Corriere della sera - 08.12.2014

LUNEDÌ 8 DICEMBRE 2014
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811
DEL LUNEDÌ
Serie A
Milan e Inter crollano
Sorpresa Genoa: è terzo
Servizi, commenti e classifiche nello Sport
da pagina 42 a pagina 47
In Italia EURO 1,40
ANNO 53 - N. 48
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Risparmio
Oggi
su
Le scelte della Bce
Guida ragionata
agli investimenti sicuri
Marvelli, Sabella e Puliafito
CorrierEconomia nel supplemento
Chi formerà le classi dirigenti? L’inchiesta sulla mafia Individuata a Lugano la fiduciaria per le tangenti sugli appalti pagate ai politici
IL LATO DEBOLE
DEI PARTITI LIQUIDI
Il caso Roma, la traccia dei soldi
di Sabino Cassese
Gli intercettati: Alemanno ha portato contanti in Argentina. Lui: millanterie
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
Roma, inchiesta sulla mafia: individuata a Lugano la centrale
delle tangenti pagate ai politici. Accuse all’ex sindaco Alemanno:
ha portato valigette con soldi in Argentina. La replica: millanterie.
da pagina 5 a pagina 9 Fiano, Garibaldi, Guerzoni
Menicucci, S. Rizzo, Sacchettoni, Sarzanini
Alla Scala Contestazioni e scontri in piazza
Lunghi applausi al Fidelio operaio
IL COMMENTO
La sinistra non può autoassolversi
di Pierluigi Battista
L
a reazione della sinistra di fronte allo scandalo emerso a Roma,
al di là dello sconcerto, si affida alla teoria delle singole mele
marce. Ma se le responsabilità penali sono personali, quelle politiche non possono essere sottaciute o ridimensionate. a pagina 33
● GIANNELLI
TENSIONI EUROPEE LA CANCELLIERA: «FACCIANO DI PIÙ»
@TEATROALLASCALA
L
e tensioni interne ai partiti (minacce
di scissioni, richiami alla disciplina
interna, invocazione della libertà di
coscienza, richieste di maggiore
democrazia) sono solo fatti passeggeri
o sono, invece, indicatori di una fase nuova
della storia della «forma partito»? E quali
effetti producono i cambiamenti in corso
sull’assetto dei poteri pubblici?
I nomi dei partiti erano prima scelti per
caratterizzarsi e dividere (comunisti, socialisti,
democristiani), ora sono sempre meno
identificativi (chi si dichiara contrario alla
democrazia e alla libertà?). I partiti stanno
perdendo la loro base: gli iscritti si sono
dimezzati in mezzo secolo, e continuano
a diminuire, mentre la popolazione è
aumentata; si allarga, quindi, la forbice tra
iscritti e votanti. Anche questi ultimi
diminuiscono: segno sia di sfiducia nei partiti,
sia del fatto che il sistema politico italiano si è
allineato alle altre democrazie mature. La
capillare distribuzione dei partiti sul territorio
non c’è più e l’organizzazione diviene fluida.
La militanza volontaria scompare. Diventa
determinante il ruolo del «leader». Il
finanziamento mediante il tesseramento viene
sostituito dal finanziamento con cene a
pagamento e il microfinanziamento dal basso
(crowdfunding). I partiti che ricorrono a
primarie aperte a non iscritti abbattono le
mura che dividono iscritti e simpatizzanti.
La «liquefazione» dei partiti li trasforma in
aggregazioni elettorali, attive al momento del
voto. Lo stesso séguito elettorale si organizza
volta per volta, con travasi di voti da un partito
all’altro. Questo trasforma la lotta elettorale da
guerra di posizione in guerra di movimento,
aumenta l’importanza del «mercato politico»,
consente ai partiti di uscire dai loro fortini e di
andare oltre il proprio elettorato tradizionale,
ma correndo maggiori rischi. I partiti sono
meno rigidi, meno chiusi. Minacciano meno
la democrazia a causa del loro carattere
autocratico ed oligarchico, come temeva
Maurice Duverger nel 1951. Corrispondono
sempre meno al modello costituzionale di una
piramide che cresce dal basso (i cittadini si
associano in partiti per concorrere con
metodo democratico a determinare la politica
nazionale, secondo l’articolo 49 della
Costituzione).
Antonio Gramsci ha scritto, riferendosi a
Machiavelli, che i partiti sono il «moderno
Principe», in quanto organismi che guidano
i processi politici e in cui si concreta una
volontà collettiva. Il «moderno Principe» ha
due funzioni, quella di formazione politica
della società e quella di scelta della
rappresentanza parlamentare.
Applausi per il Fidelio che ha aperto la stagione della Scala. Contestazioni in piazza.
(Nella foto, l’abbraccio dei protagonisti, Anja Kampe e Klaus Florian Vogt)
alle pagine 10-13 Benzing, Giuzzi, Manin, Panza, A. Sacchi, Santucci, Sotis
Tutto quello
che a me
non è piaciuto
di Paolo Isotta
I
l maestro Daniel Barenboim ha diretto con
correttezza, pur se con tempi troppo lenti.
I cantanti non hanno brillato, a parte l’ottimo
Rocco di Kwangchul Youn, la Marcellina di
Mojca Erdmann e il Jaquino di Florian
Hoffmann, dotato di peso tenorile superiore a
quello di Florestano.
a pagina 10
Le critiche di Merkel
a Italia e Francia
La replica: basta pagelle
«Riforme insufficienti». La
cancelliera tedesca Angela Merkel si rivolge a Italia e Francia
sostenendo che quanto fatto finora non basta. L’attacco arriva
alla vigilia dell’Ecofin. Risposta: basta pagelle, più rispetto.
La Grecia resta sotto tutela.
alle pagine 2 e 3
Caizzi, Meli, Taino
continua a pagina 33
Come è difficile restare vegetariani
Ricerca americana: solo uno su cinque resiste. Da noi va un po’ meglio: uno su tre
di Mario Pappagallo
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ssere vegetariani è bello,
ma è anche difficile resistere alla tentazione di tornare sui
propri passi. Secondo una ricerca americana, solo uno su
cinque riesce a resistere alle regole della dieta verde e taglia
definitivamente i ponti con la
carne. Gli altri fanno marcia indietro. Il cedimento ha varie
spiegazioni: «Ci si sente fuori
dal gruppo» è la più frequente.
In Italia va un po’ meglio: resiste uno su tre.
a pagina 29
● IDEE & INCHIESTE
IL FESTIVAL DELLA CAPITALE
IL GARANTE ALESSE
QUEI FONDI
CONTRO VENEZIA
«TROPPI SCIOPERI
IL GOVERNO MEDI»
di Paolo Mereghetti
di Antonella Baccaro
I
«I
l governo vuole investire due
milioni sul Festival del cinema di Roma. Si potenzia così
una kermesse che stenta a trovare un’identità, rischiando di
strangolare l’appuntamento di
alle pagine 32 e 33
Venezia.
l conflitto collettivo di lavoro ha assunto connotati
patologici». A dirlo è il presidente dell’Authority per gli
scioperi Roberto Alesse, che
chiede al governo di tornare a
a pagina 15
mediare.
IL RAPPORTO DEBITO-CRESCITA
NUOVE RIFORME
UNICA STRADA
ANTI AUSTERITY
di Lorenzo Bini Smaghi
a pagina 32
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano I conti pubblici
La cancelliera Merkel: quanto presentato finora dai due Paesi non basta
L’attacco alla vigilia dell’Ecofin. La replica: meno pagelle e più rispetto
«Roma e Parigi, riforme insufficienti»
Germania di
Angela Merkel
(foto) ci sarà
il ministro
delle Finanze
Schauble
● L’Ecofin
arriva dopo che
Standard &
Poor’s ha
abbassato il
rating sul
merito
creditizio
dell’Italia da
BBB a BBB-.
Ora l’Italia è
allo stesso
livello di
Bulgaria
e Romania
● Attesa per la
reazione delle
Borse al
declassamento
di venerdì
scorso,
spiegato
dall’agenzia di
rating come
conseguenza
«del forte
aumento del
debito,
accompagnato
da una crescita
perennemente
debole e bassa
competitività»
A Renzi, Valls e Monti
La cancelliera tedesca Angela Merkel
considera «insufficienti» i piani di riforme di
Francia e Italia. Ha così rimesso in discussione,
in vista dell’Eurogruppo dei 18 ministri finanziari di oggi a Bruxelles, il rinvio a marzo della valutazione delle leggi finanziarie di Parigi e Roma,
concesso dalla Commissione europea su base
«politica» nonostante non appaiano in linea con
i vincoli Ue sui bilanci.
A Merkel va bene che la Commissione europea abbia «stabilito un calendario secondo il
quale Francia e Italia dovranno presentare ulteriori misure». Lo ritiene «giustificato perché i
due Paesi stanno attraversando effettivamente
un processo di riforme». Ma, per la Cancelliera,
«la Commissione ha ribadito anche che quanto
presentato sul tavolo fino a ora non è sufficiente,
parere che io condivido».
Da Roma il sottosegretario Sandro Gozi ha replicato chiedendo rispetto e contestando alla
BRUXELLES
Il caso
di Danilo Taino
Quando Angela
disse: misure
impressionanti
(giu.fer.) «Sono rimasta molto
colpita dal cambiamento
strutturale avviato in Italia, è
davvero impressionante»,
disse Angela Merkel a Matteo
Renzi a Berlino il 17 marzo
scorso. Le stesse parole usate a
settembre con il premier
francese Manuel Valls. E, nel
2011, anche con Mario Monti.
Tutto rimangiato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Germania di non investire quanto i suoi surplus
commerciali imporrebbero. Ma all’Eurogruppo
il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble intende fare pressioni su Italia, Francia e
Belgio, che preferiscono dare priorità al rilancio
della crescita e dell’occupazione. Finlandia e
Olanda appoggiano il rigorismo di Berlino. Spagna e Irlanda, sottoposte a piani di salvataggio
Ue a base di dure misure di austerità, non hanno
gradito la flessibilità concessa a Francia e Italia.
Vari ministri comunque condividono che l’indebolimento del presidente lussemburghese della
Commissione europea Jean-Claude Juncker,
coinvolto nello scandalo LuxLeaks e ancora lontano dai 300 miliardi di investimenti promessi
per la crescita (solo tra 13 e 21 miliardi per ora),
impedisce di calcare la mano contro Parigi e Roma.
L’anno scorso la Commissione europea ha ottenuto più poteri per verificare se le bozze di leggi finanziare degli Stati membri risultano in linea con i vincoli Ue. In difficoltà è soprattutto la
Francia, che avrebbe dovuto ridurre il deficit sotto il 3% del Pil dal 2013 e invece intende sfondare
questo tetto anche nel 2015 per investire nella
crescita. L’Italia ha promesso di restare sotto il
3%. Ma il peggioramento dell’economia nazionale e l’altissimo debito pubblico generano dubbi.
Il recente declassamento dell’agenzia Usa di rating S&P sull’affidabilità dei titoli di Stato italiani
può provocare tensioni sui mercati. Martedì
scorso il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si è recato a Bruxelles per preparare l’Eurogruppo e l’Ecofin dei 28 ministri finanziari di domani. Ha incontrato Juncker, i suoi due vice responsabili del settore economico, il finlandese
Jyrki Katainen e il lettone Valdis Dombrovskis, e
il commissario francese controllore dei bilanci
Pierre Moscovici. Un suo obiettivo è evitare che
ai difficili problemi dell’economia italiana si aggiungano i richiami e le misure di austerità di
Bruxelles.
Ivo Caizzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Grecia resta sotto tutela
Con l’incubo di nuove elezioni
Bruxelles scettica sulla richiesta di Atene di uscire dal salvataggio
Difficile vivere quando la
troika è in città. Lo sa il primo
ministro greco Antonis Samaras, che sperava di liberarsene
entro quest’anno e che invece,
con ogni probabilità, oggi a
Bruxelles si sentirà dire che
Atene la dovrà subire almeno
per tutto il 2015 e una parte del
2016. E lo sanno tutti i greci, dal
maggio 2010: mentre la crisi finanziaria stava precipitando,
accettarono il primo pacchetto
di aiuti internazionali e il controllo delle scelte economiche
a Ue, Banca centrale europea,
Fondo monetario internazionale (Fmi). Un terzetto diventato da allora, secondo molti, sinonimo di umiliazione, oltre
che di esproprio della sovranità nazionale. In questi giorni in
Grecia sta succedendo qualcosa che è, ancora una volta,
un’anticipazione di quello che
può accadere altrove, in Euro-
pa: dove la crisi politica è ormai
la continuazione della crisi finanziaria, con altri incubi.
Alla riunione dei ministri finanziari della Ue, Samaras arriva con numeri incoraggianti
sul versante economico, con
un grave errore di valutazione e
con prospettive politiche oscure. A Bruxelles i funzionari sul
dossier Grecia dicono che la
possibilità di porre termine allo stato di Paese in salvataggio
— di uscire dall’era del Memorandum, come dicono ad Atene in riferimento agli impegni
di riforma e risanamento dei
conti pubblici sottoscritti —
sono praticamente nulle.
Non si può dire che, dopo 5
anni drammatici, l’economia
sia tornata brillante. Il Paese è
in deflazione da due anni, la disoccupazione è superiore al
25%, più di un terzo dei cittadini è a rischio povertà. Però, per
Antonis
Samaras, 63
anni, primo
ministro greco
dal 2012. Ex
ministro delle
Finanze nell’89
e degli Esteri
dall’89 al ‘92
la prima volta quest’anno, il Pil
crescerà, attorno allo 0,6%, e
l’anno prossimo di quasi il 3%,
secondo l’Fmi. Il turismo è in
boom, alcuni investimenti dall’estero sono in arrivo. E il bilancio dello Stato dovrebbe registrare un avanzo primario
(prima degli interessi sul debito). Sulla base di questi risultati, Samaras aveva puntato a
uscire dalla tutela della troika e
di tornare a finanziarsi autonomamente sui mercati, come
hanno fatto gli altri due Paesi
sottoposti negli anni scorsi a
Solo sull’appTIMvision vedi ovunque
la UEFA Champions League di Sky
senza consumare GB e a soli 5€/mese.
procedura di salvataggio, Irlanda e Portogallo. Qui, l’errore di
valutazione: la prospettiva ha
spaventato i mercati, i tassi
d’interesse sono tornati a salire
e il progetto di raccogliere 9
miliardi nel 2015 è sfumato.
Ora servirà un nuovo prestito
internazionale di una dozzina
di miliardi, con la conseguente
necessità di rimanere sotto la
tutela internazionale.
In questo quadro, la prospettiva politica è da cambio di regime. Tra manifestazioni anche violente, ci si prepara alle
elezioni presidenziali (indirette) di febbraio. Se la maggioranza, che conta su 155 seggi in
Parlamento, non riuscirà a raggiungere i 180 voti per eleggere
un suo candidato, con ogni
probabilità si andrà a elezioni
anticipate, a marzo. E secondo i
sondaggi le vincerebbe Syriza,
il partito di sinistra guidato da
I conti
2010
2011
2014
Pil (valori %)
+1,9
0
-4,9
-7,1
Deficit/Pil (%)
0
-11,1 -10,1-12,2*
*stima
Disoccupazione
(agosto 2014)
25,9%
CdS
Alexis Tsipras contrario a rimanere sotto la cappa del Memorandum. Dopo un road-show
nella City di Londra tenuto da
alcuni esponenti di Syriza, tra
gli investitori internazionali si
è diffuso un mezzo panico,
spaventati dalle posizioni caotiche del partito oggi dato tra i
4 e i 7 punti in vantaggio su Samaras. C’è chi è tornato a parlare di «tragedia greca».
Se Syriza vincesse le elezioni
e Tsipras cercasse di formare
un governo, i mercati tornerebbero a vacillare e la crisi politica arriverebbe a Bruxelles, a rimettere in discussione 5 anni
di strategia salva euro. Il fatto è
che il 2015 potrebbe essere di
fuoco, per la politica europea,
non solo a causa della Grecia.
Le elezioni britanniche saranno un test sulla permanenza o
meno del Regno nella Ue, con il
«separatista» Ukip forte nei
sondaggi. In Spagna, altro Paese dove si terranno elezioni, è
dato in crescita Podemos, partito non lontano dalle posizioni di Syriza. Persino nella storicamente stabile Svezia, il nuovo governo è appena caduto e
ha indetto elezioni anticipate
che saranno giocate sui temi
dell’immigrazione e dell’Europa. Atene sarà solo l’inizio di
un altro anno complicato.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Le tappe
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
PRIMO PIANO
I GIUDIZI DELL’EUROPA
RAPPORTO DEFICIT/PIL
La Commissione europea ha valutato i bilanci
previsionali per il 2015 dei 16 Paesi dell’area
euro. Ecco il risultato:
(In %)
Germania
Irlanda
Lussemburgo
Olanda
Slovacchia
2014 2015
Programmi di stabilità
0,1 0,1
-2,6-1,8
bilanci
previsionali in
linea con il patto
di Stabilità
-3,8
-3
Francia
Spagna
bilanci
previsionali
2015 a rischio
di non
conformità
Fonte: Commissione europea
L’agenda
Capi di Stato
e governi
Il Consiglio
europeo,
composto dai
capi di Stato o
di governo dei
Paesi membri
dell’Unione e
dal presidente
del Consiglio
Ue, si riunirà a
Bruxelles il
prossimo 18 e
19 dicembre
La corsa
del Jobs act
Per acquisire
credibilità il
governo
accelera sui
decreti attuativi
del Jobs act. Il
primo (sulle
tutele
crescenti)
dovrebbe
arrivare già
settimana
prossima
Avanzo
commerciale
Secondo il
governo
italiano, il
surplus
tedesco della
bilancia delle
partite correnti
mantiene alto il
cambio dell’
euro. Ciò
danneggia gli
altri Paesi
-3 -2,6
-4,4 -4,3
Francia
-5,5
Corriere della Sera
Spagna
ITALIA
Francia
-4,4 -4,5
Francia
Spagna
Germania
0,8
ITALIA
1
1,2
Francia
Spagna
1,8 2
Germania
Budget presentati dai Paesi
97,6 100,3
0,6
73,8 70,7
1
1,8 2
1,3
0,4
-0,3
ITALIA
Francia
Spagna
Germania
Previsioni d’autunno 2014 della Commissione
132,2 133,8
95,5 98,1
98,1 101,2
ITALIA
Francia
Spagna
Germania
Previsioni d’autunno 2014 della Commissione
0,6
74,5 72,4
-5,6 -4,6
Spagna
1,8
1,7
1,3
2
131,6 133,1
Germania
0,2 0
ITALIA
75,8 72,6
-4,2
Previsioni d’autunno 2014 della Commissione
-3 -2,7
99,5 101,7
Budget presentati dai Paesi
95,3 97,2
ITALIA
Belgio
Spagna
Francia
ITALIA
Malta
Austria
Portogallo
Programmi di stabilità
134,9 133,3
Germania
0,2 0,2
bilanci
previsionali
in gran parte
in linea
(In %)
Programmi di stabilità
-4,2
Budget presentati dai Paesi
Estonia
Slovenia
Finlandia
Lettonia
TASSO DI CRESCITA DEL PIL
(In %)
95,6 95,6
-5,5
ITALIA
RAPPORTO DEBITO/PIL
3
0,3
0,7
1,2
1,7
1,3 1,1
-0,4
Germania
ITALIA
Francia
Spagna
Germania
ITALIA
Francia
Spagna
Germania
Renzi irritato prepara la controffensiva
Delrio: è il surplus tedesco a frenare l’Ue
Al Consiglio europeo il premier tornerà sulla flessibilità. Il sottosegretario: qui nessuno dà compiti
A una decina di giorni
dal Consiglio europeo di Bruxelles in cui Matteo Renzi intende tornare a battere sul tasto della flessibilità e della crescita, il presidente del Consiglio preferisce non alimentare
una polemica diretta con Angela Merkel. A Bruxelles il premier vuole anche sottolineare
a Juncker che il suo «piano» è
sì un «passo avanti», ma non è
ancora «sufficiente»: «È al di
sotto delle nostre aspettative».
E dato che queste sono le
sue intenzioni, meglio evitare
lo scontro diretto con la potente Germania. Anche se è chiaro
che Renzi ha mal digerito le
parole di Merkel al Die Welt.
«Io chiedo e pretendo rispetto
per l’Italia — si è sfogato con i
fedelissimi — anche perché
ho sempre rispettato gli altri.
Del resto, anche la Germania
ha i suoi problemi, tant’è vero
che l’Europa l’ha già invitata
con specifiche raccomandazioni a ridurre i propri squilibri macroeconomici. E poi dovrebbero ricordare che se non
ci fosse stata la flessibilità la
prima a saltare sarebbe stata la
Germania dell’unificazione».
Comunque, niente polemiche ufficiali in prima persona.
Perciò la replica viene affidata
dal premier al sottosegretario
ROMA
La cancelliera
tedesca Angel
Merkel ha
rilasciato
un’ampia
intervista alla
Welt am
Sonntag nella
quale si è detta
d’accordo su
cio che ha
sostenuto la
Commissione
Ue a proposito
delle riforme di
Italia e Francia:
quanto sul
tavolo, ha
affermato, non
è sufficiente
alla presidenza del Consiglio
Graziano Delrio, che in un’intervista al Tg1 invita la Cancelliera a guardare in casa propria
prima di dare lezioni agli altri.
«Qui — osserva il rappresentante del governo — non c’è
nessuno che dà compiti e nessuno che li esegue. Piuttosto,
l’eccesso di surplus della Germania crea problemi che frenano gli altri Paesi. Ognuno
metta ordine a casa propria
prima di giudicare. Quanto alla
nostra crescita è timida per i
vincoli di austerità». Qualche
ora prima c’era stata anche la
replica del sottosegretario agli
Affari europei Sandro Gozi:
«Non sta ai capi di governo interpretare le opinioni della
Graziano
Delrio, 54 anni,
sottosegretario
alla presidenza
del Consiglio
dei ministri del
governo Renzi
dal 22 febbraio
2014
Commissione europea. Il governo italiano non si è mai permesso di dare pagelle su un
Paese membro dell’Unione e
chiediamo lo stesso rispetto. I
tempi e la logica sbagliata dei
“compiti a casa” sono dietro di
noi».
Già, perché è questo un altro
aspetto delle dichiarazioni di
Merkel che Renzi ha mal sop-
portato: «Non siamo degli scolaretti a cui bisogna sempre
impartire lezioni», ha sottolineato ai collaboratori e quindi
ha aggiunto: «Bisogna che tutti capiscano che a questo punto l’unica vera priorità è quella
di cambiare la politica economica europea. La questione
della crescita è un punto fondamentale su cui non insistiamo solo noi, come si è visto al
Ostacoli alle imprese
Su due punti Renzi
dà ragione ai tedeschi:
giustizia civile lenta e
troppa burocrazia
«Der Spiegel»
Piano Juncker,
dagli Stati
duemila progetti
760 subito al vaglio
Gli Stati membri dell’Unione Europea
hanno presentato duemila proposte di
progetto per il finanziamento
nell’ambito del piano di investimenti
da 315 miliardi del presidente della
Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.
I duemila progetti hanno un valore
complessivo di circa 1,3 trilioni di euro,
dicono fonti comunitarie. La Banca
europea per gli investimenti (Bei) si
occuperà di stabilire quali progetti
potranno essere finanziati, in modo
che la decisione non sia politicizzata,
ha aggiunto la fonte.
La rivista tedesca Der Spiegel ha
rivelato che in occasione della riunione
dei ministri delle Finanze Ue in
programma oggi sarà presentata una
preselezione di 760 progetti, e che la
maggior parte non sono una novità. La
Germania, potenza economica della
zona euro, avrebbe presentato più di 70
progetti.
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G20 in Australia. Se ci dobbiamo attenere solo alla rigidità
dei numeri e delle regole, allora tanto vale che smettiamo di
fare politica e lasciamo l’Europa in mano ai tecnocrati».
Ma Renzi sa anche che «per
chiedere flessibilità bisogna
essere credibili». E perciò occorre accelerare al massimo
sui decreti attuativi del Jobs
act. Il primo, quello sulle tutele
crescenti, il governo intende
vararlo entro pochi giorni,
sperando che il Parlamento sia
poi altrettanto veloce nel licenziarlo, dando il suo parere, in
modo che possa entrare già in
vigore dal primo gennaio. Poi
si andrà avanti con gli altri.
Ma ci sono due punti sui
quali il presidente del Consiglio è d’accordo con la Germania, o meglio, con le richieste
degli imprenditori tedeschi.
Ossia sulla necessità di accelerare al massimo i tempi della
giustizia civile e di smantellare
la mastodontica burocrazia
italiana. Due ostacoli che rendono difficile alle imprese
straniere (ma pure a quelle italiane) lavorare nel nostro Paese. Questa è, e non da ora, anche la convinzione di Matteo
Renzi.
Maria Teresa Meli
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4
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
5
Primo piano L’inchiesta
«Alemanno porta soldi in Argentina
In aeroporto passa al varco riservato»
L’europarlamentare del Pd
Bettini replica:
«Due o tre incontri
con la cooperativa
di Buzzi»
L’ex sindaco: millanterie. Indagato un collaboratore della Kyenge avvicinato dalla banda
Valigette piene di contanti trasportate in
Argentina dal sindaco Gianni Alemanno. Denaro portato all’estero evitando i controlli all’aeroporto. Ne parlano gli arrestati dell’inchiesta
«Mafia capitale» in una conversazione intercettata e i controlli dei carabinieri del Ros si concentrano su una vacanza di qualche anno fa.
Il percorso dei soldi porta in Sudamerica, ma
anche a una fiduciaria di Lugano dove gli «spalloni» dell’organizzazione — capeggiata dall’ex
estremista dei Nar Massimo Carminati e dall’imprenditore Salvatore Buzzi — avrebbero
trasferito i soldi delle tangenti versate ai politici. Nella strategia di infiltrazione del Campidoglio e delle istituzioni romane Luca Gramazio,
consigliere regionale del Pdl, avrebbe tentato di
truccare le Regionali del 2013 proprio per continuare a comandare e gestire gli affari. Ma si sarebbero mossi anche a più alto livello riuscendo
ad agganciare un collaboratore dell’ex ministro
dell’Integrazione Cécile Kyenge per tentare di
entrare nel Centro di accoglienza di Mineo, in
Sicilia. Un dirigente della presidenza del Consiglio che per questo è finito sotto inchiesta.
ROMA
L’indagine
● Martedì 2
dicembre sono
state arrestate
a Roma 37
persone (e 76
sono state
indagate)
nell’ambito
dell’inchiesta
«Mondo di
mezzo»
condotta dai
Ros dei
carabinieri e
dal Nucleo
tributario della
Guardia di
Finanza
I viaggi del sindaco
Il 31 gennaio scorso Luca Odevaine parla con
altri due presunti complici di una lite che Alemanno avrebbe avuto con un uomo che però
non viene citato.
Odevaine: «Abita in questo palazzo, che fi-
La pista svizzera
Ricostruiti i movimenti del
commercialista che spostava
il frutto delle tangenti a Lugano
Contatti in Costarica e Honduras
glio di m... ha litigato con Alemanno... per soldi
se so’ scannati... ma sai che Alemanno si è portato via, ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con
le valige piene de’ soldi in Argentina, se so’ portati con le valige piene de contanti, ma te sembra normale che un sindaco... me l’ha detto
questi de Polaria».
Schina: «E nessuno lo ha controllato?».
Odevaine: «No è passato al varco riservato...
poi ad un certo punto deve essere successo
qualche casino, ad Alemanno gli hanno fatto
uno strano furto a casa».
Schina: «Cercavano qualche pezzo de carta».
Odevaine: «Credo hanno litigato perché Alemanno ha pensato che ce li ha mandati questo».
Le verifiche effettuate dagli specialisti hanno
individuato un viaggio fatto da Alemanno in
occasione di un Capodanno. Lui smentisce:
«Millanteria totalmente infondata. Non ho portato mai soldi all’estero, tantomeno in Argentina. Il furto di cui si parla è avvenuto ad ottobre
2013 e basta aprire google per constatare che è
stato ampiamente pubblicizzato. Per quanto riguarda il viaggio in Argentina ci sono stato per
Ex vicecapo di gabinetto Luca Odevaine quando lavorava per il Campidoglio: il sindaco era Walter Veltroni
pochi giorni con la mia famiglia e un folto
gruppo di amici a Capodanno 2011-2012 per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia».
Riciclaggio a Lugano
È in una fiduciaria di Lugano che Stefano
Bravo, commercialista ora indagato per riciclaggio, avrebbe trasferito parte dei soldi delle
tangenti. Gli investigatori lo hanno scoperto
ascoltando le sue conversazioni con Odevaine
e adesso indagano per scoprire quanti fossero i
suoi clienti e soprattutto per ricostruire la tela
dei conti esteri svizzeri, ma anche quelli aperti
in vari paradisi fiscali, compresa Panama. Nello
stabile della città svizzera dove è entrato il 10
aprile scorso si trovano numerose società di investimento, ma la sua destinazione è stata individuata e su questo è già in corso una rogatoria
con le autorità elvetiche per ottenere l’elenco
dei depositi e delle operazioni effettuate dai
personaggi inseriti nell’organizzazione.
Le carte processuali fanno emergere numerosi contatti tra l’Honduras e il Costa Rica che
proprio Odevaine, probabilmente per conto
dell’organizzazione, aveva attivato per intraprendere attività di commercializzazione di
prodotti italiani e reimpiegare il denaro ottenuto grazie al pagamento delle «mazzette». Gli
stessi canali sarebbero stati utilizzati anche da
altri politici foraggiati negli ultimi anni.
I brogli alla Regione
La conversazione
Uno degli scambi intercettati in
cui Odevaine parla dell’ex sindaco
di Roma Gianni Alemanno:
«Lui e il figlio con le valigie
piene di soldi in Argentina...
ma te sembra normale...»
È il 21 febbraio 2013, Gramazio chiama un
amico e intanto dice: «Finite le operazioni di
voto, le urne vanno in alcune sedi dove vengono
contate, non si tratta della classica operazione
di controllo delle schede, quello c’abbiamo ancora tempo per fare gli inserimenti. Ce provo,
se stiamo in tempo la metto». Annotano i carabinieri: «Luca Gramazio era candidato alle elezioni regionali. Da un’altra conversazione telefonica risulta che dispone di una rete di scrutatori impegnata nelle operazioni di scrutinio dei
voti». La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta e l’esponente del Pdl è indagato per «aver
posto in essere atti diretti alla produzione di
schede elettorali false».
Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Secondo gli
inquirenti,
arrestati e
indagati sono
coinvolti in
un’associazione per
delinquere di
stampo
mafioso,
finalizzata alla
spartizione di
appalti e
finanziamenti
pubblici
● Massimo
Carminati, ex
esponente dei
Nar, è
considerato il
capo della
cupola, che si
avvaleva della
collaborazione
di Salvatore
Buzzi, suo
braccio destro,
e presidente
della
«cooperativa
29 Giugno», il
quale teneva i
rapporti con gli
uomini della
politica
ROMA «Leggo su alcuni
giornali intercettazioni di
Buzzi che mi riguardano.
Sfido chiunque ad affermare
l’esistenza di un mio qualsiasi
intervento o pressione
anche su un solo
amministratore pubblico
per favorire la “29 Giugno”.
Chi lo farà verrà querelato».
La reazione di Goffredo
Bettini è durissima,
dopo la pubblicazione,
ieri, dell’intercettazione
di una telefonata in cui
Salvatore Buzzi — socio
di Massimo Carminati —
si vanta di poter trovare,
tra i referenti utili agli affari
del gruppo, proprio
l’europarlamentare del Pd.
È il 17 marzo scorso e Buzzi
valuta al telefono con Luca
Odevaine — anche lui ora
è in carcere — la possibilità
di ottenere appalti all’interno
del Centro per i rifugiati
di Mineo, in Sicilia.
Odevaine accenna poi a
«quell’altra questione,
quella della Regione Lazio».
Buzzi interviene: «Ma lì
servono, non è alla nostra
portata, capito qual è il
problema! A noi ce manda
Goffredo con una precisa
indicazione...». La chiosa a
questo punto è dei carabinieri
del Ros: «Si tratta di Goffredo
Bettini». E allegano l’intera
biografia dell’uomo politico.
Bettini è furibondo: «Negli
ultimi anni, come la generalità
degli esponenti del Pd
e non solo, ho incontrato,
credo due o tre volte, i
dirigenti e i lavoratori della
cooperativa. Nessuno,
estraneo alla cupola del
malaffare, poteva sospettare
che la 29 Giugno, dietro
il suo impegno sociale
e la sua storia di sinistra,
nascondesse un’attività
criminosa. Tantomeno io,
lontano da dieci anni
dalla realtà gestionale
e amministrativa
di Roma. Purtroppo,
in un clima intossicato
che denuncio da anni,
qualsiasi colloquio è esposto
al millantato credito
e a una utilizzazione perversa.
L’ho già detto: qui si rischia
l’impraticabilità di campo
per la politica».
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano L’inchiesta
Le carte
Nell’inchiesta truffe e acquisti di Diotallevi, reduce della banda della Magliana
Il bottino di opere d’arte rivenduto a Ricucci. La caccia ai contatti con Servizi e massoni
La rete
I pm romani indagano per associazione mafiosa nell’inchiesta «Mondo di mezzo»: arrestate 37 persone e indagate 76
SACROFANO
È il Comune fuori Roma
dove viveva Massimo
Carminati, ex estremista
dei Nar, nella villa di Marco
Iannilli, faccendiere vicino a
Finmeccanica. Carminati
è considerato il boss della
cupola romana
Stregato dalle avanguardie, il boss andava in cerca di
tele e opere prime. Una passionaccia alimentata con metodi
mafiosi, secondo l’inchiesta. La
leggendaria raccolta di Sante
Monachesi, Giacomo Balla,
Mario Schifano (compresa la
famosa icona della Coca Cola)
posseduta da Ernesto Diotallevi, l’amico di Massimo Carminati, era stata sequestrata a dicembre 2013. Ma solo ora è stato possibile ricostruirne la vera
genesi.
ROMA
CAMPI ROM
Intorno al campo
nomadi di Castel
Romano ruotavano
gli affari di Salvatore
Buzzi, il re delle coop,
braccio destro di
Carminati: gestiva 5
coop, tra le quali la
«29 Giugno» coinvolta
nell’inchiesta
I figli e Ricucci
La collezione si arricchiva attraverso una serie di truffe alle
quali prendevano parte i figli
del boss, Leonardo e Mario, la
«facciata pulita nell’ambito
della strategia d’impresa (di
Diotallevi ndr)», scrivono i Ros.
I due adescavano collezionisti,
professionisti e figli di famiglie
I rapporti
Presunti rapporti con il
«futuro capo della
sicurezza vaticana»
e un agente della Cia
Sacrofano
CORSO FRANCIA
Qui viveva Matteo
Calvio, lo «spezza pollici»,
picchiatore per le
estorsioni della cupola
SEDE DEL PD
Tre democratici indagati si sono
autosospesi: nelle foto sopra, da sinistra,
Daniele Ozzimo, assessore comunale
alla Casa, Mirko Coratti, presidente del
Consiglio comunale, e Eugenio Patanè,
capo della Commissione cultura in Regione
CAMPIDOGLIO
Gianni Alemanno,
sindaco di Roma
dal 2008 al 2013,
è indagato per
associazione mafiosa.
La Fondazione Nuova
Italia, di cui è presidente,
avrebbe ricevuto dalla
cupola finanziamenti
per almeno 40 mila euro
Corso Francia
Piazza
s. Pietro
Sede Pd
Sede della Provincia
Campidoglio
ROMA
Campi rom
SEDE DELLA REGIONE
Il consigliere regionale Luca
Gramazio, ex capogruppo
di Forza Italia, è stato
intercettato durante vari
incontri con Carminati
km
Sede della
Regione
SEDE DELLA PROVINCIA
Luca Odevaine, già vicecapo di gabinetto
dell’allora sindaco Walter Veltroni e capo della
Polizia Provinciale nella giunta Zingaretti,
è considerato l’anello fondamentale
dell’organizzazione per il business sugli immigrati
5
nel mondo della massoneria e
degli appartenenti del mondo
dei servizi segreti che potessero avvantaggiarlo nella sua attività di faccendiere». Avvicina
Alfredo Di Prinzio, esoterista
italoargentino, al quale chiede
di «intercedere per una sua affiliazione» al Grande Oriente
d’Italia. Progetto fallito per un
carico nella fedina penale (resistenza a un pubblico ufficiale)
di Diotallevi jr. Rapporti veri o
millantati emergono con «Paolo, colonnello della Finanza» e
«futuro capo della sicurezza in
Vaticano», e con Fabio Carignola «uomo della polizia e dei
Servizi». Fino a tale «Giuseppe
della Cia», che propone «biglietti da un milione di dollari». Il padre avverte: «Me pare
‘na bufala».
Agli atti anche la dichiarazione del pentito Salvatore
Cancemi (1994) sui legami con
Il sindaco
La famiglia conta
sull’ex sindaco
di Fiumicino, Gonnelli:
«C’è da arricchisse»
Corriere della Sera
ricche nei circoli e locali alla
moda proponendosi per l’acquisto di quadri, gioielli e preziosi. Quindi firmavano cambiali che, all’atto del rogito, venivano sostituite da una valigetta di banconote false. Chi ha
venduto se ne accorge troppo
tardi e casomai pensi di denunciare c’è il giovane Diotallevi
(Leonardo, indagato) a fargli
cambiare idea: «Sai chi è mio
padre? Cercalo su internet».
Il fratello Mario cena con
Stefano Ricucci, l’immobiliarista già coinvolto nello scandalo
Bnl Unipol: secondo l’inchiesta
Ricucci acquista «a prezzo di
vantaggio, gli oggetti e gli immobili, bottino del clan».
La deputata del Pdl
Ma dalle intercettazioni a carico di Diotallevi e dei figli, a
tempo pieno dediti anche all’usura e al gioco d’azzardo, affiorano relazioni dalla politica
alle forze dell’ordine, passando
per massoneria e servizi segreti. Sempre Mario si fa vedere in
Gli affari del vecchio boss
alleato di Carminati
Il 416 bis
● I pm contestano agli indagati l’articolo
416 bis del
codice penale:
è la prima volta
che si contesta
a organizzazioni che non fanno riferimento
a cosche di
Sicilia, Calabria,
Campania
e Puglia
giro con Annagrazia Calabria,
deputata del Pdl da due legislature, figlia dell’ex direttore finanziario di Finmeccanica,
Luigi Calabria.
Forti del nome che portano, i
figli del boss contano sull’appoggio dell’ex pdl candidato
sindaco di Fiumicino, Mauro
Gonnelli: «È talmente impiastrato di malavita che te sei una
divinità per questo», dice Mario al padre.
E Diotallevi rilancia: «Se diventa sindaco sai come piottamo. Me metto col fiato sul collo. C’è da arricchisse».
Aspirante massone
Nell’agendina dei due fratelli
ci sono anche esponenti delle
forze dell’ordine. Con Gonnelli,
la famiglia Diotallevi era sicura
di aver «agganciato» anche il
maresciallo della Finanza, Giuseppe Volpe. Su Roma, invece,
lavoravano alla assegnazione di
uno dei «Punti verde qualità»
del Comune tramite il funzionario del Campidoglio Massimo Dolce, già indagato per la
vicenda.
«Mario Diotallevi — scrive
ancora il Ros — è apparso il più
attivo nella ricerca dei contatti
Il clan
Deputata
Affarista
È stato boss
della Magliana
e affiliato
anche a Cosa
nostra, Ernesto
Diotallevi (nella
foto) è stato
intercettato
con i figli
Annagrazia
Calabria,
deputata Pdl da
due legislature,
è figlia dell’ex
direttore
finanziario di
Finmeccanica,
Luigi Calabria
Stefano Ricucci
avrebbe
acquistato
«a prezzo di
vantaggio,
gli oggetti
e gli immobili,
bottino
del clan»
Cosa nostra: «Diotallevi era
compare di Calò... suo pupillo... fu “combinato” da Calò».
Anche se il boss ora si sente
vecchio: «Me so rotto er c... me
sento pure preso per il culo...
me sento un vecchio», confessa al figlio.
«Carminati nei Servizi»
Due ex poliziotti, Gaetano
Pascale e Piero Fierro, confermano i contatti tra la banda e i
Servizi a cui fanno cenno i pm:
«C’erano due figure al soldo e
permanentemente ingaggiati
dai servizi segreti — dicono a
SkyTg24 —, Carmine Fasciani e
Massimo Carminati, e questa
era una situazione che sapevano in tanti. Uomini dei servizi
segreti che gestivano, o meglio
consentivano a questi figuri di
lavorare in maniera indisturbata pur di dare in cambio determinate informazioni. Questo
era il sistema».
Fulvio Fiano
Ilaria Sacchettoni
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
7
1,7 miliardi di barili
di olio equivalenti
scoperti nel 2014
9,5 miliardi di barili
di olio equivalenti scoperti
dal 2008 al 2013
competenze
e tecnologie proprietarie
d’eccellenza
eni e la scoperta di nuove risorse: portiamo la nostra energia in tutto il mondo
in Mozambico, Congo, Gabon, Venezuela, Norvegia, Ecuador e in molti altri Paesi del mondo, dal 2008
al 2013 abbiamo scoperto una quantità di risorse 2,5 volte superiore a quella prodotta nello stesso arco
temporale. Un totale di 9,5 miliardi di barili di olio equivalente, a cui se ne aggiungono altri 1,7 miliardi
scoperti nel 2014. Risultati eccezionali che contribuiscono a portare valore al nostro Paese e che ci rendono
l’azienda leader nel settore dell’esplorazione, grazie a competenze qualificate, a tecnologie proprietarie e
d’eccellenza e a una continua ricerca scientifica.
prenderci cura dell’energia vuol dire creare nuova energia, insieme
eni.com
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano L’inchiesta
Il Pd: Marino resti. Il prefetto prende tempo
Boschi dice no al commissariamento, le tre strade di Pecoraro. Il Comune si costituirà parte civile
ROMA Che ne sarà del Campidoglio? Marino tira dritto, rinuncia alla scorta, continua ad
andare in bici («il prefetto non
è il mio papà, la mia scorta siete voi», dice ai giovani democratici). E il Pd, dal Nazareno, lo
spalleggia. La linea la detta il
ministro Maria Elena Boschi:
«È giusto — dice all’Intervista
di Maria Latella, su SkyTg24 —
individuare le responsabilità
ma attenzione a tirare in mezzo
il Comune. Per arrivare al commissariamento ci vogliono
estremi di legge precisi e qui
non ci sono. Marino deve restare e governare bene. Non è lui
ad essere indagato, ma Alemanno».
