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TORINO CLUB “I CIVICH”
UN SECOLO DI STORIA
IN PILLOLE GRANATA
Daniele Costelli
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LA NASCITA DEL TORINO
Un secolo di storia granata in pillole
Torino Club “I Civich” - Torino
Stampa in proprio: novembre 2010
La fotografie sono state gentilmente concesse da:
Associazione Memoria Storica Granata
Il Trombettiere del Filadelfia
Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata
Mirko Ballotta
Piero Gay
Bibliografia
TORO 100 di Sergio Barbero, Edizioni Graphot, 2006.
ASSOLUTAMENTE TORO di Gian Paolo Ormezzano, Edizioni Diemme, 2006.
Un particolare ringraziamento a Roberto Thöni e a Graziella Grasso,
vicepresidente dell'AMSG, per avermi sostenuto e aiutato
in questa mia prima produzione.
Il Torino nasce il 3 dicembre 1906 nella birreria Voigt, l’attuale bar Norman in
piazza Solferino (all’epoca Grand Hotel Fiorina).
Viene eletto presidente Franz SCHOENBROD, sotto il nome di Foot-Ball Club
Torino, con scopo di praticare tutte le discipline sportive e segnatamente
quella del foot-ball.
Pochi anni prima nasce, il 1° dicembre 1897, dall’unione di un gruppo di studenti del 3°e 4° anno del liceo d’Azeglio, con sede in corso Re Umberto 42, lo
Sport Club Juventus, colori sociali il rosa; solo qualche tempo dopo tale
colore viene sostituito con l’attuale bianconero.
Il primo derby si disputa il 13 gennaio 1907 con la vittoria del Torino per 2 a
1. Il ritorno viene giocato il 3 febbraio dello stesso anno e vede la schiacciante
vittoria della squadra granata per 4 a 1.
Le prime partite del nuovo nato club del Torino vengono disputate sul campo
allora presente in corso Re Umberto, di fronte all’attuale ospedale Mauriziano.
Vorrei dedicare queste "pillole" a Mara e Alberto
che condividono con me questa passione granata.
Daniele Costelli
L’autore
Daniele Costelli è addetto stampa del Torino Club “I Civich” di Torino
e team leader del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata
Nella birreria Voigt, all’interno del Grand Hotel Fiorina,
il 3 dicembre 1906 nasce il Foot-Ball Club Torino.
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LA STORIA DEL COLORE GRANATA
IL TORO VARCA L’OCEANO
Quando viene fondato il Toro nel 1906, la prima intenzione è di mantenere i
colori sociali del FCT, che sono anche quelli dei Nobili di Torino e poi del
Football Club Torinese, fondato da un gruppo di nobili locali, primo club italiano esclusivamente di calcio.
Questi colori sono l’arancione e il nero disposti verticalmente sulla maglia da
gioco.
Col passare degli anni l’arancione si trasforma in giallo, colore della famiglia
degli imperatori d’Asburgo, che sono mal visti da Amedeo d’Aosta, Duca
degli Abruzzi, presidente onorario del club.
Viene deciso allora di adottare il colore azzurro, caratteristico del casato Savoia, ma il duca non approva; dopo poco diviene il colore ufficiale della Nazionale di calcio.
Tra tutte le strane proposte viene scelto il granata perché collegato ai Savoia
e alla città di Torino.
Granata è il colore delle cravatte della Brigata Savoia, per volere di Vittorio
Amedeo II.
Il Duca degli Abruzzi gradisce particolarmente la proposta del granata e
rimane per tutta la vita, un appassionato sostenitore del Toro.
Poco prima del campionato del 1914-15, in piena tempesta determinata dalla
Prima Guerra mondiale, il TORO varca l’oceano per una serie di partite nei
paesi dell’America Latina, terra di immigrazione da parte del popolo italiano
in cerca di nuovi orizzonti economici. Vince sei partite consecutive in Brasile,
tra cui il mitico scontro con il Corinthians di San Paolo del Brasile, che è in
pratica la Nazionale carioca. Nell’imminenza dello scoppio la guerra in Europa,
il ritorno in patria risulta difficoltoso e quindi i calciatori rimangono ospiti per
più giorni a casa di un parente di Vittorio POZZO (il loro allenatore e celebre
giornalista sportivo in epoche successive). Poi si trasferiscono in Argentina
per alcuni incontri con compagini locali; il pubblico locale è prevalentemente
di estrazione italiana per i motivi già citati. In quell’occasione indossano la
nuova maglia di colore granata con il colletto bianco, rimasta simbolo negli
anni a seguire, e hanno come mascotte una scimmietta che portano sempre
con loro; le trasferte possono durare parecchi giorni visto che i trasporti avvengono sulle strade ferrate. Grazie al console italiano a Buenos Aires, riescono
a rientrare in Italia con il piroscafo “Duca degli Abruzzi”; i vari mezzi navali di
trasporto persone sono stati requisiti per via del conflitto e, giunti a Genova,
vengono accolti al porto da persone che li salutano con in mano un qualcosa
di colore rosso, che non è un fazzoletto granata ma la cartolina precetto per la
chiamata alle armi. È la Prima Guerra mondiale.
Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata (Grugliasco - TO):
la Sala delle Maglie.
Il Torino del 1915.
Il campionato fu sospeso per lo scoppio della Prima Guerra mondiale.
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ENRICO MARONE CINZANO
VITTORIO POZZO
Enrico Marone Cinzano, nipote dell’omonimo titolare e fondatore della Cinzano, produttrice del famoso vermouth, nel 1924 assume la presidenza della
società granata: un mecenate che comincia a pensare alla costruzione di un
nuovo stadio, in quanto quello in uso, ubicato al fondo dell’attuale corso
Unione Sovietica, allora chiamato stradale Stupinigi, nei pressi della Palazzina
di caccia di casa Savoia, non dispone di posti a sedere e piccola è la tribuna
per le autorità.
Siamo nel 1926, in Italia si parla del caso dello “smemorato di Collegno”, un
uomo rimasto sconosciuto che ha sottratto un portafiori in rame al cimitero
monumentale di Torino. Il 17 ottobre dello stesso anno viene inaugurato il
Campo Filadelfia, quello che anni dopo diventerà conosciuto come “la fossa
dei leoni” e che vedrà le gesta del Torino di Maroso, Gabetto, Mazzola e di
tanti altri, definiti per vero, gli Invincibili. Cinzano decide di rinnovare anche
la squadra con l’innesto di veri funamboli del pallone quali JANNI, che vedremo in seguito proiettato nel Torino di Superga, LIBONATTI, ROSSETTI e
BALONCIERI. Questi ultimi vengono definiti il “trio delle meraviglie” per il
loro estro e la prolificità in attacco. In questi anni, per volere di Mussolini,
sparisce il termine “football” per essere sostituito da “calcio”, l’INTER diventa
AMBROSIANA e il MILAN A. C. prende nome MILANO. Il duce pretende
massime prestazioni dai calciatori che compongono la Nazionale; celebre la
sua frase: “La prodezza individuale produce gloria collettiva”.
