Supporti didattici per formazione alle Aziende

Supporti didattici per formazione alle Aziende

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81

ALLEGATO XXV - PRESCRIZIONI GENERALI PER I CARTELLI SEGNALETICI (estratto)

1. Caratteristiche intrinseche

• Forma e colori dei cartelli da impiegare sono definiti al punto 3 dell’Allegato XXV, in funzione del loro oggetto specifico (cartelli di divieto, di avvertimento, di prescrizione, di salvataggio e per le attrezzature antincendio).

• I pittogrammi devono essere il più possibile semplici, con omissione dei particolari di difficile comprensione.

• I pittogrammi utilizzati potranno differire leggermente dalle figure riportate al punto 3 o presentare rispetto ad esse un maggior numero di particolari, purché il significato sia equivalente e non sia reso equivoco da alcuno degli adattamenti o delle modifiche apportati.

• I cartelli devono essere costituiti di materiale il più possibile resistente agli urti, alle intemperie ed alle aggressioni dei fattori ambientali.

• Le dimensioni e le proprietà colorimetriche e fotometriche dei cartelli devono essere tali da garantirne una buona visibilità e comprensione. Per le dimensioni si raccomanda di osservare la formula: A > L

2

/2000.

Ove A rappresenta la superficie del cartello espressa in m

2

ed L la distanza, misurata in metri, alla quale il cartello deve essere ancora riconoscibile. La formula applicabile fino ad una distanza di circa 50 metri.

• Per le caratteristiche cromatiche e fotometriche dei materiali si rinvia alla normativa di buona tecnica dell'UNI.

2. Condizioni d'impiego

• I cartelli vanno sistemati tenendo conto di eventuali ostacoli, ad un'altezza e in una posizione appropriata rispetto all'angolo di visuale, all'ingresso alla zona interessata in caso di rischio generico ovvero nelle immediate adiacenze di un rischio specifico o dell'oggetto che s'intende segnalare e in un posto bene illuminato e facilmente accessibile e visibile.

In caso di cattiva illuminazione naturale sarà opportuno utilizzare colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale.

• Il cartello va rimosso quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la presenza.

3. Cartelli da utilizzare

Si riportano di seguito le caratteristiche intrinseche delle varie tipologie di cartelli da utilizzare unitamente ad alcuni esempi.

Pag. 53

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Cartelli di divieto - Caratteristiche intrinseche:

- forma rotonda,

- pittogramma nero su fondo bianco; bordo e banda (verso il basso da sinistra a destra lungo il simbolo, con un’inclinazione di 45°) rossi (il rosso deve coprire almeno il 35% della superficie del cartello).

Pag. 54

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Cartelli di avvertimento - Caratteristiche intrinseche:

- forma triangolare,

- pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero (il giallo deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).

Pag. 55

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Cartelli di prescrizione - Caratteristiche intrinseche:

- forma rotonda,

- pittogramma bianco su fondo azzurro (l’azzurro deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).

Pag. 56

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Cartelli di salvataggio - Caratteristiche intrinseche:

- forma quadrata o rettangolare,

- pittogramma bianco su fondo verde (il verde deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).

Cartelli per le attrezzature antincendio - Caratteristiche intrinseche:

- forma quadrata o rettangolare,

- pittogramma bianco su fondo rosso (il rosso deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).

Pag. 57

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

Illuminazione di sicurezza

L’impianto di illuminazione di Sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura principale della energia elettrica e quindi di luce artificiale, un’illuminazione sufficiente a permettere di evacuare in sicurezza i locali (intensità minima di illuminazione 5 lux).

Dovranno pertanto essere illuminate le indicazioni delle porte e delle uscite di sicurezza, i segnali indicanti le vie di esodo, i corridoi e tutte quelle parti che è necessario percorrere per raggiungere un’uscita verso luogo sicuro.

È opportuno, per quanto possibile, che le lampade ed i segnali luminosi dell’impianto luci di sicurezza non siano posizionati in alto (la presenza di fumo ne potrebbe ridurre la visibilità in maniera drastica sin dai primi momenti).

L’Impianto deve essere alimentato da un’adeguata fonte di energia quali batterie in tampone o batterie di accumulatori con dispositivo per la ricarica automatica (con autonomia variabile da 30 minuti a 3 ore, a secondo del tipo di attività e delle circostanze) oppure da apposito ed idoneo gruppo elettrogeno; l’intervento dovrà comunque avvenire in automatico, in caso di mancanza della fornitura principale dell’energia elettrica, entro 5 secondi circa (se si tratta di gruppi elettrogeni il tempo può raggiungere i 15 secondi).

In caso di impianto alimentato da gruppo elettrogeno o da batterie di accumulatori centralizzate sarà necessario posizionare tali apparati in luogo sicuro, non soggetto allo stesso rischio di incendio della attività protetta; in questo caso il relativo circuito elettrico deve essere indipendente da qualsiasi altro ed essere inoltre protetto dai danni causati dal fuoco, da urti, ecc.

Riepilogando: L’illuminazione di sicurezza deve entrare in funzione in caso di interruzione dell’illuminazione principale con un tempo di intervento minore di 5 secondi.

L’illuminazione minima ad un metro dal pavimento è opportuno sia:

• 2 lux lungo i percorsi, i corridoi e le scale;

• 5 lux in corrispondenza delle uscite.

