Corriere della sera

Corriere della sera
LUNEDÌ 23 FEBBRAIO 2015
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Mercati
Oggi
su
Il Milan
M
torna al successo
Ro
Roma pari, Juve a +9
Servi analisi e pagelle nello Sport
Servizi,
da pagina
pa
35 a pagina 41
Arrivano i dividendi
La Borsa «firma»
un assegno da 17 miliardi
CorrierEconomia
di Barrì, Marvelli, Sabella
nel supplemento
Lo stile Mattarella Saranno però assunti 120 mila precari. Decisi dai presidi gli aumenti di merito. Più spazio a inglese e arte
In cattedra solo per concorso
I SILENZI
E LE PAROLE
DEL COLLE Renzi annuncia la «nuova scuola». Scontro con Landini. Rai, cambio a marzo
di Michele Ainis
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
Il decreto per «cambiare la
scuola» arriverà in Consiglio dei
ministri venerdì: saranno 120 mila
i precari assunti. Ma l’obiettivo è
non averne più ed entrare solo per
concorso.
● GIANNELLI
● LA LINEA
Il premier: nel 2018
vinceremo sempre noi
di Angelo Panebianco
M
eglio il liceo classico o il liceo
scientifico? Non è questo il
problema della scuola. Più delle
cose che si studiano, conta come
le si studia. Facendo crescere lo
spirito critico.
a pagina 25
a pagina 5
continua a pagina 24
di Maria Teresa Meli
PREPARARE AL LAVORO
I
Ma studiamo ancora
con metodi antichi
di Roger Abravanel
M
Le ipotesi per uscite più flessibili. L’ostacolo Ue
Clima In America termometro fino a -26 gradi
In pensione prima
con sgravi contributivi
e riscatto della laurea
di Enrico Marro
IL NEGOZIATO
Con i rompighiaccio
sul fiume di New York
Il record del gelo
di Massimo Gaggi
A L C E N T R O D E L L A S TO R I A
F
reddo record negli Usa: 26 sottozero a Cape
Girardeau, Missouri. A New York ieri il termometro è
tornato per qualche ora sopra lo zero, dopo vari giorni
con temperature tra -10 e -15 gradi. Una tregua che non
ha sciolto i ghiacci sul fiume Hudson, da New York
(foto) ad Albany. Solo i rompighiaccio della Guardia
a pagina 18
Costiera riescono a liberare le chiatte.
I
l governo rimanda la discussione alla prossima legge di
Stabilità. Tuttavia, nonostante
gli ostacoli dell’Unione europea, la richiesta di rendere flessibile l’età di pensionamento,
modificando la riforma Fornero, non viene solo da sinistra e
dai sindacati, ma anche dal
Nuovo centrodestra, alleato di
governo del Pd. Due le proposte dell’ex ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi: incentivare,
nel caso di accordi tra azienda e
dipendente sull’uscita anticipata dal lavoro, l’azienda stessa
a integrare i contributi previdenziali del lavoratore; e rendere molto più conveniente di
ora il riscatto della laurea.
a pagina 15
L’incidente di Alonso diventa un giallo
F1, malore a Barcellona? Il pilota ricoverato. La McLaren: solo un’uscita di pista
di Daniele Sparisci
C
9 771120 498008
Sentenze miopi
e tagli sbagliati,
le armi puntate
contro di noi
l presidente del Consiglio ostenta sicurezza: «La maggioranza è blindata sino
alla fine della legislatura». Ma non basta:
«Nel 2018 vinciamo noi». Renzi è orgoglioso del successo avuto con il Jobs act, «più
di quanto sperassi di fare». Esalta la «rivoluzione culturale» delle liberalizzazioni e
attacca a testa bassa Landini, il leader dei
metalmeccanici Fiom-Cgil: «Non credo
che sia lui ad abbandonare il sindacato, è il
sindacato che ha abbandonato lui». Non
dimentichiamoci che a Pomigliano ha
portato a scioperare 5 persone su 1.400».
da pagina 2 a pagina 6
continua a pagina 25
50 2 2 3>
DIFESA E CONTRADDIZIONI
entre la politica discute se
toccherà al nostro Paese
la guida di un’eventuale missione militare di pacificazione
(non chiamatela guerra, per carità) in Libia quando e se l’Onu
darà il benestare, da diverse
fonti emerge l’impreparazione
dell’Italia di fronte ai nuovi pericoli.
Il generale dell’aeronautica
Leonardo Tricarico, già vicecomandante della missione in
Kosovo, in una drammatica intervista all’Espresso di questa
settimana, spiega che l’Italia
non solo non è pronta per intervenire in Libia ma non ha
neppure la capacità di difendere adeguatamente il nostro territorio.
GETTY IMAGES / AFP / SPENCER PLATT
M
agari dura
poco. Magari
fra qualche
tempo sfoggerà
un eloquio
torrenziale, costringendoci ai
tappi nelle orecchie. Ma
intanto la cifra di Sergio
Mattarella, in queste sue
prime settimane al Quirinale,
si riassume in una parola
muta: il silenzio. Un unico
intervento ufficiale (al Csm)
registrato sul sito web del
Colle, dopo il discorso
d’insediamento. E nel
frattempo partecipa silente
alla celebrazione dei Patti
lateranensi; annunzia
l’apertura quotidiana del
Palazzo in cui dimora,
dettando cinque frasi secche
come telegrammi; s’affaccia a
una cerimonia in ricordo di
Bachelet, ma resta ancora
una volta silenzioso;
commemora le foibe,
parlando per meno d’un
minuto; riceve le opposizioni
irate dopo il voto sulla
riforma costituzionale,
senza concedere nessuna
dichiarazione alle agenzie.
Tutto qui. Peraltro in
sintonia con lo stile di un
uomo che dal 2008 aveva
rilasciato un’unica intervista.
O che salutò gli italiani, nel
giorno dell’elezione,
evocandone difficoltà e
speranze con un soffio di
voce: 15 parole, su cui si
riversarono 15 quintali di
commenti. Sarà che i siciliani
sono di poche parole.
Tuttavia quel silenzio, lassù
dal Colle, rimbomba come
un tuono. E a suo modo
t’inquieta, mentre attorno la
gente non smette di vociare.
Infine t’interroga, ti rivolge
una domanda che rimane
poi senza risposta. Che cos’è,
infatti, il silenzio? La più
perfetta espressione del
disprezzo, come diceva
Bernard Shaw? O l’albero da
cui pende la pace, secondo
l’aforisma di Schopenhauer?
ANNO 54 - N. 8
omincia nel peggiore dei
modi l’esperienza dell’ex
ferrarista Fernando Alonso con
la McLaren. Nei test sulla pista
spagnola di Montmelò incappa
in una anomala uscita di pista.
Resta fermo nella sua F1 per 10
minuti, accusa vertigini e finisce in ospedale. Sta bene ma a
provocare il fuoripista potrebbe essere stato un malore. La
scuderia nega ma il ferrarista
Vettel dice che «girava piano e
ha fatto una manovra strana».
a pagina 42
● IDEE& INCHIESTE
COSE DELL’ALTRO MONDO
I «PENTITI» IN TUNISIA
A TIVOLI IL MURO JIHAD, L’ORRORE
DELLA VERGOGNA VISTO DAI REDUCI
di Sergio Rizzo
di Francesco Battistini
F
C’
ollie pubbliche, nefandezze
private: viaggio nel patrimonio umiliato. Prima tappa a
Tivoli: il mausoleo dei Plautii
sull’Appia Antica è «oscurato»
da un muro in cemento armato.
a pagina 21
è vita dopo l’Isis? Il paradiso può attendere e qualcuno ci ha ripensato. Viaggio in
Tunisia tra i reduci «pentiti»
della jihad, sopraffatti dai ricordi, dall’alcol e dall’insonnia.
a pagina 16
Le cifre di Tsipras
Lo scetticismo
sul debito greco
di Danilo Taino
A
l di là del chi vince e del chi
perde nei negoziati di Bruxelles, il dato di fatto è che, al
175% del Prodotto interno lordo, il debito greco non è sostenibile. Oggi Ue, Banca centrale
europea e Fondo monetario internazionale valuteranno gli
obiettivi e i numeri di Atene.
a pagina 13
alle pagine 12 e 13
Nicastro, Offeddu
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
2
Primo piano Le riforme
L’iter
L’orchestra
Il presidente
del Consiglio Matteo
Renzi ieri a Roma —
durante il convegno
«La Scuola che
cambia, cambia
l’Italia» — con i ragazzi
della «JuniOrchestra»
dell’Accademia
nazionale di Santa
Cecilia, «la prima
orchestra di bambini
e ragazzi creata
nell’ambito
delle fondazioni liricosinfoniche italiane».
Sono circa 300
giovanissimi
a suonare, divisi
in quattro orchestre
a seconda dell’età:
JuniOrchestra Baby
(6-7 anni), Kids (7-10),
Teen (11-14), Young
(14-21). Un gruppo
di loro ieri si è esibito
suonando «Il canto
degli italiani»
(l’inno di Mameli),
l’«Inno alla Gioia»
e un’aria dalla
«Cavalleria Rusticana»
(foto di Samantha
Zucchi/Insidefoto)
● Il governo
Renzi dà il via
a una riforma
complessiva
del sistema
scolastico.
L’iter legislativo
scatterà
venerdì,27
febbraio: pronti
un decreto
e un disegno
di legge
● Il percorso
dovrebbe
concludersi
entro l’estate.
Il premier spera
che «da qui
a settembre
il Parlamento
sia in grado
di licenziare
tutti i testi»
● I dubbi delle
opposizioni
riguardano
anche i tempi:
si teme che
l’inizio del
prossimo anno
scolastico
possa essere
messo a
rischio, visto
il complesso
iter legislativo
delle norme
da approvare
Lanciato il piano per l’istruzione: un miliardo di euro già nel 2015
Possibile destinare il 5 per mille. La contestazione di alcuni insegnanti
La sfida del premier: mai più precari
❞
I precari
hanno fatto
comodo
a qualcuno:
nel 2014
spesi 876
milioni per
le supplenze
Stefania
Giannini
❞
Basta alla
supplentite
e alla
didattica
precaria,
sì alla
valutazione
dei prof
Davide
Faraone
❞
Una presa
in giro. La
solita
retorica
e nessun
impegno
concreto
Cisl e Cgil
Funzione
pubblica
ROMA Da un lato: «Mai più inse-
gnanti precari e graduatorie».
Dall’altro: «Fateci parlare,
ascoltateci». Lui risponde:
«Parliamo da sei mesi, siete qui
solo per uno spazio in tv». Loro
lo contestano: «Diteci cosa volete fare realmente». Lui ne approfitta e parte proprio da loro,
dagli insegnanti precari che gli
urlano contro appena sale sul
palco e prende il microfono alla giornata del Pd «La scuola
che cambia, cambia l’Italia»,
organizzata ieri a Roma per il
primo anno di governo.
Il premier Matteo Renzi, che
dal primo giorno a Palazzo Chigi sulla scuola ci ha messo la
faccia, racconta della riforma
che «non è come le altre perché è l’idea dell’Italia che vogliamo per i prossimi 30 anni»
e della «Buona Scuola che in
Italia c’è già, ma va migliorata».
Ma per farlo, dice, «si deve par-
L’intervista
Oggi si chiamano Dotazioni
di organico provinciale, domani si chiameranno organici
funzionali, ma la sostanza resta
la stessa: gli insegnanti che ne
fanno parte, pur essendo di
ruolo, non hanno una cattedra
fissa, e vengono spostati laddove servono. Anche a centinaia
di chilometri da casa, anche in
scuole diverse, senza tener
conto di età, esperienze, professionalità. È lo «spezzatino di
cattedre» di cui parlava anche
il premier Renzi ieri, ma che la
Buona scuola non affronta. Sono i docenti in esubero, come
Mariangela Fittipaldi, 57 anni,
da Lauria (Potenza). Che preci-
tire dagli insegnanti che devono tornare il punto centrale
della scuola: ciò che mia figlia
sarà dipenderà dagli insegnanti che troverà sulla sua strada».
E quindi, sì al loro ruolo sociale, perché «una volta si diceva “l’ha detto la maestra” ed era
la Cassazione», e oggi «facciamo passare il messaggio che i
nostri figli abbiano sempre ragione». Così, prima di tutto bisogna assumerli i precari, «conosco questo dolore, so che significa non poter fare un progetto a lungo termine: basta
con le graduatorie e lo spezzatino», perché «non possiamo
consentire che uno ancora prima di arrivare in cattedra abbia
perso già tutti gli entusiasmi».
Il decreto che «cambia tutto» arriverà in Consiglio dei
ministri il 27 febbraio: calcolati
120 mila precari assunti (meno
però dei 150 mila annunciati).
Il ministro
● Stefania
Giannini
in una foto
di quando
frequentava la
5° elementare
a Ponte
a Moriano
(Lucca) e
all’evento di ieri
Poi ci sarà un disegno di legge
delega. «Un piano organico —
spiega la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini — di cui si
parla da 15 anni: la precarietà
ha fatto comodo a qualcuno».
Nel 2014, ricorda, «abbiamo
speso 876 milioni di euro per
coprire le supplenze annuali».
Con la riforma arriverà quasi
il 10 per cento in più di insegnanti stabili. Dovranno portare in classe più arte, più musica, più sport, più lingua straniera. E dal 2016, si assumerà
solo con i concorsi pubblici.
Ma «il lavoro per la Buona
Scuola è appena cominciato»,
promette il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che
dice «basta alla supplentite e
alla didattica precaria» e sì «a
valutazione dei prof e scatti di
merito». Poiché «alcuni insegnanti non sono degni del loro
compito» (Renzi), verranno va-
lutate «didattica e formazione
e valorizzata la professione del
docente: chi lavora con passione deve avere un congruo riconoscimento» (Faraone). I fondi: un miliardo per il 2015. Tre
dal 2016. E dal 2016 annuncia
Renzi, «il 5 per mille potrà andare alla scuola». Che significa
anche edilizia scolastica.
Ma tutti i sindacati bocciano
la riforma di Renzi: «Una presa
in giro» (Cisl); «Solita retorica
e nessun impegno concreto»
(Cgil); «Kermesse di slogan,
aspettiamo i fatti» (Gilda); «Titoli e buone intenzioni, ma neanche un euro per impegno e
professionalità degli insegnanti» (Uil). L’ex ministro Luigi
Berlinguer sintetizza: «La
scuola deve far godere, non annoiare».
Claudia Voltattorni
[email protected]
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«Ma anch’io, di ruolo (a 57 anni)
faccio la pendolare tra istituti»
sa: «Il termine giusto è utilizzati: siamo docenti utilizzati. Una
parola bruttissima, per dire che
possono decidere ogni anno
della nostra vita in base alle esigenze della scuola. Risultato?
Nessuna continuità didattica,
nessuna possibilità di organizzarsi, costi altissimi e neanche
l’aggiornamento, perché i presidi non investono sugli insegnanti volatili».
Da quanto tempo lavora?
«Da trent’anni, o giù di lì. Ho
iniziato a insegnare economia
aziendale nell’83-84».
Ha sempre insegnato nello
stesso posto?
«Per un lungo periodo della
mia vita, sì: quando sono diventata di ruolo nel ’92, ho insegnato per 15 anni in un istituto professionale a Maratea. Nel
2006 mi hanno spostato a Lauria, in un istituto professionale
in pieno boom: la mia cattedra
aveva 20 ore. Sembrava un’occasione, non ho chiesto la continuità didattica».
Con quali conseguenze?
«Che ero in fondo alle graduatorie d’istituto e, quando
hanno iniziato a tagliare le cattedre, mi sono dovuta spostare
per le mie 18 ore. Ma il peggio è
arrivato quando nel 2009-2010
sono stata inserita nella Dop».
Dove è finita?
In esubero
Mariangela
Fittipaldi, 57
anni, da Lauria,
ha cominciato
a insegnare
nel 1983
«Per i primi due anni ho fatto spezzoni di ore nel lagonegrese. Il terzo e quarto anno sono finita ad Acerenza, a 150 km
da casa, e ho dovuto affittare
un appartamento. Al quinto
anno tra Lagonegro e Maratea,
poi sono stata spostata su Lavello, con cattedra serale».
Secondo un’interrogazione
dell’onorevole Chimienti
(M5S), nel 2014 eravate in 8
mila in esubero. Si sommeranno quelli dell’organico
funzionale?
«Sì: è molto triste, significa
perdere la dignità di docente».
V. San.
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Gli studenti
«Più storia recente»
Tommaso Sassi, 18 anni: «Per me
la Buona scuola pecca nel diritto
allo studio e nel riordino dei cicli.
Un appunto anche alla didattica:
dare più spazio alla storia recente»
«Spiegare meglio»
Beatrice Pivirotto, 17 anni: «La
riforma dovrebbe essere meglio
pubblicizzata: molti non sanno
cosa cambierà e quali saranno
le opportunità per noi studenti»
«Vorrei laboratori»
Andrea Furegato, 17 anni: «Vorrei
una vera innovazione didattica: mi
piacerebbe che tutte le materie
fossero insegnate con laboratori»
«Stage per tutti»
Cecilia Gianni, 17 anni: «Trovo
l’alternanza scuola-lavoro
un’ottima occasione: io sono già
speaker in una web radio»
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
PRIMO PIANO
3
COSA CAMBIA I CONTENUTI
MATERIE E MERITO
IL DECRETO SULLA SCUOLA. VIA LIBERA ATTESO VENERDÌ
Il digitale
L’alternanza
L’offerta formativa
Fondi 2.0, lezioni di logica Scuola-lavoro, 200 ore
Inglese e musica
È
er quanto riguarda il curriculum scolastico, il
decreto non modifica l’impianto attuale. Alle
elementari ci sarà — in 4° e 5° — una materia
insegnata in modalità «Clil» (in inglese). La materia
verrà scelta dalla scuola in base alla disponibilità di
insegnanti. Sempre in 4° e 5° viene modificato
l’insegnamento della musica: non lo farà più la
maestra o il maestro ma un insegnante di musica o
strumento preso dalle graduatorie ad esaurimento
anche tra gli abilitati per le medie. Nelle scuole
superiori verrà introdotto — ma solo in 3° e 4°, non in
5° per evitare di cambiare l’esame di maturità — lo
studio dell’economia e delle materie giuridiche. Più
spazio anche a storia dell’arte, che sarà reintrodotta
nel biennio delle superiori. Ci saranno anche moduli di
educazione alla cittadinanza e di ecologia, così come il
coding (pensiero computazionale), che verrà
sperimentato con moduli di logica. I provvedimenti
puntano a rilanciare l’autonomia del piano formativo,
che già prevede da diversi anni che il 20%, cioè
un’ora di lezione su cinque, possa essere decisa dalla
scuola stessa: finora questa disposizione è attuata da
poche scuole, soprattutto per carenza di insegnanti.
Si tratta delle ore con le quali alcune scuole
preparano i ragazzi agli esami internazionali.
Nell’ultimo biennio delle superiori le singole scuole
potranno offrire potenziamenti di materie nuove o
progetti, permettendo di «personalizzare» il
curriculum, in base agli insegnanti a disposizione.
Resta ancora da attuare l’obbligo di una materia Clil
alla maturità, previsto da quest’anno ma rinviato per
carenza di insegnanti sufficientemente preparati.
confermato lo stop all’acquisto delle lavagne multimediali, ogni scuola potrà
continuare a decidere in autonomia come diventare 2.0. Secondo quanto
scritto nella legge di Stabilità 2014 una quota di fondi sarà comunque riservata
anche quest’anno per la digitalizzazione, che nel nostro Paese è ancora molto
arretrata. Servono wi-fi e tablet, ma anche insegnanti preparati all’uso nella
didattica delle nuove tecnologie. Renzi, nel suo discorso, ha fatto l’esempio di Bill
Clinton, che all’inizio del suo mandato «aveva meno informazioni di quelle che
sono contenute oggi in Rete e si possono consultare sul telefonino» per spiegare
che la digitalizzazione delle scuole non è solo questione di strumenti che possono
«invecchiare» velocemente. Dopo la sperimentazione attuata quest’anno —
un’ora di «coding», cioè di pensiero computazionale all’anno — i moduli dedicati a
questa disciplina potranno aumentare. Ma non diventerà una materia. Potrebbero
invece essere gli insegnanti di filosofia dell’organico funzionale, nelle scuole in cui
ce ne saranno, a proporre lezioni di logica, ma per ora fuori dal curriculum
scolastico.
L’
espansione del programma di alternanza scuola-lavoro, che finora ha dato
risultati molto buoni soprattutto nelle aree del Nord del Paese, è uno dei
capitoli della Buona scuola. La proposta è di estendere a 200 ore (potendo arrivare
anche a 400) il periodo di lavoro durante l’ultimo triennio delle superiori. La
possibilità di fare progetti di alternanza scuola-lavoro ci sarà anche per i licei
(finora esclusi) ma su base volontaria, e anche al di fuori dell’orario scolastico, per
esempio durante l’estate. Dopo la sperimentazione, che finirà l’anno prossimo, gli
stage — si tratta di veri e propri periodi strutturati dentro una realtà lavorativa con
un percorso formativo affiancato che entreranno anche nella pagella di fine anno
e della maturità — vengono confermati. La sfida, ora che il progetto è ben definito
e rodato, è trovare o indurre più aziende e realtà economiche a operarsi per
inserire i ragazzi nelle loro strutture per il periodo di stage. Anche per i laboratori
soprattutto degli istituti tecnici il tentativo è quello di coinvolgere aziende e
artigiani: chi costruisce strutture per le scuole della propria zona, potrà poi anche
usarle per le proprie attività economiche.
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Come si suddividono i precari nella scuola
Gli insegnanti precari che sono
200 –
stati in cattedra più di tre anni
250 mila Di cui:
70 mila
con titolo dei
Percorsi abilitanti
speciali (Pas)
460 mila
iscritti in
Graduatoria
di istituto per
supplenze annuali
Il personale Ata
Il personale con oltre 36 mesi di contratto
55 mila
diplomati magistrali
170 mila
iscritti nelle Gae
(Graduatorie
a esaurimento)
170 mila
30-8
80 mila
iscritti nelle Gae
abilitati
(Graduatorie a esaurimento) rimasti fuori
10 mila
nuovi abilitati con i
Tirocini formativi attivi
18.979
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Il personale amministrativo,
tecnico e ausiliario (Ata) precario
60 mila
30% – 61%
I precari, secondo il ministero,
che sarebbero toccati dalla sentenza Ue
13% –
18%
gli insegnanti
a tempo
determinato,
tra il 2006 e il 2011,
secondo la Corte
di giustizia Ue
L’incidenza del personale Ata a tempo determinato
(a seconda degli anni) sul totale della categoria
Fonte: Corte di giustizia dell’Ue, Anief, ministero dell’Istruzione
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d’Arco
I profili
Ecco «tutor» e «mentor»
Q
uest’anno è prevista la mega stabilizzazione dei precari: secondo le ultime
stime circa 120 mila insegnanti delle Graduatorie a esaurimento verranno
assunti. Dal 2016 (o 2017) si tornerà al vecchio sistema dei concorsi. Ma per gli
insegnanti sono previste novità. Gli scatti di anzianità verranno affiancati dai premi
di merito. Saranno i presidi a deciderli, come prevede la legge sull’autonomia
scolastica solo in parte attuata: la sfida sarà scrivere delle regole chiare sulla
valutazione degli insegnanti e sul calcolo dei premi. Il decreto che verrà presentato
venerdì introduce alcune figure nuove nella carriera degli insegnanti: non più
ausiliari e vicepresidi ma «tutor» e «mentor», figure con una certa carriera che
saranno usate non in classe ma per aiutare nella gestione di progetti o attività e
nel supporto agli allievi. La novità più importante è l’istituzionalizzazione
dell’organico funzionale: oltre agli insegnanti con cattedra, ce ne saranno «a
disposizione» che serviranno per una o più scuole per coprire le supplenze o
preparare programmi vari, tra i quali la scelta di materie aggiuntive nel curriculum
dei ragazzi. Per la formazione dei docenti i fondi sono rinviati all’anno prossimo.
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120
Mila
Gli insegnanti precari che dovrebbero
essere assunti, secondo il piano
del governo. Una cifra che è inferiore
ai 150 mila annunciati nelle scorse
settimane (sempre dall’esecutivo)
Testi a cura di Valentina Santarpia
www.corriere.it/scuola
La gestione
I presidi fanno i manager
L’
idea dei due provvedimenti che verranno presentati in settimana è quella di
attuare quell’autonomia scolastica già prevista per legge ma che finora è
andata un po’ troppo a rilento, affidata più alla preparazione dei singoli presidi che
ad un piano generale. I presidi avranno — ma i fondi non sono ancora stati
stanziati, quindi non si partirà quest’anno — più autonomia di spesa. Saranno loro
a decidere gli aumenti di merito per i propri insegnanti su criteri che saranno
oggetto del provvedimento legislativo per evitare i ricorsi. Anche i presidi verranno
valutati nel loro lavoro e nella performance dell’istituto che «governano». Da loro
dipenderà l’organico funzionale, cioè quegli insegnanti senza cattedra con i quali
organizzare attività «collaterali» nella scuola, dai progetti, alle supplenze, alle
eventuali materie aggiuntive. Sui presidi potrebbe essere dirottato anche il 5 per
mille devoluto alle scuole. Ora è prevista l’opzione (solo da un anno) di dare il 5 per
mille per l’edilizia scolastica, ma la norma varata potrebbe essere corretta e
diventare una «donazione» alla singola scuola. Le donazioni da privati, già
defiscalizzate, potrebbero essere incoraggiate ulteriormente.
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4
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
5
Primo piano Il governo
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
Renzi: Landini è uno sconfitto
Io duro fino al 2018 e poi vinco
Il premier: ha perso contro Marchionne, se fa politica solo Sel può seguirlo
ROMA Matteo Renzi ha superato
il suo primo anno di governo.
Ma è convinto di avere ancora
tanto tempo davanti a sé: «La
maggioranza è blindata sino alla fine della legislatura». E «nel
2018 vinciamo noi». Non lo dice con tracotanza. Ma ne è convinto. Anche se sa che ormai il
partito di Berlusconi, allo sbando com’è, è una causa persa, su
cui è difficile fare affidamento
come ai tempi del patto del Nazareno: «Forza Italia sta esplodendo e noi andiamo avanti da
soli. Se dovesse per caso rompersi qualcosa nella maggioranza, cosa a cui non credo, sarà fisiologico che qualcuno di
loro ci sostenga».
Insomma, per farla breve, in
questo primo compleanno del
suo governo il premier è contento: «Abbiamo svolto un lavoro durissimo, ma sul Jobs act
abbiamo fatto più di quanto
sperassi di fare. E quello che
abbiamo realizzato sui notai,
sulle assicurazioni, sui telefonini, le banche e le poste rappresenta una rivoluzione culturale straordinaria. Non solo, il
bello è che l’Italia sta ripartendo davvero».
Parla così, Matteo Renzi, preso dall’entusiasmo. Ma su Raitre, Lucia Annunziata, nella sua
trasmissione In mezz’ora, gli
ricorda che qualcosa di nuovo
si sta muovendo nel mondo
della sinistra. E non è detto che
sia foriero di buone notizie per
il premier. Già, Maurizio Landini, in un’intervista al Fatto
367
i giorni da cui è
in carica
l’esecutivo
guidato da
Matteo Renzi. Il
segretario pd è
il più giovane
presidente del
Consiglio di
sempre ed è il
quarto premier
(dopo Ciampi,
Dini e Amato) a
non essere
parlamentare
quotidiano, ha lasciato intendere che potrebbe scendere in
politica, per guidare quella sinistra che è da qualche anno alla ricerca di un leader.
È vero che ore e ore dopo il
leader della Fiom, dopo una reprimenda della Cgil, ridimensiona la portata delle sue parole, ma la sua è una smentita a
metà in cui ribadisce che occorre andare oltre la «rappresentanza sindacale». Il premier
comunque risponde imperturbabile ad Annunziata: «Non
credo che Landini abbandoni il
sindacato, è il sindacato che ha
abbandonato Landini. Il progetto di Marchionne sta partendo, la Fiat sta tornando a
produrre auto e ad assumere, è
ovvio che la sconfitta sindacale
lo porti ad abbracciare la politica, non dimentichiamoci che a
Pomigliano ha portato a scioperare cinque persone su
1400».
Ma Renzi non ha paura che
una parte del Pd possa essere
ora tentata dalla scissione? A
sera, dopo la trasmissione,
Renzi non sembra aver cambiato idea: «Non mi preoccupa
Landini. Ha acquisito visibilità
schierandosi contro Marchionne. Oggi che Marchionne
sta vincendo, lui deve scappare
dal sindacato. Normale. Io provo massimo rispetto, per Landini, ma non è il primo sinda-
Le frasi di agosto 2014
❞
Matteo Renzi
Landini ha un approccio
pragmatico e non
ideologico
❞
Maurizio Landini
Matteo si è dimostrato
un interlocutore attento,
incarna il cambiamento
calista a buttarsi in politica e
non sarà l’ultimo. Gli faccio i
miei più sinceri auguri». Di
un’eventuale scissione, Renzi
non sembra avere paura: «Se
veramente il leader della Fiom
si buttasse in politica nessuno
del Pd lo seguirebbe, solo Sel
andrebbe con lui». E anche
Pippo Civati, aggiunge qualche
renziano duro e puro e ormai
convinto che il deputato del Pd
dissidente per vocazione e professione sia prossimo all’addio
al partito.
Insomma, non sembrano
queste le preoccupazioni di
Renzi. E nemmeno le polemiche della sua minoranza sul
Jobs act paiono innervosirlo
più di tanto: «Ormai il Jobs act
è andato». Come a dire: ormai
è fatta, quindi pazienza per le
lamentele e gli attacchi, strascichi inevitabili, se «si vogliono fare le riforme e cambiare
questo Paese», perché ci sarà
sempre «chi preferisce che tutto rimanga com’è adesso». Morale della favola: se la minoranza interna pensava di condizionare le mosse del presidente
del Consiglio ora che il patto
del Nazareno sembra essere
andato in frantumi, ha sbagliato i suoi piani. «Io non sarò
ostaggio di nessuno. So che ci
saranno quelli che ci proveranno, ma hanno sbagliato indirizzo», sorride il premier.
E il varo dei decreti del Jobs
act pare essere la conferma di
queste sue parole. «Del resto,
come si fa a essere contrari a
I rapporti
● La sintonia
tra il premier e
Landini inizia
quando Renzi è
ancora solo
segretario pd. Il
leader Fiom
esprime un
giudizio
positivo sulle
intenzioni del
leader dem di
puntare sul
contratto unico
● Il 27 agosto
2014 Renzi
chiama Landini
a Palazzo Chigi:
un’ora e mezza
di confronto
sulle sfide
dell’autunno e
reciproci
attestati di
stima
● I rapporti
peggiorano
quando la Fiom
si schiera
contro Jobs act
e abolizione
dell’articolo 18
e toccano
l’apice il 21
novembre
quando Landini
dice: «Gli onesti
non stanno con
Renzi»
una legge che per la prima volta si preoccupa veramente dei
non garantiti, cioè dei precari?», si chiede retoricamente il
premier. Che preferisce non
entrare in polemica diretta con
la presidente della Camera
Laura Boldrini che lo ha criticato e che ha stigmatizzato la figura «dell’uomo solo al comando». Rispetto alle sue parole, intervistato da Annunziata, l’inquilino di Palazzo Chigi
si limita a dire: «Questo è un
problema suo». Ma è a lei che
indirettamente si rivolge quando spiega, sempre in quella trasmissione, che «il mio obiettivo non è costruire una leadership carismatica». Con i collaboratori e gli amici più fidati
Renzi però si è lasciato andare
un po’ di più perché è rimasto
Le banche popolari
«Polemiche ridicole e
ho sentito castronerie
Mi auguro si faccia
chiarezza al più presto»
stupito per l’attacco di Boldrini
nei suoi confronti: «Lei è la
presidente della Camera e dovrebbe fare l’arbitro, mentre
mandiamo avanti il programma per cui abbiamo preso la fiducia».
Altro argomento, altro capo
di imputazione. Anche stavolta
Renzi è netto. Il tema, postogli
da Annunziata, è quello delle
Popolari e delle inchieste della
Consob e della magistratura
sui movimenti che ci sono stati
dopo il provvedimento del suo
governo. «Mi auguro che venga
fatta chiarezza al più presto
perché sono state fatte polemiche ridicole e dette castronerie
galattiche. Un galantuomo come Ciampi insieme a Draghi
tentò di fare queste norme. Noi
abbiamo ripreso quel principio».
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Rai, legge a marzo. E il governo non esclude un decreto
Il presidente del Consiglio: non faremo eleggere il nuovo cda con la Gasparri. Proteste dal centrodestra
La riforma
● Tra i piani del
governo Renzi
c’è anche una
riforma della
Rai: l’obiettivo
è di ridisegnare
diversi aspetti,
dal canone al
metodo di
scelta dei
vertici aziendali
«L’azienda va
sottratta al
controllo dei
partiti», ha
detto il premier
● È circolata
l’ipotesi, nei
giorni scorsi,
che il governo
agisca per
decreto sulla
Rai, per ridurre i
tempi:
l’opposizione
ha protestato,
ma il premier
ieri non ha
escluso la
possibilità. Il
governo vuole
partire a marzo
con la riforma
ROMA Casomai fosse rimasto
un dubbio. «Il nostro obiettivo
è di non far eleggere il nuovo
consiglio di amministrazione
della Rai con una legge chiamata Gasparri», ha detto ieri il
premier Matteo Renzi in due
momenti ravvicinati (al summit sulla scuola e a In ½ h da Lucia Annunziata), confermando
che il governo ha fretta. Infatti
si parte a marzo: «Se ci sono i
tempi in Parlamento faremo
un disegno di legge, se invece
ci sono le condizioni di urgenza e necessità procederemo
con un decreto legge, come
prescrive la Costituzione». E
con il board di viale Mazzini in
scadenza ad aprile si dovrà agire entro l’estate.
Istantanea, intanto, è scattata la reazione furiosa del centrodestra. Scatenato su Twitter
il vicepresidente del Senato
Maurizio Gasparri che si vendica: «Matteo Renzi è un vero imbecille, figlio di massone, di
una abissale ignoranza, privo
di basi culturali, solo chiacchiere, distintivo e insider trading. Ma finché la Rai resta
pubblica il dittatorello fiorentino dovrà rinunciare ai sogni di
vana gloria». Il padre del premier, Tiziano Renzi, annuncia
querela.
Indignato Renato Brunetta:
«La Gasparri ha innovato e migliorato la tv in Italia, Renzi è
uno spudorato, il solito battutista, dimostra la sua ignoranza e
La governance della tv di Stato
Il cda Rai
Come regolato
dalla legge Gasparri,
7 consiglieri
sono eletti
dalla commissione
di Vigilanza
e 2 (tra cui il presidente)
indicati dal ministero
dell’Economia
(il maggiore
azionista
della Rai).
Il mandato
dei membri
del cda
è di 3 anni
(con possibilità
di nuova nomina)
Marco
Pinto
Antonio
Pilati
QUOTA CENTRODESTRA
Antonio
Guglielmo
Verro
Rositani
*si è dimessa
Luisa
il 19 novembre
Todini* 2014
e non è stata
ancora sostituita
I POTERI
Al cda della Rai è affidata la gestione
dell’azienda, lo svolgimento di funzioni di
controllo e di garanzia e il voto del direttore
generale. Ha il potere di votare i contratti
aziendali superiori a 2,5 milioni di euro
Anna Maria
Tarantola
Presidente
(votata dal Cda)
Nominati dalla Vigilanza
Indicati dal ministero dell’Economia
QUOTA CENTRO
Rodolfo
De Laurentiis
Benedetta
Gherardo
Tobagi
Colombo
QUOTA CENTROSINISTRA
Autonomie-Psi-Maie 1
Ap (Ncd+Udc) 2
La commissione di Vigilanza
Scelta civica 1
È una commissione
parlamentare
bicamerale istituita
con la legge 103
del 1975. È composta
I POTERI
da 20 deputati
Pd 16
La Commissione ha
e 20 senatori
il compito di sorvegliare l’attività
del servizio radiotelevisivo
e radiofonico; nomina 7 consiglieri
*compreso
del cda; definisce l’indirizzo da seguire
il presidente,
nella programmazione, nella pubblicità
Sel 1
il deputato
e nell’economia della società, definendo
i piani di spesa pluriennali
Roberto Fico
Per l’Italia-Centro
democratico 1
M5S 6*
Gruppo misto 2
Grandi autonomie
e libertà 1
FI 7
Lega 1
Fratelli
d’Italia 1
Corriere della Sera
la pochezza di contenuti».
Stringata Alessandra Mussolini: «Renzi è solo un poveraccio». Il vicepresidente della Vigilanza, Giorgio Lainati, si duole per «la caduta di stile del
premier con una battuta poco
elegante e mal riuscita», mentre Giovanni Toti ricorda che
«la legge Gasparri ha modernizzato il sistema radiotelevisivo, cosa che la sinistra non è
mai riuscita a fare». Paolo Romani rivendica la bontà della
Gasparri: «Se oggi la Rai è una
industria culturale è merito
suo». Un altro senatore forzista, Franco Cardiello, chiede:
«Ma Renzi chi crede di essere?
Nemmeno un bullo come lui
può ignorare la Costituzione».
Il piglio di Renzi non va giù n
ai 5 Stelle: «Se il servizio pubblico non può essere disciplinato da una legge che si chiama Gasparri, non può esserlo
nemmeno da un decreto che si
chiama Renzi, la riforma la fa il
Parlamento». Secondo Michele
Anzaldi, Pd, segretario della Vigilanza, «i tempi per intervenire in via parlamentare ci sono,
per quanto stretti», perciò invita i presidenti di Camera e Senato «ad aprire una corsia preferenziale». L’indignazione del
centrodestra, sostiene Lorenza
Bonaccorsi, responsabile Cultura Pd, è solo per «continuare
a spartirsi i posti».
Giovanna Cavalli
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
6
Primo piano I democratici
Il passo avanti del leader Fiom agita la minoranza dem
D’Attorre: possibili lotte comuni, ma il tema non è la nascita di un nuovo partito. Vita: se non ora quando?
❞
Civati
Landini parla
di sinistra
sociale
contro
sinistra
politica
Non capisco
ROMA Da
una parte la presidente della Camera, Laura Boldrini. Dall’altro il leader della
Fiom, Maurizio Landini e la minoranza del Pd, sempre più inquieta. Dopo il contestato varo
del decreto sul Jobs act, Matteo
Renzi riceve un attacco concentrico, con accuse di leaderismo
eccessivo e di scarso rispetto
per il Parlamento. E la minoranza si trova a un bivio, tra
l’ammissione della resa e la ricerca di nuove strade per incidere di più.
Il colloquio
La replica alle parole della
presidente della Camera — che
aveva parlato di «uomo solo al
comando» — è affidata alla vice segretaria Debora Serracchiani. A L’intervista, su
SkyTg24, le definisce «eccessive rispetto alla sua posizione di
garanzia». A difesa della Boldrini si schiera Sel: «La presidente difende il Parlamento, le
tifoserie le lasciamo ai ventriloqui di corte».
Landini, invece, aveva lanciato la sua sfida dalle colonne
del Fatto Quotidiano. Ieri ha
corretto il tiro: «Non ci sarà un
mio impegno di tipo partitico o
elettorale». Resta il senso della
«sfida democratica» contro
Renzi: «Serve una coalizione
sociale più larga, dobbiamo
aprirci a una rappresentanza
anche politica». A dimostrazione di quanto sia frammentata l’opposizione, le reazioni
non sono compatte. Da Pippo
Civati arriva il no più secco:
«Premetto che mi piacerebbe
chiarire il tema con lui, per evi-
166
i voti con cui
il 3 dicembre
scorso il Jobs
act è passato
al Senato
tare fraintendimenti, ma Landini parla di sinistra sociale da
contrapporre a quella politica.
Non capisco e non sono d’accordo. Per me l’obiettivo è una
sinistra di governo, che unisca,
non una sinistra divisa». Anche Alfredo D’Attorre respinge
la suggestione di un’uscita dal
Pd, ma apre al dialogo: «Il tema
non è la nascita di un nuovo
partito, né la scissione dal Pd.
Piuttosto, possono essere interessanti battaglie comuni tra
forze politiche, forze sociali e
pezzi della società. Quanto alle
parole di Renzi, non mi pare
utile delegittimare un interlocutore». Vincenzo Vita, vicino a
Civati e molto critico con il Pd,
la vede diversamente: «Mi
chiedo, se non ora, con lo slittamento a destra di Renzi sul
lavoro, quando? Mi auguro che
Landini ci pensi davvero e che
nasca qualcosa di nuovo insieme alla minoranza del Partito
democratico».
Al. T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Dialogo, no alle minacce
Si usa un punto del Jobs act
per aprire altre questioni»
Guerini: Boldrini dovrebbe pesare ogni parola, serve equilibrio
ROMA «Non si possono confon-
dere i piani e minacciare di far
mancare il voto. Nel Pd c’è stato
un dialogo ampio e il ruolo del
Parlamento è sempre stato rispettato». Lorenzo Guerini, vicesegretario democratico, risponde alla critiche arrivate
dalla minoranza del partito dopo il varo del Jobs act.
La minoranza è in guerra.
Stefano Fassina pensa a un
coordinamento dei «dissidenti» per poter pesare di più
sui punti critici delle prossime riforme.
«Non capisco come si possa
utilizzare una divergenza di
opinioni su un singolo passaggio del Jobs act per aprire questioni che con l’attuazione della delega lavoro non c’entrano
nulla».
Teme che la minoranza voglia farvi una sorta di ricatto
o di veto?
sui metodi scelti».
La minoranza non è d’accordo soprattutto sui metodi.
E sottolinea come Ncd canti
vittoria.
«Nel Pd c’è stato un percorso
di partecipazione molto ampio. Un ordine del giorno, vota-
to quasi all’unanimità, ha approvato la legge delega. E anche Sacconi ci criticò molto».
Si contesta il fatto che il governo non ha tenuto conto,
sui licenziamenti collettivi,
del parere negativo delle due
Commissioni.
«Le Commissioni hanno
espresso pareri articolati, che
non sono vincolanti ma solo
consultivi. Sta al governo decidere se recepirli interamente o
in parte».
Ma, come dice Vannino
Chiti, ignorare il parere del
Nel partito
Lorenzo
Guerini, 48
anni, deputato
dal 2013,
vicesegretario
e portavoce del
Pd (Benvegnù)
Parlamento è una scelta «non
priva di conseguenze».
«Alla gente credo che interessi poco la nostra dialettica
interna. Dobbiamo rimanere
sul merito».
Così non rischiate di perdere un pezzo della sinistra del
partito?
«Siamo un partito di sinistra
e riformista, in cui le diverse
storie politiche devono continuare a convivere come elemento di ricchezza, non di difficoltà».
Laura Boldrini ha criticato
Renzi, parlando di «uomo solo al comando».
«Un presidente della Camera, figura di garanzia, dovrebbe
pesare ogni parola. Ci vuole
saggezza, prudenza, equilibrio.
Francamente non capisco cosa
significhi una frase del genere.
Se invece la questione è quella
di valutare il rapporto tra parti-
❞
❞
«Non voglio usare questi termini, ma credo che sarebbe un
grave errore confondere i piani».
Però dopo il varo del Jobs
act c’è stata una mezza rivolta
nel Pd.
«Sul merito, il governo era
impegnato ad attuare una delega, votata dal Parlamento dopo
un dibattito importante, per
rendere più efficiente e moderno il mercato del lavoro. Per
estendere le tutele, disboscare
le forme contrattuali e ridurre
la precarietà».
Obiettivo fallito, per molta
sinistra pd.
«Le reazioni nazionali, per
esempio delle imprese, e quelle internazionali, danno il senso di come questo passaggio
sia ritenuto una svolta importante. Credo che il giudizio
debba essere dato complessivamente, sull’obiettivo scelto,
cioè la creazione di un contesto
che favorisca l’occupazione, e
to e leader, il tema non va sottovalutato: abbiamo bisogno di
partiti che rappresentino la
complessità della società, ma
che siano anche connessi a una
leadership che sia punto di sintesi e di guida dei processi».
Il leader della Fiom Maurizio Landini lancia una sfida
«politica» a Renzi. Come valuta l’ipotesi di una sua discesa in campo?
«È già successo in passato
che figure importanti del movimento sindacale siano entrate in politica. Ognuno può far
quel che vuole, anche se non
ho capito che contributo potrebbe dare Landini. Se il sindacato non fa il suo mestiere,
difendere gli interessi dei lavoratori, e confonde il suo ruolo,
rischia di muoversi nella direzione sbagliata. Ma non confonderei i desideri di un singolo con quelli del sindacato».
Alessandro Trocino
I piani confusi
Non si possono confondere
i piani. E alla gente
interessa poco la nostra
dialettica interna
Le storie politiche
Il partito è di sinistra e
riformista. Le diverse
storie politiche siano
ricchezza non difficoltà
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
7
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
8
Primo piano Il centrodestra
Non ricandidare i fittiani, Berlusconi ci pensa
Il leader tentato dall’espulsione per i Ricostruttori. E l’eurodeputato strizza l’occhio al Carroccio
ROMA La manifestazione dei Ri-
Responsabilità delle toghe
L’Anm boccia
lo sciopero
e chiede un incontro
a Mattarella
ROMA Né sciopero, né
astensione dalle funzioni di
supplenza. Ora i magistrati
sperano nel capo dello Stato,
Sergio Mattarella. Contro il
provvedimento in dirittura di
arrivo alla Camera, sulla
responsabilità civile dei
magistrati, l’Anm ha scelto la
linea della «responsabilità».
Tracciata in apertura del
comitato direttivo centrale dal
presidente Rodolfo Sabelli:
«La norma resta sbagliata e
avrà pesanti ricadute», ma uno
sciopero «non sarebbe stato
compreso», e «nel peggiore
dei casi sarebbe additato come
la chiusura di una casta che
difende i suoi privilegi».
Bocciato lo sciopero proposto
da Magistratura indipendente,
corrente storicamente
moderata, da ieri spaccata in
due: con la nascita di
Autonomia e Indipendenza,
guidata da Piercamillo Davigo.
E non è passata neanche la via
mediana, indicata proprio da
AeI: uno sciopero bianco dei
magistrati con l’astensione, da
subito, da tutti quei compiti in
cui i magistrati ora fanno le
funzioni di altro personale
carente. Si è scelto, votando la
mozione di Area e Unicost, di
fare un monitoraggio sugli
effetti che avrebbe
l’applicazione di quella norma,
incluso l’aumento di ipotesi
ricusatorie che potrebbero
inceppare la macchina
organizzativa giudiziaria. E
anche dei suoi eventuali profili
di incostituzionalità. In
seguito valuterà anche lo
sciopero bianco proposto da
AeI. Basterà a scongiurare
l’imminente via libera
definitivo della Camera? I
magistrati non hanno perso le
speranze. E le ripongono tutte
in un’opera di «moral
suasion» di Mattarella.
«Confidiamo di essere ricevuti
dal capo dello Stato. Non
intendiamo tirarlo per la
giacchetta — spiega Sabelli —
ma vogliamo presentarci da lui
nella nostra funzione di
custodi della legalità e dei
valori costituzionali. In quanto
tali rappresenteremo la
necessità di poter contare su
buone riforme, giuste risorse,
una buona organizzazione e
buone leggi. Questa che sta
per essere varata alla Camera, a
nostro giudizio, non lo è». Un
giudizio negativo condiviso da
tutte le correnti. Una «riforma
punitiva nei confronti dei
magistrati» e di «manifesta
incostituzionalità» l’aveva
definita Magistratura
indipendente, chiedendo
l’astensione dalle attività
giurisdizionali, sostenuta
anche da Proposta B. Ma la
neonata AeI, con Sebastiano
Ardita, ha messo in guardia:
«Se non dovesse esserci la
maggioranza quale sarebbe la
motivazione dello sciopero?
Lacerare la magistratura? Ora
l’unica arma è la
compattezza».
Virginia Piccolillo
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130
i parlamentari
che fanno
parte dei
gruppi di Forza
Italia: sono 70
deputati a
Montecitorio e
60 senatori a
Palazzo
Madama
costruttori a Roma, che pure
non ha avuto i toni ultimativi
della rottura, ha lasciato il segno. E il solco tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto si è acuito
fino a diventare una voragine. Il
leader azzurro non parla, ma a
interpretare il suo pensiero è il
neocoordinatore Luigi Vitali,
nominato per riportare l’ordine
in Puglia e per mettere in riga i
fittiani ribelli.
I toni sono durissimi, come
la minaccia di non ricandidare
per le prossime elezioni di
maggio tutti gli uomini vicini
all’ex governatore, che hanno
compiuto lo strappo di partecipare alla kermesse romana.
L’ordine, dicono, arriva diretta-
mente dal leader azzurro, stanco ormai della guerra che ha
scatenato Fitto e deciso ad andare fino in fondo. Si capirà nei
prossimi giorni se si arriverà alla sospensione o all’espulsione
(Berlusconi è sempre tentato),
o se ci si limiterà a fare terra
bruciata attorno a Fitto là dove
il suo consenso è forte. In ogni
caso, i parlamentari pugliesi a
lui vicini avvertono Vitali «sceriffo fuori dalle regole» (e Berlusconi): se ci saranno epurazioni dalle liste ci sarebbero
«conseguenze sul piano legale».
Ma un Berlusconi sempre
più indignato per le fughe di
notizie sull’inchiesta Ruby ter e
sul modo di procedere dei ma-
gistrati che, ne è convinto, mira a condizionare il verdetto
della Cassazione sul Ruby uno,
questa settimana scenderà a
Roma anche per affrontare altri
nodi delicati che rendono difficile la vita al suo partito.
Il primo è quello delle alleanze, sempre meno chiare.
Raccontano che, sottotraccia, i
contatti anche con i leghisti
proseguano, e la possibilità di
arrivare a qualche intesa non è
data per impossibile. Ma certo
è molto, molto difficile. Salvini
continua a prendere le distanze
da FI e a proclamare il suo mai
ad accordi con l’Ncd, con Alfano che gli replica come «saranno gli altri, come in parte già
succede, a volersi alleare con
40
i parlamentari
di Forza Italia
che fanno capo
all’area critica
guidata da
Raffaele Fitto.
Tra deputati e
senatori, il
numero oscilla
tra 36 e 40
noi. Non andiamo a caccia di
alleanze ma di risultati per gli
italiani». Berlusconi vuole
mettere qualche punto fermo,
convinto com’è che per la stessa Lega sarebbe un suicidio
presentarsi alle Regionali in
solitudine. A Salvini peraltro
manda un messaggio distensivo proprio Fitto, approfittandone per tirare l’ennesimo colpo ai suoi: «Caro Matteo, nessun attacco a te e alla Lega, che
fate benissimo la vostra parte.
Il mio obiettivo è che anche il
mio partito faccia la parte che
gli compete». Come? Con le
«primarie». Quelle che lo stesso Salvini invoca.
Paola Di Caro
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Il personaggio
di Fabrizio Roncone
❞
Ma non lo sa
Toti che un
dirigente
deve usare
dosi
massicce
di dolcezza
diplomatica?
❞
È un ottimo
dirigente
Certo non
può pensare
di essere
l’erede di
Silvio
Berlusconi
❞
Verdini
ha la
terribile
convinzione
che nei
partiti la
democrazia
non serva
L’
idea è questa: chiedere a Claudio Scajola
una descrizione di
Forza Italia e di ciò che
sta avvenendo al suo interno. È
un partito che conosce non bene, ma benissimo. Conosce il
capo, l’aspirante capo, tutti i capetti e i frequentatori più assidui di Palazzo Grazioli tranne
Dudù, e solo perché quando a
Palazzo Grazioli arrivò scodinzolando Dudù, Scajola — quattro volte ministro e a lungo coordinatore — era già alle prese
con i magistrati. Quindi di Forza Italia può parlare, se vuole,
con cognizione e abbastanza liberamente.
Ma vuole?
(La segretaria prende tempo, dice che «l’onorevole non
può rispondere prima delle
17». Troppo tardi. Insista, prego. Tanto Scajola è nel giardino della sua villa di Imperia e
sta potando gli alberi di ulivo:
come poi ammetterà lui stesso).
«Beh, sono un imputato con
l’hobby del giardinaggio. Assolto per la vicenda della casa
al Colosseo, archiviata la storia
di Napoli sulle presunte mazzette a Finmeccanica, non mi
resta che dimostrare la mia innocenza nella vicenda Matacena: così mi distraggo tagliando
rami e, se vuole, però, sì, certo,
anche parlando di Forza Italia.
Sebbene...».
Sebbene?
«Forza Italia non esiste più
da tempo. È rimasto solo Silvio
Berlusconi, un po’ appannato,
stanco, ormai avanti con gli anni eppure, nonostante i problemi familiari e giudiziari che
sappiamo, i ricattini delle Olgettine e tutto il resto, ancora
con una buona dose di autorità
carismatica. Ma da solo, senza
una rete sul territorio, a quanto
può arrivare? Tra il 12 e il 16%.
Un po’ poco, direi».
L’altro giorno, Raffaele Fitto ha organizzato una convention da aspirante nuovo
capo.
