corso pr ogrammazione html

corso pr ogrammazione html
SOMMARIO
11
LETTORE DI SIM-CARD PER PC
18
RADIOCOMANDO UHF PUNTO-PUNTO A 868 MHZ
28
COMANDO VOCALE 20 / 40 CANALI
35
CORSO DI PROGRAMMAZIONE HTML
40
ANTIFURTO WIRELESS A BATTERIE
48
VIDEO MOTION DETECTOR
57
CORSO DI PROGRAMMAZIONE PIC 16F87X
65
SISTEMA DI NAVIGATORE SATELLITARE NAVISYS
70
RADIOCOMANDO UHF 433 MHZ A 8 / 16 CANALI
Pag. 48
Pag. 18
Pag. 40
ELETTRONICA IN
www.elettr
onicain.it
www.elettronicain.it
Rivista mensile, anno VI n. 52
SETTEMBRE 2000
Direttore responsabile:
Arsenio Spadoni
([email protected])
Responsabile editoriale:
Carlo Vignati
([email protected])
Redazione:
Paolo Gaspari, Clara Landonio, Alessandro Cattaneo,
Angelo Vignati, Alberto Ghezzi, Alfio Cattorini, Andrea
Silvello, Alessandro Landone, Marco Rossi, Alberto Battelli.
([email protected])
DIREZIONE, REDAZIONE,
PUBBLICITA’:
VISPA s.n.c.
v.le Kennedy 98
20027 Rescaldina (MI)
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Estero 10 numeri L. 140.000
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via Bettola 18
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telefax 02-66030320
Stampa:
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Garzanti Verga s.r.l.
via Mazzini 15
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Elettronica In:
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n. 245 il giorno 3-05-1995.
Una copia L. 8.000, arretrati L. 16.000
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caso di pubblicazione, dei compensi stabiliti dall’Editore.
Manoscritti, disegni, foto ed altri materiali non verranno in
nessun caso restituiti. L’utilizzazione degli schemi pubblicati
non comporta alcuna responsabilità da parte della Società
editrice.
2
Collegato alla porta seriale di qualsiasi PC consente di conoscere e modificare, mediante un apposito programma per Microsoft Windows, il contenuto delle SIM per i telefonini GSM e DCS1800, ricaricabili o relative ad abbonamenti di tutti i gestori nazionali ed esteri. Ideale per caricare e scaricare
le rubriche, o per gestire i messaggi SMS.
Trasmettitore e ricevitore a 2 canali a codifica UM86409, realizzati con i
nuovissimi moduli RF Aurel ad 868 MHz, che consentono, seppure con una
minima potenza in antenna, collegamenti sicuri a grande distanza. L’unità
TX può essere attivata mediante pulsanti o tramite tensioni applicate a due
appositi ingressi optoisolati.
Scheda ad alta tecnologia capace di riconoscere da 20 a 40 parole preventivamente memorizzate, associandole ad altrettante combinazioni logiche
visualizzate mediante un display utile anche durante le fasi dell’apprendimento. Seconda parte.
Internet, terminologia sul mondo delle reti, problemi di routing, gateway e
bridge, protocollo TCP/IP socket di connessione, DNS, protocolli FTP, HTTP,
mail, news e telnet, HTML, introduzione a Java, come allestire un webserver: una full-immersion nel futuro che è già realtà! Quinta puntata.
Centrale d’allarme a 2 zone, provvista di sensori ed attuatori collegati via
radio; la sua principale prerogativa è che funziona completamente a pile,
dunque non va collegata alla rete e perciò risulta insensibile ai black-out, e
non può essere facilmente sabotata. In questo articolo vediamo l’unità base.
Inserito in una linea TVCC, consente di rilevare l’introduzione o il movimento di una persona nel locale sorvegliato, sfruttando le immagini riprese da
una telecamera e costituendo di fatto un ottimo sensore per sistemi d’allarme o per richiamare l’attenzione del personale di controllo. Dispone di
un’uscita a relè in grado di attivare un videoregistratore sul quale memorizzare le riprese in caso di intrusione.
Lo scopo di questo Corso è quello di introdurvi alla programmazione dei
microcontrollori Flash della famiglia PIC16F87X. Utilizzando una semplice
demoboard e un qualsiasi programmatore low-cost, realizzeremo una completa stazione di test con la quale verificare routine di comando per display
LCD, 7 segmenti, buzzer, e di lettura di segnali analogici e digitali.
Interfaccia che permette di disporre, su di un’autovettura, i dati di posizione
e velocità del mezzo ricavati tramite i satelliti del sistema GPS.
Interfacciabile direttamente con un PC o con il palmare PSION 5.
Comando a distanza in UHF, a 433,92 MHz, realizzato con un trasmettitore a microcontrollore capace, mediante una piccola tastiera a
9 tasti, di controllare fino a 16 diversi canali, e da due unità riceventi,
intelligenti ad autoapprendimento, ciascuna provvista di 8 uscite selezionabili in modalità bistabile o impulsiva. Prima parte.
Mensile associato
all’USPI, Unione Stampa
Periodica Italiana
Iscrizione al Registro Nazionale della
Stampa n. 5136 Vol. 52 Foglio
281 del 7-5-1996.
Elettronica In - settembre 2000
EDITORIALE
Pag. 11
Pag. 28
T, . . .
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H
Pag. 35
Avrete certamente notato
che state sfogliando una
Elettronica In diversa
dal solito, nuova e
completamente rinnovata.
Abbiamo cercato di
rendere la Vostra rivista
ancora più semplice e
chiara nell’esposizione
dei progetti (sempre
all’avanguardia ed
innovativi) senza
tralasciare l’aspetto
grafico e puramente
“editoriale”.
Questo rinnovamento,
avvenuto tramite piccoli
passi e non ancora
terminato, è frutto di
accurate ricerche volte a
perfezionare sia l’aspetto
che i contenuti di
Elettronica In.
Un cambiamento reso
possibile dal costante
impegno del nostro staff
che ci ha consentito di
realizzare una rivista
completamente a colori
(mantenendo inalterato il
prezzo di copertina), più
moderna e piacevole da
sfogliare.
In ogni numero troverete
un sommario che vi
guiderà immediatamente
all’articolo di vostro
maggior interesse e una
breve rubrica editoriale
che tratterà argomenti
di attualità, notizie legate
al mondo dell’elettronica
e dell’informatica, o temi
di particolare interesse
approfonditi dalla
redazione.
Ogni articolo, inoltre,
sarà sempre completato
da schemi, diagrammi
a blocchi e tabelle
riepilogative in
modo da facilitare la
comprensione del
progetto in esame.
Sicuri che i nostri sforzi
per migliorare la
Vostra rivista siano
apprezzati Vi
auguriamo una
buona lettura.
Alberto Battelli
Pag. 65
elenco inserzionisti
Pag. 70
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
Architettronica
Artek
C & P
Digital
Elettromania
Ellerre
Fiera di Gonzaga
Futura Elettronica
Gangi
Grifo
Hitex
Idea Elettronica
RM Elettronica
3
Una serie di prodotti che consentono di collegare qualsiasi periferica dotata di linea seriale ad una LAN di tipo Ethernet.
Firmware aggiornabile da Internet, software disponibile gratuitamente sia per Windows che per Linus.
EM100 Ethernet Module
DS100 Serial Device Server
! Convertitore completo
10BaseT/Seriale;
Realizzato appositamente per collegare
qualsiasi periferica munita di porta seriale ad una LAN tramite una connessione Ethernet. Dispone di un indirizzo
IP proprio facilmente impostabile
tramite la LAN o la porta seriale.
Questo dispositivo consente di realizzare
apparecchiature "stand-alone" per numerose
applicazioni in rete. Software e firmware disponibili gratuitamente.
! Compatibile con il
modulo EM100.
[DS100 - Euro 115,00]
Server di Periferiche Seriali in grado
di collegare un dispositivo munito di
porta seriale RS232 standard ad una
LAN Ethernet, permettendo quindi l’accesso a tutti i PC della rete locale o da
Internet senza dover modificare il software esistente. Dispone di un indirizzo IP ed implementa i protocolli UDP, TCP, ARP e ICMP. Alimentazione a 12 volt con
assorbimento massimo di 150 mA. Led per la segnalazione di stato e la connessione alla rete Ethernet.
[EM100 - Euro 52,00]
EM120 Ethernet Module
[Disponibile anche nella versione con porta multistandard RS232 / RS422 /
RS485, codice prodotto DS100B - Euro 134,00].
Simile al modulo EM100 ma con dimensioni più contenute. L'hardware comprende una porta Ethernet
10BaseT, una porta seriale, alcune linee di I/O
supplementari per impieghi generici ed un processore il cui firmware svolge le funzioni di
"ponte" tra la porta Ethernet e la porta seriale. Il terminale Ethernet può essere connesso direttamente ad una presa RJ45 con filtri mentre dal lato "seriale" è possibile una connessione diretta con microcontrollori, microprocessori,
UART, ecc.
00
DS202R Tibbo
Ultimo dispositivo Serial Device Server
nato in casa Tibbo, è perfettamente
compatibile con il modello DS100 ed è
caratterizzato da dimensioni estremamente compatte. Dispone di porta
Ethernet 10/100BaseT, di buffer
12K*2 e di un più ampio range di alimentazione che va da 10 a 25VDC.
Inoltre viene fornito con i driver per il corretto funzionamento in ambiente
Windows e alcuni software di gestione e di
programmazione.
[EM120 - Euro 54, ]
EM200 Ethernet Module
Si differenzia dagli altri moduli Tibbo per la disponibilità di
una porta Ethernet compatibile 100/10BaseT e per le
ridotte dimensioni (32.1 x 18.5 x 7.3 mm). Il modulo è
pin-to pin compatibile con il modello EM120 ed utilizza lo stesso software messo a punto per tutti gli
altri moduli di conversione Ethernet/seriale.
L'hardware non comprende i filtri magnetici per la
porta Ethernet. Dispone di due buffer da 4096 byte e
supporta i protocolli UDP, TCP, ARP, ICMP (PING) e
DHCP.
00
[DS202R - Euro 134,00]
E’ anche disponibile il kit completo comprendente oltre al Servial Device Server
DS202R, l’adattatore da rete (12VDC/500mA) e 4 cavi che permettono di collegare il DS202R alla rete o ai dispositivi con interfaccia seriale o Ethernet
KIT - Euro 144,00].
[DS202R-K
EM202EV Ethernet Demoboard
[EM200 - Euro 58, ]
Scheda di valutazione per i moduli EM202 Tibbo.
Questo circuito consente un rapido apprendimento delle funzionalità del modulo
di
conversione
Ethernet/seriale
EM202 (la scheda viene fornita con un
modulo). Il dispositivo può essere utilizzato come un Server Device standalone. L'Evaluation board implementa un
pulsante di setup, una seriale RS232 con
connettore DB9M, i led di stato e uno stadio switching al quale può essere applicata la tensione di alimentazione (9-24VDC).
EM202 Ethernet Module
Modulo di conversione Seriale/Ethernet integrato all'interno di un connettore RJ45. Particolarmente compatto, dispone di quattro led di segnalazione posti
sul connettore. Uscita seriale TTL full-duplex e
half-duplex con velocità di trasmissione sino a 115
Kbps. Compatibile con tutti gli altri moduli Tibbo e
con i relativi software applicativi. Porta Ethernet
compatibile 100/10BaseT.
[EM202EV - Euro 102,00]
[EM202 - Euro 69,00]
Tabella di comparazione delle caratteristiche dei moduli Ethernet Tibbo
EM120
EM100
EM200
EM202
Codice Prodotto
Collegamenti
Porta Ethernet
Filtro
Connettore Ethernet (RJ45)
Pin
10BaseT
Interno
RJ45
100/10BaseT
Interno
Interno
Esterno
Esterno
Porta seriale
TTL; full-duplex (adatto per RS232/RS422) e half-duplex (adatto per RS485); linee disponibili (full-duplex mode): RX, TX, RTS, CTS,
DTR, DSR; Baudrates: 150-115200bps; parity: none, even, odd, mark, space; 7 or 8 bits.
Porte supplementari I/O
per impeghi generali
2
5
510 x 2 bytes
40
Ambiente
50
46,2 x 28 x 13
35 x 27,5 x 9,1
Dimensioni Routing buffer
Corrente media assorbita (mA)
Temperatura di esercizio (°C)
Dimensioni (mm)
Titti i prezzi si intendono IVA inclusa.
zi
Prez i per
cial
spe ntità
qua
0
4096 x 2 bytes
220
55° C
32,1 x 18,5 x 7,3
230
40° C
32,5 x 19 x 15,5
Via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331/799775 - Fax. 0331/778112
Disponibili presso i migliori negozi di
elettronica o nel nostro punto vendita
di Gallarate (VA).
Caratteristiche tecniche e vendita on-line:
www.futuranet.it
LETTERE
I CANALI
DELL'ANTIFURTO
Ho da poco finito di costruire la centralina antifurto FT170 (Elettronica In
n° 17) e, pensando di espanderlo, vorrei sapere se i canali radio di cui dispone sono dedicati o possono essere
aumentati, collegando (via radio, s'intende) più sensori. In caso affermativo,
è possibile discriminarli? E poi, si può
comandare con l'uscita un microcombinatore telefonico?
Sergio Cavesin - Venezia
I canali disponibili sono tre, uno dedicato al radiocomando e due per i sensori, da assegnare alla zona 1 ed alla
zona 2; aggiungendo sensori collegati
via radio, occorre impostarne i dipswitch per assegnarli ad una delle zone,
non diversamente. Non è quindi possibile distinguere un sensore dall'altro,
nel senso che l'unica distinzione che la
centralina è in grado di fare riguarda la
zona di appartenenza del sensore che
ha prodotto l'allarme. Quanto al combinatore, si può utilizzare quello proposto nel fascicolo n. 42, comandandolo
con lo scambio libero normalmente
chiuso di RL1; quest'ultimo va connesso con due fili ai punti IN2 del combinatore, impostando il funzionamento di
tale input in modo NC (dip 2 in ON) e
disattivando l'IN1 (dip 1 ON, cioè
chiuso).
LA TRACCIA
E’ AL CONTRARIO
Ho trovato molto interessante l’articolo in cui presentate la pellicola blu per
la fotoincisione, tanto che ho subito
ordinato e provato alcuni fogli. Devo
affermare che il sistema è davvero
comodo e pratico, tuttavia richiede un
minimo di attenzione per via di un dettaglio: quando si fa la stampa o la fotocopia della traccia del circuito stampato, bisogna ricordarsi che il relativo
disegno va preso alla rovescia. Non
avete quindi segnalato che bisogna
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
fotocopiare o stampare la traccia vista
dal lato dei componenti, non dal lato
rame. Dico bene?
Antonio Bassi - Como
E’ esatto: nel descrivere la pellicola
abbiamo forse sorvolato su questo particolare, dando per scontato che ciascuno considerasse il giusto verso per la
ripresa fotolitografica. La cosa è
comunque evidente, perché copiando il
master dal lato rame ed appoggiando
poi sulla basetta la superficie riportante
il disegno, sul lato ramato si ottiene un
disegno visto allo specchio.
Ad ogni modo, se devi stampare il film
blu partendo da un’immagine a computer, devi ricordarti di fare la stampa del
master lato componenti, ovvero di
rovesciare l’immagine prima di mandarla in stampa; a tal proposito serviti
dell’apposita funzione (mirror…) prevista nella gran parte dei programmi
per disegno tecnico e di elaborazione
d’immagine.
Se invece vuoi preparare la pellicola
mediante una fotocopiatrice, devi
prima fare una fotocopia su carta
comune del master rovesciato (visto
dal lato dei componenti) quindi copiare
quest’ultima sulla pellicola blu; otterrai
così l’immagine speculare (ribaltata)
adatta al procedimento.
SERVIZIO
CONSULENZA
TECNICA
Per ulteriori informazioni
sui progetti pubblicati e per
qualsiasi problema tecnico
relativo agli stessi è disponibile il nostro servizio di consulenza tecnica che risponde
allo 0331-577982. Il servizio è
attivo esclusivamente il lunedì dalle 14.30 alle 17.30.
UNA PILA
O LA BATTERIA?
Per mettere in funzione la microspia
telefonica (Elettronica In, fascicolo n.
47) che ho appena realizzato, non
avendo sottomano un batteria ricaricabile da 8,4 V ho montato una pila alcalina da 9 V; sembra che tutto funzioni
correttamente. Quel che vorrei sapere è
se ci potranno essere problemi in futuro, e più o meno quanta sarà l'autonomia d'esercizio.
Giuseppe Romano - Pisa
Una pila alcalina ha più capacità di una
batteria ricaricabile, e usando normalmente la microspia, ovvero supponendo che essa trasmetta per un paio d'ore
al giorno, l'autonomia dovrebbe essere
di almeno un mese. Certo, il circuito di
carica sarà praticamente inutile, sebbene un minimo contributo lo darà
comunque; ad ogni modo, non occorre
scollegare il diodo D1 e la resistenza
R2, tanto non danneggiano in alcun
modo la pila.
LA DISTANZA
DAI TRALICCI
Di tanto in tanto nei quotidiani ed alla
televisione si parla dei pericoli connessi alle linee elettriche ad alta tensione,
e come al solito c’è sempre chi li smentisce e chi li ingigantisce. Per quanto
mi riguarda non so esattamente da che
parte schierarmi, anche perché non ho
sottomano parametri di riferimento o
norme che regolamentano la materia.
Sapete fare un po’ di chiarezza in questa giungla di pareri?
Fabio Filippini - Milano
Non vi è la prova scientifica della pericolosità dei campi elettromagnetici
legati alle linee ad alta tensione o alle
antenne dei telefonini, tuttavia sono
tanti, troppi gli indizi che quantomeno
fanno pensare che siano nocivi. Per
quanto riguarda i campi ad alta frequenza (radiodiffusione, TV, ponti
5
LE FREQUENZE
DELLE SERIALI
fig. 1
radio, cellulari, insomma alta frequenza) la legge (Decreto Ronchi
10/09/1998) ha fissato un’intensità
massima di 6 V/metro, almeno per
quanto riguarda i luoghi in cui le persone soggiornano per oltre 4 ore; per
gli altri sono ammesse intensità maggiori. Quanto ai tralicci dell’alta tensione, attualmente valgono due normative:
un DPCM del 1992, che impone una
distanza minima tra i conduttori ed i
tetti delle case sottostanti di 10 metri
per le linee a 132 KV, 18 m per quelle
a 220 KV e 28 metri per quelle a
380000 volt; la seconda legge è quella
“regionale del Veneto”, che impone
una distanza minima di 150 metri dalla
base del traliccio a quella delle abitazioni circostanti, almeno per le linee
elettriche a 380 KV. Una soluzione a
tale problema consiste nell’interrare i
cavi, il che permette di ridurre i valori
del campo disperso grazie all’effetto
schermante del terreno, tuttavia è pratica poco comune (limitata alle linee a
media tensione 132 KV) anche e
soprattutto perché costa 2,5 volte più
del sistema a tralicci.
volt in continua e 15÷20 milliampère di
corrente, senza bisogno di trasformatori piccoli o grandi; non è neppure uno
switching, ma un semplice alimentatore collegato direttamente alla rete, e
che perciò richiede un minimo di attenzione in quanto un capo dei 220 V è
galvanicamente accoppiato alla linea
ENEL. Il funzionamento è semplice: in
ogni semionda i diodi Zener limitano i
picchi di tensione sugli anodi dei diodi
1N4007 a 12 volt, cosicché tali diodi
devono raddrizzare picchi di ±12 V,
determinando circa 11,5 V tra le armature del condensatore elettrolitico da
470 µF, inserito per livellare perfettamente il potenziale d’uscita. Nota che i
due condensatori da 220 nF vengono
sfruttati come impedenza capacitiva, e
servono ad assorbire gran parte della
caduta di tensione che altrimenti
dovrebbe cadere sulla resistenza zavorra degli Zener; il resistore da 100 ohm
ha il solo scopo di evitare un eccessivo
assorbimento dalla rete, nonché danni
nei diodi raddrizzatori, nel caso si colleghi il circuito alla rete quando la tensione è arrivata in corrispondenza di
uno dei picchi.
Sto preparando un progetto di interfaccia seriale che impiega un UART al
quale si deve fornire dall’esterno un
preciso clock a 1200, 2400, 9600 baud,
e purtroppo non ho sottomano uno
schema adatto a generare le relative
frequenze. Non avete qualcosa di adatto, un circuito di facile preparazione da
suggerirmi?
Alessandro Ceriani - Milano
A piè di pagina (fig. 2) trovi lo schema
elettrico di un semplice baud-rate generator fatto proprio per la tua applicazione, ed utile genericamente per il clock
di dispositivi seriali. E’ composto da un
contatore/divisore con oscillatore
incorporato di tipo 74HC4060 (un
4060 in versione HSCMOS...) il cui
oscillatore interno lavora con un quarzo da 2,4576 MHz: tale frequenza ha la
prerogativa di poter fornire, divisa per
multipli di 2, gli esatti valori dei baudrate dei modem e degli UART per le
porte seriali. Infatti dal piedino 6 (:128)
possiamo prelevare 19200 Hz, dal 14
(:256) 9600 Hz, dal 13 (:512) 4,8 KHz,
dal 15 (:1024) 2400 Hz, dall’1 (:4096)
300 Hz, e via di seguito. Le frequenze
ottenute possono essere selezionate
mediante un dip-switch, del quale va
chiuso un microinterruttore alla volta;
il flip-flop (uno dei due contenuti in un
74HC74) divide ancora per 2 il valore
di frequenza scelto, cosicché con il
primo dip si ottengono 9600 baud, con
il secondo 4800, con il terzo 2400,
eccetera.
12 V SENZA
TRASFORMATORE
fig. 2
Per completare un impianto d’allarme
devo installare un sensore che richiede
12 volt ed una corrente di appena 15
milliampère, solo che vorrei evitare di
acquistare e collocare vicino un alimentatore stabilizzato, peraltro ingombrante e scomodo; e non mi piace nemmeno l’idea di farlo andare con le pile.
La miglior soluzione sarebbe, per me,
un piccolo switching o qualcosa di
simile...
Francesco Crescimone - Roma
Puoi utilizzare il circuito illustrato in
figura 1, che permette di ricavare 12
6
Elettronica In - settembre 2000
IN VETRINA
Elettronica
Innovativa
a cura della Redazione
Collegato alla porta
seriale di qualsiasi PC
consente di conoscere e
modificare, mediante un
apposito programma
per Microsoft Windows,
il contenuto delle SIM
per i telefonini
GSM e DCS1800,
ricaricabili o
relative ad
abbonamenti di
tutti i gestori nazionali
ed esteri. Ideale per
caricare e scaricare le
rubriche, o per gestire i
messaggi SMS.
l telefono cellulare è quasi giunto alla meta che sia
i costruttori che i gestori telefonici auspicavano una
decina di anni fa, agli albori del servizio di telefonia
mobile: la diffusione globale, la presenza in tutte le
case, le auto, le borsette e le tasche dei cittadini del
mondo industrializzato. E non si può dire diversamente, visto che ormai quasi tutte le famiglie italiane, i professionisti, i rappresentanti, hanno un cellulare e lo
usano più frequentemente dell’apparecchio di casa; non
manca neppure ai giovanissimi, agli adolescenti, che lo
ambiscono almeno quanto il computer o lo scooter dell’ultima generazione. Tra successo ed eccesso, la diffuE l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
sione continua dilagando a macchia d’olio, al ritmo
degli spot sempre più frequenti, di tormentoni estivi e
invernali, treni, barche e …zattere, ogni volta soppiantati da qualche nuova trovata per far acquisire alle compagnie di telefonia mobile sempre nuovi abbonati.
Accanto al mercato del telefonino, ve n’è uno parallelo: quello degli accessori, che fornisce un po’ di tutto,
dalle mille custodie ai gusci di ricambio, oltre che batterie, caricabatterie, antenne, interfacce per PC portatili, ecc. Come è ovvio che sia, chi ha un cellulare trova
utili ed a volte indispensabili taluni accessori, e vista la
grande quantità di apparecchi attualmente funzionanti
11
Introducendo una SIM nel lettore, sulla schermata principale appare un box
con un indicatore di progresso, indicante il tempo mancante alla completa
lettura. E’ importante notare che l’avvio delle procedure di editazione della
rubrica, editing degli SMS, nonché l’accesso alla lista di Roaming e di
credito, impongono l’introduzione del codice PIN: a tal proposito appare
sullo schermo un box che chiede di introdurre il PIN della carta.
I menù a scorrimento disponibili nel
software del SIM-editor: File; Edit; Card;
GSM-card; Setting; View; Windows; Help.
molte aziende hanno deciso di realizzare specifici prodotti rivolti ad una
fascia di utenza, dal professionista alla
casalinga. Qualcosa di sicuramente
interessante ed originale è il lettore di
sim-card descritto in queste pagine,
perché costituisce non solo un valido
ausilio per l’attività di chi lavora nell’ambito della telefonia mobile, ma
anche solo per chi desidera conoscere
meglio le carte degli abbonamenti e le
ricaricabili, ovvero modificare da computer parametri come i numeri in agenda, senza dover passare dalle laboriose
12
procedure previste da alcuni cellulari.
Una bella comodità, anche perché permette di copiare la rubrica dei numeri
in un file da salvare nel Personal o su
dischetto, ovvero di caricare in una
SIM una lista di nomi, automaticamente e molto rapidamente, cosa utile
soprattutto quando l’agenda contiene
parecchi dati. Ma non solo, perché si
riesce anche a lavorare sui messaggi di
testo, salvando, ad esempio, quelli
inviati o ricevuti e mantenuti nella
memoria della SIM, in un file. Il prodotto è sostanzialmente un lettore di
chipcard, le note tessere a chip che già
conosciamo; chiaramente è un modello
predisposto per interfacciarsi con il
tipo usato per i telefoni cellulari. Il lettore / scrittore contiene anche la logica
necessaria a convertire il protocollo di
comunicazione delle sim-card rendendolo compatibile con quello della porta
seriale di un Personal Computer standard, così da poter gestire i dati direttamente da PC, mediante un apposito
software. Non richiede alcuna alimentazione perché prende quel che serve
alla logica direttamente dalle linee non
Elettronica In - settembre 2000
usate del connettore della seriale al
quale viene connesso. Trattandosi di un
apparecchio reperibile in commercio,
oltretutto ad un prezzo decisamente
abbordabile, non ha molto senso
descriverne l’hardware o proporne la
realizzazione, perciò ci limitiamo a
spiegare come si installa e come si usa
il relativo software. Il lettore vero e
proprio è un involucro di plastica ben
sagomata, dotato di un supporto che
permette, all’occorrenza, di agganciarlo a lato del monitor o della base del
disponibili, oltre ad informazioni
riguardanti l’eventuale riconoscimento
di una card, alla presenza della tessera
nel lettore, alla data ed all’ora correnti.
Per usare subito il programma di
gestione occorre inserire una sim-card,
sia essa relativa ad un abbonamento
fonìa o dati: il sistema può leggere le
card di tutti i gestori GSM e DCS1800
italiani ed esteri, giacché il formato è lo
stesso per tutto il mondo. Avendo al
proprio interno un lettore tradizionale
per card a formato ISO7816, il disposi-
tutto nel lettore, badando che la solita
superficie con i contatti sia dalla parte
del disegno ricavato nella parte alta del
lettore; una volta inserita fino in fondo
la tessera, sulla schermata principale
appare un box con un indicatore di progresso, indicante il tempo mancante
alla completa lettura. Si può abbandonare la procedura cliccando con il
mouse sul bottone Cancel; è sconsigliabile estrarre la carta prima della completa lettura o senza aver premuto
Cancel. Al termine della lettura vengo-
Il comando Card Information permette di
vedere i parametri programmati nella sim-card:
i codici, la struttura della protezione, il gestore da
cui è stata preparata, ecc.
computer; ne esce un cavetto terminante con un connettore seriale a 9 pin, che
va inserito in qualsiasi porta seriale
libera del PC, senza preoccuparsi più di
tanto: il programma prevede infatti la
ricerca automatica del dispositivo sulle
COM disponibili. Terminati i collegamenti, occorre installare il software,
che viene fornito insieme al lettore; al
termine della procedura viene creata
un’icona dal nome Chipcard Reader.
Cliccando su di essa si avvia la schermata principale, nella quale appaiono
le voci di menù relative alle funzioni
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
tivo può accettare soltanto tessere intere, non quelle “spezzate” per entrare
nei più piccoli cellulari; per questo
motivo il costruttore fornisce nel kit
anche una custodia per SIM tipo quelle
vendute nelle tabaccherie per tenere
più card in un unico telefono.
Dunque, se avete una SIM piccola, per
iniziare le operazioni dovete prima
inserirla nella custodia, secondo il
verso indicato (il lato corto e smussato
deve guardare all’interno) e con i contatti rivolti dal lato che riporta le avvertenze. Fatto questo, si può introdurre il
no mostrati brevemente i risultati, ma il
box viene chiuso automaticamente; i
dettagli si può vederli entrando nell’apposita procedura, ovvero selezionando
una voce di menù tra quelle possibili.
In particolare, le funzioni più interessanti sono quelle sotto le voci Card e
GSM Card, peraltro subito accessibili
direttamente mediante i bottoni posti
nella barra degli strumenti sottostante.
In File è invece disponibile il comando
per l’uscita. Vediamo le principali
opzioni. Il comando Card permette di
vedere le caratteristiche della sim-card
13
Aprendo il sottomenù della
rubrica (Edit Phonebook) si
ha accesso ai numeri di
telefono memorizzati, e
mediante appositi comandi è
possibile editarli, salvarli
su disco o trasferire dei dati
partendo da un file. In alto,
la finestra SM-management
che consente la gestione
dei messaggi SMS.
cendo la SIM nel lettore) e Card
Information: quest’ultima permette di
vedere caratteristiche generali, servizi
e protocolli implementati. Per l’esattezza, nelle informazioni generali vengono riportati il numero seriale, i tentativi concessi per la comparazione dei
pin 1 e 2 (se esiste) e dei PUK 1 e 2 (se
esiste) oltre alla quantità contenibile di
numeri telefonici, messaggi, ecc. In
servizi è possibile scorrere la lista dei
servizi standard accessibili dall’abbonamento o contratto prepagato relativo
alla sim-card, quindi risposta automatica, segreteria telefonica, attivazione del
canale dati, messaggi di cell-broadcasting, ecc. Sempre in card, vi sono altre
due opzioni che riguardano una il backup e l’altra il ripristino della tessera,
ovvero il salvataggio o il reinserimento
dei dati originari in o da un file.
