutturali vengono classificati
da un numero che esprime i minuti primi.
Per la classificazione degli elementi non portanti il criterio "R" è
automaticamente soddisfatto qualora siano soddisfatti i criteri "E" ed "I".
IL RISCHIO INCENDIO
La resistenza al fuoco di una struttura rappresenta la proprietà di
un elemento da costruzione di continuare ad esercitare la sua
funzione portante o di ostacolo alla propagazione del fuoco e del
calore per un certo tempo, anche se sottoposto alle alte
temperature che si sviluppano durante un incendio.
Si parla infatti di resistenza al fuoco di elementi portanti quali: i
muri, i solai, le travi, i pilastri ed anche di resistenza al fuoco di
elementi non portanti quali: porte, controsoffitti, solai o pareti
con esclusiva funzione tagliafuoco.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI - Acqua
E’ la più comune e diffusa sostanza estinguente, sia per la facile reperibilità sia
per il costo (praticamente trascurabile).
Agisce sul fuoco per raffreddamento, separazione e diluizione:
- il raffreddamento si ha per:
asportazione del calore richiesto per l’evaporazione dell’acqua;
- la separazione si ha per:
formazione di uno strato impermeabile tra il combustibile ed il comburente,
ciò è possibile solamente quando il combustibile è più pesante dell’acqua e
non è con essa solubile; infine, rimozione del combustibile dalla zona di
combustione.
.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI - Acqua
-diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua (come alcool, aldeidi,
ecc.) innalzandone la temperatura di infiammabilità ed abbassandone la
tensione del vapore fino a che i vapori infiammabili fuoriuscenti dalla fase
liquida non riescono più a formare con l’aria una miscela infiammabile.
Nello spegnimento degli incendi, l’acqua può essere usata sotto forma di:
- getto pieno
- spray
Il getto pieno, in genere, si usa quando l’incendio è così esteso da richiedere
lunghe gettate, oppure quando è necessaria un’azione di penetrazione
all’interno del combustibile.
.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI - Acqua
L’acqua sotto forma di spray, più o meno finemente nebulizzata, rappresenta
l’uso più razionale di questo estinguente.
Infatti consente:
- minori consumi (maggiore disponibilità di riserva);
- di non avere impatti violenti e proiezione di sostanze incandescenti
- massimo effetto di raffreddamento per evaporazione;
- massimo effetto di diluizione;
- evita pericoli di traboccamenti
ed in genere tutti quei pericoli e danni connessi con un notevole apporto di
acqua antincendio.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI - Acqua
L’acqua, nella lotta contro gli incendi, può essere utilmente usata sia come:
REPRESSIONE
- per incendi di sostanze solide combustibili (incendi di categoria “A”)
- per incendi di liquidi infiammabili medi e pesanti (poco volatili) soprattutto
sotto forma di acqua nebulizzata
o come:
PROTEZIONE
- per proteggere dall’irraggiamento termico strutture ed impianti
- per la realizzazione di barriere di contenimento o sbarramento
- per la diluizione di spandimenti di liquidi infiammabili idrosolubili
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI - Acqua
L’ACQUA NON DEVE ESSERE USATA PER:
- incendi che coinvolgono apparecchiature elettriche, infatti, essendo
un’ottima conduttrice di energia elettrica, si hanno innanzitutto seri rischi di
elettrocuzione per l’operatore;
- incendi di metalli (come sodio, potassio, alluminio puro, ecc.) che reagiscono
violentemente con l’acqua.
- incendi di liquidi infiammabili non miscibili e più leggeri dell’acqua (benzina,
gasolio, olio lubrificante, ecc.)
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI – Le Polveri Estinguenti
Gli agenti estinguenti denominati genericamente
“POLVERI ANTINCENDIO”, consistono in una miscela di
polveri a base di bicarbonato di sodio o bicarbonato di
potassio, o solfato di ammonio o fosfato di ammonio,
con additivi vari che ne migliorano l’attitudine
all’immagazzinamento, la fluidità, l’idrorepellenza e in
alcuni casi la compatibilità con le schiume.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI – Le Polveri Estinguenti
Gli additivi più comuni funzionano come rivestimento
esterno delle particelle delle polveri per renderle più
scorrevoli e resistenti all’impaccamento, dovuto
all’umidità ed alle vibrazioni.
Tali additivi consistono soprattutto in stearati metallici,
siliconi e cariche minerali come silice, calcio, carbonato
di calcio e fosfato di calcio.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI – Le Polveri Estinguenti
Le polveri chimiche sono stabili sia alle basse che alle
alte temperature.
Per quanto riguarda la tossicità, i componenti usati
nelle polveri sono presentati come non tossici, tuttavia,
la scarica di grandi quantità può causare difficoltà
temporanee di respirazione durante ed
immediatamente dopo la scarica stessa.
IL RISCHIO INCENDIO
PROPRIETÀ DI ESTINZIONE INCENDI E MECCANISMO DI AZIONE
Per quanto riguarda l’azione estintrice delle polveri, pur se il meccanismo
d’azione non è conosciuto completamente, si possono nondimeno elencare gli
effetti principali che le stesse esplicano nell’estinzione di un incendio.
EFFETTO DI SOFFOCAMENTO
Consiste nell’impedire il contatto tra combustibile e comburente.
Viene ottenuto “spostando” (da cui anche il termine di “effetto di spostamento”) il
comburente con un gas inerte.
Ad esempio, nel caso d’impiego di bicarbonato di sodio, dalla reazione chimica si ha
sviluppo di anidride carbonica (CO2) che esplica il suddetto effetto di soffocamento.
IL RISCHIO INCENDIO
EFFETTO DI RAFFREDDAMENTO
Consiste nell’abbassare la temperatura del sistema incendiato al di
sotto della temperatura di accensione.
EFFETTO DI CATALISI NEGATIVA
Riduzione dei radicali che si formano negli incendi.
IL RISCHIO INCENDIO
L’azione prevalente di estinzione delle polveri è
verosimilmente dovuta ad un meccanismo
chimico-fisico di rottura della reazione a catena della
combustione, ma in ogni caso si hanno anche le azioni
di separazione, diluizione e raffreddamento.
IL RISCHIO INCENDIO
Infatti la polvere, formando una densa nuvola, soffoca il fuoco
separando il combustibile dall’ossigeno; anche depositandosi in
strato sul combustibile, la polvere contribuisce ad impedire il
contatto con l’ossigeno dell’aria.
Inoltre alcune polveri, come il fosfato ammonico decomposto
dall’azione del calore, lasciano sul combustibile un residuo vischioso
che impedisce il contatto con l’ossigeno, estinguendo così la
combustione e prevenendo nuove accensioni.
IL RISCHIO INCENDIO
Il bicarbonato di sodio e di potassio, quando riscaldati, si dissociano
in anidride carbonica e vapor d’acqua e sottraggono calore alla
combustione (raffreddamento).
Per contro, l’anidride carbonica ed il vapor d’acqua prodotti,
contribuiscono alla diluizione dell’ossigeno (soffocamento).
