CAI - MANUALE SCI ALPINISMO - 13 - VFG

CAI - MANUALE SCI ALPINISMO - 13 - VFG
I Manuali del Club Alpino Italiano 13
SCI ALPINISMO
COMMISSIONE NAZIONALE
SCUOLE DI ALPINISMO E SCI ALPINISMO
I “Manuali del Club Alpino Italiano”
13
SCI ALPINISMO
Club Alpino Italiano
Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo
Commissione Centrale delle Pubblicazioni
Club Alpino Italiano
via A. Petrella, 19 - 20124 Milano
Commissione Nazionale
Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo
Commissione Centrale delle Pubblicazioni
del Club Alpino Italiano
Collana:
“I Manuali del Club Alpino Italiano”
n° 13 - edizione: maggio 2004
Proprietà letteraria riservata.
Riproduzione vietata
senza l’autorizzazione scritta da parte del C.A.I.
testi, disegni e foto:
Scuola Centrale di Sci Alpinismo
con il contributo di alcuni Organi Tecnici Centrali,
di vari Enti e la collaborazione di numerosi soci.
coordinamento tecnico e redazione:
Maurizio Dalla Libera
progetto grafico editoriale:
Gruppo Ixelle - www.ixelle.it - Mestre
finito di stampare il
30 maggio 2004
presso le Grafiche Chinchio - Sarmeola di Rubano - Padova
in sovracopertina:
sci alpinismo sul Gruppo del Monte Bianco
Sci alpinismo
Presentazione del
presidente generale
CLUB ALPINO ITALIANO
Lo sci alpinismo é sicuramente la disciplina che porta gli appassionati a contatto con la montagna nelle condizioni ambientali e climatiche più estreme e complesse. La presenza del manto nevoso, elemento indispensabile allo svolgimento dell’attività, accresce infatti le incognite e i rischi che
la montagna presenta nella stagione estiva.
Quest’elemento caratterizza e determina le tecniche e le conoscenze indispensabili per effettuare
una escursione con gli sci in modo gratificante e in sicurezza.
L’impiego degli sci richiede inoltre, rispetto all’escursionismo o all’alpinismo estivo – o comunque
“a piedi”, capacità specifiche nell’uso del mezzo, impossibili da acquistare in modo adeguato, e che
non costituiscano di per sé un pericolo, senza ricorrere ad istruttori e scuole.
Da tutto ciò emerge chiaramente la necessità di un supporto didattico interdisciplinare che sia
aggiornato e che tenga conto delle peculiarità della disciplina e dell’ambiente in modo da rispondere con efficacia all’esigenza formativa.
Il manuale è destinato quindi “in primis” agli istruttori, ai quali spetta il delicato compito della
trasmissione del sapere, selezionando quelle informazioni che devono portare gli allievi a praticare lo scialpinismo in sicurezza, per la quale condizione imprescindibile è la conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti tecnici e culturali in relazione all’ambiente alpino invernale.
In tale ottica i compilatori, rispetto alla precedente edizione del 1992, hanno giustamente dato
maggior spazio alle tematiche più specifiche, strettamente connesse al movimento con gli sci nell’ambiente invernale, e alle peculiarità statistiche e successione di quest’ultimo. Ovviamente questo ha richiesto la partecipazione di varie competenze, sia interne alla nostra organizzazione che
d’altri Enti, competenze comunque tutte maturate in quanto vissute a stretto contatto con l’ambiente: un prezioso patrimonio culturale di assai difficile acquisizione che marita il massimo sforzo per essere diffuso e tramandato. È ancora una volta la dimostrazione che la Libera Università
della Montagna potrà essere l’ambito qualificato per ottimizzare, ancor più, le sinergie già messe
in atto con la realizzazione di quest’opera. Per questo gravoso compito, del quale la Scuola centrale di scialpinismo si è fatta carico, il grazie del Club Alpino Italiano e mio personale è particolarmente sentito, riconoscendo in questo nuovo manuale un considerevole impegno, frutto di
puro volontariato, destinato a dare una valida risposta alla richiesta sempre crescente, in termini numerici e qualitativi, di insegnamenti da parte di coloro che si avvicinano a questa affascinante attività, o intendono perfezionare il proprio livello performativo.
Gabriele Bianchi
presidente generale Club Alpino Italiano
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Presentazione
e ringraziamenti
Sci alpinismo
PRESENTAZIONE E RINGRAZIAMENTI
DELLA COMMISSIONE NAZIONALE
SCUOLE DI ALPINISMO E SCI ALPINISMO - CNSASA
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La presente edizione 2004 del manuale di sci alpinismo, attesa da alcuni anni, è anche il primo
di una serie di nuovi manuali riguardanti l’evolversi delle tecniche alpinistiche. Il lavoro di
ricerca e l’esperienza in ambiente, della Scuola Centrale di Sci Alpinismo, viene tradotto in queste pagine grazie al lavoro di sintesi profuso da Maurizio Dalla Libera attuale Direttore. Voglio
qui rigraziarLo a nome degli Istruttori tutti, che avranno un valido supporto didattico per la
loro opera formativa nelle Scuole del Club Alpino Italiano.
La Commissione vuole inoltre ringraziare:
• Il gruppo di lavoro della Scuola Centrale di Sci Alpinismo che si è dedicato in modo particolare e composto da Giancarlo Alessandrini, Bruno Brunello, Franco Brunello, Gianfranco
Fasciolo, Remo Feller, Edoardo Fioretti, Ivano Mattuzzi, Angelo Panza, Ettore Taufer, Edoardo
Usuelli, Riccardo Vairetti, Renzo Zambaldi, Giancarlo Zucchi
• I collaboratori operanti con la CNSASA: Davide Rogora per l’accurato lavoro di correzione
e Paolo Veronelli per la segreteria; Massimo Doglioni per la consulenza editoriale e Alessandro
Bimbatti per le illustrazioni grafiche.
• La Scuola Interregionale di Alpinismo e Sci Alpinismo del Trentino Alto Adige per la collaborazione fornita nella realizzazione dei capitoli “Tecnica di salita nello sci alpinismo” e
“Barella di fortuna”
• Il Servizio Valanghe del C.A.I. e gli Istruttori Ernesto Bassetti, Luciano Filippi, Alessandro
Calderoli, Mauro Mazzola, Alfio Riva, Beppe Stauder per il contributo fornito in tema di neve,
valanghe, A.R.VA. e autosoccorso. Un particolare ringraziamento va rivolto all’INSA Marco
Chierici per il lavoro svolto sul capitolo dedicato all’A.R.VA.
• La Commissione Centrale Materiali e Tecniche e l’Istruttore Vittorio Bedogni
• I Tecnici del CNSAS Alessandro Calderoli, Franco Dobetti, Michele Barbiero, Lorenzo
Giacomoni per il contributo fornito nella stesura del capitolo “la richiesta di soccorso”
• L’Istruttore Matteo Fiori per il contributo fornito alla stesura di una sezione del capitolo “scelta e preparazione di gita”
• L’Associazione Interregionale Neve e Valanghe (AINEVA) e in particolare la Direzione della
rivista “Neve e valanghe” per averci autorizzato a riprodurre parti di testo ed immagini presenti nelle loro pubblicazioni relative a bollettini nivometeo, neve e valanghe
• Il Centro Valanghe di Arabba e i tecnici Anselmo Cagnati, Mauro Valt, Renato Zasso per la
consulenza sulle caratteristiche della neve e sulla valutazione della stabilità del manto nevoso
• Il Centre Etude de la Neige (CEN ) di Météo France per aver autorizzato la pubblicazione
di foto sui cristalli di neve
• Jean Paul Zuanon e Giovanni Kappenberger per la sensibilità e l’aiuto manifestati in più occasioni
Sci alpinismo
Presentazione
e ringraziamenti
• La Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e il Collegio Nazionale dei Maestri di Sci
Italiani per averci autorizzato ad utilizzare come manuale di riferimento “Sci italiano -testo
ufficiale per l’insegnamento dello sci alpino - edizione 1998” edito dalla FISI d’intesa con il
Collegio Nazionale Maestri di Sci Italiani e l’Associazione Maestri di Sci Italiani.
• La Sezione Sci Alpinistica del Centro Addestramento Alpino che ha collaborato con disponibilità e competenza per realizzare una completa ed esauriente progressione sulla tecnica di discesa. Vogliamo citare il Col. Pierangelo Consonni e il Ten Col. Marco Mosso Comandante della
Sezione Sci Alpinistica che ha sede presso la Caserma “L. Perenni” di Courmayeur, il cap. Remo
Armano Comandante del reparto e gli Istruttori Militari che hanno dimostrato gli esercizi su
pista: Ettore Taufer (Guida Alpina UVGAM, Maestro di Sci Alpino e Maestro di Sci Nordico),
Alessandro Busca (Istruttore Nazionale Guide Alpine, Istruttore Nazionale di Sci Alpino),
Erman Tussidor (Istruttore Nazionale di Sci Alpino)
• Tutto l’organico della Scuola Centrale di Sci Alpinismo per la partecipazione alle varie riunioni e alle numerose prove tecniche rese necessarie per la realizzazione del manuale:
Giancarlo Alessandrini
Pietro Botto
Bruno Brunello
Franco Brunello
Bruno China Bino
Massimo Carrara
Danilo Collino
Pierangelo Consonni
Cornelio Cortesi
Maurizio Dalla Libera
Ruggero Daniele
Davide Digiosaffatte
Enrico Ercolani
Gianfranco Fasciolo
Remo Feller
Pierantonio Ferrari
Luciano Filippi
Edoardo Fioretti
Guido Fossati
Luciano Gilardoni
Gianfranco Guadagnini
Vittorio Lega
Sergio Martini
Ivano Mattuzzi
Tino Micotti
Bruno Moretti
Ivo Mottes
Angelo Panza
Antonio Peccati
Giovanni Santambrogio
Ettore Taufer
Franco Tosi
Edoardo Usuelli
Riccardo Vairetti
Renzo Zambaldi
Carlo Zanon
Sergio Zoia
Giancarlo Zucchi
Vogliamo infine ricordare con affetto Fritz Gansser per il grande impegno profuso nelle Scuole
di Sci Alpinismo del nostro Sodalizio. La sua opera è stata determinante nella prevenzione dei
pericoli della montagna e rappresenta per tutti noi un esempio da seguire.
Rolando Canuti
presidente della Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo
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Prefazione
Sci alpinismo
PREFAZIONE
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Il presente manuale segue l’impostazione della precedente edizione del 1992 scritta con
competenza e passione. Il lavoro di questi amici è stato ripreso, aggiornato e sviluppato in
quanto nel tempo sono mutati non solo diversi aspetti tecnici, legati allo svolgimento dell’attività sci alpinistica, è anche maturata un’impostazione didattica che attribuisce particolare importanza ad alcuni elementi fondamentali, per frequentare con sicurezza l’ambiente innevato quali la conoscenza della neve, la preparazione della gita e il comportamento durante l’escursione. Lo sci alpinismo è una pratica alpinistica che contempla l’uso
degli sci in salita e in discesa per buona parte del percorso: si va quindi dalla semplice escursione al limite della vegetazione, ai grandi itinerari su ghiacciaio, alle gite con tratti finali
di roccia, ghiaccio e misto. Nel presente manuale sono sviluppati soprattutto gli aspetti inerenti all’attività sciistica, mentre si è preferito descrivere le tecniche relative alla progressione alpinistica in cordata su ghiacciaio e su terreno di misto, nonché i recuperi da crepaccio nel manuale “Alpinismo su ghiaccio”; tematiche di carattere formativo e culturale,
come ad esempio meteorologia, topografia, fisiologia, alimentazione, primo soccorso sono
stati trattati nel manuale “Ambiente alpino”. Tuttavia il volume pur acquistando un carattere più monotematico, rispetto alla precedente edizione sviluppa in modo più approfondito alcuni argomenti che nel corso di questi ultimi anni sono stati al centro della nostra
attenzione. Lo scopo è quello di sempre: fornire le conoscenze e le tecniche per frequentare la montagna in sicurezza dapprima in modo guidato e successivamente in forma autonoma.
Questo manuale è principalmente rivolto agli allievi che partecipano a corsi di base, avanzati e di perfezionamento organizzati dalle scuole di sci alpinismo del Club Alpino Italiano
ed è destinato agli istruttori per i quali diventa un riferimento essenziale ai fini dell’uniformità didattica. È anche rivolto a tutti coloro che, già possedendo le basi tecniche di
progressione di questa attività, vogliono migliorare la loro preparazione non solo nelle fasi
della salita e della discesa, ma soprattutto ai fini di una solida istruzione in tema di nevevalanghe, preparazione e condotta di gita e autosoccorso. Allo scopo di offrire una adeguata formazione, sia allo sci alpinista principiante che a quello più evoluto, nei diversi capitoli sono presenti informazioni di base e argomenti trattati in modo più approfondito. È
compito degli istruttori, sulla base degli obiettivi e dei contenuti stabiliti per ciascuna tipologia di corso dalla Commissione Nazionale, scegliere nel manuale gli argomenti più adatti per il livello del corso e svolgerli durante le lezioni teoriche e le uscite pratiche. Va ricordato che una scuola è buona se gli allievi alla fine di un percorso formativo sono riusciti ad
apprendere alcune conoscenze e abilità di base stabilite dagli obiettivi principali del corso;
la formazione deve far capire a tutti i partecipanti l’importanza di muoversi nell’ambiente
in sicurezza, perché la montagna presenta difficoltà e pericoli che spesso i meno esperti sottovalutano.
Sci alpinismo
Prefazione
All’istruttore si chiede di curare quelle tecniche di insegnamento, che consentono di trasferire all’allievo ciò che conosce e sa fare in modo che grazie all’intervento didattico e ad
un’adeguata esperienza personale egli possa frequentare in sicurezza l’ambiente di montagna in forma sempre più autonoma.
Nel manuale i temi particolarmente curati sono: le tecniche di progressione in salita e in
discesa, neve-valanghe e valutazione della stabilità del manto nevoso, i criteri di scelta e
condotta di una gita sci alpinistica allo scopo di ridurre il pericolo di valanghe, e l’autosoccorso in caso di travolgimento da valanga.
Per realizzare un’opera che comprenda varie discipline e che risulti sufficientemente
approfondita ci siamo avvalsi di importanti contributi sia da parte di Commissioni operanti all’interno del C.A.I., sia di Enti che svolgono attività di informazione, divulgazione
e prevenzione nell’ambiente montano, nonché della cooperazione di numerosi amici istruttori ed esperti dell’attività sci alpinistica.
Nella descrizione della progressione in salita e in discesa ci siamo posti il duplice obiettivo
di aumentare il grado di sicurezza e di fornire agli istruttori uno strumento didattico che
contribuisca a creare qualità e uniformità di insegnamento.
La tecnica di salita prevede una serie di esercizi da applicare in base alle caratteristiche del
terreno, dal movimento sul piano all’inversione su pendio ripido con neve profonda.
La tecnica di discesa è stata oggetto di particolare attenzione: si è introdotta una progressione degli esercizi presentati secondo un ordine crescente di difficoltà, che contempla, ai
fini di un migliore apprendimento anche una dimostrazione su pista.
Si è curato con particolare attenzione l’aspetto della prevenzione degli incidenti, sia in fase
di preparazione della gita che in fase di comportamento sul terreno. La trattazione si basa
sul principio del metodo di riduzione del rischio di valanghe in relazione alle condizioni del
tempo e della neve, al tipo di terreno e alle caratteristiche dei partecipanti.
Nella maggior parte delle situazioni le valanghe possono essere evitate: infatti nel 95% dei
casi il distacco di valanghe a lastroni è causato dagli stessi sciatori o alpinisti che sollecitano il pendio con il proprio peso.
Sono stati sviluppati in modo approfondito i capitoli “la neve” e “le valanghe” per far comprendere le trasformazioni del manto nevoso e le cause principali che sono all’origine del
distacco di una valanga. Queste conoscenze e una adeguata esperienza maturata in montagna ci consentono di interpretare correttamente le informazioni contenute nel bollettino
nivometeo, di scegliere una gita con criteri più oggettivi, di osservare con attenzione il terreno e di adottare nell’esecuzione della traccia un comportamento adeguato all’ambiente e
alle caratteristiche dei partecipanti.
Nel capitolo “la valutazione della stabilità del manto nevoso” si illustrano i metodi di esame
del manto nevoso che hanno lo scopo di stimare la probabilità di distacco di una valanga.
Questi test, in particolare il profilo stratigrafico e il blocco di slittamento, non devono essere considerati una prova assoluta per decidere se attraversare o meno un pendio. Tuttavia
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Prefazione
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Sci alpinismo
sono prove molto utili dal punto di vista didattico per far conoscere la struttura del manto
nevoso e per valutare il grado di pericolosità di un luogo circoscritto e allo sci alpinista esperto forniscono pertanto importanti indicazioni sulle condizioni generali della neve in quella
specifica zona.
Le misure di precauzione che vengono sviluppate nei capitoli “scelta e preparazione della
gita” e “condotta di gita” fanno riferimento ad una pratica ormai consolidata che si basa sull’attuazione di tre fasi fondamentali: la pianificazione a casa dell’escursione, la valutazione
locale che prevede una costante osservazione durante tutta la gita delle condizioni nivometeo, del terreno e dei partecipanti e infine la valutazione della stabilità del manto nevoso sul
singolo pendio ripido. Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dell’autosoccorso; infatti nonostante tutte le precauzioni assunte il travolgimento da valanga non è un pericolo completamente assente: in tal caso l’intervento di soccorso deve essere effettuato entro
15 minuti di tempo per avere alte probabilità di ritrovare viva una persona sepolta. Risulta
evidente l’importanza di un autosoccorso condotto dagli stessi compagni di escursione dotati di attrezzatura adeguata e preparati sui metodi di ricerca. Lo sci alpinista deve quindi dotarsi prima di partire per una gita di un set di sicurezza costituito da un apparecchio elettronico
di ricerca (A.R.VA.) per la localizzazione della persona sepolta, di una sonda per individuare
con precisione il sepolto e di una pala per disseppellire rapidamente l’infortunato.
Nei capitoli “la ricerca di travolti con A.R.VA.” e “autosoccorso” vengono illustrate e
approfondite le tematiche relative alle caratteristiche degli apparecchi e dei metodi di ricerca in valanga comprensivi dei casi di seppellimenti multipli e profondi, nonché le procedure e le strategie da attuare durante un autosoccorso.
La pratica dello sci alpinismo presenta dei pericoli e quindi un’accurata scelta dell’escursione e un corretto comportamento da adottare sul terreno sono elementi fondamentali per
ridurre i rischi. Tuttavia per la nostra condizione umana e per alcuni elementi non sempre
prevedibili, permane un rischio residuo che, dipendendo da molti fattori, resta molto difficile da valutare. Bisogna quindi praticare questa attività con diligenza e prudenza con il
duplice obiettivo di prevenire gli incidenti e garantire quelle grandi soddisfazioni che la frequentazione della montagna ci può offrire e questo vale sia durante la fase di preparazione
che nel normale svolgimento della gita soprattutto in termini di organizzazione e di capacità decisionale.
La prudenza è un margine di sicurezza che dipende dalle capacità, dalle conoscenze dell'individuo e dal tipo di situazione. Ciò che conta è essere coscienti della propria capacità di
valutazione; bisogna assumere un atteggiamento critico nei confronti delle propria esperienza.
Per conoscere i propri limiti bisogna analizzare e non giustificare i propri errori, ascoltare e
valutare le critiche, i consigli e le osservazioni dei compagni di gita. L’esperienza un tempo
legata alla quantità, va rivista come strettamente dipendente dalla qualità ed essa perciò non
è determinata solo dal numero di gite, ma soprattutto dalle conoscenze, dallo spirito di
Sci alpinismo
Prefazione
osservazione dell’ambiente, dall’interesse e dalle capacità critiche dell’individuo.
Considerando a parte gli itinerari che si svolgono su ghiacciaio o che presentano tratti alpinistici per l’effettuazione dei quali è richiesta una adeguata preparazione, lo scialpinismo è
un'attività relativamente facile da svolgere all’interno di un gruppo. Chiunque abbia discrete capacità sciatorie e un fisico in buone condizioni è in grado di apprendere rapidamente
e percorrere con soddisfazione la maggioranza degli itinerari sciistici. Diventa difficile praticare bene l’attività sci alpinistica quando si presentano situazioni di ridotta visibilità, di
peggioramento del tempo, o di incidente e a maggior ragione quando si tratta di stimare il
pericolo di valanghe. Le incognite poi si moltiplicano quando ci si muove in forma autonoma e si possiede poca esperienza. Questa situazione è una caratteristica peculiare dello sci
alpinismo poiché le difficoltà tecniche di progressione non sono legate ai pericoli principali ed è quindi relativamente facile imparare a salire e scendere, ma diventa assai più lungo
ed impegnativo fare dello scialpinismo in sicurezza e diventare alpinisti completi ed autonomi.
Uno degli scopi delle scuole di sci alpinismo del C.A.I. è proprio quello di presentare ai partecipanti queste situazioni in modo che, alla conclusione di un corso, si rendano conto delle
loro attitudini e dei loro limiti. Risulta evidente che non è la conoscenza teorica di tutte le
nozioni relative a questa attività che stabilisce la completezza di uno sciatore alpinista, ma
unicamente la sua capacità di applicarle sul terreno in situazioni reali, possibilmente guidato da chi già possiede esperienza e competenze tecniche. Il manuale, che introduce per
la prima volta immagini a colori per facilitare la comprensione di quanto proposto, prevede la fornitura alle Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo di un CD ROM il quale raccoglie
tutte le foto e le illustrazioni che accompagnano il testo, con lo scopo di fornire un sussidio didattico nella preparazione delle lezioni.
Inoltre è allegato al volume un regolo di plastica trasparente, utile per semplificare l’individuazione dei pendii ripidi sulla carta topografica e facilitare sul luogo la misura dell’inclinazione del terreno. Ci auguriamo che il manuale, frutto di un lungo lavoro, possa essere
di valido aiuto per molti, in particolare per istruttori e allievi dei corsi di sci alpinismo e
rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato con passione e
tenacia alla sua realizzazione.
Maurizio Dalla Libera
Direttore della Scuola Centrale di Sci Alpinismo
9
Sommario
Sci alpinismo
SOMMARIO
10
• Presentazione del Presidente Generale
• Presentazione e ringraziamenti della Commissione Nazionale
Scuole di Alpinismo e Sci alpinismo - CNSASA
• Prefazione
• Sommario
pag.
3
pag. 4
pag. 6
pag. 10
Capitolo 1: Equipaggiamento
Premessa
Attrezzatura varia
Materiale alpinistico
Altri dispositivi di sicurezza in caso di travolgimento da valanga
pag.
pag.
pag.
pag.
Capitolo 2: Manutenzione sci e sciolinatura
Premessa
Manutenzione e preparazione degli sci
Sciolinatura degli sci
pag. 42
pag. 42
pag. 44
Capitolo 3: Tecnica di salita nello sci alpinismo
Premessa
Progressione di base
Posizione di base
Movimento di base in piano
Movimento di base sulla massima pendenza
Movimento di base in diagonale
Progressione con cambio di direzione e dietro-front
Passo di giro
Passo di giro con apertura di coda e di punta
Dietro-front a monte di base
Dietro-front a monte evoluto
Dietro-front infilato di coda a valle
Dietro-front infilato di coda a monte
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
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clicca sui titoli in rosso per andare al capitolo desiderato
Sci alpinismo
Sommario
Progressione senza cambio di direzione
Passo laterale “scaletta”
Impiego generale dell’attrezzatura
pag. 59
pag. 59
pag. 60
Capitolo 4: Tecnica di discesa nello sci alpinismo
Premessa
Descrizione generale degli esercizi
Livelli e progressione tecnica
1° livello: curve con apertura di coda dello sci a monte
• diagonale
• slittamento dalla diagonale
• cambio di direzione da fermo
• collegamento di curve a spazzaneve
• collegamento di virate
• collegamento di curve con apertura di coda dello sci a monte
2° livello: collegamento di “cristiania di base”
• passo di giro
• collegamento di curve elementari di base
• collegamento di curve di base
• diagonale con appoggio del bastoncino
• slittamento alternato alla diagonale
• discesa in cordata su ghiacciaio
• collegamento di “cristiania di base”
3° livello: sequenza di “cristiania di base”
• sequenza di “cristiania di base” ad arco medio
• sequenza di “cristiania di base” ad arco medio filante
• sequenza di “cristiania di base” ad arco breve
• superamento di gobbe e cunette
• curva con salto
4° livello: sequenze cristiania ad arco ampio, medio, breve
• sequenza di cristiania arco ampio
• sequenza di cristiania arco medio
• sequenza di cristiania arco medio filante
• sequenza di cristiania arco breve
• sequenza di curve con salto
pag. 64
pag. 65
pag. 68
pag. 70
pag. 70
pag. 71
pag. 72
pag. 74
pag. 76
pag. 78
pag. 80
pag. 80
pag. 82
pag. 84
pag. 86
pag. 88
pag. 90
pag. 92
pag. 94
pag. 94
pag. 96
pag. 98
pag. 100
pag. 102
pag. 104
pag. 104
pag. 106
pag. 108
pag. 110
pag. 112
11
Sommario
12
Sci alpinismo
5° livello: curve condotte
• diagonale da conduzione
• curva condotta a monte dalla massima pendenza
• curva condotta a valle dalla diagonale
• parallelo
• serpentina
• scodinzolo
• cortoraggio
Glossario
Archi di curva
pag. 114
pag. 114
pag. 116
pag. 118
pag. 120
pag. 122
pag. 124
pag. 126
pag. 128
pag. 134
Capitolo 5: Tecnica di bivacco
Premessa
Realizzazione del bivacco
La tenda
Sopravvivenza d'inverno
pag. 138
pag. 138
pag. 142
pag. 143
Capitolo 6: La neve
La formazione della neve
Fattori che influenzano la superficie del manto nevoso
Le superfici del manto nevoso
Evoluzione del manto nevoso
• L’interno di uno strato di neve
• La temperatura all’interno del manto nevoso
• Gradiente di temperatura (GT)
Trasformazione della neve al suolo
• Scomparsa delle ramificazioni
• I metamorfismi della neve al suolo
• Trasformazione meccanica da vento
Proprietà della neve
pag. 146
pag. 150
pag. 153
pag. 156
pag. 156
pag. 156
pag. 157
pag. 159
pag. 159
pag. 159
pag. 166
pag. 167
Capitolo 7: Le valanghe
Premessa
pag. 176
clicca sui titoli in rosso per andare al capitolo desiderato
Sci alpinismo
Sommario
I movimenti lenti
I movimenti veloci: le valanghe
Classificazione delle valanghe
La valanga di neve a debole coesione
La valanga di neve a lastroni
La valanga di neve bagnata
La valanga nubiforme
Cause generali del distacco di valanghe
Condizioni critiche per il distacco di una valanga a lastroni
Fattori che determinano il distacco di valanghe
Morfologia del terreno e vegetazione
pag. 176
pag. 177
pag. 178
pag. 180
pag. 182
pag. 186
pag. 187
pag. 188
pag. 190
pag. 196
pag. 208
Capitolo 8: La valutazione della stabilità del manto nevoso
Premessa
Metodi di esame del manto nevoso e rappresentatività dei test
Misura dell’inclinazione di un pendio
Test della pala
Test del bastoncino
Test della sonda
Profilo stratigrafico
Test del blocco di slittamento
pag. 212
pag. 212
pag. 215
pag. 217
pag. 218
pag. 220
pag. 222
pag. 235
Capitolo 9: Incidenti da valanga e probabilità di sopravvivenza
Premessa
Incidenti da valanga sulle Alpi
Probabilità di sopravvivenza in valanga
pag. 244
pag. 244
pag. 254
Capitolo 10: A.R.VA.: apparecchi e tecniche di ricerca
Gli A.R.VA.: breve storia
A.R.VA. caratteristiche generali
• A.R.VA. analogici, digitali, analogico-digitali
Funzionamento dell’A.R.VA.
Metodi di ricerca con A.R.VA.
pag. 260
pag. 266
pag. 266
pag. 269
pag. 278
13
Sommario
14
Sci alpinismo
• La ricerca direzionale
• La ricerca a croce o per linee ortogonali
Fasi della ricerca con A.R.VA.
• Fase Primaria: ricerca del primo segnale
• Fase Secondaria: localizzazione del travolto
• Fase Finale: ricerca di precisione
Ricerca di più persone sepolte
• Definizione di apparecchi “distanti” e apparecchi “vicini”
• Ricerca multipla: due apparecchi
• Ricerca multipla: tre o più apparecchi
Il problema dei falsi massimi
Ricerca di persone sepolte in profondità
Manutenzione e corretto funzionamento dell’A.R.VA.
Esercizi sull’utilizzo dell’A.R.VA.
Capitolo 11: Scelta e preparazione della gita sci alpinistica
Premessa: conoscenza delle proprie capacità e stima del pericolo
Metodo di riduzione del rischio di valanghe
Pianificazione dell’escursione a tavolino - Fase 1
Fase 1.1: le condizioni meteo-nivo
• Bollettino nivo-metereologico
• La scala europea del pericolo valanghe
• Informazioni complementari
Fase 1.2: il terreno
• Introduzione alla valutazione del terreno
• Stagioni per la pratica sci alpinistica
• Esposizione dei versanti
• Guide di itinerari sci alpinistici
• Scelte dell’itinerario in relazione alla sciabilità della neve
• Studio dell’itinerario con carta topografica
e preparazione del tracciato di rotta
Fase 1.3: caratteristiche e comportamento dei partecipanti
• Introduzione
• Comportamenti durante l’attività sci alpinistica
• Capacità individuali e requisiti dell'istruttore e del capogita
pag. 278
pag. 280
pag. 282
pag. 282
pag. 284
pag. 285
pag. 286
pag. 287
pag. 288
pag. 290
pag. 296
pag. 300
pag. 305
pag. 306
pag. 310
pag. 312
pag. 314
pag. 315
pag. 315
pag. 318
pag. 324
pag. 325
pag. 325
pag. 325
pag. 326
pag. 327
pag. 330
pag. 336
pag. 341
pag. 341
pag. 342
pag. 345
clicca sui titoli in rosso per andare al capitolo desiderato
Sci alpinismo
• La responsabilità dell’accompagnatore
• Equipaggiamento individuale e collettivo
Particolari organizzativi e suggerimenti
Le “traversate” o “alte vie” e “raid” in sci
Numeri telefonici e indirizzi web utili dei bollettini nivo-meteo
Sommario
pag. 347
pag. 353
pag. 355
pag. 359
pag. 362
15
Capitolo 12: Condotta durante la gita sci alpinistica
Premessa
Valutazione locale del pericolo di valanghe - fase 2
Condotta di gita: prospetto riassuntivo della fase 2
Fattori di rischio importanti
Suggerimenti prima di partire per la gita in programma
Preparativi prima della partenza e modo di procedere
Regole di sicurezza da adottare nell’esecuzione
della traccia e della microtraccia
Regole di sicurezza da adottare in fase di discesa
Valutazione della stabilità del singolo pendio
e scelta ottimale della traccia - fase 3
Introduzione
Condotta di gita: prospetto riassuntivo della fase 3
Considerazioni sulla percorribilità del pendio
Suddivisione del gruppo di sei persone in due gruppi di tre
Distanze fra i singoli e zone di attesa
Attraversamento di un pendio sospetto
e osservazione dei compagni
Esempi significativi di distacchi di valanga
Comportamento in caso di distacco della valanga
Metodo di riduzione del rischio di valanghe: schema riassuntivo
Capitolo 13: Autosoccorso in valanga
Premessa
Fase organizzativa (fase 1)
• Nomina di un direttore della ricerca, stima dei superstiti,
valutazione del luogo, assegnazione dei compiti
pag. 366
pag. 368
pag. 368
pag. 369
pag. 375
pag. 377
pag. 383
pag. 392
pag. 398
pag. 398
pag. 399
pag. 400
pag. 402
pag. 403
pag. 403
pag. 404
pag. 407
pag. 408
pag. 410
pag. 412
pag. 414
Sommario
16
Sci alpinismo
Fasi operative e strategie di ricerca
• Ricerca vista-udito
• Ricerca specifica con A.R.VA. e individuazione aree primarie
• Sondaggio nel caso di sepolti senza A.R.VA.
• Richiesta di soccorso organizzato, da attivare in base
alla situazione del momento
Descrizione dettagliata di alcune operazioni
• Identificazione aree primarie di ricerca
• Il sondaggio
• Lo scavo nella neve
• Primo soccorso al sepolto in valanga
pag. 416
pag. 416
pag. 417
pag. 417
pag. 418
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pag. 422
pag. 425
pag. 428
pag. 432
Capitolo 14: Barella e trasporto dell’infortunato
Premessa
Tipi di barella
• Barella componibile
• Barella gonfiabile
• Accoppiatori
• Barella di fortuna
Assistenza all’infortunato
Trasporto dell’infortunato
pag. 436
pag. 437
pag. 437
pag. 437
pag. 437
pag. 438
pag. 442
pag. 443
Capitolo 15: Richiesta di soccorso
Premessa
Numeri di chiamata del soccorso alpino sulle Alpi
Segnali internazionali di soccorso alpino
Il soccorso aereo
Scelta della zona di atterraggio e misure di sicurezza
Soccorso in crepaccio
Chiamata di soccorso: scheda sintetica
pag. 446
pag. 446
pag. 447
pag. 448
pag. 450
pag. 456
pag. 457
Bibliografia
pag. 459
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capitolo 1
Equipaggiamento
INDICE
Premessa
Costo
Peso
Prestazioni
Sicurezza
Attrezzatura varia
Sci
Bastoncini
Attacchi
Regolazione degli attacchi
Scarponi
Pelli di foca
Lame o coltelli da neve (rampanti)
Zaino
A.R.VA.
Pala e sonda
Abbigliamento
Guanti
Occhiali
Altri accessori
Materiale alpinistico
Piccozza
Ramponi
Attrezzatura da bivacco
Farmacia
Materiale per riparazioni
Materiale per topografia
Corda, imbracatura e materiale alpinistico
Bandierine
Altri dispositivi di sicurezza in caso
di travolgimento da valanga
Airbag
Avagear
Avalung
Sistema Recco
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Premessa
Equipaggiamento
Sci alpinismo
PREMESSA
Nella scelta dell’equipaggiamento intervengono quattro fattori contrastanti; la decisione su che cosa acquistare e portarsi nelle gite scialpinistiche è dunque sempre un
compromesso nel tentativo di ottimizzarli.
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L’equipaggiamento indispensabile dev’essere
soprattutto affidabile.
Costo
È ovvio che si deve rimanere nell’ambito delle proprie possibilità economiche. Non si può però scendere sotto una soglia minima che garantisca un sufficiente margine di sicurezza (certe parti dell’equipaggiamento sono indispensabili ed è altrettanto
indispensabile che funzionino bene).
Peso
L’ e q u i p a g g i a m e n t o
troppo pesante peggiora
i limiti di sicurezza.
Prestazioni ed affidabilità dell’attrezzatura condizionano sicurezza e
divertimento.
Capitolo 1
Influisce su due fronti. Primo, ogni singola parte
dell’equipaggiamento può essere più o meno pesante (a parità di prestazioni, in genere l’attrezzo più
leggero è più costoso). Secondo, in gita si può portare nel sacco solo un peso relativamente limitato.
Un sacco troppo pesante sfianca e rallenta, diminuisce quindi la sicurezza. D’altro canto, anche la mancanza di equipaggiamento in condizioni di emergenza può mettere a repentaglio la sicurezza dello sciatore alpinista. Fare bene il sacco è dunque un’arte
importante e difficile, che richiede più esperienza di
quanto si possa pensare. Occorre infatti una conoscenza precisa delle esigenze che si possono incontrare in montagna in generale e, più in particolare,
nella gita per cui si parte.
Prestazioni
Ogni parte dell’equipaggiamento si trova sul merca-
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Premessa
to con diversi livelli di prestazioni tecniche. In genere, quanto migliore è la prestazione tanto più elevato è il costo. È ovvio d’altronde che un equipaggiamento con buone prestazioni tecniche e buona affidabilità offra una migliore sicurezza e un maggiore
divertimento.
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Sicurezza
È un fattore molto spesso trascurato nella decisione
dell’acquisto dell’equipaggiamento o del suo impiego in una determinata gita. Questo perché la sicurezza è molto meno tangibile del costo, del peso e
delle prestazioni. Inoltre è facile ritenere superfluo
ciò che non è di uso diretto, cioè che non è attinente alle tecniche di progressione e prevenzione, ma
alle tecniche di soccorso.
Si ricorda ancora che un equipaggiamento in buone
condizioni e razionale, è la premessa per effettuare le
gite in sicurezza e senza fastidi. Ogni carenza o difetto si paga con dispendio di tempo e di fatica, poco
divertimento e a volte danni fisici. Per non dimenticare nulla di essenziale allo svolgimento della gita, si
consiglia di compilare un foglio con un elenco più
completo possibile dell’equipaggiamento e di attaccarlo all’ interno della porta dell’armadio in cui si
tiene il materiale, per poter effettuare un rapido controllo prima della partenza.
In questi ultimi anni l’attrezzatura sciistica e alpinistica e l’abbigliamento hanno subito una rapida evoluzione, che ha portato sul mercato articoli specifici
dalle elevate prestazioni tecniche. Lo sviluppo del
mercato ha inoltre provocato la comparsa di numerosi modelli, prodotti da case diverse, mettendo l’acquirente nell’imbarazzo della scelta. A grandi linee si
può dividere l’equipaggiamento in: individuale o
collettivo. Per ogni elemento dell’equipaggiamento
si cercherà di indicare l’uso (quando non evidente),
le caratteristiche essenziali che deve avere, gli accorgimenti nell’uso e nella manutenzione, i vantaggi e
gli svantaggi di eventuali caratteristiche contrastanti.
Prepara e conserva una
scheda promemoria dell’equipaggiamento da
non dimenticare mai.
A grandi linee si può
dividere l’equipaggiamento fra individuale e
collettivo.
Capitolo 1
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
ATTREZZATURA VARIA
Sci
20
Leggerezza, robustezza e
manovrabilità, sono requisiti fondamentali per uno
sci da sci alpinismo.
Esistono in commercio numerosi modelli, tutti specificamente costruiti per lo sci alpinismo. Spesso le
riviste specializzate eseguono dei test comparativi che
ne mettono in rilievo i pregi e i difetti. Leggerezza,
robustezza e manovrabilità, sono i requisiti fondamentali per uno sci da sci alpinismo. Per la galleggiabilità e la manovrabilità su neve fresca profonda,
occorre che lo sci sia morbido, soprattutto di spatola. La morbidezza dello sci può per contro essere
negativa su neve dura o irregolare, dove provoca
vibrazioni fastidiose e riduce la tenuta. Si tenga presente che in tutte le marche migliori si è raggiunto
un buon compromesso fra queste esigenze contrastanti.
C1-01 Sci normali
Gli sci con spatola e
coda marcatamente più
larghe hanno un notevole aumento della superfice di scivolamento.
Capitolo 1
Con l’avvento di nuove tecniche in campo agonistico,
i produttori di tutte le case si sono orientati alla produzione di sci con sciancrature marcate, adatti alle
specialità carving e free raid, ottenendo una riduzione
di lunghezza degli sci. Le nuove forme caratterizzate
da spatola e coda marcatamente più larghe rispetto ai
tipi tradizionali, a pari lunghezza offrono un notevole aumento della superfice di scivolamento.
Per fare un’esempio pratico: acquistando un moderno modello di sci lungo 173 cm (103 mm di lar-
Sci alpinismo
Equipaggiamento
ghezza spatola, 65 al centro e 92 in coda), si dispone
circa della stessa superficie di un tipo tradizionale da
cm 185 (87 mm di spatola, 64 al centro e 75 in
coda). Tali modelli sono stati introdotti dai produttori anche per la specialità dello sci alpinismo, ottenendo un sensibile aumento della manovrabilità
degli attrezzi sia in salita che in discesa. Per contro, in
salita risulta diminuita la presa di lamina in diagonale e inoltre si è obbligati all’utilizzo di pelli in tessilfoca di forma unica, secondo ogni modello di sci.
Attrezzatura varia
Questi nuovi modelli
sono stati introdotti dai
produttori anche nella
specialità dello sci alpinismo.
21
C1-02 Sci sciancrati
Oltre che dalla statura dello sciatore, la scelta della
lunghezza dipende anche dal peso del medesimo. È
importante tener conto anche di questo fattore.
Uno sci corto è vantaggioso in salita: nel dietro front,
nella boschina, su terreno difficile, ed è più manovrabile in discesa. Uno sci lungo è vantaggioso dove
occorre un maggiore galleggiamento (neve profonda,
ghiacciaio), è più stabile in velocità, permette la
costruzione di barelle più funzionali, richiede tuttavia una padronanza tecnica migliore essendo più difficile da manovrare.
Uno sci corto è vantaggioso nel dietro front,
nella boschina, su terreno difficile, ed è più
manovrabile.
La presenza di fori alle estremità può essere utile per la
costruzione di barelle di fortuna o per trainare gli sci.
Capitolo 1
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
Bastoncini
22
C1-03 Bastoncini da sci
Il bastoncino, impugnato e piantato a lato dello sci, è
di lunghezza giusta per la discesa se l’avambraccio
forma con il braccio, posto verticalmente, un angolo
retto. In salita può essere comodo avere bastoncini un
po’ più lunghi; in commercio ne esistono di tipo telescopico regolabile. L’impugnatura deve essere comoda
e la rotella piuttosto flessibile, per adattarsi alla conformazione del terreno. Raccomandabili sono i modelli
con l’impugnatura munita di lacciolo a sgancio automatico (utili per evitare strappi alle braccia e per perdere i bastoncini in caso di incidente da valanga). In
commercio ci sono anche modelli trasformabili in
sonda da valanga. È importante che i bastoncini siano
robusti, perché possono essere usati per scopi che
richiedono sforzi notevoli (per esempio, la barella di
emergenza).
Attacchi
I modelli con l’impugnatura munita di lacciolo a
sgancio automatico, sono
utili per evitare strappi
alle braccia e per perdere
i bastoncini in caso di
incidente da valanga.
C1-04 Alzatacco -a
Qualità di un buon
attacco sono la robustezza, la leggerezza, la semplicità di regolazione.
Capitolo 1
I requisiti fondamentali sono: la possibilità di sollevare con un’ampia escursione il tallone, in posizione di
salita; la presenza di dispositivi di sicurezza per lo sgancio laterale (torsione) e antero-posteriore (trazione), in
posizione di discesa.
Qualità di un buon attacco sono la robustezza, la leggerezza, la semplicità di regolazione, una buona tenuta laterale e il fulcro il più vicino possibile alla punta
dello scarpone, con una molla di richiamo ben dimensionata. Particolari utili ma di secondaria importanza,
sono: la possibilità di passare dalla posizione di discesa
a quella di salita, e viceversa, senza dovere togliere gli
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Attrezzatura varia
sci; l’adattabilità a varie misure di scarponi; la presenza di un alzatacco incorporato nella talloniera per le
C1-05 Alzatacco -b
In caso di travolgimento
in valanga e distacco
degli sci, gli ski-stopper
non contribuiscono al
trascinamento del corpo
dell’infortunato.
salite molto ripide.
L’attacco deve essere dotato anche di un dispositivo di
vincolo adatto ad impedire lo scivolamento in caso di
sgancio accidentale. Lo ski-stopper può svolgere questa funzione. Tuttavia è indispensabile avere sempre al
seguito le cinghiette di sicurezza. Le cinghiette dovranno essere agganciabili e sganciabili con la massima facilità anche con mani guantate.
C1-06 Ski stopper -a
Regolazione degli attacchi
Di fondamentale importanza per la sicurezza dello
sciatore in discesa è che gli attacchi siano regolati bene.
Si tenga presente che non sussistendo, nello sci alpinismo, il problema di perdere lo sci in velocità, gli attacchi devono prudentemente essere tarati in modo da
non richiedere una sollecitazione notevole per lo sgancio (a meno che ci si trovi su neve molto dura e su pendenze accentuate).
Gli attacchi devono essere periodicamente controllati
per scoprire tempestivamente l’insorgere di difetti e
verificare l’usura delle parti soggette ad attrito. Prima
di ogni discesa gli attacchi devono essere accuratamente liberati dalla neve e dal ghiaccio e il funzionamento
degli sganci di sicurezza verificato.
C1-07 Ski stopper -b
Nello sci alpinismo gli
attacchi devono prudentemente essere tarati in
modo da non richiedere
una sollecitazione notevole per lo sgancio.
Capitolo 1
23
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
Scarponi
C1-08 Scarponi
Esistono ormai in commercio scarponi ottimi
che associano tutti i requisiti necessari:
comfort e praticità camminando con o senza
sci; prestazioni di contenimento in discesa
paragonabili agli scarponi da pista; utilizzabilità su moderate difficoltà alpinistiche
(anche con i ramponi); isolamento termico
sufficiente per le severe condizioni
ambientali in cui ci si può trovare
d’inverno; leggerezza. Tutti gli
attuali scarponi sono costituiti
da uno scafo in plastica con
scarpetta interna estraibile. In
salita è importante che l’articolazione della caviglia sia libera per non
impedire il passo. Nella posizione di discesa,
invece, il gambaletto deve avere la giusta inclinazione in avanti e lo scarpone deve serrare bene e uniformemente tutto il piede. Per la parte alpinistica, o
anche solo per camminare sulla neve con gli sci a
spalle, è indispensabile una suola tipo Vibram.
Nella scelta degli scarponi, il criterio principale
rimane sempre la calzabilità in base alla forma del
proprio piede. Utile ricordare che lo scarpone troppo stetto può dare difficoltà di circolazione e provocare congelamenti, uno scarpone troppo largo può
causare vesciche da sfregamento.
Pelli di foca
C1-09 Pelli normali e sciancrate
Capitolo 1
Le pelli di foca sono delle strisce di tessuto sintetico
che, incollate sulla soletta degli sci, consentono di
scivolare in avanti e impediscono di scorrere indietro. Sul tessuto di supporto è presente uno strato di
peli orientato obliquamente, in modo che la pelle,
quando viene caricata contropelo, sviluppi attrito
sulla superficie della neve. Le pelli non sono tutte
uguali e si diversificano per il tipo di materiale usato
e per la forma. Per quanto riguarda i materiali, lo
strato di peli può essere costituito da fibra naturale
(lana mohair), da fibra sintetica, oppure da fibra
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Attrezzatura varia
naturale-sintetica. Il mohair, rispetto al sintetico,
presenta una migliore scorrevolezza, una capacità di
far presa sulla neve leggermente inferiore e un costo
maggiore. Le modalità di applicazione agli sci possono essere di due tipi.
25
C1-10 Ganci di testa e di coda
Il primo sistema presenta un anello metallico che va
inserito nella punta dello sci e la pelle rimane più
corta della lunghezza dello sci lasciando scoperta un
po’ di soletta in corrispondenza della coda. Nel
secondo sistema la pelle presenta un gancio che
viene applicato alla fine dello sci e un tirante in
gomma che viene collegato alla punta. Con il primo
tipo si ottiene maggiore scorrevolezza perché sono
assenti gli attriti prodotti dal gancio posteriore; con
il secondo tipo si diminuisce il rischio di perdita
della pelle quando è necessario togliere e mettere le
pelli varie volte, soprattutto in condizioni di freddo
intenso o di umidità elevata.
Un altra caratteristica che in questi ultimi anni ha
assunto una certa importanza è stata la forma della
pelle: mentre una volta gli sci presentavano una piccola sciancratura e ad essi si adattavano bene le pelli
con bordi paralleli, oggi gli sci carving, dotati di spatole e code notevolmente più larghe rispetto al centro dello sci, richiedono una pelle che copra tutta la
superficie della soletta. Infatti, se si lasciano troppo
scoperti i bordi esterni di punta e coda, potrebbero
sorgere problemi di tenuta durante la salita in caso
di superfici dure (nevi gelate, ventate). Una soluzione consiste nell’impiegare una pelle dimensionata
Se le pelli di foca sono
agganciate alla fine dello
sci, diminuisce il rischio
di perdita, soprattutto
quando si devono togliere e mettere più volte.
Capitolo 1
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
esclusivamente per il proprio sci: le ditte costruttrici
offrono sul mercato tipi di pelli con diversa sciancratura, in grado di coprire i vari modelli di sci.
Una seconda soluzione è quella di far sagomare dal
negoziante la pelle, partendo da un nastro con bordi
paralleli largo quanto la larghezza massima dello sci
e rifinire con termosaldatura.
Una terza soluzione è quella di scegliere una pelle
con sciancratura standard che si può adattare anche
per altri sci: pur se un po’ di bordo resta scoperto, in
spatola e in coda, disponendo di una buona tecnica,
i disagi risultano ridotti.
26
C1-11 Applicazione pelli
Uso e manutenzione
C1-12 Pelli ripiegate
Capitolo 1
È importante che la pelle aderisca molto bene allo
sci durante tutta la salita; i maggiori problemi di
tenuta sono causati dalle basse temperature e dall’umidità.
Quindi è bene montare la pelle al caldo e bisogna
fare in modo che la soletta sia asciutta. Inoltre una
buona sciolinatura migliora l’incollaggio della pelle
perché, chiudendo i pori della soletta, riduce la presenza di sporco e di umidità.
Per applicare le pelli sugli sci, si segue il metodo illustrato nella foto C1-11. Perché faccia presa, la pelle,
una volta distesa sulla soletta asciutta, dev’essere sfregata più volte nel senso del pelo.
È opportuno evitare di portare gli sci freddi in un
ambiente riscaldato, prima di fissare le pelli, poichè
facilmente sulla soletta si formerebbe un velo di
condensa a impedire la corretta adesione.
Dopo l’uso, la pelle deve essere ripiegata su se stessa
(metà anteriore incollata sulla metà posteriore).
Le pelli sciancrate devono essere incollate l’una sull’altra. In alternativa, possono essere incollate alla
carta protettiva fornita al momento dell’acquisto.
Durante un’escursione, se si prevede di usarle nuovamente, si cercherà nel limite del possibile di farle
asciugare. Se la temperatura è molto rigida, oppure
il collante è un po’ esaurito, può capitare che la pelle,
soprattutto in coda, si scolli.
Se durante la gita la pelle si stacca è opportuno bloc-
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Attrezzatura varia
care la pelle allo sci con alcuni giri di nastro adesivo
robusto.
Dopo la gita la pelle deve asciugare lontano da fonti
di calore e si deve verificare la bontà dell’adesivo.
Con l’ausilio di una spatola si può spalmare un velo
di collante e lasciare essiccare per qualche ora.
C1-13 Manutenzione pelli -a
27
C1-14 Manutenzione pelli -b
C1-15 Manutenzione pelli -c
Nel corso di una escursione su neve fresca scaldata
dal sole o dall’aria (neve gessosa), può capitare che
sotto le pelli si formino degli “zoccoli” (aderenze di
spessi strati di neve). In situazioni simili è utile pasCapitolo 1
Attrezzatura varia
28
C1-16 Rampante -a
Equipaggiamento
Sci alpinismo
sare un po’ di sciolina sul pelo o utilizzare appositi
prodotti anti zoccolo (essenzialmente lubrificanti a
base siliconica) reperibili in commercio.
Periodicamente (circa ogni 10-15 gite) è necessario
stendere un nuovo velo di colla sulla pelle, operando
come segue.
Con una speciale spatola a caldo, si rimuove la colla
vecchia fino a quando la pelle rimane pulita (foto
C1-13); dopodichè si stende la colla (foto C1-14) e
con una spatola, la si distribuisce accuratamente su
tutta la superficie (foto C1-15).
Prima del riutilizzo, le pelli devono rimanere aperte
per almeno 4-5 ore, al fine di consentire l’evaporazione della componente volatile del solvente nella
colla.
Le pelli devono essere sostituite quando l’abrasione
delle neve ha asportato buona parte del pelo che
impedisce allo sci di scivolare indietro. Ciò si verifica sopratutto nella zona sotto lo scarpone.
Lame o coltelli da neve (rampanti)
C1-17 Rampante -b
Conviene utilizzare le
lame solo in caso di reale
necessità e non come
abitudine perché, anche
se di poco, il passo ne
viene rallentato.
Questi attrezzi sono delle lame metalliche dentate
che si applicano agli sci di fianco all’attacco oppure
direttamente sull’attacco (in questo modo si sollevano durante il passo e non lo ostacolano molto).
Servono in salita, su neve molto dura, per effettuare
tratti a mezza costa o superare pendenze molto ripide senza scivolare lateralmente.
Conviene utilizzare le lame solo in caso di reale
necessità. Non come abitudine giacché, anche se di
poco, il passo risulta rallentato.
A questo scopo è importante esercitarsi a riconoscere il limite di tenuta laterale delle pelli poste di piatto (i principianti tendono subito a mettere lo sci
sulle lamine, perdendo aderenza).
Zaino
Lo zaino deve essere comodo da portare per ridurre
la fatica, non impedire la respirazione, distribuire
bene il peso sulle spalle e sul bacino e non sbilancia-
Capitolo 1
Sci alpinismo
Equipaggiamento
re durante la discesa o l’arrampicata. Un buon zaino
deve avere spallacci imbottiti e giro vita regolabili,
nonché un’imbottitura interna sul lato a contatto
con la schiena.
Gli zaini molto aderenti alla schiena oppongono allo
svantaggio di una maggiore sudorazione, il vantaggio di uno sbilanciamento decisamente inferiore in
fase di curva o nei tratti alpinistici.
Lo zaino deve essere di dimensioni sufficienti per
accogliere tutto quanto è necessario per la gita in
programma. Meglio se si può evitare di appendere
all’esterno parte dell’equipaggiamento (tranne piccozza e ramponi): si evita di bagnarlo, di perderlo e
si diminuisce lo sbilanciamento. Anche la leggerezza
dello zaino è un requisito importante. L’altezza deve
essere commisurata alla lunghezza del dorso dello
sciatore alpinista.
Uno zaino troppo grosso diventa difficile da portare.
Esistono zaini allungabili che quasi raddoppiano la
capienza in caso di necessità e che sono molto utili
per infilarvi le gambe durante i bivacchi o per proteggere un ferito.
Alcuni zaini recano all’interno un pezzo di materiale espanso utilizzabile come materassino di emergenza, molto utile per l’isolamento dalla neve.
Una “pattella” ampia e con due tasche distinte è
molto utile per riporre oggetti di pronto utilizzo.
Indispensabili sono i lacci esterni per fissare gli sci a
V rovesciata, la piccozza e i ramponi.
Attrezzatura varia
C1-18 Zaino medio
C1-19 Zaino grande
A.R.VA.
L’apparecchio di ricerca travolti da valanga
(A.R.VA.), è un attrezzo indispensabile, le cui caratteristiche e modalità di utilizzo saranno approfondite nel capitolo specifico.
Anche la leggerezza dello
zaino è un requisito
importante: uno zaino
troppo grosso diventa
difficile da portare.
Capitolo 1
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
Pala e Sonda
Attrezzi essenziali da utilizzare in caso di incidente
da valanga per localizzare e liberare velocemente un
compagno sepolto.
La pala e la sonda sono inoltre utilizzate per la valutazione delle condizioni del manto nevoso (blocco di
slittamento e profilo stratigrafico) e per la costruzione di ricoveri di fortuna (bivacco). I materiali devono essere leggeri, resistenti, pratici nel montaggio e
nell’uso.
30
C1-21 Pale da neve
C1-20 Sonde da neve
Abbigliamento
L’abbigliamento in montagna, soprattutto d’inverno,
deve rispondere a un duplice requisito: protezione dal
freddo, che può essere anche molto intenso, e possibilità di regolazione della traspirazione. Riguardo a
quest’ultimo aspetto si tenga presente che il
caldo e la sudorazione eccessivi, sono fattori negativi. Entrambi affaticano l’organismo e richiedono un’assunzione supplementare di liquidi che possono
essere difficili da reperire.
La sudorazione, inoltre, è responsabile della sensazione di freddo
improvviso che coglie durante le
soste anche se ci si è coperti subito.
Infatti, per asciugare, il sudore assorbe il calore di evaporazione dal corpo.
C1-22 Maglietta, maglione, giacca
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Anziché pochi indumenti molto pesanti, conviene
dunque indossare numerosi “strati” più sottili e leggeri (la foto C1-22 mostra una maglietta, un pile e una
giacca impermeabile). Da un lato essi permettono
una migliore regolazione, dall’altro una maggiore coibentazione, grazie ai cuscinetti di aria
calda che si formano tra strato e strato (è inoltre possibile eliminare l’indumento madido
senza pregiudizio per la copertura totale).
Bisogna avere l’accortezza, man mano che l’attività muscolare produce calore in eccesso, di
scoprirsi gradualmente, evitando di accaldarsi e
sudare troppo. Durante le soste, venendo a mancare la produzione di calore del movimento, è indispensabile coprirsi subito, soprattutto se si è sudati e se c’è
vento, anche se la fermata è breve. Dal freddo, più che
lo spessore e la pesantezza dell’indumento, protegge il
materiale di cui è fatto; lana, piumino e i nuovi materiali come il Pile e il Thinsulate sono ottimi a questo
scopo.
Oltre che dal freddo l’abbigliamento deve proteggere
dal vento e dalla neve o dalla pioggia. Dal vento proteggono tessuti a maglia molto chiusa, dalla neve e
dalla pioggia tessuti impermeabili. Tra questi ultimi dà
ottimi risultati il Gore-Tex che, pur essendo impermeabile, permette la traspirazione del corpo ed evita la
condensazione sulla superficie interna dell’indumento.
Spesso in salita durante le nevicate o nelle giornate
ventose, può essere sufficiente indossare la giacca a
vento direttamente sulla camicia o maglia, senza cioè
coprirsi molto.
La scelta del vestiario per una gita non è ovviamente
fissa ma dipende da parecchi fattori: stagione (a primavera la temperatura è più mite); la quota (più
si sale, più fa freddo); le condizioni atmosferiche;
il luogo in cui si compie un eventuale pernottamento (rifugio, malga, bivacco); e, non ultima, la
propria resistenza al freddo. Un abbigliamento
adatto è sempre un elemento determinante
per la sicurezza e la piacevolezza di un’attività come lo sci alpinismo. Camicie,
maglioni, giacche a vento e piumini devo-
Attrezzatura varia
C1-23 Giacca in piuma
C1-24 Pantaloni e copri calzoni
C1-26 Berretti
Capitolo 1
Attrezzatura varia
Equipaggiamento
Sci alpinismo
no essere abbastanza lunghi da coprire il ventre. Come
calzoni sono molto pratiche le saloppette che mantengono caldi lo stomaco e la schiena e non stringono la
vita. Consigliabili i pantaloni con tessuti che asciugano rapidamente. All’occorrenza possono essere indossate anche una calzamaglia e/o dei sovra-pantaloni. A
contatto del piede sono indicate calze lunghe di pesantezza adeguata.
Gli scarponi moderni sono simili ad uno scarpone da
discesa, pertanto è utile prevedere a seconda del tipo di
pantalone utilizzato, l’uso di una ghetta per impedire
l’ingresso della neve.
32
Guanti
C1-25 Manopole e guanti
Le estremità del corpo sono le più soggette a congelamenti; oltre che ai piedi bisogna porre particolare
attenzione alla protezione delle mani. Esistono guanti
e sovraguanti di ogni tipo; ciascuno può scegliere la
soluzione più congeniale. I guanti a moffola sono più
scomodi ma più caldi di quelli con tutte le dita. È
importante averne sempre un paio di ricambio, perché
i guanti si bagnano facilmente.
Indispensabile è anche un copricapo che possa proteggere bene le orecchie e la nuca. Il passamontagna è
un’ottima protezione contro la tormenta. Nelle gite
primaverili, un cappellino di tela può essere utile per
proteggere il capo dall’azione diretta del sole.
Occhiali
Gli occhiali da sole sono indispensabili per proteggere
adeguatamente gli occhi, dalla notevole radiazione
ambientale (nel gruppo è bene che ve ne sia qualche
paio di ricambio). Le lenti devono avere un ottimo
potere filtrante. Consigliabili le montature con protezione laterale. In caso di tormenta sono utili le
maschere a lenti gialle o bianche.
C1-27 Occhiali
Capitolo 1
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Attrezzatura varia
Altri accessori
Pila con lampadina frontale
Consigliabili anche nelle gite brevi in cui non si prevede un pernottamento. Un qualsiasi ritardo può renderla indispensabile.
Medicine personali
33
Chiunque abbia bisogno di medicine particolari che
non si trovano nella farmacia di gruppo deve ricordare di portarle con sè.
Thermos
Classici in plastica, oppure metallici a doppia parete.
Capacità variabili da 1/2 a 1 litro secondo le proprie
abitudini. È fondamentale disporre durante la gita
di bevande calde.
C1-28 Lampade frontali
Borraccia in metallo o in plastica
Da usare unicamente per bevande fredde.
Telo termico
È un sottile supporto plastico, nelle dimensioni tipiche
di 1,8 x 2 m, con una superficie riflettente (spesso alluminata), che offre una protezione d’emergenza estremamente leggera. Utile in caso di incidenti, soste forzate, ed eventuali bivacchi.
C1-29 Thermos e borracce
Candela
Serve nei rifugi non custoditi e in caso di bivacco forzato in truna.
Tessera del C.A.I.
Quando si pernotta in rifugi del Club Alpino
Italiano o di altri club esteri con trattamento di
reciprocità.
Si ricordi che l’associazione al C.A.I. copre fino a
un certo massimale le spese di soccorso, in caso di
incidente, con una speciale formula assicurativa.
Capitolo 1
Materiale alpinistico
Equipaggiamento
Sci alpinismo
Accessori vari
Fiammiferi (antivento) o accendino, fischietto, batterie di ricambio per A.R.VA., attrezzi per piccole riparazioni (giravite, nastro telato, filo di ferro dolce, piccola pinza, ecc.), rotella (per bastoncino) di ricambio,
coltellino multiuso.
MATERIALE ALPINISTICO
Piccozza
C1-30 Piccozza classica
Per lo sci alpinismo sono adatte le piccozze di forma
tradizionale, con manico in metallo, localmente
rivestito in gomma o simile. Agli effetti della lunghezza è da tenere presente la notevole diversità di
comportamento come efficienza di ancoraggio fra
una piccozza lunga almeno 65 cm e quelle di lunghezza inferiore (a tutto vantaggio di quelle più lunghe). Questa differenza si nota soprattutto in neve di
scarsa consistenza.
La piccozza serve come bastone di appoggio, come
ancoraggio (assicurazione, corda doppia, ecc.), per gradinare su neve dura o ghiaccio, come attrezzo di progressione, per sondare ponti di neve su ghiacciaio, per
frenare in caso di scivolata, per steccare un arto fratturato, per montare una barella di soccorso.
L’attrezzo deve avere un lacciolo scorrevole o un cordino fissato alla testa che permetta di assicurarlo al polso.
Ramponi
C1-31 Ramponi
Capitolo 1
Nella pratica sci alpinistica non sono necessari rampo-
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Materiale alpinistico
ni particolarmente sofisticati, i comuni modelli a 12
punte sono adeguati, con preferenza a quelli dotati di
fissaggio rapido anzichè a laccioli. Importante è che
questi attrezzi si adattino perfettamente allo scarpone.
A questo scopo è necessario verificare prima delle gite
che i ramponi siano ben regolati e che il sistema di fissaggio sia funzionale ed efficiente.
35
Attrezzatura da bivacco
Il bivacco può essere previsto, nel qual caso si provvederà a portare con sè il materiale necessario. Oppure
forzato e cioè provocato da cause impreviste come
incidenti, ritardi, cattive condizioni della montagna,
peggioramento del tempo. La possibilità che si verifichi questo secondo caso è più o meno elevata a seconda delle gite (difficoltà, lunghezza, ecc.). È dunque un
problema di valutazione dello sciatore alpinista il non
farsi sorprendere completamente sprovvisto di materiale di emergenza da un bivacco forzato. In un certo
tipo di gite impegnative, avere con sè un sacco da
bivacco, un telo termico, una candela, il fornelletto (di
gruppo), un paio di calze di ricambio, il tutto per
pochi etti di peso, può essere un’utile precauzione (si
veda il capitolo Tecnica di bivacco).
Fornello
Quelli a gas butano sono molto pratici ma a bassa temperatura non garantiscono un buon funzionamento.
Migliori, da questo punto di vista, quelli che funzionano a propano.
C1-32 Fornelletti e set da cucina
Capitolo 1
Materiale alpinistico
Equipaggiamento
Sci alpinismo
C1-33 Sacco in piuma e materassino
36
Materassino
I materassini gonfiabili isolano bene e sono molto
comodi, ma hanno un peso decisamente elevato. Una
buona soluzione è offerta dai materassini di materiale
espanso a cellule chiuse, che isolano molto bene, sono
leggerissimi e hanno l’unico svantaggio di essere piuttosto ingombranti.
Sacco di piumino
Deve essere del tipo “a mummia”.
Oggi esistono in commercio anche buoni sacchi con
imbottitura in materiale sintetico.
Sacco da bivacco
È un sacco non imbottito in cui la persona può infilarsi completamente. Pesa poco e ha un’ottima efficienza. È molto utile che ve ne sia uno nel gruppo
(anche nelle gite in cui l’eventualità di un bivacco è
remota) per proteggere un eventuale infortunato. I
migliori sono di tessuto impermeabile e traspirante.
Tendina
Capitolo 1
Sci alpinismo
Equipaggiamento
Materiale alpinistico
D’inverno è meno necessaria perché è possibile
costruirsi ottimi ricoveri con la neve. Esistono, a
ogni modo, modelli superleggeri molto pratici e funzionali.
Farmacia
Ogni gruppo di sciatori alpinisti dovrebbe portare
con sé una piccola farmacia di pronto soccorso.
Presentiamo un elenco di materiali per il primo soccorso, valido per una singola persona o per un gruppo, se ampliato in quantità:
• Laccio emostatico
• Benda elastica
• Compresse di garza
• Bende
• Fazzolettini disinfettanti
• Cerotti medicati
• Nastro di cerotto
• Forbici
• Pinzette
• Collirio antinfiammatorio (idrocortisone/tetrizolina, nafazolina nitrato)
• Antipiretici in compresse (acido acetilsaticilico,
paracetamolo, nimesulide)
• Antidolorifici in compresse (ketorolac, piroxican)
• Pastiglie per dolori addominali (scopolamina bromuro)
• Pastiglie per diarrea (loperamide)
• Pastiglie per cefalea (propifenazone, bultalbital)
• Bustine per bruciore di stomaco (sucralfato, sulglicotide)
• Pomata anestetica (xilocaina)
Materiale per riparazioni
37
Nello sci alpinismo
vanno bene le mezze
corde lunghe 40-50 m,
possibilmente idrorepellenti.
Si consiglia: un cacciavite a lame multiple, una piccola pinza, una rotella di scorta con rondelle di fissaggio
di varie misure, filo di ferro dolce sottile, nastro adesivo telato, rivetti, pelle di foca di ricambio, colla per
pelli, viti varie per gli attacchi, temperino.
L’importanza di essere in grado di compiere una pic-
Capitolo 1
Altri dispositivi
di sicurezza
Equipaggiamento
Sci alpinismo
cola riparazione durante una gita non può sfuggire. Il
materiale di riparazione è trasportato da chi chiude il
gruppo sia in salita, sia in discesa.
Materiale per topografia e orientamento
Cartine topografiche, in scala dettagliata (1:25.000,
1:50.000), della zona in cui si svolge l’itinerario. Bussola,
altimetro, G.P.S. (Ricevitore Satellitare), regolo per la
determinazione dell’inclinazione, moduli per la preparazione del tracciato di rotta.
38
Corda, imbracatura e materiale alpinistico
Per la progressione su ghiacciaio o su terreno alpinistico
si deve prevedere una corda ogni tre persone, imbracatura, cordini, moschettoni, piastrina autobloccante, viti da
ghiaccio. Nel caso se ne preveda l’uso solo per il superamento di singoli passaggi, una corda può essere sufficiente per tutto il gruppo. Per lo sci alpinismo vanno
bene le mezze corde lunghe 40-50 m, possibilmente
idrorepellenti. Corde più sottili sono da sconsigliare perché si manovrano malamente e hanno elasticità eccessiva.
Un prezioso accorgimento è contrassegnare con un po’ di
nastro colorato la metà della corda ed eventuali altre
distanze intermedie. Altro materiale, come viti da ghiaccio e chiodi da roccia, martello piccozza, blocchetti da
incastro, cordini, rinvii, ecc. dovrà essere parte della
dotazione in funzione delle difficoltà della parte alpinistica delle gite. Utili nelle operazioni di recupero da crepaccio e calata sono le piccole e leggere pulegge da infilare nei moschettoni per ridurre l’attrito delle corde.
Bandierine
Possono tornare molto utili in caso di cattivo tempo e
nebbia per segnare il percorso e per l’indicazione di passaggi obbligati.
Capitolo 1
Scialpinismo
Equipaggiamento
Titolo sottocapitolo
ALTRI DISPOSITIVI DI SICUREZZA IN CASO DI TRAVOLGIMENTO DA VALANGA
Il sistema di sicurezza più diffuso, in caso di travolgimento da valanga, è costituito da A.R.VA.,
pala e sonda.Vengono comunque qui descritti
altri dispositivi di sicurezza in corso di sviluppo.
39
C1-34 Airbag
Airbag
L’Airbag sfrutta il principio di aumentare il volume
del travolto (diminuendone la densità), e pertanto
favorisce il galleggiamento sulla neve in movimento.
Avagear
L’Avagear funziona con lo stesso principio
dell’Airbag, cioè aumenta il volume del travolto.
C1-35 Avagear
Avalung
L’avalung sfrutta il principio di respirare l’ossigeno
presente nella neve che avvolge il corpo, piuttosto
che utilizzare la miscela di aria presente nella cavità
posta davanti alla bocca, e che, con il passare del
tempo diventa sempre più ricca di anidride carbonica. Il boccaglio è collegato ad un piccolo serbatoio di
materiale poroso che a contatto con la neve riesce ad
utilizzare l’aria in essa contenuta.
C1-36 Avalung
Sistema Recco
Il sistema Recco è composto da riflettori (piastrine
di metallo inseriti nell’abbigliamento e in alcuni
modelli di scarponi) e dal detettore (apparecchio di
ricerca che attualmente ha le dimensioni di una valigia e che può essere trasportato con lo zaino).
C1-37 Sistema recco
Capitolo 1
40
capitolo 2
Manutenzione sci e sciolinatura
INDICE
Premessa
Manutenzione e preparazione degli sci
Sciolinatura degli sci
torna al sommario
Premessa
Manutenzione degli
sci e sciolinatura
Sci alpinismo
PREMESSA
È importante effettuare una regolare manutenzione e sciolinatura degli sci allo scopo
di avere attrezzi che si comportino bene su qualsiasi terreno (qualità di soletta, lamine, spatole) e che facilitano la discesa (stato della sciolina).
42
MANUTENZIONE E PREPARAZIONE DEGLI SCI
Attrezzi per la manutenzione:
1. Set morse
2. Lima fresa
3. Serie lime fini
4. Pinza per bloccaggio lime alla squadretta
5. Candeletta in polietilene
6. Gomma pietra
7. Pietra e piastrina diamantata
8. Squadretta per guida lime
9. Panno
10. Solvente spray o liquido
C2-01 Set manutenzione degli sci
Capitolo 2
Sci alpinismo
Manutenzione degli
sci e sciolinatura
Manutenzione e
preparazione degli sci
C2-02 Candeletta per riparazione
C2-03 Lima fresa per spianare
C2-04 Lima fine per abbassamento lamine
Dare fuoco alla candeletta in
polietilene e far gocciolare il
materiale sulla soletta nelle zone
danneggiate. Per ottenere una
efficace azione di saldatura è
bene comprimere il materiale
ancora caldo con una spatola
metallica.
Asportare il materiale eccedente
con la lima fresa e contemporaneamente spianare soletta e lamine: si impugna la lima a 45°
rispetto l’asse dello sci.
C2-05 Affilatura lamine
C2-06 Rifinitura lamine
Affilare le lamine mediante una
lima fine bloccata con una pinza
su un’ apposita squadretta.
L’angolo della squadretta può
essere di varie inclinazioni ma
per le esigenze sci alpinistiche
sono sufficienti 90°.
Rifinire le lamine con pietra Rasare il filo delle lamine (predura o piastrina diamantata per senza di bave) mediante una pieeliminare le striature provocate tra gomma o carta vetrata fine.
dalla lima. È bene eseguire l’operazione utilizzando la squadretta
di guida.
Per facilitare l’esecuzione delle
curve, le lamine devono risultare
leggermente più basse della soletta. Utilizzare una lima fine su un
lato della quale viene avvolto un
nastro di carta che ha lo scopo di
sollevare la lima rispetto al piano
dello sci; l’abbassamento delle
lamine si ottiene eseguendo delle
passate tenendo la lima a 45° e
appoggiando sulla soletta il lato
provvisto di nastro.
C2-07 Eliminazione del filo
C2-08 Riduzione del filo in spatola C2-09 Riduzione del filo in coda
Per facilitare l’esecuzione delle curve è consigliato ridurre il filo della
lamina negli ultimi 10-15 cm sia verso la spatola che verso la coda.
Capitolo 2
43
Sciolinatura degli sci
Manutenzione degli
sci e sciolinatura
Sci alpinismo
SCIOLINATURA DEGLI SCI
Attrezzi per la sciolinatura degli sci
1. Solvente per pulizia della soletta
2. Set morse per bloccaggio sci
3. Spazzola per pulitura
4. Sciolina
5. Spatole in plexiglas per raschiatura della sciolina
6. Panno in fibertex per la lucidatura
7. Ferro da stiro
8. Panno per la pulizia
44
C2-10 Attrezzi per sciolinatura
Capitolo 2
Sci alpinismo
C2-11 Pulizia soletta
Manutenzione degli
sci e sciolinatura
C2-12 Deposito della sciolina
Sciolinatura degli sci
C2-13 Applicazione della sciolina
Pulizia della soletta mediante un Mediante un ferro da stiro regolapanno e del solvente spray o to per indumenti delicati (tempeliquido.
ratura di 100-110°C), far sgocciolare la sciolina sopra la soletta
dello sci.
Stendere la sciolina con il ferro da
stiro eseguendo velocemente i passaggi in modo da evitare il surriscaldamento della soletta e la perdita delle proprietà della sciolina
(la “friggitura” ne segnala il deterioramento).
C2-15 Asportazione della sciolina
con spatola
C2-16 Asportazione della sciolina
con spazzola
Tramite una spatola in plexiglas Dopo aver depositato la sciolina
bisogna attendere almeno 20-30
pulire le lamine dalla sciolina.
minuti; quindi asportare la sciolina eccedente mediante una spatola in plexiglas, prestando attenzione a non incidere la soletta
dello sci.
Asportare la sciolina eccedente
con un’apposita spazzola, eseguendo numerose passate (20-30
volte).
C2-14 Eliminazione della sciolina dalle lamine
C2-17 Lucidatura sci
Lucidare gli sci mediante un
panno oppure con un tappo di
sughero.
Capitolo 2
45
46
capitolo 3
Tecnica di salita
nello sci alpinismo
INDICE
Premessa
Progressione di base
Posizione base
Movimento di base in piano
Movimento di base sulla massima pendenza
Movimento di base in diagonale
Progressione con cambio di direzione e dietro-front
Passo di giro
Passo di giro con apertura di coda e di punta
Dietro-front a monte di base
Dietro-front a monte evoluto
Dietro-front infilato di coda a valle
Dietro-front infilato di coda a monte
Progressione senza cambio di direzione
Passo laterale “scaletta”
Impiego generale dell’attrezzatura
torna al sommario
Premessa
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
PREMESSA
48
La salita riveste un ruolo fondamentale nella gita sci alpinistica. Grazie alla traccia
regolare, al ritmo costante, alla tecnica di progressione precisa e raffinata, è possibile
raggiungere la meta dell'escursione con il minimo dispendio di energie: si tratta di
un’arte che è anche filosofia.
Di primo mattino, durante la salita, mentre si attraversano boschi di abeti e larici,
si percorrono valloni ghiacciati, si affrontano pendii ripidi e creste innevate, riuscirete ad affinare la sensibilità con una costante osservazione dell’ambiente circostante. È
il momento del silenzio, quando, passo dopo passo, si sale verso spazi sempre più ampi
fino alla cima, dalla quale si contemplano orizzonti lontani e nuove mete.
La salita non va intesa esclusivamente come pura capacità fisico-atletica, ma come un
insieme di tecniche pensate per ottenere il massimo rendimento con un limitato impegno muscolare, in funzione della sicurezza, della continuità di movimento e dinamicità di progressione.
La progressione in salita comporta una serie di posizioni e movimenti in funzione
della morfologia del terreno, del tipo di neve e della capacità individuale.
PROGRESSIONE DI BASE
Posizione di base
C3-01 Posizione base -a
C3-01 Posizione base -b
Capitolo 3
Nella posizione base, il corpo deve avere un assetto
il più naturale possibile, mantenendo:
• gambe leggermente divaricate;
• busto eretto;
• braccia aperte con i gomiti flessi, leggermente
distanti dal corpo;
• peso distribuito equamente su entrambi gli sci.
In questo modo si garantisce una posizione stabile e
si facilita la respirazione.
La posizione base rappresenta il punto di partenza
per il corretto apprendimento di tutti gli esercizi
successivi.
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione di base
Movimento di base in piano
Dalla posizione di base, scaricando il peso da uno
sci, cioè traslando il bacino sulla verticale dello sci
opposto, è possibile farlo scivolare nella direzione di
marcia; contemporaneamente, con il braccio opposto, si porta in avanti il bastoncino alla ricerca di un
appoggio ideale. Caricare lo sci appena avanzato e
ripetere i movimenti con lo sci scarico ed il braccio
opposto.
Il ritmo dovrà essere costante; l'ampiezza del passo e
la frequenza del respiro andranno regolati in funzione della propria capacità e preparazione fisica.
Il baricentro dovrà cadere sul centro dello sci al fine
di mantenere la corretta aderenza delle pelli e acquisire una buona coordinazione dei movimenti.
C3-02 Movimento di base in piano -a
C3-02 Movimento di base in piano -b
Movimento di base sulla massima
pendenza
Il movimento è lo stesso dell'esercizio precedente.
Con l'aumentare della pendenza si accorcerà l’ampiezza del passo, e si introdurrà l'eventuale uso dell'alza-tacco, facendo attenzione a non avanzare con
il busto oltre la verticale degli attacchi, e a non caricare eccessivamente il peso sui bastoncini.
Il peso del corpo deve essere equamente distribuito
su tutta la pianta del piede, ciò contribuisce alla corretta aderenza delle pelli, e ad una buona gestione
dei movimenti. Per acquisire maggiore sensibilità
rispetto alla effettiva tenuta delle pelli, un esercizio
propedeutico, consiste nel superare tratti di moderata inclinazione, senza l’ausilio dei bastoncini.
C3-03 Movimento di base
su massima pendenza -a
C3-03 Movimento di base
su massima pendenza -b
Capitolo 3
Progressione di base
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Movimento di base in diagonale
50
Nelle diagonali, la pendenza della traccia deve
essere mantenuta
costante.
Quando la salita lungo la traiettoria di massima pendenza, risulta eccessivamente faticosa, e le pelli non
garantiscono la tenuta, una successione di diagonali
(fianco al pendio) collegate tra loro da cambi di direzione, consente di superare i pendii con inclinazione
elevata.
Nelle diagonali, la pendenza della traccia deve essere
mantenuta costante.
Rispetto al movimento precedente (base su massima
pendenza), è opportuno impugnare il bastoncino a
monte lungo l'asta, in modo da mantenere la linea
delle spalle orizzontale. Garantendo così un corretto
equilibrio del corpo e una buona gestione del movimento.
In particolari situazioni, bisognerà sfruttare al massimo la mobilità delle caviglie, per mantenere tutta la
superficie delle pelli di foca, il più possibile aderente
al pendio.
C3-04 Movimento di base
in diagonale -a
Capitolo 3
C3-04 Movimento di base
in diagonale -b
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
PROGRESSIONE CON CAMBIO DI
DIREZIONE E DIETRO-FRONT
I cambi di direzione servono a collegare due diagonali consecutive e sono effettuati per mezzo di:
• Passo di giro
• Passo di giro con apertura di coda e di punta
• Dietro-front a monte di base
• Dietro-front a monte evoluto
• Dietro-front infilato di coda a monte
• Dietro-front infilato di coda a valle
La scelta del tipo di conversione è fondamentalmente legata alla morfologia del terreno; su pendenze
lievi, è più conveniente il passo di giro, mentre su
pendenze sostenute è necessario adottare il dietrofront.
Il passo di giro risulta essere meno dispendioso di
energie, rispetto alle diverse modalità di dietrofront.
51
Tutti i generi di dietro-front comportano dei principi fondamentali, legati all'economicità del movimento stesso e alla massima sicurezza:
1. muovere un arto per volta, mentre gli altri
sono in perfetto appoggio;
2. mantenere il baricentro del corpo all'interno
degli appoggi, per assicurare una maggiore
stabilità;
3. effettuare il movimento con armonia e senza
scatti.
Capitolo 3
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Passo di giro
52
C3-05 Passo di giro -a
È il più elementare cambio di direzione, permette di
collegare le diagonali su pendii di lieve pendenza.
Dalla progressione in diagonale, avanzare e contemporaneamente aprire la coda (badando a non
sovrapporre le spatole) dello sci esterno (rispetto alla
direzione di svolta); riportare lo sci interno parallelo.
Si ripete la sequenza dei movimenti fino al completamento, ottenuto per sucessive approssimazioni,
del cambio di direzione e al raggiungimento della
nuova diagonale.
La corretta sequenza dei movimenti, risulta essere
ben cadenzata, continua, evita il dispendioso sollevamento degli sci, e consente un movimento armonico e fluido.
Il naturale utilizzo dei bastoncini aiuta a mantenere
un equilibrio dinamico del corpo. Il ritmo della salita non subisce variazioni di rilievo, comporta uno
sforzo fisico limitato, ed il raggio di curva risulta
essere minore all'aumentare della pendenza del terreno stesso.
C3-05 Passo di giro -b
C3-05 Passo di giro -c
C3-05 Passo di giro -d
C3-05 Passo di giro -e
C3-05 Passo di giro -f
C3-05 Passo di giro -g
Capitolo 3
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Passo di giro con apertura di coda e di
punta
Questo cambio di direzione si differenzia dal passo
precedente in quanto permette di eseguire una curva
con raggio ridotto ed affrontare pendenze maggiori.
Dalla diagonale, avanzare e contemporaneamente
aprire la coda (badando a non sovrapporre le spatole) dello sci esterno (rispetto alla direzione di svolta);
raccogliere ed avanzare lo sci interno, divaricando
leggermente la punta. Si ripete la sequenza dei movimenti fino al completamento del cambio di direzione e al raggiungimento della nuova diagonale. La
corretta sequenza dei movimenti, evita pericolose e
dannose sovrapposizioni degli sci, e risulta essere ben
coordinata e continua. Il cambio di direzione si
effettua sempre senza sollevare gli sci, e senza interrompere il ritmo di salita.
È possibile ridurre ulteriormente il raggio di curva,
iniziando la sequenza dei movimenti divaricando la
punta dello sci interno.
53
C3-06 Passo di giro
con apertura -a
C3-06 Passo di giro
con apertura -b
C3-06 Passo di giro
con apertura -c
C3-06 Passo di giro
con apertura -d
Capitolo 3
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Dietro-front a monte di base
54
Il movimento può essere facilitato da un leggero colpo di tacco sulla
coda dello sci da raccogliere, che combinato
con la rotazione, consente una più agile esecuzione dell'esercizio.
Capitolo 3
Dalla salita in diagonale, fermarsi con gli sci paralleli e perpendicolari alla linea di massima pendenza.
Il bastoncino a monte si appoggia vicino alla coda
dello sci a valle, l'altro bastoncino si appoggia vicino
alla spatola dello sci a valle. Su terreno più ripido,
per ottenere un maggiore equilibrio, il bastoncino a
monte, può rimanere posizionato a monte, ma ad
una distanza tale da non intralciare la rotazione del
primo sci.
Caricando il peso sullo sci a valle, ruotare lo sci a
monte di 180°, fino a disporlo orizzontale, nella
direzione opposta.
Spostare il bastoncino, prossimo alla spatola, e
disporlo a monte. Spostare il peso del corpo sullo sci
appena voltato. Ruotare la punta dello sci a valle,
piegando ed arretrando la gamba, attorno al tallone
del piede in appoggio, fino a ridisporlo parallelo
all'altro sci.
Il movimento può essere facilitato da un leggero
colpo di tacco sulla coda dello sci da raccogliere, che
combinato con la rotazione, consente una più agile
esecuzione dell'esercizio.
Si torna, quindi, in posizione base, da dove riprende
la progressione lungo la nuova diagonale.
In corrispondenza dei cambi di direzione, la traccia
lasciata dagli sci assume una forma ad Y.
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
55
C3-07 Dietro-front a monte di
base -a
C3-07 Dietro-front a monte di
base -b
C3-07 Dietro-front a monte di
base -c
C3-07 Dietro-front a monte di
base -d
C3-07 Dietro-front a monte di
base -e
C3-07 Dietro-front a monte di
base -f
C3-07 Dietro-front a monte di
base -g
Capitolo 3
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Dietro-front a monte evoluto
56
C3-08 Dietro-front a monte evoluto -a
Vengono ripresi i movimenti base del precedente
esercizio, variando la posizione iniziale e finale.
La posizione iniziale, prevede che gli sci non siano
perpendicolari alla linea di massima pendenza, ma
che mantengano la medesima incidenza della diagonale. Anche nella posizione finale, a conversione
conclusa, gli sci devono risultare già orientati lungo
la direzione della successiva diagonale.
L'esercizio richiede una maggior sensibilità nell'utilizzo delle pelli di foca, e la progressione risulta più
dinamica e con minore soluzione di continuità.
In corrispondenza dei cambi di direzione, la traccia
lasciata dagli sci è più simile ad una linea spezzata a
V, piuttosto che ad una forma ad Y.
C3-08 Dietro-front a monte evoluto -b
C3-08 Dietro-front a monte evoluto -c
C3-08 Dietro-front a monte evoluto -d
Capitolo 3
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Dietro-front infilato di coda a valle
Questo tipo di dietro-front si effettua solo su pendii
molto ripidi, con nevi profonde, o in caso di ostacoli posti immediatamente a monte della zona scelta
per l'inversione.
Dalla salita diagonale, diminuire gradatamente l'inclinazione della traccia fino a disporre gli sci orizzontali, e ricavare una piazzola sufficientemente
ampia. Appoggiare entrambi i bastoncini a monte, e
ben distanziati, fino a raggiungere un equilibrio stabile. Caricare il peso sul piede a valle e piegare la
gamba; portare indietro lo sci scarico, e facendo
perno attorno al piede fermo, disporlo a valle dell’altro sci, in posizione
parallela, e ruotato nella
direzione opposta.
Portare il peso sullo sci a
valle; liberare la coda dello
sci scarico spingendolo
avanti, e ruotandolo attorno al tallone del piede in
appoggio, infilarlo parallelo all'altro. Togliere i
bastoncini da monte e
riprendere la salita aumentando gradatamente l’incli- C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -b
nazione della traccia.
C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -c
C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -d
C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -f
C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -e
57
C3-09 Dietro-front infilato di
coda a valle -a
Capitolo 3
Progressione con
cambio di direzione
e dietro-front
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Dietro-front infilato di coda a monte
58
C3-10 Dietro-front infilato
di coda a monte -a
C3-10 Dietro-front infilato
di coda a monte -b
C3-10 Dietro-front infilato
di coda a monte -c
Capitolo 3
Questo tipo di dietro-front si effettua su pendii molto
ripidi, con nevi profonde, o in caso di ostacoli posti
immediatamente a monte della zona scelta per l’inversione.
Dalla salita diagonale, diminuire gradatamente l’inclinazione della traccia fino a disporre gli sci perpendicolari alla linea di massima pendenza, e ricavare una piazzola sufficientemente ampia.
Appoggiare entrambi i bastoncini a monte, e ben
distanziati fino a raggiungere un equilibrio stabile.
Caricare il peso sul piede a valle e piegare la gamba;
portare indietro lo sci scarico e facendo perno attorno
al piede fermo, disporlo a monte dell’altro sci, in posizione parallela e ruotato nella direzione opposta.
Spostare il peso sul piede a monte, portare indietro lo
sci scarico, e facendolo ruotare attorno al tallone del
piede in appoggio, infilarlo parallelo all’altro sci.
Togliere i bastoncini da monte e riprendere la salita
aumentando gradatamente l’inclinazione della traccia.
Accorgimento: con nevi sufficientemente profonde,
per velocizzare il movimento, è possibile inserire la
coda dello sci che andrà a monte sotto l’altro sci,
anziché accostarlo parallelo; quindi, come di consueto, richiamare nella direzione di marcia il secondo sci.
C3-10 Dietro-front infilato
di coda a monte -d
C3-10 Dietro-front infilato
di coda a monte -f
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Progressione senza
cambio di direzione
PROGRESSIONE SENZA CAMBIO
DI DIREZIONE
Passo laterale (“scaletta”)
Si utilizza per superare brevi tratti molto ripidi, che
interrompono la normale progressione.
Disposti con sci paralleli e perpendicolari alla linea
di massima pendenza, in presa di spigolo, spostare
più a monte, prima il bastoncino e poi lo sci a
monte; indi riavvicinare prima lo sci e poi il bastoncino rimasti a valle. Ripetere i movimenti fino al
superamento del tratto interessato.
Durante l'esercizio, il peso del corpo grava alternativamente e totalmente, sullo sci che resta fermo.
Quando il terreno lo consente, si può abbinare allo
spostamento laterale, anche un breve avanzamento.
Questa progressione risulta meno dispendiosa di
energie, e più redditizia in guadagno di quota,
soprattutto su terreno duro e non tracciato.
59
C3-11 Scaletta -a
C3-11 Scaletta -b
C3-11 Scaletta -c
C3-11 Scaletta -d
C3-11 Scaletta -e
C3-11 Scaletta -f
C3-11 Scaletta -g
Capitolo 3
Impiego generale
dell’attrezzatura
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
IMPIEGO GENERALE
DELL’ATTREZZATURA
Pelli adesive
Nel caso si preveda la formazione di “zoccolo” (aderenze di neve, anche di notevole spessore, al pelo
delle pelli), prima di partire è possibile trattare le
pelli con sciolina. Dovendo attraversare torrenti o
zone in cui è presente acqua di fusione, si ponga
attenzione a non bagnare le pelli, che possono poi
trasformarsi in fastidiosi zoccoli di neve o gelare
riducendo la tenuta.
60
Alza-tacchi
C3-12 Alza-tacco
Capitolo 3
Tutti gli attacchi da sci alpinismo sono muniti di un
dispositivo alza-tacco. Esso consente nei tratti ripidi
di ridurre la flessione delle caviglie; ne consegue una
progressione meno affaticante, in quanto si ha la
sensazione di percorrere una traccia meno inclinata.
Il loro uso deve essere tuttavia opportunamente
valutato giacché:
1. su terreni con poca inclinazione accorciano
l'ampiezza del passo;
2. su pendii ripidi tendono a compromettere la
tenuta delle pelli, poiché portano il peso a
gravare maggiormente in avanti;
3. in salite diagonali, con neve compatta,
peggiorano l'equilibrio dello sci alpinista;
4. riducono e a volte annullano, l’efficacia
dei rampanti, che a causa della posizione,
si ancorano poco alla neve.
Sci alpinismo
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Impiego generale
dell’attrezzatura
Rampanti
In caso di neve molto compatta o ghiacciata, è vivamente consigliato l'uso dei coltelli da neve (rampanti) per non scivolare.
I rampanti garantiscono una buona tenuta, tuttavia
richiedono particolare attenzione nel momento in
cui vengono agganciati agli attacchi, in quanto si
corre il rischio di perdere gli attrezzi. È perciò
opportuno scegliere un luogo agevole, prima che il
pendio si faccia troppo ripido.
C3-13 Rampanti
61
C3-14 Ramponi e bastoncini
Sci sullo zaino e ramponi
Qualora la progressione con gli sci risultasse difficoltosa è opportuno proseguire a piedi, portando gli sci
fissati sullo zaino ed eventualmente calzando i ramponi.
Per quanto riguarda la progressione su ghiacciaio e il
superamento di tratti ripidi di neve dura o ghiaccio
si rimanda al manuale “Alpinismo su ghiaccio”.
C3-15 Sci e zaino -a
C3-15 Sci e zaino -b
C3-15 Sci e zaino -c
Capitolo 3
Impiego generale
dell’attrezzatura
Tecnica di salita nello
sci alpinismo
Sci alpinismo
Laccioli dei bastoncini e cinghietti di
sicurezza degli sci
Di norma, in fase di salita le mani non vanno tenute infilate nei laccioli dei bastoncini.
Similmente non si deve fare uso dei cinghietti di
sicurezza degli sci. Ciò allo scopo di agevolare l’abbandono degli attrezzi, che agirebbero a sicuro detrimento della incolumità personale, in caso di travolgimento in valanga.
Fanno eccezione, se non sussiste un pericolo di
valanghe, il caso di attraversamento di ghiacciaio
crepacciato, e la risalita di pendii ripidi con neve
molto dura. Ovvero quegli scenari ove l’eventuale
perdita di un attrezzo, rappresenta di per sè una
minaccia alla progressione in sicurezza.
In alternativa viene consigliato vivamente l’uso degli
ski-stopper.
62
Capitolo 3
capitolo 4
Tecnica di discesa
nello sci alpinismo
INDICE
Premessa
Descrizione generale degli esercizi
Descrizione dei livelli e progressione tecnica degli esercizi
1° livello: curve con apertura di coda dello sci a monte
diagonale
slittamento dalla diagonale
cambio di direzione da fermo
collegamento di curve a spazzaneve
collegamento di virate
collegamento di curve con apertura di coda dello sci a monte
2° livello: collegamento di “cristiania di base”
passo di giro
collegamento di curve elementari di base
collegamento di curve di base
diagonale con appoggio del bastoncino
slittamento alternato alla diagonale
discesa in cordata su ghiacciaio
collegamento di “cristiania di base”
3° livello: sequenza di “cristiania di base”
sequenza di “cristiania di base” ad arco medio
sequenza di “cristiania di base” ad arco medio filante
sequenza di “cristiania di base” ad arco breve
superamento di gobbe e cunette
curva con salto
4° livello: sequenze cristiania ad arco ampio, medio, breve
sequenza di cristiania arco ampio
sequenza di cristiania arco medio
sequenza di cristiania arco medio filante
sequenza di cristiania arco breve
sequenza di curve con salto
5° livello: curve condotte
diagonale da conduzione
curva condotta a monte dalla massima pendenza
curva condotta a valle dalla diagonale
parallelo
serpentina
scodinzolo
cortoraggio
Glossario
torna al sommario
Premessa
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
PREMESSA
64
Nello sci alpinismo la discesa è una parte integrante della gita da non sottovalutare.