Ancora, è possibile editare i parametri
caratteristici della card (codici PIN ed
Se la vostra SIM non è in
formato ISO7816, potete usare
questo adattatore plastico incluso
nella confezione del SIM-editor.
limitatamente ai parametri in essa programmati: i codici, la struttura della
protezione, il gestore da cui è stata preparata, ecc. Invece GSM Card riguarda
i dati inerenti strettamente al servizio
telefonico, cioè l’agenda dei numeri
memorizzati, i messaggi SMS, il credi14
to e le reti alle quali ci si può appoggiare in Roaming, cioè uscendo dalla
nazione a cui appartiene il gestore che
ha emesso la tessera. In particolare, in
card possiamo distinguere le funzioni
di read (richiesta di lettura analoga a
quella automatica, che avviene introdu-
altro) o alcuni dati particolari: tuttavia
si tratta di operazioni da compiere solamente se si hanno la conoscenza e l’esperienza necessarie ad evitare problemi, ovvero a riparare eventuali danni.
Le funzioni relative al menù Card sono
subito accessibili cliccando sui primi
Elettronica In - settembre 2000
Il SIM-editor descritto in queste
pagine è disponibile al prezzo di
62.000 lire (cod. SIM-editor232).
La confezione comprende il lettore
hardware vero e proprio completo
di cavo e connettore DB9, una
tessera adattatrice per SIM e un
CD con il software. Il materiale
va richiesto a: Futura Elettronica,
tel. 0331/576139, fax 0331/578200,
www.futuranet.it.
cinque bottoni partendo da sinistra,
quelli con il disegno della sim-card.
Passiamo ora al menù GSM Card;
abbiamo a disposizione una funzione di
editazione o lettura della rubrica, una
di editing degli SMS, ed una contenente la lista delle reti accessibili in
Roaming internazionale.
Aprendo il sottomenù della rubrica
(Edit Phonebook) si ha accesso ai
numeri di telefono memorizzati, e
ogni caso, uscendo dalla procedura il
computer chiede, con un’apposita
comunicazione a video, se si vogliono
salvare le modifiche.
E’ importante notare che dopo aver
introdotto una sim-card, l’avvio delle
procedure di editazione della rubrica,
editing degli SMS, nonché l’accesso
alla lista di Roaming e di credito,
impongono l’introduzione del codice
PIN: a tal proposito appare sullo schermo un box che chiede di introdurre il
PIN della carta.
Come per il telefonino e per tutte le tessere a chip sono disponibili 3 tentativi
di comparazione, falliti i quali occorre
entrare nella funzione PIN management del menù Card, e rimediare l’errore introducendo il PIN2 o il PUK.
Restando nel menù GSM card, troviamo la voce SM-management: si tratta
della procedura che consente di vedere
i messaggi SMS salvati nella memoria
della SIM ovvero di scaricarli in tutto o
in parte. La schermata che si apre offre
eliminato) il protocollo ed ovviamente
il contenuto. E’ ovviamente possibile
rimuovere o aggiungere voci, ovvero
salvare l’attuale elenco o uno personalizzato in un file, o ancora, scaricare da
un file una lista da caricare nella simcard.
A proposito di salvataggio, le operazioni di copia in un file o ripristino di dati
salvati in un file direttamente nella
memoria della card, si possono svolgere sia nei singoli sottomenù che dal
menù card: entrandovi e selezionando
l’opzione backup si può scegliere quali
e quante informazioni della SIM presente nel lettore salvare, ovvero il
nome e l’unità o percorso del file di
backup.
Selezionando invece restore, si fa il
contrario, cioè da un file selezionabile
si caricano nella memoria della simcard i dati impostati nell’apposita
schermata. Notate che per scegliere i
dati basta cliccare con il mouse nelle
relative caselle, e che la selezione è evi-
Il programma consente di
selezionare le reti alle quali
ci si può appoggiare in
Roaming, cioè uscendo
dalla nazione a cui
appartiene il gestore che
ha emesso la tessera.
mediante appositi comandi è possibile
vedere gli ultimi indicativi chiamati.
Mediante le frecce è facile spostare di
una posizione avanti o indietro un
numero o un nome, ovvero toglierlo
dall’agenda portandolo alla sinistra
dello schermo, nella rubrica default; in
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
tre possibilità, cioè di analizzare i messaggi di testo, i parametri impostati per
essi, e la lista di cell-broadcasting.
Nel riquadro dei messaggi sono visibili lo stato (ricevuto, da inviare, inviato)
la validità (i giorni per i quali l’SMS
resta nel centro-servizi prima di essere
denziata dal segno all’interno delle
caselle stesse. Il software in dotazione
prevede numerose altre utility che, per
ragione di spazio, non riusciamo a
descrivere al completo ma che sono
dettagliatamente spiegate nello spazio
di help del programma stesso.
15
automazione
Elettronica
Innovativa
di Alberto Battelli
Trasmettitore e ricevitore a due
canali con codifica a 4.096 bit
realizzati con i nuovissimi moduli RF
Aurel a 868 MHz,
che consentono,
seppure con una
modesta potenza in
antenna, collegamenti sicuri a notevole
distanza. L’unità TX
può essere attivata
mediante pulsanti o
tramite tensioni applicate a
due ingressi optoisolati.
’etere, ovvero lo spazio o che ci circonda, è protagonista di numerosi fenomeni elettromagnetici:
senza che ce ne accorgiamo attraverso questo mezzo
viaggiano miriadi di informazioni ad ogni frequenza,
dalle bassissime VLF impiegate per le comunicazioni
marine alle onde centimetriche emesse dalle stazioni
radar degli aeroporti. Si trasmette da ogni parte per
necessità, diletto, ma anche per comodità: abbiamo
emittenti radiofoniche, televisive, ponti radiotelefonici,
cellulari ed apparati radioamatoriali, satelliti, radiofari,
comunicazioni aeronautiche civili e militari, e radiocomandi, tantissimi radiocomandi e radiocontrolli che
18
ormai si trovano dappertutto, e che silenziosamente
sono entrati nella nostra vita quotidiana al punto che se
qualcuno ci chiedesse: “anche tu usi un radiocomando?”, istintivamente gli risponderemmo: “cos’è?”.
Eppure quasi tutti abbiamo l’automobile, e normalmente ogni vettura ha un antifurto che si attiva e si spegne
con un telecomando; e se non vi è l’antifurto spesso è
la chiusura centralizzata ad essere comandata a distanza. Non vanno dimenticati poi gli allarmi per la casa, il
negozio, il magazzino, ed anche gli apricancello dei
condomìni e delle villette. Insomma, in ogni istante,
persino nello stesso quartiere o nel piccolo paese di
Elettronica In - settembre 2000
provincia, sono tante le persone che
premono il tasto di una scatoletta
nera che tengono in tasca, quasi
senza sapere cosa sia davvero: per
loro è solo una chiave, mentre per
noi elettronici è un radiocomando.
La grande diffusione di comandi a
distanza ha reso necessario codificare le trasmissioni per assicurare
l’esclusività dei comandi, ovvero
per impedire che un trasmettitore
possa azionare un ricevitore estraneo. Ma ciò non basta, anche perché non risolve il problema della
saturazione delle bande; per ovviare a questo inconveniente già diver-
Dal punto di vista meccanico e
per quanto riguarda i
collegamenti i nuovi moduli a
868 MHz sono del tutto simili
alle versioni a 433 MHz.
si anni fa si è giunti ad unificare le
frequenze destinate ai controlli a
distanza di piccola potenza: per il
nostro paese e per la maggior parte
dei paesi della comunità europea è
stata adottata la frequenza di
433,92 MHz. Il problema è che dal
quel momento, potendo omologare
solamente i dispositivi operanti a
tale frequenza, tutti i costruttori di
sistemi d’allarme per auto e casa, e
di comandi a distanza in generale,
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
si sono adeguati, con il risultato che
ormai da alcuni anni la banda è
satura. Troppi trasmettitori operano
nello stesso campo d’azione, e talvolta occorre azionarli ripetutamente per ottenere un risultato tangibile. Per correre ai ripari i comitati
competenti hanno assegnato una
nuova frequenza internazionale,
che è centrata ad 868 MHz, e che
per ora è senz’altro praticabile perché sono pochissimi gli apparati
che vi operano. Ciò significa indirettamente che, non essendovi praticamente interferenze, è sufficiente
trasmettere con basse potenze per
ottenere portate impensabili con i
sistemi a 433 MHz. E’ dunque
giunto il momento, anche per noi,
di passare agli 868 MHz: è questo
il senso del progetto descritto in
queste pagine, un telecomando /
telecontrollo professionale a 2
canali, realizzato sfruttando due
19
moduli ibridi prodotti dall’Aurel ed
operanti appunto a 868 MHz. Il ricorso
a sezioni radio premontate, integrate, è
provvidenziale soprattutto in UHF, perché la realizzazione con componentistica discreta di stadi TX ed RX operanti in VHF o UHF è tutt’altro che
facile. Senza contare le difficoltà che il
lettore medio incontrerebbe nella taratura, per la quale sarebbero necessari
strumenti tutt’altro che economici. Il
progetto proposto è destinato ad installazioni fisse, ed è quindi più un telecontrollo che un tradizionale radiocomando. La sicurezza del comando è
garantita da una codifica di tipo
MM53200 / UM86409 che dispone di
4.096 differenti combinazioni. Il sistema è molto simile a quello (funzionante a 433 MHz) proposto sul numero 45
tanto che il ricevitore è perfettamente
uguale, ad eccezione, ovviamente, del
modulo ricevente a 868 MHz, compatibile pin-to-pin con la versione a 433
MHz. Completamente differente è
invece lo schema del trasmettitore, circuito che può essere azionato mediante
due pulsanti (uno per canale) o tramite
altrettanti ingressi ai quali è possibile
applicare una tensione continua.
Vediamo bene di cosa si tratta, analizzando il relativo schema elettrico. Per
meglio comprendere il funzionamento
IL M O D U L O t r a s m e t t i t o r e A 8 6 8 M H z
Nonostante siano trascorsi solo pochi mesi dalla liberalizzazione, anche nel nostro paese, della banda di frequenza a 868 MHz, sono già disponibili i moduli ibridi che operano su questa frequenza. Non poteva mancare
a questo appuntamento l’Aurel, azienda leader - insieme a Telecontrolli e Mipot - nella produzione di moduli
ibridi per alta frequenza. Ed è proprio una coppia di moduli Aurel che abbiamo utilizzato per realizzare questo
sistema di trasmissione a distanza a due canali. Nell’unità trasmittente abbiamo impiegato per la prima volta il
modulo ibrido TX-8LAVSA05, un dispositivo abbastanza simile al noto modulo TX433SAW nella versione a 5
volt. Come il “cugino” che lavora a 433 MHz, anche questo nuovo ibrido trasmittente utilizza un risuonatore
ceramico che garantisce un’elevata stabilità in frequenza anche a fronte di notevoli escursioni della tensione di
alimentazione e della temperatura operativa. Lo stadio finale RF consente di ottenere in antenna una potenza di
+ 7 dBm su un carico di 50 Ohm. Il tutto con una tensione di alimentazione di 5 volt. Abbassando la tensione a
3 volt (è possibile scendere sino a 2,7 volt) la potenza diminuisce di pochissimo. Di questo modulo è prevista
anche una versione (non ancora disponibile) con antenna integrata. Un filtro passa-basso sullo stadio finale contribuisce a ridurre le spurie generate. Il dispositivo è attivo quando l’ingresso di controllo è ad 1 logico (3÷5
V) mentre è spento se lo stesso si trova a zero. E’ evidente che questo ingresso viene utilizzato per modulare in
20
Elettronica In - settembre 2000
dodicesimo bit è invece gestito dalla
logica di attivazione del trasmettitore, e
distingue i comandi dei due canali; per
la precisione, azionando il canale 1
esso rimane ad 1 logico, mentre è posto
a zero trasmettendo con il secondo
canale. L’oscillatore interno lavora ad
una frequenza impostata da R1 e C4:
affinché la ricevente possa decifrare i
comandi, tali componenti debbono
schema
elettrico
DEL TX
della scheda possiamo suddividere il
modulo in quattro funzionali: l’encoder, l’interfaccia di ingresso, la sezione
radio e l’alimentatore. Il codificatore è
un MM53200 o UM86409 utilizzato
come encoder, ovvero con il piedino 15
(mode) a livello logico alto; le sue
prime 11 linee di codifica sono impostate dai dip-switch contenuti in DS1 e
DS2, e vengono sfruttate per decidere il
codice univoco della coppia TX/RX. Il
ce corrispondente all’impostazione
degli 11 dip-switch ed allo stato 1 sul
dodicesimo bit. Tuttavia il treno di
impulsi si ferma all’ingresso della
NAND U4c, la quale è bloccata fin
quando non viene attivato uno degli
input di comando: infatti, supponendo
di avere i pulsanti aperti e IN1 e IN2
isolati, sia U4a che U4b forniscono
zero logico alla propria uscita, dunque
Un’immagine del prototipo del
trasmettitore bicanale a 868
MHz a montaggio ultimato.
L’antenna può essere lunga 8,5
cm (1/4 d’onda) o 17 centimetri
(1/2 d’onda).
essere identici anche nell’RX. Con
l’attuale configurazione circuitale U2 è
sempre attivo e genera in continuazione il codice, anche a riposo; supponendo di non premere alcun pulsante e di
non polarizzare nemmeno uno degli
ingressi a livello di tensione, vediamo
che il piedino 12 è mantenuto ad 1 logico dalla resistenza di pull-up interna
all’UM86409, dunque in standby viene
emesso dall’OUT (piedino 17) il codi-
il piedino 5 della U4c è anch’esso a 0,
ed il 4 si mantiene fisso ad 1. L’uscita
della U4d (usata, questa, come semplice invertitore logico) si trova forzata a
livello basso, e mantiene in tale condizione l’input (pin 2) del modulo ibrido
U3, che perciò ha l’oscillatore RF
spento e non trasmette nulla. Le cose
cambiano attivando un ingresso: vediamo per primo il canale 1, per il quale è
possibile intervenire sia applicando una
ampiezza in modalità ON/OFF la portante a radiofrequenza. La tensione di controllo agisce sull’oscillatore
SAW. Le connessioni con l’esterno prevedono l’impiego di terminali a passo 2,54 mm disposti in-line secondo
la classica configurazione Aurel: 1) massa; 2) ingresso modulazione (1=Tx attivo; 0=TX spento); 4) massa; 11)
antenna; 13) massa; 15) Positivo di alimentazione (2,7÷5 Vcc).
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
21
piano di montaggio
COMPONENTI
R1: 220 KOhm
R2: 47 KOhm
R3: 4,7 KOhm
R4: 1 KOhm
R5: 1 KOhm
R6: 1 KOhm
R7: 4,7 KOhm
C1: 100 µF 25VL
elettrolitico
C2: 100 µF 16VL
elettrolitico
C3: 100 nF multistrato
C4: 100 pF ceramico
D1: Diodo 1N4007
D2: Diodo 1N4148
D3: Diodo 1N4007
D4: Diodo 1N4007
D5: Diodo 1N4148
D6: Diodo 1N4148
U1: 7805 regolatore
U2: UM86409
U3: TX8LAVSA05
modulo Aurel
U4: 4093
DS1: Dip switch 10 poli
DS2: Dip switch 1 polo
FC1: 4N25
FC2: 4N25
LD1: LED rosso
P1: Pulsante NA
P2: Pulsante NA
Varie:
- morsettiera 2 poli
(5 pz.);
- zoccolo 3 + 3
(2 pz.);
- zoccolo 7 + 7;
- zoccolo 9 + 9;
- spezzone di filo per
antenna 8,5 cm.;
- circuito stampato
cod. S310/868.
tensione ai punti IN1 sia premendo il
pulsante P1. Chiudendo quest’ultimo si
forzano a zero logico gli ingressi della
NAND U4a, dunque il piedino 10 commuta a livello alto portando tale condi-
zione, attraverso il diodo D2, al pin 5
della U4c; adesso, trovandosi un
ingresso ad 1 logico, lo stato dell’uscita di tale NAND dipende esclusivamente da quello del piedino 6, dunque
il treno di impulsi prodotto dall’emissione sequenziale dei 12 bit da parte
dell’encoder, può finalmente passare.
L’ultima NAND (U4d) lo reinverte,
dato che il passaggio in U4c provoca
IL M O D U L O R I C E V I T O R E A 8 6 8 M H z
Quello utilizzato nella scheda ricevente del radiocomando è un completo ricevitore supereterodina accordato
ad 868,3 MHz, provvisto di sintonizzatore a conversione di frequenza, demodulatore AM, e squadratore di uscita; la sensibilità in antenna è ottima (tipicamente -100 dBm) e così pure la selettività. Ogni volta che riceve
un’onda radio all’ingresso d’antenna, il componente restituisce sul piedino 14 il segnale che la modula.
L’alimentazione è esclusivamente a 5 volt. Lo schema a blocchi evidenzia la presenza di un amplificatore a
radiofrequenza e di un oscillatore locale con il quale, per battimento, viene generata la frequenza intermedia a
10,7 MHz. Tale segnale, prima di essere demodulato, viene ulteriormente amplificato. L’utilizzo di un circuito
supereterodina consente di ridurre notevolmente le spurie emesse e nel contempo, grazie alla notevole selettività, di rendere il dispositivo insensibile a disturbi esterni di varia natura. Uno schermo metallico che racchiude gran parte dei circuiti elettronici contribuisce a migliorare queste peculiarità. Anche in questo caso i terminali sono disposti in-line con passo di 2,54 millimetri. Nello schema elettrico del ricevitore bicanale lo vediamo impiegato nella tipica configurazione, che prevede a massa i piedini 2, 7, 11, ed al positivo le linee d’alimentazione (pin 1 e 15); l’antenna è connessa al 3, mentre il 14 va direttamente all’ingresso dei circuiti di decodifica in quanto su questo terminale è presente il segnale demodulato e squadrato, ovvero il segnale codificato
22
Elettronica In - settembre 2000
una prima inversione logica, riportandolo in fase ed inviandolo all’ingresso
di modulazione dell’ibrido U3. Questo
trasmettitore può quindi essere modulato ed entra in funzione, irradiando
tramite la propria antenna la portante
RF ad 868 MHz in corrispondenza di
ogni impulso positivo. Il TX è del tipo
a modulazione d’ampiezza on/off, ed è
attivo con l’1 logico sul piedino 2,
mentre con lo zero è in standby. Ne
risulta dunque un’onda radio pulsante
in UHF, diretta verso l’unità ricevente.
Prima di passare oltre, è il caso di soffermarsi un attimo sull’ibrido trasmittente, un modulo da noi usato per la
prima volta in questo progetto: esternamente si presenta come tutti i TX
Aurel, ha 6 piedini, ed internamente
dispone di un oscillatore radio operante ad 868 MHz capace di una potenza
massima di +7 dBm a 50 ohm di impedenza e con 5 volt d’alimentazione. Ma
la cosa più importante è che appartiene
alla nuova serie di ibridi progettati per
lavorare a 3 volt, dunque anche sottoposto a tale tensione riesce ad emettere
almeno 5 milliwatt (sempre su un’antenna da 50 ohm). All’interno del dispositivo si trova anche una logica che
accende e spegne l’oscillatore in base
allo stato logico applicato al pin di
modulazione (2). Tornando agli
ingressi possiamo vedere che il trasmettitore può essere attivato anche
senza intervenire sul P1: infatti abbiamo previsto un controllo in tensione
mediante l’input IN1; dunque, basta
applicare una differenza di potenziale
non inferiore a 5 e non superiore a 30
volt per attivare il fotoaccoppiatore
FC1, facendone andare a livello logico
basso il piedino 5, dunque forzando l’1
logico all’uscita della solita NAND
U4a. Prima di passare al secondo canale, vediamo che qualunque sia il meto-
indicando che si sta trasmettendo. Per
inviare il codice del canale 2, sono disponibili le opzioni viste poc’anzi per
l’1, e valgono le medesime considerazioni: premendo il pulsante P2, si trascinano a zero logico gli ingressi della
NAND U4b, la cui uscita fornisce lo
stato alto al piedino 5 della U4c,
IMPOSTAZIONI E CONNESSIONI
Il disegno consente di identificare facilmente le funzioni corrispondenti alle
morsettiere nonché i dip mediante i quali è possibile impostare il codice.
do di trigger (pulsante o input optoisolato) la stringa di dati inviata sequenzialmente contiene il dodicesimo bit ad
1 logico. Inoltre, notate che a seguito di
ogni comando si accende il led LD1,
mediante il diodo D6; il led indica l’avvenuto comando. Analogamente a
quanto detto per il primo canale, la U4c
lascia transitare il codice espresso dall’impostazione degli 11 dip-switch, più
generato dalla scheda del trasmettitore. L’esatta piedinatura del modulo è la seguente: 1) positivo di alimentazione (+5 V); 2) massa; 3) antenna; 7) massa; 11) massa; 13) test point (uscita BF prima dello squadratore); 14) uscita dati; 15) positivo di alimentazione (+5 V).
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
23
LA SCHEDA DEL RICEVITORE IN BREVE
R1: 1 KOhm
R2: 100 KOhm
R3: 4,7 KOhm
R4: 4,7 KOhm
R5: 47 KOhm
R6: 15 KOhm
R7: 1 KOhm
R8: 100 KOhm
R9: 4,7 KOhm
R10: 100 KOhm
R11: 4,7 KOhm
R12: 47 KOhm
R13: 15 KOhm
R14: 220 KOhm
R15: 220 KOhm
C1: 10 nF 250V
poliestere
C2: 10 nF 250V
poliestere
C3: 2,2 µF 25VL
elettrolitico
C4: 100 µF 25VL
elettrolitico
C5: 100 nF
multistrato
C6: 470 µF 25VL
elettrolitico
C7: 100 nF
multistrato
C8: 470 µF 25VL
elettrolitico
C9: 100 nF
multistrato
C10: 220 µF 16VL
elettrolitico
C11: 100 pF
ceramico
C12: 100 pF
ceramico
C13: 220 µF 16VL
elettrolitico
D1: Diodo 1N4007
D2: Diodo 1N4007
D3: Diodo 1N4007
T1: BC547
Transistor NPN
T2: BC547
Transistor NPN
T3: BC557
Transistor PNP
T4: BC557
Transistor PNP
LD1: LED 5mm
LD2: LED 5mm
DS3
01
01
10
10
OUT1
B
B
A
A
OUT2
B
A
B
A
0 = microinterruttore su OFF
1 = microinterruttore su ON
A = funzionamento astabile
B = funzionamento bistabile
U1: 7805 regolatore
U2: 4013
U3: UM86409
U4: UM86409
U5: Modulo RX-8L50SA70SF
DS1: Dip switch 10 poli
DS2: Dip switch 1 poli
DS3: Dip switch 2 poli
DS4: Dip switch 2 poli
lo stato del piedino 12 dell’encoder,
che stavolta è zero: infatti mandando a
zero gli ingressi della U4b, la connessione del diodo D5 fa sì che venga portato nella stessa condizione il piedino
12 dell’UM86409. Pertanto, premendo
il pulsante P2 il circuito genera una
stringa col dodicesimo bit a zero. Il
segnale passa attraverso la solita U4d,
24
DS4
01
10
01
10
RL1: Relè 12V 1 scambio
RL2: Relè 12V 1 scambio
Varie:
- zoccolo 9 + 9 ( 2 pz. );
- zoccolo 7 + 7;
- morsettiera 2 poli;
- morsettiera 3 poli (2 pz.);
- stampato cod. S311.
che lo reinverte rimettendolo in fase e
mandandolo all’ingresso di modulazione dell’ibrido U3, che invia nell’etere
treni di impulsi RF a 868 MHz; tutto
ciò termina al rilascio del pulsante,
condizione evidenziata dallo spegnimento del led LD1. Il piedino 12 dell’encoder torna a livello alto, e così
pure gli ingressi della U4b: a ciò prov-
DS1 e DS2 servono per
impostare la codifica a 12 bit del
ricevitore mentre DS3 e DS4
sono utilizzati per configurare il tipo
di uscite come astabili o bistabili.
E’ importante tener presente che,
per cambiare modalità è necessario
invertire lo stato dei due
microinterrutori del dip-switch
interessato. Per settare correttamente
DS3 e DS4 attenersi alla tabella illustrata. Le impostazioni vanno sempre
fatte dopo aver tolto l’alimentazione.
vede il resistore di pull-up R2. Quanto
al comando in tensione è previsto
anche per il secondo canale: applicando all’IN2 una differenza di potenziale
positiva sul morsetto 1, il fotoaccoppiatore FC2 passa in conduzione, ed il suo
piedino 5 assume un potenziale corrispondente allo zero logico, stato che la
U4b legge ponendo ad 1 la propria
Elettronica In - settembre 2000
L’articolo completo del
ricevitore (con modulo
RF a 433 MHz) è stato
pubblicato sulla rivista
numero 45.
Il ricevitore utilizzato nel nostro
sistema di controllo a distanza è del
tutto simile a quello descritto sul
fascicolo di Elettronica In n. 45
(disponibile anche in scatola di
montaggio col codice FT311K).
L’unica differenza è data dall’impiego nello stadio RF di un modulo ibrido Aurel accordato ad 868
MHz, e quindi adatto a sintonizzarsi sulla frequenza emessa dall’unità TX. Il nuovo ibrido a 868 MHz è
compatibile pin-to-pin con quello a
433. Il circuito ovviamente è in
grado di riconoscere i sistemi di
codifica a 12 bit (4096 combinazioni) realizzati con gli integrati
MM53200, UM3750, UM86409
eccetera. Ogni volta che viene captato un segnale radio a 868 MHz,
U5 lo demodula e restituisce dalla
propria uscita i rispettivi impulsi,
uscita. Il resto è analogo a quanto appena detto riguardo al comando a pulsante. Osservate che i diodi D2 e D6, insieme ad R4 e LD1, formano una porta
logica OR, utile a far arrivare al piedino 5 della U4c lo stato logico 1 dalla
U4a o dalla U4b, evitando interferenze
tra le uscite di queste ultime due
NAND quando almeno una di esse ha
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
l’uscita a zero; se vi fosse una connessione diretta, quella che produce l’1
logico verrebbe cortocircuitata dall’altra, con le ovvie conseguenze. Bene,
possiamo terminare l’esame dello
schema elettrico spendendo due parole
sul blocco di alimentazione: il trasmettitore può essere alimentato con qualsiasi tensione continua di valore com-
che raggiungono il piedino 16 di
ciascuno degli U3/U4; entrambi
confrontano i bit in arrivo con
l’impostazione dei propri. In caso
positivo l’uscita interessata si attiva
provocando l’attracco del relè di
uscita. I due flip-flop utilizzati nel
circuito consentono di ottenere un
funzionamento bistabile delle uscite. L’attivazione di ciascun relè
viene evidenziata anche dall’accensione di un led. L’intero ricevitore funziona con una tensione
continua di 12÷15 volt (l’assorbimento è di 70 mA con entrambe le
uscite attive): il diodo D3 protegge
dall’inversione di polarità, mentre
il regolatore U1 ricava i 5 volt
necessari alla logica e al modulo
ibrido. Le uniche sezioni che funzionano a 12 volt sono quelle dei
relè, con i rispettivi led.
preso tra 9 e 15 volt (la corrente richiesta è di circa 40 milliampère) applicata
tra i morsetti + e - Val; il diodo D1 protegge dall’inversione di polarità, mentre l’elettrolitico C1 filtra eventuali disturbi. A far funzionare la logica ed il
TX ibrido, provvedono i 5 volt che il
regolatore integrato U1 ricava partendo
proprio dal potenziale a valle del D1;
25
Traccia rame, in dimensioni reali, del c.s. del trasmettitore.
C2 e C3 filtrano la linea del +5 V,
abbattendo eventuali fughe di radiofrequenza o rientri dall’antenna lungo le
piste di alimentazione. Quanto all’unità ricevente rimandiamo all’articolo
pubblicato sul numero 45 di Elettronica
IN o al breve box presentato in queste
pagine. Rispetto alla versione precedente a 433 MHz è sufficiente sostituire il modulo ricevente ed, eventualmente, dimezzare la lunghezza dell’antenna. Giunti a questo punto possiamo
porre mano al saldatore ed iniziare il
montaggio delle due unità. Questa fase
non presenta particolari difficoltà e può
essere portata a termine anche da quanti sono alle prime armi in questo
campo. Ciascuna scheda richiede
un’antenna, che può essere ottenuta
semplicemente stagnando uno spezzone di filo di rame rigido lungo 9 cm in
corrispondenza della piazzola ANT.
Invece degli spezzoni di filo, che consentono una portata di circa 100-300
metri in assenza di ostacoli, si possono
impiegare apposite antenne ground
plane o delle direttive: queste ultime
possono consentire risultati a dir poco
strabilianti. Ora tutto è pronto per
l’uso, dato che non sono richieste operazioni preliminari, se non quella di
disporre analogamente gli 11 dipswitch di codifica di trasmettitore e
ricevitore, ed impostare la modalità di
attivazione delle uscite del ricevitore,
con DS3 e DS4. Per l’alimentazione di
entrambi i moduli, considerato il ridotto assorbimento, potete usare indifferentemente alimentatori (stabilizzati e
non) o batterie: ricordate che il trasmettitore richiede da 9 a 15 Vcc ed
una corrente di 40 milliampère, mentre
l’RX necessita di 12÷15 Vcc e non
meno di 70 mA di corrente. L’ideale è
ricorrere per entrambi ad un powersupply di quelli universali a cubo,
impostandone l’uscita a 12 V: questo
tipo di alimentatori costa poco e normalmente `in grado di erogare almeno
500 milliampère, ed è perciò più che
sufficiente.
Una volta messi sotto tensione i circuiti, dopo aver impostato i codici e le
uscite, tenete le unità distanti almeno
un paio di metri, quindi premete il pulsante P1 della trasmittente e verificate
che scatti il corrispondente relè sulla
ricevente; attendete il rilascio, ovvero
ritrasmettete se avete imposto il
comando bistabile, quindi ripetete l’operazione con P2, per accertare che stavolta venga eccitato l’altro relè. Per il
test degli ingressi in tensione, consigliamo di connettere i punti - a massa,
e di polarizzare il + di una per volta con
un filo collegato al catodo del diodo
D1; ci riferiamo ovviamente alla trasmittente.
PER IL MATERIALE
Traccia rame, in dimensioni reali, del c.s. del ricevitore.