IL RISCHIO INCENDIO
USI E LIMITAZIONI
Le polveri sono idonee anche per estinguere liquidi infiammabili,
ma esse non producono una durevole atmosfera inerte sopra la
superficie di un liquido infiammabile; di conseguenza, il loro uso
potrebbe non condurre alla completa estinzione se le sorgenti di
reignizione, come le superfici di metallo rovente, continuano ad
essere presenti.
Essendo, dal punto di vista elettrico, non conduttrici, le polveri
possono essere utilmente usate per incendi di impianti ed
apparecchiature elettriche sotto tensione.
IL RISCHIO INCENDIO
USI E LIMITAZIONI
Le polveri sono pure efficaci per incendi di combustibili solidi, con
l’ausilio supplementare di getti d’acqua per estinguere le braci che
covano alla base.
Esistono altresì delle polveri speciali per incendi di metalli, quali:
magnesio, alluminio, litio, zirconio, potassio, calcio, titanio, sodio e
bario.
Le polveri non devono essere usate su apparecchiature
elettroniche dove sono installati delicati componenti perché
potrebbero rendere l’installazione non operativa.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI – Anidride Carbonica (CO2)
Un altro agente estinguente comunemente impiegato nelle estinzioni degli
incendi è l’anidride carbonica (CO2 ) che sfrutta la duplice azione di
soffocamento e di raffreddamento.
Infatti, l’anidride carbonica immessa in un ambiente da proteggere, abbassa
la concentrazione dell’ossigeno nell’aria, sostituendosi in parte ad esso fino
a rendere impossibile il processo di combustione.
Inoltre, produce un sensibile raffreddamento delle sostanze in combustione
provocato dalla rapida espansione e conseguente evaporazione del gas: in
tal modo assorbe dall’ambiente una notevole quantità di calore.
IL RISCHIO INCENDIO
SOSTANZE ESTINGUENTI – Anidride Carbonica (CO2)
Per la sua caratteristica di gas, inoltre, l’anidride carbonica presenta altri
aspetti positivi che altri prodotti estinguenti non hanno, e precisamente:
- non bagna, non corrode né sporca, di conseguenza non altera
minimamente i materiali su cui viene impiegata;
- può essere usata con sicurezza su apparecchiature elettriche, non essendo
conduttrice;
- il suo impiego è consigliato specialmente nei laboratori dove risiedono
apparecchiature delicate, sia per fragilità (ad es. vetrerie di laboratorio)
come pure strumentazioni varie.
Essendo elettricamente non conduttore, l’anidride carbonica è largamente
usata negli incendi di impianti elettrici.
IL RISCHIO INCENDIO
USI E LIMITAZIONI
L’uso dell’anidride carbonica è indicato per incendi di locali chiusi, ove di
trovino apparecchiature molto delicate, oppure archivi o ancora laboratori
chimici, perché non provoca danni e, una volta evaporata, non lascia traccia
sulle apparecchiature dove è stata usata.
All’aperto ovviamente si diluisce e si disperde velocemente.
All’interno dei locali chiusi può dare luogo all’interno a soffocamento.
L’anidride carbonica non è un estinguente adatto per fuochi di tipo A (legna,
carta, stoffe, ecc.)
IL RISCHIO INCENDIO
ESTINTORI
SECONDO LA NORMATIVA, TUTTI I TIPI DI ESTINTORI DEVONO
RIPORTARE BEN VISIBILI LE SEGUENTI DICITURE E SIMBOLI:
Il colore di tutti gli estintori deve essere il “ROSSO”.
Nei casi in cui l’estintore contenga come agente estinguente un gas
compresso (es. CO2), l’estintore deve avere l’ogiva colorata, secondo
le prescrizioni di legge.
IL RISCHIO INCENDIO
ESTINTORI
L’estintore dovrà portare un’etichetta
con su scritto:
1 - la parola “ESTINTORE”, tipo e carica,
la classe d’incendio appartenente
2 - modalità d’uso ed eventuali simboli
rappresentanti le classi d’incendio per
cui l’estintore è idoneo
estintore può causare la formazione di
sostanze pericolose”
IL RISCHIO INCENDIO
ESTINTORI
3 - eventuali pericoli derivanti
dall’uso dello stesso: per gli
estintori ad idrocarburi alogenati è
obbligatoria la menzione
“l’utilizzazione di questo estintore
può causare la formazione di
sostanze pericolose”
IL RISCHIO INCENDIO
ESTINTORI
4 - indicazioni varie tra cui:
- carica e propellente
- temperature, limiti di utilizzazione,
estremi dell’approvazione Ministeriale
5 - dati del responsabile dell’apparecchio: anno di fabbricazione
(la posizione dei dati caratteristici varia da casa a casa, a libera
scelta).
IL RISCHIO INCENDIO
TIPI DI ESTINTORI
ESTINTORI PORTATILI A MANO
Concepiti per essere portati ed utilizzati a mano hanno,
pronti all’uso, una massa non superiore a 20 Kg.)
ESTINTORI NON PORTATILI - CARRELLATI
Montati su ruote o su carrelli e concepiti per essere
trainati a mano hanno, pronti all’uso, una massa non
superiore a 300 Kg.)
IL RISCHIO INCENDIO
MANUTENZIONE DEGLI APPARECCHI ESTINGUENTI -DEFINIZIONI
I criteri per effettuare la sorveglianza, il controllo, la revisione ed il collaudo degli estintori
sono indicati nella norma UNI 9994. Si considera:
Sorveglianza: misura di prevenzione atta al controllo periodico ed effettivo dell’estintore
per rilevare e correggere eventuali non conformità.
Controllo: misura di prevenzione almeno semestrale atta a verificare l’efficienza
dell’estintore tramite l’effettuazione di una serie di accertamenti tecnici indicati nella
norma (verifica e pesata delle cariche e dei propellenti, misurazioni manometriche, ecc.).
Revisione: misura di prevenzione di frequenza almeno pari a quella indicata nel
prospetto, atta a verificare, e rendere perfettamente efficiente l’estintore, tramite
l’effettuazione di una serie di accertamenti ed interventi indicati nella norma tra i quali la
ricarica (o sostituzione dell’agente estinguente)
IL RISCHIO INCENDIO
ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
UBICAZIONE DELLE ATTREZZATURE DI SPEGNIMENTO
Gli estintori portatili devono:
• essere ubicati preferibilmente lungo le vie di uscita
• in prossimità delle uscite
• dove si trovano le persone quando un incendio accade
IL RISCHIO INCENDIO
REGOLE FONDAMENTALI PER L’USO DEGLI ESTINTORI
Per un efficace intervento con estintori portatili, dopo aver scelto il tipo più idoneo
a disposizione e averlo attivato secondo le istruzioni d’uso, occorre:
1 - agire con progressione, iniziando lo spegnimento dal focolaio più vicino sino a
raggiungere il principale, dirigendo il getto alla base delle fiamme e avvicinandosi
il più possibile senza pericoli per la persona.
IL RISCHIO INCENDIO
REGOLE FONDAMENTALI PER L’USO DEGLI ESTINTORI
2 - erogare con precisione, evitando gli sprechi e operare a giusta distanza per
colpire il fuoco con un getto efficace.
