Rischio Incendio - Regione Abruzzo

Rischio Incendio - Regione Abruzzo
RISCHIO INCENDIO
ing. Giuseppe Celestini
RISCHIO INCENDIO
CENNI SULLA PREVENZIONE
INCENDI, LOTTA
ANTINCENDIO E GESTIONE
DELLE EMERGENZE
Il quadro legislativo
D.Lgs. 81 /08 e successive modificazioni
ed integrazioni (D.Lgs. 106/09)
Titolo I – Principi comuni
Il quadro legislativo
Il datore di lavoro è tenuto a designare
preventivamente i lavoratori incaricati
della prevenzione incendi e lotta
antincendio, evacuazione in caso di
pericolo
grave
ed
immediato,
di
salvataggio , di pronto soccorso e,
comunque, di gestione delle emergenze
(rif. art. 18 del D. Lgs.81/08)
Il quadro legislativo
I
lavoratori
giustificato
designazione
non
possono,
salvo
motivo,
rifiutare
la
Il lavoratore è sanzionato con l’arresto
fino ad un mese o l’ammenda da 200 a
400 euro ( rif. artt. 43, comma 3 e 59)
Il quadro legislativo
Essi devono essere:
•Formati
•Essere in numero sufficiente
•Disporre di attrezzature adeguate
Il quadro legislativo
Art. 37 del D.Lgs. 81/08
I lavoratori incaricati della prevenzione
incendi e lotta antincendio, evacuazione
dei luoghi di lavoro, PS e in generale della
gestione
delle
emergenze
devono
ricevere una adeguata e specifica
formazione nonché un aggiornamento
periodico
Il quadro legislativo
In particolare per gli addetti alla
prevenzione incedi e lotta antincendio, in
attesa della emanazione di uno specifico
decreto, seguitano ad applicarsi le norme
di cui al D.M. 10.03.98
“ Criteri generali di sicurezza antincendio
e per la gestione delle emergenze nei
luoghi di lavoro”
Il quadro legislativo
D.Lgs. 09.04.08, n. 81
Il datore di lavoro deve provvedere a
valutare tutti i rischi presenti sul luogo
di lavoro
Il quadro legislativo
Valutazione del rischio incendi e
adozione di tutte le misure necessarie
per l’eliminazione di tale rischio o la
sua riduzione al minimo in relazione al
tipo di attività lavorativa
Il quadro legislativo
Sulla base di tale valutazione:
Rischio elevato (alberghi con più di
100 posti,ecc.)
Rischio medio (luoghi di lavoro di cui
al D.M. 16.2.82: scuole>100 persone,
aziende > 500 persone, ecc)
Rischio basso
Il quadro legislativo
Allegato IX al DM 10.03.98 detta i
contenuti minimi per la formazione:
Rischio basso ( 4 ore di cui 2 teoriche)
Rischio medio ( 8 ore di cui 5 teoriche)
Rischio elevato (16 ore di cui 12 di
teoria)
Il quadro legislativo
Rischio medio (teoria 5 ore)
-L’incendio e la prevenzione incendi
-Protezione antincendio e procedure da
adottare in caso di incendio
- Esercitazioni pratiche: presa visione e
chiarimenti sull’uso degli estintori ,
naspi e idranti (3 ore)
Il quadro legislativo
D.Lgs. 09.04.08, n. 81 – art. 46
La prevenzione incendi è la funzione di
preminente interesse pubblico, di esclusiva
competenza statuale, diretta a conseguire,
secondo criteri applicativi uniformi sul
gli
obiettivi
di
territorio
nazionale,
sicurezza della vita umana, di incolumità
delle persone e di tutela dei beni e
dell’ambiente
Il quadro legislativo
D.Lgs. 09.04.08, n. 81 – art. 46
Nei luoghi di lavoro devono essere adottate
idonee misure per prevenire gli incendi e
per tutelare l’incolumità dei lavoratori
Il quadro legislativo
D.Lgs. 09.04.08, n. 81 – art. 46
Fermo restando quanto previsto dal D.Lgs.
8.03.06, n. 139, saranno emanati uno o più
DI e nei quali sono definiti:
a) i criteri diretti atti ad individuare:
1) misure intese ad evitare l’insorgere di
un incendio ed a limitarne le conseguenze
qualora esso si verifichi
2) misure precauzionali di esercizio
Il quadro legislativo
D.Lgs. 09.04.08, n. 81 – art. 46
3) metodi di controllo e manutenzione degli
impianti e delle attrezzature antincendio
4) criteri per la gestione delle emergenze
b) le caratteristiche dello specifico
servizio di prevenzione e protezione
antincendio, compresi i requisiti del
personale addetto e la sua formazione
Principi della combustione
INCENDIO: una combustione sufficientemente
rapida e non controllata che si sviluppa senza
limitazioni nello spazio
Principi della combustione
LA COMBUSTIONE
REAZIONE
CHIMICA
(OSSIDORIDUZIONE),
SUFFICIENTEMENTE RAPIDA, TRA UNA SOSTANZA
COMBUSTIBILE ED UNA SOSTANZA COMBURENTE
(NORMALMENTE
L’OSSIGENO
CONTENUTO
NELL’ARIA)
CON
EMISSIONE
DI
ENERGIA
SENSIBILE (CALORE E LUCE) ED ALTRI PRODOTTI
DELLA COMBUSTIONE (GAS, FUMO)
combustibile
comburente
Catena di reazione
temperatura
Principi della combustione
Le condizioni necessarie per avere una
combustione sono:
a) Presenza del combustibile
b) Presenza del comburente
c) Presenza di una sorgente di calore
(innesco)
Pertanto solo la contemporanea presenza di
questi tre elementi da’ luogo al fenomeno
dell’incendio e di conseguenza al mancare
di uno di essi l’incendio si spegne
Principi della combustione
Quindi per ottenere
dell’incendio si può
sistemi:
lo spegnimento
ricorrere a tre
Esaurimento del combustibile: separazione o
allontanamento della sostanza combustibile
dal focolaio d’incendio
Soffocamento: separazione del comburente
dal
combustibile
o
riduzione
della
concentrazione di comburente in aria
Principi della combustione
Raffreddamento: sottrazione di calore fino ad
ottenere una temperatura inferiore a quella
necessaria
al
mantenimento
della
combustione
DI NORMA PER LO SPEGNIMENTO DI UN
INCENDIO
SI
UTILIZZA
UNA
COMBINAZIONE DELLE OPERAZIONI DI
ESAURIMENTO DEL COMBUSTIBILE, DI
SOFFOCAMENTO E DI RAFFREDDAMENTO
Principi della combustione
Combustioni vive: con sviluppo di luce e
calore con o senza fiamma (es. gas
naturale)
Combustioni lente: con lentezza senza
sviluppo di fiamme o fenomeni termici
sensibili
Principi della combustione
COMBUSTIBILE :
SOSTANZA IN GRADO DI BRUCIARE
PUO’ PRESENTARSI ALLO STATO
SOLIDO (carbone, legno, carta, ecc.)