«Raffaele lo presentai io, a
Silvio, nel 2000: era giovane e
tenace, lo candidammo a presidente della Regione Puglia,
vinse. Lui è uno che ha imparato dal padre: sa che il territorio,
il consenso che porta voti, va
curato. Anzi, forse ha proprio il
In Parlamento Claudio Scajola con Silvio Berlusconi nell’aula di Montecitorio in una foto del 2011
(Imagoeconomica)
Scajola: assurdo, a dettare la linea
ora sono Rossi e Bergamini
L’ex ministro dà le pagelle a FI: Brunetta capogruppo? Non è in grado
difetto di essere molto settario,
o con me o contro di me. È un
ottimo dirigente... certo non
può pensare di essere l’erede di
Berlusconi...».
Quindi lei crede che...
«No, aspetti: su Fitto mi faccia anche dire che ha torto
quando critica il patto del Nazareno, un buon patto per fare
le riforme, ma ha ragione
quando chiede che il partito
venga ricostruito con un progetto, con una classe dirigente
adeguata. Perché no, dico: davvero non è immaginabile che la
linea politica dei moderati italiani sia dettata da Maria Rosaria Rossi e Deborah Bergamini... o dall’avvocato Niccolò
● La parola
CINCINNATO
Nel 2014 Scajola viene
escluso dalle liste di FI per
le Europee. «Mi dedicherò
all’orto» dice. E qualcuno vi
ha visto un riferimento alla
figura di Cincinnato,
console romano ritiratosi in
campagna e più volte
richiamato in politica.
Ghedini, un ottimo penalista,
ma che insomma... beh...».
Il Cerchio Magico: magnifico, continui.
«Io ricordo un tempo glorioso e di grande politica quando
intorno al tavolo di Berlusconi,
alla luce del suo genio, sedevano straordinari dirigenti capaci
di controllare migliaia di voti
sul territorio e però anche personalità del prestigio di Marcello Pera, Giuliano Urbani,
Giuliano Ferrara... Vede, Berlusconi non ha bisogno di gente
che gli dica che dimostra cinquant’anni e che quando arriva
nelle città trova ancora folle
osannanti: ha, al contrario, bisogno di persone capaci di dirgli anche di no».
Dipende dai punti di vista.
«Sì, ma poi il partito si disintegra, com’è accaduto alle regionali in Emilia Romagna e
come rischia di succedere anche in Puglia. In troppi sono
convinti che sia sufficiente Berlusconi e il simbolo. Denis Verdini, per esempio. Ottimo organizzatore ma con la terribile
convinzione che nei partiti la
democrazia non serva. Errore
blu! Io, per dire, che qualche
votuccio lo spostavo e ancora lo
sposto, fui epurato dalle liste
per le europee perché dovevano infilare il signor Toti. E qual
Chi è
● Claudio
Scajola, 67
anni, eletto alla
Camera con
Forza Italia nel
‘96, rieletto fino
alle Politiche
del 2008
● È stato tre
volte ministro
nei governi
Berlusconi:
dell’Interno dal
2001 al 2002
(quando lasciò
dopo un
giudizio su
Marco Biagi);
Per l’attuazione
del Programma
dal 2003 al
2005 e allo
Sviluppo dal
2008 al 2010
(quando lasciò
per l’inchiesta
sulla casa con
vista Colosseo)
è il risultato? Che ora sentiamo
questo Toti rilasciare, nei panni del consigliere di cartavetrata, brutali interviste contro Fitto. Ma benedetto ragazzo, non
lo sai che in una fase come questa, dentro il partito un dirigente deve usare dosi massicce
di dolcezza diplomatica? Non
puoi rompere, sfasciare. Anzi,
devi confrontarti, mediare,
unire. Ma questa, se mi è consentito, è la grammatica della
politica...».
Lei le ha mai sentite le dichiarazioni di Brunetta?
«Eh, Renato... Un uomo di
valore... Però... ecco, diciamo
così: ciascuno di noi ha le sue
attitudini. Voglio dire: a me
piace molto il calcio, ma secondo lei sarei in grado di scendere su un terreno da gioco? No.
Questo vale anche per Brunetta. Il ruolo di capogruppo, che
per me, tra l’altro, dovrebbe essere scelto dai deputati, non
può ricoprirlo perché proprio
non è in grado... Mhmm... Magari però non scriva così: sia un
po’ più morbido...».
(Poi, a intervista conclusa,
prima dei saluti, Scajola azzecca una buona metafora:
«Gli ulivi sono come i partiti:
per farli durare, vanno concimati e, se serve, potati»).
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
L’intervista
di Marco Cremonesi
PRIMO PIANO
9
«Tosi? Non rispetta i militanti
Inaccettabile ostacolare Zaia»
Salvini: ha dubbi su Le Pen e sul no all’euro, ma se li avessi io non avrei triplicato i voti
❞
Forse non è
chiaro ciò
che stiamo
facendo
Stiamo
preparando
il dopo Renzi
e c’è uno che
fa finta di
niente
❞
MILANO «Forse non è chiaro che
cosa stiamo facendo: qui stiamo preparando il dopo Renzi.
Ma c’è un dirigente che fa finta
di niente. Questo non è accettabile». Matteo Salvini non perde
la calma, ma che sia arrabbiato
si sente. E bene. Il «dirigente»,
Salvini lo chiamerà quasi sempre così, è il sindaco di Verona
Flavio Tosi, che tra l’altro è anche il segretario della Liga veneta. E ieri ha detto a chiare lettere quello che già era nell’aria
da tempo: se non trovasse un
accordo con Luca Zaia, il governatore in corsa per la riconferma, lui potrebbe «prendere le
sue decisioni liberamente». E
cioè il candidarsi, lui leghista,
contro il presidente leghista
del Veneto.
Salvini, la minaccia è pesante. Che cosa farebbe, in
quel caso? Ha un piano?
«Io ho messo la vicenda nelle mani del governatore e del
segretario. La soluzione è nelle
Dice che
non sa se
viene in
corteo a
Roma. Non
è bello da
un dirigente
pagato
Vieni. Poi
Il no a Ncd
discutiamo «Su Ncd parlano i fatti:
il governo con Alfano
taglia 300 milioni
di euro al Veneto»
❞
In tanti
perderanno
la domenica
di riposo e
si alzeranno
prima
dell’alba
Perciò la
presa in
giro non va
loro mani. Però, voglio prima
dirle un’altra cosa… ».
Prego.
«Ciò che mi ha dato più fastidio è che abbia detto che
non sa se viene a Roma, alla
grande manifestazione che
stiamo organizzando per sabato prossimo. Ma come? Ci sono
centinaia di pullman del tuo
partito, c’è un mare di gente
che per essere presente rinuncerà a una domenica di riposo,
spenderà dei soldi, si alzerà
prima dell’alba. Ci saranno i
sindaci e i rappresentanti di
mille professioni e associazioni, che saranno lì per dire il loro no a Renzi. Beh, non è bello
che un dirigente pagato dica
che non sa se verrà. Non fosse
altro che per il rispetto dovuto
ai militanti, tu alla manifestazione vieni. Punto. Poi, discutiamo della Regione. Accetto
tutto, ma non la presa in giro».
Tosi dice che con lui non
sono stati rispettati due ac-
cordi. L’ultimo nel 2012,
quando gli si disse che sarebbe stato il candidato alla leadership del centrodestra.
«Ancora? Ma basta… Il Veneto è la Regione con la sanità migliore d’Italia, la prima ad aver
aperto gli ospedali anche alla
sera per fare visite ed esami
senza perdere ore di lavoro. La
prima ad aiutare i genitori separati con figli a carico. E nel
solo 2014, ha sostenuto 7.000
aziende. Questo è il Veneto. Il
mio dovere è preservarlo. Di
che cosa stiamo parlando?».
Di Tosi che sostiene di essere vittima di accordi traditi.
«In Lega, le persone valide
sono sempre state valorizzate.
Lui è stato prima presidente e
poi segretario della Liga veneta, candidato all’Europarlamento, è stato ed è il bravo sin-
daco di una città importante
come Verona. Ma nel momento
in cui sceglie di polemizzare e
mettere in difficoltà il suo governatore, non va bene».
Però, una candidatura di
Tosi sarebbe un problema
grosso. O no?
«Io so che i cittadini non vogliono che si litighi. Credo che
in Veneto nessuno capirebbe
una cosa del genere, e credo
Quattro leader per una Lega
Il segretario del partito
Alleanze La chiusura di Salvini verso Ncd è netta: mai con
loro alle Regionali, perché Alfano sostiene il governo Renzi.
Avviato il dialogo con FI: purché resti all’opposizione
Euro «Basta euro», slogan del voto per il Parlamento Ue, è ora
la linea della Lega: euroscettici, contro la moneta unica
Partito Meno federalista, più nazionalista. Resta la battaglia
contro l’immigrazione, ma Salvini guarda anche al Sud: pure i
siciliani sono vittime del centralismo di Roma e Bruxelles
Il sindaco di Verona
Alleanze L’apertura a Ncd e FI è netta: Tosi è convinto che
occorra guardare anche al centro, oltre che a destra, per poter
creare un’alternativa capace di sfidare Renzi
Euro Pur con alcune posizioni «euro-critiche», il sindaco di
Verona è contro l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira
Partito È contro la linea lepenista di Salvini: spaventa i
moderati. Il segretario della Liga Veneta rivendica poi
l’autonomia del partito a livello territoriale
Il governatore lombardo
Alleanze Per il governatore Maroni bisogna distinguere tra
livello nazionale e locale: se si può criticare Alfano al governo,
l’asse con Ncd nelle Regioni si può fare («in Lombardia va»)
Euro È contro l’euro, ma soprattutto per la creazione di una
macroregione alpina che coinvolga altri Paesi del continente
Partito Vuole che il partito federale lasci autonomia ai
territori per le scelte locali (Salvini vorrebbe cambiare).
In Lombardia ha lanciato il referendum per l’indipendenza
Il presidente del Veneto
Alleanze Con Ncd c’è stata «totale sintonia» alla guida del
Veneto. Ma sulle alleanze, per il presidente Zaia, «deciderà il
segretario», contrario a correre con i centristi
Euro Contro la moneta unica, più volte da ministro delle
Politiche agricole ha combattuto contro Bruxelles
Partito Federalista, si è battuto per la causa del referendum
per l’indipendenza del Veneto. Ma a livello di partito meno
autonomia potrebbe favorirlo nel dualismo con Tosi
che nessuno si candiderebbe
contro Zaia. Il governatore non
è in discussione. Poi, se ci sono
altri problemi… ».
A che cosa si riferisce?
«Beh, avere dubbi è legittimo. Se uno non è convinto nel
no all’euro, se uno non è convinto dell’alleanza con Marine
Le Pen, va tutto bene. Se però io
avessi avuto questi dubbi,
beh… non avrei triplicato i consensi della Lega».
Tosi chiede che Zaia possa
essere sostenuto da altre liste
civiche oltre che quella a nome del governatore.
«Ho visto un sondaggio fatto
per il Pd in cui si dice la Lega
più una lista Zaia non vince:
stravince. Chiaro e semplice.
Bisognerebbe fare altre liste
per recuperare tre amici di Corrado Passera? Tra l’altro, personalmente non vedo nel futuro
di un centrodestra moderno
Passera, il banchiere che ha fatto il ministro per Monti e con
Gli scenari
«Per un sondaggio con
la Lega più la lista Zaia
il governatore stravince
Perché fare altre liste?»
Fornero».
Il presidente della Liga, Luca Baggio, nel consiglio «nazionale» veneto ha chiesto a
Tosi di fare il candidato presidente.
«In democrazia, ciascuno ha
le proprie idee. Io ragiono di
tutto e con tutti, ma ripeto: Zaia
non si tocca. È il governatore
che ci invidiano tutti. Sarebbe
folle metterlo in discussione».
Esiste anche un problema
di alleanze. Tosi sostiene che
in un’ottica nazionale dovrebbero esserci anche Forza
Italia e Ncd.
«Con FI in Veneto stanno
parlando e io seguo con rispetto la discussione. Quanto al
Ncd, per loro parlano i fatti: il
governo Renzi-Alfano taglia al
Veneto 300 milioni di euro e sono in arrivo altri 1.500 immigrati. E noi che cosa dovremmo
dire all’operaio di Marghera o
all’artigiano di Vicenza?».
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10
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
11
Primo piano Il caso
Il sindaco
di Dario Di Vico
«Io non dico mai Vaffa
A Parma si critica e basta»
Pizzarotti: è ora che i poteri locali, forti o no, ci mettano la faccia
DAL NOSTRO INVIATO
PARMA È una domenica difficile
per la città con lo stadio chiuso
e il morale sotto i tacchi. Il sindaco Federico Pizzarotti è alla
sua scrivania, non vuol arrendersi al declino e per chiamare
alla riscossa non esita a usare
gli argomenti dell’antropologia
positiva. «Non si può dipingere
tutto a tinte fosche. Non mi
piace che si faccia politica così,
che alcuni esponenti del Pd in
città trasformino l’opposizione
in rissa. Bisogna dare spazio alla speranza».
Il Pd vi rende pan per focaccia visto che il M5S non è certo tenero verso Renzi. In fondo siete il partito del Vaffa.
«Non mi interessa se il Movimento a livello nazionale segue
questo indirizzo. Ho le mie
idee e anzi se la parabola del
M5S è quella che vediamo dipende proprio da un certo modo di fare l’opposizione. Dire
che tutto va male non serve, ci
vuole un cambio di paradigma
culturale. Io il Vaffa non l’ho
mai detto e non mi sogno di
farlo. E sostenere che la classe
politica è tutta uguale serve solo a disorientare i cittadini e
aumentare le astensioni».
Comunque Parma è attraversata da una congiuntura
astrale negativa. L’aeroporto
vicino a chiudere, la squadra
di calcio allo sbando, il Regio
declassato, il debito che resta
vano per ripartire. L’obiettivo
comunque è ricominciare dalla
serie B ed evitare ulteriori retrocessioni».
E il Teatro Regio? I giudizi
parlano di una stagione anch’essa di serie B.
«Ho ereditato un Regio con
11 milioni di debiti. Lo abbiamo
risanato chiudendo il bilancio
in pareggio. Il programma è
stato dimezzato ma anche i finanziamenti da Roma lo sono
stati. Ma se il Regio rappresenta l’orgoglio di una comunità
mi aspetto che si contribuisca a
tenerlo in alto. Non si può solo
criticare, ci vuole uno scatto di
reni. E allora bisogna riempire
il teatro così come un tifoso de-
Sul «Corriere» L’inchiesta di Dario Di Vico pubblicata
sabato sulla situazione di Parma
ve andare allo stadio. L’eccellenza è fatica».
Come spiega che l’economia reale di Parma è viva e vegeta mentre l’economia amministrata prende solo
schiaffi.
«Parma non è in declino, vive gli stessi problemi dell’Italia.
La città è ricca e dobbiamo usare ciò come trampolino per ripartire. Bisogna metterci la faccia, non basta più stare dietro
le quinte. Non so se a Parma
esistano dei poteri forti, al tempo della vecchia Parmalat mi
dicono di sì, ma forti o non forti è il momento che non si nascondano».
Chi è
● Federico
Pizzarotti, 41
anni, è sindaco
di Parma dal
maggio 2012,
quando si è
imposto al
ballottaggio
(con il 60,2%)
su Vincenzo
Bernazzoli,
candidato del
centrosinistra
● Pizzarotti è
stato il primo
sindaco del
Movimento 5
Stelle eletto in
una città
capoluogo
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CHI HA DETTO CHE
LE JAGUAR SONO
IRRAGGIUNGIBILI?
❞
Le polemiche
Qualcuno nel Pd vuole
soltanto la rissa
Il calcio? Manenti
non è più credibile
altissimo.
«Il debito lo abbiamo ridotto
a 550 milioni. L’aeroporto è da
10 anni in questa situazione a
causa di una linea di galleggiamento. Invece o lo ingrandisci
o lo chiudi. Bisogna cercare un
investitore da 50 milioni in su e
un piano decennale».
I cinesi della Izp sembravano rispondere a questo identikit.
«Ci si è appiattiti troppo sulla loro offerta. Occorreva un
bando pubblico».
Perché tutti i faccendieri
del calcio internazionale si
danno convegno a Parma?
«Tante cose non capisco. Eppure la squadra è il terzo brand
della città dopo parmigiano e
prosciutto e quindi me ne devo
occupare. Ma quando vengo a
sapere che ci sono a libro paga
250 calciatori mi cadono le
braccia. Manenti non è più credibile, non c’è voglia di presidenti di questo tipo. Se lui non
è in grado di continuare, si faccia da parte e basta».
Ha avuto contatti con imprenditori disposti a rilevare
il club?
«Concordo che non possiamo stare ad aspettare che per
ogni cosa intervenga Barilla, ci
sono però persone credibili e
solvibili che sarebbero anche
disposte a farsi avanti e che si
ritraggono. Oggi è difficile stimare persino quanti soldi ser-
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● L’analisi
Il mistero debito
in 49 cartelle
inviate alla Corte
dei conti
I
l debito del Comune di
Parma è quasi una
materia esoterica.
Se ne riparla
ciclicamente ma nel fuoco
della polemica politica i
numeri ballano e vengono
tirati da una parte e
dall’altra. E le accuse del
consigliere comunale del
Pd Massimo Iotti al
Corriere hanno irritato
Federico Pizzarotti. Esiste
però un documento
ufficiale vidimato dallo
stesso sindaco e
dall’assessore al Bilancio
Marco Ferretti il 30 gennaio
scorso e inviato alla Corte
dei conti che aveva chiesto
lumi in materia. Si tratta di
49 cartelle, finora mai rese
note alla stampa, che
analizzano
minuziosamente
«l’evoluzione
dell’indebitamento del
Gruppo Comune di Parma»
in base agli ultimi dati
disponibili, quelli dei
bilanci 2012. Ebbene il
debito consolidato è 573,3
milioni che è grosso modo
scomponibile in tre voci
principali: debiti verso i
fornitori, verso le banche e
mutui aperti con le stesse
banche. Sarà interessante
conoscere a tempo debito
gli eventuali rilievi della
Corte dei conti, intanto può
essere utile ricapitolare
come si è mossa la giunta
Pizzarotti rispetto a una
maxi esposizione che ha
ereditato e che va imputata
totalmente alle precedenti
«giunte del mattone» che
volendo trasformare Parma
in una città da 400 mila
abitanti avevano edificato a
mani basse. Una stima
elaborata a suo tempo dal
commissario straordinario
Ciclosi nell’intermezzo tra
l’amministrazione Vignali e
quella Pizzarotti segnava
per l’indebitamento
addirittura quota 870. Ma
già a suo tempo quella cifra
fu contestata perché
comprendeva poste non
corrette ovvero sommava,
come si usa dire, mele con
pere. Rispetto a quell’epoca
Pizzarotti ha provveduto a
pagare a un gruppo di
fornitori del Comune 129
milioni, grazie alla
possibilità di splafonare il
patto di Stabilità concessa
dal governo Monti e
garantita con copertura
statale, poi ha venduto a
una cifra simbolica la
società Stu Pasubio (che si
è portata dietro i propri
debiti). Un’altra società, la
Spip, è fallita portandosi
dietro anch’essa il carico
debitorio. Così
l’esposizione è scesa a
fronte però di un doppio
depauperamento
patrimoniale, obietta il Pd.
L’assessore Ferretti
garantisce comunque che è
in dirittura d’arrivo la
ristrutturazione del debito
con le banche della società
più grande, la Stt holding,
che comporterà quasi
sicuramente la vendita di
parte delle azioni della
multiutility Iren.
D. D. V.
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
12
Primo piano La crisi
Le idee di Tsipras sul tavolo della Ue
«Meno burocrazia, lotta all’evasione»
Atene presenta la lista delle riforme. Varoufakis: creatività. La sinistra di Syriza dice no
Il difficile viene adesso. I
quattro mesi di respiro finanziario che la Grecia ha ottenuto
venerdì dall’Eurogruppo servono ad Atene per convincere i
guardiani dell’austerità che si
sono sbagliati, che sei anni di
liberalizzazioni, di riduzione
del peso dello Stato e delle prestazioni sociali sono stati un
errore perché l’economia invece di crescere si è prosciugata e
il debito invece di calare è cresciuto. «Lavorerò notte e gior-
Reazioni
Il tedesco Schulz
(Europarlamento): «Il
problema? Non hanno
proposte concrete»
no per escogitare riforme» alternative a quelle di riduzione
del deficit pubblico che sono
state applicate ovunque sino ad
oggi, promette il ministro delle
Finanze Yanis Varoufakis. E se
alla fine i risultati non arriveranno perché l’Europa non si
farà convincere la porta di uscita dall’euro è sempre lì a disposizione.
Il governo della sinistra greca guidato da Alexis Tsipras
presenterà oggi una prima
tranche di proposte per giustificare l’apertura di credito ottenuta venerdì. L’Eurogruppo ha
accettato di accantonare i programmi dettati dalla troika al
passato governo di centrodestra per vedere quel «qualcosa
di diverso» che promettono i
greci. Non si discute più su testi presentati dai funzionari di
Banca Centrale europea, Fondo Monetario Internazionale e
Unione europea, ma su idee
«made in Greece». Il recupero
di sovranità promesso da Syriza, il partito di Tsipras prima
delle elezioni del 25 gennaio, è
tutto qui. Parrebbe poco e la sinistra interna di Syriza già
chiede un congresso straordinario per defenestrare il segretario, ma potrebbe non esserlo.
Il documento dell’Eurogruppo, infatti, non ripete i target di
surplus del 3% quest’anno e 4,5
l’anno venturo che Atene giudica incompatibili con qualsiasi
politica di rilancio. Accenna invece alla possibilità di modificare l’avanzo primario (cioè
prima del pagamento degli interessi) a seconda «dell’andamento economico dell’anno».
Con un testo così «ambiguo»
(come dice Romano Prodi), la
Sul carro
Un carro
di Carnevale
nella parata di
ieri a Patrasso:
la maschera
del premier
greco Alexis
Tsipras tiene
nella mano
sinistra un euro
e nella destra
una dracma.
Oggi Tsipras
presenta
le riforme
a Bruxelles
(Afp/Giota
Korbaki)
L’eroe della Resistenza antinazista
Glezos contro il governo: «Tradite le promesse»
Manolis Glezos, l’eroe 92enne della
Resistenza greca ai nazisti diventato
eurodeputato di Syriza, attacca
l’accordo di Bruxelles: un tradimento
delle promesse elettorali. Su un blog
Glezos chiede «scusa al popolo greco
per aver preso parte a questa illusione.
Rinominare la Troika “Istituzioni”... è
come chiamare la carne “pesce”, ma
non cambia le cose». Glezos fa appello
agli «amici e sostenitori di Syriza:
decidete se accettare questa
situazione». Per il governo «Glezos
forse non è stato bene informato».
discrezionalità politica è forte e
sarà con l’esame delle proposte
di oggi che si comincerà a misurare la reale volontà di conciliazione delle parti.
Il ministro Varoufakis spiega
che disegnerà la nuova rotta
economica con «creatività e felicità», «sicuro di poter convincere i colleghi europei». Tsipras ricorda l’impegno elettorale a combattere la crisi «umanitaria» e esclude gli aumenti
dell’Iva e le limate alle pensioni
chieste in passato dalla troika.
Tra le stelle polari di Atene c’è il
principio della spesa pubblica
come «moltiplicatore» della
crescita. «Vogliamo misure che
sveglino il Paese dall’anestesia.
Presenteremo piani per rendere più efficiente la pubblica
amministrazione e per recuperare risorse facendo pagare chi
può farlo: gli evasori fiscali. Sarà una battaglia quotidiana,
ogni centimetro andrà conquistato con grandi sforzi» . A prevedere tutto ciò è Nikos Pappas, amico d’infanzia di Tsipras
e oggi ministro di Stato.
Non è solo un problema greco. L’eco del dibattito politico
continentale tra rigidi e flessibili, liberisti e statalisti, lo si
percepisce dalle dichiarazioni
allo spagnolo El País di una colomba tedesca come Martin
Schulz, presidente del Parlamento europeo. «Il problema
di Syriza è che non hanno proposte concrete per il cambiamento». Il problema è che
«stanno crescendo partiti che
dicono “votateci e cambieremo
tutto”. Ma non si può cambiare
tutto quando la realtà va al di là
del tuo Paese».
Andrea Nicastro
@andrea_nicastro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
PRIMO PIANO
13
I CONTI DI ATENE
Un Paese in quattro scatti: dal debito alle riforme
50%
40%
30%
20%
10%
0%
I Paesi che hanno fatto più riforme
(dal 2007 al 2014)
Grecia
Portogallo
Irlanda
Spagna
Austria
Italia
Gran Bretagna
Francia
Finlandia
Svezia
Olanda
Germania
Usa
Belgio
0,0
0,2
0,4
0,6
Pil a confronto:
più ricca la Grecia o Milano?
(in miliardi di euro)
600
500
400
300
200
100
0
Île
d
Fr e
Lo ance
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Ol ito
an
d
Au a
Ge stri
rm a
an
ia
187
Disoccupazione giovanile
(meno di 25 anni)
Sp
Il debito
L’80% del debito greco è in mano a istituzioni pubbliche
(in miliardi di euro)
prestiti a breve
bond sul mercato
termine
46
14
Banca
centrale
Unione Europea
europea
(attraverso
l’EFSF, il Fondo
20
di stabilità
Fmi
europeo,
e
prestiti di
28
singoli Paesi)
Fonte: RBS Credit Strategy, EC, Fmi, Bloomberg, Eurostat, OECD
Corriere della Sera
COME SALVARE LA GRECIA
(se il suo debito è insostenibile?)
Lo studio
di Danilo Taino
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Ad Atene, Alexis Tsipras racconta di avere vinto,
nella trattativa con i 18 partner
dell’Eurozona: tutti sanno che,
al momento, non è vero. A Berlino, colui che è apparentemente il suo avversario principale, Wolfgang Schäuble, durante il weekend si è invece
guardato dall’usare toni da vincitore: sa che nei prossimi giorni e settimane ci saranno guai.
La situazione, in effetti, è delicata, come forse non lo era
mai stata finora, per l’Eurozona. Al di là del chi vince e del
chi perde nei negoziati di Bruxelles, il dato di fatto è che, al
175% del Prodotto interno lordo, il debito greco non è sostenibile. Si può continuare a fare
finta che lo possa essere. Ma
prima o poi la questione andrà
affrontata.
Oggi, la ex troika (Ue, Banca
centrale europea, Fondo monetario internazionale) valuterà la lettera inviata dal ministro
delle Finanze Yanis Varoufakis
nella quale si delineano alcuni
obiettivi di Atene. Dalle indiscrezioni si capisce che avrà
pochi numeri, probabilmente
nessuno, per dimostrare la sostenibilità del debito. E d’altra
parte è stato lo stesso Varoufakis a sostenere che il suo Paese è alla bancarotta.
BERLINO
● Il
dipartimento
di ricerca della
Royal Bank
of Scotland
ha effettuato
una
simulazione
su una delle
proposte
avanzate dal
nuovo governo
di Atene (nella
foto sopra, il
ministro delle
Finanze Yanis
Varoufakis)
● Si tratta
della proposta
di swap
(sostituzione)
degli attuali
titoli di debito
greco con
obbligazioni
legate
all’andamento
del Pil ellenico
stesso: fissata
una certa
soglia di
crescita
dell’economia,
se la soglia
viene superata
Atene paga
interessi
superiori a
quelli stabiliti.
Sotto la soglia,
invece, gli
interessi sono
inferiori. La
simulazione
mostra che
i Paesi che
usano i bond
legati alla
crescita
raggiungono
un rapporto
tra debito
e Pil più basso
L’intervista
di Luigi Offeddu
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Oggi, Alexis Tsipras
consegnerà la sua «lista degli
impegni» alla Ue. Ma qualcuno
si chiede: riuscirà ad aggirare
l’«assioma di Szasz»? Traduzione: a riempire di contenuto
le promesse fatte e ricevute da
tutti, in tanti vertici Ue, e spesso farcite solo di parole? «Flessibilità», «periodo-ponte»...
Chi si chiede tutto ciò è
Ashoka Mody, economista indiano di Princeton, già vicepresidente del dipartimento
europeo del Fondo monetario
internazionale, oggi analista
dell’Istituto Bruegel di Bruxelles.
BRUXELLES
I bond legati alla crescita
una soluzione possibile
Ma l’ipotesi «Grexit»
non è ancora da scartare
La questione, però, è stata
focalizzata in questi giorni da
molti osservatori. La Royal
Bank of Scotland, ha per esempio scritto in un paper che «nel
lungo termine il debito greco
non è sostenibile». L’Fmi prevede che cali al 110-120% del Pil
nel 2022 e perché ciò avvenga
punta a una crescita annua da
qui ad allora del 3,5% e a un
avanzo pubblico primario (prima degli interessi sul debito) di
oltre il 4%. «Non realistico», dice Rbs: date le condizioni attuali (il Pil greco è tornato a
contrarsi nel quarto trimestre
del 2014) è probabile che, al
2022, il debito sia uguale o superiore all’attuale. Rinviare e
non riconoscere il problema significa aggravare la situazione.
In questo quadro, dopo cinque anni di crisi profonda, il Pil
crollato del 24%, la disoccupazione al 25% e nessuna soluzione in vista, l’uscita dall’euro sarebbe tra le opzioni da considerare. Ma nessuno dice di volere
la Grexit. Il dipartimento di ricerca di Rbs, guidato da Alberto Gallo, ha dunque fatto una
simulazione, che finora non
era mai stata effettuata, su una
delle proposte avanzate dal
nuovo governo di Atene e che
in teoria potrebbe essere tra le
meno inaccettabili dai partner
europei. Si tratta della proposta di swap — in sostanza di
sostituzione — degli attuali titoli di debito greco con obbligazioni legate all’andamento
del Pil ellenico stesso. Fissata
una certa soglia di crescita dell’economia, se si va sopra a
quella Atene paga interessi superiori a quelli stabiliti, sotto
quella soglia, interessi inferiori.
Il calcolo non è semplice, ci
sono coefficienti da utilizzare,
ma quello che conta è che Rbs
abbia simulato una soluzione
del genere — dice il suo paper
— su diecimila casi di shock
che possono colpire una nazione in vent’anni: il risultato
«mostra che i Paesi che usano i
bond legati al Pil sono più capaci di sopportare shock negativi», cioè raggiungono un rapporto tra debito e Pil più basso.
Con uno strumento del genere, la Grecia avrebbe possibi-
175
per cento
Il debito
pubblico
greco in
rapporto
al Prodotto
interno lordo
110
per cento
Il debito
in rapporto
al Pil nel 2022
secondo
previsioni
dell’Fmi
● Il Commissario al Lavoro
E si aspetta il parere del «falco» Katainen
(l.off.) Dombrovskis, Moscovici: quasi ogni giorno, vari commissari Ue
spiegano ai media il caso greco. Jyrki Katainen, vicepresidente della
Commissione e commissario al Lavoro e alla Crescita, finora no: è il più
riservato di tutti. Perché questo dossier è stato affidato a Moscovici, spiegano a
Bruxelles. Ma forse anche perché Katainen, considerato il più esperto e
brillante teorico del rigorismo alla Merkel, non è entusiasta della trattativa
«morbida» con Atene, e pensa d’accordo con Virgilio che «timeo Danaos, et
dona ferentes»: «Temo i Danai, i Greci, anche quando portano doni...».
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lità maggiori di sostenere il debito. Servirebbero salvaguardie: soprattutto, occorrerebbe
essere certi di un’estrema correttezza contabile. La cosa interessante è che l’esercizio serve
a dire che le soluzioni tecniche
per affrontare la questione greca non mancano (anche se non
abbondano).
L’ostacolo è politico. Da un
lato si tratta di capire se il nuovo governo di Atene ha la credibilità per promuovere e garantire la gestione di un percorso
del genere: il clima di sfiducia
che ha creato nei giorni scorsi
nelle trattative di Bruxelles non
è un indicatore positivo. Dall’altro, c’è il problema dell’accettabilità per i 18 partner della
Grecia di una soluzione diversa
dal pieno rispetto degli impegni presi.
Questo è un ostacolo enorme. Dare ad Atene una flessibilità maggiore di quella prevista
— tale sarebbe lo swap — costituirebbe un affronto per
quei governi che gli impegni
presi con i partner li hanno rispettati e ora iniziano a vederne i risultati: soprattutto Portogallo, Irlanda e Spagna. Lo vivrebbero come un tradimento,
non tanto perché alla Grecia si
alleggerirebbe un peso ma soprattutto perché le loro opinioni pubbliche li accuserebbero
di incapacità. E questo sarebbe
particolarmente grave in un Paese come la Spagna, dove una
forza di opposizione similSyriza, Podemos, è già ora forte
nei sondaggi. E il primo traditore sarebbe individuato nel
governo tedesco.
Per questo, il passaggio è
estremamente delicato: il debito greco è insostenibile nelle
condizioni attuali; l’alternativa
politica potrebbe esserlo anche
meno.
@danilotaino
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«L’assioma di Szasz: così si accontentano tutti»
L’economista indiano Mody: le parole vaghe nei negoziati provocano ulteriori pressioni
L’«assioma di Szasz» prende
il nome dal banchiere centrale
olandese André Szasz, che nel
1970 lo definì così: «Un compromesso, non nel senso che
gli Stati membri risolvono le
loro differenze incontrandosi
su posizioni intermedie, ma
accordandosi su documenti
che li facciano sentire liberi di
premere ancora per le loro richieste».
Che cosa significa, nella realtà? «Che così è stata la storia ricorrente dell’euro — risponde
Mody — parole e documenti
che hanno significati completamente differenti per le diverse parti in campo. Ma ben al sicuro, all’interno della trappola
Chi è
● Ashoka
Mody,
economista
indiano, ex
dirigente al Fmi
e oggi analista
dell’Istituto
Bruegel a
Bruxelles. Nel
2009 ha subito
un attentato
retorica, il processo continua
ad andare avanti. E le incongruenze continuano ad accumularsi».
Per esempio? «Per esempio,
la proposta avanzata il 16 febbraio dalla Ue chiede ai greci di
“fare il miglior uso della flessibilità già insita nel programma
corrente”. Ah! Quella meravigliosa parola, flessibilità».
Quando Matteo Renzi per la
prima volta chiese ad Angela
Merkel «flessibilità» — ha
scritto lo stesso Mody nella sua
ultima analisi per l’Istituto
Bruegel — Angela Merkel trasalì: «Qual è il problema? È già
tutto nelle regole...». E allora
che cosa avrà voluto dire il mi-
nistro Pier Carlo Padoan, dopo
l’ultimo Eurogruppo, con il suo
«Abbiamo vinto tutti»?
«Aveva ragione — risponde
ora l’economista indiano —
perché l’assioma di Szasz funziona temporaneamente. Ma
ogni nuova decisione presa,
genera nuove pressioni che devono poi essere contenute».
Secondo Renzi, le sue proteste sulla flessibilità hanno
avuto effetto nella Ue.
«Sì, hanno avuto effetto.
Hanno procurato all’Italia un
qualche, assai modesto, sollievo dalla crisi. La situazione greca è molto più dura. Ma la sua
causa è identica a quella della
situazione italiana. In uno dei
gesti più dolci di questa crisi,
Renzi ha donato a Tsipras una
bella cravatta. Ma pubblicamente, ha scelto di distanziarsi
da lui. Ciò ha un senso, tatticamente. Però il gioco verrà ripetuto».
Vale a dire, presto potrà ritrovarsi sulla griglia anche
l’Italia. Per molti, Tsipras e
Renzi si assomigliano. È così?
«Sì, anche perché rappresentano un cambiamento generazionale. Sempre di più, la
leadership arriverà dal gruppo
che più è stato ferito dalla crisi.
E se così sarà, altri ancora sosterranno questa causa».
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14
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
15
Primo piano Conti pubblici
Pagelle Ue anticipate per Francia e Italia
Venerdì il supplemento d’esame alla manovra. Il nodo del debito. Padoan: avanti sulla cessione di Poste e Fs
Con i nuovi margini europei Roma (con Parigi) rischia meno, ma la Commissione valuta nuovi rilievi
La vicenda
●A
prescindere
«dall’esistenza
di nuovi
meccanismi di
valutazione
delle regole» il
giudizio sui
conti pubblici
italiani, diceva
a inizio anno il
ministro del
Tesoro Pier
Carlo Padoan
«non è un
problema»
● Il riferimento
ai «nuovi
meccanismi»
era per le linee
guida sulla
flessibilità
annunciate
dalla
Commissione
Ue, in base alle
quali, pur nel
rispetto del
tetto del 3%
per il rapporto
deficit/Pil,
l’Europa ha
deciso di
concedere più
tempo per un
aggiustamento
dei conti a quei
Paesi che
facciano le
riforme
● In ottobre la
Commissione
aveva sollevato
perplessità
sulla legge di
Stabilità che
non
prevederebbe
una sufficiente
velocità di
riduzione del
deficit tale da
rispettare le
regole europee
sul debito
anche ai fini del
pareggio di
bilancio
richiesto dal
«Fiscal
compact» e
rinviato dal
governo al
2017 insieme
agli obiettivi sul
debito per gli
anni successivi.
● Ottenuto in
ottobre il via
alla manovra
2015, ora la
verifica sulle
riforme
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
L’appuntamento è
per il giorno dello stipendio,
venerdì 27. E in questo caso, lo
stipendio dell’Italia sarà il giudizio della Commissione Ue sul
piano di Stabilità e crescita del
governo Renzi. Era stato rimandato da ottobre, prima a marzo
e poi appunto a fine febbraio.
Ed ora l’«udienza» è finalmente fissata, come quelle che riguardano Francia e Belgio. Tre
Paesi che in un modo o nell’altro violano le regole del patto
di Stabilità: non sono certo ridotti come la Grecia, ma possono rischiare una procedura di
infrazione, cioè in media centinaia di milioni di multa. L’Italia
dovrebbe cavarsela con un’assoluzione o al peggio con
un’assoluzione a metà per insufficienza di prove, secondo le
assicurazioni ufficiose ricevute
da Bruxelles negli ultimi mesi e
BRUXELLES
L’analisi
di Enrico Marro
132
per cento il
rapporto tra
debito (2.134,9
miliardi) e Pil
Per l’esattezza
il rapporto è
pari al 131,6%
anche negli ultimissimi giorni.
Per la Francia, il problema
principale è un deficit che sfiora il 5% del Pil, ben oltre quel
tetto massimo del 3% fissato
dall’Ue. Per noi è invece il debito pubblico, 2.134,9 miliardi o
il 131,6% del Pil, il secondo debito europeo dopo quello della
Grecia, la ragione che ha spinto
il Washington Post, l’altro giorno, a definirci una «bomba ad
orologeria», «il vero problema
del continente». Non solo: «Da
● Il caso
P
iù 3,6% in sei anni. A tanto
ammonterà la crescita aggiuntiva
del Pil da qui al 2020 ottenuta
grazie alle riforme. Un buon 0,6%
l’anno, pari a poco meno di 10 miliardi
di prodotto in più ogni dodici mesi. Il
valore diffuso ieri del ministero
dell’Economia non è distante dalla
stima Ocse, leggermente più bassa:
Quelle stime sul Pil
dove Stato e giustizia
pesano più del lavoro
di Rita Querzé
3,3%. Ma cosa concorre a questo
aumento? Il Jobs act con un più 0,9% in
sei anni. Ma non sarebbe questo il
maggior contributo. A fare la
differenza potrebbero essere le
riforme di pubblica amministrazione e
giustizia. Con un buon 1,4% di crescita
aggiuntiva del Pil da qui al 2020.
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Le sei operazioni di salvaguardia (dati aggiornati al 23.01.2015)
1ª SALVAGUARDIA
NUMERO PERSONE
SALVAGUARDATE
3ª SALVAGUARDIA
(legge n. 228/2012)
4ª SALVAGUARDIA
(legge n. 124/2013)
5ª SALVAGUARDIA
(legge n. 147/2013)
5.870
17.000
170.230
9.593
7.344
5.000*
32.100
44.114
17.114
16.130
(legge n. 147/2014)
PENSIONI LIQUIDATE (Non comprende
pensioni liquidate nella gestione ex Inpdap)
64.374
35.000*
6ª SALVAGUARDIA
TOTALE
CERTIFICAZIONI
(decorrenza dal 2013 in poi)
65.000
(legge n. 214/2011)
(legge n. 135/2012)
miliardi
1.399
3.294
2.990
-
-
97.996
11,7
5.981
Stanziati
dallo Stato da qui
al 2020 per le sei
operazioni
di salvaguardia
64.077
Fonte: Inps *Contingente rideterminato dall’art. 1 della legge n. 147 del 2014
d’Arco
Pensioni, la mini riforma strisciante
Con sgravi alle imprese e riscatto laurea
Se dipendesse solo dal
ministro del Lavoro, Giuliano
Poletti, il cantiere della previdenza sarebbe già stato riaperto da un pezzo. Tutte le volte
che ne ha avuto l’occasione il
ministro ha infatti sottolineato
l’urgenza di «introdurre elementi di flessibilità» sull’età
pensionabile anche per evitare
il formarsi di ondate di lavoratori anziani espulsi dalle aziende ma lontani dal raggiungimento dei requisiti per la pensione che, una volta, esaurito il
sussidio di disoccupazione, resterebbero senza reddito. Insomma i cosiddetti nuovi esodati, anche se il termine è improprio, perché gli esodati veri
sono solo quelli che, usciti dal
lavoro anticipatamente prima
del 2012 con l’attesa di andare
di lì a poco in pensione sono
invece rimasti bloccati dallo
scalone della riforma Fornero.
Anche ieri Poletti, in un’intervista pubblicata da Avvenire, ha rilanciato il tema della
flessibilità, osservando che, tra
l’altro, potrebbe convenire alle
stesse imprese: «Quanto costa
in termini di competitività tenere al lavoro persone che già
hanno dato tutto?». Solo che,
intervenire per consentire, sia
pure a determinate condizioni,
di andare in pensione prima di
quanto preveda la Fornero co-
ROMA
via di completamento: Fisco,
privatizzazioni, mercato del lavoro. Esiste da tempo una
“road map” delle cose da fare.
L’ha ricordato ieri il ministro
dell’Economia Per Carlo Padoan, in un’intervista a «Italy 24»:
«L’Italia ha fatto molto più di
altri Paesi per ritirare progressivamente la presenza dello
Stato dai settori dell’economia
dove il mercato può essere più
efficiente». Ora, tocca a Poste e
Ferrovie, «settori che possono
essere aperti alla concorrenza
con l’obiettivo di creare più efficienza»: e quindi «nel 2015
apriremo ai privati il capitale di
queste società». Ma «senza
svendere». Quanto alla riforma
del Fisco, «è molto ampia, una
vera e propria operazione di
manutenzione straordinaria»,
e sarà varata a maggio.
Luigi Offeddu
[email protected]
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2ª SALVAGUARDIA
Il progetto
Le due proposte
di Sacconi mentre
guadagna terreno
anche nel governo
la spinta a riaprire
il cantiere previdenza
Il «Post» non è certo la voce
del re Salomone, e vede le cose
da una prospettiva atlantica
che comprende una crescita
sempre più forte e sicura. Ma la
realtà di oggi, per Roma, ha
davvero dei lati inquietanti:
mentre per il deficit possiamo
stare relativamente tranquilli,
la Commissione ha lasciato trapelare che proprio il debito
pubblico potrebbe essere la
trappola di venerdì prossimo.
Quello, e le riforme ancora in
quando è stato creato l’euro, 16
anni fa, l’Italia è cresciuta solo
del 4%», facendo «peggio della
Grecia… Cosa è andato storto?
Praticamente tutto. Hanno
problemi di offerta e di domanda, la prima parte significa
che è troppo difficile avviare
un’impresa, troppo difficile
ampliarla e troppo difficile licenziare le persone. E questo
rende le economie sclerotiche
anche in tempi buoni, spacciati
per tempi difficili».
sta e crea problemi con la Commissione europea. Eppure la
discussione, sotto traccia, continua. A partire dalla vecchia
proposta (governo Letta) del
mini anticipo: chi è a 2-3 anni
dalla pensione e resta senza lavoro può chiedere un anticipo
di 6-700 euro al mese che poi
restituisce in piccolissime rate
quando scatta l’assegno pieno.
Intanto è significativo che la
richiesta di flessibilizzare l’età
di pensionamento non venga
solo da sinistra e dai sindacati,
ma anche da Ncd, alleato di
maggioranza del Pd. Maurizio
Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato, ha
avanzato a Poletti due proposte. 1) Incentivare, nel caso di
accordi tra azienda e dipendente sull’uscita anticipata dal
lavoro, l’azienda stessa a integrare i contributi previdenziali
del lavoratore. 2) Rendere molto più conveniente di ora il riscatto della laurea. Misure che
avrebbero un duplice effetto:
aumentare il risparmio previdenziale e quindi l’importo
della pensione; aiutare in molti
casi chi rimane senza lavoro
ma non ha i contributi sufficienti (ne servono 42 anni e
mezzo) ad andare in pensione.
Il tutto, continua Sacconi, andrebbe accompagnato dal «fascicolo elettronico della vita at-
tiva» per un monitoraggio del
conto corrente previdenziale,
con l’obiettivo di stimolare il lavoratore ad «accrescere il suo
gruzzolo contributivo».
Questi primi passi sono indispensabili, secondo l’ex ministro del Lavoro, per intervenire
rispetto a una riforma Fornero
ha reso «assurdamente rigida
l’età di pensionamento». Il tema è ben presente anche a Palazzo Chigi, ma i primi sondaggi con Bruxelles non sono incoraggianti. Ecco perché il governo prende tempo e dice: ne
parleremo con la prossima legge di Stabilità. Nel frattempo va
avanti la telenovela degli eso-
● La parola
ESODATI
È un neologismo di fine
2011: identifica i lavoratori
che intendevano ritirarsi
dal lavoro in anticipo dopo
intese (anche collettive)
con l’azienda. L’improvviso
innalzamento dell’età del
ritiro per la riforma Fornero
ha fatto sì che siano rimasti
senza stipendio, pensione o
ammortizzatori.
dati. Finora con 6 decreti dal
2012 a oggi sono state salvaguardate 170 mila persone, alle
quali si è concesso di andare in
pensione con le regole precedenti alla Fornero. Ma i comitati esodati premono per un altro
decreto per ampliare la platea.
Palazzo Chigi è contrario, anche perché le sei salvaguardie
hanno già impegnato una spesa di quasi 12 miliardi fino al
2020. Per fare chiarezza Sacconi ha incaricato una commissione coordinata da Annamaria Parente (Pd) di censire
l’eventuale esistenza di altri
esodati . In seguito a un ordine
del giorno di Pietro Ichino (Pd)
è stato predisposto un modulo
che verrà messo online sul sito
del Senato («è questione di settimane», dice Parente) dove chi
ha perso il posto in seguito ad
accordi con l’azienda prima
della Fornero potrà dichiararsi,
allegando l’atto di scioglimento del rapporto di lavoro. Parente e Ichino sono convinti
che di esodati veri ne siano rimasti pochi. Il resto, dice Ichino, «sono disoccupati anziani
che non hanno i requisiti per la
pensione: vanno assistiti con le
indennità di disoccupazione e
con attività di ricollocamento,
ma non sono esodati in senso
tecnico».
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● La questione
Spunta la sanatoria
per mettere in regola
partite Iva e co.co.co.
S
Welfare
Il ministro
del Lavoro e
delle Politiche
sociali
Giuliano Poletti
anatoria in arrivo per
favorire la
stabilizzazione di false
partite Iva e collaborazioni,
quelle cioè che nascondono
un rapporto di lavoro
subordinato. La prevede
l’articolo 48 dello schema di
decreto legislativo sul
riordino dei contratti che il
governo ha mandato in
Parlamento per i previsti
pareri. Per promuovere la
trasformazione dei falsi
rapporti di lavoro precario
nei nuovi contratti a tutele
crescenti, fino al 31
dicembre 2015, i datori di
lavoro privati che
procedano alla
stabilizzazione godono
«dell’estinzione delle
violazioni previste dalle
disposizioni in materia di
obblighi contributivi,
assicurativi e fiscali
connessi alla eventuale
erronea qualificazione del
rapporto di lavoro
pregresso, salve le
violazioni già accertate
prima dell’assunzione». Se
ciò non basterà, al
lavoratore non resterà che
rivolgersi al giudice.
Enr. Ma.
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
16
Esteri
● La missione
Blitz turco in Siria (senza il permesso di Assad)
per salvare la tomba di Suleiman Shah
WASHINGTON La Turchia, nella notte di sabato,
ha inviato le sue truppe in Siria. Un’operazione
che ha coinvolto 34 tank, 57 blindati, 572
soldati, caccia e droni che si sono infilati per 35
chilometri nel territorio siriano fino al
mausoleo di Suleiman Shah, enclave che
Ankara conserva in base ad accordi
internazionali. La colonna ha attraversato la
cittadina curda di Kobane. Mossa anticipata da
un avviso alla Siria e agli alleati, ma senza
chiedere il permesso, come hanno precisato
con una punta d’arroganza le fonti turche. Il
reparto non ha incontrato resistenza, ha
evacuato i 38 soldati che presidiavano la tomba
e distrutto il monumento trasferendo il
sarcofago di Suleiman a Esme, sempre in Siria
ma a due metri dal confine turco. Qui, è stata
innalzata la bandiera con la mezzaluna. Breve
cerimonia che non ha placato l’opposizione
turca, per la quale lo sgombero equivale ad un
tradimento.L’incursione è comunque
importante. 1) I turchi si sono mossi in una
zona con forte presenza di nemici curdi. Dopo
la vittoria di Kobane i separatisti si sono
avvicinati a Suleiman Shah. Di fatto c’è stata
una neutralità sul campo, anche se
temporanea. 2) L’Isis, che controlla l’area e
aveva minacciato di colpire il sito, ha tollerato
l’arrivo dei tank di un Paese Nato. O comunque
non si è opposto. 3) Lo sgombero segue
l’accordo Turchia-Usa sull’addestramento di
insorti siriani fidati. I turchi temevano che un
attacco li avrebbe costretti a reagire contro
l’Isis? Allora hanno rimosso quello che poteva
diventare un casus belli. Dunque, più segno di
debolezza che show di forza.
Guido Olimpio
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REPORTAGE I «PENTITI» IN TUNISIA
«Ho visto bruciare vivi 128 uomini»
Alcol e insonnia, i reduci della jihad
DAL NOSTRO INVIATO
«Beve». Con
tutto quel che Abu Hamza Ettounsi ha combinato in Siria,
gli sgozzati e il resto, adesso
quel che scandalizza di più è
che s’ubriachi. Una volta era un
eroe della Jihad. Combattente
volontario dello Stato islamico.
Era partito che ci credeva. E i
suoi amici salafiti credevano
sarebbe diventato un martire,
l’onore di Biserta. Una sera di
metà gennaio, Abu Hamza è ricomparso. Sulla tv tunisina.
Aveva la faccia oscurata, ma
l’hanno riconosciuto lo stesso.
«Pagato», dicono con disprezzo: a raccontare che la guerra
santa non è come la raccontano, che lui non ce l’ha fatta più
ed è tornato. Un reduce alcolizzato. La famiglia teme le vendette e non vuole saperne, la
polizia gli ha proibito altre interviste: «Questa gente va dimenticata…». Abu Hamza non
ha più voglia di parlare: «Ho visto bruciare vivi 128 uomini —
ha ricordato —. Musulmani come me. Non ho capito perché
dovessero morire. Li sogno tutte le notti. E l’unico modo per
non pensarci è bere».
C’è vita dopo l’Isis? Il paradiso può attendere e qualcuno in
effetti ci ha ripensato: chi ha
avuto paura, chi è stanco, chi
ha disertato proprio; chi aspetta ai confini e vuole ripartire
per un altro fronte; chi è stato
espulso, come le cinque «cellule dormienti» che l’Italia ha rispedito qui in gennaio. Ufficialmente, non esistono: la legge tunisina condanna chi ha
scelto il Jihad e ne vieta il ritorno a casa. In realtà, si sa che la
legge non è mai uguale per tutti, che l’Algeria per esempio sta
pensando a una specie d’immunità per chi si pente subito,
che il confine con la Libia è poroso e che in fondo dove può
passare una capra può passare
un uomo, come diceva il generale Giap, e dove può passare
un uomo può passare un battaglione: i reduci del martirio sono 568, sostiene il governo, la
maggior parte sui confini,
qualcuno in prigione o nasco-
BISERTA (TUNISIA)
Il reclutatore
Abdul Salam
Sharif, reduce
dell’Afghanistan, dal suo
chiosco di vestiti
a Biserte
applicava la
sharia e reclutava
La madre
Una donna
mostra la foto
del figlio che si è
unito alla jihad. Si
stima che il
governo abbia
impedito a 6000
tunisini di partire
L’avvocato
Hazem Ksouri
assiste molte
famiglie di
jihadisti
tunisini. Calcola
che ne siano
partiti 10 mila e
morti duemila
sto fra Biserta e Kairouan. Comunque tornati dall’inferno.