Una prima erogazione a ventaglio di sostanza estinguente può essere utile con
alcune sostanze estinguenti a polvere per poter avanzare in profondità e aggredire
da vicino il fuoco.
IL RISCHIO INCENDIO
REGOLE FONDAMENTALI PER L’USO DEGLI ESTINTORI
Per un efficace intervento con estintori portatili, dopo aver scelto il tipo più idoneo
a disposizione e averlo attivato secondo le istruzioni d’uso, occorre:
3 - non erogare contro vento né contro le persone
4 - non erogare sostanze conduttrici della corrente elettrica su impianti ed
apparecchiature in tensione.
IL RISCHIO INCENDIO
REGOLE FONDAMENTALI PER L’USO DEGLI ESTINTORI
5 - Nel caso di erogazione contemporanea con 2 o più estintori, gli operatori
devono agire parallelamente o fino a formare un angolo massimo di 90°.
IL RISCHIO INCENDIO
REGOLE FONDAMENTALI PER L’USO DEGLI ESTINTORI
6 - Nel caso di erogazione su liquido infiammato in recipiente aperto, operare in
modo da evitare spandimenti di liquido infiammato, facendo rimbalzare
l’estinguente sul lato interno del recipiente opposto a quello di erogazione.
FUGHE
DI GAS
7 - Nel caso di erogazione su parti in tensione, a prescindere dalla scelta della
sostanza (che non deve risultare conduttrice), l’operatore deve mantenersi a
distanza di sicurezza dalle parti in tensione stesse.
IL RISCHIO INCENDIO
PERICOLI E CONSIGLI DI PREVENZIONE DURANTE LO
SPEGNIMENTO DEGLI INCENDI
Di seguito saranno elencati alcuni criteri che si consiglia di seguire in
caso di principio di incendio.
Esaminare quale potrà essere il percorso di propagazione più
probabile delle fiamme e scegliere in conseguenza i punti di attacco.
Facendo ciò si eviterà di venirsi a trovare in posizioni pericolose o
addirittura circondati dalle fiamme.
Non procedere su terreno cosparso di sostanze facilmente
incendiabili (segatura, carta, erba disseccata, sterpaglie ecc.).
IL RISCHIO INCENDIO
PERICOLI E CONSIGLI DI PREVENZIONE DURANTE LO
SPEGNIMENTO DEGLI INCENDI
Operare a distanza di sicurezza, compatibilmente con la lunghezza
del getto che l’estintore è in grado di erogare. La distanza dovrà
variare con le dimensioni dell’incendio, cioè con la quantità di calore
irradiato e con la lunghezza del getto consentita dall’estintore.
Durante lo spegnimento, avanzare dove è stato appena estinto il
fuoco solo se è assolutamente esclusa la possibilità di riaccensione.
IL RISCHIO INCENDIO
PERICOLI E CONSIGLI DI PREVENZIONE DURANTE LO
SPEGNIMENTO DEGLI INCENDI
Non passare o sostare in vicinanza di recipienti chiusi contenenti
liquidi o gas in quanto a causa del calore provocato dall’incendio
può verificarsi una pericolosa elevazione di pressione nel loro
interno con possibilità di scoppio.
Non avvicinarsi a recipienti aperti contenenti liquidi infiammabili,
soprattutto quelli a bassa temperatura di accensione (es.: benzina,
kerosene, solventi): in occasione di grossi incendi, il calore irradiato
può essere sufficiente a determinare l’innesco.
IL RISCHIO INCENDIO
PERICOLI E CONSIGLI DI PREVENZIONE DURANTE LO
SPEGNIMENTO DEGLI INCENDI
Mettere al corrente un’altra persona delle proprie intenzioni per ricevere
soccorso in caso di necessità.
Fare attenzione alle superfici vetrate (porte, finestre, ecc.) che a causa del calore
e della pressione generati dal fuoco possono improvvisamente scoppiare.
Sottrarsi a fumi sia assumendo posizioni particolari che evitando i luoghi dove essi
ristagnano.
Permanere nei locali solo il tempo indispensabile, generalmente non più di 60s,
per limitare al massimo il tempo di inalazione di gas e vapori tossici o asfissianti.
IL RISCHIO INCENDIO
ALTRE ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
NASPI E IDRANTI
Naspi e idranti devono:
• ubicati in punti visibili
• Accessibili
• lungo le vie di uscita
• ogni installazione di mezzi di spegnimento di tipo manuale deve
essere evidenziata con apposita segnaletica
IL RISCHIO INCENDIO
ALTRE ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
NASPI
Le reti idriche con naspi vengono di
solito collegate alla normale rete
sanitaria, dispongono di tubazioni in
gomma avvolte su tamburi girevoli e
sono provviste di lance da 25 mm
con getto regolabile (pieno o
frazionato) con portata di 50 lt/min
ad 1,5 bar.
IL RISCHIO INCENDIO
ALTRE ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI
IDRANTI A MURO
Gli idranti vengono anch’essi collegati alla
normale rete, dispongono di tubazioni
avvolte su tamburi girevoli e sono provviste
di lance con getto regolabile (pieno o
frazionato) con portata di 120 lt/min ad 2
bar.
MANCATA GESTIONE DELLA SICUREZZA
IL RISCHIO INCENDIO
ATTENZIONE!!! RICORDA CHE:
• Prima di utilizzare l’acqua come agente di
estinzione bisogna togliere tensione agli impianti
elettrici (un addetto deve essere appositamente
incaricato per tale compito).
• L’uso dei naspi e degli idranti deve essere
riservato al personale che è stato adeguatamente
addestrato in corsi di formazione.
IL RISCHIO INCENDIO
PRESTARE ATTENZIONE A:
• I depositi e all’utilizzo di materiali
infiammabili e facilmente combustibili;
• all’utilizzo di fonti di calore;
• agli impianti ed apparecchi elettrici;
• alla presenza di fumatori;
• ai lavori di manutenzione e
ristrutturazione;
• ai rifiuti e scarti combustibili;
• alle aree non frequentate.
IL PIANO DI EMERGENZA
IL PIANO DI EMERGENZA
INTRODUZIONE
DATI STATISTICI DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO
In Italia 600.000 interventi di soccorso tecnico urgente di cui
circa 40.000 correlati ad emergenze verificatesi in attività
lavorative.
L’ORGANIZZAZIONE È FONDAMENTALE poiché individua tutte le
procedure per affrontare i primi momenti dell’emergenza in
attesa dei VVF.