LIQUIDO (alcool, benzina, gasolio, ecc.)
GASSOSO (metano, idrogeno, propano, ecc.)
Principi della combustione
COMBURENTE :
SOSTANZA CHE PERMETTE AL
COMBUSTIBILE DI BRUCIARE
(aiuta o mantiene la combustione)
Principi della combustione
COMBURENTE
Aria : azoto 78,08%, ossigeno 20,93 %,
argon 0,93%, CO2 % , altri gas
0,02%
azoto non partecipa alla combustione
In alcuni casi l’ossigeno può essere fornito
da
un
composto
ossigenato
che
si
decompone
Principi della combustione
C + O2 = CO2
fiamme
calore : prodotto 8130 Kcal per Kg di C
Principi della combustione
Metano CH4
C + O2 = CO2 8.140 Kcal
2C + O2= 2 CO 2.450 Kcal
2H2 + O2= 2H2O 34.500
Principi della combustione
S + O2= SO2
2600 Kcal
H2SO4
Principi della combustione
Combustione
ossidazione
è
una
reazione
di
Affinché inizi il processo, non è
sufficiente
la
presenza
di
combustibile e comburente
Il combustibile deve essere riscaldato
fino al raggiungimento della propria
temperatura di accensione
Principi della combustione
PARAMETRI FISICI DELLA COMBUSTIONE
TEMPERATURA D’INFIAMMABILITA’:
TEMPERATURA
ALLA
QUALE
OCCORRE
PORTARE UN COMBUSTIBILE (LIQUIDO O
SOLIDO) AFFINCHE’ ESSO EMETTA VAPORI
COMBUSTIBILI IN QUANTITA’ DA INCENDIARSI IN
PRESENZA DI UN INNESCO, SIA ESSO FIAMMA O
SCINTILLA.
Principi della combustione
TEMPERATURA D’INFIAMMABILITA’
SOSTANZE
TEMP.INFIAMM. °C
GASOLIO
65
ACETONE
-18
BENZINA
-42,80
ALCOOL METILICO
11
ALCOOL ETILICO
13
TOLUOLO
7,22
OLIO LUBRIFICANTE
149
Principi della combustione
PARAMETRI FISICI DELLA COMBUSTIONE
ENERGIA DI ACCENSIONE:
ENERGIA
RICHIESTA
PER
PORTARE
IL
COMBUSTIBILE ALLA SUA TEMPERATURA DI
ACCENSIONE IN PRESENZA DI ARIA
INNESCO:
ELEMENTO CHE A CONTATTO CON LA MISCELA
INFIAMMABILE NE DETERMINA L’AVVIO ALLA
REAZIONE DI COMBUSTIONE
Principi della combustione
PARAMETRI FISICI DELLA COMBUSTIONE
REQUISITI:
• TEMPERATURA UGUALE O SUPERIORE A
QUELLA DELLA MISCELA
• APPORTO DI ENERGIA CALORICA
• DURATA SUFFICIENTE DEL TEMPO DI
CONTATTO
Principi della combustione
LIMITI D’INFIAMMABILITA’
CONCENTRAZIONE LIMITE O MASSIMA DI UN COMBUSTIBILE IN
MISCELA CON UN OSSIDANTE, ALLE QUALI LA COMBUSTIONE,
UNA VOLTA INIZIATA IN QUALSIASI PUNTO DELLA MISCELA, SI
PROPAGA A TUTTA LA MASSA.
MISCELA POVERA
PRESSIONE
1.000 mBAR
MISCELA INFIAMMABILE
OSSIGENO18%
MISCELA TROPPO RICCA
LIQUIDO
Principi della combustione
CAMPO D’INFIAMMABILITA’/ESPLOSIVITA’
CAMPO DI CONCENTRAZIONE COMPRESO TRA I
LIMITI INFERIORE E SUPERIORE DI INFIAMMABILITA’
PUNTO D’INFIAMMABILITA’/ESPLOSIVITA’
PER UN LIQUIDO E’ LA MINIMA TEMPERATURA ALLA
QUALE ESSO EMETTE VAPORI IN QUANTITA’
SUFFICIENTE PER FORMARE CON L’ARIA, VICINO ALLA
SUPERFICE DEL
LIQUIDO O ALL’INTERNO DI UN
RECIPIENTE, UNA
MISCELA
CHE
PUO’
ESSERE
ACCESA
Principi della combustione
Campo d’infiammabilità nell’aria
Acetone gas.
2,5%
85,0%
Acetone liq.
2,0%
13,0%
Benzina
1,4%
4,8%
Metano
6,7%
15,0%
Idrogeno
5,0%
75,0%
10,6%
18,0 %
Alcool etilico
Principi della combustione
PUNTO DI FUOCO (DI COMBUSTIONE)
LA PIU’ BASSA TEMPERATURA ALLA
QUALE
UN
LIQUIDO
IN
UN
CONTENITORE
APERTO
EMETTE
VAPORI IN QUANTITA’ SUFFICIENTE
PER CONTINUARE A BRUCIARE UNA
VOLTA ACCESSO
Principi della combustione
MATERIALI SOLIDI
Non Combustibili – non possono
bruciare
Difficilmente combustibili
Combustibili
Classi da 0 a 5 – quelli di classe 0 non
sono combustibili
Principi della combustione
CLASSIFICAZIONE DEI FUOCHI (C.E.N.- U.N.I.)
CLASSE A: FUOCHI DA MATERIALI SOLIDI,
GENERALMENTE DI NATURA ORGANICA,
LA CUI COMBUSTIONE AVVIENE
CON COMBUSTIONE DI BRACI;
CLASSE B: FUOCHI DA LIQUIDI O
DA SOLIDI LIQUEFATTIBILI
Principi della combustione
CLASSIFICAZIONE DEI FUOCHI (C.E.N.- U.N.I.)
CLASSE C: FUOCHI DI GAS;
CLASSE D : FUOCHI DI METALLI;
E
CLASSE E : FUOCHI DI NATURA ELETTRICA.