«Esiste il problema dei rientri», ammette l’ex ministro dell’Interno, Lotfi Ben Jedou:
«Stanno attenti a girare per le
nostre strade, ma possono navigare sul web. Li consideriamo una minaccia». O una piaga: la Tunisia è il più grande
esportatore mondiale di jihadisti, in rapporto alla popolazione batte anche il Sudan. Miracolosamente scampata al destino violento delle altre primavere arabe, ha mantenuto la sua
stabilità facendo da vivaio a migliaia di volontari. Tremila dal
2011, dichiara il governo. Cifra
inattendibile, calcola l’avvocato
Hazem Ksouri che assiste molte famiglie di jihadisti, più distrutte che inorgoglite: «Duemila sono quelli già morti, poi
ci sono i 6mila che il governo
ha bloccato prima che espatriassero… Probabilmente, i
nostri connazionali fra Siria,
Iraq, Sinai, Libia e Mali sono almeno diecimila». Abu Ibrahim
detto il Tunisino è il kamikaze
che s’è fatto saltare a Tripoli
nell’attacco dell’hotel Corinthia: nessuno sapeva fosse partito. Mohamed Amin Smaui s’è
diplomato qui in Belle arti ed è
volato a Kobane con la moglie:
entrambi morti. Nidhal Selmi
era un buon mediano dell’Ess
di Sousse: l’Isis è la sua nuova
squadra. «Una mattina ti svegli
e scopri che i tuoi figli se ne sono andati, senza una parola»,
dice Abderraham Hedhili, papà di due adolescenti di 16 e 14
anni, segretario della Lega per i
diritti dell’uomo che s’è occupato di decine di casi simili,
finché non è toccato a lui. Hedhili è stato a Damasco, sperando di ritrovare i ragazzi in
qualche cella di Assad: per ora,
niente. E Saliha Madini? Dal
suo Mohammed ha ricevuto
solo una lettera che tiene stropicciata in borsa: «Madre tenera, io sto bene e spero anche tu
come mio papà, mio fratello e
sua moglie. Il buon Dio mi farà
uscire da questo posto, che
mille occhi non soffrano più
quando tornerò…». Il figlio di
Saliha è da due anni nel carcere
di Bagdad, l’hanno preso men-
Biserta
ITALIA
TUNISI
Hammamet
Susa
Kasserine
Tôzeur
Mar
Mediterraneo
Djerba
TUNISIA
ALGERIA
LIBIA
d’Arco
tre scavalcava la frontiera turca,
cuore di mamma sostiene che
andava in Iraq solo per cercare
lavoro ed «è finito con le amicizie sbagliate». Lei piange, non
ha pace: «E’ colpa mia. Io facevo la cameriera in un hotel di
Tunisi, ogni settimana veniva
un salafita a insegnare il Corano e un giorno gli ho chiesto se
poteva insegnare qualcosa an-
Arresto
Un presunto
estremista
arrestato a
maggio a Biserta
con l’accusa di far
appello alla jihad
che al mio bambino: non immaginavo gli avrebbe riempito
la testa di cose sbagliate».
Con le cose sbagliate, vorrebbero chiudere tanti. Pentiti
fuori tempo massimo: «All’inizio, l’Isis mi ha fatto stare nelle
sue guest house con internet,
la tv, tutti i comfort — ha spiegato ai giudici Mohamed Saadouni, un marocchino —. Poi
ho capito che non ero lì per
combattere Assad: il mio nemico era l’Esercito di liberazione
siriano. Avevo lasciato soli i
miei figli per uccidere altri arabi! L’errore più grande della
mia vita». La sua situazione è
uguale a quella di almeno 200
tunisini detenuti in Siria: Assad
li giustizierebbe, il nuovo governo di Nidaa Tounis sta pensando di riaprire l’ambasciata a
Damasco per seguire da vicino
i casi recuperabili. Si sta ragionando anche su centri di Jihad
Rehab, disintossicazione dal
fanatismo sul modello di quelli
già aperti in Arabia Saudita:
«Sono cose che costano — è
contrario l’avvocato Ksouri —,
in Tunisia c’è disoccupazione e
la gente non capirebbe quei
soldi sprecati. Senza dire che in
Libia ci sono trenta lavoratori
tunisini ostaggio d’Ansar al
Sharia e dell’Isis. Serve più sicurezza, invece: qui ci sono ancora posti dove la polizia prende le impronte con l’inchiostro!...». A 60 km da Tunisi, nel
vecchio porto di Biserta, i gendarmi fino a qualche mese fa
non s’avventuravano nemmeno: le ronde le facevano i cinquecento salafiti di Abdul Salam Sharif, spilungone identico a Bin Laden, un reduce d’Afghanistan che dal suo chiosco
di vestiti mandava a punire le
donne mal velate, gli spacciatori, chi beveva. Reclutava, anche.
C’è voluto un reportage della
Bbc, che ha scioccato i laici di
Tunisi, a fargli chiudere baracca e cambiare aria. La polizia gli
ha dato il foglio di via, i suoi fedelissimi sono ancora qui. «E’
scappato in Algeria. Ma sappiamo che tornerà. E lui non è
pentito di niente».
Francesco Battistini
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
Diplomazie
ESTERI
La storia
di Fabrizio Caccia
di Michele Farina
E sulla Libia
l’Italia rivendica
la leadership
«L’
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Nigeria, in missione a 8 anni
La kamikaze più piccola
Almeno cinque morti. La bimba cresciuta tra i fanatici di Boko Haram
La vicenda
Italia ha un
servizio di
intelligence che
non è come la Cia, ma in
Libia siamo i numeri uno.
Conosciamo come stanno
le cose e siamo in grado di
intervenire». In che modo?
«La nostra leadership in
Libia può essere sia
diplomatica che, un
domani, in una missione di
peacekeeping...». Ospite di
Lucia Annunziata, ieri a
«1/2 ora» su Rai Tre, il
premier Matteo Renzi parla
anche dei terroristi dell’Isis:
«Quando dicono “siamo a
sud di Roma”, per me è
un’indicazione geografica,
non una minaccia, perché
loro non hanno il
controllo della Libia. E’
chiaro che una parte degli
italiani vede le immagini
diffuse e si spaventa. Ma
l’Isis in Libia non è così
potente come vuol farci
credere. Io dico no alle
esagerazioni, non siamo
sotto attacco». Intanto,
però, il ramo libico del
Califfato ha rivendicato
l’autobomba esplosa ieri
contro l’ambasciata
iraniana a Tripoli. E il capo
della diplomazia Ue
Federica Mogherini,
intervenendo a «Che
Tempo Fa» di Fabio Fazio
su Rai Tre, dice che «Isis
rappresenta in Libia un
rischio reale e vero».
Pensando anche alla piaga
degli sbarchi, Renzi
ammonisce che «se salta il
Mediterraneo è un
problema di tutti». I
terroristi dell’Isis non
arrivano con le «zattere»,
dice, però di sicuro «si
arricchiscono con i
barconi». «Ma in Italia non
arriverà mezzo milione di
persone, perché
interverremo prima». I «170
mila» migranti giunti fino
ad adesso sulle nostre coste
sono comunque un
numero «inaccettabile» e
l’Europa «non deve fare lo
struzzo». Il rappresentante
dell’Onu per la Libia, lo
spagnolo Bernardino Leon,
«sta facendo un lavoro
difficile e delicato — dice il
capo del nostro governo —.
Io a suo tempo chiesi che
l’inviato Onu potesse essere
un italiano, ma ad agosto o
settembre mi chiamò Ban
Ki-moon sottolineando che
per il passato coloniale
dell’Italia in Libia sarebbe
stato preferibile non un
italiano». L’idea di Renzi,
ora, è quella di coinvolgere
altre due grandi potenze:
«In questa partita vorrei
che Putin fosse in squadra
con me e ciò vale anche per
la Cina... Ma per andare al
tavolo è chiaro che Putin
deve uscire dall’Ucraina,
perché è responsabile di
aver violato l’integrità di
quel Paese».
17
● Una bimba di
soli 8 anni è
stata utilizzata
dai fanatici di
Boko Haram
per un
attentato
kamikaze nel
mercato di
Potiskum, nel
nordest della
Nigeria
● L’esplosione
ha fatto
almeno cinque
morti e 19 feriti
Una bimba bomba, forse la
più piccola della storia (non solo africana): non aveva più di 8
anni, secondo i testimoni, la
kamikaze che Boko Haram ha
mandato a uccidere e a morire
nel mercato di Potiskum, una
città nel nordest della Nigeria.
Il bilancio parla di almeno 5
morti. L’esplosione ha lasciato
per terra anche 19 feriti. In totale 24 vittime, tre per ogni anno
di età dell’attentatrice. Sotto la
tunica la bambina nigeriana
era vestita da kamikaze: probabilmente portava l’esplosivo
fissato al corpo, come un giubbetto oppure a mo’ di sacca. Lo
indossava come i bambini italiani portano lo zainetto andando a scuola, o il vestito di
Carnevale. Lei era vestita (e si è
comportata) da kamikaze.
Decisa e cocciuta come soltanto i bambini sanno essere.
Era già stata allontanata diverse volte dai vigilantes all’entrata del mercato. Forse loro hanno chiuso un occhio, forse hanno abbassato la soglia di guardia. Come si fa a pensare che
una bambina costituisca un pericolo mortale per una comunità? Si può, anzi si deve, quando si vive in un piccolo inferno
di provincia chiamato Potiskum, nello Stato di Yobe.
E’ in quella savana la centrale
delle baby kamikaze. Già a metà gennaio gli islamisti di Boko
Haram, che dal 2009 cercano di
instaurare con la violenza un
Califfato islamico nel Nordest,
avevano fatto «brillare» tra la
folla due bambine di 10 anni.
Ieri hanno abbassato ulteriormente l’età d’ingresso nel reparto attentati. Cresciuta probabilmente in una famiglia di
fanatici fedeli di Abubakar
Shekau, il leader del gruppo
originario proprio di Yobe, l’ultima kamikaze è riuscita a sfuggire al controllo delle guardie e
ha respirato per l’ultima volta
prima dello scoppio.
Un boato, una nuvola di fumo che si è persa in fretta nel-
La fuga
Donne nigeriane
in fuga da Boko
Haram (Afp)
l’aria elettorale che si respira
nel più popoloso Paese dell’Africa, in vista delle elezioni
presidenziali rinviate al 28
marzo. Una strage minore nel
giorno in cui il governo era impegnato a celebrare la riconquista di Baga, già teatro del
più sanguinoso massacro firmato Boko Haram (duemila
morti secondo Amnesty International). Dal 3 di gennaio i
miliziani controllavano la zona,
importante crocevia regionale
e città simbolo. La controffensiva dell’esercito si aggiunge ai
colpi assestati ai ribelli dai Paesi vicini, Chad in testa.
Ma quante città, quante case
riconquistate vale una bambina di otto anni che si fa saltare
in aria con il più piccolo corpetto bomba della storia?
@mikele_farina
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Propaganda
Video dell’Isis:
prigionieri curdi
chiusi in gabbia
e portati in parata
L’Isis ha diffuso sul web un
nuovo video che mostra un
gruppo di prigionieri in tute
arancioni chiusi in gabbia e
poi portati in «parata» a bordo
di pickup attraverso una
cittadina che si presume
irachena. Si tratterebbe di 16
peshmerga curdi, di due
ufficiali dell’esercito iracheno
e di tre poliziotti. Lungo la
parata, una folla di sostenitori,
tra cui tanti ragazzini,
inneggiano al Califfo Abu Bakr
al Baghdadi. Alcuni dei
prigionieri vengono anche
«intervistati» nelle gabbie,
costretti a dare le proprie
generalità e a recitare il
copione voluto dai loro
carcerieri. «Sono prigioniero
da 15 giorni e il mio governo
non fa nulla», afferma uno di
loro al microfono. Un altro
condanna i bombardamenti e
accusa i propri leader: «Fanno
il gioco degli Usa e degli
ebrei». «Questo è un
messaggio al popolo dei
musulmani curdi. La nostra
guerra non è contro di voi, ma
contro i laici e gli atei.
Peshmerga fermatevi, o il
vostro destino sarà lo stesso di
quelli in gabbia o sottoterra»,
dice il miliziano dell’Isis che
introduce il video. Nelle
inquadrature finali, i
prigionieri sono fatti
inginocchiare mentre alle loro
spalle compaiono uomini
armati di pistola, ma non si
vede quale sia stata la sorte dei
prigionieri. Il filmato contiene
spezzoni dei video del pilota
giordano bruciato vivo e
dell’esecuzione dei cristiani
copti in Libia.
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
18
Cronache
I quattro amici milanesi uccisi dalla valanga
Il presidente di dipartimento al Politecnico, la neurologa, la professoressa del liceo e il commercialista
Si conoscevano da sempre, andavano in montagna assieme. Travolti dalla neve sul Gran San Bernardo
❞
Gianluca
era curioso
ma non
spericolato,
con una
grande
passione
per la vela,
il bridge e la
montagna:
quella
che lo ha
portato via
Francesca
era una
sciatrice
esperta,
una vera
montanara
piena di
entusiasmo
e voglia
di fare. Era
apprezzata
e amata
da tutti
Alla partenza da Gressoney,
quando ha salutato la moglie
Francesca, Gianluca Spina era
particolarmente sorridente.
«Ci vediamo domenica» aveva
detto ai figli allargando il sorriso prima di partire verso l’antico monastero, rifugio oltre il
passo del Gran San Bernardo, a
2.496 metri d’altitudine. Non è
più tornato, travolto da una valanga mentre attraversava la
Combe des morts, la valle dei
morti, a 200 metri dal traguardo. Con lui, gli amici di sempre, un gruppo storico di professionisti milanesi, tutti appassionati di montagna.
Lui, 51enne presidente del
dipartimento Mip del Politecnico, e poi Valeria Bassi, professoressa di Matematica del
liceo, con il marito Paolo Agugini, e la neurologa italofrancese Francesca Clerici, con il
consorte Roberto Giudici, che
si è salvato.
4
L’insegnante
e il commercialista
L’ingegnere
Gianluca Spina lascia la moglie Francesca Bodini dopo
quasi 30 anni di matrimonio e
due figli, 11 e 18 anni. Figura di
spicco del Politecnico milanese, era presidente del dipartimento di Ingegneria gestionale, il prestigioso Mip entrato
nelle scuole di eccellenza
mondiali secondo il Financial
Times, istituzione simbolo di
un ramo accademico che aveva visto nascere, da giovane
studente, fianco a fianco con
l’attuale rettore Giovanni Azzone. «Siamo stati insieme, da
precari a ordinari — spiega
Azzone —. Era curioso ma non
spericolato, un appassionato
di vela e bridge, gioco che mi
insegnò». Le parole dei colleghi nelle mail partite ieri sono
ricorrenti: entusiasmo, dedizione, lealtà, lungimiranza.
sionata di musica, piena di entusiasmo e voglia di fare. Aveva
due figli, uno iscritto al Politecnico, l’altro pronto per la
Maturità. Anche il direttore sanitario, Pasquale Cannatelli,
scioccato, la ricorda come «un
medico di grande valore umano e professionale».
Francesca lascia il marito,
Roberto Giudici, con lei alla
Combe des mortes in quelle
terribili ore di neve, vento, grida e confusione generale raccontate anche dal priore dell’Hospice del Gran San Bernardo, Josè Mittaz, intervenuto
dopo una valanga «inattesa e
sorprendente». Secondo i testimoni, Giudici mentre veniva
portato via in elicottero continuava a urlare di non voler salire sul velivolo senza la moglie.
1
Amici
1) Gianluca
Spina, 51 anni,
presidente Mip,
la School of
Management
del Politecnico
di Milano; 2)
Valeria Bassi,
insegnante di
Matematica al
liceo Parini e
suo marito; (3)
Paolo Giovanni
Agugini,
commercialista
4) Francesca
Clerici, 51 anni,
neurologa
dell’ospedale
Sacco
2
3
Sacco, Claudio Mariani, che lavorava con lei dal 2001. «Una
grande perdita per noi, ma soprattutto per pazienti e colleghi. Era amata da tutti, anche
all’interno della comunità
scientifica».
Sciatrice esperta, una montanara dicono gli amici, appas-
«Una persona motivata e fedele all’istituzione» sintetizza il
rettore. Tanto da meritare un
ricordo sulla pagina web del
dipartimento: «La montagna
che tanto amava lo ha portato
via. Lascia un grande vuoto soprattutto nel nostro cuore». La
moglie ieri era in Svizzera con
il figlio grande.
pubblicazioni alle spalle), era
un medico stimato, membro
della Sindem (Società italiana
neurologia delle demenze) e
parte dell’Ema, European medicines agency. «Persona
splendida carica di vitalità»,
fatica a trattenere le lacrime il
direttore della Neurologia del
La neurologa
Nel Pisano
La seconda vittima era
un’altra appassionata ricercatrice. Francesca Clerici, doppia
nazionalità, 50 anni compiuti
a dicembre, neurologa responsabile dell’unità Centro
disturbi cognitivi dell’ospedale Sacco. Esperta di Alzheimer
e demenze (con numerose
Litiga con il fidanzato e scompare
Silvia Spadoni, ventisettenne di Bientina (Pisa), è sparita da 4
giorni. Giovedì sera, dopo una lite con il convivente, come lui
stesso ha raccontato ai carabinieri, è uscita infuriata da casa, a
Bientina, ha preso l’auto ed è svanita nel nulla.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sono morti il papà e la
mamma». La voce che spezza
il silenzio e i pensieri al telefono è quella di uno dei quattro
figli delle ultime due vittime,
Valeria Bassi e Paolo Giovanni
Agugini. Commercialista lui,
l’ultimo a morire ieri all’ospedale svizzero di Sion dopo una
notte di agonia e ipotermia, e
lei, professoressa di Matematica in cinque classi dello storico liceo Parini, di cui era «una
colonna» per il preside Giuseppe Soddu, incaricata di realizzare il sito Internet e occupata in altre iniziative, anche
artistiche, anche fuori città.
«Disponibile e dialogante, sapeva sempre trovare le parole
giuste».
Sono otto i ragazzi rimasti
orfani. Un altro amico, invece,
è salvo: ha raggiunto il rifugio
prima della valanga.
Giacomo Valtolina
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Freddo record Negli Stati Uniti
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK Record del freddo a Cape Girardeau, 26 gradi sotto zero. Lande
ghiacciate del «grande nord» canadese? Macché, siamo in Missouri,
«profondo sud» americano. L’anno scorso gli Usa vissero uno degli
inverni più nevosi della loro storia, con l’economia finita addirittura in
recessione a gennaio per la paralisi di molte attività. Quest’anno meno
neve (salvo in posti come Boston dove la coltre bianca ha superato i due
metri e mezzo, alimentando uno sport pericoloso: lanciarsi dal terzo
piano sul materasso bianco), ma freddo record, da Chicago (dove, pure,
di gelo se ne intendono) alla Georgia subtropicale di «Via col vento». A
New York ieri il termometro è tornato per qualche ora sopra lo zero per
la prima volta da alcune settimane, dopo vari giorni vissuti tra meno 10 e
meno 15. Una tregua (oggi si ripiomba a meno 8) che non ha sciolto i
ghiacci che ora coprono quasi 200 chilometri del fiume Hudson, dalla
Il fiume Hudson
ghiacciato
È New York
ma sembra il Polo
di Massimo Gaggi
baia di New York ad Albany. I rompighiaccio della Guardia Costiera
vanno su e giù per liberare le chiatte che in Nord America trasportano
lungo i fiumi il 70% del gasolio usato per riscaldare le case. Un gelo
che non fa notizia perché, a differenza della paralisi da neve del 2014,
quest’anno l’America funziona, sia pure a ritmo ridotto. Colpiscono
solo le foto dei fiumi gelati e delle cascate del Niagara trasformate in
sculture di ghiaccio: una manna per i «meteoscettici», convinti che il
«global warming» sia una burla inventata da una «mafia di scienziati
progressisti». Ma la Casa Bianca continua a ribattere che l’effettoserra provoca proprio queste pericolose inversioni termiche: non è
mica normale che nei campi di cotone del South Carolina il freddo sia
più intenso che a Barrow, nell’estremo nord dell’Alaska, dove i
balconi delle case hanno grate d’acciaio per proteggersi non dai ladri
ma dagli orsi polari.
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
La storia
di Franco Brevini
CRONACHE
Si riapre il giallo del Cerro Torre
altri dubbi sull’impresa di Maestri
La foto di un alpinista e la missione del ‘59. La replica: si tengano quella cima
Un alpinista che scala un colossale naso di Pinocchio. Con
questa immagine il New York
● In un libro
Times ripropone la storia della
(e in un articolo
controversa scalata del Cerro
sul New York
Torre. Arrivano un po’ tardi gli
Times) si riapre
americani, perché l’occasione
il dibattito sulla
buona per tornare sulla conspedizione
quista di quella che alcuni ridel 1959
tengono la montagna più bella
in Patagonia
del mondo sarebbe stata il 40°
di Toni Egger e
anniversario dell’ascensione
Cesare Maestri
del Ragni di Lecco. Il 15 gennaio ‘74 Daniele
Chiappa, Mario
La mappa
Conti, Casimiro
Ferrari e Pino
PERÙ
BRASILE
Negri, portarono
BOLIVIA
a termine la loro
salita della pareCILE
te ovest, realizzando insieme la
Cerro
prima ascensioARGENTINA
Torre
ne certa e documentata della
Patagonia
vetta patagonica.
Kelly Cordes,
che firma il pezzo del New York Times, è uno
● Secondo
scalatore ed è l’autore di The
diversi alpinisti
Tower: A Chronicle of Climbing
i due non sono
and Controversy on Cerro Tormai arrivati alla
re, un libro che riapre il vaso di
cima di Cerro
Pandora della salita del «grido
Torre. Una voce di pietra», come il regista Weralimentata
ner Herzog intitolò il suo film
dalla missione
sulla vetta australe. Pareti imdi Rolando
possibili, difficoltà estreme,
Garibotti
venti tempestosi: nei racconti
che ha
sul Torre domina l’iperbole.
smentito una
Piantato nello Hielo Continenfoto di Maestri
tal, nel sud della Patagonia, in
Il dibattito
una delle zone più ostili del
pianeta, il Torre è una montagna leggendaria. Non è alto come l’Everest, ma è molto più
difficile e le sue tempeste provenienti dall’Oceano Pacifico
non temono la concorrenza
delle bufere himalayane. In fatto di esteticità non è facile scegliere tra Cerro Torre, Alpamayo, Cervino, K2, Ama Dablam. Ma al minaccioso monolite, che si erge nel cuore della
Patagonia come un colossale
fiammifero di granito incappucciato di ghiaccio poroso,
spetta il primato di quell’orrido
fascino, con cui neppure lo
svizzero Eiger può competere.
L’enigma del Cerro Torre, secondo il titolo di un altro film,
quello di Leo Dickinson, comincia nel ‘59, quando con
l’austriaco Toni Egger in soli 7
giorni Cesare Maestri sale la
vetta tentata invano anche da
Walter Bonatti e Carlo Mauri.
Durante la discesa Egger precipita, portando con sé la macchina fotografica che proverebbe la conquista. Presto i dubbi
cominciano a circolare. Maestri ha raggiunto la cima?
Nel 1970, irritato dalle polemiche, Maestri riparte per il
Torre. Sceglie la parete sud e in
un mese e mezzo di lotta riesce
a salire fino a 600 metri dalla
cima. Poi deve rinunciare. Torna nel novembre successivo e
ai primi di dicembre il Torre è
nuovamente raggiunto. Foran-
Nel libro
La foto
di Maestri
pubblicata
nel suo volume
«Arrampicare è
il mio mestiere»
dove indica
Toni Egger.
L’alpinista
poi si è corretto
e ha detto che
si trattava di
Luciano Eccher
Nel 2015
Lo scatto
di Rolando
Garibotti
effettuato
dallo stesso
punto: Garibotti
dice che quella
di Maestri
ritrae un’altra
cima (Aguja
Bifida) e non
il più famoso
Cerro Torre
do il bel granito patagonico,
Maestri piantò 400 chiodi, ma
non superò il fungo di ghiaccio
terminale, che secondo lui non
farebbe parte della montagna.
In discesa, con un gesto che gli
avrebbe attirato molte critiche,
ruppe alcuni chiodi e lasciò il
compressore appeso sotto la
vetta della montagna. Ripetendo la sua via, Jim Bridwell, personaggio di punta dell’alpinismo americano, nota una grande distanza tra gli ultimi chiodi
a pressione e il ghiaccio della
calotta e ciò lo spinge a dubita-
re dell’ascensione del 1970. Negli anni successivi un giornalista britannico, Ken Wilson, direttore del mensile Mountain,
il più autorevole periodico di
montagna al mondo, avanza
nuove riserve. Gli fa eco Rolando Garibotti, alpinista e giornalista nato in Italia e cresciuto in
Patagonia, che sull’American
Alpine Journal parla senza
mezzi termini della gran balla
di Maestri sul Torre. Qualche
settimana fa su Pataclimb.com
Garibotti ha dimostrato che
una foto riportata su Arrampicare è il mio mestiere di Maestri
non ritrae il Torre, ma la vicina
Aguja Bifida. Maestri ha replicato, ammettendo di essersi
confuso nell’indicazione del
luogo e dello scalatore inquadrato, che non sarebbe Toni
Egger, ma Luciano Eccher, ritratto non durante la salita contestata ma nel corso di un sopralluogo l’anno prima. Sulla
Gazzetta dello Sport Reinhold
Messner ha difeso Cesare, ammettendo che fra tante foto
uno scalatore possa sbagliarsi.
E il povero Cesare? Oggi
85enne, è stanco e amareggiato: «Non mi interessa più polemizzare. La questione della foto è nata da uno scambio di nomi simili nella didascalia. Ma
dopo tanti anni ne ho piene le
scatole. Non ho niente da nascondere. Se vogliono il Torre,
se lo tengano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
19
Chi sono
● Cesare
Maestri (foto
sopra), è nato a
Trento 85 anni
fa, alpinista di
fama mondiale,
ex partigiano
● Le sue prime
imprese
importanti
risalgono al
1951. Nel 1959
partecipa (con
Toni Egger e
Cesarino Fava)
alla famosa
spedizione
al Cerro Torre
● Rolando
Garibotti (foto)
è uno scalatore
professionista
nato in Italia e
cresciuto in
Argentina
● Tra i massimi
esperti della
Patagonia, è
stato insignito
del titolo di
Cavaliere
dell’Ordine
della Stella
della
solidarietà
italiana
20
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
Morto il primo pentito dei Casalesi
«È infarto». Ma si farà l’autopsia
Milano
Manutencoop,
Benedini e quella gara
per l’appalto in Fiera
Carmine Schiavone, il boss che rivelò l’esistenza della Terra dei Fuochi
Come accade spesso, i protagonisti di vicende giudiziarie
diventano personaggi quando
arrivano in tv. E andata così anche per Carmine Schiavone,
noto come il pentito che rivelando il traffico di rifiuti gestito
dalla camorra casalese, ha fatto
conoscere ai magistrati e a tutt’Italia l’esistenza della Terra
dei Fuochi.
Ma Carmine Schiavone è stato molto di più. La sua storia è
finita ieri, a 72 anni ancora da
compiere, quando un infarto lo
ha ucciso. Anzi, quando probabilmente un infarto lo ha ucciso, perché trattandosi di uno
come lui, è inevitabile che si
voglia far chiarezza, e quindi è
stata disposta l’autopsia. Schiavone viveva in provincia di Viterbo, dove si era stabilito
quando, nel 2013, era uscito dal
programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. Nei giorni scorsi era stato ricoverato in ospedale in seguito a un incidente domestico, ma non ci sarebbe alcun
collegamento con l’attacco cardiaco.
Definire Carmine Schiavone
come colui che ha rivelato il
grande affare del traffico dei rifiuti, è esatto ma riduttivo. Perché lui è stato il primo e più importante pentito della camorra
casalese, e prima ancora fu tra i
rifondatori della cosca, dopo la
stagione di Antonio Bardellino,
e agli inizi degli anni Ottanta,
insieme al cugino Francesco
detto Sandokan — il numero
uno del clan forse ancora oggi
che è al carcere a vita — fu battezzato mafioso dai capi delle
famiglie siciliane Bontade e
Riccobono. Recentemente aveva raccontato in tv di avere sulla
coscienza circa cinquecento
omicidi, prevalentemente come mandante. Eppure ergastoli non se n’è mai visti infliggere
perché nel 1993, quando in carcere capì che il cugino Francesco lo stava esautorando dal
ruolo di capo (con la scusa che
aveva una amante e il codice
dei casalesi non lo consente),
decise di collaborare con la
giustizia.
Oggi il procuratore di Reggio
Calabria Federico Cafiero de
Raho, che ne raccolse le prime
deposizioni, lo definisce «un
collaboratore fondamentale»
che «ci svelò un sistema crimi-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi era
● Carmine
Schiavone
(foto), 72 anni,
di Casal di
Principe, era il
cugino del capo
clan dei
Casalesi
Francesco
detto
Sandokan
● Dal maggio
del 1993 inizia
a collaborare
con la giustizia
rivelando il
grande
business dei
Casalesi: lo
smaltimento
dei rifiuti tossici
nella
cosiddetta
Terra dei fuochi
● Il suo nome è
tornato di
attualità nel
2013 con la
desecretazione
degli atti della
Commissione
parlamentare
d’inchiesta sul
ciclo dei rifiuti
Delitto Moro,
rilievi 37 anni dopo
I rilievi 37 anni dopo il delitto. La polizia scientifica si è
presentata ieri mattina in via Fani, a Roma, sul luogo del
sequestro di Aldo Moro, per raccogliere ulteriore materiale
attraverso la scansione con il laser (foto Proto). L’intervento è
stato disposto dalla Commissione parlamentare di inchiesta
che cerca di fare luce sull’omicidio del presidente della Dc, il
cui cadavere venne trovato il 9 maggio 1978. © RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ESTRATTO AVVISO DI GARA ESPERITA
La So.G.Aer. S.p.A., via dei Trasvolatori s.n., 09030 Elmas (CA),
comunica l’affidamento, a mezzo di procedura aperta, della fornitura di energia elettrica per il periodo 01/03/15-29/02/16. Imprese
partecipanti: 6. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso determinato mediante offerta a prezzi unitari. Data di aggiudicazione
del contratto: 19/01/2015. Aggiudicatario: GALA S.p.A., via Savoia
43/47, 00198 Roma - ITALIA. Importo di aggiudicazione: Euro
688.342,52 iva esclusa. L’avviso integrale è stato inviato alla
GUCE in data 12/02/2015 ed è disponibile sul sito www.sogaer.it.
Responsabile del Procedimento è l’Ing. Mario Orrù.
Il Presidente - Vincenzo Mareddu
AVVISO PER ESTRATTO BANDO DI GARA
Centostazioni S.p.A, in proprio ed in nome e per conto di RFI S.p.A. ed altre
Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, ha pubblicato sulla G.U.U.E.
2015/S 035-060264 e G.U.R.I. - 5a Serie Speciale - n. 23/2015 - bando di gara a
procedura aperta, “Accordo Quadro manutenzione straordinaria”. Importo
complessivo presunto (IVA esclusa): € 65.000.000,00. Lotto 1 - CIG: 5948173BA1
- € 40.000.000,00 IVA esclusa. Lotto 2 - CIG: 59482012BF € 25.000.000,00 IVA
esclusa. Termine presentazione offerte: 16/04/2015, ore 10:00. Bando integrale
sul sito www.centostazioni.it. RP: Avv. M.G. Lodato.
L’Amministratore Delegato
Ing. Paolo Simioni
Tribunale di Milano - R.G. 258/2014
INVITO AD OFFRIRE
I Curatori del Fallimento Poligest Srl, senza vincolo
alcuno per la procedura, invitano a presentare
entro il 31 marzo 2015 manifestazioni di interesse
e/o offerte non vincolanti aventi ad oggetto il 100%
delle quote del Fondo Comune di Investimento
Immobiliare chiuso denominato “H1”, proprietario di immobili a destinazione alberghiera, gestito da Investire Immobiliare (già Beni Stabili
Gestioni) SGR Spa, con sede in Roma, Piazza del
Gesù, n. 49. Maggiori informazioni potranno essere richieste all’indirizzo di PEC della procedura:
[email protected] Si precisa
che il presente annuncio non costituisce proposta
né offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. né sollecitazione al pubblico risparmio, né impegna in alcun
modo la curatela fallimentare. M0019154
I Curatori del fallimento
Dott. Lorenzo Buraggi
Dott. Silvano Cremonesi
Dott. Cristiano del Torre
dognetti e a Michele Zagaria, e
di fatto ha annientato la più potente cosca camorristica che sia
mai esistita. E se i casalesi hanno perso lo si deve a polizia e
carabinieri o a magistrati come
Cafiero de Raho, Francesco
Greco e, più recentemente, Antonello Ardituro, Catello Maresca e Alessandro Milita. Ma lo
si deve sicuramente anche a
Carmine Schiavone.
Fulvio Bufi
La Scientifica In via Fani
SOCIETA’ DI GESTIONE
AEROPORTO CAGLIARI ELMAS
So.G.Aer. S.p.A.
FALLIMENTO POLIGEST Srl in liq.
nale e imprenditoriale a noi
sconosciuto». Grazie a quelle
rivelazioni scattò, nel dicembre
del 1995, l’operazione Spartacus, che portò in carcere 136
persone, e poi il processo, indicato con lo stesso nome, durante il quale la deposizione di
Carmine Schiavone si protrasse
per 49 udienze. Quel processo
si è concluso con l’ergastolo
(confermato fino in Cassazione) per tutti i boss, da Francesco Schiavone a Francesco Bi-
La vicenda è finita nei verbali del consiglio di
amministrazione di Fiera Milano spa, quotata in
Borsa, il più importante operatore fieristico italiano. È stata oggetto anche di una denuncia in
questura e da qui è scaturito un fascicolo penale
aperto (e chiuso?) dalla procura di Milano. Oggetto: un accordo da 500 mila euro che Manutencoop ha siglato con la House Tech srl per attività di consulenza in una gara che la Fiera aveva
appena indetto. Il punto chiave è che il consulente ha strettissimi legami d’affari con Benito
Benedini, il presidente della Fondazione Fiera,
l’ente che controlla (62%) Fiera Milano.
I fatti: poco prima del Natale 2013 la Fiera avvia la selezione competitiva per affidare i lavori
di manutenzione dell’area fieristica di Rho, alla
fine (giugno 2014) vince la bolognese Manutencoop Facility Management, colosso quotato con
18 mila dipendenti e un miliardo di fatturato. A
gennaio 2014, però, Manutencoop firmava una
lettera d’incarico ad House Tech con un oggetto
preciso: «Attività di consulenza per la gara indetta dalla Fiera di Milano». Anche il compenso,
se Manuntencoop avesse vinto, era stabilito:
2,5% sul fatturato che Manutencoop realizzerà.
Cioè circa 500 mila euro. House Tech è una minuscola società milanese controllata da Carlo
Brigada. Che competenze può offrire, a quel
prezzo, che già Manutencoop non abbia in casa?
Quando a primavera, nel pieno della procedura competitiva, le carte dell’accordo privato Manutencoop-House Tech finiscono in mano ai
manager di Fiera Milano nasce l’interrogativo.
Perché la consulenza? E perché a un uomo di fiducia di Benito Benedini, numero uno di Fondazione Fiera (e presidente del Sole 24 Ore)? Brigada infatti è amministratore delegato e socio al
50% della Itd spa, 30 milioni di ricavi, di cui Benedini è presidente e la sua famiglia ha il restante 50%. L’imbarazzo al vertice della Fiera è evidente. Si opta per l’esposto in questura. E l’amministratore delegato, Enrico Pazzali, parlerà in
consiglio di «tentativo di inquinamento, pressione indebita» ma «senza effetti». Intanto l’incarico a Manutencoop risulta ancora congelato.
«Non so nulla di questa storia», ha dichiarato
ieri al telefono Benedini. Brigada da parte sua
spiega che «a fronte del contratto non è stato
erogato alcun servizio né fattura. Benedini?
Estraneo, è una mia società. Sono stato sentito
dalla polizia giudiziaria e la mia posizione è stata
archiviata». Ma perché il gigante Manutencoop
era disposto a pagare 500 mila euro a Brigada?
«Consulenza commerciale».
Mario Gerevini
[email protected]
Autorità Portuale di Salerno
(Legge 1n. 84/94; D.P.R. 23/06/00
in G.U. n. 175 del 28/06/00)
L’AUTORITA’ PORTUALE DI SALERNO
indice Procedura Aperta per l’“individuazione dell’impresa da autorizzare, a norma
dell’art. 17 - comma 2 - della legge 28 gennaio 1994 n. 84, alla fornitura di lavoro
temporaneo nel porto commerciale di Salerno”, senza costi a carico dell’Autorità Portuale di Salerno, ma esclusivamente a carico
dell’utenza che fruirà del servizio (vedasi art.
46 del Discièplinare di Gara D.G.) da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Scadenza: ore 13,00
del 23/03/2015. Informazioni ai numeri: tel.
089/2588111. Atti tecnici ed amministrativi
di gara su www.porto.salerno.it.
IL PRESIDENTE
Avv. Andrea Annunziata
Il Commissario Straordinario del Consorzio Azienda Servizi Ambiente - ASA in Amministrazione Straordinaria, nominato con D.M. del 21 maggio 2010,
premesso che:
- con riferimento al complesso aziendale “energia” di ASA in A.S., costituito dai seguenti beni:
a) porzione di beni immobili del sito di Castellamonte di ASA;
b) beni strumentali (quali mezzi operativi, automezzi, attrezzature per trasporto, gestione, stoccaggio
delle biomasse e dei combustibili per il funzionamento degli impianti) di ASA;
c) centrali termiche, sottocentrali, impianti, reti di distribuzione del calore (teleriscaldamento) site sul
territorio dei Comuni serviti e riferibili (a vario titolo) ad ASA;
d) convenzioni con i Comuni, contratti di gestione del calore;
e) rapporti di lavoro, è stata formulata un’offerta irrevocabile d’acquisto al prezzo di euro 1.000.000, da
corrispondere in 24 mensilità a far data dalla sottoscrizione dell’atto di compravendita, previa stipulazione di adeguata polizza fidejussoria emessa da istituto bancario o primaria compagnia assicurativa
a garanzia del pagamento dilazionato del prezzo;
- l’offerente si è altresì impegnato a rilevare 12 dipendenti e rilasciare, entro la data di sottoscrizione del
contratto di cessione, una fidejussione a prima richiesta emessa da un istituto bancario o da una primaria compagnia assicurativa, a garanzia della prosecuzione dell’attività imprenditoriale e alla salvaguardia del mantenimento dei livelli occupazionali per un biennio, ai sensi dell’art. 63 d. lgs. n. 270/1999;
- su autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, in data 28 ottobre 2013 il commissario ha
pubblicato un estratto dell’invito a presentare offerte vincolanti entro il termine perentorio di quindici
giorni dalla predetta pubblicazione, al fine di individuare eventuali offerte migliorative;
- nell’ambito della procedura di vendita, l’offerente ha incrementato la propria offerta economica, impegnandosi a corrispondere, a titolo di prezzo, l’importo di euro 1.070.000,00, ferme le altre condizioni
contenute nell’offerta;
- tenuto conto delle difficoltà incontrate nel reperire polizze conformi al bando, l’offerente, per un verso,
ha manifestato la propria disponibilità a subordinare il trasferimento definitivo a proprio favore del complesso aziendale “energia” – attualmente condotto in affitto dall’offerente stesso – al pagamento dell’ultima rata di prezzo; e ciò attraverso l’inserimento, nel testo del contratto, di una clausola di riserva
della proprietà; per l’altro, ha proposto di consegnare alla Procedura, a garanzia della prosecuzione dell’attività imprenditoriale e alla salvaguardia del mantenimento dei livelli occupazionali per un biennio,
una polizza emessa dalla ILFA Leasing s.p.a., ente iscritto nell’elenco generale di cui all’art. 106 TUB
ante d. lgs. 141/2010,
invita
a far pervenire nuova offerta irrevocabile e vincolante di acquisto del predetto ramo.
L’offerta irrevocabile e vincolante dovrà essere formulata secondo l’invito a presentare offerte vincolanti
e lo schema di offerta che saranno resi disponibili dal commissario straordinario e, unitamente ai relativi
allegati, dovrà pervenire, in busta chiusa e sigillata, entro le ore 18 del 06 marzo 2015 al seguente recapito: Commissario Straordinario di ASA in A.S. presso notaio Caterina Bima in Torino, Corso Duca
degli Abruzzi, n. 16, CAP 10129.
Con riferimento alla cessione del complesso aziendale in esame, saranno considerate ricevibili, ai fini
dell’eventuale riapertura della procedura di gara, esclusivamente le offerte migliorative, quanto al prezzo,
rispetto a quella già formulata menzionata in precedenza, ferme le determinazioni che gli organi competenti riterranno di assumere.
Torino, 23 febbraio 2015
ASA in A.S.
Il Commissario Straordinario
Prof. Avv. Stefano Ambrosini
TRIBUNALE DI MILANO
TRIBUNALE DI MILANO
CONCORDATO PREVENTIVO 133/14
Il Tribunale di Milano sezione fallimenti con
decreto in data 15.1.15 dep. in data 21.1.15,
ha dichiarato aperta la procedura del concordato preventivo dell’impresa ILDIA SPA
IN LIQ.NE con sede in Milano, Via Mascheroni 4. Il Tribunale ha delegato alla procedura il Dott. Filippo D’Aquino, designato
commissario giudiziale l’avv. Monica Bellani, piazza San Pietro in Gessate 2 e fissato
la data del 13.4.15 alle ore 13 per l’adunanza
dei creditori presso la stanza del G.D, piano
II del Palazzo di Giustizia. M0018973
CONCORDATO PREVENTIVO 146/14
Il Tribunale di Milano Sezione fallimenti con decreto in data 29.1.15 dep. 31.1.15 ha dichiarato
aperta la procedura di concordato preventivo dell’impresa COSMEF COSTRUZIONI MECCANICHE
E FERROVIARIE SRL IN LIQ.NE con sede in Milano Via Lattuada Serviliano 16. Il Tribunale ha
delegato alla procedura il G.D. dott.ssa Savignano Francesca; ha nominato Commissario
Giudiziale il dott. Gian Matteo Fiorini Via E. Besana 6 Milano; ha fissato la data del 27.5.15 alle
ore 12.30 per l’adunanza dei creditori presso la
stanza n. 32 (dr. Savignano) 2° piano del Palazzo
di Giustizia lato Via Manara 1. Per il direttore di
Cancelleria il funzionario giudiziale dott.ssa Cinzia Partenope. M0018752
Acquisti
Acquisti di Logistica
AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Si rende noto che in data 23/02/2015 è
stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica Italiana, V Serie Speciale
n. 23 l’avviso di aggiudicazione della
“Procedura aperta in modalità telematica
per la fornitura di n. 121 macchine per
movimentazione interna di vario tipo”.
L’appalto è stato aggiudicato all’impresa:
OM Carrelli Elevatori S.p.A. di Lainate
(MI) per un importo complessivo pari
a € 450.000,00 I.V.A. esclusa. Il testo
integrale dell’avviso di aggiudicazione è
disponibile sui siti internet: www.poste.it
e www.posteprocurement.it.
Il Responsabile Acquisti di Logistica
Giuseppe Castello
TRIBUNALE DI MILANO
MADDALONI - VIA CAMPOLONGO
53: Complesso immobiliare c.a mq
49.854 con sup.coperta c.a mq
23.241 e un volume di c.a mq
193.632. Base asta € 6.570.031,00.
Vendita senza incanto 21-4-15 h
14:30. Eventuale incanto 5-5-15
h 10.30. G.D. Dr.ssa Savignano.
Liquidatore Dr. Rampino Tel.
0270000353. Custode Geom De Simini Tel. 0823401174 Rif CP 67/09
M0018988
AVVISO VOLONTARIO
PER LA TRASPARENZA PREVENTIVA
(art. 79 bis D. Lgs. 163/2006 e s.m.i.)
A) Denominazione e recapito della Stazione
Appaltante: L’A.S.L. di Milano - C.so Italia
19 -20122 Milano - tel. 02/8578.2381/2400/3227
- fax 02/8578.2419 - indirizzi e-mail (da
usarsi congiuntamente); [email protected];
[email protected] B) Descrizione dell’oggetto del contratto: Fornitura del farmaco Novoseven necessario all’ASL di Milano (capofila),
all’ASL di Milano 1 e all’ASL di Milano 2 per un
periodo di 12 mesi e per un importo complessivo
pari a € 2.127.627,90 (Iva esclusa) - Deliberazione
n. 150 del 09.02.2015. C) Procedura: Procedura
negoziata senza previa pubblicazione di bando di
gara ai sensi dell’art. 57, comma 2, lett. b) del D.
Lgs. 163/2006. D) Motivazione: Trattasi di fornitura che, per la tutela di diritti esclusivi, può essere affidata unicamente ad un operatore
economico determinato. E) Denominazione e recapito dell’operatore economico a favore del
quale è avvenuta l’aggiudicazione definitiva
Novo Nordisk S.p.A. con sede Legale in Roma in
Via Elio Vittorini 129 - tel. 06/500.881 - fax
06/50.18.780 - C.F. 03918040589 e Partita IVA
01260981004.
f.to Il Direttore Generale
(Dr. G. Walter Locatelli)
Il Responsabile del procedimento: dr.ssa Carmela
Merola - tel. 02.8578.2400 - fax 02/8578.2409 e-mail [email protected]
La Società per Azioni “Esercizi Aeroportuali - S.E.A.”, 20090 Aeroporto Milano Linate, ai sensi dell’art.
225, D.Lgs. 163/2006, rende noto
che l’appalto avente ad oggetto il
Servizio di assicurazione all risks e
interruzione di esercizio (C.I.G. n
59632716E6) è stato affidato alla
Società AIG Europe Limited Rappresentanza Generale per l’Italia Via della Chiusa, 2 - 20123 Milano
(MI). Importo complessivo di aggiudicazione: € 503.583,24. Data di aggiudicazione: 06.02.2015. L’esito
integrale, cui si rimanda, è stato inoltrato alla G.U.U.E. il 10.02.2015 ed
è in pubblicazione sulla G.U.R.I..
Il Responsabile del Procedimento
Ing. Carlo Murelli
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
CRONACHE
21
DELL’A
SE
RO MON
LT
CO
#
DO
Vista muro
A destra,
la torre del
mausoleo
dei Plautii sulla
Tiburtina. Il muro
che lo costeggia
era stato
costruito dieci
anni fa
per salvare
il monumento
dai frequenti
allagamenti
causati
dall’Aniene:
misura che si è
rivelata inutile.
A un certo punto
si pensò
addirittura di
farci degli oblò
per permettere ai
turisti di vedere
il monumento
La Cinquina
Guidonia
Bufalotta
Villa Adriana
A90
Gallicano
di Sergio Rizzo
«I
● Il mausoleo
dei Plautii
era il primo
monumento
che veniva
incontro
ai viaggiatori
del Grand
Tour,
di cui Tivoli
era una tappa
fondamentale
● Per arrivare
a Villa
Adriana,
maestosa
residenza
dell’imperatore
Adriano,
i viaggiatori
che visitavano
l’Italia
passavano
davanti
al mausoleo
subito
dopo aver
attraversato
il Ponte
Lucano
● Sul Ponte
Lucano
si incontrarono
anche papa
Adriano IV
e Federico I
Barbarossa
(nella foto
in alto)
per sancire
la nascita
del Sacro
Romano
Impero
Tivoli
A1
IL MAUSOLEO DEI PLAUTII
Le storie
Mausoleo
dei Plautii
ROMA
dea! Mettiamoci un paio di
oblò...». L’idea venne a qualcuno alla Regione Lazio, con l’illusione di placare le proteste
contro il muro della vergogna.
Succedeva dieci anni fa, quando la barriera di cemento armato che avrebbe
dovuto salvare dai frequenti allagamenti
un’area a ridosso del fiume Aniene era stata appena tirata su. Gli oblò avrebbero dovuto permettere ai turisti di dare una sbirciatina (sigh!)
al di là del muro, dove lo spettacolare mausoleo
dei Plautii, che con la celebre tomba di Cecilia
Metella sull’Appia Antica è uno dei rarissimi
esempi di sepolcri monumentali delle famiglie
nobiliari romane dell’età tardo repubblicana,
stava precipitando nel degrado. Gli oblò ebbero
il buon gusto di risparmiarceli. Il muro, invece,
è ancora lì. E gli allagamenti puntualissimi.
La storia di questa follia può essere presa a
esempio degli sprechi insensati che produce
l’ottusità di certe burocrazie, ma anche di quello
che succede al nostro e prezioso patrimonio
quando ci sono in ballo interessi economici privati. Il mausoleo dei Plautii era il primo monumento che veniva incontro ai viaggiatori del
Grand Tour, di cui Tivoli era tappa fondamentale. Per arrivare a Villa Adriana, maestosa residenza dell’imperatore Adriano, Wolfgang Goethe e
Giovan Battista Piranesi ci passavano davanti appena dopo aver attraversato il ponte Lucano, costruito fra il crepuscolo della repubblica e l’alba
dell’impero romano. Su quel ponte che si poteva
ancora attraversare in auto trent’anni fa e oggi ha
tre delle cinque arcate sepolte dai materiali trasportati dal fiume, come i detriti scaricati dalle
industrie di travertino e mai rimossi, si incontrarono papa Adriano IV e Federico I Barbarossa:
incontro che sancì una cosetta da nulla come la
nascita del Sacro Romano Impero.
Tanto basterebbe perché quel ponte e tutto
quello che c’è intorno, compreso lo straordinario mausoleo dei Plautii con iscrizioni ancora
quasi perfette nelle quali si citano l’impresa
militare della conquista della Britannia, fosse
considerato un’attrazione formidabile custodita con la massima cura. E anche una fonte di
reddito e lavoro non indifferente. Accadrebbe
in qualunque altro Paese civile al quale fosse
capitato di avere un’eredità tanto preziosa. Ma
San Cesareo
Frascati
km
10
Il tesoro romano di Tivoli
è in una discarica a cielo aperto
Su Corriere.it
Il video della
web inchiesta
Parte da Tivoli la nuova inchiesta
di Sergio Rizzo intitolata «Cose
dell’Altro Mondo»: un viaggio nel
nostro incredibile patrimonio
umiliato, alla scoperta di follie
pubbliche e nefandezze private.
Ogni tappa di Rizzo lungo il Paese
sarà accompagnata da un video,
come quello di oggi su Tivoli e il
mausoleo dei Plautii, che aggiunge
alla denuncia delle parole la forza
delle immagini e che si può trovare
sul sito online del Corriere
(www.corriere.it). Non tutti sanno,
per restare al video della prima
puntata, che ogni anno il Comune
di Tivoli è sommerso da richieste
di risarcimento danni causati dal
muro costruito (e mai collaudato)
per arginare le esondazioni
dell’Aniene. Costo dello scempio:
almeno 4 milioni e mezzo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
non in Italia. Non a Tivoli, che pure fu il cuore
dell’impero romano nei suoi anni più smaglianti. Ponte e mausoleo sono inaccessibili,
chiusi da quel muro che taglia in due l’antica
via Tiburtina e da una barriera di lamiera arrugginita. Intorno, ovunque immondizia che
nessuno raccoglie: bottiglie di plastica, lattine,
stracci, siringhe, cartacce, liquami. Da un lato, i
ruderi di una vecchia osteria seicentesca diroccata che non crollano del tutto soltanto perché
indecorosamente puntellati. Alle sue spalle,
una orrenda superfetazione abusiva abusivamente occupata da alcuni rom. E poi il mausoleo: il basamento sepolto da una colata (abusiva) di cemento mentre la parte che ne è stata
risparmiata viene divorata dalla vegetazione.
Non che prima della costruzione di quel muro
la cura di quel sito, che oggi è per l’organizzazione americana World Monument Fund fra i cento
monumenti del pianeta da salvare, fosse molto
migliore. La dimostrazione è che quella straordinaria area archeologica è da decenni stritolata
fra capannoni industriali e brutture edilizie di
vario genere. Ma il muro è stato un autentico colpo di grazia. I lavori vengono completati dall’Ardis, l’Agenzia per la difesa del suolo della Regione Lazio, nell’estate del 2004, con la giustificazione che la barriera dovrebbe difendere la zona
dalle esondazioni dell’Aniene. Sindaco di Tivoli
è l’attuale capogruppo del Pd al consiglio regionale del Lazio, Marco Vincenzi. Ministro dei Beni culturali è Giuliano Urbani di Forza Italia, che
evidentemente non può opporsi. La Regione costruisce il muro riempiendo anche l’area di cemento senza il benestare della Soprintendenza,
e una successiva denuncia al tribunale di Italia
Nostra e del Wwf viene archiviata con la motivazione pilatesca che le opere «costituiscono esercizio di discrezionalità amministrativa».
Peccato che non sia mai stato fatto uno studio sulle cause delle esondazioni. E peccato che
quella «discrezionalità amministrativa» che
Vaticano
Il viaggio in pullman di Francesco per gli esercizi spirituali ad Ariccia
Non più una papa-mobile, ma un papa-pullman. Papa Francesco
è partito assieme ai cardinali e vescovi della Curia con
destinazione Ariccia (Roma), dove fino al prossimo venerdì
parteciperà agli esercizi spirituali di Quaresima nella Casa del
Divin Maestro, retta dai padri Paolini. Ieri pomeriggio alle 16, in
piazza del Petriano, davanti all’Aula Paolo VI, la comitiva di
prefetti, presidenti e segretari dei dicasteri vaticani, si è mossa a
bordo di due pullman grigio metallizzato, tra i saluti della folla.