26
Il sistema descritto in queste
pagine è disponibile in scatola di montaggio. Il kit del trasmettitore (cod. FT310/868)
costa 54.000 lire mentre quello del ricevitore (cod.
FT311/868) costa 75.000 lire.
I moduli utilizzati nei circuiti
sono disponibili anche separatamente (TX8LAVSA05 a
lire 25.000 e RX8L50SA70SF
a lire 45.000). Tutti i prezzi
sono comprensivi di IVA. Il
materiale va richiesto a:
Futura Elettronica, V.le
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Rescaldina (MI), tel. 0331576139, fax 0331-578200.
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Elemento sensibile:
Risoluzione:
Sensibilità:
Ottica:
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FR301 - Euro 27,00
FR300 - Euro 23,00
sistema standard PAL sistema standard CCIR
(colori)
(B/N)
1/3” CMOS
1/3” CMOS
380 Linee TV
240 Linee TV
3 Lux (F1.4)
2 Lux (F1.4)
f=6 mm, F1.6
f=4,9 mm, F2.8
5Vdc - 10mA
5Vdc - 10mA
20x22x26mm
16x16x15mm
FR220P - Euro 125,00 FR125 - Euro 44,00
FR126 - Euro 52,00
sistema
standard
CCIR (B/N)
1/4” CMOS
240 linee TV
0,5 Lux (F1.4)
f=3,1 mm, F3.4
PIN-HOLE
7 -12Vdc - 20mA
8,5x8,5x10mm
sistema
standard
CCIR (B/N)
1/3” CMOS
380 Linee TV
0,5 Lux (F1.2)
f=5 mm, F4.5
PIN-HOLE
12Vdc - 50mA
27,5x17x18mm
sistema
standard
PAL (colori)
1/3” CMOS
380 Linee TV
3 Lux (F1.2)
f=5 mm, F4.5
PIN-HOLE
12Vdc - 50mA
20,5x28x17mm
Stesso modello con ottica
f=3,6mm
FR125/3.6 - Euro 48,00
Stesso modello con ottica
f=3,6mm
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sistema standard CCIR
(B/N)
1/3” CMOS
240 Linee TV
2 Lux (F1.4)
f=7,4 mm, F2.8
5Vdc - 10mA
21x21x15mm
CAMZWCMM1 Euro 26,00
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CAMZWBLA3 Euro 34,00
sistema standard CCIR
(B/N)
1/4” CMOS
380 Linee TV
0,5 Lux (F1.4)
sistema standard PAL
(colori)
1/3” CMOS
380 Linee TV
1,5 Lux (F2.0)
sistema standard
CCIR (B/N)
1/4” CMOS
240 Linee TV
0,1 Lux (1.2)
f=2,2 mm
f=2,8 mm
f=3,6mm F.2.0
8Vdc - 100mA
18x18x17mm
8Vdc - 100mA
26x21x18mm
9-12Vdc - 500mA
54x38x28mm
Confezione completa di
alimentatore da rete.
Confezione completa di
alimentatore da rete.
CMO
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sistema
standard
CCIR (B/N)
Elemento sensibile: 1/4” CMOS
240 linee TV
Risoluzione:
0,5 Lux (F1.4)
Sensibilità:
f=3,5 mm, F2.6
Ottica:
PIN-HOLE
Alimentazione:
7 -12Vdc - 50mA
8,5x8,5x15 mm
Dimensioni:
Tipo:
Mod
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CCD
in B
/N
Tipo:
Elemento sensibile:
Risoluzione:
Sensibilità:
Ottica:
Alimentazione:
Dimensioni:
Mod
el
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LORI
Tipo:
Elemento sensibile:
Risoluzione:
Sensibilità:
Ottica:
Alimentazione:
Dimensioni:
FR72 - Euro 48,00
sistema standard CCIR
1/3” CCD
400 Linee TV
0,3 Lux (F2.0)
f=3,6 mm, F2.0
12Vdc - 110mA
32x32x27mm
Stesso modello con ottica:
• f=2,5 mm FR72/2.5 € 48,00
• f=2,9 mm FR72/2.9 € 48,00
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• f=8 mm FR72/8 € 48,00
• f=12 mm FR72/12 € 48,00
• f=16 mm FR72/16 € 48,00
FR89 - Euro 95,00
sistema standard PAL
1/4” CCD
380 Linee TV
0,2 Lux (F1.2)
f=3,7 mm, F2.0
12Vdc - 80mA
32x32x32mm
Stesso modello con
ottica:
•f=2,9mm
FR89/2.9 € 95,00
FR72/PH - Euro 46,00
FR72/C - Euro 46,00
sistema standard CCIR
1/3” CCD
400 Linee TV
0,5 Lux (F2.0)
f=3,7 mm, F3.5
12Vdc - 110mA
32x32x20mm
sistema standard CCIR
1/3” CCD
400 Linee TV
in funzione dell’obiettivo
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FR89/PH - Euro 95,00
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sistema standard PAL
1/4” CCD
380 Linee TV
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f=5,5 mm, F3.5
12Vdc - 80mA
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sistema standard PAL
1/4” CCD
380 Linee TV
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di attacco standard
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C/CS.
sistema standard CCIR
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400 Linee TV
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Il modulo dispone di
attacco standard per sistema standard PAL
obiettivi di tipo
1/4” CCD
C/CS.
380 Linee TV
2 Lux (F2.0)
f=3,7 mm, F2.0
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ottica:
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FR168/PH € 110,00
Tutti i prezzi sono da intendersi IVA inclusa.
AUTOMAZIONE
Elettronica
Innovativa
di Carlo Vignati
Scheda ad alta
tecnologia capace di
riconoscere da
20 a 40 parole
preventivamente
memorizzate,
associandole ad
altrettante
combinazioni
logiche visualizzate
mediante un
display utile anche
durante le fasi
dell’apprendimento.
l comando vocale è in pratica un modulo di riconoscimento vocale, realizzato sfruttando un chip
capace di memorizzare fino a 40 parole assegnando
loro l’indirizzo dato dall’utente in fase di programmazione, e di riconoscerle producendo su un bus di 8 bit il
medesimo numero in forma binaria. Se ad esempio
registriamo la parola “LUCE” in posizione 05, nel normale funzionamento dicendo “LUCE” vicino al microfono dobbiamo veder apparire sul display le cifre 0 5.
28
Se il chip non riconosce quanto detto appare 77 (il messaggio non combacia, non ha corrispondenti in memoria...) mentre quando la ricerca in RAM fallisce perché
la parola dura troppo poco o è più lunga del tempo
impostato, i messaggi sono rispettivamente 66 e 55. Il
nostro sistema è basato su un solo integrato della
Hualon, l’HM2007. Questo chip è progettato appositamente per il riconoscimento della voce e si compone
sostanzialmente di un elaboratore provvisto di stadio
Elettronica In - settembre 2000
analogico per l’amplificazione del
segnale proveniente da un qualunque microfono, di un convertitore
analogico / digitale, di un’unità
logica per l’apprendimento ed il
confronto delle parole e di un bus
d’uscita ad 8 bit tramite il quale
viene segnalato il comando riconosciuto o eventuali messaggi di errore. L’integrato è predisposto per utilizzare una memoria esterna nella
quale collocare le parole apprese.
Piedinatura dell’integrato di
riconoscimento vocale HM2007 in
case DIP a 48 pin. Il chip può
essere gestito tramite un
microcontrollore oppure con una
semplice tastiera a matrice.
Chiaramente perché un comando
possa essere riconosciuto, occorre
prima memorizzarlo, associandolo
ad un certo numero: quest’ultimo
può essere compreso tra 1 e 20,
oppure tra 1 e 40, in base all’impostazione del piedino 13 (WLEN,
Word LENgth); la fase di apprendimento si realizza sfruttando una
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
tastiera collegata ad apposite linee
dell’integrato. Al connettore d’interfaccia da 14 pin è stato previsto
di collegare un’unità visualizzatrice
a display, da due cifre, che ci permette di vedere cosa viene digitato
sulla tastiera, ma anche il numero
del canale riconosciuto dal chip; i
due digit consentono inoltre la
visualizzazione di 5 messaggi di
stato, utili per l’uso del sistema, che
indicano la presenza della tensione
principale (power-on), l’errore di
memoria, quando la parola pronunciata è troppo lunga o troppo corta
e il non riconoscimento della parola. Tutte le procedure di acquisizione delle parole si svolgono con
29
IL COMANDO VOCALE IN PRATICA
COMPONENTI
SCHEDA BASE
R1: 6,8 KOhm
R2: 10 KOhm
R3: 22 KOhm
R4: 100 KOhm
C1: 220 µF 16VL elettrolitico
C2: 100 µF 16VL elettrolitico
C3: 100 nF multistrato
C4: 1 µF 63VL poliestere passo 5mm
C5: 4,7 nF 63VL poliestere passo 5mm
C6: 220 µF 16VL elettrolitico
U1: 7805 regolatore
U2: HM2007P speech recognition
U3: HY6264 SRAM 8K x 8
U4: 74HC373
Q1: 3,58 MHz
LD1: LED rosso 5mm
D1: 1N4007 diodo
D2-D3: 1N4148
TST: tastiera a matrice 12 tasti
Varie:
- zoccolo 10 + 10 pin;
- zoccolo 14 + 14 pin;
- zoccolo 24 + 24 pin;
- morsettiera 2 poli ( 3 pz. );
- connettore 14 poli;
- portabatterie da c.s.;
- dissipatore ML26;
- strip 7 poli;
- flat cable 7 poli;
- ponticelli per jumper ( 2 pz. );
- stampato doppia faccia cod. S338B.
COMPONENTI
SCHEDA DISPLAY
R1÷R14: 220 Ohm
C1: 100 nF multistrato
C2: 100 nF multistrato
U1-U2: 74C48
Display: 7 segmenti
catodo comune
Varie:
- zoccolo 8 + 8 ( 2 pz. );
- connettore 7 + 7 pin;
- cavo POD 14 pin;
- distanziale alluminio ( 2 pz. );
- stampato cod. S338D.
30
Elettronica In - settembre 2000
l’ausilio della tastiera TST, del tipo a
matrice di 3 colonne per 4 righe, connessa alle linee K1÷K4 (righe) ed
S1÷S3 (colonne).
Detto ciò, ci sembra di aver analizzato
ogni aspetto del sistema di comando
vocale; terminiamo la descrizione dei
circuiti dicendo che entrambi i moduli
sono alimentati mediante una tensione
continua di 12 volt applicata ai punti +
e - 12 V. Il regolatore U1 (il classico
7805) serve a ricavare 5 volt stabilizzati necessari al funzionamento della
logica, cioè dell’HM2007, della RAM,
del latch e del visualizzatore al completo. Il +12 V non serve, sebbene sia
presente nel connettore d’espansione, a
disposizione per le applicazioni a cui
vorrete abbinare il sistema. Un ultimo
dettaglio riguarda il backup della
RAM: essa è sempre mantenuta alimentata tramite il diodo D2, che le
porta i 5 volt ricavati dall’U1; quindi,
normalmente la batteria di pile non
interviene e D3 impedisce che la corrente dell’alimentatore l’attraversi.
Quando viene a mancare la tensione di
rete, le pile mantengono alimentata la
RAM mediante il predetto diodo, mentre D2 impedisce che esse debbano
farsi carico anche del resto del circuito.
A questo punto possiamo passare alla
costruzione del sistema, per il quale
occorrono due circuiti stampati, uno
base e l’altro visualizzatore; entrambi
vanno preparati per fotoincisione,
seguendo le tracce lato rame illustrate
in queste pagine, che dovete usare per
ricavare le necessarie pellicole. Il c.s.
dell’unità base è abbastanza complesso, anche e soprattutto perché è a doppia faccia, per cui va realizzato utilizzando esclusivamente il metodo della
fotoincisione o pellicole a trasferimento termico.
Una volta in possesso delle basette e
dei componenti occorrenti iniziate il
montaggio dalle resistenze e dai diodi,
sistemando anche gli zoccoli, che conviene siano del tipo con contatto a tulipano, gli unici che agevolano la saldatura dei pin da entrambe le facce; proseguite con i condensatori, badando
alla polarità di quelli elettrolitici, quindi con i restanti componenti, rammentando di orientare ciascuno come
mostrato negli appositi disegni. Non
dimenticate di stagnare da entrambi i
lati della scheda base i componenti i
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
31
Nuovo indirizzo:
Futura Elettronica srl via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331-799775 Fax. 0331-792287 http://www.futurashop.it
cui fori hanno piazzole in comune da
ciascuna faccia; ciò è necessario per
garantire l’interconnessione delle piste
dei due lati. Montati tutti i componenti
e finite le saldature, bisogna inserire al
colonnine esagonali inserite e strette
nei fori dei circuiti, ottenendo un insieme come quello visibile nelle foto di
queste pagine; quanto all’interconnessione elettrica, sfruttate il connettore a
COME GESTIRE LE USCITE
Sopra, tabella della verità del
converter BCD-decimale
CD4028. A lato, schema a
blocchi e tabella della verità
del latch 74LS373.
Per consentire al circuito vocale di attivare carichi elettrici ogni volta
che viene riconosciuto il relativo comando, occorre mettere a punto
un’interfaccia capace di leggere il bus dati e in grado di sfruttarne le
combinazioni logiche per pilotare relè, triac, o altri attuatori. Allo
scopo, presenteremo nei prossimi fascicoli delle schede di attuazione
di utilizzo generale. Per ora riportiamo in questo box lo schema
elettrico di una semplice interfaccia basata su un integrato tipo 4028.
In pratica, i quattro bit che esprimono le unità del numero riconosciuto vengono inviati ad un latch tipo 74LS373 ed in seguito ad un 4028;
il piedino di Latch Enable di tale integrato viene gestito da una
semplice logica controllata questa volta dai bit delle decine del
numero riconosciuto. In questo modo, il numero che appare sul
display delle unità, disponibile in formato BCD sul bus, viene convertito in un numero digitale che troviamo sulle linee di uscita del 4028.
loro posto gli integrati, infilandoli negli
zoccoli come mostrato dai disegni e
dalle foto del prototipo. Per l’assemblaggio delle schede, potete usare delle
32
14 pin maschio (tipo AMP-MODU II)
a passo 2,54 mm e realizzate uno spezzone di flat-cable terminante con apposite femmine. Occorre ovviamente un
secondo maschio sul circuito stampato
del visualizzatore. Inserite i capi del
flat ai propri posti, controllando che il
verso sia quello esatto (il filo del contatto 1 del primo deve combaciare con
Per il materiale
Il progetto descritto in queste
pagine è disponibile in scatola
di montaggio. La scheda base
(cod. FT338BK) costa 110.000
lire e comprende tutti i componenti, la basetta doppia faccia
forata e serigrafata, l’integrato
Hualon, la memoria SRAM e
tutte le minuterie; il kit non
comprende le due batterie a
stilo. Il chip riconoscitore è disponibile anche separatamente
(cod. HM2007P) al prezzo di
58.000 lire. La scheda display
(cod. FT338DK) costa 22.000
lire e comprende tutti i componenti, la basetta forata e serigrafata, viti e distanziali per il
fissaggio alla base e un cavo
POD a 14 piedini. Tutti i prezzi
sono comprensivi di IVA. Il
materiale va richiesto a: Futura
Elettronica, V.le Kennedy 96,
20027 Rescaldina MI, tel. 0331576139, fax 0331-578200.
lo stesso contatto del secondo). La
tastiera deve essere del tipo a matrice di
4 righe per 3 colonne, e va collegata
con le righe ordinatamente ai punti K1,
K2, K3, K4 del chip U2, e le colonne
rispettivamente ad S1, S2, S3. Per le
due pile, fissate al circuito stampato
due portastilo singoli, dunque collegate
i contatti alle rispettive piazzole badando alla polarità indicata; inseritevi poi
due stilo qualunque.
Quanto al ponticello J1 ed al J2 della
scheda base, realizzateli con punte a
rompere a passo 2,54 mm, da chiudere
all’occorrenza con i classici jumper a
passo 2,54 mm; rammentate che quando J1 è aperto il sistema può lavorare
con 40 parole della durata di 900 ms
ciascuna, mentre se è chiuso le parole
si riducono a 20, ma da 1,9 secondi.
Invece, J2 è il jumper che decide se
attivare o disattivare l’interfaccia audio
dell’HM2007: chiuso permette di decifrare quello che capta il microfono,
mentre aperto blocca l’interfaccia
Elettronica In - settembre 2000
Sopra, traccia rame in
scala 1:1 della scheda di
visualizzazione. A lato, le
tracce lato rame e lato
componenti della
scheda base.
audio, quindi impedisce di ricevere i
comandi vocali, e di memorizzare
parole. Per l’alimentazione serve un
qualsiasi alimentatore capace di dare
12 Vcc ed una corrente di 300 milliampère, da collegare ai punti + e - rispettando la polarità indicata; in caso d’inversione accidentale, il diodo D1 impedisce comunque che il sistema venga
danneggiato.
Appena data la tensione verificate che i
display indichino 00; quindi cancellate
la RAM per eliminare ogni dato casuale che potrebbe falsare il funzionamento, ovvero ostacolare la registrazione in
determinate posizioni: allo scopo battete sulla tastiera 99 seguito da CLR. A
questo punto potete passare al collaudo
della scheda ricordando che l’abbinamento di un comando vocale ad un
canale si svolge digitando semplicemente il numero desiderato seguito da
TRN, quindi parlando in prossimità del
microfono MIC stando ad una distanza
compresa tra 10 e 60 cm, e con voce
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
normale. Ad esempio, digitiamo 01 e
pronunciamo “uno” verificando che il
led si accenda, digitiamo 02 e pronunciamo “due”, proseguiamo in modo da
memorizzare un po’ di parole. Ora,
proviamo a pronunciare “uno”, se tutto
funziona correttamente sul display
devono comparire le cifre 0 e 1.
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500mA. Antenna GSM bibanda integrata.
Il prodotto viene fornito già montato e collaudato.
Caratteristiche tecniche:
! GSM: Dual Band EGSM 900/1800 MHz (compatibile con ETSI GSM Phase 2+ Standard);
! Potenza di uscita:
Class 4 (2W @ 900 MHz);
Applicazioni tipiche:
Class 1 (1W @ 1800 MHz).
! Temperatura di funzionamento: -10°C ÷ +55°C;
In modalità SMS
! Peso: 100 grammi circa;
! Impianti antifurto per immobili civili ed industriali
! Dimensioni: 98 x 60 x 24 (L x W x H) mm;
! Impianti antifurto per automezzi
! Alimentazione: 5 ÷ 32 Vdc;
! Controllo impianti di condizionamento/riscaldamento
! Corrente assorbita: 20 mA a riposo, 500 mA nei picchi;
! Controllo pompe ed impianti di irrigazione
! Corrente massima contatti relè: 10 A;
! Controllo impianti industriali
! Tensione massima contatti relè: 250 Vac;
In modalità chiamata voce / apricancello
! Caratteristiche ingressi digitali:
! Apertura cancelli
livello 1 = 5-32 Vdc;
! Controllo varchi
livello 0 = 0 Vdc.
! Circuiti di reset
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INTERNET, TERMINOLOGIA SUL MONDO DELLE RETI, PROBLEMI DI ROUTING,
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NEWS E TELNET, HTML, INTRODUZIONE A JAVA, COME ALLESTIRE UN WEBSERVER.
Quinta puntata
C
ome già accennavamo nella scorsa puntata,
questa volta analizzeremo in modo approfondito il “livello Rete”. Sinora abbiamo esaminato
l’architettura della Rete da un punto di vista abbastanza “ingegneristico”, considerando dei concetti
tutto sommato “sotterranei” (tecniche di modulazione, allocazione dei canali condivisi, collegamenti punto a punto, ecc.) concetti che fungono esclusivamente da “base” per il livello
dove si comincia a vedere in effetti la rete.
Fino a questo punto, infatti, avevamo
visto solamente i “mattoni” della struttura della rete; da adesso inizieremo a
vederla “conformarsi” nel suo insieme.
Nella prima puntata avevamo parlato dell’architettura “a ragnatela”, dove ogni
host è interconnesso con almeno altri due
anche se, in genere, questo tipo di interconnessione viene realizzato con più di due collegamenti per host che, quindi, risulta essere
connesso con un numero maggiore di macchine; questo risulta essere uno dei vantaggi
di questa struttura nei confronti, ad esempio,
dell’architettura cosiddetta “a stella”.
Vediamo ora cosa significa poter sfruttare
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
di Alessandro Furlan
questa caratteristica saliente della struttura “a
ragnatela”. Ipotizziamo di avere a che fare con una
rete composta da sette nodi come rappresentato in
figura 1. Tale figura non è altro che un tipico
“grafo”, una struttura dati astratta parecchio usata
in informatica. Ogni host è
rappresentato da un
nodo del grafo. I nodi
dei grafi sono uniti da
linee chiamate archi
35
A
F
2
1
3
1
E
2
B
9
4
D
C
5
figura 1
che, nel nostro caso, rappresentano le linee di comunicazione tra le macchine stesse. Spesso i grafi sono
“pesati” il che significa che ad ogni arco viene associato un costo (essenzialmente un numero), che indica
appunto il costo per andare da un nodo a quello successivo. Questo costo, nel caso di una rete, può essere la
distanza chilometrica, oppure il tempo medio che il pacchetto impiega per compiere il percorso, o il grado di
affidabilità della linea, ecc.; dipende da cosa si vuole
misurare. Prima di addentrarci sul concetto di costo è
bene sapere che, generalmente, nelle grosse reti, quelli
che nel grafo sono i nodi non sono normali elaboratori,
ma degli oggetti dedicati chiamati router. In breve, un
router è una apparecchiatura dedicata fornita di più porte
di ingresso-uscita (teoricamente anche un PC con più di
una scheda di rete può essere un router); il suo compito
è quello di ricevere dei pacchetti di dati da una delle sue
porte e smistarli su un’uscita opportuna, a seconda di
dove il pacchetto deve andare. L’Hardware e soprattutto
il firmware presente in queste apparecchiature comprendono protocolli appartenenti ai primi 3 livelli OSI,
dovendo gestire problematiche di livello fisico (es. correzioni errori), di livello Datalink (es. apertura–chiusura
di una connessione punto-punto con un router vicino) e,
ovviamente, di livello rete. Vediamo un po’ le tecniche
utilizzate per consentire ai pacchetti di giungere a destinazione. Il più semplice degli algoritmi di routing è il
cosiddetto Flooding (inondazione). L’idea su cui si basa
è molto semplice: un router riceve da una porta un pacchetto, e lo invia attraverso tutte le altre porte (ovviamente non su quella da cui lo ha ricevuto). Il problema
sta nel fatto che, in questo modo, nella rete vengono a
crearsi molti pacchetti duplicati. Considerate ancora la
figura 1: se ad esempio D riceve da B un pacchetto, lo
invierà a C e ad F. C, a sua volta, lo invierà a B, ed ecco
che B (l’origine della trasmissione) rimanderà a D il
pacchetto facendo ripartire il ciclo di trasmissione.
Ovviamente anche situazioni di loop analoghe si creano
36
- Scoprire i propri vicini e i loro indirizzi di rete.
Quando un router parte o viene riinizializzato manda un
pacchetto speciale (chiamato HELLO) su tutte le sue
porte punto-punto. Il router dall’altro lato di ogni linea
deve rispondere comunicando le proprie caratteristiche.
- Misurare il costo dei canali. Semplicemente inviando
ancora un pacchetto speciale (ECHO) come per il punto
precedente e misurando il ritardo con cui ritorna indietro. Questa operazione va svolta periodicamente.
Elettronica In - settembre 2000
CORSO PROGRAMMAZIONE HTML
G
3
negli altri nodi. Si ha, quindi, come conseguenza, un
notevole spreco della capacità complessiva della rete.
Il Flooding, benché appaia stupido, è invece a volte utilizzato; in talune applicazioni (ad esempio quelle militari) garantisce, infatti, proprio per l’estrema ridondanza
dei dati, una buona capacità di non perdere pacchetti (se
ci sono in giro per la rete 18 pacchetti uguali, uno arriverà a destinazione!). Viene inoltre impiegato anche in
tecniche più sofisticate tra router, ad esempio per il passaggio di informazioni sullo stato della rete.
Un’altra tecnica è quella del routing secondo il cammino minimo. Ecco che qui entra in gioco il costo “di trasporto”, un router calcola qual’è il percorso più economico per raggiungere la destinazione, e indirizza così il
pacchetto sulla porta opportuna.
Chiariamo con un esempio riferito alla solita figura 1:
supponiamo che un pacchetto debba andare da D a B.
Apparentemente sembrerebbe conveniente l’arco che li
congiunge, ma questo ha un costo pari a 9. Se invece da
D passiamo ad F, da qui ad E per giungere ad A, raggiungiamo B (destinazione del pacchetto) compiendo un
tragitto di costo 2+3+1+1=7 !
Perché tutto questo funzioni, si assume che il router sappia esattamente, perché configurato in precedenza, come
è fatta l’intera rete; deve conoscere tutti i nodi, gli archi
ed i loro costi. Per il calcolo del cammino minimo verso
tutti gli altri nodi esistono diversi algoritmi teorici, come
quello di Dijkstra o quello di Floyd, i due più usati. Non
stiamo qui a spiegarli in quanto un’implementazione di
Dijkstra in linguaggio C è di una quarantina di righe di
codice; è sufficiente che comprendiate la nozione di
cammino minimo. Con questo tipo di routing si configura una condizione statica, quella in cui la rete rimane
sempre invariata, sia come nodi che come costi per andare da uno all’altro. Questo purtroppo non avviene. I nodi
possono essere aggiunti o tolti in continuazione, o possono semplicemente guastarsi; anche le linee possono
subire variazioni, un cammino in precedenza velocissimo può essere annientato in un attimo da una ruspa di
passaggio che taglia una fibra ottica, e occorre così trovare un’altra strada. Per questi motivi esistono degli
algoritmi cosiddetti “adattivi”, capaci cioè di fornire la
soluzione più appropriata per quel momento.
Quello maggiormente utilizzato oggi sui router delle
marche più prestigiose (poche, per la verità, in quanto il
mercato dei router è quasi un monopolio da parte di
un’unica azienda) è il Link state routing che si compone di 5 passi ben definiti secondo i quali un router deve:
CORSO PROGRAMMAZIONE HTML
- Costruire un pacchetto contenente tutto quello che ha
appena scoperto.
- Inviare questo pacchetto, mediante flooding. I pacchetti vengono numerati progressivamente per consentire agli altri di scartare pacchetti duplicati obsoleti.
- Cercare di capire la situazione di tutta le rete mediante i pacchetti ricevuti dagli altri router, che operano nello
stesso modo (attenzione! dal punto di vista della computazione è una operazione tutt’altro che facile!!), e calcolare il cammino minimo verso gli altri nodi.
Ogni router ha al suo interno delle tabelle (le tabelle di
routing) dove conserva le informazioni sulla tipologia
della rete. Con il crescere delle dimensioni delle reti (si
pensi ad Internet) si è introdotto anche il routing gerarchico, suddiviso su più livelli. Dato che è impensabile
che ogni router conservi nella propria tabella le informazioni sulle altre centinaia di migliaia di router presenti ad esempio in Internet l’idea è quella di suddividere la rete in diverse aree, di calcolare tutti gli instradamenti migliori al loro interno, per poi vedere l’instradamento migliore tra le varie regioni viste nel loro insieme.
Si riescono così a controllare meglio anche eventuali
“vincoli” sui percorsi. Alcuni esempi curiosi: una legge
canadese impone che pacchetti generati in Canada e
diretti in Canada non possano transitare, anche per sbaglio, al di fuori della Nazione, ad esempio negli Stati
Uniti, con cui tale Paese confina per migliaia di Km.
Oppure, il traffico generato dagli Stati Uniti non può
essere instradato verso l’Iraq e altri stati islamici, e così
via…. Come si vede i problemi di instradamento sono
tutt’altro che semplici, soprattutto per il crescere a
dismisura del numero dei router e dunque delle possibilità di guasto; quella che viene a configurarsi è quindi
una “lotta” continua della rete nei confronti di se stessa
per cercare di mantenere i cammini il più efficienti possibile, reagendo in continuazione ai guasti e ai ripristini
cercando sempre una sorta di “assestamento”. Appena
una linea si guasta ecco decine di router scambiarsi vorticosamente pacchetti di informazioni e calcolare nuovi
cammini, e così fino al prossimo mutamento.
Quando scaricate da Internet un file da 5 MB e al 70%
della trasmissione il download si blocca, aspettate ad
imprecare, se considerate quanto visto sopra forse vi
riterrete fortunati, perché tutto, fino a quel momento,
era andato bene!!
IL LIVELLO RETE
IN INTERNET
Internet, abbiamo già detto numerosissime volte, è una
sorta di collezione di sottoreti unite tra di loro. Linee
dorsali ad alta capacità uniscono reti regionali, a ciascuna delle quali sono collegate le LAN di centinaia di università, di aziende, di fornitori di servizi telematici…
La “colla” che tiene unita Internet è il protocollo del
livello Rete, IP (Internet Protocol). Il sistema di comunicazione in Internet funziona nel modo seguente: il
protocollo di livello trasporto (superiore al livello rete)
riceve un flusso di dati e lo frammenta in pacchetti da
passare al livello rete, chiamati in gergo datagram. In
teoria i datagram possono arrivare fino a 64 KB di
dimensione, ma in genere sono di 1500 Byte.
Il livello rete si occupa di spedire tutti i datagram a
destinazione, gestendo gli instradamenti, dove verranno
passati di nuovo al livello trasporto per riassemblare i
dati originari. Un datagram IP è formato da un preambolo, di 20 byte o più, seguito dai dati veri e propri. La
figura 2 rappresenta il preambolo IP. Vediamo di analizzare i vari campi: il campo Version indica la versione
del protocollo IP utilizzata. Attualmente si usa la versione IPv4, è in fase di lancio IPv6. Apriamo una piccola
parentesi su questa futuribile versione di IP: ha caratteristiche migliori di quella attuale, come indirizzi di 16
byte, contro i 4 di Ipv4 quindi possibilità di indirizzare
un numero molto più elevato di host (per capire quanti
figura 2
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
37
Segue l’Header checksum, che riguarda solo il preambolo. Per finire i due indirizzi IP, mittente e destinatario che analizziamo ora nel dettaglio per capire come
sono fatti.
INDIRIZZI IP
Ogni host e router in Internet ha un indirizzo IP, che lo
identifica univocamente. Tutti gli indirizzi IP sono lunghi 32 bit, e vengono usato nel campo source e destination del pacchetto IP.