Il presidente Cinzano con una squadra favolosa lancia così la sfida alla famiglia
Agnelli e alla fortissima Juventus.
Arriva al Toro nel campionato 1912-13. Persona colta, studioso e amante del
calcio inglese, nato nel Biellese e destinato a diventare esperto nel commercio
tessile, è diventato uomo di sport con il calcio, che lo ha visto prima allenatore,
dirigente e infine giornalista e cronista sportivo. Ha accompagnato lui il
Torino nella trasferta del ’14 in Sudamerica. Con il suo arrivo nasce la figura
dell’allenatore che porta ordine nel tessuto della squadra in quanto i concetti
di schieramento in campo e di ruolo di ogni singolo calciatore sono entità ancora non ben definite. POZZO è anche l’allenatore che guida la Nazionale alla
vittoria dei Mondiali del ’34 e del ’38, delle Olimpiadi del ’36, e che porta il Torino di Mazzola in Nazionale ricoprendone i 10/11 (il portiere è Sentimenti IV
della Juventus, scelto al posto di Bacigalupo per la maggiore esperienza) per
l’incontro contro l’Ungheria nel maggio del ’47.
Uomo dal cuore granata, amico fraterno di quella squadra che perisce nel disastro del 4 maggio 1949, si trova quel tragico pomeriggio a dare un’identità
ai poveri resti dei calciatori, riconoscendoli attraverso piccoli particolari
anche anatomici. Commissario tecnico della Nazionale nel 1924 e poi dal
1929 al 1948. Esperto giornalista, imparziale nelle valutazioni, viene interpellato dalla Juventus nella scelta di un grande calciatore quale Muccinelli, che
arriva in quegli anni ad affiancare Boniperti.
Muore nel 1968 all’età di 82 anni lasciando indelebili tracce nel mondo del
calcio mondiale e del moderno giornalismo.
Enrico Marone Cinzano.
Vittorio Pozzo.
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FORSE NON SAPEVATE CHE...
1926-27: LO SCUDETTO REVOCATO
L’espressione molto in uso negli ambienti sportivi, ma anche nella vita quotidiana, “ci siamo salvati in zona CESARINI”, prende spunto da un calciatore
dell’altra squadra di Torino, rispondente al nome di Renato CESARINI, calciatore di origini argentine che, acquisito dalla Juventus sul finire degli anni
’20, diviene una delle colonne di maggior spicco sotto la guida dell’allora tecnico juventino Carlo CARCANO. Mezzala dal gioco squisitamente offensivo,
segna una rete all’ultimo minuto in una partita di Coppa, ITALIA-UNGHERIA,
finita 3-2 al Campo Filadelfia, ed essendo già avvezzo a prodezze del genere,
viene citato e ricordato dai cronisti dell’epoca, e ancora attualmente, come
l’inventore del goal in “zona Cesarini”. Vince con l’altra squadra di Torino 4
scudetti dal 1931 al 1935 e successivamente torna nella terra d’origine, l’Argentina, militando anche nel RIVER PLATE. Ritorna in Italia come allenatore
della Juventus nei campionati 1946-’47 e 1947-’48 vedendola piazzarsi al secondo posto nel campionato alle spalle del Grande Torino.
Il campionato di questi anni è letteralmente invaso da calciatori stranieri, e
ciò non è gradito al duce: siamo in pieno periodo fascista, che a sua volta stabilisce che dal campionato successivo le compagini calcistiche dovranno essere composte esclusivamente da atleti di nazionalità italiana.
Il conte Marone Cinzano rinforza la squadra con elementi di estremo valore
quali Rossetti, Baloncieri e Libonatti, che rimarranno nella storia come il
“trio delle meraviglie” e, con Janni, “i quattro moschettieri”, per via del loro
gioco fatto di astuzia e potenza fisica, e dei loro quasi 400 goal. Ed è il primo
scudetto. Ma l’anno dopo, nel 1928, il campionato si apre con lo scandalo che
vede coinvolta la società in un presunto episodio di corruzione perpetrato
dall’avvocato NANI ai danni del terzino della Juventus ALLEMANDI. Ne viene
data notizia ai giornali sportivi dell’epoca, quali “IL TIFONE” di Roma, ad
opera del giornalista Farminelli; la notizia giunge alla Lega Calcio, con sede a
Bologna, che ha come presidente certo Arpinati, gerarca fascista e molto vicino al Bologna che si è classificato al secondo posto dietro al Torino nel
1926-27. L’episodio si riferisce alla tangente di lire 50.000 da consegnare in
due tranches ad Allemandi. La Lega Calcio sentenzia per la revoca dello scudetto al Torino e la squalifica a vita per Allemandi; la Juve l’ha completamente
abbandonato, nonostante si dica che i fatti e gli avvenimenti non siano stati
quelli. Alla sentenza della revoca dovrebbe seguire l’assegnazione dello scudetto al Bologna, ma per evitare scandali, il duce decide di lasciare il trofeo
in sospeso.
Successivamente Allemandi viene amnistiato da casa Savoia, ma comunque
rimane il giudizio di colpevolezza nei confronti del Torino. Ne consegue che
manca uno scudetto sia al Torino che al Bologna: il campionato 1926-27 non
è mai esistito.
Renato Cesarini.
Il Torino dello scudetto revocato.
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L’EPOCA FASCISTA: SPORT E CURIOSITÀ
L’ERA DI FERRUCCIO NOVO
Vinto lo scudetto del ’28, la squadra granata effettua, nel 1929, una trasferta in
Sudamerica con grande successo e nello stesso anno, nella “Carta dello sport”,
il fascismo decreta che ci dovrebbe essere un accentuato interesse nella
pratica di discipline sportive da parte della “gioventù balilla”. Il conte Marone
Cinzano lascia la presidenza del Torino per le affermazioni calunniose che
hanno preceduto la revoca dello scudetto del ’27; nel ’29 si disputa la finale
con il fortissimo Bologna conquistando il secondo posto nel campionato.
