PDF - 6,5 Mb - Regione Veneto

PDF - 6,5 Mb - Regione Veneto
Biodiversità
e Indicatori
nei tipi forestali del
Veneto
a cura di
Roberto Del Favero
Commissione
Europea
Regolamento (CEE)
n.2052/88
Regione
del Veneto
Giunta Regionale
Direzione Foreste
ed Economia
Montana
Accademia
Italiana
di Scienze
Forestali
Lungo la costiera
veneta le formazioni
forestali naturali
(arbusteto costiero,
lecceta, bosco
costiero dei suoli
idrici) sono state
sostituite dagli
impianti di pinete
(nella foto: pineta
di pino marittimo)
alterandone profondamente la naturalità e spesso compromettendo il funzionamento del
sistema bosco
(Porto Caleri,
Rosolina-Rovigo).
Commissione
Europea
Regolamento
(CEE)
n.2052/88
Regione
del Veneto
Giunta Regionale
Direzione Foreste
ed Economia
Montana
Accademia
Italiana
di Scienze
Forestali
Biodiversità
e Indicatori
nei tipi forestali del
Veneto
a cura di Roberto Del Favero
Giovanni Carraro
Maurizio Dissegna
Carlo Giaggio
Daniele Savio
Sergio Zen
Elena Abramo
Orazio Andrich
Piermaria Corona
Michele Cassol
Cesare Lasen
Marco Marchetti
prefazione di Orazio Ciancio
È sicuramente un aspetto oltremodo positivo la continuità e la significatività con la quale la Regione del Veneto si preoccupa delle sue risorse
forestali. In tal senso lo studio sulla biodiversità e sugli indicatori di funzionamento sono un ulteriore contributo rispetto a quelli numerosi e
qualificati del passato anche lontano, che segna però anche una prima
importante e preziosa collaborazione con l’Accademia Italiana di
Scienze Forestali.
È infatti sotto il segno dell’apertura ad un ampio spazio prospettivo che
è stato concepito il materiale trattato nella pubblicazione che ho il piacere di presentare, spazio che si appoggia alle esperienze pregresse,
confortate dal fatto che sono state esempio per altre regioni, ma che si
allarga all’attualità del dibattito nazionale e internazionale sulle basi
per una gestione sostenibile delle foreste.
Tali basi cominciano ad essere concretamente riconosciute e poste nel
Veneto grazie al lavoro ricco e minuzioso contenuto in questo testo, frutto del lavoro di un’equipe diversificata e qualificata che ha seguito un
metodo di lavoro che tiene conto sia delle conoscenze scientifiche che
delle esperienze acquisite con la pratica forestale.
Pertanto il lavoro sulla biodiversità e sugli indicatori potrà essere molto
utile per chi si trova ogni giorno a gestire e operare nei territori montani nei quali, a causa dell’abbandono colturale, la risorsa forestale tende
ad occupare maggiori spazi rispetto al passato; si tratta di un riferimento per poter operare nella quotidianità confronti da cui far scaturire proposte di decisioni operative appropriate e in linea con gli impegni
definiti a livello internazionale.
On. Dott. Giancarlo Galan
Presidente della Giunta Regionale del Veneto
La presente pubblicazione oltre che riprova dell’interesse che l’Assessorato
ha sempre dimostrato nei confronti delle tematiche forestali e ambientali è anche conferma dell’attenzione posta dal Veneto alle sfide innovative alle quali la comunità nazionale e internazionale è chiamata sulle
dibattute questioni della gestione forestale sostenibile.
Le basi conoscitive esposte, frutto dei risultati conseguiti attraverso un
consistente numero di rilievi e di indagini, costituiscono il supporto fondamentale per l’attivazione, in campo forestale, di una politica a forte
connotazione ambientale, basata su indicatori di sostenibilità gestionale
altamente significativi.
L’impostazione metodologica alla base del progetto si inserisce in un’ottica di più ampio respiro che vuole portare la nostra Regione all’avanguardia nel settore della pianificazione forestale e della selvicoltura,
ponendo le basi per il futuro conseguimento di standard gestionali in
grado di permettere l’implementazione di sistemi di gestione certificati
secondo le più evolute linee guida definite a livello internazionale.
Sono certo che questo contributo allo sviluppo delle scienze forestali costituirà valida occasione di confronto per l’intera comunità scientifica e per
quanti operano concretamente in ambito selvicolturale ed ambientale.
Avv. Bruno Canella
Vice presidente della Giunta Regionale
Assessore alle Politiche del Settore Primario
La presente pubblicazione è stata realizzata dalla Regione del Veneto -Direzione regionale delle foreste e
dell’Economia montana in collaborazione con l’Accademia Italiana di Scienze Forestali.
L’attività di indagine e la stampa sono state finanziate nell’ambito delle
Misure di attuazione del Regolamento (CEE) n. 2052/88 obiettivo 5b,
DOCUP 1994-1999.
Coordinamento tecnico-amministrativo: Giovanni Carraro e Maurizio Dissegna
Coordinamento scientifico: Roberto Del Favero
Gruppo di lavoro costituito dall’Accademia Italiana di Scienze Forestali:
Elena Abramo, Dottore Forestale, libero professionista (Tavagnacco, Udine): appendice 12 e carta dei gruppi di
substrato
Orazio Andrich, Dottore Forestale, libero professionista (Belluno): indicatori quantitativi e di pregio nonché indicazioni sulla valutazione della biodiversità e sulla presenza delle unità nel territorio
Michele Cassol, Dottore Forestale, libero professionista (Belluno): parti faunistiche contenute nel testo e nelle
schede; appendice 7
Piermaria Corona: Associato di Assestamento forestale e Selvicoltura dell’Università di Firenze: capitolo 3, appendici 9 e 10 sui sistemi di cubatura nonché indicazioni sulla valutazione della biodiversità
Roberto Del Favero, Ordinario di Assestamento forestale e Selvicoltura dell’Università di Padova: organizzazione
e coordinamento del lavoro, stesura dei testi (fatta eccezione per quanto menzionato per altri autori) e predisposizione delle schede descrittive
Cesare Lasen, Geobotanico, componente della Consulta Tecnica Nazionale per le aree protette (Feltre): parti floristico-vegetazionali contenute nel testo e nelle schede; ha messo a disposizione il data base floristico frutto di rilievi personali; appendici 6 e 2 relativamente all’inquadramento fitosociologico
Marco Marchetti, Associato di Assestamento forestale e Selvicolturadell’Università di Palermo: ha fornito il data
base pedologico e i modelli di combustibile nonché indicazioni sugli argomenti relativi a Natura 2000,
EUNIS e biodiversità; appendici 14 e 15
Gruppo di lavoro costituito dalla Regione del Veneto, Servizio Pianificazione e Ricerca forestale:
Giovanni Carraro: data base assestamentale e predisposizione CD rom; indicazioni sulla valutazione della biodiversità
Maurizio Dissegna: data base pedologico e modelli di combustibile; predisposizione CD rom; indicazioni sulla
valutazione della biodiversità
Carlo Giaggio: predisposizione CD rom, cartografie
Daniele Savio: predisposizione CD rom; appendice 11
Sergio Zen: elaborazioni dati e predisposizione data base
Silvana Perrone: predisposizione CD rom; editing PDF
Tutti gli autori hanno portato il loro contributo all’intera fase d’impostazione del lavoro e nella rilettura critica del testo.
Le foto contenute nel testo sono tratte da: DEL FAVERO R., CESCATTI A.,
1998 - Corso di autoformazione alla selvicoltura naturalistica-database relazionale di immagini e tipologie forestali del
Veneto. - CD rom, Libreria Progetto.
Copertina: progetto e realizzazione Multigraf
Stampa: Multigraf, Spinea (VE)
Gli autori ringraziano il dott. Guido Munari, responsabile della Direzione regionale delle foreste e dell’Economia
montana, per aver sostenuto la realiz-zazione di questo lavoro, il Presidente e il Segretario dell’Accademia Italiana
di Scienze Forestali, rispettivamente prof. Fiorenzo Mancini e prof . Orazio Ciancio, per aver costituito il gruppo di lavoro e stimolato il suo operato, il prof. Bernardo Hellrigl dell’Università di Padova per i preziosi consigli
forni-ti e per la rilettura critica del testo.
©Copyright: Regione del Veneto. Tutti i diritti sono riservati. Non è consen-tita la riproduzione, la memorizzazione in qualsiasi forma (fotocopia, micro-film, scansione elettronica o ogni altro tipo di supporto) senza autorizzazione scritta dei detentori del Copyright. La presente riserva è estesa anche all’allegato CD rom.
Direzione regionale delle foreste e dell’Economia montana- Via Torino, 110 -I- 30172 Mestre-Venezia – Italy.
La cartografia stradale presente nel CD Rom allegato è dell’ ISTITUTO DE AGOSTINI - NOVARA
Indice
PREFAZIONE
8
1. INTRODUZIONE
15
2. LA SCHEDA
2.1. inquadramento dell’unità
2.2 Localizzazione geografica unità
2.3 indicatori qualitativi del funzionamento
2.4 indicatori quantitativi del funzionamento
2.5 pregi
2.6 sucettività a incendi e schianti
3. I SISTEMI DI CUBATURA
3.1. tavola di popolamento dei cedui di faggio
3.1.1. Materiali e metodi
3.1.2. Impiego della tavola
3.2. sistemi di tariffe di cubatura per le fustaie
3.2.1. Materiali e metodi
3.2.2. Impiego dei sistemi di tariffe
4. SINTESI DEL SISTEMA GEOGRAFICO INFORMATIVO
FORESTALE REGIONALE
4.1 Le informazioni areali
4.2 Le informazioni puntiformi
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21
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47
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LE SCHEDE
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LE APPENDICI
Appendice 1: Indicazioni nomenclaturali
Appendice 2: Elenco delle unità tipologiche e delle corrispondenti
unità fitosociologiche
Appendice 3: Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità tipologiche
Appendice 4: Tabella confronto unità tipologiche del Veneto
e del Friuli-Venezia Giulia
Appendice 5: Codici Natura 2000 e EUNIS
Appendice 6: Elenchi delle specie erbacee, arbustive ed arboree
emerofite o pregiate
Appendice 7: Elenco delle specie ornitiche pregiate
Appendice 8: Ripartizione superficie boscata regionale nelle categorie
tipologiche
Appendice 9: Tavole di popolamento per la stima della massa nei cedui
Appendice 10: Sistemi di tariffe di cubatura per le fustaie
Appendice 11: Classificazione CORINE LC
Appendice 12: I gruppi di substrati
Appendice 13: Le regioni forestali
Appendice 14: Brevi note sulla legenda della carta dei suoli FAO-UNESCO
Appendice 15: Brevi note sul sistema GREEN e al. per classificazione delle
forme di humus
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7
Prefazione
Le scuole forestali nacquero e si affermarono in un periodo in cui la cultura dominante
era fondata sui concetti di oggettività e di prevedibilità della scienza. LAPLACE1 così si
esprimeva: “Un intelletto che, in un momento dato, conoscesse tutte le forze da cui la
natura è animata e la situazione rispettiva degli esseri che lo compongono, e che fosse
abbastanza vasto per poter sottoporre tutti questi dati ad analisi, abbraccerebbe nella
medesima formula i moti dei massimi corpi dell’universo e quello dell’atomo più leggero; nulla sarebbe incerto per lui, e il futuro, come il passato, sarebbe presente al suo
sguardo”.
La selvicoltura alla fine del settecento si rivolse alla matematica e alla geometria per
organizzare la produzione. Lo studio e la definizione teorica e pratica della selvicoltura fece riferimento al classico schema analitico della riduzione in parti discrete per poi
ridefinire il sistema. Questa visione era ed è sostenuta con forza dai fautori dell’estetica nella scienza che vorrebbero una scienza rigorosa, precisa ed elegante come la matematica di Newton. L’estetica, fin dai tempi di Platone, ha ispirato un’idea della scienza
in cui tutto è bello, simmetrico e deducibile da pochi principi fondamentali.
Il risultato di quello che HEILBRON2 definisce “lo spirito quantificatore del XVIII secolo” fu la quantificazione e la razionalizzazione applicate alla descrizione della natura e
all’ordinamento della pratica economica. Il modello della “scientific forestry”, sviluppato in Germania, ha caratterizzato per lungo tempo la prassi forestale. La coltivazione
del bosco si è incentrata sul rapporto provvigione/rinnovazione, considerato fonte di
reddito e presupposto per la continuità della produzione.
Il paradigma scientifico di riferimento è stato quello cartesiano. L’atteggiamento nei
confronti dell’oggetto di studio - nella fattispecie il bosco - è stato quello del dominio
e del controllo. La scomposizione in parti e comparti ha rappresentato un metodo di
lavoro. L’adozione di questo paradigma ha portato a considerare il bosco un’entità strumentale: cioè un’entità capace di produrre servigi e di soddisfare le esigenze della
società.
L’approccio alla questione forestale nel ventesimo secolo, afferma BEHAN3, differisce
poco da quello del XVIII e del XIX secolo: i forestali hanno cronicamente definito il
legno come una risorsa rinnovabile in termini puramente biofisici. La rinnovabilità
della risorsa bosco era assiomatica: dopo un sufficiente periodo di tempo ricresce un
nuovo popolamento di alberi commerciabili.
La selvicoltura ha applicato il criterio singola-causa singolo-effetto - a esempio, una
specie esigente di luce si taglia a raso, senza considerare che questa pratica rozza e semplicistica provoca una serie complicata di conseguenze non solo nella foresta ma anche
nella società. La scienza ha tentato di dimostrare che anche i sistemi biologici complessi possono e devono essere analizzati, studiati e compresi secondo un’ottica riduzionistica.
La selvicoltura e l’assestamento forestale, discipline che fanno riferimento sia alla biologia sia all’economia, si sono sviluppate seguendo le linee guida del metodo fisicalista. Da qualche tempo però questo metodo è messo in discussione. Ormai lo dicono
gli stessi fisici, il fisicalismo non è in grado di dare una spinta propulsiva per la comprensione dei sistemi viventi. Eppure, quello fisicalista è un approccio scientifico difficile da rimuovere perché fa parte di una cultura che ha segnato i ritmi dello sviluppo tecnologico.
8
1 LAPLACE (DE) P.-S., 1814. - Essai philosophique sur les probabilités. 2a ed., Paris.
2 HEILBRON J. L., 1990 - Introductory Essay. In: The quantifying spirit of the Eighteenth Century. Frangsmyr T., Heilbron J. L., Rider R.
E. (Eds). University of California Press, Berkeley and Los Angeles, California. Pp: 1 - 23.
3 BEHAN R. W., 1997 - Scarcity, simplicity, separatism, science – and systems. IN: KOHM K. A., FRANKLIN J. F. (eds) - Creating a Forestry
for the 21st century. The Science of Ecosystem management. Island Press, Washington, D.C. Pp: 441-417.
Dopo la teoria della relatività, della meccanica quantistica, il principio di indeterminazione e le nuove teorie del caos e della complessità, il sogno di LAPLACE appare
inconsistentemente ottimistico. Con queste nuove teorie, osserva MCQUILLAN4, non
si può più condividere l’ottimismo della scienza del XIX secolo, poiché le future traiettorie di tutti i sistemi complessi sono inerentemente imprevedibili. Si deve imparare a
operare con prudenza, consapevoli di agire in condizioni di rischio, di incertezza e di
ignoranza.
In questi ultimi anni - a seguito dell’affermazione in biologia dell’idea secondo la quale
l’estetica nella natura diviene scienza perché derivante da complessità formidabili,
riscontrabili anche ai livelli più elementari -, il bosco ha conquistato nuove dimensioni culturali. Ha acquisito lo status di sistema biologico complesso5. Un sistema che ha
la proprietà dell’autonomia e la capacità di subordinare i cambiamenti strutturali alla
conservazione della propria organizzazione.
Il nuovo paradigma scientifico si basa sul concetto di intersoggettività della scienza,
ovvero le descrizioni dei fenomeni sono dipendenti anche dall’osservatore. La metafora della conoscenza è quella della rete di rapporti. Il processo di conoscenza si fonda
sulla visione sistemica. L’approccio sperimentale è quello olistico: si procede con il
metodo scientifico per tentativi ed eliminazione degli errori, cioè per approssimazioni
successive6.
C’è da chiedersi come sia possibile tradurre in atti concreti questa nuova consapevolezza. Allo stato delle conoscenze, per l’indeterminismo cui prima si accennava, non è
possibile prevedere con esattezza l’esito delle scelte e i conseguenti effetti degli interventi colturali. Questi non si realizzano in laboratorio, né si possono simulare al computer. Si effettuano in bosco, nell’ecosistema, e possono comportare errori, che poi
divengono costi ambientali, economici e sociali.
Secondo i canoni della selvicoltura tradizionale il bosco è un insieme di alberi di interesse economico. In realtà, il bosco è un sistema autopoietico, adattativo complesso e composito che evolve continuamente. È costituito da singoli agenti adattativi che funzionano come sistemi complessi, adeguandosi ciascuno al comportamento dell’altro. In
campo forestale, il concetto di sistema è relativamente recente. È un concetto innovativo, per certi versi rivoluzionario, le cui conseguenze ancora non sono state del tutto
tratte e valutate. La presa in considerazione di tale concetto ha apportato cambiamenti di ordine teorico e pratico sulle finalità e i limiti della selvicoltura7.
Le finalità della selvicoltura riguardano: il mantenimento del sistema bosco in equilibrio con l’ambiente; l’incremento della biodiversità e la conservazione della complessità del sistema; la congruenza dell’attività colturale con gli altri sistemi con i quali il
bosco interagisce. I limiti sono definiti dai criteri guida che si applicano all’uso delle
risorse rinnovabili. Secondo tali criteri, l’uso e il prelievo di prodotti non possono
superare la velocità con la quale la risorsa si rigenera; non possono intaccare le potenzialità evolutive del sistema; non devono ridurre la biodiversità e la complessità.
La selvicoltura è configurabile con l’attività che l’uomo svolge come componente
essenziale del sistema bosco. Per evitare inconvenienti, è necessario fare scelte flessibili
4 MC QUILLAN A. G., 1998 - Defending the ethics of ecological restauration. Journal of forestry, 96 (1):27-31.
5 CIANCIO O., NOCENTINI S., 1996a - The forest and man: the evolution of forestry thought from modern humanism to the culture of complexity. Systemic silviculture and management on natural bases. In: The forest and man (edited by Orazio Ciancio). Florence, Accademia
Italiana di Scienze Forestali: 21-114.
6 CIANCIO O., NOCENTINI S., 1996b. - The scientific paradigm, “good silviculture” and the wisdom of the forester. In: The forest and man
(edited by Orazio Ciancio). Florence, Accademia Italiana di Scienze Forestali: 259-270.
7 CIANCIO O., 1998. - Gestione forestale e sviluppo sostenibile. Atti del Secondo Congresso Nazionale di Selvicoltura, Venezia 24-27 giugno 1998 (in corso di stampa).
9
che consentano di scoprire gli eventuali errori e la loro tempestiva correzione al minor
costo possibile. Si abbandona il classico approccio positivista e si adotta quello ispirato
a un atteggiamento di “prova ed errore”. Il monitoraggio, il controllo e la verifica dei
processi evolutivi costituiscono gli elementi essenziali per riparare eventuali errori8.
La concezione algoritmica degli interventi, oltre a conferire efficienza al sistema bosco,
consente l’arricchimento della biodiversità, la conservazione della complessità e l’instaurazione di un nuovo e diverso rapporto tra bosco e uomo. Un rapporto in cui l’uomo si pone come il referente del bosco e non come colui che piega il sistema alle proprie necessità. Vale a dire: il forestale legge e descrive il bosco e opera di conseguenza,
sostituendo la cultura del dominio e del controllo della natura con la cultura del rispetto per la natura.
La selvicoltura presuppone la rinnovazione naturale e interventi a basso impatto
ambientale, cioè interventi mirati a favorire la disomogeneità, la diversificazione strutturale e compositiva in modo da accrescere la capacità di autorganizzazione e di integrazione di tutti i suoi componenti, biotici e abiotici. Questa azione, oltretutto, favorisce il superamento del contrasto tra due visioni estreme: da una parte coloro che considerano il bosco un bene indisponibile; dall’altra, coloro che ritengono il bosco un
bene totalmente disponibile, da sfruttare in base alle leggi di mercato.
Alcuni fatti hanno messo in discussione le certezze di un tempo. Essi riguardano la
presa d’atto che, a seguito degli sviluppi tecnologici e del loro accresciuto impatto sull’ambiente, l’azione umana diventa sempre più potente e distruttiva. Da qui nasce e si
sviluppa la comune volontà di guardare con maggiore attenzione alla gestione forestale, cioè alla conduzione tecnica ed economica della risorsa rinnovabile bosco.
La gestione sostenibile delle risorse naturali rappresenta la sfida del terzo millennio.
Non è più possibile ignorare il loro degrado, dovuto all’uso incontrollato e non rispettoso degli equilibri e dei dinamismi naturali. Le foreste rappresentano un patrimonio
indispensabile per garantire le possibilità di vita sul nostro pianeta. Le preoccupazioni
per la scomparsa e il degrado delle foreste ormai sono entrate a far parte dell’agenda
internazionale.
Dopo la Conferenza di Rio9 e le risoluzioni di Helsinki10 - risoluzioni che costituiscono un formale impegno politico da parte dei paesi europei e che saranno oggetto di
direttive comunitarie che prima o poi dovranno trovare applicazione anche in Italia alla nozione di gestione sostenibile si associa quella di biodiversità, spostando l’attenzione da un problema quantitativo a uno qualitativo. I principi di sostenibilità e di
diversità non sono indipendenti ma interrelati. La diversità è un segno distintivo della
natura e costituisce la base della stabilità ecologica.
L’obiettivo prioritario della gestione forestale sostenibile è quello di garantire la funzionalità dell’ecosistema bosco. A tal fine il gesto colturale deve valorizzare al massimo
livello i flussi entropici e neghentropici che agiscono nello spazio e nel tempo configurando la complessità del sistema. E, coerentemente con la teoria dell’autopoiesi dei
sistemi viventi, deve lasciare ampie possibilità all’autorganizzazione del bosco11. La teoria dell’autopoiesi si fonda sul principio che i sistemi biologici complessi - e il bosco è
10
8 CIANCIO O., NOCENTINI S., 1995. - Nuovi orientamenti in selvicoltura. Accademia dei Georgofili, Accademia Italiana di Scienze
Forestali. In “Il ruolo della selvicoltura per la difesa e il ripristino dell’ambiente”, 11-23.
9 UNITED NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (UNCED), 1992 - Agenda 21, Rio Declaration, Forest
Principles: drafts. Geneva, Switzerland, United Nations Publications.
10 Le quattro risoluzioni di Helsinki (1993) sono: H1 “Linee-Guida Generali per la Gestione Sostenibile delle Foreste in Europea”; H2
“Linee-Guida Generali per la Conservazione della Biodiversità delle Foreste Europee”; H3 “Cooperazione Forestale con i Paesi aventi una
Economia in Fase di Transizione”; H4 “Strategie per un Processo di Adattamento a Lungo Termine delle Foreste dell’Europa al Cambiamento
del Clima”.
11 MATURANA H. R., VARELA F.J., 1980 - Autopoiesis and Cognition. The Realization of the Living. D. Reidel Publishing Company.
Dordrecht, Holland.
uno si questi - riescono a mantenere costante la propria identità, malgrado il continuo
cambiamento dei loro componenti.
La nozione di biodiversità non si identifica solo con il problema della protezione delle
specie vegetali e animali rare o in via di estinzione e la tutela del mezzo in cui vivono,
e neppure con il numero e la diffusione delle specie. Il concetto di biodiversità proietta il problema molto di là dalla protezione di singole specie o di biotopi, interessa gli
ecosistemi e il loro funzionamento e include i processi coevolutivi tra le parti che li
costituiscono. Ecosistemi diversi danno luogo a forme di vita, culture e habitat diversi, la coevoluzione dei quali determina la conservazione della biodiversità. La distruzione o l’alterazione di habitat rappresenta la principale minaccia per la conservazione
della biodiversità.
Questa condizione è motivo per domandarsi cosa sia realmente la gestione sostenibile
e cosa si debba intendere per conservazione della biodiversità. In campo forestale, la
gestione sostenibile è una nozione che ormai è divenuta l’etichetta onnicomprensiva
con la quale si identificano tutte quelle forme di gestione che hanno come obiettivo
sia la tutela della qualità dell’ambiente e sia la salvaguardia dei beni ambientali. La
gestione forestale si è evoluta nel tempo: è passata da una concezione di tipo prevalentemente produttivistico - che valutava i sistemi e le tecniche colturali e i metodi di
pianificazione in base alla misura della produzione legnosa -, a quella attuale - in cui
al sostantivo gestione si associa l’aggettivo sostenibile - che tiene conto non solo del
prodotto legnoso ma anche delle variabili ecologiche e sociali.
La gestione forestale deve corrispondere ai bisogni della società, perseguendo l’obiettivo dell’equità intragenerazionale e intergenerazionale. Essa, cioè, deve consentire l’accesso alla risorsa rinnovabile bosco sia agli attuali beneficiari, sia a coloro che, per vari
motivi, al momento non possono beneficiarne. Deve consentire pari opportunità
anche a coloro che dovranno beneficiarne in futuro. È necessario quindi un cambiamento su più fronti: culturale ed etico, scientifico e tecnologico, politico e normativo,
oltre che economico e sociale.
La gestione di una risorsa rinnovabile, qual è appunto il bosco, si definisce sostenibile
quando si utilizza entro un certo limite. In altre parole, quando si rispetta il ciclo naturale di rinnovazione, in modo da garantire a noi stessi e, soprattutto, alle generazioni
future la possibilità di continuare a utilizzarla. Quando l’uso di una risorsa supera questo limite si hanno forti diminuzioni del capitale naturale o, che dir si voglia, dello stock
o della provvigione legnosa, a cui si coniugano la modifica degli habitat, il decremento della capacità di accumulo di carbonio, la perdita o il degrado del suolo, l’inquinamento e la riduzione dell’acqua, la contrazione della microflora e della microfauna; il
calo della presenza della macrofauna, con danni ambientali talvolta irreversibili.
Il dibattito scientifico è sempre vivo; e non potrebbe essere altrimenti. Riduzionismo
e olismo sono paradigmi ai quali corrispondono visioni scientifiche altamente conflittuali. Il riduzionismo studia le parti per comprendere il tutto. L’olismo dà importanza allo studio delle combinazioni complesse della natura di strutture e processi “aperti”, regola e caso, ordine e caos, determinismo e probabilità12.
Il metodo scientifico fornisce la spiegazione che si cerca. Si vagliano le linee da seguire e si valuta quanto ampia deve essere la spiegazione, quanto è vasto il problema e
quali altre questioni vi siano legate. Una buona spiegazione deve sapere individuare
anche le questioni collaterali.
12 CORNWELL J., 1995 - Nature’s imagination. The frontiers of scientific vision. Oxford University Press, Oxford.
11
Messe in soffitta le ricette precise, le soluzioni indiscutibili e le spiegazioni perfette, si
è compreso che in campo forestale è mutato il paesaggio intellettuale complessivo13.
Bisogna capire se nella gestione forestale c’è qualcosa di negativo e, quindi, se c’è qualcosa che porta a pensare alla necessità di fare un esercizio di igiene logica. La difficoltà
consiste nell’individuare cosa si deve rigettare e cosa invece si deve conservare, anche
perché la scienza, almeno per il momento, non è in grado di predire con attendibilità
i meccanismi che caratterizzano la complessità forestale.
In questo quadro culturale dicotomico DEL FAVERO afferma: “Quello che pare più
opportuno non è però la contrapposizione, ma piuttosto l’integrazione e la complementarietà. La Selvicoltura necessita dell’apporto di tutti. Quindi non l’alternativa,
[…] ma la via del compromesso […]. In questa posizione si collocano le tipologie forestali, ovvero un sistema d’interpretazione e di classificazione della variegata realtà forestale basato sul compromesso”14.
E ancora: “La peculiarità del tipo forestale sta, infatti, nel considerare parti del sistema
complesso sufficientemente omogenee da poter essere comprese, ma non tanto piccole da non consentire una visione d’insieme. L’unità tipologica si colloca quindi in una
posizione intermedia fra l’intero sistema e ogni sua parte. E proprio nella ricerca del
giusto equilibrio fra insieme e parti che sta la difficoltà principale degli studi tipologici. La tipologia forestale costituisce così un mero strumento operativo che sfrutta e
combina le conoscenze settoriali acquisite con il metodo scientifico con le esperienze
accumulate con la pratica.
Ciascuna combinazione di fattori interagenti in un dato luogo si compenetra con le
caratteristiche intrinseche di ogni specie venendo a costituire un insieme omogeneo,
un quadro, di cui si riesce, o almeno si dovrebbe riuscire, a comprendere il significato. Lo studio di ciascuna unità consente di capirne la distribuzione territoriale, le interazioni fra fattori e piante, i rapporti di concorrenza inter e intraspecifici, le modalità
di autoperpetuazione15”.
Le tipologie forestali, ovvero un sistema d’interpretazione e di classificazione della
variegata realtà forestale basato sul compromesso, dunque. Ovvero, una visione eclettica che determina la scelta del paradigma scientifico e delle modalità colturali caso per
caso, situazione per situazione.
La correttezza di questo modo di operare è confermata da quanto osserva DYSON16: “Se
tentiamo di costringere a forza la scienza all’interno di un’unica visione filosofica come
il riduzionismo, ci comportiamo come Procuste che troncava le membra ai suoi ospiti se non stavano nel letto. La scienza fiorisce al meglio quando può usare liberamente tutti gli strumenti a sua disposizione, e non è limitata da preconcetti relativi a cosa
la scienza dovrebbe essere. Ogni volta che introduciamo un nuovo strumento, seguono sempre nuove e inaspettate scoperte, perché l’immaginazione della natura è più
ricca della nostra”.
Concludendo, si fa osservare che la comprensione del bosco rappresenta una guida per
l’interpretazione delle parti che lo costituiscono, ma al tempo stesso la comprensione
del bosco è determinata dalla conoscenza del significato delle singole parti. In breve,
l’olismo e il riduzionismo sono due facce di una stessa medaglia. L’uno è opposto e
complementare all’altro. Il paradigma scientifico è radicalmente diverso, ma l’obiettivo è lo stesso: conseguire il più alto livello di conoscenza della natura.
12
13 CIANCIO O., 1998. - La nuova visione forestale. L’Italia Forestale e Montana, 54 (6).
14 DEL FAVERO R., 1992 - Un’esperienza di studio di tipologia forestale. Annali. Accademia Italiana di Scienze Forestali, Firenze. Vol. XLI:
65-84.
15 DEL FAVERO R., 1999 - Le tipologie Forestali per la selvicoltura. In: Nuove frontiere nella gestione forestale (a cura di Orazio Ciancio).
Firenze, Accademia Italiana di Scienze Forestali. P. 31- 42.
16 DYSON F., 1995 - In: Nature’s imagination. The frontiers of scientific vision. Oxford University Press, Oxford.
La Regione Veneto nel 1998 ha richiesto la collaborazione dell’Accademia Italiana di
Scienze Forestali per la realizzazione di uno studio sul funzionamento dei tipi forestali e l’analisi della biodiversità dei boschi regionali. L’Accademia ha incaricato il Socio
Ordinario Prof. Roberto Del Favero, antesignano degli studi sulle tipologie forestali,
di costituire e di coordinare un gruppo di ricercatori per svolgere il lavoro.
L’opera “Biodiversità e indicatori nei tipi forestali del Veneto” è un contributo di conoscenza scientifica e di indicazioni operative su una tematica di grande attualità.
A ROBERTO DEL FAVERO, ELENA ABRAMO, ORAZIO ANDRICH, MICHELE CASSOL,
PIERMARIA CORONA, CESARE LASEN, MARCO MARCHETTI, GIOVANNI CARRARO,
MAURIZIO DISSEGNA, CARLO GIAGGIO, DANIELE SAVIO, SERGIO ZEN, che brillantemente hanno portato a termine il compito assegnatogli, dedicando molto tempo e
molto pensiero, insieme a GUIDO MUNARI, che per conto della Regione Veneto ha
finanziato il lavoro, vanno i più sentiti ringraziamenti dell’Accademia Italiana di
Scienze Forestali.
Le riflessioni e le proposizioni del gruppo di lavoro guidato da ROBERTO DEL FAVERO
consentono di meglio orientarsi in una materia difficile qual è appunto la complessità
forestale. E forniscono un modo per inquadrare la selvicoltura e la gestione forestale
attuale. Facciano uso i ricercatori, i tecnici, gli operatori e i lettori, per i loro interessi,
di questi problemi rivisitati alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e dell’esperienza acquisita in bosco.
Firenze, 4/1/2000
Orazio Ciancio
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Nel territorio del Parco Regionale dei Colli Euganei sono presenti alcune formazioni con elementi mediterranei (soprattutto
erica arborea e corbezzolo) che per la loro rarità nell’arco alpino assumono un alto pregio vegetazionale (Monterosso, TeoloPadova).
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Sui substrati calcarei dei Colli Euganei è presente l’ostrio-querceto a scotano, formazione molto diffusa nel Veneto essendo presente anche sui Monti Berici e in buona parte dell’area più esterna delle montagne del veronese (Monte Viale, RovolonPadova).
1. introduzione
1. INTRODUZIONE
La gestione sostenibile delle foreste e l’obiettivo del perseguimento del principio della
durevolezza dei beni e servigi da esse forniti costituiscono, da lungo tempo, i fondamenti della gestione su base naturalistica delle risorse forestali. Nella regione Veneto,
da almeno un trentennio, la diffusa pianificazione forestale, che oggi interessa tutte le
proprietà pubbliche e di recente va diffondendosi anche in quelle private, basata sull’applicazione dei principi della selvicoltura naturalistica e il concomitante ridimensionamento dell’importanza produttiva a vantaggio delle altre funzioni del bosco,
hanno consentito un rapido recupero ambientale delle foreste dopo l’eccessivo sfruttamento avvenuto soprattutto nel corso e tra gli ultimi due conflitti mondiali. Lo stato
attuale delle foreste presenti nel Veneto e la sostenibilità della loro gestione appaiono,
di conseguenza, nel loro complesso più che soddisfacenti.
Ciononostante, la Direzione Regionale delle Foreste e dell’Economia Montana ha ritenuto opportuno dare un ulteriore impulso alla gestione forestale sostenibile, anche alla
luce delle nuove azioni su questo tema concernenti alle direttive emanate a livello
internazionale (Conferenza di Rio, 1992; Processo di Strasburgo-Helsinki-Lisbona,
1990, 1993, 1998, Natura 2000, Direttiva Habitat, Agenda 2000, ecc.), a cui anche
l’Italia ha aderito, nonché a seguito d’altre iniziative condotte anche da Enti non governativi (associazioni ambientaliste).
Per il raggiungimento di questo scopo è stato costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare, sotto l’egida dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, con lo scopo di
tracciare meglio linee gestionali sostenibili valutate attraverso criteri e indicatori semplici rilevabili in modo poco oneroso (PETTENELLA e SECCO, 1998).
Il principio generale su cui fondare tali linee parte dal presupposto che la gestione deve
prioritariamente garantire il funzionamento proprio di ciascun sistema forestale.
Ovvero, è necessario, in primo luogo, non alterare l’autorganizzazione che ciascuna
formazione forestale tende a darsi in armonia con l’ambiente in cui si colloca (CIANCIO, 1998). Il bosco è visto come soggetto di diritti (CIANCIO 1994; CIANCIO e NOCENTINI, 1996) in cui la gestione si muove secondo la “norma aurea” dell’Etica della Terra
di Aldo Leopold (CALLICOT, 1998; CLAUSER, 1998; LEOPOLD, 1997): è giusto ciò che
tende a mantenere l’integrità, la stabilità e la bellezza della comunità biotica, è sbagliato
ciò che ha una tendenza diversa. La selvicoltura è vista cioè come gestione di un particolare ecosistema di cui dobbiamo conoscere le caratteristiche ed il funzionamento e definirne gli elementi caratterizzanti…Il selvicoltore deve assicurare la sostenibilità della produzione forestale, ossia i processi di produzione e di riproduzione, curando nel contempo che
sia conservata anche la varietà dei patrimoni genetici entro le specie, la varietà delle specie
e degli ecosistemi, ossia la biodiversità (PIUSSI e ZANZI SULLI, 1997). Solamente una volta
che tale funzionamento è garantito, la gestione può valutare le possibilità di valorizzare le diverse funzioni e i diversi usi che l’uomo attribuisce caso per caso al bosco.
E’ questo un principio informatore che dà concretezza alla conservazione della biodiversità e consente di delineare una gestione che, non intaccando il funzionamento
naturale del sistema o cercando di ripristinarlo qualora esso sia stato alterato, mette in
atto azioni a nulla o minima “incidenza” (Delibera del Ministero dell’Ambiente del 2
dicembre 1996), come si dirà meglio in seguito.
Sulla scorta di questo principio generale, il gruppo di lavoro ha ritenuto di poter formulare indicazioni sul funzionamento del sistema a livello di unità tipologiche (tipo e sottotipo) intese come unità floristico-ecologico-selvicolturali sulle quali è possibile basare la pianificazione forestale o, più in generale, la pianificazione territoriale (DEL FAVERO e altri,
1990). Tali unità, pur risultando per certi versi un’astrazione, consentono di delineare
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linee gestionali omogenee a livello generale sulle quali il tecnico-gestore può fondare specifiche scelte rispettose dell’identità, dello stato e della storia di ogni singolo soprassuolo.
Nella regione Veneto già da alcuni anni è disponibile un sistema d’inquadramento
tipologico dei boschi (DEL FAVERO e altri, 1990; DEL FAVERO e altri 1991; DEL FAVERO
e LASEN, 1993), approccio che si è andato diffondendo anche in altre Regioni come il
Piemonte (MONDINO e altri, 1997), il Friuli-Venezia Giulia (DEL FAVERO e altri, 1998)
e la Toscana (MONDINO e BERNETTI, 1998). Recentemente anche la regione
Lombardia e le provincie autonome di Trento e Bolzano hanno costituito gruppi di
lavoro per verificare la fattibilità di analoghe esperienze, mentre all’I.P.L.A. di Torino
e all’Accademia Italiana di Scienze Forestali è stato affidato l’incarico di predisporre
una tipologia forestale rispettivamente per la regione Marche e per l’Appennino
Abruzzese. L’impiego delle tipologie forestali è così già correntemente entrato nella
progettazione forestale e in molti studi e ricerche.
Tenuto conto del largo uso e della familiarità che la tipologia forestale ha nel Veneto,
il gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno fornire nuove informazioni sulle singole
unità, scegliendo quelle che vanno assumendo una crescente rilevanza in varie iniziative, soprattutto a livello europeo. Uno degli scopi del presente lavoro è, infatti, anche
quello di fornire ai funzionari regionali e ai singoli tecnici dati e notizie che possano
essere utili sia nei momenti propositivi, sia nella progettazione e sia nella gestione delle
iniziative promosse dall’Unione Europea. Il lavoro costituisce perciò anche una ricognizione e una rilettura del patrimonio di informazioni nel settore forestale già disponibile in Regione.
In particolare, sono stati rivisitati i seguenti data base tutti informatizzati:
- assestamentale
- inventariale
- ecologico
- pedologico
- floristico
- degli incendi boschivi
Il gruppo di lavoro ha deciso, invece, di rinunciare a descrivere nuovamente le singole unità dal momento che tali informazioni sono già contenute in altri lavori e recentemente
rese disponibili anche su supporto informatico (DEL FAVERO e CESCATTI,
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1998) , mentre ha ritenuto utile compiere una revisione della nomenclatura tipologica adeguandola alle nuove indicazioni apparse nel lavoro sulla vegetazione forestale e
la selvicoltura nella regione Friuli-Venezia Giulia, nonché di aggiungere o di dare
diversa valenza ad alcune unità, anche a seguito di sollecitazioni pervenute dal mondo
operativo dopo circa un quinquennio di sperimentazione. I risultati di tale adeguamento sono contenuti nelle prime quattro appendici, in cui è riportata anche la comparazione fra la tipologia friulana e quella veneta.
I dati disponibili nei diversi data base hanno consentito di predisporre per ogni unità
una scheda che, in primo luogo, permette d’individuare, pur approssimativamente,
l’unità tipologica nel territorio, anche attraverso l’elencazione di alcune località caratteristiche. Sono poi fornite indicazioni qualitative e quantitative sul funzionamento
del sistema, la cui conservazione e miglioramento, giova ripeterlo, deve costituire la
1 - Informazioni utili alla comprensione delle caratteristiche delle unità tipologiche presenti nel Veneto possono
essere reperite anche nel testo relativo alla tipologia della regione Friuli-Venezia Giulia, che ha molte unità tipologiche in comune con il Veneto.
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2 - I data base completi, vale a dire contenenti tutte le informazioni caso per caso raccolte, sono disponibili a
richiesta e previa autorizzazione della Direzione Regionale delle Foreste e dell’Economia Montana della Regione
Veneto.
preoccupazione primaria del tecnico. Successivamente sono evidenziati gli elementi di
pregio eventualmente presenti nell’unità e la sua suscettività nei confronti di alcuni
eventi calamitosi.
Merita segnalare la decisione del gruppo di lavoro di trattare separatamente alcuni
argomenti spesso considerati congiuntamente in letteratura. È il caso della biodiversità
che è stata tenuta separata dalla naturalità e dal pregio naturalistico al fine di evidenziare come la sua conservazione possa essere perseguita con modalità anche diverse o
collocarsi a un livello d’ordine superiore rispetto ad altri obiettivi di conservazione,
come si vedrà meglio in seguito. Altra decisione del gruppo di lavoro è quella di non
elaborare indici, salvo alcune eccezioni, ma piuttosto di fornire gli elementi utili (indicatori) per la loro elaborazione. Gli indici, infatti, presuppongono ponderazioni il più
delle volte legate ad aspetti locali o a scelte di priorità. Si sono volute così evitare pericolose confusioni di ruoli e competenze tra chi fornisce i dati scientifici e chi li utilizza per
prendere decisioni politiche o tecnico-gestionali (PETRICCIONE, 1994).
Una seconda parte del lavoro ha utilizzato le informazioni del data base assestamentale e di quello inventariale. Attraverso l’elaborazione di alcuni dei dati disponibili sono
stati costruiti dei sistemi di tariffe di cubatura regionali, validi per le principali specie
arboree presenti in soprassuoli governati a fustaia, nonché delle tavole di popolamento da impiegare nella stima della massa utilizzabile nelle formazioni governate a ceduo.
Infine, è stato predisposto un GIS (su CD-rom) contenente informazioni relative ai
confini amministrativi, a quelli delle aree protette e dei biotopi individuati con il progetto BioItaly, a quelli delle particelle assestamentali, dei gruppi di substrati e delle
regioni forestali. È inoltre indicata la collocazione delle località caratteristiche di ogni
unità tipologica e sono segnalati i punti in cui sono state raccolte le informazioni contenute nei data base disponibili (floristico, pedologico,
degli incendi, ecc.) accompa2
gnati da un minimo di notizie sui risultati del rilievo .
L’insieme delle varie parti del lavoro dovrebbe costituire una raccolta organica e sufficientemente dettagliata delle attuali conoscenze del territorio boscato su cui poter fondare una razionale pianificazione e una sostenibile gestione della risorsa forestale.
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2 . la scheda
2. LA SCHEDA
Per ogni unità (tipo e sottotipo forestale) è stata predisposta una scheda in cui sono
riportati indicatori relativi a vari aspetti: funzionamento qualitativo e quantitativo del
sistema, pregi, suscettività. In questo capitolo sono illustrati il significato di tali indicatori e le fonti da cui sono tratti. È opportuno segnalare che le informazioni contenute nelle schede non sono uguali per tutte le unità. Esse, infatti, cambiano in relazione a diverse caratteristiche (ad esempio, il tipo di gestione, la struttura dei soprassuoli, ecc.). Per questo motivo, fra le prime informazioni vi è, dopo l’inquadramento
dell’unità e la sua localizzazione geografica, quella relativa all’attuale gestione che costituisce la prima discriminante per la diversa articolazione che può assumere la scheda.
Nelle schede, ove vi siano informazioni mancanti a causa di carenze conoscitive (è il
caso soprattutto delle neo-formazioni o di quelle non ordinariamente gestite dove non
sono presenti soprassuoli maturi o ben strutturati), al posto del dato è inserita l’indicazione “n.d.” (non disponibile).
Non sono state predisposte delle schede per le unità rientranti nelle frammentarie e
spesso ancora poco conosciute formazioni particolari (saliceti, formazioni a Juniperus
sabina, a olivello spinoso, a Genista radiata, di pioppo tremulo, maggiociondolo alpino e di sorbo degli uccellatori).
2.1. INQUADRAMENTO DELL’UNITÀ
Nella parte iniziale della scheda sono riportate alcune indicazioni utili all’inquadramento dell’unità nei diversi sistemi di classificazione. In particolare:
Denominazione tipologica secondo i nuovi criteri nomenclaturali
Denominazione dell’unità secondo i nuovi criteri nomenclaturali che sono illustrati
nell’appendice 1. Nell’appendice 2 è riportato l’elenco di tutte le unità tipologiche
individuate nella Regione, comprese le eventuali varianti, mentre nell’appendice 3
sono sommariamente descritte quelle di nuova istituzione 3.
Precedente denominazione tipologica
Nel caso di cambiamenti nomenclaturali è indicata la denominazione che aveva l’unità nella seconda edizione del lavoro: La vegetazione forestale nel Veneto (DEL FAVERO
E LASEN, 1993).
Le unità che hanno subito una variazione denominazione sono elencate nell’appendice 3 affiancate dalle motivazioni che hanno indotto il cambiamento.
Denominazione fitosociologica
Viene indicata l’unità (o le unità o parti di unità) fitosociologica corrispondente all’unità tipologica.
Classificazione Natura 2000 ed Eunis
Si tratta di due sistemi di classificazione collegati all’attuale evoluzione del progetto
BioItaly 4, avviato nel 1995 e ultimato dalle Regioni nel 1997. Questo progetto costituisce il contributo italiano a quello europeo denominato Natura 2000 Network. Il pro3 - Al fine di rendere confrontabili diversi inquadramenti tipologici, nell’appendice 4 è riportata una tabella di raffronto fra l’inquadramento tipologico adottato nella regione Veneto e quello del Friuli-Venezia Giulia.
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4 - In questo paragrafo è parso opportuno accennare ad alcune iniziative dell’UE, tuttora in atto, che purtroppo
hanno scarsamente coinvolto chi è chiamato alla gestione del patrimonio forestale regionale. Si tratta di un argomento assai complesso, per questo le note qui riportate assumono il significato di preliminare informazione.
getto europeo è stato realizzato in attuazione della Direttiva UE 92/43, detta Habitat,
che a sua volta trae origine dall’applicazione comunitaria della convenzione di Berna
del 1981 e che è stata recepita nell’ordinamento Nazionale con un Regolamento contenuto nel D.P.R. 357/97. Con il progetto BioItaly sono stati individuati e proposti
dei Siti di Importanza Comunitaria che entreranno nella Rete Natura 2000 con il fine
principale di contribuire alla conservazione e al ripristino di habitat naturali o frequentati da particolari specie della flora o della fauna. Tali siti sono stati recepiti come
aree protette nella Delibera del Ministero dell’Ambiente del 2 dicembre 1996 (art.1,
lettere g) ed h), e art. 2; G.U. n. 139 del 17/6/1997). Questo atto amministrativo
integra la Classificazione delle Aree Protette con le Zone di Protezione Speciale
(Direttiva CEE 79/409 per la conservazione degli uccelli selvatici) e con le Zone
Speciali di Conservazione (Direttiva CEE 92/43 per la conservazione della diversità
biologica). Il provvedimento del Ministero dell’Ambiente risulta particolarmente rile-
Fra i tipi forestali presenti nel Veneto quelli primitivi (nella foto: un orno-ostrieto di rupe) presentano elevati standard di naturalità e una biodiversità floristica media; infatti, pur essendo poche le specie adatte a vivere in ambienti così difficili, la minore competizione interspecifica e la notevole variabilità microambientale consentono la vita a diverse specie vegetali (Cismon
del Grappa-Vicenza).
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vante per la gestione in quanto obbliga alla valutazione d’incidenza i piani, i programmi e le opere da realizzare in questi siti.
A livello comunitario le aree che rientrano nella Rete Natura 2000 sono state classificate con uno specifico sistema, distinto in base alle regioni biogeografiche (Boreale,
Atlantica, Macaronesiana, Continentale, Alpina e Mediterranea), riportato in un
apposito allegato. Questo sistema si basa su elementi assieme fisionomico-strutturali e
fitosociologici. Esso prende origine dal progetto CORINE Biotopes - “Habitats of
European Community”, realizzato negli anni dal 1988 al 1991, che ha subito una prima
rivisitazione proprio per compilare l’Allegato I alla Direttiva del 1992 (ROMAO, 1996)
ed è stato adottato dal Servizio Conservazione Natura (1995). Successive revisioni
(“Palaearctic” ed “Emerald”) hanno condotto ad una versione attualmente in vigore
(detta NATURA 2000) con la quale sono state inquadrate anche le unità tipologiche
individuate nel Veneto (primo codice preceduto da un triangolo pieno ▲ il cui significato è indicato in appendice 5). Il sistema NATURA 2000 presenta notevoli lacune
per l’area alpina italiana (per esempio, mancano gli abieteti, che devono essere incasellati o nelle faggete o nelle peccete e gli orno-ostrieti che non trovano invece collocazione) e alcune formazioni possono essere, in modo discutibile, inquadrate solamente grazie alle ultime aggiunte proposte dall’Austria dopo il suo ingresso nell’UE
(ad esempio, l’unica unità a cui si possono ricondurre gli ostrio-querceti è Pannonian
white-oak woods, formazioni diffuse in ambienti molto diversi da quelli prealpini italiani).
Attualmente vi è una nuova proposta di classificazione, denominata “EUNIS Habitat
Classification - European Nature Information System” (PINBORG, 1998; DAVIES e MOSS,
1997; CORONA e MARCHETTI, 1998), ancora oggetto di aggiunte e proposizioni finali,
nella quale si è cercato d’inquadrare le unità tipologiche venete (secondo codice il cui
significato è riportato in appendice 5). Il sistema EUNIS prevede una classificazione
gerarchica degli habitat fino ad un terzo livello (corrispondente, in linea generale, alle
categorie tipologiche). Per inquadramenti di maggiore dettaglio (livello 4/5) può essere aggiunto il codice (preceduto dalla lettera P-) che ha l’unità nel sistema d’inquadramento Palaearctic. Grazie a quest’ultima possibilità, quasi tutte le unità tipologiche
venete, almeno per grandi raggruppamenti, trovano un corrispondente, anche se talvolta in modo non ottimale, nel sistema EUNIS.
Si tratta di sistemi di classificazione che stanno subendo sempre nuove modifiche, ma la
cui conoscenza si sta rivelando fondamentale in quanto è su questa base che a livello
comunitario vengono affrontate le discussioni e le iniziative sui temi della conservazione
della Natura, della tutela della biodiversità e della gestione sostenibile e che potranno
essere intraprese decisioni operative di programmazione anche economico-finanziaria.
Denominazione tipologica estesa
Si tratta di una denominazione analitica dell’unità (preceduta da un triangolo vuoto ▲
che ne evidenzia le principali componenti arboree e le caratteristiche salienti delle stazioni che la ospitano (regione forestale, fascia altitudinale, categoria dei substrati e
disponibilità idrica al suolo).
Tale denominazione ha una limitata valenza applicativa in senso nomenclaturale, ma
consente di avere un’idea sufficientemente completa delle caratteristiche peculiari dell’unità.
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Varianti
Sono elencate le eventuali varianti individuate nell’unità.
2.2 LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA UNITÀ
Questa parte della scheda ha la funzione di fornire un’indicazione di massima sulla
distribuzione dell’unità e di segnalare alcune località in cui essa è presente nelle sua
espressione più tipica.
Inquadramento geografico
Nell’apposita cartina viene indicata la distribuzione geografica dell’unità; nel caso di
unità poco estese la presenza viene segnalata con un asterisco.
Località caratteristiche
Si tratta di un elenco di alcune località in cui l’unità è presente nella sua espressione
più tipica cosicché, per chi abbia un minimo di conoscenze del territorio regionale, sia
possibile avere un immediato riferimento esemplificativo dell’unità descritta.
Nell’individuazione delle località caratteristiche si è cercato, ove possibile, di scegliere
quelle più facilmente accessibili; per la loro denominazione si è optato per un’indicazione generica (più probabilmente conosciuta) dal momento che nel CD allegato è
individuato il luogo a cui si fa riferimento.
Attuale gestione
Viene indicato il tipo di gestione (anche con più alternative disposte in ordine decrescente d’importanza) attuato nell’unità prevedendo la seguente casistica:
- unità lasciata all’evoluzione naturale per limiti stazionali: rientrano in questo tipo di
gestione le formazioni primitive (cioè, quelle che si collocano in ambienti ecologicamente estremi, come le rupi o le falde detritiche, ecc.) e, in genere, quelle limitate da
scarsa disponibilità idrica del suolo;
- unità non ordinariamente5 gestita, ovvero in cui gli interventi non seguono regole precise, ma piuttosto sono condotti in modo occasionale “alla bisogna”. Rientrano in
questo tipo di gestione soprattutto alcune formazioni di latifoglie delle regioni avanalpica ed esalpica di proprietà privata in cui, a seconda delle esigenze del proprietario, vengono prelevati diversi prodotti (legna da ardere, paleria, legname da lavoro)
con interventi localizzati e senza seguire particolari regole colturali;
- unità di neo-formazione o formazione di transizione: rientrano in questo tipo di
gestione quelle formazioni che si sono recentemente insediate nelle aree abbandonate dall’attività agricola o i cedui in conversione per invecchiamento a seguito della
cessazione dell’ordinaria gestione con questa forma di governo e che sono ancora lontane dalla maturità;
- unità ordinariamente governata a ceduo;
- unità ordinariamente governata a fustaia comprendendo anche le formazioni derivanti
dalla conversione attiva del ceduo all’altofusto (cosiddette fustaie transitorie);
- unità governata a fustaia soggetta ad interventi di selvicoltura minimale: si tratta di formazioni analoghe a quelle lasciate all’evoluzione naturale, ma in cui per garantire il
funzionamento del sistema è opportuno prevedere interventi di selvicoltura minimale (cioè, quella selvicoltura essenziale che è talora necessaria nelle formazioni a prevalente funzione protettiva per garantire il funzionamento del sistema) (AA.VV., 1996).
2.3 INDICATORI QUALITATIVI DEL FUNZIONAMENTO
In questa parte vengono descritte alcune caratteristiche qualitative dell’unità attraver5 - Con l’avverbio “ordinariamente” si vuole specificare che si tratta di una gestione che, anche se magari solo nelle
linee generali, segue uno specifico modulo colturale, in contrapposizione alle situazioni “non ordinariamente” gestite in cui questo “progetto” manca.
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so le quali è possibile valutarne il funzionamento. Merita segnalare che le prime cinque informazioni costituiscono una chiave di lettura dell’attuale, della passata e della
futura composizione. Come è noto, questa chiave è fondamentale per poter delineare
sia una corretta gestione sostenibile attiva della formazione, sia la sua futura evoluzione nell’ipotesi di abbandono colturale dettato da esigenze economiche o da scelte politiche (ad esempio, l’istituzione di “boschi riserva” o di “boschi didattici”).
Composizione arborea attuale
Elenco delle specie arboree presenti nell’unità. Affianco a ciascuna specie è riportato
un indice modale6 di copertura espresso nel sistema proposto da Braun-Blanquet e
modificato da Pignatti (r = raro, + = inferiore dell’1% di copertura, 1 = 1-20%, 2 =
21-40%, 3 = 41-60%, 4 = 61-80, 5 = 81-100%). La presenza della specie è da intendersi in tutti gli strati, ovvero è riportato l’indice di copertura più alto che ha la specie
arborea considerata in tutti gli strati in cui essa è presente. Nell’elenco sono indicate le
specie:
- principali, vale a dire quelle con indice di copertura maggiore di 1 (oltre il 20%);
- secondarie con copertura uguale a 1 (dall’1 al 20%)7;
- accessorie con copertura minore di 1 (meno dell’1%).
Qualora la formazione sia esclusivamente arbustiva (ad esempio, le mughete) o costituita in prevalenza da arbusti con alberi (ad esempio, la pseudomacchia), la composizione fa riferimento a questi elementi, vale a dire che essa diviene rispettivamente:
composizione arbustiva attuale o composizione arbustiva e arborea attuale. La composizione attuale è stata determinata elaborando i dati contenuti nel data base floristico.
I pochi lembi di querco-carpineto planiziale ancora presenti nella pianura veneta, pur se alterati nella naturalità e nella biodiversità a causa delle
azioni di disturbo provocate dall’uomo (vicinanza con le colture agrarie, modificazione del livello della falda freatica, ecc.) costituiscono una
testimonianza di quella che doveva essere la vegetazione presente nei secoli scorsi in buona parte della Pianura Padana (Basalghelle, MansuéTreviso).
6 - Per valore modale si intende la copertura di ciascuna specie che si presenta con la maggiore frequenza nell’ambito della cenosi.
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7 - Per le specie secondarie e per le accessorie non si è specificato l’indice di copertura, mentre quelle presenti solo in
variante o caratterizzanti una variante sono affiancate dall’indicazione (var.).
Composizione delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti
Nella composizione delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti sono elencate le principali specie arboree autoctone che in relazione alle loro caratteristiche funzionali (autoecologia ed ecofisiologia della specie) e ai rapporti di competizione interspecifici risultano coerenti con le caratteristiche delle stazioni che ospitano l’unità. La
precisazione data dall’aggettivo autoctono risulta necessaria in quanto vi sono casi in
cui anche specie arboree eteroctone8 (comunemente dette esotiche) possono essere
coerenti con le caratteristiche stazionali. È quanto avviene, per esempio, per la robinia perfettamente “ambientata” nelle stazioni proprie dei carpineti.
La composizione delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti concettualmente si avvicina alla possibilità potenziale specifica (TOMASELLI, 1970) la cui conoscenza è utile a fini gestionali, oltre che per la scelta delle specie da impiegare nei rimboschimenti, interventi peraltro oggi quasi mai attuati nell’area alpina data la forte
avanzata spontanea del bosco, anche per evidenziare le eventuali “anomalie” presenti
nella composizione attuale. Infatti, da un confronto fra le due composizioni è possibile individuare l’eventuale disturbo antropico, ovvero le specie autoctone mancanti a
causa dell’attività antropica o quelle eteroctone introdotte dall’uomo o spontaneamente diffusesi nell’unità a seguito di impianti localizzati anche a notevole distanza.
Le specie arboree autoctone ecologicamente coerenti sono state individuate combinando i dati contenuti nel data base floristico, in quello ecologico e in quello pedologico con le attuali conoscenze sull’autoecologia e sulla fisiologia delle singole specie.
Si tratta di una valutazione di sintesi, tanto più attendibile quanto maggiori sono le
suddette conoscenze e quanto più “specializzata” è la specie considerata. Nell’elenco,
per ovvie difficoltà di valutazione, sono riportate solamente le specie principali e quelle secondarie omettendo l’indice di copertura, mentre sono segnalate con un asterisco
le specie che potenzialmente potrebbero essere presenti, ma che attualmente mancano per motivi attribuibili non solo all’azione dell’uomo9. Infine, nella formulazione
dell’elenco non si sono considerate le modificazioni dinamiche delle caratteristiche
stazionali e della vegetazione, prese in esame in un successivo punto.
Alterazioni antropiche della composizione arborea
Vengono brevemente descritte le eventuali cause di natura antropica che possono aver
portato ad alterazioni della composizione attuale o di quella autoctona coerente o alla
naturale diffusione dell’unità. In particolare sono indicate: l’introduzione di specie
eteroctone, l’intensa presenza del pascolo e le riduzioni o gli aumenti di superficie
dovuti all’uomo (colture, insediamenti abitativi, ecc.). Non sono invece segnalati i
possibili disturbi dovuti al passaggio del fuoco o all’ordinaria gestione, trattati in altre
parti della scheda.
Tendenze dinamiche naturali
Viene indicato se l’unità costituisce una formazione stabile tendente a perpetuarsi in
modo simile nel tempo o se essa costituisce una sere di una successione. Si tratta in
questo caso di valutare la cosiddetta vegetazione naturale potenziale sensu TÜXEN
(1956; TOMASELLI, 1970) ovvero quella vegetazione che si costituirebbe in una zona ecologica o in un determinato ambiente, a partire da condizioni attuali di flora e di fauna,
8 - Per specie eteroctone si intendono quelle che si trovano al di fuori del proprio areale naturale e non quelle appartenenti ad una flora diversa da quella nazionale (CIANCIO e altri, 1991-92).
9 - È il caso, ad esempio, dell’abete bianco che presenta lacune nella sua distribuzione non ancora sufficientemente chiarite, ma difficilmente attribuibili alla sola opera dell’uomo.
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se l’azione esercitata dall’uomo sul manto vegetale venisse a cessare e fino a quando il clima
non si modifichi di molto. Nella valutazione delle tendenze dinamiche naturali si è tenuto conto anche del naturale dinamismo della stazione (ad esempio, modificazioni delle
caratteristiche del suolo, ma anche probabili ringiovanimenti per la frequenza di eventi franosi) che possono determinare la costituzione di formazioni durevoli o ecologicamente specializzate o pioniere (PIGNATTI, 1998) così come delle eventuali successioni cicliche fra specie (ad esempio, fra abete rosso e faggio, fra i due abeti, ecc.). Qualora
l’informazione sia disponibile, viene fornita anche un’indicazione orientativa sulla
velocità con cui generalmente avvengono i processi dinamici.
Possibili influenze degli interventi sul dinamismo naturale
Vengono descritte le influenze che i possibili interventi colturali potrebbero avere nell’accelerare o nel ritardare il dinamismo naturale10. Gli interventi considerati rientrano
sempre nell’ottica di una gestione secondo i criteri della selvicoltura naturalistica, ovvero non sono considerati quelli propri di altre accezioni con cui si può operare in selvicoltura (per esempio, sostituzione di specie, rinnovazione artificiale, ecc.). Si tratta, in
questo caso, di un’indicazione sulla vegetazione potenziale sensu MONDINO (1998),
ovvero considerando un dinamismo legato alla presenza di una determinata attività
colturale.
Nelle descrizioni, qualora necessario, sono segnalati anche alcuni interventi di accelerazione delle tendenze dinamiche che possono creare inconvenienti e che pertanto
sono sconsigliabili. È il caso, ad esempio, del taglio del larice in formazioni in cui sia
già avvenuta una successione (piceo-faggeti, lariceti in successione con peccete), operazione poco consigliabile visto che il larice, oltre che essere un elemento di pregio cromatico, svolge anche un’importante funzione “stabilizzante”11.
L’informazione sull’influenza degli interventi sul dinamismo naturale può costituire
per il tecnico una delle basi principali per la scelta del trattamento da applicare caso
per caso nelle singole realtà.
Rinnovazione naturale
Viene analizzato il processo di rinnovazione naturale, sia essa gamica che agamica, considerando i seguenti elementi e presupponendo una situazione in cui l’insieme soprassuolo-stazione si trovi nelle condizioni adatte all’avviamento di questo processo,
soprattutto in termini di età12:
- modalità: vengono descritte le modalità con cui avviene la rinnovazione naturale
(localizzazioni preferenziali, quantità, velocità d’insediamento o di affermazione,
necessità di protezione da parte dei soggetti del precedente ciclo, ecc.);
- fattori limitanti l’insediamento: sono elencati gli eventuali fattori limitanti l’insediamento della rinnovazione comprendendo fra questi non solo quelli stazionali, ma
anche la possibile mancanza o carenza del seme;
- fattori limitanti l’affermazione: si tratta in questo caso dei fattori che limitano l’affermazione della rinnovazione, ovvero che impediscono il passaggio dallo stato di plantula o di giovane soggetto di non sicuro avvenire a quello di soggetto il cui avvenire
è invece assicurato;
- disturbo: sono riportati gli eventuali elementi di disturbo, soprattutto biotici o antro10 - L’informazione non è riportata nel caso di formazioni lasciate alla libera evoluzione.
11 - Con questo termine si intende, come è noto, il fenomeno di conferire stabilità meccanica al soprassuolo.
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12 - È bene ricordare che in alcuni abieteti o in alcune peccete, soprattutto collocate nella fascia altimontana o
in quella subalpina, la rinnovazione è possibile solo dopo un “giusto” invecchiamento del soprassuolo.
pogeni, che impediscono o rallentano l’insediamento e l’affermazione della rinnovazione (brucamento da parte della fauna, da parte del bestiame, sci fuori pista, ecc.);
- tolleranza alla copertura: viene indicato se la rinnovazione sopporta e per quanto
tempo l’eventuale copertura esercitata dai soggetti del vecchio ciclo; questa informazione risulta utile per individuare i tempi di attuazione di eventuali interventi di
sgombero o comunque di riduzione della copertura;
- interventi di agevolazione: vengono elencati gli eventuali interventi necessari per facilitare il processo di rinnovazione.
Struttura somatica (solo per formazioni a fustaia o neo-formazioni o di transizione)
Per struttura somatica si intende la fisionomia strutturale del bosco, ovvero come il
bosco ci appare. Essa viene descritta attraverso i seguenti elementi:
- distribuzione verticale: ovvero come gli alberi si distribuiscono verticalmente nello
spazio13. La distribuzione verticale può essere:
• monoplana: gli alberi hanno più o meno tutti la stessa altezza;
• biplana: presenza di due piani arborei ben diversificati fra loro in altezza;
• multiplana: gli alberi si distribuiscono in più di due piani ed hanno altezze molto
varie cosicché non è possibile individuare una ben precisa stratificazione.
- modalità e intensità della copertura: ovvero come gli alberi si distribuiscono orizzontalmente nello spazio; le modalità e le intensità della copertura possono essere:
• regolare-colma: gli alberi si distribuiscono in modo regolare senza particolari tendenze e la copertura è più o meno colma;
• regolare-scarsa: distribuzione come la precedente ma con minore copertura;
• lacunosa: intercalazione casuale di tratti non coperti da bosco con tratti a copertura
colma o scarsa cosicché la copertura d’insieme non è regolare essendo talvolta
colma, altre volte scarsa ed altre ancora assente;
• aggregata: gli alberi tendono ad aggregarsi in gruppi, ciascuno generalmente di
superficie superiore a 100 m2, al loro interno con copertura più o meno colma,
mentre fra aggregati si notano aree non coperte da bosco;
• a cespi: simile alla precedente, ma gli aggregati hanno generalmente superficie inferiore a 100 m2 con alberi appressati far loro..
In caso di distribuzione verticale biplana viene fatto riferimento al solo piano superiore.
- tessitura: viene indicato il modo in cui le diverse fasi di sviluppo dei soprassuoli
(novelleto, spessina, perticaia, ecc.)14 più frequentemente si intercalano; per le fustaie
monoplane (viste come insieme dei vari stadi di sviluppo) la tessitura viene indicata
come:
• grossolana: le varie fasi di sviluppo si estendono ciascuna mediamente per più di
2000 m2 di superficie;
• fine: ciascuna fase non occupa mediamente più di 2000 m2;
• intermedia: presenza di fasi poco e molto estese;
per le multiplane essa viene distinta in:
• grossolana: quando le fasi di sviluppo sono distinguibili e mediamente occupano
una superficie compresa fra 2000 e 500 m2;
• fine: quando le fasi di sviluppo si compenetrano e non sono spazialmente differenziabili;
13 - La distinzione fra profilo a strati e profilo a piani, proposta da AGRIMI e altri (1991), qui non adottata per
ragioni di semplicità, può risultare opportuna qualora si voglia descrivere la struttura cronologica di un soprassuolo.
14 - Le caratteristiche delle diverse fasi di sviluppo sono illustrate nel paragrafo relativo alla biodiversità.
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• intermedia: quando si alternano tratti in cui le fasi di sviluppo sono distinguibili ad
altri in cui non lo sono.
Nella scheda, nella prima riga è indicata la struttura attuale, ovvero quella che più frequentemente si osserva nei soprassuoli rientranti nell’unità, omettendo l’indicazione
della copertura che risulta troppo variabile e condizionata da particolari situazioni
locali. Nella seconda riga è invece riportata la struttura tendenziale naturale dei boschi
rientranti nell’unità. Tale tendenza, insita in ciascuna unità, è in primo luogo condizionata dalle modalità e dai tempi con cui avviene la rinnovazione naturale.
Ad esempio, una rinnovazione andante, abbondante e contemporanea farà sì che la
tendenza strutturale sia verso una distribuzione verticale monoplana, con copertura
regolare colma e tessitura grossolana. Nel caso, invece, la rinnovazione sia ancora
abbondante e contemporanea, ma che tenda a distribuirsi a gruppi, essa darà origine
a una struttura con tessitura intermedia o fine. Infine, una rinnovazione scarsa, graduale e concentrata in luoghi preferenziali, perché ad esempio condizionata da fattori
ambientali come avviene nell’orizzonte altimontano o in quello subalpino, farà sì che
la struttura del soprassuolo tenda verso una distribuzione verticale multiplana, con
copertura a cespi e così via. Ma la modalità e i tempi d’insediamento della rinnovazione non sono sufficienti per chiarire la tendenza strutturale. Infatti, lungo la vita di
un soprassuolo alcuni elementi della struttura possono modificarsi a causa dei rapporti di competizione inter e intra specifici: una distribuzione verticale tendenzialmente
monoplana può divenire, in un momento successivo, multiplana per il fatto che le specie presenti, a causa di un diverso ritmo di crescita, si pongono su piani diversi.
Nella fase senescente poi quasi tutte le formazioni mostrano un cambiamento strutturale dovuto alla contemporanea o alla progressiva morte dei soggetti. Anche il tipo di
trattamento applicato, soprattutto in relazione alla dimensione delle singole operazioni
di taglio, modifica la struttura, così come variazioni si notano in soprassuoli in cui non
vengono eseguiti interventi intercalari (ad esempio, da una distribuzione monoplana
nello stadio di novelleto, si può passare con l’avanzare dell’età ad una multiplana, a seguito dei primi schianti o della differenziazione in classi sociali, per tornare nuovamente ad
una distribuzione monoplana negli stadi di perticaia e di fustaia e quindi nuovamente
multiplana nello stadio di senescenza). Dato che le possibilità di configurazione della
struttura possono essere quanto mai varie, è stata considerata solamente la tendenza
strutturale naturale “giovanile” che risulta raramente alterata dagli interventi. Essa, d’al-
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La ricchezza floristica e di specie ornitiche, spesso pregiate, dei carpineti è percepibile soprattutto in primavera in concomitanza con la fioritura delle geofite e la riproduzione di diverse specie ornitiche (Bosco della Bissa, Sedico-Belluno).
tra parte, riveste grande importanza dal momento che l’esperienza insegna come scelte
gestionali che non la assecondino possano avere gravi conseguenze quali l’impoverimento della consistenza legnosa e/o la mancanza di rinnovazione. Sarà quindi importante che il tecnico consideri tale tendenza strutturale nella scelta del tipo di trattamento da applicare nella realtà, al fine di garantire un buon funzionamento del sistema.
Stato vegetativo
Sotto questa generica voce vengono segnalati gli eventi di natura abiotica o biotica che
superano la soglia di convivenza e che per la loro cronicità possono condizionare il funzionamento del sistema e, di conseguenza, anche la gestione (non vengono qui considerate le cause che incidono sui tempi di permanenza fitosanitario o tecnologico e sul
processo di rinnovazione, che sono indicate altrove). In particolare, viene segnalata la
presenza di:
- senescenza precoce: intendendo con questo termine quei fenomeni che indicano l’inizio del processo di decadimento del popolamento o di singoli alberi in età relativamente giovane; è quanto avviene soprattutto nelle conifere presenti al di fuori della
propria area ottimale; i sintomi più ricorrenti sono i seguenti: nido di cicogna (abete
bianco), rami terziari sottili e tutti cadenti (abete rosso), riduzione dell’apparato
fogliare (conifere in genere), spessore dell’anello molto limitato in relazione all’età e
alla crescita precedente, disseccamento della parte alta della chioma (latifoglie in
genere), ecc.
- stress: fenomeni di stress che possono essere dovuti a carenze idriche (riduzione dell’apparato fogliare, disseccamento della parte alta della chioma, ecc.) o nutrizionali
(ingiallimento degli aghi), a danni da gelo (perdita precoce dell’apparato fogliare,
morte del getto apicale con successiva biforcazione bassa del fusto, ecc.) e a patologie
di “nuovo tipo” (soprattutto dovute all’inquinamento).
- patologie: patologie sulle principali specie arboree dovute all’azione di funghi, di batteri o di virus che superano cronicamente la soglia di convivenza;
- attacchi di insetti: cronici superamenti della soglia di convivenza di popolazioni di
insetti che interagiscono con la vita delle principali specie arboree;
- danni antropogeni: danni provocati dall’attività dell’uomo (soprattutto dovuti ad attività condotte in passato, come nel caso del pascolo o della raccolta dello strame).
Le informazioni relative a questi argomenti risultano ancora frammentarie in Regione
(REGIONE VENETO, 1994). Manca, infatti, un vero e proprio monitoraggio dello stato
di salute dei boschi, come invece sta avvenendo in alcune Regioni limitrofe (REGIONE
AUTONOMA FRIULI-VENEZIA GIULIA, 1997; AMBROSI e SALVADORI, 1998). Le notizie
riportate derivano da osservazioni personali o da quelle dei tecnici dei Servizi Forestali
o del Corpo forestale dello Stato o da quelle indicate dal Servizio fitosanitario regionale (VETTORAZZO e BONETTI, 1995). Ove possibile e opportuno ci si è rifatti alle notizie riportate nel recente lavoro di STERGULC e FRIGIMELICA (1996) relativo agli insetti
e ai funghi dannosi ai boschi del Friuli-Venezia Giulia15.
Interazioni con la macrofauna
Vengono descritte le principali interazioni fra sistema forestale e macrofauna. In particolare, una prima parte riguarda i possibili effetti che le scelte gestionali possono
avere sulla macrofauna. A questo scopo è necessario preliminarmente precisare che
qualsiasi intervento ha conseguenze sulla numerosità e sul comportamento delle spe15 - Si ringraziano i proff. Luigi Masutti e Sergio Mutto Accordi dell’Università di Padova per i preziosi suggerimenti forniti sull’argomento.
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cie animali. Tuttavia, nell’ottica di una gestione sostenibile, può risultare opportuno
individuare, almeno in prima istanza, alcune specie particolarmente sensibili alle scelte
gestionali (bioindicatori), ovvero specie la cui presenza e numerosità può essere
influenzata negativamente in modo significativo dalle scelte gestionali. Un successivo
approfondimento può essere fatto distinguendo fra queste specie sensibili quelle negativamente sensibili agli interventi e quelle negativamente sensibili all’abbandono colturale. Infatti, se è vero che alcune attività colturali possono disturbare negativamente la
vita di certe specie e modificare le caratteristiche dell’habitat in cui esse vivono rendendolo non più frequentabile, è altrettanto vero che analoghe modificazioni, talora
ancor più evidenti e negative, si possono avere anche con la scelta gestionale dell’abbandono colturale. Per cogliere meglio la sensibilità di una data specie è parso utile
considerare poi che essa può essere limitata ad una o ad alcune attività (per esempio,
la riproduzione, lo svernamento, l’accoppiamento e la sosta) e ad un preciso periodo
dell’anno.