Il quadro, però, nel Pd è piuttosto grave. Ogni giorno nuovi
nomi, nuovi possibili coinvolgimenti, nuovo fango. Come si
fa ad andare avanti in questo
clima? La Boschi replica: «Noi
— dice — siamo intervenuti
subito, gli altri non mi pare che
stiano facendo pulizia. Chi ha
sbagliato deve pagare, è bene
che escano nomi e cognomi
ma non bisogna fare di tutta
l’erba un fascio». In realtà, il rischio che l’inchiesta renda
ogni giorno più complicata la
tenuta politica della maggioranza di centrosinistra a Roma,
è concreta. E il prefetto, Giuseppe Pecoraro, sta ancora valutando come muoversi. Secondo il responsabile di Palazzo Valentini «per Roma potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la
valutazione delle carte dell’inchiesta: un accesso agli atti, lo
scioglimento, oppure non intervenire essendo in corso l’attività giudiziaria».
Secondo alcune ricostruzioni, la strada preferita — e forse
l’unica percorribile — sarebbe
la prima: né troppo soft (non
fare nulla), né troppo pesante.
Con l’accesso agli atti, invece,
Pecoraro avrebbe la possibilità
prima di studiare tutte le carte:
delibere, bandi di gara, assegnazioni. E poi, dopo questa
sorta di attività «investigativa»,
decidere. Anche Raffaele Cantone è al lavoro in questa direzione: il Comune manderà tutti
i documenti all’Autorità anticorruzione. Pecoraro aggiunge: «Il quadro non è ancora de-
La strategia del Carroccio
Il 15 dicembre
a battesimo
la nuova Lega
per il Centro Sud
Nascerà lunedì 15 dicembre
il nuovo soggetto politico
ispirato dal Carroccio e, come
ha detto ieri Matteo Salvini
ospite di Lucia Annunziata a In
mezz’ora, «non si chiamerà
certamente Lega Nord perché
si rivolgerà a persone di città
del Centro Sud». Il segretario
federale ha tracciato le
caratteristiche del partito che
verrà: «Ci metteremo in gioco,
il nuovo soggetto politico si
rivolgerà a persone del posto,
si occuperà di immigrazione,
famiglia, riduzione delle tasse,
legge Fornero, agricoltura e
pesca massacrate dalla Ue».
Il nome ancora non c’è: «Mi
chiedono di inserire “Salvini”
nel simbolo, io mi metto
in gioco con tutte le cautele
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possibili».
545
i giorni
da sindaco di
Roma di
Ignazio Marino,
eletto il 12
giugno 2013
Le ipotesi
finito. Al momento, non abbiamo deciso di mandare nessun
commissario prefettizio». Pecoraro, prima, ne parlerà con
Angelino Alfano. Marino replica: «Il prefetto fa il prefetto, il
sindaco fa il sindaco», dice intervenendo a «Factory 365», la
Leopoldina dei Giovani pd.
Per quanto lo riguarda, il sindaco insiste: «Il Comune si costituirà parte civile, per ciò che
gli è stato sottratto. Quei soldi
devono tornare indietro alla
città». E aggiunge: «Roma non
è una città di mafiosi. Berlusconi vuole lo scioglimento? Da
che pulpito...». Buzzi però finanziava anche la campagna
elettorale di Marino e di molti
consiglieri (o assessori) del
Campidoglio: «Per me — replica il sindaco — solo finanziamenti legali, non buste. E a
questa giunta va una medaglia:
con noi gli affari sono finiti».
Dalle carte, e dai bilanci del
Comune, non si direbbe. Ma,
magari, Marino non lo sa. Dimissioni? «Non ci penso pro-
prio. Non ho affrontato un anno e mezzo di cambiamenti per
poi andare in spiaggia...».
Il sindaco attacca Cinque
Stelle: «Sono deluso dai loro
quattro consiglieri romani.
Scappano dalle responsabilità». Grillo replica a muso duro:
«Marino, non si offenda: lei ha
la faccia come il c... Quando
uscirà dal Campidoglio, spenga la luce. La riaccenderemo
noi».
Ernesto Menicucci
Nel partito
● Scoppiata
l’inchiesta su
mafia e politica,
il presidente
del Pd Matteo
Orfini è stato
nominato
da Renzi
commissario
per il partito
di Roma
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Lo scioglimento
L’accesso agli atti
Il non intervento
Per il prefetto di Roma Giuseppe
Pecoraro, dopo aver valutato
le carte dell’inchiesta, si potrebbe
prevedere lo scioglimento
del Consiglio comunale
La seconda ipotesi del prefetto
sarebbe quella di un accesso agli
atti (dell’inchiesta, della giunta
attuale e passata) per studiarli e
in seguito prendere una decisione
La terza via suggerita dal prefetto
della Capitale prevede come
ipotesi quella di non intervenire
sul Consiglio comunale essendo
in corso l’attività giudiziaria
● Tre dirigenti
pd indagati,
Ozzimo, Coratti
e Patanè,
si sono sospesi
dal partito
● Il retroscena
Caccia al guru
per il restyling
del sindaco
ROMA Adesso che il
Partito democratico
nazionale ha blindato
Ignazio Marino, il problema
del Nazareno è come
«vendere» il prodotto. A
livello di comunicazione,
s’intende. Al quartier
generale dei democratici,
in questi giorni di tensione
e paura per i possibili
sviluppi di Mafia Capitale, il
tema è tra i più dibattuti e
sviscerati. «Serve un
restyling, del Campidoglio
e del sindaco» ragionano i
dirigenti più vicini a Matteo
Renzi, che vanno stilando
elenchi delle cose buone
fatte dal giugno 2013 a oggi.
La chiusura della discarica
di Malagrotta, la (discussa)
pedonalizzazione dei Fori
Imperiali, il tentativo di
risanare il bilancio
capitolino, la resistenza
contro le bande criminali...
Puntare sui traguardi
raggiunti e sull’integrità
morale del personaggio, è il
ragionamento dei
democratici, metterebbe in
ombra gli aspetti di
debolezza mostrati nel
primo anno e mezzo di
governo della Capitale,
come il tratto «naif» del
carattere e la fragilità
politica. La prima idea del
premier sembra sia stata
quella di chiedere un
sacrificio ulteriore a Filippo
Sensi in arte Nomfup, ma la
star di Twitter ha già troppo
lavoro come portavoce di
Renzi e capo ufficio stampa
di Palazzo Chigi. Un occhio
attento su Roma lo ha
puntato anche la deputata
Alessia Rotta, laureata in
Comunicazione con
Umberto Eco. E però
l’onorevole giornalista è
molto presa dal suo
incarico in segreteria per
poter curare l’immagine del
sindaco. E così, tra i
renziani che contano, si fa
largo un’altra idea:
suggerire all’inquilino del
Campidoglio di arruolare
uno spin doctor
professionista, che sia in
grado in poche settimane
di rifargli il look. «Magari
cominciando dalla rasatura
della barba...», scherzano al
Nazareno. Dove circola la
suggestione di presentare a
Marino un «guru» della
comunicazione del calibro
di Marco Benatti, creatore
di Matrix e del portale
Virgilio e ora presidente di
Fullsix, agenzia di
marketing e comunicazione
digitale quotata in borsa. Al
Nazareno sognano
insomma un Marino 2.0,
che ricalchi almeno un po’
le orme di Renzi quanto a
capacità di sedurre i
cittadini. Sempre che il
sindaco riesca a resistere
all’onda anomala che ha
investito la politica
romana.
Monica Guerzoni
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
Il caso
di Sergio Rizzo
PRIMO PIANO
E il commissario per il debito
adesso rischia di saltare
Varazzani potrebbe perdere il ruolo a causa di grovigli burocratici
La vicenda
● Dal 2008 al
2010 il sindaco
Alemanno è
commissario
straordinario al
Debito di Roma
● Nel 2010, un
decreto del
premier
Berlusconi
nomina
commissario
straordinario il
magistrato
della Corte dei
conti Oriani,
che resta in
carica 5 mesi e
viene sostituito
da Varazzani,
ex ad di Cassa
depositi e
prestiti
● Oriani ricorre
al Tar e vince: la
nomina di
Varazzani è
considerata
«arbitraria».
Il governo, nel
Milleproroghe
2009, inserisce
un comma ad
hoc per
Varazzani
(«competenze
acquisite in
aziende
private»)
● Lo scorso
luglio, la
Consulta
stabilisce che
quella legge
che detta i
termini per la
nomina del
commissario è
incostituzionale
A
scanso di equivoci:
Massimo Varazzani, che
a giorni firmerà con la
Cassa depositi e prestiti un
mutuo a valere su 7,7 miliardi
di contributi statali per abbattere ancora i vecchi debiti del
Comune di Roma, è nella pienezza dei suoi poteri. E lo sarà
fino a quando il Tar non annullerà il decreto con cui quasi
quattro anni fa è stato confermato nell’incarico di commissario al Piano di rientro del
Campidoglio. Il che accadrà, a
meno di clamorose sorprese,
nel giro di tre o quattro mesi.
E qui finisce nel peggiore
dei modi una vicenda della
quale politica e burocrazia si
dividono equamente le colpe,
in un miscuglio di superficialità e supponenza. Storia tipicamente italiana, se non fosse
per quello che c’è in ballo: una
figura chiave come quello di
commissario al debito, in una
città appena gravemente ferita dallo scandalo di Mafia Capitale.
Il pasticcio comincia nell’estate del 2010. Il governo di
Silvio Berlusconi ha deciso di
consegnare al nuovo sindaco
di Roma Gianni Alemanno il
bilancio del Comune di Roma
ripulito come un lenzuolo lavato con il perborato, accollando allo Stato gli oneri di tutte
le enormi esposizioni debitorie della Capitale: 22,1 miliardi
di euro, compresi i debiti non
finanziari e gli interessi dei
vecchi mutui fino all’ultimo,
scadenza 2048. Alla sistemazione di quelle partite dovrà
provvedere un commissario,
nella persona del medesimo
primo cittadino, Concretamente, l’incarico viene affidato a tre sub commissari. Uno
dei quali è Domenico Oriani,
magistrato della Corte dei conti, classe 1935.
Finché un bel giorno il mi-
La nomina
L’ex sindaco di
Roma Gianni
Alemanno con
Massimo
Varazzani,
commissario
straordinario
al Piano di
rientro del
Campidoglio
nistro dell’Economia Giulio
Tremonti decide di dare l’incarico a Massimo Varazzani,
avvocato con una lunga esperienza all’Imi e poi in Intesa
San Paolo che aveva appena
lasciato il posto di amministratore delegato della Cassa
depositi e prestiti. Oriani però non abbozza. Inevitabile il
ricorso al Tar, che non si limi-
ta come avviene di solito a sospendere il provvedimento in
attesa del giudizio di merito,
ma lo boccia direttamente. E
siccome si tratta di un unico
decreto che contiene insieme
la revoca di Oriani e la nomina di Varazzani, ecco che non
soltanto l’ex commissario
viene rimesso in sella, ma
contestualmente salta anche
il nuovo.
Il governo Berlusconi risponde con un’entrata a gamba tesa. Autori: i tecnici e gli
esperti legislativi del ministero dell’Economia. Nel decreto
mille proroghe del gennaio
2011 salta fuori una norma con
il quale si stabilisce che il commissario al Piano di rientro del
debito di Roma deve avere nece s s a r i a m e n te m a t u r a to
un’esperienza nel settore privato. Che Oriani, ovviamente
«Un mio amico aveva
chiesto al Comune di abbattere
un pino pericolante nella sua
strada. Dal Servizio giardini un
funzionario gli aveva detto:
“Non ci sono soldi”. Non gli ha
chiesto tangenti, sembrava un
funzionario ottuso. È uno di
quelli arrestati martedì, gli hanno trovato 500 mila euro murati
in casa. I soldi c’erano, ma per
lui». Sandro Veronesi, scrittore
(Venite, venite B52, La forza del
passato, Caos calmo, fino all’ultimo Terre rare). Toscano, 55
anni, conoscitore di Roma per
lunga frequentazione.
Roma, dove il malaffare attraversa tutti i settori della società, come rivela «Mafia Capitale»...
«L’unica soluzione sarebbe
spostare la capitale a L’Aquila o
a Perugia».
● Lo scrittore
Sandro
Veronesi,
55 anni,
ha esordito
nell’88 con
Per dove parte
questo treno
allegro.
Il suo ultimo
romanzo
è Terre rare
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Di nuovo in bici
(e senza scorta)
Si è rimesso in sella alla sua
bicicletta Ignazio Marino
(59 anni, nella foto Ansa
accompagnato da un vigile
urbano). Nonostante il
prefetto Giuseppe Pecoraro
gli avesse consigliato la
scorta e sconsigliato la bici
per motivi di sicurezza. «Il
prefetto non è mio papà»,
ha detto il sindaco di
Roma, arrivando alla
kermesse dei Giovani
democratici sulle due
ruote. E senza scorta
(i vigili lo seguono già
dall’inizio del mandato):
«In questo momento la
scorta siete voi», ha
risposto ieri ai cronisti che
lo circondavano.
«Quei politici accanto a criminali
che mangiano pesce freschissimo
Diventerebbe marcia anche Oslo»
ROMA
La scure del Tar
Nel giro di pochi mesi
il Tar deciderà
sul decreto
con cui fu nominato
cati di Oriani hanno già sollevato la questione di legittimità
costituzionale. E la faccenda
finisce alla Consulta, la quale
nel luglio del 2014, quattro anni esatti dopo l’inizio di questa
assurda telenovela, non può
che stabilire l’incostituzionalità di quella norma infilata nel
milleproproghe. Con una motivazione lampante: il governo
ha fatto una legge per aggirare
una sentenza della magistratura, e nel rispetto della separazione dei poteri questo non
si può fare.
La frittata è fatta. A fine gennaio l’udienza già fissata del
Tar non potrà che prenderne
atto e annullare il decreto. Il risultato? Alla soglia degli ottant’anni di età, e a quattro anni e
mezzo di distanza dall’ultima
volta che ha toccato palla,
Oriani tornerebbe in carica per
la seconda volta. Mentre Varazzani verrebbe licenziato,
anch’egli per la seconda volta.
Per lui l’unica consolazione di
aver ridotto i vecchi debiti della Capitale di 8,2 miliardi, da
22,1 a 13,9 miliardi, e di aver
evitato un anno fa il dissesto
del Comune finanziando il salva-Roma. Mentre i burocrati
responsabili del pastrocchio
continuano a dormire fra due
guanciali.
Il sindaco
L’intervista a Sandro Veronesi
Il profilo
non ha: ma Varazzani invece sì.
Il milleproroghe viene così seguito a ruota da un altro decreto che ripete l’errore già compiuto pochi mesi prima, prevedendo nello stesso testo
un’altra revoca del magistrato
della Corte dei conti, andato
nel frattempo in pensione, e la
conferma di Varazzani. Per la
seconda volta, Oriani non abbozza. Così parte un altro ricorso al Tar, che stavolta sospende il provvedimento. La
cosa va al Consiglio di Stato,
che rinvia al Tar dove gli avvo-
9
L’Aquila o Perugia?
«Roma è l’unica città al mondo che svolge quattro funzioni:
capitale, metropoli, città sacra,
città d’arte. Occasioni per delinquere legate a tutte e quattro.
Politici accanto a camorristi e
mafiosi, nello stesso ristorante,
chiuso, poi riaperto, a mangiare
pesce freschissimo. Diventerebbe marcia anche Oslo, così. E
l’unica funzione spostabile è
quella di capitale».
Dai tempi di Savonarola Roma è considerata centro di
corruzione morale.
«Un mio prozio, Gerolamo
Maria Moretti, fondatore della
grafologia e frate minore conventuale, mi ripeteva questa frase: “Più vicino sei a Roma, più
lontano sei dal cielo”. Giacomo
Casanova, uomo abbastanza disinvolto, scrisse che i romani so-
no come i dipendenti della Manifattura tabacchi, possono portarsi a casa tutto il tabacco che
vogliono. I romani usavano dichiararsi “immuni dal giudizio
di Dio”».
Nulla è cambiato?
«Roma è anche la città di cui
parla papa Francesco, un concentrato di sofferenze e disagi.
Fino a dieci giorni fa si parlava
di periferie che esplodono. Ma a
sobillare c’erano figure coinvolte nell’inchiesta di oggi».
Colpisce nell’inchiesta «Mafia Capitale», nata nell’estrema destra, il coinvolgimento
di esponenti del Partito democratico.
«Non cado dalle nuvole. La
diversità ormai è negli atti che si
compiono, non nelle sigle: esistono persone per bene e persone non per bene. Nei partiti
troppo spesso succede questo:
mi tappo il naso e prendo persone che portano voti».
Interessate ai soldi.
«Ho un ricordo degli anni 70.
Il padre di un mio amico faceva
il maestro elementare. Diventò
consigliere regionale e guadagnava lo stesso stipendio. Nicole
Minetti, molti anni più tardi, invece prendeva 10-15-20 mila euro?».
Quando è cambiato tutto?
«Non lo so. Certo, con l’abolizione del Titolo V, fatta dal Pd, le
Regioni hanno potuto decidere
da sole i livelli retributivi. Una
volta chi si arricchiva con la politica era considerato disonesto, e
ci sono storici sindaci ricordati
con affetto e gratitudine. Persone modeste, nel senso che sapevano vivere con ciò che ora sarebbero 2.000 euro al mese. Chi
non si accontenta è corruttibile».
A Roma scorrevano fiumi di
denaro pubblico e i servizi sono tutti a pezzi.
«New York, dieci volte gli abitanti di Roma, non ha problemi
di smaltimento rifiuti. O di trasporti. Se i politici vengono scelti perché portano voti, poi non si
occupano di far funzionare le
cose. Altra questione: un tempo
passare dalla Dc al Pci era come
passare dalla Roma alla Lazio.
Oggi trasferirsi da destra a sini-
❞
Questa città
ha troppe
funzioni,
meglio
spostare
altrove
la Capitale
❞
Ma è anche
il luogo di
cui parla il
Papa, un
concentrato
di disagiati
e sofferenti
stra è quasi una regola, nessuno
eccepisce».
C’è stato il caso della Panda
rossa del sindaco Marino.
«Un po’ assurdo. A Roma
quella multa che ti arriva ogni
tanto è clamorosa: non c’è un
solo articolo del codice della
strada che venga rispettato».
A Roma ci sono sportivi, attori e divi tv a braccetto con la
malavita.
«I casi di De Rossi, di Gigi
D’Alessio non riguardano uno
spirito romano. Ci sono persone
del malaffare attirate dal mondo
dello spettacolo e dello sport, e
viceversa. Perché De Rossi chiama De Carlo e non va alla polizia? Forse non vuole far trapelare che era al night alle due di
notte».
Che fare, adesso?
«Confiscare tutti i beni a corrotti e corruttori. Altrimenti, cosa vuoi che sia per gente così un
po’ di galera? Poi, selezionare
solo persone oneste per la politica. Abbassare gli emolumenti.
Leggi severe. Il Movimento 5
Stelle era partito bene, dicendo:
non più di due mandati, nessun
candidato indagato. Fare tutto
questo spetta a chi è oggi al governo, altrimenti a cosa serve
comandare?».
Andrea Garibaldi
agaribaldi@corriere.it
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
10
Primo piano Scala - L’opera
Dodici minuti di applausi. Fiori per la protagonista Anja Kampe
Il pubblico a Barenboim che chiude la sua stagione: «Torna presto»
Ovazioni per il Fidelio dei ribelli
Sul podio
● Daniel
Barenboim (72
anni), pianista e
direttore
d’orchestra
argentinoisraeliano
● Dal 1992 è
direttore
musicale
dell’Opera di
Berlino e dal
2011 anche del
Teatro alla
Scala. «Fidelio»
è l’ultima
direzione di
Barenboim a
Milano
La regista
● Deborah
Warner (55), è
una regista
britannica di
teatro e
d’opera
● Per la Prima
scaligera, la
regista ha
scelto un
Beethoven che
«parla di amore
e giustizia, in
un momento in
cui si parla dei
fatti della
Ucraina e delle
decapitazioni
dell’Isis»
MILANO Bisogna andare molto
in là negli anni per ritrovare un
Sant’Ambrogio di soli applausi, dodici minuti. Senza fischi e
senza buu. Tutti promossi ieri
al Fidelio beethoveniano che
ha aperto la nuova stagione
della Scala, l’ultima che vede
sul podio Daniel Barenboim
come direttore musicale. E il
maestro argentino è stato il vero trionfatore della serata.
Accolto con grida e battimani fin all’inizio del primo atto,
poi del secondo e naturalmente alla fine, quando si è presentato in scena con tutta l’orchestra schierata e il maestro del
coro Bruno Casoni.
Festeggiatissima anche Anja
Kampe, convincente sia come
Leonore, moglie fedele e intrepida, sia come Fidelio, giovane
aitante capace di spezzare il
cuore della bella Marzelline.
Tanto da baciarla appassionatamente sulla bocca. Ma solo
per reggere il gioco del travestimento e non venir scoperta.
Nessuna ambiguità erotica in
questa vicenda che celebra solo
l’amore coniugale, la giustizia e
la libertà.
Svolgendosi tutto in un carcere, la scena, ideata da Chloe
Obolensky, è ovviamente penitenziale. Un edificio dismesso
dove la pena conosce tanti livelli e carcerieri e carcerati la
subiscono entrambi. Così dentro quelle mura grigie Marzelline (Mojca Erdmann) figlia del
guardiano Rocco (Kwangchul
Youn) stira la biancheria, mentre Fidelio, apprendista secondino, spazza i pavimenti. Lavori domestici che tornano di
nuovo sulle scene del 7 dicembre. Stavolta però previsti dal
libretto, mentre l’anno scorso
in Traviata Violetta e Alfredo
erano costretti ad affettare verdure senza licenza di Verdi.
La regia di Deborah Warner
ha invece rispettato la storia
pur ambientandola ai giorni
nostri. «Più che a un carcere
vero e proprio ho pensato a certi non luoghi di sofferenza oggi
tristemente noti. Per esempio
dove vengono tenuti i prigionieri dell’Isis». Vedi Florestan,
che giace in un antro senza luce, senza cibo, vessato da guar-
Felice Il soprano Anja Kampe sorride al pubblico al termine del «Fidelio»
diani che girano minacciosi
con cani lupi. Qualche licenza
Warner se la concede nel finale, quando il tirannico Pizarro
(Falk Struckmann) si becca una
pistolettata non prevista da Beethoven.
E a liberare il povero Florestan (Klaus Florian Vogt) non
arriva solo don Fernando (Peter Mattei) ma una folla model-
I prigionieri
Deborah Warner ambienta
l’opera ai giorni nostri:
«Ho pensato a dove vengono
tenuti i prigionieri dell’Isis»
lo Quarto Stato di Pellizza da
Volpedo o forse No Tav, con
tanto di caschi in testa, bastoni
e drappi rossi da agitare. Una
guerriglia urbana, un popolo in
rivolta che fa crollare il muro
della segreta lasciando irrompere la luce del sole e della libertà.
Ha forse osato di più Barenboim. Intanto perché ha
scelto come ouverture non
quella di Fidelio ma quella della versione originale, la Leonore 2. E poi si è concesso due
tocchi di regia musicale ad alto
effetto: ha piazzato la tromba
che annuncia la liberazione dei
prigionieri non in scena ma in
loggione, e ha diretto l’attacco
del secondo atto a sipario chiuso e luci in sala, che via via si
sono spente a svelare il buio
della segreta dove langue Florestan.
Scegliere Fidelio come sua
ultima presenza lirica alla Scala
per il maestro ha significato
più cose. Anzitutto sottoscrivere quegli ideali di libertà, giustizia e fratellanza che lui ha
sempre perseguito con l’orchestra Divan dove convivono israeliani, palestinesi, arabi. E poi
quest’opera rappresenta per
Barenboim la chiusura del suo
ciclo beethoveniano aperto nel
2005 con la Nona. Alla quale
sono seguiti l’integrale delle
Sinfonie, dei Concerti per pianoforte, delle Sonate.
Nove anni a tutto Beethoven,
ma anche a Wagner, a Mahler.
«Ho portato il repertorio tedesco a Milano così come porto
quello italiano a Berlino. L’italianità non è una questione di
passaporto. Se dovessi dirigere
secondo il passaporto, farei solo tanghi argentini. Bisogna
spazzar via certi pregiudizi. Ha
detto bene Muti: una volta l’Italia era il Paese della musica
adesso è quello della storia della musica».
Tra le tante grida di affetto
piovute su di lui, anche un invito: «Torni a Milano!». E Barenboim, che stava attaccando
il secondo atto, ha fermato la
bacchetta e volgendosi verso
l’alto ha risposto: «Speriamo».
Giuseppina Manin
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● Prime impressioni
Corretta anche se lenta
la prova del maestro
E i cantanti non brillano
di Paolo Isotta
I
l primo errore di grammatica del
maestro Daniel Barenboim,
direttore del Fidelio inaugurale
alla Scala, è stato quello di aver
aperto l’Opera con la grandiosa
Ouverture Leonora n. 2, che ne
esaurisce del tutto il percorso
drammatico e che Beethoven aveva
espunta. Il Barenboim crede di
saperla più lunga dell’Autore; ed
ecco perché la mezza cultura è
peggiore della completa ignoranza.
Il secondo è stato quello di aver
scelto la regia di una Deborah
Warner. Fino a metà del II atto essa
mi pareva povera per avvilire in una
sporca quotidianità la terribilità
tragica; ma quando all’ultimo
quadro la fabbrica dismessa viene
occupata da un popolo di straccioni
agitanti stracci rossi, ci si rende
conto che oggi la migliore regia
straniera non vale la peggiore
italiana.
Per il resto Barenboim dirige con
correttezza, tempi troppo lenti e
concerta malissimo il coro. Egli ha
prescelto quale Leonora una Anja
Kampe che un tempo si sarebbe
detto al di sotto di una comprimaria:
sconosce la grande declamazione
tragica, ha una vocina stridula
all’acuto, inesistente al centro,
ventrale al grave. Ridicolo è il Pizarro
di Falk Struckmann, che parla e non
canta e la voce gli balla il tango.
Klaus Florian Vogt, Florestano, è un
tenore caratterista, adatto per Mime,
invece che un tenore eroico.
Modesto il don Fernando di Peter
Mattei. Ottimi il Rocco di Kwangchul
Youn, la Marcellina di Mojca
Erdmann, il Jaquino di Florian
Hoffmann, dotato di peso tenorile
superiore a quello di Florestano: le
sole scelte giuste del maestro
Barenboim.
Chi ha tanto ammirato la recita
odierna tenga conto che io sono al
mio quarantesimo 7 dicembre.
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
PRIMO PIANO
11
In scena Un momento della rappresentazione del «Fidelio» diretto da Daniel Barenboim che ha inaugurato la stagione della Scala e che è stata premiata con un’ovazione da 12 minuti di applausi e mazzi di fiori lanciati dai palchi
Le scelte
Marcia da Quarto Stato e toni cupi
Ma lo stile sottotono non piace a tutti
L’architetto Botta: «La scena ha la forza dell’immobilità». Baratta: «È un po’ asfittica»
L’omaggio della regista
Deborah Warner a Milano sta
nel quadro finale. La liberazione dei prigionieri che avanzano
sul palco ricorda «Il Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo, conservato nel Museo del Novecento. La massa di Pellizza è il
rimando più vicino a questa
«prima» caratterizzata dalle
manifestazioni dei lavoratori in
via Case rotte e da Anja Kampe
che striscia in una fabbrica distrutta.
«Proponiamo una cornice
dei nostri giorni per riflettere
sulle atrocità di sempre», aveva
detto la Warner. E così, ciò che
in Beethoven era una prigione
andalusa è diventata una fabbrica in rovina, testimonianza
della fine del lavoro tutelato,
ma anche di prigioni sovraffollate e di ingiuste condanne.
Ne è venuta fuori così una
«prima» più di lotta che di governo. Nella passerella 2014 solo il presidente del Senato Pie-
MILANO
tro Grasso, il ministro Franceschini e il sindaco Pisapia hanno preso posto sul Palco Reale.
Per loro, l’opera è stata «eccezionale» e le proteste «legittime» ma pericolose per «l’immagine del Paese» (Franceschini) e per il rischio che «sfocino nella violenza» (Pisapia).
Ma questa messa in scena
«di viva attualità politica» (Roberto Maroni), è piaciuta? Il rifacitore della Scala, Mario Botta, parla di una scena che ha la
«forza dell’immobilità», l’avvocato Cesare Rimini di «opera
riuscita», lo scrittore Alberto
Arbasino approva la messa in
scena e Roberto Bolle parla di
La scenografia
Asse da stiro e bidoni
in scena sollevano
perplessità. Testa:
«Non capisco il senso»
«forte impatto». Per Giorgio
Squinzi, presidente di Confindustria, l’opera è riuscita grazie
al coro della Scala mentre per il
presidente del Fondo Monetario, Christine Lagarde (invitata
da Mario Monti), «tutto è magnifico».
Proprio tutto? Beh, non è che
bidoni,asse da stiro, thermos
di plastica, Mocio Vileda, calendario della pin-up abbiano
convinto tutti. Forse, non del
tutto i silenziosi banchieri in
platea, tra i quali il presidente
del Consiglio di Intesa Giovanni Bazoli, l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni e il leader di
Italia Unica Corrado Passera. Di
certo, la messa in scena non
convince del tutto il presidente
della Biennale, Paolo Baratta
(primo atto «un po’ asfittico»),
e tantomeno Chicco Testa, che
dice di «non capirne il senso» e
reclama più opere italiane. Ma
la Warner ha superato l’esame
del pubblico. Tra gli altri per-
sonaggi c’è il regista (della Juventus) Andrea Pirlo, c’è la sceneggiatrice Sabina Negri, ex
moglie di Roberto Calderoli,
che si è fatta fotografare con le
mani incatenate, c’è Valeriona
Marini che, poco vestita, assicura «si vestirebbe da uomo
per salvare un innamorato».
Nel complesso una serata
ispirata al grigio. Tanto che
l’editrice Inge Feltrinelli tira
fuori un paradosso: «Questa
serata mi piace proprio perché
è sottotono. È tutto grigio, ma
un po’ di grigio va benissimo».
Di colorato c’è l’albero di Natale
nel foyer. «Una mia bis-bisnonna fu la prima a portare a Vienna un quadro con raffigurato
l’albero di Natale — racconta il
sovrintendente Alexander Pereira —, per questo ho voluto
realizzarlo». Un po’ di mitologia familiare fa bene nell’epoca
della facile dimenticanza.
Pierluigi Panza
Don Fernando
Se il Ministro è un risolutore
È
il «paradosso del
Ministro». Non riguarda la
politica italiana, riguarda il
Fidelio scaligero. Ecco: in
un’opera che celebra il trionfo
della giustizia, proprio il
personaggio che quella
giustizia più incarna, il
Ministro, Don Fernando, qui il
basso Peter Mattei, è anche
quello che si comporta nel
modo più ingiusto. Entra in
scena nel finale, non ha
nessuna aria, eppure oscura
tutti, un po’ come il basso che
inneggia «Freude!» nel Finale
della Nona Sinfonia. Il
Ministro canta in assolo 51
battute (neanche duecento
note, contro le migliaia di
Rocco o Leonore), circa la
La signora Pereira sfoggia un abito con strascico cucito in cinque giorni: «L’ho fatto io»
Sorridenti, a testa alta.
Entrano nel foyer con l’orgoglio
di chi dice «ci siamo». Nonostante le (tante) defezioni e il
clima teso. Vestiti di abiti preziosi ma sobri, tutte le sfumature di bianco e nero. Nella Prima del Fidelio e degli «assenti»
— dal premier ai grandi nomi
internazionali — sfila un parterre che celebra Beethoven e si
preoccupa di non eccedere
(anche con le pellicce, insolitamente corte). «Siamo qui per
sostenere Milano e l’Italia. Volevamo esserci».
Velluto e pizzo nero. Gioielli
di famiglia. Scollature mai esagerate, a parte le solite eccezioni. Tra i primi ad arrivare, in
abito bianco cucito in cinque
giorni («da me») è la brasiliana
Daniela Weisser De Sosa, giovane moglie del sovrintendente
Alexander Pereira e studentessa di fashion design a Milano.
«Agitata? Sì, ma per mio marito». Altra bellissima è la top
model Eva Riccobono, che ha
scelto un abito nero Armani
Privé e non perde d’occhio il
compagno Matteo Ceccarini.
Altra coppia: Corrado Passera e
Giovanna Salza con abito romantico «perché così è il periodo che stiamo vivendo».
Seduta in platea ed elegantissima, la numero uno del
Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, in gri-
Insieme
L’ex ministro
dello Sviluppo
economico Corrado
Passera (59 anni)
ieri alla «prima»
della Scala con la
moglie, Giovanna
Salza (40)
Coppia
Il sovrintendente Pereira,
67, con la moglie De Sosa
Raffinata
Christine Lagarde, 58 anni,
a capo del Fondo monetario
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Eleganza in bianco e nero. E Lagarde siede in platea
MILANO
metà di Florestan, che pure
canta nel solo secondo atto,
sempre sdraiato, nel buio.
Niente da fare, Don Fernando,
nello splendore vocale e nella
fluente nobiltà del basso, non
è solo elemento risolutore, è
quello che, vibrante e insieme
soffuso, nella quieta
«certezza» del do maggiore,
pronuncia la parola risolutiva,
che nessuno in tutta l’opera ha
osato dire: «Brüder», fratello
(ancora: come nella Nona,
«Alle Menschen werden
Brüder»). Ai carcerati e ai
carcerieri vestiti uguali dice:
mai più schiavitù e tirannide. E
tutto il resto quasi scompare.
Gian Mario Benzing
Sorrisi
Anche
il presidente
di Confindustria
Giorgio Squinzi,
71 anni,
si è presentato
con la moglie
Adriana Spazzoli
gio. Stessi toni per Cinzia Sasso, moglie del sindaco Giuliano Pisapia (in Armani). Le signore in bianco: Carla Fracci, il
chirurgo Dvora Ancona. Black
and white: Elsa Monti, Alessandra Artom (entrambe in Curiel), Livia Pomodoro: «I problemi — dice — non si sconfiggono con la paura, ma con
l’ascolto». Stesso concetto —
ma l’abito è un Cavalli grigio —
per Gabriella Magnoni Dompé:
«Noi ci mettiamo la faccia, è
più difficile essere qui che stare
a casa a criticare». Le dark lady:
Claudia Buccellati, la stilista
Raffaella Curiel («il momento
richiede generosità e coraggio»), Marinella di Capua (con
pelliccia rosa), Laura Teso, Diana Bracco. Certo, qualche deroga c’è. Dal verde di Daniela Javarone al bronzo di Sonia Raule,
fino al mantello colorato di Inge Feltrinelli: «Io odio il nero».
Annachiara Sacchi
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
12
#giganatale
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
13
Primo piano Scala - Le contestazioni
Protestano
i centri sociali:
in piazza
scontri e cariche
MILANO Alla luce dei lampioni e
200
Gli antagonisti
che ieri
pomeriggio
sono riusciti a
fare irruzione
in piazza della
Scala poco
dopo le 18
800
Tafferugli
Scontro fra manifestanti e forze
dell’ordine per la «prima» alla Scala
Gli uomini
delle forze
dell’ordine
impegnati ieri
a Milano tra
polizia, guardia
di finanza
e carabinieri
Ferito
Alcuni manifestanti sono stati feriti
durante gli scontri con la polizia
nella nebbia dei fumogeni, le
ondate di lanci contro le forze
dell’ordine sono almeno quattro: petardi, bulloni, uova, sassi, bottiglie. Un’ora abbondante
di tensione; quattro o cinque
cariche della polizia; tre antagonisti medicati; due carabinieri feriti (uno con una frattura a una gamba, l’altro contuso
a una spalla).
Era una storica Prima della
Scala: l’ultima del maestro Daniel Barenboim, l’apertura della stagione nell’anno dell’Expo.
Ed è un drammatico momento
storico per Milano, con un inedito conflitto sociale che si
consuma lontano dal centro,
nelle periferie delle 1.400 occupazioni di case popolari negli
ultimi due anni. L’opposizione
tra le «due città» s’è consumata
sui confini della «zona rossa»
intorno al teatro.
In realtà dalla «Milano lontana», quella delle periferie, alla
fine sono arrivati soltanto duecento manifestanti, divisi tra
Carica
Un momento
degli scontri in
piazza a Milano
tra gli
antagonisti
anarchici
e la polizia
l’altro in due fronti: il centro
sociale «Cantiere»; più una
sessantina di anarchici. Anche
se in Rete, da qualche giorno,
girava un manifesto che ricorreva all’iconografia degli scacchi per raffigurare un «esercito» di pedoni che dall’esterno
● Qui Lina
assediava il centro dei re, delle
regine e degli alfieri. Il primo
atto della contestazione è stato
uno striscione issato su un’impalcatura in piazza del Duomo:
«Occupiamo le case vuote, basta sgomberi».
La strategia antagonista era
di Lina Sotis
C
ome è strana la diretta del Fidelio a San Vittore, a Milano, e a
Padova, nel carcere modello Due Palazzi. I detenuti e gli
invitati, insieme, si guardavano, commentavano, ascoltavano,
lasciavano vagare la mente. Poi in ambedue le strutture risotto e
panettone. Dietro quest’ultimo un nome: Nicola Boscoletto, il
giovane imprenditore dolciario che tanto fa per il reinserimento
al lavoro dei reclusi veneti. Sarebbe bello se qualche milanese lo
imitasse. Alla Scala ci si incontra, a San Vittore si pensa a un
futuro migliore per chi ha sbagliato. Ambedue servono alla
causa. Chi può dare, dia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
quella di attaccare su più fronti. In via Santa Margherita, più
vicino alla Scala. E poi sulla
piazza, davanti al Palazzo del
Comune. Centri sociali da una
parte, anarchici dall’altra. Se
l’attacco antagonista può sembrare unitario, in realtà i due
mondi sono divisi. E sono stati
entrambi respinti dalla contromossa della questura; oltre 800
uomini tra polizia, carabinieri
e Finanza hanno presidiato il
centro.
Quando alcuni anarchici sono arrivati isolati per controllare lo schieramento, è stata prima di tutto la massa imponente delle forze dell’ordine a scoraggiare azioni eclatanti. E
quando sono iniziati lanci di
bottiglie e bulloni, i dirigenti
dell’ordine pubblico hanno
mantenuto l’equilibrio che ha
permesso di contrastare i manifestanti evitando il caos in
una condizione complicata:
strade strette, la Galleria Vittorio Emanuele affollata per la
proiezione del Fidelio sui maxi
schermi, passanti e curiosi a
passeggio.
Alla fine dello spettacolo, il
presidente del Senato Pietro
Grasso ha espresso solidarietà
per i due carabinieri feriti e ha
spiegato: «Dobbiamo dare attenzione alle istanze di chi sta
fuori, la considerazione delle
istituzioni sui problemi al centro delle proteste è alta». A quel
punto i manifestanti si erano
già allontanati: alla fermata
«Duomo» del metrò hanno
danneggiato un paio di telecamere e bloccato qualche tornello d’ingresso, invocando
«mezzi pubblici gratuiti».
Cesare Giuzzi
Gianni Santucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
14
Politica
Pizzarotti, prova di forza
Ma Grillo contrattacca:
«Sono più vivo che mai»
La kermesse del sindaco: Beppe ha fatto un passo indietro
E Sarti chiede di togliere dal simbolo il nome del leader
Il deputato Iannuzzi
Citazioni
«Pronto a lasciare
la Camera
Ma prima
sentirò la base»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
PARMA «Il Movimento si sta
sgretolando». È quasi
incredulo il deputato Cristian
Iannuzzi. Da Parma, dove è
passato per la kermesse di
Pizzarotti, fa sentire la sua
voce di dissidente. Su
Facebook, prima di arrivare
all’hotel Villa Ducale, ha
postato un messaggio
scherzoso («oggi menù di
pizza»), un selfie sorridente e
un disegno che ritrae una
pecora nera mentre vola fuori
dal gregge. Ma il suo tono è
tutt’altro che allegro.
Che succede nel Movimento?
«Il Movimento ormai è
completamente diverso dalla
sua idea originaria. Siamo
stato eletti perché parlavamo
di democrazia dal basso, di
trasparenza. Tutte idee che
non ci sono più. Ci siamo
persi per strada quello che
eravamo. Non facciamo altro
che discutere di problemi
interni. E i risultati si vedono».
Cosa l’ha infastidita di più di
queste ultime due settimane:
le espulsioni, le polemiche
via blog, gli attacchi a
Pizzarotti?
«La questione del direttorio. È
stata una decisione imposta
dall’alto da Casaleggio. Non ne
sapevamo nulla. Sono arrivati
qui e ci hanno detto: da
domani si fa così».
Molti hanno salutato questa
novità come un passo
indietro di Grillo.
«Il direttorio è una struttura
intermedia che nell’idea di
democrazia diretta non ha
senso. E la cosa più grave è che
a violare il regolamento sia
stato proprio Grillo che
dovrebbe esserne il garante».
Lei e altri suoi colleghi avete
minacciato di dimettervi.
«Posso parlare solo per me.
Ma sento di non poter portare
più avanti questo lavoro con
un percorso così cambiato.
Comunque prima di fare un
passo del genere voglio
consultare la base. Poi agirò di
conseguenza».
E se gli attivisti le dicono di
no?
«Allora combatterò finché
non mi cacceranno».
Non le sembra una linea
drastica? Altri suoi colleghi
sono passati al Misto.
«Io non sono stato eletto per
passare a un altro gruppo.
Rispetto il voto dei cittadini,
altrimenti peccherei di
incoerenza. Proprio quella di
cui parlo quando critico la
nuova linea del Movimento».
Marta Serafini
@martaserafini
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Rosa Parks
Ieri Pizzarotti
ha citato Rosa
Parks, la madre
dei movimenti
per i diritti civili
negli Usa, che
nel ‘55 si rifiutò
di alzarsi dal
posto, nella fila
riservata ai
bianchi, che
occupava sul
bus (nella foto
in alto, nel ‘56,
in arresto dopo
il boicottaggio
dei bus a
Montgomery)
La serie tv
Nell’incontro di
ieri trasmesso
anche uno
spezzone di
The Newsroom
serie tv di
Aaron Sorkin
incentrata su
Will McAvoy
(sopra),
l’anchorman
interpretato da
Jeff Daniels
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
PARMA Rosa Louise Parks, donna di colore, diede la prima picconata nel 1955 alla segregazione razziale negli Stati Uniti rifiutandosi di cedere il proprio
posto in autobus a un bianco.
Federico Pizzarotti, storpiandone un po’ il nome («Park») e
scoprendo che in platea pochi
tra i grillini sapevano chi fosse,
l’ha presa a modello, si spera
con le dovute proporzioni: «Ci
vuole sempre qualcuno che cominci un discorso nuovo, senza
remore…». E lui, primo cittadino di Parma, da tempo in pole
position nella lista di coloro in
odore di scomunica, da ieri ha
deciso che di fronte alle espulsioni a raffica, alla dittatura del
blog, ai drammi sugli scontrini
e ai post scriptum stile ghigliottina, il «no, non mi alzo» di Rosa Parks, pacato quanto irremovibile, rappresenta l’arma giusta per lanciare la sua sfida al
duo Grillo-Casaleggio.
Guerra di trincea, quella del
sindaco, dall’interno del Movimento: «Io non vado da nessuna parte, io sono del M5S». Perché non sono le scomuniche a
spaventarlo («Il mio terrore casomai è perdere i fondi per gli
asili…»), ma è la deriva presa
dal Movimento: «Dobbiamo riprenderci ciò che abbiamo costruito, tornare alle origini: tenere la parte migliore di noi e
cambiare l’altra. Grillo ha fatto
tanto, ma il M5S siamo noi». In
uno slogan, «meno scontrini,
più contenuti».