Lo spazio degli indirizzi IP è diviso in diverse classi, da
A ad E. Ciascuna classe consente di identificare un certo
numero di reti e un certo numero di host all’interno di
ciascuno di esse:
Classe
A
B
C
D
E
Numero reti
Host per ogni rete
126
16777214
16328
65532
2000000
254
Indirizzi Multicast
Riservati per uso futuro
Gli indirizzi di rete sono assegnati dall’ente internazionale NIC (Network Information Center). Di fatto non
vengono assegnati singoli indirizzi, ma dei gruppi di
indirizzi, gruppi grandi a seconda della classe di indirizzi che si chiede al NIC. In figura 3 vediamo come viene
suddiviso l’indirizzo di 32 bit, per le varie classi. Perché
questa complicazione? Vi chiederete. Non era più semplice considerare ogni indirizzo IP a se stante, come un
numero “piatto” a 32 bit?
Supponiamo che una società abbia una rete con un
milione di host. Il fatto di avere uno spazio per identificare tutti gli host è un vantaggio in quanto il traffico
interno, ad esempio, non viene instradato all’esterno,
rendendo la comunicazione assai più veloce ed affidabile, vantaggio non da poco. Una società con un centinaio
di host invece è inutile che acquisti una rete di classe A,
figura 3
38
Elettronica In - settembre 2000
CORSO PROGRAMMAZIONE HTML
ne può gestire basta dire che questo numero è paragonabile a quello degli atomi che compongono il pianeta
Terra!!), una maggiore sicurezza (autenticazione) e supporto migliorato per il multicast (verrà spiegato più
avanti di cosa si tratta). Caratteristica importante è che
IPv6 può coesistere con Ipv4 (la transizione dal quale
durerà una decina d’anni); proprio grazie a questo
campo, infatti, è possibile eseguire transizioni “indolori”
da una versione all’altra. IHL indica la lunghezza del
preambolo, che è variabile a causa del campo Options
utilizzato per includere informazioni aggiuntive, come
ad esempio il percorso compiuto dal datagram. Il campo
Type of service consente agli host di comunicare il tipo
di servizio desiderato; ad esempio, per trasmettere della
voce digitalizzata la ricezione rapida è preferibile all’affidabilità assoluta (perdere un pacchetto non è poi così
grave), mentre per scaricare un file binario la trasmissione senza errori è indispensabile. Il campo total lenght
indica la lunghezza complessiva del datagram (preambolo+dati), che è al massimo 65535 byte. Il campo
Identification è necessario per permettere al ricevente di
poter riconoscere e riassemblare pezzi di datagram
eventualmente frammentati per esigenze della rete, possibilità esclusa se si mette a 1 il bit DF (don’t fragment).
Il bit MF indica che ci saranno in seguito numerosi
frammenti del datagram. L’ultimo infatti ha questo bit
pari a 0.
Il fragment offset indica in quale posizione del datagram originale si trova il frammento ricevuto. Tutti i
frammenti devono essere dei multipli di 8 byte.
Il campo Time to live è un contatore a 256 stati impiegato per limitare la durata di vita dei pacchetti, e serve
onde evitare che, per problemi agli algoritmi di routing,
pacchetti vecchi rimangano in rete troppo tempo. Ad
ogni salto (da un router ad un altro) il contatore (inizialmente a 255) viene decrementato. Quando questo arriva
a 0 il datagram viene eliminato.
Il campo protocol serve ad indicare quale protocollo di
livello trasporto si sta utilizzando (TCP o UDP).
CORSO PROGRAMMAZIONE HTML
che sarebbe assolutamente sprecata e gli costerebbe
moltissimo. Per essa, è sufficiente una di classe C. Il
problema è che, qualora decida di ingrandirsi, e raggiunga un numero di host superiore a 254, dovrà acquistare un altro spazio di classe C, oppure comprare un
indirizzo di classe B. Per inciso, gli indirizzi di classe A
e B sono esauriti da tempo.
Il problema è che questi indirizzi, specie quelli di classe
B, in passato sono stati elargiti con poca avvedutezza, e
molti di questi di fatto sono sprecati. Questa tecnica di
allocazione degli indirizzi, di fatto, ha creato diversi
“spazi vuoti”, e il problema dell’esaurimento degli indirizza IP non è poi così remoto.
Gli indirizzi di rete sono numeri di 32 bit che vengono
normalmente scritti con la notazione decimale a punti.
Si raggruppa per byte, e si scrive il corrispondente
numero decimale (da 0 a 255). I decimali sono separati
da punti (es 125.114.2.45). Gli indirizzi che iniziano con
127.xxz.yyy.zzz sono indirizzi che non vengono inoltrati, ma sono usati nei singoli host come indirizzo locale,
utile ad esempio per la messa a punto del software di
rete. Sono degli indirizzi “fittizi”, di loopback.
PROTOCOLLI DI CONTROLLO
DEL LIVELLO RETE DI INTERNET.
Nel livello di rete, in Internet non viene usato solo l’IP.
Questo viene utilizzato per il trasferimento dei dati, ma
esistono altri protocolli di controllo. Tra questi citiamo,
ICMP, ARP, RARP.
ICMP (Internet Control Message Protocol) è il protocollo che serve per la comunicazione tra le macchine in
Rete riguardo allo stato di Internet stessa. Il suo funzionamento è accuratamente sorvegliato dai router. Quando
avviene qualcosa di inatteso, dei messaggi standard
ICMP vengono inviati sulla rete, dopo essere stati “incapsulati” in pacchetti IP.
Vediamo i principali messaggi ICMP:
- Destination Unreachable: una destinazione non è raggiungibile.
- Time Exceeded: un pacchetto IP è arrivato con il
campo Time to live a 0: va distrutto.
- Parameter problem: un campo nel preambolo IP è
scorretto o non è valido.
- Redirect: comunica a un router che deve cambiare un
percorso.
- Source quench: dice ad un host di smettere di inviare
pacchetti perché sta congestionando un punto della rete.
In realtà questo messaggio si usa poco perché di fatto
questi pacchetti “gettano altra benzina sul fuoco”,
aumentando la congestione.
- Echo Request: richiesta ad un Host se è attivo.
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
- Echo reply: Risposta al precedente (“Si, sono attivo”)
Esiste poi il protocollo ARP (Address resolution
Protocol). Per capire a cosa serve “isoliamo” una delle
infinite reti locali che compongono internet.
Supponiamo che sia una LAN Ethernet, e su di essa si
voglia usare il protocollo IP. Abbiamo detto la scorsa
puntata che il livello datalink (anzi, più propriamente il
sottolivello MAC) delle LAN lavora con i propri indirizzi Ethernet, che ricordiamo essere di 48 bit (anche se poi
per l’indirizzamento se ne usano 46), e tale livello non
capisce assolutamente nulla degli indirizzi IP a 32 bit.
Ora vi sorgerà spontanea la domanda: come si può far
“girare” IP sopra Ethernet?
La cosa è abbastanza semplice: ora, una macchina nella
rete locale vuole spedire un pacchetto IP ad un’altra, ma
ignora l’indirizzo Ethernet del destinatario. Per fare questo invia un pacchetto IP in broadcast (a tutte le macchine collegate alla LAN) che pressappoco dice: “Chi ha
l’indirizzo IP 172.321.3.12 ?”. Tutte le macchine ricevono il messaggio. Quella che riconosce il proprio indirizzo invia alla macchina mittente un pacchetto in cui c’è
l’indirizzo Ethernet “fisico”. Questa riceverà il pacchetto, estrarrà l’informazione voluta (per poi passarla al
datalink), ed ecco che al suo interno viene creata l’associazione indirizzo IP-Indirizzo Ethernet. Ora, una volta
che ha questa informazione, la conserva in modo da evitare questa procedura ogni volta. Così farà anche per
tutte le altre macchine. Questi messaggi di domanda e
risposta vengono appunto definiti nel protocollo ARP.
Il problema inverso, individuare da un indirizzo
Ethernet, l’indirizzo IP, è invece risolto dal protocollo
RARP (Reverse Address Resolution Protocol).
Quando si presenta questa necessità? Ad esempio su stazioni senza disco rigido (PC diskless, X-Terminal
UNIX, ecc). Una workstation, appena accesa, invia,
sempre in broadcast all’interno della rete locale (anche
perché i messaggi in broadcast non vengono mandati
all’esterno dai router!), un pacchetto IP con una richiesta di questo tipo: “Il mio indirizzo Ethernet è questo.
Qualcuno conosce il mio indirizzo IP?”. All’interno
della LAN c’è una macchina che funge da server RARP.
Essa ha al suo interno la tabella Indirizzo EthernetIndirizzo IP. Riceve la richiesta e invia alla stazione
interessata il suo indirizzo IP.
Questo è un po’ lo svantaggio del sistema, quello che ci
deve essere un server RARP per ogni rete locale, e in
questo bisogna mantenere la tabella sopra indicata. Ma è
uno svantaggio che permette appunto di mettere sulla
rete macchine senza disco rigido, cosa che in alcuni
ambiti è una cosa tutt’altro che disprezzabile, ad esempio in un laboratorio didattico universitario, per evitare
che gli utenti si divertano a “smanettare” sul disco rigido costringendo i sistemisti a reinstallare più volte al
giorno il software applicativo!! Bene, con questo si conclude la carrellata sul livello rete. Nella prossima puntata vedremo il livello di trasporto, e per la prima volta del
codice concreto: vedremo come si creano connessioni
TCP in Linux utilizzando il linguaggio C.
39
HI - TECH
Elettronica
Innovativa
di Alberto Ghezzi
Sistema d’allarme a 2 zone
nel quale tutti i componenti,
dalla centrale, ai sensori, agli
attuatori, sono connessi tra
loro via radio e sono alimentati a pile. Grazie all’impiego
di moduli RF a bassissimo
consumo l’autonomia dei vari
elementi è di parecchi anni.
In questo primo articolo
descriviamo il funzionamento
della centrale.
nche tra le apparecchiature destinate agli impianti di sicurezza si va sempre più affermando la tendenza ad alimentare i circuiti con pile alcaline o al litio:
grazie ai notevoli progressi in fatto di riduzione dei
consumi dei circuiti elettronici, questa soluzione è oggi
applicabile a quasi tutte le apparecchiature. L’utilizzo
di pile a secco al posto dei tradizionali alimentatori da
rete (che negli impianti di allarme vanno completati
con batterie tampone) consente di ottenere - in generale - una notevole riduzione dei costi (sia per il montaggio che per i materiali utilizzati), una semplificazione delle procedure di omologazione ed una maggior
flessibilità di impiego. Anche noi, dunque, che ci inte40
ressiamo ad argomenti ... In..novativi, non potevamo
non occuparci di questo argomento. Ecco dunque il
progetto di un impianto antifurto per uso domestico
completamente senza fili in cui ogni elemento viene
viene alimentato a pile: si tratta sostanzialmente di un
allarme a 2 zone con un certo numero di sensori (a contatto, P.I.R.) collegati via radio, attivabile ed impostabile sempre via radio, capace di autoapprendere i codici
dei telecomandi e dei sensori remoti. Del sistema fanno
anche parte un display a led installato all’esterno dei
locali da proteggere, una sirena ed un combinatore telefonico GSM: tutti tassativamente alimentati a pile. A tal
proposito, non pensate che il nostro antifurto sia meno
Elettronica In - settembre 2000
valido rispetto a quelli tradizionali,
perché per quanto l’alimentazione a
pile richiami alla mente un giocattolo, in realtà questo sistema offre
non pochi vantaggi, oltre a quelli
già elencati, ed è anche comodo e
pratico, perché adottando nuovi
componenti che oggi la tecnologia
può offrirci, siamo riusciti ad ottenere consumi ridottissimi ed autonomie d’esercizio una volta impensabili. Tanto per darvi un’idea, alimentata con due pile a torcia la
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
centralina a due zone può lavorare
per diversi anni senza mai spegnersi; e lo stesso dicasi per la sirena
che proporremo prossimamente,
nella quale l’attenta circuiteria ha
permesso di limitare il consumo
medio a valori irrisori. Dunque, se
da un lato è vero che l'impiego delle
pile ci obbliga a ricordarci di sostituirle periodicamente (nel nostro
caso non prima di tre anni), dall’altro va considerato che comunque di
questa sostituzione ci si può preoc-
cupare dopo molto tempo dall’installazione: insomma, non è che
dovete intervenire tutti i mesi... La
cosa è un po’ come per gli orologi
al quarzo: a qualcuno “pesa” il fatto
di avere al polso un cronografo a
pile? Pare di no, perché vista la
grandissima diffusione di tali orologi pare evidente che nessuno trova
fastidioso il fatto di dover mettere
una pila nuova dopo 2 o 3 anni... Un
altro pregio dell’alimentazione a
batterie sta nel fatto che la centralina viene svincolata da ogni problematica di installazione, e può essere collocata ovunque senza la minima difficoltà; ciò rende il nostro
antifurto completamente e realmente senza fili, dato che i sensori, gli
attuatori, ed anche l’unità centrale,
sono collegati esclusivamente
mediante impulsi radio. Una comodità, una prerogativa che consente
di sistemare la centrale dappertutto,
dentro l’armadio, in soffitta, semplicemente appoggiando la scatola
che contiene la centrale. Bene, se
leggendo l’introduzione vi siete
convinti che l’antifurto proposto è
quello che fa per voi, vale la pena
che leggiate anche il seguito, così
da conoscerne esattamente il funzionamento e l’uso. Partiamo con la
centralina, che è il cuore del sistema: si tratta di un circuito autoalimentato e composto solamente da
un microcontrollore e due moduli
ibridi radio, uno trasmittente e l’altro ricevente. Proprio così, il tutto si
riduce ad uno stampato grande
quanto un pacchetto di sigarette!
Eppure le funzioni svolte sono davvero notevoli: gestisce 2 zone, inseribili o disinseribili a distanza
mediante radiocomando, accetta i
segnali inviati via radio dagli appositi sensori, in caso di allarme
manda i comandi, sempre via radio,
agli attuatori remoti (un combinatore ed una sirena) ed aggiorna
costantemente lo stato del display;
41
un sistema completo ed espandibile
In nostro antifurto wireless a
pile comprende, oltre alla centrale cuore dell’impianto, uno o
più radiocomandi tascabili bicanale, un certo numero di sensori, un display a led che indica
dall’esterno lo stato dell’antifurto, una sirena radiocomandata ed un combinatore telefonico GSM. La centralina è la
parte più importante e la trovate
descritta con dovizia di particolari in queste pagine. Nei prossimi numeri della rivista parleremo del combinatore GSM, completo sottosistema attuatore che,
allertato dal trasmettitore della
quest’ultimo modulo è un “satellite”
che va inserito in una qualunque presa
di corrente e serve all’utente per monitorare lo stato del sistema. Per questo
va collocato preferibilmente all’ingresso del locale da proteggere, sia esso un
appartamento, un magazzino, un ufficio, ecc. Oltre a quanto detto, la centralina è in grado di acquisire quasi automaticamente i codici dei sensori remoti e dei telecomandi associati. Tutto
questo, lo ripetiamo, con una basetta di
poche decine di centimetri quadrati.
Vediamo nei dettagli come funziona la
centrale: dopo la prima accensione,
occorre memorizzare i codici dei sensori remoti collegati via radio, e dei
telecomandi; a tal proposito va detto
che il software del microcontrollore è
stato scritto per leggere, memorizzare
ed elaborare solamente codifiche di
tipo MC1450xx Motorola; pertanto
sensori e trasmettitori d’attivazione e
disattivazione devono avere un encoder
MC145026. Il canale radio deve essere
a 433,92 MHz, poiché è a tale frequenza che sono accordati il ricevitore ed il
trasmettitore ibridi on-board. Una volta
appresi i codici, la centralina può
accettare i segnali di allarme, ovvero i
comandi a distanza. La prima operazione da fare è inizializzare il microcontrollore: a tal proposito, prima di alimentare la centralina occorre chiudere
PER IL MATERIALE
La centrale antifurto wireless descritta in queste pagine è disponibile in scatola di montaggio (cod. FT348K) al prezzo di 89.000 lire.
Il kit comprende tutti i componenti, la basetta forata e serigrafata,
il microcontrollore programmato, i due moduli Aurel, il contenitore plastico e il portapile; non sono comprese le due pile a torcia. Il
microcontrollore programmato, il modulo Aurel trasmittente e
quello ricevente sono disponibili anche separatamente al prezzo
rispettivamente di 30.000 lire (cod. MF348), 25.000 lire (cod.
TX4M30SA10), 30.000 lire (cod. RX4M30RR04). Tutti i prezzi
sono comprensivi di IVA. Il materiale va richiesto a: Futura
Elettronica, V.le Kennedy 96, 20027 Rescaldina (MI), tel. 0331576139, fax 0331-578200.
42
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Futura Elettronica srl via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331-799775 Fax. 0331-792287 http://www.futurashop.it
il dip-switch n° 1; dando tensione, il
software, fatta l’assegnazione degli
I/O, testa il piedino GP0, verificando se
il dip 1 è chiuso o meno. In caso affermativo viene avviata una particolare
routine che innanzitutto cancella completamente il contenuto della parte di
EEPROM riservata ai codici; l’avvenuta cancellazione è confermata dal lampeggio in rapida sequenza del led LD1
(10 lampi...) che poi si spegne. Adesso
la centralina rimane in attesa, aspetta
che le venga trasmesso via radio il
codice di un TX codificato a base
Motorola MC145026: tale codice verrà
elaborato per ricavarne uno nuovo, con
un particolare algoritmo, che d’ora in
poi verrà usato per l’attivazione degli
attuatori remoti (combinatore, sirena)
quindi memorizzato. Conclusa l’inizializzazione, si può spegnere la centralina e aprire il dip-switch, quindi ridare
tensione; ora si entra nel normale funzionamento, nel quale il software opera
così: testa continuamente lo stato della
linea GP0, quindi è pronto per rilevare
la chiusura di qualunque dip, e, sempre
in loop, fa girare una routine di ricevimento di segnale radio. Il tutto gira
continuamente finché non si verifica un
evento, senza il quale non viene prodotta alcuna azione. Naturalmente,
avendo supposto di essere partiti dalla
prima accensione, nella nostra ipotesi il
microcontrollore non ha memorizzato
Elettronica In - settembre 2000
centrale, invia un messaggio
d’allarme al numero preventivamente memorizzato, e della sirena autoalimentata,
attivata
anch’essa dalla medesima stringa di allarme; entrambi questi
attuatori funzionano a pile.
Descriveremo anche il modulo
visualizzatore, un piccolo pannello indicante lo stato del sistema, collocabile direttamente
all’ingresso del locale dove funziona l’antifurto: esso dispone di
due led, che permettono di sapere se la centrale è attiva in zona
1 (led rosso acceso) attiva in
entrambe le zone (tutti e due i
nient’altro che il codice di comando
degli attuatori; occorre allora provvedere all’apprendimento dei dati del
radiocomando, nonché di quelli dei
sensori collegati via radio. La cosa può
essere fatta in ogni momento, chiudendo uno dei dip-switch, ciascuno dei
quali ha un preciso significato: l’1 è
associato al comando dei sensori assegnati alla zona uno, il 2 permette l’apprendimento del codice dei sensori di
zona due, il 3 fa apprendere il codice
per la disattivazione della centralina, ed
il 4 riguarda il codice di comando
sequenziale.
A tal proposito va precisato che, mentre per spegnere l’antifurto basta trasmettere con il TX dedicato a tale funzione, per accenderla non è previsto un
comando esclusivo, ma uno sequenzia-
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
led illuminati) o in standby (led
verde acceso).
I sensori senza fili possono essere scelti con una certa libertà, a
patto che operino a 433,92 MHz
(UHF) e che generino codici a
base Motorola. Ovviamente
vanno collocati in modo da non
essere racchiusi, totalmente o
parzialmente, in pareti metalliche, perché ciò attenuerebbe fortemente gli eventuali loro segnali d’allarme. Per l’installazione
di sensori ed attuatori, fate alcune prove che permettano di stabilire la portata dei collegamenti
radio.
le che permette di risparmiare sul
radiocomando: già, perché con un solo
TX o un tasto di esso, si può, in
sequenza, accendere la centralina attivando subito la zona uno, attivare
entrambe le zone, o tornare alla sola
zona uno. Questo consente di impiegare solamente un radiocomando a due
canali, decisamente economico e di
facile reperibilità; con un tasto si potrà
attivare l’antifurto o scegliere le zone
attive, mentre con l’altro lo si potrà
spegnere. Notate che lo spegnimento è
possibile in ogni momento: a riposo,
permetterà di evitare la produzione di
allarmi quando si entra in casa; in allarme servirà a bloccare la sirena ed il
combinatore quando lo si riterrà opportuno. Possiamo dunque vedere una per
una le fasi dell’apprendimento: dopo
aver inizializzato e riacceso la centralina chiudete il dip 4 e premete il tasto
del minitrasmettitore che desiderate
usare per lo spegnimento (usando un
TX bicanale potete agire sul pulsante
che volete spenga l’allarme); l’avvenuta memorizzazione del codice sarà confermata da una rapida sequenza di lampeggi da parte del led, che poi si accenderà a luce fissa per circa 1 secondo,
dunque tornerà spento. Accertata la
ricezione, aprite dip 4 e chiudete il
terzo switch, così da prepararvi alla
memorizzazione del codice di comando a distanza sequenziale: premete il
tasto del TX che volete usare per l’accensione dell’antifurto, ed attendete
che il led LD1 emetta una rapida
sequenza di lampeggi, quindi si accenda a luce fissa per un periodo prolunga-
43
schema elettrico CENTRALINA
to (1 secondo...) dunque si spenga.
Questa darà la conferma dell’avvenuto
apprendimento. Aprite anche dip 3 e
chiudete il 2: questa procedura permetterà l’acquisizione del codice di allarme proveniente dai sensori della zona
due, e andrà effettuata utilizzando un
trasmettitore a base Motorola
MC145026 impostato (ovviamente...)
diversamente da quello utilizzato per
l’attivazione e la disattivazione del
sistema. In ogni caso dovrete poi impostare i dip-switch dei sensori che andrete ad associare alla centralina con il
codice usato per l’autoapprendimento;
quindi, se fate l’operazione con un TX
portatile dovrete poi aprirlo e vedere il
settaggio degli switch, riportandolo
pari-pari nei sensori abbinati alla relativa zona. Questo ragionamento vale per
entrambe le zone, poiché le procedure
di apprendimento sono identiche; quel-
lo che cambia è il dip da chiudere per
entrare nella procedura... Chiuso il dip
2 fate trasmettere il sensore wireless o
il trasmettitore portatile che deve simularne il codice, ed attendete che il led
faccia la solita rapida sequenza. Non
resta che completare il ciclo di abbinamento, con quelli della zona uno: per
farlo aprite il dip 2 e chiudete l’1, quindi ripetete ordinatamente le fasi appena
descritte. In altre parole, impostate il
i moduli ibridi utilizzati
Nella continua ricerca volta a limitare sempre più il consumo,
molti costruttori, tra i quali l’Aurel, Casa che produce da tempo
ibridi SMD destinati quasi esclusivamente ai radiocomandi, negli
ultimi anni hanno messo in commercio componenti a basso assorbimento. Tra i prodotti disponibili sul mercato, ci siamo orientati
sulla più recente serie Aurel della quale fanno parte il ricevitore
RX4M30... ed il trasmettitore TX4M30..., entrambi funzionanti
con appena 3 volt. Il primo è un avanzato ricevitore AM superrigenerativo capace di lavorare con soli 3 volt, assorbendo non più
di 0,4 milliampère, il tutto per un consumo globale di 1,2 milliwatt! Non si tratta di un ricevitore FM o di un supereterodina,
anche perché circuiti del genere non avrebbero permesso di ridurre tanto i consumi, tuttavia le prestazioni dello stadio RF sono più
che accettabili: in termini di selettività, il filtro d’antenna riduce
la banda passante a 600 KHz (±300 KHz) quindi tra 433,62 e
434,22 MHz; quanto a sensibilità, i -96 dBm garantiti dalla Casa
44
Elettronica In - settembre 2000
codice da assegnare alla prima zona sul
TX o sul sensore wireless, quindi fatelo trasmettere, attendendo la conferma
da parte del led. Va da sè che pensando
di impiegare il sistema a zona unica,
non serve né prevedere sensori per la
zona 2, né tantomeno svolgere la relativa procedura di apprendimento (dip 2)
dei codici. Una volta completata la
caratterizzazione (peraltro modificabile
433,92 MHz (UHF) modulato in
ampiezza con un codice Motorola
MC1450xx. Naturalmente non deve
mancare il trasmettitore bicanale,
anch’esso a base Motorola, per accendere, selezionare le zone attive, spegnere. Detto ciò possiamo preoccuparci di
vedere come funziona effettivamente il
circuito, riferendoci allo schema elettrico. Innanzitutto considerate che, per
Pur garantendo numerose e complesse
funzioni, dal punto di vista pratico la
nostra centrale è veramente ridotta
all’osso: pensate che vengono utilizzati
solamente 14 componenti!
in qualunque momento senza spegnere
il circuito) la centrale è pronta per
l’uso. L’impianto si completa collocando dove servono gli opportuni sensori
wireless, che possono essere del tipo a
contatto o reed (per porte, finestre,
pedane d’ingresso) ovvero ad infrarossi passivi (P.I.R.) o ad ultrasuoni; non
vi è preclusione per alcun tipo di sensore: l’unica condizione è che entrando
in allarme generi un segnale radio a
sono più che sufficienti per la gran parte
delle applicazioni. Se l’RX è encomiabile,
il trasmettitore è un vero gioiello di tecnologia, perché pur lavorando a 3 volt riesce
a garantire una potenza RF in antenna (a
50 ohm d’impedenza) di +17 dBm, quanto
basta per coprire tranquillamente un
appartamento o una villetta! Proprio per
la bassa tensione d’alimentazione, l’assorbimento è limitato ad un massimo di 28
milliampère. L’adozione di un microcontrollore programmato per gestire l’attivazione degli ibridi consente di tenere acceso il TX solamente per pochi istanti, e praticamente solo in allarme, quindi limita il
consumo delle pile a valori trascurabili.
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
minimizzare i consumi, il ricevitore
ibrido U2 viene acceso e spento ciclicamente, con periodo ON/OFF di
0,5/1,5 secondi; questo accorgimento,
unito al già minimo assorbimento del
modulo, consente di ottenere un’autonomia notevole, anche perché il trasmettitore U3 viene acceso per un
breve periodo solamente quando la
centralina deve azionare o resettare un
attuatore d’allarme, ed il diodo lumino-
Modulo trasmittente
TX4M30SA10
Modulo ricevente
RX4M30RR04SF
so è attivato solamente durante la ricezione di un codice inviato da un sensore o dal radiocomando. Il consumo del
microcontrollore è modestissimo, quindi possiamo dire che per un uso normale le pile possono tranquillamente essere sostituite ogni 3÷4 anni. Non appena giunge un segnale radio all’antenna
ricevente, ed il ricevitore U2 è acceso
(in tal caso il micro mantiene attivo
l’RX fino al termine della procedura) la
sequenza codificata esce dal piedino
14: il software del PIC12CE674 aggancia tali impulsi, li mette in RAM e li
analizza: se si tratta di codici a formato
Motorola li compara con quelli appresi
in precedenza (durante le rispettive
procedure) mentre diversamente
abbandona la lettura e si ridispone a
riposo, girando in loop fino ad un
nuovo trigger dal canale radio. Lo stesso dicasi in caso l’esito della comparazione sia negativo. Se invece il codice è
uno di quelli memorizzati, vengono
prodotte le relative azioni, in base a
quelle possibili: 1) accensione / comando sequenziale zone; 2) spegnimento;
3) allarme dalla zona uno; 4) allarme
dalla zona due. Tutti i cambiamenti di
stato, l’entrata in allarme o lo spegnimento, determinano l’invio da parte
della centralina di differenti treni di
impulsi destinati al display a led ed agli
altri attuatori (sirena, combinatore).
Osservando dunque il display posto
all’esterno dell’appartamento è possibile sapere se l’antifurto è attivo, quale
zona è abilitata ed anche (come vedremo meglio quando descriveremo il circuito del display) se l’impianto è
entrato in allarme, se è mancata la tensione di rete in casa, eccetera. Il codice
è inviato per circa 2 secondi, trascorsi i
quali il microcontrollore torna a riposo
ed attende nuovi segnali. Notate che in
questa fase il software provvede a spegnere il ricevitore U2, per evitare che
quanto emesso dall’antenna trasmittente rientri nella ricevente, provocando
non pochi disturbi. A tal proposito
osserviamo che accensione e spegnimento dell’RX si ottengono mediante
la linea GP1, che alimenta direttamente i piedini 10 e 15; la cosa è possibile
perché l’assorbimento di quest’ultimo
non supera i 400 microampère, una
corrente che qualunque pin di I/O del
PIC12CE674 può erogare senza difficoltà. Con il trasmettitore non è stato
45
piano di montaggio
COMPONENTI
R1: 3,9 KOhm
R2: 2,7 KOhm
R3: 1,8 KOhm
R4: 470 Ohm
R5: 10 KOhm
R6: 1 KOhm
C1: 100 nF
multistrato
C2: 100 µF 16VL
elettrolitico
U1: PIC12C674
(MF348)
U2: RX4M30RR04
modulo Aurel
U3: TX4M30SA10
modulo Aurel
T1: BC547B
LD1: LED rosso
passo 5mm
DS1: dip switch
4 poli
Varie:
- morsettiera 2 poli;
- zoccolo 4 + 4;
- clips per batteria;
- portabatterie
tipo torcia;
- contenitore mod.
Teko COFFER3;
- spezzone di filo
per antenna 17 cm.;
- circuito stampato
cod. S348.
possibile fare lo stesso, ed ecco perché
lo comandiamo mediante un transistor
NPN posto in serie ai terminali di
massa. Quando il sistema è entrato in
allarme lo si può disattivare in ogni
momento mediante il radiocomando.
Un altro particolare del funzionamento
della centrale è la gestione del ciclo di
standby del ricevitore, che viene ottenuta mediante il programma principale
del PIC: questi fa accendere l’RX per
mezzo secondo ogni 1,5 sec di pausa,
producendo all’uopo un segnale rettan-
golare avente periodo di 2 secondi, con
livello alto di 0,5 sec e basso di 1,5 sec.
Tale tensione viene fatta uscire dal piedino 6 (GP1) e con essa si alimenta
effettivamente l’U2.