Fra le specie sensibili rientrano soprattutto quelle ornitiche, la cui vita è maggiormente legata a specifici ambienti (fragilità della specializzazione), mentre, per esempio, i
mammiferi protetti (orso bruno, lupo, sciacallo dorato, lince, gatto selvatico, ecc.), per
la loro collocazione alla sommità delle piramidi alimentari e per le abitudini riproduttive non sono legati ad ambiti circoscritti e con specifiche caratteristiche. La loro presenza, infatti, dipende in gran parte dalla disponibilità di prede e dal grado di disturbo antropico. I mammiferi oggetto di prelievo venatorio (in particolare gli ungulati)
frequentano anch’essi ambiti diversi e pur risentendo degli effetti della gestione forestale, godono di una diffusione e di una capacità di adattamento tali da sopportare
meglio gli interventi previsti dalla selvicoltura naturalistica. Altrettanto si può dire,
salvo casi particolari, per i micromammiferi e per le specie eteroterme che solitamente risultano avvantaggiate da limitati interventi che mantengono “giovane e vario” il
sistema.
Anche per le specie ornitiche è poi opportuno precisare che non esiste un collegamento univoco fra esse e le unità tipologiche. Tuttavia, ne possono essere individuate
alcune che, almeno nel Veneto, possono frequentare preferibilmente specifiche unità.
In questo caso sono indicati alcuni possibili accorgimenti da adottare nella gestione per
limitarne al massimo gli effetti negativi, soprattutto in relazione all’epoca in cui eseguire gli interventi.
Un quadro più completo delle interazioni fra sistema forestale, fauna e gestione si ha
considerando anche la presenza di specie condizionanti la gestione, ovvero specie la cui
eccessiva numerosità può pregiudicare il funzionamento del sistema, soprattutto nella
fase di rinnovazione. Infatti, a seguito della diminuzione del prelievo venatorio, è oramai universalmente riconosciuto che la “difesa” del bosco non deve limitarsi a considerare solamente gli effetti della fauna minore, in particolare dell’entomofauna, ma
anche alcune specie della macrofauna, con particolare riferimento agli ungulati. Per
ogni unità sono quindi indicate le specie condizionanti la gestione, le specie arboree
interessate dal danno e lo stadio di sviluppo in cui esse risultano maggiormente colpite. Si tratta, per certi versi, di una valutazione del carico degli ungulati attraverso “piante indicatrici del sovraccarico” (ALLAIN e altri 1978), approccio che si va sempre più
sostituendo ai difficili ed incerti censimenti (BENOIT, 1998). Vengono poi forniti alcuni consigli da seguire nella gestione per cercare di limitare al massimo gli effetti negativi della presenza di queste specie sul funzionamento del sistema.
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2.4 INDICATORI QUANTITATIVI DEL FUNZIONAMENTO
In questa parte vengono esposti alcuni indicatori e indici quantitativi attinenti al fun-
zionamento del sistema. Essi sono da interpretare come standard orientativi per garantire il funzionamento del sistema e sono spesso espressi come intervallo al di fuori del
quale il funzionamento stesso può non essere garantito. Il tecnico potrà confrontare i
risultati dei rilievi in ogni singola realtà con tali standard e, nel caso vi siano differenze significative, valutare la necessità di adottare specifiche misure per ridurle.
Indicatori biometrici
Gli indicatori biometrici contenuti nelle schede derivano dall’elaborazione dei dati
presenti nel data base assestamentale o da adattamenti alla situazione regionale di quelli, non immediatamente reperibili nel data base, ma disponibili per realtà regionali
limitrofe, soprattutto nel Friuli-Venezia Giulia (DEL FAVERO e altri, 1998). I valori
riportati, che assumono il significato di intervallo orientativo per assicurare il funzionamento del sistema, sono diversi in relazione al tipo di gestione e, nel caso delle
fustaie, anche alla tendenza strutturale della distribuzione verticale degli alberi. Inoltre,
alcuni di essi sono disponibili solo per le unità solitamente rientranti in complessi forestali sottoposti a regolare pianificazione forestale.
Nel caso l’unità sia lasciata alla libera evoluzione per limiti stazionali, gli indicatori biometrici riportati sono:
- l’altezza media in m che assume la formazione raggiunto il suo aspetto fisionomico
caratteristico;
- la modalità di copertura: viene specificato il tipo di copertura della formazione adottando gli stessi aggettivi impiegati per la descrizione della struttura somatica;
- la fertilità relativa: in una scala da 1 a 10 viene indicata la fertilità dell’unità rispetto
alle altre formazioni presenti nella Regione; il valore della fertilità relativa esprime sinteticamente ed empiricamente vari elementi (stazionali, produttivi, incrementali, di
velocità di rinnovazione, di reazione agli interventi o alle perturbazioni, ecc.) e si basa
su un giudizio fornito da esperti. Pur essendo un’indicazione di massima meramente empirica, se correttamente interpretata, può fornire utili informazioni gestionali,
ponendo su una stessa scala tutte le formazioni presenti nella Regione. Così, ad esempio, elevati valori della fertilità relativa indicano formazioni “altamente reattive” alla
gestione, vale a dire in cui sono attuabili diverse scelte gestionali, mentre bassi valori
segnalano una gestione fortemente condizionata soprattutto da fattori stazionali. Per
questa sua utilità si è ritenuto opportuno introdurre quest’informazione che, giova
ripeterlo, è frutto esclusivamente dell’esperienza e del giudizio di un gruppo di esperti.
Se l’unità non è ordinariamente gestita sono indicati:
- l’altezza media in m che assume la formazione raggiunto il suo aspetto fisionomico
caratteristico;
- la modalità di copertura: viene specificato il tipo di copertura con le modalità indicate in precedenza;
- il riferimento colturale: tipo di gestione verso cui sarebbe opportuno indirizzare l’unità. Oltre all’indicazione sul tipo di governo più opportuno, vengono segnalate, nel
caso il governo di riferimento sia la fustaia, anche alcune possibili impostazioni colturali quali la selvicoltura di qualità o quella d’educazione (DEL FAVERO e LASEN, 1993;
DEL FAVERO e altri, 1998);
- i tempi di miglioramento, ovvero l’indicazione se vi è già la possibilità di migliorare
l’attuale generazione o se è necessario attendere quella futura;
- le specie adatte, cioè quelle maggiormente adatte per garantire un futuro miglioramento funzionale dell’unità;
- la fertilità relativa: secondo le modalità indicate in precedenza.
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Nel caso di unità di neo-formazioni o di transizione sono evidenziati i seguenti
indicatori:
- l’altezza media in m raggiunta dallo stadio di sviluppo più ricorrente che è riportato
fra parentesi affianco al valore dell’altezza;
- il riferimento colturale: tipo di gestione verso cui sarebbe opportuno indirizzare l’unità; informazione riportata con le modalità indicate in precedenza;
- la frequenza degli interventi intercalari, vale a dire il numero di anni che dovrebbero
intercorrere fra un intervento intercalare e il successivo;
- la percentuale di area basimetrica da prelevare con gli interventi intercalari;
- la fertilità relativa: secondo le modalità indicate in precedenza.
Nel caso di unità ordinariamente governate a ceduo sono segnalati i seguenti indicatori:
- l’incremento medio di maturità (in m3) per ettaro raggiungibile applicando il turno
consigliato;
- il numero minimo di allievi ad ettaro da rilasciare e quello massimo oltre il quale la
gestione a ceduo potrebbe negativamente risentirne dal momento che la copertura
esercitata dai soggetti rilasciati potrebbe deprimere eccessivamente la produzione
legnosa dei soggetti d’origine agamica. Nel caso si voglia procedere alla conversione
alla fustaia, il numero di soggetti da rilasciare dovrà essere molto maggiore di quello
indicato qui come massimo, mentre il rilascio di un numero di allievi di poco superiore a quello massimo per una sorta di “conversione progressiva” non pare opportuno, salvo casi particolari;
- le specie consigliate per il rilascio; le matricine, salvo le situazioni in cui vi siano problemi di mortalità (nel Veneto solo per il faggio), hanno oggi principalmente lo scopo
di: conservare od incrementare la presenza delle specie minoritarie, costituire nicchie
particolari per la fauna o elementi di pregio cromatico o iniziare la costituzione di
“un’ossatura” nell’ipotesi di una futura conversione alla fustaia;
- il turno minimo per garantire il funzionamento del sistema, soprattutto in riferimento alla mortalità delle ceppaie, e quello consigliato per il mantenimento ed eventualmente l’incremento delle specie minoritarie;
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A nord di Vittorio Veneto si ha il passaggio dalla regione avanalpica a quella esalpica. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza nella fascia submontana degli ostrio-querceti e degli orno-ostrieti e nella fascia montana e in quella altimontana delle faggete (Tarzo-Treviso).
- gli eventuali limiti per la conversione alla fustaia che possono non esserci (nessuno) o
esserci per motivi economici, per limiti stazionali, per difficoltà di rinnovazione della
futura fustaia, ecc.;
- la fertilità relativa: con le modalità indicate in precedenza.
Nel caso di governo a fustaia con tendenza alla distribuzione verticale monoplana sono
riportati i seguenti indicatori:
- i valori medi delle masse legnose (in m3) per ettaro che si dovrebbero avere a circa
metà di ciascun stadio di sviluppo a partire dalla perticaia (circa il significato da attribuire ai diversi stadi di sviluppo si veda il punto relativo alla biodiversità).
L’indicatore di massa riveste notevole importanza a fini gestionali dal momento che
eccessi o difetti nella massa legnosa si ripercuotono sull’intero funzionamento del
sistema; essi possono compromettere o alterare la regolarità del processo di rinnovazione, incidere in modo anomalo sul dinamismo e sulle tendenze strutturali, rendere instabili i soprassuoli, ecc.;
- gli incrementi correnti (in m3) per ettaro (J/ha), anche in questo caso per i diversi stadi
di sviluppo;
- il turno inteso come età necessaria affinché il soprassuolo possa considerarsi “economicamente maturo”;
- un indicatore di fertilità dato dai valori dell’altezza dominante (in m) e dell’età a cui
essa si verifica;
- la statura potenziale: ovvero la produttività potenziale della stazione espressa indirettamente dalla statura potenziale (SUSMEL, 1956, 1981). Di per sé la statura potenziale sarebbe un parametro di riferimento da adottare nella fustaia con tendenza strutturale multiplana. Tuttavia, si è ritenuto opportuno indicarla anche per quelle monoplane, oltre che per la sua familiarità nella pianificazione forestale regionale, anche
perché essa, per certi versi, è indipendente dal tipo di soprassuolo e di struttura essendo legata solo alle caratteristiche stazionali. Per la determinazione della statura potenziale è stato impiegato il modello causale proposto da SUSMEL (1981) che da tempo fa
parte del bagaglio informativo contenuto nei piani di riassetto forestale della
La faggeta montana tipica esalpica è nettamente dominata dal faggio che trova in questi ambienti il suo optimum lasciando
poco spazio ad altre specie sia arboree, sia arbustive e sia erbacee (Monte Grappa, Alano di Piave-Belluno).
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Regione. Tale modello considera per la stima della statura potenziale i seguenti parametri: assolazione, pendenza, substrato, suolo, humus, potenza del suolo, erosione
del suolo, umidità del suolo, pH dell’orizzonte B, ed è stato tarato per le formazioni
governate a fustaia rientranti nei cingoli del Fagus-Abies, della Picea e del LarixCembra. Di conseguenza il valore della statura potenziale è stato calcolato solo per
quelle unità che si trovano nelle condizioni previste dal modello;
- la fertilità relativa determinata con i criteri già indicati in precedenza.
Infine, nel caso di governo a fustaia con prevalente distribuzione verticale multiplana
sono riportati i seguenti indicatori:
- i valori minimo, medio e massimo delle masse legnose (in m3) per ettaro;
- l’incremento corrente (in m3) per ettaro e quello percentuale relativi alla massa media;
queste due informazioni sono fornite solo per le unità rientranti in complessi soggetti
a pianificazione forestale;
- la durata minima e massima del periodo di curazione. È opportuno ricordare che, in
linea puramente teorica, in una fustaia multiplana sarebbe possibile annualmente
prelevare “il soggetto maturo”. In realtà, vi è un tempo di curazione minimo al di
sotto del quale, da un lato, l’intervento non risulta economicamente conveniente e,
dall’altro, il sistema non ha il tempo sufficiente per sanare il “disturbo” dovuto alle
utilizzazioni. Se vi è un periodo di curazione minimo, ve ne è però anche uno massimo, superato il quale, l’equilibrio strutturale potrebbe essere compromesso (monostratificazione dall’alto);
- la statura attuale (in m) che in media hanno i soprassuoli dell’unità;
- la statura potenziale e la fertilità relativa determinate con i criteri già esposti in precedenza.
Tempo di permanenza (solo per le formazioni a fustaia)
Il tempo di permanenza è il numero di anni nell’arco del quale le principali specie
arboree presenti nell’unità possono rimanere in una stazione senza che si verifichino
palesi fenomeni di deperimento. In linea generale e facendo riferimento alle formazioni monoplane, il tempo di permanenza è maggiore sia del turno fisiocratico (anche
di quello di massa totale), sia di quello consuetudinario. Ciò è evidente se si considera che, almeno in linea teorica, il gestore ha convenienza a prelevare il “soggetto maturo” prima della comparsa di fenomeni di deperimento. Tuttavia, è sempre più ricorrente l’opinione che in una formazione gestita in modo sostenibile, sia essa monoplana che multiplana, debbano essere presenti anche soggetti di età molto avanzate, capaci di aumentare la biodiversità del sistema e costituire “testimonianza” delle potenzialità della Natura. Tali soggetti sono oggi presenti in numero assai limitato, soprattutto
nelle formazioni ordinariamente gestite, fatto che impedisce, fra l’altro, di determinare, per ogni specie e in ogni formazione, il “vero” tempo di permanenza16. Allo stato
attuale delle conoscenze si può solo fissare, nell’ottica di aumentare nel medio-lungo
periodo l’aliquota di alberi di avanzata età, un tempo di permanenza funzionale “provvisorio”. Vale a dire che nel medio-lungo periodo si può perseguire l’obiettivo d’elevare l’età di una certa aliquota dei soggetti. Sulla base delle poche osservazioni attualmente disponibili non è però possibile fissare per ogni singola specie e per ciascuna
unità tale età. Si può solamente farla variare in relazione alla fascia altitudinale. Così,
per le formazioni ordinariamente governate a fustaia della fascia submontana e montana può essere fissato un tempo di permanenza funzionale provvisorio di 200 anni,
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16 - In letteratura, specialmente straniera, si possono trovare alcuni riferimenti circa la longevità delle varie specie. Si è però preferito non considerare queste indicazioni dal momento che esse fanno riferimento ad ambienti
generalmente diversi da quelli regionali ed è noto che la longevità è spesso legata alle caratteristiche ambientali.
tempo che sale a 250 anni nelle formazioni della fascia altimontana e a 350 anni in
quelle della fascia subalpina. È peraltro da ricordare che in alcune formazioni possono
verificarsi fenomeni di senescenza o alterazioni di tipo tecnologico anche ad età minori del tempo di permanenza funzionale, anche provvisorio. In queste circostanze,
facendo riferimento magari alla specie in cui si verificano questi fenomeni, è opportuno considerare o un tempo di permanenza fitosanitario o un tempo di permanenza tecnologico (età degli alberi oltre la quale con maggiore frequenza possono comparire alterazioni delle caratteristiche tecnologiche del legno: ad esempio il cuore nero nel frassino, ecc.).
Standard di naturalità dei soprassuoli
Con il termine naturalità s’intende la differenza che intercorre fra lo stato attuale e
quello che si dovrebbe avere qualora l’uomo non avesse esercitato alcuna attività. In
altre parole, valutando la naturalità si dà una misura degli effetti prodotti dalle attività
dell’uomo. Solitamente per fare questa valutazione si eseguono confronti fra uno stato
attuale e uno considerato naturale, in realtà d’impossibile riscontro scientifico (AMMER
e UTSCHICK, 1982; HANSTEIN e STURM, 1986; GASPERINI 1994; WOLYNSKI, 1998).
Ne consegue che la valutazione della naturalità costituisce sempre una stima. Per ridurne il grado d’incertezza si procede solitamente ad evidenziare più indicatori o a calcolare addirittura indici (CORNELINI e altri, 1989; GRECO e altri, 1991) che, peraltro,
hanno il difetto di richiedere l’attribuzione di pesi ai diversi indicatori, introducendo
così un ulteriore elemento di soggettività nella stima.
Anche per evitare questi inconvenienti, si è preferito evidenziare attraverso alcuni indicatori lo standard di naturalità dei soprassuoli in ciascuna unità, standard che, peraltro, non dovrebbe mai essere quello “massimo” dal momento che tutte le formazioni
hanno subito un qualche “disturbo” dall’attività dell’uomo. Tanto maggiori sono gli
effetti di questo disturbo più dovremmo attenderci un costo ambientale. L’esperienza
ha, infatti, più volte dimostrato che se quello che la Natura ci propone non ci soddisfa
possiamo agire diversamente, sapendo che ciò ha e avrà comunque un costo, nel breve o nel
lungo periodo (DEL FAVERO, 1996).
Lo standard di naturalità dei soprassuoli costituisce quindi una misura degli effetti prodotti dalla gestione sull’unità. Se nella singola realtà considerata si dovesse configurare
uno stato di naturalità molto minore di quello standard sarebbe necessario riconsiderare la passata gestione al fine di ridurne gli effetti negativi sulla naturalità stessa.
Per individuare lo standard di naturalità dei soprassuoli in ciascuna unità si sono considerati alcuni indicatori che dovrebbero consentire di quantificare l’incidenza del
disturbo antropico (indici d’emerobia - BLASI e altri, 1995). Questi sono:
- la differenza fra la composizione attuale e quella delle specie arboree autoctone ecologicamente coerenti prevedendo l’indicazione del numero delle specie diverse (in più o in
meno) nei due elenchi in relazione al numero di specie contenuto nell’elenco relativo alla composizione autoctona ecologicamente coerente, indicato fra parentesi. Ad
esempio, se la composizione autoctona ecologicamente coerente fosse Abies alba e
Picea abies e quella attuale Picea abies e Larix decidua, l’indicatore sarebbe pari a +1,
- 1 (2)17. E’ opportuno segnalare che la significatività dei risultati ottenibili con questo indicatore dipende dalla numerosità dei rilievi con i quali si è calcolata la media
della composizione arborea attuale (appendice 2);
- tipo di gestione: che costituisce certamente l’elemento di maggior peso nella valuta17 - Nel confronto fra i due elenchi non si è tenuto conto delle specie contrassegnate con asterisco o di quelle presenti solo in variante.
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zione dello standard di naturalità. Valutare quantitativamente gli effetti della gestione forestale risulta peraltro assai difficile. Il grado di difficoltà aumenta se la stima
deve essere fatta in quelle unità per le quali non sono disponibili dati significativi sulla
gestione. È quanto avviene nel caso delle unità lasciate all’evoluzione naturale per
limiti stazionali o quelle di neo-formazione, dove comunque la gestione non dovrebbe aver influenzato (o non dovrebbe influenzare per il futuro) molto lo standard di
naturalità, e in quelle non ordinariamente gestite dove si può supporre, ma non
quantificare, che la non gestione contribuisca ad abbassare di molto lo standard di
naturalità. Gli effetti della gestione forestale invece possono essere, almeno in prima
approssimazione, quantificati nel caso la forma di governo sia il ceduo. Nelle unità
così governate, infatti, quanto più breve è il turno, tanto più risultano avvantaggiate
le specie efficienti nell’uso dell’acqua, quelle dotate di maggior capacità pollonifera e
quelle a rapida crescita iniziale. Dopo il taglio, con il trascorrere del tempo, quando
la situazione va “nemoralizzandosi”, anche le specie più svantaggiate dalla ceduazione, purché ancora presenti, possono recuperare e affiancarsi alle altre. In generale, per
molte unità si può ritenere che questo “tempo di recupero” avvenga in modo significativo in almeno un trentennio. Comunque, in presenza di turni “lunghi” sono
indirettamente favorite le specie più svantaggiate, dal momento che è oramai prassi
consolidata rilasciarne in quantità fra gli allievi. Di conseguenza, si è scelto quale
indicatore degli effetti della gestione a ceduo la differenza fra 30 anni e il turno usualmente adottato (ad, esempio se il turno è di 20 anni, l’indicatore sarà pari a 30-20 =
10). Al crescere di tale differenza la possibilità di recupero delle specie svantaggiate
diminuisce, fino al limite a farle scomparire, effetto di cui peraltro si è già tenuto
conto con il precedente indicatore. Nel caso, invece, la forma di governo sia la fustaia
la maggiore incidenza della gestione, al di là delle modificazioni della composizione
di cui si è già tenuto conto, sta nel fatto che il soprassuolo è mantenuto “giovane”,
cioè il turno applicato è minore rispetto al tempo di permanenza funzionale. Di conseguenza, l’indicatore adottato in questo caso è la differenza fra il tempo di permanenza funzionale e l’età massima, cioè la media dei valori dell’età massima18 rilevati
nelle particelle forestali attribuibili al tipo, dato riportato nei piani di riassetto forestale della Regione;
- numero medio di specie emerofite: ovvero la media delle presenze in tutti i rilievi floristici attribuibili all’unità delle specie che solitamente indicano un’attività antropica.
Tali specie (il cui elenco è riportato nell’appendice 6) sono state distinte in due gruppi: le sinantropiche (antropocore e deuteroapofite), cioè quelle la cui presenza indica
chiaramente un disturbo antropico, e le autoapofite che solo se presenti con elevata
copertura indicano un disturbo antropico (POLDINI e VIDALI, 1989; MARTINI e POLDINI, 1995). Nel conteggio del numero medio delle specie emerofite si sono contate
tutte le sinantropiche e quelle autoapofite con indice di copertura maggiore o uguale a 2. Il considerare per la stima dello standard di naturalità dei soprassuoli anche la
presenza delle specie emerofite deriva dalla condivisione del concetto espresso da
PIUSSI e ZANZI SULLI (1997) che: ogni interpretazione che faccia uso solamente dei caratteri strutturali senza una loro collocazione nel tempo è incompleta. In altre parole, per
esprimere un giudizio sulla naturalità delle specie arboree sarebbe necessario conoscere la storia della formazione, vale a dire se in passato vi fossero praticati usi diversi da quello forestale. Se la ricostruzione storica della “vita” di un singolo bosco è talvolta possibile non altrettanto può essere fatto a livello d’unità superiori, quali quelle tipologiche. Tuttavia, la presenza delle specie emerofite può costituire un buon
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18 - Età misurata a 1,30 m da terra.
segnale di usi pregressi legati ad attività antropiche. Per questo esse sono state considerate interessanti per stimare lo standard di naturalità dei soprassuoli.
Biodiversità
Con il termine biodiversità si intendono vari aspetti della “complessità” degli ecosistemi: dalla numerosità delle specie vegetali o animali presenti, alla variabilità genetica
intra specifica fino alla variabilità del paesaggio. Non è questa la sede per affrontare
quest’ampia tematica. È invece necessario specificare quale aspetto della biodiversità si
vuole considerare e, di conseguenza, a quali indici o indicatori si voglia far riferimento per delinearla.
Nel contesto di questo studio, rivolto prevalentemente agli aspetti gestionali, è parso
opportuno far riferimento agli obiettivi che la gestione dovrebbe considerare per il
“mantenimento, la conservazione e l’aumento della diversità biologica negli ecosistemi forestali” (Processo di Strasburgo-Helsinki-Lisbona).
Tradizionalmente la conservazione della biodiversità ha riguardato in particolare modo
le specie minacciate d’estinzione. Questo approccio, che spesso ha condotto a scarsi
risultati, tende oggi ad essere sostituito da quello per habitat (KOHL e PAIVINEN, 1996).
In funzione di ciò, possono essere sinteticamente configurati i seguenti tre obiettivi
gestionali strategici:
- mantenimento e aumento della variabilità del paesaggio forestale, cioè delle varie formazioni che compongono il paesaggio;
- conservazione della variabilità specifica, cioè quella delle singole specie presenti nei
vari ecosistemi;
- creazione di “serbatoi di risorse”, cioè di “aree rifugio” per le specie sia animali sia
vegetali sempre più minacciate a causa della frammentazione degli habitat per azione dell’uomo.
Viene così, per certi versi, a configurarsi una nuova visione della gestione tesa a perseguire la “durevolezza”. Non si tratta solo di ricercare la durevolezza della produzione,
ma anche di quella d’altre entità: gli habitat, le specie animali e vegetali, la qualità dell’aria e dell’acqua, ecc. I concetti di conservazione della biodiversità e di durevolezza
tendono così a fondersi (SCHÜTZ, 1997).
Accettati questi obiettivi, che peraltro considerano solamente alcuni aspetti della biodiversità, si può in primo luogo osservare che gli studi di tipologia forestale e l’insieme
di tutti gli elementi che costituiscono questo lavoro risultano di per sé un complesso
d’informazioni che possono costituire la base su cui fondare una gestione rispettosa di
tali obiettivi. Tuttavia, si è ritenuto opportuno cercare di individuare alcuni indicatori che meglio consentano di valutare la biodiversità d’ogni specifica formazione e quella regionale nel suo complesso. Per fare questo sono stati considerati, da un lato, gli
indirizzi contenuti nell’azione concertata BEAR (Indicators for monitoring and evaluation of forest biodiversity in Europe), condotta nell’ambito del programma FAIR
dell’Unione Europea, e dall’altro lato le informazioni utili a tale scopo disponibili
(BARBATI e altri, 1999). A riguardo dei primi, in linea generale, vi è la tendenza a valutare le componenti della diversità forestale, soprattutto spaziale, attraverso la composizione, la struttura e la tendenza (MC CORMICK, 1996). La prima fornisce informazioni sull’identità, la distribuzione e la proporzione relativa degli elementi del paesaggio
presenti. La componente strutturale (tipo di copertura, densità, numero, forma,
dimensioni, dispersione, ecc.) evidenzia il pattern spaziale. La tendenza considera invece la componente temporale riguardando i cambiamenti che avvengono nella composizione e nella struttura di un paesaggio forestale nel tempo. Non mancano poi attenzioni a nuovi aspetti come, ad esempio, la quantificazione della componente sene-
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scente e morta presente nel sistema19. Per ognuno di questi elementi si cerca d’individuare indicatori numerici che consentano un’analisi di tipo quantitativo per confronti che portino a soluzioni progettuali tendenti ad aumentare la varietà di habitat, l’eterogeneità del paesaggio e la biodiversità specifica.
Tenendo conto di ciò e considerando anche i dati attualmente disponibili si è cercato
d’individuare qualche possibile indicatore della biodiversità così intesa ricordando,
peraltro, che molti degli elementi sopra citati sono già contenuti nella scheda e che,
pertanto, risultava inutile riprenderli in questa parte.
Come prima informazione è parso interessante evidenziare la posizione dell’unità nel
territorio forestale regionale. Questo è stato fatto esprimendo un giudizio circa la sua
diffusione. Ci si è per il momento limitati ad un “giudizio” dato che una valutazione
di tipo quantitativo richiederebbe di disporre di una “carta dei tipi forestali”, oggi non
ancora disponibile; tale carta è attualmente in fase d’allestimento; al momento essa
copre circa l’ottanta per cento della superficie di proprietà pubblica e il suo completamento (comprendente anche i boschi di proprietà privata) si ritiene potrà avvenire nel
giro di un quinquennio20. Nel frattempo è possibile esprimersi solo per stime di larga
massima distinguendo le unità nelle seguenti tre categorie:
- rara: superficie occupata nella Regione dall’unità inferiore a 100 ha;
- mediamente diffusa: superficie occupata nella regione dall’unità fra 100 e 1000 ha;
- molto diffusa: superficie occupata nella regione dall’unità oltre 1000 ha.
Altro elemento che è parso utile considerare per inquadrare l’unità è la sua distribuzione nel territorio. L’analisi dell’organizzazione spaziale dei poligoni (aree omogenee)
assume sempre più valore nella misura della diversità. Alcuni habitat, tipicamente rappresentati da specifiche forme, sono frequentemente associati a specie particolari; l’abbondanza relativa di fauna e flora negli ecotoni è strettamente connessa al grado di
frammentazione; le interazioni tra comunità animali e cenosi vegetali dipendono largamente dal loro livello di connettività e compenetrazione (aspetto utile da considerare nello studio dei corridoi biotici nelle aree a forte presenza antropica).
Per quantificare la distribuzione vi è la necessità di disporre di una carta delle unità con
la quale si può anche descrivere, ad esempio, la complessità delle forme impiegando
indicatori quali i rapporti area-perimetro e la dimensione frattale. Al momento, però,
è possibile esprimersi solamente attraverso giudizi sintetici. Da questo punto di vista,
le unità sono state distinte nei seguenti tre gruppi:
- accorpata: unità nel complesso presente su un territorio pressoché continuo con
distribuzione interrotta solo da evidenti variazioni della geomorfologia;
- parzialmente frazionata: unità distribuita nel territorio in aree singolarmente estese
ma distanziate fra loro;
- molto frazionata: unità nel complesso presente solo in piccoli nuclei.
Altro aspetto che è parso utile considerare è la contaminazione specifica che quantifica
la capacità delle specie arboree presenti in una formazione a invadere anche altre unità
(contaminazione attiva) o a subire l’invasione di specie di altre unità di contatto (con19 - Per quanto riguarda la componente morta presente nel sistema, sono attualmente disponibili in Regione molti dati sul numero e
sulla massa dei soggetti arborei con diametro maggiore di 17,5 cm secchi o schiantati. Queste informazioni sono necessarie per l’applicazione del metodo del bilancio di massa per il calcolo dell’incremento periodico e perciò vengono usualmente raccolte nel corso dei cavallettamenti totali. Nonostante questa disponibilità si è optato per non considerarli ai fini della valutazione dello standard di biodiversità
dal momento che la loro quantità è legata, non tanto alle caratteristiche dell’unità tipologica, ma all’intensità della gestione, vale a dire,
soprattutto, alla densità viaria. Infatti, almeno fino a poco tempo fa’, nelle formazioni ordinariamente gestite era prioritario l’allontanamento di tali soggetti. A riprova di ciò si può citare che, considerando tre diversi campioni di particelle rispettivamente molto, mediamente e poco servite da strade, la percentuale numerica di tali soggetti passa dall’uno per cento al quattro per cento fino a salire all’ottododici per cento.
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20 - La cartografia attualmente disponibile permette di conoscere solo le superfici a livello di categorie o d’alcuni ampi raggruppamenti.
Tali informazioni sono riportate nell’appendice 8.
taminazione passiva). La conoscenza della contaminazione consente di valutare la capacità di mantenersi stabili di alcune specie che necessitano di larghe aree omogenee o di
un particolare tipo di foresta o di una specifica struttura. La contaminazione specifica
delle specie arboree è stata espressa attraverso i seguenti tre aggettivi:
- alta: quando più di una delle specie arboree principali che compongono l’unità tendono a “contaminare” le unità di contatto o, nel caso della contaminazione passiva,
quando più di una delle specie arboree delle unità di contatto tendono a contaminare l’unità in esame;
- media: quando solo una delle specie arboree principali che compongono l’unità tende
a “contaminare” le unità di contatto e così via;
- bassa: quando nessuna delle specie arboree principali che compongono l’unità tende
a “contaminare” le unità di contatto e così via.
Successivamente si è cercato d’individuare degli indicatori capaci di definire lo standard di biodiversità gestionale21 proprio di ciascuna formazione. In altre parole si sono
cercati dei parametri che possano, da un lato, descrivere la biodiversità e, dall’altro,
permettere di cogliere le condizioni ottimali di biodiversità verso cui la gestione
dovrebbe tendere. Lo standard di biodiversità gestionale così inteso può costituire un
elemento di confronto per potersi esprimere circa la distanza esistente fra lo standard
stesso e il reale livello di biodiversità di ogni singola situazione in modo da poter trarre indicazioni gestionali utili per ridurre tale distanza.
Tra gli indicatori da considerare a questo scopo e non già sviluppati in altre parti della
scheda (come ad esempio la composizione) il più rilevante è parso, in prima istanza e
per le formazioni ordinariamente gestite o per quelle di neo-formazione o di transizione, la struttura. In quest’ottica si può ritenere che il livello ottimale di biodiversità
possa essere individuato nella presenza di individui appartenenti a tutti gli stadi cronologici, cioè quando è verificata una condizione di equilibrio cronologico con riferimento ad una specifica struttura (equilibrio cronologico-strutturale). Per realizzarsi
questa condizione di equilibrio necessita di un minimo di superficie (dimensione spaziale minima), diversa in relazione al tipo di struttura e che concettualmente corrisponde alla superficie minima di una compresa in senso assestamentale. La definizione
ecologica di tale dimensione minima è assai difficile, soprattutto se riferita a sistemi
complessi come il bosco. Si può, invece, cercare di definire una dimensione spaziale
minima gestionale, vale a dire quella superficie minima all’interno della quale sia realizzabile la durevolezza e una gestione economicamente sostenibile. Così facendo e
considerando anche i costi che si avrebbero applicando sistemi d’utilizzazione a minimo impatto ambientale, si può ritenere che nelle formazioni a tendenza strutturale
multiplana l’equilibrio cronologico-strutturale possa realizzarsi su una superficie minima di 10 ha. In linea puramente teorica, l’equilibrio cronologico-strutturale in una
fustaia multiplana potrebbe realizzarsi anche su una superficie di poco superiore o di
poco inferiore all’ettaro; infatti, in un ettaro potrebbero mediamente essere presenti da
0,5 a 4 serie numeriche “normali”. In realtà, raramente si ha una struttura multiplana
“per piede d’albero”, mentre più spesso si riscontrano tratti in cui prevale una classe
dimensionale o di età. Di conseguenza, considerando anche i costi di eventuali interventi di prelievo, è necessario prevedere la realizzabilità dell’equilibrio cronologicostrutturale su una superficie almeno di 10 ha. Il fissare una dimensione spaziale minima gestionale è necessario anche per rendere significativi i confronti con la situazione
reale. Vale a dire che solamente se il popolamento reale ha una superficie maggiore di
21 - L’aggettivo gestionale è qui necessario per specificare che si fa riferimento ad un particolare aspetto della biodiversità che considera
soprattutto la gestione che a seconda dei casi (gestione attiva o abbandono della formazione alla libera evoluzione, governo a ceduo o a
fustaia e così via) modifica comunque lo standard di biodiversità.
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quella minima sono possibili confronti a livello strutturale.
All’interno di tale superficie, affinché il sistema si mantenga strutturalmente equilibrato nel tempo, è necessario che vi sia un altrettanto equilibrata distribuzione degli
individui nelle diverse classi diametriche; tale distribuzione di tipo esponenziale negativa può essere sintetizzata dalla percentuale del numero degli individui in grandi gruppi dimensionali così usualmente individuati:
- alberi piccoli: classi diametriche 20-25-30 cm;
- alberi medi: classi diametriche 35-40-45 cm;
- alberi grandi: classi diametriche 50-55-60 cm;
- alberi molto grandi: classi diametriche da 65 cm e oltre.
Le distribuzioni sono state individuate per ogni diversa unità impiegando gli algoritmi proposti da SUSMEL (1956, 1981) eventualmente adattati a specifiche situazioni22.
Più complessa appare la definizione dell’equilibrio cronologico-strutturale nel caso l’unità sia costituita da una fustaia con tendenza strutturale monoplana. Infatti, in questo caso ad ogni diversa età, cioè ad ogni diverso stadio di sviluppo, dovrebbe essere
assegnata una specifica superficie. Gli attuali orientamenti colturali, improntati sui
principi della selvicoltura naturalistica, tendono a privilegiare gli interventi su piccole
superfici cercando di spezzare l’omogeneità cronologica, peraltro non dimenticando le
tendenze strutturali proprie dell’unità e i condizionamenti economico-stazionali presenti in ogni unità d’intervento. Se per certi versi si tende ad avere tratti accorpati cronologicamente omogenei quanto più piccoli possibile è peraltro evidente che il perseguimento della “durevolezza”, cioè dell’equilibrio cronologico-strutturale, sia da ricercare su ampie superfici e “in linea di massima”, pena lo sconvolgimento dell’attuale
assetto di molti boschi presenti in Regione. Ciò premesso, potremmo ritenere ragionevole attribuire ad ogni età una superficie pari a 1 ha non necessariamente accorpato. Ne consegue che ad ogni stadio di sviluppo vanno attribuiti tanti ettari quanti sono
gli anni che esso comprende. Così facendo risulta che la dimensione spaziale minima
gestionale sia di T ettari, con T pari al numero di anni del turno, adottando così il
principio che la superficie dei singoli stadi cronologici aumenti al crescere del tempo
di permanenza (SCHÜTZ, 1997; WOLYNSKI, 1998). Se si suppone che tale equilibrio
nella realtà possa essere realizzato anche su una superficie diversa da T ettari, sarà sufficiente prevedere una altrettanto diversa equiripartizione della superficie negli stadi di
sviluppo. Questi ultimi, la cui ampiezza in anni varia da unità ad unità, sono:
- vuoto: presente nelle situazioni in cui la rinnovazione si insedia lentamente, magari
preceduta da una fase più o meno lungamente durevole di “flora di tagliata” (in genere in tipi altimontani, ma anche dove vi sia una fase più o meno lunga a nocciolo e/o
a rovi);
- novelleto: stadio in cui la rinnovazione è presente, anche se in modo non necessariamente uniforme, e va affermandosi; orientativamente l’altezza dei soggetti è inferiore a 3 m; nel novelleto vanno comprese anche le situazioni (a distribuzione verticale
biplana) in cui si hanno individui residui del vecchio ciclo su novelleto;
- spessina: stadio in cui la rinnovazione è consolidata e, in caso di copertura colma, iniziano i fenomeni di autopotatura dei rami basali; verso la fine del periodo, in mancanza di cure colturali, comincia a manifestarsi una certa mortalità per disseccamento o schianto; orientativamente le altezze degli alberi vanno da 3 a 10 m;
- perticaia: stadio in cui vi è già una buona differenziazione in classi sociali degli alberi; la crescita in altezza tende a diminuire; in presenza di una copertura colma e in
38
22 - Ad esempio, negli abieteti esomesalpici montani si è considerato che il ridotto tempo di permanenza dell’abete bianco non consente
di raggiungere il diametro massimo corrispondente alla statura propria dell’unità.
mancanza di cure colturali la mortalità è molto elevata; orientativamente le altezze
vanno da 10 a 18 m;
- fustaia adulta: stadio in cui prevale nettamente la crescita in diametro; gli alberi sono
già ben differenziati in classi sociali e la mortalità tende a diminuire; orientativamente
le altezze superano 18 m;
- fustaia matura: soprassuoli costituiti in prevalenza da soggetti capaci di fornire assortimenti di dimensioni e qualità ottimali; il bosco ha le caratteristiche adatte per avviare il processo di autoperpetuazione (buona fruttificazione, ecc.); nella fustaia matura
vanno considerate anche quelle con presenza di rinnovazione, cioè con comparsa di
individui o nuclei di rinnovazione23.
L’espressione sintetica dell’equilibrio cronologico-strutturale può essere data dal numero degli stadi di sviluppo (che, a seconda se è presente lo stadio del vuoto, potranno
essere 6 o 7) e dalla loro ampiezza in anni (corrispondente all’ampiezza in ettari).
Più facile appare invece la definizione della dimensione spaziale minima gestionale nei
cedui, almeno qualora si supponga che la superficie standard al taglio dovrebbe aggirarsi attorno ai 2,5 ha. Oltre tale superficie, infatti, può configurarsi un intervento di
taglio che assume una connotazione di “eccezionalità” richiedendo un specifico “progetto di taglio” redatto da un tecnico qualificato (L. R. n. 25 del 27/6/1997). Ne consegue che a ciascuna classe cronologica è da attribuire una superficie pari alla sua
ampiezza in anni moltiplicato per 2,5. In questo caso, l’equilibrio cronologico-strutturale si riferisce ad una superficie pari a 2,5 per gli anni del turno (superficie da rapportare con quella reale in sede di confronti).
In relazione agli altri due obiettivi per il “mantenimento, la conservazione e l’aumento della diversità biologica negli ecosistemi forestali” è parso opportuno far riferimento alla componente erbacea dell’ecosistema e all’avifauna. Per quanto attiene l’analisi
della componente erbacea va preliminarmente precisato che il numero delle specie
erbacee, più che quelle arboree o quelle animali, è fortemente condizionato da molteplici fattori: quelli dell’ambiente biofisico, dei quali è importante soprattutto la funzione
limitante, e quelli biotici propri di ciascun ecoide, che si esplicano, in ultima analisi, nella
valenza ecologica (SUSMEL, 1988). In sintesi, le condizioni di vita ideali per molte specie si hanno nelle aree di transizione (ecotoni) in cui vi è la compenetrazione di specie
proprie di diversi ambienti dovuta ad un’attenuazione degli eventuali fattori stazionali limitanti (PIGNATTI, 1995). In secondo luogo il numero delle specie tende a crescere all’aumentare della luce se accompagnata da una buona disponibilità idrica e dalla
mancanza di condizioni estreme di un qualche carattere del suolo (ad esempio, l’acidità), cioè nelle condizioni mesiche, secondo la nomenclatura tipologica. All’interno
del bosco il fattore luce, che come si è detto risulta determinante sulla numerosità delle
specie erbacee, può risultare variabile nel tempo. È quanto avviene nelle formazioni
con copertura regolare-colma in cui durante la maggior parte del ciclo la quantità di
luce che arriva al suolo risulta particolarmente ridotta. Solamente nelle prime fasi del
processo di rinnovazione o nella fase di decadimento o a seguito di un taglio o di uno
schianto la quantità di luce aumenta e, di conseguenza, cresce anche il numero delle
specie erbacee. Più in dettaglio, la variabilità del numero delle specie erbacee nel tempo
appare più evidente nelle formazioni a tendenza verticale monoplana in cui i tratti “a
luce costante”, ma variabile nei diversi stadi cronologici, assumono una maggior estensione (tipo V). Là dove, invece, la copertura è costantemente più ridotta (regolare-scar23 - Nella situazione d’equilibrio cronologico-strutturale di una formazione ordinariamente gestita non dovrebbe essere presente lo stadio di sviluppo della fustaia stramatura che si può invece frequentemente trovare nella realtà a causa di un ritardo nelle utilizzazioni. È
bene però ricordare che la teorica mancanza della fustaia stramatura non significa che non debbano essere presenti o opportunamente
rilasciati singoli alberi di età e dimensioni notevoli.
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sa, lacunosa o a cespi) il numero delle specie erbacee tende a non variare nel tempo in
quanto non cambia la quantità di luce che arriva al suolo (tipo C). A fronte di queste
indicazioni di carattere generale si possono segnalare alcune eccezioni. Ad esempio,
nelle formazioni in cui prevale nettamente una specie “poco coprente” (come lo sono,
ad esempio, il larice o il pino silvestre), pur in presenza di una copertura regolarecolma, si può osservare che il numero delle specie erbacee non subisce notevoli variazioni nel tempo (tipo C o P). Così ancora, nelle formazioni interessate dalla presenza
di megaforbie, in cui la copertura è generalmente regolare scarsa, il numero delle specie erbacee presenti tende a diminuire solo con l’invecchiamento del bosco, soprattutto attorno ai vecchi soggetti, rendendo possibile l’innesco del processo di rinnovazione della formazione (tipo P). A questi fenomeni naturali si sovrappone poi il “disturbo antropico” che può determinare una banalizzazione e una semplificazione nel
numero delle specie erbacee presenti. Ne consegue, che per poter correttamente individuare la biodiversità standard in relazione al numero delle specie erbacee sarebbe
necessario disporre di rilievi floristici in tutti gli stadi di sviluppo e in situazioni di
minimo o nullo disturbo antropico. Tali conoscenze non risultano attualmente disponibili né tale carenza potrà essere facilmente colmata in futuro dal momento che spesso manca la seconda condizione, cioè quella dell’assenza del disturbo. Tuttavia, si è ritenuto comunque opportuno cercare di fornire per ogni unità delle indicazioni sulla biodiversità delle specie erbacee attraverso le seguenti informazioni:
- tipo: specificazione che evidenzia se nell’unità il numero delle specie erbacee lungo il
ciclo è tendenzialmente variabile (V) o se risulta solo parzialmente variabile (P) o se
invece risulta costante (C);
- numero di specie presenti in un rilievo tipo24 caratterizzato, a giudizio di esperti, da
disturbo minimo;
Le impervie vallate che caratterizzano il territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi costituiscono un’interessante
area di transizione fra la regione esalpica e quella mesalpica (Val dei Nass, Longarone-Belluno).
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24 - Si è preferito, almeno in prima istanza, evidenziare il numero delle specie piuttosto che alcuni indici di complessità (ad esempio,
quello di Shannon) considerando l’immediatezza dell’informazione maggiormente utile dal punto di vista operativo.
- specificazione, nel caso il rilievo si riferisca ad una formazione con biodiversità di tipo
V, della copertura presente al momento del rilievo distinguendone una densa (D:
copertura dello strato A maggiore del 70%) e una scarsa (S) negli altri casi;
- numero medio di specie presenti in tutti i rilievi ascrivibili all’unità;
- intervallo di variazione del numero delle specie presenti in tutti i rilievi, vale a dire il
numero minimo e massimo di specie riscontrati nei diversi rilievi riguardanti l’unità.
Infine, per completare la definizione dello standard di biodiversità gestionale dell’unità
si è ritenuto opportuno riportare anche delle indicazioni sulla biodiversità animale. In
questo contesto, anche sulla base delle ipotesi di lavoro formulate dal gruppo che opera
nell’azione concertata BEAR, si è ritenuto, almeno in prima istanza e in carenza
d’informazioni, di concentrare l’attenzione sulle specie ornitiche che, come si è detto,
risultano più di altre legate a specifici ambienti. Vi è anche in questo caso da precisare che il numero e il tipo di specie risulta variabile nel tempo: in generale, in presenza
di formazioni con elevata copertura tende a diminuire, in analogia con quanto avviene per le specie erbacee. Nel caso delle specie ornitiche è però più complesso comprendere l’influenza del disturbo antropico e le eventuali differenze a livello di unità
tipologica. Di conseguenza, per fornire un’indicazione sulla biodiversità delle specie
ornitiche si sono scelte le seguenti informazioni, peraltro oggi disponibili solo a livello di categoria tipologica:
- numero medio di specie ornitiche presenti in tutti i rilievi ascrivibili alla categoria cui
appartiene l’unità;
- intervallo di variazione del numero delle specie ornitiche presenti considerando tutti
i rilievi, vale a dire il numero minimo e massimo di specie riscontrati nei diversi rilievi pertinenti alla categoria cui appartiene l’unità.
2.5 PREGI
In questa parte è evidenziata l’eventuale presenza nell’unità d’elementi di pregio (valore in rapporto alla rarità) (PETRICCIONE, 1994) relativamente all’aspetto naturalistico
(floristico, vegetazionale e faunistico), a quello cromatico e a quello tecnologico del
legno. La segnalazione di questi elementi ha, in questo contesto, un chiaro significato
applicativo-gestionale. Sulla base di queste informazioni, infatti, il tecnico-gestore
potrà prevedere, per garantire la conservazione e il miglioramento di tali elementi, particolari attenzioni nelle scelte e nelle attuazioni degli interventi, mettendone in atto
anche di specifici con questo scopo.
Si tratta, in tutti i casi, di indicatori basati sul semplice conteggio di specie e successiva elementare elaborazione (calcolo della media) senza ponderazioni, consentendo così
una maggiore obiettività alla valutazione (PLOEG e VLIJM, 1978; STIEPERAERE, 1978;
KLOPATEK e altri, 1981).
Pregio naturalistico
Il pregio naturalistico è stato valutato sotto l’aspetto floristico, vegetazionale e faunistico.
Pregio floristico: il pregio floristico è stato considerato facendo riferimento alle specie
presenti nell’insieme dei rilievi floristici riferibili all’unità adottando i criteri proposti
da vari Autori (POLDINI, 1989; POLDINI e PERTOT, 1989; GASPARINI, 1994; FERRARI e
PIROLA, 1986). L’indicatore numerico del pregio floristico deriva, in prima istanza, dal
numero medio delle specie protette presenti in ciascuna unità; a questo vanno poi sommati i numeri medi25 relativi alle seguenti categorie di specie26:
25 - Ovviamente in questo secondo conteggio sono escluse le specie già contate perché protette.
26 - L’elenco delle specie considerate “pregiate” è riportato in appendice 6, mentre quelle conteggiate in ciascun’unità sono elencate nella
scheda. Nella stessa appendice sono illustrati i criteri adottati per la stesura di tale elenco.
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- specie rare: la rarità della specie è stata determinata sulla base del giudizio d’esperti e
si riferisce a quella assoluta per il territorio nazionale;
- specie rare nel Veneto e non nel territorio nazionale;
- specie endemiche: ovvero quelle ad areale ristretto nelle Alpi Orientali presenti nel
Veneto;
- specie non endemiche al limite di areale.
Pregio vegetazionale: è espresso da un aggettivo (alto, medio, basso) che considera sinteticamente l’importanza fitogeografica dell’unità e la sua eventuale posizione extrazonale, in altre parole la sua presenza in ambienti diversi da quelli propri della formazione.
Pregio faunistico: per la valutazione del pregio faunistico si è proceduto in modo analogo a quanto detto per il pregio floristico considerando però separatamente le specie
i cui habitat devono essere prioritariamente protetti (direttiva UE 79/409 e direttiva
Habitat, LIPU e WWF, 1999) da quelle protette da altri provvedimenti o ritenute rare,
rare nel Veneto o presenti al limite del proprio areale27.
Pregio cromatico
È segnalata la presenza nell’unità di eventuali elementi arborei od arbustivi che, grazie
ad alcune loro caratteristiche, determinano nel panorama particolari variazioni cromatiche. Si tratta solamente di uno degli elementi da considerare per la valutazione della
qualità del paesaggio (SCRINZI e altri, 1995), ma è sembrato anche l’unico segnalabile
nel presente contesto in cui l’unità tipologica è svincolata da un specifico paesaggio
costituito dall’insieme di più componenti di cui il bosco è solo una (GIANOLA, 1993).
Le specie arboree e arbustive dotate di pregio cromatico sono state distinte in due categorie28:
- specie arboree ed arbustive con fioriture vistose presenti nei boschi e solitamente ben
visibili anche a distanza;
- specie arboree ed arbustive con evidenti variazioni cromatiche soprattutto durante il
periodo autunnale, vale a dire specie che, soprattutto nella stagione autunnale, presentano evidenti cambiamenti del colore delle foglie con tinte forti ben visibili a
distanza.
L’indice di pregio cromatico è dato dalla media delle specie con tale pregio presenti nei
rilievi floristici riferibili a ciascuna unità. Di queste specie si è considerata la sola presenza, non anche l’indice di copertura, dal momento che la “bellezza visiva” del paesaggio è spesso legata più alla diffusione, anche singolare, di elementi che costituiscono “macchie” d’interruzione della monotonia cromatica piuttosto che da un’uniforme
distesa di una sola specie, pur pregevole dal punto di vista cromatico.
Pregio tecnologico (unità ordinariamente governate a fustaia)
È espresso un giudizio sul pregio tecnologico dei prodotti legnosi ottenibili dalle principali specie presenti. Per poter esprimere correttamente tale giudizio sarebbe necessario conoscere la qualità dei diversi prodotti. La stima di quest’ultima risulta però difficile e complessa in quanto è legata, non solamente alle caratteristiche fisico-meccaniche generali del legno, ma ancor più a quelle specifiche richieste per ogni prodotto.
In altre parole, la qualità cambia a seconda se il materiale sia destinato alla sfogliatura,
27 - L’elenco delle specie considerate “pregiate” è riportato in appendice 7, mentre quelle conteggiate in ciascun’unità sono elencate nella
scheda. Nel considerare le specie si è fatto riferimento a quelle che frequentano soprattutto o anche il bosco.
42
28 - L’elenco delle specie considerate a questo fine è riportato in appendice 6. Ci si riferisce sempre a specie “autoctone” o “naturalizzate”,
ma che comunque sono usualmente diffuse nei boschi.
alla tranciatura, alla segagione per essere successivamente impiegato come legno strutturale o in falegnameria, ecc. L’ampia casistica possibile non consente, soprattutto in
questa sede, di affrontare questa tematica. Tuttavia, si è ritenuto interessante raccogliere quell’insieme di informazioni, frutto dell’esperienza, che costituisce il bagaglio
tecnico che in buona parte guida le scelte degli acquirenti e dei tecnici gestori. Sulla
base delle informazioni raccolte e considerando i meccanismi che regolano il funzionamento del sistema (modalità di rinnovazione, crescita, competizione, tendenza
strutturale, ecc.) si sono evidenziati i seguenti elementi:
- caratteristiche tecnologiche particolari: presenza di eventuali caratteristiche che fanno sì
che il legno ottenuto da quell’unità sia particolarmente richiesto per uno specifico
uso (ad esempio, legno di risonanza per la produzione di strumenti musicali, legno
con anelli di spessore regolare, fibratura diritta e grana fine adatto per la produzione
di scale, ecc.);
- difetti ricorrenti: principali difetti che con una certa frequenza compaiono nei prodotti ottenuti nell’unità (ad esempio, presenza di cuore nero nel frassino, presenza
nell’anima di anelli di spessore notevolmente diverso dagli altri, ecc.);
2.6 SUCETTIVITÀ A INCENDI E SCHIANTI
In questa parte è indicata la suscettività di ciascuna unità a due eventi particolarmente significativi per le formazioni forestali, i cui effetti possono pregiudicare la stessa esistenza del bosco e alterare uno stato di equilibrio adatto anche al soddisfacimento delle
esigenze umane: incendi e schianti da eventi meteorici.
Suscettività agli incendi
La suscettività di ciascun’unità agli incendi è stata valutata considerando, in primo
luogo, il potenziale pirologico inteso come la previsione della forza distruttiva di un eventuale incendio unita alla stima della probabilità del verificarsi dell’incendio stesso nelle condizioni attuali (BOVIO e CAMIA a,b, 1993). In realtà, in questo lavoro, operando a scala
regionale e per unità tipologiche, non si è potuto tenere conto dei fattori locali che
incidono sulla probabilità d’innesco e su parte della probabilità di sviluppo di un
incendio: quindi il potenziale pirologico evidenziato esprime, attraverso un indice
numerico, una stima della maggiore o minore possibilità/probabilità di sviluppo di un
incendio calcolata sulla base delle caratteristiche generali delle stazioni e della vegetazione.
Il potenziale pirologico è stato determinato per ogni diversa unità elaborando i dati
contenuti nel data base ecologico e tenendo conto dei seguenti elementi: regione forestale, altitudine, esposizione, posizione, pendenza, caratteristiche delle specie arboree,
arbustive ed erbacee (REGIONE VENETO, 1999). I valori del potenziale pirologico variano da un minimo di 6 ad un massimo di 37. Nella scheda, affianco al valore del potenziale pirologico, è riportato anche un aggettivo che indica il suo livello, vale a dire la
maggiore o minore probabilità potenziale di sviluppo dell’incendio.
In secondo luogo, per fornire un ulteriore informazione sulla suscettività agli incendi
sono stati indicati per ogni unità i modelli di combustibile. La regione Veneto, infatti,
sta affrontando la pianificazione anti incendio e la lotta agli incendi boschivi anche tramite l’ausilio di nuovi metodi che prevedono l’impiego di modelli di propagazione del
fuoco (MARCHETTI e LOZUPONE, 1995). Si tratta, rispetto al potenziale pirologico, di
un approfondimento della stima sia della probabilità d’innesco che della possibilità e
modalità di comportamento, avendo questi modelli uno specifico riferimento territoriale. Per impiegare questi strumenti di valutazione è necessario identificare il modello
di combustibile che meglio descrive le caratteristiche della vegetazione, consentendo
43
di tenere conto dell’influenza che essa ha sulla propagazione del fuoco. La vegetazione, infatti, costituisce il principale combustibile per l’innesco e la propagazione dell’incendio boschivo. Il comportamento del fuoco risulta diverso secondo l’infiammabilità, la combustibilità, le caratteristiche e la distribuzione dei diversi tipi di combustibile costituiti dalle varie componenti della vegetazione viva (erbe, arbusti e alberi) e
morta (lettiera decomposta e indecomposta, materiale legnoso morto a terra, ecc.).
Attraverso le combinazioni di questi componenti, Rothermel ha individuato 13
modelli di combustibile suddivisi in quattro grandi classi: praterie, macchie e arbusteti in genere, lettiera e residui delle utilizzazioni forestali (ROTHERMEL, 1972; ALBINI,
1976). I modelli proposti da Rothermel, ampiamente riconosciuti a livello internazionale, costituiscono però sovente un’eccessiva semplificazione della realtà, per questo è
spesso necessario integrarli con altre informazioni sulle principali caratteristiche del
soprassuolo sinteticamente espresse dalla composizione specifica, dal tipo colturale,
dallo stadio evolutivo e dalla densità, copertura e continuità orizzontale e verticale
dello strato arboreo e dei combustibili (lettiera, strato erbaceo, piccoli arbusti, ecc.).
Sulla base di queste considerazioni, è stata avviata nella regione Veneto una sperimentazione per la taratura e l’individuazione di nuovi modelli di combustibile più aderenti alla realtà. La sperimentazione ha riguardato finora la provincia di Vicenza nella
quale sono stati elaborati 17 nuovi modelli di combustibile (più uno, il 18, relativo ai
pascoli) le cui caratteristiche salienti sono evidenziate nella seguente tabella.
Nella scheda, ad ogni unità è stato attribuito un nuovo modello di combustibile (sensu
Rothermel) prendendo come riferimento quelli sperimentati nella provincia di
Vicenza per i quali sono stati determinati i carichi di combustibile dovuti alla necromassa; questi sono corrispondenti rispettivamente a 1h (dimensione diametrica del
materiale < 5mm), 10h (dimensione diametrica del materiale da 6 a 25 mm), 100h
(dimensione diametrica del materiale da 26 a 75 mm) e >100h (dimensione diametrica del materiale > 76mm) del tempo di ritardo.
Principali parametri caratteristici dei modelli di combustibile studiati per la regione Veneto.
44
Modello Combustibile morto Combustibile
Rapporto S/V (1/cm) Spessore Poten. Umidità Coef.
(kh/ha)
vivo arbustivo
letto
Cal. estinzione Rid.
Fine Medio Grosso legnoso (kg/ha) Morto fine Legn. arbust. (cm) (Kcal/kg) (%)
vento
1
9264 828 100
0
65,6
0,0
13,4
4441
20
0,3
2
4569 1130 151
0
82,0
0,0
6,7
4441
25
0,1
3
8234 1155 0
0
66,0
0,0
4,0
4441
30
0,1
4
7205 1356 0
0
65,6
0,0
3,0
4441
30
0,1
5
10393 2335 326
0
65,6
0,0
4,6
4441
30
0,1
6
3941 552
0
2736
57,4
51,0
98,8
4441
25
0,1
7
7306 2736 151
0
82,0
0,0
6,4
4441
25
0,2
8
6226 1004 0
0
82,0
0,0
7,9
4441
25
0,1
9
9063 879 226
0
65,6
0,0
6,7
4441
20
0,1
10
4594 1557 502
0
82,0
0,0
5,2
4441
25
0,2
11
3640 1607 0
1054
57,4
51,0
199,9
4441
25
0,3
12
5398 603
0
12854
57,4
51,0
143,9
4441
25
0,3
13
8511 3690 377
0
82,0
0,0
5,2
4441
25
0,1
14
4644
0
0
0
98,4
0,0
18,3
4441
15
0,4
15
1155
0
0
377
57,4
51,0
14,9
4441
25
0,3
16
2586
0
0
0
98,4
0,0
8,2
4441
15
0,4
17
2561 527
0
0
98,4
0,0
12,2
4441
15
0,4
Le pinete di pino silvestre nel Veneto sono presenti su suoli soggetti a frequenti movimenti franosi, anche di piccola entità.
Questi eventi garantiscono un buon funzionamento al sistema dal momento che solo quando e dove si verificano è possibile
la rinnovazione naturale del pino silvestre (Pieve di Cadore-Belluno).
45
Suscettività agli schianti (unità a fustaia)
La suscettività agli schianti può essere valutata a livello di unità tipologica attraverso
la stabilità meccanica potenziale intesa come stabilità propria di un soprassuolo “tipo”,
rappresentativo della situazione media dei soprassuoli che costituiscono l’unità, non
interessato da specifici interventi “stabilizzanti” (PIUSSI, 1986; ZELLER, 1993). Per
valutare tale stabilità sono stati considerati i seguenti elementi (AA. VV., 1996; OTT,
1989):
- profondità del suolo: dato che al diminuire della profondità del suolo aumenta la probabilità di schianti, i suoli sono stati distinti nelle seguenti tre categorie di profondità: < 40 cm, 40-80 cm e > 80 cm29;
- apparato radicale: considerando le caratteristiche degli apparati radicali propri di ciascuna delle specie (ad esempio, l’abete rosso è specie solitamente ad apparato radicale superficiale al contrario dell’abete bianco, del larice, ecc.), la presenza di eventuali impedimenti stazionali che ne limitano la regolare conformazione (ad esempio, suoli superficiali che spesso rendono instabili specie solitamente stabili, come il
faggio o il pino silvestre, presenza di falda superficiale che non consente l’approfondimento dell’apparato radicale, come talvolta avviene in alcuni abieteti, ecc.)
e la capacità che può avere una specie di presentare ancoraggi forti anche su suoli
superficiali, le specie sono state raggruppate nelle seguenti tre categorie di apparati
radicali: superficiale o impedito nella crescita, superficiale o impedito nella crescita
ma in presenza di specie comunque dotate di buon ancoraggio, profondo e non
impedito nella crescita;
- tendenza strutturale dell’unità come espressione sintetica del rapporto di snellezza
degli alberi (rapporto fra l’altezza in m e il diametro a 1,30 m da terra in cm, rapporto che è indice di scarsa stabilità quando supera certi valori critici - LA MARCA,
1983 e 1986; MAZZUCCHI, 1983; MAZZUCCHI e CASAGRANDE, 1987), della lunghezza della chioma lungo il fusto e della forma della chioma. Le tendenze strutturali più significative in questo contesto sono state così raggruppate: monoplana con
copertura regolare-colma, monoplana con copertura non regolare-colma, multiplana con copertura regolare-colma, multiplana con copertura non regolare-colma.
Dall’analisi di questi indicatori è possibile valutare la suscettività dell’unità agli
schianti. Si tratta di una stima sommaria che non tiene conto delle differenze che vi
possono essere in relazione all’evento che provoca lo schianto (vento, neve, vento e
neve), al fatto che i soggetti possano schiantarsi o stroncarsi, alla fase cronologica del
soprassuolo, ecc. Tuttavia, almeno in prima approssimazione, si ritiene che possa
costituire un’utile indicazione anche per una razionale programmazione degli interventi colturali stabilizzanti (diradamenti).
46
29 - Dati desunti dal data base pedologico.
3 . sistemi di cubatura
3. I SISTEMI DI CUBATURA
La disponibilità di dati di natura dendrometrica presenti nel data base assestamentale
e in quello inventariale hanno consentito di predisporre nuovi sistemi di cubatura da
impiegare nella pianificazione forestale regionale. In particolare, sono stati predisposti
una tavola di popolamento da impiegare nell’assestamento delle faggete governate a
ceduo e dei sistemi di tariffe per la cubatura delle principali specie arboree o gruppi
di specie arboree presenti in soprassuoli governati a fustaia.
3.1. TAVOLA DI POPOLAMENTO DEI CEDUI DI FAGGIO
Le tavole di cubatura di popolamento (DEL FAVERO, 1980; SOTTOVIA e TABACCHI,
1996) rivestono particolare interesse nell’ambito di procedure estimative rapide e a
costi ridotti volte a fornire valutazioni complessive della massa legnosa per unità di
superficie, in particolare qualora non sia necessario conoscere le sue ripartizioni in termini dimensionali o dendrologici come nel caso dei soprassuoli governati a ceduo,. Si
tratta, come è noto, di tavole che consentono di stimare la massa per unità di superficie sulla base di parametri di facile rilevamento. L’impiego di questo tipo di tavole è
ormai usuale nel Veneto dal momento che esse sono previste nella normativa assestamentale delle formazioni governate a ceduo (HELLRIGL e DEL FAVERO, 1990). Sulla base
dei dati acquisiti nell’ambito di rilevamenti dendrometrici condotti per la redazione
dei piani di riassetto forestale, è stata elaborata una tavola ponderale di popolamento
per i cedui di faggio del Veneto. Tale elaborato fornisce stime della massa legnosa dei
fusti svettati a 3 cm, espressa in termini di peso fresco per ettaro, in corrispondenza dei
valori di altezza dominante e di area basimetrica ad ettaro (riferita ai fusti con diametro a 1,30 m da terra superiore a 3,5 cm). Per eventuali esigenze di cubatura di altri
tipi di boschi governati a ceduo, è possibile impiegare le tavole di popolamento elaborate per la Provincia Autonoma di Trento, riportate in appendice 9 (SOTTOVIA e
TABACCHI, 1996).
3.1.1. Materiali e metodi
Il campione
Secondo la normativa della regione Veneto (HELLRIGL e DEL FAVERO, 1990), i rilevamenti dendrometrici da compiere nei cedui di faggio al momento dell’approntamento di ciascun piano vengono eseguiti in particelle rappresentative (dette “particelle di
riferimento”) con età intorno all’età media reale di utilizzazione desunta dal piano dei
tagli. Per ciascuna particella di riferimento, le variabili dendrometriche vengono misurate in 20 aree campione, di ampiezza unitaria pari a 400 m2, dislocate sistematicamente.
I dati impiegati per la costruzione della tavola sono stati raccolti nel corso della predisposizione dei piani di riassetto forestale dei Comuni di Alano di Piave (BL), Arsiero
(VI), Bassano del Grappa (VI), Cismon del Grappa (VI), Conco (VI), Gallio (VI),
Lugo di Vicenza (VI), Lusiana (VI), Ospitale di Cadore (BL), Pederobba (TV),
Sarmede (TV), Valstagna (VI) e della Foresta regionale demaniale di Sinistra Piave
(BL). Nel complesso, sono risultati corretti, completi e disponibili per le elaborazioni
i dati di 340 aree campione.
Rilevamento ed elaborazione dendrometrica
Per ciascuna area campione sono stati rilevati: (a) diametro a 1,30 m da terra di tutti i
fusti con diametro superiore a 3,5 cm; (b) altezza e diametro a 1,30 m da terra dei tre
soggetti più vicini al centro dell’area campione (escluse le eventuali matricine e conifere); (c) altezza e diametro a 1,30 m da terra dei quattro soggetti più grossi inclusi nel-
47
l’area campione (escluse le eventuali matricine e conifere).
Per ciascuna area campione sono stati quindi calcolate: l’area basimetrica, riferita ai
soggetti con diametro superiore a 3,5 cm, mediante i dati di cui al precedente punto
(a); l’altezza dominante, mediante i dati di cui al precedente punto (c); la massa legnosa dei fusti svettati a 3 cm, previa costruzione della curva ipsometrica sulla base dei dati
di cui ai precedenti punti (b)-(c) e cubatura con la tavola ponderale dei cedui di faggio del Veneto (DEL FAVERO, 1980).
Formalizzazione
Si è inizialmente proceduto all’eliminazione dei valori aberranti previa definizione di
un modello perequativo provvisorio e il successivo calcolo dei residui tra massa legnosa predetta e massa legnosa osservata per ciascuna area campione.
Il modello provvisorio in grado di esprimere la relazione intercorrente tra massa legnosa (Pf, in t ha-1), area basimetrica (G, in m2ha-1) e altezza dominante (Hd, in m), è stato
individuato utilizzando la procedura stepwise regression di tipo convenzionale (DEL
FAVERO, 1978 a,b). I valori di G e Hd sono stati inclusi come potenziali predittori sia
come singoli fattori e sia come prodotto, con esponente pari a 0,5, 1 e 2. Il valore di
F critico nel processo d’inclusione è stato posto ad un livello di significatività pari a
0,975 e quello di F critico nel processo di rimozione pari a 0,95, così da garantire la
selezione di un ridotto pool di predittori.
La variabile selezionata quale predittore è risultata G*Hd 0.5 e nel modello perequativo
è compreso il termine noto:
Pf = b0 + b1 G
!§
Hd
[1]
Nel processo di formalizzazione, sei aree campione (codice identificativo nell’archivio
della regione Veneto = 41, 48, 49, 104, 146, 282) sono risultate outliers (osservazioni
con residuo standardizzato > 3) e sono state eliminate dalle successive elaborazioni, che
sono state quindi condotte su complessive 334 aree campione.
Calibrazione
La stima dei coefficienti di regressione b0 e b1 è avvenuta tramite regressione lineare.
Dato che la varianza della variabile dipendente Pf risultava crescente al crescere della
variabile indipendente G*Hd 0.5 (eteroscedasticità della varianza), per ottenere determinazioni corrette e a minima varianza dei coefficienti del modello di regressione è
stata utilizzata la procedura dei “minimi quadrati ponderati”: alle osservazioni con
minore variabilità è stato dunque dato un peso maggiore nella determinazione dei
coefficienti di regressione. Sulla base di una valutazione preliminare, quale variabile di
ponderazione ottimale è stata scelta 1/(G 2Hd). L’equazione di stima elaborata è:
Pf = 1.399 + 1.922G
48
!§
Hd
[2]
dove: Pf = peso fresco dei fusti svettati a 3 cm (t ha-1); G = area basimetrica dei fusti
con diametro a 1,30 m da terra maggiore di 3,5 cm (m2ha-1); Hd = altezza dominante (m).
L’equazione è caratterizzata da un coefficiente di determinazione (corretto) pari a
0,980. L’intervallo fiduciario della stima di b0 è pari a 0,279 – 2,519 e quello della
stima di b1 è pari a 1,893 – 1,952, ad un livello di sicurezza statistica del 95%.
Validazione
Le capacità inferenziali dell’equazione elaborata rispetto all’insieme di dati considerato può essere valutata sulla base dei residui “per cancellazione”: in questo caso, il residuo in corrispondenza di una data osservazione è dato dalla differenza tra il valore di
Pf stimato con la [1] calibrata omettendo quella osservazione e il valore di Pf misurato riferito a quella stessa osservazione. Gli indicatori di affidabilità estimativa così ottenuti sono: media algebrica dei residui per cancellazione = 0,7 t ha-1; deviazione standard dei residui per cancellazione = 15,2 t ha-1; media quadratica dei residui per cancellazione = 11,3 t ha-1; percentuale di varianza di Pf spiegata = 76,3%. Non sono stati
riscontrati significativi andamenti sistematici dei residui per cancellazione né in funzione della variabile dipendente, né in funzione di quella indipendente.
3.1.2. Impiego della tavola
L’equazione [2] appare in grado di soddisfare le esigenze connesse a procedure estimative rapide e a costi ridotti. Oltre che per affidabilità estimativa, la tavola elaborata
(appendice 9) appare uno strumento valido anche per facilità d’impiego: il peso fresco
della massa legnosa viene predetto semplicemente a partire da osservazioni di area basimetrica per ettaro e di altezza dominante. Il campo d’impiego è esteso per valori di Pf
da 10 t ha-1 a 350 t ha-1, per G da 2 a 50 m2ha-1, per Hd da 7 a 21 m. I valori di Pf
ottenibili per singole aree campione hanno, nella gran parte dei casi, scostamenti
mediamente inferiori a ±15 t ha-1 rispetto ai valori reali.
L’impiego della tavola diventa particolarmente agevole nelle situazioni in cui sia possibile adottare procedure speditive per la determinazione dell’area basimetrica unitaria e
i popolamenti abbiano struttura somatica monoplana. L’ambito applicativo più adeguato è quello del rilevamento campionario con stima relascopica dell’area basimetrica unitaria in corrispondenza di punti di sondaggio dislocati sistematicamente.
Seguendo il ragionamento proposto da SOTTOVIA e TABACCHI (1996), per operare in
maniera congruente alle procedure di preparazione della tavola dei cedui di faggio si
consiglia di adottare un fattore di numerazione pari a 1, tenuto conto che le osservazioni utilizzate si riferivano ad aree campione di 400 m2 e che il diametro dei fusti dei
soprassuoli esaminati non superava in genere 22-23 cm. Analogamente, sarebbe
opportuno che l’altezza dominante venisse stimata come valore medio dell’altezza dei
4 polloni con diametro maggiore presenti in un’ideale area circolare con il centro nel
punto di sondaggio e avente circa 11 m di raggio. Si segnala che ai fini dell’impiego
delle tavole di popolamento elaborate per le altre specie da SOTTOVIA e TABACCHI
(1996), per la stima relascopica dell’area basimetrica unitaria si consiglia di adottare un
fattore di numerazione pari a 2.
3.2. SISTEMI DI TARIFFE DI CUBATURA PER LE FUSTAIE30
Al fine di offrire uno strumento per la stima delle masse legnose dei principali soprassuoli del Veneto governati a fustaia si è provveduto ad approntare un insieme di sistemi di tariffe di cubatura per le seguenti specie: abete bianco, abete rosso, faggio, larice, pino silvestre.
I sistemi proposti si basano sull’elaborazione, per ciascuna specie, delle serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche a cui associare le corrispondenti serie volumetriche ricavate dalle tavole di cubatura a doppia entrata dell’Inventario Forestale
Nazionale.
30 - Elaborazioni condotte con il contributo di Roberto Scotti.
49
3.2.1. Materiali e metodi
Il campione
I dati utilizzati per la costruzione dei sistemi d’inquadramento delle relazioni ipsodiametriche sono stati raccolti nel corso degli inventari forestali condotti dalla Regione
Veneto sui boschi di proprietà privata (PRETO, 1984) e pubblica (REGIONE VENETO,
1987).
Sono stati trattati i dati rilevati in 2340 unità di campionamento. Per ciascuna di queste unità risultano disponibili coppie di valori di altezza dendrometrica (H, espressa in
dm) e diametro a 1,30 m da terra (D, espresso in cm) di alcuni fusti conteggiati nella
prova di numerazione angolare. Nel complesso, sono state trattate 422 coppie di osservazioni per l’abete bianco, 2780 coppie per l’abete rosso, 1600 per il faggio, 800 per il
larice, 181 per il pino silvestre. In tabella 3.1 sono riportati, per ciascuna specie, i parametri statistici riassuntivi delle suddette osservazioni.
Formalizzazione
La distribuzione dei valori H-D presenta, a parte poche osservazioni erratiche, un
andamento ben delineato per tutte le specie considerate. Il primo obiettivo delle elaborazioni ha riguardato la ricerca di una forma funzionale che consentisse di interpretare in modo soddisfacente tale andamento. A tal fine, sono state saggiate le più comuni funzioni usualmente impiegate per la formalizzazione delle relazioni ipsodiametriche (CORONA e FERRARA, 1990), ma i risultati ottenuti sono stati relativamente insoddisfacenti. Decisamente più adeguata per tutte le specie considerate è risultata invece
la funzione proposta da PETTERSON (1955) e già utilizzata come standard di riferimento nell’ambito dell’inventario forestale nazionale austriaco (HASENAUER e MONSERUD, 1997):
a’ -3
H = 13 + a’0 + 1
[1]
D
[
]
Per poter applicare le tecniche di regressione lineare, si è proceduto a linearizzare la [1],
trasformando lo spazio di interpolazione dal riferimento in {D; H} al riferimento in
{D’=1/D; H’=(H-13)-1/3} trovando:
H’ = a0 + a1D’
[2]
Con questa trasformazione risulta soddisfatta anche la condizione di omoscedasticità
necessaria ai fini dell’efficacia delle analisi di regressione per ottenere determinazioni
corrette e a minima varianza dei coefficienti a0 e a1.