Tra i fedeli c’è chi, rivolto al Pontefice, ha gridato «grazie». Lui,
seduto in prima fila, ha ricambiato con il consueto entusiasmo,
un largo sorriso e un gesto della mano. (Foto Ansa)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
tanto diligentemente ha sottolineato il magistrato nella sua sentenza non abbia neppure risolto il problema. Perché manca un collettore
fognario, e continua ad allagarsi tutto all’interno e all’esterno del muro. Incuranti del ridicolo,
alla Regione hanno allora pensato di risolvere
la faccenda installando delle pompe idrovore
che aspirano l’acqua dalla strada e la sputano
verso il ponte e il mausoleo. Il tutto senza che
quell’opera, a dieci anni di distanza, sia stata
ancora collaudata. Chi mai potrebbe collaudare
un tale abominio?
Più che logica, quindi, la decisione del nuovo
arrabbiatissimo sindaco di Tivoli, Giuseppe
Proietti, finalmente determinato a prendere di
petto la questione, che nel luglio scorso ha
chiesto alla Regione di revocare la vecchia pratica di eliminazione del vincolo di esondazione:
Degrado
Da dieci anni un muro di cemento
imprigiona una delle più importanti
tombe dell’antichità arrivate fino a
noi, tappa obbligata del Grand Tour
con la motivazione che quella roba non serve a
niente. I quattro milioni e mezzo di euro spesi
non sono nemmeno serviti a evitare che il Comune sia sommerso da cause di risarcimento
per i danni provocati dagli allagamenti. Con
esborsi milionari anno dopo anno. Mentre il
protocollo d’intesa per il recupero dell’area, firmato addirittura nel 2005 sull’onda delle proteste dei cittadini e delle associazioni ambientali,
è ancora lettera morta.
E qui, riavvolgendo il nastro, vengono tanti
pensieri. Pure che lo scempio non sia solo frutto
di umana stupidità e incoscienza. Il problema di
quel tratto dell’Aniene è noto da decenni: ha a
che fare con il restringimento artificiale del fiume causato dai detriti. Per risolverlo non serve un
muro, ma una seria opera di bonifica e il rispetto
del divieto (esistente per legge) di scaricare materiali nell’alveo. Lo capirebbe anche un bambino. Perché allora si è scelto di alzare una barriera
di cemento armato di quattro metri, spendendo
inutilmente tutti quei soldi? C’è chi ha tirato in
ballo la legge in materia di difesa idraulica emanata dopo il disastro della frana di Sarno, nel
1998. E c’è chi, come Italia Nostra e Wwf che
l’hanno scritto nell’esposto rigettato dal tribunale di Tivoli, ha avanzato il sospetto che l’obiettivo
non era tanto quello di evitare le esondazioni
quanto quello di far venir meno il vincolo alla zona antistante Villa Adriana. Per dare via libera a
una lottizzazione. Pura fantasia, dicono... Anche
se qualche volta la realtà supera la fantasia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
22
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
007
CRONACHE
23
Missione sanpietrino
Il creatore
● I film
sull’agente
segreto James
Bond si
ispirano ai
romanzi dello
scrittore
e giornalista
londinese Ian
Fleming (foto).
Fleming, morto
nel 1964 a 56
anni, fu anche
ufficiale della
Royal Navy
● Si tratta
di 24 film,
dal celebre
«Agente 007,
licenza di
uccidere» del
1962 diretto da
Terence Young,
a «Spectre» di
Sam Mendes
● Gli attori
che hanno
interpretato
il ruolo
dell’agente
segreto sono 6:
Sean Connery,
George
Lazenby,
Roger Moore,
Timothy
Dalton, Pierce
Brosnan
e Daniel Craig
ROMA «Il tuo nome sarà pure
Bond, James Bond, ma io devo
tornare a casa e non si può
bloccare la città pure di sabato
a ora di pranzo». Non scuote
più di tanto i romani nemmeno
«lui». Accolto in Campidoglio
dal sindaco Ignazio Marino con
gli onori che si riservano ai capi
di Stato, l’agente di Sua Maestà
britannica 007, nella persona
del suo sesto interprete, Daniel
Craig, da qualche giorno si misura con lo spirito capitolino.
Come tradizione vuole — si
tratti di star, politici, celebrità
— all’iniziale entusiasmo subentra il disincanto. Roma è
Roma, neanche James Bond
può fare il miracolo, meno che
mai in un periodo difficilissimo per la pazienza degli abitanti della città, messa alla prova dalla quotidiana battaglia
contro disservizi, buche, cantieri della metropolitana che
durano generazioni intere, le
casse vuote dell’amministrazione e le novità come le devastazioni di teppisti olandesi.
Dopo i primi giorni anche il
set di Spectre, ventiquattresimo film della saga inventata da
Ian Fleming, è diventato parte
dell’unico flusso che ingloba
caos ed efficienza. La settimana che si inaugura oggi si preannuncia impegnativa: Sam
Mendes e la sua numerosissima troupe continueranno a girare le scene di inseguimento
con l’Aston Martin DB10 di
Bond (la nuova erede della DB5
di Sean Connery in Goldfinger)
che già hanno toccato il Lungotevere e costeggiato il Colosseo
Il caso
di Mauro Covacich
C
i sono minuscole particelle di violenza sospese
nell’aria che nessuna
centralina meteo può percepire e che pure sono in grado di
rovinarti la serata. Prendiamo,
ad esempio, i parcheggiatori
abusivi: a Roma non chiedono
più, pretendono. Ti segnalano
un parcheggio che hai già visto e ti sei già guadagnato da
solo, ti affrontano mentre esci
dalla macchina e aspettano
guardandoti dritto in faccia in
quel modo torvo ormai adottato da quasi tutti noi per muoverci sulle strade della Capitale.
Se gli dai un euro, lo valuta-
Bodyguard, transenne e riprese (tra le buche) nella Capitale
I romani dopo l’entusiasmo si lamentano: riaprite le strade
Sul set Dall’alto: inseguimento sul Lungotevere; via di San
Gregorio; Monica Bellucci e Daniel Craig; la Aston Martin
su via san Gregorio con i
sanpietrini sconocchiati che
hanno messo a dura prova la
pazienza della produzione. Per
due notti il set si sposterà su
corso Vittorio, tra corso Rinascimento e largo Tassoni, e
quindi si spingerà fuori dalla
breccia di Porta Pia su via Nomentana, nell’attesa della scena madre, con Craig che si calerà su Ponte Sisto da un elicottero. Uno dei più belli della città,
con le quattro arcate rivestite di
travertino e cinque stemmi papali, diventato uno dei luoghi
simbolo della cosiddetta movida capitolina, ovvero nel lessico della cronaca, crocevia di
spaccio e smercio di oggetti disparati. È già stato transennato
in vista delle riprese ma i romani non ci badano: i pusher, i ragazzi riuniti in capannelli, i
venditori si sono solo spostati
un po’ più in là.
Inaugurate cinque giorni fa,
le riprese romane di Spectre
hanno per ora toccato tre location. Il museo della Civiltà Romana all’Eur dove è stato ricostruito il cimitero del Verano
per la scena del funerale con la
sofisticatissima vedova in nero
Monica Bellucci (Lucia Sciarra
nel film) e Craig altrettanto elegante. Il Lungotevere per le
sgommate delle Aston Martin
— oltre a quella grigia anche
una nera e una arancio, più una
Jaguar Cx75, guidate dagli
stuntmen per la gioia degli appassionati che si esaltano più
per le auto che per gli attori. E,
sabato scorso, la scena di 007
su via san Gregorio. Set blindatissimo e imponenti le misure
di sicurezza: 800 security men
assoldati dalla produzione. Sa-
600
Mila euro Sono i soldi (che
potrebbero salire a un milione)
che arriveranno nelle casse del
Campidoglio per le riprese del film
bato erano impegnatissimi a
tenere lontani con piglio marziale innocui curiosi e turisti
impegnati a scattare il prezioso
selfie, come a dire: «Io c’ero».
Venti giorni fa The Independent aveva scelto una foto di
Craig-Bond con la pistola puntata verso un muro coperto di
graffiti, il Guardian, invece,
aveva preferito l’immagine dell’attore che saluta per rilanciare
la denuncia di un blog romano
su sporcizia e graffiti che rischiavano di bloccare la produzione, trasformando «la più
Il sopruso dei parcheggi abusivi
adesso costa almeno due euro
❞
È una
violenza che
permea
tutto,
avanza, e
pian piano
ti intossica
no schifati sul palmo della
mano e ti dicono «è poco»,
oppure direttamente «damme due». Lo dicono nello
slang locale, anche se vengono dai posti più diversi, Romania, Bangladesh, Campania. «So’ du euro», questa è
quindi la nuova tariffa. Ovviamente ti puoi rifiutare, anche
tu a brutto muso, puoi dire
«chiamo i vigili» eccetera, ma
sai che i vigili non verranno e
tu, al ritorno, troverai le gomme a terra.
Si dice che ai concerti del
Palalottomatica arrivino anche alle mani — non sai, non
vai ai concerti — ma anche
senza un vero e proprio scontro fisico, finisce che paghi i
due euro. Ora, intendiamoci, è
una piccola cosa, ma questa
piccola cosa, in realtà un piccolo sopruso, anche se provi a
gettartela alle spalle, resta a
bruciarti nello stomaco per
tutta la cena.
Le grandi città hanno confini più permeabili, si prestano
ai piccoli commerci abusivi,
servizi vari come il ragazzo che
ti aiuta a portare le borse della
spesa alla macchina, l’uomo
che ti lava i vetri, quello che ti
mette la benzina al self-service, servizi molto spesso utili, o
perlomeno comodi, che ri-
compensi volentieri. Ma che
un uomo pretenda il pizzo per
farti stare tranquillo a casa di
amici (o al concerto) è un po’
diverso. Si tratta di un’esasperazione del conflitto sociale,
beninteso però, non tra il
mondo dei ricchi e quello dei
poveri parcheggiatori finalmente riuniti in corporazione
grazie a un’improvvisa coscienza di classe, bensì tra il
mondo della legalità e il mondo del crimine.
Lo slittamento dall’offerta
spontanea all’estorsione è potuto avvenire solo perché ora i
parcheggiatori sono le terminazioni nervose — più inno-
❞
È come se la
criminalità
dicesse: ci
siamo presi
ristoranti e
bar, adesso
la strada
bella capitale d’Europa in una
delle più sporche». 007 è arrivato, Spectre sta rispettando la
tabella di marcia, i giornali inglesi hanno abbandonato i toni
polemici (anzi ieri rilanciavano
le immagini patinate del set capitolino). Eppure sporcizia, buche, graffiti, sanpietrini divelti
sono ancora là anche se nel
film, potenza della finzione cinematografica, non si vedranno. D’altronde più di un anno
fa chi fosse passato per Piazza
di Spagna sarebbe rimasto senza parole: la scalinata di Trinità
di Monti senza neanche una
cartaccia, solo passanti eleganti e qualche sparuta vespa. Merito di un altro set, quello di
The Man from U.N.C.L.E di
Guy Ritchie che per una manciata di ore aveva restituito l’incanto della piazza ai fortunati
passanti. La stessa piazza che
ha fatto il giro del mondo con
le immagini della Barcaccia devastata dai tifosi del Feyenoord.
Spectre — che prevede riprese oltre che a Londra e in
Austria, a Tangeri e Città del
Messico — porterà nelle casse
del Campidoglio tra i 600 mila
e il milione di euro. Il rischio è
che i romani neanche se ne accorgano.
Stefania Ulivi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
cue? più visibili? — del racket.
Che sia la camorra o la fasciomafia capitolina, è comunque
un veleno a lento rilascio. È come se dicessero: «Ci siamo
presi i bar, le pizzerie, i ristoranti e adesso ci prendiamo
anche la strada, ti ci devi abituare». E alla fine ti abitui, in
fondo che male c’è a dare due
euro all’ultima recluta della
soldataglia camorrista? Da un
altro punto di vista, è solo un
poveraccio meno simpatico e
più sindacalizzato del vecchio
che fino a qualche anno fa ti
chiamava dotto’ e ti teneva la
macchina in seconda fila.
Eppure, è una violenza che
non smette di ferirti, di umiliarti, una violenza parcellizzata al punto da risultare quasi
inoffensiva, che permea tutto
e avanza e avanza, fino a quando non ti accorgerai nemmeno più di esserti definitivamente intossicato.
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24
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
●
Luoghi comuni Due fatti su cui l’opinione pubblica non
ha saputo riflettere: la «super-cannabis» responsabile,
secondo «Lancet», di malattie psicotiche; l’assenza
di donazioni femminili per la fecondazione eterologa
ANALISI
& COMMENTI
di Giorgio Montefoschi
LA CONFESSIONE
(INOPPORTUNA)
DI MARCO PANNELLA
PADRE PER CASO
D
urante una trasmissione in una tv
abruzzese, Teleponte, Marco
Pannella ha rivelato di essere stato
padre almeno due volte. Una, forse.
Un’altra, certamente. Lei era una donna
sposata, una napoletana, con cognome
francese. Non sarà stata mica Carla
Boursier, la donna amata dal protagonista
di Ferito a morte, il romanzo di Raffaele La
Capria? Ma no! Quella è roba di La Capria.
Però, a Napoli, di signore di una età
rapportabili a quella di Pannella,
napoletane con cognome francese, ce ne
sono. Quante saranno, a conti fatti? Non
è che Pannella, dopo aver rispettato
nobilmente per tutto questo tempo il silenzio
per non offendere il marito tradito e
inguaiare la signora, si è fatto trascinare
dalla tentazione di entrare nel circo
mediatico dei settimanali scandalistici,
avviando la corsa di dubbio gusto
all’identikit? Comunque, Pannella, un
anticonvenzionale, la rivelazione non l’ha
fatta fare ad altri: l’ha fatta lui stesso. E
parlando in abruzzese. «Mo’ non saccio
chhiu’ se ci rimase» ha dichiarato
riferendosi al secondo figlio. Quello che
stupisce, considerato il tono giocoso
suggerito dal dialetto, è la spensierata
leggerezza, e il discorso chiuso lì. Possibile
che Marco, parlando di un bambino suo che
ha visto solo qualche volta di sfuggita, non
abbia sentito il bisogno di aggiungere se ha
provato tenerezza per quel bambino,
nostalgia, rimpianto? Pare che in altra
occasione Pannella abbia detto di aver
riflettuto con la sua compagna Mirella, a
proposito di avere figli, e abbia deciso di no.
Non ne aveva voglia. Insomma, quel figlio
sicuro, e forse l’altro, gli sono «scappati».
Sì, deve essere così. Oppure, Pannella è stato
un precursore di quei generosi donatori
sconosciuti che incrementano il genere
umano e poi non si preoccupano
minimamente in giro per il mondo ci sono
dei ragazzi che potrebbero essere «tutto il
ritratto di suo padre»?
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commentatori:
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ontrariamente a ciò che spesso
si pensa, le opinioni precedono
i fatti. Nel senso che sono le
opinioni a determinare la griglia mentale attraverso la quale
i fatti possono essere percepiti
e interpretati. A volte però accade, o almeno dovrebbe accadere, che fatti nuovi e particolarmente rilevanti ci spingano
a ridiscutere e a modificare
l’opinione corrente. È questo
secondo fenomeno che in Italia
avviene con difficoltà. Ecco due
esempi recenti.
Il Corriere Salute online del
16 febbraio ha informato i lettori di uno studio pubblicato su
un’autorevole rivista inglese,
Lancet Psychiatry, secondo cui
la cannabis in circolazione
avrebbe ormai un principio attivo enormemente più potente
rispetto a quella di un tempo. In
Gran Bretagna la notizia ha riaperto la discussione sulla depenalizzazione della marijuana
(che lì è in vigore da una decina
d’anni). In Italia la notizia è passata invece inosservata, come
troppo spesso avviene da noi
quando il fatto nuovo contraddice le idées reçues, le opinioni
ricevute e pigramente ripetute,
i luoghi comuni insomma. Come si capisce, infatti, riconoscere che questa «super-cannabis» è responsabile di un consistente numero di malattie psicotiche, come sostiene la
ricerca inglese, renderebbe immediatamente obsoleto quel
luogo comune progressista che
individua nella cannabis, e nella sua liberalizzazione, un simbolo libertario.
Il secondo esempio riguarda
la fecondazione eterologa. Dopo che è divenuta legale in seguito a una sentenza della Consulta, i centri italiani hanno dovuto fare i conti con la pressoché totale assenza di donazioni,
soprattutto femminili. La noti-
DIFESA
SE UNA SENTENZA DEL TAR
BLOCCA UN PRESIDIO NATO
di Angelo Panebianco
SEGUE DALLA PRIMA
C
olpa dei tagli di bilancio che si sono
susseguiti per anni,
la nostra Difesa è oggi assai mal ridotta.
Manca, ad esempio, la copertura finanziaria per garantire
la continuità quando scadranno i contratti di manutenzione di diversi importanti sistemi d’arma aerea. Inoltre, i nostri Predators, aerei a controllo remoto, che potrebbero
rivelarsi cruciali per la lotta al
terrorismo, non sono armati.
Né disponiamo di una adeguata capacità di difesa da
eventuali attacchi dalla Libia:
non sappiamo che fine abbiano fatto tutti gli Scud di Gheddafi (senza parlare del fatto
che lo «Stato islamico» possiede soldi a sufficienza per
procurarsi armamenti anche
più sofisticati).
L’incuria denunciata dal generale Tricarico ha almeno
due cause. La prima è data dal
disinteresse, condiviso a lungo da quasi tutta la classe politica italiana, per la sicurezza
nazionale. C’è da trovare soldi
per garantire una categoria
elettoralmente influente? Non
c’è problema, i soldi si trovano
tagliando i fondi della Difesa.
La seconda causa è culturale.
Come si è visto anche durante
le discussioni sugli F 35, la
quantità di parlamentari — a
loro volta in sintonia con un
settore rilevante dell’opinione
pubblica — che vorrebbe lo
DORIANO SOLINAS
C
● Il corsivo del giorno
I PREGIUDIZI VINCONO
SUI DATI SCIENTIFICI
di Giovanni Belardelli
zia è stata ripresa dalla stampa
più volte, ma anche qui il dato
di fatto è rimasto come inerte,
non ha innescato alcuna discussione pubblica come meriterebbe, a cominciare dalla presa d’atto dell’evidente impossibilità che di donazione realmente si tratti.
La cessione di gameti femminili, infatti, richiede un trattamento sanitario piuttosto pesante per chi lo pratica ed è perciò quasi impossibile che una
donna possa davvero donare i
suoi ovuli. Nei Paesi in cui avviene, alla donazione si accompagna un compenso in denaro:
ad esempio in Spagna, dove a
quel che si legge molte studentesse si pagherebbero così gli
studi universitari. E proprio all’estero, per importare ovociti,
si stanno rivolgendo alcuni
centri italiani, come l’ospedale
Careggi di Firenze.
La decisione si può condividere o meno, ma non dovrebbe
essere trattata alla stregua dell’importazione di una qualunque merce. Qui il bene importato — e nei fatti, benché la
normativa comunitaria lo vieti,
acquistato — ha a che fare con
il corpo umano: di studentesse
in Spagna, spesso di donne in
condizioni di difficoltà economiche in altri Paesi. Si può essere a favore, sostenendo ma-
smantellamento delle nostre
forze armate in omaggio ai
propri ideali pacifisti, è piuttosto ampia. La combinazione
di disinteresse e di opposizione di principio ci ha condotto
dove ora siamo: in presenza di
una emergenza che non abbiamo i mezzi sufficienti per
fronteggiare con efficacia.
Ma c’è di più. Magari bastasse solo un cambiamento
degli orientamenti della classe politica. Ci sono altre cose
assai gravi. A molti è forse
sfuggito ma proprio mentre
l’altra settimana eravamo alle
prese con le minacce dello
«Stato islamico» all’Italia dei
crociati, l’ineffabile Tar di Palermo, con una sentenza,
bloccava la costruzione, nella
locale base Nato, della stazione di terra del Muos, il più
avanzato sistema americano
di comunicazioni satellitari a
scopi militari, dando ragione
al Comune di Niscemi che la
definiva «dannosa per la salute».
La sentenza, naturalmente,
è stata accolta con esultanza
da tanti bravi cittadini della
zona. Qui non si vuole scherzare su cose così gravi ma forse servirebbe una riflessione
collettiva sul fatto che i «danni per la salute», se la situa-
Indizi
Un episodio che denota
la poca considerazione
che si ha della
sicurezza nazionale
Vulnerabilità
Da più fonti emerge
l’impreparazione
dell’Italia di fronte
ai nuovi pericoli
All’estero
La cessione di gameti
richiede trattamenti
sanitari pesanti, perciò
si chiede un compenso
gari che la possibilità per una
coppia di avere un figlio vada
considerata come un diritto in
qualche modo sovraordinato
rispetto a quello alla salute delle donne che cedono i loro ovuli. Certo, è difficile sfuggire al
dubbio che così avalleremmo
quella mercificazione del corpo
femminile che di norma, in altri campi, condanniamo. In
ogni caso, sarebbe bene discutere pubblicamente dell’assenza di donazioni e delle cause
che la determinano. Ma con
ogni probabilità questo non accadrà. Tutto lascia credere infatti che le nostre strutture sanitarie si orientino verso l’introduzione di «rimborsi spese»
o di «premi di solidarietà» per
mascherare il fatto che non di
«doni» veramente si tratta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
zione in Nord Africa continuerà a deteriorarsi, potrebbero risultare maggiori di
quelli che può procurare una
stazione Muos. Ma davvero la
sicurezza nazionale, nonché i
nostri impegni Nato, possono
essere appesi alle sentenze
dei Tar?
Siamo passati di colpo dall’età dell’oro all’età dell’emergenza. Nell’età dell’oro potevamo permetterci di abrogare
unilateralmente la guerra
(tanto a farla ci pensavano i
nostri protettori militari americani), fare a meno di una
cultura della difesa e, persino,
affidare ai tribunali amministrativi le decisioni ultime
sulla sicurezza militare. L’età
dell’oro è finita, anche se molti figli di quella stagione tuttora in circolazione non se ne
rendono conto. Non avremo
difesa efficace finché non lo
capiranno.
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
GIOVANI E ISTRUZIONE
IL SEGRETO DELLA BUONA SCUOLA
NASCOSTO NEL METODO DI STUDIO
●
COMMENTI
DAL MONDO
di Roger Abravanel
Futuro Il punto non è nella scelta
tra indirizzi di studio e materie
diverse: ai nostri studenti
non serve imparare a memoria
né i verbi irregolari del greco
antico né poche formule
matematiche, ma essere
capaci di risolvere i problemi
M
entre il premier
difende la sua
«buona scuola»
dalle numerose
critiche, gli italiani, poco fiduciosi nelle riforme, fanno le loro scelte.E anche in modo rivoluzionario. Le
iscrizioni alle superiori del
prossimo anno hanno registrato la débâcle del liceo classico a favore del liceo scientifico.
Non bisogna sorprendersi,
le critiche al liceo classico abbondano da tempo. Qualche
mese fa, il liceo classico è addirittura finito sul banco degli
imputati durante un processodibattito al teatro Carignano di
Torino. Era imputato di non
preparare i giovani adeguatamente nelle scienze e di lasciarli perciò impreparati alle
sfide del futuro. La difesa ne
aveva invece confermato la capacità formativa ottenendo alla fine la sua assoluzione, che
però non sembra avere influenzato le scelte delle famiglie.
Questo dibattito ha risvolti
più profondi di quanto non
sembri. In questo momento il
liceo classico, creato quasi 80
anni fa, è considerato uno dei
responsabili della crisi economica, politica e sociale che
stiamo vivendo, colpa della
classe dirigente formata in
gran parte appunto al liceo
classico.
Gli accusatori, a dire il vero,
mirano a un bersaglio decisamente più grande: il disprezzo
per la scienza che troppo spesso mostrano le nostre élite intellettuali. Per un uomo di cultura, un leader politico, un
professionista di successo,
non capire o sapere nulla di
matematica o biologia è troppo spesso una perdonabile peculiarità, a volte addirittura un
vezzo, utile quando si sta in
una società in cui il termine
«cultura» viene identificato
solo con il sapere umanistico.
Se invece uno scienziato, un
manager o un imprenditore
ignorano la storia, le lettere, le
arti ecco che la loro formazione è irrimediabilmente incompleta, potranno essere dei
tecnocrati o dei praticoniaziendalisti, ma mai «persone
di cultura». È un pregiudizio
antiscientifico che viene da
lontano.
Ma è davvero questo il problema della nostra scuola?
Troppo aoristo e troppo pochi
mitocondri?
Io credo di no. Credo invece
che siano proprio gli argomenti usati nel dibattito a rivelare il
vero limite del modo con cui in
Italia si pensa all’istruzione.
Secondo questa logica bipartisan una scuola funziona, prepara i giovani alle sfide del futuro, se insegna le «materie
giuste». Più biologia, perché è
dove si farà la rivoluzione tecnologica del Ventunesimo secolo. No, meglio i classici e la
storia. O più musica ed educazione fisica, come promette la
«buona scuola».
E invece, più delle cose che
si studiano, conta il come le si
studia. Facendo crescere lo
spirito critico e la capacità di
risolvere problemi, non di imparare a memoria le soluzioni.
Ascoltando e discutendo con
gli altri, non riuscendo a parla-
re per ore di un argomento
erudito. Lavorando in gruppo,
imparando e insegnando allo
stesso tempo, non chiudendosi in un bozzolo da secchione
emarginato o, all’opposto, brillando del proprio narcisismo
da primo della classe. Imparando l’etica del lavoro, che
vuol dire prendere impegni e
responsabilità, non ubbidire a
comando.Questo i bravi insegnanti lo sanno benissimo.
«Imparate a ragionare con la
vostra testa» non è certo l’ultima moda dell’istruzione del
XXI secolo, ma è una massima
ancora poco applicata in Italia.
A questo punto i cosiddetti
«esperti» di scuola-lavoro ribattono che è il mondo del lavoro che richiede competenze
specifiche, e che è importante
mandare gli studenti nelle
scuole dove vengono insegnate. Servono gli esperti di meccatronica, ed ecco che nascono decine di nuovi indirizzi
dell’istituto tecnico. Tutti vogliono insegnare l’informatica
(a ragazzi che molto spesso conoscono le nuove tecnologie
meglio di loro).
Ma il mondo del lavoro oggi
chiede cose diverse. La specializzazione e parcellizzazione
dei compiti, in fabbrica o negli
uffici, è un ricordo del passato.
Le persone devono saper interagire, risolvere problemi, lavorare in team, prendersi responsabilità e fare bene il loro
lavoro anche quando il capo
non li guarda. È questo che dovrebbe insegnare la scuola, e
in Italia non lo fa, o non lo fa
abbastanza. Lo dimostrano i
test internazionali PISA, in cui
i ragazzi italiani sono particolarmente deboli quando si
tratta di formulare un problema in termini nuovi, mentre
sono abbastanza bravi ad applicare le formule che hanno
studiato. Alla faccia della famosa creatività italiana. Lo dimostra lo scadimento continuo dell’etica dello studio, con
mezza Italia che copia e che,
quando il figlio prende brutti
voti, arriva a fare ricorso al Tar.
Gli studenti del liceo classico sono in diminuzione da anni. Il liceo classico rimane una
scuola difficile, frequentata da
ragazzi (e soprattutto ragazze)
mediamente bravi, ma non ha
più il monopolio di formazione della classe dirigente che
aveva cinquant’anni fa. Chi
combatte il liceo classico in
nome del progresso fa una
battaglia di retroguardia. Sapere a memoria l’aoristo dei
verbi irregolari o conoscere le
varie teorie sull’origine dei mitocondri sono due cose che
servono a poco. Scegliere delle
materie, studiarle con passione e capirle davvero è quello
che occorre ai nostri ragazzi,
oggi più che mai.
Meritocrazia.corriere.it
Non condannate
la Chiesa se parla
di bene comune
è il mio vicino?»
●
❞ «Chi
s’intitola la lettera
pastorale della Chiesa
d’Inghilterra oggi al centro di
un aspro dibattito nel Regno
Unito, criticata soprattutto
dagli ambienti conservatori
come «un pamphlet di
sinistra pieno di errori».
Un testo che parla di bene
comune, nel segno di un
cristianesimo vissuto come
forza di cambiamento nel
mondo. «Non condannate
la Chiesa — scrive Will
Hutton sull’Observer —, una
delle ultime autorità morali
rimaste ora che centri di
potere e intellettuali
appaiono inermi e parziali».
I vescovi accusano la
politica di non avere «visioni
alternative». Religiosi ogni
giorno vicini agli emarginati
in una società di stranieri:
«Chi meglio di loro può
parlare di bene comune»?
a cura di Maria Serena Natale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A cura di RCS MediaGroup Communication Solutions
INIZIATIVA DI ORIENTAMENTO PER I GENITORI
Se il futuro non è più quello di una volta:
IL RUOLO DEI GENITORI QUANDO
I FIGLI SI ISCRIVONO ALL’UNIVERSITÀ
a qualche anno l’Università Bicocca offre ai
genitori uno spazio di riflessione sulla scelta del percorso universitario. La presenza
di padri e madri alle iniziative
di Orientamento e nei Servizi
per gli studenti è un segnale
di interesse ma anche di legittima preoccupazione per
un futuro incerto, di voglia di
partecipare ma anche di difficoltà nel dare fiducia e nel rispettare l’autonomia dei figli.
Per questo l’Università dedica una mattina ai genitori
per confrontarsi, ascoltare e
riflettere insieme su questo
passaggio all’età adulta e
D
L’UNIVERSITÀ DI MILANO-BICOCCA
ORGANIZZA UN APPUNTAMENTO ANNUALE
RIVOLTO AI GENITORI PER RIFLETTERE INSIEME
SU COME ACCOMPAGNARE LE SCELTE
DI STUDIO DEI PROPRI FIGLI
sulla progettualità possibile
in uno scenario complesso
come quello contemporaneo.
Il Centro Servizi Orientamento dell’Università, in collaborazione con la Commissione
Orientamento di Ateneo,
mette a disposizione esperti
e docenti impegnati nel supportare le/gli studenti nel loro
percorso di (auto) orientamento formativo - in ingresso, in itinere e in uscita.
Per informazioni contattare il numero
02 6448.6448
o scrivere a: [email protected]
Per verificare giorni ed orari consultare il sito:
www.unimib.it alla voce “Orientamento”
Università degli Studi
di Milano-Bicocca
sabato 28 febbraio,
dalle 10:00 alle 12:30
Edificio U12
(Auditorium),
Via Vizzola 5, Milano
Ore 10:00 Apertura dei lavori
e breve presentazione
del piano di incentivazione
per gli studenti meritevoli
Prof.ssa L. Garlati,
Pro-Rettore per
l’Orientamento e per le
attività di Job Placement
Ore 10:30 alle 11:30
intervengono
Prof.ssa E. Camussi,
Dipartimento di Psicologia
Prof.ssa L. Formenti,
Dipartimento di Scienze
Umane per la Formazione
Prof.ssa M. Strepparava,
Scuola di Medicina
e Chirurgia
Dalle 11:30 alle 12:30
Dubbi, domande
e curiosità dei genitori
25
STILE
I SILENZI
E LE POCHE
PAROLE
DEL COLLE
SEGUE DALLA PRIMA
S
ennonché la domanda
è ancora un’altra. E investe le istituzioni, più
che le persone. Giacché
incrocia una facoltà di
cui i predecessori di Mattarella
hanno fatto uso e abuso: il potere d’esternazione. Una pioggerella d’interviste, note di stampa, discorsi ufficiali, comunicati, conferenze, messaggi televisivi, allocuzioni. Cossiga ne
inanellò 120 nel 1990, 170 nel
1991, 200 nel 1992. Ma il pioniere fu Pertini, da allora in poi
emulato in lungo e in largo. Non era così, in origine.
Nel suo Scrittoio del Presidente, Luigi Einaudi teorizzò il carattere privato, anziché pubblico, del pensiero presidenziale.
Un’attività di consulenza informale verso il governo e il Parlamento, sottratta allo sguardo
degli astanti. E i costituzionalisti, per una volta, cantavano all’unisono. Nel 1951 Guarino sosteneva che il presidente non
potesse appellarsi all’opinione
pubblica, salvo i messaggi di
circostanza, ma sempre per
iscritto e con la controfirma del
governo. Nel 1958 Crisafulli reputava la controfirma doverosa
anche per gli interventi orali.
Mentre Barile ragionava sulla
controfirma tacita: quando il
presidente s’accosta a un microfono senza chiedere permesso, o il governo lo bacchetta, oppure vuol dire che è d’accordo. Insomma, chi tace acconsente, ma è molto meglio se
tace il presidente.
Che cosa resta, adesso, di
quelle antiche tesi? La Costituzione è sempre uguale, ma da
trent’anni vige la regola contraria. Il potere d’esternazione è diventato l’arma più visibile e potente di cui dispone il Quirinale, il megafono d’istanze collettive, la frusta con cui l’uomo del
Colle richiama le altre istituzioni ai propri adempimenti. Qui
c’entra, senza dubbio, la funzione che la nostra Carta assegna
al capo dello Stato. Se lui rappresenta l’unità nazionale —
scriveva Paladin nel 1986 — dovrà giocoforza collegarsi all’opinione pubblica, perché altrimenti rappresenterebbe il nulla. Ma c’entra soprattutto un
elemento di rottura fra il prima
e il dopo della nostra storia costituzionale: la crisi dei partiti.
È questa crisi che ha allevato
l’esigenza di un’autorità morale,
in grado di colmare il vuoto lasciato dai partiti. E non a caso la
logorrea presidenziale erompe
durante gli anni Ottanta, quando si manifestano le prime avvisaglie della crisi. Che tuttavia
non è affatto conclusa; semmai,
si è incrudelita.
Da qui l’ennesima domanda.
Forse gli ultimi presidenti hanno parlato troppo, e troppo
spesso si sono esercitati in una
recita dell’ovvio; le parole andrebbero spese con misura,
soppesandole una ad una. Ma
quanto può essere utile un presidente taciturno? Se quest’ultimo incarna — come diceva Piero Calamandrei — la viva vox
Constitutionis, dovrà comunque far risuonare la sua voce.
Magari applicando la ricetta di
un filosofo, anziché di un costituzionalista. Wittgenstein: «Su
ciò, di cui non si può parlare, si
deve tacere». Ma sul resto no,
parliamone.
Michele Ainis
[email protected]
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
26
Cultura
& Spettacoli
Mondadori-Rcs
Piccoli e medi editori
contro l’acquisizione
Un appoggio all’appello degli
scrittori contro l’acquisizione di
Rcs Libri da parte di Mondadori
giunge da Modena, dove piccoli
e medi editori erano riuniti ieri
per l’ultimo giorno di Buk
Festival 2015. L’operazione
Mondadori-Rcs Libri, ha detto il
direttore artistico della
manifestazione, Francesco
Zarzana «renderebbe granitico
l’oligopolio non solo delle scelte
e dinamiche editoriali e
produttive, ma anche di quelle
distributive, strategiche e
promozionali. A danno di quel
minimo di pluralismo residuo,
nel quale confidiamo per
favorire il percorso di evoluzione
socioculturale del Paese.
Auspichiamo che l’antitrust
accolga l’appello degli scrittori e
intellettuali, cui si associano gli
editori partecipanti a Buk 2015».
Dibattito
I taccuini del filosofo tedesco, di cui il «Corriere» ha anticipato i contenuti,
fanno luce sul suo rapporto con l’ideologia nazista. Una riflessione di Emmanuel Faye
Il tema
● Il testo
pubblicato in
questa pagina
è un contributo
di Emmanuel
Faye, docente
alla Normandie
Université, al
dibattito su
Martin
Heidegger
(nella foto)
suscitato
dall’uscita dei
Quaderni neri.
Faye è autore
del libro
Heidegger,
l’introduzione
del nazismo
nella filosofia
(L’Asino d’Oro,
2012)
● Martin
Heidegger
(1889-1976) è
considerato
uno dei più
importanti
filosofi del
Novecento, un
maestro del
pensiero
esistenzialista.
La sua opera di
maggior spicco
è il saggio
Essere e tempo
del 1927, edito
in Italia da
Longanesi e
Mondadori
● Heidegger
divenne rettore
dell’Università
di Friburgo e
aderì al
nazismo nel
1933, anno
dell’ascesa al
potere di Hitler.
Ma nel 1934
lasciò la carica
e in seguito
non partecipò
più in modo
attivo alla vita
del partito
● Nella foto
piccola a
destra, due
pagine dei
Quaderni neri.
Nella foto
grande in alto,
un raduno del
partito nazista
a Norimberga
negli anni
Trenta,
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Heidegger profeta del IV Reich
L’antisemitismo è insito nella sua opera. Sperava nel ritorno del dominio tedesco
di Emmanuel Faye
L
e anticipazioni di alcuni
passaggi del prossimo
volume dei Quaderni
neri in uscita a marzo,
fornite da Donatella Di Cesare
sulla «Lettura» del «Corriere»
lo scorso 8 febbraio, spingono
ad approfondire ulteriormente
la ricerca su quanto radicati siano nel pensiero di Martin Heidegger i temi nazisti. La proposta di leggere il suo antisemitismo in modo differente da
quello propriamente nazista
appare infatti problematica,
poiché la progressiva pubblicazione di questi Quaderni, sempre più simile a un sinistro romanzo a puntate, viene via via
confermando l’introduzione
del nazismo nella filosofia da
parte di Heidegger. Il mio lavoro, lungi dall’indagare l’adesione heideggeriana al nazionalsocialismo come una questione biografica o un errore politico, mira a dimostrare che
questa si inscriveva nei fondamenti della sua opera.
Il primo documento che testimonia l’antisemitismo di
Heidegger risale al 1916, nel
pieno della Prima guerra mondiale. Si tratta di una lettera alla
moglie Elfride in cui egli si
rammarica della «giudaizzazione della nostra cultura e delle nostre università», affermando che «la razza tedesca
dovrebbe trovare sufficienti
forze interiori» per riuscire a
emergere. Le modalità per raggiungere tale scopo si chiariscono in un’altra lettera segreta
del 1929 al consigliere Schwoerer, in cui Heidegger mostra la
violenza del suo risentimento
antisemita prendendosela con
la «crescente giudaizzazione»,
che secondo lui si era impossessata della «vita spirituale te-
desca» e indica che il solo modo di «riprendere il cammino»
consiste nel dotarla «di forze e
di educatori autentici, provenienti dal territorio». Un cammino che egli si avvia a «riprendere» in modo esplicito
nei suoi corsi universitari più
virulenti degli anni 1933-34,
poi pubblicati postumi secondo la sua volontà tra i volumi
delle proprie Opere complete,
da lui definiti appunto «cammini, non opere».
Nel volume 97 si leggerà che
Heidegger vede lo sterminio
nazista nei termini di un «autoannientamento» degli ebrei,
che tuttavia non è andato completamente a buon fine per colpa degli Alleati. Questi, non
avendo compreso il «destino
del popolo tedesco», lo avrebbero represso nel suo «volere il
mondo». Heidegger però non
perde le speranze e pensa che
ci sia ancora un futuro per il
compimento di tale «destino».
A fronte di queste rivelazioni ci
si domanda ora se egli pensasse a un IV Reich e a quale scopo
abbia progettato la pubblicazione dei Quaderni neri. Io sostengo da anni, in base a
un’analisi minuziosa dei suoi
scritti, che sebbene Heidegger
si sia sforzato di differenziare,
dopo il crollo del III Reich, l’avvento dell’«altro inizio» evocato nei suoi Contributi alla filosofia da quanto si era compiuto tra il 1933 e il 1945, ciò non è
stato altro che una strategia di
sopravvivenza. Si trattava infatti di prendere la distanza adeguata da un’impresa il cui fallimento era stato totale. Non però per rinnegarla — visto che
nell’intervista a «Der Spiegel»
del 1966, pubblicata postuma
dieci anni dopo, egli approverà
ancora la direzione «sufficiente» della relazione tra uomo e
«essenza della tecnica» intrapresa dal nazionalsocialismo
— ma per prepararne il ritorno
in forme nuove, anticipate attraverso la diffusione della sua
Le rivelazioni sulla «Lettura»
Shoah «autoannientamento» ebraico
La frase choc nei nuovi «Quaderni»
La Shoah come una forma di
«autoannientamento» degli
ebrei. Donatella Di Cesare,
sulla «Lettura» dell’8 febbraio
scorso, ha rivelato che nel
1942 Martin Heidegger
esprimeva questa valutazione,
contenuta nella parte dei suoi
Quaderni neri che uscirà in
Germania a marzo presso
l’editore Klostermann. I
Quaderni neri sono taccuini
filosofici che Heidegger tenne
dal 1931 al 1969, disponendo
che fossero pubblicati a
conclusione delle sue Opere
complete. L’anno scorso sono
usciti in edizione tedesca i
Quaderni dal 1931 al 1941, che
in Italia saranno tradotti da
Bompiani a partire dal
prossimo autunno. Già in
quella parte emergeva
l’antisemitismo metafisico
dell’autore, su cui Donatella Di
Cesare si sofferma nel libro
Heidegger e gli ebrei (Bollati
Boringhieri), ma nel volume
imminente, relativo al
periodo dal 1942 al 1948, si
aggiungono nuovi elementi di
grande importanza.
opera intesa a tale scopo.
Nel suo corso invernale del
1933-34 intitolato Dell’essenza
della verità, Heidegger parla di
«condurre le possibilità fondamentali dell’essenza della stirpe originariamente germanica
verso la dominazione» e ciò si
lega strettamente allo scopo di
«guadagnare la sovrana levatura della nostra essenza», che
possiamo leggere nei Quaderni neri dello stesso inverno. La
parola «essenza» (Wesen)
giunge a raccogliere l’intera significazione razziale del suo
progetto. Heidegger non ha bisogno di impiegare costantemente il termine «razza», che
per lui è una parola straniera,
ma gli preferisce spesso termini tedeschi come Stamm, Geschlecht, Art (stirpe, genere,
schiatta) oppure semplicemente «essenza». Questo è
molto vicino alla terminologia
di Hitler, che nel Mein Kampf
impiega più volte il vocabolario
dell’essenza a proposito della
razza e nel 1933 equipara l’appartenenza a una determinata
razza alla «propria essenza».
Nel 1938 Heidegger precisa nei
Quaderni neri, sottolineando
lui stesso il termine essenza,
che il «principio del tedesco è
quello di combattere per la sua
essenza più propria», dove tale
combattimento non è un imperativo universale, ma il
«principio» del solo popolo tedesco.
Il combattere per l’essenza
più propria concederebbe al
popolo tedesco il diritto di annientare tutto ciò che la minaccia. Nel corso invernale del
1933-34 Heidegger propone ai
suoi studenti di porsi come
obiettivo di lungo periodo
l’«annientamento totale» (völligen Vernichtung) del nemico
interno «incrostato nella radice più intima del popolo», cioè
❞
Già nel 1916
se la prende
con la
«giudaizzazione della
nostra
cultura»
Nella parola
«essenza»
emerge
il contenuto
razziale
del suo
pensiero
Anche dopo
la sconfitta
ipotizza
un destino
egemone
per la
Germania
gli ebrei assimilati. Nel 1941,
mentre si va precisando la politica nazionalsocialista di costringere con ogni mezzo i dirigenti delle comunità ebraiche
a coinvolgersi nell’organizzazione della loro propria distruzione, egli scrive nei Quaderni
neri che «il genere più alto e
l’atto più alto della politica consiste nel manovrare con il nemico per metterlo in una situazione in cui si trova costretto a
procedere al proprio autoannientamento».
Ecco dunque l’intreccio dei
due termini Vernichtung e Selbstvernichtung, annientamento e autoannientamento, che
dovrà essere ben analizzato nei
prossimi Quaderni neri. Ma
certamente è possibile osservare da subito che la reversibilità
tra carnefici e vittime, manifestata da Heidegger nei passaggi già noti del volume 97, è stata un luogo comune dei nazisti
più incalliti all’indomani della
sconfitta militare e dei negazionisti che sono loro succeduti.
Gli ebrei sono designati da
Heidegger nei Quaderni neri
come coloro che sono «senza
suolo», «senza essenza», «senza mondo». Si scopre così che
l’esistenziale dell’essere-nelmondo può essere utilizzato
dal suo autore come un termine discriminatorio a scopi antisemiti. Occorre ricordare che
Heidegger utilizza l’espressione «senza mondo» per designare l’infraumano: benché
l’animale non sia un «formatore di mondo», solo la pietra è
detta «senza mondo» nel suo
corso Concetti fondamentali
della metafisica dell’inverno
1929-30.
Per Heidegger gli ebrei non
hanno posto nel mondo o, meglio, non lo hanno mai avuto.
Questa disumanizzazione totale è ciò che ho
chiamato negazionismo ontologico di Heidegger nei confronti degli
ebrei, che nelle
Conferenze di
Brema del 1949
giunge fino a
escluderli, insieme a tutte le altre vittime dei
campi di concentramento, dall’essere-per-la-morte. Tale negazionismo ontologico, di cui
Livia Profeti ha saputo dimostrare la convergenza con la
«pulsione di annullamento»
scoperta dallo psichiatra italiano Massimo Fagioli, vuole significare che Heidegger non
solo nega la realtà storica dei
fatti, riducendo il numero delle
vittime nonché ogni specificità
del genocidio nazista, ma annulla l’«essere» stesso delle vittime dei campi.
L’antisemitismo di Heidegger è documentato a partire dal
1916, così come è documentato
che dal 1934 egli prefigurava la
totale Vernichtung, annientamento o sterminio che dir si
voglia, degli ebrei. Argomentare filosoficamente il carattere
di tale antisemitismo e di tale
razzismo significa, per me, opporsi all’introduzione del nazismo nella filosofia da parte dell’autore dei sinistri enunciati
dei Quaderni neri.
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
Convegno a Firenze
Non c’è solo l’inglese
Riscopriamo la duttilità
della nostra lingua
di Paolo Conti
Elzeviro
LE CIVILTÀ
SI INCONTRANO
SUL MARE
TERZA PAGINA
Niente battaglie di retroguardia contro
l’inglese, ma piena fiducia nella cara, ricca,
fantasiosa, duttile lingua italiana, capace di
affrontare qualsiasi fronte, inclusi scienza e
commercio. In questo esplicito segno, oggi e
domani a Firenze (alla villa Medicea di
Castello, sede dell’Accademia della Crusca, e
poi nella sede della Dante Alighieri in via
Gino Capponi) si svolge il convegno «La
lingua italiana e le lingue romanze di fronte
Segna
libro
È
N
✽ ✽ ✽
Naser Eslami ha, però, pienamente ragione
di affermare che, per i rapporti fra Italia del
Rinascimento e mondo ottomano, c’è molto
da fare e da dire, ed è da ciò che deriva il merito, non piccolo, del volume da lui curato.
Quei rapporti portarono a interscambi materiali e culturali anche in forme a volte sorprendenti. Così accade con una prassi del dono, che va dalla «sella di splendida fattura»,
che il sultano Maometto II, in cerca di artisti e
artigiani, invia a Lorenzo il Magnifico e che
questi ricambia con «una magnifica medaglia
realizzata da Bertoldo di Giovanni col ritratto
del regnante», ai «cento tappeti degnissimi»
inviati dallo stesso sultano a Ferrante I di Napoli o ai dipinti e ai cavalli inviati da Bayazet II
a Francesco II Gonzaga.
Ben più dei doni, ovviamente, significa la
politica. Papa Pio II voleva convertire al Vangelo Maometto II per farne un imperatore. Alessandro VI invocava il soccorso di Bayazet II per
alleggerire la pressione di Carlo VIII di Francia, così come non sdegnava di fare Alfonso II
di Napoli, mentre Ludovico il Moro gli offriva
il suo vassallaggio.
Ha ragione perciò Giovanni Ricci a parlare
qui di «ambiguo rapporto fra Stati italiani e
Impero Ottomano» nel ’400 e ’500 (ma gli italiani erano in buona compagnia: nel 1536 i
francesi strinsero con Costantinopoli un’intesa di lunghissima durata). Ambiguità che si
apprezza di più grazie a Gabriella Airaldi («Genovesi e Turchi tra medioevo e età moderna»)
e alla densa rievocazione di Franco Cardini del
trentennio fra l’assedio di Vienna (1683) e la
pace del 1718, che diede un grave colpo alla
potenza turca, senza però stroncarla, e segnò
la vera fine dell’idea della crociata, preludendo al «tempo delle dolci, care, sorridenti turqueries».
Direi, comunque, che l’interesse maggiore
del volume sta nei molto interessanti saggi
sugli scambi culturali: ceramica, modelli decorativi, giardini, tappeti, architettura. Quello
sui giardini, di Luigi Zangheri, è particolarmente suggestivo.
Si impara molto su un terreno storico ancora largamente da esplorare, purché, sia detto
per inciso, non si dimentichi mai che il mare
degli incontri e degli scambi fu anche sempre
un mare di guerre e di battaglie, di razzie e di
piraterie, che non furono sempre e soltanto
frutto di volontà di potenza o di rapina. Alle
armi e alle violenze si accompagnavano anche
idee e religioni, valori e civiltà. Le nostre visioni di oggi non furono quelle del passato, anche a voler credere che oggi le nostre visioni
siano per intero quelle che si dice.
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Nulla sarà più
come prima
per Gastone,
pecora che
compie una
rivoluzione nel
momento in cui
decide di non
seguire il
gregge per
andare a
conoscere di
persona il
grande e
temuto lupo
cattivo... È una
bella lezione
la storia de La
pecora che non
aveva paura del
lupo cattivo di
Aurelie Blanz
e Myriam
Ouyessad
(Jaca Book,
traduzione di
Laura Molinari,
dai 5 anni, pp.
24, 13). Per
chi ha la testa
dura e la faccia
tosta di andare
fino in fondo.
a cura di
Severino
Colombo
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Viaggio nell’Italia di questi vent’anni
Nulla è vero. Come nell’amore
di Luca Mastrantonio
In un mondo
dove
comandano i
bambini, uno
scatolone
diventa un
castello; un
prato, un regno;
e sotto un
lenzuolo c’è
spazio per un
drago e qualche
mostro...
L’avventura Re
Valdo e il drago
di Peter Bently.
con le poetiche
illustrazioni di
Helen Oxenbury
(Il Castoro,
traduzione di
Anna Sarfatti,
da 3 anni, pp.
32, 13,50) è
per chi, vestito
da cavaliere,
ribalta il mondo.
Ma solo fino a
sera quando
arrivano
mamma e papà,
e tutto ritorna al
suo posto.
Marazzini, presidente della Crusca, che
parlerà dell’italica propensione ai
forestierismi; la linguista Valeria della Valle,
tra i curatori dell’Osservatorio neologico
della lingua italiana. E poi testimonianze
straniere: come quella di Gloria Clavería
Nadal («Spagnolo e catalano di fronte agli
anglicismi») e di John Humbley su «Il
francese di fronte agli anglicismi».
Il nuovo romanzo di Marco Cubeddu (Mondadori)
di Giuseppe Galasso
noto che il Mediterraneo è stato da
sempre un mare di culture, religioni,
commerci, migrazioni, un mare-ponte.
Il volume Incontri di civiltà nel Mediterraneo. L’Impero Ottomano e l’Italia del
Rinascimento (Olschki, pp. 184, 25), curato
da Alireza Naser Eslami, docente di Architettura islamica e bizantina a Genova, lo conferma
per un momento fra i più topici nella storia
del vecchio Mare Internum romano.
Non credo che si possa affermare con Naser
Eslami che finora Oriente e Occidente siano
stati concepiti ciascuno «come realtà omogenee e sempre uguali a se stesse». Non so, e
non mi pare, neppure nella storiografia islamica, ma certo in quella occidentale l’idea del
«sempre uguale a se stesso» si è da tempo
dileguata sotto l’urto sia del pensiero storicistico, sia di grandi spinte riformatrici o rivoluzionarie. E neanche direi che è nuovo il concetto del Mediterraneo come luogo di incontri
e di scambi, che era già chiaro a Greci e Romani. E altro ci sarebbe da rilevare sul Rinascimento come «movimento» e non «evento» o
sulla cultura europea come una fra differenti
culture interagenti fra loro o sulla diversità
della mediterraneità di Braudel rispetto a
quella di Horden e Purcell.
agli anglicismi» organizzata, appunto dalla
Crusca, dalla Dante Alighieri e da «Coscienza
Svizzera», gruppo culturale della Svizzera
italiana. L’interrogativo è: possiamo o non
possiamo dirlo in italiano? La risposta è
spesso sì, basta superare pigrizia e
automatismi. Ne discuteranno, tra i tanti,
Luca Serianni (nella foto), vicepresidente
della Dante Alighieri, che prospetterà una
futura «neologia consapevole»; Claudio
27
el nuovo romanzo di
Marco Cubeddu, Pornokiller (Mondadori),
non c’è nulla di vero.