I nuovi miti fascisti stanno salendo alla ribalta dello sport, Carnera nel pugilato,
Meazza nel calcio e Tazio Nuvolari nell’automobilismo. Nasce il mito di Marlene Dietrich, l’emittente radiofonica EIAR a Torino, la Mercedes affascina la
gente, le donne italiane devono essere, come dice Mussolini, garanzia di fecondità. Matrimoni da favola come quello di Maria José e Umberto di Savoia,
Edda Mussolini e Galeazzo Ciano. Nasce il campionato a girone unico, la
Lega Calcio viene trasferita da Bologna a Roma; Vittorio Pozzo scrive i suoi
articoli su “LA STAMPA”; le compagini calcistiche da ora in poi si affronteranno in gironi di andata e ritorno con la retrocessione delle ultime due in
serie B. Si parla dei Mondiali del 1930, della Coppa Rimet vinta dall’Uruguay
e del crollo della borsa di New York. Entra in uso corrente la frase “Zona Cesarini” nel calcio, di cui abbiamo già trattato. La forte squadra giovanile del
Torino, sotto la guida di Baloncieri, denominata TORINO RAGAZZI, viene
considerata la migliore giovanile d’Europa; da non dimenticare la presenza
nelle file della squadra di Raf Vallone, calcisticamente mezz’ala; giornalista
in aperto contrasto politico con i tempi correnti, scrive su “L’UNITÀ”; poi
preferisce diventare attore, uomo di fascino che fa innamorare tutte le donne.
In questi anni avviene l’Ostensione della Sacra Sindone a Torino, e, per radio
si sentono le radiocronache di Nicolò CAROSIO.
Ricco borghese piemontese, fa parte delle giovanili ma, ritenutosi lui stesso
un giocatore scarso, inizia la scalata alla presidenza della società, dapprima
come socio e poi come consigliere. Gestisce assieme al fratello Mario una
ditta di accessori in cuoio per l’industria ereditata dal padre. Stante la situazione finanziaria della società, poco florida, ne opera una ristrutturazione totale trasformandola in azienda commerciale e avvalendosi di preziosi collaboratori quali COPERNICO, proprietario di un negozio di abbigliamento in
centro, POZZO, definito da NOVO stesso un uomo di calcio.
Altro stretto collaboratore è AGNISETTA, a cui viene affidata la direzione
generale amministrativa del club. EGRI ERBSTEIN viene nominato direttore
tecnico e LIEVESLEY per il settore giovanile e che vedremo affiancati negli
anni del Grande Torino. EGRI ERBSTEIN, di origini ebree, deve subire le
leggi razziali in atto che lo costringono a comportarsi da nomade con la famiglia girando l’Europa, fino alla fine della Seconda Guerra mondiale. Di questo
periodo ricordiamo Bruno NERI, mediano di razza, definito il “calciatore partigiano”, che, di provata fede antifascista, appende le scarpette al chiodo per
unirsi ai partigiani. Muore in uno scontro a fuoco con i tedeschi sull’Appennino
Emiliano.
Una copertina della rivista
diretta da Lando Ferretti.
Ferruccio Novo.
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11 GIUGNO 1934 - DAL “CORRIERE DELLA SERA”
“I CALCIATORI ITALIANI ANIMATI DALLA PRESENZA DEL DUCE CONQUISTANO I CAMPIONATI DEL MONDO”.
Siamo nel 1934, l’Italia ha organizzato i mondiali di calcio in esaltazione del
momento fascista; vengono inaugurati nuovi stadi e quello di Torino ha una
capienza di 70 mila persone. Vittorio POZZO, fortemente voluto da Mussolini,
è alla guida di questa Nazionale che comunque non ha rivali; il successo
esalta la gloria fascista, vengono messe in vendita le sigarette “CAMPIONATI
del MONDO” e le “MACEDONIA EXTRA” per le signore. Nell’11 della Coppa
Rimet non compaiono calciatori granata; la squadra è in declino, si rischia la
B, ma all’ultima giornata avviene il miracolo. L’anno successivo sarà per il
Torino quello della prima Coppa Italia; si notano gli atleti Giacinto ELLENA
e Oberdan USSELLO, che vedremo come allenatore del Torino nel post Superga; a lui si deve la scoperta dei grandi calciatori degli anni ’70. Nello stesso
anno della Coppa Italia, POZZO si aggiudica la vittoria alle Olimpiadi, per le
strade circola la FIAT TOPOLINO, si canta “Faccetta nera” e troppo tardi l’Italia si accorge che in Etiopia, sua colonia, vi sono giacimenti di petrolio.
Sono anche gli anni della rivista di MACARIO, delle sue “donnine”, di Amedeo
NAZZARI. Il Torino ha alla direzione tecnica EGRI ERBSTEIN, genitore della
Susanna EGRI, affermata e conosciuta ballerina classica.
È arrivato al Torino uno dei più grandi presidenti che segneranno un’epoca
nella storia del calcio mondiale, Ferruccio NOVO.
Ernest Egri Erbstein.
IL TORINO E LA IIª GUERRA MONDIALE
10 giugno 1940, Mussolini dichiara guerra a Francia e Inghilterra alleandosi
alla Germania di Hitler e cambia i nomi a molti corsi di Torino; dovrebbe
essere una guerra lampo, ma sappiamo tutti che non sarà così. Volendo dar
maggior credito a queste sue affermazioni, stabilisce, con la frase “servono
più sui prati che non all’esercito”, che i calciatori non verranno utilizzati nella
guerra.
Vista la condizione di incertezza e la precaria situazione economica, NOVO
opera con acquisti mirati. Giungono al Torino GABETTO, BOREL e BODOIRA
dalla Juventus, da Varese arriva OSSOLA; altre pedine importanti varcano
l’ingresso del FILADELFIA: MENTI, RIGAMONTI, GREZAR, MAZZOLA e
LOIK. Si cambia la sistemazione in campo, dal metodo si passa al sistema.
Sotto la guida di JANNI il Torino nel ’43, nonostante il forte Livorno, centra il
doppio obiettivo, Coppa Italia e scudetto. Firmato l’armistizio l’8 settembre,
Torino vive giorni terribili, i calciatori vengono protetti e tutelati dalle società.