50
Calibrazione della curva guida
Si è inizialmente operato su tutti i valori rilevati nelle diverse unità di campionamento, separatamente per ciascuna specie. Si è provveduto ad evidenziare i valori aberranti previa definizione di un modello perequativo provvisorio e il successivo calcolo dei
residui standardizzati: sono state quindi eliminate tutte le osservazioni con residuo
standardizzato maggiore di 4. Si è infine proceduto alla stima dei coefficienti a0 e a1,
ottenendo, per ciascuna specie, un’equazione generale utilizzabile come “curva guida”
delle serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche.
In tabella 3.2 sono riportati i valori stimati del coefficiente a1. Questi valori, che
governano la ripidità complessiva dell’andamento ipsodiametrico caratteristico di
ciascuna specie, risultano significativamente diversi tra le varie specie e diminuiscono
passando dall’abete rosso, all’abete bianco, al larice, al pino silvestre, al faggio.
Nell’ambito delle singole specie considerate, la curva guida interpreta più del 70%
della variabilità osservata, salvo che per il pino silvestre dove la varianza complessivamente spiegata si attesta al 50%.
Tabella 3.1 - Parametri statistici delle variabili considerate.
Specie
Media
Min
Max
Dev. std.
Diametro del fusto a 1,30 m
Abete rosso
37,3
5,0
82,8
12,4
(cm)
Faggio
30,1
3,0
73,6
14,2
Larice
38,1
5,0
68,0
11,5
Abete bianco
40,4
7,0
65,6
11,6
Pino silvestre
27,0
8,0
53,6
10,7
Altezza dendrometrica
Abete rosso
22,7
3,0
4,0
6,45
(m)
Faggio
20,0
2,9
34,2
6,62
Larice
22,5
5,1
39,8
5,91
Abete bianco
23,8
4,1
37,4
5,72
Pino silvestre
14,5
5,1
28,5
5,36
Tabella 3.2 - Risultati della perequazione delle relazioni ipsodiametriche mediante l’equazione [2].
Specie
a1
Errore std. (a1)
Coefficiente di determinazione
Abete rosso
1,312980090
0,014
0,77
Abete bianco
1,227318556
0,037
0,73
Larice
1,193002012
0,026
0,73
Pino silvestre
0,956911405
0,072
0,50
Faggio
0,753029407
0,011
0,74
Affidabilità dell’inquadramento tramite curva guida
Al di là della soddisfacente efficacia perequativa svolta dalla curva guida ai fini dell’inquadramento dell’andamento ipsodiametrico che complessivamente caratterizza
ciascuna specie, rimane tuttavia indeterminata la sua affidabilità applicativa, non
essendo possibile considerare separatamente alcuni fattori determinanti quali l’età
dei singoli individui e la fertilità dei popolamenti considerati.
Un primo tentativo di ridurre l’entità del problema è stato effettuato sfruttando le
uniche informazioni ancillari disponibili per tutte le unità di campionamento: regione bioclimatica e
regime di proprietà. L’analisi della varianza dei residui per ciascuno di questi fattori
non ha però fornito indicazioni utilizzabili.
È stata quindi impostata una procedura di valutazione indiretta basata sull’analisi di
regressione condotta indipendentemente per ciascuna unità di campionamento.
Questo approccio è stato applicato su un sottoinsieme di unità di campionamento:
le analisi hanno riguardato solamente l’abete rosso e il faggio, le uniche specie per le
quali si disponeva di più di 30 unità di campionamento con almeno 15 coppie di
valori H-D. Dalle analisi condotte non risulta alcuna associazione significativa tra i
coefficienti della [2] ottenuti a livello di singola unità di campionamento e le variabili dendrometriche caratterizzanti l’unità di campionamento stessa. Si rileva inoltre
che applicando le serie ipsometriche ottenute dalla curva guida secondo le modalità
previste per l’impiego operativo si ottiene una stima dell’altezza dendrometrica che
51
comprende dal 66% al 70% della variabilità dei corrispondenti valori stimati in base
alle regressioni condotte per singola unità di campionamento. In sintesi, l’adozione
del coefficiente a1 della curva guida come base per l’inquadramento delle relazioni
ipsodiametriche caratteristiche di ciascuna specie appare sufficientemente plausibile
nelle condizioni esaminate. D’altro canto, sebbene le stime per singola unità di campionamento siano concettualmente più adeguate all’utilizzo previsto per gli inquadramenti sviluppati, l’insieme di unità di campionamento per le quali tale operazione sarebbe stata effettivamente realizzabile era relativamente esiguo e non rappresentava correttamente la popolazione.
Elaborazione delle serie d’inquadramento delle relazioni ipsodiametriche
Definito costante il valore di inclinazione della [2] che caratterizza le serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche per ciascuna specie, si è proceduto a valutare
la variabilità dell’altezza dendrometrica nell’intorno dei valori centrali del diagramma
di dispersione H-D, al fine di individuare quelli su cui ancorare l’inquadramento. La
classe diametrica che include presumibilmente il diametro medio della maggior parte
del complesso volumetrico dei popolamenti del Veneto, e che è stata scelta come riferimento per ciascuna serie ipsometrica, è la classe 40 cm per l’abete rosso, l’abete bianco e il larice e la classe 30 cm per il pino silvestre e il faggio. Lo sviluppo delle serie ipsometriche viene realizzato, per ciascuna specie, adottando l’inclinazione stimata in base
alla curva guida e adattando al diametro di riferimento prescelto le singole serie rappresentative di predefiniti livelli ipsometrici: in questa maniera si ottiene, per ciascuna
specie, un sistema di curve ipsometriche isomorfe. È ovvio che le serie ipsometriche
possono essere infittite quanto si vuole, a seconda della numerosità dei livelli ipsometrici a cui si ritiene utile fare riferimento. In appendice 10 sono esemplificate, graficamente e in forma tabellare, alcune serie ipsometriche per ciascuna specie considerata.
52
Nel Comelico, grazie alla notevole variabilità del clima e dei substrati, è possibile osservare buona parte dei tipi forestali delle
regioni mesalpica ed endalpica presenti nel Veneto (Val Visdende, S. Pietro di Cadore-Belluno).
Validazione dei sistemi d’inquadramento delle relazioni ipsodiametriche
Una prima verifica del sistema d’inquadramento elaborato è stata dedotta dal confronto grafico tra la distribuzione dei valori osservati e le serie ipsometriche elaborate per ciascuna specie, ottenendo risultati complessivamente più che soddisfacenti.
Un più significativo elemento di validazione è stato dedotto dal confronto delle relazioni ipsodiametriche modellizzate rispetto a curve ipsometriche elaborate da altri
Autori. Le differenze assolute di pendenza, valutate in corrispondenza del diametro
di riferimento adottato per ciascuna specie considerata, risultano quasi sempre di
segno positivo (tabella 3.3): ciò significa che i sistemi di tariffe elaborati sono tendenzialmente più ripidi delle curve ipsometriche a confronto. Questo fenomeno è,
nel complesso, particolarmente evidente per il pino silvestre e, secondariamente, per
il faggio. I motivi di tale maggiore ripidità sono verosimilmente dovuti sia al fatto
che la funzione [1] ha un andamento tipicamente sigmoide, condizionato dalla presenza del punto di flesso (che comunque si verifica al di fuori del campo ipsodiametrico indagato), sia al fatto che il campione esaminato è derivato da rilevazioni
inventariali, nel cui ambito, probabilmente, i popolamenti giovani sono proporzionalmente più rappresentati rispetto a quanto avviene per le curve ipsometriche a
confronto. Ad ogni modo, le differenze assolute di pendenza risultano, nel complesso, alquanto contenute nei loro valori assoluti. In sintesi, l’inquadramento delle
relazioni ipsodiametriche configurato nei sistemi di tariffe elaborati appare sufficientemente affidabile da un punto di vista estimativo ai fini globali dell’assestamento forestale.
Elaborazione delle serie volumetriche
Ad ogni serie ipsometrica è possibile associare la corrispondente serie volumetrica tramite l’utilizzo di un’idonea tavola di cubatura a doppia entrata, che fornisca una
stima del volume della massa legnosa per ogni coppia diametro-altezza.
Tenuto conto della generalità dei casi e della convenzionalità delle stime assestamentali, al cui ambito applicativo preferenzialmente afferisce l’impiego dei sistemi di tariffe, l’elaborazione delle serie volumetriche è stata condotta facendo riferimento alle
tavole di cubatura generali dell’Inventario Forestale Nazionale (CASTELLANI e altri,
1984). Dette tavole forniscono una stima della massa legnosa del fusto intero (corteccia e cimale compresi) nel caso dell’abete bianco, dell’abete rosso, del larice e del
pino silvestre e della massa del fusto intero e dei rami fino al diametro di 3 cm nel
caso del faggio.
In appendice 10 sono esemplificate, in forma tabellare, alcune serie volumetriche per
ciascuna specie considerata.
3.2.2. Impiego dei sistemi di tariffe
Il sistema di tariffe elaborato per ciascuna specie può essere considerato come un insieme organico e integrato di tavole a una entrata.
Dovendo cubare la massa legnosa di un dato soprassuolo, una volta individuata la serie
ipsometrica di riferimento, è possibile utilizzare la corrispondente serie volumetrica
come se fosse una comune tavola a una entrata in cui non è richiesta la correzione per
l’altezza.
53
Tabella 3.3 - Differenze tra la pendenza dei sistemi di tariffe elaborati e quella di altre curve ipsometriche. Le differenze
sono quantificate nell’intorno del diametro di riferimento per ciascuna specie.
Specie
Numero di curve ipsometriche
confrontate
Min
Differenze di pendenza(m cm-1)
Max
Media*
Abete rosso
25
-0,04
0,15
0,05
Abete bianco
12
-0,06
0,12
0,02
Larice
7
-0,02
0,09
0,05
Pino silvestre
2
0,03
0,15
0,09
Faggio
2
-0,01
0,18
0,08
* Media dei valori assoluti delle differenze
Sarà pertanto possibile scegliere, caso per caso e per le singole specie considerate, attraverso un rapido rilevamento ipsodiametrico, la serie volumetrica più idonea per addivenire agevolmente e con ragionevole attendibilità alla cubatura dell’entità boschiva
presa in considerazione.
Adottando la convenzione di individuare e denominare ciascuna serie ipsometrica tramite il valore (numero guida) che essa raggiunge in corrispondenza del diametro di riferimento (CASTELLANI e altri, 1978/79), risulta immediato l’impiego di tale valore
anche per l’individuazione e denominazione della corrispondente serie volumetrica:
così, ad esempio per l’abete bianco, alla serie ipsometrica di numero guida 26, cioè
avente un’ordinata di 26 m in corrispondenza del diametro di 40 cm, è associata una
serie volumetrica di numero guida 26. Il volume unitario dei fusti con diametro a 1,30
m da terra pari a 30 cm in un popolamento di abete bianco caratterizzato da un numero guida pari a 26 potrà essere stimato mediamente pari a 0,736 m3.
Per stabilire la serie volumetrica appropriata si dovranno confrontare i punti ipsometrici rilevati in campo (grossomodo, un punto centrale e due punti ipsometrici “di
conferma” corrispondenti alle “mezze ali” del campo di manifestazione diametrico,
CASTELLANI e altri, 1978/79) rispetto al sistema di inquadramento ipsometrico per la
specie in oggetto e individuare la serie ipsometrica il cui andamento maggiormente
corrisponde a quello complessivamente evidenziato dai suddetti punti. La serie volumetrica da utilizzare sarà quindi quella avente lo stesso numero guida della serie ipsometrica individuata.
Più semplicemente, è possibile concentrare le osservazioni in corrispondenza del diametro di area basimetrica media e individuare quale serie ipsometrica di riferimento
quella che, in corrispondenza della classe del diametro medio rilevato, presenta l’altezza più vicina all’altezza media rilevata.
L’impiego dei sistemi di tariffe risulta rispondente soprattutto ai fini globali dell’assestamento forestale (BERNETTI, 1975). In tale prospettiva e nel contesto delle tecniche
assestamentali in uso, esso può essere caratterizzato da una grande flessibilità: a seconda delle situazioni, una determinata serie volumetrica potrà dunque essere applicata a
livello di compresa, particella, sottoparticella o a livello di gruppi omogenei di particelle o sottoparticelle con caratteristiche simili.
54
4 . sintesi del sistema
4. SINTESI DEL SISTEMA GEOGRAFICO INFORMATIVO
FORESTALE REGIONALE
Al testo è allegato un CD Rom contenente un GIS mediante il quale un tecnico può
avere un panorama delle informazioni utili per la programmazione e per la pianificazione forestale disponibili nella regione Veneto. Compatibilmente con la capacità di
memoria del supporto informatico scelto, nel CD è contenuta una sintesi delle informazioni che la Direzione delle Foreste ha volta per volta raccolto o con specifici progetti o durante l’iter amministrativo degli usuali interventi (ad esempio, la pianificazione forestale).
Le informazioni contenute nel CD possono essere distinte in tre grandi gruppi:
- le basi cartografiche raster: sono un supporto cartografico di riferimento al quale è possibile sovrapporre le altre informazioni. Nel CD sono disponibili le seguenti basi cartografiche:
- estratto della carta stradale d’Italia 1:250.000 dell’Istituto Geografico De Agostini;
- immagine telerilevata dal satellite Landsat TM nell’agosto 1992, bande 543 su RGB;
- modello digitale del terreno (DTM);
- le informazioni areali (vettoriali): costituiscono delle rappresentazioni cartografiche di
temi al cui interno vengono individuate delle superfici con caratteristiche omogenee;
sono questi, ad esempio, i confini amministrativi dei Comuni, delle aree protette,
delle particelle assestamentali e della carta forestale regionale o quelle delle unità
Corine; sempre in questo gruppo si possono menzionare anche le carte delle pendenze e delle esposizioni (derivate da DTM) o le rappresentazioni dei gruppi di substrato e delle regioni forestali, utili per una rapida e corretta individuazione delle unità di
tipologia forestale o quelle dei sottosistemi di terre;
- le informazioni lineari: curve o polilinee che collegano punti geografici caratterizzati
da un parametro comune rientrante in predefiniti intervalli di valori individuati automaticamente una volta stabilito il numero di classi31; in questo ambito rientrano le
isoipse, con equidistanza di 100 m, e le isoiete, tracciate in corrispondenza di variazioni di 100 mm delle precipitazioni medie annue;
- le informazioni puntiformi: punti geografici di particolare rilevanza o perché indicano
località caratteristiche in cui è possibile osservare ciascuna unità tipologica nella sua
espressione più tipica o perché in essi sono stati condotti specifici rilievi contenuti nei
diversi data base (floristico, pedologico, inventariale e degli incendi boschivi).
È di fondamentale importanza segnalare che molte delle informazioni riportate, ed
in particolare quelle di tipo areale, molto spesso non sono né confrontabili né correlabili fra loro. Esse, infatti, sono state raccolte con criteri e metodologie non omogenei; si pensi, ad esempio, ai confini delle diverse aree che interessano il territorio
boscato che, a seconda dei casi, sono stati rilevati con metodologie diverse (rilievi catastali, rilievi diretti, fotointerpretazione, ecc.) e riferendosi a definizioni di bosco che si
sono modificate nel tempo o per scelte tecniche o per provvedimenti legislativi.
Nonostante la presenza di queste eterogeneità, o anche di vere e proprie incongruenze, si è ritenuto opportuno riportare quante più informazioni possibili in quanto ciascuna, se impiegata per gli specifici scopi per la quale è stata predisposta, è in grado di
fornire notizie corrette e congruenti. Mentre, giova ripeterlo, queste ultime caratteristiche molto spesso vengono a cadere collegando fra loro i diversi documenti.
31 - Nella classificazione per classes breaks di Arc Explorer il metodo per la definizione dell’ampiezza delle classi è quello dei quantiles.
Esso prevede, in relazione al campo (field) in base al quale viene calcolata la classificazione, l’assegnazione ad ogni classe dello stesso numero di oggetti (features).
55
Di seguito sono indicati, per le principali
informazioni, gli elementi riportati nel CD.
4.1 LE INFORMAZIONI AREALI
Unità amministrative
Confine e denominazione dei singoli
Comuni e delle singole Province.
Nell’abieteto dei substrati silicatici la continuità nel tempo del
sistema è garantito dalla facilità con cui avviene la rinnovazione naturale; in questo processo è molto evidente l’alternanza fra i due abeti (Val Visdende, S. Pietro di CadoreBelluno).
Aree protette
- Parchi Nazionali e Parchi Regionali: confini, superficie e denominazione del parco
e confini della zona di preparco qualora
individuata. Nella Regione sono presenti
un parco nazionale e cinque parchi regionali e numerose altre riserve ed aree protette. La superficie totale tutelata corrisponde al 7,35% dell’intero territorio
regionale;
- Programma BIOITALY e rete ecologica
NATURA 2000: confini, numero di codice identificativo della scheda descrittiva32,
superficie in ettari e denominazione del
biotopo. Nei due programmi sono stati
individuati i siti: d’importanza comunitaria (SIC), nazionale (SIN), regionale
(SIR) a cui si aggiungono le zone di protezione speciale (ZPS).
33
Pianificazione forestale
Con il GIS è possibile individuare i confini di ciascuna particella forestale ed inoltre:
- codice identificativo della particella (numero del piano, classe colturale e numero della particella);
- superfici totale e boscata in ha;
- categoria d’uso del suolo e funzione: per le
particelle non rientranti nella superficie
boscata l’uso del suolo è costituito dall’improduttivo che comprende anche
l’incolto. In alcuni piani è anche previsto
un uso promiscuo, a bosco pascolo, che in
questo contesto comprende anche quelle poche particelle ancora destinate al
pascolo che però, a causa della riduzione
dell’attività alpicolturale, tendono spon-
56
Nella conca di Cortina d’Ampezzo si collocano le principali 32 - Le schede sono state redatte secondo le modalità riportate nella
formazioni dei substrati carbonatici presenti nelle regioni Direttiva 92/43/CEE ed allegati.
mesalpica ed endalpica del Veneto (Val Travenanzes, Cortina
33 - I dati riportati sono aggiornati al 1997.
d’Ampezzo-Belluno).
taneamente ad essere invase dal bosco. Per le particelle rientranti nella superficie
boscata è indicata la funzione prevalente (produttiva, protettiva o turistico-ricreativa)
o quelle prevalenti (produttiva/protettiva, protettiva/turistico-ricreativa e ambientale34);
- forma di governo e di gestione: arbusteto, ceduo, soprassuolo di transizione, fustaia. Negli
arbusteti rientrano quelle particelle che, già classificate dal punto di vista tipologico,
appartengono alle categorie delle mughete o dei corileti o delle alnete; il ceduo comprende sia i cedui a regime che quelli ad evoluzione naturale; nei soprassuoli di transizione rientrano sia i cedui da convertire che quelli in invecchiamento;
- unità tipologica: riportata su circa il 50% delle particelle rientranti nella superficie
boscata. Nella pianificazione forestale della regione Veneto l’informazione relativa
all’unità tipologica è stata richiesta a partire dal 1992, per cui alcuni dei piani meno
recenti ne sono sprovvisti. Questo nuovo sistema di classificazione delle formazioni
forestali è stato con il tempo verificato e, ove necessario, modificato o ampliato. Di
conseguenza, tenuto anche conto del necessario periodo di “rodaggio”, l’indicazione
dell’unità tipologica non è da considerare omogenea e sempre affidabile. In particolare, merita evidenziare, ad un primo esame delle attribuzioni tipologiche fatte dai
tecnici, una certa difficoltà nel distinguere le peccete appartenenti alle diverse fasce
altitudinali (cioè la differenza fra peccete ex di transizione e peccete subalpine) e di
scegliere l’unità più corretta in ambienti di transizione (abieteto dei suoli carbonatici - che dovrebbe essere mesalpico - ex-faggeta con abete bianco esalpica o mesalpica, faggeta montana tipica esalpica o mesalpica). Di queste difficoltà si è tenuto conto
nel riformulare le unità tipologiche.
Infine, limitatamente alle particelle governate a fustaia: massa e incremento corrente
per ettaro (in m3) e variazione annua per ettaro di massa programmata (in m3) equivalente alla differenza fra incremento corrente per ettaro e l’entità annua per ettaro
delle utilizzazioni programmate dal piano di gestione; valori uguali fra l’incremento
corrente e la variazione annua programmata stanno ad indicare che nel corso del
periodo di validità del piano - in genere di 10 anni - tutto quello che il bosco cresce
è reinvestito per aumentare la massa legnosa; valori della variazione programmata
diversi da quelli dell’incremento corrente ma positivi, indicano l’entità della parte
dell’incremento che si intende reinvestire per incrementare la massa; viceversa, valori negativi della variazione programmata stanno ad indicare che, nel periodo di validità del piano, è prevista una riduzione della massa legnosa presente - perché, ad
esempio, essa è in eccesso rispetto a quella ottimale per un buon funzionamento del
sistema - prelevando più dell’incremento.
Nel complesso si tratta di 5790 particelle che interessano una superficie pari a 158.926
ha (di cui 127.666 di superficie boscata, pari al 38,6% di quella dell’intera Regione).
Carta Forestale
Confini delle particelle cartografiche e indicazione della composizione arborea. La
Carta Forestale Regionale venne realizzata nei primi anni ottanta e fu pubblicata nel
1983. Essa è stata redatta combinando rilievi diretti con altre informazioni già disponibili (aree già interessate da pianificazione forestale). Vennero individuate 9760 particelle corrispondenti ad una superficie boscata regionale pari a 330.720 ha35.
34 - La funzione ambientale è stata introdotta solo di recente (e come tale crea una certa eterogeneità nel data base). Essa è attribuita
sia a particelle boscate e sia non boscate che per la loro posizione svolgono una funzione prevalente paesaggistica o paesaggistica e turistico-ricreativa.
35 - È bene sottolineare che dagli anni in cui è stata predisposta la carta vi è stata una continua espansione della superficie boscata a
causa del progressivo abbandono delle terre coltivate.
57
Unità Corine Land Cover
Il programma CORINE (COoRdination of INformation on the Environment), intrapreso dalla Commissione della Comunità Europea in seguito alla decisione del
Consiglio Europeo del 27 giugno 1985, risponde alla necessità di raccogliere informazioni standardizzate e geograficamente localizzate sullo stato dell’ambiente nell’ambito dei Paesi della Comunità Europea. Il progetto CORINE Land Cover (parte del
programma CORINE) si pone l’obiettivo di raccogliere, armonizzare ed organizzare
le informazioni sulla copertura del suolo, nonché di sviluppare un sistema informativo geografico come supporto alla formulazione ed alla implementazione della politica
comunitaria in materia ambientale.
La realizzazione della Carta della Copertura del Suolo, ha previsto l’interpretazione di
immagini Landsat MSS, TM (di più periodi), Spot XS, affiancata dalla fotointerpretazione di foto pancromatiche.
La minima area cartografata è di 25 ha, corrispondente, alla scala di 1:100.000 alla
quale la carta è stata realizzata, ad un quadrato di 5x5 mm o ad un cerchio di 2,8 mm
di raggio; non sono poi rappresentati gli oggetti lineari di larghezza inferiore ai 100 m
(1 mm sulla carta).La nomenclatura del progetto CORINE Land Cover distingue 44
classi, organizzate in tre livelli gerarchici (appendice 11). Le classificazioni di primo,
secondo e terzo livello rispondono a differenti necessità di dettaglio.
Gruppi di substrati
Sono riportati i confini, la denominazione, il valore pedogenetico attribuito ai diversi
gruppi di substrato individuati nella Regione. E’ indicato anche lo stato delle principali caratteristiche (alterabilità, permeabilità e stabilità) prese in esame per la formazione dei raggruppamenti. La descrizione della metodologia adottata per individuare
tali gruppi e delle loro caratteristiche essenziali sono riportati nell’appendice 12.
Regioni forestali
Confini delle regioni forestali e denominazione. Il significato delle regioni forestali e le
loro caratteristiche sono descritti nell’appendice 13
Sottosistemi di terre
Unità omogenee di paesaggio associate ad analisi geomorfologiche e pedologiche individuate da DISSEGNA e altri (1997).
4.2 LE INFORMAZIONI PUNTIFORMI
Località caratteristiche
Località in cui l’unità tipologica è presente nella sua espressione più caratteristica,
cosicché, per chi abbia un minimo di conoscenza del territorio regionale, sia possibile
avere un immediato riferimento esemplificativo dell’unità descritta. Nella scelta delle
località si è tenuto conto, là dove possibile, anche della facilità di accesso e del fatto che
esse o alcune di esse potranno costituire una futura “rete di boschi didattici” della
regione Veneto;
Rilievo floristico
Localizzazione del punto in cui è stato eseguito il rilievo, unità tipologica corrispondente e numero: totale delle specie presenti, delle emerofite e di quelle considerate per
58
36 - Sono considerati solo i rilievi condotti da C. Lasen.
la valutazione del pregio floristico e del pregio cromatico. I rilievi floristici disponibili
sono nel complesso 90636, mentre le specie censite sono 1184.
Rilievo pedologico
Localizzazione del punto in cui è stato condotto il rilievo, inquadramento del profilo
secondo la legenda FAO-UNESCO (1990) e, dove possibile, tipo di humus secondo il
sistema di classificazione di GREEN e altri (1993). Inoltre, per ciascuno degli orizzonti
presenti in ogni profilo:
- lettere identificative dell’orizzonte;
- spessore (in cm);
- tessitura secondo USDA (MCRAE, 1991);
- pH 1:2 CaCl2;
- percentuale di sostanza organica sul peso secco;
- rapporto C/N (ove disponibile);
- tasso di saturazioni in basi;
- densità apparente (ove disponibile).
Le informazioni si riferiscono a 246 profili tratti da DISSEGNA e altri (1997). Una breve
descrizione della legenda FAO-UNESCO e del sistema di classificazione dell’humus adottato sono riportati rispettivamente nelle appendici 14 e 15; alcune informazioni sulla
legenda FAO-UNESCO con particolari riferimenti ai suoli forestali sono reperibili in
ABRAMO e MICHELUTTI (1998).
Incendi boschivi
Localizzazione del punto d’innesco dell’incendio, anno, mese e giorno in cui è avvenuto e superficie interessata (in ha). L’ampiezza delle classi di valori riportate nella
legenda è definita automaticamente dal software con il metodo statistico dei quantiles.
Sono indicati gli incendi avvenuti dal 1981 al 1997. Questa informazione può risultare particolarmente utile per interpretare qualitativamente e quantitativamente il
dinamismo della vegetazione a seguito del passaggio del fuoco.
Rilievo inventariale
Punti in cui sono stati eseguiti i rilievi inventariali rispettivamente in occasione
dell’Inventario forestale dei boschi non pubblici (PRETO, 1984) o di quello dei boschi
pubblici (REGIONE VENETO, 1987).
59
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Alle alte quote e sui substrati carbonatici sono presenti i larici-cembreti e le mughete microterme; queste ultime sono caratterizzate da un elevato standard di naturalità (Passo Tre Croci, Cortina d’Ampezzo-Belluno).
le schede
1.
Arbusteto costiero
p.p. ORNO-LECCETA frammenti di Quercion ilicis Br.-Bl. (1931) 1936 - £ 9340; G2.1/P-45.31
# arbusteto costiero basale macrotermo, substrati sciolti, suoli xerici
VARIANTI: con pino nero
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Porto Fossone-Rosolina
ATTUALE GESTIONE lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus pinea 2, Pyracantha coccinea 2, Pinus nigra 3 (var.)
specie secondarie: Pinus pinaster, Quercus ilex, Berberis vulgaris, Fraxinus ornus, Hippophaë rhamnoides, Rhamnus catharticus, Crataegus monogyna, Ligustrum vulgare, Phillyrea angustifolia, Cornus sanguinea, Juniperus communis, Quercus robur
specie accessorie: Frangula alnus, Viburnum lantana, Alnus cordata, Amorpha fruticosa, Carpinus
orientalis, Prunus domestica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus ilex, Pyracantha coccinea, Juniperus communis, Fraxinus ornus, Hippophaë rhamnoides,
Rhamnus catharticus, Crataegus monogyna, Ligustrum vulgare, Phillyrea angustifolia, Cornus
sanguinea, Quercus robur
ALTERAZIONI ANTROPICHE: spesso sostituita con rimboschimenti di pino marittimo e/o di pino
domestico o da insediamenti turistici
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stadio durevole ad elevato condizionamento microclimatico ed
edafico senza particolari tendenze evolutive o regressive a causa delle condizioni legate alla vicinanza
con il mare
66
RINNOVAZIONE NATURALE (specie arboree)
modalità: sporadico e lento insediamento di soggetti isolati di leccio; assente quella dei pini
fattori limitanti l’insediamento: leccio: mancanza di seme
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza idrica specie erbacee; a seguito dello smantellamento di
ex rimboschimenti molto densi forte concorrenza dei
rovi
disturbo: uso turistico
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: al momento non necessari
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: 13
STATO VEGETATIVO
stress: periodici danni da gelo invernali che possono
ridurre la presenza del leccio e danneggiare il pino
domestico; disseccamento della parte distale dei rami
in pino domestico e in pino marittimo a causa dell’aerosol marino; riduzione della chioma verde per eccesso
di densità degli impianti in pino domestico; riduzione
stabilità meccanica in grossi soggetti di pino domestico
per necrosi radicali
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
nessuna in particolare; evitare comunque forme di
disturbo e rimboschimenti con pini mediterranei
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-4
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
3
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3 (11)
numero medio specie emerofite: 4
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
stadio
n. medio
C
35
26,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
14-39
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1,63
specie pregiate: Carpinus orientalis, Cistus incanus,
Orchis simia, Osyris alba, Phillyrea angustifolia
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,1
specie con pregio cromatico: Amorpha fruticosa, Berberis
vulgaris, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Fraxinus ornus, Prunus domestica, Prunus spinosa,
Pyracantha coccinea, Robinia pseudacacia, Viburnum
lantana
67
2.
Lecceta
p.p. ORNO-LECCETA
frammenti di Quercion ilicis Br.-Bl. (1931) 1936 - £ 9340; G2.1/P-45.31
# lecceta costiera basale macroterma, substrati sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Porto Fossone-Rosolina; Valle Grande-Bibione
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus pinea 5, Quercus ilex 3, Fraxinus ornus 2
specie accessorie: Alnus glutinosa, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus ilex, Fraxinus ornus (non sempre)
ALTERAZIONI ANTROPICHE: spesso sostituita con rimboschimenti di pino marittimo e/o di pino
domestico o da insediamenti turistici (soprattutto campeggi)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
progressiva e relativamente rapida riduzione dell’aliquota dei pini
a vantaggio del leccio
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
in caso di eccessiva
scopertura del suolo possibile invasione di arbusti del Berberidion e di rovi
68
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: diffusa anche sotto copertura
fattori limitanti l’insediamento: presenza di eventuali tratti con affioramenti di acqua salmastra
fattori limitanti l’affermazione: nessuno in particolare salvo presenza di gelate eccezionali
disturbo: uso turistico
tolleranza copertura: per oltre un ventennio
interventi di agevolazione: nel breve periodo non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
stress: periodici danni da gelo invernali che possono
ridurre la presenza del leccio e danneggiare il pino
domestico; disseccamento della parte distale dei rami
in pino domestico e in pino marittimo a causa dell’aerosol marino; riduzione della chioma verde per eccesso
di densità degli impianti in pino domestico; riduzione
stabilità meccanica in grossi soggetti di pino domestico
per necrosi radicali
attacchi di insetti: Tomicus destruens
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
specie negativamente sensibili agli interventi
gestione-fauna
specie
attività
periodo
picchio rosso maggiore riproduzione marzo - maggio
upupa
riproduzione marzo - maggio
accorgimenti colturali: evitare interventi nel periodo
della riproduzione; favorire la presenza di alberi con
cavità e il mantenimento di chiazze arbustive dense
(protezione dalle intemperie, riparo dal sole estivo)
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: in genere nessuna
(daino su giovani soggetti di varie specie – Bosco
Nordio)
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 2
specie pregiate: Limodorum abortivum, Osyris alba,
Phillyrea angustifolia, Rosa sempervirens, Stipa veneta,
Trachomitum venetum
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
specie ad habitat protetto: upupa, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3,57
specie con pregio cromatico: Amorpha fruticosa, Berberis
vulgaris, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Fraxinus ornus, Prunus spinosa, Pyracantha coccinea,
Robinia pseudacacia, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: n.d.
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
10-12 (spessina/perticaia)
riferimento colturale
fustaia monoplana
frequenza inter. intercalari 10-15
percentuale prelievo
12-15
fertilità relativa
5
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (2)
numero medio specie emerofite: 3,29
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
15
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
17
D
24,1
10-51
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
69
3.
Bosco costiero dei suoli idrici
BOSCO IGROFILO frammenti di diverse associazioni riferibili a Alnetalia glutinosae Tx. 1937 e
Populetalia albae Br.-Bl. 1930 - £ 92A0; G1.5/P-44.6 (senza altre specificazioni)
# bosco costiero basale macrotermo, substrati sciolti, suoli idrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Ca’ Savio-Venezia
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Alnus glutinosa 5
specie secondarie: Robinia pseudacacia, Salix cinerea, Quercus ilex
specie accessorie: Frangula alnus, Populus sp., Populus alba
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Alnus glutinosa, Populus alba, Fraxinus oxycarpa, Quercus robur, Salix cinerea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: spesso sostituita con rimboschimenti di pino marittimo e/o di pino
domestico o da insediamenti turistici (soprattutto campeggi) o scomparsa a causa della variazione
del regime idraulico (bonifica)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
a causa delle variate condizioni stazionali e della competizione
esercitata dalle specie esotiche la rinaturalizzazione è assai difficile
70
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: insediamento saltuario delle specie proprie dell’unità; facile la rinnovazione agamica della
robinia a seguito di tagli o di danneggiamenti
fattori limitanti l’insediamento: riduzione spaziale delle zone umide
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza esercitata dalle specie esotiche e in particolare dalla robinia
disturbo: uso-turistico
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari, anzi sono da evitare tagli della robinia
STATO VEGETATIVO
stress: idrici (modificazione del livello della falda a
seguito delle bonifiche)
patologie: Marssonnina brunnea sul pioppo
danni antropogeni: derivanti dall’uso turistico
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 17/basso
modelli di combustibile: n.d.
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi:
specie
attività
periodo
eventuali rapaci
riproduzione febbraio-giugno
diurni
gufo comune
svernamento novembre-febbraio
accorgimenti colturali: conservare tutti i soggetti di
pioppo bianco presenti, soprattutto se di notevoli
dimensioni e ricchi di cavità. Risparmiare dal taglio
tutti i soggetti arborei che ospitano nidi. Evitare di
effettuare interventi nelle aree dormitorio invernale di
gufo comune
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
7-10
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
6
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2, -3 (5)
numero medio specie emerofite: 4,25
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
18
D
16,7
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
13-20
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Osyris alba
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3 (4)
specie ad habitat protetto: civetta, allocco, gufo comune,
(poiana)
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2
specie con pregio cromatico: Amorpha fruticosa, Berberis
vulgaris, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Robinia pseudacacia
71
4.
Pseudomacchia
stadio a Cistus salvifolius del querceto con elementi mediterranei - £ ?; F2.7/P-32.72 (?)
# pseudomacchia avanalpica submontana, substrati magmatici, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte delle Valli-Galzignano
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Arbutus unedo 3, Erica arborea 3, Fraxinus ornus 2, Quercus pubescens 2
specie secondarie: Castanea sativa, Cistus salvifolius, Cotinus coggyria, Juniperus communis
specie accessorie: Cornus mas, Crataegus monogyna, Ligustrum vulgare, Mespilus germanica, Ostrya
carpinifolia, Pistacia terebinthus, Quercus petraea, Sorbus torminalis
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE E ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Arbutus unedo, Erica arborea, Quercus pubescens, Fraxinus ornus, Cistus salvifolius, Cotinus coggyria
ALTERAZIONI ANTROPICHE: saltuaria presenza di pino nero residuo di passati rimboschimenti
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; la completa sospensione per lungo tempo della ceduazione potrebbe forse portare ad una riduzione della vitalità delle ceppaie e ad una progressiva riduzione degli arbusti a vantaggio degli alberi
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione
dovrebbe garantire la permanenza e la prevalenza degli elementi mediterranei
72
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e rapida quella agamica, saltuaria ma sufficiente quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: elevata concorrenza interspecifica
disturbo: l’eventuale passaggio del fuoco può accelerare lo sviluppo delle specie arbustive a scapito di
quelle arboree
tolleranza copertura: n.d.
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: nessuna in particolare. Dal punto di vista della fauna è opportuna la conservazione della formazione a livello arbustivo e l’alternanza con spazi aperti
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
3-4
modalità copertura
regolare-colma
fertilità relativa
3
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (6)
numero medio specie emerofite: 0,50
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
25
40,00
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
25-55
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 4,5
specie pregiate: Arbutus unedo, Cistus salvifolius, Erica
arborea, Osyris alba, Pistacia terebinthus, Serapias
vomeracea
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
altre specie pregiate: occhiocotto, zigolo nero, canapino,
sterpazzolina, bigia padovana, ortolano, strillozzo
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,5
specie con pregio cromatico: Castanea sativa, Cornus mas,
Crataegus monogyna, Erica arborea, Fraxinus ornus,
Mespilus germanica, Pistacia terebinthus, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 37/alto
modelli di combustibile: 15
73
5.
Querceto dei substrati magmatici con elementi mediterranei
phytocoenon a Quercus pubescens-Arbutus unedo prov. - £ ?; G1.8/P-41.5 (senza altre specificazioni)
# querceto avanalpico submontano, substrati magmatici, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Sengiari-Torreglia
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus pubescens 3, Fraxinus ornus 2
specie secondarie: Castanea sativa, Sorbus torminalis
specie accessorie: Robinia pseudacacia, Acer campestre
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus pubescens, Fraxinus ornus, Sorbus torminalis
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
progressiva riduzione degli elementi mediterranei all’aumentare
della copertura delle querce
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione consente di mantenere gli elementi mediterranei; la conversione favorisce la componente quercina a
condizione che sia mantenuta una copertura continua
74
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella agamica, lenta quella gamica delle querce
fattori limitanti l’insediamento: prolungati periodi di aridità estiva (soprattutto mese di giugno)
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza delle specie arbustive
disturbo: il passaggio del fuoco aumenta la componente arbustiva e blocca per un certo periodo la
rinnovazione gamica della roverella
tolleranza copertura: roverella: 12-15 anni
interventi di agevolazione: non necessari nel caso di
governo a ceduo; mancano esperienze sul governo a
fustaia
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
specie che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in cavità
specie negativamente sensibili all’abbandono: nelle situazioni più aperte, talvolta di contatto con la pseudomacchia, è opportuno favorire il mantenimento di
assetti arbustivi articolati e vari, al fine di consentire la
permanenza delle altre specie pregiate citate fra i pregi,
che tendono a scomparire man mano che la formazione si chiude. Viceversa, l’eventuale conversione alla
fustaia, determinando la presenza di soggetti di discrete
dimensioni favorisce specie quali l’upupa, il torcicollo
e anche il falco pecchiaiolo, che peraltro in queste formazioni possono essere considerati di minor pregio
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 2,5
specie pregiate: Arbutus unedo, Erica arborea, Phillyrea
latifolia
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: assiolo, upupa, torcicollo
altre specie pregiate: occhiocotto, zigolo nero, canapino,
sterpazzolina, bigia padovana
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,5
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Castanea
sativa, Celtis australis, Cornus mas, Crataegus monogyna,
Erica arborea, Fraxinus ornus, Mespilus germanica,
Prunus spinosa, Robinia pseudacacia
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 36/alto
modelli di combustibile: 7
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 4-5
numero allievi/ha min.
50
max.
specie rilascio
roverella
turno
min.
20
cons.
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 4
150
25-30
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
6
15
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
38
D
38,0
34-40
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
75
6.
Querco-carpineto-planiziale
Asparago-Quercetum roboris (Lausi 1966) Marincek 1994 (= Querceto-Carpinetum boreo-italicum
Pignatti 1953 ex Lausi 1966) - p.p. £ 91F0; G1.4/P-44.4
# querco-carpineto planiziale basale macrotermo, substrati sciolti, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Mansuè-Basalghelle; Bosco Olmè-Cessalto
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus robur 4, Robinia pseudacacia 2, Carpinus betulus 2
specie secondarie: Acer campestre
specie accessorie: Fraxinus ornus, Prunus avium, Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Carpinus betulus, Quercus robur, Fraxinus oxycarpa, Acer campestre, Ulmus minor
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta in piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie e dagli insediamenti urbani e periurbani; notevole alterazione del bilancio idrico a causa delle opere di bonifica;
frequenti infiltrazioni di robinia
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
a causa della difficoltà d’affermazione della rinnovazione possibile
regressione della farnia a vantaggio del carpino bianco
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: ? (vari interventi
finora attuati - taglio di diversa intensità, impianto della farnia, ecc. - non hanno garantito una
buona rinnovazione della farnia)
76
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella agamica del carpino bianco; diffusa quella gamica della farnia
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: molti (mancanza di luce, alterazioni del bilancio idrico, patologie,
ecc.) per la rinnovazione gamica della farnia e non ancora ben conosciuti
disturbo: calpestio
tolleranza copertura: molto lunga per il carpino bianco,
non più di un triennio per la farnia
interventi di agevolazione: ?
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
biplana
biplana
tessitura
grossolana
regol. colma grossolana
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
40
D
49,5
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20 (30 potenziali)
18-22
copertura
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: possibile disseccamento della parte
alta della chioma della farnia in soggetti di grosse
dimensioni (dubbi sull’opportunità della conversione)
stress e patologie: vari fenomeni e agenti (rarefazione
della chioma, disseccamento dei rami apicali, disseccamento e necrosi delle foglie, formazione di rami avventizi e microfillia delle relative foglie) afferibili al cosiddetto “deperimento delle querce”
attacchi di insetti: defogliatori (Tortrix viridana)
danni antropogeni: calpestio, inquinamento (soprattutto forte aumento specie nitrofile) da fertilizzanti e da
fitofarmaci per deriva dai fondi agricoli contermini
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi:
specie
attività
periodo
specie che nidificano riproduzione marzo-giugno
in cavità
La fauna può essere favorita dal governo a fustaia e dal
mantenimento di formazioni arbustive articolate e
varie lungo il perimetro, a contatto con le zone agrarie.
Tutela di tutti gli alberi vetusti o anche secchi, soprattutto nel caso presentino cavità
intervallo
40-59
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Ranunculus auricomus
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: allocco, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: colombaccio, rigogolo
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Cornus mas,
Cornus sanguinea, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Fraxinus ornus, Prunus avium, Robinia pseudacacia, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 13/basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
20-22 (6-8 c. bianco) (perticaia)
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
frequenza inter. intercalari 5-8
percentuale prelievo
prioritario curare pop.
acces. (cfr. selv. di qualità) e controllare stato querce
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -2 (5)
numero medio specie emerofite: 2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
4
20
77
7.
Querco-carpineto collinare
p.p.Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini) ex Marincek 1994, var. a Quercus robur della
subass. violetosum hirtae (Poldini 1982) ex Marincek 1994 - £ 9160; G1.8/P-41.2A
# querco-carpineto collinare avanalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del
Cenozoico, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: S. Salvatore-Susegana
ATTUALE GESTIONE: non ordinariamente gestita
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus robur 4, Quercus petraea 2
specie secondarie: Carpinus betulus, Robinia pseudacacia, Acer campestre, Ulmus minor, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Ulmus glabra
specie accessorie: Prunus avium, Castanea sativa, Frangula alnus, Fraxinus ornus, Sorbus torminalis,
Ostrya carpinifolia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus robur, Quercus petraea, Carpinus betulus, Acer campestre, Ulmus minor, Acer pseudoplatanus,
Fraxinus excelsior, Ulmus glabra
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta in piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie (viti) e dagli
insediamenti urbani e periurbani; frequenti infiltrazioni della robinia e di specie eteroctone introdotte artificialmente o spontaneamente diffusesi
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
sce i carpini a scapito delle querce
78
la ceduazione favori-
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella agamica soprattutto del carpino bianco; diffusa quella delle querce
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: molti (mancanza di luce, alterazioni del bilancio idrico, patologie,
ecc.) per la rinnovazione gamica delle querce e non ancora ben conosciuti
disturbo: disordine colturale
tolleranza copertura: molto lunga per il carpino bianco, mediamente lunga per le altre specie, non
più di un triennio per le querce
interventi di agevolazione: non necessari per il carpino
bianco e le altre specie; necessari per quella gamica
delle querce per ridurre la concorrenza (non tagliare la
robinia)
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: possibile disseccamento della parte
alta della chioma della farnia in soggetti di grosse
dimensioni
stress e patologie: vari fenomeni e agenti (rarefazione
della chioma, disseccamento dei rami apicali, disseccamento e necrosi delle foglie, formazione di rami avventizi e microfillia delle relative foglie) afferibili al cosiddetto “deperimento delle querce”
attacchi di insetti: defogliatori (Tortrix viridana)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: conservare gli alberi secchi che
presentino cavità, soprattutto nelle zone di margine.
Cercare di rilasciare qualche grande farnia.
specie negativamente sensibili all’abbandono:
specie
attività
periodo
passeriformi del riproduzione, marzo-maggio
sottobosco
ricerca di cibo tutto l’anno
accorgimenti colturali: conservare qualche lacuna
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Omphalodes verna
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 11,67
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus sanguinea, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Prunus avium, Prunus spinosa, Robinia
pseudacacia, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità non ordinariamente gestita
altezza media (m)
18-20
modalità copertura
lacunosa
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
tempi miglioramento
generazione futura
specie adatte
querce
fertilità relativa
8
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (8)
numero medio specie emerofite: 0,67
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
78
D
71,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
58-78
79
8.
Carpineto tipico
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. caricetosum
pilosae Marincek, Poldini et Zupancic 1983 - £ 91G0; G1.8/P-41.2A
# carpineto tipico esalpico-avanalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico
e calcarei, suoli mesici - VARIANTI: con salice bianco
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Boscon-Sedico
ATTUALE GESTIONE: non ordinariamente gestita
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Carpinus betulus 3, Quercus robur 2, Salix alba 2 (var.)
specie secondarie: Alnus glutinosa, Fraxinus excelsior, Populus tremula, Quercus petraea, Ulmus minor,
Acer campestre
specie accessorie: Robinia pseudacacia, Prunus avium, Castanea sativa, Fagus sylvatica, Tilia cordata,
Tilia platyphyllos
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI: Carpinus betulus, Quercus
robur, Alnus glutinosa, Fraxinus excelsior, Quercus petraea, Ulmus minor, Acer campestre
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta in piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie e dagli insediamenti urbani e periurbani; frequenti infiltrazioni di robinia e sostituzione con castagno o con specie
eteroctone (soprattutto Pinus strobus)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione può
favorire il carpino a scapito delle querce e l’ingresso di specie più rustiche (castagno, orniello, carpino nero, robinia)
80
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella agamica soprattutto del carpino bianco; diffusa quella gamica anche delle
altre specie
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: molti (mancanza di
luce, alterazioni del bilancio idrico, patologie, ecc.) per
la rinnovazione gamica della farnia e non ancora ben
conosciuti
disturbo: disordine colturale
tolleranza copertura: molto lunga per il carpino bianco,
mediamente lunga per le altre specie, non più di un
triennio per la farnia
interventi di agevolazione: non necessari per il carpino
bianco e le altre specie; necessari per quella gamica delle
querce per ridurre la concorrenza (non tagliare la robinia)
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: tutelare i grandi alberi, particolarmente quelli di farnia. Preservare anche eventualmente altri piccoli alberi secchi, ricchi di cavità
specie negativamente sensibili all’abbandono:
specie
attività
periodo
passeriformi del riproduzione,
marzo-maggio
sottobosco
ricerca di cibo
tutto l’anno
accorgimenti colturali: favorire il mantenimento, a contatto con le chiarie interne o perimetrali, di fasce arbustive articolate, fitte e varie sotto il profilo compositivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: nel caso di conversione
alla fustaia possibili moderati danni alla rinnovazione
da seme da parte del capriolo
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Ranunculus auricomus
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore, lui verde, rampichino, tordo bottaccio
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 9,4
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea,
Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Prunus avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Tilia cordata, Tilia platyphyllos, Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 13/basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità non ordinariamente gestita
altezza media (m)
14-16
modalità copertura
regolare-colma
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
tempi miglioramento
generazione attuale
specie adatte
farnia, frassino maggiore
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (7)
numero medio specie emerofite: 0,6
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
50
D
49,7
intervallo
46-53
81
9.
Carpineto con frassino
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. caricetosum pilosae, varianti umide (es. var. a Quercus robur) Marincek, Poldini et Zupancic 1983
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993
91G0-9180; G1.8/P-41.2A - # carpineto con frassino esalpico submontano macrotermo, sub£
strati flyscioidi del Cenozoico e calcarei, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Anzaven-Cesiomaggiore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo – neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fraxinus excelsior 2, Alnus glutinosa 2, Carpinus betulus 2
specie secondarie: Populus tremula, Quercus robur, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Quercus
petraea, Ulmus minor, Robinia pseudacacia, Prunus avium, Castanea sativa, Picea abies
specie accessorie: Acer campestre, Tilia platyphyllos, Betula pendula, Fraxinus ornus, Salix caprea, Tilia
cordata, Ulmus glabra, Pinus sylvestris, Sorbus aria, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Carpinus betulus, Fraxinus excelsior, Quercus robur, Alnus glutinosa, Acer pseudoplatanus, Quercus
petraea, Ulmus minor
ALTERAZIONI ANTROPICHE: possibili infiltrazioni della robinia
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile, le due specie principali (carpino bianco e frassino maggiore) non entrano in competizione diretta ponendosi su piani diversi
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione può in parte
favorire il frassino; l’applicazione della selvicoltura d’educazione dovrebbe consentire il mantenimento di un
buon equilibrio fra le due specie; tagli su ampie superfici innescano spesso una fase a rovo di breve durata
82
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e diffusa quella gamica e agamica del carpino e del frassino, saltuaria ma sufficiente
quella della farnia
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: elevata per il carpino, per oltre un
decennio quella del frassino, non oltre un quinquennio
quella della farnia
interventi di agevolazione: non necessari nel breve
periodo
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
12
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
6
3
7,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
59
D
54,3
26-77
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: tutelare i grandi alberi, eventualmente presenti. Preservare anche eventualmente altri
piccoli alberi secchi, ricchi di cavità
specie negativamente sensibili all’abbandono:
specie
attività
periodo
passeriformi
riproduzione,
marzo-maggio
del sottobosco ricerca di cibo
tutto l’anno
accorgimenti colturali: favorire il mantenimento, a contatto con le chiarie interne o perimetrali, di fasce arbustive articolate, fitte e varie sotto il profilo compositivo
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 7-8
numero allievi/ha min.
80
max.
120
specie rilascio
frassino, farnia
turno
min.
15
cons.
15-20
limiti conv.
nessuno
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
15-18 (perticaia)
riferimento colturale
selvicoltura di educazione
frequenza inter. intercalari 8-10
percentuale prelievo
10-12
fertilità relativa
7
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Omphalodes verna, Ranunculus auricomus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore, lui verde, rampichino, tordo bottaccio
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,73
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea
sativa, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Prunus avium, Prunus spinosa,
Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia
platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 11
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +6 (7)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 2,82
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
83
10.
Carpineto con ostria
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. ostryetosum
Marincek, Poldini et Zupancic 1983 - £ 91G0; G1.H/P-41.81
# carpineto con ostria esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei e dolomitici, suoli
mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Case Bortot,Val Ardo-Belluno
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Carpinus betulus 3, Ostrya carpinifolia 2
specie secondarie: Fagus sylvatica, Castanea sativa, Sorbus aria, Fraxinus excelsior, Quercus petraea
specie accessorie: Fraxinus ornus, Acer pseudoplatanus, Prunus avium, Acer campestre, Frangula alnus,
Malus sylvestris, Populus tremula, Quercus pubescens, Ulmus minor, Picea abies, Ulmus glabra
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Fagus sylvatica, Sorbus aria, Fraxinus excelsior, Quercus petraea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; le due specie principali (carpino nero e carpino bianco)
raramente competono collocandosi in microambienti diversi (dossi o impluvi)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione può
aumentare l’aliquota del carpino nero che è invece sfavorito se si adottano turni lunghi
84
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile per tutte le specie
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: elevata per il carpino bianco
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
PREGI
nessuna alterazione significativa
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
specie
attività
periodo
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: eseguire gli interventi non
durante i periodi riproduttivi. Necessità di conservare:
alberi con cavità, anche morti, singoli soggetti di abete
rosso eventualmente presenti, qualche grande albero
con particolare riferimento a quelli con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero), alberi e arbusti da
bacca e da frutto (ciliegio, corniolo, edera, sorbi, ecc.)
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
capriolo
riposo,
tutto l’anno
alimentazione
accorgimenti colturali: mantenere il governo a ceduo
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,75
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus
oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Prunus
avium, Sorbus aria, Tilia cordata, Ulmus glabra,
Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 29/medio alto
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-8
numero allievi/ha min.
50
max.
specie rilascio
carpino bianco
turno
min.
15
cons.
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 6
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 3
specie pregiate: Helleborus niger, Omphalodes verna,
Orchis militaris
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana
(solo in presenza di alberi dominanti di buon portamento), allocco (solo in presenza di alberi con grosse
cavità), picchio verde e picchio rosso maggiore (solo in
presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per
quanto concerne il picchio verde, in situazioni di margine)
altre specie pregiate: lui verde, ciuffolotto
150
20-25
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 0,13
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
6
15
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
42
D
50,0
33-61
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
85
11.
Carpineto con cerro
p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994, subass. quercetosum cerris prov. in sched. - £ 91G0; G1.8/P-41.2A
# carpineto con cerro avanalpico-esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei e flyscioidi
del Cenozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Vaio della Mandria-Roverè Veronese
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus cerris 3
specie secondarie: Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Laburnum
anagyroides, Acer campestre
specie accessorie: Castanea sativa, Picea abies, Prunus avium, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus cerris, Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Acer campestre
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stabile collocandosi le due specie principali (cerro e carpino bianco) su piani diversi; possibile lento ma progressivo aumento della copertura del faggio e rapida e
progressiva scomparsa del castagno
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione o
anche la semplice riduzione della copertura a seguito di diradamenti troppo intensi, modificando il
microclima, potrebbero favorire l’ingresso delle specie più rustiche fra cui soprattutto il carpino
nero a scapito del faggio e del cerro
86
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e diffusa sia quella gamica sia quella agamica del carpino, saltuaria ma sufficiente
quella gamica del cerro
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: prolungata per il carpino
interventi di agevolazione: non necessari nel breve
periodo
Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: in caso di utilizzazioni, anche
puntuali, rilasciare tutti i grossi castagni e almeno
qualche cerro e faggio dominanti
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 10
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea,
Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
ornus, Laburnum anagyroides, Prunus avium, Prunus
spinosa, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
20-22 (fustaia)
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
frequenza inter. intercalari
8-10
percentuale prelievo
7-10
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (6)
numero medio specie emerofite: 1,67
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
15
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
71
D
57,7
45-71
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico:
specie pregiate: Digitalis lutea, Orchis pallens,
87
12.
Rovereto tipico
QUERCETO MESOFILO DI ROVERE TIPICO
Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994 - £ 9170; G1.8/P-41.26
# rovereto tipico esalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Fagarè-Cornuda
ATTUALE GESTIONE: non ordinariamente gestita
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus petraea 3, Ostrya carpinifolia 2, Castanea sativa 2
specie secondarie: Taxus baccata, Carpinus betulus, Fraxinus ornus, Quercus pubescens, Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Sorbus torminalis, Prunus avium
specie accessorie: Fagus sylvatica, Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Celtis australis,
Frangula alnus, Picea abies, Populus tremula, Tilia cordata, Ulmus glabra, Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus petraea, Ostrya carpinifolia, Tilia cordata, Taxus baccata, Carpinus betulus, Fraxinus ornus,
Sorbus aria, Sorbus torminalis, Prunus avium
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta in piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie; frequenti infiltrazioni di robinia
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
attualmente difficilmente prevedibili; probabile aumento della
copertura delle querce a scapito del castagno
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione favorisce le specie ad elevata facoltà pollonifera (castagno, carpino nero, robinia) riducendo la presenza di
rovere
88
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e diffusa quella agamica; scarsa e incerta quella gamica soprattutto delle querce
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica delle
querce è limitata dall’eccesso di concorrenza o di
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: disordine gestionale
tolleranza copertura: non oltre un decennio quella di
rovere, per lungo tempo quella di roverella
interventi di agevolazione: nel breve periodo non necessari
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Tortrix viridana,
Lymantria dispar, rr. Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione marzo-giugno
uccelli che
riproduzione febbraio-giugno
nidificano in cavità
accorgimenti colturali: conservare gli alberi con cavità
eventualmente presenti nonché soggetti con nidi di
rapaci. E’ da auspicare qualunque scelta selvicolturale
che favorisca la presenza di soggetti di grandi dimensioni
specie pregiate: Omphalodes verna, Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: potenzialmente presenti: falco
pecchiaiolo, nibbio bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea sativa, Celtis australis, Cornus mas, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Prunus avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia,
Sorbus aria, Tilia cordata, Ulmus glabra, Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 26/medio alto
modelli di combustibile: 7
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità non ordinariamente gestita
altezza media (m)
12-14
modalità copertura
regolare-colma
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
tempi miglioramento
generazione attuale
specie adatte
rovere, tiglio
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3, -1 (9)
numero medio specie emerofite: 0,7
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
52
D
47,0
27-71
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
da mettere in relazione alle caratteristiche della comunità ornitica della zona circostante
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1,33
89
13.
Rovereto dei substrati magmatici
p.p. Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979
p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994 - £ 9190; G1.8/P-41.5
(senza altre specificazioni) - # rovereto avanalpico submontano, substrati magmatici, suoli mesici
VARIANTI: dei suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Laghetto del Venda-Teolo; Restena, Costalta-Arzignano
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus petraea 4, Quercus pubescens 3, Castanea sativa 2
specie secondarie: Carpinus betulus, Fraxinus ornus, Acer pseudoplatanus, Sorbus domestica, Ulmus
minor, Acer campestre, Prunus avium
specie accessorie: Fagus sylvatica, Sorbus torminalis, Celtis australis, Juglans regia, Laburnum anagyroides, Olea europaea, Picea abies, Populus tremula, Prunus mahaleb, Malus sylvestris
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus petraea, Castanea sativa, Carpinus betulus, Fraxinus ornus, Acer pseudoplatanus, Ulmus minor,
Acer campestre, Prunus avium
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta in piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie; frequenti infiltrazioni di robinia
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
attualmente difficilmente prevedibili; probabile aumento della
copertura delle querce a scapito del castagno
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione favorisce le specie ad elevata facoltà pollonifera (castagno, carpino bianco, robinia) riducendo la presenza
di rovere
90
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e diffusa quella agamica; incerta quella gamica delle querce solo localmente capace
di affermarsi soprattutto lungo i margini delle formazioni ove non vi sia la presenza della robinia
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica delle
querce spesso limitata dall’eccessiva concorrenza o dalla
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: disordine gestionale
tolleranza copertura: non oltre un decennio quella di
rovere
interventi di agevolazione: nel breve periodo non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplano
fine
monoplano regol. colma fine
STATO VEGETATIVO
patologie: presenza nel castagno di ceppi ipovirulenti e
virulenti di Cryphonectria parasitica
attacchi di insetti: defogliatori (Tortrix viridana,
Lymantria dispar, rr. Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
nidificano in cavità
accorgimenti colturali: conservare gli alberi con cavità
eventualmente presenti nonché soggetti con nidi di
rapaci. E’ da auspicare qualunque intervento selvicolturale che favorisca la presenza di soggetti di grandi
dimensioni
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
34
D
38,6
34-43
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
da mettere in relazione alle caratteristiche della comunità ornitica della zona circostante
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: potenzialmente presenti: falco
pecchiaiolo, nibbio bruno, poiana, allocco, upupa, torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,43
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Celtis
australis, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Crataegus oxyacantha, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Laburnum anagyroides, Prunus avium, Prunus mahaleb,
Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Sorbus domestica,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 28/medio alto
modelli di combustibile: 7
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazioni o di transizione
altezza media (m)
16-18 (perticaia)
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
frequenza inter. intercalari
15-20
percentuale prelievo
n.d.
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DELLA COMPOSIZIONE DELLE
SPECIE ARBOREE
differenze composizione: +2 (8)
numero medio specie emerofite: 1,86
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
15
91
14.
Rovereto con tiglio
QUERCETO MESOFILO DI ROVERE CON TIGLIO
Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994, subass. tilietosum cordatae
Poldini prov. in sched. - £ 9170; G1.8/P-41.26
# rovereto con tiglio esalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Col del Balcon-Limana
ATTUALE GESTIONE: non ordinariamente gestita
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Tilia cordata 3, Quercus petraea 2
specie secondarie: Betula pendula, Carpinus betulus, Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Quercus
pubescens, Acer pseudoplatanus
specie accessorie: Picea abies, Sorbus aucuparia, Fraxinus ornus, Populus tremula, Prunus avium,
Sorbus aria, Acer campestre, Betula pubescens, Fraxinus excelsior, Laburnum anagyroides, Quercus
robur, Fagus sylvatica, Frangula alnus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Tilia cordata, Quercus petraea, Carpinus betulus, Quercus pubescens, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: maggiore presenza del tiglio e del castagno per ricolonizzazione da filari
marginali alle colture agrarie dove il tiglio era coltivato per la produzione della frasca e di legname
da opera per gli usi interni all’azienda
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
attualmente difficilmente prevedibili; probabile aumento delle
querce a scapito del castagno
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione favorisce
le specie ad elevata facoltà pollonifera (castagno, carpino nero, robinia) riducendo la presenza di rovere
92
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e diffusa quella agamica; scarsa e incerta quella gamica soprattutto di rovere
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica delle
querce è limitata per eccesso di concorrenza o di
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: disordine gestionale
tolleranza copertura: quella di rovere non oltre un
decennio
interventi di agevolazione: non necessari nel breve
periodo
specie pregiate: Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: potenzialmente presenti: falco
pecchiaiolo, nibbio bruno e poiana (solo caccia, non
nidificazione), allocco, upupa, torcicollo, picchio
verde, picchio rosso maggiore (nidificanti nel caso
siano presenti anche pochi grandi alberi)
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Tortrix viridana,
Lymantria dispar, rr. Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: nessuna,
tuttavia, per la fauna è opportuno mantenere i vecchi
alberi presenti, anche se marcescenti e/o morti.
specie negativamente sensibili all’abbandono: la trasformazione di ex pascoli e ex prati in bosco comporta, in
una fase transitoria, un impoverimento generale della
comunità ornitica fin tanto che la stessa non potrà
contare su una formazione strutturalmente evoluta
accorgimenti colturali: è da favorire, ove possibile, il
mantenimento di fasce di margine con le zone agrarie
ricche di arbusti e di grandi alberi
indicatore pregio cromatico: 10,17
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Betula pendula, Betula pubescens, Castanea sativa, Cornus sanguinea, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Prunus
avium, Sorbus aria, Tilia cordata, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 28/medio alto
modelli di combustibile: 7
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità non ordinariamente gestita
altezza media (m)
14-16
modalità copertura
regolare-colma
riferimento colturale
selvicoltura di qualità
tempi miglioramento
generazione attuale
specie adatte
rovere, tiglio
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3 (5)
numero medio specie emerofite: 0,33
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
57
D
59,0
41-80
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
da mettere in relazione alle caratteristiche della comunità ornitica della zona circostante
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
93
15.
Castagneto dei suoli xerici
CASTAGNETO CON OSTRIA A VINCA - p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini
1982) ex Marincek 1994, subass. quercetosum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994 - p.p.
Buglossoido purpurocaeruleae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol, Lausi, Piccoli et Poldini 1982 - £
9260; G1.B/P-41.9 - # castagneto avanalpico-esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei
e flyscioidi del Cenozoico, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Rubiana di Sopra-Caprino Veronese; Folina-Cison di Valmarino
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 3, Ostrya carpinifolia 2
specie secondarie: Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Taxus baccata, Ulmus minor, Acer
pseudoplatanus, Sorbus torminalis
specie accessorie: Prunus avium, Fagus sylvatica, Sorbus aria, Acer campestre, Frangula alnus, Picea
abies, Populus tremula, Pyrus pyraster, Quercus petraea, Quercus pubescens, Robinia pseudacacia,
Mespilus germanica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus petraea, Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Taxus baccata, Ulmus minor, Acer pseudoplatanus, Sorbus torminalis
ALTERAZIONI ANTROPICHE: probabile introduzione artificiale del castagno anche se in epoche remote
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
soprattutto a causa delle fitopatie potrebbe evolvere verso un ostrioquerceto o, più lentamente e ove le condizioni stazionali lo consentono, verso un rovereto tipico
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione rende la
formazione stabile per la notevole competitività del castagno; interventi tesi a favorire la rovere possono
avere risultati solamente nel lungo periodo e se accompagnati da taglio di contenimento del castagno
94
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica; scarsa e incerta quella gamica soprattutto di rovere
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica di rovere
può essere limitata dall’eccesso di concorrenza e di
copertura
disturbo: la ceduazione può limitare la partecipazione
della rovere
tolleranza copertura: quella di rovere non oltre un
decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
stress: presenza di stress idrici con conseguente riduzione della capacità concorrenziale e della crescita
patologie: presenza nel castagno di ceppi ipovirulenti e
virulenti di Cryphonectria parasitica; risulta comunque
pregiudicata la qualità e di conseguenza sorgono dubbi
sull’opportunità della conversione a fustaia
danni antropogeni: nelle matricine cipollatura del legno
dovuta a caratteristiche genetiche e/o alle modalità di
gestione del ceduo che determinano modificazioni nei
ritmi di crescita
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi castagni
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, civetta, allocco, gufo comune, upupa,
torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore.
altre specie pregiate: picchio muratore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 8,88
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Mespilus germanica, Prunus avium,
Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Sorbus aria,
Staphylea pinnata, Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: 8
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-7
numero allievi/ha min.
30
max.
80
specie rilascio
roverella
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
per motivi economici e fitosanitari
fertilità relativa 6
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -2 (9)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 0,63
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
40
D
50,9
40-57
95
16.
Castagneto dei suoli mesici
CASTAGNETO CON OSTRIA A EPIMEDIO
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. caricetosum pilosae Marincek, Poldini et Zupancic 1983 - £ 9260; G1.B/P-41.9 - # castagneto avanalpico-esalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Villabalzana-Arcugnano
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 4
specie secondarie: Betula pendula, Picea abies
specie accessorie: Fraxinus ornus, Acer pseudoplatanus, Carpinus betulus, Acer campestre, Fagus sylvatica, Frangula alnus, Juglans regia, Malus sylvestris, Ostrya carpinifolia, Populus tremula, Prunus avium,
Pyrus pyraster, Robinia pseudacacia, Sorbus aucuparia, Sorbus torminalis, Ulmus glabra, Ulmus minor,
Sorbus aria, Quercus petraea, Quercus pubescens, Prunus domestica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus petraea, Carpinus betrulus, Acer campestre, Ostrya carpinifolia, Ulmus glabra, Ulmus minor,
Sorbus aria
ALTERAZIONI ANTROPICHE: probabile introduzione artificiale del castagno anche se in epoche remote
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
soprattutto a causa delle fitopatie che riducono progressivamente
la copertura si ha una rapida evoluzione verso formazioni, ricche in acero e carpino bianco, di cui è
oggi difficile prevedere il tipo potenziale
96
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione rende
la formazione stabile per la notevole competitività del castagno; interventi tesi a favorire la rovere
possono avere risultati solamente nel lungo periodo e se accompagnati da taglio di contenimento
del castagno
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica; scarsa e
incerta quella gamica soprattutto di rovere
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica di rovere
può essere limitata dall’eccessiva concorrenza o dalla
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: la ceduazione può ridurre la presenza della
rovere
tolleranza copertura: rovere: non oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
patologie: prevalenza di ceppi ipovirulenti di
Cryphonectria parasitica; comunque risulta pregiudicata
la qualità e di conseguenza sorgono dubbi sull’opportunità della conversione a fustaia
danni antropogeni: nelle matricine cipollatura del legno
dovuta a caratteristiche genetiche e/o alle modalità di
gestione del ceduo che determinano modificazioni nei
ritmi di crescita
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione marzo-giugno
uccelli che
riproduzione febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi
castagni o i soggetti con cavità. In caso di vaste estensioni a ceduo, favorire in alcuni tratti la conversione
alla fustaia
INDICATORI QUANTITATIVI
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
50
D
45,2
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
31-76
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Omphalodes verna, Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, civetta, allocco, gufo comune, upupa,
torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 8,4
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea sativa, Cornus mas,
Cornus sanguinea, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Mespilus germanica, Prunus
avium, Prunus domestica, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 22/medio basso
modelli di combustibile: 8
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha min.
30
max.
60
specie rilascio
rovere se presente
turno
min.
14
cons.
16-18
limiti conv.
motivi economici e fitosanitari
fertilità relativa 7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3, -7 (7)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,73
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
4
10
97
17.
Castagneto dei suoli acidi
CASTAGNETO DEI SUOLI OLIGOTROFICI
Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979, subass. vaccinietosum myrtilli
Puncer et Zupancic 1979 - £ 9260-p.p. 9190; G1.B/P-41.9 - # castagneto avanalpico-esalpico
submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico, suoli mesici - VARIANTI: con faggio
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Combai-Miane
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata
a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 3
specie secondarie: Fagus sylvatica (var.), Populus tremula, Fraxinus ornus, Betula pendula, Pinus sylvestris
specie accessorie: Prunus avium, Frangula alnus, Quercus petraea, Sorbus aucuparia, Acer campestre,
Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Robinia pseudacacia, Tilia cordata, Carpinus betulus, Picea
abies
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Castanea sativa, Quercus petraea, Fagus sylvatica, Betula pendula
ALTERAZIONI ANTROPICHE: spesso ex castagneti da frutto
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stabile; in presenza di pessime condizioni fitosanitarie del castagno è possibile una lenta evoluzione verso il rovereto tipico; l’abbandono colturale può favorire l’ingresso della robinia
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione rende
stabile la formazione a causa della forte competitività del castagno; al momento sono scarse le possibilità di aumentare l’aliquota della rovere
98
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica; scarsa e incerta quella gamica sia di rovere che di faggio
fattori limitanti l’insediamento: possibili alterazioni edafiche per passata raccolta dello strame
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica di rovere e
di faggio può essere limitata da eccessiva concorrenza o
copertura; quella delle querce anche da agenti patogeni
fungini: Microsphaera alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: la ceduazione può ridurre la partecipazione
della rovere e del faggio
tolleranza copertura: rovere: non oltre un decennio; faggio: per lungo tempo
interventi di agevolazione: il taglio del castagno ne esalta
la capacità concorrenziale nei confronti delle altre specie
STATO VEGETATIVO
patologie: presenza di ceppi ipovirulenti e virulenti di
Cryphonectria parasitica; comunque risulta pregiudicata
la qualità e di conseguenza sorgono dubbi sull’opportunità della conversione a fustaia
danni antropogeni: nelle matricine cipollatura del legno
dovuta a caratteristiche genetiche e/o alle modalità di
gestione del ceduo che determinano modificazioni nei
ritmi di crescita
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi
castagni. In caso di vaste estensioni a ceduo, favorire in
alcuni tratti la conversione alla fustaia
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
28
D
37,3
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
21-54
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1,33
specie pregiate: Crocus napolitanus, Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, civetta, allocco, gufo comune, upupa,
torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,86
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea sativa, Cornus mas,
Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Prunus avium,
Robinia pseudacacia, Tilia cordata, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: 2
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-9
numero allievi/ha min.
50
max.
100
specie rilascio
rovere, faggio
turno
min.
15
cons.
20-25
limiti conv.
per motivi economici e fitosanitari
fertilità relativa 8
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3, -1 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,71
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
6
15
99
18.
Castagneto dei substrati magmatici
Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979, subass. vaccinietosum myrtilli
Puncer et Zupancic 1979 - £ 9260; G1.B/P-41.9
# castagneto dei substrati magmatici avanalpico submontano macrotermo, substrati magmatici,
suoli mesoxerici - VARIANTI: con faggio, con carpino bianco
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Rua-Torreglia; Monte Lonzina-Torreglia
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 4, Carpinus betulus 2 (in purezza var.)
specie secondarie: Fagus sylvatica (var.), Quercus petraea, Fraxinus ornus
specie accessorie: Robinia pseudacacia, Acer campestre, Frangula alnus, Laburnum anagyroides, Salix
caprea, Sorbus torminalis, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Castanea sativa, Quercus petraea, Carpinus betulus, Fraxinus ornus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: parte della sua ampia diffusione è da attribuirsi alla coltivazione del
castagno
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; in presenza di portaseme di rovere è possibile un progressivo e lento aumento della sua presenza
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: raramente gli interventi possono influire sul dinamismo; quelli che tendono a favorire l’aumento dell’aliquota di rovere devono essere accompagnati da taglio di contenimento del castagno
100
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica; scarsa e incerta quella gamica soprattutto di rovere
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica di rovere
può essere limitata dall’eccessiva concorrenza o dalla
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: la ceduazione può ridurre la partecipazione
della rovere
tolleranza copertura: rovere: non oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
stress: idrico con conseguente riduzione della crescita
patologie: presenza di ceppi ipovirulenti e virulenti di
Cryphonectria parasitica; comunque pregiudicata la
qualità e di conseguenza sorgono dubbi sull’opportunità della conversione a fustaia
danni antropogeni: nelle matricine cipollatura del legno
dovuta a caratteristiche genetiche e/o alle modalità di
gestione del ceduo che determinano modificazioni nei
ritmi di crescita
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi
castagni. Conservare tutti gli alberi con cavità eventualmente presenti. Favorire la presenza della rovere. In
caso di vaste estensioni a ceduo, favorire in alcuni tratti
la conversione alla fustaia
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
50
D
43,3
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
18
20-22
intervallo
37-51
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Orchis militaris, Teucrium scorodonia
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, civetta,
allocco, upupa, torcicollo, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: ghiandaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,5
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Cornus mas,
Crataegus monogyna, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Laburnum anagyroides, Mespilus germanica, Prunus
avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Viburnum
lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: 2
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha min.
30
max.
100
specie rilascio
rovere e faggio se presenti
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
per motivi economici e fitosanitari
fertilità relativa 7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 12
numero medio specie emerofite: 2,38
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
101
19.