IL PIANO DI EMERGENZA
Lo strumento basilare è il PIANO DI EMERGENZA ossia quel
documento che contiene le informazioni-chiave per ottenere i
seguenti obiettivi:
• salvaguardia ed evacuazione delle persone
• messa in sicurezza degli impianti di processo
• confinamento dell’incendio
• protezione dei beni e delle attrezzature
• estinzione completa dell’incendio
IL PIANO DI EMERGENZA
FATTORI DETERMINANTI delle CAUSE di un
INCENDIO
• mancanza di efficaci sistemi di prevenzione
• segnalazione non tempestiva
• scarsa conoscenza dei luoghi
• vie di fuga insufficienti
• carenza di protezione attiva e passiva
• mancanza di un piano di emergenza
IL PIANO DI EMERGENZA
COME AFFRONTARE IL RISCHIO
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
MINIMIZZAZIONE
Riduzione delle probabilità di accadimento
RISCHI RESIDUI
IL PIANO DI EMERGENZA
METODOLOGIA di VALUTAZIONE del RISCHIO INCENDIO
• Predisposizione di schede di rilevazione dati e informazioni
ritenute importanti
• Effettuazione della rilevazione dei dati mediante sopralluogo
con la partecipazione del RLS
IL PIANO DI EMERGENZA
METODOLOGIA di VALUTAZIONE del RISCHIO INCENDIO
• Compilazione delle schede di rilevazione per verificare:
- presenza di estintori e idranti
- illuminazione e segnaletica di sicurezza
- compartimentazione, vie e uscite di emergenza
- utilizzo di bombole di gas medicali
- presenza di apparecchiature elettriche
- presenza di materiali combustibili o infiammabili
IL PIANO DI EMERGENZA
METODOLOGIA di VALUTAZIONE del RISCHIO INCENDIO
…dopodichè…
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
INDICAZIONE delle MISURE
TECNICHE, ORGANIZZATIVE e
PROCEDURALI per MIGLIORARE il
LIVELLO di SICUREZZA
IL PIANO DI EMERGENZA
INTERVENTI DI PREVENZIONE
MISURE ORGANIZZATIVE E
PROCEDURALI
MISURE TECNICHE
Impianti e depositi sicuri
Ridurre al minimo le sostanze pericolose Manutenzione degli Impianti
Mantenere l’ordine e la pulizia
Adeguata protezione dalle Scariche
Prevedere Procedure di Sicurezza per
l’impiego di Fiamme Libere
Sorvegliare i comportamenti del
personale
Formazione interna e addestramento
Atmosferiche
IL PIANO DI EMERGENZA
ASPETTI FONDAMENTALI DEL PIANO D’EMERGENZA
STRATEGIA
TATTICA
Definizione dei Compiti
Modalità con cui Svolgerli
LOGISTICA
Strumenti Necessari
IL PIANO DI EMERGENZA
DEFINIZIONE dei LIVELLI di EMERGENZA
EMERGENZA LIMITATA
Situazioni facilmente controllabili anche dal solo
personale che non comportano estensione del rischio.
E’ comunque attivata la procedura di chiamata della
squadra di emergenza.
Può essere necessaria l’evacuazione del locale
interessato
IL PIANO DI EMERGENZA
DEFINIZIONE dei LIVELLI di EMERGENZA
EMERGENZA ESTESA
Situazioni non controllabili dalla sola Squadra di
Emergenza ma che necessitano della mobilitazione di
forze esterne.
Viene attivata la procedura di chiamata dei soccorsi.
Può essere necessaria l’evacuazione del piano o in casi
estremi, dell’intero fabbricato.
DIAGRAMMA DI FLUSSO DELL’EMERGENZA
ALLARME LIMITATO
Situazione controllabile dalla
Squadra di Emergenza
REPARTO IN
EMERGENZA
REPARTO
ADIACENTE O
SOTTOSTANTE
SQUADRA DI
EMERGENZA
ALTRO REPARTO
per sostituzione
VVF
CENTRALINO
GESTIONE
IMPIANTI
DIRETTORE
SANITARIO
COMUNICAZIONI
SPOSTAMENTI
ALLARME
DIAGRAMMA DI FLUSSO DELL’EMERGENZA
ALLARME ESTESO
Situazione non controllabile
dalla Squadra di Emergenza
SQUADRA DI
EMERGENZA
CENTRALINO
PORTINERIA
118
COMITATO DI
EMERGENZA
IL PIANO DI EMERGENZA
PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
• valutare se esiste la possibilità di estinguere l’incendio con i
mezzi a portata di mano
• non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se
non si è sicuri di riuscirvi
• chiamare immediatamente i VVF
• intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.
• limitare la propagazione del fumo e del fuoco chiudendo le
porte di accesso
IL PIANO DI EMERGENZA
PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
•iniziare l’opera di estinzione garantendosi una via di fuga
dietro le spalle
• accertarsi che la struttura nel frattempo venga evacuata
• nell’impossibilità di controllare l’evento attendere i VVF e
fornire loro precise indicazioni
IL PIANO DI EMERGENZA
PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI ALLARME
• mantenere la calma (la conoscenza delle procedure e
l’addestramento periodico sono di grande aiuto)
• attenersi a quanto previsto nel Piano di Emergenza
• evitare di trasmettere il panico ad altre persone
• prestare assistenza a chi si trova in difficoltà
• allontanarsi ordinatamente dal luogo interessato
• non rientrare nella struttura fino a quando non vengono ripristinate
le condizioni di normalità
IL PIANO DI EMERGENZA
…Se…
EVOLUZIONE NEGATIVA
SITUAZIONE DI EMERGENZA
FALLIMENTO DELLE MISURE
PREVENTIVE E DI INTERVENTO
EVACUAZIONE
IL PIANO DI EMERGENZA
…Ricordando che…
I CORRIDOI DI ESODO NON DEVONO MAI ESSERE DI LARGHEZZA
INFERIORE A 120 m E COMUNQUE MULTIPLO DI 60 cm
45
60
CORPO ELLISSE : dimensioni di ingombro di un
uomo medio inserito in un rettangolo
IL PIANO DI EMERGENZA
Modalità ottimale di esodo
Movimento
impedito
Movimento
regolare
Probabilità di
panico
Massimo
flusso
IL PIANO DI EMERGENZA
LUOGHI SICURI
EVACUAZIONE
IN LOCALI DELLO STESSO PIANO
OPPOSTI A QUELLI IN EMERGENZA,
SE COMPARTIMENTATI
(evacuazione orizzontale)
IN LOCALI SITUATI ALMENO DUE
PIANI SOTTO QUELLI INTERESSATI
DALL’EVENTO
(evacuazione verticale)
ALL’ESTERNO PUNTO DI RACCOLTA
(evacuazione totale)
IL PIANO DI EMERGENZA
MODALITA’ DI EVACUAZIONE
EVACUAZIONE RAPIDA
USO DELLE VIE DI FUGA PIÙ VICINE AIUTANDO, SE PRESENTI, LE PERSONE DISABILI
DIVIETO D’USO DEGLI ASCENSORI
IL PIANO DI EMERGENZA
MANUTENZIONI DEL PIANO D’EMERGENZA
POSSIBILI SITUAZIONI CHE RICHIEDONO NECESSARIAMENTE
L’AGGIORNAMENTO DEL PIANO
•introduzione di nuove tecnologie
•modifica degli assetti organizzativi
•cambio di destinazione d’uso dei locali
•impiego significativo di sostanze pericolose
•modifiche strutturali e/o impiantistiche
IL PIANO DI EMERGENZA
VALUTAZIONE DEL PANICO
PER PANICO SI INTENDE UN
COMPORTAMENTO IRRAZIONALE DELLA
FOLLA CHE SI VERIFICA QUANDO OGNI
PERSONA SI CONVINCE CHE IL SUO
COMPORTAMENTO IMMEDIATO PUO’
GARANTIRGLI LA SOPRAVVIVENZA A
DISCAPITO DI QUELLA DEGLI ALTRI.