Si pensi che la Juventus rende i suoi atleti dipendenti della fabbrica di automobili CISITALIA; lo stesso fa NOVO con i suoi aggregandoli alla FIAT. I
generi di primo conforto vengono acquistati con la “tessera”, ma si vende anche alla “borsa nera”. Partigiani appartenenti al Comitato di Liberazione Nazionale, a cui è dedicata l’omonima piazza torinese, vengono fucilati al Martinetto, ancora oggi ricordato come luogo della memoria della Resistenza.
Aprile si chiude con la cattura del duce e della sua compagna Claretta PETACCI; il 31 dicembre gli alleati consegnano l’Italia agli italiani.
Durante la guerra neanche il Fila viene risparmiato dai bombardamenti.
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FORSE NON SAPEVATE CHE...
L’AEREO DELLA TRAGEDIA
Il Campo Filadelfia che ha ospitato la gloria della squadra del Grande Torino
in origine viene chiamato “CAMPO TORINO” ed è fiancheggiato da corso Filadelfia, l’attuale via omonima. Viene costruito per volontà dell’allora presidente conte Marone Cinzano, di cui abbiamo già parlato, che affida il progetto
all’ingegnere GAMBA del Politecnico di Torino e la costruzione materiale al
commendator FILIPPA; ancora ai giorni nostri le case immediatamente vicine
al campo vengono ricordate come le “case Filippa”. Dopo la posa della prima
pietra, in solo sei mesi circa lo stadio viene terminato; può essere così inaugurata la nuova “casa” del Torino, il 17 ottobre 1926, con l’incontro di calcio
TORINO - FORTITUDO ROMA, vinto per 4-0 con tre goal di LIBONATTI e
uno di ROSSETTI, alla presenza di casa Savoia. Se ne riconosce lo stile costruttivo all’inglese mancando la pista d’atletica: quindi tifosi e calciatori
sono vicini e non sarà inconsueto vedere BACIGALUPO chiacchierare con i
tifosi nei momenti di sua inattività, che peraltro saranno molti con quella
forte compagine in campo.
La struttura drenante del prato è all’avanguardia rispetto ad altri stadi, permettendo di disputare l’incontro anche sotto la pioggia battente. Sede di allenamento fino al 1994, viene demolito a partire dal luglio 1997 con promessa
di ricostruzione mai onorata. Ancora oggi è oggetto di accesi dibattiti tra società, amministrazione locale e infiammati cuori granata.
Resta un interrogativo, cosa ne sarà di questo pezzo di storia calcistica
torinese e della nostra nazione?
Si tratta di un velivolo di fabbricazione FIAT, denominato G.212, parte di un
parco di una ventina di velivoli appartenenti alla compagnia ALI che è di proprietà anch’essa della famiglia AGNELLI. Parte di questo parco velivoli viene
impiegato per trasporto merci: in quegli anni il trasporto aereo registra un
notevole incremento, alcuni aerei vengono venduti all’estero, nove di essi invece vengono impiegati per il trasporto passeggeri, tra cui quello che riporta
a casa la squadra del GRANDE TORINO. Sono velivoli trimotore che montano
motori ALFA ROMEO di circa 900 CV di potenza con capacità di trasporto di
32 persone, e successivamente con motori inglesi PRATT-WITNEY. Se vi
capita di passare in provincia di Roma, visitate il Museo dell’Aeronautica Militare di VIGNA di VALLE: ne potrete trovare conservato ed esposto ancora
uno e guardandolo... proverete sicuramente un brivido.
Oreste Bolmida, il Trombettiere del Filadelfia.
Superga, 4 maggio 1949: i rottami del G.212.
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IL MISTERO DI SUPERGA
IL TORINO DEL DOPOGUERRA
Facciamo un piccolo passo indietro, siamo nel febbraio ’49 a Genova, amichevole ITALIA-PORTOGALLO (4-1). Al termine dell’incontro, capitan MAZZOLA e la sua squadra vengono invitati a disputare un incontro a Lisbona
contro la forte compagine del BENFICA capitanata da FRANCISCO FERREIRA, che sta per lasciare il calcio; tutto l’incasso gli sarà corrisposto come
premio di fine carriera, nonostante le pessime condizioni economiche in cui
versa il Portogallo.
Partenza il 1° maggio e rientro il 4. Si dice che FERREIRA non smetterà di
giocare ma proseguirà l’anno successivo dilapidando il denaro corrispostogli e,
ancor peggio, macchiandosi dell’omicidio della moglie. Viene disputato l’incontro
che vede vincitrice, forse non a caso, la compagine del BENFICA per 4-3.
In Italia si parla di sciopero in grosse industrie quali Michelin, Superga,
Olivetti; la crisi mette in ginocchio molte famiglie operaie, mentre Wanda
Osiris, soubrette dello spettacolo, turba il sonno di molti uomini.
Il 4 maggio il TORINO si imbarca alla volta di casa con qualcosa che da noi
non esisteva ancora, una cassa con scatolette di tonno e di sardine. Tutto
bene durante il volo; ma nei pressi di Torino il tempo si presenta inclemente,
visibilità ridotta, ultima comunicazione radio alle ore 17.03... poi si sente solo
un grande schianto percepito anche in città, morte e dolore. Vittorio POZZO,
che ha portato con sé in Nazionale il suo TORINO, ha il doloroso compito del
riconoscimento dei suoi ragazzi. Rimane un fitto mistero che ancor oggi avvolge SUPERGA, un mistero che deve rimanere tale per riconoscere la grandezza di questi uomini, amici tra loro oltreché semplici atleti. Ogni anno, il 4
maggio si celebra la giornata del ricordo di quella tragedia, migliaia di tifosi,
uniti dalla loro fede, perché di fede si tratta, si ritrovano per onorare la memoria di chi ha segnato la storia del calcio mondiale.
Con una serie di azzeccati innesti quali quelli di BACIGALUPO, MAROSO,
BALLARIN a rinforzo della difesa, NOVO completa i suoi “Invincibili”.
La compagine si è trasformata in un’armata che non conosce ostacoli. Pensate
che sui circa cento incontri disputati al FILA ne pareggiano undici, non una
sconfitta. Gruppo di forti atleti motivati da un presidente orgoglioso, di veri
amici; è molto pericoloso maltrattarne uno di loro, il resto dei compagni non
te lo perdonano. Da ricordare la partita disputata contro l’Alessandria: la dirigenza dei grigi ha chiesto di “non calcare troppo... la mano”, ma dagli spalti
parte un pesante epiteto nei confronti di Capitan MAZZOLA. Risultato?: 10-0.