Per essere buoni sciatori alpinisti non basta essere buoni alpinisti ed “arrangiarsi” in
discesa, occorre anche avere una tecnica superiore alla media, almeno su pista.
Una sicura padronanza in discesa ci consente in primo luogo di ridurre al minimo il
rischio di incidenti, di fare cioè prevenzione e inoltre di accrescere il piacere e la soddisfazione nello svolgimento dell’attività. Una buona tecnica di discesa permette infine di affrontare terreni impegnativi in relazione alle condizioni della neve (pesante,
ventata, crostosa) e all’inclinazione del pendio. Per migliorare il livello tecnico in
discesa di tutti coloro che a diverso titolo frequentano la montagna ci pareva importante fornire un testo come sicuro punto di riferimento.
La Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo, nell’anno 2001 ha
curato a tal fine la pubblicazione di un audiovisivo sulla tecnica di discesa nello sci
alpinismo, comprensivo di manuale e videocassetta, realizzato in collaborazione tra
la Scuola Centrale di Sci Alpinismo e la Sezione Sci Alpinistica del Centro
Addestramento Alpino di Aosta. Riportiamo in questo capitolo del manuale la progressione completa degli esercizi dalle curve a spazzaneve alla condotta; tutti gli esercizi sono corredati da spiegazioni per facilitarne la comprensione sul terreno.
Con questa nuova impostazione metodologica si intende anche fornire un
valido strumento didattico che permetta agli istruttori di elevare la loro formazione pratica e teorica e a creare qualità e uniformità di insegnamento
nelle Scuole del Club Alpino Italiano.
La videocassetta, a disposizione di ogni Scuola di Sci Alpinismo, è composta da
due filmati ciascuno della durata di circa 45 minuti. Entrambi mostrano le stesse
immagini ed hanno la medesima presentazione; la differenza consiste nel fatto che il
primo filmato è presente solo una colonna sonora mentre nel secondo gli esercizi sono
anche commentati.
Questa scelta didattica offre l’opportunità all’istruttore, ancora non sufficientemente
padrone della terminologia e del corretto gesto tecnico, di avere, tramite il video commentato, una guida di riferimento.
Successivamente l’Istruttore preparato sarà in grado di commentare in modo adeguato i vari esercizi, utilizzando come riferimento il presente manuale e la propria esperienza. Per favorire l’apprendimento è opportuno che il video non sia presentato come un filmato, ma che si operi una scelta degli esercizi da proporre, a
seconda del livello del corso, integrando le necessarie spiegazioni teoriche.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Descrizione generale
degli esercizi
DESCRIZIONE GENERALE
DEGLI ESERCIZI
La progressione degli esercizi
Gli esercizi proposti, presentati secondo un ordine
crescente di difficoltà, sono descritti in modo dettagliato nel presente testo didattico. Tuttavia per un
approfondimento e una migliore visualizzazione
della progressione è possibile fare riferimento alla
videocassetta inviata alle Scuole di Sci Alpinismo.
Molti esercizi sono stati scelti tra i tanti previsti dalla
tecnica FISI e la descrizione dei movimenti è ripresa
integralmente o in parte dal Manuale dei Maestri di
Sci Italiani. Altri invece sono frutto dell’esperienza
sci alpinistica.
La progressione tecnica degli esercizi è articolata in
cinque livelli:
1° livello: curve con apertura di coda dello sci a
monte;
2° livello: collegamento di “cristiania di base”;
3° livello: sequenza di “cristiania di base”;
4° livello: sequenza di cristiania ad arco ampio,
medio, breve;
5° livello: curve condotte.
Alcuni esercizi, considerati propedeutici, sono effettuabili solo in pista; altri, specificatamente legati al
terreno sci alpinistico, sono eseguibili solo su fuori
pista. È stata introdotta una categoria di esercizi,
non prevista dalla tecnica FISI, denominata “cristiania di base” con l’obiettivo di rendere più graduale
l’apprendimento.
65
Una migliore visualizzazione della progressione
di esercizi è possibile
attraverso la videocassetta fornita alle Scuole
nella primavera del
2002.
“cristiania di base”:
serie di esercizi per rendere più graduale l’apprendimento.
Testo di riferimento
La progressione tecnica degli esercizi, sviluppata nel
presente manuale, fa riferimento al testo “SCI ITALIANO – testo ufficiale per l’insegnamento dello sci alpino” edito nell’ottobre 1998 dalla Federazione Italiana
Sport Invernali (FISI) d’intesa con il Collegio
Nazionale dei Maestri di Sci Italiani (COLNAZ) e
l’Associazione Maestri di Sci Italiani (AMSI).
Capitolo 4
Descrizione generale
degli esercizi
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Il ruolo del maestro di Sci
Nella fase di formazione degli allievi su pista si consiglia di ricorrere all’aiuto di un maestro di sci.
Per quanto riguarda invece l’aggiornamento degli
istruttori la presenza di un maestro di sci è indispensabile per affinare la tecnica e per imparare ad
insegnare.
66
Glossario
A pagina 128 troverai
tutte le spiegazioni sui
termini utilizzati nel presente capitolo.
Nella presentazione delle schede relative agli esercizi
abbiamo privilegiato il linguaggio tecnico specifico
adottato nella progressione dai Maestri di Sci.
Le definizioni sono riportate nel glossario finale e
non compaiono nella descrizione dei singoli esercizi.
Per comprendere la progressione riteniamo molto
utile la consultazione del glossario che fornisce il
significato dei termini proposti.
Livello crescente di difficoltà di sciata in
relazione alle caratteristiche del manto
nevoso
All’interno di ogni scheda, che descrive gli esercizi
eseguiti su terreno non battuto, è stata inserita la
voce “difficoltà di sciata su fuori pista”; tale nota fa
riferimento alla presente tabella. Le valutazioni sulle
difficoltà incontrate nella sciata, peraltro di carattere
soggettivo, tengono conto del tipo di neve e del
livello medio di uno sciatore alpinista impegnato su
un terreno adeguato alle sue capacità.
DIFFICOLTÁ DI SCIATA
TIPO DI NEVE
facile
primaverile portante (firn), compatta uniforme e portante, poca neve,
polverosa su fondo duro
media
neve fresca su fondo duro,
poca neve umida, primaverile polverosa e profonda
difficile
neve lavorata da vento, bagnata,
profonda, ghiacciata
molto difficile
crostosa con rottura improvvisa,
pesante e gessosa
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Descrizione generale
degli esercizi
Accorgimenti sull’uso dello zaino
Lo zaino, attrezzatura indispensabile per chi svolge
attività sci alpinistica, modifica il centro di massa
dello sciatore; l’arretramento del baricentro varia in
base al peso dello zaino e alla posizione del carico in
esso. Per mantenere una corretta posizione di postura si consiglia di tenere il corpo e le braccia più avanti per conservare il baricentro centrale sugli sci.
Durante la fase di chiusura della curva il busto deve
essere maggiormente orientato verso valle in leggero
avanzamento per evitare che la spinta dello zaino
faccia ruotare il corpo verso monte e lo faccia arretrare al punto di provocare la caduta all’indietro.
Una buona allacciatura dello zaino e una corretta
chiusura degli scarponi contribuiranno ad evitare
negative oscillazioni.
L’arretramento del baricentro varia in base al
peso dello zaino e alla
posizione del carico.
Si consiglia infine:
• di posizionare gli oggetti più pesanti nella parte
bassa e verso lo schienale in modo che siano le spalle a sostenere il peso dello zaino.
• di aumentare con gradualità il carico dello zaino
nel corso delle escursioni; questo accorgimento consentirà di mantenere un buon assetto.
Capitolo 4
67
Descrizione dei livelli
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
DESCRIZIONE DEI LIVELLI
1° livello
(codice verde)
68
2° livello
(codice giallo)
3° livello
(codice arancio)
4° livello
(codice rosso)
5° livello
(codice azzurro)
Capitolo 4
Curve con apertura di coda dello sci a monte
• diagonale;
• slittamento dalla diagonale;
• cambio di direzione da fermo;
• collegamento di curve a spazzaneve;
• collegamento di virate;
• collegamento di curve con apertura di coda dello
sci a monte.
Collegamento di “cristiania di base”
• passo di giro;
• collegamento di curve elementari di base;
• collegamento di curve di base;
• diagonale con appoggio del bastoncino;
• slittamento alternato alla diagonale;
• discesa in cordata su ghiacciaio;
• collegamento di “cristiania di base”.
Sequenza di “cristiania di base”
• sequenza di “cristiania di base” ad arco medio;
• sequenza di “cristiania di base” ad arco medio
filante;
• sequenza di “cristiania di base” ad arco breve;
• superamento di gobbe e cunette
curva con salto.
Sequenze cristiania ad arco ampio, medio, breve
• sequenza di cristiania arco ampio;
• sequenza di cristiania arco medio;
• sequenza di cristiania arco medio filante;
• sequenza di cristiania arco breve;
• sequenza di curve con salto.
Curve condotte
• diagonale da conduzione;
• curva condotta a monte dalla massima pendenza;
• curva condotta a valle dalla diagonale;
• parallelo;
• serpentina;
• scodinzolo;
• cortoraggio.
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Progressione tecnica
degli esercizi
PROGRESSIONE TECNICA DEGLI ESERCIZI
ESERCIZI
N°
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
Tipologia
diagonale
slittamento dalla diagonale
cambio di direzione da fermo
collegamento di curve spazzaneve
collegamento di virate
collegamento di curve con apertura di coda dello sci a monte
passo di giro
collegamento di curve elementari di base
collegamento di curve base
diagonale con appoggio del bastoncino
slittamento alternato alla diagonale
discesa in cordata su ghiaccio
collegamento di “cristiania di base”
sequenza di”cristiania di base” ad arco medio
sequenza di “cristiania di base ad arco medio filante
sequenza di “cristiania di base” ad arco breve
superamento di gobbe e cunette
curva con salto
sequenza di cristiania arco ampio
sequenza di cristiania arco medio
sequenza di cristiania arco medio filante
sequenza di cristiania arco breve
sequenza di curve con salto
diagonale da conduzione
curva condotta a monte dalla massima pendenza
curva condotta a valle dalla diagonale
parallelo
serpentina
scondinzolo
cortoraggio
Terreno Livello
P-FP
P-FP
FP
P-FP
P-FP
FP
FP
P
P
P
P-FP
FP
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
P
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
P
P
P-FP
P-FP
P-FP
P-FP
1°
1°
1°
1°
1°
1°
2°
2°
2°
2°
2°
2°
2°
3°
3°
3°
3°
3°
4°
4°
4°
4°
4°
5°
5°
5°
5°
5°
5°
5°
P = PISTA FP = FUORI PISTA
Capitolo 4
69
1° livello: curve con
apertura di coda dello
sci a monte
Esercizio: n°1
Terreno: pista e fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
1° LIVELLO: CURVE CON APERTURA DI CODA DELLO SCI A MONTE
Livello: I
Diagonale
Obiettivo
Attraversare un pendio con gli sci in presa di spigolo e in posizione di angolazione ed equilibrio.
70
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza.
Su fuori pista ogni tipo di terreno e di neve.
Difficoltà di sciata su fuori pista
da facile a molto difficile.
La Diagonale è attraversare un pendio con gli
sci in presa di spigolo e
in posizione di angolazione ed equilibrio.
Descrizione generale dell’esercizio
Il corpo è in posizione di base con angolazione, gli
sci sono paralleli e in presa di spigolo; il peso è distribuito su entrambi gli sci. Gli arti inferiori e superiori sono mantenuti in posizione naturale di postura.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) È opportuno effettuare la diagonale da entrambe
le parti.
2) Insistere soprattutto dal lato che presenta le maggiori difficoltà per lo sciatore per sviluppare il lato
solitamente più carente.
3) Per collegare curve a spazzaneve si effettua un
attraversamento; tale esercizio si differenzia dalla
diagonale in quanto presenta una minor presa di spigolo e una maggior scivolata.
4) Mantenere gli sci maggiormente distanziati per
conservare un miglior equilibrio laterale.
5) Su terreno non uniforme conservare una certa
tonicità degli arti inferiori.
C4-01 Diagonale
(esercizio tratto da
“SCI ITALIANO” manuale
dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Slittamento della diagonale
1° livello: curve con
apertura di coda
dello sci a monte
Esercizio: n°2
Terreno: pista e fuoripista
Livello: I
Obiettivo
Perdere quota su pendio senza eseguire cambi di
direzione effettuando lo slittamento e controllando
la velocità.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista con terreno di media pendenza e con neve
ben battuta.
Su fuori pista con terreno di media pendenza e con
neve dura.
Difficoltà di sciata su fuori pista: facile e media.
71
Lo slittamento dalla
Diagonale è attraversare
un pendio con gli sci
senza cambio di direzione e perdendo contemporaneamente quota.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale, diminuendo la presa di spigolo per effetto di una diminuzione dell’angolazione, iniziare lo slittamento con attività contemporanea sui due piedi; proseguire in piegamento-angolazione rivolgendo il busto nella direzione dello slittamento. Terminare l’esercizio in diagonale ritornando
in posizione base.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Mantenere la parte superiore del corpo rivolta in
direzione dello slittamento.
2) Durante la fase di slittamento è necessario l’uso
degli spigoli per controllare la velocità.
3) Durante l’esecuzione mantenere continuamente il peso su
entrambi gli sci.
4) La diminuzione della presa di
spigolo avviene principalmente
per l’intervento dell’asse bacinoginocchia con innalzamento
oppure, in misura minore, per
l’intervento
dell’asse
piedi-ginocchia.
C4-02 Slittamento dalla diagonale
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
1° livello: curve con
apertura di coda dello
sci a monte
Esercizio: n°3
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Cambio di direzione da fermo
Terreno: fuoripista
Livello: I
Obiettivo
Ottenere una inversione degli sci mantenendo il
busto rivolto a valle.
72
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su fuori pista con terreno di media pendenza e con
ogni tipo di neve.
Il cambio di direzione
da fermo permette una
inversione degli sci mantenendo il busto rivolto
a valle
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla posizione base disporsi sul pendio con sci
paralleli e perpendicolari alla linea di massima pendenza, ruotare il busto verso valle e appoggiare i
bastoncini dietro di sè verso monte. Sollevare lo sci
a valle, disporlo verticale con la coda vicino alla
punta dello sci a monte e quindi girarlo verso l’esterno in modo da affiancarlo parallelo allo sci a
monte. Alzare quindi lo sci a monte e portarlo parallelo all’altro nella nuova direzione di marcia.
Successivamente ritornare con gli arti superiori in
posizione base.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su fuori pista.
1) L’inversione da fermo si adotta quando lo sciatore ha difficoltà ad eseguire una curva.
2) È consigliabile realizzare sempre una piazzola.
3) Su terreno ripido e duro è richiesta esperienza e
attenzione.
4) Quando i bastoncini sono abbastanza distanziati
dal corpo, per facilitare l’equilibrio è anche possibile
spostare il bastoncino esterno all’inversione e appoggiarlo a valle, prima di richiamare il secondo sci.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
1° livello: curve con
apertura di coda
dello sci a monte
C4-03 Cambio di direzione
da fermo
73
Capitolo 4
1° livello: curve con
apertura di coda dello
sci a monte
Esercizio: n°4
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di curve a spazzaneve
Terreno: pista e fuoripista
Livello: I
Obiettivo
Collegare vari attraversamenti consecutivi con curve
a spazzaneve.
74
Il collegamento di curve
a spazzaneve permette di
collegare vari attraversamenti consecutivi.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su fuori pista terreno di lieve-media pendenza e con
neve facile.
Su pista terreno di lieve pendenza e con neve ben
battuta.
Descrizione generale
Dallo spazzaneve in attraversamento, sfruttando il
movimento di orientamento del corpo, iniziare la
curva; superata la massima pendenza, proseguire in
piegamento e sfruttando l’appoggio sullo sci esterno,
raggiungere il nuovo attraversamento.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Per collegare due curve a spazzaneve si effettua un
attraversamento.
2) Il termine attraversamento si differenzia dalla diagonale in quanto presenta una presa di spigolo naturale e produce una maggior scivolata.
3) I movimenti di piegamento e di distensione degli
arti inferiori vengono eseguiti in modo rudimentale
e spontaneo.
4) Su terreni di media difficoltà l’attraversamento
viene sostituito dalla diagonale, caratterizzata da sci
paralleli e maggior presa di spigolo.
5) Con zaini pesanti, allo scopo di mantenere basse
velocità, è conveniente tenere la coda dello sci esterno leggermente divaricata nella fase iniziale dell’attraversamento.
6) L’attraversamento è più o meno lungo a seconda
delle caratteristiche del terreno e della neve.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
1° livello: curve con
apertura di coda
dello sci a monte
C4-04 Collegamento di curve
a spazzaneve
75
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
1° livello: curve con
apertura di coda dello
sci a monte
Esercizio: n°5
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di virate
Terreno: pista e fuoripista
Livello: I
Obiettivo
Collegare virate con attraversamenti oppure con diagonali.
76
Il collegamento di virate
permette di collegare
attraversamenti o diagonali.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di lieve-media pendenza, ampio e
uniforme, con neve ben battuta.
Su fuori pista terreno di media pendenza e con neve
fresca e umida e poca profonda.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dall'attraversamento in posizione base, con parallelismo naturale, assumere la posizione di spazzaneve
iniziando la curva per effetto del movimento di
orientamento del corpo. Superata la massima pendenza, riavvicinare lo sci interno a quello esterno e
in piegamento-angolazione completare la curva con
la scivolata sterzante. In distensione riprendere
I'attraversamento.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Il peso all'inizio del riavvicinamento è principalmente sullo sci esterno, per riportarsi su entrambi gli
sci nella fase di parallelismo.
2) Il piegamento-angolazione ha il compito di
aumentare la presa di spigolo.
3) Imprimere con i piedi una continua azione sterzante che produrrà una migliore chiusura di curva.
4) La virata si differenzia dalla curva a spazzaneve
dall’avvicinamento dello sci interno a quello esterno.
5) Dopo aver superato la massima pendenza effettuare il riavvicinamento dello sci interno a quello
esterno in piegamento.
6) Per facilitare il riavvicinamento dello sci interno,
al momento della distensione, si consiglia l’utilizzo
del bastoncino interno.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
1° livello: curve con
apertura di coda
dello sci a monte
C4-05 Collegamento di virate
77
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
1° livello: curve con
apertura di coda dello
sci a monte
Esercizio: n°6
Terreno: fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di curve con apertura
dello sci a monte
Livello: I
Obiettivo
Eseguire una serie di curve controllate su nevi difficili.
78
Il collegamento di curve
con apertura dello sci a
monte permette di scendere su pendii di neve
difficile.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su fuori pista terreno di media, ripida pendenza con
neve fresca, bagnata e lavorata da vento.
Difficoltà di sciata su fuori pista: difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale iniziare la curva a spazzaneve caricando il peso sullo sci a valle e aprendo la coda
dello sci a monte; in distensione e con appoggio del
bastoncino riavvicinare lo sci interno a quello esterno, producendo una azione sterzante. La curva va
completata tramite un piegamento-angolazione e
azione sterzante.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su fuori pista.
1) Curva particolarmente indicata su terreno che
non consente un sufficiente galleggiamento oppure
che richiede una bassa velocità di esecuzione.
2) Per effettuare questa curva si richiede una energica azione sterzante degli arti inferiori e dei piedi.
3) L’appoggio del bastoncino interno serve per scaricare parte del peso del corpo e facilitare così il riavvicinamento dello sci interno a quello esterno.
4) Nella sciata in traccia, per rendere più facile il
cambiamento di direzione, lo sciatore che segue deve
anticipare il movimento in modo da rimanere all’interno della traccia precedente.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
1° livello: curve con
apertura di coda
dello sci a monte
C4-06 Collegamento di curve
con apertura
dello sci a monte
79
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°5
Terreno: fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
2° LIVELLO: COLLEGAMENTO DI
“CRISTIANIA DI BASE”
Livello: II
Passo di giro
80
Il passo di giro permette
un cambio di direzione
sollevando lo sci e divergendolo di punta.
Obiettivo
Effettuare un cambio di direzione sollevando lo sci e
divergendolo di punta.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Terreno di lieve pendenza e su neve crostosa.
Difficoltà di sciata su fuori pista: difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla posizione con sci paralleli, portare il peso su
uno sci caricandolo in piegamento, sollevare l’altro
sci e divergerlo di punta; quindi appoggiarlo sullo
spigolo interno verso la direzione scelta e caricarlo.
Recuperare lo sci esterno attraverso la distensione
della gamba interna, sollevandolo e riportandolo
parallelo all’altro.
Effettuare il cambio di direzione successivo con le
stesse modalità.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Cercare di mantenere il peso centrale evitando
l’arretramento del baricentro.
2) Effettuare i movimenti di piegamento e distensione nel modo più graduale possibile.
3) Su terreno liscio si possono effettuare cambiamenti di direzione con una leggera apertura di coda.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-07 Passo di giro
81
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°8
Terreno: pista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di curve elementari di
base
Livello: II
Obiettivo
Collegare due o più curve con diagonali di lunghezza variabile, in cui all’inizio curva è ancora presente
l’apertura degli sci a spazzaneve.
82
Il collegamento di curve
elementari di base, con
diagonali di lunghezza
variabile, si effettua con
curve dov’è ancora presente l’apertura sci a
spazzaneve.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza con neve battuta.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale diminuire l’angolazione e
iniziare il movimento di orientamento del corpo
assumendo una leggera apertura a spazzaneve. Sulla
massima pendenza riavvicinare lo sci interno a quello esterno, continuare in piegamento-angolazione
controllando lo slittamento sterzante e l’inerzia rotazionale. Raggiunta la direzione voluta, in distensione tornare in posizione di diagonale; quindi iniziare
la curva successiva.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su pista.
1) La posizione di spazzaneve ha soprattutto lo
scopo di facilitare il cambiamento di direzione e il
controllo della velocità.
2) Il riavvicinamento dello sci sulla massima pendenza caratterizza la differenza principale tra la virata e la curva elementare di base.
3) Si tratta di un esercizio da effettuarsi su pista, propedeutico per le curve successive.
4) Su terreno non uniforme oppure con nevi bagnate, crostose o alte, l’esercizio non è di facile esecuzione poiché richiede una discreta velocità di avanzamento.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-08 Collegamento di curve
elementari di base
83
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°9
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di urve di base
Terreno: pista
Livello: II
Obiettivo
Collegare due o più curve con diagonali di lunghezza variabile mantenendo per tutto l’arco il parallelismo degli sci.
84
Il collegamento di curve
di base con diagonali di
lunghezza variabile, si
effettua con sci che
rimangano paralleli.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno ampio e uniforme di lieve-media
pendenza con neve battuta.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale per effetto della diminuzione dell’angolazione ed inizio del movimento di
orientamento del corpo, iniziare la curva; raggiunta
la massima pendenza, proseguire nel successivo
movimento di piegamento-angolazione continuando l’azione sterzante; raggiunta la nuova direzione
voluta ritornare in posizione di diagonale; iniziare la
curva successiva con le medesime modalità.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su pista.
1) L’assenza di apertura a spazzaneve a inizio curva è
la differenza principale tra la “curva elementare di
base” e la “curva di base”; infatti su quest’ultima
viene mantenuto un parallelismo naturale degli sci.
2) Si tratta della prima curva eseguita a sci paralleli.
3) Si tratta di un esercizio da effettuarsi su pista, propedeutico per le curve successive.
4) Su terreno non uniforme e/o con neve alta l’esercizio non è di facile esecuzione poiché il parallelismo
degli sci, ad inizio curva, provoca un aumento della
velocità e quindi un difficile controllo.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-09 Collegamento di curve
di base
85
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°10
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Diagonale con appoggio del bastoncino
Terreno: pista
Livello: II
Obiettivo
Apprendere il movimento necessario degli arti superiori per un corretto appoggio del bastoncino.
86
La diagonale con appoggio del bastoncino permette di apprendere il
movimento necessario
degli arti superiori.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista su terreno di media pendenza con neve battuta.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale, appoggiare il bastoncino a
valle, al termine del piegamento e inizio della distensione, mantenendo la traiettoria determinata.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su pista.
1) Si tratta di un esercizio da effettuarsi su pista propedeutico per le curve successive.
2) Le articolazioni interessate per un corretto appoggio sono quelle del polso, del gomito e della spalla.
3) Si consiglia di provare l’esercizio inizialmente da
fermi, imitando il gesto di preparazione dell’appoggio del bastoncino.
4) In movimento l’appoggio del bastoncino avviene
appena prima della distensione, ciò consente una
buona coordinazione.
5) L’errore che principalmente si verifica è un appoggio anticipato durante la fase di piegamento che
causa un contraccolpo della spalla e di conseguenza
una rotazione del busto.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
87
C4-10 Diagonale con appoggio
del bastoncino
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°11
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Slittamento alternato alla diagonale
Terreno: pista e fuoripista
Livello: II
88
Lo slittamento alternato
alla diagonale sviluppa
la sensibilità dei piedi
mantenendo una corretta posizione d’equilibrio.
Obiettivo
Sviluppare la sensibilità dei piedi mantenendo una
corretta posizione di equilibrio durante la discesa.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Sia su pista che fuori pista terreno di media o anche
ripida pendenza con neve battuta, compatta e
uniforme.
Difficoltà di sciata su fuori pista: facile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale, diminuendo la presa di spigolo per effetto della diminuzione dell’angolazione,
iniziare lo slittamento con attività contemporanea
sui due piedi; proseguire in piegamento rivolgendo
il busto nella direzione dello slittamento. Quindi
riprendere la discesa diagonale con aumento dell’angolazione e conseguente presa di spigolo.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) La diminuzione della presa di spigolo avviene
principalmente per l’intervento dell’asse bacinoginocchia con un innalzamento; oppure in misura
minore per l’intervento dell’asse piedi-ginocchia.
2) Il busto viene mantenuto in direzione della linea
di slittamento.
3) Gli sci conservano un parallelismo naturale
4) L’attività di slittamento sensibilizza in modo particolare l’uso di entrambi i piedi.
5) Questo esercizio viene spesso adottato per superare pendii ripidi oppure tratti obbligati di percorso.
6) La sensibilità dell’uso dei piedi dipende dalle
caratteristiche dell’attrezzatura sci alpinistica: in particolare scarponi “cedevoli” riducono la sensibilità.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-11 Slittamento alternato
alla diagonale
89
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°12
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Discesa in cordata sul ghiacciaio
Terreno: pista e fuoripista
Livello: II
Obiettivo
Effettuare una discesa in cordata su ghiacciaio in
sicurezza e trattenere una eventuale caduta di un
compagno nel crepaccio.
90
La discesa in cordata su
ghiacciaio è una manovra di sicurezza utile a
trattenere l’eventuale
caduta di un compagno
in un crepaccio.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su ghiacciaio con qualsiasi tipo di neve.
Descrizione generale dell’esercizio
Il tipo di curva da fare varia in base al terreno, tipo
di neve, capacità tecnica dei componenti la cordata
e soprattutto all’affiatamento dei componenti stessi.
La cordata può essere composta da due e da più persone e la distanza tra i componenti varia a seconda
del loro numero.
La traccia effettuata dal primo di cordata deve essere seguita dagli altri componenti.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su fuori pista.
1) In fase di apprendimento si consiglia la progressione di una cordata di due persone, su un terreno
non glaciale ampio, di media pendenza e con neve
battuta.
2) È necessario tenere sempre la corda in leggera tensione.
3) Il più esperto è l’ultimo della cordata e dà indicazioni sul percorso più sicuro da seguire.
4) Si fa presente che la cordata a due elementi è quella più vulnerabile su ghiacciaio.
5) La cordata più consigliata è quella composta da
tre persone in quanto trattiene più facilmente l’eventuale caduta di compagno in un crepaccio e offre
maggiore versatilità nella scelta delle manovre di
recupero.
6) Per evitare il contatto della corda con gli sci bisogna tenerla sollevata con la mano che si trova all’esterno della curva.
7) Il primo componente può usare i bastoncini men-
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
tre gli altri, per non essere ostacolati nell’uso della
corda, li infilano nello zaino. Su neve dura si tiene la
piccozza in mano.
8) Un eventuale cordata formata da più di tre elementi non è consigliabile perché risulta lenta nella
progressione e difficoltosa nelle manovre.
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-12 Discesa in cordata
su ghiacciaio
91
Capitolo 4
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
Esercizio: n°13
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Collegamento di “cristiania di base”
Terreno: pista e fuoripista
Livello: II
Obiettivo
Eseguire un collegamento di curve a sci paralleli,
realizzando un arco di curva naturale in base al terreno e controllando lo sbandamento.
92
Il collegamento di cristiania di base si effettua
a sci paralleli, con archi
di curva naturali in base
al terreno, controllando
lo sbandamento.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza e uniforme, con
neve ben battuta e compatta. Su fuori pista terreno
di media pendenza, con neve fresca su fondo duro.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; in
distensione traslazione, con appoggio del bastoncino,
effettuare il movimento di orientamento del corpo,
determinando il cambio degli spigoli; continuare in piegamento-angolazione, controllando l'inerzia rotazionale.
Una volta ritornati in posizione di diagonale, iniziare la
curva successiva con le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) A differenza degli esercizi precedenti si comincia ora a
parlare di traslazione finalizzata al cambio degli spigoli.
2) Nel cristiania di base l’arco di curva è chiamato “naturale” per la libertà di ampiezza con il quale può essere
interpretato: infatti esso dipende dalle caratteristiche del
pendio, della neve e delle capacità dello sciatore.
3) Terminata la curva, il ritorno alla posizione di diagonale, consente di sistemare la posizione di base prima di
affrontare la curva successiva.
4) Con neve profonda e fresca o con neve umida, l’appoggio del bastoncino può avvenire prima dell’inizio
della distensione.
5) Si può eseguire la curva in 4 tempi così suddivisi:
1°- piegamento di preparazione
2° - distensione-traslazione
3°- piegamento-angolazione
4° - distensione e ritorno in diagonale
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
2° livello:
collegamento di
“cristiania di base”
C4-13 Collegamento di "cristiania di base"
93
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
Esercizio: n°14
Terreno: pista e fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
3° LIVELLO: SEQUENZA DI “CRISTIANIA DI BASE”
Livello: III
Sequenza di “cristiania di base” ad arco
medio
94
La sequenza di cristiania di base ad arco
medio consiste in una
serie di curve, ritmate,
eseguite interpretando il
pendio, controllando
velocità e sbandamento.
Obiettivo
Eseguire una sequenza di curve ad arco medio con
ritmo, interpretando il pendio, con controllo della velocità e cercando di ridurre lo sbandamento.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza ampio e uniforme,
con neve ben battuta e compatta.
Su fuori pista terreno di media pendenza, con neve fresca su fondo duro oppure con neve alta e farinosa.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; in
distensione traslazione, con appoggio del bastoncino,
effettuare il movimento di orientamento del corpo,
determinando il cambio degli spigoli; continuare in piegamento-angolazione, e azione sterzante. In distensione-traslazione e appoggio del bastoncino iniziare la
curva successiva con le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Diversamente dall’esercizio di collegamento, la
sequenza non prevede una discesa diagonale e quindi
terminata una curva si inizia con quella successiva
2) Pur interpretando il pendio e il tipo di neve, lo sciatore deve imporre un certo ritmo e continuità di movimento
3) La distensione, verso l’avanti-interno della curva, ha
il compito di alleggerire gli sci e favorire l’azione sterzante; invece il successivo ritorno in piegamento-angolazione ha il compito di controllare la velocità con una
maggiore presa degli spigoli.
4) I movimenti di piegamento-angolazione, distensione-traslazione e azione sterzante non sono eseguiti con
gradualità provocando uno certo sbandamento degli sci.
5) Gli sci sono abbastanza distanziati tra loro per permettere allo sciatore un maggior equilibrio e una adeguata presa di spigolo.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
C4-14 Sequenza di "cristiania
di base" ad arco medio
95
Capitolo 4
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
Esercizio: n°15
Terreno: pista e fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza di “cristiania di base” ad arco
medio filante
Livello: III
Obiettivo
Eseguire una sequenza di curve ad arco medio filante con ritmo, interpretando il pendio, con controllo
della velocità e cercando di ridurre lo sbandamento.
96
La sequenza di cristiania di base ad arco
medio filante consiste in
una serie di curve, ritmate, eseguite interpretando il pendio, controllando velocità e sbandamento.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza e uniforme, con
neve ben battuta e compatta.
Su fuori pista terreno di media pendenza, con neve
alta e farinosa oppure con neve umida.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; in
distensione traslazione, con appoggio del bastoncino,
effettuare il movimento di orientamento del corpo,
determinando il cambio degli spigoli; continuare in
piegamento-angolazione, e azione sterzante.
In distensione-traslazione e appoggio del bastoncino
iniziare la curva successiva con le stesse modalità
della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Pur interpretando il pendio e il tipo di neve, allo
sciatore si richiede ritmo e continuità di movimento.
2) La distensione, verso l’avanti-interno della curva,
ha il compito di alleggerire gli sci e favorire l’azione
sterzante; invece il successivo ritorno in piegamento
e angolazione ha il compito di effettuare il cambio
degli spigoli.
3) In questo livello di esercizi, si osserva un certo
sbandamento degli sci prodotto da una azione sterzante poco gradualizzata e da movimenti di piegamento e distensione che sono ancora verticali e che
hanno perlopiù la funzione di caricare e scaricare il
peso sugli sci.
4) L’arco di curva medio-filante è più appropriato
per un terreno di media pendenza con neve farinosa alta in quanto consente di mantenere una certa
velocità.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
C4-15 Sequenza di "cristiania
di base" ad arco medio filante
97
Capitolo 4
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
Esercizio: n°16
Terreno: pista e fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza di “cristiania di base” ad arco
breve
Livello: III
Obiettivo
Eseguire una sequenza di curve ad arco breve con
ritmo, interpretando il pendio, con controllo della
velocità e cercando di ridurre lo sbandamento.
98
La sequenza di cristiania di base ad arco breve
consiste in una serie di
curve, ritmate, eseguite
interpretando il pendio,
controllando velocità e
sbandamento.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno da media pendenza a ripido, con
neve ben battuta e compatta.
Su fuori pista terreno ripido, con neve compatta
oppure con neve fresca su fondo duro.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; in
distensione traslazione, con appoggio del bastoncino, effettuare il movimento di orientamento del
corpo, determinando il cambio degli spigoli; continuare in piegamento-angolazione e l’azione sterzante. In distensione-traslazione e appoggio del bastoncino iniziare la curva successiva con le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Si tratta di un arco di curva dettato dalle capacità
tecniche dello sciatore che interpreta il pendio e il
tipo di neve con una certa dinamicità.
2) Il corretto appoggio del bastoncino favorisce la
giusta cadenza dei movimenti.
3) Si cerca di mantenere una posizione più centrale
possibile, evitando l’inclinazione all’interno della
curva e offrendo una superficie degli sci più grande
possibile.
4) Qualche sbandata controllata, a fine curva, dovuta alla poca compensazione del busto verso l’esterno
della curva, è tollerata.
5) I movimenti di piegamento-angolazione e distensione-traslazione sono eseguiti con poca gradualità e
continuità.
6) L'appoggio contemporaneo dei due bastoncini
permette di mantenere il busto costantemente rivolto verso la massima pendenza.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
C4-16 Sequenza di "cristiania
di base" ad arco breve
99
Capitolo 4
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
Esercizio: n°17
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Superamento di gobbe e cunette
Terreno: pista e fuoripista
Livello: III
Obiettivo
Non perdere aderenza su terreno accidentato e riuscire a mantenere una certa indipendenza di gambe.
100
Il superamento di gobbe
e cunette prevede il
mantenimento dell’aderenza con il terreno ed
una certa indipendenza
di gambe.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza o ripido.
Su fuori pista terreno anche ripido, con neve dura
oppure alta.
Difficoltà di sciata: difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
In discesa con gli sci paralleli affrontare la gobba con
un piegamento degli arti inferiori, anticipando e così
ammortizzando la spinta del terreno verso l’alto.
Distendere gli arti inferiori verso la cunetta per ottenere la massima aderenza degli sci al terreno adeguando la posizione del busto per favorire la centralità.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) È consigliabile fare esercizio prima su gobbe e
cunétte regolari, rotonde e su terreno non troppo
ripido.
2) Esercitarsi a cambiare direzione sia sulla gobba
che dentro la cunétta.
3) Soprattutto su nevi pesanti e smosse è bene mantenere gli sci più aderenti al terreno effettuando il
movimento di piegamento richiamando gli arti inferiori verso il baricentro.
4) La distensione degli arti inferiori avviene allungando gli stessi verso il basso per mantenere una
costante aderenza degli sci sulla neve.
5) L’appoggio di entrambi i bastoncini consente di
mantenere le spalle ed il busto costantemente rivolti
verso valle.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
101
C4-17 Superamento di gobbe e
cunette
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
Esercizio: n°18
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Curva con salto
Terreno: pista e fuoripista
Livello: III
Obiettivo
Eseguire curve a sci paralleli, controllate, con nevi
difficili oppure su terreno ripido.
102
La curva con salto si esegue a sci paralleli su nevi
difficili o terreno ripido.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno anche ripido e ghiacciato.
Su fuori pista terreno ripido con nevi gessose, dure e
crostose.
Difficoltà di sciata: difficile - molto difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; con
appoggio su uno o due bastoncini, in distensionetraslazione rapida richiamare i piedi vicino al corpo;
iniziare l’azione sterzante con allungamento degli
arti inferiori e successivo piegamento-angolazione
per terminare la curva in slittamento.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Durante la fase di richiamo dei piedi gli sci devono restare paralleli al pendio evitando che le punte o
le code restino sotto la neve.
2) La prima parte della curva avviene fuori dalla
neve; si cade con gli sci lungo la massima pendenza
e si completa la curva con una azione sterzante.
3) Con nevi difficili la curva avviene tutta fuori dalla
neve realizzando una inversione di quasi 180 gradi.
4) Si tratta di un esercizio molto faticoso se la neve
è alta o bagnata. Viene eseguito soprattutto su nevi
ventate.
5) Il salto può essere effettuato solo dal primo del
gruppo con lo scopo di rompere la neve crostosa e
preparare una traccia più facilmente percorribile
dagli altri compagni.
6) Su neve molto alta la fase di richiamo dei piedi si
svolge all’interno del manto nevoso; si suggerisce di
iniziare lungo la linea di massima pendenza e di caricare entrambi gli sci.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
3° livello: sequenza
di “cristiania di base”
103
C4-18 Curva con salto
Capitolo 4
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
Esercizio: n°19
Terreno: pista e fuoripista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
SEQUENZE DI CRISTIANIA AD ARCO
AMPIO, MEDIO, BREVE
Livello: IV
Sequenza di cristiania ad arco ampio
Obiettivo
Effettuare una sequenza di curve ad arco ampio con
velocità e sicurezza alla ricerca della conduzione.
104
La sequenza di Cristiania ad arco ampio prevede una serie di curve,
eseguite in velocità e
sicurezza alla ricerca
della conduzione.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza, ampio e uniforme
con neve ben battuta e compatta.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento, in
distensione-traslazione; con appoggio del bastoncino,
effettuare il cambio degli spigoli, abbinato al movimento di orientamento del corpo; continuare in piegamento-angolazione; quindi in distensione-traslazione iniziare la curva successiva con le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
Esercizio effettuato solo su pista.
1) Si tratta di un esercizio, che data la sua velocità, può
essere eseguito solo su terreni aperti e uniformi; consente di valutare l’ampiezza dei movimenti e la gradualità
con cui vengono eseguiti.
2) Il movimento di distensione-traslazione è eseguito
verso l’avanti-interno della curva e deve consentire un
più efficace cambio degli spigoli.
3) Il movimento di piegamento-angolazione favorisce
una maggior presa di spigolo e di conseguenza controlla l’inerzia rotazionale.
4) Graduali movimenti di distensione e piegamento
creano le premesse per la futura conduzione.
5) Rispetto al “cristiania di base” la distensione-traslazione deve essere sufficientemente ampia e graduale
nella prima parte di curva; mentre il piegamento-angolazione, effettuato nella seconda parte della curva, deve
essere distribuito lungo tutta la traiettoria.
6) Un corretto appoggio del bastoncino facilita il mantenimento del busto in asse con gli sci.
7) Il peso che negli esercizi precedenti era distribuito su
entrambi gli sci, con il miglioramento delle capacità
tende ad essere portato in prevalenza sullo sci a valle.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
C4-19 Sequenza di cristiania
ad arco ampio
105
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
Esercizio: n°20
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza ad arco medio
Terreno: pista e fuoripista
Livello: IV
Obiettivo
Effettuare una sequenza di curve ad arco medio con
buona velocità e adeguata sicurezza alla ricerca della
conduzione.
106
La sequenza di Cristiania ad arco medio prevede una serie di curve,
eseguite in velocità e
sicurezza alla ricerca
della conduzione.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza, uniforme con
neve ben battuta.
Su fuori pista terreno di media pendenza, con neve
alta e soffice su fondo duro.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento, in
distensione-traslazione; con appoggio del bastoncino, effettuare il cambio degli spigoli, abbinato al
movimento di orientamento del corpo; continuare
in piegamento-angolazione; quindi in distensione traslazione iniziare la curva successiva con le stesse
modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Rispetto all’arco ampio le curve sono tra loro più
vicine.
2) Il movimento di distensione-traslazione è eseguito verso l’avanti-interno della curva e non svolge più
solo una funzione di alleggerimento degli sci ma
deve consentire un più efficace cambio degli spigoli.
3) Il movimento di piegamento-angolazione ha inoltre lo scopo di contenere molto lo sbandamento e di
ricercare la conduzione.
4) Rispetto al “cristiania di base” viene richiesto una
maggior velocità di esecuzione e i movimenti sono
effettuati con più escursione e gradualità; l’azione
sterzante è più controllata soprattutto nella seconda
metà di curva, con lo scopo di migliorare la presa
degli spigoli.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
107
C4-20 Sequenza di cristiania
ad arco medio
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
Esercizio: n°21
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza ad arco medio filante
Terreno: pista e fuoripista
Livello: IV
Obiettivo
Effettuare una sequenza di curve ad arco medio
filante con buona velocità e adeguata sicurezza alla
ricerca della conduzione.
108
La sequenza di cristiania ad arco medio filante prevede una serie di
curve, eseguite in velocità e sicurezza alla ricerca della conduzione.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza, uniforme con
neve ben battuta.
Su fuori pista terreno di media pendenza, con neve
alta e farinosa oppure con neve umida.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento, in
distensione-traslazione; con appoggio del bastoncino, effettuare il cambio degli spigoli, abbinato al
movimento di orientamento del corpo; continuare
in piegamento-angolazione; quindi in distensionetraslazione iniziare la curva successiva con le stesse
modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Rispetto all’arco medio le curve sono meno arrotondate e più filanti; i movimenti di distensione-traslazione e piegamento-angolazione sono meno
accentuati.
2) Un corretto appoggio del bastoncino permette di
dare ritmo all’esercizio.
3) Rispetto al cristiania di base i movimenti di
distensione-traslazione e piegamento-angolazione
sono più armonici ed elastici.
4) Su nevi fresche, alte o umide gli sci sono più ravvicinati per un miglior galleggiamento.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
C4-21 Sequenza di cristiania
ad arco medio filante
109
Capitolo 4
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
Esercizio: n°22
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza di cristiania ad arco breve
Terreno: pista e fuoripista
Livello: IV
Obiettivo
Effettuare una sequenza di curve ad arco breve con
buon controllo della velocità, in sicurezza, alla ricerca della conduzione e del ritmo.
110
La sequenza di cristiania ad arco breve prevede una serie di curve,
eseguite in velocità e
sicurezza alla ricerca
della conduzione e del
ritmo.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno da media pendenza a ripido, con
neve ben battuta e compatta.
Su fuori pista terreno ripido, con neve compatta
oppure con neve fresca su fondo duro.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento, in
distensione-traslazione; con appoggio del bastoncino, effettuare il cambio degli spigoli, abbinato al
movimento di orientamento del corpo; continuare
in piegamento-angolazione; quindi in distensionetraslazione iniziare la curva successiva con le stesse
modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Rispetto all’arco medio le curve sono tra loro più
vicine, i movimenti sono più rapidi e marcati.
2) La ricerca della conduzione si realizza maggiormente su un pendio meno ripido, mentre su un pendio più ripido la ricerca di un maggior controllo va
a scapito della buona conduzione.
3) La corretta preparazione del bastoncino realizza
l’appoggio concreto dello stesso.
4) È possibile l’appoggio su due bastoncini che contribuisce a mantenere il busto più fermo verso valle.
5) Il busto, su di un pendio più ripido e in una
sequenza di curve più brevi, è maggiormente rivolto
verso valle facilitando il movimento di orientamento del corpo e il controllo dell’inerzia rotazionale.
6) Rispetto al “cristiania di base” questo esercizio
presenta movimenti più graduali e precisi che garantiscono un minor sbandamento nella seconda parte
della curva, azione più efficace dell’asse cavigliaginocchia che consente una più rapida chiusura di
curva.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
C4-22 Sequenza di cristiania
ad arco breve
111
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
Esercizio: n°23
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Sequenza di curve con salto
Terreno: pista e fuoripista
Livello: IV
Obiettivo
Eseguire una sequenza di curve a sci paralleli, controllate ed in particolari condizioni di neve.
112
La sequenza di curve
con salto si esegue a sci
paralleli in particolari
condizioni di neve.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno anche ripido e ghiacciato.
Su fuori pista terreno ripido con nevi gessose, dure,
crostose.
Difficoltà di sciata: difficile - molto difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale effettuare il piegamento; con
appoggio su uno o due bastoncini, in distensionetraslazione rapida richiamare i piedi vicino al corpo;
iniziare l’azione sterzante con allungamento degli
arti inferiori e successivo piegamento-angolazione; si
conclude la curva con un breve slittamento diagonale molto controllato che consente di prepararsi per il
salto successivo.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento:
esercizio effettuato solo su fuori pista.
1) Durante la fase di richiamo dei piedi gli sci devono restare paralleli al pendio evitando che le punte o
le code restino sotto la neve.
2) La prima parte della curva avviene fuori dalla
neve; si cade con gli sci lungo la massima pendenza
e si completa la curva con una azione sterzante.
3) Con nevi difficili la curva avviene tutta fuori dalla
neve realizzando una inversione di quasi 180 gradi.
4) Il busto è prevalentemente rivolto verso valle e
l’uso contemporaneo dei due bastoncini contribuisce a tenerlo più fermo.
5) Su neve crostosa il salto potrebbe essere effettuato solo dal primo del gruppo con lo scopo di preparare una traccia più facilmente percorribile; in questo caso i compagni che seguono devono anticipare
la curva in modo da portare le code sul terreno già
lavorato.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
4° livello: sequenza di
cristiania ad arco
ampio, medio, breve
113
C4-23 Sequenza di curve con
salto
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°24
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
5° LIVELLO: CURVE CONDOTTE
Terreno: pista e fuoripista
Livello: V
Diagonale di conduzione
Obiettivo
Eseguire l’attraversamento di un pendio in presa di spigoli con la maggior precisione di traiettoria possibile.
114
La diagonale da conduzione si esegue attraversando un pendio in
presa di spigoli con la
maggior precisione di
traiettoria possibile.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno uniforme di media pendenza e
anche ripido, con neve battuta e compatta.
Su fuori pista su terreno anche ripido con neve dura
o ghiacciata.
Difficoltà di sciata su fuori pista: facile, media.
Descrizione generale dell’esercizio
Sci paralleli ed in presa di spigolo, sci a monte anca
e spalla corrispondenti di poco avanzati, i piedi collaborano attivamente alla presa di spigolo, le spalle e
il busto rimangono rivolte verso la punta dello sci a
valle, il peso è distribuito su entrambi gli sci, le braccia sono avanzate e distanziate dal corpo. Iniziare la
discesa mantenendo la posizione.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Una buona velocità di avanzamento e un tratto di
traiettoria lungo permettono una buona acquisizione della tecnica.
2) Per raggiungere con precisione un punto prefissato è necessaria una continua azione correttiva dei
piedi. Gli sci effettuano così una traiettoria più curvilinea.
3) Per apprendere un efficace uso degli spigoli si possono effettuare diagonali, con traiettorie differenziate, tramite adeguato piegamento-angolazione, azione correttiva dei piedi e opportuno sfruttamento
della sciancratura degli sci.
4) Su terreno non uniforme conservare una certa
tonicità degli arti inferiori.
5) È opportuno effettuare la diagonale da entrambe
le parti e insistere soprattutto dal lato che presenta le
maggiori difficoltà per lo sciatore.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
115
C4-24 Diagonale da conduzione
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°25
Terreno: pista
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Curva condotta a monte dalla massima
pendenza
Livello: V
Obiettivo
Effettuare una curva condotta dalla massima pendenza fino alla sua chiusura.
116
La curva condotta a
monte dalla massima
pendenza si esegue fino
alla sua chiusura.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Terreno di media pendenza con neve battuta e compatta.
Descrizione generale dell’esercizio Dalla discesa
sulla massima pendenza, in angolazione - piegamento, indirizzare gli sci lungo la traiettoria di curva
continuando l’attività di conduzione con il peso in
prevalenza sullo sci esterno. Terminare l’esercizio
verso monte.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) L’esercizio deve essere eseguito da entrambe le
parti.
2) Durante l’esecuzione le code degli sci non devono uscire dalla traiettoria dell’asse longitudinale
degli sci.
3) Velocità, gradualità di movimento e mantenimento della posizione favoriscono la corretta riuscita dell’esercizio.
4) Per una valida esecuzione delle curve condotte è
indispensabile sviluppare la sensibilità del sistema
caviglia-piede con continua azione correttiva.
5) Mentre negli esercizi di livello inferiore il “sistema
piede” realizzava un’azione sterzante, negli esercizi di
conduzione esso svolge un’azione di pilotaggio.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
C4-25 Curva condotta a
monte dalla massima pendenza
117
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°26
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Curva condotta a valle dalla diagonale
Terreno: pista
Livello: V
Obiettivo
Eseguire una curva condotta completa a sci paralleli.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Terreno di media pendenza o anche ripido, sufficientemente ampio con neve battuta e compatta.
118
La curva condotta a
valle dalla diagonale si
effettua completamente
a sci paralleli.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale-piegamento, in distensionetraslazione con appoggio del bastoncino iniziare il
movimento di orientamento del corpo con contemporaneo cambio degli spigoli e azione di pilotaggio
dei piedi, indirizzare gli sci lungo la traiettoria di
curva. Proseguire in piegamento-angolazione continuando a sviluppare la conduzione; terminare l’esercizio verso monte o in diagonale.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) Il primo piegamento-angolazione è di preparazione per una migliore presa degli spigoli.
2) La distensione-traslazione ha la funzione di invertire gli spigoli con migliore precisione e di attuare un
passaggio di peso più graduale.
3) Il piegamento-angolazione è un movimento realizzato con gradualità in modo da consentire una
presa di spigoli più efficace. Infatti da questo livello,
il piegamento ha la funzione primaria di mantenere
il più possibile invariato il carico sugli sci.
4) L’appoggio del bastoncino avviene a fine piegamento e inizio distensione.
5) L’esercizio deve essere eseguito da entrambe le parti
insistendo di più sul lato dove si è più carenti.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
119
C4-26 Curva condotta a valle
dalla diagonale
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°27
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Parallelo
Terreno: pista e fuoripista
Livello: V
Obiettivo
Realizzare una sequenza di curve condotte ad arco
ampio, concatenate tra di loro con ritmo e continuità.
120
Il parallelo è una
sequenza di curve condotte ad arco ampio,
concatenate con ritmo e
continuità.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza e anche ripido,
ampio e uniforme con neve battuta e compatta.
Su fuori pista terreno di media pendenza ampio e
uniforme con neve compatta o con neve fresca su
fondo duro.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale-piegamento, in distensionetraslazione, con appoggio del bastoncino, iniziare il
movimento di orientamento del corpo con contemporaneo cambio degli spigoli e azione di pilotaggio
dei piedi e indirizzare gli sci lungo la traiettoria di
curva. Proseguire in piegamento-angolazione continuando a sviluppare la conduzione; in distensione traslazione iniziare la curva successiva con le stesse
modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) I movimenti di distensione-traslazione e piegamento-angolazione sono ampi, graduali e senza
interruzioni con l’intento di conservare la presa di
spigoli.
2) Il peso va mantenuto prevalentemente sullo sci
esterno.
3) L’appoggio del bastoncino avviene nella fase di
distensione-traslazione e favorisce il ritmo ampio e
blando della sequenza.
4) Per una valida esecuzione delle curve condotte è
indispensabile sviluppare la sensibilità del sistema
caviglia-piede e una continua azione di pilotaggio.
5) Data l’elevata velocità di avanzamento il parallelo
può essere eseguito solo su terreni ampi e uniformi
con neve compatta; la velocità di esecuzione è sicuramente inferiore che in pista.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
C4-27 Parallelo
121
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°28
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Serpentina
Terreno: pista e fuoripista
Livello: V
Obiettivo
Realizzare una sequenza di curve condotte ad arco
medio abbastanza ravvicinate tra di loro ed eseguite
con ritmo.
122
La serpentina è una
sequenza di curve condotte ad arco medio
abbastanza ravvicinate
tra loro ed eseguite con
ritmo.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di media pendenza e anche ripido,
con neve battuta e compatta.
Su fuori pista terreno di media pendenza e anche
ripido con neve compatta o soffice.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla discesa diagonale-piegamento, in distensionetraslazione, con appoggio del bastoncino, iniziare il
movimento di orientamento del corpo con contemporaneo cambio degli spigoli e azione di pilotaggio
dei piedi e indirizzare gli sci lungo la traiettoria di
curva; continuando l’attività di conduzione in piegamento-angolazione iniziare la curva successiva con
le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) I movimenti di distensione-angolazione e piegamento-angolazione devono essere effettuati in modo
armonico nel tempo e nello spazio senza interruzioni di continuità.
2) Il ritmo è intenso ma con una modulazione che
consente l’effettuazione completa dei movimenti.
3) È importante l’azione di pilotaggio dei piedi che
interviene continuamente nella fase di indirizzamento per correggere la traiettoria della curva.
4) La traccia lasciata dagli sci mette in evidenza l’attività di conduzione e di ricerca costante dello spigolo.
5) L’appoggio del bastoncino deve essere attivo e
concreto soprattutto quando il terreno è più ripido.
6) Le braccia mantengono una posizione simmetrica
rispetto al busto.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
C4-28 Serpentina
123
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°29
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Scodinzolo
Terreno: pista e fuoripista
Livello: V
Obiettivo
Realizzare una sequenza di curve condotte ad arco
breve ben concatenate tra di loro ed eseguite con
ritmo e precisione.
124
Lo scodinzolo è una
sequenza di curve condotte ad arco breve, ben
concatenate tra loro ed
eseguite con ritmo e precisione.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno di lieve e media pendenza ampio e
uniforme, con neve battuta e compatta
Su fuori pista terreno di lieve e media pendenza con
neve compatta o neve alta.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla diagonale-piegamento, in distensione-traslazione, con appoggio del bastoncino e contemporaneo cambio degli spigoli, con l’azione di pilotaggio
dei piedi, indirizzare gli sci lungo la traiettoria di
curva, continuando l’attività di conduzione in piegamento-angolazione; in distensione-traslazione con
appoggio del bastoncino e cambio degli spigoli, iniziare la curva successiva con le stesse modalità della
precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) I movimenti di distensione-traslazione, piegamento-angolazione e il movimento di orientamento
del corpo sono poco evidenti in quanto gli sci percorrono una traiettoria di curva meno accentuata.
2) Le braccia mantengono una posizione simmetrica
verso la linea di massima pendenza.
3) Rispetto alla serpentina il busto rimane pressoché
fermo e rivolto verso la linea di massima pendenza.
4) Il peso va mantenuto prevalentemente su entrambi gli sci.
5) L’esercizio viene effettuato anche con nevi alte e
su pendio di media pendenza cercando di non perdere velocità.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
C4-29 Scodinzolo
125
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
5° livello:
curve condotte
Esercizio: n°30
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Cortoraggio
Terreno: pista e fuoripista
Livello: V
126
Il cortoraggio è una
sequenza di curve condotte ad arco corto,
molto ravvicinate tra
loro ed eseguite con
ritmo sostenuto e precisione.
Obiettivo
Realizzare una sequenza di curve condotte ad arco
corto e molto ravvicinate tra loro con ritmo sostenuto e precisione.
Caratteristiche del terreno e del manto nevoso
Su pista terreno e media pendenza e anche ripido,
con neve battuta e compatta. Su fuori pista terreno
ripido con neve compatta o neve alta.
Difficoltà di sciata su fuori pista: media, difficile.
Descrizione generale dell’esercizio
Dalla diagonale-piegamento, in distensione-traslazione, con appoggio del bastoncino e contemporaneo cambio degli spigoli, con azione di pilotaggio
dei piedi, indirizzare gli sci lungo la traiettoria di
curva, continuando con la stessa intensità nell’attività di conduzione in piegamento-angolazione; in
distensione-traslazione, con appoggio del bastoncino e cambio degli spigoli, iniziare la curva successiva con le stesse modalità della precedente.
Suggerimenti per facilitare l’apprendimento
1) I movimenti marcati, rapidi e ravvicinati tra loro
fanno sì di realizzare un esercizio con ritmo brillante e dinamico; ciò è consentito, oltre che dalle capacità dello sciatore, anche dalla reazione del terreno
che produce una sorta di rimbalzo.
2) Il bastoncino deve essere appoggiato in modo
attivo ed ha inoltre lo scopo di segnare la cadenza e
il ritmo di esecuzione.
3) L’uso di entrambi i bastoncini in appoggio è
anche un esercizio propedeutico per migliorare la
centralità.
4) Il peso va mantenuto prevalentemente sullo sci
esterno; tuttavia con nevi soffici è opportuno distribuirlo su entrambi gli sci, soprattutto su terreno
ripido.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
5° livello:
curve condotte
C4-30 Cortoraggio
127
(esercizio tratto da “SCI ITALIANO” manuale dei Maestri di Sci - ed. 1998)
Capitolo 4
Glossario
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
GLOSSARIO DEI TERMINI
TECNICI FONDAMENTALI.
128
Definizioni liberamente
tratte dal manuale dei
Maestri di Sci “SCI ITALIANO” edito dalla
F.I.S.I. - ottobre 1998.
ASSI DEL CORPO
Al fine di descrivere i rapporti degli arti con il busto dello
sciatore e con l’attrezzo, s’immagina il corpo percorso da
tre assi e tagliato da tre piani:
• ASSE LONGITUDINALE: attraversa il corpo dalla
sommità del capo (vertice) al punto di unione dei talloni
(piedi);
• ASSE TRASVERSALE: va da una spalla all’altra;
• ASSE SAGITTALE: va dal petto al dorso.
PIANI DEL CORPO
Gli assi individuano i seguenti piani:
• PIANO FRONTALE: divide il corpo umano in due parti
asimmetriche, una anteriore e una posteriore;
• PIANO SAGITTALE: divide il corpo umano in due
parti simmetriche, una sinistra e una destra;
• PIANO TRASVERSALE: divide il corpo umano in due
parti asimmetriche, una superiore e una inferiore.
CENTRO DI MASSA
Il centro di massa di un corpo, detto anche baricentro, è il
punto nel quale si possono considerare applicate le risultanti delle varie forze-peso delle diverse masse che compongono il sistema uomo-sci. Nel corpo umano esso si
trova nella zona centrale del bacino a circa il 57% dell’altezza. Il baricentro del sistema uomo-sci può variare in
seguito ai movimenti delle braccia e delle gambe, in quanto spostando un arco si cambia la distribuzione dei pesi.
BACINO
Struttura ossea formata dall’unione di ileo, ischio e pube,
che si articola in basso con le teste dei due femori. Nel bacino si può identificare, in generale, il baricentro (= Centro
di massa) ed è da considerarsi il centro motore della “macchina sciatore”. In sintesi: il centro di massa si muove nella
direzione in cui si muove il bacino. Il bacino, essendo posizionato fra gli arti inferiori ed il busto, mediante le sue
complesse articolazioni, è la struttura biomeccanica che
consente di realizzare le posizioni ed i movimenti di curva
anche più raffinati.
BUSTO
Complesso di strutture biomeccaniche che vengono simboleggiate con l’asse della colonna vertebrale. La funzione
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Glossario
principale del busto è quella di equilibratore nelle fasi di
movimento, caratterizzate sempre dalla variazione del
punto di applicazione del centro di massa. Il movimento del
busto si effettua sul piano sagittale e interessa in modo solidale anche la porzione cervicale della colonna vertebrale.
POSIZIONE DI BASE
È l’assetto del corpo in equilibrio, non completamente
eretto, data dalla conformazione fisica e di atteggiamento
abituale (= di postura ) della persona. Può essere assunta a
sci paralleli o a sci a spazzaneve.
In attraversamento con gli sci in condizione di "parallelismo naturale" è la posizione assunta dallo sciatore in
maniera naturale, alla ricerca di un equilibrio personale e di
un assestamento in sicurezza.
129
PIEGAMENTO
È il passaggio da una posizione estesa (alta) ad una posizione piegata, provocando un abbassamento del centro di
massa attraverso la chiusura degli angoli delle articolazioni
degli arti inferiori. Si effettua utilizzando principalmente la
muscolatura e le articolazioni degli arti inferiori.
Nelle curve a spazzaneve viene usato il termine “abbassamento” in quanto il movimento viene eseguito in modo
rudimentale, naturale e spontaneo.
DISTENSIONE (= ESTENSIONE)
È il passaggio da una posizione piegata ad una posizione
estesa attraverso l'apertura degli angoli delle articolazioni
degli arti inferiori, determinando un allontanamento del
centro di massa dalla base portante.
Il movimento deve essere modulato in base alla lunghezza
della traiettoria di curva che si deve percorrere. Nelle curve
a spazzaneve viene usato il termine “innalzamento” in
quanto il movimento viene eseguito in modo rudimentale,
naturale e spontaneo per ritornare in posizione di base.
PARALLELISMO
È una delle posizioni assunte dallo sciatore e consiste nella
possibilità di mantenere gli sci a distanza pressoché costante tra loro, anche se su piani diversi tra loro. Inoltre, il
parallelismo degli sci, rispetta la naturale tendenza di ogni
sciatore a mantenere una maggiore o minore distanza tra
loro. Nelle fasi iniziali di apprendimento, si può ipotizzare
un "parallelismo naturale" dato dalla posizione di sicurezza
e comodità assunte istintivamente da ogni sciatore in base
alle caratteristiche della postura personale.
Capitolo 4
Glossario
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
PRESA DI SPIGOLO
È l'angolo d'incidenza formato dall'asse trasversale dello sci
con il pendio. Un aumento dell'angolazione provoca una
maggiore presa di spigolo mentre una diminuzione di
angolazione provoca una minor presa di spigolo.
Nelle curve a spazzaneve viene usato il termine di “attraversamento” in quanto è caratterizzato da un appoggio
naturale sullo spigolo dovuto alla tenuta dello scarpone e
alla sua posizione orizzontale sul pendio.
130
AZIONE STERZANTE
È il movimento ottenuto tramite l'azione del complesso
articolare degli arti inferiori che permette di trasmettere
agli sci la variazione di direzione.
È importante nella prima fase di apprendimento della tecnica sciistica.
Essa è abbinata al movimento di orientamento del corpo
nella prima fase di curva e al piegamento-angolazione nella
seconda fase della curva.
CONDUZIONE
È il risultato biomeccanico (fisico, neuromuscolare, tecnico e geometrico) dell’insieme dei movimenti che consentono lo sviluppo di una curva con il minor sbandamento possibile dalla traiettoria curvilinea voluta.
CARICO
Nella pratica viene usato il termine “peso” come sinonimo
di “carico”. Il carico è la grandezza fisica che lo sciatore
applica alla traiettoria curvilinea e rappresenta la sommatoria di tutte le forze che agiscono sul sistema uomo-sci.
DISTRIBUZIONE DEI PESI
Dall’inizio della curva lo sci esterno sopporta prevalentemente il carico di tutto il peso dello sciatore e delle forze
che agiscono sul suo baricentro fino alla massima pendenza. Successivamente, per effetto dell’azione di piegamentoangolazione, il peso si sposta gradualmente su entrambi gli
sci. La percentuale di carico durante la curva cambia, in
funzione di numerose variabili che intervengono: velocità
di avanzamento, rapidità di esecuzione dei movimenti,
arco di curva, qualità della neve, caratteristiche dello sciatore.
GRADUALITÁ
È l’abilità a compiere movimenti attivi con un’esecuzione
progressiva e proporzionale nello spazio e nel tempo degli
stessi sci.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Glossario
MOVIMENTO DEGLI ARTI SUPERIORI
Gli arti superiori effettuano un movimento che diviene
sempre più importante e significativo con il progredire dell’abilità dello sciatore. Essi, infatti, hanno lo scopo generale di collaborare alla simmetria generale del corpo dello
sciatore anche in fase curvilinea.
MOVIMENTO DEGLI ARTI INFERIORI
Gli arti inferiori realizzano i movimenti di distensione con
traslazione e conseguente cambio degli spigoli, con successivo movimento di piegamento-angolazione, impegnando
le articolazioni di caviglie, ginocchia ed anche.
131
TRASLAZIONE
È lo spostamento del centro di massa che determina la fine
di una curva e la volontarietà dell’inizio della curva immediatamente successiva. In una prima fase la traslazione
determina la diminuzione dell’angolazione, continua verso
l’interno-avanti della curva da realizzare determinando il
“cambio degli spigoli” e in seguito produce un’angolazione
abbinata alla distensione. Il movimento di traslazione è
sempre associato ai movimenti di distensione e di orientamento del corpo.
ANGOLAZIONE
L’angolazione è la serie di movimenti che determinano la
presa di spigolo, collaborando a creare la traiettoria di
curva e a mantenere l’equilibrio in diagonale.
ANGOLAZIONE DINAMICA
L’angolazione dinamica è l’insieme dei movimenti che collaborano a determinare la traiettoria di una curva condotta; essa modifica punto per punto la traiettoria di curva in
funzione delle forze fisiche, della deformazione dell’attrezzo e dei movimenti di piegamento e distensione. Si ottiene
attraverso il continuo spostamento del centro di massa
verso l’interno delle curve effettuate in conduzione.
MOVIMENTO DI ORIENTAMENTO DEL CORPO
È la rotazione del corpo intorno all'asse longitudinale dello
sciatore nel senso di curva.
Il movimento di orientamento del corpo viene rappresentato in maniera diversa a seconda dell’arco di curva da
effettuarsi e della velocità di avanzamento.
Nelle curve rotonde e lunghe (parallelo) l’asse sagittale del
corpo tende ad essere parallelo all’asse degli sci.
Nelle curve rotonde e medie (serpentina) l’asse sagittale del
corpo è rivolto leggermente verso valle rispetto l’asse degli sci.
Capitolo 4
Glossario
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
Nelle curve rotonde e strette (cortoraggio) l’asse sagittale
del corpo è rivolto in modo consistente verso valle rispetto
all’asse degli sci. Tale movimento, effettuato nella prima
parte di curva, aiuta a realizzare in maniera determinante la
traiettoria voluta, nella seconda parte invece è più controllato e contenuto attraverso il movimento di piegamentoangolazione.
CAMBIO DEGLI SPIGOLI - CAMBIO DI DIREZIONE
È considerata la fase più delicata ed importante per l'esecuzione iniziale di curva ed è caratterizzata dal passaggio
dagli spigoli interni della curva precedente a quelli interni
della curva successiva. Si ottiene con un spostamento del
centro di massa verso l'interno-avanti della curva successiva con conseguente innalzamento. Questo movimento
provoca inizialmente la diminuzione dell'angolazione della
curva precedente e, successivamente, provoca l'angolazione
della curva che si deve effettuare.
Il cambio degli spigoli avviene in conseguenza della traslazione del centro di massa.
132
DISTENSIONE (=ESTENSIONE)
ABBINATA ALL'ANGOLAZIONE DINAMICA
Essa caratterizza le fasi iniziali di una curva condotta. Si
ottiene attraverso un'azione di apertura delle articolazioni degli arti inferiori e di spostamento del bacino progressivamente sempre più verso l'interno della curva da
eseguire. In questa situazione di inizio curva il centro di
massa, dopo la fase di innalzamento, si abbassa involontariamente per effetto dell'aumento dell'angolazione.
La direzione del movimento del bacino e la direzione
della traiettoria degli sci determinano un allontanamento
del centro di massa (bacino) dalla base portante.
Lo scopo principale è quello di realizzare l'aderenza degli sci
con il terreno permettendone la deformazione e creando i
presupposti per la conduzione. Questa azione serve soprattutto a creare la forza centripeta che permette la conduzione voluta dallo sciatore.
La distensione-angolazione (=estensione-angolazione),
inoltre, prosegue senza interruzioni fino al successivo
movimento di piegamento-angolazione.
PIEGAMENTO ABBINATO ALL’ANGOLAZIONE
DINAMICA
Esso caratterizza tutta la seconda parte di una curva condotta con il risultato di mantenere il più possibile costante
la pressione degli sci sulla neve, ottenendo il controllo continuo della traiettoria.
Capitolo 4
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Glossario
Questa fase di esecuzione ben coordinata si può definire
"ANGOLAZIONE-PIEGAMENTO".
In esso prevale la direzione verso l'interno-basso del centro
di massa ed è contenuta, per ogni sciatore, in un arco di
escursione ben definito al di fuori del quale il movimento
diviene poco efficace.
Per una escursione corretta è necessario che vi sia un intervento appropriato degli arti inferiori (principalmente asse
bacino-ginocchia ma anche ginocchia-piedi).
Il punto di curva in cui inizia il movimento di piegamento-angolazione varia a seconda dell'arco di curva che si sta
effettuando, della velocità di avanzamento e del pendio. In
generale: più la curva è filante e più il movimento di piegamento-angolazione inizia prima della massima pendenza; più la curva è rotonda e più il movimento di piegamento-angolazione tende a coincidere con il punto di massima pendenza.
Il piegamento abbinato all'angolazione dinamica è la continuazione naturale del precedente movimento di distensione-angolazione (=estensione-angolazione).
133
AZIONE DI PILOTAGGIO DEI PIEDI
È l'attività continua di intervento millimetrico nelle fasi di
indirizzamento e di conduzione, con azioni muscolari e
biomeccaniche del complesso articolare di piede-caviglia
che dà efficaci correttivi alla traiettoria di curva.
L'azione di pilotaggio dei piedi esiste a tutti i livelli di insegnamento con quantità e qualità differenziate. Tale azione,
nei livelli iniziali è più propriamente definita come "azione
sterzante"; più si evolve tecnicamente e più si affina la azione motoria, più prende corpo e importanza 1’azione di
pilotaggio dei piedi vera e propria.
Il sistema "caviglia-piede" è il primo centro di rilevamento
dei dati di curva per quanto riguarda i contatti sci-neve.
Per una interpretazione corretta delle curve, in modo particolare condotte, è indispensabile sviluppare ed usare la
sensibilità profonda complessiva di caviglia-piede.
INDIRIZZAMENTO
È il risultato dell'azione di pilotaggio dei piedi, del movimento di orientamento del corpo e della distensione (=estensione)-traslazione, che consente l'esecuzione di traiettorie
volute, precise, determinate e quindi più raffinate.
Capitolo 4
Archi di curva
“Cristiania di base”
Tecnica di discesa
Sci alpinismo
ARCHI DI CURVA “CRISTIANIA DI
BASE”
A -Sequenza di cristiania di base ad arco medio
B -Sequenza di cristiania di base ad arco medio filante
C -Sequenza di cristiania di base ad arco breve
134
A
Capitolo 4
B
C
Sci alpinismo
Tecnica di discesa
Archi di curva
Cristiania
ARCHI DI CURVA CRISTIANIA
A-Sequenza di cristiania ad arco ampio
B-Sequenza di cristiania ad arco medio
C-Sequenza di cristiania ad arco medio filante
D-Sequenza di cristiania ad arco breve
135
A
B
C
D
Capitolo 4
136
capitolo 5
Tecnica di bivacco
INDICE
Premessa
Realizzazione del bivacco
La caverna
La truna
L'igloo
La tenda
Sopravvivenza d'inverno
torna al sommario
Premessa
Tecnica di bivacco
Sci alpinismo
PREMESSA
138
In montagna può capitare che particolari circostanze, quali una tormenta improvvisa,
uno smarrimento, la nebbia, la necessità di prestare assistenza a un ferito che non può essere trasportato rapidamente in luogo sicuro, costringano gli alpinisti a bivaccare. In questi
casi è necessario decidere il bivacco per tempo, organizzandosi bene, per evitare che l’affaticamento e l’oscurità non permettano di individuare il luogo più adatto. Qualora si avessero in dotazione tende e sacchi da bivacco (in genere, dato il loro peso, ciò avviene solo se
il bivacco è previsto), l’unica preoccupazione sarà quella di scegliere un posto riparato dal
vento e sicuro dai pericoli oggettivi come le valanghe, la caduta di seracchi, pietre, cornici e, se su ghiacciaio, il crollo di ponti di neve. Non disponendo di materiale da bivacco
(bivacco imprevisto), gli alpinisti devono costruirsi un ricovero nella neve, scegliendone il
tipo in relazione alla disponibilità di tempo, allo spessore e alla qualità del mento nevoso,
alla natura del terreno. Luoghi idonei si trovano dove la neve è stata accumulata, in conche o su pendi sottovento e in prossimità di rocce. Dormendo una decina di metri al di
sopra del fondo di una valletta o di un canalone si beneficia di una temperatura di diversi gradi superiore (a condizione che il luogo sia riparato dal vento), perché l’aria fredda,
più pesante, si accumula alle quote inferiori. Nei boschi si trovano posti favorevoli nella
cavità coperta dai rami che talvolta si forma intorno al tronco dell’albero.
REALIZZAZIONE DEL BIVACCO
La temperatura all’interno di un bivacco ben
costruito, sale in genere
fino ad alcuni gradi
sopra 0°C.
C5-01 Sistemazione del bivacco
Capitolo 5
L’apertura del bivacco deve essere piccola e chiusa con
blocchi di neve. Il soffitto deve essere basso e le cuccette sopraelevate, per sfruttare meglio il calore residuo (la temperatura all’interno sale in genere fino ad
alcuni gradi sopra 0°C). Le dimensioni del ricovero
dipendono dal numero di persone che deve ospitare.
Non deve essere costruito troppo piccolo, per consentire un minimo di movimento all’interno e perché,
Sci alpinismo
Tecnica di bivacco
con il riscaldamento dell’aria, il soffitto potrebbe
abbassarsi. Se l’entrata non può essere costruita in salita, lo scavo di un fossato nel punto più basso del ricovero permette all’aria più fredda di depositarvisi. La
posizione del tetto del bivacco deve essere segnalata
all’esterno con bastoncini o bandierine.
Una brandina per dormire isolati dalla neve si può
improvvisare con sci, pelli di foca, corde o altro materiale. Se il bivacco è previsto, sarà opportuno dotarsi
di materassini in materiale idrorepellente (tipo a cellule chiuse). Sono leggeri e molto isolanti. È molto
utile disporre di giacca a vento, piumino, teli impermeabili, da porre sotto la schiena per evitare il contatto diretto con la neve. I piedi possono essere infilati
dentro lo zaino. Specie se poco coperti, si deve assumere una posizione rannicchiata che consente una
maggiore conservazione del calore corporeo.
A basse temperature è meglio mettere la scarpetta
interna degli scarponi nel sacco vicino al corpo. Gli
indumenti umidi si stendono o si indossano sopra
quelli asciutti. Durante la costruzione del bivacco si
lavora vestiti leggermente per evitare di sudare o di
infradiciare con la neve gli indumenti più caldi. Si
indossa poi tutto il vestiario disponibile quando si
entra nel bivacco. Il materiale eccedente può essere
sistemato in nicchie appositamente preparate.
L’aerazione si assicura mediante fori praticati nel soffitto o lateralmente che, in caso di nevicate, devono
essere costantemente tenuti liberi. Esiste tuttavia una
minima circolazione di aria attraverso la neve, grazie
alla permeabilità che la caratterizza in funzione della
densità. Si controlla la respirabilità dell’aria tenendo
accesa una candela all’altezza della testa. Il suo spegnimento indica mancanza di ossigeno. La luce della
candela, inoltre, serve a intiepidire l’aria del ricovero
infondendo una sensazione di conforto. Le bevande
calde si preparano vicino all’entrata. Particolare attenzione deve essere prestata nell’uso delle tavolette di
meta o di altri combustibili solidi che possono generare gas tossici.
Nel bivacco di fortuna, qualora esista pericolo di congelamento, è necessario muoversi in continuazione e
controllarsi reciprocamente. È importante soprattutto
Realizzazione
del bivacco
La posizione del tetto
del bivacco deve essere
segnalata all’esterno con
bastoncini o bandierine.
C5-02 Bivacco con poca neve
Durante la costruzione
del bivacco si lavora
vestiti leggermente per
evitare di sudare o di
infradiciare con la neve
gli indumenti più caldi.
Capitolo 5
139
Realizzazione
del bivacco
Se si dispone delle pale,
la costruzione di una
caverna per 4-6 persone
non richiede più di due
ore di lavoro.
Tecnica di bivacco
Sci alpinismo
muovere le dita dei piedi e massaggiare le mani. Se
possibile si devono consumare spesso bevande calde e
cibi nutrienti. Con temperature straordinariamente
rigide è opportuno non cedere al sonno.
La caverna
140
C5-03 Caverna
C5-04 Bivacco in caverna
Quando lo spessore della neve è sufficiente (controllare con una sonda o con uno sci che raggiunga
almeno i due metri) si può ricavare una caverna.
L’entrata deve essere stretta, con galleria d’accesso
possibilmente in salita affinché la neve di scavo possa
essere sgombrata più facilmente e il vano rimanga
più caldo. Si scava con le pale o, in malaugurata
mancanza di queste, arrangiandosi alla meno peggio
con piccozza, sci, con le stesse mani, protette adeguatamente, o con quant’altro fosse disponibile.
Dapprima si prepara una nicchia sufficiente per
disporsi seduti, che può in seguito essere ingrandita
per poter dormire sdraiati. Il soffitto deve essere leggermente a volta e ben liscio, per evitare lo stillicidio
dell’acqua. La costruzione di una caverna per 4-6
persone non richiede più di due ore di lavoro se si
dispone delle pale. È generalmente consigliabile, al
fine di ridurre i tempi di scavo, lavorare aprendo
contemporaneamente due entrate ai lati della caverna. Una delle due viene chiusa con neve dall’esterno
a costruzione ultimata. L’altro ingresso verrà chiuso
dall’interno con blocchi di neve. La caverna si può
ricavare in neve di ogni consistenza.
La truna
C5-05 Bivacco in truna
Capitolo 5
La truna si prepara quando lo spessore della neve e il
tempo disponibile non sono sufficienti per costruire
una caverna. Si scava una buca rettangolare delle
dimensioni occorrenti e, se l’altezza non è sufficiente per stare seduti si costruiscono attorno dei muretti con blocchi di neve. Come tetto si usano sci e
bastoncini messi di traverso, pelli di foca, cordini,
teli o altro materiale (es. rami se si bivacca in bassa
quota), e si ricopre l’ossatura così ottenuta con bloc-
Sci alpinismo
Tecnica di bivacco
Realizzazione
del bivacco
chi di neve e neve di riporto. Con questi mezzi si
può anche coprire un piccolo crepaccio dal fondo
sicuro e ben intasato di neve. La caverna ripara
molto meglio dalla bufera e dal freddo, ed è più facile a costruirsi, mentre la truna può essere costruita
solo quando si trova neve sufficientemente compatta per ricavare i blocchi di neve.
C5-06 Truna
L’igloo
L’igloo si può costruire quando si dispone di neve
compressa, dalla quale ricavare per mezzo di una
pala, uno sci o un lungo coltello, blocchi di grandi
dimensioni. I blocchi si preparano a base più o
meno trapezoidale in funzione del raggio di curvatura della costruzione, e di lunghezza simile in modo
che ad ogni giro si abbia la possibilità di sfalsare le
commessure. I primi blocchi si tagliano all’interno
dell’igloo, allo scopo di abbassare il pavimento, gli
altri in una “cava” da localizzare nei pressi. Costruito
il basamento, si eleva il primo giro di blocchi con
leggera inclinazione verso l’interno. I blocchi del
secondo giro si spostano di 10-15 cm verso il centro
dell’igloo sino a formare un gradino. Analogamente
si procede con i giri di blocchi successivi. Affinché si
saldi bene con gli altri occorre rifinire il blocco al
momento di posarlo. Una persona deve rimanere
all’interno per aiutare a posare il blocco a tronco di
cono che forma la chiave di volta, il quale viene
sagomato prima di essere posato.
I gradini interni ed esterni si smussano per rendere
completamente lisce le pareti. L’ingresso lo si scava
alla fine, dall’interno e dall’esterno, nella parte bassa,
con la forma di un piccolo cunicolo. L’altezza della
cupola non deve superare 1,75 m. Con scarsa disponibilità di tempo e poca esperienza è sempre consigliabile la costruzione di igloo piccoli, con un diametro di circa 2,5 m. Terminata la costruzione,
cospargere i blocchi del ricovero con neve polverosa,
o preventivamente frantumata (calpestandola), per
sigillare eventuali fessure tra blocco e blocco ed evitare la fuga di calore. Questa neve funge anche da
Con scarsa disponibilità
di tempo e poca esperienza è sempre consigliabile la costruzione di
igloo piccoli, con un diametro di circa 2,5 m.
80
2,50
C5-07 Bivacco in igloo
C5-08 Igloo
Capitolo 5
La tenda
Tecnica di bivacco
In mancanza di esperienza specifica la costruzione dell’ igloo richiede
moltissimo tempo e la
chiusura della volta presenta notevoli difficoltà.
142
Sci alpinismo
legante e in breve la volta della costruzione si salda
in un unico corpo. Si tenga presente che in mancanza di esperienza specifica la costruzione dell’ igloo
richiede moltissimo tempo, e la chiusura della volta
presenta notevoli difficoltà. Prima di iniziare la
costruzione vera e propria può convenire scavare il
più possibile nel manto nevoso allo scopo di rendere più agevole e rapido il lavoro.
C5-09 Tende
LA TENDA
Svantaggio di questo
tipo di bivacco è il peso
maggiore nello zaino.
Capitolo 5
È la nostra casa nel raid di più giorni, e nelle lunghe
gite quando manca l’appoggio di un rifugio.
Esistono vantaggi e svantaggi tra il bivacco con
tenda e il bivacco dentro la neve. Nel primo caso la
tenda viene montata in pochi minuti, può essere
usata anche con poca neve, e vi si dorme asciutti.
Svantaggio di questo tipo di bivacco è il peso maggiore nello zaino, anche se ormai le moderne tende a
cupola non pesano più di 2-3 chili per 3 posti. In
caso di bufera è molto fastidioso il continuo sbattere dei teli, e la neve che cade deve essere ogni tanto
spazzata dai teli. Nel bivacco con tenda, quindi nel
bivacco previsto, è indispensabile il fornello, preferibilmente a gas per il minore rischio di incendio.
Alcuni modelli possono essere appesi al soffitto e
creano un certo calore nell’ambiente. Ricordiamo
che una bombola di gas (butano o propano) da 200
cc dura 2 giorni per 2 persone: sciogliendo neve per
fare acqua tiepida, per il cibo e per borracce con
clima rigido.
Sci alpinismo
Tecnica di bivacco
Sopravvivenza
d’inverno
SOPRAVVIVENZA D’INVERNO
Per poter sopravvivere in circostanze avverse (freddo,
vento, umidità) in attesa del miglioramento del tempo
e/o dell’arrivo dei soccorsi, occorre:
• mantenere la calma, avere un atteggiamento
“aggressivo”, non disperare mai;
• risparmiare le forze, riflettere sulle azioni
da intraprendere;
• mantenersi nelle migliori condizioni fisiche possibili;
• conoscere l’effetto del freddo sul corpo e sapere come
proteggersi.
L’allenamento al freddo è un concetto molto controverso; in pratica esiste un allenamento psicologico a
situazioni avverse. Quando un individuo sa contro
cosa deve lottare, si difende meglio. Se conosce gli
effetti di una tempesta di neve, se ha imparato a proteggersi da essa, non lasciandosi prendere dal panico,
lotterà coscientemente con più efficacia. Questo ragionamento è valido per qualsiasi agente e per qualsiasi
pericolo. L’uomo ha paura di ciò che non conosce. In
montagna vi sono i rigori del clima: bisogna conoscerli e sapersi proteggere.
Nell’uomo un’alimentazione sana fornisce un continuo supporto energetico, indispensabile per l’attuarsi
dei processi biochimici che caratterizzano la vita vegetativa e di relazione. Una parte degli elementi introdotti con la dieta viene accantonata nell’organismo e
costituisce una vera e propria riserva energetica da utilizzare in momenti particolarmente critici, come il
digiuno, la fatica, il freddo e lo stress. Perdurando il
digiuno, l’organismo è costretto a servirsi di queste
riserve purtroppo assai limitate. Con un’adeguata scorta di viveri nello zaino si riescono sovente a superare
notevoli difficoltà fisiche.
La perdita di calore del corpo viene aggravata:
• dal vestiario umido, che diventa un conduttore del
calore corporeo verso l’esterno (dissipazione).
Particolare attenzione deve essere rivolta ai piedi che,
più distanti dal cuore, sono meno irrorati dal sangue e
quindi meno riscaldati;
• dalle parti non coperte del corpo (come la testa e il
Quando un individuo sa
contro cosa deve lottare,
si difende meglio, lottando coscientemente e con
più efficacia.
Una parte dell’alimentazione viene accantonata
nell’organismo e costituisce una vera e propria
riserva energetica da utilizzare in momenti particolarmente critici.
Capitolo 5
143
Sopravvivenza
d’inverno
144
Saltellare sul posto,
pestare i piedi, contrarre i
muscoli e tremare, sono
atti che forniscono calore
ma
richiedono
un
dispendio di energia.
Capitolo 5
Tecnica di bivacco
Sci alpinismo
viso), che irradiano grandi quantità di energia (calore)
nell’ambiente esterno;
• dal vento, che asporta grandi quantità di calore dal
corpo.
Le perdite di calore appena descritte vengono
sostanzialmente ridotte da un ricovero di neve, nel
quale la temperatura della poca aria sale subito sopra
0°C. Ogni alimento di rapida digestione (es. glucosio) genera calore interno.
Ogni attività muscolare produce calore.
Saltellare sul posto, pestare i piedi, contrarre i
muscoli e tremare, sono atti che aumentano il calore interno a breve termine, ma richiedono un
dispendio di energia.
Conservare in condizioni d’emergenza il calore del
corpo è essenziale in quanto l’intervallo di variabilità
tollerabile della temperatura corporea è assai limitato. Una perdita di pochi gradi può già portare al graduale declino delle funzioni del corpo e delle capacità mentali.
Man mano che il tremito da freddo aumenta, il
coordinamento della parola diventa più difficile.
Con temperatura interna di 30°C-32°C i muscoli
diventano rigidi e il tremore diminuisce, lo stato di
vigilanza mentale continua a peggiorare.
Intorno ai 27°C si passa nell’incoscienza e si perdono i riflessi. Sotto i 26°C generalmente sopravviene
la morte per ipotermia.
capitolo 6
La neve
INDICE
La formazione della neve
Umidità e saturazione dell’aria
Le nubi
Formazione e crescita del cristallo di neve
Fattori che influenzano la superficie del manto nevoso
Pressione
Temperatura
• Sole e nuvole
• Pioggia
• Nebbia
• Flusso geotermico
• Vento
Le superfici del manto nevoso
Neve fresca
Neve compatta da vento
Crosta da rigelo
Neve primaverile
Erosioni da superficie
Neve pallottolare
Brina di superficie
Brina opaca (galaverna)
Evoluzione del manto nevoso
L’interno di uno strato di neve
La temperatura all’interno del manto nevoso
Gradiente di temperatura (GT)
Trasformazione della neve al suolo
Scomparsa delle ramificazioni
I metamorfismi della neve al suolo
• metamorfismo da debole gradiente
• metamorfismo da medio gradiente
• metamorfismo da forte gradiente
• metamorfismo da fusione e rigelo
Trasformazione meccanica da vento
Proprietà della neve
Isolamento acustico e termico
Propagazione di onde elettromagnetiche
Riflessione di onde solari visibili e di raggi infrarossi
Densità
Coesione
Resistenza
Attrito
Plasticità
torna al sommario
La formazione
della neve
La neve
Sci alpinismo
LA FORMAZIONE DELLA NEVE
La neve è un elemento molto particolare: dispone di
vita propria, in continuo cambiamento.
La neve è composta da aria e da acqua.
Per capirne le trasformazioni è necessario tenere presente gli scambi di materia fra i tre stati dell’acqua:
liquido, solido, gassoso.
146
SUBLIMAZIONE
C6-01 Stati acqua
fusione
SOLIDO
evaporazione
LIQUIDO
(ghiaccio)
GAS
(acqua)
congelamento
(vapore)
condensazione
SUBLIMAZIONE INVERSA
Tutti questi processi causano un trasporto di
materia da uno stato
all’altro, con aumento o
riduzione della massa.
L’acqua passa dallo stato liquido a quello di gas
mediante il processo di evaporazione; al contrario il
vapore acqueo (gas) torna allo stato liquido per condensazione.
Il passaggio dell’acqua dallo stato liquido a solido
(ghiaccio) è definito congelamento e il processo
inverso da solido a liquido è chiamato fusione.
Può verificarsi anche il passaggio diretto da ghiaccio
a vapore acqueo e allora si parla di sublimazione; il
procedimento contrario prende il nome di sublimazione inversa.
È importante sapere, per comprendere poi le trasformazioni della neve, che tutti questi processi causano un trasporto di materia da uno stato all’altro,
con aumento o riduzione della massa.
Umidità e saturazione dell’aria
L’aria che avvolge la terra e che costituisce l’atmosfera è composta da una miscela di ossigeno (21%), di
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
azoto (78%) ed altri gas in piccola quantità.
In natura non esiste aria assolutamente secca priva
cioè di vapore acqueo; l'aria, a seconda della temperatura, contiene in sospensione una diversa quantità
di acqua. A parità di volume, maggiore è la temperatura, più elevata è la capacità dell'aria di contenere vapore acqueo.
Se invece la temperatura scende, l’aria raggiunge la
quantità massima di acqua che può contenere - in
questo caso è detta satura - ed è costretta a cedere la
restante parte che condensa in forma liquida.
Si definisce umidità assoluta la quantità di acqua
effettivamente contenuta in un metro cubo di aria
atmosferica.
Si definisce umidità relativa il rapporto fra la quantità di acqua effettivamente presente in un metro
cubo e quella massima che potrebbe esservi contenuta (esempio: alla temperatura di 20°C la quantità
massima possibile è di 17 g; se la quantità effettiva è
di 10 g, l'umidità relativa vale 10:17x100=58%).
Gli apparecchi che misurano l'umidità dell'aria si
chiamano igrometri.
Temperatura dell’aria (°C)
-20
-10
0
+10
La formazione
della neve
In natura non esiste aria
assolutamente
secca,
priva cioè di vapore
acqueo; l'aria, a seconda
della temperatura, contiene in sospensione una
diversa quantità di
acqua.
+20
Massima quantità di acqua 1,1 2,4 4,8 9,4 17,2
(grammi in un metro cubo)
Altitudine e zero termico: in una massa d'aria
ferma (assenza di correnti) la temperatura diminuisce progressivamente, all’aumentare della quota di
0,6 °C ogni 100 metri. La quota dello zero termico,
è l’altitudine alla quale, la temperatura media si aggira intorno agli 0°C, se misurata in aria libera.
Le nubi
Quando si raffredda, una massa d'aria diminuisce la
sua capacità di trattenere l'acqua in sospensione e
può arrivare al limite della saturazione. L'acqua eccedente condensa, dapprima in minutissime goccioline che formano la nebbia e le nubi, infine in pioggia, grandine o neve.
Alla temperatura di 20°C
la quantità d’acqua massima contenuta in un
metro cubo d’aria è di
17g.
Capitolo 6
147
La formazione
della neve
Per avere la formazione
di nuvole è necessaria
una forte concentrazione
di vapore acqueo e la
presenza di nuclei di
condensazione.
148
DI GHIACCIO
La neve
Sci alpinismo
Tuttavia per avere la formazione di nuvole si richiede una forte concentrazione di vapore acqueo e la
presenza di nuclei di condensazione, costituiti da
particelle di sale derivate dalla evaporazione dei
mari, oppure da particelle minerali di origine vulcanica oppure da prodotti della combustione industriale.
Ad esempio, dopo il transito di un aereo, se si forma
in coda una scia di colore biancastro, essa è causata dai
nuclei di condensazione presenti nei gas di scarico.
Formazione e crescita del cristallo di neve
GOCCIOLINA
D'ACQUA
GOCCIOLINA
D'ACQUA
cristalli di ghiaccio
C6-02 Formazione cristallo da vapore
GOCCIOLINA
GOCCIOLINA
GOCCIOLINA
C6-03 Formazione cristallo brinato
Le più importanti riserve d’acqua, come gli oceani, i
mari, producono, a causa dell’evaporazione, una
abbondante quantità di vapore acqueo che, alzandosi
di quota si condensa in goccioline d’acqua.
All’interno delle nuvole, in particolari condizioni di
temperatura, con forte umidità e con la presenza di
particelle in sospensione costituite da polveri e sali, si
formano i cristalli di neve: infatti le molecole d’acqua
cedute dalle goccioline si depositano su queste particelle chiamate nuclei di congelamento. Un’altra forma
di accrescimento avviene quando le goccioline, che
vengono a contatto del cristallo che cade, si solidificano sulla sua superficie.
Pur essendoci una grande quantità di forme, tutti
i cristalli hanno in comune la struttura esagonale.
La forma finale del cristallo di neve nell’atmosfera
dipende soprattutto dalla temperatura e dal grado di
umidità: la crescita si sviluppa secondo il piano di base
(lati e angoli) oppure secondo l’asse perpendicolare al
piano di base. La neve, durante la sua caduta, può
attraversare strati d’aria aventi una temperatura superiore a 0°C, mantenendo la forma solida, perché l’aria
circostante non è in grado di fornire sufficiente calore
C6-04 Crescita lati
C6-05 Crescita spigoli
C6-06 Crescita asse c
da -10 a -12 °C
da -12 a -18 °C
da -6 a -10 °C
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
La formazione
della neve
per fondere il cristallo. Perciò il limite delle nevicate
normalmente si posiziona di 300-400 metri al di sotto
dell’isoterma di 0°C. Se in prossimità del suolo la
temperatura è superiore a +3/4°C piove, e i cristalli
fondono. Gli studiosi hanno individuato in natura
oltre 3000 tipi di cristalli.
Viene presentato il sistema di classificazione della
neve fresca, elaborato dalla Commissione
Internazionale Neve e Ghiaccio (ICSI).