Castagneto con frassino
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var.
geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini
1982 non Duvigneaud 1969 cerastietosum sylvaticae Poldini 1982) - £ 9260; G1.A/P-41.39
castagneto con frassino esalpico submontano macrotermo, substrati silicatici (arenacei del
#
Mesozoico, argillo-scistosi del Paleozoico e magmatici), suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Staro-Valli del Pasubio
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 3, Fagus sylvatica 2
specie secondarie: Fraxinus excelsior, Quercus petraea, Acer pseudoplatanus
specie accessorie: Acer campestre, Betula pendula, Carpinus betulus, Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Malus sylvestris, Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Ulmus glabra, Ulmus
minor, Prunus avium, Picea abies, Frangula alnus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Quercus petraea, Carpinus betulus, Ulmus glabra
ALTERAZIONI ANTROPICHE: introduzione del castagno per la sua coltivazione per vari usi collegati
all’azienda agraria
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
la mancanza della ceduazione facilita, negli ambienti più favorevoli, un rapido passaggio verso l’aceri-frassineto tipico o verso l’aceri-frassineto con ostria dove i
suoli sono dotati di minore potenza
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione favori-
sce la prevalenza del castagno e l’ingresso di robinia, sambuco e rovi
102
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica e anche quella gamica del frassino
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: la ceduazione rallenta l’affermazione della rinnovazione gamica del frassino
tolleranza copertura: non oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
specie pregiate: Crocus napolitanus
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, nibbio
bruno, poiana, civetta, allocco, gufo comune, upupa,
torcicollo, picchio verde, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore
patologie: limitata presenza di ceppi ipovirulenti di
Cryphonectria parasitica
PREGIO CROMATICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi
castagni. In caso di vaste estensioni a ceduo, favorire in
alcuni tratti la conversione alla fustaia
indicatore pregio cromatico: 8,67
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea sativa, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Prunus
avium, Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Ulmus glabra
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 24/medio basso
modelli di combustibile: 8
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha convenienza a conservare il ceduo
specie rilascio
fintanto che sussiste la richiesta di
turno
paleria grossa; “taglio a scelta” sulla
ceppaia; prelivo ogni 2-3 anni di
150 pali/ha
limiti conv.
nessuno
fertilità relativa 8
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -2 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 5
numero medio specie emerofite: 1,33
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
45
D
38,7
30-45
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
103
20.
Orno-ostrieto primitivo di forra
Hemerocallido lilioasphodelo-Ostryetum carpinifoliae Poldini 1982 - £ ?; G1.H/P-41.81
# orno-ostrieto primitivo di forra esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei e dolomitici, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Cismon del Grappa
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 3, Fraxinus ornus 2
specie secondarie: Pinus mugo, Pinus nigra, Pyrus pyraster, Taxus baccata, Salix appendiculata, Sorbus
aria
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Frangula alnus, Fraxinus excelsior, Laburnum
alpinum, Picea abies, Pinus sylvestris, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Pinus mugo, Pinus nigra, Taxus baccata, Salix appendiculata,
Sorbus aria
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
104
stabile; stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: acclività e rocciosità
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: nessuna in particolare. Tuttavia, merita segnalare che, nel caso una linea
d’esbosco attraversi questa formazione è opportuno
limitarne la permanenza nel tempo per non interferire
negativamente soprattutto con rapaci notturni (vedi
specie ad habitat protetto)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
1-2
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (7)
numero medio specie emerofite: 0,5
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
60
49,7
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
37-60
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Hemerocallis lilio-asphodelus
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: sparviere, allocco, gufo reale
(nelle forre)
altre specie pregiate: lui bianco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,25
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Daphne mezereum, Fagus sylvatica,
Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Prunus spinosa, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria,
Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 31/alto
modelli di combustibile: 13
105
21.
Orno-Ostrieto primitivo di rupe
Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979, subass. vaccinietosum myrtilli
Puncer et Zupancic 1979 - £ 9260; G1.B/P-41.9
# castagneto dei substrati magmatici avanalpico submontano macrotermo, substrati magmatici,
suoli mesoxerici - VARIANTI: con faggio, con carpino bianco
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Rua-Torreglia; Monte Lonzina-Torreglia
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Castanea sativa 4, Carpinus betulus 2 (in purezza var.)
specie secondarie: Fagus sylvatica (var.), Quercus petraea, Fraxinus ornus
specie accessorie: Robinia pseudacacia, Acer campestre, Frangula alnus, Laburnum anagyroides, Salix
caprea, Sorbus torminalis, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Castanea sativa, Quercus petraea, Carpinus betulus, Fraxinus ornus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: parte della sua ampia diffusione è da attribuirsi alla coltivazione del
castagno
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; in presenza di portaseme di rovere è possibile un progressivo e lento aumento della sua presenza
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: raramente gli interventi possono influire sul dinamismo; quelli che tendono a favorire l’aumento dell’aliquota di rovere devono essere accompagnati da taglio di contenimento del castagno
106
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante quella agamica; scarsa e incerta quella gamica soprattutto di rovere
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: quella gamica di rovere
può essere limitata dall’eccessiva concorrenza o dalla
copertura o da agenti patogeni fungini: Microsphaera
alphitoides (oidio) e Botrytis sp.
disturbo: la ceduazione può ridurre la partecipazione
della rovere
tolleranza copertura: rovere: non oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
stress: idrico con conseguente riduzione della crescita
patologie: presenza di ceppi ipovirulenti e virulenti di
Cryphonectria parasitica; comunque pregiudicata la
qualità e di conseguenza sorgono dubbi sull’opportunità della conversione a fustaia
danni antropogeni: nelle matricine cipollatura del legno
dovuta a caratteristiche genetiche e/o alle modalità di
gestione del ceduo che determinano modificazioni nei
ritmi di crescita
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
uccelli che
riproduzione
febbraio-giugno
utilizzano le cavità
accorgimenti colturali: risparmiare al taglio i vecchi
castagni. Conservare tutti gli alberi con cavità eventualmente presenti. Favorire la presenza della rovere. In
caso di vaste estensioni a ceduo, favorire in alcuni tratti
la conversione alla fustaia
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
50
D
43,3
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
18
20-22
intervallo
37-51
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Orchis militaris, Teucrium scorodonia
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, civetta,
allocco, upupa, torcicollo, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: ghiandaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,5
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Cornus mas,
Crataegus monogyna, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Laburnum anagyroides, Mespilus germanica, Prunus
avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Viburnum
lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: 2
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha min.
30
max.
100
specie rilascio
rovere e faggio se presenti
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
per motivi economici e fitosanitari
fertilità relativa 7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 12
numero medio specie emerofite: 2,38
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
107
22.
Orno-ostrieto primitivo di falda detritica
p.p. ORNO-OSTRIETO TIPICO- Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982
corr. Poldini et Vidali 1995 (= Seslerio variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43)
£ ?; G1.H/P-41.81 - # orno-ostrieto primitivo di falda detritica esalpico submontano macrotermo, substrati sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Cison di Valmarino
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 3, Quercus dalechampii (dubbi sul valore sistematico) 2
specie secondarie: Fraxinus ornus, Sorbus aria, Pinus sylvestris, Quercus pubescens
specie accessorie: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Salix appendiculata, Tilia cordata, Larix decidua
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Quercus dalechampii (dubbi sul valore sistematico), Sorbus aria,
Pinus sylvestris, Quercus pubescens
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
108
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
3-4
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
2
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (6)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
47
37,2
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
15-57
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Campanula thyrsoides
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
altre specie pregiate: lui bianco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,67
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Amelanchier ovalis, Castanea sativa, Cornus
mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fraxinus ornus, Larix
decidua, Sorbus aria, Tilia cordata, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 35/alto
modelli di combustibile: 10
109
23.
Orno-ostrieto tipico
Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995 (= Seslerio
variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43) - £ ?; G1.H/P-41.81
# orno-ostrieto tipico esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei e dolomitici, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Selva di Progno; Nove-Vittorio Veneto; Barbarano Vicentino; Termine
di Cadore-Castellavazzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 4
specie secondarie: Fraxinus ornus, Quercus dalechampii (dubbi sul valore sistematico), Quercus pubescens, Acer campestre
specie accessorie: Sorbus aria, Fagus sylvatica, Populus tremula, Prunus avium, Salix appendiculata,
Tilia cordata, Acer pseudoplatanus, Sorbus aucuparia, Picea abies, Abies alba, Castanea sativa, Cercis
siliquastrum, Carpinus betulus; Frangula alnus, Juglans regia, Prunus mahaleb
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Quercus sp., Acer campestre, Carpinus betulus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: talvolta sostituita con piantagioni soprattutto di Pinus nigra
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stabile; stadio durevole per condizionamenti edafici anche se la
sospensione della ceduazione facilita l’arricchimento con altre specie
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: il prolungamento dei
turni nel ceduo consente, seppur lentamente, un maggiore arricchimento con altre specie
110
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: eseguire gli interventi non
durante i periodi riproduttivi. Necessità di conservare:
alberi con cavità, anche morti, singoli soggetti di abete
rosso eventualmente presenti, qualche grande albero
con particolare riferimento a quelli con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero), alberi e arbusti da
bacca e da frutto (corniolo, edera, sorbi, ecc.)
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
capriolo
riposo, alimentazione tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere il governo a ceduo
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 2-4
numero allievi/ha min.
50
max.
100
specie rilascio
quelle diverse dal carpino nero
turno
min.
15
cons.
25-30
limiti conv.
motivi economici e limiti stazionali
fertilità relativa 4
PREGI
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 2
specie pregiate: Helleborus niger, Lilium carniolicum
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana
(solo in presenza di alberi dominanti di buon portamento), allocco (solo in presenza di alberi con grosse
cavità), picchio verde e picchio rosso maggiore (solo in
presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per
quanto concerne il picchio verde, in situazioni di margine)
altre specie pregiate: lui bianco, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7,45
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Castanea
sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus,
Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica,
Fraxinus ornus, Prunus avium, Prunus mahaleb, Prunus
spinosa, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia platyphyllos, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 35/alto
modelli di combustibile: 10
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,73
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
7
4
10
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
65
D
47,4
28-66
111
24.
Orno-ostrieto con carpino bianco
p.p. Seslerio albicantis-Ostryetum Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995 (= Seslerio variaeOstryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43), subass. carpinetosum betuli Poldini et Lasen 89 ex
sched. - p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass.
ostryetosum Marincek, Poldini, Zupancic 1983 - £ ?; G1.H/P-41.81 - # orno-ostrieto con carpino bianco esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Muten-Feltre
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 3
specie secondarie: Fraxinus ornus, Quercus petraea, Carpinus betulus, Sorbus aria, Castanea sativa
specie accessorie: Acer campestre, Prunus avium, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Laburnum
anagyroides, Malus sylvestris, Picea abies, Populus tremula, Quercus pubescens, Salix appendiculata,
Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Quercus petraea, Sorbus aria
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile dal momento che le due specie principali (carpino nero e
carpino bianco) si collocano in microambieni diversi (espluvio, impluvio)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la diffusione del più rustico carpino nero
112
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
la ceduazione facilita
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: eseguire gli interventi non
durante i periodi riproduttivi. Necessità di conservare:
alberi con cavità, anche morti, singoli soggetti di abete
rosso eventualmente presenti, qualche grande albero
con particolare riferimento a quelli con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero), alberi e arbusti da
bacca e da frutto (corniolo, edera, sorbi, ecc.)
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
capriolo
riposo, alimentazione tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere il governo a ceduo
INDICATORI QUANTITATIVI
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana
(solo in presenza di alberi dominanti di buon portamento), allocco (solo in presenza di alberi con grosse
cavità), picchio verde e picchio rosso maggiore (solo in
presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per
quanto concerne il picchio verde, in situazioni di margine)
altre specie pregiate: lui bianco, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 8,6
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus
oxyacantha, Daphne mezereum, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Mespilus germanica, Prunus avium, Prunus spinosa, Sorbus aria, Tilia
cordata, Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 10
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-8
numero allievi/ha min.
100
max.
200
specie rilascio
c. bianco e quelle diverse dal c. nero
turno
min.
15
cons.
25-30
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 5
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
7
4
10
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
55
D
48,0
37-59
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
113
25.
Orno-ostrieto con tiglio
p.p. Seslerio albicantis-Ostryetum Lausi et al. 82 em. Poldini 88, subass. tilietosum prov. in sched.
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 83, subass. tilietosum
in sched. - £ ?; G1.H/P-41.81 - # orno-ostrieto con tiglio esalpico submontano macrotermo,
substrati calcarei e dolomitici, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: S. Mamante-Belluno
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 3, Quercus dalechampii (dubbi sul valore sistematico) 2
specie secondarie: Tilia cordata, Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Populus tremula, Tilia platyphyllos,
Fagus sylvatica
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Prunus avium, Sorbus aria, Acer campestre, Alnus incana,
Laburnum alpinum, Picea abies, Pinus mugo, Quercus pubescens, Salix eleagnos, Sorbus aucuparia,
Ulmus minor, Quercus petraea, Castanea sativa, Malus sylvestris, Pinus sylvestris, Pyrus pyraster,
Robinia pseudacacia, Taxus baccata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ostrya carpinifolia, Tilia cordata, Fraxinus ornus, Quercus dalechampii (dubbi sul valore sistematico),
Carpinus betulus, Tilia platyphyllos, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus, Acer campestre, Quercus
petraea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nesuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
in condizioni morfologicamente favorevoli è possibile una lenta
evoluzione verso l’aceri-tiglieto di versante
114
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione tende
a mantenere l’attuale configurazione venutasi a creare anche perché il tiglio era spesso rilasciato
come matricina essendo poco adatto come legna da ardere
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
45
D
55,3
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
PREGI
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: eseguire gli interventi non
durante i periodi riproduttivi. Necessità di conservare:
alberi con cavità, anche morti, singoli soggetti di abete
rosso eventualmente presenti, qualche grande albero
con particolare riferimento a quelli con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero), alberi e arbusti da
bacca e da frutto (corniolo, edera, sorbi, ecc.)
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
capriolo
riposo, alimentazione tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere il governo a ceduo
INDICATORI QUANTITATIVI
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana
(solo in presenza di alberi dominanti di buon portamento), allocco (solo in presenza di alberi con grosse
cavità), picchio verde e picchio rosso maggiore (solo in
presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per
quanto concerne il picchio verde, in situazioni di margine)
altre specie pregiate: lui bianco, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 9,6
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Betula pendula, Castanea
sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus,
Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica,
Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Prunus avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia,
Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia platyphyllos, Viburnum
lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 10
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 5-7
numero allievi/ha min.
100
max.
specie rilascio
tiglio
turno
min.
15
cons.
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 5
intervallo
34-64
250
20-25
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -3 (10)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 0,2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
8
20
115
26.
Orno-ostrieto con leccio
Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995 (= Seslerio
variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43), subass. quercetosum ilicis Lasen et Poldini
1989 (= Quercetum ilicis H. Mayer 1969 non Br.-Bl. 1915), (= Celtidi australis-Quercetum ilicis
Pedrotti 1992) - £ 9340; G1.H/P-41.81 - # orno-ostrieto con leccio esalpico submontano
macrotermo, substrati calcarei, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Navene-Malcesine
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ostrya carpinifolia 2, Quercus ilex 2, Fraxinus ornus 2
specie secondarie: Quercus petraea, Quercus pubescens
specie accessorie: Sorbus aria
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus ilex, Fraxinus ornus, Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Quercus petraea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
nelle situazioni edaficamente più favorevoli vi è un lento passag-
gio verso l’ostrio-querceto
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la conversione al
ceduo composto più che alla fustaia può consentire un progressivo arricchimento in leccio, mentre
la ceduazione, soprattutto se con turni brevi, conserva l’attuale composizione
116
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante così come quella gamica del leccio
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: elevata per il leccio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
specie che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in cavità
accorgimenti colturali: favorire il mantenimento di
eventuali alberi con cavità
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 35/alto
modelli di combustibile: 10
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 3-5
numero allievi/ha min.
100
specie rilascio
leccio
turno
min.
15
limiti conv.
nessuno
fertilità relativa 5
max.
250
cons.
22-25
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,33
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: accorpata frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
52
D
47,3
32-58
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: allocco, upupa, torcicollo,
picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Cornus
sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna,
Fraxinus ornus, Sorbus aria, Viburnum lantana
117
27.
Ostrio-querceto tipico
Buglossoido purpurocaeruleae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol, Lausi, Piccoli et Poldini 1982
£ 91H0; G1.H/P-41.81
# ostrio-querceto esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei e sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Pozzolo-Barbarano Vicentino
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus pubescens 3, Ostrya carpinifolia 2
specie secondarie: Fraxinus ornus, Sorbus torminalis, Carpinus betulus, Ulmus minor, Castanea sativa,
Acer campestre
specie accessorie: Prunus avium, Sorbus aria, Ailanthus altissima, Cercis siliquastrum, Laburnum
anagyroides, Picea abies, Prunus domestica, Prunus mahaleb, Pyrus pyraster, Quercus cerris, Quercus
petraea, Taxus baccata, Celtis australis, Populus tremula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Sorbus torminalis, Ulmus minor, Acer campestre
ALTERAZIONI ANTROPICHE: talvolta sostituita con piantagioni soprattutto di Pinus nigra
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; nel lungo periodo è possibile una maggiore presenza della
roverella
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
sce il carpino nero e l’orniello
118
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
la ceduazione favori-
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: non necessari
altre specie pregiate: tortora, succiacapre, canapino,
zigolo nero, ortolano
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
specie che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano i n cavità
accorgimenti colturali: favorire il mantenimento degli
alberi con cavità e/o comunque creare i presupposti
affinché tali alberi possano formarsi (almeno un albero
per ettaro)
indicatore pregio cromatico: 7,85
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Amelanchier
ovalis, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Celtis australis,
Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus,
Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Cytisus sessilifolius, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Laburnum
anagyroides, Mespilus germanica, Prunus avium, Prunus
domestica, Prunus mahaleb, Prunus spinosa, Sorbus aria,
Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 33/alto
modelli di combustibile: 13
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 4-5
numero allievi/ha min.
50
max.
specie rilascio
querce, olmo, c. bianco
turno
min.
15
cons.
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 6
100
15-20
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 0,95
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
6
3
7,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
39
D
46,7
28-63
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Ophrys sphecodes gr., Orchis pallens
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: allocco, upupa, torcicollo,
picchio rosso maggiore
119
28.
Ostrio-querceto a scotano
Buglossoido purpurocaerulae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol et al. 1982, subass. a Cotynus coggygria
della razza geografica Lessini-Berici-Veronese - £ ?; G1.H/P-41.81 - # ostrio-querceto avanalpico-esalpico submontano macrotermo, substrati calcarei, substrati flyscioidi del Cenozoico, magmatici e sciolti, suoli mesoxerici - VARIANTI: con cerro, con roverella, a terebinto
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Viale-Rovolon; S. Ambrogio di Valpolicella
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Quercus pubescens 3 (in purezza var.), Ostrya carpinifolia 2, Quercus cerris 3 (var.)
specie secondarie: Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Fagus sylvatica, Pinus nigra, Pistacia terebinthus (var.)
specie accessorie: Acer campestre, Prunus mahaleb, Cercis siliquastrum, Laburnum alpinum, Laurus
nobilis, Prunus avium, Pyrus communis, Robinia pseudacacia, Sorbus aucuparia, Sorbus torminalis,
Celtis australis, Prunus domestica, Sorbus aria, Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: talvolta sostituita con piantagioni soprattutto di Pinus nigra
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; nel lungo periodo è possibile una maggiore presenza della
roverella (variante)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione favori-
sce il carpino nero e l’orniello
120
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella agamica facile e abbondante così come quella gamica di roverella
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: forte mortalità della rinnovazione gamica di roverella per varie cause
(soprattutto patologie)
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: elevata per la rinnovazione gamica
di roverella
interventi di agevolazione: non necessari
specie ad habitat protetto: assiolo, upupa, torcicollo
altre specie pregiate: succiacapre, zigolo nero, averla piccola, canapino, occhiocotto
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Operophtera brumata)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione - fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: nessuna in
particolare, tuttavia, è opportuno favorire la presenza
di almeno qualche grande albero, possibilmente con
cavità
specie negativamente sensibili all’abbandono: passeriformi
accorgimenti colturali: favorire il mantenimento di fasce
ecotonali, attraverso il controllo dello sviluppo di specie arbustive e arboree negli ex prati perimetrali
indicatore pregio cromatico: 8
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Amelanchier
ovalis, Celtis australis, Cornus mas, Cornus sanguinea,
Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Cytisus sessilifolius, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Laburnum alpinum, Mespilus germanica, Pistacia terebinthus, Prunus avium, Prunus domestica, Prunus mahaleb, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Sorbus aria,
Spartium junceum, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 35/alto
modelli di combustibile: 13
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 4-5
numero allievi/ha min.
50
max.
100
specie rilascio
querce, soprattutto cerro se presente
turno
min.
15
cons.
15-20
limiti conv.
motivi economici
fertilità relativa 4
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
6
3
7,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
55
D
49,0
42-55
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Orchis simia, Pistacia terebinthus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
121
29.
Aceri-tiglieto tipico
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. fraxinetosum
excelsioris Poldini in sched. var. a Tilia - £ 9180; G1.A/P-41.39
# aceri-tiglieto tipico esalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico, suoli
mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Polentes-Limana
ATTUALE GESTIONE: non ordinariamente gestita
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Tilia cordata 3, Acer pseudoplatanus 2
specie secondarie: Fraxinus excelsior, Fagus sylvatica
specie accessorie: Carpinus betulus, Acer campestre, Prunus avium, Quercus robur, Alnus incana,
Betula pendula, Castanea sativa, Fraxinus ornus, Ostrya carpinifolia, Picea abies, Populus tremula,
Robinia pseudacacia, Salix caprea, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Ulmus glabra, Juglans regia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Tilia cordata, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Carpinus betulus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: ridotta a piccoli lembi o sostituita dalle colture agrarie
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile una maggiore partecipazione del frassino mag-
giore
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione
potrebbe alterare gli attuali rapporti d’equilibrio fra le specie avvantaggiando soprattutto il frassino
e l’acero di monte
122
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: le specie che si rinnovano più facilmente per
via agamica possono prendere il sopravvento sulle altre
tolleranza copertura: oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: normalmente non vengono effettuati interventi.
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: rilasciare singoli alberi di notevoli dimensioni
platanus, Berberis vulgaris, Betula pendula, Castanea
sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Crataegus
monogyna, Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum,
Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus,
Prunus avium, Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Tilia
cordata, Ulmus glabra, Viburnum lantana, Viburnum
opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 16/basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità non ordinariamente gestita
altezza media (m)
20-22
modalità copertura
regolare-colma
riferimento colturale
selvicoltura di educazione
tempi miglioramento
generazione attuale
specie adatte
tiglio, frassino, faggio
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (5)
numero medio specie emerofite: 0,22
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
68
D
60,9
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
42-76
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, sparviere,
poiana, allocco, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: picchio muratore, tordo bottaccio
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 10
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudo-
123
30.
Aceri-tiglieto di versante
ACERI-TIGLIETO CON CARPINO NERO
Tilio platyphylli-Ostryetum carpinifoliae prov. in sched. (Lasen) - £ 9180; G1.A/P-41.39
# aceri-tiglieto di versante esalpico submontano macrotermo, substrati sciolti, suoli mesoxerici
VARIANTI: con faggio
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: S. Giovanni-Valstagna
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Tilia platyphyllos 2, Acer pseudoplatanus 2, Tilia cordata 2, Ostrya carpinifolia 2
specie secondarie: Betula pendula, Carpinus betulus, Fraxinus excelsior, Quercus pubescens, Ulmus glabra, Fagus sylvatica (var.), Taxus baccata
specie accessorie: Salix appendiculata, Populus tremula, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Acer platanoides, Sorbus aucuparia, Acer campestre, Abies alba, Laburnum anagyroides, Pinus mugo, Prunus
avium, Quercus robur, Sorbus aria, Ulmus minor, Picea abies, Frangula alnus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Tilia platyphyllos, Acer pseudoplatanus, Tilia cordata, Ostrya carpinifolia, Carpinus betulus, Fraxinus
excelsior, Taxus baccata
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile una riduzione della presenza del carpino nero
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
potrebbe facilitare una maggiore diffusione del carpino nero e dell’orniello
124
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
la ceduazione
disturbo: le specie che si rinnovano più facilmente per
via agamica possono prendere il sopravvento sulle altre
tolleranza copertura: oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma intermedia
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: conservare: alberi con cavità,
anche morti; qualche grande albero con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero), alberi e arbusti da
bacca e da frutto (ciliegio, corniolo, edera, sorbi, ecc.).
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
14-16 (perticaia)
riferimento colturale
fustaia monoplana
frequenza inter. intercalari n.d.
percentuale prelievo
n.d.
fertilità relativa
6
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger, Hesperis matronalis ssp.
candida, Omphalodes verna
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5 (potenziali)
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana,
solo in presenza di alberi dominanti di bel portamento; allocco, solo in presenza di alberi con grosse cavità;
picchio verde e picchio rosso maggiore, solo in presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per quanto concerne il picchio verde, ai margini
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 8,32
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Betula
pendula, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus
oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Larix decidua, Prunus avium,
Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia
platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 28/medio alto
modelli di combustibile: 11
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3 (7)
numero medio specie emerofite: 0,11
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
12
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
56
D
59,6
35-79
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
125
31.
Aceri-frassineto tipico
v
Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var. geogr.
Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini 1982 non
Duvigneaud - £ 9180; G1.A/P-41.39 - # aceri-frassineto tipico esalpico submontano macrotermo, substrati silicatici (arenacei del Mesozoico, argillo-scistosi del Paleozoico, flyscioidi del
Cenozoico, magmatici), suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Staro-Valli del Pasubio
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Acer pseudoplatanus 2, Fraxinus excelsior 2, Fagus sylvatica 2
specie secondarie: Quercus robur, Sorbus aria, Ulmus minor, Ulmus glabra, Carpinus betulus, Picea
abies, Tilia cordata
specie accessorie: Laburnum alpinum, Salix appendiculata, Acer campestre, Alnus glutinosa, Alnus
incana, Fraxinus ornus, Ostrya carpinifolia, Prunus avium, Robinia pseudacacia, Tilia platyphyllos,
Sorbus aucuparia, Juglans regia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Quercus robur, Ulmus minor, Ulmus glabra,
Carpinus betulus, Tilia cordata
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stabile; nei processi di ricolonizzazione il frassino tende a prevalere o ad essere esclusivo solo negli ambienti ottimali, negli altri, in genere, prevale l’acero di monte
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
quanto difficilmente altre specie riescono ad entrare nel consorzio
126
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
scarsa influenza in
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: le specie che si rinnovano più facilmente per
via agamica possono prendere il sopravvento sulle altre
tolleranza copertura: oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma grossolana
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger, Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 7 (potenziali)
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, poiana,
civetta, allocco, torcicollo, picchio verde, picchio rosso
maggiore
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: probabile comparsa nel frassino
maggiore del cuore nero oltre 70 anni di età
stress: possibili danni da gelo (cretti, biforcazione bassa)
soprattutto nelle formazioni poste al limite superiore
dell’optimum
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
trattandosi per lo più di boschi di neoformazione, gli
interventi selvicolturali hanno effetti non rilevanti sulle
specie sensibili. La presenza di tali specie è condizionata
da due fattori: caratteristiche degli ambienti limitrofi,
presenza di alberi di notevoli dimensioni, anche isolati
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,4
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Prunus avium,
Robinia pseudacacia, Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia
platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
20-22 (perticaia)
riferimento colturale
selvicoltura di educazione
frequenza inter. intercalari 5-8
percentuale prelievo
12-15
fertilità relativa
7
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (8)
numero medio specie emerofite: 0,87
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
12
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
35
D
49,1
34-78
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15-20
13-22
127
32.
Aceri-frassineto con ostria
ACERI-FRASSINETO CON CARPINO NEROv
Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var. geogr.
Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini 1982 non
Duvigneaud - £ 9180; G1.A/P-41.39 - # aceri-frassineto con ostria esalpico submontano macrotermo, substrati flyscioidi del Cenozoico e calcarei, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Ardo-Belluno
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fraxinus excelsior 2, Ostrya carpinifolia 2, Acer pseudoplatanus 2
specie secondarie: Taxus baccata, Carpinus betulus, Castanea sativa, Fagus sylvatica, Laburnum anagyroides, Tilia cordata, Abies alba, Acer platanoides, Picea abies
specie accessorie: Ulmus glabra, Tilia platyphyllos, Fraxinus ornus, Acer campestre, Laburnum
alpinum, Prunus avium, Quercus robur, Salix caprea, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Ulmus minor,
Populus tremula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fraxinus excelsior, Ostrya carpinifolia, Acer pseudoplatanus, Taxus baccata, Carpinus betulus, Tilia cordata, Acer platanoides
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile, localmente in relazione alla morfologia e all’uso pregresso,
può prevalere il carpino nero o l’acero di monte e il frassino
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
favorire una maggiore diffusione del carpino nero
128
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
la ceduazione può
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: le specie che si rinnovano più facilmente per
via agamica possono prendere il sopravvento sulle altre
tolleranza copertura: oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma intermedia
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: probabile comparsa sul frassino
maggiore del cuore nero oltre 70 anni di età
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger, Hesperis matronalis ssp.
candida
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore di specie ad habitat prottetto: 5 (potenziali)
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana,
solo in presenza di alberi dominanti di bel portamento; allocco, solo in presenza di alberi con grosse cavità;
picchio verde e picchio rosso maggiore, solo in presenza di alberi di una certa dimensione ubicati, per quanto concerne il picchio verde, in situazioni di margine
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: conservare: alberi con cavità,
anche morti; qualche grande albero con chioma ampia
e ramificata (non di carpino nero); alberi e arbusti da
bacca e da frutto (ciliegio, corniolo, edera, sorbi, ecc.).
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7,94
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus
mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Prunus avium, Sorbus aria,
Tilia cordata, Tilia platyphyllos, Ulmus glabra,
Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
14-16 (perticaia)
riferimento colturale
fustaia monoplana
frequenza inter. intercalari 10-12
percentuale prelievo
7-10
fertilità relativa
6
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +5 (7)
numero medio specie emerofite: 0,39
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
13
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
56
D
58,0
18-85
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
129
33.
Aceri-frassineto con ontano bianco
v
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var.
geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini
1982 non Duvigneaud 1969 cerastietosum sylvaticae Poldini 1982) - £ 9180; G1.A/P-41.39 #
aceri-frassineto con ontano bianco esalpico submontano macrotermo, substrati sciolti e arenacei del
Mesozoico, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Forcella Franche-Frassenè Agordino
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fraxinus excelsior 4, Acer pseudoplatanus 2, Alnus incana 2
specie secondarie: Sorbus aucuparia
specie accessorie: Alnus glutinosa, Picea abies, Acer campestre
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Alnus incana
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: probabile tendenza evolutiva verso l’aceri-frassineto tipico che
comunque sarà dotato di una certa aliquota di ontano bianco localizzato in particolari microambienti (depositi ricchi in sabbia e limo in cui si alternano periodi di elevata e ridotta disponibilità idrica)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
130
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: le specie che si rinnovano più facilmente per via agamica possono prendere il sopravvento
sulle altre
tolleranza copertura: oltre un decennio
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma intermedia
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: probabile comparsa nel frassino
maggiore del cuore nero oltre 70 anni di età
stress: possibili danni da gelo (cretti, biforcazione bassa)
soprattutto nelle formazioni al limite superiore dell’optimum
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: trattandosi
per lo più di boschi di neoformazione, gli interventi
selvicolturali non hanno effetti rilevanti sulle specie
sensibili. La presenza di tali specie è condizionata dalle
caratteristiche degli ambienti limitrofi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
allocco
riproduzione
febbraio-maggio
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: le infruttescenze dell’ontano
bianco rappresentano una notevole risorsa nutritiva per
svariate specie animali (uccelli di passo soprattutto); ne
consegue che almeno alcuni individui di questa specie
andrebbero conservati
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: poiana, allocco, torcicollo,
picchio verde, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,5
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 24/medio basso
modelli di combustibile: 11
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
20-22 (perticaia)
riferimento colturale
fustaia monoplana
frequenza inter. intercalari 8-10
percentuale prelievo
12-15
fertilità relativa
6
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (3)
numero medio specie emerofite: 1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
12
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
36
S
49,0
36-62
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
131
34.
Faggeta primitiva di rupe
FAGGETA PIONIERA
phytocoenon Pinus mugo-Rhododendron hirsutum-Fagus Lasen et Poldini in sched. - £?; G1.7/P-41.16 #
faggeta primitiva di rupe montana mesoterma, substrati dolomitici e calcarei, suoli xerici
VARIANTI: con ostria
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Zoldana-Forno di Zoldo
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 4
specie minoritarie: Larix decidua, Betula alba, Ostrya carpinifolia (var.)
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: acclività e rocciosità
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
132
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: normalmente non vengono effettuati interventi. Nel caso
delle linee aeree d’esbosco attraversino la formazione è
opportuno limitarne la permanenza nel tempo in
quanto possono interferire negativamente soprattutto
con i rapaci notturni (vedi specie ad habitat protetto)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
4-5
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (1)
numero medio specie emerofite: n.d.
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
n.d.
n.d.
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
n.d.
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: n.d.
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: sparviere, allocco, gufo reale
(nelle forre)
altre specie pregiate: lui bianco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: n.d.
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 33/alto
modelli di combustibile: 3
133
35.
Faggeta primitiva in falda detritica
FAGGETA PIONIERA
phytocoenon Pinus mugo-Rhododendron hirsutum-Fagus Lasen et Poldini in sched. - £ ?; G1.7/P-41.16
# faggeta primitiva di falda detritica montana mesoterma, substrati sciolti, suoli xerici
VARIANTI: con ostria
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Ardo-Belluno
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 4
specie secondarie: Ostrya carpinifolia (var.), Pinus mugo
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Sorbus aria, Betula pendula, Frangula alnus, Fraxinus ornus,
Sorbus aucuparia, Picea abies, Larix decidua
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Pinus mugo, Larix decidua
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: n.d.
134
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
specie negativamente sensibili agli interventi: normalmente non vengono effettuati interventi. Nel caso una
linea aerea d’esbosco attraversi la formazione è opportuno limitarne la permanenza nel tempo in quanto
può interferire negativamente soprattutto con i rapaci
notturni (vedi specie ad habitat protetto)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-3
modalità copertura
regolare-scarsa
fertilità relativa
2
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (3)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
43
51,8
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
41-62
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: sparviere, allocco, gufo reale
(nelle forre)
altre specie pregiate: lui bianco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,2
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Betula pendula, Castanea sativa,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Genista radiata, Laburnum alpinum, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 33/alto
modelli di combustibile: 3
135
36.
Faggeta submontana dei suoli mesici
FAGGETA SUBMONTANA MESOFILA
p.p. Hacquetio epipactido-Fagetum sylvaticae Kosir 1962, var. geogr. Anemone trifolia Kosir 1979,
subvar. geogr. Luzula nivea Poldini et Nardini 1993 - £ 9150; G1.7/P-41.13 #
faggeta esalpica submontana macroterma, substrati calcarei, dolomitici e flyscioidi del Cenozoico,
suoli mesici - VARIANTI: con acero, con carpino bianco
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Vaio della Mandria-Roverè Veronese
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 4, Ostrya carpinifolia 2, Ulmus glabra 2
specie secondarie: Carpinus betulus (var.), Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus (var.), Picea abies,
Prunus avium, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum
specie accessorie: Acer campestre, Laburnum anagyroides, Quercus petraea, Sorbus aria, Tilia cordata,
Castanea sativa, Sorbus aucuparia, Abies alba, Juglans regia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Carpinus betulus, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Ulmus glabra, Prunus avium
ALTERAZIONI ANTROPICHE: frequenti segni (terrazzamenti) di pregresse colture agrarie
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: interventi intensi
(diradamenti forti, ceduazione) possono modificare l’attuale microclima mesofilo favorendo le specie più rustiche
136
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante sia agamica che gamica; quella gamica di faggio si insedia soprattutto
nelle annate successive a quella di pasciona
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
18
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
51
D
47,4
37-66
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere eventuali vecchi castagni presenti nonché alcuni soggetti vetusti di faggio e,
più in generale, tutti gli alberi con cavità
specie negativamente sensibili all’abbandono: possibile
riduzione dei passeriformi
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 7-9
numero allievi/ha min.
100
max.
150
specie rilascio
sp. non faggio e tirasucchi faggio
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
nessuno
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
J/ha (m3)
perticaia
200-250
5-6
fustaia adulta
300-350
6-7
fustaia matura
400-450
5-6
turno
100-120
Hd/età
16/50
fertilità relativa
7
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
tecnologico: 140 (faggio, duramificazione facoltativa)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +4 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 15; fustaia: 90
numero medio specie emerofite: 0,15
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, poiana,
allocco, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 8,46
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Crataegus
oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Larix decidua, Prunus avium,
Sorbus aria, Tilia cordata, Ulmus glabra, Viburnum lantana, Viburnum opulus
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: fusti cilindrici e
spesso privi di rami almeno fino a 4-5 m
difetti ricorrenti: il castagno eventualmente presente
evidenzia spesso cipollatura
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
137
37.
Faggeta submontana tipica
p.p. Hacquetio epipactido-Fagetum sylvaticae Kosir 1962, var. geogr. Anemone trifolia Kosir 1979,
subvar. geogr. Luzula nivea Poldini et Nardini 1993 - £ 9150; G1.7/P-41.16 #
faggeta esalpica submontana macroterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli xerici
VARIANTI: con agrifoglio
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Reselè-Seren del Grappa
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 5
specie secondarie: Ilex aquifolium (var.), Pinus sylvestris
specie accessorie: Picea abies, Acer pseudoplatanus, Laburnum alpinum, Prunus avium, Quercus cerris,
Sorbus aria, Ulmus glabra, Fraxinus ornus, Abies alba, Laburnum anagyroides, Quercus pubescens,
Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI: Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; scarse possibilità di miglioramento per condizionamento
edafico
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: nel caso di governo a
fustaia probabile difficoltà di rinnovazione gamica del faggio nelle situazioni edaficamente meno
favorevoli; il governo a ceduo facilita l’ingresso delle specie più termofile e rustiche
138
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: difficile sia quella agamica che quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi; frequente mortalità delle ceppaie
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti
interventi di agevolazione: rilascio di un elevato numero
di allievi; nell’eventuale governo a fustaia: giusto
dosaggio della densità (controllo specie erbacee e luce)
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
nessuna alterazione significativa
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger, Ilex aquifolium
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, poiana,
allocco, picchio rosso maggiore
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere tutti gli alberi con
cavità, anche se secchi. Nel caso di formazioni estese e
strutturalmente monotone, preservare dal taglio singole piante o nuclei di abete rosso, anche se di origine
artificiale. Nel corso delle attività di ceduazione, cercare di preservare dal taglio gli arbusti da frutto e da
bacca
indicatore pregio cromatico: 6,33
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Castanea sativa, Cornus mas,
Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Crataegus monogyna, Cytisus sessilifolius, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Laburnum anagyroides, Prunus avium, Sorbus
aria, Ulmus glabra, Viburnum lantana, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 33/alto
modelli di combustibile: 3
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 4-6
numero allievi/ha min.
150
max.
250
specie rilascio
sp. non faggio e tirasucchi faggio
turno
min.
20
cons.
25-30
limiti conv.
futura difficoltà rinnovazione fustaia
fertilità relativa 4
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (1)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 0,11
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
7
4
10
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
34
D
37,5
22-47
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
139
38.
Faggeta submontana con ostria
Ostryo carpinifoliae-Fagetum sylvaticae Wraber 1966 ex Trinajstic 1972 var. geogr. Anemone trifolia
Poldini 1982, subvar. Luzula nivea Dakskobler 1991 - £ 9150; G1.H/P-41.81 #
faggeta con ostria esalpica submontana macroterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli xerici
VARIANTI: con tiglio, con tasso, con acero, con cerro
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Col dele Tosate-Ospitale di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 3, Ostrya carpinifolia 2, Quercus cerris 2 (var.)
specie secondarie: Taxus baccata (var.), Picea abies, Acer pseudoplatanus (var.), Quercus pubescens,
Quercus petraea, Ulmus glabra
specie accessorie: Fraxinus ornus, Carpinus betulus, Populus tremula, Laburnum anagyroides,
Laburnum alpinum, Sorbus aria, Acer campestre, Betula pendula, Castanea sativa, Frangula alnus,
Juglans regia, Larix decidua, Prunus avium, Pyrus pyraster, Salix appendiculata, Sorbus aucuparia,
Tilia cordata (var.), Ulmus minor, Fraxinus excelsior, Tilia platyphyllos, Abies alba, Acer platanoides,
Pinus mugo, Pyrus communis
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Ostrya carpinifolia, Quercus pubescens, Quercus petraea, Ulmus glabra
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: nel complesso stabile; microlocalmente dove la copertura è scarsa
tendono a prevalere le specie termofile, mentre dove la copertura tende ad essere colma prevale il
faggio
140
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione tende
ad aumentare la presenza del carpino nero, mentre il faggio può essere favorito anche dall’allungamento del turno
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella agamica del carpino nero, difficile quella del faggio sia agamica che gamica fattori
limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera
indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi;
frequente mortalità delle ceppaie
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti
interventi di agevolazione: rilascio di un elevato numero
di allievi; nell’eventuale governo a fustaia: giusto
dosaggio della densità (controllo specie erbacee e luce)
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: evitare interventi durante i periodi
riproduttivi. Necessità di tutelare: alberi con cavità,
anche morti, singoli soggetti di abete rosso eventualmente presenti, qualche grande albero con particolare
riferimento a quelli con chioma ampia e ramificata,
arbusti da bacca e da frutto (corniolo, edera, sorbi, ecc.).
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
capriolo
riposo, alimentazione tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere il governo a ceduo
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3)
numero allievi/ha
specie rilascio
turno
limiti conv.
fertilità relativa
2,5-4
min.
150
max.
250
sp. non faggio e tirasucchi faggio
min.
20
cons.
25-30
futurra difficoltà rinnovazione fustaia
4
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
7
4
10
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
59
D
45,2
24-68
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo e poiana
(solo in presenza di alberi dominanti di buon portamento), allocco (solo in presenza di alberi con grosse
cavità), francolino di monte, picchio cenerino; picchio
rosso maggiore
altre specie pregiate: lui bianco, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7,4
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Amelanchier ovalis, Berberis
vulgaris, Betula pendula, Castanea sativa, Cornus mas,
Cornus sanguinea, Crataegus monogyna, Crataegus oxyacantha, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Larix decidua, Prunus avium,
Prunus spinosa, Rhododendron hirsutum, Robinia pseudacacia, Rosa canina aggr., Sorbus aria, Tilia cordata,
Tilia platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 33/alto
modelli di combustibile: 3
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 10
numero medio specie emerofite: 0,2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
141
39.
Faggeta submontana dei suoli acidi
FAGGETA DEI SUOLI OLIGOCALCICI
Luzulo albidae-Fagetum sylvaticae Meus. 1937 var. geogr. Anemone trifolia Zukrigl 1989 £
9110; G1.7/P-41.11 - # faggeta esalpica submontana macroterma, substrati silicatici (arenacei del
Mesozoico, argillo-scistosi del Paleozoico, magmatici), suoli mesoxerici - VARIANTI: montana
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Staro-Valli del Pasubio
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE:
specie principali: Fagus sylvatica 4
specie secondarie: Picea abies (var.)
specie accessorie: Quercus petraea, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Castanea sativa, Fraxinus
ornus, Laburnum anagyroides, Salix caprea, Sorbus aucuparia, Sorbus aria, Populus tremula,
Laburnum alpinum, Larix decidua
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Quercus petraea, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI: stabile; possibile una maggior copertura da parte del faggio a scapito soprattutto del castagno ma anche delle altre specie
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione consente di conservare l’attuale composizione; modifiche anche strutturali si potrebbero avere con il
governo a fustaia e il trattamento a tagli successivi uniformi; in occasione dei tagli, sia nel ceduo
che nella fustaia, possibile ingresso dell’abete rosso e del larice
142
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: continua, facile e abbondante; quella del faggio concentrata in prossimità degli alberi portaseme dato il seme pesante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
fine
monoplana regol. colma intermedia
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo
riproduzione
aprile-luglio
poiana
riproduzione
marzo-luglio
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
picchio verde
riproduzione
marzo-giugno
riposo in cavità tutto l’anno
picchio rosso
riproduzione
marzo-giugno
maggiore
riposo in cavità tutto l’anno
accorgimenti colturali: mantenere eventuali vecchi alberi
presenti e, più in generale, tutti quelli con cavità.
L’eventuale presenza dell’abete rosso non andrebbe
contrastata soprattutto nelle formazioni monospecifiche
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 7-9
numero allievi/ha min.
100
max.
150
specie rilascio
tirasucchi faggio e diverse dal faggio
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
nessuno
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
n.d.
fustaia adulta
n.d.
fustaia matura
250-300
.turno
100-120
Hd/età
26/100
fertilità relativa
7
J/ha (m3)
n.d.
n.d.
4-5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 80-100 (abeti, marciumi radicali e del fusto)
tecnologico: 120 (faggio, duramificazione facoltativa)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -2 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 10; fustaia: 90
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
18
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
22
D
24,5
22-27
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, poiana,
allocco, picchio verde, picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,14
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Betula
pendula, Castanea sativa, Crataegus monogyna, Fagus
sylvatica, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Larix decidua, Sorbus aria,
Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: fusti cilindrici e
spesso privi di rami almeno fino a 4-5 m
difetti ricorrenti: il castagno eventualmente presente
evidenzia spesso cipollatura; le roveri non hanno spesso
buon portamento con frequenti rami morti anche in
basso
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: > 80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana-regol. colma
143
40.
Faggeta montana dei suoli xerici
FAGGETA MONTANA XERICA
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geogr. Luzula nivea Marincek, Poldini et
Zupancic 1989 - £ 9150; G1.7/P-41.16 #
faggeta esalpica montana mesoterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Pian delle Fugazze-Valli del Pasubio
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 5
specie secondarie: Picea abies
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Populus tremula,
Prunus avium, Sorbus aria, Salix appendiculata, Ostrya carpinifolia, Pinus mugo
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Fraxinus ornus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: talvolta pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; scarse possibilità evolutive per condizionamenti edafici
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: in occasione dei
tagli, sia nel ceduo che nella fustaia, possibile ingresso dell’abete rosso e del larice
144
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: sia quella agamica che quella gamica non sempre facile
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primaverili-estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e con fusti contorti
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
STATO VEGETATIVO
stress: perdita precoce (agosto) delle foglie a causa di
stress idrici
danni antropogeni: danni al fusto da pascolo pregresso
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
allocco
riproduzione
febbraio-aprile
accorgimenti colturali: mantenere eventuali vecchi alberi
con cavità. La presenza di qualche abete rosso può
favorire una diversificazione della comunità animale
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: ungulati: nel caso di
rinnovazione gamica (non in quella agamica)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 3-4
numero allievi/ha min.
100
max.
250
specie rilascio
tirasucchi faggio e diverse dal faggio
turno
min.
18
cons.
20-25
limiti conv.
stazionali
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
14-16 (perticaia)
riferimento colturale
tagli successivi
frequenza inter. intercalari 15-20
percentuale prelievo
15-18
fertilità relativa
5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 80-100 (abeti, marciumi radicali e del
fusto)
tecnologico: 160 (faggio, duramificazione facoltativa)
numero stadi sviluppo
6
ampiezza in anni/superficie
24
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
6
15
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
32
D
34,7
32-40
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: allocco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Daphne mezereum, Fagus sylvatica,
Fraxinus ornus, Genista radiata, Laburnum anagyroides,
Prunus avium, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria,
Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: portamento non buono per frequenti
danni remoti da pascolo; legno spesso nervoso
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 16/basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -1 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 5
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
145
41.
Faggeta montana tipica esalpica
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969, subass. fagetosum Poldini et
Nardini 1993 - £ 9130; G1.7/P-41.13 #
faggeta esalpica montana mesoterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli mesici
VARIANTI: con abete rosso
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Cansiglio-Fregona; Lusiana; Tresche Conca-Roana; Campo SilvanoBosco Chiesanuova; Cencenighe
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE: specie principali: Fagus sylvatica 5 - specie secondarie: Picea abies
(var.) - specie accessorie: Abies alba, Laburnum alpinum, Acer pseudoplatanus, Sorbus aucuparia,
Fraxinus excelsior, Ilex aquifolium, Populus tremula, Sorbus aria, Salix appendiculata, Prunus avium,
Laburnum anagyroides
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI: Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile in condizioni di optimum
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: al momento del
taglio, soprattutto nel governo a ceduo, frequente ingresso di singoli soggetti di abete rosso
146
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica che si insedia
soprattutto nelle annate successive a quella di pasciona
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e con fusti contorti
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità (controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
BIODIVERSITÀ
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
astore
riproduzione
marzo-giungo
sparviere
riproduzione
marzo-giungo
poiana
riproduzione
marzo-luglio
specie
francolino di
monte
gallo cedrone
civetta nana
differenze composizione: 0 (1)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 10; fustaia: 70
numero medio specie emerofite: 0,29
attività
riproduzione
periodo
marzo-luglio
parate nuziali,
nidificazione e
allevamento della
prole
nidificazione e/o
riposo in cavità
nidificazione e/o
riposo in cavità
nidificazione
riproduzione
riproduzione
aprile-luglio
tutto l’anno
civetta
tutto l’anno
capogrosso
allocco
febbraio-maggio
picchio nero
marzo-giugno
picchio rosso
marzo-giugno
maggiore
accorgimenti colturali: preservare dal taglio: alberi con
cavità, alberi con nidi e zone limitrofe, arene di canto.
Non intervenire in prossimità dei nidi in periodo riproduttivo. In caso di cenosi monospecifiche e strutturalmente monotone, è da favorire la presenza di qualche
conifera e di 4-5 alberi secchi per ettaro, laddove presenti
specie negativamente sensibili all’abbandono: nelle fasi
giovanili della fustaia e nei cedui invecchiati l’eccesso
di competizione fra i soggetti arborei porta alla mancanza di individui di notevoli dimensioni e di conseguenza una riduzione della macrofauna ad essi legata
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-7
numero allievi/ha min.
100
max.
150
specie rilascio
tirasucchi faggio e diverse dal faggio
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
nessuno
fustaia monoplana
J/ha (m3)
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
200-250
5-6
fustaia adulta
350-400
6-7
fustaia matura
400-450
5-6
turno
120-140
Hd/età
18/50
fertilità relativa
8
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 80-100 (abeti, marciumi radicali e del fusto)
tecnologico: 160 (faggio, duramificazione facoltativa)
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
22
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
40
D
41,3
18-62
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger, Ilex aquifolium,
Saxifraga petraea
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 11
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone,
civetta nana, civetta capogrosso, allocco, picchio nero,
picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: colombaccio, lui verde
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,74
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Cornus
sanguinea, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum,
Laburnum anagyroides, Larix decidua, Prunus avium,
Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: possibile sciabolatura nella parte basale in formazioni derivanti da conversioni all’altofusto
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 20/medio basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
147
42.
Faggeta montana tipica esomesalpica
p.p. Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969 £
9130; G1.7/P-41.13 #
faggeta esomesalpica montana mesoterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Casera Vedelei-Longarone
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE: specie principali: Fagus sylvatica 5, Pinus nigra 3
specie secondarie: Picea abies, Acer pseudoplatanus, Abies alba
specie accessorie: Taxus baccata, Laburnum alpinum, Sorbus aria, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus,
Salix appendiculata, , Salix caprea, Sorbus aucuparia, Ostrya carpinifolia, Betula pendula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Abies alba, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: dubbi sull’indigenato del pino nero presente in alcune località
(Rivamonte Agrordino) anche con esemplari di grandi dimensioni che non paiono d’origine artificiale
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
frequente alternanza fra abete rosso e faggio
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: al momento del
taglio, soprattutto nel governo a ceduo, frequente ingresso di soggetti di abete rosso e di larice che
sono quindi favoriti da interventi su ampie superfici
148
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica del faggio che si insedia soprattutto nelle annate successive a quella di pasciona; facile quella dell’abete rosso in presenza di
movimenti di terra; difficile quella dell’abete bianco spesso per mancanza di alberi portaseme
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e con
fusti contorti; quella degli abeti non oltre un ventennio
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
falco pecchiaiolo riproduzione
aprile-luglio
specie
attività
periodo
astore
riproduzione
marzo-giungo
sparviere
riproduzione
marzo-giungo
poiana
riproduzione
marzo-luglio
francolino di
riproduzione
marzo-luglio
monte
gallo cedrone
parate nuziali,
aprile-luglio
nidificazione e
allevamento
della prole
civetta nana
nidificazione e/o tutto l’anno
riposo in cavità
civetta capogrosso nidificazione e/o tutto l’anno
riposo in cavità
allocco
nidificazione
febbraio-maggio
picchio nero
riproduzione
marzo-giugno
picchio rosso mag. riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: preservare dal taglio: alberi con cavità,
alberi con nidi e zone limitrofe, arene di canto. Non intervenire in prossimità dei nidi in periodo riproduttivo
specie negativamente sensibili all’abbandono: nelle fasi
giovanili della fustaia e nei cedui invecchiati l’eccesso
di competizione fra i soggetti arborei porta alla mancanza di individui di notevoli dimensioni e di conseguenza una riduzione della macrofauna ad essi legata
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-7
numero allievi/ha min.
100
max.
150
specie rilascio
tirasucchi faggio e diverse dal faggio
turno
min.
15
cons.
18-22
limiti conv.
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
J/ha (m3)
perticaia
200-250
5-6
fustaia adulta
250-330
4,5-6
fustaia matura
330-400
5-6
turno
120-140
Hd/età
18/50
fertilità relativa
8
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
tecnologico: 160 (faggio, duramificazione facoltativa)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 10; fustaia: 70
numero medio specie emerofite: 0,05
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
22
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
4
5
12,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
44
D
33,9
16-52
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus, Helleborus niger
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 11
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone,
civetta nana, civetta capogrosso, allocco, picchio nero,
picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: colombaccio, lui verde
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3,88
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Betula pendula, Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum,
Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: possibile sciabolatura nella parte basale in formazioni derivanti da conversioni all’altofusto;
in presenza di conifere, il faggio può avere talvolta un
pessimo portamento a causa del prolungato aduggiamento
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 24/medio basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
149
43.
Faggeta montana tipica mesalpica
p.p. Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969 £
9130; G1.7/P-41.13 #
faggeta mesalpica montana mesoterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Caravaggio-Calalzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 5
specie secondarie: Abies alba, Picea abies
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI: Fagus sylvatica, Abies alba
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; talvolta si nota una tendenza all’alternanza con l’abete
bianco
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: al momento del
taglio, soprattutto nel governo a ceduo, frequente ingresso di soggetti di abete rosso e di larice
150
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile e abbondante sia quella agamica che quella gamica del faggio che si insedia soprattutto nelle annate successive a quella di pasciona; ridotta quella dell’abete rosso e solo in presenza di movimenti di terra; difficile quella dell’abete bianco anche per mancanza di alberi portaseme
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee; quella
di abete bianco limitata da carenze idriche dovute al continuo ringiovanimento del suolo e alla elevata pendenza
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti; quella degli abeti non oltre un ventennio
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
22
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
39
D
38,5
38-39
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
astore
riproduzione marzo-giungo
sparviere
riproduzione marzo-giungo
poiana
riproduzione marzo-luglio
francolino di monte riproduzione marzo-luglio
civetta capogrosso
nidificazione tutto l’anno
e/o riposo
in cavità
allocco
nidificazione febbraio-maggio
picchio nero
riproduzione marzo-giugno
picchio rosso
riproduzione marzo-giugno
maggiore
accorgimenti colturali: preservare dal taglio: alberi con
cavità, alberi con nidi e zone limitrofe, arene di canto.
Non intervenire in prossimità dei nidi in periodo
riproduttivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree stadio sviluppo
capriolo
abete bianco
rinnovazione
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-200
fustaia adulta
250-300
fustaia matura
350-400
turno
140-160
Hd/età
18/50
fertilità relativa
7
J/ha (m3)
3,5-4,5
5,5-4,5
4-4,5
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 11
specie ad habitat protetto: falco pecchiaiolo, astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone,
civetta nana, civetta capogrosso, allocco, picchio nero,
picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: colombaccio, lui verde
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3,5
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Daphne
mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: possibile sciabolatura nella parte basale in formazioni derivanti da conversioni all’altofusto;
frequente presenza di legno nervoso
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 21/medio basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: < 40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
tecnologico: 160 (faggio, duramificazione facoltativa)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 60
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
151
44.
Faggeta altimontana tipica
FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA A POLISTICO
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969, subass. fagetosum Poldini et
Nardini 1993, forma altitudinale (altimontana superiore) - £ 9130; G1.7/P-41.15 - # faggeta
esalpica-esomesalpica altimontana microterma, substrati calcarei e dolomitici, suoli mesici VARIANTI: con abete bianco, con larice, con abete rosso, a megaforbie, subalpina
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Posa Puner-Miane
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo - ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 4, Alnus viridis 2 (var.)
specie secondarie: Picea abies (var.), Laburnum alpinum, Betula pendula
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Sorbus aria, Larix decidua (var.), Abies alba (var.), Salix appendiculata, Sorbus aucuparia, Betula pubescens, Pinus mugo,
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Abies alba (*)
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; nel distretto esalpico e in quello esomesalpico la ricolonizzazione avviene dapprima per opera del larice seguito dall’abete rosso; solo in un momento successivo compare il faggio che alla lunga prende il sopravvento
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: al momento del
taglio, soprattutto nel governo a ceduo, frequente ingresso di soggetti di abete rosso e di larice
152
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: agamica e gamica relativamente facili e abbondanti; insediamento nelle annate successive
a quella di pasciona
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non
liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e
con fusti contorti
interventi di agevolazione: giusto dosaggio della densità
(controllo specie erbacee e luce)
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
25
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie in
cronologiche
in anni
ogni classe (ha)
7
4
10
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
38
D
42,3
20-73
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
nessuna alterazione significativa
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi:
specie
attività
periodo
picchio rosso maggiore riproduzione marzo-maggio
francolino di monte, fagiano di monte e picchio cenerino possono frequentare questa unità senza però che
vi siano interazioni con la gestione
accorgimenti colturali: salvaguardare eventuali grandi
faggi isolati
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 6-8
numero allievi/ha min.
100
max.
150
specie rilascio
sp. non faggio e tirasucchi faggio
turno
min.
20
cons.
25-30
limiti conv.
nessuno
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
J/ha (m3)
perticaia
150-180
3-3,5
fustaia adulta
180-250
2,7-3,7
fustaia matura
250-300
3,2-4
turno
140-160
Hd/età
22/60
fertilità relativa
8
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
tecnologico: 180 (faggio, duramificazione facoltativa)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1 (4)
specie ad habitat protetto: picchio rosso maggiore (francolino di monte, fagiano di monte, picchio cenerino)
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Betula
pendula, Betula pubescens, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum,
Sorbus aria
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: possibile sciabolatura nella parte basale in formazioni derivanti da conversioni all’altofusto;
talvolta legno nervoso
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 20/medio basso
modelli di combustibile: 3
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
differenze composizione: +2 (1)
disturbo dovuto al tipo di gestione: ceduo: 10; fustaia: 190
numero medio specie emerofite: 0,07
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
153
45.
Faggeta altimontana dei suoli acidi carbonatici
FAGGETA ALTIMONTANA DEI SUOLI DECALCIFICATI
phytocoenon Rhododendron ferrugineum-Fagus prov. - £ 9130; G1.7/P-41.15 #
faggeta esalpica-esomesalpica altimontana microterma, substrati dolomitici e calcarei, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Guslon-Chies d’Alpago
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ATTUALE SPECIE ARBOREE: specie principali: Fagus sylvatica 4, Larix decidua 2
specie secondarie: Laburnum alpinum, Pinus mugo, Picea abies, Abies alba, Sorbus aucuparia
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Salix appendiculata, Sorbus aria, Betula pendula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Sorbus aucuparia, Larix decidua, Abies alba
ALTERAZIONI ANTROPICHE: la reiterata ceduazione ed il pascolamento hanno influito negativamente
sulla crescita
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
bile maggiore ingresso dell’abete rosso
154
in caso di tagli possi-
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: agamica e gamica relativamente facili ma con insediamento lento e dilazionato nel tempo
a seguito di più di una pasciona
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo spessore della lettiera indecomposta, prolungati periodi siccitosi primaverili-estivi
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (soprattutto idrica) delle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: quella gamica di faggio se non liberata dopo 15-20 anni tende a crescere lentamente e con fusti contorti
interventi di agevolazione: al momento non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 28/medio alto
modelli di combustibile: 3
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: normalmente non vengono effettuati interventi
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazioni o di transizione
altezza media (m)
14-16 (fustaia adulta)
riferimento colturale
fustaia monoplana
frequenza inter. intercalari 20-25
percentuale prelievo
18-20
fertilità relativa
5
STANDARD NATURALITÀ DELLA COMPOSIZIONE DELLE
SPECIE ARBOREE
differenze composizione: +3 (4)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
7
20
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
54
S
46,0
39-54
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: francolino di monte
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5,5
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Betula pendula, Daphne mezereum,
Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum,
Sorbus aria
155
46.
Betuleto
?
?; ?
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Nevegal-Belluno
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Betula pendula 4, Tilia cordata 2
specie secondarie: Picea abies, Salix appendiculata
specie accessorie: Fagus sylvatica, Larix decidua, Populus tremula, Prunus avium, Sorbus aria, Sorbus
aucuparia, Ostrya carpinifolia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Tilia cordata, Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: formazioni di ricolonizzazione su ex-coltivi o ex-segativi o in zone percorse da incedio
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
lenta evoluzione verso faggete submontane
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
156
nessuno
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: la betulla si rinnova facilmente sia per via gamica che gamica; la rinnovazione delle altre
specie è scarsa e diffusa
fattori limitanti l’insediamento: per le specie diverse dalla betulla può essere limitante la concorrenza
delle specie erbacee e arbustive
fattori limitanti l’affermazione: per le specie diverse dalla betulla può essere limitante la concorrenza
delle specie erbacee e arbustive
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: oltre un ventennio
interventi di agevolazione: non necessari
STATO VEGETATIVO
VULNERABILITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 26/medio alto
modelli di combustibile: 10
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
7-10
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
3
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3, -1 (2)
numero medio specie emerofite: 1,29
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
42
41,9
33-52
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
E’ da segnalare che l’ambiente dei betuleti è molto
ricco di specie (fino a 30 specie nidificanti), legate
peraltro all’insieme delle condizioni e situazioni
ambientali circostanti (prati, boschetti, siepi arboree,
strutture civili, ecc.)
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: poiana, allocco, picchio rosso
maggiore, picchio verde (solo in situazioni caratterizzate dalla presenza di alberi maturi) e di formazioni non
pure
altre specie pregiate: picchio muratore, prispolone
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,57
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Betula
pendula, Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus
sylvatica, Fraxinus excelsior, Larix decidua, Prunus
avium, Rhododendron hirsutum, Rosa canina aggr.,
Sorbus aria, Tilia cordata, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
157
47.
Corileto
phytocoenon Galanthus-Corylus Poldini 1989 (= Galantho-Coryletum Poldini 1980)
phytocoenon a Corylus e Daphne mezereum Poldini et Vidali 1995 - £ ?;? #
corileto esalpico-mesalpico submontano-montano mesotermo, substrati calcarei, dolomitici, gessosi
e arenacei del Mesozoico, suoli mesoxerici - VARIANTI: macroterma
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Caviole-Belluno; Ferrara Monte Baldo
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Corylus avellana 4, Quercus pubescens 2 (var.)
specie secondarie: Fraxinus excelsior, Betula pendula, Ostrya carpinifolia, Populus tremula, Salix
caprea, Sorbus aucuparia, Acer campestre, Carpinus betulus, Sorbus aria
specie accessorie: Fraxinus ornus, Prunus avium, Alnus incana, Prunus spinosa, Salix appendiculata,
Salix eleagnos, Tilia platyphyllos, Ulmus glabra, Picea abies, Acer pseudoplatanus, Laburnum anagyroides
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Carpinus betulus, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: formazioni di ricolonizzazione di aree pascolate o sfalciate o in popolamenti arborei disturbati
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
evoluzione rapida verso carpineti, aceri-frassineti e faggete
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: il superamento della
sere a nocciolo avviene in tempi brevi a condizione che non si eseguano interventi diretti (impianti,
taglio ripetuto, trattamenti chimici di devitalizzazione, imbrigliamento della chioma con legacci in
filo di ferro)
158
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella gamica e agamica del nocciolo; diffusa quella delle altre specie
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: per le specie diverse dal
nocciolo può essere limitante la concorrenza delle specie erbacee e arbustive
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: anche oltre un ventennio
interventi di agevolazione: non opportuni
na aggr., Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia platyphyllos,
Ulmus glabra, Viburnum lantana, Viburnum opulus
VULNERABILITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 31/alto
modelli di combustibile: 10
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
nessuna, tuttavia, è da segnalare che l’evoluzione naturale tende a far regredire le specie proprie di spazi aperti o di zone di margine (averla piccola, prispolone,
zigolo muciatto, ecc.), che caratterizzano spesso le aree
in cui è presente l’unità nonché il francolino di monte
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
3-5
modalità copertura
regolare-colma
fertilità relativa
4
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +8, -2 (4)
numero medio specie emerofite: 0,85
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
33
41,4
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
28-54
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Omphalodes verna
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: francolino di monte
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,31
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Berberis vulgaris, Betula pendula, Castanea
sativa, Cornus mas, Cornus sanguinea, Crataegus
monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum anagyroides, Prunus
avium, Prunus spinosa, Robinia pseudacacia, Rosa cani-
159
48.
Mugheta macroterma
MUGHETA TERMOFILA
Amelanchiero ovalis-Pinetum mughi Minghetti in Pedrotti 1994 (Orno-Pinetum mughi Martin-Bosse
1967 subass. pinetosum mughi Poldini 1982) - £ 4060; F1.2/P-31.52 #
mugheta esalpica submontana macroterma, substrati calcarei, dolomitici e sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val delle Grave-Cesiomaggiore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus mugo 4
specie secondarie: Amelanchier ovalis
specie accessorie: Frangula alnus, Fraxinus ornus, Juniperus communis, Salix eleagnos, Berberis
vulgaris, Ostrya carpinifolia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus mugo, Amelanchier ovalis
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
160
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-3
modalità copertura
regolare-scarsa/lacunosa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (2)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
36
36,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
34-38
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: sulle rupi boscate sparviere,
gufo reale, allocco
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Berberis
vulgaris, Fraxinus ornus, Genista radiata
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 37/alto
modelli di combustibile: 12
161
49.
Mugheta mesoterma
MUGHETA MONTANA SUBOCEANICA E SUBCONTINETALE
Rhododendro hirsuti-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv. - p.p. Erico carneae-Pinetum prostratae
Zöttl 1951 nom. inv. - £ 4060; F1.2/P-31.52 - # mugheta mesalpica montana mesoterma, substrati calcarei, dolomitici e sciolti, suoli xerici - VARIANTI: esomesalpica, mesoendalpica
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Chiapuzza-S. Vito di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus mugo 4
specie secondarie: Laburnum alpinum, Genista radiata, Juniperus communis (intermedia), Larix decidua, Sorbus aucuparia, Amelanchier ovalis, Fagus sylvatica, Rhododendron hirsutum
specie accessorie: Salix glabra, Acer pseudoplatanus, , Salix appendiculata, Sorbus aria, Cotoneaster
nebrodensis, Juniperus nana, Lonicera alpigena, Lonicera coerulea, Salix waldsteiniana, Sorbus chamaemespilus, Picea abies, Betula pendula, Ostrya carpinifolia, Taxus baccata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus mugo, Laburnum alpinum, Genista radiata, Larix decidua, Sorbus aucuparia, Amelanchier
ovalis, Fagus sylvatica, Rhododendron hirsutum
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
162
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-3
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (8)
numero medio specie emerofite: 0,38
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
65
47,4
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
36-65
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: sparviere, francolino di
monte, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso
maggiore (tutti in densità ridotte)
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,25
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Betula pendula, Daphne mezereum,
Fagus sylvatica, Genista radiata, Laburnum alpinum,
Larix decidua, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 12
163
50.
Mugheta microterma dei suoli basici
MUGHETA MICROTERMA BASIFILA - Rhododendro hirsuti-Pinetum prostratae Zöttl 1951
nom. inv. - p.p. Rhodothamno-Rhododendretum hirsuti (Aich. 1933) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al.
1939 - £ 4070; F1.2/P-31.51 - # mugheta mesalpica-endalpica altimontana-subalpina microterma, substrati calcarei, dolomitici e sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Tre Croci-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus mugo 4, Rhododendron hirsutum 2
specie secondarie: Alnus viridis, Lonicera alpigena, Sorbus chamaemespilus, Larix decidua, Salix
appendiculata, Salix glabra, Juniperus nana
specie accessorie: Lonicera coerulea, Sorbus aucuparia, Picea abies, Betula pendula, Salix
waldsteiniana, Rhododendron ferrugineum
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus mugo, Rhododendron hirsutum, Alnus viridis, Lonicera alpigena, Sorbus chamaemespilus, Larix
decidua, Salix appendiculata, Salix glabra, Juniperus nana
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
164
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
fagiano di monte parate nuziali e
aprile-luglio
allevamento
della prole
accorgimenti colturali: mantenere le aperture prative
esistenti (interventi diretti e/o pascolo) o crearne di
nuove (0,5-2 ettari), a margine frastagliato
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali
specie arboree
stadio sviluppo
cervo
sorbo degli
tutti
uccellatori
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 29/medio alto
modelli di combustibile: 12
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-3
modalità copertura
regolare-colma
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (9)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
38
45,8
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
37-56
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: fagiano di monte
altre specie pregiate: bigiarella, organetto, crociere,
merlo dal collare, nocciolaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3
specie con pregio cromatico: Betula pendula, Betula pubescens, Daphne mezereum, Larix decidua, Rhododendron
ferrugineum, Rhododendron hirsutum
165
51.
Mugheta microterma dei suoli acidi carbonatici
MUGHETA MICROTERMA ACIDOFILA TIPICA - Sorbo chamaemespili-Pinetum mughi
Minghetti 1996 - p.p. Rhododendro ferruginei-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv. £
4060; F1.2/P-31.51 - # mugheta mesalpica-endalpica altimontana-subalpina microterma, substrati calcarei, dolomitici e sciolti, suoli xerici - VARIANTI: a empetro
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Campotorondo-Gosaldo
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus mugo 4, Larix decidua 2, Salix waldsteiniana 2, Rhododendron ferrugineum 2
specie secondarie: Sorbus chamaemespilus, Juniperus nana
specie accessorie: Alnus viridis, Betula pendula, Betula pubescens, Lonicera coerulea, Picea abies, Salix
appendiculata, Salix glabra, Sorbus aucuparia, Acer pseudoplatanus, Rhododendron hirsutum
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus mugo, Salix waldsteiniana, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum, Sorbus chamaemespilus,
Juniperus nana
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
interventi di agevolazione:
166
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
fagiano di monte parate nuziali e
aprile-luglio
allevamento
della prole
accorgimenti colturali: mantenere le aperture prative
esistenti (interventi diretti e/o pascolo) o crearne di
nuove (0,5-2 ettari), a margine frastagliato
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree stadio sviluppo
cervo
sorbo degli
tutti
uccellatori
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: 12
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-3
modalità copertura
regolare-colma
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (6)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
28
38,5
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
28-49
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: fagiano di monte
altre specie pregiate: bigiarella, organetto, crociere,
merlo dal collare, nocciolaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Betula
pendula, Betula pubescens, Larix decidua, Rhododendron
ferrugineum, Rhododendron hirsutum
167
52.
Mugheta a sfagni
Sorbo chamaemespili-Pinetum mughi Minghetti 1996 - £ 4060; F1.2/P-31.51 #
mugheta esalpica-mesalpica-endalpica altimontana-subalpina mesoterma-microterma, substrati calcarei, dolomitici e sciolti, suoli mesoxerici
VARIANTI: di torbiera
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: S. Marco-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA E ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus mugo 4
specie secondarie: Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Salix appendiculata, Sorbus aucuparia
specie accessorie: Lonicera alpigena, Picea abies, Salix glabra, Rhododendron hirsutum
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus mugo, Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Salix appendiculata, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio o tratti a ristagno idrico
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
168
gestione-fauna
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
fagiano di monte parate nuziali e
aprile-luglio
allevamento
della prole
accorgimenti colturali: mantenere le aperture prative
esistenti (interventi diretti e/o pascolo) o crearne di
nuove (0,5-2 ettari), a margine frastagliato
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree stadio sviluppo
cervo
sorbo degli
tutti
uccellatori
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-4
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (5)
numero medio specie emerofite: 0,25
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
27
27,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
18-22
intervallo
24-30
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Drosera rotundifolia
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: fagiano di monte
altre specie pregiate: bigiarella, organetto, crociere,
merlo dal collare, nocciolaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3
specie con pregio cromatico: Fagus sylvatica, Laburnum
alpinum, Rhododendron hirsutum
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 31/alto
modelli di combustibile: 12
169
53.
Pineta di pino silvestre primitiva di rupe
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA A ARCTOSTAFILO - Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. var. ad Arctostaphylos uva-ursi - £?; G4.4 #
pineta di pino silvestre primitiva di rupe esalpica-mesalpica-endalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli xerici - VARIANTI: con pino nero
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Reane-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus sylvestris 3
specie secondarie: Pinus mugo
specie accessorie: Larix decidua, Picea abies
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Pinus mugo
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: acclività e rocciosità
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
170
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: fillofagi (Thaumetopoea pityocampa),
blastofagi (Tomicus piniperda)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
3-7
modalità copertura
regolare-scarsa
fertilità relativa
1
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (2)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
29
29,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
26-32
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
specie ad habitat protetto: picchio cenerino, picchio
rosso maggiore.
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1
specie con pregio cromatico: Larix decidua
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 34/alto
modelli di combustibile: 1
171
54.
Pineta di pino silvestre primitiva di falda detritica
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA A ARCTOSTAFILO
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. var. ad Arctostaphylos uva-ursi
£ ?; ? - # pineta di pino silvestre primitiva di falda detritica esalpica-mesalpica montana mesoterma, substrati sciolti, suoli xerici - VARIANTI: endalpica
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Reane-Auronzo di Cadore; Pracedelan-Calalzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ARBUSTIVA ATTUALE
specie principali: Pinus sylvestris 3, Larix decidua 2, Pinus mugo 2
specie secondarie: Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Frangula alnus, Salix eleagnos, Sorbus chamaemespilus
specie accessorie: Salix glabra, Salix purpurea, Acer pseudoplatanus, Salix appendiculata, Sorbus aria,
Picea abies, Abies alba, Fagus sylvatica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE E ARBUSTIVE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Pinus mugo, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Frangula alnus, Salix eleagnos, Sorbus
chamaemespilus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamento edafico; in ambiente esalpico possibile ingresso e/o maggiore partecipazione dell’orniello
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
172
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: fillofagi (Thaumetopoea pityocampa),
blastofagi (Tomicus piniperda)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
4-8
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
3
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (7)
numero medio specie emerofite: 0,58
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
35
S
45,1
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
24-60
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Campanula thyrsoides, Cypripedium calceolus, Listera cordata
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
specie ad habitat protetto: picchio cenerino, picchio
rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,09
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Cornus sanguinea,
Crataegus monogyna, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Genista radiata, Larix decidua,
Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 1
173
55.
Pineta di pino silvestre esalpica tipica
Fraxino orni-Pinetum nigrae Martin-Bosse 1967 subass. pinetosum sylvestris Lasen et Poldini 1989 £
9531; G3.6/P-42.61 #
pineta di pino silvestre esalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli
xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Caralte-Perarolo di Cadore; La Stanga-Belluno
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus sylvestris 4, Ostrya carpinifolia 2
specie secondarie: Fraxinus ornus, Alnus incana, Quercus sp. (ibridi), Picea abies, Sorbus aria
specie accessorie: Salix appendiculata, Alnus glutinosa, Betula pendula, Fagus sylvatica, Pinus mugo,
Sorbus aucuparia, Frangula alnus, Acer pseudoplatanus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Quercus sp. (ibridi), Sorbus aria
ALTERAZIONI ANTROPICHE: possibile presenza in passato di pascolo soprattutto ovi-caprino
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
progressivo e consistente ingresso e diffusione delle latifoglie termofile che però raramente riescono a prendere il sopravvento (raro passaggio verso l’orno-ostrieto
tipico)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: interventi tesi a portare un cambiamento della composizione a favore delle latifoglie hanno spesso scarsi risultati per la
loro scarsa capacità di reazione
174
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante su suolo smosso; scarsa in presenza di un’elevata copertura dello strato
erbaceo; quella delle latifoglie si concentra soprattutto nelle aree di accumulo (microimpluvi, basso
versanti, ecc.)