Principi della combustione
NELLA RICERCA DELLE CAUSE DELL’INCENDIO
E’ FONDAMENTALE INDIVIDUARE TUTTE LE
POSSIBILI FONTI DI INNESCO
QUESTE POSSONO
CATEGORIE:
ESSERE
SUDDIVISE
IN
4
ACCENSIONE DIRETTA: quando una fiamma una
scintilla o altro materiale incandescente viene a
contatto con un materiale combustibile in presenza di
ossigeno
Esempi: operazioni di taglio e saldatura, fiammiferi e
mozziconi di sigaretta, lampade e resistenze elettriche,
scariche elettriche
Principi della combustione
ACCENSIONE INDIRETTA: quando il calore di
innesco arriva nelle forme della convezione,
della conduzione e/o dello irraggiamento.
Esempi:
correnti d’aria generate da un incendio e
diffuse attraverso un vano scala o altri
collegamenti verticali negli edifici;
propagazione del calore attraverso elementi
metallici strutturali degli edifici
Principi della combustione
ACCENSIONE PER ATTRITO: quando il calore è
prodotto dallo sfregamento di due materiali
Esempi: malfunzionamento di parti metalliche rotanti quali
cuscinetti, motori, ecc.
AUTOCOMBUSTIONE O RISCALDAMENTO SPONTANEO:
quando il calore è prodotto dallo stesso combustibile
come nei lenti processi di ossidazione, reazioni
chimiche, decomposizioni esotermiche in assenza di
aria
Esempi: cumuli di carbone, stracci o segatura imbevuti di olio
di lino, polveri di ferro o nichel, fermentazione di vegetali.
Cause e pericoli d’incendio più comuni
Deposito o manipolazione non idonea di
sostanze infiammabili o combustibili
Accumulo di rifiuti, carta o altro materiale
combustibile che può essere facilmente
incendiato (accidentalmente o deliberatamente)
Negligenza nell’uso delle fiamme libere e di
apparecchi generatori di calore
Inadeguata pulizia delle aree di lavoro e
scarsa manutenzione delle apparecchiature
Impianti elettrici o utilizzatori difettosi,
sovraccaricati e non adeguatamente protetti
Cause e pericoli d’incendio più comuni
Riparazioni o modifiche di impianti elettrici
effettuate da personale non qualificato
Apparecchiature elettriche lasciate sotto
tensione anche quando inutilizzate
Utilizzo non corretto di impianti di
riscaldamento portatili
Ostruzione della ventilazione di apparecchi di
riscaldamento, macchinari, apparecchiature
elettriche e di ufficio
Fumare in aree ove è proibito, o non usare il
posacenere
Negligenze di appaltatori o di addetti alla
manutenzione
Cause e pericoli d’incendio più comuni
Cause di origine elettrica
Negli uffici rappresentano circa 40%
•
errato utilizzo delle prese
•
surriscaldamento dei cavi di alimentazione
•
corto circuiti
•
cariche elettrostatiche
•
scariche atmosferiche
Cause e pericoli d’incendio più comuni
Cause di origine elettrica
cattivo stato di conservazione dei cavi di
alimentazione o prolunghe
apparecchi sotto tensione anche se non
utilizzati
interventi di manutenzione non conformi
Cause e pericoli d’incendio più comuni
Come possono essere evitati
•
Uso corretto di prese e prolunghe
•
Dimensionamento dei cavi
•
Periodiche verifiche
•
Verifica degli impianti di terra e contro le
scariche atmosferiche
•
Manutenzione conforme
Prodotti della combustione
SONO SUDDIVISI IN 4 CATEGORIE:
GAS DI COMBUSTIONE
FIAMME
FUMO
CALORE
Gas di combustione
I PRINCIPALI SONO:
OSSIDO DI CARBONIO (CO)
ANIDRIDE CARBONICA (CO2)
IDROGENO SOLFORATO (H2S)
ANIDRIDE SOLFOROSA (SO2)
ACIDO CIANIDRICO(HCN)
ALDEIDE ACRILICA
FOSGENE (COCL2)
AMMONIACA (NH3)
OSSIDO E PEROSSIDO DI AZOTO
ACIDO CLORIDRICO (HCL)
La produzione di tali gas
dipende dal tipo di
combustibile,
dalla
percentuale di ossigeno
presente
e
dalla
temperatura raggiunta
nell'incendio.
Nella
stragrande maggioranza
dei casi, la mortalità per
incendio è da attribuire
all’inalazione di questi
gas che producono danni
biologici per anossia o
per tossicità.
Gas di combustione
ANIDRIDE CARBONICA
(CO2 ) PER COMBUSTIONE COMPLETA
(ABBONDANZA DI OSSIGENO ALLA COMBUSTIONE)
OSSIDO/MONOSSIDO DI CARBONIO (CO) PER
EFFETTO DI COMBUSTIONE INCOMPLETA (CARENZA
DI OSSIGENO)
VAPORE ACQUEO (H2O)
Gas di combustione
ANIDRIDI SOLFOROSA E SOLFORICA
(SO2 E SO3 ) IN PRESENZA DI COMBUSTIBILI
CONTENENTI ZOLFO
CENERI
COSTITUITE DA PRODOTTI VARI MESCOLATI
IN GENERE CON MATERIALI INCOMBUSTI;
UNA PARTE SI DISPERDE NELL’ARIA SOTTO
FORMA DI AEREOSOL
Fiamme
Le fiamme sono costituite dalla
emissione di luce conseguente alla
combustione dei gas sviluppatisi in un
incendio
In un incendio di combustibili gassosi
è
possibile
valutare
approssimativamente, dal calore della
fiamma, il valore della temperatura di
combustione raggiunto
Calore
È
la
causa
principale
della
propagazione degli incendi, infatti,
esso
realizza
l’aumento
della
temperatura di tutti i corpi esposti,
provocandone il danneggiamento
fino alla distruzione
Fumi
I fumi sono formati da piccolissime particelle
solide (aerosol) e liquide (nebbie o vapori
condensati)
Le particelle solide sono sostanze incombuste;
normalmente sono prodotte in quantità tale
da impedire la visibilità ostacolando l’attività
dei soccorritori e l’esodo delle persone
Le particelle liquide, invece, sono costruite da
vapore acqueo, che sotto ai 100° C condensa
dando luogo a fumo di colore bianco
Le sostanze estinguenti
I SISTEMI DI SPEGNIMENTO DEGLI
INCENDI
(Rottura del triangolo della combustione)
SEPARAZIONE
SEPARAZIONE
SOFFOCAMENTO
RAFFREDDAMENTO
INIBIZIONE CHIMICA
Le sostanze estinguenti
PRINCIPALI SOSTANZE ESTINGUENTI:
ACQUA
SCHIUMA
POLVERI
IDROCARBURI ALOGENATI
GAS INERTI
AGENTI ESTINGUENTI ALTERNATIVI
ALL’HALON
Le sostanze estinguenti
LE SOSTANZE ESTINGUENTI VANNO SCELTE
IN
RELAZIONE
ALLA
NATURA
DEL
COMBUSTIBILE E DELLE DIMENSIONI DEL
FUOCO
E’
IMPORATANTE
CONOSCERNE
PROPRIETA’ E LE MODALITA’ D’USO
LE
Acqua
È LA SOSTANZA ESTINGUENTE PER
ANTONOMASIA - LA SUA AZIONE SI ESPLICA:
Abbassamento della temperatura del
combustibile per assorbimento del calore
Azione di soffocamento per sostituzione
dell’ossigeno con il vapore acqueo
Diluizione di sostanze infiammabili solubili
in acqua, fino a renderle non più tali
Imbevimento dei combustibili solidi
Acqua
L’USO DELL’ACQUA E’ CONSIGLIATO PER INCENDI
DI COMBUSTIBILI SOLIDI, CON L’ESCLUSIONE
DELLE SOSTANZE INCOMPATIBILI QUALI SODIO E
POTASSIO, CHE A CONTATTO CON L’ACQUA
LIBERANO OSSIGENO E CARBURI CHE A LORO
VOLTA RILASCIANO ACETILENE.