IL PIANO DI EMERGENZA
VALUTAZIONE DEL PANICO
FATTORI DI PRECIPITAZIONE
•AGITAZIONE PSICOMOTORIA DI UN GRUPPO LIMITATO DI
INDIVIDUI
•ANSIA, ALLARME E IMPROVVISAZIONE NELLE COMUNICAZIONI
•“VOCI” INCONTROLLATE CIRCA LA PRESENZA DI POSSIBILI VIE DI
FUGA
•TENTATIVO DI SMENTIRE LE “VOCI”
•SENSAZIONE DI PASSIVITA’ ED ABBANDONO
•ASSENZA DI UNA LEADERSHIP E DI UN PIANO
.
IL PIANO DI EMERGENZA
OSSERVAZIONI SUL PANICO
•18.5.1896 – MOSCA - 2000 DECESSI QUANDO LO ZAR FECE
GETTARE ALCUNE MONETE D’ORO TRA LA FOLLA;
•2.4.1942- TOKYO 1500 MORTI PER LA RESSA DI FRONTE AD UN
RIFUGIO ANTIAEREO
•28.11.1942 BOSTON 463 MORTI PER UNA PRECIPITOSA FUGA DA
UNA DISCOTECA IN FIAMME
•30.10.1938 NEW YORK - DIVERSI MORTI DANNI, FERITI E FUGA IN
MASSA DALLA CITTA’ IN OCCASIONE DELLA TRASMISSIONE
RADIOFONICA SULLO SBARCO DEI MARZIANI TENUTA DA ORSON
WELLS.
.
IL PIANO DI EMERGENZA
UN ESEMPIO DI COMUNICATO DI EMERGENZA IN EDIFICI COLLETTIVI
“ATTENZIONE PER FAVORE ATTENZIONE.
SI ANNUNCIA CHE UN PRINCIPIO D’INCENDIO E’ STATO
SEGNALATO AL QUINTO PIANO DI QUESTO EDIFICIO.
IL DIRETTORE PREGA LE PERSONE PRESENTI DI DISCENDERE LE
SCALE FINO AL QUARTO PIANO E ATTENDERE LE PROSSIME
ISTRUZIONI. PER FAVORE NON UTILIZZATE L’ASCENSORE MA
UTILIZZATE ESCLUSIVAMENTE LE SCALE. VI PREGHIAMO INOLTRE
DI SPEGNERE LE SIGARETTE “.
(comunicato del FEMA (difesa civile USA) durante l’incendio di un
grande magazzino di NEW YORK 1982)
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
A SCUOLA
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
ATTIVITÀ DI FORMAZIONE - INFORMAZIONE
• NEL CORSO DELL’ANNO SCOLASTICO VERRANNO ESEGUITE
DUE PROVE DI EVACUAZIONE.
L’esercitazione ha lo scopo di “allenare” le persone, facendo
acquisire loro automatismi di comportamento e trasformando
le possibili emergenze in situazioni conosciute, alle quali si
possa reagire con calma e consapevolezza
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
PER QUESTO MOTIVO LE ESERCITAZIONI
DEVONO ESSERE:
• Quanto più possibile aderenti alla realtà;
• Affrontate con serietà da parte di tutti i
soggetti (chi non seguisse le regole stabilite
potrà essere richiamato e subire sanzioni
disciplinari)
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
La prova di evacuazione
ESERCITAZIONE ANTINCENDIO
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
La prova di evacuazione verrà condotta
simulando un incendio all’interno di un locale
della scuola ( verrà scelto uno spazio a
maggior rischio di incendio, ad esempio la
biblioteca, un laboratorio, l’archivio, ecc.).
L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte
fasi tra loro successive:
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
FASE 1)
Riguarda solo le classi presenti nel locale ove
viene simulato l’incendio e il personale presente
nell’area incidentata;
FASE 2)
Riguarda le classi prossime a quelle dove viene
simulato l’incendio;
FASE 3 e 4)
Riguarda tutti gli occupanti della scuola.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
E' NECESSARIO CHE NEL CORSO DELLA PROVA
TUTTI SI ATTENGANO SCRUPOLOSAMENTE, IN
RELAZIONE ALLA FASE DELL'ESERCITAZIONE
CHE LI VEDRÀ COINVOLTI, ALLE PROCEDURE
OPERATIVE RIPORTATE DI SEGUITO.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
In un locale della scuola viene simulato un incendio
Gli insegnanti presenti nel locale devono:
allontanare gli alunni celermente dall’aula, avendo cura,
uscendo, di chiudere la porta del locale;
avvertire personalmente o tramite personale di piano le
classi che si trovano in pericolo imminente (prossime
all’incendio) dando allarme a voce (AL FUOCO), o con
sistema porta a porta;
avvisare con la massima tempestività possibile gli addetti
alla gestione dell’emergenza (eventualmente presenti
lungo le vie di uscita o all’ingresso della scuola);
raggiungere il punto di raccolta stabilito.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
In un locale della scuola viene simulato un incendio
Gli addetti all’emergenza presenti al piano ove viene
simulato l’incendio, o avvertiti del pericolo, devono:
prendere l’estintore più vicino;
portarsi in prossimità del locale per valutare la gravità
del pericolo;
Adoperarsi per l’eliminazione simulando lo
spegnimento con l’estintore;
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene data comunicazione a voce nei locali prossimi
all’incendio
Rilevata l’impossibilità di spegnere l’incendio gli addetti
all’emergenza devono:
avvertire (qualora non sia già stato fatto)personalmente o
tramite personale di piano le classi che si trovano in pericolo
imminente (in vicinanza dell’incendio) dando allarme a voce, o
con il sistema porta a porta;
ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, prima di
abbandonare la parte di edificio interessata dall’incendio, i
locali di piano defilati ( raggiungendo ad esempio i servizi
igienici), controllando che l’area sia stata interamente evacuata,
chiudendo le porte lasciate aperte;
Allertare il Coordinatore dell’emergenza (se non si è già portato
sul posto);
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene data comunicazione a voce nei locali prossimi
all’incendio
Gli insegnanti presenti nei locali allertati devono:
allontanare gli alunni celermente da questo, avendo
cura di prendere il registro di classe e di chiudere le
finestre eventualmente aperte (in collaborazione con
gli allievi) e, alla fine dell’evacuazione, la porta del
locale ;
nelle vie di esodo (corridoi, atri, ecc.) ipotizzando la
presenza di fumo in quantità tale da rendere
difficoltosa la respirazione, proteggere naso e bocca
con un fazzoletto (tutti, sia insegnanti che allievi)
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene diramato l’ordine di evacuazione totale dell’edificio a mezzo di allarme
acustico e sintetizzatore vocale
Gli addetti alla squadra di emergenza devono:
su indicazione del coordinatore dell’emergenza, diramare l’ordine di
evacuazione per tutto l’edificio attivando l’allarme;
simulare la chiamata ai Vigili del Fuoco e/o Pronto Soccorso;
spalancare prontamente i portoni di entrata e di uscita bloccando
eventualmente il traffico veicolare esterno per consentire il raggiungimento
in sicurezza del punto di raccolta;
controllare che il personale attui l’evacuazione nel rispetto di quanto stabilito
nel Piano di Emergenza;
ispezionare se le condizioni ambientali lo consentono, i locali defilati presenti
nel piano di propria competenza;
disattivare il quadro elettrico generale della scuola;
prendere il registro delle presenze degli insegnanti e del personale ATA;
lasciare l’edificio ( terminate le operazioni di evacuazione ) portandosi nel
punto di raccolta.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene diramato l’ordine di evacuazione totale dell’edificio a
mezzo di allarme acustico e sintetizzatore vocale
Al suono dell’allarme gli insegnanti devono:
occuparsi esclusivamente della sezione in cui si opera
provvedendo all’evacuazione dell’aula secondo quanto
stabilito dal piano di emergenza;
al suono del segnale di evacuazione non bisogna
assolutamente far disporre gli allievi sotto i banchi,
(tale comportamento andrà adottato solo in caso di
terremoto, che peraltro essendo un fenomeno
naturale imprevedibile, oltre che avvertibile da parte
di tutta la popolazione scolastica, non necessita di
essere segnalato con un sistema di allarme).