149
C6-07 Classificazione neve
1a
Colonne
prismi corti
di forma
allungata
cavi o pieni
1b
Aghi
tipo a forma
di ago, spesso
cilindrica
1c
Piastre
piastrine
a forma
esagonale
1d
Dendriti
stellari
cristalli
esagonali
a forma di
stella, piani o
spaziali
1e
Cristalli
irregolari
grappoli
costituiti
da cristalli
molto piccoli
1f
Neve
pallottolare
cristalli brinati
in seguito a
contatto con
gocce d’acqua
1g
Grandine
1h
Sferette di
ghiaccio
goccioline
trasformate
in ghiaccio e
di seguito
ingrossate
goccioline
congelate e
trasformate
in sfere
di ghiaccio
Capitolo 6
Fattori che influenzano
la superficie del manto
nevoso
La neve
Sci alpinismo
aghi
stella brinata
combinazione di
colonna e piastrina
150
piastrina
stella
colonna
C6-08 Cristalli di neve fresca
foto realizzate da Météo-France/ CNRM/ CEN
FATTORI CHE INFLUENZANO LA
SUPERFICIE DEL MANTO NEVOSO
La neve è un materiale
continuamente soggetto a
trasformazioni dovute
principalmente a tre fattori: pressione, temperatura
e vento.
La superficie superiore del manto nevoso che si trova a
contatto con l’atmosfera è in continuo movimento in
conseguenza di nuove precipitazioni di neve fresca, di
perdite per fusione, di apporti o riduzioni ad opera del
vento. La neve è un materiale continuamente soggetto
a trasformazioni dovute principalmente a tre fattori:
pressione, temperatura e vento.
Pressione
Il passaggio di persone o di mezzi meccanici (es. battipista) esercita sulla superficie della neve una pressione
che diminuisce lo spessore del manto nevoso e aumenta la densità (peso di un metro cubo di neve).
La neve è un materiale comprimibile e la riduzione
dello spessore è anche dovuta agli strati superiori che
gravano con il loro peso sugli strati sottostanti.
Sulla neve fresca, caduta nel corso di una giornata, è
possibile osservare una riduzione dell’altezza del 20%.
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
Fattori che influenzano la superficie del
manto nevoso
Temperatura
La superficie della neve è influenzata dalla temperatura dell’atmosfera e quindi dalla variabilità degli
agenti atmosferici (sole e nuvole, pioggia, nebbia,
vento). Inoltre il manto nevoso riceve dal suolo il
calore interno della terra, chiamato flusso geotermico, che una volta giunto in superficie si diffonde
nell’atmosfera.
C6-08 Sole e nuvole
Sole e nuvole
Il riscaldamento della superficie nevosa segue con un
certo ritardo il movimento del sole: si osserva così il
massimo raffreddamento al sorgere del sole e il massimo riscaldamento verso le ore 14 solari.
Durante il giorno la neve assorbe calore per effetto del
soleggiamento mentre ne perde durante la notte
soprattutto in presenza di cielo sereno. Si può ad
esempio, nelle ore più fredde, misurare -15 °C sulla
superficie della neve, mentre durante il giorno la temperatura dell’aria poteva oscillare da -10 a +10 °C.
Il cielo nuvoloso riflette verso il basso il calore
disperso dal suolo che ristagna sotto le nubi e riscalda la superficie della neve. Da ciò si trae la considerazione che con sole e cielo sereno la neve rimane
asciutta, mentre in presenza di copertura nuvolosa la
neve resta umida.
Con sole e cielo sereno la
neve rimane asciutta,
mentre in presenza di
copertura nuvolosa la
neve resta umida.
C6-10 Nebbia e pioggia
Capitolo 6
Fattori che influenzano
la superficie del manto
nevoso
La neve
Sci alpinismo
Pioggia
La pioggia aumenta il peso del manto nevoso soprattutto imbevendo d’acqua gli strati più superficiali; inoltre favorisce la percolazione d’acqua negli strati inferiori. La fusione della neve per effetto di un apporto di
calore prodotto dalla pioggia non è molto rilevante.
152
Nebbia
In genere la nebbia apporta calore: infatti si tratta di
una massa d’aria che presenta elevata umidità e temperatura più elevata di quella della superficie della neve
che, a contatto con il suolo cede umidità e riscalda la
neve.
superficie della neve
terreno 0°
flusso geotermico
Flusso geotermico
La terra, dal suo interno, produce un flusso continuo di
calore che al livello del suolo determina un temperatura di circa 0°C. Ad ogni 100 metri di profondità la temperatura aumenta di 3°C. Se il manto nevoso ha uno
spessore di almeno 50 cm, il calore fornito con continuità dalla terra rimane rinchiuso dalla coltre nevosa e
il suolo mantiene per tutto l’inverno una temperatura
prossima a 0°C.
C6-11 Flusso geotermico
Vento
Una massa d’aria fredda
e secca, assorbendo vapore acqueo, raffredda la
superficie nevosa; invece
una massa d’aria calda e
umida fornirà altro
vapore acqueo con conseguente riscaldamento
della superficie.
Capitolo 6
È importante considerare l’azione del vento che interviene sulla neve in diversi modi.
• Trasforma i cristalli di neve frantumandone le ramificazioni e riducendoli in piccoli grani tondi.
• Svolge una azione di erosione e trasporto della neve,
creando nuovi depositi.
• Determina aumenti o diminuzioni di temperatura
della superficie della neve. Infatti una massa d’aria fredda e secca, assorbendo vapore acqueo, raffredda la
superficie; invece una massa d’aria calda e umida fornirà altro vapore acqueo con conseguente riscaldamento della superficie. Infine un vento caldo e secco (Föhn)
aumenterà la temperatura della superficie della neve e
provocherà processi di fusione
Sci alpinismo
La neve
Le superfici del
manto nevoso
LE SUPERFICI DEL MANTO NEVOSO
Neve fresca
Durante o subito dopo una nevicata, specie se la precipitazione avviene con poco vento, la superficie del
manto nevoso si presenta uniforme e di uguale spessore indipendentemente dalla pendenza del terreno.
La neve che ricopre il suolo può essere:
a) neve fresca asciutta (farinosa), formata da cristalli o
piccoli fiocchi (agglomerati di cristalli) leggeri, asciutti. Essa scricchiola sotto i passi e non si lascia appallottolare.
b) neve fresca umida costituita da neve pesante, più o
meno bagnata, che forma zoccolo sotto gli sci; durante la marcia è faticosa da battere e si lascia appallottolare con facilità.
C6-12 Neve fresca
Neve compattata dal vento
Se durante la precipitazione o anche in tempi successivi, si manifesta un forte vento, gli strati superficiali
subiscono una compattazione al punto da divenire
anche portanti e sostenere il peso di una persona.
Crosta da rigelo
C6-13 Neve compattata dal vento
La superficie del manto nevoso che ha subito apporti
di calore (ad esempio irraggiamento solare), ai quali
hanno fatto seguito diminuzioni della temperatura o
episodi di forte vento, presenta delle croste superficiali più o meno compatte. Tali superfici possono reggere il peso di uno sciatore oppure rompersi rendendo
difficoltose sia la salita che la discesa.
Neve primaverile
Il manto nevoso primaverile ha già subito processi di
fusione e rigelo. La superficie della copertura, nell’arco della giornata, può presentarsi a seconda della temperatura:
a) di neve dura, resistente e ghiacciata, durante la
C6-14 Crosta da rigelo
Capitolo 6
Le superfici del manto
nevoso
C6-15 Neve primaverile
La neve
Sci alpinismo
notte o di prima mattina; tanto da richiedere l’uso
dei rampanti o dei ramponi.
b) Firn, cioè neve appena sgelata in superficie, ma
compatta in profondità e portante. La neve “fiorisce”
per l’azione del sole e per l’aumento della temperatura. La superficie è uniforme, scorrevole, ideale per
la pratica dello sci. Tale situazione non dura a lungo:
con l’aumento dell’insolazione il manto nevoso
diventa molle e si sprofonda sempre di più.
c) Di neve marcia: la superficie è caratterizzata dalla
presenza di acqua che può anche scorrere all’interno
del manto nevoso. Il forte aumento di temperatura,
la pioggia, il calore del sole sono i fattori che causano la riduzione della coesione tra i cristalli.
Erosioni da superficie
C6-16 Neve e solchi da pioggia
C6-17 Erosioni
Spesso la superficie del manto non è omogenea e presenta una serie di irregolarità; ne citiamo alcune.
• solchi lungo la linea di massima pendenza determinati dalla pioggia che si infiltra nel manto nevoso e
poi scorre su uno strato più duro oppure sul terreno;
• dune, ondulazioni prodotte dall’azione del vento in
superficie. La quantità di neve che può essere erosa o
trasportata dipende da quanto sono legati i singoli cristalli tra di loro (coesione) nonché dall’intensità del
vento. Il passaggio di uno sciatore o di un alpinista
sulla neve fresca produce una compattazione della
neve; le tracce diventano quindi meno asportabili dal
vento e restano visibili in rilievo. Una superficie erosa
dal vento si presenta irregolare, non omogenea e quindi malamente sciabile.
Neve pallottolare
C6-18 Neve pallottolare
foto: Météo-France/CNRM/CEN
Capitolo 6
È costituita da cristalli di neve formati in masse nuvolose turbolente e che a contatto di goccioline d’acqua
si sono brinati. Tale cristallo non si trova comunemente come gli altri tipi, cade soprattutto in inverno
e al suolo forma uno strato di piccolo spessore. Questa
neve pallottolare, una volta ricoperta da altri strati di
neve, può diventare un piano di slittamento su cui si
muove una valanga.
Sci alpinismo
La neve
Le superfici del
manto nevoso
Brina di superficie
La superficie della neve presenta un particolare cristallo che si forma al suolo e non nell’atmosfera.
Soprattutto all’inizio della stagione invernale e durante notti fredde e stellate il terreno si raffredda molto
rispetto al giorno. Il vapore acqueo contenuto nell’aria accumulato durante le ore di sole, con le basse
temperature notturne sublima a contatto con la
superficie della neve, che è diventata più fredda dell’aria, e si trasforma in aghi o in foglie.
La dimensione dei cristalli è notevolmente più grande
rispetto alla neve fresca. Con temperature rigide, nelle
zone ombreggiate la brina di superficie può mantenersi per molti giorni. Essa forma uno strato ideale di
slittamento delle valanghe. I suoi cristalli si legano
poco sia tra loro che con gli altri strati di neve e si
sciolgono solo per infiltrazione di acqua nel manto
nevoso con temperature miti o pioggia, oppure in primavera.
C6-19 Brina di superficie
Il vapore acqueo, con le
basse temperature notturne, sublima a contatto
con la superficie della
neve, e si trasforma in
aghi o in foglie.
Brina opaca (galaverna)
Affine per composizione, ma marginale per la formazione delle valanghe in quanto non interessa la superficie del manto nevoso, è la brina opaca detta anche
galaverna. Quando il tempo è nebbioso e ventoso,
con temperature inferiori a 0°C, si forma la brina
opaca: in queste condizioni l’umidità dell’aria, a contatto con superfici fredde, forma uno strato bianco sul
lato controvento di strutture o oggetti. Questo fenomeno si osserva sugli alberi, sui sostegni di impianti a
fune o di tralicci per la distribuzione dell’energia elettrica. Il deposito di galaverna si accentua con l’aumentare del vento.
C6-20 Brina opaca
Capitolo 6
Evoluzione
del manto nevoso
La neve
Sci alpinismo
EVOLUZIONE DEL MANTO NEVOSO
Il manto nevoso alpino inizia a formarsi in autunno
con le prime nevicate, mentre in primavera si fonde e
si trasforma in acqua. È costituito da diversi strati di
neve prodotti dalle varie nevicate oppure dall’azione di
trasporto del vento che crea nuovi depositi. Una volta
che toccano il suolo, i cristalli di neve perdono le loro
caratteristiche, subiscono una serie di trasformazioni e
assumono il nome generico di grani. Ogni strato presenta caratteristiche differenti per quanto riguarda il
tipo di grano, lo spessore, la temperatura, la densità e
la durezza. Solo in primavera, quando la massa nevosa
si riscalda fino al punto di fusione gli strati spariscono
e si forma un’unica massa omogenea.
C6-21 Stratificazione manto nevoso
L’interno di uno strato di neve
Osservando al microscopio l’interno di uno strato di
neve si nota una struttura di ghiaccio e molto spazio
vuoto che contiene aria e vapore acqueo. I grani sono
collegati tra loro tramite colli; maggiore è la dimensione del collo più forti risultano i legami tra i grani.
strati superiori
La temperatura all’interno del manto
nevoso
strati inferiori
C6-22 Interno strato
La terra emana un flusso continuo di calore (flusso geotermico) e al livello del suolo la temperatura vale circa
0°C. Sulla superficie della neve, la temperatura è
influenzata soprattutto dalle condizioni atmosferiche.
In inverno la temperatura media superficiale rimane
TEMPERATURA °C
-5°
70
SERA
60
50
MANTO
NEVOSO
GIORNO
ANDAMENTO
DELLA
TEMPERATURA
SUPERFICIE
DELLA NEVE
0°
40
30
20
10
ALTEZZA NEVE IN CM
-10°
SUPERFICIE TERRENO 0°
0
TERRENO
C6-23 Temperatura manto
Capitolo 6
MANTO
NEVOSO
SCAMBIO
DI CALORE
CALORE
FORNITO
DAL TERRENO
Sci alpinismo
La neve
molto al di sotto di quella del suolo. Durante le ore più
calde la superficie riceve calore, mentre durante le ore
più fredde essa cede calore.
La distribuzione della temperatura all’interno del
manto nevoso può avere un andamento molto diverso
a seconda della stagione, dell’esposizione e della quota.
Ad esempio in pieno inverno la temperatura parte da
0°C a livello del suolo e man mano che si sale verso la
superficie essa diminuisce facendo registrare valori
negativi. Invece in primavera durante la fase di fusione
la temperatura su tutto il profilo del manto nevoso
presenta un valore uniforme vicino a 0°C.
Evoluzione
del manto nevoso
In inverno la temperatura
del manto nevoso parte da
0°C a livello del suolo e
verso la superficie, gradatamente, diminuisce. In
primavera, invece, presenta un valore uniforme
vicino a 0°C.
157
Gradiente di temperatura (GT)
La stabilità del manto nevoso oltre che dalla inclinazione del pendio dipende dal tipo di grani di cui sono
costituiti gli strati.
L’elemento che gioca il ruolo fondamentale nelle trasformazioni della neve è la temperatura, anzi la differenza di temperatura tra la superficie del manto nevoso e il terreno.
Per gradiente di temperatura (GT) si intende la
variazione di temperatura per centimetro di spessore del manto nevoso.
Vengono stabiliti convenzionalmente tre diversi tipi di
gradiente:
debole gradiente: GT < 0,05 °C/cm
medio gradiente: GT compreso tra 0,05 °C/cm e
0,20 °C/cm
forte gradiente: GT > 0,20 °C/cm
Riportiamo di seguito tre esempi di gradiente, nei
quali vengono analizzati l’intero manto nevoso oppure un singolo strato.
L’elemento fondamentale
nelle trasformazioni della
neve è la temperatura,
anzi la differenza di temperatura tra la superficie
del manto nevoso e il terreno.
Capitolo 6
Evoluzione
del manto nevoso
Situazione di
“debole gradiente”
temp. strato inf.: -12°C
temp. strato sup.: -14°C
diff. di temp.: 2°C
altezza neve: 50 cm
GT = 2 = 0,04 °C
––
––
50
cm
Sci alpinismo
superficie
t1 = -14°C
neve
h = 50 cm
t0 = -12°C
altro strato
C6-24 Debole gradiente
Situazione
di “medio gradiente”
temp. strato inf.: -9°C
temp strato sup.: -12°C
diff. di temp.: 3°C
altezza neve: 30 cm
GT = 3 = 0,1 °C
––
––
30
cm
altro strato
t1 = -12°C
neve
h = 30 cm
t0 = -9°C
altro strato
C6-25 Medio gradiente
Situazione
di “forte gradiente”
temp. strato inf.: 0°C
temp. strato sup.: -9°C
diff. di temp.: 9°C
altezza neve: 30 cm
GT = 9 = 0,3 °C
––
––
30
cm
superficie
t1 = -9°C
neve
h = 30 cm
t0 = 0°C
suolo
C6-26 Forte gradiente
Nel grafico, che visualizza i tre casi, si possono osservare:
a) un forte gradiente tra
il suolo e lo strato superiore;
b) un medio gradiente
tra 30 e 60 cm;
c) un debole gradiente
tra 60 cm e la superficie.
temp.
Capitolo 6
-12
-10
-8
-6
-4
120
100
80
GT DEBOLE
60
40
20
C6-27 Tre gradienti
-14
140
ALTEZZA cm
158
La neve
0
GT MEDIO
GT FORTE
-2
0
Sci alpinismo
La neve
Trasformazione
della neve al suolo
TRASFORMAZIONI DELLA NEVE
AL SUOLO
Gli strati del manto nevoso subiscono delle trasformazioni che iniziano quando la prima neve si deposita al suolo e proseguono fino alla fusione e alla sparizione del manto nevoso.
La descrizione che segue non tiene conto della trasformazione meccanica ad opera del vento. Essa
mediante la frantumazione e la compattazione dei cristalli, modifica le caratteristiche della neve: tali effetti
verranno approfonditi nel paragrafo successivo.
159
Scomparsa delle ramificazioni
I cristalli di neve fresca una volta depositati al suolo
cominciano a trasformarsi: perdono alcune ramificazioni, scompaiono gli angoli acuti ma la forma base
è ancora riconoscibile. Se la temperatura è abbastanza elevata questa fase può durare solo poche ore,
oppure in caso di temperature più rigide, alcuni
giorni. I cristalli di neve che hanno subito questo
iniziale cambiamento di forma, sono chiamati tecnicamente “particelle di precipitazione decomposte e
frammentate”, e vengono rappresentate graficamente dal simbolo /.
C6-28 Scomparsa delle ramificazioni
I metamorfismi della neve al suolo
Dopo una prima trasformazione la neve al suolo è
soggetta a vari metamorfismi, cioè passaggi da uno
stato all’altro, in cui la forma dei grani e il legame tra
di essi subiscono delle modificazioni che influenzano
la stabilità del manto nevoso.
L’elemento che gioca un ruolo fondamentale nei
metamorfismi è il gradiente di temperatura.
I metamorfismi avvengono in due modi diversi a
seconda della umidità della neve:
1) Metamorfismi della neve asciutta o secca: si verificano quando la temperatura è inferiore a 0°C e la
foto realizzate da
Météo-France/CNRM/CEN
Con passaggi da uno stato
all’altro, la forma dei grani
e il legame tra di essi subiscono delle modificazioni
che influenzano la stabilità del manto nevoso.
Capitolo 6
Trasformazione
della neve al suolo
160
Con i metamorfismi di
neve asciutta o secca si
formano: con debole gradiente, grani fini e rotondi; con medio gradiente,
grani sfaccettati; con
forte gradiente, la brina
di profondità.
La neve
Sci alpinismo
neve non contiene acqua allo stato liquido.
In queste condizioni si manifestano le seguenti situazioni:
a) debole gradiente con GT < 0,05 °C/cm la forma
originale del cristallo non è più riconoscibile; si formano grani fini e rotondi, ben saldati tra di loro;
b) medio gradiente con GT compreso tra 0,05 e 0,20
°C/cm che determina la formazione di grani sfaccettati con spigoli evidenti e di dimensioni maggiori dei
grani fini;
c) forte gradiente con GT > 0,20 °C/cm che determina la formazione di grani di notevoli dimensioni a
forma di calice o piramide chiamati brina di profondità (o cristalli a calice).
2) Metamorfismo della neve umida o bagnata: si
verifica quando la temperatura della neve è vicina a
0°C, per cui inizia un ciclo continuo di scioglimento
durante il giorno e di solidificazione durante la notte,
che porta alla formazione di gruppi aggregati di grandi dimensioni e di forma arrotondata, chiamati grani
da fusione e rigelo.
1.a - Metamorfismo da debole gradiente (metamorfismo distruttivo)
Questo tipo di trasformazione si verifica quando esiste
una debole differenza di temperatura all’interno del
manto nevoso: il GT deve essere inferiore a
0,05°C/cm.
C6-29 Metamorfismo da debole gradiente
COLLI
GRANO
GRANO
BASSA
TEMPERATURA
GRANO
COLLI
VAPORE ACQUEO
FLUSSO
DI CALORE
ALTA
TEMPERATURA
GRANO
SUPERFICIE TERRENO 0°
TERRENO
Dagli strati inferiori (più caldi) si manifesta un flusso
di vapore acqueo verso gli strati superiori (più freddi)
e queste molecole d’acqua allo stato gassoso si trasferiscono dalle parti convesse (superfici dei grani) alle
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
parti concave (colli). Di conseguenza gli spigoli si
smussano, i grani di neve si arrotondano, le dimensioni originali del grano diminuiscono, si ingrossano i
colli e i legami tra i grani aumentano in quantità.
La velocità di questi cambiamenti aumenta con la
temperatura: è molto rapida vicino a 0°C e quasi nulla
attorno ai -40°C.
Le saldature che si realizzano tra i grani attraverso
ponti di ghiaccio aumentano la coesione della neve e
determinano una maggiore resistenza del manto nevoso. Il metamorfismo da debole gradiente, chiamato anche distruttivo, produce grani arrotondati
(simbolo •), di piccole dimensioni con diametro
da 0,2 a 0,4 mm.
In sintesi questo tipo di trasformazione produce un
generale arrotondamento dei grani e rafforza la
struttura del ghiaccio per la formazione dei colli tra
i grani. Se, nel corso dell’inverno, all’interno del
manto nevoso si verificasse una situazione di medio
gradiente i grani fini e rotondi potrebbero trasformarsi in grani sfaccettati.
Trasformazione
della neve al suolo
Le saldature che si realizzano tra i grani attraverso
ponti di ghiaccio aumentano la coesione della
neve e determinano una
maggiore resistenza del
manto nevoso.
1.b - Metamorfismo da medio gradiente (metamorfismo costruttivo)
Questa situazione si presenta quando esiste una
media differenza di temperatura all’interno del
manto: GT compreso tra 0,05 e 0,2 °C/cm.
I grani aumentano di dimensione, diventano angoC6-30 Metamorfismo da
medio gradiente
GRANO
GRANO
GRANO
FREDDO
GRANO
GRANO
FLUSSO DI CALORE
VAPORE
ACQUEO
CALDO
SUPERFICIE TERRENO 0° C
TERRENO
losi e presentano facce piane a volte a forma di scalini; i singoli grani si allargano mentre le dimensioni
dei colli restano pressoché costanti, quindi in contrasto con quanto capita nel metamorfismo a debole gradiente. Questo processo di “costruzione del
Capitolo 6
161
Trasformazione
della neve al suolo
La neve
Sci alpinismo
Nel metamorfismo da
medio gradiente i grani
non sono ben saldati tra
loro, la neve si presenta
fredda e leggera e non si
lascia appallottolare con
le mani.
grano” si verifica perché il vapore acqueo, passando
da zone di alta temperatura a zone di bassa temperatura, si deposita sulle facce e non sui colli dei grani
più freddi, posizionati più in alto. In questo metamorfismo il trasferimento di massa (acqua in forma
gassosa) va ad ingrossare i grani ed i punti di contatto diventano più esili. Quindi i grani non sono ben
saldati tra loro (bassa coesione), la neve si presenta
fredda e leggera e non si lascia appallottolare con le
mani. La struttura del manto nevoso è meno resistente di quella offerta da una neve che ha subito un
metamorfismo da debole gradiente.
Il metamorfismo da medio gradiente, chiamato
anche costruttivo, produce cristalli sfaccettati
(simbolo
) che presentano un diametro compreso fra 0,3 e 0,5 mm.
Se, nel corso dell’inverno, all’interno del manto
nevoso si verificasse una situazione di debole gradiente, i grani sfaccettati potrebbero trasformarsi in
grani fini e rotondi.
La presenza di grani sfaccettati si osserva soprattutto
nei seguenti casi:
• luoghi all’ombra sia in prossimità del terreno (dove
la vegetazione consente una migliore circolazione del
vapore), sia all’interno del manto nevoso;
• con un limitato spessore della coltre nevosa (alto
gradiente di temperatura).
Nel metamorfismo da
forte gradiente i grani di
neve vecchia, vicino al
suolo, sublimano e le
molecole di vapore, a
contatto con i grani più
freddi degli strati superiori, vi cristallizzano in
superficie.
1.c - Metamorfismo da forte gradiente (metamorfismo costruttivo)
Questa situazione si presenta quando esiste una forte
differenza di temperatura all’interno del manto: GT
superiore a 0,2°C/cm.
Con il perdurare per più giorni di questa differenza
di temperatura, i grani a facce piane continuano a
crescere seguendo il medesimo meccanismo illustrato per il medio gradiente. I grani di neve vecchia
vicino al suolo, per effetto della temperatura mite,
sublimano salendo dal basso verso l’alto. Il flusso
d’aria trascina con se le molecole di vapore d’acqua
che, a contatto con i grani più freddi degli strati
superiori, sublimano inversamente, cioè cristallizzano sulla superficie. Le dimensioni aumentano e le
162
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
Trasformazione
della neve al suolo
forme assumono le sembianze di piramidi esagonali
cave e successivamente anche piene.
Questi nuovi grani si chiamano brina di profondità oppure cristalli a calice (simbolo ) e presentano un diametro variabile fra 0,5 e 1 mm,
(ma che può raggiungere anche gli 8 mm).
C6-31 Metamorfismo da forte
gradiente
GRANO
GRANO
FREDDO
GRANO
FLUSSO DI CALORE
VAPORE
ACQUEO
CALDO
SUPERFICIE TERRENO 0° C
TERRENO
TERRENO
I cristalli a calice assomigliano ai bicchieri retrattili
da campeggio, sono fragili e presentano una scarsa
coesione tra loro. Questi grani compaiono da una
settimana ad un mese dopo che il processo è iniziato e si possono osservare anche a occhio nudo. La
brina di profondità è una trasformazione irreversibile e sparisce solo alla fusione della neve o in seguito
ad un riscaldamento consistente del manto nevoso.
La brina di profondità si osserva soprattutto nei
seguenti casi:
• in prossimità del terreno e in presenza di vegetazione
e avvallamenti dove le irregolarità lasciano più spazio
alla circolazione del vapore;
• durante gli inverni con scarse precipitazioni nei quali
è presente un limitato spessore del manto nevoso (alto
gradiente di temperatura);
• nei luoghi all’ombra (bassa temperatura in superficie
e quindi gradiente alto) e in particolare durante lunghi
periodi di tempo buono e freddo.
2.a - Metamorfismo da fusione e rigelo (trasformazione della neve umida)
Questa trasformazione si verifica quando nella neve
c’è dell’acqua allo stato liquido e la sua temperatura
è prossima a 0°C.
L’acqua libera può essere prodotta da un riscaldamento dovuto all’azione del sole, da vento caldo, da
temperature miti oppure può essere fornita diretta-
C6-32 Trasformazione con GF
La brina di profondità è
una trasformazione irreversibile e sparisce solo
alla fusione della neve o
in seguito ad un riscaldamento consistente del
manto nevoso.
Capitolo 6
163
Trasformazione
della neve al suolo
Il metamorfismo da
fusione e rigelo si verifica
quando nella neve c’è
dell’acqua allo stato
liquido e la sua temperatura è prossima a 0°C.
164
acqua libera
C6-33 Metaformismo da
fusione
Capitolo 6
La neve
Sci alpinismo
mente dalla pioggia.
Durante la fase di fusione l’acqua scende negli strati
del manto nevoso, riempie le aree vuote, fonde i
grani piccoli prima di quelli grandi e ricopre con una
sottile pellicola d’acqua i grani rimasti.
Durante la fase di rigelo la temperatura si abbassa e
causa il congelamento dei grani rimanenti riunendoli in gruppi.
L’alternanza di questi due processi forma degli
aggregati chiamati grani da fusione e rigelo di
forma rotonda (simbolo ), con diametro compreso fra 0,6 e 1,5 mm. Le dimensioni sono ben
superiori a quelle di un grano prodotto dal metamorfismo da debole gradiente.
La resistenza di uno strato varia molto a seconda della
fase che si considera: durante la fusione i grani sono
praticamente divisi e quindi la struttura è plasmabile,
mentre durante il rigelo si formano dei legami di
ghiaccio molto solidi.
È la caratteristica tipica della neve primaverile.
Da notare che in presenza di un manto nevoso di spessore consistente il consolidamento si riscontra durante
le ore più fredde solo in superficie; infatti gli strati più
profondi restano bagnati, soprattutto quando il raffreddamento dura poco tempo. Con il sopraggiungere
delle ore più calde il manto nevoso perde di compattezza e la superficie non riesce più a sostenere il peso
della persona. Il metamorfismo da fusione causa la
scomparsa della coltre nevosa e conclude il processo di
trasformazione del cristallo di neve che in quest’ultima
fase si trasforma in acqua.
A quote elevate tuttavia il manto nevoso non sparisce, ma benché di spessore inferiore, acquista notevole compattezza: si tratta del nevato, che permane
fino all’arrivo delle nuove nevicate invernali. Esso
darà poi origine al ghiaccio dei ghiacciai.
Sci alpinismo
La neve
Trasformazione
della neve al suolo
Metamorfismi della neve
C6-34 Trasformazioni neve
165
Neve fresca
++
Particelle frammentate
Debole gradiente:
grani arrotondati
Medio gradiente:
cristalli sfaccettati
Forte gradiente:
brina di profondità
Fusione: grani da fusione
e rigelo
foto realizzate da
Météo-France/ CNRM/CEN
Capitolo 6
Trasformazione
della neve al suolo
La neve
Sci alpinismo
Trasformazione meccanica da vento
C6-35 Stella
C6-36 Grani fini
foto realizzate da
Météo-France/ CNRM/CEN
C6-37 Vento in montagna
Nelle pagine precedenti sono stati descritti i metamorfismi che subisce la neve soprattutto a causa
delle differenze di temperatura che si manifestano
all’interno del manto nevoso. In questo paragrafo
viene illustrato un altro tipo di trasformazione a cui
è soggetta la neve dovuta all’azione meccanica svolta
dal vento. Sia durante la precipitazione nevosa,
quanto durante la fase di trasporto, quando la neve
è già depositata al suolo, il vento frantuma le ramificazioni dei cristalli e produce grani fini e arrotondati. Le forme sono simili a quelle generate dal metamorfismo da debole gradiente ma, in relazione alla
velocità del vento, possono essere di dimensioni più
ridotte.
Sulla superficie del manto nevoso il vento svolge un’azione erosiva che dipende dalla sua intensità e dalla
coesione dello strato superficiale. L’effetto di trasporto
è ben visibile soprattutto nelle giornate ventose che
seguono una nevicata recente: il vento provoca una
ridistribuzione della neve fresca, creando accumuli
nelle zone sottovento.
Durante le precipitazioni nevose in montagna,
quando la velocità del vento è superiore ai 3-4 metri
al secondo, la neve viene asportata dove la spinta del
vento è maggiore e viene depositata in zone dove la
spinta si è ridotta. La quantità trasportata cresce
considerevolmente con l’aumentare della velocità del
vento.
Il vento aumenta di velocità nella zona controvento
(A), raggiunge il valore massimo in cresta (C) e decelera nella zona sottovento (B).
C6-38 Azione del vento
LATO SOTTO VENTO
LATO CONTRO VENTO
C
DECELERAZIONE
B
A
DEPOSITO
Capitolo 6
ACCELERAZIONE
Sci alpinismo
La neve
Proprietà della neve
La neve frantumata viene depositata in zona di decelerazione e gli accumuli più significativi si hanno in
gole e valli. A causa della frantumazione il formato
medio dei grani di neve può raggiungere 1/10 del
formato originario che cadeva in assenza di vento.
Pertanto la neve depositata in zona di accumulo è
più densa della neve circostante e i grani sono ben
legati tra loro.
C6-39 Zone di accumulo
PROPRIETÀ DELLA NEVE
Sono descritte alcune proprietà fisiche e meccaniche
della neve allo scopo di evidenziare gli aspetti più
caratteristici di questo materiale e di spiegare qualche termine tecnico che ricorrerà nella trattazione.
Vengono messe in evidenza le seguenti proprietà:
isolamento acustico e termico, permeabilità alle
onde elettromagnetiche, densità, coesione, resistenza
alla compressione, alla trazione, al taglio e la plasticità.
Isolamento acustico e termico
La neve è un elemento naturale che possiede la proprietà di isolare a livello acustico e termico.
L’aria presente nella neve attenua i suoni e le vibrazioni. Mentre su terreno aperto una voce può essere
ascoltata a qualche chilometro di distanza, all’interno della neve lo stesso segnale può propagarsi solo
per una decina di metri.
L’aria contenuta nella neve protegge dal freddo. Le
popolazioni nordiche usavano la neve per costruire
gli igloo. Al loro interno la temperatura è prossima a
0°C mentre all’esterno essa può avere valori ben più
bassi. La neve funge da isolante anche per la superficie della terra: il terreno ricoperto da uno strato di
almeno 50 cm mantiene la temperatura a 0°C mentre la superficie del manto nevoso può raggiungere
anche -30 o -40°C.
C6-40 Isolamento termico
Capitolo 6
Proprietà della neve
Sci alpinismo
Propagazione di onde elettromagnetiche
SUPERFICIE DELLA NEVE
La neve consente la propagazione delle onde elettromagnetiche. I segnali trasmessi da un Apparecchio
di Ricerca di sepolti da VAlanga (A.R.VA.), indossato da un seppellito, possono attraversare il manto
nevoso e consentono ad un apparecchio ricevente di
localizzare la posizione del travolto.
TX
C6-41 Propagazione onde
LE NUBI
RIFLETTONO
VERSO IL SUOLO
La neve
CIELO SERENO
ALBEDO
RAGGI INFRAROSSI
FLUSSO GEOTERMICO
C6-42 Riflessione raggi
La neve ha la capacità di
riflettere i raggi solari;
questa proprietà prende
il nome di albedo e con
essa si intende la capacità
di una superficie di
riflettere la luce ricevuta.
Riflessione di raggi solari visibili e di
raggi infrarossi
La neve ha la capacità di riflettere i raggi solari (raggi
infrarossi, raggi visibili, raggi UV). Tale proprietà
prende il nome di albedo e con essa si intende la
capacità di una superficie di riflettere la luce ricevuta; è misurato come rapporto tra il flusso luminoso
ricevuto da un fascio di raggi paralleli ed il flusso
riflesso e diffuso in ogni direzione.
La neve ha una albedo molto elevata. La neve fresca
presenta il massimo grado di riflessione: fino al 90%
della luce ricevuta. Nevi vecchie o sporche invece
riflettono per una percentuale del 60%.
I raggi infrarossi (IR) sono invisibili all’occhio
umano, vengono emessi da qualunque corpo in
misura diversa a seconda della temperatura e ad essi
è associato il trasporto di calore. La neve è sensibile
anche ai raggi infrarossi con conseguente aumento
di temperatura del manto nevoso. In notti serene e
prive di nuvole la superficie della neve presenta una
temperatura più bassa dell’aria ad indicare che il
calore si disperde nell’atmosfera. Nelle giornate
nuvolose invece la neve si riscalda molto, perché le
radiazioni (comprese quelle termiche) emesse dalla
superficie non si diffondono nell’atmosfera, ma sono
trattenute dalla copertura nuvolosa. In questo modo
la dispersione del calore viene rallentata e le temperature dell’aria e della superficie sono quasi uguali.
Densità
Per densità globale si intende la quantità di ghiaccio
e acqua presenti in un metro cubo di neve; essa viene
Capitolo 6
Sci alpinismo
La neve
misurata in kg/m3.
In pratica nella neve sono compresi parti di ghiaccio,
acqua, vapore acqueo e aria, e la densità globale
esprime il rapporto tra questi elementi e l’aria.
Ad esempio il manto nevoso stagionale ogni anno
arriva al massimo ad una densità di circa 500 kg/m3,
mentre un metro cubo di ghiaccio preso dal ghiacciaio può raggiungere il peso di 917 kg/m3.
La densità della neve, oltre a determinare il peso del
manto nevoso, influisce sulle proprietà della neve, in
particolare sulla sua resistenza.
Proprietà della neve
La densità della neve,
oltre a determinare il
peso del manto nevoso,
influisce sulle proprietà
della neve, in particolare
sulla sua resistenza.
169
Si riportano dei valori indicativi della
densità della neve
TIPO DI NEVE
DENSITÀ
(Kg/m3)
Neve fresca molto leggera
Circa 30
Neve fresca
100
Grani fini e arrotondati (debole gradiente)
200-450
Grani sfaccettati (medio gradiente)
200-400
Grani di brina di profondità
(forte gradiente)
150-350
Grani da fusione e rigelo
300-500
Apparentemente la tabella riporta i valori minimi e
massimi riscontrabili nei profili. I valori della densità
relativa al gradiente debole e medio potrebbero
suscitare delle perplessità: vale comunque la regola
che all’interno di un medesimo profilo i grani sfaccettati avranno sempre una densità inferiore ai grani
fini arrotondati.
All’interno di un medesimo profilo i grani sfaccettati avranno sempre
una densità inferiore ai
grani fini arrotondati.
Coesione
Per coesione si intende la capacità dei cristalli di
neve di restare uniti tra di loro. Subito dopo le nevicate, i cristalli, a causa del vento, della temperatura e
dei metamorfismi, perdono la loro struttura originaCapitolo 6
Proprietà della neve
La coesione di uno strato
di neve è una caratteristica molto importante,
perché permette alle sollecitazioni o rotture del
manto nevoso di trasmettersi a distanza, formando le valanghe a lastroni.
170
La coesione per sinterizzazione è una saldatura
che conserva la forma
arrotondata del grano,
legandoli fortemente tra
loro. Ciò causa un
aumento della solidità.
Capitolo 6
La neve
Sci alpinismo
le e formano nel manto nevoso degli strati, ciascuno
dei quali presenta grani differenti e durezza diversa.
La coesione di uno strato di neve è una caratteristica molto importante per la formazione delle valanghe a lastroni; infatti più elevata è la coesione più
una sollecitazione o una rottura del manto nevoso si
trasmettono a distanza.
Da un punto di vista pratico interessa valutare a
mezzo di tests soprattutto la coesione dello strato
superficiale: tali tests verranno sviluppati nei capitoli dedicati all’osservazione del manto nevoso e alle
prove di stabilità.
Esistono vari tipi di coesione: feltratura, sinterizzazione, capillarità, rigelo.
• La coesione per feltratura è un fenomeno tipico
della neve fresca, in particolare dei cristalli a forma
di stella, i quali tramite le proprie ramificazioni realizzano un intreccio. Subito dopo una nevicata la
neve fresca può stare attaccata a pareti verticali o
sugli alberi; tuttavia questa coesione è di breve durata e in seguito alla perdita delle ramificazioni il cristallo potrà aderire solo su pendii meno ripidi.
• La coesione per sinterizzazione è la formazione di
ponti di ghiaccio tra grani fini e arrotondati; questa
saldatura, che conserva la forma arrotondata, lega
fortemente i grani e ciò causa un aumento della solidità. La sinterizzazione può essere prodotta anche
dall’azione del vento che salda meccanicamente i
grani e causa la formazione di lastroni e cornici.
• La coesione per capillarità è prodotta da una sottile pellicola d’acqua che avvolge i grani e li incolla tra
loro: ciò avviene soprattutto nella neve umida, quando la temperatura è prossima a 0°C, e c’è quindi la
produzione di acqua liquida.
• La coesione per rigelo è creata dal congelamento
dell’acqua che avvolge i grani; ciò si manifesta nella
neve bagnata o addirittura fradicia in cui l’acqua
liquida cola all’interno del manto nevoso e successivamente, al verificarsi dell’abbassamento della temperatura, congela fra i grani. Questo situazione dà
luogo alla formazione di croste superficiali che a
volte possono sostenere il peso di una persona.
Sci alpinismo
La neve
Proprietà della neve
Resistenza
Per resistenza si intende lo capacità di resistere a sollecitazioni che tendono ad allontanare i cristalli di
neve gli uni dagli altri.
La resistenza della neve dipende da un lato dalle
caratteristiche della stessa: forma dei cristalli, struttura del manto, temperatura e umidità, dall’altro dal
tipo di deformazione alla quale è sottoposta.
La neve può subire una fratturazione secondo tre tipi
di sollecitazioni.
171
Resistenza alla compressione
La neve é un materiale comprimibile e presenta una
resistenza alla compressione che aumenta proporzionalmente con la vicinanza dei cristalli.
Gli sci affondano nella neve fresca finché essa acquista una resistenza tale da resistere alla compressione
esercitata dal peso dello sciatore.
Partendo da questa proprietà, la battitura delle piste
provoca artificialmente un assestamento del manto
nevoso, che acquista in resistenza per aumento della
densità.
Da notare che con valori di temperatura molto bassi
oppure prossimi a 0°C la neve si compatta con difficoltà: nel primo caso la neve risulta incomprimibile
data l’assenza di umidità mentre nel secondo risulta
un miscuglio di neve e acqua.
La durezza è una grandezza in grado di esprimere la
resistenza alla compressione della neve e può essere
misurata in modo semplice con il test della mano:
questo metodo di prova prevede che, la mano
(pugno, 4 dita, 1 dito) oppure oggetti di sezione via
via ridotta (matita, lama di coltello), possano essere
sospinti in qualità di sonda nei vari strati di neve.
C6-43 Resistenze
Resistenza alla trazione
I corpi in natura possono essere compressi o sottoposti a trazione. La resistenza opposta ai due tipi di sollecitazione è spesso della stessa entità; ovvero dobbiamo applicare una forza pressoché simile per ottenere
Capitolo 6
Proprietà della neve
172
Si potrebbe attraversare
con relativa tranquillità
una zona concava, sollecitata in compressione,
mentre si dovrebbe prestare più attenzione qualora si percorra una zona
convessa, soggetta a trazione.
Tuttavia le concavità
risultano frequentemente
zone di accumulo e dunque da evitare scrupolosamente.
La neve
Sci alpinismo
il medesimo accorciamento o allungamento. La neve
si differenzia alquanto da questo comportamento,
infatti la resistenza offerta alla trazione è solo 1/10 di
quella opposta alla compressione. Ciò implica una
potenziale maggiore suscettibilità alla rottura, delle
zone del manto nevoso sottoposte a tensioni interne
(es. una comitiva di sciatori potrebbe attraversare con
relativa tranquillità una zona concava, sollecitata in
compressione, mentre dovrebbe prestare più attenzione qualora si accingesse a percorre una zona convessa,
soggetta a trazione).
Resistenza al taglio
La sollecitazione al taglio
è determinata dalla tendenza al scivolamento
dei singoli strati di neve,
cui si oppone l’attrito e
le coesione interna.
Il manto nevoso è composto da vari strati sovrapposti, corrispondenti ciascuno alle successive nevicate e
aventi singolarmente caratteristiche differenti. Ogni
strato di neve posto su un pendio tende a scivolare
verso valle per effetto della forza di gravità ma viene
contrastato dalle forze resistenti prodotte dalla coesione interna del singolo strato di neve e dall’attrito
con lo strato sottostante. Queste due azioni, opposte
e parallele, inducono una sollecitazione allo scorrimento (detta appunto di taglio) sui cristalli.
L’attrito esprime la resistenza al movimento che i
grani di uno strato presentano rispetto ai grani di un
altro strato adiacente. L’attrito dipende dalle dimensioni e dalla forma dei grani, dalla quantità d’acqua
in forma liquida presente nel manto e dal peso degli
strati di neve superiori.
C6-45 Taglio con due stati
TAGLIO
TAGLIO
DA
NE
RO
T
S
LA
O
NT
VE
IA
CH
EC
V
VE
NE
Capitolo 6
A
AT
LID
O
NS
CO
a= 30°
Sci alpinismo
La neve
Proprietà della neve
TAGLIO
C6-44 Taglio con tre strati
O
NT
VE
TAGLIO
A
ED
ON
LE
R
BO
ST
DE
LA
TO
RA
ST
IA
CH
EC
V
VE
NE
A
AT
LID
O
NS
CO
173
a= 30°
La resistenza al taglio varia moltissimo, in funzione
del tipo di neve.
Nel primo esempio si presenta uno strato di neve
fresca compattata dal vento che poggia su neve vecchia; l’attrito, subito dopo la nevicata è modesto, e
ciò potrebbe dare luogo al distacco di una valanga.
Nel secondo esempio si mostrano tre strati: quello a
contatto con il suolo ben consolidato, uno intermedio debole (costituito da cristalli sfaccettati, oppure
brina di fondo, oppure brina di superficie) e un
terzo superficiale di neve accumulata dal vento:
anche in questo caso l’attrito è modesto e quindi la
resistenza al taglio risulta essere molto bassa.
Dunque nel generico pendio possono essere evidenziate tre zone tipiche (concave, convesse o piane ma
inclinate rispetto all’orizzontale) nelle quali si manifestano i tre diversi modi di sollecitazione.
La resistenza al taglio
varia moltissimo, in funzione del tipo di neve e
del tipo di zone (concave, convesse o piane
inclinate rispetto all’orizzontale).
zona di trazione
zona di tensione
al taglio tra i vari strati
zona di compressione
C6-46 Zone di sollecitazione
Capitolo 6
Proprietà della neve
La neve
Sci alpinismo
Plasticità
174
Se la sollecitazione è
applicata in forma dinamica il manto nevoso
risponde in modo meno
plastico e la rottura
avviene con minori
deformazioni e a livello
di carico più basso.
C6-47 Plasticità
Capitolo 6
Il manto nevoso ha un comportamento simile a
quello di un fluido viscoso, piuttosto denso, le cui
proprietà meccaniche dipendono soprattutto dalla
temperatura e dalla velocità cui intervengono le
sollecitazioni.
Con temperature elevate e sollecitazioni applicate
lentamente, come ad esempio il peso proprio della
neve, il manto ha la capacità di sopportare notevoli sforzi di trazione e compressione attraverso
deformazioni plastiche. Diversamente se la sollecitazione è applicata in forma dinamica il manto
nevoso risponde in modo meno plastico e la rottura avviene con minori deformazioni e a livello di
carico più basso. Ad esempio può capitare che in
un pendio, pur essendo interessato da una abbondante nevicata (carico elevato ma lento), non si
verifichino valanghe, mentre si può verificare la
rottura del manto nel caso del passaggio di un
gruppo di sciatori (carico moderato ma repentino).
capitolo 7
Le valanghe
INDICE
Premessa
I movimenti lenti
I movimenti veloci: le valanghe
Classificazione delle valanghe
La valanga di neve a debole coesione
La valanga di neve a lastroni
Lastroni soffici
Punti dov’è più probabile il distacco
Distacco a distanza
Piccoli pendii
La valanga di neve bagnata
La valanga nubiforme (di neve polverosa)
Cause generali del distacco di valanghe
Condizioni critiche per il distacco di una valanga a lastroni
Prima condizione: inclinazione del pendio
Seconda condizione: lo strato superficiale deve presentare neve con coesione
Terza condizione: presenza di piani di slittamento e scarso legame
tra questi e lo strato superficiale
Fattori che determinano il distacco di valanghe
Aumento delle forze attive prodotto da nuove precipitazioni di neve
Aumento delle forze attive dovuto all’azione del vento
• Formazione del lastrone da vento
• L’azione del vento al suolo
• La formazione delle cornici
Aumento delle forze attive prodotto dalla pioggia
Aumento delle forze attive prodotto da sovraccarico naturale
Aumento delle forze attive dovuto al passaggio di sciatori o alpinisti
Temperatura e riduzione delle resistenze
Approfondimento dei fenomeni legati alla temperatura
Temperatura, orientamento dei versanti, quota
Morfologia del terreno e vegetazione
La forma del terreno
La rugosità della superficie
La vegetazione
torna al sommario
Premessa
Le valanghe
Sci alpinismo
PREMESSA
In questo capitolo vengono dapprima presentati i casi più tipici di valanga.
Nelle sezioni successive si analizzano le condizioni critiche che favoriscono l’instabilità del manto nevoso e quindi i fattori che determinano il distacco di una valanga.
176
ASSESTAMENTO
forza
peso
C7-01 Assestamento
C7-02 Neve su tetto
C7-03 Plasticità su terreno
Capitolo 7
I MOVIMENTI LENTI
Come tutti i corpi presenti sulla terra la neve è soggetta alla forza di gravità che agisce in vario modo a
seconda delle situazioni. I movimenti che ne conseguono si possono così suddividere:
• movimenti lenti
• movimenti veloci (valanghe)
Il manto nevoso è soggetto in ogni momento a sollecitazioni o forze che lo deformano o tendono a
metterlo in movimento.
Se il manto nevoso appoggia su un terreno piano si
ha soltanto una azione di compressione, perpendicolare al piano di appoggio, detta assestamento,
dalla quale risulta una diminuzione dello spessore e
un aumento di densità.
Se invece la neve è depositata su un pendio è soggetta ad una serie di forze che tendono a farla scivolare
verso valle. Tali forze possono interessare i singoli
strati gli uni sugli altri determinando un movimento di scorrimento.
Quando invece tutto il manto nevoso scivola verso
valle a partire dal suolo, il movimento prende il
nome di slittamento.
L’insieme di questi movimenti lenti è denominato
neviflusso e comprende l’assestamento, lo slittamento della neve a contatto del terreno e lo scorrimento fra gli strati.
I tetti delle case ricoperti dalla coltre nevosa offrono
di frequente un esempio, facilmente osservabile, di
neviflusso. Assai più raro invece è assistere alla formazione di grossi riccioli oppure di crepe formati dal
Sci alpinismo
Le valanghe
I movimenti veloci
manto nevoso.
Tali conformazioni si manifestano in particolari
situazioni di temperatura e in presenza di un terreno
che facilita lo slittamento, come ad esempio una
copertura erbosa.
Con temperature elevate e a causa delle diverse velocità di slittamento lungo il pendio, il manto nevoso
viene compresso con la conseguente produzione di
caratteristiche pieghe, oppure viene “stirato” con la
conseguente formazione di crepe.
C7-04 Movimenti lenti
I MOVIMENTI VELOCI:
LE VALANGHE
Mentre i movimenti lenti della neve non si possono
ritenere un’insidia per le attività umane, i movimenti veloci, cioè le valanghe, rappresentano il pericolo
maggiore per gli sciatori e gli alpinisti che frequentano terreni innevati.
Il termine italiano “valanga”, sinonimo di slavina,
deriva dal vocabolo francese “avalanche”.
Consultando dizionari ed enciclopedie si possono
trovare svariate definizioni di valanga o slavina.
Gli uffici valanghe italiani dell’A.I.NE.VA. si sono
accordati nel definire una valanga come una massa
di neve piccola o grande in movimento lungo un
pendio. In questo capitolo si parlerà di valanghe
“sportive” (o dell’escursionista) e non delle grandi
valanghe catastrofiche che precipitano sulle strade e
distruggono i centri abitati.
Queste ultime si staccano in genere in condizioni
meteorologiche eccezionali, quando sciatori e alpinisti assennati non dovrebbero essere in azione.
Le statistiche dimostrano che oltre il 90% dei casi il
distacco della valanga è provocato dagli infortunati
stessi.
La trattazione che segue si pone l’obiettivo di fornire al frequentatore della montagna le nozioni per
Gli uffici valanghe italiani dell’A.I.NE.VA. si
sono accordati nel definire una valanga come
una massa di neve piccola o grande in movimento lungo un pendio.
Capitolo 7
I movimenti veloci
A
C
C
B
D
C7-05 Valanga dimostrativa
A- Zona di distacco
B- Fianchi
C- Zona di scorrimento
D- Zona di accumulo
Le valanghe
Sci alpinismo
comprendere meglio il fenomeno delle valanghe e
derivare norme di comportamento atte ad evitare di
esserne coinvolto.
Per valanga si intende una massa di neve, piccola
o grande che sia, in movimento lungo un pendio.
In genere per ogni valanga è possibile individuare
una zona di distacco, una di scorrimento e una di
arresto o di accumulo.
La zona di distacco è il luogo dove prende origine
la valanga. Essa è spesso collocata in vicinanza di creste, al di sopra del limite della vegetazione o nei luoghi dove la neve si accumula per effetto del vento o
di nuove precipitazioni.
La zona di scorrimento è l’area compresa tra la zona
di distacco e quella di arresto; spesso presenta inclinazioni superiori ai 25 gradi ed è caratterizzata dall’assenza di vegetazione. La velocità per le valanghe
che si muovono radenti al suolo varia dai 30 ai 140
km all’ora.
La zona di accumulo è il luogo dove la massa nevosa rallenta progressivamente fino a fermarsi. Può
essere un ampio ripiano, un fondovalle oppure il
versante opposto di una valle. Il rallentamento e l’arresto avvengono su pendii con inclinazioni comprese tra i 10 e i 20 gradi.
CLASSIFICAZIONE DELLE
VALANGHE
La zona di distacco è il
luogo dove prende origine la valanga; la zona di
scorrimento è l’area compresa tra la zona di
distacco e quella di arresto; la zona di accumulo
è il luogo dove la massa
nevosa rallenta progressivamente fino a fermarsi.
Capitolo 7
La tabella nella pagina seguente rappresenta le diverse valanghe secondo una classificazione che fa riferimento ai seguenti criteri:
• tipo di distacco
• posizione della superficie di slittamento
• tipo di movimento
• umidità della neve
• forma del percorso
Sci alpinismo
Criteri
Tipo di distacco
Le valanghe
Classificazione
delle valanghe
Descrizione
lineare, ad angoli retti,
perpendicolare alla superficie di
slittamento
VALANGA DI LASTRONI
puntiforme
VALANGA DI NEVE A
DEBOLE COESIONE
179
all’interno del manto nevoso
VALANGA DI SUPERFICIE
al suolo
VALANGA DI FONDO
Posizione
della superficie
di slittamento
soprattutto polverosa
VALANGA
POLVEROSA
soprattutto radente
VALANGA
RADENTE
Tipo di movimento
Umidità della neve
asciutta
VALANGA DI NEVE
ASCIUTTA
bagnata
VALANGA DI NEVE
BAGNATA
piatta
VALANGA DI VERSANTE
canalone
VALANGA INCANALATA
Forma del percorso
Un altro criterio di classificazione è costituito dalla
causa del distacco:
• il distacco si dice spontaneo quando è prodotto da
cause naturali: accumulo di neve trasportata dal
vento, caduta di cornici o di sassi, riduzione delle
resistenze interne;
• il distacco si dice provocato quando è prodotto
dall’intervento dell’uomo: passaggio di sciatori o di
alpinisti (es. per garantire la sicurezza delle piste e far
scaricare pendii considerati pericolosi, talvolta si
ricorre all’uso di cariche esplosive per provocare artificialmente il distacco).
C7-06 Classificazione valanghe
Capitolo 7
Valanga a debole
coesione
Le valanghe
Sci alpinismo
VALANGA DI NEVE A DEBOLE COESIONE
180
C7-07 Schema valanga debole
coesione
La valanga a debole coesione (o senza coesione) è
causata dal movimento di una o alcune particelle di
neve che si staccano e scivolano lungo il pendio coinvolgendo altra neve, e interessando una superficie via
Distacco
da un punto (forma a pera)
Umidità della neve
bagnata o asciutta
rottura puntiforme
Durezza delle neve
sempre soffice
Tipo di neve
non compatta (senza coesione);
reazione a catena che interessa
solo una parte dello strato.
Rumore
distacco senza rumore
Innesco della valanga
possibile solo se vicino alla zona
di distacco
C7-08 Valanga debole coesione
Capitolo 7
via più larga, di forma triangolare, detta anche a
“pera”.
Questa valanga si genera solo con neve poco compatta e cioè a debole coesione, nella quale, contrariamente a quanto avviene per le valanghe a lastroni,
le sollecitazioni imposte al manto nevoso non si trasmettono a distanza. Raccogliendo con una pala una
certa quantità di questa neve, essa si dispone a forma
di cono.
Anche la valanga di neve asciutta è lo scivolamento
di uno strato di neve a debole coesione che si produce generalmente in inverno (gennaio, febbraio),
in seguito a nuove precipitazioni con basse temperature dell’aria.
Si verifica soprattutto su pendii ripidi e si osserva in
genere, durante o subito dopo una nevicata. Questa
valanga prende anche il nome di colata di neve fresca o scaricamento.
Si possono osservare delle valanghe di neve umida a
debole coesione quando la neve fresca o vecchia
Sci alpinismo
Le valanghe
comincia a sciogliersi sotto l’azione del sole. In questo
caso la neve ha una densità superiore a quella della
neve asciutta e presenta temperature vicine agli 0°C.
Il punto di inizio del movimento è sempre chiaramente individuabile; nel caso sia uno sciatore o un
Valanga a debole
coesione
C7-09 Valanga di neve umida
181
alpinista a determinare questo tipo di valanga, il
distacco si origina al di sotto della sua traccia.
Se la pendenza del versante non è molto elevata la
distanza percorsa da queste valanghe è breve e non si
raggiungono elevate velocità. Anche l’estensione in
larghezza risulta complessivamente ridotta rispetto
alle valanghe a lastroni.
Questo tipo di valanga non deve essere sottovalutato perché può originare valanghe più pericolose.
Infatti uno scaricamento prodotto su di un pendio
esposto al sole potrebbe:
a) innescare una valanga a lastroni;
b) in presenza di un canale ammassare molta neve e
coinvolgere eventuali escursionisti;
c) con neve molto bagnata mettere in movimento
ingenti masse di neve;
d) trascinare una persona travolta e sospingerla oltre
un salto di rocce sottostanti.
Le valanghe di neve
umida a debole coesione
non devono essere sottovalutate perché possono
originare distacchi più
pericolosi.
Capitolo 7
La valanga di neve
a lastroni
Le valanghe
Sci alpinismo
LA VALANGA DI LASTRONI
182
C7-10 Schema valanga a
lastroni
Caratteristiche delle valanghe
a lastroni:
Distacco
da una linea (fronte largo).
Le valanghe a lastroni sono la causa, sull’arco alpino,
della maggior parte degli incidenti che vedono coinvolti gli sciatori e gli alpinisti. Quasi sempre sono le
stesse vittime, che con il loro sovraccarico, determinano il distacco. Poiché le cause dell’instabilità del
manto nevoso sono da ricercare all’interno della sua
struttura, le valanghe a lastroni sono le meno prevedibili e le più pericolose per le attività sportive in
montagna.
strato non distaccato
perché più stabile
Umidità della neve
bagnata o asciutta.
fronte di rottura
Durezza della neve
soffice o dura
piano
di slittamento
Tipo di neve
compatta, “parte” tutto lo strato;
la neve, avendo una certa coesione trasmette le tensioni
Rumore
gli strati duri si staccano con uno
schianto, gli strati più soffici
senza rumore
Innesco della valanga
possibile anche a distanza; in
genere sono gli stessi sciatori che
staccano la valanga
C7-11 Valanga a lastroni
Capitolo 7
strato debole
deposito
La presenza delle condizioni necessarie alla formazione di lastroni si può verificare quando, raccogliendo con la pala un certo quantitativo di neve, si
osserva un blocco più o meno compatto.
Le valanghe a lastroni, che si formano con maggior
frequenza su pendii aventi inclinazione variabile tra
30° e 50°, sono dovute al distacco improvviso di un
intero strato di neve, a partire da un fronte più o
meno esteso. La neve si distacca a lastre e solo durante il movimento si divide in frammenti di minori
dimensioni. La neve presenta sempre un certo
grado di coesione, dovuta prevalentemente all’azione del vento durante una nevicata o successivamente ad essa.
Si produce una frattura iniziale in un punto critico,
dal quale poi, altre fessure si propagano molto rapidamente in tutte le direzioni, fino al distacco dell’intero lastrone. La trasmissione delle sollecitazioni
a grande distanza è resa possibile dalla presenza di
Sci alpinismo
Le valanghe
La valanga di neve
a lastroni
neve con coesione.
Le valanghe a lastroni possono essere di superficie o
di fondo a seconda che si muovano solo alcuni strati superficiali o l’intero manto nevoso. Le prime
sono le più comuni: in esse uno strato più fragile
funge da piano di scorrimento e su di esso slitta uno
strato più o meno spesso di neve asciutta che generalmente è il deposito da vento.
Lastroni soffici
Parlando di lastroni si pensa a un manto nevoso
duro e compatto che si rompe in blocchi pesanti con
spigoli vivi; molto spesso invece il lastrone è costituito da neve soffice nella quale si sprofonda sia a
piedi che con gli sci. Sembra neve apparentemente
polverosa, in realtà l’azione del vento ha legato i
grani consentendo quindi la propagazione della sollecitazione.
Una valanga a lastroni lascia poche possibilità di
fuga a chi l’ha provocata: spesso la frattura si
forma più a monte dell’escursionista che si trova
dunque all’interno della zona in movimento.
C7-12 Valanga a lastroni soffici
Punti dove è più probabile il distacco
La rottura del lastrone avviene generalmente su un’area estesa, in uno strato debole interno parallelo al
C7-13 Punti distacco disegno
punti in cui è più facile il
distacco della valanga a
lastroni
Le valanghe a lastroni
possono essere di superficie o di fondo a seconda
che si muovano solo
alcuni strati superficiali
o l’intero manto nevoso.
Capitolo 7
La valanga di neve
a lastroni
C7-14 Punti distacco
Le valanghe
Sci alpinismo
pendio. La fessura che provoca il distacco può formarsi in una delle tre zone di sollecitazione (trazione, compressione, taglio) oppure anche in punti particolarmente critici (mostrati in figura).
La fessura si propaga alla velocità del suono (nella
neve) in tutte le direzioni, causando la rottura per
sovraccarico anche delle zone circostanti.
Si ribadisce la pericolosità dei lastroni di neve soffice
perché sono difficilmente individuabili e facilmente
staccabili anche a distanza. Subito dopo il distacco, i
lastroni soffici si sfaldano in neve a debole coesione,
mentre i lastroni di neve dura conservano la loro
forma più a lungo e si spezzano in blocchi.
Distacco a distanza
C7-15 Zone trazione e compressione
Quando il manto nevoso presenta una scarsa stabilità, a causa di strati interni deboli, può capitare che
un sovraccarico dovuto al peso di sciatori, produca
una valanga. Il distacco può essere provocato in un
punto di minore stabilità, anche su terreno pianeggiante alla base del pendio e quindi distante dal luogo
dove si verifica la rottura. Questa situazione, tipica
delle valanghe a lastroni, è conseguenza di un manto
nevoso in grado di trasmettere le sollecitazioni.
C7-16 Schema distacco a
distanza
1- Lastrone
2- Piano di scorrimento
3- Base
Distacco
1
2
3
Capitolo 7
Sci alpinismo
Le valanghe
La valanga di neve
a lastroni
Piccoli pendii
Non dobbiamo pensare che la pericolosità di una
valanga sia legata solo alla sua dimensione, sottovalutando così il pericolo insito in pendii apparentemente piccoli e innocui.
Le statistiche dimostrano che talvolta è proprio l’attraversamento di un piccolo pendio, specie se percorso senza precauzioni, a innescare il fenomeno valanghivo con risultati spesso tragici.
Un piccolo lastrone di 10x10 metri avente uno spessore di 50 cm e composto da neve che pesa 300 kg
al metro cubo, coinvolge una massa di neve del peso
di 15 tonnellate.
È solo un piccolo pendio!
L’attraversamento di un
piccolo pendio, specie se
percorso senza precauzioni, a volte innesca il fenomeno valanghivo con
risultati spesso tragici.
C7-17 Piccolo pendio
50 cm
!
10m
Peso totale del piccolo lastrone!
10m x 10m x 0,5m x 0,3t/m3 = 15 tonnellate
Capitolo 7
185
La valanga di neve
bagnata
Le valanghe
Sci alpinismo
LA VALANGA DI NEVE BAGNATA
C7-18 Valanga di neve bagnata
C7-19 Valanga di neve bagnata in canale
Le valanghe di neve
bagnata sono più prevedibili di quelle a lastroni
per la velocità di scorrimento piuttosto bassa
che permette di intuire il
percorso e soprattutto
perché si verificano a
seguito di un forte rialzo
termico, cioè la condizione necessaria al distacco,
facile da valutare.
Capitolo 7
Le valanghe di neve bagnata sono costituite da neve
che contiene acqua allo stato liquido ed ha una temperatura di 0°C. Le valanghe di questo tipo sono
tipiche del periodo primaverile e il distacco è causato da un aumento della temperatura dell’aria che
determina nel manto nevoso la fusione e quindi produzione d’acqua.
La conseguenza è una riduzione delle resistenze interne dovute alla perdita di coesione tra i grani e alla
lubrificazione delle superfici di separazione tra gli strati prodotta dalla percolazione d’acqua.
Possono accadere anche d’inverno in seguito a pioggia,
oppure dopo una circolazione di vento caldo che abbia
instaurato una fase di disgelo per più giorni.
Il meccanismo di distacco è simile a quello delle valanghe a debole coesione. Tuttavia è anche possibile che,
pur nato da un innesco puntiforme, lo scaricamento di
neve dia origine ad una valanga a lastroni.
Queste valanghe sono più prevedibili di quelle a
lastroni, essendo caratterizzate da velocità di scorrimento piuttosto basse (10-20 km/h) e quindi con
percorsi più intuibili. Ma soprattutto perché si verificano a seguito di un forte rialzo termico, cioè una
condizione necessaria facile da valutare.
In ogni caso presentano una elevata densità, variabile mediamente fra 300 e 400 Kg/m3, travolgono e
spingono a valle tutto ciò che incontrano, seguendo
in genere canaloni o impluvi.
Caratteristiche di queste valanghe sono le striature
che talvolta lasciano lungo il percorso, dovute a incisioni sul fondo e sui fianchi del versante, operate dai
massi e dal materiale detritico trasportati dalla massa
nevosa. Per evitare questo tipo di valanghe è sufficiente concludere le gite prima che si verifichi il
massimo riscaldamento solare e quindi entro la mattinata. Inoltre, in caso di esposizione forzosa a questo tipo di pericolo, devono essere evitati i percorsi
attraverso canaloni, vallette e conche, dove si
ammucchia la neve sia durante la fase di scorrimento che in deposito.
Sci alpinismo
Le valanghe
La valanga nubiforme
(di neve polverosa)
LA VALANGA NUBIFORME
(DI NEVE POLVEROSA)
La valanga nubiforme prende origine da uno scaricamento di neve fresca a debole coesione oppure dal
distacco di un lastrone che grazie alla presenza di
versanti lunghi e molto ripidi, non scorre a livello
del suolo (cioè radente). La neve a debole coesione,
si mescola all’aria e forma una nube, una miscela di
piccole particelle di neve fredda e asciutta (l’aerosol),
che precipita a velocità molto elevate: fino a 300
km/h. L’altezza del fronte in movimento può raggiungere la significativa dimensione di alcune decine
di metri.
Non segue percorsi preferenziali, ma scorre dritta
lungo il versante scavalcando qualsiasi ostacolo.
Queste valanghe sono caratterizzate dallo sviluppo
di un soffio, ovvero un’onda di pressione d’aria che
sopravanza il fronte visibile della valanga ed ha un
enorme potere distruttivo.
Sono valanghe catastrofiche che danneggiano paesi e
vie di comunicazione. Fortunatamente sull’arco
alpino poco frequenti, in quanto necessitano di
abbondanti precipitazioni in poco tempo (80-100
cm in 24 ore) e pendii particolarmente scoscesi e
accidentati. Condizioni che si verificano di rado.
La foto mostra l’effetto prodotto sugli abeti situati
sul versante opposto della valle da cui si è distaccata
una valanga nubiforme; la massa di neve si è fermata nella conca mentre il soffio ha proseguito la sua
corsa abbattendo una vasta area di bosco.
C7-20 Valanga nubiforme
C7-21 Valanga nubiforme e bosco
Capitolo 7
Cause generali del
distacco di valanghe
Il manto nevoso è stabile
quando le forze attive
che tendono a far muovere la massa di neve lungo
il pendio sono inferiori
alle resistenze e agli attriti, che tendono invece a
mantenerlo sul pendio.
188
C7-22 Forze e resistenze
Le valanghe
Sci alpinismo
CAUSE GENERALI DEL DISTACCO
DI VALANGHE
Rappresentiamo in forma schematica il meccanismo
di distacco di una valanga. Da un punto di vista
generale si può affermare che il manto nevoso è stabile quando le forze attive (omini rossi) che tendono
a far muovere la massa di neve lungo il pendio sono
inferiori alle resistenze e agli attriti (omini verdi),
che tendono invece a mantenerlo sul pendio.
Viceversa il manto nevoso è instabile quando le forze
attive sono superiori alle resistenze a agli attriti.
Quando le forze si equivalgono il manto nevoso si
trova in condizioni di equilibrio limite.
A- Zona soggetta a trazione
B- Zona soggetta a taglio
C- Zona soggetta a compressione
A
A = forze attive
R= forze resistenti e attriti
2
2
2
1
!
3
2
!
B
OMINI ROSSI = forze 1
che provocano
2
lo scivolamento del manto
nevoso
OMINI VERDI = forze che favoriscono
2
la tenuta del manto nevoso
3
B
C
Alcune esemplificazioni di aumento delle
forze attive o riduzione delle resistenze
C7-23 Aumento inclinazione
R
R
A
A
30°
Capitolo 7
40°
Sci alpinismo
Le valanghe
Cause generali del
distacco di valanghe
C7-24 Aumento del peso e scarso
attrito
R
A
A
30°
30°
189
Le forze di trazione, di compressione e di taglio
agenti sul manto nevoso possono essere modificate
da fattori esterni di origine naturale (nuove nevicate,
accumulo da vento, riscaldamento; ecc.) oppure di
origine artificiale (uomo). Qualsiasi fattore che
aumenti le forze attive oppure che riduca le resistenze interne al manto o gli attriti, incide sulle probabilità di distacco.
Qualsiasi fattore che
aumenti le forze attive
oppure che riduca le resistenze o gli attriti, incide
sulle probabilità di
distacco.
Un aumento delle forze attive può essere prodotto:
1) da una maggiore inclinazione del pendio
2) da un apporto di neve
a) dovuto a nuove precipitazioni
b) in seguito a trasporto da vento
3) da un apporto di acqua (pioggia o fusione)
4) da un sovraccarico
a) naturale: caduta di sassi, di cornici, di seracchi
b) passaggio di sciatori o di alpinisti
Una diminuzione delle resistenze e degli attriti
può essere prodotta:
1) da un importante aumento della temperatura
della durata di più giorni che riscalda il manto
nevoso e riduce la coesione della neve;
2) dalla presenza all’interno del manto nevoso di
strati critici (croste da rigelo, brina di fondo,
grani sfaccettati, brina di superficie, neve
pallottolare) che riducono l’attrito tra gli strati.
Capitolo 7
Condizioni critiche
per il distacco
Le valanghe
Sci alpinismo
CONDIZIONI CRITICHE PER IL
DISTACCO DI UNA VALANGA A
LASTRONI
190
Tre sono le condizioni
necessarie e sufficienti
che determinano una
situazione di equilibrio
precario e di pericolo di
distacco di una valanga a
lastroni; se viene a mancare una sola di queste
condizioni la rottura non
è possibile.
Nel valutare l’inclinazione di un pendio si deve
tenere in considerazione
come determinante il
valore del tratto di massima pendenza e non la
media del pendio.
Capitolo 7
Viene analizzato in maniera più approfondita il meccanismo di distacco di un lastrone di neve, constatato
il fenomeno valanghivo più tipico per chi pratica l’attività sci alpinistica, ma che coinvolge anche gli alpinisti.
Da studi e prove pratiche condotte in questi ultimi
dieci anni si è osservato, su oltre il 75% dei casi, che la
rottura avviene nella zona centrale del lastrone, con
una inclinazione del pendio compresa tra i 30 e i 45
gradi e che il lastrone è costituito da neve soffice con
uno spessore compreso tra i 25 e i 100 cm.
È stato inoltre possibile individuare le condizioni che
portano il lastrone ad un equilibrio limite cioè ad una
situazione simile ad una “trappola innescata”.
Il distacco di un lastrone di neve è legato a 3 condizioni necessarie e sufficienti. Esse determinano una
situazione di equilibrio precario e imminente pericolo
di distacco; se viene a mancare una sola di queste condizioni la rottura non è possibile.
1. Il pendio deve avere una inclinazione di almeno 30°
per neve asciutta e almeno 25° per neve bagnata.
2. Lo strato superficiale deve presentare neve con coesione.
3. All’interno del manto nevoso deve esistere un piano
di slittamento e tra questo e lo strato superficiale deve
esserci uno scarso legame.
Prima condizione:
inclinazione del pendio
I lastroni di neve asciutta per staccarsi necessitano di
una inclinazione minima di circa 30° mentre sono sufficienti 25° perché si verifichi la caduta di una valanga
di neve bagnata.
È determinante l’inclinazione massima del pendio,
non quella media.
Su terreni con inclinazioni tra i 30° e i 45° sono frequenti le valanghe di neve a lastroni.
Sci alpinismo
Le valanghe
Condizioni critiche
per il distacco
Su pendii con inclinazione tra i 40° e i 60° sono frequenti le valanghe di neve senza coesione (scaricamenti spontanei).
I pendii con inclinazione superiore ai 50° scaricano in
continuazione durante le nevicate per cui la neve non
vi si può accumulare in grandi quantità.
Su pendii con inclinazione inferiore ai 25° la neve in
genere non si mette in movimento.
Tuttavia perché la valanga si propaghi senza sensibile
rallentamento, basta che sul percorso di scorrimento
l’inclinazione superi i 10°- 20°. Un pendio di 10°-20°
191
C7-25 Valanghe e inclinazione
Distribuzione delle valanghe
secondo varie classi di inclinazione
Scaricamenti
>60°
frequenti
Valanghe di neve a debole
coesione 40°-60°
Valanghe di neve a lastroni
30°-45°
Distacchi di neve umida o
bagnata <30°
può quindi essere pericoloso se si trova alla base di uno
più ripido.
I metodi per la misura dell’inclinazione vengono trattati nel capitolo “La valutazione della stabilità del
manto nevoso”.
Essa può essere misurata:
a) sulla carta topografica valutando la distanza delle
curve di livello e utilizzando un apposito regolo oppure mediante dei calcoli;
b) sul terreno tramite due bastoncini da sci, oppure
mediante clinometro.
Seconda condizione: lo strato superficiale
deve presentare neve con coesione
Per semplicità si parla di strato superficiale, tuttavia
sarebbe più corretto parlare di strato superiore;
Perché le tensioni possano propagarsi all’interno
del manto nevoso, la
neve deve presentare una
certa coesione, cioè
disporre di grani legati
tra loro.
Capitolo 7
Condizioni critiche
per il distacco
Per valutare se uno strato
presenta coesione, si può
eseguire il test della pala:
ponendo su essa un blocco di neve, quella coesa
non si disintegra alla sollecitazione di piccole
scosse.
192
La neve senza coesione
costituisce una condizione rara; si tratta nella
maggioranza dei casi di
neve fresca caduta con
bassa temperatura e
vento debole.
C7-26 Lastrone e superficie di
slittamento
Capitolo 7
Le valanghe
Sci alpinismo
potrebbe infatti verificarsi che il lastrone da vento
(neve con coesione) sia ricoperto da uno strato superficiale di neve fresca.
Per coesione si intende la caratteristica dei grani di
essere legati tra loro. Perché le tensioni possano propagarsi all’interno dei manto nevoso la neve deve presentare una certa coesione.
Per valutare se uno strato dispone di coesione e potenzialmente divenire lastrone, si può eseguire il test della
pala: la neve è coesa quando un blocco di neve, tagliato e posto sulla pala, non si disintegra per effetto di
piccole scosse.
In mancanza della pala si può osservare la traccia
lasciata dagli sci oppure l’impronta dello scarpone sulla
neve: se è coesa, in entrambi i casi i bordi risultano
abbastanza netti e si verificano ai lati piccole fessurazioni.
Si sottolinea che anche un lastrone soffice può presentare un legame tra i grani.
La neve trasportata dal vento ha sempre coesione;
anche neve inizialmente a debole coesione può successivamente (dopo solo poche ore) trasformarsi in neve
legata. Certi pendii che immediatamente dopo le nevicate potrebbero essere percorsi, perché coperti da neve
a debole coesione, in seguito all’assestamento possono
presentare pericolosi lastroni. In genere la neve senza
coesione costituisce una condizione rara; si tratta nella
maggioranza dei casi di neve fresca caduta con bassa
temperatura e vento debole.
Sci alpinismo
Le valanghe
Condizioni critiche
per il distacco
Terza condizione: presenza di un piano di
slittamento e scarso legame tra il piano di
slittamento e lo strato superficiale
Presenza di piani di slittamento (strati critici)
Le condizioni di stabilità dipendono molto dalla presenza all’interno del manto nevoso di uno o più piani
di slittamento, detti anche strati critici, che riducono
molto l’attrito con il lastrone soprastante.
Questi piani di slittamento possono essere costituiti
da:
a) strato di brina di fondo o di grani sfaccettati ricoperto da lastrone;
b) strato a contatto con il terreno di brina di fondo
ricoperto di neve;
c) crosta da fusione e rigelo su cui poggia neve recente;
d) strato sottile di brina di superficie ricoperta da
lastrone;
e) superficie di contatto tra neve vecchia e neve fresca.
C7-27 Test bastoncino con rotella
Gli strati deboli costituiti da brina di superficie ricoperta, cristalli sfaccettati e brina di profondità sono
chiamati “strati deboli persistenti” in quanto possono
durare per diverso tempo (un mese o più) nel manto
nevoso. Si ritiene che essi siano i maggiori responsabili (60 % dei casi) degli incidenti da valanghe.
Un metodo veloce ma piuttosto sommario per avere
un’idea dell’esistenza di strati deboli, consiste nell’introdurre verticalmente il bastoncino nella neve per
poter apprezzare la maggiore o minore facilità di penetrazione. Se la resistenza incontrata è grande e, soprattutto, aumenta gradualmente, il pendio è stabile; se si
incontra debole resistenza, specie verso il fondo del
manto nevoso, significa che si è in presenza di uno
strato debole e quindi di una situazione di instabilità.
Non volendo eseguire delle indagini dentro la coltre
nevosa, lo sci alpinista o l’alpinista necessitano di una
buona preparazione in tema di nivologia e devono
possedere una adeguata esperienza, per poter supporre
C7-28 Profilo stratigrafico
Capitolo 7
Condizioni critiche
per il distacco
Le valanghe
Sci alpinismo
la presenza all’interno del manto nevoso di piani di
slittamento.
Per individuare in modo affidabile la presenza di strati
critici è necessario realizzare un profilo stratigrafico del
manto nevoso e valutare con attenzione le caratteristiche dei vari strati.
194
Una valanga a lastroni è
dovuta prevalentemente
alla presenza, nel manto
nevoso, di uno strato a
debole coesione, che
determina un insufficiente legame tra gli strati di
base e quelli sovrapposti.
C7-29 Schema resistenza al
taglio
Su un pendio ripido la stabilità del manto nevoso
dipende soprattutto dalla resistenza al taglio di base
cioè dall’attrito tra gli strati.
È importante valutare se lo strato superficiale di neve
più recente si è sufficientemente legato allo strato preesistente. Si tratta di capire quant’è l’attrito tra lo strato
critico, che forma il piano di slittamento e gli strati
superficiali che formano il lastrone. Se l’attrito è ridotto si parla di debole resistenza di base al taglio di
base. Le resistenze secondarie sono costituite dalle resistenze alla trazione, alla compressione ed al taglio laterale. Sono dette secondarie perché solamente una sufficiente resistenza di base tra gli strati garantisce un
equilibrio stabile; esse sole non sono in grado di sostenere il peso del manto nevoso su tutta la superficie del
pendio.
Gli strati duri presentano resistenze secondarie elevate
invece gli strati teneri resistenze secondarie basse.
Nella maggior parte dei casi una valanga a lastroni è
dovuta alla presenza di uno strato a debole coesione
all’interno del manto nevoso che determina un limitato legame tra questa base e gli strati sovrapposti. Al
momento del distacco gli strati superiori, che costituiscono il lastrone, si mettono in movimento su questa
superficie di scorrimento e la “base debole” resta sul
posto.
resistenza al taglio laterale
resistenza alla trazione
resistenza di base
al taglio di base
resistenza alla compressione
Sci alpinismo
Le valanghe
Condizioni critiche
per il distacco
La resistenza di base può essere misurata con il test del blocco di slittamento
La prova consiste nel sollecitare su un pendio di
almeno 30°, una porzione di manto nevoso di 3 mq,
opportunamente isolata, con carichi crescenti, fino
ad ottenere l’eventuale rottura dello strato debole.
L’aumento progressivo delle sollecitazioni, prodotte
con e senza sci, consente una classificazione approssimativa della stabilità.
Si tratta del miglior sistema per valutare sul luogo
la resistenza al taglio di base e quindi rappresenta
la prova più significativa della capacità di reazione
del manto nevoso alle sollecitazioni esterne. Tuttavia
la difficoltà di trovare un sito rappresentativo dell’intero pendio (senza esporsi alla sua minaccia), la
durata della prova e la necessaria preparazione
richiesta per l’interpretazione dei risultati, fanno sì
che il test sia utilizzato unicamente da persone esperte o per scopi didattici.
C7-30 Blocco slittamento a piedi
C7-31 Blocco slittamento con
sci
L’aumento progressivo
delle sollecitazioni, prodotte con e senza sci,
consente una classificazione
approssimativa
della stabilità del manto
nevoso.
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Le valanghe
Sci alpinismo
FATTORI CHE DETERMINANO IL
DISTACCO DI VALANGHE
196
Sufficiente inclinazione,
strato superficiale di neve
con coesione, presenza di
piani di scivolamento
sono le condizioni che
determinano il distacco di
valanghe a lastroni.
Il distacco di valanghe a lastroni è determinato dalla
presenza di un manto nevoso in condizioni di instabilità latente (inclinazione sufficiente, strato superficiale
di neve con coesione, presenza di piani di slittamento)
sul quale agiscono dei fattori scatenanti che ne provocano il distacco.
Si riprende lo schema presentato precedentemente in
cui si illustrano le cause che provocano un aumento
delle forze attive e quelle che producono una riduzione delle resistenze.
Forze attive, resistenze interne e attriti
Un aumento delle forze attive può essere prodotto:
• da nuove precipitazioni, che apportano neve
fresca
• dal vento - che trasporta la neve
• dalla pioggia - che apporta acqua
• da un sovraccarico naturale: caduta di sassi,
di cornici, di seracchi
• da un sovraccarico dovuto al passaggio di
sciatori o di alpinisti
Una diminuzione delle
resistenze e degli attriti
nel manto nevoso, può
essere prodotta da riscaldamento che, per interessare gli strati profondi,
dev’essere significativo.
Una diminuzione delle resistenze e degli attriti può
essere prodotta:
• da un importante aumento della temperatura.
Il riscaldamento del manto nevoso può interessare gli
strati più profondi, se è significativo e dura più giorni.
Oltre a questa causa principale ci sono altri fattori
che favoriscono e accelerano la diminuzione delle
resistenze:
• la presenza all’interno del manto nevoso di strati critici (croste da rigelo, brina di fondo, grani sfaccettati,
brina di superficie, neve pallottolare) che riducono l’adesione tra gli strati.
Nella trattazione che segue vengono descritte le
varie cause che determinano il distacco di una
valanga.
Capitolo 7
Sci alpinismo
Le valanghe
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Inoltre sono illustrati in forma sintetica altri fattori che
influiscono sulla stabilità del manto nevoso:
• temperatura, esposizione dei versanti, quota;
• caratteristiche del terreno (forma, rugosità della
superficie, vegetazione).
Le condizioni critiche che portano il manto nevoso
ad un equilibrio limite, quindi prossimo alla rottura, e i fattori principali che determinano il distacco
di una valanga verranno ripresi nel capitolo dedicato alla condotta di gita.
197
Aumento delle forze attive prodotto da
nuove precipitazioni di neve
La neve fresca è il fattore più importante nella formazione delle valanghe.
Ogni nevicata aumenta il pericolo in proporzione alla
quantità di neve fresca caduta e all’intensità della nevicata.
Le seguenti condizioni producono già una situazione
critica per lo sciatore:
• 10-20 cm di neve fresca con vento a 50km/h, oppure con vento più moderato ma con un fondo che offre
poco attrito (es. croste da fusione, ghiaccio, brina di
fondo);
• 30-40 cm di neve fresca con assenza di vento, oppure con temperature poco al di sotto di 0°C, oppure
pendio percorso frequentemente da molte persone.
Il primo giorno di bel tempo dopo un periodo di
nevicate è particolarmente pericoloso.
Con temperature relativamente “calde” il pericolo
diminuisce però rapidamente (1-2 giorni) dopo che ha
smesso di nevicare. Ciò perché lo stesso sovraccarico
accelera l’assestamento del deposito nevoso.
Dopo questa fase di assestamento, in genere, si manifestano solo le valanghe il cui distacco è provocato
dallo sciatore.
Intervalli durante le nevicate provocano una stabilizzazione del manto tanto più efficace quanto più è alta la
temperatura.
C7-32 Nuove precipitazioni
La neve fresca è il fattore
più importante nella formazione delle valanghe.
Alcuni giorni dopo che
ha smesso di nevicare,
con temperature relativamente calde, il pericolo
diminuisce per effetto
dell’assestamento
del
deposito nevoso.
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Se all’inizio o durante
l’inverno si formano
depositi di neve fresca
che superano i 50 cm, si
ottiene una base (fondo)
molto solida.
198
Le valanghe
Sci alpinismo
Se all’inizio o durante l’inverno si formano depositi
di neve fresca che superano i 50 cm, si ottiene una
base (fondo) molto solida.
Durante gli inverni con poca neve gli incidenti da
valanga che coinvolgono sciatori e alpinisti sono
decisamente più numerosi che negli inverni con
molta neve. Ciò accade perché la coltre sottile di
neve, caduta all’inizio dell’inverno, che si conserva
per un periodo prolungato, con tempo freddo e
senza precipitazioni, subisce un’intenso metamorfismo costruttivo, conseguenza della notevole differenza di temperatura (gradiente) fra il suolo e la
superficie, e rimane a lungo fragile.
Aumento delle forze attive dovuto all’azione del vento
Il vento, non per nulla
chiamato “costruttore di
valanghe”, è un fattore
che ne determina la formazione molto più spesso del caldo.
Capitolo 7
Il vento in montagna determina un’azione importantissima sulla distribuzione del manto nevoso al suolo
con un’azione di sollevamento, trasporto e deposizione dei grani di neve. Gli effetti dipendono principalmente dall’intensità del vento e dalla maggiore o
minore coesione dello strato superficiale. Con neve a
debole coesione, come può avvenire subito dopo una
nevicata, il trasporto inizia con intensità del vento di
circa 3-4 metri al secondo e gli spostamenti sono notevoli. La quantità di neve trasportata cresce considerevolmente con l’aumentare della velocità del vento.
Il vento, non per nulla chiamato “costruttore di valanghe”, è un fattore che ne determina la formazione
molto più spesso del caldo. Le valanghe asciutte più
pericolose sono indubbiamente quelle di lastroni teneri di neve feltrata trasportata dal vento, neve che è difficile da distinguere da quella polverosa senza coesione.
La maggior parte delle valanghe è causata da strati di
neve depositati in presenza di vento.
Anche spessori di soli 15-20 cm di neve fresca possono, con forti venti, creare una situazione di pericolo locale di valanghe di neve a lastroni.
Sci alpinismo
Le valanghe
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Dall’osservazione della superficie erosa (sastrugi) si
può determinare la direzione del vento al suolo. Ciò è
molto importante per dedurre dove si è depositata la
neve traportata.
superficie prima del vento
C7-33 Schema sastrugi
199
deposito di neve
direzione del vento
Si sottolinea che non si deve tenere conto dell’effetto
vento solo durante la nevicata. Il vento in montagna
rappresenta la regola: anche con tempo bello è spesso
abbastanza intenso da trasportare grandi masse di neve
e accumularle nelle zone sottovento.
C7-34 Sastrugi
Formazione del lastrone da vento
Per capire gli effetti importanti dell’azione di trasporto
della neve ad opera del vento, possiamo considerare
due versanti che hanno diversa esposizione rispetto al
vento prevalente. Il versante dove si verifica un aumento della velocità del vento, a causa della riduzione dello
spazio (sezione) attraversato dal flusso, viene chiamato
versante sopravento (a sinistra nella foto). Qui avviene
l’azione erosiva del vento che provoca oltre alla riduzione dello spessore originario del manto nevoso anche
la compattazione del manto con formazione di croste
superficiali. Sul versante opposto, cioè sottovento, la
velocità del vento diminuisce, grazie all’aumento della
sezione attraversata dal flusso (espansione). Qui ha
luogo il deposito della neve trasportata con conseguente formazione di accumuli a forma lenticolare
(sottili ai bordi, spessi al centro).
Questi accumuli, chiamati lastroni da vento, possono essere formati da cristalli aventi una coesione più o
meno elevata, e spesso sono instabili in quanto mal
legati al manto nevoso preesistente.
L’azione erosiva del
vento, provoca la riduzione dello spessore originario del manto nevoso
e la compattazione del
manto con formazione di
croste superficiali.
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Le valanghe
Sci alpinismo
direzione del vento
pendio sopra vento
lastrone sotto vento
200
C7-35 Schema lastrone da vento
Osservando il profilo di
un cresta si possono individuare i luoghi dove
può accumularsi la neve
trasportata dal vento,
detti “zone di accumulo
da vento”.
Infatti a causa della frantumazione il formato dei grani
può raggiungere 1/10 del formato originario caduto in
assenza di vento: si genera così un deposito di neve
(lastrone) i cui grani sono legati tra loro (coesione) e
avente una densità maggiore rispetto a quella della
neve sottostante.
Da notare che questa scarsa stabilità può permanere per parecchi giorni, soprattutto se la neve ventata appoggia su uno strato debole (grani sfaccettati,
brina di fondo, neve pallottolare).
L’azione del vento al suolo (zone accumulo da vento)
Osservando il profilo di un cresta si possono individuare i luoghi dove può accumularsi la neve trasportata dal vento (zone di accumulo da vento):
a) alla base di tratti ripidi e nelle radure;
b) in valli e canali;
c) al riparo dal vento sotto le creste;
d) sotto terrazze.
neve depositata dal vento nei versanti
sottovento
C7-36 Zone di accumulo da
vento
Capitolo 7
sopravento
Sci alpinismo
Le valanghe
Anche nei versanti sopravento, la neve, sebbene in
quantità inferiore, può essere accumulata: su pendio
aperto, sotto gli ostacoli naturali, nei canali e nelle
conche. Analizzando lo strato superficiale del manto
nevoso è possibile riconoscere le zone di accumulo
dalle zone di erosione.
Dove il manto nevoso è stato eroso, la superficie si presenta irregolare con scanalature e crestine. I dossi che
si presentano quasi privi di neve segnalano una forte
attività del vento. La zona di deposito, si presenta invece con una superficie uniforme, priva di asperità frequentemente di spessore assai consistente.
Si tenga ben presente che la direzione del vento
nella libera atmosfera, visibile ad esempio osservando
le creste, è solo indicativa e non rappresenta necessariamente la direzione del vento al suolo, molto
influenzata dalla micromorfologia del terreno.
tetto
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
C7-39 Vento e forma del terreno
C7-39 Costruzione cornice
scarpa
deposito
cresta
La formazione delle cornici
Sulla linea di cresta che separa due versanti a diversa
esposizione rispetto al moto del vento, oppure sui lati
delle gole, è frequente la formazione di cornici. Cioè di
depositi di neve spesso instabili che sporgono sul versante sottovento. Sono un chiaro indicatore della direzione predominante del vento in una determinata
zona e in un dato periodo.
Le cornici crescono come strati successivi che vengono
aggiunti durante ogni periodo di trasporto della neve.
Dopo essersi attaccati al tetto questi strati tendono ad
estendersi oltre la facciata della cornice e si deformano
per effetto della gravità assumendo la forma di una lingua incurvata che talvolta imprigiona uno strato d’aria.
C7-40 Cornici
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Le valanghe
Sci alpinismo
La densità della cornice può superare i 300 kg per
metro cubo.
È necessario prestare attenzione quando la scarsa inclinazione dei due versanti non consente la formazione
di cornici: ciò non significa che non vi siano comunque accumuli di neve trasportata dal vento.
202
Aumento delle forze attive prodotto
dalla pioggia
C7-41 Valanga e pioggia
C7-42 Distacco valanga a debole coesione
C7-43 Distacco valanga a lastroni
Capitolo 7
Forti piogge apportano rilevanti quantità di acqua
che aumentano il peso del manto nevoso, rendendo
più instabile il pendio.
Inoltre se l’acqua che cola verso il basso incontra
delle superfici impermeabili, come ad esempio una
crosta da rigelo, si verifica anche un’azione lubrificante che riduce l’attrito tra gli strati.
In questo scenario la superficie della neve presenta
dei solchi e un aspetto esteriore che ricorda la buccia
di arancio.
In caso di forti piogge si possono staccare spontaneamente e su più pendii numerose valanghe che
seguiranno sul terreno le vallecole e i canali.
Tuttavia questa attività valanghiva è di breve durata
e si verifica durante la precipitazione o entro due
giorni dal termine delle piogge.
Aumento delle forze attive prodotto da
un sovraccarico naturale
Oltre alle nuove precipitazioni e all’accumulo da
vento, nelle cause naturali che concorrono a produrre tensioni aggiuntive e innescare il distacco di
valanghe, rientrano la caduta di sassi, la rottura di
cornici e la caduta di seracchi.
Può anche capitare che scaricamenti di neve a debole coesione, siano la causa con il loro movimento, di
valanghe a lastroni. Infatti la massa di neve a debole
coesione può sovraccaricare un pendio già in equilibrio precario, oppure far venire meno, in zona di
compressione la base su cui si appoggia il lastrone.
Sci alpinismo
Le valanghe
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Aumento delle forze attive dovuto al
passaggio di sciatori o di alpinisti
Il peso di sciatori o di alpinisti determina un sovraccarico del pendio la cui entità dipende sia dal numero dei presenti sia dal tipo di azione che si esegue.
Infatti i movimenti che fanno parte della progressione con e senza sci, sia in fase di salita che in fase di
discesa, trasferiscono sollecitazioni molto diverse fra
loro a parità di condizioni.
Sebbene questo aspetto venga sviluppato nei capitoli dedicati alla preparazione e alla condotta di gita,
riteniamo opportuno anticipare alcune valutazioni:
• un alpinista senza sci esercita una sollecitazione
pari a tre volte quella prodotta da uno sci alpinista in
fase di salita;
• una discesa lenta e controllata esercita una sollecitazione pari a quattro volte quella prodotta da uno
sci alpinista in fase di salita;
• una caduta con gli sci in discesa oppure una discesa eseguita senza sci ai piedi in maniera energica,
magari effettuando anche salti, esercitano una sollecitazione sul pendio che può arrivare fino a 8 volte
quella prodotta da uno sci alpinista durante la gita.
C7-45 Passaggio di alpinisti
I movimenti che fanno
parte della progressione
con e senza sci, sia in fase
di salita che in fase di
discesa, con medesime
condizioni della neve,
imprimono sollecitazioni
molto diverse fra loro.