ESSENDO L’ACQUA UN BUON CONDUTTORE
ELETTRICO, NON E’ IMPIEGABILE SU IMPIANTI ED
APPARECCHIATURE IN TENSIONE.
Schiuma
LA SCHIUMA E’ COSTITUITA DA UNA
SOLUZIONE IN ACQUA DI UN LIQUIDO
SCHIUMOGENO
L’AZIONE ESTINGUENTE DELLE SCHIUME
AVVIENE PER SEPARAZIONE DEL
COMBUSTIBILE DAL COMBURENTE E PER
RAFFREDDAMENTO
SONO IMPIEGATE, NORMALMENTE, PER
INCENDI DI LIQUIDI INFIAMMABILI
NON POSSONO ESSERE UTILIZZATI SU PARTI
IN TENSIONE, PERCHE’ CONTENGONO ACQUA
Polveri
LE POLVERI SONO COSTITUITE DA PARTICELLE SOLIDE
FINISSIME A BASE DI BICARBONATO DI SODIO, POTASSIO,
FOSFATI E SALI ORGANICI
L’AZIONE ESTINGUENTE DELLE POLVERI E’ PRODOTTA
DALLA DECOMPOSIZIONE DELLE STESSE PER EFFETTO
DELLE ALTE TEMPERATURE RAGGIUNTE NELL’INCENDIO
IN SOSTANZA I PRODOTTI DELLA DECOMPOSIZIONE
DELLE POLVERI SEPARANO IL COMBUSTIBILE DAL
COMBURENTE,
RAFFREDDANO
IL
COMBUSTIBILE
INCENDIATO ED INIBISCONO IL PROCESSO DELLA
COMBUSTIONE
Polveri
LE POLVERI SONO ADATTE PER INCENDI DI CLASSE “A”
(solidi), “B” (liquidi) E “C” (gas), MENTRE, PER LA CLASSE
“D” (metalli) DEVONO ESSERE UTILIZZATE POLVERI SPECIALI
Gas inerti
I GAS INERTI VENGONO UTILIZZATI PER LA DIFESA
DAGLI INCENDI IN AMBIENTI CHIUSI E SONO
GENERALMENTE L’ANIDRIDE CARBONICA E L’AZOTO
LA
LORO
PRESENZA
NELL’ARIA
RIDUCE
CONCENTRAZIONE DEL COMBURENTE FINO
IMPEDIRE LA COMBUSTIONE.
LA
AD
Le sostanze estinguenti
GLI ESTINTORI
ESTINTORI PORTATILI E CARRELLATI
TIPOLOGIE
CARATTERISTICHE DESCRITTIVE
CRITERI D’INSTALLAZIONE
NORME D’USO E MANUTENZIONE
Le sostanze estinguenti
GLI ESTINTORI
- portatili massa da 1 a 20 Kg con carica
dell’estinguente fino a 12 Kg (polvere
altrimenti fino a 6 Kg)
- carrellati massa superiore a 20 ed
inferiore a 150 kg, con ruote per essere
utilizzati genericamente da 2 persone
Le sostanze estinguenti
- Omologati dal Min. Interno , validità
dell’omologazione 5 anni con rinnovo della
richiesta di omologazione a cura del
costruttore
- Revisionati, con cadenza variabile, a
seconda del tipo di estinguente
- Verificati ogni 6 mesi da ditta
specializzata ed accompagnati dal relativo
cartellino di manutenzione
Le sostanze estinguenti
- Accompagnati da segnaletica conforme al
D.Lgs. 81/08
- Installati in posizione chiaramente visibile
ed accessibile
- Capacità adeguata all’uso
Estinguente
compatibile
con
le
lavorazioni e gli impianti
- Installati nei luoghi a rischio (archivi, ecc)
in prossimità di ascensori, scale, accessi
Le sostanze estinguenti
- Utilizzati solo mezzo di primo intervento
per spegnere principi d’incendio
- Preferibilmente fissati a muro mediante
apposite staffe
- Mantenuti in perfetta efficienza
- Utilizzati da operatori adeguatamente
addestrati
Le sostanze estinguenti
SULL’USO DEGLI ESTINTORI
ERRATO IMPIEGO DEGLI ESTINTORI
• NON DIRIGERE IL GETTO DELL’ESTINTORE
CONTROVENTO
• NON AZIONARE L’ESTINTORE SOLO PER
PROVA
• NON DIRIGERE IL GETTO A VANVERA
PER PICCOLI INCENDI NON SPRECARE
INSENSATAMENTE TUTTO IL CONTENUTO
Le sostanze estinguenti
SULL’USO DEGLI ESTINTORI
ERRATO IMPIEGO DEGLI ESTINTORI
•
IN CASO DI INCENDIO DI LIQUIDO
INFIAMMABILE NON DIRIGERE IL GETTO
VERSO UN UNICO PUNTO
•
NON ATTACCARE MAI INCENDI DI GRANDE
ESTENSIONE DA SOLO E CON UN ESTINTORE
•
NON RIMETTERE SUBITO AL LORO POSTO
ESTINTORI USATI ANCHE SE PARZIALMENTE
Le sostanze estinguenti
SULL’USO DEGLI ESTINTORI
CORRETTO IMPIEGO DEGLI ESTINTORI
• DIRIGERE IL GETTO SEMPRE CON IL VENTO
ALLE SPALLE E INIZIANDO DAL BASSO. LA NUBE
DI POLVERE DEVE RAGGIUNGERE UNA
ESTENSIONE OTTIMALE SUL FRONTE DELLE
FIAMME
• INIZIARE L’OPERAZIONE DI SPEGNIMENTO
SEMPRE DAL DAVANTI E DAL BASSO,
RESPINGENDO GRADUALMENTE IL FRONTE
DELLE FIAMME
Le sostanze estinguenti
SULL’USO DEGLI ESTINTORI
CORRETTO IMPIEGO DEGLI ESTINTORI
•
PER LO SPEGNIMENTO, USARE SOLTANTO
IL NECESSARIO TENENDO UNA PARTE PER
LA POSSIBILE EVENTUALE RIPRESA DELLA
FIAMMA
•
DISTRIBUIRE LA NUBE DI POLVERE A
VENTAGLIO, CON IL VENTO ALLE SPALLE,
RESPINGENDO IL FRONTE DELLE FIAMME
DAL FOCOLAIO
Le sostanze estinguenti
SULL’USO DEGLI ESTINTORI
CORRETTO IMPIEGO DEGLI ESTINTORI
•
PORTARE SEMPRE L’ATTACCO CON IDONEI
ESTINTORI E IN PIÙ PERSONE, AGENDO
CONTEMPORANEAMENTE
•
PROVVEDERE SUBITO ALLA REVISIONE E
RICARICA DELL’ESTINTORE USATO
(ANCHE SE PARZIALMENTE) TRAMITE
DITTA SPECIALIZZATA
Le sostanze estinguenti
Il punto 5.2 dell’allegato V al DM
10.3.98 prescrive che la scelta degli
estintori deve essere determinata dal
livello del rischio incendi sul luogo di
lavoro, il numero e la capacità
estinguente conforme alla tabella 1
per quanto attiene alla classi “A” e
“B” e ai seguenti criteri:
Le sostanze estinguenti
Il numero dei piani dell’edificio
(almeno 1 estintore per piano)
La superficie in pianta
Lo specifico
(classe)
pericolo
d’incendio