Come nell’amore, scrive in una
nota finale l’autore, che d’altronde ha intitolato il suo esordio Con una bomba a mano sul
cuore. Ma tutto sembra fin
troppo reale, come nella pornografia che ormai per eccitare
il pubblico assuefatto si finge
amatoriale. In questo mostrarsi
sopra le righe Pornokiller è
davvero l’autobiografia porno e
assassina di una nazione che
ha vissuto gli ultimi vent’anni
al di sopra delle proprie possibilità morali, sociali, economiche, politiche ed estetiche.
Il protagonista, Carlo Ballauri, è uno dei peggiori tipi che si
possano incontrare nei romanzi italiani degli ultimi anni e,
per questo, dannatamente interessante. Cocainomane, bulimico, ossessionato dai Pocket
coffee e dal Risiko, pesa 200
chili ed è un bisonte lanciato
nel vuoto: dalla natale Torino a
Roma, dove studia regia per finire a Los Angeles, si afferma
nel porno e poi torna in Italia, a
leccarsi le ferite per un tonfo
improvviso, nella magione di
famiglia lasciata dai genitori
che hanno drammaticamente
tolto il disturbo. Lavora in un
sex club e il fratello Gabriele,
primario di chirurgia, candidato Pd, gli è di puro sconforto.
Nel patrimonio di rancori e
frustrazioni c’è anche il tradimento dell’amico d’infanzia,
Vittorio, che gli ruba la ragazza
che ha illuso entrambi e poi è
sparita, come una Laura petrarchesca in salsa Nek. Tutte disgrazie che non impietosiscono il lettore né Carlo stesso, che
si odia come può, data la bambagia in cui è nato. Sono cliché
narrativi che Cubeddu semina
Esce domani in
libreria il nuovo
romanzo di
Marco
Cubeddu,
Pornokiller,
edito da
Mondadori
(pagine 194,
17). A sinistra:
Gaetano Pesce
Studies for
asymmetrical
glasses
(collage, 1973)
come mine nelle 194 pagine
che esploderanno sotto il passo del lettore incalzato dai colpi
di scena, sventagliati a ripetizione come da un kalashnikov,
dolce, alle orecchie di uno
spezzaossa slavo, come una balalaika pulp.
Per esempio: nella prima
metà del libro c’è una ninfetta
punk che ruba a Carlo i soldi
minacciando di urlare che lui,
nel vicolo, sta cercando di violentarla, se non compra le rose
che lei butta per terra e calpesta, in un gesto che capiremo
alla fine. Si chiama Brunilde
Manara ed è minorenne, come
quelle che hanno rovinato il
presidente ma tutti vorrebbero
avere, scrive Cubeddu in un romanzo che è anche un vademecum per farsi odiare dai
benpensanti: dalle femministe
del «senonoraquandismo» a
Roberto Saviano che scopiazza
I Soprano, dalle vegane «fallofobiche» agli zombie Dc.
La ninfetta è la musa che
ispira l’opera del possibile riscatto di Carlo, Lolita cyberpunk, una specie di regressione alla fase prepuberale dell’Aida di Rino Gaetano, donna
con cui la canzone raccontava
la storia dell’Italia, di cui il romanzo di Cubeddu è uno spin
off con tre registri: narrativo,
con sprazzi letterari nei passaggi in cui i pensieri dei personaggi si fanno azione psicologica; cinematografico, con
citazioni dal meglio dell’ultimo
cinema americano, Tarantino
su tutti ma pure Sam Mendes
di American Beauty, con un
virtuosistico omaggio a Martin
Scorsese a pagina 180 che da
solo vale tutti i leziosi inserti da
sceneggiatura (campo, controcampo); infine, il registro musicale, non tanto nelle citazioni
palesi, di Lou Reed e dintorni
rock, quanto in quelle nascoste
dei grandi successi pop italiani, a rivelare l’ironica nostalgia
di chi rimpiange un tempo non
vissuto, ma solo ascoltato: l’Italia dei Dik Dik, Rita Pavone,
Morandi, Patty Pravo, Battisti,
Guccini...
Quell’eden italico che a un
certo punto qualcuno si è bevuto, strozzando se stesso e i figli,
racconta Cubeddu in questa
autopornografia dell’Italia dell’ultimo ventennio, dal lancio
d e l l e m o n e t i n e a l l ’ H ote l
Raphael contro Bettino Craxi ai
video dell’Isis, passando per il
processo Ruby e la gang affaristica di Marco Carminati.
I nomi, dice l’autore, sono
frutto di fantasia. Nulla è vero,
come nell’amore. E ognuno, se
vuole, è libero di crederci.
@criticalmastra
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Antifascismo Il carcere, l’attività sindacale, la lotta allo scempio urbanistico di Roma
Addio a Claudio Cianca, una vita per i diritti
di Paolo Fallai
C
laudio Cianca ci ha lasciato ieri
a 102 anni, nella sua casa romana, consegnandoci un’eredità
politica, etica e personale che attraversa tutto il secolo vissuto da quest’uomo al servizio della comunità.
Così riservato da aver voluto solo la
definizione «elettrotecnico» nella
scheda personale sul sito della Camera dei deputati, di cui ha fatto parte per quattro legislature, dal 1953 al
1972, nel gruppo del Pci. Eppure
avrebbe potuto vantare la coerenza
antica del suo antifascismo, nato sui
banchi di scuola, rifiutandosi di esibire il canonico «saluto al duce». O la
forza di una ribellione che lo ha portato il 25 giugno 1933 a piazzare un
ordigno rudimentale in piazza San
Pietro, senza causare vittime; o l’arresto e la condanna a 17 anni. Ne ha
scontati dieci nelle carceri del regime, dovendo subire — lui che si dichiarava anarchico — la sospettosa
diffidenza dei detenuti comunisti. E
Claudio
Cianca
(1913-2015)
era stato
segretario
della Camera
del lavoro di
Roma e
deputato del
Pci (foto
BenvegnùGuaitoli)
ancora l’orgoglio per il comportamento del padre Renato, vittima di
ripetute aggressioni fasciste e dello
zio Alberto Cianca, già direttore dell’«Ora» di Palermo e del «Mondo».
Ma non amava parlare di se stesso,
Claudio Cianca, e conosceremmo
poco del suo impegno senza il prezioso libro intervista curato nel 2010
da Giuseppe Sircana per la Ediesse,
intitolato Il mio viaggio fortunoso.
A Roma il suo nome è legato all’impegno nella Cgil, alla guida della
prima Camera del lavoro e ai vertici
degli edili. Nel pieno della ricostruzione ai sindacati era interdetto l’accesso ai cantieri e Claudio Cianca inventa i «comizi volanti»; le battaglie,
così preveggenti, contro la precarietà
Impegno
Deputato del Pci
per 4 legislature, aveva
presentato 102 disegni di
legge per il lavoro e la casa
di contratti che potevano durare anche solo qualche giorno; l’aver promosso manifestazioni inedite come
gli «scioperi alla rovescia» con operai e disoccupati che insieme andavano a sistemare le strade delle borgate romane. Nel 1963, in lista con il
Pci per la Camera, ma non indicato
dal partito, saranno proprio gli edili
a votarlo in massa, riportandolo in
Parlamento, secondo solo a Palmiro
Togliatti. E nelle aule parlamentari
ha presentato 102 disegni di legge:
per rendere il lavoro più sicuro, per
arginare gli sfratti e costruire nuove
case popolari, per garantire un reddito minimo ai lavoratori. Mentre
lottava a Roma contro lo scempio urbanistico della città.
Non siamo abituati a politici come
Claudio Cianca e lui non si è mai abituato al fatto che era diventato un
punto di riferimento per più di una
generazione, che non si è arresa a un
tempo così pieno di parole e povero
di fatti.
@pfallai
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
SPETTACOLI
L’ADDIO
A RONCONI
Le dediche
Nei foyer delle
tre sale del
Piccolo Teatro i
milanesi hanno
potuto affidare
un pensiero alle
pagine di un
libro aperto al
ricordo di tutti
L’omaggio
Il cast e i tecnici
di «Lehman
Trilogy», l’ultimo
spettacolo
di Ronconi,
onorano la
memoria del
regista sul palco
del Piccolo
Il maestro dietro le quinte
di Franco Cordelli
A
veva una vita privata, Ronconi? Una vita fuori dal teatro?
Ovviamente sì. Ma
la vita privata di
Ronconi era segreta, più segreta delle altre. Ronconi si muoveva in questa leggenda di riservatezza, geloso di quanto gli
accadeva nei giorni in cui non
era in scena.
Tra il primo e l’ultimo ci fu
tra lui e me un terzo incontro
che ieri non ho rammentato.
Avvenne a Parigi, preparava Il
mercante di Venezia, si dirigeva verso l’Odéon, ci scambiammo poche parole, mi disse che
era un affare serio, bello lavorare in Francia, ma in Italia era
un’altra cosa. Aveva un’aria allegra e leggermente disperata,
come di chi si trovi all’improvviso in una situazione imprevista. Che disperazione era, la
sua? Difficile da cogliere, da
tradurre. Ma un uomo che ha
prodotto così tanto teatro, che
tanto a lungo è vissuto nascosto dietro le quinte di un testo e
dietro la maschera dei suoi attori — che un simile uomo non
sia mosso da una qualche disperazione è difficile pensarlo.
Negli ultimi tempi, da quando
era malato, confidava d’esserlo
— disperato, e addirittura di
non voler più vivere. Pure, a
sorreggerlo, e andando contro
la sua volontà, almeno quella
manifesta, c’era il teatro come
rivelazione della vita, e come
sua maschera.
A Siracusa nel 2002 ebbi la
presunzione di capirne qualcosa, di quest’uomo così nascosto
e, in continuazione, così esposto. Erano i tempi di Berlusconi, Bossi e Fini. Ronconi aveva
fatto innalzare tre gigantografie degli uomini politici, allora
dominanti. Per un puro caso
arrivai a Siracusa la sera prima
del debutto e un attore mio
amico, Warner Bentivegna, mi
propose di andare nell’anfiteatro a salutare i colleghi. Andammo, vidi le tre foto e corsi a
telefonare al giornale. Il giorno
dopo uscì l’articolo con la
ghiotta notizia. A Siracusa
scoppiò uno scandalo. Nel pomeriggio mi avviai verso l’anfiteatro e, nascosto dietro un albero, ascoltai la meravigliosa
disputa tra Ronconi e i suoi tecnici: togliere o non togliere
quelle immagini? Ma anche in
quell’occasione, Ronconi più
Prove, rigore e digiuni
per spronare gli attori:
insegnava che il teatro
è la maschera della vita
Sguardo
Luca Ronconi in
occasione delle
prove di
«Turandot» di
Giacomo Puccini
al Teatro Regio
di Torino nel
2006. Il regista è
morto sabato
sera al Policlinico
di Milano dove
era ricoverato
da alcuni giorni.
Era nato l’8
marzo 1933
Il saluto di Milano
Applausi e lacrime
al Piccolo Teatro
Domani in Umbria
i funerali privati
che parlare si limitò ad ascoltare. Tutti sanno, invece, di
quanto egli con gli attori sia
stato esigente oltre l’umano, fino a sfiancarli, a ottenere da loro, al millimetro, proprio ciò
che voleva.
Edoardo Siravo, allora alle
prime armi, testimonia che le
attrici dell’Aminta, Delia Boccardo, Sandra Toffolatti, Gabriella Zamparini, se ne stavano chiuse nei loro camerini,
impaurite per cosa il maestro
avrebbe detto. Ma era un maestro che nel Re Lear non esitò a
mandare in scena il giovanissimo Kim Rossi Stuart e per il
quale le urla delle ragazzine
erano un’obliqua gioia. Peral-
tro egli entrò nei camerini della
Celestina e proclamò che le ragioni dell’elogio attribuito a
una giovane attrice e non già
alla protagonista Maria Paiato
erano subdole, non pertinenti.
Non possiamo dimenticare
(Nella gabbia a Perugia) gli attori costretti con una punta di
sottile sadismo ad arrampicarsi sulle guglie dei mobili là disposti; o le attrici che recitarono tra i calcinacci cadenti della
scena in Tragedia del vendicatore; o Marisa Fabbri sprofondata in un pozzo nell’Orestea a
Spoleto; o Edmonda Aldini e
Franca Nuti (protagoniste di
Ignorabimus) che, uscendo alle tre di notte dal Fabbricone si
MILANO È andata riempiendosi lentamente, ieri, la storica
sala milanese di via Rovello. Era prevista la pomeridiana
di Lehman Trilogy, l’ultima regia di Luca Ronconi, il regista scomparso sabato. Da tempo il maestro, che avrebbe
compiuto 82 anni il prossimo 8 marzo, si sottoponeva regolarmente alla dialisi. Nell’ultima settimana le sue condizioni di salute si erano purtroppo aggravate a causa di
un’infezione virale ed era stato necessario il ricovero al
Policlinico.
Sembrava quasi che il pubblico non fosse pronto ad affrontare una realtà invece ineludibile: Ronconi non c’è
più. A lungo le pagine di un libro aperto al ricordo e all’affetto di tutti sono rimaste vuote. Nel foyer e in sala, le voci, insolitamente basse, si sono spente quando sul palco
sono entrati gli attori e i tecnici. In balconata, in piedi, i
giovani attori della scuola di teatro che d’ora in poi sarà a
lui intitolata: un segno di quanto fosse profondo il rapporto, e per lui vitale, con la formazione di giovani artisti.
È stato Massimo De Francovich a prendere la parola per
ricordare Ronconi.
cibarono per un mese di patatine, cioè digiunarono; o gli stessi spettatori che in Amore allo
specchio a Ferrara rischiavano
di scivolare sui vetri posti, oltre
che in scena, su strada (per dispetto traversai la scena bevendo una Coca-Cola, rientrando
dopo una uscita spavalda); e
Albertazzi e Proclemer di nuovo insieme, non più giovani, inchiodati sulle poltrone nel suo
Léautaud romano… E poi: come interveniva durante le conferenze stampa Ronconi? Taceva: e cominciava a parlare sibilando, raschiando, deglutendo, incespicando. Infine usciva
la parola — la parola del maestro, la parola magica. Era quella con cui ha formato i giovani
alla scuola del Piccolo.
Di questa parte del suo lavoro era fiero. Ai suoi allievi Ronconi insegnava così: interpretava il testo da mettere in scena
ripetendo e di nuovo ripetendo
come si dovesse impostare la
voce per quella specifica frase.
Non c’ero. Lo immagino. Non
riesco invece a immaginare a
cosa si riferisse negli ultimi
tempi, prima dell’ultimo spettacolo, quando ribadiva: non
sono pronto, non sono pronto.
❞
Sergio
Mattarella
Artista
finissimo
e geniale,
le sue regie
hanno
lasciato una
impronta
indelebile
❞
Giorgio
Napolitano
Era un fine
intellettuale
con grande
sensibilità
artistica:
è una grave
ferita per
la cultura
● La testimonianza
Massimo Popolizio
«Dopo anni difficili
ci eravamo ritrovati»
M
assimo Popolizio ha in
comune con Ronconi
(i due insieme nella foto) 25
anni di carriera e una
trentina di spettacoli. «Lui
rendeva ogni parola
qualcosa di vivo, la regia era
un incontro con gli attori e
con gli anni le modalità di
questi incontri sono anche
mutate: ho avuto la fortuna
di quest’ultima opportunità
che ci ha fatto riabbracciare
dopo anni difficili. Chiaro
che voleva finire di vivere
lavorando, niente agonia, e
cinque ore di spettacolo
erano anche uno sberleffo
alla malattia che lui
esorcizzava. È stato un
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Forse qualcuno ancora non lo sa e quindi lo diciamo:
sabato sera — ha annunciato — Ronconi ci ha lasciato.
Siamo tutti qui, attori e tecnici, e devo dire che per noi
non sarà una recita facile, come non lo saranno quelle
successive da qui al 15 marzo. Noi la faremo con il massimo impegno, con la massima lucidità e con il massimo
divertimento, perché questo è anche uno spettacolo divertente, perché è il solo modo, l’unico, che abbiamo per
ringraziare Ronconi di tutto quello che ci ha dato. Dobbiamo sentirci orgogliosi di essere nostro malgrado testimoni attivi della sua ultima, bellissima fatica». A questo punto il pubblico ha lungamente applaudito, accompagnato dagli attori sul palco — fra di loro Massimo Popolizio, Fabrizio Gifuni, Paolo Pierobon e Fausto Cabra
—, più d’uno visibilmente commosso.
Le esequie del regista si svolgeranno domani in forma
privata nella parrocchia di Civitella Benazzone, vicino a
Perugia, luogo in cui sono sepolte alcune delle persone
che gli sono state particolarmente care. (L.Z.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
addio sorridente, leggero,
lieve, quasi da funambolo».
Ma aveva del sadismo per
gli attori a volte? «Ci voleva
bene, ma come tutti i
grandi non puoi pretendere
che sia sempre anche
comprensivo, il suo affetto
passava per altro,
indicazioni, spiegazioni.
Per me è stato un viaggio
irripetibile, finito con un
Ronconi che aveva ritrovato
la dolcezza e la gentilezza e
mi diceva per intesa
qualche parola in
romanesco». (m. po.)
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
SPETTACOLI
● Il ricordo
Ai suoi allievi diceva
«Affronto un testo
per poter conoscere»
di Claudia Provvedini
L’intervista
di Maurizio Porro
«M
i basta un po’ di “teatrina”, una specie di droga solo mia
a base di palcoscenico, e niente mi ferma», diceva ad
ogni arresto del corpo. Ma l’oggi per Luca Ronconi aveva valore
soprattutto proiettato nel domani: dei giovani allievi, dei
laboratori da Prato a Santa Cristina, delle Scuole dirette a Torino
e a Milano, delle Masterclass internazionali. La costruzione della
«Torre» ronconiana cominciava da quello che, anche per un
demiurgo assoluto della scena come lui, erano le fondamenta: il
testo, la parola scritta che con amore filologico decifrava come
fosse un geroglifico. «Quando affronto un testo — diceva —, lo
faccio per conoscere qualcosa che non so. Del teatro. Di me.
Perché il teatro è conoscenza». E lo faceva assieme agli studenti
della Scuola che ora porterà il suo nome o agli attori riuniti
attorno ai lunghi tavoli prima delle prove in costume. Spezzava
le parole come bocconi di pane, ne tastava il sale, ne trovava il
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sapere, il sapore.
Gifuni: «Un regalo recitare per lui
Era un rito laico, ma in allegria»
L’attore sul palco di «Lehman Trilogy»: non è vero che raggelava le emozioni
MILANO È stata la replica più dif-
ficile, quella della Lehman Trilogy ieri al Piccolo Teatro: eravamo abituati alla sua immortalità, ma Luca Ronconi non
c’era più, c’era il suo spettacolo
a parlare per lui. Come la pensa, come la vive, Fabrizio Gifuni, che per la prima volta era diretto dal grande regista?
«Una recita in cui dovevamo
moderare la nostra emozione,
dare una misura al dolore ma
trasmettere divertimento, cosa
cui Luca teneva moltissimo e
forse non a caso in questa parte
così difficile della sua vita, ma
sempre con sobrietà e controllo».
Il suo sentimento oggi?
«Non so se ci sono le parole
giuste per descrivere questo
stato d’animo, ma sento di aver
avuto un regalo meraviglioso,
non ho smesso un giorno di
pensarlo. Non ho paragoni col
passato, era la mia prima volta,
ma ho vissuto un momento
non solo di grande teatro, anche di grazia, commozione,
❞
I primi
giorni non
sono stati
facili, prove
durissime
Poi tutto ha
funzionato
ed era felice
Le tre
settimane
di recite che
ci aspettano
saranno
per noi
un viaggio
complicato
ironia: tutti i doni di una grande regia offerti da un uomo che
aveva un carisma raro e che ho
incontrato a una altezza particolare della sua vita».
Con momenti fatali, tosti?
«Certo, i primi giorni non
sono stati facili. Ma non lo sono mai a teatro e non solo per
me. Prove durissime, ma poi
Luca, accorto che l’ingranaggio
funzionava, si è aperto a manifestazioni di gioia, commozione, gratitudine: era felice dello
spettacolo, ha chiuso con qualcosa che lo rappresenta per intero».
Cosa lo seduceva nei fratelli Lehman?
«Il testo che parla della trasformazione di un mondo e
della perdita di identità, anche
religiosa: ce ne ha parlato fin
dal primo giorno di prove, erano i temi che voleva far risaltare».
Quando accade il miracolo
in scena?
«Quando il campo magnetico dell’attore raggiunge quello
del pubblico. Ronconi mi ha
convinto che davvero il teatro è
un rito; è o non è, non ci sono
vie di mezzo».
L’avete saputo in teatro della sua morte?
«No, dopo gli applausi, per
fortuna. Anche perché lui ci teneva molto che questa Lehman
Trilogy fosse uno spettacolo
29
pieno di umorismo, allegro,
disseminato di sorrisi, divertente nonostante sia colmo di
lutti e perdite. Le tre settimane
di recite che ci aspettano saranno per noi un viaggio faticoso e
indimenticabile».
Quale qualità distingueva
Ronconi?
«Una ineguagliabile capacità
In scena
Fabrizio Gifuni
(48 anni) in una
scena di «Lehman
Trilogy», l’ultima
regia di Luca
Ronconi in scena
fino al 15 marzo
al Piccolo Teatro
Grassi di Milano
di leggere i testi e di trovarci cose invisibili agli altri ma senza
mai tradire o forzare l’autore,
aveva qualcosa di sciamanico
per cui ogni testo diventava
una miniera di emozioni che
trasmetteva prima agli attori e
poi al pubblico».
Cosa le ha trasmesso?
«Il teatro come rito laico di
conoscenza. Non è vero che
raggelava le emozioni: giocava
sul loro controllo per esprimerle».
Il suo primo ricordo del regista?
«Ero in quel periodo allievo
all’Accademia, ogni sera andavo a teatro e vidi molti dei suoi
spettacoli storici di allora, dalla
Mirra alle Tre sorelle, dall’Uomo difficile agli Ultimi giorni
dell’umanità. Da allora mi ero
ripromesso di lavorare un giorno con lui, ci sono riuscito tardi
ma ho colto un momento particolare e irripetibile della sua vita, del suo animo, della sua genialità».
Cosa ha scoperto nelle prove?
«Il modo che Ronconi aveva
di leggere un testo non era la
vendetta del regista, lo esplorava come una radiografia».
Cosa è cambiato nel suo lavoro di attore in due mesi?
«Mi sono accorto delle capacità di Luca quasi profetiche:
quello che ha detto in prova, ricordato oggi, assume un altro
valore e un significato più ampio, suona più forte».
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30
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
SPETTACOLI
Razzie Awards
La commedia natalizia Saving Christmas interpretata da Kirk
Cameron ha trionfato alla 35esima edizione dei Razzie Awards,
assegnati la scorsa sera a Los Angeles. Conosciuti come gli «anti
Oscar», i premi vengono assegnati ai film peggiori prodotti a
Hollywood nell’anno passato. A conquistare il titolo di peggiore
attrice è stata Cameron Diaz con i film Tutte contro lui (foto) e Sex
Tape, mentre quello di peggior regista è andato a Michael Bay per
Transformers 4: Age of Extinction. I vincitori dei Razzie sono stati
annunciati durante una serata di gala al teatro The Montalban, vicino
al Teatro Dolby, dove vengono assegnati i premi Oscar.
Hollywood elegge
Cameron Diaz
come peggior attrice
Aveva 94 anni
Addio a Clark Terry, tromba d’oro del jazz
Il musicista statunitense Clark Terry, uno dei più influenti e popolari
trombettisti della stagione d’oro del jazz, è morto sabato sera all’età
di 94 anni. Nel periodo delle sue esibizioni con le orchestre di Charlie
Barnet, Count Basie, Duke Ellington e Quincy Jones, il suono della sua
tromba ha influenzato un’intera generazione di trombettisti. Terry ha
suonato, da pari, con i più grandi, da Gerry Mulligan a Ornette
Coleman, da Thelonious Monk a Cecil Taylor fino a Bob Brookmeyer.
Nel 2010 Terry ha ricevuto un Grammy Award alla carriera.
L’ascesa di Keaton
«Sono passionale
e odio la banalità»
Volti Eddie Redmayne in «La
teoria del tutto»; a sinistra,
Michael Keaton e Emma
Stone; sotto, Bradley Cooper
in «American sniper»
Il divo vince il premio del cinema indipendente
Free Spirit
● I premiati
agli
Independent
Spirit Awards
(del cinema
indipendente).
Miglior film
«Birdman»
Regia
Richard
Linklater
(«Boyhood»).
Attrice
Julianne Moore
(«Still Alice»).
Attore
Michael Keaton
(«Birdman»)
LOS ANGELES Da Batman a Birdman, la carriera di Michael Keaton è sempre stata un susseguirsi di alti e bassi. Da mesi,
con la candidatura agli Oscar e
la vittoria sabato notte dei Free
Spirit Awards, gli Oscar del cinema indipendente ormai diventati un’anticamera del massimo premio, pare che gli alti
abbiano la meglio. In Birdman
Keaton interpreta il personaggio di Riggan Thomson, l’attore in cerca di rilancio protagonista del film diretto da Alejandro González Iñárritu, nove nomination per le ambite statuette.
Birdman per mesi è stato tallonato da Boyhood di Richard
Linklater (eletto dal presidente
Obama come suo film preferito
dell’anno), da Grand Budapest
Hotel di Wes Anderson e American Sniper di Clint Eastwood,
decretato dal pubblico come re
del box office. Già vincitore del
Golden Globe, Keaton è stato
come sua abitudine spiritoso
(«Vengo dalla sit-com televisiva, il mio idolo è sempre stato
Buster Keaton») nel sottolineare che mai era stato nominato a
un Oscar.
Ultimo di sette fratelli tutti
legatissimi alla famiglia d’origine, padre ingegnere e mamma casalinga, divorziato e con
un figlio, Sean, nato nel 1983, al
quale è legatissimo («È un musicista: le note, e non le immagini, sono la sua grande passione»), Michael è passato spesso
dalle eclissi al proscenio come
interprete drammatico o brillante. Keaton ha sempre e solo
scelto i personaggi che voleva,
rifiutando offerte di David Cronenberg e di molti altri registi e
discutendo con Eastwood così
a lungo che alla fine lasciò il
progetto di Mystic River. «Ciò
Su Corriere.it
guarda lo
speciale sulla
consegna
degli Oscar
con commenti,
immagini
e video della
cerimonia
che voglio dalla mia carriera
d’attore — afferma con forza —
è una dissonanza di note, proprio come la colonna sonora
jazz del film di Iñárritu. Odio la
banalità, non do mai alcunché
per scontato e posso avere un
carattere non facile perché sono meticoloso e passionale».
Dietro le quinte dei Free Spirit ha commentato: «Devo dire
grazie a voi giornalisti perché
in molti film sono stato un reporter o sono stato coinvolto
nel mondo della stampa, da
The Paper (Cronisti d’assalto)
di Ron Howard al tv movie Live
from Baghdad sulla Cnn negli
anni Novanta, al prossimo
Spotlight che racconta la storia
delle indagini del Boston Globe
sugli scandali dei prelati delle
cattoliche arcidiocesi coinvolti
in casi di pedofilia. Avremo
molto di che parlarne nei prossimi mesi».
La gara per l’Oscar quest’anno sarà ricordata come durissima e piena di incognite. Forse
la sola Julianne Moore, malata
di Alzheimer in Still Alice, poteva aver messo tutti d’accordo
da tempo per il ruolo di miglior
attrice. Non così invece tra gli
attori, dove la lotta è stata serrata fino all’ultimo e la catego-
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attori, ha ignorato Keaton, votando, come per i Bafta (gli
Oscar inglesi), Eddie Redmayne per la sua intensa prova nel
biopic La teoria del tutto sulla
vita di Hawking.
Per tanti attori la prova del
giovane Eddie era e resta quella
vincente, a prescindere dal verdetto dei giurati dell’Academy.
A tutti, forse, preme di più un
fatto: che la competizione negli
ultimi mesi ha portato più
spettatori al cinema.
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n. 18, 19: € 3,33; n. 24: € 5,42.
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
33
●
Risponde Sergio Romano
UN PATTO ITALO-SOVIETICO
CHE NON FU MAI FIRMATO
Leggiamo di frequente di opere
pubbliche aggiudicate in gara
a un prezzo che poi lievita
durante i lavori, immagino per
lavori non previsti. Non
sarebbe opportuno fare una
legge che sancisca che in
queste situazioni la ditta
aggiudicataria faccia quello
che ha contrattualmente
operato e i lavori non previsti o
successivi siano affidati con
nuovo bando cui la prima non
possa partecipare?
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
[email protected]
www.corriere.it
[email protected]
Lionello Leoni
[email protected]
In molti casi la sua proposta
potrebbe rivelarsi equa e utile.
Ma occorrerà dimostrare che
l’aumento del prezzo non è dovuto a circostanze impreviste,
come il brusco rincaro dei materiali necessari per i lavori, o a
una controversia sui termini
dell’appalto.
Perché da Renzi e dal suo
governo ci aspettiamo tutto e
subito e ci lamentiamo del
«quasi tutto» e «non proprio»
subito? Ha messo in moto una
mole tale di provvedimenti che
tutti i governi degli ultimi
vent’anni non avevano
nemmeno tentato. E, allora,
perché criticarlo sempre e su
tutto?
La tua
opinione su
Tsipras esulta
dopo l’accordo
salva Grecia:
cancella gli
impegni
sull’austerità.
Condividete?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
20%
Piera Bonadonna
Non comprendo il sillogismo
per cui, andando a comprare
una cantina o un box
dall’avvocato invece che da un
notaio «per i cittadini (…) si
profila (…) una riduzione delle
spese di registrazione». Infatti
le tasse di registrazione non
sono state affatto né abolite né
ridotte e se domani vorrò
acquistare davanti
altrettanto da est. Sorpreso e indispettito da accordi di cui non era stato informato preventivamente, Mussolini, alla fine di dicembre, richiamò Rosso a Roma (nel linguaggio diplomatico
un segno di malumore) e lo autorizzò a rientrare
solo cinque mesi dopo. Nel corso di quel periodo Mussolini si era convinto che il dialogo con
Mosca fosse necessario, soprattutto per quelle
zone (il bacino danubiano-balcanico e gli Stretti) a cui entrambi i Paesi erano interessati. Rosso
lo disse a Molotov e questi sembrò soddisfatto
della disponibilità italiana. In un nuovo incontro, il 25 giugno 1940, il ministro degli Esteri sovietico disse all’ambasciatore italiano che l’Urss
era pronta ad accordarsi con l’Italia per una politica concertata verso Romania, Ungheria, Bulgaria e Turchia. Tradotta in chiaro quella frase significava che i due Paesi avrebbero potuto decidere insieme dove cominciassero e finissero le
rispettive aree d’influenza.
Mussolini, tuttavia, non voleva prendere impegni con Mosca e dette istruzioni a Rosso di lasciare cadere le proposte sovietiche. Le relazioni
fra i due Paesi, da quel momento, divennero
fredde, se non gelide. Ma il dialogo ricominciò,
nonostante tutto, alla fine del gennaio 1941. Fu
chiaro allora che i sovietici erano preoccupati
soprattutto dalla possibilità che la Turchia, corteggiata dal governo britannico, entrasse in
guerra a fianco degli Alleati. Se fosse accaduto,
la guerra si sarebbe spostata nel Mar Nero, alle
loro porte di casa. Per evitarlo ritenevano di avere bisogno della collaborazione dell’Italia ed erano disposti a fissare con un patto le rispettive
aree d’influenza. È inutile piangere sul latte versato, ma questo episodio dimostra quante strade la diplomazia italiana avesse di fronte a sé prima che Mussolini, dopo l’invasione tedesca dell’Urss, decidesse di associarsi ancora una volta
alle sciagurate scelte di Hitler.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sì
[email protected]
gmail.com
COMPRAVENDITE
Riduzione delle spese?
Gradirei conoscere una sintetica biografia del
suo predecessore Augusto Rosso, ambasciatore
a Mosca a partire dal 18 giugno 1936, citato nel
libro «Mussolini-Stalin. I rapporti tra i due
dittatori» di Carlo Lozzi. Abbiamo già trattato
della opportunità che i rispettivi diplomatici
fossero graditi alla nazione ospitante ma nel
libro che ho citato pare di comprendere che vi
fosse una dichiarazione preventiva di consenso.
Antonio Fadda
[email protected]
virgilio.it
Caro Fadda,
o conosciuto Rosso nella sua ultima incarnazione quando nel 1954 fu presidente della commissione d’esame a palazzo Chigi (dove era allora il ministero
degli Esteri) per giovani aspiranti al servizio diplomatico. Aveva terminato tre anni prima una
carriera iniziata nel 1910 durante la quale era stato ambasciatore a Washington nel 1932, ambasciatore a Mosca dal 1936 alla dichiarazione di
guerra dell’Italia all’Urss nel giugno 1941, segretario generale del ministero per qualche settimana sino all’8 settembre 1943.
Sembra che Mussolini, dopo la creazione della Repubblica sociale italiana, gli abbia offerto il
posto di ministro degli Esteri e che Rosso abbia
rifiutato invocando il giuramento di fedeltà al re
che aveva pronunciato all’inizio della sua carriera. Ma rimarrà negli annali della politica estera
italiana soprattutto per i suoi lunghi colloqui
notturni con Vyaceslav Molotov, ministro degli
Esteri sovietico, tra la fine del 1940 e gli inizi del
1941.
Le ricordo brevemente l’antefatto. Il 23 agosto
1939 la Germania e l’Urss firmarono un trattato
d’amicizia e un protocollo segreto con cui i due
Paesi, tra l’altro, si spartivano la Polonia. Il 1° settembre le truppe tedesche attaccarono la Polonia da ovest, il 17 settembre l’Armata Rossa fece
H
sonar.corriere.it
GOVERNO RENZI
Critiche esagerate
di Pierluigi Battista
Elogio dello Strega
a Elena Ferrante
LETTERE
AL CORRIERE
APPALTI
Prezzi che lievitano
● Particelle elementari
80%
No
La domanda
di oggi
Siete d’accordo
con
l’introduzione
degli scatti di
merito nella
valutazione
degli
insegnanti?
all’avvocato una cantina,
poniamo di diecimila euro,
continuerò a pagare le stesse
tasse di ieri, partendo da un
minimo di legge di ben
millecento euro. Il risparmio ci
sarà solo se, a parità di
prestazioni (controllo di
legalità, controllo ventennale
dei titoli di proprietà,
assicurazione professionale
ecc.), gli avvocati potranno
offrire parcelle competitive, il
che è tutto da dimostrare a
fronte dell’attuale livello degli
onorari notarili conseguente
all’abrogazione per tutti i
professionisti della
obbligatorietà di tariffe fisse o
minime. Temo quindi che ci
troviamo di fronte alla stessa
presa in giro dell’abolizione
dell’autentica notarile dei
passaggi d’auto, quando
diversi suoi promotori fecero
credere che l’eliminazione
dell’autentica (costo circa 20
euro) avrebbe abbattuto anche
le spese di registrazione
(qualche centinaio di euro).
Molti abboccarono, ma subito
si resero conto che per
intestarsi un catorcio
occorrevano ancora quasi 500
euro, e così ricominciarono a
«stramaledire le donne, il
tempo ed il governo» (De
André).
Antonio Vullo,[email protected]
NEVICATE
Malpensa in ritardo
Il 5 febbraio, a Malpensa, il
mio volo (WY 144) delle 22 è
partito con 4 ore di ritardo
causa neve (5-7 cm) e
procedure di pulizia e
sgelamento. Nulla di simile mi
è capitato nel Nord Europa.
Speriamo che per uno scherzo
meteorologico non nevichi
durante Expo.
Sergio Garza, Milano
C
i sono molte buone ragioni perché il
Premio Strega di quest’anno venga
assegnato a Elena Ferrante. Roberto
Saviano su Repubblica ha scelto questa: che
finalmente, attraverso il riconoscimento
della forza narrativa di una scrittrice (?) che
non ha mai tradito una casa editrice piccola
ma battagliera come e/o, si possono
sciogliere i blocchi editoriali oramai
cristallizzati, spalancare i cancelli delle
scuderie. Altri diranno della qualità della
scrittura della Ferrante, della sua
meravigliosa capacità di raccontare storie
intense e avvincenti. A me invece piace
molto sottolineare, come semplice Amico
della Domenica che spera sinceramente in
un premio speciale, il valore del suo
anonimato durato decenni. Non una trovata
effimera. Ma una lunga sequenza di libri di
qualità che non hanno mai deluso le
aspettative delle lettrici e dei lettori, mai
smorzato lo stupore e il piacere di chi li ha
divorati nel corso degli anni. So di lettori e di
lettrici disperati perché con l’ultimo Storia
della bambina perduta si è conclusa la
tetralogia iniziata nel 2011 con L’amica
geniale. E si ricorda ancora un film
bellissimo ‘95, L’amore molesto di Mario
Martone, tratto da un suo romanzo. Tenere
così alta la tensione per tanto tempo, con
tanti romanzi e tante storie, conservando
l’ombra misteriosa dell’anonimato (poi,
certo, tutti dicono di sapere chi è), ha
qualcosa di speciale. Che merita un
trattamento speciale, scavalcando
burocrazie e regolamenti.
Doris Lessing, già all’apice della fama,
decise di spedire all’editore un libro firmato
con lo pseudonimo di Jane Somers perché
voleva che i suoi libri fossero apprezzati non
per il nome riverito dell’autrice ma per la
bellezza del romanzo in sé. Fu scoperta, ma
quel manoscritto è diventato un libro, oggi
venerato, conosciuto come è Il diario di Jane
Somers. Provate a immaginare che Doris
Lessing non fosse stata scoperta e che Jane
Somers avesse poi scritto tanti libri in
sequenza unanimemente apprezzati come
libri di Jane Somers. Potrebbe un codicillo
regolamentare impedire che Jane Somers,
senza rivelarsi, sia premiata in una
competizione nata per riconoscere il valore
della buona letteratura? Romanzi che si sono
imposti per la forza della loro scrittura e non
per la fama dell’autrice che chissà quante
pressioni avrebbe potuto esercitare per
lanciare i suoi libri: un successo tutto da
ascrivere al merito e non ai riflessi del
potere. Non merita un premio?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bozzetto
INTERVENTI E REPLICHE
Jobs act, poche tutele per il lavoratore
In merito al Jobs act desidero far notare che, per
quanto riguarda la cosiddetta rottamazione dei
contratti co.co.pro, non è tutto oro quel che viene
sottolineato con enfasi dai cantori del Jobs act.
La sacrosanta abolizione dei co.co.pro, così come
previsto dalla nuova legge sul lavoro, è pagata
dal lavoratore e dalla collettività. Come? Oltre a
regalare alle aziende che assumono a tempo
indeterminato col nuovo contratto a tutele
crescenti (dove le tutele sono solo scarsi
indennizzi in caso di licenziamento) tre anni di
esenzione dal versamento di contributi (a carico
della collettività), si è pensato di arrivare
all’obbrobrio di una sanatoria pro aziende
disoneste, e cioè, in caso di assunzione il
lavoratore deve rinunciare a rivendicare
legalmente quanto gli è dovuto per il pregresso.
Sanatoria che avrebbe dovuto essere di segno
opposto, a favore del lavoratore truffato per anni
da contratti illegali, su cui politica e sindacato da
sempre hanno chiuso gli occhi. Invece si è
preferito premiare il datore di lavoro disonesto,
che non pagherà un centesimo per violazioni
magari perpetrate per anni. In cambio l’azienda
darà al lavoratore la garanzia di non essere
licenziato per un anno. Alla faccia delle tutele.
Valentina Strada, Milano
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DEL LUNEDÌ
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Il paziente in elicottero
A proposito dell’articolo (Corriere, 17 febbraio)
«Quel volo su misura del direttore del 118»,
scrivo per puntualizzare che nessuna chiamata
in merito al caso menzionato nell’articolo è
giunta all’unità operativa di Chirurgia Vascolare
dell’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari,
né mi risulta alla medesima U.o. dell’Ospedale
Brozzu di Cagliari diretta dal dottor Camparini.
Come appreso unicamente a mezzo stampa il
caso risulterebbe essere stato indirizzato, per
competenza, alla U.o. di Cardiochirurgia
dell’ospedale SS. Annunziata di Sassari.
Renzo Boatto, Sassari
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª n. 35 - Tel. 095-59.13.03 • L’Unione Sarda
S.p.A. Centro stampa 09034 Elmas (Ca) - Via Omodeo, 5 - Tel. 070-60.131 • BEA printing sprl 16 rue du Bosquet - 1400 Nivelles - Belgium • Speedimpex USA, Inc. 38-38 9th
Street Long Island City - NY 11101 - USA • CTC Coslada Avenida de Alemania, 12 - 28820
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prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 1,03 + €
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La tiratura di domenica 22 febbraio è stata di 384.642 copie
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34
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
35
Sportlunedì
Serie A
CAGLIARI-INTER
EMPOLI-CHIEVO
FIORENTINA-TORINO
JUVENTUS-ATALANTA
LAZIO-PALERMO
MILAN-CESENA
NAPOLI-SASSUOLO
PARMA-UDINESE
SAMPDORIA-GENOA
VERONA-ROMA
24ª giornata
oggi, ore 21
3-0
1-1
2-1
2-1
2-0
oggi, ore 19
rinviata
domani, ore 18.30
1-1
Basket
Milano crolla
la Coppa Italia
rimane
a Sassari
Classifica
JUVENTUS
ROMA
NAPOLI*
LAZIO
FIORENTINA
GENOA*
SAMPDORIA*
MILAN
TORINO
PALERMO
INTER*
32
SASSUOLO*
29
UDINESE*
28
EMPOLI
27
VERONA
25
CHIEVO
24
ATALANTA
23
CAGLIARI*
20
CESENA
16
PARMA* (-1)
10
*una partita in meno
57
48
42
40
39
35
35
33
33
33
Il caso Parma
Le disattenzioni
e l’umorismo
della Lega di A
Sorpresa (ma non troppo)
nella finale di Coppa Italia di
basket: sul parquet di Desio la
favorita EA7 Milano si deve
arrendere ancora una volta al
Bancosardegna Sassari, che
riconquista il trofeo già vinto
lo scorso anno e che, dopo la
vittoria in Supercoppa dello
scorso ottobre, si conferma
bestia nera nelle partite secche
per i biancorossi.
di Alberto Costa
C
Valori Una vittoria contro il Cesena che fa bene a Inzaghi, al morale e anche al gioco di squadra
La Roma con il Verona non va oltre il pareggio, bianconeri a +9 e più tranquilli in Champions
Milan, golterapia
A Cagliari
L’Inter insiste
e vuole
la «tripletta»
Con il Sassuolo
Il Napoli «vede»
la Roma
Non c’è Higuain
laudio Lotito, che
evidentemente non
conosce quello di cui
(stra)parla, è convinto che la
differenza tra noi e la Premier
League sia costituita dalla
possibile promozione del
Carpi in serie A e non, per
esempio, dalla inaffidabilità
della nostra classe dirigente di
cui lui è un fulgido punto di
riferimento. In questo senso il
caso-Parma giunge a proposito
perché ha tolto anche l’ultima
foglia di fico a una vicenda di
ordinario pressappochismo
all’italiana, in cui i risvolti da
codice penale si mischiano a
pagine di puro umorismo. In
sintonia con il Carnevale
appena archiviato appaiono
infatti tanto le parole del
presidente federale Tavecchio
(«Il campionato non sarà
falsato») quanto il comunicato
della Lega di serie A secondo
cui, nella fattispecie,
sarebbero state applicate
«rigorosamente le norme
esistenti». Non contenta di
vincere, la Confindustria del
pallone, presieduta da quel
tale che conta zero, ha voluto
aggiungere che «il sistema
italiano è uno dei più efficienti
in Europa». Da spanciarsi dalle
risate visto che, senza che gli
organi federali di controllo
ritenessero di attivare il
sistema di allarme, il buon
Ghirardi, a dar retta al quale,
tranquilli, tutto era in ordine,
in sette stagioni aveva
incrementato l’indebitamento
del club del 1.131 per cento (!)
bruciando già al 30 giugno
2013 le liquidità delle due
annate successive (a
cominciare dai diritti tv).
Come ci si illudesse di andare
avanti di questo passo
qualcuno ce lo deve spiegare.
Anche perché, con buona pace
della premiata ditta Tavecchio,
Beretta & Trombettieri
Associati, questo in cui una
partita salta per mancanza di
soldi è già un campionato
falsato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● L’analisi
Il campionato gioca al ribasso, Juve-Borussia gara alla pari
di Mario Sconcerti
È
cresciuto molto il Borussia, è calata
abbastanza la Juve, questo riequilibra
molto la partita di domani in Champions.
In campionato la Juve non ha problemi, la
Roma è scomparsa in qualcosa che assomiglia
molto alle cattive abitudini romaniste,
polemiche interne, pubblico prima entusiasta
poi durissimo nella polemica, accenni di
svogliatezza primaverile, una società che
manca di un principio stabile, Sabatini che dà
colpe a se stesso anche quando non ne ha,
Garcia che lo difende, il resto dei dirigenti che
assiste in silenzio. La Roma in realtà non ha più
attaccanti, tutti segnano quanto Pucciarelli
dell’Empoli e meno di Maccarone (Iturbe un
gol, Gervinho 2, Totti 3 su azione). La Juve può
così prendersi il carico di rivedere la propria
preparazione in corsa e pensare soltanto al
Borussia. Il Borussia fa adesso quello che la
Juve non fa, corre. Ma la Juve non poteva
aspettarsi un avversario meno forte partendo
dal secondo posto nel girone. Questa è una
partita alla pari, non può che essere alla pari.
Andare fuori è un’evenienza, ma non potrebbe
lasciare rimpianti. È una misura: se non sei da
Borussia, non sei da quarti di Champions.
Grazie lo stesso. Il Milan rilancia qualcosa in
campionato anche se non è chiaro né cosa né
quanto. Menez e Destro ora fanno un reparto,
rispetto a molte partite è un Milan rovesciato,
adesso ha un riferimento (Destro). Ma è un
errore pensare ogni partita come un rilancio di
opinioni. Il Milan ha 33 punti in 24 partite, un
punto meno del Milan di Tabarez. Va preso per
quel che dà. D’altra parte questo è un
campionato dove nessuno è davvero più forte
dell’altro. La Juve ha 6 punti meno di un anno
fa, la Roma anche, il Napoli 5, la Fiorentina 5. I
punti persi sono finiti nei pareggi, più 18.4%. In
sostanza ci sono stati una quarantina di punti
in meno a disposizione. Il Milan può
raggiungere l’Europa? Certamente sì, non
quella buona. Ma a modo suo cresce anche se
per saperlo davvero bisogna aspettare altre
partite. La domanda di oggi è se la situazione
di Parma stia falsando il campionato. La
risposta è certamente sì, qualunque cosa
accadendo falsa il cammino di un’altra. Il
punto è se è giusto e se le conseguenze sono
inevitabili. La mia impressione è che tutto sia
ingiusto ma quasi tutto sia corretto. È ingiusto
che i prossimi avversari del Parma abbiamo
partita vinta senza giocare, ma è corretto
secondo regolamento. Non è stata inventata
oggi per il Parma questa regola, esiste da
sempre. Possiamo cambiare il regolamento ma
non meravigliarsi. C’è invece l’abitudine a
considerare il grande calcio qualcosa di
diverso, al di sopra delle regole. Si può restare
senza soldi nella vita, si possono chiudere
migliaia di aziende mettendo tutto sul conto
del rischio d’impresa, ma se una società di
calcio resta senza soldi è colpa del sistema e
qualcuno deve intervenire. Altrimenti si falsa il
campionato. Non si capisce che è proprio
intervenendo che si falsa la realtà. E soprattutto
che non esiste una gara non falsabile. Il calcio è
finanziato dai diritti tv la cui entità singola è
decisa dalla Lega. Questo porta alcune società
ad avere cento milioni ogni stagione, altre
cinquanta, altre meno di trenta. Questa è una
negazione di uguaglianza per statuto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
36
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
SPORT
Serie B
Livorno sconfitto
Ora l’Avellino è terzo
Il Pescara supera
il Catania in 10 al 93’
Avellino in grande forma, se ne accorge anche il Livorno che nel
primo posticipo della 27ª giornata lascia strada alla squadra di
Rastelli (foto) al loro quarto successo consecutivo (1-0, gol di Trotta
al 38’ s.t.). Il Livorno ha giocato con la maglia del Centenario e molto
ha faticato contro avversari più lucidi, ma non è stato nemmeno
fortunato. Così l’Avellino, accompagnato da mille tifosi, è salito al
terzo posto in classifica, con il Livorno raggiunto al quarto dal
Vicenza. Nel secondo posticipo, quello delle 15, il Pescara ha battuto
il Catania (1-0) con un gol magnifico di Sansovini, tiro da 30 metri al
48’ della ripresa e grande festa dei tifosi pescaresi. Era dal 1° maggio
2012 che Sansovini non segnava. Pescara in 10 dal 42’ del primo
tempo (espulso Pasquato). Risultati: Bari- V. Lanciano 2-0; BresciaPerugia 1-2, Carpi-Entella 0-0, Cittadella-Bologna 0-1, FrosinonePro Vercelli 3-2, Spezia-Modena 3-2, Ternana-Latina 0-2, TrapaniVarese 0-0, Vicenza-Crotone 1-0. Ieri: Livorno-Avellino 0-1;
Pescara-Catania 1-0. Classifica: Carpi p. 52, Bologna (-1) 47;
Avellino 45; Livorno e Vicenza 43; Frosinone 41; Spezia 39; V.
Lanciano 37; Perugia e Pescara 36; Ternana 35; Bari, Pro Vercelli e
Trapani 33; Modena*, Latina, Cittadella e Entella 30; Brescia 29;
Catania* e Varese (-3) 28; Crotone 25. (*) una partita in meno.
L’Inter alla ricerca
del tris vincente
Non capita dal 2012
Posticipo col Sassuolo
Napoli alla prova
senza Higuain
C’è la Roma
dietro la curva
Napoli, ore 19
C’è il Cagliari dopo i k.o. al Palermo e all’Atalanta
L’ex n. 1
● All’Equipe
In un’intervista
all’Equipe, così
Moratti (foto):
«Non decido
più niente. Ci
sono clausole
che mi
permettono
di mettere
un veto,
per esempio
a un’agenzia
di scommesse
sponsor
del club. Così
hanno fretta
che me ne vada
per poterlo
fare». Ma è una
battuta
● Il futuro
«Ci vorrà
tempo perché
la Milano
del calcio torni
in alto; i club
europei sono
molto avanti»
Napoli
Sassuolo
4-2-3-1
4-3-3
1 Rafael
47 Consigli
11 Maggio
23 Gazzola
33 Albiol
28 Cannavaro
26 Koulibaly
15 Acerbi
3 Strinic
3 Longhi
77 Gargano
19 Taider
19 D. Lopez
4 Magnanelli
7 Missiroli
7 Callejon
17 Hamsik
25 Berardi
23 Gabbiadini
10 Zaza
17 Sansone
91 Zapata
Arbitro: Massa di Imperia
Tv: ore 19 Sky Supercalcio, Sky Calcio 2, Premium Calcio
MILANO C’erano ancora Rafa Be-
nitez e Samuel Eto’o nell’ultima
partita giocata dall’Inter a Cagliari (17 ottobre 2010). La partita era stata decisa, nel sole e
nel vento, da un tiro dal limite
dal camerunense, prima che
tutto precipitasse in un mese di
novembre disastroso. Nei tre
anni successivi, gli interisti
hanno sempre giocato contro il
Cagliari a Trieste: due pareggi
(2-2 e 1-1) e una sconfitta (0-2,
con Samuel centravanti nel finale!). In questa stagione, è
stato il Cagliari ad aprire la
grande crisi nerazzurra: 1-4 a
San Siro (tripletta di Ekdal, 28
settembre 2014), il segnale di
una squadra in balìa dell’avversario, i primi dubbi su Mazzarri. Che se avrà voglia di rivedere
il filmato di quella partita, si
renderà conto che l’esonero
non è arrivato soltanto per una
macchinazione dei grandi vecchi, come ha lasciato intendere
nell’intervista al giapponese
«World Soccer Digest».
Anche il Cagliari ha cambiato allenatore, esonerando Zeman e passando a Zola prima
di Natale. Così la sfida di stasera è anche quella fra due ex numeri 10, toccati dalla grazia calcistica, che da allenatori si erano incontrati una sola volta in
passato, nel 2010 in Premier.
Mancini, che dopo l’1-1 del 1°
Cagliari, ore 21
Cagliari
Inter
4-3-2-1
4-3-1-2
44 Brkic
30 Carrizo
16 Dessena
21 Santon
15 Rossettini
23 Ranocchia
33 Capuano
5 Juan Jesus
8 Avelar
22 Dodò
20 Ekdal
13 Guarin
5 Conti
18 Medel
30 Donsah
77 Brozovic
25 Sau
91 Shaqiri
7 Cossu
9 Icardi
11 Podolski
90 Cop
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
Tv: ore 21 Sky Sport 1 e Calcio 1
ottobre 2006 aveva rischiato di
perdere la panchina interista,
prima di infilare 17 vittorie consecutive e di arrivare allo scudetto, ha la possibilità di raggiungere la terza vittoria consecutiva in campionato (dopo il
3-0 al Palermo e il 4-1 all’Atalanta), un traguardo che l’Inter
non raggiunge da due anni. Ultima volta, con Stramaccioni in
panchina, 3 novembre 2012, 3-1
alla Juve, ultimo di sette successi consecutivi e inizio del
declino. Ha detto Mancini:
«Speriamo di riuscirci, ma non
sarà facile, anche perché giochiamo fuori casa contro il Cagliari che in questo periodo mi
sembra solido. Per centrarla,
dobbiamo fare bene, come a
Glasgow in fase offensiva, ma
meglio in quella difensiva rispetto a giovedì». Partita delicata, anche perché il Cagliari
ha grande bisogno di punti e
per gli interisti è la terza gara in
otto giorni, con tanto di trasferta in Scozia e a tre giorni dal ritorno con il Celtic.