Valentino MAZZOLA è il collante della squadra, nulla si muove senza il suo
consenso o il suo giudizio. A sostegno dei granata, sugli spalti c’è Oreste
BOLMIDA, capostazione delle FS che con la sua cornetta che usa per dare il
via libera ai treni a Porta Susa, suona la “carica” quando la squadra ozia in
campo. Allora MAZZOLA si rimbocca le maniche, nasce così “IL QUARTO
D’ORA GRANATA” e l’incontro non ha più storia. Un esempio l’abbiamo in
LAZIO-TORINO, campionato 1947-’48: 2-3 alla fine del primo tempo, 4-3 al
termine dell’incontro! La corazzata granata non ha rivali sul prato verde
(10/11 della squadra compongono la Nazionale contro l’Ungheria); poi effettua
la tournée in Brasile contro le forti compagini locali. La guerra è da poco terminata con i risultati che tutti conosciamo, ma questa squadra insieme a
COPPI, BARTALI, CONSOLINI nello sport, Nilla PIZZI e altri personaggi come
TOTÒ nello spettacolo rappresenta la scintilla che risolleva la nostra provata
nazione.
Valentino Mazzola e Francisco Ferreira.
Il Torino del campionato 1947-48.
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IL DOPO SUPERGA
Il presidente Novo cerca di ricostruire troppo in fretta una squadra sulle
ceneri del Grande Torino. Con un forte impegno economico che lo porta a ridurre al minimo le casse della società, e dopo una serie di acquisti di atleti
che non erano certo “GLI INVINCIBILI”, rimedia un sesto posto in classifica
nonostante un buon inizio di campionato.
Sono gli anni di Tomà, Carapellese e Santos nel Torino, di Boniperti e Hansen
nella Juventus, Nordhal e Liedhom nel Milan. Il “consumismo” prende piede
nella società civile, si comincia a parlare del frigorifero, nasce l’uso di inglesismi quali “scooter”, “poster”, “juke-box”. Si inizia a produrre la Lambretta e
la Vespa, sogni di ogni italiano.
Nello spettacolo sono sempre più in competizione figure quali quelle di MACARIO, Carlo DAPPORTO, Renato RASCEL; e tante belle donne quali Isa
BARZIZZA, Lea PADOVANI, Rita HAYWORTH e Silvana MANGANO calcano
le scene dell’epoca.
Alla radio ci sono Franca VALERI e Nilla PIZZI, che vince il primo Festival di
Sanremo nel 1951. Nel 1950 si tiene a Roma il GIUBILEO: è un’Italia bigotta e
bacchettona, dove la Chiesa si impone con la sua censura vaticana. Il fascismo
si rispecchia nel neoato MSI, ma il vero pericolo è il pensiero dell’ideologia
comunista. Il 1950 vede la Nazionale italiana agli ordini di Novo (allora presidente della Federazione Calcio) rimediare un veloce ritorno a casa dai Mon-
Nicolò Carosio.
diali con sconfitta patita contro la Svezia; la Coppa Rimet viene vinta dall’Uruguay. Dopo i Mondiali del ’50 inizia, come sempre, la caccia al calciatore
straniero, e alcuni acquisti sbagliati da parte di Novo portano il Torino a
evitare di un soffio la serie B.
Tra la destra e la sinistra politica è guerra, l’America interviene militarmente
in Corea, muore Cesare PAVESE, in quell’anno Torino è governata dalla sinistra, ma nel 1951 viene eletto Sindaco Amedeo PEYRON di ispirata fede demoscristiana; è anche l’anno del disastro del Polesine. Nel 1953 crolla la
guglia della Mole Antonelliana, la dirigenza e gli operai della Fiat pregano per
la vita di Gianni AGNELLI, gravemente ferito in un incidente stradale in Costa
Azzurra e poi salvatosi.
Nello stesso anno Giulio ANDREOTTI, Ministro degli Interni, pone pesanti limiti all’ingresso di calciatori stranieri. Novo vuole realizzare il suo grande
sogno, l’acquisto dell’argentino Alfredo Di Stefano che ha entusiasmato tutti
nell’incontro a scopo benefico a favore delle famiglie delle vittime di SUPERGA, il 26 maggio 1949, tra il TORINO SIMBOLO e il RIVER PLATE. Nonostante l’iniezione di denaro fresco promesso dalla finanziaria denominata
Torino-Sport, rivelatosi poi esiguo e inadeguato, Novo si vede costretto a lasciare la presidenza della società a un comitato di reggenza.
Sempre nel 1953 nascono i “FEDELISSIMI GRANATA”; messa da parte la
tromba di Bolmida, capostazione FFSS a Porta Susa, compaiono in curva le
trombe bitonali e i tamburi da banda.
26 maggio 1949: la partita della solidarietà..
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...E LA STORIA CONTINUA
GLI ANNI ’60
Nel 1954 la presidenza passa da NOVO a GUGLIELMONE, senatore della Repubblica con ottima disponibilità economica. Sono gli anni delle calze OMSA,
la gioventù si ispira a James DEAN, Fausto COPPI scandalizza l’Italia per la
storia con la “dama bianca”, all’anagrafe Giulia OCCHINI. Entra nelle famiglie
più facoltose la televisione, che si dimostra serva della Democrazia cristiana
e del Vaticano, un potere mediatico magistralmente gestito che propone
notizie sapientemente vagliate. Il calcio occupa pochi spazi; è sicuramente
meglio Nicolò CAROSIO alla radio.
Al Torino sbarcano BEARZOT e GRAVA; tra le giovanili stanno emergendo
Romano FOGLI, Lido VIERI, portiere corteggiato dalle donne, e Roberto ROSATO. Nel 1956 GUGLIELMONE lascia la presidenza per cedere il passo a
una cordata di cui uno dei componenti, Mario RUBATTO, assume la carica.
Al Torino arrivano le figure di Carlo CRIPPA e Giorgio FERRINI, il capitano
di mille battaglie, deceduto nel 1976 dopo aver visto la propria squadra fregiarsi dell’ultimo scudetto. Qualcosa di nuovo anche alla Juventus: a breve
arrivano Omar SIVORI e John CHARLES. Viene inaugurato a Torino il giardino
zoologico, il Traforo del Pino e la nuova sede del Politecnico. Nel ’58 nasce
un governo di centro sinistra con patti che coinvolgono la DC e il PSDI; MODUGNO vince il Festival di Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”, i dischi musicali ora sono a 45 giri e non più a 78. I Mondiali di calcio vengono vinti dal
Brasile dove esordisce Edson Arantes do NASCIMENTO, per tutti “PELÈ”.