La distanza che una persona deve
percorrere
per
raggiungere
un
estintore (non > a 30 metri)
Le sostanze estinguenti
Idranti : attacco unificato UNI dotato di una
valvola di intercettazione manuale collegato ad
una rete idrica – a muro, soprasuolo,
sottosuolo
a muro: dotato di cassetta porta idrante, in
posizione stabile e sicura, con sportelli
facilmente apribili o lastra “safe crash”
Attacchi di mandata per autopompa
Le sostanze estinguenti
Altre attrezzature
Secchiello di sabbia
Picozzino
Coperta antifiamma
Lampada di emergenza autoalimenta
DPI (casco, guanti antiustione, ecc)
Le sostanze estinguenti
Sistemi antincendio
Impianti di spegnimento automatico o
manuale
Dispositivi di rilevazione e allarme
incendio
Sistemi di evacuazione fumi
Le sostanze estinguenti
Impianti di spegnimento automatico o
manuale
a) Acqua
b) Schiuma
c) Polvere chimica
d) Anidride carbonica o altri gas
Le sostanze estinguenti
Dispositivi di rilevazione e allarme
incendio
a) Rilevatori di fumo o fiamma
b) Centralina
c) Dispositivi di allarme ottico o sonoro
d) Attuatori (pulsanti)
Le sostanze estinguenti
EVACUAZIONE DI FUMI E CALORE
Gli evacuatori di fumo (EFC) sono delle
apparecchiature installate su un tetto di un
fabbricato che aprendosi in caso d’incendio
consentono di evacuare nell’atmosfera il fumo e
i gas caldi prodotti dall’incendio
Misure di prevenzione incendi
SONO FINALIZZATE ALLA RIDUZIONE DELLA
PROBABILITA’ DI
ACCADIMENTO,
POSSONO
ESSERE INDIVIDUATE IN:
Realizzazione di impianti elettrici a “ regola d’arte”
Collegamento elettrico
strutture, serbatoi, ecc.
di
terra
degli
impianti,
Installazione di impianti parafulmini
Dispositivi
di
distribuzione e
infiammabili
sicurezza
degli
impianti
di
di utilizzazione delle sostanze
Misure di prevenzione incendi
Ventilazione dei locali
Utilizzazione di materiali incombustibili
Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla
Segnaletica di sicurezza, riferita in particolare ai
rischi presenti nell’ambiente di lavoro
Uscite di sicurezza
Norme comportamentali
L’ATTENZIONE VA POSTA SU:
Deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e
facilmente combustibili
Utilizzo di fonti di calore
Impianti elettrici ed apparecchi elettrici
Fumo
Rifiuti e scarti combustibili
Aree non frequentate
Rischi legati ad incendi dolosi
Misure di protezione
Protezione attiva o dinamica : (c’è
bisogno di un intervento)
Protezione passiva o statica : (non c’è
bisogno di un intervento)
Misure di protezione
LA PROTEZIONE ATTIVA:
Estintori
Rete idrica
Rilevazione automatica d’incendio
Impianti di spegnimento automatici
Dispositivi di segnalazione e di allarme
Evacuatori di fumo e calore
Misure di protezione
LA PROTEZIONE PASSIVA:
Barriere antincendio
Isolamento edificio
Distanze di sicurezza interne ed
esterne
Muri tagliafuoco
Strutture aventi caratteristiche di
resistenza al fuoco
Misure di protezione
LA PROTEZIONE PASSIVA:
Materiali classificati per la reazione al
fuoco
Sistemi di ventilazione
Sistemi di vie d’uscite d’emergenza
Misure di protezione
LA PROTEZIONE PASSIVA CONSISTE:
Resistenza al fuoco delle strutture
Compartimentazioni
Distanze di sicurezza antincendio
Misure di protezione
La resistenza al fuoco può definirsi
come l’attitudine di un elemento da
costruzione a conservare:
La stabilità
La tenuta
L’isolamento termico
Misure di protezione
Per resistenza al fuoco si intende “ il
tempo durante il quale un elemento da
costruzione ( componente o struttura)
conserva i seguenti requisiti :
Stabilità meccanica - R
Tenuta alle fiamme, ai fumi, ai gas - E
Isolamento termico – I
Misure di protezione
R = attitudine di un elemento da costruzione a
conservare la resistenza necessaria sotto
l’azione del fuoco
E = attitudine di un elemento da costruzione
a non lasciar passare fiamme, vapori o gas
caldi sul lato non esposto al fuoco
I = attitudine di un elemento da costruzione
a ridurre la trasmissione del calore
REI
Misure di protezione
REI
120
Misure di protezione
Il valore del carico di incendio per un
determinato locale, piano o struttura si
ottiene “ calcolando per tutto il materiale
combustibile presente, l’equivalente in
legno per metroquadro in base al potere
calorifico del legno pari a 4400 Kcal/Kg”
REI >q
Misure di protezione
q = Σ (gi x Hi) / A x 4400
A = 100 m2
cartone 3000 Kg H=4050 Kcal/kg
alcool metilo 1500 kg H= 5000 Kcal/Kg
q =44,695 Kg/m2
REI 45
Misure di protezione
Compartimentazioni:
sono
strutture
edilizie
che
vengono realizzate con elementi
aventi
resistenza
al
fuoco
predeterminate
che
vengono
realizzate per esigenze connesse
con la prevenzione incendi
Misure di protezione
REI
Tipo struttura
30
60
120
180
Laterizio forato +
intonaco
10
cm
20
30
30
Laterizio pieno + int.
