Supporti didattici per formazione alle Aziende

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Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

La protezione attiva

L’insieme delle misure di protezione che richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto sono quelle finalizzate alla precoce rilevazione dell’incendio,

alla segnalazione e all’azione di spegnimento dello stesso.

estintori

rete idrica antincendio

impianti di rivelazione automatica d’incendio

impianti di spegnimento automatici

dispositivi di segnalazione e d’allarme

evacuatori di fumo e calore

M i i s u r r e d i i p r r o t t e z i i o n e p a s s i i v a

Isolamento dell'edificio

Gli elementi necessari e fondamentali sono le distanze di sicurezza

.

Distanze di sicurezza

La protezione passiva realizzata con il metodo delle barriere antincendio è basata sul concetto dell’interposizione, tra aree potenzialmente soggette ad incendio, di spazi scoperti o di strutture.

Nel caso di interposizione di spazi scoperti la protezione ha lo scopo di impedire la propagazione dell’incendio principalmente per trasmissione di energia termica raggiante. Nella terminologia utilizzata per la stesura delle normative nazionali ed internazionali per indicare l’interposizione di spazi scoperti fra gli edifici o installazioni si usa il termine di “distanze di sicurezza”.

Le distanze di sicurezza si distinguono in

distanze di sicurezza interne

distanze di sicurezza esterne

a seconda che siano finalizzate a proteggere elementi appartenenti ad uno stesso complesso o esterni al complesso stesso.

Un altro tipo di distanza di sicurezza è da considerarsi la

distanza di protezione che è definita come la distanza

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Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96 misurata orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di un’attività e la recinzione (ove prescritta) ovvero il confine dell’area su cui sorge l’attività stessa.

La determinazione delle distanze di sicurezza in via teorica è basata sulle determinazioni dell’energia termica irraggiata dalle fiamme di un incendio.

Esistono vari modelli di calcolo che forniscono dati molto orientativi.

Nelle norme antincendio ufficiali vengono introdotti invece valori ricavati empiricamente da dati ottenuti dalle misurazioni dell’energia raggiante effettuata in occasione di incendi reali e in incendi sperimentali.

Appare evidente che compartimentare una struttura ricorrendo alla sola adozione di distanze di sicurezza comporta l’utilizzo di grandi spazi che dovranno essere lasciati vuoti e costituire di per se una misura poco conveniente di realizzazione di una barriera antincendio da un punto di vista economico, anche nel caso di edifici industriali dove si dispone di solito di grandi spazi, poich così facendo si aumenterebbero i tempi di lavorazione e i costi relativi all’incremento dei servizi di trasporto dei prodotti all’interno del ciclo produttivo.

Pertanto la protezione passiva si realizza anche mediante la realizzazione di elementi si separazione strutturale del tipo “tagliafuoco”.

Resistenza al fuoco e compartimentazione

La resistenza al fuoco delle strutture rappresenta il comportamento al fuoco degli elementi che hanno funzioni strutturali nelle costruzioni degli edifici, siano esse funzioni portanti o funzioni separanti.

In termini numerici la resistenza al fuoco rappresenta l’intervallo di tempo, espresso in minuti primi, di esposizione dell’elemento strutturale ad un incendio, durante il quale l’elemento costruttivo considerato conserva i requisiti progettuali di stabilità meccanica, tenuta ai prodotti della combustione, nel caso più generale, di coibenza termica.

La determinazione della resistenza al fuoco delle strutture si effettua generalmente mediante un metodo di calcolo globale che si basa su una relazione tra la durata presumibile dell’incendio e il carico d’incendio che caratterizza il compartimento in esame, facendo inoltre riferimento ad un incendio con una curva standard temperatura-tempo di regola piuttosto severa rispetto alle possibili condizioni reali.

Per compartimento antincendio si definisce come una parte di edificio delimitata da elementi costruttivi

(muri, solai, porte, ecc.) di resistenza al fuoco predeterminata e organizzato per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi.