Prova di forza doveva essere.
E tale è stata. Abile nel non cadere nella trappola della rottura
(«Mi sono sentito al telefono
Il caso
Per anni signora della
domenica. Un giorno, non
troppo lontano, Mara Venier
potrebbe correre per la poltrona di sindaco di Venezia. E non
è una boutade. È una richiesta
che arriva da Silvio Berlusconi.
Davanti alla quale la conduttrice è rimasta spiazzata.
Sabato sera, Venier era tra i
trenta selezionatissimi ospiti
che in un elegante ristorante
milanese festeggiavano il nuovo libro di Alfonso Signorini
L’altra parte di me. Presenti oltre naturalmente al direttore di
Chi, lo stato maggiore di Mondadori capeggiato da Marina
Berlusconi e il leader di Forza
Italia. Che ha accolto con particolare afflato Mara dicendole:
«Abbiamo fatto dei sondaggi
per individuare il possibile sindaco di Venezia. È venuto fuori
il tuo nome come persona molto amata e considerata». E lei
Mara come ha reagito? «Sono
rimasta senza parole, non capivo se si trattava di una cosa seria o no. Gli ho detto solo “ma
Primo
cittadino
Il sindaco
di Parma
Federico
Pizzarotti,
41 anni, ieri al
suo arrivo
all’evento
organizzato per
presentare lo
statuto del
Comune. Alla
convention,
vista come
momento di
confronto nei
Cinque Stelle,
si sono
presentati
numerosi
dissidenti del
Movimento:
oltre 400 i
partecipanti, a
cui si sono
aggiunti
giornalisti,
fotografi e
cameraman
(Ansa)
con Di Maio, del quale stimo
l’operato»), Pizzarotti ha ieri
mandato in scena la prima e
per ora unica rappresentazione
di opposizione interna nella
tormentata storia dei pentastellati, dimostrando di vantare tra
gli amministratori locali, ma
anche a Roma, solide sponde e
imprimendo al dibattito interno un’accelerazione che potrebbe avere esiti imprevedibili.
In un hotel a 4 stelle, alle porte
di Parma, il sindaco ha fatto il
tutto esaurito tra i 5 stelle della
«terra di mezzo», nel senso
buono di malpancisti, critici,
delusi, dissidenti, comunque
in rotta di collisione con il duo
Grillo e Casaleggio: circa 400 attivisti, tra cui una quindicina di
parlamentari, molti consiglieri
comunali, il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, assente invece
quello di Livorno, Filippo Nogarin, che ha inviato un messaggio di saluto.
A dispetto del programma
ufficiale, che parlava di referendum e statuti comunali, Pizzarotti ha squadernato temi pesanti, non limitandosi a delineare per il Movimento un «nuovo inizio», ma ponendo due
questioni potenzialmente
esplosive: il ridimensionamento di Grillo (compresa la permanenza del nome nel simbolo) e il riesame delle espulsioni.
È successo quando hanno chiesto al sindaco se la nomina del
direttorio e il ritorno del comico all’attività artistica vadano
letti come un passo indietro.
«Mi sembra che la direzione sia
questa — ha risposto —: Beppe
ha sempre detto che prima o
poi si farà da parte, deciderà lui
o lo discuteremo insieme». E a
chi ancora gli rinfaccia di essere una creatura di Grillo, il sindaco ha replicato: «Io in questi
anni ci ho messo la faccia». Più
in là si è spinta la deputata Giulia Sarti: «In futuro si potrà
pensare di togliere dal simbolo
il nome di Grillo, anche se è cosa da discutere visto che è di
Il videomessaggio
Beppe Grillo ha affidato a un
messaggio video, pubblicato
ieri sul suo blog, la replica
agli attacchi, dentro e fuori
il Movimento: «Sono più vivo
che mai. Nonostante questo
tentativo di seppellimento»
Mara e la corte del Cavaliere:
sindaco di Venezia? Mi tenta...
MILANO
❞
Io a sinistra?
Più che
altro sono
anarchica,
il colore
politico non
m’interessa
È una scelta
che può
cambiare
la mia vita,
aspetterò
mio marito
per decidere
presidente proprio adesso che
ho cominciato a lavorare per
Mediaset, e mi diverto come
una pazza, mi fai questa proposta?”. E lui mi ha risposto: “Pensaci seriamente e ne riparleremo”».
Il marito di Mara, Nicola Carraro, uomo saggio e posato, è ai
Caraibi. Signorini e poi Marina
lo hanno avvisato telefonicamente. Nicola si è raccomandato: «Mara non decidere niente,
tra una settimana torno».
«Lui mi conosce e sa che io
agisco d’istinto — racconta Venier —. Anche se questa volta
più che mai occorre riflettere.
Io amo immensamente Venezia, essendo veneziana. E so
che il malcontento oggi è altissimo. Da due anni la mia mamma, che sta a Mestre, è malata:
io torno lì almeno una volta la
settimana e ho il polso della situazione». Lei non ha mai nascosto di essere donna con
simpatie a sinistra. Accetterebbe una candidatura da Forza
Italia? «Io più che altro sono
Botta e risposta
Salvini a Boschi: io fascista?
Lei sembra Cappuccetto rosso
Maria Elena Boschi ieri a SkyTg24: «Di
Salvini non mi preoccupa la copertina su
Oggi ma l’alleanza con il partito di Le Pen
che si richiama al fascismo». La replica: «Lei
sembra Cappuccetto rosso, pensi alle
riforme» (nella foto Cavicchi Salvini riceve
un cuscino per aver posato tra le lenzuola)
sua proprietà».
Colpi bassi, ai quali il comico
genovese ha risposto in tempo
reale: «Sono più vivo che mai,
nonostante questo tentativo di
seppellimento mio, di Casaleggio e del M5S» ha scritto sul
blog. Dopo un passaggio contro «Marino e Renzie, che vogliono seppellire i movimenti
della società civile», la replica
ai dissidenti: «Il nostro Movimento è complicato, non potevo averlo sulle spalle solo io o
Casaleggio, stiamo distribuendo competenze e responsabilità: è l’inizio di una nuova fase
straordinaria».
Caldo pure il tema espulsioni. «Vanno ridiscusse in assemblea» è la richiesta di Pizzarotti,
secondo il quale «di fronte agli
scandali degli altri partiti, è assurdo etichettare le persone
per uno scontrino o perché
vanno in tv». Anche il dogma
dell’infallibilità del web, a partire da alcuni commenti sul
blog di Grillo, va smitizzato:
«Dei leoni da tastiera possiamo
fare a meno, l’online non è
l’unica verità». Meglio guardarsi negli occhi «in una grande
assemblea» è la proposta del
sindaco. Che ha chiuso con una
battuta: «Mi sento Obama».
Chissà Grillo domani…
Francesco Alberti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
anarchica e il colore politico
non mi interessa. Da veneziana
vorrei solo che qualcuno facesse qualcosa davvero per salvare
la città. Certo per me é una gratificazione incredibile aver
avuto questa proposta, ma da
qui a decidere di farlo ce ne
passa. È una scelta che potrebbe radicalmente cambiare la
mia vita, dunque davvero per la
prima volta non agirò di istinto. Tutto l’entourage di Berlusconi, specie Maria Rosaria
Rossi, mi hanno spinto ad accettare. Io non credo che accadrà, ma se dovesse succedere
di una cosa sono certa: farei
tutto con grande impegno e serietà. Ci metterei l’anima come
faccio sempre quando lavoro».
Cosa le consiglierebbe la sua
mamma (veneziana)? «È la prima cosa a cui ho pensato. Proprio ora che mia mamma non
mi riconosce più, non può sapere di questa proposta di cui
sarebbe molto orgogliosa. Noi
siamo stati mandati via da Venezia perché mio padre non
era in grado di pagare un misero affitto di una camera e cucina. Pensi che rivalsa per me.
Che gioia le avrei dato... Ma
mia mamma, in veneziano, mi
avrebbe detto “Ma ti ze’ mata
Mara”».
Maria Volpe
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
L’intervista
15
POLITICA
Le proteste
Scioperi effettuati dal 1° gennaio al 30 novembre 2014, per categoria
183
1.279
95
82
(al 30 novembre)
55
46
39
38
37
75
37
27
Fonte: Commissione di garanzia sciopero
totale
scioperi
2014
26
22
14
13
12
10
10
*anche scioperi locali; **categorie con meno di dieci scioperi ciascuna
*
84
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et
tri
cit
à
«In questa Italia da tempo
nessuno media più. Ma il conflitto collettivo di lavoro nei
servizi pubblici essenziali ha
assunto ormai un connotato
patologico che impone l’assunzione di responsabilità da parte
delle istituzioni. Negare loro
interlocuzione è rischioso in
tempi di crisi. Se ai sindacati
che scioperano va applicata rigorosamente la legge perché
l’Italia non può paralizzarsi, al
governo va l’appello affinché
incentivi le sedi del dialogo,
perché è inimmaginabile che la
ragione stia sempre solo da
una parte».
Il presidente della Autorità
di garanzia per gli scioperi, Roberto Alesse, è preoccupato.
Sotto le sue finestre in piazza
del Gesù, nella ex sede storica
della Dc, qualche giorno fa polizia e manifestanti si sono
scontrati.
L’ennesimo conflitto irrisolto.
«Nel 2014 la conflittualità
nei servizi pubblici essenziali
rimane tendenzialmente alta:
siamo lontani dal realizzarsi di
condizioni che ne rimuovano
le cause».
Quanti scioperi?
«Al primo dicembre 1.299 effettuati rispetto ai 1.279 di tutto
il 2013. In questo scenario che
risente della crisi che ha effetti
recessivi nel settore pubblico e
privato, l’Autorità è chiamata a
svolgere un ulteriore ruolo laddove sussistano i presupposti:
il raffreddamento delle controversie per evitare lo sciopero».
E ci riesce?
«Ci proviamo per le tante
vertenze aperte che indicano
che il Paese è scivolato lungo
un crinale di sistematica inefficienza anche per la progressiva
riduzione di stanziamenti per i
servizi pubblici».
La situazione in servizi come i rifiuti, è difficile.
«Il settore è quasi al collasso
perché accanto a fenomeni di
mala amministrazione registriamo addirittura spesso
mancanza di fondi pubblici a
copertura delle gare di appalto.
Così le imprese erogatrici non
pagano gli stipendi già molto
bassi».
Dalle inchieste emerge che
spesso questi soldi circolano,
ma lungo altri canali. Voi cosa fate in questi casi?
«Sanzioniamo per legge le
aziende che erogano i servizi
pubblici essenziali che si rendano responsabili dell’insorgenza o dell’aggravamento dei
conflitti. Spesso accade nel
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1.299
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scioperi
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di Antonella Baccaro
Corriere della Sera
Il garante: scioperi a livello patologico
Ora il governo deve tornare a mediare
Il presidente dell’Authority Alesse: istituzioni pavide e autoreferenziali, serve più dialogo
Chi è
Romano,
50 anni,
Roberto Alesse
presiede la
Commissione
di Garanzia
sullo Sciopero
Trasporto pubblico locale, dove sovente viene messo a rischio l’approvvigionamento di
carburante e la manutenzione
dei mezzi, con effetti sulla sicurezza del personale».
E dei cittadini. Ma denunciate queste aziende?
«Inviamo tutto alla Corte dei
Conti e collaboriamo con l’Autorità anticorruzione».
Ma il problema andrebbe
risolto a monte.
«Urge un radicale cambiamento di mentalità: è necessa-
rio per prima cosa sconfiggere
il cancro del parossismo normativo. E poi serve una programmazione razionale dei
servizi pubblici secondo il
principio costituzionale dell’adeguatezza».
Cioè?
«Non è più possibile che
ogni Comune, anche con pochi
abitanti, proceda da solo a gestirli e sostenerne la spesa. Serve una forte riorganizzazione
della macchina pubblica».
Il governo ha promesso di
metterci mano.
«Sì, ma ci vuole maggiore
buon senso. L’Italia degli ultimi anni fatica a abbandonare la
logica schmittiana “amicusinimicus” di totale contrapposizione in base alla quale c’è
gente, non solo del ceto politico, che si sente legittimata a
esistere solo se individua un
nemico. Triste e pericoloso
perché reca con sè la negazione
del dialogo come capacità di
ascolto e mediazione di interessi contrapposti».
❞
Spesso
mancano
pure i fondi
pubblici
per coprire
le gare
d’appalto
Sta dicendo che bisogna
tornare alla concertazione?
«Lo dico in modo non retorico, non pensando cioè a riti
stantii e non propositivi. Ma il
metodo finalizzato a trovare
sull’onda dell’emergenza soluzioni ragionevoli e condivise lo
dobbiamo rilanciare in fretta.
Persino le istituzioni tendono a
non dialogare più tra loro per
risolvere i problemi, dimostrando così di essere talvolta
troppo pavide e talvolta troppo
autoreferenziali».
Una denuncia molto grave.
«Per certi versi oggi stiamo
vivendo una fase di anarchia
istituzionale. Potrei fare tanti
esempi di collaborazione istituzionale negata per la materia
che mi compete».
C’è invece mette in discussione il diritto di sciopero.
«Scioperare è un diritto costituzionale che non va compresso oltre misura perché serve anche a neutralizzare iniziative che rischierebbero di scivolare sul terreno
dell’illegalità».
Lei chiama il governo al
dialogo, ma i sindacati?
«Ho avuto la sensazione che
sarebbero propensi a un passo
indietro in termini di minori
garanzie pur di fare accordi. Si
faccia uno sforzo comune».
La Cgil vi ha chiesto un incontro sullo sciopero generale del 12 dicembre?
«Sì, ma noi abbiamo già detto quello che avevamo da dire».
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Verso il 12 dicembre
Le riforme
Bobo Craxi
e De Michelis:
«Vicini alla Cgil»
Damiano: pensioni,
l’esecutivo utilizzi
le ricette dei dem
«Siamo vicini e solidali con
Cgil e Uil e auspichiamo che
per il dopo sciopero si apra la
stagione della costruzione di
un largo fronte politico e
sindacale del riformismo
socialista e del cambiamento
sociale in Europa». È la nota
dei socialisti Bobo Craxi,
Gianni De Michelis, Rino
Formica e altri per la protesta
del 12 dicembre. Il governo
Renzi, continua l’appello, «con
l’emarginazione del sindacato,
rompe con la tradizione della
sinistra storica e rischia di
abbracciare una linea
avventuristica».
«Se il governo vuole mettere
mano nel 2015 alle pensioni
per correggere la riforma
Fornero, basta che adotti le
proposte di legge presentate
dal Pd nella scorsa e in questa
legislatura». È l’analisi del
presidente della Commissione
Lavoro Cesare Damiano, che
spiega: «Tra le proposte, una
prevede criteri di flessibilità
che consentono di andare in
pensione dai 62 anni e con 35
di contributi o con 41 anni di
contributi a prescindere
dall’età. Così si risolverebbe il
problema degli esodati e si
incentiverebbe l’occupazione
giovanile». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
16
Esteri
Riscatto pagato e aereo prenotato
Pierre, ucciso a poche ore dalla libertà
L’ostaggio sudafricano morto nel blitz Usa: la moglie doveva ritrovarlo a Istanbul
WASHINGTON L’attesa era finita.
Yolande era convinta che sarebbe stato davvero un Natale
felice. Ieri, domenica, avrebbero riabbracciato il marito,
Pierre Korkie, sequestrato in
Yemen nel 2013 dai predoni
di Al Qaeda. Tutto era pronto.
I documenti, i biglietti aerei,
il riscatto. Appuntamento a
Istanbul, dove l’ostaggio sudafricano sarebbe stato trasferito dopo il previsto rilascio. Ma a poche ore dal lieto
fine, la storia ha preso un’altra piega. E l’attesa si è tramutata in dolore inconsolabile.
Pierre è morto, insieme all’anglo-americano Luke Somers, nel fallito raid sferrato
dalle forze speciali Usa. I terroristi — sostiene la ricostruzione ufficiale — li hanno assassinati.
Generosa, ricca di dignità,
la famiglia non ha recriminato. Come non ha protestato il
governo del Sudafrica per il
quale «non è il momento delle accuse». Ha chiesto, invece,
chiarimenti l’opposizione
perché il destino di Pierre poteva essere diverso. Altri, e
non solo i suoi killer, hanno
deciso per lui.
I Korkie erano da alcuni anni nello Yemen, con loro due
figli adolescenti. Posto di
frontiera, zona a rischio per
un occidentale, Paese dove il
rapimento è una questione
quotidiana. Lui si dedicava all’insegnamento dei ragazzi
poveri, lei all’assistenza umanitaria. Ed erano insieme nella primavera del 2013 a Taiz.
Pierre, 56 anni, e Yolande, 44,
dovevano partire per il Sudafrica ma appena usciti dall’hotel dove soggiornavano sono
stati rapiti da un gruppo di Al
Qaeda nella penisola arabica.
Forse una fazione scissionista
decisa a finanziarsi con il riscatto, fissato inizialmente a 3
milioni di dollari e diventato
il centro della trattativa con i
consueti alti e bassi.
A gennaio i criminali liberano Yolande grazie all’azione
di un clan locale e le consegnano le condizioni per ottenere il rilascio del marito.
Tornata in Sudafrica la donna
si lancia in una campagna per
Trasferiti
Sei detenuti
da Guantanamo
all’Uruguay
Sei detenuti, a Guantanamo
dal 2002 — quattro siriani, un
palestinese e un tunisino —
dai 30 ai 40 anni sono stati
trasferiti in Uruguay. Nella
base-prigione Usa a Cuba
restano ora 136 uomini. Da
inizio anno hanno lasciato il
campo in 19: inviati nelle
rispettive patrie galere o in
Paesi terzi (come nel caso
dell’Uruguay), al fine di
accelerare lo svuotamento
promesso dal presidente
Obama. Su 779 persone
detenute negli ultimi 13 anni,
gran parte di quelli rimasti
non sono mai stati accusati o
processati: in 67 sono stati
dichiarati «rilasciabili».
Il profilo
● Pierre
Korkie, 56 anni,
l’ostaggio
sudafricano
ucciso sabato,
si trovava in
Yemen dal
2009,
volontario per
l’Ong «Rafah»
con la moglie
Yolande
Dolore
Yolande Korkie
con la bandiera
sudafricana (Afp)
sensibilizzare l’opinione pubblica e trovare le risorse che
strapperanno Pierre ai carcerieri islamisti. Lotta severa
condotta insieme ai due figli
anche con gesti simbolici. I
tre indossano come pigiama
delle t-shirt del capo famiglia
La moglie
Yolanda, rapita con lui,
era stata scarcerata:
ha raccolto 200 mila
dollari per il suo rilascio
e si rifiutano di mangiare il
suo cibo preferito. Si affidano
ai negoziatori, sanno che la
via per la libertà è tortuosa,
piena di trappole. Davanti
hanno una gang che non ci
pensa due volte se deve far
fuori il prigioniero.
● Insegnante
di Biologia e
Sport, Korkie
apparteneva
alla comunità
afrikaner, la
«tribù bianca»
del Sudafrica
discendente
dai primi coloni
olandesi
Yolande, come altri parenti
di ostaggi, usa i videomessaggi, confida nella clemenza dei
terroristi. In uno degli appelli
lei e la figlia indossano il velo,
un segno di rispetto verso la
tradizione musulmana e un
tentativo di ammorbidire il
cuore di pietra degli estremisti. La moglie ricorda i problemi di salute di Pierre, chiede umanità, spera nel negoziato e prega per una conclusione positiva. Che arriva. I
sequestratori fanno uno
sconto accontentandosi —
pare — di appena 200 mila
dollari.
Fissato il «prezzo», si definiscono le ultime fasi. Sono
giorni di tensione. Il 25 novembre le forze locali, con
l’appoggio di unità scelte statunitensi, tentano una prima
incursione: cercano Luke Somers, ma non lo trovano. I qaedisti lo hanno spostato in un
luogo segreto. Pentagono e
Cia, però, non mollano la presa, continuano a cercare sulla
base di informazioni di intelligence ritenute sicure. Lo sono. Almeno per quanto riguarda la nuova prigione. Sul
resto molta nebbia.
«Non sapevamo dell’accordo su Korkie», si difendono
da Washington. E si ipotizza
che non fossero a conoscenza
della sua presenza, ma solo di
un altro ostaggio. Verità o
scuse che accenderanno magari delle polemiche senza ridare la vita ad un uomo del
quale si è parlato poco. Quasi
che fosse la vittima inevitabile di un’operazione finita male.
Guido Olimpio
@guidoolimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Accuse
Donna violentata:
autista di Uber
arrestato in India
Un autista indiano che lavora
per Uber, la multinazionale
Usa che fa concorrenza ai taxi
in diversi Paesi del mondo, è
stato arrestato con l’accusa di
aver stuprato una cliente di 27
anni. Lo ha reso noto ieri la
polizia. L’uomo, 32 anni, è
stato fermato a Mathura, 160
chilometri dalla capitale New
Delhi dove è stato condotto e
mostrato ai giornalisti con la
testa coperta da un cappuccio.
La violenza è avvenuta tra
venerdì e sabato scorsi, vittima
una giovane indiana che
tornava a casa dopo una serata
in un pub con gli amici.
L’uomo ha intimato alla
giovane, dipendente di una
compagnia finanziaria, di non
denunciare l’accaduto.
Secondo una versione, la
donna ha raccontato di essersi
addormentata nell’auto: dopo
essersi risvegliata, si è ritrovata
da sola nel veicolo
parcheggiato in una zona
appartata. Un esame medico
ha rivelato la violenza, hanno
riferito le autorità. Fonti della
polizia hanno assicurato che
l’uomo non possedeva la
licenza prevista per gli autisti
di servizi rivolti al pubblico, e
neppure un Gps, obbligatorio
sui radiotaxi. La stampa
indiana insiste sulla mancanza
di misure di sicurezza nelle
auto Uber, per cui l’India
rappresenta attualmente il
secondo mercato dopo gli Usa.
La polizia ha chiesto a Uber di
partecipare all’inchiesta, e la
società si è detta pronta a
collaborare appieno con le
forze dell’ordine.
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
ESTERI
17
#
● Il caso
DAL NOSTRO INVIATO
Israele continua
a considerare l’Iran e i suoi due
maggiori alleati, il regime di
Bashar Assad in Siria e la milizia sciita libanese dell’Hezbollah, come nemici più pericolosi delle milizie estremiste sunnite legate allo Stato Islamico
(Isis) in Siria e Iraq. È questo il
significato della nuova serie di
raid aerei israeliani che ieri in
tardo pomeriggio hanno colpito la Siria. La televisione nazionale siriana e l’agenzia di stampa (Sana) denunciano almeno
due zone bombardate: l’aeroporto internazionale di Damasco e la cittadina di Dimas,
presso l’autostrada che dalla
capitale conduce in Libano.
Non sono segnalate vittime
(almeno per ora). Ma i comandi militari siriani ammettono
danni. Secondo l’Osservatorio
siriano per i Diritti umani, l’organizzazione basata in Gran
Bretagna ma con una fitta rete
di collaboratori in Siria, le
esplosioni avrebbero devastato
un grande capannone-deposito per la merce esportata ed
importata vicino agli hangar
degli aerei. Gli attivisti legati
alla rivoluzione cruenta che da
tre anni devasta il Paese segnalano che i raid sarebbero stati
intensi e ripetuti, forse una
quindicina, ed hanno postato
in Rete numerose immagini
con le scie bianche dei jet e i
traccianti della contraerea alte
nel cielo della capitale. «Questa aggressione conferma il diretto coinvolgimento israeliano nel sostenere il terrorismo
che investe la Siria», reagiscono i militari a Damasco.
Israele, come quasi sempre
in queste circostanze, non nega
e non conferma. «Non commentiamo notizie diffuse da
agenzie straniere», si limitano
a ripetere i suoi portavoce. Pure, i commentatori locali e in-
GERUSALEMME
«Riconoscete lo Stato palestinese»
L’appello all’Europa degli scrittori ebrei
di Luigi Offeddu
F
In azione Un F-15 israeliano lancia le contromisure per «ingannare» la contraerea nemica durante un’esercitazione
Raid israeliani su Damasco
Un segnale anche all’Iran
Bombardati l’aeroporto e un deposito d’armi in Siria
ternazionali sottolineano che,
dall’inizio delle rivolte contro
la dittatura di Assad, l’aviazione militare israeliana ha ripetutamente attaccato il territorio
siriano, concentrandosi specificamente sui convogli di armi
destinati all’Hezbollah. Una
strategia del pugno di ferro che
Strategia
Gerusalemme in
passato ha già colpito
convogli di armi
destinati a Hezbollah
venne intensificata sin dai tempi della guerra aperta durata
oltre un mese contro Hezbollah nell’estate del 2006. Nel
maggio 2013 vennero effettuati
bombardamenti mirati contro
convogli che trasportavano sistemi russi di armi terra-aria,
missili iraniani modello Fateh110 e un centro di ricerche militari. E blitz molto simili furono
ripetuti con intensità solo cinque mesi fa. Lo stesso premier
Benjamin Netanyahu ha del resto ribadito più volte che i suoi
militari faranno di tutto per
evitare il rafforzamento delle
milizie sciite libanesi.
Nel contempo la diplomazia
israeliana continua a lanciare
messaggi di allarme al mondo
occidentale finalizzati a sottolineare che la battaglia internazionale contro i jihadisti tagliagole di Isis non può far dimenticare la questione dell’atomica
iraniana e i pericoli rappresentati dal regime siriano ed
Hezbollah. Gli sviluppi violenti
della guerra in Iraq e Siria fanno da sottofondo, con oltre 150
morti contati nelle ultime ore
nella regione meridionale siriana di Der El Zour.
Lorenzo Cremonesi
orse la storia, un pezzo grande di
storia, si sta muovendo. E si sta
muovendo sulla scia della cultura. In
Israele, gli scrittori Amos Oz, David
Grossman e Abraham Yehoshua hanno
firmato una petizione che chiede ai
Parlamenti dell’Unione Europea di
riconoscere la Palestina come Stato, e
auspica il blocco degli insediamenti dei
coloni israeliani oltre alle dimissioni di
Benjamin Netanyahu. Ai 3 scrittori si sono
aggiunti circa 800 concittadini, fra cui il
premio Nobel Daniel Kahneman. Il
dibattito divampa anche su Twitter, come
rivela uno degli ultimi messaggi:
«Riconoscere la Palestina: giusta decisione,
nel momento sbagliato». Intanto alcuni
Parlamenti europei, e i governi dei loro
Stati, già da settimane sembrano muoversi
in questa direzione. Di questo si parlerà
probabilmente fra 4 giorni a Bruxelles, nel
vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione.
La petizione degli scrittori, ha spiegato
Abraham Yehoshua, va intesa come «un
atto di incoraggiamento per il negoziato.
E anche perché Abu Mazen continui nelle
trattative». Non solo: alle prossime
elezioni, «Netanyahu lasci. È il momento
che si formi un blocco di centrosinistra per
impedire uno Stato binazionale, e per dire
basta agli insediamenti». Anche in Europa,
le parole «Stato palestinese» stanno
polarizzando opinioni e polemiche come
forse mai negli ultimi anni. Il Parlamento
federale belga voterà a giorni sul
riconoscimento: atto solo formale, ma
comunque significativo. Come le
risoluzioni già approvate dai Parlamenti in
Svezia, Irlanda e Spagna. Gran Bretagna e
Francia sono sullo stesso binario. Circola
qualche indiscrezione anche sull’Italia. E su
Danimarca, Grecia, Portogallo, Austria,
Lussemburgo.
Autori
● Amos Oz, 75
anni: ha scritto,
tra l’altro,
«Giuda»
(Feltrinelli)
● David
Grossman, 60:
suo «Applausi
a scena vuota»
(Mondadori)
● A. B.
Yehoshua, 77:
autore di «La
scena perduta»
(Einaudi)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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18
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
Il personaggio
di Michele Farina
ESTERI
19
In Zimbabwe è l’ora di «Gucci Grace»
La first lady sul trono di Mugabe?
L’ex dattilografa, appassionata di shopping, guiderà l’ala femminile del partito al potere
Ieri dattilografa, oggi sociologa farlocca, domani presidente? L’Africa forse avrà una
nuova leader donna: Grace
Mugabe, 49 anni, dal 1996 moglie del «Vecchio Elefante» Robert, è la nuova guida dell’ala
femminile del partito Zanu-Pf
al potere in Zimbabwe. Una carica che la proietta nella scia
del marito novantenne, presidente unico dall’indipendenza
strappata agli inglesi nel 1980.
«Dis Grace», «The First
Shopper», «Gucci Grace»: fino
a oggi la first lady di Harare era
nota soprattutto per le sue
spese folli. «Prima spendacciona»: da Milano a New York
a Parigi, dove dieci anni fa
sborsò 100 mila euro in una sola tornata di boutique. Le sanzioni decise da Ue e Usa contro
gli alti papaveri del regime le
impediscono di saccheggiare
via Montenapoleone come
prima.
Grace ha puntato verso
l’Oriente: ha comprato magione a Hong Kong, dove ha preso
a pugni un reporter inglese,
fatto studiare la figlia Bona e
piazzato il terminale di un business fondato sui diamanti
delle miniere di casa.
In un Paese povero, con
aspettativa di vita ferme a 50
anni, Grace ha sfruttato le sue
conoscenze: era dattilografa al
palazzo presidenziale quando
l’Elefante mise gli occhi sulla
sua macchina per scrivere. Co-
Le nozze del secolo
Robert Mugabe, 90 anni, con la seconda moglie
Grace, 49, i due leader del partito Zanu-Pf. Sopra,
le nozze nel 1996: per i giornali governativi il
«matrimonio del secolo». La coppia ha 3 figli: la
maggiore Bona, 24 anni, si è sposata quest’anno
34
anni di potere
per Mugabe
Lo Zimbabwe
non ha avuto
altri presidenti
● La storia
minciò a invitarla per il tè, ha
raccontato lei in una rara intervista. Ai tempi era sposata
con un pilota dell’Aeronautica,
poi spedito all’ambasciata in
Cina. Il presidente era sposato
con Sally, ex collega insegnante, malata terminale di cancro,
che secondo le agiografie
avrebbe benedetto la sua relazione con la dipendente di 41
anni più giovane. Nel 1992
muore Sally, intanto è nata Bona, che oggi ha 24 anni, e Robert Junior, prima che i genitori si sposino nel 1996 in quelle che per la stampa governativa furono «le nozze del
secolo». Per l’occasione Grace
passa da una setta evangelica
al cattolicesimo caro a Robert.
Vita da first lady (quasi) co-
me tante in Africa: fa costruire
un super palazzo ribattezzato
Gracelands, poi venduto al
Colonnello Gheddafi. Nel continente crollano dittature e dinastie, anche nello Zim la ditta Mugabe vacilla di fronte alla
ventata democratica incarnata
(e sciupata) da Morgan Tsvangirai, storico oppositore che
una volta al potere si fa notare
13
milioni: abitanti
in Zimbabwe
Il reddito pro
capite: 600
euro all’anno
più per l’intricata vita sentimentale che per le riforme.
Il «Vecchio Elefante» invece
sta in sella. Data l’età, le voci
sulla successione sono sport
nazionale. E si intensificano
nel 2014.
In pole position Joyce Mujuru, veterana della guerra d’indipendenza, 59 anni, da 10 sua
vice. Sembra lei la delfina. Fi-
ZAMBIA
GENTLEMAN MINOIA
I libri di Doris Lessing
tornano a casa
Un dono per il Paese
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NANDO MINOIA PRIMA GUIDA O.M. CON MORANDI NAVIGATORE SU O.M. 665 SUPERBA N. 14
Il legame
Doris Lessing
(19192013),
scrittrice
britannica
premio Nobel
nel 2007
BOTSWANA
SUDAFRICA
di Maria Serena Natale
E
ra una ribelle, Doris. A
15 anni aveva lasciato la
scuola in un moto di rivolta
contro la madre Emily,
mettendosi a studiare per
conto proprio, e a leggere.
A 30 era stata espulsa dal
Paese della sua infanzia per
aver criticato il sistema
segregazionista
dell’apartheid, lei bianca
nella Rhodesia sotto
dominazione britannica, il
futuro Zimbabwe. Sarebbe
tornata nel 1956, nel 1982,
legata per sempre alla terra
dove le tensioni razziali si
mescolavano ai conflitti
sociali e di genere, come
nei suoi libri. È morta nel
2013, Doris Lessing, Nobel
per la letteratura. Per tutta
la vita l’autrice di L’erba
canta e Il taccuino d’oro ha
contribuito ad allestire
piccole biblioteche nei
villaggi dello Zimbabwe, la
parola come scintilla tra le
capanne di fango. Ora i
tremila volumi della sua
collezione privata tornano a
casa, alla biblioteca civica di
Harare. Ultimo capitolo di
una grande storia d’amore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Harare
Lago
Kariba
IL
CRONO G ENTLEMAN MINOIA É DEDICATO A “N ANDO ” M INOIA , PILOTA LEGGENDARIO DEGLI
ANNI RUGGENTI DELL'AUTOMOBILISMO. PILOTA D'ECCELLENZA PER NUMEROSE SCUDERIE, DALLA
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no all’estate 2014, quando
scende in campo Grace: comizi e parole di fuoco contro
Mujuru accusata di corruzione
e complotti per uccidere «il
vecchio Bob». A settembre sia
Grace che Joyce sono all’università di Harare per ricevere
un dottorato dalle mani del
rettore onorario. Che è sempre
lui: Robert Mugabe. In due
mesi Grace ha prodotto una tesi sui bambini orfani di cui però non c’è traccia negli archivi.
A ottobre, di ritorno da un
viaggio in Vaticano con il marito, la first lady rifiuta di stringere la mano alla Mujuru. La
campagna si intensifica fino al
congresso del partito nei giorni scorsi. L’ex dattilografa che
si vanta di farsi i vestiti da sé
accusa la rivale di abbigliamento improprio perché è
comparsa in minigonna.
La partita sembra chiusa: c’è
chi sostiene che Grace sia una
«lepre» per tirare la volata al
ministro della Giustizia Mnangagwa, fedelissimo del presidente a capo di una fazione avversa alla cordata Mujuru.
Alri osservatori pensano
che il Vecchio Elefante abbia
messa in campo la moglie per
sparigliare il partito e trionfare
come mister stabilità: si è già
ricandidato per le elezioni del
2018. Grace intanto cuce e azzanna. Non è questa la rivoluzione rosa che l’Africa aspetta.
@mikele_farina
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
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Cronache
La pista di due persone
legate alla morte di Loris
Si indaga sulle telefonate
Verifiche sulla vita della madre e sul suo passato
Gli indizi
● Nessuna
telecamera ha
ripreso la
macchina della
mamma di
Loris davanti a
scuola
● Una
telecamera ha
ripreso la Polo
della madre nei
pressi del
Mulino Vecchio,
dove è stato
trovato il
bimbo morto
● I lacci da
elettricista dati
dalla mamma
alla maestra:
Loris sarebbe
stato ucciso
con quel tipo di
materiale
DALLA NOSTRA INVIATA
SANTA CROCE CAMERINA (RAGUSA)
Succede anche nel giorno numero nove. Ancora una volta
l’inchiesta sull’omicidio di Loris Stival sembra alla stretta finale e di nuovo la giornata passa senza che nulla accada,
nemmeno la restituzione del
bambino alla famiglia per i funerali. In Procura è un continuo riunirsi per incrociare dati,
immagini, tabulati, testimonianze, mentre si aspettano gli
esiti degli esami di laboratorio
sul dna.
Come anticipato dal Corriere
il 5 dicembre, nell’arco di tempo che Veronica Panarello passa a casa con suo figlio Loris
dopo aver accompagnato alla
ludoteca il suo bambino più
piccolo, parla al telefono una
volta sola, e per pochi secondi,
con suo marito Davide: «Solo
un saluto», hanno confermato
entrambi.
La conversazione avviene nei
36 minuti tra le 8.49 e le 9.25 di
sabato 29 novembre, quelli in
cui, secondo le riprese delle telecamere che la vedono entrare
e uscire dal portone, Veronica
Panarello rimane, appunto, sola con suo figlio Loris. Agli investigatori suo marito ha spiegato che no, non ha colto niente di strano nella voce di sua
moglie. Tutto normale.
Era decisamente più agitata,
invece, quando lo ha richiamato, più o meno alle quattro del
pomeriggio. Le ricerche andavano ormai avanti da più di tre
ore e sono stati i carabinieri a
insistere perché avvisasse suo
marito della scomparsa del piccolo. Secondo la versione di Veronica sparito da scuola, e con
la luce del giorno che cominciava a diminuire. Ma l’uomo,
in Veneto per lavoro, non ne sapeva nulla. «Ero convinta di ritrovarlo e non volevo che mio
marito si preoccupasse per
niente» ha detto lei quando
La madre e Denise
La mamma del bimbo
assassinato nel 2004
disse ai poliziotti di aver
visto Denise Pipitone
Varese, il ragazzo è solo ferito
«Basta con la Playstation»
Accoltella il figlio sedicenne
poi si toglie la vita
Chi era
● Giuseppe
Basso aveva
53 anni e
viveva a
Morosolo
(Varese) con la
moglie e tre
figli. Era attivo
nella comunità
pastorale
● Basso
era a capo di
un’azienda, la
TecnoSteel da
lui fondata nel
1998 e gestita
insieme ad altri
due soci. La
ditta produce
armadi
in lamiera
per i server
informatici
VARESE Giuseppe Basso, 53 anni, era
l’amministratore di una ditta con 70 dipendenti.
Era alla vigilia di una scelta aziendale: la fusione
con un’altra impresa per restare competitivo.
Nella sala riunioni della ditta, ieri pomeriggio,
l’uomo si è ucciso con una coltellata al cuore.
Stava fuggendo, dopo aver provocato una
tragedia familiare: pensava di aver ucciso il
figlio di 16 anni dopo un litigio, e invece l’aveva
solo ferito. Il dramma è iniziato a Morosolo,
paese alle porte di Varese, alle 12 di ieri, al piano
terra di una villetta a schiera dove Basso viveva
con la moglie e tre figli di 22, 16 e 13 anni.
L’imprenditore, da qualche tempo,
rimproverava al secondo figlio uno scarso
rendimento a scuola: «Devi studiare di più, e
giocare di meno alla Playstation» gli ha detto.
Per motivi da chiarire, la lite verbale è divenuta
una colluttazione. Basso ha preso un coltello e
ha colpito tre volte il ragazzo, con due fendenti
alla schiena e uno al fianco. Pensando forse di
averlo ucciso, è fuggito, mentre il 16enne è
corso dalla madre, che si trovava al piano
superiore: «Guarda che cosa ha fatto papà» ha
urlato. I due hanno chiamato i carabinieri.
Trasportato in elicottero in ospedale il ragazzo è
stato dichiarato fuori pericolo. Polizia e
carabinieri hanno iniziato le ricerche. Sono stati
chiamati anche i due soci di Basso alla
TecnoSteel, l’azienda di Brunello (Varese) che da
15 anni produce armadi in lamiera per i server
informatici. Alle 13 e 40 l’hanno trovato morto
nella sala riunioni. Basso ha parcheggiato la sua
Volkswagen Tuareg davanti all’ingresso
fornitori, ha lasciato sul sedile del passeggero
una cravatta blu, la scheda carburante di
dicembre già compilata e un rotolo di scotch. È
entrato togliendo l’allarme, ha preso un coltello
dietro a un bancone e si è tolto la vita.
«Avevamo programmato domani (oggi, ndr)
una riunione per discutere alcuni cambiamenti
aziendali — spiega il socio Mauro Turci — ma
la nostra ditta non è in crisi. Io credo che il
dramma sia maturato nell’ambiente familiare».
Roberto Rotondo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
qualcuno ha notato tutto quel
tempo fra l’allarme per la
scomparsa e l’avviso a Davide.
Il bambino era già stato ucciso
da ore.
Le indagini, per quanto seguano una pista precisa, non
hanno ancora escluso ipotesi
alternative. Nemmeno quelle
sulle quali i primi accertamenti
pare non abbiano portato a
nulla. Per esempio la tesi secondo cui il bimbo potrebbe
essere stato vittima di due persone che potrebbero coprirsi a
vicenda, teoria che contemplerebbe anche la pista della pedofilia. Un’ipotesi con molti
condizionali e ancora tutta da
verificare. E resta non scartata
anche l’eventualità che in qualche modo nello scenario di
questa storia possa aver avuto
un ruolo, fosse anche soltanto
come confidente, il cacciatore
che ha ritrovato il corpo. Che,
va detto, è indagato «soltanto
perché è un atto dovuto» come
spiegano in Procura.
Una cosa è certa. Gli investigatori stanno scavando soprattutto nella vita di Veronica. Ed è
cercando nel suo passato che
Il ricordo
Un bigliettino
sul luogo
dove è stato
ritrovato
il corpo
del piccolo
Loris Stival al
Mulino Vecchio,
a quattro
chilometri
da Santa Croce
Camerina
hanno scovato quel vecchio
tentativo di suicidio (uno dei
due) che adesso è diventato un
elemento delle indagini per
l’omicidio di Loris, morto
strangolato. Era il 2003 e Veronica provò a impiccarsi con una
fascetta di plastica. Un laccio
piuttosto sottile che rompendosi l’ha salvata.
Quell’episodio, documentato, ora è agli atti dell’inchiesta,
nonostante l’avvocato della
donna, Francesco Villardita, ieri pomeriggio abbia dettato alle agenzie di stampa un comunicato per «smentire nel modo
più assoluto che la signora Veronica Panarello abbia tentato
nel passato un suicidio, sia con
che senza l’ausilio di fascette».
Tipo strano, Veronica. Un anno dopo quel tentato suicidio,
a fine 2004, si presentò in caserma, a Santa Croce Camerina, per segnalare ai carabinieri
la presenza nella zona di Denise Pipitone, la bambina scomparsa a Mazara del Vallo a settembre di quello stesso anno.
«L’ho vista» giurò. Fu la sola
segnalazione in zona.
Giusi Fasano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
CRONACHE
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Lapo e gli scatti con la Ferrari gialla
Dal passato spunta un altro ricatto
Roma
Muore dopo 3 anni
il musicista
preso a calci e pugni
per strada
Vecchie foto di Elkann a Milano e Parigi erano in un’inchiesta archiviata sui paparazzi
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Elkann con la complicità del
fratello Giovanni e di aver tentato di farsi dare gli altri soldi
con l’aiuto del paparazzo Francesco «Bicio» Pensa. Dopo
averlo incontrato per strada in
stato confusionale, i Bellavista
avevano convinto Elkann a seguirli a casa loro dove lo avevano filmato seminudo mentre
su un tavolo c’era della cocaina.