13
13
26
26
8
10
12
16
Calcestruzzo
normale
Misure di protezione
LA SUPERFICIE DEL COMPARTIMENTO
DIPENDE DALLA:
- DESTINAZIONE D’USO
- MATERIALE DELLE STRUTTURE
- CARICO D’INCENDIO
- EVENTUALI IMPIANTI ANTINCENDIO
- CONFORMAZIONE DELLE VIE
D’ACCESSO
Effetti sull’uomo
• Anossia (dovuta alla riduzione dello
ossigeno nell’aria)
• Azione tossica dei fumi
• Riduzione della visibilità
•Azione termica
Effetti sull’uomo
I PRINCIPALI EFFETTI SONO DETERMINATI DAI
PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE QUALI:
Gas di combustione
Fiamma
Calore
Fumo
Effetti sull’uomo
Fiamme e calore
Per contatto diretto con elementi ad alta
temperatura che per effetto radiante
Possono determinare:
- Ustioni di vario grado
- Ipertermia
- Arresto della respirazione per collasso dei
capillari sanguigni dovuto all’aria molto calda
Effetti sull’uomo
Fiamme e calore
Collasso della struttura interessato dal rogo
Propagazione incendio ad edifici adiacenti
Scoppio di tubazioni
Rottura di contenitori con spargimento di
sostanze
Effetti sull’uomo
Fumi
Carenza ossigeno nell’area circostante
al rogo
Pericolosità dei
combustione
Scarsa visibilità
fumi
e
gas
di
Segnaletica
Conforme al Titolo V del D.Lgs. 81/08 e
agli allegati XXIV e XXV
Illuminazione di emergenza
Accensione automatica
Illuminazione sufficiente per lasciare in
sicurezza i locali di lavoro
Illuminazione sufficiente per mettere in
sicurezza impianti ed attrezzature
Autonomia sufficiente e, in ogni caso,
non inferiore a 30 minuti
GESTIONE DELLA SICUREZZA
PIANO DI EMERGENZA
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Obiettivo
di
una
buona
organizzazione
e
gestione
dell’emergenza è garantire un
prefissato livello di sicurezza
attraverso
la
codificazione
di
comportamenti
umani
legati
all'esercizio dell’attività nelle varie
fasi di avviamento, funzionamento,
fermata ed in condizioni di
emergenza
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il "prefissato livello di sicurezza"
discende dalla valutazione dei
rischi di incendio e dalla
conseguente individuazione delle
misure preventive e protettive
necessarie ad eliminare o limitare
tali rischi
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Piano di emergenza:
procedura di mobilitazione di mezzi
e persone atte a fronteggiare una
determinata
condizione
di
emergenza attribuibile allo sviluppo
anomalo e incontrollato di un
processo e/o lavorazione e/o
deposito.
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Alcune delle possibili cause di una
situazione di emergenza che rendano
necessaria l’evacuazione dell’edificio o
parte di esso :
terremoto, cedimenti strutturali dello
stabile o edifici contigui
incendio all’interno dell’edificio
sospettata presenza di ordigni esplosivi
GESTIONE DELL’EMERGENZA
via di emergenza (d’esodo): percorso
senza ostacoli al deflusso che consente
alle persone che occupano un edificio o
un locale di raggiungere un luogo sicuro
uscita di emergenza: passaggio che
immette in un luogo sicuro
GESTIONE DELL’EMERGENZA
luogo sicuro: luogo nel quale le persone
sono da considerarsi al sicuro dagli
effetti determinati dall’incendio o altre
situazioni di emergenza
GESTIONE DELL’EMERGENZA
larghezza di una porta o luce netta
una porta: larghezza di passaggio
netto dell’ingombro dell’anta mobile
posizione di massima apertura
scorrevole, in posizione di apertura a
gradi se incernierata
di
al
in
se
90
Le vie e le uscite di emergenza
devono rimanere sgombre
GESTIONE DELL’EMERGENZA
• Le porte dei locali di lavoro devono
consentire una rapida uscita delle persone ed
essere agevolmente apribili dall'interno
durante il lavoro
• Quando in un locale di lavoro le porte
coincidono con le uscite di emergenza si
applicano le disposizioni previste per queste
ultime circa l’altezza e la larghezza
GESTIONE DELL’EMERGENZA
•Le porte e i portoni apribili nei due versi
devono essere trasparenti o essere muniti di
pannelli trasparenti
•Sulle porte trasparenti deve essere apposto
un segno indicativo all'altezza degli occhi
LARGHEZZA E NUMERO DELLE PORTE
Locali che comportano rischio di esplosione o di incendio
Lavoratori
impegnati
Larghezza porta
Verso apertura
Numero porte
Inferiori a 5
unità
Nessun
obbligo
Le norme su
handicap
impongono
85-90 cm
Nessun
obbligo
Minimo 1
> a 5 unità
120 cm
Verso via
d'esodo
Minimo 1 ogni 5
lavoratori
LARGHEZZA E NUMERO DELLE PORTE
Locali dove si svolgono lavorazioni che non comportano rischio
di esplosione o di incendio
Lavoratori impegnati
Larghezza porta
Verso apertura
Numero porte
Sino a 25 unità
80 cm
Nessun
obbligo
Minimo 1
Da 25 a 50
120 cm
Da 51 a 100
120 cm + 80 cm
> 100 unità
120 + 80 e 1 da 120
cm ogni 50 persone
o frazione
Verso via
d'esodo
Verso via
d'esodo
Verso via
d'esodo
Minimo 1
2
2 per le prime 100
persone ed 1 ogni
50 ulteriori
hanno una tollo Le porte possono essere in numero minore purché non vari la larghezza complessiva.