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il
periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(idrica) delle specie erbacee
disturbo: il fuoco se interessa una ridotta superficie
(meno di 5000 m2) e se è basso facilita la rinnovazione
del pino ma elimina per lungo tempo le latifoglie; in
caso contrario la rinnovazione tarda anche per lungo
tempo (oltre un quindicennio) a reinsediarsi
tolleranza copertura: molto ridotta quella del pino, oltre
un ventennio quella delle latifoglie
interventi di agevolazione: solitamente non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
45
D
45,5
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
40-53
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus, Helleborus niger
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: allocco (in forra), picchio
cenerino, picchio nero (in numero ridotto)
altre specie pregiate: lui bianco, cincia mora
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: fillofagi (Thaumetopoea pityocampa)
blastofagi (Tomicus piniperda)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: merita segnalare
l’importanza anche per la fauna della presenza delle
latifoglie; il pino silvestre è comunque raramente interessato da danni da ungulati che possono invece comparire sulle latifoglie
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
60-80
fustaia adulta
80-120
fustaia matura
120-160
turno
110-140
Hd/età
18/70
fertilità relativa
4
J/ha (m3)
0,7-1
0,8-1,2
1-1,2
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 180 (sradicamento)
indicatore pregio cromatico: 4,88
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Betula pendula, Cornus sanguinea,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus,
Genista radiata, Laburnum anagyroides, Rhododendron
hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: talvolta eterogeneità nello spessore
dell’anello per alternanza di periodi a limitata crescita
con altri a crescita maggiore
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 36/alto
modelli di combustibile: 1
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il pino silvestre sia dotato di un buon
ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 70
numero medio specie emerofite: 0,63
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
4
30
175
56.
Pineta di pino silvestre esalpica con pino nero
Fraxino orni-Pinetum nigrae Martin-Bosse 1967 subass. pinetosum sylvestris Lasen et Poldini 1989 £
9531; G3.6/P-42.61 #
pineta di pino silvestre con pino nero esalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e
sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Caralte-Perarolo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus nigra 3
specie secondarie: Fraxinus ornus, Pinus mugo, Salix eleagnos, Pinus sylvestris, Ostrya carpinifolia,
Salix appendiculata
specie accessorie: Laburnum alpinum, Larix decidua, Populus nigra, Salix purpurea, Sorbus aria,
Frangula alnus, Betula pendula, Alnus cordata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus nigra, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Pinus sylvestris, Pinus mugo, Salix appendiculata
ALTERAZIONI ANTROPICHE: in passato possibile presenza di pascolo ovi-caprino
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
progressivo ingresso e diffusione delle latifoglie termofile che però
raramente riescono a prendere il sopravvento (raro passaggio verso l’orno-ostrieto tipico)
176
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: interventi tesi a portare un cambiamento della composizione a favore delle latifoglie hanno spesso scarsi risultati per la
loro scarsa capacità di reazione
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante su suolo smosso; scarsa in presenza di un’elevata copertura dello strato
erbaceo; quella delle latifoglie si concentra soprattutto nelle aree di accumulo (microimpluvi, basso
versanti, ecc.)
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
(idrica) delle specie erbacee
disturbo: il fuoco se interessa una ridotta superficie
(meno di 5000 m2) e se è basso facilita la rinnovazione
del pino ma elimina per lungo tempo le latifoglie; in
caso contrario la rinnovazione tarda anche per lungo
tempo (oltre un quindicennio) a reinsediarsi
tolleranza copertura: molto ridotta quella dei pini, oltre
un ventennio quella delle latifoglie
interventi di agevolazione: solitamente non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. scarsa intermedia
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: fillofagi (Thaumetopoea pityocampa),
blastofagi (Tomicus piniperda)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: merita segnalare
l’importanza anche per la fauna della presenza delle
latifoglie; i pini sono comunque raramente interessati
da danni da ungulati che possono invece comparire
sulle latifoglie
INDICATORI QUANTITATIVI
n. medio
15
intervallo
13-17
Pregi
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Hemerocallis lilio-asphodelus
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: allocco (in forra), picchio
cenerino, picchio nero (in numero ridotto)
altre specie pregiate: lui bianco, cincia mora
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,6
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Berberis
vulgaris, Betula pendula, Cornus sanguinea, Coronilla
emerus, Crataegus monogyna, Fraxinus ornus, Genista
radiata, Laburnum alpinum, Larix decidua, Sorbus aria
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: lunghezza fusto da lavoro limitata
soprattutto nel pino nero; in quest’ultima specie possibile eterogeneità dello spessore dell’anello in concomitanza con annate di pullulazione della processionaria
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
80-100
fustaia adulta
100-160
fustaia matura
160-200
turno
120-140
Hd/età
20/70
fertilità relativa
4
J/ha (m3)
1-1,5
1,5-2
2-2,5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 170 (sradicamento)
Suscettività alle calamità naturali
INCENDI
potenziale pirologico: 34/alto
modelli di combustibile: 1
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il pino silvestre e il pino nero siano dotati
di un buon ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 55
numero medio specie emerofite: 0,6
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
4
30
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
C
70
55,2
40-70
numerosità specie ornitiche
177
57.
Pineta di pino silvestre esalpica con faggio
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Anemone trifolia Marincek et al.
1989 - £ 9531; G3.6/P-42.61 #
pineta di pino silvestre con faggio esalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e
sciolti, suoli xerici - VARIANTI: con pino nero
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Pontesei-Forno di Zoldo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Fagus sylvatica 3, Pinus sylvestris 3
specie secondarie: Fraxinus ornus, Sorbus aria, Acer pseudoplatanus, Ostrya carpinifolia, Picea abies
specie accessorie: Frangula alnus, Laburnum anagyroides, Sorbus aucuparia, Laburnum alpinum,
Taxus baccata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Sorbus aria, Acer pseudoplatanus, Ostrya carpinifolia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
frequenti relazioni dinamiche con faggeta montana dei suoli xerici soprattutto nelle condizioni edaficamente più favorevoli
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: gli interventi tesi a
liberare il faggio non sono solitamente richiesti data la scarsa capacità coprente del pino silvestre
178
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella del pino facile e abbondante su suolo smosso, scarsa in presenza di un’elevata
copertura dello strato erbaceo; quella del faggio, relativamente facile in mancanza di movimenti franosi, si concentra soprattutto nelle aree di accumulo (microimpluvi, basso versanti, ecc.)
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (idrica) delle specie erbacee
disturbo: il fuoco se interessa una ridotta superficie
(meno di 5000 m2) e se è basso facilita la rinnovazione
del pino ma elimina per lungo tempo il faggio; in caso
contrario la rinnovazione tarda anche per lungo tempo
(oltre un quindicennio) a reinsediarsi ed è in genere
costituita soprattutto da faggio
tolleranza copertura: molto ridotta quella del pino, oltre
un ventennio quella del faggio
interventi di agevolazione: solitamente non necessari
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: allocco (in forra), picchio
cenerino, picchio nero (in numero ridotto)
altre specie pregiate: lui bianco, cincia mora
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
biplana
biplana
copertura
tessitura
grossolana
regol. scarsa grossolana
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: fillofagi (Thaumetopoea pityocampa),
blastofagi (Tomicus piniperda)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: merita segnalare
l’importanza anche per la fauna della presenza delle
latifoglie
Indicatori quantitativi
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
50-70
fustaia adulta
80-100
fustaia matura
100-120
turno
120-140
Hd/età
n.d.
fertilità relativa
6
J/ha (m3)
0,7-0,9
1-1,2
1-1,2
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 160 (sradicamento)
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6,75
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Coronilla emerus, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Laburnum anagyroides, Larix decidua,
Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: talvolta eterogeneità nello spessore
dell’anello per alternanza di periodi a limitata crescita
con altri a crescita maggiore
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 1
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio e il pino silvestre siano dotati di
un buon ancoraggio
tendenza strutturale: biplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: n.d.
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
4
30
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
37
S
35,2
29-40
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
179
58.
Pineta di pino silvestre mesalpica tipica
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. - £ ?; G3.6/P-42.61 #
pineta di pino silvestre mesalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli
xerici
VARIANTI: su substrati gessosi
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Reane-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus nigra 3, Pinus sylvestris 2, Pinus mugo 2
specie accessorie: Picea abies, Sorbus aria, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: in passato possibile presenza di pascolo ovi-caprino; la presenza del pino
nero è dovuta a rimboschimenti fatti dopo il primo conflitto mondiale (Cortina d’Ampezzo)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
180
stadio durevole condizionato edaficamente
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante su suolo smosso; scarsa in presenza di un’elevata copertura dello strato
erbaceo; molto rara quella dell’abete rosso
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (idrica) delle specie erbacee
disturbo: il fuoco se interessa una ridotta superficie (meno di 5000 m2) e se è basso facilita la rinnovazione del pino; in caso contrario la rinnovazione tarda anche per lungo tempo (oltre un quindicennio) a reinsediarsi
tolleranza copertura: molto ridotta
interventi di agevolazione: solitamente non necessari
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA:
nessuna
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
16-18
modalità copertura
regolare-scarsa
fertilità relativa
4
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +4 (2)
numero medio specie emerofite: 0,33
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
58
42,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
intervallo
33-58
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Viola pinnata
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5
specie ad habitat protetto: sparviere, francolino di
monte, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso
maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, nocciolaia
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Fagus sylvatica, Larix decidua, Rhododendron hirsutum, Sorbus
aria, Viburnum lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 31/alto
modelli di combustibile: 1
181
59.
Pineta di pino silvestre mesalpica con abete rosso
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. - £ 9422; G3.2/P-42.22
# pineta di pino silvestre con abete rosso mesalpica montana mesoterma, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli mesoxerici
VARIANTI: a molinia
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Marzon-Auronzo di Cadore; Pracedelan-Calalzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus sylvestris 3, Pinus nigra 2, Picea abies 2
specie accessorie: Sorbus aria, Alnus incana, Frangula alnus, Larix decidua, Fagus sylvatica, Sorbus
aucuparia, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Pyrus pyraster
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Picea abies, Sorbus aucuparia, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: in passato possibile presenza di pascolo ovi-caprino; la presenza del pino
nero è dovuta a rimboschimenti fatti dopo il primo conflitto mondiale (Cortina d’Ampezzo)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
frequenti ma lenti passaggi verso la pecceta dei substrati carbonatici (var. dei suoli xerici e su substrati gessosi) o verso il piceo-faggeto dei suoli xerici
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: consigliabili interventi solo nelle fasi più mature per liberare la rinnovazione sottoposta dell’abete; importanza di
conservare il pino silvestre come ricolonizzatore in caso di eventuali accidenti
182
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella del pino facile e abbondante su suolo smosso, scarsa in presenza di un’elevata
copertura dello strato erbaceo; quella dell’abete rosso si insedia lentamente in modo diffuso
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza (idrica) delle specie erbacee
disturbo: il fuoco se interessa una ridotta superficie
(meno di 5000 m2) e se è basso facilita la rinnovazione
del pino; in caso contrario la rinnovazione tarda anche
per lungo tempo (oltre un quindicennio) a reinsediarsi
tolleranza copertura: molto ridotta (anche quella dell’abete rosso)
interventi di agevolazione: solo raramente necessari per
liberare qualche soggetto di abete rosso particolarmente sofferente ma ancora vitale
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
mon./bipl.
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus, Platanthera chlorantha
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 5 (6)
specie ad habitat protetto: sparviere, francolino di
monte, (gallo cedrone), picchio cenerino, picchio nero,
picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, nocciolaia
PREGIO CROMATICO
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: nessuna in particolare, tuttavia, è sempre opportuno favorire le latifoglie,
anche arbustive e mantenere i soggetti, anche isolati, di
abete rosso, potenziali siti per la nidificazione
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-170
fustaia adulta
180-200
fustaia matura
220-240
turno
150-170
Hd/età
24/100
fertilità relativa
6
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
J/ha (m3)
2-2,5
2,5-3
2,5-3
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 170 (sradicamento)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -3, +1 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 83
numero medio specie emerofite: 0,64
indicatore pregio cromatico: 4,71
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Larix decidua, Prunus spinosa, Rhododendron hirsutum, Rosa canina aggr., Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: frequente eterogeneità nello spessore
dell’anello nell’abete rosso a causa della lenta crescita
iniziale; possibile azzurramento del pino silvestre
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 30/alto
modelli di combustibile: 1
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso; superficiali o impediti nella crescita
nel pino silvestre nonostante sia dotato di un buon
ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
8
20
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
52
S
47,0
36-60
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
183
60.
Pineta di pino silvestre endalpica
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. - £ 9422; G3.3/P-42.32
# pineta di pino silvestre endalpica montana-altimontana microterma, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli xerici
VARIANTI: con abete rosso, con cembro
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Rufiedo-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Pinus sylvestris 2
specie secondarie: Picea abies (var.), Larix decidua, Pinus mugo
specie accessorie: Sorbus aucuparia, Pinus cembra (var.)
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Pinus sylvestris, Picea abies, Pinus cembra, Larix decidua
ALTERAZIONI ANTROPICHE: in passato presenza di pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
scarse possibilità evolutive a causa di continui ringiovanimenti edafici
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
184
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione delle varie specie relativamente continua con particolari localizzazioni: pino
silvestre su suolo smosso, abete rosso nel fondovalle su vecchie ceppaie, larice e cembro in modo
sparso con tendenza all’alterananza
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza (idrica) delle specie erbacee, talvolta mancanza di calore
disturbo: pascolo
tolleranza copertura: elevata salvo per quella del pino silvestre
interventi di agevolazione:
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
mon./mult.
mon./mult. lacunosa
tessitura
fine
fine
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA: nessuna, tuttavia, è
da segnalare che gruppi di abete rosso possono costituire zone di rifugio nel caso di nevicate intense e prolungate. Possibili danni alla rinnovazione di larice da
parte degli ungulati
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
100
1,8
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
fertilità relativa
media
150
Ip (%)
min. 20
20-22
5
massima
1,2
max. -
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, cincia bigia alpestre, rampichino alpestre, bigiarella
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,5
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Daphne
mezereum, Larix decidua, Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: n.d.
difetti ricorrenti: n.d.
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 32/alto
modelli di combustibile: 1
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il pino silvestre sia dotato di un buon
ancoraggio
tendenza strutturale: monoplana/multiplana non regol.colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 80
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
73
21
6
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
54
47,7
42-54
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6 (9)
specie ad habitat protetto: (astore, sparviere) francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio nero, picchio rosso maggiore, picchio tridattilo(?)
185
61.
Piceo-Faggeto dei suoli xerici
PICEO-FAGGETO TERMOFILO
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea Marincek et al. 1989,
subass. caricetosum albae Marincek et al. 1989 - £ 9150; G1.7/P-41.16 - # piceo-faggeto mesalpico montano mesotermo, substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli xerici - VARIANTI: con pino
cembro, su substrati gessosi, con larice
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Avoscan-S. Tomaso Agordino
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 2, Fagus sylvatica 2, Larix decidua 2 (var.)
specie secondarie: Laburnum alpinum, Salix appendiculata, Pinus sylvestris
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Frangula alnus, Pinus cembra (var.), Populus tremula, Sorbus
aria, Sorbus aucuparia, Pinus mugo, Abies alba, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Picea abies
ALTERAZIONI ANTROPICHE: la massiccia presenza del larice (variante) indica passate utilizzazioni
pascolive o tagliate su ampie superfici
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
talvolta sere terminale di pineta di pino silvestre mesalpica con
abete rosso; stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la presenza del pino
silvestre e del larice è da salvaguardare, quella dell’abete bianco è precaria
186
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella di abete rosso si diffonde generalmente senza eccessiva difficoltà ad eccezione delle
situazioni più xeriche; quella del faggio si insedia diffusamente sotto copertura in occasione delle
annate di pasciona purché vi sia un numero sufficiente di alberi portaseme
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza (idrica)
delle specie erbacee
disturbo: difficile allevare quella dell’abete bianco
essendo spesso danneggiata dal morso degli ungulati
tolleranza copertura: elevata quella del faggio, non oltre
un ventennio quella dell’abete rosso
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. scarsa grossolana
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
18
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
55
D
51,3
45-55
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
stress: condizioni di aridità edafica estiva
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Listera cordata
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione:
specie animali specie arboree stadio sviluppo
capriolo
sp. minoritarie novelleto
cervo
sp. minoritarie novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,6
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Daphne mezereum,
Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Prunus avium, Rhododendron ferrugineum,
Rhododendron hirsutum, Rosa canina aggr., Sorbus aria,
Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: portamento non buono del faggio
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana,5
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-180
fustaia adulta
200-230
fustaia matura
250-300
turno
120-140
Hd/età
27/80
statura potenziale
31
fertilità relativa
7
J/ha (m3)
3-4
3,5-4,5
4-5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio;
superficiali o impediti nella crescita nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 77
numero medio specie emerofite: 0,1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: alta
187
62.
Piceo-Faggeto dei suoli mesici
p.p. PICEO-FAGGETO MESOFILO
Anemono trifoliae-Fagetum Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea Marincek et al. 1989 £
9130; G1.7/P-41.13 - # piceo-faggeto mesalpico montano mesotermo, substrati dolomitici, arenacei del Mesozoico e calcarei, suoli mesici - VARIANTI: con abete bianco, con larice, dei suoli acidi
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Chiesa-Zoldo Alto
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 3, Fagus sylvatica 3, Larix decidua 2 (var.)
specie secondarie: Ulmus glabra, Laburnum alpinum
specie accessorie: Abies alba (var.), Alnus incana, Betula pendula, Fraxinus excelsior, Prunus padus,
Salix appendiculata, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Acer pseudoplatanus, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Picea abies, Abies alba(*)
ALTERAZIONI ANTROPICHE: la massiccia presenza del larice (variante) indica passate utilizzazioni
pascolive e tagli su ampie superfici
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
frequente alternanza fra le due specie principali (ad una fase a
prevalenza del faggio segue una in cui prevale l’abete rosso e così via)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: le passate pratiche
selvicolturali possono aver favorito l’abete rosso a scapito del faggio e dell’abete bianco; tagli relativamente ampi o in presenza di rinnovazione di faggio non ancora sufficientemente affermata possono favorire l’abete rosso
188
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella di abete rosso si diffonde generalmente senza eccessiva difficoltà; quella del faggio
si insedia diffusamente sotto copertura in occasione delle annate di pasciona purché vi sia un
numero sufficiente di alberi portaseme
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza (idrica)
delle specie erbacee
disturbo: difficile allevare quella dell’abete bianco
essendo spesso danneggiata dal morso degli ungulati
tolleranza copertura: elevata quella del faggio, non oltre
un ventennio quella dell’abete rosso
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
mon./bipl.
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone;
favorire la presenza in bosco di almeno qualche grande
faggio, con punto di inserzione dei rami in alto
specie negativamente sensibili all’abbandono: l’eventuale
alternanza su ampie superfici delle due specie arboree
principali può avere ripercussioni sulla composizione
della macrofauna
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione:
specie animali specie arboree stadio sviluppo
capriolo
abete bianco
novelleto
cervo
abete bianco
novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
200-230
fustaia adulta
250-300
fustaia matura
350-400
turno
120-140
Hd/età
27/80
statura potenziale
33
fertilità relativa
9
J/ha (m3)
5-6
6-7
6-6,5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 140 (abete bianco, deperimento, nido di
cicogna)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 67
numero medio specie emerofite: 0,06
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
18
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
44
D
43,6
30-60
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Prunus padus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3,72
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Betula
pendula, Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus
sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum
alpinum, Larix decidua, Prunus avium, Prunus padus,
Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum,
Sorbus aria, Ulmus glabra, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: fusti cilindrici
solitamente con pochi nodi; accrescimento regolare
(spessore medio dell’anello)
difetti ricorrenti: talvolta portamento non buono nel
faggio
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 18/basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nonostante il faggio sia dotato di un buon ancoraggio;
superficiali o impediti nella crescita nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
189
63.
Abieteto esomesalpico submontano
ABIETETO SUBMONTANO
p.p. Adenostylo glabrae-Abietetum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994, subass. phyllitietosum H. Mayer et Hofmann 1969 - p.p. Ulmo glabrae-Abietetum albae Poldini et Lasen ex schedis - £ ?; ? - # abieteto esomesalpico submontano mesotermo, substrati calcarei e dolomitici, suoli
mesici - VARIANTI: dei suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val del Grisol-Longarone
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Abies alba 4
specie secondarie: Picea abies, Acer platanoides, Ulmus glabra
specie accessorie: Fraxinus ornus (var.), Ostrya carpinifolia (var.), Fraxinus excelsior, Sorbus aria, Acer
pseudoplatanus, Fagus sylvatica, Sorbus aucuparia, Salix appendiculata, Taxus baccata, Laburnum alpinum, Acer campestre, Tilia cordata, Tilia platyphyllos
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Abies alba, Acer platanoides, Ulmus glabra, Fagus sylvatica, Tilia platyphyllos
ALTERAZIONI ANTROPICHE:
nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile riduzione dell’abete bianco per frequente danneggiamento della rinnovazione dal parte degli ungulati
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
in presenza di tagli
relativamente ampi possibile un maggiore ingresso del nocciolo e del faggio
190
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella di abete rosso si diffonde generalmente senza eccessiva difficoltà; quella del faggio è
localizzata soprattutto dove la pendenza si fa più accentuata e si hanno delle interruzioni nella
copertura; quella delle altre specie è scarsa ma sufficiente per una loro conservazione nell’unità
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici primo estivi
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza (idrica) delle specie erbacee e del nocciolo che tende a
diffondersi nelle aree marginali o comunque caratterizzate da una maggiore disponibilità di luce
disturbo: difficile allevare quella dell’abete bianco
essendo spesso danneggiata dal morso degli ungulati
tolleranza copertura: non oltre un ventennio quella dell’abete rosso
interventi di agevolazione: tagli di curazione che cerchino di favorire lo sviluppo della rinnovazione di abete
bianco
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
tessitura
intermedia
regol. colma fine
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: abete rosso
patologie: marciumi radicali (Heterobasidium annosum)
ai danni dell’abete rosso
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: interazione forte
specie animali
specie arboree
stadio sviluppo
capriolo
abete bianco
novelleto
sor. uccellatori
cervo
abete bianco
novelleto
sor. uccellatori
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
230
J/ha (m3)
4-6
periodo curazione
statura attuale (m)
fertilità relativa
media
280
Ip (%)
min. 10
30-33
7
massima
360
1,4-2,1
max. 20
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 140 (abete bianco, nido di cicogna, deperimento; abete rosso, marciumi radicali)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -2 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 60
numero medio specie emerofite: 0,07
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
60
25
10
5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
62
D
57,1
37-69
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, fiorrancino, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7,21
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Amelanchier ovalis, Cornus
mas, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Tilia cordata, Tilia
platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: eterogeneità nello spessore dell’anello;
fusti spesso molto ramosi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 20/medio basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco; superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
191
64.
Abieteto esomesalpico montano
FAGGETA MONTANA CON ABETE BIANCO ESALPICA
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969 var. con abete bianco £
9130; G1.7/P-41.13 #
abieteto esomesalpico montano mesotermo, substrati calcarei e dolomitici, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Campon-Tambre d’Alpago; Cajada-Longarone; Cesuna
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Abies alba 2, Fagus sylvatica 2, Picea abies 2
specie secondarie: Ulmus glabra, Acer platanoides, Tilia platyphyllos
specie accessorie: Ostrya carpinifolia, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Laburnum alpinum,
Alnus viridis, Betula pendula, Fraxinus ornus, Pinus sylvestris, Populus tremula, Prunus avium, Taxus
baccata, Sorbus aucuparia, Salix appendiculata, Sorbus aria
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Fagus sylvatica, Abies alba, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Acer platanoides
ALTERAZIONI ANTROPICHE: frequente introduzione artificiale dell’abete rosso
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; frequente alternanza fra faggio e abete bianco, più difficile
viceversa; in caso di accidenti è favorita la colonizzazione del faggio
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
192
scarsamente influenti
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile quella degli abeti sotto il faggio, difficile per tutte le specie se nel piano dominante
prevalgono gli abeti
fattori limitanti l’insediamento: non ancora ben conosciuti, forse imputabili a stress idrici durante il
periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: non ancora ben conosciuti, forse imputabili a stress idrici durante il
periodo estivo
disturbo: quella dell’abete bianco spesso dannneggiata
dal morso degli ungulati
tolleranza copertura: quella dell’abete rosso non oltre
un ventennio
interventi di agevolazione: aumentare l’aliquota di portasemi di faggio, tagli a buche o a gruppi
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
mult./bipl.
multiplana
copertura
tessitura
grossolana
regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
senescenza precoce: abete rosso
patologie: marciumi radicali (Heterobasidium annosum)
a danno dell’abete rosso
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone.
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: interazione forte
specie animali
specie arboree
stadio sviluppo
capriolo
abete bianco
novelleto
sor. uccellatori
cervo
abete bianco
novelleto
sor. uccellatori
daino
abete bianco
novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
media
290
Ip (%)
min. 10
25-28
34
8
massima
380
1,8-2,0
max. 20
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 140 (abete bianco, nido di cicogna, deperimento; abete rosso, marciumi radicali)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +3, -2 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 35
numero medio specie emerofite: 0,08
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
250
J/ha (m3)
5-7
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
62
24
9
5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
63
D
43,2
19-68
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Epipogium aphyllum, Listera cordata pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,74
specie con pregio cromatico: Acer platanoides, Acer pseudoplatanus, Betula pendula, Daphne mezereum, Fagus
sylvatica, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum
alpinum, Larix decidua, Prunus avium, Rhododendron
ferrugineum, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Tilia
platyphyllos, Ulmus glabra, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: eterogeneità nello spessore dell’anello
nei due abeti, ma soprattutto nel bianco; anelli molto
larghi nell’abete rosso con possibili ritiri anomali; fusti
spesso ramosi; faggio spesso con portamento non
buono a causa del prolungato aduggiamento
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 22/medio basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco; superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: molto frazionata
193
65.
Abieteto dei substrati silicatici
ABIETETO DEI SUOLI SILICATICI
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al. 1939
(=Luzulo-Abietetum Oberd. 1957) - £ 9411; G3.1/P-42.13 - # abieteto (piceo-abieteto) mesalpico-endalpico montano-altimontano mesotermo-microtermo, substrati argillo-scistosi del Paleozoico
e arenacei del Mesozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: sopra Costa d’Antola-S.Pietro di Cadore; Val Piova-Lorenzago di
Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4, Abies alba 2
specie accessorie: Acer pseudoplatanus, Alnus viridis, Fagus sylvatica, Sorbus aucuparia, Larix decidua
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Abies alba
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; frequente alternanza fra i due abeti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la gestione del passato ha favorito soprattutto l’abete rosso agevolato anche dai tagli su ampie superfici
194
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quasi sempre facile e abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: oltre un quarantennio per entrambi gli abeti
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
tessitura
grossolana
regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone;
opportuno aprire qualche buca
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
270
6-7,5
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
380
Ip (%)
min. 8
30-34
35
10
massima
450
1,6-2,2
max. 15
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,75
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Fagus
sylvatica, Larix decidua
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: in entrambi gli
abeti: ottimo portamento, scarsa presenza di nodi;
accrescimento regolare; fibra fine
difetti ricorrenti: nessuno
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 14/basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco; superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 90
numero medio specie emerofite: 0,1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
60
25
10
5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
36
D
31,6
25-41
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
195
66.
Abieteto dei suoli mesici tipico
Cardamino pentaphylli-Abietetum albae H. Mayer 1974 nom. mut. em. Gafta 1994 - £
9411; G3.1/P-42.13 - # abieteto (piceo-abieteto) mesalpico-endalpico montano-altimontano
microtermo, substrati arenacei del Mesozoico e argillo-scistosi del Paleozoico, suoli mesici
VARIANTI: a megaforbie, microterma, a sfagni
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Collalto-Auronzo di Cadore; Sappada; Val Visdende-S.Pietro di
Cadore; Costa D’Antola-S. Pietro di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 3, Abies alba 2
specie secondarie: Acer pseudoplatanus
specie accessorie: Alnus viridis, Fraxinus excelsior, Salix appendiculata, Sorbus aria, Sorbus aucuparia,
Fagus sylvatica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Abies alba, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la gestione del passato ha favorito soprattutto l’abete rosso agevolato anche dai tagli su ampie superfici
196
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: nel complesso non manca e si afferma facilmente, ma nei microimpluvi il suo insediamento è più lento e maggiore è la mortalità; nei microespluvi si concentra soprattutto quella dell’abete rosso, mentre quella dell’abete bianco è diffusa in modo omogeneo nelle situazioni intermedie
fattori limitanti l’insediamento: nei microimpluvi: condizioni poco adatte per eccesso idrico (asfissia
radicale, attacchi fungini, ecc.)
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza esercitata
dalle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: non oltre 15-20 anni quella dell’abete rosso
interventi di agevolazione: tagli a buche o a gruppi su
piccole superfici
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
multi./mono.
gros./fine
multiplana regol. colma intermedia
PREGI
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: nella variante microterma danni alle giovani piantine di abete bianco da parte
degli ungulati
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
250
7-8
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
58
25
11
6
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
58
D
48,8
24-79
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
media
350
Ip (%)
min. 8
32-36
37
10
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
massima
450
2-2,3
max. 15
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus, Tozzia alpina pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,82
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Berberis
vulgaris, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Larix decidua, Sorbus aria
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: in entrambi gli
abeti: ottimo portamento, scarsa presenza di nodi;
accrescimento abbastanza regolare
difetti ricorrenti: nessuno
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 16/basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco; superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 53
numero medio specie emerofite: 0,42
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
197
67.
Abieteto dei suoli mesici con faggio
Cardamino pentaphylli-Abietetum albae H. Mayer 1974 nom. mut. em. Gafta 1994 £
9130; G3.1/P-42.13 #
abieteto (abieti-piceo-faggeto) mesalpico montano mesotermo, substrati arenacei del Mesozoico,
suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Collalto-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 2, Abies alba 2
specie secondarie: Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus
specie accessorie: Sorbus aucuparia, Fraxinus excelsior, Salix appendiculata, Sorbus aria,
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Abies alba, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
possibile una maggior partecipazione del faggio attualmente spesso relegato nel piano dominato a causa della ceduazione
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la gestione del passato ha favorito soprattutto l’abete rosso agevolato anche dai tagli su ampie superfici; opportuni gli
interventi che tendono a portare nel piano dominante il faggio
198
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: nel complesso non manca e si afferma facilmente, ma nei microimpluvi il suo insediamento è più lento e maggiore è la mortalità; nei microespluvi si concentra soprattutto quella dell’abete
rosso, mentre quella delle altre due specie è diffusa in modo omogeneo nelle situazioni intermedie.
fattori limitanti l’insediamento: nei microimpluvi: condizioni poco adatte per eccesso idrico (asfissia
radicale, attacchi fungini, ecc.)
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza esercitata
dalle specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: non oltre 15-20 anni quella dell’abete rosso
interventi di agevolazione: tagli a buche o a gruppi su
piccole superfici
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
multi./bipl.
fine
multiplana regol. colma fine
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
250
J/ha (m3)
6,5-7
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
350
Ip (%)
min. 8
31-34
34
10
massima
450
1,8-2
max. 15
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
60
25
10
5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
60
D
54,2
38-65
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus, Listera cordata
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,36
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Berberis
vulgaris, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus
excelsior, Larix decidua, Sorbus aria, Viburnum lantana,
Viburnum opulus
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: in entrambi gli
abeti: ottimo portamento, scarsa presenza di nodi;
accrescimento abbastanza regolare
difetti ricorrenti: talvolta portamento non buono nel
faggio
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 18/basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco e nel faggio; superficiali o impediti
nella crescita nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
differenze composizione: 0 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 53
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
199
68.
Abieteto dei substrati carbonatici
ABIETETO DEI SUOLI CARBONATICI
Adenostylo glabrae-Abietetum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994 - £ 9130; G3.1/P42.12 - # abieteto (abieti-piceo-faggeto) mesalpico montano-altimontano mesotermo, substrati
dolomitici, calcarei e sciolti, suoli mesici - VARIANTI: su substrati gessosi, dei suoli acidi carbonatici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Somadida-Auronzo di Cadore; Val di Londo, Val Visdende-S.Pietro di
Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 2, Abies alba 2
specie secondarie: Fagus sylvatica, Larix decidua, Salix myrsinifolia
specie accessorie: Salix appendiculata, Sorbus aucuparia, Acer pseudoplatanus, Alnus viridis, Pinus
mugo, Sorbus aria, Laburnum alpinum
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Abies alba, Picea abies, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: talora riduzione della copertura a causa di interventi drastici risalenti
alla prima guerra mondiale
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
possibile una maggior partecipazione del faggio attualmente spesso relegato nel piano dominato a causa della ceduazione
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la gestione del passato ha favorito soprattutto l’abete rosso agevolato anche dai tagli su ampie superfici; opportuni gli
interventi che tendono a portare nel piano dominante il faggio
200
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella di abete bianco, pur non mancando, fatica talvolta ad affermarsi
fattori limitanti l’insediamento: presenza di stress idirci
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza delle erbe
che abbondano nei microimpluvi
disturbo: danni provocati dal morso degli ungulati
tolleranza copertura: oltre un quarantennio
interventi di agevolazione: tagli a buche o gruppi su
piccole superfici; facilitare l’ingresso del faggio nel
piano dominante
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multi/bipl.
multiplana
copertura
tessitura
fine
regol. colma fine
STATO VEGETATIVO
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
63
24
9
4
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
45
D
51,7
35-64
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
35
33-37
nessuna alterazione significativa
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidifcazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: evitare di intervenire in periodo
riproduttivo; salvaguardare le piante con nidi di rapaci
(compreso il loro intorno) e quelle che presentano fori
e cavità; tutelare le arene di canto del gallo cedrone;
favorire la presenza di almeno qualche grande faggio,
con punto di inserzione dei rami in alto
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
abete bianco
novelleto
capriolo
abete bianco
novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
250
5-6
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
300
Ip (%)
min. 10
28-32
32
9
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2, -1 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 63
numero medio specie emerofite: 3,18
massima
400
1,5-1,8
max. 20
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cypripedium calceolus
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, poiana, francolino di monte, gallo cedrone, allocco, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate:tordo bottaccio, cincia bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre, ciuffolotto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3,18
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Daphne
mezereum, Fagus sylvatica, Laburnum alpinum, Larix
decidua, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: nei due abeti (ma soprattutto nel
bianco) talvolta eterogeneità nello spessore dell’anello;
fusti talora ramosi; frequente portamento non buono
nel faggio che spesso ha anche un legno nervoso
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 17/basso
modelli di combustibile: 5
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nell’abete bianco e nel faggio; superficiali o impediti
nella crescita nell’abete rosso
tendenza strutturale: multiplana regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
201
69.
Pecceta dei substrati carbonatici altimontana
PECCETA DEI SUOLI OLIGOTROFICI CARBONATICI
Adenostylo glabrae-Piceetum abietis M. Wraber 1966 ex Zukrigl 1973 - £ 9411; G3.2/P-42.21 #
pecceta mesalpica-endalpica altimontana microterma, categoria substrati dolomitici, calcarei e sciolti, suoli mesoxerici - VARIANTI: montana, dei suoli xerici, su substrati gessosi, azonale su alluvioni
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Trevenanzes-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie secondarie: Larix decidua
specie accessorie: Abies alba, Laburnum alpinum, Pinus mugo, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Salix
appendiculata, Acer pseudoplatanus, Fagus sylvatica
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies
ALTERAZIONI ANTROPICHE: una cospicua presenza del larice indica passate utilizzazioni pascolive e
tagliate su ampie superfici
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; difficoltà di rinnovazione per le specie diverse dall’abete
rosso tranne che per il larice in presenza di accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
202
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella dell’abete rosso sufficiente anche se non subitanea, raccolta in gruppi, sia sotto
copertura che nelle chiarie; rara e difficile quella del larice, del faggio e dell’abete bianco che debbono quindi considerarsi marginali nel consorzio
fattori limitanti l’insediamento: talora stress idrici nel periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: danni da ungulati sull’abete bianco
tolleranza copertura: almeno un quarantennio
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi di
ridotte dimensioni per non aggravare la naturale aridità edafica estiva
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
monoplana
monoplana aggregata
tessitura
grossolana
grossolana
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
7
20
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
47
D
65,6
42-68
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo; ove possibile, salvaguardare e/o favorire la presenza di latifoglie
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
sp. minoritarie
novelleto
capriolo
sp. minoritarie
novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-200
fustaia adulta
250-280
fustaia matura
320-370
turno
160-180
Hd/età
26/100
statura potenziale
29,5
fertilità relativa
7
J/ha (m3)
3-4
5-5,5
5-5,2
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore,
picchio tridattilo
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,55
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Berberis
vulgaris, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Laburnum
alpinum, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum,
Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: talvolta spessore dell’anello non regolare per alternanza di periodi a crescita più rapida con
altri a crescita più lenta
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 21/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso;
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (1)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 126
numero medio specie emerofite: 0,25
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: media
203
70.
Pecceta dei substrati carbonatici subalpina
PECCETA SUBALPINA TIPICA
Larici-Piceetum abietis (Br.-Bl. et al. 1954) Ellenberg et Klötzli 1972 (= Homogyno-Piceetum
Zukrigl 1973) - £ 9411; G3.2/P-42.21 #
pecceta mesalpica-endalpica subalpina microterma, substrati dolomitici e calcarei, suoli mesoxerici
VARIANTI: con cembro
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Giau-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4, Larix decidua 2
specie secondarie: Pinus cembra (var.), Salix appendiculata, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: frequenti riduzioni della superficie e della copertura a causa dall’attività
pascoliva
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
204
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione scarsa ma sufficiente per garantire la continuità di popolamenti raramente
dotati di elevata copertura; localizzata nei microambienti favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: nessuno dei fattori ambientali, preso da solo, è veramente limitante,
ma nei diversi momenti uno di essi diviene particolarmente significativo (all’inizio è soprattutto il
calore)
fattori limitanti l’affermazione: carenze di calore, avversità biotiche, stress idrici anche invernali
disturbo: nessuno tranne nelle zone ancora pascolate
tolleranza copertura: oltre un secolo
interventi di agevolazione: non necessari salvo in presenza di tratti a copertura più elevata dove conviene
intevenire a strisce disposte nella direzione del sole
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multi/bipl.
multiplana
copertura
a cespi
tessitura
fine
fine
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
69
22
7
2
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
59
49,3
40-59
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo; tutelare in modo
particolare, ove presenti i siti di nidificazione del picchio tridattilo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
sorbo uccellatori novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
180
3,3-4
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
280
Ip (%)
min. 15
24-27
28
5
massima
350
1,2-1,4
max. -
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 183
numero medio specie emerofite: 0,6
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Listera cordata
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 11
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, fagiano di monte, gallo cedrone, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore, picchio tridattilo
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,5
specie con pregio cromatico: Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum,
Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: raramente presenza di legno di risonanza; accrescimenti regolari, fibra
fine
difetti ricorrenti: talvolta eccessiva ramosità anche in
basso, ma con prevalenza di rami vivi; lunghezza del
fusto da lavoro talvolta ridotta anche per presenza di
danni pregressi da pascolo e da fulmini
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 20/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso;
tendenza strutturale: multiplana non regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
205
71.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli mesici altimontana
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al. 1939
(= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973). - £ 9411; G3.2/P-42.21 #
pecceta mesalpica-endalpica altimontana microterma, substrati argillo-scistosi del Paleozoico, arenacei del Mesozoico e magmatici, suoli mesici - VARIANTI: a sfagni
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: sopra Costa d’Antola-S. Pietro di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie secondarie: Larix decidua
specie accessorie: Abies alba, Sorbus aucuparia, Fagus sylvatica, Alnus viridis, Salix appendiculata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua, Sorbus aucuparia, Alnus viridis
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna; raramente pregresso pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile maggiore presenza del larice in caso di accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
206
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: facile e abbondante localizzata soprattuto lungo i margini
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici nel periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: almeno un quarantennio; in età giovanile l’affermazione e la crescita sono favorite dalla protezione laterale dei soggetti del vecchio ciclo
interventi di agevolazione: tagli marginali o ad orlo
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
fine
monoplana regol. colma fine
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
300-350
fustaia adulta
450-500
fustaia matura
550-600
turno
120-150
Hd/età
28/80
statura potenziale
33
fertilità relativa
9
J/ha (m3)
7-7,5
8-8,5
7-7,5
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Listera cordata
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2
specie con pregio cromatico: Fagus sylvatica, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: possibile presenza
di legno di risonanza; accrescimento regolare, fusti
cilindrici e con pochi nodi; fibra fine
difetti ricorrenti: talvolta eccessiva ramosità anche in
basso, ma con prevalenza di rami vivi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -2 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 50
numero medio specie emerofite: 0,25
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
7
19
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
38
D
35,3
16-49
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
207
72.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli mesici subalpina
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al. 1939
(= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973). - £ 9411; G3.2/P-42.21
# pecceta mesalpica-endalpica altimontana microterma, substrati argillo-scistosi del Paleozoico e
arenacei del Mesozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Casera Razzo-Laggio di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 3
specie secondarie: Alnus viridis
specie accessorie: Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Alnus viridis, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna; raramente pregresso pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile maggiore presenza del larice in caso di accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile ma di lento insediamento
fattori limitanti l’insediamento: prolungato innevamento, mancanza di calore
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: oltre un sessantennio
interventi di agevolazione: in genere non necessari
208
scarsa influenza
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
a cespi
tessitura
fine
fine
STATO VEGETATIVO
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
45
44,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
sp. minoritarie
novelleto
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaie multiplane
M/ha (m3) minima
250
J/ha (m3)
4-4,5
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
300
Ip (%)
min. 15
24-27
28
6
intervallo
31-56
massima
350
1,3-1,5
max. -
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 10
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, fagiano di monte, gallo cedrone, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,5
specie con pregio cromatico: Daphne mezereum, Larix
decidua, Rhododendron ferrugineum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: possibile presenza
di legno di risonanza; accrescimento regolare, fibra fine
difetti ricorrenti: spesso eccessiva ramosità anche in
basso, ma con prevalenza di rami vivi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 50
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
69
22
7
2
209
73.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli mesici a megaforbie
Adenostylo alliariae-Abietetum albae Kuoch 1954 (= Adenostylo alliariae-Piceetum Hartm. 1942) £
9411; G3.2/P-42.21 #
pecceta a megaforbie endalpica-mesalpica subalpina microterma, substrati argillo-scistosi del
Paleozoico e arenacei del Mesozoico, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Val Digon-Comelico Superiore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 3
specie secondarie: Alnus viridis
specie accessorie: Sorbus aucuparia, Acer pseudoplatanus, Salix appendiculata, Fagus sylvatica, Abies
alba
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Alnus viridis, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
una precoce riduzio-
ne della copertura rallenta l’insediamento della rinnovazione
210
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: localizzata ai margini del bosco o sotto le vecchie piante-madri; si afferma solamente
dopo un adeguato invecchiamento (segnalato da una riduzione della copertura delle megaforbie);
rinnovazione difficile in caso di interventi di alleggerimento del soprassuolo che deve essere conservato chiuso fino al momento di avviare il processo di rinnovazione
fattori limitanti l’insediamento: riduzione periodo vegetativo per prolungato innevamento; concorrenza delle megaforbie
fattori limitanti l’affermazione: concorrenza delle
megaforbie
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: oltre un cinquantennio
interventi di agevolazione: solo raggiunta la “maturità”,
taglio a strisce nella direzione del sole
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. scarsa grossolana
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
7
21
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
41
S
45,5
36-57
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: possibili effetti negativi
sulla rinnovazione
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
J/ha (m3)
perticaia
150-250
3-4
fustaia adulta
300-350
5-5,5
fustaia matura
450-500
5-5,5
turno
160-180
Hd/età
28-30/130
statura potenziale
30
fertilità relativa
8
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,67
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Daphne
mezereum, Fagus sylvatica, Larix decidua, Rhododendron
ferrugineum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: possibile presenza
di legno di risonanza; accrescimento regolare, fusti
cilindrici e con pochi nodi; fibra fine
difetti ricorrenti: spesso eccessiva ramosità anche in
basso, ma con prevalenza di rami vivi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 10/basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: >80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 160
numero medio specie emerofite: 0,38
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: bassa
211
74.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli xerici montana
PECCETA DEI SUOLI XERICI SILICATICI
p.p. Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al. 1939 (=
p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973). - £ 9411-9412; G3.2/P-42.22 - #
pecceta mesalpica-endalpica montana meso-microterma, substrati magmatici, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Salesei di sopra-Livinallongo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie accessorie: Alnus viridis, Fagus sylvatica, Larix decidua, Populus tremula, Salix appendiculata,
Sorbus aucuparia, Acer pseudoplatanus, Sorbus aria, Tilia cordata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna; raramente pregresso pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile una maggiore partecipazione del larice in caso di
accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
212
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente difficile si concentra in piccoli gruppi in corrispondenza di chiarie
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici raramente dovuti anche ad un’eccessiva copertura di
alcune specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: non oltre un ventennio
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi, talora taglio marginale
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
intermedia
monoplana regol. colma intermedia
STATO VEGETATIVO
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
75
S
51,7
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: possibili danni alla rinnovazione in prossimità di siti di foraggiamento invernale
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
180-260
fustaia adulta
280-320
fustaia matura
350-400
turno
120-140
Hd/età
26/100
statura potenziale
31
fertilità relativa
7
intervallo
26-75
J/ha (m3)
3-4
5-5,5
4,5-5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 5
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Fagus sylvatica,
Fraxinus excelsior, Larix decidua, Prunus avium , Sorbus
aria, Tilia cordata
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna, ma fusti
nel complesso con buone caratteristiche
difetti ricorrenti: talvolta spessore dell’anello non regolare per alternanza di periodi a crescita più rapida con
altri a crescita più lenta
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 90
numero medio specie emerofite: 1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
22
213
75.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli xerici altimontana
PECCETA DEI SUOLI XERICI SILICATICI
p.p. Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al.
1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973). - £ 9411-9412;
G3.2/P-42.22 - # pecceta mesalpica-endalpica altimontana meso-microterma, substrati magmatici
e argillo scistosi del Paleozoico, suoli xerici-mesoxerici - VARIANTI: a calamagrostide
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Arabba-Livinallongo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie secondarie: Larix decidua
specie accessorie: Alnus viridis, Sorbus aucuparia, Fagus sylvatica, Salix appendiculata
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna; talvolta pascolo bovino pregresso in genere localizzato
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile una maggiore partecipazione del larice in caso di
accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
214
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente difficile si concentra in piccoli gruppi in corrispondenza di chiarie
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici raramente dovuti anche ad un’eccessiva copertura di
alcune specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: non oltre un ventennio
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi, talora taglio marginale
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
monoplana
monoplana
copertura
tessitura
intermedia
regol. colma/ intermedia
aggregata
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-230
fustaia adulta
250-280
fustaia matura
300-350
turno
140-160
Hd/età
29/120
statura potenziale
31
fertilità relativa
8
J/ha (m3)
2,4-4
5-5,5
4,5-5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Listera cordata
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 9
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio nero, picchio rosso maggiore, fagiano di monte
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,17
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Berberis
vulgaris, Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: possibile presenza
di legno di risonanza; accrescimento regolare
difetti ricorrenti: talvolta eterogeneità nello spessore
dell’anello per alternanza di periodi a minore o maggiore crescita
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 90
numero medio specie emerofite: 0,22
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
7
22
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
35
D
29,2
16-42
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
215
76.
Pecceta dei substrati silicatici dei suoli xerici subalpina
PECCETA DEI SUOLI XERICI SILICATICI
p.p. Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al.
1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973). - £ 9411-9412;
G3.2/P-42.22 - # pecceta mesalpica-endalpica subalpina microterma, substrati magmatici e argillo
scistosi del Paleozoico, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Cherz-Livinallongo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie secondarie: Larix decidua
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua
ALTERAZIONI ANTROPICHE: possibili riduzioni della copertura per pregresso pascolo bovino
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile una maggiore partecipazione del larice in caso di
accidenti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
216
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente difficile, si insedia lentamente sia in piccoli gruppi in corrispondenza di
chiarie di ridotta superficie e sia sotto copertura o ai margini del bosco
fattori limitanti l’insediamento: stress idrici durante il periodo estivo, mancanza di calore, breve
durata del periodo vegetativo
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici raramente dovuti anche ad un’eccessiva copertura di
alcune specie erbacee
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: anche fino a un secolo
interventi di agevolazione: taglio a buche o a gruppi,
talora taglio marginale
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
aggr./cespi
tessitura
intermedia
intermedia
intervallo
n.d.
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: possibili perturbazioni
del processo di rinnovazione per azioni degli ungulati
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
200
J/ha (m3)
4-4,5
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
n.d.
n.d.
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
media
320
Ip (%)
min. 15
25-27
28
5
massima
350
1,4-1,6
max. -
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: n.d.
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 11
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, fagiano di monte, gallo cedrone, civetta nana,
civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore, fagiano di monte
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: n.d.
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: possibile presenza
di legno di risonanza; accrescimento regolare
difetti ricorrenti: talvolta eccessiva ramosità anche in
basso, ma con prevalenza di rami vivi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 23/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso;
tendenza strutturale: multiplana non regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 130
numero medio specie emerofite: n.d.
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
69
22
7
2
217
77.
Pecceta con frassino e/o acero
phytocoenon Fraxinus excelsior-Picea abies (prov.) £
?; ? #
pecceta mesalpica montana-submontana mesoterma, substrati arenacei del Mesozoico, dolomitici,
sciolti e gessosi, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Celat-Vallada Agordina
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 3
specie secondarie: Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Ulmus glabra
specie accessorie: Abies alba, Fagus sylvatica, Larix decidua, Malus sylvestris, Pinus sylvestris, Prunus
avium, Salix appendiculata, Salix caprea, Salix purpurea, Taxus baccata, Sorbus aucuparia, Fraxinus
ornus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Fraxinus excelsior, Acer pseudoplatanus, Abies alba, Fagus sylvatica
ALTERAZIONI ANTROPICHE: fenomeni di disturbo dovuti frequente vicinanza alle strade di forte
transito (scarico immondizie, sale, ecc.)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
n.d.
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
interventi tesi a favorire l’abete rosso portano, dopo qualche anno di stasi, ad una sua rapida crescita che supera quella
delle latifoglie, sopravanzandole in altezza; eventuali aperture che si vengono a creare nel soprassuolo, per cause naturali o a seguito di tagli, provocano un abbondante ingresso del nocciolo che tende
temporaneamente a soffocare le plantule o i giovani soggetti
218
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella di abete rosso avviene solo in prossimità di areole ove si sono verificati piccoli
movimenti del suolo che riportano in superficie gli
orizzonti profondi, mentre quella delle latifoglie è limitata e si distribuisce in modo sparso, o è assente nei
casi in cui la copertura dell’abete rosso è eccessiva.
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: mancanza di luce, eccessiva concorrenza delle specie erbacee o ancor più di
quelle arbustive
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: per tutte le specie non oltre un
ventennio
interventi di agevolazione: dosare la copertura dell’abete
rosso che non deve essere colma per lungo tempo se
non si vuole innescare successivamente, al momento
del taglio, una lunga fase a nocciolo
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
biplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
patologie: marciumi radicali (Heterobasidium annosum)
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: conservare gli alberi con cavità
eventualmente presenti; non intervenire nel corso della
stagione riproduttiva
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
150-200
fustaia adulta
250-300
fustaia matura
300-350
turno
100-120
Hd/età
22/60
statura potenziale
34
fertilità relativa
7
J/ha (m3)
3-3,5
4-5
5-6
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 100 (frassino e abete rosso, marciumi
radicali)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
14
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
52
D
54,7
41-65
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
specie ad habitat protetto: picchio verde, picchio rosso
maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Berberis
vulgaris, Cornus sanguinea, Crataegus monogyna,
Daphne mezereum, Fagus sylvatica, Fraxinus excelsior,
Fraxinus ornus, Larix decidua, Prunus avium, Prunus
spinosa, Rosa canina aggr., Ulmus glabra, Viburnum lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: nell’abete rosso: talvolta spessore dell’anello non regolare per alternanza di periodi a crescita
più rapida con altri a crescita più lenta; eccessiva ramosità anche con rami morti; frequente presenza di sacche di resina; nel frassino: frequente biforcazione del
fusto a bassa altezza
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 20/medio basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso;
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
differenze composizione: -2, +1 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 100
numero medio specie emerofite: 0,5
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
219
78.
Pecceta secondaria montana
p.p. PECCETA MONTANA XERICA
phytocoenon Carex alba-Picea - £ 9412; G3.3/P-42.34 #
pecceta esalpica-esomesalpica-mesalpica montana mesoterma, substrati carbonatici e silicatici, suoli
mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Cima Gogna-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 4
specie secondarie: Fagus sylvatica
specie accessorie: Abies alba, Acer pseudoplatanus, Frangula alnus, Fraxinus ornus, Salix
appendiculata, Sorbus aucuparia, Fraxinus excelsior, Sorbus aria, Populus tremula, Tilia platyphyllos
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Abies alba, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: derivante da interventi di rimboschimento anche se successivamente diffusasi spontaneamente
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
in linea teorica possibili evoluzioni verso faggete o abieteti (tipo
potenziale), in concreto tende a essere bloccata per la facilità con cui si rinnova l’abete rosso rispetto
alle altre specie
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la riduzione della
copertura porta all’ingresso di una fase a rovi o a lampone o a nocciolo; scarsi risultati hanno gli
interventi d’introduzione artificiale del faggio e soprattutto dell’abete bianco (danni da ungulati)
220
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile quella dell’abete rosso, difficile quella delle altre specie (faggio, abete
bianco)
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza
dell’abete rosso
disturbo: gravissimi danni da ungulati
tolleranza copertura: non oltre un ventennio
interventi di agevolazione: vari in relazione alle diverse
situazioni potenziali e alle tendenze dinamiche in atto
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
patologie: marciumi radicali (Heterobasidium annosum)
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo. Nel caso di diradamenti precoci su formazioni a contatto con spazi
aperti, mantenere un “orlo” fitto e continuo (siti di
nidificazione privilegiati per passeriformi)
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree stadio sviluppo
capriolo
abete bianco
novelleto
cervo
abete bianco
novelleto
cervo
abete rosso
perticaie non dir.
accorgimenti gestionali: posizionamento di “alberi esca”
durante l’inverno
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
160-190
fustaia adulta
270-300
fustaia matura
330-380
turno
120-140
Hd/età
22/60
statura potenziale
33
fertilità relativa
7
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
18
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
45
D
51,9
34-65
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Helleborus niger
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 9
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, gallo cedrone, civetta nana, civetta capogrosso,
picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore.
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Cornus sanguinea,
Crataegus monogyna, Daphne mezereum, Fagus sylvatica,
Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Larix decidua, Prunus
spinosa, Sorbus aria, Tilia platyphyllos, Viburnum lantana, Viburnum opulus
PREGIO TECNOLOGICO
J/ha (m3)
4,4-5
6-5,5
4-4,5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 200
fitosanitario: 100 (abete rosso, marciumi radicali)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -2 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 85
numero medio specie emerofite: 1
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: di frequente, spessore dell’anello non
regolare per alternanza di periodi a crescita più rapida
con altri a crescita più lenta; eccessiva ramosità, anche
con rami morti
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: 40-80 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso;
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
221
79.
Pecceta secondaria altimontana
PECCETA A APOSERIS
phytocoenon Aposeris foetida-Picea £
9411; G3.3/P-42.34 #
pecceta mesalpica-endalpica altimontana microterma, substrati carbonatici e silicatici, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Ruoibes-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 5
specie secondarie: Larix decidua
specie accessorie: Acer pseudoplatanus
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: formazione secondaria in stazioni fortemente soggette al pascolo, attività
che rende uniforme il corredo floristico non consentendo il riconoscimento del tipo potenziale
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
lenta evoluzione verso uno dei tipi di pecceta che risulta però
raramente individuabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
222
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella dell’abete rosso, mai molto diffusa; se presente è dotata di buona vitalità e tende a
concentrarsi in gruppi attorno a vecchie ceppaie o a monte di quelle sradicate; generalmente assente
quella del larice
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: nessuno
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: oltre un quarantennio
interventi di agevolazione: tagli a buche, a gruppi o
marginali
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
V
34
D
37,5
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
intervallo
34-41
PREGI
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
patologie: marciumi radicali (Heterobasidium annosum)
attacchi di insetti: xilofagi (Ips typographus)
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: astore, sparviere, francolino di
monte, civetta nana, civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia dal ciuffo, cincia mora, regolo, crociere, rampichino alpestre
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
rapaci diurni
riproduzione
marzo-giugno
tetraonidi
parate nuziali
aprile-giugno
nidificazione
allevamento
della prole
rapaci notturni
nidificazione
marzo-giugno
picchi
nidificazione
marzo giugno
accorgimenti colturali: tutelare: arene di canto del gallo
cedrone, alberi con cavità e/o con nidi; non effettuare
utilizzazioni in periodo riproduttivo.
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione: possibili danni (soprattutto cervo) da scortecciamento in giovani perticaie
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
J/ha (m3)
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
160-190
3,8-4,2
fustaia adulta
250-270
6,5-6,8
fustaia matura
300-350
5-5,5
turno
120-140
Hd/età
28-30/100
statura potenziale
30
fertilità relativa
7
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 3
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Daphne
mezereum, Larix decidua
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nessuna
difetti ricorrenti: talvolta spessore dell’anello non regolare per alternanza di periodi a crescita più rapida con
altri a crescita più lenta; eccessiva ramosità anche con
rami morti
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 4
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: superficiali o impediti nella crescita
nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
fitosanitario: 140 (abete rosso, marciumi radicali)
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 126
numero medio specie emerofite: 1,5
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
22
223
80.
Lariceto primitivo
Rhodothamno chamaecisti-Laricetum H. Mayer 1984 £
?; G4.4 #
lariceto primitivo endalpico-mesalpico altimontano-subalpino microtermo-mesotermo, substrati
dolomitici, calcarei e sciolti, suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Misurina-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Larix decidua 2
specie secondarie: Frangula alnus, Laburnum alpinum, Pinus mugo, Pinus sylvestris, Sorbus aria,
Sorbus aucuparia
specie accessorie: Ostrya carpinifolia, Picea abies, Salix appendiculata, Betula pendula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Larix decidua, Frangula alnus, Pinus mugo, Pinus sylvestris, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stadio durevole per condizionamenti edafici
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: scarsa ma sufficiente, concentrata nelle microstazioni favorevoli
fattori limitanti l’insediamento: eccessivo drenaggio
fattori limitanti l’affermazione: stress idrici
disturbo: nessuno
224
STATO VEGETATIVO
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
fagiano di monte
parate nuziali
aprile
fagiano di monte
fase riproduttiva aprile-giugno
uccelli che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in
cavità (rapaci
notturni, picchi)
rapaci notturni
riposo e sosta
tutto l’anno
e picchi
in cavità
accorgimenti colturali: nessuno, tuttavia sono da salvaguardare gli alberi con cavità
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 24/medio basso
modelli di combustibile: 6
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
8-12
modalità copertura
lacunosa
fertilità relativa
2
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +2 (5)
numero medio specie emerofite: 0
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: molto frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
36
36,0
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
20
19-22
intervallo
34-40
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
specie ad habitat protetto: fagiano di monte, picchio
cenerino, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: cincia bigia alpestre, cincia dal
ciuffo, rampichino alpestre, (organetto)
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 7
specie con pregio cromatico: Amelanchier ovalis, Betula
pendula, Laburnum alpinum, Larix decidua,
Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum,
Sorbus aria
225
81.
Lariceto tipico
Asplenio viridis-Laricetum H. Mayer 1984 - £ 9421-9422; G3.3/P-42.34 #
lariceto mesalpico altimontano-subalpino microtermo, substrati arenacei del Mesozoico, dolomitici, sciolti, calcarei e argillo-scistosi del Paleozoico, suoli mesoxerici
VARIANTI: con cembro, a megaforbie
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Tre Croci-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Larix decidua 3
specie secondarie: Alnus viridis
specie accessorie: Picea abies, Abies alba, Pinus cembra (var.), Salix appendiculata, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Alnus viridis, Abies alba, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: in passato spesso conservata artificosamente in purezza per consentire
un uso multiplo (pascolo e produzione di legno)
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile, nel breve periodo raramente evolve verso la pecceta
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
226
scarsa influenza
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione di larice solo in presenza di piccoli movimenti del terreno
fattori limitanti l’insediamento: eccessiva concorrenza delle specie erbacee
fattori limitanti l’affermazione: eccessiva concorrenza delle specie erbacee
disturbo: pascolo, sci fuori pista
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: quelli necessari (taglio a raso e lavorazione superficiale del suolo) non
sono ammissibili per altri motivi
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolano
monoplana regol. scarsa grossolano
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
STATO VEGETATIVO
PREGIO NATURALISTICO
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6
specie ad habitat protetto: fagiano di monte, civetta
nana, civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio
rosso maggiore, picchio tridattilo
altre specie pregiate: merlo dal collare, bigiarella, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
organetto
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
fagiano di monte
parate nuziali
aprile
fagiano di monte
fase riproduttiva aprile-giugno
uccelli che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in
cavità (rapaci
notturni, picchi)
rapaci notturni
riposo e sosta
tutto l’anno
e picchi
in cavità
accorgimenti colturali: conservare alberi con cavità e gli
eventuali abeti rossi isolati con chioma fino a terra
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
larice
novelleto
spessina
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
120-140
fustaia adulta
180-230
fustaia matura
250-300
turno
160-180
Hd/età
20/80
statura potenziale
29
fertilità relativa
6
(m3)
J/ha
2-2,5
2,5-2,6
2,5-2,8
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,29
specie con pregio cromatico: Berberis vulgaris, Daphne
mezereum, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum,
Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: fusti abbastanza
cilindrici, crescita regolare
difetti ricorrenti: talvolta eccessiva ramosità ma con
rami vivi; sciabolatura basale
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 17/basso
modelli di combustibile: 6
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nel larice
tendenza strutturale: monoplana non regol.-colma
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -3 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 213
numero medio specie emerofite: 0,29
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
30
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
C
54
44,3
20-60
227
82.
Lariceto in successione con pecceta
p.p. Adenostylo glabrae-Piceetum abietis M. Wraber 1966 ex Zukrigl 1973
p.p. Larici-Piceetum abietis (Br.-Bl. et al. 1954) Ellenberg et Klötzli 1972 (= Homogyno-Piceetum
Zukrigl 1973) - £ 9411; G3.3/P-42.34 - # lariceto mesalpico montano-altimontano microtermo,
substrati dolomitici, sciolti e calcarei, suoli mesoxerici - VARIANTI: dei suoli xerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Lago Ghedina-Cortina d’Ampezzo; Passo Tre Croci-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Larix decidua 3, Picea abies 2
specie accessorie: Pinus mugo, Abies alba, Fraxinus ornus, Pinus cembra, Prunus avium, Sorbus aria,
Sorbus aucuparia, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus, Salix appendiculata, Populus tremula
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Abies alba, Sorbus aucuparia, Fagus sylvatica, Acer pseudoplatanus
ALTERAZIONI ANTROPICHE: spesso attività pregresse di pascolo o di sfalcio dell’erba
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
rapida evoluzione verso uno dei tipi di pecceta
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: sconsigliabili gli
interventi di eliminazione del larice (conservazione di elementi stabilizzanti, possibilità di rimandare
ad un successivo momento la scelta di accelerare l’evoluzione)
228
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: modalità: rinnovazione del larice solo là dove il terreno viene privato della copertura vegetale
(ad esempio, in presenza di piccoli movimenti di terra); rinnovazione dell’abete rosso spesso abbondante
fattori limitanti l’insediamento: nessuno per l’abete rosso, eccessiva concorrenza delle specie erbacee e
delle piantine di abete rosso per il larice
fattori limitanti l’affermazione: nessuno per l’abete rosso, eccessiva concorrenza delle specie erbacee e
delle piantine di abete rosso per il larice
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: l’abete rosso non soffre della
copertura del larice
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
biplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
6
25
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
42
S
53,3
35-77
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
uccelli che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in
cavità (rapaci
notturni, picchi)
rapaci notturni
riposo e sosta
tutto l’anno
e picchi
in cavità
accorgimenti colturali: gli interventi vanno orientati al
mantenimento del lariceto, anche favorendo la formazione di aperture o chiarie
specie negativamente sensibili all’abbandono: l’evoluzione
verso la pecceta comporta la riduzione e/o la scomparsa di alcune specie (merlo dal collare, organetto)
accorgimenti colturali: mantenere formazioni aperte,
macchie fitte e isolate con rinnovazione di abete rosso,
se in numero ridotto, possono favorire un aumento
della diversità
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia monoplana
stadio sviluppo M/ha (m3)
perticaia
160-180
fustaia adulta
230-260
fustaia matura
300-350
turno
140-160
Hd/età
23/80
statura potenziale
30
fertilità relativa
7
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
J/ha (m3)
2,4-2,6
2,7-3
3-3,2
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 4
specie ad habitat protetto: civetta nana, civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio rosso maggiore
altre specie pregiate: merlo dal collare, bigiarella, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
organetto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4,2
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus,
Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Crataegus monogyna, Fagus sylvatica, Fraxinus ornus, Larix decidua,
Prunus avium, Prunus spinosa, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum, Sorbus aria, Viburnum
lantana
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: fusti abbastanza
cilindrici, crescita regolare
difetti ricorrenti: talvolta eccessiva ramosità ma con
rami vivi; sciabolatura basale
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 6
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nel larice; superficiali o impediti nella crescita nell’abete rosso
tendenza strutturale: monoplana regol.-colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -4 (5)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 100
numero medio specie emerofite: 0,4
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
229
83.
Larici-cembreto tipico
Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, diverse subass. £
9422; G3.3/P-42.32 #
larici-cembreto tipico endalpico altimontano-subalpino microtermo, substrati dolomitici, magmatici, arenacei del Mesozoico, argillo-scistosi del Paleozoico e sciolti, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Falzarego-Cortina d’Ampezzo;
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Larix decidua 3
specie secondarie: Pinus cembra
specie accessorie: Picea abies, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Larix decidua, Pinus cembra
ALTERAZIONI ANTROPICHE: riduzione della copertura per la presenza pregressa del pascolo
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; possibile futura espansione per ricolonizzazione dei pascoli
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: sconsigliabili gli
interventi di eliminazione del larice (conservazione di elementi stabilizzanti, possibilità di rimandare
ad un successivo momento la scelta di accelerare l’evoluzione)
230
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione a cespi per presenza solo di alcuni luoghi adatti all’insediamento (dossi,
cespugli di ginepro, massi, ecc.)
fattori limitanti l’insediamento: solo raramente annate di buona produzione del seme, predazione
fattori limitanti l’affermazione: carenze di calore, stress idrici o ristagni idrici a seconda della micromorfologia, patologie fungine (Phacidium infestans), ecc.
disturbo: pascolo
tolleranza copertura: molto elevata
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
a cespi
tessitura
fine
fine
intervallo
29-76
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
STATO VEGETATIVO
patologie: Phacidium infestans
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
fagiano di monte
parate nuziali
aprile
fagiano di monte
fase riproduttiva aprile-giugno
uccelli che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in
cavità (rapaci
notturni, picchi)
rapaci notturni
riposo e sosta
tutto l’anno
e picchi
in cavità
accorgimenti colturali: conservare alberi con cavità ed
eventuali soggetti di abete rosso isolati e con chioma
fino a terra
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
100
J/ha (m3)
1,5-1,8
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
C
29
53,3
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
media
180
Ip (%)
min. 20
20-22
26
5
massima
280
0,8-1
max. -
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Listera cordata
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 6
specie ad habitat protetto: fagiano di monte, civetta
nana, civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio
rosso maggiore, picchio tridattilo
altre specie pregiate: merlo dal collare, bigiarella, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
organetto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,67
specie con pregio cromatico: Daphne mezereum, Larix
decidua, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nel larice: fusti
abbastanza cilindrici, crescita regolare
difetti ricorrenti: nel larice: talvolta eccessiva ramosità
ma con rami vivi; sciabolatura basale; nel cembro: crescita non regolare con anelli anche di discreto spessore
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 6
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nel larice e nel cembro
tendenza strutturale: multiplana non regol.-colma
differenze composizione: 0 (2)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 192
numero medio specie emerofite: 0,33
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
70
22
7
1
231
84.
Larici-cembreto con abete rosso
p.p. Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, subass. piceetosum
Filipello, Sartori et Vitadini 1981 - £ 9422; G3.3/P-42.32 # larici-cembreto con abete rosso
endalpico altimontano microtermo, substrati dolomitici, magmatici, arenacei del Mesozoico, argillo-scistosi del Paleozoico e sciolti, suoli mesoxerici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Falzarego-Cortina d’Ampezzo; Misurina-Auronzo di Cadore
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Picea abies 2, Larix decidua 2
specie secondarie: Pinus cembra, Pinus mugo
specie accessorie: Sorbus aucuparia, Betula pubescens, Salix appendiculata, Alnus viridis
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Picea abies, Larix decidua, Pinus cembra
ALTERAZIONI ANTROPICHE: riduzione della copertura per pregressa attività pascoliva
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
progressiva evoluzione verso una pecceta
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: sconsigliabili gli
interventi di eliminazione del larice (conservazione di elementi stabilizzanti, possibilità di rimandare
ad un successivo momento la scelta di accelerare l’evoluzione)
232
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione a cespi per presenza solo di alcuni luoghi adatti all’insediamento (dossi,
cespugli di ginepro, massi, ecc.); maggiormente abbondante e diffusa quella dell’abete rosso
fattori limitanti l’insediamento: solo raramente annate di buona produzione del seme, predazione
fattori limitanti l’affermazione: carenze di calore, stress idrici o ristagni idrici a seconda della micromorfologia, patologie funginee (Phacidium infestans, Chrysomyxa rhododendrii), ecc.
disturbo: pascolo
tolleranza copertura: molto elevata
interventi di agevolazione: non necessari
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
tessitura
fine
aggr./a cespi fine
STATO VEGETATIVO
patologie: Phacidium infestans
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
fagiano di monte
parate nuziali
aprile-maggio
e gallo cedrone
fagiano di monte
fase riproduttiva aprile-giugno
e gallo cedrone
uccelli che
riproduzione
marzo-giugno
nidificano in
cavità (rapaci
notturni, picchi)
rapaci notturni
riposo e sosta
tutto l’anno
e picchi
in cavità
accorgimenti colturali: conservare alberi con cavità
(soprattutto di larice)
specie negativamente sensibili all’abbandono: la chiusura
degli spazi aperti un tempo pascolati comporta una generale riduzione della diversità ed una omogeneizzazione
della comunità ornitica con quella dei boschi sottostanti
accorgimenti colturali: mantenere formazioni aperte
fauna-gestione
specie condizionanti la gestione
specie animali specie arboree
stadio sviluppo
cervo
sp. minoritarie
novelleto
spessina
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
150
2,5-3
J/ha (m3)
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
250
Ip (%)
min. 20
23-25
27
5
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 250
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (3)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 101
numero medio specie emerofite: 0,46
massima
300
1-1,2
max. -
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
70
22
7
1
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
43
49,3
34-62
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
30
28-32
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 8
specie ad habitat protetto: fagiano di monte, gallo
cedrone, civetta nana, civetta capogrosso, picchio cenerino, picchio nero, picchio rosso maggiore, picchio tridattilo
altre specie pregiate: merlo dal collare, bigiarella, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
organetto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,69
specie con pregio cromatico: Betula pubescens, Daphne
mezereum, Larix decidua, Rhododendron ferrugineum,
Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nel larice: fusti
abbastanza cilindrici, crescita regolare
difetti ricorrenti: nel larice: talvolta eccessiva ramosità
ma con rami vivi, sciabolatura basale; nel cembro: crescita non regolare con anelli anche di discreto spessore;
nell’abete rosso: eccessiva ramosità anche se soprattutto
di rami vivi
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 6
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nel larice e nel cembro; superficiali o impediti nella
crescita nell’abete rosso;
tendenza strutturale: multiplana non regol.-colma
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
233
85.
Larici-cembreto con ontano verde
Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, subass. alnetosum viridis
Filipello, Sartori et Vitadini 1981 - £ 9422-9421; G3.3/P-42.32 #
larici-cembreto con ontano verde endalpico altimontano-subalpino microtermo, substrati sciolti,
magmatici e argillo-scistosi del Paleozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Passo Falzarego-Cortina d’Ampezzo
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a fustaia - soggetta a selvicoltura minimale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Larix decidua 2, Picea abies 2, specie secondarie: Alnus viridis, Pinus cembra
specie accessorie: Salix appendiculata, Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Larix decidua, Pinus cembra, Picea abies, Alnus viridis
ALTERAZIONI ANTROPICHE: riduzione della copertura per pregressa attività pascoliva
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile; solo localmente l’abete rosso potrebbe prendere il sopravvento in caso di mancanza di accidenti (soprattutto valanghe)
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: sconsigliabili gli
interventi di eliminazione del larice (conservazione di elementi stabilizzanti, possibilità di rimandare
ad un successivo momento la scelta di accelerare l’evoluzione)
234
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: rinnovazione a cespi per presenza solo di alcuni luoghi adatti all’insediamento (dossi,
cespugli di ginepro, massi, ecc.); quella dell’ontano verde si colloca soprattutto lungo pregressi percorsi di valanghe
fattori limitanti l’insediamento: solo raramente annate di buona produzione del seme, predazione
fattori limitanti l’affermazione: carenze di calore, stress idrici o ristagni idrici a seconda della micromorfologia, patologie fungine (Phacidium infestans, Chrysomyxa rhododendrii), ecc.
disturbo: pascolo
tolleranza copertura: molto elevata
interventi di agevolazione: non necessari
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
patologie: Phacidium infestans
attacchi di insetti: defogliatori (Coleophora laricella)
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 2
specie ad habitat protetto: francolino di monte, fagiano
di monte
altre specie pregiate: merlo dal collare, bigiarella, cincia
bigia alpestre, cincia dal ciuffo, rampichino alpestre,
organetto
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
PREGIO CROMATICO
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
multiplana
multiplana
copertura
lacunosa
tessitura
intermedia
intermedia
STATO VEGETATIVO
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
fagiano di monte
parate nuziali
aprile
fagiano di monte
fase riproduttiva aprile-giugno
accorgimenti colturali: limitare quanto più possibile il
disturbo soprattutto nel periodo delle attività sensibili
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
fustaia multiplana
M/ha (m3) minima
150
J/ha (m3)
2-2,5
periodo curazione
statura attuale (m)
statura potenziale
fertilità relativa
media
250
Ip (%)
min. 20
21-23
27
4
massima
280
0,8-1
max. -
TEMPO DI PERMANENZA (anni)
funzionale provvisorio: 350
indicatore pregio cromatico: 2,5
specie con pregio cromatico: Daphne mezereum, Larix
decidua, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum
PREGIO TECNOLOGICO
caratteristiche tecnologiche particolari: nel larice: fusti
abbastanza cilindrici, crescita regolare
difetti ricorrenti: nel larice: talvolta eccessiva ramosità
ma con rami vivi; sciabolatura basale; nel cembro: crescita non regolare con periodi ad anelli anche di discreto spessore
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 24/medio basso
modelli di combustibile: 6
STABILITÀ MECCANICA POTENZIALE
profondità del suolo: <40 cm
apparati radicali: profondi e non impediti nella crescita
nel larice e nel cembro; superficiali o impediti nella
crescita nell’abete rosso;
tendenza strutturale: multiplana non regol. colma
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (4)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 197
numero medio specie emerofite: 0,5
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale multiplana
ripartizione percentuale numero soggetti
piccoli
medi
grandi
mol. grandi
70
22
7
1
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
P
69
62,0
55-69
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
25
23-27
235
86.