Evacuatori di fumo e di calore

Tali sistemi di protezione attiva dall’incendio sono di frequente utilizzati in combinazione con impianti di rivelazione e sono basati sullo sfruttamento del movimento verso l’alto delle masse di gas caldi generate dall’incendio che, a mezzo di aperture sulla copertura, vengono evacuate all’esterno.

Gli evacuatori di fumo e calore (EFC) consentono pertanto di:

• Agevolare lo sfollamento delle persone presenti e l’azione dei soccorritori grazie alla maggiore probabilità che i locali restino liberi da fumo almeno fino ad un’altezza da terra tale da non compromettere la possibilità di movimento.

• Agevolare l’intervento dei soccorritori rendendone più ra-

Pag. 58

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96 pida ed efficace l’opera.

• Proteggere le strutture e le merci contro l’azione del fumo e dei gas caldi, riducendo in particolare il rischio e di collasso delle strutture portanti.

• Ritardare o evitare l’incendio a pieno sviluppo - “flash over”.

• Ridurre i danni provocati dai gas di combustione o da eventuali sostanze tossiche e corrosive originate dall’incendio.

Gli EFC devono essere installati, per quanto possibile, in modo omogeneo nei singoli compartimenti, a soffitto in ragione, ad esempio, di uno ogni 200 m

2

(su coperture piane o con pendenza minore del 20 %) come previsto dalla regola tecnica di progettazione costituita dalla norma UNI - VVF 9494.

La ventilazione dei locali può essere ottenuta con vari sistemi:

lucernari a soffitto possono essere ad apertura comandata dello sportello o ad apertura per rottura del vetro, che deve essere allora del tipo semplice

ventilatori statici continui la ventilazione in questo caso avviene attraverso delle fessure laterali continue.

L’ingresso dell’acqua è impedito da schermi e cappucci opportunamente disposti. In taluni casi questo tipo è dotato di chiusura costituita da una serie di sportelli con cerniera centrale o laterale, la cui apertura in caso d’incendio avviene automaticamente per la rottura di un fusibile

Pag. 59

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

sfoghi di fumo e di calore il loro funzionamento è in genere automatico a mezzo di fusibili od altri congegni. La loro apertura può essere anche manuale.

È preferibile avere il maggior numero possibile di sfoghi, al fine di ottenere che il sistema di ventilazione entri in funzione il più presto possibile in quanto la distanza tra l’eventuale incendio e lo sfogo sia la più piccola possibile

aperture a shed si possono prestare ad ottenere dei risultati soddisfacenti, se vengono predisposti degli sportelli di adeguate dimensioni ad apertura automatica o manuale

superfici vetrate normali l’installazione di vetri semplici che si rompano sotto l’effetto del calore può essere adottata a condizione che sia evitata la caduta dei pezzi di vetro per rottura accidentale mediante rete metallica di protezione

Tipologie di EFC

Pag. 60

Testo elaborato a cura dell’Ing. Mauro Malizia, responsabile servizio corsi di formazione per “addetto antincendio” di cui alla Legge n. 609/96

C A P

I

I

I T O

L O 3

P R O C E D U R E D A A D O T T

A

R E

I

I

I

N C A S

O

D

I

I

I

I

I

I N

C

E

N

D

I

I

I O

OBIETTIVI DIDATTICI

• Spiegare lo scopo del piano di emergenza;

• Descrivere che cosa sono i piani di emergenza e come sono strutturati;

• Spiegare che cosa sono le procedure operative;

• Spiegare i primi comportamenti da mettere in atto quando si scopre un incendio e quando ci si trova in una situazione di allarme

• Insegnare a realizzare un semplice piano di emergenza con lo schema “griglia/scheda/procedura”;

• Illustrare alcuni esempi di piani di emergenza

I

I l l p i i a n o d i i e m e r r g e n z z a i i n c a s o d i i i i n c e n d i i o

Il peggiore piano di emergenza è non avere nessun piano.

Il secondo peggiore piano è averne due.

In questo capitolo saranno trattati i seguenti argomenti

• Che cosa è un piano di emergenza

• Procedure da adottare quando si scopre un incendio

• Procedure da adottare in caso di allarme

• Modalità di evacuazione (Il piano di evacuazione)

• Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso

• Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento

I

I

I n t

t

t r

r

r o o d d u z

z

z i

i

i o o n e e

In un’azienda, grande o piccola che sia, trovarsi coinvolti in un emergenza per incendio o per infortunio

- pur sembrando ad alcuni una probabilità abbastanza remota - non è del tutto impossibile.

La conferma la si può avere con una rapida analisi dei dati statistici del Corpo Nazionale dei Vigili del

Fuoco che in Italia ogni anno svolge oltre 600.000 interventi di soccorso tecnico urgente.

Di questi, circa 40.000 sono correlati ad emergenze verificatesi in attività lavorative.

Indipendentemente dai materiali depositati o impiegati nelle lavorazioni e dalle caratteristiche costruttive ed impiantistiche dell’azienda, uno degli aspetti che hanno avuto (e sempre avranno) grande impatto sull’evoluzione dell’evento-emergenza è quello relativo a come sono stati affrontati i primi momenti, nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.

Uno strumento basilare per la corretta gestione degli incidenti (siano essi incendi, infortuni, fughe di gas o spillamenti di sostanze pericolose) è il cosiddetto “piano di emergenza”.

Pag. 61

Was this manual useful for you? yes no
Thank you for your participation!

* Your assessment is very important for improving the work of artificial intelligence, which forms the content of this project

Download PDF

advertisement

Table of contents