Le cifre
Al telefono il fotografo
Pensa parla di 350 mila
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● Lapo Elkann
(foto), nipote di
Gianni Agnelli
era già stato
vittima nel
2005 di un
tentativo di
ricatto al
termine di una
notte di eccessi
in compagnia
di un
transessuale
● Nei giorni
scorsi a Milano
un uomo di 31
anni è stato
arrestato
perché gli
aveva chiesto
soldi per non
diffondere un
video in cui
Lapo sarebbe
stato ripreso
seminudo
e in stato
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riportata dal Gip Stefania Pepe
come un «episodio da chiarire», Pensa dice all’uomo di fiducia di Elkann incaricato di
seguire la trattiva che «non
succederà niente e che lui (Lapo) deve ascoltarlo e che le sue
parole sono sante, che questo è
il suo compito, come gli ha già
fatto sparire le foto della Ferrari
gialla». È sempre Pensa che,
quando dice che il filmato casalingo dei Bellavista vale
350mila euro, aggiunge che
quello «è il prezzo che (altri,
ndr) hanno preso per le foto di
Parigi», somma vicina ai 300
mila su cui indagava Di Maio.
C’è anche un riferimento al
«Tonino» della Unopress
(estraneo alle accuse) che
mentre Enrico Bellavista gli
proponeva il video, avrebbe
detto che Elkann «aveva pagato
350 mila euro per ritirare foto
meno compromettenti». E
sempre a Oggi, Corona dichiarò che le immagini realizzate a
Parigi erano state «passate alla
Unopress» di «Tonino Di Filippo».
Elkann fu interrogato dal
Procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e dal pm Di
Maio. Ma l’inchiesta rallentò
per finire arenata quando un
male incurabile colpì Di Maio
portandolo alla morte.
Giuseppe Guastella
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COPPIA Sri Lanka offresi con alloggio
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logne mentre era in compagnia
di alcuni transessuali. Le stesse
alle quali in quei giorni lavorava il pm milanese Frank Di Maio che aveva sostenuto l’accusa
in primo grado contro Corona
e che era convinto dell’esistenza di un sistema in cui paparazzi, agenzie fotografiche e giornalisti proponevano l’acquisto
di foto compromettenti in
cambio di molto denaro. Di
Maio ipotizzava che Elkann
avesse sborsato 300 mila euro
per fare sparire le immagini
francesi insieme ad altre che lo
ritraevano vicino alla sua Ferrari gialla parcheggiata a Milano
sotto casa di un altro trans.
Ci sono altri elementi che ritornano nell’indagine che martedì ha portato in carcere Enri-
Corsi
Gli annunci si ricevono
tutti i giorni su:
L’immagine
Lapo e la sua
Ferrari in uno
scatto di
«Oggi»: l’auto
sarebbe al
centro di un
altro presunto
ricatto
Spettacoli
Non bastò la testimonianza
di Lapo Elkann e nel 2010 l’inchiesta su un’estorsione da
centinaia di migliaia di euro a
colpi di foto compromettenti
che minacciava rivelazioni sensazionali fu archiviata. Quegli
stessi elementi riemergono
dall’indagine che martedì ha
portato in carcere un milanese
che, ottenuti 30 mila euro per
un filmino, ne voleva altri 90
mila dal rampollo della famiglia Agnelli. E ora la Procura di
Milano potrebbe decidere di rimettere mano al vecchio caso.
Sono quasi dieci anni che
Lapo Elkann è il bersaglio di
chi vuole costringerlo a mettere mano al portafoglio per evitare che i suoi eccessi divengano pubblici. Per quanto se ne
sa, il primo episodio risale ad
ottobre 2005 quando finì in coma dopo una notte di sesso e
cocaina passata in compagnia
di transessuali. Fabrizio Corona, l’unico in Italia andato in
galera per un’estorsione «armata» di foto, chiese (ma non
ottenne) 200 mila euro per non
pubblicare l’intervista al transessuale «Patrizia» presente al
festino. Il «re» dei paparazzi,
che per la vicenda precedente è
stato assolto, nel gennaio 2010
dichiarò al settimanale Oggi
che in altre occasioni Lapo
Elkann aveva pagato, eccome.
Lo avrebbe fatto, sostenne,
per ritirare foto scattate nel
parco parigino del Bois de Bou-
ROMA È morto Alberto Bonanni, il giovane musicista picchiato brutalmente nell’estate
del 2011 mentre era con gli
amici in strada nel rione Monti, zona tra le più frequentate
per la movida della Capitale. Il
suo cuore si è fermato sabato
pomeriggio, dopo aver combattuto per oltre tre anni fra la
vita e la morte. Una lunga agonia iniziata la notte del 26 giugno 2011 quando è scattata la
violenta aggressione che lo ha
ridotto in coma vegetativo. Un
pestaggio legato agli schiamazzi che avrebbe fatto insieme agli amici. Il chitarrista
32enne ( foto) originario di
Roviano, in
provincia di
Roma, è deceduto, probabilmente per
una crisi respiratoria,
all’ospedale di
Subiaco. La
sera dell’aggressione aveva
suonato in un locale del quartiere Monti. All’uscita era
scoppiata una lite. Il chitarrista
era stato buttato a terra e pestato con pugni e calci. Per
l’aggressione sono quattro le
persone indagate. Lo scorso
anno è stata confermata dalla
Corte d’Appello la condanna a
9 anni inflitta in primo grado
col rito abbreviato ai primi
due. Ora è possibile che il reato venga riqualificato in omicidio per tutti .
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26
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
I due Papi: non escludere i divorziati
L’intervista di Francesco agli argentini di «La Nacion»: non sono scomunicati, apriamo le porte
E Ratzinger parla alla «Frankfurter Allgemeine»: devono poter fare i padrini nel battesimo
CITTÀ DEL VATICANO Neanche a
farlo apposta, scelgono lo stesso esempio: quello dei divorziati e risposati che ora non
possono neppure fare da padrini al battesimo.
Benedetto XVI — in un colloquio con Jörg Bremer del
quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung — anche per chiarire che è «una totale assurdità» volerlo contrapporre al successore, col quale
ha «ottimi contatti», come volesse «mettersi di traverso»:
proprio lui che dopo la rinuncia al pontificato avrebbe desiderato essere chiamato solo
«Padre Benedetto» ma, spiega,
era troppo «debole e stanco»
per imporsi. E Francesco — in
un’intervista a Elisabetta Piqué
dell’argentino La Nación —
per spiegare che i divorziati e
risposati «non sono scomunicati» e bisogna «aprire un po’
più le porte».
Benedetto, nel colloquio, si
limita in realtà a ricordare che
«non vanno esclusi dalla vita
della Chiesa» e dice che devono poter fare da padrini o madrine ai battesimi. Nella sua
opera omnia è stato ripubblicato di recente un suo articolo del
1972 sull’indissolubilità del
matrimonio, ma con alcune
correzioni rispetto alle posizioni più «aperte» di allora. Ratzinger replica così a chi lo voleva contrapporre a Francesco,
spiegando che quella revisione
era pronta mesi prima del Sinodo e non ha «nulla di nuovo» rispetto a ciò che già disse
«Francisco»
L’intervista
a papa
Francesco
sul quotidiano
argentino La
Nacion, che
titola su una
sua frase: «Dio
è buono con
me, mi dà una
sana dose
di incoscienza»
❞
Bergoglio
Le resistenze ora si fanno
evidenti, ma per me è un
buon segno che non si
dicano le cose di nascosto
«Benedikt»
Benedetto XVI
sulla prima
pagina
del giornale
tedesco
Frankfurter
Allgemeine
Zeitung, che
descrive la vita
ritirata di
«Padre
Benedikt»
da cardinale e Pontefice. E si
chiama fuori dalle polemiche
dei nostalgici: «Ai fedeli è perfettamente chiaro chi è il vero
Papa».
Francesco, per parte sua, si
mostra sereno, «Dio è buono
con me, mi dà una sana dose di
incoscienza, sto facendo ciò
che devo fare». Di fronte ai
cambiamenti «le resistenze ora
si fanno evidenti, ma per me è
un buon segno che emergano,
che non si dicano le cose di na-
scosto», considera. «È molto
sano discutere le cose. Ritengo
le resistenze come punti di vista diversi, non come una cosa
sporca, non sono preoccupato». Al centro la famiglia, la
preoccupazione per «i giovani
che non si sposano». Dopodiché parla dei temi più controversi, a cominciare dai divorziati e risposati: «Che facciamo
con loro, che porta si può aprire?». C’è «una inquietudine pastorale» e allora «non è una so-
COMUNE DI GENOVA
Azienda Provinciale
per i Servizi Sanitari
❞
Benedetto XVI
Tra me e il Pontefice
ci sono ottimi rapporti
È assurdo pensare
a contrapposizioni
luzione dare loro la comunione, questo soltanto non è la soluzione: la soluzione è
l’integrazione». Ecco il punto:
«Non sono scomunicati. Ma
non possono essere padrini di
battesimo, non possono leggere a messa, non possono distribuire la comunione, non possono insegnare il catechismo...
ho l’elenco lì. Ma così sembrerebbero scomunicati di fatto!
Allora, si tratta di aprire un po’
di più le porte...».
Certo, la testimonianza di
chi dice al figlioccio «mi sono
sbagliato ma voglio seguire
Dio» vale più di altre considerate regolari: «Se arriva uno di
questi truffatori politici che abbiamo, corrotti, a fare da padrino ed è regolarmente sposato
per la Chiesa, lei lo accetta?».
Circa la comunione, Francesco parla delle «ipotesi» di Kasper: «Alcuni teologi si sono
spaventati, hanno preferito nascondere la testa e dire: mai la
comunione eucaristica, sì quella spirituale. Ma ditemi: non
bisogna essere in grazia di Dio
per ricevere la comunione spirituale?». Quanto ai gay, «nessuno ha parlato di matrimonio
omosessuale nel Sinodo. Ciò di
cui abbiamo parlato, se una famiglia ha un figlio o una figlia
omosessuale, è come lo educa,
lo cresce, come si aiuta questa
famiglia ad andare avanti in
questa situazione un po’ inedita. Sì è parlato delle persone
omosessuali in relazione alle
loro famiglie, perché è una realtà che incontriamo nei confessionali». Francesco compirà
a giorni 78 anni: «Ho i miei acciacchi, e alla mia età si sentono. Ma sto nelle mani di Dio e
fino ad ora ho potuto tenere un
ritmo di lavoro più o meno
buono».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’inchiesta su Caloia e Scaletti
Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
Ministero dello
Sviluppo Economico
STAZIONE UNICA APPALTANTE DEL COMUNE
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI ALDO MORO
ESITO DI GARA
Ente aggiudicante: Università degli Studi di Bari Aldo Moro - Dipartimento Affari
Generali, Tecnico e per la Sicurezza - Area Appalti Pubblici di Servizi e Forniture
- Bari. Tipologia e oggetto di gara: PON Ricerca e competitività - Progetto “Laboratorio per lo Sviluppo Integrato delle Scienze e delle Tecnologie dei Materiali
Avanzati e per dispositivi innovativi” - Procedura aperta per fornitura di apparecchiature per officina meccanica - CIG 5585345480; criterio di aggiudicazione:
prezzo più basso - Esito gara: aggiudicata, Genovese Umberto srl, data aggiudicazione: 21/10/2014 - importo di aggiudicazione: € 781.183,36= oltre Iva. Risultati integrali disponibili sul sito internet: www.uniba.it - sezione bandi e gare.
Inviato alla GUUE in data 17/11/2014.
Bari, 17/11/2014
F.to Il Direttore Generale - avv.to Gaetano PRUDENTE
Provincia Autonoma di Trento
Via Degasperi n. 79 - 38123 Trento
Via Garibaldi 9 Ge 16124 • ccontratti@comune.genova.it
ESTRATTO DI AVVISO DI GARA
Si rende noto che il giorno 21/01/2015 alle ore
9,30 presso una sala del Comune di Genova
avrà luogo una procedura aperta per
l'assegnazione del servizio di pubbliche
affissioni da aggiudicarsi con le modalità di
cui all’art. 83 del D.Lgs. 163/2006, per
l’importo annuo di Euro 300.000,00 oltre IVA
comprensivo degli oneri della sicurezza.
Le offerte, complete della documentazione
richiesta dal bando di gara, dovranno
pervenire entro il 19/01/2015 ore 12,00.
Il bando integrale è stato inviato alla G.U.C.E,
pubblicato sulla G.U.R.I., affisso all'Albo
Pretorio del Comune nonché, ai sensi e per gli
effetti di cui all’art. 70 comma 9 del D.Lgs.
163/2006, scaricabile dai siti internet
www.comune.genova.it
www.appaltiliguria.it
www.serviziocontrattipubblici.it
IL DIRIGENTE
Dott.ssa Cinzia MARINO
AVVISO DI AGGIUDICAZIONE
Il 19/11/2014 è stata aggiudicata la pro
cedura aperta per l’affidamento del servi
zio di gestione sistemi dinamici di terapia
antidecubito occorrenti all’APSS di Trento
(avviso GUUE n. 2014/S 231407934 del
29/11/2014, inviato il 26/11).
AGGIUDICATARIO:
Associazione
Temporanea d’Imprese costituita da
Service Med srl (capogruppo) e Unifarm
SpA (mandante) – Via Feltre n. 11, Milano
– VALORE FINALE TOTALE APPALTO: €
5.808.120,00 Iva esclusa OGNI ALTRA
INFORMAZIONE: www.apss.tn.it sezione
“bandi di gara”.
IL DIRETTORE SERVIZIO PROCEDURE DI
GARA E CONTRATTI: dott. Luciano Bocchi
Per la pubblicità legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8
20132 Milano
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Via Campania, 59 C
00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Le indagini sugli immobili Ior
Tutti svenduti tranne uno:
è la sede diplomatica russa
È stata la presenza dell’ambasciata della Federazione
russa presso la Santa Sede a
«salvare» l’ultimo immobile
attualmente di proprietà dell’Ior. Solo grazie a Putin, potremmo dire, la Banca vaticana
ha ancora qualche bene al sole.
Dopo la grande svendita decisa dall’ex presidente Angelo
Caloia e dall’ex direttore generale Lelio Scaletti, nei cui confronti il Promotore di giustizia
vaticano ha iniziato un’azione
penale per peculato sequestrando sui loro conti e su
quello dell’avvocato Gabriele
Liuzzo ben 16,8 milioni di euro. Secondo l’accusa i tre
avrebbero in tutto lucrato circa 60 milioni di euro dalle vendite di 29 stabili, alienati con
operazioni concentrate tra il
2005 e il 2006, a cavallo della
fine del Papato di Wojtyla.
Caloia e Scaletti non misero
invece sul mercato il grande
edificio all’inizio di via della
Conciliazione (comprende i
numeri civici dal 6 al 14 e ha
ospitato anche una filiale dell’Unicredit presso cui lo Ior
aveva a suo tempo un proprio
conto), proprio per la presenza
della rappresentanza diplomatica russa. Tutto l’altro patrimonio immobiliare è stato trasferito a prezzi stracciati a società offshore domiciliate alle
Bahamas e gestite, secondo il
Report della società Promontory, dagli stessi indagati.
Gli edifici sono per la maggior parte a Roma, ma anche a
Milano, in zone di grande pre-
Lo stabile Via della Conciliazione
gio. Come i due grandi palazzi
alle spalle del lussuoso quartiere Coppedè nella Capitale,
per un totale di 80 appartamenti, più negozi, box e seminterrati. Per ciascun edificio
lo Ior ha incassato circa 50 milioni. La società acquirente ha
messo in vendita i singoli appartamenti, con diritto di prelazione per gli inquilini, per
una cifra tra gli 1,2 e gli 1,5 milioni ciascuno, e un ricavo di
oltre 100 milioni, cioè più del
doppio del prezzo di acquisto.
L’operazione fu valutata come gravemente anomala già
nel 2009 dal Consiglio dei 15
cardinali incaricati dei problemi economici, presieduto dall’allora segretario di Stato Tarcisio Bertone. E portò all’uscita
anzitempo dallo Ior di Caloia.
L’età pensionabile dei dirigenti
fu abbassata a 70 anni, per
mandare a casa Scaletti. Oggi,
però, i tempi sono cambiati ed
è scattata l’azione giudiziaria.
M.Antonietta Calabrò
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
CRONACHE
Quegli insegnanti dell’istituto tecnico
al premio per il miglior prof del mondo
Morto a 86 anni
La Rinascente,
i telefoni e l’editoria
Nefri, top manager
partito dal basso
Lei è di Rovigo e segue ragazzi con disabilità, lui a Lecce spinge gli alunni a creare start up
Può un insegnante diventare
una star, senza passare per
Hollywood? Ritrovarsi famoso
nel mondo per quello che fa
ogni giorno, con fatica, competenza e pochi, nella quotidianità, disposti a dirgli «bravo»?
Succederà. Grazie a un’idea
della Varkey Gems Foundation,
che ha messo in palio un milione di dollari da assegnare a un
prof eccezionale. In marzo il
bando, poi la selezione tra 5
mila nomi di tutto il mondo e
oggi l’annuncio della rosa finale. Tra i 50 candidati migliori ci
sono anche due italiani: Daniela Boscolo, docente di un istituto tecnico della provincia di
Rovigo e Daniele Manni, di
Lecce.
La prof veneta che insegna a
studenti diversamente abili
dell’Itsc Colombo di Porto Viro
dà gambe a progetti per inserire nella normale vita scolastica
A Dubai
Selezionati tra 5 mila:
oggi la rosa dei dieci
finalisti, a marzo la
cerimonia a Dubai
alunni con «esigenze educative
speciali». Nel 2010 ha ottenuto
il riconoscimento di «miglior
insegnante dell’anno». Ha «rivoluzionato la didattica tradizionale e introdotto una nuova
mentalità», si legge nelle motivazioni, per aiutare anche i ragazzi meno dotati a sviluppare
le loro capacità in normali situazioni sociali. Un suo successo il progetto «Al supermercato dell’integrazione»: «Un supermercato allestito all’interno
della scuola — spiega — dove
tutti i ragazzi vanno a fare la
spesa e tengono la contabilità,
gestiscono il magazzino, stanno alla cassa, curano etichettatura o stoccaggio».
Daniele Manni (una passione smisurata per istanze come
pace, inclusione e tolleranza),
insegna informatica all’Istituto
tecnico Galilei-Costa del capoluogo salentino e impegna i
propri studenti in progetti che
abbracciano diversi temi, dall’inclusione sociale alle start
up. I suoi alunni vincono diversi premi ogni anno e a lui è stata conferita una medaglia dal
presidente della Repubblica.
Non si attiene strettamente ai
programmi, in classe, non ama
LAPTOP
I candidati
italiani
Daniela
Boscolo
e il suo collega
Daniele
Manni
modelli di «insegnamento passivo», ma si sforza di «incoraggiare il pensiero creativo, in
un’atmosfera di collaborazione». Dieci anni fa ha dato vita a
una cooperativa, «Arianoa»
(aria nuova, in dialetto), all’interno della scuola: un incubatore per stimolare gli alunni all’auto-imprenditorialità e sostenere finanziariamente le loro giovani start up. Ne sono
nate 22, da allora, tutte «leggermente profittevoli»; un paio
sane e forti sul mercato. Una,
«Island of Host», che noleggia
server web, è valsa al suo ideatore di 16 anni un premio tra le
migliori imprese di under 20
del mondo. «E quest’anno —
dice il prof — in una quinta ho
diviso i ragazzi in gruppi: vincerà quello che inventerà la
start up che a maggio farà più
fatturato e sarà più affermata».
Straordinarie, ma non isola-
te le loro storie: gli insegnanti
con grinta, passione, competenza e idee sono tantissimi.
Per accettare la candidatura,
l’organizzazione del premio
chiedeva l’uso di pratiche didattiche innovative; segnalazioni di alunni e colleghi; impegno nel testimoniare l’importanza dell’insegnamento e
nel migliorare l’accesso all’istruzione per tutti.
Quando, in marzo, la Global
Teacher prize Academy sceglierà il vincitore, tra una rosa
finale di 10 nomi, si accenderà
il riflettore su uno, ma la luce
verrà irradiata su tutta la categoria. Questo è l’obiettivo del
premio: «Che non è solo una
somma di denaro, ma un modo per far conoscere migliaia
di storie», ha dichiarato Sunny
Varkey, padre della Fondazione, di cui è presidente onorario
Bill Clinton.
L’idea è nata leggendo i risultati del Global Teacher Status index, pubblicato in novembre: primo tentativo di
mettere a confronto l’atteggiamento nei confronti degli insegnanti in 21 Paesi. Notevoli le
differenze rilevate, comune la
considerazione che quasi
ovunque almeno un genitore
su tre non incoraggerebbe i
propri figli a intraprendere
questa professione. «Certamente serve più di un premio
per ridare a questa professione
lo status che le compete. Ma la
mia speranza — ha detto
Varkey — è che questa iniziativa avvii migliaia di conversazioni sul ruolo degli insegnanti: nelle famiglie riunite per la
cena, tra gli adolescenti sui social media, fino ai ministeri
dell’istruzione del mondo».
Antonella De Gregorio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La foto su Twitter di Samantha Cristoforetti
Gli addobbi natalizi
sulla stazione spaziale
TENT
TABLET
STAND
Si avvicina il Natale anche sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Samantha Cristoforetti (la prima donna italiana nello spazio) ha postato
su Twitter le calze e le decorazioni natalizie attaccate dal comandante,
l’astronauta della Nasa Butch Wilmore. «Butch ha preparato il nostro
albero di Natale nel Laboratorio — scrive Cristoforetti sul blog
Avamposto 42 — e ha perfino appeso le calze per tutti e sei noi. Così, da
ora fino a Natale, se ci imbattiamo in qualche piatto preferito di qualcuno
o qualcuna mentre cerchiamo in un contenitore di cibo, possiamo
metterlo nella sua calza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
27
Concorso
● Il Global
Teacher Prize è
un premio
annuale
erogato dalla
Fondazione
Varkey GEMS
(di cui è
presidente
onorario Bill
Clinton), dato
a un prof
«eccezionale»
che ha dato un
contributo
straordinario
alla professione. In palio un
milione di
dollari
● Le
candidature
sono valutate
da una
commissione,
la Global
Teacher prize
Academy (di
cui fa parte
anche l’attore
Kevin Spacey)
composta da
dirigenti
scolastici,
pedagogisti,
giornalisti,
funzionari
pubblici,
imprenditori
e scienziati
● La Varkey
GEMS
Foundation è
un’organizzazione non
profit istituita
per migliorare
gli standard
d’istruzione
di bambini
svantaggiati
e formare gli
insegnanti.
L’obiettivo è
incoraggiare
l’iscrizione
nelle scuole
attraverso
progetti
innovativi
Grande distribuzione,
telefonia, editoria. Nel corso
della sua lunga carriera di top
manager di grandi aziende ha
accumulato un’esperienza
peculiare per completezza: è
morto ieri Nicolò Nefri,
protagonista di piani di
sviluppo e anche grandi
«battaglie». Nato a Savona nel
1928 si laurea a Genova in
economia e commercio, poi si
trasferisce a Milano dove inizia
a lavorare come consulente
aziendale e docente in istituti
post-universitari di
organizzazione aziendale. A 30
anni entra in Rinascente come
dirigente dell’ufficio studi
economici. Passa presto a
compiti operativi e assume nel
tempo responsabilità di settori
sempre più impegnativi, fino a
essere nominato nel 1977
direttore generale e
amministratore delegato.
Sotto la sua guida la società
triplica le vendite e passa in
nove anni da conti in rosso a
Chi era
Nicolò Nefri, nato
nel 1928, è stato
top manager
di grandi aziende,
dalla Rinascente
a Hdp (foto
Imagoeconomica)
oltre 73 miliardi di utili,
diversificando l’attività nei
settori del bricolage e del fastfood e sviluppando gli
ipermercati. Successivamente
passa nella holding Saes
quindi è presidente di Unitel,
che vede alleati e soci maggiori
Fiat, Fininvest ed Eni: «perde»
però la grande sfida con la
Omnitel, che ha per azionista
di maggioranza l’Olivetti di
Carlo De Benedetti, e Pronto
Italia (Mannesmann e Banca di
Roma) per diventare secondo
gestore della telefonia mobile
in Italia. Dopo essere stato al
vertice di Attività immobiliari
(Fiat), nel ‘97 è nominato
presidente di Hdp (e Rcs Libri)
carica che ricopre fino al 2002.
È consigliere della società
quando, maggio 2003, cambia
la denominazione in Rcs
Mediagroup. Nell’aprile 2003
diventa presidente di Finsiel
(gruppo Telecom). Cavaliere
del lavoro dal 1986, è stato
consigliere in Galbani, Credito
artigiano, Stefanel e Università
Bocconi.
S. Bo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
CRONACHE
29
Vita (dura) da vegetariani
4,2
Milioni
i vegetariani in
Italia secondo
il rapporto
Eurispes 2014
450
Mila i vegani
italiani (che
non mangiano
derivati
animali)
60%
La percentuale
di vegetariani
e vegani che
assumono
integratori
nella loro dieta
1,4
I chilogrammi
di carne a testa
consumati
dagli italiani
ogni
settimana
2,4
I chilogrammi
di carne
a testa
consumati
dagli americani
ogni settimana
Si diventa vegetariani o vegani con convinzione, ma soltanto una persona su cinque sembra mantenere nel tempo la
scelta fatta.
Lo ha rilevato un’indagine
condotta su 11 mila adulti effettuata dallo Humane Research
Council, un ente che si occupa
di difesa degli animali. Lo studio è limitato agli Stati Uniti,
dove la pressione culturale e
psicologica verso grigliate e
barbecue non aiuta certo scelte
radicali. Anche se, dati alla mano, i ricchi americani non brillano per buona salute e longevità. A 40 anni circa le loro cellule hanno perso ogni capacità
di riparazione dei danni ai geni
e di rigenerazione, mentre chi
ha sempre frequentato menu
in chiave Mediterranea (non
proprio vegetariani, ma limitati in fatto di proteine animali)
sempre a 40 anni ha ancora un
70% di capacità di autoriparazione cellulare. Parola della
scienza statunitense che per
anni ha cercato, senza riuscirci,
di dimostrare che gli hamburger fanno bene.
Vita dura quindi per i vegeta-
Negli Stati Uniti solo uno su cinque resiste nella scelta alimentare
La metà cede dopo il primo anno: «Ci si sente fuori dal gruppo»
Le piramidi alimentari
DIETA VEGETARIANA
DIETA ONNIVORA
Consumo
settimanale
Dolci, salumi,
carni
Legumi
uova
Le piramidi indicano
la giusta proporzione
di cibi per una dieta
equilibrata
Uova e dolci
Soia e latticini
Consumo
giornaliero
Pollame
e pesce
Frutta a guscio,
semi, olive
Erbe, spezie,
aglio, cipolle
Latte e derivati
Frutta
secca
e semi
Olio d’oliva
Frutta
Verdura
BERE ACQUA E ATTIVITÀ FISICA
Olii vegetali
Ogni pasto
DIETA VEGANA
Frutta
e verdura
Pane, pasta, riso,
couscous, altri
cereali
Olio, zucchero,
grassi vegetali,
frutta secca, semi
Legumi
Tofu, latte di soja
Legumi, tofu, soja,
seitan
Cereali
Verdura
In Italia
Secondo l’Eurispes
oltre 4 milioni di italiani
sono vegetariani: uno
su tre cambia idea
Frutta
BERE ACQUA E ATTIVITÀ FISICA
BERE ACQUA E ATTIVITÀ FISICA
Pasta, riso, pane,
cereali
Corriere della Sera
riani a stelle e strisce. Le continue tentazioni e il senso di
«esclusione dal gruppo» e di
«diversità» per il fatto di non
consumare certi alimenti fanno tornare indietro l’84% di coloro che hanno fatto la scelta
della Piramide alimentare verde. Più della metà (53%) rinuncia dopo un anno, il 30% dopo
appena tre mesi. Solo una persona su cinque riesce a rimanere ferma nel cambiamento.
Dietro alle scelte alimentari
si nascondono interessi molteplici e a volte gli studi in materia sono ispirati da soggetti
«interessati». Di sicuro c’è che
nel mondo si consumano circa
300 milioni di tonnellate di carne all’anno, 42 chili in media
pro capite (l’anno) per ogni
abitante del pianeta. Ma oltre
2,4 chili a testa la settimana
vanno ai cittadini americani
(Paese carnivoro per eccellenza), 1,4 chili pro capite a settimana arrivano sulle tavole italiane (con prevalenza però di
carne suina), solo 84 grammi a
testa la settimana in India, dove
la cultura vegetariana è dominante.
Attualmente, secondo l’Eurispes, in Italia le persone che
avrebbero scelto di non toccare
prodotti animali sarebbero 4,2
milioni, il 7,1% della popolazione (per lo 0,6% la scelta è vegana). Si stima che solo un terzo,
dopo un anno, rettifichi in parte la propria scelta: mangiando
soprattutto pesce e limitando
comunque la carne rossa.
Vegetarianesimo significa
non mangiare carne, senza
escludere del tutto prodotti
animali come latticini e uova. Il
veganesimo invece elimina an-
che quelli: solo frutta, verdura
e legumi. In tutto il mondo i vegani e vegetariani sono un miliardo di persone, una su sette.
Il Paese dove è più alto il numero di persone che non mangia
carne è l’India (30%), in Europa
Camila Raznovich
«Io, allevata senza carne, adesso sono onnivora»
MILANO Fino ai dieci anni è stata vegetariana per
Conduttrice
Camila
Raznovich
forza: «Più che altro era il regime alimentare
scelto dai miei genitori, seguaci di Osho.
Mangiavamo molte verdure, riso nero con salsa
di soia, farro, carote bollite. Quando arrivavano
i nonni dall’Argentina, però, mi passavano
sottobanco tutto quello che desideravo, a
partire dal prosciutto». Camila Raznovich,
oggi conduttrice di Kilimangiaro su Rai Tre
la domenica pomeriggio, è diventata di nuovo
vegetariana a metà degli Anni 90, quando è
andata a vivere in Inghilterra ed è esplosa
la sindrome della mucca pazza: «Si trattava
di una scelta dettata dalla cautela salutista. E
comunque lì era molto facile essere vegetariani,
in una città poliedrica, poliglotta
e policulturale come Londra. Mi rendo
conto che sarebbe stato ben più difficile
in un piccolo centro sperduto di un altro
Paese».
Mai avuto problemi con partner di regime
alimentare diverso dal suo?
«No, mai, non sono talebana. Il mio motto è vivi
e lascia vivere. Oggi alle mie figlie faccio
mangiare di tutto, ma Sole, la più piccola,
mastica la carne e poi la sputa, non le piace;
Viola invece non ha problemi».
E lei cosa mangia adesso?
«Tutto: sono anemica e il medico mi ha
imposto la carne rossa, che fosse per me leverei:
ma non per un discorso etico, altrimenti dovrei
essere vegana; il problema è il modo in cui
vengono allevati gli animali, con un carico di
antibiotici e adrenalina che poi noi
assimiliamo».
Potrebbe mangiare i legumi, in alternativa.
«Purtroppo ho una malattia auto-immune
all’intestino e non posso. Ma va bene così».
El. Ser.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
è invece la Germania, dove sono l’8,6%. I motivi per cui si diventa vegetariani o vegani possono essere diversi: economici
(la carne di qualità costa più
della verdura), ambientali (gli
allevamenti producono molti
più gas serra dell’agricoltura),
di salute. O anche etici: non far
soffrire gli animali. Chi lo fa
per etica spesso mantiene la
sua posizione.
Invecchiare in salute è un altro buon motivo. Tumori e malattie degenerative trovano nelle proteine animali il loro innesco. «Studiamo i centenari per
capire che cosa fa invecchiare e
ammalare l’organismo», dice al
Corriere Giovanni Scapagnini,
biochimico clinico dell’università del Molise. I segreti scoperti? Mangiare poco e solo cibi di
qualità, abbondare in frutta e
verdura soprattutto colorate
(pigmenti come le antocianine
e il resveratrolo attivano la longevità cellulare), abbondare in
acidi grassi poli-insaturi omega 3 (pesce e alghe). Ecco perché il pesce spesso «inquina»
la filosofia vegetariana.
Mario Pappagallo
@Mariopaps
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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30
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
31
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
32
●
La lunga crisi Per risollevare le nostre deludenti previsioni
di crescita non basterà l’intervento della Bce. Occorre
non annacquare il Jobs act, completare la riforma della giustizia,
tagliare tutto ciò che rende difficile fare impresa
ANALISI
& COMMENTI
S
● Il corsivo del giorno
di Paolo Di Stefano
Il bestseller di Zoella
e lo scandalo
(che non c’è)
del suo ghostwriter
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Lorenzo Bini Smaghi
embra strano che la società di rating Standard &
Poor’s abbia abbassato la valutazione dell’Italia
(a BBB-) proprio quando i tassi d’interesse sui titoli di Stato del nostro Paese hanno raggiunto livelli minimi storici e quando lo spread con i
buoni del tesoro tedeschi si è ulteriormente ridotto. Eppure non c’è una contraddizione tra i
due fatti.
Il motivo è che — nonostante il recente calo
dei rendimenti sul debito pubblico italiano,
connesso in gran parte dall’aspettativa che la
Banca centrale europea avvii tra qualche settimana il cosiddetto Quantitative easing, ovvero
una iniezione straordinaria di liquidità attraverso acquisto diretto di titoli pubblici — le previsioni di crescita dell’economia italiana sono state nuovamente riviste al ribasso. Dopo il Fondo
monetario internazionale e la Commissione europea, è ora il turno della società di rating di ri-
U
❞
L’instabilità rischiosa
Come ha ricordato Piketty, quando
il tasso di crescita è sistematicamente
inferiore a quello di interesse
la situazione del debitore rischia
di diventare instabile. L’Italia è l’unico
Paese europeo in questa situazione
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durre le stime di crescita e d’inflazione per i
prossimo anni, rispettivamente allo 0,5 e allo
0,6 per cento.
Si prevede dunque che la crescita del reddito
nominale italiano, nei prossimi anni, sia a un
ritmo medio intorno all’1 per cento, ben al di
sotto dei tassi d’interesse di medio lungo termine. Come ha ricordato Thomas Piketty nel suo
recente bestseller, Il Capitale nel XXI secolo,
quando il tasso di crescita è sistematicamente
inferiore a quello d’interesse, la situazione del
debitore tende a peggiorare e rischia di diventare instabile. Gli interessi sul debito, infatti, si accumulano, rendendo più difficile l’aggiustamento.
L’Italia è l’unico Paese europeo, forse insieme
a Cipro, per il quale si prevede che la crescita nei
prossimi anni rimanga inferiore al rendimento
di lungo periodo del debito. L’Irlanda, la Spagna
e il Portogallo sono già usciti da questa situazione o dovrebbero uscire già dall’anno prossimo,
rendendo così più facile l’aggiustamento. Non è
un caso che l’Irlanda, che fino al 2013 aveva un
debito simile a quello italiano in rapporto al
prodotto lordo e un disavanzo addirittura superiore al nostro, abbia registrato un miglioramento (fino alla A) del proprio rating. La Spagna, anch’essa con un disavanzo più alto dell’Italia, è salita a BBB e il Portogallo (BB) è sotto osservazione.
Ciò conferma che le agenzie di rating, così come gli investitori e le istituzioni internazionali,
guardano ormai più alle condizioni di crescita
di medio termine dei Paesi europei che alle frazioni di punti percentuali in più o in meno del
saldo delle finanze pubbliche.
Per uscire dal rischio di avvitamento, e riportare l’indice di crescita sopra il livello dei tassi
d’interesse, non ci sono molte soluzioni. La
Banca centrale europea potrà certo intervenire
sui mercati e far calare ulteriormente i rendimenti, ma è difficile pensare che questi possano scendere molto al di sotto del livello attuale.
L’intervento monetario contribuirà a far salire
l’inflazione, ma quella italiana dovrà comunque rimanere per un certo periodo al di sotto
della media europea, per recuperare gli oltre 20
punti di competitività persi nei primi 10 anni
dell’euro.
DORIANO SOLINAS
n segreto di
Pulcinella. La
«beauty blogger»
ventiquattrenne
Zoe Sugg, Zoella per i suoi
sei milioni di follower su
YouTube, ha pubblicato
Girl online, un libro che con
le sue 78 mila copie ha
battuto in una settimana,
nel Regno Unito, i record di
vendita di Harry Potter e del
Codice da Vinci. Un libroverità per teenager in cui la
giovane «scrittrice» apre il
suo cuore, mettendo in
piazza una storia
adolescenziale di successo
virale via blog che somiglia
molto alla sua. Ora la
Penguin, la casa editrice
inglese, pressata dai
sospetti del popolo online,
ammette: non è tutta farina
del suo sacco. Ammissione
inusuale, ma la Rete
richiede sincerità. Del
resto, la stessa Zoe, con
i suoi begli occhioni da
bambina, si era premurata
di ringraziare la Penguin
per l’aiuto. Dunque, un
segreto di Pulcinella. Di
migliaia di ghostwriter è
lastricata la storia
dell’editoria. E non si pensa
soltanto ai professionisti
oscuri che scrivono per
eserciti di attori in vena di
memorie. Non mancano i
titoli da antologia frutto di
collaborazioni più o meno
dichiarate: fu
dichiaratissima, per
esempio, benché finita in
tribunale, quella tra
Alexandre Dumas e
Auguste Maquet, cui si
deve la prima stesura,
tra l’altro, dei Tre
moschettieri. Alcuni nomi
di «negri» dell’editoria
d’oggi sono ben noti, come
quello di J.R. Moehringer,
autore-ombra della
meravigliosa autobiografia
di Agassi, Open. E l’inglese
Andrew Crofts nelle sue
Confessioni racconta come
ha confezionato, dietro le
quinte, molti bestseller
milionari. Dunque dove sta
lo scandalo del caso Zoella,
brand di un libro non
scritto da lei? Non c’è. C’è,
semmai, la delusione di
milioni di fan che ogni
giorno si connettono con
lei non solo per i preziosi
consigli di bellezza, ma
anche per la sua autenticità
adolescenziale, senza
trucco e senza inganno. Ciò
che per le star di Hollywood
era normale, per una
blogger può diventare una
buccia di banana.
LA STRADA OBBLIGATA
CONTRO L’AUSTERITY
Non rimangono che le riforme strutturali,
che sono essenziali per aumentare il potenziale
di crescita dell’economia italiana. La nota di
Standard & Poor’s enumera le solite cose da fare. Pur riconoscendo che il Jobs act (se non viene annacquato) va nella giusta direzione, vengono ricordate anche le riforme che devono ancora essere adottate, come quella della giustizia,
dei servizi locali, e di tutto ciò che rende difficile
fare impresa in Italia. Il rischio più grande di
una mancata realizzazione di tali riforme non è
solo un nuovo declassamento, come annunciato dalla stessa Standard & Poor’s, ma dover far
nuovamente ricorso a misure restrittive per correggere le divergenze di fondo della finanza
pubblica italiana. In sintesi: più riforme vengono messe in atto nei prossimi mesi, meno misure di austerità si dovranno adottare nei prossimi
anni. La scelta è esclusivamente italiana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL RUOLO DELLO STATO
QUELL’ERRORE DA EVITARE
SUI FESTIVAL DEL CINEMA
di Paolo Mereghetti
Strategie Il governo è
pronto a investire due
milioni per la kermesse di
Roma: un intervento
senza progettualità, che
strangolerebbe Venezia
M
ercoledì 10 dicembre il sottosegretario allo Sviluppo economico Carlo Calenda ha in calendario una riunione con Nicola Borrelli, direttore generale cinema
del Mibact (ministero dei Beni e
delle attività culturali e del turismo) e con un
gruppo di protagonisti del cinema romano e del
Festival di Roma, tra cui Roberto Cicutto, presidente e amministratore generale dell’Istituto Luce-Cinecittà, e Riccardo Tozzi, presidente del-
l’Anica, l’associazione che riunisce i produttori e
i distributori del cinema italiano. All’ordine del
giorno, lo stanziamento di fondi che il ministero
dello Sviluppo economico avrebbe deciso di investire sul mercato cinematografico, stanziando
alcuni milioni di euro — secondo le informazione raccolte dal Corriere, due per tre anni; ma altre voci parlano addirittura di due e mezzo o tre,
sempre per tre anni — per potenziare le iniziative specifiche del Festival di Roma (sempre che
continui a chiamarsi così e non torni all’originale denominazione di Festa).
Una bella notizia perché nonostante i riconoscimenti esteri — nel 2014 l’Oscar a Sorrentino e
il Gran Premio della giuria di Cannes ad Alice
Rohrwacher, per citare solo i più conosciuti — il
nostro cinema stenta a farsi valere al di là dei
suoi confini, le coproduzioni con l’estero sono
spesso dei contratti di distribuzione «mascherati» e i nostri produttori più attivi chiedono interventi più dinamici a chi oggi gestisce soprattutto
posizioni di privilegio. Benissimo allora, ben
venga l’interesse dello Stato e del governo per il
nostro cinema.
Ma questa iniziativa solleva anche una certa
quantità di domande e preoccupazioni, a cominciare dalla scelta di potenziare univocamen-
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
LO SCANDALO NELLA CAPITALE
L’ASSOLUZIONE POLITICA
CHE LA SINISTRA
NON PUÒ DARSI
di Pierluigi Battista
Responsabilità Il Pd si è
mostrato permeabile a
gruppi criminali. La teoria
delle mele marce ignora la
necessità di cure dolorose
H
a fatto bene l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni
a non nascondersi dietro un legittimo riserbo
che però avrebbe potuto essere scambiato per
imbarazzata reticenza. E soprattutto a non nascondere o minimizzare, con una lettera a la Repubblica, lo «choc angoscioso» provocato dalla
scoperta delle malefatte commesse, secondo
l’accusa dei magistrati romani, dal suo ex vicecapo di gabinetto Luca Odevaine. Ma il sincero
sconcerto di Veltroni sembra quasi accreditare
l’immagine di una doppiezza perversa del suo
collaboratore: persona all’apparenza specchiata
negli abiti presentabili del dottor Jekyll istituzionale, e tuttavia nel suo lato notturno un torbido
mister Hyde avvezzo a continuativi rapporti malavitosi con la delinquenza di stampo mafioso. E
non è nemmeno convincente la sequenza suggerita da Veltroni di amministrazioni, quelle di
sinistra, illuminate dal rispetto assoluto della
«legalità», poi deturpate dalla funesta parentesi
di una giunta di destra che della legalità ha fatto
strame, inquinando irreparabilmente il volto
della capitala d’Italia con frequentazioni oscene
della mafia alleata dell’estremismo di destra.
Messa così, però, sa di arringa autoassolutoria. Che certamente non è nelle intenzioni di Veltroni, giustamente disgustato dall’«orrore» dello spettacolo che sta deturpando Roma. Ma rischia seriamente di esserlo se non si scindono le
responsabilità penali, che sono strettamente
personali e sottoposte al vaglio di una giustizia
rispettosa dei diritti della difesa, da quelle politiche, che oggi non possono essere sottaciute o ridimensionate. Come purtroppo sta avvenendo
con la difesa accanita della giunta Marino.