Mancini cambierà qualcuno,
ma senza esagerare, perché la
squadra comincia a trovare stabilità; resta a casa Handanovic,
che ha preso una botta al collo
La sfida degli ex 10
Mancini ritrova Zola; fra
i due ex fuoriclasse c’è
un precedente solo
in Premier nel 2010
del piede destro e non ha voluto rischiare (c’è Carrizo come a
Celtic Park). Torna Brozovic e
torna anche Podolski: «Spero
che si stia ambientando bene;
sta migliorando, anche in base
ai test che abbiamo fatto, spero
possa segnare al più presto:
servirebbe a lui e a noi». Così
come serve inquadrare finalmente Kovacic e Mancini sta
seguendo il percorso giusto,
perché è vero che «per noi è un
titolare, come Hernanes, che
non è felice di questo momento», ma è anche vero che Kovacic deve conquistarsi il posto,
cominciando a far bene quando parte dalla panchina. Quello
che non è successo a Glasgow.
Fabio Monti
Punti fermi
Fredy Guarin,
28 anni, batte il
cinque con
Mauro Icardi,
22. Mancini
conta sui
loro gol per
raggiungere la
terza vittoria
consecutiva in
campionato
(Ansa)
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La rabbia dei tifosi del Parma: «Chiusi per rapina»
Si presentano in mille al Tardini all’ora delle partite, tanti striscioni ma nessun atto violento
DAL NOSTRO INVIATO
PARMA Al Bar Gianni, storico covo dei tifosi, la di-
retta in simultanea dai campi della A non la
guarda nessuno: «Senza Parma non esiste… »
sospira Raffaele. Sono tutti davanti al Tardini, in
questa domenica pomeriggio che anche chi di
calcio capisce poco difficilmente dimenticherà.
«Parma sfregiata» gridano i Boys davanti allo
stadio. Sui muri e sui cancelli, sotto una pioggia
che rende tutto più triste, sventolano cartelli di
rabbia: «Chiusi per rapina, chiusi per furto». In
viale Duca Alessandro sono almeno un migliaio i
tifosi. Gridano: «Noi saremo sempre qua»: e fanno tenerezza, se si pensa all’Everest di debiti (96
milioni al netto dei crediti, che diventano 197 al
lordo) che schiaccia il futuro della società. La
strada del fallimento pilotato, alla quale pare stiano lavorando Figc, Lega e sindaco Pizzarotti, è
piena di ombre. E ai Boys non resta che affidare
la propria rabbia alla creatività: «Ghirardi e Leonardi: danni perManenti». È tutta qui, nella sintesi dello striscione appeso ai cancelli, la storia
di una farsa pericolosamente avviata verso i gironi infernali della magistratura. Qualche ultrà
vorrebbe andare all’assalto della casa dell’ex presidente Ghirardi nel Bresciano. Altri sognano di
trovarsi a tu per tu con Manenti e i suoi famigerati bonifici. Alla fine il serpentone finisce davanti all’abitazione del ds Leonardi, tra insulti e
il gesto delle manette.
C’è da salvare il salvabile. I giocatori (capitan
Lucarelli in testa) hanno lanciato un appello via
web («SaveParma»), chiedendo a Lega, Figc e
imprenditoria locale di mobilitarsi per evitare la
scomparsa del club dal professionismo. Il fallimento pilotato per provare a salvare il titolo
sportivo e ripartire dalla B ha tempi stretti. Pizza-
rotti oggi tornerà in Procura. Ma intanto c’è da
convincere Manenti a portare i libri in tribunale.
«Ormai ha perso credibilità, la situazione non è
recuperabile» va giù duro il sindaco grillino. Tolto dalla scena Manenti, l’ipotesi è che sia la Lega
a farsi carico delle spese necessarie per far concludere il campionato al Parma, evitando l’onta
della cancellazione e le inevitabili ripercussioni
sulla regolarità del campionato («I tre punti a tavolino ci penalizzerebbero» si è lamentato ieri il
mister del Cesena, Di Carlo). I ragazzi della Primavera, allenata da Crespo, sono invece stati
adottati dai loro prossimi avversari: il presidente
della Sampdoria, Massimo Ferrero, si è detto disponibile a pagare di tasca propria la trasferta
dei giovani del Parma, sabato prossimo, a Sestri
Levante.
Francesco Alberti
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La protesta
I tifosi del
Parma davanti
ai cancelli
del Tardini.
Nell’altra foto,
uno dei tanti
cartelli esposti
dai gialloblù:
chiuso per
rapina, lo slogan
più gettonato
(Cavicchi)
La Roma è dietro la curva: batti
il Sassuolo e la inquadri a
meno tre, giusto uno scontro
diretto di distanza. Ecco
perché quello di stasera è un
match fondamentale. Il Napoli
ci arriva con sensazioni
contraddittorie: il netto k.o. di
Palermo — un luogo dove
comunque non è una vergogna
perdere — ha spezzato la
striscia di 4 vittorie di fila e
riaperto i dubbi sui difetti in
difesa e a centrocampo
quando non gioca la coppia
Gargano-David Lopez; il
trionfo di Europa League in
Turchia ha risollevato l’animo
e alimentato la convinzione
che Gabbiadini è stato davvero
un acquisto riuscito. Contro un
Sassuolo che ha vinto una sola
delle ultime sei gare ma che è
sempre pericoloso con il
tridente Berardi-Zaza-Sansone
nato per il contropiede, la
squadra di Benitez è
ovviamente favorita e l’assenza
di Higuain, squalificato, non
cambia la prospettiva. Il suo
probabile sostituto, Zapata, ha
sempre segnato le tre volte in
cui è partito titolare e, con 4
gol totali in campionato,
viaggia alla media di un gol
ogni 78 minuti. Una garanzia
in un reparto che ha semmai
problemi di abbondanza e in
cui il centravanti potrebbe
farlo anche Gabbiadini, già a 3
gol in 192’ di campionato da
quando è arrivato a Napoli. I
problemi di Rafa, com’è noto,
stanno dietro, in una difesa
che, con 30 gol subiti (17 più
della Juventus), è appena la
nona della serie A. Sotto
accusa soprattutto il portiere
Rafael, che a Palermo ha
spalancato la rete all’1-0 di
Lazaar e, in generale, sta
vivendo una stagione piena di
ombre. I tifosi, che
rimpiangono ancora Pepe
Reina, preferiscono
nettamente Andujar, l’uomo di
coppa, ma il rischio nel
lasciare fuori Rafael adesso è
quello di bruciarlo del tutto.
Benitez in settimana ha
confessato il brasiliano e poi,
più diplomatico del solito, ha
spiegato: «Ho parlato un
quarto d’ora con Rafael. Quello
del portiere è un ruolo molto
speciale, non abbiamo deciso
ancora. Diciamo che lui e
Andujar hanno le stesse
possibilità di giocare». La
fiducia piena è un’altra cosa. E
a Napoli pensano: Zapata,
stasera scaldati bene.
al.p.
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
SPORT
Il grande ex
Milan
Gullit stupito
«Non c’era traffico
per venire allo stadio,
la squadra va aiutata»
Milan
Abbiati eccezionale
7 Abbiati Al portiere il Milan chiede
un miracolo a giornata: unica
parata, ma eccezionale, su De
Feudis al volo.
6 Bonera Intervento d’esperienza
decisivo a bloccare Ze’ Eduardo.
Tanta attenzione, poca spinta.
6 Rami Torna centrale e trova una
buona prestazione.
6,5 Bocchetti Dopo 10’ ottima
chiusura su Djuric. Sempre lucido
anche a far uscire la palla.
6,5 Antonelli Dalle sue
progressioni succede sempre
qualcosa. Evita un gol stoppando
Djuric, provoca il rigore.
6,5 Poli Partenza sprint, con un gol
annullato dopo 1’. Presente in ogni
fase, recupera un numero
importante di palloni.
6 De Jong Torna il mastino che
rimbalza ogni percussione centrale
del Cesena. Ne sa qualcosa Ze’
Eduardo: il rumore dello scontro
rimbomba nello stadio semivuoto.
6 Montolivo Con la personalità
compensa qualche palla persa e il
suo apporto in costruzione si sente.
Dopo 20 giorni fuori, buon rientro.
7 Bonaventura Segna il 4° gol in
campionato e per il 5° lo ferma il
palo. Da tempo è il rossonero più
utile, in ogni ruolo (ieri trequartista,
poi a centrocampo nel 4-4-2).
5 Destro Fare il n° 9 al Milan è
mestiere usurante, ma lui sembra
spaesato e fuori posto.
6,5 Ménez Solo contro il mondo,
strappa applausi (come nel coast to
coast palla al piede) e qualche
imprecazione perché non contempla
il passaggio tra le sue giocate.
6 Pazzini In mezz’ora tocca più palle
di Destro. Il gol su rigore è un
premio alla sua voglia.
6 Inzaghi Forse ha trovato la
formula giusta da riproporre, assenti
permettendo, con continuità.
a. rav.
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Cesena
De Feudis al volo
5 Leali Senza gravi errori non
sembra sicurissimo, a partire dalla
ribattuta che provoca il gol (poi
annullato) di Poli.
5,5 Nica Dalla sua parte il Milan
attacca di continuo, lui risponde con
scarsa efficacia e Ménez vola.
6 Volta Balla un po’, però il Milan
non va spesso al tiro.
6 Lucchini Quando entra Pazzini va
decisamente più in difficoltà.
6 Renzetti I rossoneri creano più
pericoli dall’altra parte, però lui non
approfitta molto degli spazi liberi.
5,5 Giorgi Ci prova: mette in mezzo
qualche traversone interessante,
compreso uno per Defrel.
5,5 De Feudis Sbaglia in occasione
dell’1-0 perché va a raddoppiare su
Ménez invece che chiudere
Bonaventura. Poi gioca una discreta
partita e solo un superAbbiati gli
toglie un gran gol al volo.
5,5 Ze’ Eduardo Vittima di De Jong,
prima era stato «murato» da
Bonera in una delle scarse iniziative.
5,5 Brienza Solo un lancio al bacio
per De Feudis. Da lui ci si aspetta
qualche guizzo in più.
5,5 Defrel Il più atteso (e pare il più
desiderato del Cesena) delude:
sempre anticipato all’ultimo.
6 Djuric Molte sportellate, con Rami
e Bocchetti: fa da sponda, mette il
fisico a disposizione della squadra.
5,5 Mudingayi In mezzo al campo,
gara ordinata ma mediocre.
5,5 Capelli Anche con lui a destra
continuano i dolori per il Cesena.
4,5 Carbonero Appena dentro,
causa il rigore (forse generoso)
abbracciando in area Antonelli. Poi
viene ammonito e litiga con tutti.
6 Di Carlo Il Cesena non rinuncia a
giocare e non difetta in coraggio, il
Milan fa prevalere la qualità di
qualche singolo.
a. rav.
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(m. col.) Chissà se si era immaginato un
weekend diverso quando ha deciso di
condurre il figlio Maxim a visitare i luoghi
dove si consacrò campione. Ai tempi in
cui Ruud Gullit (foto) trionfava con il
Milan, attorno alla squadra c’era un
entusiasmo travolgente. Ora il clima è
cambiato. «Volevo vedere il Milan con i
miei occhi, sono stupito per non aver
trovato traffico ad arrivare allo stadio».
37
Sabato era stato a Milanello, ieri ha fatto
tappa a Casa Milan, fermandosi al museo
e comprando maglie allo store. «Questa
squadra ha bisogno anche dell’aiuto dei
tifosi, spero abbiano pazienza. Inzaghi?
Ora che non ci sono più le star del
passato, per un tecnico è complicato. È il
momento dei giovani, mi auguro che si
riesca a far crescere dei talenti».
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Milan, un successo scacciaguai
Inzaghi dorme un po’ più tranquillo
Battuto il Cesena con Bonaventura e Pazzini, il modulo funziona, centrocampo ok
MILANO Questa volta il riassunto
12
tiri
per il Milan
nella sfida
contro
il Cesena: 3
nello specchio,
uno sul palo,
otto fuori
2ª
vittoria
ottenuta dal
Milan nel 2015:
la squadra di
Inzaghi aveva
già battuto
in casa il Parma
il 1° febbraio
4
gol
segnati da
Bonaventura
con il Milan,
Ménez resta
il miglior
realizzatore
con 12 reti
8
punti
raccolti dal
Milan nel 2015:
due vittorie
(con Parma
e Cesena),
due pari
e 4 sconfitte
di Pippo Inzaghi non fa una
piega: «Niente di eclatante, ma
proviamo a ripartire da qui».
Se vi sembra poco questo successo in casa con il Cesena (2-0,
Bonaventura al 22’ del primo
tempo, Pazzini su rigore al 90’),
pensate a cosa sarebbe successo se il Milan non avesse preso
3 punti: avvio delle consultazioni con Arcore per capire se
continuare con Pippo, l’ambiente in preda alla più cupa
depressione, Inzaghi tentato
dall’idea di ribaltare di nuovo
tutto. Invece, Pippo si regala
una settimana di serenità, in
attesa di confermare i segnali
di ripresa sabato sera a Verona
con il Chievo, aggiungendo
qualche ora al suo scarso sonno: Berlusconi non lo chiamerà
alle 8 del mattino per rassicurarlo, come sembra faccia nei
momenti difficili. E poi un risultato ottenuto con le spalle al
muro non è mai disprezzabile.
Ora il Milan prova a riaggiustare la sua disastrata stagione
con la seconda vittoria del 2015
e pazienza se i successi sono arrivati con l’ultima e la penultima in classifica e Abbiati, alla
fine del primo tempo, ha dovuto superarsi per evitare il pari
di De Feudis al volo (imbeccato
da Brienza). Dalla gara contro il
Cesena qualche lezione può essere tenuta a memoria: intanto,
è stato buono l’approccio, perché il Milan inizia all’arrembaggio; poi, il 4-3-1-2, il quarto
modulo impiegato fin qui, può
essere riproposto, anche se per
ora Destro è apparso fuori dai
meccanismi della squadra, oltre che poco propositivo. Ma
l’intuizione di Pippo, che non
vuole più rinunciare alle due
punte e ha considerato che
Montolivo, al rientro dopo tre
settimane di stop, non avrebbe
retto un centrocampo con soli
due uomini, è stata giusta. Così
è facile che in mezzo — infortuni permettendo — non si
cambierà più: De Jong ad arpionare palloni, Poli a destra abile
Milan
Cesena
2
0
Marcatori: Bonaventura 22’ p.t.; Pazzini
(rig.) 45’ s.t.
MILAN (4-3-1-2): Abbiati 7; Bonera 6,
Rami 6, Bocchetti 6,5, Antonelli 6,5; Poli
6,5, De Jong 6, Montolivo 6 (Van Ginkel
s.v. 35’ s.t.); Bonaventura 7; Destro 5
(Pazzini 6 17’ s.t.), Ménez 6,5 (Cerci s.v.
40’ s.t.). All.: Inzaghi 6
CESENA (4-3-1-2): Leali 5; Nica 5,5
(Capelli 5,5 20’ s.t.), Volta 6, Lucchini 6,
Renzetti 6; Giorgi 5,5, De Feudis 5,5
(Carbonero 4,5 29’ s.t.), Ze’ Eduardo 5,5
(Mudingayi 5,5 42’ p.t.); Brienza 5,5;
Defrel 5,5, Djuric 6. All.: Di Carlo 6
Arbitro: Tommasi 5,5
Ammoniti: Lucchini, Bocchetti, Nica,
Volta, Mudingayi, Carbonero
Recuperi: 3’ più 5’
negli inserimenti (ieri è andato
in gol al 1’, su ribattuta di Leali,
ma gli è stato annullato per
fuorigioco di Destro) e Montolivo mezz’ala sinistra. Il Milan
ha bisogno di certezze e questo
è un primo mattoncino.
Il modulo regge anche perché Bonaventura è un giocatore
universale e può fare bene anche il trequartista: tutte le azioni migliori vengono da lui, fino
al gol con un tiro dal limite.
Jack da tempo è il rossonero indispensabile (è quello che tira
meglio le punizioni), non fa
una piega quando, nel secondo
tempo, lo arretrano come
quarto di centrocampo e ha anche capito come dialogare con
uno come Ménez che preferisce i lunghi soliloqui. Il francese è irritante quando non passa
In rete
Il rigore segnato
da Pazzini, 30
anni, che ha
messo al sicuro
la vittoria del
Milan. Su 13
gare il Cesena
non ha mai vinto
a San Siro e
l’ultima rete dei
romagnoli ai
rossoneri (1-1)
è stata nel
campionato di B
1980-81 (Forte)
la palla (chiedere a Destro o
Montolivo) ed esaltante assieme (100 metri di corsa palla al
piede), comunque è quello che
accende la luce: quando accelera o crea un pericolo, o fa ammonire qualcuno del Cesena. È
lui ad allargare per Jack nell’1-0,
è sempre lui che, da sinistra, riserve Bonaventura che, al volo,
coglie il palo al 7’ della ripresa.
Nel finale un rigore per trattenuta di Carbonero su Antonelli
(realizzato da Pazzini che ha un
buon impatto sulla gara) evita
al Milan di frequentare troppi
fantasmi. Ora Inzaghi è tentato
dal non cambiare più: il problema sarà spiegarlo a Honda
(in panchina) e Cerci (soli 5
ispirati minuti).
Arianna Ravelli
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Pippo: «Ora ne servono altre due o tre così»
Il tecnico respira e incassa le critiche di Lady Cerci: «Metterlo alla fine non ha senso»
La seconda vittoria del
2015 rossonero, pur ottenuta
sulla penultima in classifica,
produce diversi effetti. Regala
serenità a Filippo Inzaghi, la
cui panchina smette provvisoriamente di traballare («Pippo
sarebbe rimasto in ogni caso
ma le vittorie fanno sempre bene agli allenatori» dice furbo
Adriano Galliani). Restituisce
certezze a un gruppo spaventato e confuso. E soprattutto suggerisce all’allenatore che la
strada del rombo a centrocampo è quella da percorrere.
«Non dobbiamo esaltarci —
ammonisce Pippo —. Siamo
contenti ma non abbiamo fatto
nulla. Ora serve continuità, ser-
MILANO
Allenatore
Pippo Inzaghi, 41
anni, alla prima
stagione con
il Milan (Forte)
vono due-tre vittorie per rimetterci in pista. Ma con qualche
recupero e questa voglia ce la
faremo». Il 4-3-1-2 ha esaltato
Bonaventura («un giocatore
che ogni allenatore vorrebbe»)
e sminuito Mattia Destro. «Era
troppo solo? Giocavamo con
un sistema nuovo: con il tempo
migliorerà tutta la squadra, che
imparerà a servirlo in profondità. Io non mi lamentavo mai,
giocavo e basta».
Inzaghi spiega la necessità di
disegnare di nuovo il centrocampo («ho ripristinato la linea a tre, la stessa adottata prima della sosta nelle partite con
Napoli e Roma») e si arrabbia
quando gli viene chiesto se ora
❞
Inzaghi
Destro
isolato?
Io non mi
lamentavo,
giocavo
e basta
smetterà di effettuare esperimenti. «Non sono un pazzo,
sono io il primo a voler dare
continuità di formazione. Ogni
allenatore quando le cose vanno bene non vuole cambiare».
Non chiedetegli se ha superato l’esame di maturità impostogli da Berlusconi. «Altro che
stoccatine, è fin troppo buono
con me: da quando siamo in
difficoltà mi chiama più di prima, anche la mattina presto
quando dormo». E ora se la
strada tattica è questa, quando
rivedremo Honda e Cerci?
«Troveranno spazio: Honda
può fare il trequartista, Cerci
sia il suggeritore che la seconda punta». Nell’attesa trova
spazio Federica Riccardi, fidanzata di Cerci, quella che «andiamo nel grande calcio» all’epoca della cessione all’Atletico. «Non ha senso metterlo alla
fine» ha fatto sapere a Pippo.
Galliani non si preoccupa di
queste cose e pensa già al Chievo: «Abbiamo giocato un ottimo primo tempo, ci volevano
questi tre punti. Speriamo di
proseguire su questa linea già
sabato prossimo. Di Carlo, invece, è perplesso per il rigore.
«A noi in passato non sono stati fischiati falli più clamorosi. A
me è parso che Antonelli cadesse da solo».
Monica Colombo
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
38
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Carlo
non c’è più.- Sandra, Alessandro e Francesca, annunciano agli amici e parenti che i funerali si terranno presso la Basilica di Sant’Ambrogio.- Per il
giorno e ora si prega telefonare al n.
02.55188032. - Milano, 21 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Sergio e Barbara.
– Alberto, Raffaella Mioni.
– Camilla De Maria Frattini.
– Giampaolo, Giulia con Giacomo e Gianmarco.
– Francesca Zanotti Bettoni.
– Paolo, Roberta, Carolina, Lorenzo.
– Roberto, Enrica, Giulia, Bianca.
– Marcello e Paola Doniselli.
– Aldo e Riniera.
– Raoul e Marina Vitulo.
– Enrico e Dolli Rocca.
– Angelo e Benni Pozzi.
– Mauro, Annamaria, Debora, Manuela, Luca
Bottazzini.
– Paolo e Milena Pianezza.
Solo noi sappiamo il bene che ci siamo sempre
voluti: da bambini quando compravi i guantoni di
boxe "per picchiarci senza farci male", da ragazzi
quando crescevamo con gli stessi amici e da uomini quando abbiamo creato le nostre splendide famiglie.- Due fratelli della stessa età, così diversi ma
nel profondo così legati
Carlo
mi manchi già da impazzire!- Antonio con Margherita, Valentina, Antonio, Jacopo e il tuo Andrea
stringe Sandra, Francesca e Alessandro in un abbraccio affettuoso. - Milano, 21 febbraio 2015.
Marco e Emanuela con le loro famiglie sono vicini a Sandra, Francesca e Alessandro nel triste momento della scomparsa di
Carlo
- Milano - New York, 21 febbraio 2015.
Marinella e Marco con Matteo e Tommaso abbracciano con affetto Sandra con i figli e Antonio
ricordando
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Peppo e Giovanna con Valeria e Pierluigi si stringono con infinita tristezza ad Alessandra, Francesca e Alessandro per la dolorosa perdita di
Carlo
Maurizio, Cristina, Federico ed Edoardo si stringono a Sandra, Francesca, Alessandro nel ricordo
del carissimo
Carlo
e abbracciano con grande affetto Sandra, Alessandro e Francesca. - Milano, 22 febbraio 2015.
Andrea e Paola insieme a Lavinia ed Isabella,
abbracciano con affetto Sandra, Francesca e Alessandro per la scomparsa di
Giulia Zanchi con i suoi genitori abbraccia forte
e con tanto affetto Alessandro e Francesca per la
perdita del loro caro papà
Carlo
un amico indimenticabile.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Carla e Franco ricordano con affetto l’amico
Carlo
e sono vicini a Sandra, Francesca e Alessandro.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Non dimenticheremo mai la tua forza ed il tuo
spirito libero
Carlo
Con grande affetto abbracciamo Sandra Francesca
ed Alessandro.- Ethel e Corrado, Angela e Franco,
Manu e Lorenzo, Tiziano e Federico, Lorenza e Paolo. - Milano, 22 febbraio 2015.
Pierluigi Ghianda e famiglia ricordano con stima
e affetto il caro
Carlo Lamperti
- Bovisio, 22 febbraio 2015.
Ciao
Carlo
teniamo il ricordo del tuo affetto e generosità, così
come del tuo estroso talento.- Con l’amicizia di una
vita ci stringiamo a Antonio, a Sandra, Francesca
e Alessandro.- Emanuela e Alessandra con Arialdo, Paolo e i ragazzi.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Giovanni e Alessandra Tamburi si stringono con
immenso con affetto a Sandra ed ai ragazzi in questo momento di grande dolore per la perdita del
carissimo amico
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Ciao
Carlo
Carlo
amico affettuoso e generoso. Fai buon viaggio. Un
forte abbraccio a Sandra, Francesca e Alessandro.
Paolo e Marinella - Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Alberto e Martina.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Dipendenti e titolari di effebi arredamenti, partecipano al dolore della famiglia e dei collaboratori
per la scomparsa del caro
Caro amico non ti dimenticheremo mai. Ugo,
Daniela con Matteo, Alessandra e Francesca sono
vicini a Sandra, Francesca e ad Alessandro per la
scomparsa di
Arch. Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
Antonio e Anna Migliacci abbracciano con affetto Sandra ricordando con grande tristezza
Carlo Lamperti
- Milano, 22 febbraio 2015
Ciao
Carlo
- Milano, 21 febbraio 2015.
Pierino Bellasio con Carla e i figli Corrado, Andrea e Marco con le famiglie, si associano al dolore
dei familiari per la scomparsa del caro
Arch. Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
"Sit tibi terra levis".
Carlo
mio grande amico.- Fabio, Luciana, Alessandra e
Manuela. - Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Costantino Nitti.
– Chiara e Remo Pancin.
– Maurizio Palmesi.
Riky e Sandra con Leopoldo, Francesca e Valentina abbracciano con molto affetto Sandra, Francesca e Ale nel ricordo di
Federico, Mari, Tommaso, Sebastiano, si stringono con profondo affetto alla cara e dolce Sandra,
a Francesca ed Alessandro nel ricordo dell’indimenticabile amico
Carlo
Carlo Lamperti
amico caro, buono e generoso.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Gustavo, Adriana, Alberto, Manuela, Daniel ricorderanno per sempre con affetto il caro amico
Carlo
- Milano, 21 febbraio 2015.
Luca e Miki Aru con Tommaso, Davide e Francesco sono vicini con tanto affetto a Sandra, Francesca e Alessandro per la scomparsa del caro amico
di una vita
Carlo
- Milano, 21 febbraio 2015.
Giorgio, profondamente rattristato dalla perdita
del caro amico
Carlo
abbraccia con grande affetto Sandra, Francesca e
Alessandro. - Bogogno, 21 febbraio 2015.
Giorgio e Gigia con Giulia, Maria e Marta piangono la prematura scomparsa del grande amico
Carlo
e abbracciano con affetto Sandra, Francesca e
Alessandro. - Milano, 21 febbraio 2015.
Ciao
Carlo
amico fedele, sei stato persona sensibile, originale,
generosa... unica.- Ci hai lasciato troppo in fretta,
mi mancherai tanto.- Giorgio.
- Santiago del Cile, 21 febbraio 2015.
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Con immenso dolore Nino e Tiziana abbracciano
Alessandra, Francesca e Alessandro nel ricordo
dell’amato
Minica Giovanni e Federuico ricordano il caro
amico
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipa al lutto:
– Andrea Calcaterra.
Sergio, Fede, Sandro, Isa e i ragazzi sono vicini
con tanto affetto a Sandra, Francesca, Alessandro,
Antonio e alla sua famiglia nel ricordo del loro
amato
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Piero e Chiara Castiglioni sono vicini a Alessandra e Antonio per la perdita del fraterno amico
Arch. Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Ciao
Carlo
abbiamo perso un amico speciale, generoso e
combattivo.- Paolo e Simonetta con Sebastiano,
Ana, Nicola e Federico abbracciano con tanto affetto Sandra, Francesca e Alessandro.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Marco, Cristina, Marta e Jacopo sono vicini con
affetto a Sandra, Francesca e Alessandro e alla famiglia tutta nel ricordo del carissimo
Carlo
Giovanna, Nina, Odino e Matteo.
- Roma, 22 febbraio 2015.
Bubi e Sissicon Niccolò, Uberto e Matilde si uniscono al dolore di Sandra, Francesco e Alessandro
per la perdita del caro
Carlo Lamperti
di cui conserveranno per sempre nel cuore il sorriso
e la gioia dei momenti trascorsi insieme a Bogogno. - Saint Moritz, 21 febbraio 2015.
Luigi Zaini S.p.A. tutta partecipa commossa al
dolore dell’ingeniere Antonio Lamperti e della sua
famiglia per la perdita del fratello
Arch. Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
Rita Luigi ed Antonella vicinissimi ad Antonio
piangono con lui la morte del fratello
Carlo
amico di sempre e ricordando la sua ironica simpatia abbracciano Sandra ed i suoi figli condìvidendo il loro dolore. - Milano, 21 febbraio 2015.
I soci di Bogogno Golf Club, Paolo, Gustavo, Leopoldo, Alberto e Gianni, partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa dell’
Carlo
Ciao
Luca
Margherita e Italo. - Milano, 22 febbraio 2015.
Antonio Calbi piange affranto e smarrito
Luca Ronconi
un maestro, un amico, una guida, fra i più grandi
artisti di teatro, uomo di coraggio, sapienza e sensibilità rare, ineguagliabile innovatore del rito perduto del teatro. Ciao Luca: il palcoscenico e la cultura italiani senza di te non saranno più gli stessi.
A noi il dovere di proseguire sulla tua via.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il presidente Marino Sinibaldi, il direttore Antonio Calbi, i membri del consiglio di amministrazione, i soci e tutto il Teatro di Roma piangono commossi la scomparsa di
Luca Ronconi
già direttore del Teatro di Roma, fra i massimi innovatori del teatro internazionale. Da Orlando Furioso a Lehman Trilogy ha segnato mezzo secolo
di teatro con intelligenza e invenzione. La sua geniale messinscena del Pasticciaccio di Gadda resta
l?omaggio insuperato alla capitale.
- Roma, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
Amico carissimo, hai illuminato con la tua arte il
teatro e la cultura italiana.- La tua scomparsa crea
un vuoto gravissimo, ma la tua lezione poetica rimarrà indimenticabile.- Grazie per quanto ci hai
dato.- Gianfranco e Marta de Bosio.
- Banská Bystrica, Unione Europea, 22 febbraio
2015.
Maria Grazia e Italo Gregori ricordano con infinita tenerezza
Arch. Carlo Lamperti
amico e collaboratore prezioso.
- Bogogno, 23 febbraio 2015.
Il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’Associazione Comprensorio Sant’Isidoro a nome di tutti gli
associati partecipano al dolore della famiglia per
la perdita dell’
Arch. Carlo Lamperti
Luca Ronconi
la sua grandezza d’artista, la sua semplicità umana
e sono vicini a Sergio Escobar, al Piccolo Teatro, ai
suoi attori e a tutti quelli che gli hanno voluto bene.- Oggi il teatro è più solo, Luca.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Fausto Malcovati abbraccia Sergio e tutti gli amici del Piccolo Teatro nel ricordo di
Luca
- Bogogno, 22 febbraio 2015.
Franco Festorazzi insieme ai diendenti e ai collaboratori della Finanziaria Immobiliare D’Este
partecipa commosso al dolore dei familiari nel ricordo dell’architetto
Carlo Lamperti
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca
Una carezza.- Annamaria e Luciano.
- Roma, 22 febbraio 2015.
Giovanna e Ruggero Borletti piangono l’amico di
una vita
Carlo Lamperti
artista straordinario e ricordano la sua ironica intelligenza, la sua cultura e profonda umanità.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Bruno e Ilaria e stringono in un forte abbraccio
Sandra e i suoi magnifici ragazzi.
- Sidney, 21 febbraio 2015.
Franco e Viviana sono vicini a Rubina e famiglia
per la perdita della adorata mamma Gisella
Luca Ronconi
Con il suo teatro ha stupito, formato ed educato
noi tutti.- Carla Fendi ricorda con commozione e
grande affetto il
Maestro
Gisella
Gisella Gaudino
La sua geniale testimonianza artistica resterà per
sempre. - Roma, 22 febbraio 2015.
Il Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi ricorda
con profonda commozione l’indimenticabile
Maestro
- Salerno, 22 febbraio 2015.
Indimenticabile, carissima amica
Gisella
Carlo Maria Diappi piange
ti stringiamo in un forte abbraccio con Renato, Rubina, Simona e tutti i tuoi adorati nipoti.- Gigliola,
Angelica, Sabina e Frank.
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Parigi, 23 febbraio 2015.
Egon Lina Robert Christian porgono commossi
l’estremo saluto all’amica
Roberta, Claudia, Maria, Ottavia, Elisa rimpiangono con infinito dolore il grande
Gisella
unendosi al dolore di Renato, Rubina, Simona,Riccardo e parenti - Milano, 22 febbraio 2015.
Alberto, Franca e Rosanna si stringono con tanto
affetto a Renato, Rubina, Simona e a tutta la famiglia ricordando la carissima
Gisella
Luca Ronconi
Luca Ronconi
geniale innovatore del teatro, amico e Maestro di
intere generazioni di attori.
- Perugia, 22 febbraio 2015.
Addio
Luca
Gisella
Luca
per tante idee e emozioni.- Guido e Jasenka Boursier. - Milano, 22 febbraio 2015.
Vittorio e Marina Gregotti ricordano con grande
affetto l’indimenticabile amico
Luca Ronconi
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Alberto e Barbara sono vicini con grande affetto
a Rubina, Simona e al papà nel ricordo della cara
Improvvisamente il vuoto!- Sono colpita per la
scomparsa di
Partecipano al lutto:
– La famiglia Fiorelli.
– La famiglia Verticale.
Partecipano al lutto:
– Carle De Albertis.
– Enrico e Paola Pennasilico.
– Mario Spizzico.
– Fulvio Brembati
– Andrea e Elisabetta Tudisco.
– Cosimo Mezzano.
Marco e Paola Bacchini ricordano l’originale
creatività dell’indimenticabile amico
Daniela e Lorenzo si uniscono al dolore della famiglia per la scomparsa dell’amico
Arch. Carlo Lamperti
Carlo
Carlo
- Bogogno, 21 febbraio 2015.
e sono vicini a Sandra, Francesca e Alessandro.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Gigi, Monica e Stefano Gai.
Unico e inimitabile.- Ci mancherai tanto, caro
Carlo
Un abbraccio a Sandra, Alessandro e Francesca.Andrea e Paola Zeroli, con Filippo ed Edoardo.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Stefano e Muriel Salvetti straziati da un dolore
che sapevano imminente ma non per questo meno
tollerabile si stringono alla famiglia Lamperti di Antonio e Sandra nella perdita del carissimo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Carlo
ci mancherà tanto la tua simpatia e il tuo sarcasmo.- I confratelli del No Ordinary Riders.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Ludovica, Cochi ed Alessandro abbracciano forte
con affetto Sandra, Alessandro e Francesca per la
scomparsa del caro
Carlo Lamperti
- Milano, 23 febbraio 2015.
Giuliana, Giulia ed Isa partecipano al dolore di
Alessandra per la perdita del marito
Carlo
Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Dora, Gippo e Nenelle Salvetti.
– Enzo e Nadia Cattaneo.
Luca e Paola, Carlo e Giovanna, Paolo e Giulia
sono vicini con tanto affetto a Sandra, Francesca e
Alessandro nel dolore per la scomparsa del caro
Silvia e Alberto con Federico e Benedetta sono
affettuosamente vicini a Sandra e famiglia nel ricordo di
- Milano, 22 febbraio 2015.
Carlo
- Milano, 21 febbraio 2015.
Massimo e Flaminia con Valeria, Luca, Allegra e
Chiarasi stringono forte a Sandra, Francesca ed Ale
per la perdita del caro
Carlo
- Milano, 21 febbraio 2015.
Leopoldo e Irene ricordano con grande affetto
l’amico
Carlo
e abbracciano Sandra, Francesca e Alessandro.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Achille e Miki, con Francesca e Federica, abbracciano Sandra, Francesca e Ale ricordando
Carlo
con profonda nostalgia.
- Stresa, 21 febbraio 2015.
Giorgio con Lavinia e Fiammetta si stringe con
affetto a Sandra, Francesca e Alessandro per la
scomparsa e nel ricordo di
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
Marino e Lucia con Giacomo abbracciano con
affetto Sandra, Francesca e Alessandro ricordando
Carlo
amico carissimo che resterà nei loro pensieri.
- Santo Domingo, 22 febbraio 2015.
Carlo Lamperti
Ciao
Carlo
ci mancherai tanto.- Un abbraccio a Sandra, Francesca e Alessandro.- Rita, Giulio e Andrea.
- Lesa, 22 febbraio 2015.
Roberto e Francesca, Marco e Guia abbracciano
con grandissimo affetto Antonio nel momento della perdita del fratello
Carlo Lamperti
- Milano, 22 febbraio 2015.
Sergio e Donata, Claudio e Cipi, Marco e Simonetta, Carlo e Camilla, Giuseppe e Marina, Alberto
e Silvia abbracciano con affetto Antonio e tutta la
famiglia e partecipano al loro dolore per la scomparsa di
Carlo Lamperti
- Milano, 22 febbraio 2015.
Maurizio, Alessandra e Margherita sono vicini al
dolore di Sandra, Francesca e Alessandro per la
scomparsa del loro amatissimo
Carlo
marito, papà ed amico speciale.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Nicolò Roberto Giorgio e Amina sono affettuosamente vicini a Alessandro e Francesca nel triste
monento della perdita del loro meraviglioso papà
Carlo Lamperti
- Milano, 21 febbraio 2015.
Gisella
- Milano, 22 febbraio 2015.
Marco e Francesca, Marco e Anna Paola con Pippo e Hilda sono vicini con tanto affetto a Rubina e
Simona per la perdita della loro cara mamma
Gisella
- Milano, 22 febbraio 2015.
Roberto e Luciana con Federico abbracciano con
affetto Rubina, Riccardo e tutta la famiglia Gaudino
Rosati in questo doloroso momento per la perdita
della mamma signora
Gisella
Certi che adesso ha trovato la serenità e la pace
dopo tanto soffrire! - Milano, 22 febbraio 2015.
Michele e Graziella, Luigi e Cristina abbracciano
con affetto Rubina e tutta la famiglia Gaudino per
la perdita della cara mamma
Gisella
Caro, caro insostituibile
Luca
Luca Ronconi
e piango smarrita nel ricordo di questo grande uomo di cultura e di teatro.- Valentina Cortese.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Giorgio Armani con Rosanna, Silvana, Andrea,
Roberta, partecipa con profonda tristezza al lutto
del mondo del teatro e della cultura italiana per la
perdita di
Luca Ronconi
grande regista e uomo di rara sensibilità.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Gisella Gaudino
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Gisella
- Milano, 22 febbraio 2015.
Mariuccia, Giorgio, Alberto e Annalisa annunciano la scomparsa di
Mario Fiore
I funerali si svolgeranno il 24 febbraio alle ore 10
presso la Basilica di Santa Maria in Calvenzano a
Vizzolo Predabissi.- La camera ardente è allestita
presso il Policlinico di San Donato Milanese fino
alle ore 9 di martedì.
- Vizzolo Predabissi, 21 febbraio 2015.
La Presidente del CTB Teatro Stabile di Brescia
Carla Boroni, il consiglio di amministrazione, il
consulente artistico Franco Branciaroli partecipano
al lutto che ha colpito il teatro italiano per la scomparsa del maestro
Luca Ronconi
- Brescia, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
Grazie
grande artista e punto di riferimento della scena
italiana. - Roma, 22 febbraio 2015.
Luca
non dimenticheremo mai le tue meraviglie.- Associazione Amici del Piccolo.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Carlo e Roberta Fontana.
Il Sovraintendente Francesco Bianchi e l’’opera
di Firenze-Maggio Musicale Fiorentino piangono la
scomparsa di
La Presidenza, il Consiglio Direttivo, la Direzione, il personale e i collaboratori del Teatro Lirico
Sperimentale di Spoleto "Adriano Belli" ricordano
con stima, affetto e gratitudine il maestro e amico
Luca Ronconi
e ne ricordano il genio e la grande arte che tante
volte si sono espressi sul palcoscenico fiorentinoin
indimenticabili spettacoli.
- Firenze, 22 febbraio 2015.
Alain, Giuseppina, gli amici del Premio Giovanni
Testori partecipano al dolore di essere senza
Luca Ronconi
"uomo nuovo", dalla scena pura e magistrale, dentro le prove del vivere.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Presidente di Centromarca, Luigi Bordoni, insieme ai suoi collaboratori, esprime profondo cordoglio agli amici del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa per la scomparsa del
Maestro
Luca Ronconi
- Spoleto, 23 febbraio 2015.
Massimo de Vita ricorda
Luca Ronconi
immaginifico regista e uomo mite.- Teatro Officina. - Milano, 22 febbraio 2015.
Fondazione Milano Scuole Civiche con il Presidente, il Consiglio, il Direttore Generale e il Direttore della scuola Paolo Grassi è vicina al Piccolo
Teatro ed esprime profondo cordoglio per la scomparsa di
Luca Ronconi
regista visionario che tanto ha dato al teatro italiano. - Milano, 22 febbraio 2015.
Spazio Teatro Nohma Teresa Pomodoro piange
desolato la perdita di un grande protagonista della
scena italiana
Luca Ronconi
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luigi Bordoni partecipa con commozione al lutto
di Sergio Escobar, Andrea Barbato e del Piccolo
Teatro per la scomparsa del
Maestro
Luca Ronconi
insostituibile componente della Giuria del Premio
Internazionale Il Teatro Nudo di Teresa Pomodoro
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
grande innovatore e protagonista della scena teatrale italiana. - Milano, 22 febbraio 2015.
Grazie
Maestro
Luca Ronconi
Luca Ronconi
Partecipano al lutto:
– Ugo Maria Morosi.
– Annamaria Cascetta.
– Claudia Cannella e la redazione di Hystrio.
– Giuliana Rivera.
hai scritto la storia del teatro italiano.- Ci mancherai.- Teatro de gli Incamminati.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Tutti insieme fino all’ultimo respiro vicino a te!Annunciano la perdita della cara mamma
Il presidente Ignazio Marino, il Sovraintendente
Carlo Fortues, il direttore artistico Alessio Vlad e
tutte le maestranze artistiche e tecniche del Teatro
dell’Opera di Roma salutano
le figlie Anna con Giorgio, Marisa con Sergio, Silvana con Walter.- Per informazioni sull’orario della
cerimonia religiosa telefonare all’Impresa San Siro
02.32867. - Milano Due, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
Dina Datelo Olmo
Cara
signore della scena e maestro d’umanità.
- Roma, 22 febbraio 2015.
Il Piccolo Teatro di Milano e il Centro Teatrale
Santacristina rimpiangono con immenso dolore il
grande
Il Presidente Daniele Gualdi, il Direttore Pietro
Valenti e i dipendenti tutti di Emilia Romagna Teatro Fondazione ricordano
straordinaria figura del teatro italiano, ultimo
grande maestro del teatro di regia.
- Modena, 22 febbraio 2015.
Pietro Valenti, Pippo Delbono, Antonio Latella,
Claudio Longhi, Marco Plini, Nanni Garella, Andrea De Rosa, ricordano l’esemplare lezione di regia di
Luca Ronconi
il suo appassionato lavoro con gli attori, la sua sfida alla drammaturgia classica così come a testi di
nuovi autori. - Modena, 22 febbraio 2015.
Con profonda commozione e immenso dolore, il
Teatro alla Scala e i suoi lavoratori tutti si uniscono
nel ricordo di
Luca Ronconi
La Scala, il teatro d?opera e la cultura italiana perdono con lui uno dei più grandi registi del secolo.Il nome di un altro grande della "famiglia" scaligera
viene iscritto definitivamente nella storia dell?opera e nel cuore di tutti noi.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Il Presidente della Fondazione Teatro alla Scala, Giuliano Pisapia.
– Il Vice Presidente, Bruno Ermolli.
– I Consiglieri di Amministrazione e il Collegio
dei Revisori del Teatro alla Scala.
– Il Sovrintendente, Alexander Pereira.
– Il Direttore Principale, Riccardo Chailly.
nonna
abbiamo vissuto con te tanti momenti felici che non
dimenticheremo mai.- Ti pensiamo in cielo mano
nella mano con il tuo amore, cioè il nostro nonno!Francesco, Isabella, Davide, Alessia, Annabella,
Francesca, Cesare, Tania, Filippo, Francesco.
- Milano Due, 22 febbraio 2015.
Cara
nonna Dina
continua a sorriderci dal cielo come hai sempre fatto con noi!- I tuoi pronipoti Mario, Lorenzo, Matteo,
Giandomenico, Cesare, Daniele, Aurora, Althea,
Celeste, Giada.
- Milano Due, 22 febbraio 2015.
Ciao
Dina
Ileana e Renato Catalfamo hanno passato con te
momenti felici, ti vogliamo ricordare così.
- Milano Due, 22 febbraio 2015.
Dina Olmo
La Fondazione Akbaraly Cinzia Catalfamo e i duecentocinquanta alunni della scuola "Nonna Dina"
da te creata in Madagascar ti dicono ancora grazie.
- Madagascar, 22 febbraio 2015.
Il 21 febbraio è serenamente spirato a Maidenhead, Inghilterra
Lorenzo Uzielli De Mari
Ne danno il tristissimo annuncio: la moglie Donna
Cambell-Savours; i figli Lisa con il marito Marco
Parenti Adami e il figlio Cosimo; Sebastiano con la
moglie Sara Panizzi e i figli Corso, Angelica, Margherita; i fratelli Stefano con Lalla; Andrea con Letizia e Sofia con Alessandro.- I nipoti e parenti tutti.
- Firenze, 23 febbraio 2015.
Emilio e Elisabetta Gola, Paolo e Giovanna Saibene, Mariateresa Spada e Julia Sforza sono vicini
a Donna, Sofia, Stefano, Lisa e Sebastiano nel ricordo affettuoso di
Lorenzo
- Milano, 22 febbraio 2015.
necrologi.corriere.it
Luca
ricordando anni luminosi di lavoro insieme.
- Parigi, 22 febbraio 2015.
Cristina e Riccardo Muti ricordano con affetto,
stima e rimpianto
Luca Ronconi
Luca
Laura Marinoni. - Lugo, 22 febbraio 2015.
Caro Maestro
Luca Ronconi
grazie per tutti gli anni che ho avuto il piacere di
conoscerti, mi mancherai.- Il tuo parrucchiere amico.- Salvatore Mazzotta.
- Milano, 23 febbraio 2015.
Il Direttore del Teatro di Documenti Carla Ceravolo partecipa al grande dolore del teatro italiano
per la perdita del Maestro
Luca Ronconi
straordinario artista e socio fondatore dell’Associazione Amici del Teatro di Documenti.
- Roma, 22 febbraio 2015.
La Fondazione Paolo Grassi - la voce della cultura esprime il proprio profondo dolore per la perdita di
Luca Ronconi
grande erede della tradizione del Piccolo Teatro di
Milano. - Milano, 22 febbraio 2015.
Edoardo Giorgi di Vistarino
Michele dall’Ongaro e l’Accademia Nazionale di
Santa Cecilia si uniscono al dolore del mondo della
cultura ricordando
Lo annunciano i figli Maria Pia, Elaisa con il marito
Enrico Bonetti e le figlie Benedetta e Clara, Alessandra e Ippolito, i nipoti, la cognata, i parenti tutti.- Il funerale si terrà domani alle ore 15 nella chiesa di Vistarino. - Vistarino, 22 febbraio 2015.
geniale innovatore della scena teatrale e della
drammaturgia contemporanea.
- Roma, 23 febbraio 2015.
È serenamente spirato
Luca
e il suo alto magistero.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Pierluigi Pizzi saluta commosso
Gisella Gaudino
Paolo e Gabriella sono vicini a Rubina e a tutta
la famiglia in questo doloroso momento per la perdita dell’adorata mamma
Andrée Ruth Shammah e il Teatro Franco Parenti
ricorderanno per sempre
A.G.I.S. Associazione Generale Italiana dello
spettacolo partecipa con profondo cordoglio alla
scomparsa di
Cittadino Benemerito.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
Avevi gli occhi fragili di un bambino stupito e felice dopo la prima.- Ti voglio ricordare così.- Grazie
Gisella Gaudino Parenti
Luca Ronconi
che nei suoi anni di direzione e di impegno a Torino ha impresso, un segno indimenticabile non solo nella storia dello stabile ma in quella del teatro
italiano e europeo.- I dipendenti, le maestranze, i
collaboratori, gli attori che hanno lavorato con lui
lo piangono con devozione e gratitudine.
- Torino, 22 febbraio 2015.
Dorina e Carlo Tognoli piangono il grandissimo
meraviglioso amico, insostituibile artista e Maestro.
- Ravenna, 22 febbraio 2015.
Antonio e Raffaella, Biagio, Chicco e Orsola, si
stringono con tanto affetto a Rubina e a tutta la sua
famiglia nel dolore per la perdita della cara mamma
Luca Ronconi
amato maestro e amico.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Benito e Wilma Benedini con Ruggero, Marco e
Riccardo profondamente commossi per la scomparsa della signora
sono vicini con affetto a Renato, Rubina e Simona
in questo triste doloroso momento.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Presidente Basilio Rizzo e il Consiglio Comunale di Milano partecipano con profondo cordoglio
al lutto per la scomparsa di
Evelina Christillin, Mario Martone, Filippo Fonsatti e tutto il Teatro Stabile di Torino ricordano con
amore
Partecipa al lutto:
– Leo Dell’Orco.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Guido e Nicoletta con Romi e Dorit abbracciano
Rubina, Simona e tutta la famiglia per la perdita
della mamma
Cittadino Benemerito, grande regista per il mondo
intero ha trovato nel Piccolo Teatro di Milano la
casa ideale per il proprio lavoro, sempre teso a
scuotere coscienza e intelligenza dello spettatore
coniugando rigore stilistico e visionaria genialità.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
che grande vuoto lasci!- Te lo dice Franca con Gian
Carlo. - Milano, 22 febbraio 2015.
Gisella Gaudino
Luca Ronconi
Grazie
Uberto e Angelica Fumagalli Romario si stringono con affetto a Rubina, Simona e alle loro famiglie
nel ricordo della mamma
Claudio, Donata e Jonata si stringono a Sandra,
Francesca e Alessandro in questo tristissimo momento per la scomparsa del grande amico
Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e la Giunta
Comunale partecipano al lutto per la scomparsa di
Luca Ronconi
il male ti ha portato via ma il tuo bene e la nostra
amicizia resteranno sempre con me.- Un forte abbraccio a tua moglie Sandra e ai tuoi figli Francesca e Alessandro.- Ciao amico, Gustavo con Nicolò, Luca, Maria Vittoria e Alessandra.
- Milano, 23 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Giovanna e Alberto di Gresy.
Luca Ronconi
Il Laboratorio di Prato e il Fabbricone ai quali ti sei
dedicato con la passione e la genialità che caratterizzavano il tuo lavoro sono stati per noi e rimarranno in futuro un segno indelebile e un modello
da seguire nel nostro percorso teatrale.
- Milano, 22 febbraio 2015.
geniale innovatore, capace di unire nella passione
per il teatro infinito intere generazioni di attori, Artisti, tecnici e spettatori.
- Milano, 22 febbraio 2015.
grazie, grazie della disciplina e dell’affetto.- Riccardo. - Roma, 22 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Presidente, il Direttore, il Consiglio di Amministrazione e i dipendenti tutti del Teatro Metastasio
porgono l’ultimo saluto a
Luca
Alberto e Susanna con Luca, Andrea, Marco e
Paolo sono vicini con affetto a Rubina e a tutta la
sua famiglia nel triste momento della scomparsa
della cara mamma
Lorella, Paolo, Cristina e Alessandro sono affettuosamente vicini a Rubina e a tutta la famiglia per
la perdita dell’amata
Luca Ronconi
artista che ha scritto la storia del teatro italiano con
tratto acuto e originale, senza mai perdere la capacità di sperimentare e innovare.
- Milano, 23 febbraio 2015.
ricorderò sempre con infinito dolore la tua amicizia
e la possibilità che mi hai dato di vivere con il tuo
teatro.- Roberta. - Perugia, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Bibo e Patrizia Fiorenza.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
Luca Ronconi
- Roma, 22 febbraio 2015.
L’Accademia Teatro alla Scala, stringendosi intorno al cordoglio dei colleghi del Piccolo Teatro di
Milano, ricorda con profonda stima il Maestro
grande Maestro e innovatore del teatro contemporaneo.- Molto addolorati esprimono riconoscenza
per il ruolo da lui avuto nella nascita del Teatro
Stabile dell’Umbria.- Non ti dimenticheremo mai.
- Perugia, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
- Milano, 22 febbraio 2015.
Piero Idalaura Foresti con i figli si stringono con
affetto a Renato, Rubina e Riccardo, Simona e Stefano, Clara e loro figli nel ricordo della cara
Brunello Cucinelli e Franco Ruggieri, a nome del
Teatro Stabile dell’Umbria, ricordano con profondo
affetto e stima
Addio
Caro Carlo sei stato e sarai sempre un amico
sincero con cui ho condiviso tanti momenti difficili,
ma anche spensierati. Ricordano con tanto affetto
Gisella Gaudino
Caro
Luca
Carlo
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
...Parole non sappiamo trovare.- Ciao
Addio
carissimo amico di sempre.- Anna.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca Ronconi
I
l Corriere della Sera offre un nuovo servizio ai suoi lettori che
riguarda la pubblicazione delle necrologie. Oltre al consueto
servizio di prenotazione online e telefonica dei necrologi è
possibile vedere via web e gratuitamente in anteprima la lista
dei defunti che viene pubblicata sul quotidiano il giorno successivo. Inoltre il sito dedicato necrologi.corriere.it come richiesto
da più parti, contiene le informazioni su luogo, giorno e ora delle
esequie, naturalmente a discrezione dei parenti del defunto.