Dissidi societari interni e debiti inaccettabili, turn-over di tecnici sportivi trascinano il Torino in serie B.
Ritornato in serie A, il Torino partecipa alla MITROPA CUP, ma viene eliminato
nella prima fase. Ecco ricomparire nel direttivo della società FERRUCCIO
NOVO. Vengono ingaggiati due attaccanti di nazionalità scozzese che infiammarono i tifosi di allora, ma allo stesso tempo disperazione della dirigenza
della società: LAW e BAKER. Due campioni, ma dediti alla dolce vita e all’alcol;
li ricordiamo per l’incidente stradale avvenuto nel ’62 che li ha visti protagonisti con una GIULIETTA SPRINT sul lungopo Diaz all’altezza del monumento
di GARIBALDI. “Faccia d’angelo” ROSATO, FERRINI e BEARZOT sono la
rocciosa difesa della squadra granata che si classifica settima in campionato.
DENIS LAW nel ’64, ritornato in Scozia, vince il “pallone d’oro”. L’allora presidente MORANDO lascia la dirigenza della società in mano a personaggi
senza scrupoli, opportunisti...
È in arrivo un nuovo presidente dal cuore Toro, ORFEO PIANELLI. Sono gli
anni del consumismo totale, nascono i primi supermercati, si sente l’influenza
dell’America, FELLINI crea la sua “Dolce vita” con Anita EKBERG. Nel 1961
si celebra il centenario dell’Unità d’Italia, nascono i quartieri dormitorio delle
Vallette a Torino, a seguito della forte immigrazione dal Meridione voluta da
Giorgio Ferrini.
Denis Law e Joe Baker.
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VALLETTA alla Fiat; Torino vive ormai in funzione della famiglia AGNELLI.
Di questi anni ricordiamo l’episodio dei Mondiali nell’incontro tra Italia e
Cile, che vede FERRINI espulso per aver colpito un avversario in campo, con
un arbitraggio scandaloso e di parte. Il tutto pare sia nato dalle dichiarazioni
sui quotidiani di allora da parte di giornalisti italiani sulle condizioni di povertà
e sudditanza che sta vivendo la popolazione cilena. FERRINI vince lo scudetto
1975-76 affiancando l’allenatore RADICE, e nello stesso anno, a novembre, la
sua vita cessa di esistere per un aneurisma cerebrale. Giocatore leale e coraggioso, di cuore granata, legato alla maglia, corteggiato dal Milan che
avrebbe fatto qualsiasi cosa per averlo in squadra.
1968-70 - GLI ANNI CALDI
Si sente nell’aria il cambiamento, i movimenti anarchici formulano nuove
ideologie, i “falsi” sessantottini usano questa voglia di cambiamento dei
giovani universitari. Peccato che questa loro falsità sarà per loro arma di potere da usare per interessi personali. È l’inizio dell’“autunno caldo” per gli
operai della FIAT, della legge sul divorzio e sull’aborto. Alla guida della compagine granata è stato ingaggiato FABBRI. Al TORINO si presentano le figure
di RAMPANTI e PULICI, che caratterizzeranno un TORO da “carica” negli
anni ’70. Il 1969 è anche l’anno in cui l’uomo sbarca sulla luna, poi balzano
alla cronaca le Brigate Rosse, la strage di piazza FONTANA alla Banca dell’Agricoltura; il desiderio di sovvertire il pensiero democristiano porterà all’omicidio dello statista ALDO MORO. L’estremismo di sinistra si fa sempre più
audace e devastante, sono gli anni dei sequestri di persona: ricordiamo il nipote di CARELLO, fabbrica di fari e fanali di auto, di ROSSI di MONTELERA
Paolo Pulici.
Roberto Rosato.
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e di AMERIO, direttore del personale della FIAT. Preminente e discussa è la
figura di Renato CURCIO. Nella famiglia granata FABBRI lascia la panchina
e viene sostituito da CADÉ. Arriva al TORINO Claudio SALA, per tutti “il
poeta del gol”, la Nazionale italiana, ai Mondiali del 1970, disputa un’epica
partita contro la Germania finita 4 a 3: siamo in finale con il Brasile...
Il campionato dei granata è amaro, retrocessione evitata per un soffio. Nella
MITROPA CUP del 1971 si veste di granata un altro grande dello scudetto,
Renato ZACCARELLI; è l’anno della Coppa ITALIA vinta ai rigori.
Claudio Sala e Renato Salvadori.
GLI ANNI DI ORFEO PIANELLI
Titolare con TRAVERSA di una fabbrica di impianti elettromeccanici, insediatosi alla presidenza della società provvede a sanare i debiti con la Lega
Calcio e a dare il via a una squadra che dal 1963-64 al 1982 lo vede presidente.
Il primo passo importante per la squadra è l’arrivo in panchina di Nereo
ROCCO, che crea nello spogliatoio un ambiente sereno e familiare. Nello
stesso anno si disputano tutti gli incontri di campionato al COMUNALE e
non più al FILA. Questo è anche l’anno della banda CAVALLERO, ricordata
nel film “BANDITI A MILANO”, feroci e spietati rapinatori di banche, ed è anche l’anno dell’arrivo al TORINO di Gigi MERONI, “la farfalla granata”, “il calimero”, un personaggio introverso, timido, che rispecchia il desiderio della
gente, in particolare gli universitari, di lasciare da parte il perbenismo clericale
della Democrazia cristiana. Sta cambiando il pensiero giovanile, la musica
vede nascere i BEATLES e i ROLLING STONES, le ragazze si vestono con la
minigonna e i collant. Una ventata nuova che purtroppo porterà agli anni di
piombo degli anni ’70. Ricordiamo sempre di MERONI lo scandalo, se così
vogliamo chiamarlo, anche perché è ormai di ordinaria quotidianità ai giorni
nostri, per la convivenza con CRISTIANA, una bellissima donna che si è separata dal marito, un regista romano; si parla di adulterio in quanto il matrimonio civile rimane comunque valido. Passeggia per Torino con una gallina
al guinzaglio, vive in una mansarda in piazza VITTORIO, veste in modo estroso
con abiti che disegna personalmente. Il 15 ottobre 1967 muore a seguito di
un incidente stradale, investito in corso RE UMBERTO insieme al suo compagno di sempre, POLETTI, ove oggi è posizionata la lapide in suo ricordo,
da colui che 33 anni dopo diventa il presidente del TORINO, ATTILIO ROMERO. Nello stesso anno, pochi mesi prima, si è parlato della cessione di
MERONI alla Juventus per 750 milioni di lire, cosa mai avvenuta in quanto la
famiglia AGNELLI temeva pesanti ripercussioni a livello di ordine pubblico
in città. In panchina siede BEARZOT come allenatore in seconda; viene ingaggiato un altro grande allenatore: EDMONDO FABBRI.
