Varietà generazionali e neologismi dialettali

Varietà generazionali
e neologismi dialettali
di Ottavi o Lurati
Un dialetto non è un sistema omogeneo,
bensl un insieme di varietà, di natura e di
importanza diverse. Anche il dialetto è venato dalla variabilità, leggibile in una tipologia in 4 classi (varietà diacroniche, diatopiche, diastratiche, diafasiche).
Eppure, molte ricerche dialettali mettono in
risalto quasi solo la varietà diatopica (geografica): il loro impianto misconosce e ignora quasi del tutto le varietà sociali (individuate dall'essere utilizzate da specifici gruppi sociali) e le varietà contestuali o situazionali (con i sottocodici delle lingue speciali!.
Per questo appare necessaria e promettente una ricerca da un lato sui neologismi e
dall'altro sulle varietà generazionali, sulle
coniazioni cioé di nuovi termini e espressioni dialettali fatte dai giovani (e spesso circolanti esclusivamente nel loro ambiente) . In
proposito si sa pochissimo. Un tempo, con
una certa nostalgia - nostalgia cui non si è
sottratto neppure il Vocabolario dei Dialetti
della Svizzera Italiana - si vagheggiava solo il «lessico indigeno», visto nella manifestazione del mondo rurale. Termini ed
espressioni di altra natura l ) erano visti con
«distacco». Nel frattempo la situazione socioculturalee, di riflesso, linguistica è profondamente mutata e ' sarebbe illegittimo
non volerne tener conto. Richiedono di essere documentate anche le varietà dialettali
Conversazione 1946
diastratiche, sociali (in particolare del mondo giovanile, di quello operaio, impiegatizio
ecc.) oltre a quelle diafasiche, delle nuove
professioni e delle nuove tecniche.
I lessici dialettali vedono il neologismo quasi
con sospetto, quasi come un elemento spurio che viene a rompere l'unità del cosiddetto lessico indigeno (frutto di idealizzazione
e per di più ambiguo nella sua concezione
statica, se si pensa alla continua osmòsi di
dinamici scambi culturali e linguistici che
già in passato caratterizzò il mondo dialettale) . Simile senso di sospetto e di fastidio
non è giustificato. Direi anzi che queste voci
vanno viste con simpatia e sollievo; sono
preziose : provano che il dialetto continua e
evolve. ~ con soddisfazione che lo si vede
adeguarsi a nuove necessità, a nuovi bisogni.
Eccone alcune prove, con l'invito a docenti
e (anche) ad allievi a raccoglierne altre e,
eventualmente, a segnalarcele.
Quanto alle varietà diafasiche, è possibile
affiancare ai tecnicismi di corso ormai decennale qualChe esempio più recente. Per la
terminologia moderna vedi almeno, nel
mondo della Radio Svizzera Italiana, dovressat metigh un gia/d, dovresti mettergli
un nastro giallo non magnetizzato, di stacco, mentre il nastro azzurro segna sempre
.l'inizio, quello rosso la fine della bobina (Lu-
gano, RSI, 1978), in quello della televisione
vedi canon 'microfono allungato direzionale
tipo Sennheiser MKH 815' (lungo circa 70
cm), colarfn 'microfono da collo', fa un pano 'fare una ripresa panoramica' ecc. Per la
capacità del dialettofono moderno a denominare in modo sintetico e significativo cf. il
caso dell'it. pesca con un catamarano, cioé
con un battelli no a doppio scafo che porta
molti ami e che, guidato da un filo, viene
mandato allargo, permettendo al pescatore
di portare la lenza anche là dove mai arriverebbe con il lancio, che i nostri pescatori
hanno chiamato pesca col can 'pescare con
il cane'.
Per i termini espressivi del dialetto «urbano» vedi ancora na in barca 'perdere l'orientamento, oscillare, detto dei musicanti di
una filarmonica che vanno fuori tempo'
(Lugano 1978; manca in VSIl, casciadura
'contenitore in cui finisce tutto il materiale,
articoli, foto ecc., che non viene utilizzato
per l'edizione del giorno' (Lugano, Corriere
del Ticino 19n) quale scherzosa allusione
alla cacciatora, la giacca con aperture laterali per mettervi la selvaggina ecc. Tutte indicazioni che mostrano la necessità (e. la fecondità) di inchieste fuori dell'usuale settore del lessico agricoI0 2 ).