Sulla destra al governo di Roma non c’è molto
te il Festival di Roma. A nove anni dalla sua nascita, la manifestazione voluta da Veltroni e Bettini e passata sotto l’ala di Alemanno e Polverini
fatica a trovare una propria identità fuori dall’abbraccio della politica. Nemmeno i tre anni di direzione di Müller, su cui i «poteri forti» del cinema capitolino avevano scommesso con troppa
facilità, sono riusciti a farla uscire da quell’ambito: sono cambiate le alleanze e gli schieramenti,
ma sempre di «padrini» si tratta. Per questo in
molti stanno riflettendo su una possibile ripartenza, consci di dover tornare a un nuovo «livello
zero». E allora perché tutti quei milioni su una
manifestazioni dichiaratamente in crisi? Per dividerne i destini: da una parte (forse) il festival,
dall’altra il mercato?
Il sottosegretario Calenda un po’ di cinema
dovrebbe masticarne, per aver fatto l’attore a dieci anni nello sceneggiato del nonno Luigi Comencini (era Bottini in Cuore) e per evidenti frequentazioni familiari (è figlio dell’economista
Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, attualmente legata a Riccardo Tozzi) e proprio per questo dovrebbe almeno sospettare che
sovvenzionando a dismisura un festival si finisce
inevitabilmente per danneggiare gli altri. A cominciare proprio da Venezia che, nonostante gli
attacchi «romani», ha saputo conquistarsi una
credibilità che non le deriva solo dalla sua storia
ma anche dalla capacità di fare mercato (con un
investimento annuo di poco superiore ai 600 milioni). Non è certo in questo modo che si può
stoppare la supremazia di Toronto, ma si riesce
da aggiungere, con quel suo pervicace mischiare
l’amministrazione cittadina a una guapperia nera greve e adusa al lessico e alle pratiche della delinquenza di strada. Ma la sinistra non può cavarsela con un appello alla legalità e con la teoria
autoindulgente delle mele marce. Fosse la disattenzione su singoli casi, si potrebbe ammettere
un peccato politico veniale, e addirittura invocare l’impossibilità per un sindaco di controllare
ogni minuto movimento dei propri collaboratori. Ma se ha un fondamento la ricostruzione dei
magistrati di un fronte delinquenziale di stampo
mafioso con ramificazioni stabili in ambedue gli
schieramenti politici, allora il nome che deve
mettere in imbarazzo le giunte di sinistra, e soprattutto quella attuale gestita dal sindaco Marino, non è solo quello di Odevaine, ma quello di
Salvatore Buzzi e della sua cooperativa immersa
nei suoi lucrosi affari in combutta con la politica
romana («si guadagna più con gli immigrati che
con la droga»). Un rapporto pluridecennale con i
gangli vitali dell’amministrazione capitolina e
che ha allungato i suoi tentacoli prima, durante
e dopo la giunta guidata da Alemanno.
Le responsabilità penali sono personali, ma il
coinvolgimento di ben due assessori della giunta Marino, del presidente del Consiglio comunale che esprime la maggioranza politica che sostiene il sindaco, di esponenti della segreteria
dello stesso primo cittadino, per non parlare dei
generosi contributi (in quanto tali non penalmente rilevanti, è bene ricordarlo) per la campagna elettorale del sindaco, di presidenti di municipio, di consiglieri comunali, lasciano trasparire un legame forte, continuo, stabile, remunerativo, economicamente cospicuo tra una
cooperativa accusata di usare metodi mutuati
dalla mafia (secondo l’accusa) e una sinistra permeabile in una misura imbarazzante alle infiltrazioni dell’organizzazione di Buzzi.
Nessuna responsabilità politica che dovrebbe
portare all’azzeramento di un consiglio comunale inquinato e oramai privo di credibilità? E allora perché il Pd ha deciso di usare con se stesso
metodi drastici fino al commissariamento del
partito romano? Le istituzioni sono più importanti dei partiti e se si è sentita l’esigenza di arrivare a conclusioni traumatiche per ripulire il
partito, non si capisce perché sul piano istituzionale si possa essere accondiscendenti, politicamente assolutori, insensibili allo sconcerto che,
oltre a quello manifestato dallo stesso Veltroni,
sta avvilendo l’intera opinione pubblica romana
e nazionale. Ecco perché la teoria dei singoli
marci non regge. E perché Roma chiede cure dolorose ma necessarie. Se si vuole avere senso
della responsabilità politica, distinta dalle responsabilità giudiziarie.
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comunque ad attirare compratori e venditori.
Che poi è l’unico modo per convincere i produttori a investire i soldi necessari per portare un
film in concorso al Lido.
Riversando sulla business street di Roma più
del triplo dei soldi a disposizione della Mostra si
rischia di strangolare l’appuntamento veneziano, senza peraltro risolvere davvero i problemi
dell’internazionalizzazione del nostro cinema. A
un viaggio a Roma, soprattutto se offerto, non
dice no nessuno, ma al di là dei numeri degli
«ospiti», quali sono stati i reali risultati di questi
ultimi mercati romani? Tutti sorridono ma off
the record non si risparmiano i giudizi di «inutilità» e «spreco».
E allora verrebbe da interrogare il ministro
Franceschini e il suo «braccio cinematografico»
Borrelli per sapere quale riflessione globale hanno fatto sul sistema dei festival italiani, quale
strategia nazionale (e non romana) hanno intenzione di mettere in funzione per restituire credibilità a un cinema che spesso vive di dichiarazioni (e non di fatti), quale progetto hanno in mente per indirizzare il fondamentale ruolo finanziario dello Stato verso sbocchi che non servano
solo per organizzare incontri e cene negli alberghi più belli della capitale. L’elenco degli interventi che sono più urgenti del fatto di arricchire
un mercato appeso a un festival periclitante è
praticamente sterminato. E sarebbe bello che
prima dell’incontro di mercoledì prossimo qualcuno provasse a rifletterci sopra.
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33
●S
ILVA, I TROPPI DUBBI
DI UNA NAZIONALIZZAZIONE
COMMENTI
DAL MONDO
Le promesse
non mantenute
di Mandela
riforma disattesa.
●
❞ La
Nei giorni in cui si
celebra il primo anniversario
della scomparsa di Nelson
Mandela, la giurista
Bernadette Atuahene, sul
Los Angeles Times, fa
un’analisi politicamente
scorretta sul ruolo del padre
del nuovo Sudafrica. «A
vent’anni dalla fine
dell’apartheid solo il 10%
delle terre possedute
illegalmente dai bianchi
sono passate ai neri», scrive,
e anche i risarcimenti in
denaro sono risultati
inadeguati rispetto al valore
dei terreni. Nonostante la
promessa di arrivare a una
vera uguaglianza in 5 anni.
La Carta spagnola
«vestito vecchio»
che va stirato
Costituzione è
●
❞ «La
come un vestito che
dopo qualche anno si
logora. Ma, forse, invece di
cambiarlo basterebbe una
bella stiratura». È questa la
conclusione a cui giunge
María Dolores García di La
Vanguardia. Un’analisi che
prende spunto dal recente
«referendum» sulla
secessione della Catalogna.
«Pedro Sanchez (segretario
del Pse, ndr) aveva sei anni
quando entrò in vigore la
Carta — scrive — e anche
Artur Mas e Mariano Rajoy
sono relativamente giovani:
ma l’approccio innovativo
alla questione non è legato
alla carta d’identità».
Australia, una legge
per posti di lavoro
mentalmente sani
posti di lavoro
●
❞ Creare
«mentalmente sani».
Lo chiede Lesley Russell
sul Sydney Morning Herald. I
disturbi della mente sono
tra le prime cause di
assenteismo, prestazioni
lavorative ridotte, richieste
di risarcimento danni. Si
calcola che le imprese
australiane perdano 11
milioni di dollari ogni anno a
causa delle conseguenze
provocate da questi disagi.
Eppure, sottolinea l’autrice,
sul problema «non c’è la
stessa attenzione né la
prevenzione riservata alle
altre patologie». Per questo,
conclude Russell, urge un
intervento di tipo legislativo.
di Carlo Baroni
e è stato il premier in
persona a parlarne, la
nazionalizzazione dell’Ilva dev’essere più che
un’ipotesi. «Nazionalizzazione» significa che i proprietari dell’Ilva torneranno ad essere i contribuenti italiani: che si
meriterebbero una spiegazione.
Un’ipotesi è che si voglia statalizzare perché mancano acquirenti. Se il problema è che i privati non giudicano appetibile
l’Ilva, forse è perché ci sono tutta
una serie di fattori, anche di carattere regolatorio, che impediscono di trarne profitto. Lo Stato, che delle norme è il «produttore», potrebbe ragionare su come rimuovere tali ostacoli.
Di per sé, il passaggio in mani
pubbliche nulla cambierebbe,
rispetto a oneri e fattori che rendono antieconomica la produzione di acciaio. Semplicemente, essi verrebbero accollati alla
collettività. Assieme alla gestione diretta dell’azienda. È persino
possibile che il contribuente
possa farci un buon affare, se lo
Stato dimostrasse di essere un
imprenditore dell’acciaio di prim’ordine. Le esperienze passate
consiglierebbero cautela.
È possibile che il governo
pensi che la vicenda giudiziaria
dell’Ilva abbia contribuito ad accrescere la percezione del rischio-Paese negli investitori internazionali. Una nazionalizzazione, sulla carta temporanea,
sarebbe necessaria per rassicurare il futuro compratore. Potendosi tenere lo Stato come socio
egli avrebbe la percezione d’essersi messo accanto nientemeno
che la forza pubblica. Che si offrirebbe di proteggerlo e garantirlo, dalla minaccia potenziale
che essa stessa rappresenta. Forse è un ragionamento pragmatico, ma non proprio un grande
spot per lo Stato di diritto.
Più probabilmente, l’idea è
nazionalizzare per chetare le acque. Non sarebbe la prima volta
che lo Stato acquista una fabbrica, costi quel che costi, perché la
sua chiusura mette a rischio il
consenso della classe politica. È
una storia dei tempi del gettone
telefonico, aggiornata a quelli
dell’iPhone.
Alberto Mingardi
Direttore Istituto Bruno Leoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INCOLPARE SEMPRE IL PREMIER
UNO SPORT CHE SI RINNOVA
L
o sport preferito è ormai dare a Renzi tutta la
colpa della situazione
in cui ci troviamo. Finché lo fanno avversari
come Lega, M5S, Forza Italia
(con l’eccezione dell’alleato Berlusconi), è normale. Quando
contro di lui si adoperano D’Alema, Bersani, Bindi, Cuperlo,
Fassina, Civati, la spiegazione
sta nel classico cupio dissolvi
della sinistra italiana, che riuscì
ad affossare persino il proprio
candidato di prestigio, Romano
Prodi, al Quirinale.
A questi si sono uniti i sindacati, che rappresentano solo
pensionati, dipendenti pubblici
e a tempo indeterminato. Ce
l’hanno con la legge elettorale,
dimenticando che siamo vissuti
9 anni con un obbrobrio come il
Porcellum, definito «una porcata» dal suo stesso inventore, Calderoli. Ce l’hanno con l’abolizione dell’articolo 18, che ha annullato per 44 anni la velleità delle
piccole imprese di licenziare
fannulloni e assenteisti cronici,
due categorie non riconosciute
come giuste cause. Ce l’hanno
col debito pubblico, nato quando si è cominciato a dare la pensione a chi non aveva versato
una lira di contributi, come gli
agricoltori degli Anni 50 o quan-
do si sono mandati in pensione i
dipendenti pubblici con 19 anni
di contributi, indebitando lo
Stato per i 40 successivi. Ce
l’hanno con la lotta alle burocrazie, quando Sabino Cassese ci ha
spiegato da queste colonne che
ogni legge richiede un laborioso
iter di decreti delegati e regolamenti applicativi in cui i burosauri esercitano tutta la loro malizia sotto la pressione degli interessi di categoria.
In Francia un decreto presentato dal governo, se non approvato entro 30 giorni, diventa legge. Da noi decade. È colpa di
Renzi se metà dei decreti varati
da Monti attendono ancora di
entrare in vigore? Ce l’hanno
con la riforma del Senato, che
manderebbe in Parlamento i
corrotti di Regioni e Comuni
(scelti da Renzi per masochismo), quando questi avrebbero
dovuto esser sanzionati ben prima dalla magistratura (tutti sono però contro il bicameralismo
perfetto). So che sarebbe facile
difendere il voto delle minoranze per spirito democratico e per
l’apologia del «politicamente
corretto». Ma è di questo che ha
bisogno il nostro Paese (non ho
detto «questo Paese»)?
Franco Morganti
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IL LATO DEBOLE
DEI PARTITI LIQUIDI
SEGUE DALLA PRIMA
L
a destrutturazione in
corso dei partiti politici
li fa divenire più leggeri, più capaci di conquistare maggiore seguito
elettorale, ma ne indebolisce
l’azione educativa e la forza selettiva. Dove potrebbe svolgersi
la prima, se non esiste più la
«scuola» dei partiti, quella distribuita sul territorio, nelle sezioni e nei circoli, nei quali ferveva la vita collettiva del partito organizzazione? Come possono
essere selezionati gli eletti nel
Parlamento e nei consigli regionali e comunali, se manca la
macchina del reclutamento e
della valutazione e si procede
per nomina dall’alto?
Questo indebolimento dei
partiti come cinghia di trasmissione della domanda politica si
riflette sullo Stato e sui poteri locali, dove le esigenze collettive
arrivano sfocate e il personale
elettivo è impreparato.
Dunque, l’indebolimento della macchina del partito - organizzazione è forse un passo
avanti per la democrazia, consente di rompere le fortificazioni erette intorno ad esso e di allargare la base elettorale, avviando la formazione di corpi
politici a vocazione maggioritaria, che non debbono far ricorso
a coalizioni. Ma produce anche
un vuoto di educazione civica e
di selezione della classe dirigente, al quale bisogna porre rimedio.
Sabino Cassese
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34
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
35
Cultura
& Spettacoli
Giallo ad Atene
Ucciso Kumandareas
romanziere greco
Anche se la causa esatta del
decesso resta da accertare, la
polizia di Atene è convinta che
Menis Kumandareas, uno dei più
noti scrittori greci, sia stato
vittima di un’aggressione. Il
romanziere, che era nato nel
gennaio del 1931, è stato
trovato morto a casa sua: il
cadavere presentava
ecchimosi al collo e al viso che
fanno pensare ad un
soffocamento, anche per via
della presenza di un cuscino
Lo scrittore
Menis Kumandareas
(1931-2014)
accanto al corpo. Ma la porta
dell’appartamento non è stata
forzata. Autore di romanzi e
racconti, Kumandareas era
anche traduttore di Hemingway
e Scott Fitzgerald. In Italia
l’editore Crocetti ha pubblicato
due suoi libri: La maglia numero
nove (2003) e Il loro profumo mi
fa piangere (1999).
Anteprima La raccolta dei «Medaglioni», editi e inediti, nel volume in uscita per Skira
L’occhio giocoso di Fernanda
Moravia, Cassinari, Vittorini, Buzzati: artisti e scrittori ritratti dalla Pivano
L’autrice
di Fernanda Pivano
Archivio
Il Novecento
in una cartella
ritrovata
Pubblichiamo alcuni stralci inediti del 1947 tratti dal libro «Medaglioni» di Fernanda Pivano (Skira).
● Il volume
Medaglioni di
Fernanda
Pivano (Skira,
pp. 160, 15,50) sarà in
libreria il 10
dicembre:
raccoglie testi
editi e inediti
dal 1947 al
2004
● La Pivano
(Genova, 1917
– Milano, 2009)
inizia la sua
carriera nel
1943 con la
traduzione per
Einaudi della
Antologia di
Spoon River,
lavorando con
Cesare Pavese.
La traduzione
di Addio alle
armi di
Hemingway le
costerà
l’arresto
● Sposata
all’architetto e
designer Ettore
Sottsass, nel
dopoguerra la
Pivano inizia i
viaggi negli
Stati Uniti.
Incontra, e fa
pubblicare e
conoscere in
Italia, gli autori
«beat» come
Ginsberg,
Corso, Kerouac
e Burroughs
Alberto Moravia
Mica è facile avere a che fare
con Moravia. Vi pianta in faccia
quei suoi occhi alla Passavanti,
e quando vi sentite trivellati e
cercate almeno di vedere il suo
sguardo, gli occhi sono già voltati chissà dove e Moravia sta
disegnando un pupazzo sulla
tovaglia o sta distruggendo la
prima cosa che gli è capitata tra
le mani. L’esplicita crudezza e
l’irrequietezza lo hanno reso
una fucina di aneddoti; e a sentirseli raccontare resta come
stupito, lui che crede di essere
calmissimo e sempre dominato dal più rigido self control.
Impossibile frenare l’irrequietezza di Moravia quando
qualcuno gli è antipatico. Pare
che una volta sia saltato addosso a un nero per picchiarlo; e
ho assistito io a una scena in un
locale molto chic, in cui Moravia, senza nessuna ragione al
mondo, è intervenuto in un bisticcio tra due tali seduti al suo
tavolo che si contendevano il
ballo con una ragazza. Moravia,
straccettando la lista dei vini,
ha investito uno dei due: «Devo
dirle che lei si è comportato in
modo molto basso, perché è un
uomo preso da passione. Sì,
perché è preso da gelosia e la
gelosia è una passione che si
può dominare, e se non si può
dominare si resta a casa». «Ma,
veramente…» balbettò il contendente. «E non mi rompa le
scatole», concluse Moravia.
Invece quando è tra amici si
limita a giocherellare con quello che gli capita sotto mano. Gli
amici lo sanno e tengono pronti oggetti vecchi e inutili. Piovene per esempio ha un vecchio
accendisigari e quando Moravia va a pranzo da lui glielo fa
trovare vicino alle posate. Povero Piovene, nessuno potrebbe
di Ida Bozzi
B
Il sorriso
Fernanda
Pivano ha fatto
conoscere in
Italia grandi
autori Usa
(archivio
Corsera)
❞
Moravia
è sempre
irrequieto
e presenta
come sue
le idee
della moglie
Dicono
che Mario
Soldati
non si rade
finché
non finisce
un film
dargli torto, dopo l’avventura
dei suoi cristalli veneziani.
Perché una sera Piovene invita a pranzo Moravia, e quando arriva a casa si accorge con
raccapriccio che avevano messo in tavola un suo stupendo
servizio di bicchieri veneziani
del ’700 («Verde e oro, così belli», racconta Piovene. Era il periodo della sua mania antiquaria). Con grande ansietà assiste
allo svolgimento del pranzo e
quando Moravia incomincia ad
agitarsi, come sempre dopo
mezz’ora che è seduto, non riesce a tenersi e gli dice: «Mi raccomando, davvero. Guarda che
questi bicchieri sono molto
belli». «Sì», dice Moravia compunto. «Sono proprio belli».
Prende il tappo della bottiglia,
di cristallo massiccio, per guardarlo; e naturalmente lo lascia
cadere nel bicchiere. Pare che
Piovene abbia smesso da allora
di occuparsi di antiquariato.
Be’, Moravia ha 39 anni, pesa
77 chili nudo, è molto signore,
ha pubblicato Gli indifferenti a
sue spese perché nessun editore l’ha voluto, è stato definito il
primo romanziere esistenzialista d’Europa da «Die Weltwoche» di Zurigo, ha girato mezzo
mondo, dalla Cina al Messico, è
considerato dalle riviste straniere lo scrittore contemporaneo più importante d’Italia, se
gli chiedete un autografo vi dà
un foglio dattiloscritto (come è
capitato alle Pleiadi a Roma),
gli piace la cicoria in brodo,
non beve vino, non fuma, non
usa turpiloquio, parla praticamente tutte le lingue parlate
sulla faccia della terra, ha sposato una delle donne più affascinanti d’Italia, porta il berretto basco e camicie di colore,
non gli piacciono i dolci, ha
venduto La Romana a un regista americano, adotta e divulga
le idee della moglie… È accaduto una volta che Moravia,
traendo le conseguenze dalle
teorie di Einstein, dimostrò
l’immortalità fisica dell’uomo.
Accanitamente, per una intera
serata, ci siamo sentiti spiegare
che siccome il tempo e lo spazio non esistono l’uomo vivrà
in eterno. In quei casi, l’unica è
dargli ragione e cercar di distrarlo. Ma quella volta capitò
Qui sopra:
Alberto
Moravia
(a sinistra)
e Mario
Soldati.
Qui a fianco:
Elio Vittorini
che l’indomani si forzò la consegna di Elsa Morante e si andò
a prendere il tè a casa sua. Si
parlò dell’immortalità; e Elsa:
«Ma questa è un’idea mia. L’hai
già raccontata in giro?».
Bruno Cassinari
Durante l’insurrezione Cassinari era su una Topolino con
Morlotti e Kodra. Giravano con
armi; Kodra era sul cofano con
un mitra che non funzionava.
Nell’esaltazione generale, Cassinari dice: «In via Fiorichiari ci
sono due fascisti». Vanno. Una
volta lì Morlotti chiede: «Dove
sono?». «Non so», risponde
Cassinari. «Ma come?» «Be’,
bisogna pur dire qualcosa. Però qui c’è Pirovini, che ha la torta sempre pronta».
Valentino Bompiani
Un giorno è arrivato all’aeroporto di Roma con una valigia
troppo pesante e gli hanno fatto pagare cinquanta lire per
ogni chilo in più rispetto alla
soglia massima: «Ah, come siete cari», ha commentato. Per il
nervosismo si è poi pulito le
unghie per tutta la durata del
volo fino a Milano.
Dino Buzzati
Quando gli dicono che il suo
libro migliore è il primo Barnabo delle montagne s’arrabbia
un po’ poi ammette: «Lo dice
anche Radius, che è un uomo
intelligente, allora sarà proprio
così».
Luigi Spazzapan
Spazzapan con le sue bestemmie e la barba di tre giorni
ha gusti raffinatissimi ed è pieno di nostalgie per l’eleganza
viennese. Lasciamo andare il
garofano rosso o bianco che
per un certo tempo gli si vedeva
immancabilmente all’occhiello; ma lo avete mai sentito spiegare che le vere scarpe da neve
sono le scarpe di lustrino? Se
gli chiedete perché, vi risponde
perché la neve ci scivola sopra.
Bisogna avere pazienza; Spazzapan è fatto così.
Elio Vittorini
Elio Vittorini invece di discutere cerca di far discutere gli altri e poi dice la sua. Dà l’impressione di essere assente. Va
addosso alla gente guardandola, anche nelle discussioni, e
sbaglia sempre il numero del
telefono. Un giorno si è arrabbiato con Max Huber, il designer incaricato di curare la grafica dell’intera casa editrice Einaudi, dicendo che per un suo
lavoro aveva scelto dei colori da
gelateria e ha buttato il libro
per terra. Più tardi ha detto che
erano belli.
Mario Soldati
Indossa dei vestiti stranissimi. Huber l’ha conosciuto con
la barba di tre giorni: dicono
che non si rade finché non ha
finito il film. Una volta aveva
una sveglia al posto dell’orologio.
© 2014 SKIRA EDITORE
isogna immaginare
l’Italia del Dopoguerra, e
il respiro di un mondo
culturale in fermento: un’età in
cui nasce una nuova società
artistica e letteraria, rivivono le
gallerie d’arte, i caffè e i salotti,
nuove idee si diffondono tra
editori come Einaudi,
Bompiani, Longanesi. A
quell’epoca risale la «cartellina
rossa» ritrovata dall’erede di
Fernanda Pivano, Michele
Concina, nell’Archivio Pivano,
contenente una serie di testi
inediti della grande
americanista, composti nel
1947 e 1948, veri camei, o
«medaglioni», che narrano i
protagonisti di quell’epoca.
Tali inediti — di cui
pubblichiamo alcuni brani in
questa pagina — uniti ad altri
ritratti scritti dalla Pivano negli
anni successivi in parte editi
da quotidiani e riviste, sono
raccolti nel libro Medaglioni in
libreria il 10 dicembre per
Skira, curato dall’ultimo
assistente della Pivano, Enrico
Rotelli. Vi si incontrano nomi
come Guttuso e Casorati,
Soldati e Moravia, e le star
degli anni successivi, da
Warhol a Marilyn Monroe e
molti altri (peccato non vi sia
un indice dei nomi): e tra tic e
aspetti privati annotati con
ironia si intravede la temperie
culturale del 900, dalla
letteratura americana all’arte
povera, fino ai progetti
editoriali di molti padri e
madri della nostra cultura.
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
36
Assistance
2 ANNI
GARANZIA
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
Fiera di Roma
«Fateci vedere
Montalbano»
Folla per Camilleri
di Edoardo Sassi
CULTURA
Chiude oggi, dopo cinque giorni, la tredicesima
edizione di «Più libri più liberi», fiera romana
dedicata alla piccola e media editoria al Palazzo
dei Congressi dell’Eur. Nonostante la crisi gli
organizzatori si dicono contenti: «Con i tempi che
viviamo — ha commentato ieri Fabio del Giudice,
direttore della kermesse organizzata
dall’Associazione italiana editori — si poteva
temere una disaffezione del pubblico, che invece
non c’è stata. Vero che quest’anno abbiamo avuto
un giorno di programmazione in più, cinque invece
di quattro e con due festivi, ma se la tendenza
generale si confermerà nelle ultime ore
dovremmo passare dai 55 mila visitatori del 2013
ai 57 mila di quest’anno. Dati i tempi, un risultato
ottimo e per certi versi insperato». Nonostante la
crisi generale del mercato (l’indagine Nielsen
presentata proprio all’Eur denunciava nei primi
mesi di quest’anno un ulteriore calo di vendite del
7,1 per cento, pari a cinque milioni e mezzo di libri),
37
la fiera con 400 stand e 300 iniziative è riuscita in
sostanza a confermare il suo pubblico grazie
anche alla presenza di autori superstar. Nei giorni
scorsi, record di folla (under 30) per il fenomeno
Zerocalcare; per Andrea Camilleri, che ieri
presentava Morte in mare aperto (Sellerio), sono
addirittura intervenuti i Vigili del fuoco, per gestire
il serpentone di persone restate fuori, alcune delle
quali gridavano: «Fateci vedere Montalbano!».
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L’Altroparlante La discussione sui «Quaderni neri» del pensatore tedesco pubblicati in Germania
Heidegger antisemita: cancella Spinoza
di Guido Ceronetti
se non come motivo di reiterazione filosofica,
perché all’incessante generarsi di quel che è causa sui appartiene il recupero illimitato di ogni
oblio possibile (oblivia rerum), i nostri insignificanti nomi compresi. (Senso delle antiche tombe ebraiche in voluto abbandono, da veri figli del
deserto in esilio, in quanto il Signore è la Mano e
il Nome di quei dimenticati).
Un supposto antisemitismo tragico (intellettuale, non criminale) sfinito dal suo inseguimento dell’Essere che non cesserà di avere per
approdo il Nulla (il drammatico «Che cos’è Metafisica?» in quel limite cozza) può essere tentato di vendicarsi escludendo dal pensiero e dallo
stesso Esserci l’unico «popolo dell’Essere» di
questo mondo: l’ebreo biblico — portatore e gelosa vittima sacrificale del Dio en-sof — a costo
di tradire (di velare) la Verità come «svelatezza».
T
Il filosofo
● Il filosofo
tedesco Martin
Heidegger
(nella foto,
1889-1976) è
considerato
uno dei
pensatori più
importanti del
Novecento
● L’adesione di
Heidegger al
nazismo è da
tempo materia
di un animato
dibattito, su cui
ora gettano
nuova luce i
suoi Quaderni
neri, taccuini
filosofici di cui
in Germania
sono usciti
finora tre
volumi, che
saranno
tradotti in Italia
da Bompiani
● Il contenuto
dei Quaderni
neri è stato
analizzato il 2
novembre sulla
«Lettura» del
«Corriere» da
Donatella Di
Cesare, autrice
del saggio
Heidegger e gli
ebrei (Bollati
Boringhieri, pp.
352 , 17)
rattandosi di un personaggio centrale
del XX secolo, come Martin Heidegger,
lo scabroso argomento del suo antisemitismo dà sofferenza e nausea; e tuttavia
scrutiamolo, invitati dal prologo giovanneo: «La
Luce brilla nella Tenebra, ma la Tenebra non può
toccarla». Nella «Lettura» di domenica 2 novembre (supplemento culturale del «Corriere») una
pagina era dedicata — a firma Donatella Di Cesare — ai Quaderni neri, inediti heideggeriani di
prossima pubblicazione anche in Italia, che ne
anticipava qualcosa. Sono taccuini dei primi anni di guerra, non destinati alla pubblicazione e
probabilmente (il professore era da tempo uscito dal partito) nascosti per scagionarlo in caso di
visite della Gestapo.
Una scempiaggine di notevoli proporzioni accuserebbe «l’ebraismo mondiale» di allontanare, o di avere per fine, l’uomo dall’Essere, cosa
certamente non facile e alquanto impregnata di
dottrina divulgata dal falso zarista dei Protocolli
di Sion (la parola mondiale è di pura risonanza
nazionalsocialista). Cloache del pensiero, e non
Denken! Ma una prova ben più importante e decisiva dell’antisemitismo filosofico di Heidegger
è nella sua totale cancellazione della presenza di
un pensatore come Benedetto Spinoza dalla storia della metafisica, che per H. è la filosofia tout
court.
Leggo e mi sforzo di capirlo, Heidegger, da
circa quarant’anni, riempio di note ogni volume:
il suo silenzio su Spinoza, l’ebreo portoghese
cacciato e maledetto dalla sinagoga di Amsterdam, il pensatore che ha visto Dio più da vicino,
intossicato, drogato, malato dell’Essere anche
più, forse, dello stesso Heidegger, sarebbe stato
un vitando, un reietto, uno di cui è decenza tacere, per il cattedratico di Friburgo.
Heidegger approda alla sua idea dell’Essere
attraverso innumerevoli ruminazioni; Spinoza
l’aveva assorbita dalla Scrittura biblica, dove il
verbo essere (haiah) è la matrice del nome impronunciabile di Dio, il tetragramma reso corrente nella versione Adonai, Signore. Le quattro
lettere esprimono, significano, designano l’Essere nella sua infinità immanente-trascendente
che non può essere detta che spinoziana. Troppo grande è il nostro debito con quel «povero
ebreo» solitario dell’Aia per non rinnegarlo con
qualche imbecillità ideologica antisemita.
Attribuire l’oblio dell’essere (della metafisica
che lo pensa) a un ente d’immaginazione come
«l’ebraismo mondiale» (il concentrato rituale e
tradizionale superstite di un popolo disperso
ma non spento) è un delitto grave di questa modalità di anti-denken antisemita, perché è incontestabile per chiunque sia avvezzo a pensare
che se mai ci fu e ci sarà un «popolo dell’essere»
quello è l’ebraico, che ha l’Essere e l’assolutezza
dell’essere iscritti in quattro lettere che si ha paura di pronunciare. Negare all’ebreo di essere
proprietà dell’essere e depositario del Nome che
lo nomina, è negargli, in lingua heideggeriana,
l’esserci, il dasein, dunque equivale a escluderlo, a sterminarlo. È la mano genocida in guanti
di gomma. Per questo si può parlare di un antisemitismo tragico, quando ne spunta un orecchio di porco nel tentativo di cancellare Spinoza
dalle tavole del pensiero.
Come alternativo al Nome non dicibile la Kabbalàh medievale ha creato En-Sof: il Non-c’è-fine, l’Infinito, l’Essere in cui non può darsi l’oblio,
Il discorso per il Nobel
Modiano: amo Modigliani
Patrick Modiano (nella foto) ha dedicato al
ruolo dello scrittore il discorso di accettazione
del premio Nobel per la Letteratura, tenuto ieri
a Stoccolma. A suo avviso ogni romanziere è
segnato in modo indelebile dal suo tempo e
l’attività letteraria è molto simile a quella
artistica. In particolare Modiano ha dichiarato
che si sente assai vicino ad alcuni pittori, per
esempio Amedeo Modigliani, e anche ai
musicisti. Il Nobel si è detto preoccupato per la
perdita d’intimità causata dai social network,
ma non ha voluto condannarli.
Menashe Kadisham (1932), «Fallen leaves» (2007-2011, installazione), Berlino, Jewish Museum
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
SPETTACOLI
Show tv
Traffico in tilt ieri sulla Tiburtina, a Roma, per gli
One Direction. Migliaia di ragazzine si sono
accampate sin dal mattino all’esterno degli studi
Mediaset dove nel pomeriggio c’è stata la
registrazione di uno speciale tv. «Italia 1 D - One
Direction» andrà in onda su Italia 1 il 18 dicembre
in prima serata con Federica Panicucci a moderare
l’incontro con 500 fan in studio. Qualche canzone e
le domande delle ragazze. «Una folla fantastica. È
un’accoglienza straordinaria. Come quella ricevuta
One Direction a Roma
Traffico in tilt
e incontro con 500 fan
per i concerti di San Siro. Quello che è successo a
Milano è stato inaspettato e incredibile. Spesso
cercano di sorprenderci, ma forse non vedremo
mai più qualcosa del genere», dicono Liam, Harry,
Louis, Niall e Zayn. La boyband anglo-irlandese è
arrivata con un volo da Amsterdam ed è ripartita
immediatamente. A metà novembre è uscito il
nuovo album intitolato «Four» e il 1° dicembre è
stato pubblicato «Where We Are - Live from san
Siro Stadium», dvd del concerto di questa estate.
AC/DC
ciamo una vita avvolti in un
bozzolo. Insomma, come a tutti ci piace bere un bicchiere e
passare una bella serata. Ma
senza eccedere».
È un momento più che difficile per la band. Forse il più duro dopo la morte di Bon Scott, il
primo cantante del gruppo trovato morto nel 1980 dopo una
notte di bagordi. Non li preoccupa più di tanto il destino del
batterista Phil Rudd, sotto processo in Australia per aver minacciato di morte un uomo e
sua figlia e per possesso di droga. Rudd ha partecipato alle registrazioni, ma ha litigato con
gli altri e, prima ancora che
scoppiasse il caso giudiziario, è
stato fatto fuori dai video e dalle foto ufficiali. Chi non ha partecipato alle sessions, e qui sta
il momento grave, è Malcolm
Young, fratello di Angus, cofondatore e chitarra ritmica.
Il leader Angus:
«I miti della Storia
per il nostro rock»
Il gruppo
● Gli AC/DC
debuttano nel
‘74. Sono nella
top5 delle
vendite Usa di
sempre. «Rock
or Bust» è il
15°album:
primo senza
Malcolm
Young, colpito
da malattia
● La nuova
formazione (da
sinistra): Cliff
Williams
(basso), Brian
Johnson (voce),
Stevie Young
(chitarra ) e
Angus Young
(chitarra)
Q
u a t t ro ca n zo n i ,
compresa quella
«Rock or Bust» che
ha battezzato il disco appena uscito,
con la parola rock nel titolo. Il
messaggio degli AC/DC è chiaro. «Il nostro scopo è sempre
stato uno: fare rock. Per quanto
riguarda i testi poi, a volte provi
a usare altre parole, ma non
funziona allo stesso modo. Ci
rimetti “rock” e fai bingo», ridacchia Angus Young, chitarrista degli AC/DC, band austra-
liana nella top 5 degli artisti
che hanno venduto di più nella
storia delle classifiche Usa.
Le nuove canzoni sono fedeli
alla linea. Potrebbero essere su
uno qualsiasi dei dischi: un
ibrido fra blues, rock e hard, i
riff indiavolati di Angus e la voce di Brian Johnson. «Il nostro
è sempre lo stesso format: bas-
so, batteria, due chitarre e voce», spiega Angus.
Semplicità (e continuità) anche nei testi che ci portano fra
donne dalle curve pericolose,
amplificatori al massimo, partite a biliardo, fuoco, macchine
veloci e doppi sensi. Dei ragazzacci (Angus sul palco veste
sempre l’uniforme da scolaretto) che oggi rischiano di passare per politicamente scorretti:
«Abbiamo sempre cantato di
questi temi. Ma era così anche
per Elvis Presley, i Beatles, i
Rolling Stones o i Led Zeppelin. O prima ancora Chuck Berry. Erano grandi canzoni e non
offendevano nessuno. Bisogna
distinguere fra il mondo reale e
il mondo in cui la gente crede
che noi viviamo».
Nelle dodici tracce spunta
«Dogs of War» che parla di
mercenari. La prima canzone
politica della loro storia? «Non
sarebbe da noi. Non facciamo
prediche, non condanniamo
nessuno. Da ragazzino se accendevo la tv e c’era qualcuno
che parlava di politica cambiavo canale. Noi siamo qui per far
ridere e far passare una buona
giornata», chiarisce il chitarrista. «E poi in un momento di
crisi meglio fare così che cantare la miseria del tempo che viviamo», aggiunge il bassista
Cliff Williams. La scintilla che
39
❞
Le scelte
Un brano ispirato alle
imprese di Annibale
ma vogliamo comunque
divertire in tempi di crisi
Scolaretto
Angus Young, 59
anni, con la divisa
da scolaretto
che porta nei
concerti. Per
«Rolling Stone»
è il 24esimo
chitarrista
di sempre
ha fatto nascere quella canzone
è la Storia. «L’idea ci riporta ai
tempi di Annibale che riuscì a
riunire sotto di sé persone di
nazioni diverse e portare il suo
esercito mercenario ad attraversare le Alpi. Sono un fan della Storia. Un altro personaggio
che amo è Giulio Cesare», racconta il leader. I condottieri
erano le rockstar dell’antichità… «Nelle loro storie c’è tutto:
sesso, droga e rock and roll...
Se Nerone fosse vivo oggi sono
certo che sarebbe eletto». Tutti
si immaginano che la loro sia
una vita sesso, droga e rock
and roll. Angus però si è sempre dichiarato pulito. «Non siamo certo preti o suore, non fac-
Mai accaduto in 40 anni. Nessuna lite familiare, che nel rock
non sarebbe una novità. Ad
averlo messo fuori gioco è la
demenza senile. Al suo posto
c’è il nipote Stevie, che sarà anche nel tour negli stadi previsto
per l’estate 2015 (si parla di s.
Siro). «Non è stato come partire da zero perché Stevie aveva
già suonato con noi negli anni
80. Ha un suono simile a quello
di Mal e ha riempito perfettamente quegli spazi», commenta Cliff. Come alla morte di Bon
Scott, la storia degli AC/DC
non si ferma: «Io e Malcolm
siamo cresciuti assieme e abbiamo sempre suonato assieme. È sempre stato quello che
voleva proseguire. E anche lui è
andato avanti sino a che ha potuto. Quando ha capito che non
poteva proseguire ci ha detto di
fare come volevamo».
Andrea Laffranchi
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Giusy: non ho avuto regali, senza gambe vinco «Ballando»
Il trionfo dell’atleta paralimpica. «Rifiuto ogni pietismo, non pensavo che la gente mi avrebbe votato»
❞
Questa
avventura
mi ha
migliorata:
l’ho
affrontata
pensando
agli altri,
sono
riuscita
a lanciare
messaggi
positivi
L
a sua preoccupazione era
finire la prima puntata. E
invece, ha vinto. Sabato
sera Giusy Versace ha alzato la
coppa di Ballando con le stelle,
dimostrando, probabilmente
anche a se stessa, che anche i limiti che sembrano invalicabili
possono invece essere superati. Lei, senza gambe per via di
un brutto incidente, è scesa in
pista sabato dopo sabato nel
programma di Milly Carlucci,
su Rai1, sorridendo anche
quando le protesi le facevano
male. Perché ballare può essere
complicato, ma lo è senza dubbio di più se ad ammortizzare i
passi non ci sono i tuoi piedi,
ma dei supporti in titanio.
Anche per questo, la vittoria
è stata una sorpresa per l’atleta
37enne: «Chiedo alla gente di
tirarmi dei pizzicotti perché
non mi sembra vero e non me
lo aspettavo», racconta. «Arrivare in finale era già una con-
quista. E se anche avesse vinto
Andrew (Howe, secondo classificato, ndr.) sarei stata contenta. Non pensavo che la gente avrebbe permesso a una senza gambe di vincere». Invece è
successo. Non crede che la sua
storia l’abbia in qualche modo
avvantaggiata? «No, non ho
avuto sconti da nessuno, anzi.
Ho lavorato duramente e non
mi hanno mai regalato niente». Momenti di sconforto ci
sono stati... «Ora posso ammetterlo, ho pensato di non
farcela. E’ un percorso compli-
Gioia
Giusy Versace,
37 anni, sorride
sorreggendo la
coppa della
decima
edizione di
«Ballando con
le stelle»
assieme al suo
maestro,
Raimondo
Todaro, 27, alla
sua quinta
vittoria. Ai due
piacerebbe ora
portare in
scena uno
spettacolo
cato per tutti, io ho avuto un
problema grosso quando il
mio dorsale si stava per strappare. Solo che se gli altri potevano dire: ho la febbre o mi sono rotto un piede, io non potevo dire che mi faceva male una
gamba. L’ho scritto una volta su
Facebook e c’è stato subito chi
ha parlato di pietismo. Da allora, per non essere fraintesa, ho
evitato».
A sorreggerla, il suo maestro, Raimondo Todaro (alla
sua quinta coppa): «All’inizio
non mi fidavo. Io corro e in pista si corre soli. Poi mi sono affidata e non mi sono risparmiata nemmeno con le acrobazie: volevo che la mia energia
arrivasse sui divani della gente». Durante una diretta una
protesi si è sganciata... «Un
momento che non dimenticherò. Ma è stato gestito bene
da tutti e mi ha reso di colpo
più umana. Del resto c’è chi
perde le bretelle, chi le extension, io ho perso la gamba».
Una sua conquista era stata
tornare a indossare i tacchi:
«Ora voglio anche delle pantofole con i tacchi, ci ho preso gusto». Non smetterà di ballare:
«Nemmeno con Raimondo. E’
nato un rapporto molto bello,
c’è l’idea di sviluppare un progetto assieme, magari a teatro». Ora c’è un po’ di tristezza
per la fine di un’avventura che
«mi ha migliorata: l’ho affrontata pensando agli altri, per
lanciare un messaggio positivo. Non avevo messo in conto
che avrebbe arricchito anche
me». Il progetto più grande è
adesso il Campionato del Mondo di atletica paralimpica 2015:
«Il mio allenatore non aspetta
altro. Mi ha subito detto: hai finito di ballare, adesso torna a
correre».
Chiara Maffioletti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
41
●
Risponde Sergio Romano
IL MONDO IN PIAZZA
STATI UNITI E HONG KONG
Caro Romano, buona parte
degli storici sostengono che il
nostro Risorgimento sia opera
soprattutto del prevalere
dell’ideologia massonica in
ampi strati dell società.
Invece, secondo lo storico Aldo
Alessandro Mola, i cattolici
ebbero un ruolo importante.
Cito, per tutti, Atanasio
Canata. L’inno Fratelli d’Italia
fu scritto, sempre secondo
Mola, nel 1846 da padre
Atanasio Canata, sacerdote
dell’ordine degli Scolopi e
maestro di Goffredo Mameli. Il
giovane Mameli ricopiò il testo
di Canata e lo inviò nel
novembre 1847 all’amico
Michele Novaro che lo mise in
musica.
Piero Campomenosi
pierocampomenosi@
libero.it
Vi fu certamente nel Risorgimento una importante corrente cattolica, ma composta da
uomini e donne che erano decisi a conciliare la fede e il sentimento nazionale. Non possiamo dimenticare che Pio IX scomunicò Cavour e sospese «a divinis» fra’ Giacomo Poirino,
reo di averlo assolto sul letto di
morte.