C7-44 Passaggio di sciatori
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Un riscaldamento brusco, dovuto ad un
aumento della temperatura oppure all’arrivo di
vento secco e caldo come
il Föhn, accresce a breve
termine il pericolo di
valanghe.
204
Il freddo conserva il pericolo esistente e le tensioni, all’interno del manto
nevoso, permangono per
lungo tempo.
Le valanghe
Sci alpinismo
Temperatura e riduzione delle resistenze
L’aumento della temperatura porta ad una riduzione
delle resistenze. Il riscaldamento principalmente può
essere prodotto da:
a) un generalizzato aumento della temperatura dovuto
a innalzamento dell’isoterma 0°C (stagione primaverile, masse di aria calda, nuvolosità) - in questa situazione tutti i pendii sono interessati e al crescere della quota
l’intensità del riscaldamento diminuisce;
b) radiazione solare - in questa situazione sono interessati solo i versanti soleggiati.
Un riscaldamento brusco, dovuto ad esempio ad un
aumento della temperatura oppure all’arrivo di vento
secco e caldo come il Föhn, accresce a breve termine il
pericolo.
Viceversa un riscaldamento lento, ma non eccessivo,
riduce le tensioni nel manto di neve asciutta e produce
un buon assestamento.
Poiché la neve non è un buon conduttore del calore, le variazioni giornaliere della temperatura
influenzano solo gli strati superiori, penetrando,
secondo il tipo di neve, da 10 a 30 cm. Pertanto, per
interessare gli strati profondi del manto nevoso e
quindi ridurre le resistenze, il riscaldamento deve
durare più giorni.
Il freddo conserva il pericolo esistente e le tensioni
all’interno del manto nevoso permangono per un
lungo tempo.
Un raffreddamento consolida un manto nevoso
umido o bagnato, soprattutto durante la notte e in
presenza di cielo sereno.
Approfondimento dei fenomeni legati alla
temperatura
Effetto della lubrificazione
Il calore generato dalla temperatura dell’aria porta alla
fusione della neve e quindi alla produzione di acqua:
finché la neve è umida (e l’acqua liquida non è visibile)
si manifesta il fenomeno della capillarità che garantisce
una buona coesione. Tale situazione non determina
una significativa riduzione delle resistenze.
Quando, con forte riscaldamento oppure in seguito a
Capitolo 7
Sci alpinismo
Le valanghe
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
precipitazioni piovose importanti, all’interno del
manto nevoso il contenuto in acqua liquida supera il
valore critico dell’8%, la neve si dice bagnata e l’acqua
è libera di scorrere. In questa situazione si determina un
processo di percolazione dell’acqua all’interno della coltre nevosa con creazione di canali verticali e di conseguenza si riduce la coesione tra i grani e diminuiscono
le resistenze.
205
C7-46 Lubrificazione
canali d’acqua
si lubrifica
la crosta
ve
ne
o
cci
hia
ig
d
sta
cro
ia
h
c
vec
Il processo di percolazione dell’acqua all’interno
della coltre nevosa crea
canali verticali che riducono la coesione tra i
grani e diminuiscono le
resistenze.
L’acqua può essere deviata e scorrere lungo strati più
impermeabili (quali ad esempio croste da fusione e
rigelo) oppure direttamente sul terreno.
In questo caso la pellicola d’acqua agisce anche da
lubrificante e riduce l’attrito fra gli strati. La lubrificazione di una superficie dura eventualmente presente all’interno del manto nevoso è da considerare una
prima causa delle valanghe primaverili.
Brusco e forte aumento di temperatura
Durante la stagione primaverile e occasionalmente
d’inverno, un livello considerevole di temperatura
che si mantiene per un certo periodo di tempo (ad
esempio una fase di alcuni giorni in cui spira il vento
caldo chiamato Föhn) determina una instabilità
generalizzata che può causare il distacco di valanghe
e le scariche di pietre.
In situazione di rialzo termico importante, soprattutto
quando è appena caduta neve fresca, si manifesta un
temporaneo aumento del pericolo per diminuzione
della resistenza interna. Con queste condizioni è
opportuno scegliere con oculatezza la gita o addirittura
rinunciare all’escursione.
C7-47 Riscaldamento e valanghe
Capitolo 7
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
A fronte di un aumento
della temperatura, la presenza di strati critici
favorisce e accentua la
diminuzione delle resistenze.
206
Le valanghe
Sci alpinismo
Presenza all’interno del manto nevoso di
strati critici
Nelle sezioni precedenti si è sviluppato il concetto per
cui la presenza di strati critici all’interno del manto
nevoso (croste da fusione e rigelo, brina di fondo, grani
sfaccettati, brina di superficie, neve pallottolare) offre
un piano di scorrimento preferenziale. Questa situazione è una delle tre condizioni che portano il lastrone ad
un equilibrio limite cioè ad una situazione simile ad una
“trappola innescata”. (Le altre due sono l’inclinazione di
almeno 30° e la coesione della neve che indica l’esistenza potenziale del lastrone). In questo paragrafo si intende rimarcare, come a fronte di un aumento della temperatura, la presenza di strati critici favorisce e accentua
la diminuzione delle resistenze. Spesso alla fine dell’inverno, quando i versanti esposti a sud hanno già scaricato, il forte riscaldamento può determinare anche
sui versanti settentrionali il distacco di grosse valanghe di fondo, specie se all’inizio dell’inverno, si
erano formati strati interni di brina di fondo.
Temperatura, orientamento dei versanti,
quota
Nel corso del periodo
invernale, un aumento
della temperatura della
durata di alcuni giorni,
diminuisce le tensioni
del manto nevoso e facilita l’assestamento.
Capitolo 7
Le variazioni della temperatura influenzano in modo
considerevole lo stato del manto nevoso; inoltre l’entità
del riscaldamento risente molto dell’orientamento dei
versanti e dell’altitudine. Nel corso del periodo invernale (mesi di novembre, dicembre, gennaio) un aumento della temperatura della durata di alcuni giorni, diminuisce le tensioni del manto nevoso e facilita l’assestamento. Soprattutto quando tale riscaldamento è seguito da un raffreddamento. Ciò si verifica maggiormente
sui versanti esposti ai quadranti meridionali, i quali,
ricevendo una maggiore radiazione solare, si stabilizzano più in fretta rispetto ai versanti settentrionali dove
invece è più probabile la formazione di brina di fondo.
Invece con il perdurare di basse temperature il processo di assestamento viene rallentato e un eventuale pericolo latente si conserva per un periodo di
tempo più lungo in quanto:
a) i lastroni di neve depositata dal vento richiedono più
tempo per legarsi alla neve circostante;
Sci alpinismo
Le valanghe
b) sui pendii a nord e nord-ovest continua la formazione di strati deboli (brina di superficie, grani sfaccettati,
brina di fondo): permane quindi più a lungo una instabilità dovuta al fatto che le successive nevicate poggeranno su strati di scorrimento.
Nella parte iniziale e centrale dell’inverno, per motivi di
sicurezza è consigliato, soprattutto alle persone che non
sono in grado di valutare correttamente la stabilità del
manto nevoso, di evitare i pendii esposti a nord e nordovest. Durante il periodo primaverile (mesi di marzo,
aprile, maggio) il manto nevoso è generalmente più assestato rispetto al periodo invernale. Esso si presenta con
neve trasformata da numerosi cicli di fusione e rigelo ed
anche i pericolosi strati intermedi deboli sono meno
numerosi. Le condizioni di instabilità del manto nevoso
sono dovute in prevalenza alla fusione della neve che
riguarda dapprima i versanti esposti a est e progressivamente a sud e a ovest, mentre in seguito il riscaldamento interesserà anche i versanti settentrionali. Il pericolo
di valanghe sarà quindi in aumento nel corso della
giornata e fino alle ore serali. Lungo i pendii ripidi
soleggiati alla base delle rocce, in presenza di neve
fresca, si potranno verificare distacchi spontanei di
valanghe di neve umida. Il forte calore inoltre provoca la caduta di pietre imprigionate dal ghiaccio nei
canaloni racchiusi da rocce e la caduta di cornici sul
lato sottovento delle creste.
Anche la quota riveste un ruolo importante in quanto la trasformazione è più lenta negli strati di neve caduta ad altitudini elevate all’inizio dell’inverno. Alle quote
basse, invece, l’assestamento è più rapido perché le temperature sono più alte. È opportuno ricordare che la
temperatura generalmente diminuisce con l’aumento
della quota: in media di 0,6°C ogni 100 m di dislivello.
Quindi, non considerando il fenomeno dell’inversione
termica (frequente in inverno), se a 1000 metri di altitudine si misurano 10°C, a 2000 metri la temperatura sarà
di 4°C e a 3000 metri il termometro misurerà -2°C. In
particolare nel periodo primaverile è consigliabile evitare, nelle ore calde della giornata, i canaloni e i pendii
esposti da tempo al sole specie se carichi di neve recente.
Le gite dovranno quindi essere portate a termine
prima di mezzogiorno, al fine di evitare gli effetti del
forte riscaldamento.
Fattori che determinano
il distacco di valanghe
Nella parte iniziale e centrale dell’inverno, per
motivi di sicurezza, è
consigliato evitare i pendii esposti a nord e nordovest.
Negli strati di neve caduta alle quote elevate la
trasformazione è più
lenta. Alle quote basse,
invece, l’assestamento è
più rapido perché le temperature sono più alte.
Capitolo 7
207
Morfologia del terreno
e vegetazione
Le valanghe
Sci alpinismo
MORFOLOGIA DEL TERRENO E
VEGETAZIONE
La forma del terreno
208
I terreni più esposti alle
valanghe sono i canaloni,
le gole incassate e i pendii aperti, posti in prossimità di creste dov’è possibile il deposito da
vento.
Il terreno in montagna presenta una grande varietà
di forme che influenzano la distribuzione della neve
e delle tensioni che si manifestano all’interno del
manto nevoso. Da un punto di vista generale si può
dire che i cambiamenti di pendenza (in cima o alla
base dei versanti) sono i luoghi più a rischio.
La presenza sui pendii di marcate discontinuità
come ripiani e terrazze contribuiscono alla stabilizzazione del manto nevoso. I luoghi più sicuri per
effettuare una traccia sono le creste e i dossi.
Al contrario i terreni più esposti alle valanghe sono i
canaloni, le gole incassate e i pendii aperti posti in
prossimità di creste specialmente se soggetti all’azione di deposito da vento.
La rugosità della superficie
Versanti non articolati,
specialmente se coperti
da erba lunga non falciata, oppure rocce lisce,
facilitano il distacco
naturale delle valanghe
di fondo.
Capitolo 7
Per rugosità della superficie si intendono le asperità,
più o meno grandi che sporgono dalla superficie del
terreno e che con la loro presenza producono degli
ancoraggi che tendono a contrastare il movimento
della neve. In generale si può dire che le valanghe
sono tanto più favorite quanto più la superficie del
terreno è liscia.
La maggior stabilizzazione del manto nevoso è assicurata da grossi massi rocciosi e dal bosco fitto di
sempreverdi. Tuttavia può anche accadere che singoli ostacoli come blocchi rocciosi isolati, o gruppi isolati di alberi posano aggravare localmente le condizioni di stabilità.
In generale versanti non articolati, specialmente se
coperti da erba lunga non falciata, oppure rocce
lisce, facilitano il distacco naturale delle valanghe di
fondo (B, E). Inoltre blocchi e altri ostacoli trattengono la neve solo finché affiorano dal manto nevoso. Altrimenti ostacolano unicamente la formazione
di valanghe di fondo. Quando sono coperti da uno
strato di neve, gli ostacoli non impediscono più il
Sci alpinismo
Le valanghe
Morfologia del terreno
e vegetazione
distacco delle valanghe di superficie che costituiscono la grande maggioranza delle micidiali valanghe di
neve a lastroni (C, D).
209
A
B
C
D
E
C7-48 Terreno e valanghe
La vegetazione
Un bosco fitto di abeti svolge un’azione benefica
rispetto al distacco delle valanghe:
• con i fusti costituisce dei veri e propri ancoraggi;
• rende meno probabile la formazione di lastroni da
vento e di strati di brina di fondo e rallenta nel
tempo la fusione del manto nevoso;
• favorisce l’azione di assestamento grazie alla neve
che cade dai rami.
È bene tuttavia ricordare che l’azione benefica del
bosco dipende soprattutto dalla densità dei fusti e
dalla statura delle piante.
Piccoli arbusti come rododendri, mughi, ontani,
non ostacolano il distacco di valanghe a lastroni,
anzi lo favoriscono perché facilitano la formazione
della brina di profondità e provocano un assestamento irregolare del manto nevoso. l boschi radi,
soprattutto se di larici, non ostacolano il distacco di
valanghe a lastroni soffici e non impediscono la formazione di lastroni di neve ventata. Il larice, come
tutte le piante che d’inverno sono sprovviste di chioma, non trattiene la neve durante le precipitazioni,
quindi non ostacola la formazione di accumuli nè
all’interno nè fuori del bosco. Quando, in un bosco
rado di abeti e larici, si incontra una zona di soli larici, è probabile che vi sia pericolo di valanghe.
Piccoli arbusti come
rododendri, mughi e
ontani, non ostacolano il
distacco di valanghe a
lastroni. Anzi, lo favoriscono, perché facilitano
la formazione della brina
di profondità e provocano un assestamento irregolare del manto nevoso.
Capitolo 7
210
capitolo 8
La valutazione della stabilità
del manto nevoso
INDICE
Premessa
Metodi di esame del manto nevoso e rappresentatività dei test
Misura dell’inclinazione di un pendio
Valutazione dell’inclinazione sulla cartina topografica
Valutazione dell’inclinazione sul terreno
Test della pala
Test del bastoncino
Test della sonda
Profilo stratigrafico
Esecuzione di un profilo stratigrafico
Classificazione dei grani di neve in base alla forma
Test della mano
Altre caratteristiche misurabili del manto nevoso
Modulo "profilo della neve/test della mano"
Interpretazione di un profilo stratigrafico e valutazioni sulla stabilità
Profili significativi
Test del blocco di slittamento
Generalità ed evoluzione storica dei blocchi di slittamento
Esecuzione del blocco di slittamento
Gradi di carico del blocco di slittamento
Rappresentatività e limiti del test
torna al sommario
Generalità
Metodi di esame
del manto nevoso
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
sci alpinismo
PREMESSA
212
In questo capitolo di approfondimento si tratta di come valutare la stabilità di un
manto nevoso. Da principio ci si sofferma su importanza e rappresentatività dei tests
in riferimento alla pratica sci alpinistica. Quindi si presentano i sistemi di misura
della inclinazione di un pendio, in quanto i lastroni di neve asciutta staccati da uno
sciatore necessitano di una inclinazione minima di almeno 30°. Infine si illustrano
vari metodi di esame del manto nevoso, e vengono trattati in modo particolare il profilo stratigrafico e il blocco di slittamento.
METODI DI ESAME DEL MANTO
NEVOSO E RAPPRESENTATIVITÀ
DEI TEST
Il pericolo di valanghe
sul terreno non può essere né misurato né calcolato, esso è normalmente
stimato.
Capitolo 8
Secondo studi recenti, il distacco spontaneo di un
lastrone ha origine dalla presenza nel manto nevoso
di zone di debolezza (o super-fragili). In queste aree
la resistenza basale (taglio di base) non è sufficiente
per sostenere il peso del manto nevoso ed esso di
conseguenza rimane sospeso solo grazie alle resistenze laterali: sui margini di queste zone si creano perciò delle forti tensioni. A causa dell’estrema variabilità del terreno e dell’azione del vento che modifica
lo spessore della neve, anche su superfici limitate a
pochi metri quadrati, non è attualmente possibile
determinare dove sono localizzate le zone super fragili, né quanto sono estese (variabilità spaziale della
stabilità). In particolare risulta assai difficile stabilire
con semplici test analitici (profilo del manto nevoso,
cuneo di slittamento, ecc.) il livello di stabilità del
manto nevoso di un preciso pendio.
Il pericolo di valanghe sul terreno pertanto non può
essere né misurato né calcolato. È tuttavia possibile
effettuare delle prove empiriche che si fondano sull’esperienza pratica e su esperimenti condotti sul
pendio nevoso. L’attendibilità dei risultati è frutto di
una interpretazione soggettiva la cui validità dipen-
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
de dalle conoscenze e dall’esperienza di chi esegue la
prova.
I metodi di esame che verranno presi in considerazione sono i seguenti:
• Test della pala (coesione della neve)
• Test del bastoncino (prova penetrometrica veloce)
• Test della sonda (prova penetrometrica veloce)
• Profilo stratigrafico e test della mano
• Test del blocco di slittamento
Per verificare la prima delle tre condizioni necessarie al distacco di valanga di lastroni, bisogna misurare l’inclinazione del pendio.
Per verificare l’esistenza della seconda condizione
del distacco di un lastrone, si può impiegare il test
della pala al fine di valutare la coesione della neve.
Per verificare l’esistenza della terza condizione (presenza di piani di slittamento e scarso legame tra gli
strati, cioè bassa resistenza al taglio) bisogna eseguire un profilo stratigrafico e il test del blocco di slittamento.
Le altre due prove (bastoncino e test della sonda)
danno indicazioni orientative sulla durezza degli
strati superiori, esse possono fornire informazioni
solo a chi dispone di una discreta conoscenza della
neve e abbia già eseguito dei profili stratigrafici.
Si sottolinea il fatto che queste prove servono a
valutare il grado di pericolo, nel punto in cui si
svolgono i medesimi; le conclusioni tratte, a
causa della irregolarità del terreno, sono difficilmente estendibili a tutto il pendio.
Questi metodi, in particolare il profilo stratigrafico e il blocco di slittamento, sono un aiuto per
valutare la stabilità del manto nevoso e non
devono essere considerati una prova assoluta per
decidere se attraversare un pendio oppure fare
dietro-front.
Nel contesto della azioni per la riduzione del
rischio di valanghe, essi rivestono un ruolo percentualmente modesto.
Come infatti si approfondirà nel capitolo
“Preparazione e condotta di gita”, buona parte del
rischio si elimina a casa ascoltando i bollettini nivo-
Metodi di esame
del manto nevoso
Con l’inclinazione del
pendio si verifica la
prima delle tre condizioni necessarie che determinano il distacco di
valanga di lastroni.
I metodi di verifica del
manto nevoso, nel contesto della riduzione del
rischio di valanghe, percentualmente rivestono
un ruolo modesto.
Capitolo 8
213
Metodi di esame
del manto nevoso
214
C8-01 Esame del manto nevoso
C8-02 Prova del blocco
Capitolo 8
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
meteo, studiando i possibili itinerari e scegliendo in
modo adeguato la gita; un’altra parte del rischio si
può eliminare, una volta arrivati in zona, assumendo
ulteriori informazioni e soprattutto osservando
attentamente il terreno, le condizioni meteo e scegliendo con cura la traccia.
Elementi molto più importanti ai fini di una corretta prevenzione e valutazione del pericolo sono il
livello di conoscenza della nivologia e delle valanghe,
la qualità e la quantità delle informazioni raccolte,
l’attenta osservazione del terreno e una adeguata
esperienza maturata in montagna.
Nella pratica sci alpinistica, adottando un criterio
prudente nella scelta della gita e un comportamento
corretto lungo il percorso, il profilo stratigrafico e il
blocco di slittamento, di norma non vengono effettuati durante l’escursione.
Trovandosi in zona, può risultare utile realizzare questi test il giorno precedente la gita programmata, qualora si osservi una netta differenza tra le indicazioni
fornite dal bollettino valanghe e le osservazioni locali
dell’ambiente. Oppure quando si è sorpresi da precipitazioni e mancano ulteriori informazioni, ovvero se
ci sposta in una nuova zona non conosciuta.
In conclusione queste prove, ed in particolare il profilo stratigrafico e il blocco di slittamento svolgono
le seguenti funzioni:
• dal punto di vista didattico sono un’aiuto prezioso
per far conoscere la struttura del manto nevoso e per
valutare la resistenza al taglio. Perciò è assai utile
durante i corsi dedicare tempo ad apprendere questi
metodi di osservazione;
• forniscono importanti indicazioni sulle condizioni
generali della neve in quella specifica zona;
• sono un aiuto per valutare il grado di pericolosità
di un luogo circoscritto e confermano all’esperto
quanto già era noto sulla stabilità del manto nevoso;
• consentono di capire i criteri di rilevamento adottati dai Servizi Valanghe Regionali sulla base dei
quali vengono redatti i bollettini valanghe.
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Misura dell’inclinazione
di un pendio
MISURA DELL’INCLINAZIONE DI
UN PENDIO
I lastroni di neve asciutta staccati da uno sciatore
necessitano di una inclinazione minima di circa 30
gradi mentre sono sufficienti 25 gradi per valanghe
di neve bagnata.
È determinante l’inclinazione massima del pendio e
non quella media.
Valutazione dell’inclinazione sulla cartina topografica
Su di una cartina scala
1:50.000, l’inclinazione
critica di 30° può essere
determinata misurando
la distanza di 7 mm tra
due curve aventi un dislivello di 200 m.
L’inclinazione critica di 30° può essere determinata
sulla carta, scala 1:25.000, misurando la distanza
di 7 mm tra due curve aventi un dislivello di 100
m. La distanza dev’essere misurata perpendicolarmente alle curve di livello (lungo la linea di massima
8 mm 7 mm 6 mm 5 mm 4 mm
Distanza curve
Inclinazione media
27°
in gradi
Pendenza media
percentuale
50%
30°
34°
39°
45°
58%
68%
81%
100%
Per una inclinazione di 30° la
distanza tra le curve di livello
vale 7 mm.
Sulle cartine 7 mm corrispondono a:
• 200 m di dislivello,
in quelle 1:50.000
• 100 m di dislivello,
in quelle 1:25.000
pendenza).
È possibile utilizzare un regolo di plastica trasparente e per una misura precisa si raccomanda di
usare la lente e una cartina con scala 1:25.000. Per
ricavare l’inclinazione scegliere il pettine corretto in
relazione alla scala della cartina e alla equidistanza
delle curve; quindi far coincidere due curve di livello consecutive con due linee del regolo e leggerne il
2125
2100
20°
25°
30°
35°
40°
45°
C8-03 Regolo e curve di livello
Capitolo 8
215
Misura dell’inclinazione
di un pendio
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
dato.
Valutazione dell’inclinazione sul terreno
216
C8-04 Inclinazione e bastoncini
Sul terreno la misura della inclinazione può essere
eseguita con i bastoncini da sci.
Si utilizza una relazione trigonometrica per calcolare
la distanza alla quale marcare con del nastro adesivo
il bastoncino da sci.
I bastoncini vengono utilizzati in pratica per simulare un clinometro. Per aumentare la precisione della
misura si può impiegare una piccola livella ad acqua
(6-10 cm circa).
L= lunghezza del bastone
(impugnatura - rondella)
= inclinazione
tg= tangente
H= altezza sulla verticale
(rotella - giro di nastro)
H = L x tg (alfa)
tg 27°= 0,50
tg 30°= 0,58
tg 35°= 0,70
tg 40°=0,84
L
H
L/
25°
30°
35°
40°
45°
110
51
63
77
92
110
115
54
66
81
97
115
120
56
69
84
101
120
C8-05 Clinometro per terreno
125
58
72
88
105
125
Sopra è riportato un artigianale clinometro di carta plastificata, dotato di un ago di metallo
passante per il vertice, che muovendosi per effetto della gravità,
indica l’inclinazione del pendio.
L’inclinazione di un pendio può
anche essere misurata con una
bussola dotata di clinometro.
130
61
75
91
109
130
Capitolo 8
H (cm)
Regola pratica:
metà lunghezza
del bastoncino= 27°
Si marcano i bastoncini con del nastro isolante (attenzione ai bastoncini regolabili) secondo i dati della tabella.
Sul terreno vale anche la seguente regola pratica: “chi
vuol salire in modo agevole, a 28-30 gradi comincia
ad effettuare dietro-front”.
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Test della pala
TEST DELLA PALA
Si tratta di una prova semplice e veloce che serve a
determinare la coesione della neve nel manto
nevoso: una neve “legata” e cioè che abbia “coesione”, costituisce una delle tre condizioni necessarie e
sufficienti affinché si possa distaccare una valanga di
lastroni. La differenza esistente tra neve con o senza
coesione è molto più importante che non quella tra
neve dura e neve soffice in quanto la mancanza di
coesione può essere riscontrata solo in nevi molto
soffici: esistono infatti nevi soffici che presentano
coesione.
Saper distinguere tra questi due tipi di neve risulta pertanto particolarmente importante: in ambedue i casi lo
sciatore può affondare con gli sci fino alle ginocchia.
Su una neve polverosa oppure costituita da particelle frammentate senza coesione, però, lo sciatore può
scendere o salire senza pericolo pendii anche molto
ripidi; viceversa in presenza di neve con coesione
l’attraversamento potrebbe rivelarsi pericoloso.
Il test della pala permette di accertare la presenza o
meno di coesione tra i cristalli di uno strato presente in superficie o all’interno del manto nevoso.
Esso si esegue semplicemente ritagliando con la pala o
con le mani, nello strato del manto che interessa, un
cubo con circa 30 centimetri di lato. Scuotendo delicatamente la pala e osservando come la neve si dispone
sulla medesima:
• se la neve scivolerà sui fianchi lasciando qualcosa
che assomiglia a un cono di sabbia o di zucchero, si
concluderà che la neve è “senza coesione”, per cui
non si dovrebbero temere valanghe di lastroni ma
soltanto colate di neve poco pericolose per chi le
causa;
• se la neve invece si spezzerà in blocchi con spigoli ben visibili, vorrà dire che la neve è “con coesione” e quindi si possono temere valanghe da lastroni tipiche degli sciatori.
Lo sci alpinista abbastanza esperto, anche senza ricorrere al test della pala, è in grado di valutare la presenza
di coesione osservando la traccia prodotta dagli sci
oppure valutando l’erosione della superficie della neve.
C8-06 Non coesione con test pala
C8-07 Coesione con test pala
C8-08 Coesione con sci
Capitolo 8
Test del bastoncino
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
TEST DEL BASTONCINO
C8-09 Test bastoncino rotella
C8-10 Test bastoncino impugnatura
Una volta superato lo
strato superficiale, se si
incontra scarsa resistenza, significa che è presente uno strato debole
costituito ad esempio da
brina di fondo o grani
sfaccettati.
Capitolo 8
Il metodo consiste nell’introdurre verticalmente il
bastoncino nella neve per poter apprezzare la maggiore o minore facilità di penetrazione. Se la resistenza incontrata è grande, e soprattutto, va aumentando gradualmente, il pendio è tendenzialmente
stabile. Se si incontra bassa resistenza, specie verso il
fondo del manto nevoso, significa che si è in presenza di uno strato debole e quindi di un pendio potenzialmente instabile.
Il bastoncino può essere introdotto nella neve soffice con moderata pressione dalla parte del puntale
oppure dalla parte dell’impugnatura se sono presenti strati resistenti.
Si tratta di una prova empirica poco precisa che tuttavia, grazie alla sua rapidità, può risultare un campanello d’allarme. È pertanto un’indagine che va
ripetuta spesso durante il percorso, ad ogni cambio
di esposizione o di pendenza, oppure prima di
affrontare pendii ripidi sia in fase di salita che in fase
di discesa.
Durante una esercitazione finalizzata allo studio del
manto nevoso, il test del bastoncino, se eseguito
dopo una prova stratigrafica, consente di correlare in
modo molto approssimativo, la concordanza o
discordanza dei risultati ottenuti osservando il
manto nevoso.
Nel corso di una gita il test del bastoncino ci dice
principalmente quanta neve fresca è presente.
Altri elementi di interpretazione
Se la resistenza aumenta progressivamente e non si
incontrano cedimenti si è in presenza di una situazione favorevole. L’esistenza all’interno di strati
deboli può essere individuata solo se si riesce a trapassare lo strato superficiale. Viceversa, se esso è
costituito da croste oppure da neve battuta dal vento
la perforazione non risulta possibile. Una volta superato lo strato superficiale, se si incontra scarsa resistenza, significa che è presente uno strato debole
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Test del bastoncino
costituito ad esempio da brina di fondo o grani sfaccettati. Con neve primaverile, oltrepassando la crosta superficiale con il bastoncino, si può valutare
l’entità della neve marcia sottostante.
Limiti del test
219
Ai fini della valutazione della stabilità di un pendio,
il test del bastoncino offre indicazioni molto sommarie:
• superfici di media durezza impediscono al bastoncino di perforare la neve;
• strati deboli di piccolo spessore non sono individuabili;
• la prova non è in grado di valutare la resistenza al
taglio.
La lunghezza del bastoncino limita la profondità
dello spessore analizzato e soprattutto la presenza
della manopola (la rotella fornisce risultati ancor
peggiori) limita la sensibilità nel rilevare la durezza
degli strati e impedisce un graduale affondamento
nella neve.
In commercio esistono dei bastoncini-sonda, che
consentono di unire le due impugnature e di eliminare le rotelle: la profondità indagata può quindi
essere spinta sino alla lunghezza di 2 bastoncini.
Tuttavia pur raggiungendo maggiore profondità, a
causa della conicità dell’asta e della presenza all’estremità dell’attacco della rotella, ne risulta comunque una bassa sensibilità.
La lunghezza del bastoncino limita la profondità
dello spessore analizzabile e la presenza della
manopola o della rotella
riducono la sensibilità
necessaria.
Il test può venire utilizzato per stimare lo spessore di
neve fresca. Grazie soprattutto alla sua velocità di
esecuzione, il sondaggio può essere ripetuto spesso
durante l’escursione e pertanto il test diventa un sensore in grado di allarmare in caso quantitativi critici
di neve fresca.
Capitolo 8
Test della sonda
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
TEST DELLA SONDA
220
La sonda deve presentare
uniformità di sezione
lungo tutto lo sviluppo
dell’asta, senza sporgenze nel punto di giunzione tra un elemento e l’altro.
È una prova empirica più perfezionata del test con il
bastoncino, non dà risultati quantitativi e deve essere affiancata all’insieme di conoscenze e informazioni già in possesso dell’utente. Il test, sviluppato da
Giovanni Peretti. può essere utile a complemento di
altre prove empiriche.
La prova ha come obiettivo l’individuazione dei vari
strati che compongono il manto nevoso, la stima del
loro spessore e il riconoscimento della resistenza alla
penetrazione che oppongono.
Rispetto al bastoncino la sonda deve presentare
uniformità di sezione lungo tutto lo sviluppo dell’asta e non vi devono essere sporgenze nel punto di
giunzione tra un elemento e l’altro. La normale
sonda da autosoccorso può essere segnata ogni 10
cm con un pennarello indelebile. Inoltre è possibile
migliorare la sensibilità avvitando ad una estremità
un puntale sempre di forma conica ma più largo di
alcuni millimetri rispetto al diametro dell’asta.
Grazie a queste caratteristiche, anche se vengono
attraversati strati duri, l’attrito sull’asta è minimizzato e si ottiene maggiore precisione nell’individuazione di strati differenti.
Modalità di esecuzione
Nell’impiego della sonda
è consigliato l’uso dei
guanti, per evitare che il
calore delle mani crei
incrostazioni di ghiaccio
sull’asta.
Capitolo 8
La sonda può essere montata al completo oppure,
per effettuare una valutazione più veloce ma meno
precisa, può essere limitata a qualche elemento. È
consigliato l’uso dei guanti per evitare che il calore
delle mani crei incrostazioni di ghiaccio sull’asta.
Con nevi abbastanza soffici e porose si ottengono
buoni risultati affondando la sonda in modo uniforme, con forza costante, ma con delicatezza, per conservare la massima sensibilità sulle dita al fine di rilevare i diversi strati. Con nevi più dure e consistenti
è meglio affondare la sonda a piccoli colpetti, procedendo con intensità costante anche quando le velocità di affondamento sono diverse.
Si potrà creare una scala personale di valutazione
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Test della sonda
della resistenza (1=quasi nulla; 2=scarsa; 3=media;
4=elevata; 5=molto elevata), visualizzabile con un
profilo su un grafico per poter confrontare le varie
compattezze.
Impiego della sonda
La scelta di un determinato metodo e il luogo adatto per la prova dipendono dalla capacità dell’utente.
• Per persone sufficientemente esperte e che quindi
hanno già un’idea di come sia la situazione della
neve, il sondaggio è utile per verificare sia l’attendibilità delle proprie valutazioni, sia per controllare se
la situazione si mantiene invariata lungo il percorso.
• Ai principianti e durante i corsi si consiglia di eseguire dapprima la stratigrafia, e successivamente di
praticare il test della sonda, per imparare a correlare
le caratteristiche del manto nevoso osservate nel profilo stratigrafico con la resistenza alla penetrazione
avvertita.
C8-11 Test della sonda
Limiti del test
L’interpretazione dei risultati è legata alle capacità e
all’esperienza dell’operatore:
• la sonda non è in grado di rilevare gli strati deboli
e soffici con spessore inferiore a qualche centimetro
(strati che possono risultare molto pericolosi);
• la sonda non è in grado di misurare la resistenza al
taglio;
come per le altre prove anche il test della sonda offre
un dato puntiforme e quindi dà indicazioni valide
solo per una zona circoscritta al luogo in cui è stato
effettuato. Tuttavia dopo aver eseguito un profilo
stratigrafico e un blocco di slittamento, con il metodo della sonda è possibile in tempi contenuti eseguire vari test nel pendio in esame e confrontare di volta
in volta i risultati con quelli forniti dal profilo.
Il test della sonda offre
un dato puntiforme e
quindi dà indicazioni
valide solo per una zona
circoscritta al luogo in
cui è stato effettuato.
Capitolo 8
Profilo stratigrafico
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
PROFILO STRATIGRAFICO
222
Il profilo stratigrafico è
svolto con gli strumenti
in dotazione allo sci alpinista e quindi risulta
essere semplificato rispetto a quello condotto
dai rilevatori dei Servizi
Valanghe.
Il profilo stratigrafico permette, congiuntamente al
blocco di slittamento, di effettuare un’indagine esaustiva del manto nevoso. L’analisi è svolta con gli strumenti in dotazione allo sci alpinista e quindi risulta
essere semplificata rispetto a quella condotta dai rilevatori dei Servizi Valanghe.
Il profilo stratigrafico consente di:
• evidenziare i singoli strati di neve e valutare i potenziali piani di slittamento;
• determinare per ciascun strato l’indice di durezza
mediante il test della mano;
• individuare forma e dimensione dei grani tramite una
lente di ingrandimento e la piastrina cristallografica;
• misurare l’andamento della temperatura in funzione
dello spessore (disponendo di un termometro);
• valutare quantitativamente il contenuto in acqua
libera (facoltativo).
La prova permette di individuare gli strati deboli,
anche quelli sottili e fragili che non vengono evidenziati da una sonda penetrometrica e quindi consente di
scoprire più dettagliatamente i potenziali piani di slittamento. La prova non consente di valutare la resistenza di base al taglio, che come è noto rappresenta il
parametro più importante della stabilità del pendio.
Con il test della mano si valutano le così dette resistenze secondarie del pendio (resistenza alla trazione,
alla compressione e al taglio laterale). Il compito di
stimare la resistenza di base al taglio è affidato al test
del blocco di slittamento.
Esecuzione di un profilo stratigrafico
Per eseguire un profilo stratigrafico è necessario
dotarsi della seguente attrezzatura: pala, sonda,
metro, lente di ingrandimento, piastrina cristallografica, termometro.
L’esecuzione del profilo stratigrafico prevede le
seguenti operazioni:
1. Nel caso si effettui successivamente il test del blocco di slittamento scegliere un luogo rappresentativo
del pendio avente preferibilmente un’inclinazione
Capitolo 8
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
superiore a 30° (Jamieson 1995). Per motivi di sicurezza la prova non va compiuta su un pendio di grandi dimensioni, bensì su una ridotta superficie possibilmente avendo alla base un ripiano. Il test del blocco di
slittamento può essere eseguito anche su pendii con
pendenze di 25° di inclinazione ma si dovrà fare molta
attenzione a rilevare fratture, in quanto è probabile che
il blocco non si stacchi (Jamieson 1995 e J. Schweizer
2002).
Profilo stratigrafico
Risulta a volte difficile
scegliere un'area che sia
rappresentativa del pendio da esaminare e che
tuttavia sia posta in zona
sicura.
2. Scegliere un luogo non soggetto a disturbi: non
dovrebbe comprendere piste da sci sepolte dalla neve,
né depositi di valanghe, né trovarsi a meno di 5 metri
da alberi; inoltre è preferibile evitare la sommità di un
pendio, in quanto il vento può aver asportato strati di
neve e quindi modificare l’attendibilità del test.
3. Scavare una buca considerando
che l’osservazione sarà effettuata sempre sul lato in ombra del profilo
(larga almeno 3 m se poi si vuole realizzare il blocco di slittamento). Di
norma la buca viene scavata fino al
terreno ma se si vuol risparmiare
tempo si limiterà la profondità del
profilo a 1,5 m (così facendo si comprende il 98% delle valanghe provocate dagli sciatori).
4. Tagliare con cura la parete con una
pala da neve.
5. Individuare i singoli strati di neve
raschiando leggermente la parete con
un guanto (oppure con la piastrina
cristallografica): alla fine gli strati duri
risulteranno sporgenti rispetto a quelli molli che risulteranno rientranti.
C8-12 Profilo stratigrafico
6. Determinare, a partire dall’alto, i limiti tra gli strati
tastando con un dito; una leggera pressione esercitata
contro la neve permette di evidenziare le diverse durezze. Misurare con un metro oppure con una sonda graduata lo spessore di ciascun strato.
7. Individuare la forma e le dimensioni dei cristalli presenti in ciascun strato utilizzando una piastrina cristalCapitolo 8
223
Profilo stratigrafico
224
Per eseguire un profilo
stratigrafico è necessario
dotarsi della seguente
attrezzatura: pala, sonda,
metro, lente di ingrandimento, piastrina cristallografica, termometro.
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
lografica, e una lente di ingrandimento (effettuare l’osservazione del cristallo all’ombra entro 10 secondi). Se
uno strato è composto da due tipi di grani, per primo
verrà trascritto quello presente in quantità maggiore e
per secondo quello presente in quantità minore. La
dimensione è data dalla dimensione media dei suoi
grani caratteristici misurata in millimetri.
8. Valutare la durezza di ciascuno strato applicando il
test della mano (in seguito descritto).
9. Misurare la temperatura della neve, infilando il
termometro orizzontalmente a 2-3 cm di profondità
dalla superficie e lungo il profilo verticale ogni 10 o
20 cm fino nell’interfaccia neve/suolo.
10. Valutare il tenore di umidità di ogni strato
(facoltativo).
Con il profilo stratigrafico si deve cercare di identificare sopratutto gli
strati deboli e le superfici di slittamento.
Lo scopo dell’analisi è indagare la composizione del
manto nevoso.
Si devono cercare di identificare soprattutto gli
strati deboli e le superfici di slittamento quali:
• Strati di cristalli sfaccettati prodotti dal metamorfismo da gradiente.
• Strati di brina di profondità, conseguenti a un avanzato stadio di metamorfismo da gradiente.
• Strati di brina di superficie inglobata da successive
nevicate; di norma sono assai sottili ed occorre molta
attenzione per riconoscerli.
• Strati di neve vecchia e compatta ad elevata durezza.
• Strati di ghiaccio e croste da fusione e rigelo.
• Strati di neve pallottolare (particelle molto brinate) e
galaverna (goccioline d’acqua sopraffusa ghiacciate sul
posto).
Redazione di un profilo stratigrafico
Allo scopo di facilitare l’interpretazione dei dati contenuti nel modulo “profilo stratigrafico” impiegato dai
Servizi Valanghe dell’A.I.NE.VA. e dal S.V.I.-C.A.I.,
vengono riportate alcune tabelle semplificate ricavate
dal prontuario sulla classificazione internazionale della
neve (1990).
Capitolo 8
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Profilo stratigrafico
Classificazione dei grani di neve in base
alla forma.
Simbolo generale: F
Classificazione di base
C8-13 Classificazione grani
Simbolo
grafico
Simbolo
numerico
Particelle di precipitazione
forma iniziale dei cristalli di neve fresca (colonne, aghi, piastre, dendriti stellari, cristalli irregolari, neve pallottolare, grandine, sferette di ghiaccio).
1
Particelle di precipitazione frammentate e decomposte
arrotondamento e/o separazione delle particelle di precipitazione; la forma
iniziale del cristallo è parzialmente riconoscibile. Un tempo si usava il termineeve feltrata.
2
Grani arrotondati (monocristalli)
piccole particelle arrotondate (<0,5 mm) oppure grosse particelle arrotondate (>0,5 mm); si tratta di grani rotondi con poche sfaccettature e spesso ben
legati tra loro. (Stadio finale del metamorfismo distruttivo - GT debole).
3
Cristalli sfaccettati
cristalli pieni con superfici piane; di solito prismi esagonali; con il diminuire del gradiente termico si arrotondano le facce. Forma di crescita cinetica.
(Stadio iniziale del metamorfismo costruttivo - GT medio).
4
Brina di fondo - cristalli a forma di calice
cristalli a forma di calice e striati, normalmente cavi o parzialmente pieni.
Forma di crescita cinetica.
(stadio finale del metamorfismo costruttivo - GT forte).
5
Grani da fusione e rigelo
policristalli arrotondati, sia bagnati che rigelati; grani arrotondati a grappoli; neve fusa. I grani sono legati gli uni agli altri da processi di fusione
e rigelo.
6
Cristalli a piuma
brina di superficie e brina di cavità. Cristalli striati a piuma, allineati, di solito piani, a volte aghiformi.
7
Masse di ghiaccio
strati di ghiaccio orizzontale, verticale o sul fondo.
8
Depositi in superficie e croste
galaverna, crosta da pioggia, crosta da sole, crosta da vento, crosta da fusione e rigelo.
9
Capitolo 8
225
Profilo stratigrafico
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
Test della mano
C8-14 Piastrina e lente
Un parametro che esprime con sufficiente approssimazione la resistenza a compressione della neve è la
durezza.
Poiché lo sciatore alpinista non dispone di uno strumento specialistico come la sonda a percussione
svizzera, questo parametro viene ricavato con un
metodo speditivo detto test della mano.
Con questa prova, oggetti di varie dimensioni vengono spinti delicatamente nelle neve applicando una
forza di penetrazione di circa 50 Newton, ovvero
circa 5 Kg peso; azione che viene facilmente eseguita con una mano.
Durezza della neve.
Simbolo generale: R
C8-15 Test della mano
Termine
Sci alpinistico
Termine tecnico
Sonda
Ordine di
Simbolo
a percussione (N) grandezza della
(10 N =1 kg)
pressione (Pa)
Pugno
molto soffice
molto bassa
0-20
0-103
R1
4 Dita
soffice
bassa
20-150
103-104
R2
1 Dito
semi dura
media
150-500
104-105
R3
Matita
dura
alta
500-1000
105-106
R4
Lama coltello
molto dura
molto alta
>1000
>106
R5
TEST DELLA
MANO
ghiaccio
C8-16 Durezza della neve
Capitolo 8
R6
Simbolo
grafico
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Profilo stratigrafico
Altre caratteristiche misurabili del
manto nevoso
Dimensione dei grani.
Simbolo generale: E
La dimensione dei grani della neve al suolo viene
espressa in millimetri oppure per mezzo dei termini
riportati in tabella.
TERMINE
Dimensione
(mm)
227
Molto
piccola
Piccola
Media
Grande
Molto
grande
Estrema
< 0,2
0,2-0,5
0,5-1
1-2
2-5
>5
C8-17 Dimensione dei grani
Misurazione del manto nevoso.
TERMINE
Dimensioni
Simbolo
Altezza totale del manto nevoso
cm
HS
Altezza della neve fresca caduta in un giorno
cm
HN
Equivalente in acqua di uno strato di neve
mm
HW
Densità (peso per metro cubo)
kg/mc
_
C8-18 Misurazione manto
nevoso
Contenuto in acqua liquida (umidità).
Simbolo generale:
L’umidità viene espressa come una percentuale del
volume. Si manifesta acqua in forma liquida solo
quando viene superato il contenuto d’acqua capillare che corrisponde al 3% circa del volume. L’acqua
capillare è l’acqua che può essere trattenuta dalle
forze di superficie contro la gravità.
Capitolo 8
Profilo stratigrafico
Simbolo
Sci alpinismo
% di
Note
Asciutta
0%
I grani di neve hanno scarsa tendenza ad unirsi
quando vengono pressati
Umida
< 3%
Quando viene leggermente schiacciata la neve
tende a restare unita.
Bagnata
3-8%
Non è possibile estrarre l’acqua se non
schiacciando moderatamente la neve tra le mani.
Molto bagnata
8-15%
L’acqua si può estrarre premendo moderatamente
la neve.
Fradicia
> 15%
La neve è impregnata d’acqua.
TERMINE
228
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
C8-19 Presenza di acqua
La rugosità superficiale
Simbolo: S
Causata da vento, pioggia, evaporazione o fusioni
irregolari viene misurata in millimetri.
TERMINE
Simbolo
Liscia
Sa
Ondulata
Sb
Solchi concavi
Sc
Solchi convessi
Sd
Solchi irregolari
Se
Simbolo grafico
C8-20 Rugosità superficiale
Viene riprodotto un modulo per la stesura di un
“profilo stratigrafico” non compilato.
Capitolo 8
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Profilo stratigrafico
229
C8-21 Profilo neve vuoto
Capitolo 8
Profilo stratigrafico
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
Interpretazione di un profilo stratigrafico e valutazioni sulla stabilità
230
Con i dati ottenuti dal
profilo stratigrafico e dal
blocco di slittamento, la
valutazione del grado di
stabilità del pendio
dipende dall’esperienza e
dalla soggettività di giudizio del singolo operatore.
Capitolo 8
I dati più importanti per valutare la stabilità del manto
nevoso sono forniti dal profilo stratigrafico e dal blocco di slittamento.
L’interpretazione dei dati forniti dalle due prove e la
conseguente valutazione del grado di stabilità del pendio sono molto legati all’esperienza e alla soggettività
di giudizio del singolo operatore. Sono in corso da
diversi anni studi per individuare e descrivere i parametri più importanti che determinano la stabilità del
manto nevoso con lo scopo di proporre un sistema di
analisi che, condiviso a livello internazionale, costituisca un valido aiuto nella previsione del pericolo.
In questa sezione sintetizziamo alcuni aspetti ritenuti
utili per una migliore interpretazione del profilo stratigrafico. Si fa riferimento a recenti ricerche effettuate
dal Servizio Valanghe Svizzero, che analizza distacchi
di lastroni provocati da sciatori, e a studi comparativi
svolti dal Centro Valanghe di Arabba.
- Le misure condotte su 200 valanghe a lastroni hanno
evidenziato nel 75% dei casi che il lastrone presentava:
• una inclinazione del pendio tra 30 e 45 gradi;
• uno spessore tra 25 e 100 cm;
• una densità compresa tra 100 e 250 Kg/m3 (durezza pugno o 4 dita).
- Come è già stato illustrato nel capitolo “Le valanghe”, le condizioni che determinano il distacco di
una valanga sono:
• l’inclinazione del pendio;
• l’esistenza di uno strato superficiale (o ricoperto) di
neve con coesione;
• la presenza di un piano di slittamento e uno scarso
legame tra questa superficie e gli strati soprastanti.
Con riferimento alla terza condizione, il piano di slittamento corrisponde in genere con una discontinuità
nel profilo delle durezze che può essere riscontrata da
una prova penetrometrica oppure con il test della
mano. Altri elementi di valutazione:
• Gli strati deboli di valanghe innescate da sciatori
sono solitamente composti da brina di superficie,
grani sfaccettati o brina di fondo. Minore è la stabilità,
più vi sono importanti strati deboli.
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Profilo stratigrafico
C8-22 Profili tipici -a
Tipo a)
Tipo b)
Tipo c)
C8-23 Profili tipici -b
Tipo d)
Tipo e)
Tipo f )
• Gli strati deboli sono solitamente morbidi, perlopiù
con indice di durezza “pugno”, a volte “da pugno a
quattro dita”. Gli strati deboli critici si trovano spesso
schiacciati tra strati più duri: uno strato superiore che
presenta due gradi in più rispetto allo strato soffice
inferiore, va interpretato come segno d’instabilità.
• In generale gli strati deboli possono essere presenti
con uno strato avente spessore di pochi centimetri
(circa < -3-5 cm). Più vicino alla superficie si trova
lo strato debole, più critico esso si rivela per l’innesco di distacchi da parte dello sciatore. La gamma
più favorevole ai fini dell’instabilità è compresa
entro i 75 cm circa.
• Le croste da fusione-rigelo e le lenti di ghiaccio tendono a stabilizzare il manto, a condizione di essere
abbastanza spesse. Tuttavia esse possono anche diventare superfici di slittamento fino a quando il legame
della neve fresca con la crosta è insufficiente. In primavera l’umidificazione di questi strati impermeabili causa una riduzione dell’attrito.
• Più spesso e più duro è il lastrone sovrapposto allo
strato debole (vedi profilo d), meno probabile è un
distacco da parte dello sciatore.
- Con riferimento alla terza condizione e nel contesto di una prova stratigrafica, valutare il legame tra
una superficie di slittamento e uno strato di neve
sovrastante (misurabile con il test del blocco di slittamento), significa studiare la natura della superficie
Gli strati deboli critici si
trovano spesso schiacciati
tra strati più duri: uno
strato superiore che presenta due gradi in più
rispetto allo strato soffice
inferiore, va interpretato
come segno d’instabilità.
Capitolo 8
231
Profilo stratigrafico
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
nella quale avviene la rottura. In base alle ricerche
effettuate si può ritenere che le strutture del manto
nevoso, che abitualmente si presentano in situazioni
di distacchi provocati, possano essere raggruppate in
quattro categorie.
C8-24 Strutture tipiche del
distacco
232
Categoria 1a
ne
ndo
tro
las ina fotati
br ccet
le
a
ebolli sf
ia
to drista vecch
strao c
e
v
e
n
Il manto nevoso presenta uno strato debole costituito da cristalli sfaccettati o brina di fondo, compreso tra uno strato duro
(lastrone) e della neve vecchia consolidata. Questa situazione
sembra che si riscontri, con le diverse combinazioni, nella maggior parte dei distacchi provocati.
Categoria 1b
o
e
tron ond
las rina fttati
b cce
le
a
ebolli sf
to dista
strao cr
Il caso 1b è molto simile al caso 1a: è assente lo strato di neve
vecchia a contatto con il suolo. Questa situazione è tipica degli
inverni caratterizzati da scarse precipitazioni, temperature e
nevicate autunnali che giungono tardi; frequentemente viene a
mancare una base solida e lo strato debole è a contatto del terreno.
Categoria 2
e
tron rina
las
o ble
t
a
r
st ia
tile erfic a
sot sup
hi
ecc
ev
v
e
n
e
ent
rec
eve sità
di an den neveità
e
di ns
ron alt
last ad ebolesa de
s
to d ba
streante a vecchia
rec neve
e
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rec
ve
igelo
i ne
r
d
e
e
ron
ione
last da fus
ia
sta
o
cch
r
c
e ve
nev
Capitolo 8
Nel manto nevoso è presente un piano di slittamento costituito
da un sottile strato di brina di superficie, successivamente ricoperta da neve con coesione (lastrone). Questo strato debole
essendo di piccolo spessore è difficilmente individuabile con una
prova penetrometrica.
Categoria 3
Tra quelli elencati si tratta del caso meno evidente: neve recente
trasportata da vento che presenta una discreta densità è sovrapposta ad uno strato di neve recente che offre una densità più
bassa.
Categoria 4
Il manto nevoso presenta un piano di slittamento costituito da
croste di fusione e rigelo, sopra il quale si deposita uno strato di
neve recente trasportato dal vento. Si tratta di una tipica situazione primaverile.
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Profilo stratigrafico
Esempi di profili significativi.
Esempio Profilo 1
Pericolo di valanghe - categoria 1a
All’interno del manto nevoso è presente uno strato di 20 cm di neve a debole coesione (cristalli
sfaccettati); sopra di esso si è depositato uno strato di neve fresca trasportata dal vento. L’esistenza
del lastrone soffice in superficie è evidenziato
dalla presenza nello strato da grani arrotondati,
prodotti dall’azione del vento, e dal fatto che presentano una certa durezza. Lo strato debole impedisce un legame forte con la neve fresca.
233
C8-25 Profilo 1
Esempio Profilo 2
Pericolo di valanghe a lastroni - categoria 1b
A contatto con il suolo è presente uno strato
debole costituito da cristalli sfaccettati e brina di
fondo. Tale situazione si produce in inverni con
scarse nevicate seguite da lunghi periodi di freddo
intenso (metaformismo da forte gradiente). Un
lastrone abbastanza compatto appoggia su questo
strato debole: può essere sufficiente un leggero
sovraccarico per determinare il distacco.
C8-26 Profilo 2
Esempio Profilo 3
Pericolo di valanghe a lastroni - categoria 2
All’interno del manto è presente uno strato debole costituito da brina di superficie, successivamente ricoperta da neve recente che è stata trasportata dal vento. Questa situazione si manifesta spesso sui versanti in ombra, nei canaloni, ai margini
di torrenti. La brina di superficie non consente un
buon legame e il pericolo di valanghe cresce con
lo spessore della neve fresca sovrastante.
C8-27 Profilo 3
Capitolo 8
Profilo stratigrafico
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
C8-28 Profilo 4
Esempio Profilo 4
Pericolo di valanghe a lastroni - categoria 4
Il manto nevoso vecchio ha subito frequenti cicli
di fusione e rigelo ed è ben consolidato (si possono osservare grani bagnati prodotti da processi di
fusione e rigelo, nonché una durezza consistente
dello strato). In seguito si è depositato un lastrone di neve lavorata dal vento, che pur essendo in
primavera, ha bisogno per legarsi allo strato di
neve vecchia.
234
C8-29 Profilo 5
C8-30 Profilo 6
Capitolo 8
Esempio Profilo 5
In generale il pendio si considera relativamente
sicuro.
Osservando l’aumento graduale della resistenza il
manto nevoso vecchio si considera ben stabilizzato. I 20 cm di neve fresca, depositati sopra quella
vecchia, possono dare luogo su pendii ripidi e
soleggiati a scaricamenti di neve a debole coesione.
Esempio Profilo 6
Condizioni di discreta stabilità con basse temperature. Pericolo di valanghe a debole coesione con alte temperature.
Si tratta di una situazione di pericolo tipicamente primaverile. Durante la notte, con cielo sereno,
lo strato superficiale, si rigela e acquista una elevata durezza (linea tratteggiata). Durante il giorno le temperature elevate possono portare alla
fusione tutto il manto e la presenza di acqua riduce la coesione tra i grani. Se per qualche giorno
perdurano alte temperature anche di notte, il
manto nevoso non si consolida, e il pendio,
sopratutto se non ha ancora scaricato, può essere
interessato da grosse valanghe di fondo. Il distacco è favorito dalla presenza vicino al suolo di cristalli sfaccettati che aiutano lo scorrimento.
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Test del blocco
di slittamento
TEST DEL BLOCCO
DI SLITTAMENTO
Generalità ed evoluzione storica dei blocchi di slittamento
La prova, denominata “rutschblock”, consiste nel sollecitare, su un pendio di almeno 30°, una porzione di
manto nevoso di 3 mq, opportunamente isolata, con
carichi crescenti fino ad ottenere l’eventuale rottura
dello strato debole. L’aumento progressivo delle sollecitazioni, prodotte con e senza sci, consente una classificazione approssimativa della stabilità.
Si tratta del miglior sistema per valutare sul luogo la
resistenza al taglio e quindi rappresenta la prova più
significativa della reazione del manto nevoso alle sollecitazioni esterne. Tuttavia la difficoltà di trovare un sito
rappresentativo, i tempi di esecuzione richiesti e la
preparazione necessaria per l’interpretazione dei risultati, fanno si che il test sia utilizzato soprattutto dagli
“addetti ai lavori”. La prova fu impiegata per la prima
volta dall’esercito svizzero negli anni ’60 ad opera di
Föhn e venne utilizzata solo per mostrare la rottura al
taglio. Grazie anche a numerosi test pratici, nel 1973
W. Munter introdusse una scala che prevedeva aumenti progressivi di carico. In relazione al livello di carico
a cui corrispondeva lo slittamento del blocco, il pendio
era considerato: pericoloso, sospetto oppure sicuro.
Nel 1987, in seguito ad altre campagne di prove sui
“rutschblock” Fohn pubblicava una nuova scala di
caricamento. Nel 1992, W. Munter con la sua nuova
guida pratica “Il rischio di valanghe”, privilegiava la
prova del cuneo rispetto a quella del blocco.
Nelle stagioni invernali ‘90-’91 e ’92 B. Jamieson e C.
Johnston, ricercatori della Facoltà di Ingegneria Civile
dell’Università di Calgary, sulla base degli esperimenti
condotti da Föhn, hanno effettuato oltre 1000 tests sui
blocchi di slittamento, nei monti Cariboo e Monashee
del Canada occidentale. Gli studi sul campo hanno
considerato la scelta del luogo, la tecnica di realizzazione, la variabilità del grado di stabilità su un pendio
uniforme, la relazione tra pendenza e grado di stabilità
dedotto dal test del blocco.
La prova, denominata
“rutschblock” è il miglior
sistema per valutare “in
sito” la resistenza al taglio
e rappresenta il test più
significativo sulla reazione del manto nevoso alle
sollecitazioni esterne.
C8-31 Test blocco -a
Capitolo 8
235
Test del blocco
di slittamento
236
Il sistema si basa su test
di stabilità, effettuati su
percorsi sci alpinistici
classici o discese fuori
pista, da parte di Guide
Alpine opportunamente
addestrate, o di personale
operante presso gli uffici
di previsione.
C8-32 Test blocco -b
Capitolo 8
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
Nuovo sistema di raccolta dati recentemente adottato da alcuni Servizi Valanghe Regionali per la stesura del bollettino valanghe.
Da qualche anno alcuni Uffici di Previsione
Valanghe aderenti all’A.I.NE.VA. stanno sperimentando un nuovo sistema di raccolta dati a supporto
della previsione regionale. Esso integra i sistemi tradizionali di raccolta dati, basati principalmente su
deduzioni indirette (analisi stratigrafica, prova penetrometrica, analisi dei parametri meteorologici, ecc.)
che utilizzano reti automatiche e rilevazioni manuali,
con un nuovo metodo basato sull’esecuzione
diretta di test e osservazioni supplementari effettuati lungo itinerari sci alpinistici e percorsi fuori
pista.
Questo metodo complementare di raccolta dati si è
rivelato di grande utilità per il miglioramento della
previsione valanghe regionale specie in situazioni con
gradi di pericolo da l a 3 caratterizzati da scarsa attività valanghiva spontanea.
Il sistema si basa sull’effettuazione da parte di Guide
Alpine professioniste opportunamente addestrate,
oppure di personale operante presso gli uffici di previsione, di test di stabilità (blocchi di slittamento e
profili stratigrafici) su pendii rappresentativi lungo
percorsi sci alpinistici classici o discese fuori pista
particolarmente frequentate. I test vengono ripetuti,
con cadenza variabile, a seconda del servizio regionale, da 2 volte a settimana a una volta ogni 15 giorni,
sugli stessi itinerari.
Su ogni blocco di slittamento che ha dato esito positivo, viene inoltre eseguita una analisi stratigrafica
speditiva limitatamente allo strato debole e agli strati
adiacenti (lastrone e base del manto nevoso). Su ciascun itinerario vengono normalmente eseguiti da 1 a
3 blocchi di slittamento (con relativa analisi stratigrafica) a quote ed esposizioni diverse.
I blocchi sono eseguiti secondo le dimensioni e le
procedure proposte da Jamieson e Johnston
(1993) e sottoposti a livelli progressivi di carico
secondo la sequenza proposta da Föhn (1987) e
integrata da Jamieson e Johnston (1993).
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Esecuzione del blocco
di slittamento
Esecuzione del blocco di slittamento
In considerazione della ampia gamma di sperimentazioni scientifiche effettuate in Svizzera e in Canada
e in analogia a quanto adottato dai Servizi Valanghe
Regionali dell’A.I.NE.VA., il blocco viene eseguito
secondo le dimensioni e le procedure proposte da
Föhn (1987) e integrate da Jamieson e Johnston
(1993).
237
Caricamento degli sci
Posizione di caricamento normale:
35 cm dal bordo superiore.
Posizione di caricamento con il
grado 6 (caso di lastroni soffici): 70
cm dal bordo superiore.
2m
C8-33 Esecuzione del blocco
1,5 m
profilo
0,5 m
3m
0,5 m
30°
Inclinazione pendio: almeno 30°
Il test del blocco di slittamento consente di valutare
la resistenza di base al taglio in scala 1:1, cioè con il
peso reale dello sciatore. È necessario quindi isolare
la superficie della prova in modo che essa non risenta delle resistenze secondarie (resistenze alla trazione,
compressione e taglio laterale).
Dati tecnici per la realizzazione del blocco di slittamento
1. Scegliere un luogo rappresentativo del pendio avente un’inclinazione di almeno 30 gradi. Per motivi di
sicurezza la prova non va compiuta su un pendio di
grandi dimensioni, bensì su una ridotta superficie possibilmente avendo alla base un ripiano.
Il test del blocco di slittamento consente di valutare la resistenza di base
al taglio in scala 1:1, cioè
con il peso reale dello
sciatore.
Capitolo 8
Esecuzione del blocco
di slittamento
238
Per il luogo della prova
del blocco di slittamento
è preferibile evitare la
sommità di un pendio,
in quanto il vento
potrebbe aver asportato
strati di neve e quindi
modificare l’attendibilità
del test.
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
2. Scegliere un luogo non soggetto a disturbi: non
dovrebbe comprendere piste da sci sepolte dalla neve,
né depositi di valanghe, né trovarsi a meno di 5 metri
da alberi; inoltre è preferibile evitare la sommità di un
pendio, in quanto il vento potrebbe aver asportato
strati di neve e quindi modificare l’attendibilità del
test.
3. Scavare una buca per il profilo stratigrafico di
almeno 3 m di larghezza. Se si vuol risparmiare
tempo si limiterà la profondità del profilo a 1,5 m
(così si comprende il 98% delle valanghe provocate
dagli sciatori).
4. Separare dal resto del manto nevoso un blocco di
neve di forma rettangolare largo 2 m e lungo 1,5 m; la
superficie di 3 m2 è determinante per il risultato e deve
essere quindi rispettata rigorosamente. Si può utilizzare una pala per liberare i due fianchi e il lato a valle.
Invece il lato a monte può essere separato con un cordino che presenta dei nodi e che viene fatto scorrere su
due sonde da valanga infisse ai due vertici superiori del
blocco. In caso di neve consistente si ricorre alla code
degli sci o ancora alla pala. Lo scavo richiede circa 2030 minuti. Si entra nel blocco dal lato a monte.
In caso di lastroni soffici,
perforabili dallo sciatore,
il grado di carico 6 viene
applicato eseguendo un
terzo salto con gli sci a
circa metà blocco.
5. La prova del blocco è valida solo in presenza di strati deboli con spessore superiore alla penetrazione degli
sci; in caso di lastroni soffici lo sciatore potrebbe perforare lo strato superficiale e raggiungere o addirittura
oltrepassare lo strato debole falsando quindi l’attendibilità della prova. Per evitare questo inconveniente, in
caso di lastroni soffici, il grado di carico 6 viene
applicato eseguendo un terzo salto con gli sci a
circa metà blocco.
6. Il grado di stabilità stimato con il blocco su un
determinato pendio, può essere estrapolato a pendii
vicini aventi le medesime caratteristiche ma con diversa inclinazione. Su un pendio più ripido è previsto un
valore più basso, ma l’influenza del pendio è piuttosto
limitata (Jamieson e Johnston, 1993). Dunque non vi
è necessità di correzione per i test del blocco eseguiti su
pendii con angolazione compresa tra circa 30 e 40°.
Volendo estrapolare un dato valido per pendii più ripi-
Capitolo 8
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Esecuzione del blocco
di slittamento
di di 40°, l’indice deve essere diminuito di 1 grado.
Viceversa volendo interpolare un dato valido per pendii meno ripidi di 30°, l’indice deve essere aumentato
di 1 grado. Ad esempio, qualora il test del blocco effettuato su un pendio di prova con 35° di inclinazione,
fornisce indicazioni corrispondenti al grado di caricamento 4, al pendio di pari caratteristiche ma con una
inclinazione di 42 ° viene attribuito il grado di caricamento 3.
Gradi di carico del blocco di slittamento secondo FÖHN (1987) modificato da
Jamieson e Johnston (1993)
GRADO
239
C8-34 Gradi caricamento
blocco
ROTTURA DEL BLOCCO
VALUTAZIONI
1
Si verifica una rottura con conseguente slittamento del lastrone già durante l’operazione di scavo del blocco.
2
Lo sciatore si avvicina al blocco con gli sci
ai piedi dalla parte superiore e vi sale con
cautela a circa 35 cm dal bordo superiore.
Situazione pericolosa: sono
presenti numerose zone con
manto nevoso instabile.
I pendii corrispondenti non
vanno attraversati.
3
Senza sollevarsi sui talloni, lo sciatore esegue una flessione esercitando una forza
verso il basso.
4
Lo sciatore esegue un salto con gli sci ai
piedi ricadendo nello stesso punto.
5
Lo sciatore ripete il salto nello stesso punto.
6
Lo sciatore esegue un salto senza gli sci
(aumentando così il sovraccarico).
6a
In caso di lastroni soffici trapassabili
completamente dagli sci.
Lo sciatore esegue un terzo salto con gli
sci a 70 cm dal bordo superiore.
7
Nessuna delle azioni ha determinato una
rottura.
Situazione sospetta: vi possono essere delle zone di instabilità e sono possibili valanghe
provocate. I pendii corrispondenti sono attraversabili solo
con una scelta corretta dell’itinerario e rispettando le distanze
di sicurezza.
Situazione più o meno sicura:
il manto nevoso si presenta per
lo più stabile e vi è una bassa
probabilità di provocare valanghe. Vanno comunque rispettate le norme di sicurezza elementari.
Capitolo 8
Esecuzione del blocco
di slittamento
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
Rappresentatività e limiti del test
240
Si ha il 91% di probabilità che la media di due
test eseguiti a 10 metri di
distanza non si discosti
di mezzo grado in più o
in meno dal grado medio
del pendio.
Per valutare quanto un singolo o più test effettuati
su un pendio, siano rappresentativi dell’intero pendio, Jamieson e Johnston (1993) hanno effettuato
numerose prove, con gruppi da 36 a 73 blocchi su
ciascun pendio, avente un angolo medio di inclinazione compreso tra i 28 e i 30 gradi.
Gli esperimenti hanno fornito i seguenti risultati:
a) si ha il 67% di probabilità che il grado del blocco
fornito da un singolo test rappresenti il grado medio
del pendio;
b) si ha il 97% di probabilità che il grado del blocco
fornito da un singolo test non si discosti di un grado
in più o in meno dal grado medio del pendio.
Queste stime sono valide per pendii che forniscono un grado medio di 3-4-5.
Per confermare la grande variabilità spaziale della
stabilità, cioè l’esistenza su un pendio uniforme di
zone stabili e di zone instabili, vengono mostrati due
casi di pendii su cui i ricercatori Jamieson e Johnston
hanno svolto il test del blocco.
Il caso 1 riporta un set di 44 prove effettuate in un
pendio avente un’inclinazione variabile da 27° a 35°
situato su versante nord a quota di 2100 m.
C8-35 Variabilità spaziale -a
cima del pendio
6
6
5
7
7
4
4
5
7
7
4
5
6
6
7
5
6
6
5
4
5
5
5
7
6
5
6
4
6
5
4
5
5
6
6
6
4
4
6
6
6
5
4
27°-28°
20
20°-33°
distanza verticale
sul pendio in metri
5
10
32°-35°
28°-33°
0
4
Capitolo 8
8
distanza orizzontale
sul pendio in metri
12
Sci alpinismo
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Esecuzione del blocco
di slittamento
I risultati dei test sono relativi ad un lastrone di circa
50 cm che appoggia su un fondo debole costituito da
neve pallottolare (grani arrotondati simili a chicchi di
grandine ma più leggeri e contenenti più aria).
Come si può osservare il grado del blocco assume
valori da 4 (luogo pericoloso) a 7 (luogo sicuro).
Il caso 2 riporta un set di 20 prove realizzate in un
pendio avente un’inclinazione variabile da 19° a 36°
situato su versante nord a quota 1900 m. I risultati
del test sono relativi ad un lastrone di circa 45 cm
depositato sopra uno strato di brina di superficie.
In entrambi i casi si osservano valori del blocco più
alti e più variabili nella parte alta del pendio: ciò
sembra confermare che i dati ottenuti da singoli test,
eseguiti vicino alla sommità dei pendii, possono
essere poco affidabili, rispetto ai test eseguiti nelle
zone più basse del medesimo pendio, in quanto
affetti da ampia dispersione.
cima del pendio
20
7
4
35°
35°
4
34°
distanza verticale
sul pendio in metri
7
7
35°
34°
7
34°
7
30°
5
29°
5
27°
5
35°
5
35°
5
35°
10
0
4
4
30°
29°
5
17°
5
27°
4
25°
4
24°
4
4
22°
19°
7
241
C8-36 Variabilità spaziale -b
14
distanza orizzontale
sul pendio in metri
Questa sperimentazione, come evidenziato nel
punto c), ci dimostra inoltre che se il luogo scelto
per il test risulta essere sufficientemente rappresentativo, realizzando due prove alla distanza di 10 metri
si dispone, al 91% di probabilità, del valore che si
discosta di mezzo grado in più o in meno dal grado
medio del pendio. Resta purtroppo il fatto che il
manto nevoso è estremamente eterogeneo: vicino a
zone sicure e stabili vi sono superfici instabili e quindi un test realizzato su un’area stabile potrebbe non
essere rappresentativo. Risulta quindi assai critico e
Il manto nevoso è estremamente eterogeneo:
vicino a zone sicure e stabili vi sono superfici
instabili e quindi un test
realizzato su un’area stabile potrebbe non essere
rappresentativo.
Capitolo 8
Esecuzione del blocco
di slittamento
La valutazione
della stabilità
del manto nevoso
Sci alpinismo
possibile fonte di decisioni errate, estendere a tutto
il pendio i risultati forniti da un test del blocco eseguito in un determinato sito. Sebbene gli studi finora condotti abbiano dimostrato un buon rapporto
tra il distacco di una valanga e i gradi dei blocchi di
slittamento, attualmente non si può ancora affermare che in presenza di gradi elevati del blocco (5, 6, 7)
il pendio sia veramente sicuro. Saranno necessari
nuovi studi per valutare con maggior precisione la
connessione fra gradi del blocco e possibilità di
distacchi provocati dagli sciatori. Secondo Föhn,
altri elementi di valutazione come il profilo stratigrafico e la situazione atmosferica, devono essere
considerati insieme al test del blocco, per determinare le condizioni di stabilità del pendio nevoso.
Considerazioni finali
C8-37 Test blocco -c
Nell’ambito didattico, si
ritiene assai opportuno
realizzare profili stratigrafici e blocchi di slittamento, in quanto sono
test indispensabili per
capire i meccanismi che
regolano l’evoluzione del
manto nevoso e il distacco delle valanghe.
Capitolo 8
I test offrono indicazioni molto importanti relative
alle condizioni generali della neve e delle valanghe in
una determinata zona. I limiti oggettivi dei test sono
però tali, per cui risulta assai problematico estendere a tutto il pendio, le valutazioni espresse da una
prova effettuata in uno specifico punto. Inoltre sono
da considerare a ulteriore detrimento, i limiti soggettivi legati alla preparazione dello sci alpinista
medio.
Nell’ambito dei corsi organizzati dalle Scuole, si
ritiene assai opportuno realizzare profili stratigrafici
e blocchi di slittamento, in quanto sono test indispensabili per capire i meccanismi che regolano l’evoluzione del manto nevoso e il distacco delle valanghe. I risultati di queste indagini e le analisi di
numerosi incidenti sia invernali che estivi, accaduti
non solo a sciatori ma anche ad escursionisti senza
sci, ci consigliano di utilizzare un sistema di valutazione del pericolo e di scelta della gita che non
richieda una grande conoscenza della nivologia, e
che, salvo casi particolari e con la presenza di persone preparate, non preveda l’effettuazione di prove
impegnative per determinare la stabilità del manto
nevoso. Deve quindi trattarsi di un metodo progressivo di riduzione del rischio, che si basa su una accurata preparazione della gita, e su un adeguato comportamento in ambiente.
capitolo 9
Incidenti da valanga e
probabilità di sopravvivenza
INDICE
Premessa
Incidenti da valanga sulle Alpi
Fonti e dati
La situazione sulle Alpi alla fine del 2000
Analisi sulla situazione italiana
Alcune considerazione sull’incidente da valanga
travolti da valanga
L’informazione nivometereologica: i bollettini valanghe
Probabilità di sopravvivenza in valanga
Entro i primi 15 minuti dal seppellimento
Dai 15 ai 45 minuti dal seppellimento
Oltre i 45 minuti
La rapidità di decesso cresce con la profondità di seppellimento
torna al sommario
Premessa
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
PREMESSA
244
In questo capitolo verranno evidenziati due aspetti fondamentali:
a) gli incidenti da valanga producono una elevata mortalità con 1,1 vittime per incidente se sono coinvolti alpinisti, mentre il valore è di 0,6 vittime per incidente nello
sci alpinismo
b) la curva di sopravvivenza in valanga indica che solo entro i primi 15 minuti le
persone sotto la neve hanno elevate possibilità (93%) di essere salvate; tra i 15 e i 45
minuti dal seppellimento le probabilità scendono al 25%.
INCIDENTI DA VALANGA SULLE
ALPI
Fonti e dati
In Italia i dati sugli incidenti da valanga sono
raccolti da diverse organizzazioni preposte alla
prevenzione e al soccorso
in montagna.
Capitolo 9
Vengono qui presentate alcune statistiche di carattere generale sul fenomeno valanghivo che riguardano
l’attività dello sci alpinismo, dell’alpinismo e dello
sci fuori pista.
Nel corso del 2000 l’A.I.NE.VA. ha avviato un’iniziativa volta al riordino, su base informatica, dell’archivio storico relativo agli eventi avvenuti negli ultimi 15 anni. In Italia i dati sugli incidenti da valanga
sono raccolti da diverse organizzazioni preposte alle
prevenzione e al soccorso in montagna: gli Uffici
Valanghe afferenti all’A.I.NE.VA., il Corpo
Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico
(C.N.S.A.S.), l’Alpin Verein Sudtirol (A.V.S.), il
Servizio Valanghe Italiano (S.V.I.-C.A.I.) e il
Soccorso Alpino della Guardia di Finanza
(S.A.G.F.). Per la ricostruzione storica di alcuni
eventi, sono stati consultati i lavori di F. Gansser
(1986), A. Cagnati e M. Valt (1989), F. Valla (1990)
e J.P. Zuanon (1996). Il presente capitolo riporta in
forma sintetica uno studio realizzato nel 2001 da
alcuni Tecnici operanti presso i centri Valanghe di
Arabba e di Bormio: M. Valt, A. Cagnati, R. Zasso,
G. Peretti, E. Meraldi.
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga
sulle Alpi
La situazione sulle Alpi alla fine del
2000
La CISA-IKAR ha tracciato un primo bilancio degli
incidenti da valanga negli ultimi 15 anni per i paesi
alpini e cioè per Francia (Alpi e Pirenei), Svizzera,
Austria e Italia (Alpi ed Appennini).
Negli ultimi 5 anni il numero di vittime da valanghe è
aumentato in Francia e in Austria, è rimasto pressoché
stazionario in Svizzera, mentre è diminuito in Italia.
(figura C9-01)
In Italia in 15 anni vi sono state 274 vittime con una
media di 18 vittime per anno. Anche per quanto
riguarda la pratica dello sci fuori pista, le tendenza già
riscontrate nella statistica generale per gli ultimi 5 anni
sono confermate con un aumento in Francia, Svizzera
e Austria e una diminuzione in Italia.
Negli ultimi 5 anni il
numero di vittime da
valanghe è aumentato in
Francia e in Austria, è
rimasto pressoché stazionario in Svizzera, mentre
è diminuito in Italia.
C9-01 Vittime da valanga Alpi
C9-02 Vittime fuori pista Alpi
Capitolo 9
245
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
Analisi della situazione italiana
80
246
NUMERO
60
40
20
0
SCI ALPINISMO SCI FUORI PISTA SCI IN PISTA ALPINISMO
1986 - 1990
1991 - 1995
1996 - 2000
C9-03 Incidenti - Italia
CASA
VIE
ALTRI
Il dato relativamente confortante della diminuzione
del numero delle vittime in questi ultimi 5 anni non
deve però trarre in inganno sulla effettiva gravità del
fenomeno.
Se si analizzano i dati sempre rapportandoli a tre
distinti periodi di 5 anni, ma raggruppandoli per
tipologie di attività, si osserva che il numero di incidenti nel fuori pista sono rimasti su valori analoghi
a quelli del precedente quinquennio, mentre in altre
attività, come lo sci alpinismo, il numero di incidenti, dopo un’impennata nel periodo 1991-1995, è
diminuito.
20
NUMERO
15
10
5
0
1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000
SCI
SNOW BOARD
C9-04 Incidenti fuori pista Italia
Capitolo 9
L’incremento degli incidenti nell’alpinismo è legato
soprattutto all’aumento di eventi valanghivi durante
la stagione estiva. Per quanto riguarda lo sci fuori
pista, mentre le statistiche ufficiali disponibili a livello internazionale non distinguono il tipo di attrezzo
con il quale viene praticata l’attività, per l’Italia è
stato possibile constatare l’incidenza di una pratica
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
in forte espansione quale è quella che comporta l’utilizzo dello snowboard. (figura C9-04)
Il primo incidente con snowboard registrato in Italia
è quello verificatosi nel 1991 sul Passo S. Pellegrino
(TN), lungo la discesa che, dall’arrivo della Funivia
del Col Margherita (BL), riporta al passo per il versante Trentino.
In questi ultimi 10 anni si è assistito ad una forte
espansione di questa nuova disciplina e di conseguenza anche degli incidenti che nelle ultime due
stagioni sono arrivati a superare gli incidenti avvenuti con gli sci.
Questo fenomeno deve essere tenuto nella giusta
considerazione come sta avvenendo in altre nazioni
per nuove discipline sportive praticate al di fuori
delle piste controllate.
Sempre dal punto di vista generale, le persone travolte sono per il 45% sci alpinisti, il 28% sciatori
fuori pista, il 14% alpinisti mentre le rimanenti percentuali afferiscono a categorie di persone che si trovano in aree controllate (piste da sci, vie di comunicazioni, centri abitati). Queste percentuali non
variano di molto anche negli altri paesi alpini, eccetto in Francia dove la pratica dello sci fuori pista provoca il 33% delle vittime.
Incidenti da valanga
sulle Alpi
In questi ultimi 10 anni
si è assistito ad una forte
espansione dell’attività
con lo snowboard e di
conseguenza anche degli
incidenti che sono arrivati a superare gli incidenti
avvenuti con gli sci.
C9-05 Categorie coinvolti Italia
Capitolo 9
247
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
Alcune considerazioni sull’incidente da
valanga
Analizzando i 448 incidenti catalogati è emerso che
il 40% degli incidenti provoca delle vittime (figura
C9-06). Siccome nel 50% dei casi le persone travolte sono più di una e molto spesso anche le vittime
sono più di una, ne consegue che l’incidente da
valanga si risolve con una elevata mortalità (figura
C9-07).
248
C9-06 Percentuale vittime Italia
INCIDENTI CON
VITTIME
40%
INCIDENTI SENZA
VITTIME
60%
C9-07 Travolti ogni incidente
Gli incidenti da valanga
che coinvolgono alpinisti 4 E PIÙ PERSONE
registrano 1,1 vittime
TRAVOLTE
per incidente mentre
16%
nello sci alpinismo il
valore è di 0,6 vittime
per incidente; nello sci
fuori pista è di 0,42.
1 PERSONA
TRAVOLTA
60%
2-3 PERSONE
TRAVOLTE
34%
Capitolo 9
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga
sulle Alpi
249
C9-08 Mortalità per incidente
Ecco quindi che l’incidente da valanga, con il suo
alto tasso di mortalità assume una dimensione rilevante. Analizzando il tasso di mortalità per tipologia
di attività appaiono subito delle diversità.
In particolare, gli incidenti da valanga che coinvolgono alpinisti sono estremamente drammatici con
1,1 vittime per incidente mentre nello sci alpinismo
il valore è di 0,6 vittime per incidente (figura C9-08).
Nella pratica dello sci fuori pista il tasso di mortalità
è inferiore con un valore di 0,42.
Certamente nello lo sci fuori pista un ruolo decisivo
per la sopravvivenza è giocato dalla vicinanza dei
soccorsi, rispetto alle attività praticate in zone remote di alta montagna. Inoltre nei comprensori sciistici, oltre agli addetti agli impianti di risalita, anche gli
sciatori possono essere dei potenziali spettatori di
eventuali incidenti e questo determina, in via generale, una elevata probabilità che l’allarme sia dato
tempestivamente e che i soccorsi arrivino sul luogo
dell’incidente in breve tempo.
Nello lo sci fuori pista un
ruolo decisivo per la
sopravvivenza è giocato
dalla vicinanza degli
impianti sciistici e conseguentemente dei soccorsi.
Capitolo 9
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
I travolti da valanga
Il 35% delle persone coinvolte in una valanga
rimangono completamente sepolte e cioè con la
testa e le vie respiratorie sotto la neve.
250
C9-9 Ritrovamento dei
travolti
RIMASTI IN
SUPERFICIE
37%
SEPOLTI
35%
È tuttavia certo che i
primi minuti dopo l’incidente sono fondamentali
per la sopravvivenza dei
travolti e diventa quindi
essenziale l’azione di
auto soccorso.
SEMISEP
28%
Da osservazioni risulta che il 37% delle persone
coinvolte in valanga rimane in superficie. Esse dunque, in aggiunta alle eventuali persone del gruppo
non coinvolte, potrebbero portare soccorso ai sepolti e ai semi sepolti. In realtà ciò avviene difficilmente a causa dello stato psicologico ed emotivo in cui
versano. È tuttavia certo che i primi minuti dopo
l’incidente sono fondamentali e diventa essenziale
l’azione di auto soccorso.
C9-10 Ritrovamento dei sepolti
ALTRO
ARVA
1%
7%
LIBERATI DA SOLI
45%
UNITÁ CINOFILE
9%
SONDAGG
10%
Capitolo 9
VISTA - UDITO
28%
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
In generale, una buona parte dei travolti, il 45%,
riesce a liberarsi da sè, un altro 28% è individuato da terzi mediante ricerca vista e udito, e il
rimanente 27% (più di 1 persona su 4) viene disseppellita con altri metodi. (figura C9-10)
Fissando l’attenzione sulle modalità di ritrovamento
dei sepolti, cioè di quelle persone che devono essere
velocemente estratte dalla neve, per mantenere elevata la loro probabilità di sopravvivenza, emerge
come solo il 37% siano state estratte vive. Di queste:
ben il 38% viene individuata con ricerca vista udito,
il 27% mediante l’utilizzo di A.R.VA., il 16% attraverso sondaggio e solo il 5% con l’impiego di Unità
Cinofile.
Le persone sepolte ed estratte non più in vita (63%)
sono state localizzate solo nel 16% dei casi con
A.R.VA., nel 38% con Unità Cinofile, nel 34% tramite sondaggio e nell’8% mediante ricerca vista
udito.
Appare quindi chiaro che l’intervento delle Unità
Cinofile e delle squadre organizzate di soccorso non
rappresentano una garanzia per ritrovare i travolti,
completamente sepolti, ancora in vita.
L’autosoccorso, e cioè l’utilizzo di A.R.VA., pala e
sonda leggera da valanga, da parte di tutti i praticanti di escursioni al di fuori delle aree controllate, rappresenta la maggior garanzia di successo
nell’intervento di soccorso. Verificandosi nel 38%
degli incidenti che una o più persone del gruppo
assistono non coinvolti all’incidente e perciò potenzialmente in grado di prestare soccorso.
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Le persone sepolte ed
estratte non più in vita
(63%) sono state localizzate solo nel 16% dei casi
con A.R.VA., nel 38%
con Unità Cinofile, nel
34% tramite sondaggio e
nell’8% mediante ricerca
vista udito.
C9-11 Ritrovamento dei sepolti
Capitolo 9
251
Incidenti da valanga
sulle Alpi
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
L’informazione nivometeorologica: i
bollettini valanghe
252
Il 20% di incidenti da
valanga, fra quelli analizzati, si sono verificati in
periodi in cui il bollettino valanghe non veniva
emesso e cioè in tarda
primavera, in estate
oppure in autunno.
C9-12 Incidenti e grado di
pericolo
Gli Uffici Valanghe delle Regioni e Provincie
Autonome aderenti all’A.I.NE.VA. emettono nel
periodo invernale, con cadenza giornaliera o trisettimanale, un bollettino regionale dove è riportato, tra
l’altro, il grado di pericolo di valanghe secondo una
scala europea a 5 gradi.
40 incidenti da valanga, fra quelli analizzati, corrispondenti ad un 20%, si sono verificati in periodi in
cui il bollettino valanghe non veniva emesso e cioè in
tarda primavera, in estate oppure in autunno.
Questo dato non è affatto sorprendente se si considera la presenza di ambienti innevati anche durante il
periodo estivo (ghiacciai) e il fatto che l’escursionismo
e lo sci fuori pista vengono praticati tutto l’anno anche
oltre le date di chiusura dei grandi comprensori sciistici (o prima dell’apertura degli stessi).
Per quanto riguarda gli incidenti che si sono verificati
durante i periodi di emissione del bollettino in relazione al grado di pericolo indicato nel bollettino, è stata
effettuata una elaborazione relativa agli ultimi 7 anni
poiché la scala a 5 gradi è entrata in uso nell’inverno
1993/94.
La maggior parte degli incidenti avviene con i gradi
di pericolo 3 (marcato) e 2 (moderato).
Anche per quanto riguarda lo sci fuori pista le percentuali non variano di molto, e ciò sta a significare che
NUMERO DI INCIDENTI
120
80
40
0
DEBOLE
Capitolo 9
MODERATO MARCATO
FORTE
MOLTO
FORTE
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga
sulle Alpi
l’utilizzo del solo grado di pericolo nel processo
decisionale, non è sufficiente a evitare i rischi connessi. Per attuare una buona prevenzione, è necessario considerare adeguatamente anche le altre
informazioni contenute nei bollettini (es. localizzazione dei pendii critici). (figura C9-12)
253
Conclusioni
In Italia il numero degli incidenti da valanga nel
fuori pista è rimasto invariato nel corso dell’ultimo
decennio, contestualmente si è verificata una diminuzione del numero delle vittime. Tuttavia l’incidente da valanga rimane in generale un evento ad
elevato tasso di mortalità, pur se la categoria del
fuori pista presenta il valore assoluto più basso, fra
tutte le categorie di frequentatori della montagna
invernale. Gli sforzi per la prevenzione sono dunque
giustificati, ma un risultato maggiore si potrebbe
conseguire con una miglior diffusione delle tecniche
di autosoccorso fra gli escursionisti, e in particolar
modo riguardo l’uso dell’A.R.V.A., ancora poco utilizzato, ma di fondamentale utilità quale mezzo di
ricerca nei primi 15 minuti dall’avvenuto seppellimento. Gli interventi delle Unità Cinofile e delle
squadre di soccorso, seppur tempestivi in relazione
ai tempi di allertamento, non sono sufficienti a
garantire una elevata probabilità di sopravvivenza.
Nonostante le unità mediche al seguito siano di fondamentale importanza, per il primo soccorso degli
eventuali feriti, o per i dissepolti ancora in vita, ma
in stato di ipotermia.
Per queste ragioni è auspicata la diffusione delle tecniche di autosoccorso e dell’attività di formazione
degli escursionisti affinché siano in grado di valutare correttamente le situazioni a rischio.
Inoltre, i Servizi Valanghe dovrebbero estendere l’emissione dei bollettini a periodi più lunghi in modo
tale da coprire tutto il periodo in cui è potenzialmente possibile la pratica dello sci nei territori di
competenza.
L’incidente da valanga
rimane in generale un
evento ad elevato tasso di
mortalità, anche se la
categoria del fuori pista
presenta il valore assoluto più basso fra tutte le
categorie di frequentatori della montagna invernale.
Capitolo 9
Probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
PROBABILITÀ DI SOPRAVVIVENZA
IN VALANGA
254
Le possibilità di sopravvivenza di un travolto da
valanga che rimanga sepolto con le vie respiratorie
ostruite (va ricordato che è praticamente impossibile muovere gli arti sepolti, una volta che la valanga si
è arrestata), diminuiscono in maniera drammatica
con il trascorrere del tempo.
Entro i primi 15 minuti dal seppellimento le probabilità di ritrovare persone in vita sono del 93%.
Su 100 travolti dunque, 7 persone non sopravvivono,
a causa delle lesioni mortali subite durante il travolgimento stesso.
Tra i 15 e i 45 minuti dal seppellimento, si osserva un
forte calo delle probabilità di sopravvivenza che passano dal 93% al 25% circa. Durante tale periodo subentra la morte per asfissia acuta per tutti i sepolti che non
dispongano di una cavità d’aria in prossimità delle vie
aeree superiori.
Tra i 45 e i 90 minuti dal seppellimento, una piccola percentuale di persone (circa il 20%) può sopravvivere se dispone di una certa quantità d’aria ed ha
sufficiente libertà toracica per i movimenti respiratori. In seguito, tra i 90 e i 130 minuti, si muore per
ipotermia.
Resta perciò fondamentale ritrovare e disseppellire
Entro i primi 15 minuti
dal seppellimento le probabilità di ritrovare persone in vita sono del
93%.
C9-13 Curva di sopravvivenza
%
100
93
80
60
40
20
0
0
Capitolo 9
30
60
90
120
150
180
MINUTI
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
la persona sepolta entro i primi 15 minuti dall’incidente per nutrire una ragionevole aspettativa
di salvare il travolto.
La curva di sopravvivenza in valanga è stata elaborata
nel 1992 da Brugger e Falk sulla base di 422 persone
sepolte nel periodo dal 1981 al 1991. Le cause principali dei decessi sono state l’asfissia e l’ipotermia.
Vale la pena analizzare meglio i vari periodi di seppellimento per capire le criticità correlate al seppellimento.
Probabilità
di sopravvivenza
La curva di sopravvivenza in valanga elaborata
nel 1992 ha rivelato che
le cause principali dei
decessi sono state l’asfissia e l’ipotermia.
Entro i primi 15 minuti dal seppellimento: elevate probabilità di sopravvivenza
Nel periodo di tempo compreso tra l’istante iniziale
e i primi 15 minuti dal seppellimento, 98 persone su
105 completamente sepolte sono sopravvissute.
Soltanto 7 vittime sono state recuperate morte in
questo periodo. Ciò corrisponde ad una probabilità
di sopravvivenza pari al 93%. Le analisi dei 7 casi
mortali verificatisi nei primi 15 minuti hanno
mostrato che 6 erano stati feriti mortalmente, mentre in 1 caso non erano state praticate misure di
pronto soccorso immediatamente dopo il recupero.
Praticamente tutti i sepolti, salvo quelli che avevano
riportato ferite letali, sono dunque sopravvissuti
senza danni ai primi 15 minuti, qualora siano stati
loro prestati i primi soccorsi di urgenza.
Da 15 a 45 minuti dal seppellimento:
caduta drammatica delle probabilità di
sopravvivenza
Nei successivi 30 minuti (tra i 15 ed i 45 dal seppellimento) si constata un calo precipitoso delle probabilità
di sopravvivenza, che diminuiscono dal 93% al 25%
circa.
Dopo che la permanenza sotto la neve si è protratta
per più di 20 minuti, cominciano a verificarsi i primi
decessi per asfissia, pur in assenza di lesioni, non rianimabili nonostante gli sforzi più intensivi.
Da ciò si può dedurre che nel periodo dai 15 ai 45
Dopo che la permanenza
sotto la neve si è protratta per più di 20 minuti,
cominciano a verificarsi i
primi decessi per asfissia.
Capitolo 9
255
Probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
minuti dopo la sepoltura, subentra la morte per asfissia acuta per tutti i sepolti che non dispongono di una
cavità di aria in cui respirare.
Resta da determinare se la morte per asfissia avvenga
per occlusione della bocca e del naso da parte della
neve, per compressione toracica, per blocco delle
corde vocali oppure per aspirazione (penetrazione di
corpi estranei o di vomito nelle vie respiratorie
profonde).
In ogni caso questo intervallo di tempo rappresenta,
per un sepolto, il periodo di massimo pericolo.
256
Oltre i 45 minuti: sopravvivenza solo in
presenza di sacche d’aria
Se il sepolto dispone di
una cavità abbastanza
grande in cui respirare ed
ha una certa libertà toracica per i movimenti
respiratori, egli può
sopravvivere per ore.
In presenza di tipi di
neve molto porosa, una
cavità in cui respirare,
anche se relativamente
piccola, rende possibile
una sopravvivenza di ore
senza danni permanenti.
Capitolo 9
Oltrepassato il tempo di 45 minuti dal seppellimento, la curva assume un andamento piatto. Se il sepolto dispone di una cavità abbastanza grande in cui
respirare ed ha una certa libertà toracica per i movimenti respiratori, egli può sopravvivere per ore purché non abbia riportato ferite gravi.
Nell’arco di tempo qui analizzato, il periodo di seppellimento più lungo, tra quelli presi in considerazione
dallo studio di Brugger e Falk, ammontava a 16 ore.
Se l’apporto di ossigeno è sufficiente, il sepolto si
trova addirittura in una situazione di relativa sicurezza, dal momento che egli, protetto da una coltre
isolante di neve, si raffredda ad un ritmo relativamente basso (circa 3°C/h) e che il consumo di ossigeno, una volta superato il tremore causato dal freddo, cala significativamente in concomitanza con il
calo della temperatura corporea.
Numerose relazioni indicano che, in presenza di tipi
di neve molto porosa (neve fresca, neve polverosa),
una cavità in cui respirare, anche se relativamente
piccola, rende possibile una sopravvivenza di ore
senza danni permanenti. Il numero di questi sopravvissuti è molto piccolo: di tutte quelle comprese in
questo studio, solo 20 persone su 422 (5%) sono
state recuperate vive dopo più di 45 minuti dal seppellimento. Le numerose vittime recuperate morte
dopo più di 45 minuti di sepoltura erano in prevalenza decedute per asfissia già tra i primi 15 e 45
Sci alpinismo
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
minuti. Al termine del periodo di andamento piatto
della curva, (circa 90 minuti dal momento della
sepoltura), ha inizio un nuovo calo della probabilità
di sopravvivenza. Si suppone che qui si presentino i
primi casi di morte per ipotermia, dato che durante
questo periodo la temperatura interna dei sepolti è
calata di circa 4,5°C. Si raggiunge così la temperatura critica di 33°C, a partire dalla quale inizia il
rischio di fibrillazione ventricolare e si passa dalla
cosiddetta “safe zone” (zona di sicurezza) alla “danger zone”(zona di pericolo).