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene raggiunto il punto di raccolta
Gli insegnanti devono:
Compilare il modulo di evacuazione e consegnarlo
immediatamente al responsabile dell’area di raccolta.
Gli addetti alla squadra di emergenza:
restano a disposizione del Responsabile
dell’evacuazione.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
La prova di evacuazione
ESERCITAZIONE TERREMOTO
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
La prova di evacuazione verrà condotta
simulando un allarme sismico, la scossa verrà
rappresentata dal suono intermittente di
avvisatori acustici a gas (TROMBE DA STADIO):
per tutta la durata del suono è da intendersi in
atto la scossa, quando il suono cessa la scossa
è finita.
L’esercitazione si svilupperà in quattro distinte
fasi tra loro successive:
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
FASE 1)
Simulazione terremoto (riguarda tutti gli occupanti della
scuola);
FASE 2)
Aperture porte lungo le vie di esodo (riguarda solo il
personale ATA);
FASE 3)
Evacuazione (riguarda tutti gli occupanti della scuola);
FASE 4)
Appello (riguarda tutti gli occupanti della scuola).
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
E' NECESSARIO CHE NEL CORSO DELLA PROVA
TUTTI SI ATTENGANO SCRUPOLOSAMENTE, IN
RELAZIONE ALLA FASE DELL'ESERCITAZIONE
CHE LI VEDRÀ COINVOLTI, ALLE PROCEDURE
OPERATIVE RIPORTATE DI SEGUITO.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Simulazione terremoto
Il terremoto è un evento naturale chiaramente avvertibile
(escluse le scosse di bassa intensità) per questo non ha
bisogno di un particolare tipo di allarmamento ( es.
allarme, campanella, ecc.);
L’inizio della prova sarà decretato dal suono intermittente
della “tromba da stadio” la quale simula la durata della
scossa, all’inizio della simulazione allievi ed insegnanti
dovranno portarsi sotto i banchi (cattedra e architravi per
gli insegnanti) gli altri lavoratori troveranno riparo sotto i
tavoli o vicino ai muri portanti;
Si rimarrà in tale posizione in attesa che termini il suono
della “tromba da stadio” che simula la scossa.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Apertura porte di emergenza
Terminata la fase di allertamento, il personale facente
parte della squadra di emergenza provvederà:
Ad aprire le porte lungo le vie di esodo, verificandone
la percorribilità;
A diramare su indicazione del coordinatore
dell’emergenza l’ordine di evacuazione per tutto
l’edificio attivando l’allarme;
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Evacuazione
Al segnale di evacuazione gli insegnanti dovranno:
Preparare la classe all’evacuazione ordinando gli alunni in fila;
Contare gli alunni presenti e prendere il registro di classe (nel
registro dovrà sempre essere presente un modulo di
evacuazione);
Verificare che siano rimaste persone nell’aula, chiudere la porta
del locale, mettersi alla testa della classe (nel caso in cui sia
immediatamente rilevata l’assenza di un alunno, usciti dall’aula, il
docente responsabile di classe comunica la notizia al
coordinatore dell’emergenza o alla squadra di emergenza);
Accertare col responsabile dell’evacuazione di ciascun piano che
le vie di fuga siano sgombre, seguire le indicazioni dello stesso
qualora si debbano trovare delle vie alternative;
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Evacuazione
Al segnale di evacuazione gli insegnanti dovranno:
Nel portarsi all’esterno dell’edificio scolastico bisogna restare
sempre lontani da finestre o porte con vetri; lungo le scale
costeggiare sempre le pareti;
Nel caso di alunni in situazione di handicap gli insegnanti di
sostegno si prenderanno cura degli stessi per la loro evacuazione.
Trovandosi fuori dalle aule/sezioni dovranno raggiungere la zona
di sicurezza e non riaccompagnare gli alunni nelle rispettive aule;
Nel corso dell’evacuazione, non è previsto alcun particolare
ordine di uscita;l’insegnante qualora le vie di uscita si presentino
occupate, attenderà che le stesse diventino libere.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Evacuazione
Gli addetti alla squadra di emergenza dovranno:
Bloccare il traffico veicolare esterno per consentire il
raggiungimento in sicurezza del punto di raccolta;
Controllare che il personale attui l’evacuazione nel rispetto
di quanto stabilito nel piano di emergenza;
Ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, i
locali defilati presenti nel piano di propria competenza;
Disattivare il quadro elettrico generale della scuola;
Prendere il registro delle presenze degli insegnanti e del
personale ATA;
Lasciare l’edificio (terminate le operazioni di evacuazione)
portandosi nel punto di raccolta.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Evacuazione
I dipendenti che non hanno incarichi specifici nella
gestione dell’emergenza (amministrativi, insegnanti non
impegnati nelle classi, ecc.), al segnale di evacuazione,
qualora non venga richiesto un loro intervento, potranno
dirigersi al punto di raccolta seguendo le vie di fuga.
LA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Viene raggiunto il punto di raccolta
Gli insegnanti devono:
Compilare il modulo di evacuazione e consegnarlo
immediatamente al responsabile dell’area di raccolta.
Gli addetti alla squadra di emergenza:
restano a disposizione del Responsabile
dell’evacuazione.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Il Responsabile dell’emergenza
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il Responsabile dell’emergenza, individuato nel capo di
istituto o in sua mancanza nel vicario, svolge, nel corso
di un’emergenza compiti direttivi, decidendo in
particolare, di comune accordo con il Coordinatore
delle emergenze, le strategie di intervento.
E’ essenziale la sua presenza continua nella scuola, e in
caso di assenza deve essere sostituito dal vicario o da
persona preventivamente designata (per il vicario non
serve alcuna delega in quanto la sostituzione comporta
lo svolgimento di tutti i compiti propri del DS).