Alneta di ontano verde
Alnetum viridis Br.-Bl. 1918 £
?; ? # alneta di ontano verde endalpica subalpina microterma, substrati sciolti, magmatici e argilloscistosi del Paleozoico, suoli mesici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Gares-Canale d’Agordo
ATTUALE GESTIONE: lasciata all’evoluzione naturale
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Alnus viridis 5, Salix appendiculata 2
specie secondarie: Larix decidua, Picea abies specie accessorie: Sorbus aucuparia
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Alnus viridis, Salix appendiculata, Larix decidua, Picea abies, Sorbus aucuparia
ALTERAZIONI ANTROPICHE: pregressa attività pascoliva
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
evoluzione verso cenosi boschive più mature (lariceti, peccete,
cembrete) impedita dai ricorrenti fenomeni valanghivi
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: quella gamica relativamente facile e diffusa, quella agamica facile solo nelle formazioni
poste a quote meno elevate (alnete secondarie)
fattori limitanti l’insediamento: nessuno
fattori limitanti l’affermazione: ricorrenti valanghe
disturbo: pascolo
tolleranza copertura: n.d.
236
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: solitamente
non vengono effettuati interventi
specie negativamente sensibili all’abbandono
specie
attività
periodo
fagiano di monte parate nuziali e
aprile-luglio
allevamento
della prole
possibile riduzione del capriolo in caso di espansioni
dell’alneta nelle praterie
accorgimenti colturali: mantenere le aperture prative
esistenti (interventi diretti e/o pascolo) o crearne di
nuove, a margine frastagliato, nelle zone a morfologia
pianeggiante.
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 19/basso
modelli di combustibile: 17
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
unità lasciata alla libera evoluzione
altezza media (m)
2-5
modalità copertura
regolare-colma
fertilità relativa
4
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: -1 (5)
numero medio specie emerofite: 0,57
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: bassa
contaminazione passiva: alta
standard di biodiversità gestionale
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio
P
33
34,1
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
10
8-12
intervallo
23-48
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Cortusa matthioli
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 1
specie ad habitat protetto: fagiano di monte
altre specie pregiate: bigiarella, organetto
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 1,17
specie con pregio cromatico: Daphne mezereum, Larix
decidua, Rhododendron ferrugineum, Rhododendron hirsutum
237
87.
Alneta extraripariale di ontano bianco
p.p. Aceri-Fraxinetum s.l. £
9180; G1.1/P-44.21 #
alneta extraripariale di ontano bianco esalpica-mesalpica mesoterma, substrati sciolti, magmatici e
argillo-scistosi del Paleozoico, suoli mesoidrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Ciet-Gosaldo
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Alnus incana 5
specie secondarie: Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Picea abies
specie accessorie: Laburnum alpinum, Salix caprea, Fagus sylvatica, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Alnus incana, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
sere transitoria verso l’aceri-frassineto con ontano bianco
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
a conservare l’attuale composizione
238
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile e diffusa
fattori limitanti l’insediamento: n.d.
fattori limitanti l’affermazione: n.d.
disturbo: assente
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: nel breve periodo non necessari
la ceduazione tende
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: nessuna,
tuttavia, sono preferibilmente da evitare interventi
durante il periodo riproduttivo (marzo-giugno)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
8-12 (perticaia)
riferimento colturale
n.d.
frequenza inter. intercalari n.d.
percentuale prelievo
n.d.
fertilità relativa
5
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1 (3)
numero medio specie emerofite: 1
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
n.d.
n.d.
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
61
D
65,5
61-70
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
10
8-12
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: medio
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 4
specie con pregio cromatico: Acer pseudoplatanus, Fagus
sylvatica, Fraxinus excelsior, Laburnum alpinum, Prunus
avium, Viburnum opulus
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 18/basso
modelli di combustibile: 11
239
88.
Alneta extraripariale di ontano nero
Alnion glutinosae Malcuit 1929 (frammenti di diverse associazioni) £
9180; G1.1/P-44.21 #
alneta extraripariale di ontano nero esomesalpica mesoterma, substrati sciolti, magmatici e argilloscistosi del Paleozoico, suoli idrici
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Paluch-Cesiomaggiore
ATTUALE GESTIONE: neo-formazione o di transizione
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Alnus glutinosa 3, Salix cinerea 2
specie secondarie: Carpinus betulus, Frangula alnus, Tilia cordata, Fraxinus excelsior
specie accessorie: Prunus avium, Salix purpurea, Ulmus minor
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Alnus glutinosa, Salix cinerea, Carpinus betulus, Frangula alnus, Tilia cordata, Fraxinus excelsior
ALTERAZIONI ANTROPICHE: nessuna
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
a conservare l’attuale composizione
240
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: relativamente facile e diffusa
fattori limitanti l’insediamento: n.d.
fattori limitanti l’affermazione: n.d.
disturbo: n.d.
tolleranza copertura: n.d.
interventi di agevolazione: nel breve periodo non necessari
la ceduazione tende
STRUTTURA SOMATICA
attuale
tendenziale
verticale
copertura
tessitura
monoplana
grossolana
monoplana regol. colma grossolana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 18/basso
modelli di combustibile: 11
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi: nessuna,
tuttavia, sono preferibilmente da evitare interventi
durante il periodo riproduttivo (marzo-giugno)
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
neo-formazione o di transizione
altezza media (m)
7-12 (perticaia)
riferimento colturale
n.d.
frequenza inter. intercalari n.d.
percentuale prelievo
n.d.
fertilità relativa
6
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: 0 (6)
numero medio specie emerofite: 0,5
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: rara
distribuzione: accorpata
contaminazione attiva: media
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
fustaia a struttura tendenziale monoplana
numero stadi sviluppo ampiezza in anni/superficie
n.d.
n.d.
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
46
D
27,2
13-46
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
10
8-12
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: alto
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 2,5
specie con pregio cromatico: Berberis vulgaris, Cornus
sanguinea, Crataegus monogyna, Fraxinus excelsior,
Prunus avium, Robinia pseudacacia, Tilia cordata,
Viburnum lantana, Viburnum opulus
241
89.
Robinieto puro
?; G1.J/P-83.324
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Monte Lonzina-Torreglia
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Robinia pseudacacia 4
specie accessorie: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Fraxinus excelsior, Fraxinus
ornus, Laburnum anagyroides, Prunus avium
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Quercus
petraea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: formazione di origine antropica anche se successivamente diffusasi spontaneamente
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
stabile, almeno nel medio periodo
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE:
la ceduazione favori-
sce l’attuale composizione tendendo ad espandere spazialmente la formazione
242
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: estremamente facile quella agamica (soprattutto per polloni radicali); relativamente difficile quella gamica
fattori limitanti l’insediamento: difficile germinabilità del seme
fattori limitanti l’affermazione: carenze di luce
disturbo: nessuno
tolleranza copertura: molto limitata
interventi di agevolazione: decisamente sconsigliati
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 25/medio alto
modelli di combustibile: n.d.
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
la rinaturalizzazione sembra essere l’unica condizione
per l’instaurarsi di una comunità ornitica di un certo
interesse
INDICATORI QUANTITATIVI
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha min.
0
specie rilascio
turno
min.
12
limiti conv.
nessuno
fertilità relativa 8
max.
0
cons.
15-18
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -6 (6)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 2
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: molto diffusa
distribuzione: parzialmente
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: bassa
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie
cronologiche
in anni
in ogni classe (ha)
5
3
7,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
57
D
57,0
54-60
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 0
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 0
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 11
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Cornus sanguinea, Crataegus
monogyna, Fraxinus excelsior, Fraxinus ornus, Laburnum
anagyroides, Prunus avium, Prunus spinosa, Robinia
pseudacacia
243
90.
Robinieto misto
?; G1.J/P-83.324
LOCALITÀ CARATTERISTICHE: Colfosco-Susegana
ATTUALE GESTIONE: ordinariamente governata a ceduo
INDICATORI QUALITATIVI
COMPOSIZIONE ARBOREA ATTUALE
specie principali: Ulmus glabra 2, Robinia pseudacacia 2
specie secondarie: Fraxinus excelsior, Ulmus minor, Acer campestre, Acer pseudoplatanus
specie accessorie: Fraxinus ornus, Malus sylvestris
COMPOSIZIONE DELLE SPECIE ARBOREE ECOLOGICAMENTE COERENTI
Ulmus glabra, Fraxinus excelsior, Ulmus minor, Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Fraxinus ornus,
Carpinus betulus, Quercus petraea
ALTERAZIONI ANTROPICHE: formazione di origine antropica anche se successivamente diffusasi spontaneamente
TENDENZE DINAMICHE NATURALI:
lenta evoluzione verso uno dei carpineti o dei rovereti
POSSIBILI INFLUENZE DEGLI INTERVENTI COLTURALI SUL DINAMISMO NATURALE: la ceduazione ristabilisce la netta prevalenza della robinia pregiudicando la sua sostituzione; inutili sono anche gli interventi di cercinatura
244
RINNOVAZIONE NATURALE
modalità: estremamente facile quella agamica (soprattutto per polloni radicali); relativamente difficile quella gamica anche delle specie diverse della robinia che però, invecchiando il soprassuolo, si
diffondono sporadicamente sotto copertura
fattori limitanti l’insediamento: per la robinia difficile germinabilità del seme, per quella delle altre
specie difficile a causa di allelopatie (?)
fattori limitanti l’affermazione: carenze di luce, eccessiva concorrenza della robinia
disturbo: la ceduazione esalta la capacità concorrenziale
della robinia
tolleranza copertura: molto limitata quella della robinia,
per almeno un ventennio quella delle altre specie
interventi di agevolazione: decisamente sconsigliabili
STATO VEGETATIVO
nessuna alterazione significativa
INTERAZIONI CON LA MACROFAUNA
gestione-fauna
specie negativamente sensibili agli interventi
specie
attività
periodo
picchi
riproduzione
marzo-giugno
accorgimenti colturali: la rinaturalizzazione sembra essere l’unica condizione per l’instaurarsi di una comunità
ornitica di un certo interesse
specie ad habitat protetto: in caso di presenza di qualche
soggetto arboreo non di robinia, sono potenzialmente
presenti: torcicollo, picchio verde (in formazioni a contatto con zone agricole), picchio rosso maggiore
PREGIO CROMATICO
indicatore pregio cromatico: 6
specie con pregio cromatico: Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Cornus sanguinea, Fraxinus excelsior, Fraxinus
ornus, Robinia pseudacacia, Ulmus glabra, Viburnum
lantana
SUSCETTIVITÀ ALLE CALAMITÀ NATURALI
INCENDI
potenziale pirologico: 27/medio alto
modelli di combustibile: n.d.
Indicatori quantitativi
INDICATORI BIOMETRICI
ceduo ordinario
I/ha a mat. (m3) 8-10
numero allievi/ha min.
60
max.
100
specie rilascio
tutte quelle diverse dalla robinia
turno
min.
12
cons.
20-22
limiti conv.
solo per invecchiamento
fertilità relativa 8
STANDARD NATURALITÀ DEI SOPRASSUOLI
differenze composizione: +1, -3 (8)
disturbo dovuto al tipo di gestione: 15
numero medio specie emerofite: 3
BIODIVERSITÀ
unità nel territorio
diffusione: mediamente diffusa
distribuzione: parzialmente frazionata
contaminazione attiva: alta
contaminazione passiva: media
standard di biodiversità gestionale
equilibrio cronologico-strutturale
ceduo
numero classi
ampiezza
superficie
cronologiche
in anni
in ogni classe (ha)
5
3
7,5
numerosità specie vegetali
tipo
n. sp.
copertura n. medio intervallo
V
31
D
36,5
31-42
numerosità specie ornitiche
n. medio
intervallo
15
13-17
PREGI
PREGIO NATURALISTICO
pregio floristico e vegetazionale
indicatore pregio floristico: 1
specie pregiate: Crocus napolitanus
pregio vegetazionale: basso
pregio faunistico
indicatore specie ad habitat protetto: 3
245
Appendice 1
248
Indicazioni nomenclaturali
Nel corso del lavoro si è ritenuto opportuno, per uniformare il linguaggio e rendere più
facili i confronti, riconsiderare la nomenclatura delle diverse unità, anche a seguito delle
indicazioni contenute nello studio condotto sulle tipologie forestali del Friuli-Venezia
Giulia (DEL FAVERO e altri 1998). In quest’ultimo lavoro sono previsti dei suggerimenti a
riguardo della nomenclatura. In primo luogo viene ricordato che, in linea teorica, ciascuna
unità dovrebbe essere denominata attraverso tutti gli elementi che la caratterizzano1.
Questo porterebbe però all’impiego di nomi molto complessi che difficilmente potrebbero
essere mandati a memoria ed entrare così nel gergo. Per la denominazione di ciascuna unità
è allora necessario procedere a semplificazioni nomenclaturali capaci di mettere in evidenza gli elementi ritenuti essenziali. La scelta delle aggettivazioni, volta per volta più adatte a
questo scopo, può essere facilitata fissando una scala di priorità fra i caratteri differenzianti, seguendo la quale è possibile scegliere l’attributo caso per caso più opportuno. La scala
proposta è la seguente:
1) composizione;
2) regione forestale;
3) categoria del substrato;
4) fascia altitudinale;
5) caratteristiche dei suoli;
6) fattore termico;
7) zonalità;
8) dinamismo;
9) influenza antropica.
Così, ad esempio, se in una categoria le diverse unità si differenziano da un tipo centrale
(tipico) per il semplice arricchimento nella composizione arborea di una nuova specie,
potrà essere sufficiente aggiungere al nome dell’unità tipica quello della nuova specie presente, preceduto dalla preposizione con. È il caso, sempre ad esempio, della categoria degli
aceri-frassineti in cui l’aspetto tipico (aceri-frassineto tipico) può arricchirsi con l’ostria
(aceri-frassineto con ostria), ecc. Altre volte può essere un elemento arbustivo od erbaceo
od un tipo di erbe, a consentire una buona caratterizzazione di unità che divergono dall’aspetto tipico: in questo caso, il nome dell’arbusto o dell’erba o del tipo di erbe è preceduto
dalla preposizione a (ad esempio: ostrio-querceto a scotano, ecc.).
In categorie molto ampie che interessano ambienti diversi, la sola composizione arborea
non è spesso sufficiente per differenziare o specificare alcune unità. Queste possono essere
meglio caratterizzate da una denominazione che contenga la regione forestale d’appartenenza (ad esempio: abieteti esomesalpici). Se anche questa specificazione non risulta sufficiente o soddisfacente è possibile impiegarne un’altra, che si rifà alle categorie di substrato
(ad esempio: peccete dei substrati silicatici) e così via scendendo nella scala delle priorità
sopra riportata.
Per evidenziare la casistica considerata si riporta la seguente tabella in cui sono pure contenute le spiegazioni del significato attribuito ai termini impiegati. È bene precisare che l’aggettivo, volta per volta adottato, esprime uno stato relativo nell’ambito della stessa categoria.
1 La
denominazione completa di ciascun’unità è riportata nell’intestazione delle schede.
elemento differenziante
composizione
denominazione
spiegazione
tipica
formazione che rispecchia la
composizione centrale o tipica dell’unità
(nome della formazione tipica
seguito da) con (seguito dal
nome di una specie arborea)
formazione che rispetto a
quella tipica si caratterizza per
la presenza anche di una
diversa specie arborea
(nome della formazione tipica
seguito da) a (seguito dal
nome di una specie arbustiva,
o dal nome di una specie erbacea o dalla denominazione
di un tipo di erbe: megaforbie, sfagni, ecc.
formazione che risulta ben
differenziabile da quella tipica
per la presenza di un arbusto,
o di un’erba o di un gruppo
di erbe
regione forestale
costiera
planiziale
avanalpica (collinare)
esalpica
esomesalpica
mesalpica
endalpica
formazioni differenziabili
nell’ambito della stessa categoria per l’appartenenza ad
una regione forestale; per il
significato da attribuire alle
regioni forestali si veda
l’appendice 13
categoria di substrati
carbonatica
carbonatico-terrigena
silicatica
formazioni differenziabili
per il fatto che si trovano su
diversi gruppi di substrati;
per il significato da attribuire
alle denominazioni dei gruppi
di substrato si veda
l’appendice 12
fascia altitudinale
basale
submontana
montana
altimontana
subalpina
formazioni differenziabili nell’ambito della stessa categoria
per l’appartenenza a diverse
fasce altitudinali; circa il
significato da attribuire alle
diverse fasce è bene precisare
che non ci si è rifatti esclusivamente all’altitudine, ma
piuttosto ai meccanismi con
cui avvengono determinati fenomeni (rinnovazione, crescita, ecc.) o all’aspetto somatico degli alberi (forma collonnare), ecc.
249
denominazione
elemento differenziante
caratteri
del suolo
250
spiegazione
reazione
basici
acidi
formazioni differenziabili per
la reazione del suolo in corrispondenza dell’orizzonte A;
in linea generale, i suoli acidi
si formano su substrati silicatici; in questi casi anche l’orizzonte B ha un pH acido;
acidificazioni si hanno però
anche su substrati carbonatici
e, in questo caso, in genere il
pH nell’orizzonte B è neutro;
queste situazioni sono evidenziate dal punto di vista
nomenclaturale con l’aggiunta dell’aggettivo carbonatico
ovvero si possono avere formazioni su suoli acidi (silicatici) o su suoli acidi carbonatici
disponibilità
idrica
xerici
mesoxerici
mesici
mesoidrici
idrici
formazioni presenti su suoli
con diversa disponibilità idrica; quelli xerici sono caratterizzati da scarsa disponibilità
idrica, particolarmente durante il periodo estivo; essi sono
solitamente presenti sui substrati carbonatici e su alcuni
di quelli silicatici (in genere
magmatici); quelli mesici
sono caratterizzati da una
generale freschezza e sono
solitamente presenti sui substrati carbonatico-terrigeni e
su alcuni dei substrati silicatici (argillo-scistosi del
Paleozoico); tuttavia, quando
la condizione di mesicità
compare anche su substrati
carbonatici viene aggiunta la
specificazione del tipo di substrato; quelli idrici sono tipici
delle zone in cui vi è ristagno
idrico
denominazione
elemento differenziante
fattore termico
spiegazione
macroterma
formazione presente in ambiente caratterizzato da un
clima caldo (soprattutto per
quanto riguarda la termometria) anche se può mancare
una vera e propria stagione
secca
mesoterma
formazione presente in ambiente caratterizzato da un
clima intermedio livellato soprattutto per quanto riguarda
la termometria
microterma
formazione presente in ambiente caratterizzato da un
clima rigido con connotati di
continentalismo
zonale
formazione caratterizzante
una fascia od una zona
extrazonale
formazione caratteristica di
una certa fascia ma che è presente al di fuori della fascia
stessa
azonale
formazione svincolata da
fasce o zone
dinamismo
primitiva
formazione che, in ambienti
ecologicamente estremi (rupi,
forre, falde detritiche), non
mostra alcuna tendenza evolutiva
influenza antropica
primaria
formazione zonale la cui
composizione è stata solo
limitatamente influenzata dall’opera dell’uomo
secondaria
formazione zonale la cui
composizione risente dell’azione dell’uomo
di sostituzione
formazione extrazonale la cui
composizione è stata solo limitatamente influenzata dalla
opera dell’uomo
su (seguito dalla denominazione del tipo potenziale)
formazione extrazonale la cui
composizione è dovuta ad interventi di rimboschimento
zonalità
251
Appendice 2
252
Elenco delle unità tipologiche e delle corrispondenti unità fitosociologiche
(in parentesi è indicato il numero dei rilievi floristici eseguiti nell’unità)
FORMAZIONI COSTIERE
ARBUSTETO COSTIERO (11)
frammenti di Quercion ilicis Br.-Bl. (1931) 1936
VARIANTI: con pino nero
LECCETA (7)
frammenti di Quercion ilicis Br.-Bl. (1931) 1936
BOSCO COSTIERO DEI SUOLI IDRICI (4)
frammenti di diverse associazioni riferibili a Alnetalia glutinosae Tx. 1937 e Populetalia albae
Br.-Bl.
FORMAZIONI EUGANEE CON ELEMENTI MEDITERRANEI
PSEUDOMACCHIA (2)
stadio a Cistus salvifolius del querceto con elementi mediterranei
QUERCETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI CON ELEMENTI MEDITERRANEI
(2)
phytocoenon a Quercus pubescens-Arbutus unedo prov.
QUERCO-CARPINETI E CARPINETI
QUERCO-CARPINETO PLANIZIALE (2)
Asparago-Quercetum roboris (Lausi 1966) Marincek 1994 (= Querceto-Carpinetum boreo-italicum Pignatti 1953 ex Lausi 1966)
QUERCO-CARPINETO COLLINARE (3)
p.p.Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini) ex Marincek 1994, var. a Quercus robur
della subass. violetosum hirtae (Poldini 1982) ex Marincek 1994
CARPINETO TIPICO (5)
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. caricetosum pilosae Marincek, Poldini et Zupancic 1983
VARIANTI: con salice bianco
CARPINETO CON FRASSINO (11)
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass.
caricetosum pilosae, varianti umide (es. var. a Quercus robur) Marincek, Poldini et Zupancic
1983
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993
CARPINETO CON OSTRIA (8)
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass.
ostryetosum Marincek, Poldini et Zupancic 1983
CARPINETO CON CERRO (3)
p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994, subass. quercetosum cerris prov. in sched.
CASTAGNETI E ROVERETI
ROVERETO
TIPICO (10)
Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994
DEI SUBSTRATI MAGMATICI (7)
p.p. Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979
p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994
VARIANTI: dei suoli xerici
Buglossoido purpurocaeruleae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol, Lausi, Piccoli et
Poldini 1982
CON TIGLIO (6)
Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994, subass. tilietosum cordatae Poldini prov. in sched.
CASTAGNETO DEI SUOLI XERICI (8)
p.p. Carici umbrosae-Quercetum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994, subass. quercetosum petraeae (Poldini 1982) ex Marincek 1994
p.p. Buglossoido purpurocaeruleae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol, Lausi, Piccoli et Poldini
1982
CASTAGNETO DEI SUOLI MESICI (15)
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass.
caricetosum pilosae Marincek, Poldini et Zupancic 1983
CASTAGNETO DEI SUOLI ACIDI (7)
Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979, subass. vaccinietosum myrtilli Puncer et Zupancic 1979
VARIANTI: con faggio
CASTAGNETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI (8)
Melampyro vulgati-Quercetum petraeae Puncer et Zupancic 1979, subass. vaccinietosum myrtilli Puncer et Zupancic 1979
VARIANTI: con faggio, con carpino bianco
CASTAGNETO CON FRASSINO (3)
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993
var. geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini 1982 non Duvigneaud 1969 cerastietosum sylvaticae Poldini 1982)
ORNO-OSTRIETI E OSTRIO-QUERCETI
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO
DI FORRA (4)
Hemerocallido lilioasphodelo-Ostryetum carpinifoliae Poldini 1982
DI RUPE (4)
p.p. Cytisantho radiatae-Ostryetum carpinifoliae Wraber 1960
phytocoenum Alanchier ovalis-Ostrya carpinifolia (prov.)
DI FALDA DETRITICA (6)
Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995
(= Seslerio variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43)
ORNO-OSTRIETO
TIPICO (11)
Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995
(= Seslerio variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43)
CON CARPINO BIANCO (4)
p.p. Seslerio albicantis-Ostryetum Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995 (= Seslerio
variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43), subass. carpinetosum betuli
Poldini et Lasen 89 ex sched.
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983,
subass. ostryetosum Marincek, Poldini, Zupancic 1983
CON TIGLIO (11)
p.p. Seslerio albicantis-Ostryetum Lausi et al. 82 em. Poldini 88, subass. tilietosum prov.
in sched.
p.p. Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 83, subass.
tilietosum in sched.
CON LECCIO (3)
Seslerio albicantis-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982 corr. Poldini et Vidali 1995
(= Seslerio variae-Ostryetum carpinifoliae Lausi et al. 1982, Art.43), subass. quercetosum
ilicis Lasen et Poldini 1989 (= Quercetum ilicis H. Mayer 1969 non Br.-Bl. 1915), (=
Celtidi australis-Quercetum ilicis Pedrotti 1992)
253
OSTRIO-QUERCETO
TIPICO (20)
Buglossoido purpurocaeruleae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol, Lausi, Piccoli et
Poldini 1982
A SCOTANO (10)
Buglossoido purpurocaerulae-Ostryetum carpinifoliae Gerdol et al. 1982, subass. a Cotynus
coggyria della razza geografica Lessini-Berici-Veronese
VARIANTI: con cerro, con roverella
a terebinto
Buglossoido-Ostryetum Gerdol et al. 82 em. Poldini 88, subass. pistacietosum terebinthae prov.
ACERI-FRASSINETI E ACERI-TIGLIETI
ACERI-TIGLIETO TIPICO (9)
Ornithogalo pyrenaici-Carpinetum betuli Marincek, Poldini et Zupancic 1983, subass. fraxinetosum excelsioris Poldini in sched. var. a Tilia
ACERI-TIGLIETO DI VERSANTE (28)
Tilio platyphylli-Ostryetum carpinifoliae prov. in sched. (Lasen)
VARIANTI: con faggio
ACERI-FRASSINETO TIPICO (15)
Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var.
geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris
Poldini 1982 non Duvigneaud
ACERI-FRASSINETO CON OSTRIA (18)
Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993 var.
geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris
Poldini 1982 non Duvigneaud
ACERI-FRASSINETO CON ONTANO BIANCO (2)
p.p. Hacquetio epipactido-Fraxinetum excelsioris Marincek 1990 ex Poldini et Nardini 1993
var. geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993 (= Carpino betuli-Fraxinetum excelsioris Poldini 1982 non Duvigneaud 1969 cerastietosum sylvaticae Poldini 1982)
FAGGETE
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE AZONALI
FAGGETA PRIMITIVA
DI RUPE (0)
phytocoenon Pinus mugo-Rhododendron hirsutum-Fagus Lasen et Poldini in sched.
VARIANTI: con ostria
DI FALDA DETRITICA (5)
phytocoenon Pinus mugo-Rhododendron hirsutum-Fagus Lasen et Poldini in sched.
VARIANTI: con ostria
254
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE SUBMONTANE
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI MESICI (13)
p.p. Hacquetio epipactido-Fagetum sylvaticae Kosir 1962, var. geogr. Anemone trifolia Kosir
1979, subvar. geogr. Luzula nivea Poldini et Nardini 1993
VARIANTI: con acero
con carpino bianco
p.p. Hacquetio epipactido-Fagetum sylvaticae Kosir 1962, var. geogr. Anemone trifolia
Kosir 1979, subvar. geogr. Luzula nivea Poldini et Nardini 1993 subass. carpinetosum betuli Poldini et Nardini 1993
FAGGETA SUBMONTANA TIPICA (9)
p.p. Hacquetio epipactido-Fagetum sylvaticae Kosir 1962, var. geogr. Anemone trifolia Kosir
1979, subvar. geogr. Luzula nivea Poldini et Nardini 1993
VARIANTI: con agrifoglio
FAGGETA SUBMONTANA CON OSTRIA (35)
Ostryo carpinifoliae-Fagetum sylvaticae Wraber 1966 ex Trinajstic 1972 var. geogr. Anemone
trifolia Poldini 1982, subvar. Luzula nivea Dakskobler 1991
VARIANTI: con tiglio, con tasso, con acero, con cerro
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI ACIDI (7)
Castaneo sativae-Fagetum sylvaticae Marincek et Zupancic 1995
VARIANTI: montana
Luzulo albidae-Fagetum sylvaticae Meus. 1937 var. geogr. Anemone trifolia Zukrigl
1989
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE MONTANE
FAGGETA MONTANA DEI SUOLI XERICI (3)
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geogr. Luzula nivea Marincek,
Poldini et Zupancic 1989
FAGGETA MONTANA TIPICA
ESALPICA (35)
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969, subass. fagetosum
Poldini et Nardini 1993
VARIANTI: con abete rosso
ESOMESALPICA (40)
p.p. Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969, subass. fagetosum Poldini et Nardini 1993
MESALPICA (2)
p.p. Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE ALTIMONTANE
FAGGETA ALTIMONTANA
TIPICA (41)
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969, subass. fagetosum
Poldini et Nardini 1993, forma altitudinale (altimontana superiore)
VARIANTI: con abete bianco, con larice, con abete rosso, a megaforbie
subalpina
Polysticho lonchitis-Fagetum sylvaticae (I. Horvat 1938) Marincek in Poldini et
Nardini 1993 var. geogr. Anemone trifolia Poldini et Nardini 1993
DEI SUOLI ACIDI CARBONATICI (6)
phytocoenon Rhododendron ferrugineum-Fagus prov.
BETULETI E CORILETI
BETULETO (7)
CORILETO (13)
phytocoenon Galanthus-Corylus Poldini 1989 (= Galantho-Coryletum Poldini 1980)
phytocoenon a Corylus e Daphne mezereum Poldini et Vidali 1995
VARIANTI: macroterma
MUGHETE
MUGHETA MACROTERMA (1)
Amelanchiero ovalis-Pinetum mughi Minghetti in Pedrotti 1994 (Orno-Pinetum mughi
Martin-Bosse 1967 subass. pinetosum mughi Poldini 1982)
MUGHETA MESOTERMA (8)
Rhododendro hirsuti-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv.
p.p. Erico carneae-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv.
VARIANTI: esomesalpica, mesoendalpica
MUGHETA MICROTERMA
DEI SUOLI BASICI (5)
255
Rhododendro hirsuti-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv.
p.p. Rhodothamno-Rhododendretum hirsuti (Aich. 1933) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al.
1939
DEI SUOLI ACIDI CARBONATICI (2)
Sorbo chamaemespili-Pinetum mughi Minghetti 1996
p.p. Rhododendro ferruginei-Pinetum prostratae Zöttl 1951 nom. inv.
VARIANTI: a empetro
MUGHETA A SFAGNI (4)
Sorbo chamaemespili-Pinetum mughi Minghetti 1996
VARIANTI: di torbiera
Pinetum rotundatae Kästner et Flößner 1933 corr. Mucina 1993
PINETE DI PINO SILVESTRE
PINETA DI PINO SILVESTRE PRIMITIVA
DI RUPE (1)
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. var. ad
Arctostaphylos uva-ursi
VARIANTI: con pino nero
Fraxino orni-Pinetum nigrae Martin-Bosse 1967
DI FALDA DETRITICA (12)
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv. var. ad
Arctostaphylos uva-ursi
VARIANTI: endalpica
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
TIPICA (8)
Fraxino orni-Pinetum nigrae Martin-Bosse 1967 subass. pinetosum sylvestris Lasen et
Poldini 1989
CON PINO NERO (5)
Fraxino orni-Pinetum nigrae Martin-Bosse 1967 subass. pinetosum sylvestris Lasen et
Poldini 1989
CON FAGGIO (4)
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Anemone trifolia
Marincek et al. 1989
VARIANTI: con pino nero
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
TIPICA (3)
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv.
VARIANTI: su substrati gessosi
CON ABETE ROSSO (14)
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv.
VARIANTI: a molinia
PINETA DI PINO SILVESTRE ENDALPICA (4)
Erico carneae-Pinetum sylvestris Br.-Bl. in Br.-Bl. et al. 1939 nom. inv.
VARIANTI: con abete rosso, con cembro
256
PICEO-FAGGETI
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI XERICI (10)
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea Marincek et al.
1989, subass. caricetosum albae Marincek et al. 1989
VARIANTI: con cembro
su substrati gessosi
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. a Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. vincetoxicetosum hirundinarie Marincek et al. 1989
con larice
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticaeTregubov 1962 var. geog. Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. laricetosum Marincek et al. 1989
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. piceetosum var. a Larix Marincek et al. 1989
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI MESICI (18)
Anemono trifoliae-Fagetum Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea Marincek et al. 1989
VARIANTI: con abete bianco
Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. piceetosum var. a Abies alba Marincek et al. 1989
con larice
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticaeTregubov 1962 var. geog. Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. laricetosum Marincek et al. 1989
p.p. Anemono trifoliae-Fagetum sylvaticae Tregubov 1962 var. geog. Luzula nivea
Marincek et al. 1989, subass. piceetosum var. a Larix Marincek et al. 1989
dei suoli acidi
Luzulo albidae-Fagetum sylvaticae Meus. 1937 var. geogr. Anemone trifolia Zukrigl
1989
ABIETETI
ABIETETO ESOMESALPICO
SUBMONTANO (14)
p.p. Adenostylo glabrae-Abietetum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994,
subass. phyllitietosum H. Mayer et Hofmann 1969
p.p. Ulmo glabrae-Abietetum albae Poldini et Lasen ex schedis
VARIANTI: dei suoli xerici
MONTANO (62)
Dentario pentaphylli-Fagetum sylvaticae H. Mayer et Hofmann 1969 var. con abete
bianco
ABIETETO DEI SUBSTRATI SILICATICI (10)
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl. et al.
1939 (=Luzulo-Abietetum Oberd. 1957)
ABIETETO DEI SUOLI MESICI
TIPICO (24)
Cardamino pentaphylli-Abietetum albae H. Mayer 1974 nom. mut. em. Gafta 1994
VARIANTI: a megaforbie
Adenostylo alliariae-Abietetum albae Kuoch 1954 (= Adenostylo alliariae-Piceetum
Hartm. 1942)
microterma, a sfagni
CON FAGGIO (14)
Cardamino pentaphylli-Abietetum albae H. Mayer 1974 nom. mut. em. Gafta 1994
ABIETETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI (17)
Adenostylo glabrae-Abietetum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994
VARIANTI: su substrati gessosi
Adenostylo glabrae-Abietetum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994,
subass. caricetosum albae H. Mayer et Hofmann 1969 em. Gafta 1994
dei suoli acidi carbonatici
PECCETE
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI
ALTIMONTANA (12)
Adenostylo glabrae-Piceetum abietis M. Wraber 1966 ex Zukrigl 1973
VARIANTI: montana
Carici albae-Piceetum abietis Zupancic 1982
257
dei suoli xerici
Adenostylo glabrae-Piceetum abietis M. Wraber 1966 ex Zukrigl 1973 var. a Orthilia
secunda ex sched.
su substrati gessosi
Calamagrostio variae-Piceetum abietis Schweingruber 1972
azonale su alluvioni
stadio a Petasites paradoxus-Picea
SUBALPINA (5)
Larici-Piceetum abietis (Br.-Bl. et al. 1954) Ellenberg et Klötzli 1972 (= HomogynoPiceetum Zukrigl 1973)
VARIANTI: con cembro
Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 81, subass.
piceetosum
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI DEI SUOLI MESICI
ALTIMONTANA (8)
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl.
et al. 1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973)
VARIANTI: a sfagni
Sphagno girgensohnii-Piceetum abietis Kuoch 1954
SUBALPINA (3)
Larici-Piceetum abietis (Br.-Bl. et al. 1954) Ellenberg et Klötzli 1972 (= HomogynoPiceetum Zukrigl 1973), subass. luzuletosum sylvaticae Zukrigl 1973
A MEGAFORBIE (8)
Adenostylo alliariae-Abietetum albae Kuoch 1954 (= Adenostylo alliariae-Piceetum
Hartm. 1942)
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI DEI SUOLI XERICI
MONTANA (4)
p.p. Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.Bl. et al. 1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973)
ALTIMONTANA (18)
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl.
et al. 1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973)
VARIANTI: a calamagrostide
SUBALPINA (0)
Luzulo nemorosae-Piceetum abietis (Schmid et Gaisberg 1936) Br.-Bl. et Siss. in Br.-Bl.
et al. 1939 (= p.p. Homogyno-Piceetum, subass. luzuletosum albidae Zukrigl 1973)
PECCETA CON FRASSINO E/O ACERO (6)
phytocoenon Fraxinus excelsior-Picea abies (prov.)
PECCETA SECONDARIA MONTANA (10)
phytocoenon Carex alba-Picea
PECCETA SECONDARIA ALTIMONTANA (2)
phytocoenon Aposeris foetida-Picea
258
LARICETI E LARICI-CEMBRETI
LARICETO PRIMITIVO (1)
Rhodothamno chamaecisti-Laricetum H. Mayer 1984
LARICETO TIPICO (7)
Asplenio viridis-Laricetum H. Mayer 1984
VARIANTI: con cembro
p.p. Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981,
diverse subass.
a megaforbie
Adenostylo alliariae-Laricetum Schiechtl et Stern 1985 prov.
LARICETO IN SUCCESSIONE CON PECCETA (10)
p.p. Adenostylo glabrae-Piceetum abietis M. Wraber 1966 ex Zukrigl 1973
p.p. Larici-Piceetum abietis (Br.-Bl. et al. 1954) Ellenberg et Klötzli 1972 (= HomogynoPiceetum Zukrigl 1973)
VARIANTI: dei suoli xerici
LARICI-CEMBRETO
TIPICO (3)
Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, subass. seslerietosum albicans, Filipello, Sartori et Vitadini 1981
CON ABETE ROSSO (13)
p.p. Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, subass.
piceetosum Filipello, Sartori et Vitadini 1981
CON ONTANO VERDE (2)
Calamagrostio villosae-Pinetum cembrae Filipello, Sartori et Vittadini 1981, subass. alnetosum viridis Filipello, Sartori et Vitadini 1981
ALNETE
ALNETA DI ONTANO VERDE (7)
Alnetum viridis Br.-Bl. 1918
ALNETA EXTRARIPARIALE
DI ONTANO BIANCO (2)
p.p. Aceri-Fraxinetum s.l
DI ONTANO NERO (8)
Alnion glutinosae Malcuit 1929 (frammenti di diverse associazioni)
SALICETI ED ALTRE FORMAZIONI PARTICOLARI
saliceto a Salix caprea (1)saliceto a Salix cinerea (4)
Salicetum cinereae Zólyomi 1931
saliceto a Salix appendiculata (8)
Salicetum appendiculatae (Br.-Bl. 1950) Oberd. 1957 em. 1962
saliceto a Salix mielichhoferi (4)
phytocoenon a Salix mielichhoferi
saliceto a Salix pentandra (3)
phytocoenum a Salix pentandra (Alnion viridis)
formazioni a Juniperus sabina (1)formazioni a olivello spinoso (2)
Salici-Hippophaëtum rhamnoidis Br.-Bl. 1928 ex Eckm 1940
formazioni di pioppo tremulo (0)
cfr. Corylo-Populetum tremuli Br.-Bl. 1938
formazioni di maggiociondolo alpino (2)
phytocoenon a Laburnum alpinum
formazioni di sorbo degli uccellatori (1)
phytocoenon a Sorbus aucuparia
FORMAZIONI ANTROPOGENE
ROBINIETO PURO (1)
ROBINIETO MISTO (2)
259
Appendice 3
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità tipologiche
Nella tabella sono riportate quelle unità che si è ritenuto opportuno modificare o per la
nomenclatura o per altri aspetti rispetto al lavoro: La vegetazione forestale del Veneto - II
Edizione (1993), nonché nuove unità di recente osservazione. In particolare nella prima
colonna è riportata la “vecchia” denominazione dell’unità; nella seconda la nuova denominazione e le motivazioni che hanno indotto all’adeguamento; nel caso di nuove unità queste sono sommariamente descritte nella seconda colonna, mentre nessuna indicazione è
riportata nella prima colonna. Le unità che non hanno subito variazioni non sono riportate nell’elenco.
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
Unità
FORMAZIONI LITORALI
FORMAZIONI COSTIERE
adeguamento nomenclaturale
ORNO-LECCETA
ARBUSTETO COSTIERO: comprende la
parte arbustiva dell’ex orno-lecceta; questo
arbusteto era già descritto, ma non elevato al
rango di tipo, scelta che si ritiene, invece, ora
opportuna per evidenziare questa formazione
che non potrà quasi mai assumere una configurazione arborea
ORNO-LECCETA
LECCETA: comprende la parte arborea dell’ex
orno-lecceta; il termine orno-lecceta viene
abbandonato in quanto potrebbe creare confusione con l’orno-lecceta descritta dai botanici
croati, formazione presente lungo coste a scogliera e non lungo litorali, inoltre nelle formazioni venete non sempre è presente l’orniello
BOSCO IGROFILO
BOSCO COSTIERO DEI SUOLI IDRICI:
adeguamento nomenclaturale che consente di
evidenziare la caratteristica saliente del suolo e
la diversa collocazione della formazione rispetto
a quella di altre presenti sui suoli idrici
QUERCETI DEI SUBSTRATI VULCANICI
FORMAZIONI EUGANEE CON ELEMENTI MEDITERRANEI
adeguamento nomenclaturale che evidenzia soprattutto la presenza di particolari formazioni con
elementi mediterranei in una specifica area della Regione (Colli Euganei)
QUERCETO DI ROVERELLA CON
ELEMENTI MEDITERRANEI
QUERCETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI CON ELEMENTI MEDITERRANEI:
adeguamento nomenclaturale con eliminazione
della specificazione di roverella in quanto permangono dubbi circa l’attribuzione delle querce
presenti a questa specie
ROVERETI E CASTAGNETI
QUERCETO MESOFILO DI ROVERE
TIPICO
260
ROVERETO TIPICO: adeguamento che consente di evidenziare la centralità del tipo nell’ambito dei rovereti
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
ROVERETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI: sottotipo introdotto per evidenziare quei
piccoli boschetti presenti nei Colli Euganei e
nel Basso Vicentino caratterizzati da una
elevata presenza di rovere, con carpino bianco
e talora castagno su suoli derivati da substrati
magmatici dotati di buona disponibilità idrica
variante dei suoli xerici: situazione presente nei
Colli Euganei in cui, sempre su substrati magmatici, prevalgono nettamente le querce (in
parte o soprattutto roverella) e manca il castagno, in situazioni di versanti esposti a sud interessati da notevole aridità
QUERCETO MESOFILO DI ROVERE
CON TIGLIO
ROVERETO CON TIGLIO: adeguamento
nomenclaturale
CASTAGNETO CON OSTRIA: sottotipo A
VINCA
CASTAGNETO DEI SUOLI XERICI: adeguamento teso ad evidenziare la particolare
caratteristica del suolo piuttosto che la mescolanza con il carpino nero, non sempre presente
CASTAGNETO CON OSTRIA: sottotipo A
EPIMEDIO
CASTAGNETO DEI SUOLI MESICI: adeguamento teso ad evidenziare la particolare
caratteristica del suolo piuttosto che la mescolanza con il carpino nero, non sempre presente
CASTAGNETO CON OSTRIA: sottotipo A
SAMBUCO
ulteriori osservazioni hanno permesso di mettere in evidenza come questo castagneto è da considerare una forma di degradazione del castagneto dei suoli mesici (il carpino nero non sempre è presente)
CASTAGNETO DEI SUOLI OLIGOTROFICI CASTAGNETO DEI SUOLI ACIDI: adeguamento nomenclaturale per evidenziare la caratteristica saliente di questi suoli: l’acidità piuttosto che l’oligotrofia
variante con faggio: situazioni, relativamente
frequenti nel Trevigiano, in cui vi è una discreta presenza di faggio ad indicare una potenzialità della faggeta submontana
CASTAGNETO DEI SUBSTRATI
VULCANICI
CASTAGNETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI: adeguamento nomenclaturale alla nuova
denominazione del gruppo di substrati
OSTRIETI
ORNO-OSTRIETI E OSTRIO-QUERCETI
adeguamento nomenclaturale per evidenziare la presenza nella categoria anche dell’orniello e delle
querce
ORNO-OSTRIETO TIPICO
la parte più primitiva dell’orno-ostrieto tipico,
spesso presente su falda detritica, è stata scorporata in un’unità a sé stante: ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI FALDA DETRITICA
anche perché dal punto di vista gestionale non
può che essere lasciato alla libera evoluzione a
differenza degli altri orno-ostrieti tipici che possono essere governati a ceduo
261
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
Unità
OSTRIETO PRIMITIVO DI FORRA
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI FORRA: adeguamento nomenclaturale per evidenziare la presenza anche dell’orniello
OSTRIETO PRIMITIVO DI RUPE
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI RUPE:
adeguamento nomenclaturale per evidenziare la
presenza anche dell’orniello
ACERI-FRASSINETI E ACERI-TIGLIETI
ACERI-TIGLIETO CON CARPINO NERO
ACERI-TIGLIETO DI VERSANTE: l’aggettivazione di versante è stata preferita a quella con
ostria in quanto non sempre il carpino nero è
presente
variante con faggio: situazioni in cui vi è una
discreta presenza di faggio ad indicare un collegamento con la faggeta submontana
ACERI-FRASSINETO CON CARPINO NERO ACERI-FRASSINETO CON OSTRIA: adeguamento per uniformare la nomenclatura
FAGGETE
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE AZONALI
FAGGETA PIONIERA
FAGGETA PRIMITIVA sottotipo DI RUPE:
adeguamento nomenclaturale e differenziazione
rispetto alle situazioni presenti su falda detritica
variante con ostria: introdotta per evidenziare le
situazioni macroterme in cui può essere presente anche il carpino nero
FAGGETA PIONIERA
FAGGETA PRIMITIVA sottotipo DI FALDA
DETRITICA: adeguamento nomenclaturale e
differenziazione dalle situazioni su rupe
variante con ostria: introdotta per evidenziare le
situazioni relativamente macroterme in cui può
essere presente anche il carpino nero
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE SUBMONTANE
FAGGETA SUBMONTANA MESOFILA
262
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI
MESICI: adeguamento per evidenziare il fattore principale costituito dal suolo
variante con acero di monte: situazione presente nelle valli del Mis, del Cordevole e in quella
di Lamen; si nota una minore partecipazione del
faggio, il carpino nero è presente con vecchi soggetti e non si rinnova; entra progressivamente
invece l’acero di monte; situazione spesso diffusa ai margini delle casere abbandonate
variante con carpino bianco: variante più diffusa in questo tipo che non nella faggeta submontana con ostria dove era già stata segnalata
variante con acero di monte della FAGGETA
SUBMONTANA CON OSTRIA: variante
introdotta per evidenziare le situazioni con
acero di monte che costituiscono un collegamento con le faggete submontane dei suoli
mesici
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
variante con cerro della FAGGETA SUBMONTANA CON OSTRIA: variante introdotta per evidenziare le situazioni con cerro,
riscontrate nei Lessini, in cui questa specie compare soprattutto nei versanti più caldi, ma anche
in quelli freschi in situazioni che sfumano verso
la faggeta submontana dei suoli mesici
variante con agrifoglio della FAGGETA SUBMONTANA TIPICA evidenziata per segnalare
la presenza di questa sporadica specie che si verifica esclusivamente nel Veronese
FAGGETA DEI SUOLI OLIGOCALCICI
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI
ACIDI: unità già descritta nel testo, dove però
non era specificata la sua presenza nella fascia
submontana; questa precisazione è necessaria
per evidenziare la mescolanza del faggio con
altre latifoglie meso-termofile (come descritto
nel testo); queste faggete sono presenti soprattutto nel vicentino
variante montana: in questa variante rientrano
quelle faggete, quasi pure o al più con un po’ di
abete rosso, presenti su substrati silicatici nelle
fasce montane e altimontane soprattutto
dell’Agordino (ad esempio, Alto bacino del Mis)
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE MONTANE
FAGGETA MONTANA XERICA
FAGGETA MONTANA DEI SUOLI XERICI: adeguamento nomenclaturale
variante con abete rosso della FAGGETA
MONTANA TIPICA ESALPICA: variante che
consente di evidenziare le situazioni, assai frequenti, in cui vi è una spontanea invasione dell’abete rosso nella faggeta soprattutto se governata a ceduo
FAGGETA MONTANA TIPICA ESALPICA
unità che viene smembrata in due sottotipi:
FAGGETA MONTANA TIPICA ESALPICA,
presente nella regione esalpica e caratterizzata da
una limitata partecipazione degli abeti e la FAGGETA MONTANA TIPICA ESOMESALPICA della regione esomesalpica in cui vi è una
maggiore partecipazione degli abeti, soprattutto
del rosso
FAGGETA MONTANA CON ABETE
BIANCO ESALPICA
ABIETETO ESOMESALPICO sottotipo
MONTANO: adeguamento per evidenziare
maggiormente la presenza dell’abete bianco che
talvolta è nettamente dominante; in questo sottotipo rientrano gli abieteti del Cansiglio, del
Grappa e dell’Altopiano dei Sette Comuni
FAGGETA MONTANA CON ABETE
BIANCO MESALPICA
variante con abete bianco del PICEO-FAGGETO DEI SUOLI MESICI; unità assai rara
costituita da un piceo-faggeto un po’ arricchito
in abete bianco
263
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
SOTTOCATEGORIA DELLE FAGGETE ALTIMONTANE
FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA A
POLISTICO
FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA: adeguamento nomenclaturale (la specificazione a
polistico è sovrabbondante)
variante subalpina: per evidenziare quelle zone
di cresta caratterizzate da minore fertilità; situazioni già descritte nel testo ma non come unità
variante con abete bianco: formazione assai rara
(Val Ru da Molin-gruppo Val Cismon e della
Schiara) caratterizzata da una discreta presenza
nella faggeta dell’abete bianco in versanti esposti
a nord; nel sottobosco ricca presenza di rododendro ferrugineo
variante con larice: utile per evidenziare le situazioni a quote più elevate in cui è presente anche
molto larice
variante con abete rosso: utile per evidenziare le
situazioni a quote medio elevate in cui è molto
abete rosso (situazione già descritta nel testo)
FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA A
MEGAFORBIE
variante a megaforbie della FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA: declassamento al rango
di variante data la sua rarità (rilevata solo sul
Croseraz-Cansiglio, Belluno)
FAGGETA ALTIMONTANA DEI SUOLI
DECALCIFICATI
FAGGETA ALTIMONTANA DEI SUOLI
ACIDI CARBONATICI: adeguamento
nomenclaturale per evidenziare la caratteristica
saliente di questi suoli: l’acidificazione
BETULETI E CORILETI
BETULETI
vengono qui ricordati i betuleti, non perché
abbiano subito variazioni, ma per segnalare una
particolare situazione, osservata in Comune di
Rivamonte Agordino, in cui prevalgono il larice
e la betulla, ma non mancano anche il carpino
nero, l’orniello, il pino silvestre, mentre il faggio
è solo sporadico; nel sottobosco abbondano il
rododendro ferrugineo e gli sfagni
CORILETO
variante macroterma: unità differenziata per
evidenziare quelle situazioni in cui il corileto
forma delle cenosi labili, vale a dire di media
durata, in ambienti più caldi in cui sono ancora
presenti specie termo-xerofile dei prati aridi
montani
MUGHETE
264
MUGHETA TERMOFILA
MUGHETA MACROTERMA: adeguamento
nomenclaturale
MUGHETA MONTANA SUBOCEANICA E
SUBCONTINENTALE
MUGHETA MESOTERMA con due varianti:
una esomesalpica e l’altra mesoendalpica: si tratta delle mughete presenti nella regione mesalpica che, nella loro espressione più caratteristica
risultano pure; tuttavia, nella parte marginale
della regione mesalpica (di qui la dizione esomesalpica) possono essere presenti varie latifoglie, mentre verso la regione endalpica queste
mancano ma vi sono ancora elementi termofili
(vedi testo)
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
Unità
MUGHETA MICROTERMA BASIFILA
MUGHETA MICROTERMA DEI SUOLI
BASICI: adeguamento nomenclaturale
MUGHETA MICROTERMA ACIDOFILA
TIPICA
MUGHETA MICROTERMA DEI SUOLI
ACIDI CARBONATICI: adeguamento nomenclaturale
MUGHETA MICROTERMA ACIDOFILA
A EMPETRO
variante a empetro della MUGHETA MICROTERMA DEI SUOLI ACIDI CARBONATICI: declassata a variante data la sua limitata
estensione; è da ricordare che la variante a
empetro è su substrati silicatici (osservata solo a
Casera Razzo-Vigo di Cadore, Belluno)
variante di torbiera della MUGHETA A SFAGNI per differenziare le formazioni di torbiera
da quella di versante
PINETE DI PINO SILVESTRE
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
TIPICA
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
CON FAGGIO: oltre al sottotipo tipico e a
quello con pino nero viene differenziato anche
un sottotipo con faggio per evidenziare quelle
situazioni, soprattutto esalpiche interne, in cui
sotto la pineta non compaiono solo le latifoglie
termofile, ma anche il faggio
variante con pino nero: unità introdotta per
evidenziare quelle situazioni, talora presenti in
Comune di Perarolo di Cadore, in cui assieme al
pino silvestre e al faggio compare massicciamente anche il pino nero che, talvolta, può anche
risultare nettamente prevalente sulle altre due
specie
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
A ARCTOSTAFILO
PINETA DI PINO SILVESTRE PRIMITIVA
sottotipo DI RUPE: unità distinta in due sottotipi per differenziare le formazioni di rupe, che
costituiscono questo sottotipo, da quelle di falda
detritica e per svincolarla dalla regione mesalpica, potendo essere presente anche nelle altre
variante con pino nero: situazioni in cui è nettamente prevalente o esclusivo il pino nero
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
A ARCTOSTAFILO
PINETA DI PINO SILVESTRE PRIMITIVA
sottotipo DI FALDA DETRITICA: unità
distinta in due sottotipi per differenziare le formazioni di rupe da quelle di falda detritica, che
costituiscono questo sottotipo, e per svincolarla
dalla regione mesalpica, potendo essere presente
anche nelle altre
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
A MOLINIA
ridotta al rango di variante (a molinia) data la
sua limitata estensione
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
CON ABETE ROSSO
oltre alla situazione con abete rosso viene evidenziato un sottotipo TIPICO relativo a quelle
situazioni presenti soprattutto nei versanti esposti a sud in cui la pineta di pino silvestre rimane
pressoché pura senza che vi sia l’ingresso dell’abete rosso
265
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
variante su substrati gessosi della pineta di pino
silvestre mesalpica tipica: unità che consente di
evidenziare le situazioni in cui la mancanza o la
ridotta quantità di abete rosso sia legata alla presenza di substrati gessosi
varianti con abete rosso e con cembro della
PINETA DI PINO SILVESTRE ENDALPICA: unità che permettono d’evidenziare le
situazioni in cui la pineta si arricchisce rispettivamente di abete rosso e di cembro
PICEO-FAGGETI
PICEO-FAGGETO TERMOFILO
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI XERICI:
adeguamento nomenclaturale ed anche per evidenziare che il fattore determinante è la xericità
piuttosto che la termofilia
variante dei substrati gessosi: variante che evidenzia quelle situazioni di versante, spesso esposte a sud, su substrati gessosi, con limitata produzione e una certa difficoltà d’insediamento
della rinnovazione soprattutto di faggio
variante con larice: introdotta per evidenziare le
non infrequenti situazioni in cui, anche in questi piceo-faggeti, è abbondante il larice
PICEO-FAGGETO MESOFILO
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI MESICI:
adeguamento nomenclaturale
variante dei suoli acidi: evidenzia quelle situazioni in cui vi è una maggiore acidificazione del
suolo con impoverimento floristico; situazione
rara ma talora osservabile soprattutto su substrati argillo-scistosi del Paleozoico
ABIETETI
ABIETETO SUBMONTANO
ABIETETO ESOMESALPICO sottotipo SUBMONTANO: adeguamento nomenclaturale
variante dei suoli xerici: utile a segnalare quelle
situazioni in cui vi è una riduzione delle latifoglie mesofile e una maggiore presenza di quelle
termofile (soprattutto carpino nero)
266
FAGGETA MONTANA CON ABETE
BIANCO ESALPICA
ABIETETO ESOMESALPICO sottotipo
MONTANO: adeguamento per evidenziare
maggiormente la presenza dell’abete bianco che
talvolta è nettamente dominante; in questo sottotipo rientrano gli abieteti del Cansiglio, del
Grappa e dell’Altopiano dei Sette Comuni
ABIETETO DEI SUOLI SILICATICI
ABIETETO DEI SUBSTRATI SILICATICI:
adeguamento nomenclaturale; è bene evidenziare che questo abieteto è caratterizzato dalla mancanza o comunque dalla scarsa presenza del faggio ed è diffuso soprattutto sui substrati argilloscistosi del Paleozoico
ABIETETO DEI SUOLI CARBONATICI
ABIETETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI: adeguamento nomenclaturale; è bene evidenziare che questo abieteto è caratterizzato
dalla presenza del faggio
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
variante su substrati gessosi: ai piedi di versanti costituiti da substrati gessosi dove si ha accumulo del materiale dilavato; ottime situazioni in
cui il faggio in genere non entra per la forte
capacità concorrenziale degli abeti
variante dei suoli acidi carbonatici: a segnalare
situazioni con notevole acidificazione superficiale del suolo (abbondante presenza del mirtillo) dovuta spesso alla presenza di elevate precipitazioni (solitamente nelle zone di transizione
fra le regioni mesalpica e esomesalpica)
ABIETETO DEI SUOLI EUTROFICI
ABIETETO DEI SUOLI MESICI sottotipo
TIPICO: il tipo originario viene distinto in due
diversi sottotipi. Quello qui considerato si riferisce alle situazioni in cui manca il faggio; si tratta di formazioni soprattutto diffuse su substrati
arenacei del Mesozoico, nella regione mesalpica
interna o in quella endalpica, in cui la ricchezza
del tappeto erbaceo, pur non impedendo la rinnovazione, ne rallenta l’insediamento; in questo
abieteto confluisce la variante a megaforbie
variante microterma: situazione relativamente
frequente nei fondovalle di vallate poco aperte
in cui, a causa di fenomeni d’inversione termica,
l’abete bianco diviene raro o addirittura scompare anche se le condizioni stazionali gli sarebbero favorevoli
variante a sfagni: situazione presente soprattutto nell’Alto Comelico (in particolare nel
Sappadino) in cui vi è una notevole presenza di
sfagni ad indicare una buona disponibilità idrica
ABIETETO DEI SUOLI EUTROFICI
ABIETETO DEI SUOLI MESICI sottotipo
CON FAGGIO: il tipo originario viene distinto
in due diversi sottotipi. Quello qui considerato si
riferisce alle situazioni in cui è presente in modo
paritario anche il faggio; si tratta di formazioni
soprattutto diffuse su substrati arenacei del
Mesozoico, nella regione mesalpica, in cui la ricchezza del tappeto erbaceo, pur non impedendo
la rinnovazione, ne rallenta l’insediamento
PECCETE
PECCETA DEI SUOLI OLIGOTROFICI
CARBONATICI
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI sottotipo ALTIMONTANO: adeguamento
nomenclaturale
xerica
variante dei suoli xerici: adeguamento nomenclaturale; comprende anche le formazioni montane su substrati carbonatici, fase terminale della
successione delle pinete di pino silvestre mesalpiche con abete rosso
variante montana: ad indicare quelle rare situazioni in cui la pecceta scende quasi in purezza
anche nella fascia montana come talvolta si verifica nelle esposizioni a sud
267
Unità
268
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
variante dei substrati gessosi: confluiscono in
questa variante le peccete montane xeriche primarie descritte nel testo
variante azonale su alluvioni: si tratta delle relativamente rare formazioni a netta prevalenza di
abete rosso con limitata partecipazione di pino
silvestre che si collocano nelle aree alluvionali
stabili, relativamente scostate dall’asta fluviale,
ma ancora nel fondovalle (presenti, ad esempio,
in Val d’Oten-Calalzo di Cadore, parte alta del
corso dell’Ansiei)
PECCETA SUBALPINA TIPICA
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI sottotipo SUBALPINA: adeguamento
nomenclaturale
PECCETA DEI SUOLI XERICI SILICATICI PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI sottotipo MONTANO:
l’unità viene smembrata in varie altre; il sottotipo qui considerato si riferisce alle formazioni
della fascia montana, diffuse su substrati silicatici (soprattutto magmatici) presenti in particolare nella regione mesalpica interna o in quella
endalpica (Alto Agordino)
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI sottotipo ALTIMONTANO: l’unità viene smembrata in varie altre; quella qui considerata si riferisce alle formazioni della
fascia altimontana, diffuse su substrati silicatici
(soprattutto magmatici, ma anche argillo-scistosi del Paleozoico) presenti in particolare nella
regione mesalpica interna o in quella endalpica e
caratterizzate anche da una certa acidificazione
con relativo impoverimento floristico
variante a calamagrostide: situazione non del
tutto rara in cui sotto la pecceta si instaura un
fitto e omogeneo tappeto costituito soprattutto
da Calamagrostis villosa
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI sottotipo SUBALPINO:
l’unità viene smembrata in varie altre; quella qui
considerata si riferisce alle formazioni della
fascia subalpina, diffuse su substrati silicatici
(soprattutto magmatici ma anche su quelli argillo-scistosi del Paleozoico) presenti in particolare
nella regione mesalpica interna o in quella
endalpica e meglio caratterizzate degli elementi
differenzianti le formazioni subalpine (ridotta
copertura, fusti a portamento colonnare, distribuzione verticale multiplana, ecc.) nonché da
una certa acidificazione con relativo impoverimento floristico
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI sottotipo ALTIMONTANA: l’unità viene smembrata in varie altre;
quella qui considerata si riferisce alle formazioni
presenti nella fascia altimontana, diffuse su substrati silicatici (soprattutto argillo-scistosi del
Paleozoico) e non condizionate da xericità del
suolo (soprattutto Alto Comelico) e quindi
dotate di livelli produttivi sensibilmente superiori a quelle dei suoli xerici
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
PECCETA A SFAGNI
variante a sfagni: declassamento dell’unità a
variante della PECCETA DEI SUBSTRATI
SILICATICI DEI SUOLI MESICI sottotipo
ALTIMONTANA data la sua limitata estensione
PECCETA DEI SUOLI XERICI SILICATICI PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI sottotipo SUBALPINA:
l’unità viene smembrata in varie altre; quella qui
considerata si riferisce alle formazioni presenti
nella fascia subalpina, diffuse su substrati silicatici (soprattutto argillo-scistosi del Paleozoico) e
non condizionate da xericità del suolo (soprattutto Alto Comelico) e quindi dotate di livelli
produttivi sensibilmente superiori a quelle dei
suoli xerici; rispetto al sottotipo altimontano
sono maggiormente distinguibili gli elementi
differenzianti le formazioni subalpine (ridotta
copertura, fusti a portamento colonnare, distribuzione verticale multiplana, ecc.)
PECCETA SUBALPINA A MEGAFORBIE
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI sottotipo A
MEGAFORBIE: adeguamento nomenclaturale
PECCETA CON FRASSINO E/O ACERO:
unità già citata nel testo all’inizio del capitolo
dei piceo-faggeti come situazione di difficile
inquadramento; è stata differenziata come unità
per la sua ampia diffusione a seguito di processi
di ricolonizzazione in ambienti mesalpici esterni
soprattutto nella fascia bassomontana
PECCETA MONTANA XERICA
PECCETA SECONDARIA MONTANA: il
tipo originario viene distinto in due diversi tipi.
Quello qui considerato si riferisce alle formazioni secondarie in ambiente montano
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI sottotipo ALTIMONTANO variante dei
suoli xerici: comprende soprattutto le fasi terminali della successione delle pinete di pino silvestre mesalpiche con abete rosso
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI sottotipo ALTIMONTANO variante montana: comprende le formazioni montane su substrati carbonatici
PECCETA A APOSERIS
PECCETA SECONDARIA ALTIMONTANA: adeguamento nomenclaturale
LARICETI E LARICI-CEMBRETI
LARICETO PRIMITIVO: nuova unità introdotta per evidenziare le formazioni primitive
specialmente su rupe
LARICETO A MEGAFORBIE
variante a megaforbie: unità declassata a variante per la sua limitata diffusione
LARICETO IN SUCCESSIONE CON PECCETA: unità utile ad evidenziare le situazioni,
assai frequenti, in cui il lariceto tende ad essere
sostituito dalla pecceta (spesso distribuzione
verticale temporaneamente biplana)
269
Unità
Adeguamenti nomenclaturali o nuove unità
variante dei suoli xerici: a indicare quelle situazioni in cui vi è la presenza di una notevole xericità del suolo (dovuta spesso a substrati fortemente drenanti) per cui la successione verso la
pecceta è più rallentata
ALNETE
ALNETA EXTRARIPARIALE DI ONTANO
NERO: formazioni non ripariali ma presenti a
lembi in ambienti paludosi o comunque con
elevato ristagno idrico
FORMAZIONI ANTROPOGENE
ROBINIETO PURO: formazioni di chiara origine antropica in cui la robinia è presente in
purezza
ROBINIETO MISTO: formazioni di chiara
origine antropica in cui, spesso per spontanei
processi di rinaturalizzazione, la robinia è
mescolata con altre specie
270
Appendice 4
Tabella di confronto fra le unità tipologiche individuate nel Veneto e nella
regione Friuli-Venezia Giulia
Le unità mancanti in una delle due Regioni sono evidenziate con la parola “manca”; queste
differenze sono, nella maggioranza dei casi, dovute o all’assenza di una specie (è il caso del
pino cembro che manca nel Friuli-Venezia Giulia) o alla scarsa presenza di certi substrati (ad
esempio, quelli magmatici che sono molto rari nel Friuli-Venezia Giulia) o alla diversa diffusione di certe specie dovuta a motivi climatici (è il caso del faggio o del pino nero che risultano molto più diffusi nel Friuli-Venezia Giulia che nel Veneto, o alle particolarità litologico-climatiche e fitogeografiche del Carso). Le frequenti formazioni uguali nelle due Regioni
sono invece indicate con la parola “idem”. Le altre differenze sono il più delle volte dovute
alla volontà degli autori di evidenziare certe situazioni, rendendo più dettagliato il sistema di
classificazione, o di renderle implicite semplificando così il sistema.
Friuli-Venezia Giulia
Veneto
FORMAZIONI COSTIERE
ARBUSTETO COSTIERO
var. con pino nero
LECCETA
BOSCO COSTIERO DEI SUOLI IDRICI
manca
p.p. LECCETA CON PINO NERO
LECCETA CON PINO NERO
manca
idem
OSTRIO-LECCETA
FORMAZIONI EUGANEE CON ELEMENTI MEDITERRANEI
PSEUDOMACCHIA
QUERCETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI
CON ELEMENTI MEDITERRANEI
manca
manca
QUERCO-CARPINETI E CARPINETI
QUERCO-CARPINETO PLANIZIALE
QUERCO-CARPINETO COLLINARE
CARPINETO TIPICO
manca
presente
manca
var. con salice bianco
CARPINETO CON FRASSINO
CARPINETO CON OSTRIA
CARPINETO CON CERRO
idem
idem
idem
var. con faggio
var. con castagno
var. esalpica interna
manca
idem
idem
idem
ROVERETI E CASTAGNETI
ROVERETO TIPICO
manca
ROVERETO DEI SUBSTRATI MAGMATICI
var. dei suoli xerici
ROVERETO CON TIGLIO
manca
piccoli lembi
molto rara
CASTAGNETO DEI SUOLI XERICI
CASTAGNETO DEI SUOLI MESICI
CASTAGNETO DEI SUOLI ACIDI
molto rara
var. con faggio
CASTAGNETO DEI SUBSTRATI
MAGMATICI
var. con faggio
var. con carpino bianco
ROVERETO TIPICO COLLINARE
ROVERETO TIPICO CARSICO
manca
manca
p.p. var. con tiglio del rovereto dei suoli acidi
ROVERETO DEI SUOLI ACIDI
var. con faggio
var. esalpica interna
idem
idem
idem
var. esalpica interna
presente
manca
manca
manca
271
Friuli-Venezia Giulia
Veneto
CASTAGNETO CON FRASSINO
presente
idem
var. con tiglio
ORNO-OSTRIETI E OSTRIO-QUERCETI
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI FORRA
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI RUPE
rr. presente; p.p. orno-ostrieto con leccio
manca
ORNO-OSTRIETO PRIMITIVO DI FALDA
DETRITICA
ORNO-OSTRIETO TIPICO
rr. presente
presente
ORNO-OSTRIETO CON CARPINO BIANCO
ORNO-OSTRIETO CON TIGLIO
ORNO-OSTRIETO CON LECCIO
OSTRIO-QUERCETO TIPICO
presente
OSTRIO-QUERCETO A SCOTANO
var. a terebinto
var. con cerro
var. con roverella
presente
manca
idem
idem
var. con leccio
var. carsica
idem
idem
var. con acero riccio
var. con faggio
var. con carpino bianco
manca
manca
idem
var. con rovere
idem
idem
idem
manca
var. con acero campestre
PSEUDOMACCHIA CON CARPINELLA
ACERI-FRASSINETI E ACERI-TIGLIETI
ACERI-TIGLIETO TIPICO
ACERI-TIGLIETO DI VERSANTE
var. con faggio
ACERI-FRASSINETO CON OSTRIA
ACERI-FRASSINETO TIPICO
p.p. aceri-tiglieto tipico
ACERI-FRASSINETO CON ONTANO
BIANCO
rr. presente
manca
manca
(ACERI-TIGLIETO) molto raro
manca
manca
idem
idem
var. con tiglio
molto raro
ACERI-FRASSINETO CON FAGGIO
ACERI-FRASSINETO CON ONTANO NERO
var. con olmo e agrifoglio
FAGGETE
272
FAGGETA PRIMITIVA DI RUPE
var. con ostria
FAGGETA PRIMITIVA DI FALDA
DETRITICA
var. con ostria
FAGGETA SUBMONTANA DEI
SUOLI MESICI
var. con carpino bianco
var. con acero di monte
molto rara
FAGGETA SUBMONTANA TIPICA
var. con agrifoglio
FAGGETA SUBMONTANA CON OSTRIA
var. con acero di monte
var. con tiglio
var. con tasso
var. con cerro
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI ACIDI
idem
presente
idem
presente
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI
MESICI CARBONATICI
idem
presente
var. con abete bianco
idem
molto rara
idem
manca
manca
var. con tasso della faggeta submontana tipica
manca
idem
Friuli-Venezia Giulia
Veneto
var. montana
p.p. var. mesalpica; p.p. FAGGETA MONTANA DEI SUOLI ACIDI assai rara nel Veneto
manca
var. bassomontana
manca
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI
MESOIDRICI
rara, p.p. faggeta submontana dei suoli mesici
FAGGETA SUBMONTANA DEI SUOLI
MESICI SILICATICI
manca
var. con abete bianco
FAGGETA MONTANA DEI SUOLI XERICI idem
FAGGETA MONTANA TIPICA ESALPICA idem
var. con abete rosso
idem
presente
var. con abete bianco
FAGGETA MONTANA TIPICA
var. con abete rosso della FAGGETA
ESOMESALPICA
MONTANA TIPICA ESALPICA
FAGGETA MONTANA TIPICA MESALPICA idem
manca
FAGGETA MONTANA DEI SUOLI MESICI
FAGGETA ALTIMONTANA TIPICA
idem
var. con abete rosso
idem
var. con larice
idem
var. con abete bianco
presente
var. subalpina
FAGGETA SUBALPINA
var. a megaforbie
variante a megaforbie della faggeta altimontana
dei substrati silicatici
FAGGETA ALTIMONTANA DEI SUOLI
var. dei suoli acidi carbonatici della faggeta altiACIDI CARBONATICI
montana tipica
molto rara
FAGGETA ALTIMONTANA DEI SUBSTRATI SILICATICI
molto rara
var. a calamagrostide
BETULETI E CORILETI
BETULETO
CORILETO
var. macroterma
idem
CORILETO MESOTERMO
CORILETO MACROTERMO
MUGHETE
MUGHETA MACROTERMA
MUGHETA MESOTERMA
variante
ESOMESALPICA
MUGHETA MESOTERMA
variante
MESOENDALPICA
MUGHETA MICROTERMA DEI SUOLI
BASICI
MUGHETA MICROTERMA DEI SUOLI
ACIDI CARBONATICI
var. a empetro
MUGHETA A SFAGNI
var. di torbiera
idem
idem
idem
idem
idem
idem
idem
molto rara
PINETE DI PINO SILVESTRE
PINETA DI PINO SILVESTRE PRIMITIVA
DI RUPE
var. con pino nero
PINETA DI PINO SILVESTRE PRIMITIVA
DI FALDA DETRITICA
var. endalpica
idem
PINETA DI PINO NERO PRIMITIVA DI RUPE
idem
manca
273
Friuli-Venezia Giulia
Veneto
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
TIPICA
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
CON PINO NERO
PINETA DI PINO SILVESTRE ESALPICA
CON FAGGIO
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
TIPICA
var. su substrati gessosi
PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA
CON ABETE ROSSO
var. a molinia
PINETA DI PINO SILVESTRE ENDALPICA
var. con abete rosso
var. con cembro
molto rara
manca
manca
manca
var. con pino nero della pineta di pino silvestre
esalpica con faggio
manca
idem
var. submontana
idem
idem
idem
p.p. PINETA DI PINO SILVESTRE MESALPICA CON FAGGIO E ABETE ROSSO
manca
manca
manca
manca
PINETA DI PINO NERO PRIMITIVA DI
FALDA DETRITICA
PINETA DI PINO NERO TIPICA
var. mesalpica
PINETA DI PINO NERO SUBMONTANA
CON OSTRIA
PINETA DI PINO NERO CON FAGGIO
PINETA DI PINO NERO MONTANA
CON PINO SILVESTRE
PICEO-FAGGETI
molto raro
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI XERICI
var. su substrati gessosi
var. con larice
var. con cembro
manca
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI MESICI
var. con abete bianco
var. con larice
presente
var. dei suoli acidi del PICEO-FAGGETO
DEI SUOLI MESICI
manca
PICEO-FAGGETO PRIMITIVO
idem
idem
idem
manca
var. con abete bianco
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI MESICI
CARBONATICI MONTANO e ALTIMONTANO e PICEO-FAGGETO DEI SUOLI
MESICI MONTANO e ALTIMONTANO
idem
idem
var. su substrati gessosi
PICEO-FAGGETO DEI SUOLI ACIDI
var. bassomontano
ABIETETI
ABIETETO ESALPICO SUBMONTANO
var. dei suoli xerici
ABIETETO ESALPICO MONTANO
idem
molto rara
idem
ABIETETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI
ABIETI-PICEO-FAGGETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI MONTANO e ALTIMONTANO
PICEO-ABIETETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI GESSOSI
presente
var. bassomontana
var. su substrati gessosi
274
var. dei suoli acidi carbonatici
presente
Veneto
Friuli-Venezia Giulia
ABIETETO DEI SUBSTRATI SILICATICI
PICEO-ABIETETO DEI SUOLI ACIDI
MONTANO e ALTIMONTANO
var. bassomontana
var. a megaforbie
PICEO-ABIETETO DEI SUOLI MESICI
SUBMONTANO, BASSOMONTANO,
MONTANO E ALTIMONTANO
idem
idem
molto rara
var. dei suoli mesoidrici
ABIETI-PICEO-FAGGETO DEI SUOLI
MESICI MONTANO e ALTIMONTANO
var. bassomontana
ABIETI-PICEO-FAGGETO ALTIMONTANO DEI SUOLI ACIDI
var. montana
PICEO-ABIETETO DEI SUBSTRATI CARBONATICI DEI SUOLI MESICI CARBONATICI
var. microterma
var. dei suoli xerici
presente
molto rara
ABIETETO DEI SUOLI MESICI TIPICO
var. a megaforbie
var. microterma
var. a sfagni
manca
ABIETETO DEI SUOLI MESICI CON
FAGGIO
presente
manca
manca
molto raro
molto rara
molto rara
PECCETE
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI
ALTIMONTANA
var. dei suoli xerici
var. su substrati gessosi
var. azonale su alluvioni
var. montana
presente
PECCETA DEI SUBSTRATI CARBONATICI
SUBALPINA
var. con cembro
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI MONTANA
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI ALTIMONTANA
var. a calamagrostide
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI XERICI SUBALPINA
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI ALTIMONTANA
var. a sfagni
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI SUBALPINA
PECCETA DEI SUBSTRATI SILICATICI
DEI SUOLI MESICI A MEGAFORBIE
PECCETA CON FRASSINO E/O ACERO
idem
idem
PECCETA DI SOSTITUZIONE DEI SUBSTRATI GESSOSI
PECCETA AZONALE SU ALLUVIONI
idem
var. con larice
idem
manca
manca
manca
manca
manca
p.p. PECCETA ALTIMONTANA E SUBALPINA DEI SUBSTRATI SILICATICI
idem
p.p. PECCETA ALTIMONTANA E SUBALPINA DEI SUBSTRATI SILICATICI
var. a megaforbie della pecceta altimontana e
subalpina dei substrati silicatici
p.p. var. esalpica interna dell’aceri-frassineto
tipico; p.p. pecceta di sostituzione dei suoli
mesici; sono presenti anche situazioni con
carpino bianco che mancano nel Veneto
presente
var. a evoluzione non prevedibile
PECCETA SECONDARIA MONTANA
idem
PECCETA SECONDARIA ALTIMONTANA idem
manca
PECCETA MONTANA DEI SUOLI ACIDI
TIPICA
275
Veneto
Friuli-Venezia Giulia
manca
manca
var. microterma
PECCETA MONTANA DEI SUOLI ACIDI
IN SUCCESSIONE CON FAGGETA
PECCETA DI SOSTITUZIONE DEI
SUOLI ACIDI
PECCETA AZONALE A ASPLENIO
manca
manca
LARICETI E LARICI-CEMBRETI
LARICETO PRIMITIVO
LARICETO TIPICO
var. con cembro
var. a megaforbie
LARICETO IN SUCCESSIONE CON
PECCETA
var. dei suoli xerici
LARICI-CEMBRETO TIPICO
LARICI-CEMBRETO CON ABETE ROSSO
LARICI-CEMBRETO CON ONTANO
VERDE
idem
LARICETO TIPICO DEI SUBSTRATI
CARBONATICI e SILICATICI
manca
idem
presente
manca
manca
manca
manca
ALNETE
ALNETA DI ONTANO VERDE
ALNETA EXTRARIPARIALE DI ONTANO
BIANCO
ALNETA EXTRARIPARIALE DI ONTANO
NERO
molto raro
idem
idem
molto rara
FORMAZIONI PLANIZIALI DI ONTANO
NERO
SALICETI ED ALTRE FORMAZIONI PARTICOLARI
saliceto a Salix caprea.
saliceto a Salix cinerea
saliceto a Salix appendiculata
presente
presente
saliceto a Salix mielichhoferi
saliceto a Salix pentandra
formazioni a Juniperus sabina
presente
formazioni a olivello spinoso
formazioni di pioppo tremulo
formazioni di maggiociondolo alpino
formazioni di sorbo degli uccellatori
presente
manca
idem
idem
idem
saliceto a Salix glabra
saliceto a Salix waldsteiniana
manca
presente
idem
formazioni a Genista radiata
idem
idem
molto rare
molto rare
formazioni a Juniperus nana
formazioni di frassino ossifillo
FORMAZIONI ANTROPOGENE
Robinieto puro
Robinieto misto
276
idem
idem
Appendice 5
Denominazioni corrispondenti ai codici Natura 2000 e EUNIS impiegati per
l’inquadramento delle unità tipologiche.