Nella figura che segue vengono illustrate le fasi di
seppellimento:
• nella prima fase detta di sopravvivenza gli scampati hanno ancora a disposizione una riserva d’aria;
• nella fase di asfissia (dopo circa 20 minuti dal seppellimento) la curva della mortalità raggiunge il suo
massimo a causa dei numerosi decessi per soffocamento;
• nella fase di latenza (funzioni vitali ridotte al minimo) oltre i 45 minuti, l’esistenza di una cavità in cui
respirare è la premessa essenziale della sopravvivenza;
• nella fase di recupero si nota un aumento della
curva di mortalità: le cause sono da attribuire ad un
ulteriore raffreddamento a cui verrebbe esposta la
persona appena liberata dalla neve.
Probabilità
di sopravvivenza
Dopo circa 90 minuti dal
momento della sepoltura
si suppongono i primi
casi di morte per ipotermia, infatti la temperatura interna dei sepolti,
calata di circa 4,5°C, raggiunge la soglia critica di
33°C.
C9-14 Fasi del seppellimento
Capitolo 9
257
Probabilità
di sopravvivenza
Incidenti da valanga e
probabilità
di sopravvivenza
Sci alpinismo
La rapidità di decesso cresce con la
profondità di seppellimento
Nella ricerca condotta Falk e Brugger la profondità
media di sepoltura misurava 104 centimetri.
258
Quanto più la vittima è
sepolta profondamente,
tanto più tardi essa viene
recuperata.
Profondità
di seppellimento
51-100 cm
oltre 100 cm
55 min
120 min
123
108
101
Sopravvissuti
95 (77%)
36 (33%)
19 (19%)
Deceduti
28 (23%)
72 (67%)
82 (81%)
1-50 cm
Durata del seppel- 10 min
limento (media)
Totale dei recuperati (N=332)
Dallo studio si è potuto rilevare una stretta relazione
tra profondità di seppellimento e durata dello stesso
(vedi tabella): quanto più la vittima è sepolta profondamente, tanto più tardi essa viene recuperata.
Capitolo 9
capitolo 10
A.R.VA.: apparecchi e tecniche
di ricerca
INDICE
Gli A.R.VA.: breve storia
A.R.VA. caratteristiche generali
A.R.VA. analogici, digitali, analogico-digitali
Funzionamento dell’A.R.VA.
Posizione dell’apparecchio
Distanza tra trasmettitore (TX) e ricevitore (RX)
Posizione dell’antenna
Commutatore manuale del volume
Altoparlanti e auricolare
Conversione automatica da ricerca a trasmissione
Apparecchio in ricezione tenuto verticalmente
La presenza di una o due antenne
Angolo di ricezione
Definizione di portata massima, minima, utile
Metodi di ricerca con A.R.VA.
La ricerca direzionale
• Con apparecchi analogici e analogico-digitali ad una antenna
• Con apparecchi analogici e analogico-digitali a due antenne
La ricerca a croce o per linee ortogonali
Fasi della ricerca con A.R.VA.
Fase Primaria: ricerca del primo segnale
Fase Secondaria: localizzazione del travolto
Fase Finale: ricerca di precisione
Ricerca di più persone sepolte
Definizione di apparecchi “distanti” e apparecchi “vicini”
Ricerca multipla: due apparecchi
Ricerca multipla: tre o più apparecchi
Il problema dei falsi massimi
Ricevitore con antenna verticale e trasmettitore orizzontale
Ricevitore e trasmettitore con antenna orizzontale
Ricerca di persone sepolte in profondità
Riconoscere un seppellimento profondo
Metodo della ricerca fine a cerchio
Diverse posizioni dell’A.R.VA. sepolto
Caso di un solo massimo
Manutenzione e corretto funzionamento dell’A.R.VA.
Fattori che disturbano il corretto funzionamento dell’A.R.VA.
La verifica di funzionamento degli A.R.VA.
Esercizi sull’utilizzo dell’A.R.VA.
torna al sommario
Gli A.R.VA.:
breve storia
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
GLI A.R.VA.
“Apparecchi di Ricerca in VAlanga”:
BREVE STORIA
260
Nel 1960 venne provato
per la prima volta un
magnete, da inserire nel
tacco degli scarponi (piastrina RECCO), che poteva essere segnalato da un
detettore magnetico.
C10-01 Skadi
Capitolo 10
I primi A.R.VA. nacquero nel 1940 per merito di un
certo Bachler, Ufficiale dell’Esercito Svizzero, che
per primo ebbe l’idea di equipaggiare tutti i suoi soldati di un qualcosa che permettesse di ritrovare chi
veniva sepolto da una valanga, sfruttando il principio delle onde elettromagnetiche.
I tempi non erano però maturi per portare a termine
un esperimento di questo genere; infatti si dovette
aspettare fino al 1960 per un passo avanti nella sperimentazione di sistemi elettronici per la ricerca di
sepolti in valanga. In quell’anno venne provato per la
prima volta un magnete, inserito nel tacco degli scarponi (piastrina RECCO), che poteva essere segnalato
da un detettore magnetico.
Alcuni grossi problemi, quali la scarsa maneggevolezza del detettore, gli elevati costi, la scarsa portata
di ricerca e l’impossibilità di effettuare un’azione di
autosoccorso tempestiva, bloccarono anche questo
tentativo.
Lo sviluppo successivo, sempre da parte di Bachler,
data l’anno 1965: si basava sull’impiego delle onde
elettromagnetiche del tipo utilizzato nei normali
radio ricevitori a transistori.
Nel 1966 Lawton (USA) realizza il primo apparecchio ricetrasmittente di dimensione e peso tali da
poter essere sfruttato sia per scopi professionali che
sportivi: lo SKADI, così denominato da Lawton,
lavorava sulla bassa frequenza di 2,275 kHz.
In seguito furono effettuati test anche con altre fre-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
quenze: 155 - 10 - 240 kHz e 108 MHz che purtroppo non vennero oltremodo approfonditi.
Le prime sperimentazioni pratiche vennero svolte
dall’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe
di Davos (CH) nello stesso anno 1966. Tuttavia una
svolta decisiva al problema giunse, sempre per merito dell’Esercito Svizzero, quando nel 1969 fu deciso
di dotare tutti i militari, di un apparecchio che consentisse il ritrovamento del sepolto, da parte dei suoi
stessi compagni, senza dover dipendere dalle squadre
del soccorso organizzato.
Il primo parametro che gli Svizzeri cercarono di stabilire, fu la frequenza ottimale da utilizzare per questo scopo e soprattutto quale fosse la frequenza completamente libera da interferenze che potessero
disturbare o addirittura impedire le ricerche.
Così, mentre la ditta austriaca Motronic realizzava
prima l’apparecchio Pieps 1 e poi il Pieps 2, ricalcando le caratteristiche dell’americano Skadi, la casa
svizzera Autophon costruiva il primo A.R.VA. ad
alta frequenza, 457 kHz, chiamato Barrivox VS 68.
I due produttori perseguivano obiettivi completamente diversi: Autophon voleva produrre un apparecchio estremamente valido ed efficace sotto tutti gli
aspetti, a scapito dell’economicità e destinato ad una
utenza professionale. Motronic invece, intendeva
rivolgersi al mercato sportivo, con uno strumento
accessibile alla maggior parte degli sciatori alpinisti.
Un apparecchio meno valido ma che per il basso costo
potesse interessare una fascia più ampia di utenti.
Un grosso problema sorse nei paesi dove non esisteva ancora un apparecchio di produzione nazionale,
quali l’Italia, la Francia, la Germania e molti altri.
Ove cioè vennero commercializzati A.R.VA. sia ad
alta che a bassa frequenza, creando una situazione di
incompatibilità di frequenze fra i diversi utenti.
Per queste motivate ragioni anche altri costruttori
riconobbero il problema, e dopo aver costruito
A.R.VA. con monofrequenza bassa, come i tedeschi
Redar e Ruf 1 o l’americano Ramer, sperimentarono
un tentativo di soluzione, costruendo apparecchi che
trasmettevano e ricevevano segnali su entrambe le
frequenze. In Germania l’ Ortovox e il Ruf 2, in
Gli A.R.VA.:
breve storia
Nel 1969 la Svizzera
decise di dotare tutti i
suoi militari di un apparecchio che consentisse il
ritrovamento del sepolto,
da parte dei suoi stessi
compagni, senza dipendere dalle squadre del
soccorso organizzato.
Un grosso problema
sorse in Italia, e in molti
altri paesi, quando vennero commercializzati
A.R.VA. sia ad alta che a
bassa frequenza, creando
una situazione di incompatibilità di frequenze
fra i diversi utenti.
Capitolo 10
261
Gli A.R.VA.:
breve storia
262
La ditta Fitre realizzò nel
1983 lo Snow Bip RT 75
A, ad alta frequenza, che
trovò subito un importante riscontro commerciale tra i frequentatori
della montagna a tutti i
livelli.
L’utilizzo di un’unica frequenza in tutti i paesi è
la caratteristica più
importante: dobbiamo
infatti pensare all’importanza di poter soccorrere
altri gruppi di sciatori,
anche se questi non
dispongono del nostro
stesso A.R.VA.
Capitolo 10
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Austria il Pieps 3 e DF, e in Francia l’A.R.VA. 4000.
In Italia, grazie alle necessità delle truppe alpine e
con la loro importante collaborazione, la ditta Fitre
realizzò nel 1983 lo Snow Bip RT 75 A, ad alta frequenza, che trovò subito un importante riscontro
commerciale tra i frequentatori della montagna a
tutti i livelli.
Le ricerche e gli studi successivi sempre condotti
dall’Istituto di Davos furono tutti incentrati sull’individuazione delle caratteristiche ideali che questi
strumenti dovevano possedere:
• Portata, che doveva essere la massima possibile.
• Massima velocità e facilità d’uso nella fase di ricerca.
• Precisione elevata nella localizzazione del sepolto.
• Massima affidabilità e minime rotture.
• Miglior rapporto qualità-prezzo.
• Minime interferenze dall’azione di agenti esterni.
• Unica frequenza in tutti i paesi.
Quest’ultima caratteristica è forse la più importante,
anche se a prima vista potrebbe sembrare sufficiente
che ogni componente un singolo gruppo abbia un
apparecchio che emetta segnali sulla stessa frequenza
dei suoi compagni.
Un osservazione di questo tipo è sicuramente superficiale: dobbiamo infatti pensare all’importanza di
poter soccorrere altri gruppi di sciatori, anche se
questi non dispongono del nostro stesso A.R.VA.;
alla singola persona che si unisce casualmente ad
altri gruppi; alle traversate in altre nazioni e all’incompatibilità con gli apparecchi impiegati dai professionisti militari e civili.
Nel 1983 la CISA-IKAR, massimo organismo mondiale che si occupa di soccorso in montagna, decise
di svolgere dei tests su base internazionale, ai quali
parteciparono tutti i paesi dell’arco alpino, per individuare quale frequenza dovesse essere vivamente
consigliata ai costruttori ed agli utenti finali.
Nel maggio del 1984 la CISA-IKAR emise un
comunicato nel quale raccomandava caldamente l’utilizzo della sola frequenza alta (457 kHz), risultata
di gran lunga la più efficace per le esigenze operative di professionisti e sportivi. Buona parte del suc-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
cesso di questa frequenza è dovuto alla maggiore
portata massima per questo tipo di apparecchi ed
alla riduzione del tempo di ricerca come diretta conseguenza: portata massima e tempo di ritrovamento
sono infatti direttamente proporzionali.
Purtroppo le indicazioni emerse dai tests della
CISA-IKAR non furono subito adottate da tutti i
costruttori. Coloro i quali non disponevano ancora
di validi apparecchi progettati per la monofrequenza
alta, proseguirono la propria azione commerciale
centrata su quelli meno validi funzionanti a bifrequenza.
Anzi, alcuni costruttori riuscirono a ottenere che il
CEN, l’organismo europeo per l’unificazione di normative commerciali, approvasse entrambi i tipi di
A.R.VA., a monofrequenza alta e a bifrequenza, con
caratteristiche costruttive e funzionali ben diverse fra
i due tipi di apparecchi.
Questa norma autorizzava e regolamentava di fatto
la vendita anche di strumenti dalle caratteristiche
funzionali assolutamente insufficienti, considerato
l’uso vitale che essi rivestono nella pratica professionale e sportiva in montagna. A conferma del fatto,
che al di là di motivi prettamente commerciali, gli
apparecchi a monofrequenza alta siano da considerare più efficaci, possiamo precisare che oggi tutti i
costruttori di A.R.VA. commercializzano apparecchi
rispondenti alla raccomandazione della CISAIKAR, e progettati per la monofrequenza alta.
Nel 1990 si svolse a Bormio, e successivamente nel
1994 a Chamonix, un’altra campagna di prove comparate, organizzate dalla CISA-IKAR, per verificare
il grado di affidabilità raggiunto dai vari apparecchi
esistenti in commercio.
Nel 1997 viene immesso sul mercato un nuovo
apparecchio per la ricerca in valanga di costruzione
americana: il Tracker DTS. Esso è concepito per un
nuovo modo di localizzare le persone travolte dalle
valanghe. Non più solo una segnalazione acustica,
ma anche delle informazioni visive da leggere su un
display.
Costituito da un microprocessore, con due antenne
disposte a X, ed un display, il nuovo A.R.VA. per-
Gli A.R.VA.:
breve storia
La maggiore portata
massima di una frequenza e il tempo di ritrovamento del seppellito,
sono direttamente proporzionali.
Capitolo 10
263
Gli A.R.VA.:
breve storia
264
Nel 1998 nascono anche
in Europa gli apparecchi
della nuova generazione
che impiegano tecnologie digitali implementate
su microprocessori.
Visti i risultati dei test, la
commissione CISA nel
1999, fa presente che il
livello tecnologico raggiunto dai nuovi apparecchi è considerato
ancora insoddisfacente.
Capitolo 10
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
mette di effettuare, una volta captato il segnale, una
ricerca di tipo direzionale. Vale a dire, guidare il soccorritore sul travolto, utilizzando frecce luminose
che indicano la direzione da seguire e di numeri
decrescenti che simulano la diminuzione della
distanza in fase di avvicinamento.
Nel 1998 segue una svolta importante nel settore
degli apparecchi di ricerca in valanga: nascono infatti anche in Europa, gli apparecchi della nuova generazione che impiegano tecnologie digitali implementate su microprocessori.
In quell’anno la ditta tedesca Ortovox presenta il
modello M1, la francese Nic Impex l’A.R.VA. 9000,
mentre l’anno successivo gli svizzeri presentano un
progetto combinato tra Barryvox e Mammut per un
nuovo apparecchio digitale.
Nei mesi di settembre e ottobre del 1998 si sono svolti in vari paesi e sotto il coordinamento della CISAIKAR, i tests comparativi sugli A.R.VA di nuova
generazione (A.R.VA. 9000, ORTOVOX M1,
TRACKER DTS), e a titolo di confronto, le prove
sono state eseguite anche su tre modelli convenzionali a tecnologia analogica (BARRYVOX VS2000,
FITRE SNOW BIP II, PIEPS 457 OPTI 4).
Per realizzare delle prove analoghe, il Servizio
Valanghe Italiano e il Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico promuovono nel 1999, un
gruppo di lavoro sull’argomento, giungendo a pubblicare un completo rapporto sulle caratteristiche e
sull’uso degli apparecchi in commercio.
Sulla scorta dei risultati di questi tests, la commissione CISA fa presente che il livello tecnologico raggiunto dai nuovi apparecchi è considerato ancora
insoddisfacente, e raccomanda di continuare ad utilizzare gli apparecchi tradizionali che offrono una
comprovata affidabilità. Vengono altresì invitati i
produttori dei nuovi A.R.VA. ad eliminare i difetti
riscontrati durante i test e a proseguire nella ricerca:
miglioramenti infatti sono constatati con l’introduzione delle segnalazioni visive, con l’introduzione
della doppia antenna, con la ricerca di una maggiore affidabilità e semplicità.
Nel 2001 allo scopo di uniformare la tecnica di
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
ricerca A.R.VA. con tutti gli apparecchi in commercio, viene introdotta nelle Scuole del C.A.I., come
metodologia d’insegnamento e standard d’utilizzo,
la tecnica di ricerca direzionale che sfrutta le linee di
forza del campo elettromagnetico.
A tutt’oggi il settore degli apparecchi A.R.VA è in
rapida evoluzione, con una continua ricerca da parte
delle ditte costruttrici per migliorare gli standard
produttivi, affinare le modalità di ricerca attuali, ma
anche per perfezionare la tecnica di ricerca nel caso
di più sepolti simultanei.
Da ricordare inoltre che la complessità dei nuovi
apparecchi obbliga a conoscere in modo approfondito il proprio A.R.VA. Nel 2004 sono presenti nel
mercato 5 A.R.VA. di tipo digitale e analogico-digitale che dispongono di un commutatore automatico
di volume e che, in base alle caratteristiche offerte
dal singolo apparecchio, sviluppano una diversa strategia di ricerca per localizzare contemporaneamente
più persone sepolte.
Davanti a questa varietà di prodotti e alla molteplicità di sistemi di ricerca le organizzazioni come il
C.A.I, che seguono con particolare attenzione la prevenzione dei pericoli e l’efficacia dell’intervento di
soccorso, devono adottare dei metodi di ricerca che
siano il più possibile validi qualunque sia il tipo di
apparecchio impiegato.
Gli A.R.VA.:
breve storia
A tutt’oggi il settore degli
apparecchi A.R.VA è in
rapida evoluzione, con
una continua ricerca da
parte delle ditte costruttrici per migliorare gli
standard produttivi.
Nel 2004 sono presenti
nel mercato 5 A.R.VA. di
tipo digitale e analogicodigitale che dispongono
di un commutatore automatico di volume e che,
in base alle caratteristiche
offerte dal singolo apparecchio, sviluppano una
diversa strategia di ricerca
per localizzare contemporaneamente più persone
sepolte.
Capitolo 10
265
A.R.VA. caratteristiche
generali
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
A.R.VA.
CARATTERISTICHE GENERALI
266
Durante
l’escursione
l’A.R.VA. viene acceso in
modalità di trasmissione,
mentre per la ricerca di un
eventuale
compagno
sepolto, dotato di un altro
A.R.VA., viene commutato in modalità ricezione.
Il termine A.R.VA. significa Apparecchio di Ricerca in
Valanga. È chiamato anche con altri sinonimi: DVV,
LVV. Si tratta di un apparecchio elettronico rice-trasmittente funzionante alla frequenza di 457 kHz.
Durante l’escursione viene acceso in modalità di trasmissione, mentre per la ricerca di un eventuale compagno sepolto, dotato di un altro A.R.VA., viene commutato in modalità ricezione. In funzione dell’intensità del segnale elettromagnetico captato, l’apparecchio
ricevente fornisce indicazioni di tipo acustico e/o visivo, relative alla direzione e alla distanza che li separano. Oggi esistono due grandi famiglie di apparecchi
che si differenziano per il tipo di tecnologia impiegata:
analogica o digitale.
A.R.VA. analogici
Sono apparecchi che traducono direttamente il segnale elettromagnetico captato, in un segnale acustico
(via altoparlante o auricolare), senza interporre alcuna
elaborazione da parte del circuito elettronico. Sono
dotati di un commutatore manuale del volume, che a
parità di distanza, consente di sentire in modo più o
meno attenuato il segnale emesso dall’A.R.VA. trasmittente.
C10-02 A.R.VA. Analogici
Capitolo 10
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
A.R.VA. caratteristiche
generali
A.R.VA. digitali
Si tratta di apparecchi che, con l’ausilio di un microprocessore, elaborano in forma digitale il segnale emesso e ricevuto dal trasmettitore e forniscono indicazioni
visive sul display (frecce, metri) relative alla direzione
da seguire nel corso della ricerca. Presentano il vantaggio del segnale visivo che è più facilmente interpretabile del segnale acustico. Tuttavia il sistema digitale,
rispetto a quello analogico, richiede un certo tempo
per ricevere il segnale, elaborarlo ed inviarne i risultati
al display.
Riportiamo a titolo di esempio due A.R.VA. di tipo
digitale.
Nel digitale il segnale visivo è più facilmente interpretabile di quello acustico; tuttavia, rispetto al
sistema analogico, l’elaborazione del segnale richiede maggior tempo.
TRACKER DTS (USA)
A.R.VA. EVOLUTION (F)
• Dotato di 2 antenne
• Frecce luminose che indicano la direzione
• Commutatore del volume automatico
• Fornisce anche un segnale acustico
• Conversione automatica in trasmissione
• Dotato di 1 antenna
• Freccia di direzione
• Commutatore del volume automatico
• Led luminoso per ricerca multipla
C10-03 Tracker DTS
C10-04 A.R.VA. 9000
Capitolo 10
267
A.R.VA. caratteristiche
generali
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
A.R.VA. analogico-digitali
268
Il sistema analogico fornisce senza tempi di
ritardo una indicazione
acustica, mentre il sistema digitale fornisce indicazioni sulla direzione da
seguire.
Questi modelli operano con entrambe le tecnologie:
il sistema analogico fornisce senza tempi di ritardo
una indicazione acustica, mentre il sistema digitale
fornisce indicazioni sulla direzione da seguire, tramite frecce, e indica con un valore numerico, se in
fase di ricerca l’apparecchio ricevente si sta avvicinando all’apparecchio trasmittente (i metri indicati
non sono quelli effettivi ma solo una distanza indicativa). Riportiamo a titolo di esempio due A.R.VA.
di tipo analogico-digitale.
ORTOVOX M2 (D)
BARRYVOX OPTO 3000 (CH)
• Dotato di 1 antenna
• Freccia direzionale
• Commutatore del volume manuale
• Fornisce indicazioni acustiche e visive
• Dotato di 2 antenne
• Frecce che indicano la direzione
• Commutatore del volume impostabile
• Fornisce indicazioni acustiche e visive
• Conversione automatica in trasmissione
C10-05 Ortovox M2
Capitolo 10
C10-06 Barrivox Opto 3000
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Funzionamento
dell’A.R.VA.
FUNZIONAMENTO DELL’A.R.VA.
Il principio fisico alla base del funzionamento di un
A.R.VA. è l’emissione e la ricezione di un segnale
elettromagnetico operante ad una frequenza di 457
kHz. L’apparecchio emettitore genera nello spazio
un campo elettromagnetico la cui intensità diminuisce all’aumentare della distanza dall’antenna trasmittente. Le linee di forza, che segnalano la presenza del
campo elettromagnetico, sono delle curve chiuse che
si diramano dalle due estremità dell’antenna (dipolo) con una forma simile ad un fagiolo. Le linee di
forza hanno una intensità crescente via via che ci si
avvicina al trasmettitore e si addensano in corrispondenza delle polarità (estremità) dell’antenna.
L’intensità del campo elettromagnetico è costante
sulla medesima linea di forza.
269
C10-08 Collocazione antenna
C10-07 Campo elettromagnetico
Le linee di forza, che
segnalano la presenza
del campo elettromagnetico, sono delle curve
chiuse che si diramano
dalle due estremità dell’antenna (dipolo) con
una forma simile ad un
fagiolo.
Capitolo 10
Funzionamento
dell’A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Posizione dell’apparecchio
270
L’apparecchio ricevente
capta il segnale prodotto
dall’apparecchio trasmittente, lo amplifica e lo
converte in una indicazione acustica e/o visiva.
C10-09 Posizione A.R.VA.
Capitolo 10
Per posizione orizzontale si intende che l’A.R.VA. è
impugnato parallelo al suolo e con l’altoparlante e/o
il display rivolto al ricercatore. Poiché i travolti da
valanga in pochi casi si trovano sepolti verticalmente, nelle illustrazioni che seguono si ipotizza che
l’A.R.VA. trasmittente giaccia in posizione orizzontale. L’apparecchio ricevente capta il segnale prodotto dall’apparecchio trasmittente, lo amplifica e lo
converte in una indicazione acustica e/o visiva.
L’intensità del segnale ricevuto dipende:
a) dalla distanza fra i due A.R.VA.;
b) dalla posizione dell’antenna dell’A.R.VA. ricevente rispetto alla direzione delle linee di forza del
campo elettromagnetico.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Funzionamento
dell’A.R.VA.
Distanza tra trasmettitore (TX) e ricevitore (RX)
Più l’apparecchio ricevente si avvicina al trasmettitore, maggiore è il segnale ricevuto perché si incontrano linee di forza di intensità crescente (posizioni A e
B). Questo principio sarà sfruttato nel metodo di
ricerca a croce. Una seconda caratteristica è rappresentata dalla direzionalità dell’apparecchio (vedi
posizione dell’antenna), che consente di avvicinarsi
al trasmettitore seguendo un insieme di linee di
campo: in questo modo il segnale diventa più intenso perché viene catturato un maggior numero di
linee di forza (posizioni C e D). Questo secondo
principio sarà sfruttato nel metodo di ricerca direzionale.
271
C10-10 Campo elettromagnetico e metodi di ricerca
Capitolo 10
Funzionamento
dell’A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Posizione dell’antenna
In un dato punto il segnale è captato con la massima intensità quando la posizione dell’antenna è
parallela alle linee di forza del campo elettromagnetico mentre esso è captato con la minima intensità
quando l’antenna è perpendicolare alle linee di
forza.
C10-11 Campo e orientamento antenna
Commutatore manuale del volume
C10-12 Commutatore del
volume -a
C10-13 Commutatore del
volume -b
Il commutatore manuale di volume consente di
regolare la sensibilità del volume utilizzando una
scala divisa in un certo numero di livelli (da 1 a 9
oppure da 1 a 8, o da 1 a 5, a seconda dei modelli di
A.R.VA.).
Si fa notare che mantenere un volume di ascolto
basso assume una notevole importanza nella fase di
ricerca: infatti l’orecchio umano è più sensibile alle
variazioni di volume di piccoli segnali piuttosto che
a quelli più forti.
Alcuni apparecchi digitali restituiscono un segnale
acustico che varia automaticamente in funzione
della distanza tra TX e RX e non dispongono di un
commutatore manuale.
Si ritiene importante che l’apparecchio sia dotato di
un commutatore manuale del volume: ciò consente
da un lato di ridurre il segnale acustico a valori tali
da capire se ci si sta allontanando oppure avvicinando al travolto, dall’altro offre la possibilità, in caso di
seppellimenti multipli in cui si odono più “bip” contemporaneamente, di puntare ad un solo A.R.VA..
Altoparlanti e auricolare
C10-14 Altoparlanti –b
C10-15 Altoparlanti –b
Capitolo 10
Tutti gli apparecchi che in fase di ricezione forniscono un segnale acustico sono dotati di un altoparlante.
In alcuni A.R.VA. è previsto l’impiego di un auricolare che, una volta collegato all’apparecchio, disinserisce automaticamente l’altoparlante.
Inoltre in qualche modello è prevista la funzione
MUTO, cioè un tasto abilitato dall’utilizzatore, che
rende muti i segnali udibili in fase di ricezione (utile
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Funzionamento
dell’A.R.VA.
per non disturbare la ricerca dei soccorritori che
operano nelle vicinanze)
Conversione automatica da ricerca a trasmissione
Alcuni A.R.VA. sono dotati di un sistema che, dopo
un periodo di tempo (5-10 minuti) di permanenza
in modalità ricezione fa commutare automaticamente l’apparecchio in modalità trasmissione. L’utente,
che viene avvisato prima della conversione da un
segnale acustico, premendo un tasto ha la possibilità
entro qualche decina di secondi di impedire la commutazione automatica in trasmissione.
Questa funzione assicura che dopo una esercitazione
o un soccorso l’apparecchio ritorni in posizione di
trasmissione.
273
C10-16 Auricolari
Apparecchio in ricezione tenuto verticalmente
Un apparecchio posto in ricezione e tenuto verticalmente non è direzionale; cioè l’A.R.VA., pur ruotato attorno all’asse più lungo (il lato dove è posizionata l’antenna), fornisce lo stesso segnale.
C10-17 A.R.VA. tenuto verticalmente
Capitolo 10
Funzionamento
dell’A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
La presenza di una o due antenne
Se nell’apparecchio è presente una antenna essa è
generalmente posizionata secondo l’asse longitudinale dell’apparecchio. In questo caso la barra luminosa contenuta nel display fornisce la massima
intensità quando l’antenna è parallela alle linee di
forza; inoltre l’indicazione dei metri (molto approssimata perché dipende anche dall’orientamento dell’apparecchio) informa se ci si sta avvicinando oppure allontanando dall’A.R.VA. che trasmette.
274
C10-18 Disposizione antenne
Con due antenne, l’apparecchio calcola la direzione e l’intensità della
risultante ottenuta dai
due segnali ricevuti e
quindi visualizza sul
display la direttrice verso
cui muoversi.
C10-19 Funzionamento con
due antenne
Capitolo 10
Se invece sono presenti due antenne, l’apparecchio
calcola la direzione e l’intensità della risultante ottenuta dai due segnali ricevuti e quindi visualizza sul
display la direttrice verso cui muoversi (che coincide
con la linea di forza) e fornisce la distanza in metri
(orientativa) dall’A.R.VA. trasmittente.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Funzionamento
dell’A.R.VA.
Angolo di ricezione
L’A.R.VA. in modalità ricevente è dotato di un
angolo di ricezione di circa 90°; cioè l’angolo entro
il quale si riceve il segnale emesso dal trasmettitore.
C10-20 Angolo ricezione
con TX orizzontale
C10-21 Angolo ricezione con
TX verticale
Capitolo 10
Funzionamento
dell’A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Definizione di portata massima, minima, utile
C10-22 Portata minima
e massima
La portata utile è un
valore cautelativo e convenzionale, determinato
da vari fattori che costituiscono il parametro di
riferimento durante le
fasi di ricerca.
Capitolo 10
Nelle caratteristiche
degli A.R.VA., rivestono particolare importanza le “portate”, ovvero le distanze alle quali,
è udibile il segnale
sonoro (“bip-bip”) per
gli apparecchi analogici,
o alle quali lo strumento è in grado di fornire
indicazioni utili alla
ricerca, se si ha a che fare con apparecchi digitali.
Si definisce portata massima, la massima distanza
alla quale il segnale resta ancora percettibile (con
volume posizionato al massimo); i due apparecchi,
trasmettente e ricevente, devono essere posizionati
con le antenne tra loro coassiali su una superficie
libera da ostacoli (coassiali=antenne parallele e
poste lungo lo stesso asse). Il segnale, in questa situazione di massima portata, si ode solo come una sorta
di brusio di fondo o di un soffio pulsante; leggeri
movimenti (orizzontali o verticali) dell’apparecchio
permettono di non perdere il massimo segnale.
Si definisce portata minima la massima distanza
alla quale il segnale resta percettibile (ancora con
volume posizionato al massimo) quando i due apparecchi sono stati invece posizionati con le antenne
tra loro ortogonali.
La portata utile è un valore cautelativo che costituisce il parametro di riferimento durante le fasi di
ricerca. Si tratta di un valore convenzionale che tiene
conto di vari fattori (stato batterie, posizione reciproca delle antenne, temperatura e umidità, sensibilità uditiva dell’utilizzatore) e dell’apparecchio in
commercio che presenta la minor portata.
Si consiglia di provare il proprio A.R.VA. in modo
da misurare la portata minima e verificare se questa
è superiore al valore convenzionale di portata utile
proposto: ciò consentirà in fase di ricerca, soprattut-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
to con un solo soccorritore, di adottare corridoi di
ricerca più larghi.
Sulla base dei tests comparativi sugli A.R.VA. tradizionali (Barrivox VS2000, Fitre Snow Bip II,
Ortovox F1, Pieps Optifinder) e sugli A.R.VA. di
nuova generazione (Tracker DTS, Ortovox M1,
Mammut-Barrivox Opto 3000, A.R.VA. 9000) condotte dalla CISA nel 1998 e dal S.V.I. e C.N.S.A.S.
nel 1999 sono state fissate le seguenti portate utili:
• per A.R.VA. analogici la portata utile è stabilita
pari a 20 metri.
• per A.R.VA. digitali la portata utile è stabilita
pari a 10 metri.
Le prove hanno evidenziato che le portate (sia minima che massima) degli A.R.VA. tradizionali, risultano ben superiori alle portate degli apparecchi di
nuova generazione. In futuro, in seguito alla produzione di nuovi modelli, la portata utile potrà essere
aumentata e resa uniforme per tutti gli apparecchi.
Pertanto non si è ritenuto utile, in questa fase di rapida evoluzione tecnica, dare indicazioni numeriche
relative alle portate massime e minime dei singoli
apparecchi, in quanto destinate a rapida obsolescenza.
Va comunque segnalato che attualmente, in un apparecchio analogico-digitale la portata analogica (segnale
sonoro) è sempre superiore alla portata digitale (indicazione numerica sul display), per cui in fase di ricezione, l’A.R.VA., a grande distanza (ad esempio 80
metri) emette solo una segnalazione acustica, mentre a
distanza più ravvicinata (ad esempio 40 metri) fornisce
anche indicazione visiva.
Alcuni dati tecnici generali degli A.R.VA.
Funzionamento
dell’A.R.VA.
Le prove hanno evidenziato che le portate (sia minima che
massima)
degli
A.R.VA. tradizionali
risultano ben superiori alle portate degli
apparecchi di nuova
generazione.
FREQUENZA
DI EMISSIONE
457 kHz - FREQUENZA STANDARD
INTERNAZIONALE
ALIMENTAZIONE
Batterie alcaline. Il tipo di batterie dipende dal modello:
2xAA oppure 3XAAA
DURATA DELLE BATTERIE
IN EMISSIONE
Da 200 a 300 ore.
DURATA DELLE BATTERIE
IN RICEZIONE
In ricezione l’A.R.VA. consuma 5 volte di più. Solo ricezione: 40-50 ore. Dopo 200 ore di trasmissione: da 1 a 5
ore.
PORTATA MINIMA
Da 15 a 80 metri a seconda del modello.
TEMPERATURA
DI ESERCIZIO
Da -20 a + 40°C
Capitolo 10
277
Metodi di ricerca
con A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
METODI DI RICERCA CON A.R.VA.
Premessa
278
Più l’A.R.VA. ricevente si
avvicina all’A.R.VA. trasmittente maggiore è
l’intensità del campo
elettromagnetico.
Le modalità operative di ricerca, che verranno sviluppate nel seguito, sfruttano in maniera metodica e
razionale i principi di funzionamento di tale apparecchio:
a- più l’A.R.VA. ricevente si avvicina all’A.R.VA. trasmittente, maggiore è l’intensità del campo elettromagnetico e quindi più forte il segnale ricevuto;
b- a parità di posizione, quando l’antenna
dell’A.R.VA. ricevente è parallela alla linea di forza
emessa dall’A.R.VA. trasmittente, si ottiene il segnale più elevato;
c- l’A.R.VA. trasmittente può essere raggiunto
seguendo le linee di forza (ricerca direzionale),
oppure muovendosi secondo dei percorsi ortogonali
tra loro, che riducono progressivamente l’area di
ricerca (ricerca a croce).
La ricerca direzionale
C10-23 Rotazione del ricevitore
Capitolo 10
Questa modalità di ricerca consiste sostanzialmente nel
raggiungere il travolto muovendosi lungo un insieme di
linee di forza del campo elettromagnetico
generato dall’antenna dell’apparecchio trasmittente. Si effettua
una traiettoria curvilinea, che
seguendo le linee di forza,
conduce all’A.R.VA. sepolto. (Se il trasmettitore è
sepolto in posizione verticale le traiettoria sarà rettilinea). Ciò è possibile con
due modalità differenti a
seconda del tipo di apparecchio ricevente: analogico o digitale.
Nel caso di ricevitore analogico, l’apparecchio viene
tenuto orizzontale, parallelo al
piano di ricerca e parallelo alle
linee di forza; seguendo tali linee ed avvi-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
cinandosi al trasmettitore il
segnale acustico deve
aumentare.
Per capire se l’A.R.VA. è correttamente orientato, e quindi procedere lungo le linee di
forza, bisogna trovare la posizione in cui il segnale è massimo: per ottenere ciò si fa compiere all’apparecchio una
rotazione a ventaglio di circa 120°.
Nello schema qui a lato, si osserva che nelle
posizioni A e B, l’A.R.VA. non è parallelo alla
linea di forza e il segnale acustico è basso
con volume medio. Invece nella posizione
C, il segnale acustico è più forte perché si
è raggiunto il parallelismo fra l’antenna
ricevente e la tangente alla linea di forza in quel punto.
Nel punto D, l’A.R.VA. ricevente fornisce un segnale
acustico forte con il commutatore ad un volume basso:
infatti è orientato correttamente e raccoglie numerose
linee di forza del campo.
Con apparecchi analogici e analogicodigitali ad una antenna
La sequenza delle operazioni, a partire da un punto
qualsiasi della fase di ricerca, valida per apparecchi
analogici e analogico-digitali ad una antenna, è la
seguente:
1. con un livello di ascolto basso (miglior capacità di
discriminazione), individuare la direzione di massima
intensità sonora fra la direzione di marcia precedente e,
muovendo lo strumento a “ventaglio”, le direzioni circa
60° a destra e circa 60° a sinistra rispetto alla posizione
centrale (vedi fig. C10-20);
2. scegliere la direzione secondo la quale l’intensità del
segnale è massima e procedere, tenendo l’apparecchio
fermo, in quella direzione;
3. se il segnale è crescente, mantenere la direzione finché l’intensità determina livelli di ascolto eccessivamente elevati, cioè quando non si riescono a distinguere le
variazioni di volume; ripetere quindi l’operazione di
fase 1;
Metodi di ricerca
con A.R.VA.
C10-24 Metodo direzionale
Per capire se l’A.R.VA. è
correttamente orientato, e
quindi procedere lungo le
linee di forza, bisogna trovare la posizione in cui il
segnale è massimo: per
ottenere ciò si fa compiere
all’apparecchio una rotazione a ventaglio di circa
120°.
Capitolo 10
Metodi di ricerca
con A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
4. se il segnale diventa decrescente o si mantiene
costante, procedere per un certo tratto (1-2 metri) e
ripetere l’operazione di fase 1.
280
L’A.R.VA. digitale o analogico digitale indica verso
quale direzione bisogna
spostarsi (destra - sinistra)
in modo da seguire
costantemente le linee di
forza del campo.
Con apparecchi analogici e analogicodigitali a due antenne
Nel caso si operasse con apparecchi digitali oppure analogico digitali dotati di due antenne, l’A.R.VA. indica
verso quale direzione bisogna spostarsi (destra - sinistra) in modo da seguire costantemente le linee di forza
del campo. È importante non muoversi troppo velocemente per consentire al processore di elaborare e
visualizzare le informazioni. Poiché si continua a
cambiare direzione non è necessario fermarsi ad orientare l’apparecchio: il percorso risulta così una linea
curva senza soluzione di continuità. Ciò diversamente
dal caso con utilizzo di strumenti analogici, in cui il
percorso è costituito da una serie di linee spezzate.
La ricerca a croce o per linee ortogonali
Con movimenti perpendicolari fra loro e riducendo progressivamente
il volume dell’apparecchio ricevente, si restringe gradualmente l’area
della ricerca fino ad individuare la posizione dell’apparecchio sepolto.
Capitolo 10
Questa modalità di ricerca consiste nel raggiungere il
travolto, movendosi a partire da un punto in cui il
segnale è udibile, secondo linee ortogonali. Il principio
alla base di questa tecnica di ricerca, è legato al fatto per
cui movendosi lungo una linea retta, il segnale (ovviamente mantenendo costante il valore della attenuazione di volume e la posizione dell’A.R.VA. per quello
specifico punto della ricerca) raggiunge un valore massimo per poi diminuire. Ripetendo questi movimenti
perpendicolari fra loro e riducendo progressivamente il volume dell’apparecchio ricevente, si restringe
gradualmente l’area della ricerca fino ad individuare
la posizione dell’apparecchio sepolto.
Questa ricerca tipicamente eseguita con dispositivi analogici, può anche essere effettuata con dispositivi analogici-digitali o puramente digitali. Infatti è possibile
utilizzare la sola indicazione numerica fornita dal
display di un apparecchio digitale per effettuare una
ricerca a croce.
La sequenza delle operazioni, a partire da un punto
qualsiasi della fase di ricerca in cui il segnale sia udibile, riferita ad apparecchi analogici oppure analogico-digitali oppure digitali, è la seguente:
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
1. Abbassare il livello sonoro dell’apparecchio al minimo udibile senza correre il rischio di perdere il segnale;
tenendo l’apparecchio in posizione orizzontale con
l’altoparlante rivolto verso l’alto, distinguere il volume
maggiore che determinerà la linea di ricerca.
Per A.R.VA. digitali (fig. -a) fare riferimento alla
riduzione dell’indicazione numerica.
2. Muoversi lungo questa linea e mantenere l’apparecchio nella stessa posizione senza variare il volume
di ascolto. Valutare la variazione di intensità del
segnale e individuare il punto in cui questa avrà raggiunto il valore massimo.
3. Portarsi sul punto di massima intensità individuato e ridurre il volume alla soglia dell’udibile (luogo
del minimo valore numerico sul display digitale).
4. A partire dal punto di massimo individuato in precedenza, muoversi in direzione perpendicolare alla linea
seguita fino a quell’istante. Il verso sarà scelto per esclusione seguendo quello per cui il segnale andrà aumentando (o diminuendo il valore numerico sul display).
5. Ripetere le operazioni a partire dal punto 2.
Appena raggiunti i valori minimi di regolazione
della sensibilità, l’apparecchio deve essere avvicinato
al terreno. A questo punto si determina dove procedere al sondaggio.
La sequenza è schematizzata nella figura -c in cui sono
evidenziati i punti di variazione
di segnale e di direzione da cui
derivano le scelte della nuova
linea di ricerca. La figura -a,
mostra
come
ruotando
l’A.R.VA. sul piano, si individua
la posizione di segnale massimo.
Questa direzione stabilisce la
direzione di ricerca. La figura -b
evidenzia come, individuata la
posizione ottimale dell’A.R.VA.,
l’orientamento dell’apparecchio
non vada più modificato qualunque sia la direzione percorsa:
l’asse A-B dell’apparecchio deve
essere mantenuto dal soccorritore anche se si sposta.
Metodi di ricerca
con A.R.VA.
C10-25 Metodo a croce -a
C10-26 Metodo a croce -b
C10-27 Metodo a croce -c
Capitolo 10
Fasi della ricerca
con A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
FASI DELLA RICERCA CON A.R.VA.
La tecnica di ricerca con A.R.VA. consiste essenzialmente di tre fasi distinte e sequenziali:
• Fase primaria: ricerca del primo segnale
Metodo:
- linee parallele (più soccorritori)
- con movimento a “greca” (un solo soccorritore)
• Fase secondaria: localizzazione
Metodo:
- ricerca direzionale o per linee di forza del campo
• Fase finale: ricerca di precisione
Metodo:
- ricerca a croce o per linee ortogonali
282
Fase primaria: ricerca del primo segnale
Muovendosi e orientando
l’A.R.VA. in tutte le direzioni cioè con una rotazione attorno ai tre assi dello
strumento, si effettua la
ricerca del primo segnale.
La ricerca del primo segnale deve essere effettuata muovendosi orientando l’A.R.VA. in tutte le direzioni, cioè
ruotandolo attorno ai tre assi dell’apparecchio stesso.
L’intento è di cogliere il segnale nella situazione di
orientamento dell’antenna il più favorevole possibile.
Ovviamente il livello dell’attenuatore di volume dell’apparecchio deve essere al massimo. Il metodo utilizzato può essere differente a seconda del numero di soccorritori presenti sul luogo. Nel caso di un singolo soccorritore, la tecnica di ricerca del primo segnale consiste nel percorrere l’intera estensione della valanga effet-
C10-28 Ricerca con A.R.VA. analogici
Capitolo 10
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Fasi della ricerca
con A.R.VA.
La traccia a “zig
zag” è più adatta
con gli sci ai piedi
(neve profonda e
poco consistente),
mentre quella a
“greca” lo è quando si richiede una
progressione
a
piedi.
C10-29 Ricerca con A.R.VA. digitali
tuando un percorso secondo lo schema qui a fianco
illustrato in figura C10-31. È importante che la distanza fra vari tratti di percorrenza (la così detta banda di
ricerca o corridoio) sia pari (e mai superiore) al doppio
della portata utile (PU) dell’apparecchio di ricerca,
onde assicurare la completa copertura della valanga.
Per lo stesso motivo le inversioni di direzione in corrispondenza dei bordi della valanga vengono effettuate a
una distanza inferiore o pari alla portata utile.
La traccia a “zig zag” è più adatta quando è necessario
procedere con gli sci ai piedi (neve profonda e poco
consistente) mentre quella a “greca”, lo è quando la
natura della superficie della valanga richiede una progressione a piedi. Il metodo a greca presenta comunque
dei vantaggi che si possono così riassumere:
• sensibile economia di percorso (circa 18% in meno)
• maggior sicurezza nel rispetto delle distanze utili
derivata da una maggior facilità di apprezzamento
degli spazi.
Nel caso in cui siano disponibili più soccorritori, la
copertura della valanga sarà effettuata suddividendo la
valanga stessa in più strisce da percorrersi, da parte dei
singoli soccorritori, secondo linee rette parallele come
indicati schematicamente qui a fianco. La distanza tra
due soccorritori (cioè la banda di ricerca) non deve essere superiore a due volte la portata utile (2xPU). I soccorritori si schiereranno, regolarmente intervallati, sul
fronte della valanga e procederanno contemporaneamente e parallelamente nella stessa direzione.
C10-30 Ricerca fase 1
vari soccorritori
C10-31 Ricerca fase 1
un solo soccorritore
Capitolo 10
283
Fasi della ricerca
con A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Fase secondaria:
localizzazione del travolto
In questa fase si applica la tecnica di ricerca direzionale o per linee di forza del campo, già illustrata in
precedenza e qui ripresa in dettaglio nella figura che
segue. Questo modo di procedere viene applicato a
partire dal punto di individuazione del primo segnale, a completamento della fase precedente, e si protrae fino a che si è prossimi al travolto: ciò avviene,
grosso modo, quando l’apparecchio ricevente emette un segnale ancora percettibile a livello 3 (es. valido con A.R.VA. aventi un commutatore di volume a
9 livelli di regolazione).
284
C10-32 Ricerca fase 2
direzionale
6°- Nella fase finale di ricerca si
adotta il sistema a croce.
5°- Ripetere le fasi 2-3-4 finché
il commutatore del volume indica livelli bassi (2-3) tali da consentire l’inizio della fase finale.
4°- Ripetere l’operazione a ventaglio per individuare la direzione che fornisce la maggiore
intensità.
3°- Fermarsi e ridurre il volume
in modo da sentire il segnale
chiaro e udibile nelle sue variazioni. Non portare il volume
alla soglia udibile più bassa perché si rischierebbe di perdere il
segnale.
2°- Procedere nella direzione
individuata fino a che il volume
del segnale è talmente elevato da
non consentire la percezione di
ulteriori variazioni.
1°- Una volta rilevato un segnale ben stabile, tenere l’apparecchio orizzontale e con l’altoparlante rivolto verso l’alto. Spostare
lentamente il braccio da sinistra
verso destra per un angolo di
120° e percepire le variazioni di
intensità del “BIP”. Ripetere il
movimento a ventaglio finché
non si individua la direzione che
fornisce la maggiore intensità.
Capitolo 10
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Fasi della ricerca
con A.R.VA.
Fase finale: ricerca di precisione
Si passa alla fase finale, o di precisione della ricerca,
quando, durante la fase secondaria condotta con il
sistema direzionale, le indicazioni del nostro apparecchio suggeriscono una distanza minore di 3 metri
dall’apparecchio sepolto, ovvero forniscono un
segnale acustico che si ode in un area di circa 2-3
metri quadrati (es. volume a livello 3-2 per A.R.VA.
dotati di commutatore a 9 livelli).
La fase finale della ricerca viene effettuata utilizzando la tecnica “a croce” già illustrata in precedenza nel
suo funzionamento fondamentale. Oltre a quanto
esposto in proposito, sono di seguito ribadite alcune
precauzioni, o accorgimenti pratici, tipici di questa
fase.
Nella fase finale l’apparecchio deve essere tenuto
orizzontale, a livello del manto nevoso e parallelo
ad esso per minimizzare la distanza dal sepolto, con
l’altoparlante (o display) rivolto verso l’alto.
285
Nella fase finale l’apparecchio deve essere tenuto orizzontale, a livello
del manto nevoso e
parallelo ad esso per
minimizzare la distanza
dal sepolto, con l’altoparlante (o display)
rivolto verso l’alto.
Durante il movimento rettilineo per l’individuazione del massimo, l’A.R.VA. non deve essere ruotato
ma mantenuto sempre nella stessa posizione, ciò
per non variare artificiosamente la risposta dell’apparecchio.
In buona parte dei manuali d’uso degli apparecchi
digitali e analogico-digitali, per la fase finale della
ricerca, il metodo consigliato è quello a linee ortogonali. Si raccomanda sempre lo studio meticoloso
delle istruzioni allegate allo strumento.
Una volta individuato il punto si procede al sondaggio. L’utilizzo della sonda permette di localizzare con assoluta precisione il corpo del travolto, stimarne la profondità e impostare la traiettoria dello
scavo. La sonda che segnala la posizione del sepolto,
non deve essere rimossa fino a disseppellimento ultimato.
C10-33 Ricerca fase 3 - croce
Capitolo 10
Ricerca di più persone
sepolte
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
RICERCA DI PIÙ PERSONE SEPOLTE
C10-34 Travolti ogni incidente
- Italia
286
PERSONE
AVOLTE
6%
4 e più
persone travolte
16%
1 persone
travolta
2/3 persone
travolte
E
50%
34%
La ricerca multipla rappresenta un’operazione
difficile, poiché si devono
localizzare più A.R.VA.
che trasmettono contemporaneamente con segnali che si sovrappongono
fra loro creando confusione.
Negli ultimi anni, con considerevole frequenza, negli
incidenti da valanga vengono coinvolte due o più persone. Il grafico (fig. C10-34), mostra chiaramente che
una percentuale notevole (50%) di seppellimenti avvenuti in Italia, interessa 2 o più persone. Da una indagine, relativa al periodo 1970-1999, svolta dall’Istituto di
Ricerca sulla neve e le valanghe di Davos (Svizzera), si
riscontra una percentuale pari al 61% di casi, in cui
vengono coinvolte più di una persona.
Definiamo la ricerca di due o più travolti come ricerca multipla. Questo tipo di ricerca rappresenta un’operazione difficile, poiché si devono localizzare più
A.R.VA., che trasmettono contemporaneamente, e
con segnali si sovrappongono fra loro creando confusione. Dopo aver localizzato il primo segnale, e indicato il punto con la sonda, spesso non è possibile disseppellire il travolto, spegnere l’A.R.VA., e poi continuare la ricerca degli altri travolti. Frequentemente, una
volta segnato il punto dove eseguire lo scavo, è necessario proseguire nella ricerca, lasciando ad altri il compito del disseppellimento. Consideriamo inoltre che gli
attuali apparecchi digitali e analogico-digitali si diversificano fra loro per funzioni speciali, riguardanti le indicazioni e l’individuazione di due o più travolti, e ognuno di essi è progettato per procedure specifiche di esecuzione della ricerca multipla. Ci proponiamo, in questa sezione, di indicare dei metodi standard di ricerca,
che possano essere utilizzati indipendentemente dal
tipo di apparecchio con cui si opera.
Definizione di apparecchi “distanti” e
apparecchi “vicini”
Per stabilire i concetti di
“distanti” e “vicini”, che
determineranno procedure diverse di ricerca, si
suggeriscono dei valori
inerenti alle distanze dei
trasmettitori.
Capitolo 10
Nel seguito verranno illustrati due diversi sistema di
ricerca, a seconda che si debba localizzare due
A.R.VA. sepolti in zone distanti tra loro, oppure si
debba localizzare due o più A.R.VA. sepolti in zone
vicine tra loro. Per stabilire i concetti di “distanti” e
“vicini”, che determineranno procedure diverse di
ricerca, si suggeriscono dei valori inerenti alle distanze dei trasmettitori. Tali valori sono puramente indi-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
cativi e non da considerare assoluti, possono differenziarsi in base a disparate circostanze (posizione degli
apparecchi, profondità di seppellimento, modello di
apparecchio, stato delle batterie).
Assumiamo come riferimento un quadrato di 10 per
10 metri e consideriamo gli apparecchi situati al suo
interno come vicini tra di loro.
Gli apparecchi posti a distanza superiore a 10 m, e
quelli situati agli estremi della diagonale del quadrato
stesso (circa 14 metri di distanza) vengono considerati distanti tra di loro.
Operare con volumi bassi, significa usare livelli da 1
a 3 del commutatore manuale di volume per apparecchi dotati di scala da 1 a 9, e livelli da 1 a 2, per apparecchi con scala di regolazione inferiore. Nel caso di
apparecchio puramente digitale la ricerca è di più difficile applicazione perché manca il commutatore
manuale del volume. In questa situazione ci si avvale
dell’apparecchio per la sola indicazione numerica (il
numero che esprime orientativamente la distanza in
metri sostituisce il suono).
Ricerca di più persone
sepolte
È importante far osservare
che le due procedure per la
ricerca multipla, descritte
nelle sezioni che seguono,
sono legate alle caratteristiche degli A.R.VA. attualmente in commercio.
Poiché le case produttrici
stanno sviluppando nuovi
modelli di A.R.VA. dotati
di sistemi di ricerca più
semplificati, non si esclude che in tempi brevi,
siano presenti sul mercato
apparecchi che risolveranno il problema dei seppellimenti multipli indicando sul display il numero
dei sepolti ed escludendo
progressivamente i segnali
emessi dagli apparecchi
già localizzati.
Ricerca multipla: due apparecchi (lontani o vicini)
Esistono attualmente vari metodi di ricerca multipla
che tuttavia si diversificano a seconda che gli A.R.VA.
siano sepolti vicini oppure lontani tra loro. Abbiamo
elaborato un sistema, denominato “metodo dei quadranti” che si pone l’obiettivo di localizzare due apparecchi indifferentemente dalla loro mutua posizione.
Questo sistema trova il primo A.R.VA. sepolto con la
procedura già descritta (localizzazione e ricerca di precisione); successivamente, per individuare il secondo
A.R.VA., la ricerca, impiegando sostanzialmente il
metodo di localizzazione “per linee ortogonali o a
croce”, inizia dal punto del primo ritrovamento, analizza le aree poste a sinistra a destra e al centro e quindi per esclusione si concentra su uno di questi quadranti.
Fasi della ricerca con il “metodo dei quadranti”:
a) Dopo aver rilevato il primo segnale (completata la
fase primaria della ricerca), procedere con il metodo
C10-35 Multipla distanze
287
Ricerca di più persone
sepolte
È importante operare
con volume bassi: utilizzando livelli elevati del
volume i tratti da percorrere saranno maggiori, si consiglia pertanto
di esercitarsi a lavorare
con volumi ridotti.
288
Nel caso di A.R.VA. vicini
tra loro e sepolti in modo
particolare (ad esempio
TX1 in posizione verticale
e TX2 in posizione orizzontale) potrebbe verificarsi che in fase di ricerca
si ingaggi prima TX2 poiché il campo elettromagnetico prodotto da quest’ultimo si rivela più
intenso.
Se nella ricerca vengono
impiegati A.R.VA. dotati
di volume automatico,
bisogna fare riferimento
alle indicazioni numeriche anziché al segnale
acustico durante gli spostamenti.
C10-36 Ricerca due apparecchi -a
Capitolo 10
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
direzionale seguendo il segnale più intenso. Pur sapendo che esistono due apparecchi sepolti, in base alla
distanza o alla posizione di seppellimento, non è detto
che subito si rilevino entrambi i segnali.
b) Una volta individuato il primo apparecchio (TX1),
dapprima con il metodo direzionale e poi con il metodo a croce, si marca la posizione (punto P1). Per determinare più facilmente le direttrici di movimento da
seguire per la localizzazione del secondo apparecchio è
possibile collocare un bastoncino in posizione ortogonale alla direzione di provenienza. (vedi fig. C10-36)
c) Nel punto P1 tenere l’A.R.VA. ricevente con lo stesso orientamento con il quale si è effettuata la ricerca
finale a croce di TX1 ed aumentare il volume finché
si rileva il secondo apparecchio (TX2). Da P1 ci si
può spostare indifferentemente a sinistra, a destra
oppure in avanti, curando di non modificare l’orientamento dell’A.R.VA. (cioè non deve essere ruotato nel
piano, per conservare il livello di sensibilità iniziale).
Lo scopo è di evidenziare il segnale emesso dal TX2
che potrebbe trovarsi nei tre quadranti: OVEST, EST
oppure NORD.
d) TX2 posizionato nei quadranti OVEST oppure EST:
nel caso in cui TX2 si trovi sepolto a sinistra oppure a
destra occorre spostarsi dal punto P1 lateralmente finché si rileva in modo più evidente il segnale emesso dal
secondo apparecchio; una volta stabilita l’area di ricer-
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
ca si può individuare TX2 con il metodo a croce. (vedi
fig. C10-37)
e) TX2 posizionato nel quadrante NORD: nel caso in cui
TX2 si trovi sepolto davanti, la ricerca condotta spostandosi verso i quadranti EST oppure OVEST dovrebbe dare esito negativo. Pertanto dal punto P1 si precede
in avanti entrando nel quadrante NORD: il segnale di
TX2 dovrebbe aumentare. (vedi fig. C10-38)
Ricerca di più persone
sepolte
Se il “metodo dei quadranti” risultasse eccessivamente elaborato per un
soccorritore di poca esperienza, è possibile eseguire
la ricerca multipla di due
apparecchi applicando il
“metodo della microgreca” descritto nella sezione
successiva;
C10-37 Ricerca di due apparecchi - b
C10-38 Ricerca di due apparecchi - c
Capitolo 10
289
Ricerca di più persone
sepolte
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Ricerca multipla: tre o più apparecchi
290
C10-39 Microgreca -a
Capitolo 10
Durante la ricerca primaria del segnale, per coprire
tutta la superficie valanghiva, si possono seguire dei
corridoi di ricerca (più soccorritori), oppure effettuare un percorso a forma di greca (un soccorritore).
Se viene percepito un segnale, si applica il metodo,
come noto, della ricerca per linee di campo.
Proseguendo nella ricerca per
linee di campo, se si rilevano più
suoni, o visualizzazioni sul display
indicanti la presenza di più apparecchi, si deve cambiare strategia
di ricerca.
In genere i segnali di due apparecchi sono tra loro distinguibili,
viceversa in presenza di
tre o più A.R.VA., i
segnali si sovrappongono, e sono difficilmente
distinguibili (vedi fig.
C10-39).
Bisogna ora interpretare i
segnali che si rilevano: in
primo luogo occorre stabilire il
numero degli apparecchi sepolti, e la dimensione
dell’area in cui si trovano.
In base al livello del commutatore di volume, e al
tipo di apparecchio ricevente in dotazione, è possibile formulare una stima orientativa dell’estensione
di tale area (come indicazione vedi tabella 1).
Cosi procedendo avremo individuato una porzione
di valanga in cui si ricevono più segnali e si potrà
operare su di essa con maggiore tempestività.
Riportiamo a titolo di esempio nella tabella 1, alcuni valori indicativi medi, ricavati da prove pratiche,
di portata minima e portata massima per apparecchi
dotati di commutatore manuale di volume. Nelle
prove sono stati impiegati due trasmettitore per ricavare una indicazione media, e le misure sono state
effettuate tenendo il trasmettitore in superficie.
Sci alpinismo
LIVELLO
DEL COMMUTATORE
BARRYVOX
VS68
(9 livelli)
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
1
Ricerca di più persone
sepolte
2
3
4
Min
(m)
Max
(m)
Min
(m)
Max
(m)
Min
(m)
Max
(m)
Min
(m)
Max
(m)
1
2
2
4,50
4
7
10
16
291
FITRE
SNOW BIP II
(9 livelli)
0,50
2
2
4,50
4
7
10
16
ORTOVOX M2
ACUSTICO
(5 livelli)
1,30
3
3
5
4,80
12
20
24
MAMMUT
OPTO 3000
ACUSTICO
(8 livelli)
0,60
1,20
1
2,50
2,50
3,80
4
7
Ricerca di più persone sepolte: metodo
della microgreca
Il procedimento che viene presentato, si basa su un
metodo elaborato da Manuel Genswein, tecnico
elettronico svizzero, che si occupa dello sviluppo
degli apparecchi A.R.VA.
Nell’esempio di figura C10-40 si sono individuati 3
segnali e ci si trova sul livello 4 del commutatore di
volume (apparecchi con scala da 1 a 9).
Definiamo questa porzione di valanga come
“microarea” di ricerca.
In questa porzione di valanga si applica una ricerca a
greca con bande strette e con livelli bassi del commutatore di volume: tale procedura verrà indicata
con il termine ricerca a microgreca.
Questa tecnica, se applicata con metodo, garantisce
buone probabilità di perlustrare la zona individuata,
evitando situazioni di confusione (sovrapposizione
di ricercatori e mancanza di una metodologia di
ricerca) tipiche dei seppellimenti multipli.
Procedura di ricerca (riferita ad apparecchi con scala
del volume da 1 a 9):
a. in primo luogo bisogna marcare con un bastonciCapitolo 10
Ricerca di più persone
sepolte
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
no il punto in cui si abbandona la ricerca del primo
segnale e si inizia la fase di localizzazione; una volta
completata la ricerca multipla si dovrà ritornare a
tale punto per continuare a perlustrare la restante
area.
b. Marcare il punto di inizio della microgreca con un
bastoncino orientare l’apparecchio nella posizione
dove si percepisce maggiormente il segnale e fissare
nel commutatore di volume il valore 3. (con
A.R.VA. dotati di 5 livelli di volume fissare un valore 2). In questa fase si deve necessariamente ricevere
almeno un segnale; nel caso contrario significa che si
è iniziata troppo distante la ricerca a microgreca.
L’orientamento dell’apparecchio e la regolazione
della sensibilità del volume (3) devono rimanere
invariati lungo il percorso della microgreca.
292
c. Iniziare a percorrere la microgreca spostandosi per
esempio a destra. La chiara diminuzione, perdita del
segnale, delimita la larghezza della microgreca. È
necessario ricevere, anche se a valore minimo, almeno un segnale (sempre volume 3).
C10-40 Microgreca -b
Capitolo 10
d. Quindi giunti al punto dove si tende a perdere il
segnale, cambiare direzione muovendosi perpendicolarmente di 3 metri (fig. C10-40).
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Ricerca di più persone
sepolte
Si deve ricordare che stiamo lavorando con sensibilità basse, per cui l’apparecchio va tenuto vicino alla
superficie della neve e in posizione orizzontale, inoltre si mantiene la posizione di partenza (cioè non
deve essere ruotato nel piano, per conservare il livello di sensibilità iniziale).
e. Proseguire ora verso sinistra; l’eventuale aumento
significativo di un segnale indica la buona riuscita
della ricerca.
293
f. In tal caso, agganciato il segnale che aumenta decisamente, abbandonare la microgreca (punto P),
ridurre la sensibilità, passando a volumi minimi e
individuare il sepolto con la tecnica di ricerca ortogonale. Ricordiamo che anche in questa fase
l’A.R.VA. va mantenuto in posizione orizzontale alla
superficie del manto nevoso e non và ruotato nel
piano.
g. Segnalare il punto dove verrà eseguito il sondaggio e lo scavo da parte di altri soccorritori
(fig. C10-41).
C10-41 Microgreca -c
h. Riprendere il percorso della microgreca ritornando al punto dove lo si era abbandonato e riportare il
commutatore di volume sul valore 3 (punto P).
Capitolo 10
Ricerca di più persone
sepolte
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
i. Continuare lungo la microgreca fino al punto in
cui i segnali tendono a scomparire.
l. Spostarsi perpendicolarmente di 3 metri e procedere verso destra, finché si aggancia in modo netto il
2° apparecchio.
m. Abbandonare la microgreca (punto P1) e procedere come nel primo caso per la localizzazione.
294
n. Dopo aver segnalato il punto di sondaggio, ritornare al punto P1 della microgreca, riportare il volume al valore 3, e riprendere la traiettoria della microgreca.
o. Proseguendo nella microgreca localizzare con la
stessa procedura il terzo apparecchio.
p. La microgreca va poi continuata ripartendo dal
punto P2, fino a perlustrare completamente la
microarea d’interesse.
C10-42 Microgreca -d
Capitolo 10
q. Completata la ricerca multipla si ritorna al punto
in cui si è iniziata la ricerca direzionale e si continua
a perlustrare l’area rimanente. Nel caso di ulteriori
apparecchi è possibile isolare una successiva “microarea”, e procedere sulla relativa microgreca.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Ricerca di più persone
sepolte
Osservazioni
a. In questo tipo di ricerca multipla è utile la collaborazione di un compagno, che aiuta a segnalare i
punti di abbandono e di ripresa della microgreca (P,
P1, P2), a mantenere la linearità delle traiettorie e a
conservare fra loro la distanza costante di circa 3
metri.
295
b. Nel caso di più ricercatori (fasce di ricerca), è preferibile che la ricerca multipla venga effettuata da un
solo ricercatore, ciò al fine di evitare confusione e
sovrapposizione di ruoli.
c. Il valore tipico del commutatore di volume (livello 3), e la profondità della microgreca (3 metri), possono essere modificati in funzione del tipo di apparecchio e della esperienza del ricercatore.
Il disegno illustra una situazione di ricerca completa
svolta da un unico soccorritore, su un’area di valanga relativamente grande (fig. C10-43).
C10-43 Microgreca globale
C10-43 Microgreca globale
Capitolo 10
Il problema dei falsi
massimi
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
IL PROBLEMA DEL FALSI MASSIMI
296
Si intende per massimo il
punto che coincide con la
verticale dell’A.R.VA. trasmittente, dove muovendo da esso, con il livello
di volume mantenuto
costante, il segnale acustico diminuisce di intensità, qualunque sia la
direzione assunta.
In questa sezione di approfondimento, viene affrontato il problema dei falsi massimi o massimi ingannevoli. Durante la ricerca finale o di precisione, in funzione delle mutue posizioni, dell’antenna dell’A.R.VA.
ricevente rispetto all’antenna dell’A.R.VA. trasmittente, è possibile individuare più punti di segnale massimo, pur essendo un solo apparecchio sepolto. Questo
fenomeno si manifesta evidente soprattutto nel caso di
sepolture profonde, e richiede delle strategie di ricerca
più raffinate. Per profondità medie di seppellimento,
questa apparente anomalia, pur esistendo, risulta poco
rilevante, e non richiede correzioni al metodo di ricerca illustrato (a croce). Con riferimento al segnale acustico, si intende per punto di massimo, quello muovendo dal quale, a regolatore di volume mantenuto
costante, esso diminuisce di intensità, qualunque sia la
direzione assunta.
Per massimo reale, si intende il punto che coincide
con la verticale dell’A.R.VA. trasmittente.
Per falso massimo, si intende qualunque altro massimo che non coincide con il precedente. La distanza fra
la verticale dell’A.R.VA. sepolto e il falso massimo, è
circa pari alla profondità di seppellimento.
Vengono segnalati due scenari in cui si manifestano
falsi massimi:
a) A.R.VA. trasmittente con antenna orizzontale e
A.R.VA. ricevente con antenna verticale;
b) A.R.VA. trasmittente con antenna orizzontale e
A.R.VA. ricevente con antenna orizzontale.
Ricevitore con antenna verticale e trasmettitore orizzontale
Questa situazione presenta quattro falsi massimi: due
si trovano sul piano di ricerca, e sono facilmente rilevabili; gli altri due sono localizzati sotto la vittima e
non sono rilevanti ai fini della ricerca (se non su pendii molto ripidi). È interessante notare, che la persona
sepolta si trova tra i due falsi massimi, e in corrispondenza di un punto di “minimo”. La ricerca finale
avviene con apparecchio a contatto del suolo; tuttavia
Capitolo 10
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
a titolo dimostrativo, si può osservare che tanto più il
ricevitore viene tenuto sollevato da terra, tento più i
falsi massimi si allontanano dal punto di minimo,
sotto la cui verticale giace l’A.R.VA. trasmittente.
Il problema dei falsi
massimi
C10-44 Profondi - TX orizzontale e RX verticale
297
C10-45 Solo 2 falsi massimi da
sopra
Capitolo 10
Il problema dei falsi
massimi
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Ricevitore e trasmettitore con antenna
orizzontale
Il primo disegno (fig. C10-46) illustra la situazione
vista in sezione (cioè perpendicolare al piano verticale che contiene le due antenne) ed evidenzia la
presenza di tre massimi; in realtà se il campo di
ricerca viene osservato dall’alto (fig. C10-47) si possono individuare degli altri massimi il cui numero
dipende dalla posizione reciproca delle antenne.
298
C10-46 Profondi - TX orizzontale e RX orizzontale
Con l’antenna ricevente
parallela a quella trasmittente (ipotizzando
che il ricercatore muova
da destra a sinistra lungo
una traiettoria che interseca la verticale del trasmettitore), si rilevano
due massimi ai lati e
punto di massimo intenso sopra l’A.R.VA. trasmittente.
Capitolo 10
Situazione con TX orizzontale e RX
orizzontale vista in sezione
Dal secondo disegno (fig. C10-47) si distinguono
due casi:
a) A.R.VA. orizzontali e antenne parallele: con
l’antenna ricevente parallela a quella del trasmettitore (ipotizzando che il ricercatore muova da destra a
sinistra lungo una traiettoria che interseca la verticale del trasmettitore), si rilevano due massimi ai lati e
punto di massimo intenso sopra l’A.R.VA. trasmittente. Sospettando questo scenario, ci si deve muoversi oltre il primo massimo, al fine di assodare se in
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Il problema dei falsi
massimi
prossimità esista un massimo più intenso. Se il ricercatore muove ai lati della verticale del trasmettitore,
può incontrare altri due massimi per ciascuna parte
(notare che quest’ultima situazione non sempre è
evidente, e ciò dipende dal modello degli apparecchi).
b) A.R.VA. orizzontali e antenne ortogonali: con
l’antenna ricevente ortogonale a quella del trasmettitore (ipotizzando che il ricercatore muova dall’alto
al basso) si rilevano 4 falsi massimi, e in corrispondenza del trasmettitore, il segnale è debole.
299
Le situazioni illustrate, in particolare con il ricevitore e il trasmettitore posizionati in orizzontale, possono trarre in inganno i ricercatori.
Si devono perciò applicare delle strategie di ricerca,
che soprattutto in occasione di seppellimenti
profondi, tengano conto dei falsi massimi, e orientino il ricercatore sull’effettiva area di sepoltura.
Situazione con TX orizzontale e RX
orizzontale vista dall’alto
C10-47 Molti massimi da
sopra
Capitolo 10
Ricerca di persone
sepolte in profondità
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
RICERCA DI PERSONE SEPOLTE IN
PROFONDITÀ
300
Tra le varie strategie di
ricerca oggi sperimentate
nella ricerca di persone
sepolte in profondità si è
optato per il metodo
della ricerca fine a cerchio
elaborato nel 1994 dal
tecnico elettronico svizzero Manuel Genswein.
Capitolo 10
In questo paragrafo di approfondimento si affronta
il caso in cui la persona sia sepolta in profondità,
cioè oltre 1,06 metri che rappresenta il valore medio
dei sepolti in valanga. Sebbene statisticamente tale
situazione abbia una ricorrenza pari a circa il 12% è
una eventualità da considerare. La questione tuttavia
deve essere affrontata da ricercatori che già dispongono di buone conoscenze dell’A.R.VA. e dei metodi di ricerca e quindi risulta adatta per corsi di perfezionamento e per istruttori.
In questa situazione, a causa del problema dei falsi
massimi, la ricerca effettuata con il metodo a croce
risulta difficile e anche se il sondaggio può dare un
buon aiuto per individuare la posizione esatta del
sepolto, esso richiede notevole abilità e maggior
tempo a causa della zona più ampia da perlustrare.
Si fa notare che la produzione di A.R.VA. e lo studio
di nuovi sistemi di ricerca sono in grande fermento
e non si escludono in futuro dei cambiamenti. Tra le
varie strategie di ricerca oggi sperimentate si è optato per il metodo della ricerca fine a cerchio elaborato nel 1994 dal tecnico elettronico svizzero
Manuel Genswein.
Il sistema sfrutta il fatto che se il soccorritore tiene
l’A.R.VA. ricevente in posizione verticale può
incontrare solo due falsi massimi oppure un solo
punto massimo; viceversa, secondo quanto è stato
illustrato nella sezione precedente, se l’A.R.VA. ricevente si mantiene in posizione orizzontale si possono riscontrare numerosi falsi massimi che ingannano nella fase finale della ricerca.
Individuati i due falsi massimi, riportando l’apparecchio ricevente in posizione orizzontale, si può
procedere alla ricerca del massimo reale che si trova
tra i due falsi massimi.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Ricerca di persone
sepolte in profondità
Riconoscere un seppellimento profondo
Se durante la fase finale della ricerca (con il metodo
a croce), per non perdere il segnale si deve mantenere un livello del commutatore “alto” (ad esempio
posizione del selettore su 2 per apparecchi con livelli da 1 a 9), oppure l’indicazione numerica resta “elevata” (ad esempio 1,8-2 m con apparecchi digitali),
significa che si è in presenza di un seppellimento
profondo (oltre 1,5 metri).
Bisogna effettuare dei test di ricerca a tali profondità
e in base alla posizione del selettore (o all’indicazione numerica del display per gli A.R.VA. digitali) stimare la “sensibilità” del proprio apparecchio. Anche
in questa situazione si evidenzia l’importanza della
conoscenza della sensibilità e delle indicazioni fornite del proprio apparecchio.
301
È opportuno effettuare
dei test di ricerca a
profondità di oltre 1,5 m
e, in base alla posizione
del selettore (o all’indicazione numerica del
display per gli A.R.VA.
digitali), stimare la “sensibilità” del proprio
apparecchio.
Metodo della ricerca fine a cerchio
Una volta raggiunto il segnale presunto massimo, e
capito che ci troviamo in un caso di seppellimento
profondo adotteremo il metodo del cerchio nel modo
descritto di seguito.
a) Portare l’A.R.VA.
ricevente in posizione perpendicolare al
suolo.
b) Con il metodo a
croce ripetere l’operazione di ricerca del
primo falso massimo
mantenendo
l’A.R.VA. in posizione verticale.
c) Segnalare con un
bastoncino il punto
così localizzato (in
figura indicato con
Max1).
d) Con l’A.R.VA.
C10-48 Metodo a cerchio -a
Capitolo 10
Ricerca di persone
sepolte in profondità
302
C10-49 Metodo a cerchio -b
Capitolo 10
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
sempre tenuto in posizione verticale e senza modificare il volume, spostarsi dal bastoncino Max1, (preferibilmente lungo la direzione dalla quale si è entrati) e
fermarsi quando si perde il segnale acustico (oppure
quando il valore numerico sul display aumenta decisamente; valore da ricavare con una comparazione con
A.R.VA. analogico): si è così percorso un certo tratto
(lunghezza L)
e) Allontanarsi ancora di circa metà di tale tratto
(50%) e marcare il punto (1). Si tratta di una manovra cautelativa che consente di muoversi all’esterno
dell’A.R.VA. sepolto
f) Scegliendo una delle due direzioni percorrere un
cerchio avente per centro il bastoncino Max1 e come
raggio la distanza tra Max 1 e il punto 1 (distanza L +
L/2)
g) Durante l’esecuzione del cerchio fermarsi quando
ricompare il segnale acustico (oppure quando ricompare il valore numerico sul display che si aveva nel
punto 1). Questo punto (2) fa riferimento al 2° falso
massimo (vedi fig. C10-48)
h) Proseguire ora verso il bastoncino Max1 e lungo questo
percorso
individuare col
metodo a croce
il punto di massima intensità, che rappresenta il 2° falso
massimo. Marcare il punto (Max 2)
i) Portare l’A.R.VA. in posizione orizzontale e spostandosi lungo la linea Max1-Max2, con l’apparecchio
rasente al suolo individuare il punto dove il segnale
acustico è massimo (oppure dove il numero del
display è minimo). Tale punto indicato con Max3,
rappresenta il massimo reale perpendicolare al trasmettitore e si procede quindi al sondaggio.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
A titolo riassuntivo si riporta il disegno complessivo
della ricerca fine a cerchio nel caso si riscontrino due
falsi massimi.
Ricerca di persone
sepolte in profondità
C10-50 Metodo cerchio globale
303
Diverse posizioni
dell’A.R.VA. sepolto
Con questo metodo è possibile trovare il secondo
massimo indipendentemente dall’orientamento
dell’antenna dell’A.R.VA.
sepolto e dalla sua profondità
di sepoltura. Dalla collocazione
del punto finale Max3 è possibile stimare la disposizione dell’ A.R.VA. sepolto. Se il punto Max3 è a metà di
Max1<->Max2, l’A.R.VA. sepolto è
in posizione orizzontale, mentre l’avvicinarsi del punto Max3 ad uno dei due falsi massimi
sta ad indicare l’inclinazione più o meno accentuata
dell’A.R.VA. sepolto.
C10-51 Metodo cerchio posizioni
Capitolo 10
Ricerca di persone
sepolte in profondità
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Caso di un solo massimo
C10-52 Metodo cerchio solo 1
max
C10-53 Metodo cerchio ricerca
su pendio
Capitolo 10
Se durante l’esecuzione del cerchio non si percepisce
nessun
altro
segnale, significa
che si è in presenza di un solo
massimo e quindi ciò sta ad indicare che
l’apparecchio sepolto si trova in posizione
verticale.
In questo caso la persona travolta si
trova sotto l’unico massimo rilevato e
ciò può essere verificato nel seguente
modo: tenendo il ricevitore sopra il
punto e portandolo in posizione orizzontale il segnale
dovrebbe diminuire
notevolmente. Infatti da
una situazione con
antenne coassiali (segnale massimo) si passa
ad una situazione con antenne poste a 90
gradi (segnale minimo).
Quindi si procede al sondaggio e al successivo scavo.
Si sottolinea che nella ricerca su pendio l’apparecchio deve rimanere in posizione perpendicolare
rispetto alla superficie del manto nevoso.
Ne consegue che anche il sondaggio viene effettuato
perpendicolarmente al pendio.
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Manutenzione
dell’A.R.VA.
MANUTENZIONE E CORRETTO FUNZIONAMENTO DELL’A.R.VA.
a. Utilizzare esclusivamente batterie alcaline di buona
qualità non ricaricabili. Sono consigliabili le batterie
alcaline, rispetto a quelle normali, perché sono caratterizzate da un’alta stabilità anche alle basse temperature.
305
b. Con uso frequente, controllare regolarmente lo stato
di carica delle batterie; devono essere sempre cariche poiché le portate effettive risentono di questo parametro.
c. Se non si utilizza l’A.R.VA. per un lungo periodo,
rimuovere le batterie.
d. Dopo l’impiego in ambiente umido o bagnato (es.
sudore, prove nella neve), è opportuno rimuovere le batterie e far asciugare l’apparecchio, lontano da fonti di
calore dirette.
e. Trattare l’apparecchio con cura; per quanto robusto,
urti violenti possono danneggiare soprattutto l’antenna,
e/o altri componenti, riducendone la portata, se non
addirittura, compromettendone il corretto funzionamento.
f. Controllare con regolarità la portata: spesso un
A.R.VA. vecchio e “maltrattato” presenta portate inferiori a quelle che offriva da nuovo.
Fattori che disturbano il corretto funzionamento dell’A.R.VA.
Per evitare che fattori di varia natura influenzino negativamente il raggio d’azione, sia in trasmissione che in
ricezione, e possano pregiudicare il funzionamento del
display, è necessario attenersi ad una serie di regole.
In trasmissione: nella tasca in cui è custodito l’A.R.VA.
non devono essere presenti oggetti metallici, o elettronici; una eventuale radio rice-trasmittente deve essere conservata altrove.
In ricezione: devono esistere almeno 50 cm di distanza
tra l’A.R.VA. e qualunque oggetto metallico o elettronico; il telefono cellulare deve essere spento. Si ricorda
inoltre che linee di alta tensione e gli impianti di risalita disturbano il corretto funzionamento dell’A.R.VA.
Oggetti metallici, elettronici, cellulari, linee di
alta tensione e impianti
di risalita disturbano il
corretto funzionamento
dell’A.R.VA.
Capitolo 10
Manutenzione
dell’A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
La verifica di funzionamento degli
A.R.VA.
Prima di iniziare una escursione, o di mettersi in moto
per una operazione di soccorso, deve essere provato il
funzionamento degli A.R.VA., tanto in ricezione
quanto in trasmissione.
Il metodo di controllo, deve considerare la presenza di
apparecchi sia analogici che digitali.
Il responsabile del gruppo, prima controlla che tutti gli
apparecchi funzionino in ricezione, quindi verifica la
corretta emissione di tutti gli A.R.VA.
La procedura da seguire per il controllo degli A.R.VA.
viene descritta nel capitolo “Condotta di gita”.
306
ESERCIZI SULL’UTILIZZO
DELL’A.R.VA.
Si è vista l’importanza della rapidità di intervento in
caso di travolgimento.
L’uso dell’A.R.VA. diventa indispensabile, ma altrettanto irrinunciabile risulta la correttezza d’uso e l’abilità individuale. È necessario pertanto un continuo
addestramento, per il quale vengono proposti esercizi
atti ad aumentare e mantenere una adeguata destrezza.
Operazioni ed esercizi (da svolgere
anche a secco: abitazione, prati, boschi)
1) leggere con attenzione le istruzioni di funzionamento del proprio A.R.VA. e acquistare familiarità con
il sistema di accensione e spegnimento, trasmissione e
ricezione, funzioni particolari;
2) controllare la carica delle batterie;
3) verificare il funzionamento dell’autodiagnosi;
4) addestrarsi ad indossare correttamente l’A.R.VA.;
5) con apparecchi in vista determinare la portata massima e la portata minima;
6) verificare l’angolo di ricezione: dalla posizione di
massimo segnale (antenna parallela alle linee di
Capitolo 10
Sci alpinismo
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Esercizi sull’utilizzo
dell’A.R.VA.
campo), ruotare l’apparecchio ricevente finché si perde
il segnale;
7) tenendo il TX in posizione orizzontale e l'RX in
posizione verticale verificare che l'apparecchio ricevente non è direzionale pur ruotandolo attorno all'asse più
lungo;
8) eseguire la ricerca del primo segnale su una zona stabilita: con un solo ricercatore (percorso a greca), con
più ricercatori (linee parallele);
307
9) in fase di localizzazione, esercitarsi nella ricerca direzionale con apparecchi a tecnologia diversa, e verificare l’andamento delle linee di campo;
10) in fase di ricerca finale, esercitarsi con il metodo a
croce con apparecchi a tecnologia diversa.
Ricerca individuale di un apparecchio
sepolto
1) Seppellire l’A.R.VA., contenuto dentro uno zaino
o dentro un sacco imbottito, sotto almeno 50 cm. di
neve: ciò favorirà l’uso della sonda e della pala.
Inizialmente il terreno potrà essere in piano, ma in
seguito dovrà essere inclinato e sconnesso.
2) Durante la fase di localizzazione, con segnale acustico, sottolineare la necessità di operare con un segnale appena percettibile, ma ancora distinto; in generale
è bene muoversi con un ritmo da camminata, in modo
che l’apparecchio abbia il tempo di elaborare il segnale ricevuto.
3) Durante la fase finale, con segnale acustico, esercitarsi nella ricerca a croce con apparecchi a tecnologia diversa, e curare il cambio di volume; è bene
mantenere basse velocità di avanzamento e osservare
precisione.
4) Effettuare prove di sondaggio, per imparare a
discriminare la risposta al tocco offerta da un corpo
umano (provare su terra, sassi, zaino, persone).
Capitolo 10
Esercizi
con gli A.R.VA.
A.R.VA.: apparecchi
e tecniche di ricerca
Sci alpinismo
Ricerca multipla di due apparecchi con il
metodo dei quadranti
Ricerca multipla con il metodo della
microgreca
308
Ricerca con A.R.VA. sepolto in profondità
• Verificare il fenomeno dei due massimi con
trasmettitore in posizione orizzontale e ricevitore in
posizione verticale.
• Verificare il fenomeno dei vari massimi con tra
smettitore in posizione orizzontale e ricevitore in
posizione orizzontale.
• Ricerca di apparecchi sepolti in profondità (oltre
1,5 metri) applicando il metodo del cerchio.
Operazione di autosoccorso
Simulazione di una operazione di autosoccorso con
scelta di un luogo adatto; l’esercitazione prevede di
seppellire non solo zaini contenenti A.R.VA., ma
anche zaini o manichini privi di A.R.VA. (per le procedure da seguire vedere il capitolo “autosoccorso in
valanga”).
Capitolo 10
capitolo 11
Scelta e preparazione
della gita sci alpinistica
INDICE
Premessa
Metodo di riduzione del rischio di valanghe
Pianificazione dell’escursione a tavolino - Fase 1
Fase 1.1: le condizioni meteo-nivo
Bollettino nivo-metereologico
La scala europea del pericolo valanghe
Informazioni complementari
Fase 1.2: il terreno
Introduzione alla valutazione del terreno
Stagioni per la pratica sci alpinistica
Esposizione dei versanti
Guide di itinerari sci alpinistici
Scelta dell’itinerario in relazione alla sciabilità della neve
Studio dell’itinerario con carta topografica e preparazione del tracciato di rotta
Fase 1.3: caratteristiche e comportamento dei partecipanti
Introduzione
Comportamenti durante l’attività sci alpinistica
Capacità individuali e requisiti dell'istruttore e del capogita
La responsabilità dell’accompagnatore
Equipaggiamento individuale e collettivo
Particolari organizzativi e suggerimenti
Comportamento in rifugio
Ora di partenza
Consigli prima di partire
Suggerimenti per la scelta della gita
Le “traversate” o “alte vie” e “raid” in sci
Numeri telefonici e indirizzi web utili dei bollettini nivo-meteo
torna al sommario
Premessa
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
PREMESSA
310
Conoscenza delle proprie capacità e stima del pericolo
I frequentatori della montagna considerano tale ambiente come un intoccabile spazio
di libertà dell’individuo, nel quale soddisfare il desiderio di avventura, di contatto
con la natura, o anche gratificazione personale legata al superamento di difficoltà.
Alpinisti e sci alpinisti accettano i rischi connessi alle particolari condizioni ambientali, e alle difficoltà oggettivamente insite nelle varie attività.
Quando un’azione interessa l’incolumità della nostra persona, dei compagni o di
eventuali soccorritori, la preparazione richiesta non tollera pressappochismo o un
temerario senso dell’avventura.
Un’attenta pianificazione e scelta dell’escursione deve essere considerata quale parte
integrante dell’azione.
La prudenza e la diligenza non devono essere interpretati come principi in contrasto
con il piacere, e la soddisfazione che spingono a intraprendere un’attività di questo
genere.
L’obiettivo è di adottare tutte le misure precauzionali affinché l’attività alpinistica, e sci alpinistica comporti un rischio residuo accettabile.
La prudenza offre un margine di sicurezza che dipende dalle capacità e conoscenze
dell’individuo, e dal tipo di situazione.
Il rischio residuo, dipende da molti fattori, ed è perciò molto difficile da valutare.
Sono sicuramente importanti le capacità e l’esperienza dei partecipanti: in una stessa situazione, gli esperti corrono un rischio minore dei principianti. Poiché il grado
di percezione del rischio dipende dalla persona, in modo analogo, anche l’esperto
accetta maggiori incognite, quando affronta gite impegnative o situazioni difficili.
Nessuno quindi è al riparo da incidenti, siano essi principianti o alpinisti affermati.
Ciò che conta è essere coscienti della propria capacità di valutazione: bisogna assumere un atteggiamento critico nei confronti delle proprie conoscenze
e abilità.
Per essere uno sciatore alpinista completo e autonomo, non basta leggere manuali, frequentare corsi, compiere centinaia di gite sempre però al seguito di qualcuno. Bisogna
diventarlo.
Vi sono sciatori alpinisti con anni di “esperienza” alle spalle che continuano a non
avere alcuna sensibilità sci alpinistica, oppure che riescono a goderne solo pochi aspetti. Altri invece, che progressivamente assimilano quanto è necessario e diventano autonomi. Considerando a parte gli itinerari che si svolgono su ghiacciaio, o che presentano tratti alpinistici, per l’effettuazione dei quali è richiesta una adeguata preparaCapitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Premessa
zione, lo sci alpinismo è un’attività facile da svolgere all’interno di un gruppo.
Diventa difficile praticare bene l’attività sci alpinistica quando si presentano situazioni di ridotta visibilità, di peggioramento del tempo, o in caso di
incidente, e a maggior ragione quando si tratta di stimare il pericolo di
valanghe. Le incognite poi si moltiplicano quando ci si muove in forma autonoma e si possiede poca esperienza.
Chiunque abbia discrete capacità sciistiche e una buona condizione fisica, è in grado
di apprendere rapidamente, e percorrere con soddisfazione la maggioranza degli itinerari sci alpinistici.
Questa caratteristica è uno dei pericoli principali dello sci alpinismo: poiché le difficoltà
tecniche sono disgiunte dai rischi principali (cattivo tempo, valanghe, crepacci), è molto
facile imparare a fare dello sci alpinismo, prima di imparare a farlo in sicurezza.
Per conoscersi c’è un unico sistema: analizzare e non giustificare i propri errori, ascoltare e valutare le critiche, i consigli, e le osservazioni dei compagni di
gita. Bisogna ricercare con umiltà e tenacia, i segni che la natura spesso ci offre,
ascoltare se stessi e conservare il senso di rispetto verso la montagna.
Lo sci alpinista deve inoltre dimostrare forza d’animo, e sufficiente distacco dalle
situazioni contingenti per prendere decisioni obiettive.
Un accurata pianificazione è fondamentale per la riuscita della gita in montagna. Il
successo dipende oltre che dalle proprie capacità, anche dalla scelta appropriata del
luogo dove svolgere l’escursione, e naturalmente dalle condizioni meteorologiche.
A volte, pur a malincuore, è necessario procrastinare la realizzazione di una
salita, perché vengono a mancare le condizioni di sicurezza: cattive condizioni del tempo, o nevicate recenti, possono costringere a disdire il rifugio
prenotato da mesi, o a rinunciare ad una ascensione da tempo agognata.
Si deve ricordare che il fenomeno delle valanghe rappresenta per l’alpinista un rischio,
che non si manifesta solo d’inverno, ma sempre qualora sia a contatto con la neve.
Inoltre va sottolineato che il 95% dei distacchi di lastroni, è causato dagli stessi sciatori o alpinisti, che li sovraccaricano con il proprio peso. Perciò nella maggior parte
dei casi le valanghe possono essere evitate.
Capitolo 11
311
Metodo di riduzione
del rischio di valanghe
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
METODO DI RIDUZIONE DEL
RISCHIO DI VALANGHE
Le misure di precauzione si basano sull’attuazione di
tre fasi fondamentali:
1. a livello regionale (a casa), pianificazione accurata
dell’escursione;
312
2. a livello locale (sul luogo), valutazione dettagliata
della situazione valanghiva, scelta dell’itinerario adeguato, e adozione di un comportamento appropriato sul terreno;
Il rischio si riduce progettando la gita a tavolino; un’altra quota di
rischio viene eliminata
osservando il luogo e scegliendo con cura il percorso; infine viene ulteriormente ridotto individuando i tratti critici dell’itinerario e applicando
opportuni accorgimenti
di sicurezza.
Capitolo 11
3. sul singolo pendio, valutazione della stabilità del
manto nevoso, e messa in atto di provvedimenti speciali di sicurezza, con lo scopo di ridurre il sovraccarico oppure di evitare la zona sospetta.
Per ciascuna fase, vengono considerati inoltre tre criteri di valutazione:
a) la situazione nivo-meteorologica;
b) le particolarità del terreno;
c) le caratteristiche e il comportamento dei partecipanti.
Ne consegue una regola basata su un sistema di tre
filtri, dal reticolo sempre più fine, con l’obiettivo di
eliminare progressivamente gli errori di progettazione, e attuazione di una escursione. Buona parte del
rischio si riduce progettando la gita a tavolino,
prima della partenza; un’altra quota di rischio viene
eliminata osservando il luogo selezionato per l’escursione, e scegliendo con cura il percorso; infine il
rischio rimanente, viene ulteriormente ridotto valutando i singoli tratti critici presenti nell’itinerario, e
applicando particolari provvedimenti di sicurezza.
Questo sistema, oltre ad esaminare congiuntamente
fattori determinanti quali il manto nevoso, la situazione meteorologica ed il terreno, presta particolare
attenzione alla lettura della carta topografica, messa
in relazione al terreno. Inoltre sono tenute in considerazione le caratteristiche dei partecipanti e l’equipaggiamento individuale e collettivo.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Per lo sci alpinista è importante non solo possedere
buone capacità di orientamento, ma anche essere in
grado a tavolino, di individuare sulla carta topografica i pendii ripidi, e una volta sul posto, possedere
le conoscenze ed i mezzi per misurare l’inclinazione
del pendio.
Viene ora descritta in forma riassuntiva, e a titolo di
promemoria la prima fase di questo metodo, cioè la
pianificazione della gita a tavolino.
I singoli concetti relativi alla scelta e preparazione
della gita vengono illustrati successivamente in
modo approfondito.
Metodo di riduzione
del rischio di valanghe
È importante possedere
buone capacità di orientamento, essere in grado
di individuare topograficamente i pendii ripidi
e, una volta sul posto,
sapere ed avere i mezzi
per misurare l’inclinazione del pendio.