Quanto alle coniazioni affettive si vedano
casi quali, nell'ordine cronologico della raccolta: salta gio a Giiibiasch, detto del coitus
interruptus, dal nome della stazione ferroviaria che precede Bellinzona (Sottoceneri,
almeno dal 1967), inn diiii mes che tochi pii
bambin 'sono due mesi che faccio astinenza
sessuale' (Ticino, passi m 1969), lecafrancuboi 'spreg. per funzionario statale' (Ticino,
passim 1970), al gh'a addss ul maiacarlun . ..
e, sì, quand che viin al gh'a ul maiacarlun
'cancro', letteralm. 'mangia granoturco,
rodi-mais' (Mendrisiotto, 1979, ben diffuso
anche tra sessantennil.
Anche il flipper arricchisce la più recente
parlata. Tilt, nel flipper, è il segnale del fuori
circuito; quando esso riceve un forte urto,
esce il segnale luminoso tilt: l'apparecchio è
fuori circuito, è in panne. Di qui l' espressione dialettale ormai nell'uso nel Mendrisiotto
e nel Luganese l'è andai in tilt, che, nel dialetto più aggiornato, significa 'è completamente svanito, non ragiona più'. Essa
(1978) non è più per nulla esclusiva del linguaggio giovanile: è già parola della parlata
familiare del trentenne e del quarantenne.
La parallela forma italiana, per altro con valore denotativo e non connotativo, è già da
tempo utilizzata dalla stampa ticinese e il 28
agosto 1979 ha espugnato i titoli del Corriere della Sera (<<in tilt da un capo all'altro della città molti dei settecento orologi delle
strade») .
Ma soprattutto importanti mi sembrano le
varietà diastratich(3), in particolare quelle
generazionali dei gruppi giovanili sin qui del
tutto ignorate dalle collezioni dialettali. Per
il linguaggio particolare, con funzioni di elemento di coesione di gruppo, corrente in
questi anni 4 ) tra i giovani dai sedici ai
vent'anni vedi casi come: gio a baIa 'detto
da giovani di 16-17 anni sciando al Tamaro
quando partono a razzo, andando sempre
dritti, a gran velocità, come una palla di fucile o meglio come una palla che corra abbandanata a sé' (Monte Tamaro, marzo
1978), fa mia ul baluba, ta set un baluba anche ta set un baluba bIo 'sei un ignorante'
(Ticino 1978), che Mssul ' che bel ragazzo,
che fusto, che cosa straordinaria'5) (Ticino,
19
dal 1975 almeno),l'è una campana 'di allievo che non capisce nulla'6) (Bellinzona,
Scuola arti e mestieri, setto1977), fa su I canon 'preparare la sigaretta drogata' (Lugano 1979), a l'è na gran fèlpa o f{Jlpa 'è un
gran pezzo di ragazza, è una femmina', letteralm. 'è una gran vulva', ah, alfèlpa cun la
segretaria ' ha rapporti intimi con la segretaria, se la intende con la segretaria', ta see na
felpa 'sei uno stupido, uno sciocco' , oh,
che felpada 'oh, che sciocchezza, che stupidaggine'7) (Lugano, gergo dei ventenni,
1979), sa gasan 'si caricano, si esaltano' (Ticino, giovani dai 16 ai 24 anni, 1977, 1979),
fa mia I gòss ' non fare il prepotente' (Mendrisiotto, 16-18 anni, 1978), gratasass 'rompiballe, forma più cortese di secabalf
(Agno, Lugano, ventenni, 1979), quell al
rump 'quello rompe le scatole' (Ticino, almeno dal 1974), mazza 'stupido', u capit
una mazza 'non ho capito nulla' (Ticino,
ventenni, 1977), valsa i pè che passa la pocia 'detto polemicamente a chi si dà arie, a
chi è spocchioso' (Mendrisiotto, 16-17 anni,
1978), che possada 'che cosa insipida, stantia' (Ticino, ventenni, almeno dal 1976). Aggiungiamo, per la variante diastratica giovanile del Luganese viva nel giugno-settembre
1979: còmut ' certamente', tranquillo' analogo valore di còmut, ma meno usato', fiada
'prendi fiato, aspetta un momento', vola
bass 'sta tranquillo', esagera 'quanto tu dici
è esagerato, raccont i frottole', cala 'stesso
valore di esagera' ecc. B).