Tuttavia va detto che se l’accensione
impulsiva del ricevitore ha il vantaggio
di consentire una riduzione del consumo globale ad 1/4 di quello che si
otterrebbe lasciando sempre acceso l’ibrido, il “rovescio della medaglia” è la
necessità che il comando sia prolungato: in sostanza, trasmettendo si deve
tenerne premuto il pulsante del TX portatile per un tempo decisamente maggiore di quello consueto, in quanto non
è detto che l’RX sia subito pronto a
ricevere il segnale; anche perché appena acceso richiede un certo intervallo
di tempo prima di poter funzionare a
regime. Il nostro consiglio è dunque
quello di premere, ad ogni comando, il
pulsante del TX per almeno 2 secondi:
in tal modo si è sempre certi che il circuito ricevente rilevi e decodifichi il
segnale radio. Non vi è invece alcun
MODI di funzionamento
Attivata, la centralina può operare con inserita solamente la zona 1
oppure con entrambe le zone attive; non è stata prevista la modalità
con la sola seconda zona attiva, ma ciò normalmente non costituisce un
problema. In caso di allarme proveniente da un sensore remoto della o
delle zone attive, provvede ad inviare un segnale radio di comando che,
ricevuto dalla sirena e dal combinatore, li attiva; questi ultimi possono
essere disabilitati istantaneamente premendo il tasto di spegnimento
del sistema sul trasmettitore portatile. Altrimenti, il combinatore provvede all’invio del messaggio di allarme, mentre la sirena suona per il
tempo impostato. Il comando di spegnimento blocca l’attività della
centralina, rendendola sostanzialmente insensibile a quanto viene trasmesso dai sensori. Il display a led consente di conoscere in qualsiasi
momento lo stato della centrale, quali zone sono attive, se vi è stato un
allarme in nostra assenza ed anche se è mancata la tensione di rete.
46
traccia rame in
dimensioni reali
Elettronica In - settembre 2000
problema per i sensori, nel senso che
quelli reperibili in commercio trasmettono, a seguito di ogni allarme, per
almeno 2 secondi, il che garantisce
sempre la ricezione del codice da parte
della centralina.
Bene, conclusa la descrizione della
centrale, possiamo intanto vedere come
costruirla in pratica. Dato l’esiguo
numero di componenti, il cablaggio
non presenta alcuna difficoltà. I due
moduli ibridi possono entrare nei
rispettivi fori solamente nel verso giusto, quindi non preoccupatevi troppo;
al limite badate di non surriscaldarne i
terminali, tenendovi sopra la punta del
saldatore per il minor tempo possibile.
Quanto alle antenne, sia quella trasmittente che quella ricevente possono
essere ottenute stagnando nelle relative
piazzole uno spezzone di filo di rame
rigido lungo 17 cm, avendo cura, nel
caso si tratti di filo smaltato, di rimuovere lo smalto nel punto da saldare. Per
l’alimentazione prevedete morsetti da
c.s. a passo 5 mm, che potete facilmente infilare e saldare nei rispettivi fori.
Finite le saldature, inserite il microcontrollore badando di far coincidere la
tacca di riferimento con quella dello
inizializzazione centralina
Per controllare il funzionamento degli
attuatori, la centralina trasmette una serie
di codici che vengono ricavati durante
l’inizializzazione con una particolare
procedura. A tale scopo è necessario
porre in ON il dip 1, in OFF gli altri dip,
collegare le pile e trasmettere per alcuni
secondi con un TX a 433,92 MHz con
codifica Motorola MC1450xx. Dalla
sequenza ricevuta la centralina ricava, con
un algoritmo particolare, i codici che poi
verranno utilizzati per le attivazioni dei
dispositivi remoti. Il dip 1 va poi portato in
OFF e la centralina spenta e poi riaccesa:
a questo punto potrà iniziare la fase di
autoapprendimento dei codici in ingresso
come spiegato nell’articolo.
zoccolo sottostante. Quanto alle pile,
consigliamo di adottarne due a torcia,
tassativamente alcaline e di collocarle
in un adatto portapile a 2 posti, connettendo il filo negativo al morsetto contrassegnato dal simbolo - ed il positivo
a quello contraddistinto dal +. Ad ogni
modo, non collegate le pile fino a quan-
do non dovete utilizzare l’antifurto,
quindi non prima di aver realizzato gli
attuatori, i sensori e soprattutto il display a led che consente una rapida verifica di tutte le funzionalità dell’impianto antifurto. Non resta dunque che
darvi appuntamento ai prossimi numeri della rivista.
SHAPE MEMORY ALLOYS
(LEGHE METALLICHE CON MEMORIA DI FORMA)
Queste particolari leghe metalliche quando vengono attraversate da corrente o semplicemente riscaldate subiscono
cambiamenti di forma e durezza. Dei molti nomi utilizzati per indicare queste SMAs, noi per il nostro tipo abbiamo
scelto "Flexinol Muscle Wires" che si presenta sotto forma di filo.
Alcuni settori in cui sono utilizzati sono: Elettronica, Robotica, Medicina, Automazione, Aeronautica, etc.
Nome
Diametro(µm)
Flexinol 037
Flexinol 050
Flexinol 100
Flexinol 150
Flexinol 250
Flexinol 300
Flexinol 375
Confezione di Flexinol
Resistenza
Lineare(ohm/m)
Corrente
Tipica(mA)
Peso (g)
Deformazione
37
860
30
4
50
510
50
8
100
150
180
28
150
50
400
62
250
20
1.000
172
300
13
1.750
245
375
8
2.750
393
( 037,050,100,150,250,300,375) 10cm per tipo £ 35.000 iva compresa
Muscle Wire Book (in Inglese)
Questo libro spiega cosa sono le Shape
Memory Alloys (leghe metalliche con
memoria di forma), come sono prodotte,
quando sono nate, le applicazioni attuali
e le idee future, come utilizzarle e alcuni
progetti pratici da realizzare.
Codice MWBook £ 45.000 iva compresa
Peso (g)
Recupero
20
35
150
330
930
1.250
2.000
Prezzo
al metro
£
£
£
£
£
£
£
35.000
35.000
36.600
38.650
40.600
44.800
46.800
Farfalle Cinetiche Formate da SMAs
Animate da un piccolo filo di Flexinol
muovono le ali come una farfalla vera,
disponibili in tre modelli ( Blu Morpho
del centro America, Monarch del nord
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fotografiche e altre micro applicazioni.
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4 a 6Vdc - Corrente: da 10 a 100mA - 10 passi
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E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
47
SICUREZZA
Elettronica
Innovativa
di Arsenio Spadoni
Inserito in una linea TVCC,
consente di rilevare l’introduzione o il
movimento di una persona
nel locale sorvegliato, sfruttando le
immagini riprese da una
telecamera e costituendo di fatto un
ottimo sensore per sistemi
d’allarme o per richiamare
l’attenzione del personale di
controllo. Dispone di
un’uscita a relè in grado di
attivare un videoregistratore
sul quale memorizzare le riprese
in caso di intrusione.
sistemi elettronici per rilevare la presenza o l’entrata di una persona o di un’automobile in un’area
soggetta a sorveglianza, li conosciamo più o meno tutti:
sensori ad infrarossi passivi, radar ad ultrasuoni e barriere a laser costituiscono i rivelatori preferiti, soprattutto i primi due, che si installano facilmente e possono
coprire aree abbastanza estese. Vi è poi un sistema che
sta prendendo piede negli ultimi tempi e la cui diffusione è strettamente legata a quella dei sistemi di sorveglianza TVCC: ci riferiamo ai Video Motion
Detector, dispositivi in grado di rilevare l’approssimarsi di persone e cose sfruttando le immagini riprese dalle
telecamere. Il principio è semplice: se con una camera
si inquadra un locale, quando vi entra qualcuno o un
oggetto di dimensioni consistenti, il segnale video che
ne deriva subisce una variazione; disponendo di un
sistema capace di memorizzare l’immagine iniziale,
quella normale, è possibile verificare quando il foto48
gramma cambia, appunto per l’entrata di qualcuno. I
motivi per i quali i video motion detector si stanno diffondendo sono evidenti: questi sensori possono essere
abbinati facilmente ad un impianto video esistente, dato
che sfruttano ed analizzano i segnali provenienti da
una o più telecamere; inoltre, volendo realizzare da
zero un sistema di sicurezza capace di registrare le
immagini in caso di allarme, consentono di risparmiare
i tradizionali sensori, perché “vedono” appunto con gli
occhi di una telecamera, e sono loro ad attivare (all’occorrenza) un VCR o un avvisatore acustico posti nella
sala di controllo o dove si trova l’addetto alla sorveglianza. L’importanza, la versatilità e l’interesse dimostrato da molti installatori verso questi sistemi ci ha
spinti a metterne a punto uno, semplice ma efficace,
proponibile anche alla parte del nostro pubblico che
nell’elettronica trova solo diletto; il risultato lo potete
vedere in queste pagine. Il circuito può essere collegaElettronica In - settembre 2000
to in parallelo al cavo che connette
una telecamera con un videoregistratore o un monitor, dunque in un
impianto video già esistente, senza
determinare alcuna interferenza o
degrado del segnale. Sul piano
strettamente tecnico possiamo dire
che il nostro apparato è di tipo analogico, nel senso che non effettua
alcuna digitalizzazione dell’immagine, che viene analizzata in tempo
reale ma limitatamente alle variazioni del videocomposito. In altre
parole, mentre nei video motion
detector digitali vengono campionati periodicamente dei fotogrammi
e l’informazione numerica viene
confrontata con quella del campioE l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
namento precedente, il nostro si
limita a rilevare le variazioni di
ampiezza del segnale video, variazioni che si verificano evidentemente perché il cambiamento di
un’immagine, dovuto ad esempio
all’entrata di una persona, comporta un’alterazione più o meno marcata della componente di luminanza
del segnale. Dunque, disponendo di
appositi filtri e di un preciso comparatore, è possibile fare a meno dei
sofisticati circuiti digitali, raggiungendo lo scopo anche con uno schema relativamente semplice, come
quello che andiamo a descrivere. Il
circuito comprende sostanzialmente una sezione amplificatrice d’in-
gresso, un raddrizzatore a singola
semionda, un doppio amplificatore
con filtro, un comparatore a finestra
ed un attuatore temporizzato.
Vediamo insieme a cosa serve ciascuno di questi blocchi, immaginando di aver connesso i punti
VIDEO IN all’uscita di una telecamera o in parallelo ad una linea
video. Il segnale entra e passa,
mediante il condensatore C1, all’ingresso del primo operazionale,
U1a, connesso come amplificatore
non-invertente: questo lo amplifica
in misura regolabile in base all’impostazione del trimmer R6, e
comunque da un minimo di 2 ad un
massimo
di
7
volte.
L’amplificazione serve a compensare non solo eventuali attenuazioni
subite dal segnale lungo la linea,
ma anche le perdite negli stadi del
circuito che seguono: in particolare
nei filtri. Qualcuno tra i lettori avrà
certo notato che i primi due operazionali sono contenuti in un TL082,
un integrato destinato solitamente a
trattare segnali BF e certo non idoneo all’uso in impianti video, la cui
larghezza di banda si estende per
5,5 MHz: ebbene, per quanto questo possa apparire strano, ci va
benissimo e non altera affatto il
funzionamento del circuito. Infatti,
come vedremo in seguito, il segnale video verrà filtrato per ottenere
una componente quasi continua che
ne rappresenta l’inviluppo, pertanto
il fatto di perdere le caratteristiche
del segnale (sincronismi, ecc.) non
ci interessa. Lo stesso vale per i
quattro amplificatori operazionali
contenuti nell’U2. Dopo U1a, il
videocomposito passa ad un secondo operazionale siglato U1b, e
montato come raddrizzatore a singola semionda: scopo di questa
sezione è caricare i condensatori C6
e C8 con impulsi che seguono l’inviluppo del segnale video, lasciando che la scarica avvenga esclusi49
vamente ad opera della resistenza R11.
In tal modo si ottiene una tensione unidirezionale che varia solamente in corrispondenza di significative variazioni
di luminosità del quadro ripreso dalla
telecamera, ovvero quando cambia
l’immagine a seguito dell’entrata di
qualcosa di nuovo; se la situazione
rimane la stessa, esaurito il transitorio
la differenza di potenziale ai capi della
R11 diviene praticamente costante e
non passa agli stadi successivi, perché
bloccata dal condensatore C7.
Insomma, la cella composta da U1b,
D1, R7, R11, C6 e C8 si comporta
come un primo filtro a bassissima frequenza di taglio che lascia passare
solamente variazioni molto lente, quelle che derivano appunto dal cambiamento dell’immagine ripresa. Tali
variazioni di tensione, e solamente
quelle, vengono riportate (mediante il
condensatore C7) al blocco successivo,
formato da ben due filtri attivi, ovvero
amplificatori che attenuano le frequenze al disopra del loro limite di taglio,
amplificando il resto. Il primo è realizzato con l’U2a, anch’esso del tipo
passa-basso. Questo operazionale lavora in configurazione non-invertente con
un condensatore (C9) in parallelo alla
50
resistenza di retroazione, così da attenuare progressivamente le alte frequenze, a partire da circa 15 Hz. Ciò è
necessario per eliminare i disturbi
elettrici ed ottici dovuti alla frequenza
di rete: qualcosa che non possiamo
vedere con i nostri occhi ma che c’è.
Per comprendere il fenomeno pensate
ad una lampadina alimentata con i 220
volt della rete domestica: guardandola
la vedete illuminata uniformemente, ed
a chiunque sembra che faccia una luce
costante, ma non è così; infatti, essendo percorso da una corrente alternata, il
filamento pulsa alla stessa frequenza
(50 Hz) della rete, dunque restituisce
effettivamente una radiazione luminosa
la cui intensità è modulata secondo
l’inviluppo della sinusoide di rete.
Questa situazione, invisibile all’occhio
umano, non sfugge alle telecamere e si
concretizza in una pulsazione della
luminosità, ovvero in un’ondulazione a
50 Hz della componente di luminanza.
L’interferenza è dunque presente nel
segnale videocomposito, e se non
venisse filtrata verrebbe rilevata dal
nostro dispositivo. In cascata all’U2a
- CARatteristiche tecniche - Sensibilità e amplificazione regolabili;
- Possibilità di funzionare con qualsiasi
standard video (PAL, NTSC, colore, b/n);
- Insensibilità a lente variazioni di luminosità;
- Insensibilità alle variazioni luminose dovute
alla frequenza di rete;
- Contatti di allarme N.A. e N.C;
- Tempo di attivazione del relè di allarme
regolabile tra 1 e 60 secondi.
Elettronica In - settembre 2000
schema
Elettrico
si trova un secondo filtro attivo,
anch’esso del tipo passa-basso, ma
operante ad una frequenza decisamente
minore: taglia infatti a 0,5 Hz; esso
lascia passare solamente lentissime
variazioni di ampiezza del segnale,
dunque praticamente solo quelle che
vengono determinate da un significativo cambiamento dell’immagine. A
questo punto possiamo vedere il blocco
comparatore: esso è formato da due
operazionali connessi come comparatori di tensione, secondo una configurazione detta “a finestra”; in pratica
vengono sottoposti al potenziale da
comparare l’ingresso invertente di uno
e quello non-invertente dell’altro, e gli
input rimasti liberi sono polarizzati con
due tensioni distanti tra loro in base
alla sensibilità del circuito. La particolarità del comparatore a finestra è che
l’uscita, ottenuta miscelando i livelli
delle uscite di ciascun operazionale,
può rimanere allo stato alto solamente
se il potenziale da comparare si mantiene nella cosiddetta “finestra di tensione”, ovvero minore della soglia più
alta, e maggiore di quella inferiore.
Applicando il concetto allo schema
elettrico del nostro video motion detector, possiamo dire che il comparatore
con il riferimento maggiore è U2c
mentre quello con il riferimento minore è U2d. Notate che U2c funziona da
comparatore invertente perché riceve il
potenziale da confrontare al pin invertente, mentre U2d lavora in modo noninvertente, giacché lo preleva dall’ingresso non-invertente. Osservate anche
che la distanza tra le soglie è regolabile mediante il trimmer R16, che permette dunque di tarare la sensibilità
Una bella immagine del nostro Video
Motion Detector a montaggio
ultimato. Il dispositivo può essere
collegato a qualsiasi impianto di
sorveglianza TVCC avvisando quando
si verifica una variazione
nell’immagine ripresa (ad esempio
perchè qualcuno è entrato nel campo
di azione della telecamera ...). L’uscita
di allarme può essere collegata ad un
cicalino ma può essere utilizzata
anche per attivare automaticamente un
sistema di registrazione.
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
51
piano di montaggio
ELENCO
COMPONENTI
R1: 100 Ohm
R2: 47 KOhm
R3: 47 KOhm
R4: 1,5 KOhm
R5: 1,5 KOhm
R6: 4,7 KOhm
trimmer M.O.
R7: 2,2 KOhm
R8: 330 KOhm
R9: 330 KOhm
R10: 330 KOhm
R11: 100 KOhm
R12: 4,7 KOhm
R13: 33 KOhm
R14: 330 KOhm
R15: 1 KOhm
R16: 4,7 KOhm
trimmer M.O.
R17: 220 Ohm
R18: 1 KOhm
R19: 22 KOhm
R20: 1 KOhm
R21: 470 KOhm
trimmer M.O.
R22: 39 KOhm
R23: 1 KOhm
R24: 10 KOhm
R25: 1 KOhm
C1: 10 µF 25VL elettrolitico
C2: 100 µF 16VL elettrolitico
C3: 2,2 pF ceramico
C4: 100 nF multistrato
C5: 47 µF 25VL elettrolitico
C6: 1 µF 63VL poliestere passo 5mm
C7: 1 µF 63VL poliestere passo 5mm
C8: 10 µF 63VL elettrolitico
C9: 47 nF 63VL poliestere 5mm
C10: 33 µF 16VL elettrolitico
C11: 1 µF 63VL poliestere 5mm
C12: 33 µF 16VL elettrolitico
C13: 1 µF 63VL poliestere 5mm
C14: 100 nF multistrato
dell’intero circuito; per capire ciò
vediamo come funziona il comparatore
a finestra. Supponiamo che all’ingresso
video vi sia il segnale composito prelevato da una telecamera che riprende
un’immagine ferma (es. una stanza
chiusa) e vediamo che il filtro realizzato con U2b restituisce dalla propria
52
C15: 10 nF 63VL poliestere 5mm
C16: 100 µF 16VL elettrolitico
C17: 100 µF 16VL elettrolitico
C18: 100 nF multistrato
C19: 220 µF 25VL elettrolitico
C20: 100 nF multistrato
C21: 1000 µF 16VL elettrolitico
D1: Diodo 1N4148
D2: Diodo 1N4148
D3: Diodo 1N4148
D4: Diodo 1N4007
D5: Diodo 1N4007
T1: BC547 Transistor
LD1: LED rosso 5mm
uscita solamente il potenziale di riposo
(metà dei 9 V forniti dal regolatore U4)
quindi il piedino non-invertente
dell’U2c è più positivo del 9 e l’8 assume lo stato alto; anche U2d si trova
l’ingresso non-invertente più positivo
dell’invertente, perciò la sua uscita è
nello stesso stato di quella dell’U2c. La
U1: TL082
U2: LM324
U3: 555
U4: 7809 regolatore
RL1: Relè 12V 1 scambio da c.s.
Varie:
- zoccolo 4 + 4 ( 2 pz. );
- zoccolo 7 + 7;
- morsettiera 2 poli ( 2 pz. );
- morsettiera 3 poli;
- presa RCA da c.s.;
- stampato cod. S347.
resistenza R19 lascia che il nodo d’unione degli anodi di D2 e D3 si trovi a
livello logico alto.
Se adesso immaginiamo di mettere
qualcosa davanti alla telecamera, o di
farvi passare e sostare una persona, il
fotogramma ripreso cambia decisamente, e con esso il segnale videocomElettronica In - settembre 2000
UN M O T I O N D E T E C T O R A N A L O G I C O
Il video motion detector da noi proposto è una variante di quelli professionali, una versione semplificata che si differenzia sostanzialmente
per un motivo: mentre i prodotti reperibili in commercio eseguono l’analisi di ogni singolo fotogramma, digitalizzandolo e confrontando le
informazioni con quelle relative al precedente, e intervenendo se vi è
molta differenza, il nostro controlla l’inviluppo del segnale analogico
uscente dalla telecamera, rilevandone le variazioni. Se queste variazioni superano un limite prestabilito, il sistema entra in allarme. Ciò è
possibile perché il segnale video generato da qualsiasi telecamera ha
un valore medio strettamente legato al grado di illuminazione complessivo del quadro, indipendentemente dal fatto che l’immagine ripresa sia in B/N o a colori: in bianco e nero ogni fotogramma è formato
da un certo numero di punti più o meno illuminati dal sole o dalla sorgente luminosa artificiale, quindi il segnale che rappresenta l’informazione sulla luminosità di ogni riga (luminanza) dà, in una schermata
piena, un valore medio che differisce tra due immagini diverse; lo stesso vale per le riprese a colori, in quanto la componente di luminanza e
la portante di colore determinano nel complesso un segnale video il cui
valore medio cambia decisamente da figura a figura. Se avete dubbi
circa quest’ultimo concetto, pensate che ogni colore viene percepito
non solo in base alla lunghezza d’onda della luce che riflette, ma anche
per la quantità di luce riflessa: non è un caso che i corpi chiari (bianco, giallo) respingano buona parte di una radiazione luminosa incidente sulla loro superficie, mentre quelli scuri (blu, viola, nero) tendono ad assorbirla. Le variazioni del valore medio prodotte dal cambiamento dell’immagine sono però estremamente lievi, e se il tipico segnale videocomposito è di 1 Vpp, si parla di pochi millivolt ; per questo il
nostro circuito prevede una forte amplificazione iniziale ed intermedia,
che possa renderle facilmente discriminabili, ed un preciso comparatore a finestra di tensione che può rilevare oscillazioni di 800÷900 mV.
posito che raggiunge l’IN VIDEO del
circuito; ne deriva una lenta variazione
dell’ampiezza della tensione raddrizzata dall’U1b, che passa attraverso C7 e
supera i filtri passa-basso che, anzi,
l’amplificano, determinando un’oscillazione tra il piedino 7 dell’U2b e
massa. Se l’ampiezza di questa oscillaE l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
zione è, in più o in meno, maggiore
della distanza tra metà del potenziale di
alimentazione dei comparatori e le
soglie impostate con R16, almeno uno
tra U2c ed U2d commuta, ponendo la
propria uscita a livello basso e trascinando a massa la resistenza R19.
E’ evidente che la distanza tra le due
53
MORSETTIERE E REGOLAZIONI
L’immagine evidenzia le prese di ingresso/uscita del circuito ed i trimmer mediante i quali è possibile regolare le
prestazioni del Video Motion Detector. Mediante i trimmer R6 e R16 è possibile regolare la sensibilità complessiva del
circuito ovvero la capacità di discernere variazioni più o meno consistenti dell’immagine ripresa. La sensibilità
massima si ottiene ruotando entrambi i trimmer in senso orario. R21, invece, determina il tempo di attivazione del relè
di uscita: nel nostro caso il periodo è compreso tra 1 e 60 secondi circa.
soglie può decidere quale livello di
variazione debba essere avvertito dal
comparatore, in quanto riducendo la
resistenza inserita con R16 la differenza di potenziale tra i piedini 10 e 13
dell’U2 diminuisce, quindi il circuito
avverte anche oscillazioni determinate
da lievi variazioni di luminanza, mentre, viceversa, aumentandola si distanziano le soglie, e possono essere rilevati solo quei cambiamenti d’immagine
derivanti dall’introduzione di un oggetto di grandi dimensioni tali da portare
una notevole variazione nel valore
medio del segnale videocomposito
uscente dalla telecamera. Quando il
comparatore a finestra commuta,
determina un impulso negativo all’ingresso di trigger dell’integrato U3, il
tipico 555 montato nella configurazione monostabile. Ogni volta che il suo
pin 2 viene trascinato allo stato basso,
l’uscita (piedino 3) produce un impulso
positivo la cui durata dipende dai valori dei componenti utilizzati nel circuito:
nel nostro caso da 1 a 60 secondi circa
in funzione della posizione del trimmer
R21. Riassumendo il funzionamento
del circuito, possiamo notare che a
seguito della variazione dell’immagine
captata dalla telecamera il monostabile
pone a livello alto la propria uscita,
attivando il relè RL1. Lo scambio del
relè può essere utilizzato per alimenta54
re un cicalino o altro avvisatore acustico, per accendere una spia luminosa su
un quadro di controllo, o per attivare un
monitor (spento in condizioni normali...) o un videoregistratore, così da
resto lavora con i 9 volt stabilizzati
ottenuti mediante il regolatore integrato U4, un 7809 che utilizziamo per
separare i circuiti d’alimentazione dell’attuatore e della sezione analogica,
PER IL MATERIALE
Il progetto descritto in queste pagine è disponibile in scatola di montaggio (cod. FT347K) al prezzo di 29.000 lire
IVA compresa. Il kit comprende tutti i componenti, la
basetta forata e serigrafata e tutte le minuterie. Il materiale va richiesto a: Futura Elettronica, V.le Kennedy 96,
20027 Rescaldina (MI), tel. 0331-576139, fax 0331578200, internet: www.futuranet.it.
memorizzare su nastro cosa avviene
nel locale dal quale è partito l’allarme.
L’intero circuito è alimentato con
12÷15 V in continua, applicati ai punti
+ e - Val, prelevabili da qualsiasi alimentatore (anche non stabilizzato) che
possa erogare almeno 150 milliampère;
il diodo D5 serve a proteggere il tutto
dall’inversione accidentale della polarità, e l’elettrolitico C19 filtra eventuali disturbi di natura impulsiva e residui
d’alternata. A 12 volt funziona la sezione del relè, led compreso, mentre il
così da avere un funzionamento più
stabile evitando gli sbalzi di tensione.
Contribuiscono alla stabilità ed alla
precisione del video motion detector
anche i numerosi condensatori posti
sulla linea positiva dei 9 volt. Nel circuito abbiamo previsto anche un’uscita
a 12 V per alimentare la telecamera utilizzata per le riprese video. Bene,
prima di passare alla costruzione
vogliamo soffermarci brevemente su
un componente finora trascurato, ma
determinante: la resistenza R1; questa
Nuovo indirizzo:
Futura Elettronica srl via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331-799775 Fax. 0331-792287 http://www.futurashop.it
Elettronica In - settembre 2000
collegamenti esterni
Il disegno chiarisce come va inserito il Video Motion Detector in un generico impianto di sorveglianza. In questo caso la telecamere che riprende l’area sorvegliata viene alimentata con l’apposita uscita del VMD mentre la
linea di controllo di REC (registrazione) del videoregistratore viene pilotata dal relè di attuazione del nostro circuito. In qualsiasi impianto di TV a
circuito chiuso un parametro fondamentale è l’impedenza della linea: telecamera e monitor vanno collegati con del cavo coassiale da 75 ohm perché
entrambi questi dispositivi presentano tale impedenza nominale. Con una
fonte video è possibile pilotare più apparati riceventi quali monitor o videoregistratori, tuttavia una normale telecamera difficilmente riesce a mandare il proprio segnale a più di due di essi senza che il segnale venga sensibilmente degradato, e ciò perché già due monitor o VCR in parallelo determinano un’impedenza particolarmente bassa (75/2 ohm). All’ingresso del
nostro circuito è stata prevista una resistenza da 100 ohm (R1) che serve ad
adattarne l’impedenza a seconda del tipo di installazione, e che va montata o eliminata a seconda della configurazione nella quale si inserisce il
video motion detector. In particolare, per il classico impianto TVCC con
una telecamera che pilota un singolo monitor, la R1 può essere lasciata,
ovvero tolta, in base alla qualità dell’immagine ottenuta: in pratica se anche
lasciandola la visione offerta dallo schermo è buona, non è il caso di fare
modifiche; qualora invece l’immagine risulti poco definita, scura o piena di
puntini, eliminate tale componente. Intervenendo invece su un impianto con
videoregistratore, o volendo aggiungere quest’ultimo ad una linea TVCC, la
R1 non va assolutamente montata: infatti la telecamera si trova già due
carichi da 75 ohm in parallelo, e per essa sono abbastanza... Infine, se pensate di utilizzare una microtelecamera solamente come sensore, quindi ne
chiudete l’uscita esclusivamente sul VIDEO IN del nostro dispositivo, la R1
va sicuramente utilizzata.
serve come adattatore di impedenza e
va scelta in base al tipo di installazione.
Se la telecamera abbinata al dispositivo
serve solamente come sensore, è necessario terminare la linea inserendo una
R1 da 100 ohm come indicato nell’elenco componenti; nel caso in cui il
video motion detector venga inserito in
parallelo ad un impianto video esistente, composto da una telecamera ed un
monitor videocomposito o un videoregistratore, la R1 va eliminata. In altre
parole se la linea video non è caricata
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
la resistenza va utilizzata, in caso contrario può essere eliminata.
REALIZZAZIONE
E COLLAUDO
Il concetto suesposto assume particolare rilievo una volta preparato il video
motion detector, apparato che ora vi
spieghiamo come costruire e regolare
al meglio. Come al solito, è stato previsto un circuito stampato che ospiterà
tutti i componenti, facilmente realizza-
bile seguendo la traccia lato rame illustrata in queste pagine a grandezza
naturale. Una volta incisa e forata la
basetta, tutto è pronto per il montaggio
dei componenti, che nel frattempo
dovete aver procurato. Si inizia con le
resistenze e i diodi al silicio, ciascuno
dei quali va orientato come mostra
l’apposito disegno; è poi la volta degli
zoccoli per gli integrati, anch’essi da
posizionare possibilmente come indicato. Procedete con i tre trimmer, ed i
condensatori, dando la precedenza a
quelli non polarizzati e prestando particolare cura per la polarità degli elettrolitici; inserite e saldate il transistor ed il
regolatore 7809. A questo punto verificate il montaggio ed accertatevi di aver
realizzato i tre ponticelli di interconnessione (ottenibili sfruttando avanzi
tagliati dai terminali di condensatori o
resistenze) quindi collocate due morsettiere bipolari da circuito stampato a
passo 5 mm, in corrispondenza dei fori
siglati Val e TC, così da agevolare le
connessioni con l’alimentatore e l’eventuale linea di alimentazione delle
telecamere. Lo stesso dicasi per le
piazzole relative allo scambio del relè
(C, NC, NA). Quanto all’ingresso
video, conviene montarvi una presa
RCA quelle da stampato, così da poter
collegare qualsiasi telecamera o fonte
video direttamente con un cavo standard. Fatte le dovute saldature, potete
inserire ciascun integrato al proprio
posto, badando di non piegare alcun
terminale e di far coincidere le tacche
di riferimento con quelle degli zoccoli
sottostanti. Ora il modulo è pronto per
l’installazione. Volendo fare un collaudo di massima procuratevi una microtelecamera di quelle a CCD o CMOS,
funzionanti a 12 volt, poi connettetene
i fili dell’alimentazione alla morsettiera relativa ed il segnale video alla presa
RCA. Sistemata la telecamera potete
alimentare l’unità con un alimentatore
capace di fornire 12÷13 Vcc ed una
corrente di 150 mA più quella richiesta
dalla camera (es. 400 milliampère se la
microtelecamera richiede 250 mA...)
rammentando che occorre rispettare la
polarità indicata; comunque non temete più di tanto eventuali errori, perché
vi è sempre il D1 che protegge tutti i
componenti in casi di inversione accidentale dei collegamenti. Portate il cursore del trimmer R6 tutto verso l’estre55
traccia rame
in dimensioni
reali
mo collegato ad R5, quello dell’R16 a
metà corsa, e quello dell’R21 tutto
verso R22: così facendo avete predisposto l’apparato per il minimo guadagno all’ingresso, una media sensibilità,
e la più breve durata del comando del
relè di uscita. Date pure l’alimentazione, e preparatevi a fare le necessarie
regolazioni.