Capitolo 11
313
Pianificazione
dell’escursione
a tavolino - Fase 1
C11-01 Pianificazione gita sci
alpinistica: prospetto riassuntivo della fase 1
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
PIANIFICAZIONE DELL’ESCURSIONE A TAVOLINO - FASE 1
1.1 LE CONDIZIONI METEO-NIVO
314
BOLLETTINO METEOROLOGICO
• precipitazioni previste e visibilità
• temperatura: quota dello zero termico, limite delle nevicate
• venti: direzione ed intensità
• previsioni a breve e medio termine
BOLLETTINO VALANGHE
• grado di pericolo
• caratteristiche del manto nevoso
• tendenza prevista
INFORMAZIONI COMPLEMENTARI
• gestori di rifugi, guide locali, responsabili piste da sci, persone esperte e fidate
1.2 IL TERRENO
STAGIONI, GUIDE, CARTE TOPOGRAFICHE, TRACCIATO DI ROTTA
• stagioni per la pratica dello sci alpinismo
• valutazione esposizione dei versanti
• guide di itinerari sci alpinistici, relazioni tratte da riviste specializzate
• scelta itinerario in relazione alla sciabilità della neve
• carte topografiche 1:25.000 (con o senza tracciati sci alpinistici)
• individuazione zone critiche: pendii ripidi, tratti esposti, crepacci, seracchi
• misure pendenze in funzione del pericolo valanghe
• preparazione del tracciato di rotta
• individuazione delle possibili varianti e relativo tracciato di rotta
• individuazione itinerari alternativi
1.3 LE CARATTERISTICHE DEI PARTECIPANTI ED EQUIPAGGIAMENTO
CARATTERISTICHE DEI PARTECIPANTI
• Esperienza sci alpinistica e competenze tecniche (seguire un tracciato di rotta, effettuare una traccia, effettuare un autosoccorso)
• Esperienza alpinistica e competenze tecniche (arrampicare da capocordata, attrezzare passaggi,
effettuare manovre di corda e recuperi da crepaccio)
• Capacità tecniche in discesa
• Preparazione fisica e capacità di badare a se stesso e ad altri
• Forza d’animo e disponibilità ad aiutare in situazioni difficili
• Autodisciplina e attitudine alla disciplina di gruppo
EQUIPAGGIAMENTO INDIVIDUALE E COLLETTIVO
• Equipaggiamento ed attrezzatura individuale (+ A.R.VA., pala, sonda)
• Attrezzatura alpinistica individuale (ramponi, picozza, imbracatura, moschettoni)
• Materiale di pronto soccorso e per realizzare una barella di fortuna
• Materiale per la riparazione di attacchi e pelli
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
FASE 1.1:
LE CONDIZIONI METEO-NIVO
L’ascolto del bollettino nivo-meteo è una operazione
essenziale per la pianificazione della gita. In alcuni
Paesi confinanti con l’Italia, nel caso di incidente, il
mancato ascolto del bollettino viene considerato in
giurisprudenza come un atto di negligenza. Con le
informazioni ottenute si può ridurre notevolmente
(fino al 60-70%) il rischio di valanghe. Tuttavia tale
risultato si consegue se le indicazioni fornite vengono interpretate correttamente, e se la situazione nel
frattempo non sia cambiata a causa di mutate condizioni meteorologiche. Per la scelta della gita bisogna adottare una mentalità aperta, volta a considerare la situazione in varie regioni (Prealpi, Appennini,
versante sud alpino, versante nord alpino), giacché le
condizioni locali possono differire assai da zona a
zona.
Oggi si può accedere ad informazioni nivo-meteo
tramite:
• la segreteria telefonica dei servizi valanghe (annotare il messaggio);
• il self-fax dei servizi valanghe;
• Internet, mediante il personal computer e un
modem;
• la radio, televisione, e i giornali.
315
Le informazioni nivometeo possono ridurre
notevolmente (fino al
60-70%) il pericolo di
valanghe, sempre che le
indicazioni fornite siano
interpretate correttamente e che la situazione
nel frattempo non sia
mutata meteorologicamente.
Bollettino nivo-meteorologico
Informazioni essenziali da ricavare da un
bollettino
Previsioni meteo
• Possibilità o meno di precipitazioni (nevose e/o
piovose) e visibilità;
• Temperatura: quota dello zero termico o limite
delle nevicate;
• Presenza o meno di venti, loro intensità e direzione;
• Previsioni a breve e medio termine.
Capitolo 11
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Bollettino valanghe
• Caratteristiche del manto nevoso, grado di pericolo
• Individuazione dei pendii più critici e di quelli più
sicuri
• Tendenza prevista
• Analisi di bollettini precedenti, per avere informazioni sull’ultima caduta di neve e l’eventuale azione
del vento.
316
Se l’area inizialmente
scelta presenta una
situazione nivo-meteo
non favorevole è opportuno orientarsi ad un’altra regione.
Per una corretta scelta della gita sarebbe opportuno:
1) valutare con attenzione se l’escursione programmata è sicura;
2) se l’area inizialmente scelta presenta una situazione meteo-nivologica non favorevole, orientarsi ad
un’altra regione, e quindi, assumendo le adeguate
informazioni, individuare la zona che presenta le
migliori condizioni di percorribilità;
3) una volta certi della sicurezza della zona, tra i vari
itinerari si può preferire il percorso che offre la neve
migliore.
Descrizione del bollettino
Sull’arco alpino italiano
operano 7 servizi di previsione valanghe che
dipendono, amministrativamente, dalle Regioni
e dalle Provincie Autonome.
Sulla dorsale appenninica la diffusione dei bollettini nivo-meteo è
invece svolta dal Corpo
Forestale dello Stato che
opera in collaborazione
con
METEOMONT
(ufficio di previsione
dell'Esercito Italiano).
Capitolo 11
Sull’arco alpino italiano operano 7 servizi di previsione valanghe che dipendono, amministrativamente, dalle Regioni e Provincie Autonome nelle quali
ricade il territorio di pertinenza: Regione Piemonte,
Regione Autonoma Valle d’Aosta, Regione
Lombardia, Provincia Autonoma di Trento,
Provincia Autonoma di Bolzano, Regione del
Veneto, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Sulla dorsale appenninica, opera invece il Corpo
Forestale dello Stato, che in collaborazione con il
Servizio METEOMONT, diffonde bollettini nivometeorologici.
I servizi valanghe hanno iniziato ad operare negli
anni ‘70, quando, in virtù di specifiche competenze
derivanti dagli statuti speciali di autonomia, o a
seguito di deleghe di funzioni dallo stato alle regioni, alcuni enti hanno sancito con proprie leggi di
esercitare l’attività di prevenzione nei riguardi delle
valanghe istituendo appositi servizi.
Precedentemente, sulle Alpi italiane, a partire dal
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
1967 l’attività di rilevamento dati ai fini della previsione delle valanghe, era svolta dal Servizio Valanghe
Italiano (S.V.I.). Una speciale commissione del Club
Alpino Italiano, cui va il merito di aver introdotto in
Italia metodi sistematici di osservazione dei parametri nivologici, analoghi a quelli degli altri paesi alpini. L’attività dei servizi di previsione valanghe, essendo regolata da normative regionali o provinciali, è
autonoma, ma coordinata dall’A.I.NE.VA.
(Associazione interregionale neve e valanghe) per
quanto concerne la standardizzazione dei metodi di
osservazione, delle procedure di elaborazione dei
dati, e seppur in maniera più limitata, dei prodotti
offerti al pubblico.
Durante la stagione invernale vengono diffusi regolarmente, con cadenza giornaliera o trisettimanale,
messaggi informativi denominati: Bollettino nivometeorologico o Bollettino valanghe. Essi forniscono previsioni meteorologiche, e una descrizione sintetica delle condizioni del manto nevoso, del pericolo di valanghe per la zona di competenza, e in qualche caso una stima dell’evoluzione del pericolo per i
giorni successivi (24-72 ore).
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
L’attività dei servizi di
previsione
valanghe,
essendo regolata da normative regionali o provinciali, viene coordinata dall’A.I.NE.VA. che
standardizza i metodi di
osservazione e le procedure di elaborazione dei
dati.
Capitolo 11
317
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Concetto di pericolo di valanghe
318
“Uno sciatore, fuoripista, che attraversa ripetutamente un pendio
ripido poco consolidato,
rischia molto di più di
uno che lo attraversa
una volta sola, pur rimanendo il grado di pericolo invariato.”
Per pericolo di valanghe si intende la possibilità che si
verifichino, in una determinata regione, distacchi di
valanghe più o meno grandi, in grado di provocare,
potenzialmente, danni materiali o alle persone. Nei
bollettini si parla sempre di pericolo per descrivere la
situazione in modo oggettivo.
I concetti di pericolo e di rischio possono essere meglio
chiariti con un esempio: uno sciatore su fuoripista, che
attraversa ripetutamente un pendio ripido poco consolidato, rischia molto di più di uno che lo attraversa
una volta sola, pur essendo il grado di pericolo invariato.
La scala europea del pericolo valanghe
C11-02 Scala del pericolo
SCALA DEL
PERICOLO
STABILITÀ DEL
MANTO NEVOSO
PROBABILITÀ DI DISTACCO
DI VALANGHE
1 Debole
Il manto nevoso è in generale ben consolidato e stabile.
Il distacco è generalmente possibile solo con
un forte sovraccarico su pochissimi pendii
ripidi estremi. Sono possibili solo piccole
valanghe spontanee (cosiddetti scaricamenti).
2 Moderato
Il manto nevoso è moderatamente consolidato su alcuni
pendii ripidi, per il resto e
ben consolidato.
Il distacco è possibile soprattutto con un
forte sovraccarico sui pendii ripidi indicati.
Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee.
3 Marcato
Il manto nevoso presenta un
consolidamento da moderato a debole su molti pendii
ripidi.
Il distacco è possibile con un debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati.
In alcune situazioni sono possibili valanghe
spontanee di media grandezza, e in singoli
casi, anche grandi valanghe.
4 Forte
Il manto nevoso è debolmente consolidato sulla
maggior parte dei pendii
ripidi.
Il distacco è probabile già con un debole
sovraccarico su molti pendii ripidi. In alcune situazioni sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media grandezza, e talvolta,
anche grandi valanghe.
5 Molto forte
Il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e
per lo più instabile.
Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe
spontanee, anche su terreno moderatamente
ripido.
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
Indicazione per gli utenti
Adottate sulle Alpi Italiane (Regioni e Provincie
Autonome associate A.I.NE.VA.)
SCALA DEL INDICAZIONI PER SCI
PERICOLO ALPINISTI ESCURSIONISTI E SCIATORI
FUORI PISTA
(adottate anche in Austria)
C11-03 Scala del pericolo per
utenti
INDICAZIONI
PER VIE DI COMUNICAZIONE, PISTE
DA SCI E IMPIANTI
DI RISALITA
INDICAZIONI PER CENTRI ABITATI
1 Debole
Condizioni generalmente sicure per gite sciistiche.
2 Moderato
Condizioni favorevoli ma
occorre considerare adeguatamente locali zone.
3 Marcato
Le possibilità per gite sciistiche
sono limitate ed è richiesta una
buona capacità di valutazione
locale.
È consigliabile adottare
misure di sicurezza nei
luoghi esposti.
4 Forte
Le possibilità per gite sciistiche
sono fortemente limitate ed è
richiesta una grande capacità di
valutazione locale.
È raccomandabile la chiusura di vie di comunicazione, piste da sci e
impianti di risalita interessati dai percorsi abituali
delle valanghe.
È raccomandabile adottare misure di sicurezza nei
centri abitati più
esposti.
5 Molto forte
Le gite sciistiche non sono
generalmente possibili.
Può essere necessaria la
chiusura di vie di comunicazione, piste da sci e
impianti di risalita, anche
al di fuori dei percorsi abituali delle valanghe.
Può essere necessaria l’evacuazione degli edifici
esposti.
Descrizione della scala del pericolo
Il bollettino valanghe regionale si limita quindi a fornire informazioni circa il grado di pericolo (secondo la
scala europea del pericolo di valanghe), e la localizzazione dello stesso, non in riferimento a specifici siti
valanghivi, ma a insiemi di pendii, caratterizzati da
certe condizioni di quota, esposizione e configurazione
generale del terreno. Esso è quindi uno strumento che
fornisce un aiuto per le decisioni relative alla scelta
della meta.
Capitolo 11
319
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
320
La scala unificata del pericolo di valanghe comporta 5 gradi di pericolo, e
viene utilizzata in Austria,
Francia, Germania, Italia,
Scozia, Spagna e Svizzera.
Capitolo 11
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Dall’aprile del 1993 i responsabili dei servizi valanghe
europei si sono accordati per l’utilizzo di una scala unificata del pericolo di valanghe. La scala unificata comporta 5 gradi di pericolo, e viene utilizzata in Austria,
Francia, Germania, Italia, Scozia, Spagna e Svizzera.
I principi sui quali si basa la scala sono i seguenti:
• un unico aggettivo riassume tutte le particolarità del
grado (debole, moderato, marcato, forte, molto forte);
• la scala è crescente, infatti i vari gradi e i corrispondenti aggettivi rappresentano, da 1 a 5, situazioni crescenti di pericolo;
• la scala non è lineare, infatti il grado 3, che è il grado
mediano della scala, non rappresenta il pericolo medio:
bensì una situazione che già richiede una particolare e
attenta valutazione sulla scelta dell’itinerario;
• la gradazione della scala è basata sull’aumento dell’estensione delle aree di debolezza del manto nevoso
all’aumentare del pericolo;
• la probabilità di distacco di valanghe può essere
aumentata in modo considerevole da un sovraccarico
esterno; minore è il grado di consolidamento del
manto nevoso, tanto più piccolo è il sovraccarico sufficiente per produrre un distacco.
Ecco di seguito alcune definizioni importanti per una
corretta interpretazione della scala:
• Dimensione delle valanga
Scivolamento o scaricamento: valanga di neve a
debole coesione, relativamente poco pericolosa per le
persone, con lunghezza minore di 50 m.
Valanga piccola: valanga che può seppellire, ferire o
uccidere una persona; si ferma su un pendio ripido, e
presenta lunghezza minore di 100 m.
Valanga media: valanga che può seppellire e
distruggere un’automobile, danneggiare un camion,
distruggere una piccola casa o piegare alcuni alberi;
raggiunge il fondo del pendio, e presenta una lunghezza minore di 1000 m.
Valanga grande: valanga che può seppellire e distruggere il vagone di un treno, un automezzo di grandi
dimensioni, vari edifici o una parte di un bosco; presenta una lunghezza superiore a 1000 m, percorre i terreni a ridotta inclinazione (nettamente inferiori a 30°)
per una distanza superiore a 50 m, e può raggiungere il
fondovalle.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
• Stabilità del manto nevoso
Nella scala di pericolo, per descrivere il grado di stabilità viene utilizzata una “scala del consolidamento” del
manto nevoso, con le seguenti definizioni:
- ben consolidato
- moderatamente consolidato
- da moderatamente a debolmente consolidato
- debolmente consolidato.
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
Il pericolo valanghe non è
presente indistintamente
su tutto il territorio montuoso ma si concentra sui
pendii aventi una pendenza compresa tra i 30°
e i 45°.
• Inclinazione dei pendii
Il pericolo valanghe non è presente indistintamente su
tutto il territorio ma si concentra sui pendii aventi una
inclinazione compresa tra i 30° e i 45°; viene perciò
introdotto il concetto di inclinazione di un pendio e si
utilizzano come riferimento i seguenti termini.
pendio poco ripido:
pendio ripido:
pendio molto ripido:
pendio estremamente ripido:
meno di 30°
da 30° a 35°
da 35° a 40°
più di 40°
• Tipo di distacco
- distacco spontaneo
distacco che avviene senza l’intervento dell’uomo (da
cui si originano le valanghe spontanee);
- distacco provocato
distacco che avviene a causa di un intervento dell’uomo che aumenta le tensioni nel manto nevoso (peso
proprio, esplosione ecc.).
• Estensione delle aree di debolezza
La presenza più o meno diffusa di pendii ripidi pericolosi, viene indicata con gli aggettivi: “pochissimi”
(meno del 5%), “alcuni” (5%-25%), “molti” (25%50%), “maggior parte” (più del 50%), che traducono,
in termini probabilistici, la più o meno grande estensione delle aree di debolezza del manto nevoso. Nelle
figure C11-04 e C11-05 sono evidenziati con una retinatura i pendii critici: si noti in figura C11-05 la riduzione dell’estensione delle aree di debolezza dopo 14
giorni.
La presenza più o meno
numerosa di pendii ripidi
pericolosi, viene indicata
con gli aggettivi: “pochissimi”, “alcuni”, “molti”,
“maggior parte”, che traducono, in termini statistici, la più o meno grande estensione delle aree di
debolezza del manto
nevoso.
Capitolo 11
321
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
322
C11-04 Aree di debolezza -a
Comprensorio sciistico di Porta Vescovo nelle Dolomiti Agordine. Con la retinatura, sono stati individuati i pendii critici del
2 dicembre 2000. Estratto dal bollettino: il pericolo di valanghe è marcato (grado 3); oltre i 2000-2200 m di quota, ma in
particolar modo in prossimità di creste e forcelle, nei siti esposti ai versanti settentrionali, sono presenti consistenti accumuli da
vento ed i distacchi provocati di valanghe a lastroni sono possibili con un debole sovraccarico.
C11-05 Aree di debolezza -b
Comprensorio sciistico di Porta Vescovo nelle Dolomiti Agordine. Con la retinatura, sono stati individuati i pendii critici del 16
dicembre 2000. Estratto dal bollettino: il pericolo di valanghe è moderato (grado 2); saranno possibili distacchi provocati di
valanghe a lastroni localmente anche con debole sovraccarico. Le situazioni critiche sono localizzate in prossimità delle creste e
forcelle oltre i 2200 m di quota, specie nelle esposizioni da N a SE.
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
• Sovraccarico di un pendio
Per sovraccarico si intende la sollecitazione (al taglio)
prodotta sul pendio da uno sciatore.
- sovraccarico forte: gruppo compatto di sciatori,
mezzo battipista, uso di esplosivo;
- sovraccarico debole: singolo sciatore, escursionista
senza sci ( da 1 a 4 volte il sovraccarico prodotto da un
singolo sciatore).
Sollecitazioni a taglio esercitate sul manto
nevoso con vari tipi di sovraccarico
TIPO DI SOVRACCARICO
323
C11-06 Vari tipi di sovraccarico
SOLLECITAZIONE NORMALIZZATA
SU UNO SCI ALPINISTA IN SALITA
Sci alpinista in salita.
1x
Sci alpinistica in salita: dietro-front.
2x
Sci alpinista in discesa lenta e controllata.
4x
Sci alpinista in discesa: caduta.
8x
Escursionista senza sci.
3x
Mezzo meccanico battipista.
7x
1 kg, esplosione sulla superficie della neve.
17x
1 kg, esplosione in aria sopra la neve.
30x
Occorre tenere presente che il sovraccarico esercitato sul manto nevoso dipende anche dallo stile della
sciata: sciare con dolcezza o sciare di forza con cadute, non produce lo stesso effetto. Si rientra nella classe di sovraccarico forte, sia con 10 sci alpinisti in
salita, sia con soli due-tre sci alpinisti che in discesa
spesso cadono.
Capitolo 11
Fase 1.1:
Condizioni meteo-nivo
324
Quando è necessario
effettuare scelte che
comportano rischi, non
è sufficiente basarsi sulle
sole informazioni nivometeo, ma è necessario
correlare il pericolo di
valanghe regionale con
la situazione locale, che
può essere anche diversa.
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Utilità e limiti della previsione valanghe regionale
Nonostante i grandi progressi ottenuti dalla scienza
in questo campo, non è ancora possibile fornire indicazioni sul pericolo di valanghe che riguardano i singoli pendii. È possibile tuttavia individuare abbastanza dettagliatamente i luoghi pericolosi, intesi
come insieme di pendii caratterizzati: da una certa
quota, da una certa esposizione e da una certa configurazione generale del terreno (canaloni, impluvi,
zone in vicinanza di creste, ecc.). Ne deriva che,
quando è necessario effettuare scelte che comportano
dei rischi (attraversare o non attraversare un pendio,
chiudere o non chiudere una pista da sci, ecc.), non
è sufficiente basarsi sulle sole informazioni contenute nei bollettini, ma è necessario correlare il pericolo
di valanghe regionale con la situazione locale, che
può essere anche diversa. Non basta quindi acquisire
le informazioni, è necessario interpretarle correttamente, metterle in relazione con le condizioni locali
e comportarsi di conseguenza. Il bollettino valanghe
deve perciò essere inteso come uno strumento che
fornisce un aiuto per le decisioni.
Informazioni complementari
È opportuno integrare le
informazioni attinte dai
bollettini nivo-meteo
con notizie dirette, provenienti da persone qualificate residenti nel
luogo.
Capitolo 11
La raccolta delle informazioni deve essere svolta per
più giorni consecutivi, poiché la stabilità dei pendii
cambia con rapidità (nevicate, pioggia, azione del
vento, bruschi aumenti di temperatura), e soprattutto per conoscere l’evoluzione che ha subito il manto
nevoso. È opportuno integrare le informazioni attinte dai bollettini nivo-meteorologici con notizie dirette provenienti da persone qualificate residenti in
luogo. Ricordare tuttavia che non tutti sono competenti in materia di valanghe. Le informazioni attendibili provengono in genere da coloro che oltre ad
abitare in zona, effettuano escursioni con gli sci, o
che per esperienza personale conoscono le gite della
regione:
• Gestori di rifugi.
• Guide alpine locali, responsabili piste da sci, istruttori del C.A.I. locali.
• Persone esperte e fidate.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
FASE 1.2: IL TERRENO
Introduzione alla valutazione del terreno
Una volta accertato che la zona scelta sia sufficientemente sicura dal punto di vista del pericolo di valanghe, si devono esaminare altri elementi.
Sulla base delle condizioni di stabilità del manto nevoso fornite dal bollettino, deve essere valutata l’esposizione dei versanti più favorevole. La consultazione di
guide sci alpinistiche e relazioni, consente di studiare
le esposizioni, l’impegno e le difficoltà presentate dall’escursione. Inoltre risulta utile anche considerare il
tipo di neve in funzione della sciabilità: quest’ultimo criterio, che richiede peraltro esperienza per essere
adeguatamente impiegato, consente di individuare tra
un gruppo di percorsi, considerati sicuri in termini
nivo-meteo, quelli che offrono le nevi migliori sotto il
profilo discesistico. Successivamente, il percorso scelto
verrà studiato sulla carta topografica e potrà essere
preparato un tracciato di rotta.
325
Stagioni per la pratica sci alpinistica
Per la scelta della gita in primo luogo va considerato il
periodo stagionale in cui si intende effettuare l'escursione; infatti un percorso di caratteristiche “primaverili” solo in particolari condizioni può essere affrontato
nella stagione invernale. In passato lo sci alpinismo era
un’attività che si svolgeva prevalentemente nella stagione primaverile, mentre oggi si pratica sin dal mese
di novembre. Proprio nella stagione invernale si devono adottare misure precauzionali maggiori, ed evitare
itinerari a rischio. Ciò in quanto le basse temperature
e il minor irraggiamento solare non favoriscono, per
un periodo anche prolungato, il consolidamento del
manto nevoso con il conseguente perdurare di accumuli da vento e scarso legame tra gli strati.
In primavera invece il manto nevoso risulta generalmente più sicuro, in quanto i fattori nivo-meteo ne
favoriscono l’assestamento, e di conseguenza le condizioni di instabilità sono più facilmente individuabili.
Fatta questa premessa di carattere generale è bene tener
Capitolo 11
Fase 1.2: il terreno
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
presente una suddivisione di massima relativa alla scelta della gita:
• nei mesi da novembre a marzo si privilegiano itinerari sotto i 2500 m e privi di ghiacciaio;
• nei mesi da marzo a giugno si scelgono gite su montagne più alte e anche su terreno glaciale.
Tali indicazioni si possono ricavare leggendo con
attenzione le guide in cui, oltre alla descrizione dell’itinerario, sono indicati i periodi consigliati per effettuare le gite con sicurezza.
Si tenga presente che le condizioni di innevamento
variano molto oltre che tra regione e regione, anche da
valle a valle, e si possono verificare situazioni particolari che esulano dalle regole generali e richiedono esperienza e spirito di osservazione. A conferma di ciò basti
pensare a quanti incidenti si sono verificati, anche con
vittime, in stagioni invernali caratterizzate da lunghi
periodi di scarse precipitazioni, su pendii ripidi, con
poco irraggiamento solare. Per evitare situazioni che
nascondono elevati rischi, difficili da riconoscere, è
bene attenersi alle indicazioni stagionali per la pratica
dello sci alpinismo.
326
Esposizione dei versanti
C11-07 Stagioni per lo sci alpinismo
C11-08 Esposizione dei versanti
Capitolo 11
Dal bollettino nivo-meteo è importante evincere quali
siano i versanti più sicuri. Dal punto di vista generale,
anche se è difficile fare esemplificazioni, nella parte iniziale e centrale dell’inverno saranno più sicuri i versanti esposti a sud e sud-ovest, che ricevono una maggiore quantità di radiazione solare, piuttosto che quelli
esposti ai quadranti settentrionali, dove è più facile trovare strati interni deboli di brina di fondo. A questo
proposito va sottolineato che la maggior parte degli
incidenti provocati da sciatori, avviene su pendii
ripidi nel settore orientato da NE a NO, passando
per nord.
Nel periodo primaverile occorre evitare i pendii soleggiati a partire dalla tarda mattinata, in quanto i processi di fusione portano rapidamente a forti condizioni di instabilità anche se temporanee. Nel capitolo
“Condotta di gita” vengono descritti alcuni esempi di
percorsi in cui si approfondisce l’influenza della esposizione dei versanti.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
Guide di itinerari sci alpinistici
Una volta individuata la regione più adatta in cui effettuare l’uscita, si tratta di scegliere la gita consultando
guide, testi, o riviste di settore che forniranno indicazioni dettagliate riguardo le difficoltà, l’esposizione, i
tempi di percorrenza medi, l’esistenza di eventuali rifugi o punti di appoggio. Inoltre è opportuno:
a) studiare con attenzione eventuali varianti e/o punti
di fuga;
b) individuare percorsi alternativi;
c) assumere altre informazioni sulle caratteristiche
della gita, consultando amici che hanno già frequentato la zona.
La consultazione di
guide sci alpinistiche e
relazioni consente di studiare le esposizioni, l’impegno e le difficoltà presentate dall’escursione.
C11-09 Guide sci alpinistiche
Scala delle difficoltà
Per la valutazione delle difficoltà presentate dagli itinerari si descrive la tradizionale Scala Blachère che viene
adottata nella maggior parte delle guide di sci alpinismo; si presenta inoltre in forma sintetizzata la più
recente Scala Alpina. La difficoltà di un itinerario fa
riferimento ad una “situazione di normalità” cioè a
buona visibilità e vento debole con condizioni di neve
discrete ma non particolarmente favorevoli.
Tuttavia, nella giornata scelta per effettuare l’escursione la “situazione reale” potrebbe presentare delle condizioni peggiori: ad esempio visibilità ridotta oppure
forte vento, neve ghiacciata, oppure neve crostosa o
pesante e gessosa. Si tenga presente che le difficoltà di
discesa sono spesso determinate più dal tipo di neve
che dall’inclinazione del pendio.
La Scala Blachère assegna a ogni itinerario un grado di
Nella scala delle difficoltà, lettera A (alpinista) indica la presenza di
impegno di carattere
alpinistico, che implica
oltre all’uso di attrezzatura alpinistica anche
l’eventuale necessità di
progredire in cordata.
Capitolo 11
327
Fase 1.2: il terreno
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
difficoltà del tipo MS, BS, OS per descrivere complessivamente una serie di parametri quali la lunghezza e il
dislivello dell’itinerario, la ripidezza e la continuità dei
pendii, la presenza di tratti esposti, eventuali pericoli
oggettivi. La scala adotta poi la lettera A (alpinista) nel
caso in cui siano previste difficoltà di carattere alpinistico, che implicano, oltre all’uso di attrezzatura idonea anche l’eventuale necessità di progredire in cordata: attraversamento di ghiacciai crepacciati, tratti di
arrampicata, superamento di pendii ghiacciati, ecc.
328
Tabella difficoltà
MS
per medio sciatore:
terreno caratterizzato da pendii aperti di
pendenza moderata e dislivelli contenuti.
MSA
per medio sciatore alpinista: per raggiungere la
cima potrebbe essere necessario proseguire a
piedi su percorso di roccia o di misto.
BS
per un buon sciatore: terreno con inclinazione
fino a 30-35°; lunghezza e dislivelli discreti.
In taluni punti si richiede una buona tecnica
di discesa.
BSA
per un buon sciatore alpinista: l’itinerario, oltre
all’impegno sciistico richiesto a un BS, presenta
anche caratteri alpinistici: percorso di ghiacciaio,
di creste, di tratti rocciosi.
OS
per un ottimo sciatore: terreno ripido, tratti
esposti, passaggi obbligati, lunghezza e dislivelli
sostenuti; in taluni punti si richiede di curvare e
arrestarsi in breve spazio e nel punto voluto.
OSA
per ottimo sciatore alpinista: l’itinerario, oltre
all’impegno sciistico richiesto a un OS, presenta
anche caratteri alpinistici: percorso di ghiacciaio,
di creste, di tratti rocciosi, crepacce terminali.
C11-10 Difficoltà sci alpinistiche
La Scala Alpina fa riferimento alla Scala UIAA
impiegata in alpinismo.
F = facile
D = difficile
PD = poco difficile
TD = molto difficile
AD = abbastanza difficile
ED = estremamente difficile
È possibile stabilire una corrispondenza tra fra i
primi tre gradi e la Scala di Blachère: F=MS,
PD=BS, AD=OS.
Invece i tre gradi superiori (D, TD, ED) riguardano
lo sci ripido (oltre i 40-45°) e lo sci estremo.
Questa valutazione generale tiene conto di vari
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
aspetti quali: la ripidezza e continuità dei pendii, la
lunghezza e il dislivello dell’itinerario, l’esistenza di
tratti esposti dovuti alla presenza di salti rocciosi, le
difficoltà alpinistiche su roccia e su ghiaccio, eventuali pericoli oggettivi derivanti dalla caduta di seracchi o di pietre oppure dalla presenza di crepacci e
crepacce terminali.
329
Inoltre la Scala Alpina prevede anche l’uso di una
valutazione puntuale sulla difficoltà in discesa, qualora l’itinerario presenti brevi passaggi ripidi oppure
esposti. Questa valutazione dello specifico punto si
articola in sette livelli:
S1 = Itinerario facile, che non richiede tecnica particolare per muoversi in sicurezza.
S2 = Pendii abbastanza ampi, anche un po’ ripidi
(25°), o itinerari dentro un vallone.
S3 = Inclinazione dei pendii fino a 35°. La sciata su
tutti i tipi di neve deve svolgersi senza difficoltà tecnica.
S4 = Inclinazione dei pendii fino a 45° se l’esposizione non è troppo forte; a partire da 30° e fino 40°
se l’esposizione è forte o il passaggio stretto. Diventa
indispensabile un’ottima tecnica sciistica.
S5 = Inclinazione da 45° a 50° e più se l’esposizione
è moderata. A partire da 40° se l’esposizione è forte.
S6 = Oltre i 50° se l’esposizione è forte, come quasi
sempre avviene. Altrimenti a partire da 55° per dei
corti passaggi poco esposti.
S7 = Passaggi a 60° o più, o salto di barre rocciose su
terreno molto ripido o esposto.
Capitolo 11
Fase 1.2: il terreno
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Scelta dell’itinerario in relazione alla sciabilità della neve
330
Una scelta razionale dell’itinerario non deve
ignorare le condizioni
del manto nevoso:
imputare al caso “discese
per nulla divertenti in
neve cattiva”, è un atteggiamento fatalista.
È importante scegliere la gita giusta, al momento
giusto, nella giusta località; per esempio gite in zone
senza ghiacciai al di sotto di 2.500 m nei mesi da
novembre a marzo, su montagne più alte e con
ghiacciai dal mese di marzo al mese di giugno.
La conoscenza dei tipi e delle condizioni della neve
esalta il divertimento della discesa e contribuisce alla
sicurezza. Una scelta razionale dell’itinerario non
deve ignorare le condizioni del manto nevoso: imputare al caso discese per nulla divertenti in neve cattiva, è un atteggiamento fatalista. Sovente è la mancanza di esperienza e di spirito di osservazione che si
traduce in scelte di itinerari poco soddisfacenti.
Fattori di variabilità della superficie del
manto nevoso
Gli agenti che influiscono sulla superficie del manto
nevoso sono: il vento, il sole e la temperatura dell’aria. Tenendo presente che il periodo utile per la pratica dello sci alpinismo si estende di solito fra
novembre e giugno compresi, è evidente che in tale
arco temporale si manifestino situazioni meteorologiche assai differenti, durante le quali l’intensità dell’azione dei medesimi è variabile. Per un ulteriore
approfondimento degli effetti prodotti sulla neve da
questi fattori, si rimanda il lettore al capitolo “La
neve”.
Il vento, mediante azione meccanica, forma sui
pendii aperti una crosta
la cui resistenza è spesso
insufficiente a sostenere
il peso dello sciatore,
rendendo difficile l’esecuzione delle curve.
Capitolo 11
Vento
Mediante azione meccanica, forma sui pendii aperti
una crosta la cui resistenza è spesso insufficiente a
sostenere il peso dello sciatore, rendendo difficile l’esecuzione delle curve. Minore importanza, perché
poco estese, hanno le zone dove la massa nevosa trasportata dal vento passa senza lasciare depositi: qui si
formano superfici durissime (a volte tanto dure da
non essere scalfite nemmeno dalle lamine degli sci),
oppure “onde” che possono superare anche i 50 cm
di altezza, fastidiosissime da attraversare.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sole
Il processo di fusione e rigelo compatta il manto
nevoso. Il suo influsso è massimo in assenza di vento
e varia notevolmente in funzione dell’angolo di incidenza dei raggi solari con il pendio: in pratica l’azione del sole è direttamente proporzionale all’ampiezza dell’angolo di incidenza dei raggi.
L’angolo di incidenza varia ovviamente anche in funzione dell’esposizione del pendio. Sui versanti est e
ovest l’irradiazione è due volte inferiore che sui versanti sud. In pieno inverno i versanti ripidi in pieno
nord non ricevono praticamente raggi solari.
Fase 1.2: il terreno
L’influsso del sole è massimo in assenza di vento
e varia notevolmente in
funzione dell’angolo di
incidenza dei raggi solari con il pendio.
331
Temperatura dell’aria
Quando la neve viene a contatto con masse d’aria la
cui temperatura supera lo zero, comincia a fondere,
indipendentemente dall’ora, dall’esposizione, dalla
presenza o assenza di vento, dalla quota. Il processo
di fusione ha le stesse conseguenze dell’azione solare
qualora sia seguito da un abbassamento della temperatura al di sotto dello zero; avviene però anche sui
pendii dove il sole non batte. L’effetto è positivo, ma
nelle fasi iniziali si formano croste che non reggono
il peso dello sciatore, rendendo sgradevole la discesa.
Se dopo una nevicata avvenuta con temperature
sotto lo zero, la temperatura dell’aria non arriva a
superare 0° C, la neve soffice si mantiene per periodi anche di qualche settimana, senza subire trasformazioni apprezzabili.
Dove e quando trovare le nevi idonee
Le nevi più adatte a una pratica divertente dello sci
alpinismo sono sostanzialmente di due tipi.
1. Neve fresca farinosa: tipica delle basse temperature, si presenta come una massa soffice, inconsistente,
leggera perché ricca d’aria. Anche se profonda, non
presenta eccessiva resistenza agli sci durante le curve.
2. Neve primaverile (firn): tipica neve che ha subito frequenti cicli di fusione e rigelo, si presenta come
una massa compatta, a struttura granulare, talvolta
ricoperta in superficie da sottili lamelle di ghiaccio o
C11-11 Neve invernale e primaverile
Capitolo 11
Fase 1.2: il terreno
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
da un leggero strato di brina quando è ancora indurita dal gelo notturno. Sotto l’azione del sole la neve
diventa molle dapprima in superficie, poi in profondità. Con questa neve le condizioni migliori per
effettuare la discesa si hanno all’inizio del disgelo: la
superficie diventa scorrevolissima, uniforme e non
presenta quasi resistenza durante le curve. La neve
rimane in queste condizioni per circa 1-2 ore, dopo
di che il rammollimento in profondità la rende sempre più pesante e quindi più difficile da sciare.
332
Utilizzando le premesse fin qui riportate, si può cercare di individuare dove e quando trovare le nevi più
idonee. Gli scopi sono due:
1) in funzione del periodo stagionale e della situazione meteorologica dei giorni precedenti, scegliere
la gita con l’orientamento più favorevole a una
buona discesa;
2) durante lo svolgimento della discesa individuare
le zone di neve più favorevoli ad un percorso divertente, in particolare per l’effettuazione delle curve.
Questo secondo punto sarà approfondito nel capitolo dedicato alla “Tecnica di discesa”.
Per analizzare il problema è utile ricorrere a una semplice schematizzazione: neve farinosa e neve primaverile nel periodo invernale, neve farinosa e neve primaverile nel periodo primaverile.
Periodo invernale, neve farinosa
(polverosa)
Gli effetti del vento
aumentano con l’altitudine e con l’esposizione,
tanto che, sopra i 2.500
m, è molto difficile trovare neve farinosa, se
non in condizioni particolari di protezione dal
vento.
Capitolo 11
Da novembre a marzo, al di sopra dei 1.400 m, la
neve cade in genere con temperature che non superano lo zero. In questi casi la precipitazione può considerarsi di neve farinosa e tale rimane per lungo
tempo su tutti i pendii che vanno da nord a nord
ovest. Difficilmente la temperatura riesce a trasformare il manto nevoso, mentre molto accentuata può
essere l’azione del vento, che provoca la formazione
della crosta. Gli effetti del vento aumentano con l’altitudine e con l’esposizione.
Per questo motivo, sopra i 2.500 m è molto difficile
trovare neve farinosa, se non in condizioni particola-
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
C11-13 Discesa su neve primaverile
333
ri di protezione dal vento; lo stesso vale per costoni e
creste, sempre molto esposti. A quote inferiori il
vento può avere una forte influenza anche in zone
apparentemente riparate, quando le percorre d’infilata. Canaloni che terminano in colli o bocchette,
anche se in ombra, facilmente presentano neve crostosa, soprattutto nelle parti alte. Zone favorite sono
i boschi, dove le piante, facendo da frangivento, ostacolano il formarsi della crosta. Nei boschi non troppo fitti, si possono effettuare magnifiche discese. Sui
pendii soleggiati (quadrante da sud est a sud ovest) si
può trovare buona neve farinosa fino a 3 o 4 giorni
dopo la nevicata, se la pendenza non supera i 25°,
fino a 2 o 3 giorni se la pendenza è superiore, tranne,
naturalmente, nelle zone battute dal vento.
Zone favorite sono i
boschi dove le piante,
facendo da frangivento,
ostacolano il formarsi
della crosta e, se non
troppo fitte, permettono
di effettuare magnifiche
discese.
Periodo invernale, neve primaverile
Pur essendo tipica della primavera, questa neve si può
incontrare qualche volta anche in pieno inverno.
Perché ciò accada occorre però che si verifichino particolari condizioni concomitanti: pendio ripido,
esposizione molto soleggiata, terreno al riparo dal
vento e almeno tre settimane prive di precipitazioni.
Con il verificarsi di tali condizioni, la neve primaverile può raggiungere i 2.500 m di quota. Un evento
occasionale che può causare la formazione di neve
Capitolo 11
Fase 1.2: il terreno
334
Con l’inizio di marzo il
tempo tende ad assumere caratteristiche primaverili cessa il periodo
caratterizzato da lunghi
intervalli tra le nevicate,
il tempo diventa variabile e le precipitazioni si
fanno più frequenti.
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
primaverile è anche lo spirare del Föhn che causa un
anomalo rialzo della temperatura con conseguente
trasformazione della neve.
Con l’avanzare della stagione questo tipo di neve si
fa più frequente: verso la fine di febbraio, è possibile trovarla fino a 2.000 m su pendii esposti a est e
ovest, a 15 giorni dall’ultima nevicata; in marzo, con
le stesse esposizioni, giunge fino a 2.500 m. Per pendii esposti a sud la quota massima si alza in proporzione. Con l’inizio di marzo il tempo tende ad assumere caratteristiche primaverili: cessa il periodo
caratterizzato da lunghi intervalli tra le nevicate, il
tempo diventa variabile e le precipitazioni si fanno
più frequenti. Questo da un lato favorisce gli sciatori, in quanto lo spessore del manto nevoso aumenta
(cosa che mette nelle migliori condizioni di percorribilità i ghiacciai), dall’altro però impedisce una
buona trasformazione della neve invernale in primaverile, perché lo strato superficiale viene continuamente rinnovato. In questo periodo di transizione,
nonostante l’imminente arrivo della primavera, la
neve primaverile è difficile da trovare. Bisogna quindi orientarsi sulla scelta di itinerari non molto esposti al sole se la gita si effettua qualche giorno dopo
l’ultima nevicata. Se i pendii sono molto soleggiati,
conviene effettuare la gita subito dopo la nevicata ed
evitarli già dopo due o tre giorni.
Periodo primaverile, neve primaverile
Vale la pena di ascoltare
con una certa metodicità
i bollettini meteorologici; si potrà così venire a
conoscenza delle variazioni del limite dell’isoterma 0°C (vi è relazione
diretta tra il variare della
temperatura dell’ aria e
le variazioni della neve).
Capitolo 11
L’aumento dell’insolazione e più ancora della temperatura diurna, tendono con l’avanzare della stagione,
ad uniformare i vari tipi di neve, facendoli evolvere
verso il tipo primaverile. Naturalmente, la quota
massima raggiunta dalla neve primaverile varia a
seconda dei versanti, ma con il procedere della stagione tende a diminuire la differenza di quota massima tra un versante e l’altro. Solo nevicate di una
certa entità (oltre i 20 cm), potranno per qualche
giorno contrastare il progredire di questa evoluzione.
Vale la pena di ascoltare con una certa metodicità i
bollettini meteorologici; si potrà così venire a conoscenza delle variazioni del limite dell’isoterma 0°C
(vi è relazione diretta tra il variare della temperatura
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
dell’ aria e le variazioni della neve). Inoltre si potrà
sapere se in montagna sono spirati o spireranno
venti e di che intensità. È anche importante essere al
corrente delle nuove precipitazioni.
Periodo primaverile, neve farinosa
In genere, in primavera questo tipo di neve si incontra solo per pochi giorni dopo una nevicata; i pendii
più esposti al sole sono i primi a trasformarsi, mentre quelli in ombra, a quote superiori ai 2.000 m,
possono restare coperti di neve farinosa anche per
una settimana. Tenere presente che l’innalzamento
di quota ritarda la trasformazione su qualsiasi versante. Sarà il caso perciò di effettuare una gita subito dopo la nevicata (condizioni di sicurezza permettendo) se si vuol sciare in buona neve profonda.
Altrimenti lasciare passare 10-12 giorni perché si trasformi in primaverile.
335
C11-12 Discesa su neve farinosa
Capitolo 11
Fase 1.2: il terreno
336
Una buona lettura topografica consente di individuare la conformazione generale del terreno,
l’esposizione dei versanti
che saranno percorsi in
salita e discesa, la presenza di vegetazione,
eventuali rifugi, punti di
riferimento significativi.
C11-14 Carte topografiche
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Studio dell’itinerario con carta topografica e preparazione del tracciato di rotta
Carte topografiche
L’itinerario della gita viene studiato nei particolari
consultando guide sci alpinistiche, e carte topografiche, eventualmente recanti indicazione degli itinerari sciistici. Una buona lettura consente di individuare la conformazione generale del terreno, l’esposizione dei versanti che saranno percorsi in salita e discesa, la presenza di vegetazione, eventuali rifugi, punti
di riferimento significativi. Si traccia sulla carta l’itinerario più sicuro in funzione delle condizioni della
neve, dell’eventuale pericolo di valanghe e dei pericoli oggettivi che si possono incontrare (crepacci,
bastionate di roccia, ecc.).
L’itinerario più diretto può essere il più rapido, ma è
quasi sempre il più faticoso, meglio dunque un itinerario che permetta di salire regolarmente evitando
pendii troppo ripidi.
Tracciato di rotta
Si consiglia di dedicarsi
con costanza alla preparazione del tracciato di
rotta: oltre ad interpretare più facilmente i riferimenti topografici si
otterrà, in caso di scarsa
visibilità, di non sbagliare direzione di marcia.
Capitolo 11
È sempre utile preparare preventivamente la tabella
di marcia con il tracciato di rotta: non solo per itinerari complicati e percorsi su ghiacciaio, ma anche
per tragitti meno impegnativi. Infatti si manifestano
spesso situazioni di scarsa visibilità ed anche un alpinista conoscitore del luogo potrebbe incontrare seri
problemi di orientamento.
Si consiglia vivamente di dedicarsi con costanza a
questa prassi; oltre ad interpretare più facilmente i
riferimenti topografici, ed acquistare maggiore famigliarità con la strumentazione, si otterrà il grande
vantaggio, una volta in gita, di essere tempestivi
nelle decisioni e soprattutto di non sbagliare la direzione di marcia. Si tratta di un metodo potente per
aumentare la capacità di osservazione dell’ambiente
e accrescere l’autonomia.
Sci alpinismo
PUNTI SIGNI- QUOTA
FICATIVI
LOCAL. 1
QUOTA 1
LOCAL. 2
QUOTA 2
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Dislivello
Distanza
Fase 1.2: il terreno
Azimut Azimut Tempo
di marcia di ritorno
Note
337
LOCAL. 3
QUOTA 3
LOCAL. 4
QUOTA 4
LOCAL. 5
C11-15 Tracciato di rotta
Valutazione dell’inclinazione sulla cartina topografica
L’inclinazione può essere determinata sulla carta
misurando la distanza più piccola tra due curve
di livello. Essa deve essere misurata perpendicolarmente alle curve di livello (lungo la linea di massima
pendenza).
Nota: a volte si deve prestare attenzione ai
pendii con andamento a ”S” alti da 30 a 50
metri e con zone pianeggianti sopra e sotto,
in quanto presentano spesso una inclinazione effettiva superiore alla inclinazione media
che si determina sulla carta topografica.
È possibile utilizzare un regolo di plastica inclinazione
reale
trasparente e per una misura precisa si raccomanda di usare la lente e una cartina con
scala 1:25.000. Per ricavare la pendenza
bisogna far coincidere la distanza tra le curve
inclinazione
media
ra
isu
m
su
na
rti
ca
25 m
25 m
terreno
C11-16 Inclinazione pendio a S
Capitolo 11
distanza
tra
le curve
di livello
Fase 1.2: il terreno
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
INCLINAZIONE
MEDIA IN GRADI
DISTANZA FRA DUE CURVE
CON DISLIVELLO DI 200 m
CON SCALA 1:25.000
DISTANZA FRA DUE CURVE
CON DISLIVELLO DI 200 m
CON SCALA 1:50.000
27°
16 mm
8 mm
30°
14 mm
7 mm
34°
12 mm
6 mm
39°
10 mm
5 mm
45°
8 mm
4 mm
338
di livello con quella delle linee del regolo.
Si riporta a titolo di promemoria la sequenza di
operazioni relative alla realizzazione di un tracciato di rotta:
a) disporre di carte topografiche in scala 1:25.000;
b) dotarsi di goniometro, squadretta, regolo per la
misura dell’inclinazione, lente di ingrandimento;
c) disegnare sulla carta l’itinerario;
d) individuare le zone critiche: versanti con esposizione sfavorevole (bollettino), pendii ripidi, tratti
esposti, zone con crepacci, o seracchi;
e) misurare le pendenze in funzione del pericolo
valanghe;
f ) studiare possibili varianti all’itinerario principale e
possibili vie di fuga;
g) realizzare il tracciato di rotta dell’itinerario principale utilizzando i punti di riferimento più significativi (malghe, rifugi, selle, rocce affioranti, creste,
zone critiche);
h) individuare possibili percorsi alternativi;
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.2: il terreno
i) realizzare il tracciato di rotta dei percorsi alternativi.
Tracciato di rotta: calcolo dei tempi
occorrenti per la salita e la discesa
Nel calcolo del tempo di percorrenza occorre tenere
conto del numero dei partecipanti, delle loro capacità e del loro grado di preparazione, delle difficoltà
della neve e del terreno.
Di norma si può calcolare di superare un dislivello di
300-400 metri all’ora in salita; ovvero in falsopiano
di coprire una distanza di 4-5 km all’ora. In genere
una comitiva è tanto più lenta quanto più è numerosa, soprattutto nel caso si debbano superare delle
difficoltà alpinistiche. Il dislivello percorribile in
un’ora è tanto minore quanto maggiore è il dislivello complessivo della salita. Battere pista in neve
profonda e scendere su neve crostosa sono fattori di
rallentamento. Il calcolo dei tempi consente di scegliere l’ora di partenza e di regolare l’entità delle
soste durante la gita.
In genere una comitiva è
tanto più lenta quanto
più è numerosa, soprattutto nel caso si debbano
superare delle difficoltà
alpinistiche.
C11-18 Tracciati corretti e
sbagliati
Capitolo 11
339
Fase 1.2: il terreno
C11-17 Regolo per inclinazione
340
Capitolo 11
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
FASE 1.3:
CARATTERISTICHE E COMPORTAMENTO DEI PARTECIPANTI
Introduzione
Anche se è possibile praticare lo sci alpinismo solitario, motivi di sicurezza legati soprattutto al corretta
scelta dell’itinerario e alla possibilità di attuazione
delle tecniche di autosoccorso, consigliano di effettuare le gite insieme ad altri compagni. In funzione
della preparazione individuale dei partecipanti alla
gita, deve essere scelta la difficoltà dell’itinerario. Si
valutano le capacità sciistiche e alpinistiche, l’esperienza e l’allenamento. Fra di essi è auspicata la maggior omogeneità possibile. In ogni caso, nella scelta
della lunghezza e della complessità della gita, si fa riferimento al partecipante più debole e meno capace. Si
è osservato che numerosi incidenti sono stati provocati da errori di comportamento, e da decisioni frutto di spinte emotive e psicologiche, piuttosto che da
una errata valutazione della stabilità del manto
nevoso.
Nel corso di una gita, soprattutto in occasione di
situazioni difficili, il responsabile del gruppo spesso
si deve interrogare su una molteplicità di variabili
(ne citiamo alcune):
• L’equipaggiamento personale e di gruppo è adeguato ed efficiente?
• Tutti dispongono di A.R.VA., pala e sonda?
• I gruppetti, in cui è stata divisa la comitiva, conoscono l’itinerario da seguire, e i punti significativi
del percorso?
• Quali sono coloro che dispongono di sufficienti
competenze per tracciare una pista e comportarsi in
modo adeguato sui pendii ripidi?
• Chi tra i partecipanti ha sufficienti competenze
alpinistiche per attrezzare una corda fissa?
• Come reagiscono i componenti del gruppo di
fronte a una scelta difficile, ove si dovesse anche
saper rinunciare?
• In situazioni di stress, tutti sono sufficientemente
autonomi, oppure qualcuno ha bisogno di un aiuto?
La difficoltà dell’itinerario dev’essere scelta in
funzione della preparazione individuale dei
partecipanti alla gita.
Si è osservato che numerosi incidenti sono stati
provocati da errori di
comportamento, e da
decisioni frutto di spinte
emotive e psicologiche,
piuttosto che da una errata valutazione della stabilità del manto nevoso.
Capitolo 11
341
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
• I componenti del gruppo sono in grado di rispettare regole di sicurezza, quali ad esempio le distanze
di alleggerimento, oppure non hanno un comportamento sufficientemente disciplinato e perciò tale da
compromettere la sicurezza generale?
• Chi è in grado di mettere in atto un’azione di autosoccorso?
342
Comportamenti durante l’attività sci
alpinistica
Al fine di garantire ai
partecipanti la maggior
sicurezza possibile, cambiamenti di itinerario e
spostamenti di date
devono essere adottati
con fermezza, anche se
ciò potrà causare problemi organizzativi e malumori tra le persone.
Comitive formate da
molti individui allungano i tempi di percorrenza e, in condizioni problematiche, rendono più
difficile il controllo della
disciplina.
Riportiamo alcuni comportamenti che si possono manifestare durante l’attività sci alpinistica di gruppo.
La riluttanza ai cambiamenti
L’uomo è restio a cambiare idea: assunta una decisione, la porta avanti, anche se ci sono molti segnali
contrari. Una buona contromisura alla pertinacia,
consiste nello studiare anticipatamente le alternative. Le difficoltà al cambiamento si presentano
soprattutto in gite di gruppo organizzate con largo
anticipo. Spesso capita infatti che, nonostante le
condizioni nivo-meteo non siano favorevoli, l’impegno con il rifugio, la disponibilità dei partecipanti, il
desiderio di tentare comunque, inducano ad effettuare ugualmente l’uscita. Devono invece essere le
buone condizioni del manto nevoso e del tempo a
decidere lo svolgimento di una gita. Al fine di garantire ai partecipanti la maggior sicurezza possibile,
cambiamenti di itinerario e spostamenti di date
devono essere adottati con fermezza, anche se ciò
potrebbe causare problemi organizzativi e malumori
tra le persone.
Gruppo numeroso
Un piccolo gruppo è più mobile e più rapido: può
quindi se necessario, mantenere le distanze di alleggerimento (10 m) o di sicurezza (50-100 metri o
più). Comportamento che per motivi di tempo
risulta a volte difficile da attuare con molte persone.
Il responsabile di gruppi numerosi a volte tende ad
assumersi più rischi. Comitive formate da molti
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
individui allungano i tempi di percorrenza, e in condizioni problematiche rendono più difficile il controllo della disciplina.
Emulazione e competizione
Esempio 1
Se in uno stesso luogo sono presenti gruppi diversi
possono manifestarsi situazioni di emulazione o di
competizione. Il tempo sta volgendo al brutto e la
visibilità riducendo: l’orientamento del gruppo
sarebbe quello scegliere un itinerario più semplice.
Tuttavia la presenza di un altro gruppo che precede
induce la scelta di seguirne le tracce.
343
Esempio 2
A seguito di recenti nevicate si valuta poco prudente risalire un canale tecnicamente interessante e
remunerativo e sarebbe preferibile ripiegare verso
una meta meno impegnativa ma più sicura. Tuttavia,
poiché un altro gruppo in zona ha scelto una escursione ugualmente difficile, si decide di riprendere il
percorso inizialmente abbandonato.
Mentalità sportiva non appropriata alle
circostanze
Allo scopo di alleggerire il peso dello zaino, ed ottenere elevate velocità di progressione, erroneamente
si riduce oltremodo l’equipaggiamento e l’eventuale
attrezzatura alpinistica. Si è osservato che tanto maggiore è la capacità tecnica in discesa tanto più è elevata la ricerca della velocità, del ripido e della traccia
personale.
Si è osservato che tanto
maggiore è la capacità
tecnica in discesa tanto
più è elevata la ricerca
della velocità, del ripido
e della traccia personale.
Partecipanti poco esperti o principianti
Uno sci alpinista principiante è impegnato soprattutto a controllare i propri sci e a mantenere un
discreto equilibrio durante l’esecuzione dei cambi di
direzione e dei dietro-front; inoltre in discesa è facile alle cadute. Spesso è poco allenato a questo tipo di
disciplina, e impegna notevoli energie, sia in fase di
salita che in fase di discesa, soprattutto in conseguenza delle cadute. Un principiante si troverebbe in
Capitolo 11
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
344
È quanto mai opportuno
scegliere un itinerario al
di sotto del proprio livello, anche perché se le
condizioni del tempo
peggiorano, le difficoltà
possono aumentare sensibilmente.
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
forte difficoltà a gestire un autosoccorso e a maggior
ragione a trasportare un infortunato. È quanto mai
opportuno scegliere un itinerario al di sotto del proprio livello, anche perché se le condizioni del tempo
peggiorano, le difficoltà possono aumentare sensibilmente. Bisogna pertanto prevedere un percorso
meno impegnativo di riserva. In modo particolare
durante i corsi, la gita deve essere commisurata alle
capacità dei partecipanti, e al livello del corso, cercando sempre di conservare un buon margine, sia
per quanto riguarda la sicurezza in termini di valanghe, sia per quanto riguarda l’impegno globale
richiesto dall’escursione. Come è ben noto, la gita è
studiata per gli allievi.
Partecipanti con scarso allenamento o in
cattive condizioni fisiche
La stanchezza riduce la
velocità di risposta del
fisico: a volte, in discesa,
proprio a causa di un
movimento lento, gli
attacchi non si sganciano e si possono verificare lesioni ai legamenti
della gamba o addirittura fratture.
Capitolo 11
Una persona poco allenata, rispetto all’impegno
richiesto dall’escursione, oppure in cattive condizioni fisiche, procede con lentezza, non osserva l’ambiente circostante, è poco reattivo durante la progressione con gli sci. Soprattutto in primavera,
quando la stabilità del manto nevoso diminuisce con
l’irraggiamento solare, il ritardo provocato dalla lentezza può condurre a situazioni assai delicate.
Ma anche in inverno, quando l’oscurità cala precocemente, una gita che si conclude al tramonto,
potrebbe indurre serie conseguenze, se ad esempio si
verificasse un incidente in fase di discesa.
La stanchezza riduce la velocità di risposta del fisico:
a volte, in discesa, proprio a causa di un movimento
lento, gli attacchi non si sganciano e si possono verificare lesioni ai legamenti della gamba o addirittura
fratture. Viceversa una persona in buone condizioni
fisiche, reagendo con forza e rapidità al movimento
di torsione imposto dagli sci, può far scattare gli
attacchi e liberare la gamba.
Si raccomanda quindi di consultare persone esperte
circa le caratteristiche della gita e scegliere una itinerario che presenti un livello di impegno inferiore alle
proprie condizioni fisiche.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Partecipanti con scarse conoscenze di
autosoccorso
Non è sufficiente possedere l’A.R.VA. e aver svolto
qualche esercitazione durante un corso, per individuare velocemente una persona travolta. La localizzazione e assai più improbabile se la valanga ha coinvolto più sciatori. Una volta disseppellito, l’infortunato potrebbe trovarsi in stato di assideramento
oppure aver riportato delle lesioni. In pratica la
sopravvivenza di un travolto da valanga dipende in
gran parte dalle conoscenze e abilità dei compagni di
gita. Pertanto bisogna addestrarsi periodicamente
all’uso del proprio A.R.VA. Inoltre è bene ripassare e
consolidare negli anni, con una certa regolarità, le
nozioni di primo soccorso.
La sopravvivenza di un
travolto da valanga
dipende in gran parte
dalle conoscenze e abilità dei compagni di
gita, pertanto bisogna
addestrarsi periodicamente all’uso del proprio A.R.VA..
Capacità individuali e requisiti dell'istruttore e del capogita
Si riportano alcune qualità legate al carattere e all’attitudine individuale, che se presenti, possono essere
di grande aiuto in caso di difficoltà:
• Esperienza sci alpinistica e competenze tecniche
(seguire un tracciato di rotta, effettuare una traccia,
effettuare un autosoccorso).
• Esperienza alpinistica e competenze tecniche (arrampicare da capocordata, attrezzare passaggi, effettuare
manovre di corda e recuperi da crepaccio).
• Capacità tecniche in discesa.
• Preparazione fisica e allenamento.
• Adattamento all’ambiente.
• Forza d’animo e disponibilità ad aiutare in situazioni difficili.
• Autodisciplina e attitudine alla disciplina di gruppo.
• Autocritica e maturità di giudizio.
Con riferimento alla varietà di situazioni che si possono presentare durante una escursione, diventa fondamentale la figura dell’Istruttore o del capogita esperto. Oltre alle caratteristiche individuali, di cui sopra, si
ravvisano, tra le prerogative del responsabile del gruppo altre specifiche qualità, che gli consentono di assumere le decisioni più corrette, sia in fase di preparazione che di conduzione della gita e gli conferiscono autorevolezza all'interno del gruppo.
Con riferimento alla
varietà di situazioni che
si possono presentare
durante una escursione,
è fondamentale la figura
dell’Istruttore o del
capogita esperto.
Capitolo 11
345
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Requisiti dell’istruttore e del capogita
esperto
346
L’Istruttore deve essere
aggiornato sulle tecniche della propria disciplina e sulle misure di
sicurezza. Inoltre deve
mantenere una costante
attività in montagna e
conservare buone condizioni fisiche.
C11-19 Tracciati corretti e
sbagliati
Capitolo 11
• Essere aggiornato sulle tecniche della propria disciplina e sulle misure di sicurezza.
• Mantenere una costante attività in montagna e conservare buone condizioni fisiche: evita che la fatica pregiudichi le capacità di valutazione e consente di avere
le forze per aiutare qualcuno in difficoltà.
• Avere una visione di insieme ed essere tempestivi nell’adozione delle misure precauzionali.
• Maturare la capacità di prendere la decisione più corretta sulla base di informazioni incomplete e contraddittorie (intuizione).
• Sviluppare la capacità di ragionare anche sotto stress
ed essere in grado di assumere la responsabilità di decidere.
• Cercare di esprimersi con chiarezza. Dare poco per
scontato. Accrescere la capacità di comunicare, di
scambiare opinioni, di confrontarsi, di accettare le critiche e riconoscere gli errori.
• Motivare le scelte, spiegando la situazione all'interno
del gruppo, piuttosto che imporre le decisioni in
modo autoritario e senza giustificazioni.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
La responsabilità dell’accompagnatore
Il responsabile di un gruppo, oltre a dimostrare in
varie occasioni competenza e buon senso, deve tenere in opportuna considerazione le responsabilità che
vengono attribuite al capo comitiva dall’ordinamento giuridico.
L’accompagnatore (Istruttore, capo gita, collaboratori) nello svolgimento della propria attività nell’ambito dell’organizzazione (C.A.I.), si pone in relazione
con altri soggetti, interni od esterni all’organizzazione, che si affidano ad essa per svolgere attività alpinistiche (o sportive in genere).
Con l’iscrizione ad un corso (o ad una gita) l’allievo
(o il partecipante) si affida all’organizzazione
(C.A.I.), che agisce attraverso i propri accompagnatori, confidando sull’esperienza e sugli insegnamenti di questi.
Nello svolgimento della propria attività l’accompagnatore, oltre a tenere un comportamento etico, cioè
conforme ai principi che ispirano l’attività dell’organizzazione cui appartiene (C.A.I.), deve primariamente rispettare il diritto assoluto di ogni persona a
non subire pregiudizio alla propria vita, integrità ed
incolumità personale.
L’organizzazione e l’accompagnatore, cui l’allievo del
corso o il partecipante alla gita si sono affidati, sono
perciò chiamati a rispondere (responsabilità) nel
caso in cui, nello svolgimento della loro attività, si
verifichi una lesione del diritto all’integrità fisica dell’accompagnato.
Ciò avviene, tuttavia, soltanto quando tale lesione
deriva da un comportamento dell’accompagnatore
contrario alle regole dell’ordinamento giuridico
(comportamento illecito).
Tale responsabilità può venire in rilievo su due principali piani:
• responsabilità penale, consistente nella violazione
di una norma penale (reato), che comporta la irrogazione della sanzione penale (reclusione, arresto,
multa o ammenda). La responsabilità penale è strettamente personale, cioè ascrivibile unicamente alla
persona fisica che ha tenuto il comportamento ille-
Con l’iscrizione ad un
corso l’allievo si affida
all’organizzazione che
agisce attraverso i propri
accompagnatori, confidando sull’esperienza e
sugli insegnamenti di
questi.
L’organizzazione e l’accompagnatore, cui l’allievo del corso si è affidato, sono perciò chiamati
a rispondere, nel caso in
cui, nello svolgimento
della loro attività, si verifichi una lesione del
diritto all’integrità fisica
dell’accompagnato.
Capitolo 11
347
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
348
La responsabilità penale,
che consiste nella violazione di una norma
penale (reato), comporta
una sanzione penale
(reclusione,
arresto,
multa, ammenda) ed è
strettamente personale.
La responsabilità civile,
che consiste nella violazione di una norma civile (inadempimento di
un obbligo), comporta il
pagamento di una
somma di denaro a risarcimento del danno. In
tal caso l’obbligo può
essere trasferito (es.
Assicurazione).
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
cito causativo della lesione (esempio: Art.590 C.P.
“Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione
personale è punito con la reclusione fino a tre mesi
o con la multa fino a euro 309”);
• responsabilità civile, consistente nella violazione di
una norma civile (inadempimento di un obbligo),
che comporta il pagamento di una somma di denaro a risarcimento del danno. In tal caso l’obbligo di
risarcire il danno può far capo anche a soggetti diversi dall’autore della lesione, tenuti a rispondere insieme con lui (C.A.I.) o a garantirlo (Assicurazione).
(esempio: art. 2043 C.C. “Qualunque fatto doloso o
colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto,
obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il
danno”).
In entrambi i casi, perché si possa parlare di responsabilità dell’accompagnatore, è necessario che la
lesione del diritto all’integrità fisica dell’accompagnato sia derivata da un comportamento quantomeno colposo dell’accompagnatore.
La colpa è un difetto della condotta concreta rispetto ad un modello di condotta astratta imposto da
una regola (legale o non legale) finalizzata ad evitare
il turbamento della civile convivenza.
Quando il comportamento che ha causato la lesione
non è stato conforme alla condotta astratta prevista
da una norma di legge, di regolamento o altre discipline, anche tecniche, dettate nel nostro campo di
azione si parla di colpa specifica, quando invece vi
è violazione delle regole comuni di prudenza, diligenza e perizia si parla di colpa generica.
Concetto di colpa generica e di casualità
La colpa è un difetto
della condotta concreta
rispetto ad un modello
di condotta astratta
imposto da una regola
finalizzata ad evitare il
turbamento della civile
convivenza.
Capitolo 11
Per l’accompagnatore la colpa generica consiste non
solo nella violazione delle comuni regole di prudenza,
diligenza e perizia, che valgono per ogni persona, ma
anche di quelle che derivano dall’esperienza e dalla
natura dell’attività esercitata. Il parametro astratto di
valutazione della condotta concreta dell’accompagnatore, non sarà soltanto quello del comportamento del
buon padre di famiglia, cioè della diligenza solitamente usata in identiche circostanze dai componenti della
collettività, ma del soggetto che esercita una attività
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
qualificata, quella, appunto, di istruttore-accompagnatore.
Il criterio di valutazione a cui si ricorre è quello della
cosiddetta prevedibilità dell’evento: sussiste colpa se il
responsabile era in grado di rendersi conto o aveva il
dovere di farlo, usando la propria esperienza o quella
che è doveroso pretendere in chi ricopre una determinata qualifica o assume un determinato ruolo ai fini
della tutela della sicurezza di altre persone.
L'evento dannoso (lesione dell’incolumità fisica dell’accompagnato) avrebbe cioè potuto essere evitato e
doveva essere evitato se l’accompagnatore avesse tenuto un comportamento diligente, prudente e perito.
Se a determinare l’evento dannoso ha concorso il comportamento negligente, imprudente ed imperito di più
persone si verificherà un concorso di persone nell’illecito e tutti saranno chiamati a rispondere dell’incidente e delle sue conseguenze (sanzioni).
Naturalmente è necessario che tutte le diverse azioni
od omissioni poste in essere dai vari soggetti concorrenti esplichino una efficacia causale adeguata al prodursi dell’evento dannoso, secondo le regole della
comune esperienza. È fonte di responsabilità non solo
il comportamento attivo che produce l’evento dannoso, ma anche la mancata adozione (omissione) di
misure idonee ad impedirlo, che l’accompagnatore ha,
in quanto tale, l’obbligo di attuare.
Il rapporto di causalità tra l’azione/omissione e l’evento dannoso è escluso soltanto dalla causa sopravvenuta che sia da sola sufficiente a produrre l’evento.
È bene ricordare che l’attività dell’accompagnatore si
svolge in forma organizzata nell’ambito della struttura
del C.A.I.. Possono perciò venire in rilievo, nel caso di
incidente ascrivibile a comportamento illecito dell’accompagnatore, anche le responsabilità degli altri soggetti, gerarchicamente o funzionalmente sovraordinati
a questo che hanno l’obbligo di vigilanza sulla sua
azione (direttore del corso, direttore della scuola, presidente di sezione).
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Il parametro astratto di
valutazione della condotta concreta dell’accompagnatore, non sarà soltanto quello del comportamento del buon padre di
famiglia, ma del soggetto
che esercita una attività
qualificata,
quella,
appunto, di istruttoreaccompagnatore.
Il criterio di valutazione
a cui si ricorre è quello
della cosiddetta prevedibilità dell’evento: sussiste colpa se il responsabile era in grado di rendersi conto o aveva il
dovere di farlo.
È fonte di responsabilità
non solo il comportamento attivo che produce l’evento dannoso, ma
anche la mancata adozione (omissione) di
misure idonee ad impedirlo, che l’accompagnatore ha, in quanto tale,
l’obbligo di attuare.
Capitolo 11
349
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Forme della colpa generica
350
È imprudenza la violazione di comandi negativi
(divieti). Le regole della
prudenza vietano infatti
determinati comportamenti o loro modalità di
attuazione. L’imprudenza
è avventatezza, insufficiente ponderazione, scarsa considerazione della
realtà, del pericolo, degli
interessi altrui.
È negligenza la violazione di regole positive
(comandi). Le regole di
diligenza sono quelle che
prevedono le modalità
con cui vanno compiute
le azioni, soprattutto l’attenzione.
Capitolo 11
• Imprudenza
È la violazione di comandi negativi (divieti). Le regole
della prudenza vietano infatti determinati comportamenti o loro modalità di attuazione. L’imprudenza è
avventatezza, insufficiente ponderazione, scarsa considerazione della realtà, del pericolo, degli interessi
altrui. Al contrario è persona prudente chi osserva, chi
adotta un atteggiamento accorto, cauto; imprudente
chi agisce in contrasto con le norme di sicurezza dettate dall’esperienza; colui che arrischia troppo e va
incontro a pericoli; chi dimostra leggerezza, spericolatezza, precipitazione.
È imprudente, ad esempio, iniziare una escursione in
caso di previsione di forte maltempo, affrontare pendii
ripidi con forte innevamento, o sovraccaricare con un
gruppo numeroso pendii ritenuti sospetti, non attrezzare con corde fisse o corde doppie, tratti alpinistici
decisamente impegnativi rispetto al livello tecnico dei
partecipanti; in un ghiacciaio togliersi gli sci e girovagare a piedi senza corda. Sopravvalutare le capacità e la
resistenza dell’allievo, frequentare un luogo totalmente sconosciuto, ecc.
• Negligenza
È la violazione di regole positive (comandi). Le regole
di diligenza sono quelle che prevedono le modalità con
cui vanno compiute le azioni, soprattutto l’attenzione.
È persona diligente chi esegue un compito con cura e
scrupolo. Viceversa è persona negligente chi presta
scarsa cura al compito da svolgere; chi dimostra trascuratezza, disattenzione, dimenticanza, pigrizia, difetti dovuti ad incuria. È negligente, non ascoltare il bollettino nivometeo prima di intraprendere una gita;
non controllare il buon funzionamento degli A.R.VA.;
utilizzare materiale alpinistico non adatto o in cattive
condizioni; durante una escursione procedere in testa
al gruppo senza più curarsi della situazione degli
accompagnati e dell’andamento della salita.
È la violazione delle regole tecniche prescritte per il
compimento di una determinata attività. È persona
competente (perita) chi tiene un comportamento
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
conforme alle regole della buona tecnica dettate nel
suo campo di azione, ponendole in essere senza difficoltà ed in modo tempestivo; è adeguatamente preparato, esperto ed aggiornato. È il caso della guida alpina, del maestro di sci, dell’istruttore che hanno acquisito nozioni teoriche e maturato abilità pratiche
mediante consolidata attività; tali competenze costituiscono il necessario bagaglio di chi opera in un
determinato settore. Viceversa, l’imperizia è il mancato o difettoso impiego di tali nozioni e abilità, e l’impreparazione a svolgere certe attività.
Dimostra imperizia la persona che svolge con scarsa
competenza un compito, per difetto d’esperienza o
vera e propria incapacità. Si manifesta imperizia, nello
scegliere un percorso tecnicamente troppo impegnativo per le capacità dei partecipanti al gruppo, sbagliare
in modo grossolano la direzione di marcia disponendo
di cartina topografica, bussola e altimetro; posizionare
in modo errato un ancoraggio, ecc.
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
È persona competente
(perita) chi tiene un
comportamento conforme alle regole della
buona tecnica dettate
nel suo campo di azione,
ponendole in essere
senza difficoltà ed in
modo tempestivo.
Gite sezionali organizzate con diligenza
Il gruppo numeroso, la difficoltà di imporre la disciplina, la scarsità di collaboratori esperti, richiedono
che la gita sezionale sia organizzata con diligenza.
Devono essere curati in modo particolare la scelta del
capo gita e degli eventuali collaboratori, il livello tecnico dell’escursione, le caratteristiche dei partecipanti,
l’organizzazione dell’uscita. In caso di incidente, la
scelta di un capo comitiva poco esperto per quel particolare percorso, oppure l’affidamento della gestione
di un gruppo particolarmente numeroso ad un solo
responsabile, senza la collaborazione di altri alpinisti
esperti, sono elementi che possono far ricondurre le
responsabilità al Presidente di Sezione.
Devono essere curati in
modo particolare la scelta del capo gita e degli
eventuali collaboratori, il
livello tecnico dell’escursione, le caratteristiche
dei partecipanti, l’organizzazione dell’uscita.
Indicazioni per una condotta corretta del
responsabile del gruppo
a) L’accompagnatore deve essere dotato di capacità ed
esperienza adeguate al tipo di escursione e possedere
una buona condizione fisica.
b) Nel caso di gite che richiedono un impegno alpini-
Capitolo 11
351
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
stico, si deve informare sulle capacità fisiche e tecniche
dei partecipanti, e si deve assicurare che essi siano adeguatamente attrezzati. Inoltre deve valutare la necessità
di eventuali collaboratori.
c) Il responsabile di gita sezionale gode di autonomia
di valutazione ed ha la facoltà di stabilire i requisiti di
accesso alla escursione, di accettare o escludere la presenza di alcuni soggetti, di opporsi a che il gruppo
diventi troppo numeroso.
352
d) L’accompagnatore, durante l’escursione ha la prerogativa di effettuare le scelte che si rendono più opportune, secondo i canoni della prudenza e della diligenza (e della perizia nel caso dell’accompagnatore professionale e di quello qualificato). La negligenza da parte
dell’accompagnato, potrebbe escludere o ridurre la
responsabilità di chi lo accompagna. Gli ordini vanno
impartiti con chiarezza e decisione, e con la dovuta
autorevolezza.
e) L’accompagnatore ha l’obbligo di ammonire e
richiamare coloro che nelle escursioni si comportano
in modo imprudente.
C11-20 Ambiente invernale
f) In caso di indicazioni non veritiere circa le proprie
capacità, al partecipante può esser impedito di continuare il corso o di prendere parte alla gita. Nell’ambito
di una escursione anche davanti a manifesti segni di
incapacità e spossatezza, nessuno potrà essere lasciato
solo.
g) Poiché in montagna non si possono mai prevedere
in modo totale i rischi di incidenti (es. perdita di orientamento, scivolata, malore) occorre prestare attenzione
a tutti i partecipanti, ed essere in grado di fornire eventuale assistenza.
Indicazioni per una condotta corretta del
partecipante al gruppo
a) A carico degli accompagnati, se richiesto, esiste il
dovere di informazione circa le proprie capacità e
conoscenze tecniche. Le precedenti esperienze da parte
dell’escursionista o alpinista sono a volte determinanti
per accettare la sua partecipazione ad un corso o ad
una gita.
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
b) Il partecipante deve possedere una preparazione fisica e tecnica adeguata al tipo di gita.
c) Il partecipante deve contribuire alla buona realizzazione dell’escursione con un comportamento prudente e con impegno.
d) L’accompagnato dovrà adeguare il suo comportamento alle indicazioni di chi lo guida; in caso di disubbidienza assumerà in proprio le conseguenze e l’accompagnatore verrà sollevato dalle responsabilità.
353
Equipaggiamento individuale e collettivo
Scelta dell’equipaggiamento personale e
collettivo
I fattori che influiscono sulla scelta dei materiali
sono: il tipo di terreno (eventuali ghiacciai o difficoltà alpinistiche); la stagione, la quota e le condizioni meteorologiche; le possibilità di rifugio e di
soccorso; la lunghezza della gita, ecc. In ogni caso,
ognuno deve portare il proprio zaino con il necessario. Il materiale collettivo viene distribuito fra i partecipanti tenendo conto della loro forza e capacità.
L’attrezzatura alpinistica necessaria e le tecniche di
progressione da adottare su pareti di ghiaccio oppure per l’attraversamento di ghiacciai, nonché le
manovre di recupero da crepaccio sono trattate nel
manuale “Alpinismo su ghiaccio”. In questo paragrafo, a titolo di promemoria, si vogliono evidenziare alcuni mezzi e strumenti importanti.
Numerosi fattori influiscono sulla scelta dei
materiali, in ogni caso
ognuno deve portare il
proprio zaino con il
necessario. Il materiale
collettivo viene distribuito fra i partecipanti
tenendo conto della loro
forza e capacità.
Equipaggiamento specifico per valanghe
• A.R.VA.: apparecchio per ricerca vittime di valanga: prima di ogni gita controllare a casa il buon funzionamento dell’apparecchio.
• Pala da neve: non tutti i modelli che si trovano in
commercio rispondono alle esigenze.
• Sonda da valanga o bastoncini-sonda.
• Binocolo: vivamente consigliato per osservare con
maggior precisione l’ambiente circostante.
• Cordino per tagliare il blocco di slittamento e usi
Capitolo 11
Fase 1.3
Caratteristiche
e comportamento
dei partecipanti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
vari.
Nota: ogni componente del gruppo deve essere fornito di A.R.VA., pala e sonda; questo set di sicurezza fa parte dell’equipaggiamento individuale e non
di gruppo. Si ricordi che per scavare 1 m 3 di neve
con una pala piccola sono necessari 15 minuti; invece lo scavo effettuato con mezzi di fortuna richiede
circa un tempo 5 volte superiore (75 minuti).
354
C11-21 A.R.VA.
C11-22 Pale
C11-23 Sonde
Strumentazione per realizzare un tracciato di rotta e misurare l’inclinazione
a) cartine topografiche (preferibili in scala 1:25.000)
relative alla zona della gita, e ad aree limitrofe, dove
potrebbero effettuarsi i percorsi alternativi;
b) bussola con goniometro;
c) altimetro;
d) tracciati di rotta compilati e moduli prestampati
in bianco;
e) regolo per misurare la pendenza sulla cartina
topografica;
f ) bastoncini da sci segnati e/o clinometro per misurare l’inclinazione dei pendii.
Dotazione per effettuare un profilo stratigrafico
• lente, piastrina cristallografica, termometro,
metro.
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Particolari
organizzativi
e suggerimenti
PARTICOLARI ORGANIZZATIVI E
SUGGERIMENTI
Bisogna prenotare per tempo, se occorre, i posti in
rifugio o in albergo. E stabilire il punto di ritrovo
(luogo e ora) per il viaggio di andata e ritorno. È
bene informarsi sulla possibilità di conoscere l'evoluzione del tempo. In caso di comitive numerose è
necessario tenere un elenco esatto dei partecipanti.
Circa la meta, l’itinerario previsto e l'ora probabile
di ritorno, dovrebbero essere informati: a casa, i
familiari; al punto di partenza, il gestore del rifugio
o l’albergatore. In rifugio bisogna accordarsi con il
custode per i pasti, la sveglia e la partenza. La meta
e la via prescelta devono essere scritte, con i nomi dei
partecipanti, sul libro del rifugio. Infine è doveroso
comportarsi correttamente e lasciare il rifugio in
ordine.
Capita a volte di partecipare a gite organizzate da
altri. In questo caso, prima della gita, documentarsi
sull'itinerario e sulle sue particolarità (difficoltà,
pericoli, tempi previsti), sia per propria soddisfazione personale, sia per prepararsi ad affrontare qualsiasi evenienza. Informarsi sull'equipaggiamento personale e di gruppo necessario, sui viveri occorrenti.
In caso di comitive
numerose è necessario
tenere un elenco esatto
dei partecipanti.
La meta e la via prescelta
devono essere scritte, con
i nomi dei partecipanti,
sul libro del rifugio.
Comportamento in rifugio
I rifugi costituiscono la base preziosa per molte
ascensioni. Un comportamento corretto ne aiuta la
conservazione e ne migliora l'utilizzazione.
Quanto più il rifugio è affollato, tanto più si deve
avere riguardo per il prossimo e fare in modo che i
propri compagni si comportino nello stesso modo.
Prima di entrare in rifugio, si puliscono gli scarponi,
gli abiti e il sacco se sono cosparsi di neve. Si ripongono gli sci e i bastoncini nell'apposito locale; le piccozze, i ramponi e le corde, in bell'ordine all’entrata.
Se il rifugio è dotato di scarpe o zoccoli da capanna,
è buona norma calzarli subito all'ingresso, riponendo i propri scarponi negli appositi spazi.
Nei rifugi custoditi ci si attiene in tutto alle diretti-
Nei rifugi custoditi ci si
attiene in tutto alle direttive del custode, soprattutto per quanto riguarda l'assegnazione dei
posti per dormire, i locali di soggiorno, l'orario
dei pasti.
Capitolo 11
355
Particolari
organizzativi
e suggerimenti
C11-24 Sci alpinista e rifugio
Prima di lasciare un
rifugio, si rimette tutto
in perfetto ordine: si
ripiegano le coperte, si
ripongono gli zoccoli da
riposo, si puliscono i
tavoli. Se il rifugio non è
custodito, si scopa il
pavimento, si pulisce la
cucina, si spegne con
cura il fuoco, si chiude
eventualmente il gas, si
serrano le imposte, le
finestre, la porta.
Capitolo 11
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
ve del custode, soprattutto per quanto riguarda l'assegnazione dei posti per dormire, i locali di soggiorno, l'orario dei pasti. Se il custode chiede collaborazione, lo si aiuta senza fare confusione, agevolandolo nel suo lavoro (servire bevande e pasti, apparecchiare e sparecchiare la tavola, ecc.).
Non si depongono i sacchi sui tavoli, sulle panche o
sugli sgabelli, cioè dove possono ingombrare o dare
fastidio ad altri. Il sacco si colloca con ordine nel
dormitorio in corrispondenza del proprio posto. A
tavola si portano solo i viveri che si intendono consumare per il pasto.
I rifiuti si raccolgono e si gettano negli appositi recipienti o si riportano a valle.
I servizi vanno tenuti con scrupolosa pulizia. Si eviti
di dare sfogo alle proprie esigenze fisiologiche all'esterno del rifugio o del bivacco, in prossimità dell'ingresso o comunque in zona antistante.
È sempre buona norma, prima di coricarsi, preparare il sacco per la gita, applicare le pelli sotto gli sci e
predisporre il vestiario, e l'occorrente per la prima
colazione. In rifugio è regola che dalle ore 22 le luci
siano spente e si faccia silenzio. Se si arriva tardi in
rifugio o se si parte presto, è buona educazione
ridurre al minimo il rumore, e fare un uso strettamente necessario della lampada frontale.
Il libro del rifugio non si imbratta con scritte inutili. Deve servire unicamente per gli scopi che ne
hanno consigliato l'adozione. Si abbia cura di indicarvi per sommi capi l'itinerario che si intende
seguire (specie se lungo e difficile), nonché la composizione della comitiva.
Anche nei rifugi non custoditi, oltre al rispetto delle
regole precedenti, è doveroso pagare i servizi di cui si
è usufruito. Le tariffe sono sempre esposte al pubblico in apposite tabelle.
Prima di lasciare un rifugio, si rimette tutto in perfetto ordine: si ripiegano le coperte, si ripongono gli
zoccoli da riposo, si puliscono i tavoli. Se il rifugio
non è custodito, si scopa il pavimento, si pulisce la
cucina, si spegne con cura il fuoco, si chiude eventualmente il gas, si serrano le imposte, le finestre, la
porta. Il rifugio deve essere lasciato nelle condizioni
in cui si vorrebbe trovarlo.
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Particolari
organizzativi
e suggerimenti
Ora di partenza
C11-25 Ore visibilità
Deve essere anticipata il più possibile per disporre
del necessario margine di sicurezza in caso di imprevisti; per scendere con le migliori condizioni di neve;
per sfruttare la possibilità di salire a piedi su neve
dura (soluzione che spesso aumenta la sicurezza e
diminuisce la fatica); per evitare il possibile peggioramento meteorologico pomeridiano, caratteristico
del periodo primaverile; per la maggior sicurezza
offerta dalla neve non rammollita dall'innalzamento
pomeridiano della temperatura, sui ghiacciai e sui
pendii da cui possono staccarsi valanghe di neve
umida. Si terrà conto dei tempi calcolati, delle difficoltà previste, dell’evoluzione del tempo, e delle ore
di luce a disposizione. Per quest'ultimo dato si veda
la tabella seguente.
2
4
6
8
S 7.10
S 6.45
S 6.00
L 5.55
10
12
10.25
11.35
13.15
14
16
18
2. Esempio: a fine Novembre la
durata della visibilità è di ore
10,30. Inizia alle 7 (ora solare)
e termina alle 17,30.
3. NOTE:
a) I dati sono validi per latitudine 45° N (es. Piemonte), con
cielo sereno, e si riferiscono alla
metà del mese considerato.
b) Il grafico è stato ricavato, con
rilievi, sulle reali condizioni in
cui la vista può discernere i dettagli del terreno.
c) Le ore sono espresse nei valori (solari o legali) direttamente
leggibili sull'orologio.
20
S 17.35
24
Gen.
S 18.20
Feb.
S 19.15
15.15
22
L 21.10
Mar.
Apr.
Mag.
L 5.15
16.30
L 5.00
17.10
L 22.10
Giu.
L 5.10
16.50
L 22.00
Lug.
L 5.30
L 21.45
15.50
L 6.10
S 6.00
S 6.45
S 7.45
14.05
12.15
L 21.20
L 20.15
S 18.15
ORA LEGALE
0
1. Esempio: a metà Maggio la
durata della visibilità è di ore
16,30. Inizia alle 5,15 (ora
legale) e termina alle 21,45.
Ago.
Set.
Ott.
10.50
S 17.35
Nov.
10.10
S 17.25
Dic.
Capitolo 11
357
Particolari
organizzativi
e suggerimenti
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
Consigli prima di partire
• Ascoltare l’ultimo bollettino valanghe e meteorologico e osservare il tempo (nuvolosità, vento, evoluzione del barometro-altimetro). Qualora il tempo
fosse incerto consultarsi per decidere se partire,
aspettare o rinunciare.
• Verificare in particolare che le pelli siano efficienti
e munite di collante sufficiente, che gli attacchi funzionino, che le batterie delle lampadine frontali
siano cariche e che l’attrezzatura personale sia completa.
• Accertarsi che l’equipaggiamento di gruppo sia
distribuito e ogni incombenza nei riguardi del rifugio eseguita.
358
Suggerimenti per la scelta della gita
In una disciplina così complessa e ricca di variabili
fissare delle regole è sempre difficile. Si vogliono fornire alcuni orientamenti nella fase di pianificazione
della gita, soprattutto per i meno esperti.
Con grado 4 del bollettino (pericolo forte):
Il manto nevoso è debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi e il distacco è probabile
già con un debole sovraccarico su molti pendii ripidi.
Si consiglia di non effettuare escursioni.
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Le “traversate”
o “alte vie” e
“raid” in sci
Con grado 3 del bollettino (pericolo marcato):
il manto nevoso presenta un consolidamento da
moderato a debole su molti pendii ripidi e il distacco è possibile con un debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati.
Per i poco esperti, una volta ottenute informazioni
favorevoli per frequentare una certa zona, il consiglio è di evitare tutti i pendii ripidi e quindi di effettuare un percorso su un terreno avente un’inclinazione minore di 30° e che si sviluppi lontano da pendii ripidi. Nel dubbio è preferibile rinunciare all’escursione.
Ai più esperti, una volta ottenute informazioni favorevoli per frequentare una certa zona, si raccomanda
di scegliere un itinerario che eviti i pendii ripidi
favorevoli al distacco, e di prestare grande attenzione nell’esecuzione della traccia e al comportamento
del gruppo.
359
Per i poco esperti e con
il bollettino che indica
grado 3 si consiglia è di
evitare tutti i pendii
ripidi, e quindi di effettuare un percorso su un
terreno avente un’inclinazione minore di 30° e
che si sviluppi lontano
da pendii ripidi.
Con grado 2 del bollettino (pericolo moderato):
Il manto nevoso è moderatamente consolidato su
alcuni pendii ripidi, per il resto è ben consolidato e
il distacco è possibile soprattutto con un forte
sovraccarico sui pendii ripidi indicati.
Si consiglia di mantenere in gita una costante attenzione perché grado 2 non significa che sia escluso il
pericolo di valanghe, bensì il distacco è possibile in
alcuni pendii specifici.
LE “TRAVERSATE” O “ALTE VIE” E
“RAID” IN SCI
In un’epoca in cui le prestazioni fisiche continuano a
migliorare grazie anche al contributo offerto dai
materiali leggeri e nuove tecniche, gli itinerari classici delle Alpi sono percorsi in tempi sempre più brevi,
spesso in giornata direttamente dal fondo valle, senza
avvalersi di punti di appoggio. Rifugi e bivacchi incu-
C11-26 Raid
Capitolo 11
Le “traversate”
o “alte vie” e
“raid” in sci
360
La prima traversata integrale sci alpinistica delle
Alpi fu compiuta nel
1956 da Walter Bonatti
con tre compagni. Il
grande itinerario prevedeva 1795 km di cammino, 146.386 metri di
dislivello, 66 giorni di
marcia.
C11-27 Tende
Capitolo 11
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
stoditi sono invece utilizzati come base di partenza
per più salite, o per traversate di massicci montani
della durata di più giorni; ne sono un esempio le “alte
vie” particolarmente lunghe e impegnative. Il precursore delle traversate fu Léon Zwingelstein, che intraprese da solo nel 1933 un grande viaggio con gli sci
ai piedi e una tenda sulle spalle: partì da Nizza ai
primi di febbraio e giunse in Austria, attraverso il
Silvretta il 6 aprile. La prima traversata integrale sci
alpinistica delle Alpi fu compiuta nel 1956 da
Walter Bonatti con tre compagni, impresa di grandissimo valore mai riuscita prima di allora. Il grande
itinerario prevedeva 1795 km di cammino, 146.386
metri di dislivello, 66 giorni di marcia, con partenza
dal Monte Canin, estremo est delle Alpi Giulie italiane, e arrivo al Colle di Nava nelle Alpi Marittime.
Rigorosa e severa l’etica del raid, che si è svolto senza
l’ausilio di nessun mezzo meccanico, solo con gli sci
o a piedi, in condizioni difficili, durante un inverno
particolarmente rigido.
Merita di essere ricordata per gli ideali di solidarietà,
di fratellanza e amicizia, la traversata sci alpinistica
delle Alpi “Sci alpinismo senza frontiere”, svoltasi
nel 1982 dal 20 marzo al 23 maggio. Questa iniziativa ideata e poi organizzata dal Club Alpino Italiano
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
e da Fritz Gansser, coordinatore internazionale dell’iniziativa, ha unito italiani, francesi, svizzeri,
austriaci, tedeschi e iugoslavi, in un unica ideale
catena lungo tutto l’arco alpino. La traversata era
divisa in due parti percorse contemporaneamente,
tramite staffette di sci alpinisti, con partenza da
Trieste e Nizza e incontro al passo del San Gottardo
nel cuore delle Alpi. L’impresa, di alto valore etico
per gli ideali proposti, è da considerare uno dei
momenti più significativi del nostro sodalizio, tanto
che furono organizzati numerosi raduni celebrativi
negli anni successivi.
Un altro modo di vivere una grande avventura, che
vada oltre la sola dimensione sportiva, è il “raid”
totale, che non prevede fermate nelle valli e richiede
un’autonomia assoluta, offrendo ai suoi protagonisti
sicurezza e libertà. Tale è la definizione che viene
data dal Club Alpino Francese, in seno al quale si
conta il maggior numero di appassionati di questa
specialità. Il percorso è svolto per alcuni giorni in
totale autonomia, e comporta zaini pesanti con vitto
e materiale di bivacco; generalmente per maggiore
flessibilità d’impiego, la tenda viene preferita ai ricoveri nella neve. Nonostante l’equipaggiamento e i
moderni ritrovati alimentari facilitino sempre più gli
sci alpinisti, i raid richiedono una buona preparazione e notevole resistenza psico-fisica.
Va citato il raid di tre mesi realizzato dai fratelli
Hubert e Bernard Odier, che collegando le cime
dell’Austria Orientale alla Alpi Marittime, hanno
realizzato un viaggio di ampiezza eccezionale nel
1979. Il raid ha rappresentato il compimento di una
grande avventura; pur avendo salito vette
dell’Himalaya e della Groenlandia, essi affermano
che “la loro più bella emozione di alpinisti e sciatori
è stato l’arrivo a compimento del raid, la realizzazione di un lungo sogno”. Un tempo lo sci alpinismo
era per lo più praticato in ambito europeo, ora invece gli orizzonti si sono ampliati ed è possibile vivere
anche l’esperienza di una spedizione extra-europea.
La catena dell’Himalaya, la Cordillera delle Ande, ad
esempio offrono salite sci alpinistiche in alta quota
che hanno l’importanza e il valore di vere e proprie
spedizioni.
Le “traversate”
o “alte vie” e
“raid” in sci
Un altro modo di vivere
una grande avventura,
oltre la sola dimensione
sportiva, è il “raid” totale; che non prevede fermate nelle valli e richiede
un’autonomia assoluta.
361
Un tempo lo sci alpinismo era per lo più praticato in ambito europeo,
ora invece gli orizzonti
si sono ampliati ed è
possibile vivere anche
l’esperienza di una spedizione extraeuropea.
Capitolo 11
Numeri telefonici e
indirizzi web utili dei
bollettini nivo-meteo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Sci alpinismo
NUMERI TELEFONICI E INDIRIZZI
WEB UTILI DEI BOLLETTINI NIVOMETEO
ITALIA
A.I.NE.VA.
0461.230030
Bollettini nivometeorologici Alpi Italiane
Valle d’Aosta
0165.776300
Bollettino nivometeorologico
Piemonte
011.3185555 (TO)
Bollettino nivometeorologico e self-fax
0324.81201 (NO)
0163.27027 (VC)
071.66323 (CN)
559
Bollettino nivometeorologico
Liguria
010.532049
Bollettino nivometeorologico
Lombardia
1678.37077
0342.901521
Bollettino nivometeorologico
Self-fax
Alto Adige
0471.270555
Bollettino nivometeorologico e self-fax
Veneto
0436.780007
0436.79221
0436.780008
0436.780009
Bollettino nivometeorologico
Bollettino nivometeorologico e di analisi a mezzo
self-fax
Fax-polling
Friuli
Venezia Giulia
1678.60377
0432.501029
Bollettino nivometeorologico+self fax
Dati innevamento e bollettino analisi
Appennino
06.8555618
Bollettino valanghe
Meteomont/Forestali
Televideo
Pag. 490-491
362
Pagina televideo regionale
SLOVENIA
0038.6619822
Bollettino valanghe
0041.91162
0041.91187
Bollettino meteorologico in italiano
Bollettino nivometeorologico
SVIZZERA
Capitolo 11
Sci alpinismo
Scelta e preparazione
della gita
sci alpinistica
Numeri telefonici e
indirizzi web utili dei
bollettini nivo-meteo
FRANCIA
0033.836681020
0033.836680238
Bollettino nivometeorologico
Bollettino meteorologico
0033.78580042
Bollettino nivometeorologico:
Haute Savoie 74, Savoie 73, Isère 38, HautesAlpes 05, Haute Province 04, Alpes Maritimes
06, Pyrenees Orientales 66, Andorre 99, Ariège
09, Haute-Garonne 31, Hautes Pyrenees 65,
Pyrenees Atlantiques 64, Corse 20
36.15 METEO
Informazioni nivometeorologiche su Minitel
Voralberg
0043.5522.1588
Bollettino valanghe
Tirolo
0043.512.1588
0043.58091581
Bollettino valanghe
Bollettino valanghe: servizio fax
Salzburg
0043.662.1588
Bollettino valanghe
Oberosterreich
0043.732.1588
Bollettino valanghe
Karnten
0043.463.1588
Bollettino valanghe
Steiermark
0043.316.1588
Bollettino valanghe
0049.8912101210
0049.8912101130
Bollettino valanghe
Bollettino valanghe: servizio fax
0034.934232967
Bollettino valanghe
Bollettino valanghe
363
AUSTRIA
GERMANIA
SPAGNA
Pirenei Occ.