Il Corriere è in grado anche di fornire una pagina web all’indirizzo necrologi.corriere.it dedicata al defunto. Oltre a raccogliere gli annunci pubblicati sul giornale cartaceo la pagina web
consente alla famiglia di inserire una fotografia e una biografia
del defunto e ai lettori di poter inserire online la propria partecipazione al lutto in qualunque momento a costi analoghi a quelli
del giornale cartaceo.
La pagina del defunto resta online sul sito necrologi.corriere.it
per tre mesi gratuitamente. Oltre quella data sarà possibile attivare un abbonamento annuale.
Infine il nuovo servizio dà la possibilità di ricevere via mail in
anteprima e gratuitamente la lista dei defunti presenti nei necrologi in pubblicazione la mattina successiva sul Corriere della Sera.
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
Candreva segna, esulta e si infortuna
Lazio
Palermo
La Lazio piega il Palermo, l’Empoli stende il Chievo con un doppio Maccarone
ROMA Alla fine ci pensa Candre-
va: dopo l’Udinese anche il Palermo di Dybala e Vazquez cade
(2-1) sotto i suoi colpi mentre il
sogno europeo della Lazio riprende quota con allegate (tenui) speranze di Champions.
Ma l’episodio che decide la gara, al 33’ s.t., dà l’esatto senso di
un volo che non riesce a regalare serenità: dopo l’angolo corto, Candreva salta Barreto e
Jajalo nella loro area, si accentra e piazza nel sette lontano un
bolide di cui Sorrentino può
solo ammirare la traiettoria;
39
SPORT
l’esultanza è corsa liberatoria
verso la Nord, ma arrivato sotto
i suoi tifosi Candreva scivola, si
fa male e la sua partita finisce
lì. «Ammazza che botta», dirà
negli spogliatoi col sollievo tutto romanesco di chi l’ha appena scampata grossa.
Il che è un po’ quello che è
successo ieri alla Lazio, alla terza vittoria in rimonta della sua
stagione. Perché Dybala e
Vazquez, gemme argentine incastonate in un Palermo perfettamente sincronizzato dal lavoro oscuro di Barreto e dagli
spunti di Lazaar, avevano iniziato alla grande mettendo in
crisi la difesa laziale, ormai cronicamente a rischio disconnessione. Stavolta a perdere la linea è stato Mauricio, ovvero il
sesto tentativo stagionale nel
gioco delle coppie varato da
Pioli alla ricerca del compagno
ideale dell’ottimo De Vrij: è il
26’, il brasiliano regala la palla
a Quaison che lancia Dybala
per il vantaggio rosanero.
Per far uscire la reazione della Lazio c’è bisogno di un’ulteriore gelata (ancora Dybala) e
dell’esperienza di Mauri: l’assist è di Cataldi, il capitano ha
solo da depositare in rete il pari. Poi, Candreva, agguanta la
vittoria. Ma che paura.
Quella che, invece, l’Empoli
non prova in casa contro il
Chievo: 3-0, partita super e 3
punti d’oro per la squadra dell’artigiano Sarri che ringrazia
un bravo giovane, Rugani, e un
grande vecchio, Maccarone,
autore di 5 gol nelle ultime 4
partite.
Andrea Arzilli
2
1
Empoli
Chievo
3
0
Marcatori: Dybala 26’, Mauri 32’ p.t.;
Candreva 33’ s.t.
Marcatori: Rugani 22’ p.t.; Maccarone 1’
e 22’ s.t.
LAZIO (4-3-3): Marchetti 6; Cavanda 6,
De Vrij 6,5, Mauricio 5, Radu 5; Cataldi
6,5, Biglia 6 (Ledesma 6,5 11’ s.t.),
Parolo 6,5; Candreva 7 (Onazi 6 36’ s.t.),
Klose 5,5 (Keita 6,5 29’ s.t.), Mauri 7. All.:
Pioli 6,5
EMPOLI (4-3-1-2): Sepe 6; Hysaj 6,5,
Tonelli 6,5, Rugani 6,5, Mario Rui 7;
Vecino 7,5 (Signorelli 6 38’ s.t.), Valdifiori
6,5, Croce 6; Saponara 6 (Zielinski 6,5
14’ s.t.); Maccarone 8 (Mchedlidze 6 29’
s.t.), Tavano 6,5. All.: Sarri 7
PALERMO (3-5-2): Sorrentino 6; Terzi 6,
Gonzalez 6, Andelkovic 5,5; Morganella 6
(Rispoli s.v. 39’ s.t.), Quaison 6 (Belotti
5,5 29’ s.t.), Jajalo 6, Barreto 6, Lazaar
6,5 (Daprelà 5,5 24’ s.t.); Dybala 6,5,
Vazquez 6,5. All.: Iachini 6
CHIEVO (4-4-2): Bizzarri 6; Schelotto 6,
Dainelli 5,5, Gamberini 5,5, Zukanovic
5,5; Birsa 4,5 (Paloschi 6 1’ s.t.), Izco
6, Radovanovic 6 (Fetfatzidis 5,5 19’ s.t.),
Hetemaj 6; Meggiorini 5,5 (Pellissier 5,5
19’ s.t.), Botta 5,5. All.: Maran 5,5
Arbitro: Di Bello 6
Espulso: Barreto 49’ s.t.
Ammoniti: Quaison, Parolo, Jajalo, Radu,
Mauricio, Rispoli
Recuperi: 0’ più 6’
Arbitro: Tagliavento 6,5
Ammoniti: Radovanovic, Botta
Recuperi: 0’ più 0’
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Reus e la firma che ha fatto rinascere Klopp
Il talento di Dortmund ha rinnovato a cifre record dando euforia agli avversari in Champions della Juve
Champions
League
ottavi, andata
domani
ore 20.45
Man. City
Barcellona
Sky Sport Plus
Sky Calcio 2
JUVENTUS
Borussia D.
Sky Sport 1
Sky Calcio 2
mercoledì
ore 20.45
Arsenal
Monaco
Sky Sport 1
Sky Sport Plus
Sky Calcio 1
B. Leverkusen
Atl. Madrid
Italia 1
Europa
League
giovedì
ore 19
INTER
Celtic
Premium C
Premium C4
FIORENTINA
Tottenham
Premium C1
Premium C3
ore 21.05
Feyenoord
ROMA
Canale 5
Premium C
NAPOLI
Trabzonspor
Premium C1
Athl. Bilbao
TORINO
Premium C2
L’aereo per il Brasile era già
pronto sulla pista e Marco Reus
era disteso con la faccia in mezzo all’erba dello stadio di Magonza e le mani aggrappate alla
caviglia: un infortunio grave ai
legamenti nell’ultima amichevole contro l’Armenia e addio
Mondiale, addio vittoria della
vita, per uno dei giocatori tedeschi dotati di maggior tecnica e
a 25 anni nel pieno della propria crescita internazionale.
Marco è tornato, ma si è rifatto male altre due volte, diventando campione del mondo
solo della sfortuna. La ricaduta
sulla stessa caviglia a fine novembre, però adesso sembra
dimenticata. Tre gol e un assist
nelle cinque partite giocate da
Dieci milioni
Marco Reus,
25 anni col suo
allenatore Jurgen
Klopp: il talento
mancino ha
rinnovato fino
al 2019 per 10
milioni a stagione
(Action Images)
pions e lo Juventus Stadium.
Il disco di Klopp è di gran
lunga il più ascoltato su Radio
Mercato, almeno tra gli allenatori: negli ultimi anni l’allenatore si è seduto idealmente sulla panchina del Barcellona, della stessa Juventus, dell’Arsenal,
del Liverpool, dell’Inter, del
Napoli, del Newcastle. E l’elen-
Vidal è recuperato
Chiellini avverte
«Attenti alle loro
ripartenze sprint»
La Roma è a 9 punti —
massimo distacco stagionale
— e Arturo Vidal, che aveva
saltato la gara di venerdì
contro l’Atalanta, è tornato ad
allenarsi con la squadra. La
Juventus arriva nelle migliori
condizioni possibili alla sfida
di domani sera allo Stadium
contro il Borussia Dortmund.
L’unico dubbio per
Massimiliano Allegri sembra
riguardare il partner d’attacco
di Tevez, ma Morata è in
vantaggio su Llorente.
«I rischi maggiori verranno
dalle loro ripartenze — ha
detto Giorgio Chiellini alla Rai
—. Però, proprio per questo
gioco in velocità, si espongono
a dei rischi altissimi dietro. La
Roma a meno 9? È presto per
parlare di distacco decisivo. E
e lo sarà anche dopo lo scontro
diretto di lunedì prossimo
all’Olimpico».
Voglia di riscatto
Marco ha saltato il
Mondiale: ora è tornato
con 3 gol e 1 assist
nelle ultime 3 gare
Reus dopo la sosta invernale
hanno ridato speranza e fiducia all’altra grande stella del
calcio tedesco che il 13 luglio
non ha alzato la coppa al Maracana, ovvero Jurgen Klopp. Il
tecnico che ha vinto due Bundesliga con il Borussia Dortmund, portandolo alla finale di
Champions League il 25 maggio 2013, sembrava finito in disgrazia, assieme alla sua creatura, rintanata in piena zona
retrocessione. Ma tre vittorie
consecutive, dieci gol e una posizione in classifica più tranquilla (il Borussia ora è dodicesimo) hanno riportato i tedeschi in volo, verso la Cham-
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SERIE A 24a giornata
EMPOLI
CHIEVO
3-0
Rugani (Em) 22’, Maccarone (Em) 1’ s.t.,
Maccarone (Em) 22’ s.t. Arbitro: Tagliavento di
Terni
di Paolo Casarin
fuorigioco di posizione, molte altre volte
trascurato. Il rigore concesso al Milan, sul
finire, appare generoso tenuto conto che il
pallone non era giocabile da Antonelli la cui
caduta rovinosa doveva far venire dubbi a
Tommasi. Gervasoni ha diretto Verona-Roma
con personalità mostrando con puntualità i
cartellini gialli. Non è intervenuto, con il
giallo, nei contrasti fallosi di Hallfredsson
contro Florenzi generando molte perplessità e
costringendo il romanista alla sostituzione.
Guida (Fiorentina-Torino) concede un giusto
rigore ai viola per fallo di Benassi su Badelj e
subito dopo vede bene un fallo fuori area di
Vives su Ilicic; il giallo a Vives poteva essere
rosso, per chiara occasione da rete di Ilicic.
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VERONA
ROMA
Totti (Ro) 26’, Jankovic (Ve) 38’ Arbitro:
Gervasoni di Mantova
1-1
LAZIO
PALERMO
2-1
Dybala (Pa) 26’, Mauri (La) 32’, Candreva (La)
33’ s.t. Arbitro: Di Bello di Brindisi
MILAN
CESENA
2-0
Bonaventura (Mi) 22’, Pazzini (Mi) rig. 45’ s.t.
Arbitro: Tommasi di Bassano Del Grappa (Vi)
PARMA
UDINESE
Arbitro: Cervellera di Taranto
Rinviata
FIORENTINA
TORINO
1-1
Salah (Fi) 40’ s.t., Vives (To) 42’ s.t. Arbitro: Guida
di Torre Annunziata (Na)
NAPOLI
SASSUOLO
Arbitro: Massa di Imperia
■ Partite totali ■ Casa ■ Fuori Casa
G Giocate V Vinte N Nulle P Perse F Reti fatte S Reti subite
SERIE A Classifica
JUVENTUS
ATALANTA
2-1
Migliaccio (At) 25’, Llorente (Ju) 39’, Pirlo (Ju) 45’
Arbitro: Irrati di Pistoia
Gol annullato al Milan: finalmente Tommasi
dà una giusta interpretazione del fuorigioco
n una giornata di A mutilata di due gare e
priva dei posticipi del lunedì, restano
cinque partite da analizzare e si avverte un
senso di scadimento di questo calcio. EmpoliChievo, ben diretta da Tagliavento, ha
prodotto un risultato in piena regolarità. A Di
Bello è stata affidata una gara di rilievo,
Lazio-Palermo: la risposta è stata più che
positiva e può aprire a designazioni di alta
qualità. Il contatto in area tra Parolo e
Gonzalez non giustificava il penalty,
l’espulsione di Barreto (entrata pericolosa
sulle gambe di un laziale) dovuta. Tommasi in
Milan-Cesena ha giustamente annullato il gol
di Poli per un fuorigioco di posizione di Destro
che chiudeva la visibilità al portiere Leali.
Finalmente un’applicazione corretta del
ha intenzione di investire sul
futuro, ha coinvolto tutti: «Ci
ha resi euforici» ha detto Gundogan, un altro che ha perso la
coppa del mondo per infortunio ed è in cerca di riscatto.
Per la Juve queste sono solo
cattive notizie, perché le ambizioni di crescita di Klopp e
Reus non si esauriscono qui. E
soprattutto perché con Reus,
esterno mancino nel 4-2-3-1,
Klopp ha ritrovato intensità,
qualità, fiducia, profondità e
concretezza. Per un tecnico che
passerà alla storia minima del
calcio anche per aver detto che
«se a quattro anni avessi visto
giocare il Barcellona del tiki
taka mi sarei dato al tennis»
questi sono tutti ingredienti
fondamentali per sorprendere
la Juventus: facendo condurre
il gioco agli uomini di Allegri,
ma spingendo il pressing, in
cerca dell’imboscata.
«Nelle ultime partite — ha
detto sollevato Klopp — abbiamo rivisto momenti di grande
calcio, con la Juventus ce la giochiamo alla pari». E anche il
problema della punta centrale
sembra risolto: Aubameyang
col suo amicone Reus si diverte
un mondo e ha segnato quattro
gol nelle ultime tre partite. Immobile è sceso ancora più indietro nelle gerarchie dell’allenatore, che su di lui ha fatto un
investimento di 20 milioni. Il
capocannoniere dell’ultima serie A si è lamentato della freddezza dei tedeschi, compagni
compresi. E a Dortmund non
hanno gradito. Ma da quelle
parti Klopp così entusiasta non
lo vedevano da mesi. Ed è questo quello che conta.
Paolo Tomaselli
multe che prende in auto, ha
prolungato fino al 2019 con il
Borussia per 10 milioni a stagione (2 dei quali dagli sponsor), diventando il più pagato
nella storia del club e — per
ammissione del suo allenatore
— «molto più tranquillo».
L’entusiasmo per la firma, vista
come un segnale che la società
Al completo
● Fischio finale
I
co è sicuramente incompleto.
Anche il figlio di Dortmund,
che a 15 anni era ritenuto troppo mingherlino ed è ripartito
dal basso, è stato accostato a
tutta la grande argenteria d’Europa: Bayern, Real, Barça, Manchester rossa e celeste, Arsenal,
Chelsea. Ma l’11 febbraio Reus,
anche per ovviare alle mega
oggi 19,00
CAGLIARI
INTER
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
oggi 21,00
SAMPDORIA GENOA
Arbitro: Rocchi di Firenze
24/2 - 18,30
JUVENTUS
ROMA
NAPOLI
LAZIO
FIORENTINA
GENOA
SAMPDORIA
MILAN
TORINO
PALERMO
INTER
SASSUOLO
UDINESE
EMPOLI
VERONA
CHIEVO
ATALANTA
CAGLIARI
CESENA
PARMA (-1)
Punti
57
48
42
40
39
35
35
33
33
33
32
29
28
27
25
24
23
20
16
10
G
24
24
23
24
24
23
23
24
24
24
23
23
23
24
24
24
24
23
24
23
V
17
13
12
12
10
9
8
8
8
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5
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5
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N
6
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2
P
1
2
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11
14
18
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7
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6
4
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7
5
9
9
F
51
37
42
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30
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27
43
30
35
43
47
47
MARCATORI: 14 RETI: Tevez (JUV) 13 RETI: Icardi (INT) 12 RETI: Dybala (PAL), Higuain (NAP),
Menez (MIL) 10 RETI: Gabbiadini (NAP) 9 RETI: Callejon (NAP), Di Natale (UDI), Quagliarella (TOR),
Toni (VER) 8 RETI: Mauri S. (LAZ), Thereau (UDI), Ljajic (ROM), Zaza (SAS)
PROSSIMO TURNO: SABATO 28/2, ORE 20.45: Chievo-Milan. Domenica 1/3, ore 12.30: CagliariVerona. ore 15.00: Atalanta-Sampdoria, Cesena-Udinese, Genoa-Parma, Palermo-Empoli,
Sassuolo-Lazio. ore 18.00: Inter-Fiorentina. ore 20.45: Torino-Napoli. Lunedì 2/3, ore 20.45:
Roma-Juventus.
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
40
#
Genitori, fratelli, moglie, figli, cognati e nipoti
annunciano la scomparsa di
Gianluca Spina
presenza insostituibile nelle loro vite.- Per i funerali
contattare: 02.5513027 da martedì.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Gianpaolo, Connie Pirani e figli.
te
Francesca, Pietro e Annachiara abbracciano for-
Luca
marito e papà indimenticabile.- Sarà sempre la nostra luce. - Milano, 22 febbraio 2015.
Luca
fratello maggiore ma soprattutto esempio inarrivabile.- Tuoi per sempre.- Fabi e Leo con Francesco
e Guendalina. - Milano, 22 febbraio 2015.
Enzo Graziella Lo Scalzo Moscheri con Daniele,
Nicoletta, Federico e Giulia piangono con Giorgio,
Anna, Francesca, Fabiana, Leonardo la tragica
scomparsa di
Gianluca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luciana, Roberto, Nico, Nadia e Federica si uniscono al dolore di Giorgio, Anna e di tutta la famiglia per l’improvvisa perdita del figlio
Gianluca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Paolo, Aura Barabino.
Ciao
Gianluca
Luca
non sei stato un cugino, ma un fratello.- Sentiremo
molto la tua mancanza.- Ti piangiamo con tutta la
famiglia.- Edoardo, Marco, Serena e bimbi.
- Milano, 22 febbraio 2015.
il tuo sorriso mi accompagnerà sempre nel tuo ricordo.- Ti abbraccio forte.- Mariella.
- Milano, 22 febbraio 2015.
che il Signore aiuti noi tutti ad accettare l’umanamente inaccettabile.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Ulrika, Teresa e Matteo profondamente colpiti ed
addolorati partecipano commossi al dolore inconsolabile di tutti gli Spina per la tragica scomparsa
di
Luca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Maria Teresa e Ruggero, Antonella e Lionello
Mazzoni partecipano commossi al dolore del cugino Giorgio Spina e della sua famiglia per la scomparsa del figlio
Luca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Tutto gli amici dello studio Mazzoni e Associati
sono affettuosamente vicini a Leonardo e alla sua
famiglia in questo momento di grande dolore per
la tragica scomparsa del fratello
Prof. Gianluca Spina
- Milano, 22 febbbraio 2015.
Arianna, Paolo, Chiara, Camilla, Benedetta si
stringono a Francesca, Pietro, Annachiara e a Giorgio, Anna, Leo e Fabiana nel ricordo di
Luca
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Celerina, 22 febbraio 2015.
Alberto, Luisa, Anna, Ezio si stringono con grande affetto a Francesca, Pietro, Annachiara, Anna e
Giorgio e famiglia tutta, nel dolore per la prematura scomparsa di
Gianluca
ricordandone le doti umane e professionali
- Milano, 22 febbraio 2015
Benedetta e Vinicio sono vicini a Leonardo e tutta
la sua famiglia per l’improvvisa scomparsa del caro
fratello
Gianluca Spina
- Milano, 22 febbraio 2015.
Sabrina e Grazia con tanto affettoe tristezza si
stringono forte a Fabiana e a tutta la famiglia Spina
per la tragica scomparsa del caro
Gianluca
- Milano, 23 febbraio 2015
Partecipa al lutto:
– Emilio Cimadori.
Gilberto Gelosa e Fabio Colombo, attoniti, esprimono il loro profondo dolore ai familiari e al Politecnico per la prematura scomparsa del
Prof. Gianluca Spina
Presidente del MIP, di cui hanno apprezzato grandi
doti umane e professionali come sindaci del Consorzio. - Milano, 22 febbraio 2015.
Gianluca Spina
- Vittuone, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Giuliano e Mariella Ceradelli.
Gli zii Maria Grazia e Italo ricordano con grande
affetto
Giuseppe Falco a nome di The Boston Consulting
Group ricorda commosso
Luca
Gianluca Spina
Gianluca
Gianluigi Castelli con profonda commozione
partecipa al lutto della famiglia e della comunità
accademica per la prematura scomparsa di
Gianluca Spina
- Milano, 22 febbraio 2015.
Giovanni Crostarosa Guicciardi ricorda con nostalgia l’intelligenza e l’entusiasmo di
Gianluca Spina
e il suo spirito positivo nel costruire istituzioni educative al servizio del paese e delle giovani generazioni. - Milano, 22 febbraio 2015.
Fabrizio e Annamaria Del Buono sono vicini alla
famiglia per la tragica scomparsa del
Prof. Gianluca Spina
- Milano, 22 febbraio 2015.
Caro
Luca
una tragica fatalità ti ha strappato a questa vita.Lasci un vuoto incolmabile.- Non potremo mai dimenticare la tua straordinaria energia, determinazione e coraggio che sapevi sprigionare nei progetti che abbiamo realizzato insieme.- Rimarrà
indelebile in noi il ricordo di un amico leale, generoso ed entusiasta della vita.- Ci stringiamo alla
tua Francesca, a Pietro e a Annachiara in questo
momento di grandissimo dolore.- Giovanni Azzone, Umberto Bertelè, Vittorio Chiesa, Marco Giorgino, Paolo Maccarrone, Cristina Masella, Giuliano
Noci, Stefano Preda, Andrea Rangone.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Paolo e Danila con Enrico e Franca sono vicini
con immenso affetto al caro Leo, Giorgio, Anna e
Fabiana nel triste momento della improvvisa scomparsa di
Luca
esempio di rettitudine e umanità.
- Milano, 23 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Gianni, Nicoletta e Lorenzo Giannini Mochi.
Carlo Maria Capè piange affranto
Gianluca Spina
amico e compagno di tante iniziative professionali,
ed è vicino alla sua famiglia in questo momento di
enorme dolore. - Milano, 22 febbraio 2015.
Gianluca
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Briosco, 22 febbraio 2015.
Gianluca Spina
di cui ricordano le eccezionali doti umane e professionali. - Milano, 22 febbraio 2015.
L’Associazione Genitori Severi-Correnti ricorda
l’amico
Teresio e Miranda piangono l’amatissimo, indimenticabile
Franco e Laura Citterio con Monica e Marco partecipano con affetto al dolore di Fabiana e della
famiglia Spina per la tragica scomparsa di
Carlo Capè, Nino Lo Bianco e Fabio Troiani con
i partner e i dipendenti di Bip sono vicini alla famiglia per la prematura scomparsa di
Gianluca Spina
Vittorio Italia con Marta, Paola e Chiara partecipa commosso al dolore di Giorgio, Anna, Francesca, Fabiana e Leonardo, per la tragica scomparsa
di
e sono vicini a Francesca, Pietro, Annachiara e alla
famiglia Spina. - Milano, 22 febbraio 2015.
Per più di un decennio Gianluca ha guidato la nostra business school con straordinaria passione,
dedizione e impegno.- I risultati raggiunti testimoniano la bontà della sua visione.- Grazie Gianluca,
ci mancherai. - Milano, 22 febbraio 2015.
Alfonso e Francesca Saibene si stringono con affetto e amicizia a Leonardo e a tutta la sua famiglia
nel ricordo del fratello
Partecipano al lutto:
– Luciano, Gianfranco, Valeria Crespi.
Luca
Gianluca Spina
abbracciano affettuosamente Francesca, Pietro e
Annachiara. - Milano, 22 febbraio 2015.
Gianluca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Luca
Luca
Alberto, Paolo e Marina profondamente colpiti e
addolorati per la scomparsa del caro amico
Gianluca Spina
ora sei in cima con Francesca, Paolo, Valeria e
per sempre nei nostri cuori.- Andrea, Monica e Benedetta, Rodolfo, Michela e Alessandro.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Alberto e Mona, appena giunti nella lontana Cina, apprendono affranti la tragica e devastante notizia e, pur nella fisica impossibilità di raggiungervi,
si stringono con tutto l’affetto di cui sono capaci
alle famiglie dei carissimi cugini Spina, in questo
momento di incommensurabile dolore per la perdita di
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Consiglio di Amministrazione, il Comitato di
gestione, i docenti e tutto lo staff di Mip Politecnico
di Milano partecipano con profonda commozione
al dolore di francesca, Pietro e Annachiara per l’improvvisa scomparsa di
Gianluca
Caro
Prof. Gianluca Spina
Pupa con Valentina e Matteo, Rodolfo con Gisella Andrea ed Elisabetta si stringono con immenso
affetto al dolore dei cari cugini Spina per la tragica
scomparsa di
I tuoi zii Marienza, Pino e Livia ti porteranno sempre nel loro cuore carissimo
e condividiamo il grande dolore di tutti i tuoi cari.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Paolo Forcellini, Elio Candiani e lo staff di Lexicon si stringono con affetto a Francesca Bodini per
la tragica scomparsa del marito
e si stringe alla famiglia e ai colleghi del Politecnico, ricordandone la passione, la competenza e
l’entusiasmo. - Milano, 22 febbraio 2015.
I Soci, gli Amministratori, i Sindaci e il personale
di Arcadia SGR partecipano al lutto dei famigliari
per la scomparsa del
Prof. Gianluca Spina
Amministratore indipendente che ha contribuito allo sviluppo della società sin dalla sua fondazione
con le sue elevate capacità professionali e umane.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Simone e Elisa Arnaboldi, con Edoardo e Francesco, si stringono con affetto a Francesca, Pietro,
Annachiara e a tutti i famigliari nel ricordo di
Gianluca Spina
un grande uomo e amico da sempre.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Direttore, il Vice Direttore e tutti i colleghi del
Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano si stringono con affetto a Francesca,
Pietro e Annachiara per l’improvvisa scomparsa di
Gianluca Spina
e ne ricordano l’intelligenza e la determinazione,
il senso per l’istituzione e la capacità di visione,
l’integrità e il coraggio di innovare.- Gianluca ha
giocato un ruolo primario nella crescita della nostra comunità e grandi erano le sfide che avevamo
appena intrapreso insieme.- Ci ha lasciato troppo
presto. - Milano, 22 febbraio 2015.
Profondamente addolorati per l’improvvisa e
prematura scomparsa del caro amico, collega, allievo e maestro
Gianluca Spina
ci stringiamo con grande affetto a Francesca, Pietro, Annachiara e tutta la famiglia. Emilio Bartezzaghi, Tommaso Buganza, Raffaella Cagliano, Federico Caniato, Mariano Corso, Adriano De Maio,
Matteo Kalchschmidt, Stefano Ronchi, Roberto Verganti, con gli altri colleghi del gruppo di ricerca di
Gestione Aziendale e dell’Innovazione del Politecnico di Milano. - Milano, 22 febbraio 2015.
L’Accademia Teatro alla Scala si stringe intorno
al dolore della famiglia per l’improvvisa scomparsa
del
Prof. Gianluca Spina
Presidente di MIP - School of Management del Politecnico di Milano, ricordandone la professionalità
e la passione con cui svolgeva la propria attività.
- Milano, 23 febbraio 2015.
e il suo impegno generoso e competente nei progetti a favore degli studenti. A Francesca l’abbraccio affettuoso di Marco, Elena, Stefano, Chiara,
Marta, Frédérique, Michela, Clara, Andrea, Duilio,
Cristina, Alba. - Milano, 22 febbraio 2015.
Gli alunni, i professori, i genitori della classe 5D,
del Liceo Severi di Milano sgomenti per la tragica
scomparsa di
Gianluca Spina
sono affettuosamente vicini a Pietro, Francesca e
Annachiara. - Milano, 22 febbraio 2015.
Emilio, i figli Aldo e Marina con Gabriela, Serena
e Walter ringraziano gli amici e parenti per l’affetto
ricevuto per la scomparsa di
Angela Ponzoni Giuliani
Francesca Clerici Guidici
non è più con noi.- Il suo sorriso, la sua dolcezza,
la sua generosità e la sua fermezza accompagneranno per sempre Roberto, Alessandro, Lorenzo,
Marta, Paolo, Michel, Betty, Luisa, Nino, Carlotta,
Jolanda, Massimo, Gloria, Jean Pierre, Fabienne.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Chiara Caldarulo.
– Miti Lazzari.
– Giuse, Roberto e Vera Mariani.
Ci mancherai
Ciao
Francesca
Angela Ponzoni Giuliani
- Milano, 22 febbraio 2015.
Angela Ponzoni Giuliani
- Milano, 22 febbraio 2015.
Elena e Marcello abbracciano Marina nel momento del dolore per la perdita della sua amata
mamma
Angela
- Milano, 23 febbraio 2015.
Marta e Donato Rita sono vicini al dolore di Marina e dei familiari per la perdita della cara mamma
Angela Ponzoni Giuliani
- Lugano, 23 febbraio 2015.
Antonella e Franz stringono in un forte abbraccio
di bene Marina per la perdita della sua mamma
signora
Angela Ponzoni Giuliani
e partecipano al lutto di tutta la famiglia.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Anna Maria, Federica, Sonia, Elena e Laura.
Dopo 95 anni di intelligenza, saggezza, coraggio
e grande amore per il prossimo, si è spenta serenamente
Francesca
Elio Scarpini e Daniela Galimberti, profondamente addolorati per la tragica e prematura scomparsa della carissima amica e collega
Francesca Clerici
si stringono con affetto alla famiglia
- Milano, 22 febbraio 2015
Tiziana e Antonella Maiolo sono vicine a Michel
nel ricordo della cara
Francesca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Simone e Elisa Arnaboldi partecipano al dolore
di Roberto e dei famigliari per la scomparsa della
cara
Francesca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Francesca
amica del cuore, compagna di tanti giochi e ricordi
felici.- Lasci un vuoto incolmabile in tutti noi.- Laura, Riccardo, Lorenzo e Roberto Kustermann.
- Milano, 21 febbraio 2015.
Francesca
Ciao
Francesca
sarai sempre nei miei pensieri.- Sempre.- Mariella.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Francesca
Francesca Clerici
Enzo, Marida, Tomaso, Matteo, Giuliana e figlie
sono vicini a Roberto, Alessandro, Lorenzo e Marta
per la tragica scomparsa di
Francesca
- Milano, 22 febbraio 2015.
Pier Luigi e Federica Canevelli partecipano commossi all’immenso dolore che ha colpito Roberto,
Alessandro, Lorenzo, Marta e Michel per la tragica
ed incolmabile perdita di
Francesca
intelligente e tenera amica dei tempi dell’infanzia.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Il Direttore Professore Claudio Mariani e tutti i
collaboratori dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale Sacco piangono la tragica scomparsa di
Francesca Clerici
collega di inestimabile valore umano e scientifico.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Francesca Clerici
Francesca Clerici Giudici
- Milano, 22 febbraio 2015.
Francesco Gatti partecipa al dolore di Tommaso
Di tanno e dei famigliari del momento della scomparsa della signora
Il Presidente Professor Claudio Mariani, la Vicepresidente Dottoressa Sylvie Azarya, il Consiglio
Direttivo tutto dell?Associazione per la Ricerca sulle
Demenze Onlus partecipano commossi al dolore
della famiglia per l?improvvisa scomparsa della
Dottoressa
Ing. Sergio Pestarini
Buon viaggio. - Milano, 20 febbraio 2015.
Partecipano al lutto:
– Italo Frigerio.
– La famiglia Bono.
– La famiglia Francesconi.
Luigi piange la scomparsa del caro amico
Sergio
e con Donatella è affettuosamente vicino a Livia
nel suo grande dolore.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Paolo
Valeria Agugini
- Milano, 22 febbraio 2015.
I suoi alunni della II A del Liceo Parini di Milano
piangono la scomparsa della cara professoressa
Valeria Bassi
e del marito abbracciando forte i loro figli.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Francesca Clerici
Vicepresidente dell?associazione, preziosa collaboratrice e carissima amica.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Mafalda Barenghi
Partecipano al lutto:
– Renza Stabilini.
– Fabio Stabilini.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Mafalda Barenghi
Partecipano al lutto:
– Lucia, Fernando, Nicola.
Camillo Caccia Dominioni
Nel trigesimo della scomparsa di
Anna Bonatti Rocca
martedì 24 febbraio alle ore 18.30 sarà celebrata
una Santa Messa nella Parrocchia di San Babila a
Milano. - Milano, 23 febbraio 2015
23 febbraio 2004 - 23 febbraio 2015
In memoria di
Marco Bordignon
Patrizia, Matteo, Simone Bordignon.
- Milano, 23 febbraio 2015.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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ATTIVO DA LUNEDI A DOMENICA
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Tel. 02 50984519
Enrico Castaldi con tutta la famiglia e i cari di
Villa Olga, annuncia la scomparsa della madre
www.necrologi.corriere.it
Ornella Chieri Castaldi
SI ACCETTANO RICHIESTE VIA WEB,
E-MAIL E CHIAMATE DA CELLULARI SOLO
DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
nel ricordo del padre Carlo e del fratello Giampaolo. - Ardenza - Livorno, 22 febbraio 2015.
Noi tutti di Castaldi Mourre & Partners ci stringiamo con affetto da Parigi e da Milano a Enrico e
Orsola, Silvia e Alice e Claudia per la perdita della
cara signora
Ornella
- Parigi, 23 febbraio 2015.
e-mail: [email protected]
Corriere della Sera
TARIFFE QUOTIDIANO (Iva esclusa) :
PER
Necrologie: € 6,50
PAROLA: Adesioni al lutto: € 13,00
Diritto di trasmissione: pagamento differito € 5,00
Silvia Bezzi Bonomi
Ilaria con Lorenzo, Francesco con Roberta, Marco con Marina si stringono a Francesca, Sara, Federico nel dolore per la scomparsa della loro mamma
I testi verranno pubblicati anche sul sito
www.necrologi.corriere.it
È possibile richiedere servizi aggiuntivi,
disponibili solo on line
Silvia Bezzi Bonomi
- Milano, 22 febbraio 2015.
La famiglia Quaini e’ vicina all’amica Amalia per
la dolorosa scomparsa dell’amato fratello
Vittorio
- Lodi, 22 febbraio 2015.
Vittorio Locatelli
Evelina e Sandro piangono l’indimenticabile amico
di tante estati gioiose passate assieme e sono vicini
con un forte abbraccio all’amata moglie Paola, ai
figli e ai familiari tutti.
- Gallarate, 22 febbraio 2015.
Sergio, Gabriella, Gaia, Andrea, Marta partecipano con affetto al dolore di Elena, Niccolò, Andrea per la perdita della loro cara
Annelies Bellani
Il Tennis Club Milano Alberto Bonacossa partecipa commosso al dolore della famiglia e ricorda
Annelies Ullstein Bellani
socia onoraria del club e pluri campionessa internazionale di tennis - Milano, 22 febbraio 2015
È mancato all’affetto dei suoi cari
Geom. Gianfranco
Carsenzuola
di 79 anni.- Ne danno il triste annuncio la moglie
Bambina, il figlio Alberto, la nuora Margherita, le
sorelle, i cognati e i nipoti.- I funerali avranno luogo in Cusago martedì 24 febbraio alle ore 15 muovendo da piazza Soncino, 13 per la parrocchia dei
SS. Fermo r Rustico, indi la tumulazione nel cimitero locale. - Cusago, 22 febbraio 2015
Oggi alle 18.30 nella Chiesa di San Marco verrà
celebrata una Santa Messa in suffragio di
Grazia Pasetti
che è sempre nel nostro costante amoroso ricordo.- Marco, Monica, Luca.
- Milano, 23 febbraio 2015.
Giovanni con Mariangela, Pietro e Claudia, Remo con Florence si stringono con tutto il loro affetto
a Mariarosa, Barbara e Stefano per la perdita di
La Direzione Generale e i colleghi dell’Ospedale
Sacco partecipano con dolore alla prematura
scomparsa della stimata
a bordo del caicco celeste nel suo ultimo viaggio.
- Milano, 22 febbraio 2015.
prof.ssa Francesca Clerici
Ad un anno dalla scomparsa di
una Santa Messa in suo ricordo verrà celebrata
mercoledì 25 febbraio alle ore 18,30 nella Basilica
di Sant’Ambrogio.- La tua grande famiglia.
- Milano, 23 febbraio 2015.
Giannantonio e Carla, Urbano e Silvana, Claudio e Giuliana con profondo affetto abbracciano
Enrica che ha perso la carissima sorella
Partecipa al lutto:
– Ugo Sinigaglia.
Mancheranno a tutti noi la sua dedizione, la sua
passione e la sua professionalità.- Il Direttore Generale Pasquale Cannatelli, il Direttore Sanitario
Ezio Goggi, il Direttore Amministrativo Francesco
Laurelli. - Milano, 22 febbraio 20125.
Clementina Niada
Ciao
ti ricorderò sempre e mi mancherà molto la tua
amicizia.- Gabriella De Bernardi.
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Brusimpiano, 21 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Livia, Andrea Chicca, Marcello Martina, Lella
Nuccio, Edoardo annunciano con grande dolore la
perdita dell’
Partecipano al lutto:
– Tullio e Grazia Monzino.
- Milano, 22 febbraio 2015.
I dirigenti ed i colleghi tutti di Intertecno S.p.A.
sono vicini a Roberto Giudici nel dolore per la gravissima perdita della moglie
- Milano, 22 febbraio 2015.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Gilberto Gelosa è vicino all’amico Michel Clerici
per la prematura scomparsa della figlia
Lo Studio Legale d’Urso Gatti e Bianchi è vicino
a Tommaso Di Tanno e a tutta la sua famiglia nel
momrnto della perdita della signora
Antonia Sinisi Di Tanno
23 febbraio 2003 - 23 febbraio 2015
Grande Cleme, la tua magia ci arriva ogni giorno.Grazie per esserci ed aiutarci.- Mamma, papà,
Margherita, Francesca.- La tua Messa sarà mercoledì 15 aprile alle 18 presso la chiesa di San Simpliciano a Milano. - Milano, 23 febbraio 2015.
Francesca, Sara e Federico annunciano con
grande tristezza che è mancata la loro mamma
Affranti di fronte a questa improvvisa perdita i colleghi dell’U.O. di Neurologia dell’Ospedale Sacco
si stringono al dolore di Roberto, Alessandro, Lorenzo e di tutta la famiglia.- Il Professore Claudio
Mariani, i medici, gli specializzandi e i dottorandi,
il personale di neurofisiologia e neuropsicologia, il
personale infermieristico e gli operatori sanitari.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Antonia Sinisi Di Tanno
Paolo
Arrivederci amica mia!- Abbraccio i tuoi cari.- Albertina Gavazzi e famiglia.
- Milano, 22 febbraio 2015.
e invia un forte abbraccio.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Gino Burei
Valeria
e
Mafalda
Ciao
Ne danno annuncio i figli Maria José, Mariano,
Tommaso e Nicoletta con i nipoti Alessia, Ilaria,
Fabio, Chiara e Giulia.- I funerali si celebreranno
lunedì 23 febbraio alle ore 11 presso la chiesa Regina Apostolorum, via Antonino Pio 75, Roma.
- Roma, 22 febbraio 2015.
Antonia Sinisi Di Tanno
- Milano, 22 febbraio 2015.
Simone e Elisa Arnaboldi piangono la scomparsa
dei loro amici
- Milano, 22 febbraio 2015.
Simona e Michele sono vicini con il cuore all’amica Marina nel triste momento della perdita della
cara mamma
Antonietta e tutti gli amici di Stava abbracciano
Pia e tutti i suoi cari ricordando con affetto
e
- Milano, 23 febbraio 2015.
Sergio Orbetegli
- Milano, 21 febbraio 2015.
Giorgio e Mei, con Roberto e Chiara con Franco,
sconvolti , si stringono con immenso affetto a Donatella, a Giulia, Giovanni, Carlo e Pietro, a mario
e Antonia nel ricordo di
Ernesto ed Elena con i figli sono vicini con affetto
a Marta, Roberto, Lorenzo ed Alessandro nella preghiera e nel ricordo della dolce e cara
Francesca Taroni e la Redazione di Living partecipano con affetto al dolore di Marina per la perdita della sua mamma
- Milano, 23 febbraio 2015.
Valeria Agugini
Il Direttore Diamante D’Alessio e tutta la Redazione Moda partecipano sentitamente al dolore di
Eva per la perdita del caro papà
- Milano, 22 febbraio 2015.
Camilla, Giuseppe e i ragazzi.
- Milano, 22 febbraio 2015.
Alberto e Alessandra Romeo esprimono a Roberto Giudici affetto e vicinanza per la tragica scomparsa di
Simona Tedesco e la Redazione di Dove si stringono con affetto a Marina e partecipano al dolore
per la scomparsa della cara mamma
Paolo
e
Francesca
ma vivrai in tutti noi.- I tuoi cugini Giancarlo, Valentina Giacomo, Andrea, Alessandra, Natalie, Nicole, Marco, Matteo, Ronald, Germain, Dominique
e Jacques. - Milano, 22 febbraio 2015.
Il funerale avrà luogo oggi lunedì 23 febbraio alle
ore 14.45 nella chiesa di San Michele Arcangelo
in viale Monza 224. - Milano, 23 febbraio 2015.
Angela Ponzoni Giuliani
Massimo, Giusi, Federico, Francesco abbracciano Giulia, Giovanni, Carlo e Pietro, ricordando
l’amore per lo sci e la montagna, che tanto ci univa
a
Franco Zangheri
La Filarmonica della Scala è vicina al Maestro
Riccardo Chailly e alla sua famiglia per la perdita
della madre
Anna Maria Motta in Chailly
- Milano, 23 febbraio 2015.
TARIFFE ONLINE (Iva esclusa):
Partecipazioni al lutto online
€ 20
Fotografia
€ 15
Biografia
€ 50
Abbonamento annuale pagina
defunto
€ 60
Fotografia + biografia +
abbonamento annuale pagina
defunto
€ 100
Gazzetta dello Sport
TARIFFE QUOTIDIANO (Iva esclusa):
PER
Necrologie: € 2,50
PAROLA: Adesioni al lutto: € 5,50
Diritto di trasmissione: pagamento differito € 5,00
Anniversari e ringraziamenti a modulo
Corriere della Sera Gazzetta dello Sport
€ 300,00 a modulo € 185,00 a modulo
Servizio sportello:
i necrologi acquisiti presso
Via Solferino 36 Milano
(lunedì-venerdì orario continuato 9/17.30)
beneficeranno di uno sconto del 20% sulla tariffa
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
Calcio estero
SPORT
Nella Liga il Real Madrid passa 2-0 sul campo dell’Elche con i gol di
Benzema e Cristiano Ronaldo (foto) e allunga in classifica: ora guida
con 60 punti davanti a Barcellona (56) e Atletico Madrid (53). In
Premier League è il Liverpool la squadra più calda del momento: i
Reds espugnano 2-0 il campo del Southampton (gol di Coutinho e
Sterling), sorpassano il Tottenham (2-2 col West Ham) e salgono al
sesto posto, a soli 3 punti dal terzo occupato dall’Arsenal. Il Liverpool
è l’unica squadra imbattuta del 2015 con 23 punti nelle ultime 9
gare, la Champions è sempre più vicina e in tutto questo Balotelli non
partecipa: ieri, ancora una volta, Mario ha guardato il match dalla
Benzema-Ronaldo:
il Real allunga
Il Liverpool vola
senza Balotelli
panchina. Episodio mai visto in Argentina: l’allenatore del Tigre,
Gustavo Alfaro, durante partita della seconda giornata di
campionato sul campo del Rosario Central, ha rifiutato la
sospensione dell’incontro dopo essere stato colpito alla testa da un
oggetto contundente lanciato dai tifosi rivali al quarto d’ora della
ripresa. Il colpo gli ha provocato un taglio al capo ma, una volta
ricevute le cure dello staff medico, Alfaro si è rialzato e ha detto
all’arbitro Ceballos: «Andiamo avanti, non si può sospendere il match
per colpa di un idiota». Il Tigre, che in quel momento era in vantaggio
1-0, ha poi perso 2-1 subendo un gol in fuorigioco e due espulsioni.
Giallorossi
Non basta il 240°
gol del capitano
il pareggio
è di Jankovic
Makaroni
di Luca Bottura
Brio e quelli
che vuol sapere
il quesito
DAL NOSTRO INVIATO
VERONA Il 6 gennaio la Roma
era a un solo punto dalla Juventus e aveva 9 punti di vantaggio
sul Napoli. Quarantacinque
giorni e un mercato di riparazione dopo ha perso 8 lunghezze dai bianconeri e stasera, dopo il posticipo, potrebbe trovarsi i Benitez Boys a meno 3.
Che cosa è successo? L’aritmetica ha una risposta semplice:
da quel giorno ha pareggiato 6
delle 7 partite giocate (Lazio,
Palermo, Fiorentina, Empoli,
Parma e ieri Verona), vincendo
soltanto contro il Cagliari. Non
bisogna essere Einstein per capire che 3 sconfitte e 4 vittorie
avrebbero portato 3 punti in
più.
Il d.s. Walter Sabatini ha la risposta dell’uomo che, dopo
aver lasciato andare Mattia Destro al Milan e portato a Roma,
per la stessa cifra, Doumbia e
Ibarbo, non si sottrae al suo
compito: «La responsabilità
non è dell’allenatore, ma mia,
per non aver riflettuto bene
sulle condizioni di Doumbia e
Ibarbo. Se sarà un errore mortifero faremo i conti a fine campionato. La Juve avrà un match
point, contro di noi, la prossima settimana. Parlare di scudetto adesso sarebbe prendere
in giro i tifosi. Dobbiamo pensare a proteggere il secondo
posto perché sarà molto difficile». Rudi Garcia cerca una risposta in campo e non sempre
la trova: «Come dite in Italia ci
manca sempre uno per fare 31.
Abbiamo preso gol e non era
nemmeno un tiro in porta. Florenzi non ha potuto difendere
perché era infortunato, ma non
si era fatto male da solo. Ho visto una bella Roma nel primo
tempo, poi il calo è stato anche
fisiologico. Avevamo giocato
giovedì… ». Ci vuole Francesco
Totti, al gol numero 240 in se-
Lotta dura Contrasto ruvido tra Emil Hallfredsson, del Verona, e il romanista Davide Astori: al Bentegodi nessuno si è risparmiato (Getty Images)
Neppure Totti dà la sveglia
La Roma non cambia passo
A Verona, 6° pareggio in 7 partite, la Juve è sempre più lontana
❞
Sabatini
Parlare
di scudetto
adesso
sarebbe
prendere in
giro i tifosi
rie A, per rivedere un sottile
raggio di sole: «Scudetto?
Aspettiamo almeno fino a lunedì». Ma, prima, ci sarà il ritorno di Europa League, a Rotterdam, dove la Roma si giocherà un altro pezzo di futuro.
Detto delle colpe della Roma, la sfortuna ha avuto il suo
peso. Fino al pareggio su autogol (doppia deviazione di Astori e Keita) era stata la sola squadra in campo. Il Verona ha rinunciato a fare calcio, lasciando all’avversario un possesso
palla di oltre il 75%, anche se
non ci si deve vergognare di fare quello che si può fare. È la
Roma ad aver comprato Iturbe
dal Verona quest’estate, non viceversa. E poi il calcio è uno
sport talmente strano che, nelle ripresa, c’è voluto un salvataggio di Torosodis sulla riga,
su tiro di Hallfredsson, per evitare che la Roma andasse addirittura sotto.
Cosa può fare la Roma per risalire? 1) servirebbe il tempo
Verona
Roma
1
1
Marcatori: Totti 26’, Jankovic 38’ p.t.
VERONA (4-3-3): Benussi 5, E. Pisano
6, Moras 6,5, Marquez 6, Brivio 6; Ionita
5,5 (Obbadi 6 24’ s.t.), Tachtsidis 6,
Hallfredsson 6,5; J. Gomez 6 (Lazaros s.v.
39’ s.t.), Toni 6,5, Jankovic 6,5 (Greco 6
24’ s.t.). All.: Mandorlini 6
ROMA (4-3-3): De Sanctis 5,5; Florenzi
6 (Torosidis 6,5 40’ p.t.), Manolas 5,
Astori 4,5, Cole 5,5, Nainggolan 5,5, S.
Keita 5, Pjanic 5,5 (Verde s.v. 38’ s.t.);
Ljajic 6,5, Totti 6 (Doumbia 5 21’ s.t.),
Gervinho 4. All.: Garcia 5,5
Arbitro: Gervasoni 6
Ammoniti: Jankovic, Cole, J. Gomez,
Manolas, Nainggolan
Recuperi: 1’ più 3’
per aspettare che Gervinho torni dalla Coppa d’Africa con la
mente oltre che con il fisico e
che Doumbia si inserisca nelle
squadra ma, come dice Garcia,
di tempo non ce n’è più; 2) il recupero di Iturbe per dare più
opzioni a un attacco sterile; 3)
spostare Pjanic davanti alla difesa, alla Pirlo, per velocizzare
l’azione e per dargli un ruolo
che lo allontani da Totti per evitare sovrapposizioni; oggi il
bosniaco fa il mediano e così
non serve né alla squadra né a
se stesso, pur mettendoci tutto
l’impegno possibile. La triste
verità è che due leader come
Benatia e Strootman, che miglioravano tutti i compagni vicini, non ci sono più. E cosa
può fare il Verona per arrivare a
una salvezza più tranquilla?
Cercare di giocare di più a calcio, mantenendo la stessa grinta. Non si trova sempre un gol
senza aver mai tirato in porta.
Luca Valdiserri
8
i punti persi
dalla Roma
rispetto alla
Juventus negli
ultimi 45 giorni
Alla ripresa
del campionato
i bianconeri
saranno
di scena
all’Olimpico,
ma è difficile
parlare di sfida
scudetto
considerati
i 9 punti
di differenza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutto nel finale: Viola avanti con Salah, il granata pareggia tre minuti dopo
DAL NOSTRO INVIATO
Fiorentina
Torino
1
1
Marcatori: Salah 40’, Vives 43’ s.t.
FIORENTINA (3-4-2-1): Tatarusanu 6,
Tomovic 6, Gonzalo Rodriguez 6,5,
Basanta 6,5, Rosi 5 (Joaquin 6 11’ s.t.),
Badelj 6,5, Aquilani 5,5, Vargas 5, Diamanti
5 (Salah 7 21’ s.t.), Ilicic 6; Babacar 5
(Gilardino s.v. 33’ s.t.). All.: Montella 6
Duello
Mohamed
Salah, autore
dell’1-0 viola,
e Bruno Peres
e allunga a 11 la serie positiva (6
pareggi e 5 vittorie). Il 3-5-2
ospite è pratico: tanta difesa e
sano contropiede. Anzi le azioni più insidiose sono granata.
Montella, rispetto al giovedì
europeo, ne cambia otto. Ventura cinque. La Fiorentina con
Ilicic e Diamanti dietro Babacar
TORINO (3-5-2): Padelli 7, Maksimovic
6, Jansson 6, Moretti 6,5, Bruno Peres 6,
Benassi 5 (Gazzi s.v. 30’ s.t.), Vives 7,
Farnerud 5 (Amauri s.v. 41’ s.t.), Molinaro
6,5, Quagliarella 6 (Martinez 6 20’ s.t.),
Maxi Lopez 6,5. All.: Ventura 6
Arbitro: Guida 5 Ammoniti: Vives,
Diamanti, Bruno Peres, Benassi, Moretti
Recuperi: 1’più 4’
è più lesta a calarsi dentro la
partita, ma anche più imprecisa. Il senegalese sbaglia dal dischetto il rigore che, dopo appena dieci minuti, potrebbe
cambiare la partita. Il Toro si
affida solo al contropiede. Il
colpo di tacco di Quagliarella
libera Maxi Lopez davanti a Tatarusanu: bravo il portiere, meno il centravanti argentino.
La Fiorentina fa la partita,
ma nel primo tempo il ritmo è
blando: Rosi non spinge, Diamanti non incide, Aquilani
non inventa come Pizarro. Così, nonostante la buona volontà
di Ilicic, titolare dopo essere
stato vicino proprio al Toro, è
difficile bucare Padelli.
FINE PENE MAI «La temperatura
sarà di 10 gradi ma il penetrometro
dice 5 per le piogge di ieri» (Carlo
Pellegatti, Milan-Cesena tifosa,
Premium).
UNO SCONOSCIUTO «Il tiro del
Cesena ha avuto un’opposizione
corretta da parte di... un giocatore
rossonero» (se anche Pellegatti
finisce le metafore, il Milan è messo
anche peggio di quel che sembra,
Carlo Pellegatti, Milan-Cesena).
SKYBARSPORT «Lazio, che sfiga
Candreva: si infortuna esultando»
(tweet e titolo di Skysport: cose che
succedono lasciando il desk al
nipotino di 7 anni).