LA TARATURA
Puntate la telecamera in una direzione
dopo averla fissata con del nastro adesivo ad un piano d’appoggio, quindi se
il relè è già scattato attendete che torni
a riposo; passate davanti all’obiettivo,
ad una distanza di qualche metro, e
verificate che RL1 scatti nuovamente.
Se così non è, dovete aumentare un po’
il guadagno dell’amplificatore d’ingresso, anche fino al massimo: a tal
proposito ruotate lentamente il cursore
dell’R6 in senso orario, fermandolo in
una posizione e ripetendo il passaggio
davanti all’obbiettivo, fino ad ottenere
l’innesco del relè. A questo punto,
potete ritoccare la regolazione di sensibilità cioè R16: girandone il cursore nel
verso orario si rende il motion detector
più sensibile, mentre nel senso opposto
lo si “indurisce”. Il concetto di sensibilità è riferito alle dimensioni dell’oggetto che deve apparire di fronte alla
telecamera, ovvero nell’immagine, per
determinare una variazione percepibile
e tale da far innescare il relè: dunque,
più si sensibilizza il dispositivo più
esso diviene capace di rilevare l’avvicinamento o l’introduzione di piccoli
oggetti o di persone in lontananza o ad
un angolo del fotogramma ripreso.
Rendendolo meno sensibile, esso
richiede grandi variazioni o comunque
la comparsa di grandi oggetti ed in
vicinanza. Una volta accertato che il
video motion detector funziona bene,
potete pensare all’installazione in
campo: se lo collegate ad un impianto
esistente di TV a circuito chiuso, dovete derivare la linea video che collega la
telecamera al monitor o al videoregistratore, interrompendo il conduttore in
un punto che vi viene comodo.
Installato l’apparato, dovete verificare
che funzioni nel modo dovuto, ovvero
che rilevi le intrusioni puntualmente e
senza falsi allarmi: quindi applicate l’alimentazione e ripetete le prove descritte nei paragrafi precedenti, regolando
R6 e R16. L’uscita di allarme (RL1)
può essere utilizzata per comandare
diversi utilizzatori: ad esempio, con il
contatto C/NA potete accendere il
monitor del circuito TVCC solo quando il video motion detector rileva l’entrata di un intruso, ovvero lasciare che
il monitor funzioni continuamente, ed
attivare, sempre con lo stesso scambio,
un ronzatore o un campanello che
richiami l’attenzione del custode o del
guardiano verso lo schermo del monitor. In un sistema che prevede la registrazione delle riprese video, il relè
torna utile per poter risparmiare il
nastro, registrando solamente quando
serve: basta collegarlo all’eventuale
presa Remote Control lasciando il
VCR in registrazione, ovvero mettendo
lo scambio C/NA in parallelo al tasto di
REC.
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56
Elettronica In - settembre 2000
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
Seconda puntata
di Roberto Nogarotto
Lo scopo di questo Corso è quello di introdurvi alla programmazione dei nuovi
microcontrollori Flash della famiglia PIC16F87X. Utilizzando una semplice demoboard
e un qualsiasi programmatore low-cost, realizzeremo una completa stazione di test con la
quale verificare routine di comando per display LCD, 7 segmenti, buzzer, e di lettura di
segnali analogici e pulsanti. I listati dimostrativi che andremo via via ad illustrare
saranno redatti dapprima nel classico linguaggio Assembler e poi in Basic e in C.
C
ome avevamo accennato al termine della scorsa puntata, vedremo di analizzare alcuni semplici programmi che chiariscano al meglio l’utilizzo e la programmazione del PIC16F87X. Il primo
listato presentato è un semplice programma che
permette di far lampeggiare un display a sette segmenti collegato sulla porta C del microcontrollore.
Per tutti i nostri esempi faremo sempre riferimento
alla demoboard presentata il mese scorso dove,
infatti, è presente un display a catodo comune, per
cui occorrerà impostare un 1 logico in uscita dal
micro per accendere il corrispondente segmento, ed
uno 0 per spegnerlo. Vediamo quindi il primo listato: il file DEMO_01.ASM. Nella prima parte del
programma, vengono assegnati, attraverso la direttiva EQU, i rispettivi valori ai nomi Porta, Portb
ecc. Vengono in questo modo definite le porte
PORT_A, PORT_B e PORT_C, che corrispondono rispettivamente ai registri di indirizzo 05, 06 e
07. Viene poi definito il registro STATUS, di
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
57
cidere con le alimentazioni del micro, oppure possono
essere delle tensioni applicate ad alcuni piedini della
porta stessa. Se ad esempio portiamo i quattro bit di configurazione a 0, corrispondenti alla prima riga della
tabella, tutte le linee della porta A lavorano come ingressi analogici; in questo caso il convertitore utilizza come
range di tensioni di ingresso la massa (Vref- = Vss) e la
Vcc (Vref+ = Vdd), ovvero la tensione di alimentazione
utilizzata dal micro stesso.
Occorre ricordare che, essendo il micro utilizzato a 28
piedini (PIC16F876) , sono previsti solo 5 ingressi ana-
dalla demoboard al programmatore
Per programmare il
microcontrollore PIC16F876
montato nello zoccolo della
demoboard, occorre realizzare
alcuni collegamenti sfruttando le
apposite piazzole delle due
schede. In questo box sono
elencati i pin dei connettori del
programmatore, con a fianco i
corrispondenti della
demoboard; ricordate che,
avendo un alimentatore anche su
quest’ultima, i collegamenti Vdd e
+5 V non vanno realizzati.
L’interconnessione può essere
realizzata usando uno spezzone di
piattina a 6 poli (ma anche a 4,
visto che i fili necessari sono solo
4) e delle punte a passo 2,54 mm
saldate nelle piazzole dei due
circuiti; in tal caso, è buona cosa
far terminare i capi del flat-cable
con dei connettori femmina a
passo 2,54 mm, ovvero
con strisce di pin a tulipano,
da 6 vie ciascuna.
CONTATTO PROGR.
1
2
3
4
5
6
che sono condivise con il convertitore analogico/digitale a 10 bit presente all’interno del micro. E’ possibile utilizzare la porta A come una normale porta digitale,
oppure utilizzare parte delle linee come ingressi per il
convertitore A/D. Per decidere come utilizzare la porta A
occorre settare in modo corretto alcuni dei bit del registro ADCON1. Vediamo in particolare quindi questo
registro. I quattro bit che ci interessano sono i bit meno
significativi, denominati PCFG0, PCFG1, PCFG2 e
PCFG3. La tabella del registro di controllo del convertitore A/D (presentata in queste pagine) riporta, in funzione delle varie combinazioni di questi quattro bit,
quali piedini della porta A diventano ingressi analogici
oppure ingressi o uscite digitali.
Le due colonne Vref+ e Vref- fanno riferimento al
range di tensioni che utilizzerà il convertitore per effettuare la conversione A/D. Vref+ e Vref- possono coin58
SIGNIFICATO RISPETTIVO DEMOBOARD
+5 volt
+5 V (non collegato)
Vdd
Vdd (non collegato)
Vpp
Vpp
GND (massa)
GND
SDT (canale dati)
SDT
SCK (clock)
SCK
logici, denominati AN0÷AN4. Gli ingressi AN5, AN6 e
AN7, che sono riportati nella tabella, esistono solo nei
dispositivi a 40 piedini. Se si utilizza ad esempio la combinazione 1011, i piedini RA0, RA1 e RA5 della porta
A saranno degli ingressi analogici per il convertitore,
mentre il range di conversione andrà dalla Vref- che
applicheremo al piedino 2 della porta A (RA2) fino alla
Vref+, cioè alla tensione che applicheremo al piedino 3
della porta A.
Poiché in questa prima applicazione la porta A non viene
utilizzata, prevediamo di inizializzarla come se fosse
una normale porta digitale. Per fare questo dovremo
quindi caricare in PCFG0÷PCFG3 la combinazione
0110 oppure 0111, in quanto 011x sta a significare che
il bit indicato con la x può essere sia 0 che 1.
Il secondo registro utilizzato dal convertitore è il registro
ADCON0, di cui parleremo dettagliatamente in seguito.
Elettronica In - settembre 2000
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
indirizzo 03, e i suoi due bit RP0 e RP1, che ci serviranno per selezionare i vari banchi di memoria. Si definiscono poi TRISA, TRISB e TRISC che sono i registri di configurazione delle porte, attraverso i quali è
possibile definire se i piedini saranno di ingresso o di
uscita.
I due registri ADCON0 e ADCON1 gestiscono il convertitore A/D.
E’ bene notare che, anche se in questa applicazione non
viene utilizzato il convertitore A/D, occorre necessariamente configurarlo poiché vi sono 5 linee della porta A
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
;************************************************************
;*** FUTURA ELETTRONICA CORSO PIC876 ****
:*** DEMO_01.ASM
****
;*** PROGRAMMA PER FAR LAMPEGGIARE ****
;*** I LED DISPONIBILI SULLA LA PORTA C ****
;************************************************************
list p=16F876, f=inhx8m
PORT_A
PORT_B
PORT_C
EQU
EQU
EQU
05
06
07
;Porta A
;Porta B = registro 06h
;Porta B = registro 06h
STATUS
EQU
03
;Registro STATUS
RP0
RP1
EQU
EQU
05
06
TRISA
TRISB
TRISC
EQU
EQU
EQU
085h
086h
087h
ADCON0
ADCON1
EQU
EQU
01Fh
09Fh
COUNT_1
COUNT_2
EQU
EQU
21
22
MOVLW
MOVWF
07
ADCON1
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
B’11110001’
TRISA
;Porta A ingresso/uscita
0
TRISB
;Porta B uscita
0
TRISC
;Porta C uscita
BCF
BCF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
;Programma principale
MAIN:
MOVLW
MOVWF
CALL
MOVLW
MOVWF
CALL
GOTO
ORG
GOTO
0000H
START
START
ORG
0010H
;Contatore
;Contatore
STATUS,RP0
STATUS,RP1
0
ADCON0
BSF
BCF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
;Poni FF in W
;Poni W in PORT_C
;Routine di ritardo
;Poni 0 in W
;Poni su PORT_C
;Ritardo
DELAY: DECFSZ
COUNT_1,1
DELAY
;Decrementa
;COUNT_1
;Se non è 0,
;vai a DELAY
MOVLW
MOVWF
DECFSZ
GOTO
;Configura porte
BCF
BCF
MOVLW
MOVWF
0FFh
PORT_C
DELAY
0
PORT_C
DELAY
MAIN
;Routine di ritardo
GOTO
INIT
;TUTTI PIN DIGITALI
;Lavora sul banco 0
;FERMA ADC
0FF
COUNT_1
;Ricarica COUNT_1
COUNT_2,1 ;Decr. COUNT_2
DELAY
;Se non è a 0,
;vai a DELAY
MOVLW 0FF
MOVWF COUNT_1 ;Ricarica COUNT_1
MOVLW 0FF
MOVWF COUNT_2 ;Ricarica COUNT_2
RETURN
;Torna al programma
;principale
END
;Lavora sul banco 1
Per ora anticipiamo solo che caricando il valore 0, il
convertitore viene disabilitato.
Vediamo ora in dettaglio come sono stati inizializzati
questi registri analizzando la parte di listato indicata
come “Configura porte”.
Per inizializzare correttamente i vari registri, occorre
ricordare che la mappa di memoria di questi microcontrollori prevede l’utilizzo di quattro banchi separati.
Per poter scrivere correttamente un dato su un registro, è
necessario prima di tutto portarsi nel banco di memoria
corretto, utilizzando i due bit RP0 e RP1. Ad esempio,
ADCON0 risiede nel banco 0 di memoria. Bisogna
quindi porre a 0 entrambi i bit RP0 ed RP1, con le istruzioni BCF STATUS, RP0 (BCF = Bit Clear File, cioè
azzera un bit di un registro) e BCF STATUS,RP1.
Viene poi caricato nel registro W il numero 0 (MOVLW
0) e quindi da qui trasferito al registro ADCON0
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
(MOVWF ADCON0). Il registro ADCON1 risiede invece nel banco di memoria 1. Sarà quindi necessario porre
a 1 RP0 e a 0 RP1 prima di poter scrivere un dato in
questo registro; questo viene realizzato tramite le due
istruzioni successive (BCF STATUS,RP0 e BCF STATUS,RP1).
Viene poi caricato il numero 7 (cioè il binario
00000111) nel registro ADCON1 per poter utilizzare
tutta la porta A come ingresso o uscita digitale.
Una volta inizializzati i registri della porta A, si passa
alla configurazione della porta vera e propria.
Ricordiamo che per configurare un piedino come ingresso o come uscita, occorre porre a 0 (uscita) o a 1 (ingresso) il corrispondente bit del registro TRIS associato alla
porta.
Vediamo adesso come sono state inizializzate le porte A
B e C; per maggior chiarezza riproponiamo le righe di
59
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
B’11110001’
TRISA
;Porta A ingresso/uscita
0
TRISB
;Porta B uscita
0
TRISC
;Porta C uscita
La porta A prevede 3 ingressi (RA0 ingresso dall’amplificatore, RA4 e RA5 ingressi dei pulsanti P1 e P2) e 3
uscite (RA1 e RA2 al display LCD ed RA3 che, tramite T1, gestisce il buzzer). Il registro TRISA, impostato a
11110001 configura la porta come voluto. Le porte B e
C sono configurate tutte come uscite, caricando 0 nel
Per prima cosa viene caricato il numero esadecimale FF,
corrispondente al binario 11111111 prima in W e quindi sulla porta C, determinando in questo modo l’accensione di tutti i segmenti del display.
Viene richiamata la routine di ritardo, denominata
DELAY, necessaria per rallentare adeguatamente l’esecuzione del programma, e viene caricato sulla porta C il
numero 00000000 che determina lo spegnimento del
display; viene nuovamente richiamata la routine
DELAY, e il programma torna quindi in loop, saltando
all’etichetta MAIN:.
Il risultato è che i segmenti del display lampeggeranno
con una frequenza data dalla routine di ritardo denominata DELAY:.
Vediamo quindi come viene costruita questa routine :
il registro di controllo del convertitore A/D
LEGENDA: R = bit di lettura; W = bit di scrittura; U = bit non implementati; A = ingressi analogici;
D = ingressi o uscite digitali; (1) = linee non disponibili nel micro a 28 pin della famiglia PIC 16F87X.
rispettivo registro TRIS. Vediamo adesso di analizzare
la parte di programma contraddistinta dall’etichetta
“MAIN:” ovvero dal commento “Programma principale”:
MAIN: MOVLW
MOVWF
CALL
MOVLW
movwf
CALL
GOTO
60
0FFh
PORT_C
DELAY
0
PORT_C
DELAY
MAIN
;Poni FF in W
;Poni W in PORT_C
;Routine di ritardo
;Poni 0 in W
;Poni su PORT_C
;Ritardo
DELAY DECFSZ
GOTO
MOVLW
MOVWF
DECFSZ
GOTO
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
RETURN
COUNT_1,1
DELAY
0FF
COUNT_1
COUNT_2,1
DELAY
0FF
COUNT_1
0FF
COUNT_2
;Dec. COUNT_1
;Se non è 0, vai a DELAY
;Ricarica COUNT_1
;Decrementa COUNT_2
;Se non è 0, vai a DELAY
;Ricarica COUNT_1
;Ricarica COUNT_2
;Torna al programma
principale
Elettronica In - settembre 2000
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
codice relative all’inizializzazione:
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
;************************************************************
;**** FUTURA ELETTRONICA CORSO PIC876 ****
;**** DEMO_02.ASM
****
;**** PROGRAMMA PER ACCENDERE
****
;**** I LED IN SEQUENZA
****
;************************************************************
;Programma in grado di accendere in sequenza
;i led del display 7 segmenti implementato
;nella demoboard.
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
07
ADCON1
B’11110001’
TRISA
0FFh
TRISB
0
TRISC
BCF
BCF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
;TUTTI PIN DIGITALI
;Porta A ingresso
;Porta B uscita
;Porta C uscita
list p=16F876, f=inhx8m
;Programma principale
PORT_A
PORT_B
PORT_C
EQU
EQU
EQU
05
06
07
;Porta A
;Porta B = registro 06h
;Porta B = registro 06h
STATUS
EQU
03
;Registro STATUS
RP0
RP1
EQU
EQU
05
06
TRISA
TRISB
TRISC
EQU
EQU
EQU
085h
086h
087h
ADCON0
ADCON1
EQU
EQU
01Fh
09Fh
COUNT_1
COUNT_2
USCITA
CARRY
EQU
EQU
EQU
EQU
21
22
23
00
INIT
ORG
0000H
GOTO
START
MOVLW 01
MOVWF USCITA
MAIN:
START ORG
;Contatore
;Contatore
;Bit di Carry
0010H
;Configura porte come uscite
BCF
BCF
MOVLW
MOVWF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
0
ADCON0
;FERMA ADC
BSF
BCF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
Per prima cosa viene decrementato il registro
COUNT_1 e, se il risultato non è 0, viene eseguita l’istruzione successiva, che fa tornare a DELAY. Questa
serie di operazioni prosegue fintanto che, una volta arrivato a 0 il registro COUNT_1, l’istruzione DECFSZ
COUNT_1 fa saltare l’istruzione successiva, quindi il
programma non torna più a DELAY, ma prosegue, caricando FF, cioè il numero decimale 255 in COUNT_1,
decrementando COUNT_2 e, come prima, se
COUNT_2 non vale 0, torna a DELAY, altrimenti il
programma prosegue ricaricando COUNT_1 e
COUNT_2 con 255 tornando infine al programma prinE l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
;Poni 1 in W
MOVF
MOVWF
CALL
BCF
USCITA,0 ;Poni USCITA in W
PORT_C ;Poni W in PORT_C
DELAY
;Routine di ritardo
STATUS,CARRY
;Azzera il bit
;di carry
RLF
USCITA
;Ruota USCITA a sx
BTFSS
STATUS,CARRY ;C’è riporto?
GOTO
MAIN
;se non c’è riporto,
;vai a MAIN
MOVLW 01
MOVWF USCITA
;altrimenti ricarica 1
;in USCITA
GOTO
MAIN
;Routine di ritardo
DELAY
DECFSZ COUNT_1,1 ;Decr. COUNT_1
GOTO
DELAY
;Se non è 0,
;vai a DELAY
MOVLW 0FF
MOVWF COUNT_1
;Carica COUNT_1
DECFSZ COUNT_2,1 ;Decr. COUNT_2
GOTO
DELAY
;Se non è a 0,
;vai a DELAY
MOVLW 0FF
MOVWF COUNT_1
;Carica COUNT_1
MOVLW 0FF
MOVWF COUNT_2
;Carica COUNT_2
RETURN
END
cipale con l’istruzione RETURN. Vediamo quanto
tempo dura questa routine di ritardo. Nella nostra demoboard, il micro è gestito con un quarzo da 4 MHZ; poiché questa frequenza viene divisa internamente per 4, il
tempo di esecuzione di un ciclo macchina è di 1 µS.
L’istruzione DECFSZ occupa 1 ciclo macchina, mentre
la GOTO ne occupa 2. Quindi in totale 3 µS. Poiché questo ciclo viene ripetuto in totale 256 * 256 = 65536 volte
(ricordiamo che a ogni decremento di COUNT_2 corrispondono 256 decrementi di COUNT_1) per eseguire
questa routine occorreranno 65536 * 3 µS = 0,2 S.
Vediamo adesso un secondo programma che permette di
61
MOVWF ADCON1
list p=16F876, f=inhx8m
PORT_A
PORT_B
PORT_C
EQU 05
EQU 06
EQU 07
;Porta A
;Porta B = registro 06h
;Porta B = registro 06h
STATUS
EQU 03
;Registro STATUS
RP0
RP1
EQU 05
EQU 06
TRISA
TRISB
TRISC
EQU 085
EQU 086
EQU 087
ADCON0
ADCON1
EQU 01F
EQU 09F
COUNT_1
COUNT_2
EQU 21
EQU 22
;TUTTI PIN DIGITALI
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
MOVLW
MOVWF
B’11110001’
TRISA
;Porta A ingresso
0
TRISB
;Porta B uscita
0
TRISC
;Porta C uscita
BCF
BCF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
MOVLW 0
MOVWF PORT_B
MOVWF PORT_C
;Programma principale
MAIN:
;Contatore
;Contatore
BSF
CALL
CALL
BCF
CALL
CALL
GOTO
PORT_A,3
DELAY50US
DELAY50US
PORT_A,3
DELAY50US
DELAY50US
MAIN
;Routine di ritardo
INIT
START
ORG
GOTO
ORG
0000
START
DELAY50US
MOVLW
MOVWF
DELAY1
DECFSZ
GOTO
0010
;Configura porte come uscite
BCF
BCF
MOVLW
MOVWF
STATUS,RP0
STATUS,RP1
0
ADCON0
;FERMA ADC
BSF
BCF
MOVLW
STATUS,RP0
STATUS,RP1
07
62
01
USCITA
USCITA,0
PORT_C
DELAY
STATUS,CARRY
USCITA
STATUS,CARRY
MAIN
01
USCITA
MAIN
;1 uS
;1 uS
COUNT_1,1 ;3 uS * 14 = 42
DELAY1
;Se non è 0,
;vai a DELAY1
NOP
;1 uS
NOP
;1 uS
RETURN
;Torna al programma
;principale
END
accendere in sequenza i segmenti del display: file
DEMO_02.ASM. Tralasciando l’inizializzazione del
micro e la routine DELAY passiamo a vedere come è
costruito il programma principale.
MOVLW
MOVWF
MAIN: MOVF
MOVWF
CALL
BCF
RLF
BTFSS
GOTO
MOVLW
MOVWF
GOTO
D’14’
COUNT_1
;Poni 1 in W
;Poni USCITA in W
;Poni W in PORT_C
;Routine di ritardo
;Azzera il carry
;Ruota USCITA a sx
;C’è riporto ?
;se no vai a MAIN
;se si poni USCITA=1
Inizialmente viene caricato nel registro USCITA e sulla
porta C il numero 1 determinando l’accensione del
primo segmento. Viene poi richiamata la solita routine di
ritardo. Con la successiva istruzione (BCF STATUS,
CARRY) viene azzerato il bit di carry del registro STATUS. L’istruzione RLF USCITA ruota a sinistra di una
posizione il suddetto registro (RLF = Rotate left = Ruota
a sinistra). Il bit più a sinistra di USCITA entra nel
CARRY, mentre a destra viene caricato il contenuto del
CARRY. Poiché USCITA valeva inizialmente 1, avremo questa situazione :
Prima: USCITA= 00000001
Dopo: USCITA= 00000010
Carry = 0
Carry = 0
L’istruzione BTFSS STATUS, CARRY va a testare il
valore del bit CARRY del registro STATUS e salta l’iElettronica In - settembre 2000
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
;************************************************************
;**** FUTURA ELETTRONICA CORSO PIC876 ****
;**** DEMO_03.ASM
****
;**** PROGRAMMA PER FAR SUONARE
****
;**** IL BUZZER A 5 KHZ
****
;************************************************************
DEMO BOARD PIC16F876 MICROCHIP
struzione successiva se lo trova a 1 altrimenti esegue l’istruzione successiva (GOTO MAIN) che fa tornare il
programma di nuovo in loop.
Al secondo “giro” avremo quindi questa situazione:
Prima: USCITA= 00000010
Dopo: USCITA= 00000100
Carry = 0
Carry = 0
e bassi. In effetti, il programma, fa esattamente questa
operazione: pone a 1 il il bit 3 della porta A (BSF
PORT_A,3), richiama due volte la routine
DELAY50US, pone a 0 lo stesso bit (BCF PORT_A,3),
richiama ancora due volte la routine di ritardo e torna al
programma principale. La routine DELAY50US è una
routine che impiega esattamente 50 µS ad essere eseguita. Vediamo ora come è costruita:
Dopo 7 shift, la situazione sarà invece questa:
Prima: USCITA= 10000000
Dopo: USCITA= 00000000
Carry = 0
Carry = 1
l’ 1 è “uscito” dal registro ed è finito nel CARRY. Se il
programma proseguisse normalmente, il display rimarrebbe spento (USCITA = 0 ); ma, siccome il CARRY
vale 1, non viene eseguita l’istruzione GOTO MAIN,
che viene saltata, e il programma prosegue con le istruzioni seguenti (MOVLW 01, MOVWF USCITA e GOTO
MAIN). In pratica viene ristabilita la condizione di partenza, caricando di nuovo 1 nel registro USCITA, e tornando al MAIN. Vediamo adesso l’ultimo programma
che permette di generare un suono tramite il buzzer; il
file DEMO_03.ASM.
Anche in questo caso tralasciamo l’inizializzazione
(sempre praticamente identica alle precedenti), per
vedere subito il programma principale che, come al solito, comincia dall’etichetta MAIN: ovvero dal commento “Programma principale”:
MAIN:
BSF
CALL
CALL
BCF
CALL
CALL
GOTO
PORT_A,3
DELAY50US
DELAY50US
PORT_A,3
DELAY50US
DELAY50US
MAIN
Per far generare un suono occorre fornire sul piedino
RA3 un’onda quadra, un’alternanza di livelli logici alti
DELAY50US
MOVLW D’14’
MOVWF COUNT_1
DELAY1
DECFSZ COUNT_1,1
GOTO
DELAY1
NOP
NOP
RETURN
END
;1 µS
;1 µS
;3 µS * 14 = 42
;Se<> 0, vai a DELAY1
;1 µS
;1 µS
;Torna al programma
Viene caricato il numero 14 nel registro COUNT_1,
attraverso due istruzioni, ciascuna delle quali occupa
esattamente 1 uS. In DELAY1 viene decrementato
COUNT_1 finché non diventa 0.
Come detto in precedenza, DECFSZ impiega 1 ciclo
macchina mentre GOTO impiega 2 cicli macchina. In
totale 3 cicli macchina che ripetuti per 14 volte, portano
a 42 cicli macchina, ovvero 42 µS. Le due istruzioni
NOP aggiungono 2 µS di ritardo, e RETURN atri 2. In
totale quindi 2 + 42 + 2 + 2 = 48 cicli macchina.
Occorre ricordare inoltre che, quando la routine viene
richiamata, l’istruzione CALL occupa a sua volta 2 cicli
macchina, portando così il tempo totale a 50 uS, dal
momento in cui la routine viene richiamata. Se viene
richiamata due volte, evidentemente questo comporterà
un ritardo di 100 uS.
Poiché questo viene fatto sia per il livello logico alto che
per quello basso, l’onda quadra in uscita dal piedino del
micro avrà un periodo di esattamente 200 µS, a cui corrisponde un frequenza di 5 KHZ corrispondente ad un
suono abbastanza acuto generato dal buzzer.
PER IL MATERIALE
La demoboard descritta in queste pagine è disponibile in scatola di montaggio (cod. FT333K) al prezzo di
104.000 lire. Il kit comprende tutti i componenti, la basetta forata e serigrafata, il display LCD, il microcontrollore PIC16F876 e un dischetto con i programmi dimostrativi in linguaggio Assembler, in Basic e in
C. Il programmatore low-cost per PIC è disponibile separatamente in scatola di montaggio (cod. FT284K)
al prezzo di 112.000 lire; il kit comprende tutti i componenti, la basetta forata e serigrafata, il cavo di collegamento al PC e il software di programmazione EPIC. La documentazione completa di tutti i microcontrollori Microchip è disponibile su CD (cod. CD-MCHIP) a 25.000 lire. In alternativa, è disponibile il
programmatore originale Microchip (cod. PICStartPlus) a 440.000 lire; quest’ultimo contiene, oltre al programmatore vero e proprio, un CD con il software MPLAB e tutta la documentazione tecnica necessaria,
un cavo per il collegamento al PC e un alimentatore da rete. I compilatori Basic sono disponibili separatamente in due versioni: basso costo (cod. PBC, lire 248.000) e professional (cod. PBC PRO, lire 550.000).
Tutti i prezzi sono comprensivi di IVA. Il materiale va richiesto a: Futura Elettronica, V.le Kennedy 96,
20027 Rescaldina (MI), tel. 0331-576139, fax 0331-578200.
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
Nuovo indirizzo:
Futura Elettronica srl via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331-799775 Fax. 0331-792287 http://www.futurashop.it
63
PS3010
PS1503SB
PS3020
PS230210
con tecnologia
SWITCHING
LA
TECN OL OGIA S WIT C HIN G
Alimentatore
0-15Vdc / 0-3A
Alimentatore
0-30Vdc/0-10A
Alimentatore
0-30Vdc/0-20A
Alimentatore
con uscita duale
C ONSENTE DI O TTENERE UN A
Uscita stabilizzata singola 0 15Vdc con corrente massima di
3A. Limitazione di corrente da 0
a 3A impostabile con continuità.
Due display LCD con retroilluminazione indicano la tensione e
la corrente erogata dall'alimentatore. Contenitore in acciaio, pannello frontale in plastica. Colore:
bianco/grigio; peso: 3,5 Kg.
Alimentatore stabilizzato con
uscita singola di 0 - 30Vdc e corrente
massima
di
10A.
Limitazione di corrente da 0 a
10A
impostabile
con
continuità. Due display indicano
la tensione e la corrente erogata
dall'alimentatore. Contenitore in
acciaio, pannello frontale in
plastica. Colore: bianco/grigio;
peso: 12 Kg.