0034.934232967
Capitolo 11
Numeri telefonici e
indirizzi web utili dei
bollettini nivo-meteo
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Sci alpinismo
Infine indichiamo i più noti indirizzi web, che permettono tramite link di selezionare i bollettini desiderati.
364
Italia
Altri Paesi
• A.I.NE.VA. Arco Alpino Italiano
www.aineva.it/alpino.htm
• Svizzera
www.wsl.ch/slf/avalanche/avalanche-it.html
• Valle D’Aosta
www.aineva..it/aosta.htm
• Francia
www.meteo.fr/temps/france/avalanches/
• Piemonte
www.regione.piemonte.it/meteo/neve.htm
• Austria
www.tiscover.com/1Root/reports/7/f_lawinenuebersicht0.2.html
• Lombardia
www.regione.lombardia.it/Meteonew.nsf/Home/
Valanghe
• Austria-Steiermark
www.zamg.ac.at/markt/graz/lawinen/start.html
• Trentino
www.provincia.tn.it/meteo/bol_valan.hm
• Baviera
www.bayern.de/lfw/lwd/lagebericht.htm
• Alto Adige
www.provinz.bz.it/valanghe/index1_i.hm
• Slovenia
www.rzs-hm.si/napoved/snezne_razmere.html
• Veneto
www.arpa.veneto.it/csvdi/bollettino/
• Slovacchia
http://ski.sk/ski/ski.php3?l=en&s=avalanche&p=
&ids=f2e20b3ce70a1ce56da11396e4bfa67e
• Friuli Venezia Giulia
www.regione.fvg.it/montagna/montagna.htm
• Meteomont
www.meteomont.sail.it/
• Appennini Corpo Forestale dello Stato
www.corpoforestale.it/bollettini_meteo/bollettino.htm
• Spagna Pirenei Orientali
www.icc.es/allaus/castella/cbutfrocc.html
• Spagna Pirenei Occidentali
www.icc.es/allaus/castella/cbutfrori.html
• Arco Alpino
www.avalanches.org
Inoltre riportiamo gli indirizzi di organizzazioni che si occupano di neve e valanghe.
• SVI Servizio Valanghe Italiano
www.cai-svi.it/
• Westwide Avalanche Network
www.avalanche.org/
• A.I.NE.VA. Associazione Interregionale Neve e
Valanghe
www.aineva.it/
• CAA Canadian Avalanche Association
www.avalanche.ca/
• ANENA Association National pour l’Etude de
la Neige e des Avalanches
www-pole.grenet.fr/cgi-bin/w3msql/POLE/REDOC/REPERTOIRE/fiche.html
• CSAC Cyberspace Snow and Avalanche
Center
www.csac.org/
• Scottish Avalanche Information Service
www.sais.gov.uk/
• Institut Cartografic de Catalunya
www.icc.es/allaus
• Progetto SAME
http://same.grenoble.cemagref.fr/
• AAAP American Avalache Association
Professional www.avalanche.org/~aaap
• Centre d’Etudes de la Neige (Meteo France)
www.cnrm.meteo.fr:8000/cnrm/cgi-bin/imagemap/france?243,191
• Colorado Avalanche Information Center
www.caic.state.co.us/
• Ufficio Valanghe Sloveno
www.rzs-hm.si/odlocise.html
• CEMAGREF
www.cemagref.fr/
• Soccorso Alpino Slovacco
www.horska-sluzba.sk/
• SLF Davos: Istituto Federale per lo Studio
della Neve e delle Valanghe
www.slf.ch/welcome-it.html
Capitolo 11
capitolo 12
Condotta durante la gita
sci alpinistica
INDICE
Premessa
Valutazione locale del pericolo di valanghe - fase 2
Condotta di gita: prospetto riassuntivo della fase 2
Fattori di rischio importanti
Visibilità
Altezza critica della neve fresca
Segnali d’allarme di forte pericolo
Inclinazione del pendio e test del bastoncino
Suggerimenti prima di partire per la gita in programma
Preparativi prima della partenza e modo di procedere
Formazione di piccoli gruppi
Controllo equipaggiamento individuale e di gruppo
Metodo corretto per indossare A.R.VA.
Verifica del corretto funzionamento dell’A.R.VA. prima della partenza
Comportamento individuale
Itinerario e controllo con carta topografica, bussola e altimetro
Traccia - Microtraccia
Regole di sicurezza da adottare nell’esecuzione
della traccia e della microtraccia
Bosco fitto sempre verde
Bosco rado di larici
Zone di entrata e di uscita del bosco
Dossi, costoni, creste
Pendii ripidi e aperti
Ricerca dei punti di riferimento
Percorso sovrastato da pendii ripidi
Percorso che sovrasta un salto
Vicinanza di creste e pendio sottovento
Pendii con cornici
Attraversamento di pendio sotto le rocce
Salita in un canale
Versanti esposti da NE a NO
Pendii esposti da E a S soprattutto in primavera
Itinerario frequentato - tracce esistenti
Scelta delle soste
Regole di sicurezza da adottare in fase di discesa
Influenza del peso dello sciatore sul manto nevoso
Esecuzione della traccia in discesa
Sciabilità della neve
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale della traccia - fase 3
Condotta di gita: prospetto riassuntivo della fase 3
Considerazioni sulla percorribilità del pendio
Suddivisione del gruppo di sei persone in due gruppi di tre
Distanze fra i singoli e zone di attesa
Attraversamento di un pendio sospetto e osservazione dei compagni
Esempi significativi di distacchi di valanga
Comportamento in caso di distacco della valanga
Metodo di riduzione del rischio di valanghe: schema riassuntivo
Capitolo 12
torna al sommario
Premessa
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
PREMESSA
366
In questo capitolo si descrive il modo più idoneo per realizzare con piena soddisfazione una escursione, e nello stesso tempo cautelarsi rispetto al pericolo di incidenti.
Riproponiamo lo schema generale di riduzione del rischio già presentato nel capitolo
“Scelta e preparazione della gita sci alpinistica”, nel quale è stata approfondita la
prima fase, cioè la pianificazione a tavolino dell’escursione.
Le misure di precauzione si basano sull’attuazione di tre fasi fondamentali:
1. a livello regionale (a casa), pianificazione accurata dell’escursione;
2. a livello locale (sul luogo), valutazione dettagliata della situazione valanghiva,
scelta dell’itinerario adeguato, e adozione di un comportamento appropriato sul terreno;
3. sul singolo pendio ripido, valutazione della stabilità del manto nevoso, e
messa in atto di provvedimenti speciali di sicurezza, con lo scopo di ridurre il sovraccarico, oppure di evitare la zona sospetta.
La seconda fase presuppone una costante osservazione, durante tutta la gita,
delle condizioni nivo-meteo, del terreno e dei partecipanti, e tenendo conto
della loro influenza quali fattori di rischio, l’effettuazione del percorso più
sicuro.
Nel corso della gita, si applicano una serie di regole per l’esecuzione della traccia, che
grazie a favorevoli condizioni di tempo e di neve, consentono di percorrere i pendii
ripidi presenti lungo l’itinerario, senza la necessità di doversi soffermare a studiare
volta per volta il consolidamento del manto nevoso.
Nella fase 3, che verrà sviluppata alla fine del capitolo, viene richiesto invece un
livello di attenzione e di analisi più approfondito di quello adottato nella
fase 2: si tratterà infatti di stabilire se quel particolare pendio ripido è percorribile
oppure da evitare.
Il campanello d’allarme che ci induce a passare dalla fase 2 alla fase 3, cioè
a riflettere e ad analizzare la stabilità del singolo pendio ripido, e quindi adottare
un certo tipo di comportamento, può scattare quando si osservano contemporaneamente alcuni importanti fattori di rischio:
a) inclinazione del pendio di almeno 30° e
b) altezza critica della neve recente, oppure presenza di accumuli da vento.
Viene presentato un prospetto riassuntivo della fase 2 in cui si descrivono in forma
sintetica i vari fattori che si devono considerare per la scelta complessiva del percorso
e il comportamento appropriato sul terreno, visti in funzione dei tre criteri (meteonivo, terreno, partecipanti).
Di seguito questi aspetti verranno illustrati in modo più dettagliato.
Per la trattazione approfondita degli argomenti si è preferito utilizzare come filo conCapitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Premessa
duttore lo sviluppo progressivo di una escursione cominciando dalle osservazioni dell’ambiente e ai preparativi da effettuare prima della partenza per passare poi all’esecuzione della traccia in salita ed in discesa e quindi a valutare la stabilità di un pendio se ciò risultasse necessario.
Questo metodo di divulgazione, rispetto a quello adottato nel capitolo “scelta e preparazione di una gita sci alpinistica” non segue passo passo i punti descritti nel prospetto riassuntivo, bensì cerca, nel corso della gita, di evidenziare la diversa importanza dei vari argomenti.
C12-00 Passo Pordoi
Capitolo 12
367
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
VALUTAZIONE LOCALE DEL PERICOLO DI VALANGHE - FASE 2
C12-01 Condotta di gita
Condotta di gita:
Prospetto riassuntivo della fase 2
2.1 LE CONDIZIONI NIVO-METEO
368
TEMPO
• Precipitazioni in corso: neve, pioggia
• Scarsa visibilità
• Vento: intensità, direzione
• Temperatura dell’aria elevata (superiore a 0°C già al mattino)
NEVE
• Altezza critica della neve fresca = pericolo marcato o superiore:
a. con 40/50 cm di neve recente rinunciare alla gita
b. bastano 20/30cm di neve recente e condizioni sfavorevoli per abbandonare o modificare la gita
• Erosione da vento e accumuli di neve (nei canali, in prossimità delle creste)
• Segnali d’allarme di forte pericolo (itinerario molto pericoloso e da evitare): valanghe spontanee
cadute in giornata, distacchi a distanza, fessure e rumori “wooum” al momento del carico del manto
nevoso.
Verificare la corrispondenza tra informazioni del bollettino e condizioni generali del tempo e del
manto nevoso. Considerare l’opportunità di eseguire dei test di stabilità (profilo stratigrafico e blocco di slittamento) il giorno precedente la gita, se si è già presenti in zona.
2.2 IL TERRENO
TERRENO: FATTORI CHE AUMENTANO IL RISCHIO
• Pendii ripidi con inclinazione uguale o maggiore di 30°
• Vegetazione: il bosco rado non protegge dalle valanghe a lastroni
• Canaloni, conche, avvallamenti (probabili accumuli da vento)
• Percorso su pendio aperto privo di ripari naturali
• Percorso sovrastato da pendii ripidi (pareti, canaloni, seraccata)
• Vicinanza di creste (possibile presenza di accumuli da vento e di cornici)
• Percorso che sovrasta un risalto (rocce, ghiacciaio, crepaccio)
• Itinerario che si svolge sui versanti esposti da nord a nord est
• Itinerario poco frequentato
2.3 EQUIPAGGIAMENTO E COMPORTAMENTI
EQUIPAGGIAMENTO (controllo prima della partenza)
• Verifica corretto funzionamento dell’A.R.VA.
• Controllo equipaggiamento individuale
• Controllo materiali di gruppo e loro distribuzione
COMPORTAMENTI IN GITA
• Presenza di un responsabile di gruppo ed elenco dei presenti
• Formazione di piccoli gruppi
• Esecuzione di una traccia che eviti il più possibili i fattori di rischio
• In discesa mantenere le distanze (eventuale sciata lenta in traccia)
• Mantenere una costante osservazione del tempo e del terreno
• Controllare i tempi di marcia e dedicare tempo per osservare e analizzare
• Indicatori per passare alla FASE 3: pendenza, neve fresca, accumuli
Capitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Fattori di rischio importanti
Per fornire un aiuto allo sci alpinista, soprattutto all’inizio dell’escursione, ove debba decidere se confermare la gita programmata oppure modificare l’itinerario,
viene anticipata la descrizione di alcuni fattori di
rischio ritenuti importanti:
1) condizioni meteo: scarsa visibilità (nuvolosità, nebbia, maltempo)
2) condizioni neve: altezza critica della neve fresca
3) condizioni neve: segnali di allarme di forte pericolo
4) terreno: inclinazione critica di 30°
Visibilità
Il grado di visibilità in montagna dipende da molti
fattori. Esso varia nello spazio e nel tempo.
L’orientamento è facilitato da tutti gli oggetti che
assorbono la luce (rocce, alberi, ecc.), ed è ostacolato
da tutto ciò che riflette la luce (es. neve, ghiaccio).
Gli elementi che compromettono maggiormente la
visibilità sono la nebbia, le nubi basse o le nevicate;
in particolare associati a vento. La situazione può
diventare ancor più critica ove non vi siano punti di
riferimento continui, (es. un sentiero), o su pendii
omogenei.
Cattive condizioni di visibilità, oltre a determinare
problemi di orientamento, diminuiscono il nostro
livello di percezione dei pericoli oggettivi. Spesso la
concentrazione nella ricerca della direzione con tutti
gli strumenti a disposizione, e l’applicazione rigorosa
delle nozioni e delle capacità tecniche, consentono di
orientarci, ma distolgono l’attenzione dal cogliere i
segnali della natura. Condizioni di scarsa visibilità su
un ghiacciaio innevato non solo determinano problemi di orientamento, ma aumentano il grado di rischio
di caduta in un crepaccio a cui ci esponiamo.
Con scarsa visibilità, ed in particolare con la nebbia,
tutto acquista un’altra dimensione, le distanze sembrano aumentare, le forme si dilatano, le pendenza
non si percepisce più correttamente, tanto che a volte
non si distingue se si sale o si scende. La luce diffusa
confonde il limite tra il terreno e la nebbia, e i contorni degli oggetti visibili. Sugli sci, quando manca
completamente la visibilità, si perde ogni punto di
369
C12-02 Scarsa visibilità in gita
Cattive condizioni di visibilità, oltre a determinare
problemi di orientamento, diminuiscono il
nostro livello di percezione dei pericoli oggettivi.
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
370
La cattiva visibilità
influenza inoltre la nostra
disposizione
mentale
verso ciò che si sta facendo, può aumentare il nervosismo verso i compagni
e creare tensioni all’interno del gruppo.
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
riferimento e, a volte, si fatica a capire se si è fermi o
ancora in movimento.
I rumori risultano attenuati e spesso è difficile udire i
propri compagni se si mantengono, esempio tipico
nello sci alpinismo, le distanze di alleggerimento, o se
si procede in cordata. Si tende perciò a riunirsi nello
stesso punto concentrando molte persone in poco
spazio, come spesso avviene quando si avverte la presenza di un pericolo; condizione che può aumentare il
rischio (di valanghe per sovraccarico del pendio o di
caduta in un crepaccio, per sovraccarico del ponte di
neve). La cattiva visibilità influenza inoltre la nostra
disposizione mentale verso ciò che si sta facendo, può
aumentare il nervosismo verso i compagni e creare
tensioni all’interno del gruppo.
A volte anche la mancanza di visibilità a causa di luce
debole e diffusa su terreno innevato, prima dell’alba e
dopo il tramonto, a cielo sereno, può essere critica, in
particolare per quanto riguarda il riconoscimento dell’inclinazione dei pendii situati sopra e di fianco a
quelli su cui si stanno procedendo.
Come comportarsi:
• Osservare costantemente le condizioni meteorologiche ed accorgersi per tempo che la visibilità sta
diminuendo.
• Utilizzare carta, bussola ed altimetro, per fare il
punto, prima che la visibilità sia troppo scarsa.
• Orientarsi continuamente, in modo da conoscere
esattamente la propria posizione, seguendo i riferimenti naturali e quelli sulla carta topografica, approfittare di ogni schiarita per aggiornare il punto.
• Non esitare a tornare sui propri passi per ritrovarsi in un punto noto della carta topografica.
Altezza critica della neve fresca
C12-03 Altezza neve fresca
Capitolo 12
Il quantitativo critico di neve fresca determina una
situazione di pericolo marcato o di grado superiore.
La quantità critica di neve fresca dipende anche da
condizioni addizionali, quali la forza del vento, la
superficie della neve vecchia e la temperatura.
Regola empirica per valutare l’altezza critica della
neve fresca
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
• 10-20 cm di neve fresca in caso di condizioni addizionali sfavorevoli
• 30 cm di neve fresca in caso di condizioni addizionali medie
• 30-40 cm di neve fresca in caso di condizioni addizionali favorevoli
In montagna chi non vuole correre grossi rischi dopo
una nevicata di 40 cm, resta a casa, o in un luogo sicuro per qualche giorno.
Particolarmente critico è il PRIMO GIORNO
BELLO dopo un periodo di tempo perturbato.
371
CONDIZIONI SFAVOREVOLI
CONDIZIONI FAVOREVOLI
Vento forte (circa 50 km/h)
Vento debole
Temperature basse (inferiori a –8C°)
Temperature poco sotto 0C° soprattutto
all’inizio delle precipitazioni
Crosta di fusione, brina di superficie, ghiaccio
vivo, superficie costituita da vecchi strati di neve
Pioggia che si trasforma in neve
Pendio poco frequentato
Pendio percorso spesso e da molte persone
Segnali d’allarme di forte pericolo (grado 4)
Durante un itinerario scelto correttamente non si
dovrebbero mai manifestare segnali di questo genere
perché sono indicatori di forte pericolo. Qualora si
dovessero osservare significa che la scelta della gita è
sbagliata, e che si deve abbandonare la zona e modificare l’itinerario.
a) Valanghe di lastroni di neve spontanee cadute in
giornata.
b) Distacchi a distanza.
c) Fessurazioni e rumori “wooum” quando si carica il
manto nevoso.
In montagna chi non
vuole correre grossi
rischi dopo una nevicata
di 40 cm, resta a casa, o
in un luogo sicuro per
qualche giorno.
Valanga spontanea caduta in giornata
Una valanga che si stacca nel corso della giornata indica che il manto nevoso è assai instabile; spesso nel giro
di qualche ora viene seguita da altre.
Se l’origine del distacco è prodotto da un rialzo termico
(riduzione delle resistenze), o dalla pioggia (sovraccarico e riduzione delle resistenze), tutti i pendii aventi la
stessa quota e la medesima inclinazione, di quello inteCapitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
ressato dalla valanga, possono ritenersi pericolosi.
Se invece l’origine del distacco è prodotto da un trasporto di neve operato dal vento, si possono verificare valanghe su versanti anche diversi fra loro (la foto
illustra questo caso).
C12-04 Valanga spontanea
Se la valanga è stata prodotta da un aumento di
temperatura, è prevedibile un aumento dell’instabilità nel corso della
giornata e saranno dapprima i pendii più ripidi,
e orientati a est e sud, ad
essere coinvolti.
C12-05 Distacco a distanza
Capitolo 12
Valanga caduta uno o due giorni prima della gita
Questa situazione non rappresenta sempre un segnale di forte pericolo, tuttavia dall’osservazione si possono evidenziare due casi pericolosi.
Se la valanga è stata prodotta da un aumento di temperatura (rialzo termico, sole primaverile), è prevedibile un aumento dell’instabilità nel corso della giornata: saranno dapprima i pendii più ripidi, e orientati a est e a sud, ad essere coinvolti.
Se il distacco si è verificato dopo nevicate recenti, o
un periodo in cui il vento ha trasportato neve, significa che il manto nevoso non è stabile e che tale
situazione può durare ancora qualche giorno.
Distacchi a distanza
In conseguenza delle diverse condizioni del manto
nevoso, per il tipo e l’entità della coesione, si possono generare valanghe relativamente distanti dal
punto in cui viene esercitata una sollecitazione.
I distacchi vicini provocati dallo sciatore sono possibili in situazioni di “pericolo marcato”.
Se si provocano distacchi a distanza significa che esiste un “pericolo forte”.
I distacchi a distanza sono possibili solo se grandi
superfici presentano una debole resistenza di base.
Supponendo che un pendio ripido sia instabile, è
bene non sollecitarne la zona di compressione al
piede, ed allontanarsi dall’area.
Occorre accertarsi che un eventuale distacco in qualche altra parte del pendio non interessi i componenti del gruppo, o gli estranei, che si trovino sia sullo
stesso tracciato che su uno diverso. Questa preoccupazione ovviamente riguarda anche la nostra incolumità, dato che altri sciatori alpinisti potrebbero provocare da lontano il distacco nella zona che stiamo
percorrendo. Va poi ricordato l’obbligo di agire in
modo che la valanga da noi eventualmente provoca-
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
ta, non vada ad investire, durante il suo moto, altre
persone che venissero a trovarsi più a valle.
Rumori “wooum” e fessure al momento del carico del manto nevoso
In presenza di neve asciutta, la formazione di fessure al momento del carico del manto nevoso, e rumori “wooum” di assestamento, sono chiari segnali di
grande instabilità, cioè si constata una situazione di
“pericolo forte”. Il rumore è provocato dalla fuoriuscita dell’aria dalle cavità del manto nevoso, quando
questo si assesta sotto carico. Ci si deve allora fermare e intraprendere tutte le precauzioni possibili
per abbandonare la zona. La foto mostra un pendio
di inclinazione inferiore a 30°, nel quale un lastrone
di neve dapprima ha evidenziato fessurazioni, quindi ha prodotto il “wooum” e infine si è “assestato”.
Inclinazione del pendio e test del
bastoncino
L’inclinazione critica dei pendii è di 30°.
Una delle precauzioni più importanti che uno
sciatore alpinista può prendere, è quella di non
affrontare mai pendii ripidi, almeno fino a quando le sue conoscenze e la sua esperienza non gli
consentano di affrontare, con piena consapevolezza, la valutazione della stabilità del manto
nevoso su un determinato pendio e in un preciso
momento.
I pendii più pericolosi per lo sciatore alpinista sono
quelli che hanno un’inclinazione variabile da 30° a
45°. Al di sotto di questa inclinazione difficilmente
una valanga si mette in movimento, anche se, una
volta distaccata può proseguire il moto anche sul
piano. Oltre i 50°, in generale, la neve non riesce a
trattenersi sul pendio, e quindi scivola a valle con
una frequenza tale da non consentire quasi mai la
formazione di grossi accumuli.
Sul terreno vale la seguente regola pratica: “chi
vuol salire in modo agevole, su inclinazioni pari
a 28-30 gradi, comincia ad effettuare dietrofront”.
373
C12-06 Wooum
In presenza di neve
asciutta, la formazione di
fessure al momento del
carico del manto nevoso,
e rumori “wooum” di
assestamento, sono chiari segnali di grande instabilità.
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
374
Un ottimo sistema per
valutare
velocemente
l’inclinazione di un pendio è quello di usare i
bastoncini, opportunamente segnati, e disposti
ad angolo retto.
L
h
C12-07 Inclinazione con
bastoncini
h = 1/2 del bastone => 27°
h= 2/3 del bastone => 35°
h= bastone intero => 45°
a=L*tg
tg 27°=0,50
tg 30°=0,58
tg 35°=0,70
tg 40°=0,84
Capitolo 12
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Per una disamina più accurata dei metodi di misura
di misura dell’inclinazione, si rimanda il lettore al
capitolo: “La valutazione della stabilità del manto
nevoso”. Un ottimo sistema per valutare velocemente l’inclinazione di un pendio è quello di usare i
bastoncini, opportunamente segnati, e disposti ad
angolo retto come da schema seguente.
Osservazioni sul posto prima di partire
L’effettuazione della gita, preparata a tavolino, ottiene l’ultima conferma la sera precedente oppure il
mattino prima di partire: saranno le condizioni del
tempo, della neve, del terreno e dei partecipanti, a
decidere se confermare, cambiare l’itinerario oppure
rinunciare.
Ancora prima di iniziare la gita, appena giunti sul
posto, è già possibile rendersi conto di alcuni fattori
determinanti per la valutazione delle condizioni del
manto nevoso, e di conseguenza per un riscontro
pratico di quanto dedotto dal bollettino
valanghe.
Per allargare il campo visivo risulta molto
utile l’impiego del binocolo.
Gli elementi meteorologici da considerare
sono:
a) Precipitazioni in atto (neve, pioggia) e
tendenza del tempo;
b) Visibilità;
c) Azione del vento;
d) Elevati valori di temperatura (oltre 0°C );
Gli elementi legati alla nivologia da osservare prioritariamente sono:
a) l’altezza critica della neve fresca;
b) accumuli di neve prodotti dall’azione del vento;
c) segnali d’allarme indicatori di forte pericolo.
La foto mostra un’evidente azione eolica sulle creste:
il cielo è sereno, non ci sono precipitazioni, e la visibilità è buona; tuttavia la neve fresca, caduta nei 2-3
giorni precedenti, viene trasportata dal vento creando cospicui accumuli.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
375
C12-08 Azione del vento
Suggerimenti prima di partire per la gita
in programma
Stabilire regole di comportamento in questa disciplina assai complessa, è difficile in quanto le scelte
dipendono da numerosi parametri e soprattutto dall’esperienza sci alpinistica dei partecipanti. Si forniscono alcuni suggerimenti soprattutto per i principianti. Sottolineando peraltro, che il concetto di
principiante è relativo, e che tutti si devono sempre
interrogare non solo sulla fattibilità della gita, ma
soprattutto in merito alla propria esperienza e capacità di valutazione. Così come un arrampicatore che
si muove bene sul III grado, progredisce sul IV ed è
principiante sul V, uno sci alpinista che procede con
sufficiente sicurezza su percorsi di medio impegno, è
un principiante su terreni più impegnativi con
diversi pendii ripidi o a maggior ragione su ghiacciaio. In questo fase di avvio, per decidere se continuare con la gita in programma oppure modificare o
addirittura rinunciare all’itinerario, vengono offerti
dei suggerimenti che non fanno riferimento alle
indicazioni del bollettino, bensì tengono conto della
sola osservazione dell’ambiente. Si suppone che la
gita sia stata scelta grazie a un bollettino favorevole e
che invece al momento della partenza la situazione
meteo-nivo sia peggiorata, oppure si ipotizza di non
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
376
Così come un arrampicatore che si muove bene
sul III grado può essere
un principiante sul V,
uno sci alpinista, che
procede con sufficiente
sicurezza su percorsi di
medio impegno, può
essere un principiante su
terreni più impegnativi o
a maggior ragione su
ghiacciaio.
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
disporre di aggiornamenti recenti del bollettino: in
entrambi le situazioni si deve contare sull’osservazione dell’ambiente e sulle proprie conoscenze.
È preferibile rinunciare alla gita nel caso di:
a. persistenti condizioni meteorologiche avverse;
b. scarsa visibilità;
c. altezza della neve fresca oltre i 40 cm;
d. segnali di forte pericolo (valanghe spontanea
cadute in giornata, distacchi a distanza, fessurazioni
e rumori “wooum”);
e. forte ritardo sull’orario previsto soprattutto in primavera.
È opportuno cambiare itinerario se si
osserva:
a. visibilità ridotta e tendenza del tempo non favorevole a schiarite;
b. azione consistente del vento;
c. temperatura particolarmente elevata rispetto alla
stagione e all’ora;
d. altezza della neve fresca di 20-30 cm (ricordare
che più si sale di quota più aumenta l’altezza della
neve fresca);
e. evidenti accumuli di neve trasportata dal vento;
f. neve molto bagnata o fradicia su pendii che non
hanno ancora scaricato;
g. parere contrario di esperti locali;
h. cattive condizioni fisiche di qualche partecipante.
Preparativi prima della partenza e
modo di procedere
In questa sezione viene descritta una serie di operazioni preliminari da svolgere al momento della partenza, si spiegano i concetti di itinerario, traccia e
microtraccia, e si illustra il modo di procedere tipico
dello sci alpinismo. La tecnica individuale di salita e
di discesa sono esposte nei relativi capitoli, mentre
una sezione specifica è dedicata alle regole di sicurezza da adottare nella esecuzione di una traccia.
Capitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Formazione di piccoli gruppi
Al fine di non caricare eccessivamente il manto
nevoso ed in particolare eventuali lastroni da vento,
è buona norma procedere in un gruppo composto al
massimo da 5/6 persone. Se la comitiva è numerosa
la si suddivide in più gruppi; ciascuno di essi avrà un
responsabile e sarà dotato di materiale collettivo. È
buona norma che i gruppi siano tra loro in contatto
e che tutti facciano riferimento al responsabile della
comitiva. Tra un gruppo e il successivo, la distanza
minima di sicurezza da mantenere è di almeno cento
metri in condizioni normali, in conformità alle
caratteristiche del terreno e dell’innevamento.
Questo importante e corretto comportamento deve
essere attentamente osservato per tutto lo svolgimento della gita, tanto in salita quanto in discesa, si
da diventare una costante e sana abitudine.
377
C12-09 Piccoli gruppi
Controllo equipaggiamento individuale
e di gruppo
Si tenga ben presente che A.R.VA., pala, e sonda,
sono da considerare equipaggiamento individuale: infatti la sonda individua con precisione il
punto di seppellimento e la pala consente di scavare con rapidità.
Per l’elenco dell’attrezzatura occorrente si rimanda il
lettore ai capitoli “Equipaggiamento” e “Scelta e preparazione della gita sci alpinistica”.
Per l’attrezzatura alpinistica si deve invece consultare il manuale “Alpinismo su ghiaccio”.
Se la comitiva è numerosa, la si suddivide in più
gruppi; ciascuno di essi
avrà un responsabile e
sarà dotato di materiale
collettivo.
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Metodo corretto per indossare A.R.VA.
C12-10 Indossare l'A.R.VA.
C12-11 A.R.VA. in ricezione
Fin dall’inizio della gita è necessario indossare l’apparecchio di ricerca in valanga (A.R.VA.).
L’A.R.VA. deve essere indossato in maniera corretta (assolutamente non trasportato nello zaino)
allo scopo di: proteggere l’apparecchio contro eventuali urti, ed evitare che in caso di incidente esso
venga immediatamente strappato dalla massa nevosa in movimento; consentire il ritrovamento più
veloce delle vie respiratorie del sepolto.
I recenti modelli di A.R.VA. sono dotati di cinghie
per il fissaggio al corpo. Taluni apparecchi si accendono e si dispongono in trasmissione non appena si
collegano le fibbie.
Gran parte degli strumenti dotati di cinghie offrono
la possibilità, nella fase di ricerca, di non svincolare
totalmente l’apparecchio dal corpo del soccorritore.
La soluzione migliore per indossare l’A.R.VA. è
quella di utilizzare il sistema di fissaggio in dotazione e di posizionare l’apparecchio a tracolla, a contatto con la maglieria intima, sotto la camicia, in modo
da averlo sotto l'ascella su un fianco.
Nel caso non si disponga di cinghie predisposte, è
possibile custodire l’apparecchio dentro una tasca
posizionata sul petto e dotata di cerniera lampo
robusta (es. tasca di una salopette dotata di cerniera
e velcro).
Verifica del corretto funzionamento
dell’A.R.VA. prima della partenza
C12-12 A.R.VA. a tracolla
C12-13 A.R.VA. in tasca
Capitolo 12
All’inizio di qualsiasi escursione è indispensabile verificare il corretto funzionamento degli A.R.VA., sia in
modalità ricezione che in modalità trasmissione.
Il metodo di controllo contempla la presenza, nel
gruppo da verificare, di apparecchi sia analogici che
digitali.
Proprio perché questi ultimi non sempre sono dotati
di una regolazione del volume, deve essere mantenuta una distanza di almeno 10 metri, tra il gruppo e la
persona che si avvicina al capo comitiva per il controllo di inizio gita.
Il responsabile del gruppo procede nel seguente
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
modo:
1) fa predisporre tutti gli A.R.VA. del gruppo in
ricezione, sul valore minimo (per gli apparecchi
dotati di volume);
2) si allontana dal gruppo almeno 10 metri e posiziona il proprio A.R.VA. in trasmissione;
3) fa passare davanti a sé un componente alla volta,
con un intervallo di 10 metri dal resto del gruppo,
per controllare che ciascun apparecchio riceva il suo
segnale;
4) completata questa verifica, fa commutare tutti gli
apparecchi in trasmissione, mentre posiziona il proprio in ricezione;
5) fa sfilare davanti a sé, con un intervallo di 10
metri, i componenti del gruppo e controlla la corretta emissione di tutti gli A.R.VA. (e la capacità di
ricezione del proprio strumento);
6) infine riporta il proprio apparecchio in trasmissione e raggiunge i compagni.
Non sarà effettuato nessun altro intervento sugli
A.R.VA. sino alla fine dell’escursione, o dell’operazione di soccorso, salvo quelli necessari ad una eventuale ricerca.
379
Comportamento individuale
In caso di travolgimento, non si ha il tempo di pensare ad una reazione preventiva. È quindi necessario
assumere alcune precauzioni importanti fin dall’inizio della gita.
Viene consigliato vivamente l’uso degli ski stopper.
Nella fase di salita, la regola generale non prevede l’uso di cinghietti di sicurezza, salvo il caso di
attraversamento di ghiacciaio, sempre che non
sussista pericolo di valanghe, oppure solamente
sui pendii più ripidi e con neve molto dura, per
evitare la perdita degli attrezzi.
In fase di salita le mani non devono essere infilate nei laccioli dei bastoncini.
Lo zaino deve essere fissato bene anche in vita in
quanto, oltre a garantire maggiore equilibrio nella
progressione e proteggere dal freddo, costituirà
un’ottima difesa dagli urti in caso di travolgimento.
C12-14 Comportamento individuale
C12-15 Progressione su ghiacciaio
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Itinerario e controllo con carta topografica, bussola e altimetro
C12-16 Controllo itinerario
Per itinerario si intende il percorso generale, a grande scala, per raggiungere l’obiettivo prefissato dal
punto di partenza. E molto importante studiare preventivamente l’itinerario che si intende percorrere.
Con il tracciato di rotta, si individuano: le esposizioni dei singoli pendii da percorrere, l’inclinazione
massima dei pendii più ripidi che dovranno essere
affrontati, le quote di partenza e di arrivo, la morfologia generale del percorso scelto, l’eventuale presenza di configurazioni particolari del terreno come
dossi, canali, creste e i tempi di percorrenza presunti.
Traccia
La traccia è una frazione dell’itinerario, a media scala,
che deve soddisfare a due requisiti essenziali, quello
della sicurezza in via preminente e subordinatamente
quello dell’economia di energie necessaria per raggiungere l’obiettivo. La traccia si studiata e decide in sito,
tratto dopo tratto, e riguarda quella parte di itinerario
che è possibile vedere chiaramente davanti a sé.
C12-17 Comportamento in salita
Capitolo 12
Comportamento in salita
Durante la salita occorre iniziare con un ritmo lento,
che può essere accelerato gradualmente senza mai
superare il limite dell’affanno. I partecipanti idonei
si alternano nel compito di battere la pista.
Il passo deve essere regolato sui più deboli, cui eventualmente sarà risparmiata la fatica di battere. Si
procede nella traccia del primo con un distacco, in
situazioni normali, da uno a due metri tra l’uno e
l’altro. Qualora motivi di sicurezza lo richiedano,
saranno disposti distacchi maggiori.
Aprendo la pista si deve osservare attentamente la
configurazione del terreno davanti a sé, immaginando e prevedendo in anticipo la traiettoria che ci si
accinge a seguire, imprimendosi nella mente eventuali punti di riferimento verso i quali avanzare; voltandosi anche indietro, per meglio riconoscerli al
ritorno.
Si sfruttano al massimo le caratteristiche del terreno,
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
evitando i bruschi cambiamenti di direzione. Per
eseguire cambi di direzione e dietro-front scegliere
ripiani o conche, possibilmente in luoghi riparati.
Aggirare le creste e le gobbe in modo da non interrompere il ritmo della salita. La traccia deve snodarsi con pendenza costante in modo da ridurre le voltate al numero minimo indispensabile; compatibilmente con la pendenza, è opportuno eseguire i
cambi di direzione con raggio ampio.
Nei cambi di direzione, che si faranno possibilmente nei punti più comodi, la traccia non deve mutare
pendenza. Quando bisogna ricorrere ai dietro-front,
conviene distanziarsi di circa cinque metri per evitare tra una voltata e l’altra, fermate e scatti, che interrompono il ritmo e accrescono la fatica.
Lo stesso accorgimento vale per chi si trova subito
dietro il battipista. Questi infatti, con neve cattiva o
su terreno irregolare, può avere difficoltà a mantenere un passo costante.
L’inclinazione della traccia deve essere tale da permettere una salita senza eccessiva fatica, e in ogni
caso non raggiungere mai il limite di aderenza delle
pelli.
È opportuno non eccedere sull’impiego degli
alzatacchi: essi riducono lo sforzo innaturale della
caviglia sui pendii ripidi, rendendo più comodo, ma
non meno faticoso il passo. Soprattutto con principianti si consiglia di evitarne l’utilizzo. Ciò in quanto chi è alla prime esperienze deve sforzarsi di acquisire e affinare sensibilità rispetto all’aderenza delle
pelli, senza esporsi alla complicazione e fatica di
seguire tracce ripide realizzate con sci dotati di alzatacchi.
Spesso, anziché impegnarsi in traversate a mezza
costa su pendii ripidi, in cui generalmente lo sci a
monte e a valle percorrono tracce a diversa altezza, è
preferibile abbassarsi leggermente per seguire il
fondo delle vallette, certamente più comode e nondimeno più sicure.
Dovendo attraversare torrenti o ruscelli, si ponga
attenzione a non bagnare le pelli, che possono poi
dare luogo a zoccoli di neve fastidiosissimi, o gelare
e perdere aderenza. Individuare possibili posti di
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Nei cambi di direzione,
che si faranno possibilmente nei punti più
comodi, la traccia non
deve mutare pendenza.
L’inclinazione della traccia deve essere tale da
permettere una salita
senza eccessiva fatica, e
in ogni caso non raggiungere mai il limite di
aderenza delle pelli.
Capitolo 12
381
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
rifugio per eventuali cambiamenti di tempo o incidenti.
Orientarsi costantemente in modo da potere sempre
riconoscere sulla carta topografica il punto in cui ci
si trova.
Se l’itinerario di salita coincide con quello di discesa,
individuare i pendii su cui converrà ridiscendere per
incontrare le condizioni migliori di neve.
382
Tracce esistenti
E importante valutare le tracce esistenti: possono
essere fatte male o, se le condizioni di neve sono
cambiate, essere divenute inadeguate o pericolose.
Seguire le tracce esistenti solo quando collimano
perfettamente con le nostre scelte.
Microtraccia
C12-18 Microtraccia
Capitolo 12
La microtraccia è una frazione della traccia, limitata
a pochi metri, e quindi richiede osservazioni a scala
ridotta.
È necessario pensare in termini di microtraccia ogni
qualvolta le condizioni del terreno o della neve o
ancora meteorologiche, lo rendano necessario o
addirittura indispensabile.
Numerose applicazioni della definizione di microtraccia verranno descritte nella sezione successiva,
dove si illustreranno le misure di prevenzione da
adottare: sui dossi, in presenza di pendii ripidi, con
cospicui spessori della neve fresca, quando l’azione
del vento risulta importante, quando troppe persone
si trovano in spazi ristretti, quando ci sono condizioni di scarsa visibilità, nelle zone di entrata e di
uscita da un bosco, quando si devono attraversare
tratti ritenuti sospetti, in prossimità di creste, ecc.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Regole di sicurezza da adottare nell’esecuzione della traccia e della microtraccia
Valutare continuamente lungo tutto il percorso:
• meteo: visibilità, vento, temperatura (specie in primavera e anche durante la salita ai rifugi);
• neve: altezza critica della neve fresca, segnali d’allarme indicatori di forte pericolo;
• terreno: morfologia, pendii ripidi;
• partecipanti: condizioni fisiche, tabella di marcia.
Poiché le valanghe a lastroni sono insidiose, e nonostante tutte le precauzioni e l’esperienza, non sempre
possono essere previste, la traccia e la microtraccia,
tanto in salita quanto in discesa, devono tendere
continuamente all’itinerario più sicuro, presumendo
il pericolo di valanghe, in varia misura, sempre presente. Assumendo cioè un atteggiamento sempre
prudenziale (in favore di sicurezza), e mai temerario.
Vengono presentate in successione le misure precauzionali da adottare per ridurre, nelle varie situazioni,
il rischio di coinvolgimento in valanga.
Le valanghe a lastroni
sono insidiose, e nonostante tutte le precauzioni e l’esperienza, non
sempre possono essere
previste. Quindi la traccia e la microtraccia,
tanto in salita quanto in
discesa, devono tendere
continuamente all’itinerario più sicuro.
Bosco fitto sempre verde
Si è sempre sentito dire che sciare nel bosco è sicuro;
quando i bollettini segnalano cospicuo innevamento, è convinzione si possa svolgere comunque una
gita, purché sia nel bosco. Ciò è vero solo in parte: il
bosco sempreverde di abeti è garanzia di effettiva
sicurezza solo se abbastanza fitto, costituito prevalentemente da alberi di alto fusto, non caratterizzato
da canali e radure, che possano alterare gli equilibri
del manto nevoso a causa dell’azione del vento.
Questo tipo di vegetazione deve essere pertanto
valutato criticamente nelle varie situazioni che si
presentano.
C12-19 Bosco fitto sempre verde
Bosco rado di larici
Quando invece ci si trova ad attraversare un bosco
rado di larici, specialmente verso il limite superiore
della vegetazione forestale, non ci si deve sentire
troppo al sicuro, anzi. Quel tipo di bosco va considerato come una zona potenzialmente valanghiva e
tale da non fornire alcun tipo di riparo. Le piante,
C12-20 Bosco rado di larici
Capitolo 12
383
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
distanti fra di loro, non costituiscono un ancoraggio
valido, il manto nevoso subisce un tipo di evoluzione simile a quella dei pendii aperti ed inoltre il sotto
bosco col quale convivono i larici, favorisce la formazione di strati deboli all’interno del manto nevoso. Il nostro comportamento, in particolare la scelta
della traccia e della microtraccia saranno simili a
quelli adottati in uno scenario di pendio aperto.
384
Zone di entrata e di uscita del bosco
C12-21 Entrata e uscita bosco
Una caratteristica negativa e particolare della radura
nel bosco è la sua risposta all’azione del vento.
Le piante, specie se alte e poste in prossimità delle creste, costituiscono un ostacolo al flusso del vento, provocandone prima un’accelerazione importante, e successivamente in corrispondenza della radura, un rallentamento. A causa dell’aumento della velocità del
vento aumenta anche il trasporto eolico della neve,
che verrà depositata: o nelle radure, oppure subito
dopo il gruppo di alberi. Favorendo così in quei
punti, la formazione di lastroni da vento, che possono poggiare come abbiamo già visto, su un fondo
costituito da strati deboli o anche di scorrimento.
Dossi, costoni, creste
C12-22 Dossi
Capitolo 12
I costoni ed i dossi sono luoghi più sicuri rispetto
alle depressioni e alle valli. La traccia deve percorrere di preferenza un dosso, piuttosto che entrare in un
canale, più o meno marcato che sia. Questa precauzione vale a maggior ragione, quando per l’azione
del vento i dossi si presentano ripuliti dalla neve. La
neve erosa dai terreni convessi riempie abbondantemente i canali: per la particolare conformazione del
terreno, le concavità possono accogliere e trattenere
notevoli quantità di neve, favorendo così la formazione di lastroni da vento che poggiano sul terreno o
sul manto nevoso sottostante solo sui bordi.
Dunque in presenza di un manto nevoso di ridotto
spessore, e di neve soffiata non impegnarsi nelle valli
e nelle depressioni cariche di neve.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Pendii ripidi e aperti
In un pendio aperto vi sono pochi ripari naturali che
possono deviare o arrestare una valanga, quali dossi
pronunciati, creste di morena, ampi ripiani, grandi
rocce affioranti. Un terreno che offre ostacoli naturali consente di avanzare da un luogo sicuro ad un
altro, riduce la possibilità che più persone vengano
coinvolte contemporaneamente e difficilmente è
interessato da grandi valanghe.
In salita i versanti aperti e ripidi devono essere percorsi mantenendo la suddivisione dei partecipanti
alla gita in piccoli gruppi al fine di non sovraccaricare eccessivamente il manto nevoso. Per quanto
riguarda la discesa, anche qualora le condizioni di
stabilità del manto nevoso offrano buone garanzie, è
preferibile scendere uno alla volta, soprattutto lungo
i tratti potenzialmente pericolosi e i pendii più ripidi. In ogni caso è molto importante individuare
sempre qualche riferimento per la sicurezza e scegliere attentamente eventuali punti di sosta anche se
di breve periodo.
C12-23 Pendio aperto
Ricerca dei punti di riferimento
Nell’affrontare un versante è importante individuare e seguire i
punti del terre4
no che offroA
no protezione naturale e
3
B
quindi possano
dare
qualche
garanzia di sicu2
rezza in più; o che
siano in grado di offrire eventuali vie di fuga.
1
Ad esempio: le rocce e i
massi affioranti che possono
fornire una certa protezione in caso di valanga, così
come i dossi e tutti i displuvi che generalmente oltre
ad essere zone di erosione, non vengono interessati
dal flusso della valanga. Eseguire i cambiamenti di
1
C12-24 Scelta traccia
Scelta itinerario:
1. Dorsali e creste
2. Punti pianeggianti
3. Cambiamenti di direzione
sotto le rocce
4. Lungo le rocce, nella linea
di massima pendenza, eventualmente a piedi
EVITARE:
A. Pendii uniformi
B. Versanti in ombra
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
C12-25 Punti di riferimento
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
direzione, specialmente i dietro-front, in punti riparati. Da notare tuttavia che non tutti i ripari sono
sicuri: alberi isolati, o rocce che spuntano appena,
non sono una garanzia contro le valanghe superficiali. Bisogna evitare, se possibile, i pendii uniformi
e i versanti in ombra. Non temere le deviazioni.
Preferire, per esempio, scendere su un piano e risalire qualche metro, piuttosto che tagliare un pendio
ripido all’ombra senza che sia necessario.
Percorso sovrastato da pendii ripidi
Anche se la traccia si svolge in piano, l’itinerario
potrebbe essere dominato da pendii di neve, salti di
rocce, oppure seraccate, cioè blocchi di ghiaccio formati dal fitto intersecarsi dei crepacci. Casi classici
sono i percorsi che portano ai rifugi, oppure quelli
che seguono il versante di un vallone. Se non si
conoscono i luoghi è bene studiare la carta topografica, e soprattutto in primavera, durante le giornate
molto calde, informarsi sulla sicurezza di certi itinerari.
Percorso che sovrasta un salto
C12-26 Percorso sotto un pendio
C12-27 Percorso sopra un salto
Capitolo 12
Se un tratto dell’itinerario si sviluppa in un pendio
sotto il quale è presente un salto, costituito da una
parete rocciosa, oppure un crepaccio, una gola ecc.,
bisogna prestare particolare attenzione.
Se ad esempio il terreno è duro, bisogna individuare
con cura i punti dove eseguire i cambi di direzione o
i dietro-front, ed effettuare una traccia poco pendente in modo da ridurre la possibilità di cadute o di
perdita degli attrezzi.
Se invece è presente neve recente, anche uno scaricamento di neve a debole coesione potrebbe trascinare
le persone coinvolte, e spingerle oltre il salto; oppure seppellirle dentro un crepaccio. Nella foto la salita e la discesa si devono effettuare a destra del crinale roccioso e il ripido pendio finale sovrasta un salto
di rocce: bisognerà prestare particolare attenzione sia
nella esecuzione della traccia di salita, sia durante la
fase di discesa, in modo da evitare cadute e pericolose scivolate.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Vicinanza di creste e pendio sottovento
Evitare i pendii sottovento, specialmente se in zone
d’ombra e di elevata inclinazione. Le zone prossime
alle creste (soprattutto i colli) ed i pendii in prossimità dei passi sono sempre sospettati di celare accumuli di neve soffiata. Come già detto dobbiamo considerare il vento quale origine della maggior parte
delle valanghe che coinvolgono sciatori alpinisti. In
ogni momento, ma in particolare dopo le nevicate,
esso sposta grandi quantità di neve dai pendii sopravento per depositarle su quelli sottovento. La trasformazione meccanica dei cristalli che ne consegue, conferisce agli strati deposti dal vento una struttura
diversa da quelli sottostanti, con i quali non legano e
rimangono in sito anche per molti giorni in equilibrio precario. Soltanto un sensibile rialzo termico, e
naturalmente il distacco, possono infatti eliminare il
pericolo da essi minacciato. Si deve ricordare che gli
accumuli si formano anche in corrispondenza di
modeste variazioni morfologiche, e comunque disposte all’interno di ampi pendii, ciò perché il vento può
spirare da diverse direzioni.
Pendii con cornici
La formazione di accumuli di neve è naturalmente
più accentuato in corrispondenza di creste, ed in
particolare di quelle sommitali, dove l’azione del
vento è resa evidente dalla presenza di cornici sporgenti sul lato sottovento. Le cornici, oltre che rappresentare esse stesse un pericolo per il possibile
distacco, possono in conseguenza di una loro caduta
innescare valanghe. Le cornici segnalano un altro
importante pericolo, ossia quello della presenza di
un accumulo di neve al disotto di esse. Le cornici di
formazione recente sono individuabili per la ridotta
stratificazione e per la presenza di spigoli acuti e non
arrotondati. Per percorrere una cresta con cornice
ricercando una certa sicurezza, è opportuno transitare al di sotto della probabile linea di frattura.
C12-28 Vicinanza di creste
’aria
nte d
corre
pu
nto
di
po
ss
ibi
le
rot
tur
a
C12-29 Rottura cornice
C12-30 Percorso su cornice
Attraversamento di pendio sotto le rocce
Non effettuare lunghi attraversamenti in pieno pendio;
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
C12-31 Attraversamento sotto rocce
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
se non si possono evitare, eseguirli con la massima prudenza, mantenendo le distanze di alleggerimento
(almeno 10 m) o quelle di sicurezza, transitando il più
alto possibile. I tratti del percorso che attraversano
pendii ripidi o ne sono sovrastati, sono spesso classificati sospetti, o pericolosi, in funzione di come si
manifestano lo stato della neve e le condizioni
meteorologiche. Nel caso in cui la zona sospetta presenti un tratto roccioso affiorante, come sovente
accade all’estremità superiore dei pendii, è senz’altro
opportuno effettuarne l’attraversamento al limite
inferiore delle rocce, se possibile proprio toccandole,
eventualmente con gli sci in spalla, e qualora necessario, con corda e assicurazione.
Salita in un canale
C12-32 Salita in canale
La salita in un canale generalmente aumenta le incognite
relative alla stabilità a causa della maggior variabilità della
morfologia, di più cospicui accumuli di neve, della probabile presenza di acqua sul fondo e sulle rocce laterali, e
della differente trasformazione della neve a causa della
diversa esposizione, della difficile valutazione della stabilità dei pendii soprastanti, ecc. Bisogna quindi essere certi
della effettiva stabilità del tratto prima di affrontarlo, sci ai
piedi, con una fitta serie di zig-zag che rischiano prima o
poi di toccare qualche punto debole. In alternativa è più
saggio salire direttamente in linea di massima pendenza,
con gli sci in spalla, lungo la fascia ritenuta più sicura.
Versanti esposti da NE a NO
C12-33 Esposizione nord
C12-34 Segnali di allarme
Capitolo 12
La maggior parte degli incidenti dovuti alle valanghe degli
sciatori avviene sui versanti orientati da NE a NO passando per N, e su pendii ripidi in vicinanza di creste. Nel
caso mostrato in figura C12-33 la vetta può essere raggiunta seguendo due itinerari: con neve recente e condizioni sfavorevoli, il pendio ripido terminale rivolto a nord
può essere facilmente evitato, percorrendo la lunga dorsale di destra.
In figura C12-34 è mostrata una situazione a rischio: due
sci alpinisti stanno affrontando un pendio ripido rivolto a
nord, carico di neve, in cui sono evidenti delle colate di
debole coesione e numerosi accumuli in prossimità delle
creste.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Pendii esposti da est a sud soprattutto in
primavera
In primavera il riscaldamento diurno è generalmente
determinante per la trasformazione dei pendii soggetti
all’irraggiamento solare. Il manto nevoso subisce un
veloce riscaldamento: i pendii est al mattino, i pendii
sud a mezzogiorno ed i pendii ovest nel pomeriggio. Se
una gita si svolge sui versanti meridionali e prevede il
ritorno per lo stesso itinerario, è imperativo partire
prima che faccia chiaro. In caso di forte rigelo notturno la neve diventa molle a partire già da metà mattinata (l’orario dipende dalla quota e dalla temperatura),
tuttavia se durante la notte il cielo è stato coperto, lo
scarso raffreddamento indurisce poco la superficie del
manto nevoso. Quindi già dal primo mattino a partire dai versanti orientati a est, si può incontrare neve
umida e non portante.
La figura mostra un pendio rivolto a est che presenta
neve recente già umida: un solo sci alpinista ha provocato uno scaricamento di neve a debole coesione.
È necessario che il pendio venga caricato da un singolo sciatore alla volta.
Qualora il pendio fosse percorso in mattinata da un
gruppo numeroso, o nel pomeriggio anche da un solo
sciatore, potrebbero prodursi distacchi di neve bagnata ben più consistenti. Si tenga presente che quando la
neve è molto umida o fradicia, e i pendii terminano
all’estremo inferiore dentro una forra o in un canale, in
caso di distacco basta poca neve per provocare notevoli accumuli e quindi il seppellimento totale.
In generale è opportuno prestare molta attenzione e
adottare misure particolari, quando ci si trova su vasti
pendii ripidi e regolari e in presenza di neve bagnata o
addirittura fradicia.
Itinerario frequentato - tracce esistenti
Seguire un itinerario che è già stato percorso da altri
gruppi presenta sia aspetti positivi che negativi.
389
C12-35 Sciatore e scaricamento
Quando la neve è molto
umida o fradicia e i pendii
terminano all’estremo
inferiore dentro una forra
o in un canale, in caso di
distacco, basta poca neve
per provocare notevoli
accumuli e quindi il seppellimento totale.
Elementi favorevoli
Il transito costante di sciatori produce una certa compattazione e battitura della superficie del manto nevoCapitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
390
Nella pratica alpinistica il
sapere che una certa linea
su roccia o misto è già
stata percorsa fornisce ai
ripetitori maggiori garanzie di percorribilità, nello
sci alpinismo, tuttavia,
questa concezione spesso
non è applicabile.
C12-36 Percorso frequentato
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
so, e quindi favorisce la coesione della neve fresca; in
determinate circostanze passaggi numerosi e distribuiti nel tempo possono ridurre la probabilità di distacco.
In generale un itinerario già frequentato è un aiuto psicologico in quanto conferma la percorribilità del percorso e mostra la strada da seguire.
Elementi sfavorevoli
Nella pratica alpinistica il sapere che una certa linea su
roccia o misto è già stata percorsa fornisce ai ripetitori
maggiori garanzie di percorribilità; tuttavia questa concezione spesso non è applicabile allo sci alpinismo, in
quanto, diversamente dalla roccia e dal ghiaccio l’elemento neve (e quindi la stabilità del manto nevoso),
viene modificata da vari fattori (temperatura dell’aria,
sole, azione del vento) in tempi molto più brevi.
È il caso ad esempio, di pendii orientati tanto a nord
quanto a sud, che dopo essere stati percorsi da numerosi sciatori, in seguito ad un rialzo significativo della
temperatura durato qualche giorno, sono stati interessati da grosse valanghe di fondo estese all’intero pendio.
Un ulteriore aspetto negativo, è rappresentato dal fatto
che un percorso intersecato da molte piste oppone difficoltà nella realizzazione della traccia di salita, e
soprattutto in discesa, la presenza di solchi induriti
ostacola una regolare progressione.
Tracce esistenti
È importante valutare le tracce vecchie: possono
essere fatte male o, se le condizioni di neve sono
cambiate, essere divenute inadeguate o pericolose. Il
fatto che un gruppo di sciatori sia passato su un pendio non è una garanzia di sicurezza. Anche le tracce
di animali non assicurano l’assenza di pericolo.
Seguire le tracce esistenti solo quando collimano
perfettamente con le nostre scelte.
Scelta delle soste
Bisogna attribuire molta importanza alla scelta dei
punti di sosta. Innanzitutto devono rispondere a criteri di massima sicurezza, soprattutto per gruppi
numerosi. Oltre a consentire una buona visione del
tragitto ancora da percorrere, devono essere prescelti
Capitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
possibilmente al sole e in luogo riparato dal vento,
ma in particolare modo al sicuro sotto il punto di
vista valanghivo.
Evitare soste in luoghi dominati da pendii ripidi,
allo sbocco dei colatoi o sotto le seraccate.
Possibilmente i vari gruppi di sciatori alpinisti
dovranno fare sosta in tempi e luoghi diversi, per non
causare sollecitazioni eccessive sul manto nevoso.
La prima breve sosta si fa in genere a riscaldamento
avvenuto per levare gli indumenti di troppo.
A questo proposito si ricorda che camminando è
tanto importante non avere caldo quanto non avere
freddo. In seguito le soste si fanno in funzione dei
problemi di itinerario, dell’allenamento, del peso del
sacco e della lunghezza della gita. Si prevedano complessivamente 30 minuti di sosta ogni 2 o 3 ore di
cammino. Sostando è consigliabile togliere il sacco
ma, se la fermata e breve, rimanere in piedi.
Su pendio ripido è bene ancorare il sacco al terreno
con il bastoncino, infilato capovolto nella neve.
Soprattutto se sudati, per evitare un raffreddamento
brusco dell’organismo, conviene coprirsi anche se la
sosta è molto breve. Durante la sosta si controlla l’equipaggiamento, si verifica la posizione e l’itinerario
sulla carta topografica. In punti quotati si tara l’altimetro. Nel limite del possibile, per evitare perdite di
tempo prezioso, è opportuno che i componenti del
gruppo compiano contemporaneamente talune azioni (togliere e mettere gli sci, e/o le pelli; riposare e
mangiare).
Al termine della salita, o della parte sciistica, rimuovere le pelli, pulirle e riporle con cura nello zaino;
rimuovere la neve dagli gli attacchi e predisporli per
la discesa; posizionare bene gli sci assicurandosi che
non possano cadere né scivolare a valle e che le solette non siano rivolte al sole. Nelle soste non si devono
lasciare sul terreno i rifiuti: riporli nel sacco. Questa
regola di buona educazione è tassativa quando si tratta di rifiuti indistruttibili. In vetta non fermarsi
intrattenersi troppo a lungo, specie con basse temperature o vento i muscoli caldi sono un’ottima prevenzione contro le fratture in discesa.
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
391
C12-37 Scelta soste
Durante la sosta si controlla l’equipaggiamento,
si verifica la posizione e
l’itinerario sulla carta
topografica e, se il punto
è quotato, si tara l’altimetro.
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Regole di sicurezza da adottare in fase di
discesa
392
Una discesa in sicurezza è
forse il comportamento
più difficile da rispettare,
nonostante le statistiche
indichino chiaramente
che la maggior parte degli
incidenti avviene proprio
durante questa fase
importante della gita.
Una discesa in sicurezza è forse il comportamento più
difficile da rispettare da parte degli sciatori alpinisti,
nonostante le statistiche indichino chiaramente che la
maggior parte degli incidenti avviene proprio durante
questa fase importante della gita. Si tende a ridurre le
misure precauzionali adottate in salita, e la scelta del
corridoio di discesa il più delle volte è influenzata da
fattori psicologici: si privilegia la qualità della neve, la
maggiore inclinazione del pendio, si ricerca l’ebbrezza
della velocità.
In discesa il sovraccarico a cui è sottoposto il pendio
aumenta considerevolmente, sia perché diventa assai
difficile mantenere le distanze di sicurezza, sia perché
la sollecitazione impressa dallo sciatore è nettamente
superiore a quella esercitata in fase di salita.
Influenza del peso dello sciatore sul
manto nevoso
Alcuni movimenti, che fanno parte della tecnica scialpinistica di base, trasferiscono al manto nevoso sollecitazioni molto diverse fra loro a parità di condizioni.
Supposto “P” il peso di uno sciatore tipo, intento a
risalire un pendio ed “S” è la sollecitazione da lui generata si verifica:
• per la salita con curve larghe S=P;
• per il dietro-front S=2 volte P;
• per la discesa lenta e controllata S=4 volte P;
• per la caduta in discesa S=8 volte P.
Dal che si può notare come la presenza contemporanea su un pendio di 4 persone, ciascuna intenta a compiere una delle 4 azioni sopra descritte, situazione frequentissima nelle fasi finali di un’ascensione sci alpinistica, influisca sul manto nevoso in quel tratto, non
più per il peso globale dei 4 individui, bensì per un
equivalente peso globale di 15 persone, in ragione
della simultaneità d’azione e dei fattori di amplificazione delle sollecitazioni.
C12-38 Sovraccarico sul pendio
Capitolo 12
Distanze da tenere in discesa
Poiché in discesa aumenta la sollecitazione sul manto
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
nevoso, bisogna assolutamente cambiare atteggiamento. Il comportamento ideale da rispettare sempre in
discesa, anche se non si presentano particolari problemi, è quello che prevede di mantenere i piccoli gruppi, e di osservare delle distanze minime di 10-20 metri
tra uno sciatore e l’altro. Inoltre ogni gruppetto deve
rimanere opportunamente distanziato da quello che lo
precede. Nel caso si debba percorrere un tratto sospetto, esso va affrontato interamente uno alla volta,
facendo in modo che una sola persona si muova sul
pendio interessato: i compagni saranno fermi in osservazione in un luogo sicuro.
Esecuzione della traccia in discesa
La soletta degli sci deve essere ripulita da residui di
neve e ghiaccio formatasi durante la salita, ed eventualmente sciolinata se non si è provveduto alla sciolinatura a caldo (vedere nel capitolo “Equipaggiamento”
la parte relativa alla preparazione degli attrezzi). Un
velo di sciolina è consigliabile perché rende più agevoli tutte le manovre, come curve, frenate, ecc., e non è
semplicemente un accorgimento per scivolare più
veloci.
Prima di partire si controlla che gli attacchi siano in
posizione di discesa e che il sacco sia ben aderente e
legato in vita per evitare sbilanciamenti in curva.
La prima difficoltà che si deve vincere nell’affrontare
una discesa fuori pista è di ordine psicologico. La
variabilità della neve, l’altezza del manto nevoso, l’irregolarità del terreno, la stanchezza della salita, la deconcentrazione derivante dal raggiungimento della meta,
sono fattori che provocano una diminuzione di elasticità, vale a dire un irrigidimento muscolare che impedisce di sfruttare a pieno le capacità tecniche. La discesa è parte integrante della gita e non deve essere sottovalutata.
Per essere buoni sciatori alpinisti non basta essere
buoni alpinisti ed “arrangiarsi” in discesa. Occorre
anche essere buoni sciatori, cioè in possesso, almeno su
pista, di una tecnica superiore alla media. Quando il
dislivello è notevole, si possono trovare nel corso di
una sola discesa vari tipi di neve, per esempio farinosa
in alta quota, crostosa nella fascia intermedia, fradicia
C12-39 Distanze in discesa
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
394
Quando la discesa avviene
lungo lo stesso itinerario
di salita, si dispone già di
una buona conoscenza sia
del terreno, sia delle probabili condizioni della
neve. Se invece la discesa
si svolge su un versante
diverso, bisogna controllare sul terreno le informazioni dallo studio della
carta.
L’apripista deve seguire
un itinerario scevro dal
pericolo di valanghe, cercando di sfruttare al massimo la conformazione
del terreno.
Capitolo 12
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
alle quote inferiori.
Per ottenere la massima sicurezza in discesa, tutti i
componenti del gruppo, qualunque sia la loro
capacità, devono rispettare alcuni principi che consentono di ridurre al minimo l’eventualità di incidenti.
Quando la discesa avviene lungo lo stesso itinerario di
salita, si dispone già di una buona conoscenza, sia del
terreno, sia delle probabili condizioni della neve. Se,
invece, la discesa si svolge su un versante diverso della
montagna, bisogna controllare sul terreno le informazioni ricavate dallo studio della carta. Dall’alto raramente la visione di un percorso è totale come avviene
durante la salita; si devono quindi individuare punti
di riferimento e punti di sosta, da cui studiare il proseguimento della discesa. Lo sciatore alpinista più
esperto, o chi meglio conosce la zona, scende per
primo e si ferma in un punto sicuro (alberi, rocce, zone
piane, costoni) dove aspetta i compagni che scendono,
a seconda dei casi, più o meno distanziati gli uni dagli
altri. Su qualsiasi terreno e con qualsiasi qualità di
neve, la traccia deve essere tale per cui tutti, anche i
tecnicamente meno dotati, possano seguirla agevolmente.
L’apripista segue un itinerario scevro dal pericolo di
valanghe, cercando di sfruttare al massimo la conformazione del terreno; per esempio, scegliendo un dosso
ed evitando un canalino. È importante che sappia riconoscere ed evitare placche ventate e gelate, scegliere la
parte ancora in ombra su neve polverosa o al sole su
neve ghiacciata, riconoscere a prima vista il tipo di
neve e individuare rapidamente la posizione dei crepacci. Queste nozioni si acquistano ascoltando i consigli di persone più esperte, con l’osservazione e soprattutto accumulando esperienza pratica. Il modo di eseguire le curve dipende dall’abilità dello sciatore che
deve, però, evitare i virtuosismi personali e adottare
una sciata sicura, per limitare le cadute, sempre pericolose e dispendiose di energia. Una sola slogatura può
costringere tutto il gruppo a rinunciare al piacere della
discesa, per procedere al trasporto dell’infortunato. In
caso di cattivo tempo anche un piccolo infortunio può
mettere tutti in pericolo. Quando le caratteristiche del
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
terreno e della neve (ghiacciai crepacciati, pericolo di
valanghe, salti di roccia, ecc.) e le condizioni atmosferiche (nebbia, tormenta) lo richiedano come misura
precauzionale, tutti i componenti del gruppo devono
scendere lungo la stessa traccia.
In questo caso, per consentire ai compagni di restare in
traccia, l’apripista deve eseguire delle curve ben chiuse
(spazzaneve, virate, virate con apertura di coda dello
sci a monte) ad una velocità ridottissima.
Se il percorso si snoda in zone con pendenza modesta,
si comincia con una corta diagonale in lieve discesa,
procedendo quindi con una serie di curve ben arrotondate e chiuse, intervallate da brevi diagonali e contenute entro un immaginario corridoio, come mostrato in figura C12-40a. Se la pendenza aumenta, si deve
diminuire il raggio della curva ed eventualmente chiuderla sino a trovarsi con la punta degli sci rivolta verso
monte. Compatibilmente con la natura del terreno,
tenere una diagonale sufficientemente lunga e in
piano, così da poter riprendere la posizione di base.
(figura C12-40b) I componenti del gruppo seguiranno distanziati di almeno 10 metri con l’avvertenza di
evitare bloccaggi e di anticipare le curve per non uscire dalla traccia. Eventuali gruppi successivi seguiranno
con una distanza non inferiore a cento metri fra gruppo e gruppo. Ultimi scenderanno coloro che trasportano materiali di emergenza (pronto soccorso,
trasporto dell’infortunato).
In un tratto stretto e ripido, si può adottare l’esercizio
“Slittamento alternato alla diagonale” (vedi capitolo
“Tecnica di discesa nello sci alpinismo”), che permette
di perdere quota senza eseguire cambi di direzione, e
consente di mantenere basse velocità.
In caso di pendio sufficientemente ampio gli slittamenti possono essere alternati alle diagonali (vedi figura C12-41a). Nella situazione di pendio stretto in cui
risulta impossibile eseguire diagonali di collegamento,
conviene scegliere la posizione in cui ci si sente più
sicuri, con sci perpendicolari alla linea di massima pendenza, ed effettuare slittamenti in modo da perdere
quota (vedi figura C12-41b). Affrontando una mezza
costa lunga e ripida, per non rompere l’equilibrio del
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
395
C12-40 Discesa e pendenze:
figura a
C12-40 Discesa e pendenze:
figura b
C12-41 Discesa e slittamenti:
figura a
C12-41 Discesa e slittamenti:
figura b
Capitolo 12
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
manto nevoso, si devono evitare diagonali che lo taglino per tutta la lunghezza, interrompendole con qualche curva, come nella figura C12-39. Questo percorso
a “denti di sega” vale per tutti i pendii ripidi e carichi
di neve, sia su ghiacciaio sia altrove, tanto in discesa
quanto in salita (solo, ovviamente, quando non si
possa fare a meno di attraversarli).
396
C12-42 Discesa a denti di sega
C12-43 Discesa e scelta percorso
Capitolo 12
Accorgimenti importanti
Durante la discesa è opportuno effettuare frequenti ma
brevi soste, che permettono di esaminare attentamente il terreno a valle, e di alternarsi nel tracciare la pista
per evitare eccessiva stanchezza, soprattutto in condizioni di neve cattiva o di scarsa visibilità.
I componenti del gruppo devono fermarsi sempre
a monte del primo. Questa regola diventa imperativa nel caso di progressione su ghiacciaio e in
situazioni di scarsa visibilità.
Su terreno privo di pericoli è opportuno che anche i
meno abili si esercitino a tracciare la pista. È importante esercitarsi a seguire un’unica traccia anche in
situazioni in cui questa tecnica non sia strettamente
necessaria, ciò poiché solo una notevole pratica consente di applicare senza errori questo metodo di discesa. L’abilità di un gruppo di sciatori alpinisti in discesa
si riconosce a prima vista dalle tracce che lasciano sulla
neve. Una bella traccia a forme regolari, si distingue
senz’altro da un’altra a solchi e buche che la rendono
simile a un campo male arato. Si tenga presente inoltre
che per pista migliore si intende anche la più sicura.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione locale del
pericolo di valanghe
Fase 2
Sciabilità della neve
Rimane da discutere come scegliere durante la discesa
il percorso più adatto in relazione alle condizioni della
neve. Un versante, anche con un’esposizione generale
ben precisa, presenta sempre tratti orientati in modo
differente. Si deve dunque porre attenzione ai possibili cambiamenti di neve. Sui versanti sud, d’inverno,
la neve farinosa si trova di preferenza negli avvallamenti. Sui pendii limitrofi di contenimento è facile
trovare fragili croste, mentre sul colmo dei costoni che
circondano gli avvallamenti la crosta è più solida tanto
da permettere in certi casi di curvare con facilità.
Dovendo abbandonare un avvallamento, si passa sul
colmo del dosso con un deciso traverso, fatte salve le
precauzioni dettate dalle condizioni di stabilità del
pendio stesso. Un altro esempio: un canalone esposto
a est ha il lato destro orografico meno soleggiato del
sinistro. Di conseguenza, sul lato sinistro si trova neve
con crosta da sole, sul destro neve farinosa. Se il lato
sinistro ha già neve di tipo primaverile conviene restare su questo lato per due motivi: primo perché sul lato
destro si troverà quasi sicuramente della cattiva crosta,
secondo perché passando dalla neve primaverile, ricca
di acqua, alla neve più fredda della zona meno soleggiata, si potrebbe formare ghiaccio sotto sci, compromettendone la scorrevolezza. Sarebbe molto laborioso
volere elencare tutti i casi possibili; tuttavia, estendendo questi concetti, e soffermandosi di tanto in tanto
lungo la discesa ad osservare il terreno e la neve, non
sarà difficile individuare e collegare al meglio le zone di
neve più favorevoli. Con un po’ di esperienza, in inverno si distingueranno agevolmente le zone di neve dura
da quelle di neve farinosa, poiché queste ultime si presentano con la superficie appena increspata da piccole
e innocue croste da vento (fenomeno pressocchè inevitabile). In primavera il discernimento è di più semplice deduzione, in quanto la neve si presenta molto
più uniforme; si deve però imparare ad evitare le insidiose placche di neve poco scorrevoli, di colore opaco
e superficie più sporca rispetto alle zone adiacenti.
Sui pendii di contenimento degli avvallamenti è
facile trovare fragili croste, mentre sui colmi dei
costoni che circondano gli
avvallamenti la crosta è
più solida tanto da permettere in certi casi di
curvare con facilità.
Con un po’ di esperienza,
in inverno si distingueranno agevolmente le
zone di neve dura da quelle di neve farinosa, poiché
queste ultime si presentano con la superficie appena increspata da piccole e
innocue croste da vento.
Capitolo 12
397
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
VALUTAZIONE DELLA STABILITÀ
DEL SINGOLO PENDIO E SCELTA
OTTIMALE DELLA TRACCIA- FASE 3
398
Una gita “normale”, progettata con cura e assistita
da favorevoli condizioni
del tempo, non deve
richiedere
valutazioni
particolari della stabilità
dei pendii ripidi, né l’adozione di speciali comportamenti precauzionali.
Capitolo 12
Le tre fasi di valutazione (regionale, zonale e singolo
pendio), non rappresentano solo una sequenza cronologica, ma sono anche caratterizzate da un livello
di impegno crescente.
Nella sezione che descrive la fase 2, cioè la valutazione locale, si è voluto illustrare il comportamento da
adottare in una gita “normale”, progettata con cura e
assistita da favorevoli condizioni del tempo, che non
ha richiesto valutazioni particolari della stabilità dei
pendii ripidi, né l’adozione di speciali comportamenti precauzionali. In questa sezione del capitolo viene
descritta la fase 3, che si pone i seguenti obiettivi:
• Rendersi conto che la situazione richiede un
momento di riflessione - individuare gli elementi che
fanno suonare il campanello di allarme
• Valutare la stabilità del pendio
• Adottare provvedimenti precauzionali: scelta traccia
e distanze di sicurezza, oppure un percorso alternativo, oppure tornare indietro.
In primo luogo bisogna rendersi conto che la situazione richiede un’analisi più accurata.
Il campanello d’allarme che ci induce a riflettere,
può scattare quando si osservano contemporaneamente alcuni importanti fattori di rischio:
1) inclinazione del pendio di almeno 30°, oppure 25°
con neve bagnata e
2) altezza critica della neve recente, oppure presenza
di accumuli da vento (l’entità del riporto è spesso difficile da quantificare).
In secondo luogo spetta al singolo sci alpinista, sulla
base della esperienza maturata e delle conoscenze
scientifiche in tema di neve e valanghe di cui dispone, valutare la stabilità del pendio.
In terza istanza si tratta di fare la scelta più sicura:
a) evitare il pendio e ritornare;
b) scegliere un percorso alternativo meno soggetto a
rischi;
c) affrontare il pendio osservando distanze di allegge-
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
rimento (10 m) o di sicurezza sia in salita che in
discesa.
Di seguito vengono presentate alcune situazioni che
consigliano la rinuncia, e si suggeriscono alcune soluzioni, qualora il pendio sia considerato sospetto ma percorribile.
399
Condotta di gita:
prospetto riassuntivo della fase 3
C12-44 Condotta sul pendio
3.1 Condizioni meteo-nivo
Tempo
• visibilità
• vento
• temperatura dell’aria elevata
Neve
• altezza critica di neve fresca: 20-30 cm
• neve con coesione (2a condizione necessaria per il distacco di valanga)
• recenti accumuli di neve soffiata
• storia del manto nevoso (conoscenza dal bollettino - esperienza personale - fornisce informazioni
sulla 3a condizione necessaria per il distacco di valanga)
3.2 Terreno
Terreno: fattori che aumentano il rischio
• Misurare l’inclinazione con i bastoncini da sci o con clinometro:
a) almeno 30° con nevi asciutte;
b) almeno 25° con nevi bagnate.
Si verifica la 1a delle tre condizioni necessarie e sufficienti per il distacco di valanga di lastroni:
• pendio localizzato in vicinanza di creste
• pendio esposto da NORD EST a NORD OVEST
• presenza di zone ripide situate sopra oppure sotto il pendio
• possibilità di aggiramento
• possibilità di percorsi alternativi
3.3 Comportamento dei partecipanti
Esecuzione di una traccia che riduca il sovraccarico
• partecipanti disciplinati: in una situazione poco sicura mettere in atto una condotta rigorosa
diventa un fattore di sicurezza essenziale.
• conduzione del gruppo applicando misure speciali di prevenzione: distanze, corridoio, sciata in
traccia, attraversamenti, zone di attesa, tratti da percorrere singolarmente.
Capitolo 12
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Considerazioni sulla percorribilità del
pendio
400
Il distacco di un lastrone
di neve è legato a tre condizioni che determinano
una situazione di equilibrio precario e un possibile distacco; se viene a
mancare una sola di queste condizioni la rottura
non è possibile.
Le cause che possono
produrre il distacco sono
principalmente dovute
ad un sovraccarico oppure ad una diminuzione
delle resistenze e degli
attriti all’interno del
manto nevoso
Il precedente prospetto, raccoglie in forma sintetica
i fattori da considerare qualora si intenda analizzare
la stabilità del singolo pendio e decidere se percorrerlo oppure modificare il percorso.
Come è stato illustrato nel capitolo “Le valanghe”, il
distacco di un lastrone di neve è legato a tre condizioni che determinano una situazione di equilibrio
precario e un possibile distacco; se viene a mancare
una sola di queste condizioni la rottura non è possibile. Riassumendo:
1. Il pendio deve avere una inclinazione di almeno
30° per neve asciutta e almeno 25° per neve bagnata.
2. Lo strato superficiale deve presentare neve con
coesione (lo strato di neve legata può essere di seguito ricoperto da neve fresca).
3. All’interno del manto nevoso deve esistere un
piano di slittamento, e tra questo e lo strato superficiale, deve sussistere uno scarso legame a taglio.
Le cause che possono produrre il distacco sono principalmente dovute ad un sovraccarico (apporto di
neve fresca, accumulo di neve trasportata dal vento,
pioggia, passaggio di sciatori, caduta di sassi - cornici), oppure ad una diminuzione delle resistenze e
degli attriti all’interno del manto nevoso (un
importante aumento della temperatura che riduce la
coesione della neve, e la presenza all’interno del
manto nevoso di strati critici).
Ci troviamo ora alla base di un pendio, allertati dal
campanello d’allarme, perché si è notato:
a) inclinazione di almeno 30° con neve asciutta
(oppure 25° con neve bagnata), la 1a condizione per
un possibile distacco è verificata;
b) altezza critica della neve fresca di 20-30 cm, dovuta a recenti precipitazioni di neve, oppure ad accumuli prodotti dal vento.
Bisogna ora verificare se la neve possiede coesione
(affinché le tensioni possano propagarsi all’interno
Capitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
del manto nevoso la neve deve presentare una certa
coesione): se mediante gli sci oppure con il test della
pala si riscontra un certo legame, significa che è verificata la 2a condizione per un possibile distacco.
In questo scenario, a chi non ha molta esperienza o
non dispone di sufficienti informazioni, per valutare
quanto lo strato superficiale sia legato al manto
nevoso vecchio, viene consigliato di non percorrere
il pendio. Si ribadisce il concetto: per coloro i quali
non siano in grado di effettuare valutazioni sulle
condizioni di stabilità, i versanti che superano i 30
gradi di inclinazione devono essere considerati
potenzialmente pericolosi e quindi evitati.
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
Chi non ha molta esperienza o non dispone di
sufficienti informazioni
per valutare quanto lo
strato superficiale sia
legato al manto nevoso
vecchio, viene consigliato di non percorrere i
pendii con inclinazioni
superiori a 30°.
Indicazioni per sci alpinisti più esperti
Per valutare l’eventuale sussistenza della 3a condizione, è importante capire se all’interno del manto
nevoso è presente un piano di slittamento e quanto
il piano di slittamento è legato agli strati soprastanti. Una consultazione regolare del bollettino relativo
alla zona di interesse consente di capire l’evoluzione
del manto nevoso. Se ci si trova in una zona poco
conosciuta e/o non si hanno notizie sulla storia delle
nevicate, risulta utile eseguire, anche il giorno precedente la gita, un profilo stratigrafico e dei blocchi di
slittamento per avere indicazioni sulle condizioni di
percorribilità del manto nevoso.
Vanno quindi considerati altri fattori che possono
aumentare il rischio quali: scarsa visibilità, elevata
temperatura dell’aria, pendio in prossimità di creste,
pendio esposto a nord nel periodo invernale oppure
pendio esposto a sud nel periodo primaverile, tratti
ripidi situati sopra oppure sotto il pendio in esame,
il numero e le capacità dei partecipanti all’escursione.
Si riportano a titolo esemplificativo tre situazioni in cui si consiglia di rinunciare a percorre il
pendio.
Capitolo 12
401
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Situazione 1 (vedi foto C12-45)
In condizioni di:
• pendio ripido
• altezza critica di neve fresca e neve con coesione
• scarsa visibilità
si consiglia di tornare indietro.
C12-45 Pendio e visibilità
C12-46 Pendio e cresta
Situazione 2 (vedi foto C12-46)
In condizioni di:
• pendio ripido
• altezza critica di neve prodotta dall’azione di trasporto del vento ed evidenti accumuli
• prossimità di creste
si consiglia di tornare indietro.
Situazione 3 (vedi foto C12-47)
In condizioni di:
• pendio ripido
• altezza critica di neve recente pesante e bagnata
• intenso riscaldamento che dura da più giorni
si consiglia di tornare indietro.
Suddivisione del gruppo di sei persone in
due gruppi di tre
C12-47 Pendio e alta temperatura
C12-48 Suddivisione squadra
Capitolo 12
Abbiamo già visto come la stabilità del manto nevoso dipenda dal rapporto tra il peso (quello della neve
più quello aggiunto) che tende a provocare il distacco, e l’attrito (interno al manto e verso il terreno)
che lo ostacola.
L’intervento esterno di uno sciatore può soltanto
agire a detrimento sul peso aggiunto.
In salita, il comportamento ideale in condizioni
ottimali implica di distribuire i partecipanti in gruppetti di sei persone al massimo ciascuno, naturalmente ben distanziati fra loro. Quando si ritiene sia
giunto il momento di diminuire la sollecitazione
esercitata sul manto per affrontare un pendio critico,
si ottiene una prima riduzione del carico suddividendo il gruppo di sei persone in due di tre,
ancora una volta distanziando i gruppi opportunamente tra loro.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Valutazione della stabilità del singolo pendio e scelta ottimale
della traccia - Fase 3
Distanze fra i singoli e zone di attesa
Quando si ritiene “sospetto” un pendio e non siano
possibili soluzioni più tranquille, sarà opportuno
ridurre ulteriormente il carico, distanziando, in salita, di almeno una ventina di metri tra loro anche i
componenti di ogni gruppetto di tre persone.
Caso tipico per questa situazione è l’attraversamento
di piccoli canali posti su pendii più sicuri, o lunghi
pendii abbastanza ripidi con pochi punti di riferimento e terreno troppo uniforme.
La figura C12-50 mostra un attraversamento corretto, ma una scelta della sosta sbagliata: la traversata è
compiuta da una persona alla volta e si è deciso di
salire con sci in spalla sul lato destro del canale; tuttavia una parte del gruppo si è fermata all’interno del
canale (maggiore accumulo di neve e incertezza nella
prosecuzione), mentre sarebbe stato più opportuno
sostare prima dello sbocco del canale in corrispondenza del dosso roccioso.
C12-49 Distanze tra singoli
Attraversamento di un pendio sospetto e
osservazione dei compagni
Infine, nel caso particolare della necessità di dover
attraversare un pendio sospetto senza poter ricorrere al
passaggio, o sulla cresta sommitale, o alla base delle
rocce affioranti, occorre cercare con attenzione il
punto più idoneo.
Per principio la traversata deve svolgersi in leggera
discesa diagonale e da una sola persona alla volta. Per
questo è meglio portarsi il più in alto possibile in
modo da ridurre la quantità di neve che ci potrebbe
investire.
Il punto scelto deve avere le minori variazioni di pendenza possibili e deve offrire, in partenza e in arrivo,
luoghi di sosta sicuri.
Se è indispensabile attraversare un pendio sospetto,
bisogna adottare le seguenti misure di sicurezza:
• il gruppo si arresta in luogo protetto, e una sola persona alla volta verrà a trovarsi in zona di maggior
rischio;
• si indossa la giacca a vento, si copre il capo, si infilano i guanti e si proteggono le vie respiratorie con un
C12-50 Distanze e soste
C12-51 Attraversamento pendio
Capitolo 12
Esempi significativi di
distacchi di valanga
Percorso
valanghivo
Il gruppo apetta in
un posto al sicuro
Traccia
Una persona sola
sul percorso
La prima
valanghivo
persona nel posto
al sicuro osserva
i compagni
Via di fuga
Attenzione
agli ostacoli
nel percorso valanghivo
C12-52 Attraversamento e regole
La determinazione del
punto in cui l’infortunato
comincia a essere trascinato a valle, e soprattutto
del punto in cui viene
visto per l’ultima volta, è
importantissima in fase di
ricerca
dell’eventuale
sepolto.
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
passamontagna o un fazzoletto;
• si tengono le mani sfilate dai laccioli dei bastoncini
per poterli abbandonare rapidamente (la neve in movimento potrebbe imprigionarli, tirando le braccia verso
il basso e sommergendo il capo);
• si slacciano gli eventuali cinghietti di sicurezza (preferibile l’uso degli ski-stopper) per consentire che gli
sci si stacchino dai piedi dopo l’apertura degli attacchi;
• si stabiliscono i punti del pendio che devono essere
raggiunti da ciascun componente del gruppo;
• il pendio deve essere attraversato diagonalmente il
più in alto possibile e di preferenza in discesa, con una
pendenza ridotta per consentire una moderata e
costante velocità;
• si tiene costantemente sotto osservazione il compagno che si muove per individuare con certezza, in caso
di valanga, il punto in cui l’infortunato comincia a
essere trascinato a valle, e soprattutto il punto in cui
viene visto per l’ultima volta. La determinazione di
questi punti è importantissima in fase di ricerca dell’eventuale sepolto, perché consente di limitare il campo
di ricerca e di stabilire un criterio di priorità nella scelta della zona da perlustrare, con notevole guadagno di
tempo;
• si tiene d’occhio il pendio sovrastante o la zona da
dove potrebbe staccarsi la valanga per poter avvertire in
tempo il compagno che si sta muovendo.
ESEMPI SIGNIFICATIVI
DI DISTACCHI DI VALANGA
Si riportano tre casi di distacchi da valanga, accaduti durante lo svolgimento di gite sci alpinistiche, che
riteniamo un utile riferimento didattico.
Esempio 1
Un gruppo sta affrontando un pendio finale piuttosto
ampio orlato da una cresta.
Ci sono circa 30 cm di neve fresca, il pendio presenta
un’inclinazione superiore a 30° e ci si trova in prossimità
della cresta. Si decide di non salire diagonalmente in pieno
pendio, ma di raggiungere la sella posta a sinistra della
cima, percorrendo un pendio meno ripido; quindi proseguire alla base delle rocce per guadagnare la cima. In fase di
salita, dopo la forcella, transitando sotto le rocce, viene
Capitolo 12
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
provocato per sovraccarico, il distacco di una valanga a
lastroni che coinvolge l’intero pendio ripido sottostante la
vetta. La rottura si è verificata sotto gli sci e nessuno sci
alpinista è coinvolto dalla massa di neve. In discesa il gruppo segue l’itinerario di salita; si noti che la valanga ha sfiorato la traccia di salita alla forcella. Si può dedurre che la
stabilità del pendio fosse già critica (inclinazione, altezza
critica di neve fresca, coesione da vento), e che il sovraccarico prodotto dal gruppo sia stata la causa del distacco. Solo
una oculata scelta del percorso e una certa dose di fortuna
hanno potuto evitare brutte conseguenze.
Esempi significativi di
distacchi di valanga
C12-53 Cresta e accumulo -a
Esempio 2
Nel mese di aprile un gruppo di forti sci alpinisti, concludeva con questa escursione una serie di gite effettuate con
successo nei giorni precedenti. La parte finale dell’itinerario è caratterizzata da un pendio di 40°, situato a quota
3100 m, e orientato a NE. Due giorni prima si erano verificate precipitazioni nevose per circa 20 cm, accompagnate
da forti venti provenienti dal versante NO.
Successivamente il tempo era tornato sereno, e la temperatura era bruscamente salita.
La traccia in salita viene eseguita correttamente: fino alla
sella con gli sci, transitando per luoghi sicuri e lontani dal
pendio aperto. Successivamente a piedi lungo la cresta. Il
capogruppo si ferma in prossimità della sella per eseguire
un test, e valutare la stabilità del pendio mentre i suoi compagni proseguono verso la cima.
Egli non si esprime con chiarezza circa l’esito delle prove, e
un componente del gruppo, decide comunque di scendere
per il pendio, senza attendere che il capogita raggiunga la
cima. Dopo aver eseguito due curve, alla terza si verifica il
distacco del lastrone che coinvolge anche un altro compagno che stava iniziando a sua volta la discesa.
I travolti sono stati ritrovati in vita.
In questo caso sono stati commessi alcuni errori:
• si è sottovalutato la forte azione del vento che ha
prodotto accumuli da vento anche con deboli precipitazioni nevose;
• si è considerato poco il brusco aumento di temperatura che ha diminuito le resistenze interne del
manto nevoso;
• i test sono stati eseguiti in prossimità della cresta e
in questa zona i risultati sono meno attendibili;
• nel gruppo hanno prevalso in certa misura imprudenza e indisciplina.
C12-54 Cresta e accumulo -b
C12-55 Cresta e accumulo -c
C12-56 Ripido e accumulo
Capitolo 12
405
Esempi significativi di
distacchi di valanga
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
Esempio 3
406
C12-57 Ripido e pericolo elevato -a
C12-58 Ripido e pericolo elevato -b
Capitolo 12
Il bollettino meteo-nivo di venerdì 3 aprile segnalava:
“...per venerdì e sabato è previsto tempo perturbato con
nuvolosità e precipitazioni estese e persistenti accompagnati da forti venti meridionali; per domenica tempo instabile
con possibilità di residue precipitazioni.
Il rialzo termico dei giorni precedenti ha ridotto le resistenze interne del manto nevoso e le previste precipitazioni
determineranno sopra i 1800 m di quota apporti anche
cospicui di neve fresca non saldata alla coltre sottostante.
Sopra tale quota il pericolo di valanghe è in aumento da
grado 3 a grado 4 in quanto i nuovi apporti di neve produrranno condizioni di instabilità generale con conseguente aumento del pericolo di distacchi naturali di valanghe di
neve umida o bagnata”.
Nella tarda mattinata di domenica una comitiva di 8 sci
alpinisti, nell’intento di compiere sul versante sud una classica traversata del gruppo, compiva un errore di percorso e
si portava nei pressi di una forcella a 2300 m circa che
comunica col versante nord. Pur essendosi resi conto dell’errore di rotta e dell’altezza della neve fresca superiore a
30 cm, decidevano ugualmente di compiere la discesa sul
versante opposto caratterizzato da pendenze di circa 45° e
rocce affioranti. Mentre il primo sciatore si fermava sul
dosso, il secondo determinava sul versante nord il distacco
di un lastrone con spessore di circa 50 cm. La massa nevosa trascinava lo sciatore per circa 600 metri lungo il sottostante canalone, senza tuttavia determinarne il seppellimento.Gli altri componenti del gruppo decidevano di
scendere nel canale per allertare il soccorso.
Dopo circa un’ora giungevano sul posto i soccorritori che
localizzavano prontamente il travolto ritrovandolo ancora
in vita. L’uomo tuttavia decedeva poco dopo a causa delle
ferite riportate alla testa lungo il percorso.
In questo caso sono stati commessi numerosi e
importanti errori:
• in quelle condizioni si doveva rinunciare alla gita,
sia in fase di pianificazione (grado 4, forti venti), che
al momento della partenza (visibilità ridotta altezza
critica neve fresca);
• con scarsa visibilità si è sbagliato strada e si e preferito continuare ugualmente;
• nonostante l’altezza critica e il tipo di neve si è
voluto scendere nel canale nord;
• tutto il gruppo è sceso nel canale: potevano staccarsi altre valanghe.
Sci alpinismo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Comportamento in
caso di distacco
della valanga
COMPORTAMENTO IN CASO DI
DISTACCO DELLA VALANGA
Nel momento in cui il pendio si rompe e i blocchi si
mettono in movimento, la caduta è molto probabile e
gli sci agganciati ai piedi attirano come un ancora il
corpo verso il basso. Poiché la velocità dei lastroni, già
nella fase di distacco, raggiunge i 50 km all’ora, la fuga
verso valle, oltre a risultare inutile, sottrae attimi preziosi all’effettuazione di altre operazioni più importanti. Si ha infatti una reale speranza di restare in superficie, o di essere seppelliti a poca profondità, solamente
se si abbandonano sci e bastoncini. La fuga può esser
messa in atto, solo nel caso di valanghe a debole coesione, che si staccano al di sopra dello sciatore e che
ancora non lo hanno coinvolto. I movimenti natatori,
sovente consigliati, sono possibili solo in piccole colate di neve e non in mezzo a blocchi che pesano quintali. Inoltre questi movimenti impediscono alla persona, prima che questi venga travolta ed
immobilizzata, di crearsi una cavità d’aria davanti al
viso. Pertanto, nel caso di distacchi di valanghe a
lastroni, il comportamento da adottare è il seguente:
1. abbandonare i bastoncini e sganciare gli sci;
2. piegare le braccia e le mani davanti al viso e mantenerle in questa posizione con ogni forza, in modo da
creare una cavità d’aria necessaria alla sopravvivenza.
407
La fuga può esser messa in
atto solo nel caso di valanghe a debole coesione, che
si staccano al di sopra
dello sciatore e che ancora
non lo hanno coinvolto.
Nel caso di valanghe a
lastroni, il comportamento da adottare è il seguente: abbandonare i bastoncini e sganciare gli sci;
piegare braccia e mani
davanti al viso in modo da
creare una cavità d’aria
necessaria alla sopravvivenza.
C12-59 Valanga e travolgimento
Capitolo 12
Metodo di riduzione
del rischio di valanghe:
schema riassuntivo
Condotta durante
la gita sci alpinistica
Sci alpinismo
METODO DI RIDUZIONE DEL RISCHIO VALANGHE:
SCHEMA RIASSUNTIVO
C12-60 Metodo di riduzione
del rischio
408
FASI
METEO-NIVO
TERRENO
PARTECIPANTI
1- REGIONALE:
pianificazione della gita
a tavolino con studio di
alternative
• Bollettino meteo
• Bollettino valanghe
• Informazioni di
esperti locali e persone
fidate
• Descrizione itinerari/
guide
• Cartina topografica
1:25000
• Tracciato di rotta/
pendenze
• Individuazione zone
critiche
• Percorsi alternativi
• Partecipanti e
responsabile
• Esperienza
sci alpinistica
• Esperienza alpinistica
• Tenuta fisica
e psichica
• Scelta equipaggiamento personale e di
gruppo
2- LOCALE:
scelta complessiva del
percorso e comportamento appropriato sul
terreno
• Meteo: situazione
attuale, visibilità-ventotemperatura
• Neve: altezza critica
neve fresca, accumuli
da vento, segnali d’allarme
• Verifica del bollettino
• Test di stabilità(*)
• Esecuzione di una
traccia e di una microtraccia corrette: pendii
ripidi, vegetazione,
dossi, canali, pendii
aperti, vicinanza di creste, percorso sopra
oppure sotto un salto,
esposizione,...