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Scelta del sostituto
Nella scelta del sostituto il Dirigente scolastico tiene
conto dei seguenti aspetti:
Competenze;
Attitudine a prendere decisioni organizzative e
gestionali;
Presenza continua;
Compiti e responsabilità all’interno della scuola.
Oltre a dirigere l’attività durante le emergenze, il
Responsabile mantiene i rapporti con le autorità.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti del Responsabile dell’emergenza
Nello specifico i suoi compiti possono essere sintetizzati nei seguenti
punti:
Ricevuta la segnalazione dell’evento incidentale si porta sul posto
dove riceve tutte le informazioni relative all’emergenza e del suo
evolversi da parte del Coordinatore dell’emergenza;
Ordina, sentito il Coordinatore dell’emergenza, che vengano
interrotte alcune o tutte le attività della scuola e in caso di pericolo
grave ed immediato fa diramare il segnale di evacuazione;
Mantiene rapporti con VV.FF., se intervenuti e con le pubbliche
autorità;
Dichiara la fine dello stato di emergenza indicando i tempi e le
modalità per la ripresa dell’attività scolastica.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Verifica
Il Responsabile dell’emergenza ha inoltre il
compito di verificare:
La compilazione del Registro dei controlli
periodici da parte del Coordinatore
dell’emergenza;
La formazione e l’addestramento periodico del
personale.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Il Coordinatore dell’emergenza
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti del Coordinatore dell’emergenza
Il Coordinatore dell’emergenza, svolge, nel corso
di un’emergenza compiti di coordinamento, i
suoi compiti in vista delle prove di
evacuazione sono:
Verificare la presenza nei registri di classe del
modulo di evacuazione ( il Coordinatore sarà
coadiuvato dall’attività dell’ attività dal
personale di piano della scuola)
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Riunione squadra di emergenza
Il Coordinatore dell’emergenza ha il compito di riunire la Squadra di
emergenza, nel corso dell’incontro si procederà ad effettuare le
seguenti attività:
Esame delle procedure di emergenza;
Distribuzione all’interno della squadra degli incarichi e
compilazione dell’apposito modulo (ad esempio: chi avrà il compito
di disattivare l’impianto elettrico, chi interromperà l’erogazione del
gas nella centrale termica, chi aprirà le porte di emergenza, chi avrà
il compito di contattare telefonicamente i soccorsi, chi prima di
lasciare l’edificio prenderà il registro degli insegnanti e del
personale ATA, ecc.)
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Riunione squadra di emergenza
Esame del segnale di evacuazione (tipo di suono, dove sono ubicati i
pulsanti e se funzionanti);
Verifica dell’accessibilità dei punti di raccolta e delle vie di esodo (qualora
quest’ultime non fossero percorribili è necessario individuare percorsi
alternativi e darne immediato avviso al personale e agli studenti);
Verifica della presenza di allievi con handicap gravi (che necessitano di
accompagnamento), delle indicazioni date dalla Dirigenza circa il loro
trasporto e il personale a questo incaricato;
Individuazione di eventuali punti critici (es. palestra non aggiungibile dal
suono dell’allarme) e dei relativi rimedi (persona che durante
un’emergenza provvederà ad avvisare gli occupanti della palestra).
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il giorno dell’esercitazione dovrà inoltre essere
compilata la scheda relativa alla verifica delle
procedure di emergenza.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Responsabile area raccolta
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Durante un’emergenza o una esercitazione,
raccoglie i moduli di evacuazione, segnalando
immediatamente al Responsabile
dell’emergenza o al suo vice, eventuali
persone disperse o ferite.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Addetto alle comunicazioni esterne
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
L’addetto alle comunicazioni esterne segnala telefonicamente,
su indicazione del Coordinatore delle emergenze o di un
suo incaricato, situazioni di emergenza alle strutture
esterne di soccorso pubblico, fornendo le seguenti
indicazioni:
Descrizione del tipo di incidente che ha determinato
l’emergenza (incendio, esplosione, infortunio, ecc.);
Entità dell’incidente e sua localizzazione all’interno
dell’edificio (piano interrato, terra, fuori terra, ecc.);
Esatta ubicazione della scuola (via, numero civico, città);
Stato di avanzamento dell’evacuazione ed eventuale
presenza di feriti o personale impossibilitato all’esodo
(localizzandolo esattamente);
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Addetto alla lotta antincendio
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti dell’Addetto alla lotta antincendio
Si riportano di seguito le operazioni da compiere
da parte degli addetti alla lotta antincendio in
caso di emergenza. I compiti di seguito
elencati devono essere assolti senza mettere
in pericolo la propria salute e/o vita:
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Portarsi rapidamente sul luogo dell’emergenza;
Segnalare (a voce) tempestivamente lo stato di
pericolo alle persone presenti nei locali ubicati nelle
vicinanze della fonte di pericolo allontanando il
personale non necessario dalla zona di rischio;
Prestare il primo soccorso ad eventuali infortunati;
Attrezzarsi con mezzi di protezione adeguati (se
presenti);
Mettere in azione gli estintori in caso di incendio o
adoperarsi per l’eliminazione del pericolo;
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Qualora il pericolo sia grave e immediato (es. incendio
di grosse dimensioni) segnalare o far segnalare
l’emergenza a tutta la scuola con il sistema di allarme;
Su indicazione del Coordinatore dell’emergenza (o in su
assenza del sostituto) chiamare i Vigili del Fuoco (115)
e/o il pronto soccorso (118);
Controllare (dopo essersi disposti in punti che
permettono il controllo della evacuazione delle classi)
che il personale e gli alunni attuino l’evacuazione nel
rispetto di quanto stabilito dal Piano di Emergenza;
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Vietare l’uso degli ascensori (eventualmente presenti);
Aiutare le persone in stato di agitazione, oppure con difficoltà
motorie (preesistenti o sopravvenute), avvalendosi della
collaborazione degli ausiliari addetti ai disabili o di altro
personale;
Ispezionare, se le condizioni ambientali lo consentono, i locali
di piano (raggiungendo per es. i locali tecnici, i servizi igienici);
Prima di abbandonare la sezione di edificio di propria
competenza, controllare che l’area sia stata interamente
evacuata, chiudendo le porte lasciate aperte;
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Disattivare i quadri elettrici di piano (se necessario
anche il quadro elettrico generale);
Abbandonare la zona interessata dall’emergenza su
disposizione del Coordinatore delle emergenze e/o
dagli operatori esterni di soccorso;
Coadiuvare il Responsabile dell’area di raccolta nella
verifica delle presenza nel punto esterno nel punto
esterno di raccolta.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Gli addetti alla squadra di emergenza
partecipano alle esercitazioni antincendio e
terremoto. Collaborano con il Coordinatore di
emergenza nella compilazione del registro dei
controlli periodici.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Addetto al primo soccorso
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti dell’Addetto al Primo Soccorso
L’addetto al primo soccorso interviene in presenza
di un’emergenza sanitaria (infortunio, malore,
svenimento, ecc.). La sua attività viene prestata
anche nei confronti delle persone (es. genitori)
che essendo presenti nella scuola a vario titolo,
necessitano di assistenza. L’addetto al primo
soccorso venuto a conoscenza di una situazione
di emergenza sanitaria (es. allievo che accusa un
malore) deve:
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Raggiungere l’infortunato prestando le prime cure;
Comunicare l’accaduto, anche avvalendosi di personale
scolastico, al Responsabile delle Emergenze;
Contattare, se necessario i soccorsi sanitari esterni;
E’ obbligo dell’ Addetto al primo soccorso, assistere
l’infortunato fino alla presa in carico da parte del
personale dell’autoambulanza, dei familiari (in caso di
minori),del medico curante o del personale ospedaliero
in caso di trasporto con autovettura;
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
In caso di allarme (evacuazione generale dell’edificio)
L’addetto al primo soccorso deve:
Interrompere immediatamente la propria attività;
Collaborare insieme agli altri componenti della squadra
di emergenza alle operazioni di sfollamento;
Assicurare l’assistenza ad eventuali infortunati;
Contattare se necessario i soccorsi sanitari esterni;
Raggiungere il punto di raccolta esterno solo dopo che
è stata completata l’evacuazione.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
L’incaricato al primo soccorso si tiene aggiornato
sui prodotti chimici eventualmente utilizzati
nella scuola e raccoglie le schede di sicurezza.