Alimentatore stabilizzato con uscita singola di 0-30Vdc e corrente
massima di 20A. Limitazione di
corrente da 0 a 20A impostabile
con continuità. Due display indicano la tensione e la corrente erogata dall'alimentatore.
Contenitore in acciaio, pannello
frontale in plastica. Colore: bianco/grigio; peso: 17 Kg.
Alimentatore stabilizzato con uscita
duale di 0-30Vdc per ramo con corrente massima di 10A. Ulteriore uscita stabilizzata a 5Vdc. Quattro
display LCD indicano contemporaneamente la tensione e la corrente
erogata da ciascuna sezione;
possibilità di collegare in parallelo o
in serie le due sezioni. Contenitore
in acciaio, pannello frontale in
plastica. Colore: bianco/grigio; peso:
20 Kg.
RENDIMENT O ENER GETIC O
PS1503SB
€ 62,00
PS3010
€ 216,00
PS3020
€ 330,00
PS230210
€ 616,00
Alimentatori da Laboratorio
Alimentatore stabilizzato con
uscita duale di 0-30Vdc per ramo
con corrente massima di 3A.
Ulteriore uscita stabilizzata a
5Vdc con corrente massima di
3A. Quattro display LCD indicano contemporaneamente la tensione e la corrente erogata da ciascuna sezione; limitazione di corrente 0÷3A impostabile indipendentemente per ciascuna uscita.
Possibilità di collegare in parallelo o in serie le due sezioni. Peso:
11,6 Kg.
PS23023
Alimentatore stabilizzato con
uscita singola di 0-30Vdc e corrente
massima
di
3A.
Limitazione di corrente da 0 a
3A impostabile con continuità.
Due display LCD indicano la
tensione e la corrente erogata
dall'alimentatore. Contenitore in
acciaio, pannello frontale in
plastica. Colore: bianco/grigio.
Peso: 4,9 Kg.
PS3003
Alimentatore stabilizzato con uscita singola di 0-50Vdc e corrente
massima di 5A. Limitazione di corrente da 0 a 5A impostabile con
continuità. Due display indicano
la tensione e la corrente erogata
dall'alimentatore. Contenitore in
acciaio, pannello frontale in plastica. Colore: bianco/grigio. Peso:
9,5 Kg.
PS5005
PS2122LE
DELL’APPARECC
APPARECC HIATURA
HIATURA .
Alimentatore
stabilizzato
da
laboratorio in tecnologia switching
con indicazione delle funzioni
mediante display multilinea.
Tensione di uscita regolabile tra 0 e
20Vdc con corrente di uscita
massima di 10A. Soglia di corrente
regolabile tra 0 e 10A. Il grande
display multifunzione consente di
tenere sotto controllo contemporaneamente tutti i parametri operativi.
Caratteristiche: Tensione di uscita:
0-20Vdc; limitazione di corrente:
0-10A; ripple con carico nominale:
inferiore a 15mV (rms); display: LCD
multilinea con retroilluminazione;
dimensioni: 275 x 135 x 300 mm;
peso: 3 Kg.
PSS2010
€ 265,00
PSS2010
€ 18,00
€ 225,00
€ 125,00
PS5005
PS3003
€ 252,00
Alimentatore da banco stabilizzato con tensione di uscita
selezionabile a 3 - 4.5 - 6 - 7.5 - 9
- 12Vdc e selettore on/off.
Bassissimo livello di ripple con
LED di indicazione stato.
Protezione contro corto circuiti e
sovraccarichi. Peso: 1,35 Kg.
N O TEVOLE
TEVOLE RIDUZIONE DEL
PESO ED UN ELEVA
ELEVATISSIMO
PS2122LE
Alimentatore Switching
0-20Vdc/0-10A
PS23023
PSS4005
Alimentatore
0-30Vdc/0-3A
Alimentatore
2x0-30V/0-3A 1x5V/3A
Alimentatore
da banco 1,5A
Alimentatore
0-50Vdc/0-5A
Alimentatori a tensione fissa
PS1303
PS1310
PS1320
PS1330
Alimentatore Switching
0-40Vdc/0-5A
Alimentatore
13,8Vdc/3A
Alimentatore
13,8Vdc/10A
Alimentatore
13,8Vdc/20A
Alimentatore
13,8Vdc/30A
Alimentatore stabilizzato con uscita
singola di 13,8 Vdc in grado di erogare una corrente massima di 3A
(5A di picco). Il circuito di alimentazione a 220 Vac è protetto tramite fusibile mentre l'uscita dispone di
protezione
da
cortocircuiti.
Contenitore in acciaio. Colore:
bianco/grigio; peso: 1,7 Kg.
Alimentatore stabilizzato con uscita
singola di 13,8 Vdc in grado di erogare una corrente massima di 10A
(12A di picco). Il circuito di alimentazione a 220 Vac è protetto tramite fusibile mentre l'uscita dispone di
protezione
da
cortocircuiti.
Contenitore in acciaio. Colore:
bianco/grigio; peso: 4 Kg.
Alimentatore stabilizzato con uscita
singola di 13,8 Vdc in grado di erogare una corrente massima di 20A
(22A di picco). Il circuito di alimentazione a 220 Vac è protetto tramite fusibile mentre l'uscita dispone di
protezione
da
cortocircuiti.
Contenitore in acciaio. Colore:
bianco/grigio; peso: 6,7 Kg.
Alimentatore stabilizzato con uscita
singola di 13,8 Vdc in grado di erogare una corrente massima di 30A
(32A di picco). Il circuito di alimentazione a 220 Vac è protetto tramite fusibile mentre l'uscita dispone di
protezione
da
cortocircuiti.
Contenitore in acciaio. Colore:
bianco/grigio; peso: 9,3 Kg.
PS1303
PS1310
PS1320
PS1330
€ 26,00
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Via Adige, 11 - 21013 Gallarate (VA)
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€ 95,00
€ 140,00
Alimentatore
stabilizzato
da
laboratorio in tecnologia switching
con indicazione delle funzioni
mediante display multilinea.
Tensione di uscita regolabile tra 0 e
40Vdc con corrente di uscita
massima di 5A. Soglia di corrente
regolabile tra 0 e 5A.
Caratteristiche: tensione di uscita:
0-40Vdc; limitazione di corrente:
0-5A; ripple con carico nominale: inferiore a 15 mV (rms); display: LCD multilinea con retroilluminazione; dimensioni: 275 x 135 x 300 mm; peso: 3 Kg.
PSS4005
€ 265,00
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IVA inclusa.
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distribuite sono disponibili sul sito www.futuranet.it
tramite il quale è anche possibile effettuare acquisti on-line.
GPS SYSTEM
Elettronica
Innovativa
di Leonardo Grondona
l sistema NAVISYS, presentato in questo articolo, è
una interfaccia che permette di disporre su un
mezzo mobile dei dati di posizione e velocità del
mezzo, ricavati tramite i satelliti del sistema GPS. I dati
vengono resi disponibili su una linea seriale RS232
secondo i formati della NMEA 183. Essendo questo
formato standardizzato, i dati in uscita possono essere
utilizzati direttamente da numerosi programmi di cartografia. In questo articolo viene descritto il ricevitore
NAVISYS e alcuni programmi di interfaccia. Poiché
nelle applicazioni di navigazione terrestre, in genere,
non è molto significativo conoscere direttamente la latitudine e la longitudine, l’interfaccia è stata concepita
come una “black box” senza display. Il ricevitore GPS
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
integrato nel sistema NAVISYS è di produzione giapponese e permette di ricavare molte informazioni dalla
rete GPS, nonché di adattarsi a molti sistemi di riferimento cartografici. Sono forniti con il ricevitore
NAVISYS dei programmi che permettono di inizializzarlo sia con lo PSION 5 che con il PC. Per lo PSION
5 è stato inoltre sviluppato un programma di navigazione per l’utilizzo in applicazioni nautiche. Per il PC,
oltre ad un programma di inizializzazione, ne è disponibile uno in grado di visualizzare i dati geografici utilizzando un software cartografico prodotto dalla ditta
MAROS; tale software consente di localizzare il mezzo
su una carta geografica e di registrare la traccia di un
percorso. Per l’ambiente PC sono disponibili,
65
SCHEMA A BLOCCHI
inoltre, dei programmi della società
francese LOXANE, essi permettono
anche la navigazione su strada con una
interfaccia equivalente a quella dei più
comuni sistemi di navigazione per
automobili; questi programmi dispongono anche di un efficentissimo “map
matching”, che riduce praticamente a
zero l’errore del sistems GPS durante
l’utilizzo come navigatore su vettura.
Il sistema può essere completato con
un circuito di interfaccia per i modem
GSM, in modo da poter chiedere la
posizione del mezzo mobile e visualizzarla sullo schermo di un PC remoto.
Passiamo ora alla descrizione del sistema; esso è composto da:
- Antenna magnetica attiva, con cavo
coassiale di 5 metri, le cui dimensioni
sono 50mm x 50mm x 15mm. Essa
deve essere installata su una superficie
metallica piana di almeno 100 x 100
mmq. La base dell’antenna è magnetica, per cui può aderire a una superficie
di ferro. L’antenna è adatta a ricevere i
segnali dei satelliti GPS sulla frequenza di 1575.42 MHz con polarizzazione
orizzontale circolare destra. Il diagramma di radiazione è emisferico con l’asse ortogonale al piano dell’antenna per
cui, per ricevere i satelliti, deve essere
posizionata su un piano orizzontale che
permetta la visione della maggior parte
possibile di cielo. La sistemazione
ideale è sul tetto di una vettura. E’
anche accettabile predisporla sul piano
del lunotto posteriore vicino al bordo
del vetro, o in analoga posizione sulla
plancia anteriore vicino al parabrezza.
L’impedenza caratteristica dell’antenna
e relativo cavo coassiale è di 50 ohm; la
sua banda passante è di 2MHz.
Nell’antenna è incorporato un pream66
plificatore a basso rumore per elevare i
segnali ricevuti dai satelliti di 25dB,
esso viene alimentato da una tensione
di 4,5 V attraverso il cavo stesso; la
corrente assorbita è di circa 30mA.
- Ricevitore GPS 8 canali paralleli,
predisposto differenziale, in grado di
utilizzare fino a 8 satelliti per un veloce e accurato calcolo della posizione. Il
ricevitore lavora con 8 canali paralleli
sulla frequenza di 1575.42 MHz del
segnale L1, codice C/A del sistema
GPS. L’impedenza di ingresso del ricevitore è di 50 ohm, la sua sensibilità di
130 dBm e il suo range dinamico di 25
dB. Il ricevitore può calcolare la posizione fino a una velocità di 300 Km/h e
con una accelerazione massima di 2G.
Queste caratteristiche lo rendono adatto all’impiego sulla maggior parte dei
veicoli stradali (anche perché c’è qualche limite da parte del codice della
strada!) e navali. Il GPS, utilizzando il
metodo “ALL IN VIEW” (cadenza di
calcolo della posizione ogni 2 sec), fa il
punto anche con due soli satelliti in
vista, ovviamente la precisione viene
degradata.
Il tempo per il primo calcolo di posizione TTFF varia a seconda delle informazioni di partenza disponibili al ricevitore, si ha in particolare: a) TTFF a
caldo con posizione iniziale, ora, data e
dati di calendario e di effemeridi circa
SPECIFICHE TECNICHE
Dimensioni: 150mm x 80mm x 45mm; Peso: 300g;
Temperatura operativa -10 +50° C; Temp. immagazzinaggio: -20 +70° C;
Alimentazione: 8 ÷ 35 V DC; Corrente massima: 200 mA;
Batteria al litio ricaricabile per mantenimento dati (il GPS mantiene i dati
nella sua RAM e il clock quando l’alimentazione è staccata);
Alimentazione per l’antenna: DC +4,5V , 30mA massimi attraverso il cavo
dell’antenna; Alimentazione ausiliaria di 6V 100mA per il calcolatore palmare PSION 5
Interfacce: Connettore RF tipo SMB; Connettore dati tipo vaschetta Sub D 9
pin maschio (Cadenze dei dati in uscita 1 sec); Interfaccia dati: RS 232;
Output: TXDO 4800 bps, Input: RXDO 4800bps - RXD1 1200bps (DGPS
IN) (su connettore interno);
Formato dei dati in uscita: NMEA 183 vers.2.01;
Interfaccia per il programma MAROS nel software di dotazione per PC.
Elettronica In - settembre 2000
DOTAZIONE SOFTWARE
30÷60 sec; b) TTFF predisposto con
posizione iniziale ora, data e dati di
calendario senza effemeridi circa
33÷138 sec; c) TTFF a freddo senza
dati iniziali circa 95 sec ÷ 16 min.
Nel valutare i tempi sopradescritti si
suppone che rimangano visibili al ricevitore sempre gli stessi satelliti. Il
tempo di riacquisizione massimo o in
L’uscita dei dati secondo lo
standard NMEA 183 permette l’utilizzo di numerosi
prodotti software commerciali direttamente interfacciati con esso. Noi abbiamo
provato in numerosi viaggi
in Europa, anche utilizzando macchine a noleggio, i
software ROUTE PLANNER
e STREET PLANNER disponibili per lo PSION 5 ed
il software di navigazione
WAY PRO della società
LOXANE per PC portatile.
Abbiamo inoltre interfacciato il sistema NAVISYS con il
software VOYAGER della
società MAROS.
PER IL MATERIALE
Il sistema presentato in queste
pagine è prodotto e distribuito
dalla ditta: M.L.T.A. srl, via
Cuneo 31, 10042 Nichelino
Torino, Tel. +39 011 6822030,
fax +39 011 6051260, e-mail:
[email protected] Sul sito WEB
www.mlta.it è disponibile il
manuale d’uso completo del
sistema con tutti i dettagli
delle stringhe in uscita e delle
possibilità di setup, sono inoltre
disponibili
eventuali
aggiornamenti del software.
Offerta speciale (valida sino al
31-12-2000): Sistema Navisys
completo di cartografia Route
Planner per PSION5 (o in
alternativa
cartografia
Voyager Maros per PC) lire
750.000 IVA inclusa.
mancanza di segnali per meno di 10
secondi (non ci deve essere mancanza
di segnali durante il recupero) è di 8
secondi. Lasciando il ricevitore alimentato per un lungo periodo di tempo
con l’antenna staccata o in un luogo
dove non vi sono segnali di satelliti
GPS, questo esegue automaticamente
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
Il calcolatore palmare PSION deve essere preparato caricando, mediante
PC e il programma PSIWIN fornito con esso, i programmi di cartografia
ROUTE PLANNER o STREET PLANNER come descritto nei relativi
manuali. Se si vuole utilizzare il PROGRAMMA NAVISYS, il PROGRAMMA
NAVISET e i programmi ausiliari forniti con il dischetto, occorre, mediante
PSIWIN, caricare anche questi programmi. Il programma NAVISYS permette
di utilizzare i dati in uscita dal GPS per visualizzare la posizione, velocità e
direzione del veicolo, nonché la distanza e la rotta da tenere per raggiungere un punto di destinazione predefinito, e di visualizzare le stringhe di dati
che il ricevitore scambia con il calcolatore sulla linea seriale. Il programma
NAVISET permette di variare il set-up del ricevitore GPS. Sono inoltre previsti un programma di HELP che permette di vedere in linea il manuale
d’uso ed un programma che permette di preparare l’elenco dei WAY POINT
da utilizzare con il programma NAVISYS (programma wp_input).
67
PROGRAMMI PER PC PORTATILI
La dotazione del Navisys per PC portatili prevede due programmi NAVISET e
NAVISYS su floppy disk. Caricare i due programmi in una cartella del PC,
selezionare NAVISET e premere invio. Apparirà una sequenza di stringhe di
inizializzazione del GPS. Dalla barra dei menù selezionare dalla voce Settings
il comando MODE. Appare la finestra Dialog nella quale impostare: 1)
Sistema geoidale loc. = WGS-84; 2) Formato dati uscita = GGA+ VTG+
RMC+ GLL+ GSA+ PJRCD; 3) Fare clic sul bottone invia. Il programma a
questo punto inizializzerà il GPS Navisys. Se si conosce la propria posizione
in coordinate longitudine e latitudine, impostarle con il comando POSTIME
sotto la voce Setting della barra dei menù. Fare clic sul simbolo X in alto a
destra nella finestra per chiudere il programma. Successivamente selezionare
il programma NAVISYS: se il setup del GPS è riuscito, nella sua finestra si potranno vedere i dati di longitudine e latitudine oltre
ad altre informazioni. Eseguire il software Maros98 3.0 e caricare la cartina da usare (supponiamo Italia). Dal menù Strumenti
selezioniamo il comando Flotta, che attiva una barra di comandi. Dalla barra selezioniamo all’interno della finestrella di testo
“Automobile” e facciamo clic sul tasto “Collega”. Appare una finestra di dialogo con le righe: “Nome” del fornitore - in cui
inserire “navisys” - e “Percorso” - in cui immettere il percorso completo (path) e il nome del programma di controllo del
Navisys, “navisys.exe”. Attenzione l’estensione “.exe” deve essere inserita! Confermare e fare clic sul bottone “Segui” che attiverà la visualizzazione della propria posizione. Si ricorda che un sistema GPS localizza la posizione in un tempo variabile in
funzione del preset, del posizionamento dell’antenna e del numero di satelliti ricevuti, la prima volta che viene attivato i tempi
di posizionamento potrebbero essere compresi dai 5 ai 30 min. E’ possibile tramite la finestra del programma NAVISYS inserire una correzione di Latitudine e Longitudine per migliorare la coerenza tra la posizione indicata e quella effettiva. Il software
della società LOXANE è già predisposto per interfacciare il sistema NAVISYS; è sufficiente connettere il sistema alla seriale del
PC e selezionare sul programma WAY PRO l’opzione GPS scegliendo 4800 baud, noparity, 1 start bit, 1 stop bit e NMEA 183.
un reset generale, tornando nelle condizioni di una partenza a freddo. Per le
applicazioni che richiedono una precisione di localizzazione superiore a
quella standard di circa 10÷20 m offerta dal sistema GPS, il Navisys è predisposto per la correzione differenziale
DGPS secondo lo standard RTCM
SC104 Versione 2.1 tipo 1.2.9. Il ricevitore GPS è contenuto in una scatola
di plastica di dimensioni 150mm x
80mm x 45mm, con una serie di circuiti accessori quali l’alimentatore per il
sistema, l’alimentatore per il calcolatore PSION 5, una piccola batteria al
litio con relativo circuito di ricarica per
mantenere inizializzato il ricevitore e il
suo real time clock in assenza di alimentazione esterna e le interfacce RS
232 per le linee seriali entranti ed
uscenti. L’alimentazione esterna può
essere prelevata direttamente dalla batteria di un veicolo sia a 12V che a 24V,
essa infatti può variare tra 8 e 35 Vdc
ed è protetta contro i disturbi e le
sovratensioni presenti abitualmente
sugli impianti dei veicoli. Il sistema
viene fornito completo di: cavo di alimentazione (l = 1,5m); cavo di alimentazione con presa accendisigari auto;
cavo di uscita per connessione seriale
al PC (l = 1,5m); cavo di uscita per ali68
mentare lo PSION (l = 1,5m); programmi di inizializzazione rapida e di
navigazione per PSION 5; programmi
per inizializzazione rapida per PC e per
interfaccia con la cartografia MAROS.
Vediamo ora qualche nota sull’installazione, ricordando che il sistema va collocato sul veicolo collegando il cavo di
alimentazione alla batteria della vettura
mediante un fusibile (da 2A) ed un
interruttore per attivarlo o spegnerlo,
nel caso che l’alimentazione non sia
sotto chiave. In alternativa si può utilizzare il cavo fornito con la presa accendisigari. E’ sconsigliata l’installazione
nel vano motore a causa delle alte temperature che in esso potrebbero essere
presenti. Collocare altresì il ricevitore
in posizione non esposta al calore diretto del sole e in posizione non soggetta
ad essere investita da getti di acqua, il
ricevitore è protetto solo contro spruzzi
d’acqua e non alla pioggia o all’immersione. L’antenna, che è stagna, va collocata all’esterno sul tetto della vettura
(attenzione a non tagliare il cavo nel
farlo passare attraverso le portiere),
oppure sulla plancia in posizione centrale vicino al bordo del parabrezza e
montata orizzontalmente in modo che
possa vedere la maggior parte del cielo
possibile; può anche essere sistemata
sotto il lunotto posteriore in posizione
analoga.
Elettronica In - settembre 2000
Strumenti di misura
Oscilloscopio digitale 2 canali 30 MHz
Compatto oscilloscopio digitale da laboratorio a due
canali con banda passante
di 30 MHz e frequenza di
campionamento di 240
00
Ms/s per canale. Schermo
EURO
LCD ad elevato contrasto
con retroilluminazione, autosetup della base dei tempi e della scala verticale, risoluzione verticale 8 bit, sensibilità 30 µV, peso (830 grammi) e dimensioni (230 x 150 x 50 mm) ridotte, possibilità di collegamento al PC mediante porta seriale RS232, firmware aggiornabile via Internet. La confezione
comprende l’oscilloscopio, il cavo RS232, 2 sonde da 60 MHz x1/x10, il
pacco batterie e l’alimentatore da rete.
APS230
690,
Oscilloscopio LCD da pannello
HPS10
EURO 185,00
Oscilloscopio palmare
2 MHz
Finalmente chiunque può possedere un oscilloscopio!
Il PersonalScope HPS10 non è un multimetro grafico
ma un completo oscilloscopio portatile con il prezzo e
le dimensioni di un buon multimetro. Elevata sensibilità – fino a 5 mV/div. – ed estese funzioni lo rendono
ideale per uso hobbystico, assistenza tecnica, sviluppo prodotti e più in generale in tutte quelle situazioni
in cui è necessario disporre di uno strumento leggero a
facilmente trasportabile. Completo di sonda 1x/10x,
alimentazione a batteria (possibilità di impiego di batteria ricaricabile).
Oscilloscopio LCD da pannello con schermo retroilluminato ad elevato contrasto.
Banda passante massima 2 MHz, velocità di campionamento 10 MS/s. Può essere utilizzato anche per la visualizzazione diretta di un segnale audio nonchè come multimetro con indicazione della misura in rms, dB(rel), dBV e dBm. Sei differenti modalità di
visualizzazione, memoria, autorange. Alimentazione: 9VDC o 6VAC / 300mA, dimensioni: 165 x 90mm (6.5" x 3.5"), profondità 35mm (1.4").
ACCESSORI PER OSCILLOSCOPI:
PROBE60S - Sonda X1/X10 isolata/60MHz - Euro 19,00
PROBE100 - Sonda X1/X10 isolata/100MHz - Euro 34,00
BAGHPS - Custodia per oscilloscopi HPS10/HPS40 - Euro 18,00
VPS10
EURO 190,00
Oscilloscopio digitale per PC
PCS100A 1 canale 12 MHz
2 canali 50 MHz
EURO 185,00
Oscilloscopio digitale che
utilizza il computer e il
relativo monitor per visualizzare le forme d'onda.
Tutte le informazioni standard di un oscilloscopio digitale sono disponibili utilizzando il
programma di controllo allegato. L'interfaccia tra l'unità oscilloscopio ed il PC avviene tramite porta parallela: tutti i segnali vengono optoisolati per evitare che il PC possa essere danneggiato
da disturbi o tensioni troppo elevate. Completo di sonda a coccodrillo e alimentatore da rete.
Risposta in frequenza: 0Hz a 12MHz (± 3dB); canali: 1; impedenza
di ingresso: 1Mohm / 30pF; indicatori per tensione, tempo e frequenza; risoluzione verticale: 8 bit; funzione di autosetup; isolamente ottico tra lo strumento e il computer; registrazione e visualizzazione del
segnale e della data; alimentazione: 9 - 10Vdc / 500mA (alimentatore compreso); dimensioni: 230 x 165 x 45mm; Peso: 400g.
Sistema minimo richiesto: PC compatibile IBM; Windows 95, 98,
ME, (Win2000 or NT possibile); scheda video SVGA (min. 800x600);
mouse; porta parallela libera LPT1, LPT2 or LPT3; lettore CD Rom.
PCS500A
EURO 495,00
Collegato ad un PC consente di visualizzare e
memorizzare qualsiasi forma d’onda. Utilizzabile
anche come analizzatore di spettro e visualizzatore di stati logici. Tutte le impostazioni e le regolazioni sono accessibili mediante un pannello di
controllo virtuale. Il collegamento al PC (completamente optoisolato) è effettuato tramite la
porta parallela. Completo di software di gestione, cavo di collegamento al PC, sonda a coccodrillo e alimentatore da rete.
Risposta in frequenza: 50 MHz ±3dB; ingressi: 2
canali più un ingresso di trigger esterno; campionamento max: 1 GHz; massima tensione in
ingresso: 100 V; impedenza di ingresso: 1 MOhm
/ 30pF; alimentazione: 9 ÷ 10 Vdc - 1 A; dimensioni: 230 x 165 45 mm; peso: 490 g.
HPS40
EURO 375,00
12 MHz
Oscilloscopio palmare, 1 canale, 12 MHz di
banda, campionamento 40 MS/s, interfacciabile
con PC via RS232 per la registrazione delle
misure. Fornito con valigia di trasporto, borsa
morbida, sonda x1/x10. La funzione di autosetup
ne facilita l’impiego rendendo questo strumento
adatto sia ai principianti che ai professionisti.
HPS10 Special Edition
Stesse caratteristiche del modello HPS10
ma con display blu con retroilluminazione.
L'oscilloscopio viene fornito con valigetta
di plastica rigida.
La fornitura comprende anche la sonda
di misura isolata x1/x10.
HPS10SE
EURO 210,00
Generatore di funzioni per PC
PCG10A
EURO 180,00
Generatore di funzioni da abbinare ad un PC; il software in dotazione consente
di produrre forme d’onda sinusoidali, quadre e triangolari oltre ad una serie di
segnali campione presenti in un’apposita libreria. Possibilità di creare un’onda
definendone i punti significativi. Il collegamento al PC può essere effettuato
tramite la porta parallela che risulta optoisolata dal PCG10A. Può essere
impiegato unitamente all’oscilloscopio PCS500A nel qual caso è possibile utilizzare un solo personal computer. Completo di software di gestione, cavo di
collegamento al PC, alimentatore da rete e sonda a coccodrillo.
Frequenza generata: 0,01 Hz ÷ 1 MHz; distorsione sinusoidale: <0,08%;
linearità d’onda triangolare: 99%; tensione di uscita: 100m Vpp ÷ 10
Vpp; impedenza di uscita: 50 Ohm; DDS: 32 Kbit; editor di forme
d‘onda con libreria; alimentazione: 9 ÷ 10 Vdc 1000 mA; dimensioni: 235 x 165 x 47 mm.
Generatore di funzioni 0,1 Hz - 2 MHz
DVM20
EURO 270,00
Semplice e versatile generatore di funzioni in grado di fornire sette differenti forme d'onda: sinusoidale, triangolare, quadra,
impulsiva (positiva), impulsiva (negativa), rampa (positiva), rampa (negativa). VCF (Voltage Controlled Frequency) interno o
esterno, uscita di sincronismo TTL /CMOS, simmetria dell'onda regolabile con possibilità di inversione, livello DC regolabile
con continuità. L'apparecchio dispone di un frequenzimetro digitale che può essere utilizzato per visualizzare la frequenza
generata o una frequenza esterna.
Disponibili presso i migliori
negozi di elettronica o nel nostro
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palmari e da banco. Per caratteristiche e prezzi visita
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sono da
intendersi IVA
inclusa.
automazione
Elettronica
Innovativa
di Paolo Gaspari
Comando a distanza in
UHF, a 433,92 MHz,
realizzato con un
trasmettitore
a microcontrollore
capace, mediante una
piccola tastiera a 9
tasti, di controllare
fino a 16 diversi
canali, e da due unità
riceventi, intelligenti
ad autoapprendimento,
ciascuna provvista di 8
uscite selezionabili in
modalità bistabile
o impulsiva.
on è la prima volta che proponiamo un radiocomando a più canali eppure, possiamo dire, che il
progetto descritto in questo articolo è un’anteprima,
perché è certamente unico ed è il più avanzato tra quelli che vi abbiamo proposto in questi anni: non richiede
l’uso del PC (come per l’FT270, pubblicato nel fascicolo n. 37) e consente, con un solo trasmettitore, di
comandare 16 canali a differenza degli 8 comandabili
dal TX presentato in Elettronica In n. 16 (FT163). E’
composto, nella sua versione base, da tre unità: un trasmettitore, capace di indirizzare fino a 16 canali
mediante un’apposita tastiera, e due ricevitori, ciascuno
70
ad 8 canali. Questa scelta di modularità nasce per offrire all’utente la possibilità di dimensionare l’impianto in
maniera ottimale nel senso che, se sono sufficienti 8
canali, basta realizzare una scheda ricevente ed abbinarla, mediante l’apposita procedura di apprendimento,
al TX portatile. Ogni ricevitore dispone di un relè per
ciascuna uscita, la cui attivazione è impostabile singolarmente nella modalità monostabile (il relè scatta premendo il rispettivo tasto del trasmettitore e ricade dopo
il tempo impostato mediante un trimmer) e bistabile (il
relè viene eccitato premendo il rispettivo pulsante del
TX, e ricade all’impulso successivo). La portata del
Elettronica In - settembre 2000
sistema TX-RX può raggiungere i
100 metri in assenza di ostacoli.
Vediamo ora come è fatto il radiocomando a 16 canali, partendo dall’esame dello schema elettrico dell’unità trasmittente; questa è realizzata con un circuito piccolo e, tutto
sommato, semplice, ottenuto grazie
all’adozione di un microcontrollore
PIC12C674 incapsulato in contenitore plastico dip da soli 8 piedini:
esso svolge tutti i compiti necessari
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
alla trasmissione, cioè la lettura
della tastiera, l’abbinamento di
ogni pulsante al rispettivo canale, la
produzione dei codici digitali da
inviare al trasmettitore radio, e l’attivazione / spegnimento di quest’ultimo. Vediamo le cose con ordine,
partendo dalla gestione della tastiera: per capire certe scelte dovete
considerare che il TX deve poter
inviare un diverso codice per ognuno dei 16 canali, variando allo
scopo solamente l’ultima parte, e
mantenendo fisso un blocco di bit
affinché possa essere riconosciuto
dal ricevitore; ciascun codice deve
essere prodotto dietro un comando
specifico, ovvero a seguito della
pressione di un pulsante; questo
richiederebbe l’uso di una tastiera a
16 tasti, decisamente ingombrante e
pesante, tanto da costringerci poi a
racchiudere tutto il trasmettitore in
una scatola di dimensioni non proprio contenute, ottenendo un prodotto
senz’altro
scomodo.