CORRUZIONE / 1
Fenomeno inquietante
Ogni volta che la magistratura
scopre casi di corruzione si
aprono le solite inutili
discussioni. Sarebbe invece il
caso che le forze sane del Paese
facessero fronte comune per
ridurre il fenomeno a livelli
fisiologici. Nessuna economia
può sopportare una simile
diffusione della corruzione: se
non si interviene rapidamente,
tutti gli sforzi risulteranno
vani. Basta guardare i ranking
internazionali: i Paesi con la
maggiore diffusione della
corruzione sono quelli che
hanno meno sviluppo!
Sergio Guadagnolo
sergioguadagnolo@virgilio.it
di Pierluigi Battista
L’infelice illusione
di una decrescita felice
LETTERE
AL CORRIERE
RISORGIMENTO
Ruolo dei cattolici
● Particelle elementari
A proposito della sua risposta sulle
manifestazioni quasi sempre violente nelle
periferie delle città, a me sembra che queste
siano in costante aumento. Penso a quanto
accade negli Stati Uniti e a Hong Kong. Non
pensa che il malessere della popolazione
costretta a vivere ai margini della società sia
giustificato?
Angela Caputo
Messina
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
Cara Signora,
e due proteste sono alquanto diverse. Le
manifestazioni americane sono la prosecuzione di quelle che furono guidate da
Martin Luther King negli anni Sessanta
del secolo scorso ed ebbero allora effetti importanti. Gli Stati meridionali della Federazione furono costretti a smantellare il regime di apartheid razziale sopravvissuto alla fine della Guerra di secessione. Fu facilitato l’ingresso dei giovani afro-americani nei college e nelle
università. Nacque una borghesia nera che cominciò a salire lungo la scala sociale e a prendere alloggio nei quartieri residenziali, prima riservati alla borghesia bianca.
Esistono ancora quartieri urbani abitati da
una popolazione povera, poco istruita, spesso
incline a violare la legge: una sorta di lumpenproletariat, come veniva definito il sotto-proletariato della società tedesca agli inizi del Novecento. Ma esiste anche un richiesta di diritti civili che si manifesta rabbiosamente ogniqualvolta
le autorità di polizia e la magistratura trattano gli
afro-americani con metodi che sarebbero difficilmente immaginabili per la popolazione di
L
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Un hotel di
lusso inglese:
vietato
allattare al
seno neonati
nella sala
principale se
non
coprendosi.
Giusto?
SUL WEB
Risposte alle
19 di ieri
CORRUZIONE / 2
Reato intollerabile
Sì
Uno Stato serio deve (e può)
prevenire gravissimi reati
quali quelli evidenziati in sede
romana. Non è tollerabile
arrivare sempre quando i buoi
sono fuggiti: ricordo che la
trasparenza è il peggior
nemico dei malintenzionati.
Franco Bellini, Udine
45%
55%
No
La domanda
di oggi
La deputata
Giulia Sarti: si
discuta sulla
opportunità di
togliere il nome
di Grillo dal
simbolo dei 5
Stelle. Ha
ragione?
STANDARD & POOR’S
Segnale sconfortante
Sulle agenzie di rating si è
detto di tutto e di più: buttate
a mare quando danno una
brutta lezione al governo in
carica, portati ad esempio di
giusto verdetto se, per caso
raro, danno qualche «più».
origine europea o asiatica. Anche ora, come negli anni Sessanta, questi ceti sociali possono fortunatamente contare sulla presenza alla Casa
Bianca di un presidente (Kennedy e Johnson allora, Obama oggi), sensibile al problema della
loro condizione sociale.
I manifestanti di Hong Kong, invece, appartengono al polo opposto dello spettro sociale.
Gli abitanti sono più di sette milioni, il loro territorio appartiene alla Cina, ma gode di una larga
autonomia, e il reddito medio mensile delle famiglie è di circa 2.150 euro. Sono scesi in piazza
perché Pechino vuole che il Chief Executive Officer (erede del governatore d’epoca coloniale)
venga scelto fra una rosa di candidati proposti
dal governo centrale. Pechino resiste con un certo imbarazzo alle richiese dei manifestanti perché è prigioniera di alcune contraddizioni. Ha
bisogno di Hong Kong, divenuto ormai il suo più
efficace braccio finanziario nel mondo. Non può
ignorare che una piazza finanziaria è tanto più
credibile quanto più ha istituzioni liberamente
elette e indipendenti. Ma teme che la febbre democratica di Hong Kong contagi la società nazionale cinese mettendo in discussione il precario equilibrio fra le libertà economiche e il sistema politico fortemente autoritario.
Per parecchie settimane Pechino ha sperato
che i manifestanti, figli di famiglie piuttosto
agiate e politicamente moderate, si stancassero
di manifestare. Posso soltanto dirle, cara Signora, che la crisi dell’antica colonia britannica merita di essere seguita attentamente. La Cina del
dopo Hong Kong potrebbe essere alquanto diversa da quella degli scorsi anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ultimo dato della Standard
& Poor’s che ci riguarda è
purtroppo sconfortante e
tragico. Prendiamolo pure con
le molle, ma resta un segnale
molto brutto. È inutile fare
raffronti con il passato (il loro
giudizio, comunque, non era
mai sceso così in basso) e
buttiamoci a testa bassa a
fare qualcosa: le chiacchere
piacciono solo ai politici. La
situazione è davvero
problematica e urgono misure
per la ripresa.
Renata Franchi
Vallebona (Im)
NEL NOSTRO PAESE
Festività e vacanze
Il 49% degli italiani non arriva
a fine mese e il 19% non farà
regali per le prossime festività
natalizie; in compenso 9
italiani su 10 sono in vacanza
per il fine settimana
dell’Immacolata. C’è qualcosa
che non mi quadra: mi sono
perso delle notizie importanti
cammin facendo?
Graziano Nadali
Tolmezzo (Ud)
RIMEDIO SBRIGATIVO
Presepi nelle scuole
Ecco una proposta che mi
sembra molto semplice: chi,
per i più svariati motivi, non
vuole festeggiare il Natale
nelle scuole, non avrà diritto
alle relative vacanze. Sarà un
fiorire di presepi...
Mario Rondoni
U
n po’ di ossigeno contro chi esalta il
buio infelice della «decrescita felice».
È un libro che si intitola Contro la
decrescita (Longanesi), è scritto da Luca
Simonetti, e andrebbe vivamente consigliato
a chi non riesce a capacitarsi che un passato
di penuria e miseria, dolore e rassegnazione
possa essere indicato come un’Età dell’Oro.
Un manuale utile per rintuzzare le solite,
lugubri geremiadi contro il consumismo.
Che poi è la possibilità per miliardi di
persone di acquisire beni, opportunità e
benessere in una misura inconcepibile in
passato anche per i ceti più ricchi.
Una raffica di argomentazioni
documentate e convincenti contro i
detrattori della scienza che ha salvato una
quantità incalcolabile di vite umane. Contro
chi rimpiange l’armonia bucolica di un
mondo scomparso senza ricordare che in
quel mondo solo lo strato signorile della
società poteva avvantaggiarsene, lasciando i
contadini ad ammazzarsi di fatica, a morire
per malattie oggi facilmente curabili, ad
abitare in tuguri lerci e puzzolenti, mentre la
mortalità infantile faceva strage di bambini
denutriti. Un libro che ricorda la forza
democratica del progresso, del consumo,
della globalizzazione che strappa alla
povertà interi continenti condannati a vivere
in condizioni disastrose, dell’istruzione
garantita a popoli costretti in passato
all’analfabetismo, della diffusione di massa
di consumi culturali insperati fino poche
decine di anni fa.
Pensare che questo passato di stenti e di
vita miserabile possa essere rimpianto come
un Eden perduto testimonia della scomparsa
di ogni elementare senso storico. Non
sappiamo più da dove veniamo. Non
abbiamo più la percezione dei tremendi
costi sociali che la stagnazione economica,
l’impossibilità di progredire, la
subordinazione sociale, l’immobilismo
culturale hanno gravato su un mondo che se
non oltrepassava la soglia del chilometro
zero, oggi idealizzato con rimpianto
struggente, era perché non poteva conoscere
quello che accadeva a più di un chilometro
zero. Un mondo per cui lo slow food pativa la
scarsità del food e la fatica disumana per
procurarselo. Un mondo in cui i contadini di
Ermanno Olmi venivano decimati al primo
apparire di una malattia. Un mondo in cui la
superstizione ostacolava persino i primi
esperimenti di anestesia totale che
avrebbero affrancato l’umanità da sofferenze
indicibili. La non crescita era il vertice
dell’infelicità. Questo libro ce lo ricorda.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mrondoni052@gmail.com
Bozzetto
INTERVENTI E REPLICHE
Tasse: l’evasione è un fenomeno trasversale
Caro direttore, cosa ho portato all’attenzione
della Corte dei Conti che non è piaciuto all’ex
ministro Vincenzo Visco (Corriere di ieri)?
Sostanzialmente che, laddove si sottolinea che
l’81,4% del gettito Irpef deriva da contribuenti il
cui reddito prevalente è da lavoro dipendente o
da pensione, sarebbe opportuno evidenziare
anche che questa tipologia di contribuenti
corrisponde all’82,7% del totale. Anche i dati
della media individuale dell’Irpef netta versata
dimostrano che è avventato parlare di
«ingiustificata grave sperequazione» tra il livello
di contribuzione delle diverse categorie: 5.240
euro per i dipendenti, 3.770 per i pensionati,
4.880 per i piccoli imprenditori, 15.110 per gli
autonomi. Per tacere dell’Irap. Questi numeri,
ovviamente, non implicano affatto che non si
debba essere determinati nel combattere
l’evasione; implicano solo la consapevolezza che
si tratta di un fenomeno trasversale, con una
distribuzione di intensità che varia senz’altro, ma
solo in funzione di modalità tecniche di prelievo
e non di diverse tensioni etiche categoriali.
Questa consapevolezza è decisiva proprio per
combattere l’evasione con maggiore efficienza.
Perché è chiaro che solo una politica capace di
costruire attorno a sé un patto tra gli onesti delle
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DEL LUNEDÌ
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
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VICEDIRETTORI
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diverse categorie può spezzare quel circuito di
evasione e di corruzione devastante per il Paese
che il puro e semplice conflitto categoriale, tanto
caro ad alcuni, ha invece aiutato a incancrenirsi.
Aggiungo infine che la vera lotta all’evasione è
cosa diversa dalla mera caccia al gettito degli
anni passati, fatta con la carota pelosa dei
condoni o con il bastone ferrato dell’ideologia
strisciante, a seconda del proprio presunto
elettorato di riferimento. E sottolineo presunto
perché, se gli ex ministri non se ne sono accorti,
dopo 15 anni di queste politiche, sono sempre di
meno i cittadini che vanno a votare.
Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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Corsera + IoDonna + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e
prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + €
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La tiratura di domenica 7 dicembre è stata di 401.327 copie
PREZZI DI VENDITA ALL’ESTERO: Albania € 2,20; Argentina $ 15,50 (recargo envio al interior $ 1,00); Austria € 2,20; Belgio € 2,20; Canada CAD
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ISSN 1120-4982 - Certificato ADS n. 7682 del 18-12-2013
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
42
Sportlunedì
Le pagelle
Inter
Udinese
Classifica
Risultati
ATALANTA-CESENA
CAGLIARI-CHIEVO
FIORENTINA-JUVENTUS
GENOA-MILAN
INTER-UDINESE
NAPOLI-EMPOLI
PARMA-LAZIO
ROMA-SASSUOLO
TORINO-PALERMO
VERONA-SAMPDORIA
3-2
oggi alle 19
0-0
1-0
1-2
2-2
1-2
2-2
2-2
oggi alle 21
JUVENTUS
ROMA
GENOA
NAPOLI
LAZIO
SAMPDORIA*
MILAN
UDINESE
FIORENTINA
SASSUOLO
35
32
26
24
23
22
21
21
20
19
PALERMO
18
INTER
17
EMPOLI
15
VERONA*
14
ATALANTA
14
TORINO
13
CAGLIARI*
11
CHIEVO*
10
CESENA
8
PARMA
6
* Una partita in meno
1
2
Marcatori: Icardi 44’ p.t.; Bruno
Fernandes 15’, Thereau 26’ s.t.
Inter
Guarin, fumo e perle
6 Handanovic Ottimo su Di Natale,
senza colpe sull’1-1, così così in
uscita sul 2-1 di Thereau, anche se
il 99% del danno lo combina
Palacio.
5,5 Nagatomo Spinta confusa.
6 Ranocchia Il meno peggio dietro.
Ma impostazione da censura.
5,5 Juan Jesus Macchinoso. Sbatte
una palla gol su Pasquale.
5 Dodò Un tempo discreto, poi
crolla fra errori e inutili arzigogoli.
6 Guarin Alza un sacco di polvere,
ma scarta anche due perle: su una
Kovacic colpisce la traversa, sulla
seconda Icardi segna.
Ripresa nulla.
5 Medel Vertice basso ideale del
rombo finché non crolla di schianto
e si perde Bruno Fernandes che fa
1-1. Spompo.
5 Kuzmanovic Marginale.
5 Kovacic Trequartista, parte bene
ma il suo mood si affloscia sulla
traversa al 22’. Di lì si assenta per
ricomparire con un tiro fuori di
niente. Rinascita? Macché. Chiude
come una piuma travolta dal vento.
6,5 Icardi Gol da bomberone. Lui
c’è. Ma non basta.
5 Palacio Un gol negatogli da
Heurtaux, solito gran lavoro di
supporto, la generosità è tanta che
lo ottunde e alla fine regala il 2-1 a
Thereau. Peccato vederlo così.
Forse gli serve del riposo.
5 Osvaldo Entra quando l’Inter ha
già perso la testa.
5,5 Mancini Squadra bifronte, gli
enormi limiti tecnici e mentali
richiederanno lavoro doppio, in
campo e fuori. E chissà se basterà.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Udinese
Il clic di Fernandes
6 Karnezis Gol imparabile, poi
osserva.
6 Heurtaux Rischia subito un
autogol ma è decisivo su Palacio.
6,5 Danilo Di sostanza.
6 Piris Saltato da Guarin, quasi gol.
Bruciato da Icardi, gol. Ma nella
ripresa riemerge, come tutta la
squadra.
6 Widmer Cauto in avvio, meglio
poi.
6,5 Badu Parte troppo basso.
Migliora quando si accorge che di
fronte ha Kuzmanovic.
6,5 Guilherme Soffre Kovacic
finché l’interista non si autocancella.
6 Allan Fuori ruolo ci mette un po’
ad adeguarsi, anche perché Guarin
spinge molto.
6 Pasquale Salva un gol su Juan
Jesus, talvolta barcolla ma tiene.
7 B. Fernandes Raccordo fra
mediana e Di Natale, appare con
un’ora di ritardo, in tempo per un
gran gol. Poi 5’ dopo ne sbaglia un
altro di testa. Ma il suo clic è
decisivo per accendere l’Udinese.
6 Di Natale Primo tempo sempre in
fuorigioco, ha la palla buona sullo
0-0 ma trova l’ex socio Handanovic.
Festeggia la gara 400 in bianconero
con l’applauso di San Siro.
7 Thereau Quando entra uno
pensa: ma come, Strama toglie Di
Natale? Appunto. Gol decisivo, di
rapina, freddezza e tecnica. Ecco
perché Strama allena e noi
guardiamo.
7 Stramaccioni Non vinceva da 5
gare, l’Inter lo rigenera. Vendetta o
no, comunque è un sogno.
al.p.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTER (4-3-1-2): Handanovic 6;
Nagatomo 5,5, Ranocchia 6, Juan Jesus
5,5, Dodò 5 (D’Ambrosio s.v. 44’ s.t.);
Guarin 6, Medel 5 (Bonazzoli s.v. 44’ s.t.),
Kuzmanovic 5; Kovacic 5; Icardi 6,5
(Osvaldo 5 22’ s.t.), Palacio 5.
All.: Mancini 5,5
UDINESE (3-5-1-1): Karnezis 6;
Heurtaux 6, Danilo 6,5, Piris 6; Widmer 6,
Badu 6,5, Guilherme 6,5, Allan 6 (Pinzi
s.v. 36’ s.t.), Pasquale 6; Bruno
Fernandes 7; Di Natale 6 (Thereau 7 19’
s.t.). All.: Stramaccioni 7
Arbitro: Gervasoni 5,5
Ammoniti: Dodò, Pinzi, Bonazzoli
Recuperi: 1’ più 4’
MILANO Applausi a Stramaccioni, dopo i cori per Stankovic; fischi all’Inter, alla seconda
sconfitta consecutiva. L’Udinese è uscita da San Siro con una
vittoria in rimonta, che moltiplica i problemi nerazzurri, puniti al di là dei loro demeriti,
che non sono stati pochi. Il primo tempo dei manciniani è
stato ben giocato, esemplare
per spirito di iniziativa e per alcune giocate interessanti, ma è
stato chiuso con un solo gol di
vantaggio, quello firmato da
Icardi al 44’, sull’imbucata di
Guarin. Gioco, combattività,
compattezza, personalità, finalmente si è vista una squadra, soprattutto dopo che a
metà primo tempo Kovacic ha
colpito la traversa, in una situazione nella quale sarebbe stato
possibile fare di più e meglio.
Dell’Udinese si sono avute flebili tracce, con la squadra tutta
chiusa, preoccupata soltanto di
fare densità in mezzo al campo
e chiudere tutti gli spazi, nel
tentativo di arrivare all’intervallo senza subire gol. Il settimo
gol di Icardi a San Siro, su un
totale di otto in questo campionato, è sembrata la naturale (e
insufficiente) conseguenza di
una squadra che è apparsa ribaltata, nel modo di concepire
la partita e di interpretarla.
L’idea di chiudere la gara in
avvio di ripresa ha creato il disastro nerazzurro e ha esaltato
le qualità dell’Udinese, che ha
fatto come il pugile che si difende all’angolo, fa stancare
l’avversario e poi trova le energie per metterlo al tappeto. Nei
primi cinque minuti, Dodò ha
sbagliato appoggio su un contropiede difficile da sbagliare
(c’era Guarin libero a destra, lui
ha calciato male a sinistra);
Juan Jesus ha colpito Pasquale a
due passi dalla porta. La squadra però, in piena euforia agonistica, ha cominciato ad allun-
Doppio k.o. Il gol di Thereau
e, nella pagina accanto, quello
di Antonelli (LaPresse, Ap)
Incubo Inter
Cade in casa con l’Udinese di Strama
Gol di Icardi, nella ripresa il crollo
Incredibile assist di Palacio a Thereau
garsi e a scoprirsi. Soprattutto
dall’alto, si vedevano ampi spazi disponibili per le ripartenze
dell’Udinese. Di Natale ci ha
provato un paio di volte ed è subentrata negli interisti la pau-
Squadra a due volti
Dopo il pareggio la
paura ha provocato
negli interisti uno
scollamento fra le linee
ra, che ha provocato uno scollamento fra le linee. Troppo spazio fra difesa e centrocampo ha
dato la spinta decisiva all’Udinese, che ha trovato il pareggio
su una conclusione dal limite,
di Bruno Fernandes, solissimo
al momento di calciare, per la
sua seconda rete in campionato, dopo quella al Cesena.
Era passata un’ora e l’Inter,
invece di reagire, perché nel
calcio succede anche di incassare un gol, si è consegnata all’avversario: Ranocchia ha sal-
vato su Allan, con gli interisti
sempre più in affanno. Stramaccioni ha provveduto a cambiare Di Natale, ormai stanco,
mettendo in campo Thereau,
quello che avrebbe voluto all’Inter per sostituire Milito. E
Thereau lo ha ripagato segnando il gol della vittoria su un errore incredibile di Palacio: rinvio sereno di Handanovic sull’argentino, che ha cercato di
restituire il pallone ad Handanovic, con tutta la squadra che
stava andando avanti per attac-
«Sono arrabbiato nero per la sconfitta»
Mancini: «Il primo tempo ok, ma nel 2° atteggiamento sbagliato»
Deluso
Roberto
Mancini: 3
partite, 1 pari
e 2 sconfitte
(Getty Images)
MILANO Serata di grandi emozioni a San Siro. E non solo per
il ritorno di Dejan Stankovic:
per lui tanti applausi, baci, abbracci e questo striscione: «Hai
lottato e sputato sangue per
questi colori: ovunque tu vada
sei e rimani uno di noi». Emozionante sta diventando pure la
classifica dell’Inter dopo questa sconfitta, la 5ª in campionato, la 2ª consecutiva. Roberto Mancini è molto amareggiato: «Nel primo tempo abbiamo
giocato molto bene, concesso
niente e avremmo potuto e dovuto segnare almeno un altro
gol. Nel secondo abbiamo concesso qualcosa e lasciato giocare l’Udinese ed è arrivato il pareggio. Il loro secondo gol, invece, ce lo siamo fatti da soli».
Partita di non facile lettura
con un’Inter a due facce, tanto
che il tecnico interista ha ammesso: «Sono inc... nero per
questa sconfitta e per il nostro
atteggiamento nel secondo
tempo, i centrocampisti non
hanno fatto quello che avrebbero dovuto. No, non è un problema di stanchezza il nostro.
Però mi è piaciuto molto quello
che ho visto nel primo tempo,
meritavamo almeno un paio di
gol di vantaggio».
Così non è stato e Andrea
Stramaccioni, pure lui al ritorno a San Siro, ha cambiato volto all’Udinese nell’intervallo.
«Era importante vincere e credo che abbiamo fatto una ri-
❞
Mancini
Il gol del 2-1
ce lo siamo
fatti da soli
Di sicuro
il problema
non è la
stanchezza
care. Passaggio sbagliato nella
forma e nella sostanza, perché
troppo lento: Thereau è arrivato prima di tutti, ha dribblato il
portiere e ha fatto gol.
Il peggio per l’Inter è arrivato
dopo, perché la squadra non è
stata capace di costruire una
vera palla-gol, nonostante le
indicazioni di Mancini, che ha
provato tutto il possibile per
cercare di rimettere in strada
l’Inter. Il tecnico ha provato ad
alzare l’asticella, la squadra ha
voglia di seguirlo, ma commette errori incredibili, che azzerano qualsiasi tentativo di cambiare il corso degli eventi. E restano i 17 punti e una classifica
avvilente.
Ma Mancini può ancora farcela a capovolgere il mondo nerazzurro.
Fabio Monti
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presa molto importante — ha
sottolineato il tecnico dell’ Udinese —. Nel primo tempo abbiamo sofferto la posizione di
Kovacic tra le linee, nel secondo ci siamo organizzati e alla fine abbiamo meritato».
Il ds Piero Ausilio, intanto,
rientrato da un breve viaggio di
aggiornamento in Inghilterra
ha annunciato: «Mancini sta
ancora studiando la squadra ed
è contento della dedizione dei
ragazzi: alla fine del girone di
andata faremo il punto della situazione per valutare insieme
come o dove intervenire sul
mercato di gennaio». Il vero
problema sarà quello di riuscire a capire da dove cominciare.
Franco Fiocchini
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
● Il commento
Milano e l’impossibilità
di avere squadre vere
di Mario Sconcerti
Genoa
Milan
43
SPORT
Il Milan ha perso a Genova, ma non è questo
il punto, a Genova di questi tempi si può
perdere, è capitato anche alla Juve. Il problema
è che il Milan ha vinto una sola volta nelle
ultime sette, da metà ottobre fa un punto a
partita. Un dato soprattutto dimostra
l’impossibilità di essere squadra: non ha subìto
gol in due sole partite. Per capire questo dato
basta aggiungere che solo Cesena, Parma e il
Cagliari hanno fatto peggio. Il Torino è stato 5
volte senza subire gol, l’Atalanta 4, l’Inter 5, la
Fiorentina 7, la Roma 8, la Juve 10. Il Milan solo
2. Subire sempre gol significa non avere
equilibrio, non potersi permettere un calcio
ambizioso. E se lo cerchi per forza, sei
doppiamente punito. È un Milan da due mesi
bloccato nella sua crescita. Penso dipenda dalla
poca fantasia di un centrocampo ordinato e
molto scolastico che non copre la difesa ma
nemmeno aiuta la fase di attacco. De Jong è un
ottimo giocatore, ma ha bisogno di un regista
accanto.
SEGUE A PAGINA 45
Le pagelle
1
0
Marcatore: Antonelli 32’ p.t.
GENOA (3-4-3): Perin 7; Roncaglia 6,5,
De Maio 6,5, Izzo 6,5 (Antonini s.v. 39’
s.t.); Sturaro 6,5, Bertolacci 6, Kucka 6
(Marchese 6 26’ s.t.), Antonelli 7; Falque
6, Matri 5 (Pinilla s.v. 36’ s.t.), Perotti 7.
All.: Gasperini 8
DALLA NOSTRA INVIATA A GENOVA
MILAN (4-3-3): Diego Lopez 6; Bonera
5, Mexès 5, Rami 6, Armero 5,5;
Montolivo 5,5 (Poli 5,5 18’ s.t.), De Jong
5, Bonaventura 6; Honda 5 (Pazzini 5
26’ s.t.), Ménez 5,5, El Shaarawy 5
(Niang s.v. 33’ s.t.). All.: Inzaghi 5,5
7 Perin Lasciate che i palloni
vengano a me: sembra avere le
calamite quando blocca Menez (due
volte), Mexes e Bonaventura.
6,5 Roncaglia Chiusure decisive a
difendere il pari. In mostra anche
con un gran tiro, di poco alto.
6,5 De Maio Autorevole, di testa le
prende tutte.
6,5 Izzo Non sfigura di fronte alla
rapidità di Menez.
6,5 Sturaro Molto lodato da
Gasperson per la duttilità e
altrettanto rimpianto perché già
della Juve.
6 Bertolacci In raddoppio costante
su Montolivo, gli restano un po’
meno energie per creare.
6 Kucka Un suo clamoroso errore
manda in porta Menez e rischia di
far prendere alla partita tutta
un’altra piega. Però si fa perdonare
con un secondo tempo gagliardo.
7 Antonelli Parte spingendo come
un matto e mette a segno il terzo
gol consecutivo in campionato, poi
ripiega ed è utile pure in chiusura. È
lui (e non Matri) il rossonero che si
fa rimpiangere.
6 Iago Falque Qualche errore di
troppo, a sprecare possibili
contropiedi.
5 Matri Per una giornata sembra
tornato quello dell’anno scorso.
7 Perotti Classe pura: nella ripresa
è imprendibile e Rami rischia il rosso
per fermarlo.
6 Marchese Utile in difesa.
8 Gasperini La squadra corre a
mille e ciascuna pedina sembra
sapere esattamente cosa fare. Il
terzo posto è meritato.
Genoa
Perotti è classe pura
Arbitro: Tagliavento 5
Ammoniti: Antonelli, Rami, Mexès,
Sturaro, Perotti
Recuperi: 0’ più 3’
DALLA NOSTRA INVIATA
GENOVA Se la famosa asticella si
sposta un po’ più in alto, se è richiesto il tanto atteso salto di
qualità, se il terzo posto sembra raggiungibile ma ci vuole
un colpo d’ala, il Milan si ritrova per terra a gambe all’aria,
stordito al 7° posto, dopo un
capitombolo pure maldestro.
Succede ormai con regolarità e
forse è il momento di prendere
atto che la natura della squadra
è proprio questa: alternare momenti buoni ad altri pessimi,
un po’ perché la rosa è quella
che è, un po’ perché il percorso
di crescita, del gruppo e del
suo allenatore, è all’inizio. A far
bruciare di più la ferita, il gol di
Luca Antonelli, un passato nel
vivaio rossonero (figlio di Roberto-Dustin, protagonista dello scudetto ’78-’79), che salta
più in alto di Bonera, sugli sviluppi di calcio d’angolo, per
l’ennesimo gol che il Milan incassa su palle da fermo.
Dall’altra parte, a volare altissimo è il Genoa, al terzo posto
da solo, 9° risultato utile consecutivo e centesima vittoria in
rossoblù per Gasperini, giustamente euforico («E’ il nostro
punto più alto») e la mente va
alla stagione 2008-2009, quando il Grifo chiuse quarto a pari
punti con la Fiorentina. Vittoria strameritata, perché il Genoa surclassa il Milan sul piano
della corsa e dell’organizzazione, passa con nonchalance dalla difesa a tre a quella a quattro
(grazie ai movimenti di Antonelli), prende in mano il gioco
sin da subito, viene trascinato
da un irresistibile Perotti, e
quando corre rischi (soprattutto con Ménez, che in avvio si fa
40 metri prima di tirare sul
portiere e poi al 27’ p.t. quando
viene liberato da Kucka) è sempre pronto Perin, capace di far
sembrare facili anche le parate
Tonfo Milan
Surclassato dal Genoa che è terzo
Altro gol subito su palla inattiva
Torres spettatore in panchina
che non lo sono.
Inzaghi (che ha lanciato De
Jong e Montolivo al rientro dall’infortunio: entrambi in difficoltà di fronte alla corsa dei genoani) ricorda che il Milan
Antonelli vincente
Rossoblù a rete con
Antonelli, superiori in
tutto, nella corsa e
nell’organizzazione
avrebbe meritato di passare in
vantaggio e in effetti se il centravanti fosse stato lui sarebbe
successo. Ma il Genoa, prima
del gol, si rende pericoloso con
Bertolacci, cui si oppone Diego
Lopez di piede, e ancora prima
con Matri, che però attende
troppo: ecco, se con questa
partita il bell’Alessandro voleva
convincere il Milan ad affrettare il suo ritorno, l’impresa non
è riuscita. E pensare che Inzaghi di un centravanti che capitalizzi le occasioni, avrebbe bi-
sogno come il pane, mentre
quello deputato allo scopo, El
Niño Torres, sta in panchina
per 90’ perché Pippo gli preferisce prima Pazzini (al posto di
Honda) e poi pure Niang (per
El Shaarawy).
La trasferta di Genova dimostra un’altra verità: il Milan dipende dall’estro di Ménez; se il
francese (come gli accade dopo
i gol sbagliati) si spegne, nessun altro è in grado di fare la
differenza. Non Honda, in fase
calante, non El Shaarawy, che
«Manchiamo sempre il salto di qualità»
Inzaghi: «Un guaio di crescita». Montolivo: «Loro con più voglia»
Dopo la terza sconfitta
stagionale, a cinque giornate
dal termine del girone d’andata, il Milan fallisce a Marassi
l’esame di maturità. «Abbiamo
mancato il salto di qualità, inconveniente della nostra fase
di crescita» spiega sconsolato
Inzaghi. «Avremmo potuto andare in vantaggio, abbiamo
avuto occasioni importanti sullo 0-0, dovevamo essere più cinici. Sembrava che il Genoa ci
potesse fare gol solo su calcio
GENOVA
Preoccupato
Filippo Inzaghi, 41
anni, 3 sconfitte
e 5 vittorie in
campionato
(Ansa)
d’angolo e così è successo. Purtroppo abbiamo commesso
questa ingenuità: quando siamo chiamati alla gara della
svolta ci manca qualcosa».
Galliani, premiato in mattinata con l’Ambrogino d’Oro
(«Mi auguro di ritornare a
prenderlo per un successo del
Milan»), perde nel pomeriggio
ogni traccia di sorriso. «Abbiamo giocato bene nel primo
tempo, male nella ripresa» sibila più deluso che arrabbiato.
Montolivo, al rientro da titolare
dopo sette mesi, non festeggia:
«Abbiamo le potenzialità per
arrivare terzi, ma l’obiettivo
passa dalla continuità che ora
manca. Il Genoa ha avuto più
voglia di noi: con le unghie
avremmo dovuto provare a recuperare il risultato».
Preziosi, a Parigi per lavoro,
gongola: «Abbiamo giocato
una bellissima partita. Lo dicevo io che Perotti è un giocatore
straordinario, considerando
❞
Gasperini
Momento
magico
per noi
Perotti è il
migliore in
Europa nel
suo ruolo
incappa in un pomeriggio storto e viene servito poco. Se in altre circostanze il Milan aveva
controllato il gioco, ma era arrivato poche volte al tiro, ieri
succede il contrario, perché,
paradossalmente, ai rossoneri
capitano le occasioni migliori
(sul finire del tempo Mexès di
testa e poi Bonaventura, entrambi fermati da Perin) ma
non dà mai la sensazione di riprendere in mano la partita. E il
secondo tempo è peggio, perché il Milan si sfilaccia, cala la
convinzione e cresce il nervosismo (Mexès rischia di farsi cacciare e litiga pure con Ménez),
mentre Perotti diventa incontenibile. Bonaventura ha l’ultima
occasione nel finale ma spara
altissimo, mentre il Milan ripiomba nella mediocrità.
Arianna Ravelli
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soprattutto quanto l’ho pagato». 350 mila euro: è stato prelevato dal Boca Juniors dal figlio del presidente, Fabrizio.
Quattro anni fa a Siviglia Perotti fu blindato da una clausola
rescissoria da 48 milioni. L’anno seguente la Juve provò invano a prenderlo con un assegno
da 14 milioni. Poi il calo e la
cessione in prestito al Boca dove non ha giocato per problemi
fisici. Ora la rinascita a Genova.
«È da grande squadra: nel suo
ruolo è tra i migliori in Europa»
lo coccola Gasperini, euforico
per il 3° posto: «È il miglior
momento da quando sono a
Genova. Abbiamo strameritato
di vincere».
Monica Colombo
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a. rav.
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Milan
Bonaventura si salva
6 Diego Lopez Mette i piedi sul tiro
di Bertolacci e rimanda di un minuto
la capitolazione.
5 Bonera È vero: si vede per un
buon anticipo su Matri e un
salvataggio sulla linea su Perotti,
ma c’è lui quando salta Antonelli. E
nella ripresa Perotti punge sempre.
5 Mexès Oltre a rischiare il rosso
strattonando Sturaro, è in costante
sofferenza.
6 Rami Abbatte Perotti rischiando
più del giallo che prende, ma per il
resto è il più lucido.
5,5 Armero Incerto sia quando
difende sia quando spinge.
5,5 Montolivo I ritmi della gara,
altissimi, sono il benvenuto peggiore
per uno al rientro dopo sette mesi.
5 De Jong In difficoltà, e non è da
lui. Un po’ meglio nel forcing finale.
6 Bonaventura Tira altissimo il
pallone del possibile pari alla fine,
ma si salva per intelligenza e palle
recuperate.
5 Honda Prestazioni in caduta
libera, chi l’ha visto?
5,5 Ménez Il più propositivo, ma
due gol li sbaglia e in una terza
occasione ritarda il passaggio per
egoismo.
5 El Shaarawy Poco ispirato e poco
servito.
5,5 Poli Volontà e confusione.
5 Pazzini Palloni non ne arrivano,
lui sembra anche poco convinto.
5,5 Inzaghi Forse un azzardo
lanciare Montolivo e De Jong, al
rientro da infortuni, contro gente
che corre a mille. E sono 6 i gol su
palla inattiva (il 30% del totale).
a.rav.
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44
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
I due posticipi
«Se i miei non vincono li butto giù dal
balcone». Argomenti convincenti quelli di
Sinisa Mihajlovic (foto) nei confronti dei
giocatori della Sampdoria impegnati stasera
alle 21 (Sky Sport1) sul campo del Verona.
«L’anno scorso — precisa il tecnico — dissi
che avremmo buttato giù Giulietta, stavolta
tocca a loro». Per la Samp l’occasione di
salire al quarto posto, subito dietro i
concittadini del Genoa, il Verona però deve
La Samp a Verona
Mihajlovic: «Vincete
o vi butto dal balcone»
riprendere quota e, nonostante le assenze
(aggregati i Primavera Checchin e Fares)
Mandorlini carica l’ambiente: «Basta con le
parole, dobbiamo tornare a vincere». Con la
tentazione di avanzare Rafa Marquez a
centrocampo: «Lui è pronto, ci ho parlato in
settimana. Ha già giocato in questo ruolo,
ma tanti anni fa». Alle 19 (Sky Calcio2) l’altro
posticipo tra Cagliari e Chievo, quasi uno
spareggio salvezza, con i sardi che cercano il
primo successo interno. «Mi dà fastidio non
aver ancora vinto in casa», sottolinea
Zeman. «In avanti sbagliamo troppo. Il
Chievo è avversario tosto, si difenderà e
proverà a fare male in contropiede. Dovremo
essere molto lucidi, basta regali». Maran,
tecnico dei veneti, replica: «Sappiamo
soffrire, e questo per noi sarà un vantaggio».
f.pis.
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Hamsik è un fantasma
Nell’ex Fort Napoli
dà spettacolo l’Empoli
● Il commento
Errori di gestione
Pochezze
Un futuro incerto
SEGUE DALLA PAGINA 43
smanaccia e sul pallone arriva Stendardo che fa
2-2. Il sorpasso è di Moralez che insacca a porta
vuota ringraziando lo scontro tra Leali e Capelli.
I nerazzurri in 8 minuti hanno segnato 3 volte,
nel resto dei 1.215 giocati — fino al primo gol di
ieri — solo 5. Dopo la paura, Colantuono
ammette: «Abbiamo vinto una partita che si era
messa male». Bisoli, invece, ragiona quasi da
ex: «Purtroppo nel calcio c’è una medicina che
va di moda. Se dovessi andare via lo farei con la
coscienza a posto».
Matteo Magri
Honda, Ménez ed El
Shaarawy sono infine tre
giocatori di qualità ma
poco dediti alla squadra.
Sono individualisti per
natura. Qualcosa migliorerà
con Montolivo ma non
troppo. Montolivo sbaglia
pochissimo, ma non si
prende mai troppe
responsabilità. Torres è già
fuori. Il Milan è settimo, un
posto in più della stagione
scorsa, veramente niente.
Stupisce nel Milan la
mancanza di una
discussione, il tentativo di
un rimedio sul mercato e
fuori, come se ormai tutti
fossero d’accordo sulla
nuova dimensione salvo poi
dire che gli sponsor pagano
di più. C’è un errore in
questa gestione a due teste,
in cui, tra Barbara e
Galliani, manca alla fine la
terza testa, quella che
conta, quella di Berlusconi,
che non si sa più cosa possa
fare. Mancini intanto tocca
con mano la realtà
dell’Inter. Thohir dovrebbe
capire che l’imprenditoria
del pallone ha una logica
diversa. Nell’industria
qualunque vince chi
guadagna. Nel calcio vince
solo chi arriva primo.
L’Inter è una squadra
qualunque con
investimenti qualunque. E
non è nemmeno fortunata.
Quando si diceva che il
cambio di allenatore era
l’ultimo dei problemi, si
raccontava solo un’ovvietà.
L’Inter non c’è, non ha
soluzioni. Non è una
squadra, come sempre
quando si cerca di
confondere il bilancio con
la classifica. È piena di
mezzi giocatori e di
problemi psicologici. E
Mancini è un puro
scienziato, vive per la
ricerca, non è chiaro
quanto sappia vivere i
grandi stati di crisi.
Mario Sconcerti
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Zapata e De Guzman rispondono a Verdi e Rugani
DAL NOSTRO INVIATO
NAPOLI Il terzo posto l’ha lascia-
to al Genoa e il quarto potrebbe
cederlo stasera alla Sampdoria.
L’emozionante 2-2 contro l’Empoli fa precipitare il Napoli nell’inferno delle proprie debolezze. Anime agitate quelle partenopee. Benitez sostiene che la
differenza con Juventus e Roma, le prime della classe, è una
questione di fatturati. In realtà,
sino adesso, è maturata soprattutto per via di una certa mollezza casalinga. Il San Paolo
non è più un fortino. Tre pareggi e una sconfitta in sette partite, 9 punti dilapidati: 3 con il
Chievo, 2 con Palermo e Cagliari. La frenata con l’Empoli in realtà dovrebbe essere accolta
quasi come una vittoria. Il Napoli è lungamente in balìa degli avversari e Sarri impartisce
una dura lezione a Benitez.
I toscani sono coraggiosi, dinamici, aggressivi e purtroppo
per loro spreconi. Sfruttano
con Verdi una magistrale ripartenza, ma potrebbero andare al
riposo sul 3-0 se Maccarone
prima e Tavano poi non sbagliassero davanti a Rafael. E
nella ripresa, dopo il 2-0 di Rugani, lo stesso Verdi, talentino
di scuola Milan e migliore in
campo, fallisce un’altra ghiotta
opportunità.
Il Napoli non sa più vincere.
Quarto pareggio consecutivo
dopo la sosta, considerando
anche l’Europa League. Un gigante con i piedi d’argilla. Lento, impacciato, in perenne difficoltà contro una squadra lesta
a giocare in verticale e tradito
dai suoi uomini migliori. Callejon non è più l’implacabile
cecchino delle prime dieci
giornate in cui aveva firmato
otto reti e Mertens non si è ancora ripreso dopo la botta in testa rimediata con la sua Nazionale. Ma a preoccurare Benitez
è soprattutto la crisi in cui è
sprofondato Marek Hamsik,
pallida fotocopia del campione
che è stato e fischiato dalla sua
gente per la prima volta al San
Paolo. Quando al 17’ della ripresa l’allenatore toglie il capitano
in crisi di identità per tentare il
tutto per tutto lanciando Higuain (in panchina all’inizio
per un affaticamento muscolare) le possibilità di arrivare al
pari sembrano ridotte a una
specie di miracolo di San Gennaro. Invece senza Marekiaro e
con due punte il Napoli riesce a
rimettere in sesto la partita nel
giro di cinque minuti: Zapata
accorcia di testa, De Guzman
(entrato due minuti prima) pareggia di piede.
L’Empoli, sino a quel momento perfetto, paga anche la
sfortuna. «Il 2-2 lo abbiamo
preso in nove», si lamenta Sarri. Perché Mario Rui, poi sostituito, è fuori per crampi e Hysaj
sta rientrando dopo essersi fatto curare per una botta ma è
fuori posizione. Così alla fine
tocca all’ex Sepe evitare ai toscani la sconfitta che suonerebbe come una beffa: il portie-
Atalanta
Cesena
3
2
Marcatori: Defrel 31’ e 43’, Benalouane
46’ p.t.: Stendardo 5’ , Moralez 7’ s.t.
ATALANTA (4-4-1-1): Sportiello 6;
Benalouane 6, Stendardo 6,5, Cherubin 6,
Del Grosso 6; Zappacosta 5,5 (D’Alessandro
6,5 32’ p.t.), Carmona 6, Cigarini 6,5, Gomez
5 (Bianchi 6,5 1’ s.t.); Moralez 7; Denis 6
(Migliaccio s.v. 28’ s.t.). All.: Colantuono 6
CESENA (4-3-1-2): Leali 5; Capelli 5,5,
Volta 6, Lucchini 6, Renzetti 5,5; Giorgi 6,5
(Rodriguez s.v. 24’ s.t.), De Feudis 5,5,
Cascione 6 (Tabanelli s.v. 39’ s.t.); Brienza 6
(Almeida s.v. 36’ s.t.); Djuric 6,5, Defrel 7,5.
All.: Bisoli 6
Arbitro: Di Bello 6
Ammoniti: Carmona, Defrel, Lucchini,
Giorgi, De Feudis, Benalouane, Renzetti.