TIPITTIPI
DIDI PORTE
PORTE
TIPO DI PORTA
Porte scorrevoli
Porta tipo saracinesca a rullo
Porte girevoli su asse verticale
AMMESSA / NON AMMESSA
NOTE
Non ammesse nei locali di lavoro e di Devono, quando ammesse, disporre di un
sistema di sicurezza che eviti loro di
magazzino, se nello stesso ambiente
uscire dalle guide
non ci sono porte ad anta
Non ammesse nei locali di lavoro e di
magazzino, se nello stesso ambiente
non ci sono porte ad anta
Non ammesse nei locali di lavoro e di
magazzino, se nello stesso ambiente
non ci sono porte ad anta
Porte a vetri
Ammesse
Devono avere: un segno indicativo
all'altezza degli occhi; vetri di sicurezza o
protetti contro lo sfondamento
Porte che si aprono nei due versi (a
ventola)
Ammesse solo se trasparenti
Vedi caratteristiche porte a vetri
Porte e portoni che si aprono verso
l'alto
Ammessi
Devono disporre di un sistema di
sicurezza che impedisce loro di ricadere
Porte e portoni ad azionamento
meccanico
Ammessi
devono essere muniti di arresto e aperti
manualmente
SCALE FISSE A
GRADINI
•I
gradini devono avere pedata ed alzata
dimensionate a “regola d’arte” e larghezza
adeguata alle esigenze del transito
• Devono essere fornite di parapetto normale o di
altra difesa equivalente
• Le rampe delimitate dai parapetti devono avere
almeno un corrimano
SCALE FISSE
A GRADINI
• Le scale situate lungo le vie di esodo devono
avere larghezza uguale a quella delle uscite di
emergenza da queste servite
• Le scale interne di comunicazione tra i locali,
che non abbiano la funzione di via di esodo
devono avere larghezza ≥ 60 cm
SCALE FISSE
A GRADINI
2a + p = 62÷
÷64 cm
“REGOLA D’ARTE””
a: altezza alzata
p: lunghezza pedata
gradini di norma a pianta rettangolare
p ≥ 30 cm di regola, comunque almeno
25 cm nei casi ammessi
eccezionalmente potranno essere
tollerati gradini di forma trapezoidale
purché la pedata misurata a 40 cm
dall'imposta interna non sia inferiore a
25 cm
GESTIONE DELL’EMERGENZA
NEL
REDIGERE
IL
PIANO
DI
EMERGENZA OCCORRE
CONOSCERE
L’AFFOLLAMENTO REALE DELL’EDIFICIO,
LA PRESENZA DI PERSONE DISABILI E DI
PERSONE DEL PUBBLICO
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le vie e le uscite di emergenza devono
rimanere sgombre e consentire di
raggiungere
il
più
rapidamente
possibile un luogo sicuro
In caso di pericolo tutti i posti di lavoro
devono
poter
essere
evacuati
rapidamente e in piena sicurezza da
parte dei lavoratori
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il numero, la distribuzione e le dimensioni
delle vie e delle uscite di emergenza
devono essere adeguate alle dimensioni
dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione,
alla
loro
destinazione
d’uso,
alle
attrezzature in essi installate, nonché al
numero massimo di persone che possono
essere presenti in detti luoghi
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le vie e le uscite di emergenza devono
avere altezza minima di m 2,0 e larghezza
minima conforme alla normativa vigente in
materia antincendio
Qualora le uscite di emergenza siano
dotate di porte, queste devono essere
apribili nel verso dell’esodo
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le vie e le uscite di emergenza devono
essere
evidenziate
da
apposita
segnaletica, conforme alle disposizioni
vigenti, durevole e collocata in luoghi
appropriati
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le vie e le uscite di emergenza che
richiedono un’illuminazione devono
essere dotate di un’illuminazione di
sicurezza di intensità sufficiente, che
entri in funzione in caso di guasto
dell’impianto elettrico
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Lunghezza delle vie d’esodo (se esistono
uscite alternative)
15 - 30 m per aree a rischio elevato (1 minuto)
30- 45 m per aree a rischio medio (3 minuti)
45 – 60 m per aree a rischio basso (5 minuti)
Se non esistono uscite alternative il tempo va
dimezzato
Attestarsi sempre ai valori più bassi
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Larghezza delle vie d’esodo (basso e medio)
L = A/50 x 0,60
A = numero delle persone presenti (affollamento)
50 = numero delle persone che possono defluire
attraverso un modulo unitario
0,60 = modulo unitario di passaggio, espresso in
metri
GESTIONE DELL’EMERGENZA
SCALE
Possono essere servite da una sola
scala le strutture edilizie di altezza
inferiore a 24 metri in gronda sede di
luoghi di lavoro e rischio basso o medio
Tutti gli altri luoghi di lavoro: devono
essere presenti due o più scale
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Larghezza delle scale (basso o medio rischio)
L = A/50 x 0,60
A = affollamento previsto in 2 piani contigui, con
riferimento a quelli di maggiore affollamento
50 = numero delle persone che possono defluire
attraverso un modulo unitario
0,60 = modulo unitario di passaggio, espresso in
metri
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Tutte le porte delle uscite che devono essere
tenute chiuse durante l’orario, e per le quali è
obbligatoria l’apertura nel verso dell’esodo,
devono aprirsi a semplice spinta dall’interno
Nel caso siano
antrintrusione, tutti i
a conoscenza del
apertura ed essere
azionarlo
adottati accorgimenti
lavoratori devono essere
particolare sistema di
capaci all’occorenza di
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Nei locali di lavoro e in quelli
destinati a deposito è vietato adibire,
quali porte delle uscite di emergenza,
le saracinesche a rullo, le porte
scorrevoli verticalmente e quelle
girevoli su asse centrale
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Altezza minima
h = 2 metri
Larghezza
minima
conforme alla normativa vigente in
materia di antincendio
Segnaletica
durevole, conforme normativa vigente
Illuminazione
di sicurezza e di intensità sufficiente
Apertura
nel verso dell’esodo, in ogni momento