Gigi Meroni.
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Dopo CADÉ, arriva al TORINO un tecnico veramente esplosivo; scuola FABBRI, tecnicamente e tatticamente ben preparato, Gustavo “colbacco” GIAGNONI: carattere arrembante e mai domo, entra nei cuori dei tifosi granata.
Con il suo arrivo si stanno gettando le basi dello scudetto del 1975-76. Una
delle solide basi nel TORINO appare, proveniente dall’Arezzo, nato nello
stesso paese che ha dato i natali a Gina LOLLOBRIGIDA, SUBIANO (RM),
per tutti “Ciccio cuor di leone”, al secolo Francesco GRAZIANI. Causa il suo
carattere e le vedute non condivise dalla società, GIAGNONI lascia il TORINO
per essere sostituito nel 1975 da chi porterà il TORINO allo scudetto, Gigi
RADICE. La città vive gli anni del terrorismo, il generale DALLA CHIESA arresta il brigatista CURCIO, vengono perpetrati gli omicidi dell’industriale
Mario CERETTO, dell’imprenditore RUSCALLA e sono gli anni di Franca
BALLERINI e Paolo PAN accusati dell’omicidio del marito di lei. Siamo nel
1974, l’inizio della conquista di un potere mediatico e politico: si affaccia alla
ribalta Silvio BERLUSCONI con la sua TELEMILANO, che nel novembre del
1980 chiamerà CANALE 5. “Occhi di ghiaccio” RADICE, ex calciatore del MILAN, con il suo calcio innovativo e fatto di pressing, con una compagine ben
affiatata, porterà la società alla conquista dello scudetto nel campionato 197576, consacrato con il pareggio con il CESENA e la sconfitta della “vecchia signora” a Perugia. La discesa dei paracadutisti sul campo, la gioia di quei
giorni e purtroppo... a novembre dello stesso anno la morte del “capitano di
mille battaglie”, Giorgio FERRINI.
Il Toro campione d’Italia 1975-76.
IL DOPO SCUDETTO - 1977-82
Nel campionato successivo 1976-77 il TORINO si classifica secondo a un solo
punto dalla JUVE di TRAPATTONI, BETTEGA, BONINSEGNA e BENETTI.
Il terrorismo serpeggia per la città. Gli episodi più signifacativi sono l’uccisione
di Fulvio CROCE, presidente dell’ordine degli avvocati, il rapimento del nipote
di PIANELLI e l’assassinio di Carlo CASALEGNO. L’anno dopo, il rapimento
dell’industriale STOLA di cui non si avranno più notizie, l’omicidio della guardia carceraria COTUGNO, a cui è intitolato il carcere torinese e l’occupazione
della scuola di amministrazione aziendale di via VENTIMIGLIA sono le manifestazioni dell’incertezza politica di questi anni. Si parla delle discoteche e si
balla con “la febbre del sabato sera”; sorgono pesanti problemi finanziari nel
TORINO Calcio e tensioni nello spogliatoio tra i calciatori.
Ricordiamo, nel 1979, il grave incidente stradale che vede coinvolto Gigi RADICE e il calciatore BARISON, quest’ultimo deceduto nel tragico scontro avvenuto in prossimità della cittadina di ANDORA, in Liguria. Il terrorismo è ancora
molto attivo con rapimenti di persone e assalti alle gioiellerie per finanziare i
gruppi armati. La FIAT consegna il timone a Cesare ROMITI, DALLA CHIESA
assicura alla giustizia il terrorista PECI e si parla della loggia massonica di
Licio GELLI. La FIAT denuncia migliaia di esuberi nelle sue fabbriche, si va
verso la chiusura del LINGOTTO. Nel TORINO RADICE viene sostituito da Ercole RABITTI che, nel 1980, risolleva la squadra portandola a un onorevole
quarto posto. Questo è anche l’anno dello scandalo del “calcio truffa” che vede
coinvolti calciatori di levatura quali ALBERTOSI, MORINI, SAVOLDI e Paolo
ROSSI. Si riapre la caccia ai calciatori stranieri; al TORINO approda VAN DE
KORPUT e, poco alla volta, dal TORINO escono di scena le figure degli atleti
che hanno infiamato i cuori granata. Siamo vicini a un nuovo cambio del presidente della società: arriverà nella primavera del 1982 Sergio ROSSI.
Lido Vieri.
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L’ERA DI SERGIO ROSSI
GLI ANNI DI TANGENTOPOLI
Titolare dell’impresa meccanica denominata I.M.P., si trova successivamente
alla guida della COMAU dove sono confluite, guarda caso, aziende satelliti
della FIAT.
Con il suo fedele braccio destro, NIZZOLA, sceglie come ulteriore collaboratore per la società granata Luciano MOGGI, al secolo, ”paletta” per via del
suo lavoro in ferrovia. Il LUCIANONE è stato, seppur in maniera travisata,
collaboratore della “vecchia signora” e ha portato nomi di atleti importanti,
come TARDELLI e GENTILE. Al TORINO, sempre MOGGI, fa arrivare come
allenatore BERSELLINI. Nel 1983 registriamo l’incendio del cinema STATUTO;
PIANELLI viene arrestato per bancarotta. L’anno dopo, il rapimento CASTAGNO, titolare dell’omonimo negozio di gastronomia in via LAGRANGE; si incomincia a parlare di una strana malattia chiamata AIDS e non dimentichiamo
i morti dello stadio HEYSEL durante una finale di Coppa disputata dalla
JUVE. Al TORINO si vede il ritorno in panchina di RADICE e l’arrivo di Leo
JUNIOR che manderà in delirio la MARATONA. Agli inizi del 1986 il panorama
calcistico vede BERLUSCONI, molto vicino a Bettino CRAXI, acquistare il
MILAN; i calciatori cominciano a essere ingaggiati con cifre sempre più esorbitanti. Si parla di CERNOBYL, muoiono Giovanni ARPINO e Gaetano SCIREA, in un incidente stradale. A causa di dissidi nella società, con la vendita
di JUNIOR e DOSSENA comincia a vacillare la presidenza ROSSI. Una serie
di personaggi con dubbie credenziali si affacciano al TORINO. Sotto il controllo, ancora stavolta della FIAT, viene scelto un certo BORSANO ed è la retrocessione, nel 1989.