Almeno un incaricato, designato dal Dirigente
scolastico Responsabile delle Cassette di
primo soccorso, provvede al controllo
periodico (mensile) della cassetta del Pronto
Soccorso.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure dell’evacuazione
Insegnanti ed allievi
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Procedure per gli insegnanti e gli allievi
Le esercitazioni servono a mettere in pratica le
procedure di esodo e di primo intervento.
E’ compito degli insegnanti dare agli allievi le
informazioni necessarie per prevenire e
fronteggiare eventuali situazioni di emergenza.
A tal fine, all’inizio dell’anno scolastico, e prima
di ogni prova di evacuazione, gli insegnanti
devono provvedere a :
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Dare lettura nella propria classe delle norme di
comportamento in caso di incendio e terremoto
(commentandole ed eventualmente integrandole) e delle
modalità di svolgimento dell’esercitazione antincendio e
terremoto. Può essere utile individuare insieme ai ragazzi le
fasi di maggior rilievo in un’evacuazione, quali ad esempio il
sistema di allarme, le modalità di uscita dalla classe, i
percorsi da seguire, l’ubicazione del punto di raccolta
esterno ed insieme commentarlo;
Verificare con gli allievi la disposizione dei banchi (presenza
di armadi, distanza insufficiente tra i banchi e cattedra,
divieto di poggiare cartelle, libri, ecc. in luoghi che
ostacolino il deflusso, ecc.)
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Segnalare agli allievi i nominativi degli addetti alla squadra
di emergenza (personale a cui rivolgersi in caso di pericolo);
Illustrare attraverso la visione delle planimetrie generali
ubicate nei corridoi e di quelle esposte all’interno delle
aule, i percorsi da utilizzare in caso di evacuazione;
Assegnare gli incarichi di apri fila e serra fila agli allievi.
Controllare la presenza del modulo di evacuazione
all’interno del registro di classe;
Si ricorda che l’attività formativa/informativa svolta dagli
insegnanti su temi inerenti la sicurezza deve essere
riportata nel registro di classe.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
In caso di esercitazione antincendio il segnale di
evacuazione (inizio prova) sarà dato dal suono
della sirena o del sintetizzatore vocale se esistenti
o della campanella;
In caso di esercitazione terremoto, non potendo
utilizzare un allarme acustico (campanella o
sirena), le classi verranno avvisate all’inizio della
prova con il sistema di altoparlanti laddove
presente, o dal personale di piano che diramerà a
voce l’avviso con il sistema porta a porta.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le figure della sicurezza
Responsabile del Servizio Protezione e Protezione
Coordinatori dell’emergenza:
1. Dirigente scolastico
2. Dirigente o Vice Dirigente
3. Primo sostituto: (Direttore Servizi Generali Amministrativi)
4. Secondo sostituto: (Coordinatore Ufficio Tecnico)
5. Terzo sostituto: (Coordinatore Ufficio Tecnico)
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Tutto il personale ATA, se non appartiene alle
squadre antincendio e primo soccorso, forma
la squadra di evacuazione e supporto ai
diversamente abili.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti degli addetti
Il Collaboratore Scolastico
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il collaboratore scolastico deve:
Se si trova nella postazione di piano:
Accertarsi che i locali siano stati evacuati;
Abbandonare l’edificio dalle uscite previste
Se si trova nella postazione centralino:
Diffondere il segnale di allarme secondo le modalità
impartite dal coordinatore delle emergenze
(procedura di allarme come da diagramma di flusso
visto);
Prendere i seguenti documenti: cartella della sicurezza,
firma presenze ditte esterne, firma presenze insegnanti
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti degli addetti
L’assistente tecnico
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
L’assistente tecnico deve:
Lasciare in sicurezza il laboratorio in cui si
trova, effettuando l’intercettazione delle fonti
di energia dai dispositivi presenti;
Abbandonare l’edificio e raggiungere il punto
di raccolta, coordinando la raccolta dei moduli
per il contrappello nella zona assegnata.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Compiti degli addetti
Il personale di segreteria
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il personale di segreteria deve:
Un addetto deve accertarsi che tutti i locali siano
stati evacuati e portarsi sul punto di raccolta;
Gli altri addetti devono prendere l’elenco del
personale ATA, abbandonare l’edificio e portarsi
sul punto di raccolta;
Raccogliere i moduli per il contrappello dagli
insegnanti nelle zone assegnate e portali al
coordinatore.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
In tutti i casi il coordinatore delle emergenze si
accerterà che sia effettuata la chiamata di
soccorso e che venga a conoscenza
dell’evento il dirigente scolastico o chi ne fa le
veci.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Intercettazione generale delle fonti di energia
Gli addetti alla squadra antincendio provvederanno
all’intercettazione delle fonti di energia dai
dispositivi di sgancio generale, con le modalità di
seguito descritte.
Chiamare al piano terra gli ascensori e , dopo
essersi accertati che non vi sia nessuno all’interni,
sganciare l’energia elettrica dai relativi pulsanti di
intercettazione;
Portarsi ad effettuare l’intercettazione generale
dell’energia elettrica.
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Portarsi ad intercettare l’adduzione del
metano, mediante la leva della valvola;
Portarsi ad effettuare l’intercettazione delle
fonti di energia della centrale termica,
mediante il dispositivo di sgancio dell’energia
elettrica e la valvola di intercettazione del
metano;
LE FIGURE NELLA GESTIONE DELL’EMERGENZA
Tutte le operazioni sopradescritte, di diffusione
del segnale di allarme, controllo dei locali,
ecc., devono essere effettuate solo se
sussistono adeguate condizioni di sicurezza;
in caso contrario, è necessario uscire
dall’edificio seguendo il percorso praticabile
più breve e raggiungere se possibile il punto
di raccolta.
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