Recuperi: 1’ più 3’
Napoli
Empoli
NAPOLI (4-2-3-1): Rafael 5,5; Maggio
6,5, Henrique 5, Albiol 5,5, Ghoulam 5;
Jorginho 5, David Lopez 5,5; Callejon 5,
Hamsik 4 (Higuain 6 17’ s.t.), Mertens 5
(De Guzman 6,5 25’ s.t.); Zapata 6,5
(Gargano s.v. 38’ s.t.). All.: Benitez 5
EMPOLI (4-3-1-2): Sepe 7; Hysaj 6,5,
Tonelli 6, Rugani 7, Mario Rui 6,5 (Barba
s.v. 29’ s.t.); Vecino 6,5, Valdifiori 7, Croce
6,5 (Laxalt 5 17’ s.t.); Verdi 7,5 (Zielinski
s.v. 34’ s.t.); Maccarone 6, Tavano 5,5.
All.: Sarri 7
Arbitro: Cervellera 5,5
Espulso: Sarri 29’ s.t.
Ammoniti: Maggio, Laxalt, Albiol
Recuperi: 0’ più 5’
Duello Lorenzo Tonelli, dell’Empoli, contrastato da Duvan Zapata (Getty Images)
rino è un gigante prima su Callejon e a 20 secondi dalla fine
sul tiro al volo piazzato di De
Guzman. Sarri si accontenta
dei complimenti: «Abbiamo
sprecato nel primo tempo ma
siamo stati bravi a tenere botta
alla fine». Benitez, invece, stenta a riconoscere la migliore or-
ganizzazione degli avversari:
«Sino al gol in campo c’eravamo solo noi. Il Napoli ha fatto
più passaggi, più tiri, più possesso e ha calciato più angoli. E
se non abbiamo vinto è per colpa dei nostri errori. Purtroppo
in certi momenti perdiamo la
memoria. Per questo sono ar-
rabbiato». Lo è di più il presidente De Laurentiis, che a gennaio regalerà Gabbiadini alla
sua gente, ma pretende un salto di qualità. Perché, se si vuole
puntare in alto, certe occasioni
bisogna sfruttarle meglio.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Rimonta nerazzurra
Il Cesena si illude con Defrel, poi si sveglia l’Atalanta
Bisoli a un passo dall’esonero: «Nel calcio si usa così...»
BERGAMO Atalanta, andata e ritorno per
l’inferno. Se la partita col Cesena fosse un film,
questo sarebbe il titolo più appropriato vista la
vittoria per 3-2 arrivata dopo essere stata in
svantaggio per due gol. Un successo che inguaia
il tecnico dei romagnoli Bisoli, a un passo
dall’esonero. Già pronto Ballardini. Eppure
l’allenatore bianconero fino al 45’ poteva
sorridere grazie alle due reti di Defrel. Poi, per il
Cesena si è spenta la luce e si è accesa quella
dell’Atalanta. Benalouane, a 10’’ dall’intervallo,
apre la rimonta. Nel secondo tempo Bianchi
raccoglie di testa un traversone di Cigarini, Leali
SERIE A 14a giornata
Il salomonico Rizzoli esempio da non imitare
Cervellera risparmia ad Albiol un rosso meritato
FIORENTINA
JUVENTUS
Arbitro: Rizzoli di Bologna
sue capacità e pertanto debba essere
sostenuto; certo che il rigore concesso alla
Roma è severo per lo scivoloso e imprudente
Vrsaljko ma non inventato. Nessuna critica
sul fuorigioco di centimetri, ma grave
disattenzione di Irrati sul tocco di braccio
volontario di Destro all’inizio dell’azione del
pareggio. Se vogliamo, invece, segnalare un
grave errore sul fuorigioco bisogna guardare
Parma-Lazio e dire all’assistente Di Fiore che
il gol di Gobbi era regolarissimo. Il pareggio
della Lazio è avvenuto 15” oltre il recupero
ordinato da Guida alla fine del primo tempo:
proteste del Parma ma l’arbitro è il solo
cronometrista. Cervellera, in Napoli-Empoli,
ha perdonato Albiol autore di un fallo da rosso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
su Hysaj: errore grave.
ROMA
SASSUOLO
2-2
Zaza (Sa) 15’, Zaza (Sa) 18’, Ljajic (Ro) rig. 33’ s.t.,
Ljajic (Ro) 48’ s.t. Arbitro: Irrati di Pistoia
NAPOLI
EMPOLI
2-2
Verdi (Em) 19’, Rugani (Em) 8’ s.t., Zapata (Na)
22’ s.t., De Guzman (Na) 27’ s.t. Arbitro:
Cervellera di Taranto
ATALANTA
CESENA
3-2
Defrel (Ce) 31’, Defrel (Ce) 43’, Benalouane (At)
46’, Stendardo (At) 5’ s.t., Moralez (At) 7’ s.t.
Arbitro: Di Bello di Brindisi
GENOA
MILAN
1-0
Antonelli (Ge) 32’ Arbitro: Tagliavento di Terni
PARMA
LAZIO
1-2
Palladino (Pa) 45’, Mauri (La) 48’, Felipe Anderson
(La) 14’ s.t. Arbitro: Guida di Torre Annunziata (Na)
INTER
UDINESE
1-2
Icardi (In) 45’, Fernandes (Ud) 15’ s.t., Thereau
(Ud) 26’ s.t. Arbitro: Gervasoni di Mantova
CAGLIARI
CHIEVO
Arbitro: Mariani di Aprilia
■ Partite totali ■ Casa ■ Fuori Casa
G Giocate V Vinte N Nulle P Perse F Reti fatte S Reti subite
SERIE A Classifica
0-0
TORINO
PALERMO
2-2
Rigoni (Pa) 16’, Martinez (To) 35’, Dybala (Pa)
43’, Glik (To) 18’ s.t. Arbitro: Giacomelli di Trieste
di Paolo Casarin
A
2
2
Marcatori: Verdi 19’ p.t.; Rugani 8’,
Zapata 22’, De Guzman 27’ s.t.
● Il commento
rbitrare una partita di calcio è difficile
anche perché le regole sono state
confuse da interpretazioni infinite; in
questi ultimi anni le raccomandazioni
«innovative» dei responsabili arbitrali si sono
accanite sul fallo di mano e sulla definizione
del fuorigioco. La conseguenza è che ogni
arbitro cambia spesso idea ed è già positivo
che ne mantenga una stabile nel corso di una
stessa partita. Può anche succedere che
Rizzoli, arbitro di riferimento, metta sullo
stesso piano una trattenuta media di Chiellini
con un fallo di mano volontario di Pizarro e li
cancelli entrambi: salomonico, certo per
Fiorentina-Juve ma non esempio da copiare.
Penso che l’inesperto Irrati , in RomaSassuolo, abbia fischiato al massimo delle
45
SPORT
oggi 19.00
VERONA
SAMPDORIA
oggi 21.00
Arbitro: Tommasi di Bassano Del Grappa (Vi)
JUVENTUS
ROMA
GENOA
NAPOLI
LAZIO
SAMPDORIA
MILAN
UDINESE
FIORENTINA
SASSUOLO
PALERMO
INTER
EMPOLI
VERONA
ATALANTA
TORINO
CAGLIARI
CHIEVO
CESENA
PARMA
Punti
35
32
26
24
23
22
21
21
20
19
18
17
15
14
14
13
11
10
8
6
G
14
14
14
14
14
13
14
14
14
14
14
14
14
13
14
14
13
13
14
14
V
11
10
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7
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2
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2
2
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7
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6
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6
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27
20
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15
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9
11
16
S
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12
18
17
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18
18
11
18
22
21
21
22
15
17
24
17
25
34
MARCATORI: 9 RETI: Tevez (JUV) 8 RETI: Callejon (NAP), Icardi (INT) 7 RETI: Di Natale (UDI),
Dybala (PAL), Higuain (NAP), Ménez (MIL) 6 RETI: Djordjevic (LAZ), Honda (MIL), Matri (GEN),
Ljajic (ROM) 5 RETI: Osvaldo (INT), Thereau (UDI), Cassano (PAR)
PROSSIMO TURNO: Sabato 13/12, ore 18.00: Palermo-Sassuolo, ore 20.45: Lazio-Atalanta.
Domenica 14/12, ore 12.30: Juventus-Sampdoria, ore 15.00: Genoa-Roma, Parma-Cagliari,
Udinese-Verona, ore 18.00: Cesena-Fiorentina. ore 20.45: Milan-Napoli. Lunedì 15/12, ore
19.00: Empoli-Torino. ore 21.00: Chievo-Inter.
46
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
SPORT
Ghirardi vende il Parma
Il club in mani russo-cipriote
Sconfitta numero 12
L’arbitro e la Lazio
fanno la festa
al povero Donadoni
Mistero sul capo della cordata . La società rilevata per 7-8 milioni
DAL NOSTRO INVIATO
Era un pezzo che l’Aida
non rimbombava così, garantisce un frequentatore assiduo
del Tardini mentre le note della
marcia trionfale verdiana accompagnano secondo tradizione l’ingresso in campo delle
squadre. Strana domenica per
la gente di Parma: arrivata allo
stadio con la speranza di evitare il dodicesimo k.o. su 14, impresa non riuscita, torna a casa
con un patron nuovo, non più il
bresciano Tommaso Ghirardi,
ma un misterioso «Mister x» di
cui si sa ancora poco. Ci sarebbe lui a capo di una cordata
russo-cipriota con advisor italiano che avrebbe rilevato per
una cifra attorno ai 7-8 milioni
di euro il club fondato il 16 dicembre 1913 e poi rifondato altre due volte, nel ‘68 e nel 2004,
3 anni prima che lo acquistasse
l’industriale bresciano allora
solo 31enne. Era il 25 gennaio
2007. L’unica certezza riguarda
il nome del prossimo vicepresidente esecutivo, l’avvocato
Fabio Giordano, rappresentante italiano degli investitori stranieri: in settimana ci dovrebbe
essere l’ufficialità.
Le voci circolavano ormai da
mesi, ma la prima conferma
del club arriva mezz’ora prima
dell’inizio della gara con la Lazio per voce dell’amministratore delegato Pietro Leonardi a
Sky: «La trattativa era iniziata
L’affare
PARMA
DAL NOSTRO INVIATO
Il brasiliano Felipe Anderson — al suo primo gol in A
— ma soprattutto l’arbitro Guida hanno impedito a un buon
Parma di santificare come
avrebbe voluto, e cioè con qualche punto, la domenica in cui è
stato praticamente ufficializzato il passaggio di proprietà da
Ghirardi a una non meglio precisata cordata russo-cipriota.
La Lazio del parmense Pioli è
passata al Tardini 2-1 tornando
alla vittoria dopo 3 turni e rifilando ai ducali la 12ª sconfitta
su 14 gare. Sul banco degli imputati è finito però l’arbitro di
PARMA
Avvocato Fabio Giordano (a sinistra) al Tardini, è il rappresentante della cordata (Getty Images)
7
gli anni, e 11
mesi, di
presidenza di
Tommaso
Ghirardi, che
acquistò il
Parma il 25
gennaio del
2007. Ieri per la
squadra 12ª
sconfitta su 14
partite
da tempo e la curava in prima
persona il presidente. Ha fatto
un certo effetto a tutti noi, ma
c’è anche la curiosità di verificare cosa farà la nuova proprietà».
Di sicuro dovrà appianare le
pendenze con i creditori, fra
cui i giocatori stessi, già costate
2 punti certi di penalità oltre alla mancata concessione della
licenza Uefa la scorsa estate. A
giocatori e staff la notizia era
stata invece comunicata un paio di ore prima, verso mezzogiorno, quando il presidente
uscente e l’avvocato Giordano
si sono presentati in ritiro a
Collecchio per l’annuncio. Ghirardi lascia così dopo 7 anni e
quasi 11 mesi. La verità è che
non è mai davvero entrato nel
cuore dei parmigiani, molti dei
quali non hanno mai nascosto
che avrebbero preferito un proprietario indigeno a un industriale venuto da fuori. Così come lui stesso non ha mai nascosto di avere una passione
per il Brescia, club che ha provato più volte a rilevare da Corioni fino al 2007 e, secondo
qualcuno, anche dopo. Che sia
la prossima destinazione? Difficile: fonti vicine alla famiglia
confermano che dietro alla cessione ci sia la risoluta decisione della signora Gabriella Pasotti, mamma di Tommaso e
vera cassiera della famiglia, di
chiudere col calcio. Definitivamente?
Carlos Passerini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
47
Tommaso
Ghirardi (foto in
alto) da 7 anni
e 11 mesi
guida il Parma,
club fondato il
16 dicembre
1913. Ora
potrebbe
puntare
all’acquisto del
Brescia.
Secondo l’a.d.
Pietro Leonardi
(foto in basso)
la trattativa per
la vendita del
Parma
era avviata da
tempo
Parma
Lazio
1
2
Marcatori: Palladino 45’, Mauri 48’ p.t.;
Anderson 14’ s.t.
PARMA (3-5-2): Iacobucci 4,5;
Santacroce 6 (Mendes 5,5 19’ s.t.),
Lucarelli 5,5, Costa 5,5; Rispoli 6, J. Mauri
6 (Belfodil s.v. 32’ s.t.), Lodi 5,5, Galloppa
6 (Acquah 5,5 24’ s.t.), Gobbi 4,5;
Palladino 6,5, Cassano 6. All.: Donadoni 6
LAZIO (4-3-3): Marchetti 6; Basta 6, De
Vrij 5,5, Radu 6, Braafheid s.v. (Cana 6
37’ p.t.); Parolo 6,5, Biglia 7, Lulic 6;
Anderson 6,5 (Keita 6 20’ s.t.), Djordjevic
6,5 (Klose s.v. 32’ s.t.), S. Mauri 7. All.:
Pioli 6,5
Arbitro: Guida 4,5
Ammoniti: Lodi, Biglia, Gobbi, Lulic,
Santacroce, Anderson, Acquah, Parolo,
Recuperi: 2’ più 3’
Torre Annunziata, che all’11’ si è
fatto trarre in inganno dal suo
collaboratore Di Fiore che gli
ha fatto annullare un gol regolare di Gobbi per fuorigioco
inesistente di Cassano, autore
del precedente cross. La Lazio,
scattata bene colpendo una traversa con Biglia all’alba della
gara, è andata sotto al 45’ su
una capocciata di Palladino che
aveva illuso i 10.884 presenti,
ma poi ha avuto la forza di acchiappare subito il pari: Iacobucci ha smanacciato male, Biglia lo ha scavalcato con un colpo di testa, di Mauri il tocco decisivo, sempre di testa, arrivato
però una ventina di secondi
dopo la fine dei 2 minuti di recupero. Da qui le feroci proteste dei ducali, che però nella ripresa hanno ceduto alla maggiore qualità della Lazio: al 14’
pasticcio difensivo fra Iacobucci e Gobbi, Djordjevic si è impossessato della palla sulla destra e ha servito Anderson in
assoluta solitudine davanti alla
porta.
Donadoni a fine partita ha
parlato di squadra ingenua e ha
aggiunto un retroscena: «L’arbitro ha ammesso l’errore, è
andato oltre 15-20 secondi».
Raggiante invece Pioli, parmigiano del quartiere Prati Bocchi, ex giocatore ed ex allenatore: «Lotteremo per arrivare fra i
primi 5».
c.pass.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
48
valido fino a fine gennaio 2015
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
Serie B
Livorno a Modena,
è sfida playoff
Il Brescia a Vicenza
SPORT
Oggi si chiude, con due posticipi, la 17ª giornata di serie B. Alle 15
(diretta Sky Sport1 e Premium Calcio) il Modena (21 punti) sfida il
Livorno (25) per inseguire la zona playoff. Novellino è convinto che la
maratona di Coppa Italia contro il Cagliari non influirà: «La voglia di
fare è talmente grande che la stanchezza sparirà». Gautieri, tecnico
del Livorno, teme soprattutto Granoche: «È in formissima, ma noi
sfrutteremo tutte le occasioni». Alle 17.30 (Sky Sport1 e Premium
Calcio) si affrontano Vicenza (20 punti) e Brescia (19). I veneti nelle
ultime 4 gare hanno conquistato 3 vittorie e un pareggio.
Nuove norme
Cori contro Messi,
Real Madrid
verso il deferimento
49
Real Madrid verso il deferimento dopo i cori offensivi intonati, nel
corso della partita col Celta, contro Messi, il Barcellona e la
Catalogna. È il primo effetto delle nuove misure adottate dalla Liga
spagnola dopo i tragici avvenimenti di otto giorni fa a Madrid, con gli
scontri fra gli ultrà di Atletico e Deportivo La Coruña in cui ha perso la
vita un tifoso galiziano. Le nuove norme prevedono tolleranza zero
anche contro la violenza verbale. La società del Real Madrid ha
comunque già provveduto ad espellere i 17 supporter che hanno
dato vita ai cori incriminati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La sesta giornata
Gruppo A
Domani, ore 20.45
JUVENTUS-Atletico Madrid
(Sky Sport Plus e Sky Calcio1)
Olympiacos-Malmoe
(Sky Calcio3)
Classifica
Atletico Madrid 12; JUVENTUS
9; Olympiacos 6; Malmoe 3
Gruppo B
Domani, ore 20.45
Liverpool-Basilea
(Sky Calcio2)
Real Madrid-Ludogorets
(Sky Sport3 2 Sky Calcio 9)
Classifica
Real Madrid 15; Basilea 6;
Liverpool e Ludogorets 4
Gruppo C
Domani, ore 20.45
Benfica-Bayer Leverkusen
(Sky Calcio 7)
Monaco-Zenit S. Pietroburgo
(Sky Calcio 6)
Classifica
Bayer L. 9; Monaco 8; Zenit
S. Pietroburgo 7; Benfica 4
Gruppo D
Domani, ore 20.45
Borussia D.-Anderlecht
(Sky Calcio4)
Galatasaray-Arsenal
(Sky Calcio5)
Classifica
Borussia D. 12; Arsenal 10;
Anderlecht 5; Galatasaray 1
Gruppo E
Mercoledì, ore 20.45
ROMA-Manchester City
(Canale 5)
Bayern Monaco-Cska Mosca
(Sky Sport Plus e Sky Calcio2)
Classifica
Bayern Monaco 12; ROMA,
Cska, Manchester City 5
Gruppo F
Mercoledì, ore 20.45
Ajax-Apoel Nicosia
(Sky Calcio6)
Barcellona-Paris St. Germain
(Sky Sport1 e Sky Calcio1)
Classifica
Paris St. Germain 13;
Barcellona 12; Ajax 2; Apoel 1
Gruppo G
Mercoledì, ore 20.45
Chelsea-Sporting Lisbona
(Sky Sport3 e Sky Calcio3)
Maribor-Schalke 04
(Sky Calcio4)
Classifica
Chelsea 11; Sporting L. 7;
Schalke 5; Maribor 3
Gruppo H
Mercoledì, ore 20.45
Athletic Bilbao-Bate Borisov
(Sky Calcio7)
Porto-Shakhtar Donetsk
(Sky Calcio5)
Classifica
Porto 13; Shakhtar Donetsk 8;
Athletic Bilbao 4; Bate B. 3
Juve e Roma, la Champions è una roulette
Undici squadre a caccia degli ultimi cinque posti agli ottavi. I bianconeri possono arrivare primi
e i giallorossi secondi. L’importante è andare avanti: il sorteggio può portare avversari soft
Makaroni
Le opzioni
● Solo 4
squadre sono
già sicure del
1° posto: Real
Madrid, Bayern
Monaco,
Chelsea, Porto
di Luca Bottura
Signani: cercasi
avversario
con la garanzia
● La Juve
arriva prima se
batte l’Atletico
Madrid con 2
gol di scarto.
Passa come
seconda, se
vince con 1 gol
di scarto o
pareggia. E in
ogni caso se
non vince
l’Olympiacos.
Se i greci
vincono e la
Juve perde,
bianconeri in
Europa League.
● La Roma
passa se batte
il Manchester
City o con un
pareggio se
anche il Cska
Mosca
pareggia col
Bayern. Se i
russi perdono,
la Roma può
pareggiare, ma
solo 0-0.
● 11 squadre
possono
puntare ancora
agli ottavi; 7
puntano a
qualificarsi
almeno in
Europa League,
dove solo
l’Anderlecht è
già sicuro di
approdare.
Benfica e
Galatasaray
sono le uniche
squadre già
fuori da tutto.
SERENISSIMO «Il lavoro ed essere
più cattivi nelle situazioni, è l’unica
medicina: poi nel calcio c’è un’altra
medicina che sicuramente
va più di moda e però io sono
consapevole di aver dato tutto e di
andare via a testa alta… no, nel
senso… se fosse la seconda
situazione com’è logico nel calcio,
no, ma io sono molto sereno»
(Pierpaolo Bisoli, nella foto, si
autoesonera ma poi ci ripensa,
«Stadio Sprint», Raidue)
CARMI NATI CON LA CAMICCIA Dopo le telefonate a un tizio
Grandi vecchi Francesco Totti, 38 anni, capitano e uomo simbolo della Roma, e Andrea Pirlo, 35, il cervello della Juventus (Forte)
Benvenuti al Champions Casinò, dove i giochi sono ancora
aperti, quasi spalancati: su 32
squadre, 11 sono già agli ottavi,
11 possono ancora qualificarsi
nei 5 posti disponibili, 7 sono
in corsa per l’Europa League
(una, l’Anderlecht è già sicura
di giocarci) e solo 2 squadre sono già fuori da tutto, il Galatasaray e il Benfica.
Italiane all’ultimo respiro
Juventus e Roma sono nel
cartellone delle attrazioni principali, dove il brivido è garantito. I bianconeri in 90’ possono
ancora arrivare primi, se battono con 2 gol di scarto l’Atletico
Madrid. Possono arrivare secondi dietro agli spagnoli, con
un pareggio. Ma possono anche finire di nuovo in Europa
League, come un anno fa, in caso di sconfitta. Il terzo incomodo è l’Olympiacos, che riceve il
Malmoe. Anche gli svedesi, con
una vittoria ad Atene, possono
ancora arrivare nella coppa di
riserva. La Roma non ha l’opzione deluxe, quella che prevede ancora al primo posto. Ma
passare il turno in un girone
con Bayern e City dipende ancora dalla squadra di Garcia: se
vince con gli inglesi all’Olimpico, è fatta; se perde, va in Europa League nel caso il Cska non
faccia punti a Monaco. Il pareggio è buono solo senza gol: dall’1-1 in su, passa il Manchester.
Anfield e Camp Nou caldi
Se per le nostre squadre saranno due serate molto tese, a
Liverpool se la passano peggio.
Dopo l’ennesimo ultimatum
del tecnico Rodgers a Balotelli
sparato dai tabloid («O ti rimetti in carreggiata o te ne
vai») i Reds devono battere il
Basilea ad Anfield per superarlo all’ultima curva. Gli svizzeri
con un pareggio sarebbero
qualificati e giocare per due risultati su tre è un bel vantaggio. Come per il Psg di Verratti
e Sirigu che atterra al Camp
Nou con un punto di vantaggio
sul Barcellona. Ieri Messi ha
fatto 3 gol all’Espanyol (5-1) che
era andato in vantaggio. Ma
Ibra e i suoi fratelli non si fanno
impressionare. Comunque vada a finire, dal girone dove
l’Apoel (1 punto) è ancora in
corsa per superare l’Ajax (2
punti) e restare in Europa, uscirà la seconda classificata che
nessuno vorrà affrontare agli
ottavi.
Esperienza
Francesco Totti
a destra e
Andrea Pirlo:
per il romanista
due gol in
questa
Champions,
uno per lo
juventino
Atletico in forma
Dopo il 2-2 col Sassuolo
Morata è pronto
a giocare il suo derby
In difesa Padoin
favorito su Evra
Il duello scudetto
e gli errori arbitrali
Scontro su Twitter
Nainggolan-Peluso
TORINO Due dubbi di formazione per
Max Allegri in vista della partita di
domani sera allo Stadium contro
l’Atletico di Simeone, ultima sfida del
girone che per il terzo anno
consecutivo vale per la Juve il passaggio
del turno: due anni fa la vittoria a
Donetsk qualificò i bianconeri al primo
posto; l’anno scorso la sconfitta in due
tranche sul campo innevato e fangoso
del Galatasaray, costrinse la Juve a
ripiegare sull’Europa League. In difesa,
nella linea a quattro che torna dopo il
3-5-2 di Firenzen (0-0 finale), a sinistra
Padoin è favorito su Evra. In attacco
accanto a Tevez è ballottaggio tra
Morata e Llorente, con il giovane ex
Real Madrid favorito per il derby contro
i Colchoneros, reduci da 10 vittorie
negli ultimi 11 incontri. Morata da
ragazzino ha giocato anche con
l’Atletico, facendo il raccattapalle al
Calderon e ha giocato quaranta minuti
nella finale di Champions, vinta a
maggio dal Real.
ROMA È sempre la Roma-Juve dei veleni,
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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tanto più se c’è anche un pizzico di
Lazio. Le decisioni dell’arbitro Irrati in
Roma-Sassuolo hanno provocato il
tweet del difensore neroverde Federico
Peluso, ex prodotto del vivaio laziale,
tifosissimo biancoceleste e ex della
Juventus (21 presenze, un gol): «Con la
Roma non sono fortunato. L’anno
scorso mi hanno annullato un gol
regolare, ieri ne hanno regalati due
irregolari. È colpa del sistema?».
Pronte le risposte di Radja Nainggolan,
il romanista più attivo sui social. Una
per Peluso: «Scusa se mi permetto, ma
pure parli? Guarda bene la foto e
giudica dopo. Non ho parole...». L’altra
è per i tifosi bianconeri, che
«bombardano» il suo sito Twitter. Ci
sono le immagini del rigore concesso
alla Juve per il fallo di mano di Maicon
il 5 ottobre e quelle del rigore fischiato
sabato a Vrsaljko: «A quelli che se la
prendono poi con me sulla mia
bacheca: aprite gli occhi!».
Spareggi a distanza
Chi arriva primo nel gruppo
C farà meno paura: sono ancora in corsa in tre: il Bayer Leverkusen è in vantaggio e gioca
sul campo del Benfica depresso. Monaco e Zenit spareggiano per l’altro posto, con la speranza che i portoghesi ci mettano un po’ d’impegno. Anche
Borussia Dortmund e Arsenal
spareggiano a distanza: i tedeschi hanno due punti in più e
ospitano l’Anderlecht. L’Arsenal va ad Istanbul: anche un arrivo a pari punti coi tedeschi
non garantisce il primo posto.
Mourinho arbitro
Il Chelsea di Mou non ha fatto sfracelli ma è già sicuro del
primo posto. Se batte lo Spor-
Sfide da brividi
Psg favorito sul
Barcellona: una delle
due sarà mina vagante
Liverpool, fiato sospeso
ting Lisbona fa un piacere allo
Schalke di Di Matteo, che deve
vincere a Maribor. Con un pareggio a Stamford Bridge passa
no i portoghesi, altro boccone
succulento per chi li dovesse
incrociare agli ottavi. Ma anche
chi arriva secondo può sperare
in un sorteggio benevolo: il
Porto ha vinto il gruppo H e riceve lo Shakhtar, già sicuro del
secondo posto. Dalla roulette
dell’ultima giornata a quella
del sorteggio: la notte, anche
per Juventus e Roma, è ancora
giovane. E piena di speranze.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
coinvolto nelle vicende della mafia
romana, De Rossi contattato da
Vodafone per affiancare Totti negli
spot. Si faranno chiamare «La
banda della Maglietta».
,SULLO SULLO, BANE BANE «Io
sono sempre a mio agio anche
perché ho la fortuna di fare quello
che mi piace: non tutti gli riesce»
(Salvatore Sullo, Torino-Palermo,
Sky)
AVARIE «È un match che Matteo
Signani deve assolutamente fare
suo: è la seconda opportunità che
ha, la prima si è sfortunatamente
rotto l’avversario…» (l’ex pugile
Alessandro Duran, «Sportmediaset
Night»)
INIURIA VERBI «Vi ha caricato il
pareggio della Juventus?». «Se
vincevano dobbiamo comunque
portare a casa i tre punti» (Angelo
Mangiante e Alessandro Florenzi,
pre Roma-Sassuolo, Sky)
FIGLI DI PUTIN Parma, giocatori
entusiasti dopo la vendita della
società a un magnate russo: da
domani gli allenamenti si
svolgeranno direttamente
all’interno di un Hummer.
MEZZ’ORA SOLARE «Totti si è
presentato qui a Trigoria
stamattina alle 8.30, l’allenamento
era stato fissato alle 11.30… ha
preceduto i compagni di un’ora e
mezza» (Angelo Mangiante,
Benedetta Domenica, Sky)
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
50
È tornato alla casa del Padre
Nicolò Nefri
Ne danno il triste annuncio la moglie Anna con i
figli Nicoletta con Gian Giacomo, Carloguido con
Benedetta, Benedetta con Eric.- I funerali avranno
luogo nella Basilica di Sant’Ambrogio il giorno
martedì 9 dicembre alle ore 11.- Si ringraziano i
medici ed il personale di Vidas per la preziosa assistenza. - Milano, 7 dicembre 2014.
I nipoti Maria, Ludovica, Luigi, Nicolò, Federico,
Pietro e Beatrice ricordano con infinito affetto
l’amato nonno
Nicolò
Giovanni e Chiara si stringono con un profondo
abbraccio ad Anna, Nicoletta, Carlo e Benedetta
nel ricordo del caro
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
Giannino e Cristina Testori ricordano con stima
e affetto l’amico
Nico
- Milano, 7 dicembre 2014.
Ti ricorderemo sempre con affetto caro
Nico
- Milano, 7 dicembre 2014.
Lo Studio Lequio partecipa al dolore della famiglia, in particolare della signora Anna per la scomparsa del marito
Dott. Nicolò Nefri
Giuliano e Franca Boninsegni.
- Aosta, 7 dicembre 2014.
Franco e Gabriella Migiarra con Giulia, Silvia e
Paolo si stringono commossi ad Anna e ai suoi figli
nel dolore per la scomparsa di
Cavaliere del Lavoro
Nicolò Nefri
- Savona, 7 dicembre 2014.
Alberica con Polimnia e Clemente abbraccia forte Nicoletta per la scomparsa del padre
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
gran signore, amico gentile, indimenticabile sorriso. - Milano, 7 dicembre 2014.
Gli amici di una vita Fiore e Franco Cerisola, Etta
e Gianni Venturino, Lele Beltrametti si uniscono al
dolore di Anna e della sua famiglia per la perdita
di
Alberica abbraccia forte Anna nel ricordo del carissimo
Nicolò
Nico
che rimpiangeranno sempre.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Non c’è più
zio Nico
rimarrai per sempre nei nostri cuori con immutato
amore.- Lella, Anna, Gabriele, Simona e Vittorio.
- Savona, 7 dicembre 2014.
Stefan con Cristina e James è vicino con affetto
ad Anna ed ai figli Benedetta, Nicoletta e Carlo nel
loro grande dolore per la perdita del carissimo
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
La zia Leonia e i cugini Francesca con Cino, Pietro con Renata, Valeria e Maria si stringono affettuosamente a Carloguido e Benedetta, Ludovica e
Nicolò nel dolore per la perdita del padre e nonno
Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Il Presidente Angelo Provasoli, l’Amministratore
Delegato Pietro Scott Jovane, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, il management
di RCS MediaGroup esprimono partecipazione al
dolore della famiglia per la perdita del
Dott. Nicolò Nefri
già Presidente del Consiglio di Amministrazione
della società. - Milano, 7 dicembre 2014.
La Direzione Affari Legali e Societari di RCS MediaGroup S.p.A. esprime alla famiglia le più sentite
condoglianze per la scomparsa del
Dott. Nicolò Nefri
già Presidente del Consiglio di Amministrazione
della società e di società del gruppo.- Fabrizio Ferrara, Andrea Ghisolfi, Giorgio Cogliati, Manuela
Bossi, Raimonda Colnago, Francesca de Petris, Luca Gentile, Nicoletta Scherini, Alessandra Sossai e
Cristina Tresoldi. - Milano, 8 dicembre 2014.
Roberto Bonalumi, responsabile della Direzione
Amministrazione e Alberto Ronzoni responsabile
della Direzione Finanza del Gruppo RCS, profondamente scossi e rattristati per la scomparsa del
Dott. Nicolò Nefri
partecipano commossi al profondo dolore della famiglia. - Milano, 8 dicembre 2014.
Elisabetta e Ferruccio de Bortoli partecipano al
dolore della famiglia per la scomparsa di
Nicolò Nefri
di cui ricordano la grande umanità, il garbo e il
senso dell’amicizia. - Milano, 7 dicembre 2014.
Enzio Bermani, Pierluigi Bonavita, Giorgio Cogliati e Paolo Gatti, profondamente addolorati,
partecipano al lutto della famiglia per la scomparsa del caro
Dott. Nicolò Nefri
ricordando i numerosi anni di stretta collaborazione. - Milano, 8 dicembre 2014.
Marco Tronchetti Provera partecipa con amicizia
al dolore della famiglia per la perdita del
Dott. Nicolò Nefri
di cui ha avuto il privilegio di poter apprezzare in
anni di collaborazione le doti umane e professionali. - Milano, 7 dicembre 2014.
Simone, Toja ed i ragazzi si stringono con affetto
a Benedetta, Federico, Pietro, Bea, Eric ed a tutta
la bellissima famiglia, per la perdita di
Nicolò Nefri
padre e nonno amatissimo, uomo di straordinarie
qualità e virtù. - Milano, 7 dicembre 2014.
Mario e Lina Garraffo, profondamente rattristati,
sono affettuosamente vicini ad Anna, Nicoletta,
Carlo, Benedetta e a tutta la famiglia per la dolorosa perdita del carissimo
Nicolò Nefri
amico e collega di una vita, ricordandone le doti
di professionalità e signorilità.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Giulia con i figli Monica, Giorgio Anna, Andrea
Ricciarda piange con Anna, Nicoletta, Carloguido,
Benedetta il caro carissimo
Nico
Nicolò
padre e amico straordinario e sono vicini con affetto a tutta la famiglia.
- Courmayeur, 7 dicembre 2014.
Ernesto ed Elena con Tomaso Valentina e Lorenzo sono vicini a Carloguido e a tutta la sua famiglia
nella preghiera e nel ricordo dell’amato papà
Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Luisa con Enrico e Patrizia Andrea e Lucilla partecipa commossa al grande dolore di Anna e dei
suoi figli per la perdita del caro
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
Ezio e Manuela Garbolino partecipano profondamente commossi al dolore della famiglia per la
perdita del
Dott. Nicolò Nefri
che ricordano con stima gratitudine ed affetto.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Cinzia e Salvo Spiniello con Roberta e Stefano
sono affettuosamente vicini ad Anna e alla grande
famiglia Nefri nel triste momento della scomparsa
del caro amico
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Caro
Andrea e Anna Maria abbracciano forte Nicoletta nel ricordo di
Nicolò
la sua scomparsa ci ha privato di un’amicizia vera
e insostituibile di un grande uomo.- Con tanto affetto siamo vicini alla sua adorata Anna e a tutta
la famiglia.- Enrico Edda e figli.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Sergio e Luciana Barenghi.
– Andrea e Paola Pirera.
Maria Cristina Fugazza con Gilda e Giacomo in
questa ora di dolore è vicina ad Anna ed a tutta la
sua famiglia ricordando con commozione e stima
il
dott. Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Attilio e Paola sono affettuosamente vicini ad Anna e a tutti i familiari per la scomparsa di
Nicolò Nefri
amico unico e indimenticabile.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Paolo, Marilena e i figli, partecipano con profondo cordoglio al dolore di Anna e dei suoi figli per
la dipartita del caro
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
Il Presidente, il Consiglio Direttivo, la segreteria,
i maestri e tutti i soci del Golf Club Le Rovedine,
partecipano al dolore della famiglia Nefri per la
dipartita del
Giovanni è vicino a Nicoletta per la perdita di
Nicolò Nefri
papà e nonno sempre straordinario.
- Milano, 7 dicembre 2014.
La memoria del nostro carissimo amico
Nico
persona gentile, cara e sempre affettuosa ci accompagnerà per sempre.- Oggi, giorno tristissimo,
vogliamo solo testimoniare ad Anna, Nicoletta,
Carloguido e Benedetta il nostro cordoglio ed affetto a tutta la loro meravigliosa famiglia.- Bodil e
Gianfi. - Milano, 8 dicembre 2014.
Mario Paola con Anna Chiara e Carlo abbracciano con affetto Anna e figli nel ricordo di
Nico
- Milano, 7 dicembre 2014.
Gerardo ed Elena con Caterina, Cecilia e Andrea
abbracciano con tanto affetto Nicoletta e i suoi cari
nel ricordo del padre
Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Filippo e Monica con Natti si stringono a Nicoletta e a Carlo nel dolore per la perdita del loro
adorato papà
Dott. Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Italo e Annamaria Beretta ricordano con affetto
il caro amico
Cavaliere del Lavoro
Nicolò
Dott. Nicolò Nefri
e partecipano al grande dolore di Anna e famiglia.
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Giovanni e Annamaria Pedroni con Emilio e Valentina affranti partecipano al grande dolore dei
familiari per la perdita dell’amico di una vita
Nicolò Nefri
Liliana Pitteri con Stefano e Mary Gramitto Ricci
ricorda con grandissimo affetto
Nico
ed è profondamente vicina ad Anna e famiglia.
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Trieste, 7 dicembre 2014.
Carlo e Daniela Buora sono affettuosamente vicini ad Anna e alla famiglia tutta per la perdita
dell’amico
Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Veronica e Roberto con i loro figli si stringono
con grande affetto a Nicoletta, Maria e Luigi nel
momento del congedo dall’amato padre e nonno
Dott. Nicolò Nefri
e partecipano al cordoglio dei familiari tutti.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Veronica e Roberto con i loro figli si stringono
con grande affetto a Nicoletta, Maria e Luigi nel
momento del congedo dall’amato padre e nonno
Dott. Nicolò Nefri
e partecipano al cordoglio dei familiari tutti.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Ada con Maurizio è affettuosamente vicina a Nico e a tutta la sua famiglia nel ricordo del papà
Nicolò Nefri
- Celerina, 7 dicembre 2014.
Gianni e Gretel profondamente commossi sono
vicini ad Anna e figli nel ricordo del grande amico
Nico Nefri
Pino Mariarosa e Dino Rasero partecipano commossi al dolore di Anna e dei figli per la scomparsa
dell’amico
Nico Nefri
amico di rare qualità umane e professionali.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Lia Kerbaker partecipa con grande affetto al dolore di Anna e di tutta la famiglia per la perdita di
Nico Nefri
Nicolò Nefri
- Courmayeur, 7 dicembre 2014.
Cristiana e Silvio, con molta tristezza, partecipano al grande dolore della famiglia per la scomparsa di
Nico
e ne ricordano le particolari e rare doti umane e
professionali. - Lugano, 7 dicembre 2014.
Profondamente commossi per la perdita di
Nicolò
- Milano, 7 dicembre 2014.
Federico Mennella e famiglia partecipano al dolore della famiglia Nefri per la perdita del carissimo
Rita e Natale Capodicasa partecipano al dolore
di Nicoletta e della famiglia Nefri per la scomparsa
del
Dott. Nicolò Nefri
- New York - Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Gaetano e Gabriella Lo Monaco sono particolarmente vicini a Nicoletta ed alla famiglia per la perdita del caro papà
Anna e Valentino Benati partecipano al dolore di
Anna e famiglia per la perdita di
Dott. Nicolò Nefri
Nicolò
amico fraterno di tutta una vita.
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 8 dicembre 2014.
Carlo e Alma Bianco partecipano al dolore della
famiglia per la perdita del caro
Rosanna partecipa commossa al dolore della famiglia per la perdita del
Gli amici e soci e i collaboratori di Area Brokers
Programmi Assicurativi abbracciano forte Carlo per
la perdita del padre
dott. Nicolò Nefri
Dott. Nicolò Nefri
Dott. Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Ci ha lasciato improvvisamente
Antonella Bernocchi è affettuosamente vicina a
Miki per la perdita del caro papà
Chicchi Cederna
Andrea
dopo averci regalato una vita ricca di amore, di
attenzioni ed entusiasmo.- Uniti nel dolore lo piangono Luisella, Alessandro, Anna, Maddalena, Umberto, Francesca, Edoardo, Lorenzo e Livia.- Per i
funerali telefonare al numero 02.4531056.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Dott. Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Massimo Cerutti.
– Emanuele Covi.
– Gli amici del biliardo.
– Ilario Manzotti.
– Leopoldo Ferradini.
– Giovanni Borgini.
– Gianfranco Jori.
– Raffaele Palieri.
– Franco Prestini.
– Jack Lawley.
– Domenico Ferraro.
– Vittorio Massardi.
– Gianfranco Salvini.
– Adalberto Orsenigo.
– Pasquale Bressi.
– Francesco D’Ettore.
– Pier Giorgio Gatti.
– Gianni Cuman.
– Cesare Verri.
– Emilio Verri.
– Giuseppe Bruno.
– Giuseppe Diana.
– Alfonso Lavanna.
– Guido Pennisi.
– Giuseppe Vantellini.
– Gianni Roj.
– Aurelio Oskian.
– Alfredo Spagnoli Gabardi.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Anita e Giorgio Bernocchi.
Gianco e Bona Boniello ricordano con affetto
Il mio meraviglioso cognato
Andrea Solbiati
Chicchi
e sono vicini a Micaela con un grande abbraccio.
- Milano, 7 dicembre 2014.
non c’è più e niente sarà più come prima.- Luciana
con Paolo, Dominique, Giorgio, Paola, abbraccia
con tutto il suo affetto Luisella, Anna e Alessandro.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Marino Bastianini ricorda l’antico amico
Andrea Solbiati
Bona Giovanni Cambiaghi, Elena Bindo Gilda
Malaspina abbracciano Luisella Anna e Alessandro
nel ricordo affettuoso del carissimo cugino
Solo avverso destino piegò la sua rara intelligenza
e la sua costante passione per le grandi espressiomi della vita. - Milano, 8 dicembre 2014.
Enrico (Chicchi) Cederna
Cristina, Alberto e Ottavia con Anna abbracciano Miki per la perdita di
- Monza - Genova, 7 dicembre 2014.
Andrea
Senza l’inimitabile
nonno Chicchi
- Milano, 7 dicembre 2014.
"ponte" non sarà più la stessa.- Giovanna Sergio,
Idano e Emilio sono affettuosamente vicini nel dolore ad Alessandro, a Luisella e alla famiglia tutta.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Gli amici di Area Brokers sono affettuosamente
vicini a Carlo nel ricordo del padre
Andrea Solbiati
Solby finalmente hai spiccato il volo raggiungendo
le nostre incontaminate vette dove volano le aquile
(emblema e simbolo della tua vita) fedele al suo
eroe pronto a premiare l’audacia l’intraprendenza
lo scalpitante desiderio di autenticità e gloria.- Sei
e sarai nel mio cuore per sempre.- Isli.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Davide e Lorenzo Cefis sono vicini con affetto a
Luisella, Anna e Alessandro per la scomparsa di
Chicchi
dott. Nicolò Nefri
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 8 dicembre 2014.