Interessante vedere come i giovani desumano dal settore dei mass-media (radio e discoteche) per i loro usi espressivi. Vedi il caso di sfuma 'smettila, cambia discorso' del
linguaggio giovanile di Melide. La testimonianza del giovane (22 anni) maestro G.P.
Gilardi permette di fissare momento e occasione della nascita: « Sfuma è nato venerdJ
13 luglio 1979 fra un gruppo di giovani di
Melide. Suonavamo la chitarra dopo cena
all'alpe di Vico Morcote. Un giovane volendo far cambiare canzone (pensando ai disc
jockey) suggerì al suonatore di chitarra:
sfuma. Il termine venne subito usato la stessa sera a più riprese prima per far cambiare
canzone e poi con il significato di 'smettila',
riferito ad altre situazioni. Il termine ha avuto molto successo tra i giovani di Melide e
sta diffondendosi anche a Morcote e a Bissone, diffusione dovuta anche al fatto che è
più fi ne di piantala. usato in molti cont esti. Ultimamente ha acquistato anche il valore di 'andiamo', 'cambiamo posto': scia
che sfumum» Onf. perso 9.8.1979).
Riassumendo: come la società tradizionale,
anche il dialetto non può permettersi il lusso
della nostalgia; la sua soprawivenza è legata alla capacità di adeguarsi al mondo che
evolve, pena il soccombere. Ebbene, nella
sua triplice manifestazione di tecnicismo
moderno, di nuova coniazione affettiva e
soprattutto di creazione generazionale, il
neologismo è indice della continuità del dialetto anche nei giovani, della sua vitalità,
della sua capacità a funzionalizzarsi a nuove
esigenze, a nuove forme di vita. Difficile,
oggi, credere ancora che il futuro abbia «un
cuore antico». Proprio per questo sarebbe
erroneo mantenere del dialetto una concezione rigida, museificata e non riconoscervi
l'intima, feconda fluidità di una varietà che
prosegue, accanto alla lingua, il suo cammino.
n
r:
Ottavi o Lurati
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Conversazione 1978
Note
1) Così mi fu negato di immettere nel VSI forme
come bevéga (dal ted. bewegen, indicante lo
spostare i carri in manovra) e bigia ' marinare la
scuola', l'uno termine tecnico dei manovratori
che si utilizza da oltre 80 anni lungo tutta la linea
ferroviaria del San Gottardo e l'altra, voce usata
da buona parte dei giovani ticinesi per lo meno
dal 1920. Analogamente mancano nel primo volume del VSI altre voci come afara, pure del gergo dei manovratori ('awicinarsi lentamente
ecc.') o come anovéi 'preghiere di suffragio dei
defunti' della Bassa Leventina lIetteralm. 'annualetti') o come lo splendido airolese nè a cantè
I Bernatass dei ragazzi per Natale, letteralm.
'cantare il Puer natus': tutte voci che apparivano
poco interessanti perché non agricole! Ben poco
si sa pure dell'attività artigianale nelle nostre zone. Segnalo, come awio nel tentativo di colmare
una lacuna di documentazione su Peccia, il mio
L'ultimo laveggiaio di Val Malenco, con f ilm, recentemente uscito in seconda edizione, e, ancora inedito, l'interessantissimo lavoro di Ettore
Ballerini sulla Lavorazione del marmo ad Arzo,
lavoro che dovrebbe essere pubblicato tr-a non
molto.