Abbiamo dunque optato per una
particolare soluzione, che prevede
l’impiego di una piccola tastiera
adesiva, ultrapiatta, formata da soli
9 pulsanti, che consente di ridurre
al minimo le dimensioni della scatoletta contenente l’intero trasmettitore. Chiaramente, essendo necessari 16 codici distinti, abbiamo pensato di utilizzare i tasti da 1 ad 8 per
i canali, ed il 9 come “shift”: praticamente, premendo 1, 2, 3, 4, 5, 6,
7, 8, si comandano i primi 8 canali,
mentre scegliendo il 9 i pulsanti che
vengono azionati successivamente
sono interpretati come i corrispondenti del secondo ottetto. Insomma,
l’1 equivale al canale 9, il 2 al 10 e
così via. Lo shift trasla dunque di 8
unità, permettendo di inviare fino al
sedicesimo canale. Notate che premendo il tasto 9 l’inserimento dello
shift viene evidenziato con l’accensione del piccolo led incorporato
nella tastiera (LD1); la funzione di
shift rimane attiva finché non viene
disattivata manualmente, ripremendo il 9 (il led si spegne) allorché
tutti i tasti riprendono ad assumere
il loro normale significato: 1
comanda il primo canale, 2 il
secondo, ecc. Va osservata una particolarità importante: premendo un
tasto (escluso il tasto 9), il led rosso
conferma la ricezione dell’ordine
da parte del microcontrollore, lampeggiando. La lettura della tastiera
71
schema elettrico TX
viene svolta sfruttandone l’organizzazione a matrice, ed impiegando tre sole
linee collegate in modo abbastanza originale: ciò è stato dettato sostanzialmente dai pochi piedini di I/O disponibili nel PIC, certamente insufficienti a
gestire una vera matrice di 3 righe per
3 colonne. Ecco quindi che, con un
artificio abbastanza raffinato, riusciamo a limitare a 3 i fili diretti alla piccola tastiera. Il trucco consiste nell’alimentare in sequenza, una per una e
molto rapidamente, le linee GP1, GP0
e GP5, e verificare il tempo di scarica
Utilizzando i tasti da “1” ad “8”
per identificare i canali, ed il “9”
come “shift” abbiamo
realizzato un sistema di
trasmissione a
16 canali particolarmente
compatto e affidabile. Se lo shift
non è attivo (led spento),
premendo “1”, “2”, “3”, “4”,
“5”, “6”, “7”, “8”, si
comandano i primi 8 canali,
mentre se lo shift è attivo (dopo la
pressione del tasto “9”) vengono
gestiti i canali da 9 a 16.
72
del condensatore C2 che varia in funzione del tasto premuto. E’ chiaro che il
software sa assegnare a ciascun tempo
il suo significato, nel senso che al
minor tempo associa la colonna 1 ed i
rispettivi tasti, a quello intermedio riferisce la colonna centrale, ed a quello
più lungo la terza colonna; dunque, se
esegue il ciclo di carica/scarica del
condensatore C2 attraverso la linea
GP1 (riga 1) e rileva il tempo intermedio, vuol dire che l’operazione si sta
svolgendo tramite la resistenza R3,
quindi che è premuto il pulsante “2”.
Se invece il ciclo è svolto tramite la
riga 2 e si registra il tempo intermedio,
il tasto premuto è il “5”. Lo stesso discorso si potrebbe fare per tutta la tastiera, ma crediamo di essere stati abba-
stanza chiari con questi pochi esempi.
Quanto all’invio del segnale codificato,
ogni volta che viene premuto un pulsante della tastiera, che non sia il 9, il
microcontrollore provvede a svolgere
le seguenti operazioni: innanzitutto
pone a livello alto la linea GP2, mandando in saturazione il transistor T1, il
quale collega praticamente a massa i
piedini 1 e 4 del trasmettitore ibrido
TX433-SAW in modo che questo
venga acceso; successivamente, il
micro, mediante il proprio piedino 3,
invia gli impulsi costituenti il codice
all’ingresso INPUT, ovvero al canale
dati del modulo; quest’ultimo li trasmette, tramite la semplice antenna
(costituita nel nostro caso da un corto
spezzone di filo collegato al pin 11)
sotto forma di treni di portante a
433,92 MHz; a tal proposito va notato
che l’oscillatore interno all’ibrido
viene attivato con lo stato logico 1 (sul
pin 3...) e disattivato con lo zero. Il led
LD1 si accende, lampeggiando molto
Elettronica In - settembre 2000
il cuore del trasmettitore
Il PIC12C674 è un micro incapsulato in contenitore plastico dip da soli 8 piedini: nel nostro progetto
esso svolge tutti i compiti necessari alla trasmissione, cioè la lettura della tastiera e
l’abbinamento di ogni pulsante al rispettivo canale, la produzione dei codici digitali da inviare al
trasmettitore radio, e l’attivazione / spegnimento di quest’ultimo.
rapidamente e indicando quando il
minitrasmettitore sta mandando un
segnale verso il ricevitore; costituisce
dunque una spia del perfetto funzionamento dell’unità. Osservate che premendo il tasto “9” questo diodo deve
illuminarsi e restare acceso, dato che,
come abbiamo già detto, esso costituisce lo shift, ed il microcontrollore gli
assegna solamente il compito di sdoppiare la tastiera; quindi il “9” non dà
origine ad alcuna trasmissione, cambia
lo stato del LED e imposta l’ottetto da
considerare. Terminato l’invio del
codice, il micro ripone a zero logico il
proprio piedino 3, e con esso il 5,
lasciando dunque andare in interdizione T1, così da scollegare l’ibrido dall’alimentazione. Notate che l’interruttore statico facente capo al transistor
serve per minimizzare l’assorbimento
del trasmettitore che, comunque, anche
quando l’input dei dati è a zero, richiede una pur minima corrente: collegandolo e scollegandolo con T1, si riesce
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
dunque ad escluderlo completamente
quando non serve. Inoltre, T1, permette di sfruttare l’unica linea disponibile
per pilotare sia il led che l’ibrido: infatti, quando occorre avere le segnalazioni di programmazione il transistor è
lasciato interdetto ed il TX433 non
lavora (sarebbe un controsenso se
venisse attivato, perché irradierebbe
RF inutilmente) mentre quando si deve
trasmettere un comando il transistor è
forzato in saturazione e gli impulsi del
codice vanno a triggerare l’ingresso
dati del modulo. Notate dunque che il
Il trasmettitore è stato progettato
per funzionare alimentato da una
batteria a 9 volt normale o
ricaricabile.
73
flow chart
del
trasmettitore
led è sempre interessato alle vicende
del piedino 3, e se in programmazione
fa da spia per indicare lo svolgimento
delle necessarie operazioni, nonché
l’acquisizione delle cifre digitate, nel
normale uso evidenzia la trasmissione
dei codici, dando un’immediata conferma dell’avvenuta pressione di un pulsante. L’alimentazione di tutto il circuito si può ricavare da una qualsiasi pila
da 9 volt (meglio se alcalina) i cui poli
positivo e negativo siano collegati
rispettivamente ai morsetti + e - 9V;
l’interruttore S1 consente di spegnere il
dispositivo, mentre il regolatore U1
stabilizza a 5 volt esatti la tensione che
fa funzionare il piccolo microcontrollore. Il trasmettitore SMD è invece sottoposto direttamente ai 9 V, perché altrimenti non riesce a dare la necessaria
potenza RF che serve a coprire una
distanza accettabile.
Prima di passare all’esame del ricevitore, apriamo una breve parentesi sul
codice trasmesso, e sulla programmazione del TX, operazione necessaria
per farlo identificare e distinguere dagli
altri, nel caso nello stesso ambiente
vengano utilizzati più radiocomandi
uguali; la programmazione viene svol-
ta mediante la tastiera. Per inserire il
codice distintivo del dispositivo, occorre alimentare il circuito (S1 in ON)
mantenendo premuto il pulsante “5”,
che va rilasciato non appena il led
incorporato nella tastiera inizia a lampeggiare velocemente; a questo punto
si possono battere, in ordine, i 6 tasti
componenti il codice di 6 cifre che si
desidera assegnare al trasmettitore.
Badate che prima di passare alla cifra
successiva, occorre attendere la conferma dell’acquisizione della precedente,
conferma che viene data da un rapido
lampeggio del solito led. Dopo l’introduzione dell’intero codice, il microcontrollore fa lampeggiare il led della
tastiera in modo lento, poi lo spegne:
da questo momento l’unità è pronta a
funzionare, ed ogni ulteriore tasto premuto provoca l’emissione del segnale
di comando diretto al ricevitore.
Notate che questo segnale è in realtà
una stringa seriale contenente i dati del
codice fisso e di quello variabile dove il
primo rappresenta sostanzialmente l’identificativo del TX, cioè le 6 cifre
introdotte da tastiera, che lo distinguono da altri trasmettitori analoghi; e il
secondo (codice variabile) costituisce
l’informazione sul tasto premuto, cioè
indica al ricevitore quale canale attivare: sono ovviamente possibili 8x2 (16)
combinazioni, una per canale indirizzabile.
IL RICEVITORE
Detto questo, possiamo passare a vedere come è fatta ed in che modo funziona ciascuna unità ricevente, meglio
descritta dall’apposito schema elettrico
e dal flow-chart visibile in queste pagine. Ogni scheda dispone di un ricevito-
i due prototipi
montati e
collaudati
Si notino le dimensioni estremamente
contenute del trasmettitore che può
quindi essere racchiuso in un pratico
contenitore di soli 90 x 56 x 23 mm.
74
Elettronica In - settembre 2000
re ibrido la cui uscita è collegata ad una
linea d’ingresso di un microcontrollore, il quale provvede a decifrare i codici in arrivo, discriminandoli e pilotando, eventualmente, una delle 8 uscite
relative agli altrettanti canali che può
indirizzare. Mediante un apposito linedriver integrato, il micro pilota gli otto
relè d’uscita, ciascuno dei quali rende
disponibile il proprio scambio per inserire o disinserire carichi elettrici, ovvero per controllare apparati di vario
genere. Per ogni relè è possibile impostare separatamente la modalità di attivazione, scegliendo tra bistabile (un
comando aziona, l’altro rilascia...) e
monostabile: in quest’ultimo caso si
può regolare agevolmente, utilizzando
l’apposito trimmer, il tempo di ricaduta
da 0,5 a 20 secondi. L’RX radio è realizzato tramite l’ormai noto BC-NBK,
modulo Aurel omologato BZT, contenente un completo ricevitore AM
accordato a 433,92 MHz, superrigenerativo alimentato a 5 volt, provvisto di
demodulatore e squadratore del segnale di uscita; esso provvede a sintonizzare la RF captata dall’antenna, e ad
estrarne il codice digitale rendendolo
disponibile, sotto forma di impulsi a
livello TTL (0/5 V) tra il piedino 14 e
massa.
Il microcontrollore U3, un PIC16F876,
analizza i dati in arrivo e, se il dipswitch S1 è aperto (pin 4 a livello 1)
entra in funzionamento normale, il dispositivo confronta il segnale ricevuto
con quello appreso attivando o disattivando il rispettivo canale; se invece il
dip è chiuso (stato logico zero) il micro
gestisce la fase di autoapprendimento,
durante la quale estrae dal treno di
impulsi ricevuto la parte fissa, cioè
quella contenente il codice identificati-
flow chart
DEL
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V i a Va l S i l l a r o , 3 8 - 0 0 1 4 1 R O M A - t e l . 0 6 / 8 1 0 4 7 5 3
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
75
vo del trasmettitore, e la salva in
memoria. In tal modo l’RX viene abbinato ad un determinato TX, ovvero a
tutti quelli che sono stati programmati
(mediante la procedura già descritta nei
paragrafi precedenti) con lo stesso
76
codice di 6 cifre. L’apprendimento è
determinante e serve a far sì che l’unità ricevente risponda esclusivamente ad
una o più trasmittenti identificate da un
preciso numero. Va però considerato
che il microcontrollore non si limita a
verificare il formato ed a memorizzare
nella propria EEPROM la prima parte
della stringa, ma elabora anche la
seconda: infatti questa viene sfruttata
per assegnare la scheda al primo o al
secondo ottetto di canali; in definitiva,
Elettronica In - settembre 2000
schema
elettrico
ricevitore 8 CH
se il codice appreso termina, invece,
con un numero compreso fra 9 e 16, il
ricevitore sarà comandato dal trasmettitore avente sempre lo stesso codice
fisso (le solite 6 cifre) però solamente
con i tasti “shiftati”. E’ questo il sistema che consente di gestire da un solo
TX e mediante un’unica tastiera, 16
canali e quindi 2 schede riceventi
distinte. In autoapprendimento, quindi,
il micro memorizza la parte fissa del
codice del trasmettitore (che poi utilizzerà per il confronto, nel normale funzionamento) e l’informazione ricavata
dal secondo blocco, così da poter
rispondere ad uno dei due gruppi di
comandi. Ad esempio, se la fase viene
svolta trasmettendo il segnale del pulsante “4”, l’RX prenderà ed eseguirà
tutti i comandi relativi ai canali 1, 2, 3,
4, 5, 6, 7, 8; se invece si trasmette premendo sempre il pulsante “4” ma con
lo shift attivo (canale corrispondente
peggiare per 10 volte, in rapida sequenza, il led giallo LD2; ciò conferma l’avvenuta memorizzazione dei codici. Da
questo momento non si deve far altro
che aprire il microswitch S1, lasciando
che il circuito passi nella modalità normale, funzionando da ricevitore ad 8
canali. Richiudendolo si rientra in programmazione, e può essere corretta
l’assegnazione fatta in precedenza.
Quando il ricevitore funziona in modalità standard, il PIC svolge il main program, che prevede il costante controllo
del canale radio: non appena viene rilevata la transizione (sul piedino 14 dell’ibrido U2) corrispondente al bit di
start, il software controlla lo stato del
dip-switch S1 per sapere cosa fare dei
dati che seguiranno; trovando quest’ultimo aperto, vediamo (dal flow-chart)
che viene estratto il primo blocco contenente il codice a 6 cifre, e confrontato con quello residente nella EEPROM
E’ stata adottata la soluzione di un ricevitore ad 8 canali
(il trasmettitore è invece in grado di gestirne fino a 16) per cercare di
ridurre al minimo le dimensioni della scheda. Comunque, per chi deve
disporre di tutti i 16 canali, è sufficiente montare due schede RX
identiche ed effettuare il relativo riconoscimento.
se il codice arrivato contiene nel blocco finale una delle combinazioni relative ai canali 1÷8, l’unità verrà comandata dal TX avente uguale codice di
base, ma solamente attivando i pulsanti senza aver prima premuto lo shift (9);
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
12), la stessa unità risponderà solamente ai canali 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16,
cioè a tutti i tasti preceduti dallo shift.
Al termine dell’apprendimento, il
microcontrollore comunica di aver
svolto tutte le relative fasi facendo lam-
di caratterizzazione. Se l’esito del confronto è positivo, vuol dire che a trasmettere è l’unità contraddistinta dallo
stesso identificativo con il quale è stato
fatto l’apprendimento: in questo caso
viene elaborata la seconda porzione del
77
il microcontrollore PIC16F876
Per la gestione del ricevitore del radiocomando, dovendo disporre di un grande numero di linee di I/O abbiamo
optato per un microcontrollore PIC16F876, uno degli ultimi nati di Casa Microchip, incapsulato in contenitore dip a 28
pin (a passo stretto, di 7,5 mm) e contenente una potente CPU RISC ad 8 bit (35 istruzioni), 8 KByte di Flash-Eprom
con word di 14 bit per la programmazione (accetta istruzioni in basic), 368 Byte di RAM ad 8 bit, e 256 Byte (da 8 bit)
di EEPROM riservata alla caratterizzazione. Per l’input/output, sono disponibili 3 porte (RA, RB, RC) di cui una a 6
linee e due ad 8; non mancano due timer/divisori di frequenza, uno ad 8 e l’altro a 16 bit, ed un terzo (da 8 bit) con
registro di periodo ad 8 bit, oltre ad un A/D converter da 10 bit. Il PIC16F876 è l’ideale per gestire il nostro apparato,
ed è stato programmato per svolgere i seguenti compiti: leggere le informazioni che riceve in forma seriale dal modulo
radio, elaborarle e confrontarle nel normale funzionamento, ovvero memorizzarle in fase di programmazione
(autoapprendimento). Gestisce inoltre le uscite, in base all’impostazione fatta,
per ciascun canale, mediante un apposito trimmer.
codice, contenente il numero del pulsante, così da poter attivare l’uscita del
corrispondente canale.
Ovviamente occorre che il valore del
tasto sia ammissibile, cioè che la
seconda parte del codice si riferisca ad
un numero compreso nell’ottetto a cui
la scheda è stata abbinata in fase di
autoapprendimento: quindi, se l’unità è
assegnata ai codici dall’1 all’8, ed arriva il segnale dovuto ad un trasmettitore
nel quale è stato premuto shift+”2”,
l’operazione viene abbandonata, ed il
main program riprende dall’inizio. Se
invece il segnale è quello del solo pulsante “2”, ecco che viene attivato il
78
corrispondente relè (RL2=CH2).
Ovviamente se la prima parte del codice (quella analizzata subito) è incompatibile, ovvero se le 6 cifre lette sono
diverse da quelle residenti nella
EEPROM di caratterizzazione del
microcontrollore, il software annulla le
fasi seguenti e torna all’inizio, per
riprendere un nuovo ciclo non appena
sarà giunta una nuova stringa di dati dal
radioricevitore ibrido U2. La modalità
di attivazione di ogni linea dipende dall’impostazione fatta per essa mediante
l’apposito trimmer: abbiamo quindi 8
trimmer, uno per ogni uscita; la corrispondenza è R16 per CH1, R17 per
CH2, R18 per CH3, R19 per CH4, R15
per CH5, R14 per CH6, R13 per CH7,
ed R12 per CH8. Limitando la resistenza al minimo (cursore tutto verso l’estremo collegato al microcontrollore) si
imposta il funzionamento bistabile (il
relè scatta al primo comando, per ricadere solamente dopo l’arrivo di quello
seguente) mentre aumentandola si sceglie la modalità monostabile: in questo
caso ogni relè viene eccitato all’arrivo
del rispettivo codice, e ricade in un
tempo che, a seconda della posizione
del cursore, può essere compreso tra
0,5 e 20 secondi. Per quanto tutto ciò
possa apparire strano, la soluzione dei
Elettronica In - settembre 2000
trimmer è molto comoda e consente di
risparmiare linee di I/O. Per la lettura
del modo di attivazione di ogni canale
non si è utilizzata alcuna logica binaria
o 3-state, ma qualcosa di abbastanza
inconsueto, che abbiamo già esposto
nel progetto della serratura a trasponder. Infatti, per leggere le condizioni
relative al funzionamento bistabile, e a
quello monostabile con relativo tempo
di ricaduta del relè, ci è venuto in aiuto
uno stratagemma davvero originale: è
stata realizzata una particolare rete
comprendete un condensatore che
viene caricato e scaricato in tempi
diversi a seconda della condizione del
trimmer che vi si trova in serie; il software del microcontrollore ha un’apposita routine che lancia ciclicamente e
sfrutta per caricare (con un impulso ad
1 logico) e scaricare (chiudendo il relativo pin su una resistenza interna) il
condensatore, verificando ogni volta
qual’è il tempo di scarica. E’ evidente
che l’inserimento di una resistenza
maggiore o minore altera i tempi di
carica/scarica: in particolare, una resistenza “alta” accorcia il ciclo, mentre
una resistenza “nulla” aumenta il
tempo al massimo. Inoltre, i componenti sono stati dimensionati per ottenere precisi intervalli che il software è
in grado di discriminare. Sebbene sia
pratico, questo sistema è decisamente
lento, quindi per accelerare il funzionamento del ricevitore del radiocomando,
nel main program non è stato previsto
il test continuo di tutti gli 8 circuiti
R/C: viene analizzato di volta in volta
solamente quello corrispondente alla
combinazione del canale contenuta nel
codice giunto via radio. In pratica, se il
E l e t t r o n i c a I n - settembre 2000
il radiocomando in breve
Quello proposto in queste pagine è un sistema di radiocomando
modulare composto da un trasmettitore capace di indirizzare
16 canali, e da un’unità ricevente ad 8 uscite; quindi, per sfruttarne a pieno le potenzialità
occorre disporre di due ricevitori uguali. Ogni uscita è provvista di relè, che può commutare 1
ampère in circuiti a 250 Vac,
lavorando in modo
monostabile o
bistabile a
seconda dell’impostazione
fatta con
gli appositi
trimmer: in
p a r t i c o l a re ,
ruotando
il
cursore di ciascuno di questi
tutto in senso orario si ottiene la
modalità bistabile,
mentre nel verso opposto si
passa in monostabile; il tempo
di ricaduta è selezionabile da un
minimo di 0,5 secondi (quando il
cursore è ruotato completamente
in senso antiorario) ad un massimo di 20 secondi, girando nel
verso opposto e prima di toccare
il fine-corsa. La portata del
radiocomando è di quasi 100
metri in assenza di ostacoli, a
patto che il ricevitore sia dotato
di una buona antenna esterna,
accordata a 433,92 MHz; basta
anche uno stilo lungo 17 cm,
purché sia posto in linea d’aria
rispetto alla trasmittente. Per
ridurre le dimensioni, la tastiera
del trasmettitore è stata scelta a
soli 9 tasti, ragion per cui i
primi 8 comandano i canali,
mentre il nono serve
per
lo
shift: in
pratica,
volendo
comandare i primi
8 canali
b a s t a
a z i o n a re
uno qualsiasi dei pulsanti “1”÷”8”, mentre
per agire sui canali 9÷16, bisogna prima premere 9, quindi uno
dei soliti tasti. In questo caso
considerate che “1” vale per il
canale 9, “2” sta per 10, 3 per
11, ecc. Lo shift è valevole fino a
quando non venga revocato, nel
senso che viene disattivato premendo di nuovo il pulsante “9”;
quando la fuzione di shift è attiva il led rosso è acceso a luce
fissa, e pulsa premendo uno dei
pulsanti da 1 ad 8.
tasto premuto sul trasmettitore è il “4”,
il software avvia la subroutine di lettura del relativo trimmer (R15) poi, in
base al valore letto, imposta la rispettiva uscita (piedino 14) nel modo selezionato. Se il tasto premuto è il “5” il
PIC controlla la linea del quinto trimmer (R16) e comanda l’uscita relativa
al piedino 15, e così via.
Sempre a proposito della modalità
monostabile, facciamo notare un ultimo dettaglio: il software è stato fatto in
modo da gestire una temporizzazione
alla volta, quindi attivando un canale
non è possibile comandare un altro relè
fino a quando il primo non è ricaduto.
Il ragionamento non si applica, invece,
nel modo bistabile, nel quale è possibile attivare e disattivare altri canali,
anche se uno è attivo; ad esempio, se è
stato azionato il relè del canale 5, si
può agire sugli altri 7, anche se essi
sono impostati in modo monostabile.
Però in quest’ultimo caso sarà possibile dare altri comandi (con il trasmettitore) solamente dopo che il relè monostabile sarà tornato a riposo.
A questo punto, riteniamo conclusa la
spiegazione degli schemi elettrici e di
come lavorano i microcontrollori.
Rimandiamo alla prossima puntata l’analisi degli aspetti pratici del progetto.
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G19B - Euro 499,00
Unità di localizzazione remota GPS/GSM di dimensioni
particolarmente contenute ottenute grazie all'impiego di un
modulo Wavecom Q2501 che integra sia la sezione GPS che
quella GSM. L'apparecchio viene fornito premontato e
comprende il localizzatore vero e proprio, l'antenna GPS,
quella GSM ed i cavi adattatori d'antenna. La tensione di
alimentazione nominale è di 3,6V, tuttavia è disponibile
separatamente l’alimentatore switching in grado di funzionare con una tensione di ingresso compresa tra 5 e 30V
(FT601M - Euro 25,00) che ne consente l’impiego anche in
auto. I dati vengono inviati al cellulare dell'utente tramite
SMS sotto forma di coordinate (latitudine+longitudine) o
mediante posta elettronica (sempre sfruttando gli SMS).
In quest'ultimo caso è possibile, con delle semplici applicazioni web personalizzate, sfruttare i siti Internet con cartografia per visualizzare in maniera gratuita e con una semplice connessione Internet (da qualsiasi parte del mondo) la
posizione del target e lo spostamento dello stesso all'interno
di una mappa. Sono disponibili per questo apparato sistemi
autonomi di alimentazione (pacchi di batterie al litio) che
consentono, unitamente a speciali magneti, di effettuare
l’installazione in pochi secondi su qualsiasi veicolo.
Ulteriori informazioni sui nostri siti www.futurashop.it e
www.gpstracer.net.
Dispositivo di localizzazione personale e veicolare di ridottissime dimensioni. Integra un modem cellulare GSM, un
ricevitore GPS ad elevata sensibilità ed una fonte autonoma
di alimentazione (batteria al litio). I dati relativi alla posizione vengono inviati tramite SMS ad intervalli programmabili a uno o più numeri di cellulare abilitati. Questi dati possono essere utilizzati anche da appositi programmi web che
consentono, tramite Internet, di visualizzare la posizione del
target su mappe dettagliate.
MODALITA' DI FUNZIONAMENTO
Invio di SMS ad intervalli predefiniti: l'unità invia ai
numero telefonici abilitati un messaggio con le coordinate ad
intervalli di tempo predefiniti, impostabili tra 2 e 120 minuti. Gli SMS contengono l'identificativo dell'unità con i dati
relativi alla posizione, velocità e direzione nel formato prescelto.
Polling: l'unità può essere chiamata da un telefono il cui
numero sia stato preventivamente memorizzato; al chiamante viene inviato un SMS con tutti i dati relativi alla posizione
del dispositivo.
Polling SMS: Inviando un apposito SMS è possibile ottenere un messaggio di risposta contenente le informazioni relative alla cella GSM in cui l'unità remota è registrata. Questa
funzione consente di sapere (in maniera molto
più approssimativa) dove si trova il dispositivo anche quando non è disponibile il segnaSERVIZIO WEB
GRATUITO le della costellazione GPS.
Emergenza: Questa funzione fa capo al
A quanti acqu
istano una no
pulsante Panic dell'unità remota: premendo
stra unità
remota GPS/
GSM diamo
la
il pulsante viene inviato ad un massimo di tre
possibilità
di utilizzare
gratuitament
e il nostro
numeri telefonici preprogrammati un SMS di
servizio di loc
alizzazione
su web.
richiesta di aiuto contenente anche i dati sulla
Potrete così,
mediante Int
ernet, e
posizione.
senza alcun
aggravio di
spesa,
L'attivazione di questo pulsante determina
visualizzare
la posizione
de
l vostro
anche un allarme acustico.
veicolo su un
a mappa detta
gliata 24
ore su 24.
Tutti i prezzi si intendono IVA inclusa.
Sistema di localizzazione personale e veicolare di ridottissime dimensioni. Si differenzia dal modello standard (G19B)
per la possibilità di utilizzare connessioni GPRS (oltre alle
normali GSM) e per la disponibilità di un microfono integrato ad elevata sensibilità. I dati relativi alla posizione vengono
inviati tramite la rete GPRS o GSM mediante SMS o email.
Funzione panico e parking. Possibilità di utilizzare servizi
web per la localizzazione tramite pagine Internet.
MODALITA' DI FUNZIONAMENTO
Invio dei dati di localizzazione tramite rete GPRS e
web server: l'unità remota è connessa costantemente alla
rete GPRS ed invia in tempo reale i dati al web server; è così
possibile conoscere istante dopo istante la posizione del
veicolo e la sua direzione e velocità con un costo particolarmente contenuto dal momento che nella trasmissione a pacchetto (GPRS) vengono addebitati solamente i dati inviati ed
in questo caso ciascun pacchetto che definisce la posizione è
composto da pochi byte.
Ascolto ambientale tramite microfono incorporato:
chiamando il numero dell'unità remota, dopo otto squilli,
entrerà in funzione il microfono nascosto consentendo di
ascoltare tutto quanto viene detto nell'ambiente in cui opera
il dispositivo. Utilizzando un'apposita cuffia/microfono sarà
possibile instaurare una conversazione voce bidirezionale
con l'unità remota. La sensibilità del microfono è di -24dB.
Emergenza: Questa funzione fa capo al pulsante Panic dell'unità remota: premendo il pulsante viene inviato in continuazione al web server un messaggio di allarme con i dati
della posizione ed a tutti i numeri telefonici memorizzati un
SMS di allarme con le coordinate fornite dal GPS.
Park/Geofencing: tale modalità di funzionamento può
essere attivata sia con l'apposito pulsante che mediante
l'invio di un SMS. Questa funzione - attivata solitamente
quando il veicolo viene posteggiato - determina l'interruzione dell'invio dei dati relativi alla posizione. Qualora il
veicolo venga spostato e la velocità superi i 20 km/h, la trasmissione riprende automaticamente con una segnalazione
d'allarme. Qualora la connessione GPRS non sia disponibile,
vengono inviati SMS tramite la rete GSM.
Telecontrollo GSM bidirezionale
con antenna integrata
Via Adige, 11 -21013 Gallarate (VA)
Tel. 0331/799775 - Fax. 0331/778112
www.futuranet.it
Maggiori informazioni su questi prodotti e su tutti
le altre apparecchiature distribuite sono disponibili
sul sito www.futuranet.it tramite il quale è anche
possibile effettuare acquisti on-line.
Sistema di controllo remoto bidirezionale che sfrutta la rete GSM per le attivazioni ed i controlli.
Configurabile con una semplice telefonata, dispone di due uscite a relè (230Vac/10A) con
funzionamento monostabile o bistabile e di due ingressi di allarme optoisolati. Possibilità di memorizzare 8 numeri per l'invio degli allarmi e 200 numeri per la funzionalità apricancello. Tutte le
impostazioni avvengono tramite SMS. Alimentazione compresa tra 5 e 32 Vdc, assorbimento massimo 500mA. Antenna GSM bibanda integrata. GSM: Dual Band EGSM 900/1800 MHz (compatibile con ETSI GSM Phase 2+ Standard); dimensioni: 98 x 60 x 24 (L x W x H) mm.
Il prodotto viene fornito già montato e collaudato.
TDG33 - Euro 198,00
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