NATURA 2000
Temperate heath and scrub
4060 Alpine and subalpine heaths
4070 Scrub with Pinus mugo and Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododentretum hirsuti)
Forests
9110 Luzulo-Fagetum beech forests
9130 Asperulo-Fagetum beech forests
9140 Subalpine beech woods with Acer and Rumex arifolius
9150 Calcareous beech forests (Cephalanthero-Fagion)
9160 Stellario-Carpinetum oak-hornbeam forests
9170 Galio-Carpinetum oak-hornbeam forests
91G0 Pannonic oak-hornbeam forests
9180 Tilio-Acerion ravine forests
9190 Old acidophilous oak woods with Quercus robur on sandy plains
91H0 Pannonic white-oak woods
91F0 Mixed oak-elm-ash forests
9260 Chestnut woods
92A0 Salix alba and Populus alba
9340 Quercus ilex forests
9411 Alpine and Carpathian sub-alpine spruce forests. Piceetum subalpinum
9412 Inner range montane spruce forests. Piceetum montanum
9421 Eastern Alpine siliceous larch and arolla forests. Larici-Cembretum
9422 Eastern Alpine calcicolous larch and arolla forests. Laricetum, Larici-Cembretum rhododendretosum hirsuti
9531 Alpino-Appennine Pinus nigra forests
EUNIS
habitat classification to level 4/5
F Heathland and scrub habitats
F1 Non-sclerophyllous scrub habitats
F1.2/P-31.51 Inner Alpine dwarf mountain pine scrub
F1.2/P-31.52 Outer Alpine dwarf mountain pine scrub
F2 Sclerophyllous scrub habitats
F2.7/P-32.72 Italo-French pseudomaquis
G Woodland and forest habitats and other wooded land
G1 Broadleaved deciduous and mixed woodland
G1.1/P-44.21 Montane grey alder galleries
G1.4/P-44.4 Mixed oak-elm-ash woodland of great rivers
G1.5/P-44.6 (senza altre specificazioni) Mediterranean riverine forests
G1.7/P-41.11 Medio-European acidophilous beech forests
G1.7/P-41.13 Medio-European neutrophile beech forests
G1.7/P-41.15 Medio-European subalpine beech woods
G1.7/P-41.16 Medio-European limestone beech forests
277
G1.8/P-41.26 Sub-continental oak-hornbeam forests
G1.8/P-41.2A Illyrian oak-hornbeam forests
G1.8/P-41.5 (senza altre specificazioni) Neutral and acid woodland often with oak
G1.A/P-41.39 Post-cultural ash woods
G1.B/P-41.9 Chestnut woodland
G1.H/P-41.81 Hop-hornbeam woods
G1.J/P-83.324 False acacia (Robinia) plantations
G2 Broadleaved evergreen woodland
G2.1 /P-45.31 Meso-Mediterranean holm-oak forests
G3 Coniferous woodland
G3.1/P-42.12 Calciphilous silver fir forests
G3.1/P-42.13 Acidophilous silver fir forests
G3.2/P-42.21 Alpine and Carpathian sub-alpine spruce forests
G3.2/P-42.22 Inner range montane spruce forests
G3.3/P-42.32 Eastern Alpine calcicolous larch and arolla forests
G3.3/P-42.34 Alpine secondary larch formations
G3.6/P-42.61 Alpino-Apennine (Pinus nigra) forests
G4.4 Coniferous wooded land
278
Appendice 6
Elenchi delle specie erbacee, arbustive ed arboree emerofite o pregiate
Nella predisposizione degli elenchi contenuti in quest’appendice si è proceduto per fasi successive. In un primo momento si è considerato l’elenco integrale delle specie messo a punto
dalla sezione di Geobotanica dell’Università di Padova, basato sulla Flora d’Italia di PIGNATTI (1982) integrato da successive segnalazioni reperite in bibliografia o da osservazioni
dirette. Tale elenco è stato modificato eliminando entità ritenute scomparse o più che dubbie (e in ogni caso estranee agli ambiti forestali) e aggiungendone altre la cui presenza in
Regione, pur non essendo ufficializzata, è certa o assai probabile. Si è poi provveduto a
ridurre sensibilmente il numero delle entità a livello di sottospecie e a raggruppare le specie di alcuni generi “critici” apomittici (Rubus, Alchemilla, Hieracium, Taraxacum, ecc.) dei
quali, nei rilievi, si è solitamente segnalato solo il cosiddetto aggregato e/o “specie capitale”. Nel complesso l’elenco base così costituito comprende circa 3500 fra specie e sottospecie. In un secondo momento si è proceduto all’individuazione delle specie emerofite distinguendo, come si è detto nel testo, due raggruppamenti (sinantropiche e autoapofite, indicate nell’elenco rispettivamente con la lettera a o con la lettera b). Si tratta di un’attribuzione che comporta un certo grado di soggettività dovuto principalmente al fatto che passando dall’area litorale a quella alpina il significato di alcune specie cambia. Infatti, ad
esempio, una specie di prato arido o di gariga, di apprezzabile naturalità nel suo complesso, non dovrebbe essere considerata fra le emerofite qualora fosse presente in una formazione aperta (pseudomacchia, ostrio-querceto a scotano, ecc.), mentre lo sarebbe qualora
entrasse in consorzi mesofili più evoluti. Similmente una specie dei pascoli subalpini è
naturalmente presente nei lariceti o nelle alnete di ontano verde, mentre potrebbe indicare
una minore naturalità se fosse presente nelle peccete o negli abieteti. Data questa difficoltà
e l’impossibilità, almeno per il momento, di predisporre elenchi unità per unità, si è optato per attribuire al primo raggruppamento solo le specie sinantropiche in senso assoluto
(includendo, ad esempio, tutte le alloctone ancorché ben naturalizzate) e di includerne nel
secondo un numero piuttosto elevato. In questo ultimo caso sono incluse anche specie che,
in consorzi diversi da quelli forestali (ad esempio, nelle praterie), sono “naturalmente” presenti. Così facendo si sono individuate circa 1400 specie emerofite costituite però, per lo
più, da entità che solitamente non vivono all’interno di formazioni boschive. L’elenco è
stato quindi ulteriormente semplificato considerando solo quelle effettivamente presenti
nei rilievi floristici considerati in questo lavoro.
Successivamente si è provveduto all’individuazione delle specie pregiate distinguendole in:
- pv: specie protette nel Veneto dalla legge regionale n. 53 del 15/11/74 e successive
modificazioni; in alcuni casi è protetto l’intero genere, comprendendo anche specie
relativamente frequenti (es. Gentiana, Saxifraga, ecc.);
- lr: entità segnalate, a diverso titolo, nella lista rossa regionale pubblicata dal Conti e
altri (1997). Com’è facilmente prevedibile, spesso le entità protette dalla legge regionale coincidono con quelle contenute nella lista rossa; quest’ultima è stata compilata
sulla base d’indicazioni molto eterogenee e, allo stato attuale, si ritiene che essa non
abbia una base quantitativa soddisfacente;
- r: specie rare giudicate tali sulla base di conoscenze dirette personali e/o dedotte dalla
letteratura;
- v e vn: specie rare o con distribuzione non uniforme nel Veneto; si tratta soprattutto
di entità presenti nei Colli Euganei o nelle colline del Veronese o lungo il litorale che
assai difficilmente rientrano nei rilievi in ambienti forestali (ad esempio, le alofite);
anche per l’individuazione delle specie appartenenti a questa categoria è risultato difficile lavorare a scala regionale; ad esempio, una penetrazione di Daphne laureola o di
Ruscus aculeatus in formazioni della provincia di Belluno è motivo di “pregio”, mentre
la loro presenza nella zona collinare è da ritenersi del tutto normale;
- l: specie situate al limite dell’areale; essendo difficile, soprattutto per le specie mediterranee, fare una valutazione di questa caratteristica a scala regionale si è deciso di ricorrere poche volte a questa categoria, preferendo, se del caso, quelle delle specie rare o
rare nel Veneto;
279
-
e: specie endemiche; per l’attribuzione delle specie a questo gruppo è stato utilizzato
un criterio restrittivo (ad esempio, non sono qui comprese le endemiche alpiche o le
estalpinodinariche, ma solo quelle il cui areale è effettivamente limitato a poche regioni: ad esempio le Dolomiti o il nordest dell’Italia).
L’elenco così individuato comprende circa un migliaio di specie, molte delle quali tipiche
d’ambienti non forestali (ad esempio, quelle delle rocce) o in ogni caso difficilmente
influenzate dalla gestione selvicolturale. Si è così deciso di segnalare come pregiate solo
quelle presenti in più di una delle categorie sopra descritte, quelle più tipicamente d’ambienti forestali e quelle sensibili alla gestione selvicolturale ritenendo che, al momento e dati
gli scopi del presente lavoro, meriti concentrare l’attenzione soprattutto su queste.
Nessuna difficoltà ha creato invece l’individuazione delle specie arboree ed arbustive con
pregio cromatico.
specie emerofite distinte in specie sinantropiche (a) e specie autoapofite (b) presenti nei
rilievi floristici considerati
280
Achillea collina
Achillea millefolium
Achillea millefolium aggr.
Achillea pratensis
Achillea stricta
Acinos arvensis
Aconitum napellus
Aconitum vulparia
Aconitum vulparia aggr.
Aegopodium podagraria
Aethusa cynapium
Agrimonia eupatoria
Agropyron caninum
Agropyron repens
Agrostis stolonifera
Agrostis tenuis
Ailanthus altissima
Ajuga chamaepitys
Ajuga reptans
Alchemilla vulgaris aggr.
Alliaria petiolata
Allium oleraceum
Allium schoenoprasum
Allium vineale
Alnus cordata
Ambrosia sp.
Amorpha fruticosa
Anthriscus sylvestris
Aposeris foetida
Arabidopsis thaliana
Arabis glabra
Arabis hirsuta
Arctium nemorosum
Aristolochia clematitis
Arrhenatherum elatius
Artemisia alba
Artemisia verlotorum
Asparagus officinalis
Asphodelus albus
Astragalus glycyphyllos
Atropa belladonna
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Avenula pubescens
Berberis vulgaris
Bidens tripartita
Biscutella laevigata
Brachypodium caespitosum
Brachypodium rupestre
Bromus hordeaceus
Bromus sterilis
Bromus tectorum
Bryonia dioica
Buxus sempervirens
Calamagrostis epigejos
Calamintha nepeta
Calamintha sylvatica
Caltha palustris
Calystegia sepium
Campanula glomerata
Campanula persicifolia
Cardamine hirsuta
Cardamine impatiens
Cardaminopsis halleri
Carex contigua
Carex distans
Carex divulsa
Carex flacca
Carex montana
Carex ornithopoda
Carlina acaulis
Carlina vulgaris
Catapodium rigidum
Centaurea maculosa
Centaurea transalpina
Centaurea triumfetti
Cerastium arvense ssp. strictum
Cerastium holosteoides
Cercis siliquastrum
Chaerophyllum temulum
Chelidonium majus
Chenopodium album
Cirsium acaule
Cirsium arvense
b
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b
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Cirsium eriophorum
Cirsium erisithales x spinosissimum
Cirsium oleraceum
Cirsium spinosissimum
Cirsium vulgare
Conyza canadensis
Coronilla varia
Crataegus azarolus
Crepis aurea
Cruciata laevipes
Cynodon dactylon
Dactylis glomerata
Daucus carota
Deschampsia caespitosa
Diplotaxis muralis
Echinophora spinosa
Echium vulgare
Elaeagnos angustifolia
Equisetum arvense
Equisetum ramosissimum
Equisetum telmateja
Erigeron annuus
Eupatorium cannabinum
Euphorbia cyparissias
Fallopia convolvulus
Fallopia dumetorum
Festuca arundinacea
Festuca gigantea
Festuca nigrescens
Festuca pratensis
Festuca rubra
Festuca rupicola
Ficus carica
Galega officinalis
Galeopsis pubescens
Galeopsis sp.
Galeopsis speciosa
Galeopsis tetrahit
Galeopsis tetrahit/speciosa
Galium album
Galium aparine
Galium elongatum
Galium mollugo
Gentiana cruciata
Geranium columbinum
Geranium purpureum
Geum urbanum
Glechoma hederacea
Hainardia cylindrica
Hieracium pilosella
Hieracium staticifolium
Holcus lanatus
Hordeum murinum
Humulus lupulus
Hypericum androsaemum
Hypericum maculatum
Hypericum perforatum
Hypochoeris radicata
Iris germanica
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b
a
Juglans regia
Juncus articulatus
Juncus inflexus
Juniperus communis
Lagurus ovatus
Lamium maculatum
Lathyrus heterophyllus
Lathyrus sylvestris
Laurus nobilis
Leopoldia comosa
Leucanthemum vulgare
Linum catharticum
Lolium perenne
Lonicera caprifolium
Lonicera etrusca
Lonicera japonica
Lotus corniculatus
Lycopus europaeus
Medicago falcata
Medicago lupulina
Melica ciliata
Melilotus alba
Melilotus sp.
Mentha aquatica
Mentha arvensis
Mentha pulegium
Mespilus germanica
Minuartia verna
Moehringia muscosa
Moehringia trinervia
Molinia arundinacea
Molinia coerulea
Mycelis muralis
Myosotis arvensis
Myosotis ramosissima
Myosoton aquaticum
Oenothera biennis
Oenothera sp.
Olea europaea
Orobanche gracilis
Oxalis corniculata
Oxalis fontana
Parietaria officinalis
Parthenocissus quinquefolia
Pedicularis gyroflexa
Pedicularis hacquetii
Pedicularis recutita
Petasites hybridus
Petrorhagia prolifera
Peucedanum verticillare
Physalis alkekengi
Phytolacca americana
Picris hieracioides
Pimpinella major
Pimpinella major ssp. rubra
Pinus pinaster
Pinus pinea
Plantago lanceolata
Plantago media
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281
Poa annua
Poa bulbosa
Poa compressa
Polygonum amphibium
Polygonum bistorta
Prunella vulgaris
Prunus avium
Prunus domestica
Prunus laurocerasus
Prunus spinosa
Pteridium aquilinum
Pulicaria dysenterica
Pyrus communis
Ranunculus acris
Ranunculus bulbosus
Ranunculus repens
Ribes uva-crispa
Robinia pseudacacia
Rorippa sylvestris
Rosa canina
Rosa canina aggr.
Rubus caesius
Rubus fruticosus aggr.
Rubus hirtus
Rubus tomentosus aggr.
Rubus ulmifolius
Rumex acetosa
Rumex alpestris
Rumex alpinus
Rumex obtusifolius
Rumex scutatus
Ruta divaricata
Salix caprea
Salvia pratensis
Sambucus nigra
Sanguisorba minor
Satureja variegata
Scabiosa argentea
Scrophularia vernalis
Senecio cordatus
Senecio rupestris
Serratula tinctoria
Silene conica
Silene glareosa
a
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b
b
b
b
b
Silene italica
Silene rupestris
Silene vulgaris
Silene vulgaris ssp. antelopum
Silene vulgaris ssp. prostrata
Smilax aspera
Solanum dulcamara
Solanum nigrum
Solidago gigantea
Stellaria graminea
Stellaria media
Symphytum officinale
Tamarix gallica
Taraxacum officinale
Teucrium polium
Thesium alpinum
Torilis japonica
Trifolium arvense
Trifolium pratense
Trollius europaeus
Tussilago farfara
Typha latifolia
Typhoides arundinacea
Urtica dioica
Valeriana collina
Veratrum album
Verbascum alpinum
Verbascum chaixii
Verbascum nigrum
Verbascum sp.
Veronica arvensis
Veronica chamaedrys
Veronica hederifolia
Veronica serpyllifolia
Vicia cracca
Vicia cracca ssp. tenuifolia
Vicia dumetorum
Vicia incana
Vicia sepium
Vincetoxicum hirundinaria
Viola alba
Vitis vinifera ssp. labrusca
Vitis vinifera ssp. sylvestris
b
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b
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b
b
a
a
specie nemorali pregiate
282
Aceras anthropophorum
Achillea atrata
Achillea ptarmica
Achillea tomentosa
Achillea virescens
Aconitum anthora
Allium suaveolens
Andromeda polifolia
Androsace villosa
Anemone narcissiflora
Anemone sylvestris
v, pv
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r, pv
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pv, lr
Anogramma leptophylla
Aquilegia thalictrifolia
Aquilegia vulgaris
Arbutus unedo
Artemisia genepi
Artemisia nitida
Artemisia umbelliformis
Asphodelus fistulosus
Astragalus depressus
Astragalus vesicarius ssp. pastellianus
Biscutella prealpina
v, lr
pv, e, r
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e
Bulbocodium vernum
Callianthemum kerneranum
Campanula cervicaria
Campanula latifolia
Campanula morettiana
Campanula petraea
Campanula raineri
Campanula thyrsoides
Carex diandra
Carex elongata
Carex foetida
Carex lasiocarpa
Carpesium cernuum
Carpinus orientalis
Centaurea alpina
Cerinthe glabra
Chamaeorchis alpina
Cheilanthes marantae
Cistus albidus
Cistus incanus
Cistus laurifolius
Cistus salvifolius
Colchicum alpinum
Colutea arborescens
Cortusa matthioli
Crocus biflorus
Crocus napolitanus
Cucubalus baccifer
Cypripedium calceolus
Cystopteris sudetica
Cytinus hypocistis
Dactylorhiza cruënta
Dactylorhiza incarnata
Dactylorhiza lapponica
Dactylorhiza latifolia
Dactylorhiza traunsteineri
Daphne alpina
Daphne alpina ssp. scopoliana
Delphinium dubium
Dianthus deltoides
Dianthus pontederae
Dianthus seguieri
Digitalis lutea
Diphasium complanatum
Draba hoppeana
Draba nemorosa
Dracunculus vulgaris
Drosera anglica
Drosera intermedia
Drosera rotundifolia
Dryopteris cristata
Echinops ritro
Epipactis greuteri
Epipactis microphylla
Epipactis mülleri
Epipactis palustris
Epipogium aphyllum
Erica arborea
v
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Eryngium alpinum
Gentiana froelichii
Gentiana lutea
Gentiana pneumonanthe
Gentiana prostrata
Gentiana pumila
Gentiana symphyandra
Geranium argenteum
Gladiolus imbricatus
Groenlandia densa
Gypsophila papillosa
Haplophyllum patavinum
Helleborus niger
Hemerocallis lilio-asphodelus
Herminium monorchis
Hesperis matronalis ssp. candida
Hippuris vulgaris
Hymenolobus pauciflorus
Ilex aquifolium
Iris cengialti
Iris sibirica
Lathyrus palustris
Lathyrus pannonicus ssp. varius
Leontopodium alpinum
Leucojum aestivum
Lilium carniolicum
Limodorum abortivum
Liparis loeselii
Listera cordata
Loroglossum hircinum
Marsilea quadrifolia
Medicago pironae
Medicago truncatula
Melilotus italica
Melilotus neapolitana
Microstylis monophyllos
Moehringia glaucovirens
Moltkia suffruticosa
Montia fontana
Nigritella miniata
Nigritella nigra ssp. austriaca
Omphalodes verna
Ophioglossum vulgatum
Ophrys apifera
Ophrys bertolonii gr.
Ophrys fuciflora
Ophrys holoserica
Ophrys sphecodes gr.
Orchis coriophora
Orchis laxiflora
Orchis militaris
Orchis pallens
Orchis palustris
Orchis papilionacea
Orchis provincialis
Orchis simia
Orchis spitzelii
Osmunda regalis
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283
Osyris alba
Paeonia mascula
Pedicularis acaulis
Pedicularis asplenifolia
Pedicularis hacquetii
Pedicularis kerneri
Pedicularis palustris
Pedicularis rostrato-spicata
Pedicularis sylvatica
Phillyrea angustifolia
Phillyrea latifolia
Physoplexis comosa
Pistacia terebinthus
Plantago altissima
Platanthera chlorantha
Polygala exilis
Potentilla palustris
Primula spectabilis
Prunus padus
Pteris cretica
Ranunculus auricomus
Ranunculus auricomus ssp. cassubicus
Ranunculus flammula
Ranunculus lingua
Rhamnus alaternum
Rhaponticum scariosum ssp. lyratum
Rosa sempervirens
Salix pentandra
Salix rosmarinifolia
Saxifraga adscendens
Saxifraga aphylla
Saxifraga berica
Saxifraga biflora
Saxifraga bulbifera
Saxifraga burserana
Saxifraga cernua
Saxifraga depressa
l, pv, lr
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Saxifraga facchinii
Saxifraga granulata
Saxifraga mutata
Saxifraga petraea
Saxifraga seguieri
Saxifraga tombeanensis
Sedum villosum
Sempervivum dolomiticum
Serapias bergoni
Serapias lingua
Serapias vomeracea
Sesleria ovata
Sisymbrium austriacum
Spiranthes aestivalis
Spiranthes spiralis
Stellaria alsine
Stellaria palustris
Stipa veneta
Swertia perennis
Teucrium scorodonia
Thalictrum alpinum
Tofieldia pusilla
Tozzia alpina
Trachomitum venetum
Trapa natans
Trientalis europaea
Trochiscanthes nodiflora
Typha minima
Utricularia minor
Utricularia vulgaris
Vaccinium oxycoccos
Veronica montana
Vicia bithynica
Vicia cassubica
Vicia disperma
Viola elatior
Viola pinnata
e, lr, pv
v, pv
r, pv
v, pv
r, lr, pv
e, lr, pv
r, lr
e, lr
v, pv
v, pv
v, pv
v, lr
v, lr
r, lr, pv
r, lr, pv
r, lr
r, lr
e, lr
r, lr
v, pv
r, lr
r, lr
r, lr
l, pv, lr
pv, lr
r
v
r, pv, lr
v, lr
v, lr
v, lr
v
v, lr
v, lr
v, lr
r
v
specie arboree ed arbustive con fioriture vistose (f) e/o con evidenti variazioni cromatiche (c),
soprattutto durante il periodo autunnale, presenti nei boschi e solitamente ben visibili anche
a distanza
284
Acer campestre
Acer monspessulanum
Acer platanoides
Acer pseudoplatanus
Aesculus hippocastanum
Amelanchier ovalis
Amorpha fruticosa
Berberis vulgaris
Betula pendula
Betula pubescens
Castanea sativa
Celtis australis
Cercis siliquastrum
Colutea arborescens
Cornus mas
c
c
c
c
f
f
f
c
c
c
f
c
f
f
f
Cornus sanguinea
Cornus sanguinea ssp. hungarica
Coronilla emerus
Coronilla emerus ssp. emeroides
Cotinus coggyria
Crataegus monogyna
Crataegus oxyacantha
Cytisus scoparius
Cytisus sessilifolius
Daphne mezereum
Erica arborea
Fagus sylvatica
Fraxinus excelsior
Fraxinus ornus
Genista radiata
c
c
f
f
c, f
f
f
f
f
f
f
c
c
f, c
f
Laburnum alpinum
Laburnum anagyroides
Larix decidua
Mespilus germanica
Pistacia terebinthus
Prunus armeniaca
Prunus avium
Prunus cerasifera
Prunus domestica
Prunus dulcis
Prunus fruticosa
Prunus mahaleb
Prunus padus
Prunus persica
Prunus spinosa
Pyracantha coccinea
Quercus rubra
f
f
c
f
c
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
f
c
Rhododendron ferrugineum
Rhododendron hirsutum
Robinia pseudacacia
Rosa canina aggr.
Sorbus aria
Sorbus aucuparia
Sorbus domestica
Sorbus torminalis
Spartium junceum
Staphylea pinnata
Syringa vulgaris
Tilia cordata
Tilia platyphyllos
Ulmus glabra
Viburnum lantana
Viburnum opulus
f
f
f
f
f, c
c, f
f
c, f
f
c
f
f
f
c
f, c
f, c
285
Appendice 7
Elenco delle specie ornitiche pregiate
Elenco delle specie ornitiche considerate per la segnalazione della presenza di elementi di
pregio (naturalistico) e loro grado di tutela, con riferimento alle normative comunitarie e
nazionali. Sono segnalate solo le specie usualmente diffuse nei boschi.
SPECIE
DIRETTIVA
79/409 Allegato I
Direttiva Uccelli
L. 503/81
Convenzione
di Berna
(allegato II)
L. 157/92
Specie particolarmente protette
Lista rossa
LIPU-WWF
1999
Pernis apivorus (Falco pecchiaiolo)
Milvus migrans (Nibbio bruno)
Accipiter gentilis (Astore)
Accipiter nisus (Sparviere)
Buteo buteo (Poiana)
Bonasa bonasia (Francolino di monte)
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
vulnerabile
vulnerabile
vulnerabile
Tetrao tetrix (Fagiano di monte)
Tetrao urogallus (Gallo cedrone)
Otus scops (Assiolo)
*
*
Bubo bubo (Gufo reale)
Glaucidium passerinum (Civetta nana)
Athene noctua (Civetta)
Strix aluco (Allocco)
Asio otus (Gufo comune)
*
*
Aegolius funereus (Civetta capogrosso)
*
Upupa epops (Upupa)
Jynx torquilla (Torcicollo)
Picus canus (Picchio cenerino)
Picus viridis (Picchio verde)
Dryocopus martius (Picchio nero)
Picoides major (Picchio rosso maggiore)
Picoides tridactylus (Picchio tridattilo)
286
*
*
*
*
a più basso
rischio
(all. III)
*
(*)
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
*
vulnerabile
a più basso
rischio
vulnerabile
vulnerabile
a più basso
rischio
a più basso
rischio
vulnerabile
a più basso
rischio
in pericolo
Appendice 8
Ripartizione della superficie boscata regionale nelle categorie tipologiche (CARRARO,
1997)
Categorie tipologiche
superficie (ha)
percentuale
Formazioni costiere
Formazioni euganee con elementi mediterranei
Querco-carpineti
Carpineti
Rovereti e castagneti
Orno-ostrieti e ostrio-querceti
Aceri-Frassineti
Faggete
Betuleti e corileti
Mughete
Pinete di pino silvestre
Piceo-faggeti
Abieteti
Peccete
Lariceti e larici-cembreti
Alnete
Formazioni particolari
973,64
962,62
106,74
2.666,25
24.927,12
72.079,09
6.251,30
50.106,13
4.057,76
15.428,70
29.952,62
20.877,70
16.390,43
64.378,11
14.402,36
6.307,59
851,75
0,29
0,29
0,03
0,81
7,54
21,79
1,89
15,15
1,23
4,67
9,06
6,31
4,96
19,47
4,35
1,91
0,26
Totale superficie boscata
330.719,91
100
287
Appendice 9
Tavole di popolamento per la stima della massa nei cedui2
Peso fresco per ettaro (fusto svettato a 3 cm) (Pf ) per diversi valori di area basimetrica per ettaro (G)
e di altezza del pollone dominante (H), per le faggete submontane e montane pure governate a ceduo
G/ha
4
6
8
10
12
14
16
18
20
22
24
26
28
30
32
34
36
38
40
7
21,7
31,9
42,1
52,3
62,4
72,6
82,8
8
23,1
34,0
44,9
55,8
66,6
77,5
88,4
99,3
110,1
9
24,5
36,0
47,5
59,1
70,6
82,1
93,7
105,2
116,7
128,3
139,8
10
25,7
37,9
50,0
62,2
74,3
86,5
98,6
110,8
123,0
135,1
147,3
159,4
171,6
11
26,9
39,6
52,4
65,1
77,9
90,6
103,4
116,1
128,9
141,6
154,4
167,1
179,9
192,6
205,4
Pf=1,399+1,922 x G*(RADQ)H
288
altezza dominante
12
13
14
28,0
29,1
30,2
41,3
43,0
44,5
54,7
56,8
58,9
68,0
70,7
73,3
81,3
84,6
87,7
94,6
98,4 102,1
107,9 112,3 116,5
121,2 126,1 130,8
134,6 140,0 145,2
147,9 153,9 159,6
161,2 167,7 174,0
174,5 181,6 188,4
187,8 195,4 202,8
201,1 209,3 217,1
214,5 223,2 231,5
227,8 237,0 245,9
241,1 250,9 260,3
264,7 274,7
278,6 289,1
15
31,2
46,1
60,9
75,8
90,7
105,6
120,5
135,4
150,3
165,2
180,1
194,9
209,8
224,7
239,6
254,5
269,4
284,3
299,2
16
32,2
47,5
62,9
78,3
93,7
109,0
124,4
139,8
155,2
170,5
185,9
201,3
216,7
232,0
247,4
262,8
278,2
293,5
308,9
17
33,1
48,9
64,8
80,6
96,5
112,3
128,2
144,0
159,9
175,7
191,6
207,4
223,3
239,1
255,0
270,8
286,7
302,5
318,4
18
19
82,9
99,3
115,6
131,9
148,2
164,5
180,8
197,1
213,4
229,7
246,0
262,3
278,6
295,0
311,3
349,2
101,9
118,7
135,4
152,2
169,0
185,7
202,5
219,2
236,0
252,7
269,5
286,2
303,0
319,8
336,5
Pf in tonnelate, G in metri quadri e H in m.
2 È da segnalare che la tavola di popolamento per la stima della massa nelle faggete submontane e montane pure
governate a ceduo esprime tale massa in termini di peso fresco, vale a dire in tonnelate. Le successive tavole, invece evidenziano la massa in volume, cioè in metri cubi. Di fatto, in questo caso, si tratta di una differenza solo formale dal momento che il peso specifico del faggio allo stato fresco è, almeno in prima approssimazione, pari a 1.
Volume per ettaro (fusto svettato a 3 cm) (V) per diversi valori di area basimetrica per ettaro (G) e di altezza del
pollone dominante (H), per la faggeta submontana con ostria governata a ceduo (da SOTTOVIA e TABACCHI, 1996)
G/ha
4
6
8
10
12
14
16
18
20
22
24
26
28
30
32
34
36
38
40
7
17,1
23,6
30,2
36,7
43,3
49,8
56,4
8
19,0
26,5
33,9
41,4
48,9
56,4
63,9
71,4
78,8
9
20,8
29,3
37,7
46,1
54,5
62,9
71,4
79,8
88,2
96,6
105,0
V=4+0,4678 x GH
10
22,7
32,1
41,4
50,8
60,1
69,5
78,8
88,2
97,6
106,9
116,3
125,6
135,0
11
24,6
34,9
45,2
55,5
65,7
76,0
86,3
96,6
106,9
117,2
127,5
137,8
148,1
158,4
168,7
altezza dominante
12
13
14
26,5
28,3
30,2
37,7
40,5
43,3
48,9
52,7
56,4
60,1
64,8
69,5
71,4
77,0
82,6
82,6
89,1
95,7
93,8 101,3 108,8
105,0 113,5 121,9
116,3 125,6 135,0
127,5 137,8 148,1
138,7 150,0 161,2
150,0 162,1 174,3
161,2 174,3 187,4
172,4 186,4 200,5
183,6 198,6 213,6
194,9 210,8 226,7
206,1 222,9 239,8
235,1 252,9
247,3 266,0
15
32,1
46,1
60,1
74,2
88,2
102,2
116,3
130,3
144,3
158,4
172,4
186,4
200,5
214,5
228,5
242,6
256,6
270,6
284,7
16
33,9
48,9
63,9
78,8
93,8
108,8
123,8
138,7
153,7
168,7
183,6
198,6
213,6
228,5
243,5
258,5
273,5
288,4
303,4
17
35,8
51,7
67,6
83,5
99,4
115,3
131,2
147,1
163,1
179,0
194,9
210,8
226,7
242,6
258,5
274,4
290,3
306,2
322,1
18
19
71,4
88,2
105,0
121,9
138,7
155,6
172,4
189,2
206,1
222,9
239,8
256,6
273,5
290,3
307,1
324,0
340,8
110,7
128,4
146,2
164,0
181,8
199,5
217,3
235,1
252,9
270,6
288,4
306,2
324,0
341,8
359,5
V in metri cubi, G in metri quadri e H in m.
Volume per ettaro (fusto svettato a 3 cm) (V) per diversi valori di area basimetrica per ettaro (G) e di altezza del
pollone dominante (H), per i castagneti o i robinieti governati a ceduo (da SOTTOVIA e TABACCHI, 1996)
G/ha
4
6
8
10
12
14
16
18
20
22
24
26
28
30
32
34
36
38
40
7
11,3
18,4
25,5
32,6
39,7
46,9
54,0
8
13,3
21,4
29,6
37,7
45,9
54,0
62,1
70,3
78,4
9
15,3
24,5
33,6
42,8
52,0
61,1
70,3
79,4
88,6
97,7
106,9
10
17,4
27,5
37,7
47,9
58,1
68,2
78,4
88,6
98,7
108,9
119,1
129,2
139,4
V=-2,9641+0,5085 x GH
11
19,4
30,6
41,8
53,0
64,2
75,3
86,5
97,7
108,9
120,1
131,3
142,5
153,7
164,8
176,0
altezza dominante
12
13
14
21,4
23,5
25,5
33,6
36,7
39,7
45,9
49,9
54,0
58,1
63,1
68,2
70,3
76,4
82,5
82,5
89,6
96,7
94,7 102,8 110,9
106,9 116,0 125,2
119,1 129,2 139,4
131,3 142,5 153,7
143,5 155,7 167,9
155,7 168,9 182,1
167,9 182,1 196,4
180,1 195,4 210,6
192,3 208,6 224,8
204,5 221,8 239,1
216,7 235,0 253,3
248,2 267,6
261,5 281,8
15
27,5
42,8
58,1
73,3
88,6
103,8
119,1
134,3
149,6
164,8
180,1
195,4
210,6
225,9
241,1
256,4
271,6
286,9
302,1
16
29,6
45,9
62,1
78,4
94,7
110,9
127,2
143,5
159,8
176,0
192,3
208,6
224,8
241,1
257,4
273,7
289,9
306,2
322,5
V in metri cubi, G in metri quadri e H in m.
17
31,6
48,9
66,2
83,5
100,8
118,1
135,3
152,6
169,9
187,2
204,5
221,8
239,1
256,4
273,7
290,9
308,2
325,5
342,8
18
19
70,3
88,6
106,9
125,2
143,5
161,8
180,1
198,4
216,7
235,0
253,3
271,6
289,9
308,2
326,5
344,8
363,2
113,0
132,3
151,6
170,9
190,3
209,6
228,9
248,2
267,6
286,9
306,2
325,5
344,8
364,2
383,5
289
Volume per ettaro (fusto svettato a 3 cm) (V) per diversi valori di area basimetrica per ettaro (G) e di altezza del pollone dominante (H), per gli orno-ostrieti e gli ostrio-querceti governati a ceduo (da SOTTOVIA e TABACCHI, 1996)
G/ha
4
6
8
10
12
14
16
18
20
22
24
26
28
30
32
34
36
38
40
4
12,2
15,8
19,4
23,0
26,6
30,2
33,8
5
14,0
18,5
23,0
27,5
32,0
36,5
41,0
45,5
50,0
6
15,8
21,2
26,6
32,0
37,4
42,8
48,2
53,6
59,0
64,4
69,9
V=5,01+0,4503 x GH
290
7
8
17,6 19,4
23,9 26,6
30,2 33,8
36,5 41,0
42,8 48,2
49,1 55,4
55,4 62,6
61,7 69,9
68,1 77,1
74,4 84,3
80,7 91,5
87,0 98,7
93,3 105,9
113,1
120,3
altezza dominante
9
10
11
21,2
23,0
24,8
29,3
32,0
34,7
37,4
41,0
44,6
45,5
50,0
54,5
53,6
59,0
64,4
61,7
68,1
74,4
69,9
77,1
84,3
78,0
86,1
94,2
86,1
95,1 104,1
94,2 104,1 114,0
102,3 113,1 123,9
110,4 122,1 133,8
118,5 131,1 143,7
126,6 140,1 153,6
134,7 149,1 163,5
142,8 158,1 173,4
150,9 167,1 183,3
176,1 193,2
185,1 203,1
12
26,6
37,4
48,2
59,0
69,9
80,7
91,5
102,3
113,1
123,9
134,7
145,5
156,3
167,1
177,9
188,7
199,5
210,3
221,2
V in metri cubi, G in metri quadri e H in m.
13
28,4
40,1
51,8
63,5
75,3
87,0
98,7
110,4
122,1
133,8
145,5
157,2
168,9
180,6
192,3
204,0
215,8
227,5
239,2
14
30,2
42,8
55,4
68,1
80,7
93,3
105,9
118,5
131,1
143,7
156,3
168,9
181,5
194,1
206,7
219,4
232,0
244,6
257,2
15
16
59,0
72,6
86,1
99,6
113,1
126,6
140,1
153,6
167,1
180,6
194,1
207,6
221,2
234,7
248,2
261,7
275,2
91,5
105,9
120,3
134,7
149,1
163,5
177,9
192,3
206,7
221,2
235,6
250,0
264,4
278,8
293,2
Appendice 10
Sistemi di tariffe di cubatura per le fustaie
Esempio di serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche e delle corrispondenti
serie volumetriche: abete bianco.
291
Esempio di serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche e delle corrispondenti
serie volumetriche: abete rosso.
292
Esempio di serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche e delle corrispondenti
serie volumetriche: larice.
293
Esempio di serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche e delle corrispondenti
serie volumetriche: pino silvestre.
294
Esempio di serie di inquadramento delle relazioni ipsodiametriche e delle corrispondenti
serie volumetriche: faggio governato a fustaia.
295
Appendice 11
Classificazione CORINE LAND COVER
CORINE LIVELLO 1
1
2
3
4
5
Suoli con interventi artificiali
Suoli agricoli
Foreste
Zone umide
Corpi acquei
Artificial
Agricultural
Forest
Wetland
Water bodies
CORINE LIVELLO 2
11
12
13
14
21
22
23
24
31
32
33
41
42
51
52
Zone urbane
Zone industriali
Cave,discariche,cantieri
Vegetazione artificiale
Terreni arabili
Colture permanenti
Prati e pascoli
Terreni agricoli eterogenei
Foreste
Suoli erbacei e cespugliati
Spazi aperti con vegetazione rada
Zone umide interne
Zone umide costiere
Acque interne
Acque salate
Urban fabric
Industrial
Mines,dumps
Artificial vegetated
Arable land
Permanent crops
Pastures
Heterogeneous agricultural
Forests
Scrub and herbaceous
Open space little vegetation
Inland wetlands
Coastal wetlands
Continental waters
Marine waters
CORINE LIVELLO 3
296
111
112
121
122
123
124
131
132
133
141
142
211
212
213
221
222
223
231
241
242
243
244
311
312
313
321
322
Urbano continuo
Urbano discontinuo
Aree industriali
Reti stradali
Aree portuali
Aeroporti
Aree estrattive
Discariche
Cantieri
Aree verdi urbane
Aree ricreative
Seminativi non irrigui
Seminativi irrigui
Risaie
Vigneti
Frutteti
Oliveti
Prati
Colture annuali + colture permanenti
Sistemi colt.complessi
Territori agrari + vegetazione naturale
Territori agroforestali
Foreste di latifoglie
Foreste di conifere
Foreste miste
Pascoli naturali
Lande e cespuglieti
Continous urban fabric
Discontinous urban fabric
Industrial units
Road and rail networks
Sea ports
Airport
Mineral extraction
Dump
Construction site
Green urban
Sport and leisure facilities
Non irrigated arable land
Permanently irrigated arable
Rice fields
Vineyards
Fruit trees and berries plan
Olive groves
Pastures
Annual associated with permanent colt.
Complex cultivation patterns
Arable land with natural vegetation
Agro-forestries
Broad-leaved forest
Coniferous forest
Mixed forest
Natural grassland
Moors and heatlands
323
324
331
332
333
334
335
411
412
421
422
423
511
512
521
522
523
Vegetazione sclerofilla
Vegetazione in evoluzione
Spiaggie,dune,sabbie
Rocce nude
Aree a vegetazione rada
Aree percorse da incendi
Ghiacciai e nevi perenni
Paludi interne
Torbiere
Paludi salmastre
Saline
Zone intertidali marine
Corsi d’a.,canali,idrovie
Bacini d’acqua
Lagune litoranee
Estuari
Mari e oceani
Sclerophylous vegetation
Transitional woodland-scrub
Beaches,dunes,sand
Bare rocks
Sparsely vegetated areas
Burnt areas
Glacier and permanent snow
Inland marshes
Peat bogs
Salt marshes
Salines
Intertidal flats
Stream courses
Water bodies
Coastal lagoons
Estuaries
Sea and ocean
297
Appendice 12
298
I gruppi di substrati
L’accorpamento delle formazioni litologiche di un territorio in gruppi di substrati dalle
caratteristiche omogenee consente di ottenere delle unità d’inquadramento di carattere
generale mediante le quali è possibile cogliere le eventuali interazioni fra roccia suolo e vegetazione.
I criteri per l’individuazione di questi gruppi sono spesso diversi da quelli usualmente
impiegati dai geologi per scopi differenti dal presente in quanto è necessario valutare soprattutto quelle caratteristiche delle rocce che prioritariamente interagiscono con la vegetazione forestale.
Per poter inquadrare, con le finalità sopra descritte, la litologia della regione Veneto si sono
scelte, come riferimento, le oramai datate, ma non per questo superate, Carte Geologiche
d’Italia e delle Tre Venezie. Esse, infatti, a differenza di altri elaborati per lo più redatti per
scopi particolari, consentono, soprattutto nelle allegate note illustrative, di desumere informazioni su alcune proprietà delle rocce che maggiormente possono influenzare la pedogenesi forestale. Fra queste proprietà si è ritenuto opportuno considerare, in particolare, la
permeabilità, l’alterabilità ed alcune caratteristiche meccaniche o geotecniche, riassumibili nella stabilità. Infatti, queste appaiono, da un lato, fondamentali nei processi di formazione dei suoli e, dall’altro, risultano relativamente semplici da valutare rispetto ad altre più
complesse. Una di queste per esempio, il contenuto in elementi chimici presenti nella roccia, proposto da BASSATO (1981), non fornisce il medesimo valore di assorbimento degli elementi da parte delle radici poiché nel processo intervengono una molteplicità di fattori tali
da renderlo sensibilmente differente.
Analizzando più in dettaglio, a riguardo della permeabilità, si può ricordare che essa indica
la proprietà delle rocce a lasciarsi attraversare dall’acqua. Vengono così definite impermeabili le rocce nelle quali non avvengono movimenti percettibili di acqua per mancanza di
meati sufficientemente ampi attraverso i quali possano passare, nelle condizioni naturali di
pressione, le acque sotterranee. Si dicono invece permeabili le rocce in cui l’acqua filtra fra
gli spazi (meati o pori) esistenti fra i granuli componenti la roccia o nelle fessure che ne
interrompono la continuità. La permeabilità e l’impermeabilità delle rocce dipendono, di
conseguenza, dalla presenza, dalla continuità e dalle dimensioni dei pori e/o delle fessure,
che devono comunque essere superiori a quelle in cui si manifesta il noto fenomeno della
capillarità (1 µ).
La permeabilità (l’impermeabilità) di una roccia si distingue poi in congenita ed acquisita.
Così, una roccia di per sé stessa impermeabile, com’è ad esempio un calcare compatto,
diventa permeabile qualora sia fratturata; diversamente una sabbia, notoriamente permeabile, diventa impermeabile se mescolata con una certa quantità d’argilla.
Considerando le rocce permeabili, queste possono essere distinte in due categorie: rocce
permeabili per porosità e rocce permeabili per fessurazione. Le prime godono di una proprietà intrinseca e congenita della roccia, sviluppatasi all’atto della sua formazione, dovuta
alla presenza di spazi vuoti di una certa dimensione formanti una rete continua in cui l’acqua può passare filtrando da uno spazio all’altro. La permeabilità per fessurazione (processo conosciuto anche come permeabilità in grande) è dovuta invece alla presenza, in masse
rocciose per lo più impermeabili, di fessure che formano un sistema continuo. Fra i due tipi
di permeabilità non v’è un limite netto: quando, per esempio, le fessure sono estremamente fitte, come nel caso di certe rocce brecciate, non esistono più differenze sostanziali nel
comportamento idrodinamico.
Per quanto qualsiasi roccia soggetta a fratturazione possa divenire permeabile, sono le rocce
più fragili e nel contempo più solubili in acqua che più frequentemente manifestano una
permeabilità per fessurazione (gessi, alcuni calcari ed alcune dolomie). Il carattere della
solubilità favorisce, infatti, lo sviluppo della permeabilità, in quanto le acque che circolano
attraverso le fessure createsi tendono ad ampliarle e ad aumentarne a poco a poco le interconnessioni: in quest’ultimo caso si può anche parlare di permeabilità per soluzione
(DESIO, 1973).
L’alterazione consiste nella trasformazione chimico-fisica delle rocce ad opera di diversi
agenti. L’alterazione fisica include la disgregazione meccanica delle particelle di roccia dovuta all’alternarsi fra gelo e disgelo, fra saturazione idrica e disseccamento, fra caldo e freddo;
essa accresce la superficie sulla quale agiscono l’erosione chimica e biologica, riduce la
dimensione delle particelle in sabbia e in limo, considerate le particelle tipiche del suolo,
ma non produce argilla a meno che non sia già presente nella roccia madre. Viceversa, l’alterazione chimica cambia la composizione e la struttura chimica del materiale originario
(minerali primari) attraverso reazioni chimiche che includono la solubilizzazione, l’idratazione, l’idrolisi e l’ossidazione. Il prodotto di tali reazioni costituisce i minerali secondari,
perlopiù rappresentati dalle argille, e gli ioni che vengono rilasciati in soluzione costituiscono gli elementi nutritivi, a meno che non vengano lisciviati. Alcuni minerali, come il
quarzo, sono invece particolarmente resistenti all’alterazione e pertanto si accumulano nelle
frazioni della sabbia e del limo. Infine, un importante ruolo viene svolto dall’alterazione
biologica: l’apparato radicale delle piante frantuma le rocce e immette anidride carbonica
nel suolo e l’attività della pedofauna determina un rimescolamento dello stesso. Si hanno
poi reazioni di trasformazione dell’anidride carbonica in acido carbonico, che insieme ad
altri acidi contribuiscono all’alterazione chimica (McRAE, 1991). Il processo di alterazione assume denominazioni diverse a seconda che il substrato considerato sia carbonatico o
silicatico: si parla rispettivamente di attività del calcare e di grado di alterabilità (BASSATO,
1981). Più precisamente le rocce carbonatiche subiscono a causa di questi processi la dissoluzione del carbonato di calcio con rilascio del residuo insolubile. La rapidità con cui il
carbonato di calcio entra in soluzione viene definita attività del calcare ed essa dipende
soprattutto dalla granulometria e dalla porosità del materiale. Infatti, un calcare fine e compatto è molto meno attivo di uno grossolano e poroso. Le rocce silicatiche subiscono tanto
più rapidamente l’alterazione (grado di alterabilità) quanto meno ricche sono in silice,
ovvero quanto più sono ricche in minerali di ferro e magnesio. Nella valutazione dell’alterabilità risulta inoltre necessario considerare lo stato di alterazione raggiunto dalla roccia
(peraltro non sempre indicato nelle note allegate alle carte geologiche, ma individuabile da
aggettivi o sostantivi, come: cariato, sfaticcio, ecc.). Infatti, quanto più una roccia è alterata tanto più risulta alterabile. Così, due calcari compatti con diverso stato di alterazione
manifestano permeabilità ed alterabilità sensibilmente diverse.
La stabilità è la capacità di una roccia di essere “ferma” o “mobile”, dimensionalmente e spazialmente, ovvero indica la maggiore o minore propensione a dar luogo ad eventi destabilizzanti (meccanici e meteorici, quali: smottamenti, ringiovanimenti, ecc.). Tale caratteristica influenza il processo pedogenetico, soprattutto per quanto riguarda l’apporto chimico
della roccia al suolo. Ad esempio, i litotipi a componente gessosa, che presentano una limitata stabilità, sono frequentemente soggetti a fenomeni franosi e raramente consentono la
formazione di un suolo potente, se non nelle zone di accumulo.
Sulla base di queste proprietà e caratteristiche, le diverse formazioni geologiche sono state
accorpate in gruppi omogenei. A ciascun gruppo è stata attribuita una denominazione che,
sinteticamente, ne evidenzia gli aspetti più salienti (o ricorda il nome delle principali formazioni che la compongono) e un valore da 1 a 5 che indica, in modo crescente, la propensione alla formazione di suoli forestali.
In merito ai gruppi proposti è opportuno ricordare come in talune formazioni, nell’ambito dello stesso affioramento coevo, si abbia una marcata eterogeneità di substrati, evento
che ha obbligato ad una valutazione d’insieme sulla base del tipo prevalente. Tale approssimazione, necessaria nell’ottica di un accorpamento, deve essere tenuta in considerazione nel
caso di un’applicazione di maggior dettaglio.
I gruppi così individuati sono stati poi ulteriormente accorpati in tre categorie. Esse vogliono sinteticamente rappresentare i discriminanti di primo livello. La prima categoria, quella dei substrati carbonatici raggruppa le formazioni costituite da carbonati di calcio e di
magnesio. La seconda, quella dei substrati carbonatico-terrigeni, comprende quei gruppi
costituiti da formazioni miste di strati carbonatici compatti o in strati sottili alternati ad
altri arenacei o marnosi. Infine, alla categoria dei substrati silicatici afferiscono il gruppo
magmatico e quello a metamorfismo più o meno accentuato.
299
Le categorie e i gruppi così individuati sono i seguenti:
CATEGORIA DEI SUBSTRATI CARBONATICI
GRUPPO DEI SUBSTRATI CALCAREI
GRUPPO DEI SUBSTRATI DOLOMITICI
GRUPPO DEI SUBSTRATI GESSOSI
GRUPPO DEI SUBSTRATI SCIOLTI
CATEGORIA DEI SUBSTRATI CARBONATICO-TERRIGENI
GRUPPO DEI SUBSTRATI ARENACEI DEL MESOZOICO
GRUPPO DEI SUBSTRATI FLYSCIOIDI DEL CENOZOICO
CATEGORIA DEI SUBSTRATI SILICATICI
GRUPPO DEI SUBSTRATI MAGMATICI
GRUPPO DEI SUBSTRATI ARGILLO-SCISTOSI DEL PALEOZOICO
Gruppo dei substrati calcarei (valore pedogenetico 3)
Comprende tutte le formazioni calcaree compatte, massicce o stratificate in grossi banchi o
in strati medi e sottili, i conglomerati e le brecce molto cementati.
Si tratta soprattutto di formazioni giurassiche largamente rappresentate in tutto il Veneto
tra le quali ricordiamo le principali: i calcari oolitici di S. Vigilio, i calcari grigi di Noriglio,
il calcare del Vajont, il calcare di Soccher, il calcare della Marmolada, il calcare di Contrin,
e i calcari di scogliera della catena carnica; tra i calcari medi vi sono il Biancone e il Rosso
Ammonitico Veneto.
Il gruppo dei substrati calcarei denota una permeabilità congenita modesta, quella acquisita è sempre presente per fratturazione, ma soprattutto per soluzione come evidenziato dai
fenomeni di carsismo e della circolazione ipogea delle acque. Per quanto concerne l’alterabilità essa risulta molto scarsa nei calcari compatti: aumenta debolmente nei calcari stratificati, in parte dei conglomerati e soprattutto nei calcari compatti già alterati. La stabilità
è, in generale, buona. Più precisamente le formazioni massicce dimostrano ottime caratteristiche di compattezza, che peggiorano in presenza di intercalazioni marnose.
Gruppo dei substrati dolomitici (valore pedogenetico 2)
Questo gruppo comprende le dolomie, le dolomie calcaree e i calcari dolomitici. Esso affiora su vaste aree nell’Ampezzano, in Cadore lungo la valle del Piave e nei Lessini. Tra le formazioni ricordiamo la Dolomia principale (rappresentata da dolomie cristalline a grana in
genere grossa, biancastre o grigie, senza una distinta stratificazione in banchi: in essa sono
presenti intercalati dolomie calcaree e calcari dolomitici) e la Dolomia dello Sciliar.
I substrati del gruppo dolomitico sono dotati di una permeabilità congenita ancor più
ridotta che nel gruppo precedente, mentre quella acquisita è presente sia per fratturazione
che per soluzione: esiste infatti anche in questo caso qualche raro fenomeno di carsismo.
L’alterabilità è molto ridotta, più ancora che nel gruppo calcareo. La stabilità, funzionalmente al grado di fratturazione, può risultare ottima o buona.
300
Gruppo dei substrati gessosi (valore pedogenetico 1)
È costituito da formazioni carbonatiche (calcari e dolomie) gessose o vacuolari e da dolomie fortemente alterate (cariate). Tale raggruppamento comprende la formazione a
Bellerophon (calcari, calcari dolomitici scuri bituminosi alternati a calcari arenacei giallastri
e a dolomie cariate, con presenza inoltre di gessi saccaroidi listati alternati ad argilliti, oppure argilliti varicolori gessifere), la facies gessosa del periodo anisico e carnico e le dolomie
cariate del carnico.
La permeabilità risulta piuttosto elevata, soprattutto sotto forma di permeabilità per soluzione. L’alterabilità è molto elevata a causa dell’alta permeabilità e della scarsa stabilità della
roccia. Questa caratteristica negativa determina l’asportazione per dilavamento degli eventuali costituenti minerali rilasciati. Tale fenomeno si acuisce se la formazione è posta su un
versante inclinato subendo un forte rimaneggiamento (tuttavia i costituenti chimici della
roccia, concentrandosi alla base dei versanti, possono costituire dei suoli potenti e di elevata fertilità). La stabilità risulta sempre scadente.
Gruppo dei substrati sciolti (valore pedogenetico 4)
I substrati sciolti si caratterizzano per la mancanza di cementazione (qualora presente risulta debole e di limitata estensione spaziale) tra le particelle costituenti l’affioramento.
Esso comprende i detriti di falda, i coni di deiezione, gli accumuli di grandi frane, le alluvioni attuali e terrazzate; i sedimenti quaternari fluvio-lacustri e le alluvionali a grana
medio-fine, la terra rossa, le argille sabbioso-argillose grigio-giallastre o brune prodotte da
dilavamento del flysch; i depositi glaciali: le morene di varia natura ed età, le frane postwürmiane; i conglomerati non cementati del Tortoniano. Il materiale d’origine, soprattutto calcareo e dolomitico, ha indotto ad inserire questo gruppo di substrati fra quelli carbonatici. In realtà esistono depositi di materiale sciolto originatosi anche dallo sfaldamento di
rocce silicatiche che però, data la loro limitata diffusione, non si è ritenuto opportuno elevare al rango di gruppo di substrato.
Il gruppo di substrati sciolti è caratterizzato da un’elevata permeabilità, soprattutto congenita, che si manifesta nelle porosità: essa risulta molto pronunciata nelle morene stadiali e
nelle marocche, ma può ridursi localmente in corrispondenza di lenti argillose o sabbiose
inglobate, fino a divenire quasi nulla nelle torbiere e nelle argille siltose (affioramenti molto
limitati). L’alterabilità risulta generalmente abbastanza elevata (CREMASCHI e RODOLFI, 1991); l’origine litologica del materiale (quanto mai varia nei depositi morenici)
influenza relativamente il processo di alterazione che diviene invece maggiormente dipendente dalla scarsa cementazione dei componenti. La stabilità risulta generalmente debole,
soprattutto se associata a condizioni di pendenza elevate (ma anche non prossime all’angolo di attrito interno del materiale) e a scarsa cementazione.
Una precisazione meritano, infine, i detriti di falda, i coni di deiezione, gli accumuli di
grandi frane, le alluvioni attuali cui è stato attribuito un valore pedogenetico elevato (4),
pur se costituiti dal disfacimento di substrati calcarei o dolomitici dotati di un minor valore pedogenetico (2-3). I substrati sciolti, infatti, qualora indisturbati (cosa che in genere
non si verifica molto spesso), potrebbero dare origine a suoli dotati di migliori caratteristiche rispetto a quelli che si formerebbero sui substrati compatti od anche stratificati, originari degli sfasciumi.
Gruppo dei substrati flyscioidi del Cenozoico (valore pedogenetico 5)
Questo gruppo di substrati si caratterizza per la marcata eterogeneità dell’affioramento
costituito in prevalenza dal flysch, all’interno del quale vi possono essere immersi dei banchi calcarenitici.
A questo gruppo appartengono: le arenarie e sabbie (talora marnoso-argillose a cui si intercalano sottili lenti carboniose con abbondante matrice arenacea), la formazione della
Scaglia rossa e gran parte delle successioni cenozoiche dal Lago di Garda a Vittorio Veneto
e lungo la valle del Piave nei dintorni di Belluno.
Il substrato flyscioide del Cenozoico, nel flysch eocenico vero e proprio, è semipermeabile
ovvero dotato delle migliori caratteristiche pedogenetiche; tuttavia, allontanandosi dalla
condizione di mescolanza ideale tra arenarie e marne, propria del flysch, ed arricchendosi
in termini marnosi, la permeabilità congenita può ridursi, non garantendo al substrato l’ottimale equilibrio idrico. L’alterabilità, generalmente media nel flysch, può diventare elevata, come avviene, ad esempio, nella formazione della Scaglia. La stabilità non è molto
buona (tranne nei blocchi di calcarenite) specie nel flysch, e può divenire addirittura scadente negli affioramenti marcatamente marnosi (BOSELLINI e altri, 1994).
Gruppo dei substrati arenacei del Mesozoico (valore pedogenetico 5)
È un gruppo di substrati costituito in prevalenza da formazioni arenacee mesozoiche associate a banchi calcarei, o calcari marnosi, e da brecce a cemento e matrice arenaceo-mar-
301
nosa mesozoici. Diversamente dal substrato flyscioide del Cenozoico, le arenarie mesozoiche sono caratterizzate da una maggiore compattezza e dalla presenza di materiale di formazione più minuto nella frazione arenacea (sabbie fini e argille), generato dall’alterazione
di rocce più antiche.
Al gruppo appartengono le arenarie, le alternanze di marne siltose, le argilliti varicolori, le
arenarie micacee fini rossastre, i calcari lastroidi grigi talora marnosi o siltosi (Formazione
di Werfen); le arenarie a grana media quarzoso feldspatiche grigie e verdastre con talora alla
base brecce poligeniche a prevalenti elementi calcarei ed a cemento arenaceo, le calcareniti
grigie, i calcari marnosi scuri, le marne (Formazione di Buchenstein e Wengen); gli strati di
Livinallongo, gli strati di S. Cassiano inferiori e gli strati di La Valle (marne e arenarie tufacee inferiori; conglomerati tufacei), ecc.
La permeabilità congenita risulta limitata, mentre quella acquisita può diventare elevata per
soluzione. In generale anche questo gruppo di substrati può essere definito semipermeabile. L’alterabilità può essere considerata media in tutti i litotipi inclusi in questo gruppo. La
stabilità può variare, da buona nelle arenarie a scadente in certe argilliti. In generale, data
la prevalenza territoriale della formazione di Werfen (a marcata componente arenacea)
risulta discreta.
Gruppo dei substrati magmatici (valore pedogenetico 4)
Comprende tutte le formazioni costituite da rocce magmatiche. Esse possono essere distinte in due serie, con origine e caratteristiche non sempre simili, ma che, ai fini di questo
lavoro si è ritenuto opportuno accorpare in un solo gruppo. In particolare, si possono ricordare:
- i litotipi “acidi” che includono le rocce effusive permiche emergenti ad ovest di Falcade
(ignimbriti riodacitiche e quarzolatitiche, rossastre, grigio-verdastre o violacee); i porfiroidi affioranti presso il M. Cavallino in Comelico e tra Gosaldo e Agordo; le porfiriti
triassiche della conca di Recoaro (rioliti, daciti e latiti in ammassi subvulcanici o corpi
filoniani);
- i litotipi “basici” che comprendono tutti i prodotti effusivi basici di età cenozoica, triassica o paleozoica; le vulcaniti più diffuse arealmente sono senza dubbio costituite da lave
basaltiche paleogeniche collegate all’attività eruttiva dei Lessini, Berici ed Euganei con
basalti augitici, basalti olivinici e limburgiti associati a tufi, ialoclastiti e brecce vulcaniche; inoltre in Val di Gares (Agordino) affiorano colate laviche sottomarine a struttura a
pillow di composizione andesitico-basaltica; in alto Comelico infine vi sono i diabasi
massicci o a pillow carboniferi.
Gli affioramenti magmatici presenti nella Regione sono dotati di una permeabilità congenita varia. Quella acquisita risulta funzionale allo stato di degradazione della roccia poiché
avviene per fessurazione. Esistono poi situazioni a fessurazione parziale (semipermeabilità)
nelle rocce piroclastiche (tufi), e a fessurazione nulla nelle rocce più acide. L’alterabilità è
buona nei tufi, mentre per le vulcaniti acide risulta più modesta, anche a causa del maggior
contenuto in silice poco suscettibile all’alterazione. La stabilità è generalmente buona.
Tuttavia, in alcune delle rocce basiche può risultare scadente.
302
Gruppo dei substrati argillo-scistosi del Paleozoico (valore pedogenetico 4)
A questo gruppo di substrati appartengono gli affioramenti flyscioidi paleozoici, che a differenza del flysch eocenico sono caratterizzati dalla presenza di una evidente componente
argillosa o sono interessate da un processo metamorfico seppure lieve. Il gruppo comprende: le Arenarie della Val Gardena, rocce quarzoso feldspatiche rossastre viola scuro; la formazione della Val Visdende: argilliti scistose e siltiti, grigio-verdi, brunastre o violacee,
laminate, pieghettate, con lenti e noduli quarzosi di secrezione secondaria; talora intercalazioni di arenarie simili alle precedenti; le filladi quarzose, sericitico-cloritiche, con intercalazione di scisti sericitici, quarziti, quarziti filladiche; le filladi quarzifere talvolta grafitiche,
le filladi carboniose. Infine, con una estensione spaziale limitata al confine con il FriuliVenezia Giulia, troviamo la formazione di Fleons: arenarie quarzose, arenarie cloritiche, illitico-sericitiche, quarziti con frequenti intercalazioni argillitiche e siltitiche.
La permeabilità può variare, ma in generale si mantiene bassa, soprattutto in presenza di
alte percentuali di argilla. L’alterabilità è abbastanza elevata: l’alterazione fisica produce una
scagliettatura, mentre quella chimica aumenta la quantità di argilla. La stabilità può risultare modesta qualora l’alterazione lasci il materiale non cementato.
Nelle successive pagine è riportato l’elenco completo delle formazioni, tratte dalle legende
delle Carte Geologiche d’Italia e delle Carte Geologiche delle Tre Venezie, riguardanti il territorio del Veneto, afferenti a ciascun gruppo di substrato.
gruppo di
substrato
Calcareo
foglio
era
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Ampezzo
Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Ampezzo
Ampezzo
Mesozoico
Paleozoico
Calcareo
Ampezzo
Paleozoico
Calcareo
Ampezzo
Paleozoico
Calcareo
Ampezzo
Paleozoico
periodo
descrizione
Malm
Rosso Ammonitico Veneto: calcari
nodulari rossi, con lenti e letti di selce
rossa; calcari marnosi rosso-scuri; calcari grigi ben stratificati; calcareniti
Carnico
Calcari scuri o nerastri, più o meno
dolomitici, in strati o banchi, spesso
selciferi, con esigue intercalazioni
marnose. Alla base talora lenti o letti
di carbone
Cretaceo
Biancone: calcari marnosi di colore
verde chiaro
Dogger
Calcari grigi e nocciola a stratificazione indistinta; calcari oolitici; calcari
dolomitici chiari
Ladinico sup.
Calcari fini, rossi, rosati o grigio-chiari,
nodulari e ben stratificati, passanti
talora lateralmente ai calcari sottostanti
Lias
Calcari grigio-scuri o neri, per lo più
sottilmente stratificati, talora con sottili intercalazioni di marne fogliettate
nerastre e lenti o letti di selce nera
Norico
Calcari dolomitici e dolomie grigioscure o nere, bituminose, fittemente
stratificate, con noduli e letti di selce
nera; frequenti banchi di calcare dolomitico grigio-chiaro
Norico e Retico Calcari grigi, chiari o scuri, in strati
sottili
Retico
Calcari grigio-chiari in strati o banchi
Devoniano
Calcari di scogliera listati, chiari, talora leggermente metamorfosati, in strati e banchi
Devoniano inf. Calcari lastroidi grigi o giallicci, con
noduli e lenti di selce e interstrati marnosi argillitici scuri
Devoniano
Calcari pelagici mandorlati o nodulari
medio ed inf.
rossi, rosati, grigi e nocciola, a rilegature marnose brune.
Devoniano sup. Calciruditi e calcari di scogliera grigioed inf.
chiari, massicci o in grossi banchi, calcari a Gasteropodi, neri e stratificati,
calcari in strati e banchi grigi o giallastri. Calcareniti e calcari di scogliera
grigi in grossi banchi
303
gruppo di
substrato
Calcareo
periodo
descrizione
Ampezzo
Paleozoico
Permiano inf.
Ampezzo
Paleozoico
Siluriano
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Mesozoico
Giurese inf.
Gruppi del Trogkofel e di Rattendorf:
calcari rossi, rosati e grigio-chiari, con
rari veli di arenarie rossastre
Calcari nerastri a Brachiopodi e
Crinoidi, in strati o banchi e calcari
nodulari. Calcari e marne nere alternate, talora con argilliti a Graptoliti,
calcari talora mandorlati, grigi rossicci, blu scuri o neri, con interstrati
marnosi ondulati.
Calcari per lo più bianchi e dolomitici
Calcareo
Calcareo
Mesozoico
Giurese medio
Calcareo
Bassano del
Grappa
Mesozoico
Giurese sup.
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Lias
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Giurese
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Giurese
Calcareo
Belluno
Mesozoico
Trias superiore
Calcareo
Conegliano
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Conegliano
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Conegliano
Mesozoico
Giurese
Calcareo
Conegliano
Mesozoico
Giurese
Calcareo
304
foglio
era
Calcari bianchi e rosei con passaggi a
zone di calcari ocracei o grigi; calcari
dolomitici bianchi; calcari grigi per lo
più oolitici, calcari compatti grigio
nocciola chiaro e giallastri
Calcari color avorio a frattura concoide; calcari nodulari rossi; calcari nodulari color rosso sbiadito a macchie
color verde chiaro; calcari giallastri talvolta selciosi ; radiolariti nerastre e
violacee associate ai calcari rossi dei
vari livelli
Calcari marnosi rossastri ammoniferi;
calcari grigi e giallastri in grossi banchi
a frequenti zonature oolitiche delle
tranze di Sospirolo; calcari e dolomie
grigiastri con intercalazioni marnose
della Valle del Maè
Calcari saccaroidi a facies di scogliera;
calcari bituminosi; calcari verdastri
più o meno marnosi
Biancone: calcari scagliosi o lastriformi bianchi con intercalazioni selciose
Calcari bianchi e rossi mandorlati
lastriformi. Calcari biancastri lastriformi con livelli selciosi a facies di
Biancone
Calcari generalmente oolitici, massicci, solo localmente compatti
Calcari selciferi grigi o giallastri (M.
Talvena)
Calcari comuni e calcari saccaroidi
bianchi a facies di scogliera
Biancone: calcari suri con qualche
intercalazione argillosa e calcari bianchi o bianco avorio
Calcari bianchi nocciola o rossastri in
straterelli sottili con selce molto
abbondante
Calcari grigi e grigio-brunastri, fittamente stratificati con selci brune
gruppo di
substrato
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Feltre
Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Maniago
Maniago
Mesozoico
Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Maniago
Marmolada
Mesozoico
Mesozoico
Calcareo
Marmolada
Mesozoico
Calcareo
Monguelfo
Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Padova
Padova
Cenozoico
Cenozoico
Calcareo
Padova
Mesozoico
Calcareo
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Garda
Mesozoico
Calcareo
foglio
era
Mesozoico
periodo
descrizione
Cretaceo
Biancone: calcari bianco e bianco-grigiastri, talora rossicci fittamente stratificati a struttura concoide con diffusi
noduli di selce rossastra o rosso bruna
con frequenti interstratificazioni marnose e argillose
Giurassico
Rosso ammonitico veronese: calcari
rosso marrone o verdicci lastriformi
con selce e calcari marnosi; calcari
rossi o rosei nodulari con lenti di selce
a volte marmorei
Giurassico
Calcare oolitico di S. Vigilio: calcari
bianco grigiastri o nocciola, spesso
oolitici
Giurassico
Calcari grigi di Noriglio: calcari grigi,
talora nocciola, ben stratificati e più
raramente in grosse bancate. Calcari
argillosi giallo-ocra o verdicci; calcari
arenacei nodulari rossastri
Triassico
Calcare del Latemar: calcari organoge(Carnico
ni stratificati, di vario colore; subordiinferiore)
natamente dolomie granulari
Triassico
Conglomerati a elementi a prevalenza
(Ladinico
calcarei, subangolari irregolarmente
inferiore)
stratificati
Triassico
Calcare della Marmolada: calcari mas(Ladinico
sicci grigi, calcari a stromatoliti, subsuperiore)
ordinatamente dolomie granulari
Triassico
Calcari selciferi grigi e calcari scuri
(Retico)
bituminosi
Cretaceo
Calcari di scogliera in generale
Cretaceo
Facies di Biancone più o meno selcifeinferiore
ro a stratificazione sottile
Dogger Giurese Calcari oolitici compatti
Anisico
Calcari compatti quasi neri, calcari
inferiore
marnosi a strati sottili, talvolta bituminosi. Inferiormente anche conglomerati e marne variegate
Anisico
Calcari e dolomie
superiore
Lias
Calcari cristallini stratificati grigi e
rosei
Eocene medio Calcari; tufi e breccioline basaltiche
Oligocene
Calcari dolomitici a coralli; calcari
grossolani a molluschi; marne cerulee
e giallastre
Cretaceo medio Calcari bianchi e frequentemente
e inferiore
marnosi (Biancone)
Cretaceo
Calcari marnosi grigio-biancastri con
intercalazioni argillose verdognole
Giurese
Calcari nodulari rossi e rosei, calcari
rossi spesso selciferi
305
gruppo di
substrato
Calcareo
306
foglio
era
Calcareo
Peschiera del
Mesozoico
Garda
Pieve di Cadore Mesozoico
Calcareo
Pieve di Cadore Mesozoico
Calcareo
Pieve di Cadore Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Pieve di Cadore Mesozoico
Riva del Garda Mesozoico
Calcareo
Riva del Garda
Mesozoico
Calcareo
Riva del Garda
Mesozoico
Calcareo
Rovigo
Mesozoico
Calcareo
Calcareo
Rovigo
Schio
Mesozoico
Cenozoico
Calcareo
Schio
Cenozoico
Calcareo
Schio
Mesozoico
Calcareo
Schio
Mesozoico
Calcareo
Schio
Mesozoico
Calcareo
Schio
Mesozoico
periodo
Giurese
descrizione
Calcari di San Vigilio: calcari oolitici
giallastri con noduli di selci
Cretaceo
Calcari selciferi, marne e subordinate
inferiore
arenarie
Giurese medio Calcari biancastri nodulari; calcari
superiore
nodulari, selciferi rossi o bianchi
Ladinico
Calcari marnosi scuri del gruppo di
M. Popera
Lias
Calcari biancastri grigi rosei o rossastri
Dogger
Calcari oolitici; calcari selciosi, calcari
a Pentacrini (M. Baldo); calcari grigi
varicolori
Lias
Calcari e dolomie compatte stratificate a coralli in facies di Corna (M.
Baldo)
Malm
Calcari bianchi ceroidi e rossi, mandorlati; complesso marmoreo rosso e
bianco (Lessini e M. Baldo)
Cretaceo medio Calcari bianco cerulei frequentemente
e inferiore
marnosi (Biancone)
Giurese
Malm presso Fontanafredda
Oligocene
Calcare di Lonedo: calcari biancastri,
talora grossolani, calcareniti e calcari
di scogliera, calcari arenacei, marne
arenacee e arenarie calcaree grigioscuri
Oligocene
Calcarenite di Castelgomberto: calcari
grossolani; calcareniti, calcari di scogliera; calcari arenacei, marne arenacee
e arenarie calcaree grigio-scuri
Anisico medio Calcare di Recoaro: calcari nodulari di
e inf.
colore grigio-bluastro, con intercalazioni marnose e argillose; arenarie e
marne; calcari talora gessosi, dolomitici, calcari di colore grigio o verdastro
Anisico sup.