2) Aggiungiamo qualche ulteriore esempio. Per
la moderna terminologia della falegnameria (Lugano 1978) vedi cavadura 'mortasatrice, macchina che fa le cave con le macchie', tèra santa 'situazione che si crea a causa di una eccessiva levigatura del foglio impiallicciato: affiora allora il
«truciolato»', al derolllto 'foglio di tranciato ottenuto non tagliando il tronco longitudinalmente
bensl tranciando il tronco lungo il perimetro, in
numerose fasce arrotolate che seguono gli strati
circolari del tronco; procedimento applicato sopFattutto ai pioppi', allegn l'è impatunaa 'detto
quando si mescola il colore della vernice e il colorante e il disegno della venatura non è più chiaro'
ecc. Per il settore elettrico vedi almeno i bicér,
bacér, bicerltt 'isolanti di maiolica che sostengono i fili di rame sui pali delle condotte esterne'
(mancante in VSII e Illdar 'presa multipla
dell'elettricità' .
3) Vedi anche le differenze tra evangelici e cattolici a Poschiavo (cf. O. Lurati, Dialetto e italiano
regionale nella Svizzera Italiana, Lugano 1976, p.
46-47) e quelle accertabili anche in un piccolo,
compatto villaggio (neppure 300 ab.) come 50nogno, dove'già nei decenni scorsi era possibile
distinguere a livello dialettale tra la gente di una
parte del villaggio, più conservatrice (Redorta) e
l'altra più aperta (Vogornesso).
4) Non poche le differenze con gli usi generazionali della mia giovinezza (1950-1956) di cui ricorderò: bonazza 'proteggere un ragazzo di una
classe inferiore' (gergo dei collegiali del collegio
Papio, Ascona 1956), mèna 'vattene, scompari',
minacciando un compagno, probab. da mèna i
tò/l 'idem' (Mendrisiotto 1955), l'è agal 'è una
pacchia, detto di qualsiasi cosa che si possa avere di sovrappiù' (Ticino, recente nel 1950), l'h
ranzaa l'esam 'gli è andato male l'esame' , che
ranzada 'che errore grossolano, che interrogazione disastrosa', u fai na ranzada 'ho awto una
ragazza', l'a ranzaa ' nel gioco del calcio: lo ha
falciato, detto soprattutto del terzi no falloso che
colpisce l'attaccante awersario' (Ticino 1950 ss.,
sentito come tipico dei giovani). Della generazione intermedia (quindicenni versO il 1965) vedi forme come al baIa la petunia 'è matto, è un po' balordo' (Mendrisiotto, 15 anni, 1965).
5) Da bossolo il valore positivo non è facilmente
enucleabile. Potrebbe trattarsi piuttosto del risultato di una irradiazionesinonimica, nella fattispecie su bomba 'bel ragazzo' e bomba 'straordinario' del mercabul (Cf. C. Lanza, Il Mercabul. Il
controlinguaggio dei giovani, Milano 1974, p. 30,
46, 169). Da questo bomba potrebbe essere venuto, per irradiazione sinonimica, il giovanile
bòssol. Resta che oggi, seppur solo in certi parlanti bellinzonesi trentenni, bòssul ha significato
negativo: un bòssul inscl nò, al vorum mia 'un
mattone cosI. una persona tanto noiosa non la
vogliamo come conferenziere'; nella generazione
più anziana affiora forse l'idea di scarto che bossolo ha in servizio militare?
6) Pel il linguaggio dell'ambito scolastico rimandiamo a Lurati, op. cito p. 187-190.
7) A prima vista si è indotti ad accostarlo a felpa
e passo felpato. Ma la cosa è da escludere per
vari motivi, specie semantici. Si tratterà piuttosto di una forma da connetere con il diffuso it.
setto e tosc. filippa 'vulva' che compare, nei dialetti, anche nelle varianti felipa, fe/epa, flipa, flepa, fripa 'vulva'. Di qui, con metatesi da f/epa,
anche il felpa del nostro gergo giovanile. Dal valore originario di 'organo femminile' il senso traslato si 'buono a nulla, minchione' come per molti altri termini di quella sfera.
8) Si osservi come SI tratta quasi sempre di forme a carattere espressivo, sottolineato anche
dalla frequente struttura ad esclamazione
(che+ -!I.
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