Duro attacco, anche politico, al fenomeno della corruzione che ormai si è radicata in tutti i settori, arresti eccellenti tra i personaggi politici italiani, affermati imprenditori che a suon di mazzette di denaro hanno ottenuto qualsiasi
genere di favore personale. Questo per quanto riguarda la Democrazia cristiana e il socialismo. Di pari passo si registra il crollo del muro di BERLINO
con la scomparsa del regime totalitaristico sovietico. La forte immigrazione
dai paesi extra-ue fa sì che a Torino, come in tutte le metropoli, si vengano a
creare dei quartieri ghetto con il dilagare della delinquenza, anche favorita
dall’ammorbidimento del vecchio codice penale ROCCO, dall’assistenzialismo
e dalla tolleranza che comunque deve essere caratteristica di uno stato democratico. Gli incontri di calcio si svolgono allo stadio DELLE ALPI, costruito
per i mondiali ’90. Il presidente BORSANO opera una serie di preziosi innesti
nella squadra, quali Pasquale BRUNO, Enrico ANNONI e Martin VASQUEZ.
Sono gli anni della vittoria della MITROPA CUP nel 1991 e della COPPA ITALIA
del 1993; in panchina siede Emiliano MONDONICO. Pare che ad opera degli
stessi BORSANO e MOGGI, maestri nel far sentire le persone a proprio agio,
siano riservate particolari attenzioni al piacevole soggiorno degli arbitri.
Lo scandalo della vendita del calciatore LENTINI, che lo vede ceduto con la
manipolazione di denaro di dubbia provenienza, l’ingresso in politica e altre
motivazioni fanno sì che BORSANO giunga alla fine della sua presidenza. Per
la società granata inizia un decennio di avvicendamenti di presidenti fino a
giungere all’attuale Urbano CAIRO.
Leo Junior.
Stadio Delle Alpi: una curva Maratona “vestita” per le grandi occasioni.
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IL DOPO BORSANO - Prima parte
IL DOPO BORSANO - Seconda parte
Ancora questa volta i poteri forti torinesi si abbattono sulla società granata e
viene scelto un nuovo presidente, GOVEANI. Le banche gli danno ampio credito in modo da poter liquidare BORSANO; disfattosi di MOGGI e C., chiama
in società ZACCARELLI, FERRETTI e Claudio SALA. Con GOVEANI si vince
la Coppa Italia nel 1993 ma l’anno successivo questi viene arrestato per bancarotta della GIMA. Arriva alla presidenza CALLERI, direttore del corpo di
polizia privata MONDIALPOL, amante della bella vita, acceso accentratore.
Trasferisce la sede della società in via Maria VITTORIA 1. Sono gli anni di
Nedo SONETTI prima e di Franco SCOGLIO poi in panchina, e di una campagna acquisti poco efficace.
Altri problemi fanno sì che alla guida del TORINO giunga un’altra delle figure
ambigue dell’epoca, Massimo VIDULICH, rappresentante della finanziaria
BULLFIN. In questi anni si parla di TAV con i primi attentati dimostrativi di
una volontà di non volerla; nel 1997 si registra l’incendio del Duomo di TORINO, la prostituzione di colore dilaga per le strade della città, muore lo
scrittore Mario SOLDATI.
Verso fine secolo ancora episodi di corruzione e si inizia a parlare di Olimpiadi
2006, successivamente aggiudicate a Torino grazie alla preponderante figura
della famiglia AGNELLI.
Sul prato verde di casa nostra emergono le figure di ASTA, FERRANTE e
BUCCI.
Alle cronache sale alla ribalta ZEMAN, che accusa l’altra squadra di TORINO
con le sue dichiarazioni sull’ipotetico uso di sostanze particolari da parte dei
calciatori bianconeri, e trascina in tribunale la dirigenza bianconera.
Eccoci negli anni Duemila. Dilagano prepotentemente le nuove mafie emergenti, quelle russa e albanese, l’euro sostituisce la lira nel nome della moneta
unica per un’Europa di tutti. Manca il controllo e l’economia di ogni famiglia
registra delle cadute senza precedenti... vi spiegate perché nascono come
funghi le società finanziarie? La FIAT si va lentamente sgretolando, alla famiglia AGNELLI rimangono la JUVENTUS e la FERRARI.
Evasioni fiscali sempre più studiate e mirate, corruzione dilagante, spregiudicatezza di bancarottieri sfociano negli scandali CIRIO e PARMALAT, i bilanci
gonfiati, il LODO PETRUCCI e lo spalmadebiti non sono altro che uno strumento per salvare società di calcio prossime ormai al fallimento. Il calcio e i
calciatori sono in mano alla GEA di GERONZI e C., la tifoseria si fa violenta
e usa questa violenza per ricattare i presidenti. La contestazione si fa sempre
più dura fino all’arrivo di un “traghettatore” nel TORINO, Giuseppe AGHEMO,
che consegnerà la società nelle mani di CIMMINELLI e ROMERO, che portano
il TORINO in serie A nel campionato 2004-05, con in panchina Renato ZACCARELLI.
Nell’estate dello stesso anno la coppia presidenziale sunnominata riceve una
poco gradita visita da parte della Guardia di Finanza per una fidejussione
falsa; ulteriori controlli alla ERGOM di CIMMINELLI, fanno sì che non vi
siano condizioni tali da poter dare garanzie e quindi si arriva al fallimento del
TORINO CALCIO. Grazie all’intervento del primo cittadino torinese e di una
cordata di imprenditori, compresa la SMAT (Acque potabili torinesi), capolfila
RODDA, MARENGO e GIOVANNONE, si riesce a salvare la società, che
prende la denominazione, come nel 1906, anno di fondazione, di TORINO
FOOTBALL CLUB.
Ma servono altri soldi per ridare lustro al blasone granata e viene proposta
dal sindaco CHIAMPARINO la candidatura dell’editore Urbano CAIRO che
intende acquisire una società “scatola vuota”, senza contratti da onorare.
GIOVANNONE non intende mollare e, dopo gli episodi di fronte a Palazzo Civico e all’hotel CAMPANILE di Moncalieri, gli viene “consigliato” di cedere al
suo intento. Subentra la mediazione politica dell’onorevole SALERNO e il 2
settembre nasce il TORINO F.C. con un nuovo presidente, l’attuale dei giorni
nostri, al secolo Urbano CAIRO, scherzosamente soprannominato Papa URBANO I.
Marco Ferrante.
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