Formazione a trinodosus: calcari
lastriformi di colore grigio scuro, con
intercalazioni marnose e dolomie marnose; la serie calcarea è talora sostituita, in tutto o in parte, da arenarie e
marne rossastre o verdastre con brecce
o conglomerati poligenici alla base
Lias medio e
Calcari grigi di Noriglio: calcari grigi;
inf.
calcari grigi con livelli marnosi e argillosi; calcari oolitici, calcari compatti;
dolomie saccaroidi bianco-grigiastre
ben stratificate; dolomie rosate e giallo-rossastre spesso manganesifere in
grosse bancate
Malm Dogger Rosso ammonitico veronese: calcari
rosei e biancastri nodulari, calcari rossi
compatti, calcari rossi marmorei
lastriformi e ammoniti; calcari marnosi selciferi rossastri, calcari rossi talora
nodulari; calcari dolomitici localmente manganesiferi male stratificati
gruppo di
substrato
Calcareo
foglio
era
periodo
Schio
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Schio
Mesozoico
Dogger inf.Lias sup.
Calcareo
Schio
Mesozoico
Ladinico inf.
Calcareo
Verona
Mesozoico
Cretaceo
Calcareo
Verona
Mesozoico
Calcareo
Verona
Mesozoico
CretaceoGiurese
Giurese
Calcareo
Verona
Mesozoico
Giurese
Calcareo
Verona
Mesozoico
Giurese
Dolomitico
Ampezzo
Mesozoico
Anisico
Dolomitico
Ampezzo
Mesozoico
CarnicoLadinico
Dolomitico
Ampezzo
Mesozoico
Dogger-Lias
descrizione
Biancone: calcari grigio-biancastri a
chiazze scure con intercalazioni argillose; calcari bianco-avorio,; calcari
dolomitici talora manganesiferi mal
stratificati
Oolite di S. Vigilio: calcari roseo-rossastri; calcari oolitici rosei, gialli e
biancastri
Calcare di M. Spitz: calcari dolomitici
di scogliera saccaroidi, biancastri talora grigi
Biancone: calcari marnosi grigio-verdognoli con intercalazioni argillose
verdognole, talora selciferi; marne
nere scistose; calcari marnosi e selciferi a radiolari
Calcari dolomitici, localmente manganesiferi, mal stratificati col Biancone
Calcari nodulari, rossi o rosei, calcari
rossi spesso selciferi, calcari nodulari e
compatti, roseo-carnicini o giallastri,
calcari dolomitici localmente manganesiferi, male stratificati
Calcari oolitici di S. Vigilio: calcari
oolitici e pseudoolitici giallastri con
noduli di selce e giunti di stratificazione marnosi passanti superiormente a
calcari marnosi gialli e rosei e a calcari
oolitici compatti spesso dolomitizzati;
dolomie e calcari dolomitici porosi e
facilmente disgregabili
Calcari oolitici e calcari argillosi, grigi
o giallastri, con intercalazioni di
marne cinerine, talora lignitifere e di
calcari organogeni; calcari grigi di
Noriglio: dolomie rosate o giallo-rossastre spesso manganesifere, in grosse
bancate
Dolomie scarsamente o intensamente
cristalline, biancastre o grigie, in strati
alternati a calcari dolomitici chiari a
grana fine
Calcari dolomitici cristallini e dolomie
saccaroidi, grigio-chiari, con accenni
di stratificazione o nettamente stratificati nella parte alta. Alla sommità talora brecce calcareo-dolomitiche grossolane, a cemento leggermente bituminoso (Dolomia dello Schlern)
Calcari e calcari dolomitici grigi o
biancastri in grossi banchi; talora
intercalazioni di dolomie chiare saccaroidi.
307
308
gruppo di
substrato
Dolomitico
foglio
era
Ampezzo
Mesozoico
LadinicoAnisico
Dolomitico
Ampezzo
Mesozoico
Retico-Norico
Dolomitico
Bassano del Grappa
Mesozoico
Dolomitico
Bassano del Grappa
Mesozoico
Dolomitico
Dolomitico
Belluno
Belluno
Mesozoico
Mesozoico
Dolomitico
Belluno
Mesozoico
Dolomitico
Conegliano
Mesozoico
Lias inferiore
Trias medio
(Anisico)
Trias medio
(Ladinico)
Giurese
Dolomitico
Dolomitico
Conegliano
Feltre
Mesozoico
Mesozoico
Dolomitico
Feltre
Mesozoico
Dolomitico
Feltre
Mesozoico
Dolomitico
Marmolada
Mesozoico
Dolomitico
Peschiera del Garda
Dolomitico
Peschiera del Garda
Dolomitico
Pieve di Cadore Mesozoico
Dolomitico
Pieve di Cadore Mesozoico
Dolomitico
Pieve di Cadore Mesozoico
Dolomitico
Riva del Garda
Mesozoico
periodo
Giurese
Triassico
(Anisico
superiore e
medio)
Triassico
(Carnico
inferiore e
Ladinico)
Triassico
(Retico-Norico)
descrizione
Dolomie biancastre o grigie, calcari e
calcari dolomitici chiari, massicci o
stratificati (Dolomia del Serla)
Dolomia principale: dolomie cristalline e calcari dolomitici, di colore da
biancastro a grigio, non sempre stratificate
Ladinico e Carnico Complesso calcareo- dolomitico rispondente alla dolomia dello Sciliar
Retico e Norico Dolomia bianca
subsaccaroide; dolomia grigio-giallastra e bruna
Dolomia cristallina
Dolomia anisica
Dolomie ladino-carniche
Dolomie biancastre spesso farinose in
grossi banchi
Dolomia bianca subsaccaroide
Dolomie massicce, granulari, chiare
(Dolomia del Serla) e calcari stratificati detritico-organogeni, grigi
Dolomia della Sciliar: dolomie massicce, granulari porose, chiare; dolomie detritiche a stratificazione inclinata; dolomia stratificata
Dolomia Principale: calcari dolomitici
e dolomie di colore biancastro o grigio
in bancate massicce; dolomie saccaroidi debolmente cariate
Ladinico
Strati di La Valle: dolomia dello
Sciliar, calcari del Latemar e della
Marmolada
Mesozoico
Giura inf. e Cret. sup
Dolomie e calcari dolomitici localmente manganesiferi
Mesozoico
Trias superiore
Dolomie biancastre o rosate a stratificazione poco evidente
Norico
Dolomia principale. Dolomie e calcari bianchi o grigiastri a megalodonti.
Anisico superiore Dolomia della Mendola e formazioni
e medio
calcaree corrispondenti
Carnico e
Dolomie e calcari di Scogliera, di soliLadinico
to non stratificati (Dolomia dello
Sciliar)
Norico
Dolomia principale e scisti neri intercalati
gruppo di
substrato
Dolomitico
foglio
era
Schio
Mesozoico
Dolomitico
Schio
Mesozoico
Dolomitico
Schio
Mesozoico
Dolomitico
Schio
Mesozoico
Dolomitico
Verona
Mesozoico
Dolomitico
Verona
Mesozoico
Gessoso
Ampezzo
Mesozoico
Gessoso
Ampezzo
Paleozoico
Gessoso
Mesozoico
Gessoso
Bassano del
Grappa
Belluno
Mesozoico
Gessoso
Belluno
Paleozoico
Gessoso
Feltre
Paleozoico
Gessoso
Marmolada
Paleozoico
periodo
descrizione
Cretaceo inf.Lias sup.
Complesso dolomitico indifferenziato: dolomie e calcari dolomitici giallastri e rosa-violacei, poco o per nulla
stratificati
Dogger inf.Dolomie e calcari dolomitici porosi e
Lias sup.
facilmente disgregabili
Ladinico inf.
Dolomie grigiastre sottilmente stratificate
Lias inf.
Dolomia principale: dolomie bianca,
grigia o rosata talora saccaroide stratificata o massiccia alternata a dolomie
con stratificazione millimetrica , non
sempre stratificate
Giurese
Dolomie e calcari dolomitici giallastri
o rosa-violacei, mal stratificati
Triassico
Dolomia principale: dolomie biancastre o rosate massicce o stratificate in
grosse bancate
Carnico
Gessi saccaroidi bianchi, grigi o rosati,
in ritmiti millimetriche o centimetriche, oppure in strati di 10-40 cm, con
impurità marnose o argillose
Permiano
Formazione a Bellerophon: calcari grisuperiore
gio-scuri o neri, ben stratificati, leggermente bituminosi, con marne argillose nerastre e fogliettate, intercalate
specialmente nella parte alta. Brecce
marnoso dolomitiche grigiastre o brunicce e dolomie cariate grigio-scure
farinose, nella parte media ed inferiore, intercalazione di calcari nerastri,
talora dolomitici a stratificazione poco
evidente. Calcari scuri bituminosi in
strati sottili variamente alternati a calcari arenacei giallastri, a brecce marnoso dolomitiche e a dolomie cariate.
Gessi saccaroidi listati grigio-chiari,
bianchi o rosati, alternati ad argilliti
siltose grigie verdastre o nerastre gessifere ed a marne grigio-scure
Anisico
Calcari gessosi bianchi con intercalazioni arenacee e marnose
Trias superiore Dolomia scura talvolta cariata.
(Retico e Norico) Dolomia saccaroide bianca (Dolomia
principale)
Permiano
Marne, calcari bituminosi, dolomie
cariate, strati gessiferi
Permiano
Formazione a Bellerophon: dolomie e
superiore
calcari cariati, gessi e argille scure;
superiormente calcari micritici
Permiano
Formazione a Bellerophon: marne grisuperiore
gie o cerulee, calcari marnosi, dolomie
cariate con gessi negli strati basali
309
gruppo di
substrato
Gessoso
Pieve di Cadore Mesozoico
Gessoso
Pieve di Cadore Mesozoico
Gessoso
Pieve di Cadore Paleozoico
Gessoso
Pieve di Cadore Paleozoico
Gessoso
Schio
Paleozoico
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Ampezzo
Ampezzo
Ampezzo
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Ampezzo
Quaternario
Sciolto
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Quaternario
Sciolto
310
foglio
era
Quaternario
periodo
descrizione
Carnico
superiore
(Raibliano)
Carnico
superiore
(Raibliano)
Permiano
superiore
Permiano
superiore
Permiano sup.
Dolomie cariate, arenarie marne e
argille, talora con intercalazioni calcaree e dolomitiche
Facies gessosa
Wurmiano e
postwurmiano
Formazione a Bellerophon Marne,
calcari bituminosi, dolomie cariate
Formazione a Bellerophon facies gessosa
Formazione a Bellerophon: calcari
argillosi compatti nerastri, calcari oolitici, calcari dolomitici evaporitici,
talora cavernosi e ben stratificati con
intercalazioni marnose e argillose
Depositi morenici prevalentemente
grossolani e sciolti; morene di fondo;
archi morenici frontali
Travertini
Torbiere
Alluvioni attuali e recenti: ghiaie del
fondovalle
Alluvioni ghiaiose, subordinatamente
sabbiose, in vari ordini di terrazzi
Detrito di falda per lo più incoerente,
talora cementato
Detrito di falda misto a sfasciume
morenico
Frane tardo-glaciali, costituite da elementi per lo più grossolani, prevalentemente calcarei, a disposizione caotica, in genere debolmente cementati
(“marocche”)
Conoidi detritico-torrentizie, talora
terrazzate
Depositi fluvio-lacustri e lacustro-glaciali: argille grigio-azzurre con abbondante scheletro sabbioso; sabbie grigio-giallastre con frequenti resti vegetali; ghiaie
Brecce e conglomerati fluvio-glaciali,
fortemente cariati, massicci, localmente stratificati in banchi discontinui,
con elementi poligenici di varie
dimensioni e con cemento arenaceo o
arenaceo marnoso; interstadiale o
interglaciale anteriore all’ultimo wurmiano
Detriti di falda e materiali di frana
recenti
Conoidi di deiezione
gruppo di
substrato
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
foglio
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
era
periodo
Quaternario
descrizione
Alluvioni recenti e attuali, limo, sabbie con elementi poco o nulla alterati
Alluvioni recenti di tipo grossolano
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Sciolto
Bassano del
Grappa
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Belluno
Quaternario
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Pleistocene e
Olocene
Olocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Olocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Olocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Olocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Olocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Olocene
Alluvioni grossolane ghiaiose con
livelli conglomeratici, di sovente terrazzate soprattutto lungo l’Astico
Morene e rivestimenti morenici per lo
più wurmiani e raramente stadiali
Alluvioni antiche ciottolose per lo più
cementate anteriori alla glaciazione
wurmiana
Morenico prewurmiano, parzialmente
cementato e con frammenti di porfido
quarzifero profondamente alterati
Detrito di falda: grandi scoscendimenti
Conoidi di deiezione
Torbiere
Alluvioni attuali
Alluvioni recenti per lo più terrazzate
Alluvioni antiche: depositi fluvioglaciali e terrazzi antichi; conglomerati
Morene rimaneggiate e morene recenti
Principali cordoni morenici dell’ultimo ritiro wurmiano “Marocche”
Depositi morenici generalmente del
Wurmiano
Conglomerati interglaciali (RissWurm)
Alluvioni ghiaiose recenti ed attuali
(greti del Piave)
Alluvioni prevalentemente sabbiosolimose calcaree del grande conoide del
Piave a sud di Nervesa
Alluvioni argillose palustri e surtumose, in genere nerastre
Alluvioni sabbioso-argillose del conoide del Piave in decalcificazione e con
caranto
Basso terrazzo ad alluvioni prevalentemente ghiaiose del grande conoide del
Piave; alluvioni di fondovalle
Frane postwurmiane; scoscendimento
dei conglomerati pontici a NE di
Barbisano
311
312
gruppo di
substrato
Sciolto
Sciolto
Sciolto
foglio
era
periodo
Conegliano
Conegliano
Conegliano
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Olocene
Pleistocene
Pleistocene
Sciolto
Sciolto
Conegliano
Conegliano
Quaternario
Quaternario
Pleistocene
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pleistocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pliocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pliocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Pliocene
Sciolto
Sciolto
Conegliano
Conegliano
Quaternario
Quaternario
Miocene
Miocene
descrizione
Conoidi di deiezione torrentizia
Argille lacustri varvate del Singlaciale
Fluvioglaciale o Pluviale Wurm II;
scarpate di terrazzo
Conoidi del fluvioglaciale
Fluvioglaciale del massimo wurmiano:
alluvioni ghiaiose fluvioglaciali dell’alta pianura
Wurm: morenico ghiaioso fresco con
terreno bruno, talora dilavato; cerchie
principali
Interglaciale Riss-Wurm: conglomerati poligenici stratificati delle alte scarpate del Piave
Riss eolico: Loess argilloso giallo
decalcificato, che copre il Mindel
(anfiteatro morenico dell’antico ghiacciaio del Piave sino al Montello)
Fluvioglaciale del Riss: testimoni dell’alto terrazzo a terreno argilloso arancio, sospeso sul fluvioglaciale wurmiano
Riss: morenico con paleosuolo argilloso arancio, notevolmente decalcificato
ed esterno al wurm
Fluvioglaciale Mindel: alto terrazzo ad
argille rosse con ciottoli silicei o silicati
Mindel: morenico ad argille rosse
completamente decalcificato e ferrettizzato, a ciottoli silicei e silicatici alteratissimi
Conglomerati, talora a grossi blocchi
che costituiscono le alte scarpate dei
terrazzi
Fluvioglaciale Gunz: terrazzi potentemente ferrettizzati ad argille rosso
vivo, sospesi di oltre 100m
Blocchi spigolosi, talora cementati,
testimoni del ricoprimento tettonico
di calcari turoniani grossolanamente
fratturati e brecciati sulle argille lacustri del pontico
Conglomerati in grossi banchi, con
ridotte alternanze marnoso-argillose,
soprastanti al Pliocene
Argille sabbiose azzurre da laterizi di
Cornuda
Potente serie di argille azzurre lacustri
Conglomerati poligenici con ciottoli
anche alpini spesso improntati in
grossi banchi alternati con ridotte
lenti marnoso argillose
gruppo di
substrato
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Miocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Miocene
Sciolto
Conegliano
Quaternario
Miocene
Sciolto
Feltre
Quaternario
Sciolto
Sciolto
Feltre
Feltre
Quaternario
Quaternario
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Feltre
Feltre
Feltre
Maniago
Marmolada
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Marmolada
Marmolada
Padova
Quaternario
Quaternario
(Quaternario)
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Sciolto
Padova
Padova
Padova
Padova
Padova
Padova
Palmanova
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Quaternario
Sciolto
Palmanova
Quaternario
Sciolto
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Garda
Quaternario
Argille marnose, argille sabbiose, sabbie con livelli ciottolosi; grossa intercalazione di conglomerati
Molasse marne e argille marnosi grigio-verdi
Molasse argillose a pettinidi; marne e
calcari marnosi
Alluvioni attuali e recenti talora terrazzate
Detrito di falda
Depositi alluvionali e fluvioglaciali,
spesso terrazzati e talora anche cementati
Morene miste a detrito
Depositi morenici wurmiani e stadiali
Brecce e conglomerati interglaciali
Detriti di falda e frana
Alluvioni terrazzate postglaciali.
Alluvioni interglaciali cementate
Detriti di falda
Alluvioni recenti e attuali
Sabbie silicee (saldame) di età incerta Altavilla, Valmarana, S. Rocco,
Pozzolo, ecc. (Berici)
Alluvioni ghiaioso-sabbiose, attuali
Travertino (Montirone-Abano)
Torbe e terreni torbosi
Alluvioni sabbiose e argillose
Alluvioni ghiaiose in parte ferrettizzate
Morene prewurmiane
Terreni spesso ancora organici riposanti su depositi fluviali o di fondo lagunare (zona perilagunare di bonifica)
Alluvioni prevalentemente sabbiosolimose calcareo-dolomitiche
Depositi argillosi neri paludosi
Quaternario
Detrito di falda
Quaternario
Alluvioni fluvioglaciali e fluviali,
ghiaie grossolane con ciottoli porfirici,
terrazzate e raccordate con stadi tardivi wurmiani. All’interno delle cerchie
moreniche sabbie e ghiaie
Morene ghiaiose talora debolmente
cementate con strato di alternanze
argillose, di colore rosso; dove il paleosuolo è dilavato affiorano le sottostanti ghiaie bianche inalterate; cerchie
moreniche maggiori dell’anfiteatro del
Garda e di quello Veronese
Sciolto
Sciolto
Sciolto
foglio
Peschiera del
Garda
era
Quaternario
periodo
Olocene
descrizione
313
gruppo di
substrato
314
foglio
era
periodo
Cretaceo
descrizione
Sciolto
Pieve di Cadore Mesozoico
Conglomerati di M. Parei (Dolomiti
Ampezzane)
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Detrito di falda
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Conoidi detritiche
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Frane e scoscendimenti
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Smottamenti di materiali tufacei e
argillosi
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Alluvioni recenti e attuali
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Conoidi di deiezione torrentizia
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Alluvioni postglaciali terrazzate, morenico rimaneggiato, materiali fluvioglaciali
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Morenico
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Morenico più o meno rimaneggiato
misto a detrito di falda
Sciolto
Pieve di Cadore Quaternario
Conglomerati preglaciali e interglaciali
Sciolto
Riva del Garda
Quaternario
Detriti e brecce cementate di versante
del M. Baldo; conglomerato di Val
Noncei; brecce di Nota
Sciolto
Rovigo
Quaternario
Alluvioni miste di Brenta e
Bacchiglione, con qualche intercalazione d’Adige e alluvioni locali ai piedi
dei Colli Euganei
Sciolto
Rovigo
Quaternario
Alluvioni dei vari corsi seguiti
dall’Adige
Sciolto
Rovigo
Quaternario
Alluvioni prevalentemente di Po
Sciolto
Schio
Quaternario
Olocene
Alluvioni attuali e recenti, aluuvioni
recenti in prevalenza terrazzate
Sciolto
Schio
Quaternario
Olocene
Coni di deiezione, coni detritici
Sciolto
Schio
Quaternario
Olocene
Detriti di falda, frane e scoscendimenti
Sciolto
Schio
Quaternario
Olocene
Alluvioni antiche terrazzate, talora
cementate
Sciolto
Schio
Quaternario
Olocene
Morene miste a detrito; depositi
morenici wurmiani e stadiali, cordoni
morenici
Sciolto
Schio
Quaternario
Pleistocene
Depositi fluvio-glaciali ed interglaciali; alluvioni del pluviale wurmiano
Sciolto
Verona
Quaternario
Olocene
Detriti di falda
Sciolto
Verona
Quaternario
Olocene
Alluvioni prevalentemente sabbiose,
attuali e recenti
Sciolto
Verona
Quaternario
Olocene
Alluvioni sabbioso-ghiaiose terrazzate,
antiche
Sciolto
Verona
Quaternario
Olocene
Alluvioni terrazzate grossolane e
minute dell’Adige e alluvioni dei corsi
d’acqua sbarrati dall’antica conoide
dell’Adige
gruppo di
substrato
Sciolto
foglio
era
Verona
Quaternario
Sciolto
Verona
Quaternario
Flyscioide del
Cenozoico
Ampezzo
Mesozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Bassano del
Grappa
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Bassano del
Grappa
Mesozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Belluno
Cenozoico
Pleistocene Riss Alluvioni fluvioglaciali e fluviali da
ciottolose e ghiaiose, con strato di
alterazione superficiale argilloso, giallo-rossiccio; di ridotto spessore; terrazzate e sospese sui 30m costituiscono
l’alta pianura a monte della zona delle
risorgive e si raccordano con le cerchie
moreniche maggiori dell’anfiteatro del
Garda. Alluvioni dell’antica conoide
dell’Adige, prevalentemente cementate arrossate e terrazzate
Pleistocene
Alluvioni fluvio-glaciali e fluviali preWurm
valentemente sabbiose, con strato di
alterazione brunastro, di spessore limitato. Pluviale wurmiano esterno
all’ambito glaciale. Costituiscono la
media pianura a valle della zona delle
risorgive e si raccordano con le cerchie
moreniche del massimo wurmiano
Cretaceo
Scaglia rossa: calcari marnosi rosati o
verdi con lenti di selce rossa; passano
talora a marne rossastre ed a calcari
nodulari
Eocene inf.
Marne cenerine, calcari marnosi e
marne biancastre. Talvolta brecciole
vulcaniche alterate
Eocene medio Calcari più o meno marnosi e grosso
lani, biancastri o grigi; Marne arenacee grossolane azzurrine di Gallio
Eocene sup.
Marne azzurro-cinerine; calcari grossolani
Miocene inf.
Marne glauconiose azzurre-tenere,
strati arenaceo-marnosi, arenarie calcaree
Miocene medio Sabbie e arenarie; arenarie più o meno
marnose
Miocene sup.
Arenarie passanti a sabbie e quindi ad
argille cerulee, nerastre, con sottili
banchi di lignite
Oligocene
Arenarie glauconiose; calcari nulliporici, strati calcareo-marnosi intercalati ai tufi basaltici; strati marnosi,
depositi salmastri; conglomerati arenarie e marne, calcari nulliporici
Cretaceo sup.
Scaglia rossa e rosea, più o meno marnosa. Inferiormente spesso calcari
rosei e bianchicci mandorlati
Miocene
Marne sabbiose e molasse
Belluno
Cenozoico
Miocene
Belluno
Cenozoico
Miocene
Cenozoico
Cenozoico
Cenozoico
periodo
descrizione
Conglomerati con lenti di calcari arenacei teneri
Marne con lenti di conglomerati; are
narie costituenti il nucleo sinclinale
dell’Alpago
315
gruppo di
substrato
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
316
foglio
era
periodo
descrizione
Belluno
Cenozoico
Miocene
Argille e marne scagliose
Belluno
Cenozoico
Miocene
Belluno
Cenozoico
Belluno
Cenozoico
Belluno
Cenozoico
Belluno
Cenozoico
Belluno
Mesozoico
Eocene e
Oligocene
Eocene e
Oligocene
Eocene e
Oligocene
Eocene e
Oligocene
Cretaceo
Molasse e calcari marnosi; marne e
calcari
Bancone di Glauconia e marne glauconiose
Marne e argille ceneri sterili
Flyscioide del
Cenozoico
Conegliano
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Conegliano
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Conegliano
Cenozoico
Eocene
Conegliano
Mesozoico
Cretaceo
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Conegliano
Quaternario
Miocene
Feltre
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Miocene
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Miocene
Facies di flysch; calcari e marne argillose
Calcari brecciati sul flysch
Scaglia: marne scagliose rosse; calcari
lastriformi rosei; marne cineree e biancastre a intercalazioni calcaree
Calcareniti a glauconia, arenarie glauconitiche alternanti in alto al Flysch
argilloso
Marne cenerine a briozoi; flysch argilloso con ridotte alternanze in banchi
calcarei nummulitici
Marne cenerine e parte alta della
Scaglia rossa
Scaglia rossa marnosa; verso l’alto calcari marnosi grigio-cenere in straterelli sottili del Cretaceo superiore
Arenarie marnose e glauconiose grigio-giallastre;
Formazione di Priabona: marne cerulee alternate a calcari nulliporici
debolmente glauconiosi; argille cenerine e argille alternati a calcari marnosi e a marne
Calcari nulliporici a nummuliti; argille cenerine sterili con intercalazioni di
marne a grossi nummuliti e di calcareniti dure talora con sottili letti arenacei; calcari grossolani compatti; calcareniti nocciola spesso fossilifere
Marne giallognole, talora azzurrognole e calcari argillosi grigi, fittemente
stratificati a disocicline e nummuliti;
alternanze irregolari di argille, marne,
arenarie e calcareniti
Arenarie marnose grigie talora giallastre con intercalazione di calcari arenacei; marne arenacee molto fossilifere, con intercalazioni conglomeratiche
e lignitifere
Arenarie compatte, marne e arenarie
marnose verdastre o grigie, talora leggermente glauconiose; conglomerati a
elementi calcarei ed in parte quarzosi;
livelli marnosi e calcarei; argille sterili
gruppo di
substrato
Flyscioide del
Cenozoico
foglio
era
periodo
descrizione
Feltre
Cenozoico
Miocene
inferiore
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Feltre
Cenozoico
Miocene
superiore
Oligocene
Flyscioide del
Cenozoico
Feltre
Mesozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Padova
Cenozoico
Padova
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Padova
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Padova
Cenozoico
Padova
Mesozoico
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Garda
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Garda
Peschiera del
Grada
Cenozoico
Arenarie di color verdastro o verde
cupo glauconiose, calcari nulliporici;
arenarie marnose glauconitiche giallastre; arenarie marnoso grigio cenere;
arenarie argillose azzurre; calcari marnosi
Cretaceo
Scaglia rossa: marne rosso-violacee a
superiore
scaglie minute; calcari più o meno
argillosi di colore rosso e rosa, più
raramente biancastro fittamente stratificato spesso a tipica frattura scagliosa
con frequenti noduli e letti di selce
rosso-ocra nei livelli inferiori e medi
Eocene inferiore Brecciole basaltiche e tufi basaltici;
calcari marnosi e marne
Eocene medio Marne alternate a tufi; talora con
inferiore
intercalazion nella parte più elevata di
calcari nummulitici. Alla base le
marne diventano più o meno arenacee
Eocene
Calcari; calcari marnosi e marne; calsuperiore
cari nulliporici; marne a briozoi; calcari giallastri
Miocene
Arenarie e calcari arenacei più o meno
inferiore
marnosi
Cretaceo
Calcari marnosi per lo più rosei o
superiore
rosso mattone (Scaglia)
Oligocene
Calcareniti con intercalazioni marnose
cineree
Oligocene/
Calcari marnosi più o meno tufacei
Eocene
talora glauconate; marne grigiastre a
volte con selce grigia o bruna; calcari
marnosi rosei con intercalazioni di
argille rossastre
Eocene
Argille marnose a briozoi
Cenozoico
Eocene
Cenozoico
Eocene/Cret.
Sup
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Riva del Garda
Cenozoico
Oligocene
Riva del Garda
Cenozoico
Eocene
Cenozoico
Marne glauconiose di colore verde
scuro; argille, calcari nulliporici, talora
glauconiosi, conglomerati quarzosi
scuri, calcari con intercalazioni marnose
Depositi conglomeratici
Calcari marnosi giallastri e marne
cineree fogliettate
Scaglia rossa: scisti argillosi grigio giallastri marne e ceneri sfumanti in
marne rosate; calcari marnosi rossi fittemente stratificati
Glauconie, calcari marnosi, calcari
nulliporici
Marne a briazoi, calcari marnosi
317
gruppo di
substrato
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
318
foglio
era
periodo
Riva del Garda
Cenozoico
Eocene
Riva del Garda
Cenozoico
Eocene
Rovigo
Cenozoico
Rovigo
Mesozoico
Schio
Cenozoico
Eocene medio
inferiore
Cretaceo
superiore
Miocene
Schio
Cenozoico
Oligocene
Schio
Mesozoico
Cretaceo
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Eocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Miocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Miocene
Flyscioide del
Cenozoico
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Miocene
Verona
Cenozoico
MioceneOligocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Cenozoico
Oligocene
Flyscioide del
Cenozoico
Verona
Mesozoico
Cretaceo
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Anisico
descrizione
Marne scagliose e calcari marnosi; calcari nulliporici e calcari tufacei
Scaglia: marne e calcari marnosi rossastri o rosei
Marne alternate a tufi
Calcari marnosi per lo più rosei o
rosso mattone (Scaglia)
Molasse grige friabili a pettinidi e rari
resti
Arenaria di Sangonini: argille marne e
arenarie cenerognole e giallastre
Scaglia rossa: calcari più o meno argillosi rosei o più spesso rossi, con frattura a scaglia, talora selciferi
Marne di Priabona: marne e calcari
nulliporici in ammassi lenticolari;
conglomerato basltico
Calcari, marne, argille e ligniti; brecciole calcari arenacei, calcari più o
meno compatti; calcari marnosi tufacei; calcari terrosi giallognoli; calcari
marnosi, nulliporici e coralligeni
Calcari marnosi rossastri talora tufacei; calcari lastroidi, marne tufacee
rosso-vinate verdastre o brunicce e calcari marnosi
Molasse, arenarie calcaree e calcari arenacei giallastri; brecce minute grigiastre, ben cementate
Marne argillose e calcari marnosi, leggermente glauconitici; calcare arenaceo verdastro e giallastro
Arenarie e calcari di S. Urbano: calcari nulliporici, arenarie calcaree
Argille bentonitiche grige o rosate, derivanti da vulcaniti per alterazione
superficiale o per fenomeni idrotermali
Calcareniti di Castelgomberto: calcari
bioclastici e nulliporici in grosse bancate, con intercalazioni marnose e calcareo-marnose
Scaglia rossa: calcari marnosi, rossi,
finemente stratificati; calcari rosei
lastriformi; calcari rosei selciferi
Siltiti e arenarie giallastre, rosse o
brune, con lenti di conglomerati o
brecce; calcari nodulari marnosi, dolomitici, bituminosi, variamente alternati a marne ed arenarie.
gruppo di
substrato
Arenaceo del
Mesozoico
foglio
era
periodo
Ampezzo
Mesozoico
Anisico
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Carnico
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Carnico
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Carnico inf.Ladinico sup.
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Ladinico sup.
Arenaceo del
Mesozoico
Ampezzo
Mesozoico
Scitico
Arenaceo del
Bassano del
Grappa
Mesozoico
Cretaceo inf.
Arenaceo del
Mesozoico
Belluno
Mesozoico
Trias inferiore
(Werfeniano)
descrizione
Conglomerato poligenico rossastro o
giallo-rossastro, con rari accenni di
stratificazione in grossi banchi a giunti irregolari; gli elementi sono grossolani e ben arrotondati; il cemento è
arenaceo, calcarenitico e calcareo-marnoso. Locali intercalazioni di arenarie
quarzoso micacee grossolane
Siltiti marnose, argilliti e arenarie rosse verdi, grigie o giallastre, in strati
sottili, spesso fogliettate; presenti talora intercalazioni di dolomie grigie
nodulari in strati sottili
Arenarie quarzose grossolane, rosse e
grigie, in strati o banchi, intercalate
talora irregolarmente a calcari grigi
marnosi o chiari dolomitici ed a siltiti
marnose. Frequenti resti di piante, e
alla base, locali lenti di carbone
Alternanza di calcareniti talora gradate, calcari marnosi scuri, marne e
marne calcaree grigie spesso fogliettate, arenarie grigie o verdastre con frequenti inclusi marnosi di varie dimensioni (Formazione di Wengen); talora,
nella Val Degano, alla base brecce
poligeniche a prevalenti elementi calcarei e a cemento per lo più arenaceo
Formazione di Buchenstein-Livinallongo: alternanza di arenarie feldspatiche verde-scure o grigio-chiare, arenarie calcaree, calcareniti grigio-nerastre,
calcari nodulari grigio-chiari, calcari
marnosi neri, siltiti silicee (pietra
verde); subordinatamente marne ed
argilliti biancastre o nere. Locali intercalazioni di tufiti sedimentarie, esplosive o para-esplosive
Formazione di Werfen: alternanza di
calcari dolomitici grigio-scuri, calcari
oolitici talora ferruginosi, marne siltose ed arenarie micacee rosse, violette o
grigie, stratificazione fitta. Alternanza
di calcari chiari, calcareniti rosa o violette, talora oolitiche, marne siltose e
argilliti varicolori, siltiti e arenarie
micacee fini e rossastre. Calcari lastroidi grigi, talora marnosi o siltosi, alternati a calcari grigi oolitici ferruginosi e
a marne siltose grigie o verdastre
Argilloscisti neri bituminosi ad aptici;
calcari o violacei con selci; calcari stratificati color bianco niveo opaco con
frattura scagliosa e liste di selce cornea
Strati di Werfen. Arenarie marnose
vari colori, con intercalazioni calcaree
319
gruppo di
substrato
Arenaceo del
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
320
foglio
era
periodo
Belluno
Mesozoico
Trias medio
(Anisico)
Trias medio
(Ladinico)
Belluno
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Belluno
Mesozoico
Belluno
Mesozoico
Belluno
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Anisico
inferiore)
Arenaceo del
Mesozoico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Carnico
inferiore e
Ladinico)
Arenaceo del
Mesozoico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Carnico
superiore)
Arenaceo del
Mesozoico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Ladinico
inferiore)
Arenaceo del
Mesozoico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Werfeniano)
Arenaceo del
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Marmolada
Mesozoico
Ladinico
Marmolada
Mesozoico
LadinicoCarnico
Arenaceo del
Mesozoico
Marmolada
Mesozoico
Scitico
Arenaceo del
Mesozoico
Marmolada
Mesozoico
Ladinico
Arenaceo del
Mesozoico
Pieve di
Cadore
Mesozoico
Anisico in
generale
Trias superiore
(Carnico)
Trias superiore
(Carnico)
Trias medio
(Ladinico)
descrizione
Calcari marnosi e bituminosi, conglomerati dell’Anisico inferiore
Strati di S. Cassiano inferiori e strati
di La Valle: marne e arenarie tufacee
inferiori; conglomerati tufacei
Raibliano: calcari marnosi arenarie
argille
Strati di S. Cassiano: calcari, marne e
arenarie tufacee superiori
Strati di Livinallongo calcari marnosi
e bituminosi; calcari nodulosi e selciferi, “pietra verde”
Banchi conglomeratici a ciottoli della
serie werfeniana sottostante, siltiti e
arenarie rosse mal stratificate; calcari
siltosi grigi a frustoli carboniosi
Arenarie e conglomerati vulcanici
(“Conglomerati della Marmolada”) e
altre rocce clastiche derivate dal rimaneggiamento di formazioni prevalentemente vulcaniche
Formazione di Raibl: marne e argille
rosse e gialle, calcari marnosi e bituminosi scuri, dolomie; arenarie quarzose e depositi tufacei
Formazione
di
Livinallongo
(Buchenstein): calcari nodulari ritmiti
siliceo-calcaree, calcari bituminosi,
calcari detritici, tufiti (“Pietra verde”)
Formazione di Werfen: calcari marnosi e siltosi grigi, siltiti e arenarie fini
rosse, calcari marnosi e siltiti con livelli di brecce intraformazionali e calcari
oolitici, calcari marnosi e marne, ritmiti dolomitiche talvolta gessose
Strati di Livinallongo (Buchenstein):
parte basale della dolomia dello Sciliar
Strati di S. Cassiano:tufi in alternanza
con marne, calcari marnosi e dolomitici e arenarie calcaree
Strati di Longiarù prevalentemente
arenacei e marnosi; strati di Siusi:
marne prevalentemente grigie, micacee
con intercalazioni di calcari marnosi
Strati di Livinallongo (Buchenstein):
calcari nodulari, calcari selciferi zonati, “pietra verde”, tufi in serie discontinua a potenza variabile
Strati calcareo-marnosi. Formazioni
calcareo-dolomitiche dell’Anisico
medio-superiore. Strati marnoso-arenacei passanti insensibilmente al
Werfeniano
gruppo di
substrato
Arenaceo del
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
foglio
era
Pieve di
Cadore
Pieve di
Cadore
Arenaceo del
Mesozoico
Pieve di
Cadore
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Pieve di
Cadore
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Pieve di
Cadore
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Pieve di
Cadore
Mesozoico
Arenaceo del
Mesozoico
Schio
Mesozoico
Mesozoico
Mesozoico
Argillo-scistoso Ampezzo
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Ampezzo
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Ampezzo
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Ampezzo
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Ampezzo
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Belluno
del Paleozoico
Paleozoico
periodo
descrizione
Anisico
inferiore
Carnico
inferiore
Facies calcareo-marnoso-arenacea analoga a quella werfeniana
Strati di S. Cassiano inferiori a facies
marnoso-arenacea-tufacea. Strati di La
Valle (Wengen) materiali marnosi e
marnoso-tufacei a facies di flysch.
Talora intercalazioni di materiali tufacei
Carnico inferiore Marne, marne arenacee e calcari
(strati di
impuri
S. Cassiano)
Carnico
Calcari marnosi e bituminosi alternati
superiore
con banchi dolomitici (Gruppo del
(Raibliano)
Civetta); facies calcareo dolomitica del
Popera e dell’Alpe di Valandro
Ladinico
Strati di Livinallongo (Buchenstein);
inferiore
calcari e marne nodulari, calcari selciferi zonati, Pietra verde e marne
Werfeniano
Strati di Campil e Strati di Siusi.
Marne e arenarie e calcari marnosi rossastri grigi o bruni
Scitico
Formazione di Werfen: arenarie grigio-brunastre; siltiti variegate, rossastre o giallognole fittemente stratificate con intercalazioni argillitiche; calcari dolomitici grigiastri, talvolta cavernosi; calcari evaporitici e lenti di gesso
bianco, grigio o roseo
Carbonifero
Gruppo dell’Auernig: conglomerato
superiore
quarzoso ad elementi grossolani ed
arrotondati, arenarie quarzose e siltose
con intercalazioni di argilliti siltose
Ordoviciano
Filladi qurzose, sericitico-cloritiche,
con intercalazione di scisti sericitici,
quarziti, quarziti filladiche
Ordoviciano
Formazione di Fleons: arenarie quarinf.
zose, arenarie cloritiche, illitico-sericitiche, quarziti con frequenti intercalazioni argillitiche e siltitiche
Ordoviciano
Formazione della Val Visdende: argilinf.
liti scistose e siltiti, grigio-verdi, brunastre o violacee, laminate, pieghettate, con lenti e noduli quarzosi di secrezione secondaria; talora intercalazioni
di arenarie simili alle precedenti
Permiano medio Arenarie, siltiti e argilliti, rosso-vinate
ed inferiore
grigie o argentee. Alla base conglomerati prevalentemente quarzosi, rossovinati. Ignimbriti riolitiche. Conglomerato grigio o grigio-verde ad elementi filladici. (Arenaria di Val
Gardena)
Permiano
Arenarie di Val Gardena e conglomerati di materiale porfirico
321
gruppo di
substrato
Argillo-scistoso
del Paleozoico
Argillo-scistoso
del Paleozoico
Argillo-scistoso
del Paleozoico
Argillo-scistoso
del Paleozoico
foglio
era
descrizione
Belluno
Paleozoico
Filladi quarzifere talvolta grafitiche
Belluno
Paleozoico
Filladi carboniose
Belluno
Paleozoico
Paragneiss muscovitico
Feltre
Paleozoico
Argillo-scistoso Feltre
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Marmolada
del Paleozoico
Paleozoico
Argillo-scistoso Pieve di Cadore Paleozoico
del Paleozoico
Argillo-scistoso Pieve di Cadore Paleozoico
del Paleozoico
Argillo-scistoso Pieve di Cadore Paleozoico
del Paleozoico
Argillo-scistoso Schio
Paleozoico
del Paleozoico
322
periodo
Permiano medio Arenarie di Val Gardena: arenarie feldspatico-quarzose di color rosso, giallo
o grigio, con frequenti livelli siltosi e
con intercalazioni argillitiche e conglomeratiche, marnose e carbonatiche
Permocarbonifero Conglomerato di Ponte Gardena: con
glomerati ad elementi poco elaborati
filladici e quarzosi e a matrice arenacea, derivanti dallo smantellamento
del basamento metamorfico; intercalazioni di arenarie e peliti (Verrucano
alpino)
Permiano
Arenarie di Val Gardena: arenarie
inferiore
quarzose per lo più rosse. Localmente
scarse inclusioni carboniose. Facies
metamorfa per contatto: quarziti di
Val San Pellegrino (Monzoni)
Permiano
Conglomerato basale a ciottoli quarinferiore
zosi
Permiano medio- Arenarie di Val Gardena arenarie
inferiore
quarzose rossastre o brune più o meno
grossolane
Prepermiano
Filladi quarzifere
Permiano
medio e inf.
Argillo-scistoso Schio
del Paleozoico
Paleozoico
Prepermiano
Magmatico
Ampezzo
Mesozoico
Ladinico sup.
Magmatico
Ampezzo
Paleozoico
Carbonifero
medio
Magmatico
Ampezzo
Paleozoico
Ordoviciano
Arenarie di Val Gardena: arenarie di
colore rosso, giallastro o grigio, talora
micacee e con intercalazioni argillose;
conglomerati a ciottoli prevalentemente quarzosi
Scisti cristallini a blastesi albitica prevalentemente postcinematica: filladi,
scisti muscovitico-cloritici a quarzo e
albite, non di rado biotitici, quarziti
più o meno filladiche, scisti sericitici;
scisti a relitti psammitici; scisti albitico-cloritico-epidotici, più o meno calcariferi, talora anfibolici
Basalti di filone e di colata, nerastri,
passanti talora a rocce vulcano-clastiche a matrice spesso fangosa, e jaloclastiti grigie e verdastre
Keratofiri verdastri e rare piroclastiti
interstratificate. Diabasi spesso spilitici, talora a “pillows”
Porfiroidi l.s. e scisti a fenocristalli
quarzosi e feldspatici, con sottili intercalazioni di scisti pelitici
gruppo di
substrato
Magmatico
foglio
era
periodo
Bassano del
Grappa
Cenozoico
Oligocene
Magmatico
Belluno
Mesozoico
Magmatico
Magmatico
Magmatico
Belluno
Belluno
Belluno
Paleozoico
Paleozoico
Paleozoico
Trias medio
(Ladinico)
Permiano
Permiano
Permiano
Magmatico
Belluno
Paleozoico
Magmatico
Magmatico
Feltre
Feltre
Cenozoico
Mesozoico
Magmatico
Feltre
Mesozoico
Magmatico
Feltre
Mesozoico
Triassico
(Carnico
Ladinico)
Magmatico
Marmolada
Mesozoico
Ladinico
Magmatico
Marmolada
Mesozoico
Ladinico
Magmatico
Marmolada
Mesozoico
Ladinico
Magmatico
Marmolada
Paleozoico
Permiano
Magmatico
Padova
Cenozoico
Magmatico
Magmatico
Magmatico
Magmatico
Padova
Padova
Padova
Padova
Cenozoico
Cenozoico
Cenozoico
Cenozoico
Magmatico
Peschiera
del Garda
Cenozoico
Oligocene
Triassico
(Carnico
inferiore e
Ladinico)
Triassico
(Carnico
Ladinico)
Eocene
descrizione
Basalti, tufi basaltici e brecciole talora
fossilifere per lo più di età oligocenica.
Tufi nerastri di Sangonini, filoni basltici
Porfiriti augitico-plagioclasiche
Porfidi quarziferi e tufi connessi
Porfiriti basiche, alla base dei porfidi
Conglomerati e arenarie con elementi
filladici o porfirici o misti
(“Verrucano”)
Ortogneiss e rocce anfiboliche connesse
Basalto
Brecce a frammenti di cuscini lavici
con matrice e con sacche ialoclastiche;
localmente letti di tufo o di arenarie e
conglomerati vulcanici
Ammassi subvulcanici, condotti lavici,
filoni discordanti e filoni strato; colate
laviche andesitico-basaaltiche a tendenza alcalina, spesso con strutture a
cuscino
Brecce di esplosioni a elementi in prevalenza calcarei come riempimento di
diatremi o in accumuli domiformi e in
banchi; subordinatamente brecce a
grana variabile e tufiti.
Tufi sedimentari scuri, più o meno
marnosi o arenacei
Conglomerati grossolani di lava in
alternanza con tufi bene stratificati
Facies piroclastica basale. Brecce in
prevalenza calcaree a cemento tufaceo
verde o nerastro, proprie dei centri di
esplosione, tanto in banchi, quanto di
riempimento nei diatremi
Porfidi quarziferi per lo più rossi delle
colate superiori
Basalti tufi e brecciole basaltiche dei
Berici e degli Euganei; necks basaltici
dei Colli Euganei
Lipariti
Trachiti in generale
Andesiti
Neck ad elementi andesitici trachitici
e liparitici di M. Lonzina
Tufi e ialoclastiti, anche varicolori;
basalti colonnari compatti o bollosi a
filoni e cuscini
323
324
gruppo di
substrato
Magmatico
foglio
era
periodo
Pieve di Cadore Mesozoico
Ladinico
superiore
Magmatico
Magmatico
Pieve di Cadore Mesozoico
Riva del Garda Cenozoico
Ladinico
Eocene
Magmatico
Rovigo
Cenozoico
Magmatico
Magmatico
Rovigo
Rovigo
Cenozoico
Cenozoico
Magmatico
Rovigo
Cenozoico
Magmatico
Magmatico
Rovigo
Rovigo
Cenozoico
Cenozoico
Magmatico
Schio
Cenozoico
Miocene
inferiore
Magmatico
Schio
Cenozoico
Oligocene
Magmatico
Schio
Mesozoico
Ladinico sup.
Magmatico
Verona
Cenozoico
Miocene inf.
Magmatico
Verona
Cenozoico
Oligocene
Magmatico
Verona
Cenozoico
Oligocene
Magmatico
Verona
Cenozoico
Oligocene
descrizione
Materiali tufacei scuri, in prevalenza
grossolani; arenarie e conglomerati
tufacei, talvolta con inclusi lavici
Porfiriti augitico-plagioclasiche
Basalti e tufi basaltici in generale
(Malcesine)
Tufi basici con nuclei di lava basaltica
e raramente limburgitica o augitica
Lipariti
Brecce e tufi liparitici. Piccole colate
riolitiche
Trachiti plagioclasiche, trachiti anortoclasiche e sanidiniche con passaggio
a trachilipariti
Andesiti
Neck ad elementi andesitici trachitici
e liparitici
Lave basltiche; basalti vacuolari, basalti a pillows, filoni basici e ultrabasici e
loro differenziati alclini, brecce di
esplosione dei diatremi
Tufi e ialoclastiti stratificati e rimaneggiati varicolori spesso a granulometria
gradata; tufi e ialoclastiti basaltici dei
fronti di colata e degli accumuli esplosivi
Lave detritiche e latitiche, materiali
piroclastici prevalentemente riolitici;
locali facies intrusive di composizione
monzonitica
Basalti colonnari compatti o bollosi o
scoriacei o a cuscini, delle colate e dei
camini vulcanici; filoni
Tufi e ialoclastiti varicolori, spesso gradati, talora fossiliferi, stratificati e
rimaneggiati
Tufi e ialoclastiti basaltici degli accumuli esplosivi sottomarini e subaerei
delle colate sottomarini
Brecce basiche d’esplosione dei diatremi (necks), con xenoliti e proietti vulcanici
Appendice 13
Le regioni forestali
Le regioni forestali3 costituiscono la prima chiave per l’interpretazione della vegetazione
forestale di una data Regione. Esse sono una sintesi fra aspetti fitogeografici, climatici e geolitologici. La loro utilità sta nel fatto che consentono di distinguere zone in cui si colloca
l’optimum di alcune specie di notevole rilevanza forestale, specie che per la loro plasticità
sono presenti un po’ ovunque avendo però un diverso significato tipologico e un comportamento altrettanto vario, fatti che si ripercuotono anche sulle scelte selvicolturali. È quanto si verifica soprattutto nei riguardi dei due abeti e del faggio. La suddivisione del territorio regionale in base alle regioni forestali consente, inoltre, di evidenziare con maggiore dettaglio la composizione delle fasce altitudinali della vegetazione arborea, fasce che appunto
cambiano da regione a regione.
Sulla base di questi principi si è suddiviso il territorio della regione nelle seguenti sette
regioni forestali:
COSTIERA
PLANIZIALE
AVANALPICA
ESALPICA
ESOMESALPICA
MESALPICA
ENDALPICA
Regione costiera
La regione costiera è limitata ad una stretta fascia che comprende il litorale Alto Adriatico
rientrante nel Veneto. In questa regione gli elementi del Quercion ilicis (fra i quali è da ricordare il leccio) coesistono con contingenti di entità mesofile dei querco-carpineti planiziali,
unitamente a numerose entità di Berberidion (Prunetalia) e con gli impianti di pini mediterranei eseguiti a cavallo della metà del secolo, in ambienti comunque sottoposti ad un’elevata pressione antropica.
Regione planiziale
La regione planiziale include l’intera pianura veneta, dalla fascia pedecollinare fino alla
regione costiera. Pur trattandosi si una vasta area, la vegetazione forestale in essa presente è
assai limitata essendo stata sostituita dagli insediamenti urbani e dalle colture agrarie. In
particolare, nell’ambito di questa regione possono essere distinte due diverse situazioni legate principalmente alle caratteristiche dei suoli. La prima, dell’Alta Pianura, dove i depositi
sono costituiti principalmente da materiale grossolano ad elevata permeabilità; la vegetazione forestale, in gran parte formata da consorzi degradati rivieraschi o da lembi di querco-carpineti, si colloca lungo i corsi principali della rete idrografica. La seconda, la Bassa
Pianura, è caratterizzata da condizioni pedologiche particolarmente adatte alle colture agrarie estensive, per cui le formazioni forestali sono state nei secoli progressivamente sostituite, conservandosi solo in ridotti boschetti isolati costituiti dai querco-carpineti planiziali
che, peraltro, non vanno interpretati come l’unica vegetazione potenziale della regione.
Regione avanalpica
La regione avanalpica comprende una discontinua fascia di territorio limitata a nord dal
confine esterno della regione esalpica e a sud dalla pianura pedecollinare e pedemorenica.
L’area include i versanti che scendono dai primi rilievi prealpini prospicenti la pianura,
3 Il termine di regione forestale qui adottato viene a sostituire quello di distretto fitogeografico impiegato nei precedenti lavori di tipologia forestale. La preferenza per questa terminologia deriva dalla considerazione che con l’aggettivo fitogeografico si intende lo studio della distribuzione di tutta la flora, mentre la suddivisione del territorio
per regioni forestali riguarda esclusivamente le formazioni forestali.
325
nonché i vari sistemi collinari, di diversa natura geologica, compresi quelli isolati dei Colli
Euganei e dei Monti Berici. Si possono così distinguere due diversi settori. Il primo, pedemontano, comprende i versanti con prevalente esposizione meridionale delle propaggini più
esterne delle catene prealpine occidentali e orientali. È questa l’area di maggior diffusione
dei castagneti, degli ostrio-querceti e degli orno-ostrieti, mentre si riduce fino quasi ad
annullarsi la presenza del faggio e degli aceri-frassineti, in concomitanza con la diminuzione delle precipitazioni e dell’umidità relativa, oltre che di un rapido aumento delle temperature medie annue. Il secondo, collinare, si presenta ricco di differenziazioni micromorfologiche e stazionali rispetto alle zone pianeggianti circostanti, per cui ospita una vegetazione assai variegata anche se estremamente disturbata dall’attività antropica. È questa la zona
per eccellenza dei querco-carpineti collinari, la cui estensione complessiva risulta alquanto
ridotta rispetto a quella potenziale, in conseguenza dell’espandersi delle colture agrarie e
degli insediamenti abitativi. Una situazione particolare è poi costituita dai Colli Euganei,
in cui sui substrati carbonatici sono presenti soprattutto gli ostrio-querceti, mentre su quelli magmatici, oltre ai castagneti, si incontrano diverse specie stenomediterranee, fra le quali
si possono citare il corbezzolo e l’erica arborea. Nei consorzi che esse formano mancano
però gran parte delle specie caratteristiche della macchia mediterranea, quali il mirto, il lentisco, l’ilatro, ecc., ad indicare un progressivo impoverimento del contingente floristico
mediterraneo. Nella regione avanalpica compaiono poi anche specie arboree caratteristiche
dell’ambiente appenninico, anche se non sono quasi mai accompagnate dal corredo floristico proprio degli ambienti più caldi. Queste specie e le formazioni che le contengono si
possono interpretare, con le parole di MARCHESONI (1958), come un’orlatura termofila
dell’area alpina, quasi una prosecuzione dei paesaggi più tipici della catena appenninica centrosettentrionale. È il caso, ad esempio, del leccio, che può considerarsi nel Veneto un relitto
extrazonale, così come il cerro, che si rileva sporadicamente in alcuni tratti dei Berici e nella
parte meridionale dei Lessini.
Regione esalpica
Spostandosi in ambiente prealpino, si incontra la regione esalpica caratterizzata da temperature poco diverse da quelle della regione avanalpica, ma da precipitazioni notevolmente
superiori. Tale aumento è dovuto all’impatto delle masse calde e umide, formatesi sul mare,
con i primi rilievi prealpini. In questo ambiente, in cui prevalgono i substrati carbonatici,
sono abbondanti i consorzi, puri o misti, di carpino nero, che occupano circa un quinto
dell’area forestale veneta. La notevole plasticità di questa specie le consente di penetrare in
formazioni diverse costituendo aggruppamenti molto vari, di particolare significato tipologico. Spostandosi invece verso ovest, diviene maggiore la presenza delle querce, e soprattutto della roverella, ad indicare una progressiva continentalizzazione del clima. Alle quote
più elevate, al di sopra degli 800 m, agli orno-ostrieti si sostituiscono le faggete, più o meno
termofile, che costituiscono il secondo elemento caratteristico di questa regione. Gli abeti
sono relativamente diffusi, anche in formazioni diverse dalle faggete, ma la loro capacità
concorrenziale è notevolmente attenuata. Essi inoltre, ed in particolare l’abete rosso, manifestano precoci fenomeni di deperimento. Altre particolarità sono: la considerevole diffusione del castagno, che va solitamente a sostiuirsi a formazioni diverse, così come avviene
per i robinieti, e la penetrazione di altre specie di provenienza illirica e sudesteuropea. Fra
queste si può citare il pino nero, che proprio lungo il corso del Piave e dei suoi affluenti
trova il limite occidentale dell’areale naturale di diffusione4. Ancora da segnalare in questa
regione è la significativa presenza, soprattutto sui substrati flyscioidi del Cenozoico, dei car-
4
326
Penetrazioni di pino nero lungo la valle del Boite anche verso la regione endalpica meriterebbero ulteriori ricerche per verificarne la naturalità ed il significato fitogeografico, anche se sembra accertato che siano dovute all’opera di riforestazione che interessò ampie zone della conca Ampezzana a partire dall’inizio del secolo e soprattutto dopo il primo conflitto mondiale.
pineti, in particolare in Val Belluna, unica valle di penetrazione con caratteristiche morfologiche dolci, ma con inverni freddi, favorevoli alla diffusione di questi consorzi, mentre
nelle aree di impluvio caratterizzate da precipitazioni molto abbondanti, soprattutto del
Vicentino e dell’Alpago, si sviluppano gli aceri-frassineti nelle forme più tipiche.
Regione esomesalpica
La regione esomesalpica comprende una limitata area di transizione fra la regione esalpica
e quella mesalpica. In essa possono venir inclusi, per le loro caratteristiche climatiche, a partire dagli 800-900 m di quota, alcune zone del Basso Agordino e delle Alpi Feltrine e, almeno in parte, le principali emergenze geografiche dell’area prealpina, quali il Monte Grappa,
l’Altipiano dei Sette Comuni e il Cansiglio. Si tratta di una regione che ha una connotazione simile a quella esalpica, ma si differenzia per una maggiore presenza di conifere
(soprattutto abete rosso) che formano talora popolamenti naturali, puri o misti con latifoglie, anche di una certa estensione (piceo-faggeti, abieteti, più raramente peccete).
Regione mesalpica
Procedendo nella parte interna del Veneto, e soprattutto nell’area medio-alta della Provincia
di Belluno, si incontra la regione mesalpica, caratterizzata anch’essa da elevate precipitazioni annue, distribuite però in modo più uniforme nei mesi da aprile a novembre, mentre
sono notevolmente diverse le temperature. È questa l’area tipica degli abieteti e dei piceofaggeti che rappresentano le formazioni forestali di maggior interesse nel Veneto, sia per la
loro diffusione, sia per la qualità dei prodotti che sono capaci di fornire. In quest’ambiente il gioco della morfologia locale (in particolare dell’esposizione, della pendenza, ma anche
dell’orografia) si fa particolarmente sentire, il che ha richiesto l’articolazione di una tipologia assai complessa. D’altra parte è soprattutto in questi ambienti che si è svolta e si svolgerà l’opera del forestale, chiamato a conservare tale rilevante patrimonio ambientale veneto. In questa regione divengono rari gli ostrieti, che hanno il loro optimum nell’area esalpica, mentre a settentrione il passaggio verso condizioni endalpiche è segnalato dalla rarefazione del faggio. Oltre alle formazioni finora ricordate sono poi presenti altri consorzi, fra
cui si possono citare le pinete di pino silvestre, che colonizzano ampi ambiti lungo l’alto
corso del Piave e dei suoi affluenti.
Regione endalpica
Infine, nella parte alta della Provincia di Belluno, in un’area relativamente ristretta che
comprende la conca Ampezzana e l’alta valle del Piave e del Cordevole, è presente la regione endalpica, caratterizzata da una consistente riduzione delle precipitazioni (attorno a
1000 mm annui) che tendono a distribuirsi secondo un regime di tipo continentale, con
massimo in luglio. Anche le temperature scendono in modo significativo, denunciando
inoltre una più marcata escursione termica. In questa regione, al di sopra dei 1500 m di
quota, vi è la presenza del pino cembro, che proprio nell’area veneta trova il limite orientale dell’areale italiano. Alle stesse quote si incontrano i lariceti e le peccete che discendono
però anche più in basso. Entrambe queste specie sono state infatti particolarmente diffuse
dall’uomo nelle adiacenze degli insediamenti, oggi non più sfruttati dall’attività agricola.
327
ESALPICA
mughete; lariceti
piceo-faggeti; faggete;
peccete; abieteti; mughete
piceo-faggeti; faggete
mughete; pinete, abieteti
orno-ostrieti; mughete;
pinete; rr. castagneti e
rovereti
ESOMESALPICA
REGIONI FORESTALI
peccete; mughete; lariceti
peccete; abieteti; piceofaggeti; mughete
abieteti; pinete; piceofaggeti; mughete
aceri-frassineti; peccete
con frassino
MESALPICA
peccete; lariceti e
larici-cembreti; alnete;
mughete
peccete; lariceti e
larici-cembreti; alnete;
mughete
peccete
ENDALPICA
3.3; 3.4
flyscioide del Ceno-zoico;
magmatico
Substrati
calcareo; dolomitico
pp. 2.1; pp. 2.2; 3.1; 3.2
dolomitico; calcareo;
arenaceo del Meso-zoico;
magmatico
pp. 2.1; pp. 2.2
arenaceo del Mesozoico;
dolomitico; calcareo;
gessoso; magmatico;
argillo-scistoso del
Paleozoico
dolomitico; argilloscistoso del Paleozoico
pp. 1.1; pp. 1.2; pp. 1.3; 1.4 pp. 1.1; pp. 1.2; pp. 1.3
montano inferiorepp. montano superiorealpino inferiore-umido alpino inferiore-subumido alpino superiore-umido
subumido superiore; umido inferiore; subalpino superiore; pp. montano
superiore
inferiore
montano inferiore-umido
inferiore-iperumido
superiore-umido inferiore
alpino inferioreinferiore e umido superiore
inferiore
subumido superiore
(faggete)
Subalpino
Bioclimi
faggete
Altimontano
querco-carpineti e
orno-ostrieti; acericarpineti; querceti dei
frassineti e aceri tiglieti;
substrati magmatici; orno- pinete; faggete; rr. rovereti
ostrieti e ostrio-querceti;
e castagneti
castagneti e rovereti
AVANALPICA
mughete; pinete; abieteti
esalpici; faggete
sciolto
querco-carpineti
alnete
PLANIZIALE
Montano
sciolto
formazioni
costiere
Basale
Submontano
COSTIERA
FASCIE
VEGETAZIONALI
Sottosistemi di terre
Categorie
Tabella riassuntiva delle caratteristiche delle regioni forestali. Le indicazioni relative al bioclima e ai sottosistemi di terre sono tratte da DISSEGNA e altri (1997).
328
Appendice 14
Brevi note sulla legenda della carta dei suoli FAO-UNESCO
La legenda FAO-UNESCO (1990) identifica le unità di suolo in base al riconoscimento nel
profilo di orizzonti diagnostici. Essa prevede 28 raggruppamenti principali di suoli che costituiscono il primo livello, suddivisi al secondo livello in 153 unità pedologiche.
Un orizzonte pedologico è uno strato del profilo, generalmente parallelo alla superficie, in cui si
evidenziano gli effetti dei processi pedogenetici. Le lettere maiuscole O, A, E, B, C, R, designano gli orizzonti principali del profilo; a queste lettere vengono aggiunti altri simboli per completare la descrizione dell’orizzonte.
Gli orizzonti diagnostici principali sono:
Orizzonti O: orizzonti dominati dalla sostanza organica, in cui la frazione minerale rappresenta solo una piccola percentuale del volume dell’orizzonte.
Orizzonti A: orizzonti minerali che si formano in superficie o al di sotto di un orizzonte O.
Sono caratterizzati da un accumulo di sostanza organica umificata e intimamente unita alla
frazione minerale.
Orizzonti E: orizzonti minerali nei quali la particolare morfologia risulta dalla perdita di
sostanza organica, argilla silicata, di ferro, di alluminio e dalla conseguente concentrazione
residuale di sabbia e limo, costituiti da minerali resistenti all’alterazione (orizzonte eluviale).
Orizzonti B: orizzonti che si sono formati al di sotto di un orizzonte O, A o E e sono caratterizzati dall’obliterazione della struttura della roccia originaria che risulta così non più
riconoscibile.
Orizzonti o strati C: orizzonti o strati che sono poco influenzati dai processi pedogenetici.
Strati R: strati costituiti da roccia dura impenetrabile alle radici delle piante.
Ovviamente, a seconda dei diversi profili alcuni di questi orizzonti possono mancare come
d’altra parte sono possibili orizzonti di transizione tipo AB, BC, ecc., nei casi in cui le proprietà di un orizzonte si sovrappongono a quelle di un altro, o combinazioni di orizzonti
tipo E/B, B/C, ecc., nei casi in cui parti di un orizzonte sono incluse in un altro.
Alle lettere che designano gli orizzonti vengono talvolta aggiunte lettere minuscole per specificarne meglio le caratteristiche:
b
orizzonte sepolto
c
concrezioni e noduli
f
suolo ghiacciato
g
forte gleyficazione
h
accumulo illuviale di sostanza organica
k
accumulo di carbonati
m
cementazione o indurimento
n
accumulo di sodio
o
accumulo residuale di sesquiossidi
p
lavorazioni o altri rimaneggiamenti
q
accumulo di silice
r
roccia alterata o soffice
s
accumulo illuviale di sesquiossidi e sostanza organica
t
accumulo di argilla illuviale
v
plintite
w
sviluppo di colore e struttura
x
carattere di fragipan
y
accumulo di gesso
z
accumulo di sali piu’ solubili del gesso
I raggruppamenti principali di suoli presenti in Regione ed inclusi nel data base sono:
Acrisols: suoli con una bassa saturazione in basi
Cambisols: suoli che presentano modificazioni in termini di colore, struttura e consistenza
Fluvisols: suoli evoluti su sedimenti fluviali o colluviali recenti
Histosols: suoli dominati da materiali organici
Leptosols: suoli sottili e poco evoluti
329
Luvisols: suoli che mostrano accumulo di argilla
Phaeozems: suoli scuri e ricchi di sostanza organica
Podzols: suoli con un orizzonte fortemente sbiancato
Regosols: suoli poco evoluti su materiali non coerenti
Gli elementi formativi dei nomi usati per la definizione delle unità pedologiche riportate
sono:
Calcaric: denomina suoli con presenza di materiale calcareo
Cambic: denomina suoli che presentano modificazioni in termini di colore, struttura e consistenza
Chromic: denomina suoli con colorazione brillante
Dystric: denomina suoli con bassa saturazione in basi
Eutric: denomina suoli con alta saturazione in basi
Folic: denomina suoli composti da materia organica indecomposta
Gleyic: denomina suoli fortemente idromorfi
Haplic: denomina suoli con una successione di orizzonti semplice e normale
Humic: denomina suoli ricchi in sostanza organica
Rendzic: denomina suoli con un orizzonte A mollico poggiante direttamente su substrato
calcareo
Umbric: denomina suoli con presenza di un orizzonte A umbrico
330
Appendice 15
Brevi note sul sistema proposto da GREEN e altri per la classificazione delle forme di
humus
Il sistema di classificazione delle forme di humus adottato in questo lavoro è quello proposto per l’Europa ed il Nordamerica da GREEN e altri (1993). Questo sistema prevede il riconoscimento di orizzonti caratteristici e si articola in due livelli gerarchici, l’ordine e il gruppo. A livello di ordine i tipi di humus vengono suddivisi in tre raggruppamenti principali:
Mor, Moder e Mull; al livello di gruppo si hanno 16 raggruppamenti, così suddivisi:
MOR
Hemimor
Humimor
Resimor
Lignomor
Hydromor
Fibrimor
Mesimor
Ordine
MODER
Gruppo
Mormoder
Leptomoder
Mullmoder
Lignomoder
Hydromoder
Saprimoder
MULL
Vermimull
Rhizomull
Hydromull
Ciascuna unità tassonomica viene identificata da un profilo caratteristico, che consiste in
una successione verticale di orizzonti principali e secondari o subordinati. Gli orizzonti
vengono identificati in base a caratteri morfologici diagnostici che riflettono proprietà legate alla natura ed al tasso di mineralizzazione della sostanza organica. Quelli principali sono:
L; F; H
O
A
orizzonti organici
orizzonte organico
orizzonte minerale
ambienti a drenaggio libero
ambienti a saturazione idrica
In particolare ciascuno degli orizzonti è costituito da:
L – materiale fresco, di origine facilmente identificabile, generalmente decolorato;
F - materiale parzialmente degradato, la struttura dei frammenti ne lascia identificare l’origine; i residui vegetali predominano sulle sostanze fini. Le radici sono generalmente presenti;
H - residui di piante ben decomposti, di cui non è riconoscibile l’origine. Le sostanze fini
predominano sui residui di piante;
O - orizzonte associato a zone umide, con saturazione idrica perenne o prolungata;
A - contiene < 17 % di carbonio organico.
A seconda dei diversi gruppi si hanno poi degli orizzonti diagnostici subordinati:
Fm (micogeno) - i residui delle piante sono aggregati in una struttura feltrosa; il micelio
fungino forma un feltro tenace; possono essere presenti anche escrementi della pedofauna;
le radici possono essere abbondanti e contribuire a creare il feltro. In genere l’orizzonte Fm
ha uno spessore elevato, riflettendo così il basso tasso di decomposizione.
Fz (zoogeno): i residui delle piante sono aggregati debolmente con una consistenza friabile. L’orizzonte Fz riflette l’attività della meso e microfauna del suolo. Numerosi sono gli
escrementi, mentre è raro il micelio fungino; le radici sono meno abbondanti che in Fm.
L’attività della fauna nei suoli ha una profonda influenza sulla formazione dell’humus.
Attraverso processi di scavo, frammentazione ed ingestione, la pedofauna partecipa attivamente alla decomposizione ed alla sintesi dei composti umici ed all’aggregazione tra la
sostanza organica e le frazioni minerali.
Fa (ambivalente): i residui delle piante sono aggregati in una struttura feltrosa debole e non
compatta. È un intergrado fra Fm e Fz.
Hh (humico) - orizzonte subordinato in cui predominano le sostanze fini con scarsi residui
di piante. Il materiale organico ha caratteristiche untuose quando umido, con una struttura massiva o poliedrica. Il colore è scuro ed il materiale sporca le dita quando sfregato.
331
Hz (zoogeno): predominano le sostanze fini con scarsi residui di piante. Gli escrementi animali costituiscono la maggior parte del tessuto. Il materiale è nero con struttura granulare
fine. L’abbondanza di escrementi dà l’apparenza di segatura fine e nera.
Ah: è un orizzonte A arricchito con sostanza organica umificata (unico orizzonte minerale
utilizzato in questa classificazione). Ha un colore più basso di un’unità e/o un contenuto di
carbonio organico superiore dello 0,5 % rispetto al sottostante orizzonte.
MOR
Sono le forme di humus biologicamente meno attive dei tre ordini. Mor e Moder spesso
possiedono le stesse sequenze di orizzonti, ma sono differenziati in base alla struttura e consistenza del tessuto e degli organismi decompositori. Nel Mor domina l’attività fungina,
mentre l’attività della fauna del suolo resta limitata. L’orizzonte diagnostico subordinato del
Mor è Fm. Il Mor generalmente consiste solo di orizzonti organici ed è contraddistinto
dalle seguenti proprietà:
• valori bassi di pH, dovuti a sostanza organica a carattere generalmente acido;
• elevato valore del rapporto C/N;
I Mors si sviluppano dove il clima e/o le condizioni edafiche sono sfavorevoli allo sviluppo
di forme di humus biologicamente più attive. Nell’ambito della Regione si sono riscontrati i seguenti gruppi:
Hemimor
Caratterizzato dalla dominanza degli orizzonti Fm, a struttura tipicamente feltrosa dovuta
a micelio fungino. Profilo caratteristico L, Fm, H, (Ah). Frequente in climi freddi o sotto
boschi di conifere in condizioni di scarsa umidità.
Humimor
Predomina l’orizzonte Hh, compatto ed a carattere untuoso, insieme all’orizzonte Fm a
struttura feltrosa. Profilo caratteristico L, Fm, Hh, (Ah). Comune sotto foreste di conifere
in climi umidi da temperati a subalpini.
332
MODER
Comprende le forme di humus nelle quali la sostanza organica accumulata sulla superficie
del suolo e la presenza di friabili orizzonti Fz riflettono la dominanza dei decompositori animali. Può essere considerato intermedio fra il Mor e il Mull. È caratterizzato dagli orizzonti diagnostici Fz o Fa. Anche gli orizzonti Hh (a volte Hz) sono presenti nella maggior parte
dei Moder. Il Moder può essere composto unicamente da orizzonti organici o da orizzonti
organici situati sopra un orizzonte Ah. Quest’ultimo contiene materiale umico fine che si è
infiltrato nell’orizzonte minerale. Il limite inferiore è graduale, in contrasto con quello tipicamente abrupto del Mor. In confronto con il Mor, il Moder ha:
• pH più alto;
• rapporto C/N più basso;
• maggior disponibilità di azoto nitrico mineralizzabile;
• maggior disponibilità di basi di scambio.
I Moders si sviluppano in una varietà di climi, particolarmente sotto boschi di latifoglie con
lettiera facilmente decomponibile.
Nella regione Veneto si sono riscontrati i seguenti gruppi:
Mormoder
Presenta caratteristiche intermedie con i Mor. È caratterizzato dall’orizzonte Fa, a struttura
feltrosa ma con consistenza minore che nell’orizzonte Fm dei Mor. Il micelio fungino è
generalmente presente, ma di rado abbondante e gli orizzonti H sono generalmente sottili.
Vi è comunque una maggiore presenza di pedofauna rispetto al Mor. Profilo caratteristico
L, Fa, (Fm), (Hh), (Ah). Comune in boschi misti a conifere e latifoglie.
Leptomoder
Caratterizzato dall’orizzonte Fz costituito da residui vegetali parzialmente decomposti e
sminuzzati dalla fauna del suolo. Profilo caratteristico L, Fz, Hh/Hz, (Ah). Si sviluppa in
condizioni favorevoli di temperatura, umidità ed aerazione, generalmente sotto boschi di
latifoglie a rilascio di lettiera facilmente decomponibile.
Mullmoder
Presenta caratteristiche intermedie con i Mull, ma se ne distingue per il maggior spessore
degli orizzonti F ed H. Profilo caratteristico L, Fz, Hh/Hz, Ah. È presente in ecosistemi
dotati di condizioni favorevoli di umidità e temperatura in cui viene rilasciata lettiera facilmente decomponibile.
MULL
Nel Mull la sostanza organica è intimamente associata con le frazioni minerali della superficie del suolo e lo strato umico non è chiaramente separato dagli orizzonti minerali sottostanti. La decomposizione dei materiali organici e la formazione di sostanze umiche avviene con maggior rapidità rispetto al Mor e al Moder. Il profilo tipico del Mull è caratterizzato da orizzonti minerali A ben sviluppati, al di sopra dei quali si trovano orizzonti L, e
occasionalmente Fz e/o Hz, di modesto spessore. La sostanza organica presente negli orizzonti A dei Mull deriva da attiva incorporazione di questa nella frazione minerale per opera
della pedofauna e degli anellidi in particolare, attraverso lo scavo, la frammentazione e l’ingestione.
Rispetto agli ordini precedenti, il Mull è caratterizzato dalle seguenti proprietà:
• valori del pH relativamente elevati;
• elevata saturazione in basi;
• basso rapporto C/N;
• elevati livelli di azoto disponibile;
• massimo livello di attività biologica, dovuta principalmente agli organismi animali;
Il Mull può formarsi entro un’ampia varietà di condizioni climatiche. È frequente in ecosistemi forestali su substrati pedogenetici ricchi in basi. La vegetazione fornisce tipicamente
lettiera facilmente alterabile. In Regione si è osservato il gruppo:
Vermimull
Caratterizzato dall’orizzonte Ah a struttura granulare, formatosi principalmente ad opera
degli anellidi. Tipicamente presenti complessi organo-minerali (complessi argilla-humus),
dovuti a tale attività. Profilo caratteristico (L), (Fz), Ah. Presenti in ecosistemi umidi, mesotermici, con elevata disponibilità di nutrienti. Tipicamente associati a boschi ad elevata
produttività con rilascio di lettiera facilmente decomponibile.
333
334
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335
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