dall’interno senza aiuto speciale, se
chiusa deve potersi aprire facilmente ed
immediatamente – eventuali deroghe se
non è possibile l’apertura nel verso
dell’esodo
N. di porte
conforme alla normativa vigente in
materia di antincendio
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Le porte resistenti al fuoco devono essere munite di
dispositivo di autorichiusura
L’utilizzo di porte REI lungo le vie di uscita ordinarie e
dotate di dispositivo di autorichiusura possono creare
intralcio ai lavoratori: possono essere tenute aperte
tramite appositi elettromagneti che consentono il
rilascio a seguito dell’attivazione dell’allarme incendio,
attivazione di rilevatori di fumo, mancanza di energia
elettrica del sistema di allarme antincendio o comando
manuale
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Lungo le vie di uscita è vietata l’installazione di
attrezzature che possono costituire pericolo di
incendio o ostruzione delle stesse (mobili,
rifiuti, ecc)
Fotocopiatrici, stampanti, macchine di vendita
possono essere installate lungo le vie di uscita,
purché non costituiscano rischio di incendio né
ingombro non consentito
GESTIONE DELL’EMERGENZA
INDICAZIONE VIE DI ESODO
(colore verde)
UBICAZIONE MEZZI ANTINCENDIO
(colore rosso)
INDICAZIONE PERCORSO DI ESODO
E PUNTO DI RACCOLTA
GESTIONE DELL’EMERGENZA
OCCORRE CONCORDARE E FAR CONOSCERE I
SUONI CONVENZIONATI DI ALLARME:
Esempio:
PREALLARME
Suono intermittente per un periodo di almeno 30 sec
ALLARME
Suono prolungato continuo per almeno 30 sec
CESSATO ALLARME
A voce
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Occorre Predisporre gli Incarichi
Assegnazione degli incarichi e compiti
all’ interno di ogni edificio :
- devono essere identificati ed assegnati
i compiti al personale presente
GESTIONE DELL’EMERGENZA
RESPONSABILE
DELL’EMERGENZA
SQUADRA DI EMERGENZA
ADDETTO
DISABILE
ADDETTO
COMUNICAZIONI
GESTIONE DELL’EMERGENZA
L‘evacuazione
Dobbiamo innanzitutto trovare quali possono
essere le difficoltà oggettive che si incontrano
durante un evacuazione non simulata
ELEMENTO OSTILE = PANICO
per superarlo dobbiamo
• Essere preparati a situazioni di pericolo
• Stimolare la fiducia in se stessi
• Indurre un sufficiente autocontrollo per attuare
comportamenti razionali e corretti
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Infine occorre predisporre procedure e mezzi che
permettono il trasporto di eventuali disabili in
presenza di barriere architettoniche
GESTIONE DELL’EMERGENZA
Il quadro legislativo
Certificato di prevenzione incendi – CPI
Il certificato di prevenzione incendi attesta il rispetto
delle prescrizioni previste dalla normativa di
prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di
sicurezza antincendio nei locali, attività, depositi,
impianti ed industrie pericolose, individuati, in
relazione alla detenzione ed all'impiego di prodotti
infiammabili,
incendiabili
o
esplodenti
che
comportano in caso di incendio gravi pericoli per
l'incolumità della vita e dei beni ed in relazione alle
esigenze tecniche di sicurezza, con apposito decreto
Il quadro legislativo
Il CPI è rilasciato dal competente Comando
provinciale dei vigili del fuoco, su istanza dei
soggetti responsabili delle attività interessate, a
conclusione di un procedimento che comprende:
a) il preventivo esame ed il parere di conformità sui
progetti
b) l'effettuazione di visite tecniche, finalizzate a
valutare direttamente i fattori di rischio ed a
verificare la rispondenza delle attività alla
normativa di prevenzione incendi e l'attuazione
delle prescrizioni e degli obblighi a carico dei
soggetti responsabili delle attività medesime
Il quadro legislativo
In data 01.08.11 è stato firmato un nuovo
“Regolamento di semplificazione in materia di
prevenzione incendi”
Il regolamento individua le attività soggette ai
controlli di prevenzione incendi, il deposito dei
progetti,
le visite tecniche, le deroghe e le
verifiche alle condizioni di scurezza antincendio di
competenza del Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco
Lo scopo è di conseguire
semplificazione amministrativa
una
notevole
Il quadro legislativo
Le attività sottoposte ai controlli di prevenzione
incendi sono distinte in relazione:
- dimensioni dell’azienda
- settore di attività
- esistenza di specifiche regole tecniche
- esigenza di tutela della pubblica incolumità
L’elenco delle attività soggette è stato rivisto,
inserendo delle nuove (gallerie, metropolitane,ecc)
ed eliminando attività non più ritenute pericolose
Il quadro legislativo
Il nuovo regolamento, in attuazione del principio
di proporzionalità, distingue le attività in tre
categorie:
- Attività di tipo A (basso rischio): non soggette a
rischio specifico
- Attività di tipo B : soggette a rischio medio
- Attività di tipo C : presentano un elevato rischio
Il quadro legislativo
Attività di tipo A: sono quelle più
semplici e con norme di riferimento, si
applicano le procedure stabilite per
l’autocertificazione
L’attività può iniziare con la SCIA (ex
DIA)
Il
Comando,
entro
60
giorni
dall’istanza, può effettuare verifiche
anche a campione
Il quadro legislativo
Attività di tipo B: sono soggette a
parere di conformità a progetto
Il Comando, entro 60 giorni
dall’istanza, può effettuare verifiche,
anche a campione, in merito al
rispetto della normativa antincendio
Il quadro legislativo
Attività di tipo C: sono soggette a
parere di conformità a progetto e al
successivo controllo per il rilascio
CPT
Il Comando, entro 60 giorni
dall’istanza, effettua la visita tecnica
di controllo
Il quadro legislativo
Per il rinnovo del CPI è sufficiente
una attestazione di conformità
E’ stata eliminata la perizia giurata
Was this manual useful for you? yes no
Thank you for your participation!

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