Più specificatamente la resistenza al fuoco può definirsi come l’attitudine di un elemento da costruzione

(componente o struttura) a conservare:

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• la stabilità

• la tenuta

• l’isolamento termico

R

E

I

R - stabilità

l’attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco;

E - tenuta

attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare n produrre, se sottoposto all’azione del fuoco su un lato, fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto al fuoco;

I - isolamento termico

attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore

Pertanto: con il simbolo REI si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità, la tenuta e l’isolamento

termico; con il simbolo RE si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità e la tenuta; con il simbolo R si identifica un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, la stabilità; quindi in relazione ai requisiti degli elementi strutturali in termini di materiali da costruzione utilizzati e spessori realizzati, essi vengono classificati da un numero che esprime i minuti primi per i quali conservano le caratteristiche suindicate in funzione delle lettere R, E o I, come di seguito indicato per alcuni casi:

R 45

RE 45

R 60

RE 60

R 120

RE 120

Le barriere antincendio realizzate mediante interposizione di elementi strutturali hanno invece la funzione di impedire la propagazione degli incendi sia lineare (barriere locali) che tridimensionale (barriere totali) nell’interno di un edificio, nonché, in alcuni casi, quella di consentire la riduzione delle distanze di sicurezza.

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Resistenza al fuoco delle porte e degli elementi di chiusura

Per una completa ed efficace compartimentazione i muri tagliafuoco non dovrebbero avere aperture, ma è ovvio che in un ambiente di lavoro è necessario assicurare un’agevole comunicazione tra tutti gli ambienti destinati, anche se a diversa destinazione d’uso.

Pertanto è inevitabile realizzare le comunicazioni e dotarle di elementi di chiusura aventi le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco del muro su cui sono applicati.

Tali elementi di chiusura si possono distinguere in:

porte incernierate

porte munite di sistemi di chiusura automatica quali fusibili, cavetti e contrappesi o sistemi idraulici o a molla, che in caso d’incendio fanno chiudere il serramento;

porte scorrevoli

porte sospese ad una guida inclinata di pochi gradi rispetto al piano orizzontale mediante ruote fissate al pannello. Normalmente stanno in posizione aperta trattenute da un contrappeso e da un cavo in cui è inserito un fusibile che in caso d’incendio si fonde liberando il contrappeso e permettendo alla porta di chiudersi;

porte a ghigliottina

porte installate secondo un principio analogo a quello adottato per le porte scorrevoli, ma con la differenza che in questo caso il pannello viene mantenuto sospeso sopra l’apertura e le guide sono verticali.

Per quanto attiene al trattamento delle strutture, è ormai alquanto noto che alcuni particolari rivestimenti tra i quali vernici intumescenti, conseguono una vera e propria azione protettiva delle strutture sulle quali sono applicate, realizzando un grado di resistenza al fuoco determinato sperimentalmente.

Prerogativa essenziale di questi elementi protettivi è di essere ininfiammabili, di possedere capacità isolanti al calore, nonché la particolarità di rigonfiarsi, schiumando, generando così uno strato coibente ed isolante, quando sono investite dalla fiamma o da una sorgente di calore ad alta temperatura.

Vie di esodo (sistemi di vie d’uscita)

Nonostante il massimo impegno per prevenire l’insorgere di un incendio e la massima attenzione nell’adozione dei più moderni mezzi di rivelazione, segnalazione e spegnimento di un incendio, non si può escludere con certezza la possibilità che l’incendio stesso si estenda con produzione di calore e fumi tale da mettere a repentaglio la vita umana.

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Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

In considerazione di tutto ciò, il problema dell’esodo delle persone minacciate da un incendio è universalmente riconosciuto di capitale importanza, a tal punto da comportare soluzioni tecniche irrinunciabili.

Le soluzioni tecniche finalizzate all’esodo delle persone dai locali a rischio d’incendio nelle migliori condizioni di sicurezza possibile in caso d’incendio o di qualsiasi altra situazione di pericolo reale o presunto.