CORNUTO E MAZZIATO «Ops qui
c’è anche un globalismo in questo
saluto alla Terra, è bello, in questo
modo di inginocchiarsi» (Ilaria
D’Amico commenta la caduta di
Candreva con involontaria (?) ironia,
«Skycalcioshow»).
V PER VENDEMMIA Dopo lo
scempio della Barcaccia di piazza di
Spagna, sempre più acuta la crisi tra
Olanda e Italia: ieri vandali
romanisti hanno raggiunto Londra e
ridipinto l’orecchio mozzato
all’autoritratto di Van Gogh.
CHIAVI IN MANO «Questo
discorso riguarda alcuni giocatori
chiavi nelle formazioni» (Walter
Sabatini, «Skycalcioshow»).
PARMA CHAMELEON Tsipras
rivela: «La Grecia stava per uscire
dalla crisi ma poi ci fidammo delle
promesse di un certo Manenti».
BRIO DELLE AMAZZONI «Garcia,
il 2 marzo aggredirà la Juventus? La
aspetterà? Questo è veramente un
quesito che vuol sapere delle
persone» (Sergio Brio, «Stadio
Sprint», Raidue).
VIPERETTA LESS(IC)O «Oh
guarda chi c’è?! Sei fedigrafo! Sei un
fedigrafo tu!» (Massimo Ferrero al
corrispondente da Genova Riccardo
Re, SkySport24).
ULTIM’ORA Dopo aver cantato a
Ilaria D’Amico «Torpedo Blu», l’altra
sera durante il derby, invitando
Buffon ad attaccarsi al mosquito, il
presidente della Samp Ferrero
andrà in collegamento con Sky solo
dopo essere stato sedato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Toro lotta e Vives, Fiorentina rimontata
FIRENZE Il sale del derby tra i reduci dell’Europa League è tutto
nella coda: sblocca Salah, secondo gol in due partite, a cinque minuti dalla fine. Vives
riaggiusta i conti nel giro di 150
secondi dopo uno sbandamento collettivo della difesa viola. Il
pari è una specie di beffa per la
Fiorentina, che attacca dall’inizio alla fine, sbaglia subito un
rigore con Babacar, prende gol
in contropiede. Così i viola perdono il quarto posto a favore
della Lazio e a Montella vanno
di traverso le cento panchine
fiorentine in campionato. Il Toro, sia chiaro, non ruba niente
41
11
risultati utili
consecutivi
per il Torino:
dopo il k.o.
nel derby
con il gol
di Pirlo
a 2 secondi
dal termine,
per i granata
5 vittorie
e 6 pareggi
Il tema tattico della ripresa
non cambia. La Fiorentina attacca, ma non sfonda. E allora
Montella si decide a cambiare i
due esterni, inserendo prima
Joaquin (per Rosi) e poi Salah
(per lo spento Diamanti). L’egiziano è una frustata sulla partita, le sue accelerazioni scuotono i viola e mettono in crisi il
Toro, che però non abbassa
mai la guardia e colpisce in
contropiede. Martinez, appena
entrato per Quagliarella, approfitta della scellerata uscita
di Tatarusanu per colpire a porta vuota: salva Gonzalo Rodriguez. Quando lo 0-0 sembra
inevitabile, dal nulla spunta Salah dopo una perfetta triangolazione con Gilardino. Sembra
la fine. Ma la Viola è ingenua e
sull’altro fronte Vives è pronto a
ribattere in gol la respinta di
Tatarusanu dopo il tiro di Maxi
Lopez.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
42
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
SPORT
Volley
Superlega: Trento supera l’ostacolo Latina
Atletica
Grandi salti indoor per Chesani e Jacobs
Scherma
Le sciabolatrici vittoriose dopo quasi 3 anni
Superlega, 7a rit.: Energy Diatec Trentino-Top Volley Latina 3-1;
Altotevere Città di Castello/Sansepolcro-Lube Banca Marche
Treia/Macerata 0-3; Cmc Ravenna-Sir Safety Perugia 1-3; Exprivia
Molfetta-Modena 1-3; Calzedonia Verona-Vero Volley Monza 3-1;
oggi: Revivre Milano-Tonazzo Padova (20.30); rip.: Copra Piacenza.
Classifica: Trento 49*; Modena 48; Treia 43; Verona 38*; Perugia 36;
Latina 31*; Molfetta 27*; Ravenna 25*; Piacenza 19; Monza 15;
Padova e Città di Castello 10; Milano 6**. *: 1 in più; **: 1 in meno.
Seconda giornata degli Assoluti indoor a Padova. Nell’alto Silvano
Chesani ha saltato m 2,29, tentando anche m 2,35; nel lungo, Marcell
Lamont Jacobs, madre italiana e padre statunitense, ha saltato 8,03
(6ª misura europea dell’anno e 5ª italiana di sempre al coperto), ma
si è infortunato e non ha fatto la finale. Giulia Viola (8’56”23) ha
battuto nei 3.000 Federica Del Buono. Nello sprint, Delmas Obou
(6”66) e Audrey Alloh (7”34) hanno firmato il miglior crono italiano
dell’anno. È tornata al successo negli 800 Elisa Cusma (2’08”43).
L’Italia trionfa a Gand nella prova a squadre della tappa della Coppa
del Mondo di sciabola femminile. Il quartetto composto da Irene
Vecchi, Rossella Gregorio, Ilaria Bianco e Martina Petraglia ha
conquistato un successo che mancava dal 6 maggio del 2012. In
finale le azzurre hanno piegato la Francia per 45-40.
TENNIS IN LUTTO Si è spenta a Milano, 99enne, Annelies Ullstein
Bellani Bossi. Raggiunse la semifinale al Roland Garros ‘49, oltre a
due quarti (‘48 e ‘50). Sempre nel ‘50 vinse gli Internazionali d’Italia.
Alonso, incidente misterioso
Il team smentisce il malore
Superbike
Potere Aprilia
Haslam firma
in Australia
la 50ª vittoria
Vettel: «Un’uscita strana». Ricoverato in ospedale, Fernando sta bene
Ha 32 anni
● Fernando
Alonso,
originario di
Oviedo nelle
Asturie,
compirà 33
anni il 29 luglio
● Ha debuttato
in F1 nel 2001
con la Minardi e
ha vinto 2 titoli
del mondo
(2005 e 2006)
con la Renault
● È tornato alla
McLaren, che
guidò già nel
2007, dopo
cinque stagioni
alla Ferrari (dal
2010 al 2014).
Ha vinto 32 Gp
Mancava poco alla fine del
suo turno. Nel pomeriggio
avrebbe lasciato il volante della
McLaren a Button per proseguire i test pre-Mondiali sul
circuito di Montmelò, vicino a
Barcellona. Ma alle 12.35, Alonso percorre il 20° giro ed esce
di pista alla curva 3. Un brivido
corre sulle gradinate. La vettura dell’ex ferrarista sbatte lateralmente contro il muro di protezione fino a fermarsi con
l’alettone rotto. L’impatto non
pare violento, Fernando non
viaggiava a velocità elevata. Però viene subito trasferito al
centro medico della pista. È cosciente e parla con i medici, ma
è calmato con sedativi, accusa
vertigini. Inevitabili il trasferimento in elicottero all’ospedale
e il ricovero. Gli esami sono negativi: sta bene, insomma. Chi
gli ha parlato lo descrive «lucido» ma «scosso».
Ciò che è capitato in quella
curva resta un mistero. Ad alimentare il giallo sono le parole
di Sebastian Vettel che lo seguiva: «È stata una manovra strana, girava piano, credo intorno
ai 150 km/h. È andato a destra
verso il muro e lo ha urtato un
paio di volte. A quel punto l’ho
perso di vista». Circola l’ipotesi
di un malore, ma la squadra
La storia
«Sono arrivato qui ad Antigua, nelle Antille, e al porto ho
visto una selva di alberi. Quelli
più alti di 50 metri devono avere la luce rossa per gli aerei. È
tutta una luminaria! Noi di Maserati al confronto sembriamo
microbi... La verità è che alla
Rorc Carribean Race se non hai
una nave sei uno sfigato!».
L’inconfondibile risata di
Giovanni Soldini, 48 anni, attraversa l’Oceano in due virate
e un bordo al lasco. Il capitano
di lungo corso non lo ammetterebbe mai, ma si è un po’ imborghesito («Io? Imborghesito? Ma cosa dici? Nooooo!»).
Stamane, al timone del 70 piedi (21.5 m) Maserati, con a bordo l’armatore della barca (John
Elkann) e il di lui futuro cognato (Pierre Casiraghi), per la prima volta insieme in equipaggio, scatterà al colpo di cannone di una regata per ricchi, affascinante per ambientazione e
perfetta per Elkann («Ha sempre i giorni contati: in 48 ore,
vento permettendo, dovremmo cavarcela»), uno slalom tra
perle nel Mar dei Caraibi (Antigua, Anguilla, St. Kitts and Nevis, Montserrat e Guadalupa) la
cui massima incognita sarà
rappresentata dai passaggi tra
le isole: «Prevedo manovre
19
giri completati
da Fernando
Alonso prima di
uscire di pista
alla curva 3:
era all’inizio
del ventesimo
150
smentisce e il manager dell’asturiano dà la colpa al forte
vento. Per Eric Boullier, team
principal della McLaren-Honda, è stato «uno di quegli incidenti che succedono nei test: il
ricovero è una prassi».
Sarà, ma i dubbi restano. Le
monoposto sono progettate
per resistere a spaventose collisioni, abbiamo visto piloti uscire dall’abitacolo e camminare
sulle proprie gambe dopo episodi ben più gravi: allora perché Alonso è rimasto dentro
per dieci minuti? E perché è
stato subito imbarcato sull’eliambulanza, quando il connazionale Carlos Sainz junior
dopo aver sfasciato la sua Toro
Rosso contro il muro se l’è ca-
vata con una breve visita al
pronto soccorso? C’è poi un altro fatto: la McLaren dopo l’impatto non era messa così male,
a dirlo è lo stesso Boullier. Eppure dai box hanno dato l’ordine di fermarla, lasciando a piedi Button: «Dovevamo controllare cambio e power unit, ci sarebbe voluto troppo tempo» è
la spiegazione. Quindi ci sono
due incongruenze: una macchina «lievemente» danneggiata mentre il suo pilota viene
sedato e trattenuto in ospedale.
Che cosa è successo alla curva?
Abbastanza da alimentare scenari inquietanti. Si è anche parlato di uno choc determinato
da una scarica elettrica, mentre
in serata la Fia ha ammesso di
aver trovato accesa la spia che
segnala il superamento dei 15g:
la botta, dunque, è stata dura.
Alonso già due anni fa ad
Abu Dhabi, dopo un rimbalzo
su un cordolo in seguito a un
sorpasso a Vergne, incassò una
forte sollecitazione e rischiò di
non correre nel Gp di Austin.
Vedremo se nel fine settimana,
sempre a Barcellona, Alonso
parteciperà agli ultimi test. Flavio Briatore, suo mentore, non
ha dubbi: «Solo un po’ di riposo e poi sarà più forte che mai».
Messaggi d’affetto anche da Sebastian Vettel, che ieri si è concentrato sull’affidabilità della
Ferrari (7° tempo per lui).
Daniele Sparisci
Armatore
John Elkann, 38
anni. Sarà a
bordo con
Soldini (Ansa)
Grinder
Pierre Casiraghi,
27 anni, tailer
e grinder
di Maserati
Skipper
Giovanni
Soldini, 48 anni,
milanese,
comandante del
70 piedi (21.5
m) Maserati
(Malingri)
problematiche soprattutto a
Guadalupa, che ha montagne
pazzesche. Le previsioni dicono vento in partenza, poi calerà. Maserati preferisce situazioni più sportivelle: la vedo
bella duretta. Non possiamo
pensare di vincere in tempo reale ma ci batteremo. Chiudere
in due giorni? Ci metterei la firma». Ragamuffin, con cui
Elkann aveva un conto aperto
dalla Transpac 2013, non c’è.
Ma nella flotta ecco mega yacht
del calibro di Rambler («Nuovo
di pacca, 90 piedi, 23 membri
dell’equipaggio per far funzionare i winch elettrici...» sorride Soldini), Leopard (100 piedi
con chiglia basculante) e Monster Project, il cui nome è tutto
un programma.
km orari
È la velocità
d’impatto
di Alonso:
«Un incidente
strano» ha
detto Vettel
15
«g» registrati
nell’impatto
(come minimo)
della McLaren.
A bordo si è
accesa la spia
di avviso
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Soldini, vela e marketing
Maserati sfida i Caraibi
sulla rotta per la Cina
Potere Aprilia. La prima
vittoria in Superbike fu nel
2000, proprio a Phillip Island,
con Troy Corser. L’altra notte,
sempre sulla pista australiana,
è arrivata la cinquantesima.
Merito di Leon Haslam ( foto)
che ha conquistato gara due
del primo round del Mondiale
Sbk 2015 al fotofinish per soli
10 millesimi su Jonathan Rea
(Kawasaki). Una bella rivincita
dopo che in gara uno Haslam
era stato beffato da Rea per 39
millesimi. L’inglese di Derby,
al primo anno in Aprilia dove
ha sostituito il campione 2014
Guintoli, non vinceva una gara
Il senso della Rorc Carribean
Race per un marinaio abituato
a sfidare gli Oceani nei tentativi
di record («Quello dell’Atlantico rimane un chiodo fisso. Maserati ha dimostrato di potercela fare: l’anno prossimo ci riproviamo») e nei giri del mondo, è presto detto: Maserati,
nomen omen, deve tenere in
cambusa, con acuto senso degli affari, ambizioni sportive ed
esigenze di marketing. Deciso
che il mercato cinese e quello
americano sono strategici per
il marchio, si è tracciata la rotta
su cui mettere la prua. «La Carribean Race è molto bella, piacevole, s’incastrava bene nell’agenda di John ed è sulla strada per la Cina — non si nasconde il capitano —. Prima ci
fermeremo in California, poi
tenteremo il primato tra San
Francisco e Shanghai, simbolico dell’unione dei due mondi.
China Team, la barca di Coppa
America, ci ha contattato: probabilmente avremo loro marinai a bordo. Andremo a Quingdao e Seul, per un po’ di promozione. Infine tireremo dritto verso l’Australia, dove il 26
dicembre ci aspetta una regata
mitica: la Sydney-Hobart».
Si riparte da qui. Dalla bellezza di Antigua al tramonto.
Rinnovato l’equipaggio, caricato al volo Elkann, riempita la
cambusa, a bordo ognuno farà
un po’ di tutto, John e Pierre inclusi, dai turni in cucina a quelli al timone. «Maserati è una
barca leggera: quasi tutto il
tempo lo passeremo seduti
fuori a far peso...». Tanto vale
procurarsi, già che ci siamo,
una bella abbronzatura.
Gaia Piccardi
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del Mondiale Superbike dal 16
maggio 2010 e con questo
colpo si candida a obiettivi
importanti. Quanto all’Aprilia
è la conferma che il suo ruolo
dominante in Sbk non cambia
mai. Negli ultimi cinque anni
infatti con la RSV4 la Casa di
Noale ha vinto quattro titoli
costruttori e tre titoli piloti:
«Dopo un lungo inverno in cui
i ragazzi del reparto corse
hanno lavorato duramente,
eravamo arrivati qui a Phillip
Island con tanti interrogativi
— ha raccontato Romano
Albesiano, responsabile di
Aprilia Racing —. Tutti
cancellati da questa splendida
domenica». Buona anche la
performance della Ducati
Panigale, due volte terza con
Chaz Davies, che ora in
classifica insegue con 32 punti
il duo di testa Haslam-Rea a
45. E da ricordare è stata la
giornata di Troy Bayliss, il tre
volte iridato tornato a correre
come wild card a 45 anni, a 7
dal ritiro: per lui un 13° e un
16° posto. «Ero venuto qui per
dimostrare a me stesso che ero
troppo vecchio per guidare
perché mi avrebbero preso a
calci nel sedere — ha detto
sorridendo l’australiano —.
Invece non è successo, e penso
di poter ancora andare veloce
come gli altri ragazzi. Alla fine
sono pure incavolato perché
potevo fare ben di più.
Significa che mi sento ancora
un pilota». Significa anche che
lo vedremo ancora in pista?
«Non chiederò niente a Ducati,
ma adoro guidare questa moto
e non sai mai cosa possa
succedere». L’impressione è
che non sia finita qui. La bella
giornata per la moto italiana è
stata completata dalla
doppietta della Mv Agusta nel
Mondiale Supersport con
Cluzel primo e Zanetti
secondo: l’ultima volta fu nel
1973 sul circuito di Imatra, in
Finlandia, quando nella classe
500 Giacomo Agostini batté il
compagno Phil Read.
al.p.
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
SPORT
43
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Morsicato al naso Salta la Scozia?
Ciclismo su pista
Viviani (in coppia) stavolta sfiora l’oro
Un cane mette k.o. Castrogiovanni
Martin Castrogiovanni, pilone azzurro di 120 chili, adora i cani
(ne ha 3) e non avrebbe immaginato di poter saltare una
partita del Sei Nazioni per colpa di un cane. Il cane di un
amico che lo ha morsicato al naso: 14 punti e Scozia a rischio.
Due ragazzi veneti ci hanno
regalato una medaglia preziosa
ai mondiali di ciclismo su pista
di Parigi. Argento per Liam
Bertazzo (a sinistra nella foto)
ed Elia Viviani nell’antica e fascinosa Americana, rodeo di 50
chilometri dove, lanciandosi
reciprocamente lungo i 250
metri del velodromo, due atleti
per nazione vanno a caccia di
punti nelle venti volate programmate o guadagnando giri
in contropiede. Gioia pura per
Bertazzo (23 anni, primo titolo
internazionale), gioia e rabbia
per Viviani, reduce dal bronzo
nell’Omnium: lo storico oro è
sfuggito per un solo punto rispetto ai francesi CoquardKneisky. L’ultimo nostro podio
nella specialità risaliva al 1998.
L’Americana non è più nel
programma olimpico della pista, ma la medaglia azzurra è il
primo frutto di un’inversione
di tendenza verso una disciplina che ai Giochi (tra uomini e
donne) regala ben dieci medaglie. Lo stradista Viviani corre
in pista per volere del suo nuovo team (l’inglese Sky), Bertazzo (neoprofessionista con la toscana Southeast) ha preparato
l’appuntamento anche grazie a
Davide Cassani che gli ha permesso di affinare la gamba in
maglia azzurra in Argentina,
nel Tour de San Luis. Il c.t. vuol
far uscire il nostro ciclismo
dalla depressione sparigliando
le carte di un movimento senza
fantasia: collegiali con campio-
La Coppa Italia resta tabù
Milano solita incompiuta
battuta ancora da Sassari
Ecco. Lo psicodramma
per due volte sfiorato si compie
all’atto finale con Milano che
perde la Coppa Italia, e altri 19
anni dovrà aspettare? Sbagliato, non Milano l’ha persa, ma
una meravigliosa Sassari l’ha
conquistata (101-94).
Storico bis isolano, dal significato di continuità in consistenza. Per la seconda volta in
stagione, dopo la Supercoppa
di settembre, quando conta, la
Dinamo lascia la EA7 nuda e
senza metà. La Milano delle 14
vittorie consecutive in campionato — ma, questa non era
campionato, diranno forse i
volponi dell’uva acerba? — evidentemente non ha l’anima
temprata ai fuochi accesi senza
ritorno. Quant’è bella Sassari
quando si distende in attacco, e
ora increspa l’onda anche in difesa.
La Dinamo ha tre fuoriclasse: Jerome Dyson il funambolo
(27 punti e 12 falli subiti), David
Logan lo specialista (25), premiato anche Mvp della Coppa,
e Rakim Sanders, l’uomo che fa
massa (20, ma anche 7 rimbal-
● Il commento
La difesa che non c’è
è il vero avversario
di Flavio Vanetti
R
egola numero uno
del basket: fare
canestro. Regola
numero due: cercare di
subire il minor numero di
punti. Le due norme non
sono scollegate e la regola
numero due diventa spesso
la numero uno. Al di là del
fatto che Sassari è squadra
atipica, Milano s’è scordata
dei capisaldi della difesa,
lasciando ai sardi
opportunità imbarazzanti.
Già visto: è questo, oppure
la «sindrome da partita
secca», il male oscuro che
rende l’EA7 ancora oggi una
corazzata affondabile?
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zi). E poi, e poi c’è gente che sa
impastare il pane, come Brian
Sacchetti.
A volte l’attacco di Sassari è
sembrato un orologio che girava velocissimo, e le lancette
erano le lame affilate del tiro da
3 (14/34). Ma non solo di quello oggi vive la Dinamo, che ha
battuto Milano anche ai rimbalzi (39-36). Milano sempre
seconda su ogni pallone vagante, ha negli occhi la tristezza dei
ricchi perdenti, differente dalla
gioia di basket che Meo Sacchetti trasmette alla sua truppa, sempre, anche quando dal
dominio assoluto (33-15) la Dinamo è passata al rischio assoluto (53-52): è lì che Sassari è
ripartita in fuga per la vittoria.
Di Milano salviamo soltanto
Danny Boy Hackett, 12 punti
ma anche miglior rimbalzista
(9), miglior assist man (6) e miglior milanese per valutazione
(23), unico a vendersi anche
l’anima, e dannarsela, a tratti
titanicamente solo a sostenere
il mondo Armani, e insieme a
lui parzialmente Joe Ragland
(21). Solita traccia di perplessi-
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Tennis
Errani, la rinascita
Trionfa a Rio
e torna al successo
dopo due anni
Sardi secondo successo di fila, all’EA7 non basta Hackett
DESIO
ni e dilettanti assieme, team
nazionali inseriti nelle corse
per club. Poi pistard su strada,
stradisti su pista, specialisti
della mountain bike in corse
come la Strade Bianche a cui
tra 15 giorni parteciperà il
bronzo di Londra Marco Aurelio Fontana. Può funzionare? Sì
se pensiamo che dopo i Giochi
di Atene il ciclismo britannico
costruì grandi successi su strada proprio partendo dall’Americana dove schierò la coppia
più strana possibile: Bradley
Wiggins & Mark Cavendish.
Marco Bonarrigo
Resa Samuels bloccato sotto canestro (LaPresse)
tà lasciata da Brooks, che segna
(18) ma a volte risulta trasparente come carta velina. Tardivo il risveglio di Melli (12) che
ha procurato l’ultimo riavvicinamento di Milano (97-91). E
per il futuro ci sarà anche da affrontare e risolvere la crisi di
Ale Gentile (5 punti e -2 di valutazione).
Tuttavia. Finalmente. È successo all’ultimo atto degnissi-
Milano
94
Sassari
101
Milano: Moss 6,
M. Brooks 18,
Melli 12,
Samuels 10,
Hackett 12,
Kleiza 8,
Ragland 21,
Gentile 5,
James 2
Sassari: Logan
25, Dyson 27,
J. Brooks 6,
Sanders 20,
Lawal 9,
Kadji 4, Sosa 5,
Sacchetti 5
mo, anche di più, entusiasmate
e spasmodico di basket elettrizzante. Con anche il ritorno
di una degna cornice di popolo
del basket: il colore dei tifosi
milanesi e il calore di quelli
sardi. 33-15 al 18’, 53-52 al 25’,
87-70 al 32’, questa l’altalena
sulla quale si è divertita soltanto Sassari.
Werther Pedrazzi
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«Vamos!» esplode Saretta
l’ispanica conficcando gli
occhi in quelli (umidi) di
coach Pablo Lozano e
picchiandosi il petto all’altezza
del cuore. Due anni senza titoli
Wta sono lunghi. Ma c’è
qualcosa, nell’acqua o nell’aria
o nel churrasco che servono in
Brasile, che fa del bene al
tennis italiano. Luca Vanni in
finale a San Paolo, da carneade
a quasi eroe, una settimana fa.
Fabio Fognini killer di Rafael
Nadal nella notte (torrida) di
sabato — e pazienza se Rafa è
sembrato bacato da un
malessere fisico e morale:
Fabio ha giocato un gran
match ed è il primo italiano a
battere il numero 3 del mondo
sul rosso (1-6, 6-2, 7-5: andate
a rivedervi il match point su
youtube, please; trattasi di
Fognini puro, allo stato brado)
—, poi fallisce il salto di
qualità con David Ferrer nella
sfida per il titolo di Rio de
Janeiro (6-2, 6-3). E sempre a
Rio, ieri, in una domenica
baciata dal destino e da 39°, la
rinascita di Sara Errani (foto),
27 anni, da Massa Lombarda
con furore (agonistico),
schiantando la giovane
slovacca Anna Schmiedlova, 20
anni, in due set (7-6, 6-1).
«Sono felicissima» ha detto
Sara ricevendo il trofeo dalla
leggenda locale, Maria Ester
Pellegrino-Noeckler, premiata ditta dello sprint
Bronzo di coppia al Mondiale di Falun: l’Italia del fondo finalmente si sblocca
Qualcosa, eppur, si muove.
Otto anni dopo l’oro con il botto di Renato Pasini e Cristian
Zorzi (oggi nei quadri tecnici
della Nazionale) al Mondiale di
Sapporo 2007, archiviati gli zero tituli di Val di Fiemme 2013 e
Sochi 2014 (Olimpiade), il fondo azzurro torna a infilzare una
bandierina di tutto rispetto sul
mappamondo della neve a bassa quota grazie all’impresa di
due poliziotti con licenza di uccidere (la concorrenza scandinava), Federico Pellegrino e
Dietmar «Didi» Noeckler,
bronzo a Falun confermando
l’ottimo terzo posto di Otepaa,
in Coppa.
È la medaglia che l’Italia degli sci stretti aspettava come
manna dal cielo e che Federico
aveva già sfiorato nella sprint
individuale, giovedì scorso, in
apertura di questo Mondiale
svedese già più felice di quello
dei cugini ricchi dello sci alpino, quando era stato quinto
L’abbraccio
Federico
Pellegrino, 24
anni, e Dietmar
Noeckler, 26,
sul podio (Afp)
dopo un coraggioso tentativo
di fuga sull’ultima salita, uomo
solo al comando prima di essere sbranato dai vikinghi. È il
bronzo estratto dalla piccola
miniera di Sepp Chenetti, c.t.
richiamato a furor di popolo
dopo aver propiziato i trionfi
della generazione di fenomeni
di Torino 2006 (l’unico soprav-
vissuto, il 42enne Giorgio Di
Centa, domenica darà l’addio
nella 50 km) e inventore del
gioiello Pittin, argento individuale venerdì e trascinatore
sfortunato della squadra, quarta (Bauer, Runggaldier, Costa,
Pittin), ieri in combinata nordica. In una gara difficilissima,
dominata dallo strapotere dei
norvegesi Northug e Krogh,
con la Svezia appiedata dalla
rottura di un bastone, la premiata ditta Pellegrino-Noeckler è rimasta in compagnia di
Russia e Germania prima che
Didi, alla sua ultima tornata,
tentasse l’attacco per facilitare
la vita a Federico, chiamato da
sprinter di razza al giro della
morte, mentre re Northug s’involava indisturbato, oro annunciato, verso il traguardo.
All’aostano, nella volata con il
russo Krjukov, mancavano l’ossigeno e i centimetri per l’argento, ma considerando che
era da Liberec 2009 che gli az-
zurri del fondo non arpionavano una medaglia iridata (a Oslo
2011 era stata Arianna Follis a
vincere l’argento nello sprint),
quello di Falun è un bronzo che
pesa. Eccome. «Sapevamo che
avremmo potuto fare un grande risultato — ha detto Pellegrino —. È stata durissima ma
ce lo siamo meritati. Mi rimane
un pizzico di rammarico perché l’argento era lì a pochissimo, ma per oggi va bene così».
Felice anche Noeckler, partner
prezioso: «Abbiamo eseguito
al meglio il piano di gara ed è
una grande soddisfazione salire sul podio mondiale. Alla fine
ero veramente stanco, però ho
tenuto duro per rimanere con il
gruppetto dei migliori».
Oggi riposo. Da domani si
comincia a ragionare sulla staffetta 4x10. Con una coppia d’assi così, sarebbe assurdo smettere di sognare.
g. pic.
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Così ieri
staff. sprint f.
1. Norvegia
2. Svezia
3. Polonia
staff. sprint m.
1. Norvegia
2. Russia
3. Italia
comb. nordica
4x5 squadre
1. Germania
2. Norvegia
3. Francia
4. Italia
salto hs 100
squadre m. e f.
1. Germania
2. Norvegia
3. Giappone
9. Italia
Così oggi
giorno di riposo
Bueno (7 Slam), e per una volta
non è una banalità. Non
vinceva un torneo da
Acapulco, 3 marzo 2013, veniva
dallo schiaffone di Fed Cup a
Genova (Italia battuta dalla
Francia e costretta allo
spareggio per non
retrocedere) e da un inverno di
antibiotici e tormenti per una
pertosse mal diagnosticata.
L’ottavo titolo in carriera su 17
finali restituisce Saretta,
numero 16 del mondo (e da
oggi di nuovo numero 1
d’Italia), al tennis femminile di
vertice che, tra tante
bombardiere con il porto
d’armi, sentiva la mancanza
della sua intelligenza tattica,
del suo acume applicato alle
geometrie dei courts, della sua
eterna coda di cavallo. Il pugno
sul petto dice tutto. Donna di
cuore, e di sostanza.
g. pic.
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
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CorriereMotori
LUCI
Grazie al wi-fi possiamo:
controllare le luci con un tocco,
accenderle o spegnerle, per fare
luce e trovare la vettura
CLIMATIZZATORE
ALLARME
Basta un tocco sul telefono
per accendere, spegnere
e regolare la temperatura
del climatizzatore
Con un pulsante possiamo
attivare l'allarme anche
se ci troviamo a migliaia
di chilometri di distanza
Innovazione
WI-FI
MOTORE
La presenza della connessione
wi-fi, mobile e Bluetooth
consente alle vetture
di comunicare da remoto
con smartphone,
smartwatch e tablet
Il motore può essere acceso,
ma anche rimappato,
a distanza
COMPUTER DI BORDO
PORTIERE
È possibile modificare
le impostazioni del computer
di bordo sfruttando la connessione
internet della vettura
Applicazioni per smartphone
e smartwatch consentono di aprire
le portiere da remoto, anche
a distanza di molti chilometri
Il lucchetto
ora si apre
col cellulare
NAVIGATORE
Grazie alla geolocalizzazione,
gli smartphone possono
visualizzare sullo schermo
la posizione della vettura
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
MILANO Immaginiamo di essere
alla guida, in autostrada e ad alta velocità, e improvvisamente
la vettura sterza contro il nostro volere. Il volante è saldo
nelle nostre mani, ben dritto,
ma l’auto gira lo stesso. Poi
continua ad accelerare nonostante il piede stia schiacciando il freno. Uno scenario del
genere, per quanto terribile,
oggi è sempre più realistico. Le
nostre vetture si stanno trasformando sempre più in computer, hanno in media una cinquantina di moduli tecnologici
che gestiscono i diversi componenti, dal cambio all’acceleratore passando per lo sterzo,
dei veri microcomputer che,
come ogni PC, possono essere
manomessi dagli hacker.
La dimostrazione è arrivata
nel 2010 quando due esperti di
sicurezza informatica, Chris
Valasek e Charlie Miller, sono
riusciti a prendere il controllo
di sterzo e freni di una Prius e
di una Escape collegando il
proprio portatile alla porta per
la diagnostica della vettura, la
stessa a cui si connette il meccanico per rilevare eventuali
problemi. Una volta penetrati
nel sistema potevano controllare le vetture come volevano.
Le nostre auto poi sono anche connesse: si collegano senza fili alla chiave elettronica o
allo smartphone per aprire le
portiere, accendere le luci o attivare l’allarme e comunicano
con la casa madre per aggiornare i sistemi informatici di
bordo. Non serve più essere fisicamente vicini alla macchina
per penetrarla. Nel 2014 gli stud e n t i d e l l ’ u n i ve r s i t à d i
Zhejiang hanno aperto le portiere, acceso i fari e suonato il
clacson di una Tesla Model S
senza avvicinarsi alla vettura,
nei giorni scorsi l’Adac, l’automobil club tedesco, ha scovato
una falla nel Connected Drive
di Bmw che permetteva ai malintenzionati di aprire le porte
di oltre due milioni di vetture
(comprese Mini e Rolls Royce)
utilizzando uno smartphone.
In entrambi i casi il problema è
stato risolto inviando alle vetture un file che risolveva la falla. Una bella comodità visto che
non c’era bisogno di passare
dal meccanico ma, se ci pensiamo bene, le Case hanno sfruttato lo stesso canale di comunicazione degli hacker. È chiaro
quindi che le comodità tecnologiche attuali possono trasformarsi in una seccatura. Caso
eclatante è quello del navigato-
Tecnologia Le vetture sempre più ricche di elettronica sono a rischio
di manomissione come fossero computer. Così si difendono i costruttori
Gli hacker dell’auto
16
Sono i marchi
automobilistici
su cui è stato
condotto uno
studio
americano per
capire il grado
di protezione
dagli attacchi di
hacker
all’elettronica
re. In questi giorni è partita una
nuova ondata di furti dei satellitari montati di serie sulle vetture e Genova ha registrato 120
casi in una settimana, a danno
soprattutto delle Volkswagen.
La manomissione è differente
dalle altre: gli hacker rubano i
dispositivi per prelevarne il microprocessore, che poi usano
per manomettere i bancomat.
Con il dilagare dell’elettronica
e della connessione, insomma,
tutti quei sistemi che ci rendono la vita più facile rischiano di
trasformarsi in un problema se
non sappiamo come proteggerli. E a quanto pare l’industria automobilistica non lo sa.
Le contromisure adottate dai
produttori «sono incoerenti e
confuse» come avverte uno
studio statunitense condotto
su sedici grandi marchi globali: «Non sono adeguate a proteggere i conducenti contro
hacker che potrebbero essere
in grado di prendere il controllo di un veicolo». Sono parole
inquietanti ma dopotutto possiamo stare tranquilli. I produttori tengono separati i due
principali sistemi informatici
delle vetture: quello connesso
può comunicare con l’esterno
ma ha funzioni limitate, si occupa giusto delle portiere, delle luci e del divertimento di
bordo, permette di rubare la
vettura ma non di prenderne il
pieno controllo. Quello che
controlla le funzioni vitali come sterzo o freni in vece è chiuso, non si collega con l’esterno.
Gli hacker poi non hanno tempo da perdere con noi. Fare
breccia in un’auto costa tempo
e denaro, meglio per loro focalizzarsi su bersagli più appeti
bili.
Vale la regola dei computer:
tutti i nostri PC sono quotidianamente esposti alle minacce
ma i malintenzionati sono più
interessanti a penetrare grandi
aziende e organizzazioni. Noi
siamo troppo marginali. Almeno per ora.
Alessio Lana
50
Sono circa 50 i
moduli
tecnologici che
gestiscono i
diversi
componenti,
dal cambio
all’acceleratore
passando per
lo sterzo. Veri
microcomputer
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Addio alle chiavi: il sogno di
tutti i motociclisti è già realtà.
Si chiama Ulock ed è un lucchetto senza serratura (foto),
che si apre avvicinando lo
smartphone al dispositivo. Un
prodotto 100% italiano che viene venduto nei negozi e online
a un costo di 149 euro. Una rivoluzione nel settore che non è
solo pratica, ma anche utile. Il
rischio che si possa forzare è
del 40% in meno rispetto a una
catena tradizionale, così diminuisce l’eventualità di un furto.
L’apertura e la chiusura del
congegno si gestiscono tramite
un’app dedicata, che dialoga
con Ulock via Bluetooh. E c’è
anche la possibilità di predisporre il sistema in modo che
riconosca quando il proprietario è vicino: basterà scuotere il
lucchetto per aprirlo.
«L’idea ci è venuta circa un
anno fa – spiega Andrea Mastalli, titolare dell’azienda –.
L’intuizione è stata quella di vedere un oggetto non per quello
che è, ma per quello che poteva
diventare grazie a Internet. Così abbiamo trasformato un cellulare in una chiave, senza però
gli stessi svantaggi».
Le prossime iniziative riguardano i mezzi condivisi: il
piano è quello di proporre
un’integrazione con il bike sharing, per permettere ai ciclisti
di parcheggiare le bici ovunque. Infine, c’è l’idea di collaborare anche con Twist, car2go
ed enjoy per realizzare un servizio combinato di bici e auto.
«C’è poi Sclak – conclude l’imprenditore –. Un dispositivo
che apre con il cellulare tutte le
serrature elettriche, dal cancello alla serranda del box».
Alice Dutto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Honda Cr-v, il suv più venduto sul pianeta cambia faccia
Frontale più largo, nuove luci, abbondanza di cromature. E un nuovo motore 1.6 turbodiesel da 160 cavalli
BARCELLONA Honda fa buone
auto, ma ultimamente è sembrata poco interessata a farlo
sapere, almeno in Italia. Un periodo di sordina che dovrebbe
essere agli sgoccioli: «Da tempo non vedevo una vitalità così
— dice Alessandro Skerl, direttore di Honda Motor Europe
Italia —. Cominciamo col restyling della Cr-v, proseguiremo a maggio con la crossover
Hr-v e a luglio con la sportiva
Civic Type. Poi, dopo l’estate,
arriverà la nuova Jazz». Tutti
prodotti destinati ad avere visibilità per i volumi di vendita
potenziali o, nel caso della
Type R, per le prestazioni.
La Cr-v è stata il suv più ven-
duto al mondo nel 2014 e, in assoluto, l’ottava auto più richiesta nel pianeta, sebbene da noi
non sia entrata neppure tra i 50
modelli più venduti. Si ripresenta col muso più largo e importante, fanaleria posteriore e
cerchi in lega differenti e parecchi elementi cromati in più
che le danno un’aria americaneggiante. Alla plancia originale ed elaborata bisogna abituarsi, ma lo spazio interno è
notevole per la classe (la Cr-v
misura 4,6 metri) e, specie in
altezza, questa Honda non teme confronti. Lo stesso dicasi
per il baule (589-1.669 litri).
La costruzione segue i consueti standard accurati, gli allestimenti sono tutti mediamen-
te ricchi e la dotazione elettronica, di serie o a richiesta, prevede un rinnovato sistema di
infointrattenimento con touch
screen da 7 pollici, varie app e il
mirror link che usa le funzioni
dello smartphone. Tra i dispositivi di ausilio c’è il cruise control attivo, che rallenta la vettura se ravvisa il rischio che un altro veicolo possa inserirsi in
traiettoria.
Viene poi introdotto un motore 1.6 turbodiesel da 160 cv
che, secondo Honda, offre il
miglior rapporto tra potenza e
consumo della sua classe. La
potenza è notevole e dà all’auto
una brillantezza piacevole anche a pieno carico. Verso i 3 mi-
la giri il motore alza la voce, ma
il nuovo cambio automatico a 9
marce tende sempre a contenere il regime, anche a vantaggio
di consumi ed emissioni.
Le sospensioni sono morbide, ma la Cr-v rimane piuttosto
agile e reattiva. Lo sterzo, rivisitato nella rapportatura, è leggero e non immediato, ma in
linea con le necessità di un suv.
Weekend di «porte aperte» il
18/19 aprile. I prezzi non sono
stati ufficializzati, ma il modello col nuovo motore e la trazione integrale partirà da circa 31
mila euro, più 2 mila per chi
vorrà l’automatico a 9 marce.
Saverio Villa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
MOTORI
1957
1962
1975
La linea di
produzione
della DS nella
fabbrica di
Javel, a Parigi,
nel 1957.
L’impianto
rimase attivo
fino al 1975
Il 22 agosto
1962 i terroristi
dell’Oas sparano
contro l’auto di
De Gaulle: con le
gomme bucate,
la DS riesce a
fuggire e salva la
vita al generale
L’ultima DS
(nella foto, con
le maestranze)
esce nel 1975
dalla fabbrica
Psa PeugeotCitroën
di Aulnay,
oggi chiusa
«Citroën adieu», ecco la nuova Ds
Un’ammiraglia che sfida i tedeschi
La 5, proposta anche in versione ibrida, è la prima a liberarsi del logo Double Chevron
La sfida? «Ai marchi tedeschi, Bmw e Audi». Senza
tanti giri di parole, i manager
del gruppo francese Psa (Peugeot Citroën) tentano l’avanzata nel mercato del lusso affrontando di petto la competizione
con la vicina Germania. E ci
provano con la nuova ammiraglia Ds5, che abbiamo visto in
anteprima a Parigi e sarà poi
presentata al Salone di Ginevra
(5/15 marzo). Un restyling della precedente versione ma, soprattutto, prima auto Psa ad
abbandonare il Double Chevron, vecchio marchio Citroën,
e a sfoggiare sulla calandra solo
il logo Ds. Con la nuova auto,
insomma, quella che prima del
2014 era solo una linea della casa francese diventa un vero e
proprio brand. Il terzo del
gruppo Psa, sempre più sinonimo di gamma di lusso.
«Questa è la macchina che
sessanta anni dopo la prima Ds
— ha detto Yves Bonnefont, direttore del marchio — eredita
il suo dna e rinnova il premium
francese». Un obiettivo, a sentire il manager Eric Apode, sentito già da tempo: «La linea Ds è
sempre stata molto diversa dalle altre Citroën. L’idea, insomma, di farne un marchio a parte
c’è sempre stata. Ora ci siamo
arrivati». Entro il 2018 la gamma Ds salirà a sei auto. Intanto
la 5, prodotta in Francia e a
Shenzen in Cina, arriverà nelle
concessionarie a giugno ( prezzi da 30.900 euro a 44.500).
Gli obiettivi di vendita? «Il
70% degli acquirenti della precedente versione è composto
da clientela business. E dal
2012, anno di lancio, ne abbia-
PARIGI
Il personaggio
di Daniele Sparisci
Quando non è in aereo e non
disegna automobili, trova ancora il tempo — «poco ormai»— di dedicarsi alle sue
grandi passioni. L’arte contemporanea: opere ispirate al surrealismo e al dadaismo, che
espone in giro per il mondo. E
l’architettura: stregato dal genio di Gae Aulenti, è corso a
Milano a vedere la piazza a lei
intitolata non appena è stata
inaugurata.
Peter Schreyer, 62 anni, look
da intellettuale in «total
black», è uno degli uomini più
potenti del gruppo Hyundai.
Capo dello stile, dirige più di
600 persone in tre continenti, è
stato il primo straniero a sedere sulla poltrona di presidente
della Kia. Un riconoscimento a
chi ha cambiato per sempre
l’immagine delle due Case coreane, cancellando a colpi di
matita un passato oscuro, di
45
Il colore scelto
per il lancio
della Ds5
è il nuovo «blu
inchiostro».
Negli interni,
cambia anche
la pelle dei
sedili: semianilina
e bicolore
blu-nero
mo vendute nel mondo 80 mila. Puntiamo agli stessi numeri
— rivela Apode — ma, soprattutto, a consolidare la marca».
Per questo dai prossimi mesi
molti concessionari Citroën
ospiteranno aree a parte dedi-
cate alla 5, mentre ne sorgeranno di nuovi solo Ds: il primo
italiano aprirà a inizio maggio
a Milano, accanto allo storico
negozio di via Gattamelata.
A rivelare, dunque, il salto di
classe della nuova Ds5 — evo-
luzione della concept car Divine — è il frontale più importante, con una griglia esagonale, al centro il nuovo logo e i fari
ridisegnati che combinano led
e xenon. All’interno, che richiama il mondo dell’aeronautica
con alcuni pulsanti sul «soffitto», la plancia è stata semplificata: via dodici tasti, è comparso un nuovo schermo «touch»
da cui è possibile, tra l’altro,
consultare i contenuti dello
smartphone. Capitolo motori:
si potrà scegliere una potenza
da 120 a 210 cavalli (quest’ultima da fine anno), nelle versioni
benzina, diesel e 4x4 ibrida.
Isabella Fantigrossi
6
Entro il 2018
la gamma Ds
conterà sei
modelli. La Ds5,
prodotta
in Francia e in
Cina, arriverà
a giugno,
con prezzi da
30.900 euro
a 44.500 euro
La storia
Leggendaria «dea»
che stregò artisti
e fu diva del cinema
In principio le lettere che identificavano il
progetto erano tre: Vgd, acronimo di Vehicule à
Grande Diffusion. Poi diventarono due, Ds, che
stanno per Désirée Spéciale. Ma per tutti fu automatico parlare di «Dea», dal momento che la sigla, letta d’un fiato in francese, suonava come
Déesse. L’automobilismo aveva trovato la sua divinità. Femminile e seducente: una Venere della
strada. Il punto in comune tra il nome di Ds di
oggi e quello che dal 1955 al 1975 caratterizzò
l’opera d’arte che si fece autovettura, il «bellissimo mostro» che stupì Lucio Fontana, l’«oggetto
del XX Secolo» preferito al Concorde, sta nel
concetto di eccellenza. La Citroën del terzo millennio lo sposa al brand che acquista autonomia
rispetto al marchio del Double Chevron per caratterizzare la linea «premium». Ma nel compiere questo passo si aggancia alla sua storia e alla
vita di un modello che fu un’icona dal successo
fulminante: svelata il 6 ottobre 1955 al Salone di
Parigi, la «Dea» registrò 750 vendite in 45 minuti, 12 mila dopo una giornata e 80 mila a fine rassegna.
La Ds fu concepita dal lavoro di cinque persone chiave: il progettista André Lefèbvre; Pierre
Franchiset, che realizzò la carrozzeria (scomponibile); il piemontese Walter Becchia, brillante
motorista; il geniale Paul Magés, al quale si devono le sospensioni idropneumatiche. Ma assieme a loro, anzi prima di loro, arriva il varesino
Flaminio Bertoni, lo stilista, l’uomo che scolpiva
i sogni: dopo aver dato forma alla Traction Avant
e alla Due Cavalli, disegnò la Ds rifacendosi alla
vista laterale di un pesce (ma non di uno squalo,
nomignolo improprio dato alla macchina in
tempi recenti).
Sinuosa e paciosa, ma anche con un’anima
sportiva — tante vittorie nei rally —, la robusta
Ds salvò la vita al generale De Gaulle e raggiunse
la ribalta del cinema sul set de Il giorno dello
sciacallo. Sarebbe stata solo la prima di una ventina di apparizioni in film di primo piano (tra
questi Scarface, Gattaca, Sliding doors, Munich,
Il Codice da Vinci) e in serie tv di successo, come
The Mentalist. Nata come auto della borghesia
agiata, la DS nei decenni ha saputo farsi amare
anche da un pubblico differente, giovani inclusi.
La sua magia è di essere diventata un’auto senza
tempo. Come si conviene a una Dea.
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Disegno le Hyundai
ispirato da Milano
e dal mito Gae Aulenti»
130
mila. I suv
venduti da
Hyundai in
Italia dalla
metà degli anni
2000
136
i cavalli del 2
litri turbodiesel,
il motore più
adatto per il
nostro mercato
vetture come Atos e Getz. La
Hyundai in pochi anni da outsider è diventata un temibile
concorrente per tutti i costruttori, in Volkswagen la prendono a paragone per la qualità dei
prodotti.
Schreyer, tedesco giramondo, viene da lì: sua la prima Audi TT. Quella di fine anni 90,
una coupé dalle linee bombate,
con richiami alla scuola
Bauhaus di inizi del ‘900.
Ora i tempi sono cambiati, la
gente più delle sportive vuole
guidare i Suv, come il Tucson.
Un mezzo a ruote alte — meno di 4 metri e mezzo — che
sfida Nissan Qashqai, Ford Kuga e Vw Tiguan solo per citarne
alcune. A vederla sembra un
salto di qualità rispetto alla
ix35 che l’ha preceduta: «Sì, è
quello che volevamo, non siamo solo un marchio generalista. Dobbiamo puntare sulla
qualità, sulla bellezza delle linee. Modello dopo modello
miglioriamo, è un’evoluzione
della marca che richiede tempo. Il viaggio è ancora lungo».
Il problema è che anche
molti concorrenti vanno nella
stessa direzione, allora come si
fa a distinguersi in un mondo
nel quale le automobili, e in
particolare i Suv, si assomigliano parecchio fra loro? «Già è
una bella sfida, non è facile per
niente introdurre novità con
❞
«Modello dopo modello
miglioriamo, è in corso
l’evoluzione del marchio
ma richiede tempo»
tutte le proposte che ci sono in
giro. E con le regole sulla sicurezza che impongono vincoli al
design». Ripensando al passato, ai grandi disegnatori che lo
hanno guidato ne cita due:
«Marcus, uno dei miei maestri
ai tempi della Volkswagen. E
poi Giorgetto Giugiaro, il designer del secolo». E ricorda un
aneddoto di quando era giovane e voleva seguire le sue orme:
prese carta e penna e gli scrisse, Giugiaro gli rispose allegando alcuni bozzetti e invitandolo a proseguire la sua carriera.
Il sogno? «Realizzare una vettu-
ra sportiva, c’è stato un progetto interessante , la «Passocorto» firmata insieme con i ragazzi dell’Istituto Europeo di
design di Torino. Sono bravi,
eh». E chissà che un giorno
quella coupé non veda la luce.
Ma torniamo alla Tucson: fra i
suoi «padri» ce n’è anche uno
italiano, Nicola Danza, un passato al centro stile Fiat: « Guardi la griglia esagonale, la parte
davanti come è possente. Si deve capire subito vedendola nello specchietto che è una Hyundai».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Peter Schreyer,
62 anni, qui con
la nuova
Tucson, è capo
dello stile dello
Hyundai Motor
Group e
presidente
della Kia.
Bavarese
Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
46
Tv
TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
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I grandi maestri
dello scatto
N
uova edizione del
programma dedicato
alla fotografia: otto puntate
con altrettanti maestri
italiani dello scatto. Si
inizia con Alex Majoli
fotografo eclettico e dalla
forte personalità che spazia
dalla ritrattistica al
reportage, dalla fotografia
artistica a quella di guerra e
commerciale.
Fotografi
Sky Arte HD, ore 21.10
Formigli intervista
Beatrice Lorenzin
F
accia a faccia di Corrado
Formigli col ministro
della Salute Beatrice
Lorenzin. Reportage sulla
salute, dentro il policlinico
di Milano. Tra gli ospiti in
studio Santanché, Paolo
Mieli, Fiorenza Sarzanini.
Piazzapulita
La7, ore 21.10
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programma che parla
di scuola, della difficoltà e
della bellezza di imparare e
di insegnare. Protagonisti
10 giovani, tra i 18 e i 22
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abbandonato la scuola e
che per alcune settimane
hanno accettato di tornare
sui banchi. A condurre il
talk c’è Marco Presta (del
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ospiti Giovanni Floris, Neri
Marcorè e il ministro della
Pubblica Istruzione Stefania
Giannini.
La classe
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Corriere della Sera Lunedì 23 Febbraio 2015
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Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Con «Il bosco» la fiction scopre la strada del thriller psicologico
Vincitori e vinti
L’
aspetto più interessante de «Il bosco», la
nuova miniserie Taodue in quattro puntate, iniziata venerdì su Canale 5, è che
prova a portare nella tv italiana un genere poco o per niente coltivato dalla nostra fiction, quello del thriller psicologico venato di
sfumature surreali, vicine al paranormale, tipo «Il
XIII Apostolo» (Canale 5, venerdì, 21.30).
Partiamo dalla trama: Nina Ferrari (Giulia Michelini) è una giovane ricercatrice universitaria di psicologia. Quando vince una cattedra nel campus locale, torna dopo molti anni nella sua città di origine, dove verranno alla luce tutti i traumi del suo
passato (la madre è sparita nel nulla anni prima) e
NOTTI SUL GHIACCIO
Milly Carlucci
La prima puntata dello
show di Rai1 è vista da
3.300.000 persone,
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un’eroina «spezzata», gravata da patologie che ne
condizionano duramente i pensieri e le azioni, con
il racconto che diventa un tortuoso sentiero della
mente.Tentare strade nuove, sperimentare nuovi
linguaggi è sempre più rischioso che andare sul sicuro (vedi i polizieschi alla «Squadra Antimafia»):
ci vuole tempo per crescere, ci vuole una scrittura
solidissima che qui non c’è (troppe le incongruenze) e forse anche un pubblico pronto a raccogliere
la sfida.
La serie è sceneggiata da Mizio Curcio, Leonardo
D’Agostini e Andrea Nobile; la regia è di Eros Puglielli.
dove una delle sue studentesse verrà trovata morta
nel fitto della boscaglia. A indagare c’è l’ispettore
Damiani (Andrea Sartoretti) e a complicare le cose
c’è il rapporto che Nina stringe con Alex Corso
(Claudio Gioè), un uomo accompagnato dal sospetto infamante di aver ucciso, molti anni prima, la fidanzata. Ma i traumi più pesanti Nina se li porta
dentro: episodi inquietanti e inspiegabili accadono
intorno a lei, o forse solo nella sua mente, piegata
dall’abuso di psicofarmaci.
Il punto di vista de «Il bosco» è al femminile e
proprio il personaggio di Nina è forse l’elemento
più riuscito della fiction: come nelle migliori serie
crime internazionali, la sua è una figura complessa,
C’È POSTA PER TE
Maria De Filippi
La corazzata di Canale 5
vince lo scontro e
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Lunedì 23 Febbraio 2015 Corriere della Sera
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