• Partecipanti e responsabile
• Controllo A.R.VA.
• Controllo equipaggiamento individuale e di
gruppo
• Formazione di piccoli
gruppi
• Distanze normali, di
alleggerimento, di sicurezza
3- SINGOLO
PENDIO:
valutazioni sulla stabilità del pendio e adozione di comportamenti precauzionali
speciali
• Visibilità-ventotemperatura
• Altezza critica di
neve fresca, coesione,
accumuli
• Valutazione della stabilità del pendio confrontando le informazioni in possesso con
le osservazioni dell’ambiente
• Controllo
inclinazione >30°
• Ulteriori fattori di
rischio: vicinanza di
creste, esposizione sfavorevole, zone ripide
sopra e sotto
• Possibilità
di aggiramenti e/o di
percorsi alternativi
• Valutazione capacità
tecniche in relazione al
percorso
• Comportamento
disciplinato
del gruppo e misure
precauzionali:
distanze, corridoio,
sciata in traccia,
attraversamenti, soste
(*) Considerare l’opportunità di eseguire dei test di stabilità (profilo stratigrafico e blocco di slittamento) il giorno precedente la gita, se già presenti in zona.
Capitolo 12
capitolo 13
Autosoccorso in valanga
INDICE
Premessa
Fase organizzativa (fase 1)
Nomina di un direttore della ricerca, stima dei superstiti, valutazione del luogo,
assegnazione dei compiti
Fasi operative e strategie di ricerca
Ricerca vista-udito
Ricerca specifica con A.R.VA. e individuazione aree primarie
Sondaggio nel caso di sepolti senza A.R.VA.
Richiesta di soccorso organizzato, da attivare in base alla situazione
del momento
Descrizione dettagliata di alcune operazioni
Identificazione aree primarie di ricerca
Il sondaggio
• caratteristiche e uso della sonda
• il sondaggio a maglia larga
Lo scavo nella neve
Primo soccorso al sepolto in valanga
torna al sommario
Premessa
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
PREMESSA
410
L’elevato rischio di morte è sicuramente l’aspetto più grave di un coinvolgimento in
valanga. Statistiche condotte negli ultimi quindici anni indicano che circa il
40% dei travolti va incontro ad un seppellimento completo, cioè si ritrova,
all’arresto della valanga, con il viso sotto la neve, spesso nell’impossibilità di
respirare.
In questi casi il travolto ha circa una possibilità su due di morire nel giro di pochi
minuti, e l’intervento di soccorso organizzato rischia di essere tardivo. Spesso solo chi
si trova sul posto ha la facoltà di agire in modo efficace, a patto di disporre delle capacità e dell’esperienza necessarie.
In sostanza, la ricerca osserva che 100 incidenti di valanga causano 60 vittime; questo dato statistico esprime tutta la sua gravità quando viene comparato con gli incidenti stradali, dove su 100 incidenti si verificano invece 3
morti.
Appare evidente quindi, come questo tipo di incidente sia estremamente pericoloso, e
come sia necessario rivolgere la nostra attenzione, anzitutto verso un comportamento
generale che minimizzi la possibilità di rimanere coinvolti in tale evento. Tuttavia
pur assumendo le massime precauzioni, qualche possibilità di essere travolti persiste e
non può essere eliminata. Nel caso allora che l’evento si verifichi, la ricerca medica
indica che un’azione di soccorso particolarmente tempestiva, e ovviamente condotta
in maniera corretta, può ridurre di molto le probabilità di morte.
L’analisi delle curve di sopravvivenza sinora formulate indica infatti che soltanto entro i primi 15 minuti dal seppellimento si hanno ancora elevate probabilità di recuperare vivo il travolto. Solo persone presenti all’evento (amici
o terzi che siano), molto vicine al luogo dell’incidente e ovviamente non coinvolte, avranno dunque la possibilità di intervenire in un così breve lasso di
tempo. Solo costoro possono attuare un “autosoccorso”. Intendendo con tale
termine un complesso di procedure, immediatamente poste in atto dai superstiti, od
anche da altre persone sopraggiunte, ma non organizzate allo scopo, e finalizzate alla
ricerca e disseppellimento dei travolti, disponendo delle sole usuali attrezzature proprie dello sci alpinista.
È importante rimarcare, che al pari di quanto avviene nelle forme di soccorso “organizzato”, anche in un autosoccorso non saranno determinanti solamente le procedure tecniche adottate, e la loro corretta esecuzione, bensì assolutamente cruciali e decisive per il successo, saranno pure le fasi iniziali di valutazione dello scenario e
del problema (includendo le informazioni dirette degli osservatori), di organizzazione degli operatori disponibili, e la loro capacità di lavorare in sinergia.
Errori compiuti in tali fasi possono pregiudicare la riuscita delle operazioni, riflettendosi a cascata sulle decisioni operative successive e vanificando qualsiasi ottimale
conoscenza ed applicazione delle metodiche intraprese.
Lo svolgimento di una procedura di autosoccorso passa obbligatoriamente attraverso
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Premessa
la gestione di tre specifiche aree, che sono quelle:
- delle dinamiche psicologiche individuali e di gruppo;
- della applicazione di un adeguato protocollo di intervento;
- degli interventi medici;
aree in successione l’una all’altra, in cui la corretta attuazione dell’una sarà possibile solo quando la precedente sia stata positivamente affrontata e conclusa.
411
C13-01 Incidente da valanga
Capitolo 13
Fase organizzativa
(fase 1)
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
FASE ORGANIZZATIVA (FASE 1)
412
Dopo l’incidente la primissima difficoltà è la
riorganizzazione
dei
superstiti, per trasformarli in soccorritori dei
compagni travolti.
La regola di fondo deve
essere “se non dovrò io
coordinare, saprò mettermi a disposizione”.
Capitolo 13
L’incidente valanghivo giunge il più delle volte
improvviso, inatteso, brusco come un’improvvisa
deflagrazione: l’individuo - spesso sorpreso in ben
altra condizione mentale che quella più adatta a
gestire la drammaticità del momento - è totalmente
coinvolto nella situazione di pericolo creatasi,
“affondato” in essa, minacciato nell’incolumità da
una natura fattasi improvvisamente ostile. Bersaglio
di elevatissimo stress visivo, emotivo, mentale
(paura, confusione, istinto di fuga), il gruppo di sci
alpinisti - forse già eterogeneo di per sé - sarà completamente minato nella propria organizzazione, nei
ruoli, nelle comunicazioni interne ed esterne, e logicamente nella quantità di operatori poi disponibili
ed efficienti.
Prima difesa da tutto questo deve essere innanzitutto un atteggiamento mentale “prevenuto”, ossia la
consapevolezza in ciascuno di poter di colpo trovarsi “immersi” in tale negativa situazione psicologica:
“saperlo prima” potrà forse essere di aiuto nel tentativo di dominare impulsi ed emozioni. Essere quindi preparati a vincere se stessi e gli istinti.
In secondo luogo, si consideri che dopo l’incidente
la primissima difficoltà sarà la riorganizzazione dei
superstiti, per trasformarli in soccorritori dei compagni travolti.
La regola di fondo deve essere “se non dovrò io coordinare, saprò mettermi a disposizione”. Anche in
questo caso, il componente del gruppo deve essere
preventivamente consapevole della necessità di rendersi disponibile senza riserve; cioè accettare e svolgere compiti, rispettare i ruoli assegnati, e relazionare in maniera rigida e pragmatica. Tale collettivo
atteggiamento sarà finalizzato anche a facilitare l’identificazione (ed i compiti) di un leader, che possa
guidare le scelte e le operazioni; un responsabile
dell’autosoccorso, anche automaticamente individuato per particolari doti, al momento dell’incidente, di autocontrollo, razionalità, rapidità nelle decisioni, e che potrebbe anche non coincidere con la
persona ritenuta più esperta, o carismatica all’inizio
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Fase organizzativa
(fase 1)
dell’escursione.
Il suo compito sarà senz’altro favorito dall’adesione
piena, da parte dei soccorritori, alla rigida disciplina
imposta dalla sequenza:
ordine -> esecuzione -> rapporto
(ricevuto un incarico, lo eseguo, e riferisco immediatamente il risultato conseguito). Viceversa,
discussioni, contestazioni, personalismi pretestuosi,
provvedimenti arbitrari, confusione o mancato
rispetto dei ruoli, comprometteranno gravemente
rapidità ed efficacia di esecuzione.
Terzo aspetto determinante: il fattore “tempo”. Sarà
irrinunciabile operare con velocità e precisione, qualità spesso in antitesi. Sotto la pressione della grave
tensione emotiva, e stressati dall’urgenza di intervenire rapidamente, il processo mentale che porterà
alle decisioni più opportune attraversa forzatamente
diverse fasi: raccolta delle informazioni (anche visive), analisi ed elaborazione delle stesse, assegnazione
di ruoli, scelta delle metodiche.
Tutto ciò potrà essere facilitato dall’adozione di particolari strategie:
• pensare a poche cose;
• fare solo le più necessarie;
• essere essenziali nelle comunicazioni verbali, e riferire con calma;
• ascoltare.
413
Sotto la pressione della
grave tensione emotiva,
il processo mentale che
porterà alle decisioni più
opportune attraversa forzatamente diverse fasi:
raccolta delle informazioni (anche visive), analisi ed elaborazione delle
stesse, assegnazione di
ruoli, scelta delle metodiche.
Tutti i superstiti abili psicologicamente e fisicamente, dovranno operare nell’autosoccorso nei
primi 15-20 minuti, evitando di avere persone inoperose e tempi morti; così come si eviterà lo spreco
di risorse in esecuzioni inutili o non contingenti. Si
cercherà di conservare una mentalità positiva ed
ottimistica, fattiva e tesa al successo dell’intervento.
Sono da evitare atteggiamenti di sfiducia, o pessimistici commenti verbali, perché potrebbero essere
eventualmente recepiti dal sepolto ed interpretati
come segnali di abbandono. Quanto sin qui illustrato dovrà poi operativamente esprimersi attraverso
l’adozione e l’applicazione del protocollo di autosocCapitolo 13
Fase organizzativa
(fase 1)
414
La semplificazione e
schematicità del protocollo, è finalizzata ad
ottenere una metodica,
che possa essere ricordata
anche in condizioni di
elevato stress psicofisico.
C13-02 Metodica di intervento
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
corso (figura C13-02), che individua un numero
limitato di procedure (4 fasi), distribuite secondo un
rigoroso ordine cronologico e di importanza. Altre
problematiche pur sempre inerenti l’intervento di
soccorso in valanga, non sono da ricondurre in questo protocollo: con esse infatti si superano forzosamente i tempi utili di intervento. La semplificazione
e schematicità del protocollo, è finalizzata ad ottenere una metodica, che possa essere ricordata anche in
condizioni di elevato stress psicofisico.
1. Fase organizzativa: nomina di un direttore della ricerca, valutazione del luogo, analisi generale e assegnazione dei compiti
2. Ricerca vista udito
3. Ricerca specifica con A.R.VA. Individuazione aree primarie.
Sondaggio
4. Richiesta di soccorso organizzato
Analizziamo in dettaglio le fasi del protocollo.
Nomina di un direttore della ricerca,
stima dei superstiti, valutazione del
luogo, assegnazione dei compiti
a. Individuazione di chi gestirà la ricerca.
In genere colui il quale, tra gli esperti, per diversi
motivi rimasto meno scioccato dall’evento, si preoccupa di riunire i superstiti e ne giudica le condizioni. Raccoglie le idee e si attiva per stimolare l’inizio
delle ricerche. Così agendo, si è già naturalmente
imposto e involontariamente proposto al successivo
compito di coordinamento. Così non fosse, occorre
assegnare l’incarico sulla base delle capacità presunte, ma specialmente della stabilità di nervi, della
lucidità di azione e della rapidità di decisione.
b. Stima della sicurezza del luogo.
Il responsabile si preoccupa di portare in un luogo idoneo e sicuro i superstiti; esso costituirà anche deposito
per zaini e materiali (per quanto possibile il più vicino
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
alla valanga al fine di evitare inutili spostamenti).
Verifica il numero delle persone presenti e stima
quante persone sono rimaste sepolte o ferite.
Raccoglie da eventuali testimoni dell’accaduto, (e in
un gruppo ben condotto dovrebbero sempre esserci),
tutte le informazioni utili per pianificare al meglio
l’intervento di autosoccorso. Informazioni importanti sono: come è stata provocata la valanga, quante persone sono state coinvolte, quali sono i punti di travolgimento e scomparsa del/i travolto/i, se la/e persona/e travolta/e ha/hanno in dotazione A.R.VA.
È anche molto importante valutare l’attendibilità e
la lucidità dei testimoni, qualora siano superstiti
sotto shock. Possibilmente annotare su carta le indicazioni ricevute.
c. Ordine di spegnimento di tutti gli A.R.VA.
Il coordinatore dà il comando di spegnere tutti gli
apparecchi A.R.VA., e incarica una persona di verificare l’effettivo spegnimento di tutti gli apparecchi.
Nel frattempo si estraggono le pale e si montano le
sonde.
d. Gruppo per ricerca vista e udito
Il coordinatore sceglie qualcuno che si dovrà dedicare alla ricerca vista e udito
e. Esperti per la ricerca con A.R.VA.
Il coordinatore individua le persone più abili che si
occuperanno della ricerca con A.R.VA.
f. Sondaggio per travolti senza A.R.VA.
In caso di sepolti privi di A.R.VA. il coordinatore
deve individuare le zone primarie di ricerca mediante sondaggio e inviare un gruppo di persone dotate
di sonde e pale
g. Il coordinatore incarica qualcuno di verificare la
disponibilità di un telefono cellulare e del suo funzionamento per chiamata al 118.
Fase organizzativa
(fase 1)
415
È molto importante
valutare l’attendibilità e
lucidità dei testimoni (es.
superstiti sotto shock) e
possibilmente annotare
su carta le indicazioni
ricevute.
Capitolo 13
Fasi operative e
strategie di ricerca
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
FASI OPERATIVE E STRATEGIE DI
RICERCA
Ricerca vista-udito
416
La ricerca vista e udito
dev’essere eseguita su
tutta la superficie della
valanga, condotta in
silenzio, per poter udire
eventuali
anche
se
improbabili lamenti, e
per ascoltare i suggerimenti del responsabile. Il
ritrovamento di oggetti
va subito comunicato al
coordinatore.
Capitolo 13
Il coordinatore dovrà:
a. Formare il gruppo di ricerca, in base al numero dei
presenti e alla dimensione della valanga. Si tenga presente che immediatamente a seguire la ricerca vista e
udito, deve essere organizzata quella con l’A.R.VA., e i
due gruppi pertanto, subito definiti e distinti.
b. Ordinare al gruppo vista udito di accendere
l’A.R.VA. in ricezione (su valori di sensibilità medi, che
non consentano di captare un segnale proveniente da
oltre 5 metri di distanza).
c. Ordinare di dotarsi di pala e sonda.
I componenti della ricerca dovranno entrare in valanga
dotati di sonda (precedentemente montata) e pala. Fin
dal momento della preparazione della gita, si consiglia
di attrezzare la pala con un cordino che possa fungere da
tracolla; consentirà di mantenere le mani libere per eseguire altre operazioni. In base al tipo di valanga è molto
importante decidere se muoversi con o senza sci. La presenza di blocchi di neve ostacola notevolmente il movimento con gli sci, viceversa la neve soffice allunga i
tempi di spostamento senza l’uso dei medesimi.
d. Inviare i ricercatori sulla valanga, essi devono
esplorare con gli occhi le zone della valanga nella speranza di cogliere segni che mostrino la presenza o il passaggio del travolto (es. il ritrovamento di oggetti personali). La ricerca vista e udito deve essere eseguita su tutta
la superficie della valanga, condotta in silenzio, per poter
udire eventuali anche se improbabili lamenti, e per
ascoltare i suggerimenti del responsabile. Il ritrovamento di oggetti va subito comunicato al coordinatore.
L’oggetto ritrovato deve essere segnalato e posto in evidenza sulla superficie della neve, senza rimuoverlo dal
luogo del ritrovamento. Intorno all’oggetto ritrovato il
ricercatore esegue un rapido sondaggio, in modo da
verificare la presenza o meno del corpo del travolto. Nel
caso di ricezione del segnale A.R.VA. il ricercatore deve
avvertire immediatamente il coordinatore dell’autosoccorso, il quale in base alla dimensione della valanga, al
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Fasi operative e
strategie di ricerca
numero di soccorritori disponibili potrà:
- far proseguire la ricerca del travolto al ricercatore vista
udito (ricerca finale con A.R.VA.);
- incaricare il ricercatore più vicino di intervenire per la
ricerca finale con A.R.VA., in modo da far proseguire
sul resto della valanga la ricerca vista e udito.
Ricerca specifica con A.R.VA. e individuazione aree primarie
417
Appena avviati i ricercatori vista udito, il coordinatore
attiva in contemporanea la ricerca A.R.VA.
Individuate le persone da adibire a questa ricerca, il
coordinatore:
a. Ordina l’accensione dell’A.R.VA. al massimo della
ricezione e avvia la ricerca secondo le note modalità (vedi
capitolo: A.R.VA., apparecchi e tecniche di ricerca).
b. Si mantiene in costante comunicazione con i
ricercatori. La prima ricezione del segnale A.R.VA.
deve essere comunicata al coordinatore. Nella fase finale della ricerca si ribadisce l’importanza dell’uso della
sonda per una rapida e precisa individuazione del sepolto. È necessario, dopo aver stabilito il contatto con il
corpo del sepolto, non rimuovere la sonda, ma informare il coordinatore e iniziare lo scavo (vedi paragrafo a
pag. 20).
c. “Legge” la valanga e individua le aree primarie per
il sondaggio (vedi paragrafo a pag. 14).
Sondaggio nel caso di sepolti senza
A.R.VA.
La ricerca dovrà essere eseguita nell’area ritenuta prioritaria fra quelle precedentemente individuate.
L’essenzialità e la rapidità della esecuzione permettono
di ottenere risultati positivi. Le disposizioni del coordinatore in questa fase devono essere:
a) Nomina di un responsabile del sondaggio e del
relativo gruppo. Il responsabile dovrà coordinare tutte le
operazioni di sondaggio nel luogo indicato dal coordinatore.
b) Utilizzo del metodo a maglia larga, in quanto ritenuto più efficace in funzione del tempo disponibile per
l’autosoccorso (vedi paragrafo a pag. 18).
Nella fase finale della
ricerca si ribadisce l’importanza dell’uso della
sonda per una rapida e
precisa individuazione
del sepolto. È necessario,
dopo aver stabilito il
contatto con il corpo del
sepolto, non rimuovere
la sonda, ma informare il
coordinatore e iniziare lo
scavo.
Capitolo 13
Fasi operative e
strategie di ricerca
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso organizzato, da attivare in base alla situazione del momento
418
Le realtà del Soccorso
Alpino diffuse sul territorio sono in grado di
garantire prestazioni, in
tempi di intervento e in
qualità dell’intervento
stesso, tramite elisoccorso, inimmaginabili sino a
pochi anni fa.
C13-03 Intervento elicottero
Capitolo 13
Una domanda che spesso si pone al coordinatore nella
gestione dell’autosoccorso, è quando attivare l’intervento del soccorso organizzato.
In proposito analizziamo la seguente sequenza:
1 EVENTO VALANGHIVO
2 ARRESTO VALANGA
3 ESAME SITUAZIONE
4 INIZIO AUTOSOCCORSO
5 MESSA IN SICUREZZA
6 RITROVAMENTO
7 SCAVO
8 RIANIMAZIONE
9 TRASPORTO A VALLE
A che punto della sequenza inseriamo la voce attivazione del Soccorso Organizzato?
Immediatamente subito dopo aver concluso la fase
organizzativa della manovra di autosoccorso, qualora si disponga di telefono portatile o radio ricetrasmittente (RT).
Le realtà del Soccorso Alpino diffuse sul territorio,
attualmente sono in grado di garantire prestazioni,
sotto il profilo dei tempi di intervento e della qualità
dell’intervento stesso, tramite l’elisoccorso, inimmaginabili sino a pochi anni fa. I tempi di intervento dal
momento della chiamata dipendono da:
• Distanza e dislivello tra base elisoccorso e valanga
• Situazione meteorologica
• Conoscenza del territorio
• Validità e completezza informazioni
• Individuazione del sito valanghivo
• Eventuale assistenza a terra
Con la chiamata al soccorso alpino (Tel. 118 per
l’Italia), grazie all’uso dell’elicottero, arriveranno in
zona valanga una unità cinofila, un medico rianimatore, un tecnico di soccorso alpino. Nell’arco di pochi
minuti avremo così la possibilità di poter contare sull’aiuto di una équipe di specialisti del soccorso in valanga. Non sempre però è possibile l’utilizzo della telefonia
cellulare (ovvero radio RT). Con questo presupposto,
almeno due persone dovranno avviarsi alla volta del più
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
vicino posto di chiamata, col compito di allertare il soccorso organizzato. Ciò avverrà valutando i rischi ai quali
costoro si esporranno (tempo necessario per raggiungere il fondovalle, ore di luce a disposizione, attraversamento di pendii pericolosi, loro condizioni psico-fisiche), e non prima di aver partecipato comunque ai
primi 15-20 minuti di azione intensiva del gruppo.
Nel caso in cui le condizioni meteo non permettessero
l’impiego del mezzo aereo, il raggiungimento della zona,
a carico della colonna di soccorso, dovrà avvenire via
terra, implicando la relativa dilatazione dei tempi di
intervento.
L’intervento del Soccorso Alpino non si sostituisce alla
manovra di autosoccorso, ma diventa un necessario
complemento, in quanto sicuramente il travolto necessiterà di assistenza medica, e dovrà essere ospedalizzato.
Qualora la manovra di autosoccorso risultasse con esito
negativo, l’unità cinofila provvederà, con tempi maggiori, a localizzare il sepolto.
Molti elicotteri da soccorso sono inoltre dotati di apparecchiatura speciali (antenne direzionali), e quindi, specialmente nel caso di valanghe di notevoli dimensioni o
difficilmente percorribili, la ricerca A.R.VA. potrà essere condotta velocemente con l’ausilio del mezzo aereo.
È pertanto necessario, durante le manovre di autosoccorso, non inquinare la valanga, in modo da non ostacolare l’eventuale ricerca del sepolto da parte dell’unità
cinofila. La principale fonte di inquinamento del sito, è
da attribuire alle persone che effettuando la manovra di
autosoccorso sprofondano sino all’inguine nella neve. Se
la neve è inconsistente dovremo obbligatoriamente
usare gli sci per effettuare le nostre ricerche. Questa è
una scelta finalizzata a non rallentare eccessivamente la
progressione in valanga, ed evitare quello strofinamento
nella coltre nevosa con conseguente inquinamento di
odori che potrebbero ostacolare il delicato olfatto del
cane da ricerca.
Ricordiamo ancora che il Soccorso Alpino, in caso
di travolgimento valanghivo deve essere attivato
perché:
• il travolto dovrà quasi sicuramente essere ospedalizzato;
• i superstiti potrebbero non essere in grado di organiz-
Fasi operative e
strategie di ricerca
La richiesta di soccorso
organizzato va effettuata
subito dopo aver concluso la fase organizzativa
della manovra di autosoccorso.
C13-04 Unità cinofila
La principale fonte di
inquinamento della coltre nevosa, è da attribuire
alle persone che, effettuando la manovra di
autosoccorso, sprofondano sino all’inguine nella
neve.
Capitolo 13
419
Fasi operative e
strategie di ricerca
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
zare e di condurre positivamente la manovra di autosoccorso;
• le dimensioni della valanga potrebbero essere maggiori della media;
• potrebbero sussistere gravi difficoltà di movimento
sulla valanga;
• i presenti sono in stato di confusione mentale;
• vi sono molti travolti e pochi superstiti;
• alcuni A.R.VA. si rivelano difettosi nel funzionamento;
• si verifica il seppellimento di persone non dotate di
A.R.VA.
420
C13-05 Prospetto per
coordinatore
In che modo si attiva il soccorso esterno?
• con telefonino chiamando il 118;
• con radio RT contattando eventuali radioamatori;
• con invio di due persone al più vicino posto di
chiamata.
Durante la salita sarebbe opportuno controllare e
memorizzare quali sono i punti dell’itinerario con
buona ricezione di segnale.
AUTOSOCCORSO IN VALANGA (prospetto ad uso del coordinatore)
NOMINA DEL COORDINATORE, STIMA DEI SUPERSTITI, ASSEGNAZIONE COMPITI
• Il luogo è sicuro? Ci si raccoglie in un punto solo = deposito zaini e materiali
• Raccogliere e valutare le informazioni: testimoni attendibili?
• Spegnere A.R.VA., preparare pale e sonde
• Verificare il funzionamento del telefono cellulare
• Dare indicazioni chiare
• Assegnare ogni compito ad una specifica persona (ricerca vista e udito, ricerca A.R.VA., sondaggio,
funzionamento cellulare)
RICERCA VISTA ED UDITO
• A.R.VA. in media ricezione
• Come si muoveranno in valanga? Con che cosa?
• Segnalare e marcare i reperti
RICERCA A.R.VA.
• Attivare ricerca A.R.VA.
• Se possibile, lettura della valanga: punti travolgimento, scomparsa?
• Linea di flusso? Aree primarie?
• Servono linee di sondaggio?
RICHIESTA DI SOCCORSO ORGANIZZATO
• Farla subito?
• Quanti mandare?
• C’è pericolo?
• Annotare i nomi dei presenti e dei travolti, i tempi operativi (ora dell’evento, di inizio
dell’autosoccorso, i tempi di ritrovamento, di durata del seppellimento)
• Annotare i reperti
• Cavità aerea presente?
• Appena conviene, disporre A.R.VA. dei soccorritori in trasmissione
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
DESCRIZIONE DETTAGLIATA DI
ALCUNE OPERAZIONI
Identificazione aree primarie di ricerca
In questa fase dell’ autosoccorso il responsabile ha già
assegnato i vari compiti e ha attivato le ricerche vista
ed udito e ricerca con A.R.VA.: ora può “studiare” con
più calma il percorso della valanga (linea di flusso) e
assumere le decisioni più opportune in base ai risultati che arrivano di volta in volta dalle ricerche e dalla
visione d’insieme.
421
Linea di distacco
Linea di ingresso
T
a
ne
Li
Punto
di travolgimento
to
en
rim
or
sc
di
Settore 2
S
Settore 1
Settore 2
Punto di scomparsa
C13-06 Aree di ricerca
Zona di più probabile
ritrovamento
Capitolo 13
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
422
La lettura del terreno
valanghivo può comportare alcune difficoltà se si
dispone, ad esempio, di
un limitato angolo di
visuale. Ecco la necessità
di portarsi in un punto
più favorevole di osservazione dello scenario, con
dispendio tuttavia di
tempo ed energie.
C13-07 Probabile seppellimento
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
Per i compagni superstiti, che forzatamente sosteranno nei pressi della valanga, la lettura del terreno
valanghivo può comportare alcune difficoltà (es.
limitato angolo di visuale), e si dovrà considerare
eventualmente la necessità di portarsi in un punto
più favorevole di osservazione dello scenario, con
dispendio tuttavia di tempo ed energie. Procedura
indispensabile in alcuni casi per identificare le zone
dove avviare con priorità una specifica metodica di
ricerca (ad esempio il sondaggio).
Bisogna fare un’analisi dell’ambiente in cui si è verificato l’evento per determinare quale bacino abbia alimentato la valanga, la sua grandezza, se si è scaricato
completamente o meno, se altri bacini instabili
incombono sul percorso o sulla zona di accumulo; al
fine di stabilire, compatibilmente con il numero di
superstiti, se sia il caso di prevedere una sentinella o
eventuali vie di fuga per i ricercatori. L’osservazione
del piano di scorrimento, e delle zone di accumulo,
terrà in particolare considerazione quelle caratteristiche proprie del moto valanghivo e riferibili sia a valanghe di pendio, sia incanalate.
O
E
T
P1 Ostacolo
P2 Curva
P3 Cambio di pendenza
S
P4 Accumulo finale
P5 Neve intatta ai bordi
O Osservatori
E Traccia di entrata
T Punto di travolgimento
S Punto di scomparsa
L Linea di flusso
P Aree primarie di ricerca
P1
L
P2
P3
P4
P5
P2
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Nel caso di valanghe di pendio, su terreno aperto e
privo di particolari ostacoli (figura C13-07), è
importante, quando possibile, acquisire informazioni sui presunti punti di ingresso, di travolgimento, e
di scomparsa: questi punti dovrebbero essere al più
presto marcati, in maniera da restare ben identificabili per tutto il successivo prosieguo del soccorso.
La presenza di ostacoli naturali, curve, o cambi di
pendenza lungo il piano di scorrimento, rallentando
il flusso, e favoriscono piccoli accumuli locali che
possono divenire punti di probabile arresto del
corpo trascinato (figura C13-07, P1-P2-P3).
Allineando il punto di travolgimento e quello di scomparsa (se noti con certezza), si può identificare un area
a valle del secondo, con ampiezza di circa 60°, e simmetrica alla traiettoria stimata, che costituisce zona preferenziale di ricerca lungo l’accumulo (figura C13-08).
La zona di ricerca può essere ridotta anche in base ad
altri elementi:
• la direzione (e velocità) in cui si muoveva l’infortunato prima di essere travolto, se scendeva il pendio con
gli sci (stima della somma vettoriale fra forza d’inerzia
dello sciatore e forza di trascinamento della valanga);
• la posizione relativa che i travolti (se in quantità
maggiore ad uno), avevano al momento dell’incidente (in assenza di disomogeneità del terreno, le
distanze fra di essi si mantengono inalterate anche
nella zona di arresto);
• gli indizi ricavati dagli oggetti trovati in superficie
(reperti); anche se spesso gli sci o i materiali leggeri
si trovano in punti diversi da quello di seppellimento del travolto. In ogni caso, soprattutto quando il
punto di scomparsa è molto più a monte della zona
di accumulo oppure non è ben individuato, è bene
esplorare come zona primaria la parte centrale della
zona di arresto (accumulo finale). In particolare il
piede della zona di accumulo. Anche le zone di neve
fresca contigue ai bordi, devono essere valutate, perché il sepolto può essere stato sospinto all’esterno dei
bordi (figura C13-07, P5).
Per quanto concerne i meccanismi di deposito del
corpo del travolto, si consideri inoltre quanto di seguito descritto. Il moto di una massa nevosa in movi-
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Travolgimento
Scomparsa
NO
60° NO
C13-08 Accumulo finale
Travolgimento
Travolgimento
T2
T1
Direzione del flusso
più veloce
C13-09 Zone laterali
Direzione
del flusso
Più lento,
arresto
del moto
Più veloce,
ma meno che
al centro
C13-10 Zone più lente
Capitolo 13
Massima
velocità
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
424
Il moto di una massa
nevosa in movimento
soggiace ai principi che
governano la dinamica
dei fluidi, e sul terreno
ciò comporterà che al
centro del flusso la velocità di scorrimento sarà
maggiore rispetto ai
bordi della massa.
Capitolo 13
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
mento soggiace ai principi che governano la dinamica
dei fluidi, e sul terreno ciò comporterà che al centro
del flusso la velocità di scorrimento sarà maggiore
rispetto ai bordi della massa (figura C13- 09).
Superando una curvatura, la velocità del flusso sarà
maggiore al bordo esterno rispetto al lato interno
della curva.
Il corpo umano presenta densità maggiore della
neve, per cui durante il travolgimento, ed in assenza
di un tentativo di galleggiamento (movimenti natatori), questo verrà gradualmente sospinto in profondità. La componente di spinta al seppellimento, è
massima nelle zone suscettibili ad una diminuzione
della velocità di flusso, ed il corpo del travolto tenderà appunto ad essere depositato in dette zone
(figura C13-10).
Questi concetti andranno particolarmente tenuti
presenti nell’esaminare situazioni di valanghe incanalate.
Riassumendo ora quanto sin qui descritto sull’argomento, possiamo in genere ritenere aree di ricerca
primaria:
• la zona di accumulo finale;
• le zone di accumulo laterali, là dove la valanga
compie delle curve;
• gli avvallamenti;
• le zone dove la valanga perde velocità e dove il
pendio diventa meno ripido;
• le zone poste a monte e a valle di ostacoli naturali (alberi, rocce, ecc.).
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Il sondaggio
Caratteristiche e uso della sonda
La sonda è un’asta tubolare (acciaio, lega di alluminio,
fibra di carbonio), mediamente lunga 3 metri e con
diametro di circa 10-12 mm, realizzata in più pezzi che
si uniscono fra loro. Tale unione è ottenuta tramite
avvitamento dei vari pezzi; oppure col sistema “a frusta”, cioè per mezzo di un elastico che passa all’interno
delle sezioni tubolari della sonda e viene bloccato teso
alla sommità della medesima. L’uso del tipo di sonda a
frusta riduce i tempi di montaggio della stessa.
La sonda va introdotta verticalmente in modo da:
• evitare di curvare l’asta metallica con possibilità di
romperla;
• evitare che durante l’uso le sonde si allarghino in
profondità, non mantenendo così le distanze iniziali
col rischio di non individuare il corpo del travolto.
La sonda deve essere introdotta a piccoli colpi, per la
lunghezza stabilita dal capo squadra. La sonda deve
essere estratta solo dopo aver stabilito che non abbia
urtato contro ostacoli ritenuti dubbi. Il sondatore
dovrà indossare i guanti, per evitare di produrre, col
calore delle mani, croste di ghiaccio sulla superficie
esterna che ridurrebbero la penetrabilità e la sensibilità
della sonda stessa. Colpendo un corpo umano con la
sonda, si avverte un piccolo contraccolpo, come se si
urtasse un oggetto in materiale gommoso. È difficile
comprendere la differenza tra il corpo umano e il terreno gelato, o lo zaino; tra uno scarpone e uno sci o un
sasso; anche degli arbusti possono dare risposte che
facilmente inducono in errore. Per affinare la sensibilità dei sondatori, si effettuano esercitazioni, simulando nel modo più reale possibile la situazione di seppellimento. Esistono diversi metodi di sondaggio
adottati dal soccorso organizzato (nel cui merito non
entriamo data la specificità); nel caso di autosoccorso,
si adotta il sistema a maglia larga, ritenuto il più efficace in funzione del tempo e delle persone a disposizione. È evidente l’importanza di individuare l’area
primaria dove eseguire il sondaggio, in quanto è lì che
si giocano le possibilità di successo dell’intervento.
425
La sonda deve essere
introdotta a piccoli colpi,
per la lunghezza stabilita
dal capo squadra.
La sonda deve essere
estratta solo dopo aver
stabilito che non abbia
urtato contro ostacoli
ritenuti dubbi.
Capitolo 13
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
Il sondaggio a maglia larga
C13-11 Sondaggio e allineamento
È importante cercare di mantenere
il più possibile l’allineamento.
60 cm
60 cm
C13-12 Reticolo di sondaggio
Le dimensioni del reticolo di ricerca,
costituito dai fori delle sonde,
si aggira sui 60x60 cm, come si può
evincere dallo schema.
Capitolo 13
Per organizzare il sondaggio, chi lo gestisce dovrà:
a) allineare i sondatori con le spalle a stretto contatto su una linea;
b) posizionare due segnali laterali (bastoncini ecc.) ai
due estremi della fila, per delimitare l’inizio dell’area
sondata
c) fare appoggiare la sonda, tenuta verticale, al centro dei piedi leggermente divaricati
d) al comando (GIÙ!), fare eseguire il sondaggio
indicandone la profondità
e) ritirata la sonda, questa sarà posizionata con la
punta appoggiata sulla neve, 60 cm davanti a sé, ed
inclinata in appoggio sulla spalla destra;
f ) controllare che le sonde di tutti i ricercatori siano
inclinate e allineate;
g) dare il comando di avanzare con i piedi sulla
nuova linea di sondaggio (AVANTI!); la sonda ritorna verticale come al punto c.
La sequenza, dal punto d al punto g, dovrà essere
ripetuta fino al successo della ricerca secondo i
comandi del capo sondaggio.
Gli estremi dell’ultima linea di sondaggio vanno
marcati, e con i due segnali iniziali, permetteranno
la delimitazione dell’area sondata “spalla a spalla”.
Nel caso in cui i ricercatori siano pochi, può partecipare al sondaggio, ad un estremo della fila, anche
chi lo coordina.
Nel caso in cui, il numero dei ricercatori non sia sufficiente a coprire tutto il fronte dell’area di ricerca
primaria, il gruppo inizierà eseguendo l’esplorazione
su una fascia ridotta. Si procede sulla fascia fino al
limite opposto dell’area di ricerca primaria.
Quindi ci si sposta su una fascia parallela ai segnali
posti all’inizio, e si ricomincia il sondaggio. Qualora
tutta l’area sia stata esplorata senza aver rinvenuto i
sepolti, si trasferisce il sondaggio alla successiva zona
di ricerca primaria.
Per ottimizzare il metodo, in regime di soccorso organizzato, può essere utilizzata una funicella graduata,
per controllare le distanze e l’allineamento, mentre la
delimitazione delle zone sondate è effettuata mediante appositi nastri colorati.
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Sarebbe anche utile la delimitazione della valanga,
precauzione fondamentale in caso di nevicate che possano mimetizzare le zone di ricerca.
C13-13 Sondaggio con funicella
427
Qualora un sondatore sia insospettito da un tocco
particolare, lascerà la sonda infissa in quel punto,
e avviserà il responsabile del sondaggio, il quale
provvede ad inviare, se disponibile, uno spalatore
(dotato di sonda di riserva), per procedere allo scavo.
In questo modo i sondatori continuano il loro lavoro senza interruzioni, lasciando ad altri il compito
dello scavo, evitando perdite di tempo.
Qualora un sondatore sia
insospettito da un tocco
particolare, lascerà la
sonda infissa in quel
punto, e avviserà il
responsabile del sondaggio, il quale provvede ad
inviare, se disponibile,
uno spalatore.
C13-14 Sonda e scavo
Sondaggio e punto probabile.
Se durante il sondaggio si sente
qualcosa, si lascia la sonda, si
chiama lo spalatore il quale ci
consegna una sonda e proseguiamo con il sondaggio.
Nel caso non sia disponibile uno spalatore dedicato,
si utilizza per questa funzione, il sondatore più esterno alla riga (ricordarsi pala a tracolla).
Su pendio ripido, il sondaggio finale della zona localizzata con segnale A.R.VA. massimo, deve essere
effettuato perpendicolarmente al terreno.
NO
SÌ
Max
segnale
A.R.VA.
C13-15 Sondaggio su pendio
Capitolo 13
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
Lo scavo nella neve
Nel caso di incidente in
cui siano coinvolte persone impreparate, o senza
attrezzatura adatta, in
mancanza di pale, si usa
qualunque oggetto a
disposizione, ad esempio
le code degli sci oppure le
mani.
428
Prima di procedere allo scavo, ricordiamo che dopo
aver individuato il corpo del sepolto tramite la sonda,
la stessa sonda non deve essere rimossa, in quanto
rappresenta il primo contatto diretto col sepolto, ed è
un riferimento importante per uno scavo corretto ed
efficacie. Per eseguire uno scavo in maniera veloce ed
adeguato, occorre avere con sé una pala, strumento che
deve fare parte dell’attrezzatura di ogni sci alpinista. In
commercio esistono diversi tipi di pala, dalle ultraleggere in carbonio alle tradizionali in alluminio.
Ricordiamo che deve essere un attrezzo pratico e robusto, ed inoltre è raccomandabile, inserire un cordino
sul manico della pala affinché si possa trasportare a tracolla, lasciando le mani libere per eseguire altre operazioni.
Nel caso di incidente in cui siano coinvolte persone
impreparate, o senza attrezzatura adatta, in mancanza
di pale, si usa qualunque oggetto a disposizione, ad
esempio le code degli sci oppure le mani.
C13-16 Tempi diseppellimento
È IMPORTANTE AVERE CON SÈ SEMPRE A.R.VA.,
PALE E SONDA
PUNTA
SCI
PALA
10'
MANI
GUANTATE
40'- 50'
MANI
NUDE
90'
230'
30 min.
60 min.
120 min.
180 min.
240 min.
TEMPI DI DISSEPPELLIMENTO \CON DIVERSE ATTREZZATURE DI SCAVO
(spostamento di 1 metro cubo di neve)
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Le tabelle che seguono indicano i tempi di scavo in
minuti necessari per spostare neve di media densità, in
funzione degli attrezzi disponibili; ci si rende conto
che la mancanza di una pala invalida tutte le fatiche
tese a contenere i tempi dell’autosoccorso.
VOLUME
TEMPO DI SCAVO [minuti]
[m3]
PALA GRANDE
C13-17 Tempo di scavo
PALA PICCOLA
SCI
1
10/15
2
15/20
25/35
60/90
3
25/35
45/60
100/130
15/20
35/45
TEMPO NECESSARIO PER LIBERARE LE VIE AEREE [minuti]
LOCALIZZANDO
VOLUME [m3] PALA
MEZZI DI FORTUNA: mani/sci
Torace
1,75
14
70
Polso
2,42
19
96
Scarpone
2,56
20
102
Lo scavo nella neve non è la banalità che potrebbe
apparire a prima vista: pur finalizzato all’esposizione ed
al recupero del travolto, esso può condurre ad una serie
di errori che ritarderanno l’inizio degli interventi sanitari, o che addirittura potrebbero arrecare ulteriori
traumi al ferito. È bene quindi sottolineare, come tale
scavo vada intrapreso, innanzitutto con il primo obiettivo di raggiungere ed ossigenare l’infortunato, per
poterlo poi valutare e medicalizzare già all’interno della
buca. Solo alla fine di questi interventi sarà possibile
l’estrazione e l’evacuazione del travolto.
Particolari accorgimenti dovranno consentire perciò,
durante le procedure di scavo, l’arrivo prima possibile
di aria al ferito, la protezione delle sue vie aeree (a
rischio di ulteriore soffocamento per la movimentazione della neve), ed un suo cauto rivolgimento qualora
necessario. Dopo avere localizzato il punto di probabile seppellimento, sarebbe istintivo scavare in modo frenetico lungo la sonda stessa: questo modo di procedere non è corretto, in quanto lo scavo così realizzato
risulta una buca verticale. Per continuare lo scavo più
Dopo avere localizzato il
punto di probabile seppellimento, sarebbe istintivo scavare in modo frenetico lungo la sonda stessa: questo modo di procedere non è corretto, in
quanto lo scavo così realizzato risulta una buca
verticale.
Capitolo 13
429
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
430
Autosoccorso
in valanga
La soluzione di scavo più
adeguata consiste nell’iniziare lontano dalla sonda
ma dirigendosi verso l’estremità infissa, ed allargare poi successivamente
lo scavo man mano che si
espongono le parti corporee.
Sci alpinismo
in profondità o per cercare di liberare le vie respiratorie del travolto, bisognerebbe entrare nella buca col
rischio di calpestarne il corpo, arrecandogli ulteriori
danni; diversamente sarebbe necessario provvedere ad
allargare la cavità allontanandosi dalla traiettoria che
più velocemente ci condurrebbe al ferito. Così procedendo lo scavo risulta difficoltoso e lungo, soprattutto
quanto più sia profondo il seppellimento. La soluzione più adeguata, consiste invece nello scavare lontano
dalla sonda ma dirigendosi verso l’estremità infissa, ed
allargare poi successivamente lo scavo man mano che
si espongono le parti corporee. Verrà così a crearsi una
più vasta area, all’interno del manto nevoso, che fungerà da nicchia per la medicalizzazione, ed altresì da
corridoio per evacuare il ferito.
Le figure C12-18 e C13-19, indicano le modalità di
realizzazione dello scavo.
NO
NO
SÌ
SÌ
C13-18 Modalità di scavo -a
C13-19 Modalità di scavo -b
La figura C13-20 illustra come, dopo aver individuato il sepolto con la sonda e iniziato lo scavo, la possibilità di usare una seconda sonda faciliti l’individuazione della giacitura del sepolto.
C13-20 Due sonde
Capitolo 13
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Questa opportunità, valutata di volta in volta, può
portare anche alla necessità di effettuare un secondo
scavo, che già possa estendere quella che sarà l’area di
medicalizzazione.
La figura C13-21 illustra la cosiddetta “Tecnica del
tunnel”. Se la densità della neve lo consente, realizzato
un primo accesso ad una parte corporea, con la mano
guantata si risale lungo la parte scavando con il palmo,
cosi da creare velocemente una canalizzazione d’aria.
Appena possibile si orienterà questo tunnel verso la
testa del sepolto, per il quale, l’arrivo di ossigeno è
un’impellente necessità.
431
C13-21 Tecnica del tunnel:
realizzare un canale d’aria verso il
viso, usando la mano, più veloce, più
sicuro.
Cavità aerea
La figure C13-22 e C13-23 illustrano il sistema di
scavo finalizzato a creare un’area più ampia dove
movimentare e medicalizzare l’infortunato in maniera atraumatica.
Se la densità della neve lo
consente, realizzato un
primo accesso ad una
parte corporea, con la
mano guantata si risale
lungo la parte, scavando
con il palmo, cosi da creare velocemente una canalizzazione d’aria.
Area di movimentazione
e medicalizzazione
C13-22 Modalità di scavo -c
C13-23 Modalità di scavo -d
Capitolo 13
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
Primo soccorso al sepolto in valanga
Le tecniche di scavo in precedenza descritte, permetteranno ai soccorritori di raggiungere ed estrarre
l’infortunato, avviando così la fase della sua “medicalizzazione”, che dovrà ottemperare alle norme descritte nel capitolo pronto soccorso.
Prima dell’applicazione diretta di queste tecniche, in
questo particolare incidente, due parametri fondamentali dovrebbero essere rilevati dai soccorritori:
1) il tempo ipotetico di seppellimento del travolto;
2) l’esistenza o meno di una cavità aerea intorno al
capo, in particolare davanti a bocca e naso (l’assenza
di cavità area si avrà in caso di narici e bocca ostruite dalla neve).
432
C13-24 Medicalizzazione
Le tecniche di scavo permetteranno ai soccorritori di raggiungere ed
estrarre l’infortunato,
avviando così la fase
della sua “medicalizzazione”, che dovrà ottemperare
alle
norme
descritte nel capitolo
pronto soccorso.
Capitolo 13
Questi due parametri dovrebbero essere indagati con
il massimo scrupolo, ed essere poi riferiti alle squadre
di soccorso organizzato che successivamente intervenissero: la loro corretta interpretazione ha infatti notevole valore di diagnosi (delle condizioni del travolto)
e di prognosi (delle sue possibilità di sopravvivenza).
Focalizzata dunque l’attenzione sulla necessità di
conoscere questi due cruciali dati, avvicinandosi al
travolto (cui la tecnica del tunnel dovrebbe già garantire l’arrivo di una pur minima quantità d’aria) la
medicalizzazione inizierà con la valutazione delle sue
condizioni: se la constatazione di cavità aerea può
essere a volte già intrapresa prima del completamento
dello scavo, un più completo esame del travolto sarà
possibile in genere solo disponendo di uno spazio
adeguato; per di più potrà essere necessaria la sua
Sci alpinismo
Autosoccorso
in valanga
supinazione, da intraprendersi secondo precisi criteri di protezione della colonna vertebrale (vedi capitolo pronto soccorso), poiché senz’altro tali infortunati vanno considerati potenziali traumatizzati.
Accomodato il ferito in una postura che faciliti il suo
esame, questo verrà ovviamente condotto (in caso di
incoscienza) secondo le fasi ABC; sarà opportuno
proteggerlo da un ulteriore raffreddamento, considerando che, in assenza di idonei vicini ricoveri o di
tecniche di trasporto non traumatiche, proprio la
buca di scavo ricavata nella valanga può costituire il
luogo “meno freddo” in cui mantenere la vittima.
Nel caso di un seppellimento inferiore ai 45 minuti,
il pericolo preminente è l’asfissia acuta e questa
emergenza condizionerà quindi le diverse tecniche
di intervento (ABC, posizione laterale di sicurezza),
da intraprendere con particolare urgenza. Al travolto che al recupero presenti un buon livello di
coscienza, potranno essere fatti compiere movimenti attivi per favorirne il riscaldamento, ed anche
venire somministrate bevande calde.
Nel caso di un seppellimento stimato superiore ai 45
minuti, valendo sempre il criterio di una movimentazione atraumatica dell’infortunato, sarà importante considerare anche un eventuale stato di ipotermia (assideramento), che imporrà allora manovre più meditate, più caute, senza frenesia o fretta
eccessive. Diventerà fondamentale la delicatezza del
recupero, l’evitare brusche flessioni delle grandi articolazioni (che spingerebbero grosse masse di sangue
periferico freddo verso il cuore, già in questo caso ad
un livello critico di temperatura), per spostare lentamente in toto il ferito. Appena possibile verranno
disposte adeguate misure di protezione termica
(eventuali teli tipo “metalline” in cui avvolgere
l’infortunato). Per quanto concerne le manovre rianimatorie, intraprese su di un ferito in avanzata ipotermia (= assenza di segni vitali e cavità aerea presente), si consideri che queste andrebbero poi continuate ininterrottamente fino all’intervento del soccorso organizzato.
Forme organizzate di soccorso andrebbero sempre
allertate in occasione di incidenti da valanga: dopo le
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
433
Nel caso di un seppellimento inferiore ai 45
minuti, il pericolo preminente è l’asfissia acuta
e questa emergenza condizionerà quindi le
diverse tecniche di intervento, da intraprendere
con particolare urgenza.
Capitolo 13
Descrizione
dettagliata di alcune
operazioni
Dopo le fasi di recupero
e medicalizzazione, si
presenterà il problema
dell’evacuazione dei travolti, che anche quando
apparentemente illesi
non dovrebbero essere
considerati autonomi.
Autosoccorso
in valanga
Sci alpinismo
fasi di recupero e medicalizzazione, si presenterà
infatti il problema dell’evacuazione dei travolti, che
anche quando apparentemente illesi non dovrebbero
essere considerati autonomi per ulteriore progressione in ambiente (potenziali traumi spinali o viscerali).
Recupero entro 45’ di seppellimento
• Rimozione atraumatica.
• Tecniche di rianimazione.
• Protezione termica.
• Se cosciente, bevande calde zuccherate.
FARE IN FRETTA!
434
Recupero con seppellimento maggiore
di 45’
Se stato di morte apparente, riferirsi all’esistenza di una
cavità aerea per differenziare decesso o ipotermia.
• Rimozione atraumatica e prevenzione dell’after
drop (no movimenti bruschi, ampi, superflui).
• Impacco termico, protezione del freddo.
• Se possibile tecniche avanzate di assistenza cardiorespiratoria.
Terminologia adottata nella procedura
di primo soccorso
A titolo di informazione vengono citate sinteticamente le fasi di intervento previste dalla procedura
di primo soccorso:
fase A: valutare lo stato di coscienza ed eventualmente ripristinare l'apertura delle vie aeree.
fase B: valutare la presenza di attività respiratoria ed
eventualmente praticare la respirazione artificiale.
fase C: valutare la presenza di attività circolatoria ed
eventualmente praticare il massaggio cardiaco.
fase D: valutare eventuali deficit neurologici
(paziente vigile che risponde quando viene chiamato e quando riceve uno stimolo doloroso).
fase E: ricercare quelle anomalie quali, fratture,
emorragie, contusioni, escoriazioni che non sono
state rilevate nelle fasi precedenti e che hanno bisogno di un trattamento medico.
Capitolo 13
capitolo 14
Barella e trasporto
dell’infortunato
INDICE
Premessa
Tipi di barella
Barella componibile
Barella gonfiabile
Accoppiatori
Barella di fortuna
Assistenza all’infortunato
Trasporto dell’infortunato
torna al sommario
Premessa
Barella e trasporto
dell’infortunato
Sci alpinismo
PREMESSA
436
In questo capitolo viene trattata la procedura per il trasporto di uno sciatore alpinista ferito, su terreno sciistico, a seguito: di una caduta con gli sci, di un incidente da
valanga o di una caduta in crepaccio su ghiacciaio. Il problema del trasporto di una
persona infortunatasi su terreno prettamente alpinistico (parete di ghiaccio o di roccia), data la complessità delle tecniche e delle manovre di corda richieste, viene invece affrontato nei manuali “Alpinismo su ghiaccio” e “Alpinismo su roccia”. In questi
ultimi anni la possibilità di un intervento da parte di una squadra di soccorso tramite elicottero è notevolmente aumentata, così come si è ampliata la copertura del territorio montano della rete di telefona mobile: grazie a queste nuove opportunità, l’impiego dell’elicottero è diventato il sistema di soccorso più diffuso. Al momento dell’incidente spetta pertanto all’alpinista più esperto giudicare, in base alla gravità dell’infortunio, alle difficoltà del terreno, alla lunghezza del percorso, alle condizioni
atmosferiche, alla capacità dei compagni; se convenga o meno invocare il soccorso
organizzato. Tuttavia si possono verificare circostanze per le quali, non è possibile
disporre del mezzo aereo ed è quindi necessario, purché il ferito sia trasportabile,
ricorrere alla costruzione di una barella e al trasporto dell’infortunato in luogo sicuro; o incontro alla squadra di soccorso che sale dal basso. Si citano alcune situazioni:
a) non si dispone del telefono cellulare oppure la zona non è raggiungibile da segnali telefonici;
b) a causa delle cattive condizioni del tempo, oppure dell’ora tarda, non è possibile
l’intervento dell’elicottero, ma solo di una squadra di soccorso a piedi da valle.
In primo luogo devono essere scrupolosamente valutate le condizioni del ferito; non
potendo stabilire la gravità dell’incidente, è necessario sollevare il corpo dell’infortunato con estrema cautela, in modo da mantenerlo sempre orizzontale. Se c’è il sospetto di una lesione alla spina dorsale, il ferito non è trasportabile con mezzi di fortuna, e per l’evacuazione bisogna comunque attendere la squadra di soccorso.
Capitolo 14
Sci alpinismo
Barella e trasporto
dell’infortunato
TIPI DI BARELLA
Sostanzialmente esistono due categorie di barelle:
nella prima si collocano slitte vere e proprie (componibili e gonfiabili), nella seconda, barelle da
costruire con gli sci, il cui assemblaggio può essere
facilitato dall’uso di accoppiatori, oppure realizzato
solo con mezzi improvvisati.
Tipi di barella
Quando non è possibile
disporre di un mezzo
aereo, è necessario, purché il ferito sia trasportabile, ricorrere alla costruzione di una barella per
condurlo in luogo sicuro
o per andare incontro
alla squadra di soccorso
che sale dal basso.
Barella componibile
Questo modello sfrutta gli sci dell’infortunato, che
vengono uniti da due o più ponti di metallo, sui quali
viene teso un telo per reggere il ferito. La slitta scorre
completamente appoggiata sulla neve, guidata da uno
sciatore davanti, e frenata da una o due persone da
dietro. Questo tipo di slitta si può ribaltare nei diagonali, e su neve molto molle sprofonda e non scivola.
Il ferito si può sistemare in modo abbastanza sicuro e
comodo, ed è sollevato da terra. La slitta pesa circa 3
kg, ed è smontabile in vari pezzi.
Barella gonfiabile
Si tratta di una slitta gonfiabile costruita con il tessuto
dei gommoni. L’infortunato è meno soggetto a scosse
brusche perché giace come su un materasso, la slitta
galleggia su qualsiasi tipo di neve, ed è quindi poco
faticosa da manovrare e veloce anche in piano; grazie
al galleggiamento è ridotto l’impuntamento laterale
che tende a capovolgere le altre slitte. Per la guida sono
necessari un guidatore, e uno o due frenatori. L’unico
svantaggio, è la notevole scorrevolezza su neve dura
che richiede molta attenzione da parte dei frenatori. Il
peso del gommone è di circa 3 kg, i quali non sono
suddivisibili.
C14-01 Barella componibile
Accoppiatori
Gli accoppiatori sono costituiti da tre ponti, normalmente in lega leggera, uno dei quali viene utilizzato per
unire le punte degli sci dell’infortunato, mentre i
C14-02 Barella gonfiabile
Capitolo 14
437
Tipi di barella
Barella e trasporto
dell’infortunato
Sci alpinismo
restanti due, più piccoli, bloccano il bastoncino dell’infortunato in prossimità delle code degli sci.
Consentono di costruire rapidamente e in modo efficace, l’intelaiatura della barella di fortuna. Rispetto ai
modelli di slitte già predisposti, gli accoppiatori, per
essere adoperati, richiedono parecchio tempo e una
certa conoscenza della tecnica per allestire la barella.
Sono poco costosi e risultano adatti a comitive poco
numerose; tuttavia, poiché questa barella deve essere
sostenuta dal guidatore, e non scivola su tutta la lunghezza degli sci, la fase di trasporto è lenta e faticosa.
438
C14-03 Accoppiatori
Barella di fortuna
Gli accoppiatori sono
costituiti da tre ponti,
normalmente in lega leggera, uno dei quali viene
utilizzato per unire le
punte degli sci dell’infortunato, mentre i restanti
due, più piccoli, bloccano
il bastoncino dell’infortunato in prossimità delle
code degli sci.
Capitolo 14
Vengono descritte le fasi di costruzione di una barella
realizzata con mezzi improvvisati. L’assemblaggio è
facilitato se si dispone degli accoppiatori, in quanto
le punte e le code degli sci vengono bloccati da appositi ponti di metallo evitando così laboriosi sistemi di
fissaggio mediante cordini e sarà solo necessario preparare la rete di corda su cui adagerà l’infortunato, e
predisporre una serie di cordini per immobilizzarlo.
Per realizzare una barella di fortuna sono necessari:
a) una mezza corda, oppure uno spezzone di 30 m,
per la frenatura;
b) uno spezzone di cordino, di almeno 20 m, per la
rete di sostegno;
c) gli sci e i bastoncini dell’infortunato;
d) i bastoncini del guidatore;
e) la piccozza o il manico della pala;
f) cordini e fettucce.
Il sistema di costruzione, sebbene abbastanza laborioso, garantisce robustezza alla barella e quindi che la
struttura regga il peso e le sollecitazioni durante il trasporto.
Sci alpinismo
Barella e trasporto
dell’infortunato
Tipi di barella
Assemblaggio dell’intelaiatura
L’assemblaggio è realizzato con sci, bastoncini, piccozza o manico della pala, e cordini, attraverso varie fasi
che prevedono nell’ordine di:
a) bloccare gli attacchi in posizione di discesa;
b) posizionare a circa 30 cm dalla punta degli sci, la
piccozza con la becca verso le punte, e successivamente con i cordini bloccare la piccozza agli sci stessi: si
costruisce un nodo barcaiolo sul manico, e si realizza
una legatura a ponte (3-4 giri di cordino passati all’interno e 2-3 giri passati di piatto strozzanti).
Si consiglia di utilizzare cordini di piccolo diametro.
C14-05 legatura in punta -a
C14-05 Legatura in punta -b
C14-04 Legatura a ponte
C14-05 Legatura in punta -c
c) passare il cordino anche nei fori posti sulle punte
degli sci, così da creare un ulteriore forza resistente allo
scivolamento dello scheletro e della rete;
d) accoppiare i bastoncini del soccorritore, e posizionarli a 10 cm circa dalle code degli sci; posizionare un
altro paio di bastoni sotto gli sci con l’impugnatura
ben aderente alla coda degli sci stessi, ed utilizzando
sempre il nodo mezzo barcaiolo e la legatura a ponte,
bloccarli agli sci medesimi. Le code degli sci dovranno
essere bloccate ad una distanza, pari alla larghezza delle
anche del conducente, in modo da non ostacolarne l’azione (circa 60 cm).
C14-06 Legatura in coda -a
C14-06 Legatura in coda -b
C14-06 Legatura in coda -c
Capitolo 14
Tipi di barella
Barella e trasporto
dell’infortunato
Sci alpinismo
Per dare maggiore robustezza al telaio si può utilizzare
un cordino per collegare, in trazione, la becca della piccozza, il puntale del bastoncino destro, il puntale della
piccozza e il puntale del bastoncino sinistro.
440
La rete di sostegno si realizza con uno spezzone di
corda apposito.
C14-07 Assemblaggio da sopra
C14-08 Assemblaggio da sotto
Assemblaggio della rete di sostegno
La rete di sostegno, realizzata con uno spezzone, di
corda, si sviluppa nelle seguenti fasi:
• bloccare l’estremità dello spezzone con nodo barcaiolo al centro del manico della piccozza, o del manico della pala, ed eseguire l’intreccio seguendo i particolari illustrati di seguito.
A
B
Capitolo 14
C14-09 Costruzione rete -a
C14-09 Costruzione rete -b
C14-09 Costruzione rete -c
C14-09 Costruzione rete -d
Sci alpinismo
Barella e trasporto
dell’infortunato
• Ripetere il sistema di intreccio fino al termine dell’intelaiatura, e bloccare lo spezzone, con un nodo barcaiolo costruito sull’incrocio fra le code degli sci e i
bastoncini dell’infortunato.
In questo modo si realizza un intreccio che impedisce,
se opportunamente tensionato, lo scorrimento e lo
scioglimento della rete di sostegno.
Assemblaggio del sistema di sostegno e di
frenatura
Mediante fettucce e cordini, saranno predisposti i
sistemi di sostegno che faciliteranno il trasposto, e la
corda o gli spezzoni, fungeranno da freni per la barella di fortuna.
Si procede a:
a) bloccare i capi, preferibilmente di
una fettuccia, sulle impugnature dei
bastoncini, costituendo uno spallaccio che consentirà al soccorritore, incaricato del trasporto della
barella di fortuna, di scaricare il
peso della medesima sulle spalle e
non sulle braccia. Lo spallaccio
grava dietro il collo e su entrambe le
spalle, di lunghezza tale da permettere di impugnare i bastoncini con
le braccia distese. Imbottire eventualmente la zona del collo e delle
spalle;
Tipi di barella
Mediante fettucce e cordini, saranno predisposti i
sistemi di sostegno che
faciliteranno il trasposto
della barella di fortuna,
mentre la corda o gli spezzoni fungeranno da freni.
C14-10 Barella completa
b) fissare la metà della corda al centro della piccozza con nodo barcaiolo, e nel caso, realizzare sui due
rami alcune asole fisse che saranno
impugnate dai frenatori per facilitare la trattenuta;
c) predisporre lungo la barella, con
ulteriori spezzoni di cordino, delle
maniglie che saranno utilizzate da
altri soccorritori sia per frenare che
per il trasporto come portantina.
Capitolo 14
441
Assistenza
all’infortunato
Barella e trasporto
dell’infortunato
Sci alpinismo
ASSISTENZA ALL’INFORTUNATO
442
Nell’attesa, l’infortunato
deve essere coperto con
quanto di meglio sia a
disposizione, isolato dalla
neve con sci, rami, pelli di
foca, o altro materiale
(sacco da bivacco, teli termici), e assistito in continuazione.
Capitolo 14
Una volta certi che si possa effettuare il trasporto di
emergenza, in attesa che la slitta venga costruita,
l’infortunato deve essere coperto con quanto di
meglio sia a disposizione; isolato dalla neve con sci,
rami, pelli di foca, o altro materiale (sacco da bivacco,
teli termici), e assistito in continuazione.
L’infortunato viene sistemato sulla slitta:
• con la testa rivolta verso il basso, se è ferito alle
gambe;
• con le gambe rivolte verso il basso, se è ferito alla
testa;
• in posizione laterale, se ha difficoltà di respirazione
o ha perso conoscenza.
Per l’immobilizzazione di eventuali arti fratturati si
seguono le regole di primo soccorso.
L’infortunato verrà adagiato ed opportunamente
bloccato sull’intreccio che si cercherà di rendere più
confortevole distendendo maglioni, giacche a vento, e
quant’altro si ritenga opportuno per creare un’imbottitura.
Nello zaino dell’infortunato si infilano i piedi, mentre
lo zaino del guidatore può essere utilizzato a mo’ di
cuscino, o per sollevare le ginocchia.
L’infortunato deve essere solidamente legato alla slitta, con le braccia incrociate sul petto ma non legate.
Bisogna curare che la legatura impedisca anche lo
scorrimento del corpo lungo l’asse della slitta.
Durante il trasporto occorre parlare con l’infortunato,
e controllarne le condizioni, con particolare cura per
la circolazione del sangue negli arti immobilizzati.
Sci alpinismo
Barella e trasporto
dell’infortunato
Trasporto
dell’infortunato
TRASPORTO DELL’INFORTUNATO
La situazione ottimale prevede la seguente disposizione:
• una o due persone che precedono la barella per scegliere il percorso migliore, battere la neve, o preparare le curve e attrezzare eventuali tratti difficili;
• un guidatore posto davanti, che avrà il compito di
sostenere con l’aiuto dello spallaccio di fettuccia il
peso della barella, e dell’infortunato, di coordinare le
manovre, e di seguire l’itinerario tracciato;
• a seconda del tipo di slitta utilizzata, e del tipo di
terreno, uno o due frenatori, bravi sciatori e senza
bastoncini, posti dietro alla barella alla distanza di 47 metri, che impugnando le asole ricavate sui rami
di corda, trattengono la barella, e fanno attenzione
alla stabilità laterale del mezzo;
• una persona che assiste l’infortunato, controlla la
tenuta della barella, e aiuta all’occorrenza i frenatori
o il guidatore;
• la linea di discesa adottata, seguirà principalmente, la
linea di massima pendenza e la sciata sarà adeguata alla
conformazione del terreno (spazzaneve o slittamenti);
• le diagonali sono da evitare, ma nel caso in cui si
fosse costretti, un frenatore si posizionerà a monte
della barella di fortuna, per evitare il ribaltamento;
• sul piano, o in leggera salita, le corde di frenatura
si trasformano in corde di trazione, oppure la barella viene sollevata su tutti i lati, e impiegata come
portantina;
• qualora si dovessero affrontare terreni molto ripidi,
sia in discesa che in salita, la barella di fortuna sarà
calata o recuperata con le tecniche proprie dell’autosoccorso;
• quando non è trattenuta dai frenatori (durante
tutte le soste, per realizzare ancoraggi, ecc.), la barella dovrà sempre essere assicurata al terreno per evitare che sfugga;
• infine si rammenta che la conduzione della barella di
fortuna risulta essere lenta e difficoltosa su nevi profonde e crostose, molto faticosa su terreni piani, più agevole su nevi trasformate e con pendenze elevate.
443
C14-11 Trasporto barella -a
C14-11 Trasporto barella -b
C14-11 Trasporto barella -c
Capitolo 14
Trasporto
dell’infortunato
444
Il trasporto di una slitta/barella è abbastanza
impegnativo: richiede
una buona coordinazione per essere svolto con
rapidità, senza rischiare
di capovolgere il mezzo,
e senza infliggere scossoni al ferito.
Capitolo 14
Barella e trasporto
dell’infortunato
Sci alpinismo
In conclusione si può affermare che il trasporto di
una slitta è abbastanza impegnativo, e richiede una
buona coordinazione per essere svolto con rapidità,
senza rischiare di capovolgere il mezzo, e senza
infliggere scossoni al ferito. È dunque indispensabile provare questa manovra durante esercitazioni di
simulazione, prima di venirsi a trovare in condizioni
di reale emergenza.
Ogni comitiva deve essere equipaggiata con slitte
smontabili o accoppiatori di facile montaggio.
Si desidera ricordare che la barella rimane uno strumento di emergenza, e che la sua costruzione ed utilizzo devono essere attentamente valutati in funzione soprattutto della gravità dell’infortunio, delle
condizioni atmosferiche, della lunghezza e difficoltà
del percorso da seguire e del numero dei soccorritori disponibili.
capitolo 15
Richiesta di soccorso
INDICE
Premessa
Numeri di chiamata del soccorso alpino sulle Alpi
Segnali internazionali di soccorso alpino
Segnalazione acustica o ottica
Segnalazione visiva
Il soccorso aereo
Richiesta di soccorso
Scelta della zona di atterraggio e misure di sicurezza
Fase di atterraggio
Avvicinamento e allontanamento dal velivolo
Fase di decollo
Operazioni di imbarco e sbarco con elicottero in volo
Soccorso in crepaccio
Chiamata di soccorso: scheda sintetica
torna al sommario
Premessa
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
PREMESSA
446
Riportiamo in questo capitolo le norme fondamentali di comportamento da osservare in caso di richiesta di soccorso e durante il suo svolgimento.
La trattazione è divisa in due parti; nella prima si richiamano al lettore i segnali che,
per convenzione internazionale, devono essere adottati in caso di richiesta di soccorso. Nella seconda, viene considerato il caso, particolarmente importante, del soccorso
aereo, cioè tramite elicottero.
Vengono ovviamente fornite solo le indicazioni che appaiono essenziali per potere efficacemente interagire e collaborare con i soccorritori, nonché le informazioni che possono risultare di particolare utilità all’alpinista.
Per ulteriori informazioni e precisazioni anche di natura tecnica, si può consultare la
letteratura più specializzata, e in particolare il manuale tecnico di soccorso alpino,
edito dal C.A.I.-C.N.S.A.S.
NUMERI DI CHIAMATA DEL
SOCCORSO ALPINO SULLE ALPI
In montagna è possibile che la chiamata ricada su
centrali diverse da quella di riferimento. È perciò
indispensabile fornire l’esatta località di partenza
della gita. Sarà compito della centrale operativa
allertare la squadra di soccorso più idonea.
ITALIA: 118
FRANCIA: 15
SVIZZERA: 144
GERMANIA: 110
AUSTRIA: 144
SLOVENIA: 112
Capitolo 15
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Segnali internazionali
di soccorso alpino
SEGNALI INTERNAZIONALI
DI SOCCORSO ALPINO
Si possono distinguere fondamentalmente due condizioni in cui può essere necessario utilizzare segnali
di soccorso alpino, e cioè a seconda che sia possibile, o meno, il contatto visivo tra chi invia e chi deve
ricevere il messaggio. Nel primo caso i segnali possono essere di tipo acustico, in genere la voce, o di
natura ottica, in genere una segnalazione luminosa.
Nel secondo caso, vengono utilizzati particolari
atteggiamenti, o posizioni del corpo, di una o più
persone.
I segnali in questione debbono assolutamente rispettare il più accuratamente possibile, il codice stabilito
per convenzione internazionale, che viene sotto
riportato.
I segnali di soccorso alpino debbono assolutamente rispettare, il più
accuratamente possibile,
il codice stabilito per
convenzione internazionale.
Segnalazione acustica o ottica
La segnalazione acustica o ottica è codificata per i
due casi di interesse: richiesta (chiamata) di soccorso, e risposta di soccorso. I segnali da utilizzare nei
due casi sono descritti nella figura.
C15-01 Segnali di chiamata
CHIAMATA DI SOCCORSO
Emettere richiami acustici o ottici in numero di
6 OGNI MINUTO
(un segnale ogni 10 secondi)
(un segnale ogni 10 secondi)
UN MINUTO
DI INTERVALLO
UN MINUTO
UN MINUTO
Continuare l'alternanza di segni e intervalli fino alla certezza di essere stati localizzati
C15-02 Segnali di risposta
RISPOSTA DI SOCCORSO
Emettere richiami acustici o ottici in numero di
3 OGNI MINUTO
(un segnale ogni 20 secondi)
(un segnale ogni 20 secondi)
UN MINUTO
UN MINUTO
DI INTERVALLO
UN MINUTO
Continuare l'alternanza di segni e intervalli fino alla certezza di essere stati localizzati
Capitolo 15
447
Segnali internazionali
di soccorso alpino
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
Segnalazione visiva
Quando esiste il contatto visivo tra colui o coloro
che necessitano di aiuto e colui o coloro che possono intervenire, direttamente (soccorso) o indirettamente (avviso al posto di soccorso), i segnali da utilizzare, illustrati nella figura sono i seguenti.
448
Segnalazioni convenzionate
usate quando esiste il contatto
visivo e non è possibile quello
acustico.
NO
SI
C15-03 Segnali convenzionali
visivi
Posizione: in piedi con le braccia alzate, e spalle al vento.
• Risposta affermativa ad eventuali domande poste dai soccorritori.
• Atterrate qui, il vento è alle
mie spalle
Posizione: in piedi con un braccio alzato e uno abbassato, e
spalle al vento.
• Non serve soccorso.
• Risposta negativa a eventuali
domande poste dai soccorritori.
Come è evidente dalla loro descrizione, le segnalazioni di cui sopra sono utilizzate normalmente nel
caso di soccorso tramite elicottero ed è questa quindi la loro applicazione più frequente e importante.
Il SOCCORSO AEREO
C15-04 Uso verricello
Capitolo 15
Il soccorso aereo è oggi efficientemente organizzato
in tutti i paesi in cui si pratica l’attività alpinistica.
L’elicottero è il velivolo che per le sue peculiari caratteristiche tecniche, costituisce il mezzo più idoneo
per effettuare in ambiente montano operazioni di
soccorso e sgombero urgente di ammalati e/o traumatizzati gravi, sempre che le condizioni meteorologiche ne consentano il volo. La foto mostra la calata
di un soccorritore da elicottero mediante verricello.
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Il soccorso aereo
L’immagine illustra una ricerca di travolti da valanga
eseguita da un elicottero dotato di un A.R.VA. con
speciale antenna ricevente.
Richiesta di soccorso
Ci riferiamo qui a richieste di intervento effettuate per
via telefonica o radio.
1. Digitare il numero di telefono del soccorso sanitario
(per l’Italia 118).
C15-05 Ricerca A.R.VA. con elicottero
2. Specificare all’operatore che ci si trova in montagna,
e comunicare il nome della località in cui è avvenuto
l’incidente.
3. Fornire il nome di chi chiama e il numero di telefono da cui si sta chiamando (se la chiamata dovesse
interrompersi è importante che il telefono venga
lasciato libero per consentire alla centrale operativa di
richiamare).
4. Specificare il luogo esatto e la quota di dove è avvenuto l’evento, o in ogni caso un riferimento importante di ricerca, rilevabile dalla cartina.
5. Riferire cosa è successo (lasciarsi in ogni caso intervistare dall’operatore di centrale che avrà la necessità di
conoscere la dinamica dell’incidente.
6. Precisare quante persone sono state coinvolte.
7. Dire quando è successo (la conoscenza dell’ora dell’evento può far scattare diverse procedure).
8. Comunicare la posizione dell’infortunato (appeso,
sepolto dalla neve, disteso, seduto), e se la persona
coinvolta ha difficoltà respiratorie; se è cosciente; se
perde molto sangue.
L’elicottero è il mezzo
più idoneo per effettuare
in ambiente montano
operazioni di soccorso e
sgombero urgente di
ammalati e/o traumatizzati gravi, sempre che le
condizioni meteorologiche ne consentano il
volo.
9. Di norma l’intervento di soccorso è già scattato, ma
in ogni caso è indispensabile rispondere alle domande
dell’operatore, che servono per inquadrare con più
precisione quanto potrà essere necessario all’equipe di
elisoccorso.
10. Informare sulle condizioni meteo del luogo: eventuali precipitazioni in corso, vento e visibilità.
Capitolo 15
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
11. Informare sulla situazione del terreno sul quale avrà
luogo l’atterraggio (terreno aperto, bosco, pendio ripido, presenza di cavi sospesi, linee elettriche, funivie).
12. Fornire altre notizie che possono risultare utili per
meglio organizzare l’operazione di soccorso.
C15-06 Atterraggio su ghiacciaio
Sebbene si sia in attesa
dell’arrivo dell’elicottero,
le operazioni di autosoccorso, condotte dai componenti della cordata o
della comitiva, devono
continuare.
Si tenga inoltre presente che, sebbene si sia in attesa
dell’arrivo dell’elicottero, le operazioni di autosoccorso condotte dai componenti della cordata o
della comitiva devono continuare; a maggior
ragione se sussiste una situazione di travolgimento
da valanga nella quale la velocità di ritrovamento dei
sepolti riveste la massima importanza.
SCELTA DELLA ZONA DI ATTERRAGGIO E MISURE DI SICUREZZA
C15-07 Zone di atterraggio -a
lontano da fili tesi
C15-07 Zone di atterraggio -b
evitare gli avvalamenti
L’elicottero, per le sue caratteristiche, può atterrare
e/o decollare quasi ovunque. In fase di soccorso il
velivolo può appoggiarsi al suolo con i pattini, oppure può operare in volo stazionario in prossimità del
suolo (hovering), ovvero non potendosi avvicinare al
terreno, resta in volo ed utilizza un verricello per
effettuare calate e recuperi. Entro i limiti del possibile il punto di atterraggio deve essere scelto in base
ai seguenti criteri:
1. si scelgano aree pianeggianti sopraelevate, evitando zone corrispondenti a conche o avvallamenti o
disposte sui pendii;
2. l’area deve essere lontana da fili tesi quali linee
elettriche, impianti a fune, teleferiche;
3. devono essere evitate zone dove sia elevato il
rischio di caduta di pietre, o ghiaccio, o di franamento di terra o ghiaia, e quindi canaloni e luoghi
sottostanti le pareti;
C15-07 Zone di atterraggio -c
terreno pianeggiante e privo di vegetazione
Capitolo 15
4. devono essere possibili traiettorie di atterraggio e
di successivo decollo con inclinazioni non superiori
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
a 20° rispetto all’orizzontale;
5. la piazzola deve avere il fondo solido e di dimensioni tali da consentire all’elicottero di appoggiare i
pattini, e cioè circa m 4x4; deve essere pianeggiante,
libera da vegetazione alta più di 20-30 cm e sgombra a terra da qualsiasi oggetto. Il terreno circostante deve essere libero da vegetazione e altri ostacoli
per un’area di almeno m 40x40;
451
6. non devono essere presenti materiali od oggetti
che possano essere sollevati dal flusso d’aria generato
dal rotore: indumenti lasciati sul terreno o malamente indossati e svolazzanti, copricapo mal fissati,
corde e cordini, attrezzi sporgenti, giacche, possono
costituire serio pericolo sia per l’elicottero che per i
presenti;
7. qualora l’area di atterraggio fosse su terreno innevato, la neve deve essere ben battuta attorno alla
piazzola; ciò per ridurre il turbinio di neve che provoca il flusso d’aria del rotore e compattare la superficie (spesso in presenza di neve il velivolo non si
appoggia al suolo per evitare di sprofondare in modo
irregolare);
8. eventuali altre cordate, o singoli alpinisti presenti
sul luogo dell’intervento, devono rimanere il più
possibile fermi e in posizione non troppo vicina, per
non ostacolare le operazioni, o addirittura mettere in
pericolo persone e mezzi (scariche di sassi, ghiaccio
o altro). Ciò è particolarmente importante nel caso
si trovino in posizione sovrastante l’area delle operazioni e/o lo stesso elicottero;
9. le persone presenti e non direttamente coinvolte
nelle manovre, è bene vengano raggruppate in un
unico punto, in condizioni di sicurezza, e ben visibili da parte del pilota.
C15-07 Zone di atterraggio -d
non trovarsi sotto la minaccia
di sassi o valanghe
C15-07 Zone di atterraggio -e
area libera sufficientemente ampia
45°
20°
Capitolo 15
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
Fase di atterraggio
452
C15-08 Fase di atterraggio -a
C15-08 Fase di atterraggio -b
C15-09 Arrivo elicottero
C15-10 Atterraggio elicottero
Capitolo 15
La piazzola viene segnalata da una sola persona, che
si pone con le braccia alzate, le spalle al vento, e resta
immobile dinanzi al punto dove si vuole che atterri
l’elicottero.
Chi segnala non deve muoversi, perché in quel
momento è l’unico punto di riferimento per il
pilota; prima che l’elicottero atterri bisogna
abbassarsi e restare fermi, in attesa di indicazioni
da parte dell’equipaggio o del pilota. Questa regola vale soprattutto in caso di terreno innevato in cui,
a causa della neve sollevata dalle pale, diventa estremamente difficile per il pilota valutare la profondità,
e in quelle situazioni egli va quasi ad appoggiarsi con
l’elicottero contro il segnalatore.
In alcune situazioni - ad esempio persone che dall’alto possono confondersi con l’ambiente - è utile
segnalare la propria posizione sventolando un indumento dal colore sgargiante, che cioè ben contrasti
con lo sfondo circostante.
Non dimenticare di allacciare bene indumenti e
copricapo, e fare attenzione ad oggetti che potrebbero volare creando situazioni di pericolo.
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Avvicinamento e allontanamento dal
velivolo
Per le operazioni di imbarco e sbarco da un elicottero, è necessario adottare alcune importanti regole:
1. quando l’elicottero è appena atterrato si deve
attendere il segnale del personale di bordo prima di
avvicinarsi, e salire o scendere, ed allontanarsi;
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
STOP
OK
C15-12 imbarco -a
per muoversi avere conferma
2. non avvicinarsi mai al rotore di coda!
3. in piano ci si avvicina obliquamente dai due quadranti anteriori e mai frontalmente;
4. su terreno in pendenza ci si avvicina e ci si allontana dall’elicottero dal lato a valle e non si deve mai
percorrere il lato a monte;
5. procedere in posizione piegata, e restare in contatto visivo con i membri dell’equipaggio;
C15-12 imbarco -b
al velivolo accede una persona alla volta
6. non avvicinarsi con indumenti o materiale che
possano volare via (cappelli, giacche a vento aperte,
ecc.), e con equipaggiamento o attrezzi che possano
aumentare l’ingombro verticale (sci, piccozze, zaini a
“torre”, ecc.).
C15-12 imbarco -c
attenzione alla testa quando le pale si fermano
C15-12 imbarco -d
non alzare oggetti lunghi
C15-11 Avvicinamento
C15-12 imbarco -e
avvicinarsi da valle
e non camminare verso monte
Capitolo 15
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
C15-13 Imbarco su neve
C15-14 Imbarco con infortunato
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
Nel caso ci si trovi in prossimità di parete, o di un
pendio, per l’accesso e per l’allontanamento si utilizza il lato a valle.
Se esistono degli avvallamenti che permettono di
sostare in condizioni di sicurezza, è possibile restare
accovacciati sul lato a monte e attendere indicazioni
dall’equipaggio, per salire a bordo.
C15-15 Avvicinamento su pendio
Fase di decollo
Si tenga presente che anche nella fase di decollo,
si deve rimanere fermi e in posizione abbassata,
finché l’elicottero non si sia allontanato.
C15-17 Appoggio su cresta
C15-16 Decollo
C15-18 Appoggio su pattino
Capitolo 15
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Scelta della zona
di atterraggio
e misure di sicurezza
Operazioni di imbarco e sbarco con elicottero in volo
Spesso, per mancanza di spazi o conformazione del
luogo (cengia, terrazzo, parete, guglia, pendio), non
è possibile, in fase di soccorso, l’atterraggio del velivolo. In questi casi l’elicottero resta in volo stazionario, in prossimità del suolo (hovering), oppure non
potendo avvicinarsi al terreno, utilizza un verricello
per effettuare sbarchi ed imbarchi di persone. Il verricello è una piccola gru posizionata all’esterno
oppure all’interno dell’abitacolo, che può essere di
tipo pneumatico, idraulico o elettrico. Esso è dotato
di un cavo, che consente il recupero di persone, feriti barellati e non, e materiali. La lunghezza del cavo
è diversa a seconda del tipo di velivolo e può variare
indicativamente da 25 fino a 90 metri. La portata
del verricello è generalmente compresa tra 200 e 300
kg, e a seconda dei modelli, può recuperare una o
due persone alla volta.
Vengono ora rappresentate alcune situazioni in cui il
velivolo si appoggia con un solo pattino, resta in
hovering oppure impiega il verricello.
La cosa più importante prima di agire, è sempre
quella attendere indicazioni e conferme da parte
dell’equipaggio.
Nella figura C15-17 è rappresentata l’operazione di
recupero con appoggio di un singolo pattino, in
quanto le dimensioni della cima o cresta, non consentono l’atterraggio.
Nella figura C15-19 è illustrata un’operazione di
soccorso in parete, in cui la calata o il recupero è
effettuato tramite verricello.
Nella figura C15-20 è raffigurata una situazione in
volo stazionario (hovering), dove non è possibile
l’appoggio dei pattini per problemi relativi ad ostacoli al rotore principale.
Alcuni consigli in caso di recupero di una cordata in parete.
Se la situazione lo consente, è opportuno recuperare
le corde di cordata, porle nello zaino, e autoassicurarsi alla sosta con una longe o con un cordino.
C15-19 Recupero con verricello
C15-20 Recupero in hovering
C15-21 Soccorritore e ferito
C15-22 Soccorritori e barella
Capitolo 15
Soccorso in crepaccio
456
Quando il soccorritore,
sospeso al velivolo, giunge al punto di recupero,
si collega alla persona da
trasportare, e taglia il
collegamento che vincola
questi alla parete.
Richiesta di soccorso
Sci alpinismo
I motivi di tale accorgimento sono i seguenti:
• le corde sospese o svolazzanti possono ostacolare le
manovre dell’elicottero;
• si agevola il lavoro del tecnico del soccorso e si
evita il taglio della corda.
Il soccorritore, in genere, non si vincola contemporaneamente in modo fisso sia alla parete che all’elicottero; quando egli, sospeso al velivolo, giunge al
punto di recupero, si collega alla persona da trasportare, e taglia il collegamento che vincola questi alla
parete.
La foto precedente (C15-21) illustra il recupero di
ferito condotto da un soccorritore e la successiva
(C15-22) mostra il trasporto di un ferito adagiato in
una barella, e condotto da due soccorritori.
SOCCORSO IN CREPACCIO
C15-23 Soccorso in crepaccio
Capitolo 15
Sull’arco alpino gli incidenti da caduta in crepaccio
sono abbastanza frequenti e richiedono un intervento rapido ed efficace. Il tempo di sopravvivenza di
una persona caduta in un crepaccio dipende da vari
fattori; per garantire una buona riuscita della manovra di soccorso, bisogna cercare di recuperare l’infortunato entro un’ora. Soprattutto se abbigliato con
vestiario leggero, oppure ferito o incastrato tra le
pareti di ghiaccio. Tale compito spetta pertanto ai
compagni di escursione, perché l’intervento del soccorso per quanto tempestivo potrebbe comunque
risultare tardivo. Nel caso i compagni non siano riusciti nella manovra, il soccorso organizzato procederà al recupero allestendo, se necessario un cavalletto sul bordo del crepaccio, o ricorrendo anche
all’impiego di un martello pneumatico per raggiungere l’infortunato.
Sci alpinismo
Richiesta di soccorso
Chiamata di soccorso:
scheda sintetica
CHIAMATA DI SOCCORSO: SCHEDA SINTETICA
Telefono= 118 (ITALIA )
Altri recapiti telefonici_______________________________________
Annunciare l’incidente in modo conciso e rispondere alle domande
457
Chi?
- nome di chi chiama e dell’organizzazione
- numero di telefono o nome in codice (radio) di chi chiama
- luogo dove ci si trova e quota
Cosa è successo?
Dove è avvenuto l’incidente?
Quando è avvenuto l’incidente?
Numero, gravità e tipo delle ferite?
Quanti soccorritori sono già sul posto?
Condizioni meteo nella zona dell’incidente?
Visibilità: - meno di 200m
- fino a 1 km
- più di 1 km
Elicottero:
per l’atterraggio sul luogo dell’incidente:
- Terreno aperto?
- C’è bosco?
- C’è vento forte?
- Cavi sospesi? (linee elettriche, teleferiche, funivie)
Osservazioni
Numeri telefonici dei Paesi Alpini:
ITALIA: 118
FRANCIA: 15
SVIZZERA: 144
AUSTRIA: 144
GERMANIA: 110
SLOVENIA: 112
Capitolo 15
458
Sci-alpinismo
????
Titolo sottocapitolo
Bibliografia
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Bibliografia
Sci alpinismo
BIBLIOGRAFIA MANUALI
Traynard C., Traynard P,. 1976
Sci Alpinismo
Sperling & Kupfer Editori
Salm B., 1987
Guida pratica sulle valanghe
Edizione congiunta C.A.I. CAS
460
Regione Veneto, 1980
Manuale delle valanghe
Edizione italiana di “Avalanches handbook” - U.S. Department of Agriculture
C.A.I. - Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Sci alpinismo
C.A.I. - Commissione Pubblicazioni
Sci alpinismo
Edizione 1992
C.A.I.-A.I.NE.VA., 1992
“Sci alpinismo: neve e valanghe”
serie di diapositive curata da E. Bassetti, A. Cagnati, L. Cesareni, M. Dalla Libera, L.
Filippi, F. Gansser, F. Malnati, G. Peretti, R. Zasso - C.A.I. Servizio valanghe Italiano
Munter W., 1992
Il rischio di valanghe - nuova guida pratica
Edizione congiunta C.A.I. - CAS
Cresta R., 1993
La neve e le valanghe
Mulatero Editore
Mc Clung D. - Schaerer P., 1996
Manuale delle valanghe
Edizioni Zanichelli
Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane, 1998
“Sci fuoripista e sci alpinismo”
Vivalda editori
Cagnati A. ARPAV Centro Valanghe di Arabba, 1999
La valutazione della stabilità del manto nevoso, Guida pratica per sci alpinisti ed
escursionisti.
Tamari Edizioni
Filocamo L., Di Salvo V., 2000
Sci - Alpinismo
Edizioni Mondadori
A.I.NE.VA., 2000
Guida all’utilizzo dei bollettini nivometeorologici
Edizione AINEVA
A.I.NE.VA., 2000
La neve, versione italiana a cura di A. Praolini, G. Tognoni, E. Turroni, M. Valt e tratta
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Edizione A.I.NE.VA.
Sci alpinismo
Bibliografia
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Le valanghe a cura di A. Praolini, G. Tognoni, E. Turroni, M. Valt
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R. Bolognesi, 2002
Attenzione valanghe! Valutare e ridurre i rischi
Edizione italiana a cura di Obiettivo Neve
Meraldi F., 2003
"Ski-alpin" la tecnica dello scialpinismo
CAS, ASGA, REGA, SNV, UFSPO, CICM, SWISS SKI
Attenzione valanghe!
opuscolo svizzero edizione 2000
PUBBLICAZIONI TECNICHE
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Le valanghe provocate dagli sciatori di Mc Clung - Schweizer
Edizione A.I.NE.VA.
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Osservare la neve per capire le valanghe di A. Duclos
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Un sistema di raccolta dati in alta montagna, di A. Cagnati M. Valt, R.Zasso
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Gli incidenti da valanga nel fuoripista di A. Cagnati, G. Tognoni, M. Valt, R. Zasso
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Rivista “Neve e valanghe” n° 42 aprile 2001
Previsione e prevenzione: utilità e limiti dei bollettini di A. Cagnati, G. Tognoni, M.
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Ricerca “fine” a cerchio di M. Genswein
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Centro Documentazione Alpina Torino
Bersezio L., Tirone P., 1982
“Monte Bianco: nel castello di neve e di ghiaccio”
Centro Documentazione Alpina Torino
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“Scialpinismo Quota 4000”
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"Scialpinismo nelle Valli di Lanzo Tesso e Malone" 82 itinerari scialpinistici nelle
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Centro Documentazione Alpina Torino
Bonavia L., Previdoli M., 1993
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Bibliografia
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C.A.I. Mondovi, 1989
“Dal Col di Nava al Monviso” 90 itinerari in sci
Centro Documentazione Alpina Torino
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“Raid in sci” 73 itinerari di traversata dalle Alpi Marittime al Ticino
Centro Documentazione Alpina Torino
Campana J.C., 2001
“Alpi Liguri Api Marittime Alpes De Provence” 105 gite di scialpinismo e 6 raid di
3/4 giorni ciascuno
Blu Edizioni Peveragno
Campana J.C., 2001
“Dal Colle della Maddalena Al Monviso” Italia/Francia 114 itinerari di scialpinismo
e il Giro del Monviso in 4 giorni
Blu Edizioni Peveragno
Casiraghi J., Andreolli M., Bazzi R., 1977
“Scialpinismo in Adamello e Presanella”
Tamari Editori Bologna
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“Engiadina” itinerari scelti di scialpinismo
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Dianda M., Simoncini R., 1997
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Di Benedetto V., Pomarici U., Pianetti D., 1977
“Sci alpinismo Croda Rossa: Colli Alti - Vallando”
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Di Benedetto V., Pomarici U., Pianetti D., 1977
“Sci alpinismo Cunturies Fanis”
Edizioni Ghedina Cortina
Di Federico G., 1993
“Parco nazionale Gran Sasso - Laga” itinerari scelti con itinerari di scialpinismo
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Fabbri G., Montorsi F., 2003
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Cierre Edizioni Verona
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Cierre Edizioni Verona
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Edizioni C.A.I. CAS
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Gionco F., Malusardi A., 1983
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“Lagorai cima d'asta vol. 2°” 113 itinerari scialpinistici: monte Croce, Sasso Rotto,
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“Sci alpinismo sull'appennino tosco-emiliano”
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“Scialpinismo in val d'Ayas"
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“Dai Tauri all’Adriatico” 88 itinerari scialpinistici nelle Alpi Orientali
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Moro M., Fava, 1999
“Da San candido al Tricorno” 100 itinerari scialpinistici nelle Alpi orientali
Centro Documentazione Alpina Torino
Navarini L., Manfrini, 1988
“Guida di scialpinismo Lagorai Cima d’Asta”
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“45 Itinerari di scialpinismo in Alto Adige”
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“Scialpinismo in Austria” 71 escursioni
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Peretti G., Pianetti D., 1985
“Sci alpinismo nelle Dolomiti”
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“Gruppo del Gran Sasso” itinerari di scialpinismo
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Persio C., 2003
“Gruppo del Velino Sirente” itinerari di scialpinismo
L’Aquila
Rosi S., Cestari G.
“Scialpinismo in Brenta”
Manfrini Editori
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“Invito allo sci alpinismo vol. 1°” dalla Valle Tanaro alla Valle Gesso
Cuneo
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“Invito allo sci alpinismo vol. 2°” dalla Valle stura alla Valle Po
Cuneo
Sani G., 2000
“Scialpinismo nelle Dolomiti bellunesi” Schiara, Talvena, Tamer, San Sebastiano,
Col Visentin
Tassotti Bassano del Grappa
Savonitto A.
“Le valli del bitto itinerari scialpinistici nel parco delle Orobie Valtellinesi”
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Bibliografia
Sci alpinismo
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Centro Documentazione Alpina Torino
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“Parco Regionale Monte Coglians” escursioni, scialpinismo
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Tansella A., Tonelli R., 1997
“Scialpinismo nel parco nazionale della Maiella”
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“Gran Raid in sci” le Alpi occidentali dall’Argentera all’Oberland
Zanichelli Bologna
Trotin M., 1985
Fuori pista - sci fantastico su tutte le nevi
Centro documentazione Alpina Torino
Vannuccini M., 1999
“Il gruppo del Bernina” escursioni e traversate: Valposchiavo, Engadina,
Valmalenco. Con itinerari di alpinismo e scialpinismo
Lyasis Sondrio
Zobele L., 1975
“Sci alpinismo nelle Alpi” le settimane di Toni Gobbi nelle Alpi Italiane, Francesi,
Svizzere e Austriache
Tamari Editori Bologna
Zonca R., 1995
“33 escursioni scialpinistiche ad anello sulle Orobie”
Edizioni Junior Bergamo
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