Mio | pmn | PMN - Risposte a un questionario 1) Quali sono le tecniche

PMN - Risposte a un questionario
1) Quali sono le tecniche utilizzate in un’interpretazione per la televisione? Ci sono delle differenze
rispetto a quelle utilizzate in una conferenza?
Certo, ci sono differenze fondamentali. Intanto si tratta di un voice-over, nel senso che la mia
traduzione viene diffusa in studio e non nelle cuffie come dovrebbe essere ad un convegno. Poi,
bisogna osservare esigenze dello spettacolo, quindi essere attenti al registro da impiegare, tono di
voce, velocità nel terminare la risposta e la domanda, in modo che tutto appaia il più possibile
realistico. Seguire, quindi, il più possibile, tecniche teatrali e tempi televisivi. Niente pause troppo
lunghe, silenzi, incertezza. Bisogna tenne presente che il pubblico potrebbe cambiare canale se
annoiato, con grave danno per il programma e la sua valutazione in termini di calcolo dello share di
ascolto. Una delle principali difficoltà consiste nel far comprendere all’ospite che non udirà la sua
voce in sala, ma la mia, per questo, quando possibile, si fanno prove audio in sala. Poi i ritorni delle
voci dal microfono dell’ospite spesso disturbano un buon livello di ricezione da parte mia. Insomma
una situazione completamente diversa.
2) Qual è la “giusta distanza” da utilizzare in un’interpretazione per i media?
L’interprete è un attore?
La giusta distanza è frutto dell'esperienza, dei riscontri delle redazioni, dei registi e del pubblico.
Per questo io ho una pania sui media, perché mi interessa sapere che cosa il pubblico pensa del mio
lavoro. Certamente l'interpretazione televisiva o mediatica o radiofonica hanno caratteristiche che
avvicinano l interprete all’attore. Io ho studiato recitazione per esempio. Occorre saper impostare la
voce, non essere monocordi, non essere troppo aderenti alla letteralità perché bisogna sapere anche
quando far scattare l’applauso.
3) Le è mai capitato di notare nel suo collega di cabina qualche imperfezione o carenza nella
traduzione? Cosa ha fatto in quel momento?
Ma le imperfezioni o carenze le noto costantemente anche su di me! Io cerco sempre di riascoltarmi
e questo lavoro è utilissimo per correggere imperfezioni della resa. Certo, lavoro di riascolto è un
lavoro certosino. Se lavoro con un/una collega cerco sempre che ci sia un'ottima atmosfera di
collaborazione. Ciò che importa non è il risultato del singolo ma della cabina. Sono sempre grato a
chi suggerisce scrivendo o con qualsiasi altro mezzo mentre lavoro una parola o un numero e cerco
di fare altrettanto anche io. Degli errori possiamo solo scusarci, non siamo perfetti. Ma la mia
regola è: NO DRAMA, perché la tensione non fa bene. Si è fatto un errore? Ok, si continua, non
servirebbe a nulla qualsiasi altra soluzione e vi garantisco comunque che quando si fa un errore in
TV o in radio o a teatro, lo si ricorda per tutta la vita! Poi, fondamentale imparare a scusarsi; si lo
so, difficile, ma io ho scritto un paio di articoli di scusa su I Racconti del Camerino nel blog di Che
tempo proprio per scusarmi di errori commessi.
4) Come ha affrontato momenti di estrema difficoltà nell'interpretazione: velocità sostenuta,
difficoltà nella comprensione a causa di condizioni non appropriate ecc.?
Con un sorriso urlare o disperarsi non serve a nulla. Io di solito rallento, tiro fuori una voce ancor
più calma continuo. Che altro si può fare? Poi, magari, si va e si parla con chi ha causato la
difficoltà e, con estrema gentilezza, si spiega che cosa non si sarebbe dovuto verificare. Bisogna
sempre ricordare che i nostri utenti sanno pochissimo delle tecniche di traduzione che noi
conosciamo bene e a volte per aiutarci, tendono a complicare le cose loro malgrado.
5) Le è mai capitato di aver fatto errori durante un’interpretazione?
Cosa ha fatto per cercare di rimediarvi?
Certo che li ho fatti. Se ho il tempo e me ne accorgo subito cerco di rimediare, anche se non
dipendono da me ma da cause esogene - microfoni, taglio di audio, rumori improvvisi, cattiva
dizione dell'ospite - altrimenti, mi scuso a posteriori, vedi articoli su blog di Che tempo. A volte si
può rimediare cercando di ripetere la frase precedente errata con un’aggiunta di ciò che si è
tralasciato, oppure se ne crea una piccola fittizia per spiegare col che non era chiaro.
6) Cosa si prova sapendo che si è ascoltati da milioni di persone e come queste emozioni
influiscono sulla performance?
Beh, il teatro o aver fatto spettacolo aiuta. Lo stage fright, la paura da palco esiste. Basta superarla.
Io ho sempre paura, ma anche per qualsiasi altro lavoro che affronto. Ma, poi, una volta lì, deve
passare e tradurre diventa la cosa più naturale del mondo. Ma se mi chiedete come abbia fatto io a
fare certe cose, beh, non ve lo so dire neppure io. L'essere ascoltati da milioni di persone come per
gli Oscar, discorsi di insediamento di Presidenti oppure una trasmissione televisiva come il festival
- credo che quest'anno Cat Steven sia stata o davvero ascoltato dall'Italia intera - mi riempie di gioia
perché credo di poter contribuire a far conoscere un personaggio in modo obbiettivo e sincero, che è
ciò che intendo fare con il mio lavoro. Mi è capitato anche di essere fisicamente davanti a milioni di
persone a tradurre, ecco situazione molto diversa rispetto a quella della TV dove io non vedo il mio
pubblico, ma considero il mio pubblico la platea, quindi se scatta l’applauso lì, ho buone probabilità
che scatti anche a casa il consenso.
7) Cosa significa ''prestare la propria voce agli altri''?
Significa dimenticare la propria, significa “essere” gli altri. Studiarli, prepararli, leggere, guardare,
osservare, impararne la mimica e i modi di dire, carpirne la sensibilità, ascoltarli. E quando ci si
riesce, allora, spesso, anche senza che l'ospite abbia capito letteralmente il senso o l'accuratezza
della mia traduzione, arriva un abbraccio, segno che le vibrazioni sono arrivate anche a lui/lei. Io la
mia voce non la presto, preferisco pensare di regalarla, con tutto ciò che l'idea del dono comporta.
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