Guido e Francesca Rossi sono vicini a Miki nel
dolore per la perdita dell’adorato papà
Mariuccia e Sandro abbracciano Luisella, Anna
e Cedo e ricordano con grande affetto
Nicolò Nefri
Andrea Solbiati
Chicchi
Partecipano al lutto:
– Guido, Annamaria Morando.
– Cicci Mordiglia.
– Dino e Paola Villani.
– Luigi e Valeria Silenzi.
– Alfio e Cesira Noto.
– Olga Bonzano.
– Giorgio e Elena Rossi Polvara.
– Marisa Di Giambattista.
– Demetrio e Silvana Spinelli.
- Milano, 7 dicembre 2014.
e la sua straordinaria simpatia.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Il Presidente, il Consiglio Direttivo e i soci tutti
del Clubino Dadi ricordano con profondo rimpianto il
Livia Cesana con i figli Domitilla Luca Alberto
rimpiange il caro
Dott. Andrea Solbiati
Chicchi Cederna
- Milano, 7 dicembre 2014.
circondando di affetto Luisella e famiglia.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Vittorio Coda ricorda con affetto e gratitudine
Raffaele Nobili
e si unisce al dolore dei suoi familiari.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Cara Piera, ho appreso solo ora e con costernazione della scomparsa del carissimo
Raffaele
sono vicino a te ed ai tuoi figli nel vostro immenso
dolore che è anche mio per la perdita di un caro
amico, un grande professionista ed un maestro di
saggezza.- Marzio Saà.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Ornella ed Elisabetta Panzarini, ricordano la lunga e forte amicizia che legava Giovanni al caro
Prof. Avv. Raffaele Nobili
Il giorno 5 dicembre 2014 è venuto a mancare
Chicchi
Marco Alfonso Torlonia
Lo ricordano con infinito affetto la moglie Blazena,
i figli Giovanni, Vittoria, Caterina con i loro consorti
Carla De Stefanis, Stefano d’Albora, le sorelle Sandra e Olimpia, i nipoti Alessandro e Desiree Lequio
d’Assaba, Beatrice, Sibilla, Cosima e Domitilla
Weiller con i loro figli e consorti, Josephine e Benedict Lindsey e la piccola Francesca Colonna, la
cugina Gioia Torlonia, Giampaolo e Gian Marco
d’Albora, Stanislao e Olimpia Torlonia.- Le esequie
avranno luogo il giorno 9 dicembre 2014 alle ore
10 nella chiesa di San Lorenzo in Lucina.
- Roma, 8 dicembre 2014.
Chicchi
- Milano, 7 dicembre 2014.
Giuseppe e Zanze, Giulia e Martino, Giovanna
e Corrado, Maria e Pierfrancesco desolati piangono
Chicchi
Iginio e Matteo Liberali e tutto il Consiglio di Amministrazione di Luve S.p.A. esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia dell’
Giuseppe Cassano
Raffele Nobili
principe di Civitella Cesi
Federica e Alessandro abbracciano con affetto
Anna, Alessandro e Luisella nel ricordo del caro
a cui sono stati legati con affetto fraterno per tutta
una vita. - Milano, 8 dicembre 2014.
Avv. Prof. Raffaele Nobili
Partecipano al lutto:
– Alberto e Doreen Fasoli.
- Milano, 7 dicembre 2014.
commosse partecipano con affetto al grande dolore di Piera, Francesco e Chiara per la perdita del
loro amato marito e padre.
- Milano, 7 dicembre 2014.
ricordandone le grandi doti umane e professionali.
- Pavia, 6 dicembre 2014.
Andrea Solbiati
Un aperitivo al tramonto con te in giardino a
Ponte in Valtellina, guardando la montagna di San
Bernardo e ricordando come vi avevamo trascorso
insieme una giornata allegra e serena.- Giuseppe
e Zanze saranno sempre vicini al loro carissimo
Ad un anno dalla morte del
chiarissimo professore
Alfonso Sutera
noi familiari ne soffriamo l’assenza in un costante
rimpianto.- Rinnoviamo un grato pensiero all’Accademia dei Lincei, all’Università La Sapienza ed a
tutti coloro che avendolo conosciuto, non lo dimenticheranno.- I familiari.
- Roma, 8 dicembre 2014.
Ciao papà non ti deluderemo mai.- Nicoletta e Gigi. - Milano, 7 dicembre 2014.
Margherita, Daniele e Giovanna con Monica e
Martina, Mario ed Edoardo si stringono con affetto
alla zia Mariuccia e ai suoi cari nell’affettuoso ricordo dello
Ciao
zio Peppino
Ci ha lasciati, dopo averci dato tanto amore
Maria Bari Calabrò
Partecipano al lutto:
– Francesca e Gabriele.
quattordici anni, un’eternità... un attimo, sei sempre con noi.- Renato.
- Milano, 8 dicembre 2014.
Partecipa al lutto:
– Jolanda Marcheggiano.
Resterai nei nostri cuori
Lo annunciano il marito Franco e i figli Stefania e
Massimiliano. - Milano, 7 dicembre 2014.
8 dicembre 2000 - 8 dicembre 2014
Andrea Colombo
- Novate Milanese, 7 dicembre 2014.
Partecipano al lutto:
– Alfio e Cesira Noto.
8 dicembre 1994 - 8 dicembre 2014
zio Peppino
Ignazio Rizzo
con la tua silenziosa bontà.- Ci sei sempre stato e
sempre ci mancherai.- Alessandra, Francesca e famiglie. - Milano, 7 dicembre 2014.
sei sempre con noi col tuo sorriso e la tua dedizione
alla famiglia e al lavoro onesto.- Aurora, figli e nipoti tutti. - Roma, 8 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Paolo e Lucia, Giovanni e Daniela, Marcello e
Monica, Giovanni e Annalisa, Stefano e Sandra,
Galdino e Roberta sono vicini con affetto a Nicoletta, Carloguido e Benedetta per la perdita del caro papà
partecipiamo sentitamente al dolore di Anna e familiari Nefri.- Tilde, Cristina, Alfredo Gramitto.
- Milano, 7 dicembre 2014.
Nicolò
Il Presidente della Società del Giardino, i Consiglieri e i soci tutti partecipano profondamente commossi al lutto per la scomparsa del consocio
- Milano, 7 dicembre 2014.
- Milano, 7 dicembre 2014.
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Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
SPORT
51
Basket
Sci
Milano sbanca Sassari, Venezia si salva dal k.o. SuperG alla Gut, nel gigante trionfa Ligety
Volley
Treia sola in testa, ma oggi gioca Modena
Serie A, 9a giornata: Milano sbanca Sassari nel match clou, Venezia
capolista prima domina a Pesaro e poi rischia il k.o. in extremis.
Risultati: Pesaro-Venezia 89-90; Cantù-Pistoia 76-80 dts; Bologna
-Avellino 77-76; Roma-Cremona 63-50; Sassari-Milano 111-112;
Brindisi-Varese 69-71; Reggio Emilia-Capo d’Orlando 77-65; oggi:
Caserta-Trento. Classifica: Venezia 16; Reggio Emilia e Milano 14;
Sassari 12; Brindisi, Cremona 10; Avellino, Bologna *, Roma, Cantù,
Pistoia, Trento 8; Capo d’Orl., Varese 6; Pesaro 4; Caserta 0. *: -2.
Superlega 9a giornata: Molfetta-Verona 0-3; Monza-Treia 0-3;
Latina-Piacenza 2-3; Perugia-Milano 3-1; Padova-Ravenna 1-3;
Modena-Città di Castello (oggi 17.20 Raisport1); ha riposato: Trento.
Classifica: Treia 22, Modena 21**, Perugia 19, Trento 18, Verona *,
Latina *, Ravenna 15*, Piacenza 11, Molfetta 9, Città di Castello 6**,
Padova 5*, Milano 2, Monza 1. * 1 part. in più; **: 1 part. in meno.
SCHERMA Coppa del mondo di spada: dopo Garozzo sabato, anche
la Del Carretto chiude terza a Doha (vittoria della romena Gherman).
Non riesce il bis a Lindsey Vonn: il SuperG di Lake Louise (Can) va alla
Gut, che precede la fuoriclasse Usa e la Maze (Slo); la Merighetti 9a
migliore azzurra. Nel gigante di Beaver Creek (Usa), gran rimonta di
Ligety (Usa): battuti Pinturault (Fra) e Hirscher (Aut); 14° Nani. La
Coppa del mondo torna in Europa (in settimana si corre ad Aare):
Jansrud guida su Hirscher (Paris è 4°), la Maze è prima fra le donne.
BIATHLON Dorothea Wierer comincia bene la Coppa del mondo: a
Oestersund (Sve) è terza nella pursuit vinta dalla Makarainen (Fin).
Greg e Fed, il destino al contrario
Paltrinieri oro, Pellegrini affonda
Il re dei 1.500: «Sono stato male ma volevo vincere». La Divina: «Che schifo»
Delusa Per la Pellegrini solo un 5° posto
La scheda
● Gregorio
Paltrinieri , 20
anni, di Carpi, è
specialista
degli 800 e dei
1.500 metri
● L’oro
mondiale in
vasca corta,
vinto a Doha
nei 1.500,
migliora
l’argento del
2012 e
arricchisce un
palmares che
conta tra l’altro
3 titoli e un
secondo posto
agli Europei
(edizioni 2012
e 2014) e un
bronzo
mondiale in
vasca olimpica
(nel 2013)
● Il medagliere
di Doha è stato
vinto dal
Brasile. L’Italia
ha chiuso con 1
oro, 2 argenti e
3 bronzi
Il ragazzo che vuole vedere il
Mondo ora lo conquista. La ragazza che il Mondo l’ha conquistato ora lo vede da lontano.
Gregorio «Greg» Paltrinieri,
vent’anni, dopo l’oro europeo
(in lunga) di Berlino nei 1.500 sl
si mette al collo anche quello
mondiale in corta di Doha. Federica Pellegrini non va oltre il
quinto posto nei 200 sl, l’unica
gara che non aveva mai vinto
pur detenendo il primato del
mondo: la svedese Sarah Sjöström, oro in 1’50”78, le porta
via anche questo. Un definitivo
cambio di testimone? C’è sempre stato un pesce più bello e
colorato degli altri negli ultimi
15 anni dell’acqua azzurra, i più
ricchi e vincenti della storia: da
Max Rosolino a Pippo Magnini,
da Domenico Fioravanti a Federica Pellegrini. Noi non crediamo che la Divina abbia perso la sua competitività, la sua
forza, il suo agonismo, si tratta
di un passaggio negativo (in
corta, poi, il suo ritorno non
funziona come nella vasca lunga) in cui trovare nuovi motivi
per riprendere il cammino verso Rio 2016. Lo dice lei stessa,
inghiottita la delusione. Fede
tocca quinta (1’54”01) mentre
dietro la Sjöström si piazzano
l’ungherese Katinka Hosszu e
l’olandese Femke Heemskerk.
Tweet divino: «Che brutta gara! Veramente uno schifo, quasi inspiegabile. Non amo le
Verso il 2024
scuse. Mi prendo tutte le responsabilità e tra qualche giorno si riparte da zero». La Divina
ci ha abituato a rinascere dalle
sue sconfitte, come l’araba fenice, uno dei suoi tatuaggi.
Diverso il sentimento di
Gregorio Paltrinieri, celebrato
anche dal Carpi, primo in serie
B. «Gregorio orgoglio della cit-
In trionfo
Gregorio
Paltrinieri esulta:
è suo l’oro
iridato in vasca
corta dei 1500
tà e tifoso biancorosso». Greg
fa la sua gara classica, subito
avanti per sfiancare gli avversari. La volata non è un marchio
di fabbrica, lo sprint finale non
rappresenta la parte migliore
della sua nuotata. Dal tuffo al
tocco, dopo 60 vasche, Greg
non ha avversari, gli altri nuotano solo per il secondo posto
che va al tunisino Oussama
Mellouli, (14’18”79) grande
mestierante, una condanna
per doping poi gli ori olimpici
nei 1.500 e nella 10 km open
water, quindi il canadese Ryan
Cochrane (14’23”35). Greg fa
14’16”10, tre centesimi in meno
del primato europeo di Yuri
Prilukov, Europei di Helsinki
2006 e lancia la sfida al gigante
cinese Sun Yang (pure lui dopato). «Non sono stato bene fino a due giorni fa, poi sono migliorato. Volevo questa gara,
volevo bissare l’oro di Berlino.
Sono contento».
Gregorio Paltrinieri è il nuovo che avanza, ma con un bagaglio di valori. Ha un’umanità
antica, mista di lavoro e realismo padano, ma è un ragazzo
moderno nei desideri e nelle
aspirazioni. Vuole viaggiare,
ma non come un turista per caso, ovunque vada gira, incontra, conosce, visita. Parla benissimo dell’esperienza australiana, un mese agli antipodi dai
maestri del fondo. «Ritornerò
quasi sicuramente. Per ora va
avanti il progetto di Ostia con il
Moro, lo ringrazio di tutto e
con lui lo staff. Dopo il 2016 si
vedrà». La frase di Gregorio
chiude l’ultimo caso che ha
messo di fronte la Fin di Paolo
Barelli e il presidente del Coni
Giovanni Malagò. Dopo gli Europei di Berlino, dove Greg,
con l’oro negli 800 e nei 1.500,
si è imposto definitivamente
come capitan futuro, l’Aniene,
il club capitolino di Malagò, ha
cercato di ingaggiarlo. Paltrinieri nuota per le Fiamme Oro,
il gruppo sportivo della Polizia
di Stato. E proprio il capo, Alessandro Pansa, gli ha fatto subito i complimenti non dimenticando il velocista Marco Orsi.
Paltrinieri è nel gruppo di atleti
gestiti dalla Dao Management
(motto: «Solo gli uomini liberi
possono negoziare», Nelson
Il retroscena
Il nuotatore emiliano
corteggiato dall’Aniene
del presidente del Coni
Malagò
Mandela), la stessa di Federica
Pellegrini e di tanti altri vicini
all’Aniene. Sia la Fin che la Polizia (Paltrinieri avrebbe dovuto
dimettersi) non hanno gradito,
per svariate ragioni, in comune
la preoccupazione per la tranquillità del ragazzo. Poco prima
dei Mondiali Greg ha scelto di
continuare con Morini a Ostia.
Fino all’Olimpiade di Rio, l’obbiettivo più importante della
carriera. Poi, come dice il nostro meraviglioso pesce padano, si vedrà.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roma: i Giochi per cancellare la grande bruttezza
Malagò tifa per la rivoluzione dell’Olimpiade: «Dimostreremo che siamo cambiati»
La rincorsa è appena cominciata, e avere un sasso nella
scarpa non aiuta. Non è così,
con l’oscena pattumiera dell’inchiesta Mafia Capitale sullo
sfondo del Cupolone, che il
presidente del Coni Giovanni
Malagò avrebbe voluto incontrare i 104 membri Cio riuniti in
un congresso straordinario di
portata storica. Oggi e domani,
a Montecarlo, si annunciano
giornate decisive per l’ultimo
gancio cui l’Italia vorrebbe appendere la candidatura ai Giochi 2024: Roma, se possibile
senza la sua grande bruttezza.
L’annuncio urbi et orbi che
Matteo Renzi sogna di fare il 15
dicembre alla consegna dei
Collari d’Oro del Coni passa necessariamente attraverso le decisioni della 127ª sessione del
Cio, quella della rivoluzione
(imposta dalla crisi) che fa sentire il presidentissimo Thomas
Bach, a 15 mesi dalla sua elezione, «come un atleta sui blocchi
prima della finale». In discussione (da approvare a maggioranza assoluta o qualificata
qualora incidano sulla Carta
Olimpica), 40 punti (20 + 20 recommendations) stilati dal lavoro di 14 commissioni e ufficializzati dall’esecutivo di ottobre: si chiama Agenda 2020 e
avrà effetti permanenti anche
54 anni fa
Livio Berruti
vince l’oro nei
200 ai Giochi
di Roma ‘60.
Il lungo arco
di tempo sarà
uno degli
argomenti del
Coni per riaverli
per il futuro, a partire dalla
XXXIII edizione dei Giochi
olimpici estivi, l’oro zecchino
su cui Roma ha messo gli occhi. Per la velocità a cui viaggiano il mondo e i tempi dello
sport, dopodomani.
Il progetto di un’Olimpiade
tascabile è la necessità imposta
dal fuggi fuggi generale (due
sole candidate, dopo lo choc
dei 50 miliardi di dollari spesi
dalla Russia per ospitare Sochi
2014, per i Giochi invernali
2022: Pechino e Almaty; intanto PyeongChang 2018 implora
di poter spostare slittino e bob
a Nagano, in Giappone, per ri-
sparmiare 120 milioni di infrastrutture, più il mantenimento) e dalla congiuntura economica, che strangola anche gli
dei di Olimpia. «Non viviamo
su un’isola. Se non cambiamo
verremo cambiati, che ci piaccia o no — ha detto ieri sera Bach nel discorso inaugurale che
Al cospetto del Cio
Sostenibilità, economia,
delocalizzazione: il Coni
(appoggiato da Renzi)
sogna la candidatura
ha preceduto il balletto e il buffet per gli ospiti —. Il Cio vuole
essere artefice del cambiamento. Cari amici, è arrivato il momento». Viziati da lussi ormai
fuori logica e abituati al gigantismo dell’Olimpiade, i parrucconi del Cio saranno chiamati a
uno sforzo di elasticità notevole, ma se Bach non fosse certo
di condurre in porto la sua rivoluzione soft mai avrebbe invitato il mondo a cena con il
principe Alberto di Monaco.
Subito decisivo lo snodo della recommendation n°1, che
verrà discussa stamane: rendere il processo delle candidature
più attraente e meno costoso,
quasi un «invito» del Cio alle
città interessate per cucire i
Giochi addosso alle loro esigenze (uso di impianti già esistenti, possibilità di spalmare
le discipline sul territorio fino a
immaginare candidature gemelle di paesi confinanti). È la
sostenibilità il passepartout di
cui Malagò, con il fondamentale appoggio di Renzi, necessita
per trasformare un sogno (o un
incubo, dipende dai punti di
vista: seguirà dibattito per i
prossimi due anni...) in realtà.
Con il Cio partner (anche economico), anziché giudice, l’impresa sarebbe (forse) realizzabile. E in quel caso l’affare interesserebbe anche a Parigi, Berlino o Amburgo, Durban o
Johannesburg, Los Angeles,
Boston, Washington o San
Francisco, Doha, Baku.
A Montecarlo, nella sua rutilante 48 ore di lobbying in costante contatto con Renzi, Malagò indosserà la cravatta più
bella e il sorriso migliore: «Con
Mafia Capitale abbiamo toccato il fondo? Allora dimostriamo
con un grande progetto che gli
italiani sono cambiati». Palazzo Chigi conferma: adelante,
ma con giudizio.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le tappe
● Oggi e
domani: 127a
sessione Cio
per cambiare la
Carta Olimpica
(nella foto
Malagò)
● 15
dicembre:
Annuncio di
Renzi al Coni
(Collari d’oro)
della
candidatura di
Roma 2024
● 2017:
assegnazione
(a Helsinki o
Lima) dei
Giochi 2024
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
52
CorriereMotori
Scenari
«Nel 2040
si viaggerà
con la guida
autonoma»
Sicurezza Il piano della Volvo, in due tempi. Entro il 2020 niente danni alle persone
Poi, stop alle collisioni. L’auto vede tutto (compresi pedoni e ciclisti) e previene i rischi
Obiettivo, incidenti zero
GÖTEBORG (SVEZIA) La strada della sicurezza unisce Göteborg,
sud della Svezia, a Hangzhou,
città della Cina dell’est. Il percorso virtuale collega il centro
ricerche Volvo con il quartier
generale di Geely, industria automobilistica cinese, proprietaria dal 2010 della Casa svedese. A Göteborg lavorano al progetto Vision 2020 che nella nazione del Nobel ne varrebbe da
solo uno sulla tecnologia: «Arrivare nel 2020 a zero incidenti
con lesioni, a bordo di una nostra auto», spiega Håkan Samuelsson, presidente e ceo
della Volvo. In altre parole: a
partire dal 2020, chi guiderà
una vettura del costruttore svedese sarà così protetto che in
caso d’incidente non avrà alcuna conseguenza fisica. Con un
obiettivo a lungo termine ancora più ambizioso: annullare
qualsiasi tipo di collisione.
Normale amministrazione in
un Paese che nella lista dei ministeri ha anche quello del Futuro.
Il progetto Vision 2020 è stato avviato nel 2007: «Quando ci
occupiamo di sicurezza, il punto di partenza è sempre lo stesso da 87 anni: le situazioni di
vita reale e quotidiana», racconta Peter Mertens, responsabile ricerca e sviluppo Volvo.
Tradotto in numeri: studiare
gli incidenti stradali e ricavare
un database che oggi contiene
informazioni su circa 43.400
collisioni. A Göteborg, spesso
gli ingegneri Volvo arrivano,
come racconta uno di loro, «a
fare i rilievi, prima o insieme
alla polizia». «L’obiettivo —
aggiunge Lotta Jakobsson, specialista dei dispositivi di sicurezza — non è superare un test
o conquistare delle stelle, ma
capire come e perché gli incidenti accadono e sviluppare
soluzioni per prevenirli». Anche coniugando la sicurezza
con le esigenze di praticità.
Come nel caso del seggioli-
no gonfiabile per i bambini:
«Ne stiamo studiando uno che
pur garantendo le stesse condizioni di sicurezza di un seggiolino tradizionale, è più facile da
montare sull’auto e, una volta
smontato, può essere ripiegato
in una borsa delle stesse dimensioni che vengono accettate sugli aerei per un bagaglio a
mano. È un’idea ancora in fase
sperimentale, ma potrebbe
concretizzarsi presto», spiegano i tecnici svedesi.
Uno spirito concreto, quello
degli svedesi, che ha affascinato anche un appassionato di
poesia come il cinese Li Shufu,
proprietario miliardario di Geely. Non poteva essere altrimenti: secondo i consulenti di
Arthur D. Little, in Cina ci sarebbero 53 incidenti l’anno per
milione di abitanti, un’enormità rispetto ai non certo irrisori
37 degli Stati Uniti e ai 33 dell’Europa. Considerando che il
numero di veicoli in Cina per
abitante (180) è inferiore a
quello nordamericano (430) ed
europeo (440), il dato diventa
molto preoccupante.
Meno auto, ma più incidenti. Un problema sentito da
quelle parti più ancora dell’inquinamento e su cui Li Shu vorrebbe puntare per conquistare
con la «sua» Volvo il ricco mercato premium dell’immenso
mercato cinese. È anche per
questo che da Hangzhou le ri-
I nuovi dispositivi salvavita
Animal detection Vede, di giorno e di notte, gli animali
al bordo o sulla strada e frena automaticamente
Adaptive Cruise Control Mantiene l’auto nel flusso del
traffico. Sterza, frena e accelera in modo automatico
Car2car communication Le auto comunicano tra
loro eventuali pericoli, come incidenti o neve/ghiaccio
EuroNcap
«Crash test»: ecco i modelli a cinque stelle
L’EuroNcap ha pubblicato i risultati dei
crash test su alcuni degli ultimi
modelli. Il punteggio massimo di 5
stelle è stato raggiunto da Ford
Mondeo, Kia Sorento, Land Rover
Discovery Sport, Lexus NX, Porsche
Macan, Subaru Ouback e Volkswagen
Passat. Un gradino sotto, a quattro
stelle, Mini Cooper, Opel Corsa e Smart
fortwo e forfour. La Dacia Logan Mpv
ha preso 3 stelle. La Discovery risulta la
più sicura per gli adulti, Macan e Passat
per i bambini, la Corsa per i pedoni. La
Discovery ha la dotazione più ricca di
sistemi di assistenza, mentre la Smart
fortwo risulta più sicura della forfour.
a.m.t.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
sorse finanziarie per portare
avanti la Vision 2020 non sono
mai venute a mancare.
La dimostrazione è la nuova
generazione della XC90 (in arrivo in Italia prima dell’estate,
anche in versione ibrida plugin), prima vettura sviluppata
sotto la gestione Geely e, per
Mertens, «una delle auto più
sicure in assoluto mai costruite
finora». Il gradino più vicino
allo scenario «incidenti zero»,
raggiunto mettendo il suv Volvo (anche) nelle mani dei dispositivi digitali: la XC90 può
contare sul Pilot Assist semiautonomo che accelera, frena,
sterza e segue il flusso del traffico senza intervento del guidatore. La XC90 è anche la prima
ad adottare un sistema automatico che frena l’auto a un incrocio se il guidatore prova a
immettersi nello stesso momento in cui sopraggiunge
un’altra vettura dalla direzione
opposta. Ed è sempre la prima,
a contare su un dispositivo che
rileva l’uscita di strada della
vettura (causa del 50 per cento
degli incidenti in Usa e di circa
il 30 per cento in Svezia): l’auto
tende le cinture di sicurezza
dei passeggeri e, per evitare lesioni alla spina dorsale, attiva
un sistema di assorbimento di
energia, posto all’interno dei
sedili anteriori, che attutisce la
spinta verticale generata dall’urto con il terreno.
La lista dei 44 sistemi di sicurezza contati a bordo della nuova XC90 è lunga, il vanto maggiore degli ingegneri Volvo però forse è un altro, come spiega
Thomas Broberg, coordinatore
dei dispositivi di sicurezza della Casa svedese: «Avere sviluppato sistemi di protezione anche per pedoni e ciclisti». Perché proteggere soltanto chi è
dentro l’auto è già una storia
senza futuro.
Alessandro Marchetti
Tricamo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
9
Le vittime
quotidiane
degli incidenti
stradali in Italia
secondo
una ricerca
Aci-Istat
50%
L’Europa pone
l’obiettivo di
dimezzare le
vittime della
strada entro
il 2020 rispetto
al 2010
3,7%
La riduzione
degli incidenti
stradali con
lesioni nel
2013 in Italia,
secondo i dati
Aci-Istat
7,8%
La riduzione
della mortalità
stradale in
Italia, secondo
il Censis, con
il rinnovo
del parco auto
La stima è di quelle da mettere nel cassetto e tirar fuori tra
qualche anno. O decennio. Arriva dalla Ieee, l’Associazione
internazionale ingegneri elettrici ed elettronici. Gente abituata a disegnare il futuro a colpi di chip e sensori: nel 2040 il
75% dei veicoli in strada sarà a
guida autonoma. E la patente
sarà un accessorio superfluo.
L’orizzonte è lontano, ma la
tecnologia negli ultimi anni ha
subito un’accelerazione così
forte che nulla è impossibile.
Almeno nelle prime applicazioni. A patto di lasciar perdere
certi scenari: «L’auto che viaggia da sola non serve al guidatore per leggere un giornale in
autostrada o le mail sul tablet
in tangenziale», chiarisce Peter
Mertens, capo della ricerca di
Volvo. L’obiettivo numero uno
è la sicurezza: «Per questo chi
siede al posto di guida continuerà ad avere la supervisione
della vettura».
La conferma arriva anche dal
professor Alberto Broggi, responsabile del VisLab della facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma, che già nel 2010
ha fatto viaggiare un veicolo da
Parma a Shanghai senza conducente: «Lo scenario disegnato per il 2040 è plausibile se
s’intende veicoli in grado di
muoversi in modo autonomo
in situazioni come l’autostrada,
mentre è più complesso da
raggiungere in città». Anche
perché alcuni problemi sono
lontani dalla soluzione: «Ad
esempio, la difficoltà di interpretare le manovre di altri veicoli, soprattutto quelle inaspettate o irrispettose del codice della strada». Non solo. «Il
veicolo autonomo prende decisioni programmate da chi l’ha
progettato: chi dice che siano
corrette o volute da chi è a bordo?», continua Broggi.
L’industria comunque va
avanti: se la Nissan ha confermato, anche in queste ore, al
Motor Show di Bologna, il lancio entro il 2020 di un’auto a
guida autonoma, la nuova Volvo XC90 e la Mercedes Classe S
sono già vetture a guida parzialmente automatica, mentre
Ford e Audi ci lavorano da anni
e Google, con la sua quota in
Uber, potrebbe puntare ai «taxi
robot». Tutte sembrano scommettere, per garantire la massima sicurezza, sull’intelligenza
artificiale della vettura: «I dispositivi di scambio d’informazioni con altri veicoli e infrastrutture usati per lasciare i comandi all’auto hanno bisogno
di massa critica: se non sono
tanti servono a poco. Meglio un
veicolo reattivo, in grado di rispondere con la propria intelligenza, in modo indipendente
all’ambiente circostante, senza
ricevere informazioni da altri o
utilizzare mappe e dati preimpostati», conclude Broggi.
L’auto è sempre più connessa, ma per farla viaggiare da sola, almeno all’inizio, forse è
meglio sconnetterla.
a.m.t.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Lunedì 8 Dicembre 2014
Fca
MOTORI
Arrivano nelle concessionarie le Jeep
Renegade Limited e Trailhawk. Questa è la
più off-road della gamma. Di serie il
sistema «Jeep Active Drive Low» con
rapporto finale di riduzione di 20:1, il
sistema Selec-Terrain con la modalità Rock
e l’Hill Descent Control. Per la guida in
fuoristrada, l’altezza da terra è aumentata
di 35 mm rispetto alla Renegade 4x2. Nella
dotazione: sospensioni off-road, piastre di
Trailhawk a 9 marce
la più off-road
delle Jeep Renegade
protezione e fascioni anteriori e posteriori
con aggressivi angoli di attacco e uscita. Le
prestazioni off road sono garantite da un
rapporto della prima marcia di 4,71:1
associato a un rapporto finale di 4,334:1,
che consente di avere un rapporto finale di
riduzione di 20:1. La Trailhawk monta il 2.0
MultiJet II da 170 cavalli abbinato al nuovo
cambio automatico a 9 rapporti. Cerchi in
alluminio da 17”, diamantati e verniciati di
53
nero; gomme M+S; barre sul tetto di colore
grigio scuro; calotte specchi in grigio scuro
satinato; stemma TrailRated; fendinebbia
anteriori con lampade alogene; display TFT
a colori multifunzionale da 7”; pomello del
cambio in pelle; sensori di parcheggio
posteriori; vetri posteriori e lunotto
oscurati; gancio anteriore di colore rosso e
climatizzatore automatico bi-zona.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ferrari da 1050 cavalli, solo per la pista e per milionari
L’estrema FXX K ha un motore ibrido di derivazione Formula 1 e costa 2,5 milioni di euro
La scheda
DIMENSIONI
Lunghezza:
490 cm;
larghezza: 205
cm; altezza:
112 cm
MOTORE
V12 a benzina,
6.262 cc, 1050
cv
CAMBIO
F1 doppia
frizione a 7
marce
PREZZO
2,5 milioni
di euro
Esagerata
La Ferrari FXX
K apre la parata
delle Ferrari sul
circuito di Abu
Dhabi dove nel
fine settimana
si sono svolte
le Finali
Mondiali
Ferrari,
tradizionale
happening
annuale
DAL NOSTRO INVIATO
Le «ali» spiegate come un jet pronto a decollare. Il
V12 che «canta» a squarciagola
sul rettilineo che porta all’arrivo della pista di Yas Marina, poi
in frenata si sente il sibilo elettrico dell’Hy-Kers che interviene per recuperare energia. Al
volante del «mostro» presentato alle Finali Mondiali Ferrari
c’è Raffaele De Simone, capo
dei collaudatori del Cavallino
che della FXX K conosce fino
all’ultimo bullone. «Non è la
versione da corsa de “LaFerrari” – spiega- “anche se siamo
partiti dalla sua architettura».
A buon intenditor poche parole: la «rossa» più estrema con
1.050 cavalli è vietata in strada e
ABU DHABI
La storia
di Roberto Iasoni
costruita per andare solo sui
circuiti. Un «giocattolo» da 2,5
milioni di euro tasse escluse. A
Maranello ne faranno solo 40,
tutte già vendute. Sono clienti
da trattare con i guanti, come il
broker sino-canadese che si è
comprato la monoposto di
Raikkonen del 2007 e oggi ci
gira assistito da una squadra di
tecnici di Maranello fra i cordoli di Abu Dhabi. La FXX K nasce
come puro inno alle prestazioni e alla tecnologia. A Fiorano
ha girato in 1.14”, 5 secondi in
meno della FXX sviluppata nel
2005 sulla base della Enzo. Allora dispositivi come l’Hy-Kers
erano ancora in fase studio, oggi sono stati migliorati persino
rispetto agli standard di F1.
Daniele Sparisci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dall’officina alla Alfieri
la saga dei fratelli Maserati
Cent’anni fa nasceva il Tridente, oggi protagonista sul mercato
BOLOGNA L’accento bisogna immaginarselo, con quella tipica
dolcezza che taglia le doppie e
allunga le vocali, ma la traduzione nuda e cruda è questa:
«Ho paura quando i miei figli
vanno fuori con le carrozze da
corsa. Non capisco perché devono andare così forte. Andate
piano!». Ha voglia Carolina Losi in Maserati di gridare dalla
finestra di casa, sopra l’officina,
«Andé pian!», mentre la sua
tribù si getta nella strada in un
turbine di rumore e polvere. La
Grande guerra è finita da poco.
L’insegna è divisa in tre pezzi,
tanti quante le vetrine sulla via
Emilia Levante: Officine Alfieri
Maserati. Bologna. Papà Rodolfo ha già lasciato le Regie ferrovie per la pensione. Qualche
anno prima da lì uscivano damigiane, adesso escono «carrozze da corsa», quelle cose
che vanno come il vento e fanno un baccano del diavolo. L’affitto è salato, 3.600 lire l’anno,
ma è l’alba della motorizzazione e i figli di Carolina e Rodolfo
si stanno facendo un nome tra
gli aspiranti piloti che vogliono
mettere a punto le macchine.
Alfieri è il capo, una forza della
natura: la visione dell’imprenditore, la mano del meccanico,
il cervello dell’ingegnere, il
fondoschiena del pilota e il
cuore di un bambino. Con lui,
nel dicembre 1914, a registrare
alla Camera di commercio la
società ci sono i fratelli Ernesto
ed Ettore, che quanto a talento
non sono da meno.
Dicembre 1914, dicembre
2014. Cent’anni. Accanto a un
portone di via de’ Pepoli, a Bologna, da qualche giorno c’è
una targa in marmo che ricorda l’inizio della storia. Perché
ancora prima dell’officina sulla
via Emilia Levante c’è questo
garage di pochi metri quadri,
sprofondato nella città dei vicoli e dei portici, dove i fratelli
aggiustano le Isotta Fraschini.
Abarth
Mezzo secolo dopo
ritorna la 695
in formato biposto
2005 dal ritorno alla Fiat... Il 20
novembre 2010, al Lingotto,
Sergio Marchionne annuncia
l’obiettivo di 50 mila Maserati
all’anno entro il 2015. Sono anni in cui le vendite viaggiano
sulle seimila unità: una sfida
giocata con gli stessi attrezzi di
Alfieri, «genio e lavoro» (come
dice la targa di via de’ Pepoli).
Le Quattroporte e Ghibli vanno
forte: a fine 2014 saranno oltre
35 mila le Maserati vendute nel
mondo. Nel nome delle prestazioni e dello stile. Intanto l’officina si è moltiplicata: a Modena nascono GranTurismo e
GranCabrio (e l’Alfa 4C); da
Grugliasco esce la 50millesima
vettura (una Quattroporte V8
Gts); Mirafiori si organizza per
il suv Levante (come l’indirizzo
della storica officina). Sono in
arrivo le Alfieri coupé e cabrio.
Tagliato il traguardo del primo
secolo, a Modena e dintorni sono già in corsa per il secondo.
Roberto Iasoni
Sono cambiate le regole del gioco. E Abarth
lo sa. Cinquant’anni fa, la prima 695, oggi la
biposto. Contro quegli stupendi 38 cv della EsseEsse, qui ce ne sono 190, spinti fuori dal noto
1.4 turbo che, per l’occasione, ha un intercooler
maggiorato, messo frontalmente, e un kit
d’aspirazione specifico. Fa la voce grossa con lo
scarico Akrapovic e la valvola che si apre non
appena si schiaccia il tasto «Sport». Lo facciamo subito, non aspettiamo il via. Lo scenario,
del resto, è adatto: l’autodromo di Varano de’
Melegari. Tutta la biposto sembra fatta per eccitare l’impazienza di chi ancora crede che alla
guida ci si possa divertire. Una piccola supercar,
ripetono come un mantra gli uomini della Scorpione. Lasciando perdere qualsiasi disquisizione sul concetto, facciamo parlare i numeri: 0100 in 5,9” secondi, velocità massima di 230
km/h, peso a secco di 997 kg. Roba da far venire qualche pensiero nero a tutte le altre piccole
ribelli in circolazione. Non cercate l’autoradio,
sparita. Fate a meno dell’aria condizionata, rimossa: perché la 695 biposto torna su concetti
antichi dell’auto com’era, dura e pura: non solo
potenza, anche leggerezza. Ha le sospensioni
regolabili, davanti si abbassa di 10 mm, ha un
roll-bar in titanio dietro, al posto dei sedili.
Partiamo. Tra tutti i kit opzionali, scegliamo
quello che ci mette tra le mani il cambio 5 marce a innesti frontali e il differenziale autobloccante. E non ci facciamo mancare neppure i
finestrini fissi con finestrella scorrevole in lexon
che a noi fanno salire la febbre da supereroe del
volante. Le cinture a quattro punti fanno il resto. Ogni cambiata ha un «clock» che ti fa dimenticare tutto la cultura del digitale in un attimo, il motore sale di giri svelto. Ci sono da 250 a
270 Nm di coppia, con questo cambio. È o non è
una supercar? Non abbiamo la risposta, abbiamo la sensazione. Abarth , ha portato fino in
fondo una follia d’autore. Perché le regole del
gioco sono cambiate. E perché solo così si giustificano i 39.900 euro per averla.
Maurizio Spinali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Bologna, via Emilia Levante 179: il 14 dicembre 1934 si festeggiano i vent’anni della società. Da sinistra: Decimo Compagnoni,
Bindo ed Ettore Maserati, Tazio Nuvolari, Ernesto e Mario Maserati, il primogenito di Nuvolari, Giorgio. Sotto, la Maserati Alfieri
È da qui che parte una delle avventure industriali e umane
più appassionanti del secolo.
Un percorso con ostacoli, svolte, frenate, ripartenze. Una durissima ed epica corsa a tappe.
Nel 1919 il trasferimento in via
Emilia; nel ’26 la prima macchina col nome Maserati e il Tridente (disegnato da uno dei
fratelli non «automobilisti», il
pittore Mario) sulla carrozzeria, la Tipo 26; nel ’32 la morte
di Alfieri per i postumi di un
incidente in gara; le vittorie ai
70
I Paesi nel
mondo in cui
oggi vengono
vendute le
Maserati. Primi
mercati, Stati
Uniti e Cina
gran premi (con il volante affidato agli assi del tempo, da Nuvolari a Fangio); nel ’37 la cessione alla famiglia Orsi e, due
anni dopo, il trasloco a Modena (nella «casa» di via Ciro Menotti che è tutt’oggi l’indirizzo
dell’azienda); nel ’47 la prima
stradale, la A6 1500; la Formula
1 dal ’50 al ’57; l’arrivo della Citroën nel ’68 e di De Tomaso
nel ’75; il passaggio alla Fiat nel
’93 e alla Ferrari nel ’97; nel
2002 la stagione del gruppo
Ferrari-Maserati, seguita nel
Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera
54
Tv
Teleraccomando
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Moni Ovadia
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Ebola, Mogadiscio, Eritrea.
Stasera ospite è Moni
Ovadia che commenta la
scelta di Regina
Catrambone che ha
comprato una nave di 40
metri per salvare vite nello
Stretto di Sicilia. Altro
ospite, per parlare di
immigrazione, il giornalista
del Corriere della Sera
Francesco Battistini che ha
intervistato il generale
libico Khalifa Haftar.
Confessione Reporter
Retequattro, ore 23.45
L’illusionista
dell’impossibile
T
orna con inedite
performance di street
magic l’illusionista Dynamo
considerato il mago inglese
più famoso nel mondo. Tra
gli ospiti della quarta
stagione: Coldplay, One
Direction, Sam Smith e la
star di Bollywood, Irfan
Khan.
Dynamo: magie impossibili
DMax, ore 21.10
Corrado Formigli
a Kobane in Siria
U
n reportage di Corrado
Formigli da Kobane, la
città siriana assediata
dall’Isis. Si parla poi di
corruzione con Matteo
Orfini, Alfio Marchini,
Maurizio Gasparri, Bianca
Berlinguer.
Piazzapulita
La7, ore 21.10
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55
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
«The Fall», l’intrigante passo a due tra detective e sospettato
Vincitori e vinti
L
a fase di splendore che sta attraversando la
serialità televisiva inglese trova ogni giorno nuove conferme: l’ultima è la serie «The
Fall» della Bbc (in Italia su Sky Atlantic,
mercoledì, 21.10).
La serie è un poliziesco piuttosto tradizionale: c’è
una detective, Stella Gibson (interpretata da Gillian
Anderson, l’indimenticata agente dell’Fbi Dana
Scully in «X-Files») che viene chiamata a collaborare con la polizia di Belfast, in difficoltà nel risolvere
due casi di omicidio all’apparenza molto simili.
Due giovani donne, professioniste affermate, uccise con una procedura che assomiglia molto a un
rito, dall’impostazione quasi scenografica. La poli-
SANTA CLAUSE NEI GUAI
Tim Allen
Il Natale di Italia 1 superato
da Rai2: per Santa Clause
1.912.000 spettatori,
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chiodarlo alle sue responsabilità: il fascino della serie sta proprio nel viaggio di scoperta nei meandri
tortuosi della psiche, nel «passo a due», fitto di parallelismi e richiami reciproci, che si crea tra investigatrice e sospettato.
Lo spazio narrativo dedicato alle procedure investigative, ai dettagli forensi dei delitti perpetrati dal
serial killer non prende mai il sopravvento su quello utilizzato per raccontare i personaggi.
«The Fall» non è una serie innovativa ma è realizzata molto bene, con elevati valori produttivi (regia,
fotografia, scrittura). Di quelle che spesso in Italia si
fatica a fare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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zia non vuole credere che i due casi rappresentino
due tessere dello stesso mosaico, ma a Stella la correlazione sembra del tutto evidente, intravede la
mano di un killer seriale spinto da istinti misogini,
di cui si mette sulle tracce.
La caccia è resa difficile dal fatto che il killer è
abilissimo a non lasciare alcun segno della sua presenza sulla scena del crimine, conduce una vita all’apparenza molto normale, è un padre di famiglia,
un individuo ben inserito nella società, addirittura
un terapeuta.
Tutto il racconto si gioca su una dimensione psicologica, Stella prova a entrare nella testa di chi
commette i delitti per capirne le motivazioni e in-
CASTLE
Nathan Fillion
Il giallo di Rai2 batte il
Natale di Italia 1: per
«Castle» 2.057.000
spettatori, 8,2% di share
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Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
Altri giochi su www.corriere.it
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Lunedì 8 Dicembre 2014 Corriere della Sera