Gli elementi fondamentali nella progettazione del sistema di vie d’uscita si possono fissare in:

- dimensionamento e geometria delle vie d’uscita;

- sistemi di protezione attiva e passiva delle vie d’uscita;

- sistemi di identificazione continua delle vie d’uscita

(segnaletica, illuminazione ordinaria e di sicurezza)

In particolare il dimensionamento delle vie d’uscita dovrà tenere conto:

• del massimo affollamento ipotizzabile nell’edificio

(prodotto tra densità di affollamento [persone al mq] e superficie degli ambienti soggetti ad affollamento di persone [mq])

• della capacità d’esodo dell’edificio

(numero di uscite, larghezza delle uscite, livello delle uscite rispetto al piano di campagna)

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81

ALLEGATO IV – Art. 1.6 Porte e portoni

Locali con pericolo di esplosione o specifici rischi d’incendio con più di 5 lavoratori

1 porta da 1,20 mt ogni 5 lavoratori che si apra nel verso dell'esodo

Locali in genere

fino a 25 lavoratori tra 26 e 50 lavoratori

1 porta da 0,80 mt

1 porta da 1,20 mt

che si apra nel verso dell'esodo tra 51 e 100 lavoratori 1 porta da 0,80 mt

1 porta da 1,20 mt

che si aprano entrambe nel verso dell'esodo con più di 100 lavoratori in aggiunta alle porte previste come sopra, una porta che si apra nel verso dell'esodo da 1,20 mt per ogni 50 lavoratori o frazione compresa tra 10 e

50 da calcolarsi limitatamente all’eccedenza rispetto a 100.

In tal caso il numero complessivo delle porte può anche essere minore, purché la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.

La tolleranza ammessa è pari al 5% in meno, per le porte per le quali è prevista una larghezza min. 1,20 m, al 2% in meno, per le porte per le quali è prevista una larghezza min. 0,80 m.

L’altezza delle uscite di emergenza non deve essere inferiore a 2,00 mt.

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Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Reazione al fuoco dei materiali

La reazione al fuoco di un materiale rappresenta il comportamento al fuoco del medesimo materiale che per effetto della sua decomposizione alimenta un fuoco al quale è esposto, partecipando così all’incendio.

La reazione al fuoco assume particolare rilevanza nelle costruzioni, per la caratterizzazione dei materiali di rifinitura e rivestimento, delle pannellature, dei controsoffitti, delle decorazioni e simili, e si estende anche agli articoli di arredamento, ai tendaggi e ai tessuti in genere.

Per la determinazione della reazione al fuoco di un materiale non sono proponibili metodi di calcolo e modelli matematici, essa viene effettuata su basi sperimentali, mediante prove su campioni in laboratorio.

In relazione a tali prove i materiali sono assegnati alle classi:

0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 5

con l’aumentare della loro partecipazione alla combustione, a partire da quelli di classe 0 che risultano non combustibili.

Specifiche norme di prevenzione incendi prescrivono per alcuni ambienti in funzione della loro destinazione d’uso e del livello del rischio d’incendio l’uso di materiali aventi una determinata classe di reazione al fuoco.

I laboratori del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del Ministero dell’Interno ed altri laboratori privati legalmente riconosciuti dal Ministero stesso, rilasciano a seguito di prove sperimentali un certificato di prova, nel quale si certifica la classe di reazione al fuoco del campione di materiale sottoposto ad esame.

La reazione al fuoco di un materiale può essere migliorata mediante specifico trattamento di ignifugazione, da realizzarsi con apposite vernici o altri rivestimenti, che ne ritarda le condizioni favorevoli all’innesco dell’incendio, riducendo inoltre la velocità di propagazione della fiamma e i fenomeni di post-combustione.

I sistemi di ventilazione

Sono da considerare sistemi di ventilazione a protezione passiva tutte le aperture (porte, finestre, etc.) e le prese d'aria proveniente dall'esterno, inserite in una struttura edilizia atte ad assicurare una ventilazione naturale dei vari ambienti della